Magia Islamic A

September 9, 2017 | Author: zaprem | Category: Sufism, Religion And Belief, Science, Philosophical Science
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Rudolf Freiherr von Sebottendorf (Rudolf Glauer)

MAGIA ISLAMICA

leone disegnato con le lettere dell’alfabeto arabo simbolo dei dervisci sciiti

©Traduzione dal tedesco di Silvano Lorenzoni

TITOLO ORIGINALE: Orientalische Magie (saggio apparso sui numeri 4-5 e 6 di Theosophie, Leipzig 1924-25) Le note siglate (V.F.) sono del curatore della Collana

2 Una nota di Julius Evola “Hitler e le società segrete” (Il Conciliatore 10/1971)

…Ma assai più rilevante, per i retroscena occulti del nazionalsocialismo, é la parte che vuol attribuire alla Thule-Gesellschaft ("Società Thule"). Qui le cose si presentano in modo più complesso. Questo società fu la promanazione di un preesistente Germanenorden ("Ordine di Germani") fondato nel 1912, e faceva capo a Rudolf von Sebottendorf1. Von Sebottendorf era stato in Oriente e nel 1924 aveva pubblicato uno strano volumetto sulla Pratica operativa dell'antica massoneria turca, nel quale sono descritti procedementi, basati sulla ripetizione di sillabe, simboli, gesti e "passi", il fine dei quali era la stessa trasformazione iniziatica dell'essere umano perseguita anche dall'alchimia. Non é chiaro con quali organizzazioni "massoniche" turche von Sebottendorff sia stato in contatto, né se egli, oltre che riferire quei rituali, li abbia anche praticati. Nemmeno é accertabile se nella Thule-Gesellschaft, da lui diretta, essi venissero messi regolarmente in opera: cosa che sarebbe invece molto importante per valutare il fatto che a quella organizzazione aderirono, o con essa ebbero contatti, molte personalità di primo piano del nazionalsocialismo, a partire da Hitler e da Hess. Vien dato senz'altro come scontato che Hess si sarebbe formato in essa, e che egli a sua volta avrebbe in un certo modo "iniziato" Hitler già quando si trovava con lui in carcere dopo il fallito Putsch di Monaco. Comunque, si deve rilevare che assai più che non un lato esoterico, nella ThuleGesellschaft attraeva l'aspetto di una società relativamente segreta, che per emblema aveva già la croce uncinata, e che era caratterizzata da un deciso antisemitismo e da un razzismo germanizzante. Si deve mettere sotto cauzione la supposizione che il nome prescelto da quella organzzazione, Thule, attesti un serio e cosciente riferimento ad un simbolismo nordico polare e l'ambizione di un collegamento con le origini iperborea delle genti indogermaniche, dato che Thule é vista come il centro sacro, situata nell'estremo settentrione, della Tradizione primordiale. É stata anzi rilevata la possibilità di un'origine assai più profana, perché Thule può essere la deformazione di "Thale", nome di una località dell'Harz nella quale l'"Ordine dei Germani" nel 1914 aveva organizzato un convegno avente come ordine del giorno la formazione di una organizzazione segreta razzista per combattere quella che si supponeva esistere dietro all'ebraismo internazionale. Il Sebottendorf (1875-1945) era il capo della sezione bavarese del Germanen Orden. Il suo vero nome era Rudolf Glauer, figlio di un ferroviere e si era auto-insignito del nome posticcio dal sapore nobiliare. Si suicidò il giorno della capitolazione della Germania nazista a Istambul, dove risiedeva. Il suo corpo venne ritrovato annegato sul Bosforo. (V. F.) 1

3 Soprattutto questo ordine di idee Sebottendorff, capo della Thule-Gesellschaft, mise in rilievo in un suo libro uscito a Monaco nel 1933 e intitolato Bevor Hitler kam ("Prima che Hitler venisse") per indicare quel che già esisteva, prima di Hitler, come miti e ideologia. Così una ricerca seria sui collegamenti iniziatici di Hitler con societá segrete non conduce troppo lontano. Quanto a Hitler medium e alla sua forza magnetica, sono necessarie alcune precisazioni. Che il Führer dovesse questa forza a pratiche iniziatiche, ci sembra una fantasia; altrimenti ci si dovrebbe mettere a supporre assurdamente qualcosa di simile anche nei riguardi dell'uguale forza psichica suggestiva posseduta da altri capi, da Mussolini, ad esempio, o da Napoleone. Piuttosto si deve ritenere che una volta destato a vita un movimento collettivo si crea una specie di vortice psichico il quale si raccoglie in chi ne é il centro tanto da conferirgli una particolare aureola, percepibile soprattutto da chi sia suggestionabile. Quanto alla qualità di medium (che, sia detto per inciso, á opposta a quella di una qualificazione iniziatica), essa può venire riconosciuta, con certe riserve, ad Hitler, in quanto egli sotto più di un riguardo ci si presenta come un invasato (é il tratto che lo distingue, ad esempio, da Mussolini). Proprio quando egli fanatizzava le folle, dava l'impressione che un'altra forza lo trasportesse avendolo, appunto, come un medium, anche se di un genere tutto particolare ed eccezionalmente dotato. Chi ha udito parlare Hitler a folle deliranti non può non aver avuto questa impressione. Date le riserve da noi espresse nei riguardi di supposti "Superiori Sconosciuti", non é agevole stabilire la natura di tale forza superpersonale.

Premessa

Esistono, fino adesso, poche notizie sulla magia del Vicino Oriente. Una volta ogni tanto troviamo nelle memorie dei viaggiatori che hanno visitato quei posti dei racconti di fatti miracolosi da loro visti; ma queste memorie, ai nostri giorni, sono divenute sempre più rare; in quanto ambedue gli ordini dervisci, che di quei fatti miracolosi erano i principali protagonisti, da parecchio tempo evitano di eseguirli in pubblico. La levitazione, che era praticata soprattutto dai Mewlewi, è vista come controprova di stati superiori di coscienza, ma viene eseguita soltanto in cerchie chiuse di confratelli. L'invulnerabilità e i giochi con il fuoco dei Rufai sono, ugualmente, fatti vedere solo molto raramente. Ciò che allo straniero viene fatto generalmente vedere sono soltanto dei giochi di prestidigitazione.

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Per potere capire la magia dell'islam bisogna poter parlare le lingue locali e bisogna saper immedesimarsi amorevolmente con la loro religione e con le loro abitudini. La maggior parte degli stranieri non ne hannno né il tempo né la voglia; e vorrebbero soltanto assistere occasionalmente a qualcosa di straordinario. Soprattutto i cristiani guardano l'islam con grande disprezzo e tutto ciò che è 'miracoloso' appare loro come ridicolo. Non è perciò sorprendente che i maghi dell'Oriente evitino la pubblicità, perché in Oriente poche cose sono meno avversate che la curiosità. Le posizioni di preghiera dei musulmani, così strane, che agli occidentali appaiono ridicole, sono procedure magiche orientate a muovere determinate forze. A chi non vuole credere che ciò sia possibile, proponiamo un metodo semplice per controllare l'efficacia di una posizione magica. Quando è stanco, provi a riposarsi con le gambe e le braccia distese all'infuori in modo che il corpo prenda la forma di un pentagramma: rimarrà sorpreso di quanto poco tempo ci voglia per ricuperare l'elasticità degli arti. Se si dicesse a un cattolico di fare davvero attenzione ai movimenti delle mani e delle braccia del prete durante le cerimonie religiose, egli si renderebbe conto di quante analogie ci sono, riguardo alla posizione delle mani e delle braccia, fra le preghiere dei musulmani e dei cattolici. Mentre nel cristianesimo la preghiera appare essere qualcosa di relativamente secondario, nell'islam la preghiera è il supporto della religione. Il musulmano deve pregare cinque volte al giorno, e la sua preghiera non è una richiesta per avere qualcosa, ma è la recitazione di una determinata sura del corano, che a sua volta contiene una lode di Dio. Per il musulmano non è necessario domandare a Dio che qualcosa gli sia concesso; l'uomo comune è convinto che una preghiera del genere non gli serve a niente in quanto tutto ciò che accade è già stato scritto da Dio nel libro del destino e che Dio non può contraddirsi. Il musulmano che abbia scoperto il senso più alto della sua religione, non ha bisogno di domandare alcunché, perché a lui corrisponderà ciò che ha seminato. L'islam ha una cosa a lui del tutto specifica, che si potrebbe dire che è la sua anima: non appena qualcuno ha fatto la professione di fede ed è divenuto musulmano, entra a far parte della confraternita musulmana universale; e questo sentimento generale di fratellanza è sentito in modo uguale da poveri e ricchi. La forma democratica dello stato turco lo attesta. La fratellanza non è soltanto un'idea, ma è qualcosa che nell'islam viene praticato nella realtà, a differenza del cristianesimo dove rimane un fatto teorico. C'è stato chi ha indicato un'analogia fra islam e giudaismo, ma in realtà l'islam è ben superiore. Geova, il Dio degli ebrei, è sempre rimasto un dio etnico, mentre l'Allah dei musulmani accoglie tutte le razze con lo stesso amore, purché lo adorino. Nella moschea il negro prega accanto al persiano, all'arabo e al turco; mentre Geova è benevolo soltanto verso il suo popolo di Israele.

5 Ecco la verità unica che qualsiasi ricercatore serio che esamini le diverse religioni senza alcun preconcetto, troverà sempre; ed egli riconoscerà che tutte le religioni sono 'vere', in quanto ognuna è un aspetto diverso di una verità unica. Siccome questa verità è contenuto in ogni religione, ne risulta che le religioni sono immortali, nel senso che continueranno a esistere fin tanto che esisterà qualche anima che ne senta il bisogno. Quando seguiamo la storia religiosa dei popoli facciamo l'interessante scoperta che nessuna di queste religioni - che molto spesso hanno perduto quasi completamente l'impronta del pensiero dei loro fondatori - ha perso in potenza. Ci sono tempi nei quali una certa religione sembra appassire, ma si tratta di un fenomeno del tutto naturale. Si potrebbe obiettare che, per esempio, la religione zend degli antichi persiani è quasi scomparsa, ma si tratterebbe di un abbaglio. Chi abbia seguito con attenzione la letteratura degli ultimi tempi, si sarà reso conto che quei vecchi concetti ricominciano ad avere una nuova vita. Che l'islam sia ancora vivente, è stato dimostrato sia dalla Turchia, che è la principale potenza musulmana, che dai continui progressi che esso fa in Africa. Mentre le missioni cristiane non hanno altro che difficoltà sempre più gravi, l'islam conquista posizione dietro a posizione. Genti dall'intelligenza acuta hanno riconosciuto da un pezzo che l'islam è la religione più appropriata per gli africani 2. Nel libro sulla massoneria turca da me già menzionato, ho analizzato l’operatività della società segreta islamica; qui ci soffermeremo sull'applicazione pratica dei poteri acquisiti, cioé con la magia islamica. I portatori di questi poteri sono i dervisci - nè bisogna raffigurarsi che fra i dervisci ci siano ordini monastici. Al contrario; la maggioranza degli appartenenti agli ordini di dervisci sono gente che fa una vita lavorativa normale, sono sposati, e si riuniscono fra di loro soltanto per eseguire le esercitazioni regolamentari assieme ai loro confratelli. Ci sono poi quegli aderenti che fanno una vita comunitaria nelle casa comune (teck) dove vengono fatte anche le esercitazioni e che generalmente sono celibi. Tutte le esercitazioni dei dervisci hanno per scopo quello di trasmettere una più alta consapevolezza; colui che prende parte a queste esercitazioni lo fa con lo scopo di avvicinarsi un poco alla volta alla totale unità con Dio: nel capitolo secondo saranno descritti i diversi approcci a questo scopo. Il fondamento è sempre quel sistema che ho già tratteggiato. Quando un determinato livello è raggiunto, certi poteri vengono mobilitati e colui che è stato preparato in questo modo viene educato a più alti livelli sotto la direzione del suo maestro.

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Questo paragrafo è stranamente attuale, anche se venne scritto nel 1925 (V. F.)

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Siccome la consapevolezza religiosa rimane sempre molto forte, non c'è pericolo che i poteri acquisiti vengano usati per fare il male: l'Oriente non conosce il concetto della magia nera (I concetti della morale, in Oriente, sono molto diversi che in Occidente). Un tempo ci fu una setta di maghi neri, che obbedivano al "Vecchio della montagna" - gli Assassini - ma venne estirpata col fuoco e con la spada. L'orientale sta adesso a un livello che corrisponde al nostro primo medioevo; e le abilità - o, per dirlo più esattamente, le capacità superiori - che egli adesso ha, ci sarebbero anche da noi ma, non essendo state usate, con il passar del tempo si sono atrofizzate. Non poteva essere altrimenti, perché l'Occidente aveva imboccato la via del razionalismo e del materialismo, che snaturano la visione spirituale. Oggi, dopo che abbiamo imparato a vedere correttamente, possiamo risvegliare di nuovo queste capacità latenti senza pericolo. Si potrà obiettare che non è giusto che si parli di queste cose, in quanto così facendo si rischia di risvegliare effetti maligni, perché sussiste la possibilità che i poteri raggiunti possano essere usati per arrecare danno ad altre persone. Per mezzo di queste esercitazioni si può arrivare soltanto a una superiore consapevolezza, che non può se non cambiare radicalmente gli obiettivi di chi le pratica, il quale arriva a vedere Dio negli altri. Colui che sa di essere egli stesso l'Uno benedetto - benedetto perchè è divenuto quell'Uno immortale e onnipotente, condizione che ha raggiunta attraverso la comunione con quell'Uno - non può fare alcun male, perché quel male ricadrebbe su egli stesso. Ma per essere un così alto signore bisogna prima avere servito, per poter vivere in quel modo bisogna che prima si sia subita la morte. Adesso esporrò alcuni procedimenti magici ben documentati; nel secondo e nel terzo capitolo farò, rispettivamente, un’esposizione generale dei diversi ordini di dervisci e della bassa magia in Oriente. Mi sono appoggiato, in parte, sui miei manoscritti personali, che all'inizio della guerra cedetti alla Theosophische Verlagshaus [Editrice Teosofica] ma che non potettero essere stampati essendo intervenute insuperabili difficoltà. L'autore P. Schwidtal, al quale avevo dedicato la mia "Massoneria", nonostante ricerche accurate è divenuto introvabile. Perciò mi sono addossato il lavoro di rivedere il manoscritto e di pubblicarlo adesso in forma modificata, in quanto la situazione del Vicino Oriente è cambiata profondamente, e si può star certi che la nuova situazione avrà un effetto anche sulle cose qui trattate.

Pratiche magiche documentate

7 Fino a pochi anni addietro, in Occidente si tendeva a mettere tutti i fenomeni magici nel regno delle favole e si pretendeva di spiegarli come fatti di prestidigitazione o di illusione. Dopo, quando i fenomeni ipnotici non poterono più essere negati, essi si sostituirono alla suggestione nel dare una spiegazione ai fenomeni illusionistici, ci si rese conto sempre più chiaramente che la maggioranza dei fenomeni magici sono qualcosa di reale. Eppure non c'è niente che caratterizzi l'arroganza del pensiero materialistico più del fatto che nonostante i fenomeni magici siano stati riconosciuti, sia pure con notevole ritardo, dalla scienza, tante storie di santi sono ancora guardate con disprezzo e coperte di ridicolo. Si pensi a quante sottigliezze e contorsioni mentali sono state utilizzate per spiegare i miracoli di Cristo. Alle nostre anime è stato arrecato un grave danno dall'educazione scolastica, indirizzata invariabilmente a dare a tutto spiegazioni materialiste. Mi ricordo perfettamente quando ero al liceo e il bibliotecario mi mise in mano Das Leben Jesu [La vita di Gesù] di Strauss, perché sapeva che ero un luterano ortodosso. Dopo avere letto quel libro uscii dalla chiesa luterana, aderii alle dottrine monistiche e per molti anni appartenni all'associazione della 'religiosità libera'. Fu solo in Oriente che di nuovo riconobbi Dio. Tutti i fenomeni magici possono essere ineccepibilmente spiegati come conseguenze dei poteri interni dell'uomo, una volta ammessa l'esistenza dell'anima umana; perché se essa non esistesse, tutti i fatti extrasensoriali non potrebbero essere altro che finzioni. Al giorno d'oggi, dopo che l’abbondanza di materiale documentario rende impossibile una negazione pura e semplice, si tenta di battere un'altra strada: si ammette che una piccola parte dei dati fattuali sono veritieri, e si cerca di spiegare quella piccola parte. È ritenuto meno doloroso tagliare la coda al cane un pezzo alla volta che mozzarla in un solo colpo. Questo è il senso dei molteplici libri sull'occulto e sui fenomeni occulti che saturano il mercato librario tedesco e che servono da palestra a esperti e a inesperti per scrivere sulle 'nuove scoperte'. Invece le 'scoperte' non sono nuove, sono vecchissime, tanto come l'umanità, in quanto ogni anima umana ha la possibilità di tendere verso Dio e di ritornare all'Unità. Chi non può farlo consapevolmente, deve raggiungere lo scopo dopo molteplici incarnazioni. Nessuno è perduto, salvo coloro che consapevolmente si consegnano al principio negativo, che è catagogico e si oppone allo sviluppo verso l'alto. Ecco il peccato contro lo spirito, che non viene giammai perdonato. C'è tutta una serie di sistemi che servono ad accelerare questo sviluppo, fra essi quelli yogici, importati dall'India, e anche quel sistema che io indicai nella mia Freimauerei [Massoneria], utilizzato nel Vicino Oriente e preferito, nel Medioevo, da rosacroce e alchimisti. Un'altra via è l'ipnosi. È la via più rapida, ma anche la più pericolosa, per raggiungere effetti magici attraverso il condizionamento della coscienza. È tanto

8 pericolosa che non si insisterà mai abbastanza nello sconsigliare gli esperimenti ipnotici. Lo sviluppo delle capacità magiche attraverso l'ipnosi è come lo sviluppo di un fiore in una serra; e c'è una grandissima differenza fra un uomo che con piena consapevolezza lascia libero gioco alle forze del suo spirito, dopo averle potenziate attraverso appropriate esercitazioni, e uno che, attraverso il condizionamento della sua consapevolezza, diventa la palla da gioco di altre intelligenze. In Siria, in Egitto, in Bitinia 3 troviamo maghi che attraverso lo sviluppo dei loro poteri animici sono capaci di ripetere in qualsiasi momento tutti quei miracoli che vengono raccontati a proposito dei santi e dei quali volentieri si ride. La levitazione di Ignazio di Loyola è confermata dalle imprese dei medium contemporanei. Ora, ogni derviscio Mewlewi sufficientemente istruito è capace, solamente pronunciando una semplice parola, di innalzarsi. L'incombustibilità di una residenza, perfettamente documentata, è qualcosa che i Rufai rendono abitualmente possibile. Quando il giovane Brugsch, sotto richiesta del Khedive, volle viaggiare in America, e aveva già riservato un posto sulla nave a vapore Mosel della Lloyd, ricevette un telegramma secondo il quale doveva tornare in Egitto. Arrivato al Cairo, apprese con sua grande sorpresa che il Khedive non voleva niente da lui: egli aveva soltanto voluto impedire che usasse il Mosel, il quale era stato fatto saltare nel molo di Bremerhaven da Thomas, inventore della prima macchina infernale. Esempi di precognizione come questo sono molto comuni in Oriente. Il dono della 'seconda vista', che si manifesta attraverso sogni vividi, visioni nello stato di veglia o volti fantasmatici, è frequente fra gli indigeni e viene visto come una particolare grazia di Dio. Capita che un iniziato possa prestare a un europeo, per un tempo limitato, questa possibilità, usando all'uopo l'aiuto dei suffumigi e degli specchi per assopire la sua grossolana costituzione psicologica. Lo specchio può essere metallico oppure una sfera di vetro, ma generalmente non è altro che la superficie interna di una mano appositamente annerita4. Trascrivo il rapporto del viaggiatore Lane, come regione della Turchia asiatica nord-occidentale (V.F.) A riguardo riportiamo quanto scritto in un testo arabo moderno di magia: “C’è un sistema per provocare la lucidità e la veggenza che si adatta mirabilmente alle giovani ragazze e ai ragazzi dai sette ai diciassette anni: questo mezzo consiste nel suggestionarli mettendo nel palmo della loro mano sinistra un piccolo disco nero, lucido, su cui si invita a posare lo sguardo e l’attenzione. Questo disco nero, vero specchio magico, si compone di un liquido denso che si prepara in questo modo: in 50 grammi di acqua di rose concentrata si mescolano 10 grammi di nerofumo, 10 grammi di carbone di legna, polverizzati più che possibile, 5 grammi di tintura di belladonna, 5 grammi di tintura di serpentaria (Arum dracunculus L.), 5 grammi di tintura concentrata di oppio, e la quantità necessaria di polvere di gomma arabica per rendere questo nero sufficientemente spesso e lucido. Si mescola il tutto con spatola di ferro, e si conserva in flacone di vetro blù, a bocca larga, chiuso ermeticamente. Non si deve mettere questa pasta liquida nelle mani del giovane che nella quantità bastevole per formare un disco della larghezza di una moneta da 2 franchi e dello spessore di 0,1 centimetri. Sotto l’effeto del calore della mano, questa pasta si secca rapidamente e forma un vero piccolo specchio in cui gli occhi del fanciullo non tardano a scorgere, per poco che sia dotato e ben 3

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9 dato dal Görres . Questi precisa che oltre al Lane, nel caso sotto esame, c'erano anche le seguenti persone come testimoni: il signor Prudhofon, il maggiore Felix, il residente inglese Salt e un quinto personaggio, di alto rango, che informò a riguardo, dando altri particolari, sulla Quarterly review del luglio 1837. Görres scrive: 5

"Alcuni viaggiatori inglesi e francesi avevano appreso che al Cairo c'era un mago, certo sceicco Abdul Quadir el Maghrebi, cioè del Marocco occidentale, che era conoscitore di questo tipo di stregoneria e che, in casa del console Salt, già una volta aveva scoperto un ladro usando le sue arti. Dopo di che essi, sia collettivamente che singolarmente in luoghi e tempi diversi, eseguirono una serie di prove assieme a lui, che poi pubblicarono indipendentemente l'uno dall'altro. (…) Ecco come procedette questo mago: sceglieva un ragazzo impubere, o una vergine, o una donna incinta oppure una schiava negra, come capitava. Poi prendeva dell’inchiostro nero con un calamo e disegnava nel palmo della mano destra di colui che aveva scelto un quadrato diviso in nove caselle di grandezza diversa. In ciascuno di questi scriveva una cifra particolare, da 1 a 9. Poi al centro della casella più grande versava mezzo cucchiaio da caffè dello stesso inchiostro, ma molto denso; in modo che esso formasse una sferetta grossa come una palla di pistola e come un piccolo specchio.

In precedenza aveva scritto su una striscia di carta una formula araba, parte del 21° verso della 50ª sura del corano, che dice: "E questa è la distanza, e noi abbiamo allontanato da te il tuo velo e il tuo volto oggi è severo. Verità, verità". Anche su un'altra carta sta scritta una formula invocatoria in arabo: "Tarschun. Tarzuschun. Discendete, discendete. Apparite. Dove sono andati il principe e il suo esercito? Dov’è el-Ahmar, il principe e il suo esercito? Mostratevi, servitori di questo nome." Tarschun e Tarzuschun sono, a quanto dice il mago, i suoi spiriti servitori, il cui spirito principale è El preparato dalla vostra volontà, gli oggetti che voi gli chiedete, o gli esseri che volete che veda, o risposte a date domande, sia che quest’ultime provengano da pensieri-persone, che il fanciullo prende per spiriti, buoni o cattivi, sia che le intenda in se stesso, così come la vita di molti profeti ce ne ha dato l’esempio. E’ prudente, quando si operara in tal modo, tenere a disposizione del giovane una sedia per farlo sedere se dovesse star male o rimanere vittima di convulsioni epilettiformi. In questi casi, occorre eliminare la fascinazione indotta con lo specchio interponendo subito la vostra mano nel senso di tagliare orizzontalmente tra i suoi occhi e la sua mano. Fatto ciò, gli metterete la mano in posizione che non possa più scorgerla. Se la crisi continua, la calmerete ponendo il pollice della vostra mano destra alla radice del suo naso, il palmo e le dita rivolte verso il cranio. Se volete continuare l’esperienza, dopo un momento di riposo, non avrete che da rimettere il giovane nella situazione precedente, gli occhi fissi di nuovo sul disco nero della mano. Altrimenti, basterà soffiare freddo sugli occhi per riportarlo allo stato normale” ( El Ktab o il Libro delle cose conosciute e nascoste, l.IV). [Nota e trad. di V.F.] 5 J.-J. Von Görres: La Mystique divine, naturelle et diabolique, livre III, p.403. Millon, Grenoble 1992 [V.F.]

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Achmar. La carta con la formula viene tagliata in sei strisce. Il ragazzo viene adesso fatto sedere su di una sedia e presso di lui sta il mago, circondati dagli spettatori. Fra il ragazzo e il mago viene posto un braciere con carboni incandescenti in cui getta contemporaneamente due diversi suffumigi, detti takeh mabachi e konsonbra diaon, e poi vi aggiunge ogni tanto dell'ambra indiana. Così la stanza è riempita da un fumo denso che irrita gli occhi. Poi infila la cartina con le parole del Corano nella parte anteriore del cappuccio del ragazzo, getta sui carboni una delle striscie di carta con la formula invocatoria e incomincia a mormorare o a cantare, usando una particolare cadenza sincopata, le parole arabe: Anzilu aiuha el Dschinni ena el Dschinnum Anzilu bitakki matalahontonhon aleikum Tariki anzilu tariki 2 3 2 ripetendo l'ultimo verso quasi sempre secondo l'ordine delle cifre. Egli smette solo per domandare al ragazzo, la cui mano egli tiene stretta nella sua, se egli veda qualcosa nello specchio d'inchiostro. Alla risposta negativa del ragazzo segue dopo circa un minuto una condizione di tremore del medesimo, che adesso grida: "Vedo un uomo, che spazza per terra con una scopa". "Dimmi quando sta per finire", risponde il mago che continua con il suo incantesimo. "Adesso ha finito!" grida il ragazzo e quello interrompe di nuovo il suo mormorio per domandargli se sa che cosa sia una bandiera, e dopo che il ragazzo ha risposto positivamente, gli dice: "Porta allora una bandiera". Il ragazzo obbedisce e poi avvisa: "Ne ha portata una". - "Di quale colore?" - "Rossa." - In successione egli domanda che siano portate una bandiera nera, bianca, verde, azzurra, fino ad arrivare a sette. Nel mentre il mago getta sui carboni la seconda e la terza striscia di carta con le invocazioni, aggiungendo poi altri suffumigi e continuando con voce più forte il suo incantesimo. Poi ordinò al ragazzo di montare la tenda del sultano, e quando il ragazzo avvisò che ciò era davvero stato fatto, il mago chiede delle truppe, e queste si accamparono attorno alla tenda verde del loro signore, per poi mettersi in formazione da parata: intanto la quarta e la quinta striscia vengono gettate nel fuoco. Il ragazzo chiede un bue che quattro uomini trascinano sul posto, altri tre lo macellarono e lo fecero a pezzi che furono messi al fuoco e quando fu cotto fu offerto ai soldati che lo mangiarono e dopo si lavarono le mani. Il ragazzo descrisse tutto ciò come se l’avesse visto coi suoi occhi. Ogni seduta cominciava e finiva allo stesso modo. Alla fine, il mago chiese al ragazzo di produrre il sultano. Quest’ultimo comparve subitaneamente, assieme alla sua tenda, in groppa a un cavallo fulvo. Aveva la barba nera, un berretto rosso e lungo. Sceso da cavallo si sedette nella sua tenda, bevve il caffè e ricevette gli omaggi della sua corte. Il mago a quel punto disse ai presenti che potevano porre qualsiasi domanda. Lane chiese di Lord Nelson. Il mago ordinò al ragazzo di dire: “Il mio maestro ti saluta e desidera che tu faccia comparire Lord Nelson, conducimelo subito perché io lo veda”. Il ragazzo eseguì e disse: “Un messaggero è partito e reca con sé un uomo vestito di nero come gli Europei (il blu scuro è considerato nero agli occhi orientali) e privo del braccio sinistro”. Il ragazzo si ferma un attimo poi, osservando con maggiore attenzione l’inchiostro, esclama: “No, non ha perso il braccio sinistro, ma lo tiene davanti al petto”. Nelson aveva infatti l’abitudine di tenere attaccata sul davanti la manica del braccio sinistro. Non era tuttavia il braccio sinistro ma quello destro. Lane, nulla dicendo di quest’errore, chiese al mago se gli oggetti comparivano nell’inchiostro come in uno specchio o davanti agli occhi. “Come in uno specchio” era la risposta. Ciò spiega l’errore del ragazzo che, del resto, sembra non avesse mai sentito parlare di Nelson poiché fece molta fatica a riuscire a pronunciarne il nome”. Lane domandò poi di un egiziano che aveva risieduto a lungo in Inghilterra e che al momento in cui Lane si imbarcò, soffriva di una penosa malattia cronica. Il ragazzo disse: “Stanno trasportando in

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barella un uomo avvolto in una tela, con la testa coperta”. Gli si disse di chiedere di scoprirla. Fu fatto e disse: “Il viso è smorto, ha dei baffi e niente barba”. Era vero, infatti.

Nel corso di un’altra seduta un inglese disse che si sarebbe convinto se gli fosse apparso suo padre, poiché nessuno tra i presenti poteva conoscerlo. Il ragazzo, avendolo chiamato per nome, descrisse un uomo vestito alla francese, con degli occhialetti e una mano sulla testa che si teneva in piedi su una gamba sola mentre l’altra era ripiegata all’indietro. La descrizione era perfettamente combaciante. Il padre dell’inglese portava spesso la mano alla testa perché soffriva in continuazione e la posizione della gamba era stata determinata da una caduta da cavallo durante una battuta di caccia. – M. de Laborde chiese invece del duca di Rivière. Il messaggero partì e condusse davanti al sultano un ufficiale in alta uniforme. M. de Laborde rimase stupefatto perché il duca era l’unico che in Francia potesse fregiarsi di quei galloni in quanto direttore delle battute di caccia reali. In tale occasione chiese al ragazzo da cosa riconosceva il sultano. Questi rispose: “Ha un abito magnifico e davanti a lui stanno i cortigiani con le braccia conserte intenti a servirlo. Siede al posto d’onore sul divano; il suo narghilè e la caffettiera scintillano di diamanti”. De Laborde chiese come aveva fatto a sapere che il sultano aveva mandato a chiamare il duca. Egli rispose: “Ho udito le sue parole e inteso il movimento delle sue labbra”. Un’altra volta uno del gruppo gli chiese di Shakespeare. Il ragazzo, che era un nubiano, avendo visto comparire la figura, scoppiò a ridere e disse: “Ecco un uomo con la barba sotto il labbro e non sotto al mento e che ha in testa come un bicchiere rovesciato. – Dove sta? Chiese un altro. – In un isola”, rispose il ragazzo.

Non continuerò a citare Görres. Più avanti egli racconta che Delaborde avrebbe detto che il mago gli aveva comunicato il segreto e che egli aveva tentato di ripetere gli incantesimi. Do in nota le fonti utilizzate dal Görres che confrontate con il racconto del medesimo rivelano alcune inesattezze di una certa importanza, e che mi dilungherò ad analizzare6. Görres non sapeva leggere le cifre arabe e riprodusse il quadrato in modo sbagliato: di fatto, abbiamo davanti a noi i segni "pantscha" del cosiddetto quadrato di Saturno. La sequenza corretta delle cifre nei racconti di Delaborde e di Lane è come segue: 4 9 2 3 5 7 8 1 6 In arabo il 5 è un cerchio, e al suo posto si trova lo specchio d'inchiostro, eppure il mago ha scritto questo numero in un angolo. La pronuncia araba trascritta da Lane suona così: tarschun, tarjuschun, anzilu anzilu, achdaru, aina muzhibun Lane, E. W. An account of the manners and customs of the modern Egyptians , vol. I, Londra, 1846, pagg. 365-376. Il racconto di Delaborde è nella Revue des deux mondes, Paris, 1833, pagg. 332-343 e nel The quarterly review, vol. LIX, luglio e ottobre 1837, pagg. 165-208. 6

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al-amiru wa-dschunuduhu? aina 'l-achmaru al-amiru, wa-dschunuduhu? achadaru ja chaddamu hazihi 'l-asma-i wa-haza, 'l-kaschfu fa-kaschafna anka gita aka, fa-baruka al-jauma chadidum sachichun, sachichun.

Lane afferma che il mago gli diede la copia corretta senza aggiungere niente, e che questa dovrebbe essere confrontata con l'originale. Quando si confrontino le fonti di Görres ci rendiamo conto di qualcosa che per noi è di particolare importanza. Delaborde menziona che il mago gli aveva insegnato a disegnare il quadrato sulla mano sinistra, mentre Lane e gli altri affermano che il mago lo aveva disegnato sulla mano destra del ragazzo. La mano sinistra è 'impura' per gli orientali ed essa viene usata per tutti i lavori sudici. Egli non si tocca mai gli organi sessuali con la mano destra perché è quella che serve per i rapporti d'onore, per mangiare e per salutare. Nei posteriori tentativi di Delaborde si possono riscontrare altre contraddizioni; e ne risulta, per chi se ne intende, che il mago gli vendette una pessima ricetta, ed egli fu fortunato che la sua attività di diplomatico e la superficialità del suo carattere non gli permisero di interessarsi ulteriormente di questa faccenda. C'è sempre un pericolo che corrono gli europei quando si immischiano in queste cose mossi soltanto da curiosità, ed è quello di incamminarsi per la strada della magia nera dove un giorno faranno una brutta fine. Se mi ricordo bene, una notizia del genere si trova anche nel libro di Kiesewetter Geschichte des Okkultismus [Storia dell'occultismo]. Non ho, disgraziatamente, il libro sotto mano per poter controllare se la memoria non mi inganna. Ho descritto un procedimento magico, durante il quale qualcuno, non veggente, può diventarlo, per tempo limitato, come conseguenza dell'intervento di un mago. Nel testo che segue presento un altro tipo di magia, anch'esso perfettamente documantato. Si tratta di racconti contenuti nel libro di Oman John Campbell, The mystics, ascetics and saints of India [I mistici, gli asceti e i santi dell'India], Londra, 1903. A questo lavoro attinge in parte anche Richard Schmidt, di Halle, nel suo libro "Fakire und Fakirtum im alten und neuen Indien [I fachiri e il fachirismo nell'India antica e moderna]", Berlino, 1908. Questo libro è reso particolarmente valido dai complementi del professor Richard Garbe, di Tubinga, che viaggiò in India finanziato dal governo tedesco e che fu iniziato alla filosofia Samkhya a Benares. Si tratta di illustrazioni di tutte le posizioni yoga, che il Garbe poté acquistare a Benares. Per chi volesse saperne di più sull’argomento, raccomandiamo l'opera del professore universitario Otto Stoll, di Zurigo, " Suggestion und Hypnotismus in der Völkerpsychologie [Suggestione e ipnostismo nella psicologia dei popoli]", Lipsia,

13 1894. Stoll espone le dimostrazioni della realtà dei miracoli della suggestione, anche se disgraziatamente egli poi pretende di spiegare attraverso la suggestione tutti i fenomeni miracolosi. Anche se ciò può darsi che sia valido per l'India, nel Vicino Oriente le cose stanno diversamente. L'orientale sa qual'è la differenza fra le illusioni e i miracoli reali. La più grande difficoltà che si incontra quando si prova ad affrontare razionalmente i fenomeni magici, sta nel fatto che la maggior parte delle procedure sono interne alla vita dell'ordine, e sono perciò occultate agli occhi di chi sta fuori da uno spesso velame. Abbiamo già detto che perfino l'ordine che fino adesso rendeva pubblici gli straordinari poteri di cui disponeva, quello dei Rufai, incomincia a fare distinzioni e raramente esegue i suoi miracoli più sorprendenti davanti al gran pubblico, quasi si trattasse di fuochi d'artificio. I Mewlewi non eseguono la levitazione se non in cerchie chiuse, ed essa vale per loro come controprova che lo spirito ha finalmente avuto la meglio sul corpo. Sia qui aggiunto che lo sceicco Muhamad e Johannes Awitaranian, ambedue protestanti in contatto con la missione orientale tedesca, confermarono il fatto della levitazione. Il primo la eseguì a Berlino davanti a quattro signori in una vasta camera nel 1910. Il pastore Awataranian, armeno per nascita, diede una conferenza sull’argomento il 15 gennaio 1910. Oman racconta le storie di Hassan Khan, qui sotto riprodotta, avvertendo esplicitamente che molti dei suoi amici europei conoscevano l'ambiente musulmano e poterono confermarle. Hassan Khan non era un mago professionista, e neppure un attore, ma occasionalmente si lasciava convincere a dare dimostrazione dei suoi particolari poteri davanti a una cerchia ristretta di spettatori, senza esigere mai alcuna ricompensa. Per esempio, egli domandava a uno dei presenti quale fosse il vino da lui desiderato; e appena quegli lo dichiarava, egli gli diceva di mettere la mano sotto la tavola o dietro la porta, dove invariabilmente si trovava in mano una bottiglia del vino desiderato, con tanto di etichetta di una conosciuta marca di Calcutta. Analogamente, egli procurava magicamente diversi tipi di cibo, per esempio biscotti o pasticcini, oppure sigari per i presenti. In un caso particolare, sembrò che il cibo disponibile si fosse esaurito. Alcuni dei presenti, seduti attorno a un tavolo, si misero a ridere di Hassan Khan e gli domandarono burlescamente di procurare loro una bottiglia di champagne. Eccitato e balbettando più del solito aveva sempre avuto un difetto di pronuncia -, Hassan Khan andò nella veranda e ordinò con voce stentorea a un invisibile inserviente di portare subito lo champagne. Dovette ripetere il suo comando due o tre volte, dopo di che la bottiglia di champagne arrivò volando in aria. La bottiglia colpì il mago con forza sul petto, cadde per terra e si spezzò in mille pezzi. "Ecco", disse Hassan Khan con

14 eccitazione, "vi ho dimostrato i miei poteri ma, volendo mettergli fretta, ho offeso il Djinn." Uno degli amici europei di Oman viaggiò accidentalmente assieme a Hassan Khan in una carrozza di un treno e siccome lo conosceva un poco, gli domandò di procurare magicamente qualcosa da bere. "Metti la mano fuori dalla finestra" rispose il musulmano, mentre il treno continuava la sua corsa. La sua richiesta fu esaudita ed egli si trovò in mano una bottiglia di un ottimo vino, come ricompensa del suo piccolo sforzo. Un altro suo amico, che era particolarmente curioso di sapere come Hassan riuscisse a portare a termine i suoi interessanti risultati, si mise a frequentarlo con l'idea di carpirgli i suoi segreti. Quando una volta, assieme a Hassan, visitava un bazar, lo stregone espresse il desiderio di fermarsi davanti alla bottega di un cambiavalute. La carrozza si fermò e Hassan Khan, accompagnato dall'amico di Oman, domandò al cambiavalute se avesse dei sovereign. Avendo avuto una risposta positiva, lo pregò di portarglieli. Appena le monete furono estratte dalla grande cassaforte del cambiavalute, Hassan Khan domandò quale fosse il loro valore e poi, con fare pensoso, le accarezzò con le dita e disse che sarebbe ritornato il giorno dopo se non ne trovava in nessuna parte a un prezzo migliore. La mattina seguente ritornò alla bottega, accompagnato sempre dall'europeo, per sentirsi dire che le monete che il giorno prima aveva viste e aveva avute in mano, erano misteriosamente scomparse dopo essere state rimesse nella cassaforte. Hassan fece finta di non crederci, ma gettò sul suo accompagnante uno sguardo tanto significativo che quello decise di non farsi più vedere in compagnia di un personaggio tanto sospetto. Eppure questo fatto fu, per l'amico di Oman, un ulteriore pungolo, ed egli tempestò Hassan di domande fino a che, alla lunga, gli fu raccontata la storia che segue: quando ancora ero un ragazzo, arrivò al mio paese un magrissimo sadhu (uno particolare tipo di asceta indiano) con i capelli intrecciati e un aspetto scostante. I bambini lo attorniarono e si burlarono di lui, egli invece rimproverò loro la loro maleducazione dicendogli che avrebbero dovuto avere rispetto per un santo anche se si trattava di un indiano. Il sadhu mi guardò attentamente e poi lo vidi spesso, perché rimase nel mio paese per un certo tempo. Mi sembrò di essere attratto dal quello strano uomo e gli feci visita il più spesso possibile. Un giorno mi offerse di trasferire su di me un potere misterioso, se lo avessi seguito con confidenza assoluta. Gli promisi di fare tutto quello che mi avrebbe comandato e diedi inizio, sotto la sua guida, a un sistema di autodisciplina a base di digiuni, che durò circa quaranta giorni. Inoltre, dovevo pronunciare molte formule mistiche e incantesimi. In ultima, dopo che il mio maestro mi aveva imposto un digiuno particolarmente rigido, mi ordinò di entrare in una oscura caverna sul pendio di una collina e poi di raccontargli ciò che vi avessi visto. Tutto tremante gli obbedii e poco dopo tornai

15 indietro con la notizia che l'unica cosa che avevo visto era stato un mostruoso occhio fiammeggiante. "Bene", fu la risposta del sadhu, "abbiamo avuto successo". Io mi domandavo quale potere potessi avere ricevuto. Il sadhu indicò alcuni sassi che stavano per terra e mi disse di segnare su ciascuno un certo segno magico, il che io feci. "Adesso va a casa", disse il mio maestro, "chiudi la porta della tua camera e ordina al tuo spirito domestico di portarti questi sassi." Mi allontanai in una condizione di forte eccitazione e dopo che mi fui rinchiuso nella mia camera, ordinai all'invisibile djinn di portarmi subito i sassi. Avevo appena finito di dargli l'incarico che, con mia grande sorpresa e intimo terrore, vidi i sassi ai miei piedi. Tornai indietro e raccontai al sadhu del mio successo. "Adesso hai un potere che puoi applicare a qualsiasi oggetto al quale tu possa avvvicinare il segno mistico che ti ho insegnato. Ma usa i tuoi poteri con parsimonia, perché il mio dono ha un limite: le cose che lo spirito domestico ti procurerà non puoi accumularle, ma devi darle via immediatamente." E queste parole del sadhu sono state confermate dalla mia vita; il suo dono non è stato soltanto una benedizione: quando il djinn sente pesargli il mio potere su di lui ha spesso cercato di farmi del male, anche se per fortuna fino adesso non ci è riuscito." A chi non vengono in mente, leggendo questa storia, il dottor Faust e Wagner? Sono sicuro che c'è un gran numero di persone, che hanno viaggiato in Oriente, che potrebbero raccontare delle storie analoghe, ma che sarebbero imbarazzati a farlo. In parte perché non verrebbero creduti e in parte perché sono dubbiosi e pensano di esser vittime loro stessi di una illusione. Aggiungiamo subito una spiegazione a proposito dei djinn. Chiunque capisca qualcosa di occultismo, non dubiterà dell'esistenza di esseri sovrasensibili, ma per gli uomini moderni tutte queste cose sono come 'villaggi boemi', letture eccitanti dalle quale traspare però che il nostro secolo, così illuminato, si radica ancora nel profondo Medioevo. Per queste persone diverrà ben presto terribilmente chiaro che i tempi sono cambiati e che è meglio essere consapevoli delle potenze delle tenebre, le quali così non potranno aggredirli di sorpresa e travolgerli. I popoli musulmani chiamano djinn tutti gli esseri sovrasensibili. La denominazione è molto antica, ed è dovuta senza dubbio ai maghi dei tempi arcaici. Djinn deriva dall'arabo dschanna, che significa velare o nascondere. Questo sostantivo lo troviamo già nelle poesie arabe più antiche, ai tempi di Maometto, il quale le trovò già fatte nel folklore dei suoi tempi e luoghi. Secondo il Corano, gli abitanti del mondo sono: animali, umani, fantasmi (uomini morti), djinn e angeli. Ci sono cinque categorie di djinn: djinn, djiann, scheitan, ifrite e marid. Sono tutti fatti di fuoco e abitano l'aria; il principio maligno appartiene agli scheytan. I djinn sono superiori [magicamente] agli uomini, ma inferiori agli angeli e possono entrare in contatto con gli umani in due modi diversi. L'uomo può avvicinarsi a loro e renderseli favorevoli per mezzo di determinati riti, da certuni conosciuti:

16 ma queste pratiche generalmente non hanno un lieto fine. La seconda via è quella dello sviluppo superiore. Coloro che battono la via dello sviluppo spirituale e si aprono a Dio, possono innalzarsi al di sopra degli angeli e comandano poi ai djinn, che devono loro ubbidire. Vicino a Rumeli-Hissar viveva fino alla fine del 1913 il derviscio Bektaschi che mi assicurò di conoscere alla perfezione i djinn; e che era in grado di trasmettere, per tempo limitato, questo potere ad altri. È per questo che prima affermai che questo nome deve essere molto antico, in quanto l'azione dei djinn si esercita attraverso la possibilità di nascondere o di velare gli uomini.

I Dervisci e gli Ordini dervisci

Gli inizi degli ordini dervisci risalgono ai primordi dell'islam. Maometto non voleva che ci fosse alcun monachesimo, ma la sua frase secondo la quale "el-faqr fachri”, “la mia povertà è il mio orgoglio" diede il via alle pratiche dervisce. I primi apparvero già nei primi anni dell'egira. Quarantacinque cittadini della Mecca si misero assieme ad altrettanti di Medina; giurarono fedeltà agli insegnamenti del profeta e costituirono una fratellanza, il cui scopo doveva essere: avere la proprietà in comune e portare a termine assieme, ogni giorno, determinate esercitazioni religiose. Per distinguersi dagli altri seguaci del profeta, presero il nome di sufi. Generalmente l'etimologia di questa parola si fa derivare dall'abitudine che avevano di portare abiti di lana ( suf = lana); mentre altri affermano che tutti quei 90 uomini appartenevano al clan sufi. Oggigiorno vengono detti sufi i mistici e sufismo l'orientamento teologico mistico all'interno dell'islam. Essi vennero detti anche faqir, con riferimento alla già citata frase del Profeta, in quanto essi rinunciavano alla proprietà per cercare Dio lontani da ogni gioia mondana. Quando Maometto era ancora vivente, Abu Bekr, il primo califfo e suocero del Profeta, fondò un ordine che aveva per riferimento centrale una tavola di metallo a lui lasciata, che è ricordata ancora adesso dai Massoni, sulla quale ognuno degli aderenti volontari doveva pronunciare i suoi voti. Quando Abu Bakr morì, nominò Salman el-Farisi come suo successore nella direzione dell'ordine. Alì, genero del profeta e terzo califfo, fondò anch'egli un ordine ed ebbe come successore Chasab el Basri. Costoro seguirono gli esempi dei due califfi e trasmisero i loro ordini ad altri successori. Tutti gli ordini esistenti indicano come loro iniziatori Abu Bekr o Alì. Tutti hanno la loro silsila, o catena di sceicchi, che ha il suo inizio in uno dei due califfi. Gli ordini originalmente fondati dai califfi non si sono perpetuati; da quello di Abu Bekr ne nacquero tre: i Bastami (874), i Nakschbendi (1319) e i Baktaschi (1357). Ogni altro ordine si rifà ad Alì. Fuori da questa successione ce ne fu uno solo, che non durò per molto tempo e non ebbe grande importanza: nell'anno 657 l'arabo Uwais el Karani fondò un'associazione che non ebbe mai molti aderenti.

17 La tabella che segue riassume i principali ordini.

Ordine

Fondatore

Luogo di pellegrinaggio

Alwani Alwan Bastami Bajazid Bastami Qadiri Abd el Qadir Dschilani Rifai Said Achmed Rifai Mewelwi Dschelal ed Din Rumi Bedawi Abul Fitan Achmed Nakschbendi Pir Muhamed Sadi Sad es Din Bektaschi Hadschi Bektasch Senusi Sidi Muhamed

Dschidda Dscebel Bastam Bagdad Bagdad Konia Tanta Kasr Arifan Damasco Kir Scher Dscharabub

Data di fondazione 766 874 1165 1182 1273 1276 1319 1335 1357 1833

Le ossa del fondatore sono sepolte nel luogo di pellegrinaggio. Gli Alwani furono il primo ordine regolare di dervisci, distinto dai due ordini fondati da califfi. Il suo fondatore, lo sceicco Alwan, apparteneva all'ordine di Alì e si era distinto per il suo zelo religioso. Il suo tipo di insegnamento corrisponde approssimativamente a quello dei Mewlewi, e sarà esposto più sotto. I Bastami, come è già stato detto, provengono dall'ordine di Abu Bekr. Non ho conoscenza personale dei loro tipo di insegnamento. I Qadiri vengono reclutati in massima parte fra i sunniti colti sulla frontiera nod-occidentale dell'India, ma includono anche molti pescatori egiziani. Tawakul Beg ha data una descrizione dettagliata della sua iniziazione presso i Qadiri nel Journal asiatique: "Da quando Ahmed Mullah Muhamed mi aveva messo in contatto con lo sceicco Mulla Shah, i frequenti incontri che ebbi con lui avevano infiammato il mio cuore di un desiderio tanto grande di apprendere la scienza mistica che né di notte potevo dormire né di giorno trovare riposo. Quando cominciò la mia iniziazione, passai tutta la notte senza dormire e ripetei un numero infinito di volte la surat el ichlas (sura 112): Dio è unico, Dio è eterno, Egli non ha generato né fu generato, Nessuno è come Lui.

18 Chi ripete questa sura cento volte, può portare a termine i suoi voti. Volevo che lo sceicco mi facesse partecipe del suo amore; e difatti non appena ebbi completato il mio compito il cuore dello sceicco fu pieno di simpatia per me. La notte seguente fui portato da lui e durante tutta quella notte egli concentrò i suoi pensieri su di me, mentre io mi davo alla meditazione. In questo modo trascorsero tre notti. La quarta notte lo sceicco disse: "Che Mulla Sangin e Salih Beg, che sono capaci di suscitare le eccitazioni leggere, dirigano le loro energie psichiche su di Tawakul Beg." Essi lo fecero, mentre io passai tutta la notte in meditazione con il viso rivolto alla Mecca. Quando si avvicinò l'alba, una piccola luce si palesò nella mia anima, ma io non potetti distinguere alcuna forma o colore. Dopo le preghiere del mattino fui portato dallo sceicco, che mi pregò che lo informassi sulla mia condizione psichica. Risposi che avevo visto una luce con il mio occhio interno. Quando egli sentì questo, si mostrò pieno di vita e disse: "Il tuo cuore è scuro, ma il tempo è venuto quando io potrò manifestarmi a te in modo chiaro." Dopo di che mi ordinò di sedermi davanti a lui e di visualizzare i suoi lineamenti. Mi fuorono poi bendati gli occhi ed egli mi ordinò di concentrare tutti i miei pensieri su di lui. Lo feci, e in un istante il mio cuore si aperse, per mezzo dell'aiuto spirituale dello sceicco. Mi domandò che cosa vedessi. Risposi che vedevo un altro Tawakul Beg e un altro Mulla Schah. La benda mi fu allora tolta e vidi lo sceicco davanti a me. Fui bendato di nuovo e tornai a vederlo con i miei occhi interni. Pieno di stupore, gridai: "Maestro, è lo stesso che guardo con i miei occhi corporali o con i miei occhi spirituali, perché vedo sempre te!" Dopo, vidi una forma accecante che mi si avvicinava. Lo sceicco mi disse di domandare all'apparizione: chi sei? Io posi la domanda mentalmente e la forma rispose nel mio cuore: "Io sono Abd el Qadir el Dschilani, ti sono sempre stato vicino, il tuo cuore è aperto." Commosso, feci voto di recitare tutto il corano ogni venerdì in onore del Santo. Mullah Shah disse allora: "Il mondo spirituale ti è stato mostrato in tutta la sua bellezza"; ed io feci a lui il voto di obbedienza totale. Il giorno dopo vidi il profeta, i suoi principali seguaci e legioni di santi e di angeli. Dopo tre mesi entrai nella regione sconsolata, dove le forme non sono più visibili. Durante tutto questo tempo lo sceicco continuò a spiegarmi il mistero della dottrina dell'unità e della scienza di Dio, ma non mi mostrò la realtà assoluta. Passò quasi un anno prima che potessi arrivare a una vera comprensione del mistero dell'unità. Descrissi la mia illuminazione allo sceicco con le seguenti parole: "Guardo il mio corpo come se fosse solo polvere e acqua, non vedo né il mio cuore né la mia anima - com'è triste che tanta parte della mia vita sia passata separata da te, o Dio. Tu eri me, e io non ti riconobbi." Lo sceicco si rallegrò e disse che la verità dell'unità di Dio era per me adesso evidente; poi si rivolse ai presenti e continuò: "Tawakul ha preso da me la dottrina dell'unità, il suo occhio interno è stato aperto, a lui sono state mostrate le sfere dei colori e delle immagini. Poi egli entrò

19 nella regione senza colori. Adesso ha raggiunto l'unità. Il dubbio e lo scetticismo non hanno più alcun potere su di lui. Nessuno vede l'unità con l'occhio esterno, fino a quando l'occhio interno non abbia raggiunto forza e potenza." I Rufai o Rifa-i sono conosciuti come i "dervisci urlanti" da coloro che visitano l'Oriente; e a Costantinopoli hanno diverse sedi, dove ogni giovedì, salvo durante il ramadan, dalle 8 alle 10, ora turca, viene eseguito lo zirkr. Lo sceicco legge una sura del corano seduto davanti alle nicchia delle preghiere, e dalla medesima dirige poi le esercitazioni, consistenti in movimenti ritmici del corpo, accompagnati dalla recitazione di parole specifiche, prima lentamente e poi sempre più in fretta, mentre gli officianti saltano e cadono prima sul piede sinistro e poi su quello destro, inclinandosi a destra e a sinistra. Le parole continuamente ripetute consistono nella formula: Ja Hua (o Egli) la illah il allah (l'unico Dio). La condizione estatica sopravviene molto in fretta; dopo la fine dell'esercizio alcuni infermi vengono portati davanti allo sceicco, che se ne sta seduto in posizione comoda. Il fatto che l'occidentale non capisce il senso delle parole perché vengono ripetute troppo in fretta, e le vocali vengono appena pronunciate, ha dato origine alla descrizione dei Rufai come "dervisci urlanti". La loro sede al Cairo è vicina alla cittadella, dove il mercoledì ha luogo una cerimonia pubblica che dura tre ore. L'ordine esiste in Marocco, Algeria, Egitto, Asia Minore e India. I Rufai sono quelli che dimostrano in modo più particolare l'invulnerabilità nei confronti del fuoco e delle armi. Nel suo libro "Descrizioni delle costumanze etiche medio-orientali", Vambery dice di loro: "Presso certi altri ordini, ma soprattutto presso i Rufai, un ferro rovente viene portato a coloro che si trovano sotto stato di trance. Lo sceico mormora una preghiera sopra il ferro incandescente e vi espira sopra il suo alito, dopo di che i dervisci lo prendono, lo leccano, lo mordono, lo tengono fra i denti e finalmente lo fanno raffreddare in bocca. Io stesso fui testimonio di come uno di quegli invasati prendesse un carbone ardente da un braciere, se lo mettesse in bocca e dopo averlo rigirato per lungo tempo lo sputasse ormai raffreddato."7 "Una larga tenda fu montata per i giorni destinati alla visite, furono portate cinquanta lampade, nonché vassoi pieni di arsenico e dei tipi di cactus il cui succo lattiginoso, anche in piccole quantità, è un fortissimo vescicante. Furono portati anche dei vecchi orecchini e braccialetti, con segni di molto uso; pugnali, spade e un particolare tipo di ampio spiedo e tutto un insieme di oggetti dall'aspetto terribile. Circa una ventina di Rufai si riunirono nel posto, intenti a suonare svariati tipi di tamburi. La seguente storia fu scritta sulla rivista inglese The united service journal and naval and military magazine [Il giornale dei servizi uniti e rivista navale e militare]", n. 116 di luglio 1838, pag. 378 sgg. 7

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Quando tutto fu pronto, io, assieme ad altri cinque ufficiali, lasciammo la tavola da pranzo ed entrammo nella tenda, accompagnati da un centinaio di sepoy.8 Dopo che sedemmo e che tutto fu silenzioso, incominciò la cerimonia, con una specie di litania scritta sui loro libri sacri, mentre i suonatori di tamburo si misero a suonare ritmicamente. Il suono e la litania crebbero di forza e rapidità finché tutti caddero in trance. E mentre si tenevano continuamente in movimento ritmico, afferrarono gli strumenti che stavano davanti a loro e altri che vennero ancora portati. Alcuni si trapassarono le guance con gli spiedi, altri la lingua, uno la gola; e altri ancora si piantarono spade, pugnali e ogni sorta di strumenti taglienti. Altri si tagliarono la lingua, la arrostirono sul fuoco e se la rimisero in bocca, dove crebbe di nuovo immediatamente. A uno furono presentati l'arsenico e il vescicante, che trangugiò abbondantemente senza alcun danno; altri ingoiarono gli orecchini come se fossero dolci. Tutto questo successe a meno di un braccio dalle mie ginocchia, perché tutti loro mi erano molto vicini e bene illuminati dalle loro lampade, cosicché mi potei assicurare che non c'erano trucchi di sorta. Ammetto che il tutto mi diede il mal di stomaco e che mi fece un'impressione repellente. Non sono superstizioso, e anche se il colonello e parecchi indigeni degni di fede mi assicurarono che tutte quelle cose erano reali e che qualsiasi imbroglio sarebbe stato scoperto da molto tempo, non riuscivo a credere ai miei occhi. Mi era stato anche detto che per eseguire quegli esercizi sono indispensabili fede e purezza; né si vide scorrere una sola goccia di sangue che, fosse anche stata piccolissima, avrebbe significato un qualche dolore. Quando me ne andai dalla tenda, dissi incidentalmente che mi sarebbe piaciuto vedere ancora degli spettacoli del genere, a patto che venissero tenuti all'aria aperta e alla luce del giorno, senza rumore, senza movimenti cadenzati e senza particolari preparativi. Il giorno dopo, mentre leggevo il giornale tutto solo a letto nella mia camera d'albergo, il loro kazuf entrò e gettò per terra una quantità di strumenti diversi che aveva portato sotto le braccia. Ne raccolse poi uno e se lo piantò nella guancia sinistra, poi ripeté l'operazione, usandone un altro, su quella destra. Con un terzo si trapassò la lingua che era diretta all'infuori, per cui esso raggiunse il naso; con un quarto si squarciò la gola. Poi, con un coltello affilatissimo, si tagliò il corpo fino a una profondità di tre pollici, senza che ne fuoriuscisse una goccia di sangue. Dopo, si stava preparando per tagliarsi la lingua, ma io lo pregai di non farlo perché incominciavo a sentirmi male. Il personaggio sembrava matto e aveva un aspetto terribile mentre gli strumenti gli occultavano il volto e lui si tagliava e si perforava. Io vidi come egli infieriva su sé stesso senza che scorresse una sola goccia di sangue, né c'era alcuna cicatrice. La quantità di arsenico ingoiata fu superiore alle

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Truppe indigene arruolate dagli Inglesi (V.F.)

21 tre once. Non credevo a quanto mi mostravano i miei occhi, ma potrei giurarlo davanti a un tribunale." Schwidtal, nel suo manoscritto, da notizia di una rappresentazione, della quale fu testimone al Cairo: "La rappresentazione ebbe luogo all'aria aperta, nel cortile quadrangolare della casa, chiuso all'esterno da una balaustra e da un muro. Dietro alla balaustra posteriore stava una fila di trenta sedie, per l'uso degli ospiti. Salutai, come d'abitudine, il padrone di casa - che non era un egiziano ma un arabo magrissimo e simpatico - e questi mi accompagnò, assieme agli altri ospiti, che arrivavano continuamente, a prendere posto su di una sedia. Il kawehdschi - il preparatore di caffé - mi portò subito la tazzina d'obbligo. Alla nostra destra, sotto la balaustra perpendicolare alla nostra, era stato innalzato un podio sul quale stava una banda musicale di circa dieci uomini i quali, accompagnandosi con della musica dagli accordi perfetti, ripetevano continuamente Allah akbar - Dio è grande. La servitù sedeva per terra, a destra e a sinistra di una porta che si apriva davanti a noi e davanti a cui altri servitori e povera gente del vicinato si raccoglieva entrando silenziosamente e sedendosi a terra. Alla fine si erano accalcati in questo cortile trecento spettatori. Allora i fachiri uscirono dalla casa, l'orchestra intonò una musica forte, rapida e stridente e tre personaggi vestiti di bianco incominciarono una danza vorticosa, accompagnata da invocazioni ad Allah e da grida di hua, raggiungendo così in fretta uno stato di estasi. I servitori portarono allora tre sbarre di ferro di oltre un metro l'una, delle quali un estremo, per circa dieci centimetri, era stato riscaldato al bianco. I fachiri le presero e la piantarono su dei mucchi di legna che subito si misero a friggere e a fumare, facendo così svanire ogni possibile dubbio sul grado di calore dei ferri. Poi, portarono alle labbra gli estremi arroventati e li leccarono con la lingua. Questo, lo ripetettero per parecchio tempo, avvicinandosi agli spettatori, cosicché potemmo osservare con attenzione come le loro lingue si muovessero lentamente sul ferro arroventato. Ero molto sorpreso, nel vedere come uno degli organi umani più delicati non solo era divenuto del tutto insensibile, ma anche incombustibile. Ma quelli là sembravano essere invulnerabili al fuoco. Poi si denudarono fino alla cintola, presero dai servitori delle torce accese, con le quali corsero circolarmente, tennero le fiaccole con la mano destra davanti a sé in modo che la fiamma avvampasse con forza contro il loro corpo nudo. Quanto più in fretta correvano, tanto più violentamente la fiamma li colpiva, fino a sembrare avvolgerli completamente, offrendo uno spettacolo strano e pittoresco. Quando le fiaccole cominciarono a spegnersi, le gettarono via e si presentarono agli spettatori senza alcun segno di lesioni. Fecero seguire la dimostrazione della loro invulnerabilità, trafiggendosi con pugnali e coltelli le guance, le braccia e le cosce e ritirandoli dopo diversi minuti senza che fuoruscisse una goccia di sangue. Dopo venne la prova della spada. Fu portata una scimitarra ben affilata e data a saggiare a chi avesse voluto sincerarsemne: era come un rasoio. Il derviscio più giovane, per dimostrare a tutti gli spettatori quanto affilata fosse, la usò per tagliare uno spago da artigiano. Dopo, egli la accomodò su

22 un cavalletto di legno portato all'uopo, in modo che la lama fosse verso l'alto. Adesso, due dei fachiri presero il terzo e lo posarono con il ventre nudo sulla lama, che non lo tagliò nonostante che vi premesse sopra con tutto il suo peso. Lo tenevano sospeso uno tenendogli la testa e l'altro i piedi; e l'esercizio fu ripetuto con tutti e tre i dervisci. In quegli istanti, dei quali non riesco a ricordarmi senza tremare, sembrava che la pelle di quegli uomini fosse divenuta come dello stesso acciaio con cui era fatta la scimitarra. I cavalletti di legno furono portati via e sostituiti con un bracere. Uno dei fachiri si tagliò l'orecchio sinistro, un altro la punta del naso e il terzo la lingua; ognuno tenne il membro tagliato sul fuoco per un po' e poi lo rimise sulla superficie del taglio, dove esso si riattaccò subito come se non fosse successo niente." I Mewlewi, conosciuti in Occidente con la denominazione di dervisci danzanti, costituiscono un ordine fondato dal più grande mistico che l'Oriente abbia conosciuto dopo il profeta: Dschelal. Non hanno alcuna sede al Cairo, ma in tutte le città dell'Asia minore ci sono i loro tekke. Il più conosciuto è quello di Pera dove, una volta, ogni venerdì, dopo il selamik, aveva luogo una dimostrazione pubblica. La sede centrale dell'ordine è a Konia, dove sono sepolti il fondatore dell'ordine e il suo amico Schems ed Din Tebrizi. Dschelal ed Din Rumi, detto dagli orientali Mevlana, che significa 'il nostro signore', era oriundo di Balch, dove suo padre Beha ed Din si era fatto un nome come insegnante di metafisica. A seguito di un dissapore con il sultano Muhamed Charezem Schah, egli se ne andò da Balch, si recò in pellegrinaggio alla Mecca assieme a suo figlio e al resto della sua famiglia e poi si stabilì a Konia, dove morì. Dopo la sua morte Dschelal lo sostituì come insegnante. Morì all'età di 69 anni, dopo avere designato Hussam ed Din Tschelebi quale suo successore. Le opere che di lui possediamo, il Divano e il Mesnewi, godono di una reputazione quasi pari a quella del corano. Chi voglia essere accolto nell'ordine dei Mewlewi, deve sottoporsi a un periodo di prova, estremamente rigido, di esattamente 1001 giorni. Chi fallisce anche in un dettaglio, deve ricominciare daccapo. Rigide sono anche le prove alle quali il novizio è sottoposto. È degno di essere accolto nell'ordine soltanto chi dimostri di essere obbediente e rinunci del tutto al mondo. Quanto grande sia l'obbedienza richiesta, è illustrato del seguente aneddoto: lo sceicco domanda al novizio di recarsi nella lontana città e di comperarvi un ago per cucire. Quando lo porta, esso è dichiarato troppo grosso e il novizio deve andare a prenderne un altro, che poi è reputato troppo acuto. Colui che è sotto prova ne deve andare a prendere un terzo, che magari è troppo corto, e così via. L'aspirante deve eseguire ogni trenta giorni una serie di lavori che gli sono imposti; e a riguardo è istruttiva la storia del re di Balch, che una volta volle entrare nell'ordine. Lo sceicco non lo ammise nel chiostro, ma gli comandò di procurarsi una scure e un

23 carretto, di stabilirsi in un boschetto davanti alla città e di mettersi a tagliare legna, che poi doveva vendere in città. Il re si adattò controvoglia ma con perfetta ubbidienza, e passarono diciotto anni prima che lo sceicco dichiarasse che il suo periodo di prova era concluso. Una volta lo sceicco mandò due dervisci che dovettero seguirlo calpestandogli le caviglie. I dervisci si misero dietro al re, che aveva già venduto la sua legna in città, e gli piantarono dei pali di ferro nelle caviglie. Ma quello non si scompose e disse modestamente: "Laciatemi stare, lo ho già fatto, Balch sta dietro di me". Eppure lo sceicco non era ancora soddisfatto. Dopo che i due dervisci gli raccontarono quanto aveva detto il re, disse con durezza: "Egli pensa ancora a Balch, non ha ancora dimenticato Balch". - Dopo che il novizio ha superato soddisfacentemente il suo periodo di prova, incomincia l'istruzione regolamentare. Oltre al noviziato, i Mewlewi conoscono sette stadi di conoscenza religiosa e di istruzione. Il primo consiste nel riconoscimento dell'unità di Dio, e il primo canone è la professione di fede nel Dio unico: la illah il allah. Il secondo si appoggia sulla parola Allah, che è il nome di Dio, e ha per compito quello di riconoscere la propria unità con Dio. Il terzo ha per parola portante hua = egli, e si tratta di divenire consustanziali con Dio. Il quarto poggia sulla parola hej, per mezzo della quali i dervisci riescono a portare sé stessi rapidamente in una condizione di estasi: allora possono esercitare la levitazione, che ogni Mewlewi deve poter eseguire se vuole innalzarsi al di sopra del quarto stadio. Dopo, lo sceicco lo introduce agli stadi superiori, riguardo ai quali è richiesto un assoluto silenzio. La durata del noviziato fino al quarto grado è molto variabile: in riguardo, c'è un detto secondo il quale esso può durare da 40 giorni a 40 anni. Ma l'obiettivo è raggiungibile da chiunque, nessuno è escluso; e l'obiettivo non è l'estasi, la quale ha solo lo scopo di estraniare la sensibilità dalle cose terrene in modo totale. Quel che deve essere raggiunto - lo ho già descritto nella mia Freimauerei [Massoneria] - sta al di sopra dell'estasi, la quale ha a che vedere ancora con una coscienza condizionata. Il senso dell'esercitazione è quello di arrivare ad agire liberamente con la propria volontà. I Bedawi sono fortemente rappresentati in Egitto, dove non c'è quasi alcun posto dove non li si incontrino. Le loro esercitazioni sono molto simili a quelle dei Rufai. In determinate occasioni essi si riuniscono in grandi numeri; uno spazio quadrato viene delimitato con quattro pali e, a livello del petto, vengono tirate delle corde. Dentro a quello spazio ristretto si esercitano fino a 100 o 200 uomini, dando uno spettacolo fuori dal normale. La maggioranza dei membri di questo ordine fanno una vita attiva, hanno una professione, sono sposati e, nella loro qualità di 'esterni', hanno determinati obbblighi che compiono puntigliosamente. Uno è quello di prendere parte, una volta alla settimana e in occasione di festività, al zikr comunitario. Il fondatore dell'ordine è sepolto a Tanta, una città del delta di circa 50.000 abitanti, a mezza via fra Alessandria e il Cairo.

24 I Nakschbendi non fanno esercitazioni collettive. I membri di quest'ordine, molto numerosi in Arabia e in Mesopotamia, devono recitare giornalmente determinate preghiere: almeno una volta la preghiera del perdono, sette volte la salamat, sette volte la faitha, nove volte la inschirah e, per concludere, la ichlass. Inoltre, c'è tutta una serie di esercitazioni psicologiche. I Sadi sono presenti in India, a Bagdad e in Egitto. Sono i dervisci che si dedicano a incantare i serpenti. La leggenda narra che il loro fondatore sia stato Sad el Din, il quale, dopo aver tagliato della legna, essendosi trovato senza una cordicella per legare il fascio, lo legò con tre giganteschi serpenti, senza che quelli lo mordessero. Attraverso di lui l'invulnerabilità alle morsicature di serpente è trasmessa a tutti i suoi discepoli. Al loro sceicco è attribuita una straordinaria leggerezza corporea, della quale è partecipe anche il cavallo che monta. Uno sceicco sadi può cavalcare sul vetro senza romperlo. Per dimostrare questo, i dervisci si sottomettono al cosiddetto doze (lasciarsi calpestare). Quando lo sceicco, dopo un'esercitazione, torna a casa, si sdraiano con la faccia verso terra sulla sua strada, uno addosso all'altro, in modo da formare una specie di tappeto, e lo sceicco cavalca su di loro. Dopo si rialzano senza avere subito la più lieve lesione. Questo è uno spettacolo che diversi europei hanno potuto spesso ammirare al Cairo. I Bektaschi sono considerati un ordine massonico e adesso ne rimangono pochi, mentre una volta, in ragione dei loro contatti con i Giannizzeri, erano molto potenti. Contro le mura di Istambul, a Rumeli Hissar e a Scutari, nonché a Gönen e a Maniasgöl, ne rimangono alcune sedi. Nel 1329 il sultano Orchan aveva creato la milizia dei Giannizzeri, fatta di prigionieri cristiani. Questi furono riorganizzati nel 1360 dai discepoli di Hadschi Bektasch, che consacrava le loro armi e le loro bandiere e che dava loro la sua benedizione. Quando, nel 1826 i Giannizzeri furono annientati, la furia popolare si riversò anche sui Bektaschi, che da quel colpo non si sono più rimessi. A loro però non fu negata una rivincita, in quanto, assieme ai Mewlewi, rappresentano la forma più pura dell'islam. Ebbero sempre come caratteristica un forte senso di indipendenza e di verità; e furono gli unici che ebbero sempre il coraggio di opporsi alle decisioni arbitrarie dei sultani e degli imam ortodossi, facendosi rappresentanti della libertà e del rispetto per gli uomini. Perfino Muhamad il Riformatore dovette riconoscere il loro senso di fedeltà degli uni verso gli altri. C'è un aneddoto che rende chiaro il punto di vista dei Bektaschi: un giorno, uno di loro si incontrò con un amico di gioventù, che aveva ottenuto alte cariche e che si atteggiava a gran signore. "Vedi come sono riuscito a salire socialmente e a divenire qualcuno," disse il pascià al Bektaschi, dopo averlo riconosciuto. "E cosa sei?" domandò il derviscio senza mostrarsi sorpreso. "Sono un pascià con due code di cavallo." "Bene, e poi?"

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"Dopo diventerò un pascià con tre code di cavallo." "E dopo?" "Dopo, per Dio, potrei diventare addirittura gran visir." "E poi?" "Poi? Niente altro." "Allora, mio vecchio amico,"disse il Bektaschi con un ironico sorriso, "io è un pezzo che non sono niente, senza avere dovuto fare tanti sforzi per diventarlo."

Per fare che un novizio renda palese il suo carattere, egli viene ubriacato; infatti sostengono, e non si sbagliano, che un uomo non si presenta come egli realmente è se non quando tutte le convenzioni della vita quotidiana vengono messe da parte. Il postulante viene poi spogliato nudo e portato con una corda al collo davanti a due custodi che garantiscono per lui. Quelli lo conducono nella sala dei ricevimenti dove egli si deve mettere in piedi con le braccia incrociate e con le mani sulle spalle sulla medantasch, una pietra dodecaedrica posta al centro della sala. La testa deve pendere verso la spalla destra: è l'attitudine di sottomissione assoluta. L'essenza della dottrina dei Bektaschi è espressa dal simbolo della corda mistica, che ogni derviscio porta con sè e che si deve mettere e togliere sette volte. Facendolo, deve dire: Lego la collera e libero la mansuetudine. Lego l'egoismo e libero la misericordia. Lego l'ignoranza e libero il timor di Dio. Lego la passione e libero l'amor di Dio. Lego l'insoddisfazione e libero la soddisfazione. Lego il demonico e libero il Divino. Lego l'avidità e libero la generosità. Una ramificazione dei Bektaschi sono i Qalender, i dervisci erranti. Il loro fondatore, Qalender Jussuf el Andalusi, fu un musulmano nato in Spagna, che uscì dall'ordine dei Bektaschi. Se ne incontrano spesso in Oriente, e vengono riconosciuti dall'ascia appuntita che portano con sé per difendersi dagli animali selvatici e per tagliare legna da ardere. Hanno l'obbligo di muoversi continuamente da un luogo di pellegrinaggio all'altro. Essi hanno un ruolo importante nella narrativa orientale, nelle 1001 Notti essi sono menzionati molto spesso. Secondo la loro dottrina, perché un Qalender possa fare una vita appropriata egli deve avere le dieci caratteristiche del cane: 1) deve essere sempre affamato; 2) non deve avere una patria; 3) passare la notte sveglio; 4) non deve lasciare alcuna eredità dopo la morte; 5) non abbandonare il suo padrone (Dio) anche se trattato male; 6) sentirsi soddisfatto anche nei luoghi peggiori e più abbietti; 7) cedere volentieri il suo posto ad altri; 8) non tornare se non raramente nello stesso posto; 9) tenersi a una

26 distanza prudenziale dalle tavole imbandite; 10) dimenticarsi di dove è stato, dopo essere partito. In Oriente non si sente mai dire che un ordine si consideri superiore a un altro, in quanto le vie per raggiungere Dio sono tante e ognuno sceglie quella che gli conviene. Si sente spesso il detto: "Le vie di Dio sono molteplici, e per quanto diverse esse possano essere, sono tutte buone e salvifiche, in quanto tutte portano a Lui". Quando consideriamo la struttura della religione islamica, dobbiamo fare una netta distinzione fra l'ortodossia, che è la dottrina degli imam, e il sufismo, che è quella dei dervisci. A noi interessa soltanto l'ultima. Si può stabilire un paragone facendo riferimento alle condizioni chiesastiche dell'Occidente: da una parte la rigida dottrina delle autorità ecclesiastiche e dall'altra la vita fiorente e rigogliosa e la volontà di conoscenza al margine delle medesime. Quando Mewlana dice:

Colui che è legato al mondo non permette che la sua conoscenza oziosa goda del latte della conoscenza superiore, eppure nei nostri cuori sta un rubino che non ha l'uguale nei mari o nei cieli egli fa riferimento a quella goccia di sangue grande come un globo oculare che, a quanto si afferma nel Vicino Oriente, sta nel cuore di ognuno e che è il seggio dell'anima e quindi anche dello spirito conoscente. La ragione fu data all'uomo perché gli servisse da guida nelle attività della vita terrena: essa è come la luce che gli illumina la via. Ma quando il massimo delle possibilità della perfezione umana è stato raggiunto, allora subentra un'altra luce, la conoscenza di Dio che si manifesta all'uomo, la quale sta al di sopra della ragione umana. Lo scopo di tutti gli ordini di dervisci è quello di fare che l'uomo raggiunga quel punto. Dopo che un uomo, sotto la guida del suo maestro di fede ( murschild), ha sorpassato tutti gli stadi della conoscenza, arriva a uno stadio nel quale non ha bisogno di altri insegnamenti - si "autoillumina". Egli stesso è divenuto una fonte che può donare ad altri l'acqua della vita eterna. Ecco l'obiettivo da raggiungere, che può essere raggiunto da ognuno. È detto esplicitamente che l'obiettivo può essere raggiunto anch senza essere un derviscio.

"Il sufismo non sta nell'abito di lana, vestiti come vuoi, ci sono anche dervisci che si vestono di seta." Nel sufismo troviamo la dottrina dell'identificazione con il Fena, cioé con l'anima del mondo. Fena è l'equivalente del Nirvana indù, e la dottrina sufi lo esprime così: baqa bil fana, “una vita eterna nel Fena."

27 Ho già detto che Mewlana aveva come guida spirituale lo sceicco Schems Tebrizi, ed è istruttivo leggere quali siano state le prove che quello gli impose. Leggiamo nel testo di Molla Abderahman Dschami (traduzione di Rosen, dal Sefinet es Schuara): "Lo sceicco Tebrizi e Mewlana vissero per tre mesi completamente lontani dal mondo, digiunando giorno e notte per poter arrivare all'unione con Dio, senza mai uscire dalle loro celle. Nessuno aveva il coraggio di disturbarli nella loro solitudine. Un giorno Tebrizi dichiarò a Mewlana che sentiva la necessità dell'amore e gli comandò di soddisfargliela. Mewlana prese subito sua moglie per mano e la portò allo sceicco. Ma lo sceicco disse: "Questa è mia sorella, che io amo più della mia vita, voglio un bel ragazzo". Allora Mewlana gli portò suo figlio Sultan Weled e lo offrì al Tebrizi. Ma quello disse: "Questo è mio figlio, che amo come la mia anima, che il mio stesso spirito. Se mi puoi portare del vino, lo berrei volentieri". Mewlana andò immediatamente, si fece dare una caraffa piena di vino nel quartiere ebraico, e la portò allo sceicco. Allora, Schems ed Din Tebrizi disse: "Adesso ho la prova della forza e della perseveranza nell'ubbidienza dello sceicco Mewlana, ed esse sono ancora più grandi di quanto mi era stato riferito". L'islam si divide in due grandi gruppi, i sunniti e gli sciiti, ma i dervisci si tengono fuori dai due gruppi (quantunque affermino di derivare direttamente dai califfi, e quindi hanno la tendenza a essere più vicini agli sciiti), ma questa loro indipendenza li rende invisi agli ortodossi di ambedue le parti. Mentre l'ortodossia si appoggia all'interpretazione letterale del Corano - e, nel caso dei sunniti, anche della sunna -il sufismo vuole sviscerare il contenuto spirituale del testo sacro. Il sufismo, quindi, fa una netta distinzione fra il conoscitore delle scritture (l' alim, il dogmatico) e l'iniziato (l'arif). Tutte le storie raccontate dal corano hanno una validità storica, ma oltre al loro valore storico hanno un senso nascosto e superiore, che viene a essere il senso vero della parola di Dio. Mewlana arriva al punto di parlare di sette significati nei libri sacri. In questo modo il sufismo si è liberato e la sua dottrina è del tutto analoga a quella dei filosofi indiani, dei Rosacroce e dei cabalisti. Ogni evoluzione presuppone un'involuzione; la quercia adulta è l'evoluzione della piantina e questa l'involuzione della quercia; tutto ciò che esiste esistette prima nella stessa formulazione: il fatto che l'uomo non se ne renda conto, è conseguenza della brevità della sua vita.

Come fa il moscerino a sapere da quando esiste questo giardino? Egli, è arrivato con la primavera ed è scomparso in autunno. L'unica fonte di conoscenza superiore è la meditazione ( muraqiba). attraverso la meditazione l'uomo arriva all'unione con Dio; dopo di che egli ha raggiunto tutto e non ha bisogno di cercare altro. Per arrivare a questa condizione, si deve salire verso l'alto tappa dopo tappa, la prima delle quali è il tabattul, parola spesso

28 erroneamente tradotta con 'rinuncia'. Tabattul non significa rinuncia, ma ritirata da ciò che è mondano e orientamento verso Dio. L'ultima tappa è l'identificazione con il Fena, cioé l'unione con Dio. Per dare un esempio di come bisogna spiegare il Corano, Mewlana insegna come fu lo sviluppo dell'uomo con i versi seguenti: L'uomo incominciò nel regno minerale Per poi raggiungere il regno vegetale. Là rimase per lunghissimi eoni Fino a dimenticare la condizione minerale. Quando trovò la via verso il regno animale Scomparve anche il regno vegetale, Perfino la nostalgia per il mondo verde, Soprattutto quando fiorisce la primavera. È come la nostalgia che inconsciamente Attira il bambino verso il seno materno. Ma il creatore, quando arrivò il momento, Lo trasse fuori anche dal regno animale. Così egli salì da specie a specie, Fino a diventare ragionevole e saggio. Non si sa dare alcuna spiegazione Della sua condizione spirituale nelle vite passate. La storia della creazione data dal Corano non è invalidata dalla spiegazione di Mewlana, egli rende esplicito agli iniziati il senso occulto ivi contenuto. I cabalisti fanno esattamente lo stesso con la storia biblica della creazione. L'evoluzione della Divinità, che incomincia con il regno minerale, non è intrinseca all'uomo, ma gli serve da guida perché egli si identifichi con la Divinità stessa seguendo un cammino simile a quello delle onde che si susseguono. Ma possiamo noi forse immaginarci un'onda che non sia essa stessa parte dell'oceano? Le onde e l'oceano sono una stessa cosa, l'onda è soltanto una manifestazione del mare. Tutti i mali del mondo derivano dal fatto che l'uomo non conosce l'unione con Dio, che ha soltanto tre attributi: egli è l'esistenza infinita, la ragione infinita e l'amore infinito. Ma queste tre cose sono una sola cosa, perché non ci può essere esistenza senza conoscenza e amore.

La stregoneria

29 Sotto la parola 'islam', il professor dott. C. H. Becker scrive : "Nell'animo umano sonnecchia la spinta ad avvicinarsi il più possibile al Divino. Questa disposizione animica verso il Divino - la mistica - viene detta in arabo tasu'uf (sufismo), una designazione nominale derivata dalla parola sufi, che indica l'asceta vestito con una veste di lana. Sinonimi di sufi sono sia un'altra patola araba, faqir (plurale fuqara), che significa 'il povero' che quella persiana derwisch." 9

Il novizio sale verso i gradi più alti dell'intuizione mistica un poco alla volta, attraverso istruzione progressiva e con l'aiuto di tecniche tradizionali. Non a tutti la grazia di Dio è stata concessa in uguale misura. Perciò ognuno sceglie di legarsi a una guida spirituale di sua fiducia, il cui metodo per raggiungere l'intuizione sia riconosciuto. In lui l'anima che cerca Dio ripone la sua fiducia; e attraverso di lui Dio gli parla. Il credente rinuncia alla propria volontà e segue le istruzioni spirituali della sua guida, che un poco alla volta lo conducono a livelli sempre più alti. Tutte le corporazioni religiose hanno la stessa scaturigine, anche gli ordini islamicni e cristiani quando al loro interno sia obbligatoria l'osservanza di determinate esercitazioni religiose. Nel mondo islamico, generalmente anche se non necessariamente, gli ordini non costituiscono delle comunità relegate a un chiostro, ma sono piuttosto associazioni religiose alla quale possono appartenere individui provenienti da tutte le classi sociali. I mezzi per raggiungere l'estasi includono la recitazione, la danza e altri (si ricordino i dervisci urlanti e danzanti). In arabo, l'ordine viene detto tariqa (via). Ordini ce ne sono molti, perché spesso capita che ci siano scissioni con conseguente fondazione di nuovi. Tutti gli ordini sono considerati ortodossi, anche se nella loro struttura spesso sono ben poco islamici. Una delle più importanti branche dell'islam è stata sempre, ma più che mai nei nostri tempi, la stregoneria; che è così poco conosciuta solo perché le scienze non si sono occupate di lei se non da poco tempo. Ne avevano occasionalmente parlato Hammer-Purgstall, Lenormand e Lane; ma fu Edmond Douttés ( Magia e religione nell'Algeria settentrionale, 1909) che, per la prima volta, ha reso chiari i fondamenti delle attività stregoniche, alle quali, almeno in Africa, l'islam deve la maggior parte della propria forza d'urto. La stregoneria è strettamente legata alla mistica popolare, in quanto le formule e i simboli dei dervisci, che hanno un contenuto mistico, vengono visti dalle masse ignoranti come rituali e amuleti dall'effetto magico: si può trattare di speculazioni numerologiche, della pronuncia, in un certo modo, di alcuni versetti del corano o di agende; oppure di riferimenti magici a una 'persona sacra' posta all'origine di una qualche invenzione o rivelazione.

Die Religion in Geschichte und Gegenwart [La religione nella storia e nel presente], edito da F. M. Schiele e L. Zscharnack, vol. III, pp. 728-738 9

30 Noi non classifichiamo come stregoneria islamica le pratiche stregoniche locali, di tipo animistico, che nelle terre islamiche si sono più o meno islamizzate. Sono fenomenologie diversissime e ricadono nel campo dell'etnologia. In parallelo a queste credenze popolari ingenue su spiriti e stregoneria, in tutte le terre islamiche sussiste una stregoneria colta pan-islamica, arrivata con l'islam e nella quale si riconosce adesso, senza possibilità di errore, un carattere ellenistico. Essa si divide in due aspetti: da una parte degli elementi arcaici come l'astrologia, la geomanzia, la speculazione numerologica, ecc. e dall'altra gli elementi genuinamente islamici, che sono l'assimilazione di teorie ellenistiche a una forma mentis islamica, con le sue speculazioni sui versi del corano e sulle lettere e i numeri sacri, anch'essi tratti dal Corano. Come religione, l'islam proibisce, teoricamente, ogni forma di stregoneria, e in particolare la magia nera. Ma siccome tutti i riti vengono portati a termine nel nome di Allah, sotto la premessa della sua benevolenza e con l'uso delle parole da lui stesso rivelate attraverso il Corano, essi vegono così implicitamente legittimati. In questo modo, surrettiziamente, tutta l'antica stregoneria rifluisce nell'islam, non escluse formule magiche per arrecare danno, maledizioni, riti magici d'amore e afrodisiaci e tutta la medicina popolare. L'astrologia, per esempio, acquista il diritto di cittadinanza nell'islam grazie al seguente presupposto: è proibito vedere negli astri i reggenti del mondo ed è peccaminoso rimettersi a loro quali guide in determinate circostanze. Ma bisogna obbligatoriamente usarli come indicatori per la determinazione degli orari di preghiera e quindi vedere in questi un'altra espressione della saggezza di Dio; e in ultima è indifferente, e quindi permesso, di osservarli per sapere, vedendo il loro sorgere e tramontare, quale sia l'ora del giorno o della notte. Ma l'astrologia non fa niente di diverso, e perciò essa è qualcosa di indifferente dal punto di vista religioso. Tutto questo modo di pensare importato diviene una scienza che poggia su documentazione scritta. Lo stregone islamico è sempre un saggio, l'opera magica senza libri è impensabile. I riti stregonici sono molto vari e complicati; e sono tutti diretti o a uno scopo specifico o alla preparazione di un amuleto. Il quadrato magico viene spesso usato. I riti e gli amuleti poggiano sempre sui seguenti elementi: a) Segni scritti, come, per esempio, il pentagramma o il sigillo di Salomone. b) Lettere e numeri. Le lettere arabe hanno un valore numerico, ma la loro sequenza nell'alfabeto arabo non corrisponde a quella dei numeri consecutivi ma va piuttosto secondo la schema dell'alfabeto greco-ebraico - il che costituisce la migliore prova di derivazioni ellenistiche. Ogni nome può essere espresso numericamente. Un esempio: a = 1; alif ha il valore numerico 1 + 30 + 80 = 111, ma lo stesso valore ha il nome di Dio, Kafi, 20 + 1 + 80 + 10 = 111. Perciò c'è un legame mistico fra l'unità, la prima lettera, il 111 e il nome di Dio. Certe lettere hanno una particolare santità: le lettere scure che stanno all'inizio di alcune sure coraniche, le sette lettere che mancano nella prima sura del corano, ecc.

31 c) Parole magiche. Si tratta di parole senza alcun senso esoterico, oppure di parole straniere - dette anche non-arabe e spesso riconoscibili come greche o ebraiche. Alla radice del loro uso stanno spesso considerazioni numerologiche. d) Demoni (geni) e angeli. Il numero dei demoni è infinito, ne siano qui citati alcuni: Mudhib, Achmar, Marra, Burkan, Schamhurasch, Abjad, Mimun. I nomi degli angeli finiscono sempre in a-il, per esempio: Rukaja-il, Dschebryail, Semsema-il, ecc. I nomi dei quattro arcangeli sono spessissimo citati: Gabriel, Mikail, Israfil, Azrail. e) I nomi di Dio. Il musulmano onora 99 nomi o attributi di Dio, spesso resi in modi diversi in testi diversi. Il più grande, il centesimo, è sconosciuto. Il rosario islamico ha perciò 99 perle. In stregoneria, certi nomi hanno un significato particolarmente importante, per esempio i sette nomi che incominciano con le sette lettere mancanti nella prima sura del Corano. Dai bei nomi di Dio si fanno derivare i "bei" nomi di Maometto, i quali a loro volta si afferma che abbiano un significato magico. f) Versi del Corano e sure intere. La prima sura ( el-faticha), per esempio, viene considerata particolarmente sacra, l'equivalente del "padre nostro"; ma lo sono anche la 36sima (ja, sin) e altre. Fra i versi singoli il più conosciuto è il verso del trono (ajat el-kursi) (corano, II.256). Per gli amuleti si da preferenza a determinati versi che siano una specie di riflesso dello scopo che si vuole dare all'amuleto: per esempio, "Qui sta un mezzo curativo per gli uomini" (Corano XVI.71)." Fino a qui ho citato testualmente il dott. Becker. Adesso entreremo nei dettagli.

Astrologia

Tranne il fatto che che i pianeti, nell'astrologia orientale, hanno qualche simbolo diverso da quello usato nell'astrologia occidentale, le due astrologie sono equivalenti. Lo schema dell'oroscopo è quello quadrato. Il segno che sorge viene calcolato al grado e al minuto; dopo, lo zodiaco viene diviso, iniziando quel punto, in dodici parti uguali cosicché ad ognuna delle case astrologiche corrispondono 30 gradi. I pianeti vengono calcolati per l'ora data e collocati nei luoghi giusti. Le previsioni astrologiche seguono in base alle regole tramandate dagli astrologi arabi. Una branca della scienza oroscopica, l'astrologia delle ore, si riscontra in Oriente presso quasi tutte le famiglie. Il libro delle ore, sa ati name, indica esattamente quale pianeta regge l'ora presente, quali attività devono essere preferite e quali posposte. La tabella che segue riproduce la tabella oraria del sa ati name. Si ricordi che per l'orientale il giorno incomincia al tramonto e che le ore sono contate da 1 a

32 12 fino all'alba e di nuovo da 1 a 12 fino al seguente tramonto. La domenica incomincia il sabato sera. TABELLA 1 TABELLA DEL SA ATI NAME Giorno: Sabato Domenica Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Notte: Giovedì Venerdì Sabato Domenica Lunedì Martedì Mercoledì

Giorno: Domenica Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Venerdì Sabato Notte: Venerdì Sabato Domenica Lunedì Martedì Mercoledì Giovedì Sulla tabella delle ore seguono poi indicazioni sull'effetto dei sette pianeti, che riproduco qui sotto.

Sole (Shems) Il Sole è favorevole alla salute e per gli affari familiari. E’ facitore di tutte le iniziative che, inaspettatamente, risultano favorevoli. La ricchezza e la fortuna militare sono legate alle sue caviglie. L'amore e la fermezza delle amicizie sono un suo effetto. Mantiene e rafforza la fedeltà e le buone inclinazioni, riscatta dagli errori e dà a tutto ciò che si intraprende o che si fa il massimo della perfezione. Nella sua ora bisogna abbordare affari seri; vestirsi o parlare di vestiario, comperare, vendere, prendere in affitto una casa, cavalcare, nuotare e cose simili. Bisogna agire per la patria, conoscere le donne che si pensa di sposare, occuparsi di fatti scolastici, darsi ad attività lucrative e cercare o visitare benefattori. Il Sole è l'astro della famiglia, dello stato, del benessere e dell'ordine cittadino. Ma con lui imperante non bisogna scavare, costruire fontane, lavorare i campi o eseguire lavori simili. L'ora del Sole è la più favorevole ai grandi, ai saggi e alle persone con alte

33 cariche e che sono influenti. Favorisce il sultano e i suoi ministri quando devono dare disposizioni oppure ordini. Il Sole è favorevole a tutte queste attività. Luna (Qamar) La Luna è amichevole, in quanto, in ragione della sua velocità, fovorisce molte cose. La sua ora deve essere messa a profitto per intraprendere attività gioiose, per le attività sociali e di compagnia, per rendersi simpatici, per ingannare le donne o quando si vuole proteggere qualcuno per poi trarne profitto. Nell'ora lunare bisogna accudire agli affari, alzarsi da tavola, prendere medicine, scrivere, passeggiare in giardino, lavorare la terra, lavarsi, eseguire i propri obblighi, conversare, mettere in ordine i propri affari o la propria casa e cose simili. La Luna favorisce i commercianti e i manipolatori di denaro, i guadagni e i profitti, i bambini e i messaggeri. L'ora della Luna è la migliore per comperare o vendere e per neutralizzare gli influssi degli spiriti o del destino. La Luna è favorevole a tutti questi tipi di cose. Marte (Mirrich) Marte dà il suo appoggio alle intenzioni e alle azioni violente e rende frettolosi. È tempestoso, iracondo, ribollente. Nella sua ora bisogna essere amorosi, buoni e forti, in modo da poter superare le difficoltà da esso poste. L'ora di Marte è invece favorevole per costruire fondamenta, per scavare pozzi, per spargere sangue, per andare in guerra e cose simili. Ma non bisogna intraprendere alcunché di importante. L'ora di Marte è favorevole ai ladri, ai boia, agli assassini e a tutti coloro che sono malvagi.

Mercurio (Utarid) Mercurio è mobile, forte, spiritoso, egoista. Favorische ognitipo di iniziative industriali e commerciali non escluse quelle del sensale e delle relazioni pubbliche. È favorevole al commercio, ai viaggi, alla navigazione, alle scoperte e, in generale, a tutto ciò che promette guadagno; ma anche la disonestà, l'imbroglio e i voltafaccia politici; e si presta a ogni tipo di accordo furbesco. Giove (Muschtari) Giove raddrizza tutto quello che Saturno vorrebbe rovinare, è bonario, allegro, amichevole, comprensivo. Patrocina tutto ciò che è nobile e utile, incoraggia le attività onorevoli e distribuisce onorificenze e titoli. È magnanimo, crede nella

34 bontà di ogni singolo uomo e del mondo in generale ed è sempre ottimista. Nella sua ora bisogna fare le cose che corrispondono alle sue caratteristiche. Venere (Zochra) Venere concede fortuna nell'amore, è calda ma di natura benigna, è magnetica e dona gioia di vivere; in lei hanno origine le gioie e le cose gradevoli dell'amore: essa favorisce non solo l'attrazione psichica ma gli approcci fisici. Nella sua ora ci si deve occupare di donne, mangiare e bere, rilasssarsi, farsi il bagno e ornarsi. Favorisce l'adescamento dei giovani e, in generale, degli uomini, ma non è contraria al matrimonio secondo la legge. Venere perdona volentieri coloro che la seguono. Saturno (Zuchal) Saturno è sfavorevole a tutto. È debole, disinteressato, si lagna di tutto e cerca di ostacolare ogni buona azione. Attizza passioni dannose per la convivenza civile, genera malinconia e disperazione; cattiva fortuna, perdite e malattie. Siccome è pessimista, non vede se non il lato negativo delle cose e si aspetta sempre risultati sfortunati. Si deve stare attenti quando si è nella sua ora, non commettere errori e cercare piuttosto di rimanere inattivi e silenziosi.

Geomanzia

Al Cairo e anche a Costantinopoli, davanti alla moschea di Bajasid, si trovano ancora oggi dervisci Qalender che dimostrano pubblicamente le loro arti: essi hanno due contenitori quadrati di legno coperti da sabbia sottile: nell'uno segnano punti e nell'altro abbozzano figure. I loro procedimenti mi furono resi noti da un Qalender che ospitai per qualche giorno a Jeniköj. Invece di strati di sabbia si può, naturalmente, usare carta e invece di un paletto una matita. Si segnano con lo strumento a disposizione una sequenza di punti su quattro linee una sotto l'altra, punti che dopo sono contati. Se si ottiene un numero dispari si ha un punto, se si ottiene un numero pari si hanno due punti. le figure che si ottengono così sono assegnate ai pianeti e allo zodiaco. 00 00 0 0

pari pari dispari dispari

35 Le figure che seguono appartengono ai segni dello zodiaco: Ariete, Toro, Gemelli, Cancro, Leone, Vergine, Bilancia, Scorpione, Sagittario, Capricorno, Acquario, Pesci.

I segni seguenti corrispondono ai pianeti: Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, Luna crescente, Luna calante.

Si prenda ora la proiezione quadrangolare di uno schema oroscopico (gli Orientali non usano che quello, ma si può naturalmente usare anche un cerchio) e si incominci a punteggiare. La prima figura che ne risulta è quella che sorge, i segni zodiacali che seguono corrispondono alle altre dodici case. Se dopo si continua a punteggiare secondo l'ordine dei pianeti, il secondo risultato dà il segno nel quale si trova il pianeta che si è punteggiato. Queste figure vengono collocate nello schema oroscopico e poi interpretate secondo le regole. In questo modo si possono sapere anche gli effetti degli aspetti, ai quali il geomante deve fare attenzione. Se le figure dei nodi lunari vengono punteggiate, si deve cancellarle e punteggiarle di nuovo. L'Orientale vede in questi nodi lunari, quando vengono punteggiati, un'indicazione sul fatto che la domanda non deve essere posta. Il mio derviscio mi indicò che bisogna fare particolare attenzione a che quando si punteggiano le quattro linee abbiano la lunghezza delle quattro dita, cioé che la prima linea sia più corta della seconda, la terza un po' più lunga della prima e la quarta dev’essere la

36 più corta. La geomanzia viene utilizzata per conoscere il probabile risultato di una qualche situazione.

Dawa

La migliore opera a riguardo è il libro dello sceicco Abu 'l Muwai jid di Gudscherat; ha per titolo Dschawahiru il Chamsa (le cinque pietre preziose). L'autore assicura che questa scienza serve a: 1. creare amicizia o inimicizia fra due persone; 2. arrecare a qualcuno una guarigione, una malattia o la morte; 3. per assicurarsi di raggiungere i propri desideri, temporali o eterni; 4. per arrivare a una vittoria o a una sconfitta nel campo di battaglia. Ma questa scienza può venire usata anche per mettersi in contatto con il mondo degli spiriti in 40 giorni. Come preparazione, l'aspirante deve mantenersi scrupolosamente pulito, non deve tralasciare alcuno dei lavacri prescritti dalla religione, nella sua casa non devono entrare cani, gatti o stranieri ed essa deve essere soggetta a suffumigi. È molto importante il digiuno per 40 giorni ( tschilla), e il riposo notturno su una stuoia stesa sul pavimento. Bisogna dormire il meno possibile e non essere coinvolto in alcuna conversazione. Coloro che vogliono esercitare il Dawa si ritirano per 40 giorni nella solitudine. La dieta da osservarsi deve essere orientata secondo i nomi divini, che il praticante reciterà. L'islam conosce due tipi di nomi divini: quelli amichevoli o belli ( asma u 'l dshamalija) e quelli terrificanti (asma u 'l dshalalija). Se si recitano i nomi belli, non bisogna ingerire burro, latte cagliato, aceto o sale. Se si usano quelli terrificanti, bisogna evitare carne, pesce, uova e miele. Se si utilizzano ambedue le categorie, non bisogna avvicinersi alle cipolle e all'aglio. In ogni caso è proibito l'alcool e la carne suina. Durante i quaranta giorni di digiuno il praticante derviscio deve recitare diecimila volte certe frasi. Il libro di Dschawahiru 'l Chamsa riporta la formula seguente: sii lodato, non c'è Dio al di fuori di Te, signore di tutte le cose, Dispensatore, Donatore, Consolatore. Questo incantesimo consiste di 45 lettere, per un valore numerico complessivo di 2613. Per determinare il numero delle recitazioni si fa il calcolo seguente:

Nisab, l'incrollabile, è il numero delle lettere moltiplicato per cento; si usa tre volte il nisab 13500

Si aggiunge il valore numerico delle lettere 2613 Zakat, l'elemosina pagata, è metà del nisab 6750 Uschr, il decimo pagato al zakat, è la metà del mezzo nisab 7875 Qufl, il castello, è un ottavo del nisab 563 Daur, il cerchio, è il doppio della somma di uschr e quf 16876 Bazl, il regalo, è sempre il numero 7000 Chatm, il sigillo, è sempre il numero 1200 Sari-u'l-idschaba, l'esaudimento rapido, è il numero 12000 Totale

37

68377

La formula deve essere recitata, entro i quaranta giorni, circa 70000 volte, il che ammonta a 1710 recitazioni al giorno; uno sforzo che esige il coinvolgimento toale del praticante e assorbe tutte le sue capacità intellettive. Che egli vegli o che dorma, si vede attorniato da fantasmi e da demoni, che gli confidano ogni sorta di segreti. È chiaro che questo tipo di esercitazioni esige sforzi enormi per la psiche, sforzi cui ben pochi riescono a sottostare. Queste esercitazioni sono, pertanto, molto pericolose. I poteri raggiunti vengono utilizzati dal praticante dawa secondo quanto segue. La tabella mostra l'alfabeto arabo e dà il valore numerico delle lettere. Queste 28 lettere sono messe in correlazione con i 12 segni dello Zodiaco, con i quattro elementi e con i sette pianeti; le tabelle seguenti mostrano queste correlazioni, che sono la chiave della magia orientale. In queste tabelle riproduco le lettere secondo il loro nome, perché la forma delle lettere arabe interessa soltanto gli esperti ed è comunque facile individuare le lettere seguendo la tabella. Lettera, valore numerico e nome divino elif be dschim dal he

1 2 3 4 5

66 113 114 65 20

Allah Baki Dschami-a Daijan Hadi

wav se ha ta je kjaf lam mim

6 7 8 9 10 20 30 40

46 37 108 215 130 111 129 90

Weli Saki Chack Tahir Ja Sin Kafi Latif Malik

38 nun sin ajn fe ssad kaf re schin te sse cha sel dad sy gajn

50 60 70 80 90 100 200 300 400 500 600 700 800 900 1000

256 Nur 180 Sami a 110 Ali 489 Fattach 134 Samad 305 Quadir 302 Rabb 460 Schafi a 409 Tanwab 903 Sabit 731 Chalig 921 Sakir 1001 Zarr 1006 Sahir 1285 Hasur

Tipo e significato del nome: Dio, terribile Duraturo, amichevole Raccoglitore, misto Vendicatore, terribile Duce, amichevole Santo, amichevole Purificatore, misto Vero, misto Puro, terribile Conservatore, amichevole Soddisfacente, amichevole Bonario, amichevole Re, terribile Luce, amichevole Ascoltatore, misto Altissimo, terribile Apritore, amichevole Eterno, amichevole Potente, misto Signore, terribile Dispensatore, amichevole Scusante, amichevole Duraturo, terribile Creatore, misto Ammonitore, misto

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Castigante, terribile Visibile, terribile Perdonante, amichevole Qualità della lettera – Elemento - Suffumigio Amicizia Amore Amore Inimicizia Inimicizia Amore Amore Odio Desiderio Attrazione Amore Separazione Amore Odio Desiderio Ricchezza Inimicizia Confidenza Desiderio Amicizia Inimicizia Insonnia Odio Amore Odio Odio Inimicizia Guarigione

Fuoco Aria Acqua Terra Fuoco Aria Acqua Terra Fuoco Aria Acqua Terra Fuoco Aria Acqua Terra Fuoco Aria Acqua Terra Fuoco Aria Acqua Terra Fuoco Aria Acqua Terra

Aloe Zucchero Cannella Sandalo rosso Sandalo bianco Canfora Miele Zafferano Muschio petali di rosa petali di rosa bianca Mela Mela cotogna Giacinto Ninfea Pepe bianco Nocciolo Noce moscata Arancio Acqua di rose Aloe bianco Ambra Aloe Viola Basilico Citiso Gelsomino Ortica

Segno zodiacale

Pianeta10 Demone

Angelo

Ariete Gemelli Cancro Toro

1 2 3 4

Israfil Dschibra-il Kalka-il Darda-il

Kajupusch Danusch Nulusch Trajusch

Ai numeri corrispondono i seguenti pianeti: 1) saturno; 2) giove; 3) marte; 4) sole; 5) venere; 6) mercurio; 7) luna. (V.F.) 10

40 Ariete Gemelli Cancro Capricorno Ariete Bilancia Scorpione Toro Leone Bilancia Sagittario Vergine Leone Bilancia Pesci Vergine Scorpione Acquario Pesci Capricorno Sagittario Acquario Pesci Pesci

5 6 7 1 2 3 4 5 6 7 1 2 3 4 5 6 7 1 2 3 4 5 6 7

Husch Pujusch Kapusch Ajusch Badjusch Schachbusch Kadjusch Adjusch Madschbusch Dameljusch Fajusch Kaschpusch Latjusch Kalapusch Schamjusch Rahusch Taschjusch Latjusch Twachjusch Dalajusch Iwatapusch Gajusch Gasepusch Arkupusch

Durba-il Raftma-il Scherka-il Tankaifil Ischma-il Sarahiha-il Scharnwa-il Tata-il Reja-il Hula-il Hamwakil Luma-il Sarchama-il Achdschna-il Itra-il Amwahil Amra-il Azra-il Mika-il Mahha-il Harta-il Ata-il Nara-il Nucha-il

Do qualche esempio di come la tabella deve essere usata. Un esperto dawa deve determinare se il matrimonio fra il giovane Akram e Rahima sarà felice. Le lettere con cui iniziano i loro nomi sono, rispettivamente, alif (1) e ra (200). Dal confronto delle tavole a nostra disposizione si deduce:

Lettere iniziali Nome di Dio Tipo Qualità Elemento Segno zodiacale Pianeta Suffumigio Demone Angelo

Akram

Rachima

alif Allah terribile amicizia fuoco Ariete Saturno aloe nero Qajapusch Israfil

ra Rabb terribile amicizia terra Vergine Mercurio acqua di rose Rahusch Amwakil

41 Risulta che ambedue i nomi appartengono al terribile, e che anche la loro qualità coincide nell'amicizia. I pianeti corrispondenti non sono nemici, anzi, secondo la tebella delle tendenze planetarie, dimostrano un misto di amicizia e di inimicizia, quindi sono indifferenti. Il segno zodiacale dell'Ariete, maschile, e quello della Vergine, ermafrodita, indicano la possibilità di cambiamenti da amicizia a inimicizia fra le due parti. Secondo le tabelle, gli elementi sono contrastanti e presagiscono inimicizia. In generale, non c'è niente che sconsigli l'unione. Se i servizi dell'esperto dawa dovessero essere richiesti di nuovo, egli, con riferimento alla tabella, invocherà la divinità con i nomi di Allah e di Rabb, i geni con i nomi di Qajapusch e Rahusch e gli angeli con i nomi di Israfil e Amwakil. Accompagnerà le sue recitazioni con suffumigi di aloe nero e acqua di rose e così stabilirà rapidamente una felicità duratura. Per esercitare un'influenza su persona estranea per mezzo dei demoni, l'esperto dawa procede come segue. Si rinchiude solitario in una camera, i cui muri sono stati segnati con ocra rossa, e incomincia un digiuno di 40 giorni. Si siede su un piccolo tappeto nel centro della stanza e, una volta che abbia identificato quali siano i geni che deve mettere in azione, si mette a recitare. Se, per esempio, vuole aiutare un certo individuo, che si chiama Bahran, egli, consultando le tabelle, constata che alle cinque lettere del nome (b, h, r, a, m) corrispondono i geni Danusch, Husch, Rahusch, Qajapusch e Madschbusch; e che i corrispondenti nomi di Dio sono el Baqi (il duraturo), el Hadi (il duce), el Rabb (il signore), Allah (Dio) ed el Malik (il re). In ultima bisogna prendere il valore numerico delle cinque lettere, dal quale si dedurrà quante volte bisogna ripetere la recitazione: b = 2 che, moltipicato per 100, da h=5 r = 200 a=1 m = 40

200 500 20000 100 4000

Per poter avere l'aiuto dei geni in questione, l'esperto dawa deve dunque recitare non meno di 24000 volte la seguente formula: O Danusch, in nome del Duraturo, O Husch, in nome del Duce, O Rahusch, In nome del Signore, O Qajapusch, in nome di Allah, O Madschbusch, in nome del re.

42 Mentre recita deve dirigere il suo volto verso l’abitazione di colui che vuole porre sotto la sua influenza e nel contempo, come indicato nelle tabelle, bruciare cinque volte le erbe aromatiche per il suffumigio.

Uso magico del Corano

Il fatto che il Corano, e alcune sure, versetti e formule in particolare, venga usato per scopi magici viene riferito ad una dichiarazione dello stesso profeta che in un'occasione avrebbe detto che la recitazione di questo o di quel versetto avrebbe avuto uno specifico effetto. Egli disse esplicitamente che quando il versetto del trono (sura 2, 256) viene recitato prima di coricarsi, la casa viene resa sicura da Dio stesso. Perciò questo versetto è spesso usato come formula incantatoria per la protezione delle case. Esso dice: "non c'è alcun Dio all'infuori di Lui, il vivente, l'esistente. Egli non sente il sonno o la stanchezza. A Lui appartiene tutto ciò che c'è in cielo e in terra. Chi può comunicare con Lui, senza il suo permesso? Egli sa cosa c'è davanti e dietro a ognuno e, della Sua saggezza, non si può capire se non quanto è da Lui concesso. Il Suo trono abbraccia il cielo e la terra, né queste cose gli gli sono di peso, perché Egli è l'altissimo e il grande." Tutti i desideri spirituali, si afferma, saranno raggiunti se si recita la sura 112, quella della purezza, cento volte consecutive. In particolare, recitandola, essa da la forza di portare fino in fondo i propri voti. Fra i versetti a effetto magico, in primo posto sta il versetto della vittoria (ajat el fatch), sura 6, 59. Si dice che la sua potenza sia tanto grande che non c'è desiderio che non possa essere esaudito se lo si recita in continuazione. Di conseguenza questo versetto è molto usato. Eccolo: Presso di Lui stanno le chiavi dei segreti, Nessuno li conosce, all'infuori di Lui, Egli sa cosa c'è sul mare e sulla terra, E non cade foglia senza che Lui lo sappia, Non un seme nelle tenebre della terra, Niente di umido e niente di asciutto, Senza che sia segnato in un libro in bianco. Questa sura, normalmente, viene recitata da coloro che hanno un qualche desiderio 40 volte dopo ogni preghiera. Siccome il musulmano è costretto a pregare cinque volte al giorno - prima e dopo l'alba, a mezzogiorno e prima e dopo il tramonto - ne risulta che il numero giornaliero delle recitazioni è di 200.

43 La sura 114, è la cosiddetta surat en-nas, la sura degli uomini. È la prima che ogni giovane musulmano impara, in quanto è reputata essere efficace contro litigi, inimicizie e contro ogni tipo di nemico terreno o sovrannaturale. Eccola: In nome di Dio, il misericordioso, il datore di grazia, parla: Io prendo rifugio presso il Signore degli uomini, Presso il Re degli uomini, Presso il Dio degli uomini, Che mi protegge dal mormoratore, il diavolo, Che mormora nel cuore degli uomini, Che mi protegge dai dschinn e dagli uomini. Molto usato è anche il tamdschid, la glorificazione, che però non è nel corano. Abu Huraira ci informa che il profeta avrebbe detto: recitate molto spesso: non c'è alcuna forza né alcuna potenza all'infuori di Dio, perché queste parole sono la chiave del paradiso. A chi le recita, Dio apre 70 porte per sfuggire ai mali, dei quali il minore è la povertà. Oltre al tamdschid, troviamo fra i talismani islamici, di cui parlerò tra poco, i cinque versi di protezione (ajat el-chifz). In ognuno di questi versi si trova il verbo chafiza (proteggere) o una sua derivazione. 1. Sura 2, 256 wala ja-uduhu chifzuhuma: non Gli pesa la protezione di ambedue (il cielo e la terra). 2. Sura 12, 64: fallahu chairun chafizan: Dio è il miglior protettore. 3. Sura 13, 12: jachfazunahu minamri 'llahi: essi lo proteggono per incarico di Dio. 4. Sura 15, 17: wa-chafiznaha min kulli scheitanin radschimin : lo proteggiamo contro tutti i diavoli espulsi. 5. Sura 37,7: wa-chifzan min kulli scheitanin maridin : una protezione contro tutti i diavoli ribelli.

Suffumicazioni magiche

Nelle tabelle dawa sono menzionate una grande varietà di droghe, tutte utilizzate per suffumigi magici: e la lista non è completa. Per i suffumigi l'orientale usa il mangal, il braciere, usato anche per il riscaldamento delle camere durante le notti fredde. È un contenitore di rame, in piedi su colonnine, che viene riempito di carboni ardenti. Le droghe vengono gettate su di questi carboni.

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Per evitare che ne venga fatto un uso sbagliato, non ne darò qui le ricette. I composti menzionati nella storia di Abd el Qadir sono acquistabili commercialmente. L'uno è una miscela di mirra, incenso, verbena e valeriana; l'altro consiste di incenso, sandalo, zafferano e finocchio. Nel caso della setta degli Assassini, dei quali si è già parlato, l'iniziando era portato a una condizione estatica facendogli inalare vapori di haschisch. L’haschisch fu usato spesso dai Giannizzeri, per darsi coraggio quando dovevano andare all’attacco.

Talismani

Tanto la parola 'talismano' come il suo sinonimo 'amuleto' sono di origine orientale. Tilism significa immagine; mentre 'amuleto' viene da hamalat, pendere. Queste parole continuano a fare riferimento al loro significato originale. L'abitudine di portare amuleti e talismani o il senso di necessità verso i medesimi, ha avuto due origini diverse, evidenziate anche dai loro nomi: il talismano fu originalmente il risultato di una specifica ricerca, mentre l'amuleto deve essere il risultato di nozioni popolari dirette a deviare cattive influenze - in particolare, il malocchio. Per deviare le cattive influenze del malocchio si doveva portare addosso un oggetto ornamentale ben visibile e avente il potere deviante desiderato, sul quale lo sguardo maligno ricadesse prima che sulla persona. Questo ornamento veniva poi dotato di un carattere magico, attraverso l'uso di frasi prese dalle sacre scritture, per assicurarsi che le disgrazie che il malocchio poteva arrecare fossero totalmente neutralizzate. Diverso è il caso dei talismani, che sono il risultato della conoscenza pratica che i metalli, le pietre preziose e le piante hanno legami con determinate forze cosmiche. Il simbolo e il campo d'azione di queste forze sono i pianeti e i segni zodiacali. Le lettere e i numeri hanno relazione con i pianeti e i segni zodiacali; ne è derivata tutta una scienza le cui origini possono essere seguite fin dai primordi dell'umanità e che ha avuto una grande influenza sulla vita di tutti i popoli, fino ai nostri giorni. È sufficiente guardare la vetrina di un orafo per trovarvi una gran varietà di talismani e di amuleti; e basta visitare un qualsiasi museo per vedervi tanti cammei e gemme che non sono altro che talismani. C'è però un'importante differenza fra il passato e il presente: i vecchi talismani avevano un legame con chi li portava ed erano fatti per lui seconda regole specifiche; mentre gli amuleti moderni hanno al massimo un significato puramente simbolico che il portatore generalmente non conosce. Assieme ai cinque versetti coranici di protezione, già menzionati, e altri versi correlati, sugli amuleti orientali troviamo il nome di Dio e il quadrato magico.

45 Quando abbaimo parlato di Abd el Qadir abbiamo fatto conoscenza con il quadrato di Saturno. Se lo si divide in quattro elementi, lo si può scrivere in un modo un po' diverso, e lo stesso si può fare con tutti gli altri quadrati corrispondenti ai pianeti. Aria 276 951 438

Fuoco 492 357 816

Terra 672 159 834

Acqua 618 753 294

Il quadrato di Saturno può però essere scritto in ancora un modo, includendovi i nomi di Dio e indicando i nomi dei geni per mezzo di numeri. Così, per esempio, si incontra spesso il seguente amuleto (contro i furti): Dio 111 120

è benevolo 93 47

verso i suoi servi 75 102

Il quadrato del numero di Giove è 16, quindi il suo quadrato ha la forma seguente: 4 14 9 7 5 11 16 2

15 6 10 3

1 12 8 13

I numeri del quadrato possono anche essere sostituiti con parole, per l’esattezza con gli appellativi di Dio, e si possono fare amuleti di protezione contro i pericoli o, per esempio, amuleti porta-fortuna per i commercianti. Ecco l’elenco dei 99 appellativi di Dio:

Allâh

Allah

Ar-Rahmân

Il Clemente

Ar-Rahîm

Il Misericordioso

Al-Mâlik

Il Re

Al-Quddûs

Il Santo

As-Salâm

La Pace

Al-Mu'min

Il Fedele

46

Al-Muhaymîn

Il Custode

Al-'Azîz

Il Potente

Al-Jabbâr

Il Potente

Al-Mutakabbir

Il Fiero

Al-Khâliq

Il Creatore

Al-Bâri'

Il Plasmatore

Al-Musawwir

Colui che modella

Al-Ghaffâr

Colui che perdona

Al-Qahhâr

Il dominatore

Al-Wahhâb

Il Munifico

Ar-Razzâq

Colui che provvede

Al-Fattâh

Colui che apre

Al-'Alîm

Il Sapiente

Al-Qâbid

Colui che contrae

Al-Bâsit

Colui che espande

Al-Khâfid

Colui che diminuisce

Al-Râfi'

Colui che eleva

Al-Mu'izz

Colui che da' la potenza

Al-Mudhîll

Colui che umilia

As-Sami'

Colui che tutto ascolta

Al-Basîr

Colui che tutto osserva

Al-Hâkam

Il Giudice

47

Al-'Adil

Il Giusto

Al-Latîf

Il Sottile, L'Amabile

Al-Khabîr

Il Ben Informato

Al-Halîm

Il Paziente

Al-'Adhîm

L'Immenso, il Sublime

Al-Ghafûr

Colui che perdona

Ash-Shakûr

Il Riconoscente

Al-'Aliyy

L'Altissimo

Al-Kabîr

Il Grande

Al-Hafîdh

Il Custode

Al-Muqît

Colui che vigila

Al-Hasîb

Colui che chiede il conto

Al-Jalîl

Il Maestoso

Al-Karîm

Il Generoso

Al-Raqîb

Colui che veglia

Al-Mujîb

Colui che risponde

Al-Wâsi'

Il Largo (nel dare)

Al-Hakîm

Il Saggio

Al-Wadûd

L'Amorevole

Al-Majîd

Il Glorioso

Al-Bâ'ith

Colui che resuscita

Ash-Shâhid

Il Testimone

48

Al-Hâqq

Il Vero, la Verità

Al-Wakîl

Il Garante, Colui che protegge

Al-Qawîyy

Il Forte

Al-Matîn

L'Irremovibile

Al-Walîyy

Il Patrono

Al-Hamîd

Il Degno di lode

Al-Muhsî

Colui che tiene il conto (di tutte le cose)

Al-Mubdi'

Colui che palesa

Al-Mu'îd

Colui al quale tutto ritorna

Al-Muhyi

Colui che da' la vita

Al-Mumît

Colui che da' la morte

Al-Hayy

Il Vivente

Al-Qayyûm

Colui che sussiste da Se stesso e per il Quale tutto sussiste

Al-Wâjid

Colui che trova tutto ciò che vuole

Al-Mâjid

Il Glorioso

Al-Wahid

L'Uno

Al-Ahad

L'Unico

As-Sâmad

L'Assoluto, l'Eterno, l'Impenetrabile, Colui verso il Quale tendono tutte le creature

Al-Qâdir

Il Potente

Al-Muqtadir

L'Onnipotente

Al-Muqaddim

Colui che fa avanzare

49

Al-Muâkhir

Colui che fa ritardare

Al-Awwal

Il Primo

Al-Âkhir

L'Ultimo

Adh-Dhâhir

Il Manifesto

Al-Bâtin

Il Nascosto

Al-Waliy

l'Alleato, il Protettore

Al-Muta'âliy

Colui che é cosciente di essere l'Altissimo

Al-Barr

Il Caritatevole

At.Tawwâb

Colui che accoglie il pentimento

Al-Muntaqim

Il Vendicatore

Al-'Afuww

Colui che cancella (le conseguenza dei peccati)

Af-Ra'ûf

Il Dolcissimo

Mâlik al-Mulk

Il Padrone del Reame

Dhul Jalâli wa-l-Ikrâm

Colui che è colmo di Maestà e di Magnificenza

Al-Muqsit

Colui che giudica alla bilancia

Al-Jami'

Colui che riunisce

Al-Ghanîyy

Il Ricco, Colui che abbonda in ogni cosa

Al-Mughnî

Colui che procura l'abbondanza

Al-Mâni'

Colui che impedisce

Ad-Darr

Colui che nuoce

An-Nâfi'

Colui che procura guadagno

An-Nûr

La Luce

50

Al-Hadi

Colui che guida

Al-Badî'

Colui che crea perfettamente (ogni cosa)

Al-Bâqî

L'Eterno

Al-Wârith

Colui che é l'Erede di tutto

Ar-Rashîd

Il Ben Guidato (da se stesso) e che guida sulla retta Via

As-Sabûr

Il Paziente

Chi ha compreso il senso di questo capitolo sul dawa sa che questi amuleti, originariamente, rappresentavano incantesimi che l'esperto dawa scriveva e dava a colui che gli chiedeva aiuto, in modo da stabilire un contatto fra di lui e il suo cliente. Così diviene anche chiaro l'effetto dell'amuleto: il successo non era dovuto a ciò che potesse essere scritto o descritto sul foglio di carta, ma dalla grandissima forza psicologica esercitata dall'esperto dawa. Le lettere scritte sull'amuleto sono le lettere mistiche del Corano, delle quali ho dato la spiegazione nella mia Massoneria. Il quadrato di Marte ha il numero 25. Eccolo: 11 24 7 20 3 4 12 25 8 16 17 5 13 21 9 10 18 1 14 22 23 6 19 2 15 Il quadrato del Sole è il 36. Eccone la struttura: 6 32 3 34 35 1 7 11 27 28 8 30 19 14 16 15 23 24 18 20 22 21 17 13 25 29 10 9 26 12 36 5 33 4 2 31 Il quadrato di Venere ha il numero 49: 22 5

47 23

16 48

41 17

10 35 42 11

4 29

30 13 38 21 46

51

23 48 17 42 11 29 31 7 25 43 19 37 14 32 1 26 44 20 39 8 33 2 27 45 15 40 9 34 3 28

Il quadrato di Mercurio ha il numero 64 e il valore numerico di ogni riga ammonta a 260: 8 58 59 9 15 51 48 18 22 25 39 35 33 31 27 24 42 46 49 55 11 46 2 16

5 52 44 29 37 20 13 60

4 62 63 53 54 10 45 19 23 28 38 34 36 30 26 21 43 47 12 14 50 61 3 7

1 16 41 32 40 17 56 57

Il quadrato della Luna ha il numero 81 e il valore numerico di ogni riga ammonta a 369: 37 78 29 70 6 38 79 30 47 7 39 80 16 48 8 40 57 17 49 9 26 58 18 50 67 27 59 10 36 68 19 60 77 28 69 20

21 71 31 81 41 1 51 11 61

62 22 72 32 73 42 2 52 12

13 63 23 64 33 74 43 3 53

54 14 55 24 65 34 75 44 4

5 46 15 56 25 63 65 76 45

È stato già visto che i numeri possono essere sostituiti da parole. Il procedImento abituale consiste nel cercare nelle tabelle dawa il nome di Dio a seconda del valore numerico e mettere al posto del numero il nome. Siccome ogni lettera ha un valore numerico, si possono utilizzare anche altre parole con lo stesso valore numerico, come i nomi di geni o di angeli o parole del corano che abbiano riferimento alla faccenda trattata. Se l'esperto dawa dovesse preparare un talismano, egli procede nel modo seguente: a partire dall'oroscopo di colui che deve essere protetto, incomincia con l'individuare il pianeta più potente nell'oroscopo; poi il metallo corrispondente al pianeta viene elaborato in ore prestabilite. Dopo, il quadrato del pianeta viene inciso su di un lato dell'amuleto, in numeri oppure in parole, e sull'altro vengono incisi i

52 segni simbolici del pianeta. Tutto il procedimento deve essere eseguito nelle ore e nei giorni che sono consacrati al pianeta e sotto costellazioni favorevoli, e mentre si lavora bisogna fare suffumigi con le sostanze consacrate al pianeta. Le ore planetarie vengono lette sul sa ati name; mentre i colori, metalli, pietre preziose, suffumigi, ecc. consacrati a ogni pianeta sono riassunti qui sotto: Sole Metallo: oro. Colori: giallo, giallo-arancione e marrone. Pietre preziose: diamante, rubino, giacinto, crisolito. Suffumigi: mandorlo, alloro, camomilla, rosmarino, zafferano, ginepro, eufrasia, anagallide, primula, erba di San Giovanni. Luna Metallo: argento. Colori: bianco, grigio argenteo. Pietre preziose: smeraldo, opale, acquamarina, perla. Suffumigi: narciso, papavero, cetriolo, rosa bianca, viola, dulcamara, [Steinbruch], salice.

Mercurio Metallo: argento vivo e terre minerali. Colore: variopinto. Pietre preziose: corniola, topazio, granato. Suffumigi: felce, mandragora, lavanda, azalea, finocchio, rovo, liquirizia.

Venere Metallo: rame. Colori: azzurro vivo, rosa, verde vivo, bianco. Pietre preziose: zaffiri azzurri brillanti, agata, corallo. Suffumigi: mirto, rosa, menta, rosmarino, malva, mughetto, timo, tiglio, sambuco, croco.

Marte

53 Metallo: ferro. Colori: rosso vivo, giallo. Pietre preziose: diamante, rubino, diaspro. Suffumigi: genziana, aloe, quercia, verbena, coriandolo, elleboro bianco, assenzio.

Giove Metallo: zinco. Colori: azzurro, rosso porpora. Pietre preziose: zaffiro, turchese. Suffumigi: sandalo, anice, alloro, ortica, acero, genziana, gelsomino, centaurea, biancospino. Saturno Metallo: piombo. Colori: nero, grigio scuro, verde scuro. Pietre preziose: onice, perle nere. Suffumigi: giacinto, aconito, giusquiamo, canapa, amaranto, aloe, vischio, agrifoglio. Io stesso ho assistito diverse volte alla preparazione di talismani, e feci i lavori più semplici di fusione e colatura mentre lo sceicco recitava. Quando vidi per la prima volta l'officina dove si sarebbe dovuto lavorare, non credetti possibile che si potesse raggiungere lì una temperatura suffficiente per fondere l'oro. Ma lo sceicco mi rassicurò sorridendo, ed effettivamente il servizievole Ali, servo dello sceicco, usando un soffietto vecchissimo, fece insorgere un calore tale che dovetti ricredermi. Si trattava di preparare un amuleto solare. Avevamo calcolato l'oroscopo il venerdì, il giorno di festa musulmano; e siccome l'ora della nascita non era conosciuta, lo sceicco aveva soltanto appurato che in quell'ora il Sole stava in Ariete; che Saturno, posto nel segno del Leone, e Marte, posto nel segno del Sagittario, erano in aspetto trigono fra loro; mentre Giove, posto in Acquario, formava un sestile. Ci voleva dunque un talismano solare, che doveva essere preparato di domenica fra le 4 e le 5, ora turca. In quel giorno (fine luglio 1912) il Sole stava nei primi gradi del Leone e Marte, posto in Vergine, era con esso in semisestile. Saturno, posto nel primo grado dei Gemelli, era anch’esso in sestile mentre Giove e la Luna, posti in Sagittario, erano in trigono. Mi si spiegò che cosa dovevo fare; dovevo presentarmi puntualmente e tacere. Il venerdì sera lo sceicco incominciò un digiuno. Quando arrivai la domenica, stava seduto su di un tappeto in mezzo alla camera dove si doveva lavorare e recitava, con voce rapida e monotona:

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Non c'è assolutamente alcun Dio al di fuori di Lui; sia lodato Iddio il vivente e il duraturo; la lode corrisponde a Dio, Dio è grande. L'inserviente aveva ripulito il focolare, vi aveva collocato un crogiolo nuovo, aveva riempito il serbatoio d'acqua e, seduto, aspettava presso il mantice. Quando arrivò il momento, deposi l'oro nel crogiolo; Ali mise in azione ambedue i mantici e ben presto una luminosità verdastra indicò che l'oro era fuso: lo versai nello stampo. Intanto, la voce dello sceicco era divenuta sempre più forte e incalzante. Adesso si interruppe, prese lo stampo, lo aprì con un colpo secco ed estrasse le monete, incominciando subito a incidervi le cifre del quadrato del Sole e la sura del trono. Quando ebbe finito, mancavano pochi minuti a che scadesse il tempo utile. Mise le monete in una borsa di seta e, con un profondo sospiro, disse: tamamdur, abbiamo finito. Questo talismano ha accompagnato colui a cui era destinato nelle guerre dei Balcani e nella successiva guerra in Grecia. Nel 1912, quando ci fu il famoso terremoto, egli si trovava a Gallipoli, che fu per metà rasa al suolo, e non gli successe niente. Dio ha 99 nomi, il centesimo è il nome occulto: colui che lo sa, l'" ism el azam", potrebbe attraverso questa conoscenza fare tutto quanto è fattibile. Gli studiosi del Corano hanno pensato di vedere questo nome occulto in diverse sure: secondo la tradizione, il profeta avrebbe detto che esso sarebbe racchiuso nel versetto 256 della surat el baqara, nel primo versetto della surat Ali Imran e nel versetto 110 della surat Ta Ha. Un'altra tradizione, che risale ad Alija, seconda moglie del profeta, afferma che soltanto il profeta conosceva quel nome. Il nome nascosto di Dio non fu soltanto causa di queste elucubrazioni, ma fu obiettivo di tante altre ricerche: eccoci davanti a un altro esempio del "nome usato nella pratica", il schem ham mephorasch degli ebrei o della 'parola perduta', il " verbum Dei" dei framassoni. Con questo appellativo i saggi antichi indicavano la somma della forza psichica deducibile dalle lettere dell'alfabeto, come ho reso chiara nella mia Massoneria. La dottrina di questa scienza, da me esposta nel libro in questione, è detta in Oriente: ilm el mizan, la scienza della bilancia, e anche ilm el miftach, scienza della chiave e ilm el qimija, scienza della chimica.

Ilm el miftach

In Massoneria ho addotto la prova che l'alchimia medioevale e la sapienza dei Rosacroce sono strettamente legate alla scienza della chiave.

55 Dopo avere esaminato l’ambito della bassa magia, è nostra volontà quella di chiudere l'argomento con una presentazione dell'alta magia, ovverossia della scienza della chiave. Parleremo di segni, prese, parole. I segni e le prese sono di competenza delle mani; i tre segni poggiano sulla linea retta rappresentata dall'indice puntato, l'angolo retto formato dal pollice divaricato con le altre dita, tutte sullo stesso piano, e il cerchio, costruito con il pollice e l'indice della mano destra. Le prese si eseguono con la mano destra ad angolo sul collo, sul petto o sul ventre una spanna sotto il petto. Le parole sono vocali - specificamente le tre vocali i, a, o, la cui forma corrisponde ai tre segni - e certe formule che possono essere costruite a partire dalle lettere mistiche del Corano. Una parte di queste lettere le abbiamo già incontrate quando parlavamo di amuleti, ulteriori delucidazioni stanno in Massoneria. Mettendo insieme le tre linee geometriche in determinate maniere, si ottiene la figura di una chiave, donde l'espressione 'scienza della chiave'. La vecchia massoneria chiamava questa scienza la "via recta" o"via linearis", simboleggiata da un'altro tipo di chiave. La scienza di questa via era conosciuta anche dagli egiziani ed è dimostrato dalla cosiddetta 'chiave del Nilo' o croce ansata, chiave per accedere all'acqua spirituale. La lineetta orizzontale riproduce in questo caso anche il segno del collo. L'indice puntato viene animato dalla lettera i, la mano ad angolo dalla a e quella arrotondata dalla o; e per mezzo delle prese le forze psichiche ricevute vengono trasmesse al corpo. Più avanti anche le formule vengono animate. La i è la runa che corrisponde al fuoco (ignis), come l'ebraico jod e l'arabo je. La lettera a è la runa che corrisponde all'elemento cosmico acqua (aqua), come l'ebraico aleph e l'arabo elif. La o è la runa dell'elemento aria. La e è la vocale della forza cosmica 'terra'. Se le vocali rappresentano i quattro principi fondamentali - ovverossia le forze proveniente dall'esterno - le consonanti rappresentano la forma di queste forze oppure, meglio ancora, le forze che dall'interno hanno effetto sull'esterno. Assomigliano alle 12 case zodiacali, attraverso le quali le forze cosmiche determinano i loro effetti. Ad ognuno dei 12 segni zodiacali corrispondono due lettere, delle quali una rappresenta il lato positivo e l'altra il lato negativo. Nella mia storia dell'astrologia diedi una tabella dove si indicano le lettere dell'alfabeto greco corrispondenti, secondo Vezio Valente, ad ogni segno zodiacale. Dalle tabelle dawa deriva un'altra tabella, che riproduco qui sotto: Numero Nome 5

he

56

4 2 3 40 70 9 30 6 7 80 200 50 20 60 8 400 100 90 300 700 600 800 1000 900 500

dal baj dschim mim ajn ty lam waw se fe re nun kjäf ssin ha

te kaf ssad schin sel cha dhad gajn sy sse

Non proseguo nell’illustrazione di questo cammino e nella ricerca delle relazioni degli alfabeti antichi con i segni dello zodiaco, ma questa è tuttavia la via da seguire per arrivare ai risultati più impensati. Nei secoli IX e X la scienza araba è penetrata nelle dotrine segrete ebraiche. Nel Sepher Jesirah troviamo le seguenti proposizioni, che hanno un legame con il nostro assunto. Riprendo quanto segue dall'edizione Reclam del 1830, edita da Friedrich von Mayer. Il libro Sepher Jesirah o Libro della Creazione tratta delle 32 vie verso la saggezza. Le 32 vie vengono ad essere le 22 lettere e le 10 dita, dove – come risulta dal contesto - per 'dita' si intendono 10 numeri. "Dieci numeri semplici, ventidue lettere fondamentali, tre madri e sette doppi e dodici semplici."

57 "Dieci numeri semplici, il numero di dieci dita, cinque contro cinque e il patto dell'unico è rappresentato nel centro, per mezzo della parola della lingua e di quella della nudità." Dieci numeri semplici significa esattamente quei dieci, che non devono essere specificati più dettagliatamente. Questi dieci numeri sono i dieci sephirot, le dita di Dio, con le quali o per mezzo delle quali Egli fece l'universo; ma anche le dieci dita dell'uomo in quanto immagine e somiglianza di Dio. Il patto dell'unico significa la bocca, come si deduce anche da una certa definizione ( Pereg 6, Mischna 4). Là sta scritto: "Dio fece un patto con Abramo, fra le dieci dita dei suoi piedi, cioé la circoncisione, e le dieci dita della sue mani, cioé la lingua, legò le 22 lettere alla sua lingua e glie ne scoperse l'origine". In questa proposizione è detto molto chiaramente che le lettere devono essere legate alle dita, e che le dita devono essere animate spiritualmente per mezzo della parola della lingua e della parola della nudità. Come parola della nudità si deve intendere la vocale da sola, che può essere pensata o pronunciata fin tanto che essa acquista un aspetto spirituale. 6. "Dieci numeri semplici, hanno l'aspetto del fulmine e il loro obiettivo, non hanno finela sua parola in essi corre qua e là e quando Lo vuole vanno come un vento di tempesta e pregano davanti al Suo trono." 7. "Dieci numeri semplici, attacca la loro fine al loro principio così come la fiamma è legata al carbone. Perché il Signore è uno e non ha un secondo e davanti all'uno, cosa conti tu?" 8. "Dieci numeri semplici, chiudi la Tua bocca, perché non parli nel tuo cuore, perché non pensi e così il tuo cuore scorre via, torna indietro, perché così, correndo da una parte all'altra, il patto è fatto." Nel sesto capitolo si parla delle dita che hanno l'aspetto e anche l'apparenza del fulmine, come è indicato dalla mobilità delle dita, e anche che loro obiettivo è quello di non avere mai fine. "La fine", come indica il capitolo settimo, è lo spirito da essi separato, con il quale devono di nuovo riunirsi. la frase "la sua parola in essi va e ritorna" si riferisce al fatto che l'uomo rimette in esse sempre di nuovo la sua consapevolezza e pensa alle lettere appropriate. "Quando lo vuole vanno come un vento di tempesta" significa che le forze spirituali si orientano subito verso la forma geometrica delle lettere pensate. Il capitolo settimo o settimo Mischna serve a dare un'indicazione ai cabalisti praticanti: attacca la fine al principio, cioé: si animi la corporeità psichica, così come fiamma e carbone sono inseparabili. Perché il Signore è uno e non ha un secondo, vuol dire che la corporeità psichica deve divenire una sola cosa con lo spirito.

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Il capitolo ottavo dice come ci si deve comportare durante le esercitazioni: l'attività del parlare, situata nella bocca, deve tacere e neppure il cuore deve pensare. La parlata e i sentimenti e tutta la consapevolezza devono rendersi attivi nelle dita, il che significa che "quando il tuo cuore corre via, ritorna al tuo posto". Quando si dice 'cuore' bisogna intendere la consapevolezza, che inizialmente non si lascia trattenere nelle dita e perciò bisogna farla ritornare alle dita quando sfugge alla testa e al cuore. La ‘scienza della chiave’ svela perciò non solo la scienza alchemica, come ho già indicato nella mia Massoneria, ma getta luce anche sui lati oscuri della kabbalà.

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