L'edizione del Lapidaire della Biblioteca Reale di Torino

July 24, 2017 | Author: Barbara Geromel | Category: Magic (Paranormal), Middle Ages, Divine Comedy, Historiography, Bookbinding
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(ms. Varia 110)...

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UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DEL PIEMONTE ORIENTALE A. AVOGADRO Facoltà di Lettere e Filosofia Corso di Laurea in Lettere

TESI DI LAUREA L’edizione del lapidaire della Biblioteca Reale di Torino (ms. Varia 110)

RELATORE: Ch. mo. Prof. Marco PICCAT CANDIDATA: Barbara GEROMEL

Anno Accademico 2001-2002

INDICE

Presentazione I lapidari nell’antichità I lapidari nel Medioevo Descrizione Criteri di trascrizione De la vertu des pierres – il testo

I VII XXI XXXIV XXXVIII 1

Commento

68

Tabelle

98

Conclusione

117

Glossario

127

Elenco delle pietre

146

Toponimi e antroponimi

158

Animali e piante

164

Simboli zodiacali e astrologici

169

Autori citati

172

Bibliografia

184

PRESENTAZIONE

Presentazione

Il lapidario intitolato De la vertu des pierres, esaminato nel presente lavoro, è un manoscritto anonimo del XV secolo, in francese antico, conservato presso la Biblioteca Reale di Torino e segnato Varia 110. Per la trascrizione mi sono avvalsa delle fotocopie tratte dal microfilm, ma per fortuna, grazie alla vicinanza del luogo in cui si trova il codice, ho avuto più volte la possibilità di consultare direttamente il libretto, cosa che costituisce senza dubbio la parte più interessante del lavoro di edizione. Naturalmente oltre a motivi di soddisfazione personale, consultare direttamente il codice ha il pregio di fugare eventuali dubbi sorti durante la trascrizione da fotocopie, e di rispondere, nel mio caso, a una domanda essenziale per la comprensione e la contestualizzazione di Varia 110, ovvero: la lacuna fra la carta 8 e la carta 9 è testuale o materiale? Rimando al capitolo Descrizione e per l’approfondimento della questione.

II

Presentazione

Personalmente conoscevo molto poco riguardo alla tradizione lapidaria, e questo lavoro mi ha permesso di scoprire una storia lunga e affascinante, più ricca di quello che pensassi. Gli studi stessi condotti sui trattati sulle pietre preziose, in particolar modo quelli medievali francesi, sono tutt’altro che terminati e riservano ancora molte sorprese. L’edizione di Varia 110 non è che un minimo contributo a questi studi così vasti. Il mio lavoro è consistito essenzialmente nella trascrizione del manoscritto, con in più un apparato che metta in luce le differenze con un altro testimone, che si trova alla Bibliothèque Nationale de France, segnato Fr. 2007. Oltre ai capitoli con la descrizione del codice, il glossario e il commento, ho pensato di svolgere una personale ricerca sulla storia dei lapidari nell’antichità e nel Medioevo. A dire il vero la materia è risultata troppo vasta per essere svolta in modo compiuto, ed è già da tempo oggetto di studio da parte di filologi di fama mondiale. Tuttavia una piccola introduzione con accenni ai momenti più importanti della tradizione lapidaria può essere utile per comprendere meglio il contesto storico e culturale in cui si colloca il lapidario di Torino, e i rapporti di questo con auctoritates del genere trattatistico.

III

Presentazione

Purtroppo all’interno del codice non vi sono indizi che permettano di collocarlo temporalmente, né di spiegarne la sua presenza a Torino. L’ex libris ci fa sapere che apparteneva alla collezione di Carlo Alberto, ma questo elemento non basta per risalire alla sua data di acquisizione, anzi, potrebbe addirittura sviarci. Né nell’incipit, né nel colophon, né all’interno del testo, non vi sono indicazioni né sull’autore, né sul copista, né sul dedicatario dell’opera. Non vi sono riferimenti temporali, e gli avvenimenti che sono riferiti in forma di aneddoto non sono utili per la sua contestualizzazione. Dalla scheda del manoscritto, contenuta nel catalogo dei codici posseduti dalla Biblioteca Reale, sappiamo che è datato al XV secolo. Inoltre è scritto in francese antico. Nei capitoli successivi analizzerò le diverse ipotesi che possiamo fare tenendo conto di questi scarsi indizi: potrebbe essere un dono di nozze (l’ottima fattura permette di pensarlo); la sua appartenenza alla famiglia sabauda potrebbe essere molto antica. Spero che i prossimi studi sui lapidari francesi permettano di scoprire il suo scopo, e il suo rapporto con il lapidario di Parigi.

IV

Presentazione

Lavorare su questo codice, ed effettuare delle ricerche sul retroterra culturale di questo genere, a metà fra letterario e scientifico, è stato senza dubbio interessante e soddisfacente, nonostante molte domande non trovino ancora risposta, e si sia ancora lontani da una sistematizzazione dei trattati che permetta il loro confronto e lo studio delle fonti. In più, oltre a considerazioni di carattere storico e filologico, l’analisi di quest’opera spero serva ad aprire uno scorcio su un mondo che in genere è trascurato dalla storiografia ufficiale, quello della vita quotidiana, delle credenze, delle superstizioni, della ricchezza dell’immaginario medievale. Siano essi testimoni di una coscienza para-scientifica, o tutt’altro, avversaria alla scienza, questi trattati, con tutti i loro errori e le loro storture superstiziose, paradossalmente hanno condotto a investigazioni sempre più approfondite e scientifiche.1 A noi moderni, così attaccati al rigore positivista, figli prima del Rinascimento e poi dell’Illuminismo, trattati del genere possono sembrare ridicoli, ingenui, e privi di interesse storico. Invece è proprio attraverso queste opere che possiamo riscoprire quell’universo “oscuro” tanto bistrattato e 1

A. RANIERI BISCIA: traduzione dall’arabo di Fior di pensieri sulle pietre preziose di A. TEFAISCITE, Firenze, Reale Tipografia Orientale Medico-Laurenziana, 1818, introduzione.

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Presentazione

rimosso, e che al contrario costituisce le fondamenta della civiltà e della cultura occidentali.

Vorrei dedicare un piccolo spazio a tutti coloro che mi sono stati d’aiuto durante lo svolgimento di questo mio lavoro: ringrazio innanzitutto il mio relatore, il Prof. Marco Piccat, per avermi proposto un argomento così interessante e per l’aiuto durante il lavoro di ricerca e di stesura; i bibliotecari della Biblioteca Reale di Torino, della Bibliothèque Nationale de France, della Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino, della Biblioteca della Facoltà di Lettere e Giurisprudenza dell’Università di Milano, e naturalmente della Biblioteca del Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Vercelli. Un ringraziamento particolare va ai miei amici Sergio Maldotti e Maria Scolamacchia, per la disponibilità e la sollecitudine nel procurarmi due libri, e a tutti quelli che mi hanno sostenuto e incoraggiato, dandomi consigli preziosi. E naturalmente alla mia famiglia.

VI

I L A P I D A R I N E L L’ A N T I C H I T A’

I lapidari nell’antichità

L’uso delle pietre preziose a scopo magico, mistico e terapeutico ha origini antichissime, probabilmente risale all’età della pietra. La necessità stessa di cercare materiali duri per realizzare strumenti resistenti, fece scoprire all’uomo la silice; ma in tutte le sue ricerche presto si imbatté in materiali non soltanto duri, ma anche colorati e particolarmente belli e attraenti. A quell’epoca, l’epoca dell’infanzia dell’umanità, di vichiana memoria, l’uomo si era già reso conto che oltre alle forze fisiche sue e della natura, era circondato da forze invisibili e più potenti di lui, che lo terrorizzavano, e che, se non poteva dominarle, doveva almeno tentare di propiziarsi. Quei materiali poco comuni, che sapevano illuminarsi ai raggi del sole, sembravano contenere in sé questa potenza soprannaturale, e presto occuparono un posto preminente nei manufatti delle più antiche civiltà. Una delle prime gemme utilizzate addirittura dal periodo neolitico fu il lapislazzulo, pietra blu o azzurra permeata di significati magici e sacrali, e per

VIII

I lapidari nell’antichità

questo molto ricercata e apprezzata. Da Megarth, in Pakistan, nella valle dell’Indo, provengono lapislazzuli insieme a turchesi e steatiti, rinvenuti in contesti databili a circa 7000 anni fa. In Iran, presso Tell-i-Bakun, intorno al 4500 a.C., l’industria gemmaria locale tagliava il lapislazzulo in forme poliedriche smussate. In Mesopotamia, a Tepe Gawra, centro della cultura Ubaid, il lapislazzulo faceva la sua comparsa insieme al turchese, all’amestista e al berillo, nel 4500 a.C. sotto forma di gemme lavorate sul posto. Dal 3000 al 2000 a.C. qui fiorì la civiltà Sumera, la cui tecnologia avanzata e la passione per l’ornamento della persona sono testimoniate dal tesoro di oro e gemme trovato a Ur tra il 1922 e 1l 1934 dall’archeologo inglese Sir Leonard Woolley (1880-1960). I minerali trovati nelle tombe erano prevalentemente oggetti in lapislazzulo, corniola ed agata.1 Nello stesso modo in cui l’Oriente fu la culla della civiltà umana, così fu anche il luogo che fornì pietre preziose all’umanità in misura assai maggiore dell’Occidente. Ne consegue che i popoli di quelle regioni (Cina e India in 1

Per questa introduzione sull’uso delle pietre preziose nell’antichità mi sono servita delle informazioni contenute nel bel lavoro realizzato nell’ambito del progetto La storia della mineralogia attraverso i musei europei di mineralogia, che si può tuttora consultare all’indirizzo internet http://euromin.w3sites.net . In particolare, la sezione riguardante l’antichità e il Medioevo, è stata curata dal gruppo di lavoro facente capo alla Dott.ssa Lydie Touret, conservatrice al Museo di Mineralogia dell’École nationale supérieure des mines di Parigi.

IX

I lapidari nell’antichità

particolare) siano stati i primi maestri (e lo noteremo nel modo in cui gli autori dei lapidari occidentali si rifaranno alla sapienza degli indiani) nell’insegnare all’Occidente il valore delle pietre preziose e i primi ideatori delle loro virtù magiche e terapeutiche. Per quanto riguarda la Cina, la maggior parte di queste nozioni sono andate perse, essendo tramandate oralmente, dato che la religione di Confucio ha sempre cercato di allontanare, almeno ufficialmente, opere di questo genere. Qualcosa però ci è rimasto a proposito della giada. Le giade in estremo Oriente ed in Cina in particolare furono sempre i minerali più apprezzati in quanto carichi di significati simbolici e di autentica “energia cosmica”. La sacralità delle giade fu tale da conferire loro sovranità e potenza magica, poteri medicamentosi e taumaturgici. Quella usata dai cinesi era la cosiddetta giada nefrite (anche detta “pietra della pipì”) nelle sue varie gamme cromatiche. I maggiori e più importanti giacimenti di nefrite nel mondo antico erano situati nel Turkestan orientale cinese, e alla loro ricerca, circondata da una particolare atmosfera di sacralità, erano adibite soltanto le donne. Al contrario, presso le civiltà siro-mesopotamiche, egizia, egeo-cretese, greca, fenicia, etrusca e

X

I lapidari nell’antichità

romana, le giade trovarono solo eccezionalmente impiego nella gioielleria e nella glittica. Sia gli assiri che i babilonesi usavano piccoli cilindri di pietra o di minerale sui queli erano incisi gli emblemi, i simboli, i nomi che avevano scelto come contrassegno personale. Gli egiziani rivolsero assai presto la loro attenzione alle pietre preziose studiandole sotto tutti i punti di vista. Divennero celebri perché furono i primi ad imitare artificialmente gemme e pietre dure e si distinsero nell’arte dell’intaglio. Esistono molte leggende su pietre preziose a cui gli egiziani attribuivano virtù soprannaturali, ma troppo vaghe. Sicuramente influirono notevolmente sulla cultura ellenistica. Un riflesso della virtù esoterica delle gemme, o almeno del valore simbolico attribuito loro, si può riscontrare nell’Esodo, dove è detto che il Signore ordinò il numero (dodici) e la qualità delle pietre che dovevano ornare il Razionale (choscien in ebraico) del Gran Sacerdote.2 E’ probabile che qui si rispecchi la cultura egiziana in cui il legislatore Mosè nacque e fu educato. Vedremo in seguito come le dodici pietre del razionale creeranno un filone della letteratura lapidaria a sé, quello

2

Esodo, 39,8 ss.

XI

I lapidari nell’antichità

cosiddetto cristiano, ricollegandosi ad altre citazioni di pietre presenti nell’Antico e nel Nuovo Testamento. Come ben sappiamo, il Mediterraneo deve la sua fioritura grazie al mescolarsi di culture diversissime, occidentali e orientali. A questo deve la sua ricchezza. Spesso quindi una singola cultura creatasi in secoli di contatto e scambio, è in realtà frutto di apporti e filoni le cui origini si perdono nella notte dei tempi e a distanze lontanissime. A un certo momento, quindi, non risulta più possibile risalire all’origine di ogni singola notizia: si rimane nel campo delle ipotesi, dell’opinabile. I lapidari sono soltanto un esempio di questo tipo di cultura comune creato da diverse mentalità. I lapidari sono opere che si occupano delle pietre e delle loro molteplici qualità. A seconda dell’epoca in cui sono redatti e della civiltà in cui vedono la luce, hanno estensione, struttura e scopi assai diversi. Basti pensare che a volte sono costituiti da poche pagine, e le argomentazioni sono molto limitate, mentre a volte (specialmente in epoca medievale) sono dei veri e propri trattati contenenti nozioni di magia, scienza occulta, medicina. In genere si è portati a credere che i lapidari fossero riconducibili a manuali pratici, testi di consultazione per amatori e gioiellieri, ma anche re e principi, che si

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I lapidari nell’antichità

assicuravano la salute e la prosperità del loro regno grazie alle virtù magiche delle gemme. Come ogni altro genere letterario, inizialmente i lapidari non furono opere organiche ben definite, ma più che altro ammassi di nozioni vaghe, riscontrabili specialmente nei poemi indiani e greci. Con il passare del tempo, però, questi testi assunsero una forma ben definita, tanto che oggi possiamo parlare di diversi filoni, a seconda del contenuto. Come ho detto prima, non si può parlare di lapidari cinesi veri e propri, ma le notizie sulle gemme si trovano sparse nei libri di tutte le epoche e di tutte le dinastie dell’impero. Molte di queste notizie riguardano le virtù magiche delle pietre, oltre a considerazioni riguardo al loro valore commerciale. In India, invece, le virtù magiche e soprannaturali delle pietre, vennero tramandate per iscritto in libri appositi. Non è chiaro a quando risalga la compilazione di lapidari, tuttavia dovrebbe essere abbastanza recente. I più antichi scritti dell’India classica, come il Kama Sutra, hanno numerosi richiami alla magia delle gemme e alla loro influenza sul possessore. Tra tutti i lapidari indiani conosciuti si cita in particolare il Ratnapariska (“Conoscenza delle gemme”), che può senza dubbio essere considerato il padre di tutti i lapidari. Tre erano le categorie di persone che secondo gli indiani dovevao possedere

XIII

I lapidari nell’antichità

questo trattato: i commercianti, che erano i diretti interessati; i principi, perché era proprio di un signore conoscere le virtù delle pietre; i poeti, che potevano servirsene ogni qual volta fosse necessario descrivere i ricchi ornamenti dei palazzi e delle corti. La particolarità di questo lapidario non risiede tanto nella struttura, che è quella canonica (origini, qualità, difetti, virtù, prezzo), ma nella convinzione che tutte le opere sono molto spesso dono o castigo di una divinità, e perciò a seconda dei casi, apportatrici di fortuna o sfortuna. Non ricorda questo la necessità del cuore puro nell’uso delle pietre nei lapidari cristiani? La cultura orientale proseguì il suo viaggio verso Occidente attraverso la civiltà greca, e ancor più quella alessandrina. In particolare si assiste a un fenomeno interessante: mentre i lapidari classici più antichi conservano una linea

di

studio

obiettiva,

naturalistica,

basata

sull’osservazione

delle

caratteristiche fisiche delle pietre, e su eventuali virtù terapeutiche, man mano che ci si avvicina a epoche più recenti questo carattere scientifico si perde per dar luogo a un interesse di tipo magico e soprannaturale, che raggiungerà i suoi vertici nei lapidari bizantini.

XIV

I lapidari nell’antichità

Il primo trattato di mineralogia e gemmologia che ci sia giunto è attribuito a Teofrasto (“Intorno alle pietre”) e fu composto intorno al 315 a. C. Allievo

di

Aristotele,

egli

attua

uno

studio

rigorosamente

scientifico,

applicando le teorie di Ippocrate e di Platone per il mondo minerale formando i primi raggruppamenti. Riprende la vecchia divisione delle pietre in maschi e femmine, ma si rivela dubbioso nei confronti della teoria della loro riproduzione,

e

attribuisce

loro

alcune

proprietà

terapeutiche,

ma

è

estremamente critico riguardo alle meraviglie che sono loro attribuite. Questo tipo di ottica proseguirà con Galeno, Dioscoride e Plinio il Vecchio, sempre attenti a considerare con cautela credenze occidentali e orientali, e più propensi a uno studio di tipo mineralogico.3 Dopo la morte di Teofrasto la scienza dei minerali nel mondo ellenistico rinuncia definitivamente a uno studio basato sull’osservazione delle caratteristiche fisiche, e si dedica esclusivamente alle proprietà medicinali soprattutto magiche delle pietre preziose. Questa corrente abbiamo visto nasce in Egitto e in Mesopotamia, e risorge in epoca ellenistica in occasione di un generale declino del razionalismo nelle scienze naturali. I lapidari di 3

R. HALLEUX e J. SCHAMP, Les lapidaires grecs, Les Belles Lectres, Parigi 1985, introduzione, pp. XIII-XIV

XV

I lapidari nell’antichità

quest’epoca sono in genere anonimi o pseudonimi, tuttavia fanno spesso riferimento a auctoritates del genere lapidario. Vista la notevole quantità di informazioni, di credenze e di opere del passato, dalle origini più disparate, si creano addirittura delle correnti diverse, che siamo in grado di distinguere. Un primo filone è costituito da autori “controcorrente”, che proseguono uno studio delle pietre di tipo più rigoroso, come Sotacos, Senocrate di Efeso e Plinio il Vecchio. Autore della Naturalis Historia, Plinio dedicò gli ultimi due libri ai minerali: il XXXVI alle pietre, e il XXXVII alle pietre preziose. La sua meraviglia è tutta per la bellezza di questi prodotti della natura, tuttavia l’istanza moralistica che lo muove lo porta ad osservare in modo critico le degenerazioni del lusso e dell’esibizionismo. Plinio sarà anche polemico nei confronti delle fantasie mitologiche dei Greci, alle quali oppone spiegazioni di tipo razionalistico e scientifico. Gli stessi saranno tacciati di disordine nelle loro classificazioni, anche se egli stesso si renderà conto delle difficoltà di suddividere in modo funzionale un patrimonio infinito di pietre.4 La seconda corrente è totalmente di tipo magico, e affonda le sue radici negli apocrifi orientali. Ad esempio gli scritti attribuiti a Zoroastro, il fondatore

4

PLINIO, Naturalis Historia, Einaudi, Torino 1982, introduzione al libro XXVII, pp. 744-745

XVI

I lapidari nell’antichità

del mazdeismo, che si trovavano nella Biblioteca di Alessandria. Oppure quelli dei Magi, menzionati da Plinio, e dei Caldei, primi conoscitori delle gemme, il più famoso dei quali fu Sudino (Sum-Iddin), indovino di Attalo I (240 A.C.). Un altro fu il babilonese Zachelias, che dedicò al re Mitridate un lapidario in cui attribuiva alle gemme un ruolo nel destino umano. Inoltre all’epoca un lapidario correva sotto il nome del re Salomone. Tutte queste opere orientali sono andate perdute, tuttavia le loro idee conobbero una diffusione considerevole grazie al grande classico della storia naturale fantastica, il Trattato delle simpatie del democriteo Bolos di Mende (100 a.C.).5 I lapidari astrologici, vicini ai precedenti, costituiscono il terzo filone. Anche qui è descritto un universo in cui tutte le parti sono legate da corrispondenze occulte di simpatia o antipatia. In più, viene sottolineato come le pietre, allo stesso modo di tutti gli elementi, sono sottoposte agli influssi degli astri. Ogni pietra è legata a un certo astro, e il potere si rafforza qualora vi sia incisa una figura corrispondente al corpo celeste.6 Molto probabilmente

5

R. HALLEUX e J. SCHAMP, op. cit., introduzione, pp. XXII-XXIV Si inserisce in questo filone l’interessante esempio di Alfonso X, re di Castiglia e di Léon, detto il Saggio, il quale scrisse un lapidario il cui principio ordinatore è lo zodiaco, e le pietre che vi sono descritte appartengono ciascuna a un dato segno e hanno determinate caratteristiche (cfr. ALFONSO IL SAGGIO, Le gemme e gli astri, Xenia, Milano 1997, a cura di Luca Temolo Dall’Igna). 6

XVII

I lapidari nell’antichità

queste credenze hanno origini egiziane, per cui della pietra non interessa tanto la materia che la costituisce, quanto l’immagine che vi è incisa, che racchiude tutto il valore magico e mistico. Questa tradizione si conservò ad Alessandria dove ebbero particolare fortuna le cosiddette pietre gnostiche, su cui erano incise figure che potevano essere di tipo astrologico, cabalistico, cristiano. Acquisivano così valore talismanico e confortavano il credente.7 L’ultimo genere di lapidario ellenistico, con cui ci avviciniamo all’era volgare, è quello allegorico, propriamente giudaico-cristiano. L’interpretazione delle sacre scritture ha dato alla letteratura lapidaria delle opere importanti. Non sono solo gli scritti dei profeti (ad esempio Ezechiele) a mostrarci il popolo di Dio impegnato a ricercare presso i loro vicini le gemme più belle per preparare i suoi vestiti e i suoi templi, con un linguaggio simbolico che acquista una potenza di espressione affascinante.8 La stessa Legge dà alle pietre preziose un posto importante. Abbiamo già parlato delle dodici pietre del Razionale descritte nell’Esodo e nel Levitico9 . La concordanza fra la terminolgia ebraica e quella greca della Settanta ha posto dei problemi. Ma la

7

R. HALLEUX e J. SCHAMP, op. cit., introduzione, pp. XXVIII-XXXI Ezechiele, 1,4 ss.; 27,16; 28,11 ss. 9 Levitico, 8,7 8

XVIII

I lapidari nell’antichità

questione essenziale è costituita dal legame fra queste pietre e i dodici patriarchi delle tribù d’Israele. Filone vi vedeva delle ragioni astrologiche: ogni pietra, con il suo colore, corrispondeva a una costellazione dello zodiaco.10 Ma gli autori cristiani dei primi secoli, fin dall’era apostolica, mentre hanno sempre condannato da una parte il lusso sfrenato dell’alta società, dall’altra si sono sempre scagliati contro il dilagare di tutte quelle forme di superstizione e di magia che durante la decadenza dell’Impero aveva intaccato la vita morale e spirituale anche degli ambienti colti. Tertulliano, Cipriano, San Girolamo, si trovavano inconsapevolmente sullo stesso piano morale di Filone, Epitteto e Seneca.11 Liberate le pietre preziose dalle pratiche magiche e superstizione, finalmente gli scrittori cristiani potevano dedicarsi alla speculazione sul loro significato simbolico, rifacendosi agli insegnamenti dell’Antico Testamento e dell’Apocalisse. I Padri della Chiesa riportano le dodici pietre alla Verità svelata del Nuovo Testamento, di cui l’Antico non è altro che l’annuncio, e le interpretano

10

R. HALLEUX e J. SCHAMP, op, cit., introduzione, p. XXXI A. LIPINSKY, La simbologia delle gemme nella Divina Commedia e le sue fonti letterarie, Olschki, Firenze 1961, p.8 11

XIX

I lapidari nell’antichità

come simboli dei dodici apostoli, delle schiere angeliche, o delle virtù mistiche di Cristo. A queste pietre sono strettamente collegate quelle della muraglia della Gerusalemme celeste descritta nel XXI capitolo dell’Apocalisse12 : sono dodici come quelle del pettorale di Aronne, tranne quattro di esse, e sono in ordine diverso. Poiché ogni pietra possiede un colore e una virtù particolare, ognuna di esse simboleggia uno dei dodici apostoli. 13

12 13

Apocalisse, 21,18 ss. L. PANNIER, Les lapidaires français du Moyen Age, Slatkine, Ginevra, 1973, pp.209-210

XX

I LAPIDARI NEL MEDIOEVO

I lapidari nel Medioevo

Tra il periodo tardo antico e il Medio Evo non c’è soluzione di continuità, e la tradizione lapidaria continua ad essere portata avanti fedelmente, ancora più arricchita dalle varie correnti che dall’antichità si sono moltiplicate e si sono fuse tra loro. La magia della sapienza orientale, il filosofeggiare scientifico dell’antichità classica, il nuovo apporto della cultura ebraico-cristiana, vanno a formare una koinè da cui gli autori dei lapidari attingono a piene mani, forti della ricchezza che gli scambi culturali fra popoli ha permesso in Europa, e che durante il Medioevo raggiunge i suoi vertici, e di un genere che ormai si è consolidato e vede la nascita di voluminosi trattati, carichi di informazioni su moltissime pietre, a volte persino immaginarie. Tra i molti lapidari medievali il lapidario per eccellenza è quello

di

Marbodo. Questo poeta e scienziato benedettino, vescovo di Rennes tra il 1067 e il 1081, compose un Liber lapidum, seu de gemmis in settecentoquarantatre esametri, divisi in sessanta capitoli, nei quali vengono trattate altrettante pietre

XXII

I lapidari nel Medioevo

preziose, spesse volte riducendo semplicemente interi brani di Plinio in versi. L’opera ebbe un tale successo e una tale diffusione da venire tradotto in provenzale, francese, italiano, spagnolo, irlandese, danese ed ebraico. Tutti i lapidari successivi faranno più o meno riferimento a questo modello incontrastato.1 E’ interessante notare che mentre per i bestiari si faceva più volentieri riferimento a passi della Bibbia e al Fisiologo, per quanto riguarda i lapidari ancora una volta i modelli sono quelli pagani, dell’antichità classica e orientale. E’ a queste opere che si fa riferimento per lo studio della storia naturale (Plinio su tutti), benché siamo nel XII secolo e l’insegnamento sia nelle mani della Chiesa. E per quanto riguarda le nostre pietre, a dispetto della religiosità profonda che caratterizza quest’epoca, la tradizione pagana prosegue intatta, e gli stessi Marbodo e Isidoro, vescovi, contribuiranno alla diffusione di questa tradizione, snobbando totalmente le disquisizioni dei Padri della Chiesa sulle pietre dell’Apocalisse. Marbodo stesso, oltre a Plinio, utilizzerà come fonte un trattato del I secolo, se non quello di Damigerone stesso, tradotto in latino dal greco nel III o IV secolo. Del resto lo stesso originale greco era conosciuto da

1

A. LIPINSKY, op. cit., pp. 8-9

XXIII

I lapidari nel Medioevo

Plinio e Isidoro: si trattava di un libro di magia medicale come quelli provenienti dall’Egitto, Asia Minore e Giudea, che erano molto ricercati a Roma già nei primi secoli dell’Impero. 2 Quando poi, un secolo dopo, i chierici riterranno che Marbodo avrà già fatto abbastanza per diffondere un’opera d’ispirazione tutta pagana, e si metteranno a comporre dei lapidari mistici secondo i dettami dei Padri della Chiesa, per cercare di recuperare il distacco, d’altra parte si continuerà comunque a fare riferimento all’opera di Marbodo, che rimarrà un’ auctoritas del genere lapidario per secoli. Così si creeranno due correnti parallele che tuttavia non di rado attingeranno l’una dall’altra. I lapidari mistici si caratterizzano per il numero di pietre limitato, e per la concentrazione sul loro valore simbolico, morale e mistico. Naturalmente un grande spazio era riservato alla trattazione delle dodici pietre del Razionale e quelle dell’Apocalisse, e le fonti erano soprattutto i Padri della Chiesa. I lapidari mistici in latino non furono tradotti, ma influenzarono molto quelli in volgare, anche se in genere le dodici pietre non sono trattate, ma soltanto citate (ad esempio nel lapidario attribuito a Jean de Mandeville). Del resto lo studio

2

L. PANNIER, op. cit.., pp. 9-10

XXIV

I lapidari nel Medioevo

sul significato simbolico delle dodici pietre riguardava maggiormente la cerchia ristretta ecclesiastica: i laici non si azzardavano, insomma. Tuttavia ci furono due tentativi, nel XIII e nel XIV secolo, prima in versi francesi e poi in prosa, probabilmente per frenare la diffusione dei lapidari puramente pagani.3 Oltre a queste due correnti però, andavano pian piano ad aggiungersene altre, grazie soprattutto ai rapporti che sempre più spesso l’Occidente intrattenne con l’Oriente (pensiamo alle Crociate). Correnti che andavano sicuramente a rafforzare la tradizione anteriore al cristianesimo, essendo portatrici della cultura araba ed ebraica, e di quella greca riscoperta grazie agli arabi, e già in origine arricchita dagli apporti orientali. La serie dei lapidari arabi comincia già nell’VIII secolo con Il libro delle pietre di Jabir Ben Hayyan. Dal punto di vista scientifico, invece, verosimilmente i più importanti sono quelli di Muhammad ibn Mansur, scritto nel XII secolo, e Fior di pensieri sulle pietre preziose, del mercante arabo Ahmed Ben Jussuf Al Teifash (1242), nel quale per la prima volta in Occidente vengono citati i prezzi delle pietre preziose sui mercati mediorientali.

3

L. PANNIER, op. cit., p.4

XXV

I lapidari nel Medioevo

Qual era l’uso di questi lapidari, specialmente di quelli d’ispirazione pagana? Essenzialmente di carattere pratico, ovvero dovevano servire da manuali di medicina, di automedicazione, erano trattati di mineralogia. Pietre che guarivano le malattie degli occhi, i morsi dei rettili, che facilitavano il parto e sconfiggevano la sete. Ma anche pietre pericolose, che immerse nell’acqua potevano avvelenare, oppure se strette con violenza potevano bruciare. Chiaramente erano anche uno strumento utile per i mercanti e gli imbonitori, per vendere con successo le loro pietre a una popolazione credulona incantata dalle virtù miracolose che vi si promettevano. Un terzo filone che non troviamo mai isolato, ma in genere mescolato all’interno dei lapidari o addirittura in appendice, è quello di tipo egizianoorientale, filtrato dalla cultura alessandrina e giunta fino al Medioevo, e che verte sulla forma e sui simboli incisi sulle pietre. Proprio questa caratteristica particolare, che non si riscontra in tutti i lapidari giunti fino a noi, ci permette di introdurre un altro grande trattato in latino, quello redatto tra il 1248 e il 1252 dal teologo e filosofo Alberto Magno. Intitolata De Mineralibus, quest’opera tratta veramente a fondo tutti gli aspetti del mondo minerale, mentre consacra la II parte del libro III alle pietre

XXVI

I lapidari nel Medioevo

preziose (il vero e proprio lapidario, con le pietre elencate in ordine alfabetico). Dorothy Wyckoff l’ha paragonato a quello di Marbodo e ad altre opere in latino a esso contemporanee, cioè ai trattati di Arnoldo Saxo, Thomas de Cantimpré

e

Bartolomeo

Anglico.

Tutti

questi

lapidari

si

somigliano

moltissimo, e secondo la studiosa probabilmente facevano tutti riferimento a una fonte comune scomparsa. La III parte è dedicata alle pietre incise, ai segni naturali di tipo astrologico e zodiacale che rafforzano il potere della pietra, e ai modi in cui va portata o posta per far sì che sia efficace. Anche per questo capitolo ci si chiede a quale opera precedente Alberto Magno abbia fatto riferimento: l’unica cosa che sappiamo è che si fa spesso riferimento ad Aristotele e a Diascoride.4 Un posto eccezionale spetta al bellissimo lapidario di Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179), Badessa di un grande monastero sul Reno, autrice di una Physica. Il quarto libro è totalmente dedicato alla scienza delle gemme. La grande santa non si è limitata a copiare ciecamente gli autori che l’hanno preceduta, ma ha anche attinto a tradizioni folkloristiche, ha inserito proprie intuizioni mistiche e ha concesso anche ampio spazio alla litoterapia, cioè alla 4

MICHEL ANGEL, Le monde minéral (traduzione in francese del De mineralibus di ALBERTO MAGNO), Cerf, Parigi, 1995, pp. 50-53

XXVII

I lapidari nel Medioevo

medicina basata sulle virtù miracolose delle pietre, un potere che comunque è sempre concesso dalla provvidenza divina. E’ un trattato che sa fondere e armonizzare tradizioni pagane e verità cristiane, la magia dell’Oriente e la propria devozione alla Chiesa, con una qualità stilistica e un’altezza spirituale pari a quella delle musiche di cui fu anche autrice degna di attenzione.5 Tra i lapidari in versi, e in francese, due sono attribuiti a Philippe de Thaon. Il Lapidaire alphabétique, in 1710 versi, che si fonda su Isidoro e Damigeron, tratta 78 pietre elencate in ordine alfabetico, da cui il nome. Il Lapidaire Apocalytique, in 297 versi, tratta invece con abbondanza di dettagli delle dodici pietre dell’Apocalisse, alle quali sono aggiunti il cristallo, la perla e il magnete6 . Anche il Lapidario cristiano, anonimo, tratta l’argomento dal punto di vista religioso e mistico. Descrive infatti diciassette pietre seguendo un ordine particolare: prima la descrizione delle dodici pietre dell’Esodo, poi il

5

P. MELIS, Il libro delle gemme (traduzione del Liber lapidum di MARBODO e del Liber de lapidibus di ILDEGARDA DI BINGEN), Il Leone Verde, Torino, 1998, p. 14 6 per approfondire lo studio sul lapidario di Philippe de Thaon, è indispensabile la lettura dell’articolo di P. MEYER, Les plus anciens lapidaires français, in Romania XXXVIII (1909), pp. 481-552

XXVIII

I lapidari nel Medioevo

significato

simbolico

di

queste

pietre,

il

colore

delle

quattro

pietre

supplementari descritte nell’Apocalisse, e infine il diamante7 . Interessante è il lapidario cosiddetto di re Filippo. Il nucleo centrale è costituito dalle diciassette pietre sacre (è infatti d’ispirazione cristiana), seguito poi da aggiunte di carattere mineralogico, fino ad arrivare a settantuno pietre supplementari. Il trattato termina con un’appendice sulle pietre incise. Attribuito a Filippo III l’Ardito o a Filippo IV il Bello, questo lapidario è anteriore al 1310. Ottenne un certo successo, tanto da essere tradotto in latino (che inizialmente si pensava fosse l’originale da cui la traduzione in francese)8 . A partire dal XIV secolo lo studio delle pietre preziose, influenzato anche dai lapidari mistici e dagli apporti di teologi e giganti della Chiesa, si sposta e comincia a prestare maggiore attenzione alla bellezza e alle virtù morali delle pietre, cura più dell’anima che del corpo, in grado di rendere gradevoli i loro possessori, rinforzare l’amore coniugale, sconfiggere i nemici e far ottenere ricchezze e signorie. In questo contesto si inserisce un lapidario apparso nel XIV secolo, generalmente attribuito al cavaliere Jean de Mandeville. Tuttavia Léopold 7 8

L. PANNIER, op. cit., 205-285 L. PANNIER, op. cit., pp. 286-297

XXIX

I lapidari nel Medioevo

Pannier nutre dei dubbi sull’attribuzione del lapidario a questo personaggio, nato nel 1300 a Saint Alban in Inghilterra e divenuto famoso per i suoi 33 anni vissuti attraverso la Terra Santa, l’Egitto, l’Asia e la Cina, delle cui meraviglie pubblicò una relazione dal titolo di Magnus Villanus. Secondo Pannier fu proprio questo incredibile viaggio a fargli attribuire un trattato sulle pietre preziose. L’opera di Mandeville sull’Oriente ebbe un grandissimo successo nel XIV secolo: i racconti meravigliosi sui paesi, le genti, gli animali che aveva visto colpirono profondamente le immaginazioni dell’epoca. Egli divenne il grande oracolo in fatto di cose orientali. Inoltre a metà del suo libro ci troviamo davanti alla descrizione delle bellezze dell’India, paese così famoso fin dall’antichità per le sue pietre preziose. Ovviamente Mandeville non poteva esimersi dallo spendere almeno una parola sull’argomento. Cosa che fece, parlando in particolar modo del diamante.9 Tutti i manoscritti contenenti il lapidario in questione contengono nel preambolo l’affermazione secondo cui il testo, in francese, fu “tradotto dal latino”. Eppure di questo originale non v’è traccia. Inoltre c’è una grossa differenza tra i preamboli dei vari manoscritti, dato che in alcuni si afferma che

9

L. PANNIER, op. cit., pp. 192-194

XXX

I lapidari nel Medioevo

l’autore è il cavaliere Jean de Mandeville, mentre in altri questa frase manca. Nelle edizioni a stampa, invece, il nome di Mandeville quale autore del lapidario è sempre presente appena sotto il titolo. Senza contare che tra le opere del suddetto quest’ultima rimane sempre isolata, a parte. Considerando sempre i preamboli, poi, le edizioni a stampa contengono una dedica iniziale al re Renato d’Angiò (“re di Sicilia e Gerusalemme”), il quale nacque nel 1408, quindi dopo la morte di Mandeville. Uno dei manoscritti invece, dedicato a Luigi XII, non contiene alcun riferimento al re Renato, morto da poco. La questione, insomma, è alquanto ingarbugliata. Secondo le ipotesi di Pannier, autore del lapidario doveva essere un chierico, incaricato da un gioielliere, ebreo o lombardo. Non doveva certo dimenticarsi delle virtù medicinali delle pietre preziose, ma doveva insistere soprattutto sulla loro bellezza, sulla ricchezza, i poteri miracolosi di queste gemme provenienti da paesi remoti e misteriosi e che ora si trovavano nel suo negozio.10 Anche questo lapidario si ispira a Marbodo, ma in più aggiunge molte pietre immaginarie e fantastiche, che hanno in comune la caratteristica di provenire

10

L. PANNIER, op. cit., p. 11

XXXI

I lapidari nel Medioevo

dalla testa o dal ventre di animali, come l’allettorio, che si trova nel ventre di un cappone, l’eliotropio, che cresce nella testa di un asino, o il borace, in quella di un rospo. Questo trattato contribuì ad arricchire la tradizione lapidaria, addirittura fino alla fine del XVI secolo, specialmente il filone che si richiamava ai benefici spirituali e materiali che le pietre preziose, se usate con cuore puro, potevano apportare. A questo punto dobbiamo almeno fare un accenno a quel che ne disse il Poeta della letteratura italiana, colui che creò un mondo, quello ultraterreno, ma

soprattutto

una

lingua.

Dante

Alighieri,

con

la

sua preparazione

enciclopedica, non poteva che essere ben informato anche sulle scienze naturali. Non sarebbe stato un vero figlio del proprio tempo se nella sua infinita e onnivora sete di conoscienza non avesse approfondito anche questo aspetto curioso e che era così in voga all’epoca, e cioè lo studio delle gemme. Nella Divina Commedia, summa del pensiero medievale italiano, le gemme occupano una parte importante. Nell’Inferno non v’è posto per la bellezza, e quindi nemmeno per questi oggetti meravigliosi, ma non appena Dante e Virgilio escono dal tenebroso cunicolo e poggiano i piedi sulla

XXXII

I lapidari nel Medioevo

spiaggia dell’isola del Purgatorio, quello che vedono è un cielo dal dolce color d’oriental zaffiro, che dà loro speranza e conforto. E così il prato ai piedi della Montagna ha color di fresco smeraldo, e i cieli del Paradiso hanno ciascuno la propria pietra: diamante per quello della Luna, balascio, cioè rubino, per quello di Venere, topazio per quello di Marte. Solo il cielo del Sole è privo di pietre, questo perché un astro che brilla di luce propria non può venire sostituito da una gemma che riluce dello splendore che riceve proprio da questo astro.11

11

A. LIPINSKY, op. cit., pp.10-18

XXXIII

DESCRIZIONE

Descrizione

Varia 110

Il manoscritto di cui presento l’edizione si trova alla Biblioteca Reale di Torino, con segnatura Varia 110. E’ scritto su pergamena e si presenta in legatura moderna, sul cui dorso è riportato il titolo De la vertu des pierres, che si desume dal testo. Il libro misura 200x140 millimetri ed è costituito da trentuno carte non numerate. Sul foglio di guardia è incollato l’ex libris del re Carlo Alberto (Ex bibliotheca Regis Karoli Alberti), e in basso a destra il cartellino del rilegatore (Joseph Carrù – relieur de livres de S. M. le Roi - à Turin). La prima pagina è ornata su tre lati da un bel fregio miniato, e da due iniziali anch’esse miniate: la prima più grande, la seconda più piccola, analoga a tutte le altre iniziali di capoverso, in oro su fondo azzurro o rosso. Altro fregio analogo e grande iniziale si trovano alla carta 12 recto, mentre altre

XXXV

Descrizione

iniziali di grandezza intermedia e con piccolo fregio miniato si trovano alle carte 5 verso, 7 verso, 18 recto, 19 recto, 27 recto. La scrittura è neogotica e molto chiara alla lettura. Il testo è scritto su una colonna, con inchiostro scuro, e lo specchio è più o meno uguale per ogni pagina; per quanto riguarda i paragrafi, invece, il numero delle linee varia sensibilmente a seconda del soggetto descritto. Non vi sono glosse o disegni sui margini, e non ci sono carte bianche. Il testo, anonimo, è in francese antico e risale probabilmente al XV secolo. Tratta delle virtù medicinali e magiche delle singole pietre preziose, le quali sono ordinate alfabeticamente, cominciando da Acate e finendo con Zigrutes. Non ci sono titoli per ogni paragrafo, ma il nome di ogni pietra è presentato all’inizio dello stesso. Tra le carte 8 e 9 manca un intero fascicolo, e dalla lettera C si passa alla lettera J. Il testo inizia con poche righe di introduzione. Dopo l’elenco si ha un’appendice sul significato dei segni che si trovano naturalmente sulle pietre e sulla maniera di portare le pietre sul corpo o posizionarle affinché siano efficaci.

XXXVI

Descrizione

Fr. 2007

Il manoscritto consultato per un confronto con quello torinese, essendo entrambi testimoni dello stesso testo, si trova alla Bibliothèque Nationale de France a Parigi, con segnatura Fr. 2007. Anch’esso in pergamena, misura 140x190 millimetri, ed è costituito da sette fascicoli di otto carte. I fogli di guardia sono in pergamena: quello superiore porta la menzione Commentum Beati Angustini De Civitate Dei in parte biffata, e sotto Le lapidaire. Presenta una numerazione moderna in cifre arabe sul recto, angolo superiore destro. L’ultima carta non è numerata. Il testo scritto in inchiostro scuro è su una colonna. La rilegatura è moderna in velluto verde. I capilettera marcano i paragrafi: sulla prima carta recto si trova una grande lettera miniata col ritratto dell’autore davanti al suo scrittoio. Il testo, anonimo, risale al XV secolo e tratta “Des propriétés, vertuz, ymageries et lievrez des pierres preciusez”.

XXXVII

CRITERI DI TRASCRIZIONE

Criteri di trascrizione

La trascrizione, elaborata tramite fotocopie tratte da microfilm e rivista sul codice, è risultata abbastanza agevole, data l’ottima fattura del manoscritto e la scrittura particolarmente curata, e la mia dimestichezza con la lingua francese. Ho cercato di rimanere il più possibile fedele al testo, limitando al massimo i miei interventi. Ho risistemato il periodare, senza correggere e interpretare eccessivamente. Ho quindi aggiunto la punteggiatura e sistemato i paragrafi per rendere più agevole la lettura. Le abbreviazioni sono state sciolte, ma rimangono indicate nel testo tramite un degno di sottolineatura. Le abbreviazioni più frequenti sono le seguenti:

= et = -m, -n, -em, -en (home)

XXXIX

Criteri di trascrizione

= -ar, -er, -ir, -re (contre) = -ue o –ui (que) = -es (songes) = -eur o –eurs (pluseurs) = dicte = présent

Le oscillazioni della grafia hanno talvolta costituito un problema di interpretazione, difficoltà che si sono attenuate col procedere della trascrizione. Le diverse grafie sono comunque state mantenute. Dei termini riportati nel glossario sono indicate tutte le forme in cui compaiono. Sono state aggiunte le maiuscole per rendere più comprensibile il testo. Inoltre ho ritenuto di indicare i capilettera miniati con il carattere Old English Text MT grassetto, per dare un’idea della decorazione del manoscritto. Ho separato i sintagmi staccando le parole e aggiungendo l’apostrofo laddove fosse necessario.

XL

Criteri di trascrizione

Esempio:

daguate = d’aguate

E’ stato regolarizzato l’uso di ‘u’ e ‘v’ e di ‘i’ e ‘j’, a seconda dell’uso del francese moderno.

Esempio:

dauent = davent iaune = jaune

L’accentuazione è quella del francese moderno: nel manoscritto, infatti, manca l’uso dell’accento tonico, che è stato aggiunto ove necessario (e per rendere più agevole e comprensibile la lettura).

Esempio:

apres = après present = présent

La ‘e’ tonica in sede finale non è stata aggiunta ai termini che ne erano sprovvisti. Ad esempio com (“comme”).

XLI

Criteri di trascrizione

La dieresi è stata aggiunta sulle vocali ‘i’ e ‘u’ quando precedute da un’altra vocale, perché in antico francese costituiscono iato.

Esempio:

veue = veüe morseure = morseüre

L’apparato aggiunto in fondo ad ogni pagina contiene le varianti formali e sostanziali del lapidario di Parigi, attraverso il quale ci si può fare un’idea completa di come sia questo testo, almeno nelle parti che sono riportate anche da Varia 110 (la lacuna non è integrata).

XLII

DE LA VERTU DES PIERRES – IL TESTO

De la vertu des pierres – il testo

S elon raison et vraie1 philosophie2 et aucy3 l’oppinion des Yndois 4

5

6

7

qui la vertuz scrivent des pierres si comme cil en parties elle viennet et qui par maintes fois les ont esproveis8. M oult donna Dieu grant vertu à ces pierres et pluseurs forces et à 5

maintes autres qui cy après pourrez ouir. 1. A cate est une pierre trouvée en fleuve qui a non Acate et sont de pluseurs manieirs9. Il en est de noires et de blanches, de vertez et de couleur d’or, telles où il y a de pluseurs couleurs et d’autrez10 où il n’y a que d’une seule couleur, et d’autres où il y a croiz blanchez11 ou figures,

10

come branches come homes, comme feilles12 comme testes que nature y

1

vraye phillosophie 3 aussi 4 screivent 5 et en quelles 6 elles 7 viennent 8 esprouveis 9 manières 10 autres 11 blanches 12 filles 2

1

C. 1 r

De la vertu des pierres – il testo

a mis. E t en y a de couleur noires qui sont vergées de vainnes13 blanches et en y a de grises semées de goutes vermoilles. E t en y a de vertes come Jaspre tachiez de goutez14 vermoillez15. Pluseurs16 appellant ceste pierre d’Aguate Elitropie mout17 est 15

virtueuse18. E t si en a où il y a vaynnes qui resemblant or et d’autres qui resemblant de mierre, et de encens et de Courail et sont les meilleurs. M oult est virtueuse19 ceste pierre et mout20 || en divise le livre du lapidaire. L ’Acate conforte veil home, elle le guerist et le tient en force, et si

20

estanche soif et si garde de venin et de morseüre21 de serpent et de chien enragé, et fait home bien parlent et agréable et plaisant22 à Dieu et es gens atrempé en ses faiz, et le desfant23 contre ses adversaires, et garde de soif qui la met en sa bouche, et donnet bonne couleur au visage, et 25

augmentet les sens, et garde de mal faire.

13

vaines goutes 15 vermeilles 16 plusieurs 17 moult 18 vertueuse 19 vertueuse 20 moult 21 morsure 22 plaisent 23 deffant 14

2

C. 1 v

De la vertu des pierres – il testo

E t si fame24 travaille d’enfent et qui25 la met en sa paume26 ou sus la poutrene elle luy ayde27 à delivrer. E t qui la met en une herbe envelopée et puis la met en son poing clox l’on ne puet voir28 la personne. E t ceste herbe suit le souleil et se 30

appelle Elitropia et faut29 que la pierre d’Acate soit verte et semée de goutes vermoilles30 et donne grace aux hommes et rend homme gracieulx31 soubs32 les espriz33 de l’air et donne grant pouair34 contre l’art de magique, et qui la portera sur luy aura victoire de ses ennemis. E t si toust qu’il35 la laira il perdra. Item la manière d’Agate qui est

35

noire vergée de blanc a celle vertuz entre les autres que, qui la metroit soubz la teste d’aucun dorment, elle luy demonstreroit pluseurs et divers songes. C elle qui est verte et semée de goutes vermoilles, est celle qu’il36 faut mettre37 avec l’erbe de Alitropia comme dessus est dit.

24

qui add. om. 26 paulme 27 aide 28 veoir 29 fault 30 vermeilles 31 gracieux 32 soubz 33 esperiz 34 pouoir 35 qui 36 qui 37 metre 25

3

De la vertu des pierres – il testo

L a tierce manière de Acate qui est noire à vaines jaunes, fait || celui

40

C. 2 r

qui la porte vaincre pluseurs perilz et forces et le rend agréable et plaisant aux gens atrempé en ses faiz et le deffend contre ses adversaires. L a quarte manière de Acate qui est grise semée de goutes vermoilles, norrist la veüe38 et estanche soif et garde de venin et, si elle 45

estoit alumée ou brulée, elle rend grant odour. 2. A matiste est de couleur de pourpre. Ceste pierre conforte moult celui 39 qui la porte et fait home40 hardy41 et assure et donne pouair42 contre bestes sauvages, et garde de mauveise43 créance, et celui qui la porte est bienvenu davent princes, et fait legièrement ce qu’il entreprant,

50

et rend la personne qui la porte humble et gracieux, et destraint les déablez44 et si les enchasse et ne pouent empescher les mauveiz45 espriz à celui qui la porte. Et garde homme de enyuier, et fait home bien entendent, et aura delivrement de ce qu’il requiert. || E t, si on la lie sus le bourdexelle du

55

ventre d’une personne pur avecque46 la pierre de Sardoine, elle oste les

38

vène celuy 40 homme 41 hardi 42 pouoir 43 mauvaise 44 déables 45 mauvaiz 46 avecquez 39

4

C. 2 v

De la vertu des pierres – il testo

maugissons et donne garison et amour, et aide les veneurs à prandre leur venaison en tous 47 lieux. 3. A litropia est une pierre qui resemble de couleur à Esmeraude et est semée de goutes vermoilles, et a telle propriété que celui 48 qui la porte 60

a bon renom et santé et le fait vivre longuement, et est bonne contre venins et contre fleuz de sang, et qui la metroit en un49 vessel plain de eau et elle soit ointe de just d’une herbe qui a nom come elle, elle rend le souleil comme sang et semblet es assistans que le souleil souffre eclipse, et fait monter l’eau dedans les rays du soleil en manière de pluie. E t si on la met en sa boche 50 elle fait deviner les choses avenir ; il

65

ensagist celui qui la portet ; il restraint tous 51 fluz de sang et si est bon contre les engrefs52, decepcions, mauveiz53 vicez. Aucune foiz celle pierre croist en la teste d’un asne et quant la pierre est percrue l’asne pert la veüe. Et54 qui la met en eau elle fait en petit de heure bouillir l’eau, et qui

70

la met en son poing clox55, || envelopée en la dicte herbe de Alitropia, elle

47

touz celuy 49 ung 50 bouche 51 touz 52 engrefz 53 mauvais 54 om. 55 cloux 48

5

C. 3 r

De la vertu des pierres – il testo

rend son porteur invisible et est trouvé ceste pierre en Ytiopie, en Chipre et en Inde. 4. A yment a telle vertu qu’il atire le fer à soy, et si ung ho me et sa 75

fame56 ont discorde, mes que l’un ou l’autre la porte, ilz aront57 paiz, et faut58 bien regarder que la pierre tire le fer de toutes pars si le Dyament n’est présent car il en est pluseurs59, que un60 des costez de la pierre tire le fer à soy et de l’autre costé le chasse. E t qui le boit en lait il guerist de ytropisie et aquiert à celui qui le

80

porte grace et honneur et le fait de bon conseil et bien parlent et le met en grant pouair61. S i homs le met sur le chief de sa fame62 et elle soit léale à son mari, elle l’embrassera en son dorment ; et si elle n’est loialle, elle ly tornera le dos et aura telle paour que elle cherra de son lit. E t qui de la poudre63 de celle pierre metra es quatre angles de une

85

maison sur vif charbon, ceulx qui seront en la maison s’en fuyron de paour et lors portont64 les larrons 65 enbler66 ce qui sera en la maison. 56

femme auront 58 fault 59 plusieurs 60 ung 61 pouoir 62 femme 63 pouldre 64 pourront 65 larronnes 66 embler 57

6

De la vertu des pierres – il testo

Et la poudre67 mise sur arsure guerist. || 5. A labandine est une pierre à bi en po68, claire69 comme Sardins et 90

ha une rogeur resplendissante et est ainsi appellée pour ce que lieu où elle est70 trouvée est appellé Alabandre ou autrement Ephèse. 6. A llectoire est une pierre que l’on appellet pierre de jau et est de couleur71 blanche resplandissante, semblable à cristal obscur. E t est trouvé ou ventre d’un chappon de quatre ans et selon aucuns de neuf ans,

95

et tant que le chappon est plus veil, la pierre est meilleur. E t este 72 ceste pierre de la quantité d’une feuve ou maindre. Et ha ces propriétés c’est assavoir que elle esmeut les personnes à luxure. Et rend son porteur agréable, constant victorieux et discreit73, et

100

donne facultez74 et puissancez75 et reconciliacon de amis, et garde la force du corps, et fait la personne retourner en son pays quant il est hors, et fait recouvrer76 ses honneurs et seignuriez77, et fait homme78 bien 67

pouldre pou 69 clère 70 om. 71 coleur 72 est 73 discret 74 facultés 75 puissances 76 recovrer 77 seigneuries 68

7

C. 3 v

De la vertu des pierres – il testo

parlent, et le fait estable et virtueux en bonne evure, et multiplie grace et avoir, et enforce moult amour || entre homme et79 fame, et garist le mal 105

C. 4 r

des rains et fait son porteur impetrer à seigneur ce qu’il requiert, mes qu’il la mète en sa boche 80, et se veult porter en or. E t si elle est pousée soubz la langue, elle rappelle 81 la soif et est ceste propriété derrenne esprouvée. 7. A mandine est une pierre de couleur grise et estaint, et reprime

110

tout venin, et donne victoire de ses adversaires, et interprète et fait entendre songes et obscuritez. 8. A ndromante est une pierre de couleur d’argent et est aussi dure comme Adamant, et a vertu contre furour 82, contre legière mocion de courage et tristece. || 9. A mbre alias Susine, est une pierre que ly Gregois appellet

115

Elleceram pour tant qu’il ait couleur de laiton, et nous l’apellon83 Ambre. E t est si come84 jaune ivoir si trait la paille à luy. Et vault à plus eurs85 maladies. 78

home om. 80 bouche 81 rapelle 82 fureur 83 appellon 84 comme 79

8

C. 4 v

De la vertu des pierres – il testo

La fumie86 de ly ayde le femmez87 portans, et enchasset les 120

serpens. Aucuns die88 que ce est gomme d’arbrez, maix89 je ne lou scay, maix je scay bien que on le truve90 en la mer ou en pluseurs91 autres flux. 10. A reston est pierre92 de couleur de fer, si vault contre pallexin et autre maladie venant de froidure. E t si celle pierre est alumée de feu elle art toudis et ne puet estre

125

estainte jucques93 à tant q ue elle est toute arse. On la treuve en pluseurs94 lieu95. 11. A lbeste est une pierre de couleur semblabe96 à coule ur de fer qui est de telle 97 propriété que, si elle estoit une foyz98 alumée james ou à 130

grant paine pourroit estre estainte.

85

plusieurs fumée 87 femmes 88 dient 89 mais 90 treuve 91 plusieurs 92 une add. 93 jusques 94 plusieurs 95 lieux 96 semblable 97 tielle 98 foiz 86

9

De la vertu des pierres – il testo

E t la raison99 et cause de ce si est pour ce que elle a nature de plume de salmandre, qui est une beste ou || selon aucuns un100 oyseau

C. 5 r

vivant tousiours en feu. E t de ceste pierre souloit l’on user es temples et l’oignoit l’on 135

d’aucune liquor grasse et ainsi gardoit l’on le feu sans estaindre es dits101 temples. 12. A bintos est une pierre de couleur noire, vergée de petites verges vermoilles ou semée de petiz grains. Et ensuit la vertu de celle qui est nomée Albeston. C ar quant elle

140

est alumée, le feu y demeure par l’espace de sept jours ou plus, pour ce qu’elle est aussi de la nature de plume de salmandre. || 13. B a lay est une pierre qui retrait à Rubi, mes elle est de couleur violète. Elle mue et amande sa couleur contre beau temps et est le maistre des Jagonces après Rubi et belle vertu a. I l oste de home102 qui

145

la porte vainnes pencées, tristece et refroidist de mal faire. Et qui le moustre103 à son e nnemy tantoust aura paiz, et qui le porte entre ses ennemis, il reviendra sain et sauf et fait home104 hardy105. 99

rayson ung 101 diz 102 de home] om. 103 monstre 104 homme 105 hardi 100

10

C. 5 v

De la vertu des pierres – il testo

Qui le touchera aus 106 quatre cuignez107 de la maison ou de sa chambre ou de son champ, vermine ne tempeste ny touchera qui mal y 150

face. Et doit estre enchassé en or. 14. B eril est pierre108 blanche come109 cristaul110, mes il n’est mie si cler. On le treuvet111 en pluseurs112 lieux, mais113 cil qui vient d’Ynde resemblet eue, si com114 a couleur d’uille et cil115 est meillour 116 et plus

155

precieux. I l confermet amour entre maris et espouze. Il enhaucet la bonne renomée du portant. L’eue en quoy il est lavez, esclairsit117 la veüe si refroidist l’estomac et faie eschaufé et tout l’esperit. Q ui boit pluseurs foyz de celle eue il garist de fevure118. S i le Beril est en ronde forme et on le met au ray du || souleil, il

160

alumet le feu.

106

aux suignez 108 une add. 109 comme 110 cristal 111 trouvet 112 plusieurs 113 mes 114 om. 115 celuy 116 meilleur 117 esclarsit 118 fèvre 107

11

C. 6 r

De la vertu des pierres – il testo

I l garist d’esquinance et des glandes se on la touche, et acroist le portant en tout bien. E t si un chastel est assiégé de gens et un119 enfant virge portet le 165

ront Beril, tenens à trois 120 doiz121 sus le mur du chastel ou sus la tour, et tornet122 sa face vers le mur et die troys fois123 : «S S i come124 ceste pierre n’a nullez125 portez ne nulles entrées, en telle manière saians ennemis, ne triuchet entrée en cestuy chastel prandre», et le chastel ne sera ja prins par la126 vertuz du Beril, si n’est rendu de grace. 15. B orax est la pierre de bouterias et est autrement appellée

170

pierre Crapaudine et en sont trois manières. L a première est blanche come127 la meillour128, li autre129 est de couleur fuceque entre noire et blanche et au meilleu aussi come130 un oellin131. L y autres en la forme d’un bouterel ou meilleu, et est aucuns de 175

couleur d’arsille ; toutez vallet132 contre venin. Car quant on les a valet 119

ung troys 121 dois 122 tournet 123 foiz 124 comme 125 nulles 126 pour la] par 127 comme 128 meilleur 129 l’autre 130 comme 131 cellin 132 vallent 120

12

De la vertu des pierres – il testo

dedans son corps par133 la bouche, il garist les entraillez et neptoie et puis ist hors par de soubz, et doit estre englutée sans briser, et se on || la met en un134 anel de quoy ly chaiton135 soit outre parciez, en telle manière que le doy touchet la pierre et venin soit porté davent celle pierre, tantoust136 la 180

pierre art et brule le doy ency137 come138 d’un charbon et aussi elle enchasse le venin. I l fut jadis un139 clerc qui en la presence de son varlet tenoit son arère si trouvet en son arère un 140 grans bouteriaul141 et vit sus son chiep142 une grans143 bousse ronde par laiquel144 il pansoit qu’il avoit en

185

celle bousse pierre Crapaudine si prist le bouteriaul et lou145 liait146 en la manche de sa chemise jucquez147 à ta nt qui fust retournez de coron de champ et, quant il fut retourneis148 si ne trouva rien en sa manche et estoit la manche bien fort liée d’une partie et d’autre et ny fut point trouvé de tres

133

par add. ung 135 charton 136 tantost 137 ainsi 138 comme 139 ung 140 ung 141 son arère... un grans bouteriaul] son arère ungs grans bouteriaul 142 chief 143 grant 144 leiquel 145 le 146 lia 147 jusquez 148 retourné 134

13

C. 6 v

De la vertu des pierres – il testo

par quoy on peust supposer que celle pierre vault à delivrer prisonniers de 190

chartre ou d’autre prison. 16. B elloculez est pierre aucunement blanche avec jaune couleur mallent et espandixent149 come150 splendissour d’or et ait151 au meilleu si comme d’une prunelle d’un oil et d’un petit noir cerquelle, et celle pierre garde la veüe et prolongue la vie ; || il donne victoire en bataille, en plais et

195

en autre part. 17. B alagre est une pierre precieuse152 de couleur vermoille et naturellement est très clère y est dicte, selon aucuns, la fame153 du Carboucle, et le154 Carboucle est dit son mari, pour la similitude que a la fame155 au mari car, ainsi que la fame est de plus feuble couleur et mains

200

virtueuse que le mari, semblablement est ceste pierre de plus feible couleur et mains virtueuse que l’Escarbouscle 156 et, selon aucuns, elle

149

espandissent comme 151 est 152 préciouse 153 femme 154 om. 155 femme 156 Escarboucle 150

14

C. 7 r

De la vertu des pierres – il testo

est157 dicte la maison et le158 palais du Carboucle 159 pour ce que, souventez160 foiz, s’engendret le Carboucle en ceste pierre. E t ceu161 avon162 veu en nostre temps que une mesme pierre par le 205

deshors estre Balagre et par le dedans estoit Carboucle. P ourquoy disoit Aristote 163 que ceste pierre estoit manière de Carboucle. Selon que dient aucuns, la pierre que portet le crapaut est ainsin164 appellé 165 ou autrement Bauras et en y a deux manières : l’une est

210

blanche aucunement brune et l’autre est noire et, en nostre temps, en avon166 veu trouver une petite verte en || un167 crapaut. Et vault à purger les ordurez des antrail les et superfluitez, et vulgaument sont appellées168 cestez169 pierres Crapaudines. 18. C H erboucle est une pierre rouge ardans, de couleur si com170

215

deux charbons et là pra nt il son nom, et reluit es tenèbres et donnet grant clarté et a la vertuz de toutes171 les pierres precieusez. 157

om. om. 159 Carble 160 souventes 161 ce 162 avons 163 Arystote 164 ainsi 165 appellée 166 avons 167 ung 168 appelléez 169 om. 158

15

C. 7 v

De la vertu des pierres – il testo

E t deveis172 savoir que ly Yndois en dient estre de trois manières, desqueulx la première est nomée en grejois Antrax, c’est à dire Cherboucle, qui est celui 173 dont je vous parle, et vient de Libie et d’Ynde. L a seconde manière est de menour pris et est nomée Epitistez en

220

grejois, ceu174 est à dire Rubi. E t la tierce manière est appellée par son nom Balasse. 19. C acidoyne 175 : sa couleur est moienne entre Jagonce et Bericle des Jagonces, qui sont auguez blanchez || et est de trouble couleur et 225

blancheur. Sa vertuz est à celuy qui la porte à son col, il vault co ntre toutes choses176 fantastiques et illusion de ennemy. E t vault contre mauveis177 engin178 et contre decepcion. Si aide mout179 en marchandie et en toute besoigne ; si on la fouret

230

et le porte en son col ou en son doy, avecquez la pierre que on appelle Sinerip elles curet toutes fieuvres, elle resistet contre le venin de luxure et de tempeste, et gardet celuy qui le portet de feu et de ayue, et veult estre

170

comme toutez 172 devez 173 celuy 174 ce 175 Cacidoine 176 chouses 177 mauves 178 angin 179 moult 171

16

C. 8 r

De la vertu des pierres – il testo

assise en or, et fait gaigner ses causez180 contre ses adversairez181, et gardet la force du corps, et fait home182 bien parlent, et ne sera point 235

condampné en pleit où il ait droit et en toutes choses183 ly sera gardé son droit. C elui qui a Oniche, Sardoine et Cacidoine, il est bien gardé. L e Cacidoine portet les gracez184 daventdictez, et Oniche, et Sardoine gardet de tous 185 perilz et meschiez et a este esprouvé par

240

pluseurs foiz. 20. C orneline est une pierre jaune et aucunez186 foiz meslée de rouge, comme laveure de chair et en y a de toutes jaunes. Celle pierre a telle 187 vertuz que, qui la portet sur soy, elle confortet ceulx qui la portent de toutes leurs maladies et les rend plaisans et

245

amyables, || et apaise yres et noises, et188 estanche sanc de tous 189 lieux, expicialement190 de manstreurs et des esmarudes ; il donnet honneur et

180

causes adversaires 182 homme 183 chouses 184 graces 185 touz 186 aucunes 187 tielle 188 om. 189 touz 190 espiciallement 181

17

C. 8 v

De la vertu des pierres – il testo

victoire en plaiz ; et cil191 qui a rouge tache, restraint le sang de plaies et des nerfs. 21. C risopace est une pierre qui est aportée192 de la terre d’Ynde et 250

sa couleur est verdelete et resemble yeulx de porc et gete flambe come d’or de toutes pars. C elui 193 qui la porte si est moult gracieulx194. Et fait son porteur estre receu liement partout où il va. Si esclarsist les yeulx et garist de palexine et des mambres qui sont fort195 seiches si on la lie sus. E t en y a aucunes de couleur de just de paires semée de goutes

255

d’or entre meslées. 22. C oural l’un est blanc et l’autre est rouge et chescun196 est aprouvé197 avoir vertu contre tout fleu de sang, et s’il estoit pendu au col d’aucune personne, il donnet sapience et oste folie. Il oste hors…∗ || 260

Quant l’on porte 198 venin ou enchantement, là où le Jaspre sera le Jaspre suera et muera un de ses couleurs. Il estanche de sang et de courson ; il garist de fievres et d’ytropisie. 191

celuy apportée 193 celuy 194 gracieux 195 fors 196 chascun 197 approuvé ∗ cfr. capp. Conclusione 198 portet 192

18

C. 9 r

De la vertu des pierres – il testo

E t qui le regarde entre199 le jour, il gardet de fantosmes et fait personne puissant et sain et le garde de contraire, et est bonne à fe mme 265

qui travaille d’enfent et plus toust en enfante. Et le meillour 200 est le vert d’espesse verdeur. Et encore dit Moyse que toutes ses Jaspères sont bonnez201 contre toutes fantosmes ; et doit estre enchassée en argent. M es il n’apartient point à fame 202 de le porter car elle empesche le concevoir, et ly restraint trop la maladie de ses fleurs, et se doit porter à la

270

destre partie de l’ome203. 23. I ena est une pierre, selon que diet Enax et Caaron, que si elle estoit mise soubz la langue, elle feroit dire les chosez204 avenir par manière de divinacion. || 24. I stustos selon que dit Ysidore, est une pierre semblable à

275

Saffron qui est trouvée es derrainnes205 parties des Espaignes, jouxte les meutez de Archules, qui sont appellés Gades, ou segon ou tiers clemaz oultre celle terre que nous appellons maytenent206 Espaigne.

199

comme meilleur 201 bonnes 202 femme 203 omme 204 chouses 205 dernières 206 mointenant 200

19

C. 9 v

De la vertu des pierres – il testo

C este pierre est vistouse et, quant sa vistousité est achevée, elle est filable et le vestiment qui en seroit fait ne porroit207 estre brulé par feu 280

mes, de tant que le feu y a208 toucheroit et plus seroit purgé et netoyé et plus fort resplandiroit. C este pierre selon aucuns est appellée Carboucle blanche et selon les autrez Carcule blanc ; elle a aucunement manière de Carboucle entan 209

qu’elle resiste es fantasmes et es ars magiques. C este pierre vault contre la douleur des210 yeulz, quant ils 211 sont

285

trop humides, et la poudre212 de elle est bonne pour garir la rougne 213. || 25. K acabre est une pierre semblabe à Gagates en couleur et en vertu, de la quelle nous avons fait mencion, sauf selon que dient aucuns que ceste pierre est plus molle que Gagates. 26. K akabartes est une pierre semblabe à cristal, laquelle, selon

290

les docteurs, donne eloquence, honneur et grace et vault contre214 ydropisie.

207

pourroit om. 209 entant 210 de 211 ilz 212 pouldre 213 rouigne 214 comme 208

20

C. 10 r

De la vertu des pierres – il testo

27. K amen est une pierre blanche en tout ou en partie, toutesfoiz est elle diverse en couleur. || 28. L igures sont trouvées en Ynde en un flun plen de fourest et les

295

gardet une beste qui ha nom Layns et le repoust en sa goule bien et perfont que les vertuz ne soient aydables. Et sont de pluseurs215 couleurs mes la meillour216 est de couleur d’or et en y a de couleur de mierre et de couleur d’encens et en y a dont la 300

jauneur verdoie217 et aucunez218 foyz219 a couleur de Safron, si come220 Ambre et a tachez aucunez221 foiz en rouge si com222 Escarboucle, mes il ne luyt point de nuyt ; aucunez223 fois224 est verte si come225 un226 prisme, car il changet sa couleur selon la vanité de l’ome227. Et ont cestes pierres pluseurs228 vertuz : ellez229 guerissent de

305

jauneur et destorne230 ceulx qui la portant de mauveiz vices, et fait

215

plusieurs meilleur 217 verdoye 218 aucune 219 foiz 220 comme 221 aucune 222 comme 223 aucune 224 foiz 225 comme 226 une 227 omme 228 plusieurs 229 elles 230 destourne 216

21

C. 10 v

De la vertu des pierres – il testo

home231 courocie, joyeulx et refroidist de grant chaleur qui le met en sa boche 232 et oste la rogeur des yeulz, et si est bonne à porter contre toutes manièrez de goutez, et guerist de toutes douleurs et le mal de l’estomac, et le desanfle et estanche sanc. Et fait fame233 qui le porte plaisant et 310

amée de toutes gens, et estanche cours de ventre et guerist douleur de vantre, et consume ventosités et tire la paille come234 l’Ambre, et l’ayue où elle sera lavée briset la pierre et destruit la gravelle si on la boit. || 29. L angue de serpens 235 est pierre de diverse couleur. L’une manière est aussi come236 blanche flave si come237 couleur

315

de plove, et ly autre a couleur de cendre, et ly autre est238 noir, et ly autre est239 rouge. Aucunez240 foyz241 est noir ly autre ou rouge, aucunez242 foiz est tachelée243, et aucunez244 foiz a venuies. Celle pierre a seisson et forme d’une langue de serpens 245 et pourtant est elle ainsi nomée246. 231

homme bouche 233 femme 234 comme 235 serpent 236 comme 237 comme 238 om. 239 om. 240 aucune 241 foiz 242 aucune 243 taichelée 244 aucune 245 serpent 232

22

C. 11 r

De la vertu des pierres – il testo

Celle recist à venins car, si on aportet venins en sa presence elle

320

gectet suour et muet sa couleur et vault à viseicé de la langue. Elle donnet247 bon parlez248, car la parole du portans est resiutet gracieusement de tous249. 30. L iparea est une pierre qui est trouvé en Libie. Ceste pierre a merveilleuse vertu car, en celles parties toutes

325

bestes qui sont chasséez de veneurs ou de chiens, elle s’en fuit pour tout refuge à ceste pierre et250 la regarde come251 son patron et, tant que la beste est présente et regardente celle pierre, les veneurs et les chiens n’ont point de puissance de ly nuyre, qui est choses bien marveilable 252. || 31. L i pierres du souleil est noire ronde, qui a blanches vaines et

330

253

aucunez

254

foyz

255

bleuez, de laquelle ist un

256

doux ray si com

la

lumère du souleil. Si elle est mise en une maison en ray du souleil en un257 vaissel258 avec necte ayue, elle randroit très g rant clarté. 246

nommée donne 248 parler 249 touz 250 est 251 comme 252 merveillable 253 aucune 254 foiz 255 ung 256 comme 257 ung 258 veissel 247

23

C. 11 v

De la vertu des pierres – il testo

Elle vault à prince de tous 259, si acroist richesse et dominacion, si 335

fait avoir delit et gardet les vertuz du corps. 32. L a pierre de la lune est pierre blanche paille, avec vaine et taiche sur noir ou sur rouge ou citrine. E lle luist aucunes260 fois261 par nuis, si comme en plaine lune ; aucunez262 foiz ne luist mye, fors en certenne263 houres264. Elle garde les vertuz du corps et fait legièrement cheminer ceulx qui

340

vont par mer et garde de tempeste et de peril. Il acroist les biens temporeux265, si vault à emprinter les nobles chois es266 et honneurs. Il garist les lunatiques et gardet ceulx qui vont par chemins de peril de larron. || 33. L azulle est pierre assez pres de la couleur de la pierre Armenie

345

dessus dicte, mes a en luy taiche d’or petites, si come267 poin dorés. Celle pierre vault contre mesencolie et contre les quartenne et autre maladie mesencolieuze 268, mais269 elle empèchet aussi de concevoir270 enfans. 259

touz aucune 261 foiz 262 aucune 263 certaines 264 heures 265 temporelz 266 chouses 267 comme 260

24

C. 12 r

De la vertu des pierres – il testo

34. M arguerite reconforte 271 le cuer272 et enlumine les espriz et

350

vault contre la carcidiacre passion, et aide à ceulx qui enenouyssent 273, et vault contre tout fleu de sang et autrez274

humours, et vault contre

palexine et contre la feblèce de l’estomac. Elle conforte la veüe et procure concorde, et tient l’ome275 en memoire et bonne pansée de cuer276. || 35. M utille est pierre que on nomet277 brisevoir, car à un 278 cop

355

briset le voir et les pierres. Aucuns nomet279 celle pierres Aigle et est carrée de couleur de fer. Cest pierre aiment mout ly truant, car il engavigne 280 moult d’argent, car il cuisent celle pierre en sang de dagron281 et puis enfrontent282 et 360

conquient leur main ou leur chevoux283, ou leur jambes, ou leur col. Si semblent si très laiz que les regardent qu’il semblet que cil membres

268

mesencolieuse mes 270 concepvoir 271 reconfonte 272 cueur 273 enanouyssent 274 autres 275 omme 276 cueur 277 nommet 278 ung 279 nommet 280 engaigne 281 dragon 282 enfrotent 283 cheveux 269

25

C. 12 v

De la vertu des pierres – il testo

soient afolez. T oute284 vois li membre se demeure de sous 285 sains et gariz, et quant il leur pleist286 il les lave de rousée, ce que il ne pert rien. 36. M edo est une pierre dont il est deux especez : l’une est noire et 365

l’autre est verte. Ceste pierre est virtueuse contre une maladie de piez nomée287 podagre, contre avenleure de288 yeulx et contre maladie de rains. Aussi est profitable pour resoner et norrir gens lassez et feublez, et dit on que si la noire de ces pierres estoit depecée en eue chaude et aucun se laveroit

370

en celle eue, ses membres tantost pelerient et ecorcherient, et si aucun bevoit de icelle 289 eue il mourroit en vomissant. || 37. M elochites, qui selon aucuns est appellée Melonite, qui est grasse, espèce et verte et resplandissante, non pas tant come

290

Esmeraude, aussi come en couleur de maune 291. Ceste pierre a vertuz de garder son porteur d’aventures nuysibles.

375

Item pour garder les berceulx des petiz enfans.

284

toutes soubz 286 plaist 287 nommée 288 des 289 ycelle 290 comme 291 manne 285

26

C. 13 r

De la vertu des pierres – il testo

38. M auphites est une pierre qui a vertu de eschaufer ainsi come292 feir293, non pas que elle 294 soit chaude de elle, mes elle ha vertu d’eschaufer. Item si ceste pierre estoit pilée et meslée avecquez295 eue et

380

donnée à boire à gens que l’on vouldroit bruler, il ne sentirient du torme nt pour ce que elle les rend insensiblez. 39. M archacile, selon aucuns, est une pierre qui a pluseurs espècez selon la diversité des couleurs, car d’un chescun296 métal elle 385

ressoit297 la couleur. Et ainsin298 l’une est dicte Marchassite dorée et l’autre Marchassite argentée, et ainsin d’autre selon la diversité des métaulx. || 40. N itron est une pierre de couleur sourpale et clère. La vertuz de ceste pierre est dissolver ou dessoudre ou deslier, et

390

aussi de atraire, et vault contre evacuacion. 41. N ithomas est dicte alabastre, et selon aucuns est une manière de marbre. Et n’est pas pierre precieuse, mes pour ce que sa vertu est 292

comme fer 294 qu’elle 295 avecques 296 chascun 297 recoit 298 ainsi 293

27

C. 13 v

De la vertu des pierres – il testo

merveileuse299, nous en parlerons 300 aucunement entre les pierres precieusez. C este pierre301 est tellement302 froide que pour la froideur d’elle, elle

395

a vertuz de conserver et garder les ougnemens, et pour tant ensienement303 l’en enfasoit les boites. I tem elle garde les cors des mors, par sa dicte froidure, de toutes feitours, maulveises odours, et pour ce ensiennement304 l’on en fasoit les tombeaux et sepulcrez. Ceste pierre est blanche et resplandissante, et selon aucuns donne

400

victoire et obtinet amitié. I tem, selon que dient aucuns, est une manière de pierre appellée Crapaudine, qui est de la manière de pierre de crapaut, et est trouvée en pluseurs crapaus, de laquelle est deux manières : l’une est sour blanche, 405

c’est à dire non p arfectement blanche, || mes de telle couleur come305 306

seroit lait meslé avec sang, mes

que le lait eust plus force que le sang,

et pourtant aucunes307 foiz y aparoist petites vaynnes sanguines obscurez308 ; l’autre manière est noire. Et aucunes foiz en celle pierre y apareist un309 crapaut en painture, les piez estanduz davent et darrière, et 299

merveilleuse nous en parleront] om. 301 précieuse 302 tiellement 303 enciennement 304 enciennement 305 comme 306 om. 307 aucune 308 obscures 309 ung 300

28

C. 14 r

De la vertu des pierres – il testo

410

scelon310 que disent les maistres, si ses deux pierres estoient closes ensemble et aucun venin y fust présent, elles brulerient les mains de celui 311 qui le atoucheroit312, et pour aprouver et cognoistre ces pierres, diset les maistres, que si elles estoient demoustrées313 à un 314 crapaut vif, le crapaut se esleveroit contre elles et les beseroit si pouet. A uxi315 dit l’on que si la première de ses deux pierres estoit pousée

415

emprès venin, elle convertiroit sa couleur en couleur grise. || 42. O niche et Sardoine et Calcidoine sont ensemble concrées en la terre d’Ynde et de Arabes et sont de diversez couleurs et de diverses vertuz. O niche est noire et, quant il y a taintures blanches316 ou percez ou

420

roges317 et il y a un318 poy de noir, s’il est droit Oniche, il fait home319 joyeulx, preux, hardiz et courageux ; et tient en santé celuy qui le porte et le fait vivre longuement, et acroist richesses. Et fait home songer de nuyt son amy mort en dorment et ly souvient 425

au matin de quoy le mort est besoigneux ; et celui 320 qui le porte a 310

selon celuy 312 athoucheroit 313 demonstrées 314 ung 315 aussi 316 blanchez 317 rogez 318 ung 319 homme 320 celuy 311

29

C. 14 v

De la vertu des pierres – il testo

pluseurs321 gracez, et si oste l’ome322 de tristece, de craintes et de paours de nuyt et dort seurement. Et se doit porter en or et ne se doit point porter l’Oniche sinon qu’elle soit concrée ensemble avec Sardoyne et Calcidoine. O niche, qui le porte à son col ou en son doy, il do nnet voir323 les

430

dyables et moult de fantasies en dorment ; il procuret ire et esmeut tanson. Si on le pent au col d’un enfent324, il salivont la bouche et pandue au col, il acroist tristece et aparaille toute maladie de mesencolie. || 43. O bsist est pierre noire avec blanche ou roge, taiché ou voinné, 435

et est moult pésant. Se on la met de leis le feu, elle s’eschauferoit par telle manière qu’elle ne perdroit sa chalour 325 jusquez326 à un 327 an et demy ou plus duret la chalour 328. Il vault contre le pallexin de froide causé et à toute autre maladie

440

qui portet froidure.

321

plusieurs omme 323 veoir 324 enfant 325 chaleur 326 jusques 327 ung 328 chaleur 322

30

C. 15 r

De la vertu des pierres – il testo

44. O rphanus est une pierre précieuse qui est en la couronne de l’empereur de Rome329 et unquez330 ailleurs ne fut veue et pour tant est elle ainsin nomée331. C este pierre est vineuse en couleur, c’est à dire que elle a coule ur 445

de vin, non pas forte, mes de telle couleur come332 seroit vin blanc bien resplendissant mistioné avec vin claret, ainxi 333 que le vin claret sourmonteroit la couleur du vin blanc. C este pierre est bien clère, et selon aucuns, resplendist de nuyt et est sa propriété de garder et conserver l’onneur réal. 45. O btamble ou Octave est pirre très sur, et est patron de larron,

450

et robeur, car il rent le portant invisible et troublet les yeux de ceulx entour le por || tans mais334 il clarifie moult les yeux335 de celui 336 qui le portet et si enfait on moult de merveille diverse. 46. O rites est une pierre qui a trois espècez337, dont l’une est noire 455

et ronde, l’autre est verte et tachée de taches blanches ; la tierce est de la

329

Romme onquez 331 nommée 332 comme 333 ainsi 334 mes 335 yeulx 336 celuy 337 espèces 330

31

C. 15 v

De la vertu des pierres – il testo

couleur d’une piece de fer et si a une partie d’elle aspre et rude et l’autre plange338 et sovène 339. Les maistres disent que cestes pierres ointes de uille rosat, elle preserve son porteur de cas et d’aventures contraires et de toutes 460

morseürez mortellez de serpens et d’autres retillez. I tem disent que, si une femme la porte pendue sur elle elle la garde de ensainter et si elle estoit ensainte, elle fait avortir et perir le fruit. || 47. P anthère est pierre aucy340 de pluseurs341 couleurs et prent

465

celuy nom à la panther qui est une beste de div erse couleur, telle come

342

est la pierre : assavoir, rouge343, ver, blanc, porpe, et rous, et ne sont mie entremesléez les couleurs, ains tient chescune son lieu distingué si comme par veinne. Qui, au matin, regarderoit celle pierre, il ne devroit point doubter, 470

car celui 344 jour ne porroit345 estre vainscus, car il deffant346 le portant de tout peril, et si apaize la rage. On le treuvet en Ynde, Ethiope, Arabe et Libie.

338

blanche souène 340 aussi 341 plusieurs 342 comme 343 roge 344 celuy 345 pourroit 346 deffault 339

32

C. 16 r

De la vertu des pierres – il testo

48. P rasme est pierre verdieuze de grosse couleur, plus que Esmeraude. E smeraude est separée, car ce est347 li loppe de 475

l’Esmeraude. Aucunez348 foiz elle a goucte sanguinne, aucunez foiz blanche, et si confortet la veüe, mais pourtant qu’elle ne sont belle, sont elle de plus petit pris que les Esmeraudez. Et fait invisible le portant avec une herbe que on appellet Heutropia,

480

e t si a aucunez349 des vertuz du Jaspe et aucunes de l’Esmeraude. I tem elle rent les roys victorieux et les preservet de tout venin. De ceste pierre est trouvé que Alixandre en || uset en bataille et, quant il s’en retourna, il se voulit laver en un350 fleuve351 nomé352 Eufrates et depousa ceste pierre de sus luy et, de aventure, avenit que une serpent

485

mordit ceste pierre et tantost vomit tout son venin. Ceste pierre auxi 353 rougist et a aucun poy de blancheur meslée. 49. P éanite est pierre qui vient de Machidonne et de Mède. Elle fait le femmes concevoir fruiz et porter jusquez à leur temps deü et les fait legièrement delivrer, sans grant travail recepvoir. 347

c’est aucune 349 aucunes 350 ung 351 fleue 352 nommé 353 aussi 348

33

C. 16 v

De la vertu des pierres – il testo

50. P irite est pierre semblante à feu melleir de fumée. Se il est

490

enclos354 en la main, il art come355 charbon. Une autre manière en est de parce couleur et une autre come Crisolite, maix356 il est plus vert et vault contre les articlez357 venans de froidure, mais il veüst358 estre legièrement touchez, si qu’elle ne brule mie, 495

ne ardet la chair. || 51. P yrophilos est la pierre de quoy Esculaperius 359, li philosophe, dist que le cuer d’un home360, qui est mort par venin, ne puet ardoir en feu, mais devient pierre telle que je diz et se convertist en pirophile. Se elle est gardée en feu par l’espace de neuf ans et est de couleur

500

de cire, il gardet le portant contre las poudre et le tounoire et le gardet de tout venin et ne puet ly portant mourir ne espirer, tant qu’il ait la pierre sus361 luy. Mais il n’en garde mie qu’il ne seufre les poinnes et le travail aussi fortes, ne veult point de la pierre.

354

om. comme 356 mais 357 articles 358 veult 359 Esculapius 360 homme 361 sur 355

34

C. 17 r

De la vertu des pierres – il testo

Il donnet victoire espicialemen362 à roy et à princes en bataille et les

505

fait tout conquerre. Et tot jour 363 les portoit Alixandre, ly roy qui conquist tout le mont364. 52. P unix est la pierre qui est engenrée de l’escume de meir365 et est nomée Punix en escume de meir. Se celle pierre est liée sus la cuisse de la femme qui travaillet

510

d’enfant, il ostet la delivrance de l’enfantez. Et on la lie de fil à col d’un enfant qui a la 366 tous367 angoisseuze, si l’assouaget legièrement. || 53. Q uirin est pierre trouvée au ny de la houpe. Celle pierre est encusenient de secreis car, se on la met sus la

515

poitrine d’une personne dormans, il rehireit tous368 ses secrez. Il avuiet369 les370 fievrez371 et ammoneste 372 et fantazie373 et amènet de nuyt moult d’esperiz davent celuy qui la portet, et, si ly portant reclame lou dyablez, il apert374 tantost, car celle pierre est moult prislouse375. 362

espiciallment tousiours 364 monde 365 mer 366 om. 367 touz 368 touz 369 aidet 370 es 371 fievres 372 amoneste 363

35

C. 17 v

De la vertu des pierres – il testo

54. Q uanidros est pierre trouvé ou chef d’un votour, qui fait le

520

portant forceneis en venacion d’oxiaul376 par faulcon et autres oxiaus 377 de proie. Et vault aussi contre cause adversaire et si donnet victoire en la tanson et remplist de lait les mammelles de femme378. || 55. R ubi est vermoil sur toutes les vermoilles pierres et vault par

525

sur toutes les vermoillez379 pierres. Il est de telle 380 seigneurie que, celui 381 qui le porte enchassé en or, a grace et tous382 s’esjoissent de sa venue et le desconforte qui celle pierre regarde, se reconforte le cuer383, les yeus 384 et le corps, et 530

conquiert à celuy qui la porte seigneurie, richesses et honneurs. Il apaize les ires et garde de traison et rent son porteur seür de tous perilz, et fait aymer Dieu, et se doit porter à la senestre p artie.

373

fantasie appert 375 prillouse 376 oseau 377 oseaux 378 femmes 379 vermoilles 380 tielle 381 celuy 382 touz 383 cueur 384 yeulx 374

36

C. 18 r

De la vertu des pierres – il testo

E t, qui donra l’eaue 385 ou aura trempé le Rubi à boire es bestes, elles gueriront de toutes leurs maladiez386 ; et reluit en lieu obscur. Il en est d’Orient et de Alixandrie, mes ceulx d’Orient sont les

535

meillours387. 56. R eflambine est une pierre jaune du grant d’une feue et si a telle 388 vertu qu’elle estanche la soif et abat la jauneur du corps. Qui a jaune couleur en la face ou es yeulz389 ou en corps et boit 540

l’eaue ou elle couche trois jours, tout ly passe et guerist. Celle pierre, qui la porte sur soy, elle ly conforte tous ses membres et si ly donne grant || force à la veüe.

C. 18 v

C este pierre se treuve en fleue qui passet par la petite Judée. Il y a unes gens qui n’on390 que un391 ou392 en front qui les gardet 545

que nul ne les preigne si venent une 393 gens à eulx qui ont nom Nubiens armez et bataillet394 à eux et les prenent par force. 57. R aunay est une pierre de couleur soubroge. La vertu de cette pierre est restraindre le ventre et les menstruez. 385

eau maladies 387 meilleurs 388 tielle 389 yeulx 390 ont 391 ung 392 oil 393 unes 394 bataillent 386

37

De la vertu des pierres – il testo

58. R adyn395, ou autremen396 Donathide, est une pierre de couleur 550

noire resplandissante et disent397 les docteurs que, qui donroit la teste du398 jau male à menger es frenuz 399 emprés par grant espèce 400 de temps, l’on trouveroit ceste pierre en celle teste. La vertu de ceste pierre est impetrer toute chouse. || 59. S aphir est trouvé en la gravelle de Lubie ou fleuve d’Orient et

555

en y a de deux couleurs : l’un resemblet à couleur de ciel et l’autre est plus obscur qui plus est virtueux, et est trové où plus parfont du fleuve. Ces401 deux Saphirs, qui a l’un ou l’autre et le porte sur soy, destorne fole envie et corrouz et conforte le corps et destourne homme d’estre enprisoné 402 et, s’il est en prison, elle l’aide à delivrer et la doit

560

toucher au quatre cornières de la prison et à ses fers et Dieu ly aidera en manière qu’il n’y sera pas longuement. E t est bon à do nner à deux gens q ue on veul403 acorder ensemble, et est bon pour oster sorcerie, et guerist de enfleure, et desenfle 404 qui le cerne du Saphir et moillé de l’eaue où le Saphir aura trempé. 395

Radin autrement 397 disant 398 d’un 399 fremiz 400 espace 401 ses 402 emprisonné 403 veult 396

38

C. 19 r

De la vertu des pierres – il testo

E t qui aura bout ou enfleuré dedans le corps, boive de l’eaue ou

565

aura trempé le Saphir et il garira. E t si garist de jaunice et de chaude maladie qui boira de l’eaue ou aura trempé le Saphir405 : elle garist du mal des yeux406 qui les enlavera et le touchera du Saphir. E t aide et conseille Dieu à qui neptem ent le porte, et donne sen à

570

celuy qui le porte, et garde de envie et de sedicion, et garist d’une maladie qui est "noli me tangere" et l’y doit on toucher par pluseurs foiz et de ce enpire moult la pierre. Sa vertuz est home407 essaucer en honneur || et le fait gracieux et 575

bien luy advienet. Olle

408

se doit enchasser en or.

60. S ardoine est une pierre qui est de couleur noirace comme rouge et noir meslez ensamble et aucunes409 foiz est blanche et en y410 [est] de cinq manières. Ceste pierre atrempe ire et fait repouser le cuer et oste les 580

mauveis411 vicez et nuisans taches et si fait home412 chaste, sage et vergoineux et gracieux et le garde de meschance. 404

deseunfle Phir 406 yeulx 407 homme 408 elle 409 aucune 410 om. 411 mauvaiz 412 homme 405

39

C. 19 v

De la vertu des pierres – il testo

Si donne belle couleur au visage413 et fait son porteur chaste et humble et donnet hardiesse et confortet la veüe et destruit les enchantemens414 et vaul415 contre le flux de fame416, et contre tot flux de 585

sang. On le treuvet en Ynde, en Arabe et en y a de tellez où il y a Oniches, Sardoine et Cacidoine. Le noir est Oniche, le blanc Cacidoine, le rouge meslé de noir Sardoine et aucunez417 foiz y a du blanc sur le camoie et y puet avoir de la

590

Corneline. 61. S orige est une pierre verdelète qui vient de Paradis terrestre par un418 fleuve qui vient de là et si passe iceluy419 fleuve420 par la grant Judée et parmy le grant desert || et sa semblant entre deux montaignes clouses de toutes pars et en celles montaignes y a une bestez421 du grant

595

d’un chien qui son plus ignelles que oyseaux et si ne vivent qu[e] du poisson de celle ayue 422.

413

visaige enchanstements 415 vault 416 femme 417 aucune 418 ung 419 yceluy 420 fleue 421 beste 422 om. 414

40

C. 20 r

De la vertu des pierres – il testo

C elles bestes trouvent cellez423 pierrez424 et les gardent en leur goules, affin que nul ne sache 425 leur vertu. Et si ne les puet on avoir que par pucellez426 et les gens du paï s, quant il les voulent427 avoir il mènent 600

les pucellez428 jusquez429 à la rive et leur descouvrent leur piez et les tetinez et la se tiènent430 sur la rive de ceste eaue. E t puis les bestes431 sentent les pucellez432 et viennent droit à elles et mètent leurs groins entre leurs tetinez433 et de la grant doulceur que ellez434 ont, les bestes435 s’endorment come436 pasmées. A doncques437 les homez438 qui gardent

605

les pucelles yssent hors du boys et puis tuent icelles bestez et puis prenant les pierres qui sont en leurs goulez. Ceste pierre est de telle vertu qu’elle est bonne contre toute 439 manière de goute en corps. Q ui boit l’eaue par neuf jours à jeung 440 où

423

celles pierres 425 saiche 426 pucelles 427 veullent 428 pucelles 429 jusques 430 tiennent 431 bestez 432 pucelles 433 tetines 434 elles 435 bestez 436 comme 437 adoncquez 438 hommes 439 om. 440 jung 424

41

De la vertu des pierres – il testo

elle aura trempé, il ne sentira goute d’un an. Et diset441 les aucuns livres 610

qu’il soufit de la porter et l’eau où elle a trempé garist de tout venin. S orige est bonne contre toutes maladiez d’estomac et des humours du corps et encontre toutes bestez enragées et males vermines vermineusez442. || C elui 443 qui est mors de male beste ou de malle vermine et il boit de l’eaue où aura trempé Sorige n’a garde de avoir nul

615

mal. C elle mesme eaue garist de l’estomac et de mauveises humours. Celui 444 qui la porte doit estre honneste et son corps doit estre net par la vertu que Dieu a donné à ceste p ierre. 62. S arde est une pierre precieuse qui ha une rogeur espesse. Ceste pierre fut premièrement trouvée en une cité qui avoit nom

620

Sardis et a telle propriété que elle rent son porteur joyeux , encouragé445 et ly acue son engin et quant elle est lyée avcq[ue]z la Onichine 446 elle la garde de nuyre par ses vertuz qui sont contrairez. 63. S peculaires est une pierre qui en Espengne croist dedans terre et en Allemangne, et trepasset parmy la clarté si come447 parmy verre ; si

441

disent vermineuses 443 celuy 444 celuy 445 encoragé 446 Oniche 447 comme 442

42

C. 20 v

De la vertu des pierres – il testo

en sont trois manièrez448 : blanc, jaune et rouge et est separés par fuillez. || 64. S arda, qui autrement est appellée sardo, est une pierre qui a telle 449 propriété au regart du boys come magnés au regart du fer, car 625

aincy450 comme magnès atire le fer à soy aincy 451 atiret ceste pierre le boys à elle, et pour ce avient452 aucunez453 foyz que ceste pierre se ajoinct tellement454 au boys des nefs, des vesseaux, que nullement elle ne puet estre aragée sens couper celle partie à laquelle elle est adjoincte 455. Ceste pierre est de couleur verdéante. 65. S ilenites est une pierre précieuse de laquelle les maistres ont

630

parlé diversement, car les uns 456 diet457 que elle naist en une manière de limaz de Ynde et est diverse en couleur car elle est de couleur vermoille, blanche et aucy458 de purpre459 et si est très belle. Les autrez460 disent

448

manières tielle 450 ainsi 451 ainsi 452 advient 453 aucune 454 tiellement 455 adjoioincte 456 ungs 457 dient 458 aussi 459 poupre 460 autres 449

43

C. 21 r

De la vertu des pierres – il testo

que ceste pierre est verdéante et est trouvée es partiez461 de Perce et 635

disent que ceste pierre croist et decroist comme la lune. La vertu de ceste pierre, scelon462 que il dient, est donner à son porte ur aucune précieuse des choses463 à venir, mes q ue elle soit portée soubs464 la langue, espicialement465 la prémière lune estante dixième. I tem disent que le matin de la prime lune, ceste pierre a ceste vertu par

640

espace d’une || heure et, quant elle est dixième, elle celle 466 vertu en la primière et sexte heures. L a manière de fere467 ceste divinacion si est que quant elle est mise soubz la langue, l’on doit penser de aucune negoce ou besoigne, si elle doige468 estre faicte ou non469 : si elle doige470 estre faicte, elle sera si fort

645

fichée en cuer, elle ne puet estre aragée ; si elle ne doige471 estre faicte, tentoust472 le cuer la refuse. I tem scelon que il dient, elle garist ceulx qui sont en langours ou fèblez intisiques, et est tisie une maladie qui vient en poumon quant le poumon est enfle ou ulcéré.

461

parties selon 463 chouses 464 soubz 465 espiciallement 466 a add. 467 fair 468 doit 469 nom 470 doit 471 doit 472 tontoust 462

44

C. 21 v

De la vertu des pierres – il testo

66. S emagrade est une pierre trop plus précieuse que maintez

650

autres pierres, et est de couleur très verte, tre 473 luisante tellement474 que elle saint l’er prochen et vesin d’elle de la verdour et le fait estre vert comme elle. L a meilleure figure de ceste pierre est celle qui est toute plène 475 en 655

superfice, aincy476 que une partie ne fait point de umbre à l’autre. Et celle qui ne variet par umbre ne par lumière est dicte la meilleure, et de ceste pierre disent les maistres qu’il en sont douze manières, pour la || diversité de sa couleur, car ainsin que il disent, ceste pierre, aucunez477 foiz, ha une manière de fil noir meslé en elle p ar manière de petitez478 vergées479. Et de cestes pierres aucunes sont appellées Scemagrades sitiques,

660

les aultres britaniquez, les autres limaquez et ainsi appellées par les lieus où elles sont trouvées. E t oultre disent que aucunes en sont trouvéez480 es vaines d’un métau nomé aren, c’est assavoir en ceu qui n’est point de la substance d’aren et 665

sont semblabez481 en couleur ou rouille de celuy métau. I l en sont d’autres qui sont appelléez Calsidoine, pour la similitude que il ont à une pierre ainxi 482 nomée483 mes, entre toutes484 cestes485 espècez, 473

très tiellement 475 pleine 476 ainsi 477 aucune 478 petites 479 vergéez 480 trovéez 481 semblablez 474

45

C. 22 r

De la vertu des pierres – il testo

les sitiquez sont les meilleures, et disent aucuns que cestez pierrez486 sont trouvéez487 es niz des grifons. Et ouÿ dire à un

670

488

de mes compaignons venent de Grèce, qui fut

moult curieux489 et vray esperimentateur que ceste pierre est souvent trouvée490 en rochers qui sont soubs491 l’eue de la mer. L a vertu de ceste pierre est, quant elle est bonne et vraye, incliner son porteur à chasteté et nullement ne le seuffre habiter charnellement à 675

fame492. Et de ce heümez493 esperience en notre temps, car le roy de Homgarie qui en notre temps reignet, portet ceste pierre en son doy et avint que luy, avent494 ceste pierre en son doy vint à habiter charnellement à sa fame 495, et tantoust ceste pierre || froissa en trois parties ainxin496 que

680

elle ne puet actendre497 celle charnalité.

482

ainsi nommée 484 toutez 485 cestez 486 pierres 487 trouvées 488 ung 489 curieulx 490 trovée 491 soubz 492 femme 493 heümes 494 aient 495 femme 496 ainsin 497 atendre 483

46

C. 22 v

De la vertu des pierres – il testo

I tem elle acroist richessez et donne498 parolez499 persuasairez, monitairez en causez500. I tem ceste pierre pendue au coul garist les maladiez caduquez. I tem elle conforte le veüe feuble et gardet les ouilz. 685

I tem elle donnet bon mémoire et detourne la tempeste. 67. S yrus est une pierre qui est trouvée en Sirie. Scelon que dit Ysodoron, quant elle est501 entière, elle nage ou nocte, et quant elle est comminué, elle meut à la manière de vinidez, et la raison de ceu502 est pour ce que, celle qui est antère 503 contient l’er en ses

690

pourz et, quant elle est comminué, l’er s’en va, et se depent504 de la poudre505 de celle pierre. 68. S amius est une pierre ainsi nomée506 pour le lieu où elle est trouvée, qui est une hisle nomé507 Salmia. L’on polist l’or o 508 ceste pierre.

498

done parolles 500 causes 501 om. 502 ce 503 entière 504 depart 505 pouldre 506 nommée 507 om. 508 ou 499

47

De la vertu des pierres – il testo

695

L a propriété de ceste pierre est telle 509 que, si une 510 foiz elle est liée à la main d’une fame511 qui est en preinte d’enfenter, || elle empeschet l’enfantement et retiret le fruit dedans la mère. 69. S ardonis est une pierre composée de deux autrez512 pierres, c’est à dire de Sarde et de Oniche. Ceste pierre est vermoille et ceste

700

couleur aparest sur l’autre pour la Sarde, dont elle est composée, et si est blanche et noire en couleur de ungle et trait ceste couleur de l’Oniche. T outes foiz celle qui a cestez couleurs plus distintez et diviséez, et qui est plus espèce en substance, est meilleure et plus à louer. C este pierre est trouvée de cinq manièrez513 et si puet estre de

705

pluseurs514, par les diverses mistions de ses couleurs et pour la diverse espessour et dempsité de sa substance, et est trouvée515 plus sovent516 en Ynde et en Rabie517. C este pierre est dicte scelon sa vertu debouter luxure et rent le home 518

chaste et, si ceste pierre estoit meslée avecquez l’Oniche, elle puyt 519

509

tielle unes 511 femme 512 autres 513 manières 514 plusieurs 515 trovée 516 souvent 517 Arabie 518 l’omme 519 puit 510

48

C. 23 r

De la vertu des pierres – il testo

710

nuire520, mes, quant elle est meslée avecquez la Sarde, elle ne puit plus nuyre. || 70. S erpentine est une pierre qui est engendrée de pluseurs521 serpens qui joignet522 leurs testez ensemble. Celle pierre est noire et a en cor blancheur paille, et en meylleu523

715

ymage de serpens. Elle vault contre venin et gardet le portant de morseüre vermineuze 524 en telle 525 manière que on la puet prandre en sa main nue sans blesser en nulle manière. 71. S archofagus est une pierre qui devoret les charoignes des

720

mors, pour quoy, enciennement, les anciens firet les premièrez archez et sepulcrez des mors, pour ce que ceste pierre devouret et consumet en l’espace de trente jours le cors mort mis en elle. 72. S uctimis est une pierre de couleur jaune qui, scelon les grüez, elle est appellée Electie, et est tre526 luisante comme verre, et nest du just

725

ou de la gomme d’un pin et est appellée l’Ambre.

520

nuyre plusieurs 522 joignent 523 meillieu 524 vermineuse 525 tielle 526 très 521

49

C. 23 v

De la vertu des pierres – il testo

Ceste pierre frotée, tiret à soy les foilles, les || pailles et le fil ainxi 527

C. 24 r

comme magnès tiret le fer, et dient les maistrez que ceste pierre rent son porteur chaste, et est chouse esprovée528 que elle chasset les serpens, et es fames qui son ensaintes elle vault pour enfanter plus esennent et, celle 730

qui est faicte du just qui saut de la terre par temps chaut, est la meilleure. 73. T opace est de jaune couleur et en y a de plus d’une manière. D’Orient et de Arabe viennent les meilleures et en y a de couleur d’or et retrait de semblant à la lune. Quant la lune est belle la pierre est plus belle et de plus vive couleur et

735

quant la lune est laide et pluvineuse, aussi529 est la pierre laide et troublé. Qui ceste pierre porte plus en vi 530 chastement et devotement, et donne respectance531 et donne honneur532 et amitié, et guerist des fix et courson, et le doit on porter en or, et qui la met en eau bouillant elle la refredist, et guerist des homées533 et des amayrudes, et refraint ire et garist des

740

broches. || 74. T urquemasz sont de deux couleurs, les unez retraient à vert et l’autre à bleu et sont les meilleures. Et sont bonnez à homez qui ont

527

ainsi esprouvée 529 ausi 530 enuyt 531 repertance 532 honeur 533 hommées 528

50

C. 24 v

De la vertu des pierres – il testo

chevaulx, car qui le touche de la pierre, jamés ne porra534 morfundre ne gaster, ne chaut535, ne froit mal ne ly fera nes536 les ungles, ne ly muerent 745

ne l’aidez ne seront. C elui qui la porte, venir537 ne ly fera mal, ne son cheval ne cheira, ne celuy qui le porte nayer ne pourra en eue. Elle conforte la veüe et garde son porteur de adversité, et donne hardement et de bon aire, et enorte à dire les chos es538 avenir. Et diset les

750

Yndois et les philosophes orientaux que celle pierre vault mieux en bataille, et mieux539 garde son porteur que le Dyamans, et540 a esté esprové par pluseurs541 foyz542. Et a tiel visce543 que home544 qui le porte, tauchant545 à fame 546, ne puet engendrer, ne fame547 qui le porte concepvoir. 75. T huridis est une pierre de couleur flave et clère blanchéante.

755

534

pourra chault 536 ne 537 venin 538 chouses 539 mieur 540 om. 541 plusieurs 542 foiz 543 vice 544 homme 545 touchant 546 femme 547 femme 535

51

De la vertu des pierres – il testo

Et disent les maistres que ceste pierre conservet et garde la veüe et deffent son porteur des aventures548 nuisiblez. || 76. T hopasion est une pierre ainsi nomée549 pour ce que elle fut premièrement trovée en une hille 550 nomé Thopasis. Et sont deux espècez551 de ceste pierre dont l’une est de tout

760

semblable à or et est la plus précieuse. L’autre est jaune et de plus feble couleur que or. Ceste pierre a telle 552 propriété que, si elle estoit mise en eue bouillante, elle la refredist toust tellement553 que on la puet tirer de l’eive o la main. 765

Elle vault aussi contre les passions emoriquez et eupatiquez. 77. T ormine est ainsi dicte pour le corbel qui le porte en son nif, et quant ly corbeaul revient et il voit que ses eufx554 ne pouent555 fructifier, il vait quérir celle pierre, si la met en son nif avec les yeufs. Adonc les yeufs556 perviennent à fruit.

548

aventurez nommée 550 hisle 551 espèces 552 tielle 553 tiellement 554 eufz 555 peuent 556 eufz 549

52

C. 25 r

De la vertu des pierres – il testo

Celle pierre aide la fame bréhaingue à concepvoir et les fames557

770

pourtant, et fait legièrement delivrer et sans grant paine. Il eshauce le portant558 et ly acroist ces biens en richesse, et se on desseus l’euche il fait entendre la voiz des corbeaux. || 78. T ermidor est une pierre ronde come559 une noiz ou mains, et si 775

rent, la nuit560, clarté comme chandoille, et de jour grant enflambement561. Elle est bonne contre toutes maladiez de corps et d’esseveurez, d’enfleurez562. C ar toutes esleveurez qui est563 cernée de ceste pierre elle se consonmet564 et se part. Ceste pierre se trove en une montaigne en Inde, bien profont es

780

vainnes d’unes pierres vermoilles. 79. T arach565 est engendrée de sang de dracon566, scelon567 aucuns ; les autrez disent que c’est le just de une herbe, mes Aristote dit que c’est une pierre. 557

femmes pourtant 559 comme 560 la nuit] om. 561 enflamblement 562 enfleures 563 sont 564 consoumet 565 Barach 566 dragon 567 selon 558

53

C. 25 v

De la vertu des pierres – il testo

785

Ceste pierre est de couleur bien vermoille et vaut contre tous 568 fluix569, espicialement570 contre fluix de sang. 80. T erimy571 est une pierre qui est dicte Armenique et est de couleur sourpale, et vault contre mesencolie et contre les maladiez572 du faye et de la rate, et aussi contre passions cardiaquez, qui sont maladiez

790

de cuer573. || 81. T irites574 est une pierre précieuse de couleur resplandissante come575 feu, et veüst estre sournement touchée car, si elle estoit fort estrainte en la main, elle bruleroit la main. 82. Y ris est une pierre semblabe576 à c ristal et est toute ronde et,

795

scelon577 que dit un578 docteur nommé Enax, elle vient de Rabie, et est trouvée579 en la Mer Rouge.

568

touz fluiz 570 espiciallement 571 Berimy 572 maladies 573 cueur 574 Birites 575 comme 576 semblable 577 selon 578 ung 579 trovée 569

54

C. 26 r

De la vertu des pierres – il testo

Ceste pierre est très seiche et moult dure et, quant elle est mise au droit du souleil, elle donne raiz couleurez à la semble nce de l’arc en ciel, qui est aussi appellé yris, et pour ce fut nomée580 ceste pierre Yris. 83. Y ène est une pierre qui est traite des yeulx de la beste qui a

800

celuy nom mesme. Celle pierre fait dire les choses futurez à celuy qui la portet sus la || langue 581

et fait obtenir les requestes, quant elles sont faitez

bonnement et

justement. 84. Z emech582 est une pierre qui autrement est appellée Lasur.

805

Ceste pierre est de couleur bloye avecquez petites goutez dorées. Ceste pierre usée vault contre melencolie, quartène et sincope, qui vient des vapours melencoliquez. 85. Z igrutes est une pierre de couleur come583 verre autrement 810

appellée Enax. Ceste pierre vault à restraindre le sanc et repelle et deboute alienacion de pansée. E t ainsi de la vertu des pierres précieuses en espicial584, vous doit sufire quant à présent. || 580

nommée factes 582 Yemech 583 comme 581

55

C. 26 v

De la vertu des pierres – il testo

C y après avon585 à voir de la significac ion des ymagez586 trouvées

815

et ymprimées naturalement587 en dictes pierres, pour quoy est à noter q ue unez588 pierrez dedans les aucunes pierres sont aucunes foiz entaillées naturellement : un589 mouton, un590 léon et un591 archer qui respondent à trois592 signez estans ou siercle du souleil, qui est nomé593 zodiaque. E t cestez pierres ont propriété et594 vertu contre fievrez595 et

820

pluseurs596 autres maladies comme sont ydropisie, palisie et aultres. Et disent les maistres que elles rendet597 leurs porteurs ingenieux et facons ou biens perlens, et les essaucet es honneurs de cet598 monde et par espicial599 celles en qui est le léon.

584

especial avons 586 ymages 587 naturellement 588 unes 589 ung 590 ung 591 ung 592 troys 593 nommé 594 om. 595 fievres 596 plusieurs 597 rendent 598 cest 599 especial 585

56

C. 27 r

De la vertu des pierres – il testo

L es autres ont en elles : deux persoines, une livre ou balence, et

825

un600 ever ou porteur de eue qui sont trois601 chosez quorespondentez à aultrez trois signez du souleil qui sont appelléz : gemini, libra et acharius. Cestes pierres preparet et apraillet leur porteurs à amitié, à garder justice et la loy. L es autres ont en elles un602 chancre ou un603 scorpion ou un604

830

poisson, qui sont trois605 choses606 quorespondentez à trois 607 autres signez du souleil qui sont cancer, scorpio et pisces. Cestez pierres valent pour atremper la chaleur des fievres chaudez608 et froidez609, come610 seroit echique 611 et cetera. || 835

I tem elles inclinet leurs porteurs à mensongez, injustice, inconstance et lubricité. L es autres ont dedans elles la figure d’un thoreau, d’une pucelle ou d’une chèvre cornue. Cestes pierres sont froides et sèches 612 quant à leur

600

ung troys 602 ung 603 ung 604 ung 605 troys 606 chouses 607 troys 608 chaudes 609 froides 610 comme 611 ethique 612 seiches 601

57

C. 27 v

De la vertu des pierres – il testo

efect613 et pourtant elle deffendent et préservent leur porteurs de maladiez 840

chaudez. I tem ellez les inclinent à devoc ion, à religion

et es euvres

rustiques614, come615 seroit à labourer la terre, les vignes, les jardrins et à tellez operacions. C y emprès 616 s’ensuit à voir la p ropriété et vertu des ymagez 845

trouvées617 en pierres estantez hors du zodiaque et sercle 618 du souleil, pour quoy est assavoir qu’il est une mesme consideracion et science d’ycestes619 et d’ycelles620. Et prémier Pégasus est une figure de demy compas et vault à ceulx qui conbatent en chevaux et en bataille champestre et ha621 vertu contre

850

pluseurs622 maladiez623 de chevaux. E ndromade est un624 ymage d’une pucelle qui se viret à un 625 costé 626 et se soit sus 627 une selle et deprimet et abesset les mains. 613

effect rustiquez 615 comme 616 amprès 617 trovées 618 siercle 619 icestes 620 icelles 621 a 622 plusieurs 623 maladies 624 une 625 ung 614

58

De la vertu des pierres – il testo

Cestuy ymage, escripte et figurée en pierres précieuses, qui ont vertu de reconcilier en amour, lesquellez ont este si628 dessus escriptes, || 855

norrist amour ferme et estable entre home629 et sa fame630, et oultre plus, si la fame631 avoit este ribaude ou le mari 632, par ainsi qui haigne eüst esté engendré entre eulx à cause de ce ceste pierre les reconcilie en auxi 633 grant amour come634 davent. L ’estoille de Cafropèje est une vierge assize en une cheire, les

860

mains eslevées. Cest ymage figurée en pierres précieusez, valentez pour faire dormir, donnet repous 635 emprès travail et donnet force au corps debiles et fèbles 636. L ’estoille de Serpantaire est un637 home638 saint et avironé d’une

865

serpens, du quel serpant le home639 tient la teste en sa main destre et la coue en sa main senestre. 626

cousté sur 628 cy 629 homme 630 femme 631 femme 632 mary 633 aussi 634 comme 635 repoux 636 feibles 637 ung 638 homme 627

59

C. 28 r

De la vertu des pierres – il testo

C est ymage figurée et escripte en pierre qui chasset venin, ha vertu contre venins et guerist les morseürez de serpans 640 et d’autrez641 bestez vrimousez ou cest portée ou soit beüe. L ’estoille de Archules est un642 home643 pléant un644 genoil, qui ha

870

une massue en une main, o645 laquelle il tue un646 léon et en autre main porte la peau. C este 647 ymage, escripte et figurée || en pierre apertenente 648 à victoire, rent son porteur victorieux en bataille champestre. I ten en ciel jouste le sont deux pointes, deus 649 estoillez650

875

noméez651 Urces, en meilleu desquellez652 a un drachon653 tortueux. Cestuy drachon, figuré en pierre appartenente 654 à engin et sapience, donne astuce et force.

639

homme serpens 641 autres 642 ung 643 homme 644 ung 645 ou 646 ung 647 cest 648 apartenante 649 deux 650 estoilles 651 nomées 652 desquelles 653 dragon 654 appartenante 640

60

C. 28 v

De la vertu des pierres – il testo

L a figure du Saturne est un655 home veuil tenent656 en sa main une 880

faus pleié. Cestui 657 home658 si n’est joieux659, ne rient mes est brun et ha poy de cheveux en sa barbe. C est ymage acroist puissance, si elle est figurée en pierre appartenente 660 à puissance. E t doit l’on savoir que cest ymage vaut plus es gens de basse condicion

885

que es nobles, pour ce que Saturnus ne amet point les nobles, scelon661 la science des estoilles. J upiter a maintez figurez, desquelles sept sont gardées, entre lesquellez nous suffist en determiner d’une, laquelle est une 662 home o teste de mouton, les tallons ridez, les cheveulx espanduz et la poictrine

890

subtille. C est ymage, ainxi 663 escripte et figurée en pierre précieuse, donnente la gresse des homes664, et rent son porteur gracieux et ly donnet vertu de impetrer des homes665 tout ceu666 || que il voudra667 et le rent

655

ung tenoit 657 cestuy 658 homme 659 joyeulx 660 appartenante 661 selon 662 un 663 ainsi 664 hommes 665 hommes 666 ce 667 vouldra 656

61

C. 29 r

De la vertu des pierres – il testo

fortuné en honneur et en toutes choses668 qui sont acquisez669 par foy et 895

honour670. I tem, si en pierre précieuse qui donnet sapience, estoit figuré un671 home672 greille de corps, barbe claire, belle et petite, les leurs subtiles outerves, et resplandissantez, le neys greille, havent673 deux allez espiez, tenente 674 en sa main senestre une vierge, en laquelle et par dessus un

900

serpant fiché avironnent la dicte vierge, quelle figure sovent est trovée en pierres qui sont extraintes des ansienez675 templez676 des ydoles espicialement677 es parties678 de Germanie. Cest signe est la figure de Mercure et donnet sapience, specialement679 en réthorique et beau parler et en fait de marchandises. L a figure ou signe de Mars est un680 chevaler681 tenent682 une

905

lance. Quelle figure escripte en pierre rendente son porteur iracond et hardy, rent son porteur courageux et baptailleur 683.

668

chouses acquises 670 honneur 671 ung 672 homme 673 aient 674 tenentez 675 encienes 676 temples 677 especialement 678 partiez 679 speciallement 680 ung 681 chevalier 682 tenant 683 batailleur 669

62

De la vertu des pierres – il testo

D u signe de Venus nous ne voulons à p résent rien dire pource qu’il seroit chose684 trop longe685 et trop prolisse reciter de ses figures et 910

ymages car, entre les livres des ars magiquez, sont composées deux grans livres tractens soulement686 des dictes figures et ymages. || D es figures et ymages du souleil et de la lune sont semblablement de maintez diversitez, des quelles pour la prolixité nous nous passons quant à présent et einsi687 finist la compassions des figures et ymages des

915

sept planetez. E t cy emprès s’ensuit pluseurs688 autrez689 figurez et ymages et premier un690 ydre, c’est assavoir un691 drachon qui a sus luy une bue près de la teste et, au dessus de la teste, ha sus 692 son dos une corne. Ceste figure, escripte en pierre donnente693 richessez, donnet

920

richessez694, sapience et resistance contre nuisance695. C entaurus est la figure d’un home696 qui tient un lievre697 pandu en la main senestre o698 un699 couteau et en sa main dextre tient un700 baton ou quel a une petite beste fichée, pendue à un 701 chauderon. 684

chouse longue 686 seullement 687 ainsi 688 plusieurs 689 autres 690 ung 691 ung 692 sur 693 donente 694 donnet richessez] om. 695 nuysance 696 homme 685

63

C. 29 v

De la vertu des pierres – il testo

Ceste ymage, ainsi figurée, donnet702 santé estable. U n aveulle703 qui ha un704 serpant705 en ventre et une grant

925

trompille en dos, donnet felicité en terre et en mer, et prudence et amyableté 706 et restitue les chouses perdues. I ten une nef, escripte et figurée o velle haut et estandu, donnet surté en negociacion et autres chosez707. I ten un egle, figurée o une saye davent sa teste, conservet708 et

930

gardet les honneurs ensiens 709 || et en aquiert de novelles. I tem le signe et figure d’un evier, delivret son porteur de fièvre quartenne 710. I tem un711 serph figuré o712 un713 venour et ses chastuns, ha vertu 935

contre une maladie de teste 714 nomée715 fronésie et guérist ceulx qui en sont maladez. 697

livre a 699 ung 700 ung 701 ung 702 donet 703 aveuille 704 ung 705 serpent 706 amiableté 707 chouses 708 confermet 709 enciens 710 quartène 711 ung 712 a 713 ung 714 ceste 698

64

C. 30 r

De la vertu des pierres – il testo

I tem Venus, vestue d’un grant vestiment, tenent en sa main un716 lorier, donnet beauté et ornement. C y après s’ensuit la manière et forme de lier717 les pierres dessus 940

dictes en diverses partiez du corps, et les esfez en suivent d’icelles ainsi liéez718. Pour quoy est assavoir que un719 philosophe, nomé720 Diastolitez, parlent de ceste manière de lieurez, dit que Onix est une pierre qu’elle, si elle estoit pandue au col721 d’une personne, elle ly acreistet tristessez et le convertiret en pleurs, en crainte, en melencolie et finablement la mainroit à

945

maladiez qui se pouent ensuir de teulx722 accidens. I tem cestuy philosophe dit que il est une pierre, nomée723 Galadides, qu’elle, si estoit mise contre enbrasement ou aucune choses724 ardente, tantoust estaindroit le feu. I tem Aristotiles dit que l’Esmeraude, liée au col d’une personne, le

950

préserve de || epilance ou maladie caduque et la cure, la garist aucunez foiz, et pour ce, commande le dit Aristote, au grans seigneurs et noblez,

715

nommée ung 717 lyer 718 liées 719 ung 720 nommée 721 coul 722 tieulx 723 nommée 724 chouses 716

65

C. 30 v

De la vertu des pierres – il testo

coment725 il lyent ceste pierre au col de leur enfens 726 afin que il n’en courgent ceste maladie. I tem, dit, le dit Aristote, que il727 sont diverses728 espècez de 955

magnès desquelles l’une trait à soy l’or, l’autre l’argent, l’autre le coueure, l’autre l’estain, l’autre le fer, l’autre le plon, l’autre la char humaine et, dit, l’ome729 rit quant il est tiré de celle pierre, l’autre tire les os, l’autre les cheveux, l’autre l’eue et l’autre le poisson, l’autre le ouille 730, l’autre le vinaigre, l’autre le vin. I tem Diastorides dit que Amatiste et Sardonite sont deux pierres

960

qu’ellez731, si ellez estient penduez sur le numberil de home732, ellez le garderient de se ennyurez, et s’il estoit yvre elle le ousterient de yvressez et chasserient la vapour 733 du vin et demouret le home734 en son premier estat. I tem Ethites735, une736 pierre, qu’elle, si estoit liée au coude d’un

965

home737 enferme de maladie caduque, tantoust le rendroit sain, et auxi738 mout739 profiteroit à une fame enseinte 740 par son ensaintement. 725

comment enfans 727 ilz 728 diversez 729 omme 730 l’uille 731 elles 732 homme 733 pour 734 l’omme 735 Echites 736 est add. 737 homme 726

66

De la vertu des pierres – il testo

I tem une pierre nomée Ecume de mer, liée à la cuisse d’une fame ensainte, haste l’enfantement. I tem celle pierre, liée au coul || d’un enfant qui aroit forte tous, elle

970

nutige et apaye

741

la tous.

I tem Galien et Avicenne dient que, si le Courail vermoil estoit lié sus742 l’estomac doulent et enferme, ainxi 743 que il est mis droitement sus744 le lieu de la douleur, tantoust donroit alègement de icelle douleur et 975

enfermeté 745. E t ainsi quant des propriétés, vertuz, ymageries et lieurez des pierres précieusez, vous soufit746 quant à présent. 747

738

aussi moult 740 ensainte 741 araye 742 sur 743 ainsi 744 sur 745 infermeté 746 souffit 747 Amen. Deo gracias. add. 739

67

C. 31 r

COMMENTO

Commento

Il lapidario di Torino è un trattato in cui vengono descritte numerose pietre preziose (e il loro numero sarebbe stato anche maggiore senza la lacuna fra la lettera C e la lettera J). Di queste pietre, elencate in ordine alfabetico, non è riportata soltanto la descrizione fisica (colore, forma, dimensioni), ma anche e soprattutto determinate virtù magiche. Accanto a poteri medicinali, quali ad esempio la capacità di curare certe malattie o sintomi, fino addirittura ad arrivare a scongiurare

gravidanze

indesiderate,

ogni

pietra

possiede

anche

virtù

fantastiche e miracolose, e di tipo “morale”, quali la capacità di fare ottenere al possessore ricchezze e onori, la felicità coniugale, una presenza gradevole e benvoluta. Osserviamo quindi che in questo trattato confluiscono tradizioni di diverso tipo e diversa origine: quella di stampo “scientifico-medico” risalente a Teofrasto e Plinio, e quello più attenta alle credenze e alle superstizioni, ma

69

Commento

anche più vicina alla sfera morale ed esistenziale dell’individuo, di cui sono portavoce soprattutto i lapidari medievali, da Marbodo ad Alberto Magno a Jean de Mandeville. Inoltre, prendendo in considerazione l’appendice finale sui segni naturali incisi sulle pietre, viene subito in mente l’origine di questo filone che risale all’astrologia egizia e giunse in Europa attraverso la cultura araba (pensiamo all’opera di Alfonso X il Saggio). Naturalmente presentare qui tutti i trattati sulle pietre della cultura occidentale di cui si è a conoscenza sarebbe un compito enorme, che non rientra comunque negli scopi del mio lavoro, che si limita a dare un minimo contributo a questi studi. Numerosi filologi di fama internazionale stanno già da tempo, e meglio di me, svolgendo queste ricerche. C’è da dire che a tutt’oggi ancora non esiste un’opera sistematica che analizzi in modo globale tutti i lapidari esistenti e che permetta il loro confronto, e di osservare il cammino della tradizione. Ritengo però che sia il caso di attuare una piccola analisi di tipo sinottico in cui confrontare il manoscritto Varia 110 con i “giganti” della

70

Commento

tradizione lapidaria, in modo da mettere in luce gli aspetti simili, le divergenze, i topoi della trattatistica sulle pietre. Un tale esame può farci scoprire quali siano state le fonti del lapidario di Torino, a quali auctoritates il nostro autore abbia attinto e a quali opere si sia ispirato. E’ indubbio che il terreno su cui dobbiamo cercare le fonti del nostro lapidario (ma sarebbe meglio parlare di entrambi i lapidari, dato che si tratta della stessa opera) è fondamentalmente quello medievale-francese. Dobbiamo passare sotto osservazione tutti i prodotti della tradizione lapidaria che sono stati realizzati nel periodo immediatamente precedente la comparsa di De la vertu des pierres. Soprattutto, dobbiamo utilizzare come punti di riferimento i “mostri sacri” di questo genere letterario, ovvero i testi di Marbodo e Jean de Mandeville. Mi sembra superfluo ricordare il ruolo di modello e il successo che ottennero per secoli l’opera di Marbodo prima e quella di Mandeville (che tuttavia a quello si ispira) più tardi. E’ quindi con questi due trattati che dobbiamo “fare i conti”. Conti che certamente torneranno, considerando che

71

Commento

ogni lapidario medievale si ispira più o meno indirettamente, questo è certo, ai due famosi autori. Prima di elencare le nostre pietre e confrontarle, occorre però fare un salto indietro, e ricordarci che la tradizione lapidaria medievale non nasce dal nulla, ma da una solida base latina, e che questa a sua volta si rifà alle opere greche, e così via all’indietro e finché non perdiamo le tracce delle origini di questa sapienza. Non ci stupisce, perciò, studiare il lapidario medievale latino di Alberto Magno e scoprire che si ispira a Isidoro di Siviglia, e una volta accostatici a quest’ultimo scoprire che la sua fonte è Plinio. Naturalmente dell’immensa trattazione pliniana, che enumera ben 227 pietre, è riportato dai suoi “seguaci” molto di meno: Isidoro elenca 173 pietre, e Alberto Magno 46. Le tabelle al termine del capitolo ci permetteranno di renderci immediatamente conto, e in modo “visivo”, dello scarto che intercorre tra questi autori. Ritengo interessante riportare alcuni esempi interessanti di questa sorta di “filiazione”, ovvero di come le credenze relative a determinate pietre siano state trasmesse nei secoli quasi immutate.

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Commento

Prendiamo ad esempio l’allettorio: in Varia 110 è detto che questa pietra si trova nel ventre del cappone e ha la grandezza più o meno di una fava: “Allectoire est une pierre que l’on appellet pierre de jau et est de couleur blanche resplandissante, semblable à cristal obscur. Et est trouvé ou ventre d’un chappon de quatre ans et selon aucuns de neuf ans, et tant que le chappon est plus veil, la pierre est meilleur. Et este ceste pierre de la quantité d’une feuve ou maindre” (7,92). Vediamo quali origini abbia questa leggenda. Plinio ci dice che: “Alectorias vocant in ventriculis gallinaceorum inventas crystallina specie, magnitudine fabae”.1 Dunque questa credenza è molto antica. E Isidoro cosa ci dice? “Electria, quasi alectoria: in ventriculis enim gallinaciis invenitur, crystallina specie, magnitudine fabae”2 . Le parole usate sono quasi identiche. Infine Alberto Magno: “Si vis impetrare aliquid ab aliquo. Accipe lapidum, qui Alectorius dicitur, et est lapis gallinacei vel galli, et est albus ut crystallus, et extrahitur de ventriculo gallinacei, postquam fuerit castratus ultra

1

PLINIO, op. cit., p. 826 ISIDORI HISPALENSIS EPISCOPI, Etymologiarum sive Originum libri XX, Oxford 1911, libro XVI, XIII,8 2

73

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annum quartum”3 . I dettagli che ci forinsce Alberto Magno li ritroveremo nei trattati medievali in lingua volgare, in cui si disquisirà parecchio sull’età del cappone ed altre curiosità. La iena, o yena, secondo l’autore di Varia 110, sarebbe una pietra tratta dall’occhio dell’animale omonimo, e chi la pone sotto la lingua sarebbe in grado di predire il futuro: “Iena est une pierre, selon que diet Enax et Caaron, que si elle estoit mise soubz la langue, elle feroit dire les chosez avenir par manière de divinacion”; “Yène est une pierre qui est traite des yeulx de la beste qui a celuy nom mesme. Celle pierre fait dire les choses futurez à celuy qui la portet sus la langue et fait obtenir les requestes, quant elles sont faitez bonnement et justement” (19,271; 55,800). Plinio dice in proposito: “Hyaeniae, ex oculis hyaenae ob id invasae inveniri dicuntur et, si credimus, linguae hominis subditae futurae praecinere”4 . Notare il “si credimus” di Plinio, rivelatore dello scetticismo con cui l’autore latino si accosta a queste leggende, avendo come primo obiettivo una

3

ALBERTUS MAGNUS, De virtutibus herbarum lapidum et animalium, a cura di Michael Scott, Amsterdam 1655, p. 127 4 PLINIO, op. cit., p. 843

74

Commento

trattazione “scientifica” della natura che smascheri le dira mendacia dei Magi e dei greci. Isidoro scrive: “Hyaenia lapis in oculis hyanae bestiae invenitur; qui sub lingua hominis subditus fuerit, futura eum praecinere dicunt”5 . In questa frase lo scetticismo è un po’ attenuato, sostituito da un moderato “dicunt”. Alberto Magno ne parla così: “Si vis praescire futurum aliquod. Accipe lapidem qui vocatur Bena, qui est sicut dens a bestia, et pone sub lingua tua, et sicut Aaron et antiqui Philosophi dicunt, quamdiu sic tenucris, semper divinando praedices futura, nec aliquo modo errabis divinando”6 . Un altro interessante esempio è costituito dalla pietra chiamata istustos. In Varia 110 è detto, con abbondanza di dettagli, che questa pietra, secondo Isidoro, si trova alle estremità della Spagna, nei pressi delle c olonne d’Ercole: “Istustos selon que dit Ysidore, est une pierre semblable à Saffron qui est trouvée es derrainnes parties des Espaignes, jouxte les meutez de Archules, qui sont appellés Gades, ou segon ou tiers clemaz oultre celle terre que nous appellons maytenent Espaigne” (19,274).

5 6

ISIDORO, op. cit., XV,25 ALBERTO MAGNO, op. cit., p, 131

75

Commento

Plinio scrive soltanto: “De opsidiano lapide diximus priore libro. Inveniuntur et gemmae eodem nomine ac colore non solum in Aethiopia Indiaque, sed etiam in Sannio, et, ut aliqui putant, in Hispania litoribus eius oceani”7 . Anche lo stesso Isidoro, che costituirebbe la fonte, non si dilunga molto: “Schistos invenitur in ultima Hispania, croco similis, cum levi fulgore, facile friabilis”8 . Ma è in Alberto Magno che troviamo gli stessi particolari citati dal lapidario di Torino: “Si vis ut fiat vestis incombustibilis. Accipe lapidem qui Isthmos appellatur, qui, ut dicit Isiodorus, similis est croco, et in partibus Hispaniae, et ieste lapis flabilis est propter ventositatem in ipso rarefactam juxta Gades Herculis, et si de eo fiat vestis, nullo modo potest uri, sed de igne nitet”9 . L’ultima pietra che voglio analizzare in modo sinottico è il topazio, descritto in Varia 110 sotto due voci: Topace e Thopasion. L’elemento interessante consiste nella sua provenienza, un’isola chiamata Thopasis, da cui

7

PLINIO, op. cit., p. 846 ISIDORO, op. cit., XVI,18 9 ALBERTO MAGNO, p. 131 8

76

Commento

deriverebbe il nome della pietra: “Thopasion est une pierre ainsi nomée pour ce que elle fut premièrement trovée en une hille nomé Thopasis” (52,758). Plinio ci dà un’interessante spiegazione etimologica: “Egregia etiam nunc sua topazo gloria est, e virenti genere et, cum primum reperta est, praelatae omnibus. Accidit in Arabiae insula, quae Cytis vocabatur, in quam devenerant Trogodyatae praedones fame et tempestate fessi, ut, cum herbas radicesque foderent, eruerent topazon, Haec Archelai sententia est. Iuba Topazum insulam in Rubro mari a continenti stadiis CCC abesse dicit; nebulosam et ideo quaesitam saepius navigantibus nomen ex ea causa accepisse,

topazin

enim

Trogodytarum

lingua

significationem

habere

querendi”10 . L’isola di cui parla Plinio dovrebbe corrispondere all’odierna Zabargad (St. John) nel Mar Rosso, presso la costa egiziana. Isidoro riporta la stessa identica definizione: “Topazion ex virenti genere est omnique colore resplendens, inventa primum in Arabiae insula, in qua Trogodytae praedones fame et tempestate fessi quum herbarum radices effoderent, eruerunt. Quae insula postea quesita nebulis cooperta tandem a

10

PLINIO, op. cit., p. 806

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Commento

navigantibus. Sed ob hoc locus et gemma nomen ex causa accepit; nam ôïðÜæåéí Trogodytarum lingua significationem habet quaerendi”11 . Alberto Magno dice soltanto: “Si vis ut aqua bulliens statim exeat manu imissa, accipe lapidem qui topasion vocatur, a Topasi insula, vel quia auri similitudinem protendit, et sunt duae species”12 . Dopo quest’analisi, le conclusioni a cui giungiamo ci mostrano che i nostri lapidari non possono essere considerati né delle traduzioni in prosa né dei trattati che si sono direttamente ispirati a queste grandi opere. Indubbiamente la diffusione di questi nello spazio e nel tempo ha determinato un certo tipo di influenza culturale che non si può sottovalutare e che dobbiamo comunque tener presente nel corso dello studio di qualsiasi trattato sulle pietre successivo. Ma veniamo ora al cuore di questo capitolo, ovvero al confronto con gli autori medievali, tra cui è certamente da ricercare la fonte (o le fonti) dell’opera tramandataci da Varia 110 e Fr. 2007. La questione è più spinosa di quello che può sembrare, dato che i trattati di Marbodo e di Jean de Mandeville, proprio grazie al loro successo, si sono 11 12

ISIDORO, op. cit., VII,9 ALBERTO MAGNO, op. cit., 126

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moltiplicati in una quantità di copie vastissima, molto spesso diverse dall’originale, e di cui molte non ancora scoperte. Cominciamo con Marbodo. Innanzitutto dobbiamo ricordare che l’originale in questo caso è latino. Quest’opera fu tradotta in tedesco, spagnolo, provenzale, italiano, e ancora in inglese, irlandese e danese. Ma, come dice Pannier13 , è nel paese in cui è stato scritto l’originale latino che si è avuta la maggior parte delle traduzioni. Le versioni in prosa e le imitazioni non si contano più. Lo stesso Pannier ci presenta la prima traduzione francese, tenuta in grande considerazione dagli eruditi per lo studio dell’antica lingua francese e della letteratura antica. Pare che sia contemporanea all’originale, dato che vi ritroviamo tutti i caratteri del francese della prima metà del XII secolo. Di questa versione esistono tre esemplari. Abbiamo poi altre traduzioni in versi e in prosa del trattato di Marbodo. Il lapidario di Modena, chiamato anche lapidario estense da Giulio Bertoni14 . Quest’ultimo in effetti compie un’opera di emendazione nei

13

L. PANNIER, op. cit., p.21 G. BERTONI, Il lapidario francese estense, in Zeitschrift für romanische Philologie, XXXII (1908), pp. 686-697 14

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confronti del lavoro di Pannier, che si rivela alquanto scorretto in certi punti (ricordiamo che Pannier a causa della morte prematura lascia la sua opera incompiuta e non corretta). Questa traduzione, che Bertoni fa risalire alla regione piccarda, al confine con la Normandia, è conservata in un solo manoscritto, conservato alla bibliotca di Modena. Un manoscritto a quanto pare particolarmente rovinato, ma che tuttavia lascia intravvedere qualità e valore. Il lapidario di Berna si trova all’interno di un manoscritto contenente il Trésor di Brunetto Latini, e per questo motivo il trattato fu inizialmente attribuito al maestro di Dante. Ma più di un motivo fa scartare questa ipotesi, che peraltro poggia solo su un casuale incontro di due opere nello stesso manoscritto: innanzitutto lo stile più antico, e in secondo luogo il fatto che l’autore presenta se stesso nell’incipit dell’opera, sebbene in modo un po’ enigmatico.15 Il lapidario di Cambridge è un’altra opera di buona qualità, specie per la lingua, che sembra appartenere al dialetto vallone. Purtroppo il manoscritto comincia e finisce ex abrupto, cioè manca di un prologo e di un epilogo che ci

15

L. PANNIER, op. cit., pp. 73-75

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permetta di scoprire qualcosa di più riguardo l’autore, che comunque dev’essere vissuto nel XIII secolo. Le traduzioni in prosa sono invece di scarsissimo valore letterario. Sono però testimonianze importanti dal punto di vista filologico. La prima si trova in due esemplari, uno presso la biblioteca dell’Arsenale a Parigi, e l’altro presso la biblioteca nazionale di Firenze. E’ stata studiata da Leo Jordan16 . Il secondo lapidario in prosa si trova presso la biblioteca di Berna, conservato in un solo manoscritto. Sembra incompleto, ed è talmente breve da essere riportato integralmente da Pannier17 . Infine, una versione in prosa che Pannier non conosceva, e che è conservato in due esemplari: uno incompleto che si trova al British Museum, analizzato da Max Friedrich Mann18 , e uno completo che si trova alla biblioteca di Sainte-Geneviève, studiato da Paul Meyer19 .

16

L. JORDAN, Ein altfranzösischer Prosalapidar, in Romanische Forschungen XVI (1904), pp.385-398 17 L. PANNIER, op. cit., pp. 78-81 18 M. F. MANN, Eine altfranzösische Prosaversion des Lapidarius Marbod’s, in Romanische Forschungen II (1886), pp. 367-373 19 P. MEYER, Les plus anciens lapidaires français, in Romania XXXVIII (1909), pp. 267 e ss.

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Oltre a Marbodo e Jean de Mandeville, includiamo nella nostra indagine un lapidario molto interessante, quello di Philippe de Thaon, il cosiddetto lapidario alfabetico. Nello studio di Paul Meyer20 è messo in luce come quest’opera non possa essere considerata alcuna “filiazione” dell’opera di Marbodo, quindi né una traduzione né una parafrasi. Semmai possono avere le stesse fonti (Damigerone). Inoltre ha questa particolare caratteristica di essere alfabetico. Lasciamo per un momento da parte il lapidario di Jean de Mandeville, che sarà trattato separatamente per i motivi che vedremo in seguito. Esattamente come per i lapidari antichi, delle tabelle ci permetteranno di effettuare un confronto immediato e sinottico tra i trattati francesi medievali e il nostro lapidario. Prendiamo come esempio la pietra chiamata sul nostro testo alitropia, che ha la peculiarità di rendere sanguigni i raggi del sole e, se immersa in un contenitore pieno d’acqua, di far salire verso la luce delle goccioline come se fosse una pioggia al contrario: “Alitropia est une pierre qui resemble de couleur à Esmeraude et est semée de goutes vermoilles, et a telle propriété que celui

20

P. MEYER, Les plus anciens lapidaires français, in Romania XXXVIII (1909), pp. 31 e ss.

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qui la porte a bon renom et santé et le fait vivre longuement, et est bonne contre venins et contre fleuz de sang, et qui la metroit en un vessel plain de eau et elle soit ointe de just d’une herbe qui a nom come elle, elle rend le souleil comme sang et semblet es assistans que le souleil souffre eclipse, et fait monter l’eau dedans les rays du soleil en manière de pluie” (5,58). Se confrontiamo questo frammento con il testo della prima traduzione di Marbodo, ci rendiamo conto che indubbiamente i contenuti non variano sensibilmente, a dimostrazione della continuità della tradizione culturale, ma dal punto di vista del testo non c’è alcuna adesione, e non solo perché la traduzione dell’opera di Marbodo è in versi. Infatti non possiamo nemmeno considerare Fr. 2007 e Varia 110 delle traduzioni in prosa del Liber lapidum : “Elyotrope est une piere De bien vertuose manere: Mutez la el rai del soleil En un vaisel, si l’ fait vermeil, Le est avís ki la tendra Ke novels eclypse será. En poi de tens fara saillír

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L’aive del vaisel e buillir, Cumm se il ploveit a plenté”21 Le descrizioni che Marbodo fa di ogni pietra sono visibilmente più brevi e meno ricche, esattamente come ci aspetteremmo dal capostipite di un genere letterario. Il nostro testo, invece, più tardo e forte della tradizione successiva, è decisamente più completo ed esaustivo. Riportiamo un altro esempio, lo zaffiro. Varia 110 si dilunga molto sui poteri di questa pietra: libera i prigionieri, ostacola la stregoneria, guarisce dalla chaude maladie, e da una malattia chiamata noli me tangere: “Ces deux Saphirs, qui a l’un ou l’autre et le porte sur soy, destorne fole envie et corrouz et conforte le corps et destourne homme d’estre enprisoné et, s’il est en prison, elle l’aide à delivrer et la doit toucher au quatre cornières de la prison et à ses fers et Dieu ly aidera en manière qu’il n’y sera pas longuement [...] Et si garist de jaunice et de chaude maladie qui boira de l’eaue ou aura trempé le Saphir : elle garist du mal des yeux qui les enlavera et le touchera du Saphir [...] Et aide et conseille Dieu à qui neptement le porte, et donne sen à celuy qui le porte, et

21

L. PANNIER, op. cit., p. 55

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garde de envie et de sedicion, et garist d’une maladie qui est "noli me tangere" et l’y doit on toucher par pluseurs foiz et de ce enpire moult la pierre” (38,554). Anche Marbodo ne parla accuratamente. Riporto qui le similitudini principali: “Si est truvée en la gravele De Libe, de cele cuntrée; [...] Ele toilt envíe e boisdíe, E de prisun ume deslíe; [...] A médecine mult revalt; Ume refréide k’ a trop chíalt, Ki dedenz á tro grant chialur, E tressue pur la dulúr”22 Dal punto di vista del testo appare evidente che l’abbondanza di Fr. 2007 e Varia 110 ha altre fonti, anche se non possiamo assolutamente escludere la conoscenza del Liber lapidum da parte del misterioso autore dell’opera riportata dai due manoscritti parigino e torinese.

22

L. PANNIER, op. cit., p. 40

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Ora mettiamo a confronto il nostro testo con l’altro grande autore di cui abbiamo parlato, ovvero Philippe de Thaon. Il suo lapidaire alphabétique, ricordiamolo, è anch’esso in versi, però, proprio come ci suggerisce il titolo stesso, contiene descrizioni di pietre elencate in ordine alfabetico. Questo elemento potrebbe fare sorgere il sospetto di una qualche somiglianza con i nostri codici. Dell’onice Varia 110 offre un’ampia descrizione, ma quello che colpisce di più è la leggenda secondo cui questa pietra avrebbe il potere di far fare al possessore dei sogni molto particolari. Inoltre sarebbe in grado di far vedere in sogno i propri cari morti, affinché il possessore sappia di cosa abbiano bisogno: “Et fait home songer de nuyt son amy mort en dorment et ly souvient au matin de quoy le mort est besoigneux ; et celui qui le porte a pluseurs gracez, et si oste l’ome de tristece, de craintes et de paours de nuyt et dort seurement. Oniche, qui le porte à son col ou en son doy, il donnet voir les dyables et moult de fantasies en dorment” (29,417). Philippe de Thaon invece non sembra particolarmente colpito da questo potere, tant’è vero che si limita a dire che “Ki ceste pere portera

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Mult forment tençonos sera, E li premers nafré sera En la bataille uil serat”23 A questo punto, per indagare sulle possibili fonti di Fr. 2007 e Varia 110, dobbiamo trovare ciò che “fa la differenza”, ovvero degli elementi che non compaiono in tutte le liste (il numero delle pietre elencate varia sensibilmente da un lapidario all’altro), ma che accomunando il nostro trattato con altri, possono così indicare delle possibili fonti. Proviamo ad esempio con l’iride, una pietra che a un’occhiata attenta appare solo nella prima traduzione del lapidario di Marbodo, nella versione in prosa del British Museum e di Sainte-Geneviève e in Philippe de Thaon. Non ci resta che effettuare il confronto dei testi per vedere se c’è qualche elemento che rispecchi un’adesione più fedele in termini di parole usate. La prima traduzione del lapidario di Marbodo recita: “De Yri En ruige mer naist une piere Yris á num, n’est gaires chere.

23

P. MEYER, op. cit., p. 519

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Ki el rai del soleil la tient, L’arc del ciel en la pareil vient; L’umbre de li devent itals, E resemble Ke seit cristals.”24 Vediamo ora la versione in prosa British Museum/Sainte-Geneviève: “Iris est en Erabie en la ruge mer. Ele ad semblant de cristal. Se hume la tient el soleil, ele fait en la pareil ou l’umbre de li vient semblance del arc del ciel. Et si est de sis angles.”25 Infine Philippe de Thaon: “IRIS est pere esprovée Ke l’en trove en mer betelée Yrim l’arc del ciel apelom Que nus contre pluie veum; Pur ço ad num yris la pere Qu’el ad en sai itel manere: Quant li soleilz raie sur lie Une resplendur ist de lie 24 25

L. PANNIER, op. cit., p.64 M. F. MANN, op. cit., p.371

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Cum del arc del cel par rasun, Et pur ço Yris ad a num. En li puet aveir medicine, Mais je ne sai cum ele define; Par ço n’en voil ore plus traiter, D’autre pere voil comencer.”26 Confrontiamo ora questi testi con quello che troviamo sul nostro lapidario alla riga 794 pagina 54: “Yris est une pierre semblabe à cristal et est toute ronde et, scelon que dit un docteur nommé Enax, elle vient de Rabie, et est trouvée en la Mer Rouge. Ceste pierre est très seiche et moult dure et, quant elle est mise au droit du souleil, elle donne raiz couleurez à la semblence de l’arc en ciel, qui est aussi appellé yris, et pour ce fut nomée ceste pierre Yris”. Indubbiamente il contenuto è lo stesso, la pietra è descritta allo stesso modo, ma non abbiamo elementi per dire che i testi sopra citati siano sicuramente le fonti di Fr. 2007 e Varia 110.

26

P. MEYER, op. cit., p.516

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Un altro esempio mi fa prendere in considerazione il belloculez (il Belli oculus di pliniana memoria), una pietra che questa volta viene citata soltanto nel lapidario alfabetico di Philippe de Thaon! “ BELLOCULUS est une pere, Si trait a blanchur sa manere. Une purnele en li est, Entur cele un neir cerne est A or resemble la resplendur Qui ad en ceste pere entur. Belliculus pur ço ad num Ke en la bataille esprove l’um. Ja nule rien ne lui nuira Qui ceste pere portera. Itel vertu ad ceste pere; Oez avant d’altre manere. Ore finent les peres del B, Si començent celes del C.”27

27

P. MEYER, op. cit., p.503

90

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Accostiamo questo testo alle righe 191 e seguenti di pagina 14: “Belloculez est pierre aucunement blanche avec jaune couleur mallent et espandixent come splendissour d’or et ait au meilleu si comme d’une prunelle d’un oil et d’un petit noir cerquelle, et celle pierre garde la veüe et prolongue la vie ; il donne victoire en bataille, en plais et en autre part”. Anche in questo caso non possiamo dire che Philippe de Thaon sia una fonte sicura del nostro lapidario. Sia per quanto riguarda le versioni di Marbodo, sia per quanto riguarda Philippe

de

Thaon,

non

possiamo

escludere

comunque

che

l’autore

dell’originale da cui derivano Fr. 2007 e Varia 110 li conoscesse e ne traesse ispirazione. Tuttavia è evidente che si tratterebbe di un’ispirazione a livello di contenuti e di tradizione, non certo a livello testuale. Un retroterra culturale, semmai, non di certo un modello da cui copiare. Le cose cambiano quando prendiamo in considerazione il lapidario di Jean de Mandeville, ed è per questo che lo trattiamo separatamente. Ci sono infatti molti indizi che ci danno per certa la sua influenza su Fr. 2007 e Varia 110. Possiamo affermare con sicurezza che il lapidario di Jean de Mandeville è una delle loro fonti.

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Osservando i due elenchi di pietre, si noterà che non sono identici: quello di Jean de Mandeville cita un numero di pietre inferiore, non in ordine alfabetico, e inoltre cita alcune pietre che non sono presenti nel nostro lapidario. Tuttavia, analizzando il testo delle pietre citate comunemente dai due trattati, notiamo delle concordanze notevoli, a livello propriamente testuale. Prendiamo ad esempio le due pietre pierre du souleil e pierre de la lune, sul nostro trattato rispettivamente alla riga 330 di pagina 23 e alla riga 336 di pagina 24, e confrontiamole col testo di Jean de Mandeville. Varia 110: “Li pierres du souleil est noire ronde, qui a blanches vaines et aucunez foyz bleuez, de laquelle ist un doux ray si com la lumère du souleil. Si elle est mise en une maison en ray du souleil en un vaissel avec necte ayue, elle randroit très grant clarté. Elle vault à prince de tous, si acroist richesse et dominacion, si fait avoir delit et gardet les vertuz du corps”. Mandeville: “La pierre du Soleil est noire et ronde à blanches veines, et aucunes fois bleues, de laquelle est un doux rayon comme la lumière du soleil; si elle est mise en une maison en la lueur du soleil, en un vaisseau avec nette eau, elle rendra grande clarté; elle vaut aux Princes car elle les garde et fait

92

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doubler de tout; elle accroît richesse et dominations et fait délict et garde les vertus du corps.”28 Varia 110: “La pierre de la lune est pierre blanche paille, avec vaine et taiche sur noir ou sur rouge ou citrine. Elle luist aucunes fois par nuis, si comme en plaine lune ; aucunez foiz ne luist mye, fors en certenne houres. Elle garde les vertuz du corps et fait legièrement cheminer ceulx qui vont par mer et garde de tempeste et de peril. Il acroist les biens temporeux, si vault à emprinter les nobles choises et honneurs. Il garist les lunatiques et gardet ceulx qui vont par chemins de peril de larron”. Mandeville : “La pierre de la lune est pierre blanche avec veines et taches sur noir ou sur rouge, ou de citrin. Elle luit aucunes fois de nuit, sicomme, en pleine lune, autre fois elle ne luit pas en quelques heures. Elle garde les vertus du corps et fait légèrement cheminer ceux qui vont par mer, elle garde de tempêtes et de périls; elle accroît les biens temporels; elle vaut à impétrer les nobles choses et honneurs; elle guérit les lunatiques et garde les larrons.”29

28 29

I. DEL SOTTO, op. cit., p.39 I. DEL SOTTO, op. cit., p.41

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Che dire, dal confronto i due testi risultano quasi identici: è impossibile non ammettere che l’autore di Fr. 2007 e Varia 110 si sia ispirato palesemente all’opera di Jean de Mandeville. Un altro esempio è ancora più notevole: parlando della borax, pietra che si trova nella testa del rospo, il nostro lapidarista si sofferma a raccontare un aneddoto che dimostra le virtù magiche di questa pietra: “Il fut jadis un clerc qui en la presence de son varlet tenoit son arère si trouvet en son arère un grans bouteriaul et vit sus son chiep une grans bousse ronde par laiquel il pansoit qu’il avoit en celle bousse pierre Crapaudine si prist le bouteriaul et lou liait en la manche de sa chemise jucquez à tant qui fust retournez de coron de champ et, quant il fut retourneis si ne trouva rien en sa manche et estoit la manche bien fort liée d’une partie et d’autre et ny fut point trouvé de tres par quoy on peust supposer que celle pierre vault à delivrer prisonniers de chartre ou d’autre prison” (r. 182 pag. 13). Ed è esattamente lo stesso aneddoto che riporta Jean de Mandeville: “[...] Il fut jadis un clerc en la présence de son valet, et trouva un crapaud, qui avant sur la tête une ronde bosse, pourquoi il pensait qu’il y avait une pierre crapaudine, et prit le crapaud et le lia bien fort dans la manche de sa cotte,

94

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jusqu’à ce qu’il fut de retour du champ; et quand le clerc fut de retour, il ne trouva rien, quoique la manche fut bien liée au bout, et on ne trouva point d’ouverture par laquelle il aurait pu passer dehors; pourquoi on peut penser qu’il vaut pour les prisonniers qui sont en chartre.”30 Con questo possiamo concludere che sicuramente tra le fonti di Fr. 2007 e Varia 110 vi è il lapidario di Jean de Mandeville. Per quanto attiene alla tradizione in francese antico, costituita dai lapidari di Marbodo, di Philippe de Thaon e di Jean de Mandeville, la nostra indagine termina qui, con i risultati che abbiamo visto. In particolare si è voluto sottolineare il rapporto di parentela o meno con gli esponenti maggiori di questo genere letterario. E’ però altrove che evidentemente si dovranno cercare altri elementi per scoprire le fonti sicure di Fr. 2007 e Varia 110. Per far ciò, occorre mettere in luce gli elementi che distinguono questi due manoscritti dagli altri. Si aprono così diversi filoni di studio: da una parte, la ricerca di trattati che contengano la descrizione di pietre, minerali, e virtù ad essi legati, che vengono citati solo dai nostri lapidari e che ne costituiscono la peculiarità. Abbiamo visto infatti il numero considerevole di pietre elencate

30

I. DEL SOTTO, op. cit., pp.90-91

95

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(135 in Fr. 2007 e 85 in Varia 110), elemento non riscontrabile in nessun altro lapidario in francese antico. Qual è l’origine di pietre come l’elyon (in Fr. 2007), che ha il potere di attrarre la clientela verso il mercante che la possiede? Oppure di kacabre, ovvero il carbone, elencato come se fosse una pietra e riporato nel suo nome arabo. E ancora kakabartes, tarach, turquemasz: anche solo i nomi ci riportano a tutta una tradizione orientale, araba, alla quale molto probabilmente si ispirò l’autore di questo lapidario, e di cui noi possediamo le due copie Fr. 2007 e Varia 110. Un altro filone deve puntare l’attenzione alla parte forse più importante e più ricca di indizi del nostro testo, cioè l’appendice finale. Generalmente riferimenti al potere delle pietre incise, alle virtù dei disegni, siano essi simboli zodiacali o mitologici, sono inseriti nei lapidari medievali nel corso della trattazione, accennandovi appena, certamente non riservando loro un vero e proprio capitolo a parte. Abbiamo visto come questa tradizione abbia origine in Egitto, e giunga in Europa attraverso la cultura ellenistica prima e araba poi. Quali sono i lapidari che danno peso alla scienza delle pietre intagliate? Quali sono i trattati che sottolineano il valore dei simboli astrologici? E’ in quest’ambito che vanno scoperte possibili fonti dei nostri codici.

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Anzi, possiamo dire che la presenza di questi elementi peculiari, che li distinguono in modo così evidente dai contemporanei, dovrebbe facilitare la ricerca e indirizzarla verso direzioni più precise.

97

TABELLE

Tabelle

PLINIO IL VECCHIO, Naturalis Historia

147 margarita 267 myrrha 109 crystallum 340 sucina 144 lyncurium 4 adamas 143 smaragdus 57 berullus 108 chrysoprasum 286 opalum 160 sardonychis 150 onychis 76 carbunculum 27 anthracitis 324 sandastros 243 lychnis 157 sarda 141 topazum 70 callaina 274 nilion 149 molochitis 140 iaspis 122 cyanos 72 sappirum 17 amethista 139 hyacintos 101 chrysolithos

102 240 258 294 41 44 45 43 91 162 238 2 2 11 13 25 36 29 31 38 40 46 47 22 30 1 6

chryselectros leucochrysos melichrysos paederos asteria astrion astrioten astolon ceraunia iris leros achates acopos alabastritis alectoria androdamas argyrodamas antipathes arabica aromatitis aspisatim atizoen augitis amphidanes aphrodisiaca apsyctos aegyptillam

99

50 53 51 54 52 64 63 66 65 61 69 70 75 73 70 83 84 90 91 110 92 116 119 123 69 87 97

balanita batrachitas baptes Belli oculus baroptenus botrytis bostrychtin bucardia brontea bolos cadmitis callais captinis cappadocia callaicam catochitis catoptritis cepitis ceramitis cinaediae ceritis crateritis crocallis cyitis chalcophonos chelidonia chelonia

Tabelle

88 chelonitidis 99 chloritis 100 choaspitis 106 chrysolampsis 107 chrysopis 93 cetionidis 125 daphnean 126 diadochos 168 diphyes 127 dionysias 170 draconitis 178 encardia 197 enorchis 192 exhebenum 182 erythallis 181 erotylos 186 eumeces 187 eumitren 188 eupetalos 189 eureos 190 eurotias 191 eusebes 180 epimelas 201 galaxian 135 galactitis 70 gallaica 204 gassinnaden 207 glossopetra 209 gorgonia

208 goniaea 15 heliotropium 217 hephaestitis 219 Hermu aedoeon 132 hexecontalithos 138 hieracitis 214 hammitis 215 Hammonis cornu 220 hormiscion 55 hyaenia 129 haematitis 224 Idaei dactyli 223 icterias 227 Iovis gemma 225 indicae 226 ion 237 lepidotis 241 leucopoecilos 242 libanochrus 145 liparea 249 lysimachos 260 memnonia 148 media 254 meconitis 263 mithrax 266 mormorion 267 myrrhitis 269 myrmecias 261 mesoleucos

100

270 nasamonitis 271 nebritis 275 nipparene 282 oica 283 ombria 285 onocardia 152 oritis 292 ostracias 293 ostritidi 287 ophicardelon 278 opsianum 295 panchrus 297 pangonus 296 paneros 309 pontica 301 phloginos 196 phoenicitis 299 perileucos 154 paeanitides 305 solis gemma 157 sagda 323 samothraca 327 sauritim 326 sarcitis 161 selenitis 331 sideritis 332 sideropoecilos 338 spongitis 342 synodontitis

Tabelle

345 syrtitidis 343 syringitis 363 trichrus 358 thelyrrhizos 357 thelycardios 360 thracia 351 tephritis 349 tecolithos 371 Veneris crines 370 veientana 373 zathenen 372 zamilampis 377 zoraniscaeos 129 hepatitis 339 steatitis Adadu nephros, 3 oculus, digitus 365 triophtalmos 78 carcinias 128 echitis 329 scorpitis

328 scaritis 364 triglitis 5 aegophtalmos 138 geranitis 8 aëtitis 269 myrmecitis 71 cantharias 248 lycophtalmos 347 taos 363 timictonia 21 ammochrysos 89 cenchritis 173 dryitis 111 cissitis 252 narcissitis 121 cyamias 313 pyren 94 chalazias 156 pyritis 308 polyzonos

101

301 130 307 172 258 257 120 306 336 319 259 95 340 63 92 23 341 167 112

phlogitidis enhygros polythrix drosolithum melichrum melichlorum crocian polian spartopolian rhoditis melitis chalcitis sycitis bostrychitis chernitis anancitidis synochitidis dendritis cochlidis

Tabelle

ISIDORI HISPALENSIS EPISCOPI, Etymologiarum sive Originum libri XX

146 133 1 156 161 127 360 302 344 31 228 322 253 325 264 25 1 1 53 135 280 125 263 8 196 292

magnes gagates asbestos pyrites selenites Dionysius lapis thracius phrygius syrius arabicus iudaicus samius memphitis sarchophagus mitiores androdamantus schistos amiantos batrachites galactites obsius gemma Mithridax lapis aetites phengitis ostracitis

149 334 103 214 362 116 265 368 321 333 184 94 356 337 288 310 50 11 298 115 10 362 355 239 117 80

melanites smyris chrysites hammitis thytes coranus molotius tusculanus sabinus siphnius etesius chalazius thebaicus specularis ophites porphyrites basanites alabastrites parius coralliticus alabandicus trabes thasius lesbius corintheus caristeum

102

277 numidicum 246 luculleum 247 lumnensis 350 tephrias 175 ebur 143 smaragdus 155 prasius 57 beryllus 104 chrysoberyllus 108 chrysoprasus 140 iaspis 141 topazion 70 callaica 149 molochites 15 heliotropia 157 sagda 267 myrrhites 38 aromatitis 258 melichros 100 choaspitis 115 corallius 158 sardius 150 onyx 160 sardonyx 129 haematites 340 sucinus

Tabelle

144 lyncurius 17 amethystus 72 sapphirus 139 iacinthus 289 optimus 222 iacinthizonta 19 amethystizonta 87 chelidonia 122 cyanea 319 rhoditis 147 margarita 42 asterites 135 galactitis 94 chalazias 305 solis gemma 161 selenites 110 cinaedia 54 Beli oculus 180 epimelas 192 exebenus 2 achates 1 apsyctos 6 aegyptilla 148 media 370 veientana 52 bariptos 262 mesomelas 371 Veneris crines 363 trichrus

127 dionysia 156 pyritis 295 panchrus 282 olca 263 mithridax 172 drosolithus 286 opalus 309 ponticae 132 hexecontalithos 267 murrina 109 crystallus 4 adamans 94 chalazias 91 ceraunium 162 iris 44 astrion 176 electria 130 enhydros 76 carbunculus 27 anthracitis 324 sandasirus 243 lychnis 77 carchedonia 10 alabandina 170 draconites 108 chrysoprasus 301 phlogites 345 syrtitis 220 hormiscion

103

107 101 102 106 21 240 258 105 35 25 95 96 50 331 224 7 276 31 217 292 207 128 78 329 269 347 138 8 5

chrysopis chrysolithus chryselectrus chrysolampsis ammochrysus leucochrysus melichrysus chrysocolla argyrites androdamas chalcitis chalcophonos balanites sideritis Idaeus dactylus aethiopicus zmilanthis arabica hephaestitis ostracites glossopetra echites carciniae scorpitis myrmecitis taos hieracitis aetitis aegophtalmos

Tabelle

248 lycophtalmos 254 meconites 145 liparea

23 341 65

anancitide synochitide brontea

104

55 309

hyaenia pontica

Tabelle

ALBERTUS MAGNUS, De virtutibus herbarum lapidum et animalium

146 magnes 281 ophtalmius 150 onyx 4 adamas 2 agathe 115 corallus 109 chrystallus 101 crysolytus 15 eliotropia 131 epistrites 68 chalcedonius 87 chelidonius 133 gagates 55 bena 1 isthmos 346 tabrices 197 feripendanus 161 silonites 141 topazion 244 lipercol 369 urices 236 lazuli 143 smaragdus

162 49 202 170 128 354 139 13 183 148 253 1 17 57 88 101 56 272 315 317 152 72 322

105

iris balesia galeriates draconites echies terpistrites jacinthus alectorius esmundus medor memphites abaston amatistus berillus celonites chrysolites beratides nichomar quirin raianus orithes saphyrus saunus

Tabelle

MARBODO, prima traduzione del lapidario

4 2 13 140 72 68 143 160 150 158 101 57 141 139 108 17 87 133 146 115 10

de adamante de achate de allectorio de jaspide de saphyro de calcedone de smaragdo de sardonice de onice de sardio de grisolito de berillo de topacio de jacinto de crisoprasso de ametisto de celidonio de gagate de magnete de corallo de alabandina

118 de corneolo 76 de carbunculo 144 de ligurio 128 de echite 161 de silenite 134 de gagatroneo 91 de ceraunio 15 de eliotropia 138 de gerachite 131 de epistite 129 de emathite 1 de abesto 154 de peanite 157 de sada 148 de medo 137 de gelacia 132 de exacontalito 88 de chelonite 155 de praxo 109 de cristallo 135 de galactida

106

152 de orite 55 de hyena 145 de lyparea 130 de enidro 162 de yri 28 de androdragma 151 de optallio 147 de margaritis 153 de panthero 1 de absicto 69 de calcofano 149 de melochite 136 de gegolito 156 de pyrite 126 de diacodo 127 de dionisia 102 de crisolectro 108 de crisopacio 125 de anulo et gemma

Tabelle

Lapidario di Modena (estense)

2 achate (fragm.) 13 alectoire 140 jaspes 72 saphyrs 68 calchedone 143 émeraude 160 sardone 150 onicle 158 sarde 101 grisolite 57 beril 141 thopache 108 crisopasse 10 alabandine 118 cornaline 76 escarboncle 139 jacinthe 17 ametiste 87 celidone 164 gaies 146 magnete 115 coral 144 ligor 8 ethite 161 sillenithe

107

Tabelle

Lapidario di Berna

9 2 13 72 140 68 143 160 150 158 101 57 141 108 60 1 139 17 87 133 146 115 118

aimant achate alectoire saphir jaspe calcidoine esmeraude sardoine oniche sarde crisolite bericle topace crisoparse blande ebesto jacincte ametiste celidoine galgate manete coral corneline

128 echite 76 hrboucl 144 ligure 161 selenite 134 gagtromée 91 ceraune 15 helyotropia 138 gerachite 131 epythiste 17 amatiste 148 mede 109 cristal 135 gaglatride 152 orite 145 liparée 281 obtalmius 153 pantoire 69 calcofanum 251 malaquite 86 cegolite 156 pirite 127 dyonise

108

Tabelle

Lapidario di Cambridge

9 aimant 2 achate 13 alectoire 72 saphir 143 émeraude 160 sardoine 150 oniche 158 sarde 101 crisolite 57 béril 141 topaze 108 crisopasse 139 jacinthe 17 améthyste 87 chélidoine 164 jayet 146 magnète 115 corail 10 alabandine 118 cornaline

76 escarboucle 144 ligure 8 aétite 161 sélénite 134 gagatromée 91 céraune 15 héliotrope 138 gérachite 131 epistite 129 hématite 1 asbeste 154 péanite 157 sadde 148 mede 137 gelace 132 hexacontalithe 88 chélonite 155 prase 109 cristal 135 galactide

109

152 orite 55 hyene 145 lyparie 130 enhydre 221 hyrum 28 anthrodragme 151 optalie 300 perle 153 panthère 1 absite 69 calcofoine 251 malachite 86 cégolithe 156 pirite 126 diadocode 127 dionise 102 chrysélectre 108 chrysoprase 192 exebenos 294 pedéros

Tabelle

Lapidario in prosa Arsenal/Firenze

4 72 143 140 101 141 150 160 68 2 118 139 49 17 165 13 87 9 15

del diamant del saphir de l'esmeraude des jaspes del crisolite de la topace del oniche del sardoine del calcidoine de l'acate de cornouille del jagonce del balais de l'ametiste del rubin del alectoire del celidoine del aïmant del eliotropie

115 del coural 164 del jaiet 57 del beril (et del eris) 128 del echite 108 del grisopas 161 del silenite 134 del gagatrone 1 del beston 88 del celonite 163 del genatide 152 del oride 109 del cristal 135 del alactide 140 del jaspe pantier 142 de l'alcaferne 144 del igure 367 turquemaus 59 betannus

110

Tabelle

Lapidario in prosa di Berna

139 jagonce 141 topas 143 esmeraude 165 rubis 72 safirs 140 jaspes 144 ligure 67 camahius 17 amatistes 101 crisolites 150 onicle 57 bericles 4 diamant 13 alectore 87 chelidoine 115 coral 118 corneline 303 piere de l'aigle 146 manès 91 cheraune 15 eliotrope 138 geracinte 129 ematistes

111

Tabelle

Lapidario in prosa Sainte-Geneviève/British Museum

4 adamas 2 achates 72 saphir 140 jaspes 143 smaragde 160 sardoine 101 grisolite 57 beril 141 topace 139 jagunces 17 ametiste 13 alectoire 138 gerachite 87 celidonie 164 gaet 146 magnete 115 coral 118 corneline 144 ligurie 161 selonites 134 gagatromeu 91 ceraunius 15 electropie

131 129 154 148 88 109 135 152 55 145 130 162 26 128 300 153 69 149 254 126 127 102 150

epistes ematites peanites medus chelonites cristal galactida orites hyena liparea enidros iris androdania echites perle pantere calcofanus melochites megolitus siadocus dionisie crisolectrus onicle

112

79 cardinie 101 grisolitus 108 crisopras 10 alabandine 76 carbuncle 1 abeston 157 sada 163 gelatide 132 exaccontalicus 155 prasius 1 abscictos 156 perites 140 jaspe 72 caphir 68 calcedonie 143 smaragdus 160 sardonie 57 beril 141 topaz 139 jacincte 17 amatiste

Tabelle

PHILIPPE DE THAON, Lapidaire alphabétique

9 aïmant 2 agathen 2 agapis,agathes 13 alectoires 39 asius 11 alabaustre 20 amistunte 14 alerites 44 astrion 32 arachites 10 alemandina 33 aramanda 24 anatida 57 berillus 57 berilica 54 belloculus 115 corallus 74 caprates 91 ceraunius 88 ceronites 87 chelidonius 101 crisolitus 118 cornil 109 cristallus 115 corallus

124 cymbra 98 chimedia 67 cachmahief 68 calcedoine 114 collire 126 diadocos 125 daphinion 127 dionisia 170 draconitides 8 etites 15 eleutropius 131 epitites 192 exebenius 129 ematites 199 frigius 196 fenicites 200 fumonius 195 fedus 134 gagatromeos 135 galatides 133 gagates 137 galacias 55 hyema 218 herimachius 140 jaspis

113

139 jacinctus 162 iris 229 jacractizonta 8 letites 144 liguros 243 lincis 245 litigerus 234 lantelius 236 lasulius 146 magnes 255 melas 250 macedonius 273 niger 152 oristes 151 optalius 278 obsianus 150 onix 284 onchinius 153 pantheros 156 pyrites 311 proselitus 161 silenites 72 saphirus 349 tegolitus 366 trisites

Tabelle

JEAN DE MANDEVILLE, Lapidario

76 escarboucle 165 rubis 49 balais 4 diamant 2 agattes 72 saphirs 143 emeraude 141 topasse 17 amatiste 212 grenate 305 pierre du souleil 304 pierre de la lune 139 jacinte 147 marguerite 140 jaspe 13 alectoire 68 cassidoine 160 sardonis 101 chrisolite 150 onix 108 crisopas 87 célidoine

146 211 118 144 128 161 133 91 72 143 140 101 141 290 160 68 2 118 49 165 13 109

magnet gratices corneline ligure echites silente gagatoine céramon saphyrs emeraudes jaspes crisolite topace orincles sardoine cassidoine acate corneline balais rubis alectoire cristal

114

62 boras 340 suctinus 337 specularis 58 besar 85 cautaine 12 alacharist 81 caste coqs 216 hanon 233 langue de serpent 266 murmus 268 mutil 315 quirin 213 guanidros 169 donatides 367 turquoise 37 armenas 236 lazul 170 dre-concides 90 decapitis 206 genninille 312 pumey 235 lapis demath

Tabelle

Ms. Fr. 2007

2 17 15 9 10 13 16 25 18 34 1 1 49 57 62 54 48 76 68 118 108 115 87 113 69 91 91

acate amatiste alitropia ayment alabandine allectoire amandine andromante ambre areston albeste abintos balay beril borax belloculez balagre cherboucle cacidoyne corneline crilopace courail celidoine cocrice calchofanos cerame ceramon

88 86 108 110 82 81 109 4 174 127 126 126 171 169 166 143 193 129 177 129 185 131 132 128 320 194 198

ceronites cegorites crisopassion cianodées cathomates chastiten cristal dyament dyane dyomsia dyacodos dyaconides dradicez domacidez demonis lapis esmeraude eycandalite emach elyon emathites ethindros epistaces exatontalitus echites rinastice falconos filaferion

115

210 grannatus 101 grisolite 210 granit 164 gaies 138 geratique 133 gargates 134 gagatromeo 137 galacia 108 grisopasse 135 galaricides 138 gerathidam 136 gerolitus 164 gaide 203 galionof 205 gellrich 139 jaconces 139 jacuj 140 jaspères 55 iena 1 istustos 230 kacabre 231 kakabartes 232 kamen 144 ligures 233 langue de serpens 145 liparea 305 pierre du souleil

Tabelle

304 pierre de la lune 236 lazulle 147 marguerite 268 mutille 148 medo 149 melochites 253 mauphites 252 marchacile 276 nitron 272 nithomas 150 oniche 279 obsist 291 orphanus 281 obtamble 152 onites 153 panthère 155 prasme 154 péanite

156 314 312 315 213 165 318 317 316 72 160 335 158 337 157 161 143 344

pirite pyrophilos punix quirin quanidros rubi reflambine raunay radyn saphir sardoine sorige sarde speculaires sarda silenites semagrade syrus

116

322 160 330 325 340 141 367 361 141 359 353 348 352 361 162 55 374 375

samius sardonis serpentine sarchofagus suctimis topace turquemasz thuridis thopasion thormine termidor tarach terimy tirites yris yène zemech zigrutes

CONCLUSIONE

Conclusione

Leggendo il testo di Varia 110, e la descrizione del manoscritto, scopriamo un elemento notevole: la grossa lacuna tra la lettera C e la lettera J. Confrontando questo manoscritto col suo “gemello” di Parigi, abbiamo scoperto che manca la descrizione di ben cinquanta pietre, che più tardi elencherò. A un’osservazione attenta del libretto pare che si tratti di una lacuna testuale piuttosto che materiale, dato che non risulta la mancanza di carte; anche la scrittura appare continua e omogenea passando dalla carta 8 verso alla carta 9 recto: le due carte non sembrano essere state scritte in momenti diversi. Attraverso la lettura di Fr. 2007 veniamo a conoscenza delle pietre mancanti: Celidoine, Cocrice, Calchofanos, Cerame, Ceramon, Ceronite, Cegorites, Crisopassion, Cianodées, Cathomates, Chastiten, Cristal, Dyament, Dyane, Dyomsia, Dyacodos, Dyaconides, Dradicez, Domacidez, Demonis lapis, Esmeraude, Eycandalite, Emach, Elyon, Emathites, Ethindros, Epistaces,

118

Conclusione

Exatontalitus, Echites, Rinastice, Falconos, Filaferion, Grannatus, Grisolite, Granit, Gaies, Geratique, Gargates, Gagatromeo, Galacia, Grisopasse, Galaricides, Gerathidam, Gerolitus, Gaide, Galionof, Gellrich, Jaconces, Jacuj, Jasperes. Per quanto riguarda i rapporti fra il lapidario di Torino e quello di Parigi, si possono fare delle ipotesi. Con un ragionamento logico è evidente che non si può sostenere che Fr. 2007 abbia copiato da Varia 110, dato che un manoscritto completo non può trarre origine da uno lacunoso. Eppure sebbene inizialmente mi fosse parsa la soluzione più evidente, a mio avviso non si può sostenere neppure il contrario, cioè che Varia 110 derivi da Fr. 2007. Innanzitutto non vedo il motivo per cui il copista del manoscritto conservato

presso

la

Biblioteca

Reale

avrebbe

dovuto

“saltare”

volontariamente la descrizione di cinquanta pietre, dato che, come ho già detto precedentemente, il codice non presenta alcuna parte mancante, e la scrittura fra la carta 8 verso e la 9 recto appare continua e lineare. Senza contare che l’interruzione avviene proprio nel mezzo della descrizione di una pietra: a mio avviso, se proprio avesse deciso per motivi che

119

Conclusione

noi non conosciamo di tralasciare alcune parti, avrebbe almeno completato i paragrafi, anziché “attaccarli” sotto l’unica dicitura di corallo. E’ evidente che il nostro copista doveva avere sottomano una copia del testo già lacunosa, che però noi non possediamo. Inoltre ci sono due piccole lacune in Fr. 2007 che avrebbero alterato la comprensione del testo e sicuramente non sarebbero mai state ricostruite dal copista di Varia 110, come invece sul lapidario appare. Mi riferisco a queste due omissioni. A pag. 27 riga 392 si legge: “Et n’est pas pierre précieuse, mes pour ce que sa vertu est merveileuse, nous en parlerons aucunement entre les pierres précieuses”. In Fr. 2007 “nous en parlerons” manca, e ciò rende completamente inintelligibile la frase. Il copista di Varia 110 sarebbe riuscito a capire che cosa mancava e ad integrare adeguatamente la frase? Ancora, a pag. 53, riga 775, si legge “la nuit”, che manca in Fr. 2007. Qui comunque la lacuna non altera il senso del testo e avrebbe potuto essere tranquillamente integrata (se di lacuna si tratta, dato che potrebbe essere un’aggiunta di Varia 110).

120

Conclusione

Inoltre c’è un elemento che mi fa ulteriormente credere che i due lapidari non siano tratti direttamente dall’originale, ma da una copia. L’elemento si trova a pag. 60 riga 875: dopo le parole “Iten en ciel jouste le” c’è uno spazio bianco, identico a quello che si trova su Fr. 2007. Qui probabilmente doveva esserci una parola non compresa e quindi saltata. Lo stesso comportamento attuato dai due lapidari mi fa credere che essi abbiano copiato da una copia che aveva già in sé questo elemento, questo “spazio bianco”. Il copista di questa copia non avrebbe capito cosa voleva dire l’originale. Oppure a sua volta può aver copiato da un esemplare lacunoso. A questo punto si può tracciare quello che potrebbe essere uno stemma base, considerando O l’originale, x la copia usata dai due lapidari, á Fr. 2007 e â Varia 110.

O

x á â

121

Conclusione

Tra x e â dovrebbe verificarsi la lacuna, in forma di lacerazione di x, oppure di un’ulteriore copia contenente la lacuna. Al di là del confronto puramente testuale fra i due codici, è opportuno anche tentare di analizzare l’origine di ognuno di essi dal punto di vista storico. Tuttavia la contestualizzazione di questi due manoscritti non è semplice, soprattutto dal punto di vista geografico. Per quanto riguarda il periodo storico, sappiamo che entrambi risalgono al XV secolo. E’ stato possibile affermarlo grazie allo studio della lingua (è un francese antico molto simile a quello moderno) e della scrittura (neogotica). Immaginiamo che in quel periodo fosse in piena diffusione il lapidario di Jean de Mandeville, al quale, come abbiamo detto nel capitolo Commento, il nostro trattato direttamente si ispira. La localizzazione geografica è una questione più complicata, perché si tratta di decidere cosa vogliamo contestualizzare, se l’originale oppure gli esemplari che possediamo noi, cioè Varia 110 e Fr. 2007. Con gli scarsi elementi che abbiamo, è opportuno limitarci a fare delle ipotesi riguardo a

122

Conclusione

queste copie, e magari arrivare ad azzardare la loro funzione, che non è stata ancora appurata. E’ solo attraverso lo studio della lingua che possiamo ipotizzare la provenienza di questi trattati, non possedendo altri elementi utili all’identificazione degli autori (o meglio dei copisti). Ricordiamo infatti che in entrambi i codici non è citato né il nome dell’autore, né del copista. Non sappiamo chi fossero i dedicatari né i motivi che hanno condotto alla realizzazione delle opere. Analizzando termini particolari, come afoler, atemprer, bousse, coron, frenuz, palexine, prunelle, vermine, veniamo indirizzati verso il nord della Francia, in particolare il nord-est. Afoler, “tagliare, mutilare”, è indicato dal Tobler-Lommatzsch come un termine di origine vallona, del Rouchi, della Marne, della Yonne, del Poitou ma anche svizzera1 . Atemprer, “immergere”, proviene invece dalla Picardie2 . Bousse, “pancia”, è un termine vallone, della Lorena del nord e della Champagne3 .

1

A. TOBLER – E. LOMMATZSCH, Altfranzösisches etymologisches Wörterbuch, F. Steiner, Wiesbaden, 1988-2002, tomo I, pag. 194 2 A. TOBLER – E. LOMMATZSCH, op. cit., tomo I, pag. 626

123

Conclusione

Coron, “fondo, estremità”, dal latino cornu, proviene dalla Picardie, dalle Fiandre e dal territorio vallone4 . Frenuz, “formiche”, è anch’esso vallone5 . Palexine, “paralisi”, sarebbe addirittura un termine giudeo-francese (quindi localizzabile nel nord della Francia)6 . Prunelle, “pupilla”, dal latino prunum, è localizzabile nell’area della Picardie, ma è anche un termine anglonormanno e giudeo-francese7 . Infine vermine, “parassiti”, termine normanno8 . Ricapitolando, i suddetti termini appartengono ai dialetti vallone, piccardo,

anglo-normanno, fiandro, della

champagne, addirittura giudeo-

francese. L’area è sicuramente vasta, ma è da qui che dobbiamo partire per scoprire qualcosa di più sui nostri lapidari.

3

W. VON WARTBURG, Französisches etymologisches Wörterbuch, Zbinden, Basel, 1970, tomo I, pag. 473 4 W. VON WARTBURG, op. cit., tomo II2, pag. 1199 5 W. VON WARTBURG, op. cit., tomo III, pag. 720 6 F. GODEFROY, Dictionnaire de l’ancienne langue française et de tous ses dialectes du 9. au 15. siècle, Slatkine, Ginevra, 1982, tomo V, pag. 704 7 W. VON WARTBURG, op. cit., tomo IX, pag. 494 8 W. VON WARTBURG, op. cit., tomo XIV, pag. 292

124

Conclusione

Innanzitutto, cosa può suggerirci l’uso di queste forme “locali” all’interno di un testo che in linea di massima si pone all’interno di un’area linguisticamente francese (ovvero dell’Ile de France)? Osservando i termini in questione, ci accorgiamo che il loro contesto di utilizzo non può che essere quello di tipo quotidiano, se non triviale e di carattere “contadino”. Sappiamo che è frequente il ricorso a forme dialettali ogni qual volta il discorso si allontana da un livello elevato anche e soprattutto per quanto riguarda i contenuti (per il quale si adotterà un codice standard a seconda dell’epoca, in questo caso il francese dell’Ile de France). E’ quindi un’ipotesi verosimile l’uso da parte dei copisti di queste parole nelle forme tipiche delle regioni di provenienza. Tutto questo senza dover necessariamente andare ad intaccare il resto del trattato, che sembra maggiormente puntare a un’illustrazione di carattere etico, religioso e fantastico. Fra le ipotesi elaborate a proposito degli scopi di quest’opera, ricordiamo infatti quella di un eventuale dono di nozze, riconoscendo con sicurezza la qualità materiale dei manoscritti, l’accuratezza del testo e dei contenuti, e l’appartenenza dei due codici a biblioteche d’origine reale.

125

Conclusione

Ma c’è un elemento molto importante di cui dobbiamo tenere conto, e cioè l’ispirazione diretta al lapidario di Jean de Mandeville. Se cerchiamo all’interno di questo trattato i termini che abbiamo prima elencato, troviamo proprio bousse, coron, palexine, prunelle e vermine. Quindi sarebbe più corretto riferirne l’uso alle fonti usate dai due copisti, piuttosto che a essi stessi. Ricordiamo che Jean de Mandeville nacque a St. Alban, in Inghilterra. Se il lapidario davvero è stato scritto da lui, non ci può stupire la presenza di termini che ben giustificano la provenienza dell’autore, che rientra in un’area linguisticamente anglo-normanna. Sugli eventuali interventi dei copisti, invece, non abbiamo elementi decisivi.

126

GLOSSARIO

Glossario

In base alla trascrizione di De la vertu des pierres ho avuto modo di compilare un interessante glossario, allo scopo di permettere una migliore comprensione del testo, grazie alla traduzione dei vocaboli meno noti o meno comprensibili. Sono stati esclusi dal repertorio i vocaboli di immediata comprensione, grazie alla loro vicinanza all’uso moderno, quali ad esempio sostantivi come pierre, homme, vertu, serpent, e verbi come mettre, avoir, conforter, donner. La grafia con cui sono stati riportati i vocaboli corrisponde a quella del manoscritto, con l’aggiunta di eventuali accenti, secondo l’uso moderno. Di ogni termine è stata fornita soltanto la traduzione, seguita dalla pagina e il numero della riga in cui compare. Le forme verbali sono state glossate all’infinito. Dopodiché sono state citate tutte le forme in cui è coniugato nel testo. Riporto un esempio per chiarire quanto sopra detto:

128

Glossario

|PASMER|

svenire PASMÉES p. pass. f. pl.: 41,604

I vocaboli sono stati glossati al singolare, ma vengono elencate anche le forme plurali in cui è citato nel testo. Alcuni vocaboli si ripetono frequentemente all’interno del manoscritto, e presentano delle divergenze grafiche: tutte sono state documentate nell’unica glossa del vocabolo. Ad esempio, il termine diaspro si presenta nelle diverse forme jaspre, jaspère e jaspe. Per i termini che presentano più di un’accezione sono stati riportati i diversi significati, accanto ai quali è indicata l’occorrenza. Ad esempio gravelle può significare, a seconda del contesto, calcoli renali, oppure sabbia. Di alcuni vocaboli non è stato possibile ritrovarne il significato sui dizionari da me usati. Di questi quindi non è disponibile una glossa che ne spieghi il significato.

129

Glossario

A ACHARIUS

Acquario (segno zodiacale): 57,827

|AFOLER|

tagliare, mutilare AFOLEZ p. pass.: 26,362

|AMMONESTER|

esortare, incoraggiare, persuadere AMMONESTE ind. pres. 3^s.: 35,517

ARCHULES

Ercole: 19,276; 60,870

ARÈRE

campo: 13,183

|ATEMPRER|

immergere

130

Glossario

ATREMPÉ p. pass. f. pl.: 2,23; 4,42 ATREMPRE ind. pres. 3^s.: 39,579

AVENLEURE

cecità: 26,367

B BERCEL

culla BERCEULX: 26,376

BOURDEXELLE

ombelico: 4,546

BOUSSE

pancia: 13,184-185

BOUTEREL

rospo: 12,174

131

Glossario

BOUTERIAUL: 13,183-185

BRÉHAINGUE

sterile: 53,770

C CAFROPEJE

Cassiopea: 59,859

CARCIDIACRE

cardiaco, del cuore: 25,351

CHAITON

cassone: 13,178

CHIEF

testa CHIEP: 13,184

132

Glossario

CLEMAZ

latitudine: 19,276

|COMMINUER|

ridurre in schegge, triturare COMMINUÉ p. pass. f. s.: 47,690

CORON

fondo, estremità: 13,186

CORROUZ

verruche: 38,558

COURSON

diarrea: 18,261; 50,737

CRAPAUT

rospo: 15,208-211; 28,403-409; 29,413-414 CRAPAUS: 28,404

133

Glossario

D |DESLIER|

svelare, scoprire: 27,389

E |EMPRINTER|

ispirare: 24,342

ENDROMADE

Andromeda: 58,851

|ENFRONTER|

recidere, tranciare ENFRONTENT ind. pres. 3^pl.: 25,359

134

Glossario

ENGREF

attacco, aggressione ENGREFS: 5,67

|ENBLER|

rubare: 6,87

ESMARUDE

dispiacere ESMARUDES: 17,246 AMAYRUDES: 50,739

ESQUINANCE

stranguglioni: 12,162

ESSEVEURE

gonfiore ESSEVEUREZ: 53,776 ESLEVEUREZ: 53,778

ETHITES

pietra fantastica oppure aetite: 66,965

135

Glossario

F FAYE

fegato: 54,789

FEUVE

fava: 7,96

FIX

ingiurie: 50,737

FRENUZ

formiche: 38,551

FUCEQUE

di frutta: 12,173

136

Glossario

G GADES

Cadice: 19,276

GRAVELLE

calcoli renali: 22,312 ghiaia: 38,554

H HOUPE

upupa: 35,514

137

Glossario

J JAGONCE

giacinto: 16,223

JASPRE

diaspro: 2,13; 18,260 JASPÈRES: 19,266 JASPE: 33,480

JAU

gallo: 38,551

L

138

Glossario

LAIZ

brutto: 25,361

LAYNS

lince: 21,296

M MAINDRE

meno: 7,96

MESCHIEZ

disgrazia, sventura: 17,239

MEUTEZ

colonne: 19,276

MORFUNDRE

raffreddarsi, assiderarsi: 51,743

139

Glossario

N NOISE

dispiacere NOISES: 17,245

O OELLIN

occhietto: 12,174

140

Glossario

P PAIRES

porro: 18,255

PALEXINE

paralisi: 18,254; 25,353 PALLEXIN: 30,439

|PASMER|

svenire PASMÉES p. pass. f. pl.: 41,604

PARCIEZ

forato: 13,178

PO

poco: 7,89

POITRINE

petto: 35,516

141

Glossario

POICTRINE: 61,889 POUTRÈNE: 3,27

PROIE

preda: 36,522

PRUNELLE

pupilla: 14,193

R ROUSÉE

rugiada: 26,363

142

Glossario

S SALMIA

isola di Samo: 47,693

SARDIS

Sardi, antica capitale della Lidia, in Asia Minore: 42,620

SAFFRON

zaffiro: 19,275 SAFRON: 21,300

T

143

Glossario

THOPASIS

odierna Saint-Jean, isola nel Mar Rosso: 72,759

U URCES

Orse: 60,876

V VARLET

paggio, valletto: 13,182

144

Glossario

VERMINE

parassiti: 11,149; 42,614 VERMINES: 42,612

VISEICE

vizio: 23,321

VOTOUR

avvoltoio: 36,520

145

ELENCO DELLE PIETRE

Elenco delle pietre

1. AGATE

agata

2. AMATISTE

ametista

3. ALITROPIA

eliotropo

4. AYMENT

magnete

5. ALABANDINE

alabandina

6. ALLECTOIRE

allettorio

7. AMANDINE

non identificabile

8. ANDROMANTE

corrispondente forse a una pirite chiara

9. AMBRE

ambra

147

Elenco delle pietre

10. ARESTON

asbesto

11. ALBESTE

asbesto

12. ABINTOS

asbesto

13. BALAY

spinello (forse il nome indica la provenienza dal Balaghât, in India)

14. BERIL

berillo

15. BORAX

borace

16. BELLOCULEZ

“occhio di Belo (Baal)”, forse un’agata cerchiata

17. BALAGRE

non identificato

148

Elenco delle pietre

18. CHERBOUCLE

carbonchio

19. CACIDOYNE

calcedonio

20. CORNELINE

cornalina

21. CRISOPACE

crisoprasio

22. COURAIL

corallo

23. IENA

ienia (pietra fantastica che si diceva uscisse dall’occhio della iena)

24. ISTUSTOS

forse asbesto

25. KACABRE

nome arabo corrispondente a

149

Elenco delle pietre

“carbone”

26. KAKABARTES

non identificato

27. KAMEN

forse un tipo di onice

28. LIGURES

forse ambra, di cui Plinio dice che fosse chiamata da Demostrato lyncurium (urina di lince)

29. LANGUE DE SERPENS

serpentina

30. LIPAREA

non identificabile (forse proveniente da Lipari)

31. PIERRE DU SOULEIL

avventurina orientale

32. PIERRE DE LA LUNE

argentina o lunaria

150

Elenco delle pietre

33. LAZULLE

lapislazzulo

34. MARGUERITE

perla

35. MUTILLE

boord, una specie di diamante

36. MEDO

non identificabile

37. MELOCHITES

malachite

38. MAUPHITES

non identificabile, forse una sostanza di tipo vegetale come oppio o estratto di papavero contenente morfina

39. MARCHACILE

pirite di ferro (non è

151

Elenco delle pietre

identificabile con l’odierna marcassite)

40. NITRON

natron

41. NITHOMAS

alabastro

42. ONICHE

onice

43. OBSIST

non identificato

44. ORPHANUS

forse un opale, o un rubino

45. OBTAMBLE

non identificato

46. ONITES

magnetite

47. PANTHÈRE

forse opale

152

Elenco delle pietre

48. PRASME

prasio

49. PÉANITE

forse una varietà di agata

50. PIRITE

pirite

51. PYROPHILOS

pirofila, pietra fantastica

52. PUNIX

pietra pomice

53. QUIRIN

non identificabile

54. QUANIDROS

non identificabile

55. RUBI

rubino

56. REFLAMBINE

non identificato

153

Elenco delle pietre

57. RAUNAY

ocra rossa

58. RADYN

non identificabile

59. SAPHIR

zaffiro

60. SARDOINE

sardonice

61. SORIGE

non identificato

62. SARDE

sarda

63. SPECULAIRES

mica

64. SARDA

conchiglia

65. SILENITES

madreperla

154

Elenco delle pietre

66. SEMAGRADE

smeraldo

67. SYRUS

pietra pomice

68. SAMIUS

pietra di Samo

69. SARDONIS

sardonice

70. SERPENTINE

serpentina

71. SARCHOFAGUS

sarcofago

72. SUCTIMIS

succino o ambra

73. TOPACE

topazio

74. TURQUEMASZ

turchese

155

Elenco delle pietre

75. THURIDIS

non identificato

76. THOPASION

topazio

77. THORMINE

non identificato

78. TERMIDOR

non identificato

79. TARACH

sangue di drago, non identificabile

80. TERIMY

vernice

81. TIRITES

pirite

82. YRIS

iride, quarzo trasparente

156

Elenco delle pietre

83. YÈNE

ienia

84. ZEMECH

lapislazzulo

85. ZIGRUTES

non identificabile

157

TOPONIMI E ANTROPONIMI

Toponimi e antroponimi

ALABANDRE

Efeso: 7,91

ALIXANDRE

Alessandro Magno: 33,482; 35,506

ALIXANDRIE

Alessandria: 37,535

ALLEMANGNE

Germania: 42,624

ARABE

Arabia: 32,472; 40,586; 50,732 ARABES: 29,418 RABIE: 48,707

ARISTOTE

Aristotele: 15,206; 53,783; 65,951; 66,954 ARISTOTILES: 65,949

AVICENNE

Avicenna: 67,972

CAARON

Aaron d’Alessandria: 19,271

159

Toponimi e antroponimi

CHIPRE

Cipro: 6,73

DIASTOLITEZ

Diascoride o Dioscoride: 65,941 DIASTORIDES: 66,960

EPHÈSE

Efeso: 7,91

ENAX

Evax: 19,271; 54,795; 55,810

ESCULAPERIUS

Esculapio, dio greco (Asclepio) e romano della medicina: 34,496

ESPAIGNE

Spagna: 19,277 ESPAINGNES: 19,275 ESPENGNE: 42,623

ETHIOPE

Etiopia: 32,472

160

Toponimi e antroponimi

YTIOPIE: 6,72

EUFRATES

Eufrate: 33,483

GADES

Cadice: 19,276

GALIEN

Galieno: 67,972

HOMGARIE

Ungheria: 46,677

INDE

India: 6,73; 53,780 YNDE: 11,153; 16,219; 18,249; 21,295; 29,418; 32,472; 40,586; 43,632; 48,707

JUDÉE

Giudea PETITE JUDÉE: 37,543 GRANT JUDÉE: 40,592

161

Toponimi e antroponimi

LIBIE

Libia: 16,219; 23,324; 32,472 LUBIE: 38,554

MACHIDONNE

Macedonia: 33,487

MÈDE

Media: 33,487

MOYSE

prob. Mosè Maimonide: 19,266

ORIENT

Oriente: 37,535; 38,554; 50,732

PERCE

Persia: 44,634

ROME

Roma: 31,442

ROY DE HOMGARIE

Bela IV, sovrano dagli amori agitati, che regnò dal 1235 al 1270: 46,676

162

Toponimi e antroponimi

SALMIA

isola di Samo: 43,693

SARDIS

Sardi, antica capitale della Lidia: 42,620

SIRIE

Siria: 47,686

THOPASIS

isola di St. John, nel Mar Rosso: 52,759

YSIDORE

Isidoro di Siviglia: 19,274 YSODORON: 47,687

163

ANIMALI E PIANTE

Animali e piante

ASNE

asino: 5,68

AVEULLE

aquila: 64,925

CHANCRE

granchio: 57,830

CHAPPON

cappone: 7,94

CHEVAL

cavallo: 51,746 CHEVAULX: 51,743 CHEVAUX: 58,849-850

CHÈVRE

capra: 57,838

CHIEN

cane: 2,21; 40,595 CHIENS: 23,326-328

CRAPAUT

rospo: 15,208-211; 28,403-409; 29,413-414

165

Animali e piante

CRAPAUS: 28,404

DRACON

drago: 53,782 DRACHON: 60,876-877; 63-917 DAGRON: 25,359

EGLE

aquila: 64,930

ELITROPIA

elitropia: 3,30 ALITROPIA: 3,39; 5,71

FAULCON

falco: 36,521

GRIFONS

grifone: 46,669

IGNELLE

agnello IGNELLES: 40,595

166

Animali e piante

LAYNS

lince: 21,596

LÉON

leone: 56,818-824; 60,871

MOUTON

montone: 56,818; 61,889

OYSEAU

uccello OYSEAUX: 40,595

PANTHER

pantera: 32,565

PIN

pino: 49,725

POISSON

pesce: 40,596; 57,831; 66,958

SALMANDRE

salamandra: 10,132-141

SCORPION

scorpione: 57,830

167

Animali e piante

SERPENT

serpente: 2,21; 33,484 SERPANT: 59,865; 62,900; 64,925

SERPH

serpe: 64,934

THOREAU

toro: 57,837

YDRE

idra: 63,917

168

SIMBOLI ZODIACALI E ASTROLOGICI

Simboli zodiacali e astrologici

ACHARIUS

Acquario: 57,827

ARCHULES

Ercole (costellazione): 19,276; 60,870

CAFROPEJE

Cassiopea: 59,859

CANCER

Cancro: 57,832

CENTAURUS

Centauro: 63,921

ENDROMADE

Andromeda: 58,851

GEMINI

Gemelli: 57,827

JUPITER

Giove: 61,887

LIBRA

Bilancia: 57,827

170

Simboli zodiacali e astrologici

MARS

Marte: 62,905

MERCURE

Mercurio: 62,903

PÉGASUS

Pegaso: 58,848

PISCES

Pesci: 57,832

SATURNE

Saturne: 61,879

SCORPIO

Scorpione: 57,832

SERPANTAIRE

59,864

URCES

Orse (costellazioni): 60,876

VENUS

Venere: 63,908; 65,937

YDRE

Idra: 63,917

171

AUTORI CITATI

Autori citati

AARON: (Caaron nel lapidario) molto probabilmente si tratta di Aaron (o Ahron) d’Alessandria, sacerdote e medico del VII secolo. Ha lasciato un’opera importante in lingua siriana intitolata Pandectae, trenta libri di commenti sugli studi dei medici greci.

ALBERTO MAGNO: Albert (o Albertus) nacque a Lauingen an der Donau, in Swabia (ora Germania), secondo le fonti più accreditate nell’anno 1193. Svolse i suoi studi a Padova, dove, nel 1223 (o forse nel 1229), prese contatti con l’ordine dei Domenicani, da cui fu attratto e cui si unì. Insegnò a Padova, Bologna ed in altri conventi in Germania. Nel 1245 fu inviato all’Università di Parigi, dove fu nominato magister (docente universitario) di teologia e lesse le traduzioni dei testi arabi e greci di Aristotele. Nella capitale francese, Alberto cominciò a cimentarsi con l’ardua missione, di chiaro stampo sincretistico, di presentare l’intero corpus di conoscenze in un’opera unica: scienze naturali, logica, retorica, matematica, astronomia, etica, economia, politica e metafisica. Scrisse commentari su tutte le opere di Aristotele. Fu in seguito nominato Vescovo di Ratisbona e ottenne una cattedra domenicana di teologia a Colonia,

173

Autori citati

dove portò con sé il suo discepolo Tommaso d'Aquino, e lo iniziò al sapere aristotelico. Nella stessa città di Colonia morì il 15 novembre del 1280.

ALFONSO IL SAGGIO: Alfonso X detto il Saggio, re di Castiglia e di Léon, nacque a Toledo il 23 novembre 1221. Figlio primogenito di Ferdinando III e Beatrice di Svevia, si dedicò più volentieri alle lettere e alle scienze piuttosto che all’attività politica e militare. Ciò gli valse l’appellativo di “Saggio”. Attuò nel giro di trent’anni il progetto di comporre una sorta di enciclopedia universale del sapere, e a tale scopo fece tradurre in lingua romanza numerosi trattati arabi e classici. Riunì a corte e protesse generosamente un notevole gruppo di lavoro costituito da studiosi ebrei e cristiani. Deposto da suo figlio Sancho nel 1282, si rifugiò in Marocco, dopodiché diseredò il figlio e nominò eredi i nipoti. Morì a Siviglia il 4 aprile 1284.

ARISTOTELE: Nato a Stagira, in Macedonia, nel 384 a.C., morto ad Atene nel 322. Filosofo fondatore della scuola peripatetica. La sua vastissima opera destinata ai suoi discepoli comprende trattati di fisica, cosmologia, botanica, zoologia, fisiologia, logica e metafisica. Per quanto riguarda il regno minerale,

174

Autori citati

molti autori hanno fatto riferimento al cosiddetto Lapidario di Aristotele, che in realtà è un apocrifo. Scritta in siriano o in persiano nel V o VI secolo, quest’opera è molto orientata verso i poteri soprannaturali delle pietre.

ARNOLDO DI SAXO: Abbiamo poche informazioni su di lui. Si suppone originario si Saxo, e avrebbe vissuto all’inizio del XIII secolo. Autore della De virtute universale nella quale ci sarebbero citazioni del Lapidario di Aristotele tradotto da un certo Gerardo (traduzione oggi scomparsa). Il suo lapidario è molto vicino a quello di Alberto Magno, e sembra ispirato sia a Marbodo che a Diascoride, come quello di Bartolomeo Anglico.

AVICENNA: Conosciuto in Occidente con il nome di Avicenna, Ibn Siná nacque nel 980 ad Afchana, presso Boukara, dove suo padre esercitava funzioni

amministrative

e

militari.

Eccezionalmente

dotato,

studiò

la

matematica, la logica, la filosofia, il diritto e la medicina. Guarì l’emiro di Boukara da una malattia grave e per questo gli fu permesso di accedere alla biblioteca. Consigliere di personaggi nobili, visse in un contesto politico agiato, che non gli impedì di scrivere numerose opere filosofiche e medicali.

175

Autori citati

Le due più importanti sono Il canone della medicina e la Chifa, enciclopedia delle conoscenze filosofiche e scientifiche dell’epoca, soprattutto l’opera di Aristotele.

BARTOLOMEO ANGLICO: Monaco francescano dell’inizio del XIII secolo, autore di un’opera enciclopedica intitolata De proprietatibus rerum, che fu tradotto in francese antico dal frate Jehan Corbichon, dell’ordine di Sant’Agostino, a partire dal 1372 su richiesta del re Carlo V. Il libro XVI tratta delle sostanze minerali e costituisce un lapidario manifestamente molto ispirato a Isidoro di Siviglia, Diascoride e Marbodo.

CAARON (cfr. Aaron)

DIASCORIDE: Quest’autore citato anche da Vincenzo di Beauvais e Bartolomeo Anglico non va confuso con Dioscoride. Secondo Dorothy Wickoff il Diascoride citato da Vincenzo di Beauvais sarebbe un miscuglio di Dioscoride e di Damigeron, e quello citato da Bartolomeo Anglico di un amalgama tra il lapidario di Marbodo e diverse fonti arabe. Si può quindi

176

Autori citati

pensare che non si tratti di un autore originale ma di misture risultanti da iniziative prese da copisti anonimi.

DIOSCORIDE: Medico greco del primo secolo dopo Cristo, nato ad Anabarba in Cilicia (Asia Minore). Contemporaneo di Plinio, essenzialmente botanista, ha lasciato un trattato sull’uso medicinale delle piante e dei minerali che presenta molte analogie con quello che ne dice Plinio. Probabilmente hanno lavorato in maniera indipendente ma utilizzando le stesse fonti.

EVAX: Questo autore probabilmente non è mai esistito. Il lapidario di Marbodo comincia così: “Evax fút un mult ríches réis: / Lu régne tint des Arabéis”, e gli autori successivi hanno potuto dedurre che Marbodo si era servito di un lapidario più antico scritto da questo Evax. Ma in realtà l’autore primitivo era senza dubbio Damigeron, e l’allusione ad un re chiamato Evax sarebbe stata aggiunta in occasione della traduzione in latino, forse per introdurre il mito di un re venuto dall’Oriente, patria delle pietre preziose.

177

Autori citati

GALIENO: Celebre medico greco dell’inizio dell’era cristiana (131-201) considerato un’auctoritas fino alla fine del XVII secolo. Esercitò a lungo la sua arte a Roma e fu autore di un’opera considerevole. Ottimo anatomista, fu rimproverato di aver voluto sistematizzare la patologia medica in regole più o meno astratte.

ILDEGARDA DI BINGEN: Beata, fu mistica benedettina vissuta in Germania tra il 1098 e il 1179 dove nacque da nobile famiglia a Bockelheim. Venne educata nel convento dei Benedettini di Disibodenberg, diventandone poi badessa. Intorno al 1147 si trasferì con diciotto consorelle al convento di Rupertsberg, presso Bingen, dove continuò ad esercitare il dono della profezia che aveva già espresso nel Liber Scivias, opera in cui descrive le sue esperienze mistiche lasciando previsioni profetico-apocalittiche. Fu autrice, tra l’altro, dell’importante Liber vitae meritorum e del Liber divinorum operum. Spaziò tra teologia e medicina: Liber subtilatum, Physica e Causae et Curae. Compose anche musiche degne di attenzione: brani liturgici in onore dei Santi e della Beata Vergine, l’Ordo virtutum di carattere morale e il Cantico dell’Estasi. Morì il 17 settembre 1179 poco dopo essere stata canonizzata.

178

Autori citati

ISIDORO DI SIVIGLIA: Letterato dell'alto Medioevo (Hìspalis, ora Siviglia, 570 circa - 636). Nato da una famiglia di origini romane, fu educato dal fratello Leandro, letterato e vescovo di Siviglia. Nel 600, alla morte del fratello, Isidoro gli succedette come vescovo, dedicandosi alla riorganizzazione della chiesa spagnola e curando i rapporti con i re visigoti. Le sue opere, dalla forte tensione enciclopedica ma scarsamente innovative, rappresentarono per tutto il medioevo summae canoniche di riferimento e trovarono larga diffusione: al di là della produzione religiosa, sono da ricordare le opere storiografiche come il De viris illustribus, i Chronica e l'Historia Gothorum, Vandalorum, Sueborum. Soprattutto gli Etymologiarum sive Originum libri XX testimoniano il tentativo di raccogliere e catalogare il sapere classico non a fini eruditi, ma per conservarlo e sistematizzarlo a uso dei nuovi ceti dirigenti, in rapida e radicale trasformazione. Il libro XVI tratta delle pietre e i metalli, Isidoro cita settanta pietre e menziona come sue fonti Plinio e Dioscoride, ma mostra una totale infondatezza scientifica nei raggruppamenti mineralogici

179

Autori citati

JEAN DE MANDEVILLE: Cavaliere inglese che nacque nel 1300 a St. Albans. A 27 anni, il giorno di San Michele, partì per un viaggio che lo portò dapprima in Egitto, dove partecipò come mercenario nelle guerre del sultano contro i beduini. Poi visitò la Palestina, l’India, l’Asia e la Cina, e servì per quindici mesi nell’armata del Gran Khan di Mongolia. Dopo un’assenza di 33 anni tornò e con l’aiuto di un fisico conosciuto alla corte del sultano, scrisse una relazione sulle sue esperienze ed osservazioni, il Magnus villanus. Morì nel 1372.

MARBODO DI RENNES: Nacque nelle vicinanze di Augers nel 1035, città dove studiò e poi fu chiamato ad insegnare diventandovi Cancelliere e Arcidiacono. Nel 1096 fu eletto vescovo a Rennes, in Bretagna, e vi mantenne la cattedra fino alla sua morte, nel 1123. Abbiamo alcune sue lettere contenenti pareri contrari alle innovazioni in campo di Dottrina e pratiche. Scrittore e poeta, ci ha lasciato alcune agiografie, e poesie centrate su temi biblici, martirologici e agiografici, oltre al Liber lapidum in esametri. Scrisse anche epigrammi e preghiere in versi latini.

180

Autori citati

MOSÈ MAIMONIDE: Soprannominato a volte Mosè l’Egiziano, era un filosofo ebreo, nato a Cordoba nel 1136. Fu discepolo di Averroè, si dedicò alla medicina ma avrebbe anche praticato il commercio delle pietre preziose. Divenne rabbino. La sua filosofia tenta di conciliare Platone, Aristotele, e la legge di Mosè. I suoi Commenti sulla Mishna cominciati in Spagna, furono terminati in gitto, dove fu obbligato a rifugiarsi e morì nel 1204.

PHILIPPE DE THAON: Nato sicuramente in Inghilterra da una famiglia normanna originaria della regione di Caén, Philippe de Thaon ha composto, tra il 1113 e il 1154, le prime opere scientifiche in lingua volgare. A lui si deve un trattato di Computo, non molto originale, che si ispira a Beda; un Bestiario la cui fonte principale è il Fisiologo; due lapidari, uno Alfabetico e l’altro Apocalittico. Pare che si debba attribuire a lui anche Le livre de Sibile, composto nel 1140, traduzione della Sibilla Tiburtina in prosa latina. Considerato dalla critica un autore mediocre e pedante, ebbe comunque il pregio di essere un pioniere della letteratura scientifica in lingua volgare.

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PLINIO IL VECCHIO: Officiere nell’armata romana e giurista, Plinio scrisse numerose opere ma è conosciuto soprattutto in quanto autore di una Storia naturale in trentasette libri, monumentale testimonianza delle conoscenze e delle credenze del tempo. Gli ultimi due libri sono dedicati al mondo minerale: il libro XXXVI alle pietre, il libro XXXVII alle pietre preziose. Nato a Como nel 29 d.C., Plinio morì soffocato nel 79 durante l’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei. Egli comandava, all’epoca, la flotta romana a Miseno.

TEOFRASTO: Filosofo greco (372-287 a.C.), discepolo e successore di Aristotele alla testa del Liceo. Tra le sue opere si trovava un trattato sulle pietre di cui è rimasta conservata solo qualche pagina, ma sembra che non fosse conosciuto dagli autori arabi del Medioevo.

TOMMASO DI CANTIMPRÉ: Nato nel 1201, vicino Bruxelles, da una famiglia nobile del Brabante. Nel 1217 divenne canonico dell’abbazia di Cantimpré e vi restò quindici anni prima di essere ordinato prete e di entrare nell’ordine dei Domenicani a Louvain. Effettuò il suo noviziato a Colonia e poi a Parigi e deve aver avuto l’occasione di incontrare Alberto Magno. Ritornò in

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seguito a Luovain dove morì tra il 1263 e il 1280. Scrisse soprattutto storie edificanti e vite di santi, ma è anche autore di un’enciclopedia in cui è incluso un lapidario che presenta molte analogie con quello di Arnoldo Saxo, indubbiamente per aver utilizzato le stesse fonti.

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