Citta del Sole - Tommaso Campanella

April 7, 2017 | Author: José Ratón | Category: N/A
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TOMMASO CAMPANELLA

LA CITTA DEL SOLE

Biblioteca Universale Rizzoli

THE

WILLIAM

R.

PERKINS

LIBRARY OF

DUKE UNIVERSITY

Rare Books

BIBLIOTECA UNIVERSALE RIZZOLI 2000.

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Duke

University Libraries

littp://www.arcliive.org/details/lacittdelsoleOOcamp

TOMMASO CAMPANELLA

LA CITTA DEL SOLE

Rizzoli/ Editore

PROPRIETÀ LETTERARIA RISERVATA (£)

1964 Rizzoli Editore, Milano

A

CLiRA DI

BRUNO WIDMAR

Data della

della

prima edizione B. U. R.

presente opera:

agosto

PRINTEI) IN ITALY

RIZZOLI EDITORE

-

MILANO

1963

NOTA I

TEMPI E GLI AVVENIMENTI

Il periodo in cui è vissuto il Campanella è contrassegnato dalla rottura delVunità del inondo cattolico e dalla energica affermazione degli Stati nazionali. Questa affermazione è la conclusione necessaria di un secolare processo politico, delineatosi alVinizio del secolo XIV col contrasto tra Bonifazio Vili e Filippo il Bello di Francia, e affermatosi via via in Spagna, in Portogallo, in Inghilterra. Ma è anche la conclusione di un processo economico che, intaccando il sistema feudale medioevale col sorgere del pre-capitalismo nelle città, si è andato via via rafforzando con le scoperte geografiche, ed è culminato con Vaffermazione del capitalismo. Così Vunità spirituale dell'Europa, garantita dal cattolicesimo, è stata nei secoli minacciata, prima da sporadici tentativi di riforma, poi da quei giganteschi fenomeni dell'Umanesimo e del Rinascimento che sono sfociati nella Riforma. I movimenti politico, economico, culturale, religioso che hanno spezzato Vunità del mondo europeo, non sono, infatti, distinti, bensì fenomeni interdipendenti che dischiudono la via al mondo moderno. Sull'Italia, questi movimenti hanno operato in modo da compromettere a lungo il suo processo unitario, consentendo l'occupazione straniera, soprattutto spagnola, e affermando l'autorità dell'Inquisizione. La dominazione spagnola e quella dell'Inquisizione si fecero sentire in particolar modo nell'Italia meridionale, quando, dopo la morte del papa Paolo IV, stretta si fece Valleanza tra la Spagna e la Santa Sede, che ebbe nel nuovo Ordine dei Gesuiti lo strumento più valido per la repressione dei movimenti politici e di rivolta morale

nel Mezzogiorno d'Italia.

La vita e Vopera del Campanella si collocano in questo ambiente di estrema arretratezza politica, morale, religiosa, mentre nelVEuropa settentrionale-occidentale si costruiscono i nuovi Stati moderni e tutta la cultura si proietta verso nuove conquiste all'insegna di Bacone, di Galileo, di Cartesio. si considerano le condizioni delVItalia meridiodeve riconoscere che, a partire dal 1600, tuttoi è considerato dagli spagnoli aliai il Mezzogiorno d'Italia stregua di una colonia di sfruttamento. Si afferma il fra zionamento regionale nel Vicereame: eliminato lo stra-\

Se poi

nale, si

potere dei vecchi baroni, si impone lo strapotere dei] funzionari al servizio della Spagna; la Calabria, facendo vita a sé ed essendo in mano a funzionari ed ecclesiastici, diventa più povera e desolata. E la cultura non ebbe miglior sorte nel Mezzogiorno, quando si pensi al destino di Bernardino Telesio, di Giordano Bruno, del Della Porta e, più tardi, dello stesso Campanella; anche centri di cultura come le biblioteche e le accademie fu-

rono eliminati. Spopolamento delle campagne, impoverimento delVartigianato, finiscono col distruggere sul nascere ogni iniziativa di carattere economico, e le uniche manifestazioni vitali sono da ricercarsi nel fenomeno del banditismo, oscillante tra la rivendicazione sociale e la degradazione economica; e nel fenomeno dei monasteri, dove ancora

una certa vita culturale; anch'essa, però, oscillante tra eresia e ortodossia cattolica. Il Campanella vive in queste contraddizioni del suo tempo ed è figlio di queste contraddizioni, cioè del vecchio che vuol conservarsi e del nuovo che vuole affer-

era possibile

marsi.

LA VITA E LE OPERE e

Giovanni Domenico Campanella nacque da Geronimo da Caterina Martello il 5 settembre 1568 a Stilo, in

Calabria. I tredici primi anni passati in famiglia ebbero, senza dubbio, una costante influenza su tutto il corso della sua vita. Il padre, un povero contadino che stentava a mandare avanti la numerosa famiglia; la madre, una

e ignorante. Il quadro delV ambiente famipovero e legato ancora alla superstizione medioevale, si completa con la presenza della cugina Emilia, donna esaltata e soggetta a convulsioni, che curava le

donna rozza liare,

malattie e prediceva il futuro. In questi anni, in più di una occasione

il giovane sua vivace intelligenza, il suo acuto senso di osservazione, recitando versi estemporanei, scrivendo brevi orazioni e componimenti. Sulla soglia' delVadolescenza, nel 1581, entrava nel Chiostro dei Domenicani, come chierico, per diventare nel-

aveva avuto modo di manifestare

la

Vanno successivo frate dell'Ordine

stesso,

assumendo

nome di Tommaso. Nell'Ordine dei Domenicani, fra' Tommaso poteva trovare appagamento al suo desiderio

il

ampi e severi studi, ma questo appagamento mal si conciliava con la disciplina imposta dall'Ordine, che era di freno alla sua audacia speculativa. Tutta la vita del Campanella è caratterizzata dal dissidio tra questa sua audacia, che è anche un segno della sua modernità, e la disciplina dell'Ordine, nonché la disciplina più generale e più autorevole della Chiesa cattolica nel travagliato periodo della Controriforma. E questo dissidio, che non è solo del Campanella, ma dell'età sua, si riflette nell'opera e nella vita del frate calabrese. Fin dai primi giorni della sua permanenza nel convento, scoppia il contrasto tra lui e i suoi confratelli. Il Campanella nega, infatti, l'autorità di Aristotele e, più di

precisamente, rifiuta ogni autorità,

filosofica, religiosa, politica; rifiuta di dire, di scrivere o di fare attraverso ciò che gli altri hanno detto, scritto o fatto; si pone, cioè, contro la regola conventuale e della Chiesa. Questo energico rifiuto del principio d'autorità, e in particolare dell'aristotelismo, viene tradotto in una delle opere più importanti e più fresche del Campanella: Phi-

losophià sensibus demonstrata, nella quale propugna i princìpi della filosofia naturale del conterraneo Bernardino Telesio. Siamo nel 1589, ma l'opera verrà pubblicata nel 1591 a Napoli, dove il Campanella si era rifugiato. Qui, la sua ansia di sapere e soprattutto di addentrarsi in quelle discipline che erano ripudiate dagli studi conventuali lo fa assiduo frequentatore di Giambattista Della Porta, che coltivava la magia e le scienze naturali. E da

momento ha inizio la serie dei processi per eresia a lui intentati. Il primo di questi processi, a Napoli, nel 1592, si risolve con la condanna a ritornare nei conventi della sua provincia. Ma egli infrange lordine e si reca prima a Firenze, poi a Padova, dove viene a contatto con Galileo. Nel 1593, a Padova, subisce un secondo processo per sodomia, e viene assolto. Nel terzo processo è posto sotto Vaccusa di seguire le dottrine di Democrito ; il processo viene concluso a Roma nel 1595, con Vassoluzione, però dopo aver subito per due volte la tortura. Si ebbe infine un quarto processo, nel quale è ancora accusato di eresia, e nel corso del quale viene ancora una volta condannato a ritornare in un convento della sua provincia e a non far circolare i suoi scritti. In questi anni così difficili il Campanella compose una serie di opere che sono quasi tutte andate smarrite. Nel 1593 aveva scritto due opere importanti: Monarchia Christianorum e De regimine Ecclesiae, nelle quali parlava di unione universale di tutti i popoli in un solo gregge e sotto un solo pastore, il papa, mentre gli interessi mondani avrebbero dovuto essere curati dalla Spagna; in questo

un secondo tempo

il Campanella suggeriva, al posto delFrancia. Egli considera l'apporto dei prìncipi italiani a quest'opera del papa nei Discorsi ai prìncipi d'Italia, del 1594, e l'apporto dei popoli riformati, i quali avrebbero dovuto, secondo lui, rientrare nelVambito della Chiesa romana, nel Dialogo contro Luterani, Calvinisti ed altri eretici, del 1595. Dopo tanto girovagare^ ritorna in Calabria e si dedica

la

Spagna,

la

ali approfondimento dottrinale di due temi a lui cari: il sensismo e la religione naturale. Il senso non viene più considerato dal Campanella come funzione propria dell'uomo e dell'animale, ma viene inteso come diffuso per tutte le cose, sì da garantire la conservazione dell'essere: il pansensismo del Campanella è molto vicino al panpsichismo dei filosofi presocratici. Per quanto concerne la religione, il Campanella sviluppa in questo periodo il pensiero del Bruno, il quale dava valore a tutte le forme di culto, ritenendole modi diversi di estrinsecare la religione naturale; il Campanella, però, tende a far confluire la religione naturale nella religione cattolica, per dare origine a una vera e propria religione 8

che avrebbe dovuto diventare la radice di politico, già espresso negli scritti politici sopra ricordati. Ma i suoi pensieri di riforma religiosa e politica non restano allo stato di pensieri: il Campanella cercherà di tradurli nella realtà, e Voccasione di questo tentativo gli sarà fornita durante la sua permanenza in Calabria. Infatti, nel 1599 si preparerà qui una congiura attraverso la quale il Campanella cercherà di attuare il suo ampio disegno di riforma del mondo; l'episodio calabrese non doveva essere che il primo concreto esempio, dal quale a poco a poco la riforma religiosa e civile si sarebbe imposta in tutto il mondo. In che cosa consisteva questa riforma? Nel ritorno delVuomo alla natura e nell'eliminazione di tutto ciò che di soprannaturale vi è nel Cristianesimo. Il mistero è nella natura, il divino è in Cristo e nei grandi legislatori, la magia naturale è il solo sacramento. Campanella rifiuta i dogmi della trinità e del Dio incarnato, per cui Cristo per lui è un uomo; rifiuta il dogma della eucarestia. A queste cose il Campanella non solo pensa, ma universale,

un nuovo ordinamento

le predica, e nello stesso tempo tesse le fila della rivolta della Calabria per liberarsi dal dominio spagnolo e creare

una repubblica. Alla congiura prendono parte contadini, ecclesiastici, nobili; Bassa Cicala garantisce Vintervento della flotta turca. Ma una delazione non solo fa saltare il piano dei congiurati, ma porta all'arresto dello stesso Campanella. Il filosofo calabrese è accusato di sedizione, e Vaccusa è confermata da alcune testimonianze circa dichiarazioni da lui fatte. Al processo per sedizione dovrebbe fare seguito quello per eresia, ma il Campanella, resosi ormai conto che su di lui pende la minaccia della pena capitale, simula la pazzia. Il processo non può proseguire ; per aver conferma della pazzia il tribunale applica il supplizio della veglia per trentasette ore, e solo il 13 novembre del 1602 il Santo Uffizio condanna il filosofo al carcere a vita. La carcerazione, applicata dapprima con estremo rigore, mitigata poi durante periodi nei quali il Campanella riprende i suoi studi, scrive, riceve visite, dura dal 1599 al 1626.

9

Nella sua attività letteraria e filosofica di questo periodo emerge, sul sensismo, il nuovo orientamento: fondamento essenziale ne è l'attività dell" autocoscienza, che significa conoscenza di sé e di ciò che è diverso da sé, cioè dell'oggetto. Così anche il primitivo pensiero sulla persona di Cristo si modifica: Cristo è considerato come emanazione di Dio per la salvezza degli uomini. Inoltre fra' Tommaso scrive poesie di carattere autobiografico e metafisico ; pensa a una riforma di tutto il sapere che si ispiri al Cristianesimo e che non rappresenti, invece, uno strano connubio tra cultura classica, e più precisamente aristotelica, e cultura cristiana. Da questi intendimenti nascono le opere più importanti: la Metaphysica, in diciotto libri (1602-03); la Theologia. in trenta libri (161324): Z'Atheismus triumphatus (1605-07), col quale cerca di dimostrare le verità del Cristiane sirno. Degli scritti politici, oltre

vanno considerati: La ; La monarchia di con il quale il Campanella mostra alla il suo compito, cioè, come braccio seco-

a quelli già ricordati,

città del Sole, di cui si parlerà a parte

Spagna, del 1601,

Spagna quale

sia

Chiesa a realizzare il suo Stato universale; gli Antiveneti, del 1606, scritti per confutare Paolo Sarpi sulla famosa contesa tra il papa Paolo V e la Repubblica di Venezia, che culminò nell'interdetto promulgato contro la Repubblica veneta. L'enciclopedia del sapere viene realizzata dal Campanella nella Philosophia rationalis, del 1613, nella Philosophia realis, del 1619, e nelle Quaestiones, del 1620, nelle quali due ultime opere viene lare, di aiutare la

approfondito il naturalismo filosofico. Importante anche TApologia di Galileo, del 1616, in occasione delVaccusa di eresia rivolta al Galilei da parte del Santo Uffizio. L'accusa di eresia partiva dalV affermazione che i passi della Bibbia concernenti il sistema delVuniverso smentivano le scoperte di Copernico e di Galileo. La questione si trasferì nel campo più generale del rapporto tra le

verità scientifiche e quelle rivelate, e così

come non è

il

Galilei

Campanella vennero affermando che la Bibbia in grado di illustrare le verità scientifiche, ma, se mai, le verità scientifiche sono in grado di illustrare i passi che riguardano la natura contenuti nella Bibbia. Nel maggio del 1626 il Campanella otteneva la libertà dagli spagnoli, ma, arrestato dalle autorità ecclesiasti10

il

che, veniva trasferito nel carcere di Roma, dove restava fino al gennaio del 1629. A Roma trovava un po' di tranquillità; papa Urbano Vili gli faceva avere una pensione e la nomina a "magister" ; egli stesso si definirà poi "magister" di astrologia e di politica. In questo periodo si apre un nuovo processo al Galilei, e in tale occasione il Campanella dimostra di non condividere la con-

cezione copernicana, e dichiara le Sacre Scritture estranee nei confronti delle dispute scientifiche intorno alla natura.

Sul piano politico è da notare ravvicinamento del alla Francia, cornee la nazione capace di conquistare il. mondo alla Chiesa cattolica. Ma nel 1634 viene scoperta a Napoli una congiura contro gli spagnoli, ordita da Tommaso Pignatelli; il Campanella viene accusato di correità, e perciò è costretto a fuggire con Vaiuto dell' amba sciatore francese, rifugiandosi a Parigi. La sua presenza a Parigi segna un vero e proprio trionfo: gode dei favori di Luigi XIII e del cardinale Richelieu, insegna alla Sorbona, ottiene una pensione, pubblica alcune opere. La sua travagliata esistenza si chiude con un breve periodo ricco di soddisfazioni e di riconoscimenti. Il 21 maggio 1639 il Campanella muore nel convento di Saint-Honoré.

Campanella

LA FILOSOFIA Il filosofo calabrese distingue la filosofia, coìne conoscenza della natura attraverso i sensi e la ragione, dalla teologia che, attraverso la fede, nella Bibbia viene a conoscere il mondo soprannaturale. Mentre la conoscenza della natura consente di servirsi di essa per la nostra vita quotidiana, la teologia riguarda la salvezza delVanima. La filosofia, dunque, come ricerca e conoscenza della ìiatura, deve liberarsi dall'autorità delle Sacre Scritture, che nulla hanno a che fare con questo tipo di conoscenza, e deve anche liberarsi da ogni autorità che provenga dall'uomo: in quei tempii dall'autorità di Aristotele. La conoscenza non è altro che rapporto tra la coscienza e gli oggetti tramite la percezione, e in questo rapporto la percezione m,odifica la nostra coscienza, e pertanto noi abbiamo coscienza di noi o autocoscienza,

11

in quanto modificati, e abbiamo conoscenza degli oggetti che attraverso la percezione hanno operato le modificazioni della nostra coscienza. L'autocoscienza umana in questa attività è simile a quella divina, con la differenza che l'autocoscienza divi-

na specifica

e

distingue

da

sé,

mentre quella umana

specifica e distingue attraverso il processo dell'esperienza: passiva luna, attiva l'altra. E nella conoscenza il il Campanella, non può essere quello sillogistico di Aristotele, che non tiene conto delle note particolari dell'oggetto percepito e pensato, ma quello platonico, che nell'intuizione coglie così la nota universale come le note individuali dell'oggetto. Il passaggio dalla conoscenza alla metafisica è individuato partendo dalla coscienza, la quale, conoscendo se stessa, si rifa ad un principio dal quale discende la sua stessa esistenza, quindi, quando conosce se stessa conósce anche il principio che le ha dato origine, cioè conosce Dio, in una sorta di innatismo. La conoscenza di sé è così per l'uomo una conoscenza originariamente innata, mentre la conoscenza delle cose nasce dal confronto della coscienza con la percezione degli oggetti che l'ha modificata, ed è pertanto una conoscenza de-

procedimento, secondo

rivata.

Conoscenza di sé e di Dio, quindi, sono innate, non nel senso che già siaìio tutte acquisite, che anzi si chiariscono e si approfondiscono proprio attraverso il costante processo conoscitivo, ma come notizia originaria. Di Dio, della sua esistenza e della sua natura, il Campanella accetta tutte le prove fornite da san Tommaso, tratte dall'esperienza, o. come si dice, "a posteriori", ma rigetta quella di origine aristotelica di Dio come primo motore. L'essenza di Dio è considerata dal Campanella nelle sue tre primalità: potenza, sapienza e amore. Queste tre primalità si ritrovano anche nell'uomo, in forma limitata rispetto a Dio; giacche Dio conoscendo se stesso conosce tutto l'essere, mentre l'uomo conoscendo se stesso conosce solo il proprio essere. Così Dio, creando, produce l'essere totale, mentre l'uomo, facendo, opera parzialmente sulle cose create d^a Dio. Appare chiaro, quindi, che Dio è l'essere assoluto, mentre l'uomo è un essere finito, contingente, perché liinitato dai non essere, 12

il

quale

li7nita

aiicìie

le

prirnalità. ctie

sono assolute

iti

Dio.

La concezione in

del

mondo

gran parte a quella

fisico

è

fatto

di

di

fisico del Campanella si rifa Bernardino Telesio. Il moìido

materia, che è atto, nella quale ope-

due forze del caldo e del freddo, che determinano le forme costitutive delle cose: e le cose trovano il loro posto ìiello spazio. In tal modo, insieme al Telesio, il Campanella supera il concetto di Aristotele sulla realtà come sinolo di materia e forma, chiarendo che la forma come principio extranaturale non può spiegare la natura rano

e è

le

quindi è necessario ricorrere al concetto di forza, che naturale e opera nell'interno della materia e non dal

di fuori.

Che cos'è Vuomo rispetto al mondo della natura e a quello extranaturale ? La natura umana, secondo il Campanella, è fatta di corpo, di spirito, di mente. Lo spirito assolve alla funzione sensitiva ed è anch'esso di natura materiale: infatti è presentato come fluido e caldo. La mente, invece, è incorporea e immortale, intuisce le idee ed è rivolta a Dio, cioè la sua attività è essenzialmente di significato religioso. Da qui la funzione delle prirnalità nella unente. Le prirnalità sono l'essenza della mente, ma limitate nella loro funzione dal non essere: infatti. Vuomo conosce se stesso in quanto conosce le altre cose, l'uomo ama se stesso in quanto ama le altre cose. Quindi, sia il

conoscere come l'amore dell'uomo hanno sempre un

carattere interessato : solo l'amore di Dio, da parte dell'uomo, è disinteressato, in quanto l'uomo ama la radice del suo essere. L'esercizio delle tre prirnalità yiell'uomo è tensione alla perfezione del proprio essere, perfezione che il Carnpanella identifica nel termine di conservazione : non da intendere come durata dell'essere umano, che tale discorso vale per Dio in quanto è già tutto quanto può essere. Per l'uomo conservarsi significa sviluppare la propria natura, sviluppare le prirnalità. L'uomo si conserva in sé attraverso la propria vita personale : nella famiglia attraverso la generazione dei figli: nella città, che nel ricordo prolunga la vita di ogni singola persona: in Dio. raggiungendo la vita eterna. La conservazione è un fatto naturale ; è la libertà che punta decisa-

la

mente

a questo fine, volendolo ; e, da tendenza innata, diventa fatto consapevole; le virtù sono mezzi per il

compimento di questi fini. La religione è la forma generale di queste virtù, in quanto essa assolve a quella tendenza naturale, la conservazione, che fa ritornare l'uomo a Dio. Pertanto la religione è naturale, in quanto è guida di un moto che è proprio della natura umana;. e temperanza, castità, giustizia, santità sono le virtù che indicano se Vuomo si conserva in sé, o in altri, o nella città, o in Dio.

LA CITTÀ DEL SOLE Quali sono i motivi ispiratori della Città del Sole? Vi come già altri hanno osservato, negli atti del processo della congiura calabrese del 1599, una certa relazione con la Città del Sole, o meglio le dichiarazioni degli imputati, tra cui il Campanella, rappresentano il canovaccio rozzo del programma politico-religioso idealizzato è,

nella Città del Sole. Quindi il testo campanelliano è sì un'utopia, ma essa nasce da circostanze e avvenimenti reali quali sono, appunto, i preparativi della congiura di Stilo, che poi, nella storia della Calabria sotto la dominazione spagnola, non è né la prima né Vultima. Gli atti del processo non mettono in luce solo gli avvenimenti, ma la materia politico-religiosa e le concezioni astrologiche che si ritrovano poi nella Città del Sole. Adriano Seroni, nella sua introduzione all'edizione dell' opera (Feltrinelli, 1962), ha individuato come spunto letterario per La città del Sole il secondo libro delle Storie di Diodoro Siculo. Ma a questi motivi ispiratori vanno aggiunte le credenze astrologiche, così diffuse in quel tempo, di una catastrofe universale che avrebbe, nel 1600 - anno risultante dalla congiunzione di due numeri fatali: il 700 e il 900 -, rinnovato il mondo; e vanno aggiunte tutte le aspirazioni di libertà politica e religiosa che formavano il tessuto delle conversazioni nelle carceri e nei circoli culturali frequentati con assiduità, le une suo malgrado, e gli altri volontariamente, dal Campanella. Infine, si considerino le condizioni della sua Calabria, ove prelati e nobili, uniti in un'opera di spoliazione. .S7 combattevano con tutte le armi per poter 14

spadroneggiare ; un clero corrotto che approfittava delle ecclesiastiche senza alcun rispetto del proprio uffizio; frati che si davano al brigantaggio; nobili in eterna lotta fra loro per questioni di proprietà, divisi in fazioni sempre in guerra; delitti, spoliazioni^ e di contro una estrema severità delle leggi del governo spagnolo, che comminavano la pena di morte per ogni minimo

immunità

reato. nella

Il quadro dell ispirazione dell'opera del Campane risulta completo.

Questi

i

motivi ispiratori della Città del Sole, che

il

Campanella scrisse nel 1602 e riscrisse nel 1611 nel carcere di Napoli, solo dopo che il processo per sedizione e per eresia ebbe pronunciato la condanna al carcere a vita.

Uopera fu scritta in volgare; una redazione latina fu pubblicata nel 1623 a Francoforte ed ebbe molta fortuna, tanto che le prime edizioni dell'opera sono traduzioni del testo latino. Il contenuto del dialogo, che si svolge tra un nostromo di Colombo e un cavaliere di Malta, riguarda la vita

una

che si trova all'Equatore - e precisamente Taprobana, oggi Ceylon narrata dal nostromo genovese. La città, che il Campanella chiama Città del Sole, sorge su un colle e digrada fino a comprendere la pianura circostante; è circondata da sette giri di mura, ciascuno dei quali porta il nome di uno dei sette pianeti. Gli ingressi alla città sono quattro, in corrispondenza dei quattro punti cardinali; ogni ingresso sbocca in una strada che interseca i sette giri di mura. Nella sommità della città, al termine dei sette gironi, vi è un gran piano sul quale sorge un tempio di forma circolare, strutturato su colonne e privo di pareti. All'indi

città

nell'isola di

-,

terno del tempio, un altare, sul quale è collocato, al posto di un'immagine divina, un grande mappamondo, sul quale è dipinto il cielo, e un altro mappamondo, sul quale è dipinta la terra; nello sfondo della cupola del tempio sono dipinte le stelle maggiori. Il capo della città è chiamato Sole o Metafisico ed esercita il potere civile e religioso, coadiuvato da tre prìncipi, Pon (Potestà), Sin (Sapienza), Mor (Amore). Pon si occupa delle cose militari e della guerra; Sin dirige le arti liberali e le arti meccaniche, avendo come collaboratori tanti ufficiali quante sono le scienze; il suo libro è costituito dai dipinti su ciascun muro, che 15

la storia delle singole scienze e arti; Mar a tutto ciò che concerne la generazione, l'educazione, la salute, r alimentazione e il vestiario. Anche Pon e Mor hanno degli ufficiali che collaborano sia nel far eseguire i provvedimenti, sia nel dare consigli, sia

raffigurano

provvede

nel segnalare coloro che

si

distinguono nelle varie

at-

tività.

sulla comunione dei beni e sulVuso Gli ufficiali (ministri), uno per ogni^ virtù, Liberalità, Magnanimità, Castità, Giustizia eccetera, regolano la vita della comunità e la educano. Lai comunione dei beni e ruso comune delle donne non dànno< luogo a tutti i reati che si riscontrano negli altri paesi,

La vita è fondata comune delle donne.

e che sono provocati o dall'offesa al diritto di proprietà o dall'offesa al diritto matrimoniale. L'educazione è rivolta a tutti i membri della comu-4 nità e comincia a tre anni per svilupparsi poi nel corso di tutta la vita; né vi è una gerarchia di valore tra arti liberali e arti meccaniche, ma tutte sono poste sullo stesso piano di dignità, e qualunque sia la professione di un solare, egli deve comunque essere esperto nell'agricoltura, nella pastorizia, nell'arte militare. A tutti i cit-\ tadini si insegnano tutte le arti. Le abitazioni, le vfiense, i luoghi di ricreazione, i vestiti sono comuni; anche i figli, appena svezzati, crescono in comune. Generazione e salute sono regolate sia dai segni astrologici che da un cibo salutare, da un esercizio fisico costante e dal lavoro, che è molto ridotto nel corso della giornata, per dar modo ai solari di occupare il tempo libero nella preghiera e nell'apprendirrtento '

di

nuove conoscenze.

Non fanno

ma

la

guerra,

i

o la

solari,

fanno solo se ag-

nemici, perché il loro scopo è di convertire gli altri popoli al loro modo di

grediti,

sono generosi verso

i

vivere.

Tutta la città è dunque fondata su due princìpi: quello della generazione e quello dell'educazione. Che posto ha la religione cristiana in questa utopia del Campanella f Anche in questo caso si deve partire dalla concezione generale della religione del Campanella. Infatti, per il filosofo calabrese la vera religione è quella naturale; se\ 16

dal Cristianesimo noi togliavio i sacrarnenti, osserva il filosofo, il Cristianesimo stesso è la più completa m,anifestazione della religione naturale. Questo è il senso nel quale il Campanella intendeva Vuniversalità della religione cattolica.

Come è stata giudicata La città del Sole, avendo avuto anche stranieessa non solo molte edizioni italiane, re f Molti Vhanno ritenuta la delineazione di una specie di socialismo, quasi che il Campanella avesse potuto fare il profeta di una ideologia e di una società socialista quando il capitalismo incominciava appena a manifestarsi. Tale giudizio è stato già confutato da Benedetto Croce ^Materialismo storico ed economia marxista, Bari, Laterza, 1951, pp. 177-223). E così altri, seguendo questa interpretazione socialistica, dichiararono addirittura che il linguaggio profetico e religioso tenuto dal Campanella nella Città del Sole serviva solo di copertura al suo ideale rivoluzionario e socialistico. L'Amabile, uno studioso che ha il merito di aver ricostruito pazientemente, nel secolo scorso, la vita e le opere del Campanella, sostiene, invece, la tesi che il Campanella, dopo la condanna del 1602, avesse con la sua opera simulato una conversione all'ortodossia cattolica.

ma

nostro parere che il Campanella con La città del volesse dar corso ad un'aspirazione di rinnovamento politico e religioso della vita, che ha le sue origini nel Quattrocento e continua fino al Seicento così negli scrittori italiani come negli scrittori stranieri, per esempio Tommaso Moro nell'Utopia o Francesco Bacone nella Nuova Atlantide o Pico della Mirandola e Giordano Bruno. Questa aspirazione nasceva non da un atteggiamento dottrinario, bensì dalle condizioni stesse della vita, dai contrasti che il filosofo avvertiva e viveva fra un mondo destinato al tramonto, come quello feudale incarnato nella Spagna e nella religione positiva, e un mondo che nasceva sotto l'azione delle nuove forze: le culturali, sprigionate dal Rinascimento, le religiose, espresse dalla Riforma, le politico-economiche, affermantisi sulle nuove vie di traffico aperte alla fine del Quattrocento e nel corso del Cinquecento. La città del Sole non è dunque né un disegno sociali-

È

Sole

2.

Città del sole

17

né una vocazione reazionaria di un mitico ritorno un mitico passato, ma è Vespressione di una vita fon-

sta,

a

data sulla giustizia sociale, liberata dall'ignoranza e dalle passioni che Vignoranza e V ingiustizia scatenano: di una vita fondata sulla salute del corpo e dello spirito, sulla quale il potere politico non è che la messa in atto di un grande piano religioso, di una religione cristiana che, liberata dai suoi dogmi, si identifica con quella naturale. A questa aspirazione a nuove e più giuste condizioni fa riscontro, per contrasto, l'organizzazione teocratica della repubblica pensata dal Campanella^.

Bruno Widmar

^ La presente edizione è condotta sul testo a cura di Norberto Bobbio, Einaudi, Torino, 1941.

APPENDICE DELLA POLITICA DETTA

LA CITTÀ DEL SOLE DIALOGO POETICO

INTERLOCUTORI

OSPITALARIO e

GENOVESE NOCHIERO DEL COLOMBO

11 dialogo si svolge tra un ospitalario - appartenente all'Ordine degli ospitalieri di San Giovanni in Gerusalemme, oggi conosciuto come Ordine di Malta, istituito per assistere i pellegrini ammalatisi in Terra Santa - e un nochiero ("nocchiero",

corrispondente a nostromo) di Colombo. Si deve osservare che di cui parla il Campanella non può essere identicon Cristoforo Colombo, giacché nel corso del dialogo si parla di cose, come il cannocchiale, che furono inventate dopo la morte del navigatore genovese. il

Colombo

ficato

OSPITALARIO Dimmi,

di grazia,

tutto quello che t'avvenne in

questa navigazione.

GENOVESE Già t'ho detto come girai il mondo tutto e poi arrivai alla Taprobana, e fui forzato metter

come

in terra, e poi, fuggendo la furia di terrazzani, mi rinselvai, ed uscii in un gran piano proprio sotto l'equinoziale.

OSPITALARIO Qui che t'occorse?

GENOVESE Subito incontrai

un gran squadrone d'uomini

e

Taprobana l'isola

di

Secondo alcuni commentatori corrisponde alSumatra, secondo altri all'isola di Ceylon; ma con

ogni probabilità si riferisce a quest'ultima. 5 terrazzani Gli abitanti dell'isola: selvatici quelli lungo le M'inoltrai per coste, civili quelli dell'interno. - mi rinselvai raggiungere la città. ^ equinoziale Sulla linea dell'Equatore, ove l'uguale durata del giorno e della notte rende costante il clima, consentendo agli uomini di esser virtuosi; sede appropriata, quindi, dell'ideale repubblica. Nello stesso modo gli antichi teologi localizzarono il Paradiso Terrestre.

21

5

10

donne armate, mia,

li

quali

e molti di loro

mi condussero

intendevano

la

lingua

alla Città del Sole.

OSPITALARIO Di',

come è

fatta questa città? e

come

si

governa?

GENOVESE Sorge nell'ampia campagna un

colle,

sopra

il

quale

maggior parte della città; ma arrivano i suoi giri molto spazio fuor delle radici del monte, il quale è tanto, che la città fa due miglia di diametro e più, e viene ad essere sette miglia di circolo; ma, per la sta la

levatura, più abitazioni ha, che si fosse in piano. È la città distinta in sette gironi grandissimi, no1" urinate Non di armi offensive, ma degli arnesi per la lavorazione della terra (vedasi al rigo 866). - intendevano la Ungila mia Si vedrà (ai righi 114, 159 e 278) che a Taprobana si coltiva la conoscenza di tutte le lingue straniere e delle relative scritture: vi è prescritto che ciascuna di esse (vedasi al rigo 320) sia appresa, al tempo degli studi, da

almeno tre giovanetti. " Città del Sole Uno stato "immaginario", la denominazione del quale ha un riferimento con la filosofìa di Bernardino il calore sono fonte di vita; già nella trova tale denominazione (Isaia, XIX, 18); il Sole come "lume della ragione", come saggezza. Nella città ideale del Campanella il supremo magistrato è appunto chiamato

Telesio, per cui la luce e

Bibbia

si

Sole.

"

suoi giri Le sue mura. fuor delle radici Oltre il piede. 18 tanto Tanto ampio. - fa Misura. levatura Inclinazione del terreno. i

^5

1** che si fosse Che se fosse. 18 distinta Divisa. - sette gironi... nominati dalli sette pianeti Ciascun cerchio di mura e di case è intitolato a uno dei pianeti del Sole. Qui come altrove (vedasi al rigo 74) il numero sette è prescelto grazie alla virtù magica che la tradizione gli conferisce.

22

minati dalli sette pianeti, e s'entra dall'uno all'altro per quattro strade e per quattro porte, alli quattro angoli del mondo spettanti; ma sta in modo che, se fosse espugnato il primo girone, bisogna più travaglio al secondo e poi più; talché sette fiate bisogna espugnarla per vincerla. Ma io son di parere, che neanche il primo si può, tanto è grosso e terrapieno, ed ha valguardi, torrioni, artelleria e fossati di fuora. Entrando dunque per la porta Tramontana, di ferro coperta, fatta che s'alza e cala con bello ingegno, si vede un piano di cinquanta passi tra la muraglia prima e l'altra. Appresso stanno palazzi tutti uniti per giro col muro, che puoi dir che tutti siano uno; e di sopra han li rivellini sopra a colonne, come chiostri di frati, e di sotto non vi è introito, se non dalla parte concava delli palazzi. Poi son le stanze belle con le fenestre al convesso ed al concavo, e son distinte con picciole mura tra loro. Solo il muro convesso è grosso otto palmi, il concavo tre, li mezzani uno o poco più. Appresso poi s'arriva al secondo piano, ch'è dui ^1 alli quattro angoli del mondo spettanti Che guardano, che sono rivolte ai quattro punti cardinali (tramontana, nord; levante, est; ostro, sud; ponente, ovest). 22 sta È conformata. 23 bisogna più travaglio al secondo e poi più Per conquistare la seconda cerchia di mura occorrerebbe maggior fatica, e sempre più ne occorrerebbe, via via, per espugnare le suc-

cessive cinque. 2* talché Di

modo

che.

-

sette fiate

Sette volte.

grosso e terrapieno Anche la prima muraglia è costruita a terrapieno di grande spessore, rinforzata con baluardi (vai2«

guardi), torrioni e fossati esterni (di fuora), e

munita

di arti-

glieria {artelleria).

Rivestita. - ingegno Congegno, meccanismo. Fortini: opere di fortificazione periferica, formate di elementi sporgenti e rientranti. ^* introito Porta, varco, ingresso. ^ distinte... tra loro Separate l'una dall'altra. 29

coperta

33

rivellini

23

20

25

30

35



45

50

passi o tre manco, e si vedono le seconde mura con li rivellini in fiiora e passeggiatori; e della parte dentro, l'altro muro, che serra i palazzi in mezzo, ha il chiostro con le colonne di sotto, e di sopra belle pitture. E così s'arriva fin al supremo e sempre per piani. Solo quando s'entran le porte, che son doppie per le mura interiori ed esteriori, si ascende per gradi tali, che non si conosce, perché vanno obliquamente, e son d'altura quasi invisibile distinte le scale. Nella sommità del monte vi è un gran piano ed un gran tempio in mezzo, di stupendo artifizio.

OSPITALARIO Di',

di'

mo, per vita

tua.

GENOVESE tempio è tondo perfettamente, e non ha murache lo circondi; ma sta situato sopra colonne grosse e belle assai. La cupola grande ha in mezzo una cupoletta con uno spiraglio, che pende sopra Il

65

glia

l'altare,

ch'è

un

solo e sta nel

mezzo

del tempio.

*i manco Meno. Due o tre passi meno largo del sottostante spazio intermeniale. - si vedono... Si scorgono, ora, l'esterno della seconda muraglia, a monte, e i fortini che ne sporgono,

coi •**

•7

loro camminamenti supremo L'ultimo,

s'entran

Si

(passeggiatori). più elevato.

il

superano,

si

attraversano.

-

per

le

A

causa

delle.

Fattura. valore enfatico di esclamazione esortativa (di', su!), rafforzata dal successivo per vita tua. ^"^ pende sopra È diretto in corrispondenza dell'altare, perciò si trova al centro (intorno, infatti, vi sono le celle per religiosi di cui si dice al rigo 76). '^^

artifizio

^ mo

Ha

i

24

Girano le colonne trecento passi e più, e fuor delle colonne della cupola vi son per otto passi li chiostri con mura poco elevate sopra le sedie, che stan d'intorno al concavo dell'esterior muro, benché in tutte le colonne interiori, che senza muro fraposto tengono il tempio insieme, non manchino sedili portatili

65

assai.

Sopra

l'altare

non

vi è altro ch'un mappamondo tutto il cielo è dipinto, ed un

assai grande, dove altro dove è la terra. Poi sul cielo della cupola vi stanno tutte le stelle maggiori del cielo, notate coi nomi loro e virtù, c'hanno sopra le cose terrene, con tre versi per una; ci son i poli e i circoli signati non del tutto, perché manca il muro a basso, ma si vedono finiti in corrispondenza alli giobbi dell'altare. Vi sono sempre accese sette lampade nominate dalli sette pianeti. Sopra il tempio vi stanno alcune celle nella cupoletta attorno, e molte altre grandi sopra li chiostri» e qui abitano li religiosi, che son da quaranta.

Vi è sopra la cupola una banderola per mostrare i ne signano trentasei; e sanno quando spira ogni vento che stagione porta. E qui sta anco un libro in lettere d'oro di cose importantissime.

venti, e

^59

si

Girano

svolge

le

eo

colonne

La circonferenza segnata

dalle colonne

per...

^1 i circoli I paralleli e i meridiani segnati, in corrispondenza con quelli della cupola, sul globo celeste e su quello terrestre che, l'uno al di sopra dell'altro, si trovano sull'altare. '• nominate dalli sette pianeti Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, Sole e Luna. Sono i sette pianeti dell'astronomia prima di Copernico; oggi si escludono il Sole e la Luna e si aggiungono, ai cinque restanti, Urano (1781), Nettuno (1846) e Plutone (1930), comprendendo anche la Terra. Il sette è un numero cabalistico ed astrologico (esempi: Dio riposò 11 settimo giorno; le sette piaghe d'Egitto; i sette sacramenti,

eccetera).

stagione Tempo, condizioni meteorologiche. cose importantissime Probabilmente, più che una "summa" di tutte le conoscenze (che sono raccolte nell'altro libro men"'

'^

25

'"

75

so

OSPITALARIO Per tua fé, dimmi tutto qui t'aspettavo.

il

modo

del governo, che

GENOVESE È un

85

Principe Sacerdote tra loro, che s'appella

Sole, e in lingua nostra si dice Metafisico: questo è capo di tutti in spirituale e temporale, e tutti li ne-

90

gozi in lui si terminano. Ha tre Principi collaterali: Pon, Sin, Mor, che vuol dir: Potestà, Sapienza e Amore. Il Potestà ha cura delle guerre e delle paci e dell'arte militare; è supremo nella guerra, ma non sopra Sole; ha cura dell'offiziali, guerrieri, soldati, muni-

ed espugnazioni. Sapienza ha cura di tutte le scienze e delli dottori e magistrati dell'arti liberali e meccaniche, e tiene sotto di sé tanti offìziali quante son le scienze: ci è l'Astrologo, il Cosmografo, il Geometra, il Loico, il Rettorico, il Grammatico, il Medico, il Fisico, il Politico, il Morale; e tiene un libro solo, dove stan tutte le scienze, che fa leggere a tutto il popolo ad zioni, fortificazioni

95

100

II

zionato al rigo 100), o tantomeno norme di ordine tecnico (consegnate, queste, in specifici codici: vedasi ai righi 880 e 898), il libro in lettere d'oro registra e sancisce i princìpi fondamentali, etici - insieme, filosofici e religiosi - ed economici, che reggono la Città del Sole; press'a poco ciò che per noi potrebbe essere la Carta Costituzionale. ^ Principe Sacerdote II potere del Metafisico, supremo reggitore dallo Stato, è assoluto (vedasi al rigo 177), nonostante si attui attraverso i sommi magistrati nei quali si tripartisce: riecheggriamento dell' "uno e trino" teologico. Stato confessionale, dunque, non laico, in forza dell'unione del potere temporale e di quello spirituale in una medesima autorità, o, come

anche

^

in



dice, teocrazìa.

Nello,

nel

campo

spirituale

Affari.

^ 1"'

26

offìziali

Funzionari. Fa insegnare.

fa leggere

e

temporale.

-

negozi

usanza

di Pitagorici.

tutte le muraglie, su tutte le scienze.

E li

questo ha fatto pingere in rivellini, dentro e di fuori,

Nelle mura del tempio esteriori e nelle cortine, io» che si calano quando si predica per non perdersi la voce, vi sta ogni stella ordinatamente con tre versi per una. Nel dentro del primo girone tutte le figure matematiche, più che non scrisse Euclide ed Archimede, n» con la lor proposizione significante. Nel di fuore vi è la carta della terra tutta, e poi le tavole d'ogni

provinzia con li riti e costumi e leggi loro, e con l'alfabeti ordinati sopra il loro alfabeto. Nel dentro del secondo girone vi son tutte le pietre preziose e non preziose, e minerali, e metalli veri e pinti, con le dichiarazioni di due versi per uno. ^'^~ Pitagorici membri della comunità fondata da Pitagora I a Crotone nel VI secolo a.C. e durata nei due secoli successivi:

mistica scuola ove veniva impartito un insegnamento filosofiscuola coltivava anche interessi politici, rappresentando l'aristocrazia di allora; il pitagorico Ardita, ad esempio, fu a capo della città di Taranto. - ha fatto pingere... tutte le scienze Raffigurazioni didascaliche che integrano e completano "par l'image" l'insegnamento impartito attraverso la "lettura". Tuttavia, come si vedrà in appresso, inco, scientifico e religioso; tale

sieme con le rappresentazioni che vi sono dipinte, sulle mura si spiega anche una mostra permanente di esemplari autentici naturali, merceologici e meccanici -, quasi una sorta di museo della natura e della tecnica. Il Campanella è uno dei primi filosofi che danno l'avvìo al metodo oggettivo nell'educazione. ^'^ per non perdersi Perché non si disperda. "o più che non scrisse Più di quante ne descrissero. ^^^ provinzia Regione. 1'* l'alfabeti ordinati sopra il loro alfabeto Tavole di traslitterazione delle scritture straniere negli alfabeti latino e greco. 118 neri e pinti Campioni reali e riproduzioni iconografiche (pinti: dipinti) dei corpi solidi, all'interno, e di quelli liquidi, all'esterno della seconda muraglia. 11'' nomenclatura, classificazione dichiarazioni Spiegazioni: e proprietà.

27

ns

120

Nel di fuore vi son tutte sorti di laghi, mari e fiumi, vini ed ogli ed altri liquori, e loro virtù ed origini e qualità; e ci son le caraffe piene di diversi liquori di cento e trecento anni, con li quali sanano tutte l'infirmità quasi. Nel dentro del terzo vi son tutte le sorti di erbe ed arbori del mondo pinte, e pur in teste di terra rivellino e le dichiarazioni dove prima si ritrovaro, e le virtù loro, e le simiglianze c'hanno con le stelle e con li metalli e con le membra umane, e l'uso loro in medicina. Nel di fuora tutte maniere

125

sopra

130

di pesci di fiumi, lachi e mari, e le virtù loro, e '1 modo di vivere, di generarsi e allevarsi, e a che

il

serveno, e le simiglianze c'hanno con le cose celee terrestri e dell'arte e della natura; sì che mi stupii, quando trovai pesce vescovo e catena e chiodo e stella, appunto come son queste cose tra noi. Ci sono ancini, rizzi, spondoli e tutto quanto è desti

is-s

"** laghi, mari e fiumi In plastici che ne danno ubicazione, dimensioni, conformazioni e corsi; con campioni, forse, di ciascuna acqua. "» ogli Olii. - origini Materie da cui derivano o di cui si

compongono. '2«

liquori di cento e trecento anni

Bevande medicamentose

meno

o più remota conoscenza. '-» arbori Alberi. - teste di terra Vasi di terracotta. '-'« le simiglianze II Campanella credeva in un'armonica corrispondenza di tutte le forme e le essenze sparse per il cosmo. Nel suo Del senso delle cose e della magìa (1590; ediz. Bruers, Bari, 1925), egli tratta a lungo tale argomento e fornisce una lunga serie di esemplificazioni fantastiche, che dimostrerebbero un "consenso" - qui ribadito - non solo delle cose terrestri, animate e non animate, tra loro, e di queste con quelle marine, ma anche delle terrestri con le celesti, e persino delle "cose della natura" con "quelle... dell'arte". Onde gli strani pesci - a forma di vescovo (forse perché come mitrati) o di catena o di chiodo o di stella - menzionati appresso. Vedasi anche ai righi 284-285. di

maniere

'2«

tutte

'•*»

a che seroeno

Ogni sorta. Quale ne è l'impiego da parte dell'uomo. spandali Spondili, molluRicci di mare.

i^""* ancini, rizzi schi: ostriche spinose.

28

-

gno

di sapere con miiabil arte di pittura e di scrittura che dichiara. Nel quarto, dentro vi son tutte sorti di augelli pinti e lor qualità, grandezze e costumi, e la fenice è verissima appresso loro. Nel di fuora stanno tutte sorti di animali rettili, serpi, draghi, vermini, e l'insetti, mosche, tafani ecc., con le loro condizioni, veneni e virtuti; e son più che non pensamo. Nel quinto, dentro vi son l'animali perfetti terrestri di tante sorti che è stupore. Non sappiamo noi la millesima parte, e però, sendo grandi di corpo, l'han pinti ancora nel fuore rivellino; e quante maniere di cavalli solamente, o belle figure dichiarate dottamente!

Nel sesto, dentro vi sono tutte l'arti meccaniche, e l'inventori loro, e li diversi modi, come s'usano in diverse regioni del mondo. Nel di fuori vi son tutti l'inventori delle leggi e delle scienze e dell'armi. Trovai Moisè, li

'=«**

dodici sapere

Apostoli, Essere

che ne tengono gran conto,

conosciuto.

-

con

Rappresentato

me-

diante. *'"

dichiara

^^ la fenice

Spiega, commenta.

Taprobana

è per

il

Campanella

la

sede

di tutte

meraviglie: anche la fenice, dunque, il favoloso uccello che rinasce dalle sue stesse ceneri, vi è viva e di casa. E così dicasi dei draghi, di cui è cenno poco dopo. le

1^1

vermini Vermi. con le loro condizioni, veneni

e virtuti Con scritte attestanti le loro caratteristiche, i veleni e le virtù terapeutiche di questi ultimi. "• l'animali perfetti terrestri Essenzialmente i mammiferi. 1*" però, sendo Perciò, essendo... *" nel fuore rivellino Nel fortino esterno. "« o belle figure dichiarate dottam.ente O immagini di altri animali non meno belli dei cavalli, descritti in modo dotto. 151 s'usano Vengono impiegate, si manovrano. - in Nelle. ^* Moisè, Osiri... Macometto Mosè, Osiride, Maometto. **-

145

iso

Osiri, Giove,

altri assai; e in

e

Mercurio, Macometto ed luoco assai onorato era Gesù Cristo

i4o

1''" che ne tengono gran conto probana.

Si sottintende:

anche a Ta-

29

155

Cesare, Alessandro, Pirro e tutti li Romani; onde ammirato come sapeano quelle istorie, mi mostraro che essi teneano di tutte nazioni lingua, e che mandavano apposta per il mondo ambasciatori, e s'inio

160

165

170

175

formavano del bene e del male di tutti; e godeno assai in questo. Viddi che nella China le bombarde e le stampe furo prima ch'a noi. Ci son poi li mastri di queste cose; e li figliuoli, senza fastidio, giocando, si trovano saper tutte le scienze istoricamente prima che abbin dieci anni. Il Amore ha cura della generazione, con unir li maschi e le femine in modo che faccin buona razza; e si riden di noi che attendemo alla razza de cani e cavalli, e trascuramo la nostra. Tien cura dell'educazione, delle medicine, spezierie, del seminare e raccogliere li frutti, delle biade, delle mense e d'ogni altra cosa pertinentQ al vitto e vestito e coito, ed ha molti maestri e maestre dedicate a queste arti. II Metafisico tratta tutti questi negozi con loro, che senza lui nulla si fa, ed ogni cosa la communicano essi quattro, e dove il Metafisico inchina, son d'accordo. isT onde io ammirato come sapeano per come avessero potuto apprendere.

ise "1^

182

Mostrando

io

stupore

teneano... lingua Avevano notizie, cognizioni. godeno assai in questo Ciò li rende molto fieri. Viddi Constatai (da quelle immagini e dalle scritte che

data di ciascuna invenzione). - China Cina. L'invenzione le stampe furo prima ch'a noi della polvere da sparo e dei caratteri mobili avvenne prece-

indicavano

la

bombarde

le

e

dentemente che da mastri

noi. Gli esperti, Fatica.

i docenti. fastidio ^^ istorie amen te Mediante le figure istoriate (vedasi al rigo 509). i«» si riden di noi Ci deridono, noi che ci diamo pensiero della selezione eugenetica degli animali e non di quella, tanto più grave, degli uomini. '^' spezierie Semplici, erbe medicinali.

'•" li '**

la communicano Se ne danno comunicazione, ne trattano comune, in riunioni a quattro. •'" dove il Metafìsico inchina, son d'accordo L'opinione che

i^«

in

30

OSPITALARIO Or dimmi

degli offizi e dell'educazione e del

modo

monarchia o stato

iso

Questa è una gente ch'arrivò là dall'Indie, ed erano molti filosofi, che fuggirò la rovina di Mogori e d'altri predoni e tiranni; onde si risolsero di vivere alla filosofica in commune, si ben la communità delle donne non si usa tra le genti della provinzia loro; ma essi l'usano, ed è questo il modo. Tutte cose son communi; ma stan in man di offìziali

iss

come si vive; di pochi.

si

è republica o

GENOVESE

le dispense, onde onori e spassi son

non solo il vitto, ma le scienze e communi, ma in maniera che non

190

può appropriare cosa alcuna. Dicono essi che tutta la proprietà nasce da far casa appartata, e figli e moglie propria, onde nasce si

l'amor proprio; che, per sublimar a ricchezze o a dignità il figlio o lasciarlo erede, ognuno diventa o rapace publico, se non ha timore, sendo potente; o avaro ed insidioso ed ippocrita, si è impotente. Ma quando perdono l'amor proprio, resta il commu-

ne

solo.

prevale è quella del Sole, il capo assoluto, anche qualora essa sia esclusivamente sua: agli altri tre non è dato che dichiarare il loro accordo su ciò verso cui egli propende {inchina). '^" Gli organi amministrativi. offizi ''*o stato di pochi Oligarchia, aristocrazia. 1^2 dall'Indie Infatti, al rigo 659 sono detti originariamente Bragniani. - erano C'erano tra loro. ^>^ la rovina di Mogori Le stragi compiute dai Mongoli, che nel Cinquecento conquistarono l'India settentrionale. Il nome di Mogori deriva dal loro capo Gran Mogor. ifM rapace pubblico Avido di impossessarsi dei beni pubblici.

31

195

OSPITALARIO nullo vorrà fatigare, mentre aspetta che come Aristotele dice contra Platone.

Dunque

200

l'altro fatighi,

GENOVESE non so disputare, ma ti dico c'hanno tanto amore alla patria loro, che è una cosa stupenda, più che si dice delli Romani, quanto son più spropriati. E credo che li preti e monaci nostri, se non avessero lo

ao5

parenti e li amici, o l'ambizione di crescere più a dignità, seriano più spropriati e santi e caritativi li

con

tutti.

OSPITALARIO Dunque 2J0



piacere l'un

non

è amicizia, poiché

ci

non

si

fan

l'altro.

GENOVESE Anzi grandissima: perché è bello a vedere, che tra non ponno donarsi cosa alcuna, perché tutto hanno del commune; e molto guardano gli offiziali, che nullo abbia più che merita. Però quanto è bisogno tutti l'hanno. E l'amico si conosce tra loro nelle guerre, nell'infirmità, nelle scienze, dove s'aiuloro

215

*<

come

Aristotele

dice

Aristotele

{Politica,

1261,

b)

dice,

proposte della vita in comune formulate da Platone: "oltracciò il sistema collettivista presenta un altro inconveniente, quello che delle proprietà comuni ci si prende meno cura, perché ciascuno attende con maggiore impegno ai suoi interessi privati che ai pubblici". contro

a»*

le

spropriati

Che non hanno

che sono disinteressati. *T seriano Sarebbero 2" nullo Nessuno.

32

-

proprietà,

caritativi

interessi

Caritatevoli.

propri;

tano e s'insegnano l'un l'altro. E tutti li gioveni s'appellan frati, e quei che son quindici anni più di loro, padri, e quindici meno, figli. E poi vi stanno l'offiziali a tutte cose attenti, che nullo possa all'altro far torto nella fratellanza.

OSPITALARIO E come?

GENOVESE Di quante virtù noi abbiamo, essi hanno

un che

è

ci

un

si

l'offiziale:

chiama Liberalità, un Magnanimità,

Castità, un Fortezza, un Giustizia criminale e un Solerzia, un Verità, Beneficenza, Gratitu-

225

civile,

Misericordia, ecc.; e a ciascuno di questi si elegge quello, che da fanciullo nelle scole si conosce inchinato a tal virtù. E però, non sendo tra loro latrocini, né assassinii, né stupri ed incesti, adultèri, delli quali noi ci accusamo, essi si accusano d'ingratitudine, di malignità, quando uno non vuol far piacere onesto, di bugia, che abborriscono più che la peste; e questi rei per pena son privati della mensa commune, o del commerzio delle donne, e d'alcuni onori, finché pare al giudice, per ammendarli. dine,

OSPITALARIO Or dimmi, come fan -'"^

frati

gli offiziali?

Fratelli.

Di quante virtù noi abbiamo noi conosciamo e pratichiamo. ^^^

-^ inchinato Incline. del commerzio delle

^'"'

donne. '^^ per ammendarli 3.

Città del sole

donne

Cioè, di tutte le virtù che

Dell'avere

rapporti

con

le

Per emendarli. 33

a3o

235

GENOVESE Questo non si può Prima è da sapere che 240

d'un

modo

hanno

245

atto

a

sai

la

vita loro.

donne vestono guerreggiare, benché le donne gli

le

sopraveste

fin sotto al ginocchio, e l'uomini sopra. E s'allevan tutti in tutte l'arti. Dopo li tre anni li fanciulli imparano la lingua e l'alfabeto nelle mura, caminando in quattro schiere; e quattro vecchi li guidano ed insegnano, e poi li fan giocare e correre, per rinforzarli, e sempre scalzi e scapigli, fin alli sette anni, e li conducono nell'officine dell'arti, cosila

tori, pittori, orefici, ecc.; e 250

se non uomini e

dire,



li

sette anni

vanno

mirano

l'inclinazione. Do-

alle lezioni delle scienze na-

che son quattro lettori della medesima e in quattro ore tutte quattro squadre si

turali, tutti;

lezione,

255

260

265

spediscono; perché, mentre gli altri si esercitano il corpo, o fan li publici servizi, gli altri stanno alla lezione. Poi tutti si mettono alle matematiche, medicine ed altre scienze, e ci è continua disputa tra di loro e concorrenza; e quelli poi diventano offiziali di quella scienza, dove miglior profitto fanno, o di quell'arte meccanica, perché ognuna ha il suo capo. Ed in. campagna, nei lavori e nella pastura delle bestie pur vanno ad imparare; e quello è tenuto di più gran nobiltà, che più arti impara, e meglio le fa. Onde si ridono di noi che gli artefici appellamo ignobili, e diciamo nobili quelli, che null'arte

imparano e stanno oziosi e tengono in ozio e lascivia tanti servitori con roina della republica. 2" E s'allevan tutti in tutte l'arti È appunto questo il principio basilare dell'educazione del Seicento - insegnare tutto a tutti -, sostenuto non solo dal Campanella, ma anche dal Comenius, autore della Didactica Magna. 2*8

cositori

^^

mirano

'**'

roina

Cucitori, sarti. l'inclinazione Osservano

Rovina.

le

inclinazioni.

Gli offiziali poi s'eleggono da quelli quattro capi, e dalli mastri di quell'arte, li quali molto bene sanno chi è più atto a quell'arte o virtù, in cui ha da reggere, e si propongono in Consiglio, e ognuno oppone quel che sa di loro. Però non può essere Sole se non quello che sa tutte l'istorie delle genti e riti

e republiche ed inventori di leggi ed Poi bisogna che sappia tutte l'arti meccaniche, perché ogni due giorni se n'impara una, ma l'uso qui le fa saper tutte, e la pittura. E tutte le scienze ha da sapere, matematiche, fisiche, astrologiche. Delle lingue non si cura, perché ha l'interpreti, che son Ma più di tutti bisogna che sia i grammatici loro. Metafisico e Teologo, che sappia ben la radice e pròva d'ogni arte e scienza, e le similitudini e differenze e

270

sacrifizi

arti.

la Necessità, il Fato e l'Armonia del Possanza, Sapienza ed Amor divino e d'ogni cosa, e li gradi degli enti e corrispondenze loro con le cose celesti, terrestri e marine, e studia

delle

275

280

cose,

mondo,

la

285

molto bene nei Profeti ed astrologia. Dunque si sa chi ha da esser Sole, e se non passa trentacinque anni, non arriva a tal grado; e questo offizio è perpetuo, mentre non si trova chi sappia più di lui e sia più atto al governo.

OSPITALARIO E chi può saper tanto? Anzi non può saper governare chi attende alle scienze. 20" Gli offiziali... All'epoca del Campanella erano ancora ritenute non nobili le professioni manuali. È interessante notare come i solari stimino ugualmente tutte le professioni: è questo

un sintomo mando.

della

civiltà

capitalistica

che

si

va allora

affer-

-* Metafisico e Teologo Bisogna, cioè, che conosca l'origine, il divenire delle cose del mondo terreno e di quello

l'essenza, divino. -'*'*

mcvire

Finché.

35

290

GENOVESE Io dissi a loro questo, e mi risposero: "Più certi semo noi, che un tanto letterato sa governare, che 2!»5

voi che

sublimate l'ignoranti, pensando che siano perché son nati signori, o eletti da fazione potente. Ma il nostro Sole sia pur tristo in governo, non sarà mai crudele, né scelerato, né tiranno un chi tanto sa. Ma sappiate che questo è argomento che può tra voi. dove pensate che sia dotto chi sa più grammatica e logica d'Aristotile o di questo o quello autore; al che ci voi sol memoria servile, onde l'uomo si fa inerte, perché non contempla le cose ma li libri, e s'avvilisce l'anima in quelle cose morte; né sa come Dio regga le cose, e gli usi della natura e delle nazioni. Il che non può avvenire al nostro Sole, perché non può arrivare a tante scienze chi non è scaltro d'ingegno ad ogni cosa, onde è sempre attissimo al governo. Noi pur sappiamo che chi sa una scienza sola, non sa quella né l'altre bene; e che colui che è atto ad una sola, studiata in libro, è inerte e grosso. Ma non così avviene alli pronti d'ingegno e facili ad ogni conoscenza, come è bisogno che sia il Sole. E nella città nostra s'imparano le scienze con facilità tale, come vedi, che più atti

300

305

310

315

»*

semo

Siamo. perché son nati signori... Altro passo importante diretto contro la nobiltà e contro il capo di una fazione, intese queste come condizioni per governare. Il Campanella contrappone a queste condizioni la capacità e la scienza, che egli comprende nel termine letterato. '^ tristo Meschino. Per quanto meschino, uno che tanto sa non può esser che saggio. ** attissimo al governo II Campanella contrappone al sapere libresco il sapere come guida all'azione, cioè fa coincidere il sapere con la saggezza della vita pratica. Il Campanella esprime anche il suo dissenso sul sapere specializzato in un solo campo, ed in questo atteggiamento riflette l'ideale del Rinascimento: l'uomo capace di impadronirsi di tvitto il sapere. 1Ì90

36

un anno qui si sa, che in diece o quindici tra voi, e mira in questi fanciulli". Nel che io restai confuso per le ragioni sue e la

in

prova gua;

di quelli fanciulli, che intendevano la mia linperché d'ogni lingua sempre han d'esser tre

sappiano. E tra loro non ci è ozio nullo, se non quello che li fa dotti; che però vanno in campagna a correre, a tirar dardo, sparar archibugi, seguitar fiere, lavorare, conoscer l'erbe, mo una schiera, mo un'altra di loro. Li tre offiziali primi non bisogna che sappiano se non quell'arti che all'offizio loro partengono. Onde sanno l'arti communi a tutti, istoricamente imparandole, e poi le proprie, dove più si dà uno che un altro: così il Potestà saperà l'arte cavalieresca, fabricar ogni sorte d'armi, cose di guerra, machine, arte militare, ecc. Ma tutti questi offiziali han d'essere filosofi, di più, ed istorici, naturalisti ed uma-

che

320

la

325

330

nisti.

OSPITALARIO Vorrei che dicessi l'offizi tutti, e bisogno l'educazion commune.

li

distinguessi; e

s'è

GENOVESE Sono prima e bisogni;

ma

le stanze communi, dormitori, letti ogni sei mesi si distinguono dalli ma-

^1 non ci è ozio nullo... Non tempo dedicato all'apprendere.

^* seguitar

mo 332 Ma

32«

vi è

alcun ozio se non

come

Inseguire.

Ora.

Tutti devono cotutti questi offiziali han d'essere... noscere lo svolgimento storico di ogni ramo del sapere, e coloro che dirigono devono avere una competenza ed una capa
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