Psicologia Generale - Riassunto Di Anolli-Legrenzi Per Esame Di Pessa Eliano Docx

June 29, 2018 | Author: htmlobl | Category: Perception, Psychology & Cognitive Science, Behaviorism, Mind, Science
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Informazion importante riguarda Psicologia generale. Usate questo riassunto per superare qualsiasi esame di psicologia!...

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Riassunto di “Psicologia Generale” di L.Anolli e P. Legrenzi.

Capitolo 1 – Origini e sviluppi della psicologia scientifica. In questo capitolo si cerca di distinguere la differenza tra psicologia ingenua e psicologia scientifica. La psicologia ingenua è quella forma di psicologia che utilizziamo tutti i giorni per risolvere in maniera più o meno veloce ed efficace i problemi e le situazioni che ci troviamo dinanzi. Da essa si fonda di conseguenza una psicologia scientifica, basata su di una ricerca approfondita e sulla sperimentazione. Si ha quindi che entrambe le psicologie affrontano le opportunità e i vincoli della vita cui andiamo incontro, ma le trattano in maniera differente a seconda specialmente della nostra esperienza, sia filogenetica sia ontogenetica.  Paragrafo 1 – PSICOLOGIA PSICOLOGIA INGENUA E PSICOLOGIA SCIENTIFICA

1.1: Presupposti evolutivi della psicologia: In questo paragrafo si cerca di comprendere la nascita della psicologia nei nostri antenati. Si parte da una differenziazione rispetto alle scimmie inizialmente solo di carattere fisiologico (cambiamento della struttura genitale maschile con una derivata capacità di prolungare il rapporto sessuale, caratteristica essenziale per la costruzione di una coppia). In seguito anche il gene inibitore del tumore celebrale scompare , di conseguenza siamo soggetti a tale tumore ma il nostro cervello si è evoluto, ingrossato, quadruplicato. Si inizia ad usare il simbolo, inteso come un’entità che ne rappresenta altre a livello mentale. Questa capacità simbolica e l’inizio della linguistica (che si innestano su capacità non verbali) consentono all’uomo di divenire una specie psicologica , in grado di riflettere in termini mentali. Con l’avvento dell’agricoltura l’uomo si stanzia nei luoghi, smette di essere nomade. Si creano di conseguenza le prime forme ci civiltà. Si è creata dunque una sorta di cassetta degli attrezzi mentali  (pensiero, coscienza, comunicazione, elevata socialità, valori ecc..) tuttora validi ed in uso. È la configurazione base della psicologia e rappresenta la nascita della cultura. 1.2: Esperienza, psicologia del senso comune e scienze psicologiche: Secondo gli empiristi inglesi la base della conoscenza è dunque l’esperienza e in questa sede parleremo solo dell’esperienza intesa come la totalità delle singole esperienze,  cioè quel raggruppamento di conoscenze esplicite ed implicite, accumulate nel corso del tempo tramite il coinvolgimento personale nelle azioni o l’imitazione dei comportamenti altrui. L’esperienza è essenziale, utile per prendere decisioni o agire in maniera efficace in una data situazione. Dall’esperienza nasce di conseguenza la psicologia del del senso comune o psicologia psicologia ingenua , che ci permette di utilizzare l’esperienza stessa per cercare di comprendere e interpretare i comportamenti nostri e altrui in base al ragionamento pratico. Si evince però che la  psicologia ingenua è inattendibile dal punto di vista scientifico, poiché priva di metodo sperimentale e/o spiegazioni plausibili e dimostrate. Dunque è la mancanza di controllo che dimostra la differenza tra psicologia ingenua e scientifica. Sta di fatto comunque che la psicologia scientifica, come ogni altra scienza, presenta un carattere di contingenza , cioè un proseguo delle conoscenze della psicologia ingenua. Inoltre da considerare anche il carattere di necessità della psicologia scientifica; i criteri scientifici da essa ammessi valgono per tutti gli studiosi di tale materia: è necessario dare la possibilità a qualunque scienziato di verificare  i dati raccolti da altri scienziati, in modo che le teorie precedenti possano essere confutate o meno. Questa divulgazione divulgazione scientifica è il vero distacco tra i due tipi di  psicologie qui affrontati. 1.3: Presupposti moderni per la comparsa della psicologia scientifica: In questo breve paragrafo si descrive il percorso della psicologia, a partire dai primi contributi filosofici, con Aristotele che descrisse alcuni processi cognitivi (percezione, memoria), con Ippocrate e le sue definizioni di personalità, infine Erasistrato che per primo comprese la differenza tra nervi sensoriali e nervi motori. Ma non si può parlare di psicologia intesa come al giorno d’oggi sino al 1700 quando, per la prima volta, Christian Wolff distinse la psicologia razionale da quella empirica. La prima di natura filosofica, basata su riflessioni teoriche, la seconda naturalistica, fondata sul metodo dell’osservazione, la base per l’attuale psicologia scientifica. Si passa poi dal razionalismo, inteso come quel primato della ragione sul corpo, all’empirismo, che consente di studiare la mente come un insieme di facoltà. Col tempo e con l’inizio dello studio diretto sull’apparato celebrale, iniziarono ad essere stilate le prime teorie sul funzionamento della mente direttamente connesso con l’organo preposto; si arrivò alla teoria dell’arco riflesso (connessione fra sensazioni e movimenti) e in seguito alla  frenologia, secondo cui le varie funzioni mentali dipendono da aree ben definite del cervello. Ma taluni, come Kant, mossero critiche su questi metodi di ricerca, poiché la mente rimaneva qualcosa non misurabile con la matematica, quindi non poteva rientrare nella categoria di “studi scientifici”. Si iniziarono dunque a fare misurazioni temporali di tempi di reazione del cervello sotto vari stimoli; nasce la cronometria mentale , che portò alla psicofisica odierna, grazie al quale si studiano le corrispondenze tra stimoli fisici e risposte psichiche.

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 Paragrafo 2 – NASCITA NASCITA DELLA PSICOLOGIA PSICOLOGIA SCIENTIFICA SCIENTIFICA

Si fa coincidere la data di esordio della psicologia scientifica con la fondazione del laboratorio sperimentale a Lipsia da parte di Wilhelm Wundt nel 1879. 2.1: Wilhelm Wundt e lo strutturalismo. Per Wundt oggetto della psicologia è l’esperienza immediata  che differisce dall’esperienza mediata dalle altre scienze naturali, che ricorrono a strumenti di mediazione per lo studio della stessa. Per contro la psicologia non ha necessità di ricorrere a questi strumenti,  poiché lo studio può essere effettuato direttamente dal soggetto tramite l’introspezione, cioè quella capacità di accertare l’avvenimento di una data esperienza, sia essa interna che esterna. Questo metodo non è esente da difficoltà: a causa dello spostamento di attenzione dall’avvenimento accaduto all’introspezione stessa è possibile che alcuni dati vengano distorti o persi. Wundt dunque comprende che la chiave è la variazione  tra un atto di introspezione e un altro comparabile e non il contenuto stesso dell’introspezione. Grazie a questo elaborò una teoria complessa in cui distinse: -la percezione:  percezione: sensazioni immediate così come si presentano in coscienza; - la appercezione : organizzazione delle sensazioni così come si presentano in coscienza; - la volontà di reazione: intervento della volontà per produrre azioni congrue con gli stimoli. La scuola di Lipsia fallì miserabilmente; negli annali si verrà chiamata Strutturalismo questo metodo di ricerca di Wundt, atto a rilevare le strutture della mente umana. 2.2: Evoluzionismo e Funzionalismo. Secondo il Funzionalismo, che è un punto di vista, la psicologia è uno studio dell’attività mentale tutta (percezione, memoria, apprendimento, emozioni, ecc…) come via per adattarsi all’ambiente in modo adattivo. Quindi il funzionalismo si occupa di verificare come opera un processo mentale e non che struttura presenta. Con esso si comprese che non è possibile comprendere la struttura della coscienza con il solo atto dell’introspezione. Con Evoluzionismo intendiamo il proseguo del lavoro di Darwin e il suo darwinismo. Secondo la sua teoria dell’evoluzione vi è una discendenza comune  di tutti gli organismi e una selezione naturale naturale secondo cui solo gli individui capaci a evolversi in determinati ambienti sopravvivono. Con la Sintesi moderna o Neodarwinismo si arriva ad una concezione di sopravvivenza  sopravvivenza (fitness) (fitness)  più elaborata. A parità di condizioni si riproduce di più ( fitness  fitness assoluta) assoluta) e sopravvive più a lungo ( fitness  fitness relativa) relativa) una popolazione con un grado di fitness superiore alle altre (ma và!?). Con la sintesi moderna si arrivò in seguito a comprendere anche il modello degli equilibri punteggiati, confutando la precedente teoria che l’evoluzione avvenisse tramite lenti e graduali cambiamenti; per la nuova teoria invece l’evoluzione avviene in balzi improvvisi derivanti da cambiamenti bruschi di condizioni esterne varie. Questi salti evolutivi implicano l’exaptation: una struttura biologica destinata ad una certa funzione inizia a svolgerne un’altra mantenendo la principale. Ad esempio le pieghe laringee umane, che originariamente avevano la sola funzione di impedire al cibo rigurgitato di entrare nei polmoni, si modificarono in corde vocali in grado di emettere suoni, mantenendo la funzione originaria.  Nei primi anni del Duemila venne proposta la Sintesi estesa ; questa introduce tra i vari concetti, tre idee madri. Il modello evo-devo (evolutionary developmental biology) studia la relazione tra lo sviluppo embrionale e fetale di un organismo (ontogenesi) e l’evoluzione della sua popolazione di appartenenza (filogenesi). Con la costruzione di una nicchia si vuole dimostrare quanto la selezione naturale venga influenzata a seconda dei cambiamenti del  proprio habitat che un organismo compie consciamente per aumentare le probabilità di sopravvivenz a. Infine con l’evolvibilità si vuole dimostrare non solo che siamo il frutto delle specie più adatte alla sopravvivenza, ma anche quelle specie che si sono dimostrate più disponibili ad evolvere.  Paragrafo3  Paragrafo3 – REAZIONI ALLO STRUTTURALISMO IN EUROPA E NEGLI USA

Brentano costituisce in antitesi allo strutturalismo la psicologia dell’atto, constatando che la mente è costituita da atti dotati di intenzionalità. Dicendo ad esempio “vedo un cerchio rosso” non è importante il contenuto (cerchio) bensì l’atto di vedere. Da qui si arriva alla in-esistenza intenzionale , cioè il fatto che il contenuto sia necessariamente posto in funzione dell’atto.

L’intenzionalità della mente è l’architrave della causalità degli atti mentali, paragonabile alla forza per gli atti fisici. Le idee di Brentano trovano evoluzione nella scuola di Graz dalla quale deriverà la scuola della Gestalt. La scuola della Gestalt si occupa principalmente ai processi cognitivi, specialmente alla percezione e al pensiero. Uno dei principi è “il tutto è più della somma delle singole parti”, poiché percepiamo molto di più di quanto gli stimoli ci presentano. Da qui infatti gli studi psicologici sulla percezione delle figure geometriche; prendendo ad esempio un quadrato, esso non è costituito dalla somma dei singoli elementi che lo compongono, bensì dall’insieme dei rapporti fra loro esistenti. Esso è percepito quadrato sia coi lati interi, sia anche solo con gli angoli, sia in condizioni estremamente minimali: quattro puntini disposti in modo regolare. In fondo, essi non sono un quadrato, ma noi lo percepiamo come tale. Ciò che contraddistinse la Gestalt fu l’utilizzo del metodo fenomenologico, che consiste nel definire il campo percettivo  in cui il soggetto si trova e nel rilevare ciò che in esso gli appare ( fenomeno)  fenomeno). Per “campo percettivo” si intende l’insieme dei suoi percetti, ciò che vede, non ciò che sa o pensa di sapere. Quindi è necessario evitare l’errore dello stimolo: descrivere ciò che vediamo (percetto) e non ciò che sappiamo (concetto). Köhler intuì la tendenza alla conferma  riguardo alla formazione del pensiero  pensiero creativo creativo: si arriva a forme di fissità funzionale funzionale del  pensiero  pensiero, secondo cui si è più abituati a prospettare le cose secondo i modi di conoscere  rispetto alla ricerca di soluzioni originali.

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 Paragrafo 2 – NASCITA NASCITA DELLA PSICOLOGIA PSICOLOGIA SCIENTIFICA SCIENTIFICA

Si fa coincidere la data di esordio della psicologia scientifica con la fondazione del laboratorio sperimentale a Lipsia da parte di Wilhelm Wundt nel 1879. 2.1: Wilhelm Wundt e lo strutturalismo. Per Wundt oggetto della psicologia è l’esperienza immediata  che differisce dall’esperienza mediata dalle altre scienze naturali, che ricorrono a strumenti di mediazione per lo studio della stessa. Per contro la psicologia non ha necessità di ricorrere a questi strumenti,  poiché lo studio può essere effettuato direttamente dal soggetto tramite l’introspezione, cioè quella capacità di accertare l’avvenimento di una data esperienza, sia essa interna che esterna. Questo metodo non è esente da difficoltà: a causa dello spostamento di attenzione dall’avvenimento accaduto all’introspezione stessa è possibile che alcuni dati vengano distorti o persi. Wundt dunque comprende che la chiave è la variazione  tra un atto di introspezione e un altro comparabile e non il contenuto stesso dell’introspezione. Grazie a questo elaborò una teoria complessa in cui distinse: -la percezione:  percezione: sensazioni immediate così come si presentano in coscienza; - la appercezione : organizzazione delle sensazioni così come si presentano in coscienza; - la volontà di reazione: intervento della volontà per produrre azioni congrue con gli stimoli. La scuola di Lipsia fallì miserabilmente; negli annali si verrà chiamata Strutturalismo questo metodo di ricerca di Wundt, atto a rilevare le strutture della mente umana. 2.2: Evoluzionismo e Funzionalismo. Secondo il Funzionalismo, che è un punto di vista, la psicologia è uno studio dell’attività mentale tutta (percezione, memoria, apprendimento, emozioni, ecc…) come via per adattarsi all’ambiente in modo adattivo. Quindi il funzionalismo si occupa di verificare come opera un processo mentale e non che struttura presenta. Con esso si comprese che non è possibile comprendere la struttura della coscienza con il solo atto dell’introspezione. Con Evoluzionismo intendiamo il proseguo del lavoro di Darwin e il suo darwinismo. Secondo la sua teoria dell’evoluzione vi è una discendenza comune  di tutti gli organismi e una selezione naturale naturale secondo cui solo gli individui capaci a evolversi in determinati ambienti sopravvivono. Con la Sintesi moderna o Neodarwinismo si arriva ad una concezione di sopravvivenza  sopravvivenza (fitness) (fitness)  più elaborata. A parità di condizioni si riproduce di più ( fitness  fitness assoluta) assoluta) e sopravvive più a lungo ( fitness  fitness relativa) relativa) una popolazione con un grado di fitness superiore alle altre (ma và!?). Con la sintesi moderna si arrivò in seguito a comprendere anche il modello degli equilibri punteggiati, confutando la precedente teoria che l’evoluzione avvenisse tramite lenti e graduali cambiamenti; per la nuova teoria invece l’evoluzione avviene in balzi improvvisi derivanti da cambiamenti bruschi di condizioni esterne varie. Questi salti evolutivi implicano l’exaptation: una struttura biologica destinata ad una certa funzione inizia a svolgerne un’altra mantenendo la principale. Ad esempio le pieghe laringee umane, che originariamente avevano la sola funzione di impedire al cibo rigurgitato di entrare nei polmoni, si modificarono in corde vocali in grado di emettere suoni, mantenendo la funzione originaria.  Nei primi anni del Duemila venne proposta la Sintesi estesa ; questa introduce tra i vari concetti, tre idee madri. Il modello evo-devo (evolutionary developmental biology) studia la relazione tra lo sviluppo embrionale e fetale di un organismo (ontogenesi) e l’evoluzione della sua popolazione di appartenenza (filogenesi). Con la costruzione di una nicchia si vuole dimostrare quanto la selezione naturale venga influenzata a seconda dei cambiamenti del  proprio habitat che un organismo compie consciamente per aumentare le probabilità di sopravvivenz a. Infine con l’evolvibilità si vuole dimostrare non solo che siamo il frutto delle specie più adatte alla sopravvivenza, ma anche quelle specie che si sono dimostrate più disponibili ad evolvere.  Paragrafo3  Paragrafo3 – REAZIONI ALLO STRUTTURALISMO IN EUROPA E NEGLI USA

Brentano costituisce in antitesi allo strutturalismo la psicologia dell’atto, constatando che la mente è costituita da atti dotati di intenzionalità. Dicendo ad esempio “vedo un cerchio rosso” non è importante il contenuto (cerchio) bensì l’atto di vedere. Da qui si arriva alla in-esistenza intenzionale , cioè il fatto che il contenuto sia necessariamente posto in funzione dell’atto.

L’intenzionalità della mente è l’architrave della causalità degli atti mentali, paragonabile alla forza per gli atti fisici. Le idee di Brentano trovano evoluzione nella scuola di Graz dalla quale deriverà la scuola della Gestalt. La scuola della Gestalt si occupa principalmente ai processi cognitivi, specialmente alla percezione e al pensiero. Uno dei principi è “il tutto è più della somma delle singole parti”, poiché percepiamo molto di più di quanto gli stimoli ci presentano. Da qui infatti gli studi psicologici sulla percezione delle figure geometriche; prendendo ad esempio un quadrato, esso non è costituito dalla somma dei singoli elementi che lo compongono, bensì dall’insieme dei rapporti fra loro esistenti. Esso è percepito quadrato sia coi lati interi, sia anche solo con gli angoli, sia in condizioni estremamente minimali: quattro puntini disposti in modo regolare. In fondo, essi non sono un quadrato, ma noi lo percepiamo come tale. Ciò che contraddistinse la Gestalt fu l’utilizzo del metodo fenomenologico, che consiste nel definire il campo percettivo  in cui il soggetto si trova e nel rilevare ciò che in esso gli appare ( fenomeno)  fenomeno). Per “campo percettivo” si intende l’insieme dei suoi percetti, ciò che vede, non ciò che sa o pensa di sapere. Quindi è necessario evitare l’errore dello stimolo: descrivere ciò che vediamo (percetto) e non ciò che sappiamo (concetto). Köhler intuì la tendenza alla conferma  riguardo alla formazione del pensiero  pensiero creativo creativo: si arriva a forme di fissità funzionale funzionale del  pensiero  pensiero, secondo cui si è più abituati a prospettare le cose secondo i modi di conoscere  rispetto alla ricerca di soluzioni originali.

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Il Comportamentismo è inteso come l’insieme delle risposte muscolari o ghiandolari dell’organismo in risposta ad un dato stimolo. Lo stimolo è un dato fisico mentre la risposta  è un dato fisiologico. Lo psicologo comportamentista dunque studia le associazioni stimolo-risposta (S-R), non entrambi gli elementi in maniera separata e si concentra in particolare le variazioni di stimoli tra variabile indipendente e la variabile dipendente.  Da ciò Watson attribuì importanza all’apprendimento, atto a istituire nuove associazioni S-R in funzione dell’adattamento all’ambiente. Il Neocomportamentismo si distinse dal comportamentismo poiché prese in considerazione anche le variabili intermedie,  cioè le  pulsioni, le intenzioni e/o le motivazioni che un dato individuo ha me ntre compie una data azione. Si evince che questo tipo di variabile è incalcolabile. La mappa cognitiva, rappresentazione mentale schematica di un luogo, una situazione, un movimento, un  percorso, ecc. (utilizzata anche dai ratti per apprendere la strada in un labirinto), è pe r Tolman Tolman una variabile interveniente.  Paragrafo 4 – COGNITIVISMO E INTELLIGENZA ARTIFICIALE.

Verso gli anni settanta sono sorte le scienze cognitive, cui scopo è quello di studiare il funzionamento di un sistema (sia esso naturale che artificiale) di conoscenza della mene in grado di riprodurre una serie di operazioni che indichiamo come percepire,  percepire, ragionare, ragionare, calcolare, memorizzare, immaginare o progettare.  Sono operazioni che consentono all’individuo di conoscere il mondo in cui vive e di farne una “mappa” cognitiva (diversa dal significato inteso da Tolman). Oggetto di studio del cognitivismo sono i processi di conoscenza: come gli individui elaborano le informazioni e costruiscono rappresentazioni mentali utili per interagire con l’ambiente. Con l’intelligenza artificiale si cerca di ricreare i processi mentali seguendo determinate coordinate: i calcoli, i confronti, le graduatorie, le combinazioni logiche, le manipolazione dei simboli, le operazioni di misura, l’adeguamento a regole prefissate ecc… L’elaborazione digitale  delle informazioni è il processo necessario per digitalizzare questi dati elementi, ma ciò avviene in maniera esclusivamente binaria: il processo ha esclusivamente valore di 0 (inesistente) o di 1 (esistente). Grazie al codice binario si arriva alla teoria della computabilità , cioè un insieme finito di elementi semplici può essere impiegato per costruire una varietà illimitata di processi complessi livello mentale o digitale. Con essi si poté simulare l’intelligenza umana con macchinari elaboratissimi, tanto che riguardo a determinati comportamenti e risoluzioni di compiti le macchine e le persone possono essere indistinguibili da un esterno (test di Turing). Per contro l’IA non è assoluta, poiché si basa esclusivamente sulla logica binaria (valida per la sintassi formale), ma è priva della logica sfocata,  esclusiva della mente umana, e riguarda tutti quei processi sfumati e imprecisi, continuamente variabili della stessa. Questo accade perché non solo la mente umana manipola sintatticamente i simboli, ma li interpreta e vi attribuisce un significato che la sintassi, da sola, non è in grado di spiegare.  Paragrafo 5 – MODULARISMO, PSICOLOGIA EVOLUZIONISTICA E CONNESSIONISMO

Jerry Fodor propose una concezione forte della mente computazionale, governata dal linguaggio della mente (mentalese). Per egli, è la combinazione di concetti semplici ed innati, intesi come entità univoche e chiuse, discrete e fisse, in grado di esprimere verità necessarie, elaborate secondo regole logiche, attente solo alla forma (sintassi) e non ai contenuti (semantica). Secondo il modularismo la mente è organizzata in modulo o “cassetti”, ciascuno dei quali con una struttura specializzata che lo rende un sistema esperto in ambito scientifico nell’interazione con l’ambiente. Secondo la psicologia evoluzionistica questi moduli sarebbero il risultato delle selezioni naturali avvenute per la razza umana in decine e decine di migliaia di anni. Si confà che questi moduli sarebbero universali e costruiti in base ai cosiddetti “algoritmi darwiniani”. La prospettiva modulare però, non avendo prove empiriche certe né tanto meno verificata sul piano neuropsicologico, è in sostanza infondato. Verso la metà degli anni ann i ottanta nasce una nuova nu ova corrente, il connessionismo, che pone in relazione strettissima la struttura biologica del cervello con la struttura della mente cognitiva.  Paragrafo 6 – MENTE SITUATA E RADICATA NEL CORPO  L’errore  L’errore dell’essenzialismo dell’essenzialismo::  la mente non può essere un’entità separata dai vincoli biologici ed ecologici. L’errore sta nel considerare

gli stati mentali come entità fisse, regolari, corrispondenti a fenomeni circoscritti e isolati. È una sorta di “cecità platonica”, un’incapacità di vedere l’importanza decisiva del contesto.  Mente situata e radicata nel corpo: ad oggi nella psicologia si da molta importanza alla  situazionalità  situazionalità della mente, costantemente immersa in un contesto immediato, inteso come l’insieme delle informazioni disponibili nella situazione contingente, compresi i  particolari secondari. In quanto tale, è fondata sull’esperienza, intesa come motore di ogni attività mentale. La mente è inoltre radicata nel corpo, fondata sull’elaborazione dei dati da parte delle singole modalità sensoriali e di controllo motorio. In particolare sono oggetto di studio i neuroni specchio , che ci pongono in condizione di capire e imitare gli altri.  Nel futuro la psicologia è diretta, in ambito a mbito sperimentale, v erso frontiere che legano sempre più assiduamente la mente con il corpo, c orpo,  poiché ogni teoria psicologica priva di evidenze cerebrali in supporto appa re debole e inconsistente.

Capitolo 2 – Metodi della ricerca in psicologia.

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 Paragrafo 1 – OGGETTO E METODO DELLA PSICOLOGIA SCIENTIFICA

Come detto nel capitolo 1, esistono differenze tra psicologia ingenua e scientifica; di conseguenze esistono anche nella teoria ingenua e teoria scientifica . La differenza fondamentale risiede nei metodi di controllo delle spiegazioni nella capacità di impiegare criteri espliciti per acquisire conoscenze e fare previsioni. Viene adottato il metodo sperimentale, che è considerato l’unione delle  sensate esperienze con le necessarie dimostrazioni  supportate dal contributo della matematica. Si ottiene dunque con questo metodo un oggetto (ciò che osservo) e metodo (punto di vista con cui osservo); questi due fattori sorgono congiuntamente , poiché per natura inseparabili. Il ricercatore deve predisporre un disegno di ricerca: è la mappa delle sue attività, ne orienta le scelte e le decisioni e consente di apportare eventuali modifiche e correzioni. Prima però è necessario trovare la meraviglia,  quel qualcosa che desta in noi attenzione, stupore e curiosità, da cui derivano anche le volontà di trovare nuove soluzioni a teorie già avanzate e proposte. È necessario dunque porsi la domanda di ricerca: cosa voglio studiare? Perché? Queste domande servono per creare un percorso di senso della ricerca e delineare i confini del campo di ricerca. Questi confini non devono essere troppo estesi (dispersione), troppo limitati (ripetizione) né troppo complessi (fallimento calcolo variabili). Ovvio che la domanda deve avere carattere di originalità; per evitare questo è necessario che il ricercatore sia perfettamente a conoscenza della letteratura di riferimento  e i risultati dei precedenti scienziati, poiché è da essi e dal loro lavoro che si può partire con nuove teorie (contingenza della ricerca) . Da definire inoltre è lo scopo della ricerca, ciò che si vuole ottenere e dimostrare con essa. In un momento successivo la domanda di ricerca diviene l’ipotesi di ricerca , cioè enunciati provvisori che, sia pure in forma  probabilistica, stabiliscono una relazione esplicita e accurata fra più fatti osservati. L’ipotesi è costruibile con il metodo “ se…allora”; è essenziale stabilire la natura del legame fra antecedente e conseguente. Tale legame può essere in relazione al causa-effetto (causalità) oppure in associazione tra due o più eventi (correlazione). Le operazioni  per verificare le ipotesi devono essere rispettose dei criteri di protocollarità   ammessi dalla data scienza (es: per valutare la temperatura di una stanza, per il fisico sarà un criterio corretto dire “ci sono 37°”, per uno psicologo invece dire “fa molto caldo”). Infine per verificare la validità delle ipotesi si procede con la verifica sperimentale , metodo non sempre totalmente attendibile in senso positivo e diretto, questo perché ci sono da considerare ed ammettere eventuali errori umani sia a livello di ipotesi sia a livello di verifica. Non essendo al 100% attendibile, si ricorre per verificare una data ipotesi al metodo dell’ipotesi nulla: se l’ipotesi diametralmente opposta a quella effettuata dallo scienziato è dimostrabilmente falsa, allora si può avere ragione di credere che l’ipotesi originale sia attendibile. La totalità dei risultati atti alla dimostrazione dell’inattendibilità dell’ipotesi nulla viene chiamata regione critica. Precisate le ipotesi si passa al metodo scientifico  vero e proprio. È necessario assicurarsi la  partecipazione dei soggetti  che corrispondano alle variabili decise dallo scienziato (età, sesso, ecc..). L’insieme di questi soggetti costituisce il gruppo target. I gruppi sono portati a compiere i propri compiti sperimentali nell’ambiente preposto, che può essere in condizioni artificiali (laboratorio)  o in condizioni naturali . Ne consegue che in laboratorio abbiamo esperimenti guidati mentre nell’ambiente esperimenti naturali. I partecipanti verranno sottoposti, attraverso strumenti atti ad una precisa misurazione, agli stimoli  sperimentali loro presentati e gli sperimentatori ne constateranno l’accuratezza attraverso l’osservazione . La combinazione di alternanza di stimoli, interferenze, condizioni di facilitazione o inibizione, compiti di distrazione ecc… compongono la situazione sperimentale. Infine il ricercatore si serve del controllo di manipolazione, che consiste nel verificare la coerenza e la congruenza fra gli obbiettivi dell’esperimento, le istruzioni fornite e il comportamento dei soggetti sperimentati. I dati raccolti vengono poi elaborati da statistica descrittiva e/o inferenziale e preferibilmente pubblicati per meglio procedere con confronti insieme ad altri esperti.  Paragrafo 2 – RICERCA PSICOLOGICA IN PRATICA

Il motivo per cui spesso ci poniamo la fatidica domanda “perché?”, riguardo agli avvenimenti che ci accadono, risiede nel principio di causalità. Causalità fisica; causalità psicologica. Se per la prima il fondamento è la forza, per la seconda è l’intenzione. Se la contiguità temporale è necessaria per entrambe, non lo è la contiguità spaziale, che per l’intenzione essa può essere espressa a distanza. In disposizione di ciò, l’essere umano diviene naturalmente un sistema teleonomico, atto alla ricerca e a mettere in funzione azioni indispensabili per raggiungere lo scopo (l’atteggiamento teleologico è più presente nei bambini, secondo cui tutto esiste per raggiungere uno scopo). Per far si che un esperimento sia definito tale, il metodo sperimentale deve necessariamente avere due aspetti: 1-essere basato sull’assegnazione casuale alla condizione; 2-manipolazione e controllo delle variabili. Il compito dello scienziato è quello di determinare il rapporto tra tutte le variabili. Le variabili possono essere di diverso genere. Variabili indipendenti: variabili determinate e controllate dallo scienziato; Variabili dipendenti: variabili che variano in funzione e a seconda di quelle indipendenti. Variabili estranee:  si distinguono in  sistematiche o confondenti e asistematiche. Le prime influiscono costantemente sulle dipendenti (come ad esempio il tempo, da cui derivano naturalmente maturazione e apprendimento) . Quelle asistematiche invece sono pressoché infinite e variano da situazione a situazione: dalle condizioni mentali dei soggetti e dei ricercatori (stanchezza, distrazione, ansia ecc..) alle condizioni atmosferiche. Per rendere univoche tutte queste variabili è necessario fornire una definizione operativa (esempio: in riferimento all’età, non dirò bambino  o anziano,  bensì bambini dai 36 ai 48 mesi o soggetti tra i 35 e i 44 anni). Le variabili, in quanto tali, presentano valori in termini qualitativi e quantitativi, quindi è necessario procedere con le misurazioni, che ve ne sono di quattro tipi differenti:

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- Livello nominale: in questo caso i numeri hanno valore di semplici etichette, e fungono a dimostrare semplicemente una differenza; es: femmina = 1 come maschio = 2. - Livello ordinale: la misurazione si concentra sulla relazione asimmetrica di ordine crescente o decrescente dei numeri reali. Si misurano quindi in questo caso i differenti gradi di intensità dei fenomeni; es: attenzione massima = 10 come attenzione minima = 1. - Livello di intervallo: si basa sulla grandezza di un dato intervallo. Prendendo ad esempio il numero 4, esso è medesimo tra 11 e 15 e tra 20 a 24; ciò nonostante avendo uno zero arbitrario, non si possono fare rapporti. - Livello di rapporto: in questo caso invece ritenendo lo zero non arbitrario ma reale, possiamo eseguire rapporti: sappiamo che 10 è la metà di 20 e 20 è la metà di 40 ecc… Una volta comprese e calcolate le variabili e i rapporti fra esse, il ricercatore è in grado di compiere il disegno di ricerca , mediante il quale è in grado di raggiungere un’interpretazione di ciò che ha osservato e porre inoltre opportune previsioni.  Normalmente in ogni esperimento i gruppi sono posti a determinate situazioni o trattamenti. In un esperimento tra i soggetti ogni trattamento corrisponde ad un gruppo; in un esperimento entro i soggetti lo stesso soggetto è sottoposto alle diverse condizioni.  Nel disegno entro i soggetti , si ha il pericolo che, essendo tutti i soggetti sottoposti a tutte le condizioni, che essi vengano influenzati dall’ordine delle condizioni. Per esempio, solitamente, i soggetti hanno prestazioni migliori all’inizio dell’esperimento che non alla fine, quindi a seconda dell’ordine delle condizioni il risultato riguardo le stesse cambierà. Inoltre vi sono anche gli effetti della sequenza (effetto àncora o contrasto), che dipendono dalle interazioni tra le condizioni. Prendiamo una pallina da 100 g: il soggetto la sentirebbe più pesante se prima avesse impugnato una pallina da 30g e più leggera se  prima avesse impugnato una pallina da 200g.  Nel disegno tra i soggetti , per assicurarsi solidità, è necessario operare l’assegnazione casuale alla condizione, in modo che i gruppi

siano equivalenti e più o meno equilibrati.  Nel disegno semplice abbiamo due gruppi: quello sperimentale e quello di controllo. Il primo gruppo è quello che viene sottoposto realmente al trattamento mentre il secondo viene sottoposto ad un trattamento fasullo. Se affiorano differenze significative tra i due risultati, si potrà affermare che il trattamento sperimentale può funzionare. In questo caso però si può incappare nell’effetto placebo, che si verifica quando i partecipanti modificano le loro risposte in assenza di manipolazione sperimentale, indotti a credere che siano comunque influenzati da una determinata condizione. Per evitare questo effetto, si usa la tecnica del doppio cieco:  né i soggetti né chi somministra la condizione è a conoscenza del vero scopo delle stesse e quali delle due è la condizione sperimentale e quella di controllo. Solo lo sperimentatore ne è a conoscenza.  Nei disegni tra i soggetti rientrano anche i disegni fattoriali, nei quali il ricercatore intende valutare nello stesso esperimento l’effetto di due o più variabili . Durante gli esperimenti molti sono i fattori, più o meno calcolabili, che possono portare ad una distorsione, come le variabili, l’effetto placebo ecc… tra questi un fattore importante è l’aspettativa, sia dello sperimentatore che dei soggetti, a influire molto sull’esito dell’esperimento. L’aspettativa provata da parte del ricercatore verso i soggetti può divenire l’effetto Rosenthal ( profezia che si auto-avvera), specialmente se i soggetti sono animali. Di seguito alcune delle tecniche utilizzate per la sperimentazione in ambito delle scienze e tecniche psicologiche: Tecnica self-report:  utile in fase esplorativa, consiste nell’allargare un determinato campo di indagine mediante questionari, interviste o colloqui clinici.

Il questionario è standardizzato, indicato per un ampio spettro di soggetti. Può essere di tre tipi: Chiuso: quando si deve scegliere una risposta, tra quelle indicate, che più si avvicina al proprio punto di vista;  Aperto: domande totalmente aperte; Scalato:  la risposta è su una scala graduatoria; es: 1= totalmente in disaccordo e 5=totalmente d’accordo. L’intervista avviene tra soggetto e sperimentatore; quest’ultimo pone le domande scelte come meglio crede. Il colloquio clinico è simile all’intervista, ma lo sperimentatore inoltre chiede al soggetto di compiere un determinato compito e, durante lo svolgimento, chiede di descrivere i processi mentali che il soggetto ritiene di avere in quel momento. Come detto il metodo self-report è utile in fase esplorativa ma presenta diversi limiti: i soggetti possono fraintendere le domande, essere influenzati dalla desiderabilità e aspettativa della società, rispondere a caso o in maniera incoerente, ingannevole ecc…  Procedure di osservazione:   consiste nel metodo dell’osservazione del comportamento. È necessario stabilire l’importanza dei  parametri della  griglia di osservazione (tempo, movimenti, azioni ecc…) e, essendo questo un metodo a “zoom”, stabilire se

l’osservazione tende al microscopico o al macroscopico. L’osservazione in laboratorio ha luogo in un ambiente protetto e controllato sia nei parametri fisici (luce, suoni e rumori ecc…)sia nei comportamenti che lo sperimentatore intende osservare. Ha il vantaggio dell’attendibilità e lo svantaggio della poca validità ecologica. Da esso però derivano, grazie a sofisticate tecniche di videoregistrazione digitale, preziose osservazioni microanalitiche, grazie al quale è possibile constatare l’esistenza di microindizi altrimenti invisibili all’occhio umano, come le microespressioni. L’osservazione naturalistica si svolge in ambienti naturali (casa, piazza, negozio, foresta ecc…) e segue un piano a grana grossa, in diversi casi è episodica e ha specifiche tipologie di soggetti (bambini, disturbati, animali ecc…). Questo tipo di osservazione è specifica per lo studio del comportamento dei gruppi. Il Tempo è un fattore importante per le rilevazioni di modelli di comportamento. Grazie ad esso non solo si costituisce una dimensione lineare per esaminare la successione  degli eventi, ma anche di rilevare la loro durata , la loro ripetizione nel flusso dell’interazione, così come il ritmo con cui essi si svolgono e si organizzano. Mediante il ricorso dello studio approfondito delle influenze temporali e l’utilizzo di sofisticati algoritmi, si sono scoperti i modelli nascosti di comportamento, invisibili ad occhio nudo, grazie i quali è possibile constatare che ogni individuo ripete determinate azioni regolarmente. Queste possono essere azioni constatabili facilmente (come il muoversi degli zingari) oppure con strumenti appositi (il comportamento del DNA o dei collegamenti delle reti nervose).

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Esistono poi tecniche neuropsicologiche grazie le quali si possono studiare i flussi ematici cerebrali regionali e l’attività a zona del cervello. Una volta completato l’esperimento, è necessario constatare l’attendibilità delle misure. In primo luogo, è necessario usare la tecnica test-retest:  si ripete la rilevazione sugli stessi soggetti in diversi archi temporali. In seguito è necessario constatare la validità delle misure, esaminando i contenuti impiegati e il grado di connessione con altre prove che misurano contenuti simili. Le misure ottenute necessitano poi di una elaborazione finale, che può avvenire tramite statistica descrittiva o statistica inferenziale. La statistica descrittiva fornisce un quadro sintetico dell’insieme dei dati grezzi ottenuti con le misure sia della tendenza centrale sia della variabilità. Le prime sono il centro principale dei dati mentre le seconde sintetizzano la dispersione degli stessi. Con questo tipo di statistica è utile constatare la correlazione tra due variabili, che può essere positiva (più si è in grado di risolvere  problemi più è alto il QI) e negativa  (più l’offesa di un amico è grave più scende il livello di autostima). Il coefficiente di correlazione  misura questa correlazione e va da un massimo di +1 (max positivo) a -1 (max negativo). Il valore 0 indica che le due variabili non sono connesse fra loro. La statistica inferenziale permette di fare ipotesi utilizzando i dati ottenuti. Ad esempio, con le variabili ottenute e il calcolo delle probabilità, si può inferire se un tipo di comportamento di discosta più o meno a quello standard. Poiché non siamo però in grado al 100% di dimostrare l’ipotesi di ricerca, siamo autorizzati ad accettarla solo se dimostriamo che l’ipotesi nulla (cioè quella contraria) è falsa. L’insieme dei risultati che ci consente di rigettare l’ipotesi nulla è detta regione critica, che però è soggetta anch’essa dalle leggi di probabilità. Se siamo troppo prudenti nell’accettare un’ipotesi potremmo incorrere nell’errore beta o falso negativo, cioè di non accettare ciò che in realtà esiste; per contro, se siamo propensi all’azzardo potremmo incorrere nell’errore alfa o falso positivo, quindi accettare qualcosa che non esiste. In ricerca psicologica si ritiene accettabile una differenza quando la probabilità che essa sia dovuta al caso sia al di sotto del 5% o al 1%. Questa differenza viene detta differenza significativa.

Capitolo 3 – Sensazione e percezione.  Paragrafo 1 – SENSAZIONE

La sensazione  può essere definita come l’impressione soggettiva, immediata e semplice che corrisponde a una data intensità dello relazioni psicofisiche, per cui a date configura
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