Timore e tremore Kierkegaard

April 24, 2017 | Author: ugglor | Category: N/A
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Timore e tremore Kierkegaard...

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SorenKierkesaardin BUR Diario Diario del seduttore Don Giovanni

)oren l\lerKegaarq

TIMORE E TREMORE AUT-AUT (DIAPSALMATA) A curadi CornelioFabro

Prefaziorri La ripetizione Stadi sul camminodellavita Sul concettodi ironia

Br& C LA S S IC I

DEL

P E N S IE R O

INTRODUZIONE

letterariariservata ProprietàL RCS Rizzoli Libri S.P.A.,Milano O 1972,1986 @ 1994R.C.S.Libri & Grandi OpereS.p.A', Milano @ 1998RCS Libri S'P.A.,Milano rsBN 978- 88' 17- 16562-4 Titolo originale dellbPera: Ftlgt ogBaeven,Dialektískl4rik oJJohanes de Silentio

Nel labirinto dellaproduzionepseudonimakierkegaardiana Timoree Tremorecostituisceil primo punto fermo per una corÌettainterpretazione di un'avventuraletterariache non ha riscontroin nessunaproduzionedel turbolentoed irrequieto Ottocento europeo,per l'intensità tematicae la densitaermeneutica.Mentre il monume taleAut-Aul di Victor Eremi[aavevapercorsole due tappepóiemiche esterica ed ericacon le Canedei duesoidell'immanenza dè topseudonimi A e B. Timoree Tremoretdi Johannes SilgtLo_SSLlt.9_oq19mp9"-r31eo Lo ripresadi Costantino Constantiusintendemett€rea fuoco I'orizzontereligioso l4gglt Ètb {lqgaone realepropostae vissutadall'autorg cheil pubblicodei lettori, ammaliatodallo scintilliostilistico di AulAut, non avevaawertito'?:la priorità assoluta del rapporto a Dio e perciò il distaccodello stadio religioso e fondamento comesupremoverticedell'esistènza dell etrca.

--La

Prima edizioneBUR gennaio1986 UndicesimaedizioneBUR Classicidel Pensieromaggio2010

Per conoscereil rnondo BUR virira il sito wvw,buneu

tématicadi fondo è la giustificazioned9l!qfollufa d9l fidanzamento con ReginaOlsen(11ottobre1841)che avevamessoin subbugliogli ambienti letterari di CopeIlltitoloèpresodaS.P^olo:.llCor.,7,16. ll mottoè presoda Hamann: (Ciò che Tarquinio il Superbointesecon il taglio dei papaveri nel-suogiardino, Io compresesuo figlio ma non il messaggero). 2 MalgradoiÌ richiamorcligiosodell'Ultimdlum,cioèil discorsoconclusivointesoa dimostrarechel'uomo (ha sempretorto davantia Dio)t (S.V. t. II, p. 368sgg.)con la conclusioneche(solo la veriràcheedifi ca, è verìtàper te))(Op. cit., t.II, p. 381).

naghen, rimastiancorpiil perplessidalledivagazioni estetico-eriche di Aur-Aur.il nododctla,iruazioneeraessenzialmente religioso,cioe quello dell'obbedienzaad un precisoordinedivino comeprova supremadella fede che in Timoree Tremoreha per protagonistail patriarca Abramo il quale,in obbedienzaa Dio, è dispostoa sacrificare Isacco,il figlio .La sua >.E pertanto nella fede I'interiorità è al massimo:è il modello religioso,di cui Abramo è il prototipo, chelo mostranell'abbandonoincondizionatoa Dio. Diamoin appèndice la versionedegliscintillantiDlapsalmaîd, come sfondo di contrasto esteticoal dramma etico-religiosodel della fede con Abramo: sono scintilledi fuoco fatuo ma cherivelanoanch'essedall'altra parte, da quella dell'illusioneestetica,il dramma della libertà personalein cui si specchiae si realizzail destino dell'uomo.

; fondo le tappe di questatrasformazioneinil;;;;; fede della religiosità B' ossia nella nuova àicunao ""ttu rivelazionedell'uomo-Dio' la tappa conclu;;;iúì.ii" Anti-Climacus sJa'àella ulta aelo spirito di cui il dittico di decristianesimo\ morraie, L'eserciziodel f i"iil"lii, , lrony in the DiapsalWieinetOE. Nagley,Kierkegaarcl pp' 5l-74' (1966)' VI ,?o/d,in , .Ma Abramo dicevaparlottandoconsesiesso: "Signoredel cielo,è meglio ch'eglimi credaun mosrropiurtosrocheperdala fede in te>>.

svezzato, la madresi tinge Quandoil barnbinodev'essere di neroil seno,perchésarebberiprovevolech'essoapparisseancoradeliziosoquandoil bambinonon 1odeveavere. Così il bambinocredecheil senoè mutato, ma la madre è la medesima,il suo sguardoè amorosoe tenerocome sempre.Beata.coleiche non ha bisognodi mezzipiù terribili per svezzareil bambino! II Era di prima mattina, Abramo si alzò per tempo, abbracciò Sara,la moglie della suavecchiaia;e SarabaciòIsacco. cheI'avevapreserva(a dal disonore,suoorgoglioe sua speranzaper tutte le generazioni.Così essicamminavano 2 Nulla di questonel raccontobiblico. Qui è I'evidentetrasfigurazione della suarottura di fidanzamentocon R€gìnadavantiaÌla qualeegli - per facilitarle il distacco- volle presentarsicome una (canaglia) (cîr. Diario, tr. it.: (Curriculum), t. XII, p. 144).

silenziosilungo la via e lo sguardodi Abramo stavafisso in terra fino al quarto giorno quando, alzandogli occhi' vide in lontananzala vetta del monte Moria, ma il suo sguardotornò ad abbandonarsiversola terra' In silenziq il colp-reparò I'olocausro'legòlsacco,in silenzioestrasse L-o gli indicato' aveva Dio che iellà:allorascorseil capro drgiorno Abramo queì Da sacrificòe tornò a casa.gli avequel Dio che poté dimenticare vennevecchio,non va riihiéÀto.tsaccocontinuavaa crescerecomeprima: ma t ocCtrióai Abramó si eia appànnato' egli non riuscì ad averepiù la gioia.

qllqr3 qomplgldgle ch'esso.glipotesseessereperdonato. Quale peccatoinfatti mai era piÌr orribile? Quando si devesvezzareil bambino, anchela madresoffre che lei e il bambino sono semprepiir separati;che il bambino cheprima stavasul suo cuoree poi riposavasul suo petto non le staràpiìr cosìvicino. Soffrono cosìinsieme quel brevedolore. Beatalei, che ha tenuto tanto vicino il bimbo da non addolorarsi piìr! IV

sYezzalo Quando il bambino è grandicelloe dev'essere ' ilora la madre nascondeper pudore il seno:cosìil bambino non ha pir) la madre. Bealo il bambino che non ha perduto la sua madre in altro modo. III Era di prima mallina' Abramo si alzò per tempo,baciò Sara, la giovane madre, e Sara baciò Isacco, gioia sua, suafeliciià per sempre.E Abramo cavalcavapensosolungo la via, pensavaad Àgar e al figlio ch'egli avevacacciaio nel deserto(Gen., 16 e 18, 9-15).Eqi-il monte Morll ed estrasseil coltello. Era una seratranquilla.Abramo cavalcavasoloed ecco chearrivòal monièMoria; si buttò con la facciaa terpi" Oiperdonargli il suopeccato.quellodi aver r".lt*t, dimenticatoii suodoveavei di lsaCco, uótr-uo úcrlricaió

Ééi-pJ;-y;'*-iirisli;.Esiiitttlcavimóltospessola pace.Egli n-91riusciva

suavià sótitaria, ma senzatrovar a capireche fossepeccatol'aver voluto sacrificarea Dio lu-.qq41nigfior. ch'egli aueva,ciò per cui avrebbedalo l4 propria vita !nSI19.I9l19ie !9 qlgsto eJaq4 Peglalol questomodg' nonpoleaa. !3g!! ngll aveuaa44to Isaccoa ?lL

Era di prima mattina,nelìacasadi Abramo tutto erapronto per il viaggio.Egli si congedòda Saraed Eliezer,il servo fedele,lo seguìper un tratto e poi sene tornò a casa. Abramo e Isaccocamminaronoinsiemefino a chearrivarono al monte Moria. Abramo preparòtutto per il sacrificio, calmo e tranquillo; ma quando si volse ed estrasse il coltello,lsaccovidechela sinisLiadi Abramosi contoréevaper disperazione e un brivido percorseif suo corpo - ma Abramo estrasseil coltelÌo. Allora feceroritorno a casae Saracorseloro incontro. ma lsaccoavevaperdutola fede.Di tutto questonel mondo non si è rnai fatto parola: Isacconon parlò mai con nessunodi quel chgafgva vedulo e Alramo non sospettò

c!9 o!t4c!t49_llay9qry. yplo.

Quando il banbino si devesvezzare,la madre gli porge un cibo piÌr forte perchéil bambinonon muoia. Beatocolui che ha a portata di mano un cibo più forte. Questee molte altre simili riflessioni su quell'eventorimuginavaI'uomo di cui parliamo. Ogni volta ch'egli, dopo un viaggiosulmonteMoria, tornavaà òaia,allórasrre-

l1lelo 4e!tqllqlhezza 9 gl}lceldo!e manidiceva:(Nessunoè statograndecomeAbramo,e chiè in gradodi cornprenderlo?>.

PANEGIRICO DI ABRAMO

Senon ci fossenell'uomo una coscienzaeterna,seal folldo di tutto non ci fossecheuna forza selvaggiaribollente la quale.torcèndosiin oscurepasiióni.tutto produce,sia ciòch'ègrandecomeciò óh'èìnsignificanrei sesorroogni cosasi nascondesse un vuorosenzifòndo.mai colmo.che altrosarebbela r ila seron disperazione? Sequestafosse la situazione,senon ci fossenessunsacrovincolocheunissel'umanità, sele generazionisi susseguissero I'una dopo I'allracomele fogliedei boschir.seunagenerazione succedesse all'altra come nel bosco il canto degli uccelli; se l'umanità attraversasse il mondo comela naveattraversa il mare. come il vento il deserto.come un'azione vuota e sterile:se un oblio eterno, semprefamelico, spiassela suapredae non ci fosseforza alcunaper strapparnelocomela vita non sarebbeallora vuota e sconsolata! Ma perciònon è così.Quel Dio cheha creatol'uomo e la donna(Gen.,1, 26),cosìha formatoI'eroee il poetao I'oratore. quesio nón prò. fqlg g99fqhgfa quello;egli può soltantoammirare,amare,rallegrarsicon I'eroe.Tuttaviaanch'egliè felice,non meno di quello. lnfatti l'eroe è la sua migliore essenza,ciò di cui è innamorato, felice di non esserlolui stesso.Così che il suo amore nuò manifestarsi conl'ammirazione. Egliè il geniodel ricórdochenon può far nullasenzarìcordarequelch'è statofalto, nulla fare senz'ammirare ciò ch'e statofatto; nulla prenAeAètsuó, ma è gelosodi ciò che gli è stato affidato. Egli seguela sceltadel suocuore,ma quando ha trovato ciò che cerca, t cft. Itiade, yI, 146-9. 36

allora va di porta in porta coi suoi canti e i suoi discorsi proclamandochetutti devonoammirarel'eroe comelui, esserefieri dell'eroecomelo è lui. Questoè il suo mestiere, I'umile suaazione,questoè il suo fedeleservizionella casadell'eroe.Seil suo amorerimanefedelea questomodo, segiornoe norreeglilottacontroI'asruzia dell'oblio che vuot rapiigli il suo eroe.allora egli ha compiurola 9!a gpgra, allora è unito con l'eroe che l'ha amato con altrertanraîedelrà:poicheii poetaè comeI'essenza migliore dell'eroe, certamenteprivo di forza come lo è un ricordo, ma ancheilluminato com'è un ricordo. Perciò ngqsq]|lo ch'è statograndepuò essere dimenticato.E sepassaun tempopiil lungo, sela nubedell'incomprensione offusca l'eroe, vieneperò anchequalcunoche I'ama e pirì è stato lungo il tempo ch'è passatonell'oblio più gli rimarrà fedele. Nol Nessuno,chesiastatograndenel mondo,saràdimenticato;ma ognunoè statograndea suo modo, ed egll anzdciascunosecondola suagrandezza.Poichécolui che ha amalo se stesso.è di\entatogràndecon se slesso.L. coluicheha amatogli altri uominiè direnratograndecon la sua dedizione.Ma colui cheha amato Dio, è diventatoÌ più grandedi tutti. Ognunodev'essere ricordato,ma ciascunoè diventatograndejn rapportoallasuaaltesa.Uno è divenratograndecoll'arrendere il possibile; un alrroòóÍl'al[endere l'eterno:ma coluichearrese I'impossibile, divgnnepiÌr grandedi tutti. Ognuno dev'esserericordato. Ma ognunoè slalograndein rapponoallagrandeiiaóontîo cuicombdtîe.Poichécolui checombattécontroil mon-I do, divennegrandevincendoil mondo, e colui checombattécontro sestessodivennepiir grandevincendosestesso, ma colui checombattécon Dio divennepirìrgrandedi tuttia. Così si è combattuto sulla terra: c'era chi ha vinto tutti con la sua forza e c'era chi ha vinto Dio con la a ComeappuntoAbramo:

ancheGiacobbesecondoGen..32,24-32.

suaimpotenza.C'era chi facevaaffidamento su sestesso e ottennetutto e c'era chi, sicuro della sua forza, ha sacdficatotutto: ma chi ha ffeduto in Dio è statoil più grande di tutti" C'è stato chi era grandecon la sua forza e chi era grandecon la sua sapienza,e chi era grande con la suasperanza,e chi era grandecol suo amore, ma Abramo erajl piu grandedi tutti. grandecon la sua forza, la cuìpotenzaè impotenza(I Cor., 3, l9), grandeper la sua grandepei la iua spesaggezza il cui segretoè stolrezza, ranzala cui forma è pazzia.grandeper il suo amorech'è odiodi se stesso. Grazlqqtla f9de, Al1q4qo qbbqdoqò la terra dei suoi padrie divennestranieronellaTerra Promessa(Hebr., 11, s sgC.l.làróio inaietrounacosae prelegolr!9 !!nacg:ql lasciòla sua intelligenzaterrenae presecon séla fede: alpentrimentinon sarebbeceaaamente mai partito, seavesse satoche questoera una cosacosi assurda.Graziealla fede, egliera uno stranieronella Terra Promessa:non c'era nulla che gli ricordasseciò che avevacaro, ma tutto con la suanovità non facevache tentare la sua anima di una nostalgiamalinconica.Eppure, egli era I'eletto di Dio in cui Dio avevaposto la sua compiacenza!Certo, se fosse stato uno spostato, respinto dalla grazia divina, allora avrebbecapito meglio la situazioneche ora era comeuno schernosu di lui e sulla sua fede. C'è stato al mondo anchechi è vissutoesiliatodalla terra dei pa-drich'egli amava. Egli non è dimenticato,neppureil suo lamento quando con malinconiaha cercatoe trovato ciò cheavevaperduto.Di Abramonon esistenessuna lamenlazione. È urnano lamentarsi, è umanopiangere con chi piangè;ma è piir grandeil credere,pirì beato il conteqlplareil credente. Graziealla fede, Alrqmo ottenne la promessache nel suosemetutte le generaziòni dèE ièrra sarebberobeneqelte(Ge!.,22, 18). Il tempo passava,c'era la possibilità, Abramo credette.Ci fu nel mondo chi anche aveva un'attesa.Il tempo passava,la seraincombeva,egli non 38

fu cosìmiserabileda dimenticarela suapromessa,perciò non dev'essereneppuredimenticato.Allora egli siìddo_ lorò, ma il dolorenon lo delusecomeavevafatto la vita: ma feceper lui rurto ciò chepoté,nellad.olcezza del dolo_ re eg ottenneta suaa esaingannata.E umanoaddolo_ rarsi, è umano soffrire còì Ctrisoffre,ma è piir grande il credere,una maggiorbearitudine è osservarà lr te. Di Abramo non abbiarnonessunalamentazione. "ieoin_ Esli non ha numeratocon rristezzai giorni menrreil temJo passava, non ha guardatoSaraconsguardosospetîoso per vedereseinvecchiava, non ha fermatoil camminodelio_ le (Ios., 10, l2-13) perchéSaranon invecchiasse e con es_ sa non invecchiasse anchela sua attesa,non ha cantato a Saraper ca.lmarsila suaneniamalinconica.Abramo di_ ventò vecchioe Sara la burla del pq9se,eppureegli era létetio ai Oio è l'eieiie della promessa,nel suo semesa_ rebberostatebenedettetutte le naziorùaelàErra. eltórà non sarebbe statomeglióch'eglinon fossel.elettodi Dio? Che significa esserel,eletto di Dio? Significa vedersine_ gato in gioventù il desideriodella giovinezzaper trovarsi esaudiricon grandefaricanella veccNaia?Ma Abramo credettee mantennela promessa,SeAbramo avesseoscil_ lato, l'avrebbe allora lasciata.Egli avrebbedetto a Dio: . Egli non sarebbestato dimenticato,avrebbesalvatomolti col suo esempio,ma non sarebbediventatoil padredella fede(Rom.,4, t 6); poichéè una cosagrandeil rinunciare al propriodesiderioma e più grandeil mantenerlo doDo averloabbandonato: è unacosagrandeafferrarei.eterni_ tà, ma è piÌr gr,andemantenerela realtT ìernporaledopo 3verlaabbandonàià.-- attoia venneta pienéziadeitèm_ pi (Gal., 4, 4). Se Abramo non avessecreduto, Sara sarebbecertamentemoria di dol,oriie Abra-o, inèîetiió dal 39

dolore,non avrebbecomplgqo-.!p1g'm9sga.pq1g,q119!; bè soiriso èóirié-illùn sógnó di Àiòventù. Ma Abramo credette,perciòegli è giovànè;poichécolui che sperasempre la cosamigliore, costui invecchiaperchédelusodalla vita; chi si tienesemprepronto al peggio,costuiinvecchia ìl!:glg!!ggioprecocemente;m-acolui che-cr-ede, conserv_q vinezza,Sia perciòlodata questastoria. Infatti Sara,malgrado la sua eta, era giovaneabbastanzaper desiderare di diventar madre; e Abramo, malgrado la canizie, era ancor giovaneabbastanzaper desideraredi diventar padre. A un osservatoreesterioreil miracolo consistenel fatto chela cosaawenga secondola propria attesa;in un senso piìr profondo, il miracolo della fede è che Abramo e Sarafosserocosìgiovani da poter desiderare,che la fede avesseconservatoil loro desiderioe con essola loro giovinezza.F'gli ricevetteil compimentodella promessa,la ricevetteil credente,e questoawenne secondola promessa e secondola fede;poiché(anche)Mosè colpì la rocciacon il suo bastone,ma egli non credeva(Exod,, 16, I sgg.). Ci fu gioia nella casadi Abramo, il giorno che Saracelebrò le sue nozze d'oro. Eppurela situazionenon dovevarestarecosì;Abramo dovevaesseretentato ancorauna volta. Egli avevalottato contro quella potenzaastutachetutto scova,con quel nemicotutt'orecchi che mai sonnecchia,contro quel vecchio che soprawive a tutto - avevalottato col tempo e conservatola fede.Ora tutto I'orrore dellalotta si eraconcentratoin un momento: (E Dio tentò Abramo dicendogli: Prendi Isacco,il tuo unico figlio che tu ami, va nella terra di Moria e offrilo ivi in olocaustosul monte ch'io ti mostrerò). Ecco che cosìtutto è perduto, in un modo piir orribile che seAbramo non avesseavuto il figlio5! Così il Signo5Il testo ha: t. È evidentel'allu_ sione aIIa nascita miracolosa di Isacco.

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re non facevacheprendersigiocodi Abramo! Con un miracoloavevarealizzatoI'assurdo;e ora volevavederloannientato.Era una pazzia.Ma Abramo non risecomefece Saraquandole fu annunziatala promessa(Gen., 17, l7). Tutto Cl4 pplq!!q[9{q4len"i_ 4r f"dele auesa, la breve gioia del compimenrooèttaiiómesia. Òtri è colui che strappail basîonedallemani del veói-fiìò?chi è colui ch'esigeche sia il vecchiostessoa spezzarlo?chi è colui che fa incanutirei capellidi un uomo scoísolato?chi è colui che esigeche sia l'uomo stessoa farlo? Non c'è compassionealcunaversoun vecchiovenerando,per un bambino innocente?EppureAbramo era I'eletto di Dio ed era il Signorechedisponeua ia prova.Tut.toora itauaperesièie peiiiuro: Ii rièb;do ùaenifico della posrerità,Ia promessanel semedi Abramo, tutto questonon eta statoche un capriccio,un pensierofuggevolecheIddio avevaavuto e cheora Abramo dovevacancellare.Quellosplendido tesoro, ch'era antico comela fede nel cuore di Abramo. molti anni piìr vecchiodi Isaccoil frutto della vita di Abramo, santificatodalle preghieree maturato nella lotta la benedizionesulle labbra di Abramo, questofrutto dovevaora esserestrappatoprima del tempoe diventareinsignificante:poichéqualesignificatoavrebbeseIsaccodev'esseresacrificato! Quell'ora malinconica,epperòbeata, quandoAbramo avrebbedovuto congedarsida tutto ciò cheavevacaro, quandoancorauna volta avrebbedovuto sollevareil suocapovenerando,quandoancorauna volta il suo volto avrebbesfolgoratocomeil volto del Signore, quando egli avrebbeconcentratotutta la sua anima in una benedizionechesarebbestatacapacedi colmare Isaccodi benedizioniper tutta la vita - quest'oranon sarebbevenuta! PoichéAbramo awebbedovuto certamente congedarsida Isacco,ma in modo ch'egli dovevasoprawivere;la mone Ii avrebbeseparati,ma cosìcheIsacco sarebbediventatoil sostituto.Il vecchionon giacerebbe lieto sul letto di morte alzandosu lsaccola suamano 4l

-f ma stancodellavita avrebbeassestatoa Isacbenedicente, co un ceffone.Ma era Dio cheg[ mandavala prova! Guai, guai aI messaggero chesi fosserecatoda Abramo con una similenotizia! Chi avrebbeosato portare questomessaggio di dolore? Ma era Dio che gli mandava la prova! Abramo tuttavia credettee credetteper questavita. Certo, ie iisua fede fósiè statasoltanto per una realta futura, allora sarebbestato facile per lui sbarazzarsidi tutto per affrettarsi a uscireda questomondo al quale non apparteneva.Ma tale non era la fede di Abramo, semai esiste una fede simile; poiché in fondo ciò non è fede, ma la possibilitàpiù remota della fede che presentisceil suo oggettoagli estremiconfini dell'orizzonte,separataperÒ da una profondità abissaledentro la quale la disperazione fa il suo gioco. Ma Abramo credetteproprio per questa vita, che sarebbeinvecchiatoin quella terra, onorato dal popolo, benedettonella sua posterità,indimenticabile in Isacco,la cosapiÌt cara della suavita, ch'egli abbracciavacon un amore di cui non era cheuna poveraespressioneil fatto ch'eglicompisseil doverepaternodi amare il figlio, ch'è ciò Clrelsr,ronqrylf laqostrofe: (il figlio che (Gen.,22,2). Giacobbeebbe12 figli 9 uno ne arnò f) ami>> (Gen., 37, 3), Abramo ne ebbeuno solo e l'amò. Ma Abramo credettee non dubitò, egli credettel'assurdo. SeAbramo avessedubitato - allora avrebbefatInqlal_c.gq{i qrqndge di sp-Ìendido. t-oqualèoiad'al_t_ro, qualcosa potuto che non fare Abramo fatti comeavrebbe fossegrandee splendido!Egli si era recatosul monte Moria, avevatagliato la legna, accesola catasta,estratto il coltello - avevagridato a Dio: >. to. Sarebbestato ammiralo nel mondo e il suo nome non

sarebbestatodimenticato;ma una cosaè essereammirati e un'altra essereuna stella che guida, che salvachi è angosclato. Ma Abramo credette.Egli non pregòper sécosìda commuovereil Signore;questolo fece soltanto per stornare la giusta punizione su Sodoma e Gomorra, solo allora Abramo si presentòa Dio con le suepreghiere(Gez., 18, 23 sgg.). Noi leggiam_o nella SacraS,ffittura:(E Dio tentò Abramo, dicendo:Abramo, dovesei?A6ramo rispose:Eccomi qui>.Tu, a cui si rivolgequesrómio discorso, ri comporti allo stessomodo? Quandohai vedutoavvicinarsida lungi i duri colpi del desrino,hai forseàerroailé gne:copriremi. -onrae allecolline:cadctesu di me?(Lc., 23, 30). O seîu fossipiir forre, il ruo piedenon avanzerebbe lentamenteper la via, non desiderestifar ritorno alle antiche orme? Quando ti fu rivolta la chiamata,hai o non hai risposto,oppureti seimessoa brontolare?Non così Abramo checontento,franco, fiduciosorispose:Eccomi! Noi leggiamoancora: .Egli si affretròcomesesi trartasse di iecarsia una festa, e di buon mattino era al posto stabilito, sul monte Moria. Non dissenulla a Sara,nulla a Eliezer:chi avrebbe potuto comprenderlo?Non gli avevala tentazione,con la sua propria natura, imposto il silenzio?(Abramo tagliÒla legna,legò Isacco,accesela catasta,estrasse il co! tello>. - Mio uditore! Ci furono molti uadri checredettero di perderenel loro figlio la cosapiu caraal mondo, di perderecosìogni speranzaper l'avvenire,ma non ci fu nessunochefosseil figlio dellapromessa nel sensoche Isaccolo era per Abramo. Molti padri perdetteroil loro bambino;ma fu Iddio, l'immutabilee insondabile volontà dell'Onnipotente, fu la suamanoa toglierlolNon così con Abramo. A lui era riservatauna piu dura pìora e il destino ciliacco era il coltello in mano ad Abramo. Ed ègii rimaselì, il vegliardocon Ia sua unica speranzal 43

a siniMa non dubitò, non si misea sbirciarea destrae presue le con il cielo importunò non stra con angoscia, ghie.e.sapÈvach'era Dio, l'Onnipotente,che lo metteva il sacrificio Iiiu ptotu, sapevache si potevaesigereda lui è troppo sacrificio nessun che anche oiJ àuto, ma sapeua il coltello' fuod cavò e lo vuoleche r]lo e à*o o,luttoo forza al braccio di Abramo, chi tennesolleóià"u. A convata la sua destraperchénon cadesseimpotente? foÍifiChi templareuna rcenàsimile, si restaparalizzati' abbassi non iiutti*u di Abramo, perchéi suoi occhi una "J vedere Al ,uraaroa non vedesseroIsaccoe l'ariete? qualche raro è .o.u ri-if", si diventaciechi. - Eppure piir raro è che cuno fott" Oluentiparalitico o cieco,ancor accaduto (ad quanto è quat"uno racconti degnamente di una soltanto tratta eUtu-o;. Tutti lo sappiamo- si Drova. - SeAbramo, quando fu sul monte Moria' avessedubiil tuio, .. i"O.aito uuesseguardatoattorno' senell'alzare gli avesse Dio se I'ariete, per scorto coltÉ[o avesse caso egli o.i."tto di sairificarlo al posto di Isacco- allora pridi (lo stesso) era Tutto a casi. ;;;;il; ì"it" ritorno quanl-era egli avevaSara,conservavaIsacco,epperÓ ma, -.-uiUí"tol Perchéii suo ritorno era una fuga' la sua salfuturo vezzail casó, la sua mercedela vergogna' il suo testimoniato avrebbe non egli p"tOírion". Allora forre tu di rJp"t fi sua fede né per la graz\adi Dio ma soltanto Abraouàn,'"ru orribile salire sul monte Moria Allora lo non sarebbestato dimenticato, né il monte Moria' I'Araral su cui óu.rio rur.uu. r,uto nominalonon come poichéè i;At." loen.,8.4) ma comeun orrore' i;;;; stito qui che Abramo dubitò' dal monte VenerabilePadreAbramo! Quandotu scendesti potesche panegirico Moria, non avevibisognodi nessun tutto ottenuto avevi tu seconiolarti per la perdita; infatti 44

te lo e conservatoIsacco- non era così?Il Signorenon lo come tenda' tua nella lui ioir" piu e tu fosti felicecon Padre Venerabile per I'eternità tutta ,"i trótt'utttu vita non Abramo! Son passatimillenni da quel giorno' ma tu rlil tuo strappi amantfche tardo hai bisognodi nessun ricorti lingua poiché ogni cordo al'iaviolenzadell'oblio, piir du - . t,.tp.rò ,i.umbi il tuo ammiratorenella forma sesolendida:tu lo fai beatonell'aldilàriposantesultuo la meravicon il cuore e vista la qti ne imprigioni .';, t sI; deila tua azione' VenerabilePadre Abramol Seconào Padredell'umanogeneie!Tu cheper primo comprenàesii e testimoniastipàr quell'enormepassionechedisdee le forze conla furiadeglielementi enala lottaspaventosa primo coper per lottarecon Dio' Tu che àellacreazione pura e umlle quellasublimepassione,la sacra noscesl.i dai .rpr.rtion" per la follia divina'. che fosti ammirato -paìani loparlare in tua - pórdonacolui che ha voluto parlato Ha àeianchesenon l'ha fatto comesi conveniva' parlato umilmente,secondoil desideriodel suo cuore;ha non dimenticheMa egli com'eraconveniente' brevemente prima di otrà mai cheper te dovetteropassarecent'anni che aspettativa' ogni tenereun figlio di vecchiaiacontro lsacconseNassl prima tu che tu dovestiestrarreil coltello ser co: non dimenticheràmai che in 130anni di vita non fede8. andato al di là della

6 Allusionealìa poesiaDen SamleEtsket(' la cosa .jmÀDio in modo dJvoler sacrificargli indenfa cosamigliore>è un'espressione È u"Àti-o; pennel sia svelta, alla tutto del -u É.-iouta. é'identificano nel discorso,Isaccoe la cosamigliore: il me;i;;;;;-" la a-i'tÀt" poJ u otu a suo agio fumare la pipa durante gambe comole rn"aiìurione t'uaitore può ben stendere per damente.Se"quel giovanericco che Cristo incontrÒ e li beni i suoi tutti venduto avesse via(Mr., 1g,26sgg.) ch'è ciò lutto come loderemmo povei, lo noi u".ri.J*l ai senzail lavoro: lranoe, anctràse non lo comprendiamo non etu p"rò diventatoun Abramo' benchéavesiiu nella "gli r.ìuEiifi"uto la cosa migliore' Ciò che si trasc{ra io il denaro poiché verso ,,-iu Ai ,q,U.u-o è I'angoscia; il pafielio il verso ma eticà, ;il;;ffi;;bbjieaàùne ro Allùsioneal mito del re Mida (ovidio, Metamorph'xl'85 sgE')' tt-CiàJii giovaneMitziade (cfr' Plutarco tll' 3)' 48

dre ha il doverepiri alto e pitr sacro.L'angosciaè una faccendapericolosaper gli smidollati, perciòla si dimentica e ciononostantesi vuol parlare di Abramo. Allora se ne parla e nell'incalzaredel discorso si scambianole due espressioni:Isaccoe la cosamigliore, (e così)tutto proèede a meraviglia.Tuttavia seputacasoci fossefra gli uditori qualcunoche soffrissed'insonnia,allora c'è pericolo del più spaventoso,del piii profondo, tragico e comico malinteso.Anche costui sene tornò a casa,volle fare come Abramo; poichéil figlio era la cosamigliore. SequelI'oratore riuscissea saperlo,forse si recherebbeda lui a gridargli: uomo abbominevole,rifiuto della società,quadi te in modo che tu possa le diavolo si è impossessato assassinare tuo figlio? E il pastore,il quale non si era né accaldatoné avevasudatopredicandosu Abramo, erastupito di se stesso,della serietàrdella collera con la quale avevatuonato contro quel pover'uomo; egli era contento di sestessoperchénon avevamai parlato con tanta forza e unzione.Egli andavadicendoa sestessoe a suamoglie: (SoI1oun oratore,ciò chefinora mi è mancatoè stataI'occasione,poichequandodomenicaho parlatodi Abramo, non mi sentivoaffatto completamentepreso>).Se un simile oratoreavesseun pizzicod'intelligenzain piÌr da perdere,pensochela perderebbeseil peccatorecon tranquilquestoè proprio quel chetu lità e dignità gli rispondesse: stessohai detto domenica in predica! Del resto come avrebbepotuto il pastorepensareuna conclusionesimile? Eppureera cosie I'erroreera sollantoch'eglinon sapey€qi!e!4 parlava. Magari ci fossequalchepoeta che potessedecidersia preferiresimili situazioniinvecedelle bubbole che riempiono le commediee i romanzi! Qui il tragico e il comico si toccanoa vicendain un'infinità assoluta. Il discorsodel pastoreera forse in sée per séabbastanzaridicolo, ma diventò infinitamenteridicolo col suo effetto, un effetto del restodel tutto naturale.Oppure se il peccatore,senzasollevareobbiezioni, fosseconvertito dal discorsopenitenzialedel pastore,sequestopa49

in store zelantese ne fossetornato allegro a casa,lieto sopratpulpito, ma dal operava solo non che coscienza forza irresistibiiecome pastore di anime:-poiir* ""t chéla domenicaentusiasmavala comunità, mentre lune(Gen" 3 24) Ji"o.. ,n ctt.totino con la spadadi fttoco ' azionirorsue quale le con il a colui poneva fronle di si ,.ùb. rn.,t"r. in berlinail vecchioproverbiocheìe cose pastole* ' ntìuunoo n"t aondo nel modo comepredicail Seinveceil peccatorenon fosseconvinto, la sua srtuasazioìe è abbastànzatragica. Allora probabilmenteegli egll insomma' manicomio: un in rà giustiziatoo chiuso in Jdíventato infelice rispetto a quella cosiddettarealta' reso I'ha Abramo un altro senso- p.nrò io - dul "ome felice;poichecolui che lavora' non perisce' Come si può spiegarela contraddizionedi quell'oratoprere? È forse perchéAbramo ha acquisitoil diritto di qualche altro e, se grand'uomo un i"iirion" al -fa "t."ta è questóun peccatoche grida al cielo? In i" ,t.rru "oru, uilotà io nott dèsiderocondividereun elogio où"tto luao àsì vacuo. Se la fede non trasforma in un'azione santa il voler ucciderèil propriò figlio, allora vale per Abramo il eiudiziocomeper qualsiasialtro uomo' Seforse manca pensiero il ioiaggio di wolgère fino in fondo il proprio proe di dire cheAbramo era un assassino'allora è meglio in discortempo curarsiquestocoraggiosenzasprecareil siìnutili. t'espressióneeticaper I'azionedi Abramo è ch'ereligiosaè ch'egli uccìderelsacco.ljespressioge si troquesta èontraddizione in ma -ìi"À1.", *..iti.at. tsucco: íuot un tendere puÒ certamenle che l'angoscia va orecisamente queha non uoilo insonne- Abìamo perònon lo è. egli rorseegli non ha fatto per nienteciò che ;,;;;;;;;i;:'ó qualcosa iu Éiúuiutu..on,u, *i a .urro di queitempiun poF Abramo; dimentichiamo però genere. cosi di tutr'altro dotorosochenel mondole co'e non ' Nei remoianlichisi diceva:è ,,"a^nocàtJpifai.u ir pcslore- tor'e ora vieneil lempo'specialmen-

ché non vale la pena ricordarequel passatoche non può diventarepresente.O forse quell'oratore ha dimenticato qualcosachecorrispondealla dimenticanzaeticaossiache Isaccoera il figlio. Seinfatti si sopprimela fede riducendola a zero o al nulla, non resta piìt che il fatto crudo, cheAbramo volevauccidereIsacco- ciò ch'è abbastanza facile a intuire per chiunque non abbia la fede, vale a dire quella fede che lo rende duro per lui' Per parte mia confessoche non mi mancail coraggio di portare un pensierofino in fondo; finora non mi sono imbattuto in nessunpensierodi quelli che fanno paura e se m'imbattessiin qualcuno di questi, spero di averealpe4siero-mjfa paura, esrnenola sinceritàdi dire: que_slg so mi sconvolgee perciò non voglio pensarcie secosìfacendo avrò torto, non sfuggirò certamentealla punizione. Se avessiconosciùióótie sèCondoil giudizio della venon so sesareistatocaparita Abramo era un assassino, ce di passaresotto silenziola mia pietàper lui. Tr.rttavia se I'avessipensato,probabilmenleavrei taciuto, poiché non si deveiniziarealtri a simili pensieri.Ma Abramo non è un'illusione, egli non si è acquistatola sua fama dormendo, non la deve al capriccio del destino' $i può allora parlarefrancamentedi Abramo senzacorrere il pericolo che qualcuno si smarriscae faccia altretianto? Se non oso farlo, manterrò il silenziosu Abramo e soprattuttonon I'abbasseròal punto ch'egli diventi una trappola per i deboli. Infatti sequalcunoriducetutto alla fede ossiaa ciò ch'essaè, pensoallora che sene può parlare senzapericolo nel nostro tempo che mette in piazza tante stravaganzesulla fede; è solo con la fede chesi ottiene la somiglianzacon Abramo, non con l'assassinio' SeI'amore è ridotto a un'impressionefugace,a una commozionevoluttuosacheI'uomo prova,atioii- quànao si vuol parlaredelleimpresedell'amore- non si fa altro che tenderetrappole per accalappiarei deboli. Un molo transitorio tutti ce I'hanno, ma se ognuno volessecompierela cosaspavenlosa chel'amòreha santificatocome

lT l:l"i'::l:1ru1i";l'f;,i::.:,?:."^:'[;:'i'T:i:xlil;#;ì"" nellaPredicanessuno. di senso, 50

impresaimmortale: eccochetutto è perduto, sia l'impresa come lo smarrito protagonista, Si può certamenteallora parlare di Abramo; infatti la cosagrandenon può mai nuocerequandoè concepitanella sua grandezza,è come la spadaa due tagli che uccidee salva.Sela sortecadessesu di me per parlarne,comincerei col mostrare quale uomo pio e timoroso di Dio era Abramo, degnodi esserechiamato l'eletto di Dio. Solo un uomo similepuò sottoporsia una prova simile: ma chi è simile ad Abramo? Poi vorrei mostrarequanto Abramo amavaIsacco.Infine vorrei pregaretutti i buoni spiriti di assistermiperchéil mio discorsofiammeggiasse come I'amore paterno, Speropertanto di riuscirea raccontare la cosain modo che non sarannomolti padri nella terra e nei regni del (nostro)re che osino attestaredi avere un egualeamore.Ma senon si amacomeAbramo, ogni pensierodi sacrificareIsaccodiventa uno scrupolo12. Di questosi potrebbeparlaregià per diversedomeniche,non c'è fretta. L'effetto sarà, se si parlerà come si deve,che buona parte di quei padri non vorranno piìr ascoltarealtro perchésarebberocontentiseper proprio conto riuscisseroad amarecomeAbramo. Sepoi ci fossequalcunoche, dopo averascoltat o la grandezza, ma anchel'orroredell'imp19s4di Abramo, osassemettersituttavia in cammino, io sellereiil mio cavallo e viaggereicon lui. A ogni stazionefino al monte Moria, gli spieghereich'egli è in tempoper tornare indietro, chepotrebbepentirsi del malintesodi credersichiamato per esseretentato in una simile lotta, che potrebbeconfessaredi non avereil coraggio: così Dio stessoavrebbepotuto prendersiIsacco, se avessevoluto averlo. È mia convinzioneche un siffatto uomo non è maledetto,ch'egli può diventarefelice con t2 Anfaegletse(ted. Anfechtung\: il termine è stato messoin circolazionenellateologiada Lutero e indica uno stato complessodello spirjto, un misto di dubbio, incerîezza,tentazione...cheè appuntolo scrupoÌo comerilassamentodella fede e della liberta.

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tutti gli altri, ma non nel tempo. Un uomo di questotaglio non sarebbegiudicatoa questomodo anchenei tempi di maggiorfede?Ho conosciutoun uomo cheuna volta avrebbepotuto salvarmila vita, sefossestato magnanirno. Egli disseapertamente:(Vedo beneciÒche potrei fare; ma non l'oso, ho paura che dopo mi manchinole forze e debbapentirmene>.Non era magnanimo,ma chi vorrebbeper questo non volergli piir bene? Una volta che avessiparlato a questo modo e avessi commossoi miei uditori così da far loro sentirele battagliedialettichedellafedee la suapassionegigantesca, starei benein guardiadi non farli caderenell'erroredi pensare: (Costui ora ha la fede a un livello così alto che per noi bastatoccareun lembodellasuaveste>(Mt.,9,2l).Ln' fatti io aggiungerei:>. L'amore ha nei poeti i suoi sacerdotie spessosi sente una vocechesamantenerneil prestigio;ma sullafedenon si senteuna parola. Chi parla mai a lode di questapassione? La filosofia va al di là. La teologiasta imbellettata alla finestra e mendicandoper avernei favori offre alla filosofia le suegrazie.Sarà.difficile capireHegel,ma capire Abramo è una via sfretta(Mt.,7, l4). Andare al di h di Hegel,è operaprodigiosa;ma andareal di là.di Abramo è la cosapiir faciledi tutte. Per partemia io ho impiegato diversotempo a comprenderela filosofia hegeliana e credo anchedi averlacompresain qualchemodori; so13Ora Kierkegaardattaccadirettament€ ìa concezione hegeliana della superioritàdeÌlaspeculazione sullafede- ch'è il temateoreticodel pre-

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no ancheabbastanzatemerariodi credereche, malgrado imiei sforzi, io non riescoa capirei singoli testi, tuttavia egli è per suo conto perfettamentechiaro. Tutto questo lo compio con facilita, non mi dà mal di capo. Quando invecedevopensaresu Abramo, allora mi sentocomeannièntato. L'occhio a ogni momento si posa nell'enorme paradosso,ch'è il contenutodella vita di Abramo, a ogni momentomi sentorespintoindietro e il mio pensiero,malgrado la suapassione,non riescead andareoltre neppure di un pelo. Tendo ogni muscolo per trovare la visualee neflostessomomenloreslo comeparalizzato. Non sonoal correnredi ciò cheil mondoammiracome grandee magnartimo, la mia animanr senteI'alfinità.son cónvlntì in tutta umiltà che è ancheper la mia causache I'eroeha lottatoe, meditandocisopra,grido a me stessot ism tuo res agitur, Io mr penso dentro I'etoe' non posso pensarmidentro Abramo, poiché ciò che mi è òiferto è il paradosso.Perciò io non credo affatto che la fede sia ouaicosadi umile, inveceessaè la cosa suprema,a prescinderech'è disonestoda parte della filosofia sostituirla con qualcos'altroe mettersia deriderla. La filosofia non puQe lo_n{eyg dqrq !4 fede, ma essaha da comprendere sestessa,devesapereciÒch'essaoffre e non devetogliere nulla all'uomo e tanto meno stordirlo su qualcosacome sefossenulla. Sono al correntedelle difficoltà e dei pericoli dellavita, non li temo e li affronto con coraggio-Non sono all'oscuro di ciò ch'è spaventoso;la mia memoria è una sposafedelee la mia filosofia una ragazzettadili genteche attendetranquillamentetutto il giorno al suo lavoro e la serasaparlarmenecon tanta graziacherni trovo obbligato a dare uno sguardoai suoi quadri, anchese o fiori o idilli pastorali.Ho visto non sonosemprepaesaggi sentesaggio,corneanchedl La ríprcsa- ela presunzionedeglihegelìaHegel. Sullo studio diretto cheKierkegaardfecedi ni di Hegel, vedi il nostro saEgioi Kie rkegaard critico di Hegel' Íel / 01.iInci' deilzadi Hegel, Napoli 1970,pp. 497 sgg.

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I'orrore davanti a me, non l'ho sfuggitoper paura ma so benissimoche,ancheseavanzoper affrontarlo, il mio coraggio non è il coraggiodella fede né qualcosache possa paragonarsia essa.Io non sono in grado di fare il movimentodellafede:non possochiuderegli occhie precipitarmi fiduciosonellebracciadell'assuido, que:toè per me impossibile- ma non me ne \ anro. Sonoconvinìoche Dio è amorell Jo.,4,8): quesropensiero ha per me un valorelirico originariora. Quandoessomi è presente,mi sentoindicibilmentefelice; quand'è assentene sentouna nosralgiapiu veemente di quelladell'amanteper I'oggètto del suo amore;ma io non credo,questocoraggiomi manca,Per me I'amoredi Dio, sia in sensodirello come in sensoinverso.è incommensurabile con tutra la realta. Non sonoîanlo vile da mettermia gemeree lamentarmi per questo,ma neppurecosisornioneda negarechela fede è ancora qualcosadi molto più alto. posso ben sopportare di vivere a modo mio, sono allegro e contento; ma la mia gioia non è quella della fede e al confronto di questaè infelice. Non importuno Djo con i miei piccoli guai, le cose singole non mi preoicupano, ma fisso lo sguardosoltanrosulmio amoree mantengopurae chiara la sua fiamma verginale.La fedeÈ convintache Dio si proccupadellecosepiir piccole.Sonocontentodi trovarmi in questa\ita sposatocon la mano sinistrar'.la fede è-umileabbastanzaper richiederela desira- che quesio sia umiltà, io non lo nego né mai lo negherò. Forse che ognuno dei miei contemporaneiè in grado di fare i movimenridetlafede?A menochenon mi sbasli sul loro conlo. sonconvintopiuttostoch'essihannoI'o--rgogliodi fareciò cheanch'essi non ctèdonoch'io siacapaèedi farei la cosaiÀpèrfetìa. Ripugnaalla mia anima Ia Si tengapresenteche Tífiore tremore per e ba sottotitolo: >' Man mano che I'oratore procedecon questasfuriata, il più suoanimosi scaldasemprepiu e si compiacesempre nessuno di seslessoe mentrequando parlava di Abramo ionasse'ora egli si eraaccortocheil suosanguesi congesl gli ha l'impressioneche una vena scoppiin fronte Fors-e farebbéun colpo seil peccatore,con calma e dignità, gìi

nel bene capitolo termina I'uomo questa determinatezza il e considera come Singolo camente come una si dtebbe oggi Ìn italiano.

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Ripugna alla mia anima it parlare in modo così disumano della grandezza,lasciarlafluttuare a una distanza enormein una forma indefinita, far sì cherestigrandetra_ scurandoil lato umano senzail quale essacessadi essere grande.Infatti non è ciò che mi capita che mi fa grande, ma e ciò ch'io faccioche mi fa grande:nessunopenserà mai che qualcunodiventagrandeperchéha imbroccaro una grossavincilaal lolto. Ancheseun uomo aosse nato di umile condizione,esigoperò da lui chenon sia cosìdisumanoversosestessoquasinon fossecapacedi rappresentarsiil palazzodel re senon a distanza,sognandova_ gamentela suagrandezza,e in una volta elevandoloe in_ siemedistruggendolopoichél,avevaesaltatoin un modo meschino- esigo da lui che sia abbastanzauomo. Der farsi avanticon fiduciae dignitàanchequi. Egli non àev'esseredisumanoal punto da voler sfasciaretutto Drecipitandosidalla stradanell'apparramenro del re: coiì egli perdepiìr del re. Inveceegli deveprovaregioia nell,osservare ogni regoladel galateocon allegroe fiducioso entusiasmochegli darà appunto franchezza.euesta è soltanto un'immagine,poichéquella dilferenzanon è cheun'espressionemolto imperfetta della distanzadello soirito. Esigoda ogni uomo cheallonranida séogni pensiàroindegnodell'uomo chelo trattenesse dall'entrarein queipalazzi dovenon entra la memoriadegli eletti ma vi abitano essistessi.Egli non deveentrare con arroganzarivendicando una parentela,egli deveritenersifelice osni volta ches'inchinadavantia loro, ma insiemeroccaessirefranchi e fiduciosi: esserlosemprepiù di una servetta- Doiché se non lo sara un po'di più, non riusciràmai a entrani. E ciò che I'aiuterà, sarannoprecisamenteI'angosciae le tribolazioni in cui i grandi sono stati tentati Doichéallrimenticostoro,selui ha almenoun po' di miàollo, non faranno che eccitarela sua giusta invidia. E ciò grandesoltantoa distanza,ciò diventagranchesem_bra iG eràAeà frtsi vùotei ivuotàte, lo si anniènia da sesiesi. 91

Chi mai al mondo fu grandecome [a Piena di Grazia? la Madre di Dio, la Vergine Maria? E pertanto come se ne parla? La sua grandezzanon viene dal fatto di essere la benedettafra le donne (Zc 1, 28 sgg.).Perché,senon ci fossequestocasostranochecololo cheascoltanosiano capacidi pensarein un modo così disumanocome quelli che scrivono, allora certamenteogni ragazzapotrebbe chiedere:- Perchénon sono diventataanch'io la Piena di Grazia?- E senon dovessiaggiungerealtro, non respingereicome stupida una simile questione;perchéin matèria di favori, considerandola situazionein astratto, ogni uomo ha gli stessidiritti. Si dimenticainvecela sofferenza, l'angoscia,il paradosso.Il mio pensieroè puro come quello di qualsiasialtro; e chi è in grado di pensarecose siffatte, avra anch'egli un pensieroaltrettanto puro, altrimenti si aspettisenz'altroanchela cosapiù tremenda. Perchécolui che abbia suscitatouna volta questeimmagini, non potràrpiù disfarsene:e s'egli peccacontro di esse, questeallora con ira tranquilla si prendonouna vendettapiìr tremendadello schiamazzodi dieci censori.CertamenteMaria miseal mondo il Bambino in modo miracoloso; ma la cosatuttavia awenne in lei al modo delle altre donne, e quello fu un tempo di angoscia,di soffeera uno spirito L'angelocertamente renza,di paradosso. che siasi servile, spirito uno fu affatto ma non servizievole, portato dalle altre donzelled'Israele per dir loro: 36. InveceI'angelo sene vennesolo a Maria, e nessunola potrebbecomprendere.Qualedonnapiìt offesadi Maria: e non è vero qui che colui che Dio benedice,col medesi36Kierkegaardritorna spessosu questoparallelofra Altramo e M^aria vergine. presenlalacomemodellodi grandezzaed erolsmocleualede (cfr. C. Fabro, Rierkegaard, poeta'teologo dell'Annunciqzioúe' in (Humanitas), III, 1948,pp. 1025seg.).

mo respiro Egli anchemaledice?Questaè la interpretazione spiritualedella situazionedi Maria. Ella non è affatto - mi ripugna a dirlo, ma ancor più il pensarealla sfordrlezzae alla civetteriadi quanti I'hanno così interpretata- una gran dama che si mettein mostra per ttastullarsicon un Dio Bambino.Non pertantoquandoMaria dice:e abbracciandoglile (cfr' v' supplici il ramo di ulivo dei i;;;";i;;;"ósr rz24). '-il'a.tatl"u *anifestazione, ma si aiuta con ilcaso' "rig" e trova nell'eroetragicola sua L'etica esigemanifestazione sòdciisfazióne. con cui I'eticaesigela manifesta-1.i"ì"ì"0" i" severità ,i p"t però negareche il segretoe il sileruio ,i""",i"" di un uomo poichésote la gtandezza i"i"" o.oti"t* dell'interiorità'QuandoAmore lascia nì'J*J*inurioni 'pri.rtà un dio se i. ii.", partorirai un bambino che sarà L'eroe segreto53' il tradisci tu se tu tacerai, ma un uomo pustatol l'uomo è lallo dell'etica' iàtì.", .rt'Crr favorito impresa e tutta la sua anchecomprendere ;;:i; l;;"*" piu avanti'allora vado Se manifàsto' ch'è è;;;;;;tò e.desemprenel paradosso'in quello djvino i"l;;i;;;.

è l'unoe I'altro tt q!!91.2i9.! silenzio ;;il;';;t.ht:i d! e piirsi racee piuil demone i"l.J"r-i"* i.r diavolo lra rntesa venlalerribile,ma il silenzioè ancheIa mutua la diviniiq e ìl Singolo. alla qtoriadi Abramo' vorrei iutruuiu pri*a d-inassare poetiche' Con il potere ,i.uo.ur" ,tt puio d'individualità poichéagito su.diloaii" at"l*ià r. ,errò sulla cima e, loro di starimpedirò io'iu ait.ipfmu O.lla disperazione' fare possano angoscia ,.* ,"-qtiiir così che nella loro * I'una o l'altra scoperta '

53 cfr. Diapsalmata.ln questo volume' a p' 176' non possono certamente * OueslimovlmenLi e quesliatleggiamenti

:i!f"Tii: í:il;irl:K:lllí;lt':'"'"','];:',u"':il: lu"":,*'i:: i'J^'ìì;;;;ù;ìJ"

'v.gJiosoltanto- poichéè'emprepef me unagrora

'lfit:';;il:l"il; :;:.''"E*""'Jff :fi,':.'lT'tîH.;;:il'li;: ll8

storiasulf inquieAristotelenellasuaPoliîica narral.J'na tudine politica in Delfi ch'era sta!4 proyqcitll.qa g!!4: sticcio matrimoniale.Il Íidanzato, cui gli Auguri aveta' Ào preàetto una dis[razia che sarebbeseguita'alsuo matrimonio, cdmbia-d'improvvisoi! ryq pig4o 491mot4e119 decisivoquando va per prendere Ia fidanzaîo - rifiuta cioè di celebrarele nozze*. Non ho bisognodi altro. A Delfi quest'eventonon passòsenzalagrime; seun poeta ne avessepresolo spunto per un dramma, potrebbefare sicurosullapaÍecipazione.Non è forse.spaassegnamento l'amore, il qualespessoe volentierinellavita veltoso che privato del cieproscritto, anchedell'assistenza ora sia è in proverbio .In generalesi riescea sapermolto poco sul demoniaco,anchesènel nostrotempoquestocampomeriti di essere indagatoe anchesel'osservatore, purchésiaun tipo capacedi mettersiun po' in rapportoal demone,potrebbequasiìmpiegarequalsiasiuomo per qualchemomento.Shakespeare è e rimanea questoriguardoun eroe. demone crudele,la figura piir demoniacache ShaQuel kespeare abbiadescrittoe l'ha descrittastupendamente: Gloster(poi RiccardoIII). cos'èchel'ha rràsformaro in un demone?È manifestoch'eglinon potevasopportare la compassionecui era stato ?ssqegellqle!1Il qg bambino. Il suo monologonel I arto aetniCioralli\ate pitt di tutti i sistemidi moralechenon hannosospetto alcuno degli orrori dell'esistenza o dellaloro spiegazione: Io che, uscito da un rude stampo, manco della maestàdell'amore per pavoneggiarmidinanzi a una molleggianteninfa; io, che sono privato di questa bella simmetria, irustrato di sembianza dalla Natura che sì mi dispaia, deforme, incompiuto, anzi tempo inviato ìn questo spirante mondo, appena plasmato a mez zo, e pur questo in modo così monco e contraîfatto che i cani lalrano contro di me quand'io zoppico accanro a loroao.

Tipi come Gloster non possonoesseresalvati con la medi azìonei ngabbi andol inel l ' i deadi soci età.In f ondo I 'etica si beffa di costoro, come essaschernirebbeancheSara se le dicesse:perche non esprimi il generalee non ti sposi? Questi tipi sono radicati nel paradossoe non sono affatto piu imperfetti degli altri uomini, ma soltanto si trovano nell'alternativao di perdersinel demoniacoo di salvarsi nel divino. Di tempo in tempo la gentesi è divertita fl Shakespeare,Riccdrdo 1/1, alto I, scenal, 16-23; !r. ir. di M. Praz, S ansoni , Fi renze 195ó, t. I, p- 291.

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eo col pensareche elfi, streghe'gnomi ecc' erano mostn moqualche è innegabileche ogni uomo, quando vede moitruosià, è inclinatoa vederein ciò una depravazione piutva rale.Qualeenormeingiustizia,poichéla situazione stessenon siastataI'esistenza tostoJapovoltachiedendosi dei può snaturare sa a coiromperli come una matrigna sltuazloo per bambini.Tror arsioriginariamente natura è l'inizio del demoniacodl ne naluraleîuori del generale t'i cotpu'.r'.uteo'di cumberlandó'è ;;ii;i;;ld";;.n Così un demonedi questafaita, anchesecompieil bene' dlqp.19 rl {9rqo!,i49o-p qq elp4qrJrq!3nÉg-cqqs 'ao-peletl uómini, un oilpJezzo pqlO , S!qlqi-!-engl -- qhenon"spm-

vita! il."toii" ti*., Dio sa qual è il loro significatonella servizio altro rendano se so io non in ouar,o momento per chequellodi portareuna parolaedilicante l'immorpotrebbe applisì per consolarsi perché ialità del'anima, cltcale loro la battuta di Baggesensul poetadella nostra tà Kildevalle: se diventa immortale lui, lo diventeremo iuttiut. - Quel che qui è stato detto a proposìto di Sara' perclo con soprattutto riguardo all'esposizionepoeticae pieno significato un p."ruppotio fantastico, ha il suo ad inta."ssepsicologicoci si mette approfonouundo "àn dire il significatodel vecchioproverbio: nullum unquam

)rl,ii ì;iity

qlisrq,qeieitie'nra{ti aeerytry4jy;,

6r R. cumberland (l?32-1811)è I'autore del dtamfia L'ebreo' Ea' di Co_ dotto in danese(l?96) e rappresentatopiùlvolte al Teatro Reale Denashen, ' ó2\ella ooesiaKieùegaoúen i sobradise' t i.Ni.'.È.ru. grandeingegnosenzaun pilTicodi paz' ""tìun un po' ritoccaladi Seneca'dove5l legge ttne zia.nìÈ una cirazione

iiii'à

,niivi, 138

aniua ati'rcÉte\De!ranquittitate àiiriiitili, ,a c uiuiuuira ro, ed Fr' Haate.Lipsiael8ó2,p l96)

qùesta,dementidè la sofferenzadel genio dell'esistenza, per cosìdire. deil'in_vidia dlvina. rìènrre è | espressione, it éqgioll lrprylqi: qe {e!91ry!!le4qo19, Così fin da principio il genio è disorientatorispetto al generaleed è portato in rapporto al paradosso,sia che nella disperazione per il suo limite - che ai suoi occhi trasforma la suaonnipotenzain impotenza- cerchi una calma demoniaca e per questonon lo confessiné a Dio né agli uomini, sia chetrovi la pacereligiosamentenell'amorea Dio. Abbiamo qui, mi sembra,argomentipsicologiciai quali con gioia dedicareuna vita intera: eppuresene parla così di rado. In quale rapporto stannopazziae genio?si può derivare l-unadall5ltro?ln Qua[:sensóEfinoà ótiepunto il genio è padronedella sua demenza?E ovvio che lo è fino a un certo punto, poichéaltrimenti sarebbeveramentepazzo. Per questericercheoccorronotuttavia abilità consumata e amore, poichéè molto difficile fare indagini soprauna mente superiore.Se si leggessequalchegenialescrittore prestandoattenzionea questo,forsesarebbepossibile,per qualchevolta almeno - anchese con pena- fare qualche piccola scoperta. Voglio esaminareancoraun caso,quello di un Singolo e col suo sìlenzìovuolelalraie checòn Ia lua segreLezza il generaìe.Mi serviròdella storia OiFaasr. Éusi è un dubitante*,è un apostatadello spirito cheva per le vie del* Senon si vuol ricorrerea un dubitante,si può scegliereuna figura analoga,per esempioun ironista il cui sguardoacuto ha scopertofondamentalmente il ridicolo dell'esistenza che, per una segretaintesacon le forze dellavita, sachecosail pazientedesidera.Egli conoscedì avere la potenzadel ddicolo e se vuole usarÌaè sicuro di vinceree, quel che più conta, a suo vantaggio.Egli sa che si alzerauna voce isolata per tratt€nerlo,ma sa d'essereil più forte, sa che ancoraper un momento pùò riuscirea far apparir€serigli uominì, ma sa anchech'essisegretamenfesmanianodi riderecon lui; sacheancoraper un momentosi può lasciarecheIa donna nascondagli occhi con il ventaglioma sache dieopaco; tro il ventaglìoella ride, sa cheil ventaglionon è assolÙtamente e sachequandounadonna sacheìe si può scrivereuna scri{lura'ilìvisibile gI da un colpo di ventaglioè segnoche lo ha capito; sa seozapaura

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la carne.Così I'intendono i poeti e mentresi ripetecontinuamentecheogni epocaha il suoFaust,tutlavia un poeta dopo l'altro non fa che seguireinfaticabilmentela via già battuta. Facciamoun piccolo mutamento.lellljft 4!ma è unalq!]g-slT bitante1ar'eEoxúvlper.eccellenza], patetica.Anche nella concezionedel Faust di Goethesi psicoloîedlf?ssenza di una piÌr profonda osservazione gica sui segreticolloqui del dubbio con se stesso.Ai nostri tempi quandotutti ormai hanno sperimentatoil dubbio, nessunpoetaha fatto ancoraun passoa questofine' Pensoanchedi poter offrire volentieri carte di obbligazioni reali perchéessine scrivano, perchéscrivanotutto ciò che hanno sperimentatoin questocampo- essiperò riempiranno a stento il margine del primo foglio. Soltanto quando a questomodo Faust si ripiega in se stesso,solo allora il dubbio può apparirepoetico,solo allora egli si scopreveramenteanchein tutte le sofferenze della realtà. Egli sach-'èlo spirilo_4e p-9!q_119gsl9l_41; sa però ancheche la sicurezzae la gioia in cui gli uomini

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vìlono-iiònè6ndataì[!-alqIZta4Fqp!Íé,se'[ipiqga-iacilmenteco-e

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beatitudinepiiva di riflessione.

d'inganno come il riso s'insinuae si nascondeneìl'uomo e, una volta chevi abbiapresopied€,sene sta ad attendere.Immaginiamociquesto Aristofane, questoVoltaire un po' ritoccato; dato ch'egli è ancheuna naturasimpalica,ama l'€sistenza,ama gli uomini e sachesela condanna del riso può forse anchesalvareuna giovanegenerazione,potrebbe però far affondareuna folla di contemporanei.Allora tacee, per quanto può, si dimenticaanchedi rid€re. Forseparecchinon comprendono aflatto la difficoltà di cui parlo e pensanochesarebbeammìrevolemagnanimitàil tacere.Ma io non pensocosì.Credo cheogni tipo siffatto, lo esisenon ha la magnanimitàdi tacere,è un traditoredell'esistenza. go alloraquestarnagnanimitàda Ìui €, sel'ha, devetacere.L'etica è una scienzapericolosae potrebbedarsi che Aristofane, sotto il profilo puramenteetico, si fossedecisoa condannarele aberrazionidel suo tem_ po coll'eccitareal riso. Sotto il profilo esteticola magnanimitànon ser_ ve, pÒichésul creditodell'esteticanon si corrono simili rischi. Setace_ ra, deveentrarenel paradosso.- Un altro schizzo:per esempioun uomo possiedela spiegazione,una spiegazionedolorosa,della vita di un riposaassolutamente sicumsu que_ etoe,e tuttaviaun'interagenerazione st'eroesenzasosp€ttarealcunchédi simile. 140

Ca.q q!{e4", il dubiranteè superiorea tutto questo. es- quatcuno voiè-éIngannarld iaiendogti .r.d.r.; ;;;: re ql.rqversaroancheegli il.dub6iòl dubitantèlò ved_reboeIacllmente; poichecoluicheha fat[o un movimentonel

mnndod-ell iltiii rq quìnatunmovffientoltÍfui-può

@,;-.frÉiq.; un uomo spenmenîato oppureun baronedi

Mùnchhau_ sll Ció ctre tàmerlaiió ii",e .ohpie* a"t'ì ,""i tartarie, Faust sa di poterlo fare col suo dubbio _ ter_ rorízzaîe gli uomini, far tremare I'esistenzasofto i loro piedì,disgregare gli uomini, far risuonaredovunqueil gri_ do dell'angoscia,E selo fa, egli non è affatto un farnir_ lano, egliè in un certosensoautorizzatoe autorizzatodal_ I'autorizzazionedel pensiero.Ma Faustè una naturasiÀ_ paletica,ama I'esistenza e la suaanimanon conosce ì,in_ vidia, vedebeneche non potrebbefermareil furore che potrebbecertamentescatenare,non brama affatto la fama di Erostrato - egli tace,nascondenella sua anima il dubbio con più cura di quanto una ragazzanascondail frutto del suo amore peccaminoso;cercadi camninare quanto meglio può con gli altri uomini: ma quel che gli capita,lo consumain sestessoe cosìoffre sesiessoin úcrificio per I'umanità. Si sentonoalle volte alcuni i quali si lamentano,quan_ . oo una testaeccentricasollevail dubbio e dicono; magari fossestatozitto! È questal,idea realizzatada Faust.óo_ lui cheha un'idea di ciò chesignificala fame del dubbio, costui sa anchebenissimoche il dubitanteè tanto affa_ mato del panequotidianocomedel nutrimentodello spi_ rito- Benchétxuo ,! Oo_lq,S_gtS Faustsoffre porru .r".r. un tuon argomentoper dimoiiiarè che àon eia l.ór!ó-ul pìò-cólo glio a dorn@lo;ìièorrdtt a mezr;otruff*

cEunaiffi e Kierkegaardscrive Unni.

zione dei teneri bambln1 gqsìio potrei avergla tentazione di chiamarmi/o1tq ley9yryrp9lchi soqomo[o !ry94tlyo_qUeq&ri!$ta _ditorturaregli eroi. FaustvedeMargherita, ma non dopo aver sceltoil piacere;perchéil mio Fausl.non sceglieaffatto, eglinon vedeMargheritanello specchioconcavodi Mefistofele.ma in tutra la suaamàbile innocenzae poiché la sua anima ha conservatoI'adi more per gli uomini, ègif puó'bèiiisalmo--lhriainorarsi lei. Mà egli è un dubiìante,ll iuo OuUUiohà annièniaro it lui la realtà; poiché il mio Faust è tanto idealeche sta agli antipodi di codestidubitanti scientifici che dubitano una volta al semestresulla cattedrae per il resto possono fare qualsiasicosa sia senzal'assistenzadello spirito sia in virtir dello spirito. Egli è un dubitante, e il dubitante ha fame del pane quotidiano della gioia come del nutrimento dello spirito. Però egli rimane fedelealla suarisoluzionee tace, a nessunoparla del suo dubbio né a Margherita del suo amore. Vien da séche Faust è una figura troppo idealeper accontentarsidi quellabubbola cheseFaustparlassecauserebbeuna discussionegenericaoppure tutto finirebbe in fumo: forse,forse... (qui sonnecchiail comico,comeogni poetafacilmentes'accorge,nel mettereFaustin rapporto a questi sciocchibuffoni che oggi corrono dietro al dubbio: portano un argomentopuramenteestrinsecoper provare il loro dubbio, per esempioun certificato medico,o imprecandoche hanno dubitato di tutto, oppurelo dimostranodal fatto di aver incontrato nel loro viaggio un dubitante. Mettono Faust in rapporto a questi messaggeri e centometristidel mondo dello spirito che in gran fretta trovano da qualcuno qualchepiccola novità sul dubbio, da un altro qualcuna sulla fede e ora arrangiano i loro affari alla buona di Dio a secondache la comunita vuole sabbiafina o ghiaia).Faustè una figura troppo idealeper poter camminarein ciabatte.Non è-idealechi non ha una passioneinfinita e chi ha una passioneinfinita ha da mol142

to tempo salvatola suaanima da questlchiacchiere.Egli tàè9p9i !!9I1f"igaresestesso- òppurepailà, consapeó_ le che scompiglierà tutto. 5etace,alloral'ericalo condanna. Essadiceinfatri:.Tu _ deviriconoscere il gencralc e Io riconosciappunrofarlan_ qo. Iu.nonosrarer compassione per il generale>. Non si aeveotmcnttcare que\tacon5iderazione quandoallevolte si giudica severarnente un dubitanteperchéparla. Io non sonoinclineall,indulgenza con un simile.ó.po.tu-.n_ to. ma qui comedappcnuttoè imporrante chei morimenîi accadanonormalmente.per male che possaandare, an_ che seun dubitantescatenasse sul mondo ogni possibile infelicità, sarebbeda preferire a questi miserabili buon_ gustaicheassaggiano tutto, pretendonoguarireil dubbio senzaconoscerloe sonoperciòin generel,occasionepros_ srma per scatenareil dubbio selvaggioe irresistibile._ Se parla, sconvolgetutto; poiché,seciò non avviene egli lo sapràsoltantodopo e il risultatonon gli servené al m-o_ mento di agire né riguardo alla sua responsabilità. Setacea.suorischioe pericolo.potrebbeagirecerto con rna al.suoprecedenre doloreaggiungereb_ lYul.1*'ju. Deun prccotoscrupolopoicheil generale conrinuèrà a tor_ mentarlodicendo:tu doveiiparlare. doretroveraila cer_ lezzachela tua risoluzionenon erasuggerilada un orgo_ glio nascosto? Se invece.ildubitanteprò diventareiÌ Singoloil quale come Singolo sta in rapporió assoiutoatt,Aisoùtó.'o,lj otlenerecosì un'autorizzazione a tacere.In questocaso oeveconstderare il suodubbiounacolpa.In questocaso eg e netparado,soma il suodubbioè guarirobenche possa ayerneun altroAnche. il NuovoTeslamenro approverebbe un similesi_ , renzto,5r lrovanonel Nuovo le5tamento perfinolestiche IodanoI'ironia65,purché la si usi per nasconderequalco_ jì"1:]: .ylr.] ref e.empjoto.Lite.per lreqùenriparador5i, di rurLo rr rrscorso dc]la mooÀgna lML, 5-7).

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sadi meglio.Pe anto questomovimento,cioèquello dell'ironia, è come qualsiasialtro che ha il suo fondamento in questochela soggettivitaè più alta della realtà.Ma oggi non se ne vuol sapere,e in generalesull,ironia non si vuol saperenulla di più di quanto ha detto Hegelil quale - per stranoche sia - 4on ne capivamolto e le portava rancore,la qual cosail nostrotempoha buoneragioni per non ricordarepurchéessostiain guardiacon l,ironia. Nel Discorsodellamontagnasi legge:di aspirare,apostrofarela natura né col
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