Corso Di Economia Aziendale (ABC)

March 25, 2017 | Author: Matteo Brivio | Category: N/A
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CORSO
DI
ECONOMIA
AZIENDALE
di
Airoldi,
Brunetti,
Coda Capitolo
1
–
LE
PERSONE,
L’ATTIVITA’
ECONOMICA,
L’ECONOMA
AZIENDALE
 Gli
 uomini
si
procurano
i
 beni
e
 i
 servizi
 di
cui
necessitano
 per
soddisfare
 i
propri
 bisogni
 svolgendo
l’Attività
 Economica.
Tuttavia
a
 causa
 di
 problemi
 legati
alla
 scarsità
 delle
 risorse,
l’uomo
 interagisce
 con
 soggetti
 diversi
 detti
 Operatori
 Economici,
 originando
 un
 sistema
 economico.
I
 soggetti
che
partecipano
 all’attività
economica
sono:
Famiglie,
Imprese,
 Stato
ed
 Istituti
 No
 Profit.
Essi
sono
i
 protagonisti
ed
il
centro
motore
del
Sistema
Economico,
nell’ambito
dei
quali
vengono
prese
decisioni
relative
alle
scelte
più
adatte
per
 adeguare
 i
 mezzi
 limitati
 al
 soddisfacimento
 dei
 bisogni
 della
 collettività. 
Le
 azioni
 dell’uomo
 sono
 determinate
 dalla
 necessità
 di
 soddisfare
i
propri
bisogni,
ossia
stati
d’insoddisfazione
che
provocano
situazioni
di
disagio.
Distinguiamo
i
Bisogni
Naturali,
legati
alla
 sfera
 biologica
 degli
 uomini;
 Sociali
 che
 riguardano
 la
 spiritualità,
 l’etica
 e
 l’estetica;
 Essenziali,
 necessari
 per
 la
 sopravvivenza;
 Voluttuari,
influenzati
dalla
civiltà
ed
avvertiti
solo
dopo
aver
soddisfatto
quelli
primari,
e
variano
secondo
le
abitudini,
della
moda
e
del
 livello
sociale
 e
 culturale.
I
 bisogni
degli
 uomini
si
 sono
 modificati
con
 il
trascorrere
 delle
 epoche
 e
 delle
 evoluzioni
 sociali. 
L’uomo
 primitivo, 
per
sopravvivere,
doveva
procurarsi
il
cibo,
combattere
 contro
 gli
animali
e
 trovare
 un
riparo.
Oggi
 l’uomo
moderno
tende
a
 migliorare
la
 qualità
 della
 vita
 soddisfacendo
nuovi
 bisogni.
E’,
infatti,
insito
 nella
natura
 umana,
non
 appena
 si
 raggiunge
 un
certo
 livello
di
 vita,
desiderare
 di
 migliorarlo
ulteriormente.
I
bisogni
delle
persone
si
dispongono
in
gerarchia,
cioè
variano
in
base
ai
redditi
 disponibili. 
Essi
si
soddisfano
attraverso
l’impiego
di
beni
o
di
servizi
disponibili
in
quantità
limitata.
I
 beni
si
distinguono
in:
Economici,
 ossia
 merci
o
 servizi
 limitati
 rispetto
 al
fabbisogno
 umano
 e
l’individuo
 sostiene
 un
 onere
 per
procurarlo;
Non
 Economici,
sono
beni
 liberamente
 disponibili
 in
 quantità
 e
 qualità
 sufficienti
 per
 tutti;
 Primari
 e
 Voluttuari;
Complementari,
che
 soddisfano
 un
 determinato
 bisogno
solo
 se
 impiegati
 congiuntamente;
Fungibili,
 che
 possono
 essere
 sostituiti
 ad
 altri
 nel
 soddisfacimento
 di
 un
 dato
bisogno;
 Differenziabili,
sono
beni
che
hanno
caratteristiche
diverse
rispetto
a
quelli
analoghi
offerte
 da
 altre
imprese;
Commodities,
sono
beni
 offerti
con
caratteristiche
uguali
da
tutte
le
imprese;
Di
Consumo,
acquistati
per
soddisfare
un
determinato
bisogno
senza
subire
altre
 trasformazioni, 
Strumentali,
utilizzati
per
produrre
altri
beni;
Ad
utilizzo
singolo
o
durevoli
a
seconda
che
esauriscano
la
loro
attività
con
 un
solo
utilizzo
o
in
più
utilizzi;
A
consumo
individuale
o
collettivo;
Pubblici
o
Privati.
L’Attività
Economica
consiste
nello
svolgimento
di
 operazioni
di
produzione
e
 consumo
dei
 beni
economici, 
mediante
 le
operazioni
di
trasformazione
tecnica
che
si
 svolgono
in
 tutti
gli
 istituti
 e
che
 riguardano
 trasformazioni
fisiche,
spaziali
 e
logiche
sulle
 merci, 
dati
 e
 conoscenze, 
ed
operazioni
 di
 negoziazione
 che
 caratterizzano
gli
Istituti
ed
i
sistemi
economici
nei
quali
essi
operano.
Le
Negoziazioni
si
classificano
secondo
l’oggetto
scambiato,
che
 siano
beni
pubblici,
privati,
mezzi
monetari,
copertura
di
rischi
e
lavoro.
Le
 negoziazioni
 si
svolgono
secondo
 condizioni
 di
scambio
e
 forme
contrattuali,
dove
spesso
si
aggiungono
cooperazione
e
competizione
fra
gli
Istituti
ed
operazioni
di
configurazione
e
di
governo
 degli
 Istituti
 attraverso
 la
 determinazione
 dell’Assetto
 Istituzionale,
 organizzazione,
 rilevazione
 e
 informazione.
Le
 imprese
 operano
 all’interno
di
 un
 mondo
molto
 complesso,
 con
 il
 fine
 principale
 di
 produrre
 remunerazioni,
ossia
 redditi;
ciò
 è
 perseguito
 anche
 dai
 lavoratori
 e
 dai
 conferenti
 di
 capitale
 proprio.
 La
 produzione
 economica
 è
 un
 insieme
 di
 operazioni
 attraverso
 le
 quali
 i
 beni
 sono
 trasformati
con
 l’impiego
di
 energie
umane
 e
materiali,
in
modo
 da
renderli
idonei
a
 soddisfare
i
 bisogni.
I
 fattori
di
 produzione
sono:
 materie
prime,
infrastrutture,
lavoro,
risorse
naturali,
beni
pubblici
e
liberi.
I
 fattori
di
produzione
sono
fondamentali
per
ogni
impresa
e
 suscitano,
nelle
 persone
che
 le
 conferiscono,
 interessi
 economici
nei
 riguardi
 dell’impresa.
I
 fattori
 principali
 sono:
 il
 Lavoro,
inteso
 come
 complesso
 di
 azioni
 svolte
 dagli
 uomini
 che
 dedicano
 in
 modo
 continuo
 la
 propria
 attività
 lavorativa
 presso
 l’impresa,
 ed
 il
 Capitale,
destinato
 ad
essere
impiegato
 per
originare
una
 produzione.
I
 fattori
 principali
 di
produzione
 fanno
 capo
 all’impresa,
intesa
 come
insieme
di
persone
che
hanno
interessi
economici
primari
e,
di
conseguenza,
il
diritto-dovere
di
governarla.
Per
oltre
due
secoli,
i
 giuristi
 hanno
rappresentato
l’essenza
economica
della
 persona
 umana
 usando
 la
figura
dell’Homo
 Oeconomicus,
soggetto
 egoista,
 orientato
 alla
 massimizzazione
 dei
 propri
 redditi
 in
 maniera
 coerente
 e
 previdente
 nel
 tempo.
 Le
 moderne
 ricerche
 economiche
 tendono, 
invece,
ad
adottare
la
figura
di
persona
umana,
membro
di
una
società,
che
svolge
l’attività
economica
per
soddisfare
i
propri
 bisogni, 
che
compiono
le
 loro
 scelte
 economiche
con
razionalità
limitata
e
che
condividono
i
valori
della
solidarietà,
della
lealtà
e
del
 progresso.
 Nella
 psicologia
 delle
 persone
 esiste
 un
 fattore
 che
 influenza
 il
 comportamento
 di
 ciascuno
 attraverso
 esperienze
 di
 mercato
 e
 le
 scelte
 sono
 dettate
 da
 preferenze
 che,
 a
 loro
 volta,
 sono
 influenzate
 da
 bisogni
 fondamentali,
 da
 abitudini,
 dalle
 caratteristiche
dei
beni,
da
esperienze
passate,
dalle
caratteristiche
delle
persone
con
cui
s’interagisce,
con
l’obiettivo
di
massimizzare
 il
 proprio
 benessere
 individuale.
 L’Attività
 Economica
 comporta
 una
 serie
 di
 continue
 scelte
 e
 decisioni
 che
 le
 persone
 seguono
 attraverso
 la
 logica
 della
razionalità
 assoluta
 o
limitata. 
Il
soggetto
che
prende
 una
decisione,
adottando
 la
razionalità
 assoluta,
è
in
 grado
 d’identificare
 il
 problema
 da
 affrontare,
 gli
 obiettivi
 da
 raggiungere
 saranno
 perfettamente
 chiari,
 tutte
 le
 informazioni
 sono
 disponibili, 
compirà
 un
 esame
 esaustivo
 di
 tutte
 le
conseguenze
 legate
 alle
 diverse
scelte,
le
 alternative
 saranno
confrontabili
 ed
il
 decisore
 sceglierà
 l’alternativa
 migliore.
 Acquisire
 informazioni
 perseguendo
 razionalità
 assoluta,
 comporta
 costi
 e
 tempi, 
 poiché
 essendo
 disponibili
 solo
 in
 parte,
 si
 possono
 presentare
 contrasti
 fra
 le
 alternative
 ed
 il
 decisore, 
dovrà
 tener
 conto
 anche
 delle
 preferenze
 della
 collettività.
 Per
 questi
 motivi
 la
 razionalità
 assoluta,
 in
 realtà
 è
 un
 modello
 autoptico
 poiché
 limitato.
 Secondo
 l’economista
Herbert
Simon,
gli
individui,
più
che
fare
scelte
ottimali
fanno
scelte
soddisfacenti,
per
i
vincoli
svolti
dalle
organizzazioni
e
 per
 i
 limiti
 imposti
 dal
 sistema
 cognitivo
 umano.
Il
 decisore
 parte
 da
 attese
 iniziali, 
una
 prima
 ricerca
 porta
 ad
 individuare
 qualche
 possibile
 soluzione,
la
 valuta
 e
 si
 potranno
 avere
 caratteristiche
 inferiori,
pari
 o
 superiori
 rispetto
 alle
 attese. 
In
 seguito
 avviene
 la
 correzione
delle
attese,
attraverso
cui
il
decisore
esamina
altre
possibili
 soluzioni,
valuta
le
alternative
ed
infine
avviene
la
scelta.
Per
 perseguire
i
 loro
 fini,
 le
 persone
 interagiscono
 tra
 loro
 sia
 occasionalmente
 sia
 in
 maniera
 più
 o
 meno
 stabile.
 L’azione
 individuale
 nell’ambito
di
 una
società
produce
 benefici
individuali
e
collettivi,
l’ottenimento
 di
tali
 benefici
richiede
comportamenti
appropriati
 che
 sono
influenzati
 dall’appartenenza
dei
 singoli
 a
 gruppi
sociali
 ed
a
 collettività.
Il
 gruppo
sociale
 è
 composto
da
 un
piccolo
numero
di
 componenti
 che
 condividono
 valori
 di
 fondo,
 è
 orientato
 al
 perseguimento
 di
 obiettivi
 comuni,
 si
 forma
 spontaneamente,
 ha
 una
 struttura
 sociale
 interna,
 sviluppa
 norme
 che
 tutti
 i
 membri
 devono
 rispettare,
 è
 coeso
 e
 permane
 nel
 tempo
 se
 si
 raggiunge
 un
 equilibrio
 tra
 quello
 che
 ciascun
 membro
 fornisce
 al
 gruppo
 e
quello
 che
 si
ottiene,
 decade
 quando
 si
 rompe
 quest’equilibrio.
Ogni
 gruppo
 sociale
deve
 avere
 un
 leader
 che
lo
 guidi,
una
 debole
 leadership
 porta
 al
 declino
 del
gruppo.
 Attorno
ad
 ogni
 persona
 che
 occupa
una
certa
posizione
in
una
collettività
si
forma
un
sistema
di
attese
di
comportamento,
ossia
un
Ruolo. 
Un
gruppo
è
in
equilibrio
 quando
 i
 ruoli
 sono
 coerenti
 e
 complementari,
 se
 le
 attese
 sono
 incoerenti
 ed
 incompatibili
 si
 originano
 tensioni
 di
 ruolo
 che


compromettono
 l’efficacia
 e
 l’esistenza
 del
 gruppo.
 Ogni
 giorno
 le
 imprese
 prendono
 svariate
 decisioni,
 e
 per
 sostenerle
 al
 meglio
 devono
essere
fra
loro
 coordinate,
coerenti
ed
in
 concorrenza.
Ogni
 processo
 decisionale
 richiede
 l’impiego
 di
tempo
 ed
 energia
da
 parte
dei
 decisori,
 tali
 risorse
 essendo
 scarse,
possono
comportare
che
alcuni
processi
decisionali
 inizino
 ma
 siano
 subito
conclusi,
 mentre
altri
 possono
arenarsi
senza
neanche
iniziare.
Le
scelte
che
scaturiscono
dai
processi
decisionali
implicano
l’utilizzo
di
risorse
 limitate
 e
 di
 conseguenza
 scelte
 e
 soluzioni
 possono
 essere
 in
 concorrenza
 fra
 loro,
infatti,
uno
 stesso
 problema
 può
 trovare
 più
 soluzioni
 e
 spetterà
 ai
 decisori
 scegliere
 quella
 più
 soddisfacente
 da
 adottare.
 Nelle
 decisioni
 le
 persone
 apportano
 ai
 problemi
 differenti
priorità
ed
attribuiscono
un’elevata
criticità.
Una
scelta
 si
compie
se
viene
presentata
in
modo
compiuto
e
convincente
come
 risposta
ad
 un
problema
 percepito
 come
 rilevante
ed
 urgente.
 I
 processi
 decisionali
delle
 imprese
 sono
 parzialmente
 strutturati
 con
 meccanismi
di
 razionalità
e
 le
loro
 strutture
 organizzative
 sono
influenzate
da
 procedure
 e
routine
 che,
si
suppone,
coerenti
con
gli
 stessi
 obiettivi
 aziendali.
L’attività
 economica
 svolte
 dalle
persone
è
 soggetta
 a
spinte
 divergenti,
poiché
 le
persone
hanno
 differenti
 valori
e
 bisogni
 e
 le
risorse
 disponibili
sono
 limitate.
La
 ragion
 d’essere
 della
 società
 e
 la
condizione
 essenziale
per
 il
 loro
efficace
 funzionamento
è
 la
Cooperazione
 tra
le
 persone
 che
 vi
fanno
parte,
che
produce
una
 Rendita
Organizzativa
che
spetta
a
 tutti
quelli
 che
 cooperano.
 Tuttavia
 l’imperfetta
 conoscenza
 dei
 contributi
 individuali
 e
 dei
 risultati
 realizzabili,
 dà
 inizio
 ad
 una
 serie
 di
 comportamenti
opportunistici
 che
 porteranno
a
 loro
 volta,
sfiducia
 nel
 personale.
 La
costituzione
 di
un
 rapporto
 di
 fiducia
 nasce
da
 comportamenti
virtuosi,
funzionali
 alla
massimizzazione
 del
 benessere
 individuale
 e
 ciò
 porterà
 l’individuo
ad
 avere
 buone
 relazioni
 sociali,
bassi
costi
di
transazione,
ideali
di
giustizia, 
equilibrio
e
progresso.
Tali
concetti
sono
espressi
da
Mc
Gregor
con
l’analisi
delle
 profezie
auto
verificanti
ossia
la
Teoria
di
X
e
Y.
L’assetto
organizzativo
coerente
con
l’ipotesi
organizzativa
della
natura
umana,
causa
 comportamenti
 restrittivi
 ed
 opportunistici
 (Teoria
 X).
 Poiché
 le
 persone
 sono
 soggette
 ad
 un
 assetto
 costrittivo
 e
 l’impossibilità
 di
 esprimere
 giudizi
 comporta
 l’impossibilità
 di
 assumere
 responsabilità
 complesse,
 fanno
 sì
 che
 si
 creino
 delle
 situazioni
 di
 sfiducia
 reciproca.
 Invece,
 quando
 le
 persone
 tendono
 ad
 assumersi
 responsabilità
 spontaneamente
 ed
 abbiano
 atteggiamenti
 leali,
 s’identificano
 con
 l’azienda,
 con
 i
 suoi
 obiettivi
 e
 con
 la
 professione
 (Teoria
 Y),
 si
 sviluppano
 assetti
 istituzionali
 che
 favoriscono
 l’efficienza
 e
 la
 soddisfazione,
 in
 quanto
 la
 persona
 si
 realizza,
 produce
 di
 più
 ed
 il
 profitto
 aumenta.
 Le
 scienze
 economiche
 si
 articolano
in:
economia
aziendale
e
politica.
Entrambe
hanno
in
comune
l’attività
di
produzione
e
il
consumo
dei
beni
atti
a
soddisfare
i
 bisogni. 
L’economia
 politica
 osserva
 aggregati
 complessi
 per
 cui
 elabora
 teorie
economiche,
mentre
 l’economia
 aziendale
 analizza
 aggregati
minori,
studia
i
fenomeni
aziendali
e
le
teorie
economiche
utili
per
tutti
i
tipi
d’istituti.
Le
scienze
economiche
sono
orientate
al
 cambiamento,
 all’innovazione
 e
 alla
 ricerca
 di
 migliori
 modalità
 per
 lo
 svolgimento
 dell’attività
 economica.
 Il
 principale
 obiettivo
 dell’economia
 è
 massimizzare
 la
 disponibilità
 delle
 risorse
 scarse,
 ossia
 dei
 beni
 economici
 e
 l’innovazione
 economica, 
 fonte
 di
 progresso
economico
come
strumento
di
progresso
civile. Capitolo
2
–
GLI
ISTITUTI,
LE
AZIENDE,
LA
SPECIALIZZAZIONE
ECONOMICA
 La
complessa
società
umana
si
articola
in
altre
società
che
si
aggregano
secondo
relazioni
molteplici.
Le
persone
tendono
a
far
parte
 di
 gruppi
 per
 produrre
 risultati
 non
 ottenibili
 con
 le
 risorse
 individuali
 e
 per
 soddisfare
 i
 bisogni
 di
 socialità
 mediante
 relazioni
 interpersonali.
 Ogni
 società
 persegue
 il
 bene
 comune
 dei
 suoi
 membri.
 L’azione
 coordinata
 degli
 istituti,
 che
 operano
 in
 contesti
 dinamici,
dà
origine
alla
rendita
organizzativa
e
al
risultato
residuale.
La
rendita
organizzativa
è
un
vantaggio
economico
originato
dalla
 cooperazione
 fra
 più
 persone
 volte
 allo
 stesso
 fine,
 attraverso
 la
 stipulazione
 di
 patti
 che
 determinino
 contributi
 e
 ricompense.
 Il
 Risultato
Residuale
è
frutto
della
cooperazione
e
dell’incertezza,
ed
è
quanto
residua
dopo
aver
remunerato
tutti
sulla
base
di
patti.
La
 vita
delle
persone
nella
società
è
caratterizzata
dalla
nascita
e
dallo
sviluppo
di
Istituzioni,
ossia
da
regole
e
strutture
di
comportamento
 stabili
 per
 singoli
 e
 gruppi.
Le
 società
 che
 assumono
 caratteri
 istituzionali
 sono
 detti
 Istituti,
 ossia
 elementi
costituiti
 per
 durare
 nel
 tempo,
ordinati
ed
autonomi.
Le
scienze
distinguono
gli
istituti
in
famiglie,
ossia
società
umane
naturali
ed
organizzazioni,
orientate
al
 raggiungimento
di
scopi
specifici
e
dotati
di
regole
di
comportamento.
L’attività
economica
si
svolge
negli
istituti,
dove
avviene
l’attività
 di
 produzione
 e
 di
 consumo
 dei
 beni
 economici.
Le
 imprese
 sono
 istituti
 tipicamente
 economici, 
le
 famiglie
 e
 lo
 Stato
 presentano
 caratteri
di
natura
sociale, 
etica, 
politica
e
religiosa.
Negli
istituti
no
profit
in
alcuni
casi
prevalgono
contenuti
economici,
in
altri
contenuti
 sociali
 e
 politici.
 L’economia
 aziendale
 studia
 l’ordine
 delle
 aziende:
 l’azienda
 di
 consumo,
 di
 gestione
 patrimoniale,
 familiare,
 di
 produzione, 
l’azienda
 composta
 pubblica
 e
 l’azienda
 no
 profit.
I
 vari
istituti
 si
 distinguono
 per:
le
 finalità
 dominati,
il
 fine
 economico
 immediato, 
i
portatori
degli
interessi
economici
istituzionali,
di
quelli
non
istituzionali
ed
i
processi
economici
caratteristici.
La
famiglia
è
 l’istituto
 primario
 della
 società,
 le
 sue
 finalità
 dominanti
 sono
 di
 ordine
 sociale,
 etiche
 e
 religiose, 
ed
 il
 fine
 economico
 immediato
 consiste
nell’appagamento
dei
bisogni
delle
persone
che
la
compongono. 
Tra
i
fini
economici
della
famiglia
rientra
il
soddisfacimento
di
 attese
economiche
dei
 non
membri
 della
famiglia
 e
ciò
rappresenta
 il
 soddisfacimento
degli
 interessi
 economici
 non
istituzionali.
La
 famiglia
è
un’azienda
di
consumo
combinata
con
fattori
lavoro
e
studio,
il
suo
patrimonio
è
formato
da
beni
di
conferimento
da
eredità
e
 da
 risparmio,
 i
 redditi
 derivano
 dal
lavoro
e
 dalla
gestione
 patrimoniale,
e
partecipa
 al
finanziamento
 delle
 produzioni
 e
dei
 consumi
 degli
 istituti
 mediante
 il
 pagamento
 dei
tributi.
 I
 redditi
 percepiti
 non
vengono
 interamente
 spesi
 e
 contribuiscono
 alla
 creazione
del
 risparmio
 che
 può
 essere
 impiegato
 acquistando
 beni,
 quote
 di
 società
 e
 concedendo
 prestiti. 
L’impresa
 è
 un
 istituto
 con
 caratteri
 dominanti
 e
 finalità
 di
 tipo
 economico.
 Il
 fine
 economico
immediato
 dell’impresa
 è
la
 produzione
 di
remunerazione,
 i
 portatori
 degli
 interessi
economici
 istituzionali
 sono
 i
 prestatori
 di
 lavoro
ed
 i
 conferenti
 di
 capitale
 di
 rischio,
cui
 sono
 destinate
 le
 remunerazioni
 prodotte
 dall’impresa,
 che
 diventano
 redditi
 e
 patrimoni
 della
 famiglia
 di
 cui
 i
 membri
 sono
 lavoratori
 e
 conferenti
 di
 capitale
 di
 risparmio.
I
 portatori
degli
interessi
economici
non
istituzionali
sono
i
fornitori,
i
clienti,
i
conferenti
di
capitale
di
risparmio
e
lo
Stato.
Le
 imprese
 sono
 aziende
di
 produzione
 di
 processi
 economici
 come
 le
trasformazioni
 tecniche,
le
 negoziazioni
 di
 beni,
di
 credito
 e
di
 rischi.
Lo
Stato
e
gli
istituti
pubblici
hanno
lo
scopo
di
perseguire
il
progresso
sociale
e
spirituale
dei
suoi
membri
e
si
articolano
in
varie
 amministrazioni
territoriali.
Nelle
aziende
composte
pubbliche
si
attuano
processi
economici
di
produzione
di
beni
pubblici
cui
segue
la
 raccolta
 dei
 tributi.
I
 fini
 economici
 immediati
 sono
 l’appagamento
 dei
 bisogni
 delle
 persone
 che
 rientrano
 nella
 politica
 territoriale
 mediante
la
produzione
e
il
consumo
dei
beni
pubblici
e
la
remunerazione
dei
lavoratori.
I
portatori
degli
interessi
economici
istituzionali
 sono
tutti
 i
componenti
dell’entità
politica
 ed
i
 lavoratori,
mentre
 i
portatori
degli
 interessi
 economici
 non
 istituzionali
sono
i
 fornitori,
i
 conferenti
di
capitale
di
prestito
ed
altri
istituti.
Gli
istituti
no
profit
sono
di
natura
privata
e
prevedono
il
divieto
di
distribuire
il
reddito
ed
 il
patrimonio
fra
i
suoi
 membri.
Essi
s’ispirano
a
finalità
di
ordine
 sociale,
morale
e
culturale
e
nascono
dall’opportunità
di
dare
spazio
 ad
attività
di
solidarietà,
nelle
quali
possono
ritrovarsi
sia
gli
interessi
dei
singoli
sia
della
collettività.
I
portatori
degli
interessi
economici


istituzionali
 sono
 gli
 associati,
i
 donatori,
 lo
Stato
 ed
 i
 lavoratori,
mentre
 i
 portatori
 degli
 interessi
 economici
 non
istituzionali
 sono
i
 fornitori,
 i
 conferenti
 di
 capitale
 di
 prestito, 
i
 clienti
 e
 lo
 Stato.
 Gran
 parte
 dell’attività
 di
 produzione
 non
 si
 svolge
 all’interno
 delle
 famiglie,
 poiché
 non
 sarebbe
 conveniente
 se
 non
 impossibile
 quando
 si
 vogliano
 adottare
 tecnologie
 progredite.
 Le
 persone
 specializzate
sono
 più
efficienti
rispetto
ad
 unità
meno
specializzate
e
la
 produzione
 ottenibile
da
unità
produttive
specializzate
 sono
 superiori
a
quelli
ottenibili
 da
 una
famiglia.
Per
questo
è
conveniente
produrre
grandi
 volumi
di
uno
stesso
 bene
da
cedere, 
piuttosto
 che
produrre
piccoli
volumi
di
beni
destinati
all’autoconsumo
familiare.
Esse
possono
operare
come
entità
autonome
scambiandosi
gli
 input
 e
 output
 del
 mercato,
 ma
 ciò
 comporta
 Costi
 di
 Transazione,
 ossia
 costi
 di
 negoziazione
 particolarmente
 elevati
 quando
 la
 razionalità
limitata
delle
persone
deve
confrontarsi
con
molta
incertezza
e
complessità
e
quando
comportamenti
opportunistici
rendono
 difficile
la
ricerca
di
partner
per
realizzare
scambi,
conviene
quindi
aggregarsi
in
un’unica
autorità
in
cui
i
costi
d’integrazione
sono
più
 bassi
rispetto
a
quelli
del
mercato.
Oltre
all’istituto
della
 famiglia,
il
formarsi
d’imprese,
Stato
ed
istituti
no
profit,
deriva
dall’opportunità
 di
 sfruttare
 l’efficienza
 delle
 imprese
 che
 operano
 nei
 mercati
 stimolati
 dalla
 concorrenza,
 dalle
 competenze,
 dalle
 capacità
 imprenditoriali
 finalizzate
 a
 massimizzare
 il
 benessere
 individuale,
 dalla
 necessità
 d’interventi
 statali
 quando
 l’azione
 privata
 provocherebbe
inefficienza
o
iniquità.
All’interno
di
ogni
istituto
possono
venirsi
a
creare
delle
realtà
e
situazioni
molto
diverse
dovute
al
 dinamismo
 ambientale,
 del
 mercato
 e
 all’innovazione.
 I
 tipi
 di
 sistema
 economico
 sono:
 Il
 Modello
 dell’Autoconsumo
 formato
 da
 famiglie
che
svolgono
tutte
le
attività
di
produzione
e
consumo.
In
questo
sistema
non
vi
sono
forme
di
specializzazione
economica
ma
 è
presente
una
ripartizione
di
compiti;
Nel
Modello
Atomistico
di
Mercato
esistono
persone
che
svolgono
in
autonomia
la
propria
attività
 lavorativa
specializzata
senza
 raggrupparsi
in
imprese
 e
 le
loro
attività
sono
coordinate
da
meccanismi
di
mercato;
Nel
 Modello
della
 Gerarchia
Totale
l’organizzazione
statale
pianifica
l’intera
attività
economica;
Nel
Modello
della
Pluralità
di
istituti
specializzati
il
sistema
 economico
e
sociale
è
costituito
da
numerosi
istituti. 
Una
delle
caratteristiche
più
importanti
dei
sistemi
economici
è
la
specializzazione
 che
 comporta
 vantaggi,
 poiché
 le
 attività
 si
 svolgono
 rapidamente,
 efficacemente,
 con
 meno
 fatica
 e
 si
 hanno
 risultati
 di
 migliore
 qualità. 
Tali
 vantaggi
 sono
detti
Economie
di
Specializzazione,
determinate
da:
l’impiego
ottimale
delle
competenze
individuali
limitate
 e
 disomogenee,
differenziazione
degli
 orientamenti
 manageriali
e
 tecnici,
riduzione
 dei
 costi
di
 apprestamento
e
 di
 passaggio
tra
le
 fasi,
 migliori
 performance
 degli
 impianti
 specializzati
 ed
 identificazione
 e
 motivazione
 al
 lavoro.
 Una
 forte
 specializzazione
 può
 demotivare
una
mansione
e
può
produrre
svantaggi
come: 
alti
costi
di
coordinamento
che
aumentano
quanto
sono
maggiori
i
rapporti
 fra
i
soggetti
che
svolgono
l’attività
economica,
i
costi
di
rigidità
e
gli
investimenti
specifici, 
che
frenano
la
flessibilità
ed
il
cambiamento,
 e
la
demotivazione
che
porta
ad
attribuire
alle
persone
compiti
isolati,
semplici
 e
 ripetitivi
che
frenano
i
bisogni
della
socialità,
stima
e
 realizzazione. 
La
specializzazione
cresce
all’estendersi
 dei
 mercati,
in
modo
 tale
che
le
imprese
possono
 ingrandirsi
e
specializzarsi,
 maggiori
sono
le
dimensioni
del
mercato
e
maggiori
sono
gli
incentivi
per
gli
investimenti
di
ricerca
e
sviluppo. Capitolo
4
–
GLI
ASSETTI
ISTITUZIONALI
 
 L’istituto
è
 un
 insieme
soggetti
 che
offrono
 contributi,
ricevono
ricompense
 o
traggono
 benefici. 
Per
 l’istituto
 è
essenziale
 un
governo
 unitario
poiché
si
muove
in
contesti
dinamici,
i
contributi
di
tutti
i
soggetti
devono
essere
combinati
ed
organizzati
in
modo
che
assicuri
 il
 perseguimento
 del
 bene
 comune,
 ed
 un
 solo
 organo
 ha
 la
 responsabilità
 delle
 ultime
 decisioni,
 ossia
 l’Unità
 del
 comando.
Per
 realizzare
un
governo
d’istituto
efficace
occorre
delineare
il
Soggetto
d’istituto,
di
soggetti
ossia
il
soggetto
al
quale
assegnare
il
dirittodovere
di
governare, 
ed
 il
Fine
 d’Istituto,
ossia
esplicitare
a
quali
finalità
 ed
obiettivi
 debba
ispirarsi
l’azione
del
soggetto
d’istituto
ed
 infine
 configurare
 la
 Struttura
 di
 Governo.
 L’assetto
 istituzionale
 consiste
 nell’individuazione
 dei
 portatori
 d’interesse
 nei
 confronti
 dell’istituto,
 dei
 contributi
 che
 forniscono,
 dei
 benefici
 che
 ottengono,
del
 soggetto
 d’istituto,
dei
 fini
 istituzionali
 e
 delle
 strutture
 di
 governo
che
combinano
 diversi
 fattori
 in
 un
 equilibrio
 dinamico
 e
duraturo,
in
questo
 caso
tendono
a
 rimanere
 stabili
sia
il
 soggetto
 d’istituto
sia
la
struttura
di
governo, 
invece
si
modificano
quando
lo
sviluppo
dell’istituto
richiede
diversi
portatori
d’interessi,
contributi
e
 ricompense. 
 Attorno
 a
 ciascun
 istituto
 si
 originano
 interessi
 e
 rapporti
 di
 forza
 contrattuale
 di
 varia
 natura, 
 che
 dipendono
 dalla
 concentrazione
della
domanda
e
dell’offerta,
dagli
investimenti
specifici
 e
 dall’asimmetria
 informativa
fra
le
parti.
Le
principali
classi
di
 soggetti
che
 offrono
contributi
alle
imprese
 e
ne
 ottengono
 ricompense
 sono:
i
Prestatori
di
 Lavoro
 che
conferiscono
 il
loro
 lavoro
in
 cambio
di
una
remunerazione,
condizioni
di
lavoro
positive
e
stabilità
 del
 rapporto
lavorativo, 
mentre
l’azienda
attende
da
essi:
lealtà,
 obbedienza, 
 impegno,
 disponibilità
 al
 cambiamento
 e
 socializzazione
 tra
 i
 prestatori
 di
 lavoro.
 I
 conferenti
 di
 capitale
 di
 rischio
 conferiscono
mezzi
monetari,
sono
 soggetti
 al
rischio
d’impresa
e
 si
 aspettano
una
 remunerazione
composta
dalla
 liquidazione
degli
 utili
ed
un
guadagno
in
conto
capitale.
L’attesa
dell’impresa
è
di
poter
far
conto
su
soggetti
disposti
ad
investire
capitale
di
rischio
e
che
 gli
eventuali
azionisti
non
compromettano
l’autonomia
e
la
sopravvivenza
dell’impresa.
I
fornitori
apportano
all’impresa
varie
condizioni
 di
produzione,
le
loro
attese
sono:
standard
di
qualità
chiari,
rapporto
stabile,
condizioni
economiche
remunerative,
idee
e
proposte
utili
 per
lo
sviluppo
delle
competenze
tecniche
 e
 commerciali;
mentre
le
attese
dell’impresa
sono:
qualità
costante,
prezzi
contenuti,
tempi
 di
pagamento
adeguati, 
consegne
tempestive
e
garanzie.
I
conferenti
di
capitale
di
prestito
apportano
mezzi
monetari
messi
all’impresa
 per
un
 dato
 periodo
a
 fronte
 del
rimborso
 del
capitale
ed
 il
pagamento
 degli
 interessi.
Sono
 interessati
alla
trasparenza
dell’impresa
 finanziata, 
alla
solidità
e
redditività,
al
rimborso
puntuale
del
capitale
e
degli
interessi. 
Le
attese
dell’impresa
sono:
condizioni
generali
 favorevoli, 
varietà
e
 flessibilità
 delle
modalità
 del
 finanziamento,
supporto
 tecnico
 per
la
 scelta
 delle
 forme
di
 finanziamento
 ed
una
 relazione
 duratura.
 I
 clienti
 acquistano
 i
 prodotti
 e
 gestiscono
 il
 loro
 rapporto
 secondo
 varie
 condizioni
 di
 scambio
 e
 richiedono
 all’impresa
 standard
 di
 qualità
 chiari,
 prezzi
 adeguati,
 garanzie
 ed
 innovazione.
 Le
 imprese
 perseguono
 una
 stabile
 relazione
 e
 cooperazione
 nello
 sviluppo
 del
 know-how
 tecnico
 e
 commerciale.
 Infine
 gli
 alleati
 istituzionali
 sono
 le
 imprese
 partner,
 come
 i
 consorzi, 
le
joint
ventures
e
le
reti
di
franchising.
Essi
hanno
il
compito
di
tutelare
il
marchio
e
l’immagine
di
un’impresa
e
si
aspettano
 quote
associative,
stabilità
e
cooperazione,
mentre
le
attese
delle
imprese
 nei
 loro
 confronti
sono: 
sviluppo
di
una
politica
comune
ed
 una
 collaborazione
 proficua.
 I
 concorrenti
 giocano
 un
 ruolo
 importante
 nel
 mondo
 economico,
 poiché
 stimolano
 la
 competizione.
 Ciascun’impresa
dovrebbe
 gestire
attentamente
le
relazioni
con
le
altre
imprese,
adottando
una
 competizione
leale,
che
 si
 rispetti
la
 normativa, 
per
creare
anche
a
delle
alleanze.
Lo
Stato
è
legato
alle
imprese
da
rapporti
che
originano
contributi,
ricompense
e
attese.
 Esso
 è
 produttore
 ed
 erogatore
 di
 beni
 pubblici
 e
 si
 aspetta
 che
 le
 imprese
 non
 adottino
 pratiche
 di
 evasione
 ed
 elusione
 fiscale,
 mentre
 le
 imprese
 si
 attendono
 beni
 pubblici
 di
 alta
 qualità,
apparati
statali
efficienti,
imposizione
non
 elevata
ed
 equità
 del
sistema
 fiscale. 
Le
collettività
locali
istaurano
particolari
relazioni
con
le
imprese
che
s’impegnano
a
fornire
lavoro
agli
abitanti
di
una
certa
area
 geografica.
Si
aspettano
generali
condizioni
di
benessere;
invece
l’impresa
si
aspetta
di
ricevere
impegno
e
fedeltà
da
parte
dei
propri


lavoratori
 e
 contesti
 sociali
 e
 politici
 favorevoli.
 L’operatore
 famiglia
 occupa
 un
 ruolo
 primario
 nel
 sistema
 economico, 
in
 quanto
 la
 produzione, 
il
 consumo,
il
risparmio
e
gli
 investimenti
dipendono
 dalle
scelte
 e
 dall’attività
economica
 dei
suoi
 membri.
I
 soggetti
che
 offrono
 contributi
 alle
 famiglie
 e
 che
 ne
 ottengono
 ricompensa
sono:
i
 membri, 
i
prestatori
di
 lavoro
presso
 la
 famiglia,
 i
fornitori,
lo
 Stato,
gli
 istituti
 presso
 cui
 i
 membri
 prestano
 lavoro,
 le
 altre
 famiglie
 legate
 da
 rapporti
 di
 parentela
 e
 gli
istituti
 cui
 la
 famiglia
 ha
 prestato
capitale
di
 rischio.
I
 soggetti
 che
offrono
 contributi
 e
ottengono
 ricompense
 dello
 Stato
sono:
le
famiglie,
imprese,
istituti
no
 profit,
i
conferenti
di
capitale
di
prestito,
i
fornitori
di
beni
privati,
le
imprese
pubbliche, 
i
prestatori
di
lavoro,
le
amministrazioni
pubbliche
 locali
e
gli
altri
Stati.
Gli
interessi
convergenti
negli
istituti
no
profit
fanno
capo
ai
soci,
ai
finanziatori,
collettività
locali,
Stato,
conferenti
 di
 capitale
 di
 prestito,
fornitori
 di
beni
 privati,
prestatori
 di
lavoro
 e
agli
 altri
 istituti
 no
 profit.
Per
 una
vita
 economica
duratura
 di
un
 istituto
è
necessario
istituire
relazioni
di
cooperazione
affinché
i
contributi
dei
soggetti
si
rendano
disponibili. 
In
un’impresa
ideale
dove
 fra
 tutti
i
soggetti
s’instaurano
 relazioni
trasparenti,
di
fiducia
 e
 cooperazione
si
avrebbero
dei
vantaggi
d’integrazione
comune:
minori
 costi
 di
 transazione
 e
 di
 coordinamento,
 maggior
 valore
 degli
 input,
 maggiore
 soddisfacimento
 dei
 bisogni
 di
 socialità,
 estesi
 ed
 efficienti
processi
di
apprendimento
collettivo.
Per
realizzare
un
buon
livello
d’integrazione
occorre
superare
vari
ostacoli
che
derivano
 da:
obiettivi
differenti,
competizione
per
la
remunerazione
date
le
risorse
limitate,
informazione
incompleta
e
futuro
incerto.
Nei
risultati
 ottenuti
attraverso
 un
 lavoro
 congiunto,
è
 difficile
definire
 il
contributo
 del
 singolo
 e
 decidere
 a
 chi
 attribuire
 i
risultati
 residuali.
Per
 realizzare
l’integrazione
si
agisce
su
leve
come:
la
definizione
degli
organismi
massimi
di
governo
e
dei
soggetti
cui
attribuire
i
risultati
 reddituali, 
 un’attenta
 progettazione
 dell’assetto
 organizzativo
 ed
 adottare
 meccanismi
 d’integrazione
 con
 soggetti
 esterni. 
 La
 partecipazione
di
tutti
i
portatori
d’interessi
al
governo
d’istituto,
determinerebbe
delle
situazioni
negative, 
come:
elevati
costi
di
governo
 e
complessità
organizzativa,
qualità
e
tempi
 delle
decisioni
 inadeguati
alla
 vita
dell’istituto
 e
 mancato
 riconoscimento
 della
criticità
di
 alcuni
contributi. 
La
 nomina
 del
 Soggetto
 d’Istituto
 è
 importante
 per
 massimizzare
la
 possibilità
 che
 l’istituto
perduri
 nel
tempo
 ed
in
 autonomia.
Ad
esso
è
affidato
il
diritto-dovere
di
governare,
di
godere
dei
risultati
residuali
e
su
di
esso
ricade
il
rischio
d’istituto.
In
tutti
 gli
 istituti,
gli
 interessi
 istituzionali
coincidono
 con
 le
 attese
 delle
 persone
 che
 compongono
 il
soggetto
d’istituto,
 mentre
 gli
 interessi
 degli
altri
soggetti
sono
detti
interessi
non
istituzionali,
economici
e
non,
ed
economici
istituzionali.
L’insieme
dei
portatori
degli
interessi
 istituzionali
 economici
 e
 non,
 costituisce
 il
 soggetto
 d’istituto,
 mentre
 gli
 interessi
 economici
 istituzionali
 costituiscono
 il
 Soggetto
 Economico
che
esercita
le
prerogative
di
un
governo
economico,
fissa
gli
obiettivi,
le
strategie,
le
politiche
dell’istituto,
sceglie
i
soggetti
 che
 contribuiranno
 alla
 vita
 economica
 dell’istituto,
 progetta
 ed
 attua
 strutture
 di
 governo,
di
 controllo
 e
 sorveglia
 il
 funzionamento
 dell’istituto.
Esso
s’ispira
ai
principi
di
economicità,
ossia
la
capacità
dell’istituto
di
svolgersi
in
autonomia
economica
senza
il
ricorso
a
 coperture
 di
 perdite
 ed
 adottare
 strutture,
 processi, 
 atteggiamenti
 e
 comportamenti
 ispirati
 alla
 logica
 della
 partecipazione
 e
 del
 confronto. 
Il
soggetto
d’istituto
ed
il
soggetto
economico
della
famiglia
sono
composti
da
tutti
i
suoi
membri.
Rilevanti
interessi
possono
 essere
portati
da
persone
di
altre
famiglie
legate
da
rapporti
di
parentela
e
si
considerano
rapporti
non
istituzionali,
a
meno
che
non
si
 configuri
 un
 gruppo
 economico
 di
 aziende
 familiari.
 Il
 governo
 economico
 dell’azienda
 familiare
 è
 unico
 ed
 unitario
 e
 comporta
 decisioni
 complesse
 ed
articolate
poiché
implicano
 significati
non
solo
economici.
Le
imprese
 possono
richiedere
differenti
 assetti
di
 governo
che,
in
 alcuni
 casi
 sarà
 centrato
 su
una
 sola
 categoria
di
portatori
 d’interessi,
mentre
in
 altri
 sarà
affidato
a
 più
categorie
di
 produttori
 d’interessi.
 Nel
 caso
 in
 cui
 in
 un’impresa
 il
 soggetto
 d’istituto
 ed
 economico
 siano
 formati
 dall’insieme
 dei
 conferenti
 di
 capitale
 di
 rischio
 e
 dei
 prestatori
 di
 lavoro,
 l’assegnazione
 dei
 diritti
 di
 proprietà
 da
 luogo
 ad
 un
 efficace
 governo
 economico.
La
 maggior
parte
delle
imprese
è
configurata
secondo
il
metodo
capitalistico, 
cioè
si
assegnano
i
diritti
di
proprietà
soltanto
ai
conferenti
di
 capitale
di
rischio,
poiché
si
 presume
 che
esercitino
 maggiore
influenza
sul
governo
delle
imprese.
Quando
si
adotta
uno
schema
a
2
 classi
 di
 portatori
 d’interessi,
 si
 manifesta
 il
 problema
 della
 formazione
 degli
 organi
 di
 governo,
che
 si
 supera
 con
 la
 creazione
 di
 assemblee
che
nominano
i
rappresentanti
ed
i
membri
dell’organo
decisionale
 di
 governo
ed
il
problema
della
determinazione
e
della
 divisione
 del
 reddito
 residuale
 complessivo.
 Il
 fine
 immediato
 dell’impresa
 è
 rappresentato
 soprattutto
 dalla
 produzione
 di
 remunerazione
 per
 i
 membri
 del
 soggetto
 economico.
 Le
 prerogative
 di
 un
 governo
 economico
 riguardano
 le
 scelte
 per
 l’assetto
 istituzionale,
 di
 configurazione
 delle
 combinazioni
 produttive,
 di
 assetto
 tecnico,
 organizzativo
 e
 per
 l’organismo
 personale.
 Il
 contemperamento
degli
interessi
è
un
principio
generale
di
conduzione
degli
Istituti,
poiché
chi
governa,
deve
tener
presente
le
attese
 di
 tutti
 i
 portatori
 d’interessi
 e
 deve
 ricercare
 soluzioni
 che
 le
 soddisfano
 in
 modo
 equilibrato. 
 Una
 strategia
 che
 agevola
 il
 soddisfacimento
 di
tutte
 le
 attese
e
 quella
 di
crescere
l’impresa
 in
 termini
dimensionali
 e
 di
qualità
 delle
 combinazioni
economiche.
 Molto
spesso
l’insieme
delle
persone
che
dovrebbe
 esercitare
il
governo
economico
non
coincide
con
quello
che, 
di
fatto,
lo
esercita,
 poiché
viene
 esercitato
 da
 persone
 che
lo
 rappresentano
 solo
 in
 parte,
 oppure
 che
 sia
 esercitato
da
 persone
estranee
 al
 soggetto
 economico. 
In
questi
casi
si
tratta
di
Soggetto
Economico
Improprio,
una
situazione
molto
pericolosa
per
l’impresa
poiché
è
iniqua.
Lo
 Stato
 è
 costituito
 da
 istituti
 pubblici,
 come
 Regioni,
 Provincie
 e
 Comuni, 
sono
 istituti
 di
 tipo
 politico-sociale
 caratterizzati
 da
 fini
 e
 processi
di
 tipo
economico
e
definite
Azioni
Composte
Pubbliche.
I
loro
fini
economici
istituzionali
sono:
il
soddisfacimento
dei
bisogni
 pubblici
e
la
remunerazione
 dei
prestatori
 di
lavoro.
Anche
nello
Stato
 possono
crearsi
soggetti
economici
 impropri
 quando
l’azienda
 pubblica
diventa
strumento
delle
organizzazioni
politiche
o
di
particolari
categorie
di
utenti
anziché
strumento
di
realizzazione
del
bene
 comune.
Le
 prerogative
 di
 governo
economico
 negli
 istituti
 pubblici
 si
 esercitano
attraverso
 organi
 collegiali.
Negli
istituti
 no
 profit
il
 soggetto
d’istituto
può
far
capo
a: 
gli
associati
che
si
aggregano
per
soddisfare
bisogni
comuni
coprendo
i
costi
con
quote
e
tariffe,
ai
 donatori
 pubblici
 e
 privati
 ed
 ai
 prestatori
 di
 lavoro.
 Sono
 interessi
 istituzionali
 economici:
le
 attese
 di
 soddisfacimento
 dei
 bisogni
 comuni
degli
associati
e
le
attese
di
remunerazione
dei
prestatori
di
lavoro
non
volontario,
mentre
gli
economici
non
istituzionali
sono
 quelli
dei
donatori. Capitolo
17
–
LE
SCELTE
DI
ASSETTO
ISTITUZIONALE
 Le
 scelte
 di
 assetto
 istituzionale
 determinano
 la
 configurazione
 di
 un
 istituto,
 poiché
 portano
 a
 decidere:
chi
 ha
 il
 diritto-dovere
 di
 governarlo, 
 fissare
 gli
 obiettivi,
 prendere
 le
 ultime
 decisioni,
 decidere
 dell’eventuale
 cessazione,
 chi
 deve
 ricevere
 e
 disporre
 dei
 risultati
reddituali
dell’istituto,
 configurare
 gli
 organi
 di
 governo
economico
 e
 di
 controllo
e
 decidere
con
quali
 istituti
 instaurare
delle
 relazioni. 
I
 sistemi
 economici
 sono
 molto
 complessi,
 dinamici,
 incerti,
 ambigui
 e
 poco
 trasparenti
 ed
 in
 tali
 contesti
 è
 impossibile
 decidere
e
valutare
con
rigore
i
contributi
e
le
ricompense
di
ciascun
soggetto.
I
vari
soggetti
si
presentano
con
differenti
competenze,
 valori, 
 energie,
 propensioni
 al
 rischio,
 patrimoni
 economici,
 relazionali
 e
 basi
 di
 potere,
 di
 conseguenza
 essi
 reagiscono
 in
 modi
 differenti
secondo
l’incertezza
e
l’ambiguità.
Gli
assetti
istituzionali
devono
 essere
progettati
in
 modo
da
favorire
la
 libertà
e
varietà
di
 espressione, 
si
 produca
 un
 senso
 di
 equità
 e
 che
 i
 costi
 delle
 soluzioni
 adottate
 siano
 il
 più
 possibile
 contenuti.
 Nelle
 economie


liberiste,
la
maggior
parte
delle
imprese
è
configurata
secondo
il
 modello
della
società
per
azioni,
ossia
i
diritti
di
proprietà
fanno
capo
 ai
conferenti
di
capitale
di
rischio
(azionisti)
e
viene
configurata
come
Impresa
Capitalistica.
Essa
è
la
forma
dominante,
ma
talvolta,
vi
 sono
istituti
con
assetti
proprietari
differenti. 
La
ripartizione
dei
diritti
di
proprietà
nei
vari
istituti
determina
la
configurazione
dei
sistemi
 economici
e
 sociali,
e
 i
 differenti
 sistemi
politici
 che
consentono,
incentivano
ed
 impongono
 soluzioni
 scoraggiandone
 e
vietandone
 altre. 
La
teoria
di
tipo
Contingency
di
Hansmann
afferma
 che
non
esiste
un
assetto
 proprietario
ottimale
per
qualsiasi
tipo
d’impresa,
 poiché
deve
essere
scelto
in
funzione
dei
costi
di
market
contracting
e
di
ownership
derivanti
da
alternativi
assetti
proprietari.
I
 diritti
di
 proprietà
 fanno
 capo
 ad
 una
 categoria
 di
 persone
 che
 interagiscono
 con
 l’impresa,
 fornendole
 input
 e
 acquisendo
 gli
 output.
 Tali
 soggetti
sono
definiti
Patron
dell’impresa
e
ciascuno
deve
sostenere
dei
costi
che
compongono
i
Costi
di
Transazione.
I
costi
di
market
 contracting
dipendono
da:
la
forza
contrattuale
dell’impresa,
gli
investimenti
specifici
effettuati
dai
patrons 
e
dall’asimmetria
informativa.
 Mentre,
i
costi
di
ownership
si
distinguono
in:
costi
di
monitoring,
sostenuti
dai
proprietari
per
comunicare
tra
loro
e
per
trasmettere
gli
 ordini
ai
manager,
costo
delle
decisioni
collettive
che
sono
alti
quanto
maggiore
è
il
numero
dei
patrons
e
più
disomogenei
sono
i
loro
 interessi
ed
i
costi
di
assunzione
del
rischio.
La
soluzione
più
efficiente
è
quella
che
minimizza
i
costi
di
transazione
sostenuti
da
tutti
i
 patrons.
Nell’ambito
delle
classi
 d’impresa
 distinte
per
assetto
proprietario,
troviamo:
imprese
ad
assetto
proprietario
capitalistico,
non
 capitalistico, 
 misto
 e
 limitati. 
 Nell’ambito
 del
 modello
 capitalistico
 si
 distinguono
 importanti
 fattispecie
 riguardo
 al
 grado
 di
 concentrazione
del
capitale
di
rischio,
alla
natura
pubblica
o
privata
dei
titolari
di
capitale
di
rischio
e
alla
distribuzione
dei
redditi
di
voto
 e
remunerazione.
Nelle
imprese
ad
assetto
proprietario
non
capitalistico
i
diritti
di
proprietà
non
sono
assegnati
ai
conferenti
di
capitale
 di
rischio, 
ma
a
cooperative
e
consorzi,
nei
quali
si
pongono
dei
limiti
all’acquisizione
dei
risultati
reddituali
e
per
questo
simili
agli
istituti
 no-profit.
Fra
le
imprese
ad
assetto
proprietario
misto,
distinguiamo
le
imprese,
dove
i
diritti
di
proprietà
sono
ripartiti
fra
i
conferenti
di
 capitale
di
rischio
e
i
prestatori
di
lavoro. 
Nelle
imprese
a
diritti
di
proprietà
limitati,
i
diritti
di
governo
sono
esercitati
da
soggetti
esterni
 all’impresa.
La
scelta
di
assetto
proprietario
è
molto
complessa
perché
si
deve
tener
conto
di
molte
esigenze
che
possono
dar
luogo
a
 situazioni
differenti.
Le
 prerogative
 degli
 organi
 di
 governo
e
di
controllo
delle
imprese
sono
regolate
da
varie
leggi
e
regolamenti.
Nel
 caso
delle
S.p.A.
italiane
quotate
in
borsa,
le
norme
più
rilevanti
definiscono
i
compiti
dei
vari
organi
come:
l’assemblea
ordinaria
degli
 azionisti
 che
 approva
 il
 bilancio,
 nomina
 e
 revoca
 gli
 amministratori,
 i
 sindaci,
 il
 presidente
 del
 collegio
 sindacale;
 il
 Consiglio
 di
 Amministrazione, 
 costituito
 da
 persone
 cui
 è
 affidata
 l’amministrazione,
 che
 compiono
 le
 operazioni
 per
 l’attuazione
 del
 soggetto
 sociale,
 valuta
 l’assetto
 organizzativo,
amministrativo
 e
 contabile
 della
 società,
 esamina
 i
 piani
 strategici,
individuali
 e
 finanziari,
e
 valuta
 l’andamento
 della
 gestione;
 il
 Collegio
 Sindacale
 vigila
 sull’osservanza
 della
 legge
 e
 dello
 Statuto,
 su
 una
 corretta
 amministrazione, 
 sull’adeguatezza
 dell’assetto
 organizzativo,
 amministrativo
 e
 contabile
 adottato
 dalla
 società
 e
 sul
 suo
 corretto
 funzionamento.
Il
 Controllo
Contabile
 sulla
 società
è
 esercitato
da
 un
revisore
contabile
 o
da
 una
 società
 di
revisione
 che
 verifica
la
 regolare
 tenuta
 della
 contabilità,
 dei
 fatti
 di
 gestione
 nelle
scritture
 contabili,
 verifica
 che
il
 bilancio
 d’esercizio
 e
 quello
 consolidato
 corrispondano
alle
scritture
contabili.
Nelle
società
quotate,
il
consiglio
di
amministrazione
deve
costituire
un
Comitato
per
il
Controllo
 Interno,
che
lo
assiste
nella
scelta
della
società
di
revisione
con
cui
verifica
l’adeguatezza
dei
principi
contabili
per
la
stesura
dei
bilanci
 e
 verifica
 il
 funzionamento
del
 Sistema
di
 Controllo
 Interno,
e
 un
Comitato
 per
 la
Remunerazione
 e
per
 gli
 eventuali
piani
 di
 Stock
 Options 
e
 di
 assegnazione
 delle
 azioni.
 Ha
 il
 compito
 di
 formulare
 proposte
 per
 la
 remunerazione
 degli
 amministratori
 delegati
 e
 dell’alta
 direzione
 della
 società.
 Le
 imprese
 sono
 soggette
 a
 molti
 controlli
 provenienti
 da
 vari
 soggetti
 esterni
 i
 quali
 influenzano
 i
 comportamenti
aziendali,
come
le
verifiche
di
organi
d’ispettorato
 e
 di
polizia,
le
associazioni
di
 varie
categorie
 di
 portatori
d’interessi
 ed
aggregati
interaziendali,
nel
caso
in
cui
un’azienda
ne
faccia
parte.
Questi
soggetti
possono
attivare
strutture
e
meccanismi
speciali
 per
 curare
 i
propri
 interessi.
Nel
caso
 in
 cui
 le
 imprese
 operano
in
 più
Paesi,
devono
 rispettare
 le
 norme
 locali
 e
integrarle
a
 livello
 complessivo. 
Le
scelte
in
merito
alle
strutture
di
governo
delle
imprese
sono
fortemente
vincolate
dalla
normativa
vigente,
ma
esistono
 spazi
 decisionali
 a
disposizione
 di
 ciascun’impresa,
come:
 la
scelta
 di
 varie
 forme
 d’impresa
 in
 termini
 di
 assetto
 di
 base
 dei
diritti
 proprietari
(società
 di
 capitali,
 Cooperativa
 e
 Partnership),
 all’interno
 di
 ciascuna
 macrocategoria
 si
 offrono
 varie
 opzioni
 (società
di
 capitali,
S.r.l.
e
S.p.A.), 
per
ciascuna
forma
giuridica
la
scelta
degli
organi
da
attivare
è
parzialmente
libera, 
ciascun
organo
può
essere
 progettato
con
una
certa
libertà
in
termini
di
composizione
e
di
funzionamento
e
nella
realizzazione
delle
modalità
d’interazione
con
le
 rappresentanze
dei
diversi
 portatori
d’interesse. 
Il
processo
decisionale
 comprende:
la
 decisione
della
 strategia
 da
realizzare,
capire
 quali
 sono
 i
contributi
 necessari,
valutare
 il
rapporto
 con
 i
fornitori,
stimare
a
 quali
 condizioni
i
 soggetti
 sono
 disposti
a
 partecipare,
 valutare
fra
le
scelte
 realizzabili
 quelle
più
accettabili
sul
 piano
 culturale
ed
in
termini
di
legittimazione
e
compiere
 le
 scelte
di
assetto
 proprietario
di
base
alla
forma
 giuridica,
alla
composizione
 e
al
funzionamento
 degli
organi
di
 governo
e
 controllo.
La
 configurazione
 dell’assetto
 di
 governo,
 oltre
 per
 singoli
 istituti, 
 si
 pone
 anche
 per
 aggregati
 interaziendali,
 dove
 occorre
 decidere
 quali
 organi
 e
 meccanismi
attivare
 per
governare
 l’aggregato,
adattare
 le
attese
 di
tutti
 i
soggetti
secondo
equità
combinando
 i
 loro
contributi
in
un
 disegno
di
 sviluppo
 condiviso
 ed
 efficace.
 Gli
 strumenti
 di
 governo
 utilizzabili
 sono
 di
 varia
 natura, 
come
 impegni
 di
 cooperazione,
 sistemi
di
pianificazione
e
programmazione,
strutture
comuni
all’aggregato,
condivisione
dei
diritti
di
proprietà
e
rapporti
sociali
di
stima
 e
fiducia. 
Capitolo
3
–
LE
COMBINAZIONI
ECONOMICHE
D’ISTITUTO
 L’insieme
 delle
 operazioni
 economiche
 svolte
 dalle
 persone
 in
 un
 istituto
 forma
 le
 combinazioni
 economiche
 generali.
L’economia
 aziendale
si
occupa
delle
azioni
e
dei
fenomeni
che
si
manifestano
nell’azienda
e
nel
suo
ambiente,
che
costituiscono
il
Sistema
degli
 Accadimenti,
nell’ambito
del
 quale
 una
 posizione
 dominante
 è
costituita
dalle
combinazioni
economiche
generali.
Esse
sono
costituite
 dall’insieme
 delle
 operazioni
 economiche
 svolte
 delle
persone
 all’interno
 di
un
 istituto
e
si
articolano
 in
coordinazioni
e
 combinazioni
 economiche
parziali
e
delle
negoziazioni.
Le
coordinazioni
economiche
parziali
sono
insiemi
di
processi
caratterizzati
da
una
funzione,
 e
da
 un
 insieme
di
competenze
 specialistiche
applicate
 al
loro
svolgimento.
Le
coordinazioni
parziali
delle
imprese
 sono
riconducibili
 alla
 Configurazione
 dell’Assetto
 Istituzionale,
 alla
 Gestione
 suddivisa
 in
 caratteristica,
 finanziaria,
 patrimoniale, 
 tributaria
 ed
 assicurativa, 
 all’Organizzazione
 e
 Rilevazione.
 Le
 operazioni
 di
 configurazioni
 dell’assetto
 istituzionale
 determinano
 la
 nascita,
 la
 trasformazione
e
lo
svolgimento
dell’impresa,
dove
si
decidono
i
fini,
i
campi
di
attività,
le
strutture
di
governo
e
le
alleanze
dell’azienda.
 Per
 le
imprese
 sono
 di
 primaria
 importanza
 le
scelte
di
 configurazione
 del
 capitale
proprio,
ossia
 le
scelte
 in
 merito
 ai
conferenti
di
 capitale
di
rischio
e
in
quale
misura
rispetto
al
fabbisogno
monetario
dell’impresa.
La
Gestione
è
un
complesso
di
operazioni
attraverso
 le
quali
l’impresa
attua
la
produzione
economica.
La
Gestione
Caratteristica
è
l’insieme
delle
operazioni
di
gestioni
che
identificano
la


“funzione
 economico-tecnica”
 di
 ciascun’impresa
 ed
 origina
 costi
 e
 ricavi
 e,
 per
 differenza,
 un
 risultato
 operativo
 della
 gestione
 caratteristica.
Nelle
imprese
manifatturiere
la
gestione
caratteristica
si
articola
nelle
operazioni
di:
ricerca
e
sviluppo, 
acquisto
di
merci
 e
servizi
destinati
alla
produzione,
fabbricazione,
commercializzazione
e
logistica.
La
Gestione
Finanziaria
è
l’insieme
delle
operazioni
 volte
 a
 coprire
 il
 fabbisogno
 finanziario,
 ossia
 dei
 mezzi
 monetari
 necessari
 per
 avviare
 l’impresa
 e
 per
 sostenerne
 lo
 sviluppo.
 Il
 fabbisogno
finanziario
 nasce
 perché
 nelle
 imprese
gli
incassi
derivanti
dalle
vendite
 si
manifestano
dopo
 ai
pagamenti
derivanti
dagli
 acquisti. 
Esso
può
essere
coperto
ricorrendo
al
capitale
proprio
o
di
rischio
e
a
quello
di
prestito.
La
gestione
finanziaria
è
una
gestione
 passiva, 
poiché
comporta
interessi
 passivi
 sul
capitale
 di
 terzi
e
remunerazione
 del
capitale
proprio.
Può
accadere
 che,
per
un
certo
 periodo,
l’impresa
abbia
mezzi
monetari
eccedenti
rispetto
al
fabbisogno
della
gestione
caratteristica;
in
questi
casi
si
attiva
la
Gestione
 Patrimoniale
 che
 consiste
 nell’investimento
 di
 tali
 mezzi
 monetari
 al
 fine
 di
 trarne
 un
 reddito.
 L’investimento
 può
 consistere,
 nell’acquisto
 di
 titoli
 di
 Stato
 o
 di
 azioni
 di
 altre
 imprese.
La
 gestione
 patrimoniale
 è,
in
 linea
 di
 principio,
 una
 gestione
 attiva.
La
 Gestione
 Assicurativa
 consiste
 nella
copertura
 dei
rischi
 d’impresa
mediante
 la
sottoscrizione
 di
contratti
 di
 assicurazione.
Questa
è
 una
 gestione
 tipicamente
 passiva,
 in
 quanto
 comporta
 il
 costo
 di
 premi
 assicurativi
 e
 indennizzi
 a
 fronte
 di
 danni
 equivalenti. 
La
 Gestione
Tributaria
consiste
nella
liquidazione
e
nel
pagamento
di
una
vasta
gamma
di
tributi
che
le
imprese
corrispondono
allo
Stato
 a
fronte
dei
beni
pubblici
ricevuti;
per
tanto
è
una
gestione
tipicamente
passiva
poiché
comporta
solo
oneri.
Tutte
le
gestioni,
con
i
loro
 costi
e
 i
 ricavi
 concorrono
 a
 determinare
 il
risultato
dell’impresa.
Analogamente,
tutte
le
 gestioni,
con
 i
loro
 pagamenti
e
 riscossioni,
 determinano
 i
flussi
 monetari
 dell’impresa
 e
 la
 sua
 solvibilità.
Analizzare
 la
gestione
 secondo
il
 profilo
 reddituale
 significa
 indagare
i
 costi
 ed
 i
 ricavi,
 mentre
 secondo
 il
 profilo
 monetario
 significa
 studiare
 i
 flussi
 delle
 entrate
 e
 delle
 uscite.
 Le
 operazioni
 di
 organizzazione
 comprendono
 attività
 riconducibili
 alla
 progettazione
 dell’assetto
 organizzativo
 dell’impresa
 e
 alla
 gestione
 dei
 prestatori
di
lavoro.
La
 progettazione
dell’assetto
 organizzativo
consiste
nella
progettazione
della
struttura
 organizzativa
dell’impresa,
 mentre
la
gestione
 dei
 prestatori
di
lavoro
consiste
nell’attuazione
dei
sistemi
operativi
di
gestione
 del
personale.
Tra
 le
 operazioni
di
 organizzazione, 
 di
 particolare
 rilevanza
 sono
 le
 negoziazioni
 di
 lavoro,
 che
 si
 sostanziano
 in
 contratti
 che
 l’impresa
 stipula
 con
 i
 prestatori
 di
 lavoro. 
Queste
 hanno
 un’evidente
 criticità
 al
 livello
 di
 assetto
 istituzionale
 e
 dei
 sistemi
 economici
 locali,
 nazionali
 e
 sopranazionali.
Le
operazioni
 di
Rilevazione
sono
svolte
dalle
imprese
per
predisporre
dati
 e
 informazioni.
Molte
imprese
attuano
più
 combinazioni
 economiche
 parziali, 
 ossia
 operano
 in
 più
 aree
 d’affari.
 Una
 combinazione
 economica
 parziale
 è
 definita
 da
 una
 combinazione
prodotto-mercato,
ossia
una
gamma
di
prodotti
destinata
ad
un
certo
mercato.
Le
imprese
che
attuano
più
combinazioni
 economiche
parziali
si
dicono
Imprese
 Diversificate.
 Le
combinazioni
economiche
delle
 imprese
 possono
riguardare:
operazioni
per
 acquisire
 e
 trasformare
 gli
 input
necessari
 per
 la
 produzione,
 per
 cedere
 i
 beni
 offerti
 dall’impresa,
 operazioni
 d’impostazione
 e
 di
 governo
 dell’attività
 aziendale.
Lo
 svolgimento
 delle
 combinazioni
 economiche
 si
 attua
 attraverso
 insiemi
 di
 operazioni
 interne
 ed
 esterne.
Tra
le
 operazioni
di
 gestione
 esterna
rivestono
 primaria
 importanza
 le
 Negoziazioni,
ossia
 le
 operazioni
 attraverso
 le
quali
 l’impresa
 acquisisce
 da
 terzi
 le
 condizioni
 di
 produzione
 e
 cede
 i
 propri
 prodotti
 o
 condizioni
 di
 produzione.
 Le
 grandi
 classi
 di
 negoziazione
 svolte
 dall’impresa
sono:
la
negoziazione
 di
 beni
privati,
pubblici,
di
lavoro,
di
capitale
 di
 rischio, 
di
prestito
e
 di
rischi
 particolari.
Quando
si
svolge
una
negoziazione,
i
soggetti
coinvolti
sostengono
dei
costi
di
attivazione
e
di
gestione
della
negoziazione,
 denominati
 Costi
 di
Transazione. 
Ciò
 significa
 che
 il
compratore
sostiene
2
 costi,
il
 costo
 d’acquisto
 della
merce
 al
quale
 si
 devono
 sommare
i
costi
di
transazione,
ma
anche
il
 venditore
 che
 ottiene
un
ricavo,
deve
decurtare
i
 costi
sostenuti
 per
attivare
 e
gestire
la
 transazione. 
Le
negoziazioni
reali
non
si
svolgono
mai
in
condizioni
di
perfetta
trasparenza,
conoscenza,
lealtà
ed
equilibrio
di
potere
 delle
 parti,
 ossia
non
 si
svolgono
 in
 condizioni
 di
 razionalità
 assoluta
 e
di
 mercati
perfetti.
Lo
 Stato
 svolge
 un
 ruolo
 essenziale
nei
 sistemi
 economici, 
 intervenendo
 attraverso
 la
 produzione
 diretta
 o
 indiretta
 di
 alcuni
 beni
 pubblici
 o
 privati,
 regolamentando
 la
 produzione
ed
 il
consumo
di
 altri
 beni,
imponendo
 tributi
e
 ridistribuendo
 le
 ricchezze.
Alcuni
Stati
 intervengono
in
 molti
settori,
altri
 restringono
 le
 proprie
 aree
 d’intervento
 lasciando
 spazio
 alle
 famiglie,
alle
 imprese,
agli
istituti
 no
profit
alimentando
dibattiti
sempre
 aperti. 
Lo
Stato
 interviene
nella
 produzione
 e
nel
 consumo
 dei
 beni
 economici
 quando
 è
considerato
politicamente
 critico
 o
quando
 giudica
che
lasciando
la
produzione
di
un
bene
ad
imprese
private
si
otterrebbero
esiti
negativi
dal
punto
di
vista
politico.
Le
ragioni
di
 possibile
inefficacia
del
mercato
sono:
l’esistenza
di
beni
pubblici
puri,
beni
senza
competitività
e
non
escludibili,
per
questo
le
imprese
 private
 non
potrebbero
 farsi
pagare
 ed
 interviene
lo
 Stato
 imponendo
 tributi;
il
 formarsi
 di
 mercati
 non
concorrenziali
 e
 di
 monopoli
 naturali, 
senza
 controlli
 le
 imprese
 private
 ne
 trarrebbero
vantaggi
 indebiti,
così
 interviene
 lo
 Stato
come
 produttore
 o
 regolatore;
il
 fenomeno
dell’esternalità
positive/negative,
l’esistenza
di
mercati
incompleti,
ossia
spazi
di
mercato
lasciati
vuoti
dalle
imprese
giudicati
 interessanti,
ma
che
invece,
secondo
lo
Stato
sono
 critici;
le
asimmetrie
informative
riguardano
beni
complessi
 e
 difficili
da
giudicare,
 ed
il
consumatore
potrebbe
preferire
un
 fornitore
 pubblico;
la
redistribuzione
del
reddito,
lo
Stato
 rende
 accessibili
beni
critici
a
prezzi
 non
di
mercato;
imporre
il
consumo
di
beni
di
merito,
lo
Stato
incentiva
il
consumo
di
beni
che
i
cittadini
non
percepiscono
come
tali,
ed
 infine
garantire
uno
Stato
di
diritto,
in
modo
tale
che
intervenga
con
leggi
per
far
sì
che
l’attività
economica
si
svolga
correttamente.
Le
 aree
tipiche
d’intervento
dello
Stato
sono:
la
difesa
nazionale,
giustizia,
sicurezza
pubblica,
relazioni
internazionali,
istruzione
e
cultura,
 assistenza
 e
 previdenza,
 sanità,
 trasporti,
 comunicazioni
 e
 sviluppo
 economico. 
 La
 Gestione
 Caratteristica
 dello
 Stato
 si
 svolge
 attraverso:
 l’emanazione
 di
 leggi
 e
 regolamenti,
 il
 trasferimento
 di
 mezzi
 monetari
 e
 la
 produzione
 di
 beni
 pubblici.
 La
 Gestione
 Tributaria
 si
 compone
 dei
 processi
 di
 definizione
 delle
 caratteristiche
 dei
 tributi, 
 di
 accertamento,
 prevenzione
 e
 repressione
 dall’evasione
fiscale
e
di
riscossione.
L’imposizione
dei
tributi
può
essere
vista
come
il
corrispettivo
della
produzione
ed
erogazione
dei
 servizi
pubblici.
La
 Gestione
Patrimoniale
dello
 Stato
si
compone
di
 operazioni
 d’investimento
 e
disinvestimento
in
 beni
da
 reddito
e
 rivalutazione
 finalizzate
 alla
 produzione
 di
 ricavi
 addizionali
 a
 quelli
 della
 gestione
 caratteristica.
 La
 Gestione
 Finanziaria
 è
 molto
 rilevante,
poiché
spesso
lo
Stato
e
gli
istituti
pubblici
non
riescono
a
 coprire
i
loro
costi
con
le
entrate
tributarie
e
 devono
coprire
i
loro
 deficit
 ricorrendo
 all’indebitamento.
 Il
 fabbisogno
 finanziario
 dello
 Stato
 può
 essere
 soddisfatto
 con
 varie
 forme
 di
 debiti
 di
 finanziamento,
 che
 si
 configura
 con
 l’emissione
 di
 titoli.
 La
 Gestione
 Assicurativa
 si
 svolge
 secondo
 modalità
 analoghe
 a
 quelle
 dell’impresa
dovendo
coprire
numerosi
rischi
particolari.
In
alcuni
casi
lo
Stato
diviene
anche
l’assicuratore
di
famiglie,
imprese,
istituti
 no
 profit,
quando
sorgono
 particolari
 eventi
 dannosi
 come
le
 calamità
 naturali.
La
progettazione
 dell’assetto
 istituzionale
 dello
Stato
 evolve
quando
si
decide:
in
quali
aree
intervenire,
quali
rapporti
configurare
con
i
prestatori
di
lavoro,
con
quali
forme
realizzare
per
la
 produzione
e
 l’erogazione
 di
 beni
 pubblici,
quanto
 e
 come
 interagire
 con
 altre
 pubbliche
 amministrazioni,
come
 impostare
 il
sistema
 fiscale
e
 come
strutturare
 le
 relazioni
 con
 i
cittadini
attraverso
 organi
 elettivi
 ed
amministrativi.
Le
 operazioni
 di
 organizzazione
 e
di
 gestione
del
personale
dello
Stato,
riguardano
l’impostazione
della
struttura
organizzativa
e
dei
sistemi
operativi
in
modo
da
assicurare


buoni
 livelli
 di
 efficienza,
 motivazione
 e
 flessibilità
 organizzativa.
 Le
 operazioni
 di
 rilevazione
 e
 d’informazione
 sono
più
 complesse
 rispetto
a
quelle
 delle
imprese
 poiché
 devono
 rappresentare
anche
le
dimensioni
 politiche
e
 sociali
degli
 obiettivi
 e
 dei
risultati
dello
 Stato.
La
Famiglia
è
l’istituto
nel
quale
si
 compie
 gran
parte
dell’attività
economica
di
consumo
 e
 dove
si
predispongono
le
condizioni
 necessarie
per
soddisfare
i
bisogni
delle
persone.
Nei
sistemi
economici
evoluti,
le
famiglie
esternalizzano
molte
attività
di
produzione,
 al
di
fuori
di
quelle
considerate
critiche, 
come
l’educazione,
l’assistenza
e
quelle
che
comportano
diseconomie
di
specializzazione
e
di
 dimensione.
La
Gestione
Caratteristica
delle
aziende
familiari
si
compone
dall’attività
di
produzione
di
redditi
mediante
il
lavoro
esterno
 ed
interno
alla
famiglia, 
e
l’attività
di
consumo.
La
Gestione
Patrimoniale,
consiste
nell’impiego
del
risparmio
d’investimenti
destinati
a
 produrre
redditi
addizionali
rispetto
a
quelli
derivanti
dal
lavoro
esterno
ed
influisce
sulle
scelte
di
consumo/risparmio.
La
loro
Gestione
 Finanziaria
è
formata
dalle
operazioni
di
negoziazioni,
di
credito
e
di
prestito
che
fanno
sorgere
debiti
di
 finanziamento, 
pagamenti
di
 quote
capitale
 ed
interessi.
La
Gestione
 Tributaria
delle
 famiglie
consiste
 nella
 liquidazione
 e
nel
 pagamento
delle
 imposte,
tasse
e
 contributi
 a
 fronte
 del
 diritto
 di
 accedere
 ai
 beni
 prodotti
 dallo
 Stato.
 La
 Gestione
 Assicurativa
 incide
 sulla
 vita
 dei
 membri
 e
 sulla
 copertura
 di
 danni.
 La
 progettazione
 dell’assetto
 istituzionale
 della
 famiglia
 attiene
 al
 regime
 patrimoniale
 tra
 i
 coniugi,
 le
 relazioni
 economiche
con
parenti,
eventuali
 affidamenti
ed
adozioni,
suddivisione
 del
lavoro
interno
ed
esterno
e
le
relazioni
con
 i
prestatori
di
 lavoro
domestico.
Gli
Istituti
no
profit
nascono
quando
soggetti
privati
ritengono
che
sia
utile
e
doveroso
che
certe
persone
dispongano
 di
beni
che
gli
altri
istituti
non
offrono
nei
modi
opportuni,
inoltre
godono
di
alcuni
vantaggi
normativi
e
fiscali.
La
gestione
caratteristica
 degli
 istituti
 no
 profit
 è
 molto
 eterogenea
 poiché
 essi
 sono
 molto
 vari. 
 Esistono
 Inp
 nei
 quali
 avvengono
 processi
 di
 acquisto,
 trasformazione
e
 cessione
a
 clienti
 che
 pagano
 dei
 corrispettivi,
 altri
 nei
 quali
i
 destinatari
della
 produzione
 sono
 gli
 stessi
membri
 dell’istituto
 ed
 Inp
 di
 pura
erogazione
 come
 enti
 di
 beneficenza.
La
 Gestione
 Tributaria
 degli
Inp
 è
 fortemente
 collegata
 con
quella
 caratteristica.
La
loro
presenza
riduce
l’intervento
da
parte
dello
Stato
e,
per
questo,
le
agevolazioni
fiscali
vanno
a
compensare
i
costi
 che
altrimenti
 lo
Stato
dovrebbe
sostenere.
La
Gestione
 Patrimoniale
degli
Inp
può
essere
 del
 tutto
 trascurata
 in
quanto
difficilmente
 generano
 risparmio. 
L’incertezza
dei
 redditi
 costanti
limita
 molto
la
 loro
capacità
di
 assumere
 debiti
 di
finanziamento
 che
 richiedono
 rimborsi,
 per
 questo
 anche
 la
 Gestione
 Finanziaria
 risulta
 limitata.
 La
 Gestione
 Assicurativa
 assume
 varia
 rilevanza
 in
 relazione
 all’attività
da
essi
svolta.
La
progettazione
del
loro
assetto
istituzionale
è
un’attività
molto
critica,
soprattutto
nei
casi
in
cui
chi
fornisce
 contributi
non
 usufruisce
dei
servizi
erogati.
La
progettazione
deve
poter
costruire
e
proteggere
l’immagine
dell’istituto
e
garantire
una
 buona
 autonomia,
 prevista
 anche
 per
 la
 realizzazione
 delle
 operazioni
 di
 organizzazione.
 Infine
 le
 operazioni
 di
 rilevazione
 e
 d’informazione
devono
tener
conto
della
dimensione
sociale
degli
obiettivi
e
dei
risultati
raggiunti. Capitolo
11
–
LE
SCELTE
DI
STANDARIDIZZAZIONE
E
DI
DIMESIONE
 I
 caratteri
 dell’impresa
 moderna
 sono: 
 la
 meccanizzazione
 e
 standardizzazione
 dei
 processi,
 dei
 componenti
 e
 dei
 prodotti,
 parcellizzazione
 del
 lavoro
 e
 la
 produzione
 in
 grandi
 volumi.
 La
 standardizzazione
 è
 uno
 dei
 pilastri
 dell’efficienza
 delle
 economie
 moderne, 
che
 rende
 possibili
 e
 convenienti
 le
 produzioni
 di
 massa
 ed
 è
 la
 base
 per
 la
 realizzazione
 delle
 economie
 di
 scala, 
di
 saturazione
della
capacità
produttiva
e
di
apprendimento.
La
standardizzazione
riguarda
prodotti,
attraverso
cui
si
producono
molti
beni
 con
 caratteristiche
 identiche
 per
 lunghi
 periodi; 
 processi,
 che
 permettono
 di
 ottenere
 riduzioni
 dei
 costi
 unitari
 di
 produzione;
 e
 componenti, 
 che
 consentono
 la
 riduzione
 dei
 costi
 di
 fabbricazione
 e
 di
 uniformazione
 dei
 componenti. 
 Quando
 i
 componenti
 assumono
 un
 elevato
 livello
 di
 complessità
 si
 definiscono
 Moduli.
 Modularizzare
 significa
 articolare
 un
 bene
 complesso
 in
 più
 sottosistemi
che
possono
essere
prodotti
e
progettati
indipendentemente,
ma
che
devono
poter
funzionare
insieme,
formando
un
bene
 complesso.
Perché
questo
avvenga,
occorre
che
un’entità
stabilisca
le
regole
che
devono
essere
rispettate
da
coloro
che
progettano
e
 producono
i
 singoli
 moduli.
In
 molti
 casi
 i
fenomeni
 di
standardizzazione
 sono
 rilevanti
non
 solo
 per
la
 singola
 azienda
che
riduce
i
 propri
 costi, 
 ma
 anche
 per
 la
 generalità
 degli
 utenti
 che
 traggono
 vantaggio
 dal
 fatto
 che
 sul
 mercato
 siano
 presenti
 prodotti
 standardizzati
e
tra
loro
compatibili.
Una
manifestazione
di
questi
vantaggi
collettivi
è
rappresentata
dell’esternalità
di
rete
che
derivano
 dal
fatto
che
numerosi
utenti
utilizzano
gli
stessi
strumenti
di
comunicazione
e
l’utilità
per
ciascuna
persona
aumenta
con
il
crescere
del
 numero
di
utenti
collegati
alla
stessa
rete.
In
presenza
di
forti
esternalità, 
le
imprese
competono
fra
loro
per
l’affermazione
per
proprio
 standard,
che
quando
diventa
dominante
impone
a
tutti
gli
utenti
di
adeguarsi.
Alcuni
settori
si
caratterizzano
dalla
presenza
d’imprese
 di
 grandi
 dimensioni,
 mentre
 in
 altri
 convivono
 grandi
 e
 piccole
 imprese.
 Diventa
 importante
 capire
 quando
 e
 perché
 le
 grandi
 dimensioni
sono
necessarie
per
essere
efficienti
e
competitivi.
Quando
 si
parla
di
scelte
di
dimensionamento
delle
attività
aziendali,
si
 fa
riferimento
alla
Capacità
Produttiva,
che
è
il
numero
massimo
dei
prodotti
producibili
in
un
certo
periodo.
La
Cp
si
applica
a
tutte
le
 attività
che
si
svolgono
nelle
aziende.
La
Cp
nominale
è
il
valore
massimo
atteso
dall’output,
senza
interruzioni
o
soste,
mentre
quella
 torica
è
 il
valore
massimo
dell’output
ottenibile. 
La
 produzione
 effettiva
 spesso
risulta
 inferiore
 alla
Cp
 teorica
ed
 il
 mercato
 non
è
in
 grado
 di
 assorbire
 tutta
 la
 produzione
 realizzabile
 da
 un’azienda.
 Le
 economie
 di
 scala
 sono
 le
 riduzioni
 dei
 costi
 unitari
 che
 si
 ottengono
installando
 ed
 utilizzando
 capacità
produttive
maggiori.
Spesso
più
 le
dimensioni
delle
imprese
 sono
maggiori,
più
 sono
in
 grado
di
realizzare
le
produzioni
con
costi
più
bassi
rispetto
alle
imprese
più
piccole.
Le
Economie
di
Scala
si
misurano
confrontando
i
 costi
 medi
 unitari
 di
 due
 diverse
 capacità
 produttive
 e
 si
 calcola
 dividendo
 i
 costi
 totali
 di
 produzione
 per
 la
 produzione
 effettiva,
 ipotizzando
 per
 entrambe
 uno
 stesso
 grado
 di
 utilizzo.
 Le
 condizioni
 che
 rendono
 possibile
 le
 Eds
 sono:
 indivisibilità
 di
 alcuni
 componenti, 
 maggior
 produttività
 degli
 input
 per
 effetto
 della
 specializzazione,
 proprietà
 geometriche
 dei
 contenitori,
 maggiore
 efficienza
degli
impianti
di
maggiori
dimensioni,
minori
costi
unitari
all’acquisto
derivanti
da
una
maggiore
forza
contrattuale.
I
costi
delle
 aziende
si
suddividono
in
costi
fissi,
che
non
variano
al
variare
dei
volumi
di
produzione
per
un
dato
periodo,
e
variabili,
poiché
variano
 al
variare
dei
volumi
della
produzione.
I
 costi
variabili
sono
i
costi
sostenuti
per
l’acquisto
di
materie
prime,
delle
provvigioni
e
dei
diritti
 d’autore; 
 mentre
 i
 costi
 fissi
 sono
 i
 costi
 di
 campagne
 pubblicitarie,
 di
 affitto,
 delle
 polizze
 assicurative,
 di
 manodopera,
 delle
 manutenzioni, 
delle
consulenze
legali
ed
amministrative
e
le
quote
di
ammortamento.
Tipici
di
questa
categoria
sono
i
costi
di
ricerca
e
 sviluppo,
di
formazione
del
 personale
 e
 una
buona
 parte
 dei
 costi
 di
marketing.
Le
 economie
di
 assorbimento
della
Cp
determinano
 minori
costi
unitari
all’aumentare
del
grado
di
utilizzo
di
una
Cp
e
sono
maggiori
quanto
maggiori
sono
i
Cf
totali.
Per
realizzare
grandi
 economie
di
 scala
occorre
 istallare
 grandi
capacità
produttive,
mentre
 le
economie
 di
saturazione
 comportano
 maggiori
 volumi
in
un
 certo
 impianto.
Un
 altro
 importante
 fenomeno
 è
 quello
 delle
 economie
 di
 apprendimento,
 che
 sono
delle
 riduzioni
 di
 costo
 unitario
 dovuto
 ad
un
 accumulo
 di
 esperienza, 
che
 si
 realizzano
 ogni
 volta
 che
 si
 producono
 quantità
 addizionali
 di
beni.
 Man
 mano
 che
 si
 accumula
esperienza
 sono
 possibili
 riduzioni
 di
costo,
a
 parità
 di
qualità
e
 miglioramenti
 qualitativi
del
 prodotto
a
 parità
 di
 costi.
Le


economie
di
esperienza
sono
riduzioni
regolari
e
prevedibili
dei
costi
unitari
del
prodotto,
che
si
realizzano
al
crescere
del
volume
della
 produzione. 
L’ottenimento
di
riduzione
dei
costi
ed
il
mantenimento
della
velocità
di
apprendimento
richiedono
uno
sforzo
mirato
ed
un
 impegno
costante,
 altrimenti
 i
 costi
 potrebbero
 lievitare
 e
 la
 velocità
 di
 apprendimento
 ridursi.
Pertanto
 se
 l’azienda
 vuole
 ottenere
 nuove
 e
 sostanziali
 riduzioni
 sui
 costi,
 deve
 realizzare
 innovazioni
 di
 prodotto
 e
 di
 processo,
 che
 consentano
 di
 velocizzare
 la
 produzione, 
 ridurne
 la
 complessità
 e
 gli
 scarti
 ed
 aumentarne
 la
 qualità.
 Le
 economie
 sono
 dovute
 a:
 crescente
 abilità
 nello
 svolgimento
delle
attività,
poiché
la
capacità
delle
persone
d’imparare
ad
adottare
nuovi
e
migliori
modi
di
lavorare
e
che
consentano
di
 svolgere
 meglio
 e
 velocemente
 le
 attività,
 si
 acquisisce
 solo
 con
 l’esperienza;
 migliore
 selezione
 delle
 risorse
 produttive,
 poiché
 l’esperienza
 consente
 di
 comprendere
 meglio
 quali
 siano
 le
 risorse
 produttive
 più
 opportune
 e
 convenienti
 per
 lo
 svolgimento
 di
 un’attività;
coordinamento
più
 efficiente, 
poiché
 le
persone
nello
 svolgimento
delle
 attività
devono
interagire
ed
 utilizzare
 impianti
ed
 attrezzature
 varie;
 inoltre
 una
 più
 elevata
 programmabilità
 dell’attività,
 l’esperienza
 accresce
 la
 prevedibilità
 degli
 accadimenti
 e
 la
 capacità
di
 dare
 risposte
 rapide
 ed
 efficaci
 alle
 eccezioni,
cosi
 è
 possibile
programmare
 meglio
 l’attività
 attribuendo
 alle
 operazioni
 tempi
e
risorse
 effettivamente
necessari;
le
 semplificazioni
dei
 prodotti
 e
dei
processi, 
poiché,
quando
 cresce
l’esperienza
 si
riesce
a
 comprendere
se
vi
è
la
possibilità
di
semplificare
i
processi
ed
i
prodotti
per
ottenere
costi
più
bassi
e
prodotti
migliori.
Le
economie
di
 esperienza
sono
legate
all’apprendimento
delle
persone
che
lavorano
in
azienda,
e
possono
dare
luogo
a:
minori
costi
per
riduzioni
di
 sprechi
 nell’uso
 delle
 risorse,
 miglioramenti
 qualitativi
 dei
 prodotti
 a
 parità
 di
 costi,
 e
 un
 migliore
 sfruttamento
 delle
 risorse
 a
 disposizione. 
La
conoscenza
dei
risparmi
e
dei
costi
ottenibili
per
effetto
dell’esperienza,
serve
a:
comprendere
quale
potrebbe
essere
 l’andamento
 dei
 costi
 nell’azienda
 per
 un
 lungo
 periodo,
 decidere
 le
 politiche
 di
 prezzo,
 comprendere
 i
 vantaggi
 di
 costo
 ottenibili
 rispetto
 ai
 concorrenti
 ed
 assumere
 decisioni
 sulla
 divisione
 del
 lavoro
 aziendale.
 Le
 strategie
 di
 replicazione
 puntano
 a
 sfruttare
 competenze
presenti
nel
patrimonio
aziendale,
applicandole
a
più
combinazioni
parziali
uniformi.
Il
risultato
economico
è
influenzato
da
 molteplici
fattori, 
tra
 cui
 la
 struttura
 dei
 costi,
 ossia
 il
peso
relativo
 dei
costi
fissi
e
 dei
variabili.
I
 fattori
 che
 lo
determinano
 sono:
gli
 elementi
 strutturali,
come
 la
 Cp,
l’esperienza,
 la
 specializzazione,
la
 modularizzazione
 e
l’estensione
 verticale
 ed
 orizzontale.
Sono
 costi
strutturali
 poiché
 determinano
 la
 struttura
 e
 la
 modalità
 di
 funzionamento
 dell’azienda. 
L’analisi
 costi-volumi–risultati
 consente
 d’illustrare
e
modellizzare
le
relazioni
che
esistono
fra
i
volumi
di
beni
prodotti
e
venduti
da
un’impresa
ed
i
risultati
conseguiti.
Gli
effetti
 che
si
possono
ottenere
per
migliorare
il
risultato
dell’attività
economica,
possono
essere:
variazioni
nei
volumi,
nei
costi
e
nei
prezzi
di
 vendita.
Durante
la
costituzione
dell’impresa
è
utile
effettuare
una
serie
di
simulazioni,
valutando
i
risultati
connessi
a
diversi
scenari
ed
 ipotesi
e
al
vario
combinarsi
dei
prezzi
di
vendita,
dei
costi
e
dei
volumi.
Analizzare
costi-volumi-risultati, 
significa:
analizzare
il
variare
 del
risultato
economico
al
variare
dei
 volumi
 di
vendita,
identificare
 il
punto
di
pareggio,
confrontare
 diverse
ipotesi
 di
 configurazione
 dei
 prezzi
 e
 dei
 costi
 per
 identificare
 le
 soluzioni
 migliori
 in
 termini
 di
 risultato
 economico
 atteso,
 confrontare
 diverse
 ipotesi
 d’internalizzazione
 ed
 esternalizzazione
 al
 fine
 d’identificare
 la
 soluzione
 migliore.
 I
 costi
 variabili
 si
 definiscono
 così,
 poiché
 strettamente
e
direttamente
correlati
alla
produzione
e
alla
vendita.
Sommando
i
costi
fissi
ed
i
costi
variabili
si
ottengono
i
costi
totali
di
 gestione
caratteristica.
Dividendo
i
costi
totali
per
il
volume
dei
beni
prodotti
e
venduti,
si
ha
il
costo
totale
unitario. 
Analizzando
i
costi
 totali
 complessivi
 ed
 unitari
 si
 verifica:
se
 all’aumentare
 dei
 volumi
 i
 costi
 variabili
 totali
 aumentano,
 mentre
 i
 costi
 fissi
 rimangono
 invariati,
e
 se
 all’aumentare
dei
 volumi
i
 costi
 variabili
 unitari
 restano
 invariati,
 mentre
 diminuisce
la
 quota
 unitaria
 di
costi
fissi
e,
di
 conseguenza, 
diminuisce
 il
 costo
 unitario.
 Il
 punto
 di
 pareggio,
può
 essere
 inteso
come
 l’ammontare
delle
 vendite
 che
 consente
di
 coprire
 tutti
 i
 costi
 aziendali
 oppure
 come
 il
 numero
 dei
 pezzi
 da
 produrre
 e
 vendere
 par
 andare
 a
 pareggio
 o
 come
 fatturato
 da
 conseguire
per
andare
a
pareggio.
Il
margine
di
contribuzione
unitario
è
dato
dalla
differenza
fra
i
ricavi
e
i
costi
variabili
unitari.
Esso
 può
 essere
 definito
come
 il
 contributo
 che
la
 vendita
 di
 ogni
bene
 porta
 alla
 copertura
 di
 costi
 fissi
 di
 gestione
 caratteristica
 e
alla
 formazione
del
reddito
operativo.
Il
MDC 
può
essere
calcolato
sottraendo
ai
ricavi
totali
i
costi
variabili
totali,
moltiplicando
il
margine
di
 contribuzione
unitario
 per
 i
 volumi
 prodotti
e
 venduti.
Il
 MDC 
percentuale
 può
 essere
 ottenuto
 rapportando
 il
 MDC
unitario
 ai
ricavi
 unitari, 
o
 rapportando
 il
 MDC
 totale
 ai
 ricavi
 totali.
Il
 Rischio
 Operativo
 è
 espresso
 dalla
 probabilità
 di
 realizzare
 risultati
 reddituali
 negativi
o
positivi
in
relazione
al
variare
dei
volumi
di
produzione
e
vendita.
L’elasticità
operativa
è
rappresentata
dal
rapporto
fra
costi
 variabili
totali
 e
 costi
 fissi
 al
punto
 di
 pareggio. 
La
 formula
 del
 punto
 di
 pareggio
 è
 adatta
 per
 ottenere
 il
volume
 delle
 vendite
 che
 consente
di
coprire
i
costi
di
gestione
caratteristica,
finanziari
e
fiscali,
in
modo
da
ottenere
un
risultato
residuale
netto
pari
a
0. 



Capitolo
12
–
LE
SCELTE
DI
ESTENSIONE
VERTICALE
ED
ORIZZONTALE
 L’estensione
 delle
 combinazioni
 economiche
 di
 un’impresa
 è
 determinata
 da
 scelte
 che
 riguardano:
 la
 dimensione,
 l’estensione
 interfunzionale, 
ossia
decidere
quante
e
 quali
funzioni
 svolgere,
l’estensione
 verticale,
 ossia
il
 numero
 e
la
 disomogeneità
 delle
fasi
 della
 produzione
 svolte
 e
 dall’estensione
 verticale,
 ossia
 il
 numero
 e
 la
 disomogeneità
 delle
 aree
 strategiche
 d’affari
 nelle
 quali
 si
 decide
di
operare.
Ogni
impresa
deve
decidere
quante
risorse
investire
in
ciascuna
funzione,
decidere
in
merito
alla
numerosità
e
alla
 disomogeneità
delle
aree
strategiche
d’affari
nelle
quali
operare, 
cioè
scegliere
il
proprio
grado
di
estensione
orizzontale.
Queste
scelte
 dipendono
soprattutto
dalle
economie
di
raggio
d’azione.
Esse
sono
le
economie
ottenibili
grazie
all’ampliamento
della
varietà
dei
beni
 prodotti,
ossia
sono
i
vantaggi
economici
che
conseguono
alla
gestione
congiunta
di
due
o
più
aree
strategiche
d’affari.
Le
strategie
di
 ampliamento
della
gamma
dei
prodotti
e
servizi
offerti
si
dicono
strategie
di
diversificazione, 
che
indicano
le
combinazioni
economiche
 che
 comprendono
 la
 realizzazione
 di
 prodotti
 diversi.
 Per
 ottenere
 tali
 vantaggi
 occorre
 che
 le
 diverse
 attività
 produttive
 utilizzino
 risorse
materiali
 o
immateriali,
condividendole
 ed
 utilizzandole
 unitariamente.
Le
risorse
materiali
 presentano
il
vincolo
 della
capacità
 produttiva, 
affinché
 si
 realizzino
 dei
 vantaggi
 economici
 è
 necessario
 che
 esse
 abbiano
 sufficiente
 capacità
 produttiva.
 Le
 risorse
 immateriali, 
come
 l’immagine
 dell’azienda,
la
 creatività,
le
 competenze
del
 personale,
il
 know-how
tecnologico
 e
 la
 conoscenza
dei
 clienti,
 non
 presentano
 limiti
 di
 capacità
 produttiva,
poiché
 possono
 essere
 utilizzati
 all’infinito.
 Le
 ragioni
 per
 cui
 può
 risultare
 più
 conveniente
realizzare
 prodotti
 diversi
 piuttosto
che
 realizzarli
in
 due
 combinazioni
 autonome
 risiede
 nella
 possibilità
di
 un
 migliore
 sfruttamento
delle
risorse.
Le
economie
di
scopo
sono
dovute
a:
condivisione
di
elementi
materiali
della
struttura
produttiva
e
di
vendita
 e
alla
condivisione
delle
risorse
immateriali.
Le
economie
di
scopo
possono
essere
raggiunte
anche
attraverso
accordi
ed
alleanze
fra
 imprese
 differenti,
 ossia
 nell’ambito
 di
 aggregati
 interaziendali. 
 Un’importante
 decisione
 economica
 è
 la
 scelta
 dell’integrazione
 verticale
dell’azienda,
ovvero
quali
 attività
 svolgere
e
quali
far
svolgere
alle
 altre
aziende.
La
 fase
d’internalizzazione
è
caratterizzata


da
vantaggi
come:
la
riduzione
dei
costi
di
transazione
nei
confronti
dei
clienti
e
fornitori,
s’internalizzano
le
competenze
strategiche
e
 si
riduce
l’accesso
dei
concorrenti
alle
risorse
strategiche.
Mentre
gli
svantaggi
sono
riconducibili
al
fatto
che
si
devono
investire
ingenti
 capitali
 per
la
 fase
internalizzata,
sono
 probabili
 diseconomie
 di
 scala
o
 di
saturazione
della
 capacità
 produttiva
e
 la
riduzione
della
 flessibilità
strategica
avendo
investito
tutto
in
una
stessa
area
strategica.
Per
tali
scelte
è
cruciale
l’analisi
dei
costi
di
transazione
che
si
 sommano
ai
costi
d’acquisto
e
ai
costi
di
produzione
interna
nel
determinare
i
costi
totali.
La
transazione
si
manifesta
quando
un
bene
 o
 un
 servizio
 viene
 trasferito
attraverso
 un’interfaccia
tecnologicamente
separata.
Per
 decidere
 cosa
 internalizzare
 ed
esternalizzare
 occorre
 valutare
 i
 costi
 di
 realizzazone,
 di
 acquisto,
 i
 prezzi
 di
 vendita
 ed
 i
 costi
 di
 coordinamento
 interno
 o
 esterno.
 I
 costi
 di
 coordinamento
interno
 sono
 rappresentati
 dal
 costo
 della
funzione
 direttiva
e
 ciò
 richiede
l’impiego
 di
consistenti
 risorse
 per
 tenere
 sotto
controllo
costi
ed
efficienza.
Invece
esternalizzando
le
attività,
diminuiscono
i
costi
di
coordinamento,
ma
occorre
sostenere
costi
 delle
transazioni
esterne.
Le
esternalizzazioni
comportano
costi,
poiché:
occorre
raccogliere
informazioni
necessarie
sui
fornitori,
sugli
 acquirenti,
negoziare
 e
 predisporre
 un
 contratto
per
ogni
transazione
e
premunirsi
 per
prevenire
 comportamenti
indesiderati
 da
parte
 dei
contraenti.
Gli
 elementi
che
 incidono
sui
costi
 di
transazione
 esterna
 sono:
la
complessità
informativa,
che
quando
aumenta
 fa
sì
 che
il
mercato
diventi
meno
trasparente
ed
aumenta
anche
il
grado
d’incertezza
sull’esito
della
transazione;
la
specificità
delle
risorse,
 che
si
ha
quando
uno
o
più
contraenti
in
una
transazione
devono
sostenere
dei
costi
rilevanti
per
cambiare
interlocutore;
la
possibilità
 di
 comportamenti
 opportunistici
o
 inadeguati,
molti
 dei
 costi
 verrebbero
 meno
 se
 le
persone
 non
 tendessero
a
 comportarsi
in
 modo
 opportunistico,
ovvero
 non
tendessero
a
 conseguire
i
 propri
 interessi
 a
 scapito
di
 altri
 con
 astuzia
 ed
inganno.
Se
 non
esistessero
i
 comportamenti
opportunistici,
non
sarebbe
necessario
premunirsi
con
clausole
contrattuali
e
non
vi
sarebbero
rischi.

 Capitolo
16
–
LE
SCELTE
DI
AGGREGAZIONE
INTERAZIENDALE
 Molti
istituti
 includono
 combinazioni
 economiche
 che
potrebbero
essere
 svolte
 in
 altri
 istituti.
Le
relazioni
tra
 gli
istituti
 non
sono
 solo
 relazioni
 di
 scambio
 condotte
 secondo
 regole
 di
 mercato,
 ma
 anche
 delle
 relazioni
 nelle
 quali
 si
 condividono
 scelte
 di
 governo
 e
 risultati
 economici.
 Le
 scelte
 di
 aggregazione
 interaziendale,
 influenzano
 la
 configurazione
 degli
 istituti
 coinvolti.
 Il
 fenomeno
 degli
 aggregati
caratterizza
tutti
i
sistemi
economici
evoluti
e
nei
tempi
 recenti
 si
è
manifestato
con
particolare
intensità
 coinvolgendo
tutti
i
 settori. 
Lo
sviluppo
dei
grandi
aggregati
d’imprese
private
ha
prodotto
molti
vantaggi
per
il
processo
tecnico,
economico
e
civile,
e
reso
 possibile
e
conveniente
le
forme
di
organizzazione
economica
differenti
rispetto
ai
concorrenti.
Il
fenomeno
degli
aggregati
aziendali
è
 condizionato
dal
progresso
tecnologico,
dallo
 sviluppo
dei
mercati
finanziari,
dai
contesti
culturali,
giuridici
 e
dalla
sperimentazione
di
 nuovi
modelli
organizzativi
in
grado
di
ridurre
i
costi
di
transazione.
Gli
aggregati
aziendali
sono
condizioni
che
facilitano
od
ostacolano
 l’aggregazione
o
che
spingano
gli
aggregati
 a
 disaggregarsi. 
Le
circostanze
che
spingono
l’aggregazione
 sono:
le
economie
di
scala,
 di
raggio
d’azione,
di
transazione,
l’integrazione
delle
competenze
 distintive, 
la
 condivisione
dei
rischi
 e
le
rendite
 monopolistiche.
Le
 economie
 di
 scala
 contribuiscono
 a
 determinare
 le
 aggregazioni
 di
 combinazioni
 economiche
 e
 di
 aziende
 simili
 alla
 ricerca
 di
 dimensioni
economicamente
convenienti.
Molte
alleanze
tra
imprese
si
realizzano
per
conquistare
nuovi
mercati;
l’impresa
che
dispone
 di
 validi
 prodotti
e
 che
 vuole
aumentare
 i
 volumi
 di
 vendita
si
allea
 con
le
 imprese
che
 hanno
 clienti
 e
canali
 commerciali
 ai
 quali
i
 prodotti
potrebbero
essere
destinati.
Molte
si
aggregano
in
reti
franchising
per
 realizzare
 grandi
dimensioni
e
sfruttare
le
economie
di
 scala
e
di
replicazione.
Le
 economie
di
raggio
d’azione
spingono
l’aggregazione
di
attività
disomogenee.
Le
economie
di
transazione,
 si
manifestano
quando
si
aggregano
combinazioni
economiche
o
aziende
interdipendenti
ed
i
costi
di
gestione
siano
minori
rispetto
a
 quelli
 che
 si
 sosterrebbero
 nel
 caso
 contrario.
 Per
 realizzare
 una
 combinazione
 economica,
 occorre
 combinare
 le
 competenze
 distintive
di
diverse
imprese,
ciò
 può
avviene
con
 forme
 di
aggregazione
molto
 differenti
che
originano
la
fusione
d’imprese
con
varie
 competenze
e
la
formazione
di
joint
ventures
dove
convergono
solo
le
competenze
che
devono
essere
combinate.
La
condivisione
dei
 rischi
tra
più
 imprese
può
diventare
 un
fattore
di
 aggregazione
quando
 si
 avviano
progetti
innovativi,
ed
un
 eventuale
esito
negativo
 può
avere
gravi
ripercussioni
sull’economia.
Le
rendite
monopolistiche,
ossia
 accordi, 
contratti
a
lungo
 termine,
acquisizioni
e
fusioni.
 Altre
forze
 aggreganti
 sono:
 le
reti
 di
 relazioni
sociali,
 l’orientamento
 al
dominio
e
 le
 relazioni
 di
 solidarietà
e
 di
 affinità
 politica.
Nei
 sistemi
 economici
 agiscono
 anche
 forze
 contrarie
 all’aggregazione
 come:
 l’ultracomplessità
 organizzativa,
 il
 fabbisogno
 di
 differenziazione
degli
orientamenti
manageriali,
il
rischio
di
 erosione
delle
conoscenze
 e
 delle
competenze
distintive
e
la
separazione
 dei
rischi.
Formando
aggregati
aziendali
s’internalizzano
le
transazioni
con
vari
 strumenti
di
coordinamento
e
comportano
un
elevato
 livello
di
complessità
organizzativa
dell’aggregato.
Il
fabbisogno
di
differenziazione
degli
ordinamenti
manageriali
consiste
nell’esigenza
 di
gestire
combinazioni
economiche
il
cui
successo
è
basato
su
leve
competitive
e
differenti.
Inoltre,
gli
aggregati
producono
relazioni
di
 congiunzione
 tra
 i
 rischi
 relativi
 alle
 differenti
 combinazioni.
 Altre
 forze
 disaggreganti
 sono:
 l’orientamento
 all’indipendenza
 e
 alla
 competizione
 e
le
 divergenze
di
 valori
 e
d’interessi.
Esistono
 anche
 dei
 fattori
 ambientali
 che
possono
 giocare
 a
favore
 o
a
 sfavore
 degli
aggregati
aziendali,
come:
i
sistemi
di
 comunicazione
e
di
trasporto,
il
 mercato
dei
 capitali, 
la
 normativa
economica
e
la
cultura
 economica
e
politica
prevalente. 
Il
formarsi
di
ampi
aggregati
aziendali
è
agevolato
da
estesi
ed
efficienti
sistemi
di
comunicazione
e
di
 trasporto, 
poiché
 spesso
 gli
 aggregati
 operano
su
aree
 geografiche
 molto
estese
in
 termini
 di
 mercato
di
 acquisto
 e
 di
 vendita
 e
di
 localizzazione
delle
 unità
 operative
di
trasformazione
tecnica
e
 di
 commercializzazione.
Il
livello
di
efficienza
 del
mercato
dei
capitali
 può
essere
 il
 fattore
dominante
 in
senso
positivo
o
negativo,
la
trasparenza
 del
mercato
 dei
capitali
agevolano
od
ostacolano
alcune
 forme
 di
 operazioni
 di
 aggregazione
 o
 disaggregazione.
 La
 normativa
 che
 regola
 i
sistemi
 economici
è
 la
 variabile
 determinante
in
 questo
contesto,
poiché
talvolta
certi
aggregati
 sono
costruiti
esclusivamente
per
fruire
dei
vantaggi
offerti
e
concessi
dalla
normativa
 civile
 e
 fiscale.
 Gli
 aggregati
 che
 si
 configurano
 possono
 essere:
gruppi
 economici, 
associazioni
 formali
 ed
informali
 di
 aziende
 ed
 aggregati
intraziendali.
I
 gruppi
economici
sono:
gruppi
 privati
e
 pubblici
di
 aziende
 di
produzione, 
joint
ventures
e
 gruppi
di
gestioni
 patrimoniali
 familiari. 
Si
ha
 un
gruppo
 economico
 quando
più
 combinazioni
 di
produzione
sono
istituite
 e
rette
 da
un
 unico
 soggetto
 economico
che
 ha
la
 potestà
 di
governo
economico.
Possono
 venirsi
a
 creare
 gruppi
con
 strutture
molto
 varie:
con
o
senza
 società
 capogruppo
detta
holding,
e
con
funzioni
differenti.
Una
forma
particolare
di
gruppo
economico
si
ha
quando
due
o
più
aziende
danno
 vita
ad
una
combinazione
economica
congiunta
mantenendo,
in
maniera
autonoma,
anche
le
altre
combinazioni
economiche,
ossia
la
 joint
ventures.
Anche
attorno
al
nucleo
di
una
famiglia
possono
generarsi
gruppi
economici,
e
ciò
accade
soprattutto
nelle
famiglie
con
 gestioni
 patrimoniali
 vaste
 ed
 articolate.
 Le
 associazioni
 formali
 di
 aziende
 sono
 composte
 da:
 consorzi,
 cartelli,
 associazioni
 franchising, 
licenze,
concessioni,
le
associazioni
in
accordi
quadro,
di
categoria
e
di
aziende
di
consumo.
Un
consorzio
è
un
aggregato
 costituito
da
più
aziende
che
si
aggregano
per
svolgere
in
comune
una
coordinazione
parziale.
Un
cartello
è
un
insieme
di
aziende
che


si
associano
per
l’elaborazione
e
l’attuazione
di
politiche
e
programmi
comuni
atti
a
ridurre
la
competizione.
Sono
composti
da
aziende
 concorrenti
 o
 potenziali
 con
 prodotti
 scarsamente
 differenziati.
Gli
 aggregati
 di
 franchising
 
 composti
 da
 un’azienda
 centrale
 detta
 franchisor
e
da
 aziende
ad
 essa
collegate
dette
 franchisee.
L’azienda
 centrale
trasferisce
 alle
associate
il
 diritto
d’uso
 di
un
marchio
 comune
 ed
un
 insieme
di
 conoscenze
 tecniche,
organizzative
 e
gestionali,
mentre
 le
aziende
 associate
 s’impegnano
 a
rispettare
le
 modalità
 di
 svolgimento
 delle
 combinazioni
 economiche
 stabilite
 dall’azienda
 centrale
 in
 modo
 che
 i
 beni
 prodotti
 e
 venduti
 da
 ciascun’associata
presentino
caratteri
uniformi
 e
 costanti
di
elevata
qualità.
Tra
 le
aziende
in
rapporti
di
fornitura
si
possono
costruire
 aggregati
formali
 mediante
la
 stipulazione
 di
accordi
 quadro,
dove
 si
 definiscono
 le
 modalità
di
 svolgimento
delle
 operazioni
 interne
 delle
 aziende
 in
 relazione
 di
 scambio.
 Le
 aziende
 di
 produzione
 si
 aggregano
 in
 associazioni
 di
 categoria
 configurata
 per
 settore,
 dimensioni,
per
natura
del
soggetto
economico
e
per
localizzazione,
che
 manifestano
 i
 propri
interessi
e
linee
comuni
in
vari
contesti.
 Le
associazioni
di
 famiglie
sono
volte
 a
tutelare
gli
interessi
in
merito
alla
qualità
dei
beni
di
 consumo
acquistati,
alle
loro
modalità
di
 distribuzione
 commerciale,
 alle
 forme
 e
 ai
 contenuti
 delle
 campagne
 promozionali
 e
 pubblicitarie.
 Fra
 le
 associazioni
 informali
 di
 aziende
distinguiamo:
le
 reti
 di
 subfornitura,
 le
costellazioni
 di
 aziende,
 i
 distretti
 e
 le
 intense
 informali.
 Le
 reti
 di
 subfornitura
 sono
 composte
da
un’azienda
principale
con
combinazioni
economiche
esternalizzalizzate
e
da
aziende
fornitrici
dove
gran
parte
della
loro
 attività
 economica
 trova
 sbocco
 nel
 rapporto
 di
 fornitura
 che
 si
 svolge
 secondo
 le
 modalità
 determinate
 dall’azienda
 principale.
Le
 costellazioni
di
 aziende
si
concretizzano
quando
l’aggregato
è
composto
 da
 un
numero
 ridotto
di
aziende
di
dimensioni
 omogenee
e
 con
combinazioni
economiche
complementari
che
risultano
relativamente
autonome
 ed
integrate
fra
 di
loro.
Il
distretto
 è
 costituito
da
 imprese
connesse
da
relazioni
di
mercato
e
settore
e
localizzate
in
una
stessa
area
geografica.
Le
intense
informali

si
attuano
in
varie
 relazioni
interaziendali.
Gli
 aggregati
intraziendali
sono
pluralità
 di
combinazioni
economiche
aggregate
in
una
stessa
entità
giuridica.
 Le
 forme
 ricorrenti
 sono:
 aziende
 multiunità,
con
 più
 stabilimenti,
filiali
 ed
 uffici;
 aziende
 integrate
 verticalmente
 e
 diversificate.
Gli
 aggregati
aziendali
sono
realtà
dinamiche
che
attraversano
fasi
di
preparazione,
formazione,
evoluzione, 
trasformazione
ed
eventuale
 cessazione,
ciò
può
accadere
per
ragioni
economiche,
tecniche
e
sociali.

 Capitolo
14
–
LE
SCELTE
DI
FORMAZIONE
E
DI
SVILUPPO
DEL
PATRIMONIO
 Il
patrimonio
di
un’azienda
è
l’insieme
delle
condizioni
di
produzione
e
di
consumo
in
un
dato
momento.
Possono
essere
positive
come
 cassa, 
crediti, 
immobili
e
 rimanenze;
negative
come
 debiti
 e
 obbligazioni;
materiali
 come
impianti
 e
macchinari;
immateriali
 come
le
 competenze
tecniche,
l’immagine
commerciale
e
le
relazioni
di
fiducia;
monetarie,
come
disponibilità
di
cassa,
debiti
e
crediti;
esogene,
 tratte
dall’ambiente
ed
endogene,
prodotte
internamente.
Il
patrimonio
è
una
componente
fondamentale
della
struttura
di
ogni
azienda,
 dove
 si
 riflette
 l’intera
 storia
 dell’impresa
 e
 delle
 circostanze
 ambientali
 nelle
 quali
 opera, 
ed
 è
 la
 base
 della
 sua
 vita
 futura.
 Nel
 patrimonio
 si
 accumulano
 i
 punti
 di
 forza
 e
 debolezza
 dell’azienda
 ed
 è
 il
 risultato
 dei
 processi
 di
 acquisizione,
 trasformazione
 e
 ricombinazione
di
 vari
 elementi.
Il
 capitale
 di
funzionamento
 è
un
 sistema
 di
valori
positivi
e
 negativi
 delle
condizioni
 patrimoniali
di
 un’azienda. 
Esso
è
una
rappresentazione
del
patrimonio
sottoforma
di
valori
economici
come:
valori
di
cassa,
crediti,
debiti,
impianti
e
 capitale
netto.
Le
condizioni
patrimoniali
sono
classificabili
in:
condizioni
materiali,
costituite
dagli
elementi
patrimoniali
che
hanno
una
 manifestazione
logica,
e
condizioni
immateriali,
come
marchi
e
brevetti,
conoscenze
e
know
how,
reti
di
relazioni
esterne,
reputazione
 ed
immagine
 e
coesione
interna,
elementi
patrimoniali
che
non
 hanno
forma
fisica,
ma
che
hanno
 una
 certa
rilevanza
 strategica.
Le
 condizioni
 monetarie
 sono
 elementi
 che
 si
 presentano
 sottoforma
 di
 cassa,
 debiti,
 crediti
 e
 capitale
 netto,
 che
 condizionano
 le
 opportunità
 e
 i
 vincoli
 d’azione
 delle
 imprese
 consentendo
 di
 effettuare
 certi
 investimenti
 ed
 affrontare
 dei
 rischi.
 Le
 condizioni
 d’ambiente
 non
 sono
 di
 pertinenza
 dell’ambiente,
 ma
 possono
 essere
 fonti
 di
 importanti
 economie
 di
 scala.
Sono:
 infrastrutture
 di
 comunicazione
e
trasporto,
servizi
della
Pa,
distretti
e
cultura
sociale.
Le
condizioni
patrimoniali
distintive
sono:
specifiche
dell’azienda,
 hanno
un
alto
impatto
sul
valore
attribuito
dal
cliente
ai
prodotti
dell'azienda,
sono
difficilmente
replicabili
e
imitabili
da
altre
imprese,
in
 quanto
 sono
 frutto
 di
 apprendimento
 collettivo
 e
 basate
 su
 conoscenze
 tacite
 e
 codificate
 in
 particolari
 linguaggi.
 Le
 condizioni
 patrimoniali
 distintive
 possono
 essere
 caratteristiche
 di
 un
 solo
 prodotto,
oppure
 comuni
 a
 tutti,
in
 questo
 caso
 tali
 competenze
 si
 dicono
 core
 competences.
 Queste
 sono
 alla
 base
 per
 l’attivazione
 e
 lo
 sviluppo
 di
 nuovi
 sistemi
 di
 prodotto
 e
 delle
 strategie
 di
 estensione
verticale
e
di
diversificazione.
Una
ricca
dotazione
di
competenze
distintive
e
di
competenze
core
è
un
ottimo
presupposto
 per
la
vita
duratura
dell’impresa.
Ciascuna
impresa
è
dotata
di
un
patrimonio
di
risorse
differenti
rispetto
ad
altre,
poiché
caratterizzate
 da
differenti
potenziali
di
redditività
e
sviluppo. 
Quest’ultimi
dipendono
dall’intensità
delle
competizioni
derivanti
da
stessi
settori
e
dalla
 configurazione
 delle
 condizioni
 patrimoniali
 disponibili
 per
 ogni
 impresa.
 La
 configurazione
 del
 patrimonio
 è
 frutto
 di
 molte
 scelte
 strategiche
quali:
integrazione
verticale
ed
 estensione
orizzontale,
dimensionamento
della
capacità
produttiva, 
fusioni,
acquisizioni
ed
 alleanze, 
localizzazione,
struttura
 del
 capitale
 proprio
 e
dei
terzi,
gestione
del
personale
e
progettazione
dell’assetto
organizzativo.
Le
 scelte
di
configurazione
del
patrimonio
dell’impresa
dovrebbero
ispirarsi
ad
indirizzi
strategici
come:
basare
le
scelte
d’ingresso
in
nuovi
 mercati
sulle
 proprie
 competenze
 distintive
 e
 centrali,
 scegliere
 le
 modalità
 di
 sfruttamento
 delle
 competenze
 distintive,
sfruttare
 le
 economie
di
replicazione,
attuare
operazioni
di
fusione
ed
acquisizione
per
unire
competenze
complementari,
internalizzare
i
processi
 che
producono
competenze
 distintive,
puntare
su
 modelli
 organizzativi
originali
 da
 cui
 possono
scaturire
 processi
 di
apprendimento
 differenti, 
impostare
strategie
 orientate
allo
sviluppo
delle
 competenze
distintive
ed
evitare
 i
 processi
di
 cambiamento
che
 mettano
in
 crisi
 i
processi
 di
 apprendimento.
Le
 competenze
 distintive
possono
 diventare
 fattore
 di
 rigidità,
poiché
molte
 condizioni
 hanno
cicli
 economici
e
tecnici
di
lunga
durata
e
le
imprese
potrebbero
cercare
di
 sfruttarle
 il
 più
 a
lungo
possibile
anche
quando
le
condizioni
di
 mercato
ne
consiglierebbero
 l’abbandono,
le
 immobilizzazioni
tecniche
possono
 avere
una
 destinazione
specifica
 ed
essere
utilizzati
 solo
per
lo
svolgimento
di
determinati
processi,
le
routine
nelle
quali
s’incorpora
il
know-how
aziendale
tendono
a
permanere
nel
tempo
 anche
se
 obsolete.
L’impresa
 deve
 dotarsi
 anche
 di
 competenze
 dinamiche
 che
 permettono
 di
 arricchire,
 rinnovare,
ricombinare
 e
 sostituire
 le
 competenze
 distintive
 esistenti.
 In
 particolare
 occorre
 sviluppare
 assetti
 organizzativi
 che
 massimizzino
 la
 capacità
 di
 integrare
 gli
 elementi
 dell’impresa
 in
 competenze
 solide
 e
 distintive,
 stimolare
 l’apprendimento
 attraverso
 la
 ripetizione
 e
 la
 sperimentazione
e
riconfigurare
le
strutture
e
le
competenze
aziendali
in
forma
innovativa.





 Capitolo
5
–
L’ECONOMICITA’
 L’equilibrio
 istituzionale
 si
 ha
 quando
 tutti
 i
 membri
 del
 soggetto
 d’istituto
 condividono
 i
 valori,
 gli
 obiettivi,
 le
 strutture,
le
 modalità
 dell’istituto
e
le
logiche
organizzative,
e
quando
ricevono
ricompense
e
benefici
equi
rispetto
ai
contributi
forniti. 
L’equilibrio
istituzionale


è
caratterizzato
dalla
durabilità
 e
 dall’autonomia.
Si
ha
equilibrio
istituzionale,
ossia
Economicità
quando
l’istituto
è
in
grado
di
attrarre
 risorse
sufficienti
per
 remunerare
 tutte
le
 condizioni
di
 produzione
e
 di
consumo
utilizzate
per
 svolgere
le
combinazioni
economiche.
 Essa
è
la
capacità
dell’istituto
di
operare
senza
accumulare
perdite.
L’economicità
è
una
condizione
necessaria
per
la
vita
duratura
di
 un
istituto,
poiché
è
un
principio
ed
un
obiettivo
essenziale
per
un
buon
governo
d’istituto.
L’azienda
deve
svolgersi
secondo
condizioni
 di
 vita
e
 di
 funzionamento
tali
da
 consentire
di
 durare
 nel
 tempo
 in
un
 ambiente
 mutevole.
La
 continuità
 e
 lo
sviluppo
 di
 un
istituto
 hanno
un
valore
per
i
suoi
membri
attuali
ma
anche
per
quelli
futuri
e
per
tutta
la
collettività.
L’autonomia
si
verifica
quando
non
vi
è
un
 ricorso
sistematico
ad
interventi
di
sostegno
o
di
copertura
delle
perdite
da
parte
di
altri
istituti.
Il
principio
di
economicità
si
concretizza
 attraverso:
 il
 perseguimento
 di
 fini
 economici
 istituzionali
 e
 nel
 rispetto
 delle
 condizioni
 di
 svolgimento
 dell’attività
 economica.
 Quest’ultimo
principio
si
suddivide
in:
equilibrio
reddituale,
monetario,
efficienze,
flessibilità
e
congruità
delle
remunerazioni.
L’equilibrio
 reddituale, 
ossia
l’equilibrio
 tra
 componenti
 positivi
 e
 negativi
 di
 reddito,
esprime
 l’attitudine
 della
gestione
 di
rimunerare
tutti
i
 fattori
 produttivi
compresi
il
capitale
di
prestito
e
quello
di
rischio.
Esso
deve
essere
valutato
in
funzione
del
tempo
e
all’
oggetto
di
riferimento,
 infatti
potrebbe
fare
 riferimento
 oltre
 che
 alla
 singola
 azienda
 anche
 ad
 un
gruppo
 aziendale.
Nel
primo
caso
 si
 tratterà
 di
Equilibrio
 Aziendale, 
nel
secondo
di
Equilibrio
di
Gruppo.
Si
ha
economicità
quando
è
presente
un
buon
livello
di
efficienza,
espressa
in
termini
di
 rendimento
 fisico-tecnico
 dei
 processi
 produttivi. 
Solo
 in
 particolari
 condizioni
 le
 inefficienze
 possono
 essere
 trasferite
 all’esterno,
 senza
danneggiare
 l’equilibrio
reddituale
 dell’azienda,
penalizzando
altre
aziende.
Per
efficienza
s’intende
la
 relazione
 che
intercorre
 tra
 i
 risultati
 conseguiti
 e
i
 mezzi
 impiegati.
Essa
 si
 persegue
 applicando
 metodi
di
 lavoro
 che
 consentano
di
 svolgere
le
 operazioni
 senza
 sprechi
 di
 risorse
 e
 tempi,
ma
 ricercando
 l’innovazione
 dei
 processi.
 L’economicità
 d’azienda
 ricerca
 la
 flessibilità, 
ossia
 la
 predisposizione
di
 strutture
 e
combinazioni
 produttive
 efficienti
 in
grado
 di
 adeguarsi
 all’ambiente.
Inoltre
 è
 data
 dalla
 congruità
dei
 prezzi-costi
sostenuti
e
 del
 capitale-risparmio
e
 del
 lavoro,
viene
perseguita
anche
da
 aziende
familiari
 o
di
produzione.
Il
 giudizio
di
 adeguatezza
 o
 di
 congruità
 comporta
 l’esame
 delle
 condizioni
 di
 ambiente
 che
 caratterizzano
 i
 diversi
 mercati
 in
 cui
 le
 imprese
 operano.
Per
affermare
che
 un’azienda
 è
economica
 occorre
che
rimuneri
 in
modo
 soddisfacente
 il
capitale
proprio.
L’economicità
è
 strettamente
correlata
al
conseguimento
dell’equilibrio
monetario,
ossia
alla
capacità
di
far
fronte
agli
impegni
di
pagamento.
Le
diverse
 manifestazioni
temporali
dei
costi
e
ricavi
e
dei
flussi
di
redditi
monetari
si
traduce
in
fabbisogno
finanziario.
E’
compito
della
gestione
 finanziaria
 ricercare
 la
 copertura
 di
 tale
 fabbisogno,
 provvedendo
 alla
 raccolta
 dei
 mezzi
 finanziari
 sufficienti
 per
 consentire
 lo
 svolgimento
dell’azienda.
Il
fluire
del
tempo
è
l’elemento
cruciale
che
determina
e
giustifica
la
necessità
di
considerare
attentamente
il
 rispetto
dell’equilibrio
monetario.
Tale
vincolo
può
spingere
l’azienda
a
ricorrere
eccessivamente
all’indebitamento
pregiudicando
il
suo
 equilibrio
 reddituale
 e
 sua
 stessa
sopravvivenza.
Il
principio
di
 economicità
 non
s’identifica
 con
 il
 criterio
 della
 massimizzazione
del
 profitto, 
esso
 si
 traduce
 nel
 rispetto
 delle
 condizioni
 favorevoli
 al
 durevole
 mantenimento
 e
 allo
 sviluppo
 dell’azienda,
intesa
 come
 mezzo
per
conseguire
i
fini
dell’istituto.
Nell’azienda
familiare
l’economicità
viene
conseguita
se
la
produzione
dei
redditi
da
lavoro
e
da
 gestione
patrimoniale
consente
di
coprire
i
consumi
in
misura
adeguata
alla
posizione
sociale
e
al
tenore
di
vita
della
famiglia.
Questa
 produzione
 di
 redditi
 può
 generare
 risparmio
 in
 grado
 di
 alimentare
 il
 patrimonio.
 L’equilibrio
 monetario
 può
 giocare
 un
 ruolo
 importante, 
che
si
risolve
con
la
creazione
di
un
fondo
di
mezzi
liquidi
sufficienti
a
fronteggiare
le
uscite
monetarie
concentrate
in
dati
 periodi
dell’anno.
Si
ha
economicità
dello
Stato
e
degli
istituti
della
P.A.
se
si
realizzano
i
fini
e
se:
la
produzione
e
il
consumo
di
beni
 pubblici
 siano
 soddisfacenti
 per
 il
 funzionamento
 e
 lo
 sviluppo
 sociale
 ed
 economico
 di
 una
 collettività,
 la
 corresponsione
 di
 remunerazioni
 adeguate
 ai
 collaboratori
 e
 ai
 finanziatori,
 l’elevata
 efficienza
 delle
 combinazioni
 economiche
 realizzata
 mediante
 l’adozione
di
buone
tecniche
di
gestione,
di
organizzazione
e
rilevazione,
l’imposizione
di
tributi
ripartiti
secondo
equità,
l’attuazione
di
 una
gestione
patrimoniale
che
produca
redditi
convenienti
e
la
realizzazione
di
un
risultato
di
risparmio
o
di
un
disavanzo
contenuto.
In
 molti
istituti
no
profit
solo
una
parte
dei
costi
è
coperta
da
ricavi
provenienti
da
cessione
di
beni
a
terzi;
l’equilibrio
reddituale
si
realizza
 su
donazioni
volontarie
provenienti
da
soggetti
privati
o
pubblici.
Il
difficile
equilibrio
reddituale
rende
fragile
anche
l’equilibrio
monetario
 e
 ciò
 può
 mettere
 a
 rischio
 la
 vita
 dell’istituto
 e
 la
 sua
 autonomia.
 Gli
istituti
 no
 profit,
visto
 il
 divieto
 di
 distribuire
 il
 profitto
 ai
 suoi
 membri,
sostituiscono
alla
massimizzazione
del
profitto, 
quella
della
qualità
del
bene
prodotto.
Tutti
gli
istituti
no
profit
economicamente
 non
 autosufficienti,
 sono
tra
loro
 in
competizione
 per
l’acquisizione
delle
 donazioni,
che
rappresentano
 il
prezzo
 che
i
 donatori
 sono
 disposti
a
pagare
per
i
beni
che
saranno
goduti
da
altri.
 Capitolo
6
–
MODELLI
DI
RAPPRESENTAZIONE
DELL’ECONOMICITA’
 Per
una
consapevole
partecipazione
alla
vita
dell’impresa,
tutti
i
soggetti
coinvolti
hanno
il
diritto-dovere
di
conoscere
le
condizioni
del
 suo
svolgimento, 
ed
i
risultati
e
le
prospettive
in
termini
di
economicità.
Questa
 esigenza
 è
condivisa
da
tutti
i
soggetti
che
forniscono
 contributi
e
che
 si
attendono
 ricompense
come:
i
prestatori
di
lavoro, 
i
 conferenti
di
capitale
 di
rischio,
fornitori,
clienti
e
 Stato. 
Inoltre
 esigenze
 di
 conoscenza
fanno
capo
a
 chi
 esercita
 il
 governo
 economico
 dell’impresa
e
 a
tutte
quelle
 persone
che
devono
prendere
 decisioni
 costantemente
per
 assicurare
 lo
 svolgimento
dell’azienda
secondo
 economicità.
Sono:
gli
 amministratori,
direttori
 generali,
 commerciali,
di
 produzione
 ed
 amministrativi.
Per
 le
esigenze
 di
 conoscenze, 
le
 imprese
 costituiscono
 dei
 sistemi
 informativi,
ossia
 strutture
e
procedure
che
raccolgono,
elaborano,
conservano
e
distribuiscono
i
dati
e
le
informazioni
aziendali.
Essi
forniscono
dati

ed
 informazioni
 utili
 per
 valutare
 l’economicità
 dell’impresa,
 attraverso
 i
 modelli:
 di
 equilibrio
 reddituale,
 monetario,
 istituzionale, 
della
 competitività,
delle
competenze
e
delle
risorse,
del
 valore
del
patrimonio,
ma
soprattutto
il
modello
 del
bilancio
d’esercizio,
che
coglie
 gli
elementi
essenziali
dell’economia
di
un’impresa. 
La
sua
utilità
è
massima
se
lo
si
integra
con
altri
modelli
che
evidenziano
gli
aspetti
 cruciali
della
vita
d’impresa.
Ogni
modello
di
rappresentazione
dell’economicità
è
utile
per
varie
analisi
e
gli
amministratori
li
usano
per
 l’adeguato
svolgimento
 del
 ruolo
 di
 governo
 economico.
Il
 modello
 di
 bilancio
 fornisce
 indicazioni
 se
 l’attività
 economica
 svolta
 sta
 producendo
 gli
 utili
 attesi
 e
 di
 quali
 beni
 l’impresa
 dispone
 e
 quali
 diritti
 vanta.
 Il
 corretto
 governo
 delle
 imprese
 richiede
 continui
 supporti
d’informazione
e
la
misurazione
periodica
delle
performance
ad
interventi
temporali
non
troppo
lunghi.
Tutte
le
imprese
stilano
 un
bilancio,
per
ragione
di
 ordine
pratico
e
 giuridico,
almeno
una
volta
 l’anno. 
In
questo
 modo
 la
 vita
continuativa
 dell’impresa
 viene
 spezzata
 in
 sezioni
 annuali
 e
 ciò
 richiede
 particolari
 accorgimenti
 per
 l’efficace
 rappresentazione
 del
 reddito
 e
 del
 capitale.
 La
 costruzione
del
bilancio
d’esercizio
si
fonda
su: 
l’esercizio
generale,
gli
esercizi
particolari
e
annuali,
il
principio
di
competenza,
i
costi,
i
 ricavi
ed
i
componenti
positivi
e
negativi
di
reddito,
il
reddito
d’esercizio, 
il
capitale
di
funzionamento
e
l’unitarietà
del
sistema
dei
valori
 di
 bilancio.
La
 continuità
 dei
processi
economici
d’impresa
 fa
 sorgere
 valori
 comuni
a
 2
o
 più
esercizi
annuali
 e
che
devono
essere
 spezzati
quando
si
redige
il
bilancio
d’esercizio,
come
le
condizioni
produttive
pluriennali
e
le
rimanenze
d’esercizio.
Le
rimanenze
finali


sono
le
produzioni
in
corso
con
le
quali
si
apre
l’esercizio
del
periodo
amministrativo
successivo
che, 
rispetto
all’esercizio
precedente,
 entrano
come
input
e
 denominate
rimanenze
 iniziali.
Nella
 costruzione
del
 reddito
d’esercizio
il
 problema
 del
frazionamento
di
 valori
 comuni
 a
 più
 esercizi,
 si
 risolve
 applicando
 il
 principio
 di
 competenza.
In
 sua
 mancanza
 devono
 essere
 rappresentati
 solo
 i
 valori
 prodotti
nell’esercizio
e
i
valori
utilizzati
per
produrre.
La
tavola
del
reddito
è
costituita
da
componenti
positivi
e
negativi
di
reddito.
Ma
 solo
alcuni
componenti
 positivi
 sono
 ricavi
e
 solo
 alcuni
componenti
negativi
 sono
 costi.
Il
 costo
 è
 il
prezzo
 pattuito
 per
 ottenere
la
 disponibilità
di
un
fattore
produttivo,
che
è
quindi
un
componente
negativo
di
reddito.
L’acquisto
di
un
bene
pluriennale
è
un
costo,
ma
 si
attua
il
processo
di
ammortamento
e
nel
reddito
d’esercizio
entrerà
la
quota
di
ammortamento
di
competenza
dell’esercizio.
Il
reddito
 d’esercizio
è
l’insieme
dei
 valori
dei
 componenti
positivi
e
negativi
 di
reddito
 suscitati
dagli
 accadimenti
che
 si
sono
svolti
in
un
certo
 periodo
di
tempo
e
coerenti
secondo
il
principio
di
competenza.
Il
risultato
reddituale
è
quel
valore
che
si
configura
come
utile
o
perdita
 ed
è
la
remunerazione
di
una
condizione
di
produzione.
Il
capitale
di
funzionamento
è
l’insieme
dei
valori
delle
attività,
passività
e
del
 capitale
netto
determinato
alla
fine
di
ogni
periodo
d’esercizio,
il
bilancio
d’esercizio
è
un
sistema
 unitario
di
valori.
Nella
struttura
del
 reddito
 d’esercizio
 occorre
 disporre
 in
 buon
 ordine
 i
 componenti
 negativi
 di
 reddito,
 ossia
 il
 valore
 delle
 condizioni
 di
 produzione
 secondo
 il
 principio
 di
competenza,
ed
i
 componenti
 positivi
 di
reddito,
ossia
 i
valori
ottenuti
dall’attività
economica.
I
 tipici
input
ed
i
 componenti
 negativi
 di
 reddito
 sono:
 Materie
 prime,
 Servizi,
 Immobili,
 Impianti,
 Macchinari,
 Attrezzature
 dell’impresa
 a
 cui
 corrispondono
le
Quote
di
ammortamento,
le
immobilizzazioni
di
terzi
che
originano
Canoni
di
Locazione
o
Fitti
Passivi,
il
lavoro
fornito
 dai
prestatori
di
 lavoro
come
 Stipendi,
Contributi
 e
Quote
 Tfr,
i
beni
pubblici
statali
sottoforma
 di
Tributi
vari
e
Imposte
 sul
 Reddito, 
i
 mezzi
monetari
apportati
a
titolo
di
capitale
di
prestito
da
 terzi
che
originano
Interessi
Passivi,
la
copertura
dei
rischi
garantite
a
fronte
 di
 Premi
 Assicurativi,
le
 Rimanenze
 Iniziali
 e
il
 capitale
 di
 rischio
 che
 è
remunerato
 con
l’Utile
 o
la
 Perdita
 d’esercizio. 
Tipici
output
 sono: 
i
prodotti
finiti
e
venduti
che
danno
origine
ai
Ricavi
di
 Vendita,
la
 produzione
in
corso
ossia
le
Rimanenze
Finali
d’esercizio,
gli
 Interessi
Attivi
della
gestione
patrimoniale,
i
dividendi,
le
plusvalenze
e
i
fitti
 attivi.
Per
la
costruzione
del
capitale
di
funzionamento,
le
 tipiche
 attività
 sono:
 disponibilità
 monetarie
 sottoforma
 di
 cassa
 o
 c/c,
 crediti
 di
 regolamento
 verso
 clienti,
 rimanenze
 finali,
 immobilizzazioni
 materiali
 ed
 immateriali,
crediti
 di
 prestito,
quote
 di
 capitale
 di
 rischio
 di
 altre
 imprese
 e
 partecipazioni.
Le
 tipiche
 passività
 sono:
i
Debiti
 di
Regolamento
verso
fornitori,
di
 Finanziamento,
Obblighi
nei
 confronti
dei
 prestatori
 di
lavoro
e
dello
 Stato,
 inoltre
i
 componenti
 al
 netto
 sono: 
il
Capitale
 Sociale
 e
 gli
utili
maturati
ma
 non
 distribuiti, 
ossia
le
 Riserve.
 Riguardo
 ai
processi
di
 redazione
 del
 bilancio
 d’esercizio,
 devono
 svolgersi
 secondo
 logiche
 e
 tecniche
 che
 permettano
 di
 redigere
 il
 bilancio
 in
 modo
 efficiente
e
corretto.
E’
un
processo
che
comporta
la
registrazione
dei
valori
che
si
svolgono
lungo
l’intero
periodo
amministrativo.
Tutte
 le
imprese
tengono
nota
degli
accadimenti
economici
rilevanti,
e
per
redigere
efficientemente
il
bilancio
d’esercizio
occorre
selezionarli
 e
registrare
periodicamente
a
fine
anno
i
relativi
valori.
Il
sistema
degli
accadimenti
è
l’insieme
di
azioni
e
fenomeni
che
si
manifestano
 nell’azienda
e
nel
suo
ambiente.
Il
sistema
 delle
 operazioni,
ossia
le
combinazioni
economiche, 
è
 formato
dalle
attività
 di
produzione
 economica
 svolta
 dalle
 persone
 che
 compongono
 l’organismo
 personale
 dell’azienda.
 Il
 sistema
 delle
 quantità
 economiche
 è
 l’espressione
del
sistema
delle
operazioni.
L’utilizzazione
delle
quantità
economiche
ed
i
calcoli
che
comportano
danno
origine
a
stime
 e
 congetture
 di
 quantità
 economiche.
 Le
 stime
 sono
 determinazioni
 approssimate
 ad
 un
 fenomeno
 che
 non
 si
 conosce
 in
 modo
 definitivo. 
Per
la
stima
ci
si
avvale
di
ipotesi
che
attengono
al
grado
di
probabilità
della
differenza
tra
il
dato
stimato
ed
il
dato
effettivo.
 Le
congetture
sono
valori
immaginati,
frutto
di
calcoli
fondati
su
ipotesi-finzione,
utili
a
scopi
d’investigazione
economica.
Se
le
ipotesifinzione
 sono
 molteplici
 si
avranno
 più
 dati
congetturali
 ciascuno
 con
 un
 suo
 significato
 e
 una
 specifica
 utilità. 
Sono
 esempi
 di
 dati
 congetturali
 le
 quote
 di
 ammortamento.
Le
 quantità
 economiche
 e
 le
 qualità
 stimate
 e
 congetturate
 sono
 il
 fondamento
 di
 tutte
 le
 misurazioni, 
calcoli
 e
 previsioni
 che
 si
 compiono
 in
 azienda.
 Nell’ambito
 del
 sistema
 delle
 quantità
 economiche
 d’azienda
 e
 delle
 quantità
stimate
e
congetturate
si
individuano
vari
sottosistemi,
il
più
importante
è
il
sistema
dei
valori
di
azienda,
che
offre
le
basi
per
 impostare
modelli
di
valutazione
e
di
rappresentazione
dell’economicità.
Esso
accoglie
la
moneta
come
espressione
del
valore
e
che
 trova
 la
sua
origine
 nelle
operazioni
di
 scambio
 che
 l’impresa
intrattiene
 con
 i
 terzi.
L’impresa
 operando
in
 un’economia
di
 scambio
 monetario,
attraverso
la
moneta
assolve
la
funzione
di
facilitare
e
semplificare
i
rapporti
di
scambio.
Il
divenire
economico
dell’impresa
 si
manifesta
sia
con
 valori
 riferiti
 ad
un
istante
(quantità-fondo),
sia
con
valori
riferiti
ad
 un
 lasso
di
tempo
 (quantità-flusso).
Il
 reddito
 d’esercizio
 si
 compone
 di
 quantità-flusso,
 mentre
 il
 capitale
 di
 funzionamento
 di
 quantità-fondo. 
 Questi
 due
 aspetti
 sono
 tra
 loro
 strettamente
 collegate,
 poiché
 le
 operazioni
 svolte
 risentono
 delle
 condizioni
 preesistenti
 e
 condizionano
 quelle
 successive.
 Tutti
 i
 valori
che
esprimono
strumenti
di
regolamento
degli
scambi
si
denominano
valori
numerari, 
si
tratta
di
mezzi
monetari
liquidi
disponibili,
 di
 crediti
 e
 debiti
 di
 regolamento,
 sono
 non
 numerari
 tutti
 gli
 altri
 valori.
 Le
 operazioni
 di
 gestione
 esterna
 aziendale
 producono:
 variazioni
numerarie
e
non
numerarie
positive,
negative
e
variazioni
non
numerarie,
ossia
variazioni
di
condizioni
di
produzione. 
I
valori
 si
rilevano
nel
momento
in
cui
si
manifesta
la
variazione
numeraria,
che
viene
ad
identificarsi
nel
momento
in
cui
si
emette
o
si
riceve
la
 fattura, 
in
modo
da
ottenere
valori
caratterizzati
da
un
certo
grado
di
certezza
e
per
poter
effettuare
riscontri
in
tempi
brevi.
I
valori,
poi,
 si
rilevano
attraverso
il
metodo
della
partita
doppia,
in
 base
al
quale
ogni
valore
sorto
per
effetto
delle
operazioni
d’azienda
si
rileva
2
 volte,
con
 segno
 opposto,
in
 appositi
conti.
 Sotto
 la
 voce
 Attivo,
si
 collocano
tutti
 i
 valori
numerari
 e
non
 numerari
 attivi
e
 che
non
 hanno
immediato
significato
di
componenti
di
reddito,
mentre
sotto
la
voce
Passivo
si
collocano
i
valori
numerari
e
non,
che
assumono
 significato
 di
 componenti
 di
 reddito.
 Sotto
 la
 voce
 Costi
 si
 pongono
 i
 valori
 che
 hanno
 significato
 di
 incremento
 di
 condizioni
 di
 produzione
e
di
componenti
negativi
di
reddito,
nei
Ricavi
s’inseriscono
le
condizioni
di
produzione
ed
i
componenti
positivi
di
reddito.
Il
 capitale
di
funzionamento
è
uno
schema
costituito
 per
ordinare
l’insieme
delle
condizioni
di
produzione
 di
proprietà
dell’impresa
in
un
 certo
momento,
ossia
le
attività,
l’insieme
delle
obbligazioni
e
degli
impianti
nei
confronti
dei
vari
soggetti
che
hanno
fornito
i
contributi,
 ossia
le
passività.
Gli
obblighi
nei
confronti
dei
conferimenti
di
capitale
di
rischio
si
denomina
Capitale
Netto.
Infine,
i
valori
totali
delle
 attività
è
sempre
pari
al
totale
delle
passività
e
del
capitale
netto.
 Capitolo
7
–
ANALISI
DELL’ECONOMICITA’
E
CAPITALE
ECONOMICO
 Le
sintesi
di
bilancio
permettono
di
esprimere
giudizi
sulla
capacità
dell’azienda
di
rispettare
il
principio
di
economicità
e
quali
sono
le
 condizioni
 che
 potranno
 favorire
 l’economicità
 futura.
 Inoltre,
 formano
 il
 cosiddetto
 bilancio
 d’esercizio,
 che
 oltre
 ad
 essere
 uno
 strumento
 conoscitivo
 a
 disposizione
 degli
 organi
 direttivi
 e
 di
 governo
 economico,
 viene
 contemplato
 dalla
 legge
 ordinaria
 quale
 supporto
informativo
periodico
obbligatorio
per
tutelare
gli
interessi
di
quanti
entrano
in
contatto
con
l’azienda.
Per
rendere
più
efficace
 la
lettura
e
l’analisi
delle
sintesi
di
bilancio
si
utilizzano:
la
riclassificazione
e
la
costruzione
di
indici.
La
riclassificazione
delle
sintesi
del


bilancio
consiste
 nel
 riesporre
 le
voci
 ed
 i
 valori
in
 esse
 contenute,
ma
in
 un
 ordine
 diverso,
con
l’obiettivo
 di
ottenere
 informazioni
 ulteriori
 rispetto
 a
 quelle
 offerte
 dagli
 schemi
 originari.
 Il
 Conto
 Economico
 è
 la
 sintesi
 dalla
 quale
 si
 ottiene
 la
 misura
 del
 reddito
 prodotto
 nel
 periodo
e
 si
 ricavano
le
 informazioni
 per
 l’accertamento
 della
capacità
di
 reddito
 tendenziale,
per
valutare
 se
il
 risultato
 reddituale
consente
 un
 giudizio
 positivo
 sull’economicità
 dell’azienda.
La
 riclassificazione
 del
 conto
 economico
 secondo
 il
 criterio
 a
 ricavi
e
 costo
del
 venduto,
mette
in
 luce
il
 contributo
delle
 singole
 gestioni
 alla
formazione
del
reddito
netto,
derivante
dalla
gestione
 caratteristica,
patrimoniale,
finanziaria,
tributaria
 e
 da
 eventi
 straordinari.
Dalla
 struttura
del
 conto
economico
si
evidenziano,
oltre
al
 reddito
 netto:
 il
 risultato
 operativo
 della
 gestione
 caratteristica,
 il
 risultato
 operativo
 che
 somma
 il
 risultato
 operativo
 della
 gestione
 caratteristica
ai
 proventi
 derivanti
dalla
gestione
 patrimoniale,
il
 reddito
lordo
di
 competenza,
che
tiene
conto
del
risultato
operativo
e
 degli
oneri
finanziari
ed
il
reddito
prima
delle
imposte
che
considera
oltre
al
risultato
lordo,
le
sopravvivenze
e
le
insussistenze
attive
e
 passive. 
Lo
Stato
Patrimoniale
è
la
fonte
primaria
d’informazioni
per
l’analisi
finanziaria,
per
accertare
la
solvibilità
dell’impresa,
ma
non
 sempre
i
 valori
 contenuti
in
 esso
sono
 classificati
per
favorire
 quest’analisi.
Per
ciò
si
 utilizza
 il
criterio
di
 riclassificazione
 finanziario,
 con
il
 quale
 si
 cerca
 di
 capire
 come
 gli
 investimenti,
dell’attivo,
sono
 stati
 finanziati
 dalle
 voci
 del
passivo
 e
 del
 netto.
 Gli
elementi
 dell’attivo
esprimono
investimenti
 dai
quali
si
 attendono
flussi
di
 entrate, 
mentre
gli
 elementi
del
passivo
 e
del
netto
rappresentano
le
 forme
 o
 le
fonti
 di
finanziamento
 utilizzate
 per
coprire
gli
 investimenti.
Per
 classificare
gli
 elementi
dell’attivo
si
adotta
 il
 criterio
della
 liquidità, 
cioè
della
loro
attitudine
di
trasformarsi
in
mezzi
monetari
senza
danneggiare
la
gestione
operativa,
mentre
per
gli
elementi
del
 passivo
e
del
netto
si
 adotta
il
criterio
della
scadenza,
cioè
il
termine
entro
il
quale
occorre
far
fronte
agli
impegni.
L’attivo
corrente
si
 classifica
in:
liquidità
immediate,
rappresentate
 da
 fondi
 liquidi
disponibili
 e
 da
 titoli;
liquidità
 differite,
ossia
 crediti
 di
regolamento;
e
 disponibilità,
costituito
dalle
rimanenze.
L’attivo
fisso
si
suddivide
in:
immobilizzazioni
finanziarie,
che
comprendono
crediti
esigibili
oltre
 l’anno,
 partecipazioni
 e
 crediti
 di
 finanziamento;
 immobilizzazioni
 materiali
 ed
 immateriali
 nette,
 espresse
 al
 netto
 delle
 quote
 di
 ammortamento. 
Il
passivo
e
netto
comprende:
il
passivo
corrente,
rappresentato
dai
debiti
di
 regolamento; 
il
passivo
consolidato,
che
 comprende
debiti
con
scadenza
entro
l’anno
e
fondo
Tfr;
il
capitale
netto,
composto
da
capitale
sociale,
riserve
ed
utili
dell’esercizio.
La
 differenza
tra
attivo
e
passivo
corrente
evidenzia
 il
capitale
circolante
netto
che
è
un
indicatore
di
equilibrio
monetario
in
quanto
mette
 in
relazione
investimenti
e
fonti
 che
 esercitano
un
 influsso
 sulla
dinamica
 monetaria
dell’anno
 successivo.
Da
uno
 stato
patrimoniale
 riclassificato
 è
 possibile
 trarre
 giudizi
 su:
 la
 composizione
 e
 la
 struttura
 degli
 impieghi,
 delle
 fonti
 di
 finanziamento
 e
 l’equilibrio
 strutturale
 tra
 natura
 e
 variabilità
 delle
 fonti
 e
 degli
 investimenti.
 Il
 bilancio
 non
 esplicita
 i
 movimenti
 monetari
 manifestatisi
 nell’esercizio, 
 ma
 vi
 è
 un
 apposito
 documento
 detto
 Rendiconto
 delle
 variazioni
 dei
 mezzi
 monetari
 che
 evidenzia
 le
 dinamiche
 monetarie
 e
 di
esprimere
 giudizi
sull’equilibrio
 monetario
dell’impresa.
 La
costruzione
 di
 questo
 documento
 si
 effettua
 partendo
dal
 reddito
 netto
 e
 procedendo
 a
 ritroso,
 cioè
 sommando
 al
 reddito
 netto
 d’esercizio:
 i
 valori
 che
 non
 hanno
 determinato
 movimenti
 monetari,
le
variazioni
di
capitale
circolante
netto,
gli
investimenti,
le
variazioni
di
capitale
proprio
e
di
passività
consolidate.
Gli
indici
di
 bilancio
permettono
 di
formulare
giudizi
sull’economicità
 della
gestione
dell’azienda,
poiché
sono
quozienti
che
hanno
 
la
 capacità
di
 sintetizzare
e
quantificare
fenomeni
complessi.
Gli
indici
analizzano
la
redditività,
ossia
il
rapporto
tra
una
configurazione
di
reddito
ed
 un’altra
grandezza
a
questa
correlata;
la
solidità,
espressione
della
solvibilità,
cioè
della
capacità
di
far
fronte
agli
 impegni;
la
liquidità,
 come
 indicatore
 della
 solvibilità
 a
 breve,
cioè
 della
 capacità
 di
 far
 fronte
 ai
 pagamenti.
Gli
 indici
 di
 redditività
 misurano
 la
 capacità
 dell’azienda
di
produrre
reddito,
e
quindi
di
remunerare
adeguatamente
tutte
le
condizioni
di
produzione.
L’indice
che
esprime
i
risultati
 del’impresa
è
la
redditività
del
capitale
proprio
detto
Roe,
per
la
quale
il
reddito
netto
viene
rapportato
al
capitale
netto.
Esso
misura
il
 rendimento
 del
 capitale
 netto,
 cioè
 l’incremento
 potenziale
 del
 capitale
 netto
 prima
 della
 distribuzione
 del
 reddito
 sottoforma
 di
 dividendi. 
Questo
indice
va
confrontato
con
il
costo
figurativo
del
capitale
proprio,
ossia
il
sacrificio
sopportato
dai
portatori
di
capitalerisparmio
 per
 aver
 investito
 mezzi
 finanziari
 nell’azienda. 
Se
 il
 Roe
 risulta
 maggiore
 di
 questo,
si
 può
 affermare
 che
 vi
 è
 equilibrio
 reddituale. 
Fattori
 determinati
 del
 Roe
 sono:
 il
 Roa
 che
 esprime
 la
 redditività
della
 gestione
 operativa,
 il
Rapporto
 d’Indebitamento
 serve
ad
apprezzare
la
solidità
patrimoniale
dell’impresa,
cioè
la
capacità
di
far
fronte
agli
impegni
verso
terzi;
tale
quoziente
sarebbe
 nullo
se
uguale
ad
1,
ed
ha
un
effetto
moltiplicativo
se
maggiore
di
1
ed
il
Tasso
d’incidenza
esprime
il
peso
dei
componenti
di
reddito
 estranei
 alla
 gestione
 operativa,
cioè
 gli
oneri
 finanziari,
le
 imposte,
 le
 sopravvenienze
 e
 le
insussistenze
 attive
e
 passive;
 di
solito
 quest’indicatore
ha
un
valore
inferiore
ad
1
perché
i
componenti
di
reddito
negativi
estranei
alla
gestione
operativa
risultano
superiori
a
 quelli
positivi.
La
redditività
del
capitale
proprio
dipende
da:
la
redditività
operativa,
l’indebitamento
finanziario
e
l’incidenza
del
reddito
 netto
 sul
 reddito
 operativo.
 La
 redditività
 operativa
 può
 essere
 suddivisa
 in
 redditività
 delle
 vendite
 Ros
 e
 in
 Tasso
 di
 rotazione
 dell’attivo
 circolante.
 Il
 Ros
 misura
 il
 grado
 di
 convenienza
 economica
 delle
 vendite
 effettuate
 nell’esercizio.
 Il
 Tasso
 di
 rotazione
 dell’attivo
circolante
esprime
la
relazione
tra
una
dimensione
operativa
dell’azienda
ed
una
strutturale,
ed
indica
il
numero
di
volte
che
 l’attivo
netto
 gira
 in
un
anno
per
effetto
dei
ricavi
di
vendita,
per
questo
è
un
indicatore
di
 efficienza
 della
 gestione.
I
principali
indici
di
 solidità
sono
il
Rapporto
d’Indebitamento
che
esprime
la
relazione
che
intercorre
tra
l’attivo
netto
ed
il
capitale
netto,
e
quindi
indica
il
 peso
del
capitale
di
terzi.
Il
grado
di
copertura
 delle
 immobilizzazioni
che
esprime
il
rapporto
tra
il
capitale
 netto
 e
le
immobilizzazioni
 tecniche
 nette.
 L’indebitamento
 è
 pericoloso
 quanto
 maggiori
 sono
 gli
 oneri
 finanziari
 che
 esso
 genera,
 così
 un
 basso
 grado
 di
 copertura
 delle
 immobilizzazioni
 determina
 una
 situazione
 grave
 quanto
 più
 le
 immobilizzazioni
 tecniche
 risultano
 inutilizzate
 e
 difficilmente
 realizzabili.
 Gli
 indicatori
 utilizzati
 per
 la
 liquidità
 sono
 il
 Quoziente
 di
 disponibilità,
 che
 si
 ottiene
 rapportando
 l’attivo
 corrente
al
passivo
corrente;
il
Quoziente
di
liquidità
espresso
come
rapporto
tra
le
liquidità,
immediate
e
differite
ed
il
passivo
corrente.
 Nel
passaggio
dal
Roa
 al
Roe
ha
 un
 ruolo
fondamentale
 l’effetto
 leva
finanziaria
che
si
produce
dalla
 differenza
tra
il
Roa
 ed
il
costo
 medio
del
capitale
di
terzi.
Se
il
Roa
rende
più
di
quanto
costa
 il
capitale
di
terzi,
l’impresa
aumenta
la
propria
 redditività
del
capitale
 proprio.
L’effetto
leva
finanziario
è
tanto
più
potente
quanto
maggiore
è
la
differenza
tra
Roa
e
capitale
di
terzi
e
quanto
maggiore
è
la
 quota
 di
 Roa
 finanziata
 da
 mezzi
 di
 terzi
 anziché
 dal
 capitale
 netto.
 Esistono
 tre
 principali
 nozioni
 di
 capitale:
 il
 Capitale
 di
 Funzionamento
 che
 è
l’insieme
 dei
valori
delle
 attività,
delle
passività
 e
del
 capitale
netto
 determinato
 al
termine
 di
ciascun
periodo
 costruito
in
ipotesi
di
continuità
di
funzionamento
dell’impresa;
il
Capitale
di
Liquidazione,
ossia
il
valore
delle
attività,
delle
passività
e
 del
capitale
netto
determinato
in
ipotesi
di
liquidazione;
ed
il
Capitale
Economico,
ossia
il
valore
complessivo
dell’azienda
in
ipotesi
di
 cessione. 
 Determinare
 il
 capitale
 economico
 significa
 esprimere
 un
 apprezzamento
 sull’attitudine
 del
 patrimonio
 di
 un
 impresa
 a
 produrre
redditi
futuri.
La
sua
determinazione
si
realizza
mediante
l’attuazione
dei
flussi
di
redditi
attesi
futuri,
ad
un
adeguato
tasso
per
 un
 periodo
di
 tempo
illimitato,
ed
è
 necessario
 formulare
alcune
ipotesi
 sui
 flussi
 di
 reddito
 futuri
e
 sul
 tasso
 di
attualizzazione,
che
 tenga
conto
del
tempo
e
del
rischio
connesso
allo
svolgimento
della
gestione
futura.

Capitolo
9
–
LA
STRUTTURA
DELL’AZIENDA,
L’AMBIENTE
ECONOMICO,
IL
SISTEMA
COMPETITIVO
 La
vita
 delle
aziende
è
 originata
 ed
 alimentata
 da
decisioni
 che
 si
compongono
 di
processi.
Nell’azienda
è
 importante
individuare
le
 decisioni
 da
prendere,
da
 chi,
 in
 quali
 tempi
e
 sequenze
e
 secondo
 quali
logiche
e
 procedure.
L’esigenza
 di
 decidere
 è
dettata
dal
 continuo
 dinamismo
 interno
 ed
 esterno
 dell’impresa. 
Le
 decisioni
 che
 riguardano
 il
 campo
 economico
 sono
 soggette
 al
 vincolo
 di
 scarsità
delle
risorse,
s’impongono
attente
e
rigorose
analisi
di
convenienza
economica
che
possono
essere
svolte
ricorrendo
a
modelli
 di
 analisi
 economica
 per
 decisioni,
sono
adottate
 in
condizioni
 d’incertezza
 e
 comportano
 un
 certo
 grado
 di
 rischio
che
 è
massimo
 quando
 le
 scelte
 sono
 molto
 innovative,
 sono
 razionali,
 ma
 soggette
 a
 limiti
di
 razionalità
 e
 a
rischi
 di
 ritualizzazione,
e
 producono
 conseguenze
ampie
e
stabili
sulle
condizioni
future.
Le
decisioni
dell’impresa,
vengono
prese
in
modo
che
la
consentano
flessibilità
ed
 il
 futuro
 sviluppo.
 Il
 sistema
 di
 governo
 strategico
 delle
 imprese
 si
 articola
 in
 scelte
 che
 riguardano:
 la
 configurazione
 del
 sistema
 prodotto,
con
 il
 quale
presentarsi
 nei
 mercati
 per
 sollecitare
 la
 domanda
 e
 per
 fronteggiare
 i
 concorrenti;
 il
 dimensionamento
 della
 capacità
 produttiva,
 l’estensione
 interfunzionale
 ed
 estensione
 verticale,
 attraverso
 cui
 decidere
 quali
 attività
 svolgere
 all’interno
 dell’azienda
e
quali
far
svolgere
ad
altri; 
l’estensione
orizzontale,
per
scegliere
se
attivare
una
o
più
combinazioni
parziali;
la
gestione
 patrimoniale,
finanziaria
e
tributaria;
che
 riguardano
la
formazione
e
lo
sviluppo
 del
patrimonio
materiale
ed
 immateriale
dell’azienda,
 relative
 all’assetto
 organizzativo
e
 all’organismo
 personale,
 si
 tratta
 di
 suddividere
i
 compiti,
coordinarli
 e
 sviluppare
 le
competenza
 delle
 persone
 e
 retribuire
 le
 loro
 prestazioni;
 l’assetto
 istituzionale,
 riguarda
 i
 rapporti
 da
 stringere
 con
 i
 portatori
 d’interessi,
come
 distribuire
i
diritti
di
proprietà,
come
configurare
gli
organi
di
governo
e
di
controllo.
La
struttura
di
ogni
azienda
si
compone:
dell’assetto
 istituzionale,
 della
 configurazione
 delle
 combinazioni
 economiche,
 del
 patrimonio,
 dell’organismo
 personale
 e
 dell’assetto
 organizzativo.
L’assetto
istituzionale
è
la
configurazione
dei
portatori
d’interessi
e
dei
contributi
che
forniscono
all’azienda
e
dei
benefici
 che
 ne
 ottengono.
 Progettare
 l’assetto
 istituzionale
 significa
 scegliere
 i
 soggetti
 che
 compongono
 l’istituto
 e
 che
 interagiscono
 con
 esso.
Le
scelte
dell’assetto
istituzionale
consiste
nel
decidere:
l’assetto
proprietario
di
base,
la
forma
giuridica,
l’insieme
degli
organi
di
 governo
e
di
controllo,
le
modalità
di
interazione
tra
l’impresa
ed
i
suoi
interlocutori
e
la
partecipazione
ad
aggregati
interaziendali
e
al
 relativo
governo.
La
configurazione
delle
combinazioni
economiche
è
l’assetto
delle
attività
svolte
dell’azienda
attraverso
i
suoi
membri.
 Significa
 decidere
 con
 quanti
 e
 quali
 sistemi
 di
 prodotto
 proporsi
 a
quali
 categorie
di
 clienti
ed
 in
quali
 mercati.
Queste
 decisioni
ne
 comportano
 altre
 relative
 alla
 configurazione
 dei
 sistemi
 di
 prodotto
 e
 quale
 strategia
 competitiva
 adottare,
 quali
 attività
 svolgere
 all’interno
dell’azienda
e
quali
 esternalizzare,
come
dimensionare
le
capacità
produttive,
e
quale
peso
e
ruolo
assegnare
alle
gestioni
 della
gestione
 caratteristica.
Il
Patrimonio
 è
formato
 dalle
varie
condizioni
produttive
materiali
 ed
 immateriali
 utilizzate
dall’istituto
per
 svolgere
la
propria
attività
economica.
I
principali
fattori
che
lo
determinano
sono:
le
 competenze
 distintive,
il
patrimonio
commerciale,
 l’assetto
tecnico
e
la
localizzazione
territoriale.
L’organismo
personale
è
l’insieme
delle
persone
che
prestano
il
loro
lavoro
nell’istituto.
 Si
determina
 attraverso:
quali
organismi
professionali
privilegiare,
come
 dimensionare
l’organismo
 personale
 in
 relazione
 al
carico
di
 lavoro, 
 come
 aggiornare
 i
 profili
 professionali
 e
 quali
 condizioni
 attivare
 per
 perseguire
 il
 rispetto
 e
 la
 cooperazione.
 L’assetto
 organizzativo
definisce
la
struttura
interna
e
le
modalità
di
svolgimento
dei
processi
aziendali
e
consegue
dalla
struttura
organizzativa,
 la
distribuzione
del
potere
e
dei
sistemi
operativi.
Progettare
la
struttura
organizzativa
significa
ripartire
le
attività
aziendali
in
compiti
da
 assegnare
alle
persone
e
mettere
in
atto
le
condizioni
necessarie
affinché
le
attività
si
svolgano
in
modo
integrato.
Ogni
configurazione
 ha
una
propria
coerenza,
ognuna
produce
effetti
sulle
altre
componenti
ed
ogni
intervento
di
riprogettazione
di
una
macrovariabile
può
 richiedere
adattamenti
nelle
altre
per
assicurare
nuova
coerenza.
Esse
sono
influenzate
anche
dall’ambiente
nel
quale
l’azienda
opera.
 Ogni
 istituto
è
 una
realtà
 unitaria,
dinamica
 e
complessa,
ed
 è
 sempre
possibile
 che
 si
 verifichino
 situazioni
tra
loro
 contraddittorie.
 L’unitarietà
del
 governo
economico
si
realizza
con
la
formulazione
e
la
 realizzazione
di
 strategie
aziendali.
L’esigenza
di
un
indirizzo
 strategico
unitario
si
sottolinea
con
il
concetto
di
orientamento
strategico
di
fondo.
La
strategia,
oltre
ad
essere
un
insieme
di
mosse
per
 raggiungere
 determinati
 fini,
 include
 anche
 il
 campo
 d’azione
 dell’impresa.
 La
 strategia
 d’impresa
 si
 compone
 dell’orientamento
 strategico
 di
 fondo
 e
 degli
 indirizzi
 strategici.
 L’OSF
 è
 l’insieme
 di
 idee
 guida,
 valori
 ed
 atteggiamenti
 che
 definiscono
 l’identità
 dell’impresa,
 ossia
 definiscono
 che
 cosa
 l’impresa
 fa
 o
 vuole
 fare,
 come
 e
 perché
 fare
 impresa.
 Gli
 indirizzi
 strategici
 sono
 rappresentati
da
 scelte
 strategiche
che
definiscono
in
 quali
aree
 competitive
 l’azienda
 intende
 operare
ed
 in
che
modo
affrontare
la
 concorrenza, 
 quali
 decisioni
 prendere
 a
 livello
 finanziario,
 tecnologico
 e
 di
 marketing.
 I
 caratteri
 di
 unitarietà
 delle
 combinazioni
 economiche
sono:
la
complementarietà,
che
 si
manifesta
tra
i
fattori
 produttivi
ed
insiemi
di
operazioni;
la
 fungibilità, 
che
si
manifesta
 tra
differenti
fattori
produttivi
e
classi
di
operazioni;
la
comunanza,
riguarda
uno
stesso
fattore
di
produzione
o
insiemi
di
operazioni
che
 concorrono
 ad
 ottenere
 più
 risultati,
 esse
 sono
 un’evidente
 fattore
 di
 unitarietà
 delle
 combinazioni
 economiche;
 la
 congiunzione,
 attraverso
cui
da
 uno
 stesso
processo
produttivo
 escono
più
risultati,
detti
risultati
congiunti;
l’uniformità
 dei
fattori
 di
produzione,
dei
 processi
 produttivi
 e
 dei
 prodotti,
 si
 manifesta
 nella
 standardizzazione,
 nell’uniformazione
 attraverso
 cui
 in
 molti
 campi
 dell’attività
 umana
si
 manifesta
 l’esigenza
 di
 adottare
 standard
 comuni
 a
 tutte
 le
 aziende,
e
 nella
 modularità,
che
 prevede
 la
 progettazione
 di
 componenti
che
possono
concorrere
alla
produzione
di
differenti
prodotti
complessi. 
L’interdipendenza
analizza
in
termini
organizzativi
 tutti
i
caratteri
dell’unitarietà
delle
combinazioni
economiche.
Tanto
più
forti
sono
questi
caratteri
e
più
elevata
sarà
l’interdipendenza
tra
 le
 unità
 che
 compongono
 l’azienda.
 L’ambiente
 di
 un
 istituto
 è
 l’insieme
 di
 condizioni
 e
 di
 fenomeni
 esterni
 che
 ne
 influenzano
 la
 struttura
 e
 la
dinamica.
L’ambiente
 economico
 d’azienda
 si
 compone
 di:
mercati,
insiemi
 omogenei
 di
negoziazioni
 di
beni
privati,
di
 rischi
e
di
credito
di
 prestiti;
strutture
di
domande
e
 offerte
di
lavoro,
capitale
proprio
 e
 di
beni
pubblici;
settori,
insiemi
di
aziende
con
 combinazioni
economiche
 simili
ed
 operanti
 in
 stessi
mercati
e
strutture
 di
domande
ed
offerte;
e
politiche
 economiche,
monetarie
e
 finanziarie.
L’ambiente
non
economico
è
rilevante
per
la
struttura
e
la
dinamica
delle
aziende,
ed
è
composto
da
fenomeni
e
condizioni
 come:
sistemi
di
 valori
 caratterizzanti
la
collettività
sociale,
la
 normativa
 giuridica
nazionale
ed
 internazionale,
stato
 e
 dinamica
delle
 scienze, 
tecnologie
 e
tecniche,
infrastrutture
e
 configurazione
 fisica
e
 climatica
del
 territorio.
La
 natura
 varia
delle
 aziende
 e
del
loro
 ambiente,
 portano
 a
 definire
 i
 confini
 dell’azienda
 rispetto
 all’ambiente
 e
 all’universo.
 Tale
 confine
 non
 è
 definibile, 
 e
 per
 la
 sua
 identificazione
si
ricorre
a:
la
struttura
giuridica
formale,
ossia
gli
elementi
dell’azienda
sono
stabiliti
dalla
normativa
vigente
laddove
si
 definisce
il
campo
d’azione
 degli
organi
di
governo
economico;
e
l’influenza,
mediante
cui
 i
confini
si
 estendono
fin
dove
gli
organi
di
 governo
 economico
 esercitano
 un’influenza
 nei
 processi
 decisionali.
 I
 confini
 dell’azienda
 sono
 modificabili
 e
 la
 loro
 estensione
 è
 oggetto
 delle
 scelte
 di
 governo
 economico. 
La
 definizione
 di
 ambiente
 può
 essere
 articolata
 non
 solo
 per
 l’azienda,
 ma
 anche
 per
 gruppi
economici
o
aggregati.
Un
mercato
è
un
complesso
dinamico
di
negoziazioni
che
riguardano
scambi,
capitale
propri
e
lavoro
ed



hanno
 per
 oggetto
 dei
 beni
che
si
manifestano
 con
 continuità,
con
caratteri
omogenei
e
 con
 elevata
 interazione
 reciproca.
Si
 ha
un
 mercato
quando
 molte
negoziazioni
 con
 oggetto
simile
 sono
 attuate
 continuamente
 e
 con
elevata
 frequenza
da
 un
certo
 insieme
di
 aziende. 
Non
tutte
le
negoziazioni
sono
qualificabili
come
mercati,
poiché
possono
risultare
casi
unici,
ossia
negoziazioni
fuori
mercato
 alle
quali
non
si
possono
applicare
condizioni
omogenee
 e
 concorrenti
di
mercato.
Uno
stesso
bene
può
 essere
 negoziato
in
mercati
 distinti, 
anche
 in
 funzione
 di
 distinti
 aziende
 clienti
 o
 per
 differenti
 bisogni
 soddisfatti
 dallo
 stesso
 bene.
 I
 mercati
 sono
 complessi
 dinamici
 ed
 i
 loro
 caratteri
 e
 confini
 variano
 nel
 tempo,
i
 caratteri
 fondamentali
 dei
 mercati
 sono
 la
 domanda
 e
 l’offerta
 che
 sono
 funzioni
 di
articolati
insiemi
 di
 variabili.
Attraverso
 l’analisi
 della
domanda
e
 dell’offerta
si
spiega
l’origine,
la
 dinamica
 ed
il
 grado
di
 differenziazione
delle
condizioni
tipiche
delle
negoziazioni
che
compongono
il
mercato.
Un
settore
è
un
insieme
 omogeneo
di
aziende
 legate
da
 relazioni
 di
interdipendenza.
Le
 ricerche
che
hanno
 ad
 oggetto
 lo
 studio
 dei
 settori
 sono
 quelle
finalizzate
 ad
interventi
di
 politica
economica
 in
determinati
settori.
L’analisi
del
settore
riguarda
la
sua
struttura,
il
grado
di
 concentrazione,
si
valuta
se
produce
 distorsioni
 della
 collettività,
 se
 si
 presentano
 strutture
 e
 comportamenti
 di
 monopolio
 che
 frenano
 l’efficienza
 e
 l’innovazione
 e
 consentono
l’applicazione
di
prezzi-ricavo
a
livelli
più
alti
di
quelli
giudicati
equi
dalla
collettività.
In
alcuni
casi,
l’analisi
può
portare
ad
 un
eccessivo
frazionamento
del
settore
o
si
possono
provocare
eccessive
forme
di
concorrenza.
L’analisi
di
economia
industriale
porta
 a
formulare
interventi
di
politica
economica
 che
tendano
a
ridurre
concentrazioni
monopolistiche
e
proteggere
o
rafforzare
un
settore.
 L’analisi
 delle
 interdipendenze
 settoriali
 riguarda
 i
 flussi
 di
 produzione,
 di
 consumo
 e
 dei
 mezzi
 monetari,
 è
 una
 tipica
 analisi
 dell’economia
politica
e
della
politica
economica.
Attraverso
lo
studio
del
contesto
competitivo
delle
aziende
di
produzione
si
concentra
 l’attenzione
sul
 comportamento
 competitivo
 delle
 aziende
 che
 compongono
il
settore,
concorrenti
in
 uno
stesso
 mercato.
Nell’ambito
 degli
studi
del
contesto
competitivo,
particolare
importanza
ha
il
modello
struttura-comportamento-risultati,
tipico
delle
analisi
economia
 industriale.
I
settori
di
aziende
concorrenti
sono
insiemi
 di
aziende
 di
 produzione
che
producono
beni
equivalenti
e
che
indirizzano
la
 loro
 offerta
 ad
 insiemi
di
 aziende
clienti
 e
 potenziali.
La
 struttura
del
 settore
 si
analizza
 secondo
 il
 suo
 grado
di
 concentrazione,
la
 struttura
 dei
costi
delle
 aziende
 ed
 il
livello
 delle
 barriere
 al’entrata,
ossia
il
 livello
 degli
 ostacoli
 che
 dovrebbero
 essere
 superati
da
 un’azienda
esterna
al
settore
per
potervi
 entrare.
Il
 grado
 di
concentrazione
si
spiega
 dalla
struttura
dei
costi
che
è
rilevante
quando
 sono
maggiori
le
economie
di
scala.
Tipici
esempi
di
struttura-comportamento-risultati
sono:
la
struttura
di
concorrenza
perfetta,
dove
si
 presentano
 bassi
 livelli
 di
 economie
 di
 scala,
 di
 concentrazione
 e
 di
 differenziazione
 dei
 prodotti,
 le
 imprese
 si
 concentrano
 sull’efficienza
 tecnica
 ed
 i
 prezzi-ricavo
 sono
 dettati
 dal
 mercato; 
nella
 struttura
 di
 oligopolio
 non
 differenziato, 
sono
 possibili
 forti
 economie
 di
 scala,
 le
 aziende
 concorrenti
 sono
 poche
 ed
 offrono
 prodotti
 molto
 simili
 e
 tendono
 a
 concordare
 politiche
 di
 prezzi
 uniformi
 e
 quanto
 più
 possibile
 alti
 ma
 limitati
 che
 scoraggino
 l’ingresso
 di
 concorrenti
 nel
 settore;
 nella
 struttura
 di
 oligopolio
 differenziato,
si
presentano
alti
livelli
di
economia
di
scala,
di
concentrazione
e
di
differenziazione
dei
prodotti,
vi
sono
elevate
barriere
 all’entrata
 che
 mantengono
 basse
 la
 competitività
 nel
 settore
 che
 è
 alimentata
 dalla
 pubblicità,
dalla
 ricerca
 e
 dallo
 sviluppo
 come
 strumenti
per
rinnovare
la
differenziazione
dei
beni.
La
redditività
è
maggiore
quanto
alte
sono
le
barriere
all’entrata,
la
concentrazione
 del
settore
e
la
differenziazione
dei
prodotti. 
I
settori
sono
configurati
da
relazioni
di
concorrenza,
ma
anche
di
cooperazione.
Ciascuna
 azienda
partecipa
a
tanti
settori
quanti
sono
i
mercati
in
cui
opera,
quindi
a
ciascun
mercato
corrispondono
uno
o
più
settori
di
aziende
 in
posizione
di
offerta
o
domanda.
Le
persone
che
operano
nelle
aziende
mostrano
una
varietà
di
modalità
d’interpretazione
dinamiche
 tra
 l’aziende
 e
 l’ambiente.
 Le
 diverse
 visioni
 delle
 relazioni
 dinamiche
 sono
 modelli
 cognitivi
 che
 spiegano
 i
 comportamenti
 delle
 aziende
e
 rappresentazioni
 schematiche
 di
 valori,
 atteggiamenti
 e
 comportamenti
 che
caratterizzano
 i
 contesti
 economici,
 politici
 e
 sociali
 differenti
 nel
 tempo
 e
 nello
 spazio.
 Le
 principali
 visioni
 sono:
 dell’efficienza
 economica
 relativa,
 della
 pressione
 economica
 reciproca,
dell’interazione
 multicentrica.
Per
 l’azienda,
 l’ambiente
è
 una
 variabile
 rispetto
 cui
 adattare
la
 propria
 configurazione
 ed
il
 proprio
comportamento,
ed
essa
opera
nei
confronti
dell’ambiente
ricercando
innovazioni
atte
a
realizzare
le
proprie
finalità.
Una
parte
 fondamentale
 dell’ambiente
 economico
 delle
 imprese
 è
 rappresentata
 dal
 sistema
 competitivo,
 uno
 spazio
 economico
 popolato
 di
 clienti,
fornitori
e
concorrenti,
dove
 l’impresa
 presenta
i
suoi
sistemi
di
 prodotto. 
Il
sistema
competitivo
è
 rappresentabile
 in
termini
di
 aziende
e
 relazioni
 interaziendali.
La
 scelta
 del
 sistema
 competitivo
nel
 quale
 operare
è
 una
 scelta
 di
governo
economico
 e
la
 sua
 analisi
si
realizza
attraverso
il
modello
della
concorrenza
allargata,
dove
il
termine
settore
indica
le
imprese
in
concorrenza
ma
anche
i
 clienti,
i
fornitori,
i
potenziali
entranti
nel
settore
ed
i
produttori
di
beni
sostitutivi.
La
concorrenza
indica
le
forze
esercitate
sulle
imprese
 dalle
relazioni
di
competizione,
come:
la
rivalità
tra
i
concorrenti,
il
potere
contrattuale
dei
fornitori,
dei
clienti,
le
minacce
d’ingresso
e
di
 sostituzione. 
La
 rivalità
 tra
 i
 concorrenti
 è
 tanto
 più
 accesa
 quanto
 il
 settore
 è
frammentato,
il
 tasso
di
 crescita
 della
 domanda
 dei
 prodotti
è
basso,
i
prodotti
sono
 indifferenziati, 
i
costi
fissi
e
le
 barriere
 all’uscita
sono
elevati,
cioè
è
molto
difficile
cambiare
settore
a
 causa
 della
 specificità
 degli
 investimenti
 effettuati,
 per
 i
 costi
 di
 dismissione
 delle
 strutture
 e
 per
 i
 costi
 degli
 accordi
 sindacali.
 Un’accesa
 rivalità
 implica
 forti
 pressioni
 sui
 risultati
 reddituali
 e
 sui
 prezzi.
I
 fornitori
 hanno
 un
 forte
 potere
 se
 il
 loro
 settore
 è
 più
 concentrato
 di
 quello
della
 concorrenza,
se
rappresenta
 dei
 potenziali
entranti
 e
se
i
 beni
 offerti
 sono
 specifici.
Il
 potere
 dei
 clienti
è
 maggiore
 se
 si
 tratta
 di
 clienti
 importanti,
 se
 il
 loro
 settore
 è
 particolarmente
 concentrato, 
se
 sono
 bassi
 costi
 di
 passaggio
 da
 un
 fornitore
 ad
un
 altro
 e
 se
 si
 dispongono
 di
 informazioni
 approfondite
sui
beni
 e
 sui
 potenziali
entranti;
e
 la
 sensibilità
 al
prezzo
 che
 dipende
dalla
 sostituibilità
 dei
beni
 acquistati,
dal
 rapporto
 costo-qualità
e
 dall’intensità
della
 competizione.
Le
minacce
d’ingresso
di
 nuovi
 concorrenti
 e
 di
 sostituzione
 rappresentano
 un
 freno
 alla
 redditività
 del
 settore.
 Esse
 dipendono
 dalla
 solidità
 delle
 barriere
 all’entrata
e
dai
suoi
determinanti
quali:
il
fabbisogno
di
capitale,
le
economie
di
scala,
i
vantaggi
di
costo
assoluti,
le
differenziazioni
dei
 prodotti,
l’accesso
ai
canali
 distributivi,
le
politiche
pubbliche
di
regolamento
e
controllo
e
 i
rischi
di
ritorsione
da
parte
dei
concorrenti
 nel
 settore.
 La
 configurazione
 delle
 forze
 determina
 la
 redditività
 media
 di
 un
 settore. 
 Ogni
 settore
 può
 essere
 segmentato
 per
 raggruppamenti
 strategici,
 ossia
 da
 insiemi
 d’imprese
 concorrenti
 caratterizzate
 da
 strategie
 simili.
 I
 principali
 cambiamenti
 che
 possono
 avvenire
 in
 un
 sistema
 competitivo
 sono:
 le
 dinamiche
 congetturali,
 ossia
 mutamenti
 reversibili
 nel
 tempo;
 le
 dinamiche
 strutturali
 interne
 ad
 un
 sistema
 competitivo,
 ossia
 i
 fattori
 che
 determinano
 cambiamenti
 permanenti,
 come:
 il
 ciclo
 di
 vita,
 che
 rappresenta
 l’evoluzione
 delle
 vendite
 di
 un
 prodotto
 o
 di
 un
 settore
 nel
 tempo.
 Fasi
 tipiche
 di
 questo
 modello
 sono:
 introduzione,
 sviluppo,
maturità
e
declino.
Inoltre,
il
grado
di
concentrazione
e
di
frammentazione,
che
si
presenta
quando
più
imprese
concorrenti
su
 uno
stesso
 mercato
si
uniscono.
L’internalizzazione
ed
 esternalizzazione,
l’internazionalizzazione,
che
aumenta
con
l’espansione
del
 raggio
d’azione
delle
imprese,

ed
il
ciclo
di
sostituzione
di
un
 bene,
che
 può
 ridurre
lo
spazio
operativo
dei
concorrenti
di
un
sistema
 competitivo
 fino
 a
 causare
 il
 declino
 del
 sistema
 con
 necessità
 di
 riconversione.
 Le
 dinamiche
 di
 ricomposizione
 di
 più
 sistemi
 competitivi, 
attraverso
 cui
 si
 assiste
alla
nascita
di
 nuovi
 sistemi
 competitivi.
Il
successo
strategico
delle
 imprese
non
 è
garantito
dal


solo
fatto
 di
 operare
di
un
sistema
 competitivo
debole,
ma
 dipende
anche
 dalle
competenze
distintive
possedute
dall’impresa
e
dalla
 capacità
di
utilizzarle
e
rinnovarle
per
sollecitare
la
domanda
dei
clienti
e
per
distinguersi
dai
concorrenti. Capitolo
10
–
LE
SCELTE
DI
CONFIGURAZIONE
DEL
SISTEMA
PRODOTTO
E
DELLA
FORMULA
COMPETITIVA
 Ciascuna
impresa
 si
 propone
ai
 propri
clienti,
 e
 sfidando
 i
concorrenti,
con
 uno
o
 più
sistemi
 di
 prodotto. 
Un
 sistema
prodotto
 è
un
 insieme
 unitario
 di
 beni
e
 di
 condizioni
 di
scambio.
In
 ogni
 relazione
 di
 scambio
 con
i
 clienti
 l’impresa
 offre
 degli
 elementi
 come
le
 caratteristiche
 fisiche
 dei
 prodotti,
 l’ampiezza
 dei
 prodotti
 fungibili
 e
 complementari,
 l’assistenza
 tecnica,
 il
 marchio,
 il
 prezzo,
 le
 condizioni
di
pagamento
e
consegna;
questi
elementi
compongono
il
sistema
di
prodotto.
Esso
è
un
complesso
con
il
quale
l’impresa
 ricerca
il
consenso
dei
clienti
e
sfida
la
concorrenza. 
La
progettazione
del
sistema
di
prodotto
è
un
passaggio
cruciale
per
l’economicità
 dell’impresa,
da
cui
dipendono
i
componenti
positivi
e
negativi
di
reddito.
A
seconda
della
configurazione
del
sistema
prodotto,
i
clienti
 percepiscono
l’utilità
del
bene
attribuendogli
un
valore
e
attraverso
la
 
comparazione
delle
condizioni
proposte
da
altre
imprese,
sono
 disposti
ad
acquistarlo
in
certi
prezzi
e
volumi.
Per
massimizzare
i
volumi
di
vendita,
l’impresa
deve
cercare
di
arricchire
il
prodotto,
e
 ciò
comporta
costi
e
prezzi
più
elevati
che
possono
ridurre
la
domanda;
perciò
occorre
trovare
un
buon
equilibrio
tra
diverse
variabili.
Il
 modello
della
formula
 competitiva
 pone
in
 relazione
 il
 sistema
prodotto,
la
 struttura
e
le
 risorse
aziendali.
Il
 sistema
competitivo
 è
lo
 spazio
abitato
dai
clienti
e
concorrenti
con
i
quali
l’impresa
si
rapporta
costantemente.
La
struttura
e
le
risorse
aziendali
sono
l’insieme
 delle
 condizioni
 fisiche,
 patrimoniali,
 relazionali
 ed
 organizzative
 di
 cui
 l’impresa
 dispone
 per
 rispondere
 alle
 esigenze
 dei
 clienti
 e
 fronteggiare
la
concorrenza.
Queste
sono
condizioni
che
permettono
di
elaborare
ed
offrire
un
sistema
prodotto
originale
e
competitivo.
 Inoltre,
l’impresa
deve
sviluppare
strutture
e
risorse
che
contengano
competenze
distintive
in
modo
tale
da
essere
difficilmente
imitabili
 e
 che
sia
possibile
 offrire
un
 buon
sistema
 prodotto. 
Il
 sistema
 competitivo
 comprende
i
 clienti
attuali
 e
potenziali
 e
le
loro
 attese,
e
 rappresenta
 il
punto
di
 partenza
 per
la
 progettazione
 del
 sistema
prodotto.
Le
 attese
 più
 critiche
 dei
clienti
 si
 dicono
 fattori
critici
di
 successo, 
che
variano
a
seconda
dei
clienti
ed
evolvono
nel
tempo.
Alcuni
esempi
sono:
la
funzionalità
tecnica
continua
e
duratura
dei
 prodotti,
l’economicità
 d’acquisto
e
d’uso,
la
flessibilità
d’uso,
l’integrabilità,
compatibilità
e
la
personalizzazione,
il
soddisfacimento
dei
 bisogni
di
 prestigio,
di
 status,
di
 ostentazione
 e
 d’identificazione,
l’appagamento
 dei
bisogni
 estetici,
 di
solidarietà
 e
 di
salvaguardia
 dell’ambiente,
 l’affidabilità
 del
 fornitore
 e
 l’accessibilità,
 comparabilità
 e
 sperimentabilità
 del
 prodotto
 in
 fase
 d’acquisto.
 Il
 sistema
 prodotto
 si
 compone
 delle
 caratteristiche
 materiali
 e
 la
 gamma
 dei
 beni
 offerti,
i
 servizi
 collegati,
 le
 caratteristiche
 immateriali
 e
 le
 condizioni
di
scambio.
Le
caratteristiche
materiali
si
suddividono
in
attributi
fisici,
ossia
quegli
elementi
immediatamente
percepibili,
gli
 attributi
tecnico-funzionali,
sono
 le
proprietà
 tecnologiche
 e
 di
lavorazione
che
consentono
 di
svolgere
determinate
funzioni
d’uso, 
ed
 estetici
che
qualificano
gli
attributi
estetici.
Spesso
le
aziende
apportano
una
gamma
di
beni
in
cui
il
cliente
sceglie
a
seconda
delle
sue
 esigenze
specifiche.
I
 servizi
collegati
ai
beni
offerti
si
distinguono
in
servizi
pre-vendita,
come
le
informazioni
di
supporto
alla
scelta
e
 la
consulenza,
e
 servizi
post-vendita
come
la
 consegna, 
l’istallazione,
l’assistenza,
la
manutenzione,
le
riparazioni
 e
l’aggiornamento.
 Le
caratteristiche
 immateriali
 comprendono
 l’immagine
e
 la
 reputazione
di
 un
 sistema
prodotto,
mentre
il
 prezzo
e
le
 altre
condizioni
 contrattuali
definiscono
diverse
condizioni
per
i
clienti.
Il
vantaggio
competitivo
 è
 l’insieme
 degli
elementi
che
distinguono
il
sistema
di
 prodotto
 di
 una
determinata
 azienda
 da
 quello
 dei
concorrenti.
Il
 vantaggio
 di
 differenziazione
 consiste
 nell’offerta
 di
 un
 sistema
di
 prodotto
 diverso
 da
 quello
 della
 concorrenza.
 Si
 ha
 un
 vantaggio
 di
 differenziazione,
 anche
 quando
 il
 sistema
 prodotto
 possiede
 caratteristiche
che
i
concorrenti
non
hanno,
o
quando
è
completamente
unico
e
non
esistono
competitori.
Il
vantaggio
di
costo,
che
si
 ha
 quando
il
 sistema
di
 prodotto
è
 ottenuto
 con
 costi
 unitari
 bassi
e
 che
 consentono
 di
 offrirlo
ai
 clienti
con
un
 prezzo
più
 basso
di
 quello
dei
concorrenti.
Il
vantaggio
si
realizza
quando
si
traduce
in
un
premio
di
prezzo,
e
può
manifestarsi
in:
eccellenza
intrinseca
dei
 materiali
 e
 delle
 lavorazioni,
 efficienza
 nei
 consumi
 degli
 input,
 alta
 meccanizzazione
 ed
 automazione,
 robustezza,
 capacità
 di
 autodiagnosi,
 disponibilità
 di
 ricambi, 
 modularità,
 versatilità,
 adattabilità,
 ampia
 gamma
 di
 beni
 fungibili
 e
 complementari
 offerti,
 ricchezza
di
documentazione
ed
informazioni,
reperibilità
e
facilità
di
prova,
servizi
pre
e
post
vendita,
marche,
marchi, 
insegne,
griffe,
 contratti
chiavi
 in
mano,
alto
livello
stilistico
 ed
artistico,
contenuto
 etico,
ecologico,
salutistico
ed
esclusività
attuata
mediante
volumi
 limitati
e
vendita
attraverso
canali
specializzati
 e
 selezionati.
Combinando
il
tipo
di
vantaggio
competitivo
e
l’ampiezza
 del
mercato
di
 sbocco
si
 ottengono: 
leadership
di
costo,
dove
il
 leader
 domina
 un
 mercato
ampio
con
costi
 più
bassi
della
concorrenza;
strategie
di
 differenziazione,
 che
 possono
 essere
 perseguite
 anche
 da
 più
 aziende
 operanti
 in
 uno
 stesso
 mercato,
 ciascuno
 con
 un
 sistema
 prodotto;
le
strategie
di
focalizzazione
orientate
ai
bassi
costi
e
alla
differenziazione,
attraverso
cui
le
aziende
dominano
i
mercati
ridotti
 dove
spesso
non
si
riescono
a
soddisfare
pienamente
i
bisogni.
Per
 poter
offrire
un
sistema
di
prodotto
con
un
vantaggio
competitivo
 coerente
 con
 i
 fattori
 critici
 di
 successo
 nel
 mercato
 di
 sbocco,
 occorre
 disporre
 di
 strutture
 e
 risorse
 adeguate.
 Le
 competenza
 distintive
 sono
 risorse
 peculiari
 di
 un’azienda,
 non
 facilmente
 imitabili
 ed
 utili
 per
 configurare
 i
 sistemi
 prodotto
 particolarmente
 apprezzati
 dalla
 clientela,
 come:
 speciali
 capacità
 di
 progettazione
 dei
 prodotti,
 strutture
 produttive
 efficienti,
 elevata
 capacità
 di
 accumulo
e
di
 diffusione
 delle
 conoscenze,
rapporti
 di
fiducia
e
 cooperazione
con
 i
clienti,
con
reti
 distributive
ed
 esperti,
patrimonio
 d’immagine
 e
 reputazione,
 marche
 e
 marchi,
 grandi
 strutture
 ed
 archivi
 di
 documentazione,
 strutture
 logistiche
 di
 distribuzione
 e
 presentazione
dei
prodotti,
buone
competenze
 d’istruzione
dei
clienti,
affidabili
strutture
per
l’assistenza
 pre
 e
post
vendita
e
relazioni
 di
fiducia
e
 cooperazione.
Nelle
aziende
 o
 nelle
combinazioni
parziali
di
successo,
la
 formula
 competitiva
è
composta
 da: 
un
sistema
 prodotto
 dotato
 di
 un
 vantaggio
 concorrenziale
 di
 costo
 o
 di
 differenziazione,
 un
 mercato
 in
 cui
 sono
 compresi
 i
 fattori
 critici
 di
 successo, 
 una
 struttura
 dotata
 di
 competenze
 distintive
 ed
 una
 relazione
 di
 coerenza
 tra
 vantaggio
 competitivo,
 fattori
 critici
 di
 successo
e
 competenze
 distintive,
che
 consente
 il
 raggiungimento
 di
 buoni,
 duraturi
 e
 competitivi
 risultati
 reddituali.
Il
 prezzo
 è
 un
 elemento
 cruciale
 del
 sistema
 prodotto
 ed
 in
 particolare
 delle
 condizioni
 di
 scambio.
 Le
 scelte
 di
 politica
 del
 prezzo
 riguardano
 la
 progettazione
 del
 sistema
 prodotto
 ed
 il
 tipo
 di
 vantaggio
 competitivo
 ricercato.
I
 volumi
 ed
 i
 ricavi
 di
 vendita
 sono
 influenzati
 dal
 prezzo,
ma
anche
da
fattori
come:
i
redditi
dei
consumatori,
i
prezzi
dei
beni
fungibili
e
complementari
e
dagli
investimenti
in
pubblicità,
 che
producono
 effetti
 di
 aumento
 della
domanda
 di
 un
 bene,
senza
 variazioni
sostanziali.
 L’elasticità
della
 domanda
al
 prezzo
 è
la
 sensibilità
della
quantità
domandata
alle
variazioni
 di
 prezzo, 
calcolata
relativamente
al
prezzo
di
 partenza.
Essa
si
misura
con
 ε
e
si
 misura
rapportando
la
variazione
%
della
domanda
in
corrispondenza
alla
variazione
%
del
prezzo.
Se
l’elasticità
è

 di
 1,
è
 elastica. 
Essa
 dipende
 da
 la
 sostituibilità
 del
 bene,
maggiore
 è
 il
 numero
 dei
 beni
 considerati
 sostituiti
e
maggiore
è
la
sensibilità
del
prezzo.
Se
gli
acquirenti
considerano
un
bene
facilmente
sostituibile,
non
accetteranno
aumenti
 di
 prezzo
 e
 sposteranno
 i
 propri
 acquisti
 verso
 altri
 prodotti.
L’incidenza
 del
 bene
 sulla
 spesa
 complessiva,
l’elasticità
 dipende
 da


quanto
il
bene
 è
importante
per
 il
 consumatore
e
 quanto
 peso
dà
 nella
spesa
 complessiva
 e
l’utilizzo
 del
bene,
poiché
essa
varia
a
 seconda
dell’utilizzo
che
il
cliente
fa
 del
 bene
acquistato.
L’impresa,
durante
la
determinazione
del
prezzo
del
proprio
prodotto,
si
può
 trovare
in
 condizione
di:
una
concorrenza
 perfetta,
l’impresa
non
 ha
scelta
 in
merito
alla
 fissazione
del
prezzo,
che
 viene
 dettato
dal
 mercato; 
 basata
 sulla
 differenziazione,
 in
 questo
 caso
 l’impresa
 agisce
 sulla
 differenziazione
 tecnica
 del
 prodotto
 e
 sulla
 determinazione
del
prezzo;
monopolio
stabile,
che
si
ha
quando
l’impresa
sola
presente
nel
mercato, 
ha
la
massima
discrezionalità
nel
 fissare
il
prezzo,
in
modo
da
massimizzare
la
redditività;
ed
un
monopolio
instabile, 
che
si
ha
quando
esistono
altre
imprese
in
grado
di
 imitare
un
sistema
prodotto,
e
l’impresa
potrà
 fissare
un
prezzo
alto
producendo
e
vendendo
piccoli
volumi,
oppure
fissare
un
prezzo
 basso
puntando
su
grandi
volumi.

Capitolo
15
–
LE
SCELTE
DI
ORGANIZZAZIONE
 L’assetto
 organizzativo
 dell’impresa
 è
 l’insieme
 delle
 variabili
 che
 configurano
 l’organismo
 personale
 e
 definiscono,
 indirizzano
 e
 coordinano
i
comportamenti
delle
persone
che
lo
compongono.
Quando
si
progetta
l’assetto
organizzativo
si
decide
quante
persone
e
 con
 quali
 caratteristiche
 sono
 necessarie
 per
 svolgere
 le
 combinazioni
 economiche
 dell’impresa,
 quali
 compiti
 deve
 svolgere
 ogni
 persona, 
con
 quali
 obiettivi, 
modalità
 e
 risorse, 
come
 e
 quanto
 la
 persona
 deve
 essere
 retribuita
 e
 quali
 percorsi
 professionali
 le
 persone
 possono
 o
 devono
 compiere
 in
 relazione
 al
 variare
 delle
 combinazioni
 economiche
 dell’azienda. 
Le
 variabili
 organizzative
 sono
le
 strutture
 ed
 i
 processi
 che
 indirizzano
 i
 comportamenti
delle
 persone.
Esse
 sono:
le
 strutture
 organizzative
 di
base
 e
delle
 singole
unità
aziendali,
la
 distribuzione
 del
 potere,
i
 sistemi
operativi,
 di
pianificazione,
di
 informazione
 e
di
 gestione
 del
personale.
 L’organismo
personale
è
un
insieme
unitario
 di
 persone
che,
con
il
proprio
lavoro,
partecipano
allo
svolgimento
dell’attività
aziendale.
 Esso
 è
 un
 complesso
 dinamico,
 poiché
 la
 sua
 dimensione
 e
 sua
 composizione
 varia
 in
 relazione
 al
 variare
 delle
 combinazioni
 economiche
e
 degli
 assetti
 tecnici
ed
 organizzativi.
Una
dinamica
 di
 particolare
 rilievo
è
 il
 processo
 di
apprendimento,
 un
fattore
di
 crescita
di
livelli
di
efficienza
nello
svolgimento
delle
attività
correnti.
Oggi
è
cruciale
realizzare
una
coerenza
dinamica
tra
l’organismo
 personale
e
gli
altri
elementi
della
struttura
aziendale,
ossia
realizzare
la
flessibilità
dell’organismo
personale.
L’organismo
personale
si
 analizza
attraverso
 le
caratteristiche
 delle
 singole
 persone
 e
dei
gruppi
 che
 lo
 compongono,
ossia
le
variabili
individuali
e
 sociali.
Le
 variabili
individuali
rilevanti
 per
 l’analisi
 economico-aziendale
sono
 riconducibili
 a
 competenze
professionali,
a
 conoscenze,
capacità
 tecnico-specialistiche
 e
 relazionali;
 i
 valori,
 ossia
 convinzioni
 e
 credenze
 relative
 all’attività
 economica;
 ed
 i
 bisogni,
 percezioni
 di
 carenza
 di
 condizioni
che
si
soddisfano
mediante
 il
lavoro.
Tra
 le
persone
che
 compongono
 l’organismo
 personale
 di
un’azienda,
si
 formano
 varie
 relazioni.
 L’organismo
 personale
 è
 caratterizzato
 anche
 da
 variabili
 sociali,
 ossia
 dall’intensità
 e
 dalla
 qualità
 delle
 relazioni
che
connettono
le
persone
in
gruppi
ed
aggregati.
Le
manifestazioni
più
importanti
delle
variabili
sociali
sono:
la
coerenza
tra
 gruppi
 sociali
 e
 formali,
 la
 coesione,
 la
 cooperazione
 o
 il
 conflitto
 tra
 i
 gruppi,
la
 cultura
 aziendale
 ed
 organizzativa.
 La
 coesione
 all’interno
dei
gruppi
formali
non
è
sempre
sinonimo
di
cooperazione
ed
integrazione, 
spesso
si
formano
rapporti
di
tensione
o
conflitto
 con
impatti
negativi
sull’efficienza
aziendale.
Le
condizioni
necessarie
per
attivare
coesione
e
collaborazione
tra
i
membri
di
un
gruppo
 sono: 
far
sì
che
le
 persone
abbiano
 valori
condivisi
o
 compatibili,
assicurarsi
che
vi
 sia
 una
 forte
leadership,
e
 adottare
incentivi
che
 premino
i
risultati
del
gruppo. 
La
cultura
aziendale
è
causa
ed
effetto
delle
scelte
aziendali
di
fondo, 
ed
è
l’insieme
di
idee
fondamentali
 che
un
gruppo
ha
sviluppato
imparando
a
governare
la
dinamica
d’azienda
e
di
ambiente;
si
tratta
di
idee
che
è
bene
trasmettere
a
tutti
 i
 membri
 dell’azienda.
La
 cultura
è
 sempre
un
prodotto
 distintivo
di
 un
gruppo
 sociale, 
quanto
più
 esso
è
 stabile
e
 maggiori
sono
la
 durata
e
 l’intensità
delle
esperienze
del
gruppo,
tanto
più
la
sua
cultura
è
definita
forte.
Esse
svolgono
una
funzione
di
stabilizzazione
 dell’ambiente
 aziendale
 interno
 e
 delle
 sue
 relazioni
 con
 quello
 esterno,
 le
 persone
 che
 entrano
 a
 far
 parte
 del
 gruppo
 devono
 apprendere
 la
 relativa
 cultura
 ed
 adattare
 le
 proprie
 idee
 a
 quelle
 che
 garantiscono
 l’equilibrio
 aziendale.
La
 cultura
 organizzativa
 riguarda
 gli
 aspetti
 critici
 del
 sistema
 organizzativo,
 come:
 il
 rapporto
 persona-azienda,
 la
 struttura
 organizzativa
 e
 la
 dinamica
 aziendale. 
Ciascuna
impresa
 deve
 progettare
 il
proprio
 assetto
 organizzativo
in
 funzione
delle
proprie
 caratteristiche
specifiche.
Non
 esistono
 soluzioni
 organizzative
 ottime
 e
 valide
 in
 ogni
 circostanza,
 ma
 ciascuna
 impresa
 deve
 ricercare
 i
 propri
 equilibri.
Questa
 visione
 è
 detta
 contingency
dove
 le
 principali
 regole
 di
 coerenza
 riguardano
 relazioni
 tra:
bisogni
 delle
 persone
 e
 la
 struttura
 delle
 singole
unità
organizzative
e
l’articolazione
della
strategia
e
della
struttura
organizzativa
di
base.
Secondo
il
principio
dell’orientamento
 alle
persone,
l’assetto
organizzativo
deve
motivare
le
persone
al
lavoro
e
nella
collaborazione. 
Le
competenze
delle
persone,
oltre
ad
 essere
competenze
individuali
e
collettive,
sono
soprattutto
parti
importanti
del
patrimonio
dell’impresa.
Gli
organi
direttivi
e
di
governo
 economico
delle
aziende
hanno
la
responsabilità
di
progettare
l’assetto
organizzativo,
in
modo
tale
da
creare
condizioni
favorevoli
allo
 svolgimento
 delle
attività
 lavorative.
E’
 attraverso
 l’efficienza
che
si
persegue
l’innovazione
 organizzativa
e
 tecnica,
non
 mediante
la
 pressione
sullo
sforzo
dei
prestatori
di
lavoro.
La
struttura
organizzativa
è
la
configurazione
unitaria
ed
ordinata
degli
organi
aziendali
e
 dei
compiti
di
responsabilità
assegnati.
Essa
 è
 costituita
da
organigrammi
e
da
mansioni,
e
definisce
 i
 ruoli
ufficiali
in
quanto
esplicita
 per
ogni
posizione
i
comportamenti
attesi.
Per
le
imprese
la
progettazione
della
struttura
organizzativa
consiste
nella
scelta
di
strutture
 elementari,
funzionali,
 divisionali
 ed
 a
matrice.
Sostanzialmente
 significa
 scegliere
 come
 dividere
 e
 coordinare
 il
 lavoro
 tra
 le
 varie
 persone
ed
 unità.
Ogni
 struttura
 organizzativa
 ha
 i
 suoi
vantaggi
 e
 svantaggi
in
 termini
 di
 specializzazione
 e
 coordinamento.
 Nello
 svolgimento
di
un’attività
aziendale,
occorre
decidere
come
organizzare
il
lavoro
di
ogni
unità
e
d’importanza
cruciale
sono
le
teorie
dei
 bisogni
 e
 della
 motivazione
 del
 lavoro,
 ossia
 la
 motivazione
 a
 prestare
 il
 proprio
 lavoro
 con
 impegno
 e
 con
 spirito
 cooperativo
 e
 costruttivo.
Una
persona
è
motivata
al
lavoro
solo
se
prevede
che
tale
prestazione
le
consentirà
di
soddisfare
i
propri
bisogni.
In
caso
 contrario,
egli
potrà
decidere
di
non
svolgere
l’attività
lavorativa
o
di
svolgerla
con
poco
impegno
necessario
per
non
perdere
il
lavoro.
I
 bisogni
 che
 possono
 essere
 soddisfatti
 con
 il
 lavoro,
 secondo
 la
 scala
 di
 Maslow
 sono:
 i
 bisogni
 elementari,
 di
 socialità
 e
 di
 autorealizzazione.
I
 sistemi
operativi
sono
complementari
alla
struttura
organizzativa
nella
funzione
d’indirizzo
dei
comportamenti
delle
 persone. 
Si
 distinguono:
 sistemi
 di
 pianificazione,
 programmazione
 e
 d’informazione,
nel
 quale
 rientrano
 i
 sistemi
 di
 pianificazione
 strategica
che
esplicitano
 i
 fine,
le
politiche
e
le
strategie
alle
quali
tutti
devono
ispirarsi;
i
sistemi
di
programmazione
e
controllo,
che
 indica
quali
obiettivi
da
 realizzare
e
 con
 quali
 risorse;
ed
i
 sistemi
informativi,
che
 produce
 e
distribuisce
 informazioni.
Nei
 sistemi
di
 gestione
del
personale,
fanno
parte:
il
sistema
di
 dimensionamento
 degli
organi,
che
determina
il
numero
di
ogni
unità
 aziendale
ed
i
 relativi
 carichi
di
 lavoro; 
il
 sistema
 di
 ricerca
 e
selezione
 del
 personale,
che
 individua
 e
 vaglia
 le
persone
 da
inserire;
ed
 il
sistema


retributivo, 
che
definisce
le
politiche
di
 retribuzione
di
ogni
 persona.
Esse
sono
determinate
 da:
il
 valore
 della
 posizione
occupata, 
la
 prestazione
realizzata
rispetto
agli
obiettivi
ed
i
livelli
retributivi
concorrenti
nel
mercato
del
lavoro.
In
sede
di
analisi
si
deve
tener
conto
 che
la
retribuzione
 non
è
l’unico
elemento
di
 ricompensa
 avente
influsso
 sui
 livelli
 di
 soddisfazione
e
 di
 motivazione
dei
 prestatori
di
 lavoro. 
Spesso
 la
 soddisfazione
 e
 la
 motivazione
 dei
 prestatori
 di
 lavoro
 sono
 legate
 al
 clima
 organizzativo
 e
 al
 contenuto
 delle
 mansioni.
 Il
 sistema
 di
 carriera
 definisce
 i
 percorsi
 professionali
 e
 determina
 i
 criteri
 relativi
 in
 base
 ai
 quali
 le
 persone
 possono
 compiere
 i
passi
 previsti.
Ad
 esso
è
 collegato
 il
 sistema
 di
valutazione
del
 potenziale
in
 base
 al
 quale
 si
analizzano
 le
persone
per
 cercare
 coloro
 che
 abbiano
 le
 giuste
 competenze
 per
 l’avanzamento
 di
 carriera.
 Il
 sistema
 di
 addestramento
 e
 di
 formazione
 determinano
conoscenze,
capacità,
atteggiamenti
ed
orientamenti
dei
prestatori
di
lavoro.
Sono
dei
processi
continuativi
che
stimolano
 lo
 sviluppo
 delle
 competenze
 individuali,
 attraverso
 corsi
 di
 tipo
 tecnico-specialistico
 che
 s’ispirano
 ad
 obiettivi
 di
 efficienza
 e
 specializzazione, 
 e
 corsi
 di
 tipo
 culturale-interfunzionale
 che
 s’ispirano
 alla
 funzionalità
 e
 alla
 multidimensionalità.
 Molte
 scelte
 di
 organizzazione, 
sono
volte
a
fronteggiare
la
complessità
dell’impresa.
I
fattori
che
la
determinano
sono: 
la
numerosità
degli
elementi
da
 governare, 
la
loro
disomogeneità,
l’interdipendenza
 che
li
lega,
dalla
pressione
esterna
sui
risultati
e
da
 quella
 interna
derivante
dalle
 scelte
del
top
management.
La
complessità
può
essere
gestita
secondo
4
livelli
ed
a
seconda
del
grado
di
complessità
affrontato.
Nel
 primo
 livello
 la
 complessità
 è
 nulla
e
 gli
 strumenti
 utilizzati
 per
 gestirla
 sono
 regole, 
procedure
 e
 programmi;
nel
 secondo
 livello
 la
 complessità
è
bassa
 e
gli
strumenti
 utilizzati
 sono
 la
gerarchia;
nel
 terzo
la
complessità
è
 medio/alta
e
 lo
strumento
per
 gestirla
è
la
 delega
 su
 obiettivi;
 infine
 nel
 quarto
 livello
 la
 complessità
 è
 alta
 e
 gli
 strumenti
 per
 gestirla
 sono:
 i
 sistemi
 informativi
 verticali,
le
 relazioni
laterali,
la
socializzazione,
le
attività
autonome,
la
gestione
dell’ambiente
e
le
risorse
eccedenti.
















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