Segni Premonitori Della Morte e Pratiche Suggerite

September 13, 2017 | Author: kusalananda | Category: Meditation, Mind, Pain, Foods, Skin
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Segni premonitori della morte e pratiche suggerite Posted in cura morienti on 03/16/2011 06:24 pm by admin

Buddha Amitabha Per gentile concessione dell’Amitabha Hospice Service

Apprezzare la vita umana, comprendendo che il proprio corpo è in continuo cambiamento, che fin dalla nascita la sua natura è invecchiare e morire e che la vita è incerta, ci aiuta ad apprezzare la vita e a prepararci alla morte. Il decadimento è un fatto naturale per un corpo, specie quando questo movimento viene accelerato da processi degenerativi. Nella fase finale quando il sistema che sostiene la vita inizia a spegnersi, i cambiamenti fisici, mentali, emozionali e spirituali legati ai mutamenti dello stadio finale della vita, possono succedersi nell’arco di una settimana, giorni o ore. L’esperienza di ogni persona è unica, ma si possono riassumere alcuni eventi comuni. Quanto segue è un semplice resoconto delle normali manifestazioni che possono accadere nell’ultimo periodo della vita, chiamato comunemente “il morire”, con alcuni suggerimenti per prendersene cura. Ciò viene inteso come aiuto da dare al malato ed ai suoi cari nel comprendere e prepararsi a questi cambiamenti, allo scopo di fornire un sostegno appropriato e sicuro e un conforto olistico. Spossatezza fisica, calo di energia, calo di interesse per la vita di tutti i giorni Man mano che il sistema corporeo si debilita c’è sempre meno ossigeno disponibile per i muscoli, l’energia vitale s’indebolisce e occorre più sforzo per assolvere ai compiti quotidiani; a questo punto una persona potrebbe sentirsi imbarazzata, scoraggiata, ambigua, depressa, irritabile o semplicemente essere più interessata alle

questioni che sembrano più importanti, quelle legate alla mente, al cuore e allo spirito. Questo di solito è il momento dell’autoanalisi, dell’autointerrogarsi, della ricerca del senso della vita. I volontari possono assistere al meglio la persona attraverso compiti fisici, cercando di essere più sensibili ai loro bisogni, sostenendo la loro dignità e facendosi il più possibile partecipi del loro benessere, in maniera particolare con considerazione del controllo dei sintomi e della protezione dagli incidenti. Amore e umorismo possono allentare la tensione di una situazione stressante. Ridere apre il cuore e può liberare una persona dal ricordo di fatti e circostanze del passato, abbandonando l’oppressione del cuore ed entrando così in un istante di unità con l’altro, che è felicemente gratificante. Supporto psicologico e spirituale significa essere vicino come un buon amico: paziente, che non giudica, compassionevole, che lascia evolvere la saggezza propria di ogni persona. Quando emergono i rimpianti, cerca di farli comprendere come una lezione ormai appresa, incoraggia i ricordi di eventi costruttivi e pratica il gioire, cercando di mettere in luce i benefici delle azioni gentili della vita. L’amico permette all’altro, qualunque sia la sua fede, la sua speranza e la sua capacità di amore, di esistere e di svilupparsi liberamente. Ritirarsi dalla famiglia e dagli amici, incremento di sonno, coma Né la famiglia, né gli amici né l’agiatezza possono essere portati via con noi nel momento in cui lasciamo questo mondo. Impacchettarli e lasciarceli dietro le spalle è un lavoro da fare da soli, che abbisogna di tempo e riservatezza per essere eseguito. Le visite degli ospiti possono essere estenuanti e la persona potrebbe sentirsi in obbligo di intrattenerli anche quando non può nemmeno alzarsi dal letto. Troppe visite in un giorno possono affaticare la persona e non renderla disponibile il giorno seguente. A volte il paziente potrebbe avere più sonno, avere difficoltà nell’alzarsi o non essere in grado di comunicare. Ciò a causa di processi degenerativi, medicine o semplicemente della volontà del morente di ritirarsi dai contatti sociali. Siate semplicemente una presenza amorevole vicino alla persona, tenendola per mano, inviandole pensieri positivi, pregando in modo silenzioso, meditando; state semplicemente là ed offrite un po’ di conforto, un’atmosfera sicura e pacifica che facilita il lavoro interno del vostro assistito. Il volontario dovrebbe cercare di rispettare i desideri della persona ed essere consapevole dei desideri che emergono nella propria mente e sapere come dirigerli senza disturbare la mente del morente. Fate attenzione a quello che dite in sua presenza mentre è addormentato o incosciente; potrebbe sentirvi e potreste disturbarlo. Molte persone che si sono riprese dal coma (uno stato dove il corpo non risponde a stimoli sonori o tattili, sebbene gli occhi siano aperti), hanno riferito di aver sentito quanto altri dicevano e, perfino, pensavano, in loro presenza. Possono manifestarsi soprassalti e spasmi dovuti a sogni o incubi; potete rassicurare le persone con un tono di voce tranquillo o una carezza gentile sulla mano o sul braccio. I morenti sono molto sensibili alla comunicazione corporea, mentale e verbale del volontario, il quale può diventare sempre più consapevole delle reazioni e dei messaggi che gli vengono trasmessi tramite l’osservazione e l’ascolto. I cambiamenti negli occhi, nelle espressioni del viso e nel respiro spesso stanno ad indicare quello che la persona prova o pensa. La ragione per cui è possibile, da parte vostra, una comunicazione e una profonda intuizione a questo livello è perché la natura fondamentale di ogni essere è purezza e conoscenza, naturale saggezza pervasiva e indistruttibile, così

come per i cristiani è la somiglianza con Dio. Vigile o addormentata essa è sempre presente e disponibile nel momento in cui una persona è rilassata, aperta e ricettiva, sebbene risulti più familiare e semplice a coloro che si sono abituati a questo tipo di consapevolezza tramite la pratica della meditazione. La profondità della pratica spirituale si trasmette attraverso la sua stessa energia ed è di notevole beneficio per gli altri. Spogliatevi da ogni dogma o dottrina, reputazione o posizione, sesso, età e relazioni, lasciate entrare il vostro “io” nudo e senza programmi, in unità con la persona, seppur per un breve momento: liberare entrambe le parti dal legame temporale della dualità è di estremo conforto. Perdita di appetito Il cibo è il carburante che aiuta a sostenere la vita. Se il sistema digestivo s’indebolisce, il cibo diventa una sofferenza piuttosto che una gioia; alcune medicine possono cambiare il gusto del cibo oppure l’energia richiesta per digerirlo risulta essere superiore a quella che deriva dall’alimentarsi. Qualche medicina potrebbe causare una perdita di appetito. Le abitudini alimentari cambiano. La persona può sentirsi sopraffatta da una normale porzione di cibo. Potrebbe bastare qualche boccone di un piatto preferito per farla sentire già sazia. Cibi poco appetibili potrebbero risultare graditi. Considerate che chi desidera sentirsi soddisfatto appartiene alla famiglia o al novero degli amici che vogliono nutrire il loro caro cosicché possa vivere una vita lunga e migliore. È un argomento difficile da trattare per la famiglia; ma il rifiuto di dar da mangiare al corpo non è un rifiuto di nutrirlo. È un segno che le priorità sono cambiate e che il nutrire lo spirito e la mente ha assunto maggiore importanza. Forzare la persona a mangiare o farla sentire in colpa se non lo fa, crea solo isolamento e ci separa da lei perfino per il futuro. La persona che si avvicina alla morte dovrebbe sapere che non ci sono problemi se non vuole mangiare. Il rispetto e l’accettazione uniscono le persone sempre di più, il che è di conforto per il morente e per il volontario. Difficoltà di deglutizione Quando la capacità di deglutire s’indebolisce, il farlo diventa difficile. Potrebbe sorgere qualche paura nel tentativo di mangiare o di bere oppure la persona potrebbe scivolare in uno stato d’incoscienza. È preferibile offrire piccole porzioni (mezzo cucchiaino di sostanza) e osservare la gola per vedere se avviene la deglutizione. La tolleranza al cibo segue un andamento da solido o molle, a liquido (minestre e integratori dietetici) e ancora possono essere graditi pezzettini di ghiaccio e qualche cucchiaino d’acqua. È più sicuro alimentare una persona in posizione eretta, ma se la persona è abituata a mangiare in una posizione diversa è comunque consigliabile, per favorire la deglutizione, tenerle la testa diritta e non piegata lateralmente. Far succhiare cibo o bevande e detergere la bocca e i denti è un impegno considerevole. La cura della bocca assicura piacere e dignità alla persona. Le medicine possono essere frantumante e le capsule aperte e mischiate con della marmellata, yogurt o cibi graditi. Non frantumate medicine a rilascio lento o ad azione prolungata. Consigliatevi con l’infermiera o con il medico in caso di problemi con i medicinali; sono sempre possibili cure alternative o modi di somministrazione diversi. Non date cibo o bevande a persone in stato d’incoscienza poiché potrebbero causarne il soffocamento. Perdita di lucidità

Il livello di consapevolezza e di attenzione è soggetto a frequenti e improvvisi cambiamenti per diverse ragioni -processo della malattia, affaticamento, medicinali. Quando una persona perde lucidità può manifestarsi un calo di ossigeno al cervello ed essa potrebbe non riconoscere familiari o persone care, luoghi, il giorno della settimana, l’anno, etc. oppure ancora udire voci o avere visioni. Non negate ciò che dice e non contradditela. La sua personale realtà, quella che sta vivendo in quel momento, può essere una piacevole e confortevole esperienza e potrebbe essere anche un segno che la sua mente è pacifica o gioisce per un’attesa felice. Ma se, invece, vi accorgete che il paziente si trova in uno stato di turbamento o disagio, toccate o scuotete gentilmente il suo braccio o tenetele la mano e parlando con tono calmo e rassicurante, ricordatele chi è, dove è, che giorno è, etc. L’aromaterapia, la sua musica preferita o la recita di qualche preghiera sarà di grande aiuto. Inquietudine Una persona può diventare irrequieta e prodursi in movimenti ripetitivi come tirare le lenzuola, i vestiti o muovere l’aria. Questo potrebbe essere un segno di scarso afflusso di ossigeno al cervello o di spossatezza per via del patimento, della nausea, della costipazione o della vescica piena o, ancora, può trattarsi di uno stato confusionale o di ansietà, per qualsivoglia ragione. Se il paziente cerca di scalzare le lenzuola dal letto o vuole tirarsi via il copriletto perfino in una stanza fresca, potrebbe essere al primo stadio del processo della morte: può trattarsi della prima fase quando ci si sente come sepolti sotto un grande peso. Prima di prendere decisioni affrettate, pensateci con calma e tranquillità. Osservate e ascoltate con la mente e con il cuore per individuare le necessità della persona che state curando. Non provate a interferire nei suoi movimenti agitati ma proteggetelo dal procurarsi danno prendendovi cura, prima di tutto, delle sue necessità fisiche. Il dolore non segue degli schemi precisi. Dopo aver esaminato eventuali problemi fisici, ricordate al morente, con voce rasserenante le sue qualità e virtù, utilizzando della musica, l’aromaterapia o recitando le sue preghiere preferite; ciò può essere d’aiuto nel calmarlo e rassicurarlo. Potete anche distrarlo dai pensieri disturbanti o dagli incubi, anche se fosse incosciente, descrivendogli verbalmente un posto ideale o un’esperienza speciale. Anche semplicemente incoraggiare la persona alasciare andare, può permetterle di far emergere il problema reale che non è in grado di articolare. Insonnia L’insonnia può anche essere il sintomo di una crisi spirituale che abbisogna di attenzione. Talvolta non c’è tempo da perdere e non si può aspettare un ministro di culto o un religioso sebbene queste persone possano o debbano chiaramente essere invitate a partecipare. Bisogna capire in che cosa la persona creda o che tipo di pratiche di meditazione segua e su questa base ricordarle le azioni positive fatte durante la vita, rammentare la sua fede, il paradiso o la terra pura in cui crede, le terre pure di Amitabha. Se recitiamo per il morente queste preghiere, sia che si tratti di un praticante o no, possiamo incoraggiarlo a generare amore universale, a percepire e sentirsi parte di questo amore (perdonando se stesso e gli altri e generando amore e bontà per tutti, senza eccezione). L’amore universale sostituisce la paura con la calma e la fiducia.

Incontinenza Mentre la persona s’indebolisce sempre più e non è in grado di alzarsi dal letto, i muscoli che controllano le viscere e la vescica potrebbero rilassarsi, causandoincontinenza, una perdita involontaria di urina o di feci. Spesso la persona potrebbe sentirsi in imbarazzo e svegliarsi, se soffre d’insonnia. Assistetela con dignità, nel rispetto della privacy, evitando di esporre le sue parti intime ad altri. È importante mantenere la pelle pulita e asciutta altrimenti potrebbero svilupparsi eruzioni cutanee o piaghe che causerebbero un maggiore disagio. Usate guanti di plastica con sapone e acqua o delle salviette. Spesso quando una persona ha bisogno di evacuare diventa scontrosa, irritabile o inquieta. È una buona idea annotare il numero delle evacuazioni e riportarlo all’infermiera o al medico. Non ci si può attendere normali evacuazioni quotidiane, ma l’intercorrere di troppi giorni è indice di qualche disfunzione. Tuttavia l’assunzione di quantità ridotte di cibo procura una più contenuta peristalsi. Mentre i reni smettono di funzionare, il lavoro di eliminazione delle tossine tramite la pelle aumenta; la persona avverte prurito in diverse parti del corpo associato a un aumento della sudorazione a causa della mancanza di termoregolazione. In queste condizioni diventa difficile dare sollievo alla persona e bisogna individuare quale è il sistema più gradito. Alcuni pazienti gradiscono bagni caldi, altri spugnature tiepide oppure impacchi freddi sulla fronte o sui polsi che possano raffreddare e dare sollievo. L’olio dell’albero del tè, di calendula o di lavanda oppure altri prodotti in commercio possono dare sollievo, ma generalmente i profumi forti non sono ben tollerati. Cambiate le lenzuola se le sentite impregnate di sudore. È un’occasione per frizionare la schiena e riposizionarla più comodamente e per fare un massaggio sulle natiche. Temperatura corporea e colorito I meccanismi di autoregolazione della temperatura cominciano a venir meno. La pelle può presentare sudorazione oppure essere molto fredda o molto calda. La persona può tentare di liberarsi dalle coperte pur essendo fredda al tatto. Quando il cuore inizia ad indebolirsi, la circolazione stenta a raggiungere le estremità (mani e piedi) e la persona diventa fredda al tatto con le unghie bluastre, mentre gambe e braccia diventano pallide, grigiastre, chiazzate e violacee. A questo punto è meglio dar corso ai desiderio del morente al fine di metterlo a proprio agio anche contro ogni logica (come tentare di tenere una persona coperta quando questa vuole liberarsi dalle coperte). Tuttavia è importante evitare correnti che possano causare un veloce abbassamento della temperatura corporea causando brividi. È consigliabile riposizionare la persona ogni tre o cinque ore, ma controllate sempre che la posizione sia ben tollerata e non una causa di ulteriore dolore. Se possibile date maggior sollievo al dolore prima di cambiare posizione (per esempio pulendo la persona per qualche perdita). In prossimità della morte non è necessario cambiare posizione al paziente per ragioni di circolazione. È necessario farlo se ciò aiuta la respirazione o se è di comodità. Osservate sempre come si trova la persona nella nuova posizione e se non si sente a suo agio, trovatele un differente assetto o delicatamente tornate alla posizione iniziale, se può dare sollievo al dolore. Si tratta di una situazione difficile da valutare che rappresenta una continua sfida per il volontario, poiché si manifesta un costante mutamento. La posizione

favorita del giorno precedente può essere scomoda il giorno seguente. Un ampio lenzuolo posto sotto il corpo della persona tra le spalle e le ginocchia (detto traversa), vi aiuterà a girarla o a sollevarla dal letto (una persona per lato che tiene il lenzuolo arrotolato vicino al corpo). Respirazione Se respirare diventa difficile con o senza l’ossigeno, può essere di beneficio sistemare sopra il corpo del paziente un ventilatore che dia la sensazione di aria fresca. Suggerite al paziente la suggestione mentale di visualizzarsi seduto al vento su una spiaggia o in cima ad una collina. Potete tenergli la testa sollevata, manovra che aiuta la respirazione; fate attenzione a offrire un sostegno alla parte bassa della schiena. Una crema emolliente contribuirà ad evitare che le labbra si screpolino. La cura della bocca con tamponi orali può aiutare a mantenere la lingua e la bocca umide e pulite anche se questi procedimento può essere sgradito se il paziente è in procinto di morire. Una variazione nei ritmi del respiro può essere indicativa dell’inizio di un processo di morte. Quando l’espirazione è più lunga dell’inspirazione significa che il processo di morte è iniziato (anche settimane prima della morte effettiva). Successivamente il respiro diventa irregolare, sebbene una respirazione non regolare possa manifestarsi in qualunque momento quando si soffra di problemi polmonari che causano mancanza di respiro. In prossimità della morte la respirazione interessa l’intera gabbia toracica ed è veloce (fino a 30-50 respiri al minuto), prevalentemente con la bocca e con una pausa di 10-15 secondi tra un’inspirazione e l’altra. Il periodo di non respiro è chiamato “apnea”. Questo modello (chiamato respirazione di Cheyne-Stokes) con respiri superficiali e veloci seguiti da momenti di non respiro, può continuare per giorni, prima che la persona effettivamente smetta di respirare: raramente essa si riprende da questo stato. Può esserci un rantolare (detto rantolo dell’agonia) in fondo alla gola, dovuto all’accumulo di saliva in quanto la persona non può più deglutire. Il rantolo può essere causa di stress per chi assiste ma non sembra dar fastidio al morente. L’insieme delle secrezioni è troppo profondo nella gola per essere aspirato. A volte girare la persona di lato può aiutare a far uscire le secrezioni dalla bocca. I morenti respirano meglio quando non giacciono del tutto su di un fianco, come dormirebbe una persona sana. Giacere sul fianco destro è comunque preferibile perché il cuore è oppresso e, in accordo con la medicina buddhista questa posizione, in cui si blocca il canale destro, favorisce una mente pacifica e felice. Il Buddha morì posato sul suo fianco destro. Le scritture buddhiste dicono di bloccare la narice destra con l’anulare e di appoggiare il viso sulla mano destra. Ma se ci sono ragioni mediche che lo sconsigliano o semplicemente se la persona non sopporta di stare sul lato destro, la priorità deve essere data allo stare comodi, al fine di mantenere la mente della persona in uno stato di felicità. Inaspettata ripresa e accresciuta energia Spesso un giorno o due o talvolta alcune ore prima della morte, la persona ha un impulso di energia, si sveglia, diventa vigile, può a volte anche mangiare o comunicare e trascorrere qualche buon momento con i suoi cari. E’ un periodo particolare per le pratiche spirituali finali e la preparazione mentale e se il morente lo desidera può condividere questo momento unico con le persone amate. Si tratta di un tempo veramente prezioso poiché normalmente non dura a lungo.

Generalmente la maggior parte delle persone perde coscienza (e sensibilità) ore o giorni prima di smettere di respirare. Segni della morte imminente * Gli occhi hanno uno sguardo vitreo e fisso con pupille dilatate. * Le labbra, le mani e i piedi presentano un colore grigio pallido o bluastro. * Le mani e i piedi possono essere freddi. * Il mento si rilassa, il respiro con la bocca diventa molto veloce o molto lento (spesso con rantoli) con delle interruzioni di 20-50 secondi fra un respiro e l’altro. * Si diventa insensibili alla voce o al dolore. È molto importante non fare o non dire nulla che possa disturbare o fare arrabbiare il morente, come parlare bruscamente, discutere, gridare, agitare le mani; mantenete un’atmosfera pacifica con le altre persone pregando e meditando secondo il desiderio del morente o seguendo le istruzioni del maestro spirituale.Ogni persona presente può generare una grande devozione nel proprio cuore e il desiderio che il morente, grazie a questo amore, possa essere liberato dalla sofferenza e diventare un’unica entità con l’amore, con dio o con la propria origine di ispirazione e virtù. Morte clinica * La respirazione cessa (nessun movimento respiratorio). * Cessa il battito cardiaco. * Le pupille appaiono dilatate e prive di movimento. * Vi possono essere movimenti involontari delle viscere o della vescica. Secondo il buddhismo la morte è un processo composto da una serie successiva di stadi. Dopo il concepimento, la formazione della materia e della mente procede da sottile a grossolana; nel momento della morte invece gli elementi grossolani si dissolvono in quelli più sottili, secondo un processo inverso. I quattro elementi: la terra (le sostanze grossolane del corpo), l’acqua (i fluidi), il fuoco (il calore), l’ariavento (l’energia, il movimento) degenerano dissolvendosi in sequenza accompagnati a ogni stadio da segni esterni e visioni interne. Nello stadio finale della morte la coscienza grossolana si dissolve completamente nella vacuità della chiara luce. Qui un abile praticante può scoprire gli elementi fondamentali della realtà ultima. A causa della continuità di momenti mentali, lo stato della mente al momento della morte risulta di vitale importanza. E’ importantissimo morire con una mente calma e pacifica, con pensieri positivi e spiritualmente ispirati. Gli amici e la famiglia possono essere di grande aiuto al loro caro affinché possa continuare pacificamente il suo viaggio dopo essere stato dichiaratoclinicamente morto. E’ importante che essi accettino la morte del congiunto, generino calma, e cerchino di offrire il loro supporto mentale attraverso le preghiere e le meditazioni, impegnandosi nel coltivare la bontà universale, i pensieri altruistici e amorevoli. I maestri buddhisti raccomandano di mantenere un’atmosfera pacifica; se è possibile occorre consentire che il processo della morte proceda indisturbato evitando di toccare il corpo fintantoché il calore sia svanito (indicando così che la coscienza più sottile ha lasciato il corpo). Se vi è la necessità di pulire o muovere il corpo è consigliabile toccarne prima la cima del capo cosicché la coscienza che dimora nel chakra del cuore lasci il corpo attraverso la corona. Il rigor mortis (la locuzione latina per rigidità della morte) si manifesta a partire dai muscoli facciali tra le 3 e le 36 ore, in relazione alla massa muscolare e alle condizioni ambientali (il freddo

ritarda il rigor mortis) fino a un massimo di rigidità verso le 12-24 ore. Se non c’è stata una particolare malattia, un danno fisico o effetti di medicinali nel corpo, una piccola quantità di sangue fuoriesce dal naso e una piccola quantità di fluido bianco fuoriesce dall’organo sessuale, dimostrando che la coscienza più sottile ha lasciato il corpo. Questo processo può protrarsi anche per tre giorni o perfino durare più a lungo, come in alcuni casi documentati di meditatori realizzati. Secondo i testi buddhisti la morte è la separazione del corpo (forma fisica) e della mente, senza forma, chiara, luminosa e senziente. Subito dopo che la coscienza (solo il livello più sottile della mente trasmigra) ha lasciato il corpo, quest’ultimo entrerà subito nel processo di decomposizione, inizierà a maleodorare e tutto quello che resterà della persona sarà il cadavere. Letture consigliate Prendersi cura dei morenti - Una raccolta di consigli per gli FPMT Hospice Services dati da Lama Zopa Rimpoce - www.associazionedareprotezione.it Advice on Dying by His Holiness the Dalai Lama Advice and Practices for Death and Dying for the Benefit of Self and Others by Lama Zopa Rinpoche. An Overview of the Bardo Teachings by Khenchen Thrangu Rinpoche Facing Death and Finding Hope by Christine Longaker. Good Life, Good Death by Gehlek Rimpoche How We Die by Sherwin B. Nuland, MD Journey of the Mind, Teachings on the Bardo by Khenchen Thrangu Rinpoche Making Friends with Death by Judith Lief Sleeping, Dreaming and Dying edited by Francisco J. Varela, Ph.D This material is offered as a guide only. Per ulteriori informazioni e aiuto si prega di contattare il vostro medico di fiducia o: Amitabha Hospice Service (a NZ registered charity - AK/689943), 44 Powell St. Avondale, Auckland 1007 ph (09) 828-3321 [email protected] , www.amitabhahospice.org Responsabilità Le informazioni contenute in queste pagine sono fornite dall’Amitabha Hospice Service Trust che cerca di offrirle nel modo più accurato possibile. L’Amitabha Hospice Service Trust declina tuttavia ogni responsabilità, espressa o implicita, circa la precisione, la completezza e la finalità dei dati qui esposti, per uno scopo particolare. L’accesso a queste informazioni implica l’assunzione della piena responsabilità relativa all’uso delle stesse, con il riconoscimento che l’Amitabha Hospice Service Trust non risponde in caso di reclami, perdite o danni dovuti all’uso di queste informazioni. Le informazioni qui presentate sono concepite solo a scopo didattico e non sono fornite come servizio professionale o consigli medici e non sostituiscono le cure mediche. Se avete, o sospettate di avere, problemi di salute, dovreste consultare il vostro medico di fiducia. Temi trattati: Spossatezza fisica, calo di energia, calo di interesse per la vita di tutti i giorni; Ritirarsi dalla famiglia e dagli amici, incremento di sonno, coma; Perdita di appetito, Difficoltà di deglutizione, Perdita di lucidità, Inquietudine, Insonnia, Incontinenza, Temperatura corporea e colorito, Respirazione, Inaspettata ripresa e accresciuta energia, Segni della morte imminente, Morte clinica, Letture consigliate, Responsabilità.

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