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August 15, 2017 | Author: eternity21 | Category: Soliton, Vacuum, Empathy, Science, Waves
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mensile scientifico...

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Anno 11° - € 6,90

17-01-2014

Scienza e Conoscenza, Editing snc, trimestrale, febbraio 2012, n.39, Poste Italiane SPA, Sped. in Abb. Post. DL 353/2003 (Conv. in L. 27/02/04 art.1 Comma 1. DCB Forlì n. 67/2009

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2012...

Editoriale

per noi è solo l’inizio!

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I

l due di Gennaio, di ritorno dalle feste natalizie, abbiamo ricominciato il nostro amato lavoro in redazione con una particolare (e strana) carica energetica. Questo nuovo anno, appena iniziato, si sta infatti dimostrando per quello che sarà: emozionante, vitale e di grande svolta. Sarà che siamo entrati nell’età dell’acquario, sarà lo yoga kundalini che da mesi ci ricarica e rilassa, sarà che nel nostro ufficio una nuova meravigliosa vita sta nascendo in grembo ad una di noi, insomma questo duemiladodici è e sarà davvero un anno di rinascita. Grazie a questo “stato di grazia”, che sottende il nostro spirito di rinnovamento, giorno dopo giorno si avvicinano a noi nuove emozionanti realtà: professionisti di grande calibro intellettuale ci offrono i loro contributi, le loro ricerche nel campo della medicina naturale e integrata, della biologia, della fisica dei quanti applicata e delle nuove energie. Ed è per questa (strana) energia che ci vibra addosso che il primo numero del fatidico anno duemiladodici è dedicato all’Energia, quella con E maiuscola intensa in senso lato, che a volte sembra superare le più azzardate fantasie futuristiche ma che è già – oggi – inesorabile realtà. Questo numero 39, (che la numerologia associa al 3, numero della fortuna e dell’essere al posto giusto nel momento giusto) esce davvero in un momento “giusto” di grande crisi, economica, politica ma anche culturale e di valori, per fare da apripista a un nuovo modo di fare informazione che vede la crisi non come un evento negativo, ma come un’imperdibile opportunità. Così dalla crisi economica

europea nasce l’opportunità di rivalsa dei paesi emergenti; dalla crisi politica nascono nuovi modi di fare politica più efficace, locale e decentralizzata; dalla crisi delle nostre organizzazioni sociali competitive e individualistiche nasce un nuova energia empatica di condivisione, scambio e apertura e dalla crisi energetica nasce l’opportunità di vedere applicate alla vita quotidiana nuovi sistemi per l’estrazione di energia dal vuoto quantistico e per la fusione fredda. Ecco allora che la parola crisi, prende tutto un altro tono, si eleva e si incarna nel suo significato più vero – così come tradotta dalla lingua cinese – cioè opportunità. È nostro compito e missione sfruttare al massimo l’opportunità che ci viene concessa di informarvi cari lettori, di entrare in empatia, in totale connessione con voi e con chi, prima di noi e voi, ha lasciato una traccia indelebile nella storia (e nel futuro) della conoscenza umana: per questo siamo orgogliose di presentare in questo numero anche la figura e il lavoro di tre uomini di scienza dimenticati, incompresi e a volte misconosciuti come Giorgio Piccardi, Nikola Tesla, e Pierluigi Ighina. Direi che i presupposti per vivere un emozionante 2012 ci sono tutti. E che sia luminoso, vibrante e rinnovato, con l’augurio di sentirci sempre più parte dell’unisono che comprende il corpo, lo spirito, la materia, l’energia così come tanti altri elementi ahimé ancora sconosciuti. Buona lettura! Romina Alessandri

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Il dott. Navanish Prasad medico ayurvedico, primario dell’ospedale di Bangalore (India) tiene seminari in alcuni periodi dell’anno, presso il centro Sorgente. Per informazioni dettagliate chiamare lo 0547 326238

INDICE Scienza e Conoscenza è un marchio Macro Soc. Coop. Via Bachelet 65, 47522 Cesena (FC) www.macroedizioni.it Ideatore del progetto Scienza e Conoscenza Giorgio Gustavo Rosso Editore Editing snc Direttore Responsabile Marianna Gualazzi In redazione Marianna Gualazzi Romina Alessandri Erica Gattamorta Comitato Scientifico Massimo Corbucci (Fisico e Medico) Valerio Pignatta (Naturopata) Corrado Ruscica (Astronomo)

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Gestione, grafica e ufficio abbonamenti a cura di Editing snc Tel. 0547 347627 [email protected] Immagini www.shutterstock.com www.sxc.hu www.istockphoto.com Stampa Lineagrafica, Città di Castello

Nati per essere connessi A cura di Elsa Masetti Free Energy Roy Virgilio



Empatia: l’energia che muove il mondo Paolo Manzelli E-Cat: fusione fredda a portato di mano Davide Fiscaletti



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Giorgio Piccardi Uno scienziato particolare Costa, Papeschi, Larini 29 Tesla, Uomo del futuro Massimo Teodorani

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L’energia del ritmo Massimo Citro

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L’acqua e gli organismi viventi Intervista a Emilio Del Giudice Roberto Germano 42 Il Dott. Valesi risponde Vinceno Valesi

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Curarsi con l’ipoclorito di sodio Valerio Pignatta

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Depressione che fare? Urbano Baldari

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Un grande mistero geologico Sabrina Mugnos

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Distribuzione in edicola Italian Press (Milano) Hanno contribuito alla realizzazione di questo numero: Urbano Baldari Massimo Citro Mariagrazia Costa Davide Fiscaletti Roberto Germano Paolo Manzelli Elsa Masetti Sabrina Mugnos Massimo Teodorani Roy Virgilio Autoriz. Trib. Forlì N. 21 dell’8 luglio 2002 Numero 39 gennaio/marzo 2012 I° trimestre

La cellulosa utilizzata per la produzione della carta su cui è stata stampata questa rivista proviene da foreste amministrate

La cellulosa utilizzata per la produzione della carta su cui è stata stampata questa rivista è sbiancata senza l’uso di cloro. Questa carta è riciclabile

Le informazioni scientifiche, sanitarie, psicologiche, dietetiche e alimenatri fornite nella rivista Scienza e Conoscenza non comportano alcuna responsabilità da parte dell’Editore e del Direttore Responsabile circa la loro efficacia e sicurezza in caso di utilizzo da parte dei lettori. Ognuno è tenuto a valutare con buon senso e saggezza appropriate. Ognuno è tenuto ad assumere tutte le informazioni necessarie, confrontando rischi e benefici delle diverse terapie. Scienza e Conoscenza non dispone di notizie o dati diversi da quelli qui pubblicati.

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Nati per essere

connessi

La competizione e il suo modello, che ha avariato ogni settore fino alle relazioni più intime, è semplicemente una grande bufala. Noi siamo energia di connessione! Intervista a Lynne McTaggart A cura di Elsa Masetti

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crive Lynne McTaggart – giornalista scientifica, ricercatrice e autrice – nel suo blog: “La nostra generazione ha largamente abolito il senso religioso e comunitario sostituendolo con X Factor e internet; c’è poco da meravigliarsi se i nostri figli sperimentano il vuoto morale e un certo sradicamento”. Il suo ultimo libro prende piede da un evento accaduto a una delle figlie, sostituita all’ultimo momento, per la sua parte in uno spettacolo teatrale, da un’altra ragazza che ha barato sul suo curriculum. Quando l’autrice interroga la madre sull’accaduto, riceve una semplice risposta: «È così che vanno le cose!». La domanda che si pone Lynne allora è: «È così, ma deve continuare a esserlo?». Questo tipo di mentalità, dimostra l’autrice, è poco più che medievale e si basa su una visione del mondo di cui la scienza è la prima responsabile. Le scienze di frontiera, tuttavia, sono ora in grado di sostenere l’evidenza di una storia diversa da quella darwiniana del migliore e del più adatto. Questa nuova storia ci vede connessi, supportarci gli uni con gli altri, equanimi e leali. Nel tuo ultimo libro, The Bond (Macro Edizioni, 2011) sostieni che il punto non è nella cosa (nella particella, nel singolo, nell’individuo), ma nel legame – it is not in the thing but in the bond. Questa visione non è facile e immediata da cogliere. Che cosa intendi? 6 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Il mondo così come visto dalla scienza accademica è costituito da cose separate e autonome che operano con leggi fisse nel tempo e nello spazio. Certo, questa visione è stata poi amplificata dal lavoro di Charles Darwin, che ha spiegato che la vita si manifesta attraverso la lotta. Così egli ha creato essenzialmente un modello di scarsità, della sopravvivenza del migliore. Fu ispirato, del resto, da un periodo di esplosione della popolazione e di mancanza di risorse. È così che abbiamo acquisito una mente impostata sull’individuo, sull’individualismo e sull’individualità delle cose. Oggi le scienze di frontiera, in ogni area, dalla fisica alla biologia, dalla fisiologia all’antropologia, hanno scoperto che tra le particelle subatomiche, tra il nostro corpo e l’ambiente, tra ogni cosa e persona con cui veniamo in contatto, anche le nostre creazioni sociali, c’è un legame (bond). E per legame intendo una connessione così profonda che non si può dire dove termina una cosa e ne inizia un’altra. Quindi, affermi, che non possiamo essere senza quel legame? Noi siamo quel legame, in nessun senso del termine siamo individui. Noi siamo una relazione. Ora ti spiego usando l’esempio delle particelle subatomiche: la scienza continua a guardare a piccole, piccolissime particelle di universo, perché pensa che può spiegarlo scoprendo l’infinitamente piccolo. Prima hanno trovato gli atomi, poi le particelle subatomiche, poi

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Per legame intendo una connessione così profonda che non si può dire dove termina una cosa e ne inizia un’altra i quarks… i muoni e tutti questi nomi buffi, per realizzare alla fine che non si tratta di una particella, per quanto subatomica, poiché non è affatto una cosa. Esse non sono particelle, ma energie vibranti che sono scambiate avanti e indietro e viceversa, come in una partita di tennis. Quello che gli scienziati hanno concluso, quindi, è che non si tratta di cose, ma di relazioni. Guardando il nostro corpo, tendiamo a vederlo come autonomo e completamente autoformato dal suo DNA. Tuttavia gli scienziati

hanno ora scoperto che i geni sono come tasti del pianoforte e se vengono suonati o meno, dipende da svariate influenze fuori dal nostro corpo, dall’ambiente, dall’aria che respiriamo, dal cibo che mangiamo, dagli amici che frequentiamo. Le influenze esterne condizionano gli atomi dei geni, che a loro volta determinano se quel particolare tasto del DNA sarà schiacciato o meno. Quello che voglio dire è che non ci formiamo dall’interno verso l’esterno, ma viceversa. Il legame con il nostro ambiente personale, quindi,

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Intervista a Lynne McTaggart

crea le persone che siamo. Siamo creati da quel legame con l’ambiente. Sono quelle relazioni che accendono e spengono i nostri geni. Fisicamente saresti una persona diversa senza quelle specifiche relazioni. E non sto parlando del colore dei capelli e degli occhi. Gli esperimenti di epigenetica confermano pienamente l’attivazione dei geni da parte d’influenze ambientali, come il cibo che mangiamo per esempio. Riporto estesamente alcuni di questi studi nel mio libro. In che modo la tua visione si avvicina e si differenzia da quella di Bruce Lipton?

– e ci coccorrono qui svariate verifiche scientifiche. Si chiama “cronoastrobiologia” l’effetto del sole sulle cose viventi. Se prima si era scoperto che l’attività solare influenza soprattutto alcune parti del corpo umano – una di queste è il cervello – ora hanno verificato che influenza l’intero comportamento. Molte evidenze dimostrano che siamo influenzati dalle attività geomagnetiche. Esse aumentano o diminuiscono certi atteggiamenti e certi stati mentali. Di fronte a tali dimostrazioni, quindi, come possiamo continuare a pensare in termini d’individualità e non di appartenenza? Siamo piuttosto un superorganismo inter-

Noi siamo quel legame, in nessun senso del termine siamo individui. Noi siamo una relazione

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Il suo lavoro è totalmente focalizzato sull’epigenetica. La mia ricerca si apre a molti altri aspetti. Indago soprattutto – con il sostegno della scienza di frontiera – su ciò che noi pensiamo sia l’individualità, sulla storia che è stata creata intorno al fenomeno chiamato individuo. Un aspetto per me molto toccante della tua ricerca è quello relativo all’appartenenza, al bisogno di appartenere. Vuoi dire qualcosa a proposito? Ci hanno detto che siamo nati per essere egoisti e che abbiamo necessità di essere degli individui separati. Il mio argomento nel libro è: no. Ogni aspetto del nostro comportamento sociale mostra che siamo cablati (hard wired) per condividere, prenderci cura ed essere equanimi, cablati per connettere. Il nostro bisogno sopra ogni cosa è appartenere e siamo molto deboli se questo senso di appartenenza viene a mancare. A questo proposito possiamo guardare alla scoperta di uno dei tuoi compaesani: Giacomo Rizzolatti, il neuroscenziato che, lavorando con le scimmie, ha scoperto i neuroni specchio, ovvero la condivisione dei circuiti neuronali. Ora, partendo da questa sorprendente scoperta, valida anche per l’uomo, vediamo che gli stessi neuroni attivati dall’esecutore durante l’azione o l’insorgere di un’emozione, vengono attivati anche nell’osservatore delle stesse. La credenza che i nostri pensieri, quindi, siano completamente individuali cade: i pensieri sono nostri quanto di quelli che ci circondano. Per comprendere le persone che ci circondano dobbiamo stimolarle mentalmente e in un certo senso fonderci con esse. Guardiamo per esempio il comportamento del sole 8 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

galattico. Siamo totalmente interdipendendi e interconnessi. Questo dimostra di nuovo che la natura ci ha progettati non per competere, ma per connettere. Tuttavia, la storia che finora ci hanno raccontato, ha reso la competizione scontata, ovunque nel mondo. La competizione è il motore delle relazioni. Il modello imperante dice che se vuoi vincere, qualcuno deve perdere. Nel mio libro dico che dobbiamo cambiare questa credenza, in questo modo il mondo non può più andare avanti. Penso che siamo alla fine del periodo in cui tale credenza può sopravvivere. Ora, molto di ciò che ha funzionato, si dimostra disfunzionale e sta saltando in aria. Tuttavia abbiamo dovuto attraversare questo malinteso storico-scientifico, se così vogliamo chiamarlo. Avremmo potuto evitarlo? Non tutte le società conoscono la competizione allo stesso modo. Non tutte le culture sono competitive. Alcuni gruppi tradizionali, e anche i nostri antenati, hanno dimostrato che all’interno del gruppo poteva esserci una larga cooperazione. Ma se guardi a cosa ci è successo negli ultimi 300 anni vedi bene che c’è stato un movimento per rafforzare e definire una mentalità avversativa e competitiva tra singoli. C’è stata la rivoluzione scientifica che ci ha definito quali individui. Ricorda che all’inizio abbiamo dovuto creare la struttura, la storia che ci portasse a credere che siamo singoli, individualmente separati e la più grande influenza sull’uomo contemporaneo probabilmente è da attribuire proprio alla scienza. Il concetto di singolo, d’individuo è nato nel 1700 e Darwin con L’origine della specie ha completato l’opera. Da allora

Redshift: e dintorni Intervistaastronomia a Lynne McTaggart

è anche nato il concetto del migliore, del numero uno. E questo ha giustificato molte delle strutture culturali, sociali, economiche dominanti che oggi conosciamo. Nel sistema finanziario, per esempio, i pochi non hanno pensato ai molti, ma un gruppetto di persone selezionate ha creato strumenti finanziari instabili che hanno portato il sistema vicino alla distruzione. In molti dei cammini spirituali, e a misura dell’evoluzione attraverso i diversi livelli di coscienza, appare la necessità di cristallizzarsi prima nella nostra natura individuale per poi eventualmente dissolversi di nuovo in un campo più grande, più vasto. È questo il processo che anche la scienza sta attraversando? Credo di comprendere quello che vuoi dire. Non sto argomentando contro persone che vanno attraverso una scoperta individuale e spirituale della loro natura. Di fatto, nel libro parlo molto di come ognuno di noi abbia bisogno di imparare a vivere in modo più olistico e di cambiare la modalità d’entrare in relazione. Quello che intendo è: siccome ci autodefiniamo così tanto, costantemente focalizzati sul me, crediamo che la competizione sia necessaria per guidare il mondo e l’abbiamo esportata in ogni area della nostra vita.

Certo, esattamente. Ho scritto questo libro per offrire alla gente una storia diversa e dire che viviamo secondo una teoria sbagliata e questa è la nuova, che, di fatto, è antica, ma trova ora supporto in molta della nuova scienza. È recuperare terreno su quello che molti maestri spirituali hanno detto in migliaia di anni. Con questa nuova storia riconosciamo che quando condividiamo la nostra cura ed equanimità, “cresciamo” e quando non lo facciamo, quando entriamo in competizione, siamo deboli. Prima è necessario mostrare una nuova storia, poi arrivano i “nutrienti” per recuperare la connessione. E questo ci spinge a imparare a vivere in modo molto più olistico. Nel pensare esclusivamente a ottenere per me e nel guardare alle singole cose, ci viene a mancare la chiave sottile e la connessione tra le cose. E non tutte le culture – come dico nel libro – la vedono in questo modo. Qui, in Occidente, siamo abituati a focalizzarci sulla cosa, sull’oggetto centrale e questo è il modo con cui vediamo le relazioni. Ci è stato insegnato costantemente a guardare a noi stessi come singoli, a metterci al primo posto. Dobbiamo imparare che esistono molte versioni della realtà. Ci è stato insegnato che la nostra via è l’unica e che nessun’altra conta. La nostra visione deve essere la verità. Porto un esempio.

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Gli esperimenti di epigenetica confermano pienamente l’attivazione dei geni da parte d’influenze ambientali, come il cibo che mangiamo per esempio Abbiamo modelli altamente competitivi nell’educazione, la concorrenza è il motore centrale negli affari, nell’economia e spesso tale motore è presente anche nelle semplici relazioni, le quali diventano avversative in quanto basate sul modello del “se io voglio vincere tu devi perdere”. Se vinco deve essere a tue spese. Ora, l’altro aspetto di questa mentalità è: uffa, chi se ne importa, mi prendo cura di me e solo di me… Questa attitudine è molto pervasiva, per questo nel mio libro insisto sul fatto che questo schema mentale vada cambiato, perché ci sta uccidendo: toccheremo il fondo di quel tipo di vecchia mente visto che ci sta spegnendo come l’acqua il fuoco, spingendoci in una direzione contro natura. La natura ci connette spontaneamente l’uno all’altro. Siccome lo ignoriamo e abbiamo creato credenze sociali che ci vogliono l’uno contro l’altro, ora siamo nei guai, siamo deboli. Comprenderlo significa anche cominciare a soffrire di meno?

Conosco una persona che lavora come mediatore di pace e usa viaggiare in regioni dove ci sono forti conflitti sociali. Si trovava in terra palestinese, nei territori occupati. Stava lavorando con un’organizzazione che includeva entrambi: israeliani e palestinesi. A un certo punto ha sollevato una domanda: «Com’è possibile che lavoriamo così bene insieme?». E gli altri hanno risposto: «Perché abbiamo imparato a vivere con il paradosso». E lui ha aggiunto: «Che significa?». «Bene, ti faremo un esempio: i palestinesi scriveranno il paragrafo del conflitto narrando della lotta, dei morti, della fatica per creare i loro rifugi, dei disagi e dell’orrore di rimanere senza tetto. Gli Israeliani scriveranno lo stesso paragrafo raccontando della mortificazione, dell’estorsione della loro indipendenza, che di fatto gli era stata affidata alla fine dell’ultima guerra, e di quanto terribile sia non poter vivere in pace nella loro unica terra». E la “tragedia” è che entrambe le storie sono vere. (continua a pagina 12...)

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Intervista a Lynne McTaggart

C’è sempre almeno un’altra versione della realtà e anche questo significa imparare a essere olistici. Questa è la prima cosa. La seconda è come cambiare il modo di entrare in relazione, gli uni con gli altri, cessando di utilizzare l’altro per giochi personali e focalizzandoci davvero sulla relazione – letteralmente lo spazio tra di noi – in modo da conquistare un diverso tipo di prospettiva e fare il necessario per andare incontro all’altra persona. In che modo l’idea scientifica d’indeterminazione – il fatto che non puoi mai conoscere pienamente tutto su una particella subatomica – s’interfaccia con lo sforzo enorme, in risorse umane e denaro, intrapreso da chi persegue il modello standard, per cercare proprio quel tutto? Arrivo a una risposta in modo indiretto, poiché mi rendo conto che è necessaria una parentesi sui luoghi comuni della scienza. Pensiamo alla scienza come a un qualcosa di assolutamente vero: di fatto ogni nuova scoperta rende quella a monte dubitabile e talvolta obsoleta. Così, la fisica quantistica è una delle spiega-

zioni accettabili. Tuttavia, sebbene i fisici quantistici diano per buono il concetto d’indeterminazione, non puoi sapere niente su una particella quantistica finché non procedi a una sorta di misurazione e, solo a quel punto, diventa qualcosa di reale, non solo un potenziale. Così, il mondo scientifico intorno alla fisica quantistica, in questo momento, crede che la particella sia, in concreto, inconoscibile perché non è ancora in atto, è soltanto in potenza. E magari, in futuro, scopriremo che è sbagliato e qualcosa d’altro prende il suo posto e avremo a quel punto una comprensione migliore. Tuttavia questo è ciò che sappiamo ora. Anche il modello standard è solo una cruda approssimazione di ciò che c’è. Prendi per esespio la materia oscura. Gli scienziati dicono che non sappiamo praticamente niente del 95% dell’universo o qualcosa di simile. Ora, questo è straordinario: siamo appena agli inizi. Quindi è oscura, poiché è davvero oscura, nel senso che non sappiamo niente a proposito? Esattamente – (ridendo).

C’è sempre almeno un’altra versione della realtà e anche questo significa imparare a essere olistici

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Libri di Lynne Mc Taggart The Bond Il Legame Quantico esistenza La mappa per cambiare la tua vita e vivere in armonia con gli altri e la natura Macro Edizioni, 2011 La Scienza dell’Intenzione The intention experiment. Come usare il pensiero per cambiare la tua vita e il mondo Macro Edizioni, 2008 Ciò che i Dottori non Dicono La verità sui pericoli della medicina moderna Macro Edizioni, 2005 Cercali in libreria o su www.scienzaeconoscenza.it - Letture consigliate 12 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Scrivi nel tuo ultimo libro: «mi auguro di risvegliarti a chi sei veramente!». Devo supporre quindi che tu sia risvegliata. Lo sei? Beh, io sono solo una messaggera, (non affermo un mio risveglio o come perseguirlo), segnalo un certo tipo di lavoro che andrebbe fatto per uscire dal vecchio tipo di mente. Offro due cose in The Bond: una è una nuova porta scientifica e l’altra è una blue print dell’area in cui io penso sia necessario cambiare. Penso a un approccio più olistico, a come relazionarci più olisticamente, a come allargare la visione di ciò che pensiamo di essere, a come avvicinare le persone verso un obbiettivo più grande (vedi capitolo 11) e anche a come trasformare il nostro scopo, così che non sia cosa c’è qui per me o come ottenere per me, ma come posso essere al servizio, come posso essere il cambiamento che è in corso. Quello che davvero suggerisco nel libro è come cambiare il nostro disco rigido interno. Il nostro hard drive ora è basato sulla visione di essere un individuo e dal paragonarsi. Questo è il programma in atto, e io dico che va cambiato. Sto lavorando insieme a molti altri per cambiare tale programma e quello che cerco di fare con il mio ultimo

Intervista a Lynne McTaggart

C’è dell’energia trattenuta, qui e là, e noi siamo quei nodi di energia nel grande campo, nella grande ragnatela libro è capire ciò che, a mio avviso, stiamo sbagliando e in quale diversa direzione penso si debba andare. Il solo scrivere il libro mi ha trasformata interiormente, come anche scrivere The Field.

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È affascinante seguirti nel tuo chiarire e documentare scientificamente che di base la materia invece che essere una piccola, piccola particella è una relazione tra due energie e il campo di fondo. Assomiglia al modo in cui veniamo alla vita nella carne. Ti pare? Inoltre, secondo te, questo qualcosa arriva a essere percepito da una connessione nello spazio tra una grande ragnatela (web) d’energia di fondo e un piccolo nodo d’energia. E solo ciò che è osservato viene alla luce. Potrebbe facilmente apparire che la materia-carne è illusoria e che vivere sia un semplice nodo d’energia che attende di sciogliersi nella grande ragnatela? Si, è così, siamo energia subatomica, siamo fondamentalmente la stessa cosa. Tuttavia percepiamo noi stessi, ci sentiamo reali, non penso che possiamo dire che la materia-carne sia illusoria. La carne non è semplicemente illusoria, ma il nostro senso di separazione lo è. Poiché non vediamo tutte le vibrazioni delle particelle sub atomiche, fuori e dentro di noi, fatichiamo a comprendere che c’è dell’energia trattenuta, qui e là, e noi siamo quei nodi di energia nel grande campo, nella grande ragnatela, come dici tu.

intervistato ( Abbiamo Lynne Mc Taggart Brillante conferenziere, giornalista e scrittrice di fama internazionale, Lynne McTaggart è esperta di scienze di frontiera e di medicina alternativa. Dirige insieme al marito l’associazione “What the Doctors Don’t Tell You” ed è conosciuta per la pubblicazione di importanti libri, riviste e saggi di salute e spiritualità. Attualmente Lynne McTaggart vive in Inghilterra insieme al marito e alle due figlie.

Quale sarebbe nel tuo cuore di madre il più grande augurio/speranza per le tue figlie? Oh mio dio, questa sì che è una grande, grande domanda. Il mio più vibrante pensiero per loro è… che siano in grado di entrare in connessione con lo spazio del cuore verso tutti e tutto ciò che le circonda, libere da qualsiasi senso di competizione. La mia più grande speranza per loro penso sia che possano essere pienamente loro stesse, perché sono entrambe due ragazze straordinarie, in modi molto diversi, e spero che possano realizzare ciò e incoraggiare a loro volta la connessione, sperimentandola veramente nella loro vita. Gioire del senso di connessione. Il mio migliore augurio è che crescano in un mondo migliore di questo ed entrino in sintonia con l’immensa responsabilità di un mondo più felice, perché sono due ragazze, insieme a molte/molti altri, in un mondo in crisi.

A cura di Elsa Masetti Elsa Masetti facilita sessioni individuali e di gruppo di costellazioni familiari. Ha inserito questo tipo di approccio sistemico in un percorso chiamato “relazionarsi con amore”: www.elsamasetti.it. Collabora a Cesena con il poliambulatorio Kimeya, che propone dal 28 ottobre un corso serale sull’“educazione alla genitorialità”, utilizzando principalmente la sistemica delle costellazioni familiari. Info: 0547 610024. Collabora inoltre con l’associazione Essenzia. Il percorso qui proposto si chiama “Relazionarsi con Amore”. Esso prevede una serie di weekend che includono la sistemica di Hellinger, il mindfulness, l’indagine di credenze limitanti, la neobioenergetica e altri strumenti utili per imparare a riconoscere l’amore, di fatto sempre presente, seppure perso di vista, “interrotto”, mascherato. Per info: 3343828029, [email protected]

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Free Energy L’energia dell’universo a disposizione dell’uomo

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Roy Virgilio

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Free Energy

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a nostra società è basata sul sistema della scarsità. La scarsità serve per mantenere in vita l’apparato commerciale, serve per dare un valore economico alle cose. Più una cosa è scarsa e più può valere. Per questo, chi riesce a controllare l’abbondanza di un bene ne può, di fatto, scegliere il prezzo commerciale. Siamo così assuefatti a questa realtà che persino l’acqua, uno tra i beni più disponibili sul nostro pianeta, è stato fatto diventare scarso, imbottigliato e venduto

a prezzi che consentono enormi profitti. Attenzione, il prossimo passo potrebbe essere l’aria… In questo contesto, ecco che un altro bene per eccellenza, l’energia, è mantenuto in uno stato di scarsità cronica. L’uso massiccio di una fonte esauribile e non rinnovabile, quale i combustibili fossili, e la profonda convinzione che sia insostituibile, mantengono il mondo intero schiavo di una condizione in cui l’energia è scarsa, inquinante e costosa. E se da un lato il messaggio che passa è quello di consumare meno energia possibile, dall’altro i bisogni indotti spingono a non poter fare a meno di questa energia. Così facendo, la responsabilità dello spreco e dell’inquinamento viene trasferita sull’utilizzatore ultimo, la gente comune, e tolta da chi questo sistema lo crea e lo mantiene. Ma è vero che l’energia (in grandi quantità) è estraibile solo da risorse finite e inquinanti? Non esiste un qualche tipo di energia talmente abbondante da poter essere considerata illimitata e, soprattutto, pulita e a basso costo? Sempre più spesso, soprattutto nel mondo di internet, si sente parlare di Free Energy. Questo termine, che letteralmente vuol dire “Energia Libera” in realtà raccoglie in sé diversi significati, potenzialità e speranze. Ma è vero che può esistere una fonte energetica che possegga queste caratteristiche? È solo una chimera irraggiungibile, un “Santo Graal” che si ricercherà a vuoto per sempre o ha delle basi scientifiche che ne supportano e accolgono la possibile esistenza? Per cercare di scindere i desideri dalle concrete possibilità, iniziamo la nostra ricerca nella fisica quantistica. Senza scendere in particolari difficilmente comprensibili o che richiederebbero almeno un libro per essere descritti, cercherò di fornirvi le basi scientifiche che consentono l’esistenza della free energy e del suo eventuale sfruttamento a scopo energetico.

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Free Energy Collisione di due onde solitarie di Rortewag-deVries (tratta da fisica.uniba.it)

Il “Vuoto” è pieno

Partiamo dalla base, dallo spazio che ci circonda ovunque. Bisogna sapere che è stato ben verificato che il “vuoto”, il vuoto quantistico, non è per nulla vuoto. Come l’atomo, che letteralmente significa “indivisibile”, è invece frazionabile in nucleo ed elettroni e in altre decine di particelle più piccole, così il vuoto continua a chiamarsi vuoto solo per ragioni storiche, ma è esattamente l’opposto del suo significato. È un continuo ribollire di particelle ed energia che fluttuano, appaiono, si annichilano e scompaiono al “livello zero” di tutto l’universo. Il vuoto quantistico è in effetti un supporto per tutte le altre particelle, come il mare è il supporto per qualsiasi corpo o nave che vi galleggi sopra. E questa fluttuazione, questa vibrazione, è sempre presente, anche allo zero assoluto (-273,15°C) quando tutto dovrebbe essere congelato e immobile. Da qui il nome di “energia di punto zero”. Quindi il vuoto è ovunque, ma non è vuoto. Possiede una sua quantità di energia e interagisce con tutto ciò che esiste nell’universo. Fin qui il concetto è assodato scientificamente. Ma, per tornare alla Free Energy, la domanda fondamentale è: possiamo sfruttare quest’energia per fargli fare del lavoro utile? Possiamo rendere organizzata questa forma di energia altamente caotica e sfuggente? Se riusciamo a imbrigliare l’energia del mare (in verità ancora quasi per niente!!) potremmo fare la stessa cosa con il vuoto? Per cercare di rispondere, voglio portare alla vostra attenzione due particolari effetti fisici già dimostrati che, se sfruttati opportunamente insieme, sembrano poter aprire delle possibilità interessanti.

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L’onda solitonica

Vi è una particolare equazione sviluppata dal matematico premio Nobel Erwin Schroedinger (1) che permette un risultato molto interessante. Infatti consente che un’onda si possa auto-sostenere e propagare senza scambiare energia col mezzo che attraversa (quindi senza perdere energia nel tragitto). Nella pratica tali onde sono state osservate e successivamente descritte matematicamente nel 1895 da due matematici olandesi, Korteweg e De Vries che, grazie a equazioni non lineari, misero su carta le seguenti particolarità delle onde solitoniche: • vi è una dipendenza diretta tra la velocità e l’ampiezza dell’onda; • sono onde non dispersive, la loro forma rimane inalterata nella propagazione (possono attraversare enormi distanze con minima perdita di energia); • hanno comportamento particellare (infatti quando due onde singole collidono, esse non si disperdono o rompono, ma si attraversano reciprocamente acquisendo soltanto una variazione di fase). 16 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

La validità di queste teorie viene confermata nel 1993 da ben due esperimenti. Il primo è effettuato dai laboratori “NTT” (Nippon Telegraph and Telephone Corporation) che hanno trasmesso un solitone per 180 milioni di chilometri in fibra e il secondo dai laboratori “Bell Labs” negli USA che, usando un sistema solitonico, riescono ad inviare 10 miliardi di bit/sec. lungo 20.000 km di fibra. Col solitone, l’onda anomala che si propaga indefinitamente senza decadere, ecco che anche la trasmissione d’energia senza fili a distanza, come nei casi legati alle esperienze di Tesla, potrebbe essere possibile economicamente (elevato rendimento), e senza avere controindicazioni (inquinamento elettro-magnetico).

L’effetto Aharonov-Bhom

Come ben sappiamo i campi elettrico (E) e magnetico (B) influenzano tutte le particelle non neutre che attraversano la regione di spazio ove è attivo il campo stesso. Nel 1959 Yakir Aharonov e David Bhom pubblicarono su ‘Phisical Review’ (2) una teoria secondo cui il solo potenziale vettore (A) può influire sulle particelle senza che sia presente nessun campo e hanno dimostrato con esperimenti pratici che ciò è possibile (3). In due parole, ciò significa che in una zona dove non è presente nessun campo elettrico E né magnetico B (E=B=0), il potenziale vettore A può essere diverso da 0, modificando quindi il comportamento delle particelle che passano in quella regione. Pertanto, usando le equazioni d’onda di Shroedinger, si possono ricavare dei potenziali (ovvero delle quantità sfruttabili). Successivamente, Aharonov e il fisico J. Anandan si spinsero ancora più avanti, affermando che la modifica di fase è libera da costrizioni adiabatiche (cioè lo scambio di energia è ammesso) anche se legata esclusivamente al mondo particellare. Le particelle possono essere dei semplici elettroni,

Free Energy Schema semplificato di sfruttamento principio Aharonov-Bhom

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Il vuoto: un continuo ribollire di particelle ed energia che fluttuano, appaiono, si annichilano e scompaiono al “livello zero” di tutto l’universo come quelli sparati nei tanti esperimenti che hanno confermato questi effetti quantistici o, come abbiamo appena visto, anche delle onde solitoniche, che hanno comportamento particellare. Ed ecco che creando un circuito elettromagnetico con una giusta combinazione di magneti permanenti, bobine, nucleo microcristallino e impulsi solitonici, qualcosa di affascinante accade. Infatti il campo magnetico creato dal solitone, che si muove quasi alla velocità della luce, crea una tensione indotta nella bobina (E=-dA/dt). La bobina non ha un valore induttivo ma è comunque un circuito chiuso sul nucleo (quindi soddisfa l’effetto AB). Il solitone che trova nella sua strada la bobina, per di più quando esiste un potenziale vettore A costante (fornito dal magnete), fa emergere una tensione (equazione di Schroedinger per effetto AB) che sarà proporzionale al numero di anelli della bobina, al valore energetico del solitone e al valore di A dato dal magnete permanente. A questo punto, usando due bobine di controllo, si possono creare dei solitoni opposti e, trovando la frequenza di risonanza adatta, il rendimento salirebbe. In questo modo il potenziale d’uscita raggiunto potrebbe essere rafforzato sia dalle bobine di controllo, sia dallo stesso effetto AB, creando così più tensione sulla bobina. Si va a creare un effetto a catena che, lavorando come una pompa ad alto potenziale, potrebbe “estrarre” energia dal vuoto grazie al mantenimento di uno stato di disequilibrio energetico, che l’universo tenderebbe a colmare per raggiungere lo stato di minima energia. Queste potrebbero essere alcune condizioni di base adatte ad estrarre l’energia libera contenuta nel vuoto quantistico, rendendola disponibile per uno sfruttamento reale (4).

Overunity e C.O.P.

Sul Web impazzano video e foto di sistemi meccanici e magnetici, che dichiarano di essere riusciti in questo “miracolo” e di ottenere più energia in uscita di quanta ne necessitano in entrata, ovvero, sfruttando l’energia di punto zero, di conseguire la tanto agognata “overunity”. Intanto c’è da fare un chiarimento: di per

sé l’overunity non è nulla di fantascientifico. Esistono in commercio decine di sistemi overunity, ovvero che emettono più energia di quanta ne richiedono. Dalla semplice “pompa di calore” che fa funzionare il nostro frigorifero o impianto di riscaldamento (in genere emettono dalle 2 alle 4 volte l’energia richiesta), al pannello fotovoltaico che addirittura possiede un C.O.P. (Coefficiente di performance) che è infinito, visto che crea energia senza essere alimentato. Se non sapessimo che capta ed emette l’energia ottenuta dal sole penseremmo di aver trovato un sistema che violi il principio di conservazione dell’energia. Ma ovviamente nessuno si sogna di affermare questo né per i pannelli fotovoltaici e né per nessuna pompa di calore o altri apparati overunity oggi accettati. Perché invece questi fantomatici sistemi “Free Energy” sono visti come bufale senza speranza? Semplicemente perché cercano di ottenere l’energia dal vuoto quantistico, l’energia di “Punto Zero”. Cosa che fino ad ora, almeno che si sappia, nessuno è mai riuscito a fare almeno in maniera replicabile. Questo però, come abbiamo visto, non vuol dire che sia impossibile. Certamente l’approccio molto casereccio, spesso troppo superficiale degli apparati presentati sul web e la mancanza di solide basi scientifiche dei ricercatori che si cimentano in queste scoperte di confine, produce l’effetto di danneggiare tutto il settore e così quasi sempre l’argomento è trattato con un atteggiamento di discredito e incredulità. Ma nella marea di accrocchi effettivamente inutili, si nascondono progetti, prototipi e persone molto valide.

Gli apparati esistenti

Nel mio percorso di ricerca delle energie di confine mi sono imbattuto in molti sistemi banali e inconcludenti, ma anche in progetti molto interessanti. A partire dal sistema a moto perpetuo di Finsrud (5) una vera opera d’arte che sembra realizzare il moto perpetuo (senza però possibilità di ottenerne energia), al M.E.G. (Motionless Electromagnetic Generator) (6) coperto da due brevetti negli USA, al sistema

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Free Energy

L’approccio molto casereccio, spesso troppo superficiale degli apparati presentati sul web e la mancanza di solide basi scientifiche dei ricercatori che si cimentano in queste scoperte di confine, produce l’effetto di danneggiare tutto il settore

Prototipo di M.E.G. realizzato a cura del sito Progettomeg.it

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Letture Consigliate Roy Virgilio Biocarburanti Fai Da Te Conoscere, produrre, e utilizzare i combustibili vegetali per la propria auto AAM Terra Nuova 2007 Lynne McTaggart Il Campo del Punto Zero Macro Edizioni, 2008 Giuseppe Zella Wireless Tesla Elettricità senza fili Sandit, 2009 Cercali in libreria o su www.scienzaeconoscenza.it - Letture consigliate 18 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

“O.R.B.O.” della società Steorn (7) che nonostante diversi problemi e ritardi continua ad essere sviluppato mostrando anomalie difficilmente spiegabili. Probabilmente questi ultimi due sistemi potrebbero fornire una prima valida strada per l’estrazione dell’energia di punto zero, ma attualmente nessuno dei prototipi che ho analizzato e seguito ha di fatto avuto successo nel suo compito. Per adesso. Ma ogni passo effettuato in questa direzione è un tassello in meno da dover scoprire affinché il quadro complessivo delle conoscenze riesca a fornire il primo estrattore di Free Energy. Inoltre lo studio e l’applicazione pratica di questi principi scientifici porta a strade parallele non previste. È il caso, ad esempio, del motore elettrico che sfrutta il principio del “Parallel Path”. Grazie a costanza, condivisione delle conoscenze e una buona dose di manualità e competenza elettronica due ricercatori romani, che inseguivano il sogno di realizzare un congegno Free Energy, hanno ottenuto non un motore overunity ma uno con un’altissima efficienza, una semplicità costruttiva notevole (quindi bassi costi di realizzazione), e delle proprietà tecniche interessantissime che potranno aiutare il settore dell’automotive elettrico a superare i problemi di bassa autonomia. Il prototipo, sviluppato in libera collaborazione sul forum Energeticambiente.it (8), una volta raggiunta una certa maturità è stato portato per dei test e verifiche presso l’università di Tor Vergata, dove ha suscitato estremo interesse per le sue peculiarità. Oggi il motore è in fase brevettuale presso l’Università e in sviluppo per produrre un motore hub per scooter elettrici. Questo è un esempio di come le scoperte o i miglioramenti tecnici possano davvero nascere negli scantinati e crescere sul web grazie alla grandissima forza di interazione e condivisione delle informazioni di questo canale. Se le persone che sviluppano questi sistemi lo fanno con onestà e posseggono le basi fondamentali per affrontare i problemi con cognizione di causa e competenza, ecco che non ci sono limiti all’intuizione e alle scoperte possibili. Quello dello sfruttamento dell’energia di punto zero è un prossimo traguardo che la fisica stessa ci dice possibile da raggiungere e

Free Energy

Quello dello sfruttamento dell’energia di punto zero è un prossimo traguardo che la fisica stessa ci dice possibile da raggiungere e che metterà a disposizione dell’umanità un’energia pressoché illimitata che metterà a disposizione dell’umanità un’energia pressoché illimitata, disponibile ovunque e a bassissimo costo. La strada è tracciata, la struttura teorica è presente. Manca solo la chiave di volta. Chi la troverà potrà cambiare il destino dell’umanità. Buona ricerca a tutti!

Ancora dubbi sulla FUSIONE FREDDA?

Note

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(1) http://it.wikipedia.org/wiki/Erwin_Schr%C3%B6dinger (2) Physical Review Vol. 115 n. 3 del 1 agosto 1959. (3) http://it.wikipedia.org/wiki/Effetto_ Aharonov%E2%80%93Bohm (4) Per approfondire: http://www.progettomeg.it/specifiche12. htm (5) www.progettomeg.it/finsrud_progettomeg.htm (6) Per approfondire: www.progettomeg.it/tecnica2006.html (7) Per approfondimenti: http://www.energeticambiente.it/ apparati-meccanici/14715902-steorn-vivo-e-sembra-facciasul-serio.html (8) le diverse discussioni che racchiudono la storia e lo sviluppo di questo prototipo sono raggiungibili nella sezione Parallel Path di energeticambiente.it: http://www.energeticambiente.it/parallel-path

Scritto da Roy Virgilio Si occupa di Energie Rinnovabili classiche e di confine da più di dieci anni. È fondatore del sito Progettomeg.it che analizza fonti energetiche poco conosciute quali la Fusione Fredda, e del principale Forum italiano sulle energie pulite EnergeticAmbiente.it. È socio fondatore dell’associazione ONLUS “EnergoClub” per la riconversione energetica del pianeta. È autore dei libri Biocarburanti Fai Da Te (AAM Terra Nuova) e Fusione Fredda: cos’è e come funziona.

Richiedici Scienza e Conoscenza n. 33! Ecco alcuni argomenti Fusione Fredda: ovvero la grande opera moderna - di Luca Picco La coerenza del plasma: nuova energia dal nucleo - di Domenico Cirillo Discredito Patologico sulla Fusione Fredda - di Roberto Germano Sonofusione: la fusione in un bicchier d’acqua intervista a Walter Bonivento Gli esperimenti del Quantum Rabbit Lab - di Edward Esko Ciack si fa fisica: esce il film sulla teoria del Vuoto Quantomeccanico - di Massimo Corbucci

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Empatia

l’energia che muove il mondo Sintonizzarsi Empaticamente con l’arte e la scienza Paolo Manzelli

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L

a regolazione delle emozioni condivise è un processo fondamentale nella nostra vita sociale ed economica. La possibilità di regolare le proprie emozioni mediata dall’apprendimento cosciente delle funzionalità dei neuroni specchio, puo essere indotta ed appresa socialmente dalla capacita innovativa dell’arte e della musica di sviluppare un’empatia estetica e musicale risonante con le necessità di sviluppo. La crescita di forme di empatia rispecchianti le necessita di solidarietà sociale, economica ed ambientale fa parte dell’ambizioso progetto di R&D (ricerca e sviluppo) del gruppo Quantum Art Italy, che si è proposto di sperimentare una strategia internazionale di innovazione basata sugli studi e sulle ricerche relative all’emancipazione del ruolo dell’arte nella futura società della conoscenza empaticamente condivisa.

Premessa

L’empatia è quel tipo di induzione reciproca di un sentimento che stimola a immedesimarsi negli stati d’animo del prossimo e che consente di imparare per imitazione. Le recenti scoperte nel campo delle neuro-scienze hanno messo in luce l’attività dei Neuroni Specchio che sono sensibili ad interpretare sensazioni inter-soggettive comunicate a distanza, che determinano le capacita di vita sociali tra le specie viventi piu evolute. Tale recente scoperta scientifica ha messo in dubbio la tesi che l’uomo sia determinato geneticamente quale essere naturalmente egocentrico e quindi poco adatto a relazionarsi con gli altri in maniera empatica, percependone i sentimenti di amicizia e di amore, così da divenire 22 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

capace di emularne i comportamenti, ivi compresi quelli di solidarietà e di altruismo che sono necessari a determinare un futuro comune e condiviso. L’empatia (da: En=dentro e Phatos= sentimento) è pertanto l’espressione di un’attività neurologica inclusa nella naturalezza biologica del cervello umano, la quale pertanto potrà trovare una sua maturazione nel divenire sociale in un mondo globalizzato. Ciò potrà di fatto avvenire solo e soltanto modificando sostanzialmente la cultura e l’apprendimento, al fine di determinare un rinnovato sviluppo economico e sociale definito in termini di Empatia Sociale, finalizzata nel trovare corrispondenza verso una nuova neuro-economia, fondata sulla solidarietà e sulla cooperazione internazionale, così come oggi risulta storicamente necessario per favorire una cultura adeguata all’evoluzione cerebrale dell’uomo e della donna nella nostra epoca della globalizzazione dei mercati. Alla luce di questo nuovo approccio, Jeremy Rifkin propone una radicale rilettura dell’economia meccanicistica che è stata propria dell’epoca industriale, oggi in netta fase obsolescente, per sostituirla con una nuova concezione delle Scienze della Vita, proprio in quanto l’era della globalizzazione si associa ad una potente transizione che è quella dell’era dell’informazione interattiva, la quale, per risolvere gli attuali problemi dei limiti dello sviluppo, dovrà fondarsi sull’empatia, ovvero sulla capacità di immedesimarsi, con uno spirito egualitario, nelle esigenze, così come nelle situazioni e negli stati d’animo, degli altri popoli della Terra, in modo da definire nuovi paradigmi inter-culturali ed economici più rispondenti alla sostenibilità e solidarietà sociale ed ecologica, in un mondo di condivisione globale delle conoscenze.

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L’empatia è quel tipo di induzione reciproca di un sentimento che stimola a immedesimarsi negli stati d’animo del prossimo e che consente di imparare per imitazione La Scienza dell’Empatia

Le basi scientifiche della empatia, viste in relazione alle attività neurologiche della percezione, sono state prese un considerazione dagli studi e ricerche sull’evoluzione neuronale prodotte e diffuse dall’Associazione Telematica di Ricerca & Sviluppo Egocreanet, allo scopo di produrre strategie di innovazione utilizzando delle potenzialità di integrazione cognitiva tra arte e scienza. In tale contesto di studio ci siamo resi conto di come l’empatia sia una delle più potenti emozioni, che la societa e la scienza putroppo hanno voluto ignorare, proprio per il suo effetto di azione simultanea ed a distanza di percezioni condivise, per certi aspetti simili alla “telepatia”, che riguarda la comunicazione simultanea del pensiero.

Per esplorare la realtà dell’interscambio simultaneo di informazione, sia che siano di senzazioni empatiche che quelle di maggiore complessità che riguardano il pensiero, bisogna innanzitutto porsi il problema di giustificare il concetto di simultaneità di un’azione, già presa in considerazione nell’antica filosofia Greca come empatheia. Se infatti abbiamo come costante riferimento paradigmatico un mondo euclideo, strutturato in coordinate cartesiane (xyz,t), con tre componenti per lo spazio (xyz) e una sola componente lineare per il tempo (t), allora la simultaneità degli eventi è possibile solo come occasione casuale, che pertanto non può avere un’intezionalità di azione condivisa tra due entità distanti, siano esse uomini o cose che interagiscono. Pertanto l’Empatia, come

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Empatia ed Energia

immediata comunicazione di sensazioni e sentimenti tra due o piu persone, e la Telepatia, come contemporanea comunicazione di pensiero, non hanno alcun senso per la scienza che segua come unico riferimento il paradigma spazio-temporale trattato per la prima volta da Euclide. Il problema della Simultaneità non casuale di azioni a distanza è divenuto recentemente il problema cardine del superamento della meccanica quantistica. Infatti quando era permessa dalla separazione assoluta tra Spazio e Tempo della meccanica classica, allora era ammissibile che la velocità della luce potesse divenire infinita nel vuoto, così che la simultaneità di due o più eventi che si verificano nel medesimo istante era permessa, poiché diveniva anch’essa una proprietà indipendente dal sistema di riferimento dello spazio/tempo Euclideo. Ma, quando l’insuperabilità della velocità della luce, misurata a livello locale sulla terra, venne estesa come principio generale per ogni trasferimento di energia quantizzata nell’Univer-

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Per comprendere l’empatia, intesa come la scintilla che fa scaturire l’interesse umano per gli altri, per poi maturare come il collante che rende possibile una vita sociale armoniosa, diventa necessario un processo di ristrutturazione trans-disciplinare dei saperi so, allora la Simultaneità non casuale degli eventi è stata ritenuta un evento impossibile, in quanto solo occasionalmente probabile. Infatti anche nella meccanica quantistica il tempo è lineare, quindi l’ordine degli eventi deve comunque rispondere ad una successione irreversibile di istanti che si susseguono in una serie binaria di un prima ed un dopo, così che in tali condizioni gli eventi simultanei possono solo essere dovuti a coincidenze casuali. Tale atteggiamento cognitivo nei riguardi della Simultaneità rende paradossale il fatto che quotidianamente percepiamo simultaneamente una dinamica di eventi guardano ciò che accade intorno a noi. Pertanto tale considerazione sulla percezione pone numerose problematiche, che si accentrano sul problema di rivedere le logiche scientifiche della meccanica quantistica, ancora basate sul paradigma di origine Euclideo, nel quale si assume l’unicità lineare del tempo in relazione allo spazio. La simultaneità della comunicazione è stata nell’arte il fulcro della rappresentazione dell’immaginario futurista. Infatti il Futurismo espresse tale problematica della simultaneità percettiva, traducendola in modalità innovative di condivisione estetica, proprio al fine di far comprendere la concomitanza visiva del vicino e del lontano, in contrasto con la scienza meccanica per la quale il vicino è presente e ciò che è lontano corrisponde a ciò che è avvenuto prima e quindi assume la connotazione di memoria del 24 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

passato. Così che quardando le stelle sempre piu lontano, la scienza assume di poter avvicinarsi alla percezione originaria del Big Bang. In vero, nella scienza, la problematica della possibilità di eventi che conducano ad accettare la Simultaneità non casuale degli eventi fu per primo posta da Erwin Shroedinger (1935) trattando della possibile compenetrazione (entanglement) dei fotoni. Due o piu fotoni (P1,P2) in origine tridimensionali, possono collidere e sovrapporsi dando origine ad un cambiamento strutturale che assume la forma di un doppio campo stazionario di esistenza. In questa bidimensione dello spazio e del tempo (Cronotopo non piu Euclideo detto di Minkowsky) la coordinata del tempo si spezza in due tronconi antiparalleli ; che va dal passato al futuro, mentre l’altra sezione , viceversa va dal futuro al passato. Tale duplice disposizione della reversibilità del tempo non è sequenziale, ma contrapposta in direzione; pertanto nella bidimensionalità di un campo di entanglement fotonico, può effettivamente coesistere il parallelismo che genera la simultaneità non occasionale tra tempi di origine diversa, uno in relazione alla linea del passato e l’altro in relazione all’opposta linea direzionata verso il futuro. Pertanto dobbiamo considerare che, nella visione oculare, i fotoni della luce non solo vanno ad interagire con i coni e i bastoncelli determinando il processo di costruzio-

Empatia ed Energia

Bibliografia Online Empatia ed Arte http://www.edscuola.it/archivio/lre/Quantum-Art.pdf http://dabpensiero.wordpress.com/2011/04/17/arte-e-scienzaquantistica-nella-civilta-dellempatia/ Simultaneità http://www.steppa.net/html/scienza_arte/scienza_arte21.htm What Means Life http://www.edscuola.it/archivio/lre/what_means_life.htm Mondi simultanei http://www.edscuola.it/archivio/lre/mondi_simultanei.htm Percezionedella realtà http://www.caosmanagement.it/art67_03.html Tra il Buio e la Luce http://www.caosmanagement.it/n54/art54_05.html

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QAGI http://www.edscuola.it/archivio/lre/ QAGI_Impresa.pdf

ne della percezione visiva, ma essi possono anche compenetrarsi tra di loro generando l’effetto di entanglement quantistico, che permette la comunicazione simultanea a distanza, nell’area di estensione del campo di energia di informazione, la quale è recepibile e quindi riflessa internamente nel circuito neuronale dalla peculiarità funzionale di controllo della rappresentazione percettiva dei Neuroni Specchio. Quindi, per comprendere l’empatia, intesa come la scintilla che fa scaturire l’interesse umano per gli altri, per poi maturare come il collante che rende possibile una vita sociale armoniosa, diventa necessario un processo di ristrutturazione trans-disciplinare dei saperi capace di superare la tendenza riduzionista della scienza meccanicista. Tale nuovo atteggiamento è quello proprio delle strategie di sviluppo generativo della futura societa della conoscenza messe in atto dall’associazione telematica Egocreanet e dalle attività congiunte attuate in sinergia con il gruppo QAGI di arte Quantistica e scienze cognitive. Nel quadro di tale Strategia Empatica di costruzione della società della conoscenza condivisa, l’arte e la scienza sono esenti di quel tratto di auto-referenzialita individualista ed accademica che le ha caratterizzate entrambe durante l’epoca industriale, in quanto oggi, assieme, arte e scienza, si correlano sinergicamente alle strategie di innovazione sociale ed economica dell’open innovation e della disruptive innovation. Ciò comporta una radicale modifica del ruolo di guida empatica dell’artista, visto in termini di compositore contemporaneo di espressioni visive e musicali, attivate in collaborazione con gli avanzamenti della scienza, per determinare con creatività ed ampia capacità di penetrazione comunicativa il profilo, gli indirizzi e le modalità di innovazione sociale ed economica nel quadro della globalizzazione del terzo millennio.

Scritto da Paolo Manzelli Professore Ordinario di Chimica Fisica all’Università di Firenze dal 1970. Esperto di Programmazione Neurolinguistica, Fondatore e Presidente dell’Associazione telematica culturale e scientifica EGO-CreaNet (Espansione Globale degli Osservatori sulla Creatività) dal 1997. È Presidente di First Channel Network. Dal 1997 è Direttore Scientifico del Progetto TASTI (anni: 1998, 2000, 2002) c/o PIN, Prato. Fondatore del Premio Internazionale per un futuro creativo, Edizione Biennale FIRENZE (It) 1990; Madrid (Es) 1992; Mosca (Ru) 1994; Isola di Kos (Gr) 1996; Oasi di Troina Enna (It) 1998. Fondatore e Direttore del Laboratorio di Ricerca Educativa del Dipartimento di Chimica dell’Università di Firenze dal 1985. Fondatore della Comitato Internazionale CAPIRE (International Committee of Educational Research nel 1986). Professore di Chimica Fisica dal gennaio al maggio e dal luglio al settembre 1974 e di Chimica Generale dal gennaio al giugno 1981 all’Università della Somalia in Africa. Ricercatore di Chimica Fisica all’Università di Firenze dal maggio 1967 all’ottobre 1970. Per contatti: [email protected] www.edscuola.it/lre.html www.wbabin.net - www.vglobale.it

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E-Cat:

fusione fredda a portata di mano

Il progetto Energy Catalyzer di Andrea Rossi: la scoperta del millennio in campo energetico? Davide Fiscaletti

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L’

Energy-Catalyzer (o E-Cat), realizzato da Andrea Rossi in collaborazione con Sergio Focardi, è una nuova invenzione nel mondo della Fusione fredda che sta attirando molta attenzione da parte della scienza, relativamente nuova, che studia la LENR (vale a dire le reazioni nucleari a bassa energia). L’Energy Catalyzer è ancora un prototipo misterioso ma promette: una rivoluzione nel nostro modo di produrre energia. Lo scopo del catalizzatore è quello di fare avvenire una semplice reazione nucleare tra idrogeno e nichel, chiamata fusione NI-H, in modo da liberare energia e così produrre calore. Tale fonte di calore può venire poi utilizzata direttamente al fine di riscaldare gli ambienti, oppure per la produzione di energia elettrica, in ambedue i casi in maniera estremamente vantaggiosa poiché in questa tipologia di reazione sono coinvolti quali combustibili nichel e idrogeno (estratto attraverso elettrolisi dall’acqua), elementi presenti in gran quantità sulla Terra. In questo modo, basterebbero minime entità di questi elementi per ottenere grandi quantitativi di energia prodotta. Inoltre, il catalizzatore fornisce energia pulita in quanto non vengono prodotti isotopi radioattivi, dal momento che gli isotopi di rame ottenuti decadono in tempi rapidi.

I dubbi della comunità scientifica

Secondo Antonio Zoccoli, direttore della sezione bolognese dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, il calore che viene liberato dall’E-Cat, quantificato in un fattore di guadagno di potenza di circa 12 volte, non è giustificabile con una normale reazione chimica; la natura del fenomeno non è tuttavia spiegabile “finché non ci sarà possibile fare tutta quella serie di verifiche necessarie a stabilire di che tipo di reazione si tratti”. Di tale fenomeno non sono stati pubblicati i dettagli su riviste scientifiche internazionali, come sarebbe naturale nel caso di una scoperta che, in caso di conferma, avrebbe “pro26 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Fusione Fredda

porzioni planetarie”. Ulteriori test in merito furono organizzati dopo la pubblicazione di un articolo da parte della rivista svedese Ny Teknik, e dopo che gli studiosi svedesi Sven Kullander, professore emerito dell’Università di Uppsala e Hanno Essén, professore associato di fisica teorica, accettarono di prendere parte come osservatori a una dimostrazione. Il test del 29 marzo 2011, durato 4 ore, portò Kullander ed Essén a concludere che nessun processo chimico conosciuto sarebbe stato in grado di emettere energia in simili quantità. Successive dimostrazioni si sono tenute il 19 aprile e il 28 aprile 2011 a Bologna con la partecipazione del giornalista Mats Lewan della rivista svedese Ny Teknik, che per quanto possibile cercò di monitorare i più macroscopici fenomeni che potessero rivelare la sussistenza di una truffa. Nel maggio del 2011 sembrava che Andrea Rossi

fosse riuscito ad approntare il lancio del suo E-Cat in Europa tramite una collaborazione con la Defkalion Green. Improvvisamente le trattative si sono concluse con una risoluzione degli accordi (culminata con un’azione legale da parte di Rossi) all’inizio di agosto. È importante sottolineare che la Defkalion non imputa nessuna responsabilità a Rossi, ma unicamente a problemi di origine finanziaria. Una emergente società americana nel campo dell’energia, la AmpEnergo, sembra molto interessata a commercializzare negli Stati Uniti l’E-Cat.

Come funziona: le ragioni di un possibile successo su larga scala

Ciò che rende “rivoluzionario” l’E-Cat di RossiFocardi, rispetto a tutti gli altri apparati sperimentali realizzati finora nei laboratori di tutto il mondo usando Palladio e Deuterio (la linea di ricerca originaria di Fleischmann-Pons) o Nichel e Idrogeno (la linea alternativa, seguita ad esempio da Focardi e Piantelli, in Italia), è l’elevato rap-

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L’Energy Catalyzer è ancora un prototipo misterioso ma promette una rivoluzione nel nostro modo di produrre energia porto tra la quantità di energia termica prodotta e quella fornita: mentre in tutti gli altri casi l’eccesso di energia è dell’ordine del 50-100% o simile, nel reattore messo a punto dall’ingegner Andrea Rossi tale rapporto è di ben 200:1 o più, cioè per 1 kWh elettrico fornito vengono prodotti 200 kWh termici utilizzabili per riscaldamento, applicazioni industriali o per produrre energia elettrica. Un fattore di amplificazione così grande ha due conseguenze: primo, rende assolutamente palese il fatto che si tratta di un fenomeno reale, mentre negli altri casi occorrono misurazioni assai raffinate per mostrare che si è prodotta energia in eccesso; secondo, rende possibile un facile utilizzo commerciale dell’invenzione. Il funzionamento della macchina è relativamente semplice, considerata la sua straordinaria potenza. Le reazioni si svolgono all’interno di una piccolissima camera – “cella”, come si chiama in gergo – in cui vengono iniettati una piccolissima quantità di polvere di nichel e idrogeno a una certa pressione, che è fornito da una bombola. Affinché sia possibile l’innesco della reazione di fusione tra gli atomi di nichel e quelli di idrogeno monoatomico è necessario che la camera venga riscaldata a una certa temperatura

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Fusione Fredda

fornendo energia dall’esterno, che però (almeno in linea di principio) non occorre più fornire una volta che la reazione è partita e ha riscaldato per un certo tempo un fluido, come ad esempio l’acqua, con cui è possibile – in una versione commerciale dell’apparato – anche riscaldare ambienti, produrre elettricità, etc. Nel suo funzionamento, la macchina trasforma infinitesime quantità di nichel in rame, che dunque è il prodotto della reazione, insieme ai raggi gamma di bassa energia che riscaldano l’acqua.

Il catalizzatore segreto

(cioè radiazioni elettromagnetiche di bassa energia), che possono venire assai facilmente schermate al 100% con del piombo e che cessano quando si spegne la macchina.

Per approfondire http://e-catalyzer.it/ www.consulente-energia.com www.fusionefredda.mobi/

Questa straordinaria “amplificazione dell’energia” che l’E-Cat di Rossi-Focardi permette di ottenere è dovuta ad un catalizzatore segreto – donde appunto

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Ciò che rende “rivoluzionario” l’E-Cat di Rossi-Focardi, rispetto a tutti gli altri apparati sperimentali realizzati finora nei laboratori di tutto il mondo, è l’elevato rapporto tra la quantità di energia termica prodotta e quella fornita il nome di “catalizzatore di Rossi-Focardi”, oppure di E-Cat, Energy catalyzer – consistente in un composto chimico la cui composizione non è stata resa nota da Rossi e di cui lo stesso Focardi, che pure conosce la maggior parte degli altri dettagli teorici e pratici alla base dell’E-Cat, dichiara di non conoscere la formula. Secondo Focardi, tale composto avrebbe, verosimilmente, la funzione di facilitare la formazione di idrogeno monoatomico (H) rispetto all’idrogeno naturale che è in forma molecolare (H2), cioè biatomico: infatti, è l’idrogeno monoatomico che deve penetrare nel nichel fino a raggiungere una densità sufficiente a permettere l’innesco del processo nucleare che produce la grande quantità di energia in eccesso. Un’altra delle caratteristiche che rendono l’E-Cat adattissimo alla commercializzazione – oltre alla grande quantità di energia “gratuita” prodotta e alla sua produzione virtualmente illimitata nel tempo anche con quantità microscopiche di reagenti – è il fatto che questa macchina non produce radioattività che come sappiamo è il “punto debole”, invece, della fissione nucleare. Infatti, accurate misurazioni intorno all’apparecchio eseguite da organismi indipendenti, e che hanno fatto seguito alle precedenti misure fatte per tutelare la propria incolumità dagli esperti fisici nucleari che hanno lavorato al suo sviluppo, hanno accertato che l’E-Cat non produce neutroni, e dunque non può in alcun modo indurre la radioattività esterna, che permarrebbe nel tempo. L’E-Cat produce solo dei deboli raggi gamma “molli” 28 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Scritto da Davide Fiscaletti Marchigiano, laureato in fisica all’università di Bologna, è membro ricercatore dello SpaceLife Institute, centro di ricerca (con sede a San Lorenzo in Campo, in provincia di Pesaro) che si propone di aprire nuove prospettive in campo scientifico e partecipa al Progetto di Consapevolezza Globale avviato dall’università di Princeton nel 1987. Si interessa di fondamenti della fisica teorica, segnatamente di interpretazioni della meccanica quantistica, relatività e cosmologia. È autore dei libri I fondamenti nella meccanica quantistica. Un’analisi critica dell’interpretazione ortodossa, della teoria di Bohm e della teoria GRW (CLEUP, Padova, 2003), I gatti di Schrödinger. Meccanica quantistica e visione del mondo (Muzzio, Roma, 2007), Prospettive alla ricerca del graal. Verso una visione unitaria di spazio, materia e vita (Aracne Editrice, Roma, 2010) nonché di molti articoli apparsi in varie riviste scientifiche. Tiene seminari e conferenze.

Uno scienziato particolare:

Giorgio Piccardi Piccardi dedicò tutta la vita allo studio di fenomeni che implicano l’azione di basse frequenze e di energie molto piccole, considerati insignificanti dalla scienza accademica Mariagrazia Costa, Giorgio Papeschi, Mara Larini

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iorgio Piccardi era per certi aspetti un chimico eclettico. La sua carriera abbracciò molti settori di ri­ cerca. Personalità intellettualmente vivace, trovava sempre nuovi filoni di ricerca in tutto ciò che lo circondava. La sua mente era una fucina di nuove ipotesi e di ragionamenti che egli portava avanti spesso da solo, ma cercando di coinvolgere colleghi ed allievi. Forzando la sua vera natura profonda­mente laica, si può dire che lo sguardo molto acuto di Giorgio Piccardi fosse rivolto in egual misura verso tutte le meraviglie del creato. Giorgio Piccardi nacque a Firenze il 13 ottobre 1895. Nel 1913 si iscrisse al Regio Istituto di Studi Superiori Pratici e di Perfezionamento, dove iniziò lo studio della chimica sotto la guida del celebre Ugo

non portò i frutti desiderati con la scoperta dell’elemento, denominato dal gruppo di Firenze “Florenzio” in onore della città [1]. Giorgio Piccardi fu uno dei primi spettroscopisti italiani; con questa tecnica pionieristica egli scoprì anche l’esistenza di alcuni elementi presenti nella cromosfera del sole. Nel 1938 Piccardi vinse la cattedra di chimica fisica presso l’Università di Genova. Le mutevoli vi­cende seguite allo scoppio della seconda guerra mondiale lo obbligarono a tornare in Toscana, dove proseguì le sue ricerche presso l’Ateneo fiorentino. Nel 1945 ottenne la cattedra di chimica fisica presso la Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali di Firenze, fondando l’Istituto di Chimica Fisica del quale fu direttore fino al 1965.

Studiò alcune reazioni chimiche in soluzione acquosa ed osservò il fenomeno della “energizzazione o attivazione dell’acqua” quando veniva sotto­posta all’azione di campi elettromagnetici di bassa energia Schiff (1834-1915). Gli studi vennero interrotti per l’avvento della guerra, durante la quale, come ufficiale degli Alpini, egli si guadagno una medaglia d’argento al valor militare ed il grado di capita­no. Finita la guerra, dopo una parentesi torinese tornò a Firenze per laurearsi nel 1921 sotto la guida di Luigi Rolla (1882-1960). Successivamente divenne assistente volontario del medesimo, che lo coin­volse nelle sue ricerche; fra queste il laborioso frazionamento delle terre rare, alla ricerca dell’elemen­to 61 ancora sconosciuto. Ma la ricerca molto impegnativa purtroppo

Lo studio di fenomeni considerati “insignificanti”

Il 1951 coincise con un drastico mutamento di interessi di ricerca. Piccardi incentrò le sue energie sul­lo studio del tempo come coordinata essenziale della dinamica dei processi naturali. Egli prese in con­siderazione i così detti “fenomeni fluttuanti”, ovvero processi evolutivi non inerziali in quanto sogget­ti all’influenza di forze esterne ed aperti allo scambio di energia e di materia. Fra questi fattori egli in­ cludeva anche le variabili terrestri, solari e cosmiche. Studiò alcune reazioni

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Giorgio Piccardi

fisica che cambia nel corso del tempo. Il tempo in chimica, biologia e forse in psicologia e sociologia non è soltanto una durata, ma una coordinata. Esistono oggetti insensibili e sensibili a queste azioni spaziali; fra questi ultimi i sistemi acquosi ed in particolare quelli colloidali.

L’influenza del Sole

chimiche in soluzione acquosa ed osservò il fenomeno della “energizzazione o attivazione dell’acqua” quando veniva sotto­posta all’azione di campi elettromagnetici di bassa energia [2]. Giorgio Piccardi notò che il tempo non era un fattore omogeneo per ogni istante successivo. Ipotizzò l’esistenza di fenomeni non perfettamente

Dai suoi test emerse che le macchie solari ed i fenomeni conseguenti hanno influenza sull’andamento di alcune reazioni chimiche [3]. Uno dei fattori più rilevanti risultò essere il ciclo annuale, legato alle variazioni di posizione e velocità della terra nel suo moto elicoidale rispetto alla galassia, dovuto alla composizione del movimento ellittico del nostro pianeta con quello rettilineo di traslazione del Sole verso la costellazione di Ercole. A marzo, quando la terra si muove sul piano equatoriale e la velocità è massima, la flocculazione dell’ossicloruro di bismuto è in media bassa, mentre risulta alta in settem­bre, quando il movimento del pianeta è perpendicolare al piano dell’equatore e la sua velocità è mini­ma. Giorgio Piccardi descrisse la sua “ipotesi solare” nel libro The Chemical Basis of Medical Climatolo­gy [4], i cui dati erano stati raccolti da moltissimi ricercatori nelle più remote regioni della terra: dal­l’Università di Bruxelles dove operava Mme Capel Boute (19142003) al Circolo Polare Artico, dalle regioni equatoriali del Congo, alle Isole Kerguelen nelle Terre Antartiche Francesi.

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Ipotizzò l’esistenza di fenomeni non perfettamente riproducibili, che meritavano di essere studiati scientifica­mente: fenomeni o processi che implicano l’azione di basse frequenze e di energie molto piccole, i quali vengono generalmente considerati insignificanti riproducibili, che meritavano di essere studiati scientifica­mente: fenomeni o processi che implicano l’azione di basse frequenze e di energie molto piccole, i quali vengono generalmente considerati insignificanti, perché producono piccoli effetti. Il tempo, considerato generalmente come successione d’istanti equivalenti è il dogma fondamentale della scien­za meccanicistica. Tuttavia la natura non segue questi canoni. Ancora, nel ribadire la sua ipotesi egli scriveva: il non poter riprodurre le condizioni in cui si svolge un’esperienza ci pone il problema di registrare l’istante ed il periodo di tempo in cui l’esperimento s’è svolto. Un’ora non è identica ad un’altra ora proprio perché i fenomeni sono fluttuanti. La data e l’ora caratterizzano una situazione 30 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Un pioniere dell’interdisciplinarità

Come fece notare Enzo Ferroni (1921-2007), suo successore nella direzione dell’Istituto di Chimica Fisica ed in seguito Rettore dell’Università di Firenze, in occasione della commemorazione del mae­stro, Giorgio Piccardi si spense la notte del solstizio d’inverno del 1972. Giorgio Piccardi, The Italian Physical Chemist and Master of the Sun [5] – così l’aveva definito l’ame­ricano George B. Kauffman – era un uomo comprensivo, amichevole e pacato, ma anche deciso e de­terminato. Fu padre affettuoso e liberale di tre figlie, molto seguite ed amate. La sua azione come “maestro” per gli studenti, i collaboratori ed i familiari è stata costante,

Giorgio Piccardi

Piccardi con il suo lavoro ventennale, ha aperto una via innovativa della scienza, ma dopo la sua mor­te le ricerche furono proseguite prevalentemente all’estero

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incisiva ed indelebile. I suoi insegnamenti non riguardavano solo la chimica, ma molti altri campi della cultura: dall’astronomia, alla pittura, alla vela. Giorgio Piccardi introdusse per primo lo studio delle interfasi e dei fenomeni di superficie (suo il brevetto del “tensiometro bifilare” conservato al Museo della Scienza di Milano). Piccardi con il suo lavoro ventennale ha aperto una via innovativa della scienza, ma dopo la sua mor­te le ricerche furono proseguite prevalentemente all’estero. Solo recentemente alcuni gruppi di lavoro si sono fatti strada in Italia e nell’agosto 2002 è stato inaugurato a Filignano d’Isernia un “Laboratorio Biometeorologico Giorgio Piccardi”. Egli in un certo senso tentò di portare un cambiamento al modo di pensare degli scienziati; fu un ante­signano dell’interdisciplinarità, batté strade nuove che molti colleghi si rifiutarono di seguire, o sem­ plicemente comprendere. A molti anni di distanza si può dire che ciò che fece non fu affatto vano, perché il suo lavoro e le sue idee non sono andate perdute, anzi oggi si ritrovano in pubblicazioni scientifiche di vari campi di ricerca di differenti paesi.

Scritto da Giorgio Papeschi, Mariagrazia Costa, Mara Larini Giorgio Papeschi

Laureato in chimica con indirizzo chimico fisico. Titolare del corso di Esercitazioni di Chimica Fisica per chimici dal 1964 e successivamente di Chimica Analitica e di Analisi dei Farmaci I, come professore associato, presso la Facoltà di farmacia dell’Università di Firenze, fino al 1999. Ha inizialmente condotto studi nell’ambito del gruppo di ricerca del prof. Giorgio Piccardi sull’effetto di campi elettromagnetici sui sistemi chimici. Ha inoltre condotto ricerche su elettrodi ionoselettivi e sull’adsorbimento all’interfase mercurio-soluzione ed aria-soluzione, passando circa due anni negli U.S.A. presso la Kent State University e la Colorado State University, con una cospicua produzione scientifica su riviste internazionali e partecipando a numerosi convegni negli U.S.A. e in Europa.  

Mariagrazia Costa

Laureata in chimica, con indirizzo chimico-fisico, a Firenze. Assistente ordinaria presso il Dipartimanto di Chimca dell’Università di Firenze fino al 2001. Allieva di Giorgio Piccardi; socia della S.C.I. e del G.N.F.S.C. Dal 1986 fa parte attivamente del Laboratorio di Ricerca Educativa (L.R.E.) del Dipartimento di Chimica. Attualmente collaboratrice del “Chemical Heritage” dell’Università di Firenze. Al suo attivo oltre 200 pubblicazioni e 10 audiovisivi con argomento: chimica di superficie, sistemi fluttuanti, scienze ambientali, didattica e storia della chimica.

Mara Larini

Bibliografia [1] L. Rolla “Un nuovo elemento: il Florenzio” Atti Soc. It. Progresso delle Sci. Riunione 15° (1926) pp. 58-62. [2] G. Piccardi “Sopra un nuovo fenomeno di natura elettrica e sopra un nuovo effetto presentato dai metalli” Gazzetta Chimica Italiana vol. 68, fasc. IV (1938) pp. 246-263. [3] G. Piccardi e U. Becker “Test chimico ed attività solare” Geofisica e Meteorologia vol. IV, n. 4-5 (1956) p. 2. [4] G. Piccardi The Chemical Basis of Medical Climatology Thomas Publisher, Springfield, Illinois USA (1962) 146 pp. [5] G. B. Kauffman e L. Belloni “Giorgio Piccardi, Italian Physical Chemist and Master of the Sun” Journal of Chemical Education vol. 64 (1987) pp. 205-208.

Laureata in chimica con indirizzo chimico-fisico a Firenze. Nell’ambito della ricerca diretta dal prof. Giorgio Piccardi ha lavorato investigando l’influenza di campi elettromagnetici sulla polimerizzazione dell’acetonitrile. Insegnante di Chimica e Laboratorio presso l’Istituto Tecnico Industriale di Firenze fino al 1982. Quale amministratore unico della Electro Chemical Device (E.C.D. s.r.l.) con sede in Firenze, è stata responsabile di progetti finalizzati del C.N.R., riguardanti “sensori elettrochimici” nel periodo 1984-1995. Autore di numerose pubblicazioni e brevetti, ha partecipato a meeting internazionali in Europa ed U.S.A

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Tesla, uomo

del futuro Genialità, stranezze e intemperanze di un ricercatore che con le sue invenzioni ha portato l’umanità nel futuro tecnologico che oggi conosciamo Massimo Teodorani

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arlare delle invenzioni di Nikola Tesla (Smiljan, Croazia, 1856–1943) senza cercare di interrogarsi sulla sua mente sarebbe come parlare di un essere vivente di qualunque specie senza parlare del DNA che lo governa. E al contempo non basterebbero le pagine di questo articolo per elencare con completezza tutte le invenzioni di Tesla. Si trattava di una mente poliedrica, con moltissimi interessi, non solamente relativi alla scienza e alla tecnologia. Eppure il suo operato si estrinsecava praticamente sempre in invenzioni tecnologiche, tutte finalizzate all’utilizzo dell’energia, soprattutto in campo elettromagnetico, ma anche in campo meccanico. L’obiettivo di Tesla non era quello di fare soldi, ma di donare al mondo forme di energia che semplificassero l’esistenza alla società e ne incrementassero il benessere. La sua premura per la sana conduzione della società umana nel suo insieme era tale che egli arrivò perfino a parlare di “eugenetica”: purtroppo questo aspetto fu totalmente mal interpretato da chi voleva vedere il male nelle sue parole, dove invece c’era un puro desiderio di protezione degli esseri umani dalla delinquenza e dalla criminalità. 32 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Le mille invenzioni di un genio contemporaneo

Il suo interesse per la scienza e la tecnologia era tale che Tesla, ad ogni sua nuova invenzione, desiderava condividere le sue scoperte attraverso dimostrazioni pratiche di fronte al pubblico. Era un modo pragmatico di fare divulgazione, e tutto questo aveva come unico scopo quello di appassionare e stimolare intellettualmente le persone. Purtroppo Tesla non comprendeva che solo una piccolissima parte del grande pubblico sarebbe stato in grado di recepire il suo pensiero in maniera corretta. Questa eccessiva apertura di Tesla alla gente comune, anche con spettacolari e roboanti esperimenti pubblici, nonché attraverso articoli divulgativi spettacolarizzanti, non faceva che allontanarlo dal mondo accademico, il quale, pur riconoscendone l’ingegno applicativo, gli imputava la mancanza di una metodologia scientifica nella presentazione dei risultati. E in questo il mondo accademico non aveva tutti i torti: Tesla non presentava mai tramite articoli tecnici la struttura fisico-matematica che stava alla base delle sue invenzioni, e quindi, non condividendo il suo operato coi colleghi, si poneva con gli stessi in una posizione completamente autarchica e

Nikola Tesla

Il suo interesse per la scienza e la tecnologia era tale che Tesla, ad ogni sua nuova invenzione, desiderava condividere le sue scoperte attraverso dimostrazioni pratiche di fronte al pubblico senza perdite, ed è in uso tutt’oggi: se dall’alto della stazione spaziale ISS qualcuno ha il piacere di vedere la Terra così mirabilmente illuminata, questo lo dobbiamo esclusivamente a Tesla. Lo stesso discorso vale per tanti altri marchingegni, come ad esempio il tubo catodico, la lampadina ad elevato rendimento, l’utilizzo dei raggi X per radiografia, i pannelli solari, l’iniettore elettrico, la porta logica, la turbina senza pale, l’oscillatore meccanico, la radio, il radar, l’aereo a decollo verticale, la robotica, i sistemi a radiocomando, i circuiti elettrici sintonizzati, per citarne solo una parte. Moltissime delle attuali applicazioni della tecnologia del tempo presente contengono in sé le basi poste proprio da Nikola Tesla.

In urto con il mondo accademico

Gli accademici di ieri e quelli di oggi, di fronte ad un caso peculiare come Tesla, rimangono proprio per questo interdetti: come è mai possibile che un inventore sia in grado di passare direttamente alla parte tecnico-pratica di un esperimento così mirabilmente senza aver fatto prima quasi nessun calcolo di fattibilità, ma solo dei semplici schizzi sui suoi appunti, di cui andava gelosissimo? La scienza e l’ingegneria standard partono sempre da studi di fattibilità e da calcoli matematici preliminari che costituiscono un po’ una

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conflittuale. Lo scetticismo dei fisici e degli ingegneri di quel tempo, oltre che la palese invidia e cinismo di alcuni suoi competitori, come ad esempio Thomas Edison, lo allontanarono ancora di più dalla scienza ufficiale, con cui avrebbe dovuto comunque confrontarsi dal momento che il metodo scientifico impone anche la condivisione dei dati con tutti i ricercatori, i quali devono essere messi in condizione di replicare a volontà gli stessi esperimenti al fine di confermarne o confutarne la validità. Ma i detrattori di Tesla, sia del suo che del nostro tempo, sapevano comunque che, in mancanza o meno di pubblicazioni tecnico-matematiche che sostenessero il suo operato di fronte all’accademia, a differenza del caso dei tantissimi cialtroni che si riempiono dogmaticamente la bocca di chiacchiere e di speculazioni dal sapore pseudoscientifico, Tesla era uno che metteva sempre in pratica quello che affermava. E infatti egli agiva producendo una catena di innovazioni tecnologiche che non solo funzionavano, ma che hanno rappresentato un vero e proprio salto nel futuro per l’umanità. Il frutto di queste invenzioni si avverte ancora oggi. Ad esempio la tecnica delle correnti alternate ottenuta attraverso il famoso “motore a induzione” rappresenta l’unico modo possibile per trasmettere energia via cavo a grandissime distanze e

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Nikola Tesla

simulazione teorica di un dato esperimento, procedura che, oltre a permettere di controllarne il corretto funzionamento, consente anche ai vari ricercatori di confrontarsi tra loro tramite pubblicazioni tecniche, al fine di ottimizzare i risultati di una data scoperta. Ma Tesla non desiderava condividere le sue scoperte con i colleghi e ciò potrebbe averne creato l’idea di esasperato egocentrismo e individualismo. Egli desiderava solamente che i suoi esperimenti funzionassero e che avessero un’immediata applicazione pratica, al puro e semplice beneficio di tutta l’umanità e non per ottenere il beneplacito di una ristretta cerchia accademica, a tratti ottusa. Intanto i sistemi da lui messi in funzione andavano talmente bene da essere prodotti su scala industriale, riempiendo le tasche dei magnati che lo avevano finanziato e solo molto parzialmente o occasionalmente le sue. Tesla investiva praticamente

dell’entanglement quantistico per la trasmissione e la ricezione istantanea di informazione. Il vuoto quantistico, allora, potrebbe funzionare come l’hard disc di un computer, a cui la mente stessa potrebbe avere accesso in qualunque momento, proprio come quando si attingono informazioni da internet oppure da una normale biblioteca. Riusciva davvero Tesla a collegarsi con questa meravigliosa “Biblioteca Alessandrina” del cosmo? In fondo questo ipotetico meccanismo è assolutamente identico a quello di internet: si tratterebbe di fare un “download” di informazione già precedentemente depositata via “upload” da qualcun altro. Queste non sono speculazioni tanto peregrine al giorno d’oggi, dal momento che in base ad alcuni concreti progetti di ricerca si pensa già di esplorare questa possibilità andando direttamente a sondare, utilizzando opportuni algoritmi di analisi,

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Probabilmente la chiave del “mistero Tesla” risiede nella sua mente, del tutto inconsueta e per molti versi anomala tutti i fondi nelle sue ricerche, mentre a sé stesso non dedicava nulla. Era un personaggio brillantissimo e arguto, ma al contempo poco incline alla vita di società. Aveva stranissime manie compulsive. Tutto questo lo faceva apparire molto singolare ed enigmatico. Ma cosa lo rendeva così? Probabilmente la chiave del “mistero Tesla” risiedeva nella sua mente, del tutto inconsueta e per molti versi anomala. Aveva visioni delle sue scoperte tecnologiche già prima che esse fossero realizzate e queste visioni erano talmente chiare nella sua mente che egli non aveva nemmeno bisogno di metterle sulla carta in forma matematica, dal momento che dopo alcuni semplici schizzi passava immediatamente alla fase applicativa.

La mente di Tesla il vuoto quantistico: una nuova rivoluzionaria ipotesi

Da quale fonte attingeva per poter realizzare in maniera così superba le sue invenzioni? Su questo si possono solamente avanzare delle ipotesi, che però, viste alla luce delle attuali conoscenze di fisica quantistica, potrebbero forse avere un fondamento. Si ritiene infatti che il vuoto quantistico possa funzionare anche come un deposito di informazione e che esso possa contenere come un nastro magnetico la registrazione di tutto quanto è stato pensato e creato nell’Universo: questo vero e proprio “database” potrebbe essere stato ordinato e organizzato ingegneristicamente da una o più civiltà cosmiche in grado di controllare sia la mente che la materia e di utilizzare il meccanismo 34 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

cosa c’è dentro l’attività bioelettrica del cervello. Se davvero Tesla si collegava con la grande “biblioteca mentale”, in linea potenziale chiunque altro potrebbe farlo. Ma è altrettanto ovvio che questa ipotetica capacità di “collegarsi”, quando la stessa non sia associata ad una puntuale elaborazione razionale dell’informazione eventualmente acquisita, risulterebbe un’operazione completamente sterile. Se questa informazione viene acquisita dall’emisfero destro del cervello o “visualizzata” dalla ghiandola pineale, per diventare operativa deve essere immediatamente trasferita all’emisfero sinistro. In caso contrario, sarebbe come riempire una tanica di benzina senza mettere la stessa nel serbatoio di un’automobile per farla muovere. Il cervello umano è strutturato in maniera tale da avere due funzioni ben distinte che, per ragioni ancora non chiare, sembrano non voler comunicare l’una con l’altra. Ma chi riesce a farle comunicare tra loro, oltre che abile nella vivida visualizzazione di quella possibile informazione proveniente forse dal vuoto quantistico, non può che essere definito con un solo appellativo: quello di genio. Forse, grazie a questa ipotetica “biblioteca”, la genialità potrebbe essere una caratteristica mentale diffusa presso civiltà molto più evolute della nostra, altrove nel cosmo, al punto tale da avere forse permesso ad alcune di loro di realizzare una tecnologia che permette di spostarsi agevolmente da un punto all’altro dell’Universo per esplorarlo. La scarsa capacità di astrazione e discernimento di troppe persone potrebbe spingersi ad associare questa ipotesi direttamente alla fantasiosa affermazione

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Si ritiene che il vuoto quantistico possa funzionare anche come un deposito di informazione e che esso possa contenere come un nastro magnetico la registrazione di tutto quanto è stato pensato e creato nell’Universo diffusa in giro un po’ in tutta la rete e in libercoli di dubbio valore che Tesla “fosse in contatto diretto con gli extraterrestri”. Indipendentemente da queste improprie associazioni, sta di fatto che esistono progetti scientifici pronti per testare l’ipotesi della “biblioteca mentale”, e quindi per tentare di capire in che modo possa venire al mondo un individuo come Tesla, o come Einstein e altri geni. Perché, appunto, ciò che suscita il maggior interesse in Tesla e individui come lui, non sono tanto le sue già di per sé eclatanti invenzioni, quanto la sua mente. È possibile, una volta compreso questo ipotizzato meccanismo di acquisizione dell’informazione (se effettivamente esiste), moltiplicare un solo genio per un milione? Sarà la scienza a dirlo, certamente non le semplici visioni sciamaniche.

L’ipotesi energetica di Tesla: l’etere

Nikola Tesla andò ben oltre le sue invenzioni tecnologiche. Non si dedicò solamente a progetti mirati ad una produzione industriale di massa, ma passò

probabilmente una buona parte del suo tempo a sperimentare possibilità interamente nuove, in particolare quella di trasmettere energia senza fili usando il “trasmettitore ad amplificazione”, una gigantesca bobina in grado di produrre fulmini lunghi fino a 30 metri, il cui scopo era quello di estrarre energia dalla Terra per poi ritrasmetterla in altri luoghi del pianeta. In questo Tesla, sulla base degli esperimenti effettuati soprattutto a Colorado Springs, investì molta parte delle sue energie e dei suoi fondi, anche con risultati notevoli, come ad esempio quello di riuscire ad accendere delle lampadine a 40 chilometri di distanza dal trasmettitore. E, come spesso succede nelle scienze osservative e applicate, nel corso dei suoi esperimenti con questo marchingegno, egli ebbe modo di scoprire – quella che gli scienziati chiamano oggi “serendipity” – fenomeni del tutto inaspettati e anomali, come ad esempio i fulmini globulari, ma non solo quelli. Furono proprio gli esperimenti con il suo trasmettitore, che poi era un derivato molto elaborato della famosa bobina usata per il motore ad induzione, ad

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Tre delle più importanti invenzioni di Tesla. Da sinistra: il motore a induzione, il battello radiocomandato e la radio

aprire nella mente di Tesla prospettive completamente nuove, che lo avvicinarono inevitabilmente alla fisica teorica. Infatti fu nella seconda parte della sua vita che Tesla scrisse dei volumi dedicati ad una sua fisica alternativa, in base alla quale qualunque fenomeno sarebbe riconducibile ad un “etere cosmico” (la cui esistenza fu sempre sistematicamente negata da Einstein). A tal proposito Tesla affermava che l’energia non è contenuta nella materia ma nello spazio tra le particelle di un atomo, e che la velocità di propagazione di un segnale elettromagnetico può superare la velocità della luce. Era convinto che tutte le proprietà della materia e dell’energia derivassero da questo etere che permeerebbe tutto l’universo. Al giorno d’oggi

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Letture Consigliate Massimo Teodorani Tesla Lampo di Genio La storia e le scoperte del più geniale inventore del ventesimo secolo Macro Edizioni, 2012 Nikola Tesla Scritti Voll. I, II, III, IV, V, VI Andromeda Edizioni Kristo Papic Il segreto di Nikola Tesla (DVD) Il film - Nuova Edizione Doppiata in Italiano Macrovideo, 2012 Cercalo in libreria o su www.scienzaeconoscenza.it - Letture consigliate 36 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Riusciva davvero Tesla a collegarsi con questa meravigliosa “Biblioteca Alessandrina” del cosmo? questo “etere” viene chiamato con diverse denominazioni che però descrivono esattamente la stessa cosa: “campo di Planck”, “energia di punto zero”, o più semplicemente “vuoto quantistico”. Come si può vedere, anche in questo aspetto dell’esperienza di Tesla torna nuovamente in causa questo concetto, che andrebbe visto sotto una doppia ottica: da una parte deposito di informazione e dall’altra sede della creazione di materia e di energia. Ma qui si tratta proprio delle odierne ricerche più avanzate di fisica quantistica, il cui fine ultimo è quello di estrarre energia dal vuoto. Tesla era arrivato a certe sue conclusioni proprio osservando attentamente il frutto dei suoi esperimenti con il trasmettitore di Colorado Springs, dove costantemente notava che oltre al normale campo elettromagnetico si manifestava parallelamente un’energia di differente natura, che oggi viene chiamata col nome di “campo scalare”. Si tratterebbe, in confronto con le normali onde elettromagnetiche vettoriali, di “onde” caratterizzate da un’oscillazione del tempo che si propagano su più dimensioni. Queste onde nascerebbero proprio dal vuoto, un vuoto senza massa ma dotato di carica e inondato da un flusso di particelle virtuali cariche, e si tratterebbe di una manifestazione che non esiste nello spazio ordinario ma solo nello spaziotempo nella sua totalità. Ancora non è stata trovata, a livello ufficiale, una dimostrazione rigorosa e definitiva che queste “onde scalari” effettivamente esistono. Ci sono stati semmai molti tentativi per attivare il campo scalare, ma il più

Nikola Tesla

Tesla affermava che l’energia non è contenuta nella materia ma nello spazio tra le particelle di un atomo, e che la velocità di propagazione di un segnale elettromagnetico può superare la velocità della luce delle volte fuori dal protocollo metodologico della scienza. Qualcosa succede, ma nessuno sembra aver ancora capito come la cosa funziona in termini di vere leggi fisiche nel senso matematico del termine; d’altro canto la maggior parte degli accademici nega l’esistenza delle onde scalari. Eppure un freddo controllo accademico, possibilmente scevro da preconcetti, si rende inevitabilmente necessario. Ma ciò non toglie che un’anomalia energetica da investigare sussista, anche perché tutto questo non è nato dai deliri mentali di qualcuno, ma dall’osservazione empirica di alcune manifestazioni verificatesi nel corso degli esperimenti di Tesla. Sembra infatti che Tesla si fosse accorto che il fluire della corrente nei conduttori non fosse la vera causa di taluni fenomeni che nel corso di alcuni suoi esperimenti si manifestavano come “brillamenti di luce blu” a carattere transiente, i quali poi cessavano non appena la corrente iniziava a scorrere nelle linee, e a quel tempo nessuno sembrava realmente interessato a scoprire perché avessero luogo drammatici aumenti nel potenziale elettrico statico. Tesla, proprio concentrandosi sull’anomalia osservata, vide in essa una potentissima e sconosciuta forma di energia che doveva essere compresa scientificamente e possibilmente imbrigliata. Proprio ispirato da

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Bibliografia 1.Laszlo, E. (2004), Science and the Akashic Field: An Integral Theory of Everything, Inner Traditions International. 2.Mc Taggart, L. (2011), Il Campo del Punto Zero, Macro Edizioni. 3.Meyl, K. (2001), “Scalar Waves: Theory and Experiments”, Journal of Scientific Exploration, Vol. 15, No 2, pp. 199-205. 4.Puthoff, H. E.; Little, S. R.; and Ibison, M. (2002), “Engineering the Zero-Point Field and Polarizable Vacuum for Interstellar Flight”, J. British Interplanetary Society 55, pp. 137–144. 5.Teodorani, M. (2007), Entanglement, Macro Edizioni. 6.Teodorani, M. (2011), “Non-Local SETI (NLSETI): search for possible signals of non-local kind of extraterrestrial intelligence using EEG monitoring and SETI-like algorythmic analysis”, Project GENESIS (Argentina). 7.Thaheld, F, (2007). A new empirical approach in the Search for Extraterrestrial Intelligence: Astrobiological nonlocality at the cosmological level, Arxiv: http://arxiv.org/ftp/physics/ papers/0608/0608285.pdf

queste anomalie, alla fine della sua vita, si sentì spinto a scrivere libri di interesse molto più fisico che tecnologico. Tuttavia tali testi, per quanto interessanti e intellettualmente stimolanti in sé (soprattutto per un fisico teorico), avevano un carattere esclusivamente qualitativo/speculativo e non quantitativo come ci si aspetterebbe da un trattato di fisica teorica. E proprio questa grave lacuna impedì che a quel tempo si radicasse una nuova fisica dall’impatto realmente rivoluzionario. Probabilmente se Nikola Tesla fosse stato tanto fortunato quanto Albert Einstein nell’avere al suo fianco un matematico del calibro di Gregorio Ricci Curbastro, che collaborasse con lui aiutandolo a trasformare le sue idee in trattazioni matematiche di alto livello, allora forse oggi in cielo al posto di aerei a reazione e razzi vedremmo volare “aeronavi a elettropropulsione” basate su campi magnetici rotanti in grado di manipolare sia lo spazio che il tempo, come già le aveva immaginate Tesla. Ma sarà la scienza moderna a confermare o a confutare questa possibilità.

Scritto da Massimo Teodorani Massimo Teodorani si e laureato in Astronomia e ha successivamente conseguito il Dottorato di Ricerca in Fisica Stellare. A livello di ricerca operativa, si è occupato di molti tipi di eventi esplosivi in ambienti stellari e, più recentemente, della ricerca di pianeti extrasolari e del Progetto SETI. Ha in seguito insegnato all’Università come professore incaricato di Fisica. Attualmente, nell’ambito del “Progetto GENESIS”, un istituto di ricerca di recente formazione basato in Argentina, si occupa a tempo pieno dell’investigazione fisica sui fenomeni atmosferici anomali. Ha scritto inoltre svariati libri divulgativi in materia di fisica e astronomia. Per leggere una sua nota bibliografica più completa ed esaustiva si rimanda a http://it.wikipedia.org/wiki/ Massimo_Teodorani.

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L’energia del

Ritmo

Pierluigi Ighina, l’atomo magnetico e il Codice Primo

Massimo Citro

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L’

ho incontrato. Sono stato l’ultimo uomo al mondo ad intervistarlo, un mese prima che morisse in quei primi giorni del 2004, a novantacinque anni. Oggi lo ricordiamo nell’ottavo anniversario della scomparsa. Per più di un decennio, tra gli anni Venti e Trenta, aveva collaborato con Guglielmo Marconi, come tecnico e come suo figlio scientifico. Non soltanto miniera di sapere e autore di geniali scoperte, Pierluigi Ighina era soprattutto un grande e umile Maestro di scienza e di vita. Ne aveva soltanto sedici, di anni, quando la vita gli aveva riservato la fortuna di poter andare a bottega da Marconi e, da lì a poco, di scoprire quello che in seguito chiamò l’atomo magnetico. Vediamo di che si tratta.

Che cos’è l’atomo magnetico

Secondo Ighina, gli atomi avrebbero assorbimenti diversi a seconda della materia alla quale appartengono e le forme dei corpi dipenderebbero da alterazioni delle sue vibrazioni. Il grande scienziato, che per tutta la lunghissima esistenza abitò sempre nella sua Imola, aveva finito per classificare la materia a seconda delle pulsazioni degli atomi, scoprendo che ce n’erano alcuni di gran lunga più piccoli e veloci degli altri, che si spostavano con una specie di movimento riproduttivo permanente. Era riuscito a vederli grazie a un microscopio atomico lenticolare di sua invenzione, 38 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

che ingrandiva di un miliardo e duecento milioni di volte (1). L’atomo magnetico è descritto come una struttura in perenne movimento, e sembra frenato da cinque canaletti di atomi assorbenti: al centro è una dilatazione prodotta dalla pulsazione dell’atomo stesso. La fotografia è stata scattata nel laboratorio di Ighina nel 1940.

Sonofusione Pierluigi Ighina

Non soltanto miniera di sapere e autore di geniali scoperte, Pierluigi Ighina era soprattutto un grande e umile Maestro di scienza e di vita

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L’atomo magnetico, pulsando, irradia energia nello spazio circostante e questa energia è visibile, nella fotografia, come un sottile cerchio luminoso attorno all’atomo centrale. Tale circoletto energetico si può espandere a formare un circolo più grande fino ad esaurire la pulsazione: il susseguirsi dei circoletti li fa adagiare l’uno sull’altro, a formare uno scudo protettivo che nasconde l’atomo centrale. Quello magnetico è l’atomo più piccolo e veloce, quello che imprime agli altri il movimento grazie alla propria pulsazione. Questi poi, venuti a contatto con esso e raggiunto il massimo del loro movimento, se ne distaccano. A sua volta l’atomo della materia, influenzato da quello magnetico e assorbitene le pulsazioni, riduce i movimenti dell’atomo magnetico, che, essendo in perenne movimento, rapidamente recupera. Ighina osservò che gli atomi della materia separati da quelli magnetici rimanevano fermi e la materia non si trasformava. Pensò che, se l’atomo magnetico era in grado d’influenzare gli altri, avrebbe potuto produrre tutte le variazioni degli atomi materiali. Così, costruì un apparecchio regolatore di vibrazioni atomiche magnetiche e cominciò una serie di esperimenti. Ecco la descrizione dalle sue stesse parole. “Un giorno, regolato l’apparecchio e messolo in sintonia con una data materia, lo lasciai nella medesima posizione sino al giorno dopo. Nel frattempo l’apparecchio aveva variato da solo la sua vibrazione e quella della materia era a sua volta aumentata. Constatai che la materia sottoposta a questo aumento aveva cambiato parte della sua struttura: assomigliava moltissimo alla materia con atomi aventi le stesse vibrazioni. Altre prove mi fecero comprendere che variando la vibrazione di una materia, si sarebbe potuto trasformare questa materia in un’altra. Con lo stesso apparecchio, un giorno identificai l’esatta vibrazione degli atomi di una pianta di melo, mi avvicinai quindi a una pianta di pesco, mi sintonizzai anche con questa materia e cominciai ad aumentarne piano piano la vibrazione sino a raggiungere quella del melo. L’aumento durò otto ore, dopo di che lasciai sempre in sintonia per sedici giorni il pesco con la stessa vibrazione del melo. A poco a poco vidi il pesco trasformarsi e completarsi in melo. Col medesimo sistema, una pesca “fior di maggio” che per sua natura è di piccola dimensione, poté

essere trasformata in una pesca “ala” che è assai più grossa. Presi a fare esperimenti con lo stesso sistema su animali e riuscii così a trasformare la coda di un topo in quella di un gatto. La durata della trasformazione della coda durò quattro giorni, dopo di che ritornò allo stato normale di quella del topo, ma poi si distaccò e il topo morì. Gli atomi della coda del topo non sopportano a lungo l’alterazione. Ancora più interessante fu lo sviluppo di un osso di coniglio affetto da osteomielite (…). Le due estremità di osso sano vicine a quelle infette avevano vibrazioni alterate rispetto alle altre. Mi sintonizzai a mezzo dell’apparecchio con le vibrazioni delle estremità sane dell’osso e cominciai ad alterarle al loro massimo, ottenendo in tal modo il fenomeno della riproduzione dell’atomo. Ben presto, le due estremità dell’osso sano si avvicinarono sino ad unirsi, procurando la continuità delle vibrazioni che si erano interrotte per l’infezione. La materia tornò normale, come pure le vibrazioni, e la febbre scomparve” (2).

Ritmo e teoria del Codice Primo

Nell’ultima intervista della sua vita, Ighina era convinto che la materia, in realtà, non fosse altro che un ritmo capace di pulsare in modi diversi. A ritmi differenti corrisponderebbero corpi e sostanze diverse (pensiero non distante da quello delle superstringhe), anzi quelli che a noi appaiono come corpi non sarebbero altro che ritmi diversi di un’unica vibrazione. Quando gli esposi la mia teoria del Codice Primo (vale a dire un insieme d’informazioni atte a definire la forma, la struttura, le caratteristiche e le proprietà di qualunque sostanza o corpo) fino a quel momento eretica per chiunque e gli chiesi un parere, mi guardò con quei suoi occhietti ironici e penetranti e disse: Certo che è così, se ne stupisce? È naturale. Cosa c’è di strano? Un codice è, per definizione, un insieme d’informazioni, una combinazione di segnali che serve a identificare ogni singola entità di un sistema. Ne sono esempio i codici a barre, i codici fiscali, i codici binari, e così via. Codice Primo è quella combinazione d’informazioni che identifica ogni corpo fisico di questo universo, dall’atomo alle galassie. Informare è dal latino in-formare, “dotare di una forma”, modellare secondo una forma: senza infor-

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Pierluigi Ighina

mazioni nulla si crea. Ogni creatore informa di sé le creature (dalle Scritture: “Ed Egli fece l’Uomo a sua immagine e somiglianza”). Da “plasmare intellettualmente” si passa poi al significato di “mettere al corrente, fornire notizie, porre in grado di operare”. Le informazioni creano forme e le mettono in comunicazione tra loro. In virtù delle informazioni tutto muta e (torniamo a Eraclito di Efeso) tutto scorre e niente si ripete. Tutto è informazione, dalla melodia che fa sognare, alla molecola che attiva un recettore. Tutto scambia con tutto nella rete di comunicazioni che fa esistere il mondo. L’universo è una rete i cui nodi sono i corpi, e fili le onde e le radiazioni: quelli, i sensi li percepiscono, questi non. I fili informano, scambiano e organizzano la vita. Per ogni corpo c’è un progetto, un Codice Primo. La chimica descrive come e di cosa son fatte le cose, non in che modo vengono scelti gli ingredienti, come si miscelano, in che misura ed entro quali limiti. Non c’è risposta ancora all’enigma antico della forma e della sostanza. Non basta sapere di cosa i corpi son fatti, ma su quali criteri opera la scelta degli elementi e di come si debbano disporre. Il Codice Primo è la

“Prendete un tubo di alluminio, torcetelo da farne sette spire che avvolgerete attorno al ramo di un albero e con un cavo elettrico portatelo all’interno del laboratorio”. Ottenuta la frequenza, Ighina la riproduceva per farla riascoltare a un’altra specie vegetale finché questa non si trasformava in quell’altra. Insomma, registrava il ritmo del melo captandolo dal campo dell’albero e operava un trasferimento d’informazioni da pianta a pianta. Ma gli esperimenti di Ighina confermano anche che, possedendo il codice di una sostanza, se ne può fare quel che si vuole, la si può trasformare. E qui la fisica si sposa con la magia e l’alchimia, che forse sono tre aspetti diversi di un’unica cosa. L’informazione viaggia dal codice alla massa e da questa al codice, come specchi auto-riflettenti. Senza Codice Primo, qualsiasi corpo si disgregherebbe, perché privo dei propri riferimenti. Se, come scrisse Giordano Bruno, riuscissimo a modificare il codice di un corpo, lo potremmo trasformare o mutare in altro, come nell’alchimia. Sarebbe il Codice Primo, la fonte inesauribile delle informazioni che organizzano la materia. Tanto che, trasmesse a una sostanza, le fanno assumere le carat-

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Il grande scienziato aveva finito per classificare la materia a seconda delle pulsazioni degli atomi, scoprendo che ce n’erano alcuni di gran lunga più piccoli e veloci degli altri, che si spostavano con una specie di movimento riproduttivo permanente mappa dalla quale il corpo trae i propri riferimenti strutturali. Inoltre ne preserva l’identità mantenendo la massa confinata nella forma. “Sono i campi di energia a generare la materia e non il contrario. Essi precedono e organizzano la formazione del corpo fisico…” scrive il collega statunitense Richard Gerber (3). Come immaginare i Codici Primi? Ritmi pulsanti, variazioni nel ritmo di base della materia dal cui mare tranquillo emergono come increspature. I corpi fisici non sono che espressioni di frequenze, sequenze numeriche dovute all’alternanza d’impulsi e pause: ritmi. Per trasformare il pesco in un melo è sufficiente registrare il ritmo del melo, il suo Codice Primo, e con tali frequenze irradiare un albero di pesche. Conoscendo il codice delle cose e potendovi lavorare, sembra possibile trasmutare la materia. Come faceva Ighina a registrare il codice di un albero? Ascoltiamone il suggerimento nell’intervista rilasciata all’autore: 40 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

teristiche della prima. Allo stesso modo operiamo noi da più di vent’anni con quello che abbiamo scoperto e chiamato TFF (Trasferimento Farmacologico Frequenziale) che consente, attraverso circuiti elettronici, di trasferire alle cellule le proprietà medicinali di un farmaco senza doverlo somministrare (4, 5). Un “TFF biologico” capace d’inviare al topo le informazioni del gatto, in modo che il codice del topo venga modificato in quello del gatto! Nel TFF si trasmettono informazioni proprio come negli esperimenti dell’epigono di Marconi: quando un codice viene trasferito, la materia si trasforma. Ma torniamo a Ighina che ha fotografato quel particolare “atomo” che imprimerebbe il ritmo, come un segna passo. La sua pulsazione si trasferisce alla materia determinandone le caratteristiche. Così scrive l’Autore. Quello che chiama atomo magnetico potrebbe davvero essere espressione del Codice Primo

Pierluigi Ighina

A ritmi differenti corrisponderebbero corpi e sostanze diverse (pensiero non distante da quello delle superstringhe), anzi quelli che a noi appaiono come corpi non sarebbero altro che ritmi diversi di un’unica vibrazione che informa il campo (“Pulsa e irradia energia nello spazio circostante”), la cui vibrazione ordina gli atomi affinché possano insieme esprimere sostanza e qualità. Costruisce la forma. Che quanto osservato da Ighina sia la perturbazione spaziale del Codice Primo sembra suggerirlo Ighina stesso: “Avevo notato che tutte le materie avevano un proprio campo magnetico formato di atomi magnetici frammisti con gli atomi della materia stessa” (6). Ighina trascorse l’intera vita sperimentando. Il mondo parlò di lui e molte volte lo derise. Egli preferiva non parlare del mondo, dal quale viveva quasi riparato,

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è ( Chi Pierluigi Ighina Pier Luigi Ighina (Milano, 23 giugno 1908 – Imola, 8 gennaio 2004) nacque a Milano nel 1908. Da giovane si interessò allo studio della natura, delle forze motrici e dell’elettromagnetismo. Studiò a Milano, diventando tecnico in elettronica e radioelettronica. Trovò lavoro come collaudatore prima alla Magneti Marelli, poi alla CGE (Compagnia Generale di Elettricità) e successivamente alla Ansaldo Lorenz di Genova. Dopo un corso di specializzazione in sistemi radiotelevisivi, nel 1926 scelse di arruolarsi come volontario nella Marina Militare come telegrafista. Trascorse tutta la vita ad Imola, studiando e lavorando in solitudine ed isolamento. Dichiarò di aver dato la paternità a moltissime invenzioni ritenute improbabili e stravaganti dalla comunità scientifica (la macchina della pioggia, la macchina per disinnescare i terremoti e altre) che non prese mai sul serio neppure la sua teoria dell’atomo magnetico. Una delle sue ultime interviste è stata raccolta dalla trasmissione televisiva Report http:// vimeo.com/2825339.

isolato e silenzioso come i primi filosofi greci. Costruì diversi macchinari che gli consentivano azioni straordinarie, come richiamare in breve tempo le nubi per far piovere oppure allontanarle facendo ritornare il sole. Agli occhi del mondo era uno stregone, agli occhi della vera scienza, quella che non teme le novità e anzi le ricerca, era un genio. Per me è stato un vero Maestro, anche di vita, e quell’incontro rimane irripetibile e indimenticabile. (Tratto dai libri di Massimo Citro: La Scienza dell’Invisibile, Macro, 2011 e The Basic Code of the Universe, Inner Traditions, Rochester, U.S.A., 2011). Note (1) Ighina, P.L., La scoperta dell’atomo magnetico, Atlantide Edizioni, 1999. (2) Ibid (3) Gerber, R., Vibrational Medicine, Bear & Co. New Mexico, USA, 1988. Ed. it: Medicina vibrazionale, Lampis, Pisa, 1998. (4) Citro, M., M. Emoto, La Scienza dell’Invisibile, Macro, Cesena, 2011. (5) Citro, M., The Basic Code of the Universe, Inner Traditions, Rochester, U.S.A., 2011. (6) Ighina, P.L., op. cit.

Scritto da Massimo Citro Dottore in Medicina e Chirurgia, Dottore in Lettere Classiche e Specialista in Psicoterapia, Massimo Citro vive e lavora come medico a Torino. Ricercatore scientifico e scopritore del TFF (Trasferimento Farmacologico Frequenziale), dirige l’Istituto di Ricerca “A. Sorti” da lui stesso fondato. Autore di saggi letterari e scientifici, come scrittore ha pubblicato: Gli Dèi e i Giorni (Ecig, 2003), Vietato studiare (Macro, 2008), The Basic Code of the Universe (Inner Traditions, USA, 2011). Co-autore, con Masaru Emoto, de La Scienza dell’Invisibile (Macro, 2011). È socio del Club di Budapest, fondato da Ervin Laszlo.

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L’acqua e

gli organismi viventi

La visione scientifica: intervista a Emilio Del Giudice Roberto Germano

A

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ll’edizione 2011 del Convegno di apertura dell’evento interdisciplinare Le Connessioni Inattese. La Frontiera, L’Ignoto, L’Eresia, è stato presente il Prof. Emilio Del Giudice, medaglia Prigogine 2009, ormai famoso per i suoi studi in biofisica che, partendo dalla meccanica quantistica, hanno fatto luce sul fondamentale ruolo dell’acqua nella vita. Lo ha intervistato per noi Roberto Germano, uno dei padri de Le Connessioni Inattese, evento che si svolge a Napoli, da ormai 5 anni ogni metà Novembre, con la partecipazione di scienziati, umanisti, artisti, che insieme al pubblico presente, cercano “inattese connessioni” tra ambiti solo apparentemente distanti. La manifestazione non si esaurisce certo nel Convegno di apertura: come ogni anno, infatti, l’Associazione ALTANUR ha preparato un ricco programma interdisciplinare che animerà Napoli e Provincia da Novembre 2011 fino a Marzo 2012. Roberto Germano: Ciao Emilio, è sempre un piacere ed un onore riaverti qui a Napoli, nella tua città natale. Tu hai studiato, fin dagli anni ’80 del secolo scorso, il fondamentale ruolo dell’acqua nella vita, utilizzando gli strumenti della Fisica e dell’Elettrodinamica Quantistica in particolare. Cominciamo con una domanda base: cos’è l’acqua? Si è capito abbastanza di questo liquido così diffuso? È davvero un insieme di palline, di molecole di H2O, che stanno insieme caoticamente? Emilio Del Giudice – Grazie a voi di avermi invitato! Quanti giorni ho per rispondere a questa semplice domanda?! Scherzi a parte, è semplice rendersi conto che l’acqua ha un ruolo fondamentale nella vita. Il nostro corpo, come numero di molecole, è costituito per circa il 99% da molecole d’acqua; soltanto il restante 1% è costituto da molecole diverse dall’acqua (proteine, DNA, ormoni, vitamine, ecc…). Ci si può 42 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

chiedere come mai i biologi finora hanno studiato l’1% e trascurato il 99%. La ragione è che esiste il preconcetto secondo cui la dinamica biologica è governata dalla chimica, cioè dal fatto che questo 1% di molecole si incontra, fa reazioni chimiche, e l’insieme di tutte queste reazioni chimiche da luogo alla dinamica biologica. Siccome le molecole d’acqua non fanno reazioni chimiche, vengono trascurate, come se fossero gli spettatori della partita: allo stadio 22 persone giocano e 60.000 guardano…

Spesso sono proprio le domande ingenue che danno origine alle grandi scoperte Come superare questo preconcetto? Sarà di certo difficilissimo. Ad esempio, ci sono voluti secoli per cogliere l’esistenza della pressione atmosferica… Il trucco sta nel farci una domanda ingenua. Spesso sono proprio le domande ingenue che danno origine alle grandi scoperte. Nella visione attuale, posto che siano le molecole diverse dall’acqua che danno origine alla dinamica vivente, come fanno queste molecole a riconoscersi, a trovarsi e ad incontrarsi? Infatti, nella dinamica biochimica non ci sono errori, non ci sono incontri che danno luogo a specie molecolari non volute. Mentre in un reattore chimico industriale ci sono incontri di ogni genere, per cui oltre al prodotto che si vuole si producono anche i rifiuti. Ma allora deve esistere una sorta di “governo” delle reazioni biochimiche, un qualche agente fisico che dice alle molecole dove devono andare e chi devono incontrare.

Le molecole dell’acqua liquida non sono una folla di oggetti indipendenti, ma sono come un corpo di ballo, cioè danno luogo ad un ordine, non di tipo spaziale, come in un cristallo, ma “si muovono” in modo definito

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La domanda apparentemente sciocca, come quelle che fa il tenente Colombo, ci sta iniziando a far intuire qualcosa… Quindi, qual è questo agente? Si può senz’altro candidare a questo ruolo il campo elettromagnetico. Infatti esiste un teorema che dice che quando un campo elettromagnetico occupa una certa regione di spazio ed oscilla ad una certa frequenza, è capace di attirare in quella regione molecole che oscillino alla stessa frequenza (o a frequenze molto simili). C’è quindi un meccanismo selettivo di richiamo. Ma chi produce questo campo elettromagnetico? Negli ultimi anni, la risposta a questa domanda ha fatto cogliere il ruolo fondamentale dell’acqua. Le molecole d’acqua sono capaci di avere un’attività collettiva, cioè in metafora: le molecole dell’acqua liquida non sono una folla di oggetti indipendenti, ma sono come un corpo di ballo, cioè danno luogo ad un ordine, non di tipo spaziale, come in un cristallo, ma “si muovono” in modo definito. Poiché i campi magnetici sono prodotti dalle oscillazioni delle cariche elettriche, un’oscillazione di un gran numero di molecole in fase da luogo appunto ad un campo elettromagnetico ben definito. Ecco l’origine del campo elettromagnetico, che si comporta da governatore; ed ecco quindi anche il ruolo per i 60.000 dello stadio i quali, facendo la “ola”, fanno si che i calciatori giochino meglio…

Luc Montagnier, ad esempio, ha recentemente ottenuto risultati interessantissimi. Come sai bene ne ha parlato, poco dopo averli ottenuti, anche a Le Connessioni Inattese a Napoli, due anni fa. Montagnier ha lunga dimestichezza con i virus e il DNA: è premio Nobel per la medicina proprio per queste sue competenza sperimentali. Seguendo anche lo schema con cui Montagnier illustra l’esperimento, ce lo puoi brevemente descrivere? Montagnier pone in una provetta in acqua delle sequenze di DNA batterico; e poi – molto importante – diluisce via via con acqua. Una bobina prende i segnali elettromagnetici provenienti dalla provetta. Prima cosa importante è il fatto che più si diluisce più

Ma, andando fuor di metafora, vuoi accennare quali sono le evidenze sperimentali che è proprio così che vanno le cose?

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Oltre la memoria dell’acqua

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Bibliografia E. Collini, C. Y. Wong, K. E. Wilk, P. M. G. Curmi, P. Brumer, G. D. Scholes, “Coherently wired light-harvesting in photosynthetic marine algae at ambient temperature”, Nature 463, 644-647 (2010). N. Marchettini, E. Del Giudice, V. L. Voeikov, E. Tiezzi “Water: A medium where dissipative structures are produced by a coherent dynamics”, J. Theo. Bio. 265, 511-516 (2010). A. Kurcz, A. Capolupo, A. Beige, E. Del Giudice, G. Vitiello, “Energy concentration in composite quantum systems”, Phys. Rev. A 81, 063821 (2010). E. Del Giudice, G. Vitiello, “Role of the electromagnetic field in the formation of domains in the process of symmetry-breaking phase transitions”, Phys. Rev. A 74, 22105 (2006). E. Del Giudice, R. M. Pulselli, E. Tiezzi, “Thermodynamics of irreversibile processes and Quantum Field Theory: An interplay for the understanding of ecosystem dynamics”, Ecol. Model. 220, 1874-1879 (2009). A. Tedeschi, “Is the living dynamics able to change the properties of water?”, International Journal of Design & Nature and Ecodynamics, 5(1), 60–67 (2010). R. Germano et al., “Oxhydroelectric Effect: Electricity from Water by Twin Electrodes”, Key Engineering Materials, 495, 100-103 (2012). R. Germano et al., “Oxhydroelectric Effect: oxygen mediated electron current extraction from water by twin electrodes”, Journal of Optoelectronics and Advanced Materials (in corso di pubblicazione). L. Montagnier, J. Aissa, S. Ferris, J. Montagnier, C. Lavallée, “Electromagnetic Signals Are Produced by Aqueous Nanostructures Derived from Bacterial DNA Sequences”, Interdiscip. Sci. Comput. Life Sci., 1:81-90 (2009). L. Montagnier , J. Aissa, E. Del Giudice, C. Lavallée, A. Tedeschi and G. Vitiello, “DNA , Waves and water”, “Journal of Physics: Conferences Series”, The proceedings of DICE 2010: Space, Time, Matter - Current Issues in Quantum Mechanics and Beyond, 2011 (in corso di pubblicazione). E.Del Giudice, A.Tedeschi, La vita come forma di organizzazione dell’acqua, La Medicina Biologica, Ott-Dic 2008 (www.medibio.it) E. Del Giudice, A. Tedeschi, La dinamica dell’essere come riflesso della dinamica dell’acqua, La Medicina Biologica, Ott-Dic 2010 (www.medibio.it) Del Giudice E., Tedeschi A., (2009). Water and the autocatalysis in living matter, Electromagnetic Biology and  Medicine, 28, 46 Larissa S. Brizhika, Emilio Del Giudice Alberto Tedeschi, Vladimir L. Voeikov, The role of water in the information exchange between the components of an ecosystem. Ecol. Model. (2011), doi:10.1016/j.ecolmodel.2011.05.017 Del Giudice, E., Spinetti, P.R., Tedeschi, A., 2010. Water dynamics at the root of metamorphosis in living organisms. Water 2, 566–586 (online). E. Del Giudice, P.Stefanini, A. Tedeschi, G. Vitiello, The interplay of biomolecules and water at the origin of the active behavior of living organisms   Journal of Physics:ConferenceSeries 329  (2011) 012001 doi:10.1088/1742-6596/329/1/012001 Per contenuti video on line : www.acquainformata.org E.Del Giudice, A.Tedeschi, La vita come forma di organizzazione dell’acqua, La Medicina Biologica, Ott-Dic 2008 (www.medibio.it) E. Del Giudice, A. Tedeschi, La dinamica dell’essere come riflesso della dinamica dell’acqua, La Medicina Biologica, Ott-Dic 2010 (www. medibio.it) Del Giudice E., Tedeschi A., (2009). Water and the autocatalysis in living matter, Electromagnetic Biology and  Medicine, 28, 46 Larissa S. Brizhika, Emilio Del Giudice Alberto Tedeschi, Vladimir L. Voeikov, The role of water in the information exchange between the components of an ecosystem. Ecol. Model. (2011), doi:10.1016/j. ecolmodel.2011.05.017 Del Giudice, E., Spinetti, P.R., Tedeschi, A., 2010. Water dynamics at the root of metamorphosis in living organisms. Water 2, 566–586 (online). E. Del Giudice, P.Stefanini, A. Tedeschi, G. Vitiello, The interplay of biomolecules and water at the origin of the active behavior of living organisms   Journal of Physics:ConferenceSeries 329  (2011) 012001 doi:10.1088/1742-6596/329/1/012001. Per contenuti video on line : www.acquainformata.org

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Capire queste cose potrà permettere di dare origine ad una nuova industria chimica non inquinante, che si ispiri al caso biologico aumentano i segnali elettromagnetici! Quindi è l’acqua a regolarne l’intensità. Quali frequenze? Lo stabilisce il DNA. Infatti, l’acqua può oscillare su un grande numero di frequenze, ma è il partner con cui l’acqua se la sta facendo in quel momento che stabilisce quali. Già questo è interessantissimo, e si capisce che Montagnier si è ispirato ai famosi esperimenti di Benveniste, che a suo tempo purtroppo furono incompresi. Sì, infatti, Montagnier non ne fa mistero… Ma lui è andato oltre, e infatti la seconda parte dell’esperimento è quella più sconvolgente. Ebbene, cosa succede? Questi segnali vengono inviati ad un secondo recipiente con pura acqua distillata e, per evitare dubbi di contaminazione, la cosa è stata fatta anche per via telematica a centinaia di km di distanza. Che succede nel recipiente di acqua pura esposto a questi segnali? Gli sperimentatori aggiungono a quell’acqua pura le sostanze necessarie alla strutturazione del DNA, adenina, timina, citosina e guanina, più i necessari catalizzatori, le polimerasi, ecc… e cosa succede? Dopo un certo numero di ore (circa 20 ore) compare fisicamente lo stesso tipo di DNA da cui era stato estratto il segnale!!! Eccezionale! Quindi, capire l’acqua fresca… aiuta a risolvere il mistero della vita?! Eh si! Ma, non solo, capire queste cose potrà permettere di dare origine ad una nuova industria chimica non inquinante, che si ispiri al caso biologico, in cui le molecole interagiscono in maniera precisa tra di loro senza generare composti a caso, e cioè in maniera altamente efficiente, a basso consumo energetico, e senza generare rifiuti inquinanti… E credo che l’Effetto Ossidroelettrico che hai da poco sperimentalmente evidenziato in PROMETE, cioè l’estrazione di corrente elettrica dall’acqua, mediata dalle molecole di Ossigeno, possa essere un primo passo in questa direzione. Infatti, gli organismi viventi riescono proprio grazie all’acqua a trasformare energia di basso grado (calore, infrarossi) in energia di alto grado (energia

Oltre la memoria dell’acqua

elettrica, energia chimica), appunto con questo tipo di meccanismi ancora non molto chiari ai più… Dacci una previsione sull’applicabilità diffusa di queste metodiche. Dipenderà soltanto dall’entusiasmo con cui ci si applicherà. Così come gli antichi romani avevano già conoscenze che sono diventate operative solo 1.500 anni dopo… Dipende da meccanismi economicosociali, non da motivi scientifici.

Letture Roberto Germano L’acqua elettromagnetica e le sue mirabolanti avventure

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Bibliopolis, 2007 L’enorme mole di “anomalie” sperimentali che si affastellano intorno alla natura chimico-fisica della pura e semplice acqua, e ai suoi effetti biologici, fa comprendere indiscutibilmente che è il momento di mettere ordine in questa pletora di fenomeni: e sono proprio italiane molte delle ricerche che stanno conducendo alla comprensione di questi controversi fatti sperimentali. Emerge ben chiara sullo sfondo l’immagine di una nuova rivoluzione scientifica; l’osservatore medio, però, non ne è al corrente, o magari tende a classificarla sbrigativamente con l’etichetta “non scientifico” – come ormai la locuzione “memoria dell’acqua” invariabilmente ispira – rimanendo del tutto ignaro del gran numero di lavori sperimentali pubblicati sull’argomento da riviste scientifiche internazionali.

intervistato ( Abbiamo Emilio Del Giudice

(

Un po’ come nel caso del cuscinetto a sfere, già disegnato da Leonardo Da Vinci nel 1500 e poi riscoperto solo agli inizi del 1900! Sì! Però c’è una nota ottimistica con cui vorrei concludere, legata al fatto che questo tipo di ricerche non richiede affatto finanziamenti enormi. Il primo esperimento di Montagnier sopra descritto fu condotto in Camerun, e non a New York o a Parigi, le città in cui Montagnier normalmente vive. L’attuale mancanza di finanziamenti alla ricerca forse non ha effetti totalmente negativi, perché obbligherà i ricercatori a fare cose così intelligenti che si possano fare senza soldi….

Fisico teorico. Ricercatore INFN a Milano, ora in pensione, è membro dell’International Institute of Biophysics di Neuss in Germania. Ha lavorato presso il MIT di Cambridge, USA e presso il Niels Bohr Institute di Copenhagen. I suoi interessi scientifici riguardano prevalentemente la teoria quantistica dei campi, e lo studio delle proprietà collettive della materia, per fare luce sulla natura della vita. È autore di numerosissimi articoli scientifici. È stato insignito della Prigogine Medal 2009.

A cura di Roberto Germano

Fisico della materia, è CEO di PROMETE Srl – CNR Spin off company. Ha scritto il libro Fusione Fredda, Moderna storia d’inquisizione e d’alchimia (Bibliopolis, 2000, seconda ed. 2003) – prefazione di Giuliano Preparata – e AQUA. L’acqua elettromagnetica e le sue mirabolanti avventure (Bibliopolis, 2007) – prefazione di Emilio Del Giudice. È coautore del volume Il Trasferimento Tecnologico (Franco Angeli, 2010) e di numerosi articoli scientifici..

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Nella nostra biblioteca Vincenzo Valesi

I Rimedi Naturali del Medico di Famiglia

Consigli e terapie per le malattie più diffuse Una guida a cure e terapie da tenere sempre a portata di mano, che offre un supporto quotidiano prezioso da consultare per ogni disturbo e malattia.

17-01-2014

Un prontuario di emergenza da tenere in casa per ogni famiglia, un repertorio terapeutico naturale, un testo che affronta in modo naturale i numerosi problemi e disturbi comuni che in uno studio medico di base sono all’ordine del giorno. Ogni patologia è trattata da vari punti di vista e con la prescrizione di rimedi che appartengono a diverse medicine non convenzionali. Secondo la propria tendenza il lettore può sperimentare e scegliere il percorso curativo che meglio gli si addice oppure, in alcune patologie, può integrarne anche diversi, come nel caso dell’abbinamento di rimedi per uso interno e manipolazioni manuali o agopuntura. È ormai risaputo che antibiotici, antinfiammatori, cortisonici, lassativi, antipiretici e molti altri farmaci di uso comune sono solitamente abusati. Un medico di famiglia di vastissima cultura e preparazione ha raccolto in questo libro una vera e propria summa di rimedi curativi presi dalle varie discipline naturali che consentono di ottenere gli stessi risultati di guarigione dei farmaci chimici senza gli effetti deleteri di quest’ultimi. Agopuntura, auricoloterapia, omeopatia, omotossicologia, floriterapia e altre medicine dolci sono qui utilizzate per numerose patologie organizzate per apparato e sistema di funzioni. Completano il volume disegni e mappe per i trattamenti di agopuntura, riflessologia e auricoloterapia.

Puoi acquistarlo su www.scienzaeconoscenza.it - Letture Consigliate 46 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

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I consigli di Lettura di www.MacroLibrarsi.it Lynne McTaggart La Scienza dell’Intenzione The intention experiment. Come usare il pensiero per cambiare la tua vita e il mondo Quanto è forte l’interazione tra mente e materia? Come possono le nostre intenzioni modificare la realtà? Esistono limiti per colui che desidera diventare protagonista del proprio destino? Dall’autrice dei famosi bestseller Il Campo del punto zero, The Bond, Ciò che i dottori non dicono, non solo una sintesi completa delle più importanti ricerche scientifiche sulla forza dell’intenzione umana, ma uno strumento per imparare a usare questo potere nella vita di tutti i giorni.

Maurizio Torrealta Emilio Del Giudice Il Segreto delle tre Pallottole Qual è il funzionamento di questi ordigni che provocano reazioni nucleari senza il bisogno della massa critica? Come funzionano le armi utilizzate a Gaza che uccidono senza lasciare traccia di frammenti metallici? Perché le munizioni al cosiddetto uranio impoverito, utilizzate in Iraq e Afghanistan, contengono anche altri elementi radioattivi? E soprattutto, perché una ricerca sulla fusione fredda di successo è stata per decenni volutamente ignorata? Le risposte a queste scomode domande e a molte altre sono collegate tra loro da un segreto che è stato tenuto nascosto per più di venti anni, e che questo libro prova a raccontare.

Pagine 420 f € 20,50 f Macro Edizioni

Pagine 231 f € 15,00 f Ambiente Edizioni

Kristo Papic Il segreto di Nikola Tesla (DVD) Il film. Nuova Edizione Doppiata in Italiano Nel film in Dvd, la vita di Nikola Tesla, il grande scienziato “dimenticato”. Nikola Tesla è l’uomo che, vivendo a cavallo tra ‘800 e ‘900, ha illuminato il mondo con la corrente alternata e ha reso possibili invenzioni rivoluzionarie come la radio. La vita di Nikola Tesla raccontata in questo splendido film ci illumina sulla realtà della scienza e della società nel suo complesso. Il suo arrivo negli Stati Uniti, il suo rapporto turbolento con Thomas Edison e quello con il grande capitalista J.P. Morgan.

Autori Vari La Fusione Fredda Storia di una rilevante scoperta moderna – la “fusione termonucleare” e la “emissione di neutroni da un plasma freddo di idrogeno” – che ha molteplici applicazioni pratiche. I testi scientifici sono poi accompagnati da estratti più teorici, molto interessanti anche per chi voglia riflettere su argomenti troppo spesso lasciati solo agli “addetti ai lavori”. Il volume è stato stampato nel 1995 e aggiornato nel 2011.

DVD + Libretto f € 19,50 f Macrovideo

Pagine 129 f € 41,32 f Andromeda Editore

William R. Forstchen Un Istante Dopo (One Second After) Come sopravvivere a una catastrofe e affrontare un mondo senza elettricità Le linee elettriche in tutto il mondo sono fuori uso, forse per sempre. Questa storia romanzata è una cronaca degli avvenimenti avvenuti, un resoconto degli espedienti usati dalla popolazione per continuare a vivere senza elettricità. Pur essendo un romanzo, è il miglior manuale in circolazione per organizzarsi e sapere come sopravvivere a situazioni estreme e in particolare alla mancanza di elettricità, dovute a cataclismi naturali o guerre tecnologiche.

Sabato Scala, Fiammetta Bianchi La Fisica di Dio - Libro Dalle dinamiche della Mente e del Cosmo il potere di creare la tua realtà. Oltre la fisica dei quanti, una nuova teoria del tutto La Fisica di Dio svela, con straordinaria eleganza, chiarezza e semplicità, il funzionamento intimo del campo energetico intelligente attraverso un rivoluzionario modello interpretativo, superando la complessità della fisica dei quanti e spiegandone in modo elementare, quanto emozionante, i paradossi. Partendo dalla Teoria di Unificazione di un geniale fisico tedesco, Burkhard Heim, i due autori hanno ampliato, arricchito e formulato la più innovativa delle Teorie del Tutto per accedere ai segreti dell’Universo, dell’Uomo e della Vita.

Pagine 460 f € 13,60 f Macro Edizioni

Pagine 251 f € 16,50 f Uno Editore

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17-01-2014

Bruce Lipton La Biologia delle Credenze Come il pensiero influenza il DNA e ogni cellula Ogni cellula del nostro corpo può Bruce Lipton dimostra che ciò in cui crediamo determina ciò che siamo, perciò non è il patrimonio genetico ereditato a determinare la nostra vita e la nostra salute. Si tratta di una rivoluzione della scienza e del pensiero che ci libera dalla prigionia del destino predeterminato dalla genetica. Lipton dimostra in maniera inoppugnabile che l’ambiente, i nostri pensieri e le nostre esperienze determinano ciò che siamo, il nostro corpo e ogni aspetto della nostra vita.

Daniel Estulin Il Club Bilderberg La storia segreta dei padroni del Mondo. L’organizzazione occulta che ha tra i suoi protagonisti molti personaggi della vita politica, economica e finanziaria italiana Seconda Edizione Aggiornata Il Club Bilderberg presenta una delle più potenti e segrete organizzazioni del mondo. Dal 1954, una volta all’anno, questo gruppo ristretto di persone si ritrova per decidere segretamente il futuro politico ed economico dell’umanità. Nessun giornalista ha mai avuto accesso alle riunioni che fino a poco tempo fa si sono svolte presso l’Hotel Bilderberg, in una piccola cittadina olandese.

Pagine 256 f € 16,50 f Macro Edizioni

Pagine 398 f € 12,90 f Arianna Editrice

Zecharia Sitchin Il Libro Perduto del Dio Enki Da Nibiru, il dodicesimo pianeta, alla Terra: memorie e profezie Circa 445.00 anni fa, astronauti provenienti da un altro pianeta giunsero sulla Terra in cerca di oro. Qui assunsero il ruolo di divinità, trasmettendo la civiltà al genere umano e insegnando agli uomini a venerarli Com’era la vita sul loro pianeta? Quali ragioni li hanno spinti a stabilirsi sulla Terra e che cosa li ha poi allontanati dalla loro nuova patria? Per trovare risposta a queste domande serviva la testimonianza diretta di chi aveva vissuto da protagonista quelle antiche vicende.Convinto dell’esistenza di questa testimonianza, Sitchin ha cominciato a cercarne le prove.

Ricci Emiliano I Viaggi dell’Orsa Maggiore Tra vita e cielo alla scoperta degli astri Chi è appassionato d’astronomia e non ha la fortuna di avere un osservatorio sul tetto della propria casa sa che per osservare il cielo nelle migliori condizioni deve spostarsi, muovendosi dalla città alla campagna, ma anche in giro per il globo terracqueo per trovarsi al posto giusto nel momento giusto per osservare i fenomeni celesti o anche solo per incontrarsi con altre persone con cui condividere la propria passione. Il libro è un diario di viaggio, di vita e di cielo che coniuga le avventure della scoperta scientifica con le gioie dell’incontro con altri luoghi e con altre persone.

Pagine 280 f € 19,50 f Macro Edizioni

Pagine 180 f € 15,00 f Scienza Express Edizioni

Piergiorgio Odifreddi Una Via di Fuga Il grande racconto della geometria moderna Il riferimento alla fuga è anzitutto musicale, perché questo libro si presenta come una composizione a più voci, che si intrecciano e si inseguono fra loro per arrivare a una stretta finale: l’abbattimento dell’ordinario paradigma euclideo, al quale in genere ci si limita nelle scuole, e la scoperta di straordinarie geometrie alternative, che permeano la scienza e l’arte delle età moderna e contemporanea. Ma il riferimento alla fuga è anche pittorico, perché una di queste geometrie alternative è quella proiettiva, ispirata e stimolata dall’invenzione della prospettiva.

Davide Donelli, Matteo Rizzato Io Sono il Tuo Specchio Neuroni specchio ed empatia Scoperti dal professor Giacomo Rizzolatti, che firma la prefazione di questo libro, i neuroni specchio sono una delle scoperte più straordinarie delle neuroscienze contemporanee; in sostanza, si tratta della spiegazione scientifica del perché comprendiamo a livello profondo il comportamento altrui. Questo libro mira proprio a far conoscere a tutti, con un linguaggio chiarissimo e molte brillanti vignette, sia il contenuto scientifico essenziale di tale scoperta, sia, cosa ancora più importante, le sue ripercussioni nella nostra vita quotidiana e nei meccanismi che regolano le interazioni sociali, che possiamo così imparare a gestire in maniera molto più efficace.

Pagine 254 f € 20,00 f Mondadori Editore

Pagine 95 f € 11,50 f Amrita Editore

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Il dottor Valesi

risponde

Vincenzo Valesi ci spiega come combattere alcuni disturbi con i rimedi naturali rispondendo alle domande scritte per lui dai nostri affezionati lettori Vincenzo Valesi

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I

mmaginate di avere un mal di gola di quelli che non permettono nemmeno di parlare, con il naso chiuso, il cerchio alla testa e tutto quello che normalmente accade quando si è un bel po’ raffreddati. Aprite l’armadietto dei medicinali e lo trovate VUOTO (meglio così…). Potrebbe essere una tonsillite quella che vi fa bruciare tanto la gola oppure una faringite o chissà cosa, ma l’importante per voi in questo momento è trovare un rimedio veloce ed efficace. Che fare? Potreste chiamare il medico di famiglia (ma dovrete fare lunghe attese), andare in farmacia chiedendo un consiglio oppure, ancora più semplice, aprire un libro. Un libro che contiene 500 pagine di consigli pratici per ogni evenienza, dal malanno di stagione a patologie ben più serie. Il libro in questione è I Rimedi Naturali del Medico di Famiglia (Macro Edizioni, 2011), scritto dal dottor Vncenzo Valesi il quale ha racchiuso la propria decennale esperienza di medico di famiglia, omeopata, omotossicologo, agopuntore, iridologo, riflessologo (e molto altro) in un gioiello di libro, che a nostro parere dovrebbe essere nella libreria di ognuno di noi. Ma torniamo a noi… cosa troverete nel libro in questione per il vostro mal di gola e per tutti i sintomi correlati? Un capitolo intero dedicato alle malattie della gola, del naso e delle orecchie con consigli utilissimi per risolvere il vostro problema avvalendovi di diverse possibilità di approccio: agopuntura, auricoloterapia, riflessologia, manipolazione vertebrale, iridologia, fitoterapia, omeopatia etc... 50 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

La bellissima notizia è che il dottor Valesi ha messo a disposizione la sua esperienza per i lettori di Scienza e Conoscenza: rispondendo alla nostra newletter dedicata al libro I Rimedi Naturali del Medico di Famiglia, tantissimi di voi ci hanno inviato alcuni quesiti su specifiche patologie e disturbi. Inizia qui una bellissima e speriamo fruttuosa e lunga collaborazione in cui Vincenzo Valesi risponderà alle vostre domande sulle nostre pagine. Per inviare la tua domanda non esitare a scriverci a [email protected] specificando come oggetto della mail “domanda per il dottor Valesi”. Eccovi di seguito le prime risposte! Buona lettura. Romina Alessandri Buongiorno, vorrei conoscere un rimedio per risolvere il problema di verruche volgari alle mani. Maria Il rimedio più frequentemente utilizzato per le verruche è Thuya Occidentalis (Thuya) generalmente nella diluizione 5 CH in ragione di 3 granuli da assumere per via sublinguale una volta al giorno, per periodi abbastanza lunghi, non meno di due mesi. A questa può essere associato il composto microimmunoterapico 2LVERU, un mix di “citochine omeopatizzate” + acido nucleico specifico. Le citochine sono sostanze di natura proteica che coordinano la funzione delle cellule immunitarie. Il SNA (Acido Nucleico Specifico) è una porzione di acido nucleico (DNA o

Salute: le domande dei lettori

La bellissima notizia è che il dottor Valesi ha messo a disposizione la sua esperienza per i lettori di Scienza e Conoscenza

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RNA) simile a quello del virus, ottenuto per via sintetica, che, diluito e dinamizzato (cioè sottoposto a una serie di succussioni o scosse) secondo i principi dell’omeopatia, serve a ridurre l’espressione di quella zona di acido nucleico virale responsabile della moltiplicazione del virus. Il Papilloma virus è il virus responsabile della reazione immunitaria e connettivale che porta alla formazione della verruca. Utile anche un’azione locale applicando una pomata a base di Thuya. Vorrei sapere, come mai, per quasi tutte le patologie e per moltissimi disturbi, si predica al paziente una dieta, se non un dimagrimento. Perché non dire che all’80% l’ipercolesterolemia è su base genetica? Conosco persone magrissime con colesterolo alto, così come conosco persone che fanno un grande consumo di dolci senza la benché minima complicazione glicemica. Molto, ma molto probabilmente le cose son piu’ complesse. A tutti viene assegnata ‘frutta e verdura’. Senza dimenticare i cibi integrali. Milioni di persone riescono a mangiare solo poca verdura per tanti motivi digestivi o addirittura il morbo di Crohn. Passiamo alla frutta, molti sono intolleranti persino alla impensabile mela, senza dire che non a tutti piace e non sostituisce un pasto. Infine le calorie. Io sono di piccola statura, introduco anche 2.500 calorie, ma non prendo peso, perché esiste chi fa vita sedentaria e chi fa vita sportiva o molto sportiva. C’è chi ha un metabolismo da aiutare, chi ha un metabolismo attivo. E ancora: siamo certi che con la menopausa si ingrassa, così tanto per dire? Quando più quando meno si consiglia di perdere peso, anche nel caso di

pressione alta, senza pensare che può avere cause non legate al peso, non legate ai grassi etc. etc. Laura C. Il controllo del colesterolo, per quanto importante, è solo uno degli aspetti correlati al rischio cardiovascolare. Quando si parla di colesterolo, poi, bisogna considerare sia quello totale, sia quello legato alle lipoproteine ad alta densità (l’HDL: il cosiddetto colesterolo “buono”), sia quello legato alle lipoproteine a bassa densità (LDL), nel linguaggio comune conosciuto come “cattivo”. Ma esistono altri fattori di rischio metabolico quali i trigliceridi, l’omocisteina, e il livello di stress ossidativo, non meno importanti, dei quali troppo poco si parla. Il discorso del peso è importante perché quasi sempre è legato ad un aumento del grasso periviscerale, quello responsabile della cosiddetta “pancetta”, rilevabile indirettamente attraverso la misurazione del “girovita” che nella donna non dovrebbe superare gli 80 cm e nell’uomo i 92-94 centimetri. Questo tipo di grasso deve essere considerato un tessuto perennemente infiammato, fonte di produzione, fra le altre cose, di una sostanza chiamata INTERLEUCHINA 6, la quale è in grado di passare la barriera ematoencefalica favorendo sindromi depressive; inoltre può ridurre la vigilanza delle cellule immunitarie (Linfociti e macrofagi) nei confronti dei tumori “nascenti”, e determinare a livello della parete dei vasi sanguigni arteriosi una situazione che favorisce il deposito di colesterolo stesso e l’evoluzione di un processo di indurimento delle arterie (arteriosclerosi). Senza contare l’importanza, a seconda dei casi, di fattori metabolici individuali che oggi sappiamo essere su base genotipica o genetica, ma che erano già conosciuti fin dai tempi di Ippocrate (lui li chiamava tem-

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Salute: le domande dei lettori

peramenti) e che, via via, sono stati studiati nel corso dei secoli, fino a pochi decenni fa, dalle varie scuole costituzionaliste. Giustamente, come la lettrice fa osservare, bisogna tener conto anche di situazioni particolari come eventuali patologie intestinali quali il morbo di Crohn e la Rettocolite ulcerosa, nonché di eventuali intolleranze alimentari personali, e anche questo fa parte di una valutazione individuale. Il messaggio che se ne deve ricavare, credo sia quello che il problema dell’alimentazione e della dieta è un problema complesso, non riducibile all’enfatizzazione e alla demonizzazione di alcuni fattori piuttosto che altri. Noi donne, purtroppo, siamo abbastanza colpite alla tiroide con noduli di varie dimensioni. Nell’ambito della medicina naturale c’è qualche rimedio? Probabilmente quando ormai sono for-

ne con iodio in via preventiva nelle zone geografiche a povertà iodica; sia per l’introduzione in terapia di Levotiroxina, la quale ha due effetti: fornire ormone tiroideo già pronto e mettere a riposo funzionale la tiroide stessa, in maniera da bloccare la formazione di questi noduli e l’evoluzione verso il gozzo. Comunque l’integrazione con iodio è efficace come prevenzione nelle aree geografiche a carenza, mentre in presenza di gozzo, deve essere fatta con molta cautela e senza eccedere perché potrebbe favorire l’espressione di un ipertiroidismo. Dal punto di vista della medicina naturale pertanto è opportuno agire sull’asse ipofisi–tiroide con organoterapici ad azione riequilibrante quali sono i “suis”: HYPOPHYSIS SUIS INJEEL e GLANDULA THYROIDEA SUIS INJEEL una volta alla settimana; THUYA INJEEL per la tendenza a “sicotizzare” (così viene definita in omeopatia e omotossicologia la tendenza a formare

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Secondo la visione psicosomatica, una patologia della tiroide, la quale è posizionata in corrispondenza del 5° Chakra, è legata a un problema di comunicazione mati si tengono, ma c’è qualche accorgimento per far si che non aumentino in numero e volume? Grazie! Silvana Macaro Ovviamente è necessario un corretto inquadramento diagnostico anatomico e funzionale, per escludere noduli di natura “particolare”, per esempio neoplastici, che per fortuna sono molto rari. Fatta questa premessa, quelli che comunemente vengono definiti noduli tiroidei sono inquadrabili, nella maggior parte dei casi, nel “gozzo colloido cistico” o struma multinodulare. La loro origine è dovuta al fatto che nelle aree geografiche in cui l’ambiente è cronicamente carente di iodio, per compensare questa situazione la tiroide viene iperstimolata da parte della ghiandola Ipofisi che, sentendo meno iodio, produce in maggior quantità il TSH (ormone ipofisario stimolante la tiroide): si tratta di un meccanismo cosiddetto di feed-back. Gli effetti di questa iperstimolazione compensatoria sulla ghiandola tiroide portano a una iperproliferazione della ghiandola, con eccessiva formazione di follicoli (cioè di quelle microscopiche cisterne che contengono l’ormone tiroideo). Tale replicazione porta spesso alla formazione di noduli, e aree nell’ambito dei quali possono verificarsi anche zone di necrosi e piccole emorragie, che poi guariscono con un residuo cicatriziale. Permanendo la cronica carenza di iodio alimentare, il processo evolveva, un tempo, fino a quei voluminosi gozzi (aumenti di volume della ghiandola tiroide) che oggi non si vedono più, sia grazie all’integrazio52 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

noduli e cisti); SPONGIA INJEEL, per ottimizzare l’utilizzazione dello iodio presente nell’organismo. Secondo la visione psicosomatica, una patologia della tiroide, la quale è posizionata in corrispondenza del 5° Chakra, è legata a un problema di comunicazione, di relazionamento con l’ambiente, di espressione della sessualità. Soffro da tempo di ansia e di insonnia, problemi che in passato ho trattato con farmaci anche “pesanti”, accompagnando questa terapia con sedute dallo psicologo. Ora sto molto meglio, anche se, in talune situazioni di super stress, tendo ad avvertire il riacutizzarsi del problema, che tra l’altro genera una forte tensione a livello muscolare (collo e spalle). Come posso trattarlo (insonnia in particolare) senza ricorrere a farmaci tradizionali? Grazie! Vasco Ferretti L’intervento più appropriato per incidere sulle situazioni di ansia cronica dovrebbe essere correlato allo studio delle esperienze vissute di ogni paziente per poter agire sull’eventuale conflitto emozionale, per esempio con la floriterapia di Bach ed eventualmente quella australiana. L’individualizzazione del caso permette anche di poter scegliere un eventuale farmaco costituzionale (fosforico, fluoruco, carbonico, sulfurico) e/o diatesico (Luesinum, Tubercolinum, Medorrhinum, Psorinum); oppure il cosiddetto farmaco unitario biotipico: quest’ultimo in particolare può essere scelto solo sulla base di un’accurata storia

Salute: le domande dei lettori

del paziente e delle sue caratteristiche psicoemozionali. Pertanto, nell’impossibilità di un’individualizzazione, ci si può limitare a un intervento più sintomatico, per esempio con un fitogemmoterapico come TILIA TOMENTOSA, BIANCOSPINO; con composti come VALERIANA Heel o omotossicologici quali R 14, IGNATIA HEEL, L 72; CUPRUM HEEL in modo particolare se è presente una componente contratturale o di spasmi. Risultati interessanti sotto questo profilo possono essere ottenuti anche con l’Agopuntura.

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Esistono rimedi naturali contro le emorroidi? C’è alternativa alla soluzione chirurgica? Si può guarire? Le emorroidi sono varici, cioè sfiancamenti circoscritti della parete venosa (al pari delle varici degli arti inferiori) del plesso venoso emorroidario, situato a livello ano-rettale. Quando non ci sia indicazione all’intervento chirurgico, si possono ottenere buoni risultati con le terapie conservative anche di tipo naturale. Sì, ne esistono, sia nel campo della fitoterapia, per esempio la diosmina, un flavonoide molto rappresentato nel mondo vegetale e da cui è ottenuto un farmaco semisintetico di grande successo, che ha un’azione tonificante la lassità della parete venosa. In omeopatia ricordo gli unitari PAEONIA, ARNICA, SULPHURIC ACIDUM da utilizzare alla 5 CH in dose di 3 granuli x 3 volte al giorno; i composti omotossicologici R 13, PAEONIA HEEL. Dal punto di vista psicosomatico, secondo l’interpretazione della medicina omeosinergetica, le emorroidi rappresentano l’incapacità di rilasciare esperienze sia pure comprese, assimilate e rielaborate, che vengono vissute con sentimento di rabbia. Salve e grazie per la bellissima iniziativa. Sono Giuseppe ho 51 anni, vi faccio una breve anamnesi. Dicembre 2005: mi viene diagnosticato mieloma multiplo micromolecolare K con 80% di plasmacellule. Inizio terapia con Velcade (chemioterapico “mirato”!?!) e cortisone da marzo 2006 (per totale 16 somministrazioni). Luglio 2006 ricovero per raccolta di cellule staminali. Dicembre 2006 autotrapianto. Tutto va bene fino a luglio 2009. Luglio 2009: ricaduta con infiltrato extramidollare all’altezza della D7 con intervento di decompressione e successiva terapia con Velcade e cortisone per tre mesi (totale 12 somministrazioni). Mi rifiuto di continuare la terapia e di fare un secondo autotrapianto e inizio a curarmi in Germania presso la HG naturklinik (con prodotti naturali) e seguo la cura del Dott. Pierpaoli (Svizzerra). Tutto bene i valori ematologici salgono e tornano nella norma anzi meglio di prima. Settembre 2011: nuova ricaduta con infiltrato extramidollare allo zigomo sinistro: ripresa di terapia con Velcade e cortisone per tre mesi (totale 12 sommi-

nistrazioni) e radioterapia locale per tototale di 20 sedute che inizierò a gennaio 2012. Da luglio 2011 innalzamento dei valori della pressione arteriosa da 85-140 fino a 100-160. Attualmente si sta stabilizzando tra i 95-150. Normalmente io avevo 75-120. Mie riflessioni: il ritorno della malattia in presenza extramidollare è per me sintomatico del fatto che il mieloma dal sangue e dal midollo sia sparito, infatti sia nella prima ricaduta che nella seconda i valori ematologici erano perfetti e non c’era presenza di plasamcellule nel sangue e nel midollo. Attualmente vorrei risolvere il problema della pressione, anche se penso che sia alta anche per il cortisone. Cosa mi consiglia ? Molte grazie. Dare una risposta esauriente a questa domanda richiederebbe veramente un trattato, considerando che i fattori responsabili dell’ipertensione arteriosa sono tanti: livelli elevati di cortisolo, catecolamine, disregolazione del sistema renina- angiotensina, ipertono della muscolatura liscia arteriolare, rigidità della parete arteriosa. Per quanto riguarda l’impostazione terapeutica (salvo i rari casi di cause riconoscibili, si parla di ipertensione arteriosa essenziale, cioè a causa sconosciuta) è molto importante considerare i fattori alimentari, soprattutto la restrizione dell’apporto di sodio, nonché la restrizione calorica e l’attività fisica regolare aerobica. Infatti la restrizione calorica e la regolare attività fisica portano

Letture Vincenzo Valesi I Rimedi Naturali del Medico di Famiglia Consigli e terapie per le malattie più diffuse Macro Edizioni, 2011 Un prontuario di emergenza da tenere in casa per ogni famiglia, un repertorio terapeutico naturale, un testo che affronta in modo naturale i numerosi problemi e disturbi comuni che in uno studio medico di base sono all’ordine del giorno. Vincenzo Valesi, medico di famiglia di vastissima cultura e preparazione, ha raccolto in questo libro una vera e propria summa di rimedi curativi presi dalle varie discipline naturali che consentono di ottenere gli stessi risultati di guarigione dei farmaci chimici, senza gli effetti deleteri di quest’ultimi. Agopuntura, auricoloterapia, omeopatia, omotossicologia, floriterapia e altre medicine dolci sono qui utilizzate per numerose patologie organizzate per apparato e sistema di funzioni. Completano il volume disegni e mappe per i trattamenti di agopuntura, riflessologia e auricoloterapia. Cercalo in libreria o su www.scienzaeconoscenza.it - Letture consigliate

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Salute: le domande dei lettori

a una riduzione del grasso periviscerale in eccesso che produce Interleuchina 6, una sostanza proinfiammatoria che “sensibilizza” le arterie alla deposizione di colesterolo responsabile del processo di aterosclerosi (solo grasso molliccio), che successivamente si trasforma nell’irreversibile processo di arteriosclerosi (fibrosi, sclerosi, cioè indurimento cicatriziale). Importante anche il controllo dello stress cronico che comporta l’aumentata produzione di catecolamine e cortisolo con inversione del rapporto cortisolo/DHEA. Nel campo della fitoterapia bisogna ricordare l’Olea Europea (olivo) e l’Aglio, il Biancospino (azione anche ansiolitica), il Vischio, sia in forma di fitoterapici che assemblati in complessi omeopatico-omotossicologici come R 79. Interessanti anche il composto Rauwolfia Compositum gocce (che contiene anche l’organoterapico Ren suis) e IPER G gocce (contenente anche farmaci convenzionali omeopatizzati). Fra gli unitari omeopatici che più spesso possono essere utilizzati, voglio ricordare Aurum Metallicum (ipertensione arteriosa da aumento della massa sanguigna), Baryta Carbonica (ipertensione artriosclerotica), il Plumbun Metallicum (ipertensione da aumentate resistenze arteriolari). Come oligoelementi: lo Iodium (ipertensione arteriosclerotica), il Cobalto, il Manganese Cobalto (ipertensione su base neurovegetativa). Volendo e potendo individualizzare il caso, come sempre si dovrebbe quando ci rivolgiamo alle medicine “naturali”, sarebbe opportuno non dimenticare l’inquadramento costituzionale, per cui potremmo distinguere fra l’ipertensione dei soggetti sulfurico e carbonico, soggetti pletorici su base prevalentemente dismetabolica, e quella dei soggetti fluorici e fosforici, dove prevale una componente neurovegetativa orientata verso la auto oppure etero aggressività. In accordo con l’evoluzione dell’omeopatia e omotossicologia verso quello che allo stato attuale delle cose è più appropriato definire “medicina fisiologica di regolazione”, vorrei ricordare l’uso omeopatico della Adrenalina alla 5 CH (per io suo effetto “inverso” sulla risposta cardiocircolatoria ), della Serotonina D6 (adattogeno, cioè protettivo nell’adattamento allo stress psicoemozionale), della Interluchina 6 (per la sua azione di protezione vasale) alla diluizione 15 CH. Per finire vorrei ricordare un composto omotossicologico che a me piace molto per la sua azione disintossi-

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cante e favorevole sullo stress da ritmi di lavoro assillante e le problematiche della mentalità manageriale: Nux Vomica Homaccord – in diluizione decimale – e anche nella sua versione in diluizione centesimale di Nux Vomica Oti Composto.

Scrivi al dottor Valesi Per sottoporre il tuo quesito su una patologia o un disturbo al dottor Valesi scrivici a: [email protected] specificando come oggetto della mail: “domanda per il dottor Valesi”.

Scrutto da Vincenzo Valesi Laureato in medicina, svolge la sua attività professionale in qualità di medico di famiglia, integrando nella pratica clinica di tutti i giorni le conoscenze e gli insegnamenti delle medicine non convenzionali con quelle della medicina accademica classica. Da quasi trent’anni si dedica allo studio e alla pratica delle medicine non convenzionali, tra cui: agopuntura, auricoloterapia, omeopatia, omotossicologia, medicina manuale, podokinesiologia, podologia, riflessologia e iridologia secondo Bourdiol, fitoterapia, medicina estetica biologica, floriterapia, elettroagopuntura secondo Voll. Ha partecipato e continua a partecipare a numerosi seminari e gruppi di studio sulle medicine non convenzionali, in varie parti d’Italia.

Curarsi con

l’Ipoclorito di Sodio Un Metodo rivoluzionario per semplicità ed efficacia nel trattare 30 patologie dermatologiche Intervista al dottor Gilberto Ruffini Valerio Pignatta

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coperta quasi casualmente vent’anni or sono dal dottor Ruffini, l’efficacia dell’uso di Ipoclorito di Sodio nel trattamento di alcune patologie dermatologiche risulta oggi comprovata. Un rimedio semplice e poco costoso, l’Ipoclorito di Sodio utilizzato in soluzione dal 6% al 12%, è in grado di curare la candida, le punture di insetti, la forfora, l’onicomicosi, l’herpes simplex 1 e 2 e la zoster e tante altre malattie. Studi internazionali stanno inoltre vagliando l’efficacia dell’Ipoclorito di Sodio nel trattamento di alcune malattie degenerative e nella cura al cancro. Sul tema abbiamo intervistato il Dottor Gilberto Ruffini. Ci potrebbe spiegare il principio di funzionamento del metodo terapeutico da lei scoperto? Cos’è l’Ipoclorito di Sodio? Il principio di funzionamento del Metodo Ruffini è basato sull’applicazione topica e sistemica di Ipoclorito di Sodio utilizzato dal 6% al 12%. L’Ipoclorito di Sodio è un sale; una molecola tra l’altro chimicamente molto semplice, basti pensare che togliendo l’Ossigeno, chimicamente si ha il comune sale da cucina o sale marino (NaCl). La molecola chimicamente scritta la seguente: NaOCl dove Na stà per Sodio, O per Ossigeno e Cl per Cloro. Quando la molecola viene a contatto con la membrana cellulare (cellula eucariota, procariota e involucro virale come l’envelope e altri) si modifica immediatamente in Acido Ipocloroso (HOCl) ed è questo acido che scatena il disfacimento della cellula patogena ed è da considerare, a pieno titolo, il vero principio attivo del Metodo.

Come ha iniziato a lavorare sulla terapia con l’Ipoclorito di Sodio? Nel lontano 1991 durante lo svolgimento del mio lavoro di dentista dovevo usare, per una mia paziente, l’Ipoclorito di Sodio per il trattamento endocanalare, come fanno tutti i dentisti del mondo abitualmente. Il caso ha voluto che ne cadesse una goccia su un’afta che era presente nella bocca della paziente. Osservai una reazione nuova, inaspettata, che mi lasciò sorpreso: constatai alcune ore dopo che l’afta in questione residuava in una guarigione, che potei osservare direttamente il giorno successivo. Bene, questa reazione positiva (che già di per sé era un risultato importante) mi spinse via via ad esplorare i motivi scientifici di questa risposta terapeutica, portandomi ad ulteriori importanti approfondimenti in ambito dermatologico e non solo. Nel 1996 finalmente, feci la domanda di brevetto che ottenni poi nel 1998 (Patente n° 01283167) anno a cui si può far risalire ufficialmente la nascita del Metodo Ruffini.

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Ipoclorito di Sodio

Quali sono le malattie curabili con questo rimedio e con quali risultati? In ambito dermatologico (topico) il Metodo tratta e risolve patologie di origine micotica, microbica, virale e protozoaria. Considerando queste ampie macrofamiglie di patogeni, si può affermare che le malattie curabili sono una cinquantina, ma racchiuse in trenta se consideriamo e non sommiamo le varie sottospecie (ad esempio il gruppo della Tinea e del Papillomavirus). In ambito sistemico (nel lume vasale) gli studi sono internazionali, in uno stadio accademico avanzato. Posso comunque affermare che tali studi riguardano: la risoluzione dei tumori, dell’AIDS, delle epatiti (dalla A alla G), la riduzione della VES ed infine il trattamento delle setticemie. I risultati che ho ottenuto sono di guarigione certa nell’ambito dermatologico, mentre nell’ambito sistemico, i gruppi di studio proseguono con ottimi risultati. Ci sono eventuali effetti collaterali che derivano dall’uso dell’Ipoclorito di Sodio? Non vi sono effetti collaterali di alcun tipo, ma voglio precisare di attenersi alla modalità d’applicazione che io ho determinato per ciascuna patologia dermatologica. Per fornire informazioni dettagliate, così che tutti possano prenderne visione, ho creato un sito ufficiale: metodoruffini.it. Un metodo quindi semplice, per nulla costoso e privo di effetti collaterali. Ma allora qual è, secondo lei, il presunto motivo per cui il metodo viene ignorato dalla medicina ufficiale?

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Le 30 patologie trattabili con il Metodo Ruffini Acaro folliculorum Afte ed Afte vere recidivanti Ambiente cariogeno (per la sola prevezione e non per la cura della carie) Candida albicans Cosmetica (solo odori) Eppidermofizie Erisipalotricosi ferite (e quelle infette) Forfora Foruncoli Herpes Simplex 1 e 2 Herpes Varicella Zoster 3 (fuoco di S. Antonio) Intertrigine Larva migrans cutanea Lavaggio di protesi dentali 56 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

Meduse, procesionarie e urticanti in genere (es. ortiche ecc...) Onicomicosi Parassiti Paronichie - Paterecci Pediculosi Perifollicolite Protozoi Pruriti non allergici Punture d’insetti (vespe, api ecc...) Scabbia e Scabbia norvegese Sicosi - Pseudofollicoliti Sporotricosi cutanea Tinea (Barbae, Capitis, Corporis, Cruris, Facies, Manuum, Nigracans, Palmaris, Palmaris, Unguium, Versicolor) Trichosporon cutaneum Ustioni (da scottature minime sulla cute) In veterinaria il metodo Ruffini funziona con uguali percentuali e negli stessi temppi d’applicazione.

Ipoclorito di Sodio

Curare la Candida con il Metodo Ruffini di Gilberto Ruffini

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La Candida albicans è un Fungo. In tanti conoscono questo fungo per averlo provato sulla propria pelle, quindi, non mi dilungo nello spiegarlo, perché già ampiamente e scientificamente descritto nei miei libri divulgativi. Dico solo che le infezioni fungine sono di gran lunga le più frequenti in tutto il mondo. Applicare con un batuffolo bagnato di Ipoclorito di Sodio al 9% per 40 secondisecondo le zone. Risolve con sicurezza e velocità la presenza di detto fungo, facendo subito cessare il prurito e favorendo velocemente la guarigione per questa infezione, comunque è un fungo sempre presente e facilmente dietro l’angolo nell’apparire ovunque. Per praticare un lavaggio interno (in vagina) usare una comune siringa (avendo toltol’ago) riempita con Ipoclorito di Sodio al 6% e introdotta, rilasciare il prodotto con una certa velocità.Trattenerlo per 30 secondi. Poi sciacquarsi rifacendo una siringa riempita questa volta di semplice acqua tiepida.

I motivi che io reputo possibili sono due e possono non escludersi a vicenda. Il primo è che la legislazione europea vigente impone uno stoccaggio minimo in magazzino ed in Farmacia di 12 mesi per poterne fare un farmaco, ciò vuol dire che un prodotto deve necessariamente essere efficiente e mantenere inalterate le sue proprietà terapeutiche (secondo le percentuali e modalità dichiarate) per un periodo non inferiore ai 12 mesi. L’Ipoclorito di Sodio è una molecola che decade velocemente e quindi non può rimanere inalterata per così tanto tempo. Il secondo motivo è uno scarso rendimento economico, poiché per parecchie patologie la risoluzione si ottiene con un’unica applicazione di 40/50 secondi (ad esempio per le micosi) impedendo quindi un continuo esborso di denaro per l’acquisto del farmaco da parte dei pazienti. Auspico come unica soluzione al problema che il Ministro della Sanità disponga che gli ospedali, i pronto soccorso e alcune farmacie in presidi territoria-

li abbiano un macchinario (che tra l’altro ha un basso costo di alcuni migliaia di euro) predisposto “ad hoc” per la preparazione dell’Ipoclorito di Sodio. Lei vede connessioni con il problema, oggi sempre più discusso, della cosiddetta libertà di scelta terapeutica? A tal riguardo, quando mi viene posta questa domanda io, da medico, rispondo in termini legislativi e morali. In termini morali l’Articolo 5 della Dichiarazione di Helsinki 1964, Associazione Medica Mondiale dice che: “il medico, con il consenso informato del paziente, deve essere libero di usare mezzi preventivi, diagnostici e terapeutici non provati o nuovi, se a giudizio del medico essi offrono speranza di salvare la vita, ristabilire la salute o alleviare la sofferenza”. In termini legislativi, l’Articolo 32 della Costituzione della Repubblica Italiana dice che: “Nessuno può essere obbligato a un determinato trat-

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Ipoclorito di Sodio Guarigione da una Micosi resistente agli antimicotici tradizionali guarita dopo solo un trattamento con il Metodo Ruffini

Prima del trattamento

tamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”. Personalmente ritengo che un Uomo, e nel mio caso specifico un Medico, debba aiutare il suo prossimo con i mezzi che ha a disposizione, se idonei. Da medico non posso ignorare le terapie che permettono ai pazienti di ottenere un valido miglioramento nella qualità della vita, intesa sia come evitare loro alcune sofferenze, che il dispendio di molti soldi. Problemi, questi, presenti e molto sentiti da tanti ed in molti Paesi. Per la continua diffusione di malattie croniche verso le quali la medicina convenzionale ha deboli percentuali di successo, è auspicabile l’affermarsi

Dopo 2 giorni dall’applicazione dell’Ipoclorito

di una medicina integrata che sappia utilizzare tutto il meglio delle varie tradizioni mediche, senza antagonismi. In questo senso, il suo metodo ha eventuali utilizzi rispetto a una delle patologie degenerative più gravi oggi diffuse, il cancro? Nello specifico, ad esempio, avete informazioni sulla sua efficacia in caso di cancro alla pelle? In ambito dermatologico il mio Metodo può dare un grande contributo e potrebbe apportare un valido mezzo anche alla lotta contro patologie degenerative e contro il cancro, ma a tutt’ oggi non ci sono procedure in essere validate e, quindi, non voglio e non posso espormi oltre a quanto sopraddetto. Sarebbe opportuno che il metodo sia vagliato dagli Organi competenti, in quanto ritengo sia utile alla collettività.

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Bibliografia 1) 1982 - Chemical Abstracts 82 : 119,454 USA, concerning the use of NaOCl on the burns. 2) 1983 - The Merck Index 10 Th edition, Merck & Co, Inc, Rahway. NJ, page 1236. 3) 1983 - Pub.Hith, Lond 97, 218-220 Dewitt T. Hunter MD – California USA concerning the use of NaOCl to treat herpes 1 and 2. 4) 1993 - Martindale , Hypochlorite pag. 791, 2 – 804 HSV. 5) 1996 - Ruffini ( Italy ) Patent n. 01283167 concerning the use of NaOCl for treatment of infectious diseases of the skin, mucous membranes and systemic. 6) 1998 - New Scientist London, 01 / 1998 University of Gothenborg (Sweden), on the disappearance of Str Mutans in caries treated with NaOCl and tested with a work on more than 1000 people. 7) 2000 - Urologia Moscow, Russia, (6) 16,8 Danilkov AP. – Ivachchenko VV. – Golovanov SA. On the intravenous treatment of NaOCl in septic shock patients over 17. 8) 2008 - Cotter for the mechanism of ‘Sodium Hypochlorite microorganisms. 9) 2008 - Cell... how does the ‘NaOCl and its benefits on human body. 10) 2010 J Hosp Infect. 2010 Jan 8. [Epub ahead of print] Analysis of the sporicidal activity of chlorine dioxide disinfectant against Bacillus anthracis (Sterne strain). Chatuev BM, Peterson JW. Galveston National Laboratory, Galveston, Texas, USA. 58 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

è ( Chi Gilberto Ruffini Medico chirurgo ed Ematologo. N.P. Ordine dei Medici di Varese n°02161. Nato a Varese il 09/01/1947 e residente in Varese. Laurea in Medicina a Milano presso l’Università Statale di Milano. Specialità in Ematologia (prof. E. Storti ) presso l’Università di Pavia con massimo dei voti. Già Interno Chirurgo e di Pronto Soccorso presso l’Ospedale di Tradate (VA). Già Insegnante di Anatomia cranio-facciale, miologia buccale e morfologia dentale presso l’Ateneo Cattolico in Varese. Relatore sull’Anemia mediterranea in Master universitario presso l’Ospedale Sacco in Milano. Libero Ricercatore per la ricerca terapeutica e risoluzione di malattie infettive.

JASMUHEEN

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Promotrice di pace personale e planetaria

Una serata con Jasmuheen è sempre un evento speciale in cui vengono forniti potenti strumenti per essere in grado di seguire più facilmente la propria guida intuitiva, di conoscere la volontà della propria essenza divina,per riuscire a nutrirci a livello fisico, emozionale, mentale e spirituale, con un’immersione e allineamento con questa essenza. In questi tempi di grande cambiamento nel mondo, essere capaci di fluire nella vita con Grazia e chiarezza è davvero un dono incredibilmente prezioso.

Uno dei viaggi più appaganti che un’anima possa fare mentre è ancorata nel piano della dualità è  quello di diventare consapevole della propria essenza IO SONO e riconnettersi in perfetta unione con essa. E’ ciò che alcuni chiamano Monade e a cui io mi riferivo (ndr.nei precedenti incontri e libri) come al Sé Divino Interiore. La coscienza unitaria ci permette di sentire/ percepire che quell’essenza è ovunque, dentro e intorno a noi, parte del tessuto stesso della creazione - come la frequenza base della vita. Oltre ad essere in grado di alimentarci fisicamente attraverso il suo flusso di micro-nutrimento cosmico, essa ci allinea anche ad un ritmo di pace e appagamento tali da ritrovarci trasformati per sempre. I suoi doni sono infiniti. La sua capacità di amarci, guidarci, guarirci e alimentarci completamente è naturale e al contempo profonda. Si rivela a suo modo, a suo tempo, quando i flussi della sua energia combaciano dentro e fuori di noi, nonostante non siamo mai separati da essa; è sempre presente, cambia solo il suo volume, la forza o la sottigliezza del suo flusso. Noi possiamo controllare tutto questo comprendendo la scienza che guida il tutto. JASMUHEEN

Roma 2 maggio 2012 ESSERE: I doni della nostra Essenza fondamentale Info: Manuela, cell.: 3475128915, e-mail: [email protected]

Nel mini-workshop di Roma verranno condivisi strumenti ed informazioni, ci sarà tempo per domande e risposte e per una meditazione di potenziamento.

Assisi 4-7 maggio 2012 LA COSCIENZA DELL’UNITÀ & I DONI DELL’ESSENZA “IO SONO” Godere del Supremo “Io” Interiore & Vivere nel suo Campo d’Amore Info: Carla, cell. 32861245673, e-mail: [email protected]

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Depressione,

che fare?

Come curarla integrando Medicina Cinese, Omeopatia e Fiori di Bach

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Urbano Baldari

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Informazione e Biologia

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i dice che la depressione sia il “male psicologico del secolo”. Si dice che, allontanandosi sempre più da forme di vita associative e di comunicazione disinteressata con l’altro, l’uomo si trovi con maggior facilità in tale pericolo. Si dice, anche, che i regimi di vita troppo rapidi, incentrati sul lavoro routinario, in grado di occupare praticamente tutta la giornata, inducano una perdita di possibili interessi (ad esempio per forme artistiche) in grado di far “respirare” il nostro essere. Si dice, poi, che la donna spesso perda il suo ruolo materno e di accoglienza - oggi risulta socialmente svalutato rispetto alla “realizzazione” lavorativa - e che questo “conto esistenziale” venga poi pagato dalla psiche. Sulla depressione si dicono tante cose. A volte si è abusato di questa diagnosi, al punto che, e questo succede spesso nella mia professione, trovo pazienti che sono stati etichettati come “depressi” ogni qual volta i loro sintomi non rientrano in malattie o sindromi

essa inoltre viene manifestata anche a livello corporeo con sintomi psico-fisiologici negativi, quali: l’aumento dell’appetito, che porta a bulimia e a obesità; l’anoressia, spesso grave soprattutto nelle giovani donne; l’insonnia; l’astenia profonda, associata o meno a dolori muscolari identificati come “fibromialgia”; la cefalea. Ma, ancora, possono rendersi più consistenti tendenze sintomatologiche pre-esistenti nel paziente: un alvo irregolare o poco funzionante può sfociare in una stipsi molto resistente; un disturbo del ciclo mestruale può trasformarsi in amenorrea, e così via. La persona si sente come vuota e non più capace di gioire, ma anche di arrabbiarsi e quindi di provare qualsiasi emozione e sentimento (una sorta di “morte interiore”). Il dolore ed una continua tristezza portano la persona all’incapacità di apprezzare qualsivoglia cosa (“anedonia”, letteralmente “mancanza di gusto della vita”), in particolare verso le cose che invece prima rendevano felici. Si smarrisce inoltre la capacità di pensare, di concentrarsi e di prendere decisioni e

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Sulla depressione si dicono tante cose. A volte si è abusato di questa diagnosi, al punto che trovo pazienti che sono stati etichettati come “depressi” ogni qual volta i loro sintomi non rientrano in malattie o sindromi conosciute dal medico curante conosciute dal medico curante. In pratica, purtroppo, questa malattia è diventata anche un utile mezzo per dare ai bisogni del malato una risposta superficiale, non approfondita, non consona al suo male. È vero, si abusa, oggi come oggi, di antidepressivi. Purtroppo la mia impressione è che la Medicina Sociale attuale, che ha indubbi e grandissimi meriti, sia qualche volta in difficoltà di fronte a situazioni patologiche croniche, complesse e con più sintomi concorrenti.

Che cos’è la Depressione

Vediamo di dare una definizione: con il termine Depressione si indica comunemente una forte e repentina discesa del tono dell’umore della persona. In senso clinico tale termine indica una sofferenza ben più grave della tristezza che può essere sperimentata in ceri periodi della vita. La Depressione è infatti caratterizzata da una profonda afflizione, dalla perdita di interesse in ciò che prima dava soddisfazione, e si associa a sintomi fisici e a disturbi del pensiero. Colpisce due volte più frequentemente il sesso femminile. Nella Depressione l’abbattimento permea l’intera persona e la flessione umorale si protrae nel tempo con significativi e continuativi livelli di intensità e durata;

si rimane molto tempo a rimuginare sui propri errori e su cose negative, in realtà sopravvalutate ed idealizzate. La Depressione è ulteriormente caratterizzata da sensazione di forte infelicità e malessere diffuso, continuo stato d’animo pessimista, senso di intrappolamento in un tunnel senza via d’uscita. Per la verità, chi di noi, in certi momenti della propria vita, non ha incontrato situazioni in qualche modo simili a quanto descritto? La differenza è che il depresso non ne esce, anzi, entra sempre di più in questa spirale.

La Depressione nella Medicina dell’Informazione

Nella mia esperienza, ho incontrato tanti pazienti “etichettabili” come depressi. Per mia comodità, e per “far funzionare” meglio sia il mio modo di ragionare che la tecnica di misurazione che utilizzo, divido mentalmente questi pazienti in cinque gruppi: 1) coloro che presentano una depressione endogena. Con questo termine si indica quella situazione, molto probabilmente collegata ad un corredo ereditario, in cui la depressione è dovuta a una altera-

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Informazione e Biologia

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La Depressione è infatti caratterizzata da una profonda afflizione, dalla perdita di interesse in ciò che prima dava soddisfazione, e si associa a sintomi fisici e a disturbi del pensiero zione quantitativa o qualitativa di neuro-mediatori cerebrali. Questi sono delle molecole il cui compito è quello di trasferire da un neurone all’altro i dati. Sappiamo che la trasmissione nervosa è mista: in parte elettrica, lungo il neurone, in parte biochimica, a livello della zona di confine tra due neuroni, zona che viene chiamata “sinapsi”. Questa è la forma più grave di depressione, in cui la terapia farmacologica è sostitutiva, ovvero fornisce ciò che manca al sistema nervoso centrale. La depressione endogena esordisce a un certo punto della vita, essendo collegata o meno ad un evento esterno scatenante. 2) I pazienti che diventano depressi a seguito di una grave situazione esistenziale, come un lutto, un forte trauma, un grave e prolungato stress familiare o lavorativo, per cui si può collegare primariamente a questo evento il corredo sintomatologico tipico: in questo caso si può parlare di depressione reattiva. Questa forma è in genere meno grave della precedente, nel senso che le potenzialità di guarigione sono più consistenti (naturalmente, tutto dipende dall’entità del danno contingente subito). Non di rado queste due forme si associano tra loro: questi sono i pazienti più gravi. 3) Coloro che arrivano alla mia osservazione con sintomi quali profonda stanchezza, obesità, stipsi resistentissima, asma-dispnea, vertigini, tendenza ad ammalarsi continuamente per contestuale “depressione della immunità”, in cui, misurando, risulta evidente la componente depressiva predominante: sono pazienti i cui sintomi sono collegabili a una depressione mascherata. In questi casi prevale più spesso il danno endogeno, ovvero neuro-umorale. 4) In molti casi la depressione è concausa di patologie gravi, quali malattie autoimmuni o tumori. La componente psichica in queste malattie non è mai stata approfondita dalla medicina convenzionale, la quale privilegia la ricerca di farmaci sintomatici sempre più potenti. Inoltre, la figura dello psicologo in Oncologia è, in pratica, un sostegno alla gestione dell’evento tumore, ma non vi è stata, almeno nei miei pazienti, una ricerca del “perché psicologico” della loro neoplasia. Eppure, misurando, io vedo sempre un conflitto esistenziale sottostante che, assieme ad altri fattori, che magari 64 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

vedremo in un prossimo articolo, condiziona pesantemente non solo la comparsa di queste patologie gravissime, ma anche la loro resistenza e persistenza. Questa io la definisco depressione concausale. In genere tali forme possono essere di tipo reattivo, ovvero su base preminente conflittuale. 5) Infine ci sono quei pazienti, e sono molti, etichettati come depressi, e che non lo sono affatto. Alla loro sofferenza, putroppo, devono aggiungere diagnosi e terapie sbagliate. Si tratta di vere e proprie “misdiagnosi”, legate spesso a mezzi diagnostici non idonei, ma a volte anche a superficialità del medico curante. Queste sono le depressioni false. Seguendo la Medicina Tradizionale Cinese, quattro sono i meridiani che principalmente portano le informazioni che si collegano alla depressione: 1) RENE: il depositario dell’energia ancestrale, quella che ti fa vivere come “animale”, che ti fa reagire di fronte alle aggressioni, attivando le catecolamine e il cortisone del surrene; che ti fa sentire il bisogno dell’accoppiamento sessuale. È chiaro che una mancata risposta a questi bisogni essenziali si configura come paura di vivere, rinuncia a vivere. Il depresso di Rene si chiude in sé stesso, non comunica, ha paura degli altri e degli eventi. 2) POLMONE: colui che gestisce l’aria e il respiro, per cui porta l’ossigeno che fa bruciare e permette i processi metabolici. Il depresso di polmone è triste, la tristezza, la malinconia sono le sue compagne, fino alle estreme conseguenze, ovvero al suicidio, come se la psiche si rifiutasse di respirare un’aria per lei troppo opprimente. 3) CUORE: è di coloro che sono sia ansiosi che depressi. Si tratta di persone con una visione pessimistica di fondo, che non “tengono” le emozioni, reagendo ad esse con panico, palpitazioni, senso di soffocamento, respiro affannoso. Il cuore è il meridiano cosiddetto “imperatore” ovvero dominatore del sistema informatico del corpo. Esso ha a che fare direttamente con la vita, detta i tempi dell’esistenza, si confronta con le emozioni e le gestisce. L’ansia e la paura di soccombere allo stress, che portano poi a un profondo abbattimento, sono gli elementi salienti che dobbiamo tenere presente.

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4) MILZA-PANCREAS: in questo caso la depressione si associa a reazioni lente allo stress, a comportamenti ossessivo-compulsivi e ripetitivi. Caratteristica è la ritualità con cui vengono svolte certe operazioni, che riguardano, ad esempio, la “messa in sicurezza della abitazione”: controllare più volte se le spine elettriche sono tutte staccate, se le porte e le finestre sono chiuse bene, se i fornelli del gas sono chiusi, e così via.

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Nella tabella sottostante sono riportati i rapporti tra psiche e i vari meridiani, ovvero la distinzione qualitativa esistente nei vari meridiani riguardo agli input informatici inerenti la sfera psichica (la sigla SNC sta per Sistema Nervoso Centrale). Connessione SNC-Fegato: compressione dell’io (il paziente “si trattiene per non esplodere”), facilità al pianto, comportamento ciclotimico, fibromialgie. Connessione SNC-Vescica Biliare: come il precedente, carattere iroso, perde il controllo. Connessione SNC-Cuore: depressione con agitazione, palpitazioni, sindromi ansioso-depressive, stati di angoscia. Soggiace patologicamente a eventi emozionali che lo destabilizzano. Connessione SNC-Milza/Pancreas: depressione con reazioni torpide, ipocondria, minuziosità, azioni ripetitive rituali, comportamento ossessivo, o compulsivo-ossessivo. Connessione SNC-Polmone: apatia, nessun interesse alla vita, la depressione collegata a canale di polmone deve essere presa sempre in considerazione con attenzioni particolari, vista la reale possibilità di tendenze suicide. Connessione SNC-Rene: depressione endogena, senza volontà di vivere, possibili spinte al suicidio. Connessione SNC-Stomaco: comportamenti schizofrenici, comportamenti maniacali, stati dissociativi, depravazioni sessuali. Connessione SNC-Intestino Tenue: carattere indeciso, si perde quando deve scegliere. Connessione SNC-Vescica: rigidità caratteriale, carattere egocentrico, accentratore; paranoia, autoritarismo, gelosia. Connessione SNC-Grosso Intestino (GI): nella Medicina Tradizionale Cinese non vi sono particolari correlazioni funzionali, tuttavia, simbolicamente, GI prende il nome dal viscere che espelle le scorie (simbolicamente le parti “brutte” della vita). Inoltre, a questo livello, le “anastomosi” tra le varie parti PNEI sono abbondanti, con sovrabbondanza di fibre nervose – non per nulla il colon è detto “secondo cervello”. Mi riesce così possibile inquadrare il paziente depresso incrociando lo schema convenzionale con quello “cinese”, in modo da redigere una sorta di “scala di gravità” della malattia psichica: le forme più gravi saranno perciò quelle endogene con coinvolgimento principale di Rene o Polmone, le più “sopportabili” quelle reattive e collegate a Milza-Pancreas.

La gestione del depresso

Come affrontare terapeuticamente la depressione? La prima cosa da dire è che nelle forme più gravi un apporto farmacologico convenzionale va effettuato. Se la forma è endogena, quindi, è utile somministrare uno o più farmaci convenzionali, a cui si possono associare i fiori (di Bach e Australiani). Nelle forme reattive, ancora i fiori, associati a un omeopatico ad alta diluizione (ad esempio una 30 o 200CH, o più). La psicoterapia cognitivo-comportamentale (la cosiddetta “psicoterapia breve”) può essere parimenti utile. Il problema della psicoanalisi: vedo pazienti che da anni si sottopongono a sedute analitiche. Credo che questa tecnica sia da consigliarsi nelle forme più gravi, sempre associata a una adeguata terapia farmacologica.

I rimedi “dolci” per la depressione L’omeopatia

L’elenco di omeopatici e di fiori qui riportato, assolutamente incompleto, vuole dimostrare come in questa medicina il centro deve essere il paziente, perché è su di lui che si sceglie quanto si adegua alle sue esigenze di salute. Cominciamo proprio dai rimedi omeopatici Alumina: Piccoli ostacoli sembrano insormontabili. Piagnucoloso, ipocondriaco, irritabile. Si mette a piangere per un nonnulla. I pensieri di suicidio sono suggeriti da strumenti con cui potrebbe commetterlo, ma non ne ha il coraggio; ciò contribuisce ad aggravare la sua sofferenza. Il tempo sembra lungo. Non prova gioia a lavorare. Non ha coscienza della propria personalità. Mancanza di memoria. Paura di perdere completamente la ragione. Tutti questi sintomi migliorano man mano che il giorno avanza. Natrium Muriaticum: Tristezza e depressione, aggravate dalla consolazione. Avversione agli uomini (sintomo femminile molto anormale). Pianto disperato seguito da perdita della memoria. Difficoltà di concentrazione. Sepia: rimedio quasi esclusivamente femminile. Triste e sensibile. Tendenza marcata al pianto (anche Natrum Muriaticum e Pulsatilla). A volte apatica e indifferente. Inoltre irritabile e permalosa. Ha paura di rimanere sola. Apprensiva riguardo al futuro, teme molto per la propria salute. Pulsatilla: rimedio quasi esclusivamente femminile. Tendenza a piangere ad ogni occasione. Gentile, timida e arrendevole. Nello stesso tempo nervosa, scontrosa, di malumore. Il nervosismo e la timidezza sono le caratteristiche principali della paziente. Arnica: Il paziente Arnica alterna crisi d’ansia a un’indifferenza senza speranze. Dimentica quello che sta leggendo e la parola che sta per dire. Ha paura di essere picchiato da persone che gli si avvicinano. Facilmente spaventato. Qualsiasi cosa inaspettata lo fa sobbalzare. Risponde molto lentamente alle domande che gli ven-

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Chi di noi, in certi momenti della propria vita, non ha incontrato situazioni in qualche modo simili a quanto descritto? La differenza è che il depresso non ne esce, anzi, entra sempre di più in questa spirale gono rivolte, a volte si addormenta mentre risponde. Stanco, affaticato, la testa è pesante, sta peggio coricato. Aurum Metallicum: Non ha fiducia in se stesso, e pensa che neanche gli altri ne abbiano. Grande senso di colpa e nessuna autostima. Forte angoscia mentale. Stanco della vita, non riesce a pensare ad altro che al suicidio. La melanconia può essere di tipo misticoreligioso, il sintomo più marcato può essere il pregare in continuazione. La memoria è scarsa e l’esercizio mentale difficile. Phoshoricum Acidum: Assolutamente indifferente a tutto ciò che lo circonda. Incapace di pensare. Non è incline a parlare. Perdita della memoria. Alle domande risponde molto lentamente. Gelsenium Sempervirens: Panico. Come inebetito e stupido. Il paziente si presenta come se fosse stato intossicato. Incapace di pensare o di fissare l’attenzione. Paura della morte, con ansia moderata per il presente. Silicea: Debole di mente. Scoraggiato. Quando è giù di morale desidera annegarsi. Forte senso di colpa per delle sciocchezze. Arrendevole. Pusillanime, non ha ‘carattere’. Calcarea Carbonica: Disturbi della memoria, dimentica facilmente. È probabilmente uno dei rimedi più efficaci in questo genere di disturbi. Il paziente confonde le parole (Agaricus e Arnica). Ha paura di perdere la ragione. Pensa che questa disgrazia sia imminente. Chi gli sta vicino si rende conto della sua confusione mentale. Di cattivo umore, scontroso, brontolone. Inquietudine, ansia, si rinchiude in se stesso all’avvicinarsi della sera. Disturbi mentali per cose immaginarie. Arsenicum Album: Melanconia. Tendenza al pianto e depressione. Intensa ansia con grande inquietudine. Paura di essere lasciato solo, ha paura di fare fisicamente del male a se stesso. Terrore, accompagnato da sudorazione. Non trova requie da nessuna parte. Si vuole alzare e cambiare letto. Ha forti tendenze suicide e di mutilazione del proprio corpo. Allucinazioni di odori, di pece, di zolfo, e si prepara ad andare all’inferno. Ignatia: rimedio molto spesso femminile. Intensa, anche se parzialmente soppressa, angoscia, come se avesse commesso un delitto. Dolore in seguito alla perdita di amici. Angoscia di bambini che sono stati 66 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

rimproverati o puniti dai genitori. Facilmente spaventato. Irresoluto. Timido. Triste, quieto, melanconico. A volte il paziente Ignatia è isterico e ilare nello stesso tempo, ma presto ritorna al suo stato di tristezza, e “trattiene le lacrime”. Alopecie generalizzate psicogene.

Il trattamento con i fiori di Bach

Gentian: depressione reattiva di fronte a ostacoli e insuccessi, con la sensazione che sia inutile lottare. Mustard: depressione endogena, volendo dire senza una causa ben identificabile. Stato di forte pena, con sofferenza dell’anima e pianto. Si presenta ciclicamente, improvviso, dura qualche giorno e deve passare da solo. È utile per gli stati depressivi della menopausa e allevia i sintomi della depressione stagionale, una sindrome tipica dei mesi bui come novembre, che provoca un rallentamento generale dell’energia psicofisica, accompagnata da malinconia e sensazioni di angoscia, specialmente la sera. Wild Rose: sotto l’atteggiamento fatalista di disinteresse, adottato per non provare più dolore la mancanza di emozioni e di ogni fiducia nella possibilità di avere ancora qualcosa dalla vita sono spesso segretamente disperanti. Il Fiore esprime il quadro di quella che viene definita ‘depressione maggiore’. Chicory: la causa della depressione è affettiva, questa insorge infatti quando la persona si sente abbandonata, non amata, non rispettata, non apprezzata. Oak: la depressione insorge quando la persona, per malattia, stanchezza, pensionamento o altro, non può più condurre una vita più che attiva e battagliera. C’è amore per impegni e doveri, e rinunciarvi viene vissuto come una ingiusta privazione che si subisce. Rock Water: i momenti di depressione possono insorgere quando eventi esterni, quali orari di lavoro, restrizioni economiche, nascita di figli o altro, impediscono di dedicare tempo a se stessi e al proprio perfezionamento. Ci si sente defraudati di una immagine di se stessi perfetta che si ritiene che altrimenti si sarebbe raggiunta. Walnut: quando la depressione insorge nei periodi o nei momenti di cambiamento, organici (pubertà, menopausa, ecc.), di stagione, dopo un trasloco o un trasferimento, per pensionamento.

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Informazione e Biologia

Seguendo la Medicina Tradizionale Cinese, quattro sono i meridiani che principalmente portano le informazioni che si collegano alla depressione: Rene, Polmone, Cuore e Milza-Pancreas Wild Oat: la depressione insorge quando ci si rende conto di non aver ottenuto grandi cose nonostante tutti i propri sogni di grandezza e di opulenza. Si è ora decisi a cambiare la situazione, ma non si capisce bene su cosa fare leva perché non si è coscienti della propria passività. Ora descriverò quattro casi che sono giunti a me recentemente, i quali possono meglio far capire come viene impostato l’iter diagnostico-terapeutico. CASO 1: paziente di sesso femminile, di anni 44, coniugata, quattro figli, assistente sanitaria. Soffre di una leggera forma diabetica, tenuta bene sotto controllo con metformina. Da circa un anno presenta astenia e sonnolenza, per cui non riesce più a muoversi e a effettuare le faccende di casa come vorrebbe. Da un po’ di tempo presenta atteggiamenti compulsivi e ripetitivi riguardanti soprattutto i suoi congiunti (ad esempio, tutte le notti stacca e riattacca più volte le spine elettriche nella camera dei figli, onde “assicurarsi”che siano veramente staccate. Nel contempo, compare un notevole calo dell’umore e un calo della libido. Alla misurazione, si evidenzia il ruolo centrale del canale di Pancreas (porta l’informazione riguardante sia la glicemia che gli atteggiamenti compulsivi e ripetitivi). Vengono trovate frequenze relative a Streptococco, per il quale si inizia terapia omeopatica (rimedi principali: Belladonna e Hepar sulfuris). Contestualmente, si consiglia un antidepressivo convenzionale e un percorso di psicoterapia breve. Il trattamento impostato porta a guarigione clinica nell’arco di cinque mesi. Attualmente, a distanza di un anno, la paziente assume una dose minima dell’antidepressivo, perché “è stata troppo male e non vuole ripetere l’esperienza”. Devo dire che questa è una scelta sua, da me non condivisa, in quanto io la ritengo guarita. CASO 2: paziente di sesso femminile, di anni 51. Abita in Toscana. È stata operata di rimozione di fibroma uterino, senza però che le sia stato asportato l’organo. Giunge da me perché, avendo “trovato l’amore della sua vita”, vorrebbe da lui un figlio. La persona è molto emotiva, forte fumatrice, pletorica in volto. È fortemente cosciente di chiedere al medico una cosa difficile. Io le ribadisco che più che difficile, 68 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

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Casi clinici

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è per me praticamente impossibile, vista l’età, l’intervento sull’utero, l’habitus di fumatrice. Alla misurazione, si rileva la presenza di un virus HPV sul canale di Rene destro-cuore della catena patologica (spesso nelle donne con cisti o fibromi si trova questo agente). Inizio l’eliminazione del virus, aggiungo Natrium sulphuricum, come drenaggio di fondo; Hypericum e Avena sativa per “proteggere la psiche”. Al controllo la paziente mostra i dati di una depressione reattiva. Le prescrivo Gentian e Oak (fiori di Bach), oltre a continuare l’eliminazione del virus HPV, e le consiglio di iniziare un percorso psico-terapeutico, magari sostenuto da un farmaco, dicendole comunque che io la continuerò a seguire. Di lei non so più nulla. Dopo un anno, la sorella mi riferisce della comparsa di un carcinoma mammario a destra, scoperto da due mesi, per il quale la paziente si è sottoposta a mastectomia con “svuotamento ascellare”. Le situazioni luttuose (la mancata possibilità di gravidanza è stata vissuta come una forte delusione e una perdita), hanno indotto una depressione reattiva, la quale ha “innescato”, come co-fattore principale, l’insorgenza del tumore, guarda caso nell’organo “materno” per eccellenza. Caso 3: paziente di sesso femminile, di 18 anni. È soprappeso, si sente brutta, si è chiusa in sé stessa, si ammala spesso, e i risultati scolastici (frequenta l’ultimo anno di liceo) sono tutt’altro che brillanti. La prima cosa che noto è il viso “buio”, con un’espressione cupa. Di fronte alla madre (presente al colloquio, per altro per volontà della paziente stessa), parla molto poco. Alla misurazione trovo presenti Streptococco e Epstein Barr virus, due agenti con grandi capacità deprimenti sui sistemi difensivi dell’organismo. La partenza è dal meridiano di Rene destro, e dai suoi rapporti profondi con i conflitti psichici: da qui il danno informatico si espande al canale di Pancreas (con precisione nel dotto di Wirsung) e poi alla Tiroide (provoca un rallentamento delle attività metaboliche). Trovo intolleranze alimentari (farine del gruppo del grano e zuccheri semplici) e parto da qui per “motivare” la paziente. La invio dalla dietologa, e quindi dalla nostra psicologa, per un iter cognitivo

Letture Urbano Baldari Trattato di Medicina dell’Informazione Volumi I e II Nuova Ipsa Editore, 2008 Cercalo in libreria o su www.scienzaeconoscenza.it - Letture consigliate

comportamentale. Aggiungo Calcarea carbonica ad alta potenza e Walnut. Al secondo controllo, dopo sei mesi, la paziente ha perso dieci chili. Si sente molto meglio, lascia fuori della porta la madre, ha voglia di parlare, a scuola “ha più grinta”, il viso è più luminoso. La psicologa mi conferma i grandi progressi. Questa depressione “post-adolescenziale”, legata a un momento di passaggio della vita, non è infrequente soprattutto nelle ragazze. Se presa in tempo, si riesce veramente a guarire bene. Caso 4: paziente di sesso femminile, di anni 59, infermiera. Da alcuni anni è comparsa una cefalea gravativa, che diventa molto dolorosa a livello oculare quando è stanca, a cui si associa astenia, dolori muscolari migranti, difficoltà a ricordare parole o nomi di persone. È già stata visitata da neurologi (nessun riscontro obiettivo), da ortopedici (operata di ernia cervicale, con apposizione di placca metallica; dopo l’intervento è stata peggio: quando lo ha detto allo specialista, questi le ha risposto che l’intervento “tecnicamente” era venuto bene). Giunta all’osservazione di un fisiatra, viene posta diagnosi di “fibromialgia psicogena” e le vengono prescritti antidepressivi, i quali la “abbattono” ancora di più. Alla mia visita, compaiono due dati salienti: il danno posturale cervicale, dal momento che l’intervento sull’ernia del disco non solo non è stato efficace, ma ha irrigidito un’area vitale per i movimenti del capo; infine la causa principale, ovvero un grave difetto di accomodazione oculare, che spiega la difficoltà a concentrarsi, la cefalea che peggiora con la stanchezza, ecc… Inviata dalla nostra ortottista, il sintomo si è modificato in meglio nel giro di poco tempo. Tuttavia, quando la nostra osteopata ha cercato di “lavorare” sulla colonna cervico-dorsale, sono ricomparsi dolori lancinanti al capo. Da allora, proseguendo la rieducazione oculare, pian piano, le cose stanno migliorando. Questo è un caso di misdiagnosi: si tratta di una patologia posturale, peggiorata dall’intervento, assolutamente inutile, e scambiata per una depressione post-menopausale da un altro specialista.

Scritto da Urbano Baldari

Medico Chirurgo Specialista in Dermatologia e Venereologia, dirige a Cesena (FC) il poliambulatorio Kimeya, struttura che ha come fondamento deontologico la visione del paziente come uomo, come entità unica e complessa, e l’utilizzo integrato di approcci diagnostici e terapeutici sia tradizionali che non convenzionali. Per info: [email protected] www.kimeya.net

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Un grande mistero

geologico

Pietre Erranti: le Sliding Stones della Racetrack Playa – Parte seconda Sabrina Mugnos

C

i siamo lasciati in terra californiana e, precisamente, nel cuore della sua magnifica Valle della Morte, dandoci appuntamento per andare ad esplorare un fenomeno geo-

logico tanto unico quanto peculiare ovvero il movimento, ancora non ben spiegato, di decine di pietre sulla superficie essiccata di un antico lago dal nome Racetrack Playa.

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Racetrack Playa

Un’immagine satellitare mostra la posizione della Valle della Morte (Death Valley) rispetto alla Racetrack Playa, messa in evidenza dal circolo rosso. 70 Scienza e Conoscenza - n. 39, gennaio/febbraio/marzo 2012

In viaggio con Sabrina Mugnos Prima di raccontare le sue stranezze, però, dobbiamo raggiungerlo, e anche oggi non è sempre impresa facile. Pernottando a Furnace Creek (uno dei due posti in cui è possibile dormire all’interno della Death Valley, l’altro è Stovepipe Wells), occorre percorrere un centinaio di chilometri di strada asfaltata, per poi attaccare uno sterrato lungo una quarantina di chilometri che conduce al sito. Percorrendolo le sue condizioni non sembrano così proibitive da giustificare la sinistra fama di divoratore di gomme che si è guadagnato. Eppure, ad un esame attento del suolo, si capisce il perché di tale nomea. La grande aridità del clima ha portato il manto stradale ad assumere la consistenza del cemento. E dal momento che è ricoperto di uno strato di sassi calcarei (alcuni grandi anche svariati centimetri) di forma appuntita, ne consegue che quando le gomme vi transitano sopra, non riuscendo a comprimerli nel terreno subiscono la loro penetrazione e possono letteralmente andare in pezzi. Questo, almeno, è quanto è successo a me nel corso della prima visita: per questo, la volta successiva, ho noleggiato un poderoso Hummer con ruote grandi la metà di me e ultra robuste. Ma a detta dei ranger neanche in quel caso ero completamente al sicuro! Chiudono il “comitato di benvenuto” le temperature sahariane che, d’estate, portano il motore delle auto letteralmente in ebollizione (scaldato già dall’indispensabile aria condizionata), e surriscaldano le

Un’immagine satellitare ingrandita della Racetyrack Playa. La macchia scura visibile in alto è una formazione rocciosa nota come Grandstand Rock.

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Il cratere vulcanico (sotto) Ubehebe si trova all’inizio del percorso che conduce alla Racetrack Playa.

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In viaggio con Sabrina Mugnos

gomme già provate. Infine, non conviene neanche invocare la pioggia, perché le rare volte che arriva, almeno in questa zona, assume le vesti di violente tempeste che possono letteralmente allagare la strada e scavare ampie e profonde fosse che poi si riempiono d’acqua. Per farla breve, chi decide di avventurarsi laggiù deve avere almeno due ruote di scorta (ed essere pronto a sostituirle come, appunto, feci io un anno fa), acqua per abbeverare il radiatore, un minimo di dimestichezza per la guida fuoristrada in modo da evitare il più possibile traumi per le gomme, ed un buono spirito di avventura (accompagnato da una scorta di viveri ed acqua), mettendosi nell’ordine di idee di poter rimanere bloccato laggiù in attesa di aiuti, se le cose si mettono male. Anche perché, giusto per mettere la ciliegina sulla torta, non c’è copertura telefonica, o è debole e intermittente. L’unica nota positiva è che ogni tanto qualcuno passa, ma bisogna vedere chi. Comunque non voglio metterla peggio di quanto non sia. Non siamo nel cuore della taiga siberiana, sul Tassili africano o sperduti nella foresta guatemalteca! C’è sicuramente di molto peggio. E poi la fortuna aiuta gli audaci. Il suggestivo cratere vulcanico Ubehebe è il primo scorcio paesaggistico che si abbandona sulla sinistra una volta imboccato il bivio per la Playa, per poi immergersi lentamente in una vera e propria distesa dei caratteristici alberi di Joshua.

Quando si raggiunge il cartello di segnalazione della Teakettle Junction, si è vicini alla Racetrack Playa. La curiosa usanza di appenderci i bollitori da tè sembra sia stata iniziata dai primi viaggiatori, che avendo sperimentato sulla loro pelle il bisogno di rifornire il radiatore dell’auto, hanno cominciato a lasciare i pentolini per poter essere utilizzati come recipienti per attingere la preziosa acqua da una sorgente vicina.

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Ma un costante senso di apprensione per il timore di rimanere in panne accompagna per tutto il percorso, acuendosi ad ogni tonfo che si ode salire dal sotto della vettura, e non si placa finché non si arriva al segnale che indica la vicinanza della meta. E questo segnale si chiama Teakettle Junction, una sorta di ampio cartello di segnalazione in legno dove è nata e si è alimentata la consuetudine di appendere bollitori da tè.

Gli alberi di joshua sono tipici di alcune zone del sud ovest americano. Per un buon tratto bordano la strada che conduce alla Racetrack Playa. Sembra che furono chiamati in questo modo da alcuni pionieri mormoni, che a metà dell’800, nel corso del duro viaggio di attraversamento delle zone desertiche, videro nella sua forma un incoraggiamento da parte di Dio a proseguire.

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Proseguendo verso la meta, da lì a qualche minuto, guardando sulla sinistra, si vede comparire all’orizzonte una chiazza biancastra allungata e appiattita, macchiata da una piccola protuberanza scura a due punte che, man mano, diventa l’abbacinante distesa della Racetrack Playa. Quello che si vede altro non è che la superficie essiccata di un antico lago che si distende da Nord a Sud per una lunghezza di circa 4.5 chilometri ed è larga solo un paio, perfettamente piatta (il Nord è più alto di soli 5 centimetri!).

In viaggio con Sabrina Mugnos

Ci troviamo di fronte a decine di rocce in prevalenza calcaree, le cui dimensioni variano da quella di una noce a macigni pesanti decine di chilogrammi che strisciano letteralmente sul suolo, avendo la forza di asportare anche il cumulo di fango che si va depositando lungo la direzione di movimento

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Dopo aver percorso 27 miglia (circa 40 chilometri) dall’attacco, in prossimità dell’Ubehebe Crater, l’immagine del lago appare sulla sinistra all’orizzonte, come fosse uno splendido miraggio

Si arriva sulle sue “sponde” dal lato Nord, dove si è subito accolti dalla grande protuberanza quarzosa chiamata Grandstand Rock. Si tratta di un blocco roccioso alto una ventina di metri, dalla cui cima mammellonata è possibile avere una visione panoramica di tutto il lago.

Pietre che camminano

Ma il fenomeno che ci interessa studiare, e che ha reso noto il luogo, lo si incontra percorrendo un altro paio di chilometri in auto e raggiungendo il lato Sud del lago. Qui, si abbandona la comodità delle quattro ruote e si caricano armi e bagagli per attraversare, a piedi, l’intera larghezza del lago e recarsi dalla parte opposta, a ridosso delle montagne. E già lungo il percorso si notano pietre di varie forme e dimensioni, apparentemente abbandonate solitarie in mezzo alla

grande distesa; ma avvicinandosi si scopre che nel posto in cui sono ci sono giunte strisciando lungo la superficie argillosa, e lasciando profonde e caratteristiche tracce dietro di sé. In pratica ci troviamo di fronte a decine di rocce in prevalenza calcaree (di varietà nota come dolomia), le cui dimensioni variano da quella di una noce a macigni pesanti decine di chilogrammi (il più pesante censito pesa 320 kg), di forma tutt’altro che tondeggiante, anzi, spesso squadrata e spigolosa, che strisciano letteralmente sul suolo, avendo la forza di asportare anche il cumulo di fango che si va depositando lungo la direzione di movimento. Le distanze che percorrono sono variabili, e vanno da poche decine di centimetri a centinaia di metri, fino a qualche chilometro. Ma oltre che di lunghezza, le tracce che si lasciano alle

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In viaggio con Sabrina Mugnos

Un’immagine della Grandstand Rock ripresa dalla zona Sud del lago. In primo piano si notano alcune tracce con le rispettive pietre.

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Un’immagine del margine della Grandstand Rock ripresa dalla sua sommità. La linea di costa, ben demarcata, al confine con l’inizio della protuberanza rocciosa, lascia immaginare come doveva essere il paesaggio quando c’era ancora l’acqua.

spalle variano anche di profondità e paradossalmente, massi molto piccoli possono scavare solchi profondi. Per quello che riguarda la direzione delle tracce, la prevalenza dei massi sembra muoversi da SSW verso NNE, dopo essersi staccata dal pendio a Sud. E spesso più rocce si muovono parallelamente, intersecandosi, poi, a formare intricati reticolati. Il movimento non è continuo. Per intenderci, se torniamo dopo un’ora, un giorno o una settimana troviamo tutto come lo abbiamo lasciato (a parte la sparizione di alcune pietre a causa degli “astuti” cacciatori di souvenir, che oltre a creare un danno alle ricerche sciupano la spettacolarità del fenomeno). A meno che, in quel frattempo, non avvenga qualcosa di grosso, come qualche violenta tempesta con vento, pioggia e magari neve. Allora lo scacchiere può cambiare forma. Tuttavia il fatto che il luogo sia così remoto e inacces74 Scienza e Conoscenza - n. 39 39,gennaio/febbraio/marzo gennaio/febbraio/marzo2012 2012

sibile, e che gli spostamenti avvengano probabilmente proprio nel corso di pessime condizioni atmosferiche, quando è quasi impossibile recarvisi per assistere, fanno sì che non si abbiano informazioni precise relative al momento in cui avvengono i movimenti. Ricordo che il pendio, ovvero la nursery delle pietre, è raggiungibile solo a piedi. Già col cielo sereno e la temperatura gradevole, il posto suscita una certa inquietudine; il vento ulula emettendo versi agghiaccianti, e la desolazione è disarmante. Figuratevi a tempesta in atto! Ne consegue che nessuno ha mai visto muoversi le pietre, sebbene il fenomeno si conosca almeno dall’inizio del secolo scorso, e dal 1948 comparve nella prima pubblicazione ufficiale nel Bollettino della Società Geologica Americana per mano degli studiosi Mc Allister e Agnes.

In viaggio con Sabrina Mugnos

In alto una sequenza di quattro immagini, mostra alcune sliding rocks con la loro rispettiva traccia. Quest’ultima varia di ampiezza, profondità e lunghezza a seconda della forma e della dimensione della roccia che l’ha prodotta. Ma l’impronta tipica è sempre bordata da due spessi margini laterali, a riprova del fatto che la pressione esercitata sul suolo è comunque notevole.

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In questa immagine la pietra che ha scavato il profondo solco, messo in evidenza dall’ombra che produce, sta nel palmo della mano.

Eppur si muovono

Ebbene, cosa anima tali rocce? Come comprensibile sono state formulare le più disparate ipotesi, talvolta anche rocambolesche. Ovviamente non ci sono esseri umani o folletti a spostar le pietre nottetempo, come minuscole quanto elusive forme di vita microbiche a traghettarle da una parte all’altra del lago. D’altro canto invocare fenomeni magnetici non ha senso perché le pietre, essendo fatte di semplicissimo calcare, non contengono minerali ferromagnetici; così come non hanno trovato riscontro studi di sismica quando è stata avanzata l’ipotesi che il loro errare fosse innescato da moti tellurici.

L’immagine è stata ripresa da nord verso sud, e si nota chiaramente di come le rocce inizino il loro percorso partendo dai piedi del pendio che si lasciano alle spalle, per piegare poi verso est

Molto più semplicemente, il fatto che la prevalenza delle rocce segua la direzione dei venti dominanti, ha fatto avanzare l’ipotesi che la spinta esercitata da questi ultimi fosse il loro motore principale. Ma non sempre e non solo, ovvero sarebbe necessaria la concomitanza di un altro ingrediente, cioè la pioggia abbondante, in grado di accumularsi per qualche centimetro sul suolo e fluidificarlo. Tuttavia, per spiegare il percorso intricato e, talvolta, caotico delle tracce la teoria si è spinta oltre, invocando l’aiuto del ghiaccio. In pratica, in talune con-

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In viaggio con Sabrina Mugnos

Nella immagine l’autrice vicino alle rocce ed alle rispettive tracce, rende le proporzioni del fenomeno.

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Letture di Sabrina Mugnos Vulcani Quali Rischi? Macro Edizioni, Febbraio 2011

Novità marzo/aprile 2012

2012 Mito, Scienza o Finzione? Cofanetto 2 DVD Dai Maya alle catastrofi naturali, un’indagine scientifica sulla fine del mondo Macrovideo, Dicembre 2010 I Maya e il 2012 È possibile prevedere la fine del mondo? Un’indagine scientifica Nuova Edizione Aggiornata Macro Edizioni, Marzo 2009 Cercalo in libreria o su www.scienzaeconoscenza.it - Letture consigliate

76 76 Scienza Scienza ee Conoscenza Conoscenza -- n. n. 39, 39, gennaio/febbraio/marzo gennaio/febbraio/marzo 2012 2012

dizioni, la formazione di un sottile strato ghiacciato ingloberebbe le rocce. Poi, sotto la spinta di raffiche di vento violente e irregolari, la superficie ghiacciata si frammenterebbe in lastre che si sposterebbero, ruotando, in varie direzioni e, grazie alle rocce imballate nel loro interno, raschierebbero la superficie fangosa producendo le tracce. In effetti il ragionamento è alquanto macchinoso, ma è l’unico di cui disponiamo. La brutta notizia è che non spiega svariate osservazioni sul campo. Per esempio ci sono impronte che si incrociano praticamente perpendicolarmente, ed altre parallele ma con direzione opposta! Come possono fare tutto ciò le lastre di ghiaccio mosse dal vento? Moti opposti a distanze così ravvicinate? Ma non solo. Il fatto, forse, più inverosimile è trovare impronte anche molto articolate aventi rocce a tutte le estremità! Quale complessa dinamica può spiegare tutto questo? E perché non tutte le pietre si muovono? I punti irrisolti, come si vede, sono ancora molti, sebbene sia verosimile che gli unici elementi naturali in grado di innescare il fenomeno siano il vento e uno stato particolare del suolo (bagnato o ghiacciato che sia), perché le rocce non hanno nulla di speciale. Anzi, la loro forma e le dimensioni non agevolano certo il movimento. Ma finchè qualcuno non sarà testimone con qualche occhio meccanico del movimento, le Sliding Stones della Racetrack Playa rimarranno un affascinante mistero geologico ed uno straordinario spettacolo naturale, a disposizione di chiunque vorrà avventurarsi fin laggiù per goderne.

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Nessuno ha mai visto muoversi le pietre, sebbene il fenomeno si conosca almeno dall’inizio del secolo scorso Un’immagine dell’autrice vicino ad una traccia multipla, dove sono chiaramente visibili le due rocce alle estremità. Sullo sfondo è possibile scorgere la sagoma appuntita della Grandstand Rock, il monolito che si staglia come un isolotto sulla distesa ormai asciutta dell’ex lago.

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Anche in questa immagine due pietre sono collocate alle estremità di una traccia unica. Sullo sfondo parte del pendio dal quale si distaccano le rocce.

L’incrocio perpendicolare di due tracce, con relative pietre alle estremità, complica ulteriormente il tentativo di spiegazione della causa del loro movimento.

Chi è Sabrina Mugnos Geologa, ha studiato e visitato decine di vulcani in giro per il mondo attraverso esplorazioni avventurose e talvolta estreme. Si occupa da tanti anni anche di Astrobiologia e di Archeoastronomia. Il suo libro, I maya e il 2012, Indagine scientifica (Macro Edizioni), sta riscuotendo un grande successo in Italia e in diversi paesi stranieri. Impegnata in corsi, seminari e convegni a respiro internazionale, è spesso ospite di trasmissioni televisive e radiofoniche. Per maggiori informazioni:

www.sabrinamugnos.com

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