Il Libro Completo Dei Fiori - Aa.vv

February 17, 2018 | Author: camul | Category: Plants, Rose, Biodiversity, Flowers, Insects
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giardinaggio...

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il libro completo dei

Fiori

COME SCEGLIERLI E COLTIVARLI LTIVARLI I FIORI PER TUTTO L’ANNO O COME REALIZ Z ARE AIUOLE E BORDURE IDEE PER VASI E CASSETTE IN BALCONI, IDE FINESTRE E CORTILI FIN UTILI PER L A SALUTE E IN CUCINA I FIORI FI SCHEDE CON PIÙ DI 200 SPECIE DI FIORI SC L’EFFETTO TERAPEUTICO L’E DEL PROFUMO E DEL COLORE DE VARIETÀ E BIODIVERSITÀ VA

G R I B A U D O

IL LIBRO COMPLETO DEI FIORI Progetto, testi e impaginazione: Garden - Lorena Lombroso e Simona Pareschi Hanno collaborato: Tiziana Flori, Elena Tibiletti, Luisa Ferrari, Tretigri Comunicazione visiva Immagini di copertina: Gardenpictures, Shutterstock Images Ricerca fotografica: Enzo Valenti - Gardenpictures Redazione Edizioni GRIBAUDO Via Garofoli, 262 - San Giovanni Lupatoto (VR) tel. 045 6152479 - fax 045 6152440 [email protected] Responsabile editoriale: Franco Busti Responsabile di redazione: Laura Rapelli Redazione: Paola Morelli Responsabile graÀco: Meri Salvadori Fotolito e prestampa: Federico Cavallon, Fabio Compri Segreteria di redazione: Daniela Albertini Stampa: Arti Grafiche Dial - Mondovì (CN)

© Edizioni GRIBAUDO srl Via Natale Battaglia, 12 - Milano e-mail: [email protected] www.edizionigribaudo.it Prima edizione 2012 [2(D)] 978-88-580-0545-3

ISBN PDF 978-88-58-00680-1

Tutti i diritti sono riservati, in Italia e all’Estero, per tutti i Paesi. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa con qualsiasi mezzo e in qualsiasi forma (fotomeccanica, fotocopia, elettronica, chimica, su disco o altro, compresi cinema, radio, televisione) senza autorizzazione scritta da parte dell’Editore. In ogni caso di riproduzione abusiva si procederà d’ufÀ cio a norma di legge.

Fiori il libro completo dei

G R I B A U D O

SOMMARIO I FIORI, ESPRESSIONE DI BIODIVERSITÀ

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L’importanza dei fiori nella nostra vita Coltivare i fiori per tutelare la natura Il potere del profumo dei fiori

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COLTIVARE LE PIANTE DA FIORE

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Le regole base per coltivare bene i fiori Aiuole e bordure: l’arte di comporre

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I FIORI IN GIARDINO, TERRA Z ZO E BALCONE

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Le piante perenni da fiore: durevoli e generose Le piante annuali: facili, economiche e spettacolari Scegliere e coltivare i fiori da recidere I fiori che aiutano la salute e il benessere Fioriture in vaso per tutte le stagioni

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LE SCHEDE BOTANICHE

Alberi da fiore Arbusti da fiore Rampicanti da fiore Rose per giardini e vasi Piante da fiore per le zone a clima mite Piante perenni da fiore Piante annuali da fiore Bulbose da fiore primaverili ed estive

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APPENDICE

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I fiori in cucina, un piacere da scoprire Scegliere i fiori per casi speciali Il linguaggio e il significato dei fiori Glossario di termini utili per coltivare i fiori Indice dei nomi delle piante

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I FIORI, ESPRESSIONE DI BIODIVERSITÀ

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L’IMPORTANZ A DEI FIORI NELLA NOSTRA VITA li usiamo per la bellezza e il valore simbolico nelle occasioni sociali, li mettiamo nel piatto in forma di ortaggi, ne aspiriamo il profumo passeggiando in un parco, li osserviamo nei dipinti dei più grandi artisti: i fiori ci accompagnano nel percorso della vita, ed è nostro dovere tutelarli nei loro ambienti naturali.

ifficile pensare a una sposa senza un bouquet di fiori freschi: questa usanza antichissima, che si ritrova un po’ in tutte le culture anche se in forme diverse, è solo uno dei modi in cui i fiori entrano nel nostro immaginario collettivo, trasformandosi da elemento vegetativo in un linguaggio simbolico fortemente radicato nelle tradizioni.

D La benefica e calmante camomilla è il primo fiore con cui entrano in contatto i neonati.

Uno dei ricordi più vivi degli anni ’60 e inizio ’70 è una celebre foto in cui una ragazza offre un fiore ai militari schierati per arginare una manifestazione pacifista. All’epoca, i “figli dei fiori”, esponenti del movimento hippie e legati allo slo-

gan Flower power coniato dal poeta Allen Ginsberg, affidavano ai fiori un messaggio simbolico per dire no alla guerra in Vietnam e più in generale per esprimere una controcultura libertaria, celebrata dal rock psichedelico. Molte altre sono le manifestazioni della cultura popolare in cui i fiori sono protagonisti, dalle ‘Infiorate’ che vedono le strade di alcune città italiane trasformate in tappeti di petali, in occasione della festività del Corpus Domini, all’utilizzo di fiori ritenuti benefici se non persino magici. Nella notte di San Giovanni, 24 giugno, è uso raccogliere fiori per il mazzolino che combat-

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te le streghe. In esso non mancherà il fiore dell’aglio, ritenuto guaritore di molti mali e capace di tener lontani stregoni e fattucchiere, oltre che i vampiri. Nello stesso mazzolino ci devono essere anche i fiori di carota, che si dice portino la buona sorte, così come quelli di camomilla, pianta spontanea dalle potenti virtù; i suoi fiori sono i primi che assaggiamo, da neonati, nell’immancabile tisana calmante. I FIORI INTORNO A NOI: UN PATRIMONIO A RISCHIO

Oggi la vita di città ci mette raramente a contatto con i fiori spontanei, in via di sparizione a causa della cementificazione e delle pra-

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tiche agronomiche che utilizzano ampiamente i diserbanti selettivi. I fiordalisi blu sono scomparsi dai campi di grano; ancora resistono i papaveri, specie considerata infestante e capace di sbucare persino dall’asfalto, ai bordi delle strade. Il rischio di estinzione di molte specie spontanee, tra cui parecchie che presentano una fioritura spettacolare, è un tema che occorre considerare prioritario, anche perché le azioni incisive di tutela e di informazione danno risultati concreti. Il sito del Ministero dell’Ambiente (www.minambiente.it) met-

Il giglio martagone (in alto) delle nostre Alpi è a forte rischio di estinzione. La specializzazione agricola e l'uso dei diserbanti selettivi stanno facendo perdere il piacere di vedere i papaveri (in basso) alzarsi orgogliosi in mezzo al grano.

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Fiori d'Italia per vasi e giardini Alcune specie spontanee e protette in Italia sono facilmente coltivabili in vasi, cassette e aiuole.

PRIMULA

quelle che si trovano in vendita sono ibridi che, se collocati in angoli freschi e ombreggiati d’estate, rifioriscono l'anno successivo

MALVA E LAVATERA

alcune specie sono spontanee nei campi e nella macchia mediterranea, come Lavatera Olbia dai fiori rosa, originaria della Sardegna

MARGHERITA

una dozzina di specie è spontanea in italia (di cui 8 nell'arco alpino), la si vede un po’ ovunque, persino ai bordi delle strade, e fiorisce bene anche in vaso

GENZIANA

fiore simbolo dell'arco alpino, viene anche prodotta in vivaio e commercializzata come annuale a ciclo breve

te a disposizione dei cittadini un elenco della flora italiana protetta (aggiornato però solo fi no al 2002 al momento in cui questo volume viene stampato). Da questo elenco risulta che sono a rischio fiori come il bucaneve, alcuni tipi di garofanini e di campanule, e poi genziane, ginestre, gigli e moltissime altre specie da fiore perenni, arbustive e arboree. Le politiche di protezione ambientale, abbinate a un programma informativo per la popolazione residente e i turisti, possono dare buoni risultati. Da qualche anno a questa parte si cominciano a notare timidi risultati, che in qualche caso diventano emblematici, come è stato per la stella alpina, oggetto di un intenso lavoro per la sua tutela negli ambienti naturali. Considerata l’emblema della flora alpina, ma anche simbolo della natura in pericolo, è forse la specie comunemente più conosciuta delle nostre montagne, e purtroppo una delle più danneggiate dalla raccolta indiscriminata. I suoi graziosi fiori bianchi e tomentosi si possono oggi nuovamente ammirare a un’altitudine compresa tra i 1.200 e i 3.400 metri in piena estate, grazie all’aumento di escursionisti evidentemente più attenti e sensibili rispetto a qualche anno fa, capaci di rispettare non solo la pianta ma anche il suo

habitat. Un atteggiamento che ha portato benefici anche ai gigli di montagna, il martagone e il giglio rosso, che in luglio emergono dalle praterie sopra i 1.500 metri: da ammirare e non toccare. Non altrettanto bene è andata per alcune piante da fiore delle nostre spiagge e di campagna. Il giglio delle sabbie, Pancratium maritimum, sparisce sotto l’assalto dei bagnanti e degli ombrelloni. Il giaggiolo acquatico, Iris pseudacorus, un tempo comune lungo i canali di campagna, è oggi presente quasi solo nei giardini. Naturalmente il problema è globale, non solo italiano. L’ibisco che le belle ragazze hawaiane si mettevano tra i capelli è oggi una meraviglia protetta nelle sue terre di origine: diverse specie sono infatti sull’orlo della totale sparizione ed è stato attivato un programma governato dal museo Bishop di Honolulu per la tutela di queste piante che le etnie locali chiamano con nomi musicali (Ma’o bau hele), affidando a esse molti contenuti rituali e religiosi. Anche le piante desertiche, come certi cactus dalla fioritura mozzafiato, sono oggi in pericolo e per parecchie specie sono stati attivati severi programmi di protezione... senza molti risultati, purtroppo, a causa delle attività umane negli habitat naturali.

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GIARDINAGGIO CON I BAMBINI: FIORI FACILI CHE RACCONTANO STORIE AFFASCINANTI • Il giardinaggio pratico e la vita all’aperto sono attività ideali per i bambini. La terapia psicofisica del giardinaggio è utile per aiutare i piccoli a esprimersi in modo creativo, a comprendere molti fenomeni scientifici e a migliorare sensibilmente il coordinamento muscolare, acuendo la percezione dello spazio e il senso dell’equilibrio, migliorando la capacità di manipolazione e affinando la sensibilità motoria in funzione degli spazi in cui il bambino agisce. • Fin dalla più tenera età si può stimolare la loro curiosità raccontando storie di piante e fiori, vicende di personaggi avventurosi che hanno girato il mondo a caccia di piante rare e leggende, anche della storia locale, che legano i fiori alle antiche credenze di magia. • Per ottenere risultati appaganti è bene aiutare i bambini a scegliere le specie da fiore più facili e veloci, che diano risultati in breve tempo e che siano poco o nulla soggette a problemi fitosanitari. • I piccoli sono attirati soprattutto dai fiori più vistosi, da quelli di dimensioni gigantesche, come girasole, deplhinium, malvarosa e canna d'India, e dalle specie che hanno profumi intensi e odori particolari. • L'attività di giardinaggio può essere facilmente realizzata anche in balcone e in casa, scegliendo contenitori leggeri e colorati in cui piantare specie stagionali, bulbose e fiori commestibili come il nasturzio e la camomilla. • Grazie alla presenza di fiori in balcone e giardino si potrà aiutare l'avvicinamento al mondo della natura, scegliendo specie amate da api e farfalle.

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FIORI IN GIARDINO E BALCONE CON METODI ECOSOSTENIBILI

Per tutte le ragioni prima elencate risulta evidente che occorre non solo attuare delle politiche di tutela, ma anche fare delle scelte di comportamento ecosostenibile in ogni aspetto della vita quotidiana, incluso il piacere del giardinaggio in casa, balcone e giardino. I fiori che possiamo coltivare sono tanti e diversi fra loro, ma per il giardiniere attento e consapevole la scelta spontanea sarà quella per le piante che hanno le minori necessità di manutenzione e che si ammalano poco o nulla, il che comporta l’inutilità di ogni trattamento fitosanitario. Anche quelli di natura biologica, infatti, possono avere ricadute negative sugli insetti utili, in particolare api e farfalle. L’approccio ecosostenibile trova oggi un importante riconoscimento ufficiale nelle scelte di celebri paesaggisti che, nella realizzazione di giardini privati e di ambienti del verde pubblico in alcune metropoli all’avanguardia, introducono la creazione di ambienti ricchi di flora spontanea e di praterie lungamente in fiore.

Le fioriture spontanee costituiscono un patrimonio di biodiversità di valore inestimabile. Oggi i paesaggisti più sensibili cercano ispirazione proprio nella natura, riproponendo nell'idea del giardino e del verde pubblico quella diversità selvatica che troppo spesso è messa in discussione dalla cementificazione dissennata e pericolosa che vediamo crescere incessantemente intorno a noi.

Questo risultato, complesso dal punto di vista progettuale se si vuole ottenere un corretto equilibrio e una lunga stagione di fiori, è invece facile e poco costoso dal punto di vista della manutenzione.

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Una scelta di fiori che presentano qualche speciale fattore di interesse: la rosa ‘Andromeda®’ (1) rifiorisce con straordinaria prontezza e continuità e molto resistente alle malattie, i fiori hanno un buon profumo di frutta; il falso gelsomino, Trachelospermum jasminoides (2) è il rampicante consigliato dove gli inverni sono freddi; resiste bene allo smog e ha un profumo intenso; Skimmia japonica (3) ‘Magic Marlot’ è ideale per l'autunno, le sue infiorescenze e le foglie variegate illuminano le composizioni in vaso per tutto l'inverno; Tricyrtis hirta (4) è una bulbosa estiva poco conosciuta ma interessante perché fiorisce a lungo e i suoi fiori sembrano orchidee; la Solidago ibrida (5), o verga d'oro, è una perenne molto durevole dalla spettacolare infiorescenza gialla, da coltivare al sole o in ombra parziale, anche in montagna; Hibiscus moscheutos ‘Luna‘ (6) è un tipo di ibisco dai fiori enormi che si ripetono per settimane dall'estate alle soglie dell'autunno, in tutti i terreni al sole o in ombra leggera.

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Ai grandi appuntamenti internazionali in cui sono protagonisti i fiori, come la mostra di giardini Chelsea Flower Show di Londra e la gigantesca Floriade di Amsterdam, oggi la tendenza è quella di orientare lo stile verso un profilo naturalistico e sostenibile. Anche la periodica apertura primaverile del parco di Keukenhof nei pressi della capitale olandese, dove ogni anno fioriscono qualcosa come 7 milioni di bulbose fra tulipani, giacinti, narcisi e molte altre, vede oggi protagonista la scelta di coltivazione biologica in un Paese all’avanguardia in fatto di decisioni a favore dell’ambiente.

Ci sono fiori che amano vivere in situazioni estreme. Linaria alpina, dai bei fiori lilla (in alto), sboccia nelle crepe delle rocce in alta quota, anche sopra i 2000 m, esposta al gelo invernale che arriva a -30 °C. Per contro, Armeria maritima e il delizioso giglio della sabbia, Pancratium maritimum, fioriscono a un passo dal mare (in basso) lungo le nostre coste meridionali e insulari, sferzate dal vento salmastro. Tutte queste specie sono protette perché a rischio di estinzione.

A casa, nel nostro piccolo o grande giardino, nel terrazzo o sul davanzale, la natura può e deve diventare protagonista. Attraverso i fiori, espressione vegetale che ha influenzato gli artisti fin dalle epoche più remote, si garantisce la riproduzione della vita e la fornitura di nutrimento agli anelli di base della catena alimentare della quale facciamo parte. «Se le api scomparissero, all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita». Lo ha detto Albert Einstein, ed è vero: senza di loro, non avviene l’impollinazione dei fiori per avere frutti. E per avere le api occorre proporre un mondo più ricco di fiori e più povero di inquinamento e cemento. È la grande sfida aperta che dobbiamo e possiamo vincere.

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UN PARADISO FIORITO • Un giardino così incantevole e fiorito è il desiderio di tanti appassionati. Certo, questo è il risultato di un'attenzione continuativa e di una corretta progettazione e combinazione delle diverse fioriture, che raggiungono l'apice della loro bellezza verso fine primavera, tra maggio e giugno. • Tra le condizioni di base c’ßè quella di preparare bene il terreno, che deve essere fertile e leggero: se troppo argilloso e pesante occorre migliorarlo con apporti di humus e terriccio da compostaggio, da interrare con una lavorazione del suolo a ottobre. A fine inverno, prima di effettuare le piantagioni, si effettua nuovamente una lavorazione, poi si procede con la collocazione delle perenni e degli arbusti, che rimarranno in sede anche per anni. Ogni anno sarà comunque necessario diradare quelle troppo cresciute e ripiantare periodicamente le specie che hanno un ciclo breve.

ALLIUM E TULIPANI TARDIVI

NEPETA

le bulbose sono una risorsa facile e sicura; per ottenere lunghe fioriture conviene pensare anche a quelle che fioriscono tardivamente, come gli allium dalla testa sferica e i tulipani neri ‘Queen of the night’

pianta facile per tutti i terreni, ha bisogno di sole; spettacolare fioritura con spighe azzurro-lilla dalla primavera all'estate

IRIS

DELPHINIUM

innumerevoli le varietà di questo fiore di lunga durata che chiede poche cure e non si ammala facilmente

le varietà alte (ibridi di Delphinium elatum) sono piuttosto sensibili al clima, che deve essere fresco , con terreno mai arido; più facili gli ibridi di D. consolida, specie italiana annuale

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COLTIVARE I FIORI PER TUTELARE LA NATURA favorire la biodiversità significa difendere il nostro futuro: il giardino è un luogo privilegiato in cui intervenire e i fiori svolgono un ruolo da protagonisti. scegliamo le specie che promuovono il benessere della vita selvatica, la prosperità della natura e, quindi, la salute del pianeta e la qualità della nostra vita.

uando ci fermiamo a osservare un ospite inaspettato che si è posato su un fiore, sta rosicchiando una foglia o fugge veloce a nascondersi sotto una siepe, possiamo sentirci soddisfatti, perché significa che il nostro spazio verde è capace di accogliere la biodiversità, con esiti positivi e importanti per la salute complessiva delle piante e l’equilibrio ecologico dell’ambiente.

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Le larghe infiorescenze settembrine di Sedum spectabile, pianta perenne succulenta davvero facilissima e resistente al gelo, sono una vera attrazione per le farfalle.

La tutela della biodiversità è oggi un tema fondamentale per la qualità della vita. La conservazione della diversità biologica è stata riconosciuta dalle Nazioni Unite come “esigenza comune dell’umanità”.

I parchi di città, i giardini e i terrazzi sono ambienti nei quali la biodiversità può e deve trovare spazio, adottando accorgimenti molto semplici e alla portata di tutti. Le regole per ottenere uno spazio verde coerente con i principi della vita ecosostenibile sono semplici: dire no ai pesticidi, dare spazio a piante che offrono cibo e riparo alla fauna selvatica, piantare specie che attirano gli insetti utili, collocare nidi artificiali e mangiatoie per gli uccelli, lasciare indisturbati i piccoli animali che decidono di frequentare il giardino (ricci, rane e rospi, libellule, pipistrelli, predatori notturni come gufi e civette).

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In questo approccio i fiori svolgono un ruolo importante: il regno vegetale è infatti ricco di specie che attirano api, farfalle e insetti preziosi per creare un ambiente ecosostenbile e promuovere la varietà biologica. È l’autorevole Agenzia Europea per l’Ambiente a sottolineare l’importanza dei piccoli spazi verdi familiari nell’accoglienza della fauna selvatica urbana e suburbana. Basta lasciare una zona di prato con erba alta e molti fiori selvatici per renderci conto di quante minuscole creature la frequenteranno. Piantando alberi e cespugli che danno frutti e bacche, e fornendo loro una mangiatoia sempre ricca

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di cibo in inverno, gli uccelli diventano nostri compagni abituali. La presenza di una ricca biodiversità si traduce in un migliore equilibrio e una minore presenza di parassiti delle piante: la natura in qualche modo si autocontrolla. Nelle aree fortemente antropizzate (zone urbane, campagne dominate da agricoltura intensiva) i giardini e i terrazzi possono costituire una rete biologica nella quale scorre la linfa della vita e nella quale si esprime la bellezza, tra il canto notturno dei grilli, i voli degli uccelli e il ronzio delle api indaffarate che, visitando i nostri fiori, li trasformeranno in frutti e ortaggi da cogliere.

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La senape è un’annuale spontanea dai numerosi grappolini di fiori gialli, che si aprono in maniera scalare attirando gli insetti utili.

Una bordura variopinta all’insegna della biodiversità: mescola fiori quali verbena, tagete, zinnia, fiordaliso, lobelia, dalia, assai invitanti per api e farfalle.

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SIEPI MISTE FIORITE PER FAVORIRE LA VARIETÀ BIOLOGICA • La siepe può rivestire un ruolo importante nel migliorare la salute ambientale. Se composta da una sola specie, tuttavia, non contribuirà in modo significativo all’arricchimento della varietà biologica. Se invece si sceglie una siepe mista, composta da diverse specie e varietà, si promuoverà la creazione di microambienti ideali per la vita selvatica, soprattutto se la siepe includerà specie autoctone. Anche una recinzione o un muro coperto da un misto di rampicanti possono costituire un rifugio gradito alla piccola fauna. • Farfalle, api e uccellini sono le presenze più facili e graziose da osservare, ma la siepe ospiterà anche altri insetti, lucertole, ricci, che lavorano insieme per un migliore equilibrio ecologico. • Le farfalle ci possono gratificare con la loro presenza per un lungo periodo, dalla primavera ai primi freddi, quindi conviene inserire nella siepe diverse specie utili per attirarle, con fioritura scalare fino a ottobre-novembre. • Sono numerose le specie utili da impiegare nella siepe mista: tra le tante si distinguono ligustro, biancospino, lentaggine (Viburnum tinus), pallon di maggio (Viburnum opulus), sanguinello (Cornus sanguinea), rosa canina, prugnolo, lillà (Syringa vulgaris), melograno, buddleia, ibisco, sambuco. • La siepe dovrà essere preferibilmente informale. Piante come il biancospino, l’agrifoglio e il ligustro producono pochi fiori e bacche se vengono potate costantemente in forme regolari: lasciatele perciò crescere in libertà perché siano fiorifere e rigogliose e gli animali vi possano nidificare.

Piante utili per creare siepi miste adatte a incentivare la vita selvatica: il bellissimo pallon di maggio (in alto), che si carica di sontuose sfere candide; il profumato lillà (al centro); l’agazzino (in basso), prezioso per i fiori e per le bacche.

• Per creare una bordura il più possibile naturale è opportuno mescolare agli arbusti a cespuglio qualche rampicante come la lonicera, la rosa canina e le altre rose botaniche che producono, oltre ai fiori, molte bacche, gradite agli uccellini. Alcuni sempreverdi (tasso, bosso, agazzino), l’agrifoglio) sono importanti per creare un rifugio invernale ai piccoli ospiti animali.

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UN GIARDINO PER LE API

Negli ultimi anni il numero di api è calato, creando allarme sia nei produttori di miele che, più in generale, nel mondo dell’agricoltura: le api visitano i fiori per fare scorta di polline e nettare. Grazie a questo loro incessante lavoro provocano il fenomeno dell’impollinazione, che dà luogo alla formazione dei frutti e quindi dei semi, per garantire il ciclo della riproduzione vegetale.

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I fiori degli alberi da frutto attirano in maniera irresistibile le api perché offrono abbondanza di nettare e polline nel periodo di risveglio della comunità dell’alveare.

Per collaborare al mantenimento di condizioni ambientali opportune per le api, è importante collocare in giardino specie che vengono dette “mellifere”. Le annuali (borragine, escolzia, eliotropio, nigella, zinnia...) e le perenni (cardi, monarda, papaveri...) sono di estrema importanza perché costituiscono le principali fonti di polline e nettare a disposizione degli insetti utili. Nel creare bordure e aiuole a questo scopo, ricordate che le api visiteranno di preferenza piante che crescono in posizioni soleggiate e riparate piuttosto che quelle ubicate in siti ombreggiati o esposti ai venti. Le annuali e le perenni che rimangono basse sono più invitanti se coltivate in grandi gruppi, anziché disperse e mescolate ad altre piante. Meglio evitare le forme a fiore doppio perché spesso sono più povere di polline e per questo motivo vengono ignorate dalle api.

Una bordura ricca di fiori di campo rappresenta una vera festa per gli insetti utili. Attenzione però: se volete attirare le api, evitate i fiori di colore rosso vivo, che questi insetti non possono vedere. Fanno eccezione i papaveri; contengono anche l’ultravioletto, che invece viene percepito.

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Fiori amati dagli insetti utili Ecco un elenco di specie da fiore adatte a creare un giardino che favorisca la biodiversità.

TAGETE

facile annuale dai vistosi fiori a margherita gialli, da usare in gruppi e bordure che saranno frequentati dalle farfalle SEDUM

tappezzante resistente e di poche esigenze, il sedum è amato da un gran numero di insetti impollinatori

Tra le piante da fiore più amate da api e farfalle ci sono i sedum, la scabiosa, i vari tipi di girasole e aster. Alcune aziende sementiere propongono sementi di mellifere e nettarifere che comprendono specie come il trifoglio, la lupinella e la sulla, quest’ultima resistente alla siccità e idonea anche per giardini in clima mediterraneo. La produzione di nettare dipende anche dalla temperatura, dall’umidità e dalla ricchezza del suolo: è quindi importante prevedere una ricca biodiversità coltivando nello stesso luogo annuali, perenni, bulbose primaverili ed estive, alberi e arbusti (mahonia, ginestre, catalpa, buddleia, pruni...) ed erbe selvatiche come ranuncolo e trifoglio. INTORNO AL LAGHETTO

LANTANA

i fiori colorati attirano api e altri insetti dall’inzio dell’estate all’autunno avanzato

SCABIOSA

i fiori lilla o rosa di questa graziosa pianta perenne, presenti dalla primavera inoltrata fino ai primi freddi, sono amati da api, farfalle e molti insetti utili

L’allestimento di un laghetto è un contributo importante che potete dare allo sviluppo della vita selvatica: senza l’acqua, rane e raganelle, rospi, libellule e altre creature acquatiche non possono riprodursi. Le libellule sono creature meravigliose, efficacissime contro le zanzare e considerate ottime indicatrici del livello di qualità ambientale, in quanto la loro riproduzione avviene solo in ambiente acquatico pulito, privo di inquinanti. Per favorirne la diffusione, occorre creare nel laghetto una zona con una ricca presenza di piante palustri ed evitare ogni impiego di sostanze

tossiche nell’acqua: presto le vedrete arrivare e posarsi rapide e leggere sui fiori delle ninfee e dei loti. Le piante da riva sono essenziali per attirare le libellule: piantate iris gialli (Iris pseudacorus), salcerella (Lythrum salicaria), mestolaccia (Alisma plantago-aquatica) e Sagittaria sagittifolia, tutte specie fiorifere molto apprezzate da questi insetti volanti. PRATERIE FIORITE

Nel manto erboso lasciate che l’erba cresca abbastanza alta per fiorire, almeno in qualche zona, per dare vita a un’area ricca di nutrimento per uccelli, farfalle, api e altri insetti utili. Gradevoli arricchimenti fioriti per il manto erboso sono il ginestrino (Lotus corniculatus), il timo selvatico (Thymus polytrichus), Prunella vulgaris, Euphrasia sp. e le violette. Potendo mantenere l’erba non tagliata per la maggior parte dell’estate, le erbacee più alte forniranno una grande riserva di cibo. Scegliete tra Eupatorium cannabinum, Centaurea sp., Origanum vulgare, Knautia arvensis, Succisa pratensis, Dipsacus fullonum, Malva sylvestris. Nei cataloghi di alcune aziende sementiere sono disponibili miscugli di semi adatti al prato fiorito in varie tipologie, anche per ambienti urbani o per prati moderatamente calpestabili.

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Per attirare api, farfalle e altri insetti utili e splendidi si possono inserire in giardino le coloratissime zinnie (1) e veder fiorire la peonia (2), amata da api, farfalle e altri insetti. La calendula (3) attrae le api con i suoi fiori grandi e sgargianti, ma anche specie molto meno appariscenti, come il cardo (4), sono gradite a una varietà di insetti utili. Il cardo, inoltre, attira anche il cardellino, grazioso uccello selvatico che proprio dal fiore ha preso il nome e che in natura è presente nei boschi radi di macchia mediterranea o lungo le pendici collinari e montane. Se si lascia crescere una zona a tappeto erboso fiorito e inselvatichito, con fiori come il fiteuma o raponzolo (5), sarà frequentato da una farfalla del gruppo delle Zigenidi, con le ali striate di rosso. Si può poi veder volare la xylocopa (6), grosso insetto dall’aspetto minaccioso e dal ronzio inquietante, ma dedito solo alla ricerca del nettare nei fiori, in questo caso quelli profumatissimi del limone.

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I FIORI PER IL BUTTERFLY GARDENING Il butterfly gardening è il principio che guida alla realizzazione di giardini idonei a richiamare le farfalle. Per raggiungere questo risultato occorre collocare piante da fiore in grado di richiamare i lepidotteri: il nettare delle infiorescenze è il loro cibo principale.

Circondatevi di fiori: se amate le fioriture di annuali, perenni e cespugli, sarà un continuo svolazzare di farfalle nel vostro giardino. In alto, la buddleia è chiamata “albero delle farfalle” perché esercita su questi insetti un’attrazione irresistibile.

Alcune essenze esercitano un richiamo non solo olfattivo ma anche cromatico irresistibile: scegliete soprattutto le corolle dal porpora al lilla, come quelle della buddleia, detta anche “albero delle farfalle”. I Lepidotteri sono molto sensibili all’inquinamento ambientale: le maggiori frequentazioni avverran-

no nei giardini situati nei contesti ambientali più integri, curati con i rimedi della lotta biologica, limitando gli insetticidi e gli erbicidi. Una minore frequenza delle visite in città è normale, ma non è escluso che alcune farfalle vengano a cercare il nettare dalle infiorescenze situate sul balcone cittadino. Individuate una zona riparata dai venti, esposta a Sud, dove piantare specie quali buddleia, lillà, lavanda, teucrium, lantana, veroniche, plumbago, origano, timo, rosmarino, menta, saponaria, santolina, valeriana rossa (Centranthus ruber), sedum. L’aiuola deve essere fiorita dalla primavera all’autunno, e perciò irrigata anche nel periodo estivo, quando nelle campagne le fioriture scarseggiano e le farfalle saranno richiamate dal profumo del nettare nel vostro spazio verde. Se è possibile, è utile disporre una piccola zona umida per le esigenze degli insetti e per le piante di menta, la cui fioritura attrae i colorati licenidi. Alcune farfalle sono attratte dalle fioriture di erbe selvatiche e infestanti, nutrimento dei bruchi: ortica, carota selvatica, tarassaco, cardi, erba viperina, centauree, Graminacee, romice, finocchio selvatico, ginestrino e altre Leguminose.

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GIARDINO E TERRAZZO ECOSOSTENIBILE: REGOLE D’ORO • Fare giardinaggio è considerata una pratica dagli importanti risvolti ambientali, ma è bene soffermarsi ad analizzare alcune diffuse abitudini per comprendere che ci sono gesti capaci di provocare invece inquinamento: dall’uso dei pesticidi ai diserbanti, dall’impiego di macchine con motore a combustione alla dispersione dell’ambiente di plastica (sacchi, flaconi ecc.). • E poi l’uso della torba prelevata in torbiere a migliaia di chilometri di distanza, e il rischio di diffusione sul territorio di specie infestanti che prendono il posto di quelle autoctone (casi tipici: le acacie e l’ailanto, alberi invasivi...). Ecco dunque un elenco di regole per una buona gestione ecosostenibile dello spazio verde. 1. Utilizzare solo criteri di gestione biologica. 2. Evitare l’uso di fitofarmaci tossici.

Lasciate che fiori e piante selvatiche si moltiplichino in una zona del giardino per favorire la vita selvatica: la visita degli insetti impollinatori è indice di buona qualità ambientale.

3. Evitare di eccedere anche nell’uso di quelli biologici, soprattutto quando ci sono nei dintornipiante in fioritura. 4. Lasciare una zona del giardino a disposizione della vita selvatica (erba alta, ortiche e vecchi tronchi sono ideali a questo scopo). 5. Introdurre in giardino siepi miste con arbusti del territorio. 6. Preferire la coltivazione di frutti e ortaggi in varietà locali e antiche. 7. Preferire l’uso di attrezzi a batteria ricaricabile. 8. Utilizzare forme di energia ecosostenibile (pannelli fotovoltaici, energia eolica...). 9. Praticare una corretta e responsabile raccolta differenziata che preveda anche la realizzazione del compost con gli scarti domestici di natura organica. 10. Accettare la biodiversità, il che significa tollerare qualche insetto sulle piante... per un mondo in cui respirare meglio.

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IL POTERE DEL PROFUMO DEI FIORI tra le grandi emozioni che ci offrono i fiori c’è il profumo, una misteriosa alchimia in grado di risvegliare i sensi e trasmettere sensazioni di appagamento e benessere. i fiori possono essere scelti proprio per la loro fragranza, ben combinati per trasformare balconi, terrazzi e giardini in un percorso olfattivo.

criveva Rousseau: “L’olfatto è il senso del ricordo e del desiderio”. A chi, infatti, non è capitato di sentire un profumo ed essere fulmineamente trasportato in un passato lontano, in un paese diverso, in un momento della vita che sembrava dimenticato? Di sentirsi inspiegabilmente euforici o improvvisamente più calmi e rilassati? Numerosi studi scientifici hanno dimostrato che in presenza di fiori profumati l’olfatto trasmette al cervello potenti stimoli, istantaneamente tradotti in sensazioni di appagamento e benessere.

S Diverse specie di ciclamino selvatico, come il Cyclamen europaeum, diffondono un profumo romantico, dolce e voluttuoso.

Lo spazio verde, piccolo o grande che sia, ci offre l’opportunità di

usufruire di piante odorose, da utilizzare per il loro effetto terapeutico ed evocativo o semplicemente per l’intensa gioia che il loro aroma ci regala. Le specie con fiori profumati sono presenti in tutte le categorie normalmente utilizzate, dalle alberature alle bulbose; è quindi possibile studiare la collezione più adatta alle circostanze individuali e al tipo di spazio a disposizione, anche in vaso. IL GIARDINO COME PERCORSO OLFATTIVO

L’approccio tradizionale alla realizzazione di giardini incentrati sulla fragranza prevede l’introduzione strategica di esemplari con for-

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te valore olfattivo programmati per apparire in successione nell’arco dell’anno, assicurando così la continuità e un rinnovato interesse. La stagione fredda offre il delizioso conforto di Chimonanthus praecox (calicanto), Hamamelis, Mahonia, Sarcococca, Daphne e alcuni viburni decidui, come Viburnum farreri e V. x bodnantense ‘Dawn’, che nei climi favorevoli fioriscono continuamente sui rami spogli da metà autunno a fine inverno. Sono seguiti da V. x carlcephalum e V. carlesii, che annunciano invece l’esordio della stagione primaverile con fiorellini bianchi o rosa soavemente profumati riuniti in grandi infiorescenze sferiche. Gli arbusti primaverili con fiori profumati si accompagnano a numerose erbacee e bulbose di natura affidabile e di facile coltivazione, come primule, violette, giacinti, narcisi, ciclamini e mughetti, che tanto contribuiscono alla magia del giardino profumato, specialmente se utilizzate in massa nelle bordure (anche alla base di arbusti caduchi a sviluppo tardivo) o in contenitori come ciotole, vasche e cassette. Fragranti siepi sempreverdi possono svolgere la funzione di barriera protettiva per filtrare e indebolire i forti venti: Ligustrum, Elaeagnus ebbingei, Osmanthus fragrans, Pittosporum tobira e Viburnum tinus, da riordinare dopo la fioritura.

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COME APPREZZARE AL MEGLIO I PROFUMI • Per esaltare il profumo dei fiori gli esemplari sono da collocare al sole, in posizioni riparate piuttosto che esposte per evitare che il profumo venga disperso da venti prevalenti. • Il caldo estivo causa la dilatazione delle cellule superficiali in cui sono contenuti gli oli, estremamente volatili, che si disperdono nell’aria grazie all’evaporazione. • Maggiore è l’esposizione al sole e maggiore sarà la necessità di irrigazioni regolari; attenzione ai cortili o terrazzi urbani dove le temperature raggiungono livelli molto più elevati per l’emanazione di calore residuo o riflesso da pareti e pavimentazioni. • La maggior parte dei fiori mantiene la fragranza solo per qualche giorno, fino all’impollinazione, poi il fiore smette di produrre nettare e profumo, affievolendosi talvolta anche nel colore, per dirigere gli insetti a corolle ancora da impollinare. L’asportazione degli steli esauriti generalmente induce una maggiore produzione di fiori, e quindi maggiore intensità di fragranza complessiva. • Informatevi sulle caratteristiche delle singole specie e varietà: tra le rose, per esempio, conviene orientarsi sulle varietà a fiore doppio o stradoppio come la ‘Sweet Dream’ (nella foto) che hanno un profumo più intenso, in quanto l’aroma viene emesso da tutti i petali. Altre rose molto profumate: ‘Gertrude Jekyll’, ‘Lady Emma Hamilton’, le varietà del gruppo ’Renaissance’.

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Deliziosi aromi nell’aria Il giardino può diventare una festa per l’olfatto scegliendo le specie più fragranti.

FRESIA

fiori estivi a trombetta, in pannocchie arcuate, molto profumati, in tanti colori

VIOLA ODORATA

la classica violetta dall’inconfondibile profumo fiorisce tra marzo e aprile, in mezz’ombra

Il rigoglio floreale della primavera si arricchisce di seducenti profumi, con cui le piante attirano gli insetti e assicurano il trasporto del polline tra fiori della stessa specie. L’intensità dipende in certi casi dalla parte dell’infiorescenza coinvolta nell’emanazione odorosa: alcuni fiori, tra cui giglio, mughetto, filadelfo, rosa, garofano e violetta, diffondono il loro aroma attraverso tutta la superficie dei petali e risultano particolarmente penetranti, altri (primule, narcisi) secernono un profumo più lieve che proviene dalle regioni interne della corolla, con funzione di guida “aggiuntiva” per l’insetto inizialmente attratto da caratteristiche esterne del fiore, come la formazione dei petali o colorazioni facilmente recepibili. ALBERI E ARBUSTI DAI FIORI FRAGRANTI

NARCISO

i fiori, nei toni del giallo o del bianco, ma anche rosa e arancio, emanano una fragranza molto intensa

DIANTHUS

facili in bordura e in vaso, i garofani regalano, in diverse varietà, profumi forti e speziati

In maggio molte varietà di Philadelphus emettono un profumo inebriante che pervade il giardino o il terrazzo per tutto il mese: meritano quindi la fama di eccellenti arbusti odorosi che li accompagna sin dal XVII secolo. Se il classico P. ‘Belle Etoile’ (3,5 x 2,5 m) è adatto a grandi spazi dove può allargarsi in libertà, esistono anche forme molto armoniose e più adatte a grandi vasi, come P. ‘Manteau d’Hermine’ e P. microphyllus, graziosi arbusti arrotondati (1,5 x 1,5 m) con foglioline verde mela, ricoperti in tarda primavera da un’esplosione di minuti fiori bianchi.

Il lillà costituisce ancora oggi un’ottima scelta come alberello profumato; altrettanto si può dire del maggiociondolo (ricordando però che è velenoso), della mimosa e del biancospino. Negli spazi medio-grandi si possono considerare alberature classiche di grandi dimensioni come magnolie sempreverdi, robinie e tigli, la cui fragranza dolce e penetrante profuma le serate di tarda primavera. Molti arbusti sempreverdi e caduchi forniscono elementi di successione olfattiva; tra questi Choysia ternata, detta “arancio del Messico” per le note citrate della generosa fioritura, e Buddleia davidii, il cui profumo di miele attira le farfalle. Non possono mancare le rose, che offrono infinite varianti in una vasta gamma di colori, portamento e dimensioni. RAMPICANTI PROFUMATI

I rampicanti a fiore profumato diventano alleati preziosi in quanto permettono di introdurre interesse, colore e delicate fragranze fino alla soglia di casa, in prossimità delle finestre, su muri, archi e pergole che delimitano ingressi o sentieri o in grandi vasi sul balcone. Se la struttura di sostegno è solida, potrà ospitare specie di grandi dimensioni e carattere, come glicine, rose rampicanti, caprifoglio e Akebia quinata, che migliorano la fioritura nel tempo.

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La Mahonia (a sinistra) è tra le prime fioriture profumate a inaugurare la primavera; i viburni (a destra) sono spesso dotati di dolci profumi: imbattibile il Viburnum carlesii, che annuncia l’esordio della primavera con fiorellini bianchi soavemente profumati riuniti in grandi infiorescenze sferiche. Il glicine (in basso) è perfetto per rivestire murature, archi, ingressi: il posizionamento delle piante profumate è essenziale per meglio goderne l’aroma.

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PROFUMATA È LA NOTTE • Se utilizzate il giardino e il terrazzo per cenare all’aperto, potete orientarvi verso un gruppo di piante che intensificano la loro fragranza nelle ore del buio. • Un esemplare di Brugmansia o Datura (arbustiva o annuale) in vaso diventa uno splendido punto focale, adornato da grandi corolle bianche (fino a 30 cm) dette “trombe degli angeli” per il loro dolce profumo, che si accentua dopo il tramonto. Lo stesso vale per il caprifoglio e per i gigli, in particolare il Lilium regale e il L. candidum a cui fanno seguito una moltitudine di ibridi asiatici e orientali. • Altre presenze indispensabili delle notti d’estate sono specie annuali che assicurano fragranza continuata per tutta la stagione. L’eliotropio (Heliotropium, 60 x 40 cm), ottimo in contenitore, emana note fruttate, mentre Nicotiana alata e N. sylvestris producono campanelle bianche con sentore di vaniglia su spighe fiorifere di circa 1-1,5 m: sono da seminare in primavera e trapiantare nelle aiuole o bordure a inizio estate perché molti ibridi nani comunemente reperibili non hanno profumo. Alyssum maritimum, Matthiola bicornis (biennale), Dianthus, Mirabilis jalapa, piselli e pelargoni odorosi si aggiungono alla tavolozza dei protagonisti serali. Profumi intensi nelle ore serali: la Datura dai grandi fiori bianchi (a sinistra) e l’Heliotropium, piccolo arbusto con fioritura viola (a destra).

Il profumo del gelsomino è un classico ma il portamento ordinato e la fioritura affidabile di Trachelospermum jasminoides (sin. Rhincospermum j.) lo rendono preferibile in molte regioni rispetto a Jasminum officinalis, il vero gelsomino, che si esprime al meglio solo nelle zone temperate. In serra e nei climi miti il migliore è J. polyanthus, con piccoli fiori bianchi a stella dal meraviglioso aroma. La fioritura avviene in aprile e arriva a durare anche 6 settimane. Precoce e sempreverde anche la Clematis armandii, che odora di fiori di melo con un tocco di vaniglia; preferisce i terreni freschi con esposizione al sole. Per chi desidera cambiamenti stagionali o deve affidarsi a vasi di limitata capienza, alcuni rampicanti annuali rappresentano un’ottima soluzione. I piselli odorosi in particolare sono molto decorativi e di rapido accrescimento. Poiché esistono ormai moltissimi ibridi in vari colori e dimensioni, tra cui selezioni da taglio prive di fragranza, verificatene le caratteristiche sulla confezione prima dell’acquisto. Varie specie di antica data, come Lathyrus ‘Matucana’, rimangono le migliori per l’intensità olfattiva, anche se gli steli sono corti e le infiorescenze più piccole. La raccolta continua di mazzolini profumati è essenziale perché la pianta si mantenga produttiva a lungo.

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Dall’alto e da sinistra: Rosa ‘Hot Chocolate’ (1), introdotta nel 2005 dall’America, unisce all’inconsueto colore cioccolato il soave profumo delle rose di un tempo; l’arancio del Messico, Choysia ternata (2), è un bell’arbusto sempreverde denso e arrotondato, intensamente fragrante, che necessita di posizioni protette; il pisello odoroso ‘Matucana’ (3) è una specie coltivata sin dal 1700 per il profumo, che sorpassa per intensità tutti gli ibridi moderni; Lilium ‘Tiger Woods’ (4) è un giglio ibrido orientale con maculatura rosa e stelo alto 40-50 cm, che fiorisce in luglio e agosto, come tutti gli ibridi orientali, e continua la stagione dopo gli ibridi asiatici; Trachelospermum jasminoides (5) profuma come il vero gelsomino, ma si adatta a tutti i climi perché rustico; Pittosphorum tobira (6) si presta a formare un cespuglio libero, un alberello, una siepe profumatissima da riordinare dopo la fioritura.

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COME ACCOSTARE BENE I FIORI PROFUMATI

Arbusto rustico e resistente, di una bellezza che ricorda il giardino delle nonne, il lillà o serenella (Syringa vulgaris) in aprile-maggio si riveste di fiori intensamente profumati. Splendido in siepi libere, dove raggiunge dimensioni di 4-5 m, si abbina benissimo, dal punto di vista estetico e olfattivo, a cespugli di rose e tappeti di violette o mughetti.

Per non creare confusioni olfattive è importante evitare di mescolare specie con fragranze molto diverse, soprattutto negli spazi ridotti. È consigliabile in questi casi pianificare la collocazione delle piante preferite in modo da non sovrapporne gli aromi, evitando per esempio periodi di produzione fiorifera coincidenti o l’abbinamento di fogliami fortemente aromatici a fioriture delicate, che verrebbero sopraffatte o quanto meno alterate. Una strategia interessante può essere il raggruppamento in aree separate a seconda della tipologia

di profumo preferita: le fresche note agrumate caratteristiche dei fiori d’arancio, del limone e di tutti i Citrus in genere si ritrovano per esempio anche nel fogliame di specie erbacee (Monarda), dei pelargoni odorosi e dell’erba limoncina (Aloysia triphylla) oltre che nei fiori di arbusti come il filadelfo e varie bulbose (varietà di gigli, fresie). Piante di diverse categorie vengono quindi collegate da un ceppo olfattivo comune e possono essere associate senza note stridenti per costituire angoli dedicati a specifiche profumazioni, particolarmente in prossimità di ingressi, finestre o percorsi di frequente passaggio dove l’aroma può esercitare la sua azione rivitalizzante. Una collezione romantica si presta invece a raccogliere specie evocative d’altri tempi, composta da soggetti classici tra cui rose, lillà, mughetti, ciclamini, iris e violette, di facile integrazione anche nelle strutture già consolidate. Per la serra o in casa, se la posizione è luminosa, si potranno scegliere Gardenia (che gradisce l’estate all’aperto), Bouvardia, Stephanotis floribunda, Hoya carnosa e bulbose come ciclamini ibridi a fiore bianco, violette, fresie e giacinti, tutti ottimi soggetti da contenitore.

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I FIORI MIGLIORI PER FRAGRANZA E PROFUMO Fragranze agrumate Citrus specie Choysia ternata Fresia Houttuynia cordata Lilium ibridi Monarda Philadelphus, specie e varietà Rosa ’Blue Moon’ Note calde e sensuali Mirabilis jalapa Brugmansia in varietà Datura meteloides Jasminum azoricum J. polyanthus J. sambac Lilium regale L. candidum L. ibridi orientali Nicotiana alata N. affinis N. sylvestris Trachelospermum jasminoides Profumi romantici Acacia dealbata Chimonanthus praecox Convallaria majalis Cyclamen neapolitanum Erysimum Iris fiorentina Iris germanica in varietà Magnolia, specie e varietà Matthiola bicornis Narcissus jonquilla, N. poeticus, N. pseudonarcissus Osmanthus fragrans Rosa, specie e varietà Syringa in varietà Viola odorata Wisteria, specie e varietà

Profumi di campagna Azalea mollis Crataegus oxycantha Lavandula vera e L. stoechas Alyssum maritimum Lonicera caprifolium L. fragrantissima Tilia cordata

Profumazioni insolite Buddleia davidii, miele Cosmos atrosanguinea, cioccolato Cytisus battandieri, ananas Heliotropium, vaniglia Iris graminea, prugne Dianthus in varietà, spezie Phlox paniculata in varietà, spezie

Dall’alto e da sinistra: Azalea mollis, fiori di limone, violacciocca (Erysimum), magnolia sempreverde, calicanto (Chimonanthus praecox).

SCEGLIERE E COLTIVARE I FIORI

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LE REGOLE BASE PER COLTIVARE BENE I FIORI non è difficile avere uno spazio verde colmo di fiori, colori e profumi. per evitare delusioni è importante analizzare le condizioni di spazio, esposizione e clima senza trascurare il fattore manutenzione: per ottenere un risultato piacevole e poco impegnativo in fatto di acqua, concime e tempo richiesto per le cure.

vere uno spazio verde ricco di fiori può comportare un livello di manutenzione molto diverso in base al tipo di piante scelte. Per ridurre al minimo il peso del lavoro da fare, è consigliabile orientarsi su specie perfettamente adatte al clima, al terreno e all’esposizione.

A Clima ed esposizione influenzano le fioriture: anche il robusto geranio smette di fiorire generosamente se le notti sono molto calde, con temperature stabilmente sopra i 24 °C.

Il fattore clima va valutato non solo in base alla zona geografica in cui è collocato il giardino o il terrazzo. In città, infatti, l’isola di calore urbano rende gli inverni molto meno soggetti a gelate persistenti. Non è difficile coltivare nelle città del Nord arbusti mediterranei come l’oleandro e la buganvillea, che

riescono a sopravvivere al periodo freddo con una semplice copertura di velo non tessuto. Il clima è strettamente correlato all’esposizione. Le specie che hanno una moderata resistenza al freddo possono dare buoni risultati se piantate in una zona esposta a sud e ovest, riparata dal vento e protetta da un muro (meglio se bianco, in modo da riflettere bene la luce e il calore nei periodi freddi). Attenzione alle zone di pendio, dove si possono creare sacche di gelo: la brezza fredda tende a scendere a valle. Quanto al terreno, è un fattore spesso sottovalutato o non preso in

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considerazione. Per un buon risultato, soprattutto con le piante perenni e annuali da fiore, occorre che sia leggero e fertile. Un terreno troppo argilloso e pesante provoca soffocamento radicale e di ristagno idrico; unito alle basse temperature invernali, diventa la prima ragione di perdita di molte specie perenni. Anche le caratteristiche chimiche sono da valutare: l’acidità o alcalinità del suolo, espressi dal valore noto come pH (la cui scala va da 1 a 14, con media neutra intorno a 7), costituiscono un riferimento importante per la scelta delle piante e per il loro risultato nel tempo.

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Quelle che amano il terreno acido (azalee, rododendri, camelie, gardenie, ortensie, eriche ecc.) richiedono un terreno a pH inferiore a 7 e innaffiature con acqua piovana o decalcificata. In assenza di questi fattori, vanno incontro a una fisiopatologia nota come clorosi, che indebolisce gli esemplari e riduce la fioritura. Per quanto riguarda la fertilità, nel giardinaggio biologico essa va tutelata attraverso la fornitura di sostanze organiche naturali (stallatico in polvere o pellet, humus da compostaggio...) e con la pacciamatura, protezione del terreno con corteccia sminuzzata, erba tritata, Manipolare il terreno è utile per capirne la consistenza e le caratteristiche fisiche: se è troppo torboso, leggero e friabile va arricchito con terriccio che abbia una componente argillosa; se, invece, è molto compatto e plasmabile, contiene troppa argilla e va migliorato con apporti di terriccio torboso e humus da compostaggio.

Il raro e incantevole papavero blu, Meconopsis betonicifolia come pure M. sheldonii ‘Slieve Donard’, può essere ammirato solo se ha la concomitanza di terriccio fresco e fertile con pH inferiore a 7, ben drenato, un’eposizione soleggiata ma con piogge frequenti.

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Facili rampicanti da fiore Una selezione di rampicanti facili, resistenti e a bassa manutenzione.

ciottoli, lapillo vulcanico e altri accorgimenti particolarmente utili anche per le piante coltivate in vaso, in quanto aiuta a conservare l’umidità del suolo, riducendo così le innaffiature, ed evita lo sviluppo di erbe infestanti.

GLICINE

se hanno spazio a sufficienza, gli esemplari adulti richiederanno pochi interventi di potatura BIGNONIA

vigorosa, lunga fioritura, non si ammala, resiste al freddo: una pianta da record

IL PROBLEMA DELL A MANUTENZIONE

Nei capitoli successivi troverete indicazioni più specifiche sulle piante perenni e annuali da fiore; nel capitolo delle schede botaniche vengono offerti suggerimenti anche per alberi, arbusti, piante mediterranee e bulbose da fiore. Resta comunque utile, a monte di ogni scelta, considerare che lo spazio verde, giardino o terrazzo che sia, è per sua natura mutevole nel tempo.

CLEMATIDE

facile e generosa se trova le condizioni idonee: terreno fresco, ambiente soleggiato ma non sole bruciante in estate (suggerita esposizione a est)

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si semina in aprile e fiorisce continuamente: una bellezza anche in vaso

Per ridurre al minimo la manutenzione è quindi importante scegliere le piante in funzione dei fattori prima elencati (clima, esposizione, terreno) ma anche in funzione dello spazio disponibile. Nel decidere il tipo di piante da mettere a dimora, nel caso di un giardino, è fondamentale immaginarlo nel corso del tempo, dopo 5, 10 o 20 anni, per poter ipotizzare come esso muterà di forma e di dimensione. Un caso tipico è quello degli alberi, che man mano provocano la

formazione di aree d’ombra sempre maggiori fino a richiedere un drastico cambiamento di quanto sta crescendo sotto la loro chioma. Alberi da fiore come l’ippocastano, la magnolia sempreverde e i pruni hanno un apparato radicale, che, espandendosi, può causare problemi alle pavimentazioni, mentre la chioma, se va ad occupare aree nei giardini confi nanti o sulla strada, può richiedere radicali quanto inopportuni interventi di potatura (che, tra l’altro, rallentano o bloccano la fioritura per un certo tempo): tutte buone ragioni per dedicare tempo e attenzione alle scelte, in fase di progettazione e di impianto. IL DIARIO DEL GIARDINIERE

Uno dei metodi migliori per tenere sotto controllo la crescita e il cambiamento del proprio spazio verde, e di ricordare successi e insuccessi nella coltivazione delle specie da fiore in particolare, è quella di dotarsi di un diario-agenda. In esso si potranno raccogliere, anche in modo sintetico se non si è amanti della lunga scrittura, tutti i fatti significativi: date delle semine e delle piantagioni, valutazioni sulla crescita delle piante da una stagione all’altra o da un anno all’altro, piante perdute e i motivi che hanno provocato il fallimento, i principali problemi di natura fitosanitaria e le risposte adottate,

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specie che hanno dato soddisfazioni particolari, insetti e uccelli notati nello spazio verde ecc.

re in terrazzo o in giardino in un luogo ben esposto alla pioggia, fornirà dati significativi e utili per scegliere bene le piante.

Anche i principali elementi meteorologici (andamento delle temperature nell’arco della stagione, temporali o nevicate eccezionali, gelate o periodi di caldo fuori stagione ecc.) possono essere raccolti nel diario, perché rappresentano elementi fondamentali per le scelte future. Un pluviometro, da colloca-

Nel tempo, il diario (che naturalmente può essere facilmente organizzato anche sul proprio PC e condiviso sul web). diventa un repertorio di informazioni preziosissime e anche un divertente resoconto della vita a contatto con la natura ospitata vicino a noi.

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Il diario del giardiniere raccoglierà informazioni utili e promemoria importanti, per esempio la data in cui è stata stesa la pacciamatura e il materiale utilizzato, in questo caso corteccia sminuzzata sul terriccio di un vaso di oleandro (1). Si segneranno anche le date di eventi meteorologici significativi, come temporali e nevicate (2), e i fiori che si sono rivelati utili per attirare api e farfalle (3), come questi settembrini (aster) dalla facile e lunga fioritura. Inoltre si possono raccogliere dati sulle irrigazioni e conservare lo schema della distribuzione degli irrigatori che forniscono acqua alle aiuole da fiore (4).

Le quantità di acqua piovana registrate dal pluviometro (in basso) suggeriscono le scelte migliori per evitare delusioni e inutili dispersioni di acqua da irrigazione.

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COME IRRIGARE BENE LE PIANTE DA FIORE IN GIARDINO E IN VASO Molti sono i sistemi per fornire acqua alle piante in aiuola o in vaso; la scelta dovrebbe privilegiare quelli che consentono una distribuzione mirata e razionale, per risparmiare e proteggere la risorsa acqua riducendo anche tempo, fatica e spreco di denaro. Le piante in vaso si innaffiano preferibilmente nel sottovaso colmo di argilla. Nel caso delle acidofile, come questa azalea, è consigliabile utilizzare l’acqua piovana raccolta da una bacinella o da una cisterna collegata a un pluviale. In alternativa, lasciate l’acqua nell’innaffiatoio per una notte: il calcare in essa contenuto si depositerà sul fondo.

Per organizzare bene la scelta dei materiali partite da una mappa dello spazio da irrigare con l’indicazione del tipo di piante presenti, in modo da avere un quadro complessivo delle necessità e compiere una scelta che riduca al minimo le dispersioni idriche inutili.

L’IMPIANTO DI SUPERFICIE

Semplice ed economico, è la soluzione scelta da tanti proprietari di spazi verdi e di terrazzi, ed è spesso un complemento essenziale anche per le aree accessoriate di irrigazione interrata e computerizzata. Tubi, lance, pistole a spruzzo e irrigatori rotanti od oscillanti fanno parte di una dotazione di base. L’acquisto di tubi, raccordi, deviazioni e irrigatori va deciso a tavolino, dopo aver preparato una pianta del giardino con la dislocazione delle piante o delle bordure e dopo aver verificato se la portata e la pressione del rubinetto a cui vi aggancerete è sufficiente per reggere la struttura di impianto che avete in mente. Il rischio è che, dopo aver acquistato tutti i pezzi (generalmente in confezione blister, con il limite che una volta aperti non possono essere resi al rivenditore), vi troviate con elementi in più, non necessari o non utilizzabili, a fronte di altri che vi mancano. Se non siete esperti, conviene affidare la lista d’acquisto a un consulente. Le principali Case produttrici hanno un servizio clienti che, tramite il rivenditore di fiducia, fornisce un elenco dettagliato dei materiali necessari.

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Una scelta di fiori che non temono la siccità e il calore estivo: Carpobrotus acinaciformis (1), capace di tollerare la rovente estate mediterranea senza alcun apporto di acqua; la lantana (2), che si accontenta di sporadiche irrigazioni e fiorisce fino a ottobre; il cappero (3), dal cui bocciolo si ricavano i saporiti capperi sotto sale o sott’aceto (da coltivare anche negli anfratti di un muro esposto al sole); il finocchio selvatico (4), profumatissimo, capace di attirare insetti utili; l’oleandro dalla generosa fioritura (5), che darà maggiori soddisfazioni se irrigato bene nei primi anni (in seguito diventa molto resistente alla siccità e al vento caldo); l’acanto (6), bella pianta mediterranea che in primavera forma una curiosa e decorativa infiorescenza eretta.

La gazania (in basso) fiorisce anche nelle piccole aiuole sulla sabbia, con pochissime irrigazioni, e tollera ottimamente la brezza carica di sale.

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ALBERI E ARBUSTI DA FIORE CON MODERATO FABBISOGNO IDRICO • La mimosa (1) fiorisce abbondantemente negli ambienti mediterranei. L’albero adulto ha poche esigenze, ma conviene essere più generosi in fatto di acqua con gli esemplari giovani.

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• L’albero di Giuda, Cercis siliquastrum (2), resiste in estate alla siccità e al caldo, se in primavera ha ricevuto acqua a sufficienza. La bella fioritura rosa avviene in aprile. • Adatta ad affrontare il vento salmastro e il terreno sabbioso, la tamerice (3) fiorisce generosamente in primavera, diventando una nuvola rosa.

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• La Chorisia speciosa (4) è un meraviglioso albero dal tronco spinoso, per climi decisamente miti; buona la resistenza alla carenza idrica. • L’ibisco di Siria (5) vive bene anche al Nord, non teme il freddo e in estate è fra gli arbusti che tollerano bene le innaffiature sporadiche (tanta acqua ma non spesso).

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• La plumbago (6), nota anche come gelsomino azzurro, è un arbusto per climi mediterranei, capace di accettare il caldo estivo con poca acqua. • La passiflora (7) è un arbusto rampicante che, una volta ben installato, diventa autosufficiente e resiste alla carenza idrica in estate (ma va innaffiata adeguatamente in primavera).

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• La grevillea (8) è un arbusto di origine australiana abituato a resistere al calore e alla scarsità di acqua; è inoltre adatto per zone esposte al vento che viene dal mare. Bella la fioritura, che avviene tra la primavera e l’estate.

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L’IMPIANTO INTERRATO

Più costosa da realizzare, ma anche più razionale e facilmente comandabile, l’irrigazione interrata si basa su un sistema di tubi ai quali collegare vari tipi di irrigatori, alcuni dei quali possono essere specifici per le piante da fiore in bordura, per le siepi e naturalmente per il prato (pop-up a scomparsa). Chiave del successo è un buon progetto, da affidare preferibilmente ai tecnici di un’azienda specializzata o di una casa produttrice di accessori per l’irrigazione, se si preferisce poi operare da sé nella fase di impianto. Spesso la complessità richiesta per rispondere a esigenze personalizzate è tale da consigliare l’assistenza di personale esperto, dal momento che l’investimento può essere consistente e deve durare anni. L’impianto, comandato da una centralina, può prevedere più di una linea per soddisfare aree differenziate, anche con erogazione a goccia, grazie all’impiego di valvole che determinano con precisione la fornitura di acqua. Un impianto interrato automatizzato con l’impiego di sensore di pioggia e di tester di umidità è la soluzione più efficace per sospendere l’irrigazione in base alla quantità di acqua già presente nel suolo o alla presenza di pioggia di una determinata intensità.

IRRIGARE LE PIANTE IN VASO • Le piante in vaso richiedono più acqua rispetto alle medesime specie coltivate in piena terra. Il fabbisogno idrico è aumentata nel caso di vasi bassi e larghi e quando i contenitori sono esposti al vento caldo. In questo caso la disidratazione è molto rapida, soprattutto se il contenitore è in terracotta. • In estate, mediamente, su balconi esposti a sud-est o sudovest, una pianta in vaso richiede ogni giorno una quantità d’acqua pari a un terzo del volume del vaso. Alcune piante, come gerani e petunie, vorrebbero anche due irrigazioni quotidiane nei mesi più caldi, senza bagnare il fogliame. • Il problema si aggrava quando occorre assentarsi. Evitate un periodo di siccità quando non ci siete, seguito da un’eccessiva fornitura d’acqua e conseguenti ristagni (dannosissimi) nel sottovaso. Ecco un rimedio d’emergenza: tagliate il fondo a tante bottiglie di plastica quanti sono i vasi. Utilizzate le bottiglie dell’acqua minerale, da 0,5 a 1,5 l in base alla grandezza dei vasi. Immergetele saldamente capovolte nel terriccio e riempite con acqua: si distribuirà man mano che questo asciuga. Esistono anche dei kit appositi, oppure dei coni in terracotta da collegare a una bacinella d’acqua. • La soluzione migliore è un piccolo impianto automatizzato con erogatori a goccia. Per un balcone, procuratevi un kit economico predisposto per un determinato numero di vasi. Per un terrazzo ampio fate installare un sistema d’irrigazione in base a numero e localizzazione delle fioriere. Gli interventi saranno automatizzati installando una centralina di comando.

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COME MOLTIPLICARE GLI ARBUSTI DA FIORE

L’oleandro radica in acqua senza difficoltà, utilizzando rametti lunghi 10-15 cm senza fiori e dimezzando le foglie per ridurre l’evaporazione e il consumo energetico.

La talea è una porzione di pianta, che può essere prelevata dalla vegetazione (si parla in questo caso di talea fogliare, erbacea, semilegnosa o legnosa) o dalle radici (talea radicale) e che va messa in acqua o in un substrato idoneo per creare le condizioni adatte all’emissione di un nuovo apparato radicale. Le talee da ramo possono essere realizzate in qualsiasi periodo dell’anno, ma il momento ideale è quello compreso tra agosto a ottobre, perché i rametti dell’anno di molti tipi di arbusti, incluse le rose, sono in quella particolare fase a metà strada fra l’erbaceo e il legnoso. Inoltre, il clima rinfrescato

e l’umidità dell’aria sono fattori che favoriscono il successo. Alcune piante radicano rapidamente, nel giro di poche settimane; altre invece impiegano anche un anno. In seguito, lo sviluppo della chioma avverrà in base alle attitutidini delle singole specie e varietà. Le conifere, per esempio, sono lente ad attecchire e il risultato non è sempre facile. Aromatiche come salvia, rosmarino e alloro danno soddisfazione, e così altri arbusti da foglia o da fiore: l’oleandro, la fucsia, la buganvillea, molti tipi di rose e tantissimi altre specie. Il rametto da far radicare può avere le provenienze più diverse: un arbusto del terrazzo o giardino, il regalo di un amico, oppure un rametto “trafugato” da una siepe. Non va dimenticato però che esistono leggi e regolamenti da rispettare. In alcuni Paesi non solo è vietato esportare porzioni di piante, ma anche importare talee, a causa delle leggi sulla quarantena imposte per evitare il propagarsi di infestazioni fitopatologiche. Alcuni parassiti e malattie oggi molto diffusi in Italia, come la metcalfa e il bruco dei gerani, sono giunti in Europa proprio a seguito dell’importazione di materiale vivaistico infetto.

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Arbusti da fiore come il pittosforo possono essere moltiplicati per talea. Si utilizzano rametti non lignificati, lunghi 20 cm circa, togliendo le foglie basali (1) e tagliando a metà quelle rimanenti (2), il che aiuta a ridurre la dispersione di umidità. Volendo, si può intingere la base del rametto in polvere di ormoni radicanti (3) prima di infilarla nel terriccio misto a sabbia (4), senza dimenticare di mettere un’etichetta con il nome della specie (5). Si innaffia delicatamente (6) e si pongono i vasetti in una serra o altro ambiente luminoso e non gelido.

Arbusti come lauro e rododendro si moltiplicano per propaggine: basta piegare un ramo e fissarlo a terra con un ferro a U (in basso). La parte interrata produrrà radici, se il substrato viene mantenuto leggermente umido. Entro un anno si potrà staccare la nuova pianta così ottenuta.

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AIUOLE E BORDURE: L’ARTE DI COMPORRE la forma delle corolle e delle foglie, la trama composta dalle fioriture e le gamme cromatiche con i loro accostamenti sono gli elementi cruciali nell’arte della composizione floreale in giardino, associando fiori annuali, perenni e arbusti per ottenere scene armoniose e di grande effetto.

a bellezza dei fiori può offrire molto più di una nota di colore nelle bordure. È possibile ottenere risultati davvero spettacolari solo attribuendo la giusta importanza alla forma del fiore e sapendone valutare l’impatto all’interno della composizione della bordura, della siepe o dell’insieme di vasi. Questi criteri, usati per comporre mazzi di fiori recisi, sono altrettanto validi nell’associare erbacee perenni, annuali, bulbose e anche arbusti.

L Le infiorescenze sferiche delle ortensie, nella nuovissima varietà rifiorente ‘Everbloom Pink Wonder®’, sono sontuose e molto incisive.

Per evitare di essere distratti dal colore bisogna immaginare la bordura in bianco e nero: la forma e la trama delle infiorescenze diventa subito molto più evidente. “Comporre” i fiori rappresenta una sfida maggiore rispetto all’associazione di fogliami, perché mentre questi ultimi permangono almeno buona parte della stagione, la fioritura è effi mera. Questa particolarità può diventare un vantaggio se il carattere transitorio viene sfruttato per cambiare l’aspetto e l’enfasi di aree diverse a seconda delle stagioni, tramite una gamma di specie che comprende erbacee, annuali e bulbose.

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I fiori che hanno una forma ben distinta vanno utilizzati con parsimonia, perché troppe specie dalla silhouette marcata creano conflitto visivo. Fiori meno appariscenti diluiscono l’impatto dei protagonisti e riempiono gli spazi vuoti. La ripetizione di alcune specie ha il compito di collegare varie zone del giardino: i fiori con un profilo molto incisivo creano ritmo all’interno della bordura e la ripetizione della stessa forma – ma non necessariamente dello stesso fiore! – integra un’ampia area d’impianto. Se la composizione generale viene studiata con cura, le diverse forme e le trame delle infiorescenze associate secondo le suddette considerazioni si possono ulteriormente valorizzare sfruttando la struttura permanente di arbusti come ulteriore elemento di varietà. SFERE, OVALI E BOTTONI: FORME DI FORTE IMPATTO

Le infiorescenze a sfera su steli eretti, come Echinops ritro o Agapanthus, oppure ovali (Kniphofia), si distinguono chiaramente. Si associano bene a spighe erette, con cui contrastano, o infiorescenze “piumose” che le addolciscono. Maggiore è la dimensione della sfera e più forte sarà l’impatto. Molti Allium mantengono la forma a lungo, anche quando il fiore è secco. Particolarmente utile Allium

Il giusto accostamento di forme, altezze e colori dà carattere alle composizioni: dall’alto, un equilibrato insieme di spighe e sfere, sulla gamma rilassante dei viola con pochi accenti accesi; un anello circonda il punto d’acqua, con una scelta di fiori dall’effetto naturale e campestre; un sofisticato schema sui contrasti di bianco e nero, con svettanti spighe e soffici tappezzanti.

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cristophii, che raggiunge i 20 cm di diametro, e Allium giganteum, con stelo alto e colore rosa scuro. Rientrano in questa categoria anche molte dalie, in particolare le varietà a pompon. Tra gli arbusti si distinguono Viburnum opulus ‘Sterile’ con infiorescenze globulari bianco-verdi e le rose HT dai grossi fiori ovali che si aprono rotondi. Una massa di piccoli bottoni arrotondati, come quella offerta da Knautia macedonica, Scabiosa, Astrantia major, Santolina chamaecyparissus e S. virens, valorizza infiorescenze poco vistose, quali le spighe leggere delle Graminacee. Le rose Floribunda o alcune rampicanti con grappoli di roselline minute possono rivestire la stessa funzione. Piccole erbacee perenni come Trollius e Grindelia chiloensis sono registrati dall’occhio come masse arrotondate e creano un effetto simile. INFIORESCENZE VAPOROSE E PIUMOSE

I fiori che formano “nuvole” vaporose possiedono meno impatto individuale rispetto alla sfera, ma poiché non hanno la rigidità di un carattere uniforme diventano impagabili per addolcire forme molto nette e riempire gli spazi tra esse. Tre diverse interpretazioni: ordinata e ritmata, con gruppi separati di iris e tulipani, di forme e altezze diverse; tonica ed energetica, con le forme nette e slanciate di Allium e digitali stemperate da masse di alchemilla e Graminacee; morbida e vaporosa, con leggeri fiori a ombrella, su toni chiari e luminosi.

Esempi tipici di questa categoria sono Gypsophila e Alchemilla mollis, caratterizzate da un’esplosione

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di fiorellini che si innalzano sopra gli steli. Per impianti di grandi dimensioni, ottima Crambe cordifolia, erbacea di facile coltivazione, paragonabile nell’effetto a una gipsofila gigante, che viene solitamente utilizzata sul retro della bordura. Le infiorescenze “piumose” sono simili ma non ugualmente leggere ed eteree. I boccioli individuali sono raggruppati più densamente, quindi i fiori occupano meno spazio ma presentano comunque una silhouette sfumata, come nel caso di Astilbe, Hydrangea paniculata, H. arborescens, Phlox e alcune Graminacee con infiorescenza “lanuginosa” tipo Cortaderia, Pennisetum villosum, P. setaceum ’Rubrum’ e Miscanthus. Rientrano nella categoria anche alcune specie che creano “trasparenza” con steli alti e sottili e infiorescenze leggere: Verbena bonariensis, Anchusa azurea, Stipa gigantea e Thalictrum delavay. SPIGHE: UNO SL ANCIO VERSO IL CIELO

In una bordura le spighe alte e sottili di Acanthus, Delphinium, Liatris, Verbascum, Lupinus e Digitalis sono paragonabili come impatto e come funzione al fogliame spadiforme in uno schema di arbusti misti e richiamano invariabilmente l’attenzione. La ripetizione a intervalli regolari di queste forti forme vertica-

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PROGETTO: IL GIARDINO COME UN QUADRO • Un piccolissimo giardino di città poetico ed emozionante, pieno di suggestioni che solleticano tutti i sensi. Come in un sogno o in una favola, gli elementi si specchiano, si riflettono, si frammentano, si dissolvono e sfumano nelle superfici lucide, blu, quasi acquatiche del giardino: un trucco per ampliare lo spazio e movimentarlo. • Lo schema di piantagione è articolato in aiuole simmetriche, ma non identiche: l’una replica l’altra, ma con lievi discrepanze date dall’inserimento di varietà diverse di una stessa specie. Accurata la scelta dei colori, poche tonalità nelle loro sfumature: fiori blu e bianchi e fogliami verdi e porpora. Progetto di Ruth Marshall (www.coolgardens.co.uk).

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li ravviva notevolmente lo schema d’impianto. Mirate preferibilmente a periodi di fioritura ben distribuiti nell’arco della stagione o inserite esemplari di specie come il curioso Sisyrinchium striatum, che abbina infiorescenze a spiga con fogliame appuntito, utile per riempire lo spazio una volta terminata la fioritura. I fiori a spiga hanno maggiore efficacia se numerosi, senza però esagerare. Hanno inoltre bisogno di elementi fortemente contrastanti con cui competere, quali infiorescenze a sfera o piatte.

Comporre i fiori è forse l’aspetto più piacevole del giardinaggio perché permette di lavorare con le piante non solo per il gusto di coltivarle, ma per ottenere speciali giochi di forme e di colore. Le piante diventano materia prima da disporre secondo la sensibilità e il gusto personale: una bordura informale (in alto) è come un’esplosione di gioia ed energia, grazie ai colori caldi e solari e alle forme campestri dei fiori (in primis campane e margherite); un piccolo giardino che invito al relax (a destra), complici le forme rarefatte dei fiori (ombrelle impalpabili) e le tinte fredde dal bianco al verde.

Ci sono fiori a spighe di tutte le altezze (la biennale Verbascum bombyciferum raggiunge e supera 1,8 m) ma è opportuno valutarne la durata e la presenza al termine della fioritura; mentre i Delphinium richiedono manutenzione assidua, fioriscono solo 3 o 4 settimane e hanno bisogno di clima decisamente fresco, Acanthus e Verbascum sono di facile coltivazione e molto più duraturi. Per dimensioni più ridotte ottime Salvia nemorosa e S. superba, Physostegia, Lysimachia atropurpurea, Veronicastrum e Persicaria. Tra le annuali spiccano Amaranthus caudatus e i suoi ibridi per la fioritura prolungata e il color vino delle spighe, apprezzabile macchia di colore nella tarda estate e in autunno fino ai geli.

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La margherita è il fiore dalla forma più riconoscibile e amata. Ce ne sono moltissimi tipi in tutti i colori e le dimensioni, dai girasoli che raggiungono 1,8 m alla graziosa tappezzante Erigeron e all’annuale Bellis perennis.

ri piatti con forti linee orizzontali che contrastano piacevolmente con forme verticali. Le dimensioni di Inula magnifica (2 m, terreni umidi) la rendono adatta solo alle bordure vaste, dove gli ampi fiori gialli torreggiano sul grande fogliame cuoriforme.

Le margherite si associano particolarmente bene alle spighe, perché la maggior parte presenta fio-

Più contenute e facilmente inseribili ovunque Echinacea purpurea, Helenium e Rudbeckia, che presen-

LE IMMANCABILI MARGHERITE

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Le forme dei fiori hanno grande rilievo sul risultato dell’allestimento: le sfere imponenti, come quelle degli Allium (1), si fanno notare e danno personalità; le ombrelle, soprattutto se ariose e leggiadre come i fiori dell’aneto (2) sono utili nell’addolcire gli schemi compositivi; le spighe, come i compatti lupini (3) rendono al meglio se inserite in gruppi numerosi; le classiche margherite, come la rudbeckia (4), hanno un aspetto sempre dolce e piacevole, facile da introdurre in ogni insieme. In basso, le campanelle, come quelle delle campanule, hanno forme graziose e molto caratterizzate; vanno utilizzate con moderazione.

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Forme utili nelle bordure La conoscenza delle forme dei fiori permette di dare personalità e carattere alla bordura.

HEMEROCALLLIS fiori a campana vistosi e incisivi, da usare come accento di carattere

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annuale con fiori a margherita, semplici e delicati, di facile inserimento nelle composizioni

ACHILLEA

infiorescenze simili a ombrelle appiattite, utili per dare un tocco orizzontale

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alte spighe molto decorative per dare alla bordura uno slancio in verticale

tano l’ulteriore vantaggio di mantenere a lungo la parte centrale del fiore. Una volta perduti i petali, questo “cono” scheletrizzato forma un ovale ben definito. Non tagliate gli steli alla fine della fioritura ma permettete che rimangano fino a primavera, idealmente accompagnati da infiorescenze essiccate di Miscanthus o simili Graminacee con buona presenza invernale. Per la parte anteriore della bordura ottimi Arctotis, Anthemis, Osteospermum e Gazania e le annuali Cosmos, Sanvitalia e Zinnia, che offrono fioriture prolungate per tutta la stagione. INFIORESCENZE PIATTE: UN TOCCO ORIZZONTALE

Alcune specie hanno fiori con una forma orizzontale ancora più pronunciata, che si abbinano con successo a spighe verticali. Molto incisivi Sedum ‘Herbstfreude’, ‘Matrona’ e ’Atropurpureum’ da associare a sfere e ovali oppure a spighe. Indispensabile Achillea in vari colori e dimensioni, soprattutto nella varietà A. filipendulina ‘Cloth of Gold’, di color giallo intenso, accostata per esempio al blu acceso di Salvia nemorosa o Nepeta. Molti fiori piatti, quali finocchio e Angelica, si mantengono ordinati durante l’inverno e questa “longevità” si può valorizzare con le spighe tardive offerte da alcune Graminacee, come Calamagrostis acutiflora.

Arbusti con infiorescenze piatte comprendono Viburnum plicatum ‘Mariesii’, Hydrangea macrophylla ‘White Wave’ e Sambucus (di recente introduzione, gli ibridi ‘Black Beauty’ e ‘Black Lace’ sono particolarmente ornamentali grazie al fogliame scuro, quasi nero, e ai grandi fiori piatti rosa). CAMPANE E CAMPANELLE

Un’altra forma nettamente distinguibile è la corolla campanulata, che deve essere usata con discrezione per una maggiore efficacia. Ottimi tutti i gigli, Hemerocallis e Zantedeschia. Queste forme molto scultoree si addicono per lo più al ruolo di punti focali, da valorizzare circondandoli di piccole sfere come Scabius, Knautia macedonica, Verbena bonariensis o anche una massa di piccole margherite, quali Matricaria. Le incantevoli campanelle offerte da specie come Fuchsia, Helleborus x orientalis e tutte le Campanula sono più delicate e hanno un minor impatto; si sposano bene a spighe di simili dimensioni. Anche i papaveri annuali e i loro ibridi e affini (Eschscholzia) presentano una massa di campanelle che si addicono alla parte anteriore della bordura, soprattutto se sono associate a forme leggere come le spighe di Lavandula stoechas, che raggiunge la stessa altezza.

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IL BELLO DELLE BORDURE MISTE

Alcune specie presentano infiorescenze che abbinano due caratteristiche chiaramente identificabili. Prima di sviluppare la forma tipica, Iris germanica viene percepito in modi diversi a seconda dello stadio di maturazione: una spiga prima che il fiore si apra, poi una sfera composta da varie parti. Lavandula stoechas presenta una sfrangiatura intorno alla spiga tipica del genere e assume un carattere “aereo” che alleggerisce la composizione. Il cono centrale di Eryngium giganteum ed E. alpinum è circondato alla base da una corolla piatta e il fiore presenta due possibili interpretazioni a seconda del tipo di forma a cui viene associato, rafforzando il movimento dell’esemplare che accompagna. Il processo di “comporre” i fiori nelle bordure diventa spontaneo dopo un certo tempo, ma per facilitarne l’assimilazione si possono creare disegni schematici o collage con le illustrazioni di cataloghi per verificare gli accostamenti. Per i risultati desiderati è necessario fare attenzione al periodo di fioritura e avvalersi di piante che si mantengono interessanti per lunghi periodi, come Allium, Verbascum, Verbena bonariensis e Graminacee a spiga, o annuali quali Eschscholzia o Nigella, le cui capsule di semi rimangono piacevoli fino all’autunno.

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PROGETTO: IL GIARDINO DELLA LEGGEREZZA • In questo progetto, il giardino è colorato come una celebrazione della vita ma fatto per resistere alla siccità e limitare la manutenzione. Lo schema di piantagione è semplice ma di grande impatto, grazie alla buona combinazione di forme e colori. Dominano la leggerezza, l’armonia, un senso di ordine naturale sottolineato dai colori freschi, tenui e riposanti dei viola, dei blu, dei bianchi e dei verdi. • I fiori, affiancati da ciuffi soffici di Graminacee, sono usati in masse morbide e voluttuose: le sfere ariose di Centyranthus ruber e Tulbaghia, la campanelle di convolvoli e pulsatille, le margherite di Erigeron e Osteospermum, le esili spighe di Verbascum bombyciferum. Le tamerici (Tamarix gallica), in fiore, sembrano nuvole rosa. Progetto di Robert Myers (www.robertmyers-associates.co.uk).

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L’ARTE DI SCEGLIERE E ACCOSTARE GLI EFFETTI CROMATICI Un’accorta manipolazione cromatica può dare al giardino atmosfere particolari, creare l’impressione di spazio, emozionare e gratificare. Il rosso, l’arancio e il giallo sono detti colori caldi perché evocano nell’inconscio il calore e il fuoco; sono vivaci, vibranti, eccitanti e trasmettono energia e allegria. Al contrario l’azzurro, il blu, il violetto ricordano l’acqua e lo spazio; sono definiti colori freddi perché inducono alla meditazione e infondono calma e tranquillità.

Le tinte pastello sono spesso preferite alle tonalità forti, più difficili da accostare perché creano maggiore impatto. Con una buona conoscenza delle specie e delle teorie del colore è possibile realizzare composizioni policromatiche in cui i colori sembrano accostati casualmente per un effetto naturale, ma sono in realtà il frutto di una pianificazione dettagliata e di una grande sensibilità per gli accostamenti.

Per composizioni ben orchestrate si può ricorrere al metodo monocromatico che produce risultati sempre eleganti. Si possono utilizzare perenni e annuali, da sole o associate, accompagnate anche da bulbose in toni complementari. Variazioni sul tema si ottengono con sfumature più chiare o più scure del colore principale, che rendono più varia la composizione. COME ABBINARE I COLORI

Non sono tanto i colori che contano, quanto il modo di usarli e la loro associazione, perché ognuno di questi fattori influisce sulla percezione ottica dei colori stessi. Se i colori sono simili (condividono qualche pigmento e si trova-

no vicini sulla ruota dei colori) formano un’armonia (rosso e arancio, giallo e verde, blu e violetto); se invece sono complementari (opposti sulla ruota dei colori: uno sarà freddo e l’altro caldo) formano un contrasto tanto più vivido quanto più direttamente opposti (rosso e verde, blu e arancio, giallo e viola). Se temete che due colori caldi possano rivelarsi troppo forti, “diluiteli” con fogliame grigio che equilibra la composizione, mentre uno schema pastello può guadagnare forza da un colore acceso in armonia con i principali. Per risultati migliori limitatevi inizialmente ad associare due colori, preferibilmente complementari (rosso e verde, blu e arancio, giallo e viola) o loro sfumature, usando bianco o crema come terza tinta per integrarli se necessario. Lo schema sarà caldo o freddo a seconda della gradazione dei componenti: il colore puro ha piena forza, mentre diluito con bianco è meno intenso e con l’aggiunta di toni più scuri risulta smorzato. Le tonalità scure riflettono poca luce e creano schemi sobri e raffinati ma poco luminosi: beneficiano quindi di tocchi di bianco, cre-

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ma o giallo pallido. L’abbinamento di due o tre primari (il rosso, il blu e il giallo) allo stato puro in diverse combinazioni crea invece effetti di grande impatto visivo. Il bianco non è un vero colore ma la combinazione dei colori dell’arcobaleno. Porta eleganza e leggerezza in contesti moderni. Si usa da solo o come elemento di fusione, perché dona luce e attenua l’intensità dei colori vicini addolcendoli o armonizzandoli. L’unione di bianco e nero, due opposti così carismatici e forti, risulta inaspettatamente armonica. Si arricchiscono reciprocamente, accentuandosi nel proprio candore e profondità, e, in assenza di distrazioni a tinte forti, il loro rapporto diventa ordinato e formale, portatore di un’atmosfera insolitamente contemplativa e rilassante. L’armonia di una bordura dipende molto dalle proporzioni tra volumi e colori. Sono necessarie, per esempio, molteplici spighe per equilibrare l’impatto di grosse sfere. Nelle scelte cromatiche, non esagerate con la varietà e create ampie macchie della stessa tinta. Tenete però sempre conto dei diversi effetti: i colori caldi hanno un impatto più forte di quelli freddi, quindi piccole pennellate di rosso o arancio possono risultare sufficienti, mentre serviranno grandi masse di fiori blu o azzurro.

Tre modi di usare colore e forma per ottenere effetti diversi: una bordura scultorea, geometrica e strutturata, sui toni rilassanti del viola e del blu, crea un effetto sofisticato e scenografico (in alto); atmosfera allegra e vitale in colori caldi per una bordura informale (al centro), semplice e solare; un allestimento morbido e raffinato, dominato dal bianco e dal verde (in basso).

I FIORI IN GIARDINO, TERRAZZO E BALCONE

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LE PIANTE PERENNI DA FIORE: DUREVOLI E GENEROSE se ben scelte in funzione di terreno, clima ed esposizione, le perenni sono una risorsa preziosa: chiedono poche cure, rifioriscono per anni e anni e compongono aiuole e bordure spettacolari. alcune possono crescere anche in vaso, altre sono perfette per le situazioni climatiche più difficili.

ono chiamate “piante perenni” le specie che a fine stagione perdono la parte aerea (alcune, come la bergenia, sono sempreverdi) e a primavera emettono germogli che producono foglie e fiori. Ci sono perenni che durano quindi per anni e anni; altre hanno vita più breve e conviene rigenerarle per divisione dei cespi radicali, oppure riseminarle o acquistarne nuovi esemplari.

S Le campanule sono perenni molto amate, ma non sono adatte alle zone molto calde in estate. La maggior parte delle specie richiede un ambiente soleggiato e fresco.

Il giardiniere trova, nelle perenni, una risposta soddisfacente sotto vari aspetti. Il costo d’acquisto dei singoli esemplari non è elevato: dai 2-3 euro fino a 10 o più per le rarità, considerando

che spesso ogni esemplare può vivere mediamente dai 3 ai 10 anni, secondo la specie e il luogo di coltivazione. Le cure sono modeste se si effettua una scelta ragionata in base alle condizioni di coltivazione: documentarsi sulle esigenze delle specie, prima di fare l’acquisto, consente di scegliere la zona adatta (ombra, sole...) e di preparare il terreno, eventualmente migliorandolo con apporti di humus (per renderlo più fertile), torba e sabbia (per averlo più morbido e drenato). Esistono però specie adatte alle condizioni ingrate dei climi medi-

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terranei: terreno arido e pietroso, periodi di siccità. Altre sono invece capaci di tollerare il freddo più intenso, vivendo aggrappate alle rocce in alta quota oltre i 2.000 metri. Dedicate qualche minuto a leggere con cura i cartellini delle piante esposte in garden center o mostre specializzate; tali cartellini, dopo la piantagione, andranno conservati in prossimità degli esemplari, per ricordarsi il nome della specie e della varietà e, in inverno, quando il terreno è nudo, per individuare le aree in cui si trovano le radici dormienti.

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SCELTA E ACQUISTO

Attualmente la maggior parte delle perenni commercializzate nei garden center è in vasetto, il che significa che la piantagione può avvenire in qualsiasi periodo dell’anno con la sola esclusione dei momenti gelidi o di gran caldo. I migliori risultati si ottengono in primavera e autunno perché il clima e il terreno sono freschi e umidi, e queste condizioni favoriscono l’attecchimento delle radici. In piena estate le piante avrebbero difficoltà a effettuare un sufficiente assorbimento idrico e potreste

Le perenni mescolate fra loro e arricchite da bulbose, rose e altri piccoli arbusti possono formare scene assolutamente splendide.

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Al momento dell’acquisto conviene svasare la piantina (a destra) e controllare il pane radicale, che non deve presentare le radici arrotolate sul fondo. La chioma deve essere folta e compatta: lo sviluppo in altezza avverrà rapidamente dopo la piantagione.

I rivenditori seri accompagnano le specie perenni con un’etichetta (in basso) in grado di fornire indicazioni utili sulle condizioni di coltivazione, l’altezza dell’esemplare adulto e le temperature minime necessarie. Conviene conservare l’etichetta, possibilmente attaccata al piede dello stelo.

rischiare di non innaffiarle a sufficienza o di esagerare; in ogni caso, con temperature elevate entrano in una fase di riposo che non conviene disturbare con il trapianto. Cercate esemplari sani e forti con portamento eretto e steli robusti. Non acquistate piante che sembrano trascurate: la ripresa, anche se il prezzo è conveniente, potrebbe essere modesta o assente. Le radici non dovrebbero uscire dai fori del contenitore. Uno strato di feltro o muschio sul terriccio è indice che la pianta è rimasta nel vaso troppo a lungo e potrebbe avere problemi di attecchimento dopo il trapianto. Se dovete collocare pochi esemplari e siete impazienti di vedere il risultato, vi conviene scegliere quelli già piuttosto sviluppati per ottenere un gradevole pronto effetto. Se, invece, il numero di esemplari da piantare è elevato e avete la dote della pazienza, per risparmiare potete scegliere piantine ancora molto piccole e giovani: attecchiscono rapidamente e si sviluppano in pochi mesi. Collocate i vasetti sul terreno prima del trapianto, per valutare la disposizione degli esemplari e le giuste distanze. Il terriccio deve essere appena umido al momento della messa a dimora: se è fradicio occorre aspettare che assorba l’acqua, se è molto asciutto, conviene

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La varietà di perenni è tale da offrire sempre una soluzione. Iberis sempervirens (1) è una di quelle piante che davvero cresce senza cure, basta solo ricordarsi di fornire un po’ d’acqua in estate. La deliziosa Dicentra spectabilis (2) dai fiori a forma di cuore (è infatti nota anche come “cuor di Maria”) fiorisce in bianco o in rosa negli angoli ombreggiati, ad aprile; dura molti anni. I Geranium (3) non sono parenti dei gerani da balcone. Si inselvatichiscono senza difficoltà e fioriscono per tutta l’estate fino a settembre. Nelle zone calde e siccitose si può coltivare Phlomis fruticosa nota anche come “falsa salvia” (4); fiorisce in giallo e tollera bene la carenza idrica. Nelle zone ombrose e umide viene in aiuto l’astilbe, dalle piumose infiorescenze dal bianco al rosa (5); cresce anche in vaso purché profondo e non esposto al sole e all’aridità. Nelle zone con clima fresco e in alta quota fiorisce l’incantevole Linaria alpina (6), specie protetta in natura e un tempo usata come pianta medicinale.

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Piante perenni profumate Alcune specie hanno corolle o foglie fragranti, che aggiungono una nota indimenticabile alle composizioni in giardino o in vaso.

ammollare i vasetti in un secchio d’acqua per almeno un quarto d’ora. Una volta rimosse le piantine dai vasetti, allargate lievemente le radici con le dita prima di porle nella buca d’impianto. Fate in modo che la zolla sia a livello del suolo: sono poche le perenni che vogliono essere interrate in profondità (crocosmia, aconito, mughetto, Polygonatum e qualche altra). Innaffiate generosamente.

PHLOX PANICULATA

bella e durevole la fioritura in pieno sole; pianta facile con corolle dal gradevole profumo

MONARDA

i fiori hanno un leggero profumo ma le foglie sono ancora più odorose; ideale per attirare le farfalle

Scegliete i colori in base alle vostre preferenze personali ma anche al contesto e all’uso: piante che fioriscono in giallo o arancio in autunno, per esempio, illuminano il giardino prolungandone l’aspetto estivo. I toni chiari o variegati dei fogliami danno luce all’insieme. PIANTAGIONE: PRIMAVERILE O AUTUNNALE?

GAROFANINO

generosa fioritura estiva anche in vasi e cassette; fiori profumati

MUGHETTO

fiorellini candidi dal profumo inconfondibile, per zone fresche e ombreggiate ma luminose

Meglio piantare le perenni in primavera o in autunno? Entrambe le situazioni, a prima vista, sono climaticamente favorevoli all’attecchimento delle piantine: il clima è ancora mite, l’aria fresca ma non ancora gelida, il terreno tiepido al punto giusto, dopo essere stato scaldato dai raggi solari per tutta l’estate. Tuttavia qualche differenza tra i due periodi c’è ed è consigliabile tenerne conto per avere un buon risultato. Per mettere a dimora le piantine nel periodo giusto, è importante

analizzare le condizioni climatiche e il tipo di terreno che si ha a disposizione, chiedendosi al contempo quale tipo di piante si vorrebbe coltivare nel proprio giardino. In estrema sintesi, se la piantagione primaverile si rivela opportuna per tutte le specie semirustiche e per quelle sensibili all’umidità, quella autunnale (da effettuarsi cioè tra fine settembre e ottobre) è quasi d’obbligo per le specie che non tollerano l’aridità (hosta, felci, pulmonaria...) e che quindi soffrirebbero di una primavera calda e siccitosa, soprattutto se destinate a suoli sabbiosi e leggeri in zone a clima mite o temperato. La piantagione autunnale giova anche alle specie rustiche, in grado cioè di tollerare il freddo, se avviene in zone a clima mite o temperato. In questa situazione, le piantine avranno tutto il tempo di sviluppare un buon apparato radicale prima dei rigori invernali. L’impianto autunnale è invece sconsigliato nei climi più rigidi, dove possono abbassarsi precocemente e repentinamente le temperature, ed è assolutamente da escludere laddove il terreno è argilloso, pesante, con la tendenza a impregnarsi d’acqua nei mesi freddi. Una volta individuata l’epoca d’impianto corretta si è a metà dell’opera. Ma naturalmente non basta: la buona riuscita è ovvia-

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LA MOLTIPLICAZIONE PER DIVISIONE DEI CESPI • Alcune specie richiedono un periodico intervento di rimozione dal terreno per dividere i cespi: questo serve sia per ringiovanire le piante madri sia per ottenere nuovi esemplari. • Tenetene conto al momento dell’acquisto; certi Aster, molte Graminacee, alcune hosta, la tradescantia, la veronica, la kniphofia, le peonie e gli iris, gli ellebori, gli hemerocallis, la campanula, gli helenium, per non citarne che alcuni, saranno da dividere tra 3-4 anni e vi doneranno nuovi esemplari da ripiantare subito in giardino. • L’operazione si compie quando la pianta è in riposo: la fine dell’autunno è un momento ideale, a meno che non si tratti di specie delicate sensibili al repentini abbassamenti di temperatura.

mente legata anche alle cure che si riservano alle nuove piantine al momento della messa a dimora. Il terreno deve essere lavorato e liberato da erbacce e detriti, dissodandolo a una profondità di almeno 25-30 cm con una forca o una vanga. Occorre poi arricchirlo, incorporando stallatico, compost o un concime organico per assicurare un attecchimento rapido. Se il terreno è pesante, esiste il rischio che possa asfissiare le giovani radici: è quindi opportuno alleggerirlo con un apporto di sabbia o terriccio di foglie. Meglio attendere una settimana prima dell’impianto, per consentire agli elementi di integrarsi bene e al suolo di assestarsi. Al momento della messa a dimora, è buona norma immergere

i vasi da vivaista in cui sono ospitate le piantine in una bacinella con acqua non gelida per inumidire bene le zolle. Dopo la collocazione a dimora, il terreno va compresso intorno al colletto, senza esagerare: le radici hanno bisogno di ossigeno per poter assimilare gli elementi nutritivi. Tanto più il terreno rimane soffice e aerato, tanto maggiore è la probabilità che le perenni attecchiscano bene e abbiano sviluppo rigoglioso. Le piantine vanno innaffiate senza creare solchi in cui possa raccogliersi l’acqua: se questa procedura è gradita ad alberi e arbusti, non è appropriata per le perenni, perché le espone al rischio di marcescenza delle radici.

L’irrigazione localizzata con i sistemi a goccia è ideale per le specie perenni che hanno necessità di terreno sempre appena umido ma non fradicio, e che non vanno bagnate sul fogliame per ridurre i rischi di malattie fungine.

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PERENNI: LA RIPRODUZIONE DA SEME L’elegante lupino si ottiene facilmente da seme e ha la virtù di fissare l’azoto nel terreno, rendendolo quindi più fertile.

Le vaschette seminate vanno tenute in ambiente protetto dal gelo, corredate dall’etichetta con nome della specie e data di semina.

Molte perenni possiedono la capacità di germinare facilmente e si possono seminare e crescere senza attrezzature particolari. È generalmente consigliabile seminarle in ambiente protetto (va bene anche una piccola serra non riscaldata) dalla metà di gennaio alla fine di febbraio (marzo nelle zone fredde). Distribuite la semente in vasetti o vaschette, in superficie, in modo uniforme. I semi più grandi si possono piantare individualmente, quelli più fi ni mescolandoli a un poco di sabbia di fiume per evitare che si raggruppino troppo fitti. Non è necessario utilizzare l’intero pacchetto: di solito il numero di piante ottenute è superiore alla necessità.

Non dimenticatevi di scrivere il nome della specie o varietà sull’etichetta, insieme alla data in cui l’avete seminata. Coprite il contenitore con il coperchietto in plastica o con un pezzo di plastica trasparente o di vetro e sistematelo in posizione luminosa. Girate quotidianamente il coperchio e asciugate la condensa con un panno; se il clima è mite, lasciate la serra aperta per un po’ di tempo. Appena i semi germinano togliete il vetro; se avete seminato varietà diverse potete tagliare le cellette individuali che li contengono e lasciare coperto il resto. Girate regolarmente i contenitori per evitare che le piantine si indeboliscano allungandosi troppo verso la luce e sistemateli in posizione luminosa (temperature intorno a 18 °C). Evitate di mantenerle troppo umide lasciando asciugare il terriccio tra un’irrigazione e l’altra per non incoraggiare le malattie fungine, letali in questo stadio di sviluppo. Diradate quando saranno evidenti gli esemplari più forti, compatti e ben formati. Il trapianto a dimora andrà eseguito a partire da metà aprile, quando gli esemplari saranno ben sviluppati e il clima non presenterà più rischi di gelate.

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Raccogliere i semi in natura non è difficile. L’operazione si esegue solo al momento della piena maturità, e cioè quando il frutto che contiene i semi si è completamente essiccato ma, possibilmente, non ancora aperto (1). Sfregando con delicatezza fra le dita il frutto, farete uscire i semi (2). Per la raccolta, avvaletevi sempre di sacchetti di carta (uno per ogni specie); i frutti vanno staccati recidendo lo stelo con le forbici, posizionandoli entro il sacchetto prima del taglio, perché potrebbero perdere i semi per il contraccolpo. A differenza delle specie annuali, le perenni vanno seminate in inverno. Preparate il substrato miscelando pomice o argilla espansa a un terriccio sabbioso o torboso (3). Per la semina utilizzate le vaschette da vivaio (4). In ogni scomparto ponete un massimo di 4 semi se grossi, fino a 12 se minuscoli. Oppure potete utilizzare anche i vasetti, in cui seminare specie insolite come la stella alpina (5): il vasetto seminato germoglierà in una serra fredda (anche in balcone) e in estate ci sarà il piacere di vedere questi fiori protetti delle nostre Alpi sbocciare in vasi e bordure, se il clima è sufficientemente fresco e il terreno non è arido e argilloso.

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RETI, SOSTEGNI E TUTORI PER LE PERENNI DI TAGLIA ALTA

In commercio sono reperibili vari modelli di tutori in filo metallico rivestito in plastica oppure in materiale sintetico. Alcuni sono idonei per sostenere i fusti, diventando invisibili sotto la vegetazione; altri, come quelli a forma di obelisco, hanno un ruolo decorativo.

Alcune specie perenni, come Delphinium, Rudbekia, campanule e molte altre, hanno un notevole sviluppo in altezza. I tutori andrebbero disposti vicino alle piante in primavera, prima che gli steli si sviluppino.

Esistono vari sistemi di sostegno: potete scegliere il fai-da-te o avvalervi di tutori pronti, reperibili presso i garden center; in qualunque caso, lo scopo deve essere quello di renderli praticamente invisibili benché stabili e sicuri.

La distanza dei tutori dal fusto e fra loro deve essere equilibrata, altrimenti la pianta assume un portamento a ciuffo, poco gradevole, e perde di eleganza. Se attendete a mettere i tutori, rischiate di vedere gli steli stesi a terra dal vento o spezzati.

Particolare attenzione va posta nelle legature degli steli al supporto. Esse devono essere sufficientemente salde da resistere all’azione del vento, ma è da evitare la strozzatura dei fusti. Si possono impiegare legacci in materiali diversi (rafi a, materiali sintetici elastici, spago in fibra naturale biodegradabile, fi lo metallico sottile rivestito in plastica...) avendo cura di verificare periodicamente lo stato della legatura. Recentemente sono apparsi sul mercato nuovi tipi di legacci, in materiali innovativi: la piattina di filo metallico ricoperto di carta speciale, ideale per legature stagionali, e la piattina in PVC, antigelo, in rotolo o in porzioni pretagliate. Sempre in PVC c’è lo spago cavo (una sorta di tubetto), che mantiene morbidezza ed elasticità. Infine, ci sono gli anelli e le clip, in plastica, di diversi modelli e dimensioni, anche regolabili o a cinghia: è un sistema pratico per unire le piante al tutore evitando la legatura e senza stringere il fusto.

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Le canne di bambù sono il materiale più classico, economico e resistente per sostenere le piante. È preferibile usare canne stagionate, che hanno perso il loro colore verde vivace, per poterle meglio distinguere fra la vegetazione. Devono essere ben diritte e solide; vengono vendute in diverse pezzature e dimensioni, a mazzi di 10 o singole. È meglio non comprare canne alte pensando poi di tagliarle: l’operazione non è semplice soprattutto se lo spessore è grosso, perché si rischia di fessurarle. Sistematele in vicinanza degli steli, che dovranno essere legati in modo da lasciare una certa mobilità. Inserendole nel suolo, cercate di fare attenzione alle radici; se il terreno è molto compatto, conviene creare un foro utilizzando un picchetto metallico e procedendo poi all’impianto della canna per circa un quarto della sua lunghezza, allo scopo di assicurare la massima stabilità. I tutori si dispongono a cerchio intorno al cespo, creando una struttura con 4-5 canne sulle quali legare del filo metallico che sosterrà gli steli. Qualche canna può essere necessaria anche al centro del cespuglio. Gli steli verranno fissati a questa sorta di gabbia. Le canne non dovrebbero essere più alte del punto in cui inizia il fiore, in modo da essere invisibili quando la pianta è in piena vegetazione. Per

Il gigantesco Delphinium in questa foto è un esemplare di età veneranda: da oltre 10 anni i suoi steli si alzano verso il cielo blu delle Dolomiti, sostenuti da un sistema di rami ai quali viene avvolto lo spago per evitare che il vento e i temporali possano spezzarli.

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proteggersi da incidenti è utile porre, alla sommità di ogni tutore, un cappuccio di protezione, discreto ma efficace: evita il rischio di venire colpiti al volto dalle canne quando ci si china tra il fogliame.

Il tappo da bottiglia alla sommità delle canne è una sicurezza: capita di chinarsi sulla vegetazione senza vedere il tutore.

Cimicifuga simplex ‘Black Negligee’ è una perenne dal fogliame porpora; forma in estate infiorescenze bianche dal leggero profumo, ed è apprezzata dalle farfalle. Per sostenere la sua vegetazione si può creare un sistema di picchetti e di corde.

I tutori in materiali sintetici sono comodi, pratici e riutilizzabili e hanno spodestato da molti giardini i tradizionali bambù. Sono disponibili presso i garden center in diverse tipologie. Possono essere semplici bastoni oppure imitare la nodosità e l’aspetto del bambù; in questo caso sono robusti e poco flessibili, indicati per piante di grande crescita e arbusti. La superficie rugosa facilita l’adesione dei legacci e la presa dei viticci in caso di utilizzo per piante rampicanti.

Per le perenni da fiore come Delphinium e Rudbeckia si utilizzano anche i tutori con cerchi: tre o più aste in acciaio plastificato con cerchi orizzontali sui quali gli steli trovano appoggio. Alcuni modelli sono dotabili di cerchi intermedi formati da un grigliato a maglia larga: gli steli, crescendo, si infilano nei fori e rimangono ben saldi. I cerchi sono regolabili in altezza per assecondare la crescita della pianta. Questi modelli sono molto utili per le perenni di taglia alta: la vegetazione, crescendo, li rende pressoché invisibili. Esistono anche modelli a forma di piccolo traliccio; i picchetti verticali hanno la base appuntita in modo da facilitarne l’inserimento nel-

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la terra. Sono indicati per contenere e sostenere piante dal portamento aperto o sarmentoso e si utilizzano soprattutto in vasi e fioriere. Aster, Phlox e achillee in varietà di taglia alta possono essere sostenuti anche con un pezzo di rete metallica tesa intorno a una struttura composta da quattro picchetti. Si tratta di un metodo pratico ed economico, indicato per bordure estese e non troppo in primo piano, perché la struttura rimane abbastanza visibile anche quando le piante sono in piena fioritura. Hanno fatto la loro apparizione sul mercato i tutori a spirale, in acciaio cromato. Si tratta di supporti usati per piante rampicanti, ma possono essere impiegati anche per le erbacee da fiore, trattando l’oggetto come una componente estetica del progetto d’insieme: rimangono infatti piuttosto visibili, ma ciò può diventare un pregio. A scopo decorativo si possono usare anche steli robusti e molto ramificati di noccioli e betulle, che diventano ottimi tutori per piante dalla vegetazione erbacea folta e sottile. I rami vanno infissi nel suolo per circa un terzo o più della lunghezza in modo da ottenere un appoggio saldo; gli steli delle piante perenni trovano, nella ramatura di questi arbusti, un supporto naturale e robusto.

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I tutori possono anche far parte del progetto: i girasoli piantati per creare un labirinto sono accompagnati da vistosi pali in legno (1). In piccoli spazi si può sostituire la rete con un intreccio di corda (2) oppure tirare dei cavi su picchetti (3), per favorire la risalita dei tralci di specie rampicanti o sarmentose.

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Per le perenni e gli arbusti rampicanti si possono utilizzare dei pannelli grigliati, ai quali agganciare i fusti con fascette di plastica o rafia o con le comode clip in plastica.

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FIORI ACQUATICI E DA RIVA PER ARRICCHIRE IL LAGHETTO Le ninfee e i fior di loto sono specie acquatiche perenni che non possono mancare in uno specchio d’acqua. Decorative per gli splendidi fiori, queste due piante hanno un bel fogliame che, se non controllato, può coprire in buona parte la superficie dell’acqua: è necessario sfoltirlo se si allarga troppo.

La bellezza delle ninfee allieta lo specchio d’acqua in estate. Le ninfee rustiche sono di facile coltivazione e non è necessario, in inverno, estrarle dal laghetto per ricoverarle in serra come invece occorre fare con le specie tropicali.

Esistono ninfee rustiche che resistono al gelo e varietà tropicali sensibili alle basse temperature. Le rustiche hanno bisogno di una profondità dell’acqua di 30-120 cm secondo la specie e varietà; si possono piantare nei vasi di plastica fo-

rati (dove la pianta rimarrà più piccola) o nel terreno del fondo del laghetto (dove lo sviluppo sarà maggiore e, a volte, invadente). Le ninfee tropicali, in genere con fiori di strepitosa bellezza, necessitano di un clima piuttosto caldo, di profondità minori e di protezione durante l’inverno. PIANTARE E MOLTIPLICARE LE NINFEE

La piantagione si effettua in primavera quando si è ragionevolmente certi che le temperature non scendono più sotto i 10 °C. Piantare i rizomi direttamente sul fondo del laghetto è possibile se è presente uno strato di terra limosa oppure se è un laghetto naturale. L’operazione è attuabile solo con le ninfee rustiche (con quelle tropicali unicamente nelle zone molto calde del Sud). La crescita e la fioritura saranno più cospicue, ma le piante vanno controllate in estate e autunno per impedire che si espandano troppo, sia come fogliame in superficie, sia moltiplicandosi a dismisura. Il terreno sul fondo del laghetto deve essere profondo almeno 15 cm; si appoggia il rizoma sulla terra, si ricopre con 2-3 cm di sabbia e poi con ghiaia. La profondità di

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piantagione è variabile: da un metro per le ninfee più grandi fino a 7,5 cm per alcune specie e varietà nane, indicate per vasche o mastelli. La piantagione in un contenitore è consigliata per le ninfee tropicali. Si possono utilizzare gli appositi vasi di plastica forati. Si pone un po’ di normale terra, preferibilmente argillosa (sono sconsigliati il terriccio universale o la torba), sul fondo del vaso. Poi si inserisce il rizoma 4-5 cm sotto il bordo coprendolo con altra terra fino a 2-3 cm dal bordo e pressandola leggermente. Soprattutto se nel laghetto vivono le carpe, si deve poi coprire la terra con 2-3 cm di sabbia e con ghiaia grossa, per evitare la dispersione del terriccio nell’acqua e gli eventuali danneggiamenti da parte dei pesci. Le ninfee sono piante facili da moltiplicare. Il sistema più semplice consiste nel dividere in due parti la zolla. Ciascuna deve essere costituita da un pezzo di rizoma che deve presentare almeno un germoglio. Le due ninfee così ottenute non richiedono cure particolari rispetto alle piante adulte. La loro unica necessità è quella di essere concimate con un prodotto per piante acquatiche almeno una volta all’anno. In questo modo si otterranno fioriture più rapide e abbondanti: infatti, i primi fiori compaiono 3 o 6 mesi dopo la moltiplicazione, a volte anche oltre.

La natura ha dotato le foglie dello splendido fior di loto di cristalli di una cera idrofobica, capace di far rotolare le gocce d’acqua formando perle scintillanti. Tale proprietà autopulente e impermeabile, che la nanotecnologia cerca di riprodurre per altri materiali quali tessuti e vernici, è chiamata “effetto loto”.

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Le ninfee tropicali hanno una bellezza straordinaria, come ‘Gonnere’ (1) nota anche come ‘Snowball’, e davvero sembra una palla di neve candida. ‘Ensatama’ (2) ha corolle molto larghe e un fogliame lucidissimo. Quanto ai fior di loto, ci sono varietà candide e a fiore doppio, come ‘Alba Plena’ (3). Oggi l’interesse è puntato su varietà di origine cinese come la straordinaria ‘Taohong Su Yu’ (4).

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Per i popoli orientali il loto (in basso) ha forti significati simbolici di bellezza, purezza e perfezione. Per questo un tempo le spose cinesi portavano al consorte un fiore di loto.

Il fior di loto dall’aspetto esotico e imponente è una pianta ottima per i laghetti italiani in quanto non teme il gelo e vive anche al Nord, in pieno sole. Un dato da considerare è quello della necessità di spazio. La maggior parte delle varietà di loto ha un poderoso sviluppo fogliare e un’espansa attività radicale. Esisto-

no però anche varietà nane coltivabili in vasche di piccole e medie dimensioni. La pianta va collocata in un terriccio a prevalenza argillosa e limosa, ricco di sostanza organica naturale; sono da evitare le concimazioni con i normali prodotti per giardino. Si utilizzano invece i fertilizzanti per specie acquatiche una volta all’anno in primavera, anche due volte all’anno se il laghetto è sufficientemente ampio per contenere la diffusione del fogliame.

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FIORITURE PERENNI GALLEGGIANTI E PER BORDURE INTORNO ALLE ZONE ACQUATICHE • La calta, Caltha palustris (1), forma densi cuscini fioriti in primavera, ai bordi del laghetto e nei terreni umidi; resiste bene al gelo. La specie è spontanea in Italia.

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• L’iris d’acqua, Iris pseudacorus (2) dal vivace colore giallo, cresce sulla riva dell’acqua con le radici parzialmente immerse. Fiorisce a maggio e dura molti anni. • Il giacinto acquatico, Eichornia crassipes (3), galleggia sull’acqua e si espande rapidamente con il suo bel fogliame, fino a diventare invadente.

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• Si chiama Lythrum salicaria questa pianta da fiore (4) le cui spighe lilla intenso si alzano flessuose ed eleganti, superando gli 80 cm, nei terreni umidi vicino all’acqua. • Il curioso Lysichiton (5) dalle infiorescenze protette da una brattea gialla o bianca si apre quando ancora fa freddo, da aprile a maggio; dopo due o tre anni è bene raccogliere le radici e dividere l’esemplare, ripiantando subito i nuovi soggetti così ottenuti.

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• Della calla, Zanthedeschia aethiopica, (6) esistono varietà bianche e altre gialle o rosa intenso; ha bisogno di clima umido e terreno fresco, vicino all’acqua. • Le ninfee esotiche, come questa spettacolare ‘Black Princess’ (7), con petali porpora scuro, galleggiano splendide sulle acque calde in estate; da ottobre in poi occorre ritirarle in serra fredda raccogliendo le radici in un secchio con acqua da cambiare periodicamente.

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LE PIANTE ANNUALI: FACILI, ECONOMICHE E SPETTACOLARI le annuali da fiore costano poco, rendono molto, sono durevoli e si possono ottenere da seme. compongono in aiuole, bordure, vasi e cassette un facile arcobaleno di allegria. con una buona scelta di specie diverse si ottengono macchie di colore dalla primavera alla stagione autunnale.

Le piante annuali come la portulaca (qui la generosa e robusta varietà ‘Duna®’) sono commercializzate anche già in piena fioritura: più costose, ma ideali per un pronto effetto.

er il botanico, l’annuale è una specie che conclude il suo ciclo vitale in una stagione, producendo i semi che ne garantiscono la riproduzione.

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Per il giardiniere la cosa è un po’ diversa: molte di quelle che chiamiamo “annuali” sono infatti specie perenni nei loro luoghi d’origine, ma nelle zone con inverno freddo esse vengono trattate appunto da annuali, anche perché la produzio-

ne vivaistica intensiva ne consente la facile ed economica riproduzione stagionale in serra. Ciò consente di avere a disposizione una grande scelta di specie a prezzo contenuto e con il vantaggio del “pronto effetto” in vasi, cassette e aiuole. Le piante annuali sono utili per sottolineare i ritmi stagionali. Si impiegano in bordure e aiuole oppure in vasi e cassette; il costo modesto favorisce un ricambio stagionale. Negli ultimi anni si è espansa la produzione di annuali per il periodo autunnale, permettendo di prolungare l’interesse estetico di terrazzi e giardini fino alle soglie dei geli.

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SCELTA E ACQUISTO DELLE ANNUALI DA FIORE

Le annuali sono commercializzate sotto forma di piantina già in fiore. Gli esemplari pronti danno grande soddisfazione a fronte di una fatica inesistente, ma rappresentano un costo, soprattutto se il numero di esemplari necessari è elevato in funzione delle aiuole da colmare. Se decidete di comprare le piantine pronte per il trapianto, ecco a che cosa fare attenzione. Intanto acquistate esemplari compatti e non “fi lati” (cioè magri e sottili, con vegetazione presente solo all’apice): una pianta giovane e ben coltivata deve avere foglie anche nella parte bassa del fusto. Se optate per gli esemplari in contenitore, non fidatevi a vista di quelli esterni al bancale, ma osservate – se è il caso spostando i vasi – anche i più interni, per verificare che posseggano requisiti di qualità. Valutate da vicino lo stato sanitario: le piantine non devono avere parassiti (i più comuni sono gli afidi), di solito annidati sui germogli più teneri o sotto le foglie. Foglie e fusti non devono presentare necrosi (macchie) scure o brunastre, i tessuti vegetali devono essere turgidi, non molli (sintomo di malattie fungine). Per realizzare una cassetta o un’aiuola monocromatica, assicuratevi che le piante abbiano effetti-

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ALVEOLARE O VASETTO?

• Le annuali sono commercializzate in una vasta scelta di confezioni: dal singolo vasetto in plastica ai contenitori alveolari da 4, 6 o 8 posti, sino ai vassoi multiposto (28, 33, 42) anche in polistirolo, per piante ancora molto giovani e poco costose. Non deve essere solo il criterio economico a guidare nella scelta: il vasetto singolo offre alla pianta la possibilità di sviluppare al meglio l’apparato radicale, opportunità che diminuisce con la minor disponibilità di terra. L’esemplare in vasetto sarà dunque più robusto e potrà essere trapiantato in ogni momento. • Le piantine in contenitori multipli vanno invece messe a dimora (e quindi acquistate) quando le condizioni climatiche sono già ottimali, e devono essere seguite con cura e controllate quotidianamente per almeno un paio di settimane. • Accertatevi che gli esemplari abbiano la zolla radicale ben formata e compatta, per non subire traumi da trapianto; in tale fase non danneggiate mai le radici. Verificate estirpando con delicatezza una piantina e osservando la zolletta: se non si disfa, è salda e coesa, è certo idonea al trapianto.

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Una bustina di semi di annuali da fiore costa poco più di un euro, un po’ di più se avete scelto fiori rari e particolari. La semina diventa dunque un’operazione utile per spendere poco sotto ogni profilo. Procuratevi un buon terriccio (leggero e fertile ) e aggiungete una parte di sabbia di fiume, pari al 40-50% (1). Mescolate bene il terriccio e la sabbia per ottenere un substrato drenante (2). Utilizzate vasetti in coccio di piccole dimensioni oppure vasetti in plastica, anche di tipo alveolare, adatti soprattutto a sementi di medie o grandi dimensioni; collocate i semi (3) e copriteli con un velo di substrato. Se non avete un semenzaio o una serra, raccogliete i vasetti in una cassetta e coprite con un telo di plastica (4) da sollevare periodicamente per innaffiare delicatamente, usando un vaporizzatore: l’innaffiatoio ha un getto troppo forte, capace di spostare i semi. Tenete la cassetta-semenzaio all’ombra in ambiente luminoso e mite, non troppo caldo. Aprite spesso la copertura in plastica per controllare la salute dei germogli.

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vamente un unico colore: ne sarete certi solo acquistando soggetti fioriti o con boccioli già colorati.

All’atto dell’acquisto, chiedete consiglio sul numero di piante ottimale per metro quadrato o sulla corretta distanza tra un esemplare e l’altro in cassette o bordure: eviterete di portarvi a casa esemplari in eccesso, sprecando denaro. Di fronte a piante a voi sconosciute o a novità dell’anno, non lasciatevi prendere la mano: compratene pochi esemplari per provarli, prima di acquistarne grandi quantità.

Riceverete maggiori garanzie comprando presso un garden center o un fornitore di fiducia, soprattutto se volete provare specie o varietà che non conoscete e le cui prestazioni (durata della fioritura, sensibilità alla pioggia ecc.) sono da sperimentare.

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L A SEMINA DELLE SPECIE ANNUALI

Le bustine di annuali classiche costano pochi euro (più costose sono le specie e varietà rare da acquistare anche per corrispondenza o sul web) e da ciascuna potrete ottenere 10-30 piante adulte, dipende dal numero di semi contenuti; se poi a fine estate provvederete a raccogliere i semi prodotti (non dalle varietà ibride, sterili e spesso diverse dal genitore), risparmierete ancora. La semina in ambiente protetto richiede tempo e attenzioni: l’umidità da mantenere costante, la temperatura da controllare e monitorare, il diradamento dei germogli, il ripicchettaggio (trapianto) dal semenzaio ai vasetti e il trapianto definitivo in piena terra o in contenitore: cure in pratica ininterrotte per almeno 2 mesi. Un’alternativa interessante è quella di seminare direttamente a dimora. Porre la semente subito in quella che sarà la collocazione definitiva delle piantine è assai più pratico che non porla in semenzaio per poi doverla trapiantare. Si tratta di un’operazione strettamente legata all’andamento meteorologico: tutti i semi, per germogliare e poi sviluppare correttamente la pianta, necessitano di un minimo termico di almeno 10-12 °C. Al di sotto non nasce nulla o ciò che nasce corre il rischio di essere perso a causa del freddo.

QUANTO DURANO I SEMI? • È importante leggere attentamente le informazioni che si trovano sulle bustine di sementi: oltre al nome botanico della specie prescelta e a quello della varietà, viene indicato quanto cresce la pianta e in quanto tempo, quale esposizione preferisce, quando fiorisce e, seppure in modo indicativo, di quanta acqua ha bisogno. • Sulla bustina è riportata anche la data di scadenza, ovvero fino a quando viene garantita una certa percentuale di germinabilità (di solito circa il 90%). • La durata della semente nelle sue migliori prestazioni è in genere di un anno o anche due; oltre questo periodo la percentuale di germinazione può essere molto bassa (il che comunque non esclude che qualcosa possa nascere).

Per una buona semina a dimora conviene tracciare i solchi: questo semplifica sia la distribuzione del seme che l’individuazione delle piante infestanti che crescono insieme a quelle seminate, e che vanno subito eliminate.

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LA RACCOLTA DEI SEMI DALLE PIANTE • I semi sono contenuti nei frutti, i quali possono essere carnosi oppure secchi; questi ultimi possono essere deiscenti, vale a dire che lasciano scaturire il seme aprendosi a maturità, oppure indeiscenti, ossia non si aprono. Molti dei fiori coltivati in giardino e in balcone possono offrire semi da raccogliere e da seminare l’anno successivo, ma ciò avrà un esito positivo solamente se non si tratta di varietà sterili, come normalmente sono quasi tutte quelle commercializzate con un marchio registrato. • I semi contenuti in capsule, come quelle dei papaveri, vanno raccolti sistemando le capsule fresche in una cassetta in ambiente asciutto e ventilato per favorire l’essiccazione. In altri casi si riuniscono i fiori in mazzi che si lasciano seccare all’aria per poi trasferirli in un sacchetto di carta. Le capsule secche vanno rotte per far uscire i piccoli semi. Quindi occorre separare i semi dai detriti con l’aiuto di un setaccio a maglie adeguate alle dimensioni dei semi. I semi secchi e ripuliti da impurità si conservano in ambiente buio e asciutto, in sacchetti di carta ben corredati dall’etichetta con il nome della pianta e l’epoca di raccolta del seme.

Alcune specie come nigella, papaveri, portulaca e cosmea preferiscono una semina precoce (anche in autunno); invece zinnie, gazania ed escolzia, se seminate più avanti nella stagione quando le notti sono già tiepide, daranno piante più robuste e fiorifere. Quasi tutte le specie annuali si prestano bene alla semina a dimora, perché germinano bene con temperature intorno ai 15-16 °C diurni; per alcune, anzi, è la pratica migliore. Per esempio per le specie gracili, facilmente danneggiabili durante il trapianto come l’alisso, ma anche per quelle con radice a fittone come papaveri (che non sopportano spostamenti), garofanini, lupini, nigella o lavatera. E per quelle che crescono in fretta, attendere è proprio inutile: è il caso di nasturzi, facelia, cosmea, agerato, Salvia splendens. I vantaggi della semina a dimora sono molteplici: è più rapida e facile, perché si saltano le delicate fasi del diradamento (eliminazione delle piantine più fitte), del ripicchettaggio in vasetti (trapianto delle più robuste a 2-3 foglie vere) e del trapianto a dimora. Inoltre, è una scelta molto ecologica ed economica perché non richiede un semenzaio e si può utilizzare un normale terriccio universale addizionato con un po’ di sabbia. L’effetto finale potrà essere

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ANNUALI SEMPLICI E GENEROSE CHE GERMINANO CON FACILITÀ • La zinnia (1) ha uno sviluppo rapido: seminatela alla fine di aprile a dimora, fiorirà dopo un paio di mesi. Non ama i trapianti; le radici sono delicate. Utilizzate solo il seme dell’anno precedente: perde vitalità in fretta.

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• La chiamano anche papavero della California: l’escolzia (2) ha bisogno di poca acqua. Con le Papaveracee è tassativa la semina a dimora: non sopporta i trapianti. • Adatta più al giardino che al terrazzo, per via dell’altezza (100-120 cm), la cosmea (3) fiorisce generosamente tra luglio e settembre.

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• La phlox (4) esiste anche in varietà nane che si possono coltivare in terrazzo. La fioritura avviene dopo almeno 3 mesi dalla semina. • Le centauree sono affascinanti e multicolori (viola, rosa, gialle, bianche), sia annuali sia perenni. Tra le più deliziose c’è il fiordaliso (5), non teme il freddo e si semina già a marzo.

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• La verbena (6) è una perenne coltivata come annuale perché difficilmente supera l’inverno. Esistono anche varietà ricadenti. • Il tagete (7) è robusto e adattabile: non chiede altro che un po’ d’acqua, di concime e di sole. La crescita è rapida, tanto che a metà giugno le piante fioriranno.

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• La portulaca (8) ha minuscoli semi che si pongono a dimora a fine marzo. Cominciano a fiorire dalla prima metà di giugno, ininterrottamente fino al termine di ottobre.

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ANNUALI INSOLITE PER CASI PARTICOLARI • Una caratteristica spesso assente nelle annuali è il profumo, ma alcune specie profumate nascono bene da seme, per esempio la nicotiana (1), la reseda odorata che gli inglesi chiamano fragrant beauty e il pisello odoroso, ma attenzione: le varietà colorate sono frutto di incroci che hanno provocato la perdita della dote del profumo; controllate quindi nella descrizione se la varietà scelta ha fragranza.

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di grande naturalità, se le piante saranno disposte in modo casuale. Unico svantaggio, occorre aspettare almeno un paio di mesi prima di vedere i fiori. La semina a dimora è sconsigliata, per questioni di tempo, nelle zone alpine: dovreste aspettare la metà di maggio, per poi ottenere le prime fioriture alla fine di luglio. Meglio quindi optare per quella in semenzaio.

• Le annuali che accettano la mancanza di sole sono poche, ma fra queste ci sono begonie, pratoline, impatiens, lunaria e viole (2). • Ci sono piante di facile riproduzione da seme che offrono effetti esotici: cleome, ricino (3), enotera, ipomea... E poi, piante da fogliame come il ricino dalle foglie purpuree e il rhodochiton, una bella rampicante da fogliame: insieme all’eccremocarpo (4), anch’esso rampicante a ciclo annuale, può dare soddisfazione e arricchire giardino e terrazzo con una nota preziosa di novità tropicale.

L A QUALITÀ DEL TERRENO

Oltre alla temperatura minima dell’aria è importante anche quella del suolo, che non deve essere inferiore a 10 °C; il terreno dev’essere “in tempera”, cioè possedere una certa umidità ma non tale da far sì che la terra si attacchi alla suola delle scarpe. È preferibile prepararlo durante l’autunno, con una vangatura superficiale, una pulizia da eventuali detriti vegetali e l’apporto

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di qualche palata di letame maturo o di stallatico in pellet. Tre o quattro settimane prima della semina, passate più volte il rastrello a denti fitti in maniera da sminuzzare bene le zolle superficiali e da livellare la superficie; quindi annaffiate, in modo da costringere i semi delle piante spontanee (la cosiddetta “falsa semina”) a germinare: così potrete eliminarle con un’energica sarchiatura, livellare di nuovo il terreno e procedere nei tempi giusti alla semina. Se al momento della semina il suolo non fosse asciutto, camminate su assi di legno appoggiate sopra, in modo da non compattarlo; aggiungete un sacco di terriccio universale da 25 l per ogni metro quadrato e passate un paio di volte il rastrello per mescolarlo al substrato esistente, per rompere le zolle in superficie e pareggiare il letto di semina. A SPAGLIO O SU FILE?

Forse non vi siete mai posti il problema, nel senso che avete sempre svuotato il contenuto della bustina come capitava, spostandola velocemente sulla superficie del terreno. Seppure rudimentale, questa è una semina a spaglio, cioè con distribuzione casuale della semente senza geometrie particolari. Si ottiene così un effetto spontaneo e naturale; ma risulta difficile

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LE PRATERIE FIORITE, PATRIMONIO DA TUTELARE • L’Alpe di Siusi, in Alto Adige, è uno dei luoghi più suggestivi dell’arco alpino, unica per la sua estensione di 5.000 ettari di prati e pascoli circondati dal panorama mozzafiato delle Dolomiti. Da alcuni anni la Provincia di Bolzano appoggia l’agricoltura sostenibile in questa delicatissima area, aiutando i contadini che scelgono di tornare ai vecchi sistemi di taglio del fieno: meno tagli, quindi meno fieno, ma di qualità altissima. E praterie in fiore splendide, che si rigenenano grazie alla dispersione dei semi. La quantità di fiori per metro quadro è molto elevata, con presenza di numerosissime specie profumate. • Anche in giardino si può scegliere di rinunciare al manto erboso a favore di una prateria fiorita, utilizzando un miscuglio di semi apposito ed evitando di eseguire tagli finché la maggior parte dei fiori non è andata a seme: si tutela in questo modo il meccanismo di riproduzione naturale. • In ecosistemi complessi come quello di un prato, sono tuttavia necessari parecchi anni prima che nel gioco di forze tra le diverse specie, il sito e l’utilizzo si arrivi a un risultato permanente. Per questo la conformazione del prato fiorito può variare di anno in anno. Naturalmente il terreno deve essere fertile e ben drenato e non si devono utilizzare pesticidi: il prato fiorito è un vero ristorante per farfalle e insetti utili.

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Piante annuali novità Ogni anno escono nuove varietà; oggi la produzione florovivaistica tiene conto delle necessità di ridurre al minimo la manutenzione.

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‘GRAND IDOLS®’ ricadente, fiori anche bicolori, molto resistente e sempre in fiore

LANTANA

’CALIPPO®’

ideale per vasi, trattabile come annuale ma perenne al Sud, molto compatta e cespugliosa, fiorisce fino a ottobre

BEGONIA

riconoscere le piantine coltivate da quelle infestanti, che spunteranno con la prima annaffiatura e che vanno eliminate prontamente prima che sottraggano nutrimento alle annuali da fiore. Inoltre, il risultato potrebbe non essere omogeneo – cioè con piantine ben distribuite sulla superficie – e può capitare di ritrovarsi con una folta macchia di piante alternata a terra nuda. Il rischio è notevole soprattutto con semi minuscoli: mescolateli a un’uguale quantità di sabbia, per ricavare maggiore uniformità di piante. Se il substrato è asciutto, per garantire l’aderenza e la germinazione del seme dovrete bagnarlo leggermente, rastrellarlo e irrigarlo di nuovo a pioggia prima della semina. Dopo, occorre rastrellare con mano leggera per mescolare la semente al terriccio, passarvi delicatamente un’assicella di legno per fissare i semini alle particelle terrose e irrigare a pioggia leggerissima per non spostarli.

‘SPARKLE SCARLET®’ bella soluzione a lungo in fiore per balconi e giardini ombreggiati BIDENS ’SOLEA®’

una cascata di fiori giallo oro, ideale per vasi e cassette. Varietà molto resistente, fiorisce per mesi

Per evitare tutti questi inconvenienti o se amate l’ordine, seminate su file parallele, perpendicolari o anche in cerchi concentrici o intersecati. La germinazione sarà più omogenea (vale sempre la miscelazione con sabbia per semi piccoli, come portulaca, tagete, petunia), così come più facile sarà il riconoscimento delle infestanti.

Se l’umidità fosse insufficiente, basterà innaffiare bene il solco e procedere con la semina quando l’acqua sarà stata assorbita dalla terra; irrigate leggermente subito dopo. Per riconoscere le file, copritele con una lieve spruzzata di sabbia (di colore e consistenza diversi da quelli del substrato). Nel caso di semi grossi (girasole, pisello odoroso, nasturzio, ricino), ponetene due o tre in buchette scavate con un dito, a profondità doppia del diametro del seme stesso; versatevi un po’ d’acqua, coprite appena e collocate a fianco un bastoncino per segnare la posizione. Fra una buca e l’altra lasciate 15-20 cm di spazio, dovuto all’ingombro delle piante adulte. In ogni aiuola alternate file di specie diverse, o componete varie figure geometriche (quadrati, rettangoli, cerchi), delimitandole prima della semina con il tubo per irrigare, con assicelle o tracciando un solco nel terreno. Disponete nella medesima aiuola specie che abbiano esigenze simili in termini di acqua e concime. Attenzione alle altezze: le specie più alte devono costituire lo sfondo. PROTEZIONE DELLE PIANTINE

Terminata la semina occorre prevedere accorgimenti per riparare i semi dall’attacco degli uccelli (tortore, piccioni, passerotti, storni, merli ecc.). Stendete un telo di non

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LA MOSAICOLTURA, ARTE DA RISCOPRIRE • L’arte della mosaicoltura con annuali da fiore e da fogliame ha reso celebri i giardinieri italiani nel mondo, capaci di creare un mosaico di foglie e fiori in aiuole spesso utilizzate per il verde pubblico. Il piacere di creare un mosaico fiorito può essere ripreso in giardino (o in terrazzo, miniaturizzando il disegno con poche piantine ben associate). Per cominciare può bastare una bordura o uno spazio rotondo a cerchi concentrici in cui piantare tagete e agerato, begoniette e petunie nane ‘Million Bells®’, coleus e calendule e qualsiasi altra annuale bassa e compatta. • Le piantine utilizzate per questo tipo di allestimenti richiedono un suolo leggero e ben drenato. Conviene quindi creare questo tipo di substrato su un’aiuola sopraelevata, pianeggiante o leggermente inclinata per meglio leggere il disegno che si andrà a comporre. I bordi possono essere nettamente tracciati con una bordura bassa e contenitiva (in tronchetti di legno, mattoni, grossi ciottoli). È indispensabile automatizzare l’irrigazione, con erogatori a goccia o tubo poroso. • Per ridurre il numero di piante necessarie si possono formare disegni (ad anello, geometrici o figurativi) alternando le piantine con ghiaia fine di diversi colori, che inoltre impedisce lo sviluppo delle infestati, le quali saranno da eliminare immediatamente, manualmente. La mosaicoltura è per giardinieri pazienti e attenti. • Trattandosi di piante da fiore, le concimazioni vanno somministrate ogni 10-12 giorni. Se utilizzate specie succulente come i semprevivi, la richiesta idrica e nutritiva è un po’ meno elevata. I semprevivi, piccoli e regolari, sono ottimi per tracciare linee o formare disegni. • Anche se preferite un allestimento ricco di fiori non trascurate l’impiego di fogliame come coleus e alternanthera, le cui gamme di colori aiutano a creare composizioni vistose e durevoli.

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Alcuni suggerimenti pratici: le specie esotiche annuali e le rampicanti annuali vanno seminate presto. In questo caso, i contenitori a cellette singole eliminano la necessità del diradamento e migliorano il consolidamento delle radici. Trapiantate le piantine in vasi di una o due misure superiori appena lo richiedono (1)). Per ottenere un effetto coprente piantate a distanze più ridotte rispetto a quelle indicate dai libri. Ciò favorisce risultati migliori entro l’arco della stagione e permette alle piante di sostenersi a vicenda; inoltre tiene a bada le erbacce che inevitabilmente tendono a infiltrarsi nella bordura (2). Oltre a irrigazioni abbondanti e regolari per tutta la stagione, provvedete a distribuire ulteriori dosi di fertilizzante (3) a intervalli costanti, perché queste piante ne dipendono per lo sviluppo del fogliame o la fioritura. Maggiore è la densità d’impianto e maggiore sarà la richiesta di acqua e sostanze nutritive. Asportate con regolarità i fiori appassiti (4), soprattutto delle dalie (non di girasoli o cleome) per mantenere l’effetto estetico vitale e impedire alle piante di produrre troppi semi, prolungandone così la stagione fiorifera. Evitate invece di rimuovere le singole piante che lascerebbero un vuoto e potrebbero causare l’afflosciarsi degli esemplari vicini.

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tessuto, che agevolerà la germinazione mantenendo il calore. Appena le piantine spunteranno, si faranno vedere lumache e chiocciole, che si cibano dei germogli: circondate le aiuole con le apposite esche biologiche o con cenere di legna (da rinnovare ogni 3-5 giorni e dopo la pioggia), oppure cospargete la superficie attorno alle piantine con ghiaia, sabbia o segatura, che rende difficile il passaggio dei temibili molluschi.

Un problema è quello delle piante infestanti: è consigliabile eliminarle a mano quando avranno raggiunto circa 10 cm (3-4 foglie vere). Non saranno così sviluppate da pregiudicare la crescita delle annuali e sarà ancora facile estirparle con la radice. Attenzione però al centonchio (Stellaria media) e al mordigallina (Anagallis arvensis): formano tappeti fittissimi e soffocanti, con lunghe radici nel terreno; vanno asportati subito.

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Il diradamento delle piantine è richiesto in base al tipo di semente. In genere conviene seminare in modo piuttosto fitto, per supplire a eventuali mancate germinazioni; quindi è necessario eliminare le piantine più deboli per dare più spazio a quelle meglio sviluppate e più robuste. Si procede con il diradamento una prima volta quando hanno due foglie vere, levando le più basse o quelle addossate le une alle altre. Dopo un paio di settimane ripassate togliendo quelle troppo vicine: dovete pensare in prospettiva, allo sviluppo definitivo e dunque all’ingombro che avranno. La regola vuole che le piantine debbano distare l’una dall’altra uno spazio pari alla metà dell’altezza fi nale (indicata sulla bustina). Eliminare le piantine è un’operazione sempre un po’ dolorosa... Purtroppo è l’unico modo per ottenere esemplari riccamente fioriti e ben distanziati. Se proprio volete salvarle, estraetele con delicatezza aiutandovi con un bastoncino per trapiantarle dove notate fallanze (spazi troppo vuoti) o in vasi e cassette. SEMINA IN VASI E CASSETTE

L’ambiente del balcone e del terrazzo è in genere più protetto da temperature estreme: ciò permette di effettuare la semina direttamente

nelle cassette o nelle vasche, magari al piede di arbusti sempreverdi le cui radici non verranno disturbate da trapianti. In caso di bruschi abbassamenti termici, basta tenere a portata di mano un velo di non tessuto con cui è necessario coprire subito le cassette.

La coltivazione in contenitore partendo da seme è semplice e consente di ottenere vasi e cassette a costo davvero minimo.

Ponete pochissimi semi in ogni contenitore: eviterete sprechi e addensamenti inutili. Attenti all’irrigazione: i vasi si asciugano prima della piena terra, ma semi e piantine necessitano di umidità costante per germinare e crescere. È fondamentale il diradamento, perché l’habitat ristretto del contenitore non permetterebbe a tutte le piantine di svilupparsi.

Il girasole cresce bene in vaso seminando direttamente nel contenitore, a fine aprile, e mantenendo il substrato sempre appena umido. Per crescere bene ha bisogno di una posizione soleggiata.

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SCEGLIERE E COLTIVARE I FIORI DA RECIDERE desiderate avere sempre fiori freschi nei vasi di casa? Coltivateli in giardino: sono facili, decorativi e sempre a portata di mano per le vostre composizioni. Scegliete le specie più generose nella fioritura e in grado di garantire I gigli (Lilium) offrono fiori spettacolari che si aprono in successione e durano a lungo anche recisi.

lunga durata, spettacolari effetti cromatici e accostamenti efficaci di forme e trame.

oltivare le migliori specie adatte a fornire fiori da taglio è una scelta appropriata per chi ama rallegrare la casa con i colori e le fragranze dei fiori in vaso e non vuole spendere una follia dal fiorista. La tradizione di coltivare piante per questo scopo si è affievolita nel tempo per vari motivi, tra cui le dimensioni sempre più ridotte dei giardini urbani. Se lo spazio concede un certo respiro, per esempio se si possiede un orto, o semplicemente se vi è la possibilità di utilizzare aiuole non sfruttate per altre piante, la coltivazione di specie da taglio in primavera e in estate offre un piacere particolare e stimola la creatività.

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NON SOLO STELI LUNGHI

I risultati più soddisfacenti si ottengono se il concetto di “fiori da taglio” viene rivisto in chiave moderna, allontanandosi dall’immagine dell’infiorescenza perfetta a stelo lungo “da fiorista” e incorporando anche specie ad alta resa, comunemente usate come ornamentali in giardino, tra cui molte annuali e bulbose, invece che limitarsi a specie perenni con produzione limitata. Le classiche stagionali da giardino reperibili in vaso, come viole del pensiero, gerani, salvie ornamentali, begonie e Impatiens sono le migliori per realizzare nelle aiuole dei

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tappeti fioriti con forte impatto cromatico, grazie allo sviluppo uniforme e compatto. Le loro dimensioni contenute sono il frutto di continue ibridazioni mirate a facilitare le fasi di commercializzazione, dalla produzione meccanizzata in serra fino alla distribuzione tramite appositi carrelli con altezze predeterminate. Anche se non vengono solitamente considerate specie adatte al taglio a causa dei loro steli corti, la loro fioritura continuata e multicolore permette comunque di raccogliere fiori che si prestano alla realizzazione di graziosi mazzolini, piccoli cesti o coroncine. La produzione abbondante consente raccolte occasionali fino all’autunno, a patto di non affaticare troppo le piante e di non comprometterne l’estetica se l’aiuola è molto piccola. Vale la pena di sperimentare la tenuta in acqua di tutte le annuali consuete, spesso con risultati inaspettati. I comuni gerani da vaso (ibridi di Pelargonium x hortorum) e le viole del pensiero, per esempio, si rivelano assai duraturi, mantenendosi in buone condizioni per almeno una settimana. I CRITERI DI SCELTA

La crescita dei fiori da taglio diventa particolarmente gratificante quando lo spazio consente di ampliare il raggio delle specie utilizzate, mescolando alcune perenni con bulbose e annuali, che per-

mettono di realizzare splendide composizioni informali. I criteri guida per la scelta delle specie da taglio devono tenere conto di vari fattori generali, tra cui la facilità di coltivazione e la resistenza a malattie e parassiti, oltre che rispondere a richieste particolari, come per esempio il profumo, la produzione di steli robusti o allungati, l’assenza di polline che potrebbe danneggiare tessuti o superfici, oppure la possibilità di essiccare le infiorescenze.

Fresca e gioiosa, questa composizione utilizza la bellezza solare di dalie rosse e gialle, Matthiola e gladioli, ospitati in un grazioso innaffiatoio, alternativa rustica e originale al comune vaso da fiori.

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Alcune bulbose si prestano particolarmente alle composizioni belle da ammirare, ma che al contempo sollecitano il senso dell’olfatto. Il Lilium (1) si coltiva facilmente in terra e in vaso e regala ottimi steli da recidere; crea punti focali e inonda di inebriante fragranza dapprima terrazzi, cortili o piccoli giardini urbani e, una volta reciso, l’ambiente domestico. Il giacinto (2) è una delle bulbose più facili e profumate, con vistose fioriture in tanti colori (bianco, lilla, rosa, salmone, arancione, rosso, azzurro e blu); i giacinti piantati in giardino garantiscono fioriture per diversi anni.

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Tra le specie arbustive più utilizzate per i fiori recisi, le rose (ibridi di Tea e Floribunda) offrono varietà di colori e graditi profumi. Richiedono però una manutenzione attenta (ruggine, oidio e macchie nere sono pressoché endemici e necessitano di trattamenti chimici regolari), spesse pacciamature con materiale organico, diserbi e abbondanti concimazioni e irrigazioni estive perché la fioritura continui, altrimenti si arresta dopo la prima esplosione primaverile.

ottiene una successione di fiori da marzo a maggio, ricordando che i tipi a fiore singolo sono più affidabili, mentre quelli doppi o “a pappagallo” vengono spesso sfigurati dal maltempo e vanno tagliati in bocciolo prima che possano deteriorarsi. I tulipani durano in genere una settimana in acqua e lo stelo si spinge all’esterno del vaso allungandosi di almeno un terzo. Per evitare questo processo, forate ogni stelo con uno spillo a circa 2,5 cm dalla base del fiore.

L A GRAZIA DELLE BULBOSE

Vari tipi di aglio ornamentale offrono fiori in maggio e giugno. Allium cristophii è tra i più spettacolari per la fioritura sferica di 20-25 cm di diametro, composta da una miriade di fiorellini violetti a forma di stella. Perfetto come esemplare singolo in vaso, può durare anche 3 settimane, evolvendosi lentamente in capsule da seme ugualmente interessanti che si possono essiccare con ottimi risultati.

Alcune bulbose sono da sempre coltivate come fiori da taglio. Narcisi, giacinti e anemoni sono facili ed economici (i primi due richiedono solo di essere diradati ogni 5 o 6 anni) e, scomparendo d’estate, non aggravano il problema delle irrigazioni in ambienti siccitosi. Piantando annualmente ibridi di tulipani precoci, medi e tardivi si

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I gigli sono graditi per l’intenso profumo e la capacità di durare 9-10 giorni in vaso. Occupano uno spazio limitato nelle bordure per lo sviluppo verticale; sono però più costosi rispetto alle specie precedenti e offrono un solo stelo (anche se spesso composto da vari fiori) per bulbo. Più economici sono i gladioli, la cui spiga fiorale si apre anch’essa in successione, sia in piena terra che in acqua, dopo la recisione. Gli ibridi da giardino raggiungono circa un metro di altezza, mentre le nuove varietà nane e alcune specie come Gladiolus byzantinus (selvatico in molte zone d’Italia) non richiedono tutore perché di minore altezza. La dalie sfoggiano splendide forme e colori e sono coltivate per la grande generosità nella fioritura, che richiede l’asportazione regolare dei fiori per mantenersi costante; sono dunque perfette per avere sempre fiori freschi in casa. In acqua, i fiori recisi durano 5 o 6 giorni e, dato che mantengono lo stesso stadio di sviluppo del momento della raccolta, devono essere prelevati quando sono ben aperti. Lo stelo tende ad allungarsi con il progredire della stagione. La crescita rapida dal tubero interrato in primavera richiede supporti robusti e abbondanza d’acqua e concime d’estate per continuare la produzione fino ai primi geli.

Una composizione imponente e molto elegante (in alto), con fiori recisi tutti coltivabili in giardino senza difficoltà: giunchiglie, tulipani rossi e bianco-verdi, ellebori e Rosa banksiae, in fiore già da aprile. Un grazioso bouquet di bulbose all’insegna dell’armonia e di una semplice eleganza (a sinistra), con Allium ‘Gladiator’, Hyacinthus ‘Skyline Â’, Narcissus ‘Dick Wilden’, Tulipa ‘Air Â’.

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Sei specie molto decorative e perfette per avere fiori da taglio: dall’alto e da sinistra a destra, il pisello odoroso (Lathyrus odoratus), annuale velocissima dalla fioritura decorativa, per posizioni non eccessivamente soleggiate o calde (1); la bocca di leone (Antirrhinum majus), bellissima annuale dalla fioritura vistosa per tutta l’estate (2); Gladiolus byzanthynus (3), per posizioni assolate e asciutte, con steli di soli 60 cm (non richiede tutore); Helianthus ‘Bicentenary’, nuovo splendido ibrido di girasole (4); Dahlia ‘Art Deco’, dalla fioritura molto produttiva al sole se sostenuta da abbondanti irrigazioni e concimazioni (5); Nigella damascena, i cui steli leggeri e piumosi donano un sapore romantico alle composizioni estive (6).

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ANNUALI, FACILI E VELOCI

Molte annuali ibride, appositamente create come fiori da taglio, hanno grande resa e possono essere riprodotte da seme (da interrare tra fine inverno e metà primavera), sia ai bordi dell’orto sia in aiuole o bordure miste già esistenti. In alcuni casi, semine consecutive a distanza di qualche settimana allungano il periodo di produzione. Un classico fiore annuale da taglio che associa una forma leggiadra a un profumo inebriante è il pisello odoroso, che cresce facilmente da semina diretta in marzoaprile e si mantiene produttivo per 2 mesi o più in posizioni fresche, se ben irrigato. In zone siccitose, è consigliabile la semina precoce in serra e il successivo trapianto per una produzione concentrata, che si esaurisce a giugno-luglio e lascia spazio a specie tardive o resistenti al caldo, come le zinnie. Specie annuali rustiche, come Anthirrinum (bocche di leone), Papaver e Calendula hanno dato origine a innumerevoli ibridi molto decorativi e facili da coltivare tramite semina diretta, in alcuni casi ripetuta per due o tre volte nella stagione vegetativa per avere una produzione costante. Spesso si riproducono da sole in terreni ben drenati al sole. Se esiste la possibilità di fare semine in serra, a febbraio-marzo si

possono includere annuali non resistenti al freddo, come Amaranthus, Celosia, girasoli e zinnie, tornate alla ribalta con una splendida gamma di forme e colori. Nel caso dei girasoli, i nuovi ibridi sfoggiano sorprendenti tonalità mogano, arancio, cioccolato, crema e bicolori, con fiori più piccoli rispetto a quelli tipici della specie e disposti su vari steli. Alcune piante, infine, producono capsule da seme ottime sia come steli recisi sia da essiccare (è il caso di Nigella e Scabiosa stellata), o spighe (tipiche delle Graminacee) utili per alleggerire nelle composizioni fiori più vistosi.

Una composizione dal sapore romantico e primaverile, con rose da giardino rosse e arancio e tulipani gialli tardivi, che sbocciano in maggio insieme alle rose. Un trucco: le rose appassite possono riprendersi se gli steli vengono accorciati, immersi qualche istante in acqua bollente per alcuni centimetri e trasferiti in acqua fredda per 2 ore.

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I SEGRETI DEL MESTIERE: COME COMPORLI E FARLI DURARE

Raccogliete i fiori al mattino presto, nella giornata in cui pensate di realizzare la composizione: una volta recisi perdono velocemente turgore e freschezza se non vengono sistemati in acqua entro breve.

Petali e fogliame, forme e colori possono essere declinati e accostati per ottenere composizioni adatte a ogni occasione e ogni situazione.

Recideteli con cesoie o forbici ben affilate, scegliendo boccioli non del tutto aperti (ad eccezione di dalie e statice), con steli piuttosto lunghi.

I TRUCCHI PER FARLI DURARE

Conviene acquistare o recidere i fiori poco prima di creare la composizione, evitando di lasciarli in un luogo caldo o soleggiato. Il momento migliore per raccogliere i fiori è il mattino presto, quando trattengono il contenuto maggiore di acqua e zuccheri.

Tagliate lo stelo obliquamente per aumentare la superficie di assorbimento dell’acqua. Rimuovete le foglie superflue, a partire da quelle più basse che finirebbero sott’acqua. Lasciate i fiori in acqua fredda per almeno un’ora perché ne assorbano una quantità

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I MIGLIORI FIORI DA TAGLIO Specie perenni Agastache aurantica e ibridi Achillea ibridi Aquilegia ibridi Rosa (ibridi di Tea e Floribunda) Scabiosa atropurpurea e ibridi Limonium sinuatum Linaria purpurea Pelargonium x hortorum ibridi Verbena bonariensis Annuali rustiche Anthirrinum ibridi Calendula ibridi Chrysanthemum carinatum e ibridi Cosmos bipinnatus e ibridi Lathyrus odoratus ibridi Nigella damascena e ibridi Papaver ibridi Tanacetum parthenium Viola x wittrockiana ibridi Annuali non rustiche Amaranthus ibridi Callistephus chinensis ‘Duchess Mixed’, C. c. ‘Lilliput Blue Moon’ Celosia spicata ‘Flamingo Feather’ Chrysanthemum coronarius e ibridi Helianthus ibridi Matthiola bicornis ‘Starlight Scentsation’ Nicotiana alata Rudbeckia hirta ‘Goldilocks’, R. h. ‘Green eyes’, R. h. ‘Kelvedon Star’ Salvia farinacea ’Strata’ e S. f. ‘Victoria’ Salvia horminum e ibridi Zinnia elegans ‘Early Wonder Mixed’ Graminacee annuali Briza maxima Hordeum jubatum Lagurus ovatus ‘Bunny Tails’ Pennisetum glaucum ‘Jester’ Setaria italica ‘Highlander’

Bulbose Allium giganteum, A. cristophii, A. nigrum, A. ‘Purple Sensation’ Anemone coronaria Dahlia ibridi Gladiolus specie e ibridi Lilium specie e ibridi Narcissus tutti Tulipa in varietà Dall’alto: gladiolo, rudbeckia, Hordeum jubatum, Allium nigrum, Celosia, Cosmos

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PER OTTENERE IL MEGLIO • Per la coltivazione, scegliete una posizione soleggiata in terreno fertile ma ben drenato. Preparate il terreno incorporando letame maturo e sminuzzate finemente la superficie se intendete seminare a dimora. • Se i germogli sono vulnerabili alle lumache, seminate in vasetti e fate consolidare le piantine prima di interrarle. • Diradate per mantenere le distanze consigliate tra gli esemplari. Se le piante sono troppo fitte, la fioritura sarà limitata o di dimensioni ridotte; la scarsa circolazione d’aria favorisce inoltre l’insorgere delle malattie fungine. • Evitate la competizione di annuali e perenni, che privano le specie ornamentali di acqua e sostanze nutritive, con diserbi manuali ripetuti. Mantenete costanti irrigazioni e concimazioni, le cui carenze causano malformazioni nei boccioli.

sufficiente, un paio d’ore se prevedete di usarli in un pane di spugna. Riempite il vaso d’acqua e aggiungete un fertilizzante per fiori recisi. Si può utilizzare anche della comune gassosa diluita uno a cinque con acqua. Prima di introdurre i fiori nel vaso tagliate di nuovo la parte terminale dello stelo. Evitate di ammassare troppi steli e situate il vaso lontano da radiatori o correnti d’aria. Le composizioni hanno maggiore durata in ambienti freschi ma non gelidi. Tenete i fiori distanti dalla frutta, soprattutto dalle mele, che nel maturare producono etilene, sostanza che ne incoraggia il deterioramento. Asportate le infiorescenze appassite e cambiate regolarmente l’acqua. COMPOSIZIONI DI FIORI

Il colore è la prima cosa che si nota, ma è possibile ottenere risultati davvero spettacolari attribuendo la giusta importanza alla forma del fiore e sapendone valutare l’impatto all’interno della composizione generale. Questi criteri sono alla base della composizione di mazzi di fiori recisi, la cui armonia presuppone la conoscenza e l’applicazione di alcune regole ben precise.

Gioiosa composizone con Hyacinthus ‘Anna Liza’ abbinato ai fiori porpora e gialli di Tulipa ‘Cheers’ e Tulipa ‘Rousillion’.

Equilibrio: la composizione deve essere stabile e solida rispetto al supporto nel quale si trova (vaso,

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piedistallo, coroncina). Occorre individuare un punto focale e, intorno a esso, organizzare gli altri elementi in modo fluido e armonioso. Proporzioni: la dimensione dei diversi fiori non dovrebbe essere troppo diversa: per esempio non è il caso di accostare le corolle enormi dell’amarillys con quelle minuscole del mughetto. Inoltre, il volume della composizione deve essere adatto al luogo a cui è destinata. Colore: i colori caldi hanno un impatto più forte di quelli freddi, quindi piccoli tocchi di rosso o arancio possono risultare sufficienti, mentre servirà un numero maggiore di fiori blu o azzurri. I toni chiari e il bianco tendono a dominare, anche se presenti in dose minore rispetto ai colori scuri e profondi (rosso cupo, blu, viola). Se la

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composizione va ammirata da lontano, sarà più visibile se è chiara o a toni caldi, con molto bianco, giallo e arancio. Se piacciono le tinte vivaci o a contrasto, meglio limitarsi a pochi colori; risultati raffinati si hanno giocando sulle sfumature e le tonalità di un unico colore. Contenitore: oltre al classico vaso con acqua, si possono usare altri contenitori in cui sia possibile mettere della spugna da fioristi inumidita, che semplifica la collocazione degli steli e favorisce la stabilità. Il filo di ferro sottile è utile per rinforzare gli steli e orientare i rami nelle direzioni desiderate. Materiali: effetti gradevoli si ottengono accostando ai fiori altri materiali vegetali freschi o secchi: frutti, bacche, fogliame, pezzi di ramo, ortaggi, pigne, cannella.

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In alto a sinistra, grazioso mazzo primaverile di muscari e narcisi. A destra, un cesto ben equilibrato con bacche di Viburnum tinus, Hepatica triloba e rose rosa; ghirlanda esterna di Senecio vira-vira. In basso, bouquet di Allium neapolitanum, Fritillaria meleagris, Hyacinthus ‘Aiolos’, Tulipa ‘Candy Prince’, Tulipa ‘Pallada’, e ‘Queen of Marvel’.

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I FIORI CHE AIUTANO LA SALUTE E IL BENESSERE Lo sappiamo per istinto, ma oggi la scienza lo conferma: i fiori fanno stare bene. I loro colori e i loro profumi esercitano influenze positive a livello psico-emotivo. e molte sono le specie che racchiudono proprietà medicinali pronte da utilizzare in facili rimedi casalinghi per la salute e la bellezza.

hiunque abbia a disposizione anche solo un fazzoletto di spazio all’aperto può permettersi di coltivare un albero e non dovrebbe privarsi di questa gioia. Laddove la coltivazione in piena terra non sia possibile, si può ricorrere con successo all’allevamento in contenitore.

C Il linalilacetato è una sostanza responsabile del tipico profumo della lavanda. Sembra che stimoli la produzione di serotonina nel cervello, aiutando quindi a ritrovare la calma e il rilassamento.

sioni molto ridotte, per esempio, molti alberi comuni potrebbero assumere dimensioni sproporzionate, con conseguenti problemi di confine, danni a murature, elevati costi di manutenzione, oltre a un effetto esteticamente disarmonico. CROMOTERAPIA IN GIARDINO E TERRAZZO

Nei terrazzi, in balcone, nel patio e in cortili pavimentati si tratta dell’unica scelta possibile. Ma ci sono altri contesti che rendono opportuno orientarsi sulla crescita in vaso: in un giardino urbano di dimen-

La tavolozza cromatica esercita influenze che vanno al di là delle pure valenze estetiche: ogni colore esercita un determinato effetto sulla psiche umana e induce a un certo stato d’animo piuttosto che a un altro. Lo afferma la cromoterapia, una disciplina di origini antiche – oggi sdoganata dalla ricer-

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ca – che utilizza la scala cromatica per scopi terapeutici. Ogni tonalità emette vibrazioni (o onde elettromagnetiche) che influiscono sui sistemi nervoso e immunitario, sul metabolismo e sugli stati d’animo attraverso le percezioni psichiche. Così le scelte cromatiche in casa e in giardino diventano anche un’opportunità di benessere. Le tinte “calde” (rosso, arancio, giallo) tendono a eccitare e stimolare un positivo stato di euforia. Viceversa i colori “freddi” (indaco, blu, azzurro, verde) placano lo spirito incoraggiando un benessere diffuso: in una stanza blu i battiti cardiaci diminuiscono, gli oggetti sembrano più piccoli e leggeri, mentre in un ambiente rosso cresce la pressione sanguigna, la temperatura corporea e si diventa più attivi e dinamici. Come capire di quali colori circondarsi? Le scelte saranno diverse, a seconda che si desideri che il proprio spazio verde rappresenti un’oasi di pace e relax o piuttosto un luogo stimolante dove ritrovare energia e vitalità, oppure ancora un rifugio destinato all’accoglienza degli amici e alla vita sociale, o invece un posto in cui trovare stabilità e concentrazione, magari per lavorare all’aperto. Ecco qualche indicazione preziosa. Il rosso è tonificante ed eccitante, fornisce energia e vitalità, ren-

de attivi e dinamici: è ideale per chi in giardino fa sport. L’arancio è perfetto per accogliere ospiti e amici: stimola l’appetito e favorisce la socievolezza e la creatività, l’entusiasmo e l’allegria. Il giallo esprime ottimismo, stimola la concentrazione, l’attenzione e l’intelletto: è perfetto per chi in giardino studia o lavora. Il blu è calmante e rilassante: è un modo per coccolare la mente, un colore che induce alla tranquillità, alla pace interiore e si connota come simbolo di placida soddisfazione. Produce un senso di quiete e armonia, dalle sfumature

Rilassanti e distensivi, i colori pastello formano la gamma ideale per un giardino o un terrazzo che si vuole vivere come uno spazio dedicato al riposo e al recupero di energie. Le sfumature tenui del rosa, dell’azzurro, del lilla, anche mescolate tra loro in bordure morbide e romantiche, invitano al relax, a ritrovare un ritmo più lento e naturale.

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Il colore è luce: lo spettro luminoso è scomponibile in diversi colori, che vibrano con lunghezze d’onda e frequenze diverse, che ne determinano le proprietà e gli effetti. Il rosso, l’arancio e il giallo (1) sono l’estremo “magnetico” dello spettro visibile e hanno un’azione stimolante; il blu, l’indaco e il viola (2) stanno all’estremo “elettrico” e hanno un effetto calmante; il verde si pone al centro ed è neutro. Ciascun colore ha un complementare: il blu compensa il rosso, il giallo compensa il viola e l’arancione l’indaco.

La presenza in giardini e terrazzi di piante dai fiori profumatissimi, come il lillà, fornisce benefici psicofisici e stimola le reazioni emotive positive.

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rasserenanti dell’azzurro a quelle dell’indaco, che calmano l’aggressività, fino al viola, il colore dell’intuito e della spiritualità, che trasforma il giardino in un’oasi di meditazione e contemplazione.

e viola, che rafforzano l’atmosfera di pace e serenità del luogo. Potrete invece creare contrasti stimolanti e tonificanti aggiungendo fiori dai toni “caldi” ed energetici, come i rossi e l’arancio, intorno alle zone adibite al pranzo o nelle aree più vicine a casa, alle quali le fioriture in blu aggiungeranno una cornice poetica ed elegante.

Il verde fornisce sensazioni di equilibrio, solidità, stabilità, forza e costanza. Come il blu, calma il sistema nervoso e lenisce lo stress. Allo stesso tempo è un colore depurativo, che stimola energia positiva, fresca e nuova. Accostate i fiori con atteggiamento sensibile e creativo, senza schematismi e rigidità: uno spazio monocromatico azzurro e blu è molto elegante, ma forse troppo sobrio e un po’ noioso; meglio introdurre alcune macchie nelle aiuole, nelle bordure o nei vasi. Nel creare le associazioni, affidatevi ancora una volta ai messaggi dei colori: otterrete un effetto di armonia abbinando i blu a fioriture in rosa

PROFUMI INTENSI PER STARE BENE

Delle virtù del profumo dei fiori era già consapevole Cleopatra, che per sedurre Marco Antonio riempiva le stanze di petali di rosa. È noto fin dai tempi antichi che alcune fragranze hanno effetti psico-fisiologici benefici: sedativi, stimolanti, calmanti, antinfiammatori. I profumi dei fiori fanno bene alla salute: l’olfatto trasmette informazioni al cervello e influisce positivamente sul sistema nervoso e sulla psiche.

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UNO SPAZIO DI FIORI BLU, RILASSANTI E CALMANTI • Il blu in tutte le sue tonalità è l’ideale in giardino o in terrazzo, luoghi per eccellenza votati al riposo e alla rigenerazione psicofisica. Un ambiente su queste tonalità è riposante, allevia nervosismo e ansia, promuove un riequilibrio delle emozioni. • Aspetto gradito d’estate, il blu trasmette freschezza: aumenta la sensibilità al freddo e diminuisce quella al calore. Inoltre allarga la percezione dello spazio e accentua la sensazione di ordine. Ma proprio per questo motivoil blu, perfetto per le zone di relax, si addice meno alle aree votate al pranzo o al divertimento e al gioco o allo sport. • Il regno vegetale offre una varietà di essenze che fioriscono in blu nelle diverse stagioni: accostate piante a fioritura scalare, in modo che il giardino o il terrazzo non siano mai privi di colore dalla primavera all’autunno.

PRIMAVERA

Anemone blanda ‘Atrocaerulea’ Aquilegia alpina Borago officinalis Brunnera macrophylla Ceanothus impressus Centaurea cyanus Cichorium intybus Clematis alpina Muscari armeniacum Myosotis alpestris Pulmonaria angustifolia Rosmarinus officinalis Vinca minor Gentiana acaulis

ESTATE

Anchusa azurea ‘Loddon Royalist’ Ajuga reptans Caryopteris x clandonensis Ceanothus x veitchianus Clematis tangutica Delphinium ibridi Geranium ‘Johnson’s Blue’ Hosta sieboldiana elegans Iris sibirica Linum austriacum Meconopsis betonicifolia Nepeta x faassenii Solanum crispum ‘Glasnevin’ Teucrium fruticans Eryngium amethystinum

AUTUNNO E INVERNO

Agapanthus campanulatus Aster x frikartii ‘Monch’ Buddleja davidii ‘Empire Blue’ Clematis heracleifolia Echinops ritro Hibiscus syriacus ‘Blue Bird’ Hydrangea macrophylla ‘Blue Wave’ Perovskia atriplicifolia ‘Blue Spire’ Acaena saccaticupula ‘Blue Haze’ Chionodoxa luciliae Crocus ‘Blue Pearl’ Eucalyptus gunnii Hebe pimeleoides ‘Quicksilver’ Iris reticulata Ruta graveolens ‘Jackman’s Blue’

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LE RICETTE CON I FIORI DEL BENESSERE • Tra la primavera e l’estate sbocciano i fiori del benessere: basta coglierli in una mattina di sole, farli essiccare e utilizzarli in semplici ricette casalinghe. • Occhi gonfi: in una tazza di acqua bollente mettete in infusione 10 g di petali di Rosa gallica e 50 g di timo; dopo 10 minuti filtrate e lasciate raffreddare. Usate per impacchi contro le borse sotto gli occhi. • Contro la couperose: fate cuocere per 2 ore a bagnomaria 10 cucchiai di camomilla in 100 ml di olio di semi. Filtrate e usate sulla pelle arrossata o chiazzata. • Per la pelle secca: mettete 50 g di petali di papavero in un litro d’acqua, fate bollire per 3 minuti, filtrate, passate l’infuso sul viso con un dischetto di cotone ogni giorno, mattino e sera. • Contro l’ansia: miscelate 10 g di fiori d’arancio, 30 g di fiori di tiglio, 15 g di fiori di primula, 20 g di cardiaca, 25 g di passiflora, 20 g di melissa. Mettete 3 cucchiai di miscela in infusione in acqua bollente e dopo 10 minuti filtrate. • Per lenire il dolore delle nevralgie: miscelate 10 g di fiori di lavanda e 15 g di iperico essiccati; preparate un infuso e sorseggiate ogni 2-3 ore. • Per riposare meglio: l’infuso preparato con fiori essiccati di camomilla (15 g) e melissa (5 g), bevuto o disciolto nell’acqua del bagno, favorisce il sonno, anche dei bambini. Dall’alto e da sinistra, fiori essiccati per infusi e tisane; lavanda, base di molte ricette per la salute; rosa, dalle virtù rasserenanti; fiori d’arancio e fiori di tiglio, contro l’ansia; infuso floreale con camomilla e melissa.

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Anche a distanza di anni e anni capita di ricordare intensamente un certo profumo, collegandolo al momento vissuto. Tra i cinque sensi, l’olfatto è quello più strettamente connesso alla sfera delle emozioni, è quello che più avvicina l’uomo al mondo animale dell’istinto. Ai profumi reagiamo con piacere o disgusto, attrazione o repulsione, senza i filtri della coscienza. Questo avviene perché l’apparato olfattivo è strettamente collegato con l’amigdala e l’ipotalamo, centri regolatori dell’emotività. Per questo i profumi influenzano l’umore. Addirittura, sotto forma di oli essenziali, molto concentrati, possono svolgere una vera azione terapeutica: alcune essenze, per esempio, hanno effetti antidepressivi (la lavanda, il gelsomino, l’ylang ylang), stimolanti (la tuberosa) o calmanti (la camomilla, la rosa, la valeriana, il fiore d’arancio). Che stare in mezzo ai fiori aiuti a contrastare lo stress è oggi confermato dalla ricerca. Recentemente, uno studio condotto in Giappone dal team dello scienziato Akio Nakamura e pubblicato sulla rivista Journal of Agricoltural and Food chemistry ha mostrato come l’inalazione di alcune fragranze possa incidere sull’attività dei geni e sulle cellule del sangue, riducendo i livelli di stress. La ricerca è stata condotta su cavie da laboratorio,

I profumi trasmettono sensazioni immediate e positive, percepite anche dai bambini. La rosa (in alto) favorisce il buonumore e lenisce stress e tensioni; il gelsomino (al centro) è il fiore dell’ottimismo: amato nell’antica Persia e India per balsami e oli profumati, emana una fragranza inebriante; euforizzante, tonificante, energizzante e sensuale è la tuberosa (a sinistra), che riscalda subito l’atmosfera.

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RACCOLTA, CONSERVAZIONE E USO DEI FIORI PER LA SALUTE • Scegliete le ore centrali di una giornata asciutta per raccogliere i fiori e le sommità fiorite, dopo che la rugiada è evaporata. I fiori si raccolgono appena sbocciati o in piena fioritura, quando i tessuti sono ancora giovani e sani. • I fiori grandi, per esempio quelli della calendula, si tagliano e poi si mettono su vassoi ad essiccare, ben distesi e distanziati, in un luogo riparato e aerato, protetto dalla luce solare. • Gli steli con fiori piccoli, come la lavanda, si fanno essiccare, raccolti in mazzetti capovolti, appesi all’ombra. • La conservazione andrà fatta in un luogo fresco, asciutto e buio, in sacchetti di carta che riportano sull’etichetta il nome della pianta, l’uso medicinale e la data di raccolta, o in barattoli di vetro, meglio se scuro in quanto la luce solare deteriora rapidamente i fiori. • In primavera si raccolgono i fiori di sambuco, in estate è la volta di camomilla, calendula, iperico, agrimonia, lavanda, seguiti a tarda estate da achillea, altea, consolida, verbena e viola del pensiero, ulmaria (regina dei prati), passiflora. • Per preparate un infuso si utilizzano i fiori essiccati (25-30 g per 500 ml d’acqua), vi si versa sopra l’acqua bollente e si lascia in infusione per 10 minuti. Si filtra e si conserva ciò che rimane in una caraffa coperta, in un luogo fresco, per un giorno al massimo.

Dall’alto e da sinistra, raccolta dei fiori in una bella mattina di sole; steli fiorali messi a essiccare a testa in giù; infuso di camomilla, fiori conservati in barattoli di vetro.

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che sono state esposte a situazioni di stress, verificando cosa provocava in loro l’inalazione di linalool, un agente chimico che determina la fragranza presente in diversi fiori, come la lavanda. La sostanza ha ridotto determinate mutazioni in 109 geni delle cavie. Uno dei fiori più utili è il gelsomino, dalla fragranza euforizzante perché stimola l’ipotalamo a produrre encefalina, un oppioide endogeno che inibisce il dolore e procura benessere, aiutando a superare depressione e apatia. I suoi effetti si riscontrano specialmente a livello emozionale: tranquillizza i nervi e dona ottimismo. I fiori d’arancio hanno un effetto rilassante e calmante. In fitoterapia vengono impiegati contro l’ansia: ottima in tal senso la tisana preparata anche con tiglio, melissa e camomilla. L’infusione di fiori d’arancio sciolta nell’acqua del bagno dona una sensazione di benessere. Per creare un’atmosfera calda e gioiosa, e per vincere la stanchezza, sono invece imbattibili la rosa centifolia e la damascena, particolarmente indicate per rasserenare. Più eccitante, la tuberosa ha una nota molto sensuale che induce entusiasmo e tonifica l’umore.

Fiori utili contro i disturbi più comuni Ecco una selezione di specie da fiore facili da coltivare, le cui parti fiorite possono essere raccolte ed essiccate per preparare rapidi rimedi casalinghi per la salute e il benessere.

FIORE

IMPIEGO PER LA SALUTE

Achillea millefoglie

L’infuso combatte raffreddore, influenza, cistite.

Agrimonia

Utile sotto forma di infuso contro indigestioni e diarrea; i gargarismi contrastano il mal di gola.

Altea e (Althaea officinalis)

L’infuso è efficace per combattere sinusiti, tosse e catarro.

Calendula

L’infuso con i suoi petali essiccati si applica esternamente contro congiuntiviti e infiammazioni agli occhi; è un ottimo collutorio contro le afte.

Lavanda (Lavandula angustifolia)

L’infuso contrasta la cefalea e l’insonnia; sciolto nell’acqua del bagno è rilassante; una compressa di garza ben intrisa lenisce i dolori articolari.

Camomilla

Ottimo contro nausea e disturbi di digestione, l’infuso favorisce il sonno; sciolto nell’acqua del bagno rilassa anche i bambini.

Verbena

L’infuso allevia ansia e tensione; è eccellente anche contro la febbre da fieno.

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La calendula (Calendula officinalis) promuove la salute della pelle stanca e stressata. Cresce bene anche in vasi e cassette al sole e spesso è ancora fiorita nel tardo autunno.

La lavanda, calmante e rilassante, fiorisce d’estate in pieno sole ed è capace di tollerare anche il vento e la siccità. Non si ammala e non teme i parassiti: è pertanto una specie consigliata a chi sceglie spazi verdi da coltivare con metodi ecologici e biologici.

TRE FIORI DALLE GRANDI VIRTÙ BENEFICHE

Si diceva che i fiori della calendula fossero un ingrediente nelle pozioni delle streghe, che ne conoscevano le virtù. I petali di questa pianta, facilissima da coltivare, pestati insieme alle foglie e applicati su ferite e scottature, svolgono azione cicatrizzante e antinfiammatoria. Su escoriazioni ed eczemi si utilizza l’oleolito alla calendula, olio vegetale nel quale vanno fatti macerare foglie e fiori. L’oleolito si conserva ben chiuso, al fresco, per 2 settimane. La lavanda è una delle erbe curative più note. Battericida e antisettica, digestiva e purificante, è un ottimo calmante naturale, anzi è la pianta antiansia per eccellenza. Gli antichi Romani erano già soliti profumare l’acqua del bagno con i suoi fiori a tale scopo. Se vi sentite nervosi e irritabili ricorrete alla lavanda, rilassante e sedativa: nell’acqua del bagno immergete un sacchetto di garza riempito con 100 g di fiori e rimanete in ammollo 15 minuti, inspirando a fondo. Un delizioso infuso è utile per placare l’ansia: va preparato mettendo a mollo 45 g di fiori di lavanda in un litro d’acqua per 10 minuti, dolcificando poi con miele; se ne assumono da una a tre tazze al giorno. I mazzi, i sacchetti, i pot pourri di fiori di lavanda essiccati emanano un odore gradevole che è un ottimo stratagemma antiansia. Uno

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LA ROSA: UNA VERA MEDICINA • Ammirata per la sua bellezza regale, la rosa è da sempre anche considerata per le sue virtù officinali: nel VI secolo a.C. il poeta greco Anacreonte ne decantava la capacità di «calmare il cuore che batte pieno di angoscia» e nell’Ottocento il botanico inglese J. Lindley affermò che la farmacopea avrebbe potuto limitarsi all’utilizzo della sola rosa per curare ogni male. Un po’ esagerato certamente, ma è vero che questo fiore ha molte virtù. • I petali di Rosa gallica contengono sostanze astringenti, digestive e antinfiammatorie e quelli di Rosa centifolia hanno proprietà depurative. • Dalle rose dei gruppi Damascena, Gallica, Centifolia e Moschata si estrae l’acqua di rose, preziosa per la pelle, e un olio essenziale che allevia stress e insonnia. • La Rosa canina è una delle più curative: non solo le sue bacche sono la più ricca fonte di vitamina C, ma anche i suoi petali curano. Per aiutare la digestione, si prepara un infuso con un cucchiaio di petali essiccati in mezzo litro di acqua bollente; si filtra e si consuma dopo 10 minuti. • Per affezioni delle gengive, si prepara il "miele rosato" con 20 parti di miele e 4 parti di petali. Si coprono i petali a filo con acqua calda; dopo 24 ore si filtra e si strizzano i petali. Il liquido ottenuto si cuoce a bagnomaria con il miele finché l’acqua non è evaporata, senza far bollire. Si spalma sulle gengive all’occorrenza e si conserva in un vasetto di vetro scuro. • L’acqua di rose è un tonico per il viso: mettete 6 rose in 2 l d’acqua, aggiungete una carota e lasciate bollire per 30 minuti; filtrate e versate in una bottiglia. È eccellente per pelle normale o grassa.

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L’iperico dei giardini, Hypericum calycinum, non ha le potenti virtù terapeutiche di H. perforatum, ma è un fiore molto bello, durevole, capace di tollerare persino lo smog urbano.

Già dal ’500 l’iperico era considerato un ottimo rimedio su qualsiasi tipo di ferita. Per la digestione e l’umore, è utile la tisana, dai poteri rilassanti e calmanti.

studio effettuato presso il prestigioso King’s College di Londra ha accertato, dopo aver testato l’effetto dell’aroma di lavanda presso molti studi dentistici, che il profumo di questa pianta aromatica calmava al punto da far quasi dimenticare la paura del dentista. L’iperico (il fiore di San Giovanni, Hypericum perforatum) è un bel fiore solare dal colore giallo. Per tradizione lo si raccoglie tra il 23 e il 24 giugno, notte di San Giovanni e solstizio d’estate; l’acqua preparata con foglie e fiori di iperico insieme a lavanda, mentuccia, ruta e rosmarino avrebbe virtù prodigiose, proteggendo dalle malattie chi si lava il viso con essa. Definito “scacciadiavoli” nell’antichità, era utilizzato nel Medioevo per tenere lontani i demoni: posto sotto il cuscino, si credeva portasse sogni premonitori e allontanasse le streghe. Una parte di vero c’è: l’iperico ha azione antidepressiva e sedativa. L’olio, ottenuto per macerazione delle sommità fiorite in olio d’oliva, è ottimo per curare ferite, scottature, disturbi reumatici, contusioni, ematomi, nevralgie. La tisana (si prepara lasciando in infusione 2 cucchiaini di fiori in una tazza di acqua calda per 10 minuti) è rilassante e calmante. E in giardino vale la pena di coltivare l’iperico tappezzante, Hypericum calycinum: è un cespuglio sempreverde di piccola taglia (basso), splendido e non bisognoso di cure.

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FIORI PER LA LOTTA NATURALE CONTRO LE ZANZARE • In estate il problema delle zanzare può diventare davvero pesante. Si può limitarne la presenza in giardino e in terrazzo utilizzando una scelta di fiori, che hanno infatti una buona efficacia come repellenti contro le zanzare; naturalmente non è sufficiente metterne un paio in balcone, ma collocandone una certa quantità è probabile che il beneficio si faccia sentire. • Una collezione di gerani a foglia profumata (Pelargonium graveolens e altre specie) può essere d’aiuto. I fiori colorano lo spazio all’aperto, mentre le foglie, profumate di limone, menta, sandalo o cedro, tengono lontane le zanzare, che non amano queste fragranze. • La lantana sembra avere proprietà repellenti, come verificato dagli studi del Centro nazionale di biotecnologie USA, che ne sta testando l’efficacia insieme a un’altra pianta, Pongamia pinnata, albero tropicale che fornisce un olio usato da millenni dalle popolazioni indigene per combattere la piaga degli insetti. Anche specie aromatiche come lavanda e melissa aiutano ad allontanare gli insetti. • Per proteggere la pelle, preparate un olio alla lavanda (in 150 ml di acqua aggiungete 20 gocce di oli essenziali di lavanda, geranio, limone, melissa, eucalipto o piretro) e splamatelo sulla pelle: è naturale, gradevole ed efficace. Dall’alto: la lavanda ha una certa efficacia nell’allontanare le zanzare con il suo odore; la lantana attira le farfalle di giorno e di notte scaccia gli insetti, che non ne gradiscono l’aroma; la pongamia è un albero tropicale da cui si estrae un principio attivo antizanzara; i gerani a foglia profumata sono ottimi per scoraggiare le visite sgradite di zanzare e pappataci.

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FIORI CHE CURANO LE ALTRE PIANTE FIORITURE CHE MIGLIORANO LA FERTILITÀ DEL SUOLO • Nell’orto biologico si utilizzano tecniche antiche e tradizionali, una delle quali è il sovescio, utile per rigenerare la naturale fertilità e arrichire il substrato di azoto. • Quando una coltura si è esaurita e l’aiuola resta vuota, per evitare che venga colonizzata dalle erbacce e per nutrire la terra si semina una specie da sovescio, scelta fra quelle che a fine ciclo possono essere interrate donando alla terra sostanza organica, che diventerà humus. • Come specie da sovescio si impiegano sia piante resistenti al gelo, sia piante che moriranno con le gelate, lasciando sul terreno una coltre protettiva. A inizio settembre si seminano veccia invernale, loietto, senape bianca, trifoglio incarnato, valerianella, colza invernale o facelia dai bei fiori azzurri. Tra settembre e ottobre si spargono segale (Secale cereale), frumento (Triticum aestivum), spinacio (Spinacia oleracea) e miscugli come il Landsberger (loietto italico, trifoglio incarnato, veccia invernale). In primavera si utilizza la senape dalla splendida fioritura gialla. • In primavera, le piante da sovescio vanno falciate e lasciate sul terreno. Con l’aiuto di una motozappa si interrano i residui nello strato più superficiale del suolo, dove si decomporranno apportando nutrimento.

Come tra le persone, anche fra i vegetali ci sono unioni positive. L’orto trae vantaggio dalla presenza di fiori apprezzati da api e farfalle e da altri che hanno un significativo ruolo repellente contro varie forme di parassiti. L’astrantia è una bella pianta generalmente trattata come annuale. La fioritura estiva attrae molti insetti utili per l’impollinazione degli ortaggi e degli alberi da frutto; gli steli recisi durano a lungo in acqua. Tutti i girasoli, precoci o tardivi, sono una presenza gradita ai bordi dell’orto, sia per l’aspetto imponente e colorato, sia perché sono frequentati da una miriade di forme di vita e dagli uccellini attratti dai semi. Il girasole si semina in un luogo protetto in febbraio-marzo o a dimora in aprile. I fiori di salvia, oltre che graditi alle farfalle, sono un ingrediente insolito per le insalate e per insaporire le carni. FIORI COME FARMACI NATURALI

In passato, quando non esistevano gli antiparassitari di sintesi, la salute e quindi la quantità del raccolto nell’orto, erano affidate alle pratiche agronomiche e ai preparati vegetali, per i quali si utilizzavano moltissime specie. Ancora oggi si

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consiglia di piantare il tagete vicino ai pomodori e alle rose, in quanto aiuta a combattere gli afidi. Un fiore molto utilizzato era la malva selvatica, che cresce ai bordi delle strade campestri, nei prati ma anche nei giardini e nelle aiuole spartitraffico. Apprezzata anche per la salute dell’uomo, era considerata un efficace rimedio per tutti i mali, utilizzata già dagli antichi Greci e raccomandata da Ippocrate per le sue proprietà emollienti e lassative, poi dimostrate scientificamente. Nell’orto si può distribuire il macerato di malva per proteggere la salute delle piante. Altro fiore utilissimo è una margherita africana, il Tanacetum cinerariifolium, da cui si estrae il piretro, una sostanza insetticida ad ampio spettro ammessa in agricoltura biologica. È attivo contro numerosi insetti quali afidi, coleotteri, cicaline, mosca bianca, larve di lepidotteri, altica, tripidi e miridi. Può essere utilizzato sulle piante da orto e da frutto, poiché non lascia residui. Va però considerato un rimedio d’emergenza per i focolai d’infestazione, perchè è vero che è naturale ma è anche tossico per api e insetti utili. I bulbi di fritillaria, una bella Liliacea a fioritura primaverile, aiutano ad allontanare le talpe, che non gradiscono il suo odore (tipicamente agliaceo).

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CONSOLIDA, NON SOLO NELL’ORTO • Della consolida esistono diverse specie, da alcune delle quali sono state ricavate anche varietà da giardino, ornamentali per le timide ma svettanti fioriture in blu, viola, celeste, rosa, giallo, e per il fogliame a volte variegato. Nel biogiardinaggio invece si utilizza la specie spontanea dei nostri boschi, Symphytum officinale, dai fiori giallognoli, reperibile nelle radure boschive, ai bordi di fossi e campi coltivati. • Appartiene alla famiglia delle Borraginacee e, come tutti i rappresentanti della famiglia, possiede foglie pelose, larghe, di colore verde brillante, e con infiorescenze a cima scorpioide. Nella raccolta è bene munirsi di un paio di guanti perché la peluria leggermente pungente che pervade le foglie e i fusti, nei soggetti predisposti, può dare luogo a fenomeni di allergia da contatto con pruriti, arrossamenti ed eczemi. • La consolida si raccoglie in primavera e se ne può ricavare un preparato con un leggero effetto fertilizzante. Per ottenerlo, si mettono 250 g di pianta fresca a mollo in 5 l d’acqua per cinque giorni, poi si filtra e si spruzza una volta a settimana in copertura (cioè durante la coltivazione) su pomodori, sedani, cavoli, insalate ed erbe aromatiche, evitando dove possibile di irrorare i frutti. Il preparato si conserva per una settimana in un recipiente di vetro posto al buio e al fresco. • Agli impieghi antiparassitari la consolida, trasformata in infusi e macerati, aggiunge virtù fitoterapiche: esercita un’azione calmante, emolliente, cicatrizzante e antiemorragica. Un tempo veniva utilizzata anche per curare distorsioni e dolori articolari, nonché contro la tosse e i malanni delle vie respiratorie.

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FIORITURE IN VASO PER TUTTE LE STAGIONI rispettare l’ambiente, accogliere la biodiversità, ridurre gli sprechi: gesti che diventano una regola spontanea in chi ama la natura, e che non escludono, anzi aumentano, la bellezza di un luogo accogliente e riccamente fiorito grazie a una buona scelta di specie e di contenitori adatti.

a coltivazione dei fiori in vaso consente di ritrovare nei piccoli spazi di balconi, terrazzi e davanzali il piacere di un contatto con la natura. Un terrazzo ricco di verde e di fiori ha un prezioso valore ambientale. Significa più umidità e meno calore, rispetto al riverbero provocato da superfici cementate o asfaltate. È uno spazio per la biodiversità e la protezione per la piccola fauna, dagli uccelli agli insetti utili come le api.

L Hibiscus rosa-sinensis ‘Cosmic Dancer®’ è una nuova varietà dalla lunga fioritura e dai fiori giganteschi.

In Italia esistono quasi 7 milioni di terrazzi: un’enorme superficie di cemento arricchibile di verde, fiori e natura. Perché

non va dimenticato che le superfici di cemento e di asfalto innalzano la temperatura di edifici e città assorbendo il calore e riscaldando l’atmosfera, irradiando energia che viene catturata dalle nubi più basse e contribuisce al riscaldamento globale. Gli edifici che hanno tetti verdi o terrazzi ricchi di verde alla loro sommità consentono di risparmiare fino al 40% sulla climatizzazione degli ambienti interni, e questa percentuale si alza ulteriormente se anche le pareti sono inverdite. QUANDO E COME INNAFFIARE

Le piante che normalmente coltiviamo in vaso presentano in genere poche e semplici esigenze. Un cor-

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retto regime di irrigazione è indispensabile per le piante che vivono in contenitore, ancor più del concime: senza quest’ultimo, non crescono né fioriscono, ma sopravvivono; senz’acqua però sono destinate al rapido disseccamento perché le radici non possono contare sulle riserve idriche normalmente presenti nel sottosuolo. L’acqua è l’elemento base per eseguire la fotosintesi clorofilliana e per consentire alle cellule vegetali di riprodursi e rinnovarsi. L’ambiente ristretto del vaso rende più elevato il bisogno d’acqua rispetto alle normali esigenze di ogni specie in piena terra, perché l’esposizione al sole e al vento aumenta il surriscaldamento del contenitore (soprattutto se è di terracotta) e accelera l’evaporazione dell’umidità dal terriccio. In alcune giornate di piena estate, al culmine delle temperature annuali, può rendersi necessaria una doppia annaffiatura giornaliera, indispensabile per esempio quando il vaso è piccolo rispetto alle dimensioni della pianta ospitata. La rapida disidratazione è tipica delle cassette larghe e basse e di quelle in materiale poroso. Ne consegue che la scelta delle piante deve essere in funzione della disponibilità idrica: se non siete in grado di assicurare annaffiature quotidiane durante l’estate, è meglio evitare le specie da fiore classiche e optare per piante succulente

I narcisi e le viole del pensiero sono fioriture primaverili molto facili e adatte anche a vasi e ciotole poco profonde, dove sbocciano generosamente a partire da marzo-aprile.

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COME E QUANTO CONCIMARE LE PIANTE IN VASO • Ogni tipo di pianta andrebbe concimato con un prodotto specifico. Il concime universale, infatti, ha un effetto che sulle specie ad alto consumo energetico, costantemente in fiore, può risultare sottodimensionato. • Alle piante coltivate in vaso è più facile fornire i concimi liquidi, da mescolare all’irrigazione nei dosaggi indicati in etichetta, rispetto ai prodotti granulari, che vanno riservati alle grandi fioriere o alle vasche, dove si riesce agevolmente a grattare il terriccio per ricoprirli. Vanno somministrati preferibilmente in primavera e in autunno, se si tratta di prodotti a lenta cessione. Questi ultimi, commercializzati in genere sotto forma di pastiglie o coni, sono molto pratici: si interrano lungo il bordo del vaso e nutrono la pianta per un periodo variabile fra 1 e 3 mesi. • I concimi liquidi sono dotati di pronto effetto, cioè vengono immediatamente assorbiti dalle radici, ma altrettanto velocemente si esauriscono nel terriccio: vanno quindi somministrati a cadenza regolare, in genere ogni 7-15 giorni per ottenere risultati continuativi. Prima di concimare, è preferibile inumidire leggermente il terriccio con sola acqua e, dopo 30 minuti, fornire il concime diluito in acqua. • La somministrazione del concime deve avvenire fra marzo e settembre, con una sospensione nel periodo più caldo perché le piante possono soffrire se vengono stimolate a crescere mentre la temperatura ambientale impone loro una fase di riposo. In vista della partenza per le ferie, concimate regolarmente le piante se sarà attivo l’impianto di irrigazione automatica o se siete sicuri che qualcuno le annaffierà; in caso contrario sospendete la concimazione 15 giorni prima della partenza. Riprenderete a concimare appena ritornati, per godere della fioritura di fine stagione. • Se utilizzate i granuli o i conetti di prodotto a rilascio graduale, spargeteli sulla superficie del terriccio e smuovete la terra in modo da ricoprirli, poi bagnate bene. Sono indicati soprattutto per gli arbusti, ai quali vanno forniti in marzo, in giugno e in ottobre, assicurando così il nutrimento per la ripresa primaverile, per irrobustire l’esemplare dopo la fase di crescita e per garantire in inverno un po’ di energia: i sempreverdi, come ligustri, aucube, edere, si concedono solo brevi pause di riposo invernale ma il loro processo metabolico rimane attivo.

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e cactus o per specie che si accontentano di una o due irrigazioni a settimana. In alternativa, prendete in considerazione l’opportunità di coltivare magari meno piante ma più grandi e in vasi capienti, nei quali l’umidità rimane a lungo.

ta pertinenza dell’abitazione), ma nelle città e nei paesi dove le forniture idriche estive scarseggiano è doveroso optare per piante a basso fabbisogno idrico, in modo da contribuire al risparmio d’acqua.

Va detto che le limitazioni comunali all’uso dell’acqua per innaffiare le piante riguardano orti e giardini, mentre balconi e terrazzi non sono soggetti al divieto (sono diret-

È preferibile bagnare bene e in abbondanza a distanza di tempo piuttosto che fornire poca acqua tutti i giorni, con l’eccezione delle annuali in vasi piccoli, ciotole e cassette, dove la terra asciuga in

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Le fasi di un rinvaso ben fatto: si copre il fondo del contenitore con palline d’argilla espansa (1) per creare uno strato drenante che riduce il rischio di ristagno idrico a livello radicale; si stende un po’ di terriccio collocando le piante e riempiendo gli spazi con altro terriccio (2), da pressare delicatamente intorno ai fusti delle piante (3). A questo punto si innaffia delicatamente (4) evitando di bagnare il fogliame, il che aiuta a limitare il rischio di insorgenza di malattie crittogamiche.

Man mano che i vasi si svuotano, è consigliabile lavarli e asciugarli (in basso) per asportare i detriti terrosi, che possono contenere spore di malattie fungine.

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Coltivare fiori in vaso orientandosi verso specie a basso impatto ambientale è una scelta ormai obbligata, che non comporta una rinuncia alla bellezza, come si evince da questa carrellata di splendide fioriture. ‘Stella de Oro’ (1) è una hemerocallis dal moderato fabbisogno idrico e con lunga fioritura. È perenne e dura molti anni; ha bisogno di vasi profondi. ll curioso callistemon (2) cresce con facilità anche nel vento e nel pieno sole, con poca acqua; non teme l’aria salmastra e non si ammala facilmente. Le ortensie (3) sono perfette per i balconi ombreggiati: non si ammalano se il terriccio ha pH acido e non vanno soggette a parassiti. La nicotiana (4) fiorisce continuamente; ideale per il pieno sole, tollera bene brevi momenti di siccità. La cleome (5) è una perenne dalle minime esigenze e con poca necessità di acqua. Può anche vivere da un anno all’altro. La passiflora (5) non richiede cure e non vi costringe a usare antiparassitari: è amica dell’ecogiardiniere ed è splendida.

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poche ore. Gli arbusti in vaso e le piante in fioriere grandi vanno innaffiati al mattino molto presto: è il momento ideale perché la terra si è rinfrescata durante la notte, l’acqua evapora più lentamente, la terra la assorbe meglio e le radici non vengono sottoposte a sbalzi termici dovuti all’improvviso contatto con l’acqua fredda del rubinetto. In alternativa, potete innaffiare anche la sera, dal tramonto in poi. Non bagnate mai nelle ore centrali della giornata: lo shock per le radici sarebbe eccessivo e il fogliame potrebbe venire danneggiato dall’effetto lente dovuto ai raggi solari che attraversano le gocce d’acqua. Inoltre, la forte evaporazione riduce in breve tempo l’umidità disponibile, che va quindi sprecata. Il modo migliore per governare gli apporti idrici è quello di avvalersi di un sistema d’irrigazione automatizzato, controllato da una centralina elettronica. Il sistema si compone di tubicini muniti di ugelli da infilare nel terriccio dei vasi. Gli erogatori possono essere a goccia, oppure formare piccoli spruzzi localizzati; per piante delicate esistono anche erogatori di micronebbia, per formare un’umidità fine e diffusa. La centralina va programmata predefinendo sia la cadenza che la durata dell’irrigazione. È il sistema ideale per lasciare le piante incustodite durante le vacanze estive.

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TERRICCIO E PACCIAMATURA

Anche il tipo di terriccio influisce sul risparmio idrico e sulla crescita delle piante: la terra fertile e argillosa si asciugherà più lentamente rispetto a quella con un’elevata percentuale di torba, ma per contro peserà di più, fattore che influisce sul carico complessivo sopportabile dal balcone o dal terrazzo. Una buona pacciamatura (protezione della superficie del terreno, fatta con corteccia sminuzzata, sassi, conchiglie, scaglie di pigna ecc.), mantiene fresco il substrato e ne conserva l’umidità, limitando l’evaporazione, e d’inverno riduce gli effetti negativi del gelo.

I vasi alti sono indicati soprattutto per le piante erbacee perenni e per quelle con radice rizomatosa, come le calle.

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AUTUNNO E INVERNO: ANCORA TANTI FIORI IN VASI E CASSETTE nuto, e se il clima non si fa rigido né troppo piovoso le troverete ancora belle fino a dicembre, quando qualcuna di esse ormai a fine ciclo potrà essere sostituita con piantine primaverili precoci (viole del pensiero, primule, ellebori, bulbose...). COLORI DI FINE STAGIONE

Sono molte le piante da fiore stagionali legate al periodo autunnale. Tra le tante, eccone alcune particolarmente facili e generose.

L’hamamelis profumatissimo fiorisce a gennaio, scaldato dai primi raggi di sole.

Gli aster, semplici o doppi, sono perfetti per decorare il balcone autunnale.

Le fioriture sono più che mai importanti in autunno: vasi, ciotole, cesti e cassette possono decorare finestre e balconi, giardini e cortili fino all’inverno avanzato, quando lasceranno il passo alle prime corolle di primavera. Una visita al garden center di fiducia non metterà in crisi perché si può scegliere tra una gamma di specie poco costose. Qualcuna sarà in grado di vivere a lungo, anche per anni; altre saranno specie stagionali di breve durata ma di costo conte-

Crisantemi. Le forme nane a margherita sono perfette per le piccole composizioni. Gli esemplari medi e grandi con chioma a cuscino è meglio tenerli in vasi singoli. Conservarli da un anno all’altro non è facile, ma disponendo di una serra o di uno spazio con clima non troppo rigido e umido in giardino o terrazzo si potrà vederli fiorire l’anno successivo. Ciclamini. Scelta infinita di sfumature, forme e dimensioni. Le varietà a fiore piccolo sono più robuste. Il freddo intenso all’esterno e il caldo dell’appartamento sono fattori di rischio: l’ideale è un luogo all’aperto, protetto e asciutto. Eriche. Davvero difficile conservarle da un anno all’altro. Trattatele come ottime piante stagionali.

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PREVENIRE I DANNI CAUSATI DAL GELO • Numerose sono le strategie antifreddo per proteggere le piante in vaso. Se non avete una miniserra in cui trasferire le piante, provvedete a isolare il loro contenitore rialzandolo dal pavimento (per esempio appoggiandolo su assi di legno) e avvolgendolo con materiali vari, per trattenere un pizzico di calore a protezione dell’apparato radicale e per consentire una benefica circolazione dell’aria. • Legate o coprite le chiome con teli di non tessuto o stuoie, in modo da creare una “camera d’aria” interna più tiepida rispetto all’esterno. • Nelle giornate tiepide aprite parzialmente i legacci o l’involucro per dare aria e controllare che non si siano instaurate malattie fungine (alcune crittogame prosperano anche durante l’inverno). Un’oretta di arieggiamento verso il mezzogiorno è sufficiente. Ricomponete sempre la protezione ben prima che il sole tramonti. • Fate molta attenzione all’umidità del terriccio: togliete i sottovasi, per evitare ristagni che, sommati al gelo, diventano un serio problema. Collocate le piante preferibilmente lungo un muro, su un lato esposto a sud: in questo modo il tetto dell’edificio o il soffitto del balcone sovrastante le ripareranno dalla caduta della pioggia. Se la stagione è molto umida, non innaffiatele: sono in riposo e non risentono della siccità. • La neve non crea grossi problemi, se viene scossa dai rami evitando un accumulo di peso. Appena la nevicata termina, passate un dito ben inguantato intorno al fusto per allontanare i cristalli di neve che, ghiacciandosi, potrebbero danneggiare i tessuti vegetali.

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L’autunno si riempie di bellezza con le fioriture di stagione. Si possono mescolare i crisantemi nani (1) con piante dal fogliame persistente quali timo, veronica, cineraria dalle belle foglie argentee. Il ciclamino (2) ha bisogno di un ambientre fresco, luminoso e riparato dal sole e dalla pioggia. Le bacche arancione del solanum (3) si formano in estate da fiorellini bianchi poco vistosi; la pianta ha una discreta resistenza al freddo. La veronica o hebe (4) tollera bene gli ambienti ombreggiati e resiste al gelo. Le camelie sasanqua (5), rosa o bianche, anche a fiori doppi, sbocciano tra ottobre e gennaio; hanno bisogno di vasi grandi e profondi. L’erica (6) rimane bella a lungo se non è esposta al calore del sole e alla pioggia persistente, ma raramente sopravvive da un anno all’altro: ce la fa solo se in estate trova una posizione molto fresca, umida e ombreggiata, all’aperto.

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Abelia. Ottimo arbusto da siepe, è reperibile in autunno in piccoli vasi, già fiorita. Non è una pianta protagonista ma un ottimo ingrediente per gruppi misti. Cavoli ornamentali. Non sono fiori, ovviamente, ma sono belli quanto e più dei fiori, anche sotto la neve. Attenzione a non innaffiarli troppo e a non portarli in casa: al caldo cedono subito. CONSIGLI DI MANUTENZIONE

La minore o maggiore durata delle composizioni con piante stagionali nel periodo autunno-inverno dipende principalmente da fattori climatici. Non è tanto il freddo a metterle in crisi, quanto piuttosto l’eccesso di umidità persistente, il vento forte e asciutto, il sole insolitamente caldo con carenza di irrigazioni regolari. Individuate una zona protetta e soleggiata e garantite forniture di acqua regolari, eliminando l’acqua stagnante nel sottovaso dopo una mezz’ora dall’innaffi atura. Per prolungare la bellezza della composizione è bene impiegare un terriccio nuovo e fertile, fornire un po’ di concime ma senza eccedere e pulire regolarmente la chioma eliminando i fiori appassiti e le foglie secche. In genere non è difficile avere i vasi ancora belli fi no a Natale e oltre, se l’inverno non è particolarmente rigido e se sono riparati dalla pioggia.

Piante da fiore per l’inverno in vaso Ecco una selezione di specie che possono arricchire di colore e di profumo il periodo invernale.

SPECIE E VARIETÀ

NOTE E CARATTERISTICHE

Camellia sasanqua

Arbusto coltivabile in vasi di dimensione medio-grande, resiste bene al freddo e allo smog; fiorisce tra ottobre e gennaio. I fiori sono profumati.

Bergenia cordifolia

Erbacea con larghe foglie sempreverdi e fiori rosa o bianchi che si aprono in inverno. Molto durevole.

Ellebori

Noti anche come "rose di Natale", sono disponibili in una ricca scelta di varietà con larghe corolle verdi, rosa, violette. Sboccia tra gennaio e marzo.

Bucaneve e crochi

Piccole bulbose capaci di emergere dalla crosta nevosa; anche per piccoli vasi e cassette.

Hamamelis mollis

Arbusto dalla profumata fioritura invernale, ha bisogno di un vaso profondo e di terra fertile.

Viburnum tinus

Noto come lentaggine, è un arbusto sempreverde indistruttibile. Tollera il caldo, lo smog, il gelo. In inverno forma infiorescenze con boccioli rosa.

Viole del pensiero

Grande risorsa per allestire vasi, ciotole e cassette, in fiore per tutto l’inverno e fino ad aprile.

LE SCHEDE BOTANICHE

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ALBERI DA FIORE

Le magnolie da fiore aprono i loro grandi boccioli a coppa in primavera, tra marzo e aprile, prima di emettere le foglie. Resistono molto bene al freddo e allo smog, purché il terreno non sia troppo compatto, fattore che provoca soffocamento radicale.

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a primavera è il momento degli alberi in fiore, bellezza effimera e indispensabile per la vita e il raccolto; la fioritura è un fenomeno che racchiude in sé meccanismi biologici affascinanti.

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Basta poco: qualche giorno di bel tempo, ed ecco che aprile sboccia. Persino certe strade di città diventano irriconoscibili. In campagna lo spettacolo è tale, in alcuni casi, da divenire un grande richiamo turistico. Le fioriture dei meli in Alto Adige e dei ciliegi a Vignola (Modena) attirano innumerevoli persone armate di macchina fotografica, per godersi lo spettacolo offerto dalla natura e la sfilata di carri inghirlandati di fiori. I giapponesi hanno dato un nome al piacere di osservare gli alberi in fiore: hanami, che significa letteralmente “guardare i fiori” ma più in generale rappresenta quell’in-

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contrarsi e passeggiare godendosi uno spettacolo dall’elevato valore spirituale, legato alle tradizioni del passato e alla capacità introspettiva di cercare la bellezza nella propria anima per poterla trasmettere come base della convivenza pacifica. Se vi piace l’idea di organizzare in giardino o sul terrazzo un momento dedicato all’hanami, come fanno i giapponesi, allora non esitate a regalarvi qualche bell’albero con fioritura primaverile, completando lo spazio verde con altre piante che sbocciano più tardi (ippocastani, catalpe, paulonie...) o che attendono l’estate, come l’albizzia dai fiori a forma di piumino. Poche sono le alberature che offrono fiori in autunno, ma in questa stagione talvolta intervengono le bacche a portare colore, come nel caso del clerodendro che fiorisce, profumato, in estate, poi produce curiose bacche bicolori.

MELI, PERI E CILIEGI DA FIORE: UNA VERA MERAVIGLIA • Generate da complicati incroci, le varietà da fiore degli alberi da frutto non danno frutti veri e propri ma bacche spesso molto decorative in autunno, e soprattutto fiori in abbondanza: semplici, doppi, talvolta raccolti in mazzetti penduli. Queste piante generose scandiscono in modo spettacolare il corso del tempo, rispondendo al bisogno sempre più diffuso di ritrovare un contatto sensoriale con i ritmi stagionali, quasi perduti in città. • I ciliegi giapponesi da fiore sono fra i primi a svegliarsi in primavera, persino in certi viali urbani che per un paio di settimane diventano meravigliosi. Seguiranno, a fine mese, i fiori dei peri e, in aprile, quelli bianco-rosati dei meli, in netto contrasto con i boccioli ancora chiusi, quasi rossi; alcune varietà hanno una spettacolare chioma color porpora.

I cornioli orientali hanno brattee formate da larghe foglie, bianche in Cornus kousa (in alto), rosa intenso o porpora in altre specie e varietà come Cornus florida ‘Cherokee Chief’. I veri fiori sono quelli piccoli e verdi raccolti al centro delle larghe brattee che formano una chioma spettacolare tra aprile e maggio.

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ALBERO DI GIUDA FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

Piccolo albero (altezza massima 10 m, diametro 5 m) deciduo con corteccia scura e rugosa. Può essere allevato anche a cespuglio. Ha chioma tondeggiante, data da foglie arrotondate cuoriformi. Sui rami vengono prodotti in aprile, prima della comparsa delle foglie, i fiori, di colore rosa violaceo, abbondantissimi, in infiorescenze a grappolo sessile; esistono anche varietà a fiore bianco (alba). Non è rifiorente.

Cercis siliquastrum

Non teme il freddo padano, né il caldo torrido meridionale. Sopporta l’inquinamento urbano e resiste alla siccità e alla mancanza di concime. Preferisce il pieno sole per una migliore fioritura, tutt’al più la mezz’ombra. Non ha esigenze in materia di terreno anche se l’ideale sarebbe un suolo calcareo. Tollera le potature, in novembre, ma queste comportano la penalizzazione della fioritura l’anno successivo.

ALBIZ ZIA FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

Detta anche gaggia o acacia di Costantinopoli, è un elegante alberello (altezza massima 12 m, diametro 10 m) a ombrello, con chioma leggerissima, data da foglie lunghe a 20 cm, composte da foglioline verdi. In giugno-luglio produce capolini sferici, profumati, di 4 cm di diametro, riuniti in ampie pannocchie corimbose. Sono formati da vistosi stami bianco-giallini alla base, che virano al rosso verso l’apice, simili a piumini.

Albizzia julibrissin

Resiste al freddo padano e al caldo meridionale; non sopporta i geli alpini o alto-appenninici. È insensibile all’inquinamento urbano. Richiede un’esposizione soleggiata per fiorire in abbondanza; a mezz’ombra risulta un po’ sacrificata. Non ha preferenze in fatto di terreno (detesta i substrati acidi), purché ben drenato. Necessita di annaffiature nei primi anni di vita. Non serve concime, come per tutte le Leguminose.

CATALPA FAMIGLIA

Bignoniacee

NOME SCIENTIFICO

Chiamata anche albero dei sigari, raggiunge i 15 m di altezza e gli 8 m di diametro. La chioma è ovoidale, data da foglie grandi, ovato-arrotondate. In giugno produce grandi fiori a imbuto campanulato, candidi e picchiettati di rosso e giallo, lunghi 5 cm, riuniti in pannocchie piramidali di 15-20 cm di lunghezza, molto vistose anche a grande distanza. Ne derivano lunghi (fino a 40 cm) baccelli penduli.

Catalpa bignonioides

Indicata per giardini di medie dimensioni, resiste al freddo padano e prealpino e al caldo meridionale. Ama terreni profondi, fertili e molto ben drenati. L’esposizione deve essere soleggiata, per favorire una ricca fioritura, ma vive anche a mezz’ombra o in ombra. Va annaffiata solo nei primi anni. Desidera un po’ di concime organico in autunno. Va potata solo se necessario, perché si penalizza la fioritura.

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CLERODENDRO FAMIGLIA

Verbenaceae

NOME SCIENTIFICO

Piccolo albero a portamento espanso (altezza 6 m e diametro 5 m) e a crescita mediamente rapida. Ha foglie grandi (lunghe fino a 20 cm), ovali o ellittiche, ruvide sulla pagina superiore e tomentose su quella inferiore. I fiori sbocciano in agosto-settembre, in racemi apicali sui rami dell’anno e raggiungono i 20 cm di diametro. Le corolle (diametro 3 cm) sono bianco-rosate e molto profumate.

Clerodendrum trichotomum

Resiste al gelo (fino a –15 °C), ma sopporta anche il caldo; preferisce climi freschi e non tollera la salsedine; il vento forte può danneggiare le foglie. Predilige un sito in pieno sole: a mezz’ombra fiorisce meno. Desidera un terreno fresco e profondo, poco calcareo, ben drenato. Le annaffiature servono nei primi anni in estate. Concimazioni in autunno e primavera con un prodotto per arbusti da fiore sono utili alla fioritura.

COTOGNO FAMIGLIA

Rosacee

NOME SCIENTIFICO

Piccolo albero (massimo 6 m d’altezza) o arbusto dalle foglie ovatolanceolate, verdi e glabre sulla pagina superiore, chiare e tomentose su quella inferiore. La fioritura è spettacolare, con grandi fiori bianchi (fino a 8-10 cm di diametro) a cinque petali. Ne derivano in settembre i frutti, inizialmente verdi e pelosi, poi gialli e lucidi, immangiabili da crudi: si impiegano per confetture e per profumare la biancheria.

Cydonia oblonga

Resiste al freddo anche intenso, ma le gelate tardive possono danneggiare la fioritura; non ama la salsedine. Per fiorire bene, vuole il pieno sole. È molto sensibile al calcare: il suolo ideale è fertile, fresco, profondo, neutro o leggermente acido, drenato. Necessita di irrigazione anche da adulto in climi o su terreni aridi. Si concima con sostanza organica in autunno ad anni alterni e con potassio in primavera ogni anno.

DAVIDIA FAMIGLIA

Nissacee

NOME SCIENTIFICO

È chiamata anche albero dei fazzoletti perché, durante la fioritura, le vistose brattee bianche che proteggono le strutture fiorali somigliano a fazzoletti appesi ai rami. Alta fino a 20 m, ha portamento eretto e crescita lenta. La chioma è arrotondata, data da foglie cuoriformi, glabre di sopra e pelose di sotto. Dopo gli 8-10 anni d’età, in maggio si sviluppano i fiori, verdastri e insignificanti, avvolti da brattee bianche pendule.

Davidia involucrata

Gli esemplari adulti tollerano il gelo; quelli giovani vanno pacciamati alla base d’inverno. La pianta non ha problemi nei climi caldi, dove però preferisce una posizione a mezz’ombra: in pieno sole necessita di annaffiature regolari. Desidera terreni freschi, profondi, ricchi e drenati ma sempre umidi. In gioventù e per un paio d’anni dopo l’inizio della fioritura va concimata in primavera con un prodotto organico.

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IPPOCASTANO FAMIGLIA

Sapindacee

NOME SCIENTIFICO

Originario dei Balcani, è un imponente ed elegante albero (fino a 30 m d’altezza e 15 di diametro) molto utilizzato in passato nelle alberature stradali nonostante la scarsa resistenza all’inquinamento. Dal tronco diritto e nodoso con l’età, a corteccia prima grigia e liscia, poi scura e squamata, si dipartono rami assurgenti a candelabro, lenticellati, con grandi gemme opposte, rossastre, e una terminale di notevoli dimensioni, ricoperte da una sostanza vischiosa. La chioma è espansa, globosa e maestosa nei vecchi esemplari. Le foglie sono molto grandi, palmate, composte da 5-7 foglioline ovato-lanceolate a margine dentato, glabre e lucide. In aprile-maggio produce vistose infiorescenze a pannocchia eretta (simili a candelabri), lunghe fino a 30 cm, date da fiori (circa 2 cm) bianchi con base gialla e centro rosso. Il frutto è una gros-

Aesculus hippocastanum

sa capsula rotonda e verdastra, ricoperta di aculei radi, corti e poco pungenti, che si apre in tre valve e contiene un grosso seme bruno lucido, che assomiglia a una castagna ma risulta velenosa per l’uomo. In passato veniva macinato e somministrato sotto forma di farina ai cavalli, senza causare loro problemi di tossicità. Oggi si utilizza per estrarne un principio attivo vasocostrittore. Resiste bene al freddo (ma non al gelo intenso e prolungato dell’arco alpino), meno al caldo e al vento forte. Non è indicato per zone marittime. Preferisce suoli fertili, freschi, profondi, ben drenati. Predilige un’esposizione soleggiata o a mezz’ombra. Necessita di annaffiature nei primi anni dopo l’impianto. Gradisce una concimazione con fertilizzanti organici in autunno e in primavera. In considerazione dello spazio che occupa da adulta, la pianta è idonea solo per grandi giardini.

UNO SPETTACOLO IN ROSA • L’ippocastano a fiori rossi (A. x carnea) è un ibrido fra l’ippocastano e A. pavia, arbusto nordamericano dai fiori porpora o cremisi. Si caratterizza per lo sviluppo più contenuto (altezza massima 12 m) e le foglie più lucide, con margini più dentati. • I fiori sono da rosei a purpurei, portati in infiorescenze di dimensioni leggermente inferiori (lunghezza massima 20 cm) e risultano più durevoli sulla pianta. La fioritura avviene con 7-10 giorni di ritardo rispetto alla specie a fiori bianchi. I frutti sono più piccoli e quasi privi di spine. • È poco sensibile a un temibile parassita di recente introduzione, la minatrice dell’ippocastano (Cameraria ohridella), che debilita fortemente gli alberi, portandoli a morte nel giro di qualche anno di attacchi ripetuti.

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L AGERSTROEMIA FAMIGLIA

Litracee

NOME SCIENTIFICO

Piccolo albero (altezza massima 6 m) allevato anche a cespuglio, con una corteccia sottile bianco-grigiastra, lucida, squamata in strisce grigie, e rami divaricati e contorti molto decorativi in inverno. Ha foglie piccole, ovali-lanceolate, lucide, che si tingono di rosso prima di cadere in autunno. Da giugno a settembre produce grandi pannocchie apicali erette di fiori bianchi, rosa, lilla, rossi o porpora.

Lagerstroemia indica

Resiste al freddo padano, al caldo delle zone costiere, ai venti freddi e a quelli salsi, come pure all’inquinamento urbano. Necessita di un’esposizione soleggiata per fiorire bene. Preferisce terreni fertili, argillosi, calcarei, perfettamente drenati. Deve essere irrigata bene subito dopo l’impianto e durante tutto il primo anno; in seguito potrebbero servire irrigazioni di soccorso nelle estati veramente calde e secche.

LIRIODENDRO FAMIGLIA

Magnoliacee

NOME SCIENTIFICO

Viene chiamato anche albero dei tulipani, per via della curiosa forma dei fiori, che compaiono in giugno, somigliano a quelli dei tulipani, con sepali verdi e numerosi petali giallo-arancio (lunghi 4-6 cm). Raggiunge i 30 m d’altezza grazie a un tronco diritto, con corteccia bruna, rugosa e reticolata. La chioma è piramidale-arrotondata, data da foglie grandi, quadrilobate, color verde intenso che diviene giallo vivo e rosso in autunno.

Liriodendron tulipifera

Resiste all’inquinamento urbano e al gelo, ma non al caldo torrido delle coste meridionali: non è quindi indicato per il Sud Italia. Va posizionato in pieno sole nelle località più fredde, a mezz’ombra in quelle più miti. Predilige terreni umidi, freschi, profondi e con pH acido. Va annaffiato anche da adulto dalla primavera all’autunno. Necessita di concime organico in autunno e primavera, per favorire la fioritura. Non va potato.

UNA BELLEZZA AUSTRALIANA • Si chiama Lagunaria patersonii il piccolo albero che regala i bei fiori rosa che vedete nella foto a fianco. Nonostante sia nota anche come ibisco di Norfolk (le sperdute isole dell’Oceania nelle quali fu per la prima volta notata la specie), non ha alcuna parentela con gli ibischi. • Consigliato per climi miti anche in presenza di vento salmastro, la Lagunaria fiorisce a inizio estate nelle nostre regioni costiere e a clima mite; alcuni begli esemplari sono visibili all’Orto botanico di Catania.

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MAGNOLIA DA FIORE FAMIGLIA

Magnoliacee

NOME SCIENTIFICO

Piccolo albero, può arrivare fino a 6 m d’altezza. Ha tronco liscio, scuro, molto ramificato, a volte contorto; nel tempo tende ad assumere un portamento sgranato e irregolare. Le foglie grandi, ovato-lanceolate, sono verde chiaro che diventa giallo in autunno.

In occasione della fioritura, in marzo, compaiono vistose corolle; particolarmente eleganti e delicate quelle di colore rosa.

La fioritura avviene precocemente, in marzo, prima dell’emissione delle foglie. Si schiudono grandi corolle (fino a 15 cm di diametro) a forma di coppa, di colore bianco, rosa, porpora, viola o gialli (M. s. denudata var. ‘Yellow River’), anche bicolori, striati o sfumati. La pianta impiega alcuni anni dopo la messa a dimora per arrivare a fiorire. Resiste al freddo e al caldo della Val Padana, ma le gelate tardive possono danneggiare i bocci o addirittura compromettere la fioritura già in corso, lessando le corolle. Non ama le zone costiere né i venti carichi di salsedine.

Magnolia soulangeana

Desidera terreni freschi, profondi, ricchi di humus, in grado di trattenere l’umidità ma ben drenati, con pH leggermente acido. Necessita di un’esposizione soleggiata o tutt’al più a mezz’ombra nel Centro-Nord Italia, mentre al Sud è bene ripararla dal sole cocente della piena estate ed è quindi preferibile la posizione a mezz’ombra. Va annaffiata per i primi 3-4 anni dopo l’impianto e nelle estati secche. Si concima in autunno e primavera con un fertilizzante organico. Ha crescita lenta e non ama né richiede la potatura, da limitare, solo se necessario, a interventi minimi per assicurare la forma desiderata. L’eliminazione di grossi rami contribuisce all’aspetto disordinato e irregolare che la pianta tende già ad assumere spontaneamente. L’eventuale potatura va comunque effettuata in piena estate, mai in primavera a ridosso della fioritura per non causare squilibri letali.

LA MAGNOLIA GRANDIFLORA • La magnolia sempreverde a fiore estivo è un albero di grande sviluppo, che può raggiungere i 20 m d’altezza e i 4 m di diametro. Ha tronco diritto con chioma conica. Presenta grandi foglie lanceolate, coriacee, verde lucido sulla pagina superiore e pelose in quella inferiore. • In giugno produce grandi fiori a coppa di colore bianco crema, del diametro fino a 20 cm, molto profumati (leggero sentore di limone). • Resiste al freddo (al gelo in posizioni riparate) e al caldo padano. Desidera terreni freschi, profondi e ben drenati, con pH leggermente acido. Necessita di esposizione soleggiata (a mezz’ombra produce pochi fiori). Va annaffiata molto nei primi anni. Si concima in autunno e primavera con fertilizzante organico. Non ama le potature.

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MIMOSA FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

Albero che può raggiungere i 20 m d’altezza e gli 8 m di diametro. La chioma leggera e glauca è data da foglie composte da 20-30 foglioline color verde cenere. I fiori appaiono, numerosissimi, fra gennaio e marzo: sono riuniti in capolini globosi sferici di colore giallo dorato, profumati, raccolti in racemi all’ascella delle foglie. Nei mesi successivi risulta invece un albero un po’ anonimo e piuttosto delicato.

Acacia dealbata

Non resiste al freddo: sono pericolose già temperature di 0 °C; in Val Padana è preferibile coltivarla in un grande vaso. Ama il sole e le temperature elevate, alle quali reagisce senza richiedere annaffiature (nel caso di esemplari già adulti in piena terra: nei primi anni va annaffiata regolarmente). Richiede un terreno leggero, sciolto, anche sassoso ma fertile. Per favorire la fioritura si può concimare in autunno.

NESPOLO GIAPPONESE FAMIGLIA

Rosacee

NOME SCIENTIFICO

Piccolo albero alto fino a 10 m e largo fino a 8 metri. Il fogliame sempreverde è coriaceo, lanceolato, peloso nella pagina inferiore. La chioma tende spontaneamente a un’aggraziata forma globosa. I fiori, portati da rametti pelosi, sono riuniti in corte pannocchie e hanno petali giallognoli, che si aprono fra ottobre e gennaio; sono profumatissimi. I frutti gialli o arancione, si raccolgono a maturazione fra aprile e maggio.

Eriobotrya japonica

Teme il freddo, soprattutto nel periodo di fioritura (inverno): sopporta minime di –10 °C, che però compromettono la fruttificazione. Vive anche al Nord, in piena terra o in vaso, non per i frutti ma per l’estetica. Richiede una posizione in pieno sole, al Nord anche riparata dai venti freddi. Non sopporta solo i suoli ricchi di sale o di umidità. Le annaffiature si limitano al primo anno dall’impianto. La concimazione migliora la fioritura.

PAULONIA FAMIGLIA

Scrofulariacee

NOME SCIENTIFICO

Grazioso albero (massimo 20 m d’altezza) dal tronco spesso inclinato, con chioma espansa orizzontalmente. Ha enormi foglie (lamina fino a 35 cm, picciolo fino a 10 cm) cuoriformi pelose. In aprile-maggio produce sui rami nudi grandi pannocchie (fino a 15 cm di lunghezza) apicali ed erette di fiori (lunghi fino a 6 cm) a forma di tromba, viola o lilla, profumati. Ne derivano in estate i frutti, grosse capsule ovoidali.

Paulownia tomentosa

Necessita di ampio spazio. La potatura è sconsigliata perché sacrifica la fioritura per almeno 1-2 anni. Tollera il freddo e il caldo, l’inquinamento urbano, ma non i geli prolungati e tardivi, che penalizzano la fioritura, e i luoghi ventosi, dove le grandi foglie morbide si lacerano. Si adatta a qualunque terreno. Preferisce l’esposizione al sole per fiorire in abbondanza. Necessita di annaffiature solo nei primi anni di vita.

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PRUNUS DA FIORE FAMIGLIA

Rosacee

NOME SCIENTIFICO

Prunus

però anche ad altre tipologie. Vanno annaffiati solo nei primi anni dopo l’impianto e nelle estati particolarmente calde e siccitose fino ai 10 anni di vita.

I Prunus da fiore sono arbusti o piccoli alberi, alti fino a 8 metri. Hanno un tronco diritto poi sinuoso e nodoso. Le foglie sono decidue, ovoidali-ellittiche con margine seghettato, lunghe 6-7 cm, color verde tenue o rosso a seconda delle cultivar. I fiori sono solitari o in mazzetti e compaiono in marzo-aprile appena prima dell’emissione delle foglie; sono semplici, semidoppi o doppi e hanno colore bianco o rosa. Il frutto è sferico, fino a 3 cm di diametro, giallo o rosso, commestibile ma di scarso valore.

È bene concimare ogni anno in autunno con abbondante fertilizzante organico, come letame ben maturo, stallatico secco, humus o compost. Tollerano le potature, che però non sono indispensabili: possono servire per arieggiare la chioma e sempre per eliminare rami spezzati o malati.

Resistono tutti alle basse temperature e al caldo estivo, nonché all’inquinamento urbano e ai venti freddi (ma all’impianto è bene fornire un robusto tutore per evitare inclinamenti del tronco), un po’ meno a quelli salmastri. Prediligono un’esposizione soleggiata, l’unica che assicura lo spettacolo della fioritura. Preferiscono suoli leggeri, fertili, leggermente calcarei, non troppo asciutti ma ben drenati; si adattano

Il ciliegio da fiore (ciliegio giapponese, P. ‘Kanzan’) è un albero di medie o piccole dimensioni (massimo 8 m d’altezza), che tra marzo e aprile produce fiori semplici o doppi in colori dal bianco al rosa. P. cerasifera ‘Pissardii’ è alto fino a 8 m, con fiori solitari dai petali rosei e poi bianchi, a metà marzo. P. mume (albicocco da fiore) è alto fino a 10 m, con fiori da bianchi a rosa scuro, profumati e solitari o portati in coppie.

PERI E MELI DA FIORE • Il pero da fiore (Pyrus calleryana ‘Chanticleer’) è un alberello (massimo 6 m d’altezza x 4 di diametro) piramidale, con un’eccezionale fioritura primaverile (in aprile), quando si riempie di corolle candide stradoppie che rivestono interamente i rami, nascondendoli completamente. Seguono in agosto minuscole pere gialle, non commestibili ma molto gradite agli uccellini. Prima di cadere in autunno le foglie assumono tinte dorate. • Il melo da fiore (Malus ‘Evereste’) è un piccolo albero, alto al massimo 8 m e largo 5 m, con chioma piramidale. In aprile-maggio si copre di fiori bianchi o rosati, semplici o doppi, a seconda delle varietà, riuniti in mazzetti di 6-8. Da agosto si trasformano in numerosi piccoli pomi gialli o rossi, rotondi, con un diametro di 2,5 cm, non commestibili.

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ROBINIA FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

Albero rustico dalla crescita molto veloce ma poco longevo; può toccare i 20 m d’altezza. Sui rami spinosi (esistono varietà floricole inermi) si addensano le foglie composte, lunghe fino a 20 cm, formate da foglioline ovali arrotondate. Fiorisce in aprile-maggio in bianco, con vistose pannocchie pendule di fiori papilionacei molto profumati. La varietà ‘Casque Rouge’ ha pannocchie rosa intenso, è inerme e sterile.

Robinia pseudacacia

Non teme il freddo, ma è meno resistente al caldo torrido, ai venti salsi o alla salinità nel suolo. Non ha preferenze per il terreno, che può essere anche sassoso, povero, molto sabbioso o molto compatto. Per ottenere una ricca fioritura è necessaria una posizione in pieno sole, ma tollera anche la mezz’ombra. Si annaffia solo nel primo anno dopo l’impianto. Non va concimata. La potatura ne stimola la crescita.

TIGLIO FAMIGLIA

Tigliacee

NOME SCIENTIFICO

Albero di grandi dimensioni (fino a 35 m d’altezza e 20 m di diametro), a crescita abbastanza lenta, è molto longevo. Ha foglie grandi (fino a 12 cm), ovatocordate. In maggio-giugno produce numerosissimi fiori bianco-giallastri, piccoli, profumatissimi, che attirano le api (che ne ricavano il miele di tiglio). Attenzione: i residui dei fiori e poi i frutti, dotati di un’ala chiamata “samara”, creano molta sporcizia sotto di sé.

Tilia platyphyllos

Tollera temperature rigide ed estati calde, ma non i venti forti che lacerano le foglie e quelli salsi. Desidera esposizioni soleggiate per fiorire in abbondanza. Il suolo preferito è profondo, fresco e fertile, ma sopporta anche altre tipologie, perfino con drenaggio non ottimale. Va annaffiato nei primi anni dopo l’impianto. Una concimazione autunnale ne facilita la fioritura. Vanno sempre eliminati i polloni basali.

IL POTERE DEI FIORI DI TIGLIO • I fiori di tiglio sono da secoli utilizzati per il loro potere calmante e per la loro capacità di abbassare la temperatura corporea, il che li rende indicati in caso di malattie da raffreddamento e in caso di disturbi del sonno. Per le loro qualità calmanti, possono essere usati anche per bagni caldi. • La tisana ai fiori di tiglio viene consigliata anche per combattere tosse e dolori ai reni. Si prepara immergendo 2-3 cucchiaini da tè di fiori in una tazza di acqua calda per 15 minuti e dolcificando poi solo con miele.

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ARBUSTI DA FIORE

I rododendri sono fra i più noti e apprezzati arbusti da fiore; fioriscono solo in primavera. Arrivano a raggiungere dimensioni arboree nei climi non troppo gelidi ma molto freschi e piovosi in estate, con terreno a pH acido.

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a varietà di arbusti reperibili oggi sul mercato è tale da soddisfare davvero ogni esigenza, e molte specie sono perfette per il giardiniere che sceglie i metodi biologici. Sono soprattuto gli arbusti autoctoni, del territorio, ad andare incontro alle esigenze di bassa manutenzione, elevata resistenza alle avversità e capacità di creare ambienti che accolgono la fauna, dalle farfalle ai piccoli mammiferi agli uccelli, che nidificano nella chioma e si sfamano con le bacche.

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Un altro pregio degli arbusti è la possibilità di combinarli in gruppi misti per avere in qualunque stagione qualche fioritura, dalla calda estate con i fiori dell’ibisco di Siria fino al tardo autunno e inverno (osmanto, camelia sasanqua e poi calicanto, hamamelis, cotogno...). Per ottenere un risultato appagante occorre prendere in considerazione diversi fattori: clima, tipo di terreno e sue caratteristiche chimiche (se il pH è inferiore a 7 occorre optare per gli arbusti acidofi li, splendidi ma quasi tutti con fioritura esclusivamente primaverile). E poi presenza di brezze dominanti, da frenare con specie generose e tolleranti anche il salmastro, come le tamerici dalla breve ma spettacolare fioritura. C’è anche il fattore del profumo a suggerire la scelta degli arbusti per

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giardino e terrazzo. Alcuni sono fenomenali come il Philadelphus o fior d’angelo, arbusto tanto incantevole in fiore quanto sgraziato e insignificante durante il resto dell’anno. In tema di fiori profumati non ha bisogno di introduzione la fragranza del lillà, ma è interessante notare che le varietà bianche sembrano ancora più belle e profumate di quelle classiche violette. Un progetto ben dosato deve comprendere una certa proporzione di sempreverdi. Oltre ai viburni persistenti, si può pensare a Photinia ‘Red Robin’, arbusto rustico i cui germogli emergono a fine inverno con tinte rosse e bronzee molto ornamentali, seguiti a primavera da corimbi di fiori bianchi simili a quelli del biancospino, altra specie consigliabile per chi vuole fiori e bellezza con poco lavoro.

Larghe e candide infiorescenze illuminano la Photinia (in alto) a primavera, rendendo splendide le siepi di questo arbusto sempreverde molto facile e durevole.

L’ibisco di Siria (in basso) è interessante per la sua resistenza e per la lunga fioritura estiva.

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ABELIA FAMIGLIA

Caprifoliacee

NOME SCIENTIFICO

Molto decorativa, sia come esemplare singolo, sia in macchie sia nelle bordure miste insieme con piante erbacee. Raggiunge un’altezza compresa fra 1,5 e 1,8 metri. Il fogliame si presenta verde con sfumature rossastre, variegato in alcune varietà; le foglie sono piccole. I fiori, che sbocciano in tarda estate (da fine luglio a settembre-ottobre), sono bianco-rosati o rossi, a tubo, piccoli ma numerosi.

Abelia grandiflora

Nelle zone alpine è necessario coltivarla in vaso (diametro minimo 40 cm), da riparare durante l’inverno in serra fredda; in Val Padana gli esemplari in piena terra, se battuti dal vento, vanno coperti con un telo di non tessuto. Preferisce il sole o la mezz’ombra. Vuole un terreno profondo e fertile, ben drenato. Si concima con letame o stallatico in autunno e in primavera. I nuovi impianti vanno annaffiati nel primo anno.

A Z ALEA E RODODENDRO FAMIGLIA

Ericacee

NOME SCIENTIFICO

La differenza tra azalee e rododendri ha carattere specialistico. In genere si parla di piante da interni e da esterni, entrambe appartenenti al genere Rhododendron, che comprende specie dai 20 cm ai 10 m d’altezza, sempreverdi, semisempreverdi o decidue. La fioritura, in aprile-maggio, è ricca di colori (bianco, giallo, rosa, arancio, rosso, porpora, viola) e, a volte, di profumi.

Rhododendron

Tutti i Rhododendron da esterni resistono al gelo anche intenso, non altrettanto invece quelli da interni (azalee). Sono piante acidofile: desiderano un terriccio acido, acqua decalcificata in abbondanza, fertilizzante per acidofile. Amano la mezz’ombra e i climi freschi: sono indicate per il Nord e il Centro Italia. Soprattutto in estate non devono mancare le annaffiature. Si coltivano in piena terra come in vaso.

BUDDLEIA FAMIGLIA

Buddleiacee

NOME SCIENTIFICO

Conosciuta anche con il nome di “albero delle farfalle” perché i suoi fiori, riuniti in vistose pannocchie di colore viola (rosa o bianchi nelle varietà floricole) leggermente profumate, da maggio ad agosto attirano in gran numero questi insetti, che si nutrono del loro nettare. Raggiunge i 3 m d’altezza e di diametro, formando una chioma leggera di foglie argentate, che cadono in autunno.

Buddleja davidii

Resiste al freddo della Val Padana, mentre sulle Alpi va coltivata in vaso (diametro minimo 40 cm). Desidera un terreno fertile e sciolto, ben drenato. L’esposizione preferita è in pieno sole, ma può tollerare la mezz’ombra (dove fiorisce un po’ meno). Richiede molta acqua nel primo anno, poi solo durante i periodi più caldi. Va potata decisamente alla fine dell’inverno, per contenerne l’esuberanza.

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CALICANTO FAMIGLIA

Calicantacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto molto rustico, resiste al gelo padano senza protezioni. Anzi, fiorisce nel cuore dell’inverno, tra gennaio e marzo, sui rami spogli. I fiori, piccoli e giallastri, emanano un profumo dolcissimo: va piantato lungo i vialetti di passaggio, in modo da goderne nelle corte giornate invernali. Nei restanti mesi ha un aspetto un po’ anonimo: è bene schermarlo con altri arbusti caducifogli più interessanti.

Chimonanthus praecox

Si coltiva in piena terra, su qualunque tipo di substrato, purché con un minimo di drenaggio. Desidera un’esposizione soleggiata soprattutto in autunnoinverno; a mezz’ombra fiorirà meno. Va annaffiato nella prima estate dopo l’impianto. Gradisce una concimazione organica (letame maturo o stallatico secco) in autunno e in primavera. Si può potare all’inizio della primavera per restituire la forma al cespuglio.

CAMELIA FAMIGLIA

Teacee

NOME SCIENTIFICO

Camellia japonica

Acidofila sempreverde, molto longeva (fino a 200 anni), che, in piena terra in giardino, può raggiungere anche i 7 m d’altezza. Ha foglie coriacee, persistenti, lucide, color verde scuro. In gennaiomarzo sviluppa grandi fiori a coppa, bianchi, rosa o rossi, semplici, semidoppi o doppi a seconda delle varietà. C. sasanqua produce invece fiori semplici, negli stessi colori, appena profumati, da novembre a gennaio.

Resiste bene al freddo anche intenso (ma sulle Alpi è meglio coltivarla in vaso, da riparare in serra fredda) se posizionata in piena terra. Come acidofi la, va posta in terriccio acido, innaffiata con acqua decalcificata e concimata con un prodotto per acidofile. Ama i climi freschi e umidi, necessita di acqua a ridosso della fioritura e in estate, va fertilizzata in atunnno e poi da febbraio ad aprile.

CEANOTO FAMIGLIA

Ramnacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto a crescita rapida, ma sensibile all’umidità e al gelo. Raggiunge un’altezza massima di 3 m e un diametro di 2,5 m; ha fogliame mediamente coriaceo, semisempreverde. Da giugno ad agosto produce pannocchie di colore dall’azzurro al viola, di forma sferica o cilindrica. esistono altre specie, come C. thyrsiflorus, dal portamento prostrato, più sensibile al freddo, e C. dentatus, con foglie piccole.

Ceanothus burkwoodii

Dalla Val Padana in su deve essere coltivato in vaso grande (diametro minimo 40 cm). Deve anche essere riparato dal vento freddo. Desidera un terreno ben drenato, soffice e ricco di sostanza organica. Richiede un’esposizione in pieno sole. Gradisce molte annaffiature nel primo anno dall’impianto; in seguito basta qualche apporto nelle estati più calde (in piena terra). Va concimato in autunno e in primavera.

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CORNUS FAMIGLIA

Cornacee

NOME SCIENTIFICO

Genere di arbusti molto diversi fra loro: C. sanguinea e C. alba si distinguono per i rami rossi e nudi in inverno; C. kousa produce “fiori” (in realtà sono brattee) vistosi e candidi; C. florida li ha grandi e rosati; C. canadensis ha portamento tappezzante. Tutti hanno foglie piccole e caduche e, dai fiori, regalano in autunno piccoli frutti colorati e decorativi. In autunno le foglie assumono colori accesi.

Cornus

Tollerano il gelo anche intenso e prolungato, soprattutto se coltivati in piena terra (in vaso solo se molto grande, da 50 cm in su di diametro). Desiderano un terreno fertile e fresco, ben drenato. Amano il pieno sole e al più la mezz’ombra. Non necessitano di irrigazioni o concimazioni particolari, salvo che nel primo anno dall’impianto. La potatura si effettua solo su rami rotti o vecchi, o per ridurre l’ingombro.

COTOGNO GIAPPONESE FAMIGLIA

Rosacee

NOME SCIENTIFICO

Piccolo arbusto (al massimo 1,5 m d’altezza) con rami contorti e intricati, spinosi, sui quali, in marzo, compaiono prima della nascita delle foglie i fiori a forma di coppa, semplici o doppi, bianchi, rosa, salmone e rossi. Durante l’estate risulta un po’ anonimo, finché non si sviluppano i frutti, simili a piccole mele di colore prima verde e poi giallo. Si impiega come esemplare isolato o per basse siepi difensive.

Chaenomeles japonica

Resiste senza problemi a temperature molto sotto lo zero, ma non ama l’aria samlastra. Si adatta a ogni tipo di terreno, anche non molto drenato, e necessita di irrigazioni solo nel primo anno dopo l’impianto. Si accontenta di una concimazione primaverile e una autunnale, con fertilizzanti organici. Ha bisogno di potature ogni primavera dopo la fioritura, per ridurre l’intrico dei rami che crescono verso l’interno.

CRATAEGUS FAMIGLIA

Rosacee

NOME SCIENTIFICO

Fra le specie appartenenti al genere Crataegus ci sono C. monogyna (biancospino), ‘Paul’s Scarlet’ e C. laevigata (fiori doppi rossi). Si utilizza per bordure miste o per siepi difensive (i rami sono spinosi). Presenta foglie lobate o lanceolate, caduche. Fiorisce in maggio in ricche infiorescenze bianco crema, rosate o rosse da cui, in agosto, si formano i frutti, rossi, bianchi o neri a seconda della specie.

Crataegus

Genere robusto e rustico, vive bene dalle Alpi alle coste della Sicilia senza particolari precauzioni. Gradisce il sole o la mezz’ombra. Predilige suoli leggeri, anche poveri o moderatamente sassosi, sempre ben drenati. Necessita di annaffiature solo nel primo anno dall’impianto; non è indispensabile concimare. Tollera senza problemi l’inquinamento urbano. È preferibile la coltivazione in piena terra rispetto a quella in vaso.

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DEUTZIA FAMIGLIA

Sassifragacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto a foglia caduca, rustico, ideale come esemplare isolato o in macchie o per siepi fiorite o quinte. Fiorisce in maggio ammantandosi sui rami di piccoli ma numerosissimi fiori candidi, profumati, in infiorescenze allungate. Si ricordano, tra le specie, D. gracilis con fiori profumati; D. x kalmiiflora con fiori a forma di stella bianchi e rosa; D. x rosea di taglia nana, con fiori bianco-rosati campanulati.

Deutzia

Resiste bene al freddo, anche molto intenso, e al caldo. Si adatta a ogni tipo di terreno, pure povero (ma in questo caso va concimato almeno in autunno con un prodotto di natura organica). Desidera un’esposizione soleggiata, ma tollera la mezz’ombra (dove però fiorisce meno). Va irrigata nel primo anno dopo l’impianto. Deve essere potata drasticamente subito dopo la fioritura per contenerne lo sviluppo.

FIL ADELFO FAMIGLIA

Sassifragacee

NOME SCIENTIFICO

Chiamato anche fior d’angelo o fiorrancio, è un arbusto deciduo dalle ramificazioni erette o ricurve, con foglie ovali dalle nervature molto evidenti, di color verde scuro. In maggio si ammanta di grandi fiori bianchi, riuniti in infiorescenze terminali o all’ascella delle foglie, dal profumo intenso. Si impiega come singolo esemplare al centro dell’aiuola, ma anche come macchia e in siepi di bordura.

Philadelphus coronarius

Resiste senza problemi a temperature molto basse sotto lo zero, anche sull’arco alpino. Si trova a suo agio su qualunque terreno, anche argilloso, povero, sassoso o calcareo. Predilige l’esposizione in pieno sole, dove la fioritura sarà più ricca. Va annaffiato solo nel primo anno dopo l’impianto. Si concima in autunno e in primavera con un fertilizzante organico. Le potature non sono necessarie.

FORSIZIA FAMIGLIA

Oleacee

NOME SCIENTIFICO

La sua fioritura, tra febbraio e marzo, preannuncia il ritorno della primavera: si riempie di fiori gialli, che sbocciano sui rami ancora nudi, quando gli altri arbusti sono ancora addormentati. Poi spuntano le foglie, piccole e lanceolate, e l’arbusto diventa un po’ anonimo. È consigliabile, da solo o in gruppi, in posizioni dove sia visibile dall’abitazione in inverno, ma venga nascosto da altre piante in estate.

Forsythia x intermedia

Facilissima da coltivare, resiste al gelo intenso e al caldo torrido, ai venti freddi o salmastri, e perfino all’inquinamento urbano. Vive bene su qualunque tipo di terreno, anche non perfettamente drenato o argilloso. Vuole acqua solo nel primo anno dall’impianto e può vivere in un vaso grande (minimo 50 cm di diametro). Si giova di un po’ di concime organico in autunno. Si pota subito dopo la fioritura.

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GINESTRE FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

Tutte le ginestre sono piante resistenti e rustiche, adatte come singoli esemplari, come macchie, come bordura e sulle scarpate, dove consolidano il terreno con le robuste radici. Sono arbusti bassi (massimo 2 m d’altezza), ramificati, con rami verdi, sui quali in maggio-luglio sbocciano i fiori, di colore giallo intenso (esistono varietà a fiore bianco), in mezzo alle foglie piccole, aderenti ai rami e caduche.

Genista, Spartium, Cytisus, Coronilla, Ulex

Temono il gelo e amano il pieno sole per fiorire bene. Non necessitano di concime (ricavano azoto dall’aria tramite le radici), né di annaffiature (salvo i primi mesi dall’impianto), né di potature (lo sviluppo è sempre contenuto). Genista ama i suoli acidi, mentre le altre specie preferiscono terreni alcalini; tutte desiderano un buon drenaggio. Il genere Ulex comprende arbusti spinosi, da impiegare anche come siepe difensiva.

IBISCO SIRIACO FAMIGLIA

Malvacee

NOME SCIENTIFICO

Robusto caducifoglio molto rustico e versatile: si utilizza ad alberello come esemplare isolato o in filare lungo il vialetto o la recinzione, e come cespuglio in forma singola, in macchia o per siepi. La fioritura avviene in lugliosettembre, quando pochi altri arbusti sono in fiore: le corolle grandi sono bianche, rosa, blu o viola e vengono prodotte in abbondanza e senza sosta. Può raggiungere i 3 m d’altezza.

Hibiscus syriacus

Non ha problemi sulle Alpi né al mare: non lo scalfiscono i venti freddi né quelli salmastri. Predilige però suoli profondi e freschi, comunque ben drenati. Ama il sole, per poter fiorire bene e a lungo. Va concimato con prodotti organici in autunno, primavera e all’inizio dell’estate. Si annaffia solo nel primo anno dopo l’impianto. Ha una minore resa se coltivato in vaso (molto grande, minimo 50 cm di diametro). Tollera le potature.

IPERICO FAMIGLIA

Guttacee

NOME SCIENTIFICO

Cespuglio di altezza contenuta (massimo 1,5 m) ma tendente a crescere in diametro (fino a 3 m), con fogliame persistente, ovato, leggermente coriaceo. Da giugno a settembre si riempie di corolle color giallo intenso, con al centro un ciuffo di stami, di medie dimensioni. Possono seguire frutti di colore prima verde e poi rosso. Si utilizza come punto focale al centro di un’aiuola, o in macchie basse.

Hypericum calycinum

Resiste al gelo come alla calura più spinta, ai venti freddi e a quelli marini carichi di sale. Per fiorire bene, necessita di una posizione soleggiata. Il terreno deve essere preferibilmente profondo e fresco, fertile e possibilmente un po’ acido. Abbisogna d’acqua nel primo anno dall’impianto e in caso di estati particolarmente asciutte. Può vivere in vaso (diametro minimo 35 cm). Si pota in inverno solo per ridurne l’ingombro.

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KERRIA FAMIGLIA

Rosacee

NOME SCIENTIFICO

Indistruttibile arbusto caducifoglio dai fusti verdi, senza ramificazioni ma facile a emettere polloni radicali a distanza dal ceppo. Il portamento è leggero e arcuato. Si utilizza per siepi e macchie. Le foglie, color verde tenero, sono lanceolate. In aprile-maggio regala abbondanti corolle gialle, semplici, semidoppie o doppie a seconda della varietà; in agosto-settembre offre una seconda piccola fioritura.

Kerria japonica

Non teme il caldo torrido né il gelo intenso, i venti freddi e quelli marini, la mancanza d’acqua (salvo che nel primo anno dopo l’impianto) e di concime (fiorisce comunque, basta che sia posizionata in luogo soleggiato). Resiste su ogni tipo di terreno, anche sciolto o pesante. Tollera le potature, necessarie in autunno per ridurne l’ingombro notevole dovuto alla veloce crescita. È inadatta alla vita in vaso.

LILL À FAMIGLIA

Oleacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto caducifoglio molto utilizzato all’inizio del secolo scorso e oggi di nuovo di moda grazie alle numerose varietà elaborate dai floricoltori, in grado di fiorire non solo nel color lillà, ma anche in bianco, rosa, fucsia, porpora e blu, persino con petali variegati, sempre riuniti in vistose pannocchie. Le foglie sono cuoriformi, leggere, color verde brillante. Si utilizza da solo o in macchie o anche per siepi fiorite.

Syringa vulgaris

Resiste bene alle temperature sotto lo zero (anche sull’arco alpino), come pure al mare, esposto ai venti salmastri. Preferisce terreni fertili, leggermente pesanti, ma vive anche in suoli sciolti e sassosi. Necessita di una posizione ben soleggiata per fiorire bene. Per tutta la vita ha bisogno di irrigazioni di soccorso in estate, se non piove. Gradisce un apporto di letame in autunno e primavera. Va spuntato dopo la fioritura.

MAGGIOCIONDOLO FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

Arbusto leggero, dai lunghi rami arcuati e flessibili, coperti da foglie trifogliate leggermente argentate. Tra aprile e maggio produce lunghi grappoli di fiori gialli, molto vistosi e appena profumati, a cui seguono i baccelli in estate. Dà il meglio come esemplare isolato allevato ad alberetto o in macchie, ma anche su pergole e archi. Ha un’altezza massima di 2,5 metri. Esistono varietà a fioritura autunnale.

Laburnum anagyroides

Preferisce i climi freschi, ma può resistere anche al mare, in posizione ventilata. Gradisce un suolo fresco e fertile, ma si adatta anche ad altre situazioni. Non necessita di concimazione perché, come tutte le leguminose, è in grado di utilizzare l’azoto atmosferico. Va annaffiato nel primo anno dopo l’impianto. Non abbisogna di potature, salvo che per la rimonda e per restituire la forma al cespuglio.

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MAHONIA FAMIGLIA

NOME SCIENTIFICO

Berberidacee

Arbusto ornamentale sempreverde, ramificato sin dalla base ma di dimensioni contenute, soprattutto in altezza (al massimo 1,8 m). Ha foglie coriacee munite di spine lungo i margini, di colore cangiante durante le stagioni, dal verde glauco al verde scuro fino al rosso porpora in autunno. Produce tra gennaio e aprile piccole ma numerose pannocchie di fiori gialli profumatissimi, molto amati dalle api.

Mahonia aquifolium

Non teme il freddo ed è coltivabile in piena terra o in un vaso molto grande (diametro minimo 50 cm). Preferisce un terreno fertile e ben drenato, meglio se leggermente acido. L’esposizione a mezz’ombra garantisce la massima fioritura. Le annaffiature sono necessarie solo nel primo periodo dopo l’impianto. Gradisce un po’ di concime organico somministrato in autunno e dopo la fioritura. Non necessita di potatura.

MELOGRANO FAMIGLIA

Punicacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto o piccolo albero di non oltre 3 m d’altezza e 2 m di diametro. Ha foglie piccole arrotondate, che perde in autunno. In giugno-luglio si riempie di fiori color arancio brillante semplici o doppi (salmone screziato di bianco nella varietà ‘Legrellei’). Seguono in agosto-settembre i frutti, le melagrane, color nocciola arrossato dal sole. Esistono anche numerose varietà da fiore, che non producono frutti.

Punica granatum

Predilige ambienti temperato-caldi, ma resiste alle basse temperature; nel Nord Italia va coltivato in posizioni protette dai venti freddi ed esposte a sud. Il sole è necessario per la fioritura. Non teme l’eccesso di umidità, ma tollera anche terreni secchi. In genere non necessita d’irrigazione, salvo che su piante giovani in estati molto asciutte. Si concima con letame in autunno ogni 2 anni e con fosforo e potassio ogni primavera.

OLEANDRO FAMIGLIA

Apocinacee

NOME SCIENTIFICO

Versatile sempreverde in grado di rendere bene in vaso o piena terra, a cespuglio o ad alberetto, come esemplare singolo, in macchia o in siepe, perfino come arredo su strade e autostrade, in città, al mare e in montagna. Dotato di rami lunghi ed elastici, ornati da foglie lanceolate e coriacee, fiorisce tra maggio e settembre con corolle semplici, semidoppie o doppie, bianche, gialle, rosa, rosse.

Nerium oleander

Sopporta temperature di –5/–8 °C, soprattutto in piena terra e con una protezione di tessuto non tessuto; su Prealpi e Alpi è invece consigliabile coltivarlo in vaso, da ritirare in serra fredda d’inverno. Per fiorire necessita del pieno sole. Il substrato è indifferente (è migliore quello sciolto). Le annaffiature servono solo subito dopo l’impianto, oppure in vaso in estate. La concimazione va fatta con prodotti a lenta cessione.

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ORTENSIA FAMIGLIA

Idrangeacee

NOME SCIENTIFICO

La classica ortensia dalle grandi infiorescenze rosa, azzurre, viola o bianche è affiancata da altre specie e varietà divenute piuttosto diffuse: la lacecap con infiorescenze simili a pizzi; H. arborescens con fiori candidi in corimbi piatti; H. quercifolia dal fogliame colorato e inciso ecc. Arbusto caducifoglio, fiorisce tra maggio e luglio e le infiorescenze risultano decorative anche una volta seccatesi sui rami.

Hydrangea macrophylla

Non teme il freddo, anche intenso, ma fatica a tollerare il caldo torrido: in estate deve essere aiutata con generose irrigazioni. Non ama il pieno sole, preferendo la mezz’ombra o l’ombra. Desidera un substrato profondo e fresco, ben drenato e sempre appena umido. Va concimata con prodotti per piante da fiore, meglio se specifici per ortensie: alcuni conferiscono anche il colore blu che si perde su terra calcarea.

OSMANTO FAMIGLIA

Oleacee

NOME SCIENTIFICO

Osmanthus fragrans

Sempreverde caratterizzato da una crescita molto lenta (e da grande longevità) che può portare l’arbusto a un’altezza di 4-6 metri. Ben ramificato, è coperto da foglie di colore verde scuro, coriacee, munite di corte spine sui margini. In settembre-ottobre produce minuscoli fiori bianchi, direttamente sui rami, dal profumo dolcissimo che attira le api. Ideale come esemplare singolo ad alberetto.

Resiste a temperature di poco sotto lo zero, a patto di collocarlo in posizione riparata dai venti freddi. Nelle zone più gelide è preferibile coltivarlo in vaso (grande, dai 35 cm di diametro in su) da riparare in serra fredda. Preferisce posizioni al sole o a mezz’ombra, e terreni freschi e profondi, ben drenati. Va annaffiato nel primo periodo dopo l’impianto e concimato in autunno e in primavera. Non ama le potature.

PEONIA FAMIGLIA

Peoniacee

NOME SCIENTIFICO

P. suffruticosa è la cosiddetta peonia arborea, P. lactiflora quella erbacea: la prima mantiene la parte aerea legnosa in inverno, pur perdendo le foglie; la seconda muore nella componente aerea, riprodotta in primavera. Hanno foglie grandi e frastagliate, e tra aprile e maggio producono gli spettacolari fiori, semplici o doppi, bianchi, gialli, rosa, rossi o porpora, spesso profumati (specie nelle arboree).

Paeonia suffruticosa, P. lactiflora

Tollerano temperature molto rigide sotto lo zero, così come lunghe estati calde. Necessitano di un substrato fresco e profondo, fertile, leggermente torboso (non alcalino). Preferiscono il pieno sole o, al massimo, una leggera ombra. Per una buona fioritura è bene concimarle con prodotti organici o granulari in autunno e in primavera. Non si pota la peonia erbacea ma solo quella arborea per ridurre la forma.

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PIRACANTA FAMIGLIA

Rosacee

NOME SCIENTIFICO

Tipico arbusto da siepe, utilizzato per le virtù ornamentali e per quelle difensive. Gli intricati rami sono infatti muniti di robuste spine. Le foglie sempreverdi sono piccole e arrotondate all’apice. In maggio compaiono le infiorescenze a corimbo, date da piccoli fiori bianco crema, intensamente odorosi. Da essi scaturiscono da agosto le bacche rosse, arancio o gialle, persistenti per tutto l’inverno.

Pyracantha coccinea

Robusto e rustico, resiste al gelo più intenso e al caldo più afoso. Non ha preferenze in fatto di terreno, anche se un suolo fresco e fertile è gradito. In pieno sole fiorisce in abbondanza, cosa che non avviene all’ombra. Le annaffiature servono solo all’impianto. Le concimazioni si riducono a un po’ di letame in autunno. È bene non potare l’esemplare prima della fioritura, per non privarsi delle bacche autunnali.

PITTOSFORO FAMIGLIA

Passifloracee

NOME SCIENTIFICO

Elegante sempreverde molto utilizzato per siepi compatte, ma anche per ricavarne alberetti che, nei decenni, producono rami contorti, molto decorativi. Ha foglie ovali con apice arrotondato, molto coriacee, lucide, di colore verde brillante. In maggio si riempie di fiorellini candidi riuniti in infiorescenze a ombrello, profumatissimi. Da essi si sviluppano in estate i frutticini di colore verde.

Pittosporum tobira

Resiste a temperature di poco sotto lo zero, mentre tollera senza problemi il caldo estivo, il pieno sole e i venti salmastri anche forti. Preferisce un terreno sciolto, ben drenato, moderatamente fertile. Va annaffiato solo nei primi tempi dopo l’impianto. La concimazione può essere effettuata con sostanze organiche in autunno. Sopporta di buon grado ogni genere di potatura, anche molto drastica.

PLUMBAGO FAMIGLIA

Plumbaginacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto disordinato, caratterizzato dall’emissione di numerosi tralci allungati, esili e arcuati, lungo i quali, all’ascella delle foglie, avviene la fioritura, costituita da infiorescenze a ombrella formate da fiori di colore azzurro lavanda. È un arbusto caducifoglio, con foglie piccole e arrotondate all’apice. La pianta è cosparsa di sostanze leggermente appiccicose che attirano le formiche.

Plumbago capensis

Teme il freddo: dalla Val Padana in su va coltivato solo in vaso (minimo 30 cm di diametro), da proteggere in serra fredda o sul pianerottolo in inverno. Predilige un terriccio fertile e sciolto, ben drenato, e un’esposizione in pieno sole. Necessita d’acqua durante l’estate e se viene allevato in vaso. Va concimato da marzo a settembre con un prodotto liquido per piante da fiore. Si può potare in inverno per riordinare la forma.

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SPIREA FAMIGLIA

Rosacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto caducifoglio decorativo dal portamento vaporoso e dai lunghi rami arcuati. Ha dimensioni contenute in altezza (massimo 1,8 m), ma espanse in larghezza (fino a 3 m di diametro). Produce corimbi appiattiti color cremisi da giugno ad agosto. S. arguta regala fiori bianchi sull’intero ramo, come S. thunbergii e S. x vanhouttei (che fiorisce in maggio). S. japonica si ammanta di fiori rosa carico.

Spiraea x bumalda

Resiste al gelo alpino e al calore. Ama terreni freschi, profondi, fertili e poco calcarei. In pieno sole la fioritura è più abbondante, ma sopporta anche la mezz’ombra. Necessita di acqua solo dopo l’impianto. È preferibile concimarla con prodotti organici in autunno e in primavera. Si pota per ridurne l’ingombro, subito dopo la fioritura. È difficile da coltivare in vaso, a meno che non sia una vasca da oltre 50 cm di lato.

VIBURNI FAMIGLIA

Idrangeacee

NOME SCIENTIFICO

V. tinus o lentaggine è un sempreverde dal fogliame scuro e coriaceo; fiorisce da gennaio ad aprile con corimbi di fiori bianco-rosati e produce bacche color blu metallizzato da agosto. V. opulus (pallon di maggio), caducifoglio, in maggio si riempie di corimbi rotondi di fiori candidi a cui seguono bacche rosse e poi nere. V. fragrans, caducifoglio, s’ammanta di corimbi di fiori bianco-rosati profumati.

Viburnum

In generale resistono al freddo (V. tinus solo fino a –5/–8 °C) e al caldo. Amano terreni freschi e profondi, ben drenati e fertili. Desiderano posizioni soleggiate o a mezz’ombra. Vanno annaffiati solo dopo l’impianto. È bene concimarli in autunno e primavera con sostanze organiche. Possono vivere anche in vasi grandi (da 50 cm di lato in su). Si potano solo per ridurne l’ingombro, dopo la fioritura o sui rami spogli.

WEIGEL A FAMIGLIA

Caprifoliacee

NOME SCIENTIFICO

Rustico arbusto caducifoglio, ideale come esemplare isolato o per macchie decorative. Ha foglie lanceolate, dalle nervature evidenti, ruvide, color verde brillante. Fiorisce da luglio a settembre con fiori rosa carico (ma esistono anche specie e varietà a fiore bianco o rosa pallido). La varietà variegata è caratterizzata da foglioline color verde tenero bordate di giallo chiaro, in un gradevole contrasto con i fiori rosa.

Weigela florida

Non teme il freddo alpino né il caldo torrido, a condizione che il terreno ove insiste sia sempre leggermente umido. Predilige un suolo fresco e profondo, preferibilmente non troppo calcareo. Ama esposizioni soleggiate o al più a mezz’ombra, per non sacrificare la fioritura. Necessita di annaffiature soprattutto durante l’estate. Va concimato in autunno e primavera con un prodotto organico. Si pota solo se necessario.

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RAMPICANTI DA FIORE

Le clematidi conservano negli anni la loro splendida fioritura se la posizione è quella idonea (“piedi all’ombra, testa al sole”) e se le potature vengono eseguite nei tempi e nei modi corretti.

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e piante rampicanti sono tra le più adattabili e diversificate del regno vegetale. Le vere rampicanti sono accomunate da steli flessibili, in grado di percepire la prossimità di elementi verticali e di utilizzarli come supporto per estendersi verso la luce. I fusti principali si protendono vigorosamente verso l’alto e sono paragonabili a “superstrade” specializzate nel trasporto rapido di acqua e sostanze nutritive alle parti aeree, senza troppe diversioni nella ramificazione secondaria che caratterizza invece alberi e arbusti.

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La velocità di crescita, abbinata alla capacità di servirsi delle piante vicine come appoggio, sopperisce alla necessità di formare tronchi e in questo modo la maggior parte delle energie può concentrarsi sulla produzione fogliare o dei fiori, che in alcuni casi è davvero spettacolare. L’inarrestabile necessità a spingersi sempre più in alto, soffocando con un fitto intreccio di rami la vegetazione circostante per allargare la propria chioma al sole, fornisce una delle chiavi più indicative per la scelta, perché solo assecondandone la natura potranno dare risultati soddisfacenti. Piante da fiore di grande vigore, come il glicine e la bignonia, non sono da abbinare a strutture o grigliati di altezza modesta o poco re-

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sistenti, perché li supererebbero in breve tempo sconfinando su piante o strutture limitrofe e arrivando a fiorire solo per la gioia dei vicini, lasciando scoperta la parte inferiore che si intendeva coprire. Con supporti adeguati (pergole in muratura, facciate di edifici) il rigoglio di queste piante da fiore diventa impagabile e si esprime al meglio con regolari potature, destinate sia a incrementare la fioritura che a contenere lo sviluppo in prossimità della struttura legnosa. Senza una ferrea disciplina di potatura e controllo, la maggior pare delle rampicanti rischia di sfuggire al controllo e di scalare grandi altezze, arrotolandosi su se stesse quando necessario per collegarsi a punti d’appoggio sempre nuovi.

Le rose rampicanti (in alto) non sono in realtà piante sarmentose ma rose che sviluppano rami più lunghi del normale, raggiungendo 3-6 m di media. Per arrampicarsi si agganciano con le spine ad altre piante, al muro o a un grigliato. Gli steli giovani sono sufficientemente flessibili da adattarsi alle posizioni imposte dal giardiniere; la crescita eretta si presta a coprire dimensioni verticali su colonne o grigliati, ai quali deve essere fissata con spago o iuta. La fioritura delle rampicanti è stimolata dal posizionamento orizzontale, e non verticale, delle ramificazioni.

Il glicine (a sinistra) è molto longevo e resistente. A Forlì vive ancora un esemplare sopravvissuto, nel 1944, alla distruzione della casa su cui si arrampicava, nel corso di un bombardamento.

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BIGNONIA FAMIGLIA

Bignoniacee

NOME SCIENTIFICO

Rustica e robusta, è una pianta decidua dai fusti rapidi a crescere (se non potati, raggiungono una lunghezza di 4 m), da indirizzare e legare al supporto (muro, pergola, traliccio, spalliera, ringhiera, recinzione ecc.) soprattutto nei primi anni di vita. Ha bisogno comunque di ampio spazio e di palerie in legno massiccio o in ferro battuto, perché il peso con foglie e fiori può piegare gli altri tipi di sostegno. Ha foglie composte, grandi, tra le quali in giugno-settembre si formano i grandi fiori color arancio intenso a forma di trombetta. Attenzione: i fiori attirano le formiche con il loro nettare zuccherino. Si tratta di una pianta che vive bene a qualunque latitudine, dalla riva del mare fino alle Alpi, senza protezioni. Resiste al caldo e al gelo intenso. Desidera terreni freschi e profondi, drenati, abba-

Campsis radicans

stanza fertili. Fiorisce esclusivamente in esposizioni soleggiate o a mezzo sole. Va annaffiata in abbondanza solo nei primi anni dopo l’impianto, soprattutto in estate, poi non è più necessario bagnare. Gradisce una concimazione organica in autunno e in primavera. Tollera bene le potature, anche drastiche, per ridurre l’ingombro. È assolutamente inadatta al vaso. In Meridione si possono utilizzare anche Tecoma stans (grandi fiori gialli) e Macfaydena unguis-catis (fiori rossi, più piccoli). Sono ambedue rampicanti simili alla bignonia ma con una spettacolare e abbondante fioritura rispettivamente giallo oro e rosso fuoco. Per entrambe lo sviluppo è meno vigoroso e consente l’appoggio anche su palerie d’alluminio. Per contro, sono piante più sensibili al freddo: tollerano al massimo –2 °C, al di sotto dei quali subiscono danni anche molto gravi.

BUGANVILLEA FAMIGLIA

Nittaginacee

NOME SCIENTIFICO

Splendida e spettacolare sarmentosa semisempreverde (perde le foglie in inverno nelle zone fresche), caratterizzata da lunghi tralci che vanno indirizzati in giugno e settembre e legati sul tutore (muri, pergole, tettoie, porticati, recinzioni ecc.). Presenta foglie cuoriformi color verde brillante (esiste anche una varietà variegata di bianco). I fiori sono minuscoli e bianchi, portati a tre a tre all’apice dei rametti, ma sono attorniati dalle brattee colorate, viola nella specie, rosse, arancio, gialle o bianche nelle numerose varietà floricole.

Bougainvillea sanderiana

Indicata per zone calde, resiste in vaso nel Nord Italia, dove va però protetta in serra calda durante l’inverno. Il vaso deve essere di almeno 28 cm di diametro per una pianta alta 30 cm; si rinvasa ogni anno fino a 60 cm di diametro, poi si sostituisce il terriccio in superficie. Chiede il pieno sole e un terreno leggero, fertile e ben drenato. È meglio schermare il piede dai raggi solari. Si concima in autunno e in primavera con un prodotto a lenta cessione per piante da fiore. Necessita d’acqua in estate solo nei primi anni oppure, naturalmente, se vive in vaso. Si può potare a fine inverno per ridurre l’ingombro dei tralci.

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CAPRIFOGLIO FAMIGLIA

Caprifogliacee

NOME SCIENTIFICO

Il caprifoglio o madreselva è una sarmentosa i cui tralci (lunghezza massima 5 m) vanno indirizzati sul supporto (traliccio, recinzione, muretto): gli si avviluppano ruotando in senso orario. I rami più vecchi hanno una corteccia bruno-verdastra. Deciduo, ha foglie diversificate tra la base e l’apice dei tralci: da ovali a margine liscio divengono saldate fra loro con apice arrotondato, a formare una struttura discoidale unica che avvolge i rametti (foglie amplessicauli). I fiori, da maggio a luglio, sono riuniti in ombrelle apicali delimitate da foglie amplessicauli. La corolla, bianco-giallo-rosata, è a tubo, ma si divide in due labbra fra le quali emergono vistosamente i cinque stami con le antere gialle e lo stilo. La fioritura regala un profumo intensissimo che attira gli insetti impollinatori. I frutti sono bacche, a maturità di colore rosso.

Lonicera caprifolium

Altre lonicere ornamentali sono L. etrusca (fiori gialli), L. japonica (bianchi e gialli), L. peryclimenum (gialli e rossi), L. tellmanniana (gialli e arancione, pianta vigorosissima), L. sempervirens (arancio-rossastri, foglie persistenti o semipersistenti); a queste si aggiungono poi numerose varietà e ibridi. La posizione deve essere soleggiata (ma sempre con il piede all’ombra) o a mezz’ombra (per una bella fioritura bastano 6 ore di sole al giorno in primavera-estate), il substrato fresco, profondo, fertile e umido, ma ben drenato. Le annaffiature devono essere regolari soprattutto in estate, per tutta la vita della pianta, sia in piena terra sia in vaso (che deve avere un diametro minimo di 40 cm per pianta alta 50 cm). La concimazione si effettua ogni anno in autunno e in primavera con letame ben maturo o stallatico secco. La potatura è leggera, a fine inverno, ma sono tollerati anche tagli drastici per ridurne l’ingombro.

BEI FIORI E BACCHE VELENOSE • Originaria dell’Europa sud-orientale, è una pianta molto diffusa in tutta Italia, isole escluse, fino a 1.100 m d’altitudine. È spontanea nei boschi con castagno, rovere, roverella o cerro, dove fa parte del sottobosco creando fitte ragnatele che soffocano le altre piante. • In Inghilterra già Shakespeare descriveva in Molto rumore per nulla i padiglioni verdi, sorta di nicchie per amanti in cerca di privacy, costituite dall’intreccio di rami di caprifoglio. • Nei frutti, oltre a una sostanza amara ancora sconosciuta, sono presenti alcaloidi quali la xilosteina e la siringina, che causano, dopo l’ingestione, una violenta nausea con attacchi diarroici. Il consumo di grandi quantità di bacche può causare anche la morte. Quindi, fate molta attenzione in presenza di bambini piccoli o cuccioli di cane o gatto.

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CLEMATIDI FAMIGLIA

Ranuncolacee

NOME SCIENTIFICO

Oltre alle specie C. alpina e C. montana (sotto) esistono centinaia di varietà, che si differenziano per il colore e la forma (semplici, semidoppi, doppi) dei fiori, l’epoca di fioritura (solo in primavera, solo in estate, in primavera e in tarda estate) e la resistenza al gelo (la maggioranza di esse è molto rustica, tanto da vivere sulle Alpi). Sono rampicanti caducifogli, con tralci lunghi fino a 8 m: esili e volubili, si avviluppano da soli attorno al supporto (pali, recinzioni, colonne, tralicci) allungandosi anche di 2 m in un solo anno. Le foglie sono grandi, composte da foglioline lanceolate, di colore verde scuro. I fiori grandi, a stella, sono numerosi, di colore bianco, rosa, rosso, azzurro, viola. Le clematidi si allevano all’aperto tutto l’anno fino alla Val Padana, ma sono

Clematis

da proteggere con pacciamatura alla base in montagna. Tollerano un certo freddo (fino a –10 °C), il caldo intenso, il vento e in parte la salsedine. In inverno la parte aerea si secca, ma la pianta non è morta come sembra: in primavera germoglia nuovamente. Vivono meglio al sole (ma con il piede all’ombra), dove la fioritura è più ricca. Vogliono una terra fresca, fertile e ben drenata, soffice e corposa. Desiderano annaffiature abbondanti in primavera-estate da giovani o se vengono allevate in vaso (diametro minimo 50 cm). Si concimano in autunno, all’inizio e alla fine della primavera. Si potano in estate (varietà a fioritura primaverile), in autunno (a doppia fioritura), in inverno (a fioritura estiva), ma solo se serve contenerne lo sviluppo (i tagli riducono il numero di gemme da fiore).

CON LA SPECIE SPONTANEA • Il nome del genere, Clematis, derivante dal greco, significa “tralcio di vite, viticcio” e si riferisce al fatto che i rami sono simili a quelli della vite, tanto che in passato si utilizzavano per intrecciare cesti e gerle o per legare le fascine di legna. In Gran Bretagna invece i pezzetti di fusto legnoso e secco venivano accesi e fumati come sigarette. • Curioso anche il nome popolare francese, “erba dei mendicanti”, in quanto i barboni ne spremevano il succo sulla pelle per procurarsi ulcerazioni che muovessero a pietà i passanti; questa consuetudine ha portato alla clematide il significato di “artificio, finzione” nel linguaggio dei fiori. • I germogli della specie selvatica C. vitalba venivano usati per zuppe, insalate e frittate, ma oggi se ne sconsiglia l’utilizzo in cucina per le sue componenti tossiche.

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COBEA FAMIGLIA

Polemoniacee

NOME SCIENTIFICO

Vigorosa e rapida nella crescita (arriva fino a 7 m di lunghezza dei tralci), è indicata per pergole e grigliati sui quali si arrampica da sola tramite i cirri portati dalle foglie, che sono color verde brillante, piuttosto fitte. Da luglio a settembre produce grandi (diametro 6 cm) fiori a coppa di colore viola (i bocci però sono sempre bianchi e sviluppano la tinta man mano che si aprono) nella specie, candidi nella varietà alba.

Cobaea scandens

È una pianta perenne ma teme il freddo: nel Nord Italia viene utilizzata come annuale, mentre in Meridione supera l’inverno eventualmente liberandosi del fogliame. Ama il sole ma non alla base della pianta. Il terreno deve essere fresco e umido, ben drenato. Le annaffiature devono essere costanti, tanto di più quanto maggiore è il caldo. Va concimata da aprile a settembre. Si può coltivare in vaso (diametro minimo 28 cm).

FALSO GELSOMINO, RINCOSPERMO FAMIGLIA

Apocinacee

NOME SCIENTIFICO

Il profumo dei fiori somiglia a quello del vero gelsomino (Jasminum), così come il colore (bianco) e la forma delle corolle; simile anche il periodo di fioritura (da maggio a luglio). Quello che cambia è la resistenza alle basse temperature, che rende il falso gelsomino (detto anche “rincospermo”) coltivabile anche in zone piuttosto fredde. Sviluppa (lentamente nei primi anni) tralci legnosi e robusti fino a 5 m di lunghezza, che vanno indirizzati lungo il supporto (tralicci e recinzioni o pergole), attorcigliandoli nella direzione desiderata. È un sempreverde dalle foglie piccole e coriacee, color verde scuro. I piccoli fiori candidi sono abbondantissimi (a volte forma veri e propri “muri” bianchi) e profumatissimi, molto apprezzati dalle api. Rustico, resiste al gelo della Val Padana anche senza protezioni (se coltivato in piena terra). Va invece allevato

Trachelospermum jasminoides

in vaso sull’arco alpino (diametro minimo 40 cm). Si trova bene perfino sulle rive del mare in Meridione. Per una buona fioritura è necessaria una posizione ben soleggiata o, al limite, a mezz’ombra (almeno 4 ore di sole al giorno), ma il piede della pianta deve sempre essere schermato ai raggi solari. Richiede un terreno fertile, fresco, ben drenato, non pesante; può però adattarsi anche a una terra argillosa o calcarea; il drenaggio deve sempre essere ottimo. All’impianto va innaffiato in abbondanza, con regolarità, così come per tutto il primo anno di vita o se allevato in vaso. Si concima ogni anno in autunno con un prodotto organico, per scongiurare un’eccessiva caduta delle foglie in primavera, e in aprile con un prodotto a lenta cessione per arbusti da fiore. Si pota solo se è indispensabile contenerne lo sviluppo, in dicembre-gennaio, in modo da ridurre la fuoriuscita di lattice dai rami tagliati.

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GELSOMINO FAMIGLIA

Oleacee

NOME SCIENTIFICO

Sempreverde dagli esili e lunghi (fino a 5 m) fusti dalla crescita rapida, che vanno indirizzati lungo il supporto (recinzione, traliccio, pergola). Ha foglie di medie dimensioni, lanceolate, color verde intenso, poco coriacee. Produce in giugno-agosto fiori medio-piccoli a forma di stella, in genere semplici, bianchi o rosati, profumatissimi (soprattutto di notte). J. officinale è la specie più robusta e semirustica; J. grandiflorum ‘Granduca di Toscana’ ha i fiori più grandi e doppi; J. sambac, quelli più intensamente profumati; J. azoricum corolle venate di rosa nella gola. Non tollera il freddo (fino a 10 °C), ma resiste perfettamente al caldo intenso, al vento e alla salsedine. Nel Nord Italia può essere coltivato solo in vaso grande (diametro minimo 40 cm), che va ritirato in veranda durante l’inver-

Jasminum officinale

no, mentre al Sud vive in piena terra per tutto l’anno in posizioni riparate. Ideali sono i vasi grandi (almeno 40 cm di diametro per una pianta alta 60 cm) muniti di tralicci, o addossati a gazebo e muri. Ama il pieno sole, anche al piede: solo così la fioritura sarà più ricca, rispetto alla mezz’ombra. Preferisce un suolo fertile, non pesante né sassoso, sempre ben drenato, ma in realtà si adatta bene a quasi tutti i tipi di substrato. Va bagnato in abbondanza in estate nei primi anni di vita oppure se allevato in vaso. Si concima con stallatico maturo o secco in autunno e con un prodotto per arbusti da fiore durante tutta la primavera. Ad anni alterni richiede una potatura in autunno, dopo la caduta delle foglie, per contenere i tralci e favorire la fioritura. Se invece è l’ingombro a suggerire di potarlo, si procede in inverno.

IL GELSOMINO GIALLO • Il gelsomino d’inverno (Jasminum nudiflorum) o gelsomino di S. Giuseppe è un arbusto a foglia caduca, dell’altezza massima di 2-2,5 m ma può arrivare a produrre rami lunghi sino a 4-4,5 m se collocato come ricadente alla sommità di un muro in pieno sole. Le foglie sono di colore verde scuro, trifogliate e lisce, quella centrale generalmente più grande; compaiono su vigorosi fusti lisci, a sezione angolosa, color verde scuro. • I fiori, isolati, sono a forma di imbuto, con una corolla formata da cinque petali di un bel colore giallo brillante. Compaiono sui rami formatisi l’anno precedente (che non vanno potati), sono lunghi 1-2 cm, non sono profumati e appaiono prima delle foglie. La fioritura può iniziare già a novembre se l’arbusto è piantato contro un muro ben esposto o in zone tiepide, e alla fine dell’inverno in esposizioni poco soleggiate.

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GLICINE FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

Splendido rampicante deciduo dalla crescita velocissima, ha fusti robusti lunghi fino a 6 m (nelle varietà apposite per il vaso, di dimensioni più contenute) che si avvinghiano al sostegno: attenzione, è in grado di piegare il ferro e l’acciaio (ma non il legno). Ideale per pergole, recinzioni, porticati, tettoie, purché tutti robusti, in legno o mattoni o addossati a muri (con sostegni) o a gazebo in legno. Ha foglie composte, medie, ovali, di colore verde tenero. In aprile-maggio produce lunghi grappoli di fiori medi di colore viola (bianchi o rosa in alcune varietà floricole), numerosi e profumatissimi, molto amati dalle api. Ha una seconda fioritura, modesta, in giugno-agosto. Resiste fino a –12 °C; tollera il caldo intenso, il vento e la salsedine. Vive all’aperto tutto l’anno fino alla Val Padana; va protetto con pacciamatura alla base in montagna entro gli 800 m di quota. Si trova molto meglio al sole,

Wisteria sinensis

dove la fioritura è senz’altro più ricca, rispetto alla mezz’ombra. Si adatta bene a qualsiasi tipo di terreno, anche compatto o povero e sassoso, purché non acido, ma preferisce una terra fertile e ben drenata. Gradisce una concimazione autunnale e primaverile con letame maturo o un prodotto granulare a lenta cessione. Dopo il primo anno, quando l’acqua deve essere abbondante in primaveraestate, non ha più bisogno di essere bagnato. Va potato in maggio dopo la fioritura, accorciando leggermente i tralci, e poi più severamente in settembre per contenerlo. Esistono anche varietà apposite per la coltivazione in vaso, come ‘Amethyst’s Falls’ (in alto), con ingombro e vigoria decisamente più contenuti. In ogni caso il vaso deve essere grande e profondo (misure minime 80x50x50 h cm) e sempre munito di un traliccio in legno per consentire ai tralci di aggrapparsi.

HARDENBERGIA FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

Sempreverde dal fusto legnoso che si attorciglia da solo attorno a graticci, pergole, recinzioni, pali, fino a una lunghezza di 3 metri. Ha foglie allungate e lanceolate, coriacee, color verde scuro. In marzo-aprile si riempie di grappoli di piccoli ma numerosi fiori di colore viola (blu, bianchi o rosa nelle varietà floricole). H. comptoniana arriva fino a 10 m di lunghezza e ha fiori blu-viola con centro verde brillante.

Hardenbergia violacea

Tollera temperature fino a –10 °C se posizionata in luogo ben riparato dai venti e soleggiato; in alternativa si può coltivare in vaso grande (diametro minimo 32 cm). Ama il sole, anche al piede, e i terreni freschi, profondi, fertili, ben drenati. Soprattutto in estate e se coltivata in vaso ha bisogno di molta acqua. Si concima nel primo autunno e nel tardo inverno con letame o un prodotto a lenta cessione per arbusti da fiore.

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IPOMEA FAMIGLIA

Convolvolacee

NOME SCIENTIFICO

Le ipomee sono annuali o perenni dalla crescita rapidissima (fino a 4 m l’anno), con lunghi tralci (fino a 7 m) che si avvinghiano a qualunque supporto (pergole, pali, piante, graticci, muri, colonne, cancellate, recinzioni ecc.). Le foglie sono tenere, glabre o pelose, grandi, cuoriformi. In agosto-ottobre producono numerosissime, vistose campanelle (diametro massimo 8 cm) viola porpora nella specie, ma anche rosa e bianco. Si aprono al mattino e si chiudono di pomeriggio: durano un giorno solo ma ne vengono continuamente prodotte di nuove. Tra le altre specie e varietà, I. purpurea ‘Flore pleno’ è un’annuale dai fiori fucsia semidoppi; I. tricolor, una perenne dai grandi fiori blu; ambedue sono adatte alla vita in vaso. Nel Sud

Ipomoea purpurea

I. indica, dai fiori viola con nervature fucsia, è una perenne che vive senza cure; I. aurea ha fiori giallo oro. Infine I. bonae-noctis è una perenne che schiude i fiori bianchi e profumati di notte. Le specie perenni vanno ricoverate in serra fredda o in veranda in inverno, tranne che nel Sud Italia. Devono godere della luce del sole per almeno 8 ore al giorno. Si seminano in marzo in seminiera, in aprile a dimora, sia in piena terra sia in vaso (diametro minimo 28 cm per pianta). Si accontentano di qualunque terriccio, ma se è fertile e profondo i risultati saranno migliori. L’acqua non deve mai mancare, durante la bella stagione. Per favorire la fioritura si concimano ogni 15 giorni con un prodotto liquido per piante da fiore. Si possono raccogliere i semi da riseminare la primavera successiva.

LE CAMPANELLE ALTERNATIVE • Se non avete spazio sufficiente a ospitare un’ipomea, optate per i similari convolvoli, anch’essi rampicanti, perenni ma di dimensioni molto più contenute, tali da poterli allevare in vaso (diametro minimo 24 cm) con piccolo grigliato, da ricoverare eventualmente in un ambiebte fresco e luminoso in inverno. • Al Nord si possono coltivare Convolvulus sepium, dai tralci lunghi fino a 3 m con grandi (4-6 cm) fiori bianchi; C. japonicus ‘Plena’, dai tralci lunghi fino a 1,2 m e dai bei fiori rosa, adatto a vivere in vaso; C. cneorum, nella foto, dal fogliame argentato, a portamento tappezzante o ricadente, con numerosissime corolle candide. • Per il Sud, oltre ai precedenti, sono adatti C. althaeoides (fiore rosso-rosato, anche a foglie argentate) e C. tricolor (annuale, alto 40 cm, fiore blu, giallo e bianco).

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MANDEVILL A FAMIGLIA

Apocinacee

NOME SCIENTIFICO

Mandevilla splendens, M. laxa

Sempreverde rampicante, dai fusti sottili e carnosi a crescita rapida, lunghi fino a 4 m, da indirizzare e legare su tralicci, grigliati, gazebo, pergole. Le foglie sono grandi, ovali, scure, lucide, coriacee, con nervature prominenti ed evidenti superiormente.

tezione con teli di non tessuto; al Nord va allevata in vaso da ricoverare in serra calda d’inverno. Con il freddo perde le foglie. Desidera posizioni soleggiate e terreno sciolto, fertile e ben drenato. Si annaffia in estate, all’occorrenza, dopo che il substrato si è asciugato.

Da aprile fino a ottobre produce grandi (diametro fino a 10 cm) fiori a tromba, riuniti in racemi, delicatamente profumati, rossi, rosa o bianchi, con gola giallo limone. Tutte le parti della pianta, se tagliate, emettono un lattice bianco che può dare luogo a irritazioni.

Va concimata da marzo a settembre con un prodotto per piante da fiore ogni 15 giorni. Si pota in autunno se è necessario accorciare i tralci.

Resiste solo fino a 8 °C: al Sud, se coltivata in terra, necessita di una pro-

Non va confusa con la dipladenia, che ha foglie ovate di medie dimensioni, a nervature lisce, molto lucide; portamento mediamente rampicante, con tralci lunghi al massimo 2 m; fiori senza gola colorata, grandi 6 cm al massimo.

ORTENSIA RAMPICANTE FAMIGLIA

Idrangeacee

NOME SCIENTIFICO

Perenne sarmentosa i cui tralci (lunghi fino a 1,5 m) vanno indirizzati su tralicci o muretti (in alternativa si impiega come ricadente da muretti o tappezzante in aiuola), sui quali si attaccano poi da soli grazie alle radici avventizie. Ha foglie ovali, consistenti, con margine dentato. Ideale per climi freschi o SPECIE

Hydrangea petiolaris

freddi, soffre nelle stazioni marittime e nel Sud Italia, ma sopporta temperature fino a –15 °C. Preferisce la mezz’ombra. Desidera un terreno fresco, fertile e profondo, ben drenato e irrigato con regolarità soprattutto in estate. Può vivere in vaso grande (minimo 40 cm di diametro). Non necessita di potature, se non per contenerne le dimensioni; nel caso, si effettuano in febbraio.

CARATTERISTICHE E UTILIZZI

Hydrangea petiolaris

Rampicante dai tralci lunghi fino a 1,5 metri. Produce in giugno-luglio infiorescenze tipo lacecap del diametro massimo di 8 cm, di color bianco candido con sfumature verdastre.

Schizophragma hydrangeoides

Rampicante dai rami lunghi fino a 3 metri. Produce in agostosettembre infiorescenze tipo lacecap del diamtro di 10-12 cm, di color bianco crema.

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PASSIFLORA FAMIGLIA

Passifloracee

NOME SCIENTIFICO

Rampicante di grande capacità decorativa, produce lunghi fusti (fino a 7 m di lunghezza) che vanno aiutati ad agganciarsi: sono utili allo scopo i graticci, o anche semplici fili tirati lungo un muro. Infatti emettono cirri (che non sono radici aeree, ma viticci) che da soli non riescono ad aggrapparsi ai sostegni (recinzioni, pali, graticci, pergole ecc.). Da giugno in poi produce grandi e curiosi fiori architettonici, bianchi e viola, da cui scaturiscono frutti arancione, commestibili. In Val Padana è consigliabile la specie P. coerulea, in particolare nella varietà ‘Constance Elliot’, dal bel fogliame impreziosito da fiori bianchi profumati; se ben pacciamata, in inverno resiste fino a –10 °C; va potata ogni anno. In alternativa si consiglia l’ibrido rustico ‘Incense’, una delle più belle passiflore grazie ai fiori viola-blu odorosissimi. Tra le specie meno rustiche, da coltivare in vaso che va protetto

Passiflora coerulea

d’inverno oppure in piena terra solo al Sud, c’è l’imbarazzo della scelta: P. violacea, P. quadrangularis (fiori rossi intensamente profumati,), P. x allardii, P. x ‘Imperatrice Eugenii’ (fiori rosati con filamenti verde chiaro, sempre molto odorosi) e P. edulis. P. coerulea sopravvive all’inverno anche in zona alpina se posizionata in luogo riparato. Vuole posizioni soleggiate, ma con la base della pianta all’ombra. In inverno le foglie cadono e la parte aerea si secca, ma in primavera emette prontamente i nuovi germogli. Predilige terreni fertili e freschi, ben drenati. Le annaffiature sono necessarie nei primi anni e in vaso (grande, diametro minimo 40 cm). Gradisce una concimazione a base di letame o stallatico in autunno, in primavera e all’inizio dell’estate. La potatura si effettua in marzo, salvo in caso di eccessiva espansione in estate: allora è utile uno sfoltimento prima dell’emissione dei germogli fiorali.

I FRUTTI DELLA PASSIONE • P. caerulea si fa notare per gli spettacolari fiori, a cui la Dottrina dei segni di paracelsiana memoria attribuiva il significato di “fiori della Passione”, per via dei vistosi stimmi che ricordano i chiodi della crocefissione di Cristo. Fin da quando arrivò in Europa dal Messico nel 1610, divenne il fiore della Passione: la raggiera di filamenti nella parte centrale è la corona di spine, lo stilo al centro la colonna della flagellazione, gli stimmi i tre chiodi della crocifissione, gli stami la spugna imbevuta di fiele e aceto, le cinque macchie rosse sulla corolla le cinque ferite di Cristo. • Dai fiori nascono da agosto i frutti, graziose bacche più piccole di un uovo, di colore giallo-aranciato, di sapore dolce-acidulo. La più gustosa è P. quadrangularis, i cui frutti si chiamano granadille, frutti ricchi di vitamina C.

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PISELLO ODOROSO FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

Annuale a crescita rapida, comprende diverse varietà nelle quali, purtroppo, per selezionare la bellezza e grandezza dei fiori è andato perso il profumo. I tralci (lunghi fino a 2 m) si attorcigliano da soli sui supporti (pali, tralicci, recinzioni ecc.). I fiori grandi, a forma di farfalla, sono bianchi, rosa, rossi, blu o viola, e vengono prodotti da maggio ad agosto. Esistono anche varietà compatte.

Lathyrus odoratus

La coltivazione è semplicissima: si semina in marzo in semenzaio e in aprile all’aperto, su terreno soffice, fresco, fertile e ben drenato. Ama posizioni soleggiate, ma con piede all’ombra nelle zone più calde d’Italia. Necessita di molta acqua durante tutta la stagione, senza far asciugare il terriccio, con l’aggiunta di un fertilizzante liquido per piante da fiore ogni 15-20 giorni. Vanno eliminati regolarmente i fiori appassiti.

THUNBERGIA FAMIGLIA

Acantacee

NOME SCIENTIFICO

T. alata ha sottili fusti volubili, legnosi alla base, lunghi fino a 3 m, con foglie appaiate, ovato-triangolari, lunghe 8 cm e verde scuro; da giugno a settembre produce fiori di 5 cm, solitari, a trombetta, di colore giallo-arancio con centro marrone. T. grandiflora, molto vigorosa (nella foto), ha fusti lunghi sino a 10 m; produce fiori di 8 cm, in grappoli penduli, di colore azzurro-lavanda con gola bianca.

Thunbergia alata, T. grandiflora

Temono temperature inferiori a 10 °C: al Nord vengono coltivate come annuali, mentre al Sud perdono la parte aerea in inverno. Preferiscono la mezz’ombra. Richiedono un terriccio leggermente acido, leggero, fertile, ben drenato. Devono essere annaffiate regolarmente nella bella stagione. Vanno concimate da marzo a settembre con un prodotto per piante da fiore. I fiori appassiti vanno rimossi costantemente.

TROPAEOLUM FAMIGLIA

Tropeolacee

NOME SCIENTIFICO

Perenne coltivata come annuale, ha fusti lunghi fino a 2,5 m, da indirizzare verso il supporto (muretto, graticcio, recinzione). Le foglie, tondeggianti, hanno un lungo piccolo al centro. I fiori, gialli, arancio, rossi o marroni, sono grandi e numerosi tra giugno e settembre. i boccioli si possono mettere sott’aceto come i capperi. Tutta la pianta emana un odore particolare, che allontana gli animaletti nocivi.

Tropaeolum majus

Semplice da coltivare, si semina in marzo in seminiera e in aprile all’aperto. Desidera una posizione semiombreggiata, soprattutto nelle zone più calde. Il terriccio deve essere soffice, poco fertile (se è ricco, la pianta produce foglie piuttosto che fiori), ben drenato e costantemente inumidito da annaffiature regolari (soprattutto in estate). È adatto alla coltivazione in vaso (diametro minimo 28 cm).

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ROSE PER GIARDINI E VASI

La deliziosa varietà ‘André Brichet’, del gruppo Floribunda, ha vinto molti premi ai concorsi internazionali, tra cui quello per la Floribunda più profumata.

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a rosa ha doti di seduzione che hanno saputo incantare fin dal più lontano passato. Nei giardini sul Tigri e l’Eufrate, all’epoca dei fasti di Babilonia, e lungo il Nilo sotto il regno del Faraone Ramsete II, le rose erano il fiore preferito, coltivato anche per estrarre l’essenza fragrante custodita nei petali vellutati.

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Quante varietà ci sono oggi, è difficile dirlo: il censimento è reso complesso dal fluttuare delle mode e delle tendenze commerciali, che a un certo punto determinano la scomparsa dal mercato di alcune varietà a favore di altre. Così, lentamente sono andate in declino le rigide rose a cespuglio immancabili nei giardini degli scorsi decenni, a favore di varietà caratterizzate da portamento più morbido e da una più lunga stagione di interesse: il boom delle rose da bacca è frutto di una concezione del giardino più naturalistica e legata coerentemente al paesaggio naturale. Negli ultimi anni le rose più nuove ripropongono le caratteristiche proprie di quelle antiche e botaniche. Il via l’ha dato l’ibridatore britannico David Austin ormai tre decenni or sono, con le rose inglesi che tanto sono piaciute in ogni parte del mondo: l’aspetto simile alle rose antiche si unisce a notevoli doti di rifiorenza. Altri celebri ibridatori si sono avviati su questa strada, con risultati eclatanti.

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La maggiore facilità di reperimento di varietà insolite ha favorito la conoscenza di specie e tipologie adatte a risolvere casi speciali ed esigenze particolari. Il caso più eclatante è quello delle rose paesaggistiche che hanno avuto largo impiego nel verde pubblico. Un’altra richiesta frequente è quella di rose adatte a coprire rapidamente pareti e grigliati. In questo caso è bene scegliere varietà caratterizzate dalla capacità di salire rapidamente e di aggrapparsi da sole, una volta superata l’età giovanile, come la ‘Iceberg’ a fiori candidi, la ‘Porthos’ color rosso fuoco, la ‘Incanto’ rosa a fiori semplici. Per un effetto ancora più incantevole si possono mescolare a clematidi, come la ‘Perle d’Azur’ o la ‘Henry’ a fiori bianchi: l’accoppiamento crea un arazzo fiorito affascinante.

La produzione delle bacche, utilizzabili per preparati erboristici, è abbondante nelle varietà del gruppo Rugosa.

La ‘Rita Levi Montalcini’ è una splendida rosa con un’eccezionale resistenza alle malattie. Il fogliame è denso e la vegetazione regolare e compatta. Premiata con la Rosa d’Oro al Concorso di Ginevra 1991, è un vanto della famiglia Barni.

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BONICA 82 FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Rose paesaggistiche

Nata nel 1985, è ancora una delle rose moderne più vendute in Europa, grazie alla delicatezza del colore dei fiori unita alla rusticità della pianta, che sopporta temperature anche di –30 °C. Dopo la prima fioritura, per stimolare la successiva, è opportuno tagliare i fiori appassiti prima che si formino le bacche e concimare con azoto, mantenendo un’adeguata irrigazione. È quasi esente da malattie.

Rosa paesaggistica ideale per formare siepi e aiuole di media altezza. Fiorisce abbondantemente a primavera in corimbi di 5-15 fiori, non profumati, color rosa chiaro, del diametro di 6 cm ciascuno, protraendo la fioritura fino a dicembre. I fiori sono interessanti anche recisi e come tali possono trovare impiego. Il portamento è a cespuglio, che raggiunge al massimo 1,5 metri. Si pota una sola volta l’anno, a fine inverno.

CÉCILE BRUNNER FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Noisette cinesi

Appartenente al gruppo delle Chinensis, è stata creata nel 1894 e viene chiamata anche sweetheart o rosa degli innamorati. I fiori, della grandezza di un ditale, sono color rosa porcellana, portati in mazzi di 15-20 corolle, tutte profumatissime (evocanti le spezie e il muschio con una nota agrumata). Alla fine dell’800 e all’inizio del ‘900, gli uomini di classe ne fecero il fiore preferito da portare all’occhiello.

È sarmentosa, vigorosa, a crescita rapida, con lunghi tralci di colore rossiccio che si protendono facilmente verso l’alto (fino a 8 m di lunghezza/altezza): può essere utilizzata per coprire muri, recinzioni, pali, colonne ecc., mentre avvolta intorno ad alberi produce un effetto molto romantico. Resiste anche a mezz’ombra, dove fiorisce ugualmente bene, mentre un sole troppo intenso può bruciare i boccioli delicati.

CHAPEAU DE NAPOLÉON FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Centifolia

Appartenente al gruppo delle rose Centifolia, è di origini sconosciute; fu rinvenuta in un muro diroccato a Friburgo nel 1820. I rametti fiorali si riempiono di boccioli con frange che conferiscono loro l’aspetto di una feluca, da cui il nome. I fiori sono ricchi di petali (oltre 100), di color rosa carico argentato, a forma di coppa profonda (poi piatti a schiusura completa), profumatissimi; la varietà non è rifiorente.

Il rosaio giovane ha un portamento ricurvo e lasso, i rami tendono a piegarsi verso il terreno quando la fioritura è al massimo, a causa del peso dei fiori. A maturità, i rami diventano molto alti e il portamento diviene più scompigliato. Tutto l’arbusto è dotato di numerose spine; i rametti e soprattutto i peduncoli sono del tutto ricoperti da una fitta trama di piccole spine. I grossi cinorrodi sono di color rosso scuro.

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CL AIR MATIN FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Noisette

Una splendida rosa ottenuta da Meilland in Francia nel 1960: è un ibrido moderno a portamento sarmentoso che può raggiungere i 2,5-3 m d’altezza e 1,2 di diametro. Si utilizza come rampicante, avendo l’accortezza di indirizzarne e fissarne i tralci al supporto prescelto (gazebo, portico, colonna, traliccio, recinzione ecc.). Può anche essere impiegata per siepi, ponendo gli esemplari a 2-3 m di distanza uno dall’altro.

Varietà molto rustica, vigorosa, con una buona resistenza alle malattie, sfoggia fiori del diametro di 7 cm, a corolla semidoppia, color rosa chiaroalbicocca, portati in grandi mazzi. È rifiorente ma non profumata. Il fogliame è fitto e verde scuro, su fusti porpora molto ramificati: forma così una copertura molto densa laddove viene posta. Non va potata, se non per effettuare il ringiovanimento dai rami più vecchi.

DOROTHY PERKINS FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Rambler

Fa parte del gruppo delle Sarmentose Wichuraiana: si tratta di rose botaniche scoperte in Cina attorno al 1860, che in natura hanno forma prostrata o rampicante. Una volta giunte in Europa e negli Stati Uniti, sono state utilizzate dagli ibridatori per dar vita a una serie di varietà eccezionali, fra cui ‘Dorothy Perkins’. La fioritura, che si verifica in giugno, è con cascate di fiori rosa chiaro, doppi.

Creata negli Stati Uniti nel 1902, è una rosa molto famosa, caratterizzata dalla presenza di occasionali fiori bianchi fra i grappoli; i fiori hanno 15-25 petali, senza profumo. Non è rifiorente; lo è invece la sua forma migliorata ‘Super Dorothy’. Ha fogliame brillante, lucido e verde scuro. Alta fino a 3 m, si presta a coprire recinzioni, colonne e anche alberi morti, così come alla coltivazione in vaso. Non ama le zone fredde.

GERTRUDE JEK YLL FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Rose inglesi

Creata da David Austin nel 1986, è una rosa inglese vigorosa e dalla crescita eretta. I fiori sono dapprima piccoli con petali avvolti a spirale che poi si aprono in grandi corolle in forma di armoniosa rosetta, di colore rosa intenso e dal profumo armonioso e ben equilibrato, di rosa antica. L’arbusto, alto e vigoroso (fino a 1,5 m), è adatto a essere collocato nell’ultima fila di una bordura.

È dedicata alla memoria della nota scrittrice inglese (1843-1932) la cui passione per il giardinaggio la portò a creare più di 400 giardini nel Regno Unito, in Europa e negli Stati Uniti. La varietà, dichiarata rosa preferita in Inghilterra nel 2006, è una delle migliori e più popolari rose di David Austin. Grazie all’intenso profumo, è stata selezionata per ottenere l’essenza di rosa, che in Gran Bretagna non si produceva da 250 anni.

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GLOIRE DE DIJON FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Tea

Appartiene alle Tea, rose languide dai boccioli appuntiti che nascono da steli esili, sottili, spesso reclinati, un gruppo popolarissimo nella seconda metà dell’800. Tra loro vi sono poche ma preziosissime rampicanti, fra cui ‘Gloire de Dijon’. La breve e intensa stagione del successo ha cominciato a volgere al termine con l’avvento delle più robuste e vivaci Ibride di Tea. Ma questa varietà è di assoluto valore.

Creata in Francia nel 1853, ha fiori globosi, appiattiti quando sono completamente aperti, divisi in quarti. Il colore varia dal giallo chiaro all’albicocca, con sfumature rosate. È molto rifiorente. Non ama i posti umidi e con poco sole, probabilmente non ha più il vigore di un tempo, anche se le dimensioni massime sono ragguardevoli (3,5x3,5 m). È una delle poche rose che tollera i muri a nord.

HEIDETRAUM FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Rose paesaggistiche

È una coprisuolo, indicata per la creazione di macchie, accompagnate ad altri arbusti bassi e compatti, ed è adatta per qualsiasi tipo di ambiente: bordure, aiuole, giardini, grandi parchi e scarpate. Selezionata nel 1990, ha vinto ben cinque medaglie d’oro internazionali. Sue caratteristiche principali sono la grande resistenza alle malattie, all’inquinamento e l’elevato grado di rusticità (–25 °C).

Ha fiori semidoppi, di colore rosa carico quasi fucsia, portati in mazzetti molto densi; la fioritura è continua da maggio ai primi geli, per un’eccezionale rifiorenza. Il portamento del cespuglio è compatto, anche se non molto ingombrante (dimensioni massime 0,6x0,6 m). Il fogliame è semipersistente. Viene molto apprezzata soprattutto per le esigenze davvero ridotte al minimo in rapporto alla bella fioritura.

ICEBERG FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Floribunda

È una Floribunda (varietà moderna), creata da Kordes nel 1958. Rifiorente, si ammanta da maggio a novembre di fiori portati sui rami dell’anno. Essendo presenti più boccioli lungo il medesimo ramo, come per le altre rose del gruppo si parla di “rose a grappolo”; sono perfette per macchie di colore di grande effetto e se ne consiglia un utilizzo a gruppi di almeno 3-5 piante della stessa varietà. La manutenzione è semplice.

Tra le Floribunda è forse la rosa più diffusa. Si tratta di un arbusto alto che, se non viene potato, raggiunge buone dimensioni (1,5 x 0,9 m). Presenta foglie piuttosto rade, verde chiaro e lucido, e boccioli piccoli che si aprono in fiori semidoppi, di color bianco puro, prodotti in abbondanza per tutto l’arco dell’estate (la rifiorenza è ottima). Ne è stata ricavata anche la forma climbing (rampicante).

S C H E D E

B O T A N I C H E

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R O S E

M.ME ISA AC PEREIRE FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Bourbon

Rosa sarmentosa tra le più apprezzate e amate grazie alla bellezza dei fiori, che sono grandi, a rosetta e caratterizzati da un profumo intenso e dolce. La ricca fioritura primaverile è eccezionale ed è seguita, in autunno, da una seconda fioritura, un po’ meno generosa. Le foglie sono di media dimensione. Ha crescita moderatamente rapida, portamento flessuoso ed è indicata per coprire piccoli archi.

La pianta mostra una discreta vigoria anche se può soffrire per attacchi di macchia nera (ticchiolatura). Si presta a essere coltivata in vaso (grande, può raggiungere i 2 m d’altezza) e, grazie ai lunghi steli, i fiori si possono recidere per porli in vaso. È idonea anche per coprire pilastri, graticci o muretti. Ha un’ottima rusticità (può resistere fino a –25 °C). Non va potata se non per svecchiare il cespo.

NEW DAWN FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Rambler

Ottenuta da Dreer nel 1930, deriva dalla mutazione genetica del robusto rambler ibrido di wichuraiana ‘Dr. W. Fleet’, da cui ha preso il grande vigore e la notevole resistenza a macchia nera e mal bianco. È una rampicante armoniosa, con rami lunghi fino a 5 m, da far arrampicare su un supporto stabile (traliccio, albero, pilastro ecc.); ha foglie piccole, verde scuro brillante. Tollera posizioni semiombreggiate.

Ha fiori di media grandezza con una tonalità di rosa pallidissimo argentato e profumo fresco, dall’aroma di mela verde e gelsomino. Sfoggia un’eccezionale prima fioritura seguita poi per tutta la stagione da corolle più rade. Va potata regolarmente secondo le regole classiche delle climber, in modo che possa generare un buon numero di nuovi getti alla base che sostituiscono i rami vecchi.

PAT AUSTIN FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Rose inglesi

Creata nel 1995, porta il nome della moglie di David Austin e ha fiori di un colore completamente nuovo nelle rose inglesi. Le corolle sono di un rame brillante, giallo ramato al rovescio, e creano un effetto simile alla Austrian Copper (R. foetida bicolor). I fiori sono grandi e a coppa profonda, caratteristica che evidenzia il contrasto tra i due versi della corolla; emanano una fragranza di tè calda e sensuale.

Le forti tonalità delle corolle possano trovare una collocazione nel roseto, nelle bordure o nel giardino in generale. Pat Austin può donare a una bordura di rose dai toni più tenui una nota di brillante colore, anche se è importante non eccedere! Le dimensioni massime sono di 1,2x1 m: è un arbusto medio o basso, quindi può essere coltivato anche in vaso, se grande (minimo 50 cm), oppure come rampicante.

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PAUL NEYRON FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Ibridi di Perpetua

È un ibrido perenne creato da Levet nel 1869 in Francia. Forma un cespuglio compatto di 0,9x0,6 m, quasi del tutto privo di spine, con foglie non molto grandi, di colore verde leggermente più chiaro del normale per una rosa, poco lucido e tendente all’opaco. Il portamento è sempre eretto ma non sempre ordinato. La rosa è famosa per essere stata citata da Tomasi di Lampedusa nel romanzo Il gattopardo.

Produce fiori molto grandi, di color rosa carico sfumato di lilla che non schiarisce. I petali sono serrati al centro, con un caratteristico effetto che richiama a tratti il fiore di una rosa inglese. La corolla appare più disordinata quando è completamente aperta ed emana un profumo delizioso e intenso. È un rosaio molto rifiorente, le cui corolle sono adatte anche come fiore reciso (hanno una discreta durata).

PEACE O GIOIA FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Ibridi di Tea

Famosissima rosa (alta fino a 1,2 m) creata da Meilland nel 1945, chiamata ‘Gioia’ in Italia, in Francia ‘M.me A. Meilland’, in Germania ‘Gloria Dei’ e negli Usa ‘Peace’. Cinque anni dopo la comparsa del cespuglio, fu ottenuta da Brady la mutazione rampicante, altrettanto eccezionale e vigorosa, con buona rifiorenza. Famosissima per il dolce profumo e i grandi fiori gialli con sfumature rosa ai bordi.

Si utilizza per siepi di medio sviluppo, è molto rustica tranne che nel primo anno dopo l’impianto, quando va pacciamata al piede. Si pota una volta l’anno, alla fine dell’inverno. I fiori sono adatti da recidere, in quanto anche tagliati si rivelano molto durevoli. Il cespuglio è vigoroso con belle foglie lucide, di colore verde scuro. È mediamente resistente alle malattie. Fra le sue mutazioni c’è ‘Chicago Peace’, rosa più scuro.

PIERRE DE RONSARD FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Climber

‘Pierre de Ronsard’ (conosciuta anche come ‘Eden Rose’) è una rosa moderna creata da Meilland nel 1987. I fiori colpiscono per la grazia, il richiamo alla bellezza delle rose antiche e la finezza della porcellana. È un rampicante: arriva a 3,5-4 m d’altezza con uno sviluppo in orizzontale di 2,5-3 metri. Ha portamento compatto ma non molto vigoroso e non cresce rapidamente, soprattutto nel primo anno.

I fiori sono grandi, a coppa profonda e ricchi di petali che si aprono in diversi giorni. Il bocciolo è pieno, striato di un verde pastello che sfuma in avorio; man mano che si apre, si evidenzia il centro di color rosa acceso. A fioritura completata il rosa sfuma in una gradazione molto più chiara e i fiori si aprono e si appiattiscono assumendo un portamento più lasso e abbandonato sul picciolo. I fiori temono la pioggia.

S C H E D E

B O T A N I C H E

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ROSA BANKSIAE FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Rose antiche - Rambler

Ne esistono diverse varietà: R. b. lutescens ha bisogno di un muro riparato ed esposto al sole e, nelle zone fredde, viene danneggiata dal gelo; R. b. alba ha corolle candide. In anticipo sulle altre rose, i rami lunghi sottili si riempiono di fiori che durano per alcune settimane e che, con il loro giallo radioso, coprono l’intero sostegno. I rami sono vigorosi: vanno indirizzati o contenuti con adeguate potature.

R. banksiae alba plena è altrettanto vigorosa; ha minuscoli fiori bianchi che profumano di violetta e sbocciano a partire da fine aprile; è stata introdotta da William Kerr a Kew da Canton nel 1807. R. banksiae lutea è meno vigorosa delle precedenti; ha preziosi fiori giallo burro doppi che ricordano in miniatura quelli delle rose inglesi. R. banksiae rosea è un rampicante vigoroso, che produce fiori di colore rosa.

ROSA CENTIFOLIA FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Centifolia

Non rifiorente di origine sconosciuta, viene detta anche rosa di Provenza o cavolo, per la disposizione dei petali sovrapposti fra loro. Si adatta a vari tipi di terreno. Di rapido accrescimento, può superare 1,8 m d’altezza anche se viene potata in modo deciso. Le foglie sono verdi, spesso bordate di rosso. I fiori penduli possiedono forma globosa e sono ricchi di petali; i grossi cinorrodi sono ovali.

In natura non esiste una specie rispondente a questo nome, perché l’origine di R. x centifolia è dovuta a un complesso di ibridi fra R. gallica, R. moschata, R. canina e R. x damascena (Damask, forse originaria del Medio Oriente). Tra le varietà, la meglio conosciuta è ‘Chapeau de Napoléon’. Molto bella è anche ‘Célina’, con fiori abbastanza grandi, dai petali rosa e lavanda, i quali racchiudono stami di color oro.

ROSA CHINENSIS FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Rose cinesi

Rifiorente dal portamento leggero e arioso, con fusti sottili e fioriture prolungate. I fiori sono piccoli, con corolla doppia o semidoppia, solitamente sui toni del rosa. Per la modesta altezza (al massimo 1,2 m) si può impiegare in situazioni in cui un tocco di classe è più desiderabile di un effetto cromatico d’impatto. Le varietà derivate dalla forma originaria, oggi scomparsa, hanno enorme variabilità.

La varietà più diffusa è la Mutabilis, i cui fiori cambiano colore con il tempo: dal giallo iniziale diventano poi rosasalmone, rame e infine cremisi scuro. Ma esistono anche Minima (alta 20-25 cm), ‘Crimson Bengal’ (fiori rosso scuro e grandi), Semperflorens (che non interrompe mai la fioritura), ‘Old Blush China’ (portamento elegante, fiori piccoli e graziosi, color rosa chiaro, in fiore fin quasi a Natale) ecc.

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ROSA FILIPES ‘KIFTSGATE’ FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Rambler

R. filipes è originaria della Cina occidentale, da dove fu Introdotta in Europa nel 1908. ‘Kiftsgate’ è una varietà di R. filipes trovata nei giardini omonimi. Ha bisogno di grandi spazi, perché può raggiungere i 12 m di lunghezza/ altezza. È utilizzata per coprire muri, anche alti e lunghi, intere pergole, porticati a partire dalle colonne, alberi morti, recinzioni di metallo, muratura o legno anche molto estese ecc.

Ha piccoli fiori semplici o semidoppi, bianchi, riuniti in enormi corimbi profumati a formare grandi mazzi di colore bianco crema dal profumo intenso e speziato. Dai fiori derivano migliaia di cinorrodi (frutti) piccoli e di colore rosso: è una rosa che viene annoverata nella categoria dei rosai da bacca, molto decorativi anche in autunno, a condizione di non tagliare i fiori appassiti, se non in piccola parte.

ROSA GALLICA FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Gallica

Non rifiorente di antica origine, forse francese, è provvista di portamento compatto con rami eretti e solitamente non supera 1,2 m d’altezza. Le foglie sono di un bel verde scuro e piuttosto ruvide, mentre le infiorescenze a fiori piatti ed eretti superano nettamente il fogliame. I cinorrodi hanno forma tondeggiante. Sono adatte per il primo piano di qualunque tipo di decorazione arbustiva, e per formare siepi.

In natura esiste la specie propriamente denominata R. gallica, che vive in un vasto areale compreso fra l’Europa centro-meridionale e il Caucaso. Per il giardino una delle rappresentanti più famose nel gruppo degli ibridi è la ‘Complicata’: molto robusta e vigorosa, con grandi fiori di colore rosa brillante e stami di un bel giallo oro, può anche venire impiegata come sarmentosa. Interessante anche ‘La Belle Sultane’.

ROSA MOSCHATA FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Rose botaniche

La fortuna di questa non rifiorente fu decretata durante l’epoca della regina Vittoria, nella seconda metà del XIX secolo. Si trattava di una rosa nata da rose Centifolia frutto di mutazioni genetiche spontanee, la cui principale caratteristica è legata alla formazione di una patina muschiata che si distribuisce sui sepali e sugli steli fiorali, producendo un’essenza aromatica. Il portamento è piangente.

Una varietà molto vigorosa di R. moschata è ‘Gloire des Mousseux’, dotata di fiori molto grandi, profumati e pluripetali, di un bel rosa chiaro che, con il trascorrere dei giorni, diventa quasi evanescente. Al contrario un’altra varietà, ‘Alfred de Dalmas’, sfoggia fiori piccoli, semidoppi, che però sono ugualmente profumati e di color rosa crema; tollera terreni poveri e la mezz’ombra, così come la coltivazione in vaso.

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R O S E

ROSA PIMPINELLIFOLIA FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Rose botaniche

Chiamata anche rosa mundi, è presente in modo spontaneo in molte aree dell’Europa settentrionale dove vive su suoli calcarei. Raggiunge 1,2x1,2 m al massimo. Tende a produrre molti polloni, una buona parte dei quali va eliminata per non indebolire la pianta. I rami, armati di spine deboli, sono coperti da un piccolo e affascinante fogliame simile a quello delle felci, leggermente aromatico.

Fiorisce nella prima decade di maggio con fiori semidoppi a globo di color bianco crema con sfumature rosate, del diametro di 5 cm e dotati un profumo rinfrescante e intenso. Non è resistentissima alle basse temperature: nella zona alpina è preferibile coltivarla in posizione riparata dai venti gelidi e ben soleggiata anche d’inverno, pacciamandone la base con foglie secche in abbondanza, tenute ferme con pietre.

ROSA ROXBURGHII FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Rose botaniche

Rosa selvatica di origine cinese, introdotta in Europa a inizio ’900. Venne scoperta prima la cultivar Roxburghii Plena dai fiori doppi, e solo in seguito la varietà spontanea con fiore a cinque petali. Ha crescita lenta e raggiunge le dimensioni massime di 2,5x2,5 metri. È l’unica rosa selvatica ad aver perso l’attitudine di lianacea. I fiori bianco-rosati appaiono in maggio nella specie, anche in settembre nella cultivar.

Con l’età il suo tronco si sfoglia formando piccoli rotoli simili a pergamena: risulta particolarmente decorativa persino in inverno e merita in giardino una posizione ben in vista anche dall’abitazione. Si può impiegare per siepi alte. Tollera anche una collocazione in mezz’ombra. Dai fiori nascono particolari cinorrodi che a maturità divengono gialli; assomigliano ai ricci dell’ippocastano.

ROSA SERICEA PTERACANTHA FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Rose botaniche

Originaria della Cina, scoperta dal reverendo Faber nel 1886 e introdotta da Wilson nel 1901, è un grande arbusto rustico. Le foglie, simili a quelle delle felci, sono lunghe 4-10 cm e divise in 11-19 foglioline, verde scuro, con spine sulla nervatura inferiore. I fiori sono bianchi, solitari, di 4 cm di diametro, a quattro petali disposti a Croce di Malta. I frutti, lunghi 2 cm, sono piriformi, rossi con peduncolo giallo.

La forma pteracantha ha spine bellissime, traslucide, larghe 4 cm alla base, piatte e sottili, rosso brillante: si sviluppano per tutta la lunghezza dei rami nuovi e hanno l’aspetto di piccole ali. Per favorire la produzione di getti giovani con spine decorative, la pianta va potata energicamente in inverno o a inizio primavera. Le spine dei rami vecchi perdono il loro colore. I fiori sono più piccoli rispetto a quelli della specie.

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ROSE DA VASO FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Patio, Miniatura, Meillandine, Nane ecc.

Un raggruppamento di rose che comprende numerose varietà molto compatte, con crescita dai 15 ai 50 cm, adatte a essere piantate innanzitutto in vaso, su terrazzi e balconi, ma anche in piccoli giardini e sui sepolcri. Sono in genere molto resistenti alle malattie, alle avversità, all’inquinamento.

il primo rende più pesanti gli spostamenti della pianta. Il terriccio invece è molto importante, perché è necessario dare al rosaio un miscuglio ad hoc, costituito da una parte di terriccio universale e una parte di buona terra da orto, che mantiene una certa umidità durante l’estate.

Sono piante appositamente create per sopravvivere in vaso: di taglia e diametro ridotti, hanno anche un apparato radicale poco sviluppato, che non richiede grandi quantità di terra per far prosperare la pianta e ottenere ugualmente splendide fioriture. Allevare un rosaio normale in vaso è invece sconsigliato perché, a meno di non porlo in contenitori da 80 cm di diametro, nell’arco di 3-4 anni non avrà più energia sufficiente alla fioritura.

L’ambiente ridotto richiede poi durante l’estate annaffiature più frequenti che non la piena terra, e quindi c’è il pericolo di un dilavamento del terriccio con carenza di elementi nutrienti. Allora, mensilmente durante la bella stagione bisogna fornire un buon concime bilanciato, contenente azoto, fosforo e potassio. In vista dell’inverno, se il clima è quello della Pianura Padana, basta radunare i vasi nel punto più riparato del terrazzo. Se invece ci si trova sulle Alpi, si può proteggere il vaso con paglia o sacchi di tela e disporre una piccola pacciamatura di foglie al piede della pianta.

Il materiale del vaso è indifferente, poiché sia il coccio che la plastica garantiscono una buona riuscita, ma

PICCOLE E GENEROSE • Le rose in miniatura hanno avuto origine dall’incrocio tra la varietà nana a fiori doppi di Rosa chinensis ‘Minima’, gli ibridi di Tea e gli ibridi di Floribunda. La loro comparsa effettiva risale all’inizio del XX secolo ed ebbero grande successo negli Stati Uniti ancor prima che in Europa. • Vincenti le loro caratteristiche uniche: sono rosai di piccola taglia, in miniatura appunto, a steli sottili, con foglie piccole e corolle minuscole, a rosetta, facili da coltivare, rustici e poco esigenti, a fioritura continua. • Le rose di questo gruppo si devono moltiplicare sempre per talea dal momento che, altrimenti, quelle innestate perderebbero il carattere della bassa taglia. Non sono adatte di solito per il giardino roccioso.

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R O S E

ROSE PAESAGGISTICHE FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Arbustive moderne

I rosai sono piante impegnative, perché vanno potate due volte l’anno, irrigate e concimate al momento giusto, sorvegliate di continuo rispetto agli attacchi parassitari. Per allentare l’impegno, senza perdere in fioritura (anzi), oggi ci sono le rose paesaggistiche, a bassa manutenzione. Dette anche “rose coprisuolo”, si tratta di rosai appositamente selezionati per la bassa manutenzione (non richiedono potature annuali né cure stagionali) e per la capacità di svilupparsi in orizzontale, soffocando le eventuali infestanti. Questo gruppo di rose è molto eterogeneo, infatti non si basa su affinità genealogiche ma sull’utilizzo ideale della pianta come arredo di un’area verde. Le paesaggistiche vengono usate per dare colore al giardino; la loro fioritura prolungata crea una macchia di colore durevole, la scarsa manutenzione richiesta fa sì che siano adatte anche a chi di giardinaggio e rose non se ne intende affatto. Per questo motivo vengono usate spesso, e con successo, negli arredi urbani.

La caratteristica principale è la rifiorenza e la continuità di produzione, più o meno elevata, ma di solito maggiore rispetto a quella di tutte le altre rose esistenti. La seconda peculiarità, molto importante, è la resistenza alle comuni malattie, che in alcuni ibridi recenti è divenuta quasi totale. Un altro elemento è il tipo di portamento, che invece differisce molto da una all’altra e per questo ne richiede un utilizzo diverso; infatti, abbiamo le coprisuolo, le tappezzanti, quelle a portamento allargato, eretto, adatte a far siepe, nane, compatte ecc. Essendo allevate da talea, non producono succhioni e regalano fiori di forma e dimensione molto simili. I fiori di queste rose sono spesso piccoli o di medie dimensioni, frequentemente con pochi petali, che ricordano le rose botaniche (o selvatiche) ma con la caratteristica della rifiorenza e di un cespuglio più controllabile nella crescita. Normalmente non hanno purtroppo alcun profumo.

THE FAIRY FAMIGLIA

Rosacee

GRUPPO

Rose tappezzanti

Rosa creata nel 1932, è un’ottima coprisuolo, tanto che il termine GroundCover le si addice perfettamente. È fra le rose più diffuse anche per la sua facilità di coltivazione. Ha portamento espanso e tappezzante. Il fogliame è piccolo, aggraziato, di color verde medio, lucido, così fitto da coprire il terreno sottostante. Soffre, nei climi più umidi, il mal bianco e la ticchiolatura ma non manifesta danni evidenti.

Produce da 10 a 40 fiori, piccole rosette increspate portate in piccoli mazzi, che riempiono i lunghi rami. Fiorisce a stagione inoltrata ma la fioritura prosegue fino all’inizio dell’inverno. Il colore è rosa vivace che, con l’avanzare della maturità del fiore, schiarisce quasi fino al bianco nelle esposizioni più assolate. È scarsamente profumata o addirittura inodore nella maggior parte dei casi. Perfetta nelle bordure miste.

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PIANTE DA FIORE PER LE ZONE A CLIMA MITE

La straordinaria fioritura della Strelitzia, simile al becco di un uccello, non è difficile da ottenere coltivando le piante in grandi vasi e spostandole in ambiente fresco, luminoso e protetto dal gelo nel periodo compreso fra ottobre e aprile.

S C H E D E

B O T A N I C H E

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e piante tropicali e subtropicali sono da sempre un motivo di attrazione, di fascino e di sfida per gli appassionati di giardinaggio. Ci furono epoche nelle quali esse avevano un valore immenso. Dall’Europa i re e i potenti commissionavano lunghe e pericolose spedizioni nei più remoti angoli del globo per poter avere, nelle loro grandi serre, rari tesori vegetali che diventavano anche espressione di gloria e di potere.

L

Oggi non è raro vedere, nei nostri climi mediterranei e costieri, specie provenienti da zone calde di altri continenti. Molte piante australiane, per esempio, si adattano bene ai nostri ambienti meridionali perché capaci di tollerare siccità, vento, salsedine e sole caldo. Altre sono invece più delicate, non tanto per il fatto della resistenza alle basse temperature, quanto per la richiesta di umidità, provenendo da foreste tropicali dove la pioggia è molto frequente e l’atmosfera è costantemente umida. Prima di scegliere una pianta di origine tropicale o subtropicale occorre chiedersi quindi quali sono le condizioni che incontrerà nell’ambiente in cui verrà introdotta e come potrà essere protetta dal freddo invernale, che negli ultimi anni ha colpito anche il nostro Sud con temperature inferiori alla media e nevicate.

P I A N T E

P E R

C L I M I

M I T I

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Alcune specie idonee per il clima mite sono talvolta proposte dai vivaisti anche come piante a ciclo annuale; chi vive al Nord e non ha modo di proteggerle potrà dunque accontentarsi di una sola stagione di bellezza. Altre, come la Cesalpina, la Cassia e la Choisya, hanno una discreta resistenza e si può dunque tentarne la coltivazione anche nelle zone a clima invernale freddo, allevandole in vaso (per trasportarle in serra) oppure in piena terra in una zona ben esposta al sole e protetta dai venti. Occorrerà predisporre una spessa pacciamatura di corteccia sminuzzata sul terreno e una protezione della chioma con i veli di non tessuto.

Nel nostro Sud la Chorisia speciosa (in alto), albero dal tronco spinoso, regala una bellissima fioritura.

La spettacolare chioma fiorita dell’albero brasiliano Machaerium tipu (in basso) richiede un clima molto mite.

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ABUTILON FAMIGLIA

Malvacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto semirustico alto fino a 2,5 m, con foglie ovate, dentate e appuntite (da cui il nome comune di acero da fiore). Ne esiste una varietà a foglie variegate. Da maggio a ottobre produce numerosi fiori penduli lunghi 3-4 cm costituiti da un calice rosso, dal quale fuoriescono i petali color giallo limone, da cui sbucano gli stami rossi. Esistono numerose altre specie e varietà con fiori bianchi, gialli, arancio o rosa.

Abutilon megapotamicum

Si tratta di piante da coltivare in piena terra solo al Sud, mentre al Nord è meglio il vaso (grande, almeno 30 cm di diametro) o una posizione veramente molto riparata e soleggiata. Al Sud è meglio una collocazione a mezz’ombra, con irrigazioni regolari in estate, su terra ben asciutta (di natura leggera, fertile e molto ben drenata). Vanno concimate da maggio a settembre con un prodotto per piante da fiore.

ANIGOZ ANTHOS FAMIGLIA

Emodoracee

NOME SCIENTIFICO

Perenne rizomatosa di origine australiana, forma ampi cespi di foglie color verde, verde-grigio, nastriformi e arcuate. In primavera-estate produce sottili fusti scuri, ramificati e pelosi, alti fino a 100-150 cm, al cui apice si aprono i fiori, tubolari e allungati, coperti da fitta peluria porpora, rossa, arancio, gialla o verde: la loro forma ricorda le zampe del canguro (nome comune della pianta).

Anigozanthos

Non resiste al freddo: risultano pericolose temperature di 0 °C. Si coltiva quindi in piena terra solo al Sud, in vaso (anche come pianta da appartamento) al Nord, ricoverando la pianta sul pianerottolo d’inverno. Con la cattiva stagione può perdere la parte aerea. È assai poco esigente: bastano un substrato leggero e molto ben drenato, annaffiature all’occorrenza in estate, poco concime organico in primavera.

ARISTOLOCHIA FAMIGLIA

Aristolochiacee

NOME SCIENTIFICO

Robusto rampicante perenne, dotato di grandi foglie, larghe fino a 30 cm, di colore verde scuro bluastro. Gli enormi fiori (grandi quanto le foglie) hanno forma a pipa, porpora scuro all’interno e verde giallastro all’esterno. Emanano un particolare odore che attira gli insetti impollinatori “intrappolandoli” finché non hanno compiuto “il loro dovere” di fecondatori. Si allunga fino a 5-6 m su tralicci e pergole.

Aristolochia macrophylla

Teme temperature inferiori a 7 °C: anche al Sud, se coltivato in piena terra, desidera una posizione ben riparata dai venti freddi e possibilmente soleggiata d’inverno (ma a mezz’ombra d’estate). Al Nord si alleva come annuale oppure in vaso (minimo 40 cm di lato), anche al sole. Vuole un substrato leggero e fertile, non acido, ben drenato, da mantenere sempre umido e molto concimato in estate.

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P I A N T E

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BANKSIA FAMIGLIA

Proteacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto australiano, vigoroso e rustico, a crescita rapida (massimo 4 m d’altezza). Ha foglie “aghiformi”, piccole, sempreverdi, di colore verde grigiastro con una sottile peluria. Da maggio ad agosto produce grandi infiorescenze a forma di pannocchia, alte fino a 30 cm, di colore giallo o arancione, a cui seguono poi i frutti, una sorta di pigne dure, di colore verde. È utilizzabile da solo, in bordura o siepi.

Banksia ericifolia

Non teme il freddo della Val Padana (ma deve essere riparato dai venti freddi ed esposto in pieno sole), né il caldo torrido del Meridione. Può essere coltivato anche in vaso (dai 30 cm di lato in su). Desidera un terreno acido, asciutto e ben drenato. Si annaffia all’occorrenza in estate, dopo che il substrato si è ben asciugato (anche in vaso). Si concima una volta al mese, con un prodotto per acidofile da fiore.

BAUHINIA FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

È chiamata anche albero delle orchidee per la forma dei fiori, che ricorda vagamente quelli delle Orchideacee. È un arbusto perenne con fusto semilegnoso, coperto da belle foglie bilobate, simili a farfalle. Da giugno ad agosto produce molti fiori grandi, di colore bianco, giallo, rosa o rosso, in grappoli di 5-6 corolle. In autunno ne derivano lunghe capsule legnose. Può raggiungere i 4 m d’altezza.

Bauhinia grandiflora

Resiste fino a 8 °C, quindi al Sud si può coltivare in piena terra solo in posizione molto riparata e soleggiata, mentre al Nord va allevata solo in vaso (minimo 40 cm di lato) da ricoverare in inverno. Desidera un substrato ben drenato e fertile, alcune annaffiature in estate (dopo che la terra si è ben asciugata) con concime liquido per piante da fiore ogni 15 giorni. Va potata ogni inverno per contenerla.

CALLISTEMON FAMIGLIA

Mirtacee

NOME SCIENTIFICO

Curioso cespuglio di origine australiana, chiamato anche albero degli scovolini a causa dei fiori rossi che richiamano appunto la forma dell’oggetto in questione. La fioritura si verifica tra maggio e giugno. Raggiunge al massimo i 2 m d’altezza, mentre i rami arcuati occupano fino a 2,5 m di diametro. Ne sono state ricavate varietà floricole con fiori di colore lilla, giallo o bianco.

Callistemon citrinus

Abbastanza sensibile al freddo, dalla Val Padana in su va coltivato in vaso grande (diametro minimo 38 cm), da riparare in inverno. Si adatta bene a qualunque tipo di suolo, tranne quelli alcalini; in vaso è bene alleggerire il substrato da giardino con torba e pomice. Desidera il pieno sole per produrre bene i fiori. Si avvantaggia di una concimazione autunnale e una primaverile con fertilizzante per acidofile.

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CASSIA (O SENNA) FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

Erbacea perenne dal portamento a cespuglio, può raggiungere i 2,5 m d’altezza. Ha una chioma tondeggiante, data da grandi foglie composte da numerosissime foglioline ovali. È semisempreverde (perde il fogliame con le basse temperature). Da maggio ad agosto produce numerose pannocchie di vistosi fiori color giallo intenso. Si può coltivare come punto focale in un’aiuola o in grandi macchie.

Cassia corymbosa (o Senna c.)

Resiste al freddo fino a 5 °C, liberandosi del fogliame. In piena terra, al Sud, va posta in luogo riparato dai venti freddi e soleggiato durante l’inverno. Al Nord può essere coltivata solo in vaso, da ricoverare in serra calda d’inverno. Desidera un terreno leggero e ben drenato. Va annaffiata durante l’estate se non piove a sufficienza, dopo che la terra si è asciugata. Non abbisogna di concime, come tutte le Leguminose.

CESALPINIA FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

Piccolo arbusto perenne (massimo 4 m d’altezza) dal portamento leggero e aperto, che tende progressivamente a spogliarsi in basso, con numerosi rami arcuati su cui si sviluppano le foglie composte da molteplici foglioline ovali (caduche in inverno). Tra maggio e luglio si formano i vistosi fiori, in racemi lunghi fino a 20 cm, dotati di cinque petali gialli con 10 stami rosso scarlatto molto lunghi e sporgenti.

Caesalpinia gillesii

Sopporta il freddo della Val Padana se collocata in posizione riparata dai venti freddi e soleggiata anche durante l’inverno. Al Sud invece resiste senza problemi in piena terra, meglio se non esposta alle correnti. Desidera un substrato fertile e sciolto, sempre molto drenato. Si annaffia in estate quando il terriccio si è asciugato. Va concimata da marzo a settembre con un prodotto per piante da fiore.

CESTRUM FAMIGLIA

Solanacee

NOME SCIENTIFICO

Piccolo (altezza massima 4 m) arbusto sempreverde, con lunghi fusti eretti e numerose foglioline ovali, lucide, appuntite, alterne, di colore verde brillante. Da giugno a settembre all’apice dei fusti sbocciano di notte grosse infiorescenze tondeggianti, costituite da numerosi fiori tubolari allungati, di colore giallo-verdastro, intensamente profumati. È ideale da porre nella zona ove si trascorrono le serate estive.

Cestrum nocturnum

In piena terra può essere coltivato solo nelle zone costiere del Sud, sempre in posizione riparata dai venti freddi; al Nord vive solo in vaso (diametro minimo 50 cm) da riparare in serra calda d’inverno. Vuole il pieno sole, un susbtrato leggero, fertile e ben drenato, annaffiature regolari per tutta l’estate (soprattutto in vaso), concimazioni costanti ogni 15 giorni. I fiori appassiti vanno tagliati con costanza.

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CHOISYA FAMIGLIA

Rutacee

NOME SCIENTIFICO

Chiamata anche arancio del Messico, è un arbusto di piccola taglia (altezza massima 3 m), a portamento compatto e tondeggiante. Il fogliame, sempreverde, è dato da foglie divise in tre foglioline lucide, verde intenso e profumate. In aprile (e spesso anche in settembre) all’ascella dei rami sbocciano i fiori, piuttosto grandi, bianchi e profumatissimi (simili a quelli dell’arancio).

Choisya ternata

Tollera temperature fino a 5 °C, se collocato in posizione soleggiata e riparata dai venti invernali. Nel Nord Italia è bene coltivarla in vaso, da ricoverare sul pianerottolo d’inverno. Preferisce il pieno sole ma sopporta la mezz’ombra. Vuole un terreno leggero, ben drenato, leggermente acido. Va annaffiata in estate se non piove e concimata ogni 15 giorni con un prodotto per piante da fiore. Va potata per dare aria all’interno.

CISTO FAMIGLIA

Cistacee

NOME SCIENTIFICO

Al genere appartengono arbusti sempreverdi adatti al clima mediterraneo, sotto forma di numerose specie, tutte a fioritura estiva, nei colori bianco, rosa, rosso. Tra le specie più diffuse, C. albidus (fiori rosa con macchia gialla), C. ladaniferus (fiori bianchi macchiati di porpora), C. monspeliensis (fiori bianchi), C. salvifolius (fiori bianchi macchiati di giallo), C. villosus (fiori rosa macchiati di giallo).

Cistus

Prediligono un substrato acido, anche sassoso e molto povero e possono essere coltivati in vaso solo se molto grande (da 50 cm di diametro in su). Tollerano i venti salmastri della riva del mare. Desiderano un’esposizione soleggiata. Vanno concimati in autunno e in primavera con un prodotto granulare a lenta cessione per arbusti da fiore. Non necessitano di potatura, se non per eliminare i rami vecchi o rotti.

NELLA MACCHIA MEDITERRANEA • In Italia, i cisti si trovano comunemente allo stato spontaneo, soprattutto nei luoghi aridi e silicei, dove concorrono alla creazione della macchia mediterranea, prosperando benissimo nelle zone calcaree, nelle macchie, nelle garighe, al limitare dei boschi e comunque in zone esposte al sole, dal mare fino ai 1.000 m di quota. • Sono adatti alla creazione di siepi o di macchie o per coperture di pendii sassosi; un bel cespuglio rende anche da solo, mentre le forme nane si impiegano nei giardini rocciosi. Sono vincolati alle zone dove l’inverno è mite.

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CLIANTHUS FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

Chiamato anche becco di pappagallo, è un arbusto sempreverde (spogliante in climi freddi) rampicante con tralci lunghi fino a 4 m, muniti di viticci. Le foglie sono pennate, date da foglioline ovali, verde brillante. Da giugno a ottobre produce fiori scarlatti, riuniti in racemi all’ascella fogliare, a cui seguono i frutti, lunghi baccelli con semi a forma di fagiolo. È indicato per coprire muri, recinzioni o graticci.

Clianthus puniceus

Resiste al freddo fino a –5 °C se è collocato in un punto ben riparato dal vento (che rovina anche il delicato fogliame) e molto soleggiato. Al Nord va coltivato in vaso da ricoverare in serra fredda. Vuole un suolo soffice e fertile, ben drenato. Teme la siccità e va quindi innaffiato regolarmente in estate, appena il terriccio tende ad asciugarsi. Si concima da marzo a settembre con un prodotto per piante da fiore.

CORBEZ ZOLO FAMIGLIA

Ericacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto molto decorativo, grazie al fogliame sempreverde di colore verde tenero, ai fiori a forma di campanellino bianco riuniti in mazzetti e ai frutti tondi della grandezza di una ciliegia, prima verdi, poi gialli e infine rossi che spesso coesistono con i fiori, in autunno. Si impiega come esemplare isolato (può raggiungere i 4-5 m d’altezza, ma la crescita è lenta) oppure come macchia costituita da più soggetti.

Arbutus unedo

Necessita di un substrato acido, anche non molto fertile, ma ben drenato. Può vivere in vaso purché grande (dai 50 cm in su di diametro). Resiste al gelo fino alla Val Padana; sulle Alpi è preferibile la coltivazione in vaso oppure in posizioni molto soleggiate e perfettamente riparate dai venti freddi. Non necessita di irrigazioni (salvo il primo anno) né di potature. Può essere concimato in autunno e primavera.

SIMBOLO DEL TRICOLORE • Nel 1911, al concorso indetto dal Comune di Roma per celebrare il cinquantesimo dell’Unità d’Italia, il poeta Giovanni Pascoli riprende il tema dell’ode Al corbezzolo. Con i fiori bianchi, le bacche rosse e le foglie verdi, l’arbusto rappresenta l’anticipazione della bandiera tricolore. • Durante il Risorgimento era stata notata la curiosa coincidenza cromatica con la futura bandiera nazionale, nata a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, ma ovviamente nascosta ai governanti austriaci, che però nulla potevano ridire nei confronti di una pianta di corbezzolo in giardino.

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CRASSUL A FAMIGLIA

Crassulacee

NOME SCIENTIFICO

Sono oltre 300 le specie di Crassula, fra le quali C. ovata è la più nota. È un piccolo albero succulento, alto fino a un metro, con fusto grigio-marrone, robusto, cilindrico, ramificato in alto in una chioma tondeggiante. Le foglie sono ovali, piccole, piatte, carnose, color verde intenso. Fusto e foglie si rompono facilmente se urtati. In autunno produce piccoli grappoli di fiorellini bianchi, numerosissimi.

Crassula ovata

Può essere coltivata in piena terra solo al Sud, in posizione riparata dai venti freddi e ben soleggiata; altrove si alleva in vaso (adatto alle dimensioni della pianta), da ritirare in serra calda durante l’inverno (soffre già a 10 °C). Il terriccio deve essere sciolto e molto ben drenato. Le irrigazioni devono essere limitate al periodo estivo, in vaso, e applicate solo su terra ben asciutta. Le concimazioni si effettuano da marzo a settembre.

CUPHEA FAMIGLIA

Litracee

NOME SCIENTIFICO

Cuphea hyssopifolia

Erbacea perenne, sempreverde, forma un cespuglio dell’altezza massima di 90 centimetri. Ha foglie lineari, lanceolate, color verde scuro; possono cadere in inverno se la temperatura è troppo bassa. In giugno e fino ad agosto produce fiori tubulari, di colore bianco, rosa o lilla a seconda della varietà floricola. È adatta a formare bordure nelle aiuole o nei vialetti di passaggio, o come fulcro nelle aiuole stesse.

Resiste fino a 5 °C, quindi va coltivata in piena terra solo nel Sud, in posizione riparata dai venti freddi e molto soleggiata in inverno; al Nord va allevata in vaso, da proteggere sul pianerottolo, oppure come annuale. Necessita di un terreno fertile e leggero, ben drenato. Va annaffiata con regolarità durante il periodo estivo; altrettanto va concimata con un prodotto liquido. I rami vanno potati di un terzo dopo la fioritura.

CUSCINO DELL A SUOCERA FAMIGLIA

Cactacee

NOME SCIENTIFICO

Chiamato anche palla d’oro, è un cactus con forma globosa e crescita molto lenta: in natura raggiunge i 90 cm di diametro, in vaso i 70 cm, ma in alcune decine di anni. I fusti hanno costole ornate da robuste spine gialle, lunghe fino a 3 cm, e grosse areole lanuginose all’apice della pianta. I fiori, prodotti dopo almeno 10 anni d’età, sono imbutiformi, di colore giallo, e raggiungono una lunghezza di 7 centimetri.

Echinocactus grusoni

Resistono all’aperto in giardino soltanto nel Sud Italia (temperatura minima 5 °C); altrove vanno coltivati in vaso (di terracotta, preferibilmente a forma di ciotola, dato che l’apparato radicale non è molto espanso) da ricoverare in un luogo fresco in inverno. Necessita di un substrato leggero e ben drenato e di molta luce, anche diretta. Le annaffiature delle piante in vaso si effettuano nella bella stagione, su terra asciutta.

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ECHEVERIA FAMIGLIA

Crassulacee

NOME SCIENTIFICO

Genere che comprende una decina di specie, caratterizzate da una rosetta di foglie addensate (diametro fino a 10 cm), dalla cui base si diramano stoloni che producono anch’essi all’apice una rosetta fogliare. Le foglie sono carnose, ovali o triangolari, di colore verde, grigiastro, grigio-azzurro, rosato. Fra maggio e agosto dal centro della rosetta spunta un lungo stelo con piccoli fiori rosa o gialli.

Echeveria

Teme temperature inferiori a 5 °C: si coltiva in piena terra solo in Meridione; nel Nord va allevata in vaso da ricoverare in una stanza fresca. Il substrato deve essere leggero e molto ben drenato. Ama posizioni molto soleggiate. Le irrigazioni si applicano da maggio a settembre, sugli esemplari in vaso, solo su terra asciutta. Si concima nello stesso periodo con un prodotto specifico per piante grasse.

ECHINOPSIS FAMIGLIA

Cactacee

NOME SCIENTIFICO

Comprende una decina di specie, con fusti globosi o tubolari, costoluti, color verde chiaro o scuro, con areole coperte di spine. Le dimensioni variano da 3 a 50 cm, secondo la specie. I fiori, che compaiono in piante adulte tra giugno e agosto, sono grandi (diametro fino a 12 cm), imbutiformi, bianchi, rosa o rossi; ogni fiore si apre al mattino e si chiude la sera, per una durata massima di 3 giorni.

Echinopsis

In genere teme temperature inferiori a 5 °C, quindi va coltivato in piena terra solo nelle zone miti, mentre nel Nord Italia va allevato in vaso, da proteggere in un luogo fresco d’inverno. Necessita di un substrato leggero e molto ben drenato, da annaffiare solo da aprile a settembre, dopo che il terriccio si è asciugato. Va concimato con un prodotto apposito da aprile fino ad agosto. I fiori appassiti si staccano da soli.

FRAGRANTI NOTTI IN GIARDINO • Le notti estive regalano l’apertura delle corolle spettacolari degli Echinopsis, cactus che, grazie ai numerosi getti laterali, spesso formano gruppi molto numerosi e di aspetto scultoreo. • I fiori, delicatamente profumati, possono essere gialli, arancione o fucsia se si tratta di ibridi. Sono indicati per contornare la zona relax, dove si consumano le cene estive o si ricevono gli amici, o semplicemente ci si rilassa a leggere un libro o ascoltare musica: la loro fragranza terrà una preziosa compagnia al giardiniere.

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ERY THRINA FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

Arbusto eretto semirampicante che produce lunghi fusti (fino a 4 m), spinosi, molto ramificati, indirizzabili su grigliati. Le foglie, sempreverdi (ma caduche con il freddo), sono lanceolate, color verde intenso. Da giugno ad agosto produce vistosi grappoli di fiori color rosso scarlatto da cui derivano poi lunghi baccelli nerastri. Utilizzabile come punto focale addossato a un muro, a un traliccio o al gazebo.

Erythrina crista-galli

Sopporta fino a 3 °C, a patto di essere collocata in posizione soleggiata d’inverno e riparata dai venti freddi. Nel Nord Italia va coltivata in vaso (almeno 50 cm di diametro) da spostare in serra fredda in ottobre. Desidera terreni freschi e fertili, ben drenati. Va annaffiata con regolarità in estate, su terriccio asciutto. La concimazione si effettua da aprile a settembre con prodotti per piante da fiore o a lenta cessione.

IOCHROMA FAMIGLIA

Solanacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto caducifoglio, alto fino a 3 m, con fusti legnosi e ramificati. Ha foglie grandi, coriacee, coperte di peluria, di colore verde scuro. Da maggio a ottobre produce grandi infiorescenze a ombrello, rivolte verso il basso, date da lunghi fiori tubolari, di colore viola scuro (rosso, giallo, bianco o rosa nelle varietà). La fioritura si prolunga per quasi tutto l’anno (e le foglie permangono) nei climi più miti.

Iochroma cyaneus

Tollera temperature fino a 0 °C: è coltivabile in piena terra al Sud, in vaso (diametro 40 cm) da riparare in serra fredda al Nord. Desidera un posto al sole o a mezz’ombra. Ama terreni freschi, soffici, profondi e molto ben drenati. Va annaffiata all’occorrenza in estate, su terra ben asciutta, e va concimata da marzo a ottobre. Si devono eliminare i polloni basali. In inverno i rami vanno potati di un terzo.

L’albero indiano Delonix regia dall’incredibile fioritura è coltivato in Italia come arbusto da serra, ma nella città di Donnalucata, nel Ragusano, ci sono alcuni esemplari che si ammantano di fiori rossi a inizio estate.

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JACARANDA FAMIGLIA

Bignoniacee

NOME SCIENTIFICO

Albero alto fino a 12 m, dal portamento eretto e dalla chioma densa e arrotondata (diametro uguale all’altezza). Le foglie sono bipinnate, di colore verde brillante. In aprile-maggio produce grappoli apicali formati da fiori a trombone, grandi, di colore blu-viola. Ne derivano lunghi baccelli cuoiosi che contengono numerosi semi scuri. Per il colore dei fiori viene anche chiamato albero del glicine.

Jacaranda mimosifolia

Tollera temperature fino a 0 °C; nel Nord Italia si coltiva in vaso (minimo 50 cm di lato), da proteggere con coperture invernali, finché le dimensioni lo consentono. Vuole posizioni soleggiate, terreno sciolto, fertile e molto ben drenato, annaffiature estive regolari solo per gli esemplari giovani, concimazioni autunnali e primaverili. Resiste al vento (anche freddo) e alle potature (necessarie sui getti rovinati dal gelo).

LINGUA DI SUOCERA FAMIGLIA

Cactacee

NOME SCIENTIFICO

Pianta caratterizzata da fusti appiattiti e allungati, di colore verde intenso, lunghi fino a 80 cm, ricadenti se viene coltivata in basket, con margini dentellati o ondulati e ornati da sottili spine (foglie trasformate). Lungo i margini sbocciano i fiori, a forma di imbuto, grandi (fino a 18 cm di diametro), rossi in E. ackermannii, bianchi, gialli, rosa, viola o bicolori nelle varietà, che durano un solo giorno.

Epiphyllum ackermannii

Tollera temperature minime di 5 °C: al di sotto, deve essere protetto in un ambiente fresco; la coltivazione in piena terra non viene di solito attuata nemmeno al Sud a causa del portamento tappezzante. Il substrato deve essere leggero e ben drenato; l’esposizione a mezz’ombra; le annaffiature abbastanza frequenti da maggio ad agosto; le concimazioni nello stesso periodo con un prodotto specifico.

MESSICANA SPETTACOLARE • L’origine dell’epifillo sembra essere messicana, ma ormai in coltivazione esistono solo ibridi per lo più vecchissimi e di parentela complessa. • Per un accostamento appropriato conviene scegliere fra le varie sfumature del rosso, oppure il bianco puro con le tonalità del giallo, ma evitate la combinazione con altre piante ricadenti. • Come tutte le Cactacee, anche l’epifillo è longevo e si può moltiplicare con facilità per talea estiva prelevando porzioni di fusto fra nodo e nodo.

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MESEMBRIANTEMI FAMIGLIA

Mesembriantemacee

NOME SCIENTIFICO

Piante tappezzanti perenni, dai sottili fusti prostrati, molto ramificati, carnosi, che portano numerose foglioline a forma di triangolo appuntito, carnose, lunghe 3-4 cm, di colore verde grigiastro. In primavera producono numerosissimi fiori a forma di margherita, di diametro compreso tra 1 e 12 cm e di colore bianco, rosa, viola o rosso, a seconda della specie. Aptenia cordifolia e Delosperma cooperi proseguono la fioritura fino a ottobre. I mesembriantemi danno il massimo in regioni a clima mite, su terreni poveri, sabbiosi e ben drenati, non troppo calcarei; per fiorire necessitano del pieno sole; inoltre amano l’aridità, cosicché in estate vanno innaffiati solo 1-2 volte a settimana, quando le foglie appaiono molto flaccide. Dove il clima è temperato, si possono coltivare in vaso, da riporre in serra o tra i doppi vetri delle finestre in inverno.

Delosperma, Lampranthus, Dorotheanthus

Questa infatti è la stagione più ostica per alcune di esse: Aptenia, Drosanthemum, Oscularia e Carpobrotus richiedono temperature comprese tra 8 e 12 °C. Tutte le altre sopravvivono fino a una settimana a –8 °C senza alcuna protezione in Val Padana. Per incentivare la fioritura, eliminate sempre i fiori appassiti. Poco soggetti a malattie, temono quasi esclusivamente gli afidi, contro i quali sono efficaci gli insetticidi a base di piretro. Si riproducono facilmente per talea: verso la fine della fioritura si prelevano i rametti apicali non fioriferi, lasciando solo 2-4 paia di foglie, eliminandole verso il basso vicino al nodo sotto cui si effettua il taglio. Si lasciano cicatrizzare all’aria e all’ombra per 24 ore, poi si piantano in un vaso con sabbia sempre umida: dopo circa un mese le talee avranno radicato e, nella primavera successiva, saranno pronte per essere piantate.

PUNTUALI COME OROLOGI • I fiori delle sudafricane Mesembriantemacee si aprono a mezzogiorno in punto: le corolle a forma di margherita, infatti, sono dotate di strutture particolari, di natura igroscopica che, disidratandosi con il calore del mezzogiorno, provocano l’apertura delle corolle; viceversa, quando all’avvicinarsi della sera l’umidità atmosferica aumenta, l’assorbimento di microgocce d’acqua determina la chiusura dei petali. • Tutti i fiori dei mesembriantemi, purtroppo, sfamano la terribile farfallina dei gerani (Cacyreus marshallii) perché, come l’insetto, sono originari del Sud Africa. Quindi, se coltivate le Aizoacee è facile che i gerani siano assaliti dal parassita. • I fiori del Carpobrotus acinaciforme, introdotto in Italia nel 1713 come pianta ornamentale, si trasformano poi in frutti carnosi commestibili, da cui il nome di fico degli Ottentotti.

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PANDOREA FAMIGLIA

Bignoniacee

NOME SCIENTIFICO

Rampicante sempreverde a crescita vigorosa e rapida fino a una lunghezza di 5 m, con fusti sottili e ramificati, lignificati alla base. Le foglie sono composte, costituite da 5-7 foglioline lanceolate, spesse, color verde scuro. Da maggio a settembre produce numerosi fiori a trombetta, di colore rosa chiaro (bianchi in varietà floricole) con gola fucsia, delicatamente profumati. Ideale per recinzioni, pergole, graticci.

Pandorea jasminoides

Resiste fino a 0 °C: al Sud va coltivata in posizione riparata dai venti; al Nord in vaso grande (minimo 50 cm di lato); l’esposizione deve sempre essere a sole pieno. In caso di gelate perde la parte aerea. Si adatta a qualunque tipo di terreno, purché perfettamente drenato. Necessita di annaffiature estive regolari, ma solo dopo che la terra si è asciugata. Va concimata da marzo a settembre con un prodotto per piante da fiore.

PETREA FAMIGLIA

Verbenacee

NOME SCIENTIFICO

Pianta rampicante sempreverde, dai lunghi fusti volubili (fino a 6 m) che si stringono ai supporti (recinzioni, graticci, pergole, gazebo, archi ecc.) senza bisogno di aiuto nella salita. Presenta grandi foglie coriacee e rugose, di colore verde scuro. Da maggio ad agosto produce spettacolari infiorescenze pendule di fiori color blu intenso, con cinque petali a forma di stella e centro viola, grandi (6 cm di diametro).

Petraea volubilis

Resiste fino a 5 °C, quindi in Meridione si può coltivare in piena terra in posizione riparata dai venti invernali e ben soleggiata in inverno, tenendo a portata di mano un telo protettivo; nel Nord va allevata in vaso (diametro minimo 40 cm), da spostare in serra calda o sul pianerottolo in novembre. Desidera una posizione soleggiata, un terreno fertile, profondo, umido ma ben drenato, annaffiature regolari per tutta l’estate.

PROTEA FAMIGLIA

Proteacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto sempreverde dai lunghi fusti eretti, poco ramificati, rigidi, alti fino a 1,5 metri. Le foglie sono allungate, ovali o lanceolate, verde scuro, cerose. In giugno-agosto emettono le infiorescenze larghe 25 cm, date da molti piccoli fiori riuniti al centro, circondati da lunghe brattee colorate (bianche, rosa, rosse, arancione); somigliano a grandi carciofi o a pigne. I fiori non sono numerosi, ma durano settimane.

Protea cynaroides

Tollera temperature fino a 5 °C: in Meridione deve alloggiare in posizione riparata e soleggiata, tenendo a portata di mano un telo protettivo; al Nord va coltivata solo in vaso (almeno 50 cm di lato) da proteggere in inverno. Necessita di terreni sciolti, profondi, molto ben drenati, anche aridi, sassosi e poveri. Si annaffia regolarmente in estate, dopo che il substrato si è asciugato. Gradisce concimazioni azotate in estate.

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PLUMERIA FAMIGLIA

Apocinacee

NOME SCIENTIFICO

Chiamata anche frangipani, è un arbusto dai grossi rami carnosi, verdi, all’apice dei quali si dipanano le foglie, grandi, lanceolate, appuntite, delicate. I fiori compaiono all’apice dei rami, prima delle foglie: hanno la forma di quelli dell’oleandro, ma sono più grandi (5 cm di diametro), bianchi, rosa, gialli, arancio o rossi, con centro di colore diverso dal bordo, dall’odore molto intenso. Il lattice che sgorga dai rami è velenoso. In totale il genere annovera sette specie: P. alba, P. filifolia, P. inodora, P. obtusa, P. pudica, P. rubra e P. subsessilis, a cui seguono numerose sottospecie e circa 200 ibridi derivati da P. rubra e P. obtusa. Va riparata dal vento, specie se fresco. Teme il freddo: in autunno va ricoverata in un ambiente con 15-20 °C. Poiché durante la cattiva stagione va in riposo completo, la si può ricoverare anche in luogo buio o ombreggiato (garage, ve-

Plumeria rubra

randa chiusa ecc.). Ama posizioni soleggiate, che favoriscono un’abbondante fioritura, ma evitando l’esposizione diretta ai raggi solari nei mesi estivi. Desidera un terriccio bilanciato e molto fertile, non pesante, e un ottimo drenaggio aggiungendo perlite o pomice. Da maggio a settembre necessita di annaffiature abbondanti (sopporta l’acqua salmastra), ma è opportuno lasciare asciugare il terriccio tra le somministrazioni. Bisogna inoltre vaporizzare le foglie con acqua distillata nei periodi caldi. In inverno si annaffia una volta al mese, sospendendo però le irrigazioni fino a primavera se la pianta è ricoverata al buio (ne va della fioritura successiva). Nella bella stagione, ogni 15 giorni si somministra con l’acqua d’irrigazione un concime per piante da fiore. Si moltiplica per seme (ma le piante non fioriscono per almeno 3-4 anni) o per talea (30 cm di lunghezza).

CURIOSITÀ DAI TROPICI • Originaria dell’America centro-meridionale (Caraibi e Venezuela), la plumeria è oggi naturalizzata in tutte le regioni tropicali. Nel 1770 i primi esemplari furono introdotti in Inghilterra, per essere poi messi a svernare nelle serre calde. È una pianta longeva: gli esemplari più vecchi, ultracentenari, si trovano in Messico. • Il nome Plumeria venne attribuito dal botanico scozzese William Aiton in onore del sacerdote di Marsiglia Charles Plumier che alla fine del ’700 esplorò diverse regioni dei tropici scoprendone molte varietà botaniche. • Il nome “frangipani” o “frangipane” viene dal termine utilizzato dai coloni francesi nei Caraibi, perché ricordava il famoso profumo creato nel XII secolo dal nobiluomo italiano Muzio Frangipani. Il sentore ricorda essenze fruttate o la fragranza del gelsomino, del limone, del caprifoglio o della rosa.

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SESBANIA FAMIGLIA

NOME SCIENTIFICO

Leguminose

Arbusto sempreverde, alto fino a 2,5 m e largo altrettanto, con rami lunghi e robusti che si dipartono verso l’alto e poi verso l’esterno, prima in modo disordinato e poi prendendo una forma rotondeggiante. Ha foglie composte da foglioline ovali, leggere e delicate. Da luglio a settembre produce vistosi fiori di colore rosso-arancio brillante, portati in grappoli. Si può utilizzare come esemplare isolato o in gruppi.

Sesbania punicea

Tollera temperature fino a 5 °C, quindi va coltivata al Sud in luogo riparato e soleggiato, tenendo a portata di mano un telo protettivo in inverno; al Nord si alleva in vaso (dai 40 cm di lato in su). Vuole una collocazione ben esposta al sole. Desidera una terra fertile, leggera, ben drenata ma umida: in estate va annaffiata regolarmente. Si concima con un prodotto per piante da fiore da maggio ad agosto.

SOL ANDRA FAMIGLIA

Solanacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto sempreverde dallo sviluppo rapido e vigoroso (fino a 8 m d’altezza e diametro), presenta grandi foglie dalle nervature evidenti, vellutate, morbide. In giugno-agosto produce grandi fiori a campana, color giallo oro con centro nero o viola, di durata limitata ma continuamente rinnovati di giorno in giorno. Costituisce un indubbio punto d’attrazione e merita uno spazio adeguato.

Solandra maxima

Teme il freddo: soffre già a 8 °C, quindi in Meridione va addossata a un muro soleggiato e che la ripari dai venti; al Nord va allevata in un grande vaso (minimo 40 cm di lato). Desidera il pieno sole, un substrato leggero ma molto fertile e ben drenato, e irrigazioni regolari durante tutta l’estate. La concimazione deve aiutare lo sviluppo: da marzo a settembre va eseguita ogni 10 giorni con un prodotto per piante da fiore.

STEPHANOTIS FAMIGLIA

Asclepiadacee

NOME SCIENTIFICO

Detto anche gelsomino del Madagascar, è un rampicante sempreverde vigoroso (in natura fino a 5 m di lunghezza), con fusti spessi, che diventano semilegnosi nel tempo. Ha foglie ovali, cuoiose e lucide, verde scuro. Da maggio a luglio produce piccoli grappoli di fiori bianchi a forma di stella, carnosi, intensamente profumati, simili a quelli del gelsomino. È ideale su tralicci, piccole recinzioni, gazebi.

Stephanotis floribunda

Teme temperature inferiori ai 12 °C: anche al Sud è preferibile coltivarlo in vaso per spostarlo in serra fredda all’occorrenza. Necessita di un’esposizione a mezz’ombra e protetta dai venti. Vuole un substrato fertile e leggero, ben drenato. Va annaffiato con regolarità per tutta l’estate, appena la terra si è asciugata. Gradisce concimazioni costanti da marzo a settembre con un prodotto per piante da fiore.

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STRELITZIA FAMIGLIA

Musacee

NOME SCIENTIFICO

Strelitzia reginae

Perenne sempreverde, priva di fusto o con falso fusto formato dalla base dei piccioli fogliari. Le foglie, appressate, hanno una grande lamina (lunga oltre 30 cm) lucida, coriacea, ovale-lanceolata, verde scuro. I fiori, portati da piccioli più alti delle foglie, sono spettacolari, formati da una brattea verde dalla quale escono sepali, petali e stami arancio e blu-viola. La fioritura può durare da ottobre a maggio.

Soffre a temperature inferiori a 5 °C; in particolare teme i venti freddi che rovinano il fogliame e l’architettura dei fiori. Vive in piena terra solo al Sud, in zone riparate dalle correnti e possibilmente soleggiate d’inverno (in estate preferisce la mezz’ombra. Al Nord va coltivata in vaso dai 35 cm di lato in su. Vuole terra fertile, leggera, molto ben drenata; concimazioni autunnali e primaverili; buone irrigazioni regolari.

STREPTOSOLEN FAMIGLIA

Solanacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto sempreverde originario della Colombia, un po’ scomposto nel portamento (si può fissarne i rami lungo supporti come tralicci o grigliati per coprirli), alto fino a 2 metri. Presenta foglie ovate, rugose, lunghe 5 cm, color verde intenso. Da maggio ad agosto produce fiori a trombetta, del diametro di 2 cm, di colore giallo-arancio vivo, portati in infiorescenze a corimbo all’apice dei rami.

Streptosolen jamesonii

Tollera temperature fino a 6 °C: si può quindi allevare in giardino solo al Sud, in un punto riparato dal vento e soleggiato in inverno, proteggendolo con un telo nelle nottate più fredde; al Nord va coltivato in vaso (diametro minimo 40 cm). Richiede un substrato fertile, leggero, ben drenato e concimazioni quindicinali da marzo ad agosto con un prodotto per piante da fiore. Va potato subito dopo la fioritura.

TIBOUCHINA FAMIGLIA

Melastomacee

NOME SCIENTIFICO

Arbusto sempreverde dai fusti legnosi e quadrangolari, alto fino a 2,5 m (ma solo un metro se coltivato in vaso, anche per la vita in appartamento). Ha foglie oblungo-ovate, pelose, di 15 cm di lunghezza, di colore verde bronzo con nervature marcate color verde pallido. Da luglio a novembre produce fiori spettacolari, di 8 cm di diametro, a tubo con cinque grandi petali di colore violaporpora, riuniti in racemi apicali.

Tibouchina semidecandra

Soffre sotto i 12 °C: se coltivata in piena terra va pacciamata alla base e la pianta perderà comunque la parte aerea. Nel Nord va allevata in vaso da ricoverare in serra calda o in casa. Predilige la mezz’ombra luminosa. Desidera un substrato fertile, leggero e ben drenato. Va annaffiata regolarmente in estate e concimata con un prodotto liquido per piante da fiore ogni 3 settimane. Si pota alla fine della fioritura se necessario.

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PIANTE PERENNI DA FIORE

Le scene composte da piante perenni miste (qui con la forte presenza dei lupini dagli alti steli blu) offrono grande soddisfazione con poco impegno.

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siste un ventaglio sterminato di erbacee perenni: tanti generi e moltissime specie, con migliaia di varietà e di ibridi, che esprimono grandi differenze di portamento, forme, colori, esigenze colturali. Non c’è situazione problematica che non siano in grado di risolvere. Non sarà difficile individuare le specie giuste anche per le condizioni più ingrate, da quelle che prosperano in suoli umidi e bui alle tante specie adatte ai terreni più pietrosi e siccitosi dei climi mediterranei.

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A fronte di tanti pregi, una sola esigenza imperativa: le perenni richiedono un’attenzione particolare in fase di progettazione del giardino perché, al contrario delle annuali che permettono di ripensarne l’allestimento ogni anno, essendo longeve, obbligano a compiere scelte oculate e a lungo termine. Riguardo all’utilizzo, le erbacee perenni sono tra le creature più versatili del regno vegetale: destinate in primo luogo a comporre aiuole e bordure, possono rivitalizzare un angolo trascurato del giardino o creare cornici interessanti attorno a zone di prato. Non meno importante è l’impiego per decorare le rive dei punti d’acqua e per vivacizzare un giardino roccioso. Nei piccoli giardini di città, dove spesso le presenze strutturali (alberi e arbusti) lasciano poco spazio al

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superfluo, la creazione di un’aiuola di perenni può rivelarsi preziosa per avere colore e profumo. In un giardino medio o grande è invece possibile destinare le perenni a quello che è il loro impiego più appropriato e spettacolare: la bordura mista (mixed border), che richiede spazio affinché le piante possano svilupparsi secondo il loro portamento naturale. Un altro utilizzo prezioso delle perenni è come tappezzanti, per rivestire il suolo: si piantano, in masse fitte, specie a portamento basso e strisciante, che si sviluppano maggiormente in larghezza piuttosto che in altezza e che riescono a ricoprire la superficie in breve tempo. Ottime si rivelano le pervinche, i Geranium e in genere tutte le specie basse e a portamento allargato.

Astrantia major (in alto) è una perenne dalla fioritura rosa ancora bella a fine estate. Amata dalle farfalle, dura per molti anni.

Molte perenni offrono fiori adatti anche da recidere e da essiccare, come Statice sinuatum (in basso) dai petali di consistenza cartacea.

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ANEMONE FAMIGLIA

Ranuncolacee

NOME SCIENTIFICO

Il nome deriva dal greco ànemos, “vento”, a indicare la fragilità delle corolle in balìa delle correnti d’aria. Lo attribuì al fiore il filosofo e botanico greco Teofrasto, nel IV secolo a.C. Il genere comprende numerosissime specie perenni, alcune con radici tuberose e fioritura primaverile, altre con radici fibrose e fioritura estivoautunnale. Fra le prime si ricordano A. nemorosa, A. blanda, A. apennina, facenti parte della flora spontanea italiana; tra le seconde i numerosissimi ibridi floricoli (A. x hybrida), A. japonica e A. hupehensis, tutti di taglia superiore a un metro e dai grandi fiori bianchi, rosa o rossi. Tutte le specie sono piante erbacee perenni, con radice tuberosa o rizomatosa. Raggiungono un’altezza compresa fra 10 e 110 cm, e si distinguono in base al periodo di fioritura. Hanno foglie alterne, palmate o lobate, sem-

Anemone x hybrida

pre profondamente incise, di colore verde più o meno chiaro. I fiori, solitari sullo stelo, hanno la forma di una coppa, composta da sepali petaloidi presenti in numero variabile. I colori spaziano dall’azzurro al bianco, al rosso e al rosa. A seconda delle specie, la fioritura può essere primaverile, estiva o autunnale. Sono tutte specie rustiche, che resistono agli inverni più gelidi (nel Nord Italia è consigliabile una pacciamatura con fogliame), perdendo la parte aerea che rispunta in primavera. Richiedono una posizione a mezz’ombra e un suolo soffice, fresco, ricco di humus e possibilmente acido, sempre leggermente umido (soprattutto per le specie che fioriscono in estate o in autunno) ma ben drenato. Necessitano di abbondanti innaffiature estive. Gradiscono una leggera concimazione organica autunnale. Tendono a espandersi e i cespi vanno divisi quasi ogni anno.

AQUILEGIA FAMIGLIA

Ranuncolacee

NOME SCIENTIFICO

Raggiunge il massimo dello splendore in aprile-maggio, quando si riempie di corolle dall’architettura complessa, a campanella con speroni e arricciature. A. vulgaris, la specie spontanea, fiorisce in viola, ma la facilità con cui le piante si ibridano ha creato varietà in tutti i colori (compreso il bianco e il viola-nero), anche mescolati tra loro nelle diverse parti del fiore. Ne consegue che, da seme, non si ricavano piante identiche alla madre, a meno di non coltivare “madri” della stessa varietà.

Aquilegia vulgaris

Sono piante assolutamente rustiche, che non temono il gelo alpino (perdono la parte aerea in inverno), ma faticano a sopravvivere in zone molto calde o marittime. Necessitano di un terreno piuttosto fertile, sempre umido ma ben drenato, con esposizione soleggiata o a mezz’ombra. Trascorso il primo anno dall’impianto, si diffondono rapidamente e si ibridano con grande facilità fra di loro. In vaso (diametro minimo di 24 cm) necessitano di trapianti annuali e abbondanti concimazioni.

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ASTRO FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

Genere ricco di oltre 200 specie, da cui sono state ricavate numerose varietà, tutte caratterizzate da una fioritura generosa e prolungata. A. novae-angliae e A. novi-belgii sono i cosiddetti “settembrini”, che devono il nome al periodo di fioritura; A. amellus anticipa i fiori, viola chiaro, già in agosto. Possiedono una grande resistenza al gelo invernale, sopportando temperature di oltre –20 °C: non occorre predisporre alcuna protezione. Nelle zone montane, al momento dell’impianto è necessario curare il drenaggio del terreno, pena la morte delle piante. Ai primi geli, o quando la parte aerea secca, si tagliano alla base tutti i fusti: le piante vanno in completo riposo. Si coltivano in pieno sole, su terreno fertile mai troppo asciutto, specie in prossimità della fioritura che richiede molta acqua. Durante la stagione estiva, non bisogna far mancare l’acqua.

Aster novae-angliae, A. novi-belgii, A. amellus

Si piantano a una distanza di almeno 40-45 cm tra le piante: sviluppandosi, ogni singola pianta raggiunge un diametro che sfiora i 60-80 centimetri. Le varietà più alte richiedono un tutoraggio con gli appositi sostegni ad anelli predisposti, oppure avvalendosi di numerosi sostegni per pianta in modo che la legatura non sia troppo stretta. In primavera si concimano gli esemplari adulti nelle aiuole con un fertilizzante minerale a lenta cessione; poi, ad anni alterni, si fornisce in autunno alla base della pianta un prodotto organico, come la cornunghia o il guano. Dopo la fioritura si asportano le infiorescenze appassite. I settembrini, come altre erbacee perenni vivaci, non sono molto longevi e devono essere divisi ogni 3-4 anni, altrimenti perdono vigoria e spariscono lentamente dall’aiuola. Ciò vale soprattutto per le varietà di A. novi-belgii.

I PREZIOSI SETTEMBRINI • A. novae-angliae, di origine nordamericana, è alto sino a 2 m, con piccole foglie intere e lanceolate che abbracciano il fusto (“amplessicauli”), lunghe sino a 12 cm, di colore verde chiaro. La fioritura è costituita da numerosi capolini, portati all’apice del fusto, ciascuno di diametro compreso tra 3 e 5 cm; appare in agosto-settembre e i colori principali sono il rosa, il lavanda e il porpora. È largamente coltivato in Europa, soprattutto nei Paesi nordici. • A. novi-belgii raggiunge un’altezza massima di 1,2 m: deve la denominazione all’antico nome di New York, cioè New Belgium. Si copre di foglie lanceolate o lineari-lanceolate di colore verde. I capolini sono di colore azzurro-violetto, ma esistono moltissime varietà coltivate, con fioritura in atto tra luglio e ottobre, che presentano altre tonalità di colore.

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AUBRETIA FAMIGLIA

Crucifere

NOME SCIENTIFICO

Tappezzante molto utilizzata nei giardini rocciosi, su muretti a secco e scarpate sassose o in vasi di legno o pietra, dove si allarga velocemente creando particolari cuscini di piccole foglie tondeggianti, color grigio-verde, leggermente pelose. Dalla primavera alla fine dell’estate produce numerosissimi, piccoli fiorellini di colore rosa, viola o blu. Si utilizza anche ai piedi di arbusti o alberi perché non supera i 10-15 cm d’altezza.

Aubrietia

Non teme il freddo nemmeno nelle zone alpine. La fioritura è migliore in posizioni soleggiate, a patto che le radici rimangano al fresco (tra le rocce, su terreno leggermente umido ecc.). Il suolo ideale è di natura calcarea, più in generale è sciolto, soffice, leggero, molto ben drenato. Si annaffia con moderazione ma regolarmente, in estate, fornendo un concime per piante fiorite ogni 15 giorni. Si moltiplica per divisione del cespo o da seme.

BERGENIA FAMIGLIA

Sassifragacee

NOME SCIENTIFICO

Piccola sempreverde, data da folti ciuffi di grandi foglie tondeggianti, ovali o cuoriformi, con bordi dentellati, di colore verde scuro, che si arrossano in autunno. Dal centro dei ciuffi alla metàfine dell’inverno si sviluppano steli svettanti, su cui sbocciano mazzetti di piccoli fiori campanulati, di colore bianco, rosa, rosso o porpora, che permangono a lungo. È ideale per basse bordure di aiuole e vialetti.

La precoce fioritura della bergenia si accompagna a una grande facilità di cura: non si ammala, non teme i parassiti, vive per molti anni e ha un bel fogliame sempreverde, che in inverno assume sfumature rossastre.

Bergenia crassifolia

Non teme il gelo, con la sola eccezione di B. ciliata, che non resiste sulle Alpi. Non ha preferenze di esposizione, ma d’estate va ombreggiata, se è posta in pieno sole, per evitare bruciature sulle foglie. Risulta indifferente al terreno, che deve solo essere ben drenato. Necessita di irrigazioni abbondanti in primavera-estate. In autunno si concima con un prodotto organico. Si moltiplica per divisione dei cespi.

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CAMPANUL A FAMIGLIA

Campanulacee

NOME SCIENTIFICO

Le campanule da giardino e da vaso sono molto numerose: si utilizzano per le fioriture ma anche per la capacità tappezzante (per esempio in C. portenschlagiana), che le porta a ricoprire velocemente lo spazio assegnato. Esistono anche molte campanule spontanee nella flora italiana. Il colore tipico del fiore (grande o piccolo, rivolto verso l’alto o il basso) è il viola, ma oggi ci sono varietà floricole blu, rosa, porpora e bianche. La più conosciuta, C. carpatica, non teme il gelo o il sole dell’estate, diventa florida sui bordi delle aiuole, dove non sia sommersa da altre piante. Fiorisce da giugno a ottobre in blu. La densità della fioritura è anche di C. cochleariifolia, perenne rizomatosa che forma macchie compattissime di fiori penduli blu ardesia, bianchi o lavanda, da fine giugno a fine settembre. C. garganica, con centinaia di fiori eretti simili a stelline blu, fiorisce per tutta l’estate su foglie cuoriformi e ovali dentellate verde grigio. Non supera i 5 cm di altezza e si allarga su tutto ciò

Campanula carpatica, C. persicifolia

che è pietroso o legnoso autoriproducendosi con facilità. C. portenschlagiana (C. muralis) è una sempreverde e vigorosa, alta 15-20 cm, con tantissimi fiori a forma di stella color lavanda da giugno a settembre, simile e spesso confusa con la C. poscharskyana, che però fiorisce fino a ottobre-novembre. Ambedue sono adatte al vaso. Fra le specie di taglia alta (90-140 cm) si ricordano C. pyramidalis, C. persicifolia, C. latifolia, tutte con fiori blu o bianchi da giugno a settembre. Sopportano il gelo, soprattutto se leggermente pacciamate alla base, spesso senza perdere la parte aerea. Desiderano un terriccio fertile, sciolto e ben drenato, in estate umido se la collocazione è in pieno sole (preferiscono la mezz’ombra). Vanno irrigate in abbondanza in estate, concimando ogni 10 giorni con un prodotto per piante da fiore. Si moltiplicano per seme o per divisione del cespo in primavera. Le specie alte vanno bene per quinte di bordi misti, ma possono anche risultare molto scenografiche in gruppi isolati.

CENTAUREA FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

C. cyanus è il fiordaliso, scomparso dai campi ma disponibile in coltivazione, nel classico esemplare blu e in varietà rosa o bianche. Esistono altre centauree ornamentali, rappresentate da varietà floricole nei toni del rosa e del rosso, anche con infiorescenze semidoppie o doppie, ma prive delle spine (che spesso sono presenti nelle centauree spontanee nella flora italiana). Fioriscono tra maggio e agosto.

Centaurea cyanus

Tutte le centauree resistono al gelo, anche se perdono la parte aerea. Non hanno esigenze particolari in fatto di terreno, che deve però essere ben drenato. L’esposizione migliore è al sole, ma tollerano la mezz’ombra. Le irrigazioni, in estate, si possono limitare a due o tre interventi a settimana, con poca acqua e concimando ogni 15 giorni con un prodotto per piante da fiore. Si moltiplicano per seme e divisione del cespo.

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COSMEA FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

Al genere Cosmos appartengono sia piante annuali sia perenni. Tutte costituiscono grandi cespugli alti (fino a 1,3 m), che tendono ad allargarsi in diametro. Le foglie sono laciniate (divise in sottilissimi segmenti). I fiori sono grandi, semplici, con centro giallo e petali molto colorati, bianchi, gialli, rosa o rossi (marrone nella varietà ‘chocolate’) e sbocciano di continuo da giugno fino a ottobre.

Cosmos bipinnatus

C. bipinnatus teme il freddo tanto da essere spesso oggetto di coltivazione annuale; solo in climi miti riesce a sopravvivere all’inverno, a volte spogliandosi della parte aerea. Non ha preferenze in fatto di suolo, mentre desidera una posizione ben soleggiata. L’irrigazione deve essere costante e abbondante durante la bella stagione, integrata da concimazioni regolari con prodotti per piante da fiore ogni 10 giorni.

DELFINIUM FAMIGLIA

Ranuncolacee

NOME SCIENTIFICO

Il genere comprende specie annuali e perenni, costituite da folti ciuffi di grandi foglie palmate, finemente divise, di colore verde brillante. Si coltivano per le alte (1-1,5 m) spighe di fiori a coppa, semplici o doppi, di colore blu, rosa o bianco, in maggio-giugno. Eliminando le spighe appassite, si ottiene una rifioritura in settembre. Esistono varietà floricole da vaso, alte al massimo 40 centimetri.

Delphinium ajacis

La pianta non teme il freddo: in inverno perde la parte aerea, che ricostituisce in primavera. Preferisce terreni sciolti, ben drenati e fertili, e posizioni soleggiate (anche la mezz’ombra ma con qualche ora di sole al giorno). Necessita di molta acqua con regolarità in primavera ed estate, con concimazioni costanti ogni 10 giorni, a cui deve seguire una somministrazione di fertilizzante organico in autunno.

DICENTRA FAMIGLIA

Papaveracee

NOME SCIENTIFICO

Chiamata in italiano “cuor di Maria”, deve la denominazione alla forma dei fiori, a cuore pendulo dal rametto, di colore rosa con centro bianco nella specie, tutto rosa o rosso o bianco nelle varietà floricole. La fioritura avviene in aprile-giugno. La pianta è perenne grazie alle radici rizomatose. Ha piccole foglie leggere, lobate, composte, color verde chiaro. Si impiega in macchia nelle aiuole o in vaso grande.

Dicentra spectabilis

Resiste senza problemi anche sulle Alpi, purché ben pacciamata alla base. Gradisce un terreno ricco, sciolto e ben drenato, preferibilmente alcalino (sopporta poco i suoli acidi). Preferisce una posizione a mezz’ombra, soprattutto durante l’estate. Le annaffiature devono essere regolari in estate, anche se non molto abbondanti. Si concima con letame maturo o stallatico in autunno e in marzo-aprile.

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DIGITALE FAMIGLIA

Scrofulariacee

NOME SCIENTIFICO

Biennale che nel primo anno di vita forma la rosetta basale di lunghe foglie lanceolate verde scuro, coperte da peluria biancastra, e nel secondo dal centro, in giugno, emette un lungo stelo con grandi fiori campanulati, di dimensioni decrescenti verso l’apice, di colori diversi (bianco, rosa, viola, giallo, maculati di scuro), che durano un mese. Tagliando la spiga appassita, la pianta in settembre rifiorisce.

Digitalis purpurea

Resiste al gelo se le rosette vengono pacciamate. Ama i suoli sciolti, ben drenati, fertili, meglio se con pH leggermente acido. È indifferente all’esposizione, anche se in estate il pieno sole va schermato con una rete ombreggiante. Va annaffiata con regolarità in estate, ma senza eccessi. Si concima in autunno con letame ben maturo o stallatico secco. Si riproduce mediante semina, in autunno.

ECHINACEA FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

Vistosa margherita dai fiori di 12-15 cm di diametro, nella specie di colore rosa, ma porpora e bianchi nelle varietà, portati da steli alti fino a 1,5 metri. Alla base sviluppa un ciuffo di foglie grandi, lanceolate e allungate, ruvide per la presenza di corti peli rigidi. E. purpurea è alta 1,5 m, E. angustifolia raggiunge 1,2 m; le varietà floricole sono più contenute. Si abbinano a rudbeckie, margherite gialle o marroni.

Echinacea purpurea

Assolutamente rustiche (anche sulle Alpi), vanno coltivate su terreni ricchi di humus, lavorati con cura e un po’ umidi ma ben drenati. Gradiscono una buona esposizione al sole, ma tollerano bene anche l’ombra. Si possono coltivare in vaso (grande). Al termine della fioritura vanno tagliate drasticamente per stimolare la produzione di nuovi boccioli. Vanno annaffiate poco ma regolarmente e concimate in autunno con letame.

La facile e generosa Echinacea è una delle specie suggerite per attirare le farfalle, che in estate si posano numerose sulle larghe corolle di questa specie di taglia piuttosto alta.

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ELLEBORO FAMIGLIA

Ranuncolacee

NOME SCIENTIFICO

Viene chiamato anche rosa di Natale, perché i suoi fiori si aprono tra dicembre e marzo, nelle giornate più tiepide, anche sotto la neve. È una pianta erbacea perenne, alta fino a 60 cm, con un fusto abbastanza robusto che si diparte dal rizoma. Le foglie, in numero di 7-9, sono persistenti, munite di lunghi piccioli, con lamina profondamente incisa di colore verde scuro. I fiori sono singoli, globosi, di 5-10 cm di diametro, poco appariscenti, con cinque petali di color verde-giallognolo o bianco-rosato, con o senza bordo rossastro lungo i petali, e ricordano effettivamente i fiori della rosa canina. Sono anche porpora, gialli o neri nelle varietà floricole. I frutti sono follicoli che a maturazione si fendono per liberare i semi, dotati di una cresta oleosa che attrae le lumache, le quali, cibandosi dell’olio, propagano i semi che rimangono attaccati al loro muco. Il gelo non costituisce un problema, mentre il caldo e la salsedine portano a

Helleborus niger, H. viridis

morte la pianta. L’esposizione deve essere soleggiata in pieno inverno ma in ombra dalla primavera all’autunno. Non sopporta assolutamente gli spostamenti, perché cresce lentamente e con poco vigore. Necessita di un terreno acido, umido, profondo, fresco, ricco e non troppo drenato. Va annaffiato con regolarità durante tutto l’anno, in modo da mantenere il terriccio sempre umido ma non inzuppato. Si concima in autunno e in primavera. È adatto a giardini rocciosi, sottoboschi e coltivazione in vaso. Viene utilizzato anche come fiore reciso. Tutta la pianta contiene un potente glucoside, l’elleborina, che agisce sul cuore; presenta inoltre saponine, acido aconitico e, nell’elleboro verde, alcaloidi. All’ingestione, l’azione è letale anche in dosi molto ridotte. Un tempo si usava come forte vermifugo (spesso “definitivo”).

ENOTERA FAMIGLIA

Onagracee

NOME SCIENTIFICO

Pianta biennale, pelosa e appiccicosa, che nel primo anno di vita produce una rosetta di foglie ovate, e nel secondo sviluppa il fusto con le foglie lanceolate fino a produrre i fiori (tra giugno e settembre), che sono grandi, giallo intenso, profumati, riuniti in un’infiorescenza a spiga, per un’altezza compresa fra 50 e 150 centimetri. Le varietà alte si utilizzano come quinte nelle aiuole, quelle basse per bordure di aiuole e vialetti. O. missouriensis (O. macrocarpa), alta 20 cm e dall’aspetto ricadente-strisciante, presenta strabi-

Oenothera biennis, O. missouriensis

lianti fiori giallo-oro simili a seta, lievi e delicati, che durano pochissimo ma vengono rimpiazzati ogni giorno da giugno a ottobre. Pianta rustica (da pacciamare in inverno nel Nord Italia), predilige un suolo sciolto, leggero, mediamente fertile, molto ben drenato, e un’esposizione soleggiata. Le annaffiature devono esser regolari in estate, anche se distanziate e non troppo abbondanti. La concimazione è limitata a un apporto autunnale di sostanza organica come il letame maturo o lo stallatico secco.

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ERICA FAMIGLIA

Ericacee

NOME SCIENTIFICO

Piccoli sempreverdi tappezzanti, che fioriscono tra settembre e novembre, con minuti fiori rosa nelle specie, rossi, lilla, bianchi, gialli o verdi nelle varietà floricole, tanto fitti a volte da nascondere il fogliame. Hanno foglie aghiformi color verde brillante (grigie, rossastre o giallastre nelle cultivar). Vengono impiegate come piante da vaso per composizioni autunnali, ma si possono utilizzare nelle aiuole.

Erica carnea, Calluna vulgaris

Il freddo non è un fattore limitante, mentre lo sono il caldo e la salsedine. Il terreno deve avere pH acido (sono piante acidofile) ed essere fresco, profondo, fertile e umido. L’esposizione deve essere a mezz’ombra in inverno e in ombra dalla primavera all’inizio dell’autunno. L’acqua, da somministrare in abbondanza in estate, deve essere decalcificata. Si concima con un prodotto per piante acidofile.

ERINGIO FAMIGLIA

Ombrellifere

NOME SCIENTIFICO

Pianta caratterizzata da foglie grandi, rigide, glauche o violacee, profondamente incise e dotate di spine lunghe e acute sui bordi. Produce infiorescenze globose date da minuti fiori di colore verde, blu metallico o viola, munite di brattee acuminate e spinose. È spettacolare dal punto di vista architettonico e cromatico, e quindi risulta molto decorativa per bordure o punti focali bassi in giardino.

Eryngium giganteum, E. amethystinum

L’eringio resiste al gelo alpino (E. alpinum) e al caldo torrido e salso delle coste (E. maritimum): in entrambi i casi la parte aerea appassisce e muore. Vuole un’esposizione soleggiata su un terreno leggero, fertile, sciolto, anche calcareo o sassoso o scosceso. Le irrigazioni vanno limitate ai periodi più caldi, in quantità non abbondante. La concimazione si riduce a un apporto autunnale di sostanza organica.

EUFORBIA FAMIGLIA

Euforbiacee

NOME SCIENTIFICO

Al genere Euphorbia appartengono specie diversissime, come la stella di Natale e numerose succulente. Le euforbie erbacee, molto apprezzate in Gran Bretagna, si utilizzano nelle aiuole, le più alte come quinta, le più basse in bordura. Hanno portamento espanso o compatto, con foglie oblunghe poste a stella, verde scuro, glauche o purpuree. Le infiorescenze apicali, in aprile-maggio, sono gialle o verdastre.

Euphorbia characias, E. amygdaloides

Non temono il freddo se pacciamate alla base. Prediligono esposizioni soleggiate o in mezz’ombra, in suolo fertile, fresco, ben drenato. Sopportano molto bene le carenze idriche, ma gradiscono regolari annaffiature estive. Non vanno potate durante la bella stagione (eventualmente contenute con legacci e tutori), mentre si taglia l’intero stelo fino alla base legnosa della pianta dopo che l’infiorescenza si è seccata.

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GAROFANINO FAMIGLIA

Cariofillacee

NOME SCIENTIFICO

I garofanini (o garofani dei poeti) sono piante perenni, talvolta coltivate come biennali o annuali. Hanno fusti corti e rigidi, suddivisi da nodi larghi e vistosi, di colore verde o verde glauco. il fogliame è lineare o lanceolato, di dimensioni ridotte, consistente, sempreverde. I fiori, di 2-3 cm di diametro, sbocciano in aprile-maggio, con una rifioritura minore in settembre-novembre; sono singoli o doppi, portati da steli alti 10-15 cm, hanno colore bianco, rosa, rosso o porpora, anche maculato o screziato. Con la loro prolungata fioritura nei colori dal bianco al porpora, i garofanini allietano giardini e terrazzi, regalando grazia, profumo e... poesia.

Non temono il freddo ma l’eccesso di calore: in estate vanno leggermente ombreggiati e ben annaffiati, con regolarità ma senza inzuppare il substrato né bagnare il fogliame. Tollerano bene le brezze salmastre, i fumi, i gas di scarico e lo smog, ma non i ristagni d’acqua. Si adattano infatti a qualunque terreno (tranne quello acido, che non soppor-

Dianthus barbatus

tano) purché ben drenato, anche se in assoluto preferiscono i suoli calcarei. Necessitano di molto sole dall’autunno alla primavera. Le irrigazioni vanno sospese in inverno. Si concimano con un prodotto organico in autunno e da marzo a settembre con un concime liquido per piante da fiori. È una precauzione d’obbligo sorvegliare le piante in caso di piogge primaverili o autunnali: i garofani sono infatti facili prede di ruggini e oidio (mal bianco) che troppo spesso rovinano irrimediabilmente le colture. Si consiglia di lasciare sufficiente spazio tra un esemplare e l’altro, soprattutto se coltivati in vaso, e di scegliere una posizione ventilata, che permetta l’arieggiamento della chioma. Bastano quindi pochissime cure e solo un poco di attenzione per essere gratificati da una fioritura prolungata, che veste i giardini o i terrazzi di colori intensi, caldi e solari.

UN SIMBOLO DI VALORE • I musulmani, fin dal 1200, ricavavano dal garofano un liquore dal profumo e dal sapore intenso, quanto mai necessario allora perché impediva di sentire gli odori penetranti e asfissianti della casba di Tunisi o di Algeri. • I Crociati, nel 1270, portarono in Francia questa pianta e la chiamarono “tunica”, in ricordo dei luoghi santi e del martirio di Cristo. Presto il garofano diventò un simbolo: di valore per i soldati del Gran Condè, prigioniero del cardinale Mazzarino, di sofferenza e ingiustizia per i nobili francesi che lo portavano recandosi al triste luogo della loro esecuzione nel tragico periodo della Rivoluzione francese, e ancora di valore per Napoleone, che scelse il garofano come emblema per l’onorificenza della Legion d’Onore, un riconoscimento a cui ogni militare ambiva.

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HEMEROCALLIS FAMIGLIA

Liliacee

NOME SCIENTIFICO

Pianta dotata di foglie semisempreverdi, produce tra giugno e settembre a seconda delle varietà (oltre 30.000, data la facilità di ibridazione) grandi fiori a forma di giglio, nei toni del bianco, giallo, arancione, rosso, rosa, marrone, persino screziati; alcune cultivar sono rifiorenti. L’utlizzo ideale è nelle bordure miste, dato il portamento mollemente ricadente e parzialmente svettante, ma anche i fiori recisi sono gradevoli.

Hemerocallis

Sono piante completamente rustiche e vivono bene dalle coste meridionali fino alle Alpi (dove è preferibile pacciamare la base in inverno). Desiderano un suolo fertile e umido, ma sempre ben drenato, con buona esposizione soleggiata o a mezz’ombra se il sole è troppo forte. Prima e durante la fioritura vanno annaffiate con generosità e regolarità, concimando con un prodotto per piante da fiore.

KNIFOFIA FAMIGLIA

Liliacee

NOME SCIENTIFICO

Spicca la particolare infiorescenza, che compare in giugno-agosto ed è formata da fiori tubulari bianchi, gialli, arancione, rossi o marrone (a seconda delle varietà), anche mescolati nella stessa infiorescenza, addensati in un grappolo lungo fino a 20 cm, portato da uno stelo alto fino a un metro. Alla base c’è un cespuglio di foglie nastriformi, color verde scuro, che si allarga fino a 50 cm di diametro.

Kniphofia uvaria

In generale sono piante rustiche, da proteggere con una pacciamatura alla base sulle Alpi durante l’inverno. Amano un terreno fertile, un po’ sabbioso, umido ma ben drenato. L’esposizione deve essere soleggiata o a mezz’ombra. Le annaffiature sono necessarie solo nel periodo più caldo; le concimazioni si limitano a un apporto autunnale e uno estivo di sostanza organica. Si moltiplicano dividendo il cespo.

LUPINO FAMIGLIA

Leguminose

NOME SCIENTIFICO

Molto amati in Gran Bretagna e Germania, comprendono piante annuali e perenni, con grandi foglie palmate formate da numerose foglioline; fra esse si ergono alti (da 50 a 150 cm) racemi densamente cosparsi di fiori blu, violetto, bianco, giallo, rosso, rosa, anche mescolati fra loro. La fioritura avviene in maggio-giugno. L’utilizzo è come quinta nelle aiuole e per bordure alte; sconsigliata la coltura in vaso.

Lupinus polyphyllus

Resiste al gelo con una piccola pacciamatura alla base; non tollera invece il caldo eccessivo e la salsedine. Richiede un terreno fertile, profondo, fresco, leggermente acido, ben drenato ma non asciutto. L’esposizione deve essere soleggiata o a mezz’ombra. Le irrigazioni devono essere abbondanti e regolari in primavera-estate. La concimazione si effettua in autunno e in primavera con un prodotto organico a lenta cessione.

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MALVE DA FIORE FAMIGLIA

Malvacee

NOME SCIENTIFICO

Lavatera trimestris, Alcea rosea

Lavatera trimestris è la malva regina, che forma grandi cespugli, larghi fino a un metro e alti fino a 1,3 m, coperti di numerosi fiori a campana bianchi, rosa, rossi, con venature a contrasto, da luglio a ottobre. Alcea (o Althaea) rosea è il malvone o malvarosa, che crea, da una rosa basale di grandi foglie, alti fusti (fino a 2 m) “autoportanti” che portano grandi fiori a ombrello, bianchi, rosa, gialli, salmone, rossi, porpora, anche semidoppi o doppi, in luglio-ottobre ininterrottamente. L. trimestris sopravvive all’inverno solo nelle zone più miti, mentre A. rosea vive anche sulle Alpi oltre che nel Meridione costiero. In inverno la parte aerea muore, per poi rispuntare spontaneamente nella primavera successiva. Desiderano tutte un terreno leggero, sciolto, mediamente fertile, anche arido o sassoso, ma sempre ben drenato, e un’esposizione in pieno sole.

Tra le tante malve da fiore ci sono specie perenni e altre che spesso vengono trattate da annuali, come Lavatera trimestris dai larghi fiori, che rimane perenne solo nei climi miti.

Le annaffiature si limitano a interventi regolari ma non particolarmente abbondanti durante i periodi più caldi. La concimazione consiste in un apporto autunnale e uno primaverile a lenta cessione. La fioritura avviene a partire dal secondo anno per il malvone, dal primo per la malva regina. Si riproducono spontaneamente mediante seme (varietà a fiore semplice): attenzione, perché la germinazione può assumere i caratteri di un’infestazione e le nuove piantine sono estirpabili con facilità solo nelle prime settimane dopo la nascita. In caso contrario svilupperanno radici profonde impossibili da estrarre, se non effettuando uno scavo tutt’intorno alla pianta. È tuttavia possibile il trasferimento in altra collocazione, con ottime probabilità d’attecchimento. Non sono adatte alla coltivazione in vaso perché l’apparato radicale, ampio e robusto, ha necessità di penetrare in profondità nel terreno, anche per ricercare riserve d’acqua.

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NICOTIANA FAMIGLIA

Solanacee

NOME SCIENTIFICO

Chiamata anche tabacco da fiore, è rappresentata da numerose cultivar, sia alte (80-150 cm) per la coltivazione in piena terra, sia basse (30-40 cm) per la coltivazione in vaso. Tutte sono molto profumate: spicca N. affinis, a fiore bianco, che profuma solo di sera. Tra le più alte c’è N. sylvestris, che raggiunge 1,5 m; N. langsdorfii ha curiosi fiori verdi, piccoli e imbutiformi; ‘Lime Green’ ha fiori verdi stellati.

Nicotiana

Non tollera il freddo (deperisce già a 5 °C). Richiede un terreno molto fertile e ricco di humus, umido ma comunque ben drenato. La posizione migliore è in in ombra leggera, soprattutto nelle zone molto calde in estate. Necessita di abbondanti e regolari annaffiature estive (soprattutto al Sud), durante le quali effettuare periodiche concimazioni con prodotti liquidi per piante da fiore ogni 15 giorni.

PAPAVERO FAMIGLIA

Papaveracee

NOME SCIENTIFICO

Il genere comprende annuali e perenni, dotate di una rosetta di foglie dentate da cui si ergono gli steli fiorali in maggio-luglio. P. orientale produce grandi fiori (fino a 15 cm di diametro) bianchi, rosa o rossi con centro nero, semplici o doppi. P. nudicaule porta fiori (diametro 6-7 cm) bianchi, gialli, rosa o arancio. P. somniferum (papavero da oppio), dai grandi fiori rosa doppi, non è coltivabile in Italia per legge.

Papaver orientale, P. nudicaule

Sono tutte specie che non temono il gelo, perché perdono la parte aerea in autunno per ricrearla in primavera. Amano terreni mediamente fertili, sciolti, leggeri, molto ben drenati, anche aridi o sassosi. L’esposizione deve essere in pieno sole. Si annaffiano sporadicamente in estate all’occorrenza. Si concimano in autunno e in primavera con un prodotto a lenta cessione. Non si prestano alla coltivazione in vaso.

PHLOX FAMIGLIA

Polemoniacee

NOME SCIENTIFICO

Il genere annovera piante annuali e perenni: le più coltivate sono P. paniculata, P. douglasii, P. subulata, ciascuna ricca di varietà floricole di ogni forma e colore. Hanno fusti erbacei ramificati, alti da 40 a 120 cm, a portamento eretto o strisciante, che terminano con numerosi corimbi di fiori tubulosi, di 2-3 cm di diametro, variamente colorati e screziati (tutti i colori tranne blu e viola), di grande effetto.

Phlox paniculata, P. douglasii, P. subulata

Non temono assolutamente il freddo. Desiderano un terreno fertile, sciolto, abbastanza fresco e ben drenato. L’esposizione deve essere soleggiata o al massimo a mezz’ombra. Necessitano di annaffiature regolari e mediamente abbondanti durante il periodo più caldo. Si concimano con un prodotto per piante da fiore ogni 15 giorni in primavera-estate; con uno organico a lenta cessione in autunno.

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RUDBECKIA FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

La pianta sviluppa larghi cespi eretti, dati da sottili fusti semilegnosi, che portano numerose foglie di colore verde chiaro, lanceolate, lunghe fino a 10-15 cm, più piccole verso l’apice dei fusti (che sono ramificati), dove sbocciano larghi fiori a margherita, con diametro di 10 cm, di colore giallo, arancio, rosso, con centro marrone (altezza totale 110 cm). La fioritura avviene da luglio a ottobre.

Rudbeckia

Non teme il freddo né il caldo; tollera l’inquinamento e la salsedine. Vive bene in ogni terreno, anche se predilige quelli abbastanza fertili e molto ben drenati. Può essere coltivata anche in vaso (grande). Richiede un’esposizione soleggiata o al massimo a mezz’ombra. Le annaffiature devono essere regolari e mediamente abbondanti in estate, accompagnate da concimazioni liquide ogni 15 giorni.

SANTOLINA FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

Pianta dal portamento eretto o semiprostrato a formare un cuscino compatto, molto aromatica, grigiotomentosa, con piccoli fusti eretti e ramificati, alti 30-50 centimetri. Le foglie hanno lamina lineare, pettinato-dentata, brevemente incisa. In giugnoluglio produce piccoli fiori giallo-oro, arrotondati, riuniti in infiorescenze globose apicali molto vistose che si prestano per composizioni secche.

Santolina chamaecyparissus

Resiste al freddo e anche al gelo se viene abbondantemente pacciamata alla base. Predilige terreni poveri e ben drenati, anche sassosi e aridi o scoscesi, con esposizione in pieno sole. Non teme la siccità: va annaffiata in estate solo se coltivata in vaso. Non necessita di concime. Sopporta bene le potature, che è consigliabile eseguire a inizio primavera soprattutto per rinnovare le piante più vecchie che tendono ad “aprirsi”.

VIOL ACCIOCCA FAMIGLIA

Crucifere

NOME SCIENTIFICO

Si tratta di perenni spesso coltivate come annuali, con fusti eretti, alti 2540 cm, ramificati all’apice, con foglie verdi finemente pubescenti. Tra marzo e giugno producono numerose spighe ricoperte da piccoli fiori a quattro petali, molto profumati, di colore rosa, rosso, giallo, arancione o porpora, semplici o doppi. Per una fioritura più abbondante si consiglia di rimuovere le spighe di fiori appassiti.

Matthiola incana, Cheiranthus

Resistono al freddo padano ma non al gelo alpino. Amano i terreni mediamente fertili, leggermente alcalini, ben drenati; quelli poveri vanno arricchiti con letame maturo. Preferiscono una collocazione in pieno sole, ma accettano la mezz’ombra. Necessitano di irrigazioni estive frequenti e abbondanti. Si concimano per tutta la primavera con prodotti per piante da fiore per avere una piccola rifioritura in settembre.

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VIOL A FAMIGLIA

Violacee

NOME SCIENTIFICO

Sotto questo nome si raccolgono numerose specie: l’umile e modesta mammola (V. odorata) che nasconde sotto le foglie i piccoli fiori color viola pallido, profumatissimi; la graziosa viola tricolore (V. tricolor), una viola spontanea con fiori piccoli nei tre colori, bianco, giallo, viola; da quest’ultima è derivata, nel XIX secolo, l’orticola viola del pensiero (V. x hybrida, V. x wittrockiana) o pensée, alla francese, in passato regalata per comunicare “io ti penso”. La pensée si caratterizza rispetto alle altre viole per la durata della vita: è annuale o in alcuni casi biennale. Al gruppo delle violette, invece, appartengono le specie botaniche e le varietà profumate derivanti dalla V. odorata (la “viola mammola”, che durante il regno della Regina Vittoria ha avuto il suo massimo splendore, soprattutto come fiore reciso e nell’industria profumiera) con il gruppo delle “Violette di Parma”, a fiore doppio profumatissimo,

Viola x hybrida, V. tricolor, V. odorata

del quale tutti i floricoltori dell’Ottocento si sono innamorati. Le foglie sono verde scuro, ovate o cuoriformi per le viole botaniche; verde chiaro, ovate a magrine dentellato per le viole del pensiero. La fioritura avviene tra novembre e aprile per la pensée, in autunno-inverno per le violette. Non temono il gelo, anche molto rigido e prolungato, ma soff rono il caldo: necessitano del pieno sole dall’autunno ad aprile, e della mezz’ombra o ombra negli altri mesi. Sono indifferenti riguardo al terreno che deve solo essere ben drenato e sempre leggermente umido. Vanno annaffiate durante i mesi più caldi, con regolarità ma non in eccesso. Si concimano in autunno e in primavera con un prodotto a lenta cessione. Si moltiplicano per talea o per seme.

UN DEODORANTE NATURALE • La viola mammola era onorata presso i Greci e conosciuta dai Latini, che ne intrecciavano corone da mettere sul capo per placare il mal di testa da indigestione. Maria Luisa d’Austria, duchessa di Parma all’inizio dell’800, ne incentivò la coltivazione per ricavarne il suo profumo preferito. • Infatti, nel Medioevo e nel Rinascimento, quando l’igiene lasciava a desiderare, la mammola (unica viola profumata) fungeva da “depuratore d’aria”. I fiori si spargevano sui pavimenti di case e chiese afflitte dall’umidità: contengono un olio essenziale che anestetizza l’olfatto, anche nei confronti dell’aroma della stessa violetta. Per questo sembra che il fiore, dopo un po’ che lo si annusa, perda ogni odore, ma in realtà è il naso che non riesce più a sentirlo, così come non ne sente altri.

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PIANTE ANNUALI DA FIORE

I moderni ibridi di petunia (Surfinia®, Minibells® e altri gruppi di varietà) hanno praticamente fatto sparire i gerani dai balconi delle Dolomiti, dove regnano spettacolari grazie al sole caldo e all’escursione termica fra il giorno e la notte.

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a definizione di “pianta annuale” può avere diverse sfumature e interpretazioni. Infatti, molte delle specie presentate nelle prossime pagine sono perenni nei loro ambienti naturali, caldi e umidi oppure soleggiati e asciutti, come i gerani, di origine africana ma da secoli coltivati in Europa. Altre specie, come la lantana, vengono trattate da annuali al Nord ma sopravvivono per anni nei climi miti e costieri.

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È soprattutto nel settore delle annuali più classiche, come gerani, petunie, impatiens e altre, che ogni anno giungono sul mercato nuove varietà, frutto di ibridazioni, lungamente testate prima di arrivare sui banchi dei garden center. Alcuni gruppi di varietà, come le celeberrime Surfinia®, hanno saldamente conquistato il mercato per diversi anni prima di lasciare spazio ad altri gruppi varietali che stanno ottenendo un largo successo, come le ‘Million Bells®’ e simili. La ragione è dovuta alle loro prestazioni: fioritura lunghissima a fronte di poche cure, anche in vasi di medie e piccole dimensioni purché ben irrigati e concimati. A ciò si aggiunge la scarsa sensibilità alle malattie e ai parassiti, pressoché assenti. Il giardiniere avventuroso potrà però fare anche scelte diverse, cercando altre annuali più rare o inconsuete, per esempio le zinnie a fiore verde: Zinnia elegans ‘Envy’ è

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proprio verde come l’invidia (envy in inglese), dona un tocco particolare alle bordure e consente di creare inediti bouquet per la tavola. Ogni pianta cresce fino a 80 cm, porta da 12 a 15 steli con fiori doppi pieni e regolari. La fioritura è ininterrotta da luglio a ottobre. Preferisce terreno leggermente calcareo e drenato e necessita di buon irradiamento solare. Altrettanto curiosa è Torenia fournieri, annuale importata in origine dal Vietnam e recentemente immessa in commercio. Si semina in vasetti o cassette a fine inverno senza ricoprire i semi, che necessitano di luce per la germinazione. Le piantine si trapiantano a una distanza di circa 20 cm tra loro, in posizioni a mezz’ombra, idealmente dove possano godere di sole per mezza giornata.

Le Calibrachoa (in alto) sono affini alle petunie. Oggi da queste piante di origine brasiliana sono nate splendide varietà a fiore giallo, colore prima assente, come la ‘Caloha®’ dal brillante cromatismo dorato e le ‘Million Bells®’ dall’abbondantissima fioritura. Le salvie da fiore della gamma ‘Sallyfun®’ (in basso) hanno una produzione di spighe fiorite davvero stupefacente.

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BEGONIETTA FAMIGLIA

Begoniacee

NOME SCIENTIFICO

Pianta perenne (ma in genere viene coltivata come annuale: la parte aerea muore a 5 °C, le radici – rizomatose – sotto 0 °C), alta fino a 30 cm e larga fino a 20 centimetri. Ha piccole foglie cuoriformi, succulente, di colore verde intenso o rosso porpora; fiori piccoli ma numerosissimi, semplici, semidoppi o doppi, da aprile a ottobre, di colore bianco, rosa, salmone, rosso. Si impiega in aiuole o in vasi e cassette.

Begonia semperflorens

Resiste all’aperto tutto l’anno nel Sud, dove sopravvive all’inverno senza protezioni; nel Nord si può provare a proteggerla con abbondante pacciamatura in inverno, ma senza garanzia di sopravvivenza. Sopporta il caldo intenso, la salsedine e i venti salmastri. In posizione soleggiata fiorisce in abbondanza. Preferisce una terra fertile, torbosa, umida ma ben drenata. Si annaffia in abbondanza in primavera-estate.

BELL A DI NOTTE FAMIGLIA

Nictaginacee

NOME SCIENTIFICO

Pianta perenne, che nel Nord Italia viene coltivata come annuale, togliendo i tuberi in autunno e ripiantandoli in primavera. Forma un cespuglio con rami eretti, lunghi fino a un metro; ha foglie opposte, glabre, cuoriformi appuntite e di colore verde intenso. Regala fiori solitari o in piccoli gruppi, a forma di imbuto allungato, che nascono da un involucro formato da brattee colorate in rosso, rosa, giallo o bianco, anche screziate o

Mirabilis jalapa

bicolori sulla stessa pianta, da giugno a settembre, profumati. È apprezzata per l’insolita fioritura pomeridiano-notturna (le corolle si aprono verso le 17). In clima mite si comporta da pianta perenne. Se le annaffiature estive sono abbondanti, la crescita è vistosa e rapida. La concimazione va effettuata ogni 15 giorni con un fertilizzante liquido per piante da fiore.

BELLIS O PRATOLINA FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

Pianta erbacea perenne, in genere coltivata come annuale. Forma un ciuffetto di foglie ovali, ristrette nel picciolo e aderenti al terreno, ognuno dei quali produce molti gambi fiorali alti fino a 20 cm: i capolini sono di 2-3 cm di diametro e sono formati da due tipi di fiori, quelli centrali gialli e fertili, e quelli periferici (che di solito passano per petali) bianchi o rosati e sterili. Nelle varietà floricole sono doppi, anche rosa o rossi.

Bellis perennis

Le varietà floricole resistono fino a 0 °C; non amano il caldo torrido e i venti salmastri. Desiderano un’esposizione in pieno sole. Sono indifferenti al substrato, ma è bene vi sia un po’ di torba o terriccio di bosco e che sia drenato. In piena estate richiedono annaffiature 2-3 volte a settimana, aggiungendo una dose di fertilizzante liquido per piante da fiore ogni 15 giorni: la fioritura durerà da aprile a ottobre.

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BIDENS FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

Perenne coltivata come annuale, alta fino a 50 cm, con foglie frastagliate, di colore verde bottiglia. I fiori sono a forma di stella, piccoli (2-3 cm di diametro) ma molto numerosi, di colore giallo, aperti senza sosta da aprile a ottobre; le infiorescenze sfiorite vanno rimosse. Si utilizza in giardino come quinta o bordura per aiuole e vialetti, nelle aiuole come macchia di colore, oppure in vaso (diametro minimo 20 cm) e in cassette.

Bidens ferulifolia

Vive all’aperto tutto l’anno al Sud senza protezioni; al Nord perde la parte aerea a 5 °C, ma si gelano le radici a 0 °C. Sopporta il caldo intenso, la salsedine e i venti salmastri. In posizione soleggiata fiorisce in abbondanza. Vuole un terreno fertile, leggero e ben drenato; teme moltissimo i ristagni idrici. Desidera abbondante acqua in primavera-estate su terra asciutta. Si concima da aprile a ottobre ogni 15 giorni.

BOCCA DI LEONE FAMIGLIA

Scrofulariacee

NOME SCIENTIFICO

Perenne utilizzata come annuale, alta da 25 a 120 cm (le varietà piccole sono indicate per bordure e in vaso, le grandi per aiuole e fiori recisi), con fusto lignificato alla base e foglie ovali, piccole. Da maggio a novembre produce infiorescenze a grappolo, erette, con numerosi fiori dalla corolla tubulosa, rigonfia alla base, che termina, all’estremità opposta, con due “labbra” (donde il nome comune).

Antirrhinum majus

Tollera l’inverno della Val Padana, ma dal secondo anno fiorisce sempre meno. È facilissima da riprodurre da seme (in aprile), anche per autorisemina. Necessita del pieno sole, di un terriccio fertile e molto ben drenato, di concimazioni da maggio a settembre con un prodotto liquido per piante da fiore. Le annaffiature estive devono essere costanti in vaso. Occorre eliminare sempre le infiorescenze appassite.

Le bocche di leone accettano anche una piantumazione fitta se vengono trattate come annuali a ciclo breve. In questo caso fioriscono formando un fitto tappeto che per alcune settimane rimane spettacolare, prima che l’inevitabile sviluppo delle piante faccia perdere l’effetto compatto.

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CALCEOL ARIA FAMIGLIA

Scrofulariacee

NOME SCIENTIFICO

Pianta biennale, si trova in vendita al secondo anno di vita, pronta per la fioritura. Alta fino a 40 cm, ha fusto eretto e grandi foglie ruvide color verde tenero. I fiori, che compaiono tra maggio e luglio, hanno la parte inferiore rigonfia e cava, sormontata da un labbro superiore, che li fa assomigliare a piccole pantofole. I colori variano dal giallo all’arancio, al rosso, al marrone, spesso puntinati.

Calceolaria x herbeohybrida

In caso di semina in casa, la temperatura deve sempre rimanere sopra i 12 °C. Desidera un terriccio fresco e sempre ben drenato. Preferisce una posizione molto luminosa ma al riparo dai raggi solari diretti. Va annaffiata in abbondanza in estate, quando il substrato sta per asciugarsi, ma senza ristagni idrici. Da aprile a luglio, durante la fioritura, va concimata ogni 15 giorni con un prodotto liquido per piante da fiore.

CALENDUL A FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

Erbacea perenne, spesso coltivata come annuale perché il cespo tende ad aprirsi divenendo poco decorativo e a ridurre la fioritura. Alta fino a 30 cm e larga fino a 20 cm, ha foglie basali, lanceolate, arrotondate, morbide, di colore verde chiaro. I fiori a margherita sono grandi, semplici o doppi, di colore giallo o arancio, da aprile a ottobre. Si impiega in aiuola come bordura e in vaso o cassetta su balconi e terrazzi.

Calendula officinalis

Vive all’aperto tutto l’anno al Sud, dove sopravvive senza protezioni; al Nord si può provare a proteggerla con pacciamatura. Sopporta temperature fino a 5 °C, il caldo intenso, la salsedine e i venti salmastri. In posizione soleggiata fiorisce in abbondanza. Preferisce un terriccio fertile, leggero, torboso e ben drenato. Va annaffiata in abbondanza in primavera-estate e concimata ogni 20 giorni.

CAVOLO ORNAMENTALE FAMIGLIA

Crucifere

NOME SCIENTIFICO

Erbacea perenne coltivata solo come annuale, alta fino a 30 cm e larga fino a 20 centimetri. Ha foglie grandi, con margine dentato, di colore verde e bianco, verde e rosa, verde e viola. Si coltiva da settembre a marzo, in aiuola come bordura bassa o in vaso, anche abbinando piante con foglie di colori diversi (3 piante in una ciotola di 30 cm di diametro). Si può collocare

Brassica, ibridi

all’aperto ovunque senza protezioni. È indifferente all’esposizione. Sopporta temperature sotto 0 °C, ma non quelle superiori a 15 °C. Preferisce un terriccio fertile, fresco e profondo, con un buon drenaggio. In vaso occorre innaffiare prima che il terriccio si asciughi, senza bagnare il fogliame. Si concima con un prodotto liquido universale distribuito nell’acqua d’irrigazione. Vanno eliminate con regolarità le foglie danneggiate.

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CRESTA DI GALLO O CELOSIA FAMIGLIA

Amarantacee

NOME SCIENTIFICO

Annuale, alta fino a 30 cm, con foglie lanceolato-ovate, di colore verde chiaro. Da maggio a dicembre produce vistose infiorescenze vellutate a spiga, che in C. a. cristata hanno la forma di un ventaglio rigido largo fino a 12 cm e in C. a. plumosa di un gruppo di piumini, alto fino a 15 centimetri. I fiori sono bianchi, gialli, rosa, arancio, rossi o porpora. Le infiorescenze si possono essiccare e usare per decorazioni.

Celosia argentea

Non sopporta temperature inferiori a 12 °C. Si semina in febbraio in serra calda o si acquista in aprile prossima alla fioritura. Adatta al vaso e come decorazione di piccole aiuole. Ama posizioni luminose ma non soleggiate. Il terriccio deve essere a base di torba e sabbia, ben drenato. Va annaffiata con regolarità per tutta l’estate, aggiungendo ogni 15 giorni una dose di concime liquido per piante da fiore.

CRISANTEMO FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

Erbacea perenne (ma in vaso viene solitamente coltivata come annuale), alta fino a 60 cm. Ha foglie frastagliate, di un color verde bottiglia, e fiori a margherita, in molte varianti diverse a seconda della specie e della cultivar: piccoli, medi o grandi, semplici, semidoppi o doppi, di colore bianco, giallo, arancio, rosa, rosso, porpora, viola, fino al marrone, in fiore da settembre a novembre.

Chrysanthemum, ibridi

Resiste all’aperto tutto l’anno al Sud; nel Nord Italia va protetto con pacciamatura. Sopporta temperature fino a –5 °C, un po’ meno il caldo e solo se riceve sufficiente apporto idrico. Se viene situato in posizione soleggiata, fiorisce in abbondanza. Preferisce un terriccio fertile e ben drenato. Va annaffiato e concimato (con un prodotto per piante da fiore) abbondantemente in primavera e in estate.

DIASCIA FAMIGLIA

Scrofulariacee

NOME SCIENTIFICO

Perenne allevata come annuale (fiorisce meno dal secondo anno), alta fino a 30 cm, con sottili fusti flessibili e prostrati, ornati da sottili foglie quasi aghiformi, di colore verde chiaro. Da aprile a ottobre produce piccole spighe apicali di fiorellini di colore rosso, arancione, giallo, rosa, bianco. Versatile nell’utilizzo: in vaso e in basket, in fioriera con un piccolo traliccio, in bordure miste all’inglese, su muretti.

Diascia barberae

In inverno la parte aerea si secca per rispuntare in primavera, se la temperatura non è scesa sotto 0 °C. Si riproduce per seme, in marzo. Desidera un’esposizione soleggiata su un terreno fertile, sciolto, ben drenato. Va annaffiata in estate ogni volta che il substrato si è asciugato. Si concima ogni 15 giorni con un fertilizzante liquido per piante da fiore. Bisogna eliminare con regolarità i fiori appassiti.

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GAURA FAMIGLIA

Onagracee

NOME SCIENTIFICO

È un’erbacea perenne di solito allevata da annuale. Ha sottili fusti flessibili, di colore rosso-marrone, molto ramificati, lunghi 40-100 cm, coperti da piccole foglie verde-rossastre. Da aprile a ottobre produce lunghe spighe di fiori bianco rosati, rosa o fucsia, che sbocciano in successione (è bene rimuovere le spighe esaurite per prolungare la fioritura). È ideale per aiuole e bordure a bassissima manutenzione.

Gaura lindheimeri

Sotto i 5 °C perde la parte aerea, sotto 0 °C le radici si seccano. Desidera posizioni soleggiate e un terreno ricco, fresco (ma ben drenato) e profondo. Richiede una buona concimazione con un prodotto liquido per piante da fiore nell’acqua d’annaffiatura ogni 15 giorni oppure con un concime granulare a lenta cessione da distribuire in marzo, giugno e settembre. Va irrigata due volte a settimana in primavera-estate.

GA Z ANIA FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

Perenne coltivata come annuale, con fusti corti (altezza massima 25 cm). Ha foglie dentate di color verde scuro sulla pagina superiore e grigio su quella inferiore. Da maggio a ottobre produce capolini simili alle margherite (diametro 8 cm), gialli, arancio, rosa, rosso, marrone. I fiori vengono prodotti e si aprono solo se sono ben illuminati dai raggi solari e la sera, con l’umidità notturna, si chiudono.

Gazania x hybrida

Teme temperature inferiori a 10 °C. Può essere coltivata in vaso (dai 24 cm di diametro in su) o in piena terra per aiuole decorative. Richiede il pieno sole e un substrato fertile e ben drenato. Va annaffiata in abbondanza, appena prima che il terriccio si sia asciugato. Va concimata ogni 15 giorni con un prodotto liquido per piante da fiore. I capolini sfioriti vanno sempre prontamente eliminati.

GLOSSINIA FAMIGLIA

Gesneriacee

NOME SCIENTIFICO

Perenne coltivata come annuale, con fusti carnosi molto corti, alti al massimo 10 centimetri. Ha foglie grandi, ovatooblunghe, carnose, pelose e di colore verde intenso, facili alla rottura se vengono urtate. Da maggio ad agosto produce molti fiori, del diametro di 10 cm, semplici, semidoppi o doppi, vellutati e spettacolari, di colore bianco, rosa, rosso, porpora, violetto e anche misto a seconda delle varietà floricole.

Sinningia speciosa (sinonimo Gloxinia s.)

Teme temperature inferiori a 10 °C: va coltivata in vaso, all’aperto in posizione luminosa ma ombreggiata in estate, altrimenti in appartamento, sempre fuori dalla portata dei raggi solari. Desidera un terriccio leggero, fertile, ben drenato. Va annaffiata regolarmente in estate, prima che il substrato si asciughi, senza bagnare foglie e fiori. Ogni 15 giorni va concimata con un prodotto per piante da fiore. È bene eliminare i fiori appassiti.

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IMPATIENS FAMIGLIA

Balsaminacee

NOME SCIENTIFICO

Lo chiamano anche “gambe di vetro”, per la traslucida trasparenza dei fusti, verdognoli o insolitamente rossastri. È più noto, però, con il nome di “non mi toccare”: sfiorando le capsule mature, l’impatiens (dal latino, “insofferente”) è pronto a “sparare” lontano i semi in esse contenute. Si tratta di una perenne trattata da annuale, alta fino a 30 cm, con fusti semisucculenti e foglie alterne, ellittico-lanceolate. Da maggio a ottobre si aprono senza interruzioni i fiori, solitari o raggruppati, piatti, con un corto tubo che termina in uno sperone e la corolla di cinque petali, semplici o doppi, bianchi, arancio, rosa, rossi, lavanda, viola o bicolori a seconda delle varietà floricole. Fra queste si ricordano ‘Nuova Guinea’, dai fiori molto grandi (fino a 8 cm di diametro), e ‘Sunpatiens®’, una varietà creata appositamente per il pieno sole.

Impatiens walleriana

Resiste fino a temperature di 12 °C. Desidera una posizione ombreggiata ma luminosa; può tollerare 2-3 ore di sole, ma non del mezzogiorno. Vuole un terriccio fertile, fresco, ben drenato. Le annaffiature devono essere abbondanti in estate, soprattutto se coltivato in vaso, ma senza ristagni idrici (fonte di marciumi radicali). Ogni 10 giorni va concimato con un fertilizzante liquido per piante da fiore. Subito dopo l’acquisto, l’impatiens va trapiantato in un vaso abbastanza capiente riempito con terriccio universale o con un miscuglio formato da quattro parti di terra da giardino, due di torba e una di sabbia. In piena terra si impiega per bordure o come decorazione di aiuole. Ottimo per vasi e cassette per decorare balconi all’ombra.

L ANTANA FAMIGLIA

Verbenacee

NOME SCIENTIFICO

Perenne di solito coltivata come annuale (dal secondo anno la fioritura diminuisce significativamente), ha fusti sottili che tendono a lignificare e ad allungarsi fino a 80 cm d’altezza. Le foglie piccole, ellittiche, dentate e ruvide hanno colore verde scuro. Da maggio a ottobre compaiono piccoli fiori riuniti in corimbi globosi, larghi 5 cm, all’ascella delle foglie, di colore puro (bianco, giallo, rosso), o misto (bianco e giallo, giallo e viola, arancio e rosso) in cui cambia la prevalenza nel corso della stagione (si scurisce con il freddo).

Lantana camara

Non sopporta temperature inferiori a 8 °C: si può salvare la pianta nel Nord Italia ricoverandola in una stanza fresca. Si riproduce da talea prelevata in settembre. Ama posizioni molto soleggiate (ma anche a mezz’ombra in Meridione). Il substrato deve essere fertile e sciolto, sempre molto ben drenato. Le annaffiature devono essere frequenti in vaso o su suoli molto sciolti, solo dopo che la terra si è asciugata. Durante tutta la fioritura va concimata ogni 10 giorni con un prodotto liquido per piante da fiore. È bene rimuovere le infiorescenze sfiorite per evitare la produzione dei semi.

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LOBELIA FAMIGLIA

NOME SCIENTIFICO

Campanulacee

Annuale, alta fino a 15 cm, indicata per piccole aiuole, bordure, basket o cassette da balcone. Ha sottili fusti flessibili e morbidi, di colore verde o rosso, e piccole foglie dentate, tenere, di color verde intenso. Da maggio a ottobre produce in continuazione, senza sosta, una cascata di minuscoli fiori tubolari, semplici, di colore viola intenso (ma anche blu, azzurri, bianchi o rosa nelle varietà floricole).

Lobelia erinus

Tollera temperature fino a 8 °C. Si riproduce da seme, in aprile, anche per autorisemina. Desidera la mezz’ombra e comunque non il sole pieno dell’estate. Il substrato deve essere fertile, sciolto e ben drenato. Richiede molta acqua durante l’estate e nei punti meno ombreggiati. Ogni 15 giorni gradisce mezza dose di fertilizzante liquido per piante da fiore. Non sporca e non necessita di eliminazione dei fiori appassiti.

NASTURZIO FAMIGLIA

Tropeolacee

NOME SCIENTIFICO

Perenne, ma coltivata come annuale, in vaso si utilizza come ricadente. Ha fusti sottili chiari e foglie tondeggianti e peltate (con il picciolo inserito direttamente nella lamina, anziché sul bordo). Da giugno a ottobre produce fiori speronati, di 5 cm di diametro, di colore giallo, arancio, rosso. Per il contenitore sono adatte le cultivar dei gruppi Jewel Mixed (30 cm d’altezza) o Tom Thumb (25 cm d’altezza).

Tropaeolum majus

Sopporta fino a 5 °C. Si ottiene da seme, in marzo. Richiede una posizione a mezz’ombra, comunque non esposta al sole del mezzogiorno estivo. Il substrato migliore è leggero, sciolto, non molto ricco (è preferibile un vaso piccolo, che lo costringe a fiorire anziché produrre foglie). Necessita di molta acqua in estate e va concimato una volta al mese con un prodotto per piante da fiore. È consigliabile eliminare le corolle appassite.

OSTEOSPERMUM O DIMORFOTECA FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

Perenne coltivata di solito come annuale, adatta ad aiuole scenografiche, bordure vistose o al vaso (grande, dai 24 cm in su). Forma densi cespi di foglie lanceolate, cerose e cuoiose, da cui si ergono numerosissimi fusti che portano, da aprile a ottobre, fiori simili a margherite, di diametro di 5-8 cm, di colore bianco, rosa, giallo, rosso o viola, in genere con centro scuro (con petali a cucchiaio in alcune varietà).

Dimorphoteca

Quando la temperatura scende sotto gli 8 °C la parte aerea si secca e scompare, per rigermogliare dalle radici nella primavera successiva (con fioriture ridotte se è in vaso). Vuole una posizione in pieno sole ma al riparo dai venti. Necessita di un substrato fertile, sciolto e ben drenato e di annaffiature estive costanti, dopo che il terriccio si è asciugato. Si concima una volta al mese, con prodotti per piante da fiore.

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PEL ARGONIO O GERANIO FAMIGLIA

Geraniacee

NOME SCIENTIFICO

Perenne spesso coltivata come annuale, tende a lignificare i fusti erbacei dal secondo anno in poi e a ridurre la fioritura. Il geranio zonale (P. zonale) ha fusti eretti, alti fino a 50 cm; con foglie lobate, pelosette, di colore verde con rigatura scura concentrica (“zonatura”). I fiori sono semplici, semidoppi o doppi, di colore bianco, salmone, rosa, rosso, lilla, viola, da aprile a ottobre. Il geranio edera (P. peltatum) ha fusti allungati fino a 50 cm di lunghezza, ricadenti, con foglie succulente, peltate, di colore verde bottiglia e fiori semplici, semidoppi o doppi, di colore e durata identici a quelli del geranio zonale. Nel geranio parigino (P. peltatum) i fusti arrivano a un metro e i fiori sono semplici. Il geranio imperiale (P. macranthus) ha il portamento del geranio zonale, con

Pelargonium

foglie ruvide dal margine seghettato. Si caratterizza per i grandi fiori, in genere con “occhio” nero, in varie tinte: bianco, rosa, rosso, porpora, fucsia, marrone. Non è rifiorente: bisogna accontentarsi di un’unica, spettacolare fioritura in aprile-giugno. Vive all’aperto tutto l’anno al Sud senza protezioni; va protetto in serra fredda dalla Val Padana in su se si desidera tenerlo. Sopporta temperature fino a 5 °C, il caldo intenso, la salsedine e i venti salmastri. Solo in posizione soleggiata fiorisce in abbondanza. Preferisce una terra fertile, leggera e ben drenata, soffice e arieggiata; teme i ristagni idrici. Necessita di acqua medio-abbondante in primavera-estate per non compromettere la fioritura; scarsa-nulla nelle altre stagioni. Si concima da marzo a ottobre ogni 10 giorni con un prodotto per piante da fiore, sospendendo nel cuore dell’estate.

UN VIAGGIO DAL SUD AFRICA • In principio furono gli Inglesi: noti appassionati di piante e fiori, e altrettanto famosi colonizzatori di terre lontane ed esotiche, approdando in Sud Africa non hanno potuto evitare di interessarsi agli insoliti pelargoni autoctoni. • Inizialmente (nel secolo XVII) fu lo stomaco ad avere il sopravvento: i primi gerani botanici che giunsero in Gran Bretagna furono apprezzati più per il tubero commestibile che per l’aspetto poco appariscente, tanto da guadagnarsi, per esempio, la denominazione di P. triste. • Passata la mano agli Olandesi, verso la fine del secolo il botanico P. Hermann introduce in patria il P. cucullatum, capostipite degli odierni gerani imperiali, seguito a breve distanza dal P. peltatum, da cui sono poi derivati gli attuali gerani edera, e da P. inquinans, genitore dei noti gerani zonali.

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PETUNIA E SURFINIA® FAMIGLIA

Solanacee

NOME SCIENTIFICO

Perenni coltivate come annuali (nel secondo anno fioriscono meno), dai lunghi fusti pelosi, ramificati e vischiosi, con foglie opposte, appiccicose, di colore verde chiaro. Petunia ha portamento eretto (alta fino a 30 cm); Surfinia® ha rami ricadenti (fino a un metro). Entrambe da aprile a ottobre producono fiori grandi (diametro 6 cm) solitari, imbutiformi, semplici o doppi, a petali ondulati o sfrangiati, in tinta unica o con striature contrastanti, con margini di colore differente dal cuore, o variamente sfumati: possono essere bianchi, gialli, salmone, rosa, rossi, lilla, viola o bicolori (in pratica mancano solo il blu e l’azzurro alla gamma cromatica disponibile). ‘Million Bells®’ è un gruppo di varietà di taglia ridotta (altezza 20 cm, fiori 3 cm di diametro), la Calibrachoa è addirittura nana (altezza 15 cm, fiori 2 cm).

Petunia x hybrida, Surfinia®

La Petunia tollera temperature fino a 5 °C, mentre le altre specie e varietà fino a 10 °C. I venti forti e le piogge battenti e continue possono rovinare i fiori e solo eliminando, il prima possibile, le corolle sciupate, si permette alla pianta di riprendersi e ricominciare un’intensa fioritura. Desiderano posizioni in pieno sole, tutt’al più a mezz’ombra ma solo nel cuore dell’estate. Amano la terra fertile, leggera, ben drenata. Richiedono molta acqua durante la fioritura: in piena estate le annaffiature devono essere giornaliere, aggiungendo una volta a settimana una dose di concime per piante da fiore, perché sono grandi divoratrici di concime, soprattutto le Surfinia®. Per prolungare la fioritura è bene eliminare con regolarità i fiori appassiti. Sono tutte adatte alla vita in vaso, tranne Surfinia® che è specifica per i basket.

UN REGALO DAL BRASILE • Siamo abituati a considerare le petunie come piante annuali, ma in Brasile, dove nascono spontanee, il loro ciclo è perenne e possono crescere fino a un’altezza di 90 centimetri. • Il genere comprende circa 25 specie, ma le più importanti sono solo due: P. phoenicia, così chiamata per il colore viola porpora, tipico della vegetazione spontanea, e P. nyctaginiflora. Tutte le piante commercializzate sono ibridi discendenti da queste due progenitrici, anche se le varietà vengono indicate, ormai, con le caratteristiche del fiore. • Le corolle più grandi si trovano in P. ‘Grandiflora’, mentre P. ‘Grandiflora Fimbriata’ annovera le petunie a petali frangiati, ondulati o frastagliati. Le bicolori e le sfumate appartengono invece al gruppo delle ‘Flore Pleno’. Tra le novità c’è la splendida Calibrachoa ‘Superbells®’, anche in giallo-arancio.

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PORTUL ACA FAMIGLIA

Portulacacee

NOME SCIENTIFICO

Annuale succulenta, con fusti cilindrici, rossastri, semiprostrati (altezza e lunghezza massime 15 cm). Ha foglie aghiformi, carnose, verde brillante. Da maggio a settembre produce fiori semplici o doppi, a coppa, del diametro fino a 5 cm, con petali setosi, bianchi, gialli, arancio, rosa, rossi o porpora. Si aprono al mattino con il sole e si chiudono nel pomeriggio o con la pioggia. Numerose le varietà floricole.

Portulaca oleracea

Resiste fino a 10 °C. Si ricava da seme, in aprile, anche per autorisemina (nelle varietà fertili). Predilige il pieno sole, ma tollera la mezz’ombra. Desidera un terriccio sciolto, fertile, molto ben drenato. Si annaffia all’occorrenza in estate, se le foglie si serrano sui fusti. La concimazione è ridotta a una volta al mese, con prodotti per piante da fiore. È adatta a bordure strette, giardini rocciosi, vasi, cassette e basket.

PRIMUL A FAMIGLIA

Primulacee

NOME SCIENTIFICO

Perenne in genere coltivata come annuale, è priva di fusto. Le foglie sono disposte a rosetta e hanno lamina ovale, bollosa, color verde chiaro. Da gennaio ad aprile produce fiori riuniti in infiorescenze a ombrella, di colore bianco, giallo, rosa, rosso, azzurro, viola, semplici o doppi. È adatta a ciotole e cassette (dove di solito non supera l’estate), ma anche al piede di alberi caducifogli o di una siepe spogliante.

Primula x polyantha

In fioritura tollera fino a 3 °C, mentre durante il riposo invernale, in piena terra, resiste fino a –10 °C perdendo la parte aerea, che si riforma in primavera. Richiede il sole in fioritura, ma l’ombra in primavera ed estate. Desidera un substrato fresco e fertile, ben drenato, da mantenere costantemente inumidito, specie in estate. Va concimata con stallatico in autunno e con prodotti per piante da fiore da gennaio in poi.

SALVIA DA FIORE FAMIGLIA

Labiate

NOME SCIENTIFICO

Perenne di solito coltivata come annuale, con un fusto esile ed erbaceo, è alta fino a 30 centimetri. Ha foglie ovato-lanceolate con margini dentati, color verde brillante. Da maggio a ottobre produce spighe terminali di fiori insignificanti ma circondati da brattee rosso vivo (gialli, rosso mattone, rosa o porpora nelle varietà floricole), che vengono scambiate per i fiori. È ideale in aiuole, bordure, cassette, vasetti.

Salvia splendens

Soffre già sotto i 10 °C. Si riproduce da talea, ricavata in agosto. Richiede il sole pieno, ma resiste anche in mezz’ombra. Desidera un terriccio fertile, fresco, ben drenato. Necessita di annaffiature costanti in estate, soprattutto in vaso, appena il substrato si è asciugato. È bene fornire concime liquido per piante da fiore ogni 15 giorni nell’acqua d’irrigazione. Bisogna eliminare le spighe appassite per prolungare la fioritura.

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SCEVOL A FAMIGLIA

Godenacee

NOME SCIENTIFICO

Perenne utilizzata come annuale, con fusti prima eretti e poi ricadenti, flessibili, lunghi fino a 30 cm, a formare densi cespuglietti, da impiegare come tappezzante e su muretti, oppure in cassette o in basket. Ha foglioline lanceolate, consistenti, di colore verde scuro. Da marzo a settembre produce incessantemente piccoli fiori a forma di ventaglio, color porpora, blu o viola, con occhio giallo o bianco.

Scaevola aemula

Soffre a temperature inferiori a 10 °C e in caso di piogge prolungate: desidera un terriccio molto sciolto, leggero, con drenaggio perfetto. Va annaffiata con regolarità in estate, specialmente se è in vaso, ma solo dopo che il substrato si è asciugato. Si concima ogni 15 giorni con un prodotto liquido per piante da fiore. Desidera il sole o la mezz’ombra. In inverno può essere ricoverata in appartamento, in una stanza fresca.

SUTERA O BACOPA FAMIGLIA

Scrofulariacee

NOME SCIENTIFICO

Viene anche chiamata bacopa per la stretta somiglianza con le piante acquatiche del genere Bacopa. È una perenne coltivata come annuale. Ha portamento tappezzante-ricadente, con fusti di 2535 cm di lunghezza: è ideale anche in basket. Produce piccole foglie di colore verde brillante, e da aprile a ottobre tra le foglie sbocciano piccoli fiori a cinque petali, con centro giallo, di colore bianco, lilla o blu.

Sutera cordata

Teme temperature inferiori a 5 °C. Desidera una posizione soleggiata, ma a mezz’ombra in giugno-agosto. Il terriccio deve essere ricco e ben drenato. Va annaffiata con regolarità, anche ogni giorno in estate, appena il terriccio si è asciugato: la siccità provoca un appassimento immediato, con perdita dei bocci. Una volta a settimana si aggiunge una dose di concime liquido per piante da fiore. I fiori appassiti cadono da soli.

TAGETE FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

Chiamato anche garofano d’India, è un’annuale dal fusto corto (30 cm d’altezza) con foglie profondamente incise, di colore verde scuro. Da maggio a ottobre produce capolini apicali solitari, semplici o doppi, del diametro di 5 cm, di colore giallo, arancio, rosso o marrone. Tutta la pianta, se spezzata, emana un odore intenso e sgradevole (viene detta anche erba puzzola) che però allontana i parassiti animali.

Tagetes patula

Teme temperature di 10 °C. Si riproduce da seme, in marzo. Ama le posizioni soleggiate. Desidera un terriccio fertile, sciolto, ben drenato. Va annaffiata con regolarità in estate, appena prima che il substrato si asciughi. Si concima ogni 15 giorni con un fertilizzante liquido per piante da fiore. I fiori appassiti vanno costantemente eliminati. Si utilizza in aiuole, come bordura bassa, in vasi e cassette da balcone.

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TORENIA FAMIGLIA

Scrofulariacee

NOME SCIENTIFICO

Annuale dai fusti carnosi, prostrati, molto ramificati, ricoperti da piccole foglie ovali con margine dentellato, di colore verde brillante. Da maggio a ottobre produce moltissimi fiorellini a trombetta di colore bianco, blu, viola, rosa, giallo o porpora, solitamente con gola gialla, bianco o marrone, sempre in colore contrastante. È ideale per basket perché i fusti ricadono in una cascata di fiori; o in giardino come tappezzante.

Torenia fournieri

Resiste fino a 8 °C. Necessita di posizioni molto luminose, al sole pieno o a mezz’ombra (preferibile nei periodi più caldi dell’estate). Desidera terreni ricchi di humus, molto sciolti e ben drenati. Va annaffiata regolarmente, lasciando asciugare leggermente il terriccio tra un’annaffiatura e l’altra e fornendo ogni 10 giorni una dose di concime liquido per piante da fiore nell’acqua di annaffiatura.

VERBENA FAMIGLIA

Verbenacee

NOME SCIENTIFICO

Perenne impiegata come annuale (nel secondo anno fiorisce meno), dai fusti eretti e quadrangolari, che raggiungono i 30 cm d’altezza; la pianta tende ad allargarsi. Ha foglie ovali dal margine dentellato. Da maggio a ottobre produce minuscoli fiori riuniti in infiorescenze a spiga terminale, dal profumo gradevole e penetrante, nei colori bianco, giallo, rosa, salmone, rosso, porpora, viola, anche bicolori.

Verbena x hybrida

Teme temperature di 8 °C. Si moltiplica per seme, in marzo, o per talea, in agosto. Ama il sole pieno e il terriccio fertile, sciolto, ben drenato. Desidera annaffiature regolari in estate, soprattutto in vaso, senza bagnare il fogliame (è molto sensibile al mal bianco). Va concimata ogni 15 giorni con un prodotto per piante da fiore. È ideale in aiuole oppure in cassette da balcone (esistono varietà anche per il basket).

ZINNIA FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

Annuale con fusti morbidi dall’altezza variabile fra 30 e 120 cm a seconda delle varietà, per costituire folti cespugli eretti e ramificati. Le foglie sono ovali, color verde scuro. Da maggio a ottobre produce grandi fiori (fino a 12 cm di diametro) solitari a margherita, semplici o doppi, in tutti i colori tranne il blu, anche bicolori o screziati. Si impiega in cassette (cultivar basse), in aiuole (medie), per bordure (alte).

Zinnia elegans

Temperature di 10 °C ne interrompono il ciclo vitale. Si riproduce da seme, in marzo. Necessita del pieno sole e di un substrato leggero, fertile e ben drenato (ma si adatta ad altre tipologie). Va annaffiata con costanza durante l’estate, appena il terriccio si è asciugato, soprattutto in vaso. Ogni 15 giorni è bene concimare con un prodotto per piante da fiore. Occorre eliminare con cura i fiori appassiti.

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BULBOSE DA FIORE PRIMAVERILI ED ESTIVE

Poco costosi, davvero facili, spettacolari e disponibili in una sconfinata gamma di forme, colori e periodi di fioritura, da febbraio a maggio: sono molti i buoni motivi per coltivare i tulipani in giardino e in vaso.

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e bulbose a fioritura primaverile (giacinti, narcisi, tulipani, crochi, anemoni, bucaneve e molte altre) sono una splendida soluzione economica ed ecologica per avere fiori dall’inverno alle soglie dell’estate.

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I primi da piantare sono crochi, campanellini e bucaneve, già a metà settembre, poi i narcisi, tra fine settembre e ottobre. Tutte le altre bulbose si possono piantare da metà ottobre a fine novembre e anche in dicembre se il clima si mantiene mite. Nelle zone mediterranee le operazioni di impianto vanno ritardate di almeno 2-3 settimane. Il bulbo, quando viene interrato, non ha radici. Deve quindi avere il tempo di formare l’apparato radicale prima dell’inverno, prima che il terreno geli. I bulbi in vendita già fioriti prima di Natale sono ottenuti con la forzatura artificiale in celle frigorifere: qualche settimana a temperature di 3-4 °C, o anche meno. Una volta piantati in giardino non rifioriranno più fi no all’anno successivo. Le bulbose a fioritura estiva, come gladioli, lilium, dalie e altre meno note, si piantano invece a fine inverno, tra marzo e aprile, per vederle fiorire nel periodo estivo. Le bulbose, sia primaverili che estive, sono molto adattabili. Non richiedono terreni particolarmente

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ricchi di sostanze organiche o con un pH specifico. Nel bulbo ci sono notevoli riserve di nutrimento, immagazzinate nelle tuniche che circondano l’embrione centrale. Se vengono piantate in un substrato normale, fresco e fertile, non c’è bisogno di somministrare fertilizzanti e in ogni caso è da evitare il letame, controindicato poiché contiene cariche batteriche e fungine molto elevate che possono danneggiare bulbi e rizomi. È invece fondamentale il drenaggio. Il ristagno idrico è infatti il peggior nemico delle bulbose. In vaso occorre stendere sul fondo uno strato di palline d’argilla. Si può anche mescolare al terriccio qualche manciata di sabbia di fiume, che lo rende più leggero e drenante.

La crocosmia (in alto) dai vivaci fiori rossi o arancioni si pianta a marzo-aprile e fiorisce a luglio-settembre, naturalizzandosi negli ambienti con terreno fertile e mai troppo asciutto.

Hedychium gardneranum (a sinistra) è una bulbosa estiva poco nota dai fiori splendidi e profumatissimi. La sua spiccata capacità di naturalizzazione ha provocato seri danni alla flora autoctona delle isole Azzorre, dove era stata introdotta come specie da giardino. Ora popola le foreste a scapito delle specie locali, allargando le sue poderose radici e impregnando l’aria con la dolcissima fragranza dei suoi grandi fiori.

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AGAPANTO FAMIGLIA

Liliacee

NOME SCIENTIFICO

Bulbosa apprezzata per il fogliame a nastro e arcuato, e per le spettacolari infiorescenze estive. I fiori, blu, azzurri o bianchi (nelle varietà), sono a campanella aperta, portati in infiorescenze a ombrella su steli eretti, alti un metro e più. Le specie più comuni sono A. africanus, A. campanulatus, A. praecox; innumerevoli le varietà floricole. Si utilizza in bordure, contro muretti o pareti; si può impiegare come reciso.

Agapanthus

Sono tutte piante rustiche: tollerano, se poste in piena terra, fino a –10 °C. Vivono bene anche su pendii aridi o vicino alle coste marine. Gradiscono il pieno sole ma accettano la mezz’ombra; sono indifferenti alla natura del terreno purché abbiano acqua a sufficienza in primavera ed estate. Alla fine dell’inverno le foglie appassite vanno recise alla base. Si piantano a 15 cm di profondità e a distanza di 30-60 cm fra l’uno e l’altro.

ALLIUM FAMIGLIA

Liliacee

NOME SCIENTIFICO

Ben 700 specie formano questo genere, lo stesso delle piante da orto. Gli Allium ornamentali sfoggiano fiori vistosamente colorati, raccolti in ombrelle sferiche più o meno grandi. Si distinguono due gruppi: gli allium di taglia medio-bassa (10-60 cm) e quelli alti (60-150 cm), dai fiori rosa, rossi, azzurri, gialli, viola ecc. Fra i primi si annoverano A. karataviense e A. moly; fra i secondi A. christophii e A. giganteum.

Allium

Bulbo rustico (resiste fino a –15 °C), gradisce una posizione aperta e soleggiata, con un terreno fertile, ben drenato. I bulbi si piantano in primavera o autunno, a profondità di 10-12 cm e distanza fra loro di 10-20 cm, effettuando una sola concimazione in primavera. quelli di taglia bassa sono indicati per la coltivazione in vaso o nel giardino roccioso; quelli alti come esemplari singoli in aiuole o come fiori recisi.

BUCANEVE E CAMPANELLINO FAMIGLIA

Amarillidacee

NOME SCIENTIFICO

Bucaneve e campanellino si differenziano solo per il fatto di avere i fiori orlati di verde il primo, completamente bianchi il secondo. Sono bulbi di piccole dimensioni (altezza massima 20 cm) che producono i fiori in gennaio-febbraio, anche emergenti dalla coltre di neve, tra il ciuffo di esili foglie. Esistono numerose varietà floricole di Galanthus, alcune delle quali a fiore profumato.

Galanthus nivalis, Leucojum vernum

Entrambi sono bulbi molto rustici (resistono fino a –15 °C), che non temono gelate e nevicate persistenti. Si coltivano a mezz’ombra, su terreno ricco, umido, ben drenato, ponendo i bulbi a 10 cm di profondità e a distanza di 8-15 cm uno dall’altro. Si prestano ambedue a collocazioni naturalistiche, perché tendono a naturalizzarsi moltiplicandosi da soli, fino a regalare tappeti fioriti nel cuore dell’inverno.

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AMARILLYS E IPPEASTRO FAMIGLIA

Amarillidacee

NOME SCIENTIFICO

Amaryllis, Hippeastrum

Amarillidi e ippeastri si originano da un grosso bulbo, producono lunghe foglie nastriformi e, soprattutto, stupefacenti fiori a forma di giglio, grandi e variamente colorati, che durano anche per un paio di settimane e che spesso rallegrano le abitazioni nel periodo natalizio.

all’aperto in climi non troppo freddi. Porta lunghe ombrelle di fiori rosa carico lunghi circa 10 cm; le foglie compaiono e muoiono prima dei fiori. Hippeastrum è il classico bulbo da coltivare in vaso in appartamento, che produce grandi fiori in varie tinte prima di emettere il fogliame.

Si tratta però di due generi diversi, Amaryllis e Hyppeastrum, appartenenti alla medesima famiglia. La confusione nasce dal fatto che, sino a qualche decennio fa, esisteva l’unico genere Amaryllis all’interno del quale rientrava il sottotipo Hyppeastrum. Oggi, più correttamente, il primo genere è stato sfrondato dei sottotipi, riducendolo a un’unica specie, A. belladonna, mentre l’ippeastro è stato nobilitato al rango di genere a sé stante con le sue numerose specie.

Entrambi i bulbi temono il freddo intenso, ma l’ippeastro non resiste assolutamente al gelo. Si piantano in autunno, avendo cura di far sporgere il bulbo dalla terra per circa un terzo. Gradiscono un substrato sciolto, fertile e leggermente sabbioso, o una miscela di terra da giardino, torba e sabbia in parti uguali. L’amarillys in giardino richiede una posizione soleggiata e ben drenata. L’ippeastro in vaso (20 cm di diametro) va annaffiato con regolarità ma senza eccedere. Vanno concimati in abbondanza solo dopo la fioritura, per ricostituire le sostanze di riserva per la rifioritura nell’anno successivo.

Amaryllis è un bulbo semirustico, idoneo anche alla piantagione

CALL A FAMIGLIA

Aracee

NOME SCIENTIFICO

Erbacea perenne con radici rizomatose, alta fino a 60 cm e larga 20. Sfoggia grandi foglie astate, erette, lucide, color verde bottiglia spesso picchiettate d’argento, dal lungo picciolo. Produce fiori gialli riuniti in uno spadice al centro di una foglia modificata (brattea), molto elegante, di colore bianco nella specie, in molte altre tinte (giallo, arancio, rosa, rosso, marrone, viola) nelle varietà, in giugno-agosto. Da utilizzare in vasi e cassette; in piena terra in giardino per bordure di aiuole e vialetti o per riempire un’aiuola.

Zantedeschia aethiopica

Da allevare all’aperto in tutta Italia; da proteggere con una buona pacciamatura al piede nel Nord Italia in inverno; da mantenere in vaso da ritirare in serra fredda sull’arco alpino; nelle zone più fredde perde la parte aerea in inverno e la rimette in primavera. Va piantata in pieno sole; vive anche in mezz’ombra ma fiorisce indubbiamente un po’ meno. Desidera acqua abbondante, soprattutto in estate e se la pianta è in pieno sole. Bisogna concimare ogni settimana ed eliminare con regolarità i fiori appassiti.

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CANNA D’INDIA FAMIGLIA

Cannacee

NOME SCIENTIFICO

Pianta rizomatosa di cui oggi si coltiva non più la specie, C. indica, bensì le numerosissime varietà floricole, selezionate per i colori e le variegature e screziature dei fiori: dal bianco al marrone, con l’esclusione di azzurro, blu e viola. Si apprezza anche per l’eleganza delle foglie, grandi ed erette, di colore verde chiaro o scuro, bronzo, violaceo, talvolta venate di bianco o giallo. Raggiunge un’altezza massima di 150 centimetri.

Canna

Il rizoma soffre sotto lo zero, quindi le radici vanno ritirate dal terreno nelle zone più fredde. Ama un’esposizione soleggiata, un terreno ricco, morbido e umido ma ben drenato, con concimazioni frequenti per tutta l’estate. La radice si pianta in aprile a 8 cm di profondità e 30-50 cm di distanza tra una e l’altra. Facilissima da coltivare e poco esigente, si adatta anche al vaso ed è idonea per bordure o in aiuole.

CICL AMINO FAMIGLIA

Primulacee

NOME SCIENTIFICO

Il genere comprende 19 specie con radice a tubero discoidale e appiattito. Ha foglie carnose cuoriformi, screziate di grigio su fondo verde scuro. I fiori penduli, composti da cinque petali, sono bianchi, rosa, rossi o viola. C. persicum è il ciclamino dei fioristi, in molteplici varietà floricole. C. hederifolium e C. neapolitanum sono le specie di bosco, rustiche (tollerano fino a –15 °C), la prima delle quali ha fiori profumati.

Cyclamen

Desidera un terriccio leggero, soffice, fertile, umido, ben drenato, ricco di humus. Si pianta in autunno, a 3-5 cm di profondità (il tubero deve leggermente affiorare in superficie) e distanziando gli esemplari di 10-15 centimetri. Preferisce la mezz’ombra o l’ombra piena. Si concima in prossimità della fioritura, che avviene in autunno. Le specie spontanee sono adatte al giardino, sotto grandi alberi decidui o sempreverdi.

CROCO FAMIGLIA

Iridacee

NOME SCIENTIFICO

Piccolo e delizioso, è il primo annuncio di primavera: già a fine inverno, quando ancora c’è la neve, apre i fiori campanulati, su steli cortissimi, bianchi, gialli, viola, striati o sfumati, nei prati naturali, nelle bordure di tappezzanti, nei vasi del balcone. Dopo i fiori compaiono le foglie, lunghe e sottili, con nervatura centrale chiara. Lasciato nel terreno, il croco si riproduce da solo donando ricche fioriture.

Crocus

Ama essere coltivato sotto i raggi filtrati del sole, per esempio ai piedi di un albero caducifoglie o di un arbusto leggero, ma prospera anche al centro dei tappeti erbosi. Si pianta all’inizio dell’autunno a una profondità di 7,5 cm e a una distanza di circa 10 centimetri. Non ha esigenze riguardo al terreno, purché sia ben drenato. Anche se non sono bellissime, le foglie non vanno recise finché non sono appassite.

S C H E D E

B O T A N I C H E

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B U L B O S E

DALIA FAMIGLIA

Composite

NOME SCIENTIFICO

Le corolle (in fiore tra luglio e ottobre) sono splendide e vivaci, multicolori e multiformi: esistono migliaia di ibridi di dalia, a fiore semplice, a fiore d’orchidea, d’anemone, di peonia, a palla, a collaretto, a pompon, a cactus e semicactus, sia grandi sia mignon; le tinte, sgargianti, attraversano tutta la gamma dei colori, talvolta mescolandone due nello stesso fiore. I fusti possono essere alti fino a 1,5 metri.

Dahlia

Le dalie prosperano al sole, in terreno ben drenato, sabbioso-argilloso, ricco di sostanza organica. I tuberi si piantano tra marzo e maggio, a una profondità di 10-15 centimetri. Dopo l’emissione dei germogli, va aggiunto una volta al mese del fertilizzante liquido, fino a settembre. Le piante alte richiedono un tutore, da inserire contemporaneamente al tubero, a cui verranno legati i fusti. Le dalie nane sono adatte ai vasi.

FRITILL ARIA FAMIGLIA

Liliacee

NOME SCIENTIFICO

Proveniente dalla Persia e dal Kashmir, Fritillaria imperialis ha steli alti un metro e infiorescenze appariscenti, composte da una corona di campanelle reclinate gialle (‘maxima lutea’), arancio o rosse (‘rubra maxima’), sormontate da un ciuffo di foglie verdi rivolte all’insù. F. meleagris, alta 20-25 cm, porta fiori molto curiosi: piccole campanule a petali quadrettati o bruni o bianchi venati di verde.

Fritillaria

La fritillaria teme il gelo, richiede un clima temperato e una collocazione in mezz’ombra. Il bulbo di F. imperialis si interra in terreno fertile e ben drenato, a una profondità di 20 cm, avvolto in un pugno di sabbia e leggermente inclinato (per evitare ristagni idrici sul bulbo). Piantando masse fitte (10 elementi) sul fondo del prato o del giardino, o a ridosso di un muro di cinta, si ottengono belle macchie cromatiche.

GIACINTO FAMIGLIA

Liliacee

NOME SCIENTIFICO

Il suo profumo è intenso e inconfondibile: fiorisce nei primi giorni di primavera sfoggiando caratteristici fiori, semplici o doppi, sui toni che vanno dal bianco al rosa al blu, passando per le sfumature del giallo, arancio e viola. Tutte le varietà sono alte circa 25 cm, di cui 15 sono occupati dalle infiorescenze: dense spighe di graziosi fiorellini (2-3 cm) imbutiformi. Si può praticare la forzatura in casa per l’inverno.

Hyacinthus

Facilissima, robusta, poco esigente: ecco una bulbosa ideale anche per i principianti. I bulbi si interrano a 10 cm di profondità direttamente in giardino (dove possono rimanere indisturbati per anni, moltiplicandosi spontaneamente) o nei vasi del balcone, tra ottobre e novembre, in terreno ben drenato, al sole o alla mezz’ombra. Nelle aiuole e bordure, meglio piantarli in gruppi di almeno cinque per un buon impatto.

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GL ADIOLO FAMIGLIA

Iridacee

NOME SCIENTIFICO

Le sue lunghe spighe dense di grandi fiori colorati sono lo spettacolo del cuore dell’estate. Al gladiolo va riservato un posto di rilievo in giardino, dove piantarlo in gruppi per il massimo effetto. Le numerose varietà offrono un ventaglio ampio di colori (eccetto il blu), incluse striature, sfumature e macchie a contrasto sui petali. Oltre ai fiori (ottimi recisi) anche le lunghe foglie a spada sono decorative.

Gladiolus

I cormi si piantano in primavera o a inizio estate in posizioni soleggiate, aperte, in terreno fertile e ben drenato, neutro o leggermente acido. Si interrano a 10-15 cm di profondità e a 10-20 cm di distanza tra loro, in gruppi di almeno 6, come sfondo di un’aiuola o una bordura o in un punto vuoto tra piante più basse. Temono il gelo, quindi vanno dissotterrati in autunno e riparati. In vaso occorre garantire un ottimo drenaggio.

HEMEROCALLIS FAMIGLIA

Liliacee

NOME SCIENTIFICO

Pianta con radice rizomatosa, sempreverde nei climi miti, alta fino a 60 cm, forma un ciuffo disordinato di foglie lanceolate, di colore verde intenso, fra le quali spuntano le infiorescenze costituite da fiori grandi, a imbuto, di colore giallo, arancio, rosso, marrone, da giugno a settembre. È indicata come bordura per aiuole e vialetti, per riempire un’aiuola o ai bordi del roccioso. Coltivabile in vaso (diametro minimo 30 cm).

Hemerocallis fulva

Resiste all’aperto tutto l’anno al Sud, dove sopravvive all’inverno senza protezioni; da proteggere con pacciamatura nel Nord Italia. Sopporta il caldo intenso, la salsedine e i venti salmastri. In posizione soleggiata fiorisce in abbondanza. Preferisce un terreno fertile, leggero e molto drenato, soffice e ben arieggiato. Teme i ristagni idrici. Richiede acqua abbondante in primaveraestate per una buona fioritura.

IRIS FAMIGLIA

Iridacee

NOME SCIENTIFICO

Esistono circa 300 specie di iris, tra rizomatose e bulbose. Queste ultime sono caratterizzate da una forma particolare deI fiori, con sei segmenti saldati alla base, di cui tre esterni e ricurvi e tre interni ed eretti, e presentano colori variabili dal bianco, al giallo, al blu e viola. I più coltivati sono gli ibridi olandesi (I. hollandica), a fioritura primaverile, sui toni del blu, alti circa 60 cm, ottimi anche da recidere.

Iris

I bulbi si piantano in giardino in bordure e aiuole, ma anche in vaso, a circa 10 cm di profondità e altrettanti di distanza per ottenere una macchia di colore compatta, di grande effetto soprattutto scegliendo un’unica varietà. Sono adatti a posizioni luminose, in terreni sabbiosi, lavorati, ricchi di sostanza organica e ben drenati. Rustici e facili, i bulbi si possono lasciare indisturbati nel suolo, dove fioriranno anno dopo anno.

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LILIUM FAMIGLIA

Liliacee

NOME SCIENTIFICO

Re dei bulbi estivi, amato per la bellezza folgorante, il profumo inebriante, la generosità della fioritura, il giglio arricchisce di colore macchie di arbusti, margini dei prati, bordure di erbacee, grandi vasi sul terrazzo. I numerosissimi ibridi offrono splendidi fiori solitari o raccolti in racemi, tutti con sei tepali, in una gamma inesauribile di colori (eccetto il blu), puri o declinati in sfumature e maculature.

Lilium

Facile da coltivare, il giglio cresce bene sia al sole che alla mezz’ombra, in terreno ben drenato, anche un po’ acido. I bulbi si interrano in autunno, a 15 cm di profondità, distanziandoli di 30 cm, a gruppi dispari (3-5). Meglio dare loro una posizione riparata perché i venti potrebbero spezzarne i fusti. Lilium regale (alto fino a 2 m) è tra i più spettacolari, facili, affidabili e profumati; inoltre tollera anche i suoli un po’ calcarei.

MUGHETTO FAMIGLIA

Liliacee

NOME SCIENTIFICO

Spontaneo nei sottoboschi del Nord America e di gran parte d’Europa, è amato per il profumo dolcissimo ed è associato al mese di maggio (da cui l’aggettivo majalis, riferito a tale mese). Ottimo tappezzante per zone ombreggiate, è ideale per decorare i tappeti erbosi in posizione fresca. Gli steli portano grappoli di 6-12 fiorellini campanulati, cerosi, penduli, in genere bianchi ma anche rosa (C. m. rosea).

Convallaria majalis

Prospera in terreni sempre freschi e umidi (ma senza ristagni), ricchi di humus, parzialmente o del tutto ombreggiati, per esempio alla base di alberi o arbusti. I rizomi si piantano a fine autunno, ravvicinati, appena sotto la superficie del suolo, che va coperto con una pacciamatura. Ideale per i principianti, il mughetto è facile, del tutto rustico, resistente al gelo e si presta benissimo anche alla coltivazione in vaso.

MUSCARI FAMIGLIA

Liliacee

NOME SCIENTIFICO

Inaugurano la primavera con gli incantevoli fiorellini sui toni dell’azzurro e del blu, numerosi e brillanti. Le piantine, alte da 10 a 30 cm, formano un bellissimo colpo d’occhio nel primo piano delle aiuole e nei vasi. Fioriscono in aprile e attirano le api. M. armeniacum ha fiori azzurro intenso, perfetti per roccaglie, prati e alla base di arbusti. M. botryoides ‘album’ ha fiori bianchi e profumati.

Muscari

Sono tra le bulbose più facili da coltivare: rustiche e inesigenti, non temono il gelo e possono essere praticamente dimenticate nel terreno o nel vaso. I muscari preferiscono terreni ben drenati e prediligono le posizioni soleggiate, ma accettano anche la mezz’ombra, dove tuttavia la fioritura sarà meno generosa. Si interrano a gruppi, in ottobre, a 7-10 cm di profondità, distanziati di circa 10 cm, anche più fitti se coltivati in vaso.

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NARCISO FAMIGLIA

Amarillidacee

NOME SCIENTIFICO

Il bulbo (velenoso al contatto e all’ingestione) è munito di tuniche esterne. Le foglie sono erette, nastriformi, della lunghezza di circa 10-30 cm; dal centro del ciuffo che formano si erge lo scapo fiorale (in marzo-aprile), che può portare uno o più fiori. Ogni fiore è composto da una corolla formata da sei tepali, e da una corona centrale corta o allungata, a coppa o a tubo; i colori vanno dal classico bianco puro e giallo, all’arancio e albicocca, spesso differenziandosi tra il perigonio e la corona che, talvolta, ha un bordo rosso. I bulbi, di forma conica, vanno interrati con l’apice rivolto verso l’alto in autunno (da settembre a novembre), a una profondità pari a circa il doppio dell’altezza del bulbo e a una distanza l’uno dall’altro di circa il triplo del loro diametro. La terra deve essere abbastanza sciolta, ricca di sostanza organica; non tollerano i suoli acidi e torbosi, men-

Narcissus jonquilla, N. tazetta, N. poeticus

tre i terreni mal drenati, con ristagno idrico, ne provocano la marcescenza. Prediligono una posizione soleggiata, ma si adattano facilmente anche alla mezz’ombra o all’ombra. Vanno innaffiati solo al momento dell’interramento, riprendendo gli apporti idrici a partire da febbraio, in caso di siccità. Dopo la fioritura, gli steli fiorali (che possono raggiungere i 50 cm d’altezza) vanno eliminati, per evitare di sforzare il bulbo, mentre le foglie devono essere lasciate al loro posto finché non ingialliscono: hanno infatti la funzione di produrre le sostanze nutritive che vengono poi stivate nel bulbo per la primavera successiva e, se vengono recise (attenzione quando si taglia l’erba!), il bulbo non potrà rifiorire. Dopo 3-5 anni, se le condizioni sono adatte, il bulbo riproduce i bulbilli, che in settembre possono essere estratti con un forcone e ripiantati in collocazioni diverse.

UN PROFUMO CHE ADDORMENTA • Il nome viene dal greco narkao, «addormentare», a causa delle proprietà soporifere del profumo. Viene anche chiamato fiore di santa Zita (27 aprile) perché un tempo, evidentemente, fioriva nella seconda metà di aprile. • Le foglie e i bulbi del narciso contengono numerosi alcaloidi, come narcissina, galantammina e licorina, velenosi per contatto e per ingestione. • Narcissus poeticus, profumatissimo, dal quale sono state poi ricavace numerose varietà e ibridazioni, è presente nella flora spontanea italiana, nell’arco prealpino e sugli Appennini. Pur essendo piuttosto localizzato, può formare popolazioni ricchissime. Vive nei prati montani aperti e soleggiati dove fiorisce ad aprile, ma anche nei querceti. Fa parte della flora protetta: da ammirare e non toccare, in natura.

S C H E D E

B O T A N I C H E

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B U L B O S E

TULIPANO FAMIGLIA

Liliacee

NOME SCIENTIFICO

Da quando arrivarono dall’Oriente, circa quattro secoli or sono, i tulipani hanno conquistato l’Europa fino a diventare in assoluto le bulbose più amate e diffuse. Da allora sono state selezionate migliaia di varietà e ibridi. Molto apprezzati sono quelli a fiore di peonia (bianchi o rosa), a fiore di giglio (petali appuntiti), i pappagallo (petali sfrangiati) e i Rembrandt (fiori striati e macchiati). Il bulbo è ovale o tondeggiante, con la parte superiore appuntita e la tunica sottile ma molto resistente. I fusti fiorali sono eretti, di altezza variabile a seconda della specie. Le foglie sono per la maggior parte basali, glabre e grassette, di forma ovale-lanceolata o lineare, con margine ondulato, di colore verde glauco. I fiori sono in genere solitari portati da un fusto cilindrico, carnoso, talora

Tulipa

munito di qualche foglia. La corolla (perigonio) è globosa, imbutiforme o campanulata, con sei tepali e sei stami. Fra le varietà coltivate si registra un’enorme varietà di forme e colori del fiore, che può avere petali appuntiti, laciniati, sfrangiati ecc. e tinte che vanno dal bianco al viola scurissimo quasi nero. Fiorisce in primavera già nel primo anno di coltivazione. I bulbi vanno interrati tra ottobre e novembre, a circa 15 cm di profondità e a 10 cm di distanza, in terreno leggero, preferibilmente alcalino e ricco di humus, ben drenato (sono molto sensibili ai ristagni idrici), in gruppi o file, in posizioni soleggiate, anche alla base di alberi caducifogli. È indifferente all’esposizione, ma richiede un clima invernale freddo. Dopo la fioritura, all’ingiallimento delle foglie bisogna interrompere le annaffiature, eventualmente togliendo i bulbi dal terreno.

TUTTI PAZZI PER I TULIPANI • Originari della Turchia, i primi bulbi giunsero in Europa nel 1554 al ritorno da una spedizione a Costantinopoli. Alcuni bulbi, nel ’700, arrivarono a costare l’equivalente di un’odierna Ferrari. Oggi la capitale mondiale della produzione è ancora l’Olanda, da dove i bulbi vengono esportati in tutto il mondo. • Molto ricercati gli eccezionali tulipani neri (color viola scuro), come ‘Negrita’, ‘Absalon’, ‘Black Parrot’, ‘Havran’, ‘Queen of the Night’. Nel giardino chic non possono mancare il tulipano verde (‘Artist’, ‘Dancing Show’, ‘Florosa’,) e quelli botanici (Tulipa kaufmanniana, T. greigii), che da qualche anno fanno impazzire gli appassionati. Fra le rarità, da cercare nel prossimo settembre per piantarli in autunno, ci sono T. ingens (rosso), T. pulchella ‘Albocoerulea’ (bianco, blu-viola).

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APPENDICE

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I FIORI IN CUCINA, UN PIACERE DA SCOPRIRE molti sono i fiori che si possono usare per le preparazioni in cucina, e non solo come una graziosa decorazione. diventano protagonisti per aggiungere aroma, profumo e salute a ricette gustose e creative. ogni stagione offre qualche fiore da assaggiare: anche il periodo invernale, con cavolfiori e carciofi.

elli e anche buoni: i fiori in cucina sono oggi una moda dilagante, che in realtà riprende tradizioni molto lontane nel tempo e diffuse in ogni parte del mondo.

Per ottenere il sapore più accentuato è indispensabile utilizzare fiori appena sbocciati, lavarli con delicatezza sotto l’acqua corrente e lasciarli asciugare su carta assorbente per non rovinarli.

L’uso dei fiori in cucina risale all’antichità, quando in Oriente si consumavano crisantemi e fiori di loto e in Occidente rose e violette. Ogni fiore ha il suo sapore, ma tutti contengono vitamine e sali minerali. Primule, rose, lillà, gerani e molte altre piante da fiore rappresentano ingredienti pregiati per arricchire di sapore e di sorpresa i menu quotidiani come quelli più raffi nati.

Oltre al sapore, i fiori portano nei piatti anche le loro proprietà terapeutiche. I fiori di tarassaco, aggiunti all’insalata, aiutano il corpo a depurarsi attraverso una diuresi più efficiente; la calendula è un efficace antinfi ammatorio e antisettico; i fiori di sambuco sono utili per combattere le malattie da raffreddamento e le affezioni reumatiche e infi ammatorie dell’apparato respiratorio.

B

Le dalie sono utilizzate nella cucina asiatica per insalate e anche fritte, come si fa con i fiori di zucca.

A P P E N D I C E

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MARGHERITA (PRATOLINA)

La pratolina è una vera delizia: i fiorellini sono ottimi crudi in insalata, cotti in zuppe e risotti, essiccati in tisane; canditi sprigionano un gradevole sapore di marzapane. Sfi ziosi sono i capolini sottaceto: coprite i boccioli con sale grosso per 24 ore, sciacquateli con aceto, distribuiteli in barattoli di vetro con qualche grano di pepe e un rametto di dragoncello e coprite con altro aceto. PRIMUL A

I fiori delicati e gradevoli di questa pianta primaverile insaporiscono insalate, zuppe e minestre, colorano le frittate, aromatizzano il vino. Si possono candire e usare come decorazione. Una marmellata profumatissima e dal sapore delicato si prepara facendo cuocere per 20 minuti a fuoco basso un composto di fiori di primula (ottenuto frullando 350 g di fiori e 2 cucchiai di zucchero) insieme a uno sciroppo denso (900 g di zucchero e un bicchiere d’acqua), mescolandovi una manciata di fiori. SAMBUCO

Le infiorescenze bianche dal profumo intenso e dolce di questo grande arbusto, selvatico e resistente alle avversità, possono aromatizzare vini, bevande rinfrescanti, insalate e macedonie, e sono ottime fritte in pastella. Facendole essiccare (ne bastano 10) e polverizzadole con un mixer, si possono mescolare al-

Il risotto alla calendula (in alto) e il dolce ai petali di rosa (in basso) sono preparazioni semplici che si avvalgono del sapore e del profumo di questi due fiori molto comuni nei giardini e sui terrazzi.

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la farina per fare il pane e le torte, o si possono usare in creme, sorbetti e gelati. Con le bacche si fanno biscotti e marmellate ricche di vitamina C. CALENDUL A

I petali delle camelie si possono friggere in pastella e servire con l’aperitivo.

I petali di questo fiore dal brillante colore arancione sono noti come “zafferano dei poveri” per il giallo che donano ai piatti. Sono squisiti nelle zuppe e nelle verdure al burro. Per un ottimo risotto al sapore di fiori fate rosolare una cipolla tritata con olio extravergine di oliva, tostatevi il riso (350 g per quattro persone), sfumate con del vino bianco e portate a cottura bagnando via via con il brodo occorrente; poco prima di spegnere unite burro, grana grattugiato e i petali di 4 fiori di calendula. GELSOMINO

Noto da secoli per le proprietà rasserenanti e calmanti, in Cina si consuma in una tisana detta “infuso della felicità”. Il profumo dolce e intenso ne fa un ingrediente prezioso per bevande, dessert, piatti di riso dolci o salati. In Sicilia, mettendo a bagno i fiori per una notte si prepara l’acqua di gelsomino, base della celebre gelatina di anguria detta “gelo di melone”. BORRAGINE

Si consumano le foglie nelle insalate e nelle zuppe, e i bellissimi fiori stellati blu, dal sapore intenso che

ricorda quello del cetriolo e delle ostriche, canditi sui dolci, macerati per tisane, crudi in misticanze dal sapore gradevole e fresco. Per ottenere una maionese aromatica montate un tuorlo con sale e un cucchiaio di succo di limone, incorporate a filo 2 dl d’olio extravergine di oliva e unite qualche fiore di borragine intero o spezzettato; è ottima con gli arrosti. NASTURZIO

Di questo bel fiore arancione o giallo si consumano i fiori freschi dal sapore accentuato, indicati per insalate e misticanze, piatti di uova, pesce bianco e come decorazione commestibile per un carpaccio di carne o di pesce. Il sapore del nasturzio si presta a essere associato a quello dei formaggi a pasta molle e alla mozzarella fresca. ALTRI FIORI COMMESTIBILI

La tradizione asiatica prevede il consumo di fiori come la dalia e il crisantemo. In Francia, a primavera si serve la zuppa di piselli con fiori di mimosa, profumatissimi e gustosi. I narcisi si possono consumare come accompagnamento fiorito e commestibile alla zuppa di zucca. La malva è un fiore indicato per molte ricette della tradizione italiana, così come i fiori di colza, utilizzati per insaporire e decorare i piatti di pesce. Il glicine trova impiego per insaporire il pollo, mentre i petali di camelia si possono degustare in pastella, fritti.

A P P E N D I C E

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Una scelta di fiori da coltivare anche per il piacere di assaggiarli: la pratolina (1), ideale cruda nelle insalate di primavera; il sambuco (2) i cui fiori si consumano anche fritti in pastella; la borragine (3) che insaporisce le insalate miste e le zuppe e passati di verdura; il gelsomino (4) usato per bevande e per dare una nota profumata ai dessert; la primula (5), che si può anche utilizzare candita nello zucchero; la calendula (6), ottimo ingrediente per molte preparazioni gastronomiche tra cui il risotto.

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RICETTE PER CUCINARE CON I FIORI Molte sono le possibilità di utilizzo dei fiori in cucina. Per assaporarli nella loro semplicità, preparate un’insalatina mescolando lattuga da taglio con una manciata di germogli di soia, un uovo sodo, fiori e foglie di nasturzio, dal sapore speziato, fiori e foglie di borragine, che sanno di cetriolo. Condite con olio extravergine d’oliva, sale, aceto balsamico di Modena DOP. VELLUTATA ALLE VIOLETTE

Il nasturzio dalla brillante fioritura che dura per tutta l’estate è un fiore particolarmente indicato per insaporire insalate e zuppe.

Ingredienti: una manciata di violette, 1 cipolla, 1 kg di carote, 1 cucchiaino di zenzero, un pizzico di coriandolo, 1 l di brodo vegetale, succo e scorza di 3 arance, 1 cucchiaio di olio extravergine di oliva, sale, pepe, panna acida.

Preparazione: soffriggete lentamente la cipolla tritata nell’olio. Aggiungete le carote mondate e tagliate a rondelle sottili; aromatizzate con zenzero e coriandolo, mescolate per 2 minuti e aggiungete il brodo, il succo d’arancia e un po’ di scorza grattugiata. Portate a ebollizione, abbassate il fuoco e lasciate sobbollire ancora per almeno 30-40 minuti. Preparate un infuso alla violetta, non dolcificato, e unitene 2 cucchiai al composto, poi frullate per ottenere una crema. Potete servire questa vellutata ben calda, con crostini tostati, o anche fredda, come antipasto, guarnendo ogni porzione con un cucchiaino di panna acida e una violetta ben lavata.

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I FIORI DI ZUCCA, IL SAPORE DELL’ESTATE • A basso contenuto calorico, i fiori di zucca sono ricchi di vitamina A, potassio e fosforo e sono anche facilmente digeribili. • Le zucchine producono fiori maschili e femminili; l’impollinazione avviene facilmente in natura in presenza di vento e di insetti, ma può essere aiutata per favorire la produzione di frutti: si deve operare manualmente strofinando il fiore maschile su quello femminile aperto.

mentre in quelli femminii il pistillo dentro alla corolla è amaro e andrebbe tolto, lasciando il fiore aperto e quindi adatto solo ai sughi o alle frittelle che in ogni regione hanno un nome diverso (celebri gli sciuriddi calabresi).

• I fiori maschili si riconoscono dal lungo picciolo alla base dei petali (che sono uniti tra loro a formare una specie di tromba: la corolla). I fiori femminili invece hanno un picciolo molto breve su cui è inserito l’ovario (che diventerà, dopo l’impollinazione, lo zucchino) su cui sono inseriti i petali, anch’essi uniti a formare una sorta di tromba.

• I fiori si raccolgono di mattina presto (o di sera), quando sono chiusi, e se non si consumano subito si possono tenere in frigo avvolti in un canovaccio o in un contenitore foderato di carta da cucina per mantenerli freschi (al massimo un giorno, altrimenti diventano mollicci).

• Entrambi i tipi di fiori sono perfettamente commestibili. Si ottengono molti fiori maschili (quelli su stelo, che si vedono in vendita in mazzetti) evitando di bagnare molto le piante (in quel caso si formeranno soprattutto fiori femminili). Il sapore dei fiori maschili è amarognolo ma non disturba,

• Se il vostro orto è generoso di fiori di zucca e zucchina, provate a fare un sugo per la pasta con pomodorini e fiori di zucca, alla moda siciliana, oppure utilizzateli nel celebre risotto ai fiori di zucca, dal gusto delicato: un vero regalo dell’estate.

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IL CARCIOFO, UN FIORE SQUISITO E NUTRITIVO • L’Italia ha il primato mondiale nella produzione dei carciofi, ortaggio di cui si consumano i boccioli ancora ben chiusi. • Ogni regione ha le sue specialità e le sue produzioni di nicchia: da quelle della laguna veneta, dove si coltiva la pregiata e ricercata varietà di Sant’Erasmo, a quelle di Albenga, dai carciofi di Oristano a quelli pugliesi: a San Ferdinando si tiene ogni anno in autunno la Fiera Nazionale del Carciofo, dal momento che la produzione meridionale di varietà rifiorenti consente di ottenere il raccolto sia in primavera sia nel tardo autunno. • In Francia sono famosi i carciofi di Bretagna, giganteschi (al punto che ne basta uno per riempire un grande piatto) e particolarmente saporiti, grazie al suolo sabbioso e all’aria salmastra; sono serviti abitualmente con le cozze, altra produzione tipica delle coste bretoni. • La coltivazione non è delle più semplici, ma la soddisfazione di raccogliere questo pregiato prodotto orticolo merita qualche fatica. Occorre un terreno sciolto e sabbioso, sempre soleggiato. • La pianta del carciofo nell’orto presenta un problema non da poco, quello dello spazio occupato dalle grandi foglie spinose, che portano via posto utile per altre coltivazioni. Queste foglie, di elevato valore nutritivo per gli animali, trovano impiego come foraggio. • Il carciofo ha anche effetti positivi sulla salute; è un alimento tonico e digestivo grazie al suo elevato contenuto di cinarina, una sostanza in grado di influire in modo efficace sulla diuresi e sul metabolismo del colesterolo.

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A P P E N D I C E

MUFFIN ALL A L AVANDA

Ingredienti: 2 cucchiai di sciroppo alla lavanda, lavanda essiccata, 300 g di farina, 2 uova, 100 ml di latte, 3 cucchiai di olio di semi, 1/2 bustina di lievito in polvere. Per la glassa: 500 g di zucchero, un pizzico di bicarbonato, 2 dl di acqua. Preparazione: preparate la glassa il giorno prima facendo scogliere in un pentolino lo zucchero e il bicarbonato nell’acqua, mescolando sempre. Quando raggiunge una consistenza densa, versate in una ciotola, mescolate fino a rendere il composto bianco e cremoso e fate riposare per 24 ore. Per i muffin, lavorate le uova con lo zucchero, poi unite il latte, l’olio e lo sciroppo alla lavanda. Mescolate il lievito alla farina e amalgamate la miscela al composto di uova. Distribuite l’impasto negli stampini e infornate a 180 °C fino a quando i muffin saranno gonfi e dorati. Fate intiepidire a bagnomaria la glassa, togliendo eventualmente il liquido superficiale, spalmatela sui muffin e decorate ciascuno con una spiga di lavanda essiccata. DOLCE AI PETALI DI ROSA

Ingredienti: i petali di 1 rosa di colore rosa coltivata con metodi rigorosamente biologici, 160 g di latte intero, 50 g di zucchero, colorante alimentare rosa, 5 g di gelatina, 250 ml di panna fresca da montare.

Preparazione: fate sobbollire per 10 minuti il latte con i petali di rosa. Filtrate, aggiungete lo zucchero e qualche goccia di colorante, riportate sul fuoco e spegnete prima dell’ebollizione. Unite la gelatina ammollata e strizzata e fatela sciogliere. Montate la panna e incorporatevi a filo il composto di latte continuando a montarla con la frusta. Trasferite il composto negli stampini, mettete in frigo per 3 ore e servite con petali di rosa freschi.

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ASPARAGI IN CRUMBLE ALLE VIOLE

Ingredienti: 1 mazzo di asparagi, 100 g di prosciutto, 60 g di burro, 50 g di grana, sale, aceto balsamico. Per la salsa: una manciata di viole, olio extravergine di oliva, gherigli di noce, erba cipollina, 1 uovo sodo, sale, pepe. Preparazione: per la salsa, ricoprite le viole con un velo d’olio e lasciatele marinare alcune ore. Scolatele e tritatele insieme a noci, erba cipollina, sale, pepe; aggiungete l’uovo sbriciolato e condite con l’olio alle viole. Lessate gli asparagi in acqua salata. Scolateli, divideteli in gruppi di tre, avvolgete ogni mazzo con una fettina di prosciutto e sistemateli in una pirofila imburrata, con una spolverata di grana; fate gratinare in forno a 200 °C. Servite con la salsa alle viole.

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La lavanda dagli steli fioriti carichi di profumo (1) e le timide ma resistenti violette selvatiche (2), altrettanto fragranti, si prestano a preparazioni gastronomiche di sapore squisito. Le violette possono anche essere candite. Bagnatele con vino bianco, poi fatele asciugare su carta assorbente. Lavorate 2 albumi con 2 cucchiaini d’acqua, tuffatevi i fiori, sgocciolateli e passateli nello zucchero a velo. Poneteli ad asciugare su carta assorbente da cucina per un paio di giorni. Usateli come decorazioni per torte, gelati, dessert.

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PLUMCAKE CON FIORI CANDITI

FRITTATA

Ingredienti:

Ingredienti: 18 fiori di zucca, 6 uova, 70 g di formaggio grattugiato (grana o emmental), olio extravergine di oliva, sale, pepe.

fiori canditi, 160 g di zucchero, 2 uova, 250 g di yogurt, 30 ml di olio di semi, 250 g di farina, 40 ml di latte, 1 bustina di lievito, la scorza di 1/2 limone, un pizzico di sale.

La semplice malva dei prati è ricca di virtù terapeutiche ma è anche un ingrediente interessante per la cucina floreale.

Preparazione: sbattete le uova con lo zucchero e il sale, unite lo yogurt, l’olio, la scorza, la farina e il lievito sciolto nel latte. Versate in uno stampo imburrato e infarinato e cuocete in forno a 180 °C per 45 minuti. Sfornate e decorate con una glassa su cui disporrete i fiorellini canditi.

AI FIORI DI ZUCCA

Preparazione: pulite accuratamente i fiori, eliminando i calici e, utilizzando una padella antiaderente unta con un filo di olio, fateli stufare a fuoco basso per 5 minuti. Nel frattempo, sbattete le uova con sale e pepe, unendo anche il formaggio. Versate il composto sui fiori, alzando la fiamma, e cuocete da entrambi i lati. Aromatizzate con erba cipollina. COZZE AI FIORI DI MALVA

Ingredienti: 800 g di cozze grosse, fiori di malva, 2 scalogni, 200 g di mollica di pane, 1 dl di vino bianco, 1 dl di panna, 150 g di burro, aglio, prezzemolo, succo di limone, sale. Preparazione: pulite i fiori; lasciatene interi la metà, conservando una parte del gambo; togliete i petali al resto e pestateli in un mortaio. Pulite anche le cozze, raschiando con cura i gusci; fatele aprire in un tegame con il vino e lo scalogno affettato. Prelevatele ed eliminate la parte di guscio vuota. Fate ridurre 50 cl del liquido di cottura, filtrato, insieme alla panna per circa 5 minuti. Fate sciogliere il burro a bagnomaria,

A P P E N D I C E

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aromatizzatelo con aglio spremuto, succo di limone e prezzemolo, mescolatevi la mollica di pane e i fiori di malva tritati, condite con sale e pepe, mescolate ancora, poi mettete un po’ di composto su ogni cozza. Fate gratinare al forno, ponendo su ogni cozza un fiore di malva prima del termine della cottura. CREMA DI PRIMULE

Ingredienti: 2 pugni di fiori e di foglie di primule, 1 cipolla piccola, 2 patate, 1 pezzetto di foglia di alloro, 1 rametto di rosmarino, sale, pepe. Preparazione: separate i fiori e le foglie delle primule dallo stelo, lavateli e sgocciolateli su carta assorbente da cucina. Tagliuzzate le foglie e fatele cuocere in una pentola con un po’ di acqua insieme alla cipolla tritata, alle patate a dadini, all’alloro e al rosmarino. Salate e pepate. Quando le verdure sono cotte, passatele e aggiungete l’acqua occorrente per ottenere la giusta consistenza. Cuocete ancora per 10 minuti e, prima di servire, cospargete con fiori freschi. Accompagnate la crema con crostini tostati e imburrati. RISO ALL A ROSA

Ingredienti:

200 g di riso, 100 g di petali freschi di rose molto profumate, 1 cipolla piccola, 100 g di ricotta di mucca, brodo vegetale, burro, sale, grana grattugiato.

Preparazione: fate appassire in un tegame la cipolla a fettine, poi insaporitevi il riso. Bagnate con un po’ di brodo vegetale, fate restringere, quindi portate a termine la cottura aggiungendo via via il brodo necessario. Regolate di sale e mantecate con la ricotta. Unite i petali di rosa solo poco prima di portare in tavola, tenendone da parte qualcuno per decorare i piatti. Questo risotto dal sapore delicato è ottimo anche come contorno di piatti di pesce bianco, salmone, carni bianche.

Le rose utilizzate in cucina devono avere un profumo intenso ed essere state coltivate con metodi rigorosamente biologici. Scegliete i fiori ancora non del tutto aperti e coglieteli preferibilmente di mattina quando la rugiada notturna si è asciugata.

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SCEGLIERE I FIORI PER CASI SPECIALI spesso occorre confrontarsi con situazioni particolari nelle quali certe specie offrono i requisiti migliori per ottenere fioriture generose e durevoli. La scelta della specie adatta è importante se si vuole seguire una logica di giardinaggio ecosostenibile: la pianta giusta al posto giusto sarà più sana e più forte.

e condizioni ideali per le piante da fiore possono essere molto diverse, ma spesso tentiamo di coltivare in giardino o in terrazzo specie che provengono da ambienti particolari. Un caso tipico è quello delle azalee, che richiedono un suolo con pH acido e un'acqua altrettanto acida (ovvero con pH inferiore a 7). Ovviamente, non sempre queste condizioni si verificano.

L

Primi di marzo: i crochi riescono a perforare la crosta nevosa alzando orgogliosamente verso il sole ancora freddo i loro boccioli resistenti e incantevoli.

A ciò si aggiunge la necessità di trovare fiori che richiedano poca manutenzione. Chi sceglie di praticare il giardinaggio biologico sarà portato a orientarsi sulle specie che, coerenti con l'ambiente in

cui vivono, risentono meno degli attacchi di parassiti e di malattie crittogamiche nonché di fi siopatie (troppo caldo, troppo freddo, troppa ombra...). Le tabelle riportate in questo capitolo offrono una selezione di specie da fiore diverse, adatte per casi particolari. Naturalmente molte altre possono essere le specie che si adattano a queste condizioni. Consultando le schede botaniche raccolte nelle pagine precedenti sarà possibile individuare molte altre soluzioni capaci di dare una risposta a esigenze speciali e di garantire il piacere di spettacoli fioriti.

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Piante erbacee da fiore per il pieno sole Le specie erbacee annuali o perenni sono versatili; molte si adattano anche alla vita in vaso. Quelle qui elencate richiedono almeno 6 ore di sole giornaliere per regalare una lunga fioritura; sopportano il solleone estivo se ben irrigate.

SPECIE

CARATTERISTICHE E UTILIZZI

Bella di notte

Perenne rizomatosa, che perde la parte aerea d’inverno e si risveglia in maggio. Produce fiori bianchi, gialli, fucsia, anche bicolori, semplici o doppi, che si aprono dopo le 17, profumatissimi.

Bidens

Perenne spesso coltivata come annuale, che produce da maggio a ottobre numerosissimi piccoli fiori a margherita di colore giallo intenso. Eliminare regolarmente le infiorescenze appassite.

Cosmea

Annuale alta fino a 120 cm, con fogliame fittamente laciniato. Regala fiori a margherita bianchi, rosa, fucsia, porpora e marroni, da maggio a ottobre. Eliminare le corolle sfiorite. Inadatta alla coltivazione in vaso.

Dipladenia

Cespuglio da vaso, semirampicante, perenne (ricoverare in una stanza fresca in inverno). Ha bel fogliame lucido e coriaceo. Da maggio a ottobre si copre di corolle campanulate bianche, rosa o rosse.

Garofanino

Perenne dal fogliame glauco lineare. Il garofano dei fioristi sboccia in maggio con fiori molto grandi; il garofanino dei poeti fiorisce tutto l'anno in bianco, rosa, rosso, anche screziato.

Geranio

Cespuglio perenne spesso (ingiustamente) trattato come annuale. Si ammanta di infiorescenze semplici o doppie, bianche, rosa, rosse, anche variegate. Rallenta la fioritura con temperature superiori a 30 °C.

Hemerocallis

Pianta perenne con foglie sottili e arcuate; lunga fioritura estiva con corolle a calice di colori diversi. La varietà ‘Stella de Oro’® ha lunga fiorirura e non teme il gelo.

Petunia, Surfinia®

La petunia è una perenne trattata da annuale, la surfinia è annuale. Togliendo regolarmente le corolle appassite, la fioritura procede da aprile a novembre (non in montagna). Concimare in abbondanza.

Portulaca

Succulenta annuale (ma la varietà ‘Samba’ è perenne se protetta in inverno) dalle foglie aghiformi, schiude fiori semplici o doppi che durano una sola mattina, da maggio a ottobre. Anche in vasi appesi.

Tagete

Annuale alta fino a 30 cm, dal fogliame fittamente laciniato e dall'odore intenso che tiene lontani gli afidi. I fiori, semplici o doppi, si aprono da maggio a ottobre, in giallo, arancio, marrone, e durano una settimana circa.

Zinnia

Annuale in varie taglie (da 20 a 60 cm d’altezza), adatta anche al vaso. Si riempie di fiori a margherita, grandi, bianchi, gialli, arancione, rosa, rossi, da eliminare all'appassimento per prolungare la fioritura da maggio a settembre. Inadatta alla coltivazione in vaso.

Verso fine aprile tra il fogliame del Liriodendron tulipifera (in alto), albero che arriva ad assumere dimensioni imponenti, appaiono splendidi fiori che nella forma possono ricordare i tulipani, da cui il suo nome.

La zinnia è una delle piante un po' dimenticate, oggi meno presente nei giardini e negli orti dove merita di ritornare alla grande per la sua resistenza alle malattie e la lunga fioritura estiva.

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Fiori per cascate dal balcone, cestini e basket Per balconate stile Alto Adige o per semplici cestini da appendere in modo da moltiplicare lo spazio sul balcone, alcune specie “poca spesa e alta resa”.

La petunia a fiore piccolo (Calibrachoa ‘Sweetbells®’) ha una fioritura generorissima e spesso è ancora bella in ottobre.

SPECIE

CARATTERISTICHE E UTILIZZI

Geranio edera

Detto anche parigino, produce cascate di infiorescenze bianche, rosa, rosse, che non richiedono l'eliminazione dei fiori appassiti.

Calibrachoa Sweetbells®

È una petunia miniaturizzata nelle foglie e nei fiori, mentre i rami si allungano fino a 25 centimetri. In varie colorazioni, incluso il giallo.

Scaevola

Preferisce collocazioni a mezz’ombra. Produce cascate di fiori azzurri di medie dimensioni, portati da rami lunghi fino a 40 centimetri.

Surfinia®

La versione a rami lunghi (oltre 1 m) della petunia preferisce posizioni a mezzo sole. Fiorisce senza sosta da maggio a ottobre.

Sutera

Chiamata anche bacopa, ha fusti ricadenti di 25 cm di lunghezza. Produce piccoli fiori con centro giallo, di colore bianco, lilla o blu.

Torenia

Ha fusti carnosi e molto ramificati. Produce da maggio a ottobre fiori di colore bianco, viola, rosa, giallo o porpora con gola a contrasto.

Fiori da appartamento Le piante che consentono di godere belle fioriture anche durante l'inverno o se non si possiedono spazi esterni.

Non di rado, se l’ambiente è luminoso e fresco, l’orchidea Phalaenopsis ibrida rifiorisce, aprendo le sue splendide corolle colorate.

SPECIE

CARATTERISTICHE E UTILIZZI

Anturio

Pianta da appartamento con fiori dati da spate rosse e spadici gialli. Durano circa un mese, in ambiente fresco ma umido.

Kalanchoe

Pianta succulenta con fiori semplici, semidoppi o doppi bianchi, gialli, arancio, rosa, rossi, porpora. In estate deve vivere all'aperto.

Phalaenopsis

Orchidea tra le meno costose e più facili da mantenere. Acquistata con due steli fiorali sarà in fiore per circa 3 mesi.

Saintpaulia

Detta anche violetta africana per le foglie pelose a forma di cuore e i fiori originariamente solo viola, ora anche rosa, bianchi e variegati.

Spatifillo

Produce fiori dati da una spata bianca e uno spadice giallo, che durano circa 2 settimane in ambiente fresco e piuttosto umido.

Stella di Natale

Le brattee colorate durano fino a 2 mesi se l’ambiente è fresco e privo di correnti d’aria. Difficilmente rifiorisce, ma ha un bel fogliame.

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A P P E N D I C E

Alberi e arbusti da fiore per il pieno sole Le specie legnose assicurano una lunga vita della pianta: nel porle a dimora bisogna però evitare successivi ombreggiamenti (per esempio dovuti alla crescita di alberi che schermano gli arbusti), che possono ridurre la quantità dei fiori fino a farli sparire. SPECIE

CARATTERISTICHE E UTILIZZI

Buganvillea

Rampicante dal fogliame persistente, lucido e coriaceo. Produce infiorescenze rosa carico, ma anche bianche, gialle, arancioni, rosa, rosse. In piena terra solo in climi miti, altrimenti in vaso grande.

Clematide

Rampicante, spogliante in autunno nei climi freddi, dai tralci lunghi fino a 6 metri. Fiorisce in primavera, primavera-estate, primavera e autunno a seconda delle varietà. Alcune resistono bene al gelo.

Forsizia

Arbusto che in febbraio-marzo si copre di fiori giallo oro sui rami nudi. Nel resto dell'anno è un cespuglio un po’ anonimo. Va potato solo dopo la sfioritura se è necessario ridurne l’ingombro.

Glicine

Rampicante vigorosissimo adatto alla piena terra (in vaso solo la varietà ‘Amethyst’s Falls®’). In aprile si riempie di grappoli lunghi anche 40 cm, viola, lilla, bianchi o rosa. Rifiorisce un po’ in giugno-luglio.

Ibisco di Cina

Arbusto o alberetto alto al massimo 2 metri. Si ammanta da luglio a settembre di grandi fiori campanulati bianchi, rosa o lavanda. Va potato in inverno per riordinarlo. Inadatto al vaso.

Lavanda

Aromatica legnosa, alta al massimo 50 cm, dal fogliame aghiforme grigio, perfetta anche in vaso. Da giugno a ottobre, secondo le varietà, schiude infiorescenze azzurre o viola.

Melo da fiore

Piccolo albero (altezza massima 2 m) allevabile anche in vaso, spesso a portamento colonnare. In aprile regala fiori candidi, grandi, dai quali in settembre si formano i frutti gialli o rossi, non commestibili.

Melograno nano

Arbusto alto al massimo 50 cm, spogliante in inverno, adatto al vaso. In giugno si riempie di fiori arancioni, proporzionati alle dimensioni della pianta, che divengono piccoli frutti in settembre.

Oleandro

Arbusto allevabile anche ad alberetto, alto al massimo 6 m, dalle foglie lanceolate persistenti. Da maggio a settembre sbocciano i fiori campanulati, bianchi, gialli, rosa, salmone, rossi. Non va potato.

Passiflora

Rampicante dai tralci lunghi fino a 6 m, spogliante d'inverno. Da maggio ad agosto apre grandi fiori dall’architettura barocca, bianchi, rosa, rossi, viola, anche miscelati fra loro. Alcune varietà maturano frutti commestibili (Passiflora edulis), noti come “frutto della passione”.

Rincospermo

Detto anche “falso gelsomino”, è un rampicante dalle foglie persistenti e coriacee. In maggio-giugno si riempie di minuti fiori bianchi, abbondantissimi e profumatissimi. Non teme il freddo (ma in montagna va pacciamato o protetto). Coltivabile in vaso grande.

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2 Rampicanti come la passiflora (1) e arbusti come il melograno (2) sono generosi di fioriture durevoli in estate. Entrambi offrono il vantaggio di non essere sensibili a parassiti e malattie, evitando quindi la necessità di effettuare trattamenti antiparassitari. Un altro vantaggio è che hanno una buona resistenza alla siccità, mentre la risposta ai climi invernali gelidi non è delle migliori. Nella Pianura Padana conviene collocarli in luoghi soleggiati e riparati dai venti freddi.

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Fiori per l’ombra È inutile voler coltivare senza la luce del sole piante che ne abbisognano per fiorire, quando esistono numerose specie che la aborrono e forniscono invece splendide fioriture proprio all'ombra, che si intende sempre luminosa ma senza raggi diretti.

Il gentile elleboro ama il freddo sole di febbraio-marzo, ma da aprile al tardo autunno deve stare in un luogo ombreggiato dalle chiome di alberi e arbusti.

Per ottenere una lunga e generosa fioritura dalla fucsia occorre individuare un luogo fresco e ombreggiato ma molto luminoso e riparato dal vento.

SPECIE

CARATTERISTICHE E UTILIZZI

Begonia

Pianta da tubero che va interrato in marzo ed espiantato in novembre. Ottima in vaso. Da giugno a settembre schiude grandi fiori semplici o doppi, bianchi, gialli, rosa, arancioni o rossi. Tollera fino a 4 ore di sole.

Bergenia

Perenne legnosa prostrata, dalle grandi foglie a spatola persistenti. In gennaio-marzo porta vistose infiorescenze rosa più o meno carico, anche sotto la neve. Può ricevere un po' di sole solo d’inverno.

Camelia

Arbusto dalle foglie persistenti e coriacee. Tra novembre e marzo, a seconda della specie, apre grandi fiori a coppa, semplici o doppi, bianchi, rosa, rossi. Sopporta fino a 4 ore di sole invernale.

Campanula

Erbacea perenne, alta fino a 40 cm, resistente al freddo. In maggio produce minuti fiori a campanella, viola o bianchi; alcune specie rifioriscono in settembre. Tollera il sole d'inverno e nei climi freschi.

Ciclamino

Pianta da tubero comprendente varietà botaniche, perenni in piena terra, e floricole, da vaso e in genere annuali. Resistono al sole solo in pieno inverno e con temperature rigide, altrimenti si afflosciano.

Elleboro

Erbacea perenne, alta fino a 40 cm, poco adatta alla vita in vaso. Sboccia in dicembre-febbraio, con corolle bianche, rosa, verdi, porpora, marroni. Sopporta solo qualche raggio invernale.

Erica

Piccolo arbusto acidofilo perenne, in genere coltivato come annuale in vaso. Fiorisce in settembre-ottobre oppure in marzo-aprile (dipende dalla specie), in bianco, rosa, rosso. Non tollera i raggi del sole.

Fucsia

Arbusto semiacidofilo perenne, più adatto alla vita in vaso che in giardino. Alto fino a 60 cm, si ammanta di campanelle bicolori bianche, rosa, fucsia, rosse, viola. Tollera appena 2 ore di sole; vuole climi freschi.

Gardenia

Arbusto acidofilo dalle foglie lucide e coriacee. In maggio-giugno porta grandi fiori doppi candidi e profumatissimi, molto duraturi. Necessita di umidità costante. Non resiste al sole.

Impatiens

Erbacea perenne coltivata sempre come annuale, in vaso o in piena terra, se esposta al sole appassisce (tranne ‘Sunpatiens’ , varietà creata apposta per il pieno sole). Da aprile a ottobre produce ininterrottamente fiori semplici o doppi bianchi, rosa, arancione, rossi.

Viola

Erbacea perenne esistente in specie botaniche e varietà floricole (viole del pensiero). Fiorisce da novembre ad aprile, ma tollera il sole solo nel cuore dell'inverno: prima e dopo i raggi provocano disseccamenti e attacco parassitario da parte degli afidi.

A P P E N D I C E

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Fiori per i climi freschi di montagna Nelle zone più fredde il gelo e la neve rappresentano un limite, superabile coltivando le specie che tollerano l’inverno perdendo la parte aerea, rinnovata in aprile. SPECIE

CARATTERISTICHE E UTILIZZI

Aquilegia

Erbacea perenne, alta fino a 60 cm, dai fiori “barocchi” in tutti i colori tranne l’arancione, in maggio. Preferisce l'ombra in estate.

Delphinium

Erbacea perenne, alta fino a 150 cm, con spighe apicali erette fitte di fiori semplici, semidoppi o doppi, blu, azzurri, viola, bianchi o rosa.

Digitale

Erbacea biennale che fiorisce nel secondo anno, emettendo una spiga eretta alta fino a 160 cm con fiori a ditale bianchi, gialli, rosa, porpora.

Lupino

Erbacea perenne che fiorisce in maggio-giugno con una spiga eretta alta fino a 150 cm di fiori bianchi, gialli, rosa, blu, viola, porpora.

Peonia erbacea

Erbacea perenne che fiorisce in maggio con grandi fiori semidoppi o doppi a coppa, bianchi, gialli, rosa, rossi o porpora.

Rudbeckia

Erbacea perenne dai grandi fiori a margherita rosa o rossi, da luglio a settembre se si tagliano i fiori appassiti.

Il blu intenso e profondo dei Delphinium è un piacere riservato a chi vive in un clima che d'estate non sia bollente e afoso come quello del Sud e della Pianura Padana.

Fiori per il mare e i climi caldi Nelle zone costiere i limiti sono dati dal caldo, dall’aridità, dalla salsedine e dal vento salmastro. Ecco le specie in grado di tollerare questi fattori negativi. SPECIE

CARATTERISTICHE E UTILIZZI

Corbezzolo

Arbusto o piccolo albero dai piccoli fiori a campanella bianchi da aprile a ottobre, spesso in contemporanea con i frutti tondi e rossi.

Delosperma

Succulenta dalle foglie triangolari, produce ininterrottamente da aprile a ottobre fiori a margherita color fucsia.

Gazania

Erbacea perenne dai fiori a margherita con “petali” a punta, bianchi, gialli, arancio, rossi o marroni. Eliminare regolarmente quelli sfioriti.

Lantana

Arbusto di piccole dimensioni dalle infiorescenze di piccoli fiori bianchi, gialli, rosa, arancio, rossi, porpora, anche mescolati fra loro.

Osteospermo

Chiamato anche dimorfoteca, produce grandi margherite bianche, gialle, rosa, arancio anche bicolori, da marzo a ottobre.

Pittosforo

Arbusto dalle foglie lucide e coriacee, fiorsce in maggio con infiorescenze di fiori candidi e profumatissimi che attirano le api.

La lantana è un’ottima soluzione per i giardini dei climi caldi; al Nord dà soddisfazione e fiorisce, ma non resiste al gelo e va quindi ripiantata di anno in anno.

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IL LINGUAGGIO E IL SIGNIFICATO DEI FIORI da tempo immemorabile abbiamo affidato ai fiori un ruolo simbolico, a volte mistico, esoterico e magico. oggi il linguaggio dei fiori nel mondo occidentale ritrova un ruolo accompagnando eventi e occasioni importanti e sottolineando le atmosfere di particolari momenti nel corso delle stagioni.

ttraverso i fiori è possibile esprimere pensieri e sensazioni: questo perché, nei secoli, ogni fiore è stato associato a un concetto, a un sentimento, a uno stato d’animo, a un evento nella vita personale e familiare.

A

In tutte le culture alla rosa sono stati attribuiti significati simbolici legati all’amore. Ancora oggi per San Valentino è il fiore più venduto nel mondo.

L’associazione tra fiore e significato del suo messaggio è nata in base a determinate, evidenti caratteristiche della pianta stessa oppure, più frequentemente, in maniera abbastanza arbitraria, sulla base di interpretazioni che traevano origine dalle pratiche di stregoni o da leggende molto antiche, ma oggi codificate uniformemente in tutta Europa.

Questo legame tra fiori ed emozioni è nato allo scopo di poter comunicare in tempi in cui i mezzi di comunicazione erano scarsi, l’analfabetismo quasi generalizzato e le proibizioni numerose. Era un sistema comune quello di recapitare alla propria amata (o amato) un mazzo di fiori la cui composizione indicava la situazione amorosa, segnalava un appuntamento in un luogo e a un’ora ben precisa o sanciva un accordo di fidanzamento ancora non ufficializzato. Ma non è solo l’amore che parla attraverso i fiori. Essi possono comunicare emozioni a un amico, o a un familiare.

A P P E N D I C E

Ogni ricorrenza e ogni fatto della vita può trovare nei fiori un messaggio adeguato: le dalie esprimono riconoscenza, le calendule segnalano che si è vicini a chi soffre, l’iris è ideale per festeggiare una buona notizia… Oggi, nell’era di internet, dei social network e degli sms, quando tutte le comunicazioni scorrono velocissime e sono di facile comprensione, può sembrare anacronistico ricorrere a un linguaggio poetico come quello dei fiori, ma è un sistema che ancora ingentilisce il messaggio che si vuole trasmettere, e può anche contribuire a evocare il piacere della natura. Ecco allora un elenco dei significati dei fiori; combinandoli adeguatamente si possono ottenere dei messaggi molto espliciti, idonei per occasioni diverse. Va tenuto presente che, se nel mondo occidentale questo linguaggio è generalizzato, in Oriente e in altre culture lo stesso fiore può avere un valore molto diverso. Un caso classico è quello dei crisantemi, da noi inevitabilmente associati alla ricorrenza dei Defunti e quindi simbolo di tristezza e di malinconia, mentre in Estremo Oriente il loro significato è legato alla nascita e alla vita, motivo per cui vengono utilizzati anche per decorare la stanza dei neonati.

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IL SIGNIFICATO DEI FIORI

Acacia (fiori): amore platonico o ancora inespresso, ammirazione a distanza. Amaryllis: fierezza, orgoglio per un risultato raggiunto (anche negli studi). Anemone: timidezza, ritrosia, richiesta di attenzione. Aquilegia: egoismo ma anche forza di carattere e determinazione. Azalea: speranza, attesa, gioia inaspettata. Begonia: per suggerire di non calare l’attenzione. Bucaneve: tenacia nascosta, forza interiore, capacità di resistere. Calendula: messaggio di salute e di ritrovamento delle energie vitali. Calla: raffinatezza, eleganza, nobiltà d’animo. Camelia: costanza in amore, forza di seduzione.

Nel 1848 Alexandre Dumas pubblicava il suo romanzo La signora delle camelie, da cui Giuseppe Verdi trasse ispirazione per La Traviata. Da allora le camelie sono diventate sinonimo di amore, seduzione e fedeltà, la stessa che ebbe la sfortunata Violetta per il suo Alfredo, al quale segnalava i suoi sentimenti con le camelie appuntate sul petto.

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Se vi fa piacere attribuire un significato speciale ai vostri doni, pensate al ciclamino come segno di ammirazione e di stima.

Un mazzo di tulipani è un regalo elegante che esprime l’apprezzamento per un comportamento onesto e corretto.

Ciclamino: ammirazione, invidia senza cattiveria. Dalia: gratitudine, riconoscenza per un gesto di solidarietà. Dente di leone (tarassaco): fiducia, speranza e augurio di buona salute. Erica: ammirazione, onore, espressione di stima. Fiori d’arancio: felicità di coppia, serenità nell’amore. Fiori di pesco e di ciliegio: coraggio, onestà, lealtà d’animo. Gardenia: sinonimo di sincerità, lealtà, fiducia e anche di eleganza e bellezza fisica e interiore. Garofano bianco: fedeltà, fiducia, senso di appartenenza a un gruppo (familiare, di amici o anche professionale). Garofano giallo: sdegno, rabbia, dolore; per esprimere partecipazione a chi ha subito un torto o un’offesa grave. Garofano rosso: amore passionale, sensualità intensa. Gelsomino: femminilità, grazia, amabilità. Geranio: sicurezza, forza nei momenti difficili. Giacinto: gioco, vivacità, allegria; ideale per un neonato. Giglio: candore, innocenza, purezza dell’infanzia ma anche della femminilità. Girasole: energia, slancio verso la vita, maternità; da scegliere per una donna in attesa o che ha partorito. Iris (giaggiolo): messaggi di buone notizie in arrivo. Margherita: affetto, fedeltà, fiducia, semplicità.

Mimosa: bellezza seducente e irresistibile, forza e resistenza. Ninfea: perfezione, castità, purezza di cuore e d’animo. Orchidea: sentimento di passione e di vitalità, sensualità. Ortensia: freddezza, indifferenza, capriccio; trasmette un significato di solidarietà a chi è stato abbandonato dall’amore o da un’amicizia. Papavero: fragilità e forza, senso dell’effimero e del rinnovamento. Peonia: stima, rispetto, eleganza e anche augurio di lunga vita. Petunia: capacità di risollevarsi dopo aver subito un torto o un’offesa. Primula: rinascita dopo un problema, ritrovata fortuna, recupero delle energie della giovinezza. Rododendro: esprime dichiarazione d’amore o anche di affetto per familiari e amici. Rosa bianca: purezza, candore, amore; ideale per un nuovo nato. Rosa gialla: gelosia, dubbio, ma anche significato di appartenenza (a una persona o a un’ideale). Rosa rosa: gentilezza, romanticismo, giovinezza. Rosa rossa: amore, attrazione sensuale, passione fisica trascinante. Tulipano: onestà, correttezza nei rapporti con le persone. Viola del pensiero: ricordo, pensiero, affetto. Violetta selvatica: amore appena nato, ma anche resistenza e durata dell’amore nel tempo. Zinnia: incostanza, carattere mutevole, incapacità di instaurare un rapporto durevole.

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LE PIANTE PER LO ZODIACO FLOREALE

Per i regali verdi e fioriti, destinati a portare auguri di prosperità nel periodo delle Feste di fine anno (ma anche in altri momenti dell’anno), si possono seguire i consigli legati ai vari segni zodiacali. Ariete. La stella di Natale bianca è un dono perfetto per i nati sotto l’Ariete (dal 21 marzo al 20 aprile): energici, intuitivi, audaci, amano il bello in una versione elegante. Sono considerati portafortuna di questo segno anche la skimmia dalle foglie variegate e i giacinti; tra i profumi si addice quello della lavanda. Toro. Ai nati sotto il Toro (dal 21 aprile al 20 maggio) regalate la rosa di Natale (elleboro), fiore perfetto per questo segno dominato da Venere, simbolo di amore puro, duraturo e disinteressato. Anche il calicanto si addice ai nati del Toro, mentre tra i profumi pensate a quello di rosa. Gemelli. Anturio rosso e amaryllis rosso portano fortuna ai Gemelli (dal 21 maggio al 21 giugno): l’eleganza del primo e la semplicità del secondo riflettono la natura doppia del segno, brillante e creativo, ma anche volubile. Tra i profumi ci sono quelli mediterranei del mandarino e del ginepro. Cancro. Romantici, gentili, amanti del buon gusto, i Cancro

(dal 22 giugno al 22 luglio) sono perfezionisti e ricercano la bellezza: a loro si addice la raffinatezza delle piante verdi tropicali (ficus, filodendro, dieffenbachia), mentre tra i profumi più indicati ci sono quello frizzante e intenso della menta e la dolce fragranza del lillà. Leone. Ai nati sotto il Leone (dal 23 luglio al 22 agosto) regalate un’orchidea: perfetta per questo segno dinamico, passionale, egocentrico e raffinato. Le essenze profumate preferite sono forti e intense, a base di agrumi. Vergine. Intelligenti, precisi e affidabili, i Vergine (dal 23 agosto al 22 settembre) amano l’allegria: azalee fiorite e violette africane sono i loro

La stella di Natale, con la sua spettacolare corona di foglie colorate che sembrano fiori, è indicata come dono portafortuna ai nati dell’Ariete nella sua versione in bianco. E se non vi va di seguire lo Zodiaco, non sottovalutate il positivo significato di questa pianta in tutte le versioni di colore. In Messico viene regalata ai nuovi nati come simbolo di forza e di fortuna.

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SAN VALENTINO: UN FIORE PER PARLARE DI PASSIONE • Da molti secoli i fiori vengono utilizzati come portatori privilegiati di messaggi d’amore silenziosi. All’inizio dell’800 Le langage des fleurs di Madame de la Tour spopolò a Parigi per poi conquistare anche Londra: era il primo dizionario floreale. • Nelle rigida età vittoriana i fiori divennero preziosi (come dono, nell’arredo, nelle acconciature e nell’abbigliamento) per inviare in codice messaggi che era vietato manifestare apertamente. In questo periodo, una certa Miss Carruthers scrisse il famoso Flower lore: the teachings of flowers, historical, legendary, poetical and symbolic, testo che divenne di riferimento internazionale per la simbologia dei fiori. Da allora molte sfumature si sono perdute, ma i significati attribuiti ai fiori sono rimasti gli stessi.

La fresia (in alto) esprime amore disinteressato, ed è usata anche per esprimere stima e affetto per amici e colleghi. Il lillà (in basso) è invece indicato per il corteggiamento.

• L’amore platonico e disinteressato si esprime con un mazzo di fresie, di rose bianche o di gigli bianchi, che sono un omaggio alla purezza dei sentimenti, all’innocenza e al candore. Un’acacia o un caprifoglio simboleggiano un legame basato sull’affetto e sull’amicizia. • Per dichiarare amore immortale si regalano i fiori di pesco; le passiflore sono promessa di eterna fedeltà. Messaggere di amore passionale, di ardore e desiderio sono le rose rosse e le orchidee, emblema della sensualità. • Al corteggiamento si addicono gli ibischi, i non-ti-scordardi-me (significano speranza d’amore), il lillà (emozioni romantiche). E poi le camelie: rosse per esprimere ammirazione, rosa per sottolineare il legame sentimentale. • Le pene d’amore si manifestano con la rosa gialla (che significa gelosia, infedeltà), o con il meno comune amaranto (amore infelice); la pervinca esprime la nostalgia per un rapporto ormai finito.

A P P E N D I C E

talismani. I profumi indicati sono altrettanto semplici: rosa e lavanda. Bilancia. Equilibrati ed eleganti, i Bilancia (dal 23 settembre al 22 ottobre) traggono la buona sorte da una pianta da frutto come un limone o un kumquat, simboli di rinascita. Tra le fragranze ci sono tutte quelle che evocano il bosco: muschio, corteccia, legno aromatico... Scorpione. Camelie e piante grasse portano fortuna a questo segno (dal 23 ottobre al 22 novembre), sensuale, intuitivo, spesso molto anticonvenzionale e sempre determinato. I profumi più indicati sono di origine esotica: spezie fragranti come cannella e patchouli. Sagittario. Espansivo, curioso, avventuroso e solare, il Sagittario (dal 23 novembre al 21 dicembre) ha come portafortuna piante beneauguranti con le bacche, quali l’ardisia, l’agrifoglio, la skimmia. I profumi idonei sono intensi e vigorosi: garofano, anice, viola. Capricorno. I ciclamini sono ottimi per il Capricorno (dal 22 dicembre al 20 gennaio), di cui riflettono il carattere tenace, intelligente e solitario. L’aroma intenso del narciso è un profumo perfetto per i nati sotto questo segno. Acquario. Rosmarino e bonsai sono talismani degli Acquario (dal 21 gennaio al 19 febbraio), fanta-

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siosi, vanitosi, versatili e innovativi. L’aroma di agrumi è considerato adatto ai nati in questo segno. Pesci. Le piante esotiche da appartamento come le Bromeliacee dai vivaci colori e le orchidee sono doni ideali per i nati nel segno dei Pesci (dal 20 febbraio al 20 marzo), che tra i loro tratti distintivi hanno una sensibilità spiccata e un forte amore per la libertà. Liberi e forti anche i profumi: rosmarino, agrumi, aromatiche.

Il profumatissimo rosmarino emette in primavera dei fiori blu molto carini. Questa pianta è considerata un ottimo talismano per il suo significato di durata, resistenza, generosità. Anche se non credete nei miti e nelle leggende legate ai segni zodiacali, regalare una pianta di rosmarimo rimane un messaggio positivo e utile.

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GLOSSARIO DI TERMINI UTILI PER COLTIVARE I FIORI La conoscenz a del significato di alcuni vocaboli tecnici relativi alle piante da fiore può rivelarsi molto utile per capire meglio le loro esigenze al momento dell’acquisto e, successivamente, per coltivarli e curarli al meglio, ottenendo così fioriture sane, durevoli e spettacolari.

A - B ACIDOFIL A

Pianta che non sopporta il calcare, né nella terra, né nell’acqua d’irrigazione. Per esempio: azalea, rododendro, camelia, gardenia, pieris, corbezzolo, erica ecc. AMPIO SPETTRO

Una sostanza o un prodotto antiparassitario non specializzato, in grado cioè di agire contro un’ampia gamma di forme fungine o di parassiti animali patogeni anziché contro una sola tipologia. Le azalee gialle del gruppo di varietà e ibridi Azalea mollis sono acidofile. I loro fiori, che appaiono in aprile, sono delicatamente profumati.

ANGIOSPERME

È la categoria più evoluta di piante superiori, caratterizzata da ovuli protetti nell’ovario racchiuso in involucri specializzati che costituiscono il fiore.

ANTICRITTOGAMICO O FUNGICIDA

Agrofarmaco impiegato nella difesa contro le malattie fungine (provocate da crittogame). ANTIPARASSITARIO

Agrofarmaco utilizzato per difendere le piante da parassiti animali (insetti, acari, lumache, topi ecc.) o vegetali (funghi). BRATTEA

Foglia modificata, talora fi no a diventare irriconoscibile poiché assume forme, colori e funzioni diverse, per supplire a una determinata funzione per la quale la pianta non possiede le strutture apposite. Spesso le brattee sostituiscono i petali della corolla, come accade nel caso della buganvillea e della bella di notte.

A P P E N D I C E

BULBO

CLOROFILL A

Organo sotterraneo di sopravvivenza invernale che comprende un fusto corto e largo dotato di radici all’apice inferiore, protetto da foglie modificate “tuniche”). Contiene le sostanze di riserva necessarie alla ripresa vegetativa primaverile.

Pigmento, indispensabile insieme ad acqua, minerali, sole, anidride carbonica per la realizzazione del processo di fotosintesi. La clorofilla è di colore verde e ha una struttura chimica simile all’emoglobina animale.

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CONCIME ORGANICO

C - D CÀLICE

Involucro fiorale, vale a dire la parte più esterna a funzione protettiva, costituito da un numero variabile di sepali di colore verde. CAPOLINO

Infiorescenza (“falso fiore”) tipica delle Composite (margherite, crisantemi, calendule ecc.), caratterizzata da un allargamento della parte apicale dello stelo fiorale, che si appiattisce a mo’ di disco accogliendo alla sommità i singoli fiori. Questi sono di due tipi: quelli “ligulati” (fiori del raggio), sterili e disposti all’esterno del capolino in una raggiera che simula i petali, e quelli “tubulosi” (fiori del disco), fertili e collocati al centro dell’infiorescenza. CIMATURA

Asportazione del germoglio apicale per provocare la formazione di numerose gemme a fiore sui rami sottostanti. Si effettua anche per regolare la vegetazione nei getti troppo robusti. CLONE

Organismo geneticamente identico derivante da un solo individuo mediante riproduzione agamica (cioè non sessuata, senza rimescolamento genetico). Il clone possiede le stesse informazioni genetiche dell’organismo di partenza (per esempio piante da talea): si è quindi sicuri di ottenere gli stessi fiori.

Concime a base di sostanza organica (letame, cornunghia, guano, pollina ecc.) parzialmente decomposta, nella quale si trovano carbonio, idrogeno, ossigeno e azoto (spesso con aggiunta di altri elementi) uniti fra loro in forma complessa. I microrganismi del terreno si nutrono di queste sostanze decomponendole e rendendole disponibili per le radici per tempi abbastanza prolungati.

I fiori delle margherite (in alto) si chiamano tecnicamente “capolini”.

CORIMBO

Infiorescenza con un asse principale su cui si inseriscono peduncoli fiorali più lunghi se inseriti in basso e viceversa, in modo che i fiori risultino tutti alla stessa altezza.

Le “cipolle” dei narcisi (in basso) sono bulbi: vi si concentra il fabbisogno nutritivo che consente alla pianta di formare le radici e il germoglio dal quale nascerà il fiore.

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COROLL A

La parte generalmente più appariscente del fiore, contenuta all’interno del calice, e costituita dai petali, solitamente colorati e più o meno grandi e numerosi. La bellezza e la vistosità della corolla sono funzionali all’impollinazione, cioè servono ad attirare il maggior numero di insetti pronubi (impollinatori). CULTIVAR (CV.)

Da cultivated variety, varietà prodotta dall’uomo, cioè coltivata, derivata mediante incrocio e/o selezione da una determinata specie. Le ortensie (in alto) sono molto sensibili a una fisiopatia, la clorosi, dovuta al terreno troppo calcareo che impedisce l’assorbimento del ferro, indispensabile alle acidofile. A causa di ciò le foglie sbiadiscono lasciando evidenti le nervature e la pianta si indebolisce. Per evitare questo rischio occorre fornire chelati di ferro (sequestrene), una polvere rossastra che si diluisce nell’acqua delle irrigazioni.

Il colore autunnale delle foglie (in basso) è dovuto alla sparizione della fotosintesi clorofilliana che porta nelle foglie il colore verde. Al suo posto appaiono i colori gialli, rossi e viola-blu di altre sostanze presenti nei tessuti vegetali, gli antociani e le xantofille.

DECÍDUA

Specie che perde le foglie in autunno, rimanendo completamente spoglia durante l’inverno per limitare i danni provocati dal gelo.

E - F ELIOFIL A

Specie che ama il sole, i cui raggi anche intensi non provocano danni ma anzi favoriscono lo svolgimento dei processi vitali della pianta. Necessita di un’esposizione a sud o a ovest per ricevere la quantità di luce necessaria per fiorire bene. ERMAFRODITA

Organismo o parte di esso avente nella medesima struttura gli organi riproduttivi di entrambi i sessi. La grande maggioranza dei fiori è ermafrodita, portando nel singolo fiore sia gli stami con le antere contenenti il polline (organi maschili), sia il pistillo (organo femminile formato da stimma, stilo e ovario con gli ovuli). FISIOPATIA

DIOICA

Specie che presenta gli organi riproduttivi maschili (gameti maschili) e femminili (gameti femminili) su esemplari distinti, maschili o femminili, riconoscibili solo al momento della produzione dei gameti. Affinché una pianta dioica femminile produca frutti e semi è indispensabile la presenza di una pianta impollinatrice (che possiede fiori maschili che producono polline). DRENAGGIO

Strato di ghiaia, pietrisco o argilla espansa che favorisce il deflusso dell’acqua impedendone il ristagno.

Stato di sofferenza determinato da cause ambientali. Non si tratta cioè di un attacco da parte di parassiti animali o fungini, ma di un ambiente inadatto, per temperatura, umidità, illuminazione. FITOFARMACO

Sostanza attiva, singola o in miscela, destinata a proteggere i vegetali dagli organismi nocivi, a conservarli, a eliminare piante indesiderate, a favorire o regolare i processi vitali. FOTOSINTESI CLOROFILLIANA

Funzione che permette alle piante verdi di produrre energia, sotto forma di zuccheri semplici (linfa elaborata), a partire da acqua, minerali, anidride carbonica, clorofi lla e luce solare. Quando, in autunno, il processo di fotosintesi si blocca, in base al cambiamento di numero di ore di luce e alla temperatura, le foglie ingialliscono e cadono.

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A P P E N D I C E

G - H - I

L - M - N

GIMNOSPERME

LENTA CESSIONE

La categoria meno evoluta di piante superiori, caratterizzata da organi riproduttivi privi di ovario: gli ovuli sono nudi, direttamente appoggiati alle squame del cono (o pigna) e non sono presenti involucri protettivi a creare un fiore, cioè una corolla. Esempio tipico sono le Conifere.

Concime che viene rilasciato lentamente nel terreno, divenendo disponibile per le radici con gradualità e continuità per circa 3-4 mesi. I concimi organici, per loro natura, sono a lenta cessione. MONOICA

Infiorescenza costituita da un asse principale sul quale si dispongono alternati i fiori muniti di peduncolo (gambo).

Specie in cui la medesima pianta produce fiori a sessi separati, cioè fiori maschili e fiori femminili. Nei primi sono contenuti solo gli stami con le antere e il polline, mentre nei secondi è presente unicamente il pistillo.

HUMUS

NETTARE

Sostanza propria del terreno, costituita da particelle di terra inframmezzate a sostanza organica (cioè composti di carbonio, idrogeno, ossigeno, azoto) in fase avanzata di decomposizione a opera dei microrganismi del terreno stesso, e a sostanza inorganica (cioè sali minerali) che è già disponibile per l’assorbimento da parte delle radici.

Liquido prodotto dai fiori impollinati dagli insetti per attirarli. È contenuto nei nettarii, piccole sacche alla base dei petali all’interno del fiore. Per raggiungere il nettare, l’insetto è costretto a sporcarsi di polline o a sfiorare l’ovario, compiendo l’impollinazione.

GRAPPOLO O RACEMO

IBRIDO

Organismo vegetale o animale derivante dall’incrocio fra due specie diverse. È un evento relativamente frequente in natura fra le specie vegetali, quando la fecondazione avviene mediante il polline di un’altra specie o varietà, per ottenere una nuova cultivar (si protegge con un cappuccio il fiore da fecondare, si preleva il polline desiderato e lo si applica con un pennellino sul fiore liberato). Non sempre l’ibrido ottenuto è fertile. INFIORESCENZA

Unione di tanti, minuscoli fiori in una struttura dallo schema variabile, che li rende comunque molto più visibili per gli insetti pronubi (impollinatori).

P - R

1

2

PACCIAMATURA

Copertura della terra con materiali organici (foglie, paglia, sassi ecc.) o inorganici (plastica nera), per impedire la nascita delle malerbe e per proteggere le radici dal gelo. PAGINA

Faccia della foglia. La pagina superiore è quella rivolta verso la luce ed è spesso liscia e lucida; quella inferiore è perforata dai microscopici stomi, infinitesimali aperture per gli scambi con l’ambiente, e presenta di solito il rilievo dei vasi contenenti la linfa. Spesso i parassiti si annidano sulla pagina inferiore, più protetta e non colpita dal sole.

La pacciamatura può avere anche un ruolo estetico: si possono impiegare ghiaie colorate o vetrose (1) oppure tritume di terracotta (2), solo per piante che non temono il calcare.

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PANNOCCHIA

RACEMO

Infiorescenza composta da altre infiorescenze, esattamente da grappoli (o racemi), a loro volta distribuiti sull’asse principale della pannocchia in modo alterno e con un peduncolo (gambo).

Vedi Grappolo.

PATÒGENO

1

Che genera malattia, oppure (come sostantivo) organismo animale (per esempio un insetto) o vegetale (per esempio un fungo) che provoca una malattia. PERIGONIO

Corolla formata, anziché da sepali esterni verdi e petali interni colorati (come avviene nelle Dicotiledoni), da un’unica “fila” di elementi, i tepali, tutti di tinte vistose. È la corolla tipica delle Monocotiledoni (tulipano, iris, croco, lilium, amarillys, orchidee ecc.). PETALI

Vedi Corolla. PH

2 Il profumatissimo lillà (1) e l’imponente ippocastano (2) hanno fiori a pannocchia, eretti, amati dalle api.

Grado di acidità (pH inferiore a 6), alcalinità (pH superiore a 7) o neutralità (pH = 6-7) di una sostanza (liquido, terreno ecc.). È determinato dalla presenza nel suolo, spesso in forma libera (cioè assorbibile dalle radici), di ioni ferro, alluminio o manganese (acidità) e di ioni calcio, magnesio o potassio (basicità). È quindi la reazione chimica del suolo, che può variare dalla massima acidità (pH = 0) all’estrema basicità o alcalinità (pH = 14). Dipende dall’origine geologica del terreno e la sua modifica avviene solo insistendo con correttori per tempi lunghi.

RICETTÀCOLO

Parte terminale del peduncolo fiorale, in genere allargata, da cui si formano (e su cui sono inseriti) tutti i pezzi che compongono il fiore, e che in seguito permane a trattenere il frutto. RIZOMA

Fusto sotterraneo, strisciante in orizzontale, in genere ingrossato dalla presenza di sostanze di riserva, avente la capacità di produrre radici e gemme per fusti aerei e quindi per nuove piante. Le radici rizomatose sono più sottili ma hanno le medesime prerogative. ROSETTA

Gruppo di foglie sovrapposte e disposte a cerchio, inserite allo stesso livello sul fusto o sul rizoma. RUSTICA

Pianta che non teme il gelo, che affronta senza protezioni. Se è semirustica, non tollera il gelo e ha bisogno di una protezione contro il freddo (intorno a 0 °C).

S-T SCIAFIL A O UMBROFIL A

Pianta che si trova bene all’ombra, cioè in una collocazione a nord, nord-est o nord-ovest, perché abbisogna di poca luce per vivere e fiorire bene. SEPALI

Vedi Calice.

PISTILLO

SPADICE

Organo riproduttivo femminile, contenente gli ovuli (“seme” femminile) da cui, se fecondati, si sviluppano i frutti.

Infiorescenza a spiga, con fiori disposti simmetricamente all’asse e attaccati a esso (senza peduncolo), con asse carnoso, spesso di colore giallo.

A P P E N D I C E

2 51

SPIGA

Infiorescenza con fiori disposti simmetricamente all’asse e attaccati senza un peduncolo (gambo) intermedio. STAMI

Organi riproduttivi maschili, contenenti il polline giallo (“seme” maschile). A volte assumono anche una funzione decorativa (per esempio nei fiori di mimosa, di passiflora o di cappero) per i cromatismi intensi che presentano, a contrasto con i petali. STOLONE

Fusto aereo, strisciante, con capacità di radicare ai nodi e in grado di produrre nuove piante. Gli stoloni si allungano sul terreno e, ai nodi, segnalati da un grappolo di foglie, emettono radici dando origine a nuove piantine, che si diffondono così, anche in forma infestante e invasiva. STOMI

Microscopiche aperture ovali situate di solito sulla pagina inferiore delle foglie, il cui movimento di apertura e chiusura è comandato da un complesso meccanismo basato sul turgore cellulare. Si aprono, di norma di giorno, per far entrare l’anidride carbonica necessaria alla fotosintesi clorofilliana. SUBSTRATO

Terreno, inteso come insieme di caratteristiche fisiche e chimiche. TALEA

Porzione di ramo da 10 a 50 cm, erbaceo o legnoso, che, piantata in terra in condizioni “ottimali”, cioè in un terreno leggero tenuto un po’ umido, e a una temperatura di 21-22 °C, radica e forma una nuova pianta. Per facilitare l’emissione di radici si possono usare i prodotti (“ormoni”) radicanti appositi, in polvere o liquidi.

TUBERO

Radice ingrossata a contenere abbondanti sostanze di riserva, che servono in primavera per la nuova produzione di parti aeree da parte degli “occhi”, le gemme dormienti durante l’autunno e l’inverno. Tra gli esempi più noti, la patata, la dalia, il ciclamino ecc.

I tuberi delle dalie (in alto) sono sensibili al freddo e all’umidità. A fine autunno conviene quindi estrarli dal terreno, farli asciugare, ripulirli dai detriti terrosi e porli in luogo buio e asciutto fino al momento di ripiantarli, tra marzo e aprile.

VARIETÀ

Vedi Cultivar. VITICCI

Foglie modificate in lunghi filamenti che si arrotolano legandosi spontaneamente al supporto. Non hanno bisogno di essere legati ed è anche difficile indirizzarli, perché si avviticchiano strettamente in poche ore dalla loro formazione iniziale.

La talea è il metodo di moltiplicazione consigliato per riprodurre i gerani (in basso). Si utilizzano rametti non ancora lignificati, senza fiori, da inserire in terriccio misto a sabbia. La radicazione avviene in alcune settimane.

I fiori sono un patrimonio da salvaguardare. La loro bellezza è espressione di uno straordinario meccanismo naturale che garantisce la riproduzione delle piante. IMPARARE A RICONOSCERLI E A COLTIVARLI favorisce la tutela della BIODIVERSITÀ. Questo volume risponderà a tutte le vostre domande sulle più note e diffuse specie da fiore con un LINGUAGGIO SEMPLICE e con un APPROCCIO PRATICO, fornendo notizie generali e molte curiosità sulle piante da fiore in Italia e nel mondo. Le FOTOGRAFIE, una RICCA SEZIONE ILLUSTRATA e TABELLE per la scelta dei fiori fanno di questa guida lo strumento ideale per il riconoscimento e la coltivazione delle piante da fiore.

IN QUESTO VOLUME, AGGIORNATO E COMPLETO, TROVERETE:

L’ELENCO DELLE PROBLEMATICHE PIÙ COMUNI E LE RELATIVE SOLUZIONI

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MOLTE CURIOSITÀ ANCHE SULLE SPECIE PIÙ RARE

IDEE PER COMPOSIZIONI BELLE E FUNZIONALI

I CONSIGLI PER AVERE FIORI SANI E FORTI, STAGIONE DOPO STAGIONE

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