Mahabharata _prte 1.pdf

September 16, 2017 | Author: padma_anibarakedavar | Category: Mahabharata, Sacrifice, Evil, Water, Religion And Belief
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quello che il Mahabharata è un segno per quello punta verso quello per quello c'è solo la meditazione

PRIMO MONDO

मह भ रत

www.sacred-texts.com/hin/mbs/mbsi01.htm qui si può guardare il Mahabharata scritto in sanscrito

SECONDO MONDO

THE MAHABHARATA Traslated into English Prose from the Original Sanskrit Text by Kisari Mohan Ganguli

www.sacred-texts.com/hin/m01/ qui si può leggere la traduzione letterale del Ganguli dal sanscrito all'inglese

TERZO MONDO

IL GRANDE BARATA

In questo empio trimundio è mio il regno sotto delle serpi che la terra è solo d'appoggio per tentare la scalata al cielo e fuori. È incredibile è insostenibile questa attesa che un qualche gruppo di orientalisti si riesca di produrre la traduzione italiana del più grande poema epico di tutti i tempi con annesse annotazioni spiegazioni approfondimenti e l'intero apparato critico: quanto può aspettare un amante? Non può più aspettare! Qualcosa deve fare! Nell'attesa. Nell'attesa, in perfetta umiltà e sfacciatissimo ardire, fo l'asceta, salgo in punta di piede su di un piede solo e sto così per 10 20 30 anni quanto ci vuole io sto così fino a che il mio amore non m'appare! Non ho competenze né speranze, solo pretese a intraprendere la rotta funambolica e interminabile che traduce dall'India in Italia il Mahabharata: il rischio maggiore è che suoni come una bestemmia. Chi vorrà seguirmi dovrà farlo sulla fiducia: sono sfrenatamente innamorato del grande Bàrata: è la sola garanzia di fedeltà che posso mettere sul tavolo. Se vi parlassi di mia moglie non apprendereste chi è mia moglie bensì come è per me che la amo: in attesa che il Mahabharata sia rivelato dagli studiosi vogliate accontentarvi di scoprire come si svela agli occhi di un amante! Naturalmente non traduco dal sanscrito ma dall'inglese del Ganguli. E ritengo inutile una resa letterale del testo del Ganguli: distorcere una distorsione aumenta le distanze. Mi arrogo il diritto di utilizzare la terra del Ganguli come segno da interpretare per scalare il cielo originario che tenterò di bucare per sbirciare fuori. Trovo e sono certo che trovereste insostenibili gli stilemi e le ridondanze del bardo Vyasa che mise su carta il Mahabharata, quantomeno così come sono stati resi nell'inglese di fine ottocento del Ganguli: la traduzione in linguaggio dantesco del Ramayana ad opera del Gorresio può dare un'idea a

chi lo desideri di come potrebbe suonare un approccio opposto al mio. Io scrivo nella lingua mia sfrondo semplifico sopprimo le ridondanze interpreto: altro non posso, peggio non faccio. Mi pare inutile approndire la questione visto che in ogni modo siete obbligati a fidarvi. Concludo invece con una esortazione a diffidare. Diffidate di interpretare alcunché secondo il nostro modello culturale. Un solo esempio, con tutta l'umiltà necessaria. Ganguli ha scelto di tradurre il termine deva con dio. Avrà ponderato a fondo la questione: ne consegue che il lettore riporta sui deva indiani tutto il bagaglio culturale che possiede circa gli dei greci senza neppure avere la possibilità del dubbio. Le conseguenze secondarie sono molte altre, per esempio che il lettore sarà indotto a credere che da un lato vi siano gli dei dall'altro gli asura mentre pare piuttosto vero che deva e asura siano creature della stessa natura; e quali concetti dovrà poi formarsi il lettore quando incontrerà espressioni come il dio degli dei ? E il paradiso?! Invito a diffidare: sicuramente perfino la parola asceta ha per noi una valenza lontanissima da quella che si trova nel Mahabharata, ma anche bramana o risci o mantra, parole portate di peso nella cultura occidentale, di certo hanno per il lettore comune una connotazione aberrante rispetto a quella originaria. Invito a diffidare da qualunque espressione linguistica, a considerare ogni parola come un'incognita la cui valenza sia desumibile solamente dal contesto intero e per via induttiva dall'osservazione attenta del contesto di ogni singola apparizione, dalla raccolta meticolosa delle connotazioni che qui e là vengono offerte dal testo.

http://en.wikipedia.org/wiki/Mahabharata qui si può leggere in inglese una introduzione al Mahabharata

circopetra è lieta di presentare la sua ultima produzione

www.circopetra.tk

IL GRANDE BARATA

LE ORIGINI Viasa dice: Om! Sauti visitò i Risci che avevano partecipato al sacrificio di Saunaca per una dozzina d'anni nella selva di Naimiscia. “Da dove vieni e cosa hai fatto?” “Ho ascoltato il Maabarata di Viasa-Crisna-Duaipaiana recitato da Vaisampaiana ho vagato attraverso luoghi sacri e fonti sante ho visitato Samantapanciaca dove fu combattuta la guerra tra i figli di Curu e di Pandu poi ero ansioso di vedervi e sono corso qui. Ognuno di voi è per me come Brama: volete che reciti i Purana?” “Conosciamo già la prima opera di Viasa. Vogliamo ascoltare il nuovissimo Barata che squaglia la paura del male.” "Mi raccomando a Isana essere primordiale incorruttibile Brama percettibile impercettibile eterno essere non-è è-non-è tutto anche altro da tutto ciò che-c'è che-non-c'è creatore di sopra e sotto antico massimo inesauribile Visnù fa bene è il bene puro immaccolato Ari muove tutto quanto è mobile od immobile: reciterò il testo di Viasa."

IL GRANDE BARATA

LE ORIGINI Viasa dice che Sauti disse: Quando tutto era buio e non c'era luce né niente venne al mondo un grande uovo inesauribile seme di ogni creato Maadivia e venne all'inizio del tempo in cui splendeva la vera luce di Brama eterno splendido ubiquo invisibile sottilissima causa che c'è non c'è. Da questo uovo venne Brama con Suragura e Stanu poi 21 Prajapati 10 Praceta poi Dacscia con 7 figli poi l'uomo inconcepibile che tutti i Risci conoscono poi i Visvedeva gli Aditia i Vasu i gemelli Asuin gli Iacscia eccetera poi altri e vennero l'acqua la terra il cielo gli anni le stagioni i mesi le quindicine con il giorno e la notte regolarmente alternati. Vennero tutte le cose che conosciamo. E tutto quello che c'è al mondo animale o cosa alla fine del mondo alla fine del tempo tornerà a mischiarsi. E quando comincerà un altro tempo tutto verrà di nuovo nuovissimo come i frutti della terra ogni generazione seguirà la precedente secondo l'ordine delle stagioni. Così la ruota che tutto distrugge continuerà a girare senza inizio né fine. In breve la generazione dei Deva fu di 33'333. I figli di Div furono Briadbanu eccetera il più giovane Maia figliò Devavrata che figliò Suvrata che ne figliò 3 eccetera da cui discesero le famiglie dei Curu degli Iadu e dei Barata

eccetera e molte altre generazioni con abbondanza di creature e loro ambienti. Tutto questo passò in testa a Viasa e la mistica tripartita i Veda lo Ioga il Viginana-Daarma/Arta/Cama e i princìpi per guidare l'umanità e molte storie e discorsi e avendo tutto questo in testa Viasa voleva raccontarlo. Gli si presentò Brama. Viasa fu piacevolmente sorpreso lo fece accomodare e gli spiegò: "Ho composto un poema nella mia testa. Vi ho messo tutto: la mistica dei Veda ed altre mie spiegazioni i rituali delle Upanisciad le Anga la compilazione dei Purana ed altro circa passato presente futuro l'esatta definizione della natura del deperimento dell'angoscia della malattia dell'esistenza della non-esistenza una descrizione delle fedi e delle possibili scelte di vita regole per le quattro caste il succo di tutti i Purana regole per gli asceti e gli aspiranti dimensioni del sole e della luna con i pianeti le stelle e le galassie estensioni delle 4 età i Veda gli Adiatma la medicina le ragioni dei parti umani e di quelli di sopra descrizioni di paesaggi per pellegrini ed altri fiumi mari monti santi e città di sopra l'arte della guerra lingue e nazioni usi e costumi ed il respiro che c'è per ogni dove: tutto questo ho in mente ma non c'è nessuno al mondo che sappia scriverlo." "Ti stimo superiore a tutti nella competenza su quanto sta di sopra e come divulgatore affidabile. Dici di avere in testa questo poema dico che sarà il massimo poema d'ogni tempo. Lo scriverà Ganescia." Disparve. Viasa pensò a Ganescia con tale intensità che apparve: "Scriverai ciò che ho in mente come ora te lo dirò." "A condizione che non sarò mai costretto d'interrompere di

scrivere." "Ma se ci sarà qualcosa che non comprenderai dovrai fermarmi." "Om!" Così Viasa iniziò il racconto e compose una trama di maglie così strette che ad oggi nessuno è stato capace di penetrarle fino in fondo persino Ganescia l'onnisciente prendeva tempo per intendere qualche verso mentre imperterrito Viasa ne componeva uno via l'altro. Quest'opera apre gli occhi al mondo: squaglia l'ignoranza come la luce il buio mostrando i lacci dello spirito della persona del corpo e come liberarsene la luna schiude le ninfee questo Purana la mente questa storia rivela per intero la costruzione delle cose né più è data ignoranza quest'opera è un albero ed io ora parlerò della fioritura imperitura e fruttifera e degli ottimi e purissimi frutti che neppure uno di sopra potrebbe estinguere. All'inizio Viasa figliò Dritarastra Pandu e Vidura con le due mogli di Vicitraviria su richiesta di Bisma poi tornò all'eremo alle pratiche religiose. Pandu conquistò molti paesi poi si ritirò in una selva a vivere di caccia ma uccise un cervo che si stava accoppiando motivo per cui gli venne addosso una grave pena. Le 2 mogli dovevano assicurare una discendenza quindi furono costrette ad accoppiarsi con alcuni Deva: Darma Vaiu Sacra e i gemelli Asuin. I figli crebbero nella selva santa in mezzo agli asceti fino a che furono condotti da Dritarastra vestiti e acconciati come studenti Bramaciari. “Questi nostri allievi sono vostri figli fratelli e amici: sono Pandava" - dissero i Risci accompagnatori e sparvero. I Caurava gridarono di gioia. Ma alcuni dissero che quelli non erano figli di Pandu altri dissero che certo che lo erano altri

ancora chiesero come potessero essendo lui morto da tutto quel tempo. Tuttavia molti gridarono: "Siano comunque benvenuti! Da sopra ci hanno dato la famiglia di Pandu!" Allora sopra tremò per l'applauso di essenze invisibili rullo di tamburi fischi di conchiglie e piovvero fiori olezzanti. I Pandava si insediarono rispettati da tutti: avevano studiato i Veda per intero Iudistira aveva purezza Argiuna coraggio Cunti docilità i gemelli Nacula e Saadeva umiltà. Argiuna vinse la vergine Crisna durante una gara di tiro con l'arco. Da quel giorno ebbe il massimo rispetto di tutti gli arcieri e gli occhi sgomenti di tutti i nemici. Sconfisse e assoggettò i regni confinanti e quelli maggiori e fece tutto quanto necessario affinché Iudistira potesse intraprendere il sacrificio Ragiasuia. Iudistira uccise Giarasanda e Ciaidia su consiglio di Vasudeva con l'aiuto di Bima e Argiuna onde acquisì il diritto di intraprendere il sacrificio che venne grandioso e abbondante di meriti trascendentali. Duriodana fu invitato ma quando vide la ricchezza dei Pandava in preziosi bestiame tessuti e tappeti fu invidioso ne soffrì terribilmente. E quando vide che la sala del consiglio era stata costruita da Maia come una corte di sopra s'arrabbiò. E quando rimase confuso da certe illusioni architettoniche Bima lo derise con Vasudeva come fosse un inferiore. Qualche tempo dopo Dritarastra venne a sapere che il figlio nonostante gli svaghi diventava magro pallido e smunto talché preoccupato acconsentì che sfidasse i Pandava al gioco dei dadi. Vasudeva s'infuriò e non fece nulla per evitare l'incontro vi assistette: assistette alle orribili e ingiustificabili conseguenze: a dispetto di Vidura Bisma Drona e Cripa permise che gli

Csciatria si sterminassero l'un l'altro nella terrifica guerra che venne. Quando Dritarastra fu informato della vittoria dei Pandava rivolto a Sangiaia disse: Ascoltami così non mi disprezzerai. Non ho mai cercato la guerra né desiderato annientare la mia stirpe non ho mai fatto distinzione tra i figli miei e quelli di Pandu. Ma i figli miei erano caparbi e mi disprezzevano perché sono vecchio. Sopportai ogni cosa cieco due volte: in quanto cieco e in quanto padre. Andai dietro alla follia crescente di Duriodana. Era stato deriso dai Pandava era incapace di tollerarlo era altrettanto incapace di vincerli decise di coinvolgerli in una partita a dadi truccata con l'aiuto del re di Gandara. Ascolta cosa ne venne. Scoprirai che i miei occhi ciechi vedono il futuro benissimo. Quando mi dissero che Argiuna aveva vinto la vergine Crisna durante una gara di tiro con l'arco seppi che non avevo speranza. (Quando mi dissero che) Argiuna aveva sposato a forza Subadra senza inimicarsi la sua stirpe (seppi che non avevo speranza.) ( ) Argiuna col suo arco celestiale aveva impedito Indra dall'intervenire contro Aghni che poté mangiarsi la foresta di Candava ( ) i Pandava erano fuggiti dalla casa di lacca con la complicità di Vidura Argiuna aveva vinto Draupadi durante un'altra gara di tiro con l'arco e i Panciala s'erano alleati ai Pandava Bima aveva ucciso da solo a mani nude Giarasanda i Pandava avevano conquistato i paesi maggiori ed intrapreso il Ragiasuia Draupadi mestruata e discinta era stata trascinata davanti a tutti ed umiliata senza che i suoi facessero nulla Dusciasana aveva cercato di strapparle la veste ma si era trovato

fra le mani un tessuto che si allungava senza fine i fratelli di ludistira non l'avevano abbandonato neppure dopo che aveva perso il regno ai dadi e l'avevano seguito nell'esilio silvestre e l'avevano seguito anche Snatachi e Bramana Triambaca travestito da cacciatore aveva duellato con Argiuna ed essendone soddisfatto gli aveva donato la micidiale Pasupata Indra l'aveva accolto di sopra e gli aveva fatto dono di altre armi di sopra Argiuna aveva vinto i Calacheia e i Paoloma invincibili persino ai Deva tornato da Indra aveva distrutto gli Asura i Pandava accompagnati da Vaisravana avevano raggiunto gli spazi inaccessibili all'uomo i miei figli guidati da Carna durante il viaggio di Gosciaiatra erano stati fatti prigionieri dai Gandarva e liberati da Argiuna Darma nella forma di uno Iacscia aveva discusso di alcune questioni con Iudistira i miei figli non erano stati capaci di riconoscere i Pandava travestiti quando risiedevano nei domini di Virata i miei uomini più valorosi erano stati sconfitti da Argiuna solo su di un carro Vasudeva capace di schiacciare il mondo con un piede aveva a cuore la sorte dei Pandava il re di Mazia aveva offerto la figlia Uttara ad Argiuna che l'aveva accettata come sposa per il figlio Iudistira battuto ai dadi spogliato d'ogni avere esiliato ed isolato era stato capace di creare un esercito da sette Acsciauini Narada aveva visto Crisna e Argiuna insieme nello spazio di Brama ed erano Nara e Naraiana Crisna avendo a cuore la sorte dell'umanità nel tentativo estremo di riportare la pace si era recato presso i Curu e se ne era andato senza riuscirci Carna e Duriodana avevano deciso di recludere Crisna che include l'intero universo

Cunti era stata consolata da Crisna in partenza sul suo carro Vasudeva e Bisma davano consigli ai Pandava e Drona li benediceva Carna aveva detto a Bisma - Non combatto quando tu combatti e aveva deposto le armi e se ne era andato Crisna Argiuna e l'arco Gandiva questi tremendi tre s'erano messi insieme quando Argiuna sul carro era stato preso da rimorso ed era pronto a cedere Crisna gli aveva mostrato tutti i mondi che teneva dentro Bisma che uccideva diecimila guerrieri al giorno non aveva ucciso nessuno dei Pandava Bisma aveva spiegato la sola circostanza per cui avrebbe potuto essere sconfitto e i Pandava riconoscenti l'avevano realizzata cioè Argiuna aveva fatto salire Sicandin sul carro davanti a sé ed aveva potuto ferire Bisma Bisma languiva su di un letto di frecce sopraffatto da molte ferite Argiuna aveva trafitto la terra per dissetare Bisma Drona non aveva ucciso nessuno dei Pandava i Maarata Sansaptaca del nostro esercito incaricati di uccidere Argiuna ne erano stati sterminati Abimaniu solo era stato capace di forzare e penetrare i nostri schieramenti impenetrabili a chiunque e difesi da Baradvagia i nostri Maarata incapaci di vincere Argiuna giubilavano per avere accerchiato ed assassinato il figlio Abimaniu e anche i Caurava ne gridavano di gioia e Argiuna furioso aveva giurato la morte di Saindava e adempiuto il giuramento davanti ai suoi nemici Crisna aveva sciolto i cavalli di Argiuna spossati aveva dato loro acqua li aveva riaggiogati ed era tornato a condurli come prima e mentre i cavalli riposavano Argiuna in piedi sul carro aveva tenuto a bada gli assalitori Iuiudana aveva portato il caos fra le linee dell'esercito di Drona nonostante la micidiale presenza di elefanti ed era tornato da

Crisna e Argiuna Carna aveva permesso a Bima di fuggire dopo averlo insultato e trascinato con l'arco Drona Critavarma Cripa Carna il figlio di Drona e il re di Madra avevano tollerato che Saindava fosse ucciso per uno stratagemma di Madava Carna era stato costretto a impiegare la micidiale Sacti dono di Indra contro Gatotcacia se invece avesse potuto serbarla per Argiuna certamente l'avrebbe ucciso Dristadiumna aveva ucciso Drona mentre stava solo sul suo carro trasgredendo le leggi di guerra Nakula aveva affrontato in duello il figlio di Drona e se ne era dimostrato all'altezza il figlio di Drona era stato maldestro nell'usare l'arma Naraiana per cui non aveva distrutto i Pandava Bima aveva bevuto il sangue di Dusciasana senza che alcuno potesse impedirlo Carna era stato ucciso da Argiuna in quella guerra fratricida incomprensibile anche per i Deva Iudistira aveva sconfitto il figlio di Drona Dusciasana e Critavarman Suvala il perverso stregone responsabile del gioco ai dadi e della faida era stato ucciso da Saadeva Duriodana spossato solo senza carro si era sdraiato dentro le acque di un lago come rifugio estremo i Pandava accompagnati da Vasudeva lo avevano insultato dalla riva sapendo che era incapace di tollerare insulti durante il duello a mazze era stato colpito slealmente e ucciso su consiglio di Crisna il figlio di Drona con altri aveva ucciso i Panciala e i figli di Draupadi nel sonno ( ) Asuattaman inseguito da Bima aveva scagliato la più potente delle armi Aiscica ( ) (Quando mi dissero che) Argiuna l'aveva respinta con un'arma su cui aveva detto - Sasti - e che Asuattaman aveva perso la

meravigliosa protuberanza della sua testa (seppi che non avevo speranza.) Quando mi dissero che Viasa e Crisna avevano maledetto Asuattaman poi che aveva ferito il feto della figlia di Virata gravida seppi che non avevo speranza. Povera Gandari orbata di figli nipoti parenti fratelli e di tutta la stirpe! I Pandava sono riusciti nell'ardua impresa di riconquistarsi un regno senza più rivali. Mi hanno detto che sono sopravvisuti alla guerra in 10: 3 dei nostri e 7 dei Pandava: 18 Acsciauini di Csciatria sono stati sterminati! Tutto intorno a me c'è solo tenebra. Sento che svengo. Dritarastra svenne. Quando si riebbe disse: “Voglio mettere fine alla mia vita. Non vedo motivo per andare oltre.” Ansimava come una serpe ed aveva continui mancamenti. Sangiaia parlò: Tu hai sentito Viasa e Narada narrare di grandi uomini nati di re splendidi esperti di armi di sopra gloriosi come Indra uomini che conquistarono il mondo furono giusti e pii: eppure morirono. Pensa a Saivia Maarata Sringiaia Suotra Rantideva eccetera e centinaia migliaia milioni di principi potentissimi e saggi: tutti dovettero morire come i tuoi figli. Anche se furono scintillanti valenti generosi puri sinceri e pietosi: eppure morirono. I tuoi figli furono malvagi passionali avari e viziosi. Tu sei saggio conosci i Sastra e chi conosce i Sastra non affoga nella malasorte conosci l'insostenibile leggerezza di quanto predisposto dunque è fuori luogo quest'ansia per la salvezza dei tuoi figli. Non puoi sovvertire quanto predisposto e vuoi soffrirne? Nessuno mette piede fuori della traccia. Essere o non essere godere o soffrire sono fatti di tempo.

Tempo che figlia e che uccide. Tempo che brucia e poi spegne il fuoco. Tempo che fa il buono e il cattivo nel trimundio. Tempo che taglia corto e rilancia. Tempo sempre per via anche quando tutto è fermo. Tempo niente lo piglia. Tempo liscia tutto e non tarda. Non perdere la testa tu che sai venuti da tempo passato presente e futuro. Dritarashtra tornò sereno. Di tutto questo tratta l'opera sacra di Viasa. Studiarla è un atto di pietà. Leggerne religiosamente anche un solo verso monda ogni peccato. Ascoltare religiosamente la lettura di questa introduzione tutti i giorni libera da ogni problema. Farlo 2 volte al giorno alba e tramonto monda i peccati del giorno e della notte. Il burro eccelle sui grassi il Bramana sui bipedi l'Araniaca sui Veda il nettare sulle medicine il mare sui laghi la vacca sui quadrupedi: il Barata eccelle sulle storie. Quando i Deva si riunirono per pesare sui due piatti della bilancia i Veda e il Barata lo ribattezzarono Maa(grande)Barata perché pesava di più. In tutti i sensi. Ardere è bene studiare attenersi alle caste guadagnare: ma eccedere porta male. Durante il tempo fra il Treta e il Dvapara Rama offeso attaccò ripetutamente gli Csciatria fino ad annientarli: versò tanto sangue da riempire 5 laghi a Samanta-pancaia. Lo offrì agli spiriti dei propri antenati che accorsero e Ricica in testa gli disse: “Rama siamo lusingati. Domanda ciò che desideri.” “Cancellate la colpa di questo che ho fatto per rabbia e santificate questi laghi.”

“Amen.” Durante il tempo fra il Dvapara e il Calì le armate dei Caurava e dei Pandava si scontrarono presso Samanta-pancaia: 18 Acsciauini annichilirono. 1 carro 1 elefante 5 fanti e 3 cavalli sono 1 Patti - 3 Patti 1 Senamuca - 3 Senamuca 1 Gulma - eccetera - 10 Anichini 1 Acsciauini che risulta composto da 21'870 carri altrettanti elefanti 109'350 fanti 65'610 cavalli. Ce ne erano 18. Bisma combatté 10 giorni. Drona 5. Carna 2. Salia 1/2. Poi ancora 1/2 durò il duello a mazzate fra Duriodana e Bima. E quella notte Asuattaman e Cripa sterminarono l'armata di Iudistira nel sonno. Eccetera: di tutto questo tratta l'opera che qui inizia. Un figlio di Sarama la dea cagna trovò Gianamegiaia e fratelli che avevano intrapreso il sacrificio di Curucscietra. Lo bastonarono. Corse in lacrime dalla madre. “Perché piangi? Chi ti ha bastonato?” “I fratelli di Gianamegiaia.” “Avrai fatto qualcosa di sbagliato!” “Non ho mangiato il burro! Non l'ho neppure guardato!” Sarama si arrabbiò e corse da Gianamegiaia. “Mio figlio non ha fatto nulla di male: perché l'avete bastonato?” Non fiatarono. “Io vi maledico!” Gianamegiaia se ne preoccupò concluse il sacrificio tornò ad Astinapura in cerca di un Puroita che lo mondasse dal peccato invalidando la maledizione. Un giorno cacciando si trovò a passare vicino all'eremo del famoso Srutasrava che aveva un figlio asceta. Lo salutò e disse: “Permetti che tuo figlio sia il mio Puroita!” “È nato dal grembo di una serpe che mi ha succhiato lo sperma:

è colmo della mia potenza ascetica ti solleverà da ogni colpa salvo contro Sciva ma qualunque cosa gli chieda un Bramana gliela concede: se per te va bene puoi prenderlo.” “Amen.” Tornato alla capitale disse ai fratelli: “Ecco il mio maestro spirituale: lui chiede voi fate senza questioni.” E marciò contro Tacsciascila e la conquistò. Intanto accadeva che il visionario Aioda-Daumia incaricasse uno dei 3 discepoli di riparare la falla in un canale di irrigazione. Non riuscendoci Aruni la tappò col corpo. Passato del tempo Aioda chiese agli altri dove fosse finito e quando gli ricordarono l'incarico disse: “Andiamo a vedere che sta facendo.” Ma non lo trovavarono e Aioda prese a chiamarlo. Aruni saltò fuori dalla falla ed accorse: “Stavo qui dentro alla falla non essendo stato capace di pensare altra soluzione. Adesso che mi hai chiamato ho dovuto abbandonare la falla ma così l'acqua esce di nuovo. Dimmi cosa devo fare.” “Da oggi ti chiamerai Uddalaca. Per la tua ubbidienza avrai buona sorte. I Veda risplenderanno in te.” Aruni partì felice. Al II discepolo Aioda chiese di pascolare le vacche. La sera del primo giorno Upamaniu tornò per salutare rispettosamente. Lo vide troppo in salute. Gli chiese: “Cosa mangi per essere così grasso?” “La questua.” “Dovresti offrirla a me prima.” Il giorno dopo gliela offrì e lui la prese intera ma a sera tornò per salutare rispettosamente e lui lo trovò ancora troppo in salute e gli chiese: “Cosa hai mangiato oggi?”

“Maestro ho fatto una seconda questua.” “Non è così che mi obbedisci hai privato altri questuanti del loro cibo sei stato avido.” La sera dopo lo trovò sempre grasso: “Dimmi cosa hai mangiato oggi.” “Maestro ho succhiato il latte delle vacche.” “Non è lecito senza il mio consenso.” E la sera dopo: “Ancora grasso! Ma che mangi?!” “Maestro lecco le gocce di latte che spargono i vitelli succhiando al seno delle madri.” “Sicuramente spargeranno molto latte per la pena che gli fai! Te lo vieto!” Upamaniu tornò a pascolare vacche senza più nulla da mangiare non la questua non il latte neppure le gocce! Finché affamatissimo gli capitò di cibarsi di foglie di Arca le cui proprietà pungenti acri e saline lo resero cieco e cadde in un pozzo. La sera Aioda non lo vide tornare uscì a cercarlo. Lo chiamò. Rispose che era in fondo al pozzo. Gli chiese come mai. Spiegò. Lo esortò a glorificare i gemelli Asuin che sono i medici dei Deva affinché gli restituissero la vista. “Voi c'eravate prima del mondo! Voi lo pervadete! Voi siete l'infinito! Voi siete la natura e l'intelligenza che la pervade! Voi siete uccelli dalle piume cangianti come foglie sull'albero! Voi siete ineguagliabili! Voi siete aquile d'oro! Voi siete l'essenza di tutto! Voi siete infallibili e incorruttibili! Voi avete becchi meravigliosi giusti ed invincibili! Voi siete eterni! Voi avete creato il sole e trapuntato di fili bianco giorno e nero notte la coltre dell'anno separando la via dei Deva da quella dei Pitri! Voi avete liberato l'uccello della vita dalla presa del tempo! Voi siete liberi da ogni determinazione e solo crassi ignoranti illusi dai sensi vi credono dotati di forma!

360 vacche generano 1 vitello che sono i 360 giorni e l'anno. Questo vitello crea e distrugge tutto. Voi create il vitello! L'anno è il mozzo della ruota 720 giorni e notti sono i raggi 12 mesi sono il perimetro infinito. La ruota è pura incorruttibile illusione. Domina le creature di questo e tutti gli altri mondi. Voi Asuin la muovete! 6 stagioni sono il mozzo della ruota 12 segni dello Zodiaco i raggi: questa ruota rende manifesti i frutti di ogni azione. La abitano i Deva del tempo. Voi Asuin liberatemi dal dominio nefasto di questa ruota! Voi siete l'universo dei 5 elementi! Liberatemi dal loro dominio! Voi siete ogni ente di questo e tutti gli altri mondi prendete forma per attraversarli e godere le gioie dei sensi eppure siete Brama il Supremo! In principio voi creaste i 10 punti dell'universo! Poi il sole e sopra il cielo! Seguendo il corso del sole i Risci intraprendono i loro sacrifici così pure uomini e Deva conformemente a quanto stabilito per loro e ne godono i frutti! Voi avete creato il visibile mescolando 3 colori e dal visibile è zampillato l'universo! Vi adoro Asuin! E adoro il cielo che avete fabbricato! Voi amministrate i frutti di ogni azione neppure i Deva ne scampano solo voi siete liberi! Voi siete i genitori di tutto! Voi succhiate il nutrimento che diventa vita generando linfa e sangue! Il neonato succhia il seno della madre: siete voi che prendete forma nel neonato! Asuin ridatemi la vista!” I gemelli Asuin apparvero: “Siamo soddisfatti. Mangia questa focaccia.” “Le cose stanno sempre come voi dite ma io non oso toccarla prima di offrirla al mio maestro.” “Ci fu un tempo in cui il tuo maestro ci evocò e mangiò la focaccia che gli demmo senza offrirla al suo. Fa' come lui.” “Asuin perdonatemi non la mangerò senza offrirla al mio

maestro.” “Ci piace questa tua devozione. I denti del tuo maestro sono di ferro. I tuoi saranno d'oro. Riavrai la vista e buona sorte.” Potendo nuovamente vedere saltò fuori e corse dal maestro per salutare e raccontare tutto e il maestro compiaciuto lo congedò: “I Veda risplenderanno in te.” Al III discepolo che si chiamava Veda Aioda chiese di servirlo per qualche tempo. Tollerò afa gelo fame e sete come un mulo senza un lamento sempre sollecito. Aioda ne fu soddisfatto e così ottenne buona sorte e sapienza. Dopo il congedo si dedicò alla vita familiare: ebbe una casa e 3 figli e non chiese mai loro di fare alcunché o di obbedire perché avendo patito molto quando serviva gli dispiaceva trattarli severamente. Un giorno Gianamegia e Pauscia gli fecero visita e lo presero col nome di Upadiaia. Un giorno partì per faccende relative a un sacrificio e affidò la casa a Utanca suo discepolo: “Farai tutto quanto dovrai.” Partì. Utanca si stabilì nella sua casa. Un giorno le femmine della casa lo chiamarono: “La tua padrona è feconda. Il maestro è assente. Prendi il suo posto e fa' ciò che devi.” “Non è giusto che io faccia queste cose comandato da femmine. Non sono autorizzato dal maestro a fare alcunché di non giusto.” Quando il maestro tornò venne ragguagliato e si compiacque: “Utanca ti devo un favore la tua lealtà accresce la nostra amicizia quindi ti congedo con i migliori auguri.” “Lascia che ti serva ancora una volta perché dicono che fra l'uno che comanda atti non giusti e l'altro che li esegue uno dei 2 muore e diventano nemici: poiché mi congedi voglio sdebitarmi del giusto onorario dovuto a un maestro.”

“Allora chiedi alla tua padrona e portale ciò che desidera.” Così fece e così gli fu risposto: “Vai dal re Pauscia e domandagli in prestito gli orecchini della regina. Il quarto giorno da oggi è sacro e desidero presentarmi ai Bramana indossandoli. Se riesci nell'impresa buona sorte ti attende se non riesci cosa ti attendi di buono?” Utanca partì. Incontrò un toro enorme cavalcato da un uomo enorme che gli disse: “Mangia merda!” Non voleva. “Mangia merda di questa bestia come un giorno fece il tuo maestro!” Mangiò merda e bevve piscio di toro e rispettosamente proseguì essendosi lavato mani e bocca. Trovò Pauscia lo trovò a palazzo seduto sul trono e dopo i convenevoli disse: “Ho una petizione.” “Cosa posso fare?” “Vengo a chiedere gli orecchini della regina come dono per il mio maestro.” “Entra nei suoi appartamenti e domandaglieli.” Non la trovò tornò indietro: “Non è giusto ingannarmi: la regina non c'è.” Il re rifletté poi replicò: “Può essere che sei impuro perché hai toccato gli avanzi impuri di un pasto? La regina è casta ed invisibile per chiunque è impuro.” “Dev'essere così. Essendo di fretta mi sono lavato in piedi dopo aver mangiato.” “Ecco una trasgressione! In piedi e di fretta è assolutamente inefficace.” Utanca sedette volto a oriente lavò faccia mani piedi bevve 3 volte acqua non sporca non schiumosa non calda non tanta

asciugò la faccia 2 volte inumidì gli orifizi e rientrò negli appartamenti della regina e adesso la vide e lei lui e disse: “Benvenuto signore comandami.” “Regina dovresti darmi questi tuoi orecchini: li chiedo in dono per il mio maestro.” Considerandola una buona occasione di carità la regina levò gli orecchini e glieli diede. “Fa' attenzione: il re delle serpi Tacsciaca li desidera da tempo.” “Non avere timore poi che io non ne ho di Tacsciaca.” Prese congedo tornò dal re: “Sono soddifatto.” “Sei un ospite gradito resta perché desidero offrirti un banchetto rituale.” “Ringrazio e prego che si porti subito cibo puro.” Ma il cibo che gli fu servito era freddo e c'era un capello e si arrabbiò: “Ti caschi la vista poi che mi dài cibo impuro!” “La tua impertinenza ti costerà la discendenza!” “Hai torto e mi maledici? Guarda tu stesso.” Pauscia guardò e convenne: “Hai ragione questo cibo non è stato preparato con l'attenzione dovuta. Ti prego di perdonarmi. E di evitarmi la cecità.” “Quello che ho detto deve accadere. Ma non passerà molto che ricupererai la vista. Fa' piuttosto in modo che la tua maledizione risulti inefficace.” “Non mi è possibile. Anche perché sono ancora arrabbiato. E sai che il cuore di un Bramana è più morbido del burro ma le sue parole sono affilate come un rasoio mentre le parole di uno Csciatria sono più morbide del burro ma il suo cuore taglia ed il mio è affilatissimo e quindi sono incapace di neutralizzare la maledizione. Vattene!” “Il cibo era impuro dunque la maledizione sarà inefficace: sono certo.” Utanca ripartì con gli orecchini.

Lungo la strada si accorse di un questuante nudo e lento che gli veniva incontro ora visibile ora no. Posò gli orecchini in mezzo alla strada e andò in cerca d'acqua. Il questuante sopraggiunse prese gli orecchini e corse via. Utanca terminò le abluzioni si purificò si prostrò a Deva e maestri l'inseguì più veloce che poté a stento lo raggiunse l'afferrò: ma quello diventò Tacsciaca e penetrò un buco della terra. Utanca si mise a ravanare con una verga per allargare il buco. Indra gonfiò la verga con una scarica. Utanca penetrò il buco dietro la verga e la scarica zampillante. Dentro scoprì lo spazio infinito delle serpi centinaia di palazzi e magioni con torri cupole archi e luoghi meravigliosi e ogni svago. Utanca adulò le serpi: Serpi! Popolo di Airavata! Voi siete splendidi in guerra quando scrosciate dardi come nuvole e vento! Siete splendidi come il sole in mezzo al cielo con le vostre forme cangianti e gli orecchini colorati! Io vi adoro! Vi adoro sempre sulla riva nord del Gange dove abitate in molti! Chi eccetto Airavata saprebbe nuotare dentro i raggi incandescenti del sole? E suo fratello quando esce ha una scorta di 28'008 serpi! Oh vi adoro tutti voi fratelli di Airavata vicini e lontani! E adoro pure te Tacsciaca se mi restituisci gli orecchini! Un tempo abitavi in Curucscetra e nella foresta di Candava! Con Asvasena! Adoro anche tuo fratello minore Srutasena che invece abitava in Maadiumna in attesa di assumere il governo delle serpi! Tutto questo adulare non gli restituì gli orecchini talché divenne pensieroso e prese a guardarsi attorno: vide 2 donne al telaio che tessevano un filo bianco e uno nero vide una ruota con 12 raggi che 6 ragazzi muovevano e vide 1 uomo a cavallo e disse loro: “Questa ruota ha la circoferenza divisa in 24 parti che sono le

mute della luna e 300 raggi e perpetuamente gira spinta da 6 fanciulli che sono le stagioni e le donne che tessono portano in essere mondi multiformi e vivi! A te m'inchino tu che produci i fulmini proteggi l'universo uccidi Vritra e Namuci vesti sempre nero decreti il vero e il falso cavalchi Aghni nella forma del cavallo venuto dal mare m'inchino a te signore supremo signore del trimundio oh Purandara!” “Mi piace questo tuo adorare. Cosa posso fare per te?” “Permettimi di dominare le serpi.” “Soffia in questo cavallo.” Utanca soffiò e dagli orifizi del cavallo uscirono fuoco e fiamme che incendiarono il regno delle serpi. Tacsciaca terrorizzato saltò fuori con gli orecchini in mano: “Ti prego riprendili!” Li riprese. Ma allora gli sovvenne che era proprio quello il giorno sacro e che lui era molto lontano non sarebbe riuscito a consegnarli alla regina per tempo. Ma l'uomo sentì il suo pensiero e replicò: “Prendi questo cavallo ti condurrà dal tuo maestro in un lampo.” Istantaneamente accadde. Quella mattina la regina s'era fatta un bagno e mentre s'acconciava i capelli pensava una maledizione da lanciare su Utanca se non fosse giunto in tempo. Istantaneamente Utanca le si presentò con gli orecchini: “Utanca sei arrivato nel posto giusto al momento giusto. Benvenuto bimbo mio sei innocente e non ti maledico! Buonasorte ti attende! Ti faccio i migliori auguri di successo!” Poi Utanca si presentò dal maestro che gli domandò il motivo della lunga assenza cui rispose raccontando di Tacsciaca della discesa nello spazio delle serpi di donne ruota uomo cavallo e gli raccontò dell'incontro con l'uomo sul toro e della merda mangiata e chiese al maestro di spiegargli ogni cosa. “Le 2 donne sono Data e Vidata i 2 fili sono la notte e il giorno

la ruota è l'anno l'uomo è Parangiaia che piove il cavallo è Aghni che brucia il toro è Airavata re degli elefanti l'uomo che lo montava è Indra la merda era Amrita solo perché l'hai mangiata non sei morto nello spazio delle serpi e solo perché Indra mi è amico ed era ben disposto verso te solo perciò sei tornato salvo e con gli orecchini. Dunque amabile ti congedo. Avrai buonasorte.” Utanca era furioso con Tacsciaca desiderava vendetta partì per Astinapura dove si presentò al re Gianamegiaia da poco rientrato dopo la vittoria su Tacsciascila: “Sei il più grande dei re! Dunque com'è che passi il tempo a trastullarti quando c'è una faccenda urgente da sbrigare?” “Quale?” “Tuo padre fu ucciso da Tacsciaca: vendicalo! È questo il tempo della vendetta! Tuo padre fu ucciso mozzicato da quella vile serpe che non aveva motivo e dissolto nei 5 elementi come un albero colpito dal fulmine. Tacsciaca il malvagio il più vigliacco di tutte le serpi ebbro di potere commise un atto non necessario quando mozzicò tuo padre che era come un Deva che proteggeva la razza dei re santi. E fu così perverso che fece scappare Casiapa principe dei medici che era corso a curarlo. Devi bruciare quel vizioso nel fuoco di un sacrificio. O re! Dài subito ordine per il sacrificio. Così potrai vendicarti. E farmi un grosso favore pure. Perché quella canaglia ha ostacolato me pure mentre svolgevo un incarico del mio maestro.” Gianamegia s'infiammò s'infuriò con Tacsciaca sentì pena e dolore per il padre. Questa era la storia di Utanca che è una delle cause del sacrificio delle serpi di Gianamegiaia. Questa è la storia della razza di Brigu. Brigu venne da Brama l'auto-esistente che lo trasse dal fuoco del sacrificio di Varuna. Figliò Ciavana che figliò Pramati che

figliò Ruru che figliò Sunaca. Un giorno Brigu uscì per le abluzioni lasciando a casa la moglie Puloma gravida. Sopraggiunse un Racsciasa di nome Puloma che entrò nella casa vide l'irreprensibile Puloma fu colto da lussuria svenne. Puloma lo curò con radici e frutti di foresta lui bruciava dal desiderio volle rapirla. In realtà un tempo il padre di lei l'aveva promessa a lui salvo poi sposarla a Brigu. Vide il fuoco sacrificale e gli domandò: "Dimmi Aghni di chi è legittima moglie costei. Tu che parli a nome dei Deva devi rispondermi. Io per primo l'ho accettata in moglie e solo dopo il padre l'ha data a Brigu. Dimmi se davvero deve essere considerata sua legittima sposa perché voglio rapirla. Il mio cuore grida all'idea che Brigu si è preso mia moglie." Ma Aghni ebbe timore di rispondere. "Deva che bruci tu stai in ogni creatura testimone dei suoi meriti e demeriti: rispondimi sinceramente: non si è Brigu preso quella che io avevo scelto per moglie dunque non è ella mia moglie? Rispondimi perché in ogni caso adesso la rapisco davanti a te: dimmi il vero!" Deva 7 fiamme s'innervosì non voleva mentire ma nemmeno subire maledizioni da Brigu. Quando rispose fu cauto: "Sì questa Puloma la scegliesti tu per primo ma non la prendesti con i riti sacri. Invece suo padre la diede a Brigu che la prese in moglie secondo i riti Vedici alla mia presenza. È sua moglie: la conosco. Non posso mentire. La menzogna non è mai rispettata in questo mondo." Il Racsciasa diventò un cinghiale prese la donna e fuggì veloce come un pensiero. Il feto in grembo alla donna s'infuriò per la violenza e sgusciò fuori onde fu chiamato Ciavana. Il Racsciasa fu istantaneamente incenerito dal suo splendore. Puloma pianse tirò su Ciavana e si mise in cammino e Brama l'antenato universale la vide volle consolarla mentre le lacrime sgorgavano a fiume e il fiume le andava dietro e Brama l'antenato dei mondi guardando il fiume generato dalla moglie di suo figlio lo chiamò

Vadusara. Scorre vicino all'eremo di Ciavana. È così che nacque Ciavana figlio di Brigu. Brigu era infuriato quando ritrovò moglie e figlio: "Come ha fatto a riconoscerti quel Racsciasa? Non poteva sapere che eri mia moglie. Dimmi chi glielo ha detto che lo maledico!'' "Glielo ha detto Aghni. E lui mi ha rapito anche se gridavo e solo l'incandescente splendore di tuo figlio mi ha salvato incenerendolo." ''Aghni ti maledico: dovrai mangiare qualunque cosa!” Aghni si arrabbiò a sua volta: "Perché ti sfoghi con me? Cosa ho fatto di sbagliato volevo fare la cosa giusta ho detto la verità imparzialmente mi è stata fatta una domanda ho risposto la verità chi dichiara falsa testimonianza danneggia antenati e progenie fino alla VII generazione chi tace pur sapendo è ugualmente colpevole: potrei maledirti anch'io ma rispetto i Bramana sopra tutti. Ora dirò cose che già sai ma ascoltami! Sono un asceta potente mi sono moltiplicato ho molte forme sto in molti luoghi alle offerte quotidiane ai sacrifici annosi ai riti sacri il burro versato sulle mie fiamme secondo le prescrizioni dei Veda sfama Deva e Pitri. I Deva sono le acque e pure i Pitri. Gli uni e gli altri hanno pari diritti sui sacrifici Darscia e Purnamasa. Quindi i Deva sono i Pitri e i Pitri Deva. Sono la stessa cosa vanno adorati insieme o separatamente ai cambi di luna. Mangiano quello che io brucio. Per questo sono chiamato la bocca dei Deva e dei Pitri. Mangiano il burro che io brucio attraverso la mia bocca i Pitri con la luna nuova i Deva con la luna piena. Se sono la loro bocca come posso mangiare qualunque cosa? roba pura e roba impura?" Rifletté. Decise di ritirarsi da ogni dove: rito sacrificio o cerimonia. Accadde che i corpi di tutte le creature deperirono perché non avevano più fuoco dentro.

I Risci si preoccuparono si rivolsero ai Deva: "Il trimundio è nel caos senza riti né cerimonie che non sono possibili senza fuoco. Disponete subito che fare." Insieme si rivolsero a Brama che si rivolse ad Aghni con parole gentili: "Tu che crei e distruggi i mondi li sostieni alimentandoli attraverso i sacrifici e le cerimonie: fa' che non finascano! Domini su tutto: perché agsisci così stupidamente?! Tu solo in tutto l'universo sei puro e fermo. Non sarai obbligato a mangiare qualunqe cosa con tutto il tuo corpo. Solo le fiamme che stanno nelle tue parti meno nobili mangeranno qualunque cosa. E quelle che stanno negli stomaci degli animali carnivori. Ma qualunque cosa brucerai diverrà pura come toccata dai raggi del sole. Sei l'energia suprema autogenerata. Avvera la maledizione del Risci. E continua a ricevere il burro offerto alla tua bocca per te e per i Deva." ''Amen." Cerimonie e sacrifici ripresero come prima. Deva e Risci e tutti tornarono a gioire. Aghni fu felice di avere evitato la prospettiva del peccato. Ciavana con Sucania generò Pramati che con Gritaci generò Ruru. Questa è la storia di Ruru! Un tempo Visvavasu re dei Gandarva ingravidò l'Apsara Menaca ballerina scintillante che si sgravò sulle rive di un fiume vicino all'eremo del visionario Stulachesa e senza pietà né vergogna abbandonò la neonata che Stulachesa trovò brillante come la progenie di un immortale vampa di bellezza e prese con sé allevò educò crebbe e la chiamò Pramdvara perché era superiore ad ogni altra femmina in bontà bellezza e per qualunque verso. Ruru la vide e se ne innamorò. Lo fece sapere a suo padre che la chiese in sposa per lui a Stulachesa che gliela promise fissando la data del matrimonio il giorno in cui la stella Varga-Daivata

fosse stata ascendente. Ma pochi giorni prima accadde che giocando con le proprie compagne la splendida vergine mise piede su di una serpe che la morse violentemente e avvelenò: cadde svenuta e perse ogni grazia i capelli scompigliati uno spettacolo di dolore da distogliere lo sguardo. Ma quando il veleno la sopraffece divenne di nuovo bellissima più che in vita e tutti la videro morta splendida come un loto e le si strinsero intorno a piangere. Ma Ruru non resse e scappò. Corse nel fitto di un bosco a gridare che metteva pietà. "Ah l'incantevole amore mio giace per terra! Ma se in passato ho agito caritevolmente penitentemente reverentemente prego che i meriti così acquisiti le ridiano vita! Se fin dalla nascita ho controllato le mie passioni e adempiuto i miei voti fate che resusciti!" Un messaggero dei Deva venne a lui: "Ruru le tue parole sono del tutto inefficaci. Chi appartiene a questo mondo non può tornarvi quando ha finito il suo corso. Non dovresti dispiacertene. Tuttavia sappi che a suo tempo i Deva avevano disposto che lei possa tornare in vita. Esiste una condizione per cui puoi riavere la tua Pramdvara." "Dimmi subito ciò che hanno disposto!" "Donale metà della tua vita." "Lo voglio." Il messaggero insieme col padre di lei si presentarono a Darma e chiesero ed ottennero che Pramadvara resuscitasse avendo in dote metà della vita di Ruru. Si sposarono. Ruru giurò di sterminare la schiatta delle serpi. Quando ne incrociava una gli montava la collera e la massacrava con le armi. Un giorno in una selva incontrò una vecchia serpe della razza Dunduba lunga distesa per terra. Alzò furiosamente il bastone come fosse il bastone della Morte stessa ma il Dunduba gli disse:

"Non ti ho fatto nulla perché vuoi uccidermi?" "Ho giurato di uccidere tutte le serpi che riesco quando una ha morso mia moglie.'' "Ma esistono molte specie di serpi. Non devi uccidere i Dunduba che sono serpi solo di nome e patiscono la sorte di tutte le serpi ma non ne condividono le gioie: commetteresti un errore per ignoranza." ''Dimmi dunque chi sei che sei stato mutato in serpe." ''Mi chiamavo Saasrapat ed ero un Risci fino a quando un Bramana mi ha maledetto e mutato in serpe." ''Perché è successo e fino a quando resterai serpe?" Dunduba raccontò: Un tempo avevo un amico di nome Cagama. Era impulsivo. Aveva grandi poteri per le sue virtù ascetiche. Un giorno che aveva intrapreso il sacrificio del fuoco volli spaventarlo per scherzo con una serpe finta fatta d'erba: svenne. Quando si riebbe era furibondo: "Visto che hai cercato di spaventarmi con una serpe finta priva di potere muterai in una serpe vera priva di veleno." "Amico mio l'ho fatto per scherzo. Ti prego di perdonarmi e stornare la maledizione." Ansimava forte e caldo: ''Ciò che ho detto deve accadere. Ma ascolta e ricorda: quando incontrerai Ruru figlio di Pramati sarai libero dalla maledizione." E tu sei Ruru figlio di Pramati. Adesso lascio questo corpo di serpe e torno alla mia forma originale. E voglio dirti una cosa per il tuo bene: la maggiore virtù per un uomo è risparmiare la vita degli altri dunque un Bramana non dovrebbe uccidere alcuna creatura mai dovrebbe sempre essere mite e questo è il più sacro comandamento dei Veda. Un Bramana dovrebbe praticare i Veda e i Vedanga e ispirare a tutte le creature il sentimento del Darma. Dovrebbe essere benevolo sincero e

pietoso e la sua prima missione è di conoscere a memoria i Veda. La missione degli Csciatria non è la tua. Essere severo tenere il potere e governare sono doveri di uno Csciatria. Ruru fatti raccontare la storia dello sterminio delle serpi durante il sacrificio di Gianamegiaia e di come Astica le salvò. ''Perché Gianamegia voleva sterminare le serpi? Come è riuscito Astica a salvarle?" "Ruru questa storia devi fartela raccontare da un Bramana". Saasrapat scomparve. Ruru corse a cercarlo per tutto il bosco finché crollò svenuto. Quando si riebbe tornò a casa e chiese al padre di raccortargli la storia e così avvenne. Questa è la storia di Astica. Il padre di Astica era potente quanto Pragiapati era un Bramaciarin sempre impegnato in imprese ascetiche mangiava pochissimo si asteneva dal sesso si chiamava Giaratcaru. Un giorno partì. Visitò molti luoghi si bagnò in molte acque sante riposò lì dove notte lo coglieva. Essendo dotato di energia immane praticava ascetismi insostenibili per gli altri. Viveva d'aria. Non dormiva. Ardeva tutto in giro come una fiamma finché un giorno incontrò gli avi appesi a testa in giù in una buca. "Chi siete voi che ve ne state così appesi ad una corda che un ratto va rosicchiando di nascosto?" "Siamo Risci chiamati Iaiavara e stiamo affondando qui dentro perché ci manca la progenie. Abbiamo un figlio di nome Giaratcaru ma quel disgraziato pensa solo a fare l'asceta e non ha nessuna intenzione di sposarsi e figliare. La nostra schiatta sta per estinguersi inghiottita da questo buco! Ma tu chi sei che provi pena per noi?" "Voi siete i miei avi io sono quel Giaratcaru! Come posso aiutarvi?" "Fai di tutto per avere un figlio! Sarà bene per te e per noi. Né il

virtuoso né l'asceta acquisiscono tanti meriti quanto un padre. Te lo comandiamo: sposati e fa' un figlio per il nostro bene!" "Lo farò per voi non per me. Farò secondo l'ordinamento Sastrico. E se qualcuno sarà disposto a farmi la carità di una moglie che avrà lo stesso mio nome la sposerò per dovere. Ma chi vorrà dare la figlia a un poveraccio come me? Ma io accetterò qualunque donna come una questua. Lo giuro farò così. E quindi farò un figlio per redimervi e guadagnarvi lo spazio di sopra." Giaratcaru vagò per il mondo in cerca di moglie senza trovarla finché entrò in una selva pregando con voce flebile 3 volte perché gliela dessero e apparve Vasuchi che gli offrì sua sorella ma lui esitò perché doveva anche chiamarsi come lui altrimenti non l'avrebbe sposata: "Come si chiama tua sorella serpe?'' "Giaratcaru si chiama Giaratcaru. Prendila in moglie l'ho tenuta per te." In tempi antichi la madre delle serpi le aveva maledette dicendo che un giorno Aghni le avrebbe bruciate tutte durante il sacrificio di Gianamegiaia. Fu per scongiurare la cosa che Vasuchi re delle serpi sposò la sorella a Giaratcaru. Dai 2 nacque Astica che salvò i parenti e molte altre serpi dal sacrificio che un discendente dei Pandava intraprese. E liberò il padre e gratificò gli antenati garantendo continuità alla stirpe. E liberò sé stesso dai propri debiti esercitandosi asceticamente studiando e facendo voti. E si propiziò i Deva intraprendendo sacrifici. E si conciliò i Risci conducendo una vita Bramaciaria. Tutto cominciò da Pragiapati che ebbe due figlie Cadru e Vinata che sposarono Casiapa che essendone molto soddisfatto offrì loro di esaudire un desiderio quale che fosse. Cadru chiese di figliare 1000 serpi tutte splendide. Vinata chiese di avere 2 figli superiori al migliaio di Cadru in forza energia dimensioni e coraggio. Casiapa le accontentò e partendo per ritirarsi in una foresta raccomandò loro di prendersi cura degli embrioni. Molto

tempo dopo Cadru depose 1000 uova e Vinata 2. Dopo altri 500 anni le uova di Cadru si schiusero e saltò fuori la progenie. Ma le uova di Vinata no sicché gelosa ne ruppe uno e ci trovò un embrione sviluppato a metà che la maledisse: "Visto che hai rotto questo uovo anzi tempo dovrai fare vita da schiava. Se avrai la pazienza di attendere altri 500 anni senza rompere il II uovo il figlio che ne uscirà ti libererà! E se vuoi star sicura che sia un figlio robusto devi prenderti cura dell'uovo tutto il tempo!" Salì in cielo e divenne il carrettiere di Suria e di mattina lo si vede sempre. Intanto andava avvicinandosi Ucciaisravas magnifico stallone adorato dai Deva che saltò fuori mentre rimescolavano l'oceano in cerca dell'Amrita: scintillante stupendo eterno puledro capolavoro della creazione irresistibile eletto! Di rimescolare l'oceano i Deva l'avevano deciso sul monte Meru. Il monte Meru è un mucchio di splendore che quando il sole tramonta mette un'aura d'oro è abitato da Deva e Gandarva ed è insormontabile per chiunque non sia puro vagano bestie feroci crescono erbe scintillanti curatrici luminose è il più alto di tutti i monti e bacia il cielo ed è insormontabile per chiunque non sia straordinario è percorso da melodie affascinanti di alberi ruscelli ed uccelli. Un giorno i Deva si erano seduti sul picco del monte Meru per decidere come procurarsi l'Amrita e Naraiana aveva detto a Braman: "Metti Deva e Asura a rimescolare l'oceano: l'Amrita verrà a galla insieme a tutte le droghe e alle perle.'' C'è un altro monte altrettanto meraviglioso Mandara alto 11'000 iogiana radicato altrettanto. I Deva avrebbero voluto sradicarlo da usare come mestolo ma non riuscendoci erano andati a chiedere consiglio a Visnù e Braman che avevano affidato

l'incarico ad Ananta principe delle serpi che aveva sradicato la montagna con tutti i suoi boschi e abitanti e l'aveva trasportata fino all'oceano. "Oceano vogliamo rimescolare le tue acque per prenderci l'Amrita." "Anch'io voglio la mia parte: sopporterò lo sconquasso." Poi avevano chiesto al re delle tartarughe di caricarsi sulla schiena la montagna e Indra l'aveva aiutato. Poi avevano preso Vasuchi come corda e si erano messi a rimestare: gli Asura lo tenevano per la testa i Deva per la coda Ananta gli faceva alzare e abbassare la testa e nello stiramento lo sforzo era tale che dalla bocca gli uscivano vapori e fiamme che diventavano nuvole che lampeggiavano e scrosciavano acqua sopra i Deva accaldati e stanchi mentre una pioggia di fiori turbinava dagli alberi di Mandara. Dal fondo si levava un fragore spaventoso come il tuono quando l'universo conflagra mentre le creature degli abissi venivano maciullate dalla montagna mentre gli alberi venivano sradicati e colavano a picco oppure s'incendiavano e il fuoco bruciava leoni elefanti e ogni altro e Mandara diventava una massa di nuvole nere balenanti. Indra rovesciò pioggia per spegnere il fuoco. Dopo un po' che la cosa andava avanti gomme e resine portentose come l'Amrita erano venute da alberi ed erbe a mischiarsi con l'oceano. I Deva ne avevano bevuto ed erano divenuti immortali. E l'oceano era divenuto latte poi burro ma l'Amrita ancora non era apparsa. E i Deva s'erano rivolti a Braman perché erano spossati e lui a Naraiana perché ridesse loro forze: "Vi concedo forza sufficiente: rimettete la montagna in posizione e tornate a mescolare." Avevano ripreso. Luna mite mille raggi era salita dall'oceano poi Lacshmi bianco vestita poi Soma poi Bianco Cavallo poi Caustuba che Naraiana s'era messa al petto. Poi era emerso Danvantari tenendo in mano il vaso bianco con l'Amrita e gli Asura avevano gridato: ''È nostra!''. Poi era venuto a galla

Airavata elefante mastodonte con un paio di zanne bianche e se l'era preso Indra che tiene la folgore. Ma poi mescolando mescolando era saltato fuori Calacuta velenosissimo che divampando fiamme e fumo aveva inghiottito il mondo e le sue esalazioni avevano stordito tutti e allora Braman aveva chiamato Sciva che l'aveva ingoiato per salvare il trimundio. Da quel giorno Sciva è chiamato anche Nilacanta cioè gola blu per il veleno che ha tenuto in gola. Intanto gli Asura si erano disperati e preparati a lottare contro i Deva per tenersi Lacshmi e Amrita. Ma Naraiana s'era mutato in femmina seducente per flirtare con i Danava e i Daitia che avevano perso la testa e gli avevano messo in mano l'Amrita. Così i Deva avevano potuto bere l'Amrita ma camuffato in mezzo a loro c'era un Danava di nome Rau che aveva l'Amrita già in gola quando Suria e Soma l'avevano riconosciuto e denunciato a Naraiana che istantaneamente gli aveva mozzato la testa che era schizzata al cielo gridando orrendamente mentre il tronco crollava e rotolava facendo tremare mondo montagne foreste e isole. Da allora perdura una disputa fra la testa di Rau e Suria e Soma cioè capita che li inghiotta e sono le eclissi di sole e di luna. Poi Naraiana aveva lasciato l'incantevole forma femmina per gettare armi tremende addosso ai Danava che avevano tremato. Così sulle sponde del mare era iniziata la guerra fra Deva e Asura. Erano stati scagliati migliaia di dardi lance e altro. Mutilati dai dischi feriti da spade frecce e mazze gli Asura stavano carponi a terra a vomitare sangue. Teste falciate volavano per ogni dove. Corpi zuppi di sangue stavano ovunque come monti rossi. Quando il sole si era levato migliaia di guerrieri avevano attaccato battaglia. Gridavano. Uccidevano con missili e pugni. Gridavano taglia trafiggi abbatti avanza! Nel mezzo della battaglia erano entrati in campo Nara con l'arco e Naraiana che aveva evocato il suo disco Sudarsana che era piovuto dal cielo fulgido e distruttivo come Aghni che brucia

tutti e tutto alla fine del tempo: Daitia e Danava erano stati sterminati a migliaia inceneriti colpiti abbattuti dissanguati. Intanto Danava bianchi forti e arditi come le nuvole erano saliti in cielo e avevano preso a bombardare i Deva con montagne tremende immani come masse di nuvole irte di alberi e mozze in punta che erano piovute dal cielo cozzando fragorosamente l'une contro l'altre e senza fine la terra tremava e i guerrieri gridavano. Poi era apparso Nara con l'arco e aveva disintegrato quelle meteore coprendo i cieli di polvere. Così sconfitti i Danava s'erano piombati sotto terra o mare. I Deva vittoriosi avevano rimesso a posto Mandara ed erano tornati nei propri luoghi lasciando in custodia a Naraiana il vaso dell'Amrita. Durante il rimestamento dell'oceano era saltato fuori anche Ucciaisravas magnifico stallone che ora andava avvicinandosi a Vinata e Cadru che le chiese: "Amabile sorella dimmi subito di che colore è Ucciaisravas." "Bianco. Scommetti?" "Dolci sorrisi secondo me ha la coda nera. Chi perde diventa schiava dell'altra: scommetto bellissima!" Rientrarono in casa decidendo di esaminare il cavallo il giorno dopo. Ma Cadru ordinò ai figli di mutarsi in peli neri e ricoprire la coda del cavallo ma quelli rifiutarono di obbedire e così li maledisse: "Aghni vi brucerà tutti durante il sacrificio delle serpi di Gianamegiaia." Braman stesso udì Cadru pronunciare la crudele maledizione come disposto: siccome le serpi stavano diventando davvero troppe e costituivano minaccia per le altre creature sancì con tutti i Deva quella maledizione. Davvero le serpi erano dotate di veleni letali ardimento forza erano tenacemente inclini a mordere sicché la reazione della madre giovava a tutti. Cadono sempre punizioni mortali addosso a chi uccide.

Braman convocò Casiapa gli raccontò ogni cosa e lo consolò: "Non dispiacertene: che le serpi verrano distrutte durante questo sacrificio era stato disposto molto tempo fa." Colse l'occasione per insegnargli a neutralizzarne i veleni. Trascorsa la notte le due sorelle s'incamminarono per avvicinare Ucciaisravas e lungo la strada videro l'oceano. L'oceano è immenso e profondissimo contenitore di tutta l'acqua rolla e rugge ospita pesci giganti da papparsi le balene ospita Macara e altre miriadi di creature strane è inaccessibile perché lo abitano animali feroci neri mostruosi tremendi insieme a tartarughe e coccodrilli è la miniera di tutte le perle la casa di Varuna dei Naga è il padrone di tutti i fiumi lo scrigno del fuoco di sotto il rifugio degli Asura la grande riserva d'acqua è lo spavento di tutte le creature è immutabile l'oceano è santo è benefico per i Deva è la grande sorgente di Amrita è infinito inconcepibile sacro sublime oscuro terribile per i rumori delle sue creature tremendo per il fragore zeppo di vortici. È uno spavento per qualunque creatura. Il vento che soffia dalla riva lo muove lo solleva lo agita in una danza sterminata di onde come mani alzate. La luna che cresce e cala gonfia le maree. L'oceano è una miniera di perle e la grande ostrica di Vasudeva si chiama Panciagiania. Govinda agitò l'oceano intero quando mutò in cinghiale per fare emergere la terra. Risci Atri faticò un secolo per misurare il fondo dell'oceano più profondo degli spazi di sotto e non riuscì. Visnù ombelico di loto usa l'oceano come un letto quando alla fine del tempo si fa prendere dallo Ioga-nidra cioè dal sonno profondo sotto l'incanto della meditazione. Mainaca terrorizzato dai fulmini cerca rifugio nell'oceano e anche gli Asura sconfitti. Varava sputa fuoco e l'oceano gli offre acqua come fosse burro sacrificale. L'oceano è uno sprofondo sconfinato vasto e immisurabile padrone dei fiumi. Le due sorelle lo videro così videro migliaia di fiumi possenti precipitarsi a gara dentro di lui amorosissimi contendenti lo videro gonfio cangiante alto popolato da balene feroci e Macara

percorso dalle grida delle sue creature e videro che era vasto e largo quanto lo spazio e incommensurabile e infinito e pieno d'acqua. Intanto i Naga discussero e conclusero che dovevano ubbidire alla madre che altrimenti avrebbe rinnegato il proprio amore e li avrebbe bruciati tutti che se invece la soddisfacevano forse avrebbe annullato la maledizione: "Faremo nera la coda del cavallo." Lo fecero. Intanto le 2 sorelle attraversavano liete il cielo verso l'altra sponda dell'oceano che videro straordinariamente agitato da un vento improvviso. Atterrarono vicino al cavallo. Videro che aveva corpo bianco come luna ma coda irta di peli neri. Cadru fece Vinata schiava. In quel mentre Garuda esplodeva fuori dell'uovo illuminando ogni punto dell'universo. È possente è uccello ma può assumere qualunque forma raggiungere qualunque dove attingere qualunque energia è incandescente come una massa di fuoco il suo sguardo brucia limpido come il fuoco della fine del tempo e colpisce come un fulmine. Appena nato era già cresciuto e volava in alto. Il suo grido è fiero e veemente. Il suo aspetto è temibile come il fuoco di sotto l'oceano. Appena lo videro i Deva corsero da Aghni: "Aghni ti stai allargando?! Vuoi bruciarci tutti?! Guarda quella tua massa di fuoco che si allarga!" "Non è come immaginate. Quello è Garuda che mi è uguale in splendore e potenza che è nato per la gioia di Vinata. È figlio di Casiapa. Distruggerà i Naga combatterà Daitia e Racsciasa per i Deva: non avete nulla da temere. Venite e guardate." Insieme avvicinarono Garuda ma tenendosi a una certa distanza e l'adorarono così:

"Tu sei Risci nei sacrifici hai diritto alla porzione maggiore sei sempre splendido hai il controllo degli uccelli presiedi l'universo animato e inanimato sei colui che distrugge tutto e che tutto crea sei davvero Iraniagarba tu sei il progenitore della creazione nei panni di Dacscia e degli altri Pragiapati sei Indra sei Visnù quando s'incarna in Aiagriva collo taurino e sei Visnù quando diventa l'arco in mano a Maadeva nell'incendio di Tripura e sei il dominatore dell'universo e la bocca di Visnù i quattro volti di Padmagia il Bramana Aghni Pavana eccetera tu sei la conoscenza e tu sei l'illusione e sei lo spirito che tutto pervade e il dominatore dei Deva tu sei la grande Verità non hai paura non cambi mai sei Brama e basta e sei l'energia del Sole e l'intelletto e ci proteggi e sei un mare di santità sei la purezza sei senza buio hai le 6 massime qualità non ti si può resistere tutto viene da te tutto ciò che fai è perfetto tu sei tutto ciò che non è stato e che invece sì sei pura scienza dispieghi ai nostri occhi l'intero universo animato e non come il sole coi suoi raggi e offuschi lo splendore di Suria ogni momento e distruggi tutto sei tutto ciò che è mortale e tutto ciò che perdura risplendi come Aghni bruci tutto come Suria quando si arrabbiò terribile tu persisti come il fuoco che tutto consuma quando viene la disintegrazione universale. O Garuda possente che muovi nei cieli noi cerchiamo la tua protezione. Dominatore degli uccelli la tua energia è straordinaria splendi come il fuoco brilli come il lampo nel buio stai fra le nuvole sei il motivo e la cosa colui che dà il più valente. Il mondo scotta per te che brilli come oro incandescente. Proteggi questi Deva che fuggono per ogni cielo sui loro carri volanti terrorizzati al tuo cospetto. Dominatore di tutto figlio di Casiapa pietoso abbi pietà del mondo. Tu sei supremo. Acqueta l'ira e risparmiaci. Le tue grida tonanti fanno tremare i nostri cuori e i 10 punti e i cieli e gli spazi di luce e il mondo. Diminuisci questo tuo corpo simile ad Aghni. Fai più paura di Iama quando s'arrabbia. Dominatore degli uccelli sii benigno a noi che chiediamo pietà concedi buona sorte e felicità!"

Garuda diminuì energia splendore e misura. Garuda teneva Aruna in groppa virò verso l'altra sponda dell'Oceano raggiunse la madre e dispose Aruna a oriente proprio quando Suria aveva deciso di incenerire il mondo. Perché quando Rau aveva tentato di bere l'Amrita Suria l'aveva sgamato e da quel giorno Rau cercava sempre di mangiarselo sicché Suria era infuriato: "Io ho aiutato i Deva facendomi nemico Rau e ora nessuno aiuta me: stanno sereni a guardarmi che vengo mangiato. Allora distruggerò i mondi." Era tramontato con questo pensiero e già cominciava a surriscaldare. I Risci corsero dai Deva: "È mezzanotte e un'afa torrida semina terrore." Insieme si rivolsero al supremo: "Che succede? Suria ancora non è sorto ma già si bolle. Che accadrà all'alba?" "È vero Suria si prepara ad incenerire il mondo appena sorgerà. Ma da tempo ho disposto il rimedio. Aruna gigantesco figlio di Casiapa si ergerà di fronte a Suria e guiderà il suo carro e dissiperà il suo tremendo calore garantendo il benessere dei mondi e di tutti." Così fu. Garuda rimase con la madre Vinata schiava sull'altra sponda dell'Oceano. Un giorno Cadru le ordinò: ''Gentile Vinata in mezzo all'Oceano c'è un'incantevole regione abitata dai Naga: portamici!" La madre dell'uccello si caricò sulla schiena la madre delle serpi e l'uccello prese le serpi e l'uccello volò alto vicino al sole finché le serpi si scottarono e svennero. Cadru pregò Indra: ''M'inchino supremo Deva m'inchino a te che uccidesti Vritra e Namuci tu che hai mille occhi e Saci come compagna fa' piovere e proteggi le serpi scottate dal Sole tu che sei il primo

fra i Deva sei il nostro massimo protettore Purandara tu puoi far diluviare tu sei l'aria le nuvole il fuoco il fulmine tu muovi le nuvole e sei il grande nembo che alla fine del tempo oscura l'universo tu sei il fulmine e il tuono sei il creatore dei mondi e il distruttore tu sei invitto sei la luce governi i Deva sei Visnù hai 1'000 occhi sei un Deva e sei la risorsa finale sei tutta l'Amrita e il Soma più adorato sei l'attimo il giorno lunare il minuto i 4 minuti i 15 giorni le 15 notti cala cashta e truti l'anno le stagioni i mesi le notti i giorni tu sei il mondo bellissimo con i monti e le selve e sei il cielo con il Sole e l'Oceano con le onde le balene i mangia-balena i Macara e gli altri pesci. Saggi e Risci ti adorano e ti contemplano rapiti. Durante i sacrifici bevi per il bene di tutti il Soma e il burro e i Bramana ti adorano per acquisire meriti." Indra coprì il cielo con masse di nuvole blu: "Piovete benedetta e vivifica pioggia!'' Le nuvole cozzarono lampeggiarono tuonarono e scrosciarono abbondantissima pioggia. Il cielo apparve come fosse finito il tempo in folle danza di vento fiumi e lampi. Scomparve il menomo raggio di sole o luna. I Naga furono deliziati per il diluvio. Il mondo affondò nell'acqua affogò tra i flutti. I Naga giunsero in salvo sull'isola Ramaniaca che era abitata dai Macara secondo disposizioni del creatore. Videro il terribile oceano salato. E videro una bellissima selva bagnata dal mare percorsa da cori alati con radure d'alberi carichi di fiori e frutti con ville incantevoli profluvio di loto molti laghi profumi di incenso alberi grattacielo della specie che cresce solo sulle colline di Malaia e molti altri alberi in un turbine di petali selva tres charmant amatissima dai Gandarva e dalle api matte per quel miele selva lussurriosa stregata selva santa. Le serpi ne presero subito diletto e gridarono a Garuda: ''Portaci a visitare qualche altra isola meravigliosa: ne avrai viste molte volando." Garuda rifletté e si rivolse a Vinata:

"Madre perché devo obbedire a queste serpi?" Vinata diede spiegazione lui se ne dispiacque e tornò dalle serpi: "Ditemi cosa volete quale cosa o sapere o atto volete per liberarci da questa schiavitù." "Portaci l'Amrita." "Madre parto a caccia dell'Amrita. Ma lungo la strada desidero mangiare. Cosa mi consigli?" "Su un'isola in mezzo all'oceano abitano i Nisciada. Ce ne sono a migliaia e puoi mangiarteli. Ma fai attenzione ai Bramana assolutamente non ucciderli. Un Bramana arrabbiato è come un fuoco o un sole come un veleno o una lama. Si dice che i Bramana siano i padroni di tutte le creature dunque se sei virtuoso devi adorarli. Non devi ucciderli neppure per rabbia o in alcuna altra circostanza. Aghni o Suria non consumano tanta energia quanto un Bramana infuriato. Sapendo queste cose puoi riconoscere un vero Bramana fra tutti il primo-nato il più eminente fra le 4 caste padre padrone di tutti." "Che aspetto ha un Bramana come si comporta fa il valoroso? È incandescente o sembra un tipo tranquillo? Come faccio a riconoscerlo?'' "Perché quando l'avrai in bocca ti trafiggerà come un amo o scotterà come un carbone ardente e se finirà nel tuo stomaco non riuscirai a digerirlo: da questo riconoscerai un vero Bramana. Ti benedico figlio mio possano Marut proteggerti le ali Suria e Soma le vertebre Aghni la testa e Vasu il corpo intero e anch'io pregherò per il tuo bene seduta qui. Va' fa' ciò che devi e torna salvo." Garuda dispiegò le ali salì in cielo e in breve piombò sui Nisciada affamato come un altro Iama. Sollevò tanta polvere da oscurare il cielo e mentre beveva acqua da mezzo il mare scuoteva gli alberi sulle montagne intorno. Poi spalancò le fauci tanto quanto gli pareva sufficientemente per contenere tutte le vie di fuga dalla città dei Nisciada che presero a fuggire dritto

dentro la bocca del gigantesco pappa-serpi. Come gli uccelli spaventati dal vento che scuote gli alberi si levano a migliaia verso il cielo così quei Nisciada accecati dalla polvere si precipitarono a frotte dentro la bocca di Garuda. Che affamato la richiuse uccidendone un'enormità di quei pappa-pesci. Ma era finito nella sua bocca anche un Bramana con la moglie e il Bramana si mise a scottare come un tizzone e Garuda lo chiamò: "Ottimo Bramana io apro la bocca e tu esci subito. Non devo uccidere Bramana neppure peccatori." "Permetti che questa donna dei Nisciada che ho sposato venga fuori con me." "Portala con te ma esci subito. Fa' presto visto che il bollore del mio stomaco non ti ha ancora digerito." Bramana e moglie vennero fuori. Garuda dispiegò le ali e salì in cielo leggero come un pensiero. In cielo trovò Casiapa il padre che scambiati i convenevoli gli chiese: "Come va figlio? Mangi a sufficienza? Trovi abbastanza cibo nel mondo degli uomini?" ''La mamma sta bene. E anche mio fratello e anch'io. Ma non trovo sempre di che mangiare a sazietà e quindi non sono tranquillo. Sono stato mandato dalle serpi a prendere l'Amrita cosa che farò oggi per liberare la mamma dalla schiavitù e la mamma mi aveva comandato di mangiarmi i Nisciada e io ne ho mangiati a migliaia ma ho ancora fame quindi dimmi cos'altro posso mangiare per avere le forze per conquistarmi l'Amrita." Casiapa disse: Questo lago che vedi è sacro. Se ne è parlato anche di sopra. Ci sta un elefante che tutto il tempo trascina una tartaruga che è il fratello maggiore. Ora ti racconto cosa hanno fatto la vita precedente e perché ora sono qui. Tanto tempo fa c'era un Risci di nome Vibavasu che era

tremendamente irascibile e aveva un fratello minore di nome Supritica che parlava sempre di spartirsi il patrimonio invece che tenerlo in comune e un giorno Vibavasu gli disse: "È sempre stupido quando 2 accecati dall'avidità decidono di spartirsi il patrimonio perché dopo restano delusi da quello che gli rimane e si fanno guerra e poi nemici che si fingono amici alimentano la discordia additando le colpe dell'altro finché la rovina più nera si abbatte su di loro e perciò i saggi sconsigliano sempre la spartizione dei patrimoni perché poi si finisce per ignorare i Sastra e vivere sempre con la paura dell'altro. Ma visto che è questo che vuoi ti trasformerai in un elefante." ''E tu in una tartaruga d'acqua." Così avvenne e stanno ancora qui ciascuno fiero della propria mole e forza sempre a bisticciarsi. Guarda proprio ora l'elefante si fa sotto e la tartaruga sommersa sente i barriti e viene fuori agitando tutto il lago e vedendola l'elefante si butta nell'acqua e scuote corpo zanne e zampe agitando ancora di più il lago e la tartaruga si butta sotto a testa alta cercando lo scontro e l'elefante è alto 6 iogiana e largo il doppio e la tartaruga è alta 3 iogiana e larga 10 ... mangiateli tutti e due! Loro stanno lì a fare i matti che vogliono scannarsi e tu te li pappi! E così avrai la forza di prenderti l'Amrita. Sia tu benedetto quando affronterai i Deva e fa che i Ric gli Iagiu i Sama il burro sacrificale e tutte le Upanisciad costituiscano la tua forza. Velocissimo Garuda afferrò elefante e tartaruga uno per artiglio e risalì nei cieli finché si trovò a sorvolare un luogo sacro chiamato Alamva rigoglioso di alberi scintillanti che scossi dal turbine delle sue ali presero a tremare per la paura che i rami d'oro schiantassero e pertanto virò verso altri alberi d'incomparabile sembiante giganteschi carichi di oro argento e perle bagnati dal mare e in mezzo c'era un banano colossale che disse: "Siediti qua su questo ramo da 100 iogiana e mangiati l'elefante

e la tartaruga!" Ma quando quella montagna volante si posò il ramo fremette e schiantò. Garuda meravigliato roteò gli occhi e vide che appesi al ramo a testa in giù c'erano molti Risci Valachilia che sarebbero morti così strinse forte gli artigli sulle due prede afferrò col becco il ramo e distese le ali. I Risci rimasero sbalorditi per quell'atto che neppure un Deva avrebbe potuto e vollero dare un nome a quell'uccello possente lo chiamarono Garuda cioè Colui-chetiene-su-cose-pesantissime. Ogni battito d'ali scuoteva le montagne mentre cercava un posto dove atterrare finché s'imbatté in Gandamadana montagna eccelsa dove vide il padre Casiapa impegnato in esercizi ascetici. ''Figlio non essere impulsivo o te ne pentirai: i Valachilia che si nutrono succhiando raggi di sole potrebbero disintegrarti se si arrabbiassero. Ascoltatemi voi asceti l'impresa che Garuda intraprende gioverà a tutti: accordategli il vostro permesso." Quelli abbandonarono il ramo e si recarono sull'Imavat a proseguire i loro ascetismi. Garuda parló con difficoltà per via del ramo nel becco: "Dove posso sputare questo ramo senza uccidere nessuno?" Casiapa gli indicò una montagna sempre coperta di neve inavvicinabile da chiunque neppure a pensarci. Garuda s'involò col suo carico (la circonferenza di quel ramo era maggiore di 100 cuoia di vacca incordate) e superò un migliaio di iogiana in meno di un attimo. Mollò il ramo. Venne il finimondo la montagna tremò investita dal turbine delle ali gli alberi piovvero fiori i picchi ingemmati e aurei crollarono gli alberi fioriti d'oro tra il fogliame scuro come nuvole lampeggianti furono travolti e abbattuti. Finalmente Garuda s'appollaiò sul cocuzzo della montagna e si pappò elefante e tartaruga. Poi volò via.

Subito accaddero presagi paurosi per i Deva. Il fulmine più caro a Indra esplose. Vennero giù meteore col sole in cielo. Le armi dei Vasu Rudra Aditia Saba Marut e altri presero a consumarsi l'une contro l'altre. Il ventò soffiò e intanto tuonava e le meteore cadevano a miriadi e in cielo non c'erano nuvole ma intanto tuonava tremendamente e persino il supremo dei Deva grondò sangue e le ghirlande di fiori al collo dei Deva smorirono e loro sentirono il coraggio venir meno e terribili masse di nuvole scrosciarono sangue e il vento sollevò polvere che offuscò lo splendore dei Deva. Indra con tutti gli altri si cacarono sotto. Parlarono con Viaspati: "Che succede? Non si vede alcun nemico..." "Il figlio di Casiapa e Vinata solca i cieli ha forza immane muta a volontà si avvicina per prendersi il succo: è colpa tua Indra e noncuranza e con l'assenso dei Valachilia. Per lui tutto è possibile anche l'impossibile." Indra si rivolse ai custodi dell'Amrita: "Un uccello portentoso viene risoluto a portarsi via l'Amrita. Vi avviso per tempo dovete fermarlo. Vriaspati mi ha detto che ha forza smisurata." I Deva sbalordirono e presero precauzioni. Serrarono i ranghi intorno all'Amrita e ci si mise anche Indra. Vestirono pettorali d'oro e corazze di cuoio spesso. Impugnarono armi affilate che fumavano e facevano scintille. E avevano dischi e mazze chiodate tridenti asce missili spade e altre mazze. Stettero così ad aspettare magnifici e senza paura. Risoluti a difendere l'Amrita. Capaci di radere al suolo le città degli Asura. Infiammati. Sberluccicanti. Fra centinaia di migliaia di mazze chiodate. Come in un campo assolato. La colpa di Indra veniva dal tempo in cui Casiapa signore della creazione aveva intrapreso un sacrificio per ottenere una discendenza. Indra con i Valachilia e tutti i Deva era stato incaricato da Casiapa di procurare il combustibile. Ne aveva

preso una quantità più pesante di una montagna e la trasportava senza fatica quando aveva raggiunto alcuni Risci alti un pollice che tutti insieme trasportavano una singola foglia di Palasa ed erano denutriti e deperiti e così affaticati che quando erano caduti dentro un'impronta di zoccolo di cavallo zuppa d'acqua s'erano disperati. Li aveva visti derisi offesi calpestati ed era passato oltre. Allora quelli si erano messi a preparare un grande sacrificio del che Indra aveva tremato. Avevano versato burro sul fuoco sacrificale gridando mantra: "Verrà un altro Indra che andrà dove vorrà sarà forte quanto gli parrà spaventerà Indra stesso. Il frutto dei nostri sforzi ascetici sarà uno come un pensiero feroce." Indra aveva cercato la protezione di Casiapa che si era recato dai Valachilia per appurrare se il sacrificio fosse andato a buon fine. "Avverrà ciò che tu disporrai." "Braman ha disposto che Indra domini il trimundio. Voi asceti state cercando di creare un secondo Indra. Ma non dovete inficiare le disposizioni di Braman. Né si può permettere che il vostro sforzo sia invano. Diciamo che salterà fuori un Indra degli uccelli forte oltremisura. Siate magnanimi con Indra che si prostra davanti a voi." "Pragiapati noi ci siamo impegnati per un Indra ma anche per farti avere un figlio. A questo punto occupati tu di tutto e fa' come ritieni opportuno." Intanto Vinata aveva desiderio di un figlio aveva compiuto un percorso ascetico aveva fatto un bagno era fertile aveva avvicinato Casiapa che le aveva detto: "Il sacrificio che ho intrapreso ha dato i suoi frutti. Ciò che desideri sta venendo. Porterai in grembo i 2 signori dei 3 mondi. Serba questi semi con molta cura. Saranno signori degli uccelli e del trimundio e potranno mutare di forma a volontà." Poi Pragiapati si era rivolto a Indra: "Avrai 2 fratelli portentosi che ti saranno sempre d'aiuto né ti offenderanno mai. Smetti di penare rimarrai a capo di tutto. Però

non offendere mai più chi prega Brama né chi è iracondo che le sue parole tuonano." Indra si era rinfrancato ed era salito in cielo. Vinata si era rallegrata e aveva partorito Aruna e Garuda. Aruna incompiuto era diventato carrettiere del Sole. Garuda dominatore degli uccelli. Garuda volò addosso i Deva. Vedendolo sopraggiungere tremarono e batterono le armi l'une contro l'altre. Fra di loro c'era Braman che dopo un istante terrifico in un turbine di artigli becco e ali giacque come morto. E venne buio perché le ali fecero un uragano di polvere. E i Deva sopraffatti svennero. E accecati dalla polvere non videro Garuda che li dilaniava con becco e ali. Allora comandarono a Vaiu dei venti di soffiare via la polvere e quando fu di nuovo limpido attaccarono Garuda che prese a gridare forte e spaventoso come il nembo di fine del tempo e li colpì per tutti i versi con pioggie di armi svariate e li combatté duramente senza mai vacillare con le ali e col petto e il sangue zampillava copioso dai corpi scintillanti martoriati dagli artigli e dal becco finché i Sadia e Gandarva fuggirono verso est i Vasu e Rudra verso sud gli Aditia verso ovest i gemelli Asuin verso nord ritirandosi lentamente senza mai voltare la schiena. Garuda avvicinò l'Amrita e vide che era avviluppata in una bolla di fuoco larga quanto il cielo e gonfia di tanto vento che lambiva il sole. Moltiplicò le proprie fauci per 90 e ancora 90 e prosciugò molti fiumi finché estinse l'incendio. Corpo d'oro fulgido raggio di sole irruppe nello spazio dell'Amrita come un torrente nell'oceano. Trovò una ruota volvente filo di rasoio che avrebbe tagliato a pezzi chiunque. Si fece minimo e volò fra un raggio e l'altro. Trovò 2 serpi sputa fuoco lingua saettante occhi avvelenati sempre affamate e assatanate occhi furiosi senza palpebre che all'istante inceneriscono. Le accecò di polvere e le fece a pezzi. Trovò l'Amrita aprì le ali disintegrò la ruota volò via splendido più che il sole senza fatica senza bere un goccio di Amrita.

Lungo il volo incontrò Visnù compiaciuto per quella rinuncia: "Desidero concederti un favore." "Ti sarò superiore. Sarò immortale e incorruttibile senza bisogno di bere l'Amrita." "Amen." "Anch'io desidero concederti un favore: chiedimi." "Sii il conducente del mio veicolo." E lo fece appollaiare in cima all'asta della bandiera: "Mi sarai superiore comunque." "Amen", rispose volando via più che il vento. Poco dopo Indra gli scagliò un fulmine. Rise e replicò dolcissimo: "Rispetto il Risci dalle cui ossa si è fatto il Vagira. Rispetto il Vagira ed il tuo migliaio di sacrifici. Lascio andare questa piuma di cui non arriverai mai alla punta. Non ho provato alcun dolore per il tuo colpo. " Lasciò andare la piuma del che tutti gioirono: "Chiamiamo questo uccello Suparna belle piume." Indra meravigliò: "Magnifico uccello desidero conoscere il limite della tua forza. E desidero la tua amicizia per sempre." "Purandara ti giuro l'amicizia che solleciti. Sappi che la mia forza è insostenibile. Il virtuoso non ritiene opportuno parlare della propria forza o dei meriti. Ma visto che siamo amici e me lo chiedi ti rispondo. Anche se lodarsi è sempre inopportuno. Dunque sappi che una singola piuma delle mie può sostenere il mondo intero con te sopra. Anzi sono in grado di sostenere senza fatica tutti i mondi impilati con tutte le cose e gli animali." "È così ti è possibile qualunque impresa. Accetta la mia amicizia franca e appassionata. Ma ora rendimi l'Amrita. La stai portando a chi ci combatterebbe per sempre." "C'è un motivo per cui ho rubato l'Amrita. Ma non la darò a nessuno da bere: appena l'avrò posata potrai riprenderla all'istante."

"Sono estremamente compiaciuto. Chiedimi qualunque favore." "Pur avendo potere su tutte le creature obbedisco ai tuoi precetti. Permetti che le serpi diventino il mio nutrimento." "Amen." Indra si recò da Ari supremo Deva che sancì quanto era stato detto con Garuda. Garuda volò dalle serpi: "Ecco l'Amrita. Fatemela posare su erba Cusa. Bevetela solo dopo le abluzioni e i riti sacri. Ma ora liberate mia madre come prometteste." "Amen", risposero avviandosi per le abluzioni. Intanto Indra prese l'Amrita e la riportò in cielo. Quando tornarono trovarono che era sparita. E presero a leccare l'erba dove era stata posata. Motivo per cui la loro lingua si tagliò in 2. E da allora l'erba Cusa è sacra per quelle gocce di Amrita. Garuda accompagnò allegramente la madre per quei boschi e la rese felice divorando molte serpi. Di serpi al mondo ce ne sono miliardi. Sescia fu il primo nato e subito dopo Vasuchi poi Airavata Tacsciaca Carcotaca Danangiaia eccetera eccetera. Sescia abbandonò la famiglia per dedicarsi alle pratiche ascetiche vivere d'aria e osservare voti durissimi. Si ritirò presso Gandamadana Vadri Gocarna le selve di Puscara le pendici di Imavat alcune sacre per il suolo altre per l'acqua rigidamente devoto un solo obiettivo castissimo. Finché Brama notò quell'asceta capelli luridi straccione rinsecchito straordinariamente duro: "Che stai facendo Sescia? Occupati anche del bene del mondo. Stai dando noia a tutti con queste pratiche. Sescia dimmi ciò che vuoi." "I miei fratelli sono tutti malvagi. Non voglio più stare con loro. Ti prego sanciscilo. Sono sempre gelosi l'uno dell'altro come

fossero nemici. Perciò ho intrapreso queste pratiche ascetiche. Non voglio neppure vederli. Non sono mai gentili con Vinata e suo figlio. Anche se in realtá è nostro fratellastro. Stanno sempre a invidiarlo. E d'altronde lui è superiore. Per questo faccio l'asceta per liberarmi di questo mio corpo e non dover avere più nulla a che fare coi miei fratelli in un altro stato di vita." "Conosco il comportamento dei tuoi fratelli e ciò che rischiano per avere offeso vostra madre. Ma fin dall'inizio avevo disposto un rimedio. Non dispiacerti per i tuoi fratelli e domandami ciò che desideri. Sono molto compiaciuto di te e voglio concederti un favore. È un bene che il tuo cuore sia rivolto alla virtù: deve rafforzarsi vieppiù in questa strada." "Desidero che il mio cuore si delizi della virtù e delle pratiche ascetiche." "Sescia mi mandi in sollucchero con tutta questa abnegazione e amore per la pace. Ma perché non volgi le tue energie al bene delle mie creature? Questo mondo è così instabile con le montagne le foreste i mari le cittá potresti sorregerlo tu e garantire il giusto equilibrio." "Farò come dici. Posa il mondo sulla mia testa." "Penetra il mondo. Ti schiuderá una vagina e lo passerai da parte a parte. Mi renderai un servigio inestimabile. Prenderai il mondo." Trapassò il Mondo e lo prese sulla testa lo sorresse prese su di sé quella magnifica femmina scintillante cinta di mari. "Sescia ottima serpe tu sei Darma visto che da solo reggi il mondo come potremmo fare io o Indra." Dunque Sescia vive sotto al mondo e lo regge e Braman gli ha mandato Garuda in aiuto. Vasuchi II nato dopo Sescia dopo la maledizione della madre aveva chiamato a consulta tutti i fratelli Airavata e tutti gli altri per tentare di capire come annullare la maledizione: "Conoscete la maledizione che pende su di noi. Dobbiamo

tentare di neutralizzarla. Certo che esistono rimedi per tutte le maledizioni ma nessuno per quelle ricevute dalla madre. Quando ho saputo che nostra madre l'ha pronunciata al cospetto dell'immutabile infinito vero mi sono tremati i polsi. Di sicuro stiamo per essere spazzati via. Altrimenti perché l'immutabile non ha fermato nostra madre? Dunque oggi vediamo di discutere come garantirci salvezza. Non c'è tempo da perdere. Siete tutti saggi e furbi. Come un tempo i Deva trovarono il modo per riprendersi Aghni che si era nascosto in fondo a una grotta così noi scoveremo le condizioni per evitare che il sacrificio di Gianamegiaia abbia luogo e che noi si venga distrutti." Alcuni proposero: "Dovremmo tramutarci in Bramana e pregare Gianamegiaia di non intraprendere il sacrificio." Altri invece proposero: "Dovremmo diventare i suoi consiglieri più fidati. Si rivolgerà a noi per tutte le faccende più importanti e noi lo consiglieremo di modo da sabotare il sacrificio. Sicuramente ci domanderà consiglio circa il sacrificio e noi replicheremo che non s'ha da fare che esistono seri rischi per questo e gli altri mondi. Oppure uno di noi morderà a morte l'intendente del re incaricato di condurre il sacrificio e anche tutti quelli che potrebbero essere nominati Rituic così il sacrificio non potrà tenersi." Altri più virtuosi e gentili replicarono: "Questa proposta è davvero malvagia. Non sta bene uccidere Bramana. Anche in caso di pericolo bisogna comportarsi bene. Altrimenti si finirà per distruggere il mondo." Altri ancora proposero: "Potremmo spegnere il fuoco sacrificale diventando nubi e buttando giù acqua a scroscio." "Di notte potremmo rubare il vaso del Soma o durante il sacrificio buttarci a migliaia a mordere la gente e spargere terrore o potremmo lordare il cibo puro pisciandoci e cagandoci sopra."

"Perché non diventiamo Rituic del re e blocchiamo il sacrificio chiedendo subito all'inizio di essere ricompensati: essendo nelle nostre mani sarà obbligato a farlo e non potrà ucciderci." "Potremmo rapirlo mentre fa un bagno nel fiume: lo portiamo a casa nostra e lo leghiamo così non potrà fare alcun sacrificio." "No. C'è un modo per sradicare il male alla radice: mozzichiamo a morte il re. Ecco questa è la nostra delibera Vasuchi: fa' subito ciò che ritieni opportuno." "Non mi pare una buona soluzione. Non mi piace affatto. Cosa devo fare per il vostro bene? Forse solo la grazia di nostro padre Casiapa potrebbe essere bene come nessun'altra delle vostre proposte. Devo agire per salvarvi. E quanto mi mette più ansia è che la responsabilità della decisione sarà solo mia." Parlò Elapatra: Non è possibile inficiare il sacrificio. Né impedire che Gianamegia lo intraprenda. Chi è perseguitato da quanto predisposto solo in quanto predisposto può trovare salvezza. Quando nostra madre proferì la maledizione io le stavo ranicchiato in grembo e udii le parole dispiaciute che i Deva rivolsero al supremo: "Chi se non la crudelissima Cadru potrebbe maledire i propri figli e farlo davanti a te? E tu hai approvato! Perché non l'hai fermata?" E Braman replicò: "Ce ne sono troppe di serpi. Sono crudeli orribili e velenosissime. È per il bene delle mie creature che non ho fermato Cadru. Verranno distrutte tutte le serpi velenose e quelle che peccano mordendo chi non ha colpa ma non le serpi che sono inoffensive e virtuose. Sappiate poi che quando il sacrificio inizierà ci sarà una via di salvezza per le serpi. Dalla schiatta dei Iaiavara verrà un grande Risci di nome Giaratcaru intelligente e casto. Da lui verrà un figlio di nome Astica. Che fermerà il sacrificio. E tutte le serpi virtuose potranno scappare."

"Chi sarà la madre di Astica?" "Una donna che avrà lo stesso nome di Giaratcaru. La sorella di Vasuchi re delle serpi si chiama Giaratcaru: sarà lei la madre di Astica che salverà le serpi." "Amen." Questo disse Braman e poi tornò in cielo. Vasuchi: tua sorella Giaratcaru è qui. Per il nostro bene concedila in sposa a Giaratcaru quando vagherà in cerca di moglie. È così che potremo salvarci. Tutte le serpi gioirono: "Ben detto!" E da quel giorno Vasuchi si prese più cura della sorella e fu felice di allevarla. Non molto tempo dopo Deva e Asura si ritrovarono a mescolare l'oceano usando Vasuchi come corda. Ne approfittò terminato il lavoro per presentarsi al supremo spalleggiato dai Deva che dissero: "Vasuchi è terrorizzato. Dovresti fugargli ogni timore per la salvezza della sua schiatta vista la maledizione della madre. Vasuchi ci è sempre amico e benefattore. Sii ben disposto verso di lui e alleviagli la pena!" "Ci ho pensato. Faccia quello che gli è stato detto da Elaptra. E' tempo ormai. Saranno distrutti solo i viziosi: i virtuosi no. Giaratcaru è nato ed è impegnato in ardue pratiche ascetiche. Al momento giusto Vasuchi gli dia sua sorella. Sappiate che ciò che Elaptra ha consigliato per la salvezza della vostra razza è vero." Vasuchi ordinò a tutte le serpi di tenere d'occhio Giaratcaru: "Avvisatemi appena parte alla ricerca di una moglie. La nostra salvezza dipende da questo." Giara significa consumare e Caru ha a che fare con enorme: Giaratcaru si chiamava così perché da enorme che era all'inizio gradualmente rinsecchì per via delle pratiche ascetiche. Per lo stesso motivo la sorella di Vasuchi si chiamava allo stesso

modo. Dunque Vasuchi desideroso di sposare la sorella col Risci diede tutte le disposizioni del caso alle serpi. Ma Giaratcaru fervidamente ascetico castissimo andava in giro per il mondo spensierato e senza mogli in testa. C'era un re di nome Paricscit della schiatta dei Caurava che come il bisnonno Pandu era forte con le armi primeggiava con l'arco in guerra ed amava cacciare. Cacciava cervi cinghiali lupi bufali e ogni altro genere di selvaggina. Un giorno si addentrò nella foresta per inseguire un cervo che aveva trafitto con una freccia e colpito con l'arco sulla groppa come in altri tempi aveva fatto Rudra per i cieli alle calcagna di Sacrificio nei panni di un cervo trafitto. Nessun cervo colpito da Paricscit era mai rimasto vivo per fuggire in una foresta. Ma questo benché ferito schizzò via e Paricscit lo perse di vista e finì per inseguirlo ben dentro la foresta. Affaticato assetato e affamato nel cuore della foresta incontrò un Muni seduto in mezzo a una mandria di vacche a leccare la schiuma sulle labbra dei vitelli che avevano succhiato il latte al seno delle madri. "Bramana sono re Paricscit figlio di Abimaniu. Sto inseguendo un cervo che ho ferito. L'hai visto passare?" Poiché osservava il voto del silenzio non rispose. Paricscit si arrabbiò prese con la punta dell'arco una serpe morta e gliela mise sulla spalla. Ma quel Muni sopportò la cosa senza protestare non disse a né ba. Vedendolo in quello stato Paricscit sbollì e si dispiacque. Tornò alla capitale che quel Muni stava ancora così. Quel Muni era facile al perdono e non lo maledisse sapendo che era un re ligio ai doveri del suo rango anche se l'aveva insultato. D'altronde quel re non sapeva che lui fosse un virtuosissimo Risci altrimenti non l'avrebbe insultato. Ma quel Risci aveva un figlio di nome Sringin giovane energico profondamente ascetico regolatissimo ma molto irascibile e difficile a calmarsi. Ogni tanto venerava rispettosamente il suo precettore seduto a impegnarsi per il bene delle creature.

Congedato dal precettore stava tornando a casa quando un suo compagno figlio di Risci e di nome Crisa lo sbeffeggiò e lui così iroso e velenoso quando udì queste parole avvampò tutto: "Non andare tanto orgoglioso Sringin per essere così asceta e vigoroso visto che tuo padre tiene una serpe morta sulla spalla. Da oggi evita di rivolgere la parola a noi figli di Risci sapienti molto asceti e di successo. Dove sono andati la tua virilità e il tuo orgoglio se devi tollerare che tuo padre regga una serpe morta? D'altronde tuo padre non ha fatto nulla per meritarsi questo e perciò me ne dispiaccio particolarmente come se fossi io a soffrire la punizione." Con un filo di voce chiese: "Scusa perché oggi mio padre ha una serpe morta sulla spalla?" "Re Paricscit figlio di Abimaniu ce l'ha messa mentre era in giro a caccia carissimo." "E che torto avrebbe fatto mio padre a quel cornuto d'un re? Dimmi questo Crisa e sarai testimone della potenza del mio ascetismo." Crisa gli raccontò com'era andata per filo e per segno. Quando ebbe udito la cosa gli montò una rabbia terribile da fargli venire gli occhi rossi e travolgerlo al punto che toccando l'acqua maledisse il re così: "Quel peccatore corrotto d'un re che ha messo una serpe morta sulla spalla del mio povero vecchio padre quello spregiatore di Bramana e infangatore dei Curu la VII notte da oggi sarà gettato nelle regioni di Iama dal re delle serpi Tacsciaca mosso dalla forza di queste parole." Dopo di che corse dal padre e lo trovò ancora lì seduto in mezzo alle vacche con la serpe morta e di nuovo provò rabbia e pianse e gli disse: "Padre avendo saputo cosa ti è capitato ho perso le staffe e maledetto re Paricscit. Quel pessimo Curu l'ha ben meritata la mia maledizione: entro 7 giorni Tacsciaca lo ucciderà." "Non sono contento di ciò che hai fatto. Un asceta non si comporta così. Noi viviamo nel suo regno. Lui ci protegge.

Qualunque cosa faccia quelli come noi devono perdonarlo. Se tu distruggi il Darma certamente il Darma distruggerà te. Se il re non ci protegge a dovere ce la passiamo male e non riusciamo a compiere i riti religiosi come desideriamo. Ma protetti da regnanti giusti attingiamo meriti immensi e loro ne partecipano. Perciò bisogna perdonare loro tutto. E Paricscit come il suo bisnonno ci protegge debitamente. E quando arrivò qui era stanco e aveva fame e non sapeva del mio voto del silenzio e fece quello che fece. Un paese senza re finisce male. Il re punisce chi offende e il timore della punizione mantiene la pace e la gente fa ciò che deve e compie i riti indisturbata. Il re consolida il Darma e con ciò il regno di sopra protegge i sacrifici e sacrifica per compiacere quelli di sopra che fanno piovere e la pioggia alimenta graminacee ed erbe indispensabili agli uomini e Manu dice che un reggente di destini d'uomini gode della dignità di 10 religiosi studiosi di Veda. Quel re dedito alle penitenze ha fatto quello che ha fatto per ignoranza fame e fatica. E tu perché sei stato così avventato e infantile da maledirlo ingiustamente? Non lo meritava affatto!" "Che io sia stato avventato o ingiusto che ti piaccia o no quello che ho detto non potrà essere invano. Una maledizione non può mai andare altrimenti. Non ho mai detto menzogne neppure per scherzo." "Bimbo mio so che sei valente e veritiero che non hai mai detto falsità e che dunque le tue maledizioni non devono provarsi false. Ma un padre deve sempre dare consigli al figlio qualunque età abbia di modo che sviluppi ottime qualità e raggiunga il successo. E tu che sei ancora un bimbo quanto più hai bisogno di buoni consigli? Stai sempre lì intento a qualche esercizio ascetico che persino i più illustri quelli che hanno ottenuto i 6 attributi diventano estremamente irritabili. Sei mio figlio sei piccolo sei impulsivo: devo assolutamente darti consiglio. Sii pacifico mangia frutti e radici del bosco uccidi questa tua iracondia ed evita di sprecare così i frutti dei tuoi sforzi ascetici perché di sicuro la rabbia diminuisce le virtù che

hai acquisito con tanta pena e se perdi ogni virtù non accedi più al sublime. L'asceta pacifico che perdona avrà successo. Impara a controllare le passioni e a perdonare sempre. Il perdono ti guadagnerà mondi inattingibili allo stesso Braman. Per altro io sono assolutamente pacifico e desideroso di fare il bene quanto mi è possibile dunque devo fare qualcosa devo mandare ad avvisare il re che mio figlio piccolo e ancora immaturo si è arrabbiato e l'ha maledetto per l'affronto che mi ha fatto." Inviò a re Paricscit il suo discepolo Gaurmuca di buone maniere asceta anche lui e nato già 2 volte con la raccomandazione di informarsi anzitutto circa la salute del re e poi di trasmettere il messaggio. Gaurmuca raggiunse subito il palazzo del re si fece annunciare fu debitamente onorato e dopo essersi riposato il giusto fece un resoconto dettagliato al re e ai suoi ministri delle parole di Samica: "Nei vostri domini o re vive un Risci di nome Samica virtuoso casto pacifico molto asceta. Voi gli avete posato sulla spalla una serpe morta mentre osservava il voto del silenzio. Lui vi ha perdonato. Ma il figlio non ha potuto non è sapiente come il padre e oggi vi ha maledetto con l'effetto che fra 7 giorni Tacsciaca vi ucciderà. Samica ha chiesto ripetutamente al figlio di salvarvi ma non c'è modo di invalidare la maledizione. E siccome non è stato capace di pacificare il figlio infuriato mi ha mandato da voi per il vostro bene!" Il re fu enormemente dispiaciuto non tanto per la notizia della propria morte quanto della propria colpa avendo appreso che quello nel bosco era un Risci impegnato dal voto del silenzio e che dunque il suo atto era stato estremamente peccaminoso del che molto si pentì. Congedò Gaurmuca esclamando: "Che il venerabile Samica mi sia benigno!" Appena se ne fu andato il re chiamò a consiglio i ministri assieme a cui decretò l'immediata costruzione di una abitazione in cima ad una colonna isolata. Era piantonata giorno e notte da medici con le loro medicine e Bramana con i loro mantra e da lassù protetto a tutto tondo il re

sbrigava le faccende con l'aiuto dei ministri e nessuno poteva avvicinarsi neppure l'aria. Il VII giorno Casiapa partì per prestare soccorso al re avendo udito ogni cosa ed essendo desideroso di acquisire ricchezza e virtù: "Lo curerò dal veleno del morso." Ma fu intercettato da Tacsciaca che gli si presentò nei panni di un vecchio Bramana: "Dove vai così di fretta? Cosa devi fare?" "Oggi Tacsciaca brucerà col suo veleno re Paricscit o amabile sto correndo per curarlo: è di valore inestimabile ed è l'ultimo superstite dei Pandava." "Sono io Tacsciaca. Fermati pure non puoi curare nessuno morso da me." "Sono sicuro che ci riuscirò: ho il potere di imparare qualunque cosa." "Se davvero puoi curare chiunque io morda provati a resuscitare questo banano che adesso mordo e brucio davanti ai tuoi occhi: fa' del tuo meglio e dimostrami la tua abilità con i mantra." "Avanti." Tcsciaca morse il banano che bruciò tutto. "Tocca a te." Casiapa tirò su le ceneri del banano: "Guarda il mio potere. Lo faccio rivivere sotto i tuoi occhi." Dalle ceneri tirò fuori un germoglio aggiunse due foglioline creò il tronco aggiunse i rami e ricompose l'albero intero con foglie e tutto. "Non è affatto bello che tu possa distruggere così il mio veleno o quello di chiunque altro. Ma se il tuo bene è l'ascetismo quale vantaggio vai cercando là? Quello che speri di guadagnare dal re te lo posso dare anch'io per difficile che possa essere. Sei molto famoso e l'impresa di salvare quel re maledetto da un Bramana e con la vita accorciata non è delle più sicure: se dovessi fallire la tua fama dileguerebbe come un sole nell'eclissi." "Vado là per soldi: dammi il tuo oro e TOrno indietro."

"Te ne darò più di quanto potrebbe il re. Non andare." Casiapa sedette a meditare iogicamente sul re e avendo acccertato che il suo tempo era davvero terminato si fece dare da Tacsciaca tanto quanto desiderava e tornò indietro. La serpe arrivò in tutta fretta e giusto in tempo ad Astinapura. Lungo la strada udì che il re viveva in modo molto cauto circondato da mantra scaccia-veleno e medicine. "Devo ingannare il re col mio potere ma in che modo?" Mandò a trovare il re alcune serpi travestite da Bramana con frutta erba Cusa e acqua in dono: "Andate dal re col pretesto di questioni urgenti da sbrigare ma senza mostrare impazienza come se doveste solo fargli dono di queste cose." Così fecero. Il re accettò le offerte li congedò invitò ministri e amici a gustare con lui quei frutti saporitissimi portati da quegli asceti e sospinto da quanto predisposto dalla maledizione dal desiderio morse il frutto dentro cui s'era nascosto Tacsciaca che apparve come un insetto orribile informe ramato occhi neri e il re lo prese e rivolto ai ministri disse: "Il sole tramonta e oggi non ho più lacrime per il mio veleno. Dunque facciamo che questo insetto diventi Tacsciaca e mi uccida così espierò il peccato e farò vere le parole dell'asceta." I ministri approvarono all'unanimità come predisposto. Il re sorrise perse i sensi la sua ora scoccava d'impulso mise l'insetto sul collo Tacsciaca si arrotolò sul suo collo e soffiando tremendamente forte lo morse. I ministri videro il re stretto nelle spire di Tacsciaca e sbiancarono di paura e piansero a dirotto e non ressero l'urlo di Tacsciaca e fuggirono e fuggendo disperati videro Tacsciaca la magnifica serpe solcare il cielo blu come una vena colore del loto e come la linea vermiglia sulla forcina femminile che divide al centro due masse scure di capelli e l'abitazione del re s'incendiò per il veleno di Tacsciaca e tutti scapparono in tutte le direzioni e il re precipitò come colpito da un fulmine e i suoi

ministri assieme al Bramana di corte compirono i riti d'addio e il popolo riunito decretò suo figlio bambino nuovo re e lo chiamarono Gianamegiaia che benché ancora un bimbo era saggio e governò il regno come già aveva fatto il bisnonno Iudistira e i ministri rassicurati circa le sue capacità di tenere a bada i nemici chiesero la figlia Vapustama in sposa a Suvarnavarman re di Casi che accettò. Gianamegiaia fu felicissimo della sposa e non diede mai il cuore a nessun'altra donna e trascorse il tempo allegramente vagando in cerca di piaceri fra laghetti boschetti e campi fioriti come aveva fatto un tempo Pururava ricevendo in moglie la celestiale Urvasi. Vapustama la più bella fra le belle gli fu devota e lo gratificò con ardente passione nella ricerca del piacere. Intanto Giaratcaru vagava per il mondo buttandosi a dormire là dove notte lo coglieva e aveva grandi poteri d'asceta e vagava e praticava voti difficili per chi non fosse maturo si bagnava in acque sante si nutriva d'aria non aveva desiderio alcuno di piaceri terreni diventava sempre più emaciato e sottile e un giorno incontrò gli spiriti dei propri antenati appesi a testa in giù in un buco per una corda di radici Virana intrecciate tutte spezzate tranne una che un grosso ratto di casa in quel buco andava rosicchiando. I Pitri nel buco stavano a digiuno erano emaciati pietosi e desideravano solo di essere salvati. Giaratcaru domandò umilmente: "Chi siete voi che state così? L'ultima radice che resta a tenervi se la sta mangiando il topo che si è mangiato tutte le altre e presto la reciderà e voi cadrete giù: ho pietà di voi! Cosa posso fare per aiutarvi? Ditemi subito se posso salvarvi rinunciando a 1/4 o 1/3 o anche alla metà del mio ascetismo o persino a tutto il mio ascetismo: sono disposto a qualunque cosa: fate come vi pare!" "Venerabile tu desideri salvarci ma non puoi farlo con il tuo ascetismo. Sei un bimbo e parli così bene ma anche noi abbiamo i meriti del nostro ascetismo ma è per la mancanza di

discendenti che stiamo cadendo a testa in giù in questo empio inferno. Il supremo ha detto che avere un figlio è meritorio oltremisura. Sospesi qui su questo abisso abbiamo la mente confusa e dunque non ti riconosciamo anche se sei famoso venerabile e di buona sorte tu che per gentilezza d'animo soffri così per noi che siamo così degni di pietà e così afflitti. Ascolta noi siamo Risci Iaiavara di voti duri e siamo decaduti da uno spazio sacro per mancanza di discendenza. Non tutti i nostri meriti sono ancora andati distrutti: resta un filo. Ma è l'ultimo. E non ha molta importanza che ci sia o meno visto che si tratta di Giaratcaru uno sventurato che si è avventurato nei Veda e pratica l'ascetismo solitario che ha il completo controllo di sé desidera solo il sublime osserva i voti è profondamente compreso nelle penitenze ascetiche senza alcuna cupidigia dei meriti che ne vengono e ci ha ridotto in questo stato: non ha moglie non ha figli non ha parenti. Così noi ce ne stiamo appesi qui incoscienti come non avessimo nessuno a prendersi cura di noi. Se ti capita di incontrarlo per cortesia diglielo che i suoi Pitri stanno qui a testa in giù e che si cerchi una moglie e faccia un figlio perché è l'ultimo discendente nella linea dei suoi antenati! Questa corda che vedi fatta di radici di Virana intrecciate a cui stiamo appesi è la nostra intera schiatta. Queste radici spezzate siamo noi che siamo stati mangiati dal tempo. Quest'ultima radice mezza smangiucchiata che ci regge è l'asceta solitario. Il topo è il tempo che ha una forza infinita e che attimo per attimo sfianca quel poveraccio alle prese con le penitenze ascetiche allettato dai meriti derivanti ma imprudente e senza cuore: il suo ascetismo non serve a salvarci! Guarda: sradicati scaraventati quaggiù da spazi superiori instupiditi dal tempo sprofondiamo come miserabili peccatori. Ma con noi affonderà anche lui! Bimbo qualunque cosa qualunque ascetismo o sacrificio qualunque santissimo gesto è sempre da meno che avere un figlio. Parlaci a questo Giaratcaru che si bea del suo essere asceta: dovresti raccontargli per filo e per segno tutto questo a cui hai assistito e per favore dovresti convincerlo

in ogni modo a prendere moglie e figliare. Ma tu chi sei che soffri così per noi come fossi amico o parente? Vogliamo saperlo." Giaratcaru mentre ascoltava s'era affranto sempre più e quando rispose lo fece singhiozzando: "Voi siete proprio i miei padri e antenati perciò ditemi cosa devo fare per il vostro bene perché sono davvero quel vostro figlio peccatore Giaratcaru: punitemi per i miei peccati disgraziato che non sono altro!" "È una fortuna che tu sia arrivato qui nel corso delle tue peregrinazioni. Dunque perché non hai preso moglie?" "Io ho sempre desiderato portare questo mio corpo all'altro mondo senza spargere una goccia di seme. Sono stato tutto il tempo posseduto dall'idea che non avrei mai preso moglie. Ma vedendovi stare lì appesi come uccelli mi sono tolto dalla testa di proseguire con lo stile di vita Bramaciaria. Giuro che farò ciò che volete. Sicuro che mi sposerò purché incontri una fanciulla che si chiami come me mi si conceda spontaneamente sia come una beneficienza e non debba mantenerla. Mi sposo a queste condizioni altrimenti no. Questa è la verità cari antenati! E le creature che concepirò in lei saranno la vostra salvezza. E così miei Pitri potrete vivere eternamente beati benedetti e senza timore alcuno." Il Muni si rimise in cammino ma essendo vecchio non trovava moglie e se ne dispiaceva assai pur tuttavia non si arrendeva per rispetto degli antenati e quando entrò nella foresta pianse forte e sconfortato e camminando per la foresta ripeté 3 volte distintamente la frase: "Chiederò una moglie!" E soggiunse: "Chiunque ci sia cosa o animale o anche invisibile mi ascolti! I miei antenati mi hanno chiesto di lasciare le austerità per sposarmi e fare un figlio e adesso sto vagabondando povero e infelice per il largo mondo alla ricerca di una fanciulla da elemosinare in sposa. Allora se c'è qualcuno fra voi che ha una

figlia me la dia! Ma che abbia il mio stesso nome! E me la dia per carità! E che non debba mantenerla! Oh datemela!" Allore quelle serpi che gli erano state messe alle calcagna fatte certe delle intenzioni che aveva corsero ad avvisare Vasuchi che prese la sorella tutta agghindata e andò nella foresta dal Risci a fargliene elemosina. Ma quello non l'accettò subito perché pensava non si chiamasse come lui e d'altronde non era stata affrontata la questione del mantenimento e dunque ci rifletté un po' esitò poi chiese a Vasuchi il nome della fanciulla e aggiunse: "Io non la manterrò." "Ottimo Bramana questa fanciulla si chiama come te. È mia sorella ed ha acquisito meriti ascetici. La manterrò io come tua moglie: accettala. La proteggerò con tutto me stesso. L'ho allevata io apposta per te." "Dunque siamo d'accordo io non dovrò matenerla. E lei non dovrà fare nulla che mi dispiaccia altrimenti la lascerò!" Quando Vasuchi ebbe giurato che avrebbe mantenuto la sorella Giaratcaru lo seguì a palazzo dove si sposò secondo i riti Sastrici e si accasò nel delizioso appartamento allestito all'uopo corredato di un lussuosissimo letto. Con la moglie fece subito un accordo: "Non dovrai mai fare o dire alcuna cosa che mi dispiaccia. Se accadrà lascerò te e la tua casa. Tienilo a mente." "Amen", s'affrettò a replicare la sorella del re delle serpi fra panico e disperazione. Voleva salvare la sua schiatta quindi prese a servire il Bramana con la prontitudine di un cane timida come una cerbiatta acuta come un corvo nel riconoscere i segnali. Un giorno passato il mestruo purificatasi con un bagno avvicinò il suo signore e concepì. L'embrione pareva un fuoco per forza e splendore e crebbe come la luna nella quindicina crescente. Un giorno di lì a poco Giaratcaru si addormentò col capo in grembo alla moglie come fosse affaticato. Il sole tramontava e lei si preoccupò che lui potesse perdere virtù: "E adesso che fo? Lo sveglio o no? È sempre preciso e

puntiglioso con i suoi doveri religiosi. Che posso fare per non offenderlo? O lo faccio arrabbiare o permetto che perda virtù. Suppongo che il male peggiore sia la perdita di virtù. Ma se lo sveglio si arrabbia. Ma se il sole tramonta senza che abbia fatto le sue preghiere perderà virtù." Infine si decise e sussurrò: "O tu di ottima ventura sveglia il sole tramonta. O tu duro nei voti illustrissimo di' le tue preghiere della sera dopo esserti lavato ed aver pronunciato il nome di Visnù. È tempo ormai per il sacrificio serotino. Signore proprio adesso il crepuscolo copre l'occidente." Fremeva il labbro per la rabbia a Giaratcaru quando rispose queste parole: "Amabilissima della razza dei Naga tu mi insulti. Non abiterò più con te me ne torno di dove sono venuto. Belle cosce sono intimamente convinto che il sole non ha potere di tramontare alla solita ora se per caso io sto dormendo. Chiunque venga insultato non dovrebbe continuare a vivere dove è stato insultato figurati io che sono così virtuoso o un'altro come me." Lei prese a scuotersi dal terrore: "Bramana non ti ho svegliato per offenderti ma per evitare che la tua virtù diminuisse." "Ascolta bella non ho mai detto menzogne. Dunque ora devo andarmene. E d'altronde l'avevamo pattuito. Amabile ho passato del buon tempo con te. Bella appena parto di' a tuo fratello che ti ho lasciata. E non dispiacertene." Lei stava ansiosa e dispiaciuta. Mise insieme sufficiente coraggio e pazienza per vincere il tremito del cuore e replicare qualcosa sebbene singhiozzando bianca per la paura mani giunte pupille affogate nel pianto: "Non puoi lasciarmi senza che io abbia alcuna colpa. Cammini lungo il sentiero della virtù. Anch'io l'ho percorso tenendo il cuore fisso sul bene della mia famiglia. Ottimo Bramana il fine per cui mi ti hanno ceduta non si è ancora compiuto. Me sventurata cosa mi dirà Vasuchi? Eccellenza non è ancora

arrivato il nipote che i miei fratelli aspettano per scampare la maledizione della mamma! La nostra salvezza sta nel figlio che cerco da te. Ed è proprio per evitare che la nostra relazione rimanga sterile per il bene della mia schiatta che ti supplico illustrissimo! Tu che sei magnanimo perché dovresti lasciarmi visto che non ho colpa? Questo proprio non lo capisco." Lui rispose in modo appropriato e conveniente: "Sei fortunata la creatura che hai concepito è un Risci virtuoso come Aghni e un profondo conoscitore dei Veda." Così disse e partì determinato a praticare di nuovo le penitenze estreme. Giaratcaru corse dal fratello a raccontargli tutto e lui si sentì ancora più miserabile di lei: "Dolce sorella tu sai perché ti sei sposata. Se dalla vostra unione fosse nato un figlio ci avrebbe salvato dal sacrificio delle serpi. Lo disse il supremo davanti ai Deva. Ma tu hai concepito? Lo spero fortemente. È vero non dovrei chiedertelo non ne ho il diritto. Ma la gravità della situazione mi obbliga a farlo. Conosco l'ostinazione del tuo signore sempre intento a qualche severa penitenza quindi non gli correrò dietro: potrei buscarmi un'altra maledizione. Dimmi precisamente ciò che il tuo signore ha fatto e cavami via questa spina tremenda che da troppo tempo mi sta fitta nel cuore." "Quando gli ho domandato circa un figlio ha risposto C'è e se ne è andato. Non ricordo che abbia mai mentito neppure per scherzo. Perché avrebbe dovuto farlo in un'occasione grave? Ha detto che non devo preoccuparmi circa lo scopo inteso per il nostro connubio che avrò un figlio bello come il sole l'ha detto il mio marito asceta e se ne è andato. Quindi fratello mio scaccia via il dolore dal petto." "Amen!" La adorò e trattò con i migliori riguardi le fece regali e complimenti e l'embrione crebbe come la luna nella quindicina crescente. Quando nacque il bimbo scintillante spazzò via tutte le paure di

antenati e zii. Venne su nel palazzo del re delle serpi. Studiò i Veda con l'asceta Ciavana figlio di Brigu. Benché ancora ragazzo era rigoroso nei voti era di grande intelligenza molto virtuoso sapiente parco santo. E il mondo lo conosceva col nome di Astica Chiunque-sia perché il padre se n'era andato nei boschi dicendo C'è quando era ancora nel grembo materno. Fu allevato con la massima cura. Somigliava a Maadeva illustre signore degli dèi corpo d'oro tridente in mano. Crebbe giorno dopo giorno delizia di tutte le serpi. Un giorno Gianamegiaia domandò ai ministri: "Poi che sapete tutto quanto è capitato a mio padre raccontatemi come è morto. Voglio sapere tutto della sua vita per capire se devo ordinare qualcosa per il bene del mondo." "Tuo padre era virtuoso e magnanimo e protesse sempre la sua gente le quattro caste ognuna intenta ai propri doveri fu di incomparabile valore e benedetto dalla buona sorte e protesse la Terra scintillante non lo odiava nessuno né lui alcuno come Brama era equanime verso qualunqe creatura e casta manteneva vedove orfani storpi e poveri era bello ed era per tutti come un secondo Soma si prendeva cura di tutti i sudditi e li teneva felici diceva solo il vero aveva coraggio immenso era discepolo di Saradvat nella scienza delle armi era caro a Govinda aveva grande fama tutti lo amavano era nato da Uttara e Abimaniu quando la schiatta dei Curu era praticamente estinta perciò fu chiamato Paricscit Nato-da-un-ramo-cieco sapeva interpretare abilmente i trattati sui doveri dei re aveva ogni virtù aveva il completo controllo delle passioni aveva intelligenza memoria conosceva profondamente la scienza dell'etica e della politica aveva governato per 60 anni. E poi morì. Compianto da tutto il popolo. E tu ereditasti questo regno che fu dei Curu nell'ultimo migliaio d'anni. Fosti incoronato che eri ancora bambino e stai così proteggendo tutti quanti noi." "Nella nostra schiatta non c'è mai stato un re che non abbia fatto il bene dei propri sudditi e non ne sia stato amato. Pensate

soprattutto ai miei nonni sempre impegnati in grandi opere. Come morì mio padre? Raccontatemi esattamente come andarono le cose. Desidero saperlo." "Tuo padre venne dedito agli sport campestri come lo fu Pandu grande guerriero ottimo fra gli arcieri in battaglia. Demandò a noi ogni affare di stato dal più triviale al più importante. E un giorno si trovò nella foresta a trafiggere un cervo che fuggì e lui dietro ad inseguirlo nella fratta a piedi con spada e faretra senza riuscire a raggiungerlo a sessant'anni decrepito subito stanco e affamato finché s'imbatté in un Risci che osservava il voto del silenzio e lui gli chiese del cervo ma quello non rispose al che stremato per lo sforzo e la fame d'improvviso fu preso da rabbia per quel Risci seduto immobile come un pezzo di legno e muto né poteva sapere che fosse un Muni impegnato dal voto del silenzio e travolto dall'ira lo insultò tirò su una serpe morta con la punta dell'arco e gliela posò sulla spalla ma quello non disse a né ba né si arrabbiò permase immobile con la serpe sulla spalla. Tuo padre tornò alla capitale. Il Muni aveva un figlio di nome Sringin molto conosciuto di grande valore ed energia molto irascibile tutti i giorni a venerare il suo maestro che quel giorno gli aveva giusto comandato di tornare a casa quando incontrò un amico che gli raccontò di come era stato insultato suo padre che senza colpa alcuna stava immobile come una statua con una serpe morta sulla spalla. Quel Risci insultato così da tuo padre era un grande asceta il maggiore fra i Muni colui che teneva a freno le passioni puro sempre intento ad imprese meravigliose. La sua anima era incandescente per le penitenze i suoi organi funzionavano a comando. Era estremamente simpatico nel dire e nel fare. Felice e senza avarizia. Senza meschinerie o invidie. Era vecchio e spesso osservava il silenzio. Era di rifugio per chiunque avesse problemi. Era così il Risci che tuo padre insultò. Ma il figlio di quel Risci maledisse tuo padre. Benché giovane era potente e di uno splendore maturo come asceta. Rapido toccò l'acqua e bruciando di rabbia disse: "Osserva il potere del mio ascetismo! Trascorse 7 notti da oggi

Tacsciaca brucerà col suo veleno quello sciagurato che ha messo la serpe morta sulla spalla di mio padre." E poi corse dal padre e gli raccontò della maledizione ma lui mandò il discepolo Gaurmuca ad avvisare tuo padre dell'accaduto per cui tuo padre prese tutte le precauzioni del caso ed il VII giorno Casiapa Bramana Risci desiderò soccorrerlo ma Tacsciaca lo vide e senza metter tempo gli chiese dove andasse così di fretta e lui glielo disse e l'altro bruciò il banano e lui lo risuscitò e l'altro gli domandò quali fossero i suoi motivi e lui rispose che voleva ricchezza e l'altro gliene propose ancora di più se in cambio avesse abbandonata l'impresa e Casiapa accettò e tornò indietro e Tacsciaca con un sotterfugio avvicinò tuo padre asserragliato nella sua dimora con tutte le precauzioni e lo incenerì col suo veleno e allora tu fosti eletto re: così ti abbiamo raccontato tutto per quanto sia crudele e ora puoi decidere cosa deve fare seguito all'accaduto." "Quando avete saputo dell'incontro fra Tacsiaca che ha incenerito il banano e Casiapa che l'ha ricostituito? Mio padre non sarebbe morto perché Casiapa coi suoi mantra avrebbe neutralizzato il veleno. Ma quella serpe temeva che se Casiapa l'avesse resuscitato tutto il mondo avrebbe riso di lei e perciò lo accontentò. Ma io ho pensato come punirla. Ma prima voglio sapere come avete fatto a sapere dell'incontro fra i 2. Quando l'avrò saputo definirò il piano per sterminare la razza delle serpi." "Sappi dunque che un tale era salito sul banano per prendere alcuni rami secchi buoni da ardere. I 2 non si accorsero della sua presenza e lui fu prima ridotto in cenere e poi resuscitato assieme all'albero. Quando quel servo di Bramana arrivò da noi ci raccontò ogni cosa. Adesso sai tutto quello che abbiamo visto o sentito e puoi ordinare ciò che deve seguire." Gianamegia avendo ascoltato i ministri fu sopraffatto dal dolore e prese a piangere e a torcersi le mani e ad ansimare forte e caldo spargere lacrime strillare e tutto compreso dalla sofferenza e dal dolore e versando copiose lacrime e toccando l'acqua come

da protocollo dopo un momento di riflessione come per riordinare le idee si rivolse a tutti i ministri e arrabbiato disse queste parole: "Ho ascoltato il vostro racconto dell'ascesa di mio padre su ora voi ascoltate quel che ho deciso. Credo non ci sia tempo da perdere per vendicare la morte di mio padre su Tacsciaca visto che Sringin è stata soltanto una causa secondaria. Soltanto la malignità di Tacsciaca ha fatto sì che Casiapa tornasse indietro. Altrimenti mio padre sarebbe ancora vivo. E lui cosa avrebbe perso se mio padre fosse resuscitato per grazia di Casiapa e precauzione dei ministri? Non considerando che io mi sarei arrabbiato e avrei reagito ha creduto che la cosa migliore fosse evitare l'intervento di Casiapa comprandolo: una forma di aggressione gravissima da parte sua. Dunque adesso io devo vendicare mio padre per me stesso per Utanca Risci e per tutti voi." I ministri approvarono. Gianamegiaia espresse la determinazione ad intraprendere un sacrificio delle serpi. Convocò sacerdote e Rituic: "Devo vendicarmi di Tacsciaca che ha ucciso mio padre. Ditemi cosa devo fare per gettare nel fuoco lui e tutti i suoi parenti. Voglio bruciarlo come lui ha bruciato mio padre col suo veleno." "C'è un grandioso sacrificio predisposto per te dai Deva. È noto come il sacrificio delle serpi e se ne parla nei Purana. Solo tu puoi intraprenderlo nessun altro. Ce l'hanno assicurato specialisti dei Purana." Gianamegiaia pensò che era fatta: "Voglio subito incominciare i preparativi. Ditemi cosa serve." I Rituic tracciarono la piattaforma sacrificale e l'apparecchiarono con articoli lussuosi e Bramana e la stiparono di preziosi e ci si sedettero e vi installarono il re. Ma prima che il sacrificio avesse inizio occorse un grave incidente premonitore circa l'intoppo a venire: terminata la costruzione della piattaforma uno dei costruttori professionale intelligente

capace un Suta conoscitore dei Purana disse: "Dove e quando è stata tracciata la piattaforma dicono che il sacrificio non sarà portato a termine a causa di un Bramana." Pertanto il re prima di essere installato ordinò alle guardie di negare a chiunque l'ingresso salvo con il suo assenso. Il sacrificio ebbe inizio. Gli officianti vestiti di nero occhi rossi per il fumo versarono burro sul fuoco proferendo i mantra del caso e le serpi presero a tremare mentre quelli scolavano il burro in bocca ad Aghni pronunciando i loro nomi e allora le serpi presero a cadere dentro il fuoco paralizzate e chiamandosi pietosamente l'un l'altra gonfie ansimanti tenendosi strette l'un l'altra per la testa e la coda a iosa precipitavano nel fuoco le bianche le nere le blu le giovani le vecchie tutte quante cadevano nel fuoco strillando ognuna a modo suo chi lunga 1 crosa chi 1 iogiana e chi 1 gocarna continuavano a piombare nelle fiamme a centinaia e migliaia e decine di migliaia incapaci di fermarsi e morivano e ce n'erano alcune grandi come un cavallo altre come un elefante altre ancora enormi e possenti come un elefante impazzito di 1'000 colori e velenosissime e terribili e come mazze chiodate e straordinariamente forti pervicacemente pronte a mordere le serpi maledette dalla stessa madre caddero nel fuoco. Ciandabargava Bramana fu lo Otri di quel sacrificio ottima reputazione nato della schiatta dei Ciavana eccelente nei Veda, Cauza vecchio e saggio fu lo Udgatri cantò gli inni Vedici, Giaimini fu il Bramana, Sarngarva e Pingala gli Advariu, Viasa con figlio discepoli Uddalaca Suetachetu Pingala eccetera eccetera furono gli Sadasia. Quando i Rituic cominciarono a versare burro sul fuoco serpi terribili e spaventose presero a caderci dentro e il grasso e il midollo colarono a fiumi e l'aria fu ammorbata da un tanfo intollerabile e le urla delle serpi che bruciavano e di quelle che stavano per scivolare nel fuoco non finivano mai. Intanto Tacsciaca appena saputo che il sacrificio era cominciato

corse a palazzo da Indra per ottenerne la protezione: gli raccontò tutto e pazzo di terrore ammise la propria colpa sicché Indra compiaciuto rispose: "Principe delle serpi Tacsciaca qui non devi temere il sacrificio. Ho convinto il supremo a salvarti dunque non hai di che temere. Metti via la paura." Felice e contento Tacsciaca si accasò nella dimora di Indra. Vasuchi invece si disperava per tutte le serpi che continuavano a cadere nel fuoco decimando la sua famiglia gli si spaccava il cuore: "Sorella brucio tutto e non vedo più i punti celesti mi gira la testa mi si spacca il cuore sono paralizzato posso svenire e precipitare oggi stesso nel fuoco. Questo sacrificio del figlio di Paricscit sterminerà la nostra razza. È chiaro che finirò anch'io nel regno dei morti. È tempo che tu faccia ciò per cui ti ho sposato a Giaratcaru per la salvezza di noi tutti. Astica metterà fine a questo sacrificio. Me l'ha detto il supremo tanto tempo fa. Quindi bimba mia esorta tuo figlio a fare ciò che deve per la salvezza mia e di tutti quelli che dipendono da me." Giaratcaru chiamò il figlio: "Figlio è venuto il tempo che sia fatto ciò per cui sono stata data in moglie a tuo padre da mio fratello. Fa' ciò che devi." "Madre perché fosti data in moglie a mio padre da mio zio? Dimmelo che farò ciò che devo." "Si dice che la madre di tutte le serpi sia Cadru. Ascolta perché ha maledetto i figli per rabbia. Disse loro che siccome si erano rifiutati di falsificare Ucciaisravas per ridurre in schiavitù Vinata come da scommessa allora colui il cui carrettiere è Vaiu li avrebbe bruciati tutti durante il sacrificio di Gianamegiaia e crepando sarebbero finiti fra gli spiriti dannati. Il supremo approvò. Vasuchi che aveva udito cercò la protezione dei Deva in occasione del rimestamento dell'oceano che si era concluso con il ritrovamento dell'Amrita per cui tutti insieme si erano recati dal supremo per indurlo alla grazia e vanificare la maledizione al che Braman aveva replicato che Giaratcaru

avrebbe sposato una moglie di nome Giaratcaru da cui sarebbe nato un Bramana che avrebbe salvato le serpi. Vasuchi mi ha dato in sposa a tuo padre qualche tempo prima del sacrificio. Dal matrimonio sei nato tu. È tempo. Devi salvarci. Devi salvare me e mio fratello dalle fiamme. Così non mi sarò sposata invano. Cosa pensi?" "Va bene." Si rivolse a Vasuchi e soggiunse: "Vasuchi ottima serpe magnifica creatura ti solleverò dalla maledizione stai tranquillo non c'è più paura mi darò da fare fino in fondo per il nostro bene. Nessuno ha mai detto che le mie parole sono false neppure quando scherzo quindi ora che sono serio posso risparmiarmi di aggiungere altro. Oggi mi recherò da Gianamegiaia e gli parlerò e con frasi frammezze a benedizioni lo indurrò a fermare il sacrificio. Credimi. Nessun proposito mio fallisce mai." "Astica mi gira la testa mi si spacca il cuore non distinguo più i punti della terra sono schiacciato dalle maledizione della madre!" "Basta non soffrire più la scaccio via quesa tua paura del fuoco io lo estinguo questo fuoco che ti brucia come se fosse finito il tempo smetti di tremare!" Astica prese quella paura su di sé e corse dal santissimo Gianamegiaia. Ma i guardiani gli rifiutarono l'ingresso alla piattaforma sacrificale. Ma lui li gratificò talché lo fecero entrare. Astica parlò così: "Nei tempi antichi Soma Varuna e Pragiapati usavano intrapendere sacrifici in Praiaga. Ma il tuo sacrificio non è da meno eminente rampollo dei Barata figlio di Paricscit e Satiavati. Siano benedetti tutti i nostri cari! Sacra intraprese un centinaio di sacrifici. Ma questo tuo equivale a 10.000 dei suoi. Questo tuo sacrificio è come quello di Maia o di Sasavindu re o di Vaisravana re o come quello di Nriga o di Agiamida o del

figlio di Dasarata oppure eccetera eccetera! Questi tuoi Rituic e Sadasia sono splendidi come il sole. Non hanno più nulla da imparare e i meriti di chi dona loro alcunché saranno inesauribili. Sono sicuro che al mondo non esistano Rituic eguali al tuo: i suoi discepoli diventano a loro volta Rituic di fama mondiale. Colui che porta le libagioni Aghni cioè Vibavasu cioè Citrabau il cui seme è l'oro e la cui via è marcata dal nero del fumo le cui fiamme tendono a destra porta queste tue libagioni di burro ai Deva. In questo mondo degli uomini non c'è altro re che sappia proteggere i sudditi come te. Sono sempre compiaciuto per la tua astinenza. In realtà tu devi essere o Varuna oppure Iama della Giustizia. Come Sacra col fulmine in mano tu proteggi tutte le creature di questo mondo e al mondo non c'è nessun uomo che possa competere con te né re che ti eguagli nei sacrifici. Tu sei proprio come Catuanga Nabaga e Dilipa. Hai il coraggio di Iaiati e Mandatri. Sei splendido come il sole e i tuoi voti sono degni di Bisma! Come Valmichi contieni la tua energia. Come Vasista contieni la tua rabbia. Comandi come Indra. Sei splendido come Naraiana. Amministri la giustizia come Iama. Come Crisna possiedi ogni virtù. Sei la casa della buona sorte che appartiene ai Vasu. E sei il rifugio dei sacrifici. Hai la forza di Damvodbava. Come Rama padroneggi sia le scritture che le armi. Hai la stessa energia di Aurva e Trita. Assomigli a Bagirata per il terrore che inspiri." Astica venerò e gratificò così tutti quanti loro il re i Sadasia i Rituic e il fuoco sacrificale. E Gianamegiaia cogliendo i segni e le indicazioni tutt'intorno disse: "Sarà pure un ragazzo ma parla come un vecchio saggio. Non è un ragazzo: è un vecchio saggio. Credo di volergli concedere un favore. Bramana datemi il permesso necessario." I Sadasia risposero: "Un Bramana ragazzo si merita il rispetto di un re. I saggi anche di più. Questo ragazzo merita che ogni suo desiderio venga esaudito ma non prima che arrivi Tacsciaca."

Ma il re era stato inclinato: "Chiedimi un favore." Ma lo Otri fu molto contrariato: "Tacsciaca non è ancora scivolato nel sacrificio!" "Fa' del tuo meglio perché il sacrificio giunga a compimento e che anche Tacsciaca arrivi qua presto: è mio nemico." I Rituic replicarono: "Le scritture rivelano e il fuoco conferma che in questo momento Tacsciaca è terrorizzato e risiede presso Indra." Anche Loitacscia illustre Suta bene addentro i Purana l'aveva già detto e sollecitato dal re di nuovo lo disse: "È come dicono i Bramana: posso confermare per la conoscenza che ho dei Purana che Indra gli ha concesso rifugio e scampo dal fuoco fino a tanto che resterà nascosto lì." Il re era sconvolto incitò lo Otri che prese a rovesciare burro sul fuoco proferendo mantra ma apparve Indra sulla sua macchina circondato da tutti i Deva corteggiato da masse di nuvole cantori danzatrici e Tacsciaca che per l'ansia si nascose in seno a Indra sotto le vesti. Gianamegiaia s'infuriò si rivolse ai suoi Bramana: "Se la serpe Tacsciaca si nasconde su Indra buttate nel fuoco anche lui!" Lo Otri versò libagioni proferendo il nome della serpe che subito divenne visibile in mezzo al cielo ansiosa e afflitta e allora Indra allarmato la scacciò da sé e tornò alla propria dimora e Tacsciaca instupidito dalla paura fu trascinato dai mantra vicino alle fiamme e i Rituic dissero: "Re dei re il tuo sacrificio procede come deve. Adesso devi concedere un dono a questo Bramana." Al che Gianamegiaia disse: "Tu che sei così smisuratamente bello e bimbo desidero farti un dono. Chiedimi ciò che vuoi. Giuro che te lo accorderò fosse pure inaccordabile." I Rituic dissero: "Guarda re fra un attimo Tacsciaca sarà nelle tue mani! Si sente

che grida e strepita. Di sicuro è stato abbandonato dal Deva che fulmina. E siccome il suo corpo è paralizzato dai tuoi mantra sta per cadere dal cielo. Proprio ora rotola giù svenuto e ansimante." In quell'istante Astica parlò: "Gianamegiaia se vuoi concedermi un favore concludi ora questo sacrificio e impedisci che altre serpi cadano nel fuoco." Gianamegiaia disperò: "Oro argento bestie qualunque cosa chiedimi e te la darò ma non chiedermi di interrompere il sacrificio." "Non ti chiedo oro argento o bestie ti chiedo di fermare questo sacrificio per validare gli impegni di mia madre. " "Chiedi qualunque altra cosa benedetto tu sia!" Insistette a lungo ma quello non voleva nient'altro e alla fine tutti i Sadasia si unirono in coro: "Il Bramana abbia ciò che chiede!" Durante il sacrificio erano cadute nel fuoco migliaia decine di migliaia bilioni di serpi un numero incalcolabile di serpi blu rosse bianche deformi gigantesche velenosissime impotenti miserabili e afflitte per la maledizione della madre erano colate nel fuoco come libagioni di burro: Cotisa Manasa Purna Cala Pala Almaca eccetera eccetera alcune a 3 teste alcune a 7 o a 20. Nel momento in cui Gianamegiaia stava per concedere il favore ad Astica Indra aveva gettato lontano da sé Tacsciaca che era rimasto sospeso nell'aria senza cadere cosa che aveva stupito Gianamegiaia poiché Tacsciaca terrorizzato non era precipitato subito nel fuoco anche se nel fuoco venivano colate le libagioni adatte mentre si proferiva il suo nome ma Astica gli aveva gridato 3 volte Fermati! e quello svenuto era riuscito a rimanere sospeso in cielo come fra il crepuscolo e la terra fino a che Gianamegiaia esortato dai Sadasia disse: "Sia come Astica chiede: si concluda il sacrificio siano salve le serpi sia gratificato Astica e sia fatta vera la predizione di Suta." Si levarono applausi gioiosi. Il sacrificio terminò. Gianamegia fu felice distribuì generosamente denaro ai Rituic ai Sadasia a

tutti coloro che erano intervenuti e particolarmente a Suta Loitacscia che aveva predetto l'interruzione e a cui donò anche varie cose fu straordinariamente gentile gli diede anche cibi e vesti come desiderava e molto rispettosamente e lietamente congedò Astica che aveva ottenuto ciò che desiderava: "Devi assolutamente tornare a trovarmi quando farò il sacrificio dei cavalli: sarà grandioso e voglio che tu sia uno dei Sadasia." "Va bene", rispose Astica e se ne tornò a casa felice e contento a toccare i piedi dello zio e della madre a raccontare le cose per filo e per segno e tutte le serpi che s'erano appressate per ascoltarlo restarono deliziate e rinfrancate e compiaciute di Astica che esortarono a chiedere una ricompensa: "Cosa possiamo fare per te? Ti siamo debitori d'averci salvati dunque dicci che possiamo fare per te bimbo!" "Bramana e uomini che mattina o sera lieti e attenti leggeranno il racconto sacro di questa mia impresa non dovranno temere nulla da alcuno di voi!" "Amen. Saremo felici di fare come dici. E pure quelli che penseranno a te Artiman e Sunita di giorno o di notte non dovranno avere paura delle serpi e nemmeno chi dirà: Io evoco alla mente Astica figlio di Giaratcaru quell'Astica che salvò le serpi dal sacrificio quindi o serpi non dovete mordermi andatevene benedette serpi o andate via voi che siete velenose e ricordatevi sempre cosa ha detto Astica dopo il sacrificio di Gianamegiaia: quella serpe che non smetterà di mordere neppure dopo aver ascoltato questo discorso avrà il cappuccio diviso un centinaio di volte come il frutto dell'albero Sinsa." Astica rimase molto compiaciuto. E decise di andarsene. E così dopo aver salvato le serpi dal sacrificio salì di sopra quando arrivò il tempo lasciandosi sotto figli e nipoti. Raccontare ed ascoltare questa storia scaccia via qualunque timore per le serpi. Durante tutto il sacrificio negli intervalli fra un officio e l'altro i Bramana discorrevano di varie cose intorno ai Veda. Ma Viasa

raccontava la grande storia dei Barata. E ora io la racconterò a voi dall'inizio così come Viasa l'ha composta. Sarà per me un immenso piacere. Viasa Crisna Duaipaiana aveva saputo del sacrificio delle serpi di Gianamegiaia e s'era recato sul posto. Era nonno dei Pandava era nato sull'isola di Iamuna della vergine Cali da Parasara figlio di Sacti appena nato aveva sviluppato il proprio corpo a volontà e s'era impadronito dei Veda con tutte le branche e storie e aveva prontamente ottenuto ciò che nessun altro saprebbe ottenere grazie all'ascetismo allo studio dei Veda ai voti ai digiuni alla progenie e ai sacrifici. Divise i Veda in 4 parti. Conosceva il supremo Brama intuiva il passato era santo e aveva cara la verità. Fece molte cose sacre fu famosissimo figliò Pandru Dritarastra e Vidura per assicurare continuità alla linea di Santanu. Arrivò e si recò con i suoi discepoli nel padiglione sacrificale di re Gianamegiaia. Lo vide seduto nello spazio sacrificale come Indra circondato da numerosi Sadasia da re di vari paesi e da Rituic pari a Braman. Gianamegiaia subito gli andò incontro felice seguito da tutti e con l'approvazione dei Sadasia gli offrì un seggio d'oro come Indra a Vriaspati appena si accomodò lo venerò secondo prescrizione gli offrì acqua per lavare piedi e bocca gli offrì Arghia e manzo onde Viasa fu molto compiaciuto e ordinò che il manzo non fosse ucciso Gianamegiaia si prostrò ai piedi dell'antenato poi sedette contento domandò come andavano le cose cui Viasa rispose con un'occhiata e replicò con la stessa domanda e venerò i Sadasia così come quelli lo avevano venerato prima e finiti i convenevoli Gianamegiaia in coro con i Sadasia a palmi giunti lo interrogò così: "Sei stato testimone delle vicende fra i Curu e i Pandava. Desidero che mi racconti la storia. Quale fu la causa del disaccordo da cui vennero vicende così straordinarie? Perché ci fu la guerra che fece strage di un numero sterminato di creature fra i miei antenati che precipitarono offuscati e sospinti da

quanto disposto? Raccontami nei dettagli tutto quanto accadde." Viasa diede istruzioni al discepolo Vaisampaiana che gli sedeva accanto: "Racconta al re tutto ciò che hai udito da me a proposito della discordia fra Curu e Pandava." Vaisampaiana raccontò la storia al re ai Sadasia e a tutti i pressenti raccontò tutto circa le ostilità e la completa estinzione dei Curu e dei Pandava. Vaisampaiana disse: Mi prostro al maestro tocco terra con le 8 parti del corpo con devozione e reverenza e con tutto il cuore venero l'assemblea di Bramana e dotti: reciterò dall'inizio alla fine quanto ho udito per le labbra del massimo Risci Viasa l'uomo più intelligente del trimundio. Il suo ordine mi dà coraggio non ho paura. Dunque ascolta o re donde nacque il disaccordo fra i Curu e i Pandava e perché ci fu l'esilio silvestre a seguito della partita a dadi voluta dai Curu per smania di potere. Ti dirò ogni cosa! Quando Pandu morì i Pandava si recarono a palazzo e in breve divennero ottimi arcieri. I Curu si ingelosirono perché videro quanta forza energia potenza popolarità e buona sorte avevano. Duriodana Carna e Sacuni tramarono per esiliarli e acquisirsi un diritto al regno indiscutibile. Duriodana avvelenò Bima che aveva uno stomaco da lupo e digerì il veleno con il cibo. Lo legò mentre dormiva sulle rive del Gange e lo buttò a fiume ma Bima si svegliò strappò i lacci e balzò fuori sano e salvo: mentre dormiva sott'acqua serpi nere e velenose l'avevano mozzicato per intero ma neppure così era morto. Durante tutte le persecuzioni cui i Curu sottoposero i Pandava la grande mente Vidura si prodigò per neutralizzare quei disegni malvagi per difendere i perseguitati: come Sacra da sopra tiene felici gli uomini Vidura stornò il male dai Pandava. Dopo che ebbe tentato in molti modi occulti e palesi di distruggere i Pandava sempre protetti come disposto preservati

per un terribile avvenire Duriodana chiamò a consiglio Carna Dusasana e altri e avvalendosi della sapienza di Dritarastra fece costruire un casa di lacca. Per il bene dei figli e smania di potere Dritarastra mandò a Varanavata i Pandava che assieme alla madre lasciarono Astinapura non senza che Vidura avesse consigliato loro come evitare i pericoli o cavarsene d'impaccio. I Pandava giunsero a Varanavata e soggiornarono con la madre nella casa di lacca 1 anno intero sempre attenti a difendersi da Purociana: su consiglio di Vidura fecero costruire un passaggio sotterraneo attraverso cui fuggirono dando fuoco alla casa per ucciderlo. Nei boschi vicino ad una fonte trovarono un Racsciasa. Bima lo uccise e ne sposò la sorella assieme a cui figliò Gatotcacia. Per non correre rischi proseguirono la fuga di notte raggiunsero Ecaciacra dove vissero qualche tempo travestiti da Bramaciarin presso l'abitazione di un Bramana praticando la temperanza e l'astinenza. Un giorno Bima s'imbatté in un Racsciasa di nome Vaca affamato possente e cannibale lo uccise a mani nude liberando i cittadini dal terrore. Poi vennero a sapere che Draupadi principessa di Panciala voleva prendere marito scegliendolo fra i prìncipi che si fossero presentati: si recarono sul posto la vinsero fu loro moglie comune restarono lì 1 anno finché li riconobbero e tornarono ad Astinapura dove Dritarastra e Bisma dissero loro: "Per evitare dispute fra voi e i vostri cugini abbiamo deciso che dovrete risiedere a Candavaprasta: smettete qualunque gelosia e andate ad abitare a Candavaprasta che tiene molte città collegate da strade comode." Così fecero accompagnati da tutti gli amici e i seguaci portando con sé gioielli e pietre preziose e là vissero molti anni assoggettarono con la forza delle armi molti regni misero il cuore nella virtù furono tenaci nella verità imperturbabili calmi giusti e col tempo acquisirono potere. Bima assoggettò l'Est Argiuna il Nord Nacula l'Ovest Saadeva il Sud e con ciò il loro dominio si estendeva al mondo intero e visto che erano 5 pareva che il mondo avesse 6 soli.

Allora Iudistira decise che il fratello Argiuna che era capace di tendere l'arco anche con la mano sinistra e che gli era caro più della vita quella tigre fra gli uomini virtuoso fermo Iudistira decise che doveva adare nei boschi dove visse per 11 anni e 11 mesi. Ogni tanto andava a trovare Crisna a Duaravati dove ottenne in sposa Subadra occhi di loto bocca di miele sorella minore di Crisna. Furono uniti e felici come Saci con Indra o Sri con Crisna. Poi Argiuna con Crisna fece un favore ad Aghni: bruciò le erbe medicali della foresta di Candava per curarlo di una indigestione e l'impresa non gli fu gravosa così come a Visnù non è gravoso distruggere i nemici grazie alle sue inesauribili risorse e strategie. In cambio Aghni gli fece dono di un arco eccellente Gandiva con una faretra inesauribile e di un carro da guerra con l'effige di Garuda sullo stendardo. Fu in quella occasione che Argiuna liberò Maia dal timore di essere divorato dalle fiamme. In segno di gratitudine Maia edificò per i Pandava un palazzo scintillante ornato d'ogni sorta di gioielli e pietre preziose. Duriodana lo vide e fu preso dalla smania di possederlo. Ingannò Iudistira durante una partita a dadi condotta con mano lesta dal figlio di Suvala riuscendo così a esiliare i Pandava per 12 anni nei boschi più 1 anno ancora da trascorrere nascosti che in totale furono 13 anni ed il XIV quando tornarono a reclamare il regno non lo ottennero talché fu dichiarata guerra e solo dopo aver sterminato l'intera razza degli Csciatria e ucciso Duriodana poterono riappropriarsi del regno devastato. Questa è la storia dei Pandava che non agirono mai sotto l'influenza di passioni cattive e del disaccordo che menò i Curu a perdere il regno." Gianamegiaia disse: “Ottimo Bramana ora che hai fatto una sintesi del Maabarata ti chiedo di raccontarlo per intero sono molto curioso non mi basta un riassunto: non deve essere stato un motivo stupido a spingere quei virtuosi ad uccidere coloro che non avrebbero dovuto uccidere soprattutto visto che ancora oggi gliene fanno plauso e

d'altronde perché prima hanno sopportato tutte le persecuzioni cui i Curu li hanno sottoposti quando erano innocenti e avrebbero avuto la capacità di vendicarsi? Perché Bima forte più che 10'000 elefanti ha trattenuto l'ira quando gli hanno fatto torto? Perché la casta Draupadi figlia di Drupada insultata da quegli sciagurati pur potendo non li ha inceneriti con i suoi occhi fiammeggianti ira? Perché Bima Argiuna Nacula e Saadeva essi stessi insultati dai Curu hanno seguito Iudistira che era così gravemente dedito al gioco d'azzardo? E perché Iudistira massimamente virtuoso figlio nientemeno che di Darma impeccabile nell'assolvere i propri doveri tollerò quell'eccesso di pena? E perché Argiuna con Crisna come carrettiere e col fatto che poi sterminò un intero esercito però intanto soffrì tutte quelle persecuzioni? Spiegami come avvenne tutto ciò e tutte le imprese di quei grandi condottieri.” Vaisampaiana rispose: “Stabilisci un tempo per l'ascolto: questa storia è davvero lunghissima e questo è solo l'inizio. Io la racconterò reciterò la composizione integrale del massimo Risci Viasa mente incommensurabile e venerato in tutti i mondi. Questo Barata consiste di 100'000 versi sacri e chi lo recita e chi l'ascolta accedono al mondo di Brama e diventano eguali ai Deva. Questo Barata è eguale ai Veda è santo ed eccelso è il più meritevole d'essere ascoltato ed è un Purana venerato dai Risci contiene molte istruzioni utili circa Arta e Cama Profitto e Piacere muove il cuore verso il desiderio di salvazione. Persone dotte che recitano questo Veda a coloro che sono liberali onesti e religiosi ottengono ricchezza peccati come l'aborto sono senz'altro distrutti per quanto crudele e peccatore sia chi ascolterà questa storia sfuggirà a tutti i propri peccati come il Sole a Rau dopo l'eclisse. Questa storia è chiamata Giaia. Dovrebbe ascoltarla chi cerca la vittoria un re che l'ascolti può conquistare il mondo e mettere sotto tutti i nemici. Questa storia è in sé un atto potente di propiziazione un sacrificio che porta frutti benedetti dovrebbe sempre essere ascoltata da un giovane

re con la sua regina perché concepiranno un figlio eroico o una figlia degni del trono. Questa storia è la scienza sublime e sacra di Darma Arta e Mocsa. Viene raccontata oggi ma anche nel futuro. Chi l'ascolta ha figli e servi sempre obbedienti e ligi. Tutti i peccati del corpo della parola o della mente lasciano chi ascolta questa storia. Chi ascolta la storia della nascita dei principi Barata senza malizia non ha più da temere malattie né morte. Crisna Duaipaiana ha composto quest'opera desiderando divulgare la fama dei Pandava e di altri Csciatria sapientissimi e spirituali già conosciuti in tutto il mondo per le loro gesta. Eccetera eccetera. Ha impiegato 3 anni per completare quest'opera. Tutti i giorni si alzava si purificava faceva le sue devozioni ascetiche e componeva il Maabarata. Eccetera. Chi dona una copia del Barata a chi la chiede in realtà sta donando il mondo intero con la sua cinta di mari. Figlio di Paricscit sto per raccontarti dall'inizio alla fine questa piacevole storia che reca virtù e vittoria. Qualunque cosa circa virtù ricchezza piacere e salvazione la si può trovare anche altrove ma se qui non c'è non esiste in alcun dove.”

IL GRANDE BARATA

LE ORIGINI Viasa dice che Sauti disse che Vaisampaiana disse: C'era un re di nome Upariciara che era straordinariamente dedito alla virtù e alla caccia era della schiatta dei Paurava si chiamava anche Vasu e istruito da Indra conquistò il delizioso regno di Cedi ma dopo qualche tempo depose le armi si ritirò in eremitaggio e praticò forme ascetiche così estreme che Indra con tutti i Deva temettero volesse dominarli sicché un giorno gli apparvero e lo blandirono fino a farlo desistere: "Tu che domini il mondo dovresti adoperarti affinché nel mondo la virtù non soffra diminuzioni! Se la proteggerai essa proteggerà l'universo." Indra soggiunse: “Proteggi nel mondo la virtù attentamente e inflessibilmente. Se sarai virtuoso dopo questa vita potrai vivere per sempre in spazi sacri. Anche se io sono un essere celeste e tu un terrestre però mi sei caro e ti considero un amico. Torna a vivere in quella deliziosa regione del mondo che è piena di animali è sacra è zeppa di ricchezze e mais è protetta come gli spazi di sopra è mite nel clima è benedetta con ogni sorta di godimenti fertile zeppa di preziosi gemme e pietre rare è fatta di paesi devoti alla virtù e genti oneste felici mai bugiarde nemmeno per scherzo i figli non spartiscono mai il patrimonio con i padri e si occupano sempre di tutti i parenti le bestie magre non sono mai aggiogate agli aratri o ai carri né vengono caricate di mercanzie le bestie che si impiegano sono sempre ben nutrite e massicce le 4 caste si attengono alle rispettive vocazioni.

Vogliamo che nulla accada nel trimundio senza che tu lo sappia. Ti darò una macchina di vetro come quelle che solo i Deva sanno portare in giro per i cieli e tu solo fra tutti i mortali ne avrai una anche tu per poter volare nei cieli come un Deva terrestre. Ti darò una ghirlanda trionfale di fiori di loto imperituri che se in battaglia la terrai addosso nessun'arma potrà ferirti è nota come la ghirlanda di Indra e sarà il tuo segno distintivo.” Gli diede pure un bambù per proteggere gli onesti e i pacifici che trascorso 1 anno piantò a terra per venerare Indra e da allora tutti i re fanno lo stesso: lo piantano e lo ornano con tessuti d'oro ghirlande profumi e altro e venerano Indra. Il quale compiaciuto di Vasu s'incarnò in un cigno e volò di persona a prendersi le adorazioni ne rimase deliziato: "Uomini e re che mi adoreranno magno cum gaudio durante questa festività come il re di Cedi otterranno gloria e vittoria per i propri paesi e regni e le loro città saranno prospere e felici." In effetti coloro che osservano questa festività di Sacra elargendo terra gemme e pietre preziose diventano rispettabili in tutto il mondo. Vasu fu tenuto in gran conto da Indra. Da Cedi governò il mondo intero virtuosamente. E rispettò sempre la festività di Indra. Ebbe 5 figli smisuratamente forti e valorosi. Li mise ognuno governatore di una provincia: Vriadrata fu conosciuto col nome di Maarata e tenne Magada l'altro figlio fu Pratiagraa l'altro Cusamva alias Manivaana poi Mavella e Iadu invincibile in guerra: fondarono regni e città cui diedero i propri nomi e dinastie separate che durarono molte epoche. Quando Vasu sedeva a bordo della macchina di vetro e attraversava il cielo veniva avvicinato da Gandarva e Apsara che gli si rivolgevano chiamandolo Upariciara. Un giorno il monte Colaala s'infoiò del fiume Suctimati e volle ingropparlo ma Vasu se ne accorse gli diede un calcio

così forte che mollò la presa ma già l'aveva ingravidato: nacquero 2 gemelli che il fiume donò a Vasu come segno di gratitudine per averlo liberato dall'amplesso del monte e il gemello maschio Vasu lo fece generalissimo del suo esercito e la gemella femmina Girica se la sposò. Terminato il corso mestruale e purificatasi con un bagno Girica gli si presentò ma quello stesso giorno gli si presentarono anche i Pitri chiedendogli di uccidere un cervo per il loro banchetto rituale sicché Vasu si sentì in dovere di ubbidire loro e uscì a caccia ma tutto il tempo aveva in mente Girica sola e bellissima come Sri: era primavera i boschi che attraversava erano deliziosi come i giardini del re dei Gandarva c'erano Asoca Ciampaca Ciuta Atimucta e molti altri alberi splendidi e sacri abbondanti di fiori fragranti e frutti dolcissimi e l'intera foresta smaniava per la cochila che cantava languida e vibrava col ronzio delle api ammattite: fu preso dal desiderio ma sua moglie non c'era e lui impazziva e vagava di qua e di là fino a che sedette all'ombra di un magnifico Asoca tutto foglie e fiori ma le fragranze della stagione gli odori penetranti dei fiori la brezza deliziosa tutto lo eccitava e non riusciva a togliersi dalla testa la bellissima Girica. Conosceva bene le verità sottili di Darma e Arta: vide un'aquila che riposava lì vicino e l'appressò: "Porta questo seme a mia moglie Girica daglielo: proprio ora è fertile." L'aquila prese il seme e volò via ma fu intercettata da un'altra aquila che credeva tenesse una preda e l'attaccò e si diedero colpi di becco ma il seme cadde nel fiume Iamuna dove abitava un'Apsara di massimo rango di nome Adrica che un Bramana aveva maledetto e trasformato in un pesce che si mangiò il seme. 9 mesi dopo fu pescata da alcuni pescatori che tagliandole la pancia ebbero la sorpesa di trovare 2 bimbi: 1 maschio e 1 femmina. Corsero a raccontare la cosa a re Upariciara: "Abbiamo trovato queste 2 creature dall'aspetto umano dentro la pancia di un pesce!" Il re si prese il bambino che divenne re Mazia virtuoso e

veritiero. L'Apsara fu libera dalla maledizione come le era stato assicurato da chi l'aveva maledetta assunse la propria forma scintillante e intraprese la via di Sidda Risci e Ciarana. La bimba che puzzava di pesce il re la diede in figlia ai pescatori si chiamò Satiavati era stupenda e virtuosissima i suoi sorrisi rapivano ma finché stette fra i pescatori puzzò sempre di pesce. Siccome voleva essere d'aiuto al padre adottivo prese una barca sul fiume Iamuna. Un giorno la vide Parasara Risci mentre vagabondava e benché anacoreta subito la concupì: "Facciamo all'amore!" "Ci sono dei Risci che ci guardano sull'altra sponda del fiume come posso?" Levò una nebbia fitta fitta. Lei stupì e arrossì pudica. "Guarda che sono ancora una fanciulla in casa di papà. Se facciamo l'amore perdo la verginità. E poi come torno a casa? E come faccio a vivere? Pensaci sopra e poi fa' ciò che s'ha da fare illustrissimo." Il Risci si compiacque: "Ti prometto che resti vergine anche se mi accontenti. E tu invece cosa desideri bella ritrosa? Dimostro sempre la mia riconoscenza." Chiese che in cambio il suo corpo profumasse di buono invece che di pesce. Glielo accordò. Lei ne fu entusiasta subito venne fertile e si diede a quel Risci dagli incredibili poteri. Da allora fu conosciuta come Gandavati colei che profuma di buono ed era possibile sentirne il profumo da 1 iogiana motivo per cui era chiamata anche Iogianaganda colei che profuma per 1 iogiana intorno. Parasara invece tornò al suo eremo. Per altro Satiavati olezzante e verginissima era rimasta in cinta e quello stesso giorno su di un'isola di Iamuna partorì un bimbo superdotato che con il suo consenso volle subito dedicarsi all'ascetismo onde la lasciò con queste parole: "Quando capiterà appena mi evocherai ti apparirò."

Fu così che Viasa nacque da Satiavati e siccome nacque su un'isola fu chiamato Duaipaiana. Osservando che la virtù è un quadrupede che ogni tempo s'azzoppa una zampa e che la lunghezza della vita e la forza degli uomini vanno al passo con il tempo e desiderando ottenere il favore di Braman e dei Bramana Duaipaiana sistemò i Veda per cui fu chiamato Viasa colui che sistema. Insegnò i Veda e il Maabarata a Sumanta Giaimini Paila il figlio Suca e Vaisampaiana. Bisma nacque dal ventre di Ganga ingravidata da re Santanu fu smisuratamente energico famoso splendido originato da porzioni dei Vasu. Vidura nacque così. Animandavia Risci illustrissimo fu accusato di aver rubato per cui lo impalarono e lui convocò Darma: "Da bambino ho infilzato una mosca su di un filo d'erba è vero! Ma non mi consta di aver commesso altro peccato in tutta la vita di contro ho fatto migliaia di penitenze: non sono bastate a riscattarmi da quel solo peccato? Invece uccidere un Bramana è peggio che uccidere qualunque altra creatura dunque Darma tu hai peccato gravemente dunque tu dovrai nascere in terra come un Sudra." Così Darma nacque nella casta dei Sudra nel corpo di Vidura assolutamente scevro da peccato. Carna nacque da Cunti ancora fanciulla ingravidata da Suria: fu partorito che aveva indosso una corazza naturale e un paio di orecchini. Visnù nacque da Devachi e Vasudeva per la salvezza del trimundio. Non ha inizio né fine irradia splendore è il creatore dell'universo il dominatore di tutto la causa invisibile di tutto incorruttibile onnipervadente centro di gravità è la sostanza a cui co-ineriscono i 3 attributi di Satva Ragia e Tama è l'anima

universale l'immutabile la materia da cui è stato tratto l'universo eccetera è l'Om dei Veda è infinito inamovibile salvo che di propria volontà è illustre è l'incarnazione dello stile di vita Sanniasa è ciò che aleggiava sopra le acque prima della creazione è il grandioso organizzatore eccetera è impercettibile ai nostri sensi è lo stesso universo senza inizio nascita e corruzione è infinitamente ricco è il supremo fra tutte le creature: si fece uomo della schiatta degli Andaca-Vrisni per accrescere la Virtù. Satiachi e Critavarma nacquero da Satica e Ridica furono grandi guerrieri molto dotti obbedienti a Naraiana. Drona nacque dal seme di Baraduagia Risci conservato in una pentola come dice il suo nome. Cripi madre di Asuattaman e Cripa nacquero gemelli dal seme di Gautama caduto su di un cespuglio di canne. Dristadiumna nacque dal fuoco sacrificale splendido come Aghni e con in mano l'arco per distruggere Drona. Draupadi nacque dall'altare sacrificale risplendente bella luminosa eccellente. Poi nacque Naghnagit discepolo di Pralada poi Suvala che figliò Sacuni che maledetto dai Deva divenne grande assassino e nemico della virtù e figliò anche Gandari madre di Duriodana. Dritarastra signore d'uomini nacque da Crisna e Vicitraviria. Vidura saggio intelligente scevro da ogni peccato e dedito al profitto sia religioso che materiale nacque Sudra da Duaipaiana. Pandu figliò 5 figli con le 2 mogli: Iudistira nacque dal seme di

Darma della giustezza - Bima stomaco da lupo nacque da Marut del vento - Argiuna benedetto da buona sorte e primo fra i guerrieri nacque da Indra - Nacula e Saadeva belli dediti ai loro superiori nacquero dai gemelli Asuin. Dritarastra figliò un centinaio di figli Duriodana e tanti altri e un altro di nome Iuiutsu da una donna Vaisia e fra di loro 11 furono grandissimi Maarata cioè conducenti di carri: Dusasana Dusaa Giaia Satiavrata Purumitra Iuiutsu eccetera. Abimaniu nacqua da Subadra e Argiuna fu dunque nipote di Pandu. I 5 Pandava figliarono 1 figlio ciascuno da Draupadi loro moglie comune tutti belli e sapienti: Iudistira figliò Pritivindia Vricodare Sutasoma - Argiuna Srutachirti - Nacula Satanica Saadeva Srutasen. E Bima nella foresta ebbe un altro figlio Gatotcacia con Idimva. Sicandin nacque figlia di Drupada e fu poi trasformata in un bambino da Iacsa per il suo bene. Durante la guerra dei Curu intervennero centinaia di migliaia di re a combattere gli uni contro gli altri. Ci vorrebbero più di 10'000 anni per nominare tutti i combattenti. Ho citato i principali. Gli Csciatria furono sterminati 21 volte da Parasurama figlio di Giamadagni che infine si ritirò sul monte Maendra e intraprese la via ascetica. Mentre al mondo non c'erano Csciatria le loro femmine desiderose di discendenza si rivolsero ai Bramana che si accoppiarono a loro ma solo nei periodi di fertilità né mai in altri periodi o per lussuria sicché molte donne Csciatria restarono gravide e partorirono molti Csciatria così che la razza non si estinse ma si rinnovò dall'incrocio di femmine

Csciatria con maschi Bramana: la nuova generazione godette di vita lunga e prosperò virtuosa. E così furono ristabilite le 4 caste con i Bramana a capo. In quel tempo l'uomo si univa alla moglie solo nel periodo fertile né mai per desiderio sessuale ed ogni creatura persino gli uccelli faceva lo stesso. Così nacquero centinaia di migliaia di creature tutte virtuose che si riprodussero virtuosamente libere dal dolore e dalla malattia. Tutta la terra fino al mare con le montagne i boschi le città fu di nuovo governata virtuosamente dagli Csciatria e le altre caste con a capo i Bramana furono tremendamente felici. I re si liberarono da tutti i vizi generati da lussuria e iracondia e punirono giustamente chi lo meritava. Colui cui sono dedicati un centinaio di sacrifici e che tiene un migliaio di occhi constatando la virtuosità degli Csciatria fece piovere appropriatamente e benedisse tutte le creature. Nessuno morì o fotté anzitempo. Tutti vissero molto a lungo. Gli Csciatria intrapresero sacrifici grandiosi ed elargirono enormi ricchezze. I Bramana studiarono i Veda con tutte le branche e le Upanisciad né mai capitò che insegnassero per soldi o che dessero letture in presenza di Sudra. I Vaisia coltivarono la terra con l'aiuto dei manzi. Non aggiogarono mai le vacche. Anzi nutrirono sempre bene le vacche magre. Né mai le munsero fino a che i vitelli non si svezzavano. Nessun mercante adoperò bilance truccate. Tutti tutti fecero tutto tenendo la via della virtù. Ogni casta era dedita ai propri doveri. A quei tempi non capitava mai che la virtù subisse una diminuzione. Vacche e donne si sgravavano al momento giusto. Gli alberi fiorivano e poi fruttificavano secondo le stagioni. Così durante l'età Crita il mondo si riempì di numerose creature. E così gli Asura presero a nascere nelle stirpi di re. I figli dei Diti sconfitti più volte in guerra dai figli degli Aditi e destituiti dei loro regni di sopra dovettero reincarnarsi sulla terra come vitelli cavalli asini cammelli bufali Racsciasa elefanti cervi e molti altri così numerosi che fra quelli che erano già nati e quelli che ancora dovevano il mondo non bastava più. Fra di essi alcuni nacquero re straordinariamente

superbi insolenti e forti vinsero tutti i nemici occuparono la terra intera fino all'oceano sottomisero Bramana Csciatria Vaisia Sudra e ogni altra creatura sparsero terrore e morte traversando le regioni in bande di cento o mille incuranti di verità e virtù superbi della propria forza ebbri d'insolenza insultarono persino i massimi Risci in eremitaggio. Allora il mondo si rivolse a Braman. La Tartaruga Sescia l'Elefante mastodonte e molte altre Sescia congiunsero gli sforzi per sorreggere il mondo gravato dal peso dei Danava e oppresso dal terrore. Allora il mondo cercò la protezione del dominatore di tutte le creature: lo trovò circondato da Deva Bramana Risci Gandarva e Apsara e gli raccontò ogni cosa ma già sapeva ogni cosa l'onnisciente autocreato signore supremo - e perché mai non dovrebbe sapere tutto di quello che passa nella testa delle sue creature compresi Deva e Asura lui che è il creatore di tutto? Così replicò Braman creatore d'ogni creatura anche detto Isa Sambu e Pragiapati: "Destino tutti i Deva a risolvere la tua questione." Accomiatò il mondo e si rivolse ai Deva: "Per sollevare il mondo da questo peso andate e nascete nel mondo ognuno secondo il proprio ruolo e combattete gli Asura che già sono nati." A Gandarva e Apsara disse: "Anche voi andate e nascete nel mondo fra gli uomini secondo i vostri ruoli nelle forme che meglio vi aggradano." Indra e tutti gli altri Deva trovarono le parole del supremo vere auspicabili viste le circostanze e foriere di benefici dunque le accettarono. Avendo deciso di calarsi nel mondo nei rispettivi ruoli si recarono da Naraiana a Vaicunt: lo sterminatore dei nemici dei Deva con il disco e la mazza vestito di rosso splendido il loto nell'ombelico lo sguardo basso sul petto dominatore dello stesso Pragiapati regnante di tutti i Deva fortissimo il marchio del vortice sul petto lui che muove le facoltà di ognuno e che tutti i Deva venerano. Indra gli si rivolse così: "Fatti carne."

"Amen." Indra stabilì con Naraiana la sua calata nel mondo insieme a tutti i Deva impartì le disposizioni necessarie e si congedò. Così gli abitanti di sopra si fecero carne in terra per distruggere gli Asura e salvare il trimundio. Nacquero come gli piacque fra i Bramana e i saggi di corte. Uccisero Danava Racsciasa Gandarva Serpi altri pappa-uomini e molti altri che non erano capaci di uccidere i Deva neppure bambini tanto erano forti. Da Braman originano 6 figli spirituali Marici Atri Angiras Pulastia Pulaa e Cratu. Da Marici origina Casiapa e da lui tutti gli altri. Dacsia (uno dei Pragiapati) figliò 13 figlie Aditi Diti Danu Cala Danaiu Sinica Croda Prada Visua Vinata Capila Muni e Cadru la cui discendenza è sterminata: ●



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Aditi originò i 12 Aditia signori dell'universo: Datri Mitra Ariaman Sacra Varuna Ansa Vaga Vivas-uat Uscia Savitri Tvastri e Visnu superiore a tutti. Diti oririginò Iraniacasipu che ebbe 5 figli famosissimi Pralada Sarada Anurada Sivi e Vascala. E tutti sanno che Pralada ne ebbe 3 Virociana Cumba e Nicumba. Viociana figliò Vali che figliò Asura e Vana che fu un seguace di Rudra e fu conosciuto anche come Maacala. Danu ebbe 40 figli Vipraciti Samvara Namuci Pauloman eccetera eccetera. Sinica partorì Rau che perseguita Sole e Luna, e poi Suciandra Ciandraantri e Ciandrapramardana. L'infinita progenie di Croda fu corrotta e viziosa quanto lei biliosa infida e sterminatrice. Fra gli altri Danaiu figliò Vicsciara Vala Vira e Vritra. I figli di Cala furono Vinasana Croda Crodaantri e Crodasantru tutti pari a Iama sterminatore. Eccetera. Vinata figliò Tarchia Aristanemi Garuda Aruna Aruni e Varuni.

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Cadru figliò Sescia Ananta Vasuchi Tacsciaca Cumara Culica. Muni figliò Bimasena Ugrasena Suparna Varuna Gopati Dritarastra Suriovarcias eccetera. Prada figliò Anavadia Manu Vansa Asura eccetera eccetera tutti Gandarva e poi ingravidata da Casiapa figliò ancora le Apsara: Alamvuscia Misraches Vidiuptarna eccetera.

Questa è la storia della nascita di tutte le creature di Gandarva Apsara Serpi Suparna Rudra Marut vacche e Bramana. Leggerla allunga la vita: è sacra pregevole piacevolissima. Bisognerebbe sempre ascoltarla o recitarla ad altri col giusto spirito. Oltre ai 6 figli spirituali Braman ne ebbe un altro di nome Stanu. ● ● ● ● ●



Stanu ne figliò 11 chiamati i Rudra: Mrigavaiada Sarpa eccetera. Angiras ebbe 3 figli Vriaspati Utatia e Samvarta. Atri ne ebbe molti tutti grandi Risci esperti di Veda asceti di successo anime in pace. Pulastia figliò Racsciasa Scimmie Chinnara e Iacscia. Pulaa figliò Salaba cioè gli insetti alati Leoni Chimpuruscia cioè mezzi-uomini-mezzi-leoni Tigri Orsi e Lupi. Crau figliò i Valachilia compagni di Suria dediti al vero e ai voti.

Dall'alluce destro di Braman saltò fuori l'illustre Risci Dacsia e dal sinistro la moglie che gli partorì 50 figlie stupende occhi di loto sicché lui le fece sue Putrica di modo che i loro figli sarebbero appartenuti sia ai loro mariti che a lui: sposò 10 figlie a Darma 27 a Ciandra 13 a Casiapa:

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Le 10 di Darma furono Chirti Lacsmi Driti eccetera Le 27 di Ciandra cioè Soma cioè Luna furono le Nacsciatra e le Iogini che si occupano di marcare il tempo per assistere il corso dei mondi.

Braman ebbe un altro figlio di nome Manu che figliò Pragiapati che figliò gli otto Vasu: Dara Druva Soma eccetera eccetera eccetera; e Dara figliò Dravina e Uta-avia-vaa; Druva figliò Cala cioè il Tempo disintegratore dei mondi; Soma figliò Varcia. E Varcia ebbe 3 figli da Manoara eccetera. Eccetera. Eccetera. E Aghni figliò Cumara che nacque in una foresta di canne e fu conosciuto anche come Carticheia perché fu allevato da Crittica e compagnia. Eccetera. E la sorella di Vriaspati fu la I donna a pronunciare il verbo sacro intraprendere penitenze ascetiche vagabondare per il mondo e sposò Prabasa l'VIII dei Vasu da cui ebbe Visvacarma che fondò le arti tutte le arti migliaia di arti fu l'ingegnere degli immortali l'artigiano d'ogni genere di ornamenti l'artista primigenio costruì le macchine scintillanti per i Deva e le sue invenzioni permettono all'uomo di sopravvivere ed è per questo che gli uomini lo venerano è eterno è immutabile questo Visvacarma. Dalla mammella destra di Braman sgorgò Darma ed è il dispensatore d'ogni felicità. Ebbe 3 figli eccellenti e molto charmant: Sama Cama e Arscia cioè Pace Desiderio e Gioia che con la loro energia stanno sostenendo i mondi eccetera. Il I dei figli spirituali di Braman cioè Marici figliò Casiapa da cui discesero Deva e Asura quindi Casiapa è il Padre dei

mondi. Tvastri fu la moglie di Savitri e partorì in cielo i 2 gemelli Asuin. Eccetera. Dal petto di Braman saltò fuori Brigu e lo squartò. Figliò Sucra che diventò un pianeta al comando dell'Auto-esistente coinvolto nel regolare le piogge le calamità e dunque le vite delle creature del trimundio: intelligente saggio austero uso a condurre una vita da Bramaciarin grazie ai poteri ascetici si sdoppiò per essere guida spirituale di Daitia e Deva al contempo. Brigu fece un altro figlio Ciavana bello come il sole virtuoso e famoso saltò fuori dal ventre della madre e la liberò dal Racsciasa che stava rapendola poi sposò Arusci figlia di Manu con cui figliò Aurva che saltò fuori dalla coscia di Arusci e figliò Ricica che figliò Giamadagni che ebbe 4 figli di cui il più giovane fu Rama eccellente sotto ogni profilo esperto di armi massacratore di Csciatria castissimo eccetera. Braman ebbe altri 2 figli Datri e Vidatri che stavano con Manu. Loro sorella è le beneaugurante Lacsmi che abita in mezzo ai fiori di loto che ha 2 figli spirituali che sono i cavalli rampa-cielo. Divi figlia di Sucra diventò la moglie più anziana di Varuna partorì un maschio e una femmina Vala e Sura cioè vino per la gioia degli Deva. Adarma cioè il Peccato nacque quando creature affamate presero a divorarsi l'un l'altre: Adarma le distrugge sempre tutte. Tiene Niriti come sposa e i Racsciasa come figli che perciò si chiamano anche Nairita. Ha altri 3 figli crudeli sempre occupati da imprese peccaminose: Baia cioè paura Maabaia cioè grandissima paura e Mritiu cioè morte che è sempre intento a massacrare ogni creato e dunque non tiene moglie né figli. E Tamra partorì 5 figlie Cachi il corvo che generò i corvi, Sieni l'aquila che generò aquile galli e avvoltoi, Fasi la gallina, Dritarastri l'oca che generò anatre cigni e Ciacravaca, e Suchi il

pappagallo che generò tutti i pappagalli. Eccetera. E Badramana generò gli elefanti celesti Airavata. E Ari generò tutte le specie di scimmia e i cavalli. Eccetera. Eccetera. Eccetera. Il I dei Danava Vipracitti si incarnò in Giarasanda. Iraniacasipu in Sisupala. Samlada in Salia. Anulada in Dristachetu. Eccetera. Drona nacque non da una donna ma da un pezzo di Vriaspati: fu il principe di tutti gli arcieri esperto di tutte le armi capace di grandissime imprese ottimo conoscitore dei Veda scienziato delle armi orgoglio della sua razza padre di Asuattaman. Asuattaman nacque in terra dall'assemblaggio di pezzi di Maadeva Iama Cama e Croda e fu tremendo per tutti i nemici. Gli 8 Vasu nacquero in terra da Ganga e Santanu e il più giovane fu Bisma. Eccetera. Dal seme di Crisna Duaipaiana nacquero: Dritarastra braccia lunghe grande energia re occhio profetico ma cieco per colpa della madre e rabbia del Risci - Pandu grande uomo devoto a verità e virtù e incarnazione della Purezza - Vidura primo fra gli uomini virtuosi incarnazione della Giustizia. Duriodana malvagio corrotto distruttore dell'incantevole nomea dei Curu nacque da una porzione di Cali in terra fu responsabile della strage di tutte le creature e della devastazione del mondo e

alimentò la fiamma dell'ostilità che in ultimo bruciò tutto. Ebbe un centinaio di fratelli che furono l'incarnazione dei figli di Pulastia i Racsciasa viziosi primo fra tutti Dusasana che lo aiutarono sempre e furono tutti figli di Dritarastra che ne ebbe anche un altro Iuiuzu da una donna Vaisia e furono in ordine di nascita: Duriodana Iuiuzu Dusasana Dusaa Dusciala Durmuca Vivinsati Vicarna eccetera. Ci fu ancora una figlia Dusala. Furono tutti eroi grandi condottieri esperti di Veda temibili sia in attacco che in difesa facili ad apprendere e Dusala sposò Giaiadrata re dei Sindu seguendo il consiglio di Sacuni. I figli di Pandu furono: Iudistira porzione di Darma Bimasena di Marut - Argiuna di Indra - Nacula e Saadeva forti e bellissimi dei gemelli Asuin. Varcia figlio di Soma divenne Abimaniu figlio di Argiuna e prima che accadesse Soma aveva detto: "Non posso separarmi da mio figlio che mi è più caro della vita quindi facciamo un patto da non trasgredirsi in alcun modo. Tocca ai Deva dunque anche a noi distruggere gli Asura sulla terra e quindi parta pure Varcia e scenda laggiù ma non stia via troppo a lungo. Nara compagno di Naraiana nascerà come figlio di Indra e sarà Argiuna figlio di Pandu. Mio figlio diverrà suo figlio e appena ragazzo sarà un potentissimo guerriero su carro. Fatelo stare sulla terra 16 anni. Il XVI anno dovrà scoppiare la guerra in cui tutte le vostre porzioni terrestri dovranno distruggere i grandi guerrieri. Ma un certo giorno dovrà esserci un scontro da cui si asterranno sia Nara che Naraiana. Le vostre porzioni dovranno disporre le forze secondo il Ciacra-viua. Ma mio figlio riuscirà a passare attraverso tutte le linee. E quando sarà penetrato fino al cuore dello schieramento l'affronterà senza paura e massacrerà in 1/2 giornata 1/4 dell'esercito. Ma al tramonto torneranno ad assaltarlo un numero sterminato di eroi e guerrieri su carro e allora lui tornerà da me. E figlierà un

maschio eroico che porterà avanti la schiatta praticamente estinta dei Barata." "Amen." Applaudirono e onorarono Soma delle stelle. Dristadiumna fu una porzione di Aghni. E Sicandin che all'inizio fu donna fu l'incarnazione di un Racsciasa. E i 5 figli di Draupadi quei tori fra i principi Barata furono porzioni degli scintillanti Visua: Pritivindia Sutasoma Srutachirti Satanica Nacula e Srutasena. Sura maggiore degli Iadu fu padre di Vasudeva e di Prita la più bella del mondo. Aveva promesso sul fuoco che avrebbe ceduto il I nato a Cuntibogia figlio dello zio paterno che era rimasto senza discendenza: dovette dargli Prita. Nella casa del padre adottivo Prita si prese cura di Bramana e ospiti e un giorno ebbe a che fare con Durvasa asceta iracondo rigorosissimo nei voti addentro al vero e ai misteri della religione e Prita fece di tutto per gratificarlo. "Sei fortunata sono soddisfatto di te. Ti farò dono di un mantra con cui potrai evocare qualunque Deva e averne un figlio." Poco dopo la ragazza trepidante evocò Suria della luce che concepì in lei un figlio che sarebbe diventato primo fra i guerrieri che partorì in segreto per paura dei parenti che nacque con un paio di orecchini e un'armatura addosso bello come un infante di sopra splendido come il sole ben fatto e regolare che gettò a fiume e che fu ripescato dal marito di Rada che decisero di adottarlo e lo chiamarono Vasusena e così fu conosciuto mentre crescendo si faceva forte capace alle armi uomo di successo esperto di scienze e all'epoca in cui la sua forza era la verità e recitava i Veda nulla avrebbe negato ad un Bramana sicché Indra da cui tutto origina desiderando aiutare il figlio Argiuna prese le sembianze di un Bramana gli si presentò e gli chiese orecchini e armatura che lui gli diede sicché Indra sorpreso lo contraccambiò con una freccia:

"Tu che sei invincibile chiunque colpirai con questa freccia fra Deva Asura uomini Gandarva Naga e Racsciasa certamente morirà." Fu conosciuto col nome di Vasusena all'inizio ma poi Carna per via delle sue imprese e anche Cama perché si era spogliato della sua cotta naturale. Crebbe nella casta dei Suta ma divenne amico e consigliere di Duriodana. Vasudeva fu una porzione terrestre di Naraiana supremo fra i Deva. Valadeva di Sescia Naga. Eccetera. Draupadi innocente nacque da una porzione di Saci regina dei Deva nella linea di Drupada profumava come un loto blu aveva occhi larghi come petali di loto aveva cosce belle e ben tornite aveva una massa di capelli neri e ricci tutto il corpo manifestava la sua buona sorte pareva uno smeraldo e avrebbe stregato i cuori di 5 grandissimi uomini figli di Cunti e Madri che erano le Deva Siddi e Driti. E Deva Mati fu Gandari figlia di Suvala. Chi ascolta questo resoconto dell'incarnazione di Deva Gandarva e Racsciasa comprende creazione preservazione e distruzione dell'universo acquisisce saggezza dunque neppure i dispiaceri peggiori lo prostreranno. Dusmanta fu il capostipite della schiatta dei Paurava protesse la terra circondata dai 4 mari e la dominò tutta comprese alcune regioni in mezzo al mare e compresi i paesi della Mleccia. Durante il suo governo non nacquero meticci di casta nessuno arò la terra perché produceva a sazietà né la perforò perché la superficie abbondava di ricchezze e nessuno peccò. Erano tutti virtuosi e facevano tutto secondo virtù. Non c'era paura di ladri fame o malattie. Tutte e 4 le caste si compiacevano di adempiere ai propri doveri e chi agiva secondo religione non lo faceva per ottenere alcunché. Nessuno aveva

paura. Indra faceva piovere il giusto così i prodotti della terra erano sempre abbondanti di polpa e di succo. Il mondo era zeppo di ricchezze e animali d'ogni sorta. I Bramana stavano sempre ai loro compiti e nel vero. Il giovane re era meravigliosamente tosto prestante come il fulmine poteva prendere in braccio il monte Mandara con alberi e tutto era abilissimo nelle 4 tecniche di mazza ed altrettanto abile con ogni sorta di armi e a cavallo e sugli elefanti era forte come Visnu splendido come il sole greve come l'oceano paziente come la terra era amato da tutti i sudditi e li governava virtuosamente. Un giorno entrò nella foresta accompagnato dal suo esercito con centinaia di cavalli elefanti carri fanti eroi con spade frecce mazze e lance: ruggivano come leoni fischiavano nelle conchiglie battevano i tamburi e c'era il fragore delle ruote dei carri il barrito degli elefanti il nitrito dei cavalli e il clangore delle armi: la marcia del re era accompagnata da un tumulto assordante. Donne stupende assistevano al passaggio dalle terrazze di magioni lussuose e pareva loro che il giovane re somigliasse a Sacra sterminatore di nemici Sacra capace di ostare elefanti e si credevano che fosse addirittura colui che lancia i fulmini: "Costui è quella tigre che in guerra è valente quanto i Vasu: non ha più alcun nemico." E per l'emozione gli gettavano addosso fiori a pioggia. E lo seguiva un codazzo di Bramana eccellenti che tutta via lo benedicevano. Marciava verso la foresta a caccia di cervi e stava lieto di cuore. Molti Bramana Csciatria Vaisia e Sudra gli andavano dietro che sembrava il re dei Deva seduto a dorso d'elefante. Lo seguirono in molti fino a che diede ordine di arrestarsi. Poi salì sul carro veloce come il vento e riempì terra e cielo col fragore delle ruote sfrecciando nella foresta che pareva Nandana il giardino di sopra zeppo di alberi Vilua Arca Cadira Capitta e Dava. Il terreno era accidentato e cosparso di massi caduti dalle rocce intorno. La foresta si estendeva per molte iogiana tutt'intorno senz'acqua né uomini solo cervi leoni e

bestie tremende. Dusmanta la mise a soqquadro col suo treno di guerrieri e uccise molti animali: con l'arco trafisse moltissime tigri lontane con la spada ne ferì di vicine e ne uccise di vicinissime vagò spavaldo roteando la mazza uccideva gli abitanti delle terre selvagge ora con la spada ora con una lesta mazzata. Era posseduto da quella energia meravigliosa con i suoi soldati che si svagavano di sport guerrieri e tale fu lo scompiglio che i leoni abbandonarono la foresta sempre più numerosi e mandrie di animali sbandati presero a fuggire per ogni dove lanciando grida acute di terrore fino a che crollavano esausti e morti di sete: i fiumi che incontravano erano secchi. I guerrieri affamati se ne divorarono una quantità così come li trovarono altri li squartarono e arrostirono. Molti elefanti fatti matti per le ferite e allarmati oltre misura scapparono mandando all'aria gli alberi pisciarono vomitarono cibo e sangue calpestarono a morte molti guerrieri. Il re con le sue bande di seguaci con le armi affilate fecero presto deserta di leoni tigri e altri prìncipi delle selve quella foresta che era stata così popolosa. Avendo massacrato migliaia di animali re e compagnia marciarono verso un'altra foresta con l'intenzione di riprendere la caccia. Affatticato affamato assetato il re si fece accompagnare da un uomo attraverso un deserto alla periferia della foresta un pianoro privo d'erba e penetrò nella foresta che era belissima zeppa di eremi per asceti deliziosa fresca di brezze strabordante di alberi in fiore mochettata di erba soffice e verdissima ampia spaziosa tutta un cinguettio un canto di Cochila un frinire di cicale ricca di alberi magnifici dalle fronde larghe e ombrose piena del ronzio di api affaccendate tutt'intorno fiori rampicanti e stupende verzure per ogni dove. Non c'era un albero senza frutti non uno che avesse spine nessuno senza un nugolo di api intorno. Il re entrò. Mossi da una brezza gentile gli alberi piovevano fiori al suo passaggio. Il re era stregato. I rami carichi di fiori coloratissimi s'intrecciavano gli uni agli altri formando arcobaleni. Bande di Sidda Ciarana Gandarva Apsara Scimmie

Chinnara scorazzavano ebbre di piacere. Un fresco delizioso e brezze fragranti soffiavano tutt'intorno il profumo dei fiori giocando tra le fronde. Il re vide che la foresta era tres charmant. Cresceva sul delta di un fiume e gli alberi erano così alti e fitti che pareva una cattedrale sgargiante eretta in onore di Indra. Il re trovò che oltre a uccelli canterini vi abitavano asceti deliziati. Trovò una radura circondata da molti alberi e al centro ardeva il fuoco sacro. Venerò quell'impareggiabile rifugio. Trovò lì seduti molti Ioti Valachilia e altri Muni. E c'erano molte camere illuminate dal fuoco sacrificale. Ed uno spesso tappeto di fiori caduti dagli alberi. Alberi alti e larghi. E scorreva il Malini sacro e limpido navigato da ogni specie di uccelli acquatici. Riempiva di gioia i cuori degli asceti che lo avvicinavano per le abluzioni. E si avvicinavano anche molti cervi. E il re che nessun nemico avrebbe potuto fermare sul suo carro entrò in quell'asilo come fosse lo spazio dei Deva tanto era enorme la bellezza. Vide che stava sull'argine del ruscello sacro come in prossimità della madre di tutte le creature viventi. Sulle rive giocavano i Ciacravaca e si frangevano onde schiumanti come di latte bianco. E ci abitavano i Chinnara. E molte scimmie e cinghiali. E molti asceti santi occupati a studiare e meditare. E si potevano incontrare anche elefanti tigri e serpi. E lì sulle rive di quel fiume c'era l'asilo dell'illustre Casiapa casa per moltissimi Risci dai grandi meriti ascetici. E vedendo il fiume e l'asilo bagnato dal fiume e il fiume con gli isolotti e le rive amene e l'asilo che pareva quello di Nara e Naraiana bagnato dalle acque del Ganga il re decise di entrare nel sacro asilo. Desiderava conoscere il famosissimo Canua della schiatta di Casiapa grande asceta ricco d'ogni virtù al punto che era difficile guardarlo tanto era splendido. Lasciò l'esercito alle soglie della foresta: "Entro a vedere il grande asceta parente di Casiapa uno che è senza macchia. Aspettatemi qui!" E appena entrato nella foresta che sembrava il giardino di Indra subito scordò fame e sete e provò piacere oltre misura. Depose

le insegne regali ed entrò nell'asilo seguito solo dal ministro e dal sacerdote con l'unico desiderio di vedere quel Risci che era una massa indistruttibile di meriti ascetici. L'asilo pareva lo spazio di Braman. Qui c'erano api che ronzavano dolcissime lì uccellini canterini. Qui Bramana di primo pelo intonavano inni Ric lì Bramana esperti inni dello Iagiurveda e delle Anga. Altrove si espandevano le armonie degli inni Saman. Ovunque c'erano Bramana esperti di Atarvan Veda intenti a cantare inni o recitare mantra. E c'erano Bramana esperti di costruzione delle piattaforme sacrificali delle regole di Crama per i sacrifici di logica delle scienze mentali dei Veda dei signifcati di qualunque espressione di tutti i riti speciali di Mocscia-Darma di proposizioni discriminando cause superflue e addivenendo a conclusioni giuste di grammatica prosodia Niructa di astrologia delle proprietà dei fatti e dei frutti dei riti sacrificali di cause ed effetti della lingua di uccelli e scimmie di trattati ponderosi e varie scienze. E c'erano ovunque queste voci d'uomini che stregavano i cuori mormorando tutto il tempo i nomi dei Deva. Il re era meravigliato per i tappeti incantevoli che quei Bramana gli offrivano e vedendo i riti che intraprendevano per venerare Deva e grandi Risci gli pareva d'essere finito nello spazio di Braman e più stava lì e più gli veniva voglia di rimanerci non riusciva a soddisfarsi di una visita così breve. Entrando nell'eremo il re lasciò la scorta all'ingresso e proseguì da solo ma non trovò il Risci Canua né nessuno dunque chiamò ad alta voce: "Ehi c'è qualcuno qui?" Gli rispose l'eco. E poi gli venne incontro una fanciulla bella come Sri ma vestita come la figlia di un asceta gli diede il benvenuto lo ricevette con ossequio gli offrì una sedia acqua per lavare i piedi Arghia s'informò circa la sua salute e pace spirituale e infine domandò con reverenza: "Che s'ha da fare: comandi!" "Sono qui per onorare il benedetto Canua: dove è andato amabile splendore?"

"Mio padre è uscito in cerca di frutta. Farà subito ritorno." Vide che era straordinariamente bella e perfetta aveva un sorriso dolcissimo l'umiltà e le penitenze ascetiche la facevano ancora più bella era un fiore appena sbocciato. "Tu chi sei? E di chi sei figlia? E che ci fai qui nei boschi? Da dove vieni tu che sei così bella piacente e virtuosa? Al primo sguardo tu mi hai rubato il cuore! Voglio sapere tutto di te parla!" "Sono figlia dell'illustrissimo Canua." "L'universalmente osannato e lautamente benedetto Risci ha prosciugato il seme. Persino Darma potrebbe cadere in tentazione mai un asceta di stretta osservanza. Come puoi essere sua figlia? Devi assolutamente spiegarmelo." "Ascolta ciò che ho saputo della mia storia e come è che sono diventata la figlia del Muni: un giorno è venuto qui un Risci che voleva sapere tutto della mia nascita e ciò che gli ha raccontato Canua adesso lo racconterò io a te." Sacuntala disse che Canua disse: Ci fu un tempo in cui Visuamitra intraprese penitenze così austere da allarmare Indra che temette volesse spodestarlo: convocò Menaca. "Tu sei la prima fra le Apsara fammi un favore: questo grande asceta Visuamitra splendido come il sole ha intrapreso penitenze severis-sime e io ho paura. C'è da fare per te. Per i tuoi fianchi snelli. Devi andare da questo Visuamitra rapito in contemplazione e austerissimo che potrebbe scalzarmi dal seggio. Per farmi salvo devi andare da lui e frustrare i suoi sforzi ascetici. Tu sei bella fresca piacente hai le tue arti i sorrisi la voce: devi tentarlo e distoglierlo dalle penitenze." "Visuamitra ha un'energia pazzesca ed è un formidabile asceta. Ed è anche molto irascibile come tu ben sai. L'energia l'ascetismo e l'iracon-dia sue hanno messo ansia persino a te. Perché non dovrei essere ansiosa pure io? Fu lui che obbligò

Vasista ad essere spettatore della morte prematura dei suoi figli. Fu lui che nacque Csciatria e fu capace di diventare un Bramana facendo l'asceta. Fu lui che per fare le abluzioni creò Causichi un fiume sacro tanto profondo da essere guadabile a stento. Fu lui la cui moglie in un momento difficile fu mantenuta da Matanga mentre viveva come un cacciatore per maledizione del padre. Fu lui che tornando dopo che era passato quel momento difficile cambiò il nome del fiume da Causichi a Para. E che per ricambiare il favore di Matanga gli fece da sacersote durante un sacrificio. Addirittura il dominatore dei Deva si recò a bere il Soma per timore. Fu lui che per rabbia creò un secondo mondo e moltissime stelle a cominciare da Sravana. E fu sempre lui che concedette protezione a Trisancu maledetto da un superiore. Ho paura di uno capace di simili imprese. Consigliami come si può fare perché la sua ira non mi incenerisca. Lui può bruciare il trimundio con il suo splendore e far tremare la terra con un piede. È capace di separare Meru dalla terra e lanciarlo dove vuole. In un attimo sa fare il giro dei 10 punti del mondo. Come può una donna come me anche solo toccare uno così gonfio di virtù ascetiche una vampa fiammeggiante uno che ha l'assoluto controllo delle proprie passioni? La sua bocca è come il fuoco le pupille come Sole e Luna la lingua Iama. Come posso anche solo toccarlo? Al pensiero delle sue prodezze sono terrorizzati Iama Soma i Risci i Saddia i Visua e i Valachilia. Come posso guardarlo senza allarmarmi? Comunque tu ordini re dei Deva e vedrò di avvicinare quel Risci. Ma pensa a qualche stratagemma per proteggermi. Potrebbe essere che quando inizio a giocare davanti a lui Marut del vento viene a strapparmi i vestiti e magari viene anche Manmanta dell'amore e Marut può portare anche qualche fragranza di bosco per indurre in tentazione il Risci." Essendo accolti tutti i suggerimenti Menaca si recò da Causica. Indra comandò a Marut di presenziare all'incontro. Menaca entrò nell'eremo timida e stupenda. Trovò Visuamitra che aveva consumato tutti i peccati a furia di penitenze ma ancora si

ostinava. Lo salutò e si mosse intorno e proprio allora Marut le strappò di dosso le vesti bianche di luna e lei si mise a correre intorno per acchiapparle come fosse vergognosa e indispettita e tutto questo davanti agli occhi di Visuamitra che era una vampa di energia e Visuamitra la vide così la vide nuda e che era perfetta e che era davvero bella sicché fu preso dal desiderio e le fece segno che voleva possederla e lei fece segno di sì. Fecero all'amore un sacco di tempo come più piaceva come fosse un sol giorno e concepirono una figlia di nome Sacuntala. Menaca avanzando la gravidanza si recò sul fiume Malini in una valle fra le montagne dello Imavat partorì la figlia l'abbandonò sulla riva e se ne andò. Uno stormo di avvoltoi la protesse da leoni tigri Racsciasa e altri carnivori. Io la trovai circondata dagli avvoltoi quando mi recai al fiume per le abluzioni e la adottai come figlia. Le scritture chiamano padre chi procrea padre chi protegge e padre chi nutre. L'ho chiamata Sacuntala perché gli uccelli Sacunta l'avevano difesa. È così che Sacuntala è divenuta mia figlia. E lei mi ritiene suo padre. Sacuntala disse: "Questa è la storia che mio padre ha raccontato al Risci. Ed è così che io sono la figlia di Canua: poi che non conosco il mio padre naturale considero Canua mio padre." "Ben detto! Sposami! Cosa vuoi che faccia per te? Vuoi collane d'oro? Orecchini d'oro? Perle grosse e bianche? Monete d'oro? Tappeti lussuosi? Ti regalo tutto ora. Ti regalo tutto il mio regno! Vieni qua stupenda timida e sposami secondo Gandarva. Tra tutte le forme di matrimonio quella Gandarva eccelle cosciotte mie tornite." "O re: mio padre è uscito per cercare un po' di frutta attendi 2 minuti quando torna mi concede a te." "Sei bellissima e impeccabile: ti voglio mia compagna per tutta la vita. Io vivo per te il mio cuore batte nel tuo petto. Ognuno è amico di se stesso e responsabile di se stesso quindi certamente puoi concederti da te stessa senza infrangere alcuna regola. Ci

sono in tutto 8 forme di matrimonio: Brama Daiva Arscia Pragiapatia Asura Gandarva Racsciasa e Paisacia. Manu figlio dell'Autocreato ha dissertato circa l'appropriatezza di ciascuna forma relativamente alle caste. Le prime 4 forme sono adatte ai Bramana le prime 6 agli Csciatria ai re persino la XVII l'Asura è permessa a Vaisia e Sudra. Fra le prime 5 le prime 3 sono appropriate le altre 2 no. Paisacia e Asura non devono essere praticate mai. Questo è quanto sanciscono le scritture e bisogna comportarsi di conseguenza. Le forme Gandarva e Racsciasa sono compatibli con le pratiche Csciatria. Non avere timore. Non c'è alcun dubbio che noi ci si possa sposare in accordo a una di queste 2 forme o ad una loro combinazione. Ascolta bellissima io ardo di desiderio e se tu provi lo stesso senz'altro possiamo sposarci Gandarva." "Se questo sanciscono le scritture se davvero dispongo di me stessa allora queste sono le mie condizioni: giurami di darmi ciò che ti chiedo: il figlio che concepiremo sarà tuo erede. Se lo giuri ci sposiamo." Il re non mise tempo a riflettere: "Lo giuro! E giuro che ti porterò con me alla capitale. Lo dico per davvero. Mia bellissima tu meriti questo e anche più." Ciò detto si sposarono fecero all'amore e partì ripetendo più volte: "Manderò il mio esercito quadripartito a prenderti per portarti alla capitale mio dolce sorriso!" E partì. E tornando a casa pensò a Casiapa: "Chissà cosa ne dirà quando verrà a sapere la cosa?" Con questo pensiero in testa fece ingresso nella capitale. Proprio mentre il re partiva Canua rientrò all'eremo. Ma Sacuntala per vergogna non uscì a riceverlo. Ma lui sapeva tutto nulla sfuggiva all'occhio della sua mente e in effetti era compiaciuto di lei: "Ciò che è avvenuto oggi in segreto e senza attendere il mio consenso non ha distrutto la tua virtù. In effetti si dice che per gli Csciatria l'unione secondo Gandarva senza alcun mantra fra

un uomo e una donna infoiati sia la cosa migliore. Quel grandissimo uomo Dusmanta è per altro uno spirito elevato e virtuoso. L'hai preso come marito. Il figlio che partorirai diverrà potente e famoso in tutto il mondo dominerà i mari sarà irresistibile." Sacuntala andò incontro al padre affatticato gli lavò i piedi l'aiutò a posare il carico mise la frutta a posto e gli disse: "Devi concedere la tua grazia a Dusmanta che ho scelto come marito e ai suoi ministri!" "Lo benedico per il tuo bene. Ma chiedimi qualcosa per te." Ma Sacuntala desiderava beneficiare Dusmanta chiese in dono che i re Paurava fossero sempre virtuosi e mai detronizzati. Sacuntala partorì un bimbo di smisurata energia. A 3 anni splendeva come una vampa. Era bello magnanimo e con ogni dote. Canua lo sottopose a tutti i riti religiosi d'uopo. Cresceva giorno dopo giorno in forza e bellezza aveva denti come perle boccoli lucidi poteva uccidere un leone i suoi palmi portavano segni di buon auspicio la fronte era alta pareva un figlio di Deva cresceva veloce da far spavento a 6 anni era fortissimo si divertiva ad acchiappare leoni tigri orsi bufali ed elefanti per legarli agli alberi intorno all'eremo qualcuno lo cavalcava qualcun'altro gli dava la caccia per gioco e siccome era capace di catturare e legare qualunque animale per quanto possente gli diedero il nome di Sarvadamana colui che conquista tutti. Un giorno il Risci decise che era giunto il momento di installarlo come erede lo disse a Sacuntala e comandò ai discepoli: "Portate subito Sacuntala con il figlio dal marito. Le donne non dovrebbero vivere a lungo nella casa natale distrugge la loro reputazione condotta e virtù. Sbrigatevi." I discepoli partirono immediatamente per Astinapura Sacuntala e figlio in testa lasciarono la foresta arrivarano dal re e i discepoli tornarono indietro. Sacuntala onorò debitamente il re poi disse: "Ecco tuo figlio! Nominalo erede. Quest'angelo l'hai concepito con me. Mantieni la promessa che facesti. Ricorda il patto che

stringemmo quando mi sposasti all'eremo di Canua." Il re ascoltò ricordò ogni cosa e disse: "Non ricordo niente. Chi sei tu donna malvagia che ti vesti da asceta? Non ricordo d'averti mai posseduta. Vattene o resta o fa quel che ti pare." Sacuntala sbiancò. S'impietrì. Gli occhi arrossarono. Le labbra tremarono. Lanció sguardi incandescenti. Fece lo sforzo estremo di contenere la rabbia che montava. Rifletté un istante affranta e furiosa. Poi gli rivolse queste parole guardandolo negli occhi: "Come puoi essere così meschino? Ricordi ogni cosa e dici che non è vero. Il tuo cuore è testimone della verità o falsità di questa cosa. Non abbassarti a mentire. Chi dice di essere diverso da quel che è ruba e scippa se stesso. Di quali peccati non sarebbe capace? Tu pensi di essere il solo a conoscere le tue azioni. Ma non sai che l'antico onnisciente Naraiana alberga nel tuo cuore? Conosce tutti i tuoi peccati e pecchi in sua presenza. Chi pecca crede che nessuno lo veda. Ma lo vedono i Deva e colui che è in ogni cuore. Sole Luna Aria Fuoco Terra Cielo Acqua Cuore Iama Giorno Notte Alba Crepuscolo Darma tutti sono testimoni delle azioni degli uomini. Iama figlio di Suria non tiene conto dei peccati di quelli di cui Naraiana si compiace ma tortura quelli di cui è insoddisfatto. Nessun Deva benedice chi si svilisce fingendo di essere altro. Neppure la sua anima lo fa. Sono una moglie devota a mio marito. Sono venuta qui di mia iniziativa è vero. Ma non mancarmi di rispetto per questo. Sono tua moglie dunque ho diritto che mi tratti con rispetto. Non mi tratteresti così se non fossi venuta qui di mia iniziativa? Perché mi tratti come una donna qualunque davanti a tutti? Non sto gridando in mezzo a un giungla. Non mi senti?! Ora la tua testa esploderà in mille pezzi se rifiuti di ascoltare la mia supplica!! L'uomo penetra nel ventre della donna e ne esce fatto figlio. Perciò chi conosce i Veda chiama la donna Giaia colei da cui si nasce. E il figlio che nasce da genitori che conoscono i Mantra Vedici salva gli spiriti degli antenati dallo spazio Put e per questo lo stesso Autocreato lo chiama Puttra colui che salva

da Put. Il figlio ti conquista il trimundio il figlio del figlio l'eternità il figlio del figlio del figlio l'eterna felicità. Una buona moglie è esperta di faccende domestiche è devota è fedele è la tua metà la prima degli amici il fondamento di mente persona e corpo è il fondamento della salvazione se hai moglie puoi compiere atti religiosi condurre vita domestica essere allegro trovare buona sorte la moglie è un amico nei momenti di gioia un padre durante gli atti religiosi un madre nella malattia e nel dolore anche in viaggio nel mezzo di una foresta una moglie dà refrigerio e assola chi ha moglie tutti gli credono dunque una moglie è il possesso di maggior valore persino quando un uomo lascia questo mondo per andare da Iama la moglie lo accompagna: se muore prima lei lo aspetta se muore prima lui lo segue subito. Perciò esiste il matrimonio: il marito gode della compagnia della moglie sia in questo che negli altri mondi. I saggi dicono che si rinasce nel figlio quindi bisogna considerare la moglie come propria madre. Specchiandosi nel volto del figlio avuto dalla moglie l'uomo si sente felice come un virtuoso che arriva di sopra. Chi è afflitto da dolore mentale o fisico trova refrigerio nella moglie come acqua fresca dopo aver sudato. Nessuno dovrebbe fare mai alcunché di spiacevole per la moglie visto che felicità gioia e virtù dipendono da lei. La moglie è il campo santo in cui il marito stesso nasce. Neppure i Risci possono avere figli senza una donna. Cosa c'è di più bello per un uomo che un bimbo che gli corre addosso a stringere le gambe foss'anche lercio da capo a piedi! Perché tratti con questa indifferenza tuo figlio che ti si è fatto vicino e ti guarda così malinconico sperando che tu lo prenda sulle ginocchia? Persino le formiche si prendono cura delle loro uova come puoi tu che sei virtuoso pensare di ignorare tuo figlio? Il tocco della pasta di sandalo o di una donna o di acqua fresca nulla è più delizioso che la carezza del figlio che stringi fra le braccia. Il Bramana è il migliore dei bipedi la vacca dei quadrupedi il protettore dei superiori: il figlio è la più bella cosa da accarezzare. Prendi in braccio questo bellissimo bimbo. Non c'è niente di più piacevole

al mondo che abbracciare il figlio! Ti ho portato questo bimbo che può scacciare via ogni tuo dispiacere dopo averlo tenuto nel ventre ben 3 anni. Mentre ero in travaglio ho sentito queste parole venire dal cielo: Farà un centinaio di sacrifici di cavalli. Chi viaggia lontano da casa prende in braccio i bambini degli altri e annusando le loro teste prova un'immensa felicità. Tu sai che i Bramana ripetono questi Mantra Vedici durante i riti di consacrazione per l'infanzia: Figlio sei nato dal mio corpo sei scaturito dal mio cuore sei me stesso nella forma di mio figlio: possa tu campar cent'anni! La mia vita dipende da te la continuazione della mia stirpe anche quindi figlio vivi felice cent'anni. È nato dal tuo corpo è un tuo secondo te. Specchiati in lui come in un'acqua limpida. Come il fuoco sacrificale scaturisce da quello domestico così lui è scaturito da te. Sei 1 ma ti sei sdoppiato. Te ne andavi a caccia di cervi e ti sei imbattuto in una vergine nell'eremo del padre ed ero io. Urvasi Purvacitti Saagiania Menaca Visuaci e Gritaci sono le 6 Apsara maggiori e fra di loro Menaca è la prima. Discese dal cielo in terra per accoppiarsi con Visuamitra e fui concepita io e mi abbandonò in una valle dell'Imavat nemmeno fossi figlia di qualcun'altra. Quali peccati ho commesso nelle altre vite per essere rifiutata dai genitori appena nata e adesso da te! D'accordo rifiutami e me ne torno all'eremo di mio padre. Ma non puoi rifiutare questo bimbo che è tuo!" "Sacuntala non mi risulta aver fatto con te questo bambino. Le donne mentono sempre. Chi ti crederà? Tua madre è la lasciva Menaca che senza il minimo sentimento ti ha gettato nell'Imavat come si buttano i fiori quando è terminata la funzione sacra. Tuo padre è l'allupatissimo Visuamitra uno Csciatria che volle diventare Bramana ed anche lui è privo di qualsiasi sentimento. Per quanto l'una sia la prima fra le Apsara e l'altro fra i Risci. Visto che sei figlia loro com'è che parli come una donna lasciva? Le tue parole non meritano credito. Non ti vergogni di dire queste cose specialmente davanti a me? Dunque vattene donna malvagia travestita da asceta. Dove sta quel famosissimo

Risci dove l'Apsara Menaca? E perché tu che sei così spregevole ti vesti da asceta? E tuo figlio è troppo cresciuto. Dici che è un ragazzo ma è davvero robusto. Com'è che è cresciuto veloce come un germoglio di Sala? Sei di bassi natali parli come una donna lasciva sei stata concepita da Menaca in un impeto di lussuria te ne vai in giro vestita da asceta parli di cose di cui non so nulla: non ti conosco: va' dove ti pare." "Tu vedi le colpe degli altri anche se sono piccole come un seme di senape ma non vedi le tue che sono grandi come un frutto di Vilua. Menaca è Deva. La considerano addirittura la prima fra i Deva. Quindi i miei natali Dusmanta sono molto più elevati dei tuoi. Tu cammini sulla terra io volo nei cieli! La differenza che c'è fra me e te è quella che passa fra il monte Meru e un seme di senape! Guarda il mio potere! Io posso entrare negli spazi di Indra Cuvera Iama e Varuna! Tu che non pecchi mai senti questa cosa che si dice e che è vera e che non ti racconto per cattiveria ma per farti un esempio: dovrai perdonarmi dopo che l'avrai ascoltata. Chi è brutto si crede più bello degli altri fino a che si vede in uno specchio ma quando vede la sua brutta faccia nello specchio è allora che vede la differenza fra sé e gli altri. Chi è bello davvero non schernisce nessuno mai. E chi dice cose cattive diventa uno che disprezza tutti. E come un porco anche in mezzo a un'aiuola di fiori cerca la monnezza il malvagio sceglie sempre il male fra ciò che di buono e di cattivo gli altri dicono. I saggi invece accolgono sempre solo il bene così come le oche bevono sempre solo il latte anche quando è mescolato con l'acqua. Gli onesti sono sempre spiaciuti se devono parlare male di altri: i malvagi quando lo fanno ne godono. Gli onesti provano sempre piacere a mostrare riguardo per gli anziani: i malvagi a denigrare la bontà. Gli onesti sono contenti di sorvolare sulle colpe: i malvagi di scovarle. I malvagi parlano sempre male degli onesti: gli onesti non li insultano mai neppure quando vengono insultati. Cosa c'è di più ridicolo al mondo dei malvagi che descrivono gli onesti come malvagi? Se persino gli atei sono infastiditi da quelli che si allontanano dalla

verità e dalla virtù per diventare serpi rabbiose e velenose cosa dovrei dire io che sono stata allevata nella fede? Colui che non ha cura del figlio che è la sua stessa immagine non raggiungerà mai i mondi a cui aspira anzi certamente i Deva distruggeranno la sua buona sorte e tutto ciò che possiede. I Pitri hanno detto che il figlio perpetua la stirpe e quindi è l'atto religioso massimo. Perciò nessuno dovrebbe abbandonare un figlio. Manu ha detto che ci sono 5 tipi di figli: quelli concepiti con la moglie quelli regalati da altri quelli comprati per qualche motivo quelli allevati per affetto e quelli concepiti extraconiugalmente. I figli supportano la religione e le imprese dei padri intensificano le loro gioie e salvano gli antenati da Put. Non devi abbandonare tuo figlio. Prenditi cura di te stesso di verità e virtù prendendoti cura di tuo figlio. Finisci questo inganno. La costruzione di un serbatoio è più meritoria che quella di 100 pozzi. Ma un sacrificio lo è di più. E un figlio è più meritorio di un sacrificio. La verità è più meritoria che 100 figli. Una volta sono stati soppesati 100 sacrifici di cavalli contro la Verità e la Verità pesava di più. La Verità è pari allo studio di tutti i Veda e alle abluzioni in tutti i luoghi santi. Non c'è virtù pari alla Verità: non esiste nulla che la superi. La Verità è Braman. È il voto massimo. Dunque o re non violare la tua promessa. Sii sempre nella Verità. Se non dai credito alle mie parole io sono anche d'accordo ad andarmene: è meglio evitare la tua compagnia. Ma quando morirai questo mio figlio dovrà regnare su tutta la terra circondata dai 4 mari e dalle montagne." Sacuntala se ne andò. Ma subito parlò una voce dal cielo non emanata da alcuna forma visibile e parlò a Dusmanta seduto fra sacerdoti precettori e ministri: "Una madre altro non è che guaina di carne: il figlio scaturisce dal padre ed è il padre stesso. Dusmanta prendi cura di tuo figlio e non insultare Sacuntala. Il figlio altro non è che una forma del seme del padre e salva i progenitori da Iama. Sei padre di questo ragazzo. Sacuntala dice vero. L'uomo si sdoppia e viene

partorito dalla moglie nella forma del figlio. Dunque prendi cura di tuo figlio partorito da Sacuntala. Abbandonare il figlio comporta cattiva pessima sorte. Dunque prendi cura di tuo figlio. E siccome ne avrai cura perché l'abbiamo detto noi sarà conosciuto col nome di Barata colui di cui s'è preso cura." Avendo udito queste parole Deva il re fu sopraffatto da grandissima gioia e si rivolse a sacerdoti e ministri: "Avete udito? Sapevo che è mio figlio ma se l'avessi accettato sulla parola di Sacuntala il popolo sarebbe stato sospettoso e non l'avrebbe considerato puro." Siccome invece i Deva ne avevano stabilito la purezza il re era straordinariamente felice. Prese il figlio. Lo sottopose a tutti i riti cui un padre è tenuto sottoporre un figlio. Affondò il naso fra i suoi capelli e lo coccolò teneramente. I Bramana lo benedissero i bardi l'applaudirono. Il re finalmente provò la delizia di essere carezzato dal figlio. Ricevette la moglie con affetto e le disse: "Mia scintillante il nostro matrimonio ebbe luogo in forma privata e non sapevo come dimostrare la tua purezza. Il popolo avrebbe potuto pensare che ci fossimo uniti carnalmente senza sposarci e che quindi questo figlio che io avrei nominato mio erede fosse in realtà illegittimo. Cara carissima ciò che hai detto per rabbia lo perdono. Sei mia!" L'accolse con profumi cibi e bevande. Diede al figlio il nome Barata e lo nominò erede. Le ruote famose e brillanti del carro di Barata che sono invincibili e pari alle ruote dei carri dei Deva traversarono tutte le regioni colmando il mondo intero col loro fragore. Barata assoggettò i re del mondo. Governò virtuosamente si guadagnò una gran fama. Fu conosciuto col titolo di Ciacravrti e Sarvabauma. Intraprese molti sacrifici come Sacra dominatore dei venti. Canua fu il primo sacerdote in tutti i sacrifici le offerte ai Bramana furono grandiose si tennero sacrifici di vacche e di cavalli Barata ricompensava Canua con un migliaio di monete d'oro. Fu quel Barata cui si dovettero tante imprese grandiose. Fu il capostipite della schiatta che

prese il suo nome e fra i discendenti ci furono molti re simili a Deva e a Brama stesso innumerevoli e adesso nominerò i maggiori. Pracetas ebbe 10 figli tutti asceti virtuosissimi che tanto tempo fa sputarono fuoco e bruciarono molte piante velenose assieme a innumerevoli alberi giganti che avevano infestato il mondo con grave sconforto degli uomini. XI nacque Dacscia da cui scaturirono tutte le creature e perciò viene chiamato il Grandepadre. Sposò Virini da cui ebbe un migliaio di figli identici a lui che si diedero ai voti duri. Narada insegnò loro la filosofia dello Sanchia come via di salvazione. Dacscia desiderava procreare concepì 50 figlie e le designò in modo che i loro figli sarebbero stati anche suoi per qualunque atto religioso. Destinò 10 figlie a Darma 13 a Casiapa e 27 a Ciandra per marcare il tempo. Casiapa figlio di Marici con la più matura delle 13 mogli generò gli Aditia con a capo Indra e Vivasuat il Sole che figliò Iama e Manu che fu capostipite dell'intera razza umana sicché gli uomini sono anche chiamati Manava compresi Bramana e Csciatria. Accadde che i Bramana si unirono con gli Csciatria e i Bramana si dedicarono allo studio dei Veda. Manu generò altri 10 figli: Vena Drisnu Nariscian Nabaga Icsvacu Caruscia Sariati Ila Prisandru Nabagarista tutti Csciatria. Ebbe anche altri 50 figli ma si dice siano morti tutto litigando fra loro. Pururavas il saggio nacque da Ila che si dice fu sia madre che padre suo. Dominò 13 isole e benché uomo fu sempre circondato da uno stuolo di sovra-uomini e il potere gli diede in testa tanto che litigò con i Bramana e senza curarsi della loro ira rubò loro ogni avere. Sanatcumara scese dallo spazio di Braman per dargli qualche buon consiglio ma fu scacciato. I Risci persero le staffe e senza ulteriori indugi distrussero con una maledizione il re fuori di senno. Per altro fu proprio Pururavas il primo che portò in terra dallo spazio dei Gandarva i 3 tipi di fuoco sacrificale assieme alla Apsara Urvasi con cui fece 6 figli Aius Dimat Amavasu Dridaius Vanaius e Sataius. Aius ebbe 4

figli con la figlia di Suarbanu: Nauscia Vriddasarman Ragingaia e Anenas. Nauscia fu di grande intelligenza e valore e governò virtuosamente supportando Pitri Deva Risci Bramana Gandarva Naga Racscasa Csciatria e Vaisia sgominò tutte le bande di ladri impose ai Risci di pagare i tributi e portarlo a spalle come bestie da soma conquistò i Deva con la sua bellezza i suoi ascetismi con il valore e l'energia e governò come fosse lo stesso Indra. Ebbe 6 figli molto dolci Iati Iaiati Saniati Aiati e Druva: Iati si fece asceta e divenne un Muni della levatura di Braman - Iaiati divenne re valente e virtuoso governò il mondo intero fece molti sacrifici onorò i Pitri rispettò sempre i Deva non fu mai sconfitto da alcuno i suoi figli furono grandi arcieri li ebbe da 2 mogli: Devaiani gli diede Iadu e Turvasu - Sarmista gli diede Draiu Anu e Puru. Dopo aver regnato a lungo Iaiati fu sopraffatto da una decrepitezza orrida che distrusse ogni sua bellezza sicché chiamò i suoi figli e disse: "Miei cari vorrei tanto essere giovane per bearmi in compagnia di una fanciulla: aiutatemi." "Che ti serve? Vuoi riavere indietro la giovinezza? " "Fatti carico tu della mia vecchiaia! Se mi prendessi la tua giovinezza me la spasserei. Sono stato maledetto da Usanas Muni durante un sacrificio. Figli miei sarei felicissimo di prendermi la vostra giovinezza. Chiunque di voi accettasse si prenderebbe il mio corpo e il mio regno. Come sarei felice in un corpo nuovo. Chi vuole la mia vecchiaia?" Nessuno voleva. Allora Puru il più giovane disse: "Va bene torna a spassartela con un corpo giovane e fresco: mi prenderò il tuo corpo decrepito e governerò come comanderai." In virtù dei poteri ascetici del re così fu. Trascorsi 1000 anni Iaiati era ancora forte e potente come una tigre. Si sollazzava ancora con le 2 mogli ma anche con l'Apsara Visuaci nei giardini di Citrarata re dei Gandarva ma ancora non era soddisfatto. Allora gli sovvenne di quanto si dice nei Purana:

"In effetti mai gli appetiti vengono saziati dal soddisfacimento. Al contrario indulgervi li alimenta come burro versato sul fuoco. Anche se possedessi il mondo intero con i suoi tesori diamanti ori bestie e femmine anche allora non saresti placato. È solo quando non commetti alcun peccato verso alcuna creatura non col pensiero né coi fatti o con le parole è solo allora che diventi puro come Braman. Quando non temi nulla e nulla ti teme quando non desideri nulla quando non sei causa di alcun dolore è solo allora che diventi puro come Braman." Il re vide questo e si placò per il fatto che non si possono mai placare i propri appetiti e si placò nella meditazione e si riprese indietro la sua vecchiaia dal figlio e gli restituì la sua giovinezza anche se l'avrebbe voluta per sempre e lo nominò re: "Tu sei il mio vero erede sei il figlio che deve proseguire la mia stirpe che sarà conosciuta nel mondo col tuo nome." Si ritirò a vita ascetica sul monte di Brigu acquisì molti meriti e trascorsi parecchi anni cedette all'inevitabile influenza del tempo: lasciò il corpo osservando il voto del digiuno e salì in cielo con le mogli. In un tempo antico capitava spesso che Deva e Asura si contendessero il dominio del trimundio. I Deva avevano designato Angiras cioè Vriaspati sacerdote per i loro sacrifici: gli Asura Usanas: fra i 2 c'era boriosa rivalità. I Danava uccisi durante gli scontri venivano risuscitati da Sucra cioè Usanas e ripigliavano a combattere mentre Vriaspati non era capace di resuscitare i Deva uccisi non sapeva come al contrario di Cavia che era esperto così i Deva erano disperati temevano Usanas così si rivolsero a Cacia figlio maggiore di Vriaspati: "Sii gentile e facci un favore enorme: impara a fare quel che sa fare Sucra. Sta alla corte di Vrisciaparva e protegge sempre i Danava: noi mai. Sei più giovane di lui quindi puoi avvicinarti a lui con fare reverente e adulatore puoi persino adulare Devaiani sua figlia prediletta: in effetti sei l'unico che possa propiziarsi

entrambi mostrando loro devozione nessun altro può farlo. Di sicuro puoi ottenere che Devaiani ti impartisca la sua scienza circuendolo con la tua dolcezza e docilità." Cacia acconsentì e andò subito da Sucra nella capitale degli Asura: "Prendimi come discepolo. Sono nipote di Angiras e figlio di Vriaspati mi chiamo Cacia. Se accetti di essermi maestro mi voterò alla vita Bramaciaria per un millennio: comandi Bramana!" "Sia tu benvenuto Cacia. Sono d'accordo. Ti tratterò con riguardo per rispetto a Vriaspati." Cacia prese i voti. E a tempo debito prese a circuire maestro e figlia entrambi. Era giovane e cantando ballando e suonado si accattivò presto la giovane Devaiani. Ce la mise tutta per conquistarsi Devaiani con omaggi floreali e frutti e alacrità nel servirla. E Devaiani quando erano soli si prendeva cura del giovane impegnato dai suoi voti cantando e mostrandosi dolcissima. Occorse mezzo millennio ai Danava per comprendere le intenzioni di Cacia ma a quel punto montarono su tutte le furie e non avendo alcun ritegno ad uccidere un Bramana quando un giorno lo trovarono appartato in un bosco ad accudire le vacche del maestro lo assassinarono: odiavano Vriaspati e volevano evitare che il segreto per resuscitare i morti gli fosse consegnato. Fecero il corpo di Cacia a pezzi e lo diedero in pasto a sciacalli e lupi. Al tramonto le vacche tornarono alle stalle senza di lui. Devaiani se ne accorse e disse al padre: "Hanno acceso i fuochi per la sera. Il sole è tramontato padre! Le vacche sono rientrate da sole. Cacia non si è visto. O si è perso o è morto. Ti dico una cosa padre: senza di lui muoio." "Lo resusciterò con queste parole: Vieni a me." Chimato dal maestro Cacia apparve davanti a lui felice e contento strappato ai ventri dei lupi che l'avevano divorato e alla figlia del Bramana che gli chiedeva spiegazione del ritardo rispose:

"Ero morto. Stavo tornando qui con combustibile per il fuoco sacrificale erba Cusa e ceppi di legno. Sedetti all'ombra di un banano assieme alle vacche. Gli Asura mi videro mi domandarono chi fossi risposi che ero figlio di Vriaspati mi uccisero mi fecero a pezzi mi diedero in pasto a sciacalli e lupi e tornarono a casa felici. Ma il santissimo Bargava mi ha chiamato ed eccomi qui di nuovo vivo." Un'altra volta accadde di nuovo che Cacia richiesto da Devaiani partisse per i boschi e cercando intorno per fiori di nuovo fosse scoperto dai Danava e ucciso e questa volta lo ridussero in poltiglia e lo sciolsero nell'oceano. Di nuovo la fanciulla si mise in ansia per il ritardo lo disse al padre che lo chiamò e lui riapparve e raccontò di nuovo tutta cosa. Ma lo uccisero una III volta questa volta lo bruciarono e le sue ceneri le mischiarono a vino che servirono al suo stesso maestro. E quando Devaiani si rivolse di nuovo disperata al padre questi replicò: "Il figlio di Vriaspati è morto. Nonostante l'abbia resuscitato è stato assassinato più volte. Cosa devo fare? Non piangere. Una come te non dovrebbe soffrire per un mortale. Grazie a me vieni adorata 3 volte al giorno da Bramana Deva Vasu Asuin Asura e tutto il mondo. Non è possibile serbarlo in vita: anche se lo resuscito lo uccidono spesso." "Perché non dovrei soffrire per lui che è nipote di Angiras e figlio di Vriaspati entrambi Risci asceti lui stesso asceta vigile e abile in ogni cosa? Mi lascerò morire di fame e lo seguirò: mi è troppo caro padre." "Gli Asura stanno cercando di colpirmi! Altrimenti non ucciderebbero il mio discepolo e compagno tuo. Questi seguaci di Rudra vogliono spogliarmi delle vesti di Bramana rendendomi complice del loro crimine. Davvero questo crimine ha conseguenze tremende: persino Indra sarebbe incenerito se uccidesse un Bramana." E prese a chiamare a sé Cacia dallo spazio dei morti. Ma Cacia stava dentro il suo stomaco e temette per ciò che gli sarebbe accaduto sicché flebile flebile fece udire la voce:

"Fammi la grazia o signore! Sono io Cacia che ti adoro. Fa' come fossi tuo figlio." "Di dove sei entrato nel mio stomaco? Dove stai esattamente? Ora lascio gli Asura e passo ai Deva." "La memoria non mi ha abbadonato ricordo tutto quanto mi è accaduto. Le mie virtù ascetiche non sono andate distrutte ed è perciò che posso sopportare questo dolore insopportabile. Gli Asura mi hanno ucciso bruciato ridotto in polvere e mesciuto al vino che ti hanno offerto. Fino a che tu ci sei o Bramana l'arte degli Asura non potrà mai vincere la scienza del Bramana." "Figlia come posso aiutarti? Cacia può tornare in vita solo uccidendomi. Sta dentro di me! Per uscire fuori deve squartarmi lo stomaco." "Chiunque di voi due muoia io mi consumerò in una vampa! Se muore Cacia mi verrà tolta la vita se muori tu non potrò sopportarla." Sucra si rivolse a Cacia: "In effetti già ora sei vittorioso figlio di Vriaspati: hai la stima di Devaiani. Se davvero non sei Indra nei panni di Cacia accetta il sapere che ora ti impartisco. Nessuno può uscire vivo dal mio stomaco. Ma non bisogna uccidere i Bramana quindi prendi questo che ti insegno. Vieni in vita come figlio mio. E una volta appresa la mia scienza e resuscitato da me e uscito fuori dal mio corpo ti raccomando di usarmi la stessa grazia." Cacia stupendo ricevette il sapere di Sucra lo squartò e uscì fuori dalla sua pancia come una luna piena di notte. Vide quel che restava del maestro un mucchietto penoso e mise in pratica l'insegnamento ricevuto: lo resuscitò. Lo venerò: "Colui che versa il nettare della conoscenza nelle orecchie di altri come tu hai fatto con me che ero ignorante io lo considero padre e madre. Chi è così ingrato da offenderlo se ricorda l'immenso favore che ha fatto? Sono odiati nel mondo e finiscono fra i peccatori coloro che mancano di rispetto al maestro che deve sempre essere venerato perché è colui che dà la conoscenza ed è la cosa più preziosa al mondo."

Sucra era stato ingannato mentre era sotto l'effetto dell'alcol. Si ricordò della totale perdita di lucidità che è una delle conseguenze più terribili del bere alcol. Vide Cacia. L'aveva bevuto col vino senza accorgersene perché era in uno stato di incoscienza. Decise di riformare il comportamento dei Bramana. Si rialzò in piedi furibondo e disse: "Da oggi qualunque Bramana scellerato ceda alla tentazione di bere vino sarà considerato perso alla virtù sarà considerato colpevole di aver ucciso un Bramana sarà odiato in tutti i mondi. Io pongo questo limite alla condotta e alla dignità dei Bramana in ogni dove e tempo. Che lo sappiano tutti: gli onesti i Bramana i rispettosi i Deva le creature del trimundio!" Poi convocò i Danava che evidentemente avevano perso il buon senso: "Voi stupidi Danava sappiate che Cacia ha ottenuto ciò che voleva. D'ora in avanti starà con me. Adesso che ha imparato a resuscitare i morti eguaglia Braman stesso in valore!" Tagliò corto e tacque. I Danava sorpresi tornarono a casa. E anche Cacia si preparò per tornarsene fra i Deva essendo rimasto per 1'000 anni col maestro e avendo ottenuto il congedo. Ma Devaiani gli disse: "Nipote di Angiras! Tu sei splendido: per le maniere per la nascita per come studi come sei asceta e umile. Mio padre onora e rispetta Angiras io tuo padre. Sappilo e ascoltami. Ricorda come mi sono comportata con te durante il periodo del tuo voto. Il tuo voto è concluso. Ora devi amarmi. Sposami." "Io ti rispetto e venero come tuo padre! Anzi tu sei bellissima e degna di reverenza ancora più grande! Tuo padre ti ha più cara che la sua stessa vita! In quanto figlia del mio maestro sarai per sempre degna della mia adorazione! Come rispetterò eternamente tuo padre mio maestro così te Devaiani! Dunque non devi dire queste cose." "Tu sei figlio del maestro di mio padre. Quindi io ti rispetto e venero. E ricorda l'amore che ti ho dimostrato tutte le volte che sei stato ucciso dagli Asura. Se pensi alla venerazione e

all'amore che ti porto capisci che non puoi lasciarmi. Io ti sono devota." "Ma sei virtuosa e non puoi spingermi ad un peccato simile. Le tue sopracciglia sono incantevoli: usami grazia. La tua bellezza mozza il fiato: ma ti rispetto più che il mio stesso maestro. Sei tutta un turgore di virtù i tuoi occhi m'inghiottono il tuo viso m'alluna: ma entrambi siamo scaturiti dal corpo di Cavia: sei mia sorella. Ti amerei siamo stati felici insieme c'è un'intesa perfetta: ma ti chiedo congedo lasciami tornare a casa. Benedicimi. Ch'io torni sano e salvo. Dovrai sempre ricordarmi nei tuoi pensieri come uno che non ha mai trasgredito la virtù che è sempre stato sollecito e fedele almaestro." "Se rifiuti di sposarmi questa tua scienza non ti servirà a niente!" "Mi sono negato alla tua richiesta solo perché sei la figlia del mio maestro non perché io creda tu abbia qualche colpa. Né il maestro mi ha ordinato alcunché in merito. Maledicimi se vuoi. Io ti ho spiegato a quale comportamento è tenuto un Risci. Non merito la tua maledizione Devaiani. Ma tu mi hai maledetto! Ma l'hai fatto per passione non per dovere: quindi non avrai ciò che vuoi. Nessun figlio di Risci ti sposerà mai. Tu hai detto che la mia scienza non mi servirà a niente. Bena. Ma servirà a colui cui la insegnerò." Disse questo e corse a casa fra i Deva. Lo accolsero con in testa Indra: "Sei riuscito in un'impresa di grande beneficio per noi. Sei stato strepitoso! La tua fama non finirà mai! Dividerai sempre con noi le offerte sacrificali." Cacia insegnò il segreto per resuscitare i morti ai Deva che divennero pazzi di gioia e si diedero già per vittoriosi. Durante una riunione gli parlarono di 100 sacrifici e dissero: "È tempo di mostrare il tuo valore: stermina i tuoi nemici Purandara!" "Amen" rispose e partì.

Ma lungo la strada Cacia incappò in un gruppo di fanciulle che si sollazzavano in un laghetto nei giardini di Citrarata Gandarva. Si fece vento e rimescolò i vestiti che avevano lasciato sulla riva. Quando uscirono dall'acqua e si rivestirono capitò che Sarmista figlia di Vrisciaparvan indossò per errore le vesti di Devaiani. Nacque una disputa. Devaiani disse: "Tu che sei la figlia del capo degli Asura perché ti prendi le mie vesti? Sei una mia discepola! Poiché sei così maleducata non ti verrà niente di buono!" "Tuo padre sta seduto più in basso e sta sempre a guardare in adorazione mio padre seduto o sdraiato che sia come fosse assunto per tesserne gli elogi! Tu sei figlia di uno che canta le lodi di altri. Di uno che prende l'elemosina. Io sono la figlia di uno che viene adorato e che fa l'elemosina! Accattona che non sei altro battiti pure il petto fa' la cattiva giurami odio arrabbiati quanto vuoi. Sei una poveraccia: non serve a niente che piangi di rabbia! Io potrei farti del male se volessi ma tu a me proprio no. Tu vuoi litigare. Ma sappi che io non ti rinosco mia pari!" Devaiani s'infuriò e prese a tirarla per le vesti. Sarmista la buttò in un pozzo e se ne andò a casa. Era convinta che Devaiani fosse morta e fece rotta verso casa fremendo di rabbia. Poco dopo sopraggiunse Iaiati figlio di Nauscia. Era stato a caccia. La coppia di cavalli attaccati al carro e quello suo erano stanchi. Lui aveva sete. Vide il pozzo vide che era secco vide che in fondo c'era una fanciulla che ardeva di splendore. Era bella come una Deva la consolò con voce dolce: "Tu chi sei che sei così bella hai queste unghie che scintillano come rame brunito e questi orecchini di gemme scintillanti? Sembri molto scossa. Perché piangi? In effetti com'è che sei caduta in questo pozzo coperto da erba e rampicanti? E dimmi la verità bella di chi sei figlia?" "Sono figlia di Sucra che resuscita gli Asura uccisi dai Deva. Lui non sa cosa mi è successo. Questa è la mia mano destra che ha le unghie scintillanti come rame brunito. Tu sei di alta casta: ti chiedo di aiutarmi a uscire di qui! So che hai buone maniere

coraggio e fama: sei tenuto a farmi uscire da questo pozzo." Poiché era figlia di un Bramana la tirò fuori dal pozzo afferrando la sua mano destra. Strabuzzò gli occhi per le sue gambe da schianto e tutto zucchero e salamelecchi se ne tornò alla capitale. Devaiani rimasta sola afflitta e addolorata incontrò la sua damigella Gurnica: "Gurnica corri a raccontare a mio padre per filo e per segno cosa mi è successo. Io non posso più entrare nella città di Vrisciaparvan." Gurnica tornò velocemente a palazzo trovò Cavia e gli parlò agitata dalla rabbia: "Devaiani è stata maltrattata da Sarmista nella foresta." Cavia partì subito alla sua ricerca col cuore in subbuglio. Quando la trovò l'abbracciò forte e parlò con voce rotta: "Figlia mia qualunque male capiti è sempre conseguenza di quache colpa. Quindi suppongo che tu abbia una colpa che hai espiato in questo modo." "Non so se sia una pena o meno ma ascoltami bene ascolta quello che Sarmista mi ha detto: mi ha detto che tu sei solo uno assunto per cantare le lodi del re degli Asura! Aveva gli occhi iniettati di sangue e ha detto proprio queste parole crudeli e offensive: Tu sei la figlia di uno che viene pagato per stare sempre a tessere gli elogi di altri uno che chiede la carità uno che prende l'elemosina mentre io sono la figlia di uno che viene adorato che elargisce e che non accetta mai niente in regalo! Questo è esattamente quello che mi ha ripetuto più volte con orgoglio e con gli occhi rossi. Papà se è davvero così se davvero sono figlia di uno pagato per adulare di uno che vive di regali allora io devo mettermi ad adorare Sarmista sperando di entrare nelle sue grazie! Ho già parlato in questo senso con lei!" "Devaiani non è vero che sei figlia di un adulatore stipendiato nè di uno che vive d'elemosina. Tu sei figlia di uno che non deve adulare nessuno a cui invece tutti mostrano venerazione! Lo stesso Vrisciaparvan lo sa e Indra e anche Iaiati. La mia

forza è l'inconcepibile Brama l'inavversabile Testadiluce! Lo stesso Auto-creato compiaciuto di me ha decretato che io sono il signore dell'essenza di tutte le cose in terra come in cielo! In realtà sappi che sono io che faccio piovere per il bene di tutte le creature e sono io che nutro le piante annuali che sostentano tutti i viventi! Allora sappi che chi non dà retta alle malelingue è più forte di tutti! I saggi dicono che il buon carrettiere tiene le redini dei cavalli saldamente senza allentarle. Così anche l'uomo vero tiene a bada la rabbia crescente senza indulgervi. Devaiani tutto è possibile per chi sa tenere a bada la rabbia e stare calmo. L'uomo vero ricorre al perdono e fa scivolare la rabbia come la serpe sguscia fuori dal fango. Chi reprime la rabbia non si cura delle malelingue non si arrabbia neppure quando ne ha motivo di sicuro ottiene i 4 beni per cui viviamo: la virtù il profitto il godimento e la salvazione. Fra colui che intraprende senza fatica sacrifici ogni mese per cent'anni e colui che non s'arrabia mai certamente vale più quello che non s'arrabbia mai. Sono i ragazzi e la ragazze che incapaci di distinguere fra giusto e sbagliato litigano: i saggi non li imitano mai." "Papà so benissimo la differenza che passa fra il potere della rabbia e quello del perdono. Ma quando un discepolo si mostra irrispettoso non dovrebbe essere perdonato dal maestro che abbia l'intenzione di fargli del bene. Quindi io non voglio più stare in un paese dove le cattive maniere sono premiate. Chi è savio e ricerca il bene non dovrebbe abitare in mezzo a peccatori che stanno sempre a sparlare delle buone maniere e dei nati nobili. Bisognerebbe andare a vivere nel migliore dei luoghi possibile: dove si riconoscono e rispettano buona condotta e purezza di natali. Le cose crudeli che mi ha detto la figlia di Vrisciaparvan mi bruciano il cuore come un fuoco di legna secca. Non riesco a pensare a nulla di più miserabile nel trimundio che onorare il proprio nemico baciato dalla fortuna non possedendo nulla. I saggi hanno detto che persino la morte sarebbe meglio." A questo punto si arrabbiò anche Cavia e andò a trovare

Vrisciaparvan che se ne stava seduto e prese a parlargli senza pesare le parole: "I peccati non danno subito frutto come la terra! Ma lentamente e segretamente portano all'estirpamento del peccatore. Questo frutto lo potrà cogliere lui stesso o suo figlio o suo nipote. I peccati devono portare frutti. Non possono mai essere digeriti: come il cibo complesso. E siccome tu hai ucciso il Bramana Cacia nipote di Angiras mentre stava da me ed era virtuoso religioso e solerte nei propri doveri e siccome anche mia figlia è stata maltrattata sappi che adesso lascio te e la tua schiatta! Davvero a questo punto non posso stare con te oltre! Pensi che farnetico? Tu cerchi di alleggerire le tue offese senza provare a correggerti!" "Figlio di Brigu non ho mai affermato che pecchi in virtù o che sei falso. In realtà la virtù e il vero stanno in te. Sii gentile! Bargava se davvero ci abbandoni noi dobbiamo scappare in fondo all'oceano! Proprio non ci resta altro da fare." "Voi Asura sparitevene in fondo all'oceano o scappate per ogni dove. Non me ne importa niente. Non posso sopportare il dolore di mia figlia. Lei mi è sempre cara. La mia vita è appesa a lei. Prova a farle cosa grata. Come Vriaspati cerca sempre il bene di Indra io cerco sempre il tuo con i miei meriti ascetici." "Bargava tu sei il padrone assoluto di tutto ciò che i capi Asura possiedono in questo mondo dei loro elefanti delle loro vacche dei loro cavalli e persino di me stesso - umilissimo!" "Se è vero che sono il padrone di tutto ciò che possiedono gli Asura allora va e gratifica Devaiani." Dopo di che andò subito da Devaiani e le raccontò tutto ma Devaiani replicò: "Se davvero sei il padrone del re degli Asura e di tutto quanto possiede fa' che venga da me e che lo ammetta." Vrisciaparvan si presentò a Devaiani con queste parole: "Devaiani dolci sorrisi sono disponibile a concederti qualunque cosa desideri per quanto difficile possa essere." "Voglio che Sarmista diventi la mia damigella assieme a un

migliaio di altre. Dovrà seguirmi anche quando mio padre mi cederà a chiunque sia." Vrisciaparvan diede ordine a una sua damigella: "Vai a prendere Sarmista e portala subito qui. Dovrà fare ciò che Devaiani desidera." Quella andò da Sarmista: "Amabile alzati e seguimi. Devi fare il bene della tua razza. Pressato da Devaiani Sucra è sul punto di abbandonare gli Asura. Tu scevra da peccato devi fare ciò che Devaiani desidera." "Lo farò volentieri. Spinto da Devaiani Sucra mi chiama. Nessuno dei due deve abbandonare gli Asura per colpa mia." Accompagnata da un migliaio di damigelle raggiunse la residenza del padre su di una portantina. Si presentò a Devaiani: "Ti servirò assieme a 1000 damigelle! E ti seguirò quando tuo padre ti cederà a chicchessia." "Io sono figlia di uno che canta le lodi di tuo padre che chiede l'elemosina e la accetta tu invece sei figlia di uno che è adorato. Come puoi essere la mia attendente?" "Si è tenuti in ogni modo a contribuire alla felicità dei propri parenti in difficoltà. Dunque ti seguirò ovunque tuo padre ti manderà." Devaiani si rivolse al padre: "Sono soddisfatta. Adesso entrerò nella capitale degli Asura! Adesso so che la tua scienza e il tuo potere non sono invano!" Sucra entrò nella capitale col cuore felice. E i Danava lo onorarono con la massima reverenza. Qualche tempo dopo capitò che Devaiani tornò a sollazzarsi negli stessi boschi accompagnata da Sarmista con le 1000 damigelle tornò nello stesso luogo prese a vagare beatamente e supremamente felice per la compagnia delle attendenti giocavano spensierate e si misero a bere il nettare dei fiori a morsicare e mangiare vari frutti. Proprio allora sopraggiunse re

Iaiati di nuovo stanco ed assetato per le scorribande a caccia di cervi. Guardò Devaiani e Sarmista assieme a tutte quelle fanciulle tutte quante celestialmente ingioiellate e tutte turgide di un voluttuoso languore in conseguenza del nettare bevuto. Devaiani dolci sorrisi stava comodamente sdraiata ed era la più bella. E Sarmista si prendeva cura di lei massaggiandole gentilmente i piedi. "Voi due donne bellissime come vi chiamate e di quali famiglie siete? Sembra che queste 2000 damigelle siano vostre attendenti." "Ascoltami grande uomo. Sappi che sono la figlia di Sucra che è la guida spirituale degli Asura. Lei è la mia damigella mi segue come attendente dovunque io vada si chiama Sarmista ed è la figlia di Vrisciaparvan che è il re degli Asura." "Sono curioso di sapere com'è che questa donna stupenda figlia del re degli Asura è la tua attendente!" "Tutto avviene fatalmente. Anche questo: non c'è da stupirsi. Fattezze e vesti paiono quelle di un re e la tua parlata suona armoniosa e precisa come quella dei Veda: come ti chiami? da dove vieni? di chi sei figlio?" "Durante il mio voto di Bramaciaria tutti i Veda mi sono entrati nelle orecchie. Sono conosciuto col nome di Iaiati e sono un re figlio di re." "Cosa sei venuto a fare qui? A raccogliere fiori di loto? a pesca? a caccia?" "Inseguivo cervi mi è venuta sete sono arrivato qui in cerca di acqua. Sono molto stanco. Aspetto solo i tuoi comandi per andarmene." "E io sono ai tuoi comandi con le mie 2000 damigelle e la mia attendente Sarmista. Auguri. Ti voglio amico e signore." "Tu sei magnifica e io non ti merito. Sei la figlia di Sucra molto al di sopra di me. Tuo padre non può concederti neppure a un grande re." "È già capitato che Bramana si unissero a Csciatria e viceversa. Tu sei figlio di un Risci e sei tu stesso un Risci. Quindi

sposami." "Donna bellissima in effetti le 4 caste sono scaturite da 1 corpo. Ma i loro doveri e la purezza non sono i medesimi: i Bramana sono superiori a tutti." "Questa mano non l'ha toccata nessun uomo prima di te. Per questo io ti accetto come mio signore. Davvero come potrebbe alcun altro uomo toccare questa mano che è già stata toccata da te che sei un Risci?" "I saggi sanno che bisogna tenersi lontani dai Bramana più che dalle serpi velenose arrabbiate o dalle fiamme di un incendio." "Perché dici così?" "La serpe uccide un solo uomo. Anche l'arma più affilata ne uccide solo uno. Un Bramana infuriato distrugge intere città e regni! Per questo credo che un Bramana sia da evitare più che altro. Quindi non posso sposarti amabile a meno che tuo padre non mi ti conceda." "Tu sei stato scelto da me. È chiaro che mi accetterai se mio padre mi ti concederà. Non devi avere paura di accettarmi. Non sei tu che mi hai chiesta in sposa." Devaiani inviò una damigella dal padre a raccontargli ogni cosa quello li raggiunse subito Iaiati lo onorò e venerò e ristette a palmi giunti in attesa dei suoi ordini. Devaiani disse: "Papà questi è il figlio di Nauscia. Mi ha aiutata quando ero in difficoltà. Io mi inchino davanti a te. Dammi a lui. Non sposerò nessun altro uomo al mondo." "Tu che hai un così splendido coraggio pare tu sia stato accettato da mia figlia come suo signore. Io te la affido. Prendila in sposa." "Chiedo un favore Bramana: che non mi tocchi il peccato di concepire un meticcio di casta." "Ti assolvo dal peccato. Chiedimi qualcosa che desideri per te. Non avere paura di sposarla. Ti concedo l'assoluzione. Mantieni virtuosamente tua moglie la snella Devaiani. Sii felice in sua compagnia. Abbi sempre riguardo per quest'altra fanciulla figlia

di Vrisciaparvan. Ma non portarla mai nel tuo letto." Iaiati gli camminò intorno. Poi si sottomise al beneaugurante cerimoniale del matrimonio secondo i riti delle sacre scritture. Infine rientrò felicemente alla capitale con Devaiani Sarmista e le 2000 damigelle avendo ricevuto onori e congedo da Sucra e Asura. Iaiati assegnò alla moglie Devaiani i propri appartamenti e a Sarmista una casa nei giardini vicino al boschetto artificiale di Asoca secondo le direttive della moglie. Le assegnò il migliaio di damigelle e la onorò occupandosi d'ogni cosa per cibi e vestiti. Ma fu con Devaiani che trascorse molti anni sollazzandosi beatamente. Che quando fu feconda concepì. Il primogenito fu un bel maschio. 1'000 anni dopo Sarmista divenne pubere e si accorse d'essere feconda. Provò ansia: "Adesso sono feconda. Ma non ho ancora scelto un marito. Ma perché ma cosa devo fare ora? Come faccio a soddisfare il mio desiderio? Devaiani è diventata madre. Ma io sono destinata a sfiorire senza niente. O anch'io dovrei prendere come marito il marito di Devaiani? Ecco ho deciso il re deve darmi un figlio. Non vorrà negarmi un incontro privato." Mentre si dibatteva in questi pensieri sopraggiunse Devaiani che vagava nei pressi del boschetto di Asoca e trovandosela davanti ristette in silenzio. Sarmista constatò che non c'erano testimoni e gli si fece vicino a mani giunte: "Nessuno può vedere le signore che abitano negli appartamenti di Soma Indra Visnu Iama Varuna e neppure nei tuoi. Tu sai mio re che io sono bella e di buona nascita. Io ti esorto! Sono feconda. Fa' che non sia invano." "Conosco bene la nobiltà dei tuoi natali essendo tu della fiera razza dei Danava. E sei anche bellissima. Davvero non vedo il minimo difetto in te. Ma Usanas mi ha ordinato di non portarti mai nel mio letto mentre sono sposato con Devaiani." "È stato detto o re che non è peccato fare all'amore per

divertimento, con le cortigiane, in occasione dei matrimoni, in circostanze di pericolo imminente di perdita della vita o di tutti i beni: in questi 5 casi fare all'amore è perdonabile. E non è vero che pecca chi non risponde la verità. Devaiani e io siamo state chiamate entrambe come compagne qui per lo stesso fine. Dunque semplicemente quando hai detto che avresti fatto all'amore con 1 sola di noi hai mentito." "Un re dovrebbe sempre essere modello di comportamento per la sua gente. Di sicuro un re che mente troverà distruzione. Per quel che mi riguarda non oserei mentire neppure in situazioni estreme!" "È possibile considerare proprio il marito dell'amica. Il matrimonio dell'amica è come se fosse il proprio. La mia amica ti ha scelto come marito. Quindi tu sei anche mio marito." "In effetti ho giurato di acconsentire sempre alle richieste di chiunque. Siccome mi stai chiedendo qualcosa dimmi cosa devo fare." "Mondami dal peccato. Proteggi la mia virtù. Rendendomi madre mettimi nella condizione di praticare la massima virtù del mondo. Si dice che una moglie uno schiavo e un figlio non possono mai guadagnare per se stessi. Il loro guadagno appartiene sempre a chi possiede loro. Io sono la schiava di Devaiani. Tu sei signore e padrone di Devaiani. Quindi tu sei anche mio signore e padrone. Esaudisci il mio desiderio!" Il re venne persuaso dalle sue verità. Quindi onorò Sarmista proteggendone la virtù. Fecero all'amore. Poi si lasciarono con un commosso addio ciascuno di ritorno donde era venuto. Sarmista restò in cinta. E a tempo debito partorì un bimbo splendido come un piccolo Deva occhi di loto. Quando Devaiani venne a saperlo diventò gelosa e Sarmista entrò nei suoi cattivi pensieri. La cercò e le rivolse queste parole: "Com'è che hai peccato di lussuria?" "È venuto da me un certo virtuosissimo Risci esperto di Veda. Poi che era nella posizione di concedere benefici gli ho esposto i

miei desideri virtuosi. Non cercherei mai di soddisfare i miei desideri peccaminosi. Questo mio bimbo l'ho avuto da quel Risci!" "Ma in questo caso va tutto bene! E dimmi sai chi fosse questo Risci di quale lignaggio?" "Splendeva come il sole per energia e ascetismo. Vedendolo non ho avuto bisogno di fargli simili domande." "Se è così se davvero hai avuto questo bimbo da un Bramana tanto superiore allora non ho alcun motivo di essere arrabbiata con te Sarmista." Avendo scambiato queste parole e riso si lasciarono. Iaiati ebbe da Devaiani 2 figli Iadu e Turvasu simili a Indra e Visnù. Da Sarmista ne ebbe 3 Draiu Anu e Puru. Accadde che un giorno Devaiani e Iaiati si trovassero a passeggiare in una parte solitaria del bosco quando videro 3 bimbi scintillanti intenti a giocare. Devaiani stupì: "Di chi sono questi bimbi così belli che sembrano figli di Deva? Verrebbe da dire che ti rassomigliano perfino in splendore!" Non attese risposta dal re chiese subito ai bambini: "Di che schiatta siete? Chi è vostro padre? Su ditemelo. Sono curiosa di sapere tutto di voi." Indicarono il re come padre e dissero che Sarmista era la madre. E corsero ad abbracciare le ginocchia del re. Ma lui non osò accarezzarli di fronte a Devaiani. Tornarono dalla madre piangendo. E il re ne vergognò molto. Ma Devaiani disse a Sarmista: "Come hai osato offendermi tu che sei la mia attendente? Non hai avuto paura di cedere di nuovo a questa tua abitudine Asura?" "Tutto quello che ti ho detto a proposito di un Risci è la pura verità. Ho agito secondo giustizia e virtù quindi non ho paura di te. Quando hai scelto il re come marito anch'io l'ho scelto. Secondo tradizione il marito dell'amica è anche proprio marito. Tu sei figlia di un Bramana dunque meriti i miei onori e riguardi. Ma non lo sai che io stimo questo re saggio ancora di

più?" "Re mi hai fatto un gravissimo torto. Non resterò a vivere qui." Con gli occhi pieni di lacrime si alzò per tornare dal padre. Il re dispiaciutissimo di vederla così le corse dietro cercando di calmarla ma Devaiani non desistette aveva gli occhi rossi di rabbia non gli rivolse parola piangeva copiosamente raggiunse Usanas lo salutò e gli si mise di fronte. Iaiati fece lo stesso. Devaiani disse: "Papà la virtù è stata spazzata via dal vizio. Il basso è finito in alto e l'alto in basso. Sono stata offesa di nuovo da Sarmista. Ha avuto 3 figli da Iaiati. Ma io sfortunata ne ho avuti solo 2! Questo re ha fama di conoscere bene i precetti religiosi. Ma io ti dico che ha lasciato la retta via." Sucra disse: "Re visto che hai perseguito il vizio pur essendo perfettamente a conoscenza dei precetti religiosi una decrepitezza incurabile ti paralizzerà!" Iaiati rispose: "Moglie adorabile fu la figlia del re dei Danava a pressarmi perché fruttificassi la sua fertilità. L'ho fatto per un senso di virtù non per altro. Bramana chi sollecitato da una donna fertile non accondiscende al suo desiderio gli esperti di Veda lo chiamano assassino di embrioni. Chi sollecitato segretamente da una donna infoiata e fertile non la prende perde la virtù e i dotti lo chiamano assassino di embrioni perciò nell'ansia di non commettere peccato ho penetrato Sarmista." Sucra replicò: "Tu dipendi da me. Avresti dovuto attendere il mio comando. Siccome hai agito falsamente in relazione al tuo dovere ti sei macchiato del peccato di furto." Iaiati immediatamente sfiorì e fu sopraffatto dalla decrepitezza. Allora disse: "Figlio di Brigu io non sono ancora sazio di giovinezza né di Devaiani. Quindi graziami fa' che la decrepitezza non mi tocchi."

"Non ho mai detto il falso. Proprio ora sei assalito dalla decrepitezza. Ma se preferisci hai la competenza per adossare questa tua decrepitezza a qualcun altro." "Disponi che quello dei miei figli che mi farà dono della sua giovinezza avrà in cambio il mio regno e sarà virtuoso e famoso." "Richiamandomi alla mente potrai trasferire la tua decrepitezza a chi vorrai. Il figlio che ti darà la sua giovinezza diverrà tuo successore al trono avrà lunga vita fama e discendenza numerosa!" Iaiati fece ritorno alla capitale vecchio decrepito convocò il figlio maggiore Iadu che era anche il più preparato e gli parlò: "Figlio a causa della maledizione di Cavia sono diventato vecchio rugoso e canuto. Ma non avevo goduto ancora tutte le gioie della giovinezza. Prendi la mia debolezza con la mia decrepitezza. Io potrò godere della tua giovinezza. Trascorsi 1'000 anni riavrai la tua giovinezza e io la mia decrepitezza!" "Ci sono innumerevoli inconvenienti nell'essere vecchi per quanto riguarda il mangiare e il bere. Quindi non mi prenderò la tua decrepitezza. Sono deciso. Capelli bianchi mancanza d'allegria nervi molli rughe su tutto il corpo deformità debolezza nelle membra emaciatezza impossibilità di fare sforzi amici e compagni imbattibili: queste sono le conseguenze della decrepitezza. Quindi non voglio. Hai molti figli alcuni anche più cari di me. Conosci i precetti della virtù. Domanda a qualche altro figlio." "Sei sgorgato dal mio cuore ma non mi dai la tua giovinezza. I tuoi figli non saranno re. Turvasu fatti carico tu della mia debolezza e decrepitezza. Prendendo la tua giovinezza voglio godermi i piaceri della vita. Fra 1'000 anni te la renderò e riprenderò la mia vecchiaia." "Non voglio essere vecchio padre: spariscono gli appetiti i piaceri le forze la bellezza l'intelligenza e la vita stessa." "Vieni da me ma non vuoi darmi la tua giovinezza! Turvasu la

tua linea si estinguerà. Sarai re di gente che seguirà pratiche e precetti impuri uomini di sangue basso figlieranno con donne di sangue blu vivranno di carne saranno gretti non esiteranno a prendersi le mogli dei superiori si comporteranno come uccelli e bestie saranno peccatori e saranno non-Ariani." Poi si rivolse al figlio di Sarmista Draiu: "Prendi tu la mia decrepitezza." "Chi è decrepito non può divertirsi con elefanti macchine cavalli e donne. Gli viene anche la voce rauca. Non mi va." "I tuoi desideri più cari non si avvereranno mai. Sarai re solo di nome regnerai su una regione dove non ci sono strade per cavalli carri elefanti asini capre buoi o portantine e dove i corsi d'acqua sono buoni solo per zattere e galleggianti. Anu prendi tu la mia vecchiaia." "I vecchi mangiano come bambini e sono sempre impuri. Non possono neppure versare libagioni sul fuoco. Non voglio prendermi la tua vecchiaia." "Io ti ho dato la vita tu non mi dai la tua giovinezza trovi tutti questi difetti nella vecchiaia - diventerai subito decrepito! E anche i tuoi figli appena diventati ragazzi moriranno. E tu non potrai fare sacrifici al fuoco. Puru sei il mio figlio più giovane! Ma sarai il primo fra tutti! Sono diventato decrepito rugoso e canuto per una maledizione di Cavia. Ma ho ancora desiderio d'essere giovane. Puru prenditi tu la mia vecchiaia! Con la tua giovinezza potrò godermi ancora per qualche anno i piaceri della vita. Fra 1'000 anni te la renderò!" "Farò come tu comandi. Prenderò la tua debolezza e decrepitezza. Prenditi la mia giovinezza e goditi i piaceri della vita. Io continuerò a vivere vecchio." "Puru sono compiaciuto di te. E ti dico che i desideri della gente del tuo regno si avvereranno sempre." Iaiati richiamò alla mente Cavia e trasferì la decrepitezza nel corpo di Puru. Fu straordinariamente felice di prendere la giovinezza di Puru. Ancora una volta poté seguire fino in fondo i propri desideri per

quanto ne aveva potere secondo le stagioni di modo da trarre il massimo piacere senza mai andare contro il Darma gratificò i Deva con i sacrifici i Pitri con gli Sradda i poveri con la carità i Bramana col soddisfacimento dei loro desideri gli ospiti col cibo e col vino i Vaisia con la protezione e i Sudra con la gentilezza represse i crimini con punizioni appropriate protesse virtuosamente la sua gente come fosse un secondo Indra godette una felicità illimitata senza trasgredire il Darma avendo il valore di un leone e il controllo perfetto della giovinezza e di ogni oggetto di piacere fu davvero felice di poter così soddisfare tutti i propri desideri l'unico suo dispiacere era che un giorno quei 1'000 anni sarebbero finiti e proprio perciò penetrò i misteri del tempo e si sollazzò con la celestiale Visuaci considerando i giusti Cala e Casta tal volta nei giardini di Indra tal altra in cima al monte Meru nel nord. Trascorsi 1'000 anni convocò Puru: "Con la tua giovinezza ho goduto i piaceri della vita ognuno a suo tempo al limite estremo di quanto desideravo e potevo. Ma i desideri non sono mai soddisfatti indulgendovi: s'infiammano come a versare burro sul fuoco. Se qualcuno possedesse mai ogni cosa in terra grano orzo argento oro gemme animali e femmine ancora non sarebbe contento. Dunque bisogna lasciare andare la sete del godimento. La felicità vera è di chi mette da parte la sete delle cose terrene - sete che difficilmente i viziosi e i peccatori sanno lasciare - sete che non affievolisce con l'appassire della vita - sete che è il male fatale dell'uomo. Per 1'000 anni ho soddisfatto ogni desiderio del cuore ma invece che diminuire i desideri si sono acuiti giorno dopo giorno. Quindi ora mi libero dal desiderio e fisso la mente su Brama: trascorrerò il resto del tempo con i daini nella foresta pacificamente e senza alcun pensiero per le cose terrene. Sono estremamente compiaciuto di te! Ti auguro prosperità! Riprendi la tua giovinezza! E insieme prendi il tuo regno. Infatti tu sei il figlio che ha dato di più per me." Iaiati si riprese la decrepitezza e Puru la giovinezza e Iaiati volle

subito installare Puru sul trono ma le 4 caste capeggiate dai Bramana espressero questo dubbio: "Re come è possibile che affidi il regno a Puru passando sopra al primogenito Iadu nato da Devaiani primo nipote di Sucra? È Iadu il figlio maggiore e dopo viene Turvasu e dei figli di Sarmista primo viene Draiu poi Anu e poi Puru. Come è che il più piccolo di tutti merita il trono più che i fratelli maggiori? Ti facciamo presente la cosa! Rispetta il Darma." "Ascoltatemi che vi spiego perché non darò il regno al primogenito. Iadu ha disobbedito i miei ordini. I saggi dicono che chi disobbedisce il padre non è un figlio. Il figlio perfetto è quello che esegue gli ordini dei genitori cerca il loro bene e si fa bene amare. Iadu e anche Turvasu mi hanno mancato di rispetto. E pure Draiu e Anu. Solo Puru mi ha obbedito. Ha avuto molti riguardi per me. Quindi sarà mio erede il più giovane. Si è fatto carico della mia decrepitezza. Si è comportato davvero come un amico. Mi ha fatto un enorme piacere. Lo stesso Sucra aveva decretato che il figlio che mi avrebbe obbedito sarebbe divenuto re dopo di me e avrebbe dominato il mondo. Pertanto vi prego di permettere che Puru sia installato sul trono." "È vero che quel figlio che è ubbidiente e persegue il bene dei propri famigliari merita la prosperità anche se è il più giovane. Dunque Puru che ha fatto del bene merita la corona. E siccome lo stesso Sucra si è espresso in questi termini non abbiamo nulla da obiettare." Iaiati installò Puru sul trono gli affidò il regno intraprese le cerimonie iniziatiche per entrare nei boschi e subito lasciò la capitale seguito da Bramana e asceti. I figli di Iadu sono conosciuti come gli Iadava quelli di Turvasu come Ianava di Draiu come Bogia di Anu come Mleccia e quelli di Puru come Paurava: nella linea loro sei nato tu Barata per governare 1'000 anni spassionatamente. Iaiati visse alcun tempo nella foresta in compagnia dei Bramana osservando voti durissimi mangiando frutti e radici

sopportando privazioni d'ogni sorta e infine salì in cielo dove visse beato ma per poco perché subito Indra lo scaraventò giù. E ho sentito dire che non abbia mai toccato terra che sia rimasto a galleggiare nel firmamento per qualche tempo fino a che non è rientrato nello spazio di sopra in compagnia di Vasuman Astaca Pratardana e Sivi. Le cose andarono cosí: che Iaiati installato Puru sul trono si ritirò nel bosco cibandosi di frutti e radici tenendo mente e passioni perfettamente sotto controllo: gratificò Pitri e Deva con sacrifici versò sul fuoco libagioni di burro chiarificato secondo i riti prescritti per chi conduce una vita Vanaprasta onorò ospiti e stranieri con frutti del bosco e burro mentre lui si nutriva solo di chicchi di mais raccolti qui e là condusse questa vita per 1'000 anni visse 1 anno intero di sola aria senza dormire osservando il voto del silenzio e con la mente sotto controllo completo visse 1 altro anno praticando le più severe austerità sotto il sole a picco in mezzo a 4 fuochi visse 6 mesi in piedi su di 1 gamba nutrendosi di aria. Iaiati ascese in cielo famoso quanto in terra per le sue imprese. Durante il tempo in cui visse di sopra era riverito da Deva Sadia Marut Vasu e talvolta etrava nello spazio di Braman e si dice che abitò in cielo molto a lungo. Un giorno stava conversando con Indra quando questi gli chiese: "Che cosa hai detto a Puru quando si è fatto carico della tua decrepitezza in cambio del regno?" "Gli ho detto che era sua l'intera regione fra i fiumi Ganga e Iamuna che è il centro del mondo e che la periferia era di dominio dei suoi fratelli. Gli ho anche spiegato che chi non è soggetto all'ira è superiore agli iracondi e chi è disposto al perdono è superiore a chi no. L'uomo è superiore agli animali inferiori. L'uomo sapiente è superiore all'ignorante. Bisogna astenersi dal fare torto a chi l'ha fatto. Chi non ha cura della propria rabbia ne viene bruciato ma chi non ha cura della rabbia

di chi si arrabbia gli porta via tutte le virtù. Non bisogna offendere con parole crudeli sconfiggere i nemici con mezzi riprovevoli ferire con parole peccaminose e biasimevoli. Chi trafigge con parole dure e crude tiene sempre in bocca un Racsciasa. Prosperità e buona sorte fuggono alla sua vista. Bisogna sempre tenere per modello l'uomo virtuoso e mettere a confronto ciò che si è fatto con ciò che avrebbe fatto un virtuoso. Non ci si deve curare della parole dure dei viziosi. Bisogna sempre prendere a modello per la propria condotta quella dei saggi. Piange notte e giorno l'uomo colpito dalle frecce che labbra crudeli dardeggiano parlando. Sono frecce che penetrano a fondo. Per questo i saggi non le scagliano mai. Nel trimundio non esiste modo migliore per venerare i Deva che l'essere con tutti gentili amichevoli caritatevoli e di dolci parole. Dunque bisogna sempre parlare per lenire mai per bruciare. E sempre essere rispettosi verso chi merita rispetto e sempre dare mai chiedere!" "Ti sei ritirato nei boschi dopo aver adempiuto ai tuoi doveri: vorrei domandarti a chi sei pari per austerità ascetiche." "Non ho pari fra gli uomini né fra i Deva i Gandarva o i massimi Risci." "Visto che manchi di rispetto verso i tuoi superiori i tuoi pari e anche i tuoi inferiori senza di fatto conoscere i loro meriti reali le tue virtù hanno subito una diminuzione e devi cadere dal cielo." "Se davvero le mie virtù hanno subito una diminuzione e devo cadere dal cielo desidero almeno finire fra i virtuosi onesti." "Cadrai fra i virtuosi saggi e acquisirai molto fama e dopo questa esperienza non mancare mai più di rispetto verso i tuoi superiori e nemmeno i tuoi pari." Iaiati precipitò giù dallo spazio dei Deva e mentre cadeva lo vide Astaca notabilissimo fra i re saggi e protettore del suo Darma che gli chiese: "Chi sei tu che cadi dall'alto splendido come una meteora

fiammeggiante giovane e bello come Indra? Sei forse il più eminente fra i corpi celesti sei il sole che emerge da scuri ammassi di nuvole? Vedendoti cadere dall'orbita solare avviluppato da smisurata energia e splendente di fuoco o sole tutti sono ansiosi di sapere chi è che cade così e così incosciente! Siamo venuti qui da te per scoprire la verità avendoti visto sulla via dei Deva avviluppato di energia come quella di Sacra Suria o Visnù. Se avessi domandato tu per primo chi noi siamo non saremmo stati così incivili da domandartelo per primi. Ora te lo chiediamo: chi sei e che ci fai qui? Smetti di avere paura smetti di dolere e affliggerti. Qui siamo tutti virtuosi e saggi. Qui neppure Sacra l'assassino di Vala potrebbe farti alcun male. Tu che hai il valore del supremo dei Deva i virtuosi e i giusti sono d'aiuto ai fratelli addolorati. Qui non c'è nessun altro fuor che i saggi e i virtuosi come te riuniti insieme. Dunque resta qui con noi in pace. Solo il fuoco dà calore solo la terra infonde vita nel seme solo il sole illumina ogni cosa: solo l'ospite comanda virtuosi e saggi." "Sono Iaiati figlio di Nauscia e padre di Puru. Sono stato buttato fuori dallo spazio di Deva Sidda e Risci per aver mancato di rispetto a tutte le creature motivo per cui la mia giustezza ha subito una diminuzione e quindi sto cadendo in basso. Non vi ho salutato per primo perché sono più anziano di voi. In effetti i Bramana mostrano sempre reverenza verso i più anziani i più sapienti o i più asceti." "Tu dici che chi è più anziano è meritevole di rispetto. Ma si dice che è davvero venerabile chi è più sapiente e asceta." "Si dice che 1 peccato distrugge i meriti acquisiti con 4 azioni virtuose. La vanità è fatta di ciò che precipita giù. L'uomo virtuoso non segue mai i passi del vizioso. Agisce in modo che i suoi meriti religiosi crescano sempre. Io stesso ho acquisito immenso merito religioso tuttavia non ne resta più nulla. Difficilmente potrei riconquistarmelo neppure con uno sforzo estremo. Chi vede cosa mi è toccato se è impegnato a perseguire il proprio bene vorrà certamente sopprimere ogni vanità. Chi

pur avendo guadagnato grandi ricchezze intraprende sacrifici meritori chi pur avendo imparato ogni sapere resta umile chi pur avendo studiato tutti i Veda vota sé stesso a vita ascetica e tiene il cuore lontano da ogni gioia mondana: costoro vanno in paradiso. Nessuno dovrebbe esultare per avere acquisito grandi ricchezze nessuno dovrebbe provare vanità per avere studiato tutti i Veda. Al mondo ogni uomo ha il suo posto. Darma sta sopra a ogni cosa. Potere e sforzo sono inutili. Sapendo che Darma è onnipotente i saggi non dovrebbero esultare né soffrire qualunque cosa accada. Quando le creature conoscono che felicità e dolore dipendono dal Darma e non dai loro sforzi o dal loro potere non dovrebbero più dolersi né esultare ma sempre ricordare che Darma è onnipotente. I saggi dovrebbero vivere sempre soddisfatti senza soffrire per il dolore né esultare per il benessere. Visto che Darma sta sopra a tutto soffrire o esultare sono inopportuni. Non ho mai ceduto alla paura o alla sofferenza sapendo per certo che sto nel mondo così come è stato disposto. Insetti e vermi tutti gli ovipari i vegetali tutti gli animali che strisciano i parassiti i pesci le pietre l'erba i boschi tutto tutto quando è libero dagli effetti delle proprie azioni è unito allo Spirito Supremo. Felicità e miseria passano. Perché dovrei soffrire? Non si può mai sapere cosa fare per evitare la miseria. Quindi non si deve patirla." Iaiati stava sospeso nel firmamento ed era posseduto da tutte le virtù era il progenitore materno di Astaca aveva concluso il discorso e Astaca gli chiese ancora: "Raccontami di tutti gli spazi che hai visitato e quanto a lungo vi hai soggiornato. Parli del Darma come fanno i dominatori intelligenti avvezzi a che fare con gli atti e i discorsi di esseri superiori." "Fui un grande re in terra possedetti il mondo intero. Quando lo lasciai scalai molti spazi in alto per via dei meriti che avevo li abitaii per un millennio poi ottenni di salire ancora fino allo spazio di Indra straordinariamente bello con i suoi 1'000 cancelli ed esteso per più di 100 iogiana anche lì soggiornai 1'000 anni

poi balzai in uno spazio ancora più elevato quello della perfetta beatitudine dove non esiste decadimento lo spazio del creatore e dominatore della terra che è difficilissimo raggiungere e anche lì abitai 1'000 anni e poi salii a un'altro spazio ancora più su quello del supremo fra i Deva: anche lì vissi beato. In effetti sono stato in molti spazi e sono stato sempre adorato da tutti i Deva e posseduto da valore e splendore pari al loro ho potuto assumere qualunqe forma ho vissuto 1'000'000 di anni nei giardini di Nandana sollazzandomi con le Apsara fra innumerevoli bellissimi alberi fioriti e profumati. E trascorsi molti moltissimi anni che stavo ancora lì a godere la perfetta beatitudine un giorno venne un messaggero dai Deva scuro in volto forte e profondo in voce gridò 3 volte: Sciagurato! Sciagurato! Sciagurato! Ricordo benissimo. In quell'istante precipitai dal Nandana. Tutti i meriti mi svanirono! Udii nei cieli le voci dei Deva esclamare con dispiacere: Ahi! Che sciagura! Iaiati cade! Tutti i suoi meriti sono distrutti anche se fu virtuoso e di sacre imprese! Mentre cadevo gridai: Dove stanno i saggi? Che devo cadere in mezzo a loro! Mi indicarono questo spazio sacro che vi appar-tiene. Seguendo le volute di fumo che oscurano l'aria e l'odore del burro versato incessatemente sul fuoco sono arrivato in questo vostro spazio e sono felice di unirmi a voi." "Hai vissuto 1'000'000 di anni nei giardini di Nandana e potevi assumere qualunque forma volessi. Perché sei stato costretto a lasciare quella regione e venire qui tu che sei fra i più notabili del tempo Crita?" "Nel mondo i colleghi gli amici i parenti abbandonano chi perde la ricchezza così nel mondo di sopra Indra e tutti i Deva abbandonano chi perde la giustezza." "Sono particolarmente ansioso di capire come nel mondo di sopra si possa perdere la virtù. E spiegami anche quali spazi si possono raggiungere e in che modo. So che sei esperto degli atti e dei discorsi degli esseri supremi." "Quelli che parlano dei propri meriti sono condannati a patire Bauma. Emaciati e scheletrici sembrano rinascere sulla terra

nella forma dei loro figli e nipoti solo per essere divorati da avvoltoi cani e sciacalli. Perciò bisogna reprimere questo vizio malvagio e censurabile. Ho risposto a tutto. Dimmi cos'altro vuoi sapere." "Quando si muore di vecchiaia avvoltoi pavoni insetti e vermi si mangiano il nostro corpo. A quel punto dove siamo? E come possiamo tornare in vita? Non ho mai sentito di alcuno spazio in terra chiamato Bauma!" "Dopo che il corpo viene distrutto l'uomo conseguentemente alle proprie azioni ritorna al grembo materno dove resta in una forma indistinta e in breve ricompare nel mondo con una forma distinta e visibile e ci cammina. Questo è lo spazio terreno dove precipita perché non vede il termine della propria esistenza e non agisce per la propria liberazione. Chi ci resta per 60'000 anni chi per 80'000 e poi precipita ancora. E mentre cade viene attaccato da Racsciasa nella forma di figli nipoti e altri parenti che non si sono curati di agire per la propria liberazione." "Per quali peccati si viene attaccati da questi feroci e digrignanti Racsciasa mentre si cade da sopra? Perché non si viene annichiliti? Come si rientra nel grembo materno dotati di tutti i sensi?" "Dopo essere caduto da sopra l'essere diventa una sostanza sottile che vive nell'acqua l'acqua diventa uno sperma dallo sperma viene il seme della vita che entra nel grembo della madre durante il periodo di fertilità si sviluppa in un embrione e poi in una forma visibile di vita come il frutto dal fiore. Penetrando alberi piante altre sostanze vegetali acqua aria terra spazio quello stesso liquido seme di vita assume la forma di quadrupedi o bipedi. Ed è così per tutte le creature che vedi." "Ho moltissimi dubbi. Devo chiederti. Un essere che ha ricevuto la forma umana entra nel grembo materno nella propria forma fisica o in qualche altra? Come acquisisce la propria forma distinta e visibile con gli occhi le orecchie e tutto quanto e anche la coscienza? Ti prego spiegami tu che sei esperto delle cose supreme."

"Conseguentemente ai meriti delle proprie azioni l'essere che in una forma sottile coinerisce al seme deposto nel grembo viene attratto dalla forza atmosferica per rinascere. Col tempo si sviluppa in un embrione che viene dotato dell'organismo fisico visibile. A tempo debito esce dal grembo e diviene conscio della propria esistenza come uomo le sue orecchie divengono sensibili ai rumori gli occhi alle forme e ai colori il naso agli odori la lingua ai sapori tutto il corpo al contatto e la mente alle idee. È così che il corpo organico e visibile si sviluppa dall'essenza sottile." "Dopo morto il corpo viene bruciato o distrutto in qualche modo. Come succede che uno rivive dopo essere stato ridotto a niente?" "La persona che muore assume una forma sottile e rimanendo conscia di tutte le proprie azioni come in un sogno entra in qualche altra forma veloce come l'aria. Chi è virtuoso ottiene una forma superiore chi è peccatore una inferiore. I peccatori diventano vermi o insetti. Ti ho spiegato tutto! Ti ho raccontato come nascono gli esseri come diventano embrioni e poi creature a 4 o 6 o più piedi. Cos'altro vuoi chiedermi?" "Come può l'uomo raggiungere gli spazi superiori da cui non si torna alla vita terrena? Con l'ascetismo? La conoscenza? E come può salire gradualmente a spazi felici?" "I saggi dicono che esistono 7 cancelli per entrare di sopra. L'ascetismo la benevolenza la tranquillità l'autodisciplina la modestia la semplicità e la gentilezza verso tutte le creature. I saggi dicono che si può perdere tutto per vanità. L'uomo che avendo acquisito conoscenza si considera un sapiente e usando la sua sapienza distrugge la reputazione di altri non raggiungerà mai spazi di indistruttibile felicità. Quella sapienza non lo renderà competente per raggiungere Brama. Studiare rimanere in silenzio venerare il fuoco e intraprendere sacrifici: sono i 4 modi per allontanare ogni paura. Ma se sono accompagnati dalla vanità diventano causa di paura. I saggi non dovrebbero mai esultare per onori ricevuti né dispiacersi per insulti. Perché solo

i saggi rendono onore ai saggi i malvagi non agiscono mai come i virtuosi. Io ho dato così tanto Io ho fatto tutti questi sacrifici Io ho studiato tutto questo Io ho osservato questi voti: tutta questa vanità è la radice della paura. Quindi non devi indulgere in questi sentimenti. Quei sapienti che accettano come fondamento soltanto l'immutabile inconcepibile Brama che benedice a pioggia i virtuosi come te quei sapienti si beano nella pace perfetta qui e per sempre." "Gli esperti di Veda hanno differenti opinioni circa il modo in cui dovrebbero comportarsi per acquisire meriti i seguaci dei 4 diversi modi di vita i Griasta i Bicsu i Bramaciarin e i Vanaprasta." "Ora ti dico come deve comportarsi un Bramaciarin. Mentre abita presso il maestro deve ricevere gli insegnamenti quando il maestro lo convoca deve prestare servizio al maestro senza attendere che gli impartisca ordini deve alzarsi dal letto prima del maestro e coricarsi dopo deve essere umile deve controllare perfettamenete le passioni deve essere paziente vigile e devoto agli studi. Solo così raggiungerà il successo. Nelle Upanisciad più antiche si dice che un Griasta che si arrichisce onestamente dovrebbe fare sacrifici fare della carità accogliere ospitalmente chi si presenta alla sua abitazione dare sempre una porzione di ciò che consuma a qualcun altro. Un Muni che non sia ritirato nei boschi e che possa fare affidamento sul proprio vigore dovrebbe astenersi da qualunque atto vizioso fare della carità mai fare del male ad alcuna creatura. Solo così avrà successo. Il vero Bicsciu è colui che non si sostenta con alcun lavoro pratico possiede numerosi talenti ha il completo controllo delle passioni è privo di interessi mondani non dorme sotto alcun tetto non ha moglie e vaga in lungo e in largo per il paese facendo un po' di strada ogni giorno. Un uomo sapiente dovrebbe adottare lo stile di vita Vanaprasta solo dopo avere intrapreso i riti necessari e dominato gli appetiti e le smanie di possesso. Chi muore nei boschi mentre vive

Vanaprasta ottiene che 10 generazioni dagli antenati ai discendenti lui compreso si mescolino all'essenza suprema." "Quanti tipi di Muni esistono?" "Ci sono i Muni che abitano in un bosco vicino ad un paese e quelli che abitano in un paese vicino ad un bosco." "Cosa si intende per Muni?" "Un Muni rinuncia ad ogni cosa terrena e vive in un bosco. E anche se non cerca di procurarsi le cose che si trovano in un posto abitato tuttavia può essere capace di ottenerle in virtù della potenza ascetica. Si può davvero dire che abita nei boschi anche se ha un paese vicino. O ancora un uomo saggio che ha rinunciato ad ogni cosa terrena può vivere in un paese conducendo una vita da eremita. Non può mai vantare la famiglia né il sapere. Anche se veste da straccione può considerarsi riccamente vestito. Può mangiare quel che basta a sopravvivere. Un uomo così anche se vive in paese è come se vivesse nei boschi. E ancora un uomo che ha il controllo perfetto delle passioni adotta il voto del silenzio si astiene dal fare alcunché e non prova desiderio di sorta: quest'uomo ottiene successo. Infatti perché non dovresti provare reverenza per l'uomo che vive di cibo puro non fa male a nessuno ha il cuore puro risplende di attributi ascetici è libero dalla zavorra del desiderio non fa male a nessuno persino quando il Darma lo pretende? Uno così reso emaciato dalle austerità e ridotto a pelle ossa e sangue conquista non solo questo ma anche il mondo massimo. E quando il Muni siede in meditazione ioga e diviene indifferente a felicità o miseria onore o ingiuria lascia il mondo ed entra in comunione con Brama. Quando il Muni assume cibo come vino o carne senza procurarselo intenzionalmente e senza alcun gusto come un poppante che dorme mentre si nutre al seno della madre allora accade che si identifica con l'intero universo come fosse lo spirito che permea ogni cosa ed è salvo." "Fra l'asceta ed il sapiente entrambi costantemente in esercizio come il sole e la luna chi per primo raggiunge la comunione con

Brama?" "Con l'aiuto dei Veda e della conoscenza il saggio accerta che l'universo visibile è illusione e istantaneamente realizza che lo spirito supremo è la sola essenza che è. Chi si dedica alla meditazione ioga ha bisogno di tempo per giungere alla medesima consapevolezza perché è solo mediante la pratica che si libera della percezione delle qualità. Quindi il saggio si salva prima. Per altro se chi pratica ioga non riesce a raggiungere l'obiettivo nel tempo di una vita perché fuorviato dalle attrazioni mondane tuttavia nella vita seguente beneficia dei progressi precedenti. Ma l'uomo di sapere ha sempre davanti agli occhi l'unità indistruttibile dunque anche se si trova coinvolto in mezzo ai piaceri terreni non ne è mai coinvolto nel profondo dunque nulla può frapporsi a impedirgli la salvazione se tuttavia dovesse fallire nel raggiungere la conoscenza potrebbe sempre dedicarsi alle opere pietose sacrifici eccetera ma se qualcuno volesse dedicarcisi per desiderio di salvazione non la otterrebbe mai i suoi sacrifici non darebbero frutti sarebbero di natura crudele invece che pietosa: solo le opere pietose compiute senza desiderio di frutti sono ioga." "Sembri giovane sei bello e porti una ghirlanda scintillante il tuo splendore è grandioso! Da dove vieni e dove vai? Di chi sei messaggero? Stai scendendo sulla terra?" "Sono precipitato da sopra perché ho perduto ogni merito: sono condannato a precitare sulla terra appena concludiamo di conversare. Proprio ora i reggenti dei punti dell'universo mi fanno fretta. Ho strappato a Indra la concessione di cadere a terra fra i saggi ed i virtuosi. Voi che state qui lo siete." "Sai tutto! Dimmi ci sono spazi per me di sopra o nel firmamento? Se ce ne sono pur cadendo non cadrai." "Ci sono tanti di quegli spazi per te quante vacche cavalli e bestie fra selve e colli ci sono in terra." "Se ci sono mondi per me come ricompensa per i meriti che ho io te li dono tutti. Per questo anche se cadi non cadrai. Afferrali tutti subito ovunque siano in cielo o fra le stelle. Smetti di

dolere." "Sei un re davvero generoso ma solo un Bramana conoscitore di Brama può accettare doni non uno come me. Anch'io ho donato ai Bramana come si dovrebbe. Nessun uomo che non sia un Bramana e nessuna moglie di alcun Bramana sapiente accettino mai doni. Sulla terra ho sempre voluto essere virtuoso. Non avendolo mai fatto prima come potrei ora accettare un dono?" Nel gruppo c'era Pratardana che chiese: "Tu che sei così bello io mi chiamo Pratardana. Ci sono mondi per me sopra o fra le stelle come ricompensa dei miei meriti? Rispondimi tu che sai tutto." "Ti attendono un'infinità di mondi felici fulgidi come dischi solari e sempre liberi da dolore. Se ti fermerai in ognuno anche solo 7 giorni non raggiungerai mai l'ultimo." "Te li do. Tutti. Così anche cadendo non devi cadere. I mondi che sono miei siano tuoi o che fra le stelle o che sopra. Prendili. Smetti di disperare." "Nessun re dovrebbe mai desiderare di ricevere in dono i meriti che un altro re di eguale energia ha conquistato con austerità ioga. E nessun re dannato dal Darma dovrebbe reagire in modo censurabile se è saggio. Un re dovrebbe camminare lungo la via della virtù con lo sguardo sempre fisso sulla virtù sapendo quali sono i propri doveri e non dovrebbe fare meschinerie come quelle che proponi. Se altri desiderosi di meriti non accettano doni come potrei farlo io?" Parlò Vasumat. "Mi chiamo Vasumat e sono figlio di Osciadasua. Vorrei domandarti se ci sono mondi per me sopra o fra le stelle come ricompensa dei miei meriti. Tu conosci tutti gli spazi santi!" "Ce ne sono tanti quanti spazi sono fra le stelle più la terra più i 10 punti dell'universo illuminati dal sole." "Te li do tutti. Facciamo che quegli spazi che sono per me siano invece per te. Di modo che anche se stai cadendo non cadrai. Se non è conveniente che tu li accetti come dono allora comprali per un filo d'erba."

"Non ricordo di aver mai comprato o venduto alcunché disonestamente. E nessun re l'ha mai fatto. Come potrei farlo io?" "Se è inappropriato comprarli ricevili come dono. Quanto a me dico che non andrò mai in quegli spazi. Prendili tu." S'intromise Sivi. "Io sono Sivi figlio di Usinara. E per me ci sono mondi?" "Tu non hai mai mancato di rispetto né con le parole né col pensiero agli onesti e ai virtuosi che si sono rivolti a te. Ci sono infiniti mondi per te in cielo tutti lampeggianti." "Se non trovi giusto comprarli io te li do. Prendili tutti! Io non li prenderò mai." "Hai davvero ottenuto per te stesso mondi infiniti tu che sei posseduto dal valore di Indra. Ma io non desidero godere di spazi che altri mi hanno dato. Quindi non accetto il tuo dono." Astaca disse: "Ognuno di noi ha espresso il desiderio di darti i mondi che ciascuno ha acquisito per i propri meriti. Tu non li accetti. Ma noi li lasceremo comunque per te e scenderemo nella terra al posto tuo." "Voi siete tutti saggi e amanti del vero. Datemi ciò che merito. Io non sono capace di fare quello che non ho mai fatto prima." "Di chi sono quelle 5 macchine d'oro? Le usano gli uomini che arrivano in questi spazi beati?" "Quelle 5 macchine d'oro fiammeggiante sono qui per condurvi negli spazi beati." "Monta tu su quelle macchine e torna di sopra. Noi possiamo attendere. Ti seguiamo dopo." "Possiamo salire tutti insieme. In effetti siamo stati ammessi tutti di sopra. Guardate la via gloriosa per sopra diventa visibile." Montarono sulle macchine e decollarono verso l'ingresso di sopra irraggiando l'intero firmamento con la luce gloriosa delle loro virtù. Fu Astaca a rompere il silenzio:

"Ho sempre pensato che Indra mi fosse particolarmente amico e che fra tutti sarei stato il primo ad essere ammesso di sopra. Com'è invece che Sivi ci ha lasciato indietro?" "Lui ha dato via tutto ciò che possedeva per raggiungere lo spazio di Braman. Per questo è il migliore fra noi. Inoltre nessuno potrebbe pesare quanta liberalità ascetismo verità virtù modestia perdono amabilità bontà ha dimostrato." "A questo punto dimmi sinceramente da dove vieni chi sei e di chi sei figlio. Esiste alcun altro Bramana o Csciatria che abbia fatto ciò che tu hai fatto sulla terra?" "Sono Iaiati figlio di Nauscia e padre di Puru. Sono stato il padrone del mondo. Voi siete miei parenti davvero io sono il nonno da parte di madre di tutti voi. Poi che avevo conquistato tutta la terra vestii i Bramana e diedi loro 100 bellissimi puledri come offerte sacrificali. Simili atti virtuosi propiziano i Deva. Addirittura diedi ai Bramana il mondo intero con cavalli elefanti vacche oro e ogni bene assieme a 100 Arbuda di squisito latte di vacca. Cielo e terra esistono perché io sono veritiero e virtuoso e solo per questo il fuoco arde ancora nel mondo degli uomini. Non ho mai pronunciato verbo che non fosse vero. Per questo i saggi adorano il vero. Astaca tutto ciò che ho detto a te Pratardana e Vasumat è la verità stessa. So per certo che Deva Risci e tutti gli spazi dei benedetti sono venerabili solo perché sono veri. Chi leggerà senza malizia ai buoni Bramana la storia della nostra salita di sopra otterrà gli stessi nostri mondi." Fu così che re Iaiati tratto in salvo da suoi parenti risalì di sopra e lasciò la terra per spandere la gloria delle sue imprese nel trimundio. Ora dirò di tutti i re eroici nella linea di Puru nessuno men che pari a Indra per valore carisma e rispettabilità. Puru ebbe 3 figli da Pausti: Pravira Isuara e Caudrasua grandi guerrieri su carro. Pravira perpetuò la stirpe. Con Suraseni figliò Manasiu occhi di loto che dominò la terra circondata dai 4 mari e sposò Sauviri da

cui ebbe Sacta Saana e Vagmi. Caudrasua sposò l'Apsara Misrachesi da cui ebbe 10 figli grandi arceri: eccetera eccetera. Eccetera eccetera. E Ilina ebbe 5 figli dalla moglie Ratantara possenti ciascuno quanto 1 dei 5 elementi: Dusmanta Sura Bima Pravasu e Vasu e il primogenito Dusmanta divenne re sposò Sacuntala figliò Barata che divenne re a sua volta e diede il suo nome alla schiatta di cui fu capostipite la cui fama da lui si espanse in lungo e in largo. Sposò 3 mogli da cui ebbe 9 figli ma nessuno lo eguagliava sicché non era soddisfatto e le mogli si arrabbiarono e li uccisero tutti dunque Barata si trovò senza discendenza e allora intraprese un grande sacrificio durante cui ottenne da Braduagia la grazia di un figlio chiamato Bumaniu che nominò erede. Bumaniu ebbe dalla moglie Puscarini 6 figli Suotra Suotri Suavi Sugieia Divirata e Chicica. Il primogenito Suotra ottenne il trono intraprese molti Ragiasuia e sacrifici di cavalli conquistò il mondo intero fino ai 4 mari così carico di elefanti vacche cavalli gemme e oro che pareva stesse per sprofondare e durante il suo regno la superficie della terra fu costellata da centinaia e migliaia di fuochi sacrificali. Dalla moglie Aisciachi ebbe 3 figli Agiamida Sumida e Purumida. Agiamida primogenito perpetuò la dinastia figliando Ricscia con Dumini e con Chesini figliò Dusmanta Paramestin Nili Gianu Giala Rupina. Tutte le tribù dei Panciala discesero da Dusmanta e Paramestin. I Cuscica discesero da Gianu. Il primogenito Ricscia succedette al trono e figiò Samvarana durante il cui regno la popolazione fu decimata da carestia pestilenza siccità e malattie e poi i prìncipi Barata furono attaccati dalle truppe nemiche e i Panciala mossero alla conquista del mondo intero con il loro esercito quadripartito da 10 Acsciauini con cui sconfissero i Barata che fuggirono: Samvarana con moglie figli parenti e ministri si rifugiò nella foresta sul fiume Sindu ai piedi delle montagne dove abitarono trincerati 1'000 anni finché un giorno Vasista Risci avvicinò

Samvarana che lo venerò gli offrì Arghia lo onorò reverentemente gli raccontò ogni cosa e gli chiese: "Sii il nostro sacerdote! Tenteremo di riprenderci il regno." "Om." Vasista nominò Samvarana re di tutti gli Csciatria del mondo: con i suoi mantra fece che questo discendente dei Puru fosse i corni del toro selvaggio o le zanne dell'elefante selvaggio. Samvarana riconquistò la capitale e riassoggettò tutti i re al pagamento dei tributi. Intraprese molti sacrifici ai quali parteciparono Bramana in massa. Dalla moglie Tapati figlia di Suria ebbe Curu. Curu fu estremamente virtuoso ragion per cui il popolo lo fece re. Diede il nome al campo Curucscetra che divenne famoso in tutto il mondo come Curu-giangala: lo rese sacro praticandovi l'ascetismo. Sposò Vaini da cui ebbe 5 figli: eccetera eccetera. Eccetera. Eccetera. E Santanu sposò Ganga da cui ebbe Devavrata che fu in seguito chiamato Bisma che lo aiutò a sposare Satiavati cioè Gandacali che in adolescenza aveva già avuto un figlio da Parasara: Viasa. Santanu ebbe da lei Citrangada e Vicitraviria il primo fu ucciso dai Gandarva il secondo divenne re e sposò le 2 figlie di Casi Ambica e Ambalica ma morì prima di avere figli talché Satiavati prese a pensare come evitare l'estinzione della dinastia ed evocò Viasa che le apparve: "Comanda." "Tuo fratello Vicitraviria è morto senza figli. Falli al posto suo." Viasa figliò Dritarastra Pandu e Vidura. Concedette a Dritarastra di avere 100 figli dalla moglie Gandari e 4 divvenero celebri Duriodana Dusasana Vicarna e Citrasena. Pandu ebbe 2 mogli Cunti cioè Prita e Madri. Un giorno stava cacciando quando vide un daino che montava la compagna ed era in realtà un Risci che aveva assunto quella forma e lui lo uccise con le frecce prima che potesse eiaculare: il daino mutò

in Risci e disse: "Pandu sei virtuoso e sai cosa è il piacere sessuale. Non ho fatto in tempo a soddisfare il mio desiderio perché tu mi hai ucciso. Quindi anche tu morirai cercando di soddisfare il tuo desiderio prima di riuscirci." Pandu impallidì e da quel giorno non frequentò più le mogli disse loro: "Sono stato maledetto per colpa. Ma ho sentito dire che senza figli non ci sono luoghi per dopo morti." Dunque istigò Cunti ad ottenere figli per lui. "Amen." Da Darma ottenne Iudistira da Marut Bima da Sacra Argiuna. Pandu era compiaciuto: "Anche l'altra mia moglie è senza figli. Fa' che pure lei ne abbia." "Amen." Insegnò a Madri il mantra per invocare e lei invocò i gemelli Asuin da cui ebbe i gemelli Nacula e Saadeva. Un giorno Pandu vide Madri tutta ingioiellata e s'infoiò ma appena la toccò morì. Madri salì sulla pira funebre con lui dicendo a Cunti: "Alleva con amore i miei figli." Qualche tempo dopo gli asceti dei boschi portarono i 5 Pandava ad Astinapura li presentarono a Bisma e Vidura poi scomparvero sotto gli occhi di tutti mentre una pioggia di fiori cadeva dal cielo magnitruonante di tamburi di sopra. Bisma si occupò dei Pandava che raccontarono la morte del padre e gli resero gli onori estremi. Col tempo mentre crescevano Duriodana divenne eccessivamente geloso e come un Racsciasa tentò in vari modi di allontanarli ma non è possibile cambiare ciò che deve essere così tutti gli sforzi furono inutili. Infine Dritarastra li inviò a Varanavata con un inganno e loro ci andarono e ci sarebbero morti senza gli attenti consigli di Vidura. Poi uccisero Idimva e andarono a Ecaciacra dove uccisero Vaca Racsciasa e poi

andarono a Panciala dove ottennero in moglie Draupadi e tornarono a Astinapura dove vissero per qualche tempo in pace e fecero figli: Iudistira figliò Prativindia - Bima Sutasoma Argiuna Srutacriti - Nacula Satanica - Saadeva Srutacarman. Inoltre Iudistira ebbe Iudeia da Devica figlia di Govasana della tribù di Saivia - Bima ebbe Sarvaga da Valandara figlia di re Casi - Argiuna ebbe Abimaniu da Duaravati sorella di Vasudeva che ottenne a forza da Subadra - Nacula ebbe Niramitra dalla principessa Cedri - Saadeva ebbe Suotra da Vigiaia figlia di Diutimat re di Madra - Bimasena tempo prima aveva avuto Gatotcacia da Idimva. Questi sono gli 11 figli dei Pandava. Fra tutti fu Abimaniu a perpetuare la stirpe sposò Uttara figlia di Virata che partorì un bimbo morto che Cunti prese in braccio come ordinò Vasudeva: "Resusciterò questo bimbo di 6 mesi." Così lo resuscitò gli ridiede energia forza valenza dopo che ne era stato deprivato dall'arma di Asuattaman che l'aveva bruciato. "Visto che è nato da una stirpe estinta si chiamerà Paricscit." Paricscit sposò Madravati tua madre e tu sei nato da lei re Gianamegiaia! E tu hai avuto 2 figli da Vapustama: Satanica e Sancucarna. E Satanica ha avuto Asuamedadatta dalla principessa Videa. E con ciò ho raccontato tutta la storia dei discendenti di Puru e dei Pandava. Questa eccelente corroborante e sacra storia dovrebbe sempre essere ascoltata dai Bramana votati dagli Csciatria devoti alle pratiche della loro casta e pronti a proteggere i loro sottoposti dai Vaisia attenti e dai Sudra reverenti che primamente devono attendere alle altre caste. I Bramana esperti di Veda e chiunque altri narri o ascolti concentrato e reverente questa storia sacra conquista i cieli e ottiene lo spazio dei benedetti e viene rispettato e onorato da Deva Bramana e tutti. C'era un re di nome Maabiscia nato nella dinastia Icsvacu.

Era padrone della terra era veritiero era valente. Si era ingraziato il supremo Dev con 1'000 sacrifici di cavalli e 100 Ragiasuia e infine era salito di sopra. Un giorno i Deva si erano riuniti per venerare Braman presenti molti saggi reali e pure Maabiscia. Giunse anche Ganga regina dei fiumi. Il vento le aprì le vesti bianche come raggi di luna. I Deva abbassarono gli occhi. Maabiscia la fissò impudente. Braman lo maledisse: "Sciagurato poiché alla vista di Ganga hai perso la testa dovrai rinascere in terra. Ma tornerai più e più volte a questi spazi. Anche lei scenderà nel mondo degli uomini per farti del male. E solo quando provocherà la tua ira sarai finalmente libero da questa maledizione." Maabiscia pensò a tutti i re e gli asceti del mondo e desiderò nascere come figlio di Pratipa. La regina dei fiumi lo vide smarrito e se ne andò anche lei col desiderio addosso di lui. Lungo la strada raggiunse i Vasu anch'essi incamminati nella medesima direzione. "Perché siete così abbattuti? Cosa c'è che non va?" "Siamo stati maledetti per un peccato veniale da Vasista. Lui eccelso fra i Risci stava seduto a fare le sue adorazioni crepuscolari e non l'abbiamo visto. Gli siamo passati sopra. Si è arrabbiato e ci ha dannato a nascere fra gli uomini! Non abbiamo potere sufficiente per vanificare la maledizione. Fiume incarnati femmina umana e prendici come tuoi figli. Non vogliamo entrare nel grembo di nessuna donna." "D'accordo. E chi vorreste come padre?" "Santanu che nascerà da Pratipa e sarà un grande re.' "È precisamente quello che speravo. Sarò davvero buona con questo Santanu. Proprio come voi desiderate." "Dovrai affogare i tuoi figli subito appena nati così potremo salvarci in fretta senza dover trascorrere alcun tempo nel mondo." "Va bene. Ma preoccupatevi che almeno uno viva di modo che la mia relazione con Santanu non sia sterile."

"Ognuno di noi contribuirà con 1/8 della propria energia. La somma sarà il figlio che chiedi. Ma lui non farà figli." Concluso l'accordo i Vasu mossero come volevano senza metterci tempo. C'era un re di nome Pratipa era gentile con tutti. Trascorse molti anni in penitenze ascetiche alla sorgente del Ganga. Un giorno Ganga prese forma di femmina emerse dall'acqua e si avvicinò al re. Lei era follemente bella lui faceva l'asceta lei sedette sulla sua coscia destra salda come un tronco di Sala lui disse: "Tu che metti amore cosa vuoi? Che devo fare?" "Io ti voglio come marito! Sei mio Curu! Nessun saggio applaudirebbe uno che rifiuta una che gli si offre spontanea." "Sei incantevole metti voglia ma non mi accoppio mai con mogli di altri o femmine d'altra casta: ho fatto un voto virtuoso." "Non sono indesiderabile né brutta. Sono godibile per tutti i versi. Sono una fanciulla scintillante e di rara bellezza. Ti desidero come marito. Non rifiutarmi." "Sto praticando l'astinenza. Se rompo il voto adesso vengo sopraffatto e ucciso dal peccato. Mi ti sei stretta addosso sedendoti sulla mia coscia destra. Sappi che è il posto per le figlie o per le nuore. La coscia sinistra è quella per le mogli ma non l'hai accettata. Quindi non posso fare all'amore con te. Sii mia nuora. Ti accolgo per mio figlio!" "Va bene. Facciamo che sposo tuo figlio. Visto il rispetto che ti porto sarò una moglie della celebre schiatta dei Barata. Voi Barata siete di rifugio per tutti i re del mondo. Non potrei decantare tutte le virtù della vostra schiatta neppure in cent'anni. La grandezza e la bontà di moltissimi re della vostra schiatta sono incommensurabili. Dominatore dell'universo chiariamo subito che quando diverrò tua nuora tuo figlio non potrà giudicare l'appropriatezza o meno delle mie azioni. Ma vivendo con tuo figlio io farò del bene a lui e aumenterò la sua felicità. E infine potrà salire di sopra in conseguenza dei figli che gli darò

e delle sue virtù e della sua buona condotta." Scomparve. Il re attese la nascita del figlio per mantenere la promessa: giusto allora era impegnato con la moglie in ascetismi per ottenere prole. Quando furono vecchi gli nacque un figlio. Maabiscia per l'appunto. Fu chiamato Santanu perché nacque quando suo padre riuscì a contenere le proprie passioni grazie agli sforzi ascetici. Santanu sapeva che è possibile raggiungere lo spazio della beatitudine eterna solo attraverso le proprie azioni dunque si votò alla virtù. Quando venne ragazzo Pratipa gli disse: "Tempo addietro una fanciulla scintillante venne da me per il bene tuo. Se ti incontra segretamente e ti chiede di darle un figlio accettala in moglie. Non giudicare se ciò che fa è appropriato o meno non chiederle chi è di chi è figlia o da dove viene: sposala perché te l'ho ordinato io!" Lo installò sul trono e si ritirò nei boschi. Re Santanu era di grande intelligenza e splendido come Indra si appassionò alla caccia e prese a trascorrere molto tempo nei boschi. Uccideva cervi e bufali. Un giorno vagava lungo la riva del Ganga e giunse in un luogo frequentato da Sidda e Ciarana. Vide una faciulla di accecante bellezza come fosse un'altra Sri: denti perfetti perle gioielli scintillanti vesti filate come di loto. Fu colto di sorpresa all'istante rapito s'accapponò tutto. Bevette a più sorsi il suo charme ma la sete non passò e non sapeva distogliere lo sguardo. Lei vide lui ardente splendente che si agitava tutto si commosse sentì pari ardore per lui lo guardò lo riguardò desiderò guardarlo per sempre. Lui sussurrò: "Lombi di fuoco sei Deva o figlia di Danava una Gandarva o un'Apsara una Iacscia una Naga o una donna chiunque tu sia sei stupenda: sposiamoci!" Lei ascoltò quel sussurrare dolce ricordò la promessa ai Vasu e replicò palpitando di piacere ogni parola:

"Sarò tua moglie e ubbidirò ai tuoi ordini. Ma non dovrai interferire qualunque cosa io faccia che ti aggradi o meno. Né dovrai mai parlarmi men che gentilmente. Fino a quando sarai gentile con me giuro che vivrò con te. Ma il momento stesso in cui interferirai o mi dirai cose cattive sta sicuro che ti lascerò." "Amen." Lei esultò. Lui pure e poté godere fino in fondo il piacere della sua compagnia. Mantenne la promessa non le chiese mai conto di nulla. Per altro fu estremamente compiaciuto della sua condotta bellezza magnanimità e dedizione. Così Deva Ganga che scorre sopra in terra e sotto assunse forma umana stupenda e come frutto dei suoi atti virtuosi ottenne per marito re Santanu tigre fra i re splendido come Indra e visse felice moglie sua. Lo gratificò seduttiva e appassionata cantò e danzò per lui e si sentì gratificata a sua volta. Lui era così rapito dalla sua bellezza che i mesi le stagioni e gli anni passarono via senza che se ne accorgesse mentre 8 figli gli nascevano incantevoli come piccoli Deva. Ma ognuno di quegli 8 figli appena nato veniva gettato nel fiume da Ganga con queste parole: "È per il tuo bene!" Affogavano per non rinascere mai più. Tuttavia Santanu non poteva esserne felice. Ma neppure poteva dirlo alla moglie che l'avrebbe lasciato. Ma quando nacque l'XVIII figlio e la moglie ridendo stava per gettarlo a fiume non poté contenere oltre la disperazione volle salvarlo le disse: "Non ucciderlo! Chi sei?! Da dove vieni?! Perché uccidi i tuoi figli?! Assassina dei tuoi stessi figli il peso dei tuoi peccati è un macigno!" "Tu desideri avere una discendenza e sei già diventato il primo fra coloro che ne hanno. Non distruggerò questo tuo bimbo. Ma come da accordi qui termina il tempo che abbiamo trascorso insieme. Io sono Ganga figlia di Gianu. I massimi saggi mi venerano da sempre. Ho vissuto con te tutto questo tempo per certi scopi superiori. Gli 8 Vasu erano stati condannati da Vasista ad assumare forma umana. Non c'era nessuno al mondo

eccetto te degno di essere il loro genitore. Né alcuna donna eccetto una Deva fatta madre io. Mi sono fatta donna per generarli. E tu essendo diventato il padre degli 8 Vasu hai acquisito molti spazi di perenne beatitudine. C'era un accordo fra me e i Vasu per cui avrei dovuto liberarli dalla forma umana appena fossero nati. In questo modo li ho liberati dalla maledizione del Risci Apava. Sia tu benedetto ti lascio mio re! Ma cresci questo bimbo asceticamente. Feci promessa ai Vasu che avrei vissuto con te fino a qui. E questo bimbo deve chiamarsi Gangadatta." "Quale era la colpa dei Vadu e chi era Apava che li dannò a nascere uomini? E che cosa ha fatto questo Gangadatta per essere costretto a vivere fra gli uomini? E com'è poi che i Vasu signori del trimundio sono stati condannati a nascere fra gli uomini? Spiegami ogni cosa." Ganga disse: Vasista poi conosciuto come Apava Muni nacque da Varuna in una conca del re delle montagne Meru un luogo sacro popolato da uccelli e bestie fiorito in tutte le stagioni dove crebbe praticando penitenze ascetiche nei boschi abbondanti di acqua e radici dolci. Nandini sotto forma di vacca nacque dall'accoppiamento fra Casiapa e Surabi figlia di Dacscia: fu la vacca dell'abbondanza capace di esaudire ogni desiderio. Vasista ottenne Nandini per i suoi riti Oma e Nandini poté vagare senza tema per quei sacri e deliziosi boschi abitando presso l'eremo adorato dai Muni. Un giorno arrivarono i Vasu guidati da Pritu che presero a passeggiare con le mogli deliziati di quelle selve e quei monti. La moglie di Diu vide Nandini vacca dell'abbondanza grassa di ogni perfezione occhi larghi mammelle turgide coda sottile zoccoli belli abbondante di latte e la mostrò al marito che ne rimase ammirato e disse alla moglie: "Miei occhi neri belle coscie questa eccellente vacca appartiene al Risci che tiene questo delizioso eremo. Il mortale che beve

del suo latte resta incorruttibilmente giovane per 10'000 anni." "In questo mondo ho un'amica di nome Gitavati eccezionalmente bella e giovane. È figlia di Usinara re saggio che è un Deva fra gli uomini ha grande intelligenza ed è votato alla verità. Vorrei dare questa vacca con il suo vitello a quella mia amica. Portale questa vacca così potrà berne il latte e diventare l'unica terrestre libera da malattia e senescenza. Sei illustre e irreprensibile: concedimi questo desiderio. Non v'è nulla che mi farebbe più felice." Diu volle accontentarla per cui rubò la vacca con l'aiuto di Pritu e degli altri. In effetti acconsentì alla richiesta della moglie occhi di loto dimenticando gli alti meriti ascetici del Risci che possedeva la vacca. In quel momento non pensò che stava per precipitare nel peccato rubando quella vacca. A sera Vasista tornò all'eremo con i frutti raccolti e non vide la vacca col vitello. Uscì a cercarla nei boschi ma non la trovò e allora con la sua vista ascetica vide che era stata rubata dai Vasu. Montò su tutte le furie e li maledisse: "Poiché i Vasu mi hanno rubato la vacca che faceva il latte dolce e aveva la coda bella dovranno nascere in terra!" Dopo di che si concentrò di nuovo in meditazione ascetica. Appena i Vasu vennero a sapere della maledizione accorsero nel suo eremo nel tentativo di pacificarlo ma senza successo anche se alla fine il Risci esperto di virtù concedette: "Siete stati maledetti da me. Però sarete liberi dalla maledizione prima che 1 anno sia trascorso dalla vostra nascita fra gli uomini. Però Diu che con la sua impresa peccaminosa vi ha tirato addosso la mia maledizione dovrà abitare in terra per un certo tempo. Non vanificherò le parole che ho detto mentre ero arrabbiato. Diu pur vivendo in terra non genererà alcun figlio. Tuttavia sarà virtuoso ed esperto di scritture. Sarà ubbidiente a suo padre ma dovrà privarsi del piacere di una compagnia femminile." Il Risci se ne andò e i Vasu vennero da me a chiedermi il favore di gettarli a fiume non appena nati. Ho fatto ciò che

desideravano per liberarli dalla loro vita terrestre. E conformemente alla maledizione del Risci solo questo qui cioè Diu dovrà vivere in terra per un po'. Ganga dileguò. Portò con sé il bimbo là dove scelse di andare. E quel figlio di Santanu fu chiamato sia Gangeia sia Devavrata e superò il padre in tutto. Santanu dopo la scomparsa della moglie tornò tristemente alla capitale. Racconterò adesso le molte virtù e la magnifica sorte dell'illustre re Santanu della schiatta dei Barata. In effetti è questa splendida storia che viene chiamata Maabarata cioè Il grande Barata. Re Santanu il più adorato fra i Deva e i re saggi fu conosciuto in tutti i mondi per la saggezza la virtù e la veridicità. Autocontrollo liberalità inclinazione al perdono intelligenza modestia pazienza energia superiore furono le qualità di quel toro fra gli uomini quell'essere grandioso esperto sia di religione che di profitto protettore dei Barata e di tutta l'umanità. Il suo collo era marcato da 3 linee come uno strombo aveva le spalle larghe e la sua potenza era pari a quella di un elefante infuriato. Era come se tutti i segni regali di buon auspicio si trovassero in lui come sede più adatta. Guardando la sua condotta gli uomini imparavano che la virtù è sempre superiore al piacere e al profitto. Davvero mai si diede un re pari a Santanu. Tutti i re del mondo vedendolo devoto alla virtù gli assegnarono il titolo di Re dei Re e durante il suo regno non conobbero dolore paura o ansietà di alcuna sorta dormirono sonni tranquilli fecero sogni felici e divennero virtuosi e votati alla liberalità agli atti pii e ai sacrifici essi stessi. I meriti religiosi di ogni casta crebbero: gli Csciatria servirono i Bramana - i Vaisia servirono gli Csciatria - i Sudra servirono i

Vaisia adorando Bramana e Csciatria. Santanu risiedeva in Astinapura deliziosa capitale dei Curu da cui governava il mondo intero fino ai mari. Era veritiero scevro da macchia esperto di virtù come il re dei Deva privo di ira o malizia bello come Soma valente come Vaiu terribile come Iama paziente come la terra. Durante il suo regno nessun cervo cinghiale uccello né nessun altro animale fu ucciso mai inutilmente sempre prevalse la gentilezza verso tutte le creature e lui stesso d'animo benevolo e libero da desiderio o rabbia estese eguale protezione a tutti gli esseri. Ordinò sacrifici in onore di Deva Risci e Pitri né alcuna creatura fu mai uccisa peccaminosamente. Fu paterno verso qualunque essere i miserabili e quelli privi di protettore uccelli bestie e tutti i viventi. Durante il suo regno verbo e verità divennero una cosa sola e gli uomini si orientarono verso liberalità e virtù. Dopo 36 anni di felicità domestica Santanu si ritirò nei boschi. Il figlio di Santanu si chiamava Devavrata ed era il Vasu nato da Ganga somigliava a Santanu per bellezza eleganza portamento e cultura era esperto in tutte le branche del sapere materiale e spirituale la sua forza ed energia erano straordinarie divenne un possente guerriero su carro e un grande re. Un giorno che lungo le sponde del Ganga inseguiva un cervo che aveva trafitto Santanu notò che il fiume s'era fatto d'improvviso secco ne stupì rifletté sullo strano fenomeno si domandò se quel fiume si fosse messo a correre rapidamente come mai prima e mentre cercava una ragione s'accorse di un bel giovane robusto e amabile come Indra che aveva bloccato il corso del fiume con un'affilata arma superiore. Ne rimase sorpreso. In realtà quel giovane era niente meno che suo figlio ma siccome l'aveva visto solo un momento appena nato non fu in grado di riconoscerlo. Invece lui lo riconobbe immediatamente ma invece di dichiararglisi offuscò la sua percezione con i poteri superiori di illusione e scomparve. Santanu era sbalordito e immaginò potesse trattarsi di suo figlio talché si rivolse al fiume Ganga:

"Mostrami il bambino." Ganga prese un corpo bellissimo e gli apparve con il bimbo tutto ingioiellato in braccio a destra. Santanu non la riconobbe in quella femmina meravigliosa tutta ingioiellata e vestita di raffinatissimo bianco. Ganga disse: "Questo è l'XVIII figlio che hai concepito in me. Conosce tutte le armi. Ora prendilo. L'ho allevato con cura. Torna a casa e portalo con te. Ha un'intelligenza superiore ha studiato con Vasista tutti i Veda e le loro branche maneggia abilmente tutte le armi è un arciere potente è pari a Indra in guerra lo guardano con favore Deva e Asura conosce a fondo qualunque branca del sapere sia nota a Usanas dunque padroneggia tutti i Sastra che Vriaspati conosce e tutte le armi che Rama invincibile conosce. Prendi con te questo eroico bambino che ti ho dato. È un arciere potente ed è esperto nell'interpretazione di tutti i trattati sui doveri di un re." Così ordinò Ganga e così Santanu prese con sé suo figlio glorioso come il sole e fece ritorno alla capitale. Si considerava estremamente fortunato. Convocò tutti i Paurava e nominò il figlio erede per la protezione del regno. In breve il principe gratificò coi suoi modi il padre e tutti gli altri membri della schiatta dei Paurava e di fatto tutto il popolo. Santanu viveva felice. Un giorno 4 anni dopo Santanu vagava nei boschi sulle rive dello Iamuna quando fiutò nell'aria un profumo dolce. Si diede a cercare intorno la fonte. Ad un tratto vide una ragazza occhi neri bella come una Deva figlia di un pescatore. "Chi sei e di chi sei figlia? Che fai qui timidissima?" "Sia tu benedetto! Sono la figlia del capo dei pescatori. Mi ha comandato di traghettare i passeggeri sul fiume con la mia barca per accrescere i miei meriti religiosi." Santanu la vide bella amabile e di tale fragranza che la desiderò per moglie. Si recò dal padre per chiederla in sposa. Ma quello rispose così: "Appena nata mia figlia era di una bellezza tanto superiore che

fu naturalmente chiaro che un giorno avremmo dovuto maritarla. Ma ascolta il desiderio che ho serbato in cuore tutto questo tempo. Tu che sei scevro da peccato e veritiero se desideri ottenere questa fanciulla in dono da me dammi in cambio questo pegno. Se me lo dai io sicuramente ti concederò mia figlia perché in effetti non potrei trovare per lei un marito pari a te." "Quando mi avrai detto di quale pegno si tratta ti dirò se posso accordarlo. Se è qualcosa di possibile certamente lo accorderò. In caso contrario come potrei?!" "Ti chiedo questo: che il figlio che ti verrà da questa ragazza sia nominato tuo erede al trono e nessun altro." Santanu non sentì di accettare la richiesta anche se era divorato dal desiderio. Tornò ad Astinapura pensando tutto il tempo alla figlia del pescatore e una volta a casa rimase in dolorosa meditazione. Un giorno Devavrata decise di domandargliene ragione: "Tutto va bene tutti i capi obbediscono perché sei così addolorato? Stai chiuso nei pensieri non rispondi non esci a cavallo sei pallido sei emaciato hai perso ogni vitalità vorrei sapere qual è il motivo per cui soffri così potrei cercare di porvi rimedio." "Hai ragione figlio a dire che sono divenuto melanconico. Ti dirò anche perché. Tu sei il solo discendente della grande schiatta dei Barata. Ti metti sempre alla prova con le armi e con imprese ardimentose. Ma io penso sempre alla fragilità della vita. Se ti capitasse alcunché di male resteremmo senza discendenza. È vero che tu sei per me come un centinaio di figli. Per questo non desidero sposarmi di nuovo. Desidero e prego solo che ti vada sempre tutto bene in modo che la nostra dinastia possa perpetuarsi. I saggi dicono che chi ha solo 1 figlio è come non ne avesse nessuno. Fare sacrifici al fuoco e conoscere i 3 Veda acquisisce meriti religiosi per l'eternità ma non sono che 1/16mo dei meriti acquisiti facendo un figlio. In effetti per questo verso non c'è differenza fra l'uomo e le creature inferiori.

Non ho alcun dubbio che si vada di sopra per aver fatto un figlio. I Veda che sono la radice dei Purana e sono ritenuti altrettanto autorevoli persino dai Deva contengono numerose prove di questo. Tu sei un eroe di temperamento eccitabile sempre impegnato in esercizi d'armi. È molto probabile che verrai ucciso in combattimento. Se accadrà cosa ne sarà della schiatta dei Barata? È questo pensiero che mi rende così melanconico. Ti ho spiegato le ragioni della mia sofferenza." Devavrata era estremamente perspicace ascoltò rifletté pose la stessa domanda al vecchio ministro devoto il quale gli raccontò della richiesta che il capo dei pescatori aveva fatto in cambio della figlia Gandavati. Si fece accompagnare da numerosi capi Csciatria di venerabile età e si presentò al capo dei pescatori a chiedere sua figlia in moglie per conto del re. Il capo dei pescatori lo ricevette con la dovuta venerazione lo fece accomodare e gli disse: "Tu che sei un toro fra i Barata tu sei il migliore fra coloro che maneggiano le armi e sei l'unico figlio di Santanu. Il tuo potere è immenso. Ma ho una cosa da dirti. Persino se io fossi Indra avrei da pentirmi a rifiutare una proposta di matrimonio così straordinariamente onorabile e desiderabile. Ti eguaglia in virtù l'uomo eccelso dal cui seme è nata questa fanciulla Satiavati. In molte occasioni mi ha parlato delle virtù di tuo padre e mi ha detto che solo lui è degno di sposare Satiavati. Lasciami dire che ho rifiutato le pressioni di quell'ottimo Bramarsci il scintillante saggio Asita che spesso ha chiesto la mano di mia figlia. Ho una sola cosa da dire dalla parte di questa ragazza: in questa proposta di matrimonio c'è una obiezione pressante che viene dalla rivalità fra i figli delle varie mogli. Tu che domini qualunque nemico chiunque abbia te come rivale non può sentirsi al sicuro neppure fosse un Asura o un Gandarva. È solo questa l'obiezione nient'altro. Sia tu benedetto! Ma questo è tutto ciò che ho da dire circa il matrimonio o meno di Satiavati." Devavrata era mosso dal desiderio di beneficiare il padre: "Ascolta il mio giuramento! Non c'è mai stato né ci sarà altro

uomo capace di simile giuramento! Io realizzerò ciò che chiedi! Il figlio che nascerà da questa donna sarà nostro re." Il capo dei pescatori era spinto dal desiderio che il figlio di sua figlia divenisse re: cercò di ottenere quasi l'impossibile: "Tu che hai l'animo virtuoso sei venuto qui come rappresentante di tuo padre con pieni poteri sii anche il mio solo rappresentante in questa transizione che è il matrimonio di mia figlia. C'è qualcos'altro che va detto su cui devi riflettere. Chi ha figlia è tenuto a fare queste considerazioni. Tu sei devoto alla verità e il giuramento che hai fatto alla presenza di questi capi in favore di Satiavati è assolutamente degno di te. Non ho il minimo dubbio che tu possa mai contravvenirvi. Ma ho i miei dubbi circa i figli che potrai procreare." "Ascolta ciò che dico alla presenza di questi re. Ho già rinunciato al diritto al trono ora sistemo la questione dei figli. Da oggi io faccio voto di Bramaciaria studierò mediterò e resterò celibe. Anche se morirò privo di figli otterrò comunque spazi di eterna beatitudine in cielo!" Al pescatore si rizzarono i capelli per la felicità: "Concedo mia figlia!" Apsara Deva e svariate tribù di Risci piovvero fiori dal cielo sulla testa di Devavrata e gridarono: "Questo è Bisma il terribile!" Bisma si rivolse alla fanciulla per servire il padre: "Madre sali su questo carro e andiamo a casa." L'aiutò. Giunsero ad Astinapura raccontò ogni cosa al padre e ai re riuniti applaudirono tutti insieme e uno per volta la sua impresa straordinaria dicendo: "È davvero Bisma il terribile!" Santanu fu così compiaciuto che gli concedette il privilegio di scegliere quando morire: "La morte non verrà mai da te fino a che avrai desiderio di vivere. In realtà la morte ti prenderà quando tu scevro da peccato glielo avrai comandato."

Concluse le nozze re Santanu acquartierò la sua magnifica moglie in casa e poco dopo Satiavati partorì un figlio intelligente ed eroico di nome Citrangada. Aveva una energia grandiosa e divenne un uomo eminente. Nacque anche un altro figlio Vicitraviria che divenne arciere e re dopo suo padre. Prima che Vicitraviria raggiungesse la maggiore età Santanu sentì l'influenza ineluttabile del tempo e salì in cielo. Bisma eseguì l'ordine di Satiavati: installò Citrangada sul trono. Citrangada sconfisse subito tutti i re quindi si considerò superiore a qualunque uomo. Constatando che era in grado di sconfiggere qualunque uomo Asura o Deva il re dei Gandarva volle incontrarlo. Erano entrambi estremamente potenti e la battaglia che si diedero sulle sponde di Sarasuati nella piana di Curucscetra durò 3 anni. Fu uno scontro tremendo con diluvio di dardi durante cui i combattenti si ferirono l'un l'altro ferocemente e alla fine il Gandarva che era più forte o aveva una strategia migliore uccise il Curu e salì in cielo. Bisma celebrò le esequie di Citrangada e installò sul trono Vicitraviria ancora minorenne che governò seguendo le direttive di Bisma: lo adorava era così esperto in tutte le questioni religiose e giuridiche e dal canto suo Bisma lo protesse era così sottomesso al dovere. Quando Vicitraviria raggiunse la maggiore età Bisma decise di sposarlo. Venne a sapere che le 3 figlie del re di Casi tutte 3 belle come Apsara si sarebbero sposate nella stessa occasione scegliendo da sé i propri mariti durante la cerimonia. Seguendo gli ordini della madre si recò su di un carro alla città di Varanasi dove erano convenuti innumerevoli re da ogni luogo e dove vide le 3 fanciulle che volevano scegliere il proprio marito e mentre i re venivano nominati uno per uno Bisma scelse quelle fanciulle per conto del fratello le caricò sul proprio carro e con voce tonante disse: "I saggi sancirono che si può dare in sposa la figlia ingioiellata e

con lauta dote ad un uomo perfetto che sia stato invitato. Oppure la si può dare in cambio di una coppia di vacche. Oppure di una certa somma di danaro. Oppure ancora la fanciulla può essere rapita. Alcuni sposano le fanciulle col loro consenso alcuni le forzano al consenso alcuni altri si recano dai loro parenti per ottenerne il consenso alcuni altri ancora ottengono le mogli come ricompensa per aver preso parte ai sacrifici. Fra queste forme di matrimonio i sapienti applaudono sempre l'XVIII. I re invece prediligono la V la Suiamvara e si sposano in quel modo. Ma i saggi hanno detto che la moglie più preziosa è quella che si rapisce dopo aver ucciso chi si oppone fra prìncipi e re invitati ad una cerimonia in cui è la fanciulla che sceglie il marito. Quindi cari monarchi io adesso rapisco queste fanciulle. Combattete al vostro meglio per sconfiggermi o essere sconfitti. O monarchi io sto qui risoluto a combattere!" Fece correre il carro con le fanciulle a bordo sfidando alla rissa i re convenuti i quali tutti balzarono in piedi e all'armi mordendosi il labbro per la rabbia fecero un gran clangore indossando le armature e tutte le bardature che lampeggiavano come lampi di meteore nel cielo mentre stringevano gli occhi rossi di furia impazienti si agitavano di qua di là fra armature scintillanti bardature ondeggianti i loro carrettieri portarono subito carri smaglianti trainati da cavalli superbi quei magnifici guerrieri equipaggiati con ogni sorta di armi vi balzarono su e si diedero ad inseguire il capo dei Curu a spada tratta: ne conseguì un terribile scontro fra la moltitudine di monarchi da un lato e il guerriero Curu solo dall'altro: lo bersagliarono con una pioggia di 10'000 frecce che non lo raggiunsero mai perché le contrastò con altrettante allora lo circondarono e fecero un diluvio di frecce come nuvole in una conca di montagna ma le contrastò di nuovo tutte e in aggiunta trafisse ogni re 3 volte ma ogni re lo trafisse 5 volte ma allora lui ogni re altre 2 sicché lo scontro divvenne così feroce con quella pioggia densa di frecce e altri missili che pareva lo scontro antico fra Deva e Asura tanto che chi non vi prese parte e si limitò ad osservarlo pure fu colpito da

terrore anche se era coraggioso: Bisma con le frecce falciò via archi bandiere armature teste a centinaia e migliaia e tali erano il suo valore tremendo la leggerezza di mano l'abilità nel proteggersi che i guerrieri nemici presero ad applaudirlo fragorosamente per cui avendo sconfitto tutti quei re poté proseguire la sua corsa verso la capitale dei Barata portando seco le fanciulle ma proprio allora re Salia di incommensurabile valore lo richiamò indietro per un duello perché desiderava prendersi lui quelle femmine: gli s'avventò contro come il capobranco di un branco d'elefanti s'avventerebbe contro un rivale con le zanne contro le zampe alla vista di una femmina in calore Fermati! Fermati! cosa che fece infiammare di rabbia Bisma arrestò il carro rimase immobile arco in mano cipiglio corrucciato in attesa secondo l'usanza Csciatria tutti i re stettero a guardare i 2 come tori potenti che s'affrontavano grugnendo alla vista di una vacca in calore: Salia coprì Bisma con centinaia e migliaia di frecce alla quale impresa i monarchi applaudirono meravigliati e soddisfatti la qual cosa fece inferocire Bisma che disse al suo carrettiere: Fermati fermati. Porta questo carro dove sta Salia che lo uccido come Garuda uccide una serpe. Infilò nell'arco l'arma Varuna ferì i 4 cavalli di Salia poi uccise il suo carrettiere poi uccise i suoi 4 cavalli con l'arma Aindra mentre tutto il tempo contrastava i dardi dell'altro con altri dardi poi lo annientò ma lasciandogli salva la vita. Salia sconfitto tornò al suo regno a governarlo virtuosamente così pure gli altri re testimoni della cerimonia ognuno indietro al proprio regno. Bisma partì per Astinapura con le fanciulle attraverso foreste fiumi colli boschi e in un baleno giunse alla capitale: smisuratamente valente in guerra il figlio di Ganga che corre verso l'oceano dopo aver massacrato un numero sterminato di nemici senza riportare un graffio condusse le figlie del re di Casi ai Curu con la tenerezza come che fossero nuore o sorelle minori o figlie e le offrì impeccabili a Vicitraviria suo fratello iniziò i preparativi per il matrimonio in accordo con Satiavati

ma quando tutto fu pronto la figlia maggiore del re di Casi gli rivolse queste parole: "In cuore avevo scelto come marito il re di Sauba lui mi ricambiava mio padre approvava alla cerimonia avrei scelto lui: ora che lo sai tu che sei esperto di ciò che la virtù prescrive fai come credi." Disse questo alla presenza dei Bramana e Bisma si mise a riflettere circa cosa si dovesse fare si consultò con i Bramana esperti di Veda infine le diede il permesso di scegliere lei cosa fare. Lei si chiamava Amba. Le altre 2 Ambica e Ambalica le sposò ritualmente al fratello Vicitraviria il quale benché virtuoso e astemio era orgoglioso di gioventù e bellezza e subito s'infoiò: erano alte carnagione oro fuso riccioli neri unghie rosate cosce tornite seni abbondanti: si consideravano sposate ad un marito assolutamente degno di loro assolutamente amate assolutamente rispettate che per altro Vicitraviria dotato di valore superiore e bellezza come i gemelli Asuin avrebbe potuto rapire il cuore di qualunque donna. Trascorsero 7 anni sempre insieme. Ma Vicitraviria ancor giovane ebbe un attacco di tisi che parenti e amici insieme provarono a curare ma a dispetto di tutti gli sforzi morì tramontò come il sole a sera. Bisma precipitò in uno stato di ansietà e dolore sempre in accordo con Satiavati fece sì che sacerdoti sapienti e molti della famiglia Curu intraprendessero i riti delle esequie. La sventurata Satiavati precipitò nel dolore partecipò ai riti funebri consolò come meglio poté le nuore in lacrime e Bisma. Cercò rifugio nel Darma e nei parenti Curu e disse a Bisma: "Ora tutto sta a te: il dolce funebre quel che c'è da fare e perpetuare la linea del virtuoso e celeberrimo Santanu della schiatta dei Curu. Non c'è ascesa senza buone azioni non c'è lunga vita senza verità e destino: tu non ci sei senza virtù. Virtuoso esperto pratico e teorico di ciò che la virtù prescrive esperto dei vari Sruti insieme con tutte le branche dei Veda so molto bene che sei fermo nella virtù come Sucra e Angira

conosci i costumi particolari delle famiglie hai inventiva nelle situazioni difficili quindi virtuosissimo mi affido a te in particolare per una certa faccenda: ascoltami perché devi seguire le mie direttive. Mio figlio cioè tuo fratello forte e caro è salito di sopra ancora ragazzo senza lasciare figli le sue mogli belle e giovani li desiderano: ti ordino di darglieli così da perpetuare la nostra linea. Devi fare in modo che virtù non patisca diminuzione. Sali al trono e governa il regno dei Barata. Sposati. Evita di precipitare i tuoi antenati di sotto." "Madre ciò che dici è sicuramente conforme a virtù ma sai bene qual è il mio voto in merito all'avere figli. Sai bene cosa si è stabilito in relazione alla tua dote. Ti ricordo il pegno che un giorno ho dato rinuncerei a 3 mondi al cielo a qualunque altra cosa mai alla verità: la terra potrà rinunciare al suo profumo l'acqua al bagnato la luce al manifesto l'aria al tocco il sole alla gloria il fuoco al calore la luna al pallore lo spazio al suono l'uccisore di Vritra al valore il Deva della giustizia all'imparzialità: io non posso rinunciare alla verità." "Tu che hai la tua forza nella verità so che sei fermo nella verità. Se volessi con la tua energia potresti creare altri 3 mondi oltre a quelli che già esistono. So qual è stato il tuo voto. Ma considera questa emergenza e fatti carico degli obblighi che si hanno verso i progenitori. Fa' sì che la dinastia non abbia a interrompersi con grave dolore per i nostri amici e parenti." Satiavati piangeva misera diceva queste parole non conformi a virtù per il dolore della perdita del figlio. Bisma disse: Regina non perdere di vista la virtù. Non distruggerci. Nessun trattato sul Darma applaude mai uno Csciatria che rompe con la verità. Ora ti spiego quali sono le prescrizioni Csciatria a cui possiamo fare ricorso per evitare che la linea di Santanu s'interrompa. Ascoltami e rifletti su ciò che deve essere fatto in accordo con i sacerdoti sapienti e gli esperti di pratiche

permesse in situazioni d'emergenza e rischio senza trascurare quale deve essere l'ordinaria condotta sociale. Nei tempi antichi Rama furioso per la morte del padre Giamadagni uccise con l'ascia di guerra il re degli Aiaia fece a pezzi le sue 1'000 armate e non contento partì sul carro alla conquista del mondo prese l'arco e saettò per ogni dove le sue armi potenti per sterminare gli Csciatria annientò la razza degli Csciatria 21 volte e ogni volta le femmine Csciatria di tutto il mondo fecero ricorso ai Bramana esperti di Veda per procreare: è stato detto nei Veda che i figli generati in questo modo appartengono a colui che aveva sposato la madre: le femmine Csciatria fecero ricorso ai Bramana non per desiderio bensì per motivi virtuosi fu così che la razza Csciatria rivisse. A questo proposito c'è un'altra storia antica. C'era un tempo un saggio Risci di nome Utatia che amava teneramente la moglie Mamata. Un giorno suo fratello minore Vriaspati sacerdote dei Deva dotato di grandiosa energia abbordò Mamata ma lei gli disse che aveva concepito un figlio con suo fratello maggiore e che quindi lui non doveva cercare di ottenere ciò che voleva: "Il figlio che ho concepito ha studiato nel mio grembo i Veda con le 6 Anga il tuo seme non può andare perduto il mio grembo non può tenere 2 figli insieme non puoi cercare di soddisfare il tuo desiderio adesso." Sebbene molto saggio Vriaspati non poteva resistere e siccome stava per penetrarla il bimbo nel suo grembo esclamò: "Padre smetti subito. Qui non c'è posto per 2. Lo spazio è poco. Sono arrivato prima io. Il tuo seme non può andare sprecato. Non devi darmi fastidio." Vriaspati non gli diede ascolto penetrò Mamata che aveva un magnifico paio d'occhi eiaculò il bimbo chiuse il canale con i piedi il seme cadde per terra Vriaspati si indignò rimproverò il figlio di Utatia e lo maledisse: "Visto che mi hai þarlato così mentre cercavo il piacere come tutte le creature fanno tenebre eterne cadranno su di te." Sicché il figlio di Utatia nacque pari a Vriaspati in energia ma

cieco e fu chiamato Dirgatamas cioè sempre in mezzo al buio ciò nonostante grazie alla sua sapienza poté ottenere in sposa una giovane e piacente femmina Bramana di nome Praduesci da cui ebbe molti figli primo fra tutti Gautama ma tutti impazzirono di avidità subito dopo imparò dai figli di Surabi le pratiche del loro ordine e senza tema vi si dedicò lui pure con reverenza. (Figlio del peccato è la vergogna né può mai trovarsi dove ci sia purezza d'intenzioni). Allora i Muni che vivevano in quell'asilo vedendo che lui trasgrediva i limiti di ciò che è appropriato si indignarono videro il peccato dove non c'era e dissero: "Quest'uomo trasgredisce i limiti di ciò che è appropriato non è più degno di stare in mezzo a noi cacciamolo via." Aggiunsero molte altre cose sul suo conto e persino sua moglie che aveva già ottenuto i figli si indignò con lui che le disse: "Com'è che anche tu sei insoddisfatta di me?" "Il marito si chiama Batri perché supporta la moglie Pati perché la protegge ma tu non fai nè l'una né l'altra cosa per me! Tu che hai questi enormi meriti ascetici sei cieco dalla nascita e così sono stata io che ho supportato te e i tuoi figli ma non sarà più così in futuro." Della qual cosa il Risci si indignò e disse a lei e ai suoi figli: "Portatemi dagli Csciatria e diventerete ricchi." "Non desidero denaro da te perché non potrebbe mai darmi felicità. Tu fa' come ti pare. Io non ho intenzione di mantenerti più." "Stabilisco che da oggi la donna dovrà restare legata al marito per tutta la vita. Che il marito sia vivo o morto la donna non potrà congiungersi con altri. Se lo farà verrà considerata come corrotta. La donna senza marito potrà sempre essere considerata peccaminosa. Anche se ricca non potrà godere veramente della propria richezza. Calunnie e malignità s'accaniranno sempre su di lei." Lei s'arrabbiò e ordinò ai figli: "Buttatelo nel Gange!"

Gautama coi fratelli quegli schiavi della brama e della follia esclamarono: "Perché mai dovremmo prenderci cura di questo vecchio?" Lo legarano su di un pezzo di legno lo gettarono nel fiume e se ne andarono senza il menomo rimorso. Il vecchio cieco trasportato dal fiume passò attraverso i territori di molti re. Un giorno un re di nome Vali ligio al dovere si recò al Gange per le abluzioni vide passare il vecchio legato al pezzo di legno lo salvò e quando ebbe appreso chi fosse lo scelse per generargli discendenza gli disse: "Illustrissimo dovresti dare a mia moglie un po' di figli che siano virtuosi e saggi" Siccome era d'accordo gli mandò la moglie Sudesna che siccome sapeva che lui era vecchio e cieco non volle andare gli mandò la nutrice a cui il Risci virtuoso e spassionato diede 11 figli primogenito Cascivat tutti studiosi dei Veda invocatori di Brama enormemente potenti e un giorno re Vali gli chiese: "Questi sono i miei figli?" "No sono miei. Cascivat e gli altri li ho avuti da una donna Sudra. La tua sventurata regina Sudesna constatato che sono vecchio e cieco mi ha offeso non è venuta ha mandato in sua vece la nutrice." Il re lo pacificò e gli mandò Sudesna lui la toccò appena e disse: "Avrai 5 figli Anga Vanga Calinga Pundra e Suma che saranno gloriosi come Suria e i loro domini prenderanno il nome da loro." Fu in questo modo che tanto tempo fa la dinastia di Vali fu perpetuata ad opera di un grande Risci. Allo stesso modo dal seme dei Bramana nacquero molti Csciatria arcieri e guerrieri su carro virtuosissimi. Avendo ascoltato tutto ciò madre decidi quel che s'ha da fare nella nostra faccenda. Madre ascolta come penso che possa perpetuarsi la linea dei Barata: invita un esperto Bramana in cambio di una ricompensa in denaro per generare discendenza dalle mogli di Vicitraviria.

Satiavati sorrise piano e rispose con voce incerta per il pudore: "Hai ragione. Poi che ho fiducia in te ora ti dirò come perpetuare la nostra dinastia. Non potrai rifiutarti visto che sei esperto delle pratiche concesse in presenza di pericolo. Nella nostra famiglia tu sei la virtù la verità e il nostro solo rifugio. Ascolta quello che ti dico e fa ciò che è appropriato. Mio padre era un uomo virtuoso per motivi virtuosi aveva tenuto una barca un giorno che ero ancora adolescente andai a remare sulla barca sopraggiunse Parasara Risci grande e saggio virtuosissimo che venne sulla mia barca per attraversare lo Iamuna e mentre remavo in mezzo al fiume si eccitò e prese a sussurrarmi delle cose e io ero terrorizzata al pensiero di mio padre ma poi il pensiero della maledizione del Risci mi terrorizzò di più e siccome mi concesse un dono prezioso non potei rifiutare oltre: lui con la sua energia prese l'assoluto controllo di me e soddisfò il suo desiderio lì in quel momento avendo avuto cura prima di levare una nebbia fitta tutt'intorno. Prima il mio corpo emanava un tremendo fetore di pesce poi il Risci lo dissolse e mi donò la fragranza che senti adesso. Poi mi disse che partorendo il figlio su di un'isola del fiume avrei continuato a essere vergine. Quel figlio è diventato un grande Risci dotato di grandi poteri ascetici conosciuto col nome di Duaipaiana cioè nato sull'isola e siccome ha diviso i Veda in 4 parti l'hanno chiamato Viasa cioè il redattore e siccome è scuro di colore Crisna cioè lo scuro. Veritiero spassionato potente asceta s'è mondato di tutti i peccati e se n'è andato col padre appena nato. Incaricato da me e te quello splendido Risci concepirà buona prole con le mogli di tuo fratello. Quando se ne andò mi disse Madre quando sei in difficoltà pensami. Se sei d'accordo ora lo evoco sono certa che quel grande asceta saprà seminare il campo di Vicitraviria." "Ha vera intelligenza colui che tiene fisso lo sguardo giudiziosamente su virtù profitto e piacere e che dopo aver riflettuto con pazienza agisce in modo che virtù maturi altra virtù profitto altro profitto e piacere altro piacere. Pertanto

approvo pienamente ciò che hai detto essendo utile per noi e conforme a virtù." Satiavati pensò a Duaipaiana che in quel momento era intento a interpretare i Veda e sentendosi chiamare dalla madre istantaneamente fu da lei senza che alcuno lo sapesse. Satiavati lo salutò abbracciò e bagnò di lacrime pianse amare lacrime alla vista del figlio dopo tutto quel tempo. Viasa vedendola piangere la bagnò con acqua fresca e s'inginocchiò: "Madre sono qui per esaudire i tuoi desideri. Non perdiamo tempo comandami. Farò ciò che vuoi." Il sacerdote dei Barata venerò come doveva il grande Risci che accettò le profferte di venerazione pronunciando i mantra d'uopo e sedette compiaciuto. Satiavati vedendo che si era accomodato finite le domande di circostanza disse: "I figli nascono da un padre e una madre appartengono dunque a entrambi non c'è alcun dubbio che la madre abbia su di loro lo stesso potere che il padre. Come tu sei mio figlio maggiore Vicitraviria è il minore e come Bisma è suo fratello da parte di padre tu lo sei da parte di madre. Non so cosa ne pensi tu ma questo è cosa ne penso io. Questo Bisma figlio di Santanu è votato alla verità e per salvaguardarla non vuole fare figli né governare il regno. Dunque devi fare ciò che ti dico per affetto a Vicitraviria per perpetuare la nostra dinastia per soddisfare l'esigenza di Bisma e il mio ordine per gentilezza verso tutte le creature per proteggere la gente e perché hai un cuore liberale. Tuo fratello minore ha lasciato 2 vedove simili a Deva belle e giovani. Per motivi di virtù e religione sono desiderose di procreare. Sei la persona più adatta a svolgere l'incarico. Genera in loro figli degni della nostra schiatta che possano garantire continuità alla nostra dinastia." "Satiavati conosci la virtù sia rispetto questa vita che l'altra i tuoi sentimenti sono fermi nella virtù quindi farò ciò che ordini avendo virtù come fine. In effetti conosco questa pratica che è conforme al vero ed eterno Darma darò a mio fratello figli pari a

Mitra e Varuna. Le donne dovranno osservare per 1 anno il voto che indicherò solo allora saranno purificate nessuna donna potrà avvicinarmi senza avere osservato un voto ascetico." "Deve essere come tu vuoi ma fa' in modo che le donne concepiscano subito. In un regno senza re la gente muore per mancanza di protezione i sacrifici e le funzioni sacre sono sospesi le nuvole non fanno piovere e i Deva dileguano. Come può un regno senza re essere protetto? Provvedi che le donne concepiscano. Bisma prenderà cura dei bambini fino a quando saranno in grembo alle loro madri." "Se devo dare a mio fratello figli senza attendere il tempo giusto le donne dovranno tollerare il fatto che sono repellente: questa sarà la più austera delle pene per loro. Se la principessa di Cosala sarà capace di tollerare il mio tanfo l'aspetto orribile e selvatico le vesti il corpo concepirà un figlio eccellente. La principessa di Cosala si vesta pulito indossi i suoi gioielli e mi attenda nella sua camera." Il Risci disparve. Satiavati andò dalla nuora e le disse: "Ascolta ciò che ti dico che è conforme a virtù. Per mia sventura la schiatta dei Barata si è estinta. Constatando la mia disperazione e il fatto che la linea paterna si è estinta il saggio Bisma spinto anche dal desiderio di perpetuare la nostra razza mi ha fatto una proposta che tuttavia per essere realizzata dipende da te. Realizzala figlia e ripristina la linea interrotta dei Barata. Fai nascere un bimbo splendido come il re dei Deva. Si farà carico di questa nostra monarchia ereditaria." Riuscì a convincerla solo con fatica nonostante la proposta fosse conforme a virtù. Poi convocò Bramana Risci e numerosissimi ospiti per l'occasione. Non appena terminato il ciclo mestruale della principessa di Cosala Satiavati la purificò con un bagno la condusse in camera la fece sedere su di un letto sontuoso e le disse: "Tuo marito ha un fratello maggiore che oggi entrerà nel tuo

grembo nella forma di tuo figlio. Questa notte aspettalo senza metterti a dormire." Avendo appreso cotanto dalla suocera l'amabile pricipessa si sdraiò sul letto e prese a pensare a Bisma e gli altri maggiori dei Curu. Il Risci entrò nella camera mentre la luce era accesa. La principessa vide il volto scuro i capelli sudici color bronzo gli occhi ardenti la barba incolta: chiuse gli occhi impaurita. Il Risci la penetrò ugualmente perché voleva esaudire la richiesta della madre. Ma lei aveva così tanta paura che non aprì gli occhi neppure per guardarlo una volta. Quando Viasa uscì dalla stanza incontrò la madre che gli chiese: "La principessa avrà un figlio perfetto?" "Il figliò che partorirà sarà potente come 10'000 elefanti sarà un illustre re saggio di grandiosa sapienza intelligenza ed energia avrà un centinaio di figli. Ma per colpa della madre sarà cieco." "Come può uno che è cieco essere un re degno dei Curu? Come può un cieco essere il protettore dei parenti e della famiglia ed essere un vanto per la schiatta del padre? Devi dare un altro re ai Curu." "Amen." E se ne andò. La principessa di Cosala a tempo debito partorì un figlio cieco. Satiavati si assicurò il consenso dell'altra nuora e convocò Viasa che giunse come da accordi e avvicinò la II moglie del fratello. Ambalica vedendo il Risci impallidì per la paura. Viasa vedendola così afflitta e pallida le disse: "Siccome sei impallidita alla vista del mio aspetto selvatico tuo figlio sarà d'aspetto pallido e il suo nome sarà Pandu cioè il pallido." Uscì dalla stanza incontrò la madre che gli domandò circa il bambino le raccontò che sarebbe stato pallido e si sarebbe chiamato Pandu gli chiese un altro bambino ancora le rispose Amen. A tempo giusto Ambalica partorì un bimbo tutto pallido che abbagliava tanto era bello e aveva ogni segno di buon

auspicio: fu lui che divenne padre di quei possenti arcieri i Pandava. Qualche tempo dopo Satiavati chiese ad Ambica che aveva appena finito il ciclo mestruale di incontrare di nuovo Viasa ma lei rifiutò poi che ricordava bene l'aspetto incolto e il tanfo che emanava il Risci tuttavia gli inviò un sua damigella bella come un'Apsara e ingioiellata con i suoi ornamenti. Quando Viasa entrò lei si alzò in piedi e lo salutò lo accolse rispettosamente e sedette vicino a lui quando fu invitata. Lui fu compiaciuto e quando si alzò per andarsene disse: "Donna amabile tu non sarai più schiava. Anche i tuoi figli godranno di ottima sorte saranno virtuosi e i più intelligenti del mondo!" Il figlio così concepito fu poi conosciuto col nome di Vidura fu il fratello di Dritarastra e Pandu fu libero da desideri e passioni fu esperto delle regole del governo e fu il Deva della giustizia nato in terra per via della maledizione di Mandavia Risci. Crisna Duaipaiana uscendo dalla stanza incontrò la madre la informò di essere stato ingannato da Ambica e che aveva fatto un figlio con una donna Sudra. Disparve. Fu così che nel campo di Vicitraviria ad opera di Duaipaiana nacquero questi figli splendidi come infanti divini questi perpetuatori della schiatta dei Curu. C'era un tempo un Bramana di nome Mandavia faceva tutto ciò che doveva era devoto a Darma verità ascetismo era solito sedere sotto un albero all'entrata dell'eremo con le braccia in alto in osservanza al voto del silenzio. Per molti anni. Un giorno arrivarono alcuni ladri carichi di bottino che erano inseguiti da alcune guardie entrarono nell'eremo nascosero il bottino e avendo paura si nascosero pure loro appena in tempo prima che arrivassero le guardie che trovando il Risci sotto l'albero gli domandarono: "Ottimo Bramano da che parte sono andati i ladri? Indicacelo

così possiamo continuare a inseguirli senza perdere tempo." Il Bramano non rispose alcuna parola né buona né altro. Le guardie perquisirono l'eremo e trovarono sia i ladri che la refurtiva quindi sospettarono anche del Muni lo presero assieme ai ladri e lo portarono dal re che lo condannò a morte con i suoi presunti complici e i ministri che non sapevano nulla eseguirono la sentenza impalando il celebre Risci poi tornarono dal re con la refurtiva rinvenuta ma il Risci benché impalato e digiuno non moriva anzi convocò per testimoniare altri Risci che giunsero nottetempo nella forma di uccelli e vedendolo intento in meditazione ascetica trafitto da uno spiedo se ne dolsero gli comunicarono chi fossero gli chiesero: "Vogliamo sapere quale peccato hai commesso per essere impalato!" "Chi devo biasimare per questo? In effetti nessuno fuor che io stesso mi ha offeso!" Poi accadde che i ministri trovandolo ancora vivo ne informarono il re che si consultò con i suoi consiglieri poi si recò sul posto e cercò di pacificare il Risci spiedato: "Ottimo Risci io ti ho offeso per ignoranza. Ti chiedo perdono per quanto è accaduto. Non devi serbarmi rancore." Il Muni s'acquetò il re constatò che non era arrabbiato tirò su il palo e cercò di estrarlo dal suo corpo ma non riuscendo tagliò la parte che ne usciva: il Muni con una parte del palo ficcata dentro camminò intorno e praticò le pene più austere conquistando sterminati spazi inattingibili ad altri divenne famoso nel trimundio col nome di Ani-Mandavia cioè Mandavia col palo dentro un giorno si recò dal Deva della giustizia e trovandolo seduto sul trono lo rimproverò: "Ti prego dimmi quale terribile peccato ho commesso sbadatamente per cui devo sopportare questa punizione. Dimmelo subito e guarda la potenza del mio ascetismo." "Un giorno hai infilzato un piccolo insetto su un filo d'erba. Ora paghi la conseguenza di quell'atto. Così come un dono anche minimo porta grandi meriti religiosi così un peccato porta

grande dolore a seguito." "Dimmi esattamente quando ho commesso questo peccato." Il Deva della giustizia rispose che l'aveva commesso da bambino. "Non è peccato nulla che un bambino faccia prima di aver compiuto 12 anni. Le scritture non lo riconoscono come peccato. La punizione che mi hai inflitto per un'offesa così veniale è sproporzionatamente severa. Uccidere un Bramana è peccato maggiore che uccidere qualunque altro essere. Pertanto tu Deva della giustizia dovrai nascere fra gli uomini addirittura nella casta dei Sudra. E da oggi decreto che per quanto concerne le conseguenze delle azioni nessun atto commesso prima dei 14 anni è peccato." Maledetto per questa colpa da quell'illustre Risci il Deva della giustizia nacque come Vidura nella casta dei Sudra. Vidura fu esperto di dottrine etiche di politica e di profitto fu totalmente libero da gelosia e brama fu estremamente lucido e sereno fu sempre dedito al bene dei Curu. Con la nascita di quei 3 bambini Curugiangala Curucscetra e i Curu crebbero in prosperità. La terra diede raccolti abbondanti le messi furono ottime le nuvole diedero pioggia nella giusta stagione gli alberi si caricarono di frutti e fiori le vacche furono tutte felici come pure gli uccelli e gli altri animali i fiori olezzarono i frutti vennero dolci città e paesi brulicarono di mercanti artigiani commercianti e artisti d'ogni genere la gente venne forte colta onesta e felice sparirono ladri e peccatori pareva fosse arrivata l'età dell'oro la gente era dedita alle azioni virtuose ai sacrifci alla verità si amava e rispettava e si arrichiva non sentiva orgoglio rabbia gelosia si divertiva con giochi innocenti la capitale dei Curu era gonfia come l'oceano era una seconda Amaravati vantava centinaia di palazzi e magioni brulicanti di gente e ponti e archi scuri come le nuvole la gente stava allegra giocava nei fiumi nei laghi nelle piscine nei giardini e nei boschi incantevoli i Curu meridionali

rivaleggiavano in virtù con i parenti del nord passeggiavano in compagnia di Sidda Ciarana e Risci in tutto il delizioso paese reso così prospero dai Curu non si trovavano poveri né vedove i pozzi e i laghi erano sempre pieni i boschi abbondavano di alberi le case e i ricoveri dei Bramana erano sempre ricchi tutto il regno sempre in festa il regno governato virtuosamente da Bisma era costellato da centinaia di fuochi sacrificali il paese era così prospero dopo che la ruota della virtù era stata messa in movimento da Bisma che gli abitanti di altri regni lasciavano le loro case per trasferircisi e la popolazione aumentava e tutti erano pieni di speranza vedendo le giovani gesta dei loro principi e nelle case dei capi Curu come anche dei cittadini più illustri le sole parole che si sentivano tutto il tempo erano dài e mangia. Dritarastra Pandu e Vidura furono allevati fin dalla nascita da Bisma come fossero figli suoi. Essendo stati sottoposti ai riti usuali della loro casta si dedicarono ai voti e allo studio. Si fecero giovani uomini ammodo esperti di Veda e abili in tutti gli sport atletici nel tiro con l'arco nel galoppo nei duelli con mazza con spada e scudo nella guida degli elefanti in battaglia esperti nella scienza etica esperti di storie e Purana e di varie branche del sapere esperti delle verità dei Veda e delle loro branche acquisirono una conoscenza che era versatile e profonda. Pandu superava chiunque nel tiro con l'arco Dritarastra in forza personale Vidura in devozione alla virtù e conoscenza dell'etica. Vedendo che la dinastia estinta di Santanu era stata ripristinata presero a dire ovunque che fra le madri di eroi le figlie del re di Casi erano le prime che fra i paesi Curugiangala era il primo che fra i virtuosi Vidura era il primo che fra le città Astinapura era la prima. Pandu divenne re perché Dritarastra in quanto cieco e Vidura in quanto figlio di una donna Sudra non ottennero il regno. Un giorno Bisma parlò a Vidura:

"Questa nostra celebrata dinastia risplendente d'ogni virtù e perfezione ha sempre mantenuto il controllo su tutte le altre monarchie del mondo. È sempre rimasta gloriosa e si è perpetuata attraverso molti re virtuosi e illustri e per evitarne l'estinzione Crisna-Duaipaiana Satiavati e io vi abbiamo generato. È mio e vostro dovere fare in modo che questa nostra schiatta possa estendersi di nuovo come il mare. Ho sentito che ci sono 3 fanciulle degne di allearsi con la nostra schiatta la figlia di Surasena della razza Iadava la figlia di Suvala e la principessa di Madra tutte di sangue blu tutte bellissime. Sono convinto che dovremmo scegliere loro per allargare la nostra razza. Dimmi cosa ne pensi." "Tu sei nostro padre e anche nostra madre. Ti rispettiamo come nostra guida spirituale. Dunque fa' ciò che ti pare meglio per noi." Poco tempo dopo Bisma venne a sapere dai Bramana che Gandari la figlia di Suvala avendo onorato Ara cioè Siva aveva ottenuto un dono dal Deva cioè che avrebbe generato 100 figli. Mandò alcuni messaggeri dal re di Gandara che esitò per via della cecità del pretendente ma considerò il sangue dei Curu la loro fama e la loro condotta e concedette a Dritarastra la figlia che venendo a sapere che la famiglia aveva dato l'assenso al matrimonio con Dritarastra che era cieco coprì con un velo i propri occhi in segno di amore e rispetto verso il marito futuro. Il fratello Sacuni la condusse dai Curu giovane e bella e l'affidò formalmente a Dritarastra. Fu ricevuta con enorme rispetto e le nozze furono celebrate in pompa magna sotto la direzione di Bisma. Sacuni cedette la sorella con una lauta dote ricevette gli onori di Bisma e tornò alla sua città. La bellissima Gandari gratificò tutti i Curu con i modi di fare e le attenzioni molto rispettose. Fu sempre devota al marito gratificò i superiori con la buona condotta e siccome era casta non rivolse mai parola ad altri che al marito o di pari livello.

Fra gli Iadava c'era un capo di nome Sura padre di Vasudeva e di Cunti la più bella donna del mondo. Sura che manteneva sempre le promesse a seguito di una precedente promessa diede in adozione sua figlia primogenita a Cuntibogia suo cugino e amico che era senza figli ed era figlio di un suo zio paterno. Cunti in casa del padre adottivo si incaricò dell'accoglienza di Bramana e altri ospiti e un giorno gratificò delle sue attenzioni un terribile Bramana asceta conosciuto col nome di Durvasa esperto delle sottigliezze dell'etica il quale fu compiaciuto delle sue rispettose attenzioni e preveggendo quelle che sarebbero state le sue difficoltà future le impartì una formula per evocare qualunque Deva volesse per darle figli: "Quei Deva che evocherai con questo mantra verrano da te e ti daranno figli." Cunti cioè Prita era curiosa di sperimentare la cosa talché vergine evocò Arca cioè il Sole: appena ebbe proferito il mantra vide il Deva effulgente venire a lei colui che tutto vede al mondo e tanto fu straordinaria l'apparizione che fu sopraffatta dalla sorpresa ma Vivasuat venendo a lei disse: "Eccomi femmina occhi neri. Dimmi cosa devo fare per te." "O sterminatore di nemici un Bramana mi ha fatto dono di questo formula e ti ho evocato solo per provarla. Avendoti offeso mi piego davanti a te. Una donna deve sempre essere perdonata qualunque sia l'offesa." "So che Durvasa ti ha concesso questo dono. Ma non temere timida fanciulla e concedimi un amplesso. La mia venuta non può essere invano deve sempre dare frutti. Mi hai convocato e se fosse per niente senz'altro sarebbe una tua trasgressione." Vivasuat la rassicurò in molti modi ma l'amabile fanciulla fra il pudore e il timore dei genitori non acconsentì. "Principessa fammi piacere non sarà peccato che tu accolga il mio desiderio." Con queste parole l'illustre Tapana faro dell'universo la prese. Dal loro rapporto nacque istantaneamente un figlio conosciuto in tutto il mondo come Carna dotato di una corazza naturale e

con il volto illuminato da un paio di orecchini. Carna l'eroe fu il più grande guerriero del mondo benedetto dalla buona sorte bello come un figlio dei Deva. Quando nacque Tapana restituì a Prita la verginità e tornò in cielo. La principessa guardava desolata il figlio che le era nato rifletteva intensamente cosa fosse meglio per lei fare e per timore dei famigliari risolse di nascondere l'evidenza della sua follia: gettò il figlio dotato di tremenda forza fisica in acqua. Accadde che il famoso marito di Rada un Suta salvò il bambino dalle acque e lo crebbe assieme alla moglie. Lo chiamarono Vasusena cioè nato ricco per via della corazza naturale e degli orecchini. Crescendo venne abile nell'uso delle armi era posseduto da una energia grandiosa adorava il sole fino a che i raggi gli scottavano la schiena cioè dall'alba al tramonto e durante le ore in cui lo venerava non c'era nulla che non avrebbe dato ad un Bramana: Indra che voleva beneficiare suo figlio Falguni cioè Argiuna un giorno prese la forma di un Bramana si avvicinò a Vasusena e gli chiese in dono la corazza lui la tolse di dosso e a palme giunte gliela consegnò rispettosamente cosa di cui il re dei Deva fu estremamnte compiaciuto sicché gli diede una freccia dicendo: "Quel e solo quel Deva Asura Uomo Gandarva Naga o Racsciasa che desidererai vincere sarà certamente ucciso da questa freccia." Prima di allora il figlio di Suria era conosciuto col nome di Vasusena ma siccome si era spogliato della corazza naturale venne chiamato Carna cioè colui che si scopre. Cunti occhi grandi bellissima e perfetta asceta votata alla virtù e posseduta da ogni qualità positiva benché bella e giovane e con tutti gli attributi femminili nessun re la chiedeva in sposa allora il padre invitò prìncipi e re di altri paesi sperando che la figlia scegliesse il marito fra gli ospiti invitati: Cunti entrò nell'anfiteatro e subito vide Pandu il più famoso dei Barata tigre fra i re in mezzo a tutte quelle teste coronate orgoglioso come un leone petto largo occhi taurini potente splendido più che tutti pareva Indra Cunti lo vide e si agitò molto e venne avanti con

modestia tremando per l'emozione e gli mise la ghirlanda nuziale al collo. Gli altri monarchi tornarono ai loro regni chi sugli elefanti chi a cavallo chi sui carri come erano venuti. Il padre della sposa diede il via ai riti nuziali. Il principe Curu e Cunti formavano una coppia come Magavat e Paulomi il re e la regina dei Deva. Terminati i festeggiamenti Cuntibogia donò al genero molte ricchezze e lo congedò Pandu rientrò nella capitale accompagnato da una grande forza con molte bandiere e pennoni elogiato da Bramana e grandi Risci benedicenti giunse al suo palazzo e vi insediò la regina. Qualche tempo dopo Bisma decise di sposare Pandu a una seconda moglie. Accompagnato da un esercito quadripartito da consiglieri attempati Bramana e grandi Risci si recò nella capitale del re di Madra che uscì per riceverlo rispettosamente e introdurlo nel palazzo gli offrì un tappeto bianco per sedere acqua per lavare i piedi e altre offerte abituali. Quando fu comodo gli domandò il motivo della visita. "Sono venuto per chiedere la mano di una fanciulla. Mi è stato riferito che hai una sorella di nome Madri celebre per la bellezza e virtuosissima: la sceglierei per Pandu. Tu sei assolutamente degno di un'alleanza con noi e noi di te. Pensaci e accetta la proposta." "Non penso di potermi alleare se non con un membro della tua famiglia. Purtroppo vige un'usanza nella nostra famiglia sempre osservata dai nostri antenati che buona o cattiva io non posso trasgredire. È nota quindi sono certo che ne sei a conoscenza. Di conseguenza non è corretto da parte tua dire Concedimi tua sorella. L'usanza a cui faccio riferimento è un'usanza di famiglia dunque una virtù degna di osservanza. Ed è per questo che non posso assicurarti nulla in merito alla tua richiesta." "Non c'è dubbio che questa sia una virtù. L'ha decretato lo stesso auto-creato. I tuoi antenati osservavano l'usanza. Non vi è nulla di sbagliato. Si sa pure che quest'usanza è approvata dai saggi e dai buoni come dignitosa per la famiglia."

Detto ciò Bisma diede a Salia un mucchio di oro puro e in monete e migliaia di pietre preziose di tutti i colori ed elefanti cavalli carri e un mucchio di vesti e ornamenti e gemme e perle e coralli. Salia accettò allegramente quei doni preziosi e diede in cambio la sorella bene ingioiellata. Bisma soddisfatto per il successo della missione prese Madri con sé e tornò alla capitale Curu. Scelto il giorno e il momento propizio per la cerimonia come indicato dai saggi Pandu fu debitamente unito a Madri. Festeggiate le nozze Pandu insediò la moglie in appartamenti magnifici. E si diede alla pazza gioia in compagnia delle 2 mogli sondando i desideri più estremi. Pandu partì dalla capitale alla conquista del mondo 30 giorni dopo. Riverì in ginocchio Bisma e gli altri anziani Curu prese commiato da Dritarastra e altri famigliari e ottenuto il loro consenso diede via alla grande campagna con una grande forza composta da elefanti cavalli e carri era contento per le benedizioni che tutti gli riservavano e per i riti di buon auspicio che i cittadini intrapresero per il suo successo. Accompagnato da una forza così potente marciò contro vari nemici. In primo luogo soggiogò la tribù di ladroni di Asarna. Poi drizzò l'esercito contro Dirga reggente del regno di Magada che orgoglioso della propria forza aveva fatto offesa a numerosi monarchi. Lo attaccò nella sua capitale lo uccise fece bottino di tutti i tesori si prese anche i carri e un numero incalcolabile di animali. Poi marciò nella Mitila e soggiogò i Videa. Poi guidò l'esercito contro Casi Sumba e Pundra e crebbe la fama dei Curu con la forza ed il valore della sua armata. Pandu quell'oppressore di nemici simile a un incendio pauroso le sue frecce come lingue di fiamma lunghissime le sue armi come l'incadescenza splendida ridusse a cenere tutti i re cui s'appiccò tutti sconfitti tutti fatti vassalli dei Curu tutti vennero a considerarlo come il grande unico eroe del mondo come i Deva Indra nei cieli tutti i re della terra s'inchinarono a lui con palmi giunti lo

omaggiarono in vario modo con gemme preziosi pietre perle coralli molto oro molto argento bestiame impeccabile cavalli purosangue carri lussuosi elefanti asini cammelli bufali capre pecore lenzuola pelli pellicce lui accettò le offerte e tornò alla capitale con tripudio dei sudditi e tutti dissero: "Andava spegnendosi la fama delle imprese di Santanu e di Barata ma Pandu le ha ridato vigore. Quelli che avevano rubato territori e ricchezze ai Curu ora sono stati soggiogati da Pandu e costretti a pagare tributo." Tutti i cittadini Bisma in testa uscirono incontro al re vittorioso. Non andarono lontano che incontrarono gli attendenti del re carichi d'ogni bene e il treno di convogli strabordante di tutto e di elefanti cavalli carri vacche cammelli e altri animali così lungo che non se ne vedeva la fine. Pandu scorse Bisma che era per lui un padre si gettò ai suoi piedi poi salutò altri ognuno come richiesto. Bisma l'abbracciò piangendo lacrime di gioia era come se un figlio fosse tornato vittorioso dopo aver assoggettato molti regni ostili. Pandu entrò nella capitale con squilli di trombe conchiglie e rullar di tamburi che misero gioia nei cuori del popolo. Eseguendo l'ordine di Dritarastra Pandu offrì le ricchezze conquistate a Bisma Satiavati e alle loro madri. E una parte anche a Vidura. E qualcos'altro Pandu lo diede anche ai suoi parenti. Furono tutti molto grati dei regali e in particolare Ambalica abbracciando il figlio incomparabilmente valoroso si sentì felice come la regina di sopra quando abbracciò Giagianta. Con le ricchezze acquisite Dritarastra intraprese 5 grandi sacrifici pari a 100 grandi sacrifici di cavalli durante ognuno dei quali si fecero cetinaia e migliaia di offerte ai Bramana. Pandu aveva vinto sull'ozio e sulla letargia e poco tempo dopo si ritirò nei boschi accompagnato dalle 2 mogli Cunti e Madri. Abbandonò la sua eccellente magione con i letti lussuosi divenne un abitante permanente dei boschi trascorrendo tutto il tempo nella caccia al cervo fissò la dimora in una deliziosa

ondulata regione rigogliosa di giganteschi alberi Sala sulle pendici meridionali dei monti Imavat e vagava nella regione perfettamente libero vagava in quei boschi con le 2 mogli come Airavata con 2 elefantesse e gli abitanti dei boschi vedendolo in compagnia delle mogli armato di spada arco e frecce con indosso la splendida armatura abilissimo con qualunque arma avevano riguardo per lui come fosse un Deva sceso a vagare fra loro. Agli ordini di Dritarastra c'era gente incaricata di rifornire Pandu nel suo ritiro con ogni oggetto di piacere o godimento. Intanto Bisma venne a sapere che il re di Devaca aveva una figlia giovane e bella che era nata da una moglie Sudra: la sposò a Vidura che ebbe da lei molti figli pari a lui in perfezione. Nel frattempo Dritarastra ebbe da Gandari 100 figli e 1 altro da una moglie Vaisia e Pandu ebbe 5 figli dalle 2 mogli Cunti e Madri che divvennero grandi guerrieri su carro e furono tutti concepiti da Deva per perpetuare la dinastia Curu. Un giorno Gandari accudì rispettosamente Duaipaiana che era pervenuto alla sua dimora esausto di fame e fatica: compiaciuto le concedette il dono che desiderava e cioè che avrebbe partorito 100 figli tutti forti e perfetti come il suo signore. Qualche tempo dopo venne gravida 2 anni dopo era ancora gravida e ne disperava quando seppe che Cunti aveva partorito un figlio splendido come il sole dell'alba e impaziente per la gestazione così lunga e avendo perso lucidità a causa del dolore si colpì violentemente il grembo all'insaputa del marito e ne venne fuori dopo 2 anni di crescita una massa di carne dura come una palla di ferro e quando stava per buttarla via arrivò Duaipaiana che aveva appreso ogni cosa grazie ai poteri spirituali guardò la palla di carne e le disse: "Cosa hai fatto?"

Gandari non cercò di nascondere i suoi sentimenti: "Ho saputo che Cunti ha partorito un figlio splendido come Suria e per la disperazione mi sono percossa il grembo. Mi avevi promesso che avrei partorito 100 figli ma questa è solo una palla di carne!" "È vero ma le mie parole non possono essere vane mai. Non ho mai mentito neppure per scherzo figuriamoci in altre occasioni. Si preparino subito 100 pentole piene di burro e le si nasconda. Intanto si innaffi con acqua questa palla di carne." La palla di carne innaffiata si sgretolò in 100 pezzi ognuno della dimensione di 1 pollice che furono messi nelle 100 pentole piene di burro nascoste e custodite con cura. Viasa disse a Gandari che avrebbe dovuto sollevare i coperchi delle pentole trascorsi 2 anni. Detto questo e fatti questi arrangiamenti si recò sui monti Imavat per dedicarsi all'ascetismo. Duriodana nacque al tempo giusto da uno dei pezzi della palla di carne che erano stati messi nelle pentole. Secondo l'ordine di nascita Iudistira era il più anziano. La notizia della nascita di Duriodana giunse a Bisma e Vidura. Il giorno in cui nacque Duriodana nacque anche Bima. Appena nato Duriodana si mise a gridare e ragliare come un asino e udendo quel verso asini avvoltoi sciacalli e corvi risposero con i loro versi venti violenti soffiarono incendi s'appiccarono per ogni dove Dritarastra si spaventò convocò Bisma Vidura indovini tutti i Curu un numero incalcolabile di Bramana: "Colui che porterà avanti la nostra dinastia è il più anziano di quei prìncipi: Iudistira. Si è aggiudicato il regno grazie alla sua nascita. Non abbiamo nulla da ridire. Ma questo figlio mio che è nato dopo di lui dovrà diventare re? Ditemi davvero cosa è giusto giuridicamente ed eticamente in questa circostanza." Appena ebbe finito di parlare sciacalli e altre belve si misero ad ululare in modo terrificante e notando quei presagi spaventosi i Bramana riuniti e Vidura replicarono:

"A fronte di questi presagi spaventosi in occasione della nascita del tuo primogenito è evidente che egli sterminerà la tua razza. L'unica salvezza è abbandonarlo. Tenerlo deve essere disastroso. Se l'abbandoni ti rimarranno 99 figli. Se vuoi bene alla tua razza abbandonalo. Fa' un'opera di bene per il mondo e per la tua razza: abbandonalo. Si dice che un membro è sacrificabile per il bene della famiglia che una famiglia lo è per un villaggio che un villaggio lo è per il paese e che il mondo è sacrificabile per la salvezza dell'anima." Ma Dritarastra per amore del figlio non ebbe cuore di seguire il consiglio. In 1 mese nacquero gli altri 99 figli e 1 figlia in aggiunta. Inoltre durante l'anno in cui Gandari era in stato avanzato di gravidanza Dritarastra aveva concepito un figlio con la serva della casta Vaisia che si occupava di lui: nacque Iuiutsu di vivissima intelligenza e siccome nacque da padre Csciatria e madre Vaisia fu chiamato Carna. In questo modo nacquero a Dritarastra 100 figli che furono tutti eroi e grandi guerrieri su carro più 1 figlia più 1 altro figlio Iuiutsu di grande forza e valore avuto da una donna Vaisia. Quando Viasa aveva iniziato a sgretolare la palla di carne innaffiandola con acqua e la balia a raccogliere i pezzi e metterli nelle pentole colme di burro Gandari aveva d'improvviso realizzato l'amore che si porta per una figlia e aveva iniziato e pensare: "Di sicuro avrò 100 figli visto che il Muni ha detto così. Non può essere altrimenti. Ma sarei davvero felice se mi nascesse 1 femmina dopo questi 100 maschi. Mio marito potrebbe raggiungere quei mondi che il figlio di una figlia garantisce. E poi l'amore che le donne portano per il genero è grande. Quindi se otterrò 1 figlia in aggiunta ai 100 figli potrò sentirmi davvero benedetta circondata dai miei figli e dai figli di mia figlia. Se ho mai praticato austerità ascetiche se ho mai fatto la carità se ho mai intrapreso l'Oma se ho mai gratificato i miei superiori di

rispettose attenzioni: allora come frutto di queste azioni mi si dia una figlia." Pensò tutto questo mentra Crisna-Duaipaiana continuava a sgretolare la palla di carne e quando ebbe contato 100 pezzi le disse: "Qui ci sono i tuoi 100 figli. Non ti ho detto nulla che fosse falso. Ma qui c'è un pezzo in più che è inteso per darti il figlio di una figlia: infatti si svilupperà in un'amabile figlia di buona sorte come tu desideri." Prese un'altra pentola di burro e ci mise dentro il pezzo che doveva diventare una figlia. I nomi dei 100 figli di Dritarastra sono: Duriodana Iuiutsu Dusasana Dusaa Dusala Gialasanda Sama Saa Vinda Anuvinda eccetera eccetera eccetera. La figlia fu chiamata Dusala. Furono tutti eroi e Atirata e grandi guerrieri e conoscevano i Veda e tutti i tipi di armi. Col tempo Dritarastra scelse per tutti quanti loro mogli degne e sposò Dusala a Giaiadrata re di Sindu. I Pandava invece nacquero così. Un giorno Pandu vagava per selve popolate da cervi e belve feroci quando vide un grande cervo capobranco montare la sua femmina: li trafisse entrambi con 5 frecce affilate fulminee alate di piume d'oro. Ma quello non era un cervo bensì il figlio di un Risci di grandi meriti ascetici che stava facendo all'amore con la sua femmina nella forma di cervi. Colpito da Pandu mentre copulava s'abbatté a terra gridando come un uomo e prese a piangere amaramente. Gli disse: "Neppure uomini schiavi del sesso o dell'ira privi del cervello peccatori accaniti neppure loro commettono azioni così crudeli. Il giudizio personale non prevale contro il Darma è il Darma che prevale contro il giudizio personale. Il saggio non sancisce nulla che sia contrario al Darma. Tu appartieni ad una schiatta che è

sempre stata virtuosa. Come è che proprio tu perdi la testa e tolleri di essere sopraffatto da passione e rabbia?" "I re uccidono gli animali della tua specie esattamente come uccidono i nemici. Non devi riprendermi così per ignoranza. Gli animali della tua specie vengono uccisi con mezzi diretti o con trappole. Questa è a tutti gli effetti la pratica dei re. Dunque perché mi riprendi? In antico il Risci Agastia durante un grande sacrificio cacciò il cervo e immolò tutti i cervi della foresta ai Deva. Sei stato ucciso conformemente a questa usanza sancita da questo illustre precedente. Dunque perché mi riprendi? Per i suoi sacrifici Agastia eseguiva l'Oma con grasso di cervo." "Non si scoccano frecce al nemico impreparato. C'è un tempo per farlo cioè dopo aver dichiarato l'ostilità. Solo allora non è riprovevole uccidere." "È risaputo che gli uomini uccidono i cervi in vari modi senza curarsi se sono preparati o meno. Dunque perché mi riprendi?" "Non ti biasimo per aver ucciso un cervo né per aver ucciso me. Ma invece di essere così crudele avresti dovuto attendere che eiaculassi. Quale uomo saggio e virtuoso può esserci che uccida un cervo mentre s'accoppia? Fare sesso è piacevole per qualunque creatura e ne giovano tutti. Stavo facendo all'amore con la mia femmina. Ma hai reso vana la fatica. Re dei Curu visto che sei nato della schiatta dei Paurava sempre famosa per le sue azioni virtuose ciò che hai fatto non è degno di te deve considerarsi estremamente crudele da esecrarsi universalmente infame peccaminoso e certamente reca dritto di sotto. Conosci il piacere del sesso. E conosci pure gli insegnamenti dell'etica e ciò che il dovere impone. Sei pari a un Deva non dovresti fare cose che sprofondano giù. Come re hai il dovere di punire tutti coloro che agiscono crudelmente che peccano che gettano al vento ciò che le scritture spiegano di virtù profitto e piacere. Che cosa hai fatto tu che sei il migliore fra gli uomini uccidendo me che non ti ho fatto nulla? Io sono un Muni che vive di frutti e radici anche se mi sono mutato in cervo. Vivevo nei boschi in pace con tutti. E tu mi hai ucciso e io certamente ti maledirò.

Visto che sei stato crudele con una coppia che copulava morirai nel momento stesso in cui proverai desiderio di fare all'amore. Sono un Muni di nome Chindama e ho grandi meriti ascetici. Stavo facendo all'amore con questa femmina di cervo perché i miei sentimenti di modestia non mi permettevano di fare simili cose fra gli uomini. Nella forma di un cervo vagavo nel fitto dei boschi in compagnia di altri cervi. Mi hai ucciso senza sapere che ero un Bramana dunque non ti sarà imputato il peccato di avere ucciso un Bramana. Ma siccome hai avuto la mancanza di tatto di uccidermi mentre ero un cervo che copulva dovrai patire lo stesso mio destino. Quando cercherai tua moglie col desiderio di possederla e la penetrerai come avevo appena fatto io con la mia compagna in quell'istante te ne andrai nell'altro mondo. E tua moglie ti seguirà con amore e reverenza. Mi hai fatto soffrire quando ero felice. Anche tu soffrirai quando sarai felice." Detto ciò il cervo morì e Pandu precipitò nel dolore. Pandu si disperò con le mogli e pianse amaramente. "Anche se nasce da famiglie virtuose chi è malvagio viene deluso dalle proprie passioni e sopraffatto dalla miseria conseguente alle proprie azioni. Ho sentito dire che mio padre sebbene figlio di Santanu animo virtuoso fu stroncato ancor giovane solo perché era diventato schiavo del sesso. L'illustrissimo Crisna-Duaipaiana mi concepì nel suolo di quel re lussurrioso. Anche se sono figlio di quell'essere e il mio cuore corrotto è sposato al vizio tuttavia sto conducendo una vita errante nei boschi a caccia di cervi. Mi hanno abbandonato anche i Deva! Ora cercherò la salvazione. I maggiori impedimenti alla salvazione sono il desiderio di figli e altri interessi mondani. Adotterò il modo di vita Bramaciaria e seguirò le orme immortali di mio padre. Imparerò a controllare perfettamente le passioni facendo dure penitenze ascetiche. Non penserò più alle mogli né a nessun parente mi raderò la testa vagherò solitario per il mondo elemosinando la sussistenza a questi alberi che stanno qui dimenticherò ogni oggetto di amore

o odio coprirò il mio corpo di polvere abiterò sotto gli alberi o in case abbandonate non cederò mai all'influenza del dolore o del piacere terrò indifferenza per maldicenze o elogi non cercherò benedizioni o archi starò in pace con tutti non accetterò alcun dono non prenderò gioco di alcuno non aggrotterò mai le sopracciglia sarò sempre allegro e dedito ał bene di tutte le creature non farò mai male ad alcuna creatura dei 4 ordini di vita sia mobili che fermi cioè gli ovipari i vivipari i vermi e i vegetali anzi sarò equanime verso tutte le creature come fossero tutti figli miei una volta al giorno farò la questua presso 5 o al massimo 10 famiglie e se non otterrò nulla resterò senza cibo diverrò uno scheletro piuttosto che chiedere più di 1 volta alla stessa persona se non otterrò nulla dopo aver bussato a 7 o 10 case non allargherò il mio giro che sia riuscito o meno a ottenere qualcosa resterò ugualmente indifferente come un grande asceta avrò la stessa considerazione per chi mi taglierà un braccio con l'ascia e chi mi massaggerà l'altro con pasta di sandalo non augurerò prosperità all'uno e miseria all'altro non sarò contento di vivere e dispiaciuto di morire non desidererò vivere né morire monderò il cuore di tutti i peccati e di sicuro trascenderò quei riti sacri fonte di felicità che gli uomini compiono in momenti giorni e periodi di buon auspicio mi asterrò da qualsiasi atto di per il bene della mente della persona o del corpo libero da tutti i peccati e i lacci del mondo sarò come il vento indomito seguirò il sentiero di chi non ha paura di nulla e alla fine partirò dalla vita. Rimasto privo della possibilità di fare figli aderirò con fermezza alla linea del dovere da cui sicuramente non devierò per tornare a calcare il sentiero vile del mondo che è così pieno di miseria. Rispettabile o meno l'uomo che per cupidigia guarda altri con sguardo elemosinante di certo fa come i cani. (Io che non ho più il potere di figliare non potrò di sicuro chiedere a qualcun altro di farlo al posto mio)." Dopo aver pianto così disperatamente il re sospirò guardando Cunti e Madri e disse ancora: "Si informino mia madre Vidura il re i nostri amici la venerabile

Satiavati Bisma i sacerdoti di famiglia gli illustri Bramana asceti bevitori di Soma e tutti i cittadini alle nostre dipendenze da più tempo si informino che Pandu si è ritirato nei boschi a vita ascetica." Cunti e Madri risposero: "Ci sono molti altri modi di vita che puoi adottare sottostando alle penitenze più severe ma insieme con noi che siamo le tue mogli per ottenere la salvazione del corpo e gli spazi di sopra. Anche noi potremmo sottoporci alle più rigide austerità in tua compagnia per il tuo bene controllando le passioni e rinunciando a qualunque desiderio. Se ci abbandoni lasceremo oggi stesso il mondo." "Se questa vostra decisione viene da virtù potrò seguire l'intramontabile sentiero dei miei padri insieme a voi 2. Abbandonerò i lussi di città e paesi mi vestirò di fronde d'albero vivrò di frutti e radici vagherò per fitti boschi praticherò le più severe penitenze praticherò l'Oma bagnandomi mane e sera mi farò sottile sottile mangiando pochissimo vestirò stracci e pelli terrò i capelli sudici sarò incurante di caldo e gelo fame e sete farò esiguo il mio corpo con i più severi ascetismi vivrò in solitudine mi darò alla contem-plazione mangerò frutta matura o acerba quel che troverò offrirò oblazioni a Pitri e Deva con parole acqua e frutti selvatici non vedrò né tanto meno farò male ad alcun abitante dei boschi o alcun parente o alcun abitante delle città fino a che non lascerò questo corpo praticherò in questo modo le prescrizioni delle scritture Vanaprasta cercandone di sempre più severe." Avendo parlato così alle mogli il re Curu donò ai Bramana il grande gioiello del suo diadema la collana d'oro i bracciali gli orecchini gli oggetti di valore e tutti gli ornamenti delle mogli. Poi convocò gli attendenti: "Tornate ad Astinapura e proclamate a tutti che Pandu con le mogli se ne è andato nei boschi lasciando ogni ricchezza desiderio felicità e finanche ogni appetito sessuale."

I seguaci e gli attendenti avendo ascoltato queste ed altre parole mormorate dal re diedero in un alto lamento: "Siamo rovinati!" Lasciarono il re con lacrime brucianti che rigavano le guance tornarono ad Astinapura portandosi dietro quelle ricchezze che avrebbero elargito in carità. Dritarastra udì da loro tutto quanto era accaduto e pianse per il fratello trovò di poco sollievo il conforto di letti poltrone e pietanze. Pandu si recò sulle montagne del Nagasata accompagnato dalle 2 mogli mangiando frutti e radici poi andò a Ciatrarata poi guadò il Calacuta poi l'Imavat infine giunse a Gandamadana. Lo proteggevano Maabuta Sidda grandi Risci e visse un po' nelle vallate un po' sulle pendici dei monti. Si spinse fino al lago Indradiumna attraversò i monti di Ansacuta fino a raggiungere il monte 100 vette dove continuò a praticare ascetismi. Aveva una enorme forza e si votò a fare l'asceta. In poco tempo divenne il favorito dell'intero corpo di Sidda e Ciarana che abitavano lì. Dedito al servizio dei maestri spirituali libero da vanità perfettamente controllato nel pensiero e nelle passioni si fece capace di entrare di sopra con la propria forza raggiunse grande valore ascetico. Alcuni Risci volevano chiamarlo fratello alcuni amico altri si prendevano cura di lui come fosse un figlio. Trascorso molto tempo aveva acquisito enormi meriti ascetici in completa solitudine divenne come un Bramarsci anche se era Csciatria di nascita. Un giorno di luna nuova i grandi Risci asceti si riunirono desiderosi di incontrare Braman stavano per partire Pandu chiese: "Dove andate?" "Oggi ci sarà un grande raduno presso Braman di Deva Risci e Pitri. Andiamo lì desiderosi di vedere l'auto-creato." Pandu balzò su desideroso di unirsi a loro e accompagnato dalle 2 mogli era sul punto di seguirli verso nord sul monte 100 vette quando gli dissero:

"Durante la nostra marcia verso nord mentre salivamo lentamente il re dei monti abbiamo trovato molte regioni inaccessibili agli ordinari mortali rifugio anche di Deva Gandarva e Apsara fra centinaia di palazzi lussuosi dolci musiche celesti i giardini di Cuvera quelli piani e quelli scoscesi rive di grandi fiumi e caverne profonde a quelle altitudini ci sono anche molte regioni sempre coperte da neve dove non vive alcun vegetale né animale in altre regioni la pioggia è così insistente che sono al tutto inaccessibili ed è impossibile abitarvi non possono attraversarle neppure le creature alate figurati gli altri animali l'unica cosa che può andare lì è l'aria gli unici esseri sono i Sidda e i grandi Risci: come potrebbero queste principesse salire su quelle vette del re dei monti? Non sono avvezze ai patimenti come potrebbero evitare la disperazio-ne? Quindi evitate di venire con noi!" "Voi che avete buona sorte si dice che chi non ha figli non può entrare di sopra: io sono senza figli vi parlo da disperato sono disperato perché non sono stato capace di assolvere il debito che ho verso i miei antenati sicuramente la dissoluzione di questo mio corpo sarà la loro morte si nasce in terra con 4 debiti verso gli Antenati estinti verso i Deva i Risci e gli altri Uomini secondo giustizia questi debiti devono essere saldati: i saggi dichiarano che non ci sono spazi beati per chi non paga questi debiti in tempo i Deva sono ripagati coi sacrifici i Risci con lo studio la meditazione l'ascetismo gli Antenati estinti col procreare figli e con l'offrire i dolci funebri e gli altri Uomini col vivere da Uomini e senza fare male: io ho risolto i miei obblighi verso Risci Deva e Uomini. Ma sicuramente gli Antenati morranno alla dissoluzione del mio corpo! Non sono ancora libero dal debito che ho verso i miei Antenati. Gli uomini migliori sono nati in terra per generare figli per estinguere quel debito. Vorrei domandarvi se è il caso che siano concepiti bambini con le mie mogli così come io fui concepito con la moglie di mio padre ad opera di un eminente Risci." "Animo virtuoso c'è progenie in serbo per te scevra da peccato e

benedetta da buona sorte progenie come di sopra. Lo vediamo con la nostra vista profetica. Quindi porta a compimento con i tuoi atti ciò a cui il destino mena. Gli uomini d'intelligenza agiscono deliberatamente e colgono sempre buoni frutti: devi adoprarti. I frutti che desideri ottenere sono visibili distintamente. Otterresti davvero una progenie perfetta e desiderabile." Pandu ascoltò il parere degli asceti considerò la perdita della propria capacità procreativa a causa della maledizione del cervo rifletté con attenzione. Poi chiamò Cunti e le parlò in privato: "In questa situazione difficile cerca tu di procreare. I saggi che si intendono di religione dichiarano che un figlio è motivo di fama virtuosa nel trimundio. Viene detto che sacrifici carità ascetismi voti strettamente osservati non danno alcun merito religioso all'uomo che non ha figli. Lo so e dunque sono certo che non raggiungerò gli spazi della vera felicità visto che non ho figli. Ero uno sciagurato avvezzo a gesta scellerate in conseguenza della vita dissoluta che conducevo la mia capacità di procreare è stata distrutta dalla maledizione del cervo. Le scritture sacre menzionano 6 categorie di figli che hanno diritto all'eredità e altri 6 che pur essendo riconosciuti come figli non hanno diritto all'eredità. Ora ti spiego ascoltami: ● ● ● ● ● ● ● ●

Il figlio che il marito concepisce con la moglie Il figlio che un altro uno perfetto concepisce con la moglie per gentilezza Il figlio che un altro concepisce con la moglie in cambio di denaro Il figlio che un altro concepisce con la moglie dopo che il marito è morto Il figlio della figlia Il figlio che nasce dalla moglie infedele Il figlio ricevuto da altri Il figlio acquistato per qualche motivo

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Il figlio che si è offerto spontaneamente Il figlio di una moglie che si sposa già gravida di un altro Il figlio del fratello Il figlio concepito con una moglie di casta inferiore

Non riuscendo ad ottenere un figlio della categoria superiore la madre dovrebbe desiderare ottenerlo di categoria subito inferiore. In caso di difficoltà gli uomini chiedono ai fratelli minori perfetti di procreare al posto loro. L'auto-figliato Manu ha detto che gli uomini che non riescono a procreare figli legittimi da sé possono chiedere ad altri di farlo al posto loro con le loro mogli visto che i figli conferiscono i più elevati meriti religiosi. Dunque Cunti siccome io non posso più procreare ti ordino di generare figli con l'aiuto di qualcuno che mi sia pari o superiore. Ascolta la storia della figlia di Saradandaiana cui il marito comandò di generare prole. Quella femmina guerriera attese il periodo di fertilità si fece un bagno come d'obbligo e la notte uscì si mise a un quadrivio ad aspettare non aspettava da molto che sopraggiunse un Bramana asceticamente vittorioso gi chiese di darle figli e dopo che ebbe versato burro sul fuoco partorì 3 figli che furono grandi guerrieri su carro Durgiaia fu il primogenito tutti concepiti in lei da quel Bramana. Tu che hai buona sorte segui l'esempio di quella femmina guerriera come ti ordino e rapidamente dammi una discendenza dal seme di qualche Bramana di elevati meriti ascetici." "Non devi parlarmi così. Sono tua moglie ti sono devota. Facciamo insieme dei figli meravigliosi. Poi salirò di sopra con te. Prendimi ora. Non farò mai all'amore con nessun altro che te non posso neppure pensarlo. E poi quale uomo al mondo può esserti superiore? Ho udito una volta raccontare questa storia dei Purana ascolta." Cunti raccontò questa storia:

C'era un tempo un re Puru di nome Viuscitasua devoto a verità e virtù virtuoso forte che un giorno stava facendo un sacrificio. I Deva con Indra e i grandi Risci andarono a trovarlo e Indra rimase così intossicato per il Soma bevuto e i Bramana per la quantità di doni ricevuti che si diedero a collaborare per quel sacrificio talché Viuscitasua cominciò a splendere su tutti gli Uomini come il Sole al tempo del disgelo quando si specchia nel ghiaccio e diventa 2: Viuscitasua aveva la forza di 10 elefanti e presto poté intraprendere il sacrificio del cavallo sconfiggendo tutti i re da est a nord a ovest a sud impose loro di pagare tributo. Riferito a lui c'è un aneddoto che coloro che recitano i Purana cantano sempre. Avendo conquistato il mondo intero fino al mare Viuscitasua proteggeva i sudditi di tutte le caste come fossero figli. Durante i molti sacrifici che intraprendeva donava grandi ricchezze ai Bramana ed essendo riuscito ad impossessarsi di infiniti gioielli fece in modo da intraprendere sacrifici ancora più grandiosi e intraprese persino l'Aghnistoma e altri speciali sacrifici Vedici procurando enormi quantità di Soma. Aveva in moglie Badra figlia di Cascivat bella come nessun'altra si amavano d'un amore profondo raramente si separavano. Tuttavia l'eccesso di attività sessuale causò al re un attacco di tisi che lo uccise in pochi giorni sprofondò come il sole nella sua gloria. Badra fu sopraffatta dal dolore e pianse disperatamente tanto più quanto era priva di figli. Senti cosa disse Badra facendo rotolare lacrime amare giù per le gote: "Le donne non servono a nulla quando i mariti sono morti. Chi vive dopo la morte del marito trascina un'esistenza miserabile che a stento può dirsi vita. Allora morire diventa una benedizione. Voglio seguirti. Sii gentile e portami con te. Adesso che non ci sei trovo la vita intollerabile anche per un solo momento. Sii gentile e portami via subito. Ti seguirò ovunque. Te ne sei andato per non fare ritorno. Ti seguirò sarò la tua ombra. Ti obbedirò sarò tua schiava farò sempre ciò che vuoi e ciò che è bene per te. Se oggi restassi senza te verrei

sopraffatta dall'agonia che mi mangerebbe testa e cuore. Sono una sciagurata avrò certamente diviso qualche coppia di amanti in una vita passata per dover subire oggi le sofferenze di venire separata da te. Sciagurata la donna che vive anche solo per poco separata dal suo signore vive nel dolore e soffre le pene peggiori. Oggi stesso mi coricherò in un giaciglio di erba Cusa e mi asterrò da ogni piacere nella speranza di potere rivederti una volta ancora. Torna da me. Di' ancora una volta cosa fare a questa sciagurata moglie che piange amare lacrime disperate." Così la bellissima Badra pianse la morte del suo signore stringendolo disperatamente a sé. Allora una voce incorporea le disse: "Alzati Badra e vattene. Ti concedo un dono: concepirò prole in te. La notte dell'XVII o del XIV giorno di luna sdraiati con me sul tuo letto dopo esserti lavata." Badra castissima fece come le era stato detto per ottenere prole e il marito morto concepì in lei 7 figli: 3 Salua e 4 Madra. Pandu fa' anche tu come Viuscitasua e concepisci prole in me facendo uso dei tuoi poteri ascetici. Pandu disse: Cunti quello che dici è vero. Viuscitasua fece proprio quello che hai raccontato. In effetti eguagliava i Deva. Ma ora ti spiego quali sono le pratiche che in antico illustri Risci esperti di etica hanno indicato. Un tempo le donne non erano costrette dentro casa e dipendenti da mariti e parenti: se ne andavano in giro libere divertendosi come meglio pareva loro non stavano attaccate fedelmente ai mariti e tuttavia non venivano considerate peccaminose perché a quel tempo era sancito che potessero comportarsi così. Ancora oggi uccelli e bestie si comportano così senza alcuna prova di gelosia. Quella pratica così sancita dagli antenati trova il consenso dei grandi Risci come pure dei Curu al nord. L'attuale obbligo di restare fedeli al marito per tutta la vita è stato stabilito solo di recente. Ora ti

spiego chi l'ha fatto e perché. C'era un tempo un grande Risci di nome Uddalaca che aveva un figlio Suetachetu anch'egli asceta meritevole: fu lui per rabbia a stabilire l'attuale pratica. Senti perché. Un giorno arrivò un Bramana che davanti al padre di Suetachetu prese la mano della madre e le disse Andiamo. Suetachetu vide la scena gli parve che la madre fosse portata via con la forza si infuriò. Uddalaca se ne accorse e gli disse: "Non arrabbiarti. Così è stato fin dai tempi antichi. Le femmine di qualunque casta sono libere. In queste faccende ci comportiamo come gli uccelli." Suetachetu non approvò anzi stabilì la pratica attuale: da allora in poi fra noi uomini diversamente che fra le altre creature si fa così: da allora le donne che non restano fedeli al marito sono peccatrici e colpevoli di assassinio dell'embrione e anche gli uomini che violentano una moglie amorevole che ha sempre osservato il voto di purezza fin da ragazza sono colpevoli di assassinio dell'embrione e anche la donna che comandata dal marito di figliare rifiuta è sempre ugualmente colpevole. Questo è stato stabilito tempo fa da Suetachetu figlio di Uddalaca in contrasto con i costumi degli antichi. Mi è stato raccontato che la moglie di Saudasa Madiavati avendole il marito ordinato di figliare andò dal Risci Vasista e ne ottenne un figlio Asmaca. Fece così per beneficiare il marito. Tu sai bene che io stesso sono stato concepito da CrisnaDuaipaiana per perpetuare la schiatta dei Curu. Ora considera tutti questi precedenti e fa' ciò che ti dico che non è contrario a virtù. Gli esperti di etica hanno anche detto che quando è fertile la moglie devota al marito deve sempre cercarlo anche se in altri momenti è libera. I saggi hanno dichiarato che questa è l'usanza antica. Ma gli esperti di Veda hanno dichiarato che le mogli devono fare ciò che i mariti ordinano loro che sia peccato o meno. Io in particolar modo merito che tu mi obbedisca visto che non posso più procreare. O amabile: unisco i palmi delle mie mani dita rosee a formare un tazza come di petali di loto

che porto sulla mia testa per propiziarti: devi procreare con l'aiuto di un Bramana di elevati meriti ascetici te lo ordino. Dopo di che potrò seguire la strada riservata a coloro che hanno avuto la benedizione dei figli. Cunti disse: "Da ragazza a casa di mio padre mi sono occupata di accudire rispettosamente gli ospiti fra cui Bramana asceti di grandi meriti. Un giorno ho gratificato con le mie cure quel Bramana che la gente chiama Durvasa che ha assoluto controllo di sé e conoscenza di tutti i misteri. Compiaciuto per i miei servigi mi fece dono di un mantra con cui evocare a me qualunque Deva desideri mi disse: Qualunque Deva tu chiami con questa formula si avvicinerà a te e ti obbedirà che gli piaccia o no. E ne otterai anche la grazia di un figlio. Questo mi disse mentre abitavo ancora nella casa di mio padre. Le sue parole non possono essere false in alcun caso. È tempo che diano i loro frutti. Se me lo comandi posso evocare qualunque Deva con questo mantra così avremo ottimi figli. Dimmi quale Deva chiamare. Aspetto i tuoi ordini." "Bellissima è tuo dovere oggi stesso cercare di soddisfare i nostri desideri. Chiama il Deva della giustizia. È il più virtuoso fra i Deva. Essendo il Deva di giustizia e virtù non potrà mai inquinarci col peccato. E tutti penseranno che non possiamo fare nulla di empio. E il figlio che ne otterremo sarà il più virtuoso esponente dei Curu. Concepito dal Dio di etica e giustizia non sarà mai traviato da alcunché di peccaminoso o empio. Quindi dolce sorriso tieni fermo il tuo sguardo sulla virtù osserva com'è d'obbligo i voti sacri ed evoca il Deva di giustizia e virtù con i tuoi incantamenti propiziatori." "Amen." Cunti s'inchinò gli camminò intorno reverentemente e si

risolse a fare ciò che comandava. Questo accadde che Gandari era pregna già da 1 anno: Cunti evocò l'eterno Deva della giustizia per ottenerne un figlio. Senza perdere tempo gli offrì sacrifici e prese a ripetere debitamente la formula che Dervasa le aveva impartito. Il Deva fu sopraffatto dall'incantamento e trascinato sul suo carro davanti a Cunti. Splendeva come il Sole. Sorrise. "Cunti cosa devo darti?" Sorrise anche lei. "Niente meno che un figlio." La prese e le diede un figlio votato al bene di tutte le creature. Partorì quel figlio eccellente che visse per acquisire grande fama l'VIII Muurta detto Abigit alle 12.00 del V giorno della quindicina di luna crescente del VII mese Cartica quando la stella Giiesta in congiunzione con la Luna era ascedente. Subito una voce incorporea disse: "Questo bimbo sarà il migliore fra gli uomini il maggiore fra i virtuosi sarà di enorme valore sarà veritiero e di sicuro governerà il mondo. Questo primogenito di Pandu sarà conosciuto col nome di Iudistira. Sarà un re famoso e lo conosceranno in tutto il trimundio." Pandu si rivolse di nuovo alla moglie: "I saggi hanno dichiarato che uno Csciatria deve essere forte altrimenti non è uno Csciatria. Quindi chiedi un figlio di forza straordinaria." Cunti evocò Vaiu del vento che corse da lei a galoppo di un cervo: "Cunti cosa devo darti? Dimmi cosa desideri." Lei sorrise per modestia. "Dammi un figlio dotato di forza straordinaria che sia grande e grosso e capace di umiliare l'orgoglio di qualunque altro corpo." Il Deva del vento concepì in lei un figlio poi conosciuto col nome di Bima che aveva braccia possenti e fierezza. Subito la voce incorporea di prima disse: "Questo bimbo sarà il più forte di tutti."

Accadde un'altro fatto straordinario alla nascita di Vricodara cioè Bima: scivolò d'in braccio alla madre e cadde per terra sulla roccia del monte e la violenza del colpo disintegrò le pietre su cui cadde senza che lui si facesse neppure un graffio: scivolò d'in braccio perché Cunti s'era alzata in piedi all'improvviso con un movimento inconsulto spaventata da una tigre: il bimbo aveva un corpo duro come il tuono e cadendo sulla roccia la mandò in frantumi. Pandu lo vide e ne ebbe grande meraviglia. Quel giorno in cui nacque Vricodara fu anche il giorno in cui nacque Duriodana che poi sarebbe divenuto re del mondo. Dopo di che Pandu riprese a pensare: "Ma come faccio a ottenere un figlio davvero superiore che sia capace di raggiungere un successo mondiale? Ogni cosa dipende dal destino e dallo sforzo ma il destino può portare al successo solo con uno sforzo ostinato. Ho sentito dre che Indra è il re dei Deva. In effetti ha potenza energia valore e gloria smisurati. Gratificandolo col mio ascetismo potrò ottenere un figlio di forza smisurata. Il figlio che mi darà deve essere superiore a tutti e capace di sconfiggere in battaglia qualunque uomo od altra creatura. Quindi ora praticherò le austerità più severe col cuore nei fatti e nelle parole." Detto ciò su consiglio dei grandi Risci ordinò a Cunti di osservare un voto d'auspicio per 1 anno intero mentre lui prese a stare in piedi su di 1 piede solo dal mattino alla sera e a praticare altre austerità severe con la mente rapita in meditazione per gratificare il re dei Deva. Fu solo dopo molto tempo che Indra compiaciuto di una simile devozione gli si avvicinò e disse: "Ti darò un figlio che sarà celebrato in tutto il trimundio e baderà al benessere di Bramana vacche e brava gente questo figlio che ti darò sarà il terrore dei malvagi e la delizia di parenti e amici sarà il primo fra tutti e l'irresistibile sterminatore di tutti i nemici." Pandu disse a Cunti: "Il tuo voto ha avuto successo. Il re dei Deva si è compiaciuto ed è disposto a darti un figlio come desideri capace di imprese

sovraumane e di fama universale: sconfiggerà tutti i nemici sarà estremamente saggio avrà animo grande splenderà come il sole sarà invincibile in guerra compirà grandi gesta e sarà anche bellissimo. Tu che hai fianchi belli e dolci sorrisi: il re dei Deva ti è benevolo. Invocalo e fa' un figlio che sarà casa di tutte le virtù Csciatria." Cunti invocò Sacra re dei Deva che venne e concepì in lei colui che sarebbe stato chiamato Argiuna. Appena nacque una voce incorporea riempì il cielo fragorosa e profonda come la voce delle nuvole e distintamente disse udibile da ogni creatura di quell'eremo: "Cunti questo tuo figlio sarà pari a Cartaviria per l'energia e a Siva per il valore. Sarà invincibile come Sacra stesso e porterà la tua fama lontano per ogni dove. Come Visnu fece la felicità di Aditi così lui farà la tua. Sottometterà i Madra i Curu i Somaca i popoli di Cedi Casi e Caruscia: garantirà così la prosperità dei Curu. Aghni sarà molto gratificato per il grasso di tutti gli abitanti dei boschi Candava che saranno bruciati ad opera sua. Sbaraglierà tutti i re effemminati del mondo intraprenderà con i fratelli 3 sacrifici grandiosi eguaglierà Giamadagnia o Visnu in valore sarà famosissimo il suo eroismo in guerra gratificherà Sancara re dei Deva che gli conferirà la micidiale Pasupata richiesto da Indra ucciderà i Daitia Nivatacavacia nemici dei Deva acquisirà ogni genere di armi superiori e riconquisterà i beni della sua stirpe". Cunti udì queste parole straordinarie mentre giaceva nella camera. Gli asceti del monte 100 vette i Deva con Indra sui loro carri udirono queste parole così forti che si rallegrarono oltre ogni modo. Il cielo si riempì del rullo di tamburi invisibili. Ci furono grida di gioia. Piovvero fiori. Le varie schiere di Deva riunite per l'occasione adorarono il figlio di Prita. Arrivarono tutti: i Naga figli di Cadru il figlio di Vinata i Gandarva signori della creazione e i 7 grandi Risci: Baradvagia Casiapa Gautama Visuamitra Giamadagni Vasista Atri che illuminò il mondo quando il Sole si perse Marici Angira Pulastia Pulaa Cratu

Dacscia signore della creazione Gandarva Apsara di ogni clan con gioielli ghirlande vesti sottili che vennero e danzarono cantando le lodi di Vibatsu. Tutto intorno i grandi Risci proferivano formule propiziatorie. Tumvuru cantava note stregate accompagnato dalle Gandarva. E arrivarono Bimasena Ugrasena Urnaiu Anaga Gopati Dritarastra Suriavarcia eccetera eccetera eccetera e solo i grandi Risci e nessun altro videro questi Deva e queste altre entità seduti sui loro carri o in attesa sulle vette e a questa visione meravigliosa furono sopraffatti dallo stupore e il loro amore per i figli di Pandu si fece più forte. Pandu era tentato dal desiderio di chiedere altri figli e voleva parlarne con Cunti quando lei invece disse: "È sancito che neppure in caso di pericolo si possano avere 4 uomini: la donna che si dà ad un IV uomo è chiamata Suairini e quella che si dà anche ad un V uomo diventa una puttana. Dunque perché tu che sei esperto di scritture sull'argomento vuoi chiedermelo come se avessi dimenticato le regole ingannato dal desiderio di prole?" Dopo la nascita dei figli di Cunti e del centinaio di figli di Dritarastra la figlia del re di Madra si rivolse in privato a Pandu: "Non rimpiango che tu non mi faccia favori. Né che io sia inferiore a Cunti per rango benché le sia superiore per nascita. Non mi dispiace che Gandari abbia ottenuto 100 figli. Ma che tu abbia figli solo da Cunti cui io sono pari questo sì mi addolora. Se lei volesse fare in modo che anche io abbia figli farebbe un grande favore sia a me che a te. Siccome mi è rivale ho ritegno di chiederle alcun favore. Se vuoi farmi un favore glielo chiedi tu." "Madri ci ho pensato anch'io a lungo ma ho esitato fin qui a parlartene non sapendo come l'avresti presa. Adesso che so cosa vuoi farò di tutto per ottenerlo. Suppongo che quando glielo chiederò Cunti non rifiuterà." Pandu ebbe un incontro privato con Cunti.

"Cunti accordami altri figli per allargare la mia schiatta e per il bene del mondo. Fa' in modo che io i miei antenati e tu stessa noi si abbia sempre la nostra offerta di dolci funebri. Fa' ciò che è bene per me e concedi a me e al mondo il benificio maggiore. Potrà tornarti difficile ma fallo per il desiderio di gloria immortale. Guarda Indra che sebbene sia diventato re dei Deva ancora intraprende sacrifici solo per desiderio di gloria. Guarda i Bramana esperti di Veda che pur essendosi conquistati meriti ascetici sommi ancora si rivolgono ai loro maestri spirituali con reverenza solamente per la gloria. Allo stesso modo tutti i saggi re ed i Bramana posseduti da beni ascetici si sono dati alle imprese ascetiche più difficili sempre solo per gloria. Dunque tu che sei irreprensibile concedi a Madri la possibilità di ottenere prole salvala su questa zattera conquistati fama imperitura rendendola madre di figli." Cunti acconsentì prontamente e a Madri disse: "Non mettere tempo: pensa subito a qualche Deva e certamente otterrai da lui un figlio che gli sarà pari." Madri rifletté un istante poi si concentrò sui gemelli Asuin che accorsero e le diedero 2 figli gemelli Nacula e Saadeva i più belli del mondo. Appena nati una voce incorporea disse: "Questi 2 gemelli saranno superiori persino agli Asuin per energia e beltà." Irradiarono di splendore l'intera regione. Dopo che tutti questi bimbi furono nati i Risci abitanti del monte 100 vette li benedissero intrapresero i primi riti della nascita con grande affetto e diedero loro i nomi: il I genito di Cunti fu chiamato Iudistira il II Bimasena il III Argiuna il I genito di Madri Nacula il II Saadeva. Quei 5 notevoli figli erano nati a 1 anno di distanza l'uno dall'altro sicché parevano un lustro fattosi carne. Pandu rimirò i suoi bimbi belli come Deva super energici super forti super valorosi animi larghi e ne trasse enorme felicità. I bimbi divennero grandi favoriti di tutti i Risci e delle loro mogli sul monte 100 vette.

Qualche tempo dopo Pandu tornò privatamente da Cunti con una richiesta per parte di Madri ma Cunti rispose: "Le ho dato la formula di invocazione 1 sola volta ed è riuscita a ottenere 2 figli. Non fossi stata ingannata in questo modo non temerei ora che voglia sorpassarmi nel numero di figli. Ma è così che si comportano tutte le donne malvage. Sono stata stupida io a non pensarci che invocando i Deva gemelli avrei potuto ottenere con 1 solo parto 2 bambini. Ti prego non chiedermi più niente. Concedimi questo." Così Pandu ebbe in tutto 5 figli concepiti da Deva: erano dotati di forza enorme vissero per la gloria e per allargare la razza dei Curu sfoggiavano ogni segno di buon auspicio erano belli come Soma avevano l'orgoglio di un leone erano abilissimi arcieri avevano la criniera il petto il cuore gli occhi il collo e il valore di un leone avevano la potenza di un Deva. Cominciarono a crescere. E vedendoli crescere insieme alle loro virtù i grandi Risci abitanti del monte sacro sempre innevato erano presi da meraviglia. I 5 Pandava e i 100 figli di Dritarastra crebbero velocemente come un grappolo di fiori di loto in un lago. Guardando i 5 figli crescere al suo fianco in quella grande foresta sulle pendici di quel monte incantevole Pandu sentiva un ultimo guizzo di forze scorrergli di nuovo nelle braccia. Un giorno di primavera quando a tutte le creature gli prende la fregola capitò che Pandu si trovasse a passeggiare con Madri per i boschi appena fioriti. Vide tutt'intorno Palasa Tilaca Mango Ciampaca Pariadraca Carnicara Asoca Chesara Atimucta e Curuvaca con nugoli di api ammattite che ronzavano dolcemente per ogni dove. C'erano fiori di Parigiata con le Cochila che cantavano da sotto ogni ramo nel riverbero del ronzio dolce delle api nere. E vide molte altre specie di alberi piegate sotto il carico di fiori e frutti e c'erano anche molti stagni zeppi di centinaia di fiori di loto così fragranti e vedendo

tutto ciò Pandu sentì il desiderio sottile salire vagava come un Deva in questo scenario con il cuore leggero e luminoso solo con Madri vestita quasi di nulla e vedendola così fresca e nuda s'incendiò come una foresta fu incapace di sopprimere il desiderio che la moglie occhi di loto gli suscitò ne fu annientato e sopraffatto: la afferrò. Ma lei non voleva tremò di paura gli resistette con ogni forza. Ma lui non ricordava più nulla della sua mala sorte era consumato dal desiderio la paura della maledizione subita non lo legava più era spinto da ciò che era stato predisposto era sopraffatto dalla passione cercò l'amplesso con Madri come volesse morire. Smarrì la ragione insieme con la vita l'ingannò il grande distruttore intossicandogli i sensi. Soccombette così all'inevitabile influenza del tempo mentre faceva all'amore con la moglie. Madri s'abbrancò al suo corpo privo di vita e scoppiò a piangere. Cunti e i 5 figli udirono le grida disperate e mossero verso di lei. Lei disse a Cunti con voce pietosa: "Avvicinati solo tu lascia i bambini là." Cunti li fermò e corse da lei esclamando: "Povera me!" Vide Pandu e Madri sdraiati per terra fu colta da dolore e afflizione: "Madri questo eroe aveva il totale controllo delle passioni e in tutto questo tempo ho sempre sorvegliato su di lui con la massima cura: com'è che ora si è scordato della maledizione e ti è saltato addosso pieno di desiderio? Avresti dovuto proteggerlo! Perché vi siete appartati e l'hai tentato? Era sempre triste per via della maledizione com'è che è diventato felice con te da soli? Principessa di Valica tu sei stata molto più fortunata di me sei davvero invidiabile perché hai veduto il volto del nostro signore illuminato dalla felicità." "Riverita sorella gli ho opposto resistenza ho pianto ma non è stato capace di controllarsi come se volesse fare vera la maledizione." "Sono la più anziana delle sue mogli: il maggior merito

religioso deve essere mio. Quindi non impedire che faccia quello che va fatto. Devo seguire il nostro signore nel regno dei morti. Alzati e dammi il suo corpo. Tu prenditi i bambini." "Lo tengo ancora stretto e gli ho impedito di partire quindi devo seguirlo io. Il mio desiderio non è ancora passato. Sei mia sorella maggiore: dammi la tua approvazione. Era venuto da me perché voleva fare l'amore. Non ci è riuscito non gli è passata la voglia: non dovrei seguirlo io per dargli ciò che vuole? Se io ti sopravvivessi di certo non saprei allevare i tuoi figli come fossero miei. Non commeterei peccato così? Tu invece sapresti allevare i miei figli come fossero tuoi. Il re se ne è andato fra gli spiriti perché ardeva di desiderio per me dunque il mio corpo deve ardere con il suo. Riverita sorella ti prego sancisci questo che io voglio. Di sicuro avrai cura nell'allevare i nostri figli. E questo per me è magnifico. Non ho altro da dire!" Tacque la figlia del re di Madra moglie di Pandu: salì sulla pira funeraria del suo signore quel toro fra gli uomini. I Risci superiori e saggi vedendo Pandu morto si consultarono: "Pandu virtuoso e famoso lasciò la corona e il paese venne qui per praticare austerità ascetiche decise di abitare la montagna. Adesso è salito di sopra lasciando moglie e bambini nelle nostre mani fiducioso. Dobbiamo portarli indietro nel suo regno." Si raggrupparono e decisero di partire per Astinapura con i figli di Pandu in testa con l'idea di rimetterli nelle mani di Bisma e Dritarastra. Partirono subito portandosi dietro i bambini Cunti e i 2 morti. Benché non abituata a faticare Cunti trovò velocissimo il lungo viaggio che dovette affrontare. Non appena arrivata a Curugiangala si presentò al cancello principale. Gli asceti incaricarono i guardiani di informare il re del loro arrivo: portarono il messaggio all'istante. La gente di Astinapura stupì sentendo che erano giunti migliaia di Ciarana e Muni. Albeggiava ancora che a frotte uscirono con mogli e figli per

vedere gli asceti. Gli Csciatria con le mogli e i Bramana con le loro uscirono su ogni sorta di carri e veicoli e altrettanto numerosi accorsero Vaisia e Sudra. La calca era assolutamente pacifica perché ogni cuore era pietoso. Uscirono anche Bisma figlio di Santanu e Somadatta cioè Valica assieme al re saggio Dritarastra Risci della conoscenza assieme alla venerabile Satiavati all'illustre principessa di Cosala e a Gandari con le altre signore della casa reale. E uscirono anche i 100 figli di Dritarastra bene agghindati. I Caurava accompagnati dai loro sacerdoti salutarono i Risci chinando la testa e sedettero di fronte. I cittadini salutarono gli asceti chinandosi a terra e presero il loro posto. Bisma attese che il vasto concorso fosse perfettamente immobile e venerò quegli asceti offrendo loro acqua per lavare i piedi e Arghia. Dopo di che aprì il discorso circa la sovranità e il regno. Il più anziano degli asceti coi capelli ingarbugliati e i lombi coperti da pelle d'animale si alzò e avendo il sostegno degli altri Risci disse: "Tutti voi sapete che il sovrano dei Curu re Pandu aveva rinunciato ai piaceri del mondo e si era ritirato sul monte 100 vette. Aveva adottato il modo di vita Bramaciaria ma per qualche imperscrutabile disegno superiore gli nacque questo suo primogenito Iudistira concepito dallo stesso Darma. Dopo di che ottenne da Vaiu quest'altro figlio Bima il più forte di tutti gli uomini. Infine sempre con Cunti Indra gli concepì quest'altro Danangiaia le cui gesta surclasseranno quelle di qualunque altro arciere al mondo. E guardate poi queste 2 tigri fra gli uomini grandi arcieri i 2 gemelli concepiti con Madri dai gemelli Asuin. Così Pandu conducendo la vita giusta di un Vanaprasta nei boschi ha potuto rivivifivare la linea oramai quasi estinta dei suoi antenati. La nascita la crescita e gli studi Vedici di questi figli di Pandu vi daranno sicuramente gran piacere. Fermo nel seguire il sentiero del virtuoso e del saggio Pandu si lasciò dietro questi figli e partì 17 giorni fa'. La moglie Madri vedendolo sulla pira funebre in procinto di essere arso salì anche lei e sacrificò la sua vita seguì il suo signore nella regione

riservata alle mogli caste. Intraprendete ora tutti i riti che si deve a loro beneficio. Qui ci sono i pezzi incombusti dei loro corpi. E qui i loro figli con l'altra madre. Riceveteli ora col dovuto onore. Dopo aver completato i primi riti in onore di Pandu si intraprenda il primo Sradda annuale per installarlo formalmente fra i Pitri lui che tutto questo tempo si è adoperato per la dignità dei Curu." Detto ciò gli asceti con Guiacas istantaneamente disparvero. I cittadini videro Risci e Sidda sparire così davanti ai loro occhi come forme di vapore che appaiono e scompaiono in cielo: tornarono a casa colmi di meraviglia. Dritarastra disse: "Si celebrino le cerimonie funebri di Pandu e Madri in pompa magna. Per il bene delle anime loro si distribuiscano vacche vestiti gemme e ogni sorta di beni: ognuno riceverà quanto chiederà. Si dia supporto a Cunti affinché possa intraprendere gli ultimi riti per Madri nello stile che preferirà. Il corpo di Madri sia avviluppato con tanta cura che né il Sole né Vaiu del vento possano mai scoprirlo. Non si alzino lamenti per Pandu scevro di colpe: fu un grande re ed ha lasciato 5 figli eroici pari ai Deva." "Amen", disse Vidura e stabilì con Bisma dove preparare la pira funebre per Pandu. I sacerdoti di famiglia uscirono subito dalla città portando il fuoco sacro alimentato con burro dunque fragrante. Gli amici i parenti e i seguaci avvilupparono il corpo del re fra vesti fiori e profumi addobbarono la bara con ghirlande e paramenti lussuosi adagiarono i corpi del re e della regina in quella magnifica e fulgida bara che fu presa a spalla: la scena era grandiosa con gli ombrelli bianchi aperti sulla bara le code di yak che schioccavano la musica di molti strumenti centinaia di persone che per l'occasione distribuivano gemme tra la folla poi ancora tessuti sfarzosi altri ombrelli bianchi code di yak più grandi i sacerdoti vestiti di bianco che camminavano in mezzo alla processione versando libagioni di burro sul fuoco

sacro acceso in un vaso e Bramana Csciatria Vaisia e Sudra a migliaia in codazzo dietro il re morto così lamentandolo ad alta voce: "Re dove te ne vai che ci lasci così e ci lasci nello sconforto e nella miseria per sempre." Bisma Vidura e i Pandava piangevano forte tutti. Arrivarono in un boschetto romantico sulle sponde del Ganga. Posarono a terra la bara. Portarono acqua in vasi d'oro sfregarono il corpo del re con molti tipi di paste fragranti lo sciacquarono lo spalmarono di pasta di sandalo lo vestirono di bianco e così parve che il re stesse solo dormendo. Quando furono terminate le altre cerimonie funebri dirette dai sacerdoti i Caurava diedero fuoco ai corpi del re e della regina gettarono sulla pira fiori di loto pasta di sandalo e altre sostanze profumate. Causalia vide i corpi bruciare e svenne gridando: "Figlio mio figlio mio!" Vedendola cadere i cittadini e tutti presero a gridare di dolore e amore per il re. In cielo gli uccelli e nei campi le bestie si turbarono per le grida di Cunti. Bisma Vidura e tutti si sconsolarono. Piansero tutti e quella fu la cerimonia dell'acqua per il re. E quando ebbero finito la gente pur se sconsolata prese a confortare i figli di Pandu che si accasciarono a dormire per terra con i loro amici talché pure i Bramana e tutti quanti rinunciarono ai loro letti: 12 giorni stettero lì giovani e vecchi in cordoglio con i Pandava che piangevano. Poi Bisma e Cunti con gli amici celebrarono lo Sradda del re morto e offrirono la Pinda e banchettarono con i Caurava e migliaia di Bramana cui donarono gemme e terreni. Poi la gente tornò ad Astinapura con i figli di Pandu che infine si erano mondati dall'impurità conseguente alla morte del padre. Poi tutti ruppero in pianto per la dipartita del re che pareva avessero perso un parente. Essendo stato celebrato così il Sradda essendo tutti

sprofondati nel dolore un giorno Viasa disse a Satiavati: "Madre sono finiti i giorni felici e sono venuti giorni gravi. Il peccato ha preso a dilagare. Il mondo s'è fatto vecchio. L'impero dei Caurava non durerà molto a causa di ingiustizie e soprusi. Va' nella foresta e dedicati alla contemplazione Ioga. Altrimenti la società soccomberà fra inganni e torti. Il bene operare dileguerà. Non invecchiare stando a guardare la tua razza che s'annienta." Satiavati fu d'accordo rientrò negli appartamenti e si rivolse alla nuora: "Ambica apprendo che a causa dei tuoi nipoti questa dinastia dei Barata con tutti i sudditi si estinguerà. Se permetti andrò nella foresta assieme a Causalia disperata per la perdita di suo figlio." Prese congedo anche da Bisma e andò nella foresta accompagnata dalle 2 nuore si dedicò a una contemplazione profonda e al tempo giusto lasciò il corpo salì di sopra. I figli di Pandu crebbero come prìncipi nella dimora dei padri dopo essersi sottoposti a tutti i riti di purificazione prescritti dai Veda. Ogni qual volta giocavano con i figli di Dritarastra era rimarchevole la loro superiorità fisica. Bimasena batteva tutti i figli di Dritarastra in velocità precisione di mira quantità di cibo ingollato e polvere sollevata. Era figlio del vento li acchiappava per i capelli e li faceva combattere l'uno contro l'altro ridendo forte. Gli era facile sbaragliarli tutti 101 come se fossero 1 invece che 100 e 1. Li acchiappava per i capelli li sbatteva a terra e li trascinava intorno. Qualcuno si rompeva le ginocchia qualcun altro la testa o le spalle. Ne prendeva 10 e li affogava sott'acqua fino a che erano mezzi morti. Quando salivano sugli alberi a raccogliere frutti tirava calci agli alberi e cadevano sia i frutti che loro. Nessuno poteva tenergli testa nel pugilato nella corsa o negli sport di abilità. Faceva sfoggio della sua forza tormentandoli così perché era un bambino non per cattiveria.

Duriodana guardava le imprese mirabolanti di Bima e cominciava a odiarlo. Duriodana era malvagio ingiusto ignorante ambizioso: si preparò a un atto scellerato. "Nessuno gli sta alla pari. Devo distruggerlo con uno stratagemma. 100 dei nostri non gli tengono testa. Aspetto che dorma e lo butto nel Ganga. Poi metto a confino Iudistira e Argiuna e regno da solo senza fastidi." Stabilì così e si mise all'erta per cogliere l'occasione propizia. Qualche tempo dopo fece costruire un palazzo tutto drappeggi e lusso presso Pramanacoti sulle rive del Ganga uno stabilimento balneare zeppo di intrattenimenti e buon cibo con le bandierine colorate sul tetto che chiamò: CasaDegliSportD'Acqua. Cuochi sopraffini prepararono cibo d'ogni sorta e quando tutto fu pronto Duriodana invitò i Pandava: "Andiamo a giocare con l'acqua sulle rive del Ganga c'è un bellissimo posto pieno di alberi e fiori." Iudistira fu d'accordo e i figli di Dritarastra assieme con i Pandava lasciarono la città a cavallo di giganteschi elefanti e macchine in tutto simili a villaggi. Giunti sul luogo licenziarono gli attendenti diedero un'occhiata ai giardini splendidi e ai boschetti ed entrarono nel palazzo come leoni nella grotta. Era magnifico: gli architetti avevano piastrellato pareti e soffitti i pittori avevano decorato tutto le vetrate erano graziosissime le fontane superbe qui e là c'erano pozze d'acqua cristallina strabordanti di fiori di loto le sponde erano coltivate a fiori che profumavano l'aria. I Caurava e i Pandava sedettero a giocare con i giochi preparati per loro e a scambiarsi morsi di cibo. Duriodana avvelenò una porzione di cibo con l'intenzione di uccidere Bima. Duriodana grondava miele dalla lingua e teneva un rasoio in cuore: a un certo punto si alzò e con fare amichevole portò a Bima il cibo avvelenato: si sentì fortunato e felice per avere raggiunto il proprio scopo. Poi tutti si buttarono

nell'acqua a giocare. Quand'ebbero finito si vestirono di bianco e ornamenti. Erano stanchi e volevano riposare nella sala di piacere in giardino. Bima era esausto: aveva fatto giocare tutti gli altri in acqua. Quando uscì dall'acqua si coricò per terra. Era spossato e sotto l'influsso del veleno. L'aria fredda aiutò il veleno a diffondersi in tutto il corpo e svenne. Duriodana lo legò stretto e lo gettò in acqua. Colò a picco fino allo spazio dei Naga. I Naga l'assalirono e morsero a migliaia con le loro zanne velenose. Il loro veleno neutralizzò l'altro. L'avevano morso su tutto il corpo tranne che sul petto dove la pelle era così dura che non erano riusciti a penetrarla. Bima rinvenne spezzò le corde e prese a seppellire le serpi sotto terra. Una superstite riuscì a correre fino dal loro re Vasuchi: "Maestà un uomo legato probabilmente avvelenato svenuto stava affondando nell'acqua abbiamo cominciato a morderlo ma quello è rinvenuto ha spezzato le corde e ha fatto macello di noi. Vogliate informarvi circa chi sia." Vasuchi si recò da Bima e incontrò Ariaca serpe nonno del padre di Cunti e parente di Vasuchi che l'abbracciò: ascoltò ogni cosa fu compiaciuto di Bima e disse ad Ariaca: "Come possiamo fargli un piacere? Diamogli gemme e soldi in qantità." "Maestà se volete fargli un piacere non gli servono ricchezze! Permettetegli di bere dai vasi di nettare così gli verrà una forza smisurata. In ognuno di quei vasi c'è la forza di 1000 elefanti. Permettetegli di bere quanto più può." Il re delle serpi approvò. Le serpi intrapresero riti di buon auspicio. Bimasena si purificò e iniziò a bere il nettare volto a levante. Si scolava 1 giara con 1 sorso. Ne scolò 8 prima di essere sazio. Le serpi gli prepararono un letto dove riposare. Intanto i Caurava e i Pandava avevano finito di divertirsi e ripartirono per Astinapura chi a cavallo chi a dorso di elefante chi sui carri o altro dicendosi: "Bima sarà già partito."

Duriodana era felicissimo e rientrò in città esultando con i fratelli. Iudistira era virtuoso non conosceva vizio o malvagità e riteneva gli altri altrettanto onesti. Andò dritto dalla madre col pensiero amorevole al fratello: "Ma Bima è arrivato? Non lo trovo. Dove sarà andato? L'abbiamo cercato a lungo per tutti i giardini e i boschi ma non l'abbiamo trovato abbiamo pensato che si fosse già messo in cammino. Siamo arrivati qui con una certa ansia. È arrivato ed è ripartito? L'hai mandato da qualche parte? Mi vengono brutti pensieri. Dormiva e non è venuto via. Mi viene da pensare che sia morto." Cunti rabbrividì e si mise in allarme: "No io non ho visto Bima non è venuto qui. Presto torna subito a cercarlo con i tuoi fratelli." Era in ansia e chiamò Vidura: "Bimasena è scomparso! Dov'è andato? Sono tornati tutti tranne lui. Duriodana lo odia. Duriodana è sleale perfido turpe e imprudente. Mira al trono dichiaratamente. Ho paura che possa averlo ucciso in un impeto d'ira. Sono disperata ho il cuore in fiamme." "Non dire così. Prenditi cura degli altri figli. Se Duriodana fosse accusato potrebbe ucciderli tutti. Ma i grandi saggi hanno detto che i tuoi figli vivranno a lungo. Quindi Bima di sicurò tornerà per la tua gioia." Vidura rientrò a casa sua Cunti rimase angosciata con i figli. Bimasena si svegliò dopo 8 giorni di sonno aveva digerito tutto il nettare provò una forza smisurata. I Naga accorsero a confortarlo e rallegrarlo: "L'essenza che hai bevuto ti darà la forza di 10'000 elefanti! Nessuno potrà ostarti in guerra. Fatti un bagno in quest'acqua santa e torna a casa. I tuoi fratelli disperano di rivederti." Bima si purificò nell'acqua vestì di bianco mise ghirlande di fiori bianchi mangiò paramanna offerta dai Naga accolse le loro

adorazioni e benedizioni li salutò e risalì da sotto: i Naga lo fecero riemergere dalle acque lo deposero nei giardini dove prima aveva giocato e disparvero davanti ai suoi occhi. Corse velocissimo dalla madre s'inchinò a lei e a suo fratello maggiore passò il naso fra i capelli dei fratelli minori ricevette gli abbracci della madre e di ognuno di loro. Erano tutti commossi ed esclamarono più volte: "Come siamo felici oggi davvero felici!" Bima raccontò cosa Duriodana gli aveva fatto e cosa poi gli era successo di fortunato e di sfortunato nel mondo delle serpi. Iudistira gli disse: "Non parlare di questo non dirlo a nessuno. Da oggi proteggetevi l'un l'altro fate attenzione." Da allora furono tutti molto vigili. E Vidura offrì sempre saggi consigli a scampo di negligenze. Qualche tempo dopo Duriodana avvelenò di nuovo il cibo di Bima con un veleno fresco virulente e letale. Ma Iuiutsu che era figlio di Dritarastra da una moglie Vaisia ma che era amico dei Pandava li avvisò del fatto. A ogni modo Bima ingollò senza esitare il cibo e lo digerì completamente: il veleno non ebbe effetto. Duriodana Carna e Sacuni non si persero d'animo anzi tentarono in molti altri modi di uccidere i Pandava che pur sapendolo si astennero sempre dal manifestare indignazione come consigliato da Vidura. Intanto Dritarastra constatando che i principi Curu oziavano tutto il tempo e diventavano impertinenti nominò Cripa loro precettore e glieli mandò. Cripa era nato in un cespuglio d'erica era esperto di Veda e fu il primo maestro d'armi dei principi Curu. Era nato da Saraduat che era nato da Gautama figlio di Gotama tenendo alcune frecce in mano aveva dimostrato subito grande attitudine per la scienza

delle armi e nessuna per nessun'altra. Aveva acquisito tutte le sue armi grazie alle stesse austerità con cui gli studenti Bramana acquisiscono la conoscenza dei Veda. Le sue capacità e la sua tenacia nelle asuterità spaventarono Indra che convocò Gianapi scintillante fanciulla: "Fai del tuo meglio per distogliere Saraduat dalle austerità." Lei entrò nell'incantevole eremo di Saraduat e prese a tentarlo quantunque fosse equipaggiato con arco e frecce. Lui vide che era la più bella del mondo che era sola in quei boschi che era vestita solo di 1 telo: per la delizia dilatò le pupille. Arco e frecce gli caddero di mano tremò tutto ma la potenza ascetica e la forza d'animo gli permisero di resistere alla tentazione. Tuttavia il fatto che quell'agitazione mentale fosse stata così improvvisa gli schizzò fuori una goccia di sperma. Abbandonò arco frecce pelliccia e scappò via. Ma la goccia di sperma era caduta su di un cespuglio d'erica e si era divisa in 2 parti da cui saltarono fuori 2 gemelli. Un attendente del re Santanu s'imbatté in loro mentre il re cacciava nei boschi: vide arco frecce e pelliccia per terra dunque pensò potessero essere figli di un Bramana esperto d'armi. Tirò su arco frecce e bimbi e li portò a vedere al re che provò compassione e li prese a palazzo dicendo: "Saranno figli miei." Li sottopose ai riti religiosi di circostanza li crebbe li chiamò Cripa e Cripi visto che li allevava per compassione cioè Cripa. Saraduat dopo aver lasciato il proprio eremo proseguì negli studi sulle armi con la giusta onestà. Grazie alla capacità visionaria apprese che il figlio e la figlia vivevano nel palazzo di Santanu. Si recò dal re e rivelò il suo rapporto parentale. Insegnò a Cripa le 4 branche della scienza delle armi e varie altre branche del sapere con tutti i loro misteri. In breve Cripa divenne un eminente maestro e prese ad insegnare la scienza delle armi ai 100 figli di Dritarastra ai Pandava agli Iadava ai Vrisni e a molti altri prìncipi da ogni parte. Ma Bisma desiderava impartire ai nipoti un'educazione

superiore dunque cercava un insegnante che avesse energia che eccellesse davvero nella scienza delle armi che possedesse un'intelligenza straordinaria che fosse illustre un maestro perfetto che avesse la potenza di un Deva: solo uno così avrebbe dovuto essere l'istruttore dei prìncipi Curu. Sicché nominò loro tutore Drona figlio di Baraduagia esperto di Veda intelligente che si compiacque dell'incarico e accettò i prìncipi come suoi allievi. Insegnò loro la scienza delle armi in tutte le sue branche sicché sia i Caurava che i Pandava divennero in poco tempo esperti nel maneggio d'ogni sorta di armi. Drona era nato da Baraduagia. Baraduagia abitava alle sorgenti del Ganga era un grande saggio e tutto il tempo osservava i voti più ardui. Un giorno che voleva celebrare il sacrificio di Aghniotra andò sul Ganga con molti grandi Risci per fare le sue abluzioni. Giunto sulle sponde del fiume vide Gritaci un'Apsara giovane e bella che era arrivata poco prima di lui aveva già fatto le abluzioni e stava uscendo dall'acqua con un contegno che mescolava l'orgoglio ad un languore voluttuoso. Camminò graziosamente lungo la riva e la veste sciolta si discinse. Il saggio la guardava e fu travolto dal desiderio. L'emozione fu così violenta da schizzargli fuori una goccia di sperma. Prontamente la mise in un vaso cioè Drona da cui nacque Drona. Studiò tutti i Veda e le loro branche. Un tempo Baraduagia aveva insegnato all'illustre Aghnivesa la conoscenza dell'arma Aghneia. A sua volta Aghnivesa scaturito dal fuoco insegnò la conoscenza di quell'arma a Drona figlio del suo maestro. A quel tempo c'era un re di nome Prisciata grande amico di Baraduagia che aveva avuto un figlio di nome Drupada che tutti i giorni si recava all'eremo di Baraduagia a giocare e studiare con Drona. Quando Prisciata morì lui divenne re dei Panciala del nord. Intanto Baraduagia salì di sopra. Drona continuò a vivere nell'eremo del padre votandosi alle austerità ascetiche. Essendo divenuto esperto dei Veda con tutte le loro branche e avendo bruciato tutti i suoi peccati con l'ascetismo

sposò Cripi figlia di Saraduat per ubbedienza alle ingiunzioni del padre e per desiderio di discendenza. Cripi era sempre impegnata in atti virtuosi in Aghniotra in penitenze terribili e ottenne un figlio Asuattaman che appena nato nitrì come Ucciaisravas stallone divino. Lo udì un'essenza superiore invisibile che disse: "Questo bimbo ha una voce che si fa bene udire tutto intorno come il nitrito di un cavallo dunque sarà conosciuto col nome di Asuattaman cioè voce da cavallo." Drona fu molto felice di aver ottenuto quel figlio. Rimase a vivere in quell'eremo e si votò allo studio della scienza delle armi. In quel tempo venne a sapere che l'illustre Bramana Rama figlio di Giamadagni aveva espresso il desiderio di donare tutta la propria ricchezza ai Bramana. Sapeva della sua scienza delle armi sapeva delle sue armi superiori e della sua scienza etica: ci mise il cuore sopra. Partì per i monti Maendra assieme ai discepoli tutti votati alle austerità ascetiche. Quando arrivò vide Rama: aveva un'enorme tenacia e il controllo perfetto della mente. Gli si avvicinò gli disse il suo nome la sua nascita nella linea di Angiras toccò terra con la fronte venerò i suoi piedi constatò che si stava per ritirare nei boschi dopo aver dato via ogni ricchezza. "Sappi che sono nato da Baraduagia ma non dal ventre di una femmina! Sono un Bramana di nobili natali mi chiamo Drona sono qui per ottere la tua ricchezza." "Sei il benvenuto tu che sei il migliore dei rinati! Dimmi cosa vuoi." "Voglio la tua ricchezza eterna." "Ho dato tutto ai Bramana l'oro e ogni altro bene anche questa terra fino al mare con la sua ghirlanda fiorita di villaggi e città l'ho data a Casiapa. Mi resta solo il corpo ora e le mie armi che sono molte e preziose. Sono disposto a darti l'uno o le altre. Cosa preferisci? Te lo do! Dillo subito!" "Devi darmi tutte le tue armi con le formule segrete per lanciarle e per ricuperarle."

"Amen." Gli diede tutte le armi più l'intera scienza delle armi con tutte le regole e i segreti. Drona accolse ogni cosa e ripartì verso la città dell'amico Drupada ritenendosi ampiamente remunerato e straordinariamente felice. Giunto davanti a Drupada gli rivolse queste parole: "Sono tuo amico!" Lo disse col cuore gioioso ma il signore dei Panciala si indispose era intossicato dell'orgoglio della ricchezza aggrottò le sopracciglia arrossò gli occhi: "Non sei granché intelligente visto che tutto all'improvviso vieni a dirmi che sei mio amico! Sei ottuso i grandi re non possono mai avere per amici spettri sfortunati e straccioni come te!Sì c'è stata amicizia fra me e te un tempo quando eravamo nella stessa situazione ma il tempo spariglia tutto pure l'amicizia che non dura mai per sempre in nessun cuore in questo mondo il tempo la consuma la rabbia la distrugge: non restare attaccato alla nostra logora amicizia non pensarci più ti sono stato amico per un certo motivo ma non può esserci amicizia fra un povero ed un ricco fra un letterato e un analfabeta fra un eroe e un codardo: perché vuoi continuare ad essermi amico? può esserci amicizia oppure ostilità fra pari rango per motivi di ricchezza o di potere ma fra un povero e un ricco non può esserci amicizia né discussione chi è impuro di nascita non può mai essere amico di chi è puro né chi non è un guerriero su carro di chi lo è: chi non è un re non ha mai un re per amico dunque perché vuoi ancora che siamo amici?" Drona si colmò di rabbia ci pensò un attimo e decise il da farsi: voleva punire l'insolenza del re dei Panciala. Partì subito e si diresse verso la capitale dei Curu. Ad Astinapura riprese a vivere privatamente nella casa di Cripa. Cripa insegnava e negli intervalli Asuattaman impartiva lezioni di armi ai figli di Cunti ma fino a quel momento nessuno sapeva del valore di Asuattaman.

Qualche tempo dopo un giorno i prìncipi uscirono tutti insieme dalla città per giocare a pallone e svagarsi felici. Accadde che la palla con cui stavano giocando finì dentro un pozzo. Provarono in ogni modo a ricuperarla ma non furono capaci. Si lanciavano occhiate vergognose non sapevano che fare divennero vieppiù ansiosi. Proprio allora scorsero un Bramana lì vicino scuro decrepito e sottile santificato per l'Aghniotra che aveva giusto finito i riti quotidiani di venerazione. Gli si fecero subito intorno. Quel Bramana era poi Drona vide i principi scornati sorrise sicuro della propria abilità e disse: "Vergognatevi: siete Csciatria sapete usare le armi siete dei Barata: com'è che non siete capaci di ricuperare una palla d'infondo un pozzo? Se mi promettete un pranzo oggi vi tirerò su dal pozzo con questi fili d'erba non solo la palla ma anche quest'anello che ora ci butto dentro." Iudistira rispose: "Chiedi davvero poca cosa. Col permesso di Cripa otterrai da noi ciò che ti basterà per tutta la vita." Drona sorrise: "Con i miei mantra conferirò la virtù delle armi a questi fili d'erba. Guarda: questa erba ha caratteristiche che altre armi non hanno! Trafiggerò la palla con una di queste lame e poi la lama con un'altra lama e di seguito fino a che tirerò su la palla con una catena di lame d'erba." Così disse e così fece. I principi resterano stupefatti con gli occhi larghi per la delizia. Si ritenevano testimoni di un evento straordinario. "Adesso tira su anche l'anello dài." Prese l'arco e tirò una freccia che passò l'anello e lo riportò su l'acchiappò e lo porse ai principi sbigottiti. "C'inchiniamo a te Bramana! Nessun altro è capace di tanto. Vogliamo sapere chi sei e di chi sei figlio. Cosa possiamo fare per te?"

"Andate da Bisma e descrivetegli il mio aspetto e ciò che ho fatto. Mi riconoscerà." Fecero così. Bisma capì subito chi fosse e pensò che sarebbe stato il miglior precettore per i principi: si recò da lui gli diede il benvenuto con grandissimo rispetto e lo portò a palazzo. Gli domandò come mai fosse giunto a Astinapura. Drona gli raccontò ogni cosa. "Molto tempo fa' mi recai dal grande Risci Aghniversa per ottenere le sue armi e la sua scienza vissi con lui molti anni come un Bramaciarin con i capelli aggrovigliati. C'era anche il principe dei Panciala il possente Iaginasena che era lì per lo stesso motivo. Diventò mio amico cercava sempre di farmi del bene mi piaceva molto siamo vissuti insieme per molti molti anni davvero abbiamo sempre studiato insieme fin dai primissimi anni siamo stati amici fin da ragazzi ha sempre detto e fatto cose che mi aggradivano. Per compiacermi diceva Drona io sono il prediletto di mio padre quando mi farà re dei Panciala il regno sarà tuo: te lo prometto solennemente: il mio dominio la mia ricchezza la mia felicità saranno nelle tue mani. Venne il giorno per lui di partire. Aveva finito gli studi e partì per tornare al suo paese. Gli offrii i miei riguardi e in effetti ho sempre ricordato le sue parole da lì in poi. Qualche tempo dopo obbedii a mio padre anche perché desideravo avere figli e sposai Cripi capelli corti intelligenza larga sempre impegnata da voti ardui sempre dedita all'Aghniotra o altri sacrifici o austerità durissime: mi diede un figlio di nome Asuattaman valente e splendido come il Sole. Mi compiacqui di lui come mio padre di me. Un giorno vide il figlio di un ricco bere latte e scoppiò a piangere. Ne ebbi una tale compassio-ne che mi misi a vagare di paese in paese per trovare qualcuno che avesse abbastanza vacche da donarmene 1 visto che quell'uomo ricco ne aveva solo poche e se ce ne avesse data 1 non sarebbe più riuscito a fare i suoi sacrifici e così avrebbe perso virtù. Ma non ebbi successo e tornai indietro scornato. Allora uno dei suoi compagni di gioco gli diede acqua mescolata con polvere di riso

che lui bevette credendo fosse latte e fu tale la gioia che si mise a ballare gridando Ho bevuto latte! Ho bevuto latte! sicché mi commossi a vederlo ballare per la felicità in mezzo ai suoi compagni che sorridevano per l'ingenuità ma poi uscii fuori dai gangheri quando sentii qualcuno deridere dicendo Che mentecatto che è Drona che non fa nulla per guadagnarsi qualcosa che suo figlio beve acqua e riso la scambia per latte e balla di gioia dicendo Ho bevuto latte Ho bevuto latte! Allora mi rimprove-rai aspramente e infine decisi che piuttosto mi sarei fatto buttare fuori e biasimare dai Bramana piuttosto che servire qualcuno per avere soldi che è sempre odioso. Così deciso presi moglie e figlio e mi recai dal re dei Somaca che un tempo era stato mio amico e che avevo saputo esser diventato re talché mi riguardavo come benedetto: lo andai a trovare seduto sul trono gli ricordai la nostra amicizia di un tempo gli rammentai le sue parole mi avvicinai e gli dissi O tigre fra gli uomini sappi che ti sono amico! mi avvicinai a lui con confidenza come si fa tra amici ma lui rise mi derise mi cacciò via come fossi uno qualunque mi disse: Non sei granché intelligente visto che tutto all'improvviso vieni a dirmi che sei mio amico! Sei ottuso i grandi re non possono mai avere per amici spettri sfortunati e straccioni come te. Sì c'è stata amicizia fra me e te un tempo ma eccetera eccetera non ricordo d'averti mai promesso il mio regno ma posso darti cibo e riparo per 1 notte. Me ne andaii subito via con mia moglie giurai che avrei fatto ciò che presto farò ero furioso per essere stato insultato così da Drupada sono arrivato dai Curu in cerca di allievi intelligenti e docili sono venuto ad Astinapura per compiacere i tuoi desideri: dimmi cosa devo fare." "Accorda il tuo arco e perfeziona i principi Curu nell'uso delle armi goditi ogni comfort del loro palazzo e la loro venerazione: sei il signore assoluto di qualunque loro possesso e del loro regno! Da oggi i Curu sono tuoi. Considera già esaudito qualunque tuo desiderio. Sei stato ottenuto da noi come frutto della nostra ottima sorte. In effetti il favore che mi hai fatto

arrivando qui è immenso." Drona si accasò presso i Curu continuò a vivere lì e ricevere le loro adorazioni. Dopo che ebbe riposato qualche tempo Bisma gli affidò i nipoti i principi Caurava come allievi colmandolo di regali e gli assegnò una casa ordinata pulita e ben fornita di cereali ed ogni cosa. Drona accettò i Caurava come allievi un giorno li chiamò da parte si fece toccare i piedi e disse loro con cuore in tumulto: "Io ho uno scopo segreto. Voi che siete scevri da peccato giuratemi che quando sarete diventati esperti con le armi lo realizzerete." I principi Curu rimasero in silenzio tutti tranne Argiuna che giurò: Drona lo abbracciò con trasporto lo strinse al petto e affondò più volte il naso fra i suoi capelli piangendo di gioia. Drona insegnò ai figli di Pandu l'uso di molte armi umane e superiori. Molti altri prìncipi si presentarono a chiedere i suoi insegnamenti i Vrisni gli Andaca Carna e molti altri da ogni dove. Carna spesso sfidava Argiuna perché ne era geloso e mancava di rispetto ai Pandava aveva l'appoggio di Duriodana ma Argiuna stava sempre a fianco del suo precettore era devotissimo alla scienza delle armi eccelleva sopra a chiunque per abilità forza e perseveranza Drona impartiva a tutti lo stesso identico insegnamento ma Argiuna divenne il più notabile dei suoi allievi per leggerezza e abilità Drona si fece convinto che nessuno mai dei suoi allievi avrebbe tenuto testa al figlio di Indra Drona aveva dato a tutti gli allievi un recipiente per l'acqua con la bocca piccola di modo che fosse necessario molto tempo per riempirlo invece al figlio Asuattaman aveva dato una brocca larga che si riempiva subito così tornava subito indietro e nel tempo guadagnato Drona gli impartiva un'istruzione superiore ma Argiuna se ne accorse e prese a riempire il suo vaso con l'arma Varuna così riusciva a tornare indietro insieme ad Asuattaman e non gli fu inferiore nell'eccellenza divenne presto il favorito di Drona che un giorno chiamò il cuoco da

parte e gli disse: "Non servire mai ad Argiuna il cibo al buio e non dirgli che te l'ho detto." Qualche giorno dopo capitò che mentre Argiuna mangiava si levò vento la lampada si spense lui continuò a mangiare al buio perché la mano conosceva la via alla bocca: rifletté sulla forza dell'abitudine e decise di allenarsi con l'arco di notte Drona udì la vibrazione dell'arco di notte e corse ad abbracciarlo: "Ti assicuro che farò di te l'arciere migliore del mondo." Iniziò a insegnargli l'arte del combattimento a cavallo a dorso d'elefante sul carro a terra con la mazza la lancia la spada e con molte armi e contro molti uomini tutto insieme. Si narrava delle sue capacità e re e principi a migliaia correvano da Drona per apprendere la scienza delle armi. Giunse anche un principe di nome Ecalavia figlio di Iraniadanus re dei Nisciada che sono la casta più bassa dei meticci di casta che quindi Drona non accettò come allievo d'arco conoscendo bene la legge morale e vedendo che era un Nisciada che col tempo avrebbe potuto surclassare i suoi allievi di alti natali. Ma quello s'inchinò davanti a Drona toccandogli con la fronte i piedi andò nella foresta fabbricò una statuetta d'argilla a somiglianza di Drona prese a venerarla rispettosamente come fosse davvero il suo maestro ad allenarsi con le armi davanti ad essa con ferrea disciplina e conseguentemente alla reverenza eccezionale che dimostrava così nei confronti del maestro e all'impegno che metteva per conseguire il suo scopo acquisì straordinaria scioltezza nell'incoccare la freccia mirare e scoccare. Un giorno Curu e Pandava partirono sui carri per una battuta di caccia col benestare di Drona. Li seguiva un attendente con quanto necessario ed un cane. Arrivati nei boschi si sparpagliarono e il cane pure prese a vagare da solo finché s'imbatté in Ecalavia: lo vide scuro sudicio vestito di nero con i capelli luridi gli abbaiò forte: lui volle dimostrare la leggerezza

di mano e gli piantò 7 frecce in bocca prima che potesse richiuderla. Il cane tornò dai Pandava che lo guardarono stupirono si vergognarono di quanto poco fossero abili a confronto lodarono la leggerezza di mano e la precisione che aveva dimostrato lo sconosciuto arciere. Si mossero intorno per trovarlo. Lo scovarono i Pandava che senza posa andava scoccando frecce videro che era una fiera e che non lo conoscevano affatto. "Chi sei e di chi sei figlio?" "Sono figlio di Iraniadanus re dei Nisciada sono allievo di Drona mi sto esercitando per dominare l'arte delle armi." I Pandava s'informarono bene di tutto tornarono in città trovarono Drona gli raccontarono la meravigliosa impresa d'arco di cui erano stati testimoni nei boschi Argiuna era pensieroso incontrò Drona in privato e fece leva sul suo affetto: "Tu avevi usato parole amorevoli mi avevi abbracciato stretto al petto mi avevi detto che nessun allievo dei tuoi sarebbe stato mio pari. Allora perché c'è questo tuo allievo questo potente figlio del re dei Nisciada che mi supera?" Drona rifletté un momento decise il da farsi prese Argiuna e andarono dal principe Nisciada: lo trovarono che era sudicio con i capelli luridi vestito di stracci arco in mano a scoccare frecce senza requie. Quando Ecalavia si accorse di Drona gli andò incontro gli toccò i piedi si prostrò a terra lo venerò gli si presentò come suo allievo batté le mani reverentemente si alzò in attesa di ordini. Drona disse: "Se davvero sei mio allievo devi sdebitarti." Ecalavia provò gratitudine e rispose: "Illustrissimo maestro cosa devo dare? comandi! non c'è nulla che non darei al mio maestro." "Se davvero vuoi darmi qualcosa dovrei volere il pollice della tua mano destra." Ascoltò queste parole crudeli Ecalavia era devoto al vero manteneva le promesse aveva gioia in volto e nessun dolore in cuore non esitò tagliò il pollice e lo diede a Drona.

Quando riprese a tirare frecce con le dita rimaste scoprì che aveva perso la leggerezza di un tempo. Argiuna fu contento sfebbrò di gelosia. 2 allievi di Drona divennero particolarmente abili nell'uso della mazza: Duriodana e Bima sempre gelosi l'uno dell'altro. Asuattaman era superiore a tutti nella scienza misterica delle armi Nacula e Saadeva nell'uso della spada Iudistira nei combattimenti su carro: ma Argiuna era superiore a tutti in tutto in intelligenza capacità forza e perseveranza. Era esperto di tutte le armi ed era il migliore dei migliori guerrieri su carro e la sua fama arrivò ovunque fino al mare. Ricevette gli stessi insegnamenti di tutti gli altri principi eppure eccelse su tutti nelle armi e in devozione al maestro e fu l'unico a divenire un Atirata cioè un guerriero su carro capace di combattere contemporaneamente contro 60'000 nemici. I malvagi figli di Dritarastra crebbero gelosissimi di Bimasena con la sua forza straordinaria e Argiuna esperto di qualunque arma. Un giorno Drona convocò tutti gli allievi per metterli alla prova in una gara all'eccellenza nell'uso delle armi. Aveva fatto mettere in cima a un albero un uccello finto. Riunì gli allievi e disse loro: "Prendete subito il vostro arco mettetevi qui e mirate all'uccello sull'albero con la freccia incoccata quando vi darò l'ordine tirate e staccate la testa all'uccello. Vi darò il segnale a turno uno per uno bimbi miei." Si rivolse per primo a Iudistira: "Tu che sei irreprensibile mira e tira la freccia appena lo ordino." Iudistira mirò e stette in posizione. Ma Drona subito disse: "Guarda l'uccello in cima all'albero." "È ciò che sto facendo." "Che cosa vedi ora? L'albero me o tuo fratello?"

"Vedo l'albero te mio fratello e l'uccello." Drona ripeté la domanda ma ricevette la stessa risposta: si arrabbiò e lo rimproverò: "Levati. Non puoi colpire l'obiettivo." Ripeté l'esperimento con Duriodana e gli altri figli di Dritarastra uno dopo l'altro e anche con gli altri allievi Bima e tutti quanti compresi quelli che venivano da altre regioni ma tutti dettero la stessa risposta di Iudistira Vediamo l'albero te i nostri compagni e l'uccello: Drona rimproverò tutti e ordinò a tutti di farsi da parte. Poi sorrise e chiamò Argiuna: "Tocca a te tirarare: guarda il bersaglio. Dovrai scoccare la freccia appena lo ordinerò. Quindi mettiti qui in posizione con arco e freccia per un momento." Argiuna tese l'arco mirò all'uccello e stette fermo in posizione. Subito Drona gli rivolse la stessa domanda che aveva rivolto a tutti: "Argiuna vedi l'uccello lassù l'albero e me?" "Vedo solo l'uccello non vedo l'albero né te." Drona era irreprensibile e fu compiaciuto di Argiuna e subito incalzò: "Se vedi l'uccello descrivimelo." "Vedo solo la sua testa non vedo il corpo." A Drona gli si rizzarono i peli per la delizia. "Tira!" La freccia volò istantaneamente tagliò la testa dell'uccello e la portò a terra. Drona stava già stringendo al petto Argiuna e considerava Drupada sconfitto. Qualche tempo dopo Drona si recò con gli allievi sul Ganga per bagnarsi nelle acque sacre. Si buttò a fiume ma proprio allora giunse un alligatore mandato dalla morte che gli azzannò la gamba e sebbene capacissimo di difendersi chiese con una certa ansia ai suoi allievi di salvarlo: "Aiuto! Uccidete questo mostro!"

Mentre così gridava Vibazu cioè Argiuna aveva già colpito il mostro con 5 frecce affilate irresistibili: gli altri allievi erano ancora confusi e pietrificati. Constatando la sua prontezza Drona lo considerò il migliore degli allievi e fu estremamente compiaciuto. Intanto il mostro tagliato a pezzi dalle frecce di Argiuna mollò la presa sulla gamba dell'illustre Drona e spirò. Drona si rivolse ad Argiuna: "Accetta quest'arma superiore e irresistibile che si chiama Bramasira assieme con le istruzioni per scagliarla e richiamarla. Ma non devi assolutamente usarla contro alcun uomo perché se la scagliassi contro un nemico di così bassa energia potrebbe bruciare l'intero universo. Si dice che non abbia eguali nel trimundio. Dunque serbala con grande cura e ascolta ciò che ti dico. Se un giorno mai un nemico quale che sia purché non umano combatterà contro di te potrai usare quest'arma contro di esso per distruggerlo." Vibazu promise di fare come gli aveva detto e ricevette l'arma grandiosa con i palmi giunti. "Nessuno al mondo sarà un arciere a te superiore. Nessun nemico ti sconfiggerà mai e le tue gesta saranno eccezionali." Siccome i figli di Dritarastra e Pandu erano perfezionati nell'uso delle armi Drona si rivolse a Dritarastra alla presenza di Cripa Somadatta Valica Bisma Viasa e Vidura: "I tuoi figli hanno completato la loro educazione. Col tuo permesso lasciamo loro mostrare ciò che hanno imparato." "Hai fatto davvero una grande cosa ottimo Bramana. Comandami dove quando e come si terrà la gara. Il dolore che mi viene dall'essere cieco mi fa invidiare coloro che ci vedono che potranno vedere il valore dei miei figli con le armi. Vidura fa' tutto ciò che Drona chiede: credo non vi sia nulla di più piacevole per te." Vidura assicurò il re e andò a fare quanto richiesto. Drona marcò un'area senza alberi né cespugli ma con pozze e sorgenti e in un giorno in cui la stella ascendente era di buon auspicio fece un

sacrificio ai Deva in presenza dei cittadini convocati per l'occasione poi gli artigiani del re vi costruirono un palco elegante e spazioso secondo le regole stabilite dalle scritture e lo fornirono d'ogni sorta di armi poi costruirono una platea per le signore i cittadini costruirono molte piattaforme e tutt'intorno i più ricchi eressero tende spaziose e alte il giorno fissato per il torneo arrivarono il re con i ministri con Bisma e Cripa in testa ed entrarono in quel teatro scintillante magnifico fabbricato in oro puro impreziosito con file di perle e lapislazzuli Gandari Cunti e le altre dame del palazzo reale in abiti strabilianti e accompagnate dalle attendenti salirono allegramente sulle piattaforme come fossero Deva a scalare monte Sumeru le 4 caste inclusi Bramana e Csciatria lasciarono la città e accorsero per ammirare l'abilità dei principi con le armi erano tutti così impazienti che in breve si formò una grande calca fra squillar di trombe rullar di tamburi e gran fracasso l'adunata pareva un oceano in subbuglio. Alla fine giunse Drona con il figlio e Drona era vestito di bianco con una fascia bianca sacra capelli e barba bianchi ghirlande bianche pasta di sandalo bianca spalmata su tutto il corpo: parve che la Luna con Marte fossero entrati in un cielo terso. Fece gli onori del caso e invitò i Bramana a celebrare i riti di buon auspicio accompagnati da una dolce musica strumentale. Terminata la cerimonia propiziatoria entrarono i guerrieri i più grandi guerrieri dei Barata equipaggiati con varie armi con i lombi fasciati i guanti di cuoio gli archi le frecce e Iudistira camminava in testa di seguito venivano in ordine di età e presero a mostrare abilità meravigliose con le armi alcuni spettatori riparavano la testa per paura dei lanci di frecce mentre altri ammiravano spavaldi i prìncipi che cavalcavano cavalli velocissimi li guidavano con destrezza e colpivano bersagli con lance marchiate con i loro nomi gli spettatori erano sbalorditi alla vista delle loro gesta pareva loro di vedere la città dei Gandarva d'improvviso qualche centinaio o migliaio di loro sbarravano gli occhi per la meraviglia e gridavano Bravi! Bravi! e i guerrieri dopo avere

più volte dimostrato le loro abilità con archi frecce e carri misero mano alle spade e andarono su e giù per l'arena giocando con le armi e gli spettatori stupirono per l'agilità la simmetria dei corpi la grazia la calma la fermezza la lestezza nel maneggiare spada e scudo. Poi entrarono nell'arena Vricodara e Suiodana mazze alla mano 2 montagne intimamente deliziati all'idea di poter combattere fecero appello a tutte le loro energie e barrirono come 2 elefanti inferociti che si contendono una femmina caricarono a destra e a sinistra girarono intorno per l'arena senza commettere scorrettezze: Vidura narrava a Dritarastra Cunti e Gandari le loro prodezze. Quando il re dei Curu e Bima entrarono nell'arena gli spettatori si divisero in 2 gruppi secondo la simpatia per l'uno o per l'altro e gli uni gridavano Forza re dei Curu! e gli altri Forza Bima! sicché all'improvviso ci fu un frastuono di grida che Drona parendogli d'essere in mezzo a un oceano in tempesta disse a suo figlio Asuattaman: "Trattienili tutti e 2 'sti guerrieri così abili con le armi: evitiamo che la folla provocata dal combattimento s'infiammi." Asuattaman trattenne i 2 che avevano già levato in aria le mazze e parevano 2 oceani gonfi d'onde sollevati dai venti che soffiano durante la disintegrazione universale. Drona stesso entrò nell'arena ordinò ai musicisti di fare silenzio e con voce tonante disse: "Ecco a voi Parta! che mi è più caro di mio figlio domina ogni arma è figlio nientemeno che di Indra e somiglia al fratello minore Visnu!" Argiuna aveva terminato i riti propiziatori era equipaggiato con guanti faretra frecce arco armatura d'oro fece comparsa nell'arena come una nuvola al tramonto incendiata dal sole basso fra lampi e arcobaleni. Lo videro e ne furono deliziati diedero fiato alle conchiglie e attaccarono la musica si levò un vociare: "È il figlio di Cunti quello pieno di grazia!" - "È il III dei Pandava!" - "È il figlio di Indra!" - "È il protettore dei Curu." -

"È il migliore fra gli esperti d'armi." - "È il migliore fra i virtuosi." - "È il migliore fra chi ha buone maniere: è il depositario!" A quelle esclamazioni Cunti si mise a piangere e l'acqa degli occhi si mescolava al latte dei seni bagnandole il petto. Dritarastra domandò a Vidura che era parimenti deliziato: "Perché si ode questo improvviso frastuono come di un oceano in tempesta che spacca il cielo?" "È entrato nell'arena il figlio di Pandu e Prita: Falguna armato e bardato. Perciò gridano!" "Davvero io sono stato benedetto favorito e protetto per le 3 fiamme che sono zampillate da Prita come fosse un combustibile sacro!" Quando gli spettatori eccitati si furono in qualche modo calmati Vibazu diede dimostrazione della sua scioltezza nell'uso delle armi. Con l'arma Aghneia generò fuoco con Varuna acqua con Vaiavia aria con Pargiania nuvole con Bauma terra con Parvatia monti: Antardana dissolse tutto. A momenti pareva che Argiuna fosse alto altre volte basso ora aggiogato al suo carro ora sopra ora colpiva leggero ora preciso ora fitto e ficcò 5 frecce insieme come fossero 1 dentro le fauci di un cinghiale di ferro in corsa e ne ficcò 21 nel cavo di un corno di vacca appeso a una corda dondolante: mostrò così la sua profonda abilità nel maneggiare spada arco e mazza camminando torno torno per l'arena. Terminata l'esibizione scemato l'eccitamento degli spettatori tacitati gli strumenti musicali d'improvviso si udì da dietro i cancelli un cozzar d'armi che facevano presagire potenza e forza come un tuono. Tutti pensarono: "Le montagne crollano? la terra si spacca? il cielo rimbomba dei tuoni di nembi che cozzano?" E tutti volsero gli occhi al cancello. Drona si levò in piedi circondato dai 5 fratelli figli di Prita come la Luna in congiunzione con la pentastellata Asta. Duriodana pure si levò circondato dal centinaio di fratelli con Asuattaman fra loro tutti arroganti. Duriodana teneva la mazza in pugno stava in mezzo

ai 100 con le armi levate: somigliava Purandara quando in tempi antichi combatté contro i Danava col suo esercito celeste. Quando gli spettatori attoniti fecero largo Carna entrò nell'arena come un dirupo in movimento Carna l'eroe che soggiogava le città ostili che teneva una corazza naturale e gli orecchini brillanti prese arco e spada ed entrò. Era nato da Prita che era ancora una fanciulla aveva gli occhi larghi ed era famoso come distruttore di eserciti. Era una porzione terrestre del Sole che scotta aveva l'energia e il valore di un leone o di un toro o di un elefante capobranco. Era splendido come il Sole incantevole come la Luna bruciava come il fuoco. Era stato concepito dal Sole era alto come una palma aveva tutto il vigore della gioventù era capace di uccidere un leone. Era bello e perfetto. Girò lo sguardo tutto intorno s'inchinò indifferentemente a Drona e Cripa. Tutti stavano immobili senza battere ciglio e c'era un solo pensiero: Chi è? La curiosità li agitò. Lui si rivolse con voce tonante a colui che non sapeva essere suo fratello al figlio di chi aveva sottomesso gli Asura cioè Paca cioè Indra: "Argiuna rifarò ciò che hai fatto davanti a tutti loro e lo farò meglio! Guarda e stupisci." Tutti balzarono in piedi all'istante come chiamati da qualche strumento come in effetti era. Duriodana fu pazzo di gioia. Vibazu provò vergogna e rabbia. Drona diede il permesso e Carna fece tutto quanto Parta aveva fatto prima. Duriodana con i fratelli corse ad abbracciarlo e gli disse: "Benvenuto guerriero fortebraccio! Sei stato mandato per mia buona sorte! Vivi come meglio ti aggrada: sono qui per servirti e con me tutto il regno dei Curu!" "Come fosse già così: desidero solo la tua amicizia. E desidero affrontare in duello 1 volta Argiuna." "Godiamoci insieme le cose buone della vita! Fa' del bene ai tuoi amici e calpesta le teste dei tuoi nemici." Ritenendonsi disonorato Argiuna si rivolse a Carna che stava come una rupe in mezzo ai fratelli: "L'intruso che non è benvenuto colui che parla senza essere

stato invitato imboccano una strada che sarà anche la tua perché io ti ammazzerò." "Questa arena è per tutti non solo per te! Ci sono re che ti sono superiori in energia e in realtà gli Csciatria badano solo alla potenza. Che bisogno c'è di discutere che è l'esercizio dei deboli: parla con le frecce fino a che puoi fino a che ti stacco la testa con le mie davanti al tuo maestro." Parta abbracciò rapidamente i fratelli e col permesso di Drona si fece avanti per il duello Carna pure il cielo si coprì di nembi lampeggiarono apparve l'arcobaleno di Indra linee bianche di gru in volo risero contro i nembi Indra si affacciò in apprensione il Sole aiutò disperse le nuvole nel suo spazio Falguna rimase avvolto dai nembi Carna rifulse in un amplesso di Sole. Il figlio di Dritarastra stette accanto a Carna - Bardaugia Cripa e Bisma stettero accanto a Parta. E tutti gli spettatori si divisero in 2 fazioni e anche le femmine. Cunti che sapeva svenne. Vidura con alcune attendenti la asperse con pasta di sandalo e acqua. Cunti si riebbe vide i 2 figli corazzati fu attanagliata dalla paura ma non poteva fare nulla. Cripa constatò che i 2 guerrieri stavano già con gli archi tesi conosceva doveri e regole dei duelli si rivolse a Carna: "Questo Pandava è il figlio minore di Cunti appartiene alla razza dei Caurava combatterà in duello contro di te. Ma tu pure devi rendere nota la tua genealogia i nomi dei tuoi genitori la dinastia reale di cui sei gioiello. Quando saprà questo Parta combatterà con te o meno. I figli di re non combattono con uomini di basso lignaggio." Carna si fece pallido e vizzo come un fiore di loto dopo un acquazzone violento nella stagione delle piogge. Intervenne Duriodana: "Maestro le scritture stabiliscono che 3 categorie di persone hanno diritto a essere considerate di classe regałe: quelli che sono di sangue regale gli eroi e i condottieri di eserciti. Se Falguna non vuole combattere con uno che non è un re io nomino Carna re di Anga."

E subito Carna fu fatto sedere su di un trono d'oro circondato di vasi con acqua cereali fiori e oro e i Bramana lo fecero re con i loro mantra. Tennero un parasole regale sopra la sua testa fecero schioccare code di yak tutto intorno. Quando i festeggiamenti furono terminati Carna si rivolse a Duriodana: "Cosa potrò mai darti per contraccambiare questo tuo dono di un regno? Farò qualunque cosa mi dirai!" "Desidero assolutamente la tua amicizia." "Amen." Si abbracciarono con trasporto e provarono una grande felicità. Dopo di che scese nell'arena Adirata con il suo lenzuolo cascante affannato e tremebondo attaccato a un bastone. Carna fu pieno di rispetto filiale lasciò l'arco e chinò la testa ancora bagnata per le aspersioni beneauguranti. Il carrettiere diede un'aggiustata al fondo del lenzuolo per coprire i piedi e si rivolse al figlio coronato dal successo. L'abbracciò e per l'emozione bagnò ancora la sua testa con lacrime. Guardando la scena Bima credette che Carna fosse figlio di un carrettiere e sfotté: "Oooo figlio di un carrettiere non meriti certo di essere ucciso in duello per mano di Argiuna. Prendi subito lo scudiscio che ti spetta per nascita. E visto che sei l'ultimo dei mortali non meriti certo di governare Anga: un cane non merita il burro messo davanti al fuoco sacrificale!" Carna gli fremettero appena le labbra prese un lungo respiro levò gli occhi al Deva del giorno in mezzo al cielo. Un elefante impazzito che si scuote dal folto di loto: così Duriodana uscì d'in mezzo i fratelli contro Bima: "Vricodara non puoi parlare così. La virtù cardinale di uno Csciatria è la potenza e persino uno Csciatria di basso lignaggio è un degno avversario. La genealogia degli eroi è sempre sconosciuta come le sorgenti di un grande fiume. Il fuoco che avvolge il mondo si leva dalle acque. Il fulmine che uccide i Danava è stato fatto con l'osso di un mortale che si chiama Dadici. L'illustre Deva Gua che è fatto delle porzioni di ogni

altro Deva è di genealogia incerta: chi dice che sia figlio di Aghni chi di Crittica alcuni di Rudra altri di Ganga. Ci è stato raccontato di Csciatria che sono diventati Bramana: Visuamitra e altri nati Csciatria hanno ottenuto l'eterno Brama. Drona è nato in una scodella Cripa da un cespo d'erica. Pure voi Pandava so bene come siete nati. Può una femmina di cervo partorire una tigre come Carna splendido come il sole dotato d'ogni segno di buon auspicio nato indossando una corazza naturale e un paio d'orecchini? Questo principe fra gli uomini merita il governo del mondo non solo di Anga vista la sua forza e visto il mio giuramento di obbedirgli in tutto. Se c'è qualcuno qui che trova intollerabile quanto ho fatto a Carna si provi a salire sul suo carro e piegare il suo arco anche con l'aiuto dei piedi!" Ci fu un confuso mormorio di approvazione. Intanto il sole era tramontato e allora Duriodana prese Carna per mano e lo condusse fuori dall'arena illuminata da una quantità di lampade. Anche i Pandava tornarono ai loro appartamenti accompagnati da Drona Cripa e Bisma. Anche la gente se ne andò alcuni dicendo Argiuna altri Carna e altri ancora Duriodana vincitore della giornata. Cunti era davvero felice per affetto materno poi che suo figlio Carna era diventato re di Anga. Duriodana non aveva più timore per le capacità guerriere di Argiuna: si era conquistato Carna! Carna rese molte volte grazie a Duriodana con dolci discorsi. Iudistira rimase turbato dalla certezza che al mondo non ci fosse guerriero superiore a Carna. Avendo constato che i Pandava e i figli di Dritarastra erano perfezionati nella scienza delle armi Drona pensò fosse giunto il tempo per esigere il credito di maestro. Riunì gli allievi e richiese loro il compenso sotto questa forma: "Muovete guerra al re di Panciala Drupada fatelo prigioniero e datelo a me."

"Amen." Saltarono sui carri e partirono accompagnati da lui. Massacrarono i Panciala lungo la strada e assediarono la capitale. Duriodana Carna Iuiuzu Dusasana Vicarna Gialasanda Sulociana e molti altri prìncipi rivaleggiarono fra loro durante l'offensiva irruppero nella capitale sui carri al seguito della cavalleria e corsero per le strade. Il re di Panciala uscì da palazzo con i fratelli. Era bene armato ma i Curu lanciarono una pioggia di frecce e urla guerriere ma lui gli si fece contro sul carro bianco e ricambiò con una pioggia di frecce altrettanto feroce. Prima che la battaglia avesse avuto inizio Argiuna aveva constatato lo sfoggio d'orgoglio dei prìncipi Curu e aveva detto a Drona: "Ci eserciteremo dopo che avranno mostrato il loro valore. Il re di Panciala non potrà mai essere sconfitto da alcuno di loro." Così aveva detto ed era rimasto in attesa con i fratelli a 1 chilometro dalla città. Intanto Drupada contrattaccava col feroce diluvio di frecce falcidiando i ranghi dei Curu: il suo movimento sul campo di battaglia era tanto agile nonostante stesse combattendo da solo su di 1 carro che i Curu nel panico credettero si fosse moltiplicato. Le sue frecce feroci caddero ovunque fino a che i Panciala presero a suonare l'allarme suonarono conchiglie trombe e tamburi a migliaia da tutte le case. L'esercito Panciala levò un ruggito tremendo e le vibrazioni degli archi spaccarono i cieli. Duriodana Vicarna Suvau Dirgalociana e Dusasana divennero furiosi piovvero frecce sui nemici. Drupada benché trafitto più volte continuò a falcidiare i ranghi avversari anche di più: turbinava nel campo come una ruota di fuoco le sue frecce colpirono Duriodana Vicarna persino Carna molti altri prìncipi eroici un numero incalcolabile di guerrieri spense la loro sete di battaglia. Poi tutti i cittadini piovvero sui Curu missili come nuvole che piovono gocce d'acqua sulla terra: giovani e anziani

si lanciarono in battaglia all'assalto dei Curu. A quel punto i Caurava vedendo che lo scontro era diventato paurosissimo ruppero i ranghi e scapparono urlando verso i Pandava. I Pandava udirono le grida terribili dell'esercito in rotta salutarono rispettosamente Drona e salirono sui carri. Argiuna s'affrettò a intimare a Iudistira di non entrare nello scontro e si buttò avanti tenne i 2 gemelli a proteggere le ruote del carro mentre Bimasena menava di mazza correndo avanti sul veicolo: avanzarono contro il nemico che gridava e le ruote del carro riempirono lo spazio col loro fragore. Bima sfondò i ranghi dei Panciala menando di mazza era un Macara che si getta nel mare era un altro Iama era l'oceano in tempesta faceva un boato si scagliò di contro gli elefanti era il grande distruttore li massacrò a mazzate spaccò le teste di quelle bestie giganti come montagne fecero fiumi di sangue schiantarono a terra come rocce staccate dal fulmine i Pandava abbatterono elefanti cavalli carri a migliaia massacrarono fanti e guerrieri su carri. Il pastore nei boschi sospinge col bastone un gregge sterminato senza alcuna fatica: Vricodara sospingeva i carri e gli elefanti dell'esercito nemico. Intanto Argiuna che aveva come motore il desiderio di fare cosa grata a Drona assalì Drupada con una pioggia di frecce facendolo cadere dall'elefante su cui montava. Pareva il fuoco distruttore di fine Iuga abbatteva cavalli carri elefanti a migliaia. I Panciala e gli Sringiaia risposero con un altrettanto perfetto diluvio di dardi d'ogni genere diedero un urlo e combatterono disperatamente lo scontro divenne furioso e terribile a vedersi udendo l'urlo del nemico Argiuna fu preso da rabbia e assalì l'esercito avversario con una fitta pioggia di frecce e si scagliò contro furiosamente decimandolo con rinnovato vigore. Chi vide Argiuna all'opera non rimarcò soluzione di continuità fra il movimento con cui fissava la freccia sulla corda dell'arco e il movimento con cui la freccia volava via. Si levarono alte grida fra mezzo a esclamazioni di approvazione. Poi il re dei Panciala assieme a Satiagit generalissimo dell'esercito puntò veloce verso Argiuna come un

tempo Samvara l'Asura caricò il re dei Deva. Argiuna rispose con una pioggia di frecce. Dall'esercito Panciala si levò un ruggito come quello di un leone che carica un elefante capobranco. Satiagit vide Argiuna buttarsi addosso al re dei Panciala e lo caricò a sua volta. I due guerrieri si fronteggiarono come Indra e Vali l'Asura figlio di Virociana Argiuna trafisse Satiagit con 10 frecce acuminate al che gli spettatori stettero basiti ma Satiagit non mise tempo a replicare con 100 frecce e poi Argiuna strofinò la corda dell'arco per tirare più forte e veloce spezzò in 2 l'arco dell'avversario e subito si scagliò contro il re dei Panciala ma Satiagit prese un arco più robusto e trafisse Argiuna il suo carro il carrettiere e i cavalli talché Argiuna per liberarsene in fretta e proseguire contro Drupada trafisse con innumerevoli frecce i suoi cavalli le bandiere l'arco lui e l'attendente alle sue spalle così che quello ritrovandosi con i cavalli morti e diversi archi spezzati desistette dalla battaglia. Drupada prese a piovere frecce su Argiuna che si diede a combattere furiosamente gli tagliò in 2 l'arco la bandiera che cadde giù trafisse i suoi cavalli e pure il carrettiere con 5 frecce buttò di lato l'arco estrasse la scimitarra gridò forte saltò sul carro dell'altro senza tema l'afferrò che pareva Garuda quando prende qualche grossa serpe dopo aver smosso le acque dell'oceano: le truppe dei Panciala videro e fuggirono in tutte le direzioni. Argiuna lanciò un grido trionfale e venne via dai ranghi dei Panciala avendo fatto mostra delle sua potenza guerriera di fronte a entrambi gli eserciti. I principi si gettarono per radere al suolo la capitale ma Argiuna disse: "Drupada è un ottimo re ed è imparentato con i Curu. Non uccidere i suoi soldati Bima. Portiamo solo al nostro maestro la sua ricompensa." Bimasena si trattenne dal massacro anche se la sete di guerra era forte. Tutti insieme portarono da Drona in offerta Drupada con amici e consiglieri. Drona vide Drupada umiliato e privato d'ogni avere pensò alla sua ostilità d'un tempo e gli disse: "Ti ho distrutto regno e capitale ma non temere per la vita anche

se ora è in mano al tuo nemico. Oppure adesso desideri riallaciare l'amicizia di un tempo?" Si fermò per un sorriso e proseguì: "Non temere per la vita tu che sei un re spavaldo! Noi che siamo Bramana siamo sempre inclini al perdono. L'affetto e l'amore che provo per te sono cresciuti mentre crescevamo insieme giocando nell'eremo. Quindi torno a chiedere la tua amicizia. E in dono ti restituisco la metà del regno che era tuo. Mi avevi detto che nessuno che non sia un re può essere amico di un re. È per questo che mi tengo metà del tuo regno. Tu sei re dei territori che stanno a sud del Bagirati io di quelli a nord. E se ti piace sappi che d'ora in avanti sarò tuo amico." "Sei di spirito nobile e grande valore per questo non mi sorprendi. Ti sono estremamente grato e desidero che tu mi sia amico per sempre." Drona rese libero il re dei Panciala e gli donò metà del regno durante un'allegra cerimonia di rito. Così Drupada si ritirò tristemente nella città di Campilia nella regione di Macandi sulla riva meridionale del Ganga ricca di paesi e città da dove governò i Panciala meridionali giù fino al fiume Ciarmanuati: si era convinto che non avrebbe sconfitto mai Drona con la sua sola forza Csciatria essendogli molto inferiore per potere spirituale. Così prese a vagare per il mondo alla ricerca del modo per ottenere un figlio che sarebbe stato capace di soggiogare il suo nemico Bramana. Intanto Drona risiedeva ad Aicciatra regione zeppa di paesi e città conquistata da Argiuna conferita a Drona. Iudistira fu consacrato erede al trono da Dritarastra 1 anno dopo per fare cosa gradita al popolo in considerazione della sua fermezza forza pazienza benevolenza franchezza e incrollabile onestà. In breve superò in gloria il padre per correttezza di atteggiamenti di maniere e per dedizione al lavoro. Bima studiò approfonditamente spada mazza e combattimento

su carro con Sancarsciana cioè Valarama. Quando ebbe terminato gli studi era forte come Diumazena continuò a vivere in armonia con i fratelli si diede a esercitare le sue abilità. Argiuna divenne celebre nell'uso delle armi per la saldezza di presa per l'agilità la mira e per l'eccellenza nell'impiego di armi Csciura Naracia Vala Vipata e in realtà di ogni genere di armi dritte curve o pesanti. Drona assicurò che non c'era al mondo suo eguale in leggerezza di mano e complessiva eccellenza. Un giorno Drona parlò ad Argiuna davanti a tutti i prìncipi Caurava: "C'era un discepolo di Agastia nella scienza delle armi chiamato Aghniversa: divenne mio maestro e io suo discepolo. Per via di meriti ascetici ottenni da lui l'arma Bramasira che non può mai essere lanciata invano perché è come un fulmine che può incenerire il mondo intero. Ho fatto in modo che adesso quell'arma possa passare da discepolo in discepolo. Quando me la diede il maestro mi disse: Non lanciare mai quest'arma contro uomini in particolare se sono poveri di energia. Tu hai ottenuto quest'arma divina. Nessun altro la merita. Ma rispetta l'ordine di Aghnivesa Risci. E guarda Argiuna adesso dammi la ricompensa che mi spetta come maestro alla presenza di questi tuoi cugini e parenti." Argiuna promise che gli avrebbe dato ciò che avesse chiesto al che Drona gli disse: "Tu che sei scevro di peccato dovrai combattere contro di me quando io combatterò contro di te." Argiuna giurò toccò i piedi del maestro e partì verso nord. Allora si levò un grido fortissimo che coprì il mondo intero fino ai mari che non esisteva al mondo arciere pari ad Argiuna. In effetti Argiuna acquisì capacità straordinarie negli incontri di mazza e di spada e su carro e con l'arco. Saadeva ottenne da Vriaspati guida spirituale dei Deva l'intera scienza dell'etica e continuò a vivere sotto il controllo dei fratelli.

Nacula che era il favorito dei suoi fratelli divenne conosciuto come abile guerriero e grande guerriero su carro un ati-ratha. In effetti Argiuna e gli altri principi Pandava divennero così potenti da uccidere in guerra il grande Sauvira che aveva portato a termine un sacrificio di 3 anni indisturbato dalle scorribande dei Gandarva. Argiuna riuscì ad assoggettare anche il re dei Ianava impresa che non era riuscita neppure a Pandu. Fece sentire il filo del suo potere anche a Vipula re dei Sauvira che aveva sempre mostrato mancanza di rispetto verso i Curu. E col suo arco represse l'orgoglio del re Sumitra di Sauvira conosciuto anche col nome di Dattamitra che aveva cercato risolutamente di affrontarlo in duello. Solo a bordo di 1 carro accompagnato da Bima assoggettò tutti i re dell'Est con i loro 10'000 carri. Allo stesso modo assoggettò tutto il Sud inviando al regno dei Curu un bottino enorme. Conquistando i territori di altri re estese i domini del regno. Ma Dritarastra divenne così ansioso che non dormiva: vedendo il valore immenso e la forza dei Pandava i suoi sentimenti nei loro confronti si avvelenarono improvvisamente. L'ansia lo ridusse ad uno stato miserabile. Decise di consultarsi col più notabile fra i suoi ministri Canica esperto di scienze politiche. "I Pandava crescono in potenza giorno dopo giorno. Sono geloso oltre ogni dire. Devo restare in buoni rapporti o posso fargli guerra? Canica parla schiettamente farò ciò che mi dirai.” Canica disse: Ascoltami re scevro da peccato e non arrabbiarti per ciò che dirò. Un re deve sempre stare con la mazza alta pronto a colpire quando necessario e sempre crescere il proprio valore. Deve

evitare qualunque passo falso sempre scrutare il nemico e prendersi vantaggio di ogni suo passo falso. Se è sempre pronto a colpire lo temono tutti quindi deve sempre essere pronto a castigare. Deve avere una condotta tale per cui il nemico non possa individuare punti deboli ma deve identificare i punti deboli del nemico e distruggerlo. Deve sempre tenere celati i mezzi e i fini come la tartaruga tiene al riparo il corpo: deve nascondere alla vista degli altri le proprie debolezze. Se intraprende un'azione deve sempre portarla a termine: una spina che non sia stata estratta interamente produce infezione. Uccidere un nemico che dà fastidio è sempre encomiabile. Se si tratta di un nemico di grande valore è bene aspettare che si trovi in mezzo a difficoltà disastrose e allora lo si uccida senza scrupoli. Anche se si tratta di un grande guerriero si deve attendere che venga la sua ora disastrosa e allora si potrà metterlo in fuga. Non bisogna mai prendersi gioco del nemico per quanto disprezzabile sia: una scintilla può ridurre in cenere la foresta più grande se solo può appiccarsi da lì a lì vicino. Un re dovrà talvolta fingere di essere cieco o sordo se sarà nella condizione di non poter castigare: dovrà pretendere di non aver rilevato le colpe che esigono castigo fare come se il proprio arco fosse di paglia ma deve sempre stare allerta come un cervo che dorma nel bosco. Quando ha il nemico in pugno deve distruggerlo con ogni mezzo palese o segreto che sia: non deve concedergli grazia neppure se la implora. Se necessario deve spendere denaro per distruggere il nemico o chi lo ha offeso perché uccidendolo potrà stare meglio: un morto non fa' paura. Deve distruggere le 3 e 5 e 7 risorse dei nemici: le radici e i rami e poi gli alleati e i partigiani: alleati e partigiani non possono sussistere se i nemici principali vengono distrutti - rami e ramoscelli non possono sopravvivere se vengono strappate le radici. Deve serbare segreti mezzi e fini sorvegliare il nemico individuarne i punti deboli sempre governare sorvegliando con ansia il nemico. All'inizio deve accattivarsi il nemico alimentando con offerte il fuoco perpetuo vestendo abiti scuri

tenendo i capelli sudici dormendo su pelli di animali - una volta guadagnata la fiducia del nemico deve saltargli addosso come un lupo. È stato detto che per acquisire ricchezze è lecito persino affettare santità da usare come un bastone uncinato con cui piegare il ramo carico di frutti maturi e coglierli. Parimenti deve fare il re per distruggere il nemico deve procedere secondo il principio di selezione portare il nemico sulle spalle fino al momento giusto per scaraventarlo giù e spaccarlo in mille pezzi come un vaso di terracotta tirato violentemente contro la roccia. Non deve mai allentare la presa sul nemico neppure se quello usa toni pietosi non deve avere pietà deve ucciderlo subito. Deve ucciderlo o mostrandosi conciliante o elargendo soldi o separando gli alleati o impiegando la forza o insomma con qualunque mezzo in suo possesso. Ascolta la storia di uno sciacallo che in tempi antichi abitava la foresta ed era esperto di scienze politiche. C'era una volta uno sciacallo saggio sempre attento ai propri interessi che viveva in compagnia di 4 compagni una tigre un topo una volpe e una mangusta. Un giorno videro nei boschi un cervo che non riuscivano a prendere perché era troppo veloce e forte allora fecero una riunione per consultarsi. Iniziò a parlare lo sciacallo: "La tigre ha provato a prendere questo cervo ma non è riuscita perché è giovane è veloce è furbo. Mandiamo il topo a mangiargli i piedi mentre dorme. A quel punto la tigre potrà prenderlo così lo mangiaremo tutti insieme e faremo un bel festino." Si misero al lavoro con estrema cautela. Il topo mangiò i piedi al cervo e la tigre lo uccise. Vedendo al suolo il corpo immobile del cervo lo sciacallo disse: "Siate benedetti! Andate a fare le vostre abluzioni intanto io resto di guardia." Andarono tutti al fiume. Lo sciacallo rimase ad aspettarli meditando sul da farsi. Per prima tornò la tigre che trovò lo sciacallo sprofondato in meditazione. "Perché sei così triste tu che sei saggio? Sei il più intelligente di

tutti. Oggi festeggiamo banchettando su questa preda." "Senti ciò che ha detto il topo: ha detto Al diavolo la forza del re degli animali! Ho ucciso io questo cervo. Sarà merito mio se oggi potrà sfamarsi. È così spaccone che mi è passata la voglia di mangiare." "Se davvero il topo ha detto così da oggi mi sveglio: ucciderò le creature che vagano per la foresta con le mie solo forze e me le magerò da solo." E se ne andò. Poco dopo sopraggiunse il topo. Lo sciacallo gli disse: "Sia tu benedetto topo ma ascolta ciò che ha detto la mangusta ha detto La carne di questo cervo è avvelenata perché la tigre l'ha azzannata. Io non la mangio. D'altronde se mi permetti sciacallo ucciderò il topo e banchetterò con lui." Il topo si allarmò e corse dentro alla sua tana. In quel momento arrivò il lupo e lo sciacallo gli disse: "Il re degli animali si è arrabbiato con te. È sicuro di avere la meglio su di te. Sta per arrivare con sua moglie. Fa' come meglio credi." In questo modo lo sciacallo si liberò anche del lupo ghiotto di carne: si fece piccolo e fuggì. Infine giunse la mangusta. E lo sciacallo le disse: "Sono così forte che ho sconfitto e messo in fuga gli altri. Combatti con me e poi mangiati la carne che vuoi." "Se la tigre il lupo e il topo furbo che sono eroi sono stati battuti da te tu sei eroe ancora di più. Non voglio combattere con te." E anche la mangusta se ne andò. Sicché essendosene andati tutti lo sciacallo poté mangiarsi il cervo da solo godendosi il successo della sua politica. Se un re si comporta così sarà felice. Deve tenere sotto controllo il timido alimentandone le paure il valente usando l'arte della conciliazione l'invidioso elargendogli doni i pari e gli inferiori dando dimostrazione del proprio valore. Al di là di tutto quanto detto sin qui ascolta queste altre cose che ti dico ora.

Se un tuo figlio amico fratello se tuo padre il tuo maestro spirituale o chiunque altro diventa tuo nemico se desideri la prosperità uccidilo senza scrupoli. Usa maledizioni incantamenti elargizioni veleni inganni ma il nemico devi ucciderlo. Non devi mai ignorarlo per disprezzo. Se ambo le parti sono alla pari ed il successo incerto colui che agirà con diligenza crescerà. Deve essere punito persino il maestro spirituale se risulta essere inutile non sa cosa va fatto e cosa no usa strade viziose. Se sei arrabbiato mostra di non esserlo parla con il sorriso sulle labbra non riprendere mai alcuno con rabbia parla con parole leggere prima di colpire e anche mentre stai colpendo. Dopo che hai colpito compatisci la vittima mostra dolore per la sua perdita versa pure qualche lacrima. Conforta il tuo nemico con un atteggiamento conciliante generoso e morbido ma colpiscilo appena sgarra. Colpisci pure chi offende odiosamente perché vive secondo virtù ma il garbo della virtù copre le sue offese come nuvole nere coprono i monti. Brucia la casa di colui che punisci con la morte. Non permettere che abitino nel tuo regno mendicanti atei o ladri. Distruggi il tuo nemico in qualunque modo ti sia possibile con una sortita improvvisa con una guerra col veleno corrompi i suoi alleati o elargisci denaro. Puoi essere tremendamente crudele. Devi affilare i denti per avere un morso letale. E quando colpisci devi farlo in modo che non possa mai più rialzare la testa. Devi sempre temere anche chi non ispira alcun timore per non parlare di chi invece ne ispira perché se è sufficientemente potente il primo potrebbe annientarti essendo tu impreparato. Allo stesso modo non devi fidarti di chi non ispira fiducia ma neppure troppo di chi invece sì perché se coloro in cui confidi fossero in realtà tuoi nemici certamente ti annienterebbero. Pima dovrai testarne la fiducia e poi dovrai impiegare spie sia nel tuo regno che in quelli degli altri. Le tue spie in missione all'estero dovranno essere abili dissimulatori ed avere aria da asceti. Dovranno appostarsi nei giardini nei luoghi di svago nei templi in tutti i luoghi sacri nelle sale da tè per le strade affianco ai 18 Tirta (il ministro il primo sacerdote

l'erede presunto il comandante in capo i guardiani di corte gli attendenti di palazzo il carceriere il supervisore in capo il primo tesoriere l'esecutivo capo il capo della polizia il primo architetto il ministro della giustizia il presidente del consiglio il capo del dipartimento punitivo il comandante della fortezza quello dell'arsenale quello delle guardie di frontiera quello della forestale) e dovranno appostarsi nei luoghi di sacrificio vicino ai pozzi sulle montagne nei fiumi nelle foreste e dovunque la gente si riunisca. Sii sempre umile nell'eloquio ma tieni il cuore affilato come un rasoio. Anche mentre stai facendo qualcosa di terribile e crudelissimo parla sempre col sorriso. Se desideri la prosperità devi adottare tutte le arti l'umiltà il giuramento la conciliazione venerare i piedi degli altri chinando il capo ispirare speranza e roba del genere. Chi è esperto di politica è come un albero fiorito che non porta frutti o se li porta stanno molto in alto non raggiungibili da terra e se alcuni sono maturi bisogna fare in modo che appaiano acerbi. Chi si comporta così non appassisce mai. Virtù ricchezza e piacere hanno i loro effetti buoni o cattivi strettamente interconnessi. Bisogna fare in modo di estrarre gli effetti buoni evitando quelli cattivi. Chi pratica la virtù incessantemente è reso infelice dal desiderio di ricchezza e dalla mancanza di piacere. Chi persegue la ricchezza è a sua volta infelice perché desidera le altre 2 cose. E chi insegue il piacere soffre perché gli mancano virtù e ricchezza. Quindi dovresti perseguire virtù ricchezza e piacere in modo da non averne a soffrire in alcun modo. Dovresti consultarti con i Bramana schiettamente con umiltà e attenzione senza gelosia sollecito nel voler raggiungere i tuoi scopi. Se cadi devi in ogni modo rialzarti gentilmente o violentemente dopo di che devi praticare la virtù. Chi non ha mai sofferto alcuna calamità non potrà mai avere la prosperità: lo si vede bene nelle vite di coloro che sopravvivono alle calamità. Chi è afflitto dal dolore dovrebbe essere consolato raccontandogli storie dei tempi antichi come quelle di Nala e Rama. Chi ha il cuore distrutto dal dolore dovrebbe essere consolato con la speranza di futura

prosperità. Chi è sapiente e saggio dovrebbe essere consolato rendendogli servigi. Chi avendo concluso un trattato con un nemico riposa come non ci fosse altro da fare finisce come quello che si sveglia e cade giù dalla cima dell'albero dove si era messo a dormire. Un re deve sempre tenere per sé le proprie decisioni senza tema di essere calunniato e mentre spia ogni cosa con gli occhi dei propri agenti deve fare in modo di nascondere le proprie emozioni agli occhi delle spie nemiche. Il pescatore per arricchirsi pesca i pesci e li uccide: un re non si arricchirà mai senza strappare gli organi vitali del nemico e senza un po' di crudeltà. Devi annientare la potenza del nemico espressa nel suo esercito come si fa con le erbacce arando e falciando con le malattie la fame e la sete. Chi vuole qualcosa non si avvicina per amore a chi la ha e quando la ha ottenuta non ha bisogno di restare vicino a chi si è occupato di fargliela avere quindi quando fai qualcosa per qualcuno non farla fino in fondo lascia sempre qualcosa che possa ancora volere in modo da poterti servire di lui. Chi desidera prosperità deve mettere insieme diligentemente alleanze e mezzi e portare avanti con cura le guerre e deve farsi guidare sempre dalla prudenza. Un re prudente agisce sempre in modo che amici e nemici nessuno sappia mai in anticipo i motivi delle sue azioni. Vengano a sapere ogni cosa solo ad azione intrapresa o già terminata e si potrà agire come si avesse paura solo fino a che non ci sia pericolo ma quando si è nel mezzo della mischia ci si deve battere con coraggio. Chi si fida di un nemico che è stato soggiogato a forza si tira la morte addosso come un granchio femmina quando procrea. Devi affrontare sempre le questioni future come fossero già in atto e prendere misure per risolverle in tempo altrimenti rischierai di trascurare punti importanti quando ti troverai nel mezzo delle questioni con la fretta di risolverle e in mancanza di calma. Chi è desideroso di prosperità deve sempre agire con prudenza adattando le misure al luogo e al tempo. Deve agire tenendo conto che il destino è regolabile dai mantra e dai riti sacrificali e inoltre tenere conto di virtù

ricchezza e piacere. È risaputo che tenere in considerazione tempi e luoghi dà ottimi risultati. Il nemico non va mai dsprezzato neppure quando è insignificante perché potrebbe crescere in fretta come una palma che allarga le radici o come una scintilla nel folto della foresta che può rapidamente trasformarsi in un incendio esteso. Come un fuocherello alimentato gradualmente con fascine diventa presto capace di consumare grossi ceppi così colui che aumenta il proprio potere stringendo alleanze e amicizie diventa presto capace di soggiogare il più formidabile nemico. Devi differire a lungo la speranza che dai al tuo nemico prima di metterla in atto e quando viene il momento giusto inventa qualche altro pretesto per differirla ancora mostra come quel pretesto sia fondato su una qualche ragione e come quella sia fondata su qualche altra ancora. In riferimento al distruggere i nemici i re devono sempre assomigliare a rasoi: devono essere impietosi come i rasoi sono affilati nascondere gli intenti come i rasoi stanno al riparo in custodie di pelle colpire quando ce n'è l'opportunità come i rasoi sono impiegati nelle giuste occasioni ranzare via i nemici con tutti i loro alleati e seguaci come i rasoi radono la testa o il mento senza lasciare un solo pelo. Tu che supporti la dignità dei Curu comportandoti nei confronti dei Pandava e degli altri secondo i dettami della politica agisci in modo da non doverti pentire un domani. So bene che sei dotato di ogni benedizione e possiedi tutti i segni di buona sorte. Dunque proteggiti dai figli di Pandu! Loro sono più forti dei cugini tuoi figli. Quindi ti dico chiaramente cosa dovresti fare. Ascoltami insieme ai tuoi figli e dopo avermi ascoltato fa' ciò che serve. Agisci in modo che non ci siano rischi per te dai Pandava. Adotta le misure consonanti con la scienza politica in modo da non dolertene in futuro. Canica parlò così poi tornò a casa sua e Dritarastra restò triste e pensieroso.

Allora Sacuni Duriodana Dusasana e Carna cospirarono. Con il benestare di Dritarastra risolsero di uccidere in un incendio Cunti e i figli. Ma Vidura era capace di leggere nei cuori e comprese le intezioni di quelle male persone semplicemente osservando i loro contegni. Era scevro da peccato era illuminato dalla vera conoscenza era devoto al bene dei Pandava e concluse che Cunti con i figli dovevano fuggire. Procurò una barca robusta a sufficienza per fronteggiare il vento e le onde e disse a Cunti: "Dritarastra è nato per distruggere la fama dei discendenti Curu. È malvagio e sta per gettare via l'eterna virtù. Ho preparato sul fiume una barca capace di resistere al vento e alle onde. Sfuggi coi bambini alla rete mortale che vi hanno chiuso intorno." Cunti soffrì profondamente prese i bimbi salì in barca e salpò sul Gange. Seguendo il consiglio di Vidura lasciarono poi la barca presero le ricchezze che erano state assegnate loro dai loro nemici mentre stavano a Varanavata e si addentrarono al sicuro nei boschi. Ma durante l'incendio della casa di lacca che era stata preparata per distruggere i Pandava morì una femmina Nisciada con il figlio che vi si erano recati per qualche motivo. Insieme a loro morì anche Purociana che aveva progettato quella casa uno dei peggiori Mlecicia uno sciagurato. Fu così che i figli di Dritarastra restarono delusi e i Pandava si salvarono con la madre grazie al consiglio di Vidura. Ma gli abitanti di Varanavata non sapevano che si erano salvati e alla vista dell'incendio si disperarono. Mandarono messaggeri al re Dritarastra per riportare l'accaduto. Gli dissero: "Hai ottenuto ciò che volevi sopra ogni cosa! Finalmente sei riuscito ad uccidere i Pandava! Adesso che puoi goditi con i tuoi figli il tuo regno!" Dritarastra e figli affettarono grande dolore e resero gli onori estremi ai Pandava insieme con i parenti inclusi Vidura e Bisma. Adesso racconto questa storia per intero.

Duriodana si fece triste e pensieroso perché vedeva che Bima era più forte di tutti e che Argiuna era esperto di armi a un grado di eccellenza. Carna e Sacuni tentarono in vari modi di uccidere i Pandava che riuscirono sempre a scamparla e mai ne parlarono con alcuno come suggerito da Vidura. Il popolo vedeva la perfezione dei figli di Pandu parlava sempre di loro cominciava a indicare il primogenito Iudistira come in possesso di tutte le qualità per governare il regno. "Anche se Dritarastra ha l'occhio della conoscenza però è nato cieco e quindi non ha ottenuto il regno. Com'è che ora può essere re? D'altronde Bisma ha rinunciato molto tempo fa alla sovranità e adesso non l'accetterebbe mai. Quindi dobbiamo installare sul trono il primogenito dei Pandava che è giovane che è esperto di guerra e di Veda che è sincero e gentile. Lui venera Bisma e Dritarastra e certamente manterrà entrambi insieme ai figli del secondo e darà loro ogni possibile gioia." Duriodana ascoltò questi discorsi dei partigiani di Iudistira e se ne angustiò se ne afflisse non poté toglierseli dalla testa s'infiammò di gelosia si recò da Dritarastra lo trovò solo lo salutò con reverenza e angustiato che il popolo parteggiasse per Iudistira gli disse: "Padre ho sentito che il popolo dice cose di pessimo auspicio: passano sopra a te e Bisma e vogliono che diventi re il figlio di Pandu e Bisma darà il benestare perché non vuole governare. Dunque pare che il popolo sia in procinto di arrecarci grave offesa. A suo tempo Pandu ottenne il regno per via delle sue perfezioni mentre tu che sei cieco non lo ottenesti sebbene fossi assolutamente qualificato per ottenerlo. Se oggi il figlio di Pandu riceve il regno in eredità da Pandu suo figlio lo riceverà da lui e il figlio del figlio dal figlio e così il regno resterà in mano ai discendenti di Pandu e così noi e i nostri figli resteremo esclusi dalla linea reale e tutti quanti ci mancheranno di rispetto. Dunque adotta provvedimenti per evitarci sofferenze eterne e che noi si dipenda da altri per il cibo. Se tu avessi ottenuto la sovranità tempo fa di certo sarei stato il tuo successore anche se

il popolo fosse stato sfavorevole.” Dritarastra che vedeva solo attraverso la conoscenza ascoltando il figlio ripensò a tutto quanto Canica gli aveva detto si strusse di dolore e la mente gli vacillò. Duriodana Carna Sacuni e Dusasana tennero consiglio. Duriodana disse a Dritarastra: "Trova qualche buon pretesto per mandare i Pandava a Varanavata: così non avremo più nulla da temere da loro." Dritarastra riflettè brevemente e replicò: "Pandu si è sempre comportato come doveva verso tutti i suoi parenti in particolar modo verso di me. Si interessò pochissimo delle gioie terrene anzi devotamete diede tutto a me persino il regno. Suo figlio è votato alla virtù quanto lui ed è perfetto in tutto è celebre in tutto il mondo è il favorito del popolo ha alleati: come possiamo forzarlo ad abbandonare il suo regno ancestrale? Pandu si è preso cura di consiglieri soldati figli nipoti e li ha mantenuti: se ora agiamo contro Iudistira la gente che aveva tratto benefici da Pandu non cercherà di ucciderci?" "Verissimo ma se ci accattiviamo quella gente con ricchezze e onori al momento della prova si schiereranno dalla nostra. Oggi abbiamo il controllo del tesoro e dei ministri. Devi solo allontanare con qualche pretesto gentile i Pandava e mandarli a Varanavata. Dopo che sarò stato nominato re potranno anche tornare." "È il mio stesso pensiero. Ma essendo così peccaminoso non ho mai osato esprimerlo. Né Bisma né Drona o Csciattri o Cripa approverebbero l'esilio dei Pandava per loro non c'è differenza nei Curu fra noi e i Pandava se agissimo in questo modo non meriteremmo di essere uccisi dai Curu da questi illustri virtuosi e da tutto il mondo?" "Nella contesa Bisma resterebbe neutrale perché è egualmente affezionato a loro come a noi. Asuattaman è dalla mia parte dunque anche Drona suo padre e anche Cripa che deve stare dalla loro parte e non lascerebbe mai né Drona né Asuattaman che è figlio di sua sorella. Csciattri cioè Vidura dipende da noi per il sostentamento anche se segretamente parteggia per loro

ma si schieri pure con loro non può farci alcun male. Quindi esilia i Pandava a Varanavata senza timore. Anzi fa' in modo che partano oggi stesso. Così riuscirai a spegnere questa sofferenza che mi divora come un fuoco che si prende il mio sonno e mi dilania il cuore come una punta tremenda." Duriodana e fratelli presero ad accattivarsi i favori della gente distribuendo ricchezze e onori intanto consiglieri scaltri cominciarono a parlare a corte di Varanavata descivendolo come un incantevole paese citando la sagra di Pasupati cioè Siva che era appena iniziata e il grande concorso di gente e le magnifiche processioni fra le più belle mai viste lussuosamente ornate che stregavano i cuori di tutti gli spettatori talché ai Pandava venne voglia di visitare il delizioso paese e quando Dritarastra lo venne a sapere disse loro: "Questa mia gente ha sempre parlato di Varanavata come di un paese incantevole quindi se vi è venuta voglia di andare a vedere la sagra andateci pure insieme ai vostri seguaci e agli amici e spassatevela come fanno i Deva fate dono di perle e gemme ai Bramana e ai musici divertitevi qualche tempo quanto vi pare come fanno i Deva e poi quando vorrete tornerete ad Astinapura." Iudistira comprese perfettamente le intenzioni di Dritarastra ma ritenendo la propria posizione debole e pochi i propri sostenitori rispose con un: "Amen." Poi si rivolse a Bisma Vidura Drona Valica Somadatta Cripa Asuattaman Burisravas agli altri consiglieri ai Bramana agli asceti ai sacerdoti al popolo e a Gandari e parlò lentamente e umilmente: "Per ordine di Dritarastra noi con i nostri amici e seguaci ce ne andiamo a Varanavata che è una cittadina deliziosa e vivace. Congedateci allegramente con la benedizione che non saremo mai toccati dal peccato." I capi Caurava li benedissero allegramente:

"Vi auguriamo che tutti gli elementi vi assistano durante il vostro viaggio e che nulla di male vi capiti." I Pandava intrapresero i riti propiziatori per ottenere la loro parte di regno e partirono per Varanavata. Duriodana fu molto contento convocò in privato il consigliere Purociana gli afferrò la mano destra e disse: "Questo mondo così ricco è mio. Ma è altrettanto tuo. Dunque devi proteggerlo. Non ho consigliere più fidato di te. Dunque segui il mio avviso e stermina i miei nemici con qualche astuto stratagemma. Fa' come ti dico. I Pandava hanno seguito gli ordini di Dritarastra e si sono recati a Varanavata dove devono divertirsi durante i festeggiamenti. Fa' quel che devi per raggiungere Varanavata oggi stesso con un carro con muli veloci. Fa' erigere un palazzo vicino all'arsenale che sia costruito con materiali di lusso e lussuosamente ammobiliato supervisiona con cura la costruzione che sia costruito con canapa e resina e tutti materiali infiammabili e che le pareti siano intonocate con una pasta fatta mescolando terra burro olio grasso e tanta lacca e che siano sparsi tutto in giro per la casa canapa olio burro lacca e legno ma in modo che nessuno neppure i Pandava neppure scrutando con attenzione possano accorgersene e concludere che il palazzo sia altamente infiammabile. Fa' che i Pandava ci si insedino con Cunti e tutti gli amici dopo che li avrai accolti e onorati con grande reverenza. Arreda il palazzo con poltrone mobili e letti costruiti dai migliori artigiani: Dritarastra non deve avere ragioni per lametele. Fa' in modo che nessuno a Varanavata sappia nulla prima che noi si raggiunga l'obiettivo. Fatti sicuro che i Pandava dormano tranquillamente senza timori e allora da' fuoco al palazzo cominciando dalla porta esterna. I Pandava dovranno morire carbonizzati ma la gente dirà che sono morti per disgrazia nell'incendio del palazzo." "Amen." Purociana corse a Varanavata su di un carro con muli veloci e

fece tutto qanto Duriodana gli aveva ordinato. Intanto i Pandava montavano su carri trainati da cavalli veloci come il vento dopo aver toccato i piedi di Bisma Dritarastra Drona Cripa Vidura e degli altri anziani Curu con grande sconforto e dopo avere riverito tutti i vecchi abbracciato i pari ricevuto gli addii persino dei bambini preso commiato da tutte le venerabili signore nelle loro case camminato attorno a loro detto addio a tutta la gente: partirono per Varanavata sempre intenti ai loro voti. Vidura insieme ad altri tori fra i Curu e anche il popolo seguirono afflitti quelle tigri fra gli uomini per qualche tempo e qualcuno prese a dire: "Re Dritarastra ha uno spirito malvagio non è imparziale non tiene lo sguardo fisso sulla virtù. Né Iudistira che è impeccabile né Bima il più forte del mondo né Argiuna il più giovane dei 3 figli di Cunti si macchierebbero mai della colpa di una rivolta e se loro resteranno quieti come potrebbero mai fare alcunché i figli di Madri? Dritarastra non può tollerarli perché ha ereditato il regno da loro padre. Come è che Bisma dà il benestare a questo atto gravemente ingiusto se egli stesso soffre per l'esilio dei Pandava in quel posto dannato? Vicitraviria e Pandu si sono sempre occupati di noi come fossero padri. Ma ora che Pandu è salito in cielo Dritarastra non sopporta che questi prìncipi stiano affianco ai suoi figli. Noi che disapproviamo questo esilio dovremmo lasciare questa città eccellente e le nostre case per stare insieme a Iudistira dove andrà." Iudistira era altrettanto afflitto e dopo aver riflettuto rispose: "Il re è nostro padre è degno di rispetto è la nostra guida spirituale ed è nostro superiore. Abbiamo il dovere di obbedirgli con cuore scevro da sospetti quali che siano i suoi ordini. Voi siete i nostri amici. Camminateci intorno fateci felici con le vostre benedizioni e tornate alle vostre case. Farete tutto quanto ci sarà gradito e di beneficio quando verrà il momento per voi di fare qualcosa per noi." Così disse e così fecero.

Vidura era esperto di etica e desiderava mettere all'erta Iudistira: quando se ne furono andati gli si rivolse usando la lingua dei Mlecicia che anche lui conosceva ma nessun altro. "Chi comprende i piani che i nemici elaborano secondo le strategie della scienza politica deve agire in modo da scampare il pericolo. Chi sa che esistono armi affilate capaci di tagliare il corpo senza essere d'acciaio e comprende anche i modi per difendersene non sarà mai ferito dal nemico. Vive chi protegge se stesso sapendo che né quello che incenerisce paglia e legno né quello che secca la rugiada possono bruciare le creature che vivono in un buco nel fondo di un bosco. Chi è cieco non vede la strada non sa dove sta andando. Chi non ha fermezza non prospererà. Ricorda sempre queste cose e sta vigile. L'uomo che riceve dal nemico un'arma che non è acciaio può fare come lo sciacallo che sfugge all'incendio della tana perché l'ha dotata di più uscite. Viaggiando l'uomo apprende la scienza delle strade le stelle gli danno la certezza della direzione dominando i 5 sensi non sarà mai sconfitto dal nemico." "Ho capito." Vidura camminò attorno ai Pandava disse loro addio e fece ritorno a casa. Dopo che tutta la gente compresi Bisma e Vidura ebbero smesso di seguirli e se ne furono andati Cunti avvicinò Iudistira e gli disse: "Non abbiamo capito cosa ti ha detto Csciattri e cosa gli hai risposto in mezzo a tanta gente usando parole e voce così indistinti che pareva quasi non vi foste detti nulla. Se possiamo saperlo vorrei che me lo dicessi." "Vidura mi ha detto che il palazzo edificato per ospitarci a Varanavata è stato costruito con materiali altamente infiammabili. Mi ha detto che dovrò approntare una via di fuga e che coloro che dominano i propri sensi possono governare il mondo intero. Gli ho risposto che ho capito."

I Pandava partirono il XVII giorno del mese di Falguna mentre la stella Roini era ascendente e quando arrivarono a Varanavata videro la città e la gente. La gente aveva saputo del loro arrivo era entusiasta era salita su migliaia di veicoli d'ogni genere aveva portato con sé ogni cosa di buon auspicio come indicato dai Sastra per ricevere quei grandi uomini e s'era fatta loro incontro benedicendo Cunti e figli con esclamazioni di Vittoria e stringendosi loro intorno. Iudistira risplendeva in mezzo come Indra che tiene il fulmine circondato dai Deva. Fra la gente che dava loro il benvenuto e loro che contraccambiavano entrarono a Varanavata addobbata a festa. Come prima cosa si recarono presso le residenze dei Bramana intenti ai loro doveri dopo di che a quelle dei funzionari della città poi dei Suta e dei Vaisia e poi persino dei Sudra infine acclamati da tutta la gente seguirono Purociana che li precedeva verso il palazzo che era stato edificato per loro: qui Purociana fece servire loro cibo acqua letti tappeti tutto di prima classe e altamente apprezzabile. I Pandava vissero lì lussuosamente vestiti adorati da Purociana e dalla gente di Varanavata. Trascorse 10 notti Purociana parlò loro della casa chiamata La casa benedetta che in realtà era la casa maledetta. Vi entrarono come i Guiaca erano entrati nel palazzo di Siva sul monte Cailasa. Iudistira ispezionò la casa e disse a Bima che era davvero fatta di materiali infiammabili. Annusò l'odore di grasso mescolato a burro e lacca e disse a Bima: "Questa casa è costruita davvero con materiali infiammabili! È evidente che il nemico ha fatto costruire questa casa da artigiani abili e fidati che hanno fatto un lavoro raffinato dopo essersi procurati canapa resine erica paglia bambù ed averli imbevuti di burro. Questo sciagurato d'un Purociana agisce secondo le istruzioni di Duriodana e sta qui per darmi fuoco non appena mi vedrà calare la guardia. Ma Vidura sapeva di questo pericolo e mi ha avvisato anzi tempo sapeva tutto il nostro zio più giovane che desidera il nostro bene e così ci ha avvisato che questa casa

è pericolosa è stata costruita in gran segreto da sciagurati al servizio di Duriodana.” "Se sai che questa casa è così infiammabile sarebbe meglio tornare dove ci siamo acquartierati inizialmente." "Sono dell'avviso che dovremmo continuare ad abitare qui apparentemente senza sospetto ma con ogni precauzione e tutti i sensi all'erta e cercando qualche sistema per fuggire. Se Purociana comprendesse dal nostro comportamento che abbiamo compreso le sue intenzioni potrebbe decidere di affrettare le cose e bruciarci all'improvviso. In effetti Purociana si preoccupa poco di peccare. Sta qui per eseguire le istruzioni di Duriodana. Se venissimo uccisi bruciati nostro nonno Bisma si arrabbierebbe? Perché dovrebbe mostrare la sua rabbia quando in tal modo i Caurava si arrabbierebbero con lui? Oppure forse si arrabbierebbe davvero considerando un atto virtuoso indignarsi contro un atto così peccaminoso. Comunque se fuggissimo di qui per paura di essere bruciati Duriodana ci farebbe uccidere dalle sue spie pur di ottenere il regno. Noi non abbiamo rango né potere Duriodana ha entrambi. Noi non abbiamo amici né alleati lui sì. Noi non abbiamo ricchezze lui ha a disposizione la tesoreria. Quindi riuscirà certamente a distruggerci avendo a disposizione i mezzi adeguati. Quindi dobbiamo ingannare Purociana e Duriodana se necessario camuffandoci dobbiamo condurre una vita di caccia vagando in giro per il mondo dobbiamo conoscere ogni sentiero per poter sfuggire ai nostri nemici dobbiamo oggi stesso far scavare un passaggio sotterraneo in camera nostra segretamente se facciamo così e lo teniamo segreto a chiunque non moriremo mai bruciati. Vivremo qui faremo ogni cosa necessaria per salvarci ma lo faremo di modo che nessuno né Purociana né la gente di Varanavata nessuno venga a scoprirlo." Arrivò di nascosto un amico di Vidura esperto di scavi. "Mi manda Vidura sono un minatore esperto sono qui per servire i Pandava ditemi cosa devo fare Vidura si fida di me e

mi ha detto di venire da voi per aiutarvi cosa devo fare Purociana darà fuoco alla porta di casa vostra la XIV notte di questa quindicina di luna calante perché vuole uccidervi assieme a vostra madre secondo le istruzioni del figlio di Dritarastra. Vidura ha parlato con te Iudistira nella lingua dei Mlecicia e tu gli hai risposto nella stessa lingua. Racconto questi particolari per presentare le mie credenziali." "So che sei un caro e fidato amico di Vidura. Non c'è nulla che lui non sappia. Così come sei suo amico sei anche nostro. Non fare differenza fra lui e noi. Siamo suoi amici altrettanto che tuoi. Proteggici come Vidura ci protegge. So che questa casa così infiammabile è stata ideata per me da Purociana secondo gli ordini del figlio di Dritarastra quel malvagio sciaguirato che dispone di ricchezze ed alleati e ci perseguita senza posa. Salvaci con poco sforzo dall'incendio che incombe. Se moriremo bruciati qui Duriodana soddisferà il suo più grande desiderio. Questo è il suo arsenale ben attrezzato. E questa grossa casa è stata costruita adiacente alle mura dell'arsenale senza che ci sia alcuna uscita. Ma questo empio disegno di Duriodana era noto fin dall'inizio a Vidura che ci ha messo all'erta anzi tempo. Il pericolo che già conosceva è ora alla porta. Scampacene senza che Purociana venga a saperlo." "Amen." E il minatore prese a scavare costruendo un grande passaggio sotterraneo che sbucava proprio in centro alla casa a livello del pavimento nascosto da assi per paura che Purociana costantemente di guardia alla porta della casa se ne accorgesse. I Pandava dormivano nelle loro stanze con le armi pronte all'uso mentre trascorrevano le giornate a caccia nei boschi. Così vivevano in quella casa stando sempre in guardia ingannando Purociana con un atteggiamento fiducioso e contento quando in realtà non avevano alcuna fiducia ed erano scontenti. Nessuno dei cittadini di Varanavata venne a sapere del loro piano. Di fatto nessuno seppe nulla eccetto l'ottimo minatore amico di Vidura.

Purociana era straordinariamente felice dopo 1 anno che i Pandava vivevano lì tranquilli felici e senza sospetti. Iudistira lo constatò e disse ai fratelli: "Abbiamo ingannato bene quel crudelissimo sciagurato. Credo sia vicino il momento della fuga. Diamo fuoco all'arsenale in modo che Purociana muoia bruciato lasciamo il suo cadavere qui e scappiamo di nascosto!" In occasione di una serata di beneficienza Cunti diede da mangiare a un gran numero di Bramana insieme a un certo numero di signore che trascorsero del buon tempo mangiando e bevendo poi si accomiatarono e tonarono alle loro case. Come per una predisposizione degli eventi durante la festa giunse una donna Nisciada con i suoi 5 figli che vagava per la questua. Si ubriacarono e svennero più morti che vivi restarono addormentati. Quando tutti furono andati a dormire si levò un vento forte. Bima diede fuoco alla casa proprio dove dormiva Purociana poi alla porta d'ingresso poi un po' ovunque e quando l'incendio fu ben sviluppato i Pandava con la madre imboccarono il passaggio sotterraneo. Intanto il calore e il boato dell'incendio svegliò il paese. La gente vide la casa in fiamme e prese a dire con accenti addolorati: "Lo sciagurato Purociana ha edificato questa casa per distruggere i parenti del suo mandante Duriodana è lui che ha dato fuoco alla casa dannazione a Dritarastra che è così di parte ha assassinato gli eredi di Pandu che non avevano alcuna colpa come fossero suoi nemici! Il malvagio peccatore Purociana che ha bruciato quei grandissimi uomini innocenti e fiduciosi è morto anche lui nell'incendio come se le cose lo volessero." Così la gente di Varanavata lamentò la morte dei Pandava e stettero a vegliare intorno alla casa fino all'alba. Intanto i Pandava raggiunsero la fine del passaggio sotterraneo e fuggirono senza che nessuno li notasse. Ma avevano freddo paura e li accompagnava la madre sicché non andavano molto veloci. Allora Bima se li caricò tutti in groppa e

si mise a correre nella notte. Teneva la madre sulle spalle i gemelli uno per fianco Iudistira e Argiuna uno per braccio e filava veloce come il vento fendeva gli alberi col petto premeva la terra a grandi passi. Vidura aveva mandato nei boschi un uomo fidato e puro che andò incontro ai Pandava con la madre mentre si trovavano in un certo luogo della foresta impegnati a stabilire quanto fosse profondo un fiume: mostrò loro una barca ancorata sulle sacre sponde del Ganga una barca costruita da artigiani di fiducia in modo da poter affrontare vento e onde e viaggiare veloce come una tempesta o un pensiero. "Iudistira per dimostrarti che mi manda Vidura ora ti dico le parole che un giorno ti disse: né quello che consuma paglia e legno né quello che secca la rugiada potrammo mai bruciare le creature che riparano in un buco nella foresta: chi sa e fa così sfugge alla morte. Queste sono le mie credenziali: mi manda davvero Vidura sono suo agente di fiducia. Vidura che è esperto di tutto ti disse anche: Tu che sei figlio di Cunti di sicuro sconfiggerai in guerra Carna Duriodana fratelli e Sacuni. Questa barca è qui pronta per traghettarvi piacevolmente lontano da queste regioni!" Vide che erano tristi e pensosi li accompagnò sulla barca. "Vidura affonda il naso nei vostri capelli e vi abbraccia: dice che intraprendendo questo viaggio auspicioso tutti soli dovete sempre stare all'erta." Lo disse traghettandoli sull'altra sponda del Ganga dove li lasciò in salvo gridando: "Vittoria!" E tornò donde era venuto. I Pandava andarono avanti di fretta e in segreto lo mandarono a riferire alcuni messaggi a Vidura. A Varanavata quando venne giorno tutta la gente accorse per vedere i figli di Pandu. Dopo aver spento l'incendio

constatarono che la casa era fatta di lacca e che Purociana agente di Duriodana era morto bruciato. Levarono alti lamenti: "Davvero era tutto un piano di Duriodana per distruggere i Pandava. E di sicuro aveva l'appoggio di Dritarastra che altrimenti glielo avrebbe impedito. E di siuro persino Bisma Drona Vidura Cripa e altri Caurava non hanno fatto ciò che avrebbero dovuto. A questo punto mandiamo a dire a Dritarastra Il tuo più grande desiderio s'è avverato! Hai ucciso bruciati i Pandava!" Si misero a cercare i resti dei Pandava trovarono l'innocente donna Nisciada con i suoi 5 figli erano tutti carbonizzati. Il minatore mandato da Vidura mentre spostava la cenere coprì il buco che aveva scavato di modo che nessuno lo notò. I cittadini mandarono a riferire a Dritarastra che i Pandava e Purociana erano morti bruciati. Dritarastra pianse amaramente: "Mio fratello Pandu famosissimo re oggi è morto davvero quando sono morti bruciati quei suoi figli eroici assieme alla loro madre. Tornate subito a Varanavata e fate officiare i riti funebri! Fate santificare le loro ossa fate fare ogni cosa in grande. Fate portare là gli amici e i parenti dei morti. Fate fare tutto ciò che è necessario date le circostanze." Allora Dritarastra circondato dai parenti fece offerte d'acqua per i figli di Pandu e tutti quanti insieme levarono alte grida mostrando eccessivo dolore e lamentando così: "O Iudistira! O principe dei Curu!" E altri così: "O Bima! O Falguna!" E altri ancora: "O gemelli! O Cunti!" Anche la gente pianse per i Pandava ma Vidura non pianse molto perché sapeva la verità. Intanto i Pandava con la madre formavano un sestetto erano usciti da Varanavata erano arrivati sulle rive del Ganga avevano

traghettato il fiume con l'aiuto di un bravo traghettatore con la corrente veloce e il vento a favore avevano lasciato la barca avevano proseguito verso sud orientandosi nella notte con la luce delle stelle avevano sofferto molto e infine erano giunti ad una fitta foresta erano stanchi avevano sete gli occhi si chiudevano dal sonno Iudistira disse a Bima: "Cosa ci può essere di più doloroso di tutto questo? Siamo arrivati nel fitto del bosco non sappiamo più dove stiamo andando né possiamo andare avanti non sappiamo se Purociana è vivo o morto: come possiamo sfuggire a questi pericoli senza essere visti da alcuno? Prendici di nuovo su di te e fa' come prima: fra di noi solo tu sei forte e veloce come il vento." Bima li caricò e ripartì. Bima correva e l'intera foresta gli alberi i rami parevano tremare battendogli contro il petto. E mentre correva tirava su un vento come quello che soffia a Maggio o Giugno. E correndo abbatteva gli alberi e i rampicanti per farsi una strada in effetti distruggeva qualunque cosa gli si parasse d'inanzi alberi piante fiori frutti tutto come fa un elefante capobranco di 60 anni arrabbiato e pieno di energia nella stagione degli amori quando i succhi gli gocciolano dai 3 orifizi. Bima correva veloce come Garuda o Marut con una forza tale che i Pandava sembravano svenirne. Attraversarono moltissimi fiumi difficili. Sempre nascosti. E Bima portava sulle spalle la madre illustre e di animo sensibile lungo le sponde scoscese dei fiumi. A sera giunsero in una foresta terribile dove c'erano pochi frutti poche radici poca acqua e molte grida terribili di uccellacci e belve. Il crepuscolo si fece più cupo le grida più feroci l'oscurità coprì ogni cosa si levarono venti forti che piegarono e ruppero alberi grandi e piccoli e rampicanti con foglie secche e frutti. I prìncipi Caurava avevano sete sonno erano stanchi non ce la facevano più si sedettero a terra nella foresta senza cibo senza acqua e allora Cunti morta di sete disse: "Io sono la madre dei 5 Pandava e proprio ora sono circondata da loro. Ma sto morendo di sete!" Ripeté più volte queste parole. A Bima gli arse il cuore di

compassione e decise di ripartire vagarono per quella foresta terribile e infinita dove non c'era nessuno finché trovarono un bellissimo banano con le foglie larghe posò a terra i fratelli e la madre e disse: "Riposatevi qui mentre vado a cercare un po' d'acqua: sento il verso dolce degli uccelli acquatici deve esserci un lago qui vicino." Col benestare di Iudistira partì verso le grida di quegli uccelli. Presto trovò un lago dove si bagnò e dissetò. Aveva pena per i fratelli impregnò le vesti di acqua e corse indietro per quei 4 chilometri e quando ritrovò la madre fu sopraffatto dal dolore e prese a sospirare come una serpe: era caduta addormentata insieme agli altri figli sulla terra nuda: gli venne da piangere: "Povero me che devo vedere i miei fratelli dormire per terra cosa mi può accadere di più doloroso di questo? A Varanavata non potevano dormire nei letti soffici e lussuosi e adesso dormono per terra! Cosa potrò mai vedere di più doloroso che Cunti sorella di Vasudeva figlia di Cuntiragia dotata di tutti i segni di buon auspicio cognata di Vicitraviria moglie di Pandu madre di noi 5 risplendente come i filamenti del loto delicata tenera fatta per dormire sui letti più pregiati vederla dormire così per terra che non sarebbe mai dovuto accadere! Lei che ha concepito questi figli con Darma Indra e Marut che ha sempre dormito nei palazzi lei ora dorme per terra spossata! Cosa potrò mai vedere di più doloroso che queste tigri fra gli uomini che dormono per terra! Iudistira che merita di governare il trimundio dorme per terra come un uomo qualunque affaticato! Argiuna che è scuro come un nembo blu e nessuno fra gi uomini gli tiene testa dorme per terra come un uomo qualunque! Cosa c'è di più doloroso di questo? I gemelli che sono belli come i gemelli Asuin dormono per terra come qualunque mortale! Chi non ha parenti gelosi e malvagi vive felice nel mondo come un albero in mezzo a un villaggio: un albero che è l'unico albero del villaggio con le sue foglie e i suoi frutti diventa sacro e viene onorato da tutti. Chi ha molti parenti che sono tutti eroici e

virtuosi vive felice nel mondo senza dispiacere alcuno cresce forte e abbondante sta sempre felice con gli amici e i parenti e vivono tutti insieme facendo conto l'uno sull'altro come alberi giganti che crescono nella stessa foresta. Noi invece siamo stati costretti all'esilio dal malvagio Dritarastra e dai suoi figli siamo scampati per puro caso a un incendio ce ne stiamo qui all'ombra di questo albero stanchi morti e dopo tutto questo soffrire dove possiamo andare? Figli di Dritarastra miopi e cattivi godetevi questo breve successo! Certamente oggi i Deva vi sono favorevoli. Ma siete vivi solo perché Iudistira non mi ha ancora ordinato di uccidervi altrimenti sono così infuriato che Duriodana ti spedirei oggi stesso dritto da Iama assieme a tutti i tuoi figli amici fratelli e Carna e Sacuni! Ma cosa posso fare se Iudistira non è ancora arrabbiato con voi?" Era così furioso che si contorceva le mani e sospirava forte. Fu travolto da un nuovo eccesso di furia come un fuoco quasi spento che d'improvviso si riattizza fissò di nuovo i fratelli che dormivano per terra come persone qualunque fiduciosi: "Credo ci sia un paese non lontano da questa foresta. Loro dormono quindi io veglierò. E quando si sveglieranno potranno dissetarsi con questo." Sedette di guardia. Vicino al bivacco dei Pandava in cima a un albero Sala viveva un Racsciasa di nome Idimva. Aveva molta energia aveva valore era cannibale era crudele aveva viso feroce denti lunghi e affilati aveva fame amava la carne degli uomini aveva gambe lunghe pancia grossa capelli e barba rossi spalle larghe come il tronco di un albero orecchie a punta faceva spavento aveva occhi rossi viso feroce si guardava attorno e vide i Pandava che dormivano in mezzo al bosco aveva fame era ghiotto di carne umana scosse i capelli secchi e duri li tirò indietro con le mani era un cannibale aveva bocca larga guardò e riguardò i figli di Pandu che dormivano e ogni tanto sbadigliavano aveva corpo enorme era fortissimo aveva colore

di un ammasso di nembi aveva denti lunghi e aguzzi faccia lucida era sempre contento di papparsi uomini inspirò il loro odore e disse: "Sorella è tanto che non arriva cibo così buono! Ho l'acquolina in bocca! Oggi finalmente posso mordere carne deliziosa con i miei 8 denti aguzzi che possono mordere qualunque cosa per quanto dura! Finalmente posso attaccarmi al collo di qualche uomo e bere dalle sue vene a sazietà sangue caldo vivo e schiumoso. Va' a vedere chi sono questi che dormono nel bosco. Sento il loro odore forte e delizioso. Uccidili tutti e portameli. Dormono nel mio territorio. Non devi avere paura di loro. Fa' subito così poi ce li mangiamo insieme smembrandoli come più ci piace. E dopo balliamo!" La sorella che si chiamava anche lei Idimva andò a trovare i Pandava. Vide che dormivano tutti eccetto Bima che stava di guardia: vide che era bellissimo vigoroso come un albero Sala e se ne innamorò all'istante. Pensò: "Questo è degno di essere mio marito: ha il colore dell'oro ricotto ha le braccia forti le spalle larghe come un leone è splendido ha il collo marcato da 3 solchi come una conchiglia e gli occhi sembrano petali di loto! Non farò ciò che ha ordinato mio fratello. L'amore di una donna per il marito è più forte di quello per il fratello. Se lo uccidessi il piacere mio e di mio fratello sarebbe momentaneo. Se non lo uccido potrò essere felice con lui per sempre." La femmina Racsciasa poteva assumere qualunque forma: divenne una magnifica femmina umana e camminò a passi lenti verso Bima. Era ingioiellata come una Deva teneva un sorriso sulle labbra aveva un fare pudico e gli disse: "Da dove vieni chi sei? E chi sono questi altri belli come Deva? E questa signora così trascendentalmente bella che dorme nei boschi come fosse nella sua camera chi è? Non lo sai che questa foresta è di un Racsciasa che ci vive ed è cattivissimo e si chiama Idimva? È mio fratello mi ha mandato qui per uccidervi perché vuole magiarvi. Ma ti ho visto così eccezionalmente

bello che ho deciso di volerti come marito! Tu sai cosa devi fare lo sai e dunque fammi ciò che è giusto. Il mio cuore e il mio corpo sono stati trafitti dalle frecce di Cama. Oh prendimi perché ti voglio! Salvati da questo Racsciasa cannibale! Sposami! Ce ne andremo a vivere sulle montagne inaccessibili ai comuni mortali. Posso volare. Potrai essere davvero felice con me in quegli spazi." "Solo un Muni che controlla qualunque passione potrebbe abbandonare così madre e fratelli mentre dormono! Nessun uomo come me potrebbe andare a spassarsela lasciando madre e fratelli addormentati in pasto ad un Racsciasa!" "Svegliali subito farò tutto ciò che vuoi vi salverò tutti da mio fratello cannibale!" "Non li sveglierò certo per paura del tuo cattivissimo fratello: dormono così bene in questo bosco! Nessun Racsciasa può resistere alla forza delle mie braccia. Né alcun uomo o Gandarva o Iacscia. Timidissima bellissima amabilissima delicatissima femmina: resta o va' o manda pure tuo fratello: per me fa' lo stesso." Idimva il fratello dominatore dei Racsciasa vide che la sorella non tornava saltò giù dall'albero e andò dai Pandava. Teneva occhi rossi braccia robuste teneva braccia e capelli dritti in alto teneva bocca aperta grande teneva corpo come un ammasso di nembi scuri teneva zanne lunge e aguzze era terribile a vedersi. Idimva la sorella lo vide scendere dall'albero e provò spavento si allarmò: "Il cattivissimo cannibale viene qui è arrabbiato. Ti prego tu e i tuoi fratelli fate ciò che vi dico. Sei davvero coraggioso ma io ho i poteri di una Racsciasa posso andare dove voglio: aggrappatevi ai miei fianchi vi porterò in cielo svegliali tutti vi terrò su di me e scapperemo in cielo." "Hai dei bellissimi fianchi ma non c'è nulla di cui avere paura. Sono sicuro che fino a che sto qui non esiste Racsciasa che possa fare male ai miei. Lo ucciderò davanti a te. Questo pessimo Racsciasa non è minimamente degno di me né tutti i

Racsciasa insieme potrebbero resistere alla forza delle mie braccia. Guarda queste mie braccia: ognuna è grande quanto un elefante e queste coscie sono come mazze di ferro e questo petto è largo e duro come l'adamanto: oggi vedrai che il mio valore eguaglia quello di Indra. Sei bellissima hai fianchi incantevoli e non devi spregiarmi perché sono un uomo." "No tu sei una tigre fra gli uomini e sei bello come un Deva e io di sicuro non ti disprezzo: ma ho visto ciò che i Racsciasa possono fare agli uomini." Il furibondo Racsciasa cannibale aveva sentito tutto vide la sorella trasformata in femmina umana con le ghirlande di fiori in testa il viso di luna piena sopracciglia naso occhi riccioli incantevoli unghie e corpo di un colorito delicato tutta ingioiellata e vestita di vesti raffinate e trasparenti la vide così charmant che subito ebbe il sospetto fosse infoiata talché si sdegnò s'arrabbiò spalancò gli occhi e disse: "Chi è così incosciente da farmi difficoltà proprio ora che sono così affamato? Sei venuta così incosciente che non hai più paura di me? Vergognati femmina scostumata! Te ne stai tutta vogliosa e hai deciso di offendermi. Sei pronta a sacrificare il buon nome e l'onore di tutti i Racsciasa tuoi antenati! Adesso faccio una strage vi uccido tutti te e quelli che vorresti ti aiutassero a offendermi!" Aveva gli occhi rossi di rabbia digrignava i denti le corse contro per ucciderla lì subito. Ma Bima lo redarguì: "Fermo!". Ghignò e aggiunse: "Che bisogno hai di svegliare queste persone che dormono così bene? Prenditela prima con me. Uccidi me prima non devi uccidere una donna soprattutto se non è in torto ma è stato fatto un torto a lei - lei non ha alcuna responsabilità se vuole fare l'amore con me lei è stata mossa dal desiderio superiore che pervade ogni forma di vita tu che sei uno sciagurato ed il più infame di tutti i Racsciasa sei tu che l'hai mandata qui lei mi ha

visto e mi ha desiderato non per questo ti ha offeso è il desiderio superiore che ti ha offeso non devi farle male per quest'offesa non puoi uccidere una donna se io sono qui vieni a combattere con me cannibale che oggi ti mando da Iama ti faccio a pezzi ti spacco la testa come te la spaccherebbe un elefante schiacciandola sotto le zampe e dopo ti lascio stecchito per terra banchetto prelibato per aironi avvoltoi e sciacalli che ti faranno a pezzetti mi ci vorrà solo un momento a liberare questa foresta dopo che l'hai tiranneggiata per tutto questo tempo orrido Racsciasa pappa uomini! Oggi tua sorella vedrà come ti uccido che sei grosso come una montagna come un elefante gigante ripetutamente aggredito da un leone: d'ora in poi gli uomini potranno passare per questi boschi senza paura." "Che bisogno c'è di tutta questa spocchia? Prima fallo poi menane vanto! Spicciati. Pensi di essere forte e valente: oggi potrai valutare con precisione la tua forza. Fino a quel momento non ucciderò i tuoi fratelli lasciamoli dormire tranquilli ma te ti ucciderò per primo visto che sei stupido e dici cose cattive poi berrò il tuo sangue poi ucciderò anche loro e per ultima mia sorella che mi ha offeso." Allungò le braccia e si buttò su Bima. Come per gioco Bima l'afferrò per le braccia e lo scaraventò 32 cubiti più in là come un leone farebbe con un animaletto. Avendo constatato la forza di Bima il Racsciasa diventò furioso lo agguantò con un grido terribile ma Bima lo gettò ancora più lontano in modo che le sue grida non disturbassero il sonno dei fratelli. Continuarono a prendersi e strattonarsi violentemente combatterono come elefanti adulti inferociti abbatterono alberi e strapparono i rampicanti tutto intorno: fecero un tale baccano che i Pandava si svegliarono e trovarono Idimva femmina seduta accanto a loro. Meravigliarono per la sua bellezza straordinaria. Cunti si rivolse a lei con fare dolce e rassicurante: "Tu che sei bella come una figlia di Deva di chi sei figlia e chi sei? Perché sei qui e da dove vieni? Se sei la Deva di questi boschi o un'Apsara dimmelo e dimmi perché stai qui."

"Questa grande foresta che vedi che è blu come una nuvola è la casa di un Racsciasa di nome Idimva io sono la sorella e mi ha mandato qui per uccidervi ma appena ho visto tuo figlio quello fortissimo l'amore superiore che pervade la natura d'ogni essere mi ha preso e ho deciso di sposarlo. Ho fatto del mio meglio per portarvi via di qua ma non sono riuscita perché tuo figlio non era d'accordo così intanto è arrivato mio fratello il cannibale visto che ero in ritardo e voleva uccidervi ma tuo figlio cioè mio marito che è forte e furbo l'ha scaraventato via di qua. Guardali quei 2: uomo contro Racsciasa entrambi forti e valenti come lottano come s'aggranfano l'un l'altro spaccando tutto e riempiendo lo spazio con le loro grida." Subito Iudistira Argiuna Nacula e Saadeva si alzarono e videro Bima e il Racsciasa che lottavano come 2 leoni s'avventavano l'uno sull'altro si strattonavano con grande violenza. La polvere che levavano tramestando con i piedi pareva il fumo di un incendio la polvere li copriva dalla testa ai piedi che parevano 2 alte rupi avvolte dalla nebbia. Argiuna facendo sorrisetti disse con tutta calma: "Non temere Bima! Stavamo dormendo e non sapevamo che ti eri messo a lottare contro un terribile Racsciasa e che eri stanco! Adesso ti aiuto io lasciami uccidere il Racsciasa mentre Nacula e Saadeva proteggono la mamma." "Goditi lo spettacolo come uno spettatore qualunque fratello. Non avere dubbi su chi vincerà. Si è lasciato acchiappare e non ne uscirà vivo." "Ma perché lasciarlo vivere così a lungo? Dobbiamo ripartire non c'è tempo per restare: l'oriente s'arrossa il crepuscolo del mattino svanisce il Racsciasa diventa più forte con la luce del giorno sbrigati! Smetti di baloccarti con lui uccidilo subito. È proprio durante i crepuscoli che i Racsciasa ingannano meglio. Usa tutta la tua forza." Bima s'arrabbiò prese tutta la forza che Vaiu suo padre tira fuori quando è tempo per la distruzione universale sollevò in alto il Racsciasa blu come le nuvole lo fece roteare in aria 100 volte

poi gli disse: "Non ti è servita a niente l'intelligenza che ti hanno dato non ti è servito crescere mangiando carne empia: meriti una morte empia oggi ti annienterò oggi sarò una benedizione per questa foresta come se avessi levato tutte le piante spinose e non potrai più mangiarti nessun uomo.” Argiuna disse: "Bima se pensi che è troppo difficile per te ammazzare questo Racsciasa permettimi di aiutarti altrimenti ammazzalo subito o fammelo ammazzare io da solo: sei stanco hai quasi finito la cosa ti meriti un buon riposo." Bima s'arrabbiò ancora di più e sbattè il Racsciasa per terra con tutta la forza: lo uccise come fosse un animale. Morendo il Racsciasa diede un grido terribile che riempì tutta la foresta ed era profondo come il battito di un tamburo bagnato. Bima l'afferrò lo piegò lo spaccò in 2 e fece felici i fratelli: subito corsero a congratularsi. Argiuna gli fece onore e disse: "Riverito signore credo ci sia un paese non lontano da questa foresta. Sia tu benedetto. Partiamo subito di modo che Duriodana non possa rintracciarci." Partirono tutti insieme i Pandava con la madre seguiti da Idimva la femmina Racsciasa. Bima vide che Idimva li seguiva e le disse: "I Racsciasa si vendicano sui nemici ingannandoli in modi incomprensibili: vattene dove è andato tuo fratello." Iudistira vide che il fratello era arrabbiato: "Puoi essere arrabbiato quanto vuoi ma non puoi uccidere una donna: osservare la virtù è un dovere che viene prima di salvarsi la vita. L'Idimva che era venuto per ucciderci l'hai già ucciso. Lei è sua sorella cosa potrebbe farci anche se fosse arrabbiata?" Idimva salutò con reverenza Cunti e Iudistira giunse i palmi e disse: "Reverenda signora tu conosci le sofferenze che le donne patiscono per mano del Deva dell'amore. Ebbene io ne soffro

per causa di Bima. Ho sopportato fino a qui ho atteso che tuo figlio potesse lenirle ora è tempo che io sia felice ho rinunciato agli amici ai parenti alle abitudini della mia razza e ho deciso che devo sposare tuo figlio: se dovesse rifiutarmi o se tu dovessi farlo giuro che muoio. Pertanto devi essere caritatevole con me considerami davvero stupida o tua schiava obbediente sposami con tuo figlio. È bello come un Deva permettimi di portarlo via con me dove più mi piace fidati ve lo riporterò presto appena mi penserai accorrerò da voi e vi porterò dovunque comanderete vi salverò da qualunque pericolo vi trasporterò attraverso spazi inaccessibili e difficili vi porterò sulla mia schiena quando avrete fretta siimi benigna convinci Bima a prendermi. Si dice che nei momenti di pericolo bisogna difendere la propria vita con ogni mezzo senza scrupolo alcuno. Chi nel pericolo si attiene alla virtù è il più virtuoso di tutti davvero il pericolo è quanto di più pericoloso ci sia per la virtù e i virtuosi. È la virtù che protegge la vita quindi la virtù viene detta datrice di vita. Perciò nessun mezzo per assicurare la virtù o il rispetto di un dovere può considerarsi illegittimo." Iudistira rispose: "È senz'altro come dici. Ma devi fare esattamente come dici. Bima si occuperà di te fino al tramonto subito dopo che si sarà lavato che avrà detto le preghiere e fatto i riti propiziatori di circostanza. Divertiti con lui quanto ti pare di giorno tu che sei veloce come un pensiero! Ma devi riportarci Bima ogni sera." Bima fu d'accordo e disse a Idimva: "Ascolta femmina Racsciasa giuro che starò con te fino a che otterrai un figlio." "Amen" disse Idimva. Si caricò Bima addosso e volò in cielo. Lo portò sulle vette di monti maestosi negli spazi sacri ai Deva fra greggi maculate ed echi di melodie delle tribù piumate indossò un aspetto sublime tutta ingioiellata si effuse in sforzi dolcissimi si divertì e s'impegnò per farlo felice. Lo portò in foreste inaccessibili in conche di montagna lussurreggianti

d'alberi fioriti intorno a laghi coperti da fiori di loto e gigli lo portò su isole di fiume con spiagge di ciottoli su rivi boschivi dalle sponde meravigliose su torrenti di montagna lo portò in boschetti incantevoli di alberi in fiore e rampicanti ad arco lo portò nelle grotte e su pozze cristalline illuminate da fiori di loto su spiagge di mare scintillanti d'oro e di perle e in città bellissime e giardini eleganti e in boschi sacri ai Deva e su colline e negli spazi dei Guiaca e degli asceti e sulle rive del Manasarovara ricche di frutti e fiori in tutte le stagioni lo portò Idimva veloce come un pensiero e si sollazzò con lui in tutti questi luoghi finché un giorno concepì e partorì: un figlio possente occhi terribili bocca larga orecchie a punta terribile a prima vista labbra scure come il rame denti aguzzi vagito ruggente braccia robuste fortissimo sarebbe poi divenuto un grande arciere naso lungo petto largo cresceva spaventosamente velocissimo troppo forte non c'era nulla di umano nei suoi modi di fare benché fosse nato uomo era più forte e valente di tutti i Pisacia di tutte le tribù simili e dei Racsciasa appena nato divenne ragazzo in 1 ora subito fu abilissimo ad usare qualunque tipo di armi. Le femmine Racsciasa partoriscono lo stesso giorno del concepimento e mutano sempre il loro aspetto perché possono assumere qualunque forma vogliono. Il bimbo pelato arciere possente subito dopo esser nato s'inchinò davanti alla madre le toccò i piedi e quelli del padre. Gli diedero il nome: la madre aveva notato che aveva la testa pelata come un vaso cioè un Gata sicché lo chiamarono Gatotcacia cioè testa di vaso. Gatotcacia fu estremamente devoto ai Pandava divenne il loro grande favorito divenne quasi uno di loro. Idimva sapeva che era finito il tempo con Bima salutò tutti i Pandava si diedero un appuntamento e partì verso dove voleva. Gatotcacia promise al padre che sarebbe accorso quando ce ne fosse stato bisogno li salutò e partì verso nord. In realtà Gatotcacia veniva da una porzione di Indra che l'aveva creato come contrappeso a Carna cui aveva donato un dardo che avrebbe ucciso sicuramente la creatura contro cui fosse stato

lanciato. I Pandava proseguirono di foresta in foresta vivendo di caccia e nel corso del viaggio attraversarono le regioni dei Mazia dei Trigarta dei Panciala dei Chiciaca e videro bellissimi boschi e laghi. Tenevano i capelli luridi vestivano cortecce d'albero e pelli d'animali Cunti li accompagnava e loro parevano asceti a volte andavano di fretta caricandosi la madre sulla schiena altre volte avanzavano nascosti altre ancora di nuovo in fretta. Studiavano il Ric gli altri Veda i Vedanga l'etica e la politica. Durante il viaggio incontrarono il nonno Viasa: lo salutarono e stettero davanti a lui a palmi giunti. "Voi tori della schiatta dei Barata sapevo da tempo che avreste dovuto patire questo esilio segreto per colpa dei figli di Dritarastra perciò vengo da voi desideroso di farvi un grande favore. Non doletevi di quanto vi accade sappiate che è per il vostro meglio. Di sicuro siete tutti uguali per me voi e i figli di Dritarastra ma si propende sempre verso coloro che stanno peggio o che sono giovani dunque il mio affetto per voi adesso è maggiore dunque voglio farvi un favore: ascoltatemi! Non molto distante da qui c'è un paese dove potete stare senza pericolo. Aspettate là senza farvi riconoscere fino a che sarò di ritorno." Li confortò così li condusse a Ecaciacra e confortò anche Cunti con queste parole: "Sta' bene figlia! Questo figlio tuo Iudistira che è sempre devoto alla verità questo illustre toro fra gli uomini governerà su tutti i re della terra dopo averla conquistata con la sua giustizia. Non c'è alcun dubbio che con il valore di Bima e di Argiuna conquisterà il mondo intero circondato dai mari e avrà la felicità di governarlo e i tuoi figli con quelli di Madri se la spasseranno come meglio parrà loro nei loro domini e intraprenderanno vari sacrifici come il Ragiasuia e il sacrificio del cavallo durante i

quali distribuiranno molti regali ai Bramana e così questi tuoi figli governeranno il loro regno ancestrale mantenendo amici e parenti nel lusso nell'opulenza e nella felicità." Li introdusse nell'abitazione di un Bramana e disse a Iudistira: "Attendetemi qui! Tornerò! Adattatevi al paese e alle circostanze: starete davvero bene." "Amen" risposero i Pandava a palmi giunti. Viasa tornò donde era venuto. I Pandava vissero per poco tempo presso l'abitazione di quel Bramana vissero d'elemosina vagarono videro diverse foreste incantevoli regioni terrene molti fiumi e laghi e si fecero benvolere dagli abitanti di quel paese per le loro virtù. A sera mettevano davanti a Cunti tutto ciò che avevano raccolto durante la questa e Cunti distribuiva ogni cosa fra di loro a ciascuno quanto spettava: tutti loro con la madre prendevano 1 metà l'altra se la prendeva tutta Bima. Vissero così per qualche tempo. Un giorno accadde che erano tutti fuori per la questua eccetto Bima che era a casa con la madre che a un tratto sentì provenire dagli appartamenti del Bramana lamenti forti e strazianti che la mossero a compassione la bontà di cuore non le consentiva di ascoltarli con indifferenza ne soffrì disse a Bima: "I nostri dolori sono stati leniti viviamo felici nella casa di questo Bramana che ci rispetta né i figli di Dritarastra sanno alcunché di noi. Penso sempre al bene che dovrei fare a questo Bramana come fanno quelli che abitano felicemente in casa d'altri! È un uomo sincero che se gli si fa un favore non è mai sprecato: restituisce sempre più di quanto riceve. Ora non c'è dubbio che c'è qualche dispiacere che lo sopraffa. Se potessimo essergli d'aiuto potremmo ricambiare i suoi servizi." "Assicurati circa la natura della loro sofferenza e quale ne è il motivo. Quando l'avrò saputo li solleverò da quella sofferenza per quanto difficile possa essere."

Proprio mentre parlavano udirono un nuovo lamento venire dal Bramana e dalla moglie. Cunti si precipitò nei loro appartamenti come una vacca correrebbe incontro al vitello impastoiato: vide il Bramana la moglie il figlio e la figlia seduti con una smorfia di dolore. Il Bramana disse: "Maledizione a questa vita terrena che è vuota come una canna e così vana ed è solo dolore e non c'è libertà è solo miseria è solo dolore e malattia è una sequela di miserie! Abbiamo solo 1 anima che deve inseguire virtù ricchezza e piacere e siccome le insegue tutte insieme nello stesso tempo ne conseguono contraddizioni che sono causa di una tale mole di miseria. C'è chi dice che la salvazione è il più elevato oggetto del nostro desiderio. Ma io non credo si possa mai ottenerla. Acquisire ricchezze è l'inferno: perseguire la ricchezza è un'impresa di miseria e dopo che si è acquisita la ricchezza c'è ancora più miseria perché si amano i propri possessi e se succede qualche guaio si soffre. Non vedo come potrei stornare questo pericolo né come potrei scamparlo fuggendo con mia moglie verso qualche altra regione: ricordati moglie che avrei voluto emigrare da qualche parte dove potessimo essere felici ma tu non mi hai ascoltato. Ti ho sollecitato spesso ma tu che sei una donna semplice mi hai sempre risposto Sono nata e cresciuta qui questa è la mia casa ancestrale. I tuoi genitori sono saliti in cielo molto tempo fa tutti i tuoi parenti sono morti: perché vuoi ancora rimanere qui? Non hai voluto ascoltarmi per amore dei tuoi parenti e adesso sei costretta a guardare un tuo congiunto morire: che spettacolo triste per me! Forse invece è arrivato il momento della mia morte perché non potrei mai abbandonare crudelmente un mio consaguineo e continuare a vivere. Mi hai aiutato in tutte le cose buone che abbiamo fatto con abnegazione e amandomi come una madre: i Deva ti hanno donata a me come vera amica e tu sei sempre il mio punto fermo: i miei parenti ti hanno fatta mia compagna nelle questioni familiari.

Sei di lignaggio puro e sei ben disposta sei madre di bambini mi sei devota e sei così innocente. Ti ho scelta ti ho sposata e non ti posso lasciare per salvarmi tu che sei così ferma nei tuoi voti. Come posso sacrificare mio figlio che è ancora un bimbo? Come posso sacrificare mia figlia che ho concepito io che il Creatore mi ha messo nelle mani da concedere a un marito per averne la gioia insieme agli antenati di ottenere quegli spazi che solo i figli di una figlia permettono di ottenere. C'è chi pensa che l'affetto di un padre per il figlio sia maggiore altri che lo sia quello per la figlia: per me sono uguali. Come potrei essere preparato a perdere la figlia innocente da cui dipendono l'ottenimento per me di spazi benedetti post-mortem la prosecuzione della mia stirpe e l'eterna felicità? D'altronde ancora se mi sacrificassi io e andassi all'altro mondo non troverei pace alcuna perché è chiaro che abbandonati da me loro non sarebbero in grado di continuare a vivere. Il sacrificio di 1 chiunque di loro 2 sarebbe crudele e biasimevole d'altronde se mi sacrificassi io certamente loro 2 morirebbero. Le difficoltà in cui verso sono enormi e non conosco modi per sfuggirne. Chissà cosa dovrò decidere oggi con i miei. Sarebbe meglio che morissi insieme con loro perché non potrei vivere più a lungo." La moglie disse: "Non dovresti soffrire come un uomo qualunque tu che sei un Bramana né questo è il tempo per dolersi tu sai le cose sai che tutti gli uomini sono sicuri di morire: nessuno dovrebbe soffrire per ciò che è inevitabile. Moglie figli e figlie si desiderano per il proprio interesse personale. Siccome capisci bene le cose uccidi il tuo dolore: ci andrò io. È questo il più elevato ed eterno dovere di una donna: sacrificare la propria vita per il bene del marito. Fare questa cosa renderà felice te e darà a me gloria nel mondo eterna beatitudine nell'altra vita tu potrai acquisire virtù e felicità. Hai già ottenuto da me ciò che si desidera ottenere da una moglie: ti ho dato una figlia e un figlio non ho più alcun debito con te. Sei ben capace di crescere e prenderti cura dei

bambini cosa che io non potrei mai fare come te. Sei la mia vita la mia ricchezza il mio signore se ti perdessimo come potrebbero sopravvivere questi bambini e come potrei io stessa? Vedova e senza padrone con 2 figli da accudire come potrei senza te mantenerli conducendo una vista onesta? Se uomini privi di onore inutili e indegni di stringere un legame con te volessero forzare tua figlia al matrimonio come potrei difenderla? Gli uomini si buttano sulle vedove come uccelli su pezzi di carne lasciati in terra: pressata da uomini malvagi potrei vacillare e non essere in grado di continuare sulla retta via. Come potrò essere capace di mettere sulla via percorsa da sempre dagli antenati questa figlia sola e innocente? Quando sarò senza padrone come potrò essere capace di impartire a questo figlio ogni cosa per renderlo virtuoso come te? Come Sudra che desiderino ascoltare i Veda così uomini indegni e prepotenti pretenderanno la mano di tua figlia da me che sarò senza padrone. E se non gliela concederò questa fanciulla che è sangue del tuo sangue ed ha le tue qualità quelli potranno anche prendersela con la forza come i corvi s'involano il burro sacrificale. Vedendo tuo figlio crescere così diverso da te e tua figlia sposarsi ad un uomo indegno certamente mi disprezzeranno persino gente senza onore e di sicuro morirò e questi nostri figli rimasti senza di me e te moriranno anche loro non c'è dubbio come pesci rimasti senz'acqua. Sicuramente senza di te l'albero muore: è me che devi sacrificare. Esperti di etica hanno detto che per una moglie che ha già procreato l'atto maggiormente meritorio è quello di morire prima del suo signore. Sono pronta a lasciare questi figli questi legami e questa stessa vita per te. Servire bene il proprio signore è per la donna un dovere superiore al fare i sacrifici gli ascetismi i voti e qualunque genere di carità. Quindi ciò che desidero fare è consono alla virtù più elevata. Ed è per il bene tuo e della tua schiatta. I saggi hanno dichiarato che figli parenti moglie e qualunque cosa si abbia cara ce ne si prende cura per scampare da pericoli e difficoltà. Bisogna custodire le proprie ricchezze

per scampare ai pericoli ed è per mezzo delle ricchezze che si deve curare e proteggere la moglie. Ma bisogna proteggere se stessi per mezzo della moglie e delle ricchezze. I sapienti hanno enunciato la verità che moglie figli ricchezza e casa si acquisiscono per far fronte agli accidenti previsti o imprevisti. I saggi hanno anche detto che a mettere sulla bilancia tutte le relazioni da un lato e se stessi dall'altro la bilancia penderebbe da quest'altro lato. Quindi proteggiti: abbandonami. Concedimi di sacrificarmi e prenditi cura dei miei bambini. Gli esperti di etica hanno detto nei loro trattati che non si dovrebbero mai uccidere le donne e che i Racsciasa non ignorano le leggi dell'etica. Quindi laddove è certo che il Racsciasa ucciderà un uomo non è sicuro che ucciderà un donna: devi mettere me di fronte al Racsciasa. Sono stata molto felice ho ottenuto molte cose buone per me e anche grandi meriti religiosi ho anche avuto 3 figli che mi sono carissimi dunque non mi dispiace morire ti ho dato figli sono invecchiata desidero sempre farti bene io penso a tutto questo e sono risoluta. Riverito signore se mi lasci puoi anche trovarti un'altra moglie e grazie a lei ottenere meriti religiosi questo non è peccato per un uomo la poligamia è meritoria mentre per una donna risposarsi è peccato grave. Considera tutto ciò considera che sacrificare te stesso è biasimevole e oggi stesso rendi liberi te i tuoi figli e la tua schiatta lasciandomi andare." Il Bramana l'abbracciò e piansero in silenzio. Ascoltati i discorsi dei genitori la figlia si fece tristissima. La figlia disse: "Perché siete così tristi e piangete come se non aveste nessuno che si prende cura di voi? Ascoltatemi e sentite cosa può essere giusto. Non c'è alcun dubbio che presto o tardi dovete lasciarmi allora perché non mi abbandonate subito e vi salvate sacrificando me? Gli uomini desiderano avere figli perché credono che essi potranno salvarli in questo e nell'atro mondo. Passate oltre il fiume delle vostre difficoltà usandomi come

zattera. Il figlio salva i genitori qui e all'altro mondo perciò i dotti lo chiamano Putra cioè il salvatore. Gli antenati si aspettano che io li aiuti facendo figli ma potrò farlo molto più direttamente salvando mio padre. Mio fratello è ancora piccolo e di sicuro morrà se tu muori e allora non ci sarà più nessuno ad offrire i dolci funebri agli antenati che ne soffriranno gravemente. Morto tu e morto mio fratello morrà anche la mamma e io sprofonderò sempre più nel dolore e alla fine morrò anch'io. Se invece tu la mamma e mio fratello scampate al pericolo di sicuro la tua schiatta e le offerte agli antenati avranno seguito. Per un uomo il figlio è lui stesso la moglie è l'amica ma la figlia è sempre fonte di problemi. Salvati elimina questa fonte di problemi che io sono e mettimi sulla via della virtù. Sono una fanciulla senza di te resterò indifesa e scorata e chissà dove finirò. Sono risoluta a salvare la schiatta di mio padre e prenderne il merito. Se andassi tu dal Racsciasa abbandonandomi qui soffrirei tremendamente. Allora sii gentile papà per il nostro bene per il bene della virtù e della nostra schiatta salvati lasciami andare che tanto prima o poi avresti dovuto farlo comunque. È inutile aspettare a fare ciò che è inevitabile. Cosa ci sarebbe di peggio che andare a elemosinare il cibo da sconosciuti come fanno i cani e come dovremmo fare noi se tu morissi? Se invece ti salverò da queste difficoltà te e i tuoi parenti io me ne andrò a vivere felicemente negli spazi dei Deva. Ho sentito dire che se offrirai oblazioni ai Deva dopo aver sacrificato così tua figlia certamente ti saranno propizi." Ascoltando queste lamentazioni della figlia il Bramana e la moglie si fecero ancora più tristi e piansero tutti e 3 insieme. Allora il figlio piccolo mormorò con voce dolce e occhi grandi per la delizia: "Non piangere papà non piangere mamma e nemmeno tu sorella!" Sorrideva mentre passava dall'uno all'altro colse un filo d'erba gioì:

"Io ucciderò il Racsciasa pappa uomini con questo!" Un lampo di gioia passò sui loro volti disperati perché lo disse così dolce. Cunti pensò fosse il momento giusto per intervenire e disse cose che li rianimarono come il nettare i morti: "Voglio sapere qual è la causa di questa disperazione perché se possibile la rimuoverò." Il Bramana rispose: "Tu che hai ricchezza ascetica dici cose degne di te. Ma questa disperazione non può essere rimossa da uomo alcuno. Non lontano dal paese vive un Racsciasa di nome Vaca che è il padrone di tutto ed è cannibale si ciba di carne umana è fortissimo e governa questo paese è il capo degli Asura dunque governa e protegge questa regione col suo potere non dobbiamo temere alcun nemico umano o non umano ma la tassa che gli dobbiamo in cambio è il suo cibo che consiste in un carro di riso 2 bufali e un uomo che gli porta il tutto: a turno ogni capofamiglia gli manda il cibo e passano molti anni prima che tocchi di nuovo alla stessa famiglia. Se qualcuno cerca di evitare il proprio turno il Racsciasa uccide tutta la sua famiglia compresi figli e mogli e li mangia tutti. A Vetrachìa vive il re di questa regione non sa nulla della scienza del governo ha poca intelligenza non sa trovare misure per rendere sicuro il territorio. Ma sicuramente lo meritiamo visto che viviamo nei domini di quel re debole e disgraziato che sta sempre in ansia. I Bramana non possono stabilirsi mai permanentemente nei domini di alcuno perché non dipendono da nessuno sono come gli uccelli che volano liberi di paese in paese. Si dice che un uomo debba anzitutto assicurarsi un buon re poi una moglie e infine la ricchezza: solo allora potrà garantire la salvezza dei parenti e dei figli. Ma per quanto mi riguarda ho fatto esattamente il contrario perciò sono sprofondato in un mare di pericoli e ora soffro tremendamente. Oggi è il nostro turno di procurare cibo al Racsciasa devo dargli quello che ho detto

prima più un uomo. Ma non ho soldi per comprare un uomo nè voglio sacrificare alcuno della mia famiglia né vedo alcuna possibilità di scampo. Affogo in un mare di disperazione. Oggi andrò dal Racsciasa con tutta la mia famiglia e ci mangerà in un sol boccone." Cunti disse: "Non disperare. Conosco un modo per salvarvi. Hai solo 1 figlio che è piccolo e 1 figlia che è giovane e indifesa e quindi non mi piace che nessuno dei 2 e neppure tua moglie né tantomeno tu andiate dal Racsciasa. Io ho 5 figli: andrà uno di loro a portare il vostro tributo." "Non posso accettarlo per salvarmi la vita non potrei mai sacrificare la vita di un Bramana o di un ospite per salvare la mia persino chi è di bassi natali e peccatore non potrebbe accettarlo si dice che bisognerebbe sacrificare se stessi e i propri figli per il bene di un Bramana io trovo questa raccomandazione eccellente e mi piace attenermici se dovessi scegliere fra la morte di un Bramana o la mia sceglierei la mia. Uccidere un Bramana è il peccato maggiore e non c'è modo per espiarlo. Sono convinto che essere riluttanti e sacrificare se stessi è meglio che essere riluttanti e sacrificare un Bramana. Se mi sacrifico non sono colpevole di suicidio non pecco in nulla se è qualcun altro che mi uccide mentre se acconsento deliberatamente che un Bramana muoia faccio una cosa crudele e peccaminosa né potrò sfuggire alle conseguenze. I sapienti hanno detto che abbandonare uno che è venuto ospite a casa tua o in cerca di protezione o anche uccidere uno che ti chiede di ucciderlo è crudele e peccaminoso. I più illustri esperti di ciò che è lecito fare in frangenti difficili hanno detto da tempo che non bisogna mai fare alcunché di crudele o biasimevole. È cosa buona per me che oggi io muoia con mia moglie né vorrei mandare a morte un Bramana." Cunti rispose: "Anch'io sono convinta caro Bramana che i Bramana vadano sempre protetti. Per quanto mi riguarda non amerei meno un

figlio anche ne avessi 100 invece che 5. Ma questo Racsciasa non potrà uccidere mio figlio perché questo mio figlio ha un valore e una energia grandiosi ed è esperto di mantra. Sarà ligio a portare il cibo al Racsciasa ma certamente si salverà. L'ho già visto uccidere molti Racsciasa grandi e grossi. Non devi dirlo a nessuno perché altrimenti gente desiderosa di ottenere questi poteri verrebbe per curiosità a dare fastidio ai miei figli. Il saggio ha detto che se mio figlio insegna qualcosa a qualcuno senza avere il permesso del maestro non potrà più trarre profitto alcuno dalla sua conoscenza." Il Bramana e la moglie furono travolti dalla felicità e acconsentirono alla proposta di Cunti che era per loro come nettare. Insieme andarono da Bima e Cunti gli chiese di compiere l'impresa. "Amen" rispose Bima. Proprio allora i Pandava fecero ritorno dalla questua. Iudistira sospettò subito quale fosse la natura dell'impresa da compiere per via del contegno di Bima. S'appartò con la madre e le domandò: "Cos'è che Bima vuole fare? Glielo hai chiesto tu o è una sua iniziativa?" "Lo fa perché gliel'ho ordinato e sarà per il bene del Bramana e per liberare questo paese." "Sei stata impulsiva madre! È una cosa difficile è quasi un suicidio! I sapienti non approvano mai chi abbandona i figli. Perché vuoi sacrificare tuo figlio per salvare quello di un altro? Abbandonandolo agisci non solo disumanamente ma anche contro gli insegnamenti dei Veda. Hai deciso di abbandonare Bima sulla cui forza facciamo affidamento per dormire sereni Bima che è la notra speranza di riconquistare il regno che ci ha sottratto per invidia il figlio di Dritarastra Bima che pensando al suo valore Duriodana e Sacuni non riescono a chiudere occhio la notte Bima che ci ha salvato dall'incendio della casa di lacca e da molti atri pericoli e che ha fatto morire Purociana Bima

fidandoci della cui possanza consideriamo già uccisi i figli di Dritarastra e conquistato il mondo intero: in base a quali considerazioni madre hai deciso di abbandonarlo? Sei uscita di senno? Le sventure che ci sono accadute ti hanno annebbiato il cervello?" "Iudistira non devi essere così preoccupato per Bima. Non ho preso questa decisione perché ho perso la testa. Abbiamo vissuto nascosti ai figli di Dritarastra nella casa di questo Bramana che ci ha rispettato e ci ha permesso di riaverci dalle nostre afflizioni. Ho preso questa decisione per riconoscenza. In effetti è un uomo cui non si fa invano alcun favore: la misura della sua riconoscenza è sempre maggiore di quella dei favori che riceve. Dopo aver visto il valore di Bima in occasione dell'incendio della casa di lacca e poi durante il combattimento con Idimva ho piena fiducia in lui. La sua forza è pari a quella di 10'000 elefanti. Perciò è riuscito a portarvi da Varanavata tutti quanti voi che ognuno pesa come un elefante. Nessuno al mondo è forte come lui potrebbe vincere persino quello che tiene il fulmine. Appena nato mi scivolò d'in braccio e cadde sul fianco della montagna: il suo peso spaccò la pietra. Già allora mi feci un'idea della sua forza. Per questo ho deciso di scagliarlo contro il nemico del Bramana non per stupidità o ignoranza o desiderio di guadagno ma per deliberata risoluzione di fare un'azione virtuosa dalla quale azione discenderanno 2 cose cioè la ricompensa al Bramana per i servizi che ci ha reso e l'acquisizione di meriti religiosi: sono convinta che lo Csciatria che aiuta un Bramana in qualunque modo ottiene poi spazi beati. Parimenti uno Csciatria che salva la vita di uno Csciatria si conquista grande fama in questo e nell'altro mondo. E uno Csciatria che aiuta un Vaisia sicuramente diventa famoso. Uno Csciatria deve proteggere persino un Sudra che gli chiede protezione. Se si comporta così la vita seguente nascerà in una dinastia reale avrà prosperità e il rispetto degli altri re. Tempo fa mi ha detto queste cose Viasa che ha acquisito la saggezza attraverso duro ascetismo. Questi sono i motivi per cui ho

deciso di fare così." "Ciò che hai deliberato di fare per compassione verso le afflizioni del Bramana è davvero eccellente. Bima riuscirà di sicuro ucciderà il cannibale e tornerà indietro visto che sei sempre così compassionevole verso i Bramana. Ma di' al Bramana di fare in modo che nessuno degli abitanti di questa città sappia nulla: faglielo promettere." Il giorno dopo Bima prese il cibo per il Racsciasa e partì verso il luogo dove viveva. Quando giunse nei pressi della sua foresta prese a mangiare lui il cibo che portava chiamando a gran voce il Racsciasa che s'arrabbiò e venne fuori. Era gigantesco fortissimo occhi rossi barba rossa capelli rossi terribile venne avanti col suo passo pesante. L'apertura della bocca andava da orecchio a orecchio e gli orecchi erano a punta. La faccia era terribile la fronte aveva 3 solchi. Vide che Bima si mangiava il suo cibo e si fece avanti mordendosi il labbro inferiore con gli occhi larghi per la furia: "Chi è questo pazzo che vuole andare da Iama e si mangia il mio cibo davanti a me?" Bima lo derise con un sorriso e se ne disinteressò gli voltò la schiena continuando a mangiare. Il cannibale diede un grido agghiacciante e si lanciò braccia in alto contro Bima voleva ucciderlo all'istante. Bima gli diede una sola occhiata disdegnosa e continuò a mangiare. Furibondo il Racsciasa lo colpì a 2 mani sulla schiena violentemente. Bima non alzò neppure lo sguardo continuò a mangiare. Il Racsciasa sradicò un albero e gli si avventò contro. Bima aveva giusto finito di mangiare si sciacquò si alzò allegramente per il combattimento sorrise di nuovo acchiappò con la mano sinistra l'albero che il Racsciasa gli aveva buttato addosso. Il Racsciasa strappò molti altri alberi e glieli tirò addosso e Bima li rispinse tutti addosso a lui: lo scontro fu così terribile che in breve non ci furono più alberi. Allora il Racsciasa disse che lui altri non era che Vaca e gli saltò addosso l'agguantò Bima fece lo stesso presero a

strattonarsi brutalmente finché il cannibale fu sopraffatto dalla fatica la terra tremava grossi alberi andavano in pezzi Bima constatò che il cannibale non ce la faceva più lo schiacciò a terra con le ginocchia e gli menò gran botte poi lo prese mettendogli un ginocchio in mezzo alla schiena la mano destra intorno al collo la sinistra sul fianco afferrò le vesti e lo piegò in 2. Il cannibale ruggì spaventosamente e vomitò sangue mentre Bima lo spaccava sul ginocchio. Morì emettendo grida spaventose. Terrificati vennero fuori i parenti del Racsciasa con i loro attendenti. Bima li vide così sconvolti che cercò di confortarli e fece loro promettere di rinunciare al cannibalismo: "Non uccidete mai più essere umano. Se lo farete morirete come Vaca." "Amen." Da quel giorno gli abitanti della città trovarono che i Racsciasa della regione erano divenuti estremamente pacifici verso gli uomini. Bima trascinò via il cadavere del cannibale lo lasciò davanti a uno dei cancelli della città e se ne andò non visto da alcuno. I parenti di Vaca avendolo visto uccidere da Bima si spaventarono e fuggirono in varie direzioni. Bima tornò a casa e raccontò a Iudistira per filo e per segno come erano andate le cose. Al mattino gli abitanti della città uscirono e trovarono il Racsciasa morto tutto coperto di sangue videro il cannibale terribile grosso come il picco di una montagna maciullato e buttato per terra e a tutti si drizzarono i capelli in testa. Tornarono dentro per dare la notizia dopo di che a migliaia giovani e vecchi accompagnati dalle mogli tutti quanti uscirono per guardare Vaca e tutti rimasero sbalorditi davanti all'evidenza della mirabolante impresa e subito presero a pregare i loro Deva poi calcolarono di chi fosse il turno di portare cibo al Racsciasa il giorno precedente e scoperto che era quel tale Bramana andarono a fargli domande ma lui voleva tenere nascosti i Pandava e pressato rispose: "Un certo Bramana esperto di mantra ha visto me con la mia

famiglia che piangevamo dopo che mi era stato ordinato di portare il pasto al Racsciasa ci ha domandato il motivo ha compreso quale fosse la piaga di questa città mi ha sorriso ed ha assicurato che il pasto al Racsciasa l'avrebbe portato lui e che non c'era da temere circa la sua incolumità. Dopo di che si è preso il cibo ed è partito verso la foresta di Vaca. Sicuramente è stato lui a compiere questa impresa così benigna per tutti noi." I Bramana e gli Csciatria della città meravigliarono assai Vaisia e Sudra furono colmi di gioia e tutti quanti decisero di festeggiare con una sagra durante cui la cerimonia principale fosse la venerazione dei Bramana. Dopo di che tutti tornarono alle loro case e i Pandava continuarono ad abitare a Ecaciacra come prima impegnandosi nello studio dei Veda. Qualche giorno dopo giunse presso la casa del vasoio loro ospite un altro Bramana un asceta che vi si stabilì onorato come da cerimoniale. I Pandava gli chiesero di raccontare le sue interessanti esperienze. Narrò di molti paesi santuari fiumi sacri re regioni città meravigliose e poi del matrimonio della principessa di Panciala figlia di Iaginasena della nascita di Dristadiumna e Sicandi della nascita di Draupadi che non era nata da donna alcuna ma durante il grande sacrificio di Drupada. I Pandava gli domandarono: "Come nacque Dristadiumna figlio di Drupada dal fuoco sacrificale? E come nacque Draupadi dal centro della piattaforma sacrificale? E come è che Dristadiumna imparò tutte le armi da Drona? E come è che si ruppe l'amicizia fra Drona e Drupada?" Il Bramana disse: Nella regione dove il Ganga giunge alle pianure viveva un grande Risci dedito alle pene più austere. Grande asceta grande saggio si chiamava Baraduagia. Un giorno si recò al fiume per

le abluzioni e incontrò l'Apsara Gritaci che aveva appena finito le sue. Si levò un soffio. L'Apsara fu nuda. Il Risci s'infoiò. Aveva praticato la castità fin da giovanissimo ma il desiderio fu così forte che gli schizzò fuori lo sperma. Lo raccolse in un coccio da cui nacque Drona cioè colui che nacque da un coccio. Drona studiò tutti i Veda con le loro branche. Baraduagia aveva un amico di nome Prisciata che era re dei Panciala cui nacque un figlio di nome Drupada della stessa età di Drona: tutti i giorni lo andava a trovare e giocavano e studiavano insieme. Quanda Prisciata morì Drupada divenne re. Intanto Drona aveva saputo che il grande Bramana Rama si era ritirato e voleva disfarsi di ogni ricchezza: l'andò a trovare e gli disse: "Io sono Drona e vengo da te per chiederti la tua ricchezza." "Ho già dato tutto. Mi resta solo il corpo e le mie armi. Dimmi quale dei 2 vuoi." "Devi darmi tutte le tue armi e la scienza per usarle." "Amen." Drona ricevette tutte le sue armi e si considerò coronato dal successo. Ottenne anche la famigeratissima arma di Brama di cui gioì oltre misura e per cui acquisì una decisa superiorità su ogni altro uomo. A quel punto andò dal re Drupada e gli disse: "Sappi che ti sono amico." "Un uomo di bassi natali non può essere amico di uno d'alto lignaggio così come chi non è un guerriero su carro non può avere per amico un guerriero su carro. Parimenti chi non è re non può vantare un re per amico. Dunque perché vuoi ripristinare la nostra amicizia di un tempo?" Drona rimase mortificato pensò in che modo umiliare il re del Panciala e si recò nella capitale dei Curu dove Bisma gli presentò i nipoti come allievi in cambio di varia ricompensa sicché Drona che desiderava umiliare re Drupada riunì i discepoli e disse loro: "Dopo che avrete completato gli studi delle armi dovrete ricompensarmi dandomi ciò che desidero di più." "Amen."

Quando poi i Pandava furono divenuti esperti nell'uso delle armi egli chiese la ricompensa: "Drupada figlio di Prisciata è il re di Ciatravati. Scippategli il regno e datelo a me." I Pandava sconfissero Drupada lo fecero prigioniero assieme ai ministri lo offrirono a Drona che guardando il monarca disfatto disse: "Re ti chiedo ancora una volta l'amicizia e siccome nessuno che non sia re è degno dell'amicizia di un re ho deciso che ci divideremo il tuo regno: tu sarai re delle zone a sud del Ganga mentre io di quelle a nord." "Sia tu benedetto sia così come tu hai detto sia eterna amicizia fra noi come tu desideri!" Sancito così un legame permanente ognuno tornò donde era venuto. Ma Drupada sentiva tutto il tempo quanto cocente fosse stata l'umiliazione era triste si buttava via. Vagò di eremo in eremo alla ricerca di un Bramana superiore esperto di riti sacrificali era sopraffatto dal dolore agoniava per avere figli diceva sempre: "Ahimé che non ho figli che sorpassano ogni altra realizzazione." Pensava tutto il tempo che voleva vendicarsi di Drona e sospirava in continuazione. Ma anche dopo molte e molte riflessioni non aveva ancora trovato il modo per vincere con la sua potenza Csciatria il valore la disciplina l'allenamento e la perfezione di Drona. Vagando lungo le rive dello Iamuna e del Ganga una volta s'imbatté in un eremo di Bramana: nessuno che non fosse uno Snataca un asceta e massimamente virtuoso. Trovò 2 saggi di nome Iagia e Upaiagia asceti col pieno controllo dello spirito e del massimo livello di casta dediti allo studio delle dottrine antiche originari della schiatta di Casiapa perfettamente in grado di aiutarlo nell'ottenere ciò che voleva: prese a corteggiarli con grande assiduità e singolare fermezza d'intenti. Avendo appurato che Upaiagia che era il più giovane era per altro più perfetto lo corteggiò in privato offrendogli

quanto di più desiderabile. Passava il tempo ai suoi piedi usava sempre parole dolci gli offriva tutto quanto desiderabile e gli disse: "Upaiagia Bramana se fai i riti sacrificali che posso avere un figlio che può uccidere Drona ti prometto 10'000 vacche o qualunque cosa vuoi davvero sono pronto a farti regali." "Non posso." Ma Drupada non si arrese e continuò a servirlo e corteggiarlo. Trascorso 1 anno Upaiagia gli disse con tono flautato: "Mio fratello maggiore Iagia un giorno camminava per i boschi e prese da terra un frutto caduto senza curarsi circa la purezza o meno del luogo. Io ero dietro e osservai che il fatto era indegno. In effetti lui non si fa scrupolo di cogliere cose impure: non vedeva alcun peccato nel prendere quel frutto: in effetti chi non bada alla purezza in determinate circostanze è difficile che vi badi in altre. Quando viveva nella casa del suo maestro era abituato a mangiare gli avanzi impuri delle feste degli altri. Parla sempre con approvazione del cibo e gli piace qualunque cosa. Tutto questo mi fa credere che abbia desiderio di acquisizioni terrene. Va' da lui: si presterà a farti servizi spirituali." Drupada non aveva una grande opinione di Iagia e tuttavia andò a trovarlo. Lo venerò e gli disse: "Padrone fammi dei servizi spirituali e ti darò 8'000 vacche! L'inimicizia con Drona mi brucia il cuore devi darmi sollievo. Drona è il maggior esperto di Veda ma anche dell'arma Brama e per questo mi ha sconfitto durante un contenzioso nato da questioni di amicizia. Oggi è il primo maestro dei Curu. Al mondo non c'è Csciatria che gli sia superiore. Il suo arco è lungo 6 cubiti è formidabile le sue frecce possono uccidere qualunque creatura abbia vita. Sta distruggendo il potere degli Csciatria in tutto il mondo. Sembra proprio come Giamadaghnia quando voleva sterminare la razza degli Csciatria. Non c'è uomo al mondo che possa sopraffare la forza terribile delle sue armi. Drona è come un fuoco alimentato col burro

ha la potenza di Brama insieme a quella degli Csciatria consuma qualunque avversario ma la tua forza Brama è superiore mentre la mia sola forza Csciatria è inferiore quindi ti chiedo aiuto visto che sei così superiore a Drona nella conoscenza di Brama. Iagia fa' i sacrifici che servono di modo che io ottenga un figlio invincibile e capace di uccidere Drona. Sono pronto a darti 10'000 vacche." "Amen." Iagia si mise a ripassare le varie cerimonie che compongono quel particolare sacrificio. Sapendo che la cosa era piuttosto difficle chiese l'aiuto di Upaiagia che non desiderava nulla. Iagia promise di eseguire il sacrificio per la distruzione di Drona. Upaiagia disse a Drupada tutto quanto era necessario per intraprendere il grande sacrificio inteso a fargli ottenere prole e disse: "Ti nascerà un figlio come desideri di grande valore energia e forza." Drupada si diede da fare con i preparativi. Quando tutto fu pronto Iagia versò libagioni di burro chiarificato sul fuoco sacrificale e ordinò alla moglie di Drupada: "Vieni qua cognata di Prisciata! Abbiamo un figlio e una figlia per te!" "Bramana ho la bocca sporca di zafferano e altre spezie olezzo di profumi dolciastri non sono pronta per ricevere il burro santificato che mi darà i bambini aspetta un attimo aspetta così che tutto si compia felicemente.” "Vieni o aspetta che importa? perché non dovremmo portare a compimento il sacrificio visto che abbiamo già preparato e santificato la libagione?" Versò la libagione sul fuoco e dalla fiammata scaturì un bimbo simile a un Deva un incendio era terribile con la corona in testa l'armatura indosso la spada in mano arco e frecce ruggiva montò su di un carro perfetto girò qui e là per un po' i Panciala dettero in grida gioiose: "Magnifico magnifico."

Parve che la Terra non avrebbe retto il peso dei Panciala ammattiti per la gioia. La voce di una creatura invisibile suonò in cielo: "Questo principe è nato per distruggere Drona. Farà svanire tutte le paure dei Panciala e porterà lontano la loro gloria. Libererà il re da ogni dispiacere." Dopo di che dal centro della piattaforma sacrificale scaturì anche una figlia Panciali benedetta da ottima sorte e bellissima occhi neri larghi come petali di loto carnagione scura riccioli blu unghie magnificamente incurvate brillanti come rame cotto sopracciglia incantevoli seno grosso pareva la figlia di un Deva nata fra gli uomini il corpo fragrante di loto blu che se ne sentiva l'odore a 2 chilometri non v'era al mondo bellezza pari avrebbero potuto desiderarla in sposa Deva Danava o Iacscia. Quando nacque questa ragazza dai fianchi adorabili una voce incorporea disse: "Questa fanciulla di scuro incarnato sarà la prima fra tutte le donne sarà la causa della distruzione di molti Csciatria sarà lei fianchi sottili che col tempo porterà a compimento certi disegni superiori e con lei molti pericoli sopraffarranno i Caurava." I Panciala ruggirono e la Terra non resse il peso del loro gioioso concorso. La cognata di Prisciata vide i 2 fanciulli e fu presa da desiderio avvicinò Iagia e disse: "Nessun altra sarà loro madre: io!" "Amen." I Bramana presenti compiaciuti diedero i nomi: "Il figlio di re Drupada si chiamerà Dristadiumna per via dell'audacia smisurata e perché è nato con un'armatura come Diumna. La figlia si chiamerà Crisna per via della pelle scura." Nacquero così i 2 gemelli del sacrificio di Drupada. E Drona prese con sé il principe dei Panciala e gli insegnò tutte le armi come ricompensa per la metà del regno che aveva preso a Drupada: riteneva inevitabile il destino e agiva solamente per la gloria.

Le parole del Bramana avevano trafitto i Pandava come frecce e di fatto lo erano. I Pandava persero la serenità. Cunti li vide svogliati e distratti. Disse a Iudistira: "Abbiamo abitato in casa di questo Bramana molti giorni abbiamo trascorso del buon tempo in questa città vivendo della carità di molte persone oneste e illustri: non sarebbe più alcun piacere visitare ancora i boschi e i giardini deliziosi che sono da queste parti né sarebbe facile come prima ottenere la carità. Se vuoi forse sarebbe meglio partire per Panciala che non abbiamo mai vista e che di sicuro è bellissima. Ho sentito dire che la questua è facile là e che re Iaginasena è devoto ai Bramana. Non credo sia bene fermarsi a lungo in uno stesso luogo. Se sei d'accordo è meglio andare là." "È nostro dovere ubbidirti e poi quello che dici è per il nostro bene ma non so se gli altri sono d'accordo." Cunti parlò con Bima Argiuna e i gemelli circa il viaggio a Panciala e furono tutti d'accordo. Salutarono il Bramana che li aveva ospitati e partirono per la meravigliosa città di Drupada. Per altro durante il soggiorno in casa del Bramana una volta era capitato che Viasa era andato a trovarli di nascosto: vedendolo erano balzati in piedi e avevano fatto un passo avanti per riceverlo l'avevano salutato con reverenza onorato poi si erano messi in silenzio a palmi giunti. Ne era rimasto compiaciuto. Aveva chiesto loro di sedersi e si era messo a parlare allegramente: "State camminando lungo la via della virtù e in accordo con le scritture? Onorate i Bramana? Spero badiate sempre a omaggiare chi lo merita." Disse molte altre cose intorno alla virtù e ad altro di molto interessante e poi ancora disse: Viasa disse:

C'è un Risci illustre che vive in un eremo che ha una figlia perfetta fianchi teneri labbra incantevoli sopracciglia sottili che in conseguenza di certe cose fatte nella vita precedente è molto sfortunata: sebbene casta e bellissima non aveva trovato marito sicché per ottenerne uno si era messa a fare penitenze ascetiche e presto era riuscita a gratificare Deva Sancara cioè Maadeva che le aveva detto: "Dimmi cosa desideri. Sia tu bedetta. Io sono Sancara e ti darò ciò che chiedi." "Voglio un marito perfetto." "Ne avrai 5 e saranno prìncipi Barata." "Ma ne voglio 1." "Ma lo hai ripetuto 5 volte quindi nella prossima vita ne avrai 5." Questa fanciulla è nata nella linea di Drupada ed è destinata ad essere vostra moglie: partite per la capitale dei Panciala e stabilitevi là. Sicuramente vi verrà molta felicità dall'averla in moglie. Viasa li salutò e tornò donde era venuto. I Pandava salutarono il Bramana loro ospite e partirono verso Panciala con i cuori lieti e la madre che camminava davanti loro. Marciarono giorno e notte in direzione nord finché raggiunsero un santuario sacro a Sciva e poi le rive del Ganga. Argiuna camminava avanti a tutti con una torcia in mano per illuminare la strada e tenere lontane le belve. Accadde che in quell'ora l'orgoglioso re dei Gandarva se la stava spassando con le mogli nelle acque deliziose del Ganga quando udì i Pandava avvicinarsi sentì il rumore dei loro passi fu preso dalla rabbia li vide arrivare con la madre afferrò un arco spaventoso e lo tese tutto tondo: "Si sa che tolti i primi 40 secondi il crepuscolo del tramonto è stato assegnato alle scorribande degli Iacscia dei Gandarva e dei Racsciasa che sono capaci di muoversi ovunque vogliono: tutto

il resto del tempo appartiene all'uomo e al suo lavoro. Quindi se qualche uomo vaga al tramonto per bramosia e capita dalle nostre parti sia noi che i Racsciasa uccidiamo quel folle. Quindi gli esperti di Veda non approvano mai coloro che s'avvicinano alle pozze d'acqua al tramonto né manco fosse un re a capo di un esercito. State lontano non avvicinatevi non vedete che mi sto bagnando nelle acque del Baghirati sappiate che io sono il Gandarva Angaraparna mi fido solo della mia forza sono orgoglioso fiero e amico di Cuvera e questa foresta sulle rive del Ganga è mia si chiama come me qui eccito i miei sensi qui non possono venire Deva Capalica Gandarva o Iacscia: come osate avvicinarvi a me che sono il più brillante gioiello del diadema di Cuvera?" Argiuna rispose: "Stupido! Che sia giorno notte o crepuscolo chi può vietare agli altri l'oceano l'Imalaia o questo fiume? Che la pancia sia piena o vuota che sia notte o giorno non esiste per nessuno un momento particolare per venire al Ganga. Per quanto ci riguarda noi che siamo forti non ci preoccuppiamo affatto di disturbarti. Solo i deboli ti onorano. Il Ganga sgorga dalle vette dorate dell'Imavat e si riversa nell'oceano è diviso in 7 corsi: Ganga Iamuna Sarasuati Vitasta Saraiu Gomati Gandachi: chi ne beve l'acqua è mondato da ogni peccato. La parte del Ganga che scorre nello spazio di sopra si chiama Alacananda quella nello spazio dei Pitri Vaitarani e difficilmente i peccatori possono guadarlo l'ha detto lo stesso Crisna-Duaipaiana. Il corso superiore mena di sopra coloro che toccano le sue acque che sono libere da pericoli. Dunque perché vuoi impedirci l'accesso a questo fiume? Comportarsi così non è virtuoso. Peché non dovremmo trasgredire i tuoi ordini e toccare le sacre acque del Baghirati che sono libere da ogni pericolo e che nessuno può precluderci?" Angaraparna s'infuriò piegò l'arco tutto tondo e prese a lanciare frecce come serpi velenose contro i Pandava: Argiuna le stornò tutte tenendo in mano la torcia e un buono scudo e disse:

"È inutile che cerchi di spaventare quelli che sono esperti di armi: le armi che scagli loro contro dileguano come schiuma. Sono convinto che tu sia superiore agli uomini in valore per questo ti combatterò con armi superiori e senza scorrettezze: ti scaglierò contro quest'arma di fuoco che Vriaspati maestro di Indra diede a Baraduagia che la diede a Aghnivesia che la diede a Drona che la diede a me." Ciò detto gli scagliò addosso rabbiosamente l'arma di fuoco che istantaneamente gli bruciò il carro la forza del colpo fu tale che il Gandarva svenne e cadde a testa in giù dal carro Argiuna lo prese per i capelli e lo trascinò verso i fratelli con le sue ghirlande floreali in testa al che la moglie Cumbinasi per salvarlo corse da Iudistira a cercare protezione: "Oh grande uomo mettimi sotto la tua protezione! Libera mio marito! Sono Cumbinasi sono la moglie di questo Gandarva e cerco la tua protezione!" Iudistira si rivolse ad Argiuna: "Tu che uccidi i nemici bimbo mio chi ucciderebbe un nemico che è stato battuto ha perso ogni gloria viene difeso dalla moglie e non ha alcun valore?" "Tieniti la tua vita Gandarva! Vattene e non lamentarti visto che Iudistira re dei Curu mi ordina di mostrare pietà." "Poi che mi hai battuto non posso più chiamarmi Angaraparna cioè veicolo fulgido non posso più vantarmi col nome visto che il mio orgoglio è stato vinto: ho avuto la fortuna di ottenere te Argiuna: voglio darti il potere che hanno solo i Gandarva di produrre illusioni. Il mio eccellente e magnifico carro è stato bruciato dalla tua arma di fuoco. Un tempo il mio nome veniva dal mio carro eccellente adesso verrà dal mio carro bruciato. Tramite penitenze ascetiche avevo ottenuto la scienza di produrre illusioni: oggi la trasferirò a te che mi hai dato la vita. Colui che avendo sconfitto il nemico gli risparmia la vita essendone richiesto merita ottima sorte. Questa scienza si chiama Ciacsciusci. Manu l'ha data a Soma che l'ha data a Visuavasu che l'ha data a me che sono privo di energia così è

divenuta progressivamente inutile. Ti ho detto circa la sua origine e trasmissione ora ascolta qual è il suo potere. Grazie a questa scienza si può vedere qualunque cosa si voglia in qualunque modo si preferisca cioè nel particolare o nell'intero. Si può acquisirla solo stando in piedi su di 1 piede per 6 mesi ma te la darò senza che tu debba osservare alcun voto. È questa conoscenza che ci rende superiori a voi uomini: potendo vedere qualunque cosa con la mente siamo come Deva. Voglio dare a te e a ciascuno dei tuoi frateli 100 stalloni nati nel paese dei Gandarva che hanno un colore superiore che sono veloci come un pensiero che portano Deva e Gandarva sono magri ma non si stancano nè rallentano. In tempi antichi fu creato il fulmine di modo che il capo dei Deva potesse uccidere l'Asura Vritra: glielò tirò in testa ma si spaccò in 1000 pezzi i Deva venerarono reverenti quei frammenti di fulmine la gloria conosciuta in tutto il trimundio è una porzione di quel fulmine la mano con cui il Bramana versa libagioni sul fuoco sacrificale il carro su cui lo Csciatria combatte la carità del Vaisia e il servizio che il Sudra rende alle altre 3 caste sono frammenti di quel fulmine. Si è detto che non si devono uccidere i cavalli visto che sono come una porzione del carro dello Csciatria inoltre sono figli di Vadava e quelli che nascono nella regione dei Gandarva possono muoversi ovunque e prendere il colore che desidera chi li cavalca e andare veloci come vuole. Questi miei cavalli che ti do faranno sempre come vorrai." "Se mi dai questa scienza e questi cavalli perché ti ho fatta salva la vita non li accetto." "L'incontro con una persona illustre è sempre fonte di gratificazione e per altro tu mi hai lasciato la vita. Te ne sono grato e quindi ti do la mia scienza. Ma per evitare che la gratitudine rimanga da una sola parte io mi prenderò la tua arma di fuoco!" "Accetto i tuoi cavalli in cambio della mia arma. Facciamo amicizia per sempre. Amico dicci perché gli uomini devono temere i Gandarva. Noi che siamo forti virtuosi ed esperti di

Veda perché non dovremmo muoverci al crepuscolo?" "Voi siete senza mogli anche se avete terminato gli studi non conducete nessuno specifico modo di vita non vi accompagna nessun Bramana: per questo vi ho redarguito. Iacscia Racsciasa Gandarva Pisacia Uraga e Danava sono sapienti intelligenti e conoscono la storia della razza dei Curu io ho ascoltato da Narada e altri Risci superiori le grandi imprese dei vostri saggi antenati io stesso durante i viaggi per il mondo sono stato talvolta testimone del valore della vostra razza ho conosciuto personalmente il vostro maestro celebrato nel trimundio per la conoscenza dei Veda e delle armi conosco anche Darma Vaiu Sacra i gemelli Asuin e Pandu che sono i 6 perpetuatori della razza dei Curu i vostri progenitori Deva e Uomini e so pure che voi 5 fratelli siete sapienti eminenti massimi guerrieri coraggiosi virtuosi e osservate i voti e pur sapendo che i vostri cuori sono puri e i vostri modi impeccabili tuttavia vi ho redarguito perché nessuno che sia forte deve tollerare cattivi comportamenti davanti alla moglie tanto più che con l'oscurità la nostra forza aumenta e io ero con mia moglie e dunque mi sono arrabbiato. Tuttavia sono stato sconfitto da te. Ora ti spiego perché. Il modo di vita Bramaciaria è superiore a qualunque altro ed è il vostro attuale: per questo sono stato sconfitto da te. Qualunque Csciatria sposato che combattesse con noi di notte non potrebbe sopravvivere. Ma uno Csciatria sposato che è santificato con Brama e che ha incaricato un sacerdote di prendersi cura del suo stato potrebbe sconfiggere qualunque viandante notturno. È per questo che gli uomini devono sempre incaricare un sacerdote disciplinato che si occupi di procurare loro tutta la buona sorte che desiderano. Un Bramana è degno di essere il sacerdote di un re se conosce i Veda e le 6 branche se è puro sincero virtuoso e disciplinato. Un re diventa vittorioso e si guadagna di andare sopra se ha come sacerdote un esperto Bramana che rispetta le leggi dell'etica che domina le parole che è puro e si comporta bene. Un re deve scegliere sempre un sacerdote perfetto per riuscire ad acquisire ciò che non ha e difendere ciò che già ha.

Chi desidera prosperità deve sempre farsi guidare da un sacerdote e potrà conquistare il mondo intero. Un re senza Bramana non riuscirà a conquistare nessuna terra solo perché è coraggioso o di stirpe gloriosa. Sappi allora che solo un regno in cui i Bramana abbiano potere durerà per sempre." "Ti sei rivolto a me chiamandomi più volte col nome di Tapatia. Desidero sapere il significato di questa parola visto che in quanto figli di Cunti noi ci chiamiamo Caunteia: chi è Tapati che ci chiami Tapatia?” Il Gandarva disse: Ti racconterò per filo e per segno questa storia affascinante. Colui che in cielo pervade l'intero firmamento con la sua luce aveva una figlia di nome Tapati uguale a lui era sorella minore di Savitri era celebrata in tutto il trimundio era devota alle penitenze ascetiche non v'era femmina fra i Deva gli Asura gli Iacscia i Racsciasa le Apsara e i Gandarva che fosse pari in bellezza era perfetta impeccabile aveva occhi grandi e neri vestiva superiormente era casta e irreprensibile. Suria la guardava e pensava che nel trimundio non esistesse nessuno che per bellezza perfezione comportamento e sapienza fosse degno di sposarla ma vedendo che era entrata nella pubertà dunque in età di prendere marito non si dava pace stava sempre a pensare chi dovesse scegliere. A quel tempo re Samvarana figlio di Ricscia onorava debitamente Suria con offerte di Arghia ghirlande e profumi e con voti e penitenze ascetiche di vario genere: venerava Suria sempre in tutta la sua gloria con devozione umiltà e pietà. Suria considerò che rispettava ogni regola di virtù e che era il più bello dei mondi: decise che era marito degno per la figlia decise di concedere la figlia a quel rampollo di una stirpe famosa in tutto il mondo. Come Suria colmava di splendore il firmamento Samvarana riempiva la terra con lo splendore delle sue gesta e tutti gli uomini eccetto i Bramana lo onoravano. Era benedetto dalla buonasorte leniva i

cuori degli amici meglio del Soma e inceneriva i cuori dei nemici meglio di Suria. Un giorno partì per una battuta di caccia nel sottobosco della montagna e mentre vagava alla ricerca di cervi il suo cavallo fu sopraffatto da fame sete e fatica e morì. Abbandonò il cavallo e proseguì a piedi per la montagna finché incontrò una fanciulla bellissima occhi grandi sola e lui solo ristette immobile a fissarla era talmente bella che credette si trattasse proprio della dèa Sri poi pensò che fosse la luce di Suria fatta corpo splendeva come un fiamma innamorava come uno spicchio di luna stava dritta sulle pendici della montagna e pareva una statua d'oro brillante che pareva che persino la montagna con le piante e i rampicanti fosse divenuta d'oro alla vista di quella femmina il re pensò con disprezzo a tutte le femmine che aveva veduto prima la guardava e considerava benedetta la vista pensava di non avere mai visto nulla di così bello da quando era nato il cuore e gli occhi gli furono rapiti incatenati mise radici in quel punto smarrì i sensi pensò che l'artefice di tanta bellezza aveva dovuto rimestare l'intero mondo di dèi Asura e uomini pensò tutti questi pensieri e che quella fanciulla era la più bella del trimundio fu trafitto dalle frecce di Cama perse ogni serenità sentì ardere un desiderio forte e rivolse queste parole alla fanciulla incantevole ma ancora innocente nonostante fosse in pieno rigoglio: "Chi sei e di chi? E perché sei qui? Perché vai da sola per questi boschi solitari con i tuoi dolci sorrisi? Sei perfetta in ogni tratto sei coperta di gioielli sembri essere tu il gioiello dei tuoi gioielli! Non sembri essere una dèa né un'Asura o una Iacscia o una Racsciasa o una Naga o una Gandarva o una donna. Le femmine più belle che io abbia mai visto o di cui abbia mai sentito parlare non possono competere con te in bellezza! Sei bella sei amabile più che la luna hai occhi come petali di loto: il dio del desiderio va macinandomi." Lei non disse parola disparve come un lampo fra le nuvole il re percorse la foresta da cima a fondo fuori di sé e non trovandola diede in forti lamenti e ristette immobile per lungo tempo

sopraffatto dal dolore. Cadde svenuto. Lei riapparve vicino a lui con i sorrisi dolci e i fianchi torniti disse parole di miele: "Alzati alzati tu che castighi i nemici! Sia tu benedetto non è conveniente che tu perda così la ragione tu che sei un uomo così celebrato nel mondo." Aprì gli occhi e vide accanto a sé la fanciulla fianchi sinuosi. Ardeva per il desiderio era debole per l'emozione disse: "Sia tu benedetta bellissima donna dagli occhi neri! Brucio di desiderio per te: prendimi! Languisco. La vita mi scorre via. È per te che Cama non cessa di trafiggermi con frecce acuminate tu che hai lo splendore dei filamenti di loto Cama mi ha morso è come mi avesse morso una serpe velenosa: hai fianchi larghi e flessuosi abbi pietà di me tu che sei bella e perfetta che il tuo viso è come un petalo di loto o una luna che la tua voce è dolce come il canto di un Chinnara la mia vita è nelle tue mani senza di te non posso vivere Cama mi trafigge senza fine sii pietosa con me non devi gettarmi via devi soccorrermi con amore ti ho amato a prima vista sono meravigliato sono stordito ti guardo e non voglio vedere nessun'altra femmina eccetto te abbi pietà sono il tuo schiavo obbediente il tuo adoratore prendimi appena ti ho visto il dio del desiderio mi è penetrato nel cuore e mi dilania con le sue punte il fuoco del desiderio m'incendia gettagli su l'acqua del tuo amore diventa mia: pacifica l'irreprensibile dio del desiderio che è venuto armato di arco e frecce e mi trapassa senza posa: sposami secondo il rito Gandarva si dice che sia la forma migliore." "Non dispongo di me stessa! Sia chiaro che sono ancora sotto il controllo di mio padre. Se davvero mi vuoi bene devi chiedermi a mio padre. Tu dici che ti ho rubato il cuore ma anche tu hai rubato il mio al primo sguardo ma non dispongo del mio corpo dunque non mi avvicino di più le donne non sono mai indipendenti. Quale donna del trimundio non ti vorrebbe come marito che sei così gentile con i subalaterni e sei nato di razza pura? Allora quando ci sarà l'opportunità chiedi la mia mano a mio padre Aditia con i dovuti onori le penitenze ascetiche e i

voti. Se mio padre mi concede a te sarò per sempre tua moglie obbediente. Mi chiamo Tapati sono sorella minore di Savitri e figlia del Sole che illumina l'universo." Tapati salì in cielo il re giacque in terra. Lo trovarono ministri e seguaci che stavano cercando per tutta la foresta e lui stava sdraiato in quel luogo solitario come un arcobaleno precipitato dal firmamento il primo ministro si mosse come se fosse bruciato gli corse vicino con affezione e rispetto sollevò quell'ottimo re prostrato a terra e privo di sensi per il desiderio. Il ministro era vecchio aveva la saggezza di un vecchio agiva da vecchio aveva la diplomazia di un vecchio: sollevò il re e gli rivolse parole dolci per il suo bene: "Sia tu benedetto tu che sei scevro da peccato! Non avere paura tigre fra i re!" Pensò che fosse stato sopraffatto da fame sete e fatica. Asperse la sua fronte priva di corona con gocce d'acqua fresca fragrante di petali di loto. Lentamente tornò in sé il re allontanò tutti gli attendenti eccetto quel ministro e si mise a sedere lì sul fianco della montagna si purificò debitamente e lì seduto su quel monte fra i monti a palmi giunti e volto levato in alto prese a venerare Suria. Ebbe anche un pensiero per il suo sacerdote Vasista. Continuò a sedere lì notte e giorno senza riposo. Vasista arrivò il XII giorno: grazie ai poteri ascetici era venuto a sapere immediatamente che il re era svenuto per via di Tapati e desiderando essergli d'aiuto si recò da lui per dargli ogni rassicurazione. Davanti a lui salì per parlare con Suria essendo egli stesso splendido come la stella. Gli si presentò allegramente a palmi giunti: "Io sono Vasista" "Benvenuto! Dimmi cosa hai in mente. Ti concederò qualunque cosa mi chiederai per quanto difficile possa essere!" Vasista s'inchinò dicendo: "Chiedo la mano di tua figlia Tapati per conto di Samvarana. È un re di grandi imprese virtuoso elevato in spirito sarà degno marito per tua figlia."

"Samvarana è il migliore dei re tu il migliore dei Risci e Tapati la migliore delle femmine: cos'altro potremmo fare se non sposarla a Samvarana?" Con queste parole gliela affidò il Risci prese congedo e assieme a Tapati tornò da Samvarana che venne ebbro di gioia: Tapati scese dal cielo come un fulmine dalle nuvole incendiando i 10 punti del firmamento. Questo accadde appena il re ebbe compiuto il voto delle 12 notti: ottenne moglie dopo avere venerato Vivasuat con penitenze ascetiche e grazie all'intercessione di Vasista. Samvarana sposò Tapati sul fianco del monte che frequentavano Deva e Gandarva e col permesso di Vasista desiderava sollazzarsi con la moglie su quel monte talché nominò reggente della capitale e del regno Vasista che lo salutò e se ne andò e Samvarana se la spassò come un Deva per 12 anni con la moglie nei bochi e nel sottobosco. Ma per 12 anni il Deva 1'000 occhi non fece una goccia di pioggia nella capitale neppure nel regno sicché uomini piante e animali presero a morire velocemente non veniva neppure una singola goccia di rugiada e non cresceva neanche una spiga di grano quindi la gente disperata per la fame lasciò le case e fuggì in tutte le direzioni dalla capitale e dalle campagne lasciavano mogli e figli e ognuno pensò solo a se stesso chi rimaneva era afflitto dalla fame non aveva una briciola di cibo si riduceva a scheletro la capitale sembrava la città del re dei morti gremita di fantasmi. Vasista decise di riportare nella capitale Samvarana con la moglie dopo che avevano trascorso tutto quel tempo da soli e lontano. Non appena fecero rientro nella capitale tutto tornò come prima perché il Deva 1'000 occhi fece piovere abbondantemente e crescere il grano. Il paese si rianimò e la gioia fu estrema. Il re con la moglie tornò a intraprendere sacrifici dodecennali come Indra con Saci. Questa è la storia di Tapati figlia di Vivasuat che è da lei che vi chiamate Tapatia perché Samvarana concepì con lei un figlio di nome Curu che fu il più notabile dei vostri antenati infatti voi siete discendenti di Curu e vi chiamano Tapatia.

Argiuna era curioso per quanto aveva ascoltato circa la potenza ascetica di Vasista e chiese al Gandarva: "Raccontami di questo Vasista Risci dimmi tutto di lui chi era questo illustre sacerdote dei nostri antenati?" "Vasista è nato dalla mente di Brama ed è sposato con Arundati. Impresa difficile per gli stessi immortali vinse Desiderio e Rabbia che presero a lavargli i piedi. Sebbene l'offesa di Visuamitra lo irritò evitò di sterminare la sua tribù dei Cusica. Afflitto per la perdita dei figli tuttavia non fece nulla di terribile e distruttivo contro Visuamitra come non ne avesse il potere sebbene lo avesse eccome. Così come l'oceano non viola i confini delle terre così Vasista non trasgredì le leggi di Iama riportando i figli indietro dai suoi domini. Icsvacu e altri grandi re conquistarono il mondo intero perché avevano ottenuto l'aiuto di quell'illustrissimo che aveva conquistato se stesso. E fu sempre grazie a lui che quei re intrapresero molti grandi sacrifici: li assistette come Vriaspati gli immortali. Pertanto cercatevi qualche Bramana perfetto e desiderabile ligio ai Veda virtuoso da fare vostro sacerdote. Uno Csciatria di buona stirpe se desidera allargare i propri domini conquistando il mondo deve anzi tutto nominare un sacerdote deve tenere un Bramana al fianco. Dunque Argiuna nomina tuo sacerdote un Bramana perfetto e sapiente che abbia i sensi sotto controllo e sia esperto di religione profitto e piacere." "Quale fu la causa dell'ostilità fra Visuamitra e Vasista che vivevano entrambi in un eremo scintillante? Racconta." Il Gandarva raccontò: C'era un tempo in Caniacuvgia un grande re famoso in tutto il mondo che si chiamava Gandi ed era figlio di Cusica. Visuamitra era figlio di Gandi aveva un grande esercito molte bestie molti veicoli usava andare a caccia di cervi accompagnato

dai ministri nel fitto dei boschi. Una volta durante una partita di caccia il re diventò debole per fatica e sete e raggiunse l'eremo di Vasista che lo riverì e omaggiò gli offrì acqua per lavare faccia e piedi Arghia frutti selvatici e burro perché l'illustre Risci possedeva una vacca che gli dava tutto ciò che desiderava: ogni volta che le si chiedeva di dare qualcosa subito lo dava: dava vari frutti e grano selvatico o coltivato in giardini e campi dava latte e molti altri succhi nutrienti 6 succhi diversi simili al nettare e altre cose buone come l'ambrosia da bere mangiare leccare e succhiare dava anche molte gemme preziose e vesti di vario genere. Il re fu onorato con queste cose desiderabili in abbondanza che ne fu molto compiaciuto assieme al ministro e alle truppe. Fu molto meravigliato di quella vacca con 6 lunghe zampe fianchi bellissimi occhi sporgenti come una rana mammelle alte perfetta nelle fattezze orecchie dritte alte un bel paio di corna testa e collo ben sviluppati. Il re era appagato in tutto applaudì la vacca che si chiamava Nandini e disse al Risci: "Dammi la tua Nandini in cambio di 10'000 vacche o del mio regno goditi tu il mio regno!" "Tu che sei scevro da peccato sappi che questa vacca la custodisco per il bene di Deva ospiti Pitri e per i miei sacrifici: non posso darla neppure in cambio del tuo regno." "Io sono uno Csciatria mentre tu sei un Bramana dedito all'ascetismo e allo studio. C'è forse energia nei Bramana che sono pacifici e tengono lo spirito sotto perfetto controllo? Se non mi dai quello che voglio neppure per 10'000 vacche non abbandonerò la pratica della mia casta: mi prenderò la tua vacca con la forza!" "Tu sei uno Csciatria che ha forza e un re che ha potere. Fa' subito ciò che desideri e non indulgere a considerare la proprietà." Il re prese a forza Nandini bianca come un cigno o la luna e cercò di portarla via con frustate e altro ma l'innocente prese a muggire pietosamente e si avvicinò a Vasista stette di fronte a lui alzò il muso verso lui benché crudelmente colpita rifiutò di

abbandonare l'eremo. "Tu ti lamenti io sento i tuoi lamenti ma Visuamitra vuole prenderti a forza cosa posso farci io che sono un Bramana che perdona?" Nandini allarmata alla vista dell'esercito di Visuamitra e terrorizzata da lui si fece più stretta al Risci: "Perché sei così indifferente a me che vengo frustata dalle truppe crudeli di Visuamitra e grido da far pietà come non avessi padrone?" Ma il grande Risci non perse pazienza né abdicò al voto del perdono: "La potenza degli Csciatria sta nella forza fisica quella dei Bramana nel perdono. Siccome non posso rinunciare al perdono va' Nandini se vuoi." "Mi mandi via che dici così? Se non mi mandi via tu non posso essere presa a forza." "Io non ti mando via! Se riesci resta! Là c'è il tuo vitello legato con una fune robusta che va fiaccandolo!" La vacca sentendo la parola resta drizzò testa e collo divenne terribile a vedersi ebbe gli occhi rossi di rabbia muggì attaccò l'esercito di Visuamitra da ogni parte soffrendo per le frustate con gli occhi iniettati di sangue correva di qua di là la furia cresceva fu incandescente di rabbia fu terribile a guardarsi come il sole a mezzodì dalla coda schizzò una pioggia di carboni ardenti poi venne un esercito di Palava - dalle mammelle un esercito di Dravida e Saca - dal ventre un esercito di Iavana - dal culo un esercito di Savara - dalla fica un esercito di Canci - dai fianchi un esercito di Savara - dalla schiuma della bocca vennero schiere di Paundra Chirata Iavana Sinala e tribù barbare di Casa Civuca Pulinda Cina Una Cherala e molti altri Mleccia e appena creato quel vasto esercito di Mleccia in varie uniformi armato di varie armi attaccò i soldati del re e i Mleccia erano così numerosi che ogni soldato di Visuamitra fu attaccato da 6 o 7 di loro: le truppe d Visuamitra sottoposte a una pioggia di dardi ruppero i ranghi e fuggirono in preda al panico in tutte le

direzioni sotto i suoi occhi. Ma le truppe di Vasista sebbene eccitate dalla rabbia non uccisero neanche un soldato a Visuamitra: Nandini semplicemente fece in modo che l'esercito del re subisse disfatta e fosse spazzato via: a 27 chilometri di distanza erano ancora in preda al panico e gridavano e vedevano che non c'era nessuno che li proteggeva. Visuamitra alla vista di tanto prodigio risultante dal valore Bramana sentì disgusto per il valore Csciatria: "Dannazione al valore Csciatria! Il valore Bramana è vero valore! Vedo che tra forza e debolezza l'ascetismo è la vera forza." Il re abbandonò il suo vasto dominio i fasti regali volse la schiena a tutti i piaceri e si dedicò all'ascetismo con successo riscaldando il trimundio per il calore delle sue penitenze ascetiche con danno di tutte le creature fino a diventare un Bramana: in ultimo bevve Soma con Indra stesso in paradiso. C'era un re di nome Calmasciapada della schiatta di Icsvacu che era insuperabile al mondo per valore che un giorno lasciò la capitale ed entrò nei boschi a caccia di cervi e cinghiali ne uccise molti anche molti rinoceronti continuò a cacciare per molto tempo finché la stanchezza lo vinse e desiderò riposare un poco. Qualche tempo prima Visuamitra aveva provato il desiderio di fare di quel re un proprio discepolo e adesso accadde che mentre il re affamato e assetato avanzava per i boschi incontrò il figlio di Vasista che procedeva da solo lungo lo stesso sentiero si chiamava Sactri era il maggiore dei 100 figli di Vasista veniva in senso contrario e il re gli disse: "Scansati." Il Risci rispose in tono conciliante e dolce: "Questa è la mia strada questa è una regola immutabile dell'etica indicata in tutti i trattati sul dovere e la religione che un re deve sempre cedere il passo a un Bramana." "Scansati scansati" - si dissero l'un l'altro. Il Risci era nel giusto non cedette ma neppure il re che era orgoglioso e arrabbiato: agì come un Racsciasa e lo colpì con la

frusta. Il Risci perse la testa per l'ira lo maledisse: "Pessimo re visto che assali un asceta come fossi un Racsciasa oggi ti trasformerai in un Racsciasa cannibale! Da oggi vagherai per il mondo affliggendo gli uomini!" In quel mentre sopraggiunse Visuamitra che aveva avuto una disputa con Vasista proprio circa Calmasciapada come discepolo e che con l'occhio della mente aveva visto il litigio fra Calmasciapada e Sactri. Quando la maledizione fu pronunciata Calmasciapada seppe che quel Risci era figlio di Vasista e ne aveva la stessa energia. Visuamitra si rese invisibile e decise di rimanere lì nascosto per cercare di trarre beneficio personale dalla faccenda. Il re cominciò a pregare umilmente il Risci per propiziarselo. Visuamitra constatò che aveva mutato approccio e temendo che l'altro se ne accorgesse ordinò a un Racsciasa di entrare nel corpo del re: lo fece Chincara obbedendo sia alla maledizione di Sactri che all'ordine di Visuamitra il quale constatato che quel Racsciasa aveva preso possesso del re se ne andò. Il re posseduto dal Racsciasa ne fu terribilmente afflitto uscì fuor di senno. In quel mentre passava di lì un Bramana affamato che vide il re gli chiese carne da mangiare alla qual cosa rispose: "Aspettami qua. Appena torno ti do da mangiare tutto quello che vuoi." Il re se ne andò il Bramana rimase lì il re vagò per qualche tempo come gli pareva e piaceva alla fine riparò nel proprio palazzo dove a mezzanotte si svegliò d'improvviso ricordando la promessa chiamò il cuoco gli raccontò della promessa fatta al Bramana che aspettava nella foresta e gli ordinò: "Va' nella foresta. C'è un Bramana che aspetta di mangiare. Portagli cibo e carne." Il cuoco andò a cercare carne ma non ne trovò talché tornò dal re e l'informò ma il re era posseduto dal Racsciasa dunque non si fece scrupoli di dire: "Dagli carne umana." "Va bene."

Il cuoco si rifornì di carne umana la lavò la cucinò la coprì di riso bollito e la offrì al Bramana che vide con l'occhio della mente che si trattava di cibo empio dunque indegno d'essere mangiato si arrabbiò gli vennero gli occhi rossi disse: "Quel pessimo re mi offre cibo empio immangiabile allora quel disgraziato diverrà ghiotto di roba del genere amerà la carne umana così come Sactri lo aveva maledetto e vagherà per il mondo allarmando e infastidendo tutte le creature." In questo modo la maledizione fu ribadita quindi si rafforzò e il re posseduto dalla natura Racsciasa uscì di senno. Poco dopo incontrò Sactri: "Visto che mi hai addossato questa maledizione bestiale comincerò la mia vita cannibale mangiandomi te." Lo uccise e divorò come una tigre divora gli animali di cui è ghiotta. Visuamitra soddisfatto fece pressione sul Racsciasa che stava dentro al re perché divorasse anche gli altri figli di Vasista: lo fece al modo in cui un leone inferocito sbrana gli animaletti. Vasista venne a sapere che Visuamitra aveva fatto uccidere tutti i suoi figli ma sopportò con pazienza il dolore come la grande montagna sostiene il mondo: era risoluto a sacrificare la propria vita piuttosto che cedere alla rabbia e sterminare la schiatta dei Cusica: si buttò giù dalla cima del Meru ma atterrò sulla roccia come su di un mucchio di cotone. Constatò di non essere morto fece un rogo gigante nella foresta e ci si buttò dentro ma il fuoco non lo bruciò gli parve freddo. Allora vide il mare era affranto dal dolore si attaccò una pietra al collo e si buttò nel mare ma le onde lo rigettarono a riva: constatò che non riusciva a uccidersi in alcun modo e tornò disperato al proprio eremo. Ma trovandolo troppo desolato per via della mancanza dei figli se ne andò di nuovo. Durante i vagabondaggi incrociò un fiume ingrossato dalle piogge che trascinava una quantità sterminata di alberi e piante strappati dalla riva pensò che senz'altro sarebbe riuscito ad affogarsi si legò con molte corde robuste e si buttò nel fiume ma la corrente tagliò le corde e lo rigettò sulla riva si

rialzò si liberò dalle corde con cui si era legato e chiamò quel fiume Vipasa cioè rompi corde. Il dolore era tale che da allora non poté più fermarsi in alcun posto si mise a vagare per monti fiumi e laghi un'altra volta gli capitò di arrivare a un fiume dall'aspetto terribile era l'Aimavati che scendeva dall'Imavat pullulava di coccodrilli feroci e altri mostri d'acqua ci si buttò dentro ma il fiume lo scambiò per un massa di fuoco incandescente schizzò in 100 direzioni diverse e da allora è conosciuto col nome di Satadru cioè fiume 100 rivi. Ritrovandosi di nuovo all'asciutto Vasista esclamò: "Non è possibile non riesco a suicidarmi!" Di nuovo prese la strada per il suo eremo attraversò infinite montagne e paesi e quando stava per rientrare nell'eremo fu raggiunto dalla cognata Adrisianti: la sentì avvicinarsi accompagnata da una voce che recitava i Veda in maniera molto arguta adoperando le 6 virtù dell'elocuzione. "Chi mi segue?" "Sono Adrisianti la moglie di Sactri. Sono disperata benché devota all'ascetismo." "Di chi è questa voce che sento che recita Veda e Anga come fosse la voce di Sactri?" "Tengo in grembo il figlio di tuo figlio Sactri ci sta da 12 anni: è la sua voce di Muni che senti." Vasista si rallegrò immensamente: "Allora c'è un discendente nella mia stirpe!" E distolse la mente dall'idea del suicidio. Rientrò nell'eremo accompagnato dalla cognata. Un giorno incontrò nei boschi Calmasciapada posseduto dal Racsciasa che appena lo vide si infuriò si levò per mangiarlo e Adrisianti impaurita disse a Vasista: "Quel crudele Racsciasa ci corre incontro con una mazza in mano come fosse la morte! Ora non c'è nessun altro al mondo che possa fermarlo eccetto tu! Proteggimi! Corre qui per mangiarci." "Non avere paura non c'è bisogno di avere paura di alcun

Racsciasa e questo non è un Racsciasa è re Calmasciapada di grande energia celebrato in tutto il mondo abita in questi boschi." Lo fermò pronunciando l'OM. Lo asperse di acqua fatta santa per incantamento e lo liberò da quella terribile maledizione. Per 12 anni quel re era rimasto sopraffatto dall'energia del figlio di Vasista come Suria quando viene inghiottito da Rau durante le eclissi: liberato dal Racsciasa illuminò la foresta col suo splendore come il sole le nuvole al crepuscolo. Tornato in sé salutò quell'ottimo Risci a palmi giunti: "Illustrissimo! Sono figlio di Sudasa e tuo discepolo. Dimmi di cosa hai piacere e cosa devo fare." "Ciò che desideravo si è già avverato. Torna al tuo regno e governa. E non insultare mai più un Bramana." "Non lo farò mai più. Ubbidirò al tuo comando onorando sempre i Bramana. Ma desidero che tu mi dia modo di liberarmi dal debito verso la razza Icsvacu! Concedimi di avere un figlio bello perfetto e impeccabile per perpetuare la schiatta di Icsvacu." "Lo farò." Qualche tempo dopo Vasista e il re andarono alla capitale Aiodia tutta la gente uscì per riceverlo come gli abitanti di sopra escono a ricevere il loro capo il re rientrava nella capitale dopo lunghissimo tempo la gente lo vide accompagnato dal sacerdote come fosse il sole all'alba era bello più di ogni altro colmava Aiodia della sua bellezza come la luna in autunno il cielo stellato. E la città a sua volta colmava di gioia il cuore del re con le strade lavate e spazzate con gli striscioni le coccarde e le bandiere per ogni dove era popolata di anime gioiose e sane per la presenza del re e pareva gaia come Amaravati quando vi entra il capo dei Deva. Entrato che fu nella capitale il re ordinò alla regina di presentarsi a Vasista che fece con lei un patto e giacquero insieme. Poco dopo quando la regina concepì Vasista ricevette i

saluti reverenziali del re e tornò al suo eremo. La regina tenne il figlio in grembo molto a lungo e quando vide che non ne usciva niente si tagliò la pancia con una pietra: fu così che nacque Asmaca al XII anno dal concepimento fu un toro fra gli uomini fu un re saggio fondò la città di Paudania. Allora Adrisianti che viveva presso l'eremo di Vasista partorì un figlio che perpetuava la schiatta di Sactri e gli somigliava in tutto. Fu lo stesso Vasista a celebrarne la nascita con le cerimonie di rito e siccome un tempo voleva suicidarsi ma appena saputo del nascituro ci aveva ripensato gli diedero il nome di Parasara cioè resuscita morti. Dal giorno della nascita Parasara considerò Vasista come padre e si comportò con lui di conseguenza. Un giorno lo chiamò padre in presenza della madre Adrisianti che udì quella parola padre distintamente e dolcemente pronunciata dal figlio che le vennero le lacrime agli occhi: "Bimbo non chiamare tuo nonno papà: tuo padre è stato mangiato da un Racsciasa in un'altra foresta. Non è tuo padre questo che consideri così: è il padre di tuo padre." Il figlio dapprima diede sfogo al dolore ma subito dopo s'infiammò tutto e decise di distruggere l'intero creato. Allora Vasista gli raccontò: C'era una volta un re famoso di nome Critaviria che era discepolo dei Brigu esperti di Veda: dopo aver intrapreso il sacrificio del Soma gratificò quei Bramana con generose elargizioni di riso e soldi. Dopo essere salito di sopra accadde che i discendenti si trovarono a corto di soldi e sapendo che i Brigu erano ricchi andarono da loro a chiedere l'elemosina. Per proteggere i soldi per paura degli Csciatria alcuni dei Brigu li seppellirono altri li diedero via ad altri Bramana mentre altri ancora diedero agli Csciatria tutto quanto chiedevano come era doveroso fare. Tuttavia accadde che alcuni Csciatria scavarono nella casa di un Bargava e trovarono un grande tesoro che fu

visto da tutti gli Csciatria che passarono di lì che si arrabbiarono dissero che i Brigu li volevano ingannare li insultarono anche se quelli chiesero perdono presero a crivellarli di frecce si misero in marcia per tutto il mondo a sterminare persino i nascituri nei ventri delle femmine Brigu e mentre la razza veniva così massacrata le femmine fuggirono sulle inaccessibili montagne dello Imavat e fra di loro ce n'era una cosce lunghe che voleva perpetuare la razza che tenne nascosto in una delle cosce un embrione di enorme energia ma un'altra femmina scoprì la cosa e per paura andò a dirlo agli Csciatria che accorsero per uccidere il nascituro ma trovarono la madre incandescente di energia e il bimbo saltò fuori dalla coscia la spaccò saltò fuori e li abbagliò come il sole a mezzodì li accecò sicché presero a vagare ciechi per quelle montagne inaccessibili soffrirono disperarono decisero di chiedere protezione a quella madre: "Facci grazia signora vogliamo vederci di nuovo e allora ce ne torneremo a casa e smetteremo di comportarci in modo così peccaminoso tu e tuo figlio dovete perdonarci dovete essere benigni verso questi re restituendo loro la vista." "Non sono io che vi ho preso gli occhi non sono arrabbiata con voi. Questo bimbo della razza Brigu invece è arrabbiato con voi senz'altro. Di sicuro è stato lui a rubarvi gli occhi perché si è arrabbiato perché avete massacrato la sua razza. Mentre uccidevate perfino gli embrioni della razza Brigu lui rimase nella coscia per 100 anni durante i quali gli vennero tutti i Veda con le loro branche di modo che la razza Brigu potesse risorgere. È ovvio che quest'ultimo rampollo della razza Brigu desideri uccidervi avendo voi massacrato i suoi padri! I vostri occhi sono stati bruciati dalla sua energia superiore. Dunque dovete rivolgere le voste preghiere a questo mio figlio eccellente nato dalla mia coscia. Può darsi che propiziato dai vostri omaggi vi renda la vista." Così tutti quei prìncipi si rivolsero al bimbo: "Sii buono!" E lui diventò buono con loro. E siccome era nato dalla coscia

della madre divenne famoso nel trimundio col nome di Aurva cioè nato dalla coscia. I prìncipi riebbero la vista e se ne andarono. Ma Aurva decise di conquistare il mondo di uccidere tutte le creature del mondo come omaggio agli antenati massacrati si votò alle pene più austere per distruggere il mondo intero con i suoi ascetismi durissimi afflisse il trimundio Deva Asura e Uomini. I Pitri vennero a sapere cosa stava facendo quell'ultimo rampollo della loro razza e accorsero da lui: "Aurva figlio nostro sei stato feroce con i tuoi ascetismi abbiamo visto il tuo potere sii buono con il trimundio trattieni la rabbia. Non fu per mancanza di potere che tutti noi Brigu restammo indifferenti al nostro massacro ad opera degli Csciatria assassini: quando fummo stanchi dei lunghi periodi di vita che ci erano stati assegnati fu allora che desiderammo la nostra distruzione per mezzo degli Csciatria. Seppellimmo le ricchezze sotto la casa proprio per destare la furia degli Csciatria cercammo lo scontro: che bisogno potevamo avere di quelle ricchezze se desideravamo salire di sopra? Cuvera tesoriere di sopra aveva messo da parte un tesoro immenso per noi. Quando realizzammo che la morte non avrebbe potuto prenderci in alcun modo pensammo a questo come il modo migliore per ottenere ciò che volevamo. Chi commette suicidio non raggiunge mai gli spazi dei beati: riflettemmo ed evitammo il suicidio. Dunque non siamo contenti di ciò che ora vuoi fare. Evita di distruggere il mondo che sarebbe un grave peccato. Non distruggere gli Csciatria né i 7 mondi. Distruggi questa tua rabbia che macchia la tua energia ascetica." "Ascoltate Pitri: non può essere invano il voto che ho fatto per rabbia che volevo distruggere tutti i mondi. Non posso diventare uno che si arrabia e fa un voto e poi non ne fa niente. Se non portassi a compimento il voto questa mia rabbia mi consumerebbe come un fuoco un bosco secco. Chi reprime la rabbia che ha provato per una giusta causa non è più capace di perseguire i 3 obiettivi della vita cioè religione profitto e

piacere. Non è inutile la rabbia che mostrano i re che vogliono conquistare il mondo: serve a contrastare i malvagi e proteggere gli onesti. Mentre stavo nella coscia di mia madre che dovevo ancora nascere ascoltavo le grida disperate di mia madre e delle altre femmine Brigu che venivano massacrate dagli Csciatria. Quando quegli sciagurati Csciatria presero a massacrare i Brigu compresi i nascituri fu allora che il mio spirito si riempì di rabbia. Mia madre e le altre madri della nostra razza tutte in stato avanzato di gravidanza e mio padre si agitarono terribilmente ma non trovarono al mondo uno che desse loro protezione fu allora che mia madre mi infilò in una delle sue cosce. Se ci fosse qualcuno che punisse tutti i crimini del mondo nessuno più oserebbe commetterne e d'altronde se non ci fosse nessuno i peccatori aumenterebbero a dimisura. Colui che ha il potere di prevenire o di punire chi pecca se pur sapendo di un peccato commesso non punisce diventa colpevole lui stesso di quel peccato. Se i re e altri che hanno la possibilità di proteggere i miei padri non lo fanno preferendo posporre il dovere ai piaceri della vita io ho giusto motivo per arrabbiarmi con loro. Sono il signore del creato e posso punire le ingiustizie: non posso obbedirvi. Se evito di punire questo crimine pur avendone la possibilità un giorno gli uomini dovranno sopportare di nuovo una persecuzione simile. E il fuoco della mia rabbia che è pronto a consumare i mondi se fosse represso consumerebbe me stesso con la sua energia. Maestri so che ricercate sempre il bene dei mondi dunque ditemi cosa può essere buono sia per me che per i mondi." "Butta il fuoco nell'acqua questo fuoco che è scaturito dalla tua rabia e che vuole bruciare tutti i mondi. Ti farà bene. In effetti tutti i mondi dipendono dall'acqua che è la loro causa elementare ogni succo essenziale contiene acqua l'intero universo è fatto di acqua: dunque butta questo fuoco della tua rabbia dentro l'acqua. Se lo desideri questo tuo fuoco abiterà l'oceano e ne consumerà l'acqua visto che è stato detto che i mondi sono fatti di acqua: così la tua parola sarà fatta vera e i

mondi e i Deva non saranno distrutti." Aurva gettò il suo fuoco lì dove abita Varuna e quel fuoco che consuma l'acqua dell'oceano prese la forma di una testa di cavallo gigante che gli esperti di Veda chiamano Vadavamuca che dalla bocca sputa fuoco che consuma l'acqua dell'oceano. Sia tu benedetto! In conclusione ti dico che non devi distruggere i mondi. Vasista aveva parlato così. Parasara trattenne la rabbia e non distrusse i mondi. Ma intraprese un grandioso sacrificio dei Racsciasa durante il quale in memoria del padre assassinato prese a bruciare Racsciasa giovani e vecchi né Vasista lo trattenne volendo evitare di ostacolarlo anche in questo secondo voto. Parasara sedette davanti a 3 fuochi che lui pareva un IV fuoco sembrava il sole quando emerge dalle nuvole illuminò l'intero firmamento con quel sacrificio giusto durante cui furono versate abbondanti libagioni di burro Parasara fiammeggiante di energia parve a Vasista e agli altri Risci come un II sole. Poi arrivarono i grandi Risci Atri spiriti liberali che desideravano mettere fine a quel sacrificio impresa ardua per chiunque altro. Arrivarono anche Pulastia Pulaa e Cratu che molti grandi sacrifici aveva intrapreso: tutti volevano salvare i Racsciasa. Pulastia constatò che già molti ne erano stati uccisi e rivolse a Parasara queste parole: "Bimbo mi auguro che questo tuo sacrificio stia procedendo senza problemi! Ti stai divertendo a massacrare tutti quegli innocenti Racsciasa che non sanno nulla della morte di tuo padre? Non dovresti uccidere nessuno così. Non è questa un'attività degna per un Bramana votato all'ascetismo. Essere pacifici è la virtù più elevata. Dunque vedi di fare pace. Com'è che tu che sei così superiore ti sei messo a fare una cosa così peccaminosa? Pecchi addirittura contro Sactri che si atteneva strettamente alla leggi dell'etica. Non devi sterminare nessuna

creatura. Quanto è accaduto a tuo padre fu conseguenza di una sua stessa maledizione fu per sua colpa che fu tolto da qui e messo di sopra nessun Racsciasa sarebbe stato capace di mangiare Sactri fu lui stesso a procurarsi la morte Visuamitra fu uno strumento cieco. Sia Sactri che Calmasciapada sono saliti di sopra e stanno felici insieme ai fratelli minori di Sactri che proprio ora stanno felici fra i Deva. E d'altronde tu stesso con questo sacrificio sei solo uno strumento per distruggere questi Racsciasa innocenti. Sia tu bendetto! Interrompi il sacrificio. Fallo finire." Così Sactri mise fine al sacrificio. Il fuoco che aveva acceso per bruciare i Racsciasa lo gettò nei boschi sul versante nord dell'Imavat: ancora oggi sta lì a bruciare Racsciasa alberi e rocce. Argiuna chiese: "Perché re Calmasciapada comandò alla moglie di accoppiarsi con Vasista? Perché Vasista pur conoscendo ogni prescrizione dell'etica s'accoppiò con una donna con cui non avrebbe dovuto? Commise peccato? Devi togliermi questo dubbio aspetto da te la soluzione." Il Gandarva disse: Ascolta ti ho detto tutto circa la maledizione che Sactri figlio di Vasista fece al re Calmasciapada. Calmasciapada sotto l'influenza della maledizione roteava gli occhi per la rabbia uscì dalla capitale accompagnato dalla moglie entrò nei boschi solitari prese a vagare un giorno mentre vagava maledetto per quella foresta abbondante di varie specie di cervi e altri animali lussurreggiante di moltissimi alberi grandi arbusti e rampicanti percorsa da grida terribili un giorno mentre vagava gli venne una fame smodata cercò qualcuno da mangiare finché incappò in un Bramana che s'accoppiava con la moglie i quali appena lo videro scapparono interrompendo il rapporto ma lui li inseguì

abbrancò il Bramana e allora la Bramana gli disse: "Ascoltami tutto il mondo sa che sei un re nato da una stirpe solare che sei sempre eticamente irreprensibile e devoto nel servire i tuoi superiori: non devi fare peccato anche se sei fuori di te per via della maledizione. Io sono fertile e mi stavo accoppiando con mio marito e non sono ancora appagata: sii buono liberalo!" Non ascoltò mangiò il Bramana come una tigre divora la preda preferita. La donna s'infuriò pianse lacrime che bruciarono ogni cosa intorno e maledisse Calmasciapada: "Stupido pazzo! Visto che oggi ti sei mangiato mio marito davanti a me prima che riuscisse a soddisfarmi sessualmente anche tu morrai all'istante quando cercherai di accoppiarti con tua moglie fertile: lei allora farà un figlio con Vasista Risci i cui figli tu hai già mangiato e quel figlio sarà colui che porterà avanti la tua razza." Così lo maledisse e così si buttò nel fuoco ch'ella stessa aveva appiccato piangendo. Vasista vide e seppe tutto all'istante col suo occhio spirituale. Molto tempo dopo quando il re tornò libero dalla maledizione accadde che approcciò la moglie Madaianati che era fertile e lei lo respinse ma la passione lo travolgeva da togliergli di mente la maledizione ma quando udì le parole della moglie si spaventò ricordò la maledizione si pentì amaramente di ciò che aveva fatto e per questo motivo incaricò Vasista di concepire un figlio con la regina al posto suo. Argiuna chiese: "Tu che sai tutto dicci quale Bramana esperto di Veda è degno di diventare nostro sacerdote." "In questi boschi c'è un santuario chiamato Utcociaca. Lì sta Daumia che è fratello minore di Devala che fa l'asceta. Prendi lui come sacerdote se ti va." Argiuna fu molto soddisfatto di tutto quanto accaduto diede al Gandarva la sua arma di fuoco accompagnandola con le

cerimonie del caso e gli disse: "Per il momento tienili tu i cavalli che ci hai dato: li prenderemo appena avremo occasione. Sia tu benedetto." Si salutarono tutti e si separarono. I Pandava andarono a Utcociaca e nominarono Daumia loro sacerdote che accettò ricevendoli con doni di frutta selvatica e radici. Ritennero il regno già riconquistato e la figlia del re Panciala già ottenuta nel Suaiamavara: si erano messi sotto un protettore davvero potente. Daumia li fece suoi Iagiamana cioè discepoli spirituali considerò la loro intelligenza forza e perseveranza pari a quelle dei Deva ritenne che avessero già riconquistato sovranità e regno in virtù delle loro perfezioni. Li benedisse e partirono tutti insieme per lo Suaiamvara della principessa dei Panciala. Sulla via per Panciala videro numerosi Bramana che viaggiavano in gruppo erano tutti Bramaciari e quando vedevano i Pandava chiedevano loro: "Dove andate? Donde venite?" Iudistira rispondeva: "Siamo fratelli questa è nostra madre. Veniamo addirittura da Ecaciacra." "Andate oggi stesso dove abita Drupada nel paese dei Panciala c'è un grande Suaiamvara riccamente allestito anche noi andiamo là andiamoci insieme ci saranno festeggiamenti straordinari l'illustre Iaginasena anche chiamato Drupada ebbe una figlia che si levò dal centro dell'altare sacrificale occhi petali di loto perfetta nuova intelligente bellissima fianchi sottili fragranza di loto blu percepibile a 2 Iogiana nome Drupadi sorella di Dristadiumna: Dristadiumna ucciderà Drona è nato con un'armatura naturale indosso spada arco e frecce in mano è nato da una fiamma di fuoco che pareva anch'egli di fuoco: Drupadi sceglierà un marito fra i prìncipi invitati noi andiamo là per vedere lei e i festeggiamenti che saranno stupendi

arriveranno re da vari paesi e prìncipi che fanno sacrifici durante cui le offerte ai Bramana sono abbondanti prìncipi devoti allo studio santi illustri asceti giovani belli grandi guerrieri su carro ed esperti di armi: vorrano conquistare la fanciulla dunque elargiranno soldi bestie cibo e ogni cosa per divertirsi: noi prenderemo tutto guarderemo lo Suaiamvara ci godremo i festeggiamenti e gireremo come ci parrà: ci saranno anche attori bardi danzatori dicitori di Purana araldi e atleti da ogni paese: potrete vedere tutte queste belle cose prendere ciò che sarà offerto agli illustri e tornarvene via con noi! Siete belli che sembrate Deva! Magari Drupadi sceglierà uno di voi. E magari questo vostro fratello muscoloso e bello potrà vincere molti soldi negli incontri di lotta." Iudistira rispose: "Veniamo con voi." Proseguirono tutti insieme verso il sud del Panciala e lungo la strada incontrarono Duaipaiana che si unì a loro e continuarono il viaggio tranquillamente facendo soste in boschi stupendi o vicino a laghi incantevoli. I Pandava erano devoti agli studi erano puri amabili dolci nella parlata e infine entrarono nel paese dei Panciala. Visitarono la capitale e la fortezza e si insediarono nella casa di un vasaio adottarono la professione Bramanica presero a vivere d'elemosina: nessuno riconobbe quegli eroi durante il loro soggiorno nella capitale di Drupada. Iaginasena aveva sempre desiderato sposare la figlia ad Argiuna ma non l'aveva mai detto ad alcuno ma avendo in testa Argiuna fece costruire un arco così duro che nessun altro sarebbe stato in grado di piegarlo e fece appendere un marchingegno nel cielo con un bersaglio e disse: "Chi tenderà quest'arco e colpirà il bersaglio otterrà mia figlia." Fu con queste parole che proclamò lo Suaiamvara talché i re di vari paesi si recarono alla capitale e anche molti Risci illustri e anche Duriodana e i Curu accompagnati da Cama e anche molti Bramana superiori da ogni luogo e tutti i re Drupada li ricevette

con reverenza. La gente rumoreggiava come il mare sedendosi sugli spalti costruiti intorno all'anfiteatro per assistere allo Suaiamvara. Il re fece ingresso dal cancello nord-est. L'anfiteatro era allestito su di un altipiano auspicioso a nord-est della capitale era circondato da magnifici palazzi era chiuso su tutti i lati da mura alte e un fossato aveva ingressi ad arco qui e là era ombreggiato da teli colorati risuonava di migliaia di trombe profumava di aloe nera era asperso di acqua mescolata con pasta di sandalo era decorato con ghirlande di fiori era circondato da palazzi alti: bianchissimi svettanti come il Cailasa che bacia le nuvole le finestre chiuse con tende lavorate in oro le pareti incastonate con diamanti e drappeggiate con tessuti e tappeti preziosi ovunque corone ghirlande di fiori bianchissimi impeccabili come il collo di un cigno fragranti di aloe che si sentiva per 1 Iogiana intorno ogni palazzo dotato di 100 porte larghe da farci entrare una folla e dentro letti sfarzosi tappeti metalli quei palazzi sembravano vette dell'Imavat: in quei palazzi tutti alti 7 piani ma variamente estesi furono ospitati i re accorsi tutti agghindati e desiderosi di primeggiare gli uni sugli altri: la gente seduta sugli spalti li guardava seduti in quei palazzi ed erano come leoni avevano l'energia dei grandi spiriti erano spalmati di pasta fragrante di aloe nera erano liberali devoti a Brama proteggevano i loro regni dai nemici erano amati da tutto il mondo per le loro gesta. Anche i Pandava entrarono nell'anfiteatro e sedettero con i Bramana: assistettero all'ingresso impareggiabile del re dei Panciala. Principi Bramana e altri continuarono ad arrivare giorno dopo giorno portavano quantità di doni d'ogni genere si svagavano agli spettacoli di attori e danzatori. La cosa andò avanti per molti giorni finché a mezzodì del XVI giorno la figlia di Drupada fece ingresso nell'anfiteatro fresca di bagno sfarzosamente vestita tutta ingioiellata con un vassoio d'oro in mano con le offerte di Arghia e una ghirlanda di fiori. Un

sacerdote della razza lunare che era un santo Bramana esperto d'ogni mantra accese il fuoco sacrificale versò libagioni di burro onde Agni fu compiaciuto fece pronunciare ai Bramana benedizioni auspiciose zittì gli strumenti musicali che suonavano tutto intorno e quando nel vasto anfiteatro tutti si furono zittiti Dristadiumna che aveva una voce profonda come tamburi o nembi prese sottobraccio la sorella si mise al centro e parlò: "Ascoltate voi re qui c'è l'arco quello è il bersaglio e queste sono le frecce: colpite il bersaglio con 5 frecce attraverso l'orifizio del marchingenio: chiunque ci riesca purché nobile bello e forte oggi avrà mia sorella in moglie." Dopo di che recitò alla sorella la lista di nomi stirpi e imprese di quei signori del mondo là convenuti: "Duriodana Durvisaa Durmuca eccetera eccetera eccetera eccetera Citrangada Sucangada Vatsaragia tutti questi e molti altri ancora tutti Csciatria famosi nel mondo sono venuti qui per te sorella e tireranno al bersaglio e tu dovrai prendere come marito quello che lo centrerà." Tutti quei giovani prìncipi balzarono in piedi brandendo le loro armi avevano gi orecchini erano in lizza ciascuno si considerava il migliore esperto di armi e potente erano ebbri d'orgoglio ciascuno si considerava il più bello coraggioso nobile colto ricco e giovane erano come gli elefanti dell'Imalaia nella stagione degli amori si guardavano l'un l'altro con occhi gelosi e annebbiati dal desiderio saltarono su dagli scranni gridando: "Drupadi sarà mia." Parevano i Deva quando un tempo stettero tutti intorno a Uma figlia del re dei monti. Avevano i cuori perdutamente sprofondati nella contemplazione di Draupadi trafitti dalle frecce del Deva con l'arco fiorito scesero nell'anfiteatro per conquistare la femmina Panciala e diedero occhiate di gelosia anche all'amico migliore. Arrivarono anche i Deva sui carri con i Rudra gli Aditia i Vasu i gemelli Asuin gli Suada eccetera eccetera e Alaiuda cioè Valadeva e Gianardana cioè Crisna e le

principali tribù di Vrisni Adaca e Iadava che facevano capo a Crisna arrivarono tutti per assistere alla gara. Crisna il maggiore degli eroi Iadu si diede pensiero quando scorse i 5 Pandava che parevano elefanti in calore attratti verso Draupadi come verso un lago strabordante di loto o anche parevano un fuoco coperto dalla cenere. Disse a Rama cioè Valadeva: "Quello è Iudistira quello Bima con Argiuna e quelli sono i 2 eroi gemelli." Rama li vide e scoccò uno sguardo di soddisfazione a Crisna. Gli altri eroi che erano là figli e nipoti di re tenevano occhi cuori e pensieri solo per Draupadi la guardavano con occhi spalancati si mordevano le labbra per rabbia senza notare i Pandava. Anche i Pandava guardavano Draupadi e venivano trafitti dalle frecce di Cama. C'era una tale calca di Risci Deva Gandarva Suparna Naga Asura Sidda tra profumi superiori fiori scintillanti turbinanti per ogni dove tamburi vibrazioni basse di voci infinite echi di musica dolcissima suonata da flauti Vina che i carri dei Deva trovavano a stento un passaggio nel firmamento. I prìncipi Carna Duriodana Salua Salia Asuattaman Crata Sunita eccetera eccetera uno dopo l'altro presero a dar mostra di prodezze per conquistare la femmina di impareggiabile bellezza. Indossavano ornamenti corone ghirlande bracciali e altro avevano braccia robuste avevano coraggio erano vigorosi esplodevano di forza ed energia: ma non riuscivano a piegare l'arco. Provarono ognuno secondo la propria forza cultura abilità ed energia alcuni provarono fino a far tremare le labbra ma furono buttati a terra dove rimasero immobili per qualche tempo spossati corona e ghirlanda persi respiro affannato l'ambizione di vincere la femmina raggelata respinti dall'arco duro ghirlande bracciali e paramenti in disordine diedero in esclamazioni addolorate erano disperati tristi e dolenti. Carna li guardò poi andò a prendere l'arco con un gesto rapido lo sollevò tirò la corda e incoccò la freccia. I Pandava lo guardavano che era il figlio di Suria ed era simile al fuoco o al

Soma o a Suria stesso deciso a colpire il bersaglio e considerarono il bersaglio come già colpito e caduto a terra. Ma vedendo Carna Draupadi disse ad alta voce: "Non sceglierò un Suta come mio signore." Carna diede una risata offesa diede uno sguardo al sole e gettò l'arco curvo come una O. Dopo che tutti gli Csciatria ebbero rinunciato all'impresa anche Sisupala figlio di Damagosa re dei Cedi possente come Iama cadde in ginocchio e anche Giasarasanda si avvicinò all'arco stette a guardarlo per qualche attimo fermo immobile come una montagna poi tentò ma cadde anche lui in ginocchio e quando si alzò lasciò l'anfiteatro fece ritorno al suo regno e poi anche Salia re di Madra. E quando alla fine tutti quei re furono coperti di ridicolo Argiuna volle fare la prova. Si alzò d'in mezzo la folla di Bramana che vedendolo avanzare verso l'arco scossero le pelli di cervo e fecero clamore che alcuni erano contenti altri no e quelli intelligenti e preveggenti si dissero l'un l'altro: "Come può un Bramana inesperto di armi e debole tendere un arco che Csciatria celebri esperti e forti non sono stati capaci? Se non riesce in questa prova che ha intrapreso per capriccio coprirà di ridicolo tutti i Bramana agli occhi dei re qui riuniti: vietateglielo: lo fa per vanità infantile ardore lo fa solo per capriccio." Altri replicarono: "Non ci coprirà di ridicolo nessuno ci disprezzerà i re non se ne dispiaceranno." "È un bel giovane ha il fusto di un elefante ha spalle braccia e cosce ben fatte è saldo come l'Imavat ha il passo di un leone il valore di un elefante infoiato ed è così risoluto che probabilmente riuscirà nell'impresa è forte e risoluto se non lo fosse non proverebbe e poi non c'è nulla al mondo che un Bramana non sarebbe in grado di fare se lo può qualche uomo.

Anche quando digiuna vive d'aria o mangia frutti quando persevera nei suoi voti quando è debole ed emaciato anche allora un Bramana è sempre forte nella sua energia. Non si dovrebbe mai disprezzare un Bramana supponendo che non sia in grado di fare una cosa che sia giusta o sbagliata grande o piccola che rechi gioia o dolore. Rama figlio di Giamadaghni combatté e sconfisse tutti gli Csciatra. Agastia grazie alla propria energia Brama si scolò l'oceano intero e insondabile. Dunque dite piuttosto Che questo giovane pieghi l'arco e lo tenda senza difficoltà." "Amen." E continuarono a discutere. Poi Argiuna fu vicino all'arco e stette come una montagna. Camminò intorno all'arco. Chinò la testa a Isana che dona e a Crisna. Prese l'arco. E quell'arco che Rucma Sunita Vacra il figlio di Rada Duriodana Salia e molti altri re esperti d'armi non erano stati capaci di tendere neppure con enormi sforzi quell'arco lui Argiuna figlio di Indra possente come Visnu fratello minore di Indra lui quell'arco lo tese in un batter di ciglia. Prese le 5 frecce e colpì il bersaglio che cadde per terra passando attraverso il foro della macchina sopra a cui era stato fissato. Si levò un boato in cielo e uno nell'anfiteatro. I Deva piovvero fiori sulla testa di Argiuna. Migliaia di Bramana presero a scuotere i paramenti in segno di gioia. I re sconfitti diedero grida di dolore e disperazione. Dal cielo piovvero fiori su tutto l'anfiteatro. I musicisti attaccarono a suonare. Araldi e bardi si misero a cantare le lodi dell'eroe con toni dolci. Drupada guardò Argiuna e fu colmo di gioia. Era pronto a difenderlo con le sue forze ce ne fosse stato bisogno. Quando il clamore fu all'apice Iudistira lasciò frettolosamente l'anfiteatro e accompagnato dai gemelli fece ritorno al suo alloggio. Draupadi guardò il bersaglio colpito guardò Argiuna che assomigliava Indra fu colma di gioia e avvicinò Cunti con una veste bianca e una ghirlanda di fiori. I Bramana salutarono con reverenza Argiuna che subito se ne andò seguito appresso da colei che così

era divenuta sua moglie. Quando Drupada dichiarò che voleva sposare la figlia a quel Bramana che aveva colpito il bersaglio i re che erano stati invitati allo Suaiamvara si lanciarono qualche occhiata e improvvisamente si arrabbiarono: "Questo Drupada vuole passarci sopra ci tratta come fossimo paglia e dice che vuole sposare sua figlia a un Bramana! Prima pianta un albero poi l'abbatte quando sta per dare i frutti. Ci manca di rispetto: uccidiamolo. Non merita rispetto né venerazione per l'età che ha lo uccideremo questo disgraziato che insulta tutti i re lo uccideremo assieme al figlio. Prima ci invita tutti quanti e ci intrattiene con cibo eccellente poi ci manca di rispetto. Ma fra tutti noi vede un solo re che gli sia pari? È risaputo che nei Veda si dichiara che lo Suaiamvara è rivolto agli Csciatria: i Bramana non possono avanzare pretese nella scelta del marito da parte di una donna Csciatria. Se questa donna non desidera scegliere nessuno di noi come suo signore diamole fuoco e torniamocene a casa. Per quanto concerne il Bramana anche se ci ha offeso in questo modo per invadenza o cupidigia non dobbiamo ucciderlo visto che i nostri regni la vita i tesori i figli i nipoti e insomma qualunque nostro possesso tutto tutto esiste solo per i Bramana. Ma anche a lui dobbiamo fargli qualcosa in modo che per timore di disgrazia e per desiderio di mantenere ciò che propriamente appartiene a ogni casta nessun Suaiamvara finisca così mai più." Dissero così avevano braccia come mazze di ferro chiodate presero le armi e corsero addosso a Drupada per ucciderlo lì subito. Drupada se li vide venire addosso all'improvviso tutti insieme arrabbiati con archi e frecce s'impaurì cercò la protezione dei Bramana ma Bima e Argiuna corsero impetuosamente di contro a quei re come fanno gli elefanti nella stagione degli amori quelli alzarono le armi e si scagliarono contro di loro per ucciderli Bima divelse un grande albero lo sfrondò e si mise a fianco di Argiuna come fosse il Deva della

morte con la mazza micidiale e Argiuna restò meravigliato dell'impresa si scrollò di dosso ogni paura e stette pronto con l'arco a ricevere l'assalto. Damodara cioè Crisna che aveva intelligenza sovrumana e poteva fare l'inconcepibile vide ogni cosa e disse al fratello Alaiuda cioè Valadeva: "Quell'eroe là che ha il passo da leone la criniera da leone e l'arco da 4 cubiti è Argiuna! Non v'è dubbio così come non ve n'è ch'io sia Vasudeva. Quell'altro che ha velocemente divelto l'albero ed è pronto a spazzare via i re è Vricodara perché nessun altro avrebbe potuto farlo oggi. Quell'altro che ha appena lasciato l'anfiteatro quel giovane che ha gli occhi simili a petali di loto che è alto 4 cubiti ha il passo di un leone potente ma è umile in tutto ha un bel corpo e un naso prominente e scintillante è Iudistira figlio di Darma. Gli altri 2 che assomigliano a Carticheia suppongo siano i figli dei gemelli Asuin. In effetti ho sentito dire che i figli di Pandu con la madre sono tutti sfuggiti al rogo della casa di lacca." Gli rispose con grande soddisfazione: "Sono davvero felice di venire a sapere così per caso che la sorella di nostro padre assieme ai migliori prìncipi Caurava sono tutti scampati alla morte!" I 2 scossero le pelli di cervo batterono le ciotole di gusci di cocco ed esclamarono insieme: "Non temere combatteremo anche noi!" Argiuna sorrise: "Restate lì come spettatori: terrò a bada questi re inferociti con una pioggia di frecce punzute a centinaia come si fa con le serpi usando i mantra." Prese l'arco ottenuto in dote e stette immobile come una montagna a fianco del fratello Bima: guardarono quegli Csciatria che erano sempre furiosi in battaglia guidati da Carna e si slanciarono contro senza paura come 2 elefanti caricano 1 elefante ostile e quelli assetati di battaglia gridarono: "In guerra è lecito uccidere chi vuole combattere." I re si scagliarono contro i Bramana Carna contro Argiuna Salia

contro Bima come elefante contro elefante per una femmina in calore mentre Duriodana e altri ingaggiarono con i Bramana schermaglie di poco conto. Argiuna vide Carna farglisi contro lo colpì con frecce acuminate così impetuose e feroci che lo lasciarono senza respiro. Quando si riebbe l'attaccò di nuovo ma con maggiore prudenza sicché i 2 che erano i massimi guerrieri e che desideravano annientarsi l'un l'altro si batterono pazzamente ma con tale leggerezza che divennero invisibili e si dicevano parole che solo eroi potevano intendere Mira la forza della mie armi - Guarda come ti contrattacco e Carna fu sorpreso che l'energia delle armi di Argiuna superasse qualunque altra terrestre e combatté con maggior vigore fermò tutte le frecce scoccate da Argiuna diede un grido forte tutti i guerrieri applaudirono gli disse: "Tu che sei il più eminente fra i Bramana mi compiaccio di vedere che l'energia delle tue armi non ha cedimenti durante lo scontro e che le tue armi sono fatte per vincere: chi sei? Sei la scienza delle armi fatta persona sei Rama sei addirittura Indra o suo fratello minore Visnu che per celarsi ha preso le forme di un Bramana e mi combatte dominando una tale quantità di energia di armi? Nessun altro eccetto il marito di Saci o il figlio di Pandu Chiriti può tenermi testa in battaglia quando sono arrabbiato." "Non sono la scienza delle armi personificata né Rama superuomo: sono solo un Bramana che è il più forte di tutti i guerrieri. Il mio maestro mi ha fatto esperto di armi Brama e Paurandara. Mi accingo a spazzarti via. È meglio se rifletti." Carna desistette perché sapeva che l'energia Brama è sempre invincibile. In un'altra zona del campo Salia e Vricodara combattevano come 2 elefanti infoiati si colpivano con pugni e ginocchia corazzati si spingevano si tiravano si buttavano a terra e continuavano a combattere a faccia in giù o di fianco con i pugni corazzati davano colpi durissimi che parevano cozzare masse di granito che gli spalti ne risuonavano e dopo pochi

attimi così Bima prese Salia per le braccia e lo scaraventò lontano ma senza fargli granché male con gran sorpresa di tutti sicché tutti i re si allarmarono molto vedendo Salia buttato giù così e Carna impaurito e corsero a circondare Bima esclamando: "Sicuro che questi tori fra i Bramana sono eccellenti guerrieri! Accertiamo di che stirpe sono e dove vivono. Chi può ostare Carna se non Rama o Drona o Chiriti? E chi può ostare Duriodana se non Crisna figlio di Devachi o Cripa figlio di Saraduan? E chi può ostare Salia se non Valadeva o Vricodara o Duriodana? Quindi interrompiamo questo combattimento. In effetti bisognerebbe proteggere sempre i Bramana anche quando offendono. Dunque prima di tutto vediamo di capire chi sono così poi potremo combattere allegramente." Crisna appena visto Bima combattere fu sicuro che i 2 fossero i figli di Cunti sicché si rivolse con gentilezza ai re riuniti dicendo che la fanciulla era stata vinta regolarmente dal Bramana e li indusse a desistere dal combattere talché tutti tornarono ai propri regni con tanta meraviglia se ne andarono dicendo: "La festa è terminata con la vittoria dei Bramana: la principessa dei Panciala è divenuta moglie di uno di loro." Bima e Argiuna circondati da Bramana vestiti di sole pelli di cervo o altri animali selvatici uscirono a fatica dalla ressa: accerchiati dal nemico e seguiti da Crisna vennero fuori dalla folla che parevano la luna piena e il sole emergere da nembi. Cunti era molto preoccupata perché i figli tardavano a rientrare dalla questua le vennero brutti pensieri pensò a molte possibili sciagure pensò che i figli di Dritarastra li avevano riconosciuti e uccisi oppure che li avevano uccisi alcuni Racsciasa forti crudeli e capaci di ingannare e poi si chiese: "Potrebbe essere che lo stesso Viasa li abbia spinti a venire qui con qualche intendimento perverso?" Le venivano questi pensieri dall'amore che aveva per i figli. Poi

nella quiete del tardo pomeriggio arrivò Argiuna accompagnato da uno stuolo di Bramana ed entrò come il sole che esce dalle nuvole. I Pandava si strinsero intorno alla madre e le presentarono Draupadi come il frutto della questua di quel giorno e la madre che nell'oscurità della stanza non vide replicò: "Dividete fra voi ciò che avete ottenuto." Un attimo dopo vide Draupadi ed esclamò: "Che cosa ho detto!" Ebbe paura di peccare pensò come districarsi tutti dalla situazione prese per mano Draupadi che era deliziata e si avvicinò a Iudistira: "Tuo fratello è venuto a dirmi che aveva portato il frutto della questua di oggi ma io non sapevo che fosse la figlia del re ho replicato in modo appropriato ho detto dividete fra tutti voi ciò che avete ottenuto adesso spiega come le mie parole possono essere vere come Draupadi può evitare il peccato e come l'imbarazzo." Iudistira rifletté un istante poi si rivolse ad Argiuna: "Tu hai vinto Draupadi è giusto che tu la sposi: accendi il fuoco sacro e prendi la sua mano secondo i riti." "Non farmi complice nel peccato non ti comporti secondo virtù segui la via del peccato: dovresti sposarla tu per primo poi dovrebbe sposarla Bima poi io poi Nacula e per ultimo Saadeva: tutti quanti noi e lei pure aspettiamo i tuoi ordini. Visto che le cose stanno così pensaci e poi fa' ciò che è appropriato conforme a virtù notabile e benifico per il re del Panciala. Ti ubbidiamo tutti. Disponi come preferisci." Ascoltate queste parole così piene di rispetto e affetto i Pandava tutti insieme volsero lo sguardo sulla principessa del Panciala che ricambiò ognuno dei loro sguardi e loro la guardarono e poi si guardarono l'un l'altro e sedettero e poi guardarono con l'immaginazione Draupadi da sola e allora il desiderio pervase i loro cuori ed eccitò i loro sensi: era stata modellata dal Creatore stesso aveva una bellezza strepitosa superiore a quella di ogni

altra donna del mondo vinceva i cuori di tutte le creature. Iudistira osservò i fratelli comprese ciò che passava loro dentro rammentò le parole di Crisna-Duaipaiana temette che potessero dividersi disse: "Draupadi sarà moglie di tutti noi." Ruminarono quelle parole con grande delizia. Crisna l'eroe della razza Vrisni accompagnato da Valadeva giunse alla casa dove i Pandava s'erano acquartierati vide Iudistira seduto al centro con i fratelli che gli facevano cerchio e si avvicinò per toccargli i piedi: "Io sono Crisna." Valadeva fece lo stesso. I Pandava espressero gioia. I 2 toccarono anche i piedi di Cunti sorella di loro padre. Iudistira s'informò circa la salute di Crisna e domandò: "Come hai potuto rintracciarci visto che stiamo nascosti?" Crisna sorrise: "Si può riconoscere il fuoco anche quando è coperto. Quali uomini fuor che i Pandava avrebbero potuto dar prova di quella potenza? È stata buona sorte che siete sfuggiti all'incendio e che il figlio di Dritarastra con i suoi consiglieri non è riuscito ad ottenere ciò che desiderava. Siate benedetti! E crescete come un fuoco nascosto che al tempo cresce e si sviluppa tutto intorno. Ora torniamo alle nostre tende prima che qualche re vi riconosca." Presero congedo e partirono in fretta. Quando Bima e Argiuna avevano fatto ritorno alla casa del vasaio Dristadiumna principe dei Panciala li aveva seguiti aveva mandato via tutti gli attendenti e si era nascosto nella casa senza che se ne accorgessero. Quando la sera Bima Argiuna e i gemelli rientrarono dalla questua rimisero ogni cosa a Iudistira e Cunti che aveva il cuore gentile disse a Draupadi: "Prendi la prima parte di tutto questo consacrala ai Deva e dalla ai Bramana agli affamati e ai nostri ospiti. Il resto dividilo in 2

parti 1 dalla a Bima che è grande quanto il re degli elefanti e mangia sempre molto l'altra dividila in 6 parti 4 per questi giovani 1 per me e 1 per te." La principessa fece come le era stato detto e tutti mangiarono poi Saadeva dispose a terra un letto di erba Cusa ognuno vi stese una pelle di cervo e si misero a dormire con la testa rivolta verso sud Cunti si coricò dove stavano le loro teste Draupadi dove stavano i loro piedi come fosse il cuscino di sotto ma non se n'ebbe a male né ebbe pensieri irrispettosi per quei tori fra i Curu che si misero a parlare l'uno con l'altro di cose eccezionalmente interessanti come carri superiori armi elefanti spade frecce asce mentre il figlio del re del Panciala di nascosto ascoltava ogni cosa e tutti quelli che erano con lui videro dove dormiva Draupadi. Appena fu mattino Dristadiumna uscì dal nascondiglio e corse da Drupada per riferire in dettaglio ogni cosa successa e detta. Drupada era stato triste perché non sapeva che erano i Pandava quelli che si erano presi la figlia sicché all'arrivo di Dristadiumna domandò: "Allora dove è finita Draupadi? Chi l'ha presa? Un Sudra o qualcuno di bassi natali o un Vaisia che paga tasse mi hanno messo i piedi sozzi in testa portandomi via mia figlia? Hanno buttato la corona di fiori in un cortile? Oppure è stato uno Csciatria di nobili natali o qualche Bramana che ha ottenuto mia figlia? Oppure qualcuno di basso rango mi ha messo il piede sinistro in testa vincendosi la mia Draupadi? Non mi sarebbe spiaciuto anzi sarei stato felicissimo se mia figlia fosse stata unita con Argiuna quel grandissimo uomo! Dimmi la verità chi ha vinto mia figlia oggi? I figli del figlio di Vicitraviria sono vivi? Fu proprio Argiuna che prese l'arco e colpì il bersaglio?" Dristadiumna fu felice di raccontare al padre tutto ciò che era successo e da chi era stata vinta Draupadi. "Il giovane che ha teso l'arco e colpito il bersaglio il giovane con gli occhi grandi rossi bello come un Deva fu subito circondato dai più famosi Bramana che gli offrirono i loro

omaggi per l'impresa compiuta e lui che non tollera di vedere nemici e si dà sempre un gran daffare prese a mostrare prodezze circondato dai Bramana come Indra dai Deva e dai Risci. Draupadi fu felice di seguire quel giovane come un'elefantessa segue il capobranco s'attaccò alla sua pelle di cervo ma i re riuniti non tollerarono la cosa balzarono contro infuriati ma si levò un altro eroe che divelse un albero con cui manganellò quei re a destra e manca abbattendoli come Iama fa con tutte le creature viventi: così i re si fermarono immobili a guardare quella coppia di eroi simili al sole e la luna che portarono via Draupadi fuori dall'anfiteatro fino alla casa di un vasaio in periferia dove dentro la casa sedeva una donna come una fiamma di fuoco che credo fosse loro madre circondata da 3 uomini ognuno come un fuoco: i 2 s'avvicinarono le toccarono i piedi dissero a Draupadi di fare lo stesso poi gliela affidarono e insieme con gli altri uscirono per la questua quando tornarono Draupadi prese la questua ne consacrò 1 parte ai Deva ne diede 1 parte ai Bramana e del restante diede 1 porzione alla signora venerabile poi ai 5 uomini tenne per sé solo un piccolo avanzo che mangiò per ultima. Poi si coricarono a dormire e Draupadi si sdraiò ai loro piedi come fosse il cuscino di sotto e il letto era fatto di erba Cusa su cui avevano steso pelli di cervo e prima di addormentarsi parlarono di varie cose con voci profonde come di nuvole nere: gli argomenti della conversazione dimostravano che quegli eroi non sono Vaisia né Sudra o Bramana ma senz'ombra di dubbio Csciatria infatti parlarono di qestioni militari. Padre sembra che le nostre speranze siano avverate perché abbiamo sentito dire che i figli di Cunti sono sfuggiti tutti al rogo della casa di lacca: il modo in cui quel giovane ha tirato giù il bersaglio la forza con cui ha teso l'arco e i discorsi che hanno tenuto fra loro sono le prove conclusive che quelli sono i Pandava che viaggiano in incognito." Drupada divenne felicissimo e inviò il sacerdote che si accertasse circa la loro identità. Il sacerdote entrò nella casa del vasaio applaudendo e riportò il

messaggio del re: "Voi che siete degni di preferenza sempre e comunque Drupada re del mondo desidera sapere chi siete. Guardando quello di voi che ha colpito il bersaglio prova una gioia sconfinata. Ragguagliateci circa la vostra stirpe calpestate le teste dei vostri nemici rallegrate il cuore del re del Panciala e il mio. Re Pandu fu caro amico di Drupada che lo considerava un altro se stesso e che tutto questo tempo ha coltivato il desiderio di dare a Pandu la figlia in nuora cioè di sposarla ad Argiuna: se è andata così è andata nel migliore dei modi possibili non può accadere nulla di meglio nulla che meglio conduca a fama e virtù per Drupada." Il sacerdote rimase in silenzio attendendo una risposta. Iudistira ordinò a Bima che gli sedeva vicino: "Si offra a questo Bramana acqua per lavare i piedi e Arghia: è il sacerdote di re Drupada dunque è degno di grande rispetto dobbiamo venerarlo con reverenza non ordinaria." Bima fece quanto gli era stato chiesto. Il Bramana accettò le offerte e sedette con cuore lieto. Iudistira si rivolse a lui: "Il re dei Panciala ha dato via la figlia secondo le pratiche della sua casta non liberamente ma fissando un tipo speciale di dote: questo eroe ha vinto la principessa soddisfacendo quella domanda quindi adesso re Drupada non ha nulla da chiedere circa razza clan stirpe e animo di colui che ha superato la prova in effetti la risposta a ogni domanda è stata data quando ha teso l'arco e abbattuto il bersaglio ha fatto ciò che gli era stato chiesto e così ha potuto portarsi via Draupadi d'in mezzo i re riuniti. In queste circostanze il re della razza lunare non dovrebbe indulgere in rimorsi che potrebbero solo renderlo infelice senza rimediare in alcun modo la faccenda. Il desiderio che re Drupada ha coltivato così a lungo si realizzerà perché la sua bellissima principessa porta ogni segno di buon auspicio suppongo. Nessuno che fosse debole avrebbe potuto piegare quell'arco e nessuno che fosse di bassi natali e inesperto d'armi avrebbe saputo abbattere il bersaglio. Quindi oggi il re dei Panciala non deve dolersi per la figlia né nessuno al mondo può

evitare che il bersaglio sia stato abbattuto quindi il re eviti di dolersi per ciò che deve fare il suo corso." Mentre Iudistira diceva così arrivò in tutta fretta un altro messaggero dal re dei Panciala che disse: "È pronta la festa nuziale. Re Drupada ha preparato una grande festa per celebrare le nozze della figlia. Venite là appena finite i vostri riti quotidiani. Il matrimonio di Draupadi si farà là. Non tardate. Questi carri adorni di loto d'oro e trainati da cavalli eccellenti sono degni di re. Usateli per venire al palazzo del re dei Panciala." I Pandava congedarono il sacerdote fecero salire Cunti e Draupadi su di un carro salirono sugli altri e procedettero verso il palazzo di Drupada. Intanto Drupada aveva ascoltato le parole di Iudistira come riferite dal sacerdote fece preparare una gran quantità di articoli tutti quelli richiesti per il matrimonio di ognuna delle 4 caste in attesa di accertare la casta di appartenenza di quegli eroi: tenne pronti frutti ghirlande santificate armature scudi tappeti bestie sementi e molti altri articoli e strumenti agricoli e ogni sorta di attrezzo per ogni arte e per ogni tipo di sport e bellissime armature scudi sfavillanti spade scimitarre ben temprate carri stupendi cavalli archi di prima scelta frecce intarsiate vari tipi di missili istoriati d'oro dardi razzi asce diversi utensili guerreschi letti tappeti cose raffinate e ogni sorta di vesti: quando la festa arrivò al palazzo di Drupada Cunti e Draupadi entrarono negli appartamenti interni del re dove le signore di palazzo venerarono allegramente la regina dei Curu. Quando videro quei grandissimi uomini dal passo leonino coperti di pelli di cervo occhi da toro spalle larghe braccia lunghe simili a corpi di serpi il re i ministri i figli gli amici e gli attendenti tutti si fecero straordinariamente felici. Quegli eroi sedettero su sedie impeccabili dotate di poggiapiedi senza alcuna goffaggine o imbarazzo senza tema sedettero su quelle sedie costose uno dopo l'altro secondo l'età e quando furono seduti inservienti

maschi e femmine ben vestiti e abilissimi cuochi servirono cibi di lusso eccellenti degni di re su piatti d'oro e d'argento del che quegli eroi si compiacquero e quando ebbero finito di mangiare presero a esaminare con interesse vari utensili da guerra ignorando ogni altro articolo dal che Drupada figli e ministri tutti arguirono essere loro di sangue regale: grande fu l'entusiasmo. Allora il re del Panciala si rivolse a Iudistira secondo le forme utilizzate con i Bramana: "Dobbiamo considerarvi Csciatria Bramana o Deva travestiti da Bramana che vagano per il mondo e arrivano qui per sposare Draupadi? Dite la verità visto che siamo così perplessi! Non saremo felici quando sapremo la verità? Le cose non ci sono propizie? Dite spontaneamente la verità! La verità dispone benignamente i re più che fare sacrifici o dedicare pozzi: non dite falsità. Ascolterò ciò che risponderete e farò preparare per il matrimonio di mia figlia conformemente alla vostra casta." Iudistira rispose: "Non essere triste o re: esulta! Ciò che hai tanto desiderato s'è avverato senz'altro! Noi siamo Csciatria e siamo figli di Pandu. Sappi dunque che io sono il primogenito di Cunti e questi sono Bima e Argiuna che hanno conquistato tua figlia fra tutti i re accorsi. I gemelli e Cunti sono assieme a Draupadi. Smetti di essere triste visto che siamo Csciatria. Tua figlia come fosse un loto è stata spostata da uno a un altro lago niente più. E tu sei il nostro reverito superiore e primo rifugio. Ti ho detta tutta la verità." Drupada roteò gli occhi in estasi e tale fu la gioia che per qualche tempo non seppe replicare. Fece uno sforzo enorme per controllare l'emozione e quando riuscì rispose in modo appropriato s'informò su come i Pandava avessero potuto fuggire dalla città di Varanavata cui seguì il reseconto dettagliato di Iudistira circa la fuga dal rogo della casa di lacca cui seguì la disapprovazione di Drupada circa Dritarastra e il giuramento che l'avrebbe aiutato a riconquistare il trono paterno.

Poi Drupada ordinò a Cunti Draupadi Bima Argiuna e i gemelli di restare a vivere lì e rivolse a Iudistira queste parole: "Il principe Curu Argiuna sposi mia figlia secondo il rito in questo giorno auspicioso dunque intraprenda ora i riti d'iniziazione usuali." "Anch'io devo sposarmi." "Se preferisci sposa tu mia figlia o dalla in sposa a chi dei tuoi fratelli preferisci." "Tua figlia sarà la sposa comune di tutti noi! È un ordine di nostra madre. Né io né Bima ci siamo ancora sposati. Questo gioiello di figlia che hai è stato vinto da Argiuna. Ma noi abbiamo una regola e cioè di condividere sempre qualunque gioiello chiunque di noi vinca né ci è dato tradire la regola proprio ora dunque Draupadi dovrà essere la moglie di tutti noi: prenderà le nostre mani una dopo l'altra davanti al fuoco." "In effetti è sancito che 1 uomo possa avere molte mogli ma non si è mai sentito che 1 donna possa avere molti mariti! Visto che sei puro e rispetti le leggi morali non dovresti commettere atti peccaminosi contrari al costume e ai Veda. Com'è che hai preso questa decisione?” "L'etica è sottile. Non conosciamo il suo corso. Seguiamo la via dei grandi uomini che ci hanno preceduto. Non mento mai. Non pecco mai. È mia madre che ha comandato così. Io approvo. Quindi la cosa è assolutamente conforme a virtù. Agisci in accordo. Senza scrupoli. Non temere." "Tu tua madre e mio figlio decidete voi cosa si deve fare ditemelo e domani farò ciò che devo." I 3 presero a discutere della questione ma proprio allora giunse ramingo Viasa. I Pandava il re dei Panciala e tutti quanti si alzarono per riverire Viasa che ricambiò i saluti s'informò circa la loro salute sedette su di un tappeto d'oro comandò agli altri di fare lo stesso e poco dopo il re gli domandò con toni dolci: "Come può una donna diventare moglie di molti uomini

senza peccare? Dimmi la verità." "Questa pratica è divenuta obsoleta perché contraria all'usanza e ai Veda. Tuttavia desidero conoscere l'opinione di ognuno di voi in merito." Drupada parlò per primo: "Io credo che questa pratica sia peccato visto che si oppone sia all'usanza che ai Veda. Non ho visto da nessuna parte molti uomini con 1 sola moglie. Né i grandi uomini del passato hanno mai tenuto questa usanza. I saggi non dovrebbero mai commettere peccato. Pertanto non posso decidermi ad agire così. Mi sembra che una simile pratica sia sempre di dubbia moralità." Parlò Dristadiumna: "Se è virtuoso come può il fratello maggiore avere rapporti con la moglie del fratello minore? Le vie della morale sono sempre sottili quindi non le conosciamo quindi non possiamo dire cosa sia conforme alla morale e cosa no quindi non possiamo agire in questo modo con la coscienza salva: di fatto io non posso dire Draupadi diventi la moglie comune di 5 fratelli." Parlò Iudistira: "Non mento mai né pecco. Ciò che il mio cuore approva non può essere peccato. Ho sentito nei Purana che una donna di nome Giatila la più virtuosa delle donne della razza di Gotama sposò 7 Risci. E anche la figlia di un asceta che era nata da un albero sposò 10 fratelli che si chiamavano tutti Praceta che erano tutti grandissimi asceti. Si dice che obbedire a chi è superiore è sempre meritorio e fra i superiori la madre è la più elevata: proprio lei ci ha comandato di gioire insieme di Draupadi come di ogni cosa che otteniamo dalla questua. È perciò che ritengo virtuoso agire in questo modo." Parlò Cunti: "Le cose stanno come dice Iudistira. Ho molta paura nel caso le mie parole dovessero risultare false. Come potrò essere salva dal falso?" Poi che tutti avevano parlato Viasa disse:

"Come potrai essere salva dalle conseguenze del falso? È proprio questa la virtù eterna. Ma non ne discuterò davanti a tutti voi. Solo tu re dei Panciala ascolterai come è stata sancita questa pratica e perché deve considerarsi antica ed eterna. Non c'è alcun dubbio che Iudistira abbia parlato conformemente a virtù." Viasa si alzò prese per mano Drupada e lo condusse in una stanza da soli mentre gli altri attesero seduti. Viasa spiegò a Drupada perché la poliandria non può considerarsi peccato. Viasa disse: In tempi antichi i Deva avevano intrapreso un grande sacrificio nella foresta di Naimiscia e in quella occasione Iama si era incaricato di uccidere gli animali consacrati conseguentemente sospendendo di uccidere gli uomini ma siccome non moriva più nessuno gli uomini aumentarono enormemente sicché Soma Sacra Varuna Cuvera i Sadia i Rudra i Vasu i gemelli Asuin e altri andarono da Pragiapati creatore dell'universo perché avevano paura perché la popolazione umana aumentava e gli dissero: "Siamo spaventati perché ci sono sempre più uomini nel mondo: proteggici tu." "Non avete nulla da temere siete immortali non dovete temere nulla dall'uomo." "I mortali sono diventati immortali non c'è più differenza fra noi e loro siamo disperati perché non c'è più differenza siamo qui per chiederti di porre una distinzione fra noi e loro." "In questo momento Iama è occupato dal grande sacrificio è per questo che gli uomini non muoiono quando avrà finito il suo lavoro torneranno a morire come prima le vostre energie rafforzeranno Iama che al tempo spazzerà via a migliaia gli abitanti del mondo cui invece sarà rimasta poca energia." I Deva tornarono dove si andava celebrando il sacrificio. Sedettero sulla riva del Bagirati videro scendere sul fiume un

loto d'oro stupirono Indra risalì il corso per scoprire di dove fosse venuto raggiunse la sorgente da cui sgorga perenne Ganga vide una donna splendida come il fuoco che era venuta a prendere acqua e si lavava nel fiume piangendo e le lacrime che cadevano nel fiume diventavano fiori di loto d'oro si avvicinò e le chiese: "Chi sei? Perché piangi? Dimmi la verità dimmi ogni cosa." "Seguimi e saprai chi sono e perché piango." La seguì. Poco lontano vide 2 giovani 1 maschio e 1 femmina che giocavano a dadi seduti su di un trono su di un picco dello Imavat e al giovane maschio disse: "Tu che sei un giovane intelligente sappi che questo universo è mio dominio." Ma quello era così preso dal gioco che parve non badare alle sue parole talché Indra s'arrabbiò e ripeté: "Io sono il dominatore dell'universo." In effetti il giovane era Maadeva cioè Isana gettò uno sguardo vide Indra arrabbiato fece un sorriso. Ma a quello sguardo Indra stette paralizzato come un sasso. Quando finì il gioco ai dadi Isana disse alla donna che piangeva: "Portami qui Indra che devo fare in modo che non lo prenda mai più orgoglio." La donna lo toccò Indra stette paralizzato cadde per terra Isana feroce gli disse: "Non fare mai più così Indra. Sposta questo masso con la forza e l'energia smisurate che hai entra nel buco che c'è sotto dentro ci sono altri che sono splendidi come il sole e ti somigliano." Indra spostò il masso trovò una grotta scavata nella montagna dentro c'erano altri 4 come lui vide che soffrivano provò dolore gridò: "Sarò come loro?" Isana guardò dritto negli occhi di Indra con occhi dilatati per l'ira e disse: "Entra subito nella grotta perché sei stato un pazzo a insultarmi."

Fu un'imprecazione terribile colpì Indra nel fondo: si fece debole tremò di paura come una foglia di fico al vento e maledetto inaspettatamente dal Deva che cavalca un toro unì i palmi e tremando dalla testa ai piedi disse a quel Deva feroce dalle multiformi manifestazioni: "Tu sei quello che controlla l'universo infinito!" Il Deva incandescente sorrise: "Quelli come te non ottengono mai la mia grazia. Questi altri che stanno nel buco sono stati come te un tempo. Entraci anche tu e stacci qualche tempo. Avrete la stessa sorte dovrete nascere fra gli uomini compiere molte imprese difficili uccidere moltissimi uomini e riconquistarvi gli spazi di sopra con i meriti delle vostre azioni farete tutto ciò che ho detto e molto di più molte cose." Allora quegli Indra senza più gloria dissero: "Lasceremo i nostri spazi di sopra e scenderemo fra gli uomini dove è predisposto che sia difficile raggiungere la salvazione ma siano Darma Vaiu Magavat e i fratelli Asuin a concepirci nella nostra futura madre. Combatteremo gli uomini con armi superiori e umane e risaliremo agli spazi di sopra." Indra ascoltò le parole di quegli Indra passati e disse: "Non andrò io stesso ma con una porzione della mia energia creerò da me una persona che sarà il V fra questi!" Visciuabuc Butadaman Sivi Santi e Tegiasuin: si dice che furono loro i 5 Indra antichi. E il Deva con l'arco formidabile fu così gentile che concedette loro ciò che chiedevano. E decretò che quella donna bellissima che in effetti era Sri della grazia sarebbe stata loro moglie comune nel mondo degli uomini. Accompagnato da tutti quegli Indra Isana andò da Naraiana che ha energia smisurata che è infinito immateriale increato antico eterno e spirito di questi universi senza limiti Naraiana approvò gli Indra nacquero nel mondo degli uomini Naraiana strappò 2 peli dal suo corpo 1 bianco 1 nero con cui penetrò i grembi di 2 della razza Iadu di nome Devachi e Roini e il pelo bianco divenne Valadeva e quello nero lo stesso Chesava cioè Crisna. E

quegli antichi Indra che erano stati chiusi nel buco sull'Imavat sono i figli di Pandu e Argiuna che si chiama anche Saviasacin perché è ambidestro è una porzione di Indra. Dunque in effetti i Pandava sono quegli antichi Indra e Draupadi è Sri che è stata assegnata loro in moglie e come avrebbe potuto Sri nascere al mondo se non in una forma straordinaria quale è Draupadi essendo lei come il sole o la luna e il suo profumo si sente a 2 Iogiana di distanza: ti concedo quest'altro dono di vedere con la mente guarda i figli di Cunti nei loro corpi sacri e superiori di un tempo. Viasa col suo potere ascetico conferì al re la visione mentale così che vide i Pandava nei loro corpi primitivi li vide che avevano corpi superiori corone d'oro ghirlande scintillanti tutti somigliavano a Indra raggiavano come il fuoco o il sole adorni d'ogni cosa belli giovani petto largo alti 2 metri e 30 perfetti vestiti scintillanti con ghirlande eccellenti e profumate li vide che erano Deva con i 3 occhi o Vasu o Rudra o Aditia li osservò nelle forme di quegli antichi Indra e Argiuna nella forma di Indra scaturito dallo stesso Indra e fu felicissimo e meravigliò a vedere quella manifestazione di potere superiore nascosta così in fondo e guardò sua figlia bellissima bella come una Deva splendida come il fuoco o la luna vide che era degna di essere moglie di quelle creature superiori perché era bella splendida e famosa: ebbe questa visione meravigliosa e toccò i piedi di Viasa esclamando: "Grande Risci nulla è miracoloso in te!" Viasa disse: In un eremo c'era la figlia di un illustre Risci che non trovava marito benché fosse bella e casta: gratificò Maadeva con penitenze ascetiche durissime sicché il Deva le apparve: "Chiedi ciò che desideri." Lei ripeté più volte:

"Voglio un marito perfetto." "Avrai 5 mariti perfetti." "Ne voglio 1." "Ma l'hai ripetuto 5 volte dunque sarà come tu hai detto ma tutto questo ti accadrà in un'altra vita!" Drupada questa tua figlia divinamente bella è quella fanciulla. In effetti era predisposto che Draupadi divenisse moglie di 5 mariti: Sri essendosi sottoposta a penitenze ascetiche è nata come tua figlia per il bene dei Pandava durante il grande sacrificio che hai intrapreso quella Deva bellissima in conseguenza delle sue azioni diventerà la moglie comune di 5 mariti è per questo che l'autocreato l'ha creata. Ora che sai ogni cosa fa' come desideri. Drupada disse: "Volevo agire come ti ho detto prima perché non avevo ascoltato questo che mi hai detto ora ma ora che so non posso restare indifferente a ciò che è stato predisposto dai Deva quindi decido di fare come tu dici il nodo del destino non si può sciogliere niente al mondo è il risultato delle nostre azioni avevo dato disposizioni per celebrare 1 matrimonio che ora sono diventati molti quando Draupadi in un'altra vita ha ripetuto più volte Dammi un marito! Maadeva le ha concesso quel che chiedeva è Maadeva che sa se è giusto o sbagliato e per quanto mi riguarda poi che Indra ha disposto così giusto o sbagliato che sia non mi si può imputare alcun peccato: sposino felici Draupadi come è stato disposto." Viasa tornò da Iudistira: "Questo è un giorno auspicioso figlio di Pandu! La luna è entrata nella costellazione Puscia. Prendi oggi la mano di Draupadi tu per primo fra i tuoi fratelli!" Re e figlio fecero i preparativi per il matrimonio il re tenne pronti diversi articoli di lusso come regali per il matrimonio

prese la figlia fresca di bagno ingioiellata di preziosi e di perle arrivarono tutti gli amici i parenti i ministri molti Bramana e cittadini che sedettero secondo i rispettivi ranghi. Il palazzo di re Drupada pareva un firmamento costellato di luci brillanti: erano accorsi tutti gli uomini più importanti i cortili erano coperti di fiori di loto c'erano le linee delle truppe c'erano festoni con diamanti e preziosi. I principi Curu giovani belli con gli orecchini vestiti di lusso profumati con pasta di sandalo fecero il bagno i riti d'uso entrarono nella sala per il matrimonio accompagnati dal loro sacerdote Daumia uno dopo l'altro nell'ordine dovuto avevano i cuori felici come tori che entrano nella stalla della vacca. Daumia accese il fuoco sacro versò il burro pronunciò i matra chiamò Iudistira e lo sposò a Crisna camminarono attorno al fuoco tenendosi per mano e quando l'unione fu completa Daumia si congedò uscì. E ogni giorno a turno uno dei Pandava sposò Draupadi secondo l'ordine dovuto con l'aiuto di quel sacerdote e accadde una cosa straordinaria cioè che la principessa fianchi sottili ogni mattina tornava vergine prima del nuovo matrimonio. Terminati i matrimoni re Drupada donò a quei grandissimi guerrieri molte cose di valore diede loro 100 carri con stendardi d'oro trainati ognuno da 4 cavalli con briglie d'oro e 100 elefanti montagne con vette d'oro e 100 femmine serve giovanissime vestite di lusso e inghirlandate di fiori e molte ricchezze e vesti costose e ornamenti splendidi e diede loro ogni cosa davanti al fuoco testimone. I Pandava dopo essersi sposati e avere ottenuto Draupadi come una seconda Sri assieme a grandi ricchezze trascorsero i loro giorni felici e contenti come tanti Indra nella capitale del re dei Panciala. Avendo stretto alleanza con i Pandava Drupada smise qualunque paura non temeva più neppure i Deva. Le signore di palazzo si presentarono a Cunti e onorarono i suoi piedi toccando terra con la fronte. Anche Draupadi vestita di seta rossa i polsi ancora legati per buon auspicio salutò la suocera

con reverenza e le stette di fronte a palmi giunti. Prita colma d'amore bnedisse la nuora così bella dolce e di buon carattere: "Sii per tuo marito come Saci per Indra Suaa per Vibavasu Roini per Soma Damaianti per Nala Badra per Vaisravana Arundati per Vasista Lacsmi per Naraiana! Sii madre di bimbi eroici che vivranno a lungo e ti faranno felice! Sii fortunata e prospera! Sii d'aiuto ai mariti occupati da grandi sacrifici! Sii loro devota. Sii dedita a intrattenere e reverire ospiti stranieri uomini pii uomini vecchi bimbi e superiori. Sii tu fatta regina del regno e della capitale di Curugiangala assieme a tuo marito Iudistira il giusto! E quando si farà il sacrificio del cavallo dona ai Bramana il mondo intero che i tuoi mariti avranno conquistato! E prendi tutte le gemme del mondo che hanno virtù superiori e sii felice per 100 anni! E così come sono contenta oggi che ti vedo vestita di seta rossa così lo sarò di nuovo quado ti vedrò madre di un figlio!" Dopo che i Pandava si furono sposati Ari Crisna mandò loro in regalo vari ornamenti d'oro incastonati con perle e lapislazzuli Madava Crisna mandò loro vesti ricche prodotte in vari paesi lenzuola bellissime e morbide pellami di grande valore letti molto costosi tappeti veicoli centinaia di vasi incastonati con gemme e diamanti Crisna mandò loro migliaia di serve da vari paesi bellissime giovanissime perfette tutte agghindate e molti elefanti addestrati provenienti dal Madra e molti cavalli eccellenti riccamente bardati carri trainati da cavalli di colori impeccabili e denti larghi l'uccisore di Madu mandò loro monete d'oro puro: Iudistira che desiderava compiacere Govinda accettò tutti quei regali con grande gioia. Le spie riportarono a tutti i re che Draupadi si era sposata con i Pandava che l'eroe che aveva piegato l'arco e colpito il bersaglio era Argiuna che il guerriero possente che aveva schienato Salia e terrorizzato i re riuniti brandendo furiosamente un albero e che aveva fronteggiato a pie' fermo senza tema tutti i

nemici era Bima che gli bastava toccare un nemico per prendergli la vita. I re meravigliarono molto a scoprire che i Pandava si erano travestiti da pacifici Bramana: avevano sentito dire che erano morti tutti con la madre bruciati nel rogo della casa di lacca! Ebbero il pensiero che i Pandava fossero tornati indietro dallo spazio della morte. Allora rammentarono il piano crudele architettato da Purociana e presero a dire: "Maledizione a Bisma e Dritarastra!" Quando fu terminata la cerimonia durante cui Draupadi doveva scegliere marito tutti i re che erano concorsi vennero a sapere che aveva sposato i Pandava e tornarono ai loro domini. Quando Duriodana venne a sapere che Draupadi aveva scelto come proprio signore Argiuna si deprimette: ripartì con il cuore pesante verso la propria capitale accompagnato dai fratelli da Asuattaman dallo zio Sacuni da Carna e Cripa. Dusasana rosso di vergogna sussurrò al fratello: "Se Argiuna non si fosse travestito da Bramana non sarebbe mai riuscito a ottenere Draupadi: nessuno ha potuto riconoscerlo perché era travestito. Ciò che è predisposto sta sopra a tutto è inutile sforzarsi al diavolo i nostri sforzi fratello! I Pandava sono ancora vivi!" Parlando così e biasimando Purociana rientrarono ad Astinapura infelici e dolenti. Paura e disperazione li avevano presi quando avevano visto i Pandava sfuggiti al rogo della casa di lacca e alleati a Drupada pensando anche ai figli di quello Dristadiumna e Sicandin esperti di guerra. Vidura invece divenne felicissimo quando seppe che Draupadi era stata vinta dai Pandava e che i figli di Dritarastra erano tornati alla capitale vergognosi e umiliati. Quando incontrò Dritarastra gli disse: "Per fortuna i Curu prosperano!" Quello stupì si rallegrò e disse: "Che fortuna! Che fortuna!" Perché aveva inteso che Duriodana fosse stato scelto dalla figlia

di Drupada. Subito ordinò i preparativi per accogliere Draupadi e che lei e suo figlio fossero portati ad Astinapura con gran pompa. Solo allora Vidura gli spiegò che Draupadi aveva scelto i Pandava che in effetti erano tutti salvi e stavano bene erano stati ricevuti con grande rispetto da Drupada. Lo informò anche dell'alleanza stretta dai Pandava con i molti parenti e amici di Drupada ognuno a capo di grandi armate e anche con molti altri presenti alla cermonia. Dritarastra disse: "Quei bimbi mi sono cari quanto lo erano a Pandu anzi di più. Ascoltami perché adesso gli voglio ancora più bene! I Pandava stanno bene e sono ben sistemati. Hanno fatto molti amici. I loro parenti e gli alleati che si sono fatti sono tutti estremamente forti. Quale re nel bene o nel male non sarebbe felice di avere Drupada e parenti come alleati?" "Spero che resterai di questo parere per 100 anni!" Vidura se ne andò. Arrivarono Duriodana e Carna: "Re non possiamo parlare di alcuna trasgressione se c'è Vidura ma ti abbiamo trovato solo e ti diremo tutto ciò che pensiamo. Cos'è che vorresti fare? Com'è che con Vidura hai fatto festa per i Pandava? Consideri tua la prosperità del nemico? Non fai ciò che dovresti tu che sei scevro da peccato! Padre d'ora in avanti dobbiamo cercare di indebolire i Pandava giorno dopo giorno. Padre è tempo che pensiamo a come evitare che i Pandava ci pappino tutti noi con i notri bambini i nostri parenti e i nostri amici." "Desidero fare esattamente come dici tu. Ma non voglio farlo sapere a Vidura non un mio muscolo deve tradirmi è per questo che ho espresso felicità con lui di modo che non potesse manco immaginare cosa mi passava per la testa. Ora che se ne è andato fatemi sapere entrambi cosa avete pensato." Duriodana disse: "Cerchiamo di seminare dissenso fra i figli di Cunti e quelli di Madri con l'aiuto di qualche Bramana fidato abile e scaltro.

Oppure allettiamo Drupada figli e ministri elargendo loro ingenti ricchezze così che abbandonino la causa di Iudistira. Oppure mandiamo spie dai Pandava per indurli a stabilirsi nei domini di Drupada facciano loro notare gli inconvenienti nel rimanere ad Astinapura così che si separino da noi e si trasferiscano permanentemente nel Panciala. O mandiamo spie intelligenti e piene di risorse che seminino discordia fra loro facendoli gelosi l'uno dell'altro oppure incitino Crisna contro di loro non sarà difficile ritrovandosi lei con tutti quei padroni oppure ancora facciano sì che i Pandava diventino insoddisfatti di lei nel qual caso anche lei lo diverrà di loro. Oppure mandiamo spie che uccidano Bima che è il più forte di tutti che è solo perché avevano lui che i Pandava osavano mancarci di rispetto quando eravamo piccoli Bima è feroce è spaccone è la sola salvezza dei Pandava se fosse ucciso gli altri resterebbero senza forza né energia rinuncerebbero a lottare per riconquistarsi il regno Argiuna è invincibile in guerra solo se Bima lo difende da dietro senza di lui non vale 1/4 di Radeia in effetti i Pandava sono consapevoli della propria debolezza senza Bima e della nostra forza quindi non combatterebbero davvero per riavere il regno e se volessero dimostrarsi docili e obbedienti con noi potremmo vedere di reprimerli secondo i dettami della scienza politica. Oppure mandiamo qualche bella ragazza a tentarli così la principessa del Panciala si stuferà di loro. Oppure mandiamo qualche messaggero ad accompagnarli qui e quando arrivano vediamo di farli uccidere da uomini fidati in qualche modo. Padre cerca di attuare il metodo che ritieni giusto. Il tempo passa. Fino a quando non si consolida il loro rapporto con Drupada possiamo spuntarla noi dopo di sicuro falliremo. Padre questo è il mio modo di vedere la sconfitta dei Pandava. Giudica se va bene o no. Carna tu che ne pensi?" "Non mi pare che i tuoi ragionamenti siano ben fondati. Non c'è modo di aver successo contro i Pandava. Hai già provato un tempo in vari modi a ottenere ciò che volevi ma non sei mai riuscito a ucciderli e all'epoca vivevano vicino a te erano

implumi erano giovani ma non sei riuscito a far loro alcun male: oggi vivono lontano sono cresciuti e hanno messo le penne. Non credo che i tuoi complotti possano alcunché contro i figli di Cunti. Li aiuta ciò che è stato predisposto. Vogliono riconquistare il regno ancestrale: non riusciremo mai a far loro del male. Non è possibile metterli in disaccordo hanno persino sposato una moglie comune né alcuna nostra spia potrebbe allontanare la moglie da loro visto che li ha scelti in un momento in cui erano in pericolo vorrebbe abbandonarli ora che prosperano? E poi alle donne piacerebbe sempre avere molti mariti e lei è riuscita. Nulla potrebbe allontarla da loro. Il re del Panciala è onesto e virtuoso non ha cupidigia non lascerebbe i Pandava neppure se gli offrissimo tutto il regno e anche suo figlio è perfetto e affezionato ai Pandava. È per tutto questo che penso che nessun tuo complotto potrebbe colpirli. Ciò che io credo sia bene e consigliabile per noi ora è di attaccarli e combatterli fino a che saranno sterminati. Spero tu voglia fare così. Fino a che saremo forti e il re dei Panciala debole colpiamoli senza scrupoli. Mostra il tuo valore ora che i loro veicoli i loro animali gli amici le popolazioni alleate non sono ancora riuniti mostra il tuo valore ora che il re dei Panciala e i suoi figli non hanno ancora deciso di farti guerra ora che Crisna della schiatta Vrisni non è ancora arrivato col suo esercito Iadava nella città di Drupada rinunciando a tutto pur di reinstallare i Pandava nel regno del padre non c'è nulla ricchezza gioia o regno che Crisna non sacrificherebbe per il bene dei Pandava. Barata conquistò il mondo intero solo col suo valore. Indra diventò re del trimundio solo col suo valore. Gli Csciatria applaudono sempre il valore. Il valore è la virtù cardinale dei coraggiosi. Attacchiamo Drupada senza perdere tempo con il nostro grande esercito quadripartito e prendiamoci i Pandava. Non è possibile sconfiggere i Pandava con politiche di conciliazione o con i doni le elargizioni la corruzione o mettendoli l'uno contro l'altro. Sconfiggili col tuo valore. E dopo governa questo grande mondo. Non vedo altro modo per

raggiungere il nostro fine." Dritarastra applaudì forte. "Tu che sei figlio di un Suta sei molto saggio e sei esperto di armi così questo discorso ti si confa' nell'esortare a mostrare valore ma voi 2 riunitevi con Bisma Drona e Vidura e decidete insieme come procedere per il nostro bene." Dritarastra convocò tutti i ministri e fece consiglio. Richiesto della sua opinione Bisma disse: "Non potrei mai approvare una disputa con i Pandava. Senza dubbio mi stai a cuore tu quanto Pandu e i figli di Gandari sono per me come quelli di Cunti dovrei proteggere gli uni come gli altri e i Pandava sono vicini a me come lo sono a Duriodana o a tutti gli altri Curu: stando così le cose non potrei mai essere contento di una disputa con loro. Stipuliamo un trattato che assegni loro metà della terra questo è fuor di dubbio il regno del padre di quei grandi della razza Curu e come tu Duriodana consideri questo regno proprietà di tuo padre così pure i Pandava lo considerano possedimento di loro padre se loro non ottengono il regno come può essere tuo o di alcun altro discendente dei Barata? Se tu pensi di avere il diritto di possedere il regno credo che loro possono averlo prima di te. Da' a loro metà del regno pacificamente. Questo è bene per tutti. Se agisci diversamente saremo tutti quanti portati via dal male anche tu ti coprirai di disonore Duriodana difendi il tuo buon nome davvero è il buon nome la sorgente della forza si dice che persa la reputazione si vive invano e invece un uomo continua a vivere fino a che dura la sua fama e muore quando la sua fama è persa. Fa' ciò che è degno per i Curu imita i tuoi antenati siamo fortunati che i Pandava non siano morti e che Cunti sia ancora viva e che Purociana sia morto senza riuscire a raggiungere il suo scopo. Quando sentii dire che i Pandava erano stati bruciati stetti così male che non potevo vedere nessuno. E tutto il mondo cosiderò colpevole non tanto Purociana quanto te. Il fatto che in realtà siano sfuggiti al rogo e siano riapparsi smentisce la tua

cattiva reputazione. Allora sappi che finché vivono neppure colui che fulmina può privarli della loro parte ancestrale di regno. Sono virtuosi e uniti. A torto li si esclude dalla loro parte di regno. Se devi agire secondo giustizia se devi fare ciò che io approvo se devi guardare al bene di tutti da' metà del regno a loro." Parlò Drona: "Si dice che gli amici chiamati a consiglio devono sempre dire ciò che è giusto vero e onorevole. Io penso come Bisma. Si dia ai Pandava una parte del regno. È questa l'eterna virtù. Manda subito a Drupada un messaggero dalla buona parlata con un bel tesoro per i Pandava regali sontuosi per i mariti e la moglie riporti al re che la tua dignità e il tuo potere sono fatti più grandi per questa nuova alleanza con lui che tu e Duriodana siete straordinariamente felici per tutto quanto accaduto lo ripeta più volte e che l'alleanza è straordinariamente appropriata che l'approvi e che ne sei degno e propizii ripetutamente i Pandava con parole accattivanti dia a Draupadi una quantità di ornamenti d'oro puro e regali a tutti i figli di Drupada e poi proponga ai Pandava di tornare ad Astinapura: quando avranno ottenuto il permesso di Drupada gli vadano incontro Dusasana e Vicarna con un bel convoglio per riceverli e quando saranno giunti ad Astinapura ricevili con affetto e installali sul trono di loro padre come desidera tutta la gente del regno: questo dovresti fare secondo me per i Pandava che sono per te come i tuoi figli." Parlò Carna: "Sia Bisma che Drona li hai allevati con le tue elargizioni e i tuoi favori! E li hai sempre considerati amici fidati! Non è divertente che adesso entrambi ti diano consigli contro il tuo interesse? Come può il saggio approvare il consiglio che suona buono in bocca a una persona che ha intenti malvagi ma li nasconde con cura? In effetti nei momenti difficili gli amici non possono giovare né nuocere. La felicità di ognuno o l'opposto dipendono solo da quanto predisposto. Saggi e stolti giovani e vecchi chi con alleati e chi solo tutti a volte diventano felici a

volte infelici è così ovunque. Ho sentito raccontare che nei tempi antichi c'era un re di nome Amvuvicia che aveva la capitale a Ragiagria ed era re di tutti i capi Magada. Non si occupava mai dei suoi affari. Si occupava solo di respirare. Di tutto il resto si occupava il suo ministro Macarni che divenne l'autorità suprema dello stato e siccome si considerava davvero potente prese a mancare di rispetto al re si appropriò di tutto quanto gli apparteneva le sue regine i tesori e la sovranità ma quando ebbe tutto invece di sentire soddisfatta l'avidità s'infiammò ancora di più desiderò il trono ma con tutti gli sforzi non riuscì a prendersi il regno del re suo maestro anche se quello non si occupava di nulla ed era contento solo di respirare: cos'altro si potrebbe dire se non che la sovranità di quel re dipendeva da quanto predisposto? Dunque se è stabilito che questo regno sia tuo continuerebbe ad esserlo anche se tutto il mondo diventasse tuo nemico! Ma se è stabilito diversamente puoi fare ciò che vuoi il regno non resterà tuo. Considera questo e giudica l'onestà o meno dei tuoi consiglieri. Inoltre accertati chi fra di loro è malvagio e chi ha parlato saggiamente e bene." Parlò Drona: "Siccome sei malvagio è chiaro che parli così perché hai intenti malvagi. È per colpire i Pandava che ci trovi colpevoli. Ma sappi Carna che io ho parlato per il bene di tutti e per la prosperità della razza Curu. Se pensi che invece tutto questo sarà male dicci tu cosa sarebbe bene. Se non seguirete il buon consiglio che vi ho dato credo che in un attimo i Curu saranno sterminati." Parlò Vidura: "Re gli amici di sicuro ti consigliano il tuo bene ma siccome non vuoi ascoltarli le loro parole non trovano spazio nelle tue orecchie. Bima ha detto cose eccellenti e per il tuo bene. Ma non le ascolti. Anche Drona ha detto molte cose per il tuo bene anche se Carna non lo crede. Ma se ci penso bene non trovo per te amici migliori di questi 2 o più saggi. Questi 2 che hanno molti anni molta saggezza e molta sapienza hanno sempre

guardato te e i figli di Pandu con occhi uguali sono entrambi virtuosi e sinceri come Rama e Gaia non ti hanno mai dato cattivi consigli né tu li hai mai offesi dunque perché mai dovrebbero darti consigli malvagi visto che sono sempre sinceri e tu non li hai mai offesi? Sono saggi non ti darebbero mai consigli disonesti è mia ferma convinzione che questi 2 che rispettano tutte le regole dell'etica non tradirebbero mai lo spirito di clan sono sicuro che ciò che hanno detto è assolutamente per il tuo bene senza dubbio i Pandava sono figli tuoi come lo sono Duriodana e gli altri quindi quei ministri che ti consigliano contro i Pandava non si occupano veramente dei tuoi interessi se il tuo cuore parteggia in qualche modo per i tuoi propri figli quelli che cercano di far leva su questo tuo sentimento di certo non ti fanno alcun bene e dunque non credo che queste illustri e splendide persone ti abbiamo dato consigli cattivi ma tu non lo capisci ma quello che hanno detto circa l'invincibilità dei Pandava è perfettamente vero non devi credere altrimenti sia tu benedetto potrebbe mai Argiuna che sa usare la mano destra e la sinistra con la stessa destrezza essere battuto persino da Magavat? Potrebbe il grande Bima che è forte come 10'000 elfanti essere battuto persino dagli immortali? E chi potrebbere vincere Nacula e Saadeva che sono come gli stessi figli di Iama abilissimi in guerra? E il primogenito in cui albergano sempre insieme pazienza pietà perdono verità e valore come potrebbe essere sconftto? Hanno Rama come alleato Gianardana cioè Crisna come consigliere Satiachi come partigiano hanno già sconfitto tutti. Hanno Drupada come suocero i figli suoi e gli altri della razza dei Prisciata come cugini sono certamente invincibili. Allora re considera tutto questo considera che il loro diritto al regno viene pima del tuo e agisci secondo virtù. A causa di ciò che ha fatto Purociana ti sei già macchiato di calunnia lavala via ora comportandoti gentilmente con i Pandava questo sarà di grande beneficio per noi proteggerà le vite di tutti noi della razza Curu e permetterà all'intera casta degli Csciatria di crescere! Un tempo abbiamo

mosso guerra contro Drupada se adesso possiamo legarlo a noi come alleato rinsalderemo la nostra parte. I Dasara sono numerosi e forti. Sappi che dove c'è Crisna ci devono essere tutti loro e dove c'è Crisna ci deve sempre essere vittoria! Chi se non per una maledizione superiore cercherebbe di ottenere con la guerra ciò che potrebbe ottenere con la conciliazione? Quando hanno saputo che i figli di Cunti erano vivi la gente della capitale e di tutto il regno ne è stata felicissima ed è ansiosa di rivederli: fa' cosa grata a loro! Duriodana Carna e Sacuni sono peccaminosi stupidi e giovani: non ascoltarli. Tu che hai tutte le virtù molto tempo fa ti ho detto che per colpa di Duriodana il tuo popolo sarà sterminato." Parlò Dritarastra: "Bisma Drona e tu avete detto la verità e avete parlato per il mio bene. È vero che quei grandi guerrieri eroici figli di Cunti sono figli di Pandu tanto quanto miei secondo le prescrizioni e così come i miei figli hanno diritto a questo regno anche loro certamente l'hanno. Quindi sbrigatevi a condurre qui i Pandava con le loro madri trattateli con l'affetto dovuto e conducete qui anche Crisna bello come un Deva. È una fortuna grandissima che i figli di Cunti siano vivi ed è sempre per pura fortuna che hanno vinto la figlia di Drupada è proprio fortuna se la nostra forza è cresciuta ed è sempre per sola fortuna che Purociana è morto: è una fortuna immensa che il mio dolore immenso sia stato ucciso!" Vidura si recò da Iaginasena e i Pandava portandosi appresso molti gioielli e vari generi di lusso per Draupadi Pandava e Iaginasena. Giunto a palazzo si presentò a Drupada che l'accolse s'informarono circa la salute l'uno dell'altro poi Vidura vide i Pandava e Crisna li abbracciò chiese come stavano quelli lo venerarono che aveva un'intelligenza smisurata ma lui nel nome di Dritarastra ripetutamente s'informò di come stavano consegnò i regali ai Pandava a Cunti a Draupadi a Drupada ai suoi figli gemme e vari generi di lusso che i Caurava avevano inviato per

suo tramite era posseduto da un'intelligenza incommensurabile era modesto e si rivolse a Drupada: "Ascolta re con i tuoi ministri e figli ciò che ti dico. Dritarastra assieme ai suoi ministri figli e amici ha chiesto più volte notizie circa la vostra salute col cuore al colmo della gioia. È eminentemente felice di questa alleanza con te. Anche Bisma e tutti i Curu sono interessati al vostro benessere per ogni verso. Anche Drona tuo caro amico ti abbraccia nel pensiero e domanda della tua felicità. Dritarastra e tutti i Curu si considerano massimamente benedetti per via di questa alleanza con te li rende più felici che se avessero acquisito un regno nuovo. Ora che lo sai concedi ai Pandava di tornare in visita nel loro regno ancestrale. I Curu sono ansiosi di vederli sono stati lontano molto tempo. Sia loro che Cunti devono avere desiderio di rivedere la loro città e tutte le signore Curu e tutta la gente desiderano tutti vedere la Principessa Panciala quindi credo che dovresti permettere subito ai Pandava di recarsi là con la moglie appena l'avrai fatto manderò messaggeri veloci ad avvisare Dritarastra e poi Pandava Cunti e Draupadi dovranno partire." "È proprio come dici saggissimo Vidura anch'io sono stato straordinariamente felice di questa alleanza è giustissimo che questi illustri principi tornino al loro regno ancestrale ma non sono io a doverlo dire: se Iudistira Bima Argiuna i gemelli Rama Crisna sono tutti dello stesso parere allora partano pure i Pandava perché Rama e Crisna sono sempre intenti al bene dei figli di Pandu." Iudistira replicò: "Tutti quanti noi dipendiamo da te ormai e saremo lieti di fare ciò che vorrai ordinarci." Crisna disse: "Credo che i Pandava dovrebbero andare ma ci affidiamo tutti al parere di re Drupada che è esperto d'ogni regola morale." Drupada disse: "Concordo sicuramente con quanto dice questo grandissimo

uomo visto che i figli di Pandu ormai sono per me come per Crisna persino Iudistira non s'adopera per il bene dei Pandava più onestamente di Crisna." I Pandava con Crisna Vidura Draupadi e Cunti si misero in viaggio per Astinapura sostando a più riprese per piacere e divertimento. Quando Dritarastra seppe che erano vicini alla capitale mandò i Caurava a riceverli mandò Vicarna Citrasena Drona e Cripa in mezzo a loro fatti ancora più splendidi entrarono lentamente nella capitale accolti da una folla di curiosi i cui cuori si rallegrarono alla vista di quelle tigri fra gli uomini che erano cari ai cuori di tutti passando in mezzo alla gente udirono varie esclamazioni fragorose che testimoniavano il desiderio di obbedire sempre alle loro richieste alcuni dicevano: "Ecco che torna quella tigre fra gli uomini che osserva tutte le leggi morali e sempre ci protegge come fossimo suoi parenti stretti." Altri: "È come se l'amatissimo Pandu tornasse oggi dalla foresta sicuramente per farci cosa grata." "Cosa c'è di meglio per noi che il rientro dei Pandava qui in città?! Se abbiamo sempre fatto la carità se abbiamo sempre versato burro sul fuoco se abbiamo qualche merito ascetico in virtù di tutte quelle azioni restino i Pandava 100 anni qui!" Quando i Pandava arrivarono a palazzo venerarono i piedi di Dritarastra Bisma e di tutti coloro che meritavano s'informarono circa la salute dei cittadini furono infine congedati da Dritarastra per entrare negli appartamenti loro assegnati. Dopo il riposo furono convocati da Dritarastra e Bisma. Dritarastra si rivolse a Iudistira: "Ascolta cosa ho da dire a te e i tuoi fratelli. Stabilitevi a Candavaprasta così che non possano più esserci questioni con i vostri cugini là nessuno potrà farvi alcun male potrete vivere là protetti da Argiuna come i Deva stanno protetti dal fulmine e vi

prendete metà del regno." I Pandava acconsentirono resero a Dritarastra gli onori dovuti e lasciarono Astinapura contenti della propria metà del regno si ritirarono a Candavaprasta in mezzo a un deserto che non interessava a nessuno: lo trasformarono in uno spazio superiore. Con l'aiuto di Duaipaiana scelsero una regione sacra e di buon auspicio fecero certe cerimonie propiziatorie tracciarono la terra per la città la circondarano con un fossato largo come un mare con mura alte fino al cielo bianche come nuvole o raggi di luna splendida come Bogavati capitale dei Naga ricca di palazzi e ponti tutti a 2 archi come ali aperte di Garuda e cancelli che parevano nuvole alti come montagne Mandara equipaggiata con molte armi offensive che nessun missile di nessun nemico avrebbe mai potuto superare coperta da dardi e missili simili a serpi lingua bifida con le torrette lungo le mura di cinta zeppe di uomini armati in addestramento anche lungo tutte le mura e c'erano uncini aguzzi molte macchine da guerra ruote d'acciaio dentate e le strade erano tutte larghe perfette non c'era timore di incidenti c'erano tantissimi palazzi pareva Amaravati e venne chiamata Indraprasta cioè la città di Indra e in una zona deliziosa e auspiciosa fu edificato il palazzo dei Pandava che pareva quello di Cuvera tesoriere dei Deva pareva una massa di nembi carica di lampi quando la città fu costruita giunsero molti Bramana esperti di Veda e di tutte le lingue desideravano abitare lì giunsero anche mercanti da ogni dove che speravano di farsi ricchi molti artigiani d'ogni genere che volevano abitare lì tutto intorno la città furono coltivati molti giardini deliziosi pieni di alberi carichi di fiori e frutti c'erano Amra Amarataca Cadamva Asoca Ciampaca Punnaga Naga Lacucia Panasa Sala Tala Tamala Vacula Chetaca con i loro carichi fragranti e grandissimi Amalaca magnifici in fiore con i rami piegati dal peso dei frutti e Lodra e Ancola in fiore e Giamvu Patala Cungiaca Atimucta Caravira Paigiata e molti altri tipi ancora sempre rigogliosi di fiori insieme a frutti con

varie specie di creature piumate sempre a cantare pavoni ammattiti Cochila e c'erano varie case di piacere brillanti come specchi e molti archi di rampicanti e colline artificiali incantevoli laghi gonfi d'acqua cristallina stagni deliziosi fragranti di loto di gigli abitati da cigni anatre e Ciacravaca c'erano pozze deliziose pullulanti di piante acquatiche c'erano stagni grandi e meravigliosi: di giorno in giorno aumentava la gioia dei Pandava perché abitavano in quel regno vasto popolato da gente pia. Così andò che per merito del comportamento virtuoso di Bisma e Dritarastra i Pandava si stabilirono a Candavaprasta che divenne simile a Bogavati la città dei Naga. Allora Crisna prese congedo e tornò a Duaravati con Rama. Sicché i Pandava ottennero il loro regno per ordine di Dritarastra e vissero felici e contenti a Candavaprasta assieme a Draupadi. Iudistira pieno di energia sempre fedele alla verità aveva ottenuto la sovranità governò il paese con l'aiuto dei fratelli tutti insieme estremamente saggi devoti a verità e virtù avendo sconfitto tutti i nemici continuarono a vivere lì felicissimi stavano seduti su scranni lussuosi ad adempiere ai doveri di governo. Un giorno che erano tutti così seduti giunse in visita Narada Risci scintillante nel corso dei suoi peregrinamenti Iudistira gli offrì il proprio scranno e dopo che si fu seduto gli offrì l'Arghia con le proprie mani lo informò circa lo stato del regno il Risci accettò gli onori se ne compiacque lo elogiò con benedizioni gli ordinò di riprendersi il suo scranno Iudistira sedette mandò a dire a Draupadi che era giunto l'illustrissimo lei si purificò e venne a riceverlo con atteggiamento pieno di rispetto gli venerò i piedi gli stette di fronte a mani giunte col velo Narada pronunciò varie benedizioni su di lei la congedò poi si rivolse in privato a tutti i Pandava Iudistira in testa: "La famosa principessa dei Panciala è moglie di tutti voi.

Stabilite una regola di modo che non possa mai nascere disaccordo fra voi. Un tempo c'erano due fratelli Sunda e Upasunda celebrati in tutto il trimundio che vivevano sempre insieme e non potevano essere uccisi da nessuno eccetto che dall'altro governavano lo stesso regno vivevano nella stessa casa dormivano nello stesso letto sedevano sulla stessa sedia mangiavano dallo stesso piatto e tuttavia si uccisero l'un l'altro per il bene di Tilottama: preservate l'amicizia che c'è fra di voi e fate ciò che serve di modo che non nasca disaccordo." Iudistira chiese: "Di chi erano figli gli Asura chiamati Sunda e Upasanda? Da dove venne il disaccordo perché si uccisero? Di chi era figlia questa Tilottama per cui pazzi d'amore si uccisero l'un l'altro? Era un'Apsara o figlia di qualche Deva? Desideriamo sapere tutto ciò che accadde hai suscitato la nostra curiosità." Narada disse: Ascolta con i tuoi fratelli che vi racconto questa storia antica per filo e per segno. Nei tempi antichi nella razza del grande Asura Iraniacasipu nacque un possente Daitia chiamato Nicumba che figliò Sunda e Upasunda che furono Asura possenti dotati di grande energia e terribile valore erano entrambi feroci avevano cuori malvagi volevano le stesse cose si impegnavano per le stesse cose condividevano felicità e dolori dicevano facevano ciò che andava bene anche all'altro stavano sempre insieme non andavano da nessuna parte se non insieme avevano esattamente le medesime inclinazioni e abitudini pareva fossero 1 solo fatto a metà giorno dopo giorno crebbero con 1 sola idea in testa: soggiogare il trimundio. Sicché dopo l'iniziazione si recarono sulle montagne di Vidia per intraprendere penitenze ascetiche durissime finché esausti di fame e di sete con i capelli luridi e vestiti di cortecce acquisirono sufficienti meriti si spalmavamo sudiciume dalla testa ai piedi vivevano solo d'aria stavano in punta di piedi sugli alluci bruciavano pezzi dei loro corpi sul

fuoco tenevano le braccia in alto gli occhi sbarrati osservarono i voti per lunghissimo tempo. Un giorno accadde una cosa meravigliosa che le montagne di Vindia surriscaldate per tutti quegli anni dal potere delle austerità ascetiche dei 2 presero a fumare da ogni parte i Deva si allarmarono cercarono in ogni modo di impedire loro di progredire ulteriormente li tentarono con le cose più preziose e le fanciulle più belle ma quelli non ruppero i voti allora i Deva usarono il potere dell'illusione suscitarono davanti ai loro occhi un gruppo di parenti vari sorelle madri mogli e altri che correvano verso di loro in preda al terrore capelli ornamenti e vesti tutto in disordine inseguiti da un Racsciasa che li colpiva con una lancia e le donne imploravano il loro aiuto Salvateci! ma non servì a niete perché quelli erano decisi non ruppero i voti e quando fu evidente che la scena non li impressionava minimamente donne e Racsciasa si dissolsero. Alla fine il supremo colui che sempre si preoccupa del bene di tutto venne dai 2 eccelsi Asura e chiese loro di chiedere ciò che volevano: si alzarono in piedi giunsero i palmi e dissero in coro: "Se sei compiaciuto delle nostre austerità ascetiche e ci sei propizio allora dacci la conoscenza di tutte le armi e di tutti i poteri di illusione dacci una forza straordinaria e la capacità di assumere qualunque forma vogliamo infine fa' che siamo immortali." "Vi sarà dato tutto ciò che chiedete fuorché l'immortalità. Chiedete qualche forma di morte per cui possiate comunque essere pari agli immortali. Ma siccome vi siete sottoposti alle austerità più severe solo per desiderio di comandare non posso conferirvi l'immortalità. Avete fatto queste penitenze ascetiche solo per soggiogare il trimundio quindi non posso concedervi ciò che volete." "Allora concedici di non dover temere nulla nel trimundio da nessuno né mobile né immobile eccetto che l'uno dell'atro." "Vi concedo tutto quanto avete chiesto anche quest'ultimo desiderio."

Maadeva concedette loro tutto ottenendo che desistessero dagli ascetismi e tornò nel proprio spazio. I 2 potenti Daitia divennero che nessuno nell'universo poteva ucciderli. Tornarono a casa. Amici e parenti si rallegrarono vivamente nel vederli così intelligenti e vittoriosi nell'aver ottenuto ciò che volevano. Loro recisero i capelli luridi indossarono una corona vestirono abiti lussuosi e ornamenti erano bellissimi fecero in modo che la luna sorgesse sulla loro città tutte le notti sempre anche fuori del suo ciclo parenti e amici si diedero alla pazza gioia mangiare nutrire dare rallegrare cantare bere solo questo si faceva tutti i giorni in tutte le case qui e là si levavano baccani ilari applausi che riempivano la città intera dei 2 Daitia che essendo capaci di trasformarsi in ciò che volevano si divertivano in mille modi e si svagavano il tempo gi volava via che 1 anno passava come 1 giorno. Quando i festeggiamenti ebbero fine Sunda e Upasanda che desideravano regnare sul trimundio si consultarono ordinarono che l'esercito si preparasse ottennero il consenso di amici di parenti degli anziani Daitia dei ministri fecero i riti preliminari e partirono una notte con la costellazione Maga ascendente partirono con un grande esercito armato con le armature le mazze le accette le lance e le mazze partirono con cuori felici mentre i bardi cantavano panegirici di buon auspicio prefiguranti il trionfo: i 2 fratelli che erano capaci di muoversi dovunque volevano salirono in cielo e mossero nello spazio dei Deva che sapendo del loro arrivo e di quanto era stato loro accordato dal supremo fuggirono dal cielo cercarono rifugio nello spazio di Braman i 2 fratelli soggiogarono all'istante lo spazio di Indra annientarono le tribù di Iacscia Racsciasa e qualunque creatura dei cieli poi andarono a soggiogare lo spazio di sotto quello dei Naga poi soggiogarono le creature dell'oceano poi tutte le tribù dei Mlecicia poi venne la volta della terra convocarono tutti i soldati e diedero questo comando crudele: "I Bramana e i re saggi del mondo con le libagioni e i cibi che

offrono durante i grandi sacrifici aumentano l'energia la forza e la prosperità dei Deva quindi sono nemici degli Asura quindi dobbiamo sterminarli!" Schierarono i soldati sulla costa orientale dell'oceano li scagliarono in ogni direzione i fratelli uccisero all'istante tutti quelli che stavano facendo sacrifici e i Bramana che li assistevano li ammazzavano brutalmente e schizzavano subito da un'altra parte intanto i soldati buttavano nell'acqua i fuochi sacrificali che trovavano negli eremi dei Muni le maledizioni lanciate dai Risci contro i fratelli Asura erano invalidate per la concessione fatta da Braman i Risci constatarono che avevano lo stesso effetto di frecce tirate ai sassi sicché fuggirono per ogni dove rinunciando ai riti e ai voti perfino quei Risci che avevano già raggiunto il successo ascetico che tenevano le passioni sotto controllo che erano assolutamente compresi nella meditazione sul superiore persino loro ebbero paura dei fratelli e fuggirono come serpi quando si avvicina il figlio di Vinata tutti i sacri eremi furono distrutti e rasi al suolo furono devastati tutte le giare sacrificali i vasi mandati in frantumi i loro sacri contenuti sparsi a terra: l'intero universo si vuotò come se tutte le creature fosse state annientate nel tempo della disintegrazione universale e quando i Risci furono scomparsi e diventati invisibili i 2 fratelli presero a trasformarsi divvennero elefanti impazziti che gli colavano i succhi sulle tempie e si misero a scovare i Risci nascosti nelle grotte per spedirli da Iama poi divennero leoni poi tigri poi all'improvviso scomparivano e così e in altri modi ancora appena riuscivano a stanare un Risci lo uccidevano istantaneamente sacrifici e studi furono interrotti re e Bramana sterminati nel mondo non si fece più alcun sacrificio né feste la gente era terrificata gridava soltanto Oh! e Aiuto! nessuno comprava o vendeva più niente non si faceva più alcun rito religioso non c'erano più cerimonie sacre o matrimoni l'agricoltura fu abbandonata le bestie pure città ed eremi andarono deserti ossa e scheletri sparsi ovunque fecero il mondo spettrale le cerimonie in onore dei Pitri furono sospese il sacro

suono di Vasciat interrotto e tutto il giro dei riti di buon auspicio il mondo divenne spettrale Luna Sole Pianeti Stelle Costellazioni e tutte le creature del firmamento soffrirono grandemente nel vedere le gesta di Sunda e Upasunda che soggiogarono tutti i punti del cielo e si stabilirono in Curucscetra senza più un solo rivale. I Risci superiori i Sidda i Risci quieti e continenti considerarono quell'atto di distruzione universale furono afflitti da un dolore enorme. Tenevano sotto controllo passioni sensi e anima erano mossi da compassione per l'universo si recarono dal supremo che sedeva circondato da Deva Sidda e Bramarsci c'erano Maadeva Agni accompagnato da Vaiu Soma Suria Sacra Risci devoti alla contemplazione di Brama Vaicanasa Valachilia Vanaprasta Maricipa Agia Avimuda altri asceti di grandiosa energia sedevano tutti col supremo quando arrivarono i Deva con gli altri Risci si avvicinarono a Braman con i cuori afflitti gli riportarono quanto Sunda e Upasunda avevano fatto per filo e per segno come l'avevano fatto e in che ordine. Braman ascoltò rifletté e decise il da farsi decise di distruggere i fratelli Asura convocò Visuacarman gli ordinò: "Fa' una femmina che prenda ogni cuore." L'artefice dell'universo s'inchinò fece una femmina superiore con ogni cura mise nel suo corpo creato tutti i tratti della bellezza apparve come una massa di gemme era più bella di qualunque femmina del trimundio non esisteva punto del suo corpo che non calamitasse lo sguardo di tutti per la bellezza come Sri incarnata catturava gli occhi e i cuori di tutte le creature e Braman la chiamò Tilottama perché era stata fatta con minuscole porzioni di tutte le gemme e le diede la vita sicché lei subito s'inchinò a palmi giunti: "Dominatore di ogni creato cosa devo fare per quale motivo sono stata creata?" "Va' dagli Asura Sunda e Upasunda tentali con la tua bellezza struggente fa' che litighino per te." "Amen."

S'inchinò camminò intorno al conclave: Braman sedeva faccia all'est Maadeva pure tutti i Deva al nord i Risci in tutte le direzoni e mentre Tilottama camminava intorno solo Indra e Maadeva riuscirono a mantenere la tranquillità dello spirito però Maadeva desiderava talmente guardarla che quando gli passò affianco un altra faccia gli fiorì sulla parte sud del corpo come un loto e quando gli fu dietro un'altra gli fiorì all'ovest e quando gli fu al nord una quarta faccia gli fiorì al nord e a Indra gli si aprirono 1'000 occhi larghi rossi davanti dietro e di fianco su tutto il corpo e così Maadeva venne ad avere 4 facce Indra 1'000 occhi e tutti i Deva e i Risci girarono la testa in tutte le direzioni mentre Tilottama camminava loro intorno: eccetto Braman tutti dovettero guardare il corpo di Tilottama e quando Tilottama partì per la città degli Asura tutti considerarono l'impresa già riuscita. Il grande Deva prima causa dell'universo congedò tutti i Deva e i Risci. Intanto i fratelli Asura avevano soggiogato il mondo intero erano senza rivali la fatica dell'impresa era passata ritenevano di non avere più nulla da fare si erano impadroniti di tutti i tesori di Deva Gandarva Iacscia Naga Racsciasa e di tutti i re del mondo e così presero a spassarsela trascorrevano tutto il tempo a divertirsi a prendersi piaceri come fossero Deva provarono una felicità immensa nel darsi a ogni genere di piaceri come donne profumi ghirlande floreali cibo bevande e moltissimi altri piaceri in gran profusione ovunque volessero in palazzi boschi giardini colline o foreste dove preferivano come fossero immortali talché un giorno si recarono per piacere su di un altopiano del Vindia perfettamente piatto e roccioso su cui svettavano alberi in fiore: fecero portare tutto quanto potessero desiderare per ogni genere di piacere sedettero su sedie eccellenti tenevano cuori felici e femmine bellisime intorno che desideravano compiacerli suonarono danzararono e cantarono elogi dolci in loro onore: intanto arrivava Tilottama vestita in un solo telo di seta rossa che rivelava tutta la sua bellezza arrivò cogliendo fiori selvatici lungo la via e i fratelli che erano già

ebbri per il molto bere schiantarono alla vista di quella femmina trascendentalmente bella corsero subito da lei ognuno la voleva per sé la lussuria li colse Sunda afferrò la fanciulla per la mano destra erano ebbri per ciò che avevano ottenuto per la loro potenza fisica per le ricchezze e le gemme che avevano preso da ogni luogo per il vino bevuto erano pazzi pazzi di tutto pazzi di desiderio ebbero un diverbio aggrottarono le ciglia Sunda disse: "È mia moglie quindi è un tuo superiore." "È mia moglie quindi è tua cognata." Dissero in coro: "È mia non è tua." Furono presi dalla collera la bellezza della fanciulla li fece matti dimenticarono subito l'amore e l'affetto che portavano l'uno per l'altro la passione levò loro la ragione presero le mazze ripeterono in coro: "Sono stato il primo sono stato il primo a prenderle la mano." E giù mazzate. Si colpirono insieme. Stramazzarono insieme. In un bagno di sangue. 2 soli divelti dal cielo. Le donne accorsero e gli altri Asura presenti videro e fuggirono tremando di dolore e di paura si cacciarono nel regno di sotto. Arrivò Braman puro accompagnato dai Deva e dai grandi Risci. Applaudì Tilottama e le accordò un desiderio ma prima che potesse parlare soggiunse allegramente: "Bellissima femmina tu dovrai vagare nello spazio degli Aditia il tuo splendore sarà così grande che nessuno potrà mai guardarti!" Le fece questo dono ristabilì Indra sul trimundio e tornò nel suo spazio. Fu così che i 2 fratelli Asura che erano sempre stati uniti e avevano sempre perseguito il medesimo scopo litigarono e si uccisero a causa di Tilottama. È per questo che siccome vi voglio bene vi dico che se volete farmi un favore dovete pensare a qualche forma di accordo per cui non abbiate mai a litigare per Draupadi.

I Pandava si consultarono e stabilirono una regola alla presenza del Risci cioè che quando uno di loro fosse stato seduto con Draupadi chiunque degli altri 4 l'avesse visto avrebbe dovuto ritirarsi nella foresta per 12 anni come Bramaciarin. Il grande Muni Narada ne rimase compiaciuto e se ne andò dove volle. Fu così che sollecitati da Narada i Pandava stabilirono una regola fra loro nei confronti della moglie comune e fu così che non ebbero mai a discutere. I Pandava sottomisero molti re. Draupadi si sottomise a tutti e 5: come il fiume Sarasuati si compiace degli elefanti che giocano nelle sue acque così Draupadi si deliziava dei 5 eroici mariti che a loro volta erano deliziati di lei. Siccome i Pandava erano estremamente virtuosi l'intera razza dei Curu crebbe prospera libera dal peccato e felice. Dopo qualche tempo accadde che alcuni ladri rubarono la vacca di un Bramana che fuori di sé per la rabbia si recò a Candavaprasta per rimproverare scoratamente i Pandava: "Proprio ora alcuni malvagi disgraziati e spregevoli stanno portando via a forza dal vostro dominio la mia vacca! Inseguite i ladri. Che disgrazia! I corvi si portano via il burro sacrificale di un Bramana pacifico! Lo sciacallo invade la caverna vuota di un leone! Il re che prende 1/6 del raccolto senza proteggere i sudditi che lavorano la terra è considerato dai saggi il peggior peccatore del mondo. Ci sono ladri che hanno scippato un Bramana delle sue ricchezze! La Virtù stessa sta patendo diminuzione! Aiutatemi perché sono disperato!" Argiuna l'assicurò: "Non temere!" Ma in quel momento Iudistira e Draupadi occupavano la stanza dove i Pandava tenevano le armi sicché Argiuna non sapeva decidersi a entrare né a seguire il Bramana senza armi sebbene il Bramana lo pressasse piangendo allora si mise a riflettere e fu una riflessione dolorosa:

"Che disgrazia! Hanno scippato di ogni bene questo innocente Bramana devo assolutamente consolarlo è venuto piangendo alla nostra porta se non lo proteggo il re sarà toccato dal peccato della mia indifferenza la mia mancanza di religiosità sarà narrata per tutto il regno e commetterò un grave peccato se invece entro nella stanza manco di rispetto al re senza dubbio vengo meno al vero nei confronti del re senza che vi sia un nemico inoltre incorro nella penitenza dell'esilio nei boschi ma devo controllare ogni cosa e non mi importa di peccare mancando di rispetto al re non mi importa se devo andare nei boschi e morirci: la virtù è superiore al corpo e sopravvive al corpo!" Così risolse entrò nella camera e parlò a Iudistira. Uscì con l'arco e disse allegramente al Bramana: "Corri inseguiamo quei ladri non devono staccarci troppo: ti accompagnerò e ti restituirò ciò che ti hanno levato." Argiuna era capace di usare le armi con entrambe le mani indifferentemente era armato con l'arco era corazzato guidava un carro da guerra con una bandiera inseguì i ladri li trafisse con le frecce e li costrinse a rendere il bottino. Dopo aver ridato le sue bestie al Bramana ed essersi conquistato grande fama l'eroe tornò alla capitale. S'inchinò a tutti i più anziani ricevette le congratulazioni infine si rivolse a Iudistira: "Concedimi signore di osservare il voto che ho preso. Ho visto te seduto con Draupadi cioè ho violato le regole che noi stessi abbiamo stabilito quindi devo andare nei boschi come siamo d'accordo." Iudistira fu colto alla sprovvista da quella parole dolorose soffrì si agitò: "Perché!" Iudistira soffriva disse al fratello capelli ricci che non mancava mai ai voti: "Tu che sei libero dal peccato se sono un'autorità degna di rispetto ascolta ciò che dico. So benissimo il motivo per cui sei entrato nella mia camera e hai fatto ciò che consideravi un

dispiacere per me ma io non sono dispiaciuto il fratello minore può senza colpa entrare nella camera dove il maggiore siede con la moglie è solo il maggiore che agisce contro le regole della proprietà se entra nella stanza dove il minore siede con la moglie quindi desisti fa' ciò che dico la tua virtù non ha patito diminuzione alcuna tu non hai mancato di riguardo a me." "Ho sentito proprio te dire che non sono permessi cavilli nel fare ciò che si deve. Non posso vacillare dalla verità. La verità è la mia arma." Ottenne il permesso di partire e si preparò per la vita nella foresta. Visse nella foresta 12 anni. Quando Argiuna partì Bramana esperti di Veda lo seguirono a una certa distanza e uomini esperti di musica asceti devoti al superiore recitatori di Purana narratori di sacre storie devoti celibi Vanaprastra vari altri generi di uomini dolce favella e Argiuna viaggiò così come Indra seguito dai Marut e lungo il viaggio vide molte foreste deliziose e pittoresche e laghi fiumi mari province e acque e quando arrivò alle sorgenti del Gange pensò di stabilirsi lì. Intraprese molti Aghniotra e siccome tutti i giorni i Bramana attizzavano e alimentavano con mantra fuochi sacrificali sulle sponde del fiume sacro dopo avere fatto le abluzioni e versavano libagioni di burro e offerte di fiori così accadde che quella regione dove il Gange entra nella pianura divenne meravigliosa. Un giorno che era sceso nel Gange per le abluzioni e che aveva offerto l'acqua per gli antenati defunti e che stava per uscire dal fiume per fare i riti davanti al fuoco Argiuna fu trascinato in fondo all'acqua da Ulupi figlia del re dei Naga in preda al desiderio fu condotto al magnifico palazzo di Cauravia re dei Naga dove trovò un fuoco sacrificale acceso per lui e fece i suoi riti con devozione Aghni fu molto compiaciuto perché non aveva avuto paura di versare le libagioni nella sua forma manifesta poi Argiuna guardò la figlia del re dei Naga e sorrise:

"Bellissima donna come sei stata precipitosa. Sei timida! Di chi è questo spazio meraviglioso e di chi sei figlia?" "C'è un Naga di nome Cauravia nato nella linea di Airavata sono sua figlia mi chiamo Ulupi quando ti ho visto nel fiume che facevi le abluzioni il desiderio mi ha tolto il senno: tu che sei scevro da peccato io sono ancora da sposare: il desiderio di te mi tormenta fammi felice dammiti ora." "Iudistira mi ha comandato il voto di Bramaciarin per 12 anni. Non sono libero di fare qualunque cosa. Tuttavia desidero farti cosa grata. Non ho mai detto cosa non vera nella mia vita. Quindi dimmi come posso fare per darti piacere e insieme non essere colpevole di falsità di rompere il dovere." "Lo so perché vaghi per il mondo e il tuo superiore ti ha comandato di condurre un vita da Bramaciarin. È stato proprio un accordo che avete preso tra di voi che siccome tenete Draupadi come moglie comune chi entrasse nella stanza dove un altro siede con lei dovrebbe fare vita da Bramaciarin per 12 anni nei boschi quindi l'esilio di uno chiunque di voi è solo per il bene di Draupadi tu stai osservando il dovere che scaturisce da quel voto la tua virtù non può patire diminuzione è un dovere soccorrere chi ha bisogno la tua virtù non diminuisce se mi soccorri ma se dovesse minimamente diminuire però acquisiresti il merito enorme di avermi salvata la vita: sappi che io ti venero Parta! Quindi datti a me! È così che la pensano i saggi. Se non lo fai sappi che mi uccido. Acquisisci grande merito se mi salvi. Cerco la tua protezione! Offri sempre protezione agli afflitti e ai senza padrone! Imploro la tua protezione ti sollecito ti desidero fammi piacere fa' ciò che voglio concediti a me!" Argiuna fece tutto ciò che lei voleva per ragioni virtuose. Passò la notte nel palazzo dei Naga e si levò all'alba con il sole. Ulupi lo riaccompagnò al Gange s'accomiatò e tornò al suo spazio dopo avergli fatto dono dell'invincibilità in acqua: "Sconfiggerai qualunque creatura anfibia."

Argiuna raccontò ogni cosa ai Bramana poi partì per lo Imavat raggiunse Agastiavata ascese il picco di Vasista poi quello di Brigu dove si purificò con abluzioni e altri riti e donò ai Bramana molte migliaia di vacche e molte case poi procedette verso l'eremo sacro Iraniavindu fece le abluzioni vide molti spazi sacri poi discese da quelle vette sempre accompagnato dai Bramana viaggiò verso est per vedere le terre che si stendevano in quella direzione vide molte terre percorse da acque sacre una via l'altra nella foresta di Naimiscia vide Utpalini fiume delizioso e Nanda AparaNanda Causichi Gaia Ganga tutti gli spazi di acqua sacra si purificò donò molte vacche ai Bramana visitò tutte le acque sacre e i luoghi santi in Vanga e Calinga li vide tutti fece le cerimonie appropriate donò molte ricchezze: tutti i Bramana che l'avevano seguito lo salutarono ai cancelli del regno di Calinga desistettero dal proseguire oltre. Prese congedo e si diresse verso l'oceano accompagnato da pochi attendenti. Attraversò il paese dei Calinga e procedette ancora incontrando diversi paesi luoghi sacri diversi palazzi meravigliosi case vide monte Maendra con i suoi asceti continuò lentamente verso Manipura costeggiando il mare. Si recò a far visita a Citravaana re di Manipura. Che aveva una bellissima figlia di nome Citrangada che Argiuna vide vagare per il palazzo del padre e la desiderò e andò dal padre: "Dammi tua figlia! Sono figlio di uno Csciatria illustre!" "Di chi?" "Sono Danangiaia figlio di Pandu e Cunti." "Nella nostre stirpe c'era un re di nome Prabangiana che non aveva figli per ottenerne uno si sottopose a severe penitenze ascetiche con cui gratificò Maadeva marito di Uma dominatore supremo che regge l'arco Pinaca che gli concedette che ogni discendente della sua stirpe avrebbe avuto 1 figlio solo e così è stato tutti i miei antenati hanno avuto 1 solo figlio maschio invece io ho 1 sola figlia femmina per perpetuare la stirpe ma l'ho sempre considerata come un figlio l'ho fatta Putrica questo

significa che 1 fra i figli che concepirai in lei dovrà perpetuare la mia stirpe: quel figlio è la dote che esigo per concedere mia figlia: se accetti è tua." "Amen." Sposò Citrangada e si stabilì nella città per 3 anni. Quando infine Citrangada partorì un figlio Argiuna l'abbracciò con affetto prese congedo dal re e ripartì. Arrivò alle acque sacre sulle sponde dell'oceano meridionale dove c'erano gli asceti che stavano lì e c'erano 5 isole dove vivevano molti asceti che però evitavano le 5 acque che si chiamavano Agastia Saubandra Pauloma santissima Carandama massime propizia che a chi si bagnava in quelle acque lasciava i frutti di un sacrificio del cavallo e Baraduagia che lavava i peccati: Argiuna vide le 5 acque vide che erano disabitate che gli asceti del luogo le evitavano e domandò loro a palmi giunti: “Perché vi tenete lontani da queste 5 acque sacre?” "Perché ci vivono 5 coccodrilli che mangiano gli asceti che si fanno il bagno." Argiuna volle vedere anche se tentarono di dissuaderlo. Quando fu davanti a Subadra che si chiamava così in onore di un grande Risci ci si tuffò. Un coccodrillo gli azzannò la gamba ma lui lo prese lo trascinò a forza sulla spiaggia mentre quello si dimenava tutto ma appena toccò la rena si traformò in una bellissima fanciulla tutta ingioiellata aveva forme superiori splendeva di bellezza Argiuna provò piacere e le chiese: "Chi sei bellissima? Perché infestavi le acque? Perché hai commesso quei terribili peccati?" La fanciulla disse: Sono un'Apsara giocavo nei boschi di sopra mi chiamo Varga sono sempre cara al tesoriere di sopra Cuvera ho 4 compagne tutte bellissime e capaci di muoversi per ogni spazio con loro stavo andando dove sta Cuvera quando vedemmo un Bramana

asceta bellissimo che studiava i Veda in solitudine l'intera foresta rifulgeva del suo splendore illuminava tutto lo spazio come un sole atterrammo per disturbare le sue meditazioni io Saurabei Samici Vudvuda e Lata lo avvicinammo insieme iniziammo a cantare sorridere e tentarlo in vari modi ma il suo cuore non palpitò per noi nemmeno una volta teneva la mente fissa nella meditazione pura non tollerò fremiti del cuore lo sguardo che gettò su di noi fu di rabbia ci guardò fisso e disse: "Diventerete coccodrilli e infesterete le acque per 100 anni." Ci disperammo per la maledizione tentammo di dissuaderlo senza riuscirci gli dicemmo: "Ci siamo comportate male perché ci sentivamo belle e giovani ci pressava il desiderio. Devi scusarci! È stato mortale per noi venire qui a tentarti. Ma i virtuosi hanno detto che le donne non bisogna ucciderle mai dunque fai maggiore la tua virtù non ucciderci in questo modo ti comporti sempre virtuosamente si dice che i Bramana siano sempre amici di tutte le creature fa' che sia vero le eminenze proteggono sempre quelli che cercano la loro protezione e noi lo stiamo facendo devi concederci il perdono." Quel Bramana virtuoso buono e splendido come il sole e la luna divenne loro propizio: "Le espressioni 100 e 100'000 indicano sempre l'eternità ma il 100 che ho detto io va inteso come un periodo limitato di tempo invece che un tempo senza fine quindi dovrete diventare coccodrilli e mangiare uomini per 100 anni soltanto quando saranno trascorsi un grandissimo uomo vi trascinerà fuori dall'acqua sulla terra e tornerete ad assumere le vostre forme reali. Non ho mai detto il falso neppure per scherzo quindi ciò che ho detto deve accadere. Dopo che quell'uomo vi avrà liberato le sacre acque che ora vi assegno saranno conosciute in tutto il mondo col nome di Nari-tirta diventeranno sacre e laveranno i peccati." Ascoltammo queste parole del Bramana lo salutammo con reverenza gli camminammo intorno partimmo con i cuori

pesanti e mentre andavamo pensavamo: "Dove incontreremo quell'uomo che ci ridarà le nostre forme?" E mentre lo pensavamo all'istante ci apparve Narada l'eminente Risci di sopra: i cuori ci scoppiarono di felicità lo salutammo con reverenza rimanemmo davanti a lui arrossendo ci chiese il motivo del nostro dolore gli dicemmo ogni cosa lui replicò: "Nelle terre basse che costeggiano l'oceano meridionale ci sono 5 spazi di acqua sacra deliziosi eminentemente santi: andate subito là che Danangiaia presto vi libererà da questa triste piaga.” Così venimmo qua ed è vero che oggi sono stata liberata da te ma quelle 4 amiche stanno ancora nelle altre acque qui vicino: fa' buona cosa libera anche loro." Così allegramente fece. E tutte loro trascinate fuori dell'acqua ripresero le forme proprie tornarono ad essere Apsara come prima. Argiuna aveva liberato quelle acque sacre dai coccodrilli aveva liberato le Apsara che poterono andare dove volevano e gli tornò desiderio di vedere Citrangada. Fece ritorno a Manipura e trovò sul trono il figlio che aveva concepito con Citrangada si chiamava Vabruvaana e dopo avere rivisto Citrangada si diresse verso Gocarna. Poi visitò una dopo l'altra le acque sacre e gli altri luoghi santi sulle coste dell'oceano occidentale fino a raggiungere Prabasa. Quando Crisna seppe del suo arrivo andò subito ad incontrarlo si abbracciarono s'informarono l'uno della salute dell'altro sedettero quei cari amici che un tempo erano stati Nara e Naraiana e Crisna volle sapere dei viaggi di Argiuna: "Perché stai vagando per tutto il mondo a visitare le acque sacre e gli altri luoghi santi?" Argiuna gli raccontò quanto accaduto e lui allora disse: "Questo è come dev'essere." Dopo essersi svagati qualche tempo a Prabasa si recarono

sul monte Raivataca per passarvi alcuni giorni Crisna aveva ordinato che fosse preparato da molti artificieri e che vi fosse portato molto cibo sedettero a guardare gli spettacoli di attori e danzatori poi Argiuna congedò tutti con il rispetto dovuto si coricò su di un letto eccellente e descrisse a Crisna tutte le acque sacre i laghi i monti i fiumi e le foreste che aveva veduto e mentre parlava steso su quel letto superiore fu colto dal sonno. Si svegliò al mattino ai canti dolci e alle note melodiose della chitarra Vina dei panegirici e delle benedizioni dei bardi si sottopose alle azioni e cerimonie necessarie poi gli si avvicinò affettuosamente Crisna: a bordo di un carro d'oro partirono per Duaraca capitale degli Iadava. La città era stata preparata per fargli onore anche tutti i giardini e le case: gli abitanti si riversarono a centinaia di migliaia nelle vie nelle piazze uomini e donne si radunò una grande folla di Bogia Vrisni e Andaca. Fu accolto con rispetto da tutti a sua volta venerò chi lo meritava ricevendone in cambio le benedizioni fu accolto con affetto da tutti i giovani Iadava abbracciò più volte tutti i suoi coetanei poi si recò nel delizioso palazzo di Crisna pieno di gemme e divertimenti d'ogni sorta vi passò con Crisna parecchi giorni. Qualche giorno dopo cominciò sul monte Raivataca una grande sagra dei Vrisni degli Andaca e dei Bogia durante cui gli eroi di quelle tribù donarono ingenti ricchezze a migliaia di Bramana. Lo spazio attorno la collina fu allestito con molti alloggi tempestati di gemme molti alberi artificiali di colori sgargianti i musici attaccarono a suonare i danzatori a ballare i vocalisti a cantare e i giovani Vrisni avevano grande energia indossavano tutti gli ornamenti guidavano i carri placcati d'oro erano davvero belli i cittadini erano a piedi o a bordo di carri eccellenti con le mogli e tutti gli altri ed erano a centinaia e migliaia e c'era il signore Aladara cioè Valarama che andava a spasso ilare per il bere accompagnato dalla moglie Revati e da un codazzo di musici e vocalisti giunse pure Ugrasena re dei Vrisni con 1000 mogli e cantanti dolcissimi e anche Raucmineia e Sciamva sempre furiosi in guerra vagavano ebbri per il bere inghirlandati

di fiori vestiti sfarzosamente si divertivano come una coppia di sopra e c'erano anche Acura e Sarana eccetera eccetera e molti altri di cui non si sa il nome accompagnati da mogli e cantanti. Quando iniziò quella sagra deliziosa e immensa Crisna e Argiuna passeggiarono in giro per vedere ogni cosa a un certo punto videro la bella figlia di Vasudeva che si chiamava Badra stava in mezzo alle sue ancelle tutta ingioiellata e subito Argiuna fu posseduto dal desiderio Crisna si accorse che la contemplava fisso e sorrise: "Che succede? Il cuore di uno che varca le foreste può essere agitato dal desiderio? Lei è mia sorella è sorella uterina di Sarana si chiama Badra è la figlia preferita da mio padre se il tuo cuore la vuole dimmelo che parlo io stesso con mio padre." "È figlia di Vasudeva è sorella di Crisna è talmente bella che chi potrebbe sfuggire al suo fascino? Se questa tua sorella questa fanciulla Vrisni diventa mia moglie di sicuro avrò prosperità in ogni cosa. Dimmi in che modo posso ottenerla. Per lei farei qualunque cosa umanamente possibile." "Per il matrimonio degli Csciatria è stata ordinata la cerimonia durante cui la donna sceglie il marito ma lascia il risultato incerto visto che non conosciamo il suo temperamento e la predispozione. Nel caso di Csciatria arditi i sapienti hanno detto che il rapimento a scopo di matrimonio è da applaudire: portala via con la forza questa mia splendida sorella perché chi sa chi potrebbe scegliere altrimenti." Avendo preso la decisione inviarono messaggeri veloci a Iudistira in Indraprasta per informarlo della cosa e Iudistira diede subito l'assenso. Argiuna fu informato circa l'assenso di Iudistira appurò che la fanciulla si era recata sul colle Raivataca si consultò con Crisna circa tutto quanto fosse da fare e ottenne anche il suo assenso. Partì come fosse per una spedizione di caccia a bordo del carro d'oro equipaggiato con filari di campanelli e ogni sorta di armi e il fragore delle ruote pareva quello del tuono splendeva come un incendio metteva il terrore nei cuori di tutti i nemici era tirato

dai cavalli Saivia e Sugriva e lui era corazzato teneva la spada aveva guanti di pelle. Subadra aveva reso omaggio a colle Raivataca aveva venerato i Deva aveva ricevuto le benedizioni dei Bramana aveva camminato intono al colle e stava tornando a Duaravati. Argiuna trafitto dalle frecce del desiderio d'improvviso si lanciò su di lei la caricò a forza sul carro e fece rotta verso Indraprasta. Gli attendenti armati di Subadra quando la videro rapita corsero gridando verso Duaraca raggiunsero la corte Iadava che si chiamava Sudarma e raccontarono l'accaduto all'ufficiale capo della corte il quale soffiò nella tromba la chiamata alle armi. Accorsero i Bogia i Vrisni e gli Andaca da tutte le parti interruppero di mangiare o di bere e accorsero a sedere sui loro 1000 troni d'oro che erano rivestiti di tappeti erano tempestati di gemme e coralli brillavano come fuochi e quando quelli sedettero brillarono ancora più splendidi come quando si gettano fascine sui fuochi: pareva il conclave dei Deva l'ufficiale capo assistito da quelli che gli stavano alle spalle spiegò ciò che Argiuna aveva fatto i Vrisni con gli occhi rossi per il vino si alzarono subito perché non potevano tollerare un simile affronto alcuni dissero Praparate i carri altri Portate le armi altri Portate gli archi e le armature altri urlarono ai carrettieri di preparare i carri alcuni troppo impazienti aggiogarono da sé i cavalli e mentre si portavano i carri le armature e gli stendardi il ruggito di quegli eroi crebbe fortissimo. Valadeva che era bianco e alto come monte Cailasa aveva collane di fiori selvaggi era orgoglioso era ubriaco di vino disse: "Siete fuori di senno! Che fate?! Gianardana siede in silenzio! È inutile che facciate tutto questo baccano se non sapete cosa ha in testa. Ascoltiamo cosa ci propone e facciamo ciò che vuole lui!" "Perfetto! Perfetto!" E stettero zitti. E tornarono a sedere. Poi Rama disse a Crisna: "Perché stai seduto e guardi in silenzio? È per te che abbiamo accolto e onorato Argiuna ma pare che quel vile sciagurato non lo meritasse. Quale uomo di famiglia rispettabile romperebbe il

piatto dopo averci mangiato?! Anche se un uomo desidera questo genere di alleanza chi però agirebbe così precipitosamente considerando anche tutti i servigi ricevuti e volendo ottenere la felicità? Questo Pandava che oggi ha oltraggiato Subadra e mancato di rispetto a me e te va cercando la morte. Ha messo il piede sulla corona che porto in testa. Come potrei tollerarlo? Non dovrei risentirmene come una serpe quando la calpestano? Oggi da solo dovrei eliminare i Caurava dal mondo! Non potrò mai perdonare questo sgarro ad Argiuna!" Tutti i presenti i Bogia i Vrisni e gli Andaca approvarono le parole di Valdeva levando un ruggito profondo come rullo di tamburi o tuonar di nembi. Crisna replicò con parole pregnanti profonde e conformi alla vera etica: "Argiuna non ha insultato la nostra famiglia facendo quello che ha fatto. Anzi senza dubbio ha acuito il nostro rispetto. Sa che noi della stirpe Satuata non siamo mercenari. Sa che il matrimonio è incerto nel risultato quando è la donna che sceglie. E chi per altro approverebbe che si accetti una donna in dono come fosse un animale? E quale uomo al mondo venderebbe la sua prole? Penso che Argiuna abbia rapito la fanciulla come prescritto perché trovava sconvenienti le altre soluzioni. Questa alleanza è assolutamente appropriata. Subadra è una ragazza celebre. Anche Argiuna è celebre. Forse è pensando a questo che Argiuna l'ha rapita. Chi non desidererebbe avere Argiuna per amico lui che è della stirpe Barata discendente di Santanu e figlio della figlia di Cuntibogia? Non vedo nel trimundio nessuno eccetto Maadeva che possa sconfiggere Argiuna. Il suo carro è famoso lo trainano i miei cavalli lui è un guerriero famoso la leggerezza della sua mano è famosa: chi può tenergli testa? Il mio parere è questo: andategli allegramente dietro chidetegli di fermarsi e riportatelo qui. Se rientrasse nella sua città dopo averci sconfitti perderemmo l'onore. In ogni caso non è vergognoso provare a parlare."

Fecero quello che aveva detto. Fermarono Argiuna che tornò a Duaraca sposò Subadra ricevette gli onori dei Vrisni rimase a svagarsi per 1 anno. L'ultimo anno di esilio lo trascorse nello spazio sacro di Puscara. Trascorsi 12 anni tornò a Candavaprasta. Fece gli onori per primo a Iudistira poi ai Bramana infine si recò da Draupadi. Draupadi era gelosa: "Perché ci hai messo tanto figlio di Cunti? Va dalla femmina Satuata! La seconda legatura della fascina allenta sempre la prima!" Si lamentò a lungo su questo tono. Argiuna la pacificò più volte e domandò perdono. Tornò da Subadra che vestiva seta rossa e la mandò negli appartamenti interni vestita non come una regina ma alla maniera semplice di una pastora ma quando arrivò a palazzo pareva ancora più bella così vestita aveva gi occhi larghi e leggermente arrossati per prima cosa venerò Cunti che commossa tuffò il naso nei capelli di lei così perfetta e la benedisse un'infinità di volte poi lei viso di luna piena corse da Draupadi e la venerò e disse Sono la tua attendente! e Draupadi si alzò subito l'abbracciò amorevolissima e disse Tuo marito non abbia nemici! e lei fu deliziata nel cuore e disse Amen. Da quel giorno i Pandava vissero felici e pure Cunti. Quando Crisna seppe che Argiuna era arrivato a Indraprasta lo raggiunse accompagnato da Rama e dagli eroi e dai grandi guerrieri delle tribù Vrisni e Andaca dai fratelli dai figli e molti altri guerrieri coraggiosi ed era accompagnato da un grande esercito e da Acrura intelligentissimo e famoso generale sommo dei Vrisni e vennero anche Anadristi Uddava Satiaca Saliaca Critavarman eccetera eccetera e tutti portarono molti doni nuziali. Iudistira mandò i gemelli a riceverli. Entrarono nella città sventolante di bandiere e insegne le strade erano pulite lavate piene di fiori bagnati con acqua di sandalo fresca e

odorosa ovunque c'era il profumo dolce dell'aloe che brucia ovunque c'era gente felice sana e prospera c'erano mercanti e commercianti. Crisna e i suoi ricevettero gli onori di migliaia di cittadini e Bramana. Infine arrivarono a palazzo e Iudistira li ricevette con le cerimonie d'uopo abbracciò Crisna gli mise il naso fra i capelli lui grato lo venerò umilmente poi rese gli onori a Bima poi Iudistira ricevette gli uomini più illustri delle tribù Vrisni e Andaca venerò con reverenza coloro che gli erano superiori accolse i suoi pari alcuni li accolse con affetto da alcuni ricevette onori reverenti. Riscichesa molto famoso elargì molto denaro per la festa nuziale e consegnò a Subadra i doni che i suoi parenti le avevano preparato. Crisna donò ai Pandava 1'000 carri d'oro con le campanelle ognuno trainato da 4 cavalli e guidato da un carrettiere e poi diede 10'000 vacche del paese di Matura che davano molto latte e avevano un manto splendido poi diede loro 1'000 giumente bardate d'oro e di bianco raggi di luna poi 1'000 muli bene addestrati veloci come il vento bianchi con le criniere nere poi 1'000 fanciulle abili ad assitere nel bagno e per il bere tutte giovanissime verginelle ancora impuberi ben vestite e stupende ognuna con una collana di 100 pezzi d'oro al collo pelle lucida come seta tutte ingioiellate abili in ogni servizio personale e poi centinaia di migliaia di cavalli dal paese dei Valica poi donò a Subadra 10 carri d'oro puro e pepite splendide come fuoco 1'000 elefanti che da tempie orecchie e ano sgorgavano 3 fiumi ed erano grandi come picchi di monti erano irresistibili in battaglia con drappi ori ognuno con un magnifico trono sul dorso. Gli Iadava portarono questa gigantesca onda di ricchezze e gemme con vesti e lenzuola che parevano schiuma elefanti che parevano coccodrilli e squali bandiere che parevano alghe e l'onda si mischiò con l'oceano Pandu lo colmò tutto con gran dispiacere dei nemici. Iudistira accettò tutti i regali venerò tutti i guerrieri Vrisni e Andaca e tutti quanti insieme trascorsero giorni felici come fanno i virtuosi negli spazi di sopra dopo essere morti si divertivano facevano baccano applaudivano giocavano.

Infine i Vrisni partirono per tornare a Duaravati portandosi indietro le gemme purissime di cui i Pandava avevano fatto loro dono. Crisna rimase con Argiuna a Indraprasta. Vagavano con l'arco sulle sponde dello Iamuna a caccia di cervi e cinghiali. Subadra partorì un figlio illustrissimo come la figlia di Puloma aveva partorito Giaianta: aveva braccia lunghe petto largo occhi grandi come un toro. Fu chiamato Abimaniu perché non aveva paura ed era furioso. Era zampillato da Argiuna e Subadra come durante un sacrificio il fuoco zampilla da pezzi di legno Sami sfregati l'uno sull'altro. In occasione di questa nascita Iudistira donò ai Bramana 10'000 vacche e monete d'oro. Abimaniu divenne subito il beniamino di Crisn del padre e degli zii così come la luna piace a tutti. Fu Crisna a fargli i riti d'infanzia. Crebbe come la luna nella quindicina crescente. Divenne presto esperto di Veda apprese dal padre la scienza delle armi superiori e umane nelle sue 4 branche decapartite imparò come controbattere le armi scagliate contro di lui imparò la leggerezza di mano imparò la velocità di movimento avanti indietro di fianco e intorno apprese le scritture e i riti della religione come il padre che guardandolo si riempiva di gioia come Magavat quando guardava lui: acquisì il potere di uccidere qualunque nemico portava solo segni di buon auspicio era invisibile in battaglia aveva spalle larghe come un toro faccia larga come un cobra era orgoglioso come un leone teneva un arco grande era valente come un elefante in calore aveva un viso da luna piena una voce profonda come rulli di tamburo o tuonar di nembi eguagliava Crisna in coraggio energia bellezza. Anche Draupadi ottenne dai 5 mariti 5 figli tutti grandissimi eroi che stavanno in battaglia fermi come colline: Iudistira le diede Prativindia, Vricodara Sutasoma, Argiuna Srutacarman, Nacula Satanica, Saadeva Srutasena: Panciali partorì questi 5 grandi guerrieri come Aditi gli Aditia. I Bramana dissero a

Iudistira che siccome suo figlio sarebbe stato capace di sopportare le armi dei nemici come i monti Vindia l'avrebbe dovuto chiamare Prativindia. Siccome il figlio di Bima naque dopo che Bima aveva fatto 1'000 sacrifici Soma fu chiamato Sutasoma. E siccome il figlio di Argiuna nacque dopo che Argiuna era tornato dall'esilio durante cui aveva compiuto molte imprese celebri fu chiamato Srutacarman. Mentre Nacula chiamò il figlio Satanica come un re saggio della stirpe Curu. E il figlio che Draupadi diede a Saadeva nacque sotto la costellazione chiamata Vanidaivata e dunque fu chiamato Srutasena come il generalissimo dell'esercito di sopra. I figli di Draupadi nacquero a distanza di 1 anno l'uno dall'altro e tutti divennero famosi e rimasero sempre molto uniti. Furono sottoposti da Daumia a tutti i riti d'infanzia come il Ciudacarana e l'Upanaiana cioè la prima rasatura della testa e l'investitura con le bende sacre. Studiarono i Veda poi appresero da Argiuna la conoscenza delle armi superiori e umane. I Pandava furono felicissimi di aver ottenuto figli pari ai figli dei Deva tutti col petto largo e tutti che sarebbero diventati grandi guerrieri. I Pandava presero ad assoggettare gli altri re. Tutti i sudditi vivevano felicissimi sotto il governo di Iudistira il giusto così come lo spirito vive felice in un corpo che ha tratti auspiciosi e agisce piamente. Iudistira rendeva omaggio a virtù piacere e profitto nelle giuste proporzioni come gli fossero tutte care come se stesso era come fossero divenute persone del mondo e lui brillasse IV. I sudditi che avevano ottenuto Iudistira come re avevano ottenuto un re devoto allo studio dei Veda che faceva grandi sacrifici e proteggeva tutte le buone persone. Grazie all'influenza di Iudistira la buona sorte di tutti i re del mondo divenne costante i loro cuori si dedicarono devotamente al supremo e la virtù prese a crescere per ogni dove. Iudistira stava in mezzo ai 4 fratelli che lo assistevano così splendeva ancora di più come un grande sacrificio che dipende ed è assistito dai 4 Veda. Sotto la guida di Argiuna molti Bramana sapienti come

Vriaspati furono attendenti del re così come i Deva sono attendenti del signore della creazione. Gli occhi e i cuori di tutti furono deliziati di Iudistira luna piena senza macchia non solo perché era loro re ma perché lo amavano lui fece sempre cose gradite loro mai disse cose inappropriate o false o intollerabili o spiacevoli trascorse i giorni occupandosi felicemente del benessere di tutti come fosse il proprio. Pure i fratelli vissero felici senza nemici che disturbassero la loro pace perché avevano sottomesso gli altri re con la loro energia. Un giorno Argiuna disse a Crisna: "È estate! Andiamo sulla riva dello Iamuna a giocare con gli amici torniamo questa sera." "Anch'io ne ho voglia andiamo a giocare nell'acqua." Ottenero il congedo di Iudistira e partirono con gli amici. Arrivarono in un bel posto adatto al divertimento pieno di alberi alti edificato con palazzi alti che sembrava la città dei Deva dentro c'erano ottimi cibi e cose per divertirsi ghirlande di fiori molti profumi entrarono subito negli appartamenti incastonati di gemme purissime si misero a giocare ognuno faceva ciò che gli piaceva Crisna e Argiuna ordinarono alle donne di mettersi a giocare avevano i fianchi rotondi i seni gonfi gli occhi piacenti barcollavano ebbre di vino i 2 mandarono alcune a giocare nei boschi altre nell'acqua altre nei palazzi Draupadi e Subadra ridevano ubriache e regalarono alle altre le loro vesti e gli ornamenti alcune ballavano felici altre cantavano alcune ridevano e scherzavano altre bevevano vini squisiti alcune diedero fastidio ad altre alcune si accapigliarono alcune si appartarono per discutere: quei boschi quei palazzi pieni di musica di flauti chitarre e tamburi diventarono la scena per la personificazione della Prosperità. Argiuna e Crisna si appartarono in un luogo incantevole lì vicino sedettero su 2 seggi sfarzosi parlarono di trascorsi epici e quant'altro.

Stavano lì felici a discorrere quando sopraggiunse un certo Bramana. Era alto come un albero Sala. Pareva oro fuso. Barba giallo brillante con striature verdi. Alto e robusto il giusto. Capelli luridi. Vestito di stracci. Splendido come il sole all'aba. Occhi come petali di loto fulvo. Effulgeva come una vampa. I 2 balzarono in piedi pronti a ricevere ordini. "Voi che sedete così vicino a Candava siete i 2 eroi più famosi del mondo. Io sono un Bramana vorace mangio sempre tanto. Procuratemi cibo a sufficienza." "Dicci cosa ti piace che lo procuriamo." "Non voglio cibo ordinario. Io sono Aghni! Datemi roba che mi si confaccia. Questa foresta di Candava è sotto la protezione di Indra così non sono mai riuscito a consumarla. Ci vive con i suoi famigliari e seguaci un Naga di nome Tacsciaca che è amico di Indra è per questo che Indra la protegge. Molte altre creature vi si rifugiano e restano protette pure loro. Ho voglia di mangiarmi questa foresta ma non riesco mai per la potenza di Indra che quando vede che mi faccio avanti butta giù acqua dalle nuvole così non riesco a mangiare questa foresta che ne ho così tanta voglia. Mi rivolgo a voi che siete esperti di armi! Se mi aiutate sicuramente riuscirò a consumare questa foresta visto che è questo il cibo che mi piace! Visto che potete usare armi eccellenti vi prego di fermare la pioggia ed evitare che alcuna creatura sfugga quando inizio a consumare la foresta!" La storia della conflagrazione di Candava inizia con un re di nome Suetachi che era forte e ardito come Indra nessuno al mondo lo eguagliava per sacrifici carità e intelligenza intraprese i 5 grandi sacrifici e molti altri durante i quali fu munifico verso i Bramana il suo cuore era sempre rivolto ai sacrifici ai riti religiosi ai doni di ogni genere fece sacrifici per molti molti anni assistito dai suoi Rituic che alla fine lo abbandonarono sperando di non assistere mai più ai suoi sacrifici perché avevano gli occhi che bruciavano per il troppo fumo erano diventati troppo

deboli ma il re chiese loro ripetutamente di tornare ma non tornarono perché avevano troppo male agli occhi allora il re ne chiamò altri che completarono il sacrificio iniziato. Qualche gorno dopo volle intraprendere un altro sacrificio che durasse 100 anni ma non trovò alcun sacerdote che volesse fargli da assistente allora insieme a parenti e amici si diede a corteggiare assiduamente i propri sacerdoti inchinandosi a loro facendo discorsi conciliatori donando loro denaro ma tutti rifiutarono di prendere parte al suo progetto sicché si arrabbiò disse a tutti quei Bramana seduti nei loro rifugi: "Se mi fossi corrotto o se avessi mancato di servirvi e omaggiarvi meriterei che mi abbandonaste senza scrupoli voi e tutti gli altri Bramana insieme ma siccome non è così non potete ostacolare il mio sacrificio né abbandonarmi senza motivi adeguati: voglio la vostra protezione! dovete essermi propizi! Se mi abbandonate solo per inimicizia o per altri motivi insulsi andrò a cercare l'assistenza di altri sacerdoti li concilierò con parole dolci e regali illustrerò loro il mio progetto e loro lo porteranno a termine." Stette zitto. Quei sacerdoti sapevano bene di non poter più assistere al sacrificio del re: pretesero di essere arrabbiati: "I tuoi sacrifici non finiscono mai! Siamo stanchi di assistervi tutto il tempo. Siccome siamo stanchi devi congedarci. Ma non metti giudizio e continui a pressarci. Va da Rudra! Lui assisterà al tuo sacrificio!" Il re si arrabbiò. Partì per i monti Cailasa e si diede all'ascetismo. Prese a adorare Maadeva si fissò in lui osservò i voti più duri passò un tempo lungo a volte senza mangiare nulla oppure mangiando solo frutti e radici una sola volta al giorno o alle 12 o alle 16 stette 6 mesi meditando con le braccia in alto e gli occhi fissi come fosse il tronco di un albero o una colonna ficcata in terra: alla fine gli apparve Sancara cioè Rudra gratificato che disse con voce calma e grave: "Sono compiaciuto per il tuo ascetismo. Sia tu benedetto. Chiedimi ciò che desideri."

"Assistimi durante il mio sacrificio!" Il Deva sorrise: "Noi non assistiamo ai sacrifici ma visto che ti sei sottoposto a penitenze severe per ottenerlo io lo farò a una condizione cioè che tu per 12 anni senza interruzione versi nel fuoco libagioni di burro e fai la vita del Bramaciarin che medita: allora avrai ciò che chiedi." Suetachi lo fece. Trascorsi 12 anni si ripresentò a Sancara che fu molto soddisfatto: "Sono davvero contento per ciò che hai fatto! Ma assistere ai sacrifici è dovere dei Bramana dunque io personalmente non assisterò al tuo sacrificio di oggi ma in terra c'è un grandissimo Bramana che è una parte di me si chiama Durvasa e sarà lui che assisterà al tuo sacrificio. Inizia i preparativi." Suetachi tornò alla capitale fece preparare quanto necessario e si ripresentò a Sancara: "Per grazia tua è tutto pronto! Facciamo che domani possa presiedere al sacrificio." Sancara convocò Durvasa: "Ti presento il più grande dei re Suetachi. Ti comando di assistere al suo sacrificio." "Amen." Il sacrificio fu celebrato. Secondo l'ordinamento e nel tempo giusto. I doni ai Bramana abbondarono. Terminato il sacrificio Durvasa congedò tutti gli altri sacerdoti che avevano assistito e tutti gli altri Sadasia. Il re fece ritorno a palazzo adorato da Bramana esaltati elogiato dai cantori di inni panegirici accompagnato dalle congratulazioni dei cittadini. Quando venne il tempo salì di sopra avendo raccolto grande fama in terra e fu accompagnato dai Rituic e dai Sadasia che l'avevano aiutato in vita. Durante quel famoso sacrificio Aghni aveva bevuto burro ininterrottamente per 12 anni e se ne era saziato a tal punto da non volerne bere mai più in nessun altro sacrificio. Si fece

pallido perse colore non splendeva più come prima perse l'appetito per indigestione perse energia si ammalò. Quandò sentì che perdeva energia si recò da Braman che stava seduto sul seggio adorato da tutti e gli disse: "Suetachi col suo sacrificio mi ha gratificato all'eccesso. Ora soffro di indigestione. Sto perdendo forza e splendore. Fammi la grazia che possa riottenere la mia natura permanente." Il creatore d'ogni cosa sorrise: "Hai bevuto per 12 anni un flusso continuo di burro! È per questo che stai male. Ma non preoccuparti tornerai presto a essere quello che sei. Curerò io la tua indigestione e questo è il tempo giusto. La terribile foresta Candava dove abitano i nemici dei Deva che tanto tempo fa riducesti in cenere su richiesta dei Deva ora è diventata rifugio di numerose creature. Quando avrai mangiato il grasso di quelle creature tornerai alla tua natura. Corri veloce a consumare la foresta con il suo popolo così guarisci." Aghni corse veloce subito raggiunse Candava all'improvviso s'infiammò di rabbia e Vaiu l'assisteva gli abitanti della foresta fecero sforzi enormi per estinguere l'incendio centinaia di migliaia di elefanti arrabbiati accorsero portando acqua con le proboscidi per gettarla sul fuoco migliaia di serpi dai molti cappucci pazze di rabbia s'affrettarono a gettare sul fuoco tutta l'acqua che tenevano nei molti cappucci gli altri abitanti della foresta tutti s'industriarono in qualche modo sicché l'incendio fu subito estinto ma Aghni tornò a divampare ogni volta 7 volte e ogni volta fu spento. Aghni si arrabbiò provò disappunto perché non riusciva a curarsi tornò da Braman gli raccontò ogni cosa Braman rifletté un istante e rispose: "Tu che sei libero dal peccato vedo che c'è un modo per cui potrai oggi stesso consumare Candava sotto gli occhi di Indra. Nara e Naraiana si sono fatti uomini per portare a compimento un progetto superiore si chiamano Argiuna e Crisna proprio ora si trovano a Candava chiedi loro di aiutarti: potrai consumare la

foresta anche se è protetta dai Deva loro 2 faranno in modo che nessun abitante di Candava riesca a fuggire e contrasteranno Indra: non ho alcun dubbio!" Aghni corse da Argiuna e Crisna e chiese loro di intervenire. Argiuna rispose: "Possiedo un numero sterminato di armi superiori con cui posso combattere ben più di 1 folgorante ma non ho un arco adatto a sopportare la forza di queste armi e la mia potenza in guerra inoltre ho una mano così leggera che necessito di frecce inesauribili né il mio carro reggerebbe il peso di un tale carico di frecce: desidero stalloni superiori bianchissimi veloci come il vento e un carro splendido come il sole che faccia rumore di tuono quando girano le ruote. Inoltre non esiste arma adatta all'energia di Crisna che gli permetta di uccidere Naga e Pisacia: devi fornirci i mezzi per cui noi si possa avere successo nel tentativo di impedire a Indra di piovere acqua sulla foresta. Siamo pronti a fare tutto quanto la nostra dimensione umana e il nostro valore permettono ma devi fornici i mezzi adeguati." Aghni volle parlare con Varuna figlio di Aditi e Deva protettore di 1 dei 10 punti dei cieli dominatore dell'elemento acqua dove vive. Varuna gli si manifestò. Aghni lo riverì. "Dammi subito arco frecce faretra e carro che furono ottenuti da re Soma. Argiuna compirà un'impresa grandiosa con l'arma Gandiva e Crisna col disco! Dammi tutto oggi stesso." "Te li do ora." Gli diede quel gioiello meraviglioso che era l'arco quell'arco che dava gloria e imprese e che nessuna arma poteva danneggiare era il dominatore e il distruttore di tutte le armi distruggeva le armate nemiche era equivalente a 100'000 archi era il moltiplicatore di regni aveva variegature colorate era ben rifinito era bellissimo non portava alcun segno di fragilità era sempre venerato sia dai Deva che dai Gandarva. Gli diede anche 2 faretre inesauribili e un carro provvisto di armi superiori con uno stendardo che raffigurava una scimmia gigante. Il carro era

trainato da stalloni bianchi come l'argento delle nuvole soffici nati nello spazio dei Gandarva imbrigliati con finimenti d'oro veloci come il vento o il pensiero era equipaggiato per la guerra né i Deva né gli Asura potevano distruggerlo lo splendore era grandioso il rumore delle ruote tremendo deliziava gli occhi di qualunque creatura: l'aveva costruito dopo meditazioni ascetiche severissime Visuacarman che era l'architetto dell'universo e uno dei dominatori della creazione splendeva come il sole né alcuno poteva sostenerne la vista era proprio quel carro con cui Soma aveva sconfitto i Danava era magnifico pareva una nuvola illuminata dal sole al tramonto era munito di un'asta dorata e bellissima in punta a cui sventolava una bandiera raffigurante una scimmia superiore dalla forma feroce come un leone o una tigre che stava lassù pronta a incendiare qualunque cosa vedesse sulle altre bandiere c'erano varie creature enormi i cui ruggiti e le cui grida facevano svenire i soldati nemici. Argiuna indossava corazza spada guanti di pelle camminò intorno al carro con tutti i suoi stendardi s'inchinò ai Deva montò sul carro come l'uomo virtuoso sul carro superiore che lo mena di sopra afferrò Gandiva l'arco primo e superiore creato da Braman in antico e sentì gioia s'inchinò a Utasana e provò l'arco e chi udì la vibrazione tremò di paura. Argiuna aveva ottenuto il carro l'arco e le 2 faretre inesauribili: fu felice ritenne di essere pronto ad affrontare l'incarico. Pavaca diede a Crisna un disco fatto con un polo d'acciaio fissato al foro centrale era un'arma feroce divenne la sua favorita anche lui si ritenne pronto all'impresa Pavaca gli disse: "Con questa arma potrai sconfiggere nemici anche non umani sarai superiore in battaglia a Uomini Deva Racsciasa Pisacia Daitia e Naga ucciderai tutti quando la scaglierai sarà irresistibile nell'uccidere il nemico e tornerà fra le tue mani." Gli diede anche una mazza Caumodachi che poteva uccidere qualunque Daitia e quando veniva fatta ruotare rombava. Argiuna e Crisna erano felicissimi: "Abbiamo le armi e sappiamo come usarle abbiamo i carri con

aste e stendardi: possiamo affrontare tutti i Deva e gli Asura messi insieme figuriamoci il folgorante da solo per interesse del suo Naga Tacsciaca!" Argiuna aggiunse: "Quando Crisna muove sul campo di battaglia col disco in mano non v'è nulla nel trimundio che non sarebbe capace di consumare scagliando il disco. Avendo ottenuto Gandiva e questo paio di faretre inesauribili anch'io sono pronto a conquistare il trimundio. Incendia tutto ovunque come ti piace circonda tutta la foresta ti sosteniamo noi." Aghni vestì la forma di energia più elevata si preparò a divorare la foresta la strinse su tutti i lati con le 7 fiamme e iniziò a consumarla mostrando la forma distruttiva di fine Iuga la circondò produceva un rombo come di tuono tutti gli abitanti tremarono. La foresta in fiamme risplendeva come Meru re dei monti al tramonto. Crisna e Argiuna corsero ai carri si posizionarono su 2 lati opposti della foresta e presero a massacrare tutti gli abitanti di Candava ovunque tentassero di fuggire i 2 si precipitavano a impedirlo in effetti parevano 1 solo carro e 1 solo uomo e mentre la foresta bruciava centinaia migliaia di creature correvano in tutte le direzioni gridando spaventosamente alcuni erano sbruciacchiati altri ustionati dal calore altri scappavano altri correvano intorno folli di terrore alcuni abbracciavano figli parenti o fratelli che non sapevano abbandonare e morivano sereni alcuni si mordevano le labbra salivano verso l'alto e precipitavano nel fuoco vorticando alcuni si vedevano rotolare per terra con le ali gli occhi le zampe bruciati morivano tutti quasi subito gli stagni e le pozze bollivano pesci e tartarughe morivano pareva che il fuoco stesso avesse assunto le forme degli animali che andava bruciando gli uccelli che riuscivano a volare via erano abbattuti dalle frecce di Argiuna che li tagliavano a pezzi e cadevano nel fuoco gridando anche le altre bestie colpite dalle frecce ruggivano strillavano il clamore che si

levò era spaventoso come quando in antico avevano rimestato l'oceano persino i Deva si allarmarono perché le fiamme lambivano il firmamento e si rivolsero tutti insieme a Indra: "Signore degli immortali perché Aghni brucia queste creature di giù? È tempo di distruggere il mondo?" Indra vide ciò che Aghni faceva e partì per proteggere Candava coprì subito il cielo con masse di nuvole d'ogni tipo fece piovere sulla foresta in fiamme piovve fitto come aste di carri da guerra ma il calore del fuoco seccò le piogge fino in cielo che neanche una goccia d'acqua toccò il fuoco Indra si arrabbiò radunò masse enormi di nembi fece una pioggia pesantissima e allora ci fu la foresta le nuvole l'acqua il fuoco il fumo i lampi ed era una vista terribile. Ma Argiuna evocò le armi supreme le piovve di contro alla pioggia di Indra coprì Candava con una quantità sterminata di frecce che pareva quando la luna copre il mondo con una nebbia fitta talché nessuna creatura poté più fuggire in alto. Ma Tacsciaca non era nella foresta era andato nel campo di Curucscietra ma c'era il figlio Asuasena che fece di tutto per salvarsi dall'incendio ma non trovava varco attraverso le frecce di Argiuna allora la madre per salvarlo lo ingoiò inghiottì prima la testa poi si levò in alto per riuscire a inghiottire anche la coda ma Argiuna la vide e le recise la testa con una freccia ma Indra lo vide e per salvare il figlio dell'amico levò un vento violento che fece svenire Argiuna per alcuni istanti sicché Asuasena riuscì a fuggire ma Argiuna si infuriò perché si era manifestato il potere dell'illusione e perché la serpe l'aveva ingannato fece a pezzi tutti gli animali che tentavano di fuggire verso il cielo li faceva in 2 o 3 o più pezzi e maledisse con Aghni e Vasudeva quella serpe che era fuggita per un inganno: "Non sarai mai famosa!" Argiuna era furibondo lanciò contro il firmamento un nembo di frecce sfidò Indra che replicò con le armi feroci coprì tutto il firmamento il vento fece un boato sollevò gli oceani ammassò cumuli di nembi carichi di pioggia a fiumi vennero tuoni

fulmini e lampi ma Argiuna scagliò Vaiavia con un mantra per disperdere le nuvole distrusse l'energia e la forza del tuono di Indra e di quelle nuvole seccò i torrenti d'acqua dentro le nuvole distrusse i lampi che schizzavano fra le nuvole in un istante il cielo fu liberato dalla polvere e dall'oscurità prese a soffiare una brezza fresca e deliziosa il disco del sole tornò allo stato normale. Aghni fu felice che nulla potesse spegnerlo prese varie forme rinvigorì col grasso dei corpi delle creature balzò avanti con tutte le fiamme riempì l'universo col fragore. Molti uccelli della tribù di Garuda videro ciò che Crisna e Argiuna andavano facendo e discero dai cieli più alti pieni di orgoglio volevano colpire i 2 eroi con le ali i becchi gli artigli fulminei e anche innumerevoli Naga attaccarono Argiuna calarono dall'alto mentre sputavano fuoco e vomitavano i veleni più virulenti ma Argiuna li fece a pezzi con le frecce che aveva imbevuto nel fuoco della propria rabbia: uccelli e serpi morivano e precipitavano nel fuoco. Arrivarono anche un'infinità di Asura Gandarva Iacscia Racsciasa e Naga lanciavano grida terricanti erano armati di macchine che vomitavano palle d'acciaio e proiettili catapulte che lanciavano massi giganti e razzi si fecero sotto per colpire Crisna e Argiuna la rabbia faceva più intense energia e forza ma sebbene avessero dato luogo a un diluvio di armi perfetto Argiuna li redarguì tagliando loro le teste con frecce come rasoi e anche Crisna massacrò una quantità di Daitia e Danava col disco e le frecce e molti Asura di potenza smisurata giacquero immobili come orfani o randagi arenati sulla spiaggia per la violenza delle onde. Allora Indra in groppa al suo elefante bianco galoppò e scagliò contro i 2 il fulmine infallibile disse ai Deva: "Quei 2 sono morti." E quando i Deva avevano visto che stava per scagliare il fulmine erano corsi tutti alle armi Iama aveva afferrato la mazza che uccide Cuvera la mazza ferrata Varuna il missile Scanda la lancia lunga e si era messo fermo immobile come il monte Meru gli Asuin avevano preso piante risplendenti Datri l'arco Giaia la

mazza Tvastri arrabbiatissimo aveva tirato su una montagna gigantesca Surya il dardo brillante Mritiu l'accetta Ariaman la mazza chiodata Mitra il disco affilato come un rasoio e Puscia Baga e Savitri corsero contro Crisna e Argiuna con archi e scimitarre in mano assieme ai Rudra ai Vasu ai Maru ai Visuedeva ai Sadia tutti risplendenti della propria energia assieme a molti altri Deva armati di varie armi: allora accaddero fatti meravigliosi durante quel gigantesco conflitto tutto intorno ogni creatura svenne pareva fosse la conflagrazione universale. Ma Argiuna e Crisna non avevano paura erano invincibili rimasero calmi ad aspettare arco in mano. Contrattaccarono il nemico con frecce come folgori. I Deva furono più volte sconfitti infine abbandonarono il campo avevano paura cercarono la protezione di Indra. I Muni spettatori dall'alto dei cieli sbalordirono alla vista dei Deva sconfitti da quei 2. Indra fu estremamente compiaciuto per la loro prodezza e ancora 1 volta tornò alla carica fece piovere pietre per testare l'abilità di Argiuna che era capace persino di tirare l'arco con la mano sinistra: arrabbiatissimo sventò la pioggia pesante con le frecce ma Indra piovve pietre ancora più fitto ma Argiuna le sbaragliò di nuovo con grande soddisfazione di Indra che divelse la vetta del monte Mandara irta d'alberi e gliela scagliò contro per abbatterlo ma Argiuna la fece esplodere in 1'000 pezzi con frecce rapide sputafuoco i frammenti schizzarono per tutto il cielo che parve venissero giù sole luna e tutti i pianeti: la vetta crollò sulla foresta e uccise tantissime creature. Gli abitanti di Candava presero a fuggire in ogni direzione Danava Racsciasa Naga Volpi Orsi Elefanti Tigri Leoni Cervi Bufali Uccelli e molti altri spaventarono per le pietre cadute fuggirono in panico trovarono che la foresta era circondata dal fuoco e Crisna e Argiuna stavano pronti con le armi c'era un frastuono paurosissimo le creature paralizzarono videro che tutto bruciava videro Crisna armato per uccidere diedero un urlo spaventoso la regione rimbombò come di tuoni portentosi Crisna era scuro aveva braccia possenti scagliò il disco largo

feroce risplendente di energia propria lo scagliò per uccidere gli abitanti della foresta compresi i Danava e i Racsciasa che rimasero tagliati in centinaia di pezzi caddero dentro la bocca di Aghni gli Asura venivano maciullati dal disco di Crisna finivano lordi di sangue e grasso parevano nubi di sera e Crisna era abile come la morte nella sua azione uccideva Pisacia Uccelli Naga e migliaia di altre creature il disco massacrava un numero infinito di creature ogni volta tornava indietro nelle sue mani e il suo volto il suo corpo apparvero feroci mentre era così occupato a macellare. Nessun Deva fra quelli accorsi poté sconfiggere Crisna e Argiuna e salvare la foresta dall'incendio dunque si ritirarono: Indra ne fu felice e fece un applauso a Crisna e Argiuna. Una voce senza corpo profonda e forte disse a Indra: "Il tuo amico Tacsciaca non è stato ucciso! Ha lasciato Candava per andare a Curucscetra prima che scoppiasse l'incendio. Sappi che Crisna e Argiuna non possono essere sconfitti da nessuno: sono Nara e Naraiana! Tu sai qual è la loro energia e quale il loro coraggio! Sono invincibili nessuno in nessun mondo può batterli! Meritano la venerazione di Deva e Asura di Iacscia Racsciasa e Gandarva di Uomini Chinnara e Naga. Recati da loro con tutti i Deva. La distruzione di Candava era stata predisposta!" Indra era convinto che quelle parole fossero la verità lasciò rabbia e gelosia e tornò su: i Deva lo seguirono con tutti i soldati. Crisna e Argiuna ruggirono. Furono felicissimi. Assistettero alla conflagrazione della foresta senza paura. Argiuna dissipò i Deva come il vento le nuvole e con le frecce a pioggia uccise un numero incalcolabile di creature che abitavano Candava nessuna poté sfuggire all'incendio nessuno poté alzare gli occhi su Argiuna le cui armi non andavano mai inutili ora trapassava 100 creature con 1 dardo ora 1 creatura con 100 dardi si muoveva intorno col carro le creature uccise cadevano nella bocca di Aghni come fossero state abbattute da Morte. Che si rifugiassero sulle rive dei fiumi o sulle colline non trovavano scampo al calore urlavano di dolore elefanti cervi

e lupi piangevano afflitti: i pesci del Gange e del mare e le varie tribù di Vidiadara che abitavano la foresta spaventarono per quei lamenti. Nessuno poteva alzare lo sguardo su Argiuna e Crisna scurissimo. Crisna uccideva col disco Racsciasa Danava e Naga che gli si buttavano contro a frotte il disco tagliava via le teste e i corpi giganti crollavano nel fuoco. Le fiamme alimentate da enormi quantità di carne sangue e grasso salirono in alto senza fare un ricciolo di fumo. Aghni occhi ramati e ardenti lingua fiammeggiante bocca larga chioma focosa beveva quel fiume di grasso animale simile a nettare con l'aiuto di Aghni e Crisna ed era felicissimo pieno di gioia. Accadde che Crisna vide un Asura di nome Maia che scappava dal rifugio di Tacsciaca Aghni lo inseguiva tuonando Crisna levò in alto il disco pronto a scagliarlo Maia vide il disco levato vide Aghni alle spalle disse: "Corri aiutami Argiuna!" Argiuna udì la voce spaventata rispose: "Non temere!" Fu come se avesse dato la vita a Maia: Crisna non volle più ucciderlo né Aghni bruciarlo. Aghni bruciò la foresta per 5 e per 10 giorni mentre Crisna e Argiuna lo proteggevano da Indra e salvò solo 6 creature: Asuasena Maia e 4 uccelli Sarngaca. Ecco perché Aghni non bruciò quegli uccelli. C'era un tempo un grande Risci di nome Mandapala esperto di tutti i Sciastra dedito all'ascetismo ai voti severi era il più notabile fra tutti i virtuosi aveva seccato tutto il suo sperma teneva i sensi sotto controllo era dedito allo studio e alla virtù: quando raggiunse la sponda opposta dell'ascetismo lasciò la forma umana e andò nello spazo dei Pitri dove tuttavia non ottenne ciò che sperava come frutto delle proprie azioni talché domandò motivo ai Deva che sedevano intorno al re della morte:

"Perché non posso raggiungere questi spazi che credevo di avere ottenuto con la mia devozione ascetica? Non ho fatto ciò che serviva per ottenere questi spazi? Ditemi perché non posso salire voi che abitate di sopra! Farò quello che serve per cogliere i frutti delle mie penitenze ascetiche." I Deva risposero: "Ascolta quali sono le azioni e le cose per cui gli uomini nascono debitori: senz'altro sono i riti religiosi - gli studi che pertengono la casta - la stirpe. Questi debiti si pagano con i sacrifici l'ascetismo e la discendenza. Tu sei un asceta e hai fatto sacrifici. Ma non hai fatto figli. Questi spazi ti sono preclusi perché ti mancano figli. Falli! E allora potrai godere di molteplici spazi di felicità. I Veda dicono che il figlio salva il padre da Put. Cerca di fare figli." Mandapala rifletté su come ottenere il maggior numero di figli nel minor tempo possibile. Comprese che fra tutte le creature solo gli uccelli erano benedetti dalla fecondità. Prese la forma di un Sarngaca e s'accoppiò con una femmina della stessa specie di nome Giarita che gli diede 4 figli tutti quanti dicitori di Veda: li lasciò che stavano ancora nelle uova e s'accoppiò con un'altra femmina di nome Lapita ma Giarita si fece pensierosa stava in apprensione per i 4 figli perché li amava non poteva abbandonarli anche se il padre l'aveva fatto li crebbe seguendo gli scopi propri della loro specie. Qualche tempo dopo il Risci vagava per la foresta in compagnia di Lapita quando vide Aghni che veniva verso Candava per bruciarla ricordò che i suoi figli erano tutti piccoli e paurosi e fece cosa gradita al Deva per preservare la progenie implume gli disse: "Aghni tu sei la bocca di tutti i mondi! Sei il veicolo del burro sacrificale! Muovi invisibile nel corpo di ogni creautura! I dotti hanno parlato di te come uno e trino. I saggi fanno i sacrifici a te che consisti di 8 bocche. I grandi Risci dicono che questo universo è stato creato da te e senza di te verrebbe distrutto in 1 solo giorno. I Bramana s'inchinano a te e vanno con le mogli e i figli negli spazi eterni che si sono conquistati con le loro azioni.

I sapienti ti rappresentano come nuvole in cielo cariche di lampi. Le fiamme che metti avanti consumano qualunque creatura. Sei tu che hai creato questo universo. I Veda sono la tua parola. Tutte le creature mobili e immobili dipendono da te. L'acqua dipende da te primariamente e tutto l'universo. Tutte le offerte di burro e le oblazioni di cibo ai Pitri sono state stabilite in te. Tu sei colui che consuma colui che crea e sei lo stesso Vriaspati tu sei gli Asuin Suria Soma e Vaiu." Aghni si compiacque di quel Risci: "Cosa posso fare per te?" Mandapala giunse i palmi: "Mentre bruci Candava risparmia i miei figli." "Amen." L'incendio avanzava gli uccellini erano angosciati e afflitti non vedevano possibilità di scampo la madre Giarita sapeva che erano troppo piccoli per fuggire fu presa dallo sconforto pianse forte: "L'incendio terribile illumina tutto l'universo brucia la foresta viene verso di noi il mio dolore si fa più grande mi affliggo per questi piccoli che ancora non capiscono non hanno ali né zampe e sono l'unica salvezza per i nostri antenati estinti questo fuoco si fa vicino mette paura tutto intorno lecca con la lingua gli alberi più alti ma i miei bimbi implumi non sono capaci di scappare né io ho la forza di prenderli su di me per scappare insieme neppure posso abbandonarli perché il cuore mi fa male o quali fra loro dovrei abbandonare quali prendere su? Qual è la cosa giusta da fare? Voi che ne pensate figli miei? Non riesco a immaginare nessuna via di fuga per voi. Dovrò coprirvi con le mie ali e morire con voi. Il vostro crudelissimo padre mi ha lasciata qualche tempo fa dicendo: Questo Gairitari che è il mio primogenito porterà avanti la stirpe. Sarisricca secondo genito procreerà per allargare la schiatta dei miei antenati. Stamvamitra si voterà all'ascetismo e Drona il più giovane diventerà il più notabile fra gli esperti di Veda. Com'è che invece siamo stati sopraffatti da questa terribile calamità?! Chi

prenderò con me? Non comprendo cosa devo fare per fare la cosa giusta. Non capisco come i miei figli possano scampare al fuoco!" I piccoli risposero così: "Madre dimentica l'amore che hai per noi fuggi lontano dal fuoco anche se noi moriamo potrai fare altri figli ma se tu muori la nostra stirpe non avrà discendenti pensaci e fa' ciò che è bene per la nostra razza non lasciarti influenzare dall'amore materno che distruggerebbe noi e te se ti salvi nostro padre potrà ottenere gli spazi di felicità che desidera." "C'è un buco qui per terra vicino a questo albero è di un topo entrate subito così non avrete nulla da temere dal fuoco appena entrati lo coprirò con la polvere: questo è l'unico modo che vedo per scampare al fuoco. Quando l'incendio sarà spento tornerò a togliere la polvere. Fate come vi dico se volete salvarvi." "Non abbiamo le piume siamo palle di carne se entriamo nel buco di sicuro il topo ci mangerà non possiamo entrare non c'è modo di scampare né il fuoco né il topo non vediamo come sia possibile evitare di vanificare l'atto con cui nostro padre ci ha generato o evitare che nostra madre muoia: entriamo nel buco e ci mangia il topo restiamo qui e ci brucia il fuoco a pensarci è preferibile morire bruciati essere mangiati dal topo nel buco è di certo ignobile mentre i saggi approvano la cremazione." "Il topolino che è uscito da questo buco se l'è preso un'aquila che l'ha portato via potete entrare senza tema." "Non siamo affatto sicuri che quel topo sia stato portato via dall'aquila d'altronde potrebbero esserci altri topi qui e di loro abbiamo ogni paura mentre non è detto che il fuoco arrivi proprio qui già si vede che un vento contrario respinge le fiamme: se entriamo nel buco quelli che stanno dentro certamente ci uccideranno se restiamo qui non è detto che moriamo: di sicuro è meglio scegliere una morte possibile a una certa. Scappa perché se sopravvivi puoi fare altri figli." "Ho visto con i miei occhi l'aquila scendere in picchiata e volare via col topo mentre volava via veloce l'ho seguita e bendetta per

aver portato via il topo dal buco. Le ho detto: Re delle aquile visto che voli via tenendo fra gli artigli il topo nostro nemico ti auguro di vivere di sopra senza nemici con un corpo d'oro. Dopo che si è mangiata il topo mi sono congedata e sono tornata qui: dunque bimbi entrate in questo buco fiduciosi non avete nulla da temere il topo che lo abitava l'ho visto io che l'aquila lo portava via." "Madre non lo sappiamo in alcun modo se il topo è stato portato via dall'aquila. Né possiamo entrare in questo buco senza esserne certi." "Io invece lo so per certo quindi non dovete avere paura e fate ciò che vi dico." "Non stiamo sostenendo che per rassicurarci tu menti perché qualunque cosa faccia chi ha perso la testa difficilmente si può dire lo faccia deliberatamente. Noi non ti abbiamo fatto alcun bene né tu sai chi siamo. Quindi perché cerchi di proteggerci a costo della tua vita? Chi siamo per te? Sei giovane e bella e puoi cercarti tuo marito va' da lui ti darà altri bambini. Noi lasciaci entrare negli spazi della felicità attraverso il fuoco. Ma se il fuoco non viene a bruciarci torna pure a riprenderci." Giarita lasciò i figli in Candava e riparò velocemente lontano dal fuoco. Aghni s'avventò verso i piccoli che lo guardarono farsi addosso. Poi Giaritari il più grande parlò. "Quando la morte si fa vicina il saggio resta vigile non prova dispiacere mentre colui che è perplesso che perde lucidità sente la sofferenza della morte e non ottiene la salvazione." Sarisricca II genito disse: "Tu sei paziente e intelligente. È tempo di minaccia per le nostre vite. Di sicuro uno solo fra molti diventa saggio e coraggioso." Stamvamitra il III disse: "Il primogenito è detto il protettore è lui che salva i fratelli minori dal pericolo: se fallisce lui come potrebbero farcela loro?" Drona il IV il piú giovane disse: "Sta arrivando il Deva del fuoco che è crudele ha 7 lingue e 7

bocche viene veloce è splendido lecca tutto al suo passaggio." Essendosi parlati l'un l'altro in questo modo ognuno intonò un elogio ad Aghni. Giaritari disse: "Fuoco tu sei l'anima dell'aria! Sei il corpo delle creature terrestri! Vieni dall'acqua! Come raggi di sole le tue fiamme si espandono sopra sotto dietro e di fianco." Sarisricca disse: "Tu che sei il Deva cinto dal fumo nostra madre non si vede nostro padre non sappiamo chi è le piume non ci sono ancora cresciute nessuno ci protegge solo tu ci proteggi: proteggici Aghni siamo bimbi siamo in pericolo proteggici con la tua forma auspiciosa con le 7 fiamme cerchiamo la tua protezione sei tu che scaldi l'universo tu che dài calore ai raggi del sole tu proteggici che siamo giovani e Risci: passa oltre un po' più in là!" Stamvamitra disse: "Sei tu che sei tutto! L'intero universo si regge in te! Tu sostieni ogni creatura e supporti l'universo! Veicoli il burro sacrificale e sei tu stesso quel burro! Il saggio sa che sei 1 e tanti! Hai creato il trimundio e quando è tempo lo distruggi! Sei la causa che produce l'intero universo e sei l'essenza in cui l'universo dissolve!" Drona disse: "Signore dell'universo crescendo in forza e rimanendo dentro i corpi delle creature viventi fai sì che digeriscano il cibo che mangiano. Perciò tutto si regge in te. Tu dalla cui bocca sono scaturiti i Veda sei tu che assumi la forma del sole e tiri su l'acqua e tutti i succhi della terra e poi li rendi nella forma di pioggia e fai sì che ogni cosa cresca! Da te vengono queste piante questi rampicanti verdi! Da te sono scaturiti questi pozzi questi laghi l'oceano! Questo nostro corpo umano dipende da Varuna Deva dell'acqua non possiamo sostenere il tuo calore. Sii nostro protettore non distruggerci tu che hai occhi ramati collo rosso il tuo cammino lascia una traccia nera: salvaci passa per

altre strade come l'oceano risparmia la casa sulla riva." Aghni fu soddisfatto di ciò che sentiva ricordò la promessa che aveva fatto a Mandapala. Disse: "Drona tu sei un Risci! Perché ciò che hai detto è Brama. Farò ciò che desideri. Non avere paura! In effetti Mandapala mi ha parlato di voi perché vi salvassi in quanto figli suoi mentre brucio la foresta. Le parole che mi disse lui e le tue hanno un grande peso per me. Dimmi cosa devo fare. Sono molto soddisfatto del tuo inno. Sia tu benedetto Bramana!" Drona disse: "Questi gatti ci danno fastidio tutti i giorni: bruciali tutti amici e parenti compresi." Aghni fece come i Sarngaca gli avevano detto: crebbe in forza e bruciò la foresta di Candava. Intanto Mandapala si fece ansioso circa i figli nonostante avesse parlato al Deva raggi feroci la sua mente non era in pace era preoccupato si rivolse a Lapita: "I miei figli sono incapaci di muoversi: come se la caveranno? Quando il fuoco crescerà e il vento comincerà a soffiare violentemente sarà difficile che riescano a salvarsi. E loro madre come potrà aiutarli? Quella donna innocente si struggerà dal dolore quando scoprirà di non essere capace di salvare i figli: come potrà darsi pace vedendo che non possono volare?! Come se la caverà mio figlio Giaritari? E Sarisricca e Stamvamitra e Drona? E la loro madre impotente?!" Lapita fu gelosa replicò: "Perché ti preoccupi dei figli visto che hai detto che sono Risci pieni di energia e valore! Non hanno nulla da temere dal fuoco. E non hai interceduto con Aghni davanti a me? Aghni non ha promesso di salvarli? Di sicuro non vorrà che le sue parole riultino false lui che è uno di coloro che reggono l'universo. Non ti angosci mai né sei incline a fare favori agli amici: è solo perché pensi alla mia rivale Giarita che ti agiti così! L'amore che mi porti di sicuro non è come quello che provasti per Giarita all'inizio. Chi è diviso in 2 facilmente vedrà che 1 delle 2 parti

soffre ogni sorta di dolore ma non dovrà mancare di rispetto alla parte più vicina al cuore: va' da Giarita visto che il tuo cuore soffre per lei! Per quanto mi riguarda d'ora in poi vagherò sola come giusto compenso per essermi data a un uomo cattivo." "Non me ne vado in giro per il mondo con le intenzioni che dici. Sono qui solo per la progenie. E proprio ora i miei figli sono in pericolo. È malvagio colui che si disfa di ciò che ha per acquisire altro: il mondo non lo rispetta lo insulta. Quanto a te fa' ciò che vuoi. Questo incendio che lambisce gli alberi mi causa dolore e brutti presentimenti." Intanto il fuoco passò oltre il luogo dove abitavano i Sarngaca e Giarita si precipitò a vedere come stavano: sani e salvi! Ma appena la videro presero a piangere anche lei e li abbracciò uno per uno sempre piangendo tutti quanti e proprio allora giunse Mandapala ma nessuno dei figli espresse gioia nel vederlo ma lui rivolse la parola più volte a tutti anche a Giarita ma nessuno replicò nulla né bene né male. Allora Mandapala dise: "Giarita chi fra loro è il I genito e chi il II chi il III chi l'ultimo? Io ti parlo e soffro perché non rispondi niente? È vero che ti ho lasciato ma non ero felice dove sono andato." "Che ci devi fare col I o col II? E che ci devi fare col III e col IV? Torna da Lapita dolci sorrisi che è giovane mentre a me manca tutto!" "Per le femmine sia in questo che nell'altro mondo non c'è nulla che distrugga la felicità più che una II moglie o un'amante nulla che infiammi di più e sia fonte di maggiore ansietà. Persino Arundati è stata gelosa del marito Vasista che era puro di mente e votato al bene di lei lo insultò addirittura motivo per cui divenne una piccola stella fatta come di fuoco e fumo che a volte si vede a volte no come presagio di male auspicio. Mi rivolgo a te per il bene dei nostri figli. Non ti ho mai fatto torto neppure Vasista ha mai fatto torto alla moglie quindi tu come sua moglie fai così per gelosia. Gli uomini non dovrebbero mai dare fiducia alle donne neppure se sono le mogli. Quando diventano madri le donne non si danno più pena di servire i

mariti." Dopo di che tutti i figli si fecero avanti per onorarlo. Parlò con gentilezza a ognuno e li rassicurò. "Avevo parlato con Aghni per la salvezza di tutti voi. Mi aveva garantito che avrebbe esaudito il mio desiderio. Non sono venuto qui prima perché fidavo delle sue parole e conosco la dispozione virtuosa di vostra madre così come la grande energia che possedete. Dunque bandite qualunque risentimento dai vostri cuori siete tutti Risci esperti di Veda persino Aghni vi conosce bene." Prese con sé moglie e figli e se ne andò in qualche altra regione. Fu così che Aghni crebbe in forza e consumò la foresta di Candava con l'aiuto di Crisna e Argiuna per il bene del mondo. Dopo aver bevuto molti fiumi di grasso e midollo fu estremamente soddisfatto e si mostrò ad Argiuna. Indra circondato dai Marut scese dal firmamento si rivolse a Crisna e Argiuna: "Avete compiuto un'impresa di cui neppure un Deva sarebbe stato capace. Chiedetemi ognuno un premio che nessun uomo possa ottenere: sono compiaciuto di voi." Argiuna gli chiese tutte le sue armi. Indra aveva già stabilito un tempo: "Quando Maadeva sarà contento di te ti darò tutte le mie armi! Saprò quando il tempo sarà venuto. E per il tuo ascetismo austero ti farò dono di tutte le mie armi di fuoco e di tutte quelle Vaiavia tu le accetterai tutte." Crisna chiese che la sua amicizia con Argiuna durasse per sempre Indra lo concesse e risalì su. Aghni aveva bruciato la foresta con animali e uccelli per 5 e 10 giorni e fu soddisfatto e smise di bruciare aveva mangiato carne in abbondanza aveva bevuto grasso e sangue parlò a Crisna e Argiuna: "Sono soddisfatto di voi 2 tigri fra gli uomini. Dispongo che potete andare ovunque volete!"

Argiuna Crisna e il Danava Maia vagarono qualche tempo infine sedettero sulle rive deliziose di un fiume.

FINE DEL PRIMO LIBRO LE ORIGINI

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