Papus - Iniziazione alle Scienze Occulte

February 22, 2017 | Author: David Psamate | Category: N/A
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C o m u n o di Rom o - i.S.B .C .C . BIBLIOTECA CORNELIA

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^binamente air&utorealt^tone ilagtca Le Scienze Occulte nell’Antichità - 1Grandi Misteri - Le Tra dizioni Segrete - L’Iniziazione - La Sfinge - Le Piramidi e il loro Significato Esoterico - 1 Tre Mondi: Fatti, Leggi, Prin cipi - Microcosmo e Macrocosmo - Essenza dei Numeri - La Vita Universale - L’Uomo secondo Pitagora - La Tavola di Smeraldo - La Magia Egiziana - L’Alchimia - La Pietra Filosofale e la Medicina dei Tre Regni - L’Astrologia - La Chiave della Magia Operativa - 1 Pentacoli - 1 Talismani - Il Sigillo di Salomone - Il Pentagramma - 1 Simboli Iniziatici Nuova edizione a cura di Pier Luca Pierini R.

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Edizioni Rebis

Edizioni Rebis Viale Carducci, 25 - 55049 Viareggio (LU) - Italia Tel. 0584.943038 - 0584.943072 - Fax 0584.943107 © Copyright 2002 by Edizioni Rebis - Viareggio ente opera è tutelata in ogni sua parte (testi e illustrazioni) dai diritti d ’autore, di traduzione iprietà della Casa Editrice Rebis, a tutti gli effetti di legge. È vietata la riproduzione anche », .ve non autorizzata in forma scritta dall’editore, tranne per recensioni e citazioni.

tampare nel mese di giugno 2002 presso Ih Tipografia Massamsa Offset - Massarosa (Lu)

Introduzione

Il dr. Gérard Encausse, meglio noto con lo pseudoni mo di Papus - nome corrispondente al Genio della M edi cina nel Nuctemeron di Apollonio di Tiana - è stato auto re tra i più prolifici e maestro tra i più validi della scuola occultistica francese, in quel periodo fecondo di idee e ini ziative che ha caratterizzato la storia dell’ermetismo tra la fine del XIX secolo e l’inizio del successivo. Ispirato fin da giovanissimo dalle opere di Eliphas Levi, coltivò con pari entusiasmo l’interesse per la medicina e la vocazione per %■ la magia, formandosi negli ambienti esoterici più rappre sentativi dell’epoca. Fu iniziato al Martinismo da Henri Delaage, con S.de Guaita e Peladan formò il Supremo Con siglio della Rosa+Croce Cabalistica; successivamente det te vita al Gruppo Indipendente di Studi Esoterici e nel 1897, assieme a J.Castelot e Sedir, fondò la Scuola di Scienze Ermetiche. La sua fama si estese rapidamente ben oltre i confini della Francia e nel 1905 fu invitato in Russia dallo stesso zar Nicola II, con il quale intrattenne per lunghi anni un interessante e proficuo sodalizio. Eccezionale organiz zatore, abile conferenziere e scrittore geniale, negli anni della sua breve esistenza riuscì a pubblicare oltre duecen to opere, senza considerare le numerose e importanti rivi ste e i testi delle conferenze, nelle quali condensò e tra smise una parte cospicua di una conoscenza e di una cul tura esoteriche realmente straordinarie.

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PREMESSA DELL’ EDITORE

Non esiste iti Francia o in Italia un trattato elementare di Scienze Occulte. Coloro che voles sero dedicarsi a questo genere di studi sarebbero costretti d’attingere gli elementi di loro conoscenza in diversi autori che generalmente non hanno scritto che per una cerchia ristretta di lettori: quali sono Agrippa, Ragon, Elifar Levi ecc. Da queste considerazioni si può dedurre tutto l’interesse che il volume del Papus presenta attualmente, anche se antico di cinquantanni. A differenza delle opere di scienza profana, quelle di scienza segreta, come le vere opere d’arte, non invecchiano mai, poiché i princìpi su cui si basano sono immutabili, non subendo la moda degli uomini anche se sono uomini di scienza. Questa moda, che specifica tanto bene quésta fine d’epoca oscura in cui siamo, se non tange i principi della Scienza tradizionale, che é la sin tesi di tutte le leggi analogiche universali con le relative trasposizioni simboliche, non sembra nemmeno esistere per gli autori di Magia, per i

quali non v’è quel fatale flusso e riflusso della gloria di cui si è occupato Leon Daudet. Elifas Levi, Fabre d’Olivet, Ragon, Saint -Yves d’Alveydre, Peladan, Stanislao de Guaita, Papus Kremtnerz, per non parlare d’Agrippa, pare ab biano veramente trovato il segreto di giovinezza eterna. Vilipesi e derisi, perseguitati ed offesi da vivi, umiliati da morti non tramontano mai defi nitivamente e come fiammeggianti Fenici, non solo rinascono dalle loro ceneri, ma hanno il po tere di trasmettere agli altri la giovinezza, l'intel ligenza e l’amore. Chi non è rimasto infatti stupito dalle grandi onoranze mondiali fatte a Paracelso, dopo tutto il discredito in cui erano cadute le sue opere : e chi non vede come la sua figura di Cagliostro esca dalle nebbie dell’indecisione e deU’iumiliazione per prendere il suo posto nella storia ! A paragone dei libri di questi uomini grandi e misteriosi, le opere moderne le più alte fanno veramente l’effetto della morte accanto alla vita, della vecchiaia accanto alla giovinezza, della te nebra vista dopo il Sole, dell’ignoranza accanto alla Saggezza, dei «pannicelli caldi a confronto dell’amore platonico e dantesco ». Tutto ciò che si scrive, si discute o si dice, anche nel campo assoluto dell’idealismo puro, si trova già come problema debitamente impostato

svolto e risolto nelle pagine lapidarie dei forò lavori, dove tutti gli opposti apparenti, filosofici ed etici, sono naturalmente conciliati, poiché sulle vette adamantine della metafisica la dualità sva nisce e non vi sono che i < complementari ». Il Trattato Elementare di Scienze Occulte di Papus che presentiamo allo studioso è fedele al testo francese per tutto quanto v’è di essenziale come documentazione e spiegazione. Sarebbe stato viva intenzione dell’editore poter presentare que sto meraviglioso lavoro in una traduzione esatta ed integrale. Se per l’esattezza della versione l’Editore può rendersi garante, diciamo subito che l’opera è stata a volta largamente, ma intel ligentemente riassunta, sicché il lettore non per derà proprio nulla di quella messe delle conoscenze universali, varie, sicure e tradizionali che formano il pregio dei libri di Papus.

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La scienza d ell'an tich ità Si è portati oggi a confondere facilmente la Scienza con le Scienze. Tanto più l’una è immu tabile nei suoi principi per quanto le altre variano secondo i capricci degli uomini. Ciò che un se colo fa era scientifico oggi sta per essere relegato fra le fiabe, poiché le conoscienze su soggetti particolari sostituiscono il dominio delle scienze. Tutti sanno infatti che è proprio a questi sog getti particolari che si rivolge lo studio degli scenziati moderni, tanto da applicare alla Scienza i progressi reali ottenuti in una quantità di rami speciali. L’errore di questa concezione appare allorché si tratta di ricollegare il tutto e di costituire realmente la Scienza in una sintesi che sia l’e spressione totale della Verità eterna. Di questa sintesi i moderni hanno talmente perduta la co gnizione che dobbiamo apparire veramente audaci, affermando che essa è effettivamente esistita, che le sue leggi sono siffattamente vere da applicarsi alle scoperte moderne che gli egiziani iniziati,

contemporanei di Mosè e d’Orfeo, la possede vano tutta. A rischio di farmi dare dell’ingenuo o del sofista vorrei cercare di provare, in base ai resti dei vecchi monumenti, ai simboli, ai geroglifici, ai riti delle diverse iniziazioni, tutti documenti d’inconfutabile originalità, la mia paradossale pretesa. Certamente non era cosa facile ricostruire pezzo per pezzo negli autori antichi questa Scienza, sicché dobbiamo tutta la nostra riconoscenza ad un Duntens (l), ad un Fabre d’Olivet (2) ad un Saint-Yves d’Alveydre (3), che hanno intrapreso e condotto a termine l’opera colossale di ritrovare in Pitagora, Platone, Aristotile, Plinio e Tito-Livio ecc. la conoscenza vera dell’Antichità. Non posso in questo capitolo che riassumere questi autori, facendo osservare che bisognerà sempre ricorrere ad essi per verificare le affer mazioni che andrò esponendo. In Astronomia gli antichi conoscevano il cammino della Terra intorno al Sole, la teoria della pluralità dei mondi, l’attrazione universale, (1) Dutens, O rigine des Dècouveries attrib. aux Modernes, 1825, 2 Voi. in 8. (2) Fabre d’Olivet, Vers dorès de Pythagore. H istoire philosophique de Vhumanitè., (3) Saint-Yves dAlveydre, M ission des J u lfs, eh. IV.

le maree prodotte dall’attrazione lunare, la costi tuzione della Via Lattea e sopratutto la legge riscoperta da Newton. Plutarco, che ha conosciuto quasi tutte le verità dell’Astronomia, ha anche intravisto la forza reciproca che fa gravitare i pianeti gli uni sugli altri e, in un suo scritto citato da Dutens (1), dopo aver spiegato la ragione della tendenza dei corpi terrestri verso la Terra, ne ricerca l’origine in attrazione reciproca fra tutti i corpi, per cui la Terra fa gravitare verso di sè i corpi terrestri e il Sole e la Luna fanno gravitare verso di loro tutte le parti ad essi appartenenti e, per una forza attrattiva, li mantengono nella propria sfera particolare. Lo stesso Dutens (2) riporta una lunga cita zione di Pitagora sui rapporti dei suoni musicali, nella quale s’intravede che l’Antichità conosceva legge sui quadrati delle distanze. Queste sono scoperte generali che la forza dello spirito poteva bastare a far intuire, ma si può presumere che quelle scoperte scientifiche che hanno bisogno dell’esperimentazione e che

(1) D untens, I, p. 160, D e F a icein orbe lu m e (Plutarco). (2) D utens, pp. 167 • 168, L o i du C arré d e s distan ces (P itagora),

sono la gloria del secolo XIX fossero anche co nosciute dagli antichi 7 Poiché ci occupiam o d’astronomia consultate Aristotile, Archimede, Ovidio e Strabone soprat tutto, e vedrete che nei loro scritti essi già par lano del T elescopio, degli Specchi concavi, dei microscopi, la rifrazione della luce, la scoperta delPisocronism ò nelle vibrazioni del pendolo. Non ho ancora parlato delle questioni più importanti : il vapore, l’elettricità, la fotografia e tutta la nostra chimica. Agatia viveva nel VI secolo dell’Era nòstra e nel suo libro De rebus Justis, ristampato nel 1660 a Parigi, voi potrete trovare la descrizione completa del modo con cui Antemio usò il va pore come forza motrice capace di spostare una intera tettoia. Gli elettrotecnici moderni farebbero una fi gura alquanto meschina in confronto dei sacer doti egiziani che manipolavano la folgore come noi usiamo il calore e la facevano cadere a loro piacimento, come si può vedere nel passo della Hìstorie Ecclésiastique Sozomene, citato dal Saint - Yves (1) nel quale si racconta che la corpora zione sacerdotale degli Etruschi difendeva a colpi di folgore contro Alasico la città di Narnia. (1) S aint Yyes,

M iss, d e s J u ifs,

C ap. IV,

Tito Livio e Plinio ci narrano parimenti la morte di Tullio Ostilio in seguito alla evocazione, erroneamente fatta, della forza elettrica secondo i riti del manoscritto di Numa. Il capitolo IV della stessa Mission des Juifs ci istruisce altresi sul manoscritto d’un monaco dell’Athos, Panselenus, che tratta dall’applica zione della chimica alla fotografia e nel quale tutti i moderni procedimenti foto - chimici, la camera oscura, gli apparecchi d ’ottica, la sensi bilità delle placche metalliche vi sono precisamente descritti. Quanto alla chimica antica ha profonde ra gioni per credere, alla luce delle mie conoscenze alchemiche, che essa era superiore di molto teori camente e praticamente a quella dei moderni. Questa non è una mia personale opinione, poiché nel libro di Dutens, già citato, si rivela che gli egiziani conoscevano il modo di lavorare i me talli, d’indorare, di tingere la seta, di fabbricare la vetreria, come far schiudere artificialmente le uova, estrarre gli oli medicamentosi dalle piante, preparare l’oppio e la birra, la canna di zucchero, distillare e produrre gli alcaloidi e gli acidi, men tre Saint-Yves, compulsando le opere di Plutarco, Erodoto, Seneca, Quinto Curzio, Plinio, Pausania ha ritrovato in esse la spiegazione dei nostri acidi, basi, sali, alcool, etere e traccie di una

chimica organica ed inorganica da noi moderni attualmente ignorata. Lo stesso Saint-Yves ci fa sapere che Ero doto, Giustino, Pausania, Porfirio, Servio, Valerio Fiacco, Giulio l’Africano descrivono, talvolta con grande precisione, cannoni di bronzo e polvere da sparo, proiettili ed altro • genere d'artiglieria usati in guerra dai vari popoli dell'antichità. In un altro ramo di conoscenza, relativo alla medicina moderna, vediamo che la circolazione del sangue per esempio, l'antropologia e la bio logia generale erano perfettamente conosciute dagli antichi. v Qui bisognerebbe abbondare in citazioni, ma vi menzionerò soltanto Democrito e le sue scoperte perdute, fra l’altre la produzione artifi ciale delle pietre preziose, quelle egiziane del l’arte di rendere, mummificare, tingere in modo indelebile una tela, spalmata di diverse vernici. Meraviglierà pensare che noi siamo così poco edotti di tutta questa Scienza antica, di cui esi stono si precise téstimonianze, ma la colpa ricade probabilmente sugli autori classici di storia, che hanno l’abitudine di copiarsi scambievolmente senza preoccuparsi di lavori estranei alla que stione che li interessa : ma poiché questa Scienza esisteva realmente è inutile dilungarci, poiché

dubitarne varrebbe disconoscere la testimoniati* za degli uomini. Dobbiamo invece sapere ora dove s’inse gnava questa scienza. Nella Mission des Juifs è spiegato come l’educazione, e l’istruzione ele mentare era data dalla Famiglia, costituita reli giosamente secondo i riti dell’antico culto degli Ancestri ; l’edticazione l’istruzione professionale era impartita dalla Gens, nome con cui gli an tichi Italici chiamavano la Tribù, ma intesa nel significato antico e oggi quasi sconosciuto. Studi più completi erano il retaggio deilo adulto, l’opera dei Templi e si chiamavano Pic coli Misteri. Coloro che avevano acquisito le conoscenze naturali ed umane in essi insegnate prendevano il nome di Figli della Donna, Figli dell’Uomo e possedevano certi poteri sociali quali la Terapeutica, la Magistratura arbitrale ecc. “ I Grandi Misteri - scrive Saint Yves completavano questi insegnamenti per mezzo di tutt’altra gerarchia di Scienza e d’Arti, la cui conoscenza dava all’iniziato il titolo di Figlio degli Dei, Figlio di Dio secondo che il Tempio era o no metropolitano e, altresì, certi poteri sociali chiamati sacerdotali e reali E’ dunque nei templi che si trovava rac chiusa questa scienza che ora studieremo più da vicino e cosi perverremo a quei Misteri di cui tutti parlano ma pochissimi conoscono.

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Ogni uomo chiunque fosse, poteva presen tarsi e ricevere l’iniziazione ; a conferma del mio dire basterà citare Fabre d’Olivet (1), da cui ap prendiamo che le religioni antiche e quelle degli egiziani erano piene di misteri. * Una moltitudine d’immagini e di simboli ne componevano il tessuto. Opera sacra d’una interrotta catena di uomini divini che, interpre tando volta a volta e nel Libro’della Natura e in quello della Divinità, ne traducevano in lin guaggio umano il linguaggio ineffabile. Coloro, il cui sguardo stupido si fissava su quelle imma gini, su quei simboli, su quelle sante allegorie, e non riuscivano a vedere di là da essi restava no nell’ignoranza, ma la loro era un’ignoranza volontaria. Allorché ne potevano uscire, non ave vano che a dirlo. Tutti i santuari erano aperti e se si avevano la costanza e la necessaria virtù potevano avanzare di conoscenza in cononoscenza, di rivelazione in rivelazione, fino alle più sublimi verità. Potevano viventi e umani, a se condo la forza della loro volontà, discendere ai morti, elevarsi fino agli dei e penetrare tutto nella natura elementare, poiché la religione abbracciare

(1) Fabre d’Olivet, La Langueh èbraique restituèe pag. 7, volume II.

17 ogni cosa e niente di ciò che la componeva re stava sconosciuto al sovrano pontefice*. Da questa citazione è chiaro che per esser e ammesso nei Templi non era necessario apparte nere ad una classe privilegiata e, che quindi nes suno si vedeva costretto a vivere nella ignoranza voluta e sfruttata da iniziati reclutati in una classe chiusa. Ma non si dava la conoscenza a tutti vanamente e profanamente, ma per gradi e soltanto a chi se ne fosse mostrato degno ed era debitamente qualificato. L’origine dei Misteri è alla base di ogni grande civiltà antica ; solo per l’Egitto, la cui iniziazione ha formato i più grandi uomini ebrei greci e romani, possiamo risalire a più di dieci mila anni, ciò che mostra sufficientemente quanto siano false le cronologie classiche. Si potrebbero citare molte prove di questa asserzione, basterà ricordare, col Saint-Yves, che Platone, Erodoto, Diodoro, Manetone, Beroso e tutte le Biblioteche dell’India, del Tibet e della Cina hanno tracciato le più rigorose cronologie dell’antichità. Tre generi di prove erano poste all’inizio di ogni istruzione : prove fisiche, morali ed intellet tuali. Giamblico, Porfirio e Apuleio fra gli anti2 — Trattato etem. di Scienza Occulta

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chi, Lenoir, ("1) , Christian (2), Delage (3) fra i moderni descrivono esaurientemente queste prove su cui credo inutile insistere. Risulta da tutto questo che la Scienza era sopratutto una Scienza segreta. Per sapere ciò che s’insegnava nei Templi, bisogna cercare i resti dì quegli insegnamenti nei documenti che possediamo e che ci sono stati in gran parte conservati dagli alchimisti. Se riuscissimo a scoprire un metodo per poter spie gare il linguaggio simbolico degli alchimisti e contemporaneamente le storie simboliche antiche della conquista del Vello d’Oro, della guerra di Troia, della Sfinge potremmo affermare che posse diamo veramente un frammento dell’antica scienza. Vediamo innanzi tutto il modo come i mo derni trattano un fenomeno naturale per meglio conoscere, per opposizione, il metodo antico. Che ne direste se un libro vi fosse così spiegato: «Il libro che mi avete dato è posto sul camino a due metri e quarantacinque centimetri dal ta volo dove mi trovo ; pesa quarantacinque grammi e otto decigrammi; é formato da centoquaranta(1) Lenoir, L a F rane-M afonnerie rendue (1814) (2) H isto ire de M agie (1863) (3) L a Seienee du vra i (Dentu 1881)*

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due piccoli fogli di carta, sui quali esistono cento diciottomila duecento ottanta caratteri di stampa, per cui sono stati consumati cent’ottanta grammi d’inchiostro nero *. Ecco la descrizione sperimentale del feno meno; se questo esempio vi colpisce, aprite i libri della scienza moderna per vedere se essi non rispondono esattamente come metodo alla descrizione del Sole e di Saturno, dell’astronomo, che descrive esattamente il punto, il peso, il volume e la densità degli astri o alla descrizione dello spettro solare del fisico che conta il nu mero delle linee. Ma ciò che v’interessa del libro non é il lato materiale, fisico, ma invece ciò che l’autore ha voluto esprimere in esso, ciò che vi è di segreto sotto la sua forma, per cosi dire il lato me tafisico. (■metodi antichi sullo studio di un fenomeno erano rivolti sempre al lato generale della que stione, mentre i moderni restano a priori relegati al dominio del fatto. Per mostrare quale é effettivamente lo spi rito del metodo antico riporteremo un passaggio significativo di Fabre d’Olivet (1) sui due modi di scrivere la storia: (1)

Vers d o rès d e P yth a g o re,

pp. 26 e 27,

*1

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“ Bisogna ricordarsi che la storia allegorica di quei tempi trascorsi, scritta con spirito diverso da quello della storia positiva che ne è seguita, non le rassomiglia affatto. Quella storia affidata alla memoria degli uomini o conservata negli archivi sacerdotali dei templi, in frammenti poè tici staccati, non considerava le cose che dal lato morale, mai occupandosi degli individui e vedendo agire soltanto le masse, vale a dire i popoli, le corporazioni, le sette, le dottrine, come altrettanti esseri particolari che designava con un nome generico. “ Non che indubbiamente queste masse non avessero potuto avere un capo che ne dirigesse i movimenti, ma questo capo, considerato come lo strumento d’uno spirito qualunque, era tra scurato dalla Storia che non si interessava che allo spirito.... Era l’idea morale di cui si esa minava il cammino, si descriveva la nascita, il pro gresso o la caduta ; la successione di essa so stituiva quella degl’individui. La nostra Storia positiva segue interamente un altro metodo. Per essa gl’individui sono tutto, e nota, con una esattezza scrupolosa le date ed i fatti, che erano invece completamente trascurati dall’altra „. Riprendiamo ora il libro stampato che ci è servito per stabilire il nostro primo paragone,

notando che vi sono due modi di considerarlo t da ciò che vediamo: dai caratteri, dalia carta, daU’inchiostro, vale a dire dai segni ma teriali, che non sono se non la rappresentazione di qualche cosa di più elevato : da questo ' qual che cosa „ che noi non possiamo vedere tisica mente: le idee dell’autore. Ciò che vediamo manifesta ciò che non ve diamo. 11 visibile è la manifestazione dell’invisi bile. Questo principio, vero per il caso che ab biamo esposto, lo è anche per tutti gli altri feno meni della natura. Ci accorgiamo cosi ancora più chiaramente, della differenza fondamentale tra la Scienza degli antichi e quella dei moderni ; la prima s’occupa del visibile unicamente per scoprire l’invisibile che rappresenta, la seconda s’occupa del feno meno per sè stesso, senza interessarsi dei suoi rapporti metafisici. La scienza degli antichi è la scienza del na scosto,9 dell’esoterico. La scienza dei moderni é la scienza del vi sibile, dell’exoterico. Riavviciniamo a questi dati l’oscurità voluta dagli antichi nei loro simboli scientifici e potremo stabilire tlha definizione accettabile della scienza dell’antichità che è : m

La scienza nascosta — Scientia occulta. La scienza del nascosto — Scientia occultati. La scienza che nasconde ciò che ha scoperto — Scientia occultans. Tale è la definizione triplice della SCIENZA OCCULTA

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Il M etodo nella Scienza antica. L’Analogia Dopo aver determinato resistenza nell’an tichità d'una scienza reale, il suo modo di tra smissione, i soggetti generali sui quali essa por tava di preferenza lo studio, spingiamo ora più profondamente la nostra analisi determinando cosi i metodi usati nella scienza antica che è la scienza occultaLo scopo era la determinazione dell’invisibile per mezzo del visibile, del noùmeno attraverso il fenomeno, dell’idea oltre la forma. Credo d’aver fatto capire con l’esempio del libro, precedentemente enunziato, qual’era lo stu dio del visibile, del fenomeno, paragonato allo studio dell’invisibile, del noumeno. Come possiamo sapere ciò che ha voluto dire l’autore guardando i segni di cui si è ser vito per esprimere le sue idee? Perchè noi sappiamo che esiste un rapporto costante fra il segno e l’idea che rappresenta,

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vale a dire fra il visibile e l’invisibile. Come possiamo, guardando il segno, dedurre sul posto l’idea, cosi possiamo, guardando il visibile, de durne l’invisibile immediatamente. Ma per sco prire l’idea nascosta nel carattere di stampa, noi abbiamo dovuto imparare a leggere, vale a dire usare un metodo speciale. Per scoprire l’invisi bile, l’occulto d’un fenomeno, dobbiamo parimente imparare anche a leggere con un metodo speciale. Il metodo principale della scienza occulta è l’Analogia. Per mezzo dell’Analogia si determi nano i rapporti che esistono fra i fenomeni. Dato 10 studio dell’uomo, tre metodi principali ci pos sono portare allo scopo : si potrà studiare l’uomo nei suoi organi, nelle loro funzioni : é io studio del visibile, lo studio per induzione ; si potrà studiare l’uomo nella sua vita, nella intelligenza, in ciò che si chiama la sua anima : è lo studio dall’invisibile, Io studio per deduzione ; si potrà finalmente, riunendo i due metodi precedenti, considerare il rapporto che esiste fra gli organi e la funzione, o fra due funzioni, o fra due organi: è lo studio per analogia. Così se consideriamo 11 polmone, la scienza dell’analisi ci insegnerà che questo organo riceve dall’esterno l’aria, la quale subisce in esso una certa trasformazione. Se con sideriamo lo stomaco, la stessa scienza ci inse-

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25 gnerà che quest’organo serve a trasformare gli alimenti che riceve dall’esterno. Qui si ferma la scienza del fenomeno, essa non va oltre la constatazione del Fatto. L’analogia, servendosi di questi dati e usan doli per generalizzazione, vale a dire con un metodo opposto a quello dell’analisi» formula così i fenomeni : il polmone riceve dall'esterno qualche cosa che poi trasforma ; lo stomaco riceve dall’esterno, qualche cosa che poi trasforma. Allora polmone e stomaco, esercitando un’analoga funzione, sonò fra loro analoghi. Queste illazioni sembreranno piuttosto biz zarre agli uomini votati allo studio dell’analisi; ma essi debbono ricordare quel nuovo ramo dell’anato mia che si chiama Anatomia filosofica, debbono ricordare l’analogia perfettamente stabilita fra il braccio e la gamba, la mano e il piede e vedranno che il metodo che mi ha condotto alle conclusioni precedenti non è che lo sviluppo di quella che ha presieduto alla nascita dell’anatomia filosofica. Se ho scelto come esempio l’analogia fra lo stomaco e il polmone è stato per mettere in guardia contro un errore che ha luogo spesso e che impedisce per sempre la conoscenza dei testi ermetici, quello di credere che due cose analoghe sono simili. E’ intéramente falso: due cose analoghe non son più simili del polmone

allo stomaco, o della mano al piede. Ripeto che questa osservazione è importantissima per lo studio delle scienze occulte. Il metodo analogico non è dunque né la de duzione né l’induzione ; è l’uso della chiarezza che risulta dall’unione di questi due metodi. Se volete conoscere un monumento avete a disposizione due metodi : 1. — Girare o piuttosto salire sul monumento, studiandone i minimi dettagli. Conoscerete così la composizione delle sue minime parti, i rapporti che stabiliscono fra loro ecc. ma voi non avrete alcuna idea deU'insieme dell’edificio. Tale è l’uso dell’induzione. 2. — Salire su un’altura e guardare il mo numento come meglio vi sarà possibile. Avrete così un’idea generale del suo insieme, ma senza il minimo dettaglio. Tale è l’uso della deduzione. L'errore di questi due metodi balza agli occhi. Ad ognuno di essi manca ciò che l’altro possiede ; riuniteli e la verità si mostrerà lumi nosa. Unite il metodo del fisico a quello del metafisico e voi avrete il metodo analogico, vera espressione della sintesi antica. Quando, parlando dell’analogia fra il polmone e lo stomaco, abbiamo generalizzato i fatti sco perti dalla scienza sperimentale o induttiva, noi abbiamo fatto salire questi fatti d’un grado. Esi*

stono dunque dei gradi fra i fenomeni ed i nou meni, mi domanderete ? E’ sufficiente un poco d’osservazione per accorgersi che una grandissima quantità di fatti sono retti da un piccolo numero di leggi. E’ in base allo studio di queste leggi, considerate sotto il nome di cause seconde, che vertono i lavori delle scienze. Ma queste cause seconde sono a loro volta rette da un numero limitatissimo di cause prime. Lo studio di queste ultime è d’altronde perfetta mente disconosciuto dalle scienze contempora nee, che, relegate nel dominio delle verità sen sibili, abbandonano ai sognatori di ogni scuola e religione la loro ricerca. Tuttavia è proprio là che si nasconde la Scienza. Per ora è sufficiente constatare resistenza di questa triplice gradazione : 1. — Dominio infinito dei FATTI ; . 2. — Dominio più limitato delle LEGGI o delle

cause seconde ; 3. — Dominio più limitato ancora dei PRIN CIPI! o delle cause prime.

Riassumiamo tutto nella seguente figura : (1) (1) Ricavata dalla

M issione d e lu lf s ,

pag. 32.

Questa gradazione, basata sul numero Tre, rappresenta una parte considerevole nella scienza antica. E’ su di essa che è in gran parte fondato il dominio dell’analogia. Perciò dovremo soffermare la nostra attenzione sui suoi sviluppi. Questi tre termini si ritrovano nell’uomo,

nel corpo, la vita e la volontà.

Una parte qualsiasi del corpo, un dito, per esempio, può essere sottratto all’influenza della volontà senza cessare perciò di avere vitalità (paralisi radiale o cubitale) ; può anche essere, per gangrena, sottratto all’influenza della vita senza cessare di muoversi. Ecco dunque tre dominii distinti : il dominio del corpo ; il dominio della vita, che esercita la sua azione per mezzo di una serie di speciali conduttori (il gran simpatico, i nervi vaso motori) localizzato nel globulo sanguigno; il dominio del la volontà agente per mezzo di conduttori spe ciali (nervi volontari) e che non ha influenza sugli organi essenziali al mantenimento della vita. Noi possiamo, prima d ’andare più innanzi, vedere l’utilità del metodo analogico per illumi nare certi punti oscuri ed ecco come : Se una cosa qualunque é analoga ad un’altra, tutte le parti di cui questa cosa è composta sono analoghe alle corrispondenti parti dall’altra. Così gli antichi avevano stabilito che l’uomo era analogo all’Universo. Per tale ragione essi chiamavano l’uomo microcosmo e l’Universo ma crocosmo. Ne consegue che, per conoscere la cir colazione della vita nell’Universo, basta studiare la circolazione vitale nell’uomo, e, reciprocamente, per conoscere i dettagli della nascita, della ere-

scita e delia morte d’un uomo, bisogna studiare gli stessi fenomeni in un mondo. Ascoltate ora due citazioni interessanti, poi ché bisogna provare ciò che si asserisce, specie in siffatte questioni : l’un;f sulle tre gerarchie (FATTI, LEGGI, PRINCIPI!,) designate dagli antichi col nome di TRE MONDI ; l’altra sul microcosmo e il macrocosmo : esse sono ricavate dalla dot trina di Pitagora esposte da Fabre d’Olivet: * Quest’applicazione (del numero 12) all’Uni verso non era affatto un’invenzione arbitraria di Pitagora ; essa era comune ai Caldei, agli Egi ziani ed ài principali popoli della Terra e aveva dato luogo all’istituzione dello Zodiaco, la cui suddivisione in dodici asterismi è stata trovata dovunque esistente da tempo immemorabile. “ La distinzione dei tre mondi ed il loro sviluppo in un numero più o meno grande di sfere concentriche, abitate dalle Intelligenze di differente purità, erano ugualmente conosciuti prima di Pitagora, che non faceva che diffondere la dottrina che aveva ricevuto a Tiro, a Menti ed a Babilonia. Questa dottrina era quella degl’indù. Pitagora considerava l’uomo sotto tre modi ficazioni principali, come l’Universo, ed ecco perchè dava all’uomo il nome di microcosmo. L’Universo considerato come un gran Tutto animato, composto d’intelligenza, d’anima e di

corpo, era chiamato Pan o Phanes. L'uomo o ii microcosmo era composto parimenti, ma in ma niera inversa, di corpo, d’anima e d’intelligenza, e ognuna di queste tre parti era a sua volta considerata in tre modificazioni, talché il ternario, regnando in tutto, regnava egualmente nelle sue minime suddivisioni- Ogni ternario, da quello che abbracciava l’immensità, fino a quello che costi tuiva l’uomo più debole, era, secondo Pitagora, compreso in una unità assoluta o relativa, e for mava cosi il quaternario o la tetrade sacra dei pitagorici. Questo quaternario era universale o particolare. Pitagora non era del resto l’inventore di questa dottrina, che era diffusa dalla Cina fino al più profondo della Scandinavia. Cosi, secondo questa dottrina, l’uomo, con siderato come una Unità relativa contenuta nella assoluta Unità del gran Tutto, si presentava, come il Ternario universale, sotto tre modifica zioni principali di corpo, d’anima e di intelligenza. L’anima, in quanto sede delle passioni, si pre sentava a sua volta nelle tre facoltà d’anima ragionante, irascibile e appetente. Ora, secondo Pitagorica, il vizio della facoltà appetente del l’anima, era l’intemperanza o l’avarizia ; quello della facoltà irascibile, era la viltà ; quello della facoltà ragionante, era la follia. Il vizio che si

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estendeva su queste tre facoltà era l’ingiustizia. Per evitarli il filosofo raccomandava quattro prin cipali virtù: la temperanza per la facoltà appe tente, il coraggio per la facoltà irascibile, la pru denza per la facoltà ragionante, e, per queste tre facoltà prese insieme, la giustizia, che egli con siderava come la più perfetta delle virtù dell’a nima. Dico deil’anima, poiché il corpo e l’intel ligenza, ^sviluppandosi ugualmente per mezzo delle tre facoltà istintive o spirituali, erano, co me l’anima, suscettibili dei vizi e delie virtù loro propri». Da dove viene dunque quest’uso del Tre cosi diffuso nell’antichità? Quest’uso, che si stendeva dal senso delle scritture fino alla metafisica, e che, superando i secoli, si ritrova in uno dei nostri più celebri scrittori : Balzac ? Esso proviene dall’uso d’una lingua speciale che è completamente perduta dalla scienza at tuale : il linguaggio dei numeri. < Platone, che scorgeva nella musica ben altro dei musicisti di oggi, vedeva anche nei numeri un senso che i nostri matematici non scorgono più. Egli l’aveva appreso da Pitagora, che l’aveva ricevuto dagli Egiziani. Ora gli Egi ziani non si professavano disposti soltanto ad accordare ai numeri un significato misterioso. E’

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sufficiente aprire un libro antico per convincersi che, fin dai limiti orientali dell’Asia a quelliAc cidentali dell’Europa, una stessa idea v’era sul soggetto (Fabre d’Olivet)». Non possiamo certamente ricostruire per intero questa lingua dei numeri, ma possiamo per Io meno conoscerne alcune leggi. Studiamo innanzi tutto un fenomeno della Natura, nel quale noi dobbiamo trovare il numero Tre e conoscere il suo significato. Poi studieremo le operazioni sconosciute dai moderni e praticate da tutta l’antichità. Vediamo se la formula degli antichi alchi misti «tutto è in tutto » è vera nelle sue ap plicazioni. Esaminiamo il primo fenomeno che ci capita, per esempio la luce del giorno, e cerchiamo di ritrovare in essa leggi sufficientemente generali per applicarsi esattamente a fenomeni d’ordine del tutto diversi. Il giorno si oppone alla notte per costituire i, periodi d’attività e di riposo, che ritroviamo nell’intera natura. Ciò che sopratutto colpisce in questo fenomeno é l’opposizione fra Luce e l’Ombra che vi si manifesta. Ma questa opposizione è veramente cosi assoluta ? Guardiamo più da vicino e scorgeremo che 3 — Trattato clem, di Scienza Occulta

fra la Luce e l’Ombra, che sembravano per sempre separate, esiste qualche cosa che non è nè Luce nè Ombra, che si designa in fisica col nome di Penombra. La Penombra partecipa e della Luce e dell’Ombra. Quando la Luce diminuisce aumenta l’Ombra. L’Ombra dipende dalla più o meno grande quan tità di Luce; l’Ombra è una modificazione b e l Luce. L’Ombra è della Luce in meno. Tali sono i FATTI che possiamo constatare. Per scoprire le LEGGI nascoste dietro que sti FATTI bisogna uscire dal particolare (studio della Luce) e considerare il generale ; bisogna generalizzare i termini che qui sono particolareg giati. Perciò usiamo uno dei termini più generali della lingua italiana : la parola “ cosa „ e diciamo : Due “ cose „ apparentemente opposte hanno sempre un punto comune intermediario fra di esse. Questo intermediario risulta dall’azione dei due opposti l’uno sull’altro e partecipa dei due. Due cose apparentemente opposte non sono che gradi differenti d'una sola e stessa cosa. Se queste LEGGI sono veramente generali, esse devono applicarsi a molti fenomeni, poiché abbiamo visto che ciò che caratterizza una legge è la possibilità di spiegare da sola molti FATTI. Prendiamo degli opposti d’ordine diverso e

A

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vediamo se le nostre leggi vi si applicano. Nell’ordine dei sessi, due opposti ben carat teristici : il maschio e la femmina. Nell’ordine fisico potremmo scegliere gli op posti nelle forze (caldo-freddo, positivo-negativo ecc.); ma poiché è stata una forza che ci è ser vita d’esempio, consideriamo i due opposti della materia, solido e gassoso. LEGGE Due opposti hanno fra loro un intermediario risul tante dai due: FATTI

Maschio - Femmina intermediario risultante dai due: Fanciullo

Stato solido - stato gassoso intermediario: Stato liquido

Padre - Figlio intermediario: Spirito Santo

Altra LEGGE Gli opposti non sono che la stessa concezione a gradi differenti d’una cosa soia: FATTI Maschio

Padre Concezioni Solido La a diversi Femmina Figlio i Dio gradi della Gas Materia Fanciullo Famiglia Liquido Spirito Santo

Se, riprendendo l’esempio delia Luce e del l’Ombra, noi lo studiamo ulteriormente, potremo scorgere che la Luce agisce, l’Ombra s’oppone, mentre la Penombra; neutra, ondeggia fra le due. Riassumiamo questi dati : L'Attivo e il passivo (Luce)

(Ombra)

producono per la loro azione reciproca il Neutro (Penombra) che partecipa dei due. Diciamo subito che avremmo dovuto allun gare indefinitamente il nostro studio se avessimo voluto citare tutti gli autori antichi e moderni che hanno parlato, sotto il nome dei Tre termini che la costituiscono, della LEGGE DEL TERNARIO. Come questa legge deve dovunque applicarsi

cerchiamo i numeri che agendo l’uno sull'altró, producono 3. Questi numeri sono 1 e 2, poiché 1 + 2 = 3. Possiamo subito intanto comprendere il si gnificato dei 3 primi numeri. Il numero 1rappresenta l’Attivo il numero 2 „ il Passivo il numero 3 * la Reazione dell’At tivo sul Passivo. Voi potete sostituire il termine ATTIVO con la parola che- meglio preferite e vedrete subito che, secondo il metodo analitico, il numero 1 rappresenta tutte le idee rette dal principio attivo, vale a dire l’Uomo, il Padre divino, la Luce, il Calore ecc., secondo che lo si considera in tale o in talaltro dei Tre mondi. Mondo Materiale : La Luce, lo Stato gassoso Morale Morale o Naturale L’Uomo Mondo Metafisico o Archetipo : Dio Padre E’ parimenti per la parola PASSIVO, che voi potete sostituire col 2 e NEUTRO col 3. Vedete che i calcoli applicati alle cifre s’ap plicano matematicamente alle idee nella Scienza antica, ciò che rende i suoi metodi così generali e perciò stesso cosi differenti dai metodi moderni. Si tratta ora di vedere se l’antichità aveva veramente applicato ciò che fin adesso ho detto sui numeri per dimostrare che io non ho ricavato

i miei assunti totalmente dalla mia immaginazione. Ritroviamo innanzi tutto queste applicazioni in un libro ebraico, di cui M. Franck stesso non contesta l’antichità (1) lo Sepher Jesirah. "L ’Essenza divina essendo inaccessibile ai sensi, usiamo per caratterizzarla, non il linguaggio dei sensi, ma quello dello spirito, diamo all’in telligenza o al principio attivo dell’Universo il nome di monade o d’unità, poiché è sempre lo stesso ; alla materia o al principio passivo quello di diade o di moltiplicità, poiché è soggetto ad ogni specie di cambiamento; al mondo infine quello di triade poiché è il risultato dell’intelligenza e della materia ,, (Dottrina dei Pitagorici - Viaggi d ’Anacarsi) " Mi basti dire che come Pitagora designava Dio con 1, la materia col 2, egli esprimeva l’U niverso col 12, che risulta dalla riunione degli altri due (Fabre d’Olivet, les Vers dorès de Pythagore). Conosciamo ora il senso che davano gli an tichi ai numeri 1, 2, e 3 ; vediamo allora qualche altro numero. Si è potuto vedere nella nota di Fabre d’O livet sul Microcosmo e il Macrocosmo che il Quaternario riconduceva all’Unità i termini 1, 2, 3. (1) Franck, La Kabbale, 1863.

4 ~ 39 Parlerei cinese se non mi spiegassi con uri esempio. Il Padre, la Madre, il Figlio formano tre ter mini nei quali il Padre è attivo e risponde al numero 1, la Madre è passiva e risponde al nu mero 2, il Figlio non ha sesso, è neutro e risponde a 1 più 2, vale a dire al numero 3. Quale è l’Unità che racchiude questi tre termini? E’ la famiglia. Ecco la composizione del Quaternario : un Ternario e l’Unità che lo racchiude. Quanto diciamo una Famiglia, noi enunziamo in nna sola parola i tre termini da cui è com posta, è perciò che la Famiglia riduce il 3 a 1 o, per parlare il linguaggio della Scienza Occulta, il Ternario all’Unità. Se si capisce bene ciò che precede si vedrà che 4 è una ripetizione dell’Unità e che deve agire come agisce l’Unità. Cosi nella formazione di 3, per 1 più 2, com’è che è formato il due ? Per l’Unità che s’oppone a se stessa cosi : = 2.

J

Vediamo dunque nella progressione 1,2, 3,4:

j

= 2; poi

l’azione dell’opposizione sull’Unità : 1

2 =- 3 :

prima l’Unità 1 ; poi un'opposizione

poi il ritorno ad una unità d'ordine differente; di un'ottava, se oso cosi esprimermi: 1.2.3* 4 La genesi dei numeri si ridurebbe dunque a queste quattro condizioni e come, secondo il me todo analogico, i numeri esprimono esattamente delle idee, questa legge è applicabile alle idee. Ecco quali sono questi quattro termini : Unità o Ritorno all’Unità

Opposizione Antagonisno

Azione deli’opposi zione sull’Unità

1 4

2

3





7 10

5 8 11

6 9 12

0)

(2)

(3) ecc.

—■

Ho separato la prima serie dalle altre per mostrare ch’essa è completa in quattro termini e che tutti i termini seguenti non fanno che ripetere in un’altra ottava la stessa legge. Poiché noi stiamo per scoprire in questa legge una delle migliori chiavi per aprire gli an tichi misteri, vado a spiegarla meglio, applicandola ad un caso particolare qualunque, per esempio lo sviluppo sociale deU'uomo,

Unità o Ritorno all’Unità

Opposizione Antagonismo

Risultato di questa opposizione Distinzione

1.- La prima mo 2. - Opposi 3. - Risultato. zione ad esFiglio. lecola sociale, 'sa. Donna. Puomo. 4. - Unità d’or 5. - Opposi 6. - Distinzio zione tra le dine superiore. ne tra le Fa famiglie. Ri La Fa m i g 1i a miglie. Ca valità di Fa ste, riassumente i 3 miglie. termini prece denti. 7 .-Unità d’or 8. - Opposi 9. * Distinzio dine Superiore z io n e fra ne fra le Tribù. la Tribù, rias Tribù. sumente i 3 ter mini precedenti 10. - Nazione Nazionalità. 1 Questa legge che ho dato in cifre, vale a dire in formula generale, può applicarsi ad una quan tità di casi particolari. II capitolo seguente del resto lo mostrerà. Ma non notiamo qualche cosa di particolare in queste cifre ? Che significano i 10 11 12 segni —j-----posti alla fine del mio primo esempio?

Per saperlo bisogna un poco parlare delle operazioni usate dagli antichi sulle cifre. Due di esse sono indispensabili a conoscere : 1. — La riduzione teosofica; 2. — L ’Addizione teosofica. 1. — La riduzione teosofica consiste a ridurre tutti i numeri formati da due o più cifre in nu meri di una sola cifra e ciò addizionando le cifre che compongono il numero fino a che non ve ne resti che uno soltanto. Cosi : 1 0 = 1 + 0 = 1 11 = 1 + 1 = 2 12 = 1 + 2 = 3 e per numeri più composti come per esempio 3,221 = 3 + 2 + 2 + l = 8,0666 = 6 + 6 + 6 = 18 e come 18 = 1 + 8 = 9 il numero 666 è uguale a 9. Da ciò si desume una c/onsiderazione molto importante è che tutti J numeri, qualunque sieno, non sono che rappresentazioni dei primi nove, come le prime nove cifre, e lo si può scorgere dalle considerazioni precedenti, non sono che le rappresentazioni delle prime quattro. Ora queste prime quattro cifre non sono che differenti stati dell’Unità. Tutti i numeri, quali che siano, non sono che le diverse manifestazioni dell’Unità.

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2. — Addizione teosofica: quest’operazione consiste, per conoscere il valore teosofico d’un numero, ad addizionare aritmeiicamente tutte le cifre dall’uno fino al numero stesso . Così il numero 4 è uguale per l’addizione teosofica : 1 + 2 + 3 + 4 = 10. La cifra 7 è uguale : 1 + 2 + 3 + 4 + 5 + 6 + 7 = 28; 28 si riduce immediatamente a 2 + 8 = 10. Se volete meravigliare un matematico pro ponetegli la seguente operazione teosofica : 4 — 10 7 = 10 dunque 4 = 7 Queste due operazioni, riduzione e addizione teosofica, non sono difficili ad imparare. Sono indispensabili a conoscere per comprendere gli scritti ermetici e rappresentare secondo i più gran di maestri il cammino che segue, la natura nelle sue produzioni. Verifichiamo matematicamente la frase preeedentemente menzionata. Ridurre il Ternario per mezzo del Quaternario alla semplicità dell’Unità. Ternario = 3 Quaternario = 4 3 + 4 = 7 per riduzione teosofica: 7 = l + 2 + 3 + 4. + 5 + 6 + 7 —»

— 44 — 28 = 10 per l’addizione tesoofica e riduzione del totale. Infine : 10 = 1 -{- 0 = 1 L’operazione si scriverà così : 4 + 3 ■= 7 = 28 — 10 = 1 4/ -f- 3 = 1 Riprendiamo ora l’esempio cifrato dato in primo luogo. 1» 2. 3 4. 5. 6 T 8. 9 10. 11. 12

0)

(2) (3) e facciamo qualche considerazione in merito usan do i calcoli teosofici. Notiamo prima che riappare l’Unità, vale a dire che il ciclo riprende dopo tre progressioni 10 11 — — - ; IO, 11, 12 ecc. ridotti teosoficamente ridanno 1 2. 3 ecc. (1). Queste tre progressioni rappresentano i TRE MONDI nei quali tutto è racchiuso. Notiamo altresì che la prima linea verticale 1, 4, 7, 10, che ho considerato come rappresen ti) V. per 1 applicazione di questa legge in Mosi»

Fabre d’Olivet La Lang, tub. rest.

tanti l’unità a diverse ottave, effettivamente la rappresenta, poiché : 1= 1 4 = l + 2 + 3 + 4 = 10 = 1 7 = 1 + 2 + 3 + 4 + 5 + 6 + 7 = 28 = 1 0 = 1 10 = 1 13 = 4 = 10 = 1 16 = 7 = 2 8 = 10 = 1 Si può così continuare la progressione fino all’infinito e verificare queste leggi matematiche famose, che, lo so, sono considerate puramente mistiche, per il semplice fatto che non se ne ca pisce la portata. Consiglio coloro i quali credes sero che si tratta di sogni nebulosi, la lettura delle opere sulla fisica e la chimica di Louis Lucas, dove troveranno la legge precedente designata col nome di serie e applicata alla dimostrazione sperimentale nei campi della chimica e della biologia. Prima di terminare questo capitolo, già molto lungo, voglio segnalare un fatto estremamente importante per comprendere il tetragramma sacro degli Ebrei, di cui ci occuperemo in seguito. La progressione: 1. 2. 3 4. 5. 6 7. ecc. è formata da quattro cifre disposte soltanto su tre colonne poiché la quarta cifra non é che la ripe-

tlzlone della prima. E’ còme se vi fosse 1, 2. 3 I ecc. Gli ebrei esprimono il nome più augusto della divinità con quattro lettere di cui una è ri petuta due volte, ciò che riduce il nome divino a tre lettere, cosi IEVE = IVE. Queste considera zioni avranno il loro posto in seguito» Siamo ora in possesso di metodi, che forse ci permetteranno d’andare innanzi ; così non esi teremo a penetrare con esse nei misteri antichi per conoscere il grande segreto che gl’iniziati hanno celato sotto un triplice velo.

CAPITOLO IH

La Vita Universale In ultima analisi il corpo umano si riduce alla cellula, l’umanità si riduce alla molecola sociale che è l’uomo, il mondo si riduce all’astro, l’Universo al Mondo : cellula, umanità, astro, mondo, Universo non sono che delle ottave del l’unità, sempre identica a sè stessa. La legge seguita dalla natura é tanto vera che dovunque noi la ritroviamo identica, qualche sia l’estensione degli oggetti considerati. L’uomo si riunisce per formare la famiglia, la famiglia si riunisce per formare la tribù, le tribù stabiliscono il raggruppamento gerarchico per costituire la nazione, riflesso dell’umanità. Vedete i satelliti disporsi intorno ai pianeti, i pianeti intorno al sole per costituire i Mondi ; i Mondi, che non sono essi stessi che cellule dell’Universo, segnano in caratteri di fuoco nel l’Infinito le legge eterne della Natura. Dovunque v’è questa progressione misteriosa, questo accomodamento delle unità inferiori din nanzi all’Unità superiore, questa seriazione

universale che va dall’atomo, per salire dall’astro al Mondo, fino a quell’unità Prima intorno a cui gravitano gli Universi. Tutto è anagolo : la legge che regge i Mondi regge la vita dell’insetto. Conoscere il secreto deila cellula è conoscere il secreto di Dio. Dovunque è l’assoluto. Tutto é in tutto. li metodo analogico si manifesta così in tutto il suo splendore. Perchè, se l’uomo è una cellula dell’umanità, l'umanità non potrebbe essere l’apparecchio su periore d’un essere animato che si chiama la Terra? Perchè la Terra non potrebbe essere un organo d’un essere superiore chiamato ii Mondo, di cui il Sole sarebbe il cervello? Perchè questo stesso Mondo non potrebbe costituire la serie inferiore dell’Essere degli Esseri del Macrocosmo di cui gli Universi sono gli apparecchi ? Tali sono le questioni che si sono poste all’investigazione di tutta l’antichità. Ma la vita che circola nella cellula e nell’uomo da dove viene ? La cellula umana è immobilizzata nell’organo, ma ecco che la corrente vitale portata dal sangue le passa rapidamente davanti ; essa prende da questa corrente ciò che le bisogna e compie la sua funzione ; la corrente è dovunque identica

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ma ogni' cellula la trasforma differentemente. E’ possibile dùnque che una stessa forza, la vita, sia trasformata in forza di ordini differenti e ciò per la diversa forma degli organi ? A tali questioni l’Egiziano si rinchiude nel laboratorio del tempio e scorge un fascio di luce bianca frangersi contro un prisma, che la tras forma in vari colori. I colori dipendono dallo spessore del cristallo attraversato. Gli basta. Capisce. Tali sono le basi della Medicina Occulta. Ma questa corrente vitale da dove viene ? Dall’aria dove il globulo sanguigno va a cercarla per condurla nell’organismo. L’unità magnifica delle produzioni d’Osiride -Iside appare ancor più meravigliosa. Una stessa corrente vitale circola attraverso il Pianeta e ogni cosa e individuo, dal minerale all’uomo, aspira e trasforma la Vita in vita particolare d’un organo o d’una specie. Analogicamente la Terra attinge la sua vita, e quella di tutto ciò che porta, in quella corrente luminosa e vitale nella quale è immersa, corrente che proviene specie dal Sole, il quale, a sua volta, l’attinge per vivere e diffonderla dall’U niverso stellare. Allora il prete egiziano, comprendendo nel suo insieme augusto la sintesi della vita, si 4 — Trattato Elementare di Scienza Occulta

prosterna e adora Dio in lui, Dio nel mondo, Dio neirUniverso, Dio in Dio. Egli adora la Vita che è in lui, questa Vita che la Terra gli ha dato, questa Vita che il nostro Mondo ha ricevuto dal Sole, che questo ha attinto dall’Universo e che l’Universo ha avuto dal centro misterioso e ineffabile dove l’Essere degli Esseri, l’Universo dell’Universo, l’Unità Vita, Osiride-Iside, risiede nella sua eterna unione. La vita che abbiamo trovata diffusa in tutto potrebbe sfuggire alle leggi comuni ? Il fenomeno, qual che sia, rivela sempre e dovunque la sua origine trinitaria. Le serie, per quanto grandi possano apparire, si dispongono tutte secondo la legge misteriosa: Attivo-Positivo, Passivo-NegaUNeutro-Equilibrio. -J-



00

Quest’uomo che fa da padrone nella famiglia, in cui rappresenta il positivo, Si piegherà dinanzi alla legge della tribù e, così, diverrà negativo. La Terra che attira e riunisce, nella sua as sorbente unità, tutti gli esseri e tutti gli oggetti situati sulla sua superficie, agendo così come attivo, obbedisce passivamente all’attrazione del Sole, suo superiore. Vediamo apparire così l’assorbimento delle serie inferiori per le superiori e di queste.

considerate come serie inferiori, per una serie superiore ecc., all’Infinito. Il caldo appare positivo nel caldo, negativo nel freddo, equilibrato nel tiepido. La luce appare positiva nel chiaro, negativa nell’ombra, equilibrata nella penombra. L’elettricità si mostra positiva nel positivo, negativa nel negativo, equilibrata nel neutro. Ma il calore, la luce, l’elettricità non rap presentano le tre fasi d’una cosa che sta più in alto? Risaliamo sperimentalmente attraverso i fenomeni ; dopo la fisica troveremo la chimica e vediamo un’esperienza nota : l’ossigeno si di sporrà al polo del Movimento, l’idrogeno al polo della Resistenza e l’azoto a volte nell’uno talvolta nell’altro di questi due poli, secondo la parte che rappresenta nelle ,combinazioni. Vediamo che è la stessa cosa per gli altri corpi metalloidi o metallici ; dovunque ritroviamo il movimento acidificante, il riposo alcalinizzante e l’equilibrio fra i due rappresentato dall’azoto e dalle sue sfumature. Quando, di progressione in progressione, d’Universo in Universo, avremo raggiunta la più «alta astrazione* noi scorgeremo un’unica forza opponentesi a sè stessa per creare nella sua attività il Movimento, nella sua passività la

Materia e nei suo equilibrio tutto quello Che è compreso fra la divisibilità e l’Unità, scorgeremo gli scalini infiniti per i quali la forza risale dallo stato solido fino alle forme le più elevate del l’intelligenza, del genio, e finalmente alla sua origine, Dio, di cui l’attività si chiama il Padre o Osiride, la pàssività è il Figlio o Iside e l’equilibrio, causa di tutto, imagine della Tri-Unità che Lo costituisce, si chiama lo Spirito-Santo o Horus. Teniamo ora uno dei più grandi segreti del Santuario, la chiave di tutti i miracoli passati, presenti e futuri, la conoscenza di quell’agente sempre lo stesso e sempre diversamente designa to, il Telesma di Ermete, il Serpente di Mosè e degl’indù, l’Azoth degli alchimisti, la Luce astrale dei M arinisti e d’Elifas Levi, infine il Magnetismo di Mesmer e il Movimento di Louis Lucas, che ha scoperto le tre leggi che lo dirigono e ne ha mostrato l’applicazione alle scienze positive con temporanee. Già conosciamo le diverse modificazioni per le quali quest’agente universale diviene la vita di ciascuno. Studiamo ora la sua evoluzione. Questa emanazione seguirà universalmente tre fasi di sviluppo : In una prima fase* il passivo s’avvantaggerà sull’attivo ed il Risultato sarà una passività, una

materializzazione, un allontanamento dall’Unità alla Molteplicità. In una seconda fase, l’attivo e il passivo si equilibreranno; la gerarchia, la serie apparirà, gli inferiori graviteranno intorno al ter mine superiore. In una terza fase, infine, l’attivo s’avvantaggerà sul passivo, l’evoluzione della Molteplicità sull’Unità si effettuerà. Queste sono le tre leggi del Movimento. Dal Centro misterioso nel quale si tiene lo ineffabile, l’inconcepibile En Sulph-Parabrahm, una forza emana nell’infinito. Questa forza costituita attiva-passiva, come ciò che vi ha dato nascita, produrrà un risultato differente secondo che l’attivo o il passivo do minerà nell’azione. La forza s’allontana dall’Unità per divenire la Molteplicità, la Divisione ; così il passivo, creatore del Multiplo, dominerà. La forza rsi ma terializza. L’intelligenza a poco a poco s’ispessisce, provocando quella materia radiante che è la più prossima alle essenze. A questo momento una massa enorme attra versa lo spazio. Sui pianeti inferiori, che essa fende in corsa, gli strumenti si puntano e dallo alto degli osservatori, i mortali annunziano: una cometa attraversa il nostro sistema. Nei mondi superiori, gl’immortali si prosternano e adorano religiosamente la Luce divina, che compie il sa-

“ 54Orifizio, da cui dovrà nascere il ritorno all’Unità ed esclamano : Lo Spirito di Dio attraversa il nostro Mondo. Tuttavia più la massa s’allontana dall’Unità, più s’accentua la sua materializzazione. Lo scien ziato che la scopre annunzia ai mortali una nebu losa, la Nascita di un sistema planetario, mentre, sempre nei Mondi superiori, l’Immortale conce pisce la nascita d’un Dio. Lo stato più passivo è nato, gli agglomerati solidi nascono, ma contemporaneamente la forza attiva si sviluppa, si libera a poco a poco e viene ad equilibrare la forza passiva. La Vita si con centra in un Sole, centro del sistema. E allora che la forza attiva predomina» sulla passiva, i pianeti si dispongono intorno al Centro preponderante, l’essere vivente che si chiama un Mondo è nato ; è organizzato e lentamente evolve verso l’Unità da cui è venuto. Su ognuno dei pianeti la legge che ha dato origine al Mondo si ripete, identica. Il Sole agisce verso i pianeti come l’UNITÀ-VITA ha agito verso il Sole. Il pianeta é tanto più materiale per quanto è più lontano da lui. Sui pianeti, in ignizione prima, allo stato gassoso e liquido poi e solido successivamente, nascono i continenti. La forza attiva allora pre domina. Consolidandosi i pianeti condensano nel

loro seno la forza ignea che prima li formava. Questa forza vitale terrestre, che non è che una emanazione della forza vitale solare, agisce sulla Terra ed i rudimenti vitali si sviluppano costi tuendo i metalli più inferiori. Come questo Mondo evolve verso la Vita del suo Universo creandosi un’anima, insieme di tutte le anime planetarie racchiuse in lui ; come ogni pianeta evolve verso l’anima del suo mondo, creandosi la sua anima planetaria, insieme di tutte le anime.che esso racchiude; cosi il metallo, primo termine della vita sul pianeta, evolve at traverso le sue diverse epoche un’anima verso l’anima della terra. Questo metallo dapprima inferiore si perfeziona sempre più, diventa capace di fissare più forza attiva e cosi, col tempo, la vita che circolava prima nel piombo ora circola in una massa d’oro, il Sole dei metalli. La forza vitale progredisce parimenti attra verso il vegetale fino alla più elevata produzione del continente, l’uomo, Sole dell’animalità. Non bisogna dimenticare che al momento della Nascita d’un Mondo, altri già esistevano, che avevano compiuto, a gradi differenti, l’evo luzione verso l’Unità. Così vi sono epoche differenti nei pianeti e nelle loro produzioni. Come esistono pianeti d’età diverse così, in uno stesso pianeta, vi sono continenti d’età dif-

iff

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ferente, su cui evolvono successivamente razze d'uomini di varia evoluzione, sicché quando una razza é già evoluta su un continente ed è nel pieno del suo sviluppo intellettuale, su un altro continente venuto più tardi, un’altra razza, ma nifestatasi dopo, sarà più selvaggia, più abbrutita, m a più vitale. E’ lo stesso per la famiglia, dove vediamo il fondatore, l’avolo, pieno d’esperienza, ma ab battuto dalla vecchiaia, mentre i’ultimo nato è tanto ignorante quanto pieno di vita. Si stabilisce cosi questa gradazione e transizione: Figlio, Padre, Nonno, Avolo che rappresentano nella famiglia quell’evoluzione che ritroviamo in tutta la natura. Gli esseri sono formati in ultima analisi da tre parti : il corpo, la vita o spirito e l’anima. L’evoluzione d’un corpo produce una vita, l’evoluzione d ’una vita produce un’anima. Verifichiamo questi dati applicandoli all’uomo. Ogni continente si corona, lo ripeto, d’una razza differente d’uomini, che rappresentano il termine superiore dell’evoluzione materiale sul pianeta. In ogni uomo si mostrano tre parti : il ventre, il petto, la testa. Ad ognuna di queste parti sono attaccate delle membra. Il ventre serve a fabbri care il corpo, il petto serve a fabbricare la vita, la testa serve a fabbricare l’anima.

57 Lo scopo d’ogni essere creato dalla natura è • di dare nascita ad una forza d’ordine superiore a quella che riceve e ciò dal minerale aU’uomo. La vita è data all’uomo perchè la trasformi in una forza più elevata, l’anima. L’anima è una risultante. Lo scopo dell’uomo è prima di tutto quello di sviluppare in lui quest’anima che vi si trova in germe. Questa idea nascosta ai pro fani, si ritrova in tutti gli autori che sono profondamente penetrati nei segreti della natura. « E’ così infatti che Dio stesso, per l’intima conoscenza dell’assoluto che é la sua essenza, identifica perpetuamente col suo sapere l’essere che gli corrisponde nella sua essenza assoluta ; ed è così che mànifestamente Dio opera incessan temente la sua creazione o la sua immortalità. Pér conseguenza, poiché l’uomo è creato ad im magine di Dio, è con lo stesso mezzo che deve conquistare la sua immortalità, operando così la sua propria creazione con la scoperta dell’essenza dell’assoluto, vale a dire delle condizioni stesse dell’esistenza della Verità » (Wronski, Lettre aa Pape). Fabre d’Olivet, nell’ammirabile riassunto che fa della dottrina di Pitagora, ci mostra in qualche pagina la sintesi della psicologia antica : «Pitagora ammetteva due moventi alle azioni umane, la potenza della Volontà e la necessità

del Destino; egli le sottometteva Tuna.e l'altra ad una legge fondamentale chiamata Provvidenza^ dalla quale entrambe emanavano. « Il primo di questi moventi era libero ed il secondo dominato : sicché l’uomo si trovava fra due opposte nature, ma non contrarie, indifferen temente buone o cattive, secondo l’uso che sa peva farne. La potenza della Volontà si esercitava sulle cose da farsi o suiravvenire ; la necessità del Destino sulle cose fatte o sul passato ; e l’una alimentava continuamente l'altra, lavorando sui materiali che si fornivano reciprocamente. « Poiché, secondo quest’ammirevole filosofo, è dal passato che nasce l’avvenire, dall’avvenire che si forma il passato, dalla riunione d ’entrambi che scaturisce il presente, sempre attuale, dal quale hanno ambedue origine. Cosi, secondo questa dottrina, la Libertà regna nell’avvenire, la Necessità nel passato e la Provvidenza nel pre sente. Niente accade per caso, ma dall’unione della legge fondamentale e provvidenziale con la volontà umana che la segue o la trasgredisce; operando sulla Necessità. « L’accordo della Volontà e della Provvidenza costituisce il bene, il male nasce dalla loro op posizione. L’uomo ha ricevuto, per condursi sulla terra, tre forze appropriate ad ognuna delle tre modificazioni del suo essere, e tutte e tre incatenate alla sua volontà.

59 « La prima, legata ai corpo, é l’istinto ; la seconda, all’anima devota, é la virtù; la terza, che appartiene all’intelligenza, è la scienza o la saggezza. Queste tre forze, indifferenti in sè stesse, non assumono questi nomi che per il buon uso che ne fa la volontà, poiché, nell’uso cattivo, esse degenerano in abrutimento, nel vizio e nell’ignoranza. «L’istinto percepisce il bene e il male fisico dalla sensazione ; la virtù conosce il male ed il bene morale esistente nel sentimento ; la scienia giudica il bene e il male intelligibile che nasce dal consenso. Nella sensazione il bene e il male si chiamano piacere e dolore ; nel sentimento amore e odio, nel consenso, verità e errore. « La sensazione, il sentimento e il consenso che risiedono nel corpo, nell’anima e nello spirito formano un ternario che, sviluppandosi a favore d’una unità relativa, costituisce il quaternario umano o l’uomo considerato astrattamente. « Le tre affezioni che compongono questo ternario agiscono e reagiscono le une sulle altre e si illuminano, o s’oscurano reciprocamente; e l'unità che le lega, vale a dire l’uomo, si perfeziona o si deprava, secondo che essa tende a confon dersi con l’Unità universale o ad allontanarsene. « Il mezzo che dispone per confondervisi o per distinguersene, per avvicinarvisi o per al-

lontanarsene, risiede tutto nella sua volontà, che per l’uso che fa dei suoi strumenti che forniscono il corpo, l’anima e lo spirito, s’abbrutisce, si rende virtuosa o viziosa, saggia o ignorante e si mette in istato di percepire con più o meno energia, di conoscere di giudicare con più o meno rettitudine ciò che v ’è di buono, di bello e di giusto nella sensazione, sentimento o consenso : di distinguere con più o meno forza e luce il bene ed il male, e di non sbagliarsi infine in ciò che è realmente piacere o dolore, amore o odio, verità o errore. « Pitagora ammetteva più esistenze e soste neva che il presente che ci colpisce, e l’avvenire .che ci minaccia non sono che l’espressione del passato, che è stato opera nostra nei tempi pre cedenti. Diceva che la maggior parte degli uo mini perdono venendo sulla Terra il ricordo delle esistenze passate (1); ma lui, per un favore par ticolare degli Dei, ne conservava il ricordo. «Così questa necessità fatale, di cui l’Uomo non cessa di lagnarsi, è lui stesso a crearla con la sua volontà ; egli percorre, a misura che avanza nel tempo, la strada che si è da sè stesso tracciata, e, secondo che la modifica nel bene (1) Che non è necessario intendere da! punto di vista « reincarnazionistico», che, malgrado le opinioni di Papus, é un’impossibilità metafisica (N. del T).

o nel male, che vi semina le sue virtù od i suoi vizi, egli la ritroverà più dolce o più penosa quando sarà il tempo di percorrerla nuova mente. » (1). L’insegnamento del tempio si riduceva unica mente allo studio della forza universale nelle sue diverse manifestazioni. Studiando prima la Natura naturata, la natura dei fenomeni, l’aspirante all’iniziazione imparava le scienze fisiche e naturali. Poi, constatato che questi effetti dipendevano d’una sola serie di cause, l’iniziazione gli apriva il Mondo delle cause ed egli penetrava nello studio della Natura Naturante, imparando le Leggi della Vita, che è sempre identica nelle sue diverse manifestazioni : la conoscenza della vita dei Mondi gli dava la chiave dell’astrologia, quella della vita terrestre gli dava le chiavi dell’Alchimia Salendo d’un grado l'aspirante trovava nel l’uomo la riunione della Natura, Naturante e Naturata, pervenendo alla concezione della forza unica. Alla pratica e conoscenza delle scienze superiori, la Teurgia, la Magia, la Terapeutica sacra e l’Alchimia, pochi pervenivano. Saint-Yves dice che fra gli ordini della

(1) Fabre d’OIivet: Vers dorés pp. 249 e 251,

scienza antica, tre abbracciavano rispettivamente la Natura Naturante, Naturata ed infine l’umana, che*ad essa serve di legame e lo ierogramma di questi ordini era EVE, la Vita. Il quarto, rappresentato nella tradizione mosaica dalla prima lettera della parola IEVE, corrispon deva a tutt’altra gerarchia di conoscenze, ed era caratterizzato dal numero dieci. Si vede così che l’insegnamento della Scienza antica si riduceva ai quattro gradi seguenti : 1. - Studio della forza univer sale nelle sue manifesta zioni vitali

Scienze fisiogoniche

2. - Studio di questa forza nelle sue manifestazioni umane

Scienze androgoniche

3. - Studio di questa forza nelle sue manifestazioni astrali

Scienze cosmogoniche

4. - Studio di questa forza nella sua essenza e pratica dei principi scoperti.

Scienze teogonìche

Ca

p it o l o

IV

L’esp ressio n e delie idee. L’Alchimia. Proseguendo fino in fondo al santuario il nostro studio della scienza antica, noi abbiamo successivamente affrontato le idee più generali che racchiudeva. Ma non bisogna ancora fermarsi. L’idea, finché resta nel cervello del suo creatore, è invisibile per il resto degli uomini. Questi non potendo, in generale, comunicare fra loro che attraverso i sensi, non s’accorgeranno di queste'idefa se non quando sarà sensibilizzata. L’idea è l’invisibile. Per rendere visibile quest’invisibile, bisogna usare un segno. Intendo per Segno ogni mezzo esteriore di cui l’uomo disponde per manifestare le sue idee. Gli elementi del Segno sono : la voce, il gesto ed i caratteri tracciati ; i suoi materiali sono : il suono, il movimento e la luce. E' lo studio dei segni che dobbiamo intraprendere ora, per scorgere il modo con cui il prete egiziano espri meva le idee che aveva ricevute dall’iniziazione.

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In qualunque maniera si consideri l’origine del genere umano dobbiamo ammettere che il germe radicale del pensiero è stato trasmesso attraverso un segno che suppone un’idea madre. Sentiamo qui il parere di Claude de SaintMartin e Fabre d’Olivet: «Si, se non erro per deficienza di talento, mostrerò che le parole che compongono le lingue in generale, e quelle dell’ebraico particolarmente,' lungi dell’essere prese a caso e formate per l’arbitrio d’un capriccio, come si crede, sono prodotte al contrario da una ragione profonda ; proverò che non vi è una sola parola, che, in seguito ad un’analisi grammaticale ben fatta, non possa riportarsi a degli elementi fissi, d’una natura immutabile per il fondo, quantunque variabile all’infinito per la forma. « Questi elementi, quali possiamo qui esa minarli, costituiscono quella parte del discorso alla quale ho dato il nome di Segno. Essi com prendono, ripeto, la voce, il gesto ed i caratteri tracciati. Risaliamo ancora nei tempi e vedremo l'origine di questi segni. «Ho designato come elementi della Parola la voce il gesto ed i caratteri tracciati ; come mezzi, il suono, il movimento e la luce ; ma questi elementi e questi mezzi esisterebbero vanamente, se non esistesse, nello stesso tempo,

65 una potenza creatrice, indipendente da essi, che si trovi interessata ad usarli e capace di metterli in azione. Questa potenza è la volontà. « M’astengo di nominare il suo principio ; poiché oltre ad essere difficilmente concepibile, non è qui il luogo di parlarne. Ma resistenza della Volontà non può esser negata, nemmeno dallo scettico più ostinato poiché egli non po trebbe metterla in dubbio senza volerlo e, per conseguenza, senza riconoscerla. « Ora, la voce articolata ed il gesto afferma tivo o negativo, non sono e non possono essere che l’espressione delia Volontà. E’ essa, é la Volontà, che, impadronendosi del suono e del movimento, li obbliga a diventare i suoi interpreti ed a manifestare le affezioni interiori dell’uomo. «Il suono ed il movimento, messi a disposi zione della Volontà, sono da essa modificati. Vale a dire che, per mezzo di certi organi appro priati, il suono é articolato e cambiato in voce, il movimento è determinato e cambiato in gesto. Ma la voce e il gesto non hanno che una durata istantanea, fuggitiva. 'Se importa alla Volontà dell’uomo far si che il ricordo delle affezioni, che essa manifesta sopravviva alle affezioni stesse, e ciò le interessa quasi sempre, allora, non trovando risorsa alcuna per fissare il suono, essa s’impossessa del movimento, e, con l’aiuto 5



Trattato elem. di Scienza Occulta

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della mano, il suo organo più espressivo, trova, a furia di sforzi, il segreto di disegnare sulla scorza degli alberi o di incidere sulla pietra il gesto che ha prima determinato. « Ecco l’origine dei caratteri tracciati, i quali, come immagine del gesto e simbolo dell’infles sione vocale, diventano uno degli elementi più fecondi del linguaggio ed estendono rapidamente il loro dominio, presentando per l’uomo un mezzo inesauribile di combinazioni. « Poiché la forma, attraverso cui è fissato il suono e il movimento, dipende dall’arbitrio dell’individualità particolare delPuomo che disegna o parla, essa ha avuto bisogno di convenzioni per potersi generalizzare e assicurare la sua autenticità. Tuttavia, malgrado che i caratteri tracciati suppongano questa convenzione, non bisogna dimenticare ch’essi sono il simbolo di due cose che non la suppongono, l’inflessione vocale e il gesto. Essi nascono dalla spon tanea azione della Volontà, mentre i caratteri sono il frutto della riflessione (1). In possesso di segni, capaci d’esprimere la sua idea, l’iniziato doveva ancora piegarsi ad un’altra esigenza : la scelta del suo futuro lettore. Bisognava creare una lingua che si fosse (1) Fabre d’Olivet, Latig. hèb. re$t. cap. VI,

adattata d’anticipo all’inteliigenza di colui al quale era destinata : una lingua tale che, se una parola, per il profano non poteva avere signifi cato, diventasse invece per il veggente una rivelazione. L’idea teorica che presiedette alia scelta di questa lingua fu quella della gradazione gerar chica ternaria, i Tre Mondi indicati anche da Rabelais in una sua famosa citazione. L’idea di racchiudere certe conoscenze in un circolo speciale è talmente diffusa in tutte le epoche, che noi vediamo,5 in questo secolo di divulgazione ad oltranza, le comuni scienze matematiche, di storia naturale ecc. adombrarsi d’una quantità di parole speciali. Riportiamoci al triangolo dei Tre Mondi FATTI-LEGGI-PRINCIPII e noi vedremo l’iniziato, in possesso di tre mezzi diversi per esprimere un’idea attraverso il senso positivo, il senso comparativo e il senso superlativo. 1. — L’iniziato può servirsi di parole da tutti capite, cambiando semplicemente il valore di esse, secondo la classe d’intelligenze che vuole istruire. Prendiamo un esempio semplice : Un figlio ha bisogo d’un padre e d’una madre. Rivolgendosi a tutti, indistintamente, lo scrittore parlerà in senso positivo e dirà :

Un figlio ha bisogno d’un padre e d ’una madre. Se egli vorrà escludere dalla comprensione di questa idea il volgo, userà allora il senso comparativo, salendo dal dominio dei FATTI a quello delle IjEGGI e dirà : Il Neutro ha bisogno d’un positivo e d’un negativo. L ’Equilibrio ha bisogno d ’un attivo e d ’un passivo. Chi è versato nello studio delle leggi della natura, coloro che si designano generalmente alla nostra epoca, scienziati, capirà facilmente il senso di queste Leggi inintelligibili per un contadino. Ma bisogna ora escludere dalla conoscenza d’una verità questi stessi scienziati, divenuti teologi o persecutori, e ?osì lo scrittore s’eleverà d’un grado ancora entrando direttamente nel dominio della simbolica, penetrando nel Mondo dei Prin cipi e dirà : La Corona ha bisogno della Saggezza e della Intelligenza. Lo scienziato, abituato a risolvere i problemi che si presentano alla sua attenzione, capisce le parole isolatamente, ma non può afferrare i rap porti che le lega. Egli è capace di dare un signi ficato a questa frase, ma la base solida gli manca, non é sicuro d ’interpretare esattamente ; così alza le spalle quando frasi simili a quella citata si

rinvengono nei libri ermetici e passa oltre, escla mando : Misticismo o imbroglio ! 2. — L’iniziato può usare segni diversi se condo coloro ai quali vuole rivolgersi. Era questo il modo che usavano di preferenza i preti egiziani che scrivevano in geroglifici, in lingua fonetica o in lingua ideografica, secondo i casi 0 ). Ma spieghiamo questo con esempi, per mag gior chiarezza, usando la stessa frase del primo caso : Un figlio ha bisogno d’un padre e d’una madre. Rivolgendosi alia massa, il prete disegnerà semplicemente un figlio fra un padre e una ma dre o dirà la frase testualmente. Se vuol limitare il numero di lettori, egli s’eleverà al Mondo delle LEGGI ed i segni alge brici intesi dallo scienziato s’allinieranno così : Sia il oo, che designi il neutro, il figlio, si scriverà : oo ha bisogno -f- e — o (+ ) + (—) = (oo) Se vuole restringere ancora il dominio della comprensione, s’eleverà ai segni ideografici cor rispondenti ai principi e dirà :

(1) Fabre d’OIivet et Saint-Yvcs d’Alveydre.

— 70 — astrologicamente :

-j-) — o

o geometricamente I + | = + Noi vedremo fra poco che questi segni, che sono capaci d'esasperare il curioso, non sono scelti a caso, ma al contrario hanno una ragione pro fonda che ha presieduto alla loro scelta. 3. — L’uso della geometria qualitativa per mette ancora un altro metodo : é l’uso di un solo e stesso segno, che può essere preso in significati differenti secondo la comprensione del lettore. Così il segno seguente

non

rappre

senterà per l’illetterato che un punto in un cerchio. Il sapiente moderno capirà che questo segno rappresenta una circonferenza e il suo centro o, astronomicamente, il Sole e per estensione, la Verità (è raro che un sapiente moderno possa andare oltre questo grado). L’iniziato vi vedrà il Principio, il suo sviluppo, l’Idea nella sua causa, Dio nell’Eternità, Fra poco vedremo l’origine di queste inter pretazioni. I metodi di cui sto parlando hanno servilo soprattutto a trattare i più segreti soggetti d'ini ziazione ; se ne trova l’uso nei libri ermetici e nei riti di Magia. Esiste un altro mezzo usato da tutta Tanticiiita per trasmettere le verità sco-

k

J

i

perle nel santuario, intendo i racconti simbolici. Quale mezzo migliore per trasmettere una verità di quello per cui è l’immaginazione ad essere interessata e non la memoria ! Raccontate una storia al contadino, egli la ricorderà e così le avventure di Vulcano e Venere passeranno alla posterità. Sarà lo stesso per le Leggi di Kepler ? Ho dubbi ; poiché non mì immagino un bravo con tadino, seduto in un angolo presso il fuoco, ad enumerare le leggi astronomiche. I racconti sim bolici contengono tuttavia verità molto più im portanti. Il contadino non vi scorge che un piacevole esercizio d’immaginazione, il sapiente moderno vi scopre con meraviglia le leggi del cammino dei Sole, e l'iniziàto, scomponendo i nomi propri, vi scorge la chiave della grande opera e così capi sce i tre significati racchiusi nel racconto. Bisogna ora ritornare su ognuno di questi metodi fornendo certi elementi di sviluppo che permettano di vederne chiaramente il modus agendi. I. ÀI primo metodo si riferisce un riassunto ammirabile della Scienza Occulta teoricamente e praticamente, una sintesi luminosa dinnanzi alla



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quale gli iniziati si sono sempre inchinati rispet tosamente, intendo parlare della Tavola Smeral dina, attribuita ad Ermete Trimegisto. Analizziamo questa pagina e vi ritroveremo le idee considerate nei capitoli precedenti ; ma prima diamo il testo nei suo insieme. TAVOLA SMERALDINA D’ERMETE * E’ vero, senza menzogna, verissimo. “ Ciò che è in basso è come ciò che é in alto e ciò che è in alto é come ciò che è in basso per fare i miracoli d’una sola cosa. “ E poiché tutte le cose sono state e sono venute da Uno, cosi esse sono nate in questa cosa unica, per adattazione. “ 11 Sole ne è il padre, La Luna ne è la madre, il Vento l’ha portata nel ventre, la Terra ne è la nutrice ; il padre di tutto, il Telesma di tutto il mondo è qui ; la sua forza è intera, se è con vertita in terra. « Separerai la terra dal fuoco, il sottile dal denso dolcemente con grande arte. Egli sale dalla terra al cielo e poi discende in terra e riceve la forza delle cose superiori e inferiori. Avrai cosi tutta la gloria del mondo e l’oscurità s’allontanerà da te. “ E’ la forza forte di ogni forza, poiché essa *

vincerà le cose sottili e penetrerà in quelle solide. * Così è stato creato il mondo. “ Da ciò usciranno e saranno innumerevoli adattazioni. Perciò sono stato chiamato Ermete il Trimegisto, possedendo le tre parti della filosofia del mondo. “ Ciò che ho detto dell’operazione del Sole è compiuto e ultimato. E ’ vero Senza Menzogna Verissimo. La Tavola smeraldina principia con una Tri nità. Ermete afferma cosi fin dalì’inizio la Legge che regge l’intera Natura. Sappiamo che il T er nario si riduce ad una gerarchia designata col nome dei Tre Mondi. E’ dunque una stessa cosa considerata sotto tre diversi aspetti che queste parole ci presentano. Essa è la verità e la sua triplice manifesta zione nei Tre Mondi. : E ’ vero. — Verità sensibile; corrispondente al Mondo fisico. E’ l’aspetto studiato dalla Scienza contemporanea. Senza Menzogna. — Opposizione all’aspetto pre cedente. Verità filosofica, certezza corrispon-

~~ 74 — dente al Mondo metafisico o morale. Verissimo. — Unione dei due aspetti precedenti, la tesi e l’antitesi per costruire la sintesi. Verità intelligibile corrispondente al Mondo divino. Si può vedere che la spiegazione che ho precedentemente data del numero Tre trova qui la sua applicazione luminosa. Ma continuiamo : Ciò che è in alto è come ■ e ciò che è in basso

Ciò che è in basso < è come ciò che è in alto

per fare i miracoli d’una sola cosa. Disponendo così questa frase ritroviamo prima due Ternari o piuttosto un Ternario con siderato sotto due aspetti positivo e negativo : Positivo

alto analogo al basso

negativo

basso analogo all’alto

Ritroviamo in seguito l’applicazione del me todo della Scienza Occulta, l’analogia. Ermete dice che il positivo (alto) è analogo al negativo (casso) si guarda bene dal dire che sono simili. Infine vediamo la costituzione del quattro per mezzo della riduzione del tre all’unità: *

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Per fare i miracoli d’una sola cosa o del sette, per mezzo della riduzione del sei (i due Ternarii) all’Unità. Il quattro e il sette esprimono la stessa cosa, si può dunque prendere con certezza l’una o l’altra, delle due applicazioni. Riavviciniamo la spiegazione della seconda frase del testo di Ermete alla spiegazione della prima, e vedremo : Che bisogna considerare una Verità nel suo triplice aspetto fìsico, metafisico e spirituale innanzi tutto. Soltanto allóra si può applicare a questa co noscenza il metodo analogico che permetterà di sapere le Leggi. Infine bisogna ridurre la molteplicità delle Leggi all’Unità per la scoperta del Principio o della Causa prima. Ermete affronta in seguito lo studio dei rap porti fra il multiplo e l’Unità, o fra la Creazione e il Creatore, dicendo : E poiché tutte le cose sono state e sono ve nute da Uno, còsi tutte le cose sono nate in questa unica cosa per adattazione. Ecco in poche parole tutto l’insegnamento dei santuario sulla creazione del Mondo; la crea zione per adattazione o per il quaternario svilup-

. — ?6 pata nel Sepher le sirah e nei dieci primi capitoli del Boereschit di Mosè. Questa cosa unica, da cui deriva tutto, é la Forza universale di cui Ermete descrive la ge nerazione : Il Sole (positivo) La Luna (negativo) Il Vento (ricettatore)

ne è il Padre ne è la Madre l’ha portata nel suo ventre La Terra (materializzazione accrescimento) ne è la nutrice. Questa cosa che Egli chiamaTelesma (volontà) è d’una tale importanza che mostrerò alcune opinioni di qualche autore sul soggetto : “ Esiste un agente misto, un agente naturale e divino, corporale e spirituale, un mediatore plastico universale, un ricettacolo comune delle vibrazioni del movimento e delle immagini della forma, un fluido e una forza che si potrebbe chiamare in qualche modo l’immaginazione della natura. r
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