Chopra Spiritual Solution (Libro ita)

March 25, 2017 | Author: sandyhexe | Category: N/A
Share Embed Donate


Short Description

“psicologia e crescita personale” Deepak chopra spiritual solutions le risposte alle più gran...

Description

“psicologia e crescita personale”

Deepak Chopra

Spiritual Solutions Le risposte alle più grandi sfide della vita

This translation published by arrangement with Harmony Books, an imprint of the Crown Publishing Group, a division of Random House, Inc. Copyright © 2012 by Deepak Chopra All rights reserved. Published in the United States by Harmony Books, an imprint of the Crown Publishing Group, a division of Random House, Inc., New York.

Nota dell’editor Nel testo, i termini “coscienza” e “consapevolezza” vengono usati con lo stesso significato e valore, così come nell’originale “consciousness” e “awareness”.

Traduzione: Laura Meucci Editing: Katia Prando Revisione: Sonia Vagnetti, Marco Morra Impaginazione e Grafica di copertina: Matteo Venturi Stampa: Fotolito Graphicolor snc Città di Castello (PG) I Edizione: Ottobre 2012 © 2012 Edizioni My Life www.mylife.it - Via Garibaldi, 77 - 47853 Coriano di Rimini ISBN 978-88-6386-200-3 L’autore di questo libro non dispensa consigli medici né prescrive l’uso di alcuna tecnica come forma di trattamento per problemi fisici e medici senza il parere di un medico, direttamente o indirettamente. L’intento dell’autore è semplicemente quello di offrire informazioni di natura generale per aiutarvi nella vostra ricerca del benessere fisico, emotivo e spirituale. Nel caso in cui usaste le informazioni contenute in questo libro per voi stessi, che è un vostro diritto, l’autore e l’editore non si assumono alcuna responsabilità delle vostre azioni. Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo libro può essere riprodotta tramite alcun procedimento meccanico, fotografico o elettronico, o sotto forma di registrazione fonografica; né può essere immagazzinata in un sistema di reperimento dati, trasmesso, o altrimenti essere copiato per uso pubblico o privato, escluso l’“uso corretto” per brevi citazioni in articoli e riviste, senza previa autorizzazione scritta dell’editore.

Alle mani che si protendono e a ogni mano che si ritrae

Indice

Una nota personale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 7 Capitolo uno Che cos’è una soluzione spirituale? . . . . . . 9 Capitolo due Le più grandi sfide della vita . . . . . . . . . . . . 25 Relazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 25 Salute e benessere . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .34 Successo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45 Crescita personale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 60 Capitolo tre Caro Deepak: lettere personali . . . . . . . . . . 73 Capitolo quattro Crearsi soluzioni su misura . . . . . . . . . . . . 147 Ringraziamenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 174 L’autore . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 175

Una nota personale

F

in dalle mie prime esperienze in qualità di medico, quaranta anni fa, le persone hanno sempre preteso delle risposte. Ciò che volevano erano cure mediche, ma anche la rassicurazione e il conforto del contatto umano erano altrettanto preziosi, se non di più. A meno che non sia completamente sfinito, un medico si vede come un salvatore improvvisato che strappa le vittime dal pericolo per portarle in uno stato di sicurezza e benessere. Sono grato per gli anni trascorsi a visitare pazienti perché ho capito la differenza tra consigli e soluzioni. Alle persone in difficoltà raramente giovano i consigli. Le crisi non aspettano; può accadere qualcosa di veramente brutto se non si trova la soluzione giusta. Ho tenuto a mente gli stessi criteri durante la stesura di questo libro. Tutto ha avuto inizio con le persone che mi scrivevano dei loro problemi. Ricevevo lettere da tutto il mondo, dall’India, dagli Stati Uniti e da tanti altri luoghi, eppure, per certi versi, scrivevano tutti dallo stesso luogo interiore dove regnavano la confusione e l’oscurità. Queste persone erano ferite, tradite, maltrattate, incomprese, malate, preoccupate, ansiose, alle volte disperate. Purtroppo questa è una condizione quasi permanente per alcuni, ma anche a chi al momento è felice e contento può capitare di provare queste sensazioni. Volevo dare delle risposte che durassero abbastanza in modo tale che quando “quel momento felice” è passato, quando cioè subentra una crisi e occorre affrontare una sfida, ci siano a por7

tata di mano delle soluzioni concrete. Io le chiamo soluzioni spirituali, ma il termine non implica che abbiano una natura religiosa, né che si tratti di preghiere o di resa a Dio. Al contrario, mi immagino una spiritualità laica. Questo è l’unico modo in cui le persone che vivono ai giorni nostri possono ricongiungersi con la propria anima o, per eliminare ogni sfumatura religiosa, al proprio vero Io. A te personalmente, una crisi che cosa ha comportato? Probabilmente, qualsiasi fosse la situazione, ti sei tirato indietro, ti sei chiuso in te stesso e hai sentito la morsa dell’ansia. Questo stato di coscienza ripiegata su di sé è il nemico che non ti fa trovare una soluzione. Le vere soluzioni a una crisi vengono dalla coscienza estesa e aperta. Ciò che provi dentro di te smette di opprimerti e di farti paura. I limiti spariscono e nuove idee hanno spazio per svilupparsi. Se sei capace di metterti in contatto con il tuo vero Io, la coscienza cessa di avere dei limiti. Da questo stato affiorano spontaneamente soluzioni efficaci. Spesso funzionano come la magia e ostacoli che prima sembravano irremovibili, improvvisamente spariscono. Quando questo accade, il peso dell’ansia e del dolore si allevia completamente. La vita non deve essere mai intesa come una lotta. La vita deve essere intesa come una rivelazione che giunge dalla sua stessa fonte sotto forma di pura coscienza. Spero che questo libro ti lasci anche solo un segno positivo e duraturo. Deepak Chopra

8

Capitolo uno

Che cos’è una soluzione spirituale?

N

essuno avrà nulla da eccepire sul fatto che la vita comporta delle sfide, ma facciamo un passo indietro e poniamoci la domanda delle domande: “Perché?”. Perché la vita è così difficile? Non importa con quali punti di forza sei nato (denaro, intelligenza, una personalità affascinante, un aspetto radioso o buone conoscenze) perché niente di tutto questo fornisce la formula magica per un’esistenza facile. In un modo o nell’altro la vita ti mette davanti a problemi difficili che causano sofferenze e conflitti interiori. Come approcci le tue sfide fa la differenza tra la promessa del successo e lo spettro della sconfitta. C’è un motivo per questo o la vita non è altro che una serie casuale di eventi che ci destabilizzano e che riusciamo ad affrontare a stento? La spiritualità parte proprio da una risposta decisiva a questa domanda che dice che la vita non è casuale. C’è un disegno e un obiettivo racchiuso in ogni esistenza. Il motivo per cui dobbiamo affrontare delle prove è semplice: per diventare più consapevoli del nostro obiettivo interiore. Se la risposta spirituale è vera, dovrebbe esserci una soluzione spirituale per ogni problema, e infatti è così. La risposta non 9

si trova al livello del problema, anche se la maggior parte delle persone concentra tutte le energie proprio su quel livello. La soluzione spirituale è oltre. Quando riesci a portare la tua coscienza fuori dal campo di battaglia dove si svolge una lotta senza fine, accadono due cose contemporaneamente: la coscienza si estende e, di conseguenza, affiorano nuove risposte. Quando la coscienza si espande, gli eventi che sembrano casuali cessano di essere tali. Un obiettivo più grande sta cercando di manifestarsi attraverso di te. Quando diventi cosciente di questo obiettivo, diverso da persona a persona, diventi come un architetto che fa un progetto. Invece di far posare i mattoni e mettere le tubature a caso, ora l’architetto può procedere con sicurezza sapendo che aspetto dovrà avere l’edificio e come costruirlo. Il primo passo in questo processo è rendersi conto di qual è il livello di coscienza da cui parti. Ogni volta che ti trovi davanti a una prova sia nei rapporti interpersonali, sia sul lavoro, sia nei periodi di transizione o nel mezzo di una crisi che richiede di agire, ci sono tre livelli di coscienza. Prenderne atto rappresenta già un grosso passo avanti verso una risposta migliore. Primo Livello: C o s c i e n z a r i p i e g at a s u d i s é Questo è il livello del problema e quindi cattura subito la tua attenzione. Qualcosa è andato storto. Le aspettative sono state disattese. Ti trovi davanti a ostacoli che non vogliono smuoversi. Opponi sempre più resistenza ma la situazione non migliora. Se analizzi il livello del problema, generalmente scopri la presenza dei seguenti elementi: • i tuoi desideri sono contrastati. Ciò che vuoi incontra opposizione; • ti sembra che ogni passo avanti sia una lotta; 10

• insisti nel fare e rifare ciò che non ha mai funzionato prima; • di fondo provi ansia e hai paura di fallire; • non hai la mente lucida. C’è confusione e conflitto interiore; • quando la frustrazione aumenta, l’energia diminuisce. Sei sempre più esausto. Puoi capire se sei bloccato al livello della coscienza ripiegata su di sé con questa semplice prova: più lotti per sbarazzarti di un problema, più ci rimani invischiato dentro. Secondo Livello: Coscienza estesa Questo è il livello in cui le soluzioni cominciano a manifestarsi. La tua capacità visiva si estende oltre il conflitto donandoti una maggiore lucidità. Per molti questo livello non è subito disponibile perché la prima reazione a una crisi è quella di ripiegarsi su di sé e chiudersi, diventando diffidenti, guardinghi e timorosi. Ma se permetti alla tua coscienza di estendersi, scopri che: • il bisogno di lottare diminuisce; • cominci a lasciarti andare; • più persone si relazionano a te. Fornisci loro più stimoli; • affronti le decisioni sicuro di te; • affronti la paura con più realismo ed essa inizia ad attenuarsi; • grazie a una visione più chiara, non ti senti più confuso e tormentato.

11

Puoi dire di aver raggiunto questo livello di coscienza quando non ti senti più bloccato: è iniziato un processo. Mano a mano che la tua coscienza si estende, forze invisibili vengono in tuo aiuto. Procedi seguendo quello che desideri dalla vita. Terzo Livello: Pura Coscienza Questo è il livello in cui non esistono problemi. Ogni sfida è un’opportunità creativa. Ti senti completamente in armonia con le forze della natura. Ciò che lo rende possibile è la capacità della coscienza di espandersi senza limiti. Sebbene possa sembrare necessaria una lunga esperienza in campo spirituale per raggiungere la pura coscienza, in realtà è vero il contrario. La pura coscienza è in contatto con te in ogni momento e ti manda impulsi creativi. Ciò che conta è quanto sei aperto e disposto ad accogliere le risposte che si manifestano. Quando sei completamente aperto, ti accorgi dei seguenti elementi: • non c’è più nessuna lotta; • i desideri si realizzano spontaneamente; • ciò che vuoi adesso è la cosa migliore che potrebbe succedere. Ne trai beneficio sia tu, sia l’ambiente circostante; • il mondo esteriore riflette quello che sta succedendo nel tuo mondo interiore; • ti senti completamente al sicuro. Sei a tuo agio nell’universo; • guardi te stesso e il mondo con compassione e comprensione. Per rimanere totalmente e stabilmente nello stato di pura coscienza occorre l’illuminazione: uno stato di unità con tutto ciò 12

che esiste. In fondo, ogni vita procede in quella direzione. Senza conseguire l’obiettivo finale, puoi dire di essere in contatto con la pura coscienza solo se senti di essere davvero te stesso in uno stato di pace e libertà. Ciascuno di questi livelli comporta un’esperienza particolare. Ciò è evidente quando si verifica un netto contrasto o un cambiamento improvviso. L’amore a prima vista porta una persona da uno stato di coscienza ripiegata su di sé a uno di coscienza estesa senza preavviso. Invece di relazionarti come fai di solito, improvvisamente scorgi nell’altro un fascino immenso, persino la perfezione. In ambito creativo esiste l’esperienza “a-ha”. Le risposte, invece di guadagnarle a costo di una dura lotta contro l’immaginazione in stallo, appaiono all’improvviso, fresche e nuove. Non c’è dubbio che epifanie come queste esistano. Esse possono cambiare la vita di una persona, come nella cosiddetta “esperienza estatica” quando la realtà viene avvolta dalla luce e sorge una rivelazione. Quello che la gente non capisce è che la coscienza estesa dovrebbe il nostro stato normale e non un momento straordinario a se stante. Renderlo normale è il vero scopo della vita spirituale. A forza di stare a sentire gente che racconta di problemi, ostacoli, fallimenti e frustrazioni, di esistenze intrappolate nella coscienza ripiegata, ci si accorge di quanto sia fondamentale adottare un nuovo punto di vista. È troppo facile perdersi nei dettagli. Spesso le difficoltà che si incontrano nell’affrontare le sfide sono schiaccianti. Non importa quanto intensamente tu viva la tua situazione, che ha difficoltà sue proprie, se ti guardi intorno, vedrai altre persone intrappolate come te in ciò che vivono. Elimina tutti i dettagli e ciò che rimane è un denominatore comune di sofferenza: l’assenza di coscienza. Con “assenza” non intendo una carenza personale. A meno che non ti venga mostrato come espanderla, non hai altra scelta se non quella di vivere in uno stato di ripiegamento. Proprio come il corpo si contrae se sottoposto al dolore fisico, così la mente, di riflesso, si ripiega su di sé se viene sottoposta 13

al dolore mentale. E qui, di nuovo, un momento di contrasto improvviso facilita l’esperienza dello stato di ripiegamento. Immaginati in una delle seguenti situazioni: • sei una giovane madre che ha portato il figlio al parco giochi. Chiacchieri un momento con un’altra madre e quando ti giri, non lo vedi più; • al lavoro sei davanti al computer quando qualcuno, con disinvoltura, accenna al fatto che ci saranno dei licenziamenti e guarda caso, il capo vuole vederti; • apri la cassetta delle lettere e trovi una comunicazione dell’Agenzia delle Entrate; • stai guidando in prossimità di un incrocio quando, di punto in bianco, l’auto dietro di te sterza bruscamente superandoti per passare col rosso; • entri in un ristorante e vedi il tuo partner seduto al tavolo con una persona attraente. Sono molto vicini e parlano a bassa voce. Non ci vuole molta immaginazione per avvertire l’improvviso cambio di coscienza provocato da queste situazioni. Panico, ansia, rabbia e apprensione inondano la tua mente; questo è il risultato delle alterazioni cerebrali che avvengono quando il cervello inferiore ha la priorità su quello superiore, causando il rilascio di adrenalina in seguito a reazioni fisiologiche note come “reazioni da stress”. Ogni sensazione è sia mentale che fisica. Il cervello fornisce una precisa rappresentazione di ciò che la mente vive, delineando infinite combinazioni di segnali elettrochimici che vengono trasmessi attraverso miliardi di neuroni. I ricercatori sono in grado di individuare con sempre maggiore precisione le regioni cerebrali che innescano i cambiamenti. Quello che non si può vedere in una risonanza magnetica invece è l’evento mentale che 14

provoca tutti questi cambiamenti, perché la mente funziona al livello invisibile della consapevolezza o della coscienza. Possiamo considerare questi due termini come sinonimi, ma analizziamoli un po’ più a fondo. La spiritualità ha a che fare con lo stato di coscienza personale. Non è come la medicina o la psicoterapia. La medicina si occupa dell’aspetto fisico dove avvengono i cambiamenti del corpo. La psicoterapia si occupa di problematiche specifiche come l’ansia, la depressione o l’effettiva infermità mentale. La spiritualità affronta direttamente la coscienza; ha l’obiettivo di formare una coscienza superiore. Questo, nella nostra società, è considerato un approccio meno concreto di affrontare i problemi rispetto ad altre modalità. Nei periodi difficili le persone fanno del loro meglio per affrontare la confusione dovuta a un miscuglio di paura, rabbia, sbalzi d’umore e lotte quotidiane. Non pensano neanche lontanamente di combinare le parole “spiritualità” e “soluzione” all’interno della stessa frase. Questo porta ad avere una visione limitata di ciò che è veramente la spiritualità e di quello che può fare. La spiritualità può cambiare la tua coscienza e non c’è nulla di più pratico. La coscienza non è passiva. Porta direttamente ad agire (o a non agire). Il modo in cui percepisci un problema si combina inevitabilmente con il modo in cui cerchi di risolverlo. A tutti noi è capitato di lavorare in un gruppo a cui è stato chiesto di portare a termine un compito, e quando la discussione è cominciata, ogni partecipante ha mostrato alcuni aspetti della propria coscienza. C’è chi prende la parola e richiede attenzione. C’è chi esita in silenzio. Alcune voci sono caute e pessimiste, altre l’opposto. Questo diverso dispiegarsi di atteggiamenti, emozioni e ruoli , è a tutti gli effetti una manifestazione della coscienza. Ogni situazione racchiude il potenziale per espandere la coscienza. La parola “espandere” non significa che la coscienza si gonfia come un palloncino. Possiamo invece suddividere la coscienza in aree 15

piuttosto specifiche. Quando affronti una situazione, reagisci attraverso i seguenti aspetti della tua coscienza: • Percezioni. • Convinzioni. • Presupposti. • Aspettative. • Sensazioni. Una volta che cambi questi aspetti, o anche solo alcuni di essi, avviene un cambiamento a livello della coscienza. Come primo passo verso il raggiungimento di una soluzione, è fondamentale spezzettare ogni problema finché non individui gli aspetti della coscienza che lo alimentano. Percezioni. Le persone vedono le situazioni in modo diverso. Dove io vedo disastri, tu puoi trovare opportunità. Dove tu vedi un perdita, io posso trovare il modo di eliminare un peso. La percezione non è immutabile, è altamente soggettiva. Dunque, la domanda chiave quando affronti il livello della coscienza non è “Come sembrano le cose?” ma “Come sembrano le cose a me?”. Mettere in dubbio la tua percezione ti aiuta a prendere le distanze da un problema e la distanza implica oggettività. Ma l’oggettività totale non esiste. Tutti noi filtriamo il mondo attraverso lenti colorate e se fraintendi ciò che vedi scambiandolo per la realtà, è solo perché a te sembra di vederlo senza lenti. Convinzioni. Siccome si nascondono sotto alla superficie, le convinzioni sembrano svolgere un ruolo passivo. Tutti noi conosciamo persone che dicono di non avere pregiudizi, siano essi razziali, religiosi, politici o personali, ma che invece si comportano esattamente come chi li ha. È facile reprimere le proprie 16

convinzioni, ma è altrettanto facile non riuscire a riconoscerle. Può essere molto difficile individuare quelle che gli psicologi chiamano “convinzioni portanti”. In passato, per esempio, il fatto che l’uomo fosse superiore alla donna era una convinzione portante. L’argomento era fuori discussione e non c’erano dubbi a riguardo. Ma quando le donne hanno rivendicato il diritto di voto creando un movimento femminista ampio e battagliero, gli uomini si sono resi conto che la loro convinzione portante era a rischio. Come hanno reagito? Come se ti trattasse di un attacco personale, perché le loro convinzioni coincidevano con la loro identità. “Questo sono io” nella mente equivale a “Questo è ciò in cui credo”. Quando reagisci a una sfida come se fosse un’offesa personale, manifestando diffidenza, rabbia e cieca ostinazione, vuol dire che è stata toccata qualche convinzione portante. Presupposti. Siccome cambiano a seconda della situazione

in cui ti trovi, i presupposti sono più flessibili delle convinzioni. Ma, in modo analogo, non vengono presi in considerazione. Se una pattuglia della polizia ti fa segno di accostare, non presupponi di aver fatto qualcosa di sbagliato mettendoti istintivamente sulla difensiva? È difficile avere una mentalità tanto aperta da pensare che l’agente possa proporti qualcosa di positivo. Ecco come funzionano i presupposti. Entrano in gioco per riempire il vuoto dell’incertezza. Gli incontri sociali non sono mai vuoti. Quando esci a cena con un amico, i presupposti che hai riguardo alla serata sono diversi da quelli che avresti nel caso di un appuntamento al buio. Come per le convinzioni, se metti in discussione i presupposti di una persona, è probabile che il risultato sia incerto. Nonostante i nostri presupposti cambino costantemente, non è piacevole sentirsi dire che dobbiamo cambiarli. Aspettative. Ciò che ti aspetti dalle altre persone è legato

al desiderio o alla paura. Le aspettative positive sono governate dal desiderio, perché vuoi qualcosa e ti aspetti che accada. Ci

17

aspettiamo che il nostro partner ci ami e si prenda cura di noi. Ci aspettiamo di essere pagati per il lavoro che facciamo. Le aspettative negative sono governate dalla paura, come quando le persone si aspettano la peggiore delle ipotesi. La legge di Murphy, secondo cui se una cosa può andare storta lo farà, ne è un buon esempio. Siccome il desiderio e la paura sono in prossimità della superficie della mente, le aspettative sono più attive delle convinzioni e dei presupposti. Ciò che pensi del tuo capo è una cosa, sentirsi dire che il tuo stipendio è stato decurtato è un’altra. Privare le persone di quello che si aspettano mette direttamente in discussione il loro modo di vivere. Sensazioni. Per quanto tentiamo di nasconderle, le sensa-

zioni vengono a galla; le altre persone se ne accorgono o le percepiscono non appena ci incontrano. Di conseguenza trascorriamo molto tempo a lottare contro sensazioni che non vogliamo avere o di cui ci vergogniamo o che giudichiamo negativamente. Per molte persone è spiacevole anche solo il fatto di provarne una. Si sentono allo scoperto e vulnerabili. Essere emotivi è vissuto come essere fuori controllo (il che, di per sé, è una sensazione spiacevole). Prendere atto del fatto che provi delle sensazioni è un passo verso la coscienza estesa; poi c’è il passo successivo, che può essere più difficile, e che consiste nell’accettare le sensazioni che provi. Con l’accettazione sopraggiunge la responsabilità. Ammettere le proprie sensazioni, piuttosto che addossarne la colpa agli altri, è il segno che una persona è passata dalla coscienza ripiegata a quella estesa. Se sei in grado di esaminare il tuo stato di coscienza, questi cinque elementi verranno a galla. Quando le persone hanno una reale consapevolezza di sé, puoi porre loro una domanda diretta su come si sentono, quali sono i loro presupposti, cosa si aspettano da te e in che modo le loro convinzioni portanti vengono toccate. In risposta, non otterrai un atteggiamento difensivo. Ti verrà detta la verità. Avere consapevolezza di sé non equivale a 18

pregare, a credere nei miracoli o a cercare la grazia di Dio. La visione che ho delineato è spirituale per via del terzo livello della coscienza che ho chiamato pura coscienza. Questo è il livello che i credenti definiscono anima o spirito. Quando basi la tua vita sulla realtà dell’anima, possiedi convinzioni spirituali. Quando vai oltre e fai del livello dell’anima la base della vita, la base stessa dell’esistenza, allora la spiritualità diventa un principio attivo. L’anima si risveglia. In realtà, l’anima non dorme mai perché la pura coscienza ispira ogni pensiero, sensazione, azione. Possiamo non riconoscerla. In effetti, un sintomo della coscienza ripiegata è il completo rifiuto di una realtà superiore. Questo rifiuto non è basato sulla cecità volontaria ma sulla mancanza di esperienza. Una mente bloccata dalla paura, dall’ansia, dal risentimento o dal dolore non è capace di raggiungere la coscienza estesa, tanto meno quella pura. Se la mente funzionasse come una macchina, non sarebbe capace di riprendersi dalla condizione di sofferenza. Come accade con gli ingranaggi logorati dall’attrito, i nostri pensieri continuerebbero a peggiorare sempre più fino al giorno in cui la sofferenza non avrà ottenuto la vittoria. Per un’infinità di persone la vita è così. Ma la capacità di guarire non svanisce mai del tutto; il cambiamento e la trasformazione sono un tuo diritto dalla nascita e non è garantito da Dio, dalla fede o dalla salvezza, ma dall’indistruttibile fondamento della vita che è la pura coscienza. Vivere significa essere coinvolti in costanti cambiamenti. Anche quando ci sentiamo bloccati, le nostre cellule continuano a metabolizzare trasformando ed elaborando le sostanze fondamentali per la vita. Il torpore e la depressione possono darti l’impressione che la vita si sia fermata. Lo stesso possono fare le perdite improvvise e le sconfitte. Ma non importa quanto sia grave lo shock o quanto sia insormontabile l’ostacolo, lo stato fondamentale dell’esistenza non ne viene intaccato, né tanto meno danneggiato. Nelle pagine seguenti leggerai di persone che si sentono bloccate, intorpidite, frustrate e ostacolate. Dal loro punto di vista le 19

storie che raccontano sono uniche, ma la via d’uscita non lo è. Essa consiste nell’affrontare il proprio stato di coscienza. A ciò che si rifiuta di muoversi va mostrato come fare. Questo è un altro motivo per cui le soluzioni proposte sono spirituali: coinvolgono innanzitutto la comprensione, il risveglio, l’apertura a nuove percezioni. Il modo più pratico per arrivare a una soluzione è quello spirituale perché puoi cambiare solo ciò che prima riesci a vedere e a capire. Non c’è nemico più insidioso di quello che non riesci a scorgere. Viviamo in un’era laica, quindi la visione della vita che ho appena delineato è ben lontana dalla normalità. In effetti è quasi l’opposto, perché nonostante tutti siano d’accordo sul fatto che per costruire un edificio sia necessario avere un progetto da seguire, per la vita non è così. La vita è vista come una serie di eventi imprevedibili che fatichiamo a controllare. A chi verrà tolta la casa, a chi il lavoro? Quale famiglia verrà colpita da incidenti, dalla dipendenza o dal divorzio? Dietro questi eventi sembra non esserci nulla di razionale. Le cose accadono. Gli ostacoli sorgono spontaneamente o semplicemente per caso. Ognuno di noi giustifica la coscienza ripiegata accettando queste convinzioni ed esse si radicano in profondità. Ci ripetiamo che la natura umana è colma di istinti negativi come l’egoismo, l’aggressività e la gelosia. Nella migliore delle ipotesi ne abbiamo un controllo parziale nel momento in cui si manifestano dentro di noi. Non esercitiamo nessun controllo sulla negatività degli altri, quindi ogni giorno si presenta come una lotta contro la casualità e contro le persone che sono fortemente intenzionate a ottenere quello che vogliono, non importa se ciò crei problemi o persino danneggi gli altri. Come primo passo verso la coscienza estesa, devi mettere in discussione questo modo di vedere, anche se è la norma sociale. Normale non vuol dire vero. La verità è che ognuno di noi è intrappolato nel mondo che definiamo “reale”. La mente non è un fantasma. Si radica nella situazione complessiva in cui ti trovi. Per vedere come funziona, elimina prima di tutto la divisione tra un pensiero, le cellule cerebrali 20

che quel pensiero stimola, la reazione del corpo nel momento in cui riceve i messaggi dal cervello e l’attività che decidi di svolgere. Fanno tutti parte di uno stesso processo ininterrotto. Anche tra i genetisti, che per decenni hanno sostenuto che i geni determinassero quasi tutti gli aspetti della vita, c’è un nuovo modo di dire: i geni non sono nomi, ma verbi. Il dinamismo è universale. Non stai nemmeno vagando in un ambiente privo di senso. L’ambiente che ti circonda risente di ciò che dici e di ciò che fai. Sugli altri le parole “Ti amo” hanno un effetto completamente diverso delle parole “Ti odio”. Un’intera società è galvanizzata dalle parole “Il nemico sta attaccando”. Su una scala più estesa, l’intero Pianeta viene influenzato dallo scambio globale di informazioni; anche tu prendi parte alla mente globale quando invii una e-mail o ti iscrivi a un social network. Proprio come sostengono gli ambientalisti, quello che mangi al volo in un fast food ha implicazioni sull’intera biosfera. La spiritualità ha sempre avuto inizio dalla totalità. Persi in un mondo di dettagli, dimentichiamo che l’isolamento è un mito. In questo momento la tua vita è un processo complesso che comporta pensieri, sensazioni, chimiche cerebrali, reazioni fisiche, informazioni, interazioni sociali, relazioni ed ecologia. Così, quando parli e agisci, provochi un’increspatura nel flusso della vita. Ma la spiritualità non si limita a descriverti: essa indica anche il modo migliore per influenzare il flusso della vita. Siccome la pura coscienza sta alla base di tutto, il modo più efficace per cambiare la tua vita è cominciare dalla coscienza. Quando la tua coscienza cambia, cambia anche la tua situazione. Ogni situazione è sia visibile che invisibile. La parte visibile è quella contro cui combattono i più, perché è “là fuori”, accessibile ai cinque sensi. Queste persone sono restie ad affrontare l’aspetto invisibile della loro situazione perché è “qui dentro” che si annidano i pericoli e le paure invisibili. Nella visione spirituale della vita, “qui dentro” e “là fuori” sono collegati da innumerevoli fili che intessono la stoffa di cui è fatta l’esistenza. 21

Vi sono dunque due visioni fortemente contrastanti: una basata sul materialismo, sul caso e sull’esteriorità, l’altra sulla coscienza, sugli obiettivi e sull’unione della dimensione interiore e di quella esteriore. Prima di riuscire a trovare una soluzione alla sfida che ti si presenta oggi, in questo preciso istante, devi scegliere a un livello più profondo quale visione della vita vuoi seguire. La visione spirituale conduce a soluzioni spirituali. La visione non spirituale porta a molte altre soluzioni. Ovviamente questa è una scelta critica perché, che tu te ne renda conto o meno, la tua vita evolve a seconda delle scelte che hai compiuto inconsapevolmente, dettate dal tuo livello di coscienza. Ad ogni modo, questa descrizione sommaria di ciò che una soluzione spirituale può raggiungere sembrerà strana per molte persone. La maggior parte della gente evita di confrontarsi con se stessa; non siamo in grado di definire una visione. Invece andiamo incontro alla vita così come viene, resistendo come meglio possiamo, facendo affidamento sugli errori del passato, sui consigli di amici e parenti e sulla speranza. Finiamo con l’arrenderci quando è il momento di farlo e con l’afferrare quello che pensiamo di volere. Quindi, di cosa hai bisogno per adottare una visione spirituale nella tua vita? In questo libro non seguiremo il percorso della religione convenzionale. In ogni caso, la preghiera e la fede, anche se non fondamentali per la visione che vogliamo delineare, non sono escluse. Se sei credente e trovi aiuto e conforto in Dio, hai il diritto di avere la tua versione personale di vita spirituale. Ma qui consulteremo una tradizione molto più ampia rispetto a quella di qualunque religione al mondo, una tradizione che comprende la sapienza pratica dei saggi e dei veggenti dell’oriente e dell’occidente, che hanno investigato a fondo la condizione umana. Un esempio di sapienza pratica trattato nei seguenti capitoli è questo: la vita si ricicla costantemente e allo stesso tempo si evolve. Questo, allora, vale anche per la tua vita. Quando ti rendi 22

conto che tutte le tue lotte e le frustrazioni ti hanno impedito di prendere parte al flusso della vita, hai trovato la ragione migliore per smettere di lottare. Traggo ispirazione da un famoso saggio indiano secondo il quale la vita è come un fiume che scorre tra le sponde del dolore e della sofferenza. Ogni cosa scorre perfettamente finché rimaniamo nel fiume, ma continuiamo ad aggrapparci al dolore e alla sofferenza mano a mano che ci passiamo accanto, come se le sponde ci offrissero sicurezza e riparo. La vita scorre da dentro se stessa e aggrapparsi a qualsiasi genere di punto fisso o immutabile è contrario alla vita. Più ti lasci andare, più il tuo vero Io riesce a esprimere il suo desiderio di evolversi. Una volta che il processo è in corso, tutto cambia. Il mondo interiore e quello esteriore si riflettono l’uno nell’altro senza confusione o conflitto. Dal momento che le soluzioni ora nascono dal livello dell’anima, non incontrano alcuna resistenza. Tutti i tuoi desideri conducono al risultato migliore per te e per chi ti sta vicino. Alla fine la felicità si basa sulla realtà e niente è più reale del cambiamento e dell’evoluzione. Questo libro è stato scritto proprio con la speranza che tutti possano trovare un modo per saltare nel fiume della vita.

L’ e s se n za Ogni problema è aperto a una soluzione spirituale. La soluzione si trova espandendo la tua coscienza, andando oltre la visione limitata del problema. Il processo comincia col riconoscere da quale tipo di coscienza parti, perché per ogni sfida nella vita ci sono tre livelli di coscienza.

Primo livello: coscienza contratta ripiegata su di sé Questo è il livello dei problemi, degli ostacoli e degli scontri. Le risposte sono limitate. La paura contribuisce a un senso di confu23

sione e conflitto. Gli sforzi per trovare una soluzione si scontrano con la frustrazione. Insisti nel fare e rifare ciò che non ha mai funzionato prima. Se ti fermi a questo livello, ti ritroverai frustrato ed esausto.

Secondo livello: coscienza estesa Questo è il livello in cui cominciano ad apparire le soluzioni. Ci sono meno scontri. Gli ostacoli si superano più facilmente. La tua visione si estende al di là del conflitto dandoti maggiore lucidità di pensiero. Le energie negative vengono affrontate realisticamente. Grazie a una maggiore estensione, forze invisibili vengono in tuo aiuto. Avanzi a seconda di ciò che desideri dalla tua vita.

Terzo livello: pura coscienza Questo è il livello in cui i problemi non esistono. Ogni sfida è un’opportunità creativa. Ti senti completamente in armonia con le forze della natura. Il mondo interiore e quello esteriore si riflettono l’uno nell’altro senza confusione o conflitto. Dal momento che le soluzioni nascono dal livello del vero Io, non incontrano alcuna resistenza. Tutti i tuoi desideri conducono al risultato migliore per te e per chi ti sta vicino. Quando ti sposti dal primo livello al terzo, le sfide della vita diventano ciò che devono essere: un passo in avanti verso il tuo vero Io.

24

Capitolo due

Le più grandi sfide della vita

Relazioni

C

he cosa porta una relazione a una soluzione spirituale? La volontà di estendere la tua coscienza e allo stesso tempo di lasciare lo spazio al partner affinché estenda la sua. Per questo una relazione spirituale è uno specchio in cui due persone si guardano a livello dell’anima. Una relazione spirituale dà grandissima soddisfazione che non può essere simulata. Ma quali sono le sue componenti? Come tutti gli altri aspetti del percorso spirituale, nulla è immutabile. Puoi provare a delineare la relazione perfetta in termini di ideali, come l’amore incondizionato e la piena fiducia. Ma in realtà esiste un processo, e persino nelle migliori relazioni, questo processo presenta svolte e deviazioni improvvise. Tra poco leggerai di persone coinvolte in relazioni dolorose. Anche per loro esiste quel processo, ma ha preso la direzione sbagliata. Quando due persone che si sono sempre amate si trovano alienate e in25

felici, il processo che le ha condotte a quella situazione presenta alcune caratteristiche prevedibili. Se pensi al tuo matrimonio o la tua vita coniugale, ti ritrovi in quello che segue? Proiezione: il tuo partner ti irrita e ti fa arrabbiare. So-

stiene di non fare niente per irritarti, né tanto meno per ferirti, ma questo non cambia il modo in cui ti senti. Ogni suo minimo gesto ti porta a notare tutto ciò che di lui non ti piace, quei tratti ostinati che sembrano non cambiare mai. Giudizio: senti che il tuo partner ha torto o pensi che sia

cattivo, in un certo senso. Percepisci una mancanza di rispetto o un forte biasimo. Condanni in particolar modo le sue critiche che credi siano dirette a te, il che non fa altro che aumentare la tua convinzione che tu abbia ragione e lui torto. Codipendenza: il tuo partner compensa le tue mancanze.

Insieme siete una persona sola, un fronte unito contro il mondo. Ma c’è un grande inconveniente. Vi sentite inseparabili e quando non siete d’accordo, vi sembra impossibile sostenere le ragioni individuali come farebbe un adulto indipendente. Hai bisogno dell’elemento mancante perché altrimenti senti un vuoto dentro di te. Eccessiva generosità: per andare d’accordo e dimo-

strare che sei una buona moglie, hai rinunciato al tuo potere. Tutte le decisioni più importanti vengono prese da tuo marito, che ha l’ultima voce in capitolo. Accade meno spesso che sia il marito a cedere tutto questo potere alla moglie, ma in entrambi i casi si crea una relazione di dipendenza per quel che riguarda il tuo mantenimento, il rispetto di te stessa, l’apprezzamento, l’attenzione e infine l’autostima. Eccessivo egoismo: questo è l’opposto del punto pre-

cedente. Invece di diventare dipendente, rendi dipendente il tuo 26

partner. Lo fai tramite il controllo. Vuoi sempre avere ragione, ti senti libero di rimproverare il tuo partner, ma trovi sempre una scusa per giustificare te stesso. Credi di avere ragione. Raramente ti consulti o scambi opinioni. Nelle piccole e grandi cose fai sì che il tuo partner si senta inferiore a te. Una relazione non è un oggetto che può essere tolto da uno scaffale per essere lucidato o mandato in riparazione. È fatta di giorni, ore e minuti trascorsi insieme, ognuno dei quali passa e non ritorna più. Il modo in cui vivi ogni momento diventa il risultato della tua relazione. Se trascorri quei momenti poco serenamente, il processo porterà a un deterioramento. L’alternativa è affrontare ogni singolo momento in modo saggio e positivo. Per farlo ci vuole una certa abilità. A nessuno viene chiesto di trasformare il matrimonio in un patto tra santi. Ciò di cui hai bisogno è una connessione con un livello più profondo di te stesso, da cui possano scaturire spontaneamente l’amore e l’intesa. Nelle relazioni in fase di deterioramento la coscienza è superficiale e ripiegata, quindi gli impulsi che nascono spontaneamente sono la rabbia, il risentimento, l’ansia, la noia e le reazioni abitudinarie. Senza incolpare te stesso o il tuo partner, considera questi impulsi come sintomi di una coscienza ripiegata che può essere cambiata semplicemente estendendola. Quando le relazioni si risvegliano La coscienza estesa ha delle caratteristiche particolari. Pensando agli aspetti migliori della tua relazione, cioè alle volte in cui hai un rapporto stretto e complice con il tuo partner, prova a chiederti se ritrovi le seguenti qualità.

27

Evoluzione: cerchi di trovare il tuo vero Io e ti comporti

di conseguenza. Anche il tuo partner ha lo stesso obiettivo. Per quanto tu voglia evolvere e crescere, vuoi lo stesso per lui.

Uguaglianza: non ti senti né superiore né inferiore. Non

importa quanto il tuo partner possa irritarti, in fondo riesci a scorgere la sua anima. Vi rispettate reciprocamente. Quando scoppiano delle discussioni, non sminuisci mai l’altro. Non devi sforzarti di provare un senso di uguaglianza con l’ego che invece, sotto sotto, sente che tu sei migliore. Sincerità: vi aspettate candore e verità l’uno dall’altro. Vi rendete conto che le illusioni sono il nemico della felicità. Non fingete di provare dei sentimenti che in realtà non sentite. Allo stesso tempo, capite che la negatività è una proiezione, quindi non vi abbandonate al rancore e al risentimento. Essere sinceri significa anche sentirsi rinnovati ogni giorno. Quando ogni momento è sincero e reale, non c’è bisogno di fare affidamento sulle aspettative e le abitudini per arrivare a fine giornata. Intimità: traete piacere dallo stare vicini e usate la vostra intimità per capire ed essere capiti. Lei non gioca con l’intimità per ottenere più affetto o più desiderio. Lui non si tira indietro dall’intimità perché ne è spaventato. La vicinanza non è uno stato in cui entrambi vi sentite esposti e vulnerabili. È la vostra verità più profonda e condivisa. Assumersi la responsabilità: rivendichi ciò che è tuo, anche quando fa male. Ti porti dietro il tuo fardello personale. Ci sono carichi che portate insieme, ma la codipendenza, che obbliga a farsi carico dei problemi dell’altro, non vi attrae. Se entri nell’ottica di dire “mi sono arrabbiato” e “mi sono fatto del male” invece di dire “quanto mi hai fatto arrabbiare” e “quanto mi hai fatto male”, superi il vittimismo. Per quanto uno si senta in dirit28

to di fare la vittima, assumere questo atteggiamento implica una mancanza di responsabilità di fondo. Stai permettendo a qualcun altro di determinare i tuoi sentimenti e di stabilire dei risultati quando in realtà dovresti essere tu a farlo. Arrendersi e dare: non affronti la resa come una perdita. Al contrario, ti chiedi quanto puoi dare al tuo partner e nel fare questo raggiungi un livello di resa superiore. A questo livello, dare è un onore perché il vero Io si inchina all’altro. È un sentimento d’amore, ma è quasi impersonale perché non ti aspetti niente in cambio. Ogni volta che dai, arricchisci il tuo vero Io, quindi il risultato finale è un guadagno.

Se le persone riuscissero a vedere la differenza tra questi due processi, uno che porta al deterioramento del rapporto e l’altro che porta a un’evoluzione condivisa, sarebbe già un primo passo verso una relazione spirituale. Ma non voglio appoggiarmi troppo sull’aggettivo “spirituale”. Molte coppie considerano la spiritualità come qualcosa di estraneo o addirittura di minaccioso. È più importante che i due partner capiscano l’importanza di estendere la propria coscienza. Il trucco sta nel sapere dove fare leva. Tutti noi rimaniamo ancorati al nostro egoistico punto di vista. La maggior parte delle volte sappiamo quello che vogliamo. Coltiviamo l’illusione che il partner si faccia da parte per farci raggiungere facilmente ciò che vogliamo. Se teniamo presente tutto questo, è chiaro che convincere il partner ad arrendersi o a rassegnarsi è inutile. Sarebbe come dire: “Voglio per te più di quanto io voglia per me.” Nessuno è sincero quando lo dice, specialmente in uno stato di ripiegamento. Invece è utile ed efficace considerare la questione da una diversa angolazione mostrando, al contempo, i benefici derivanti dalla propria coscienza estesa. Ti senti più rilassato e meno stressato. Concedi alle emozioni positive abbastanza spazio per manifestarsi senza aver paura che vengano represse. L’ansia può venire a galla ed 29

essere rilasciata. Questi benefici sono egoistici, almeno all’inizio. Col tempo, comunque, la coscienza estesa fa spazio anche all’altro. In una relazione che per anni ha seguito una direzione spirituale, ti ritrovi per natura: • a relazionarti emotivamente con il partner, sicuro che i tuoi sentimenti vengano considerati ma non giudicati; • a legarti profondamente a lui con l’assoluta certezza di essere accettato; • a cercare chi sei veramente e chi è veramente il tuo partner, in altre parole a scoprire la vostra anima; • a lasciare crescere l’amore e l’intimità senza porre limiti o permettere alla paura di mettersi in mezzo; • a perseguire insieme un obiettivo superiore; • a crescere una generazione di figli che possa essere molto più appagata di quella attuale. So che questo può sembrare impossibile da raggiungere se guardi te e il tuo partner oggi. Ma una relazione completamente spirituale è il risultato naturale di un processo che puoi iniziare adesso. Le tradizioni sapienziali nel mondo parlano prevalentemente al singolare di come un’anima possa raggiungere il paradiso e l’illuminazione. Eppure gli esseri umani sono sempre stati creature sociali e l’evoluzione dell’individuo, compresa la tua, avviene in un contesto sociale. Oggi, guardandoci intorno, vediamo moltissime famiglie che desiderano crescere interiormente, ma questo non è un argomento facile da trattare. Nella società moderna il lato spirituale della vita è stato separato dalla “vita reale”, che comporta infinite distrazioni. Ci soffermiamo sugli aspetti quotidiani che caratterizzano una relazione: gestire una famiglia, provvedere alle necessità di cibo e vestiario, 30

mantenere la pace sotto lo stesso tetto. Dal momento che le relazioni, nel migliore dei casi, sono difficili, cercare di fare in modo che un rapporto si basi sulla spiritualità può sembrare pura fantasia. Ma la spiritualità è il vero fondamento della vita. Prima siamo anime, poi persone; le tradizioni sapienziali ripetono all’infinito questo principio. Se inverti l’equazione, identificandoti prima nella persona, i problemi sono inevitabili perché a livello personale abbiamo i nostri programmi, le nostre simpatie e antipatie, e una miriade di motivazioni egoistiche. Il vero Io non ha altra scelta se non nascondersi. Tut ti hanno bisogno dell a luce Il vero Io, comunque, ha tutte le ragioni per uscire allo scoperto. È così che due anime riescono a trovarsi. Ma tirare fuori la tua essenza spirituale non si limita solo alla tua relazione primaria. Ogni relazione è dotata di un potenziale unico e particolare. Immagina per un momento che tutte le persone con cui ti relazioni facciano parte di un’unica torta, di cui ogni persona ne rappresenta una fetta. La maggior parte delle fette è costituita da persone stabili, come gli amici fidati e la famiglia, che sembrano non cambiare mai. Questa stabilità è necessaria: relazioni di questo tipo rendono la vita stabile e rassicurante, anche se potresti lamentarti del fatto che nessuno cambia e che nessuno si accorge di quanto sei cambiato. Durante le feste, il tavolo è pieno di questo tipo di persone. Altre fette della torta sono diverse. Almeno una dovrebbe essere piena di luce: questa è la persona che ti ispira, che ti fa crescere ed evolvere. Non sempre si tratta di una storia d’amore. Lui o lei potrebbe essere la persona più difficile con la quale relazionarti, perché il rapporto che si instaura è talmente aperto che tra voi nessun gesto sociale abituale è sprecato. Mi ricordo di una donna che disse al suo partner: “Insieme non siamo felici quanto dovremmo.” Senza alcuna esitazione, il suo partner rispose: “Forse 31

il nostro compito in questo momento non è essere felici ma sinceri.” A un livello più profondo, la felicità diventa duratura solo se è sincera. Cercare di basare la tua relazione sulle illusioni, per quanto piacevoli possano essere, alla fine non funziona. Cerca tra le fette della torta delle relazioni quella piena di luce. La “luce” è l’essenza dell’anima. Ho messo la parola tra virgolette perché la luce qui è metafora di una serie di caratteristiche dell’anima: amore, approvazione, creatività, compassione, assenza di giudizio ed empatia. La tua relazione primaria dovrebbe possedere queste qualità. Tuttavia, tante persone non sono così fortunate. All’interno della loro cerchia di relazioni non hanno nessuno che le ispiri; non hanno un compagno nel loro viaggio spirituale. Anzi, il partner che hanno può essere d’intralcio. Questo è il nocciolo della questione quando le persone fanno domande sulle loro relazioni travagliate. Le soluzioni che cercano, tuttavia, non si trovano a livello del problema ma a livello del vero Io. Se le persone capissero tutto questo, la smetterebbero di addossare la colpa ai loro partner, di sentirsi delle vittime e si assumerebbero la responsabilità di scoprire chi sono davvero. Con queste chiavi di lettura a disposizione, emergono soluzioni spirituali inedite anche nelle coppie che affermano di averle provate tutte. Ciò che non hanno mai provato è l’unica cosa che sostiene la vita nel suo insieme: la consapevolezza di chi siano veramente. C’è in gioco più della spiritualità. Relazionarsi è un viaggio mano nella mano alla scoperta di se stessi. Non c’è niente di più appagante dell’intraprenderlo insieme.

32

L’ e s se n za Le relazioni incontrano dei problemi quando si manifestano i sintomi della coscienza ripiegata, come: • la proiezione della propria negatività sul partner; • il rimprovero e il giudizio invece dell’assunzione di responsabilità; • l’utilizzo del partner per compensare le proprie mancanze; • conferire il proprio potere ad altri diventando dipendente; • la ricerca del potere per ottenere il controllo. Quando si manifestano questi problemi, la relazione si contrae ancora di più perché ciascun partner si ripiega su se stesso. Ne consegue una interruzione delle comunicazioni. Queste relazioni provocano un’impasse in cui entrambi i partner si sentono bloccati e frustrati. Invece in una relazione in cui la coscienza si estende, entrambi i partner evolvono insieme. Non si proiettano l’uno nell’altro, ma, vedono l’altra persona come uno specchio di se stessi. Questa è la base di una relazione spirituale in cui puoi: • rivelare il tuo vero Io e relazionarti a partire da questo; • vedere l’altra persona come un’anima uguale a te; • basare la tua felicità sulla sincerità e non sulle illusioni e le aspettative; • usare l’intimità per evolvere e crescere; • superare il vittimismo assumendoti la responsabilità della tua metà della relazione; • chiedere cosa puoi dare prima di pretendere quello che puoi avere.

33

Salute e benessere

P

ortare la propria consapevolezza nel campo della salute è il passo successivo più importante e richiede molto tempo. La maggior parte delle persone parla di salute solo in termini fisici, in base a come si sente e a cosa vede quando si guarda allo specchio. La prevenzione si concentra su fattori di rischio altrettanto fisici: l’esercizio, la dieta e lo stress, sul quale si sono spese più parole a vuoto che seria attenzione. L’inerzia solleva un problema maggiore qui. La medicina fa affidamento sui farmaci e sulla chirurgia, il che supporta la nostra fissazione per l’aspetto fisico. Anche quando vengono proposti programmi di cure olistiche è facile che le persone sostituiscano semplicemente i farmaci con le erbe, il cibo trattato con quello biologico, il jogging con un corso di yoga. Non avviene un vero e proprio passaggio a un approccio olistico. Per essere olistico, il tuo approccio alla salute deve prendere in considerazione la coscienza. La coscienza è un fattore invisibile che ha sul corpo e sulla mente potenti effetti a lungo termine. Considera le seguenti domande di base: • Sei sicuro di riuscire a dare un taglio alle vecchie abitudini come la mancanza di esercizio fisico, la sovralimentazione o l’eccessivo stress? • Per te, controllare gli impulsi è uno sforzo? • Sei scontento del tuo peso e della tua linea?

34

• Ti prometti di fare esercizio fisico ma trovi sempre scuse per non farlo? • Il tuo entusiasmo per la prevenzione è altalenante? • Come affronti il processo di invecchiamento? • La morte è un argomento a cui eviti di pensare? In ognuna di queste domande ci sono due livelli. Il primo ha a che fare con un fattore di rischio specifico, come il mantenimento del peso forma e un allenamento fisico adeguato. Come ormai tutti sanno, anni di campagne promosse dal Ministero della Sanità con lo scopo di focalizzare l’attenzione delle persone sulle misure preventive di base non hanno impedito l’epidemia dell’obesità, l’aumento dei disturbi dovuti a uno stile di vita poco sano, come il diabete mellito e una vita sedentaria: tutte queste tendenze negative iniziano a riguardare anche le fasce più giovani della popolazione. Una delle cause del disinteresse per il benessere fisico è la nostra indifferenza verso il secondo livello di benessere, che coinvolge la mente. Il benessere non consiste nel trattare bene il tuo corpo, ma nell’arginare l’ansia e l’inquietudine riguardo a tutte le cose che potrebbero andare male, ovvero i cosiddetti “fattori di rischio”. Guardando solo all’esterno, molte persone vedono un mondo pieno di pericoli (germi, tossine, agenti cancerogeni, pesticidi, conservanti alimentari e così via). Ignorano il mondo interiore, a meno che non debbano affrontare una malattia come la depressione. Decenni di ricerche hanno mostrato gli effetti dannosi dei comportamenti negativi, dello stress, della solitudine e delle emozioni represse. Se fai un passo indietro, qual è il denominatore comune di tutti questi fattori? La coscienza ripiegata. Diventiamo più isolati e rinchiusi dentro ai nostri muri mentali che non nelle stanze in cui viviamo. Adesso analizziamo nello specifico in che modo la coscienza ripiegata possa indurre uno stato negativo nel corpo. 35

I segnali del corpo vengono ignorati o negati Negli ultimi decenni è avvenuta una rivoluzione nel modo in cui percepiamo il corpo. Ciò che sembra un oggetto o una cosa, in realtà è un processo. Niente, nel corpo, è immobile e la vita è resa possibile da qualcosa che sembra assolutamente astratto: l’informazione. Cinquanta trilioni di cellule comunicano costantemente usando i recettori sulla membrana esterna che catturano le informazioni dalle molecole vaganti nel flusso sanguigno. L’informazione è democratica. Un messaggio dal fegato è valido quanto un’informazione inviata dal cervello, e altrettanto sensato. Quando la coscienza è ripiegata, il flusso di informazioni è ostacolato in primo luogo nel cervello perché esso rappresenta fisicamente la mente. Tuttavia, ogni cellula sta ad ascoltare di nascosto il cervello o a ricevere direttamente le sue istruzioni e, nel giro di pochi secondi, i messaggi chimici trasmettono notizie positive o negative in ogni parte del sistema. Al livello più elementare, quando compi scelte sbagliate nello stile di vita in merito a dieta, esercizio fisico e stress, stai prendendo una decisione olistica. Non puoi separare le tue scelte dal tuo corpo, che è quello che supporta le ripercussioni di qualsiasi scelta negativa. La soluzione: diventa più consapevole e accetta il tuo corpo. Smetti di denigrarlo. Cerca connessioni tramite sensazioni e sentimenti; porta alla luce della coscienza ciò che è stato bloccato e respinto.

Le abitudini si radicano e gli impulsi sono difficili da controllare Il tuo corpo non ha voce o volontà proprie. Qualsiasi cosa tu scelga di fare, il tuo corpo si adatta. La sua capacità di adattamento è miracolosa. Gli esseri umani hanno la dieta più varia di qualsiasi altra creatura, vivono negli ambienti più disparati, respirano aria alle quote più alte e più basse, e rispondono ai mu36

tamenti ambientali con una creatività di cui nessun altro essere vivente è dotato, tranne, ironicamente, le forme di vita inferiori, i virus e i batteri. Senza adattabilità, nessuno di noi riuscirebbe a sopravvivere. Ma, allo stesso tempo, ci poniamo dei limiti e ci rifiutiamo di adattarci. Questo succede a causa delle abitudini. Un’abitudine è un processo fisso che non cambia, né se lo vuoi né se le circostanze lo richiedono. La dipendenza ne rappresenta un caso estremo. Un alcolista riceve un feedback negativo dal suo corpo; le persone intorno a lui gli chiedono di cambiare e manifestano la loro enorme ansia; lo stress di essere un alcolista continua ad aumentare. Se si trattasse di una normale tossina, come per esempio un boccone di pesce avariato o della maionese andata a male portata a un picnic, l’adattamento agirebbe automaticamente e in modo deciso. Il corpo espellerebbe la tossina, comincerebbe a purificarsi e raggiungerebbe nel più breve tempo possibile una nuova condizione di equilibrio. Ma le dipendenze sono abitudini e possono bloccare ogni tentativo che il corpo fa per adattarsi, fino all’insorgere dell’inevitabile crollo. Senza ricorrere ai casi estremi, è come se bloccassi il tuo corpo mediante abitudini quotidiane quali l’alimentazione eccessiva, la mancanza di esercizio ma anche attraverso abitudini mentali come la preoccupazione e la personalità ostile. La soluzione: prima di agire per abitudine, fermati. Chiediti come ti senti. Fai presente a te stesso che esistono altre possibilità. Sei capace di fare una scelta diversa? Se non lo sei, cosa te lo impedisce? Le abitudini si interrompono ponendo fine ai riflessi incondizionati e ponendosi nuove domande da cui nascono scelte nuove. Lottare contro un’abitudine serve solo a renderla più forte. Perdere questa battaglia è inevitabile e quando ciò accade, entra in gioco il giudizio di sé.

37

I circuiti retroattivi diventano negativi Le cellule del corpo non sono impegnate in conversazioni a senso unico. Il loro linguaggio è uno scambio di battute che si intrecciano di continuo e si interconnettono come messaggi che scorrono nel flusso sanguigno e nel sistema nervoso. Se una cellula dice “Sono malata,” le altre rispondono “Come possiamo provvedere?”. Questo è il meccanismo di base conosciuto come “circuito retroattivo” [feedback loop]. L’aggettivo “retroattivo” indica che nessun messaggio rimane senza risposta e nessuna richiesta di aiuto resta inascoltata. Diversamente dalla società, che dà un gran numero di feedback negativi sotto forma di critica, rifiuto, pregiudizio e violenza, il tuo corpo invia esclusivamente feedback positivi. Le cellule cercano di sopravvivere e possono farlo solo attraverso un supporto reciproco. Persino il dolore esiste per richiamare la tua attenzione sulle aree che necessitano la guarigione. Eppure abbiamo una capacità straordinaria di creare feedback negativi. Il corpo di ognuno di noi ha sofferto il conflitto e la confusione, la paura e la depressione, il dolore e il senso di colpa che pervadono la nostra mente. Rivendichiamo alcuni di questi stati d’animo come nostri diritti. Gli esseri umani provano piacere nel piangere di fronte a un film triste, nel soffermarsi sulle disgrazie altrui e nel rimanere scioccati dalle catastrofi che succedono nel mondo. Il problema è che perdiamo il controllo dei feedback negativi. La depressione è la tristezza incontrollata; l’ansia è la paura che persiste senza essere analizzata. Questa è l’area più complessa della coscienza ripiegata, perché per interrompere i circuiti retroattivi del corpo può volerci una vita intera o solo un minuto. Lo stress può fulminarti seduta stante o divorarti mese dopo mese. Ma il motivo è sempre lo stesso: la coscienza è finita in un circolo vizioso contraendosi e ripiegandosi su se stessa per difendersi da qualsiasi tipo di minaccia. La soluzione: aumenta i feedback positivi. Questo può

succedere sia internamente che esternamente. Cerca l’aiuto di 38

amici e conoscenti. Guardati dentro e impara a rilasciare le energie negative come la paura e la rabbia. Il tuo corpo vuole ristabilire i suoi circuiti retroattivi quando sono indeboliti o bloccati. I feedback sono le informazioni. Qualsiasi cosa porti più informazioni alla mente e al corpo ti fa bene.

Gli squilibri non si avvertono finché non raggiungono lo stadio del malessere o della malattia In occidente tendiamo a vedere la salute come un semplice bivio: o stai bene o stai male. Le due scelte a disposizione della gente si riducono a “Sto bene” o “Devo andare dal dottore”. Tuttavia, il corpo passa attraverso diversi stadi di squilibrio prima che i sintomi della malattia si manifestino. Questi vengono riconosciuti dalle tradizionali medicine orientali come l’Ayurveda, nella quale la diagnosi è in grado di individuare i segni precoci di uno squilibrio e di curarli. L’approccio sta nell’attenersi allo stato naturale perché il malessere del paziente, anche solo la vaga sensazione che qualcosa non vada, è un segnale attendibile. Si stima che più del 90 per cento delle malattie gravi sia stato individuato dal paziente e non dal dottore. Uno squilibrio significa molte cose, ma prima di tutto vuol dire che il tuo corpo non riesce più ad adattarsi. È stato costretto ad accettare uno stato di malessere, di dolore, di malfunzionamento o di chiusura a seconda della gravità del problema. Osservando la cosa al microscopio, si vedrebbe che i siti recettori delle varie cellule non inviano né ricevono più un flusso costante di messaggi, senza il quale la normale vita di una cellula è impossibile. Perdere l’equilibrio è in realtà tanto complicato quanto rimanere in equilibrio (ecco perché una cura contro il cancro, che costituisce il comportamento più anomalo delle cellule, sembra sempre più distante e complicata mano a mano che il tempo passa); ma il principale fattore negativo è la consapevolezza. Stare bene comincia dall’essere consapevoli del proprio corpo. Niente è 39

più sensibile e quando la coscienza si ripiega o si blocca, il corpo perde parte della sua capacità di conoscersi e il controllo viene meno. Per quanto precise possano essere le analisi mediche, non esiste nulla che possa sostituire all’autoanalisi che viene effettuata migliaia di volte al minuto nella testa o nel corpo. La soluzione: esci dal dualismo “Sto bene” o “Devo an-

dare dal dottore”. Ci sono molte sfumature di grigio, non un semplice bianco o nero. Focalizzati sugli impercettibili segnali del corpo. Prendili seriamente; non distogliere l’attenzione. Ci sono moltissimi guaritori con le mani, moltissime persone che lavorano con l’energia e altrettante terapie focalizzate sul corpo che trattano questi delicati squilibri prima che raggiungano lo stadio della malattia.

Invecchiare crea paura e perdita di energia Se l’invecchiamento fosse una questione puramente fisica, avrebbe gli stessi effetti in tutto il mondo e in tutte le epoche. In realtà però le cose non stanno così. Il decadimento fisico, nel corso del tempo, è cambiato drammaticamente a seconda del luogo e dell’epoca. Sintomi del processo di invecchiamento che una volta venivano considerati normali, oggi vengono rifuggiti o addirittura contrastati e invertiti. Per quanto siano rare, ci sono persone la cui memoria è migliorata con l’età, altre che sono diventate più forti cominciando ad allenarsi all’età di ottanta o novant’anni e altre ancora che hanno organi che funzionano come quelli di persone più giovani di dieci, venti o anche trent’anni. Nonostante gli enormi progressi nella sanità pubblica abbiano allungato la durata della vita, il corpo di per sé è sempre stato fisicamente capace di vivere a lungo. I paleontologi hanno scoperto che gli uomini dell’età della pietra morivano a causa delle condizioni ambientali, di incidenti e di altri fattori esterni come le carestie. Senza queste influenze esterne, gli uomini preistorici 40

avrebbero potuto vivere potenzialmente quanto noi, come testimoniano le società tribali che vivono ancora fuori dalla civiltà moderna e che contano tra loro individui di oltre ottanta o novant’anni. C’è un’altra area in cui si sottovaluta l’eccessiva importanza attribuita agli aspetti fisici dell’invecchiamento. Negli ultimi decenni, la creazione di una “nuova terza età” ha costituito un grande cambiamento in termini di atteggiamenti e di aspettative. Quando gli anziani vengono messi da parte perché inutili e privi di energie, indesiderati ed emarginati, essi si adeguano alle aspettative. Attendono passivamente il decadimento e la morte, e il loro declino si adatta al modello imposto dalla società. L’attuale generazione che sta invecchiando ha respinto queste aspettative. In un gruppo di persone nate negli anni del baby boom, alla domanda “A quanti anni si comincia a invecchiare?”, un individuo medio risponde “A ottantacinque!”. Le persone si aspettano di essere sane e attive ben oltre i settant’anni. In linea di massima, queste nuove aspettative si stanno trasformando in realtà. A chi non è d’accordo e sostiene che i progressi delle terapie geriatriche siano il motivo principale dell’allungamento della durata della vita, si possono far notare due aspetti. Primo, simili progressi sono diventati possibili solo dopo che la medicina ha smesso di ignorare gli anziani. Secondo, i medici sono ancora molto indietro rispetto all’opinione pubblica nel recepire questa “nuova terza età”, come dimostra l’esiguo numero di studenti di medicina che scelgono geriatria come specialità. Ma senza ombra di dubbio, sia a livello sociale che personale, il processo di invecchiamento è altamente influenzato dallo stato di consapevolezza personale. La soluzione: diventa parte di questa “nuova terza età”. I mezzi per farlo sono ovunque, quindi la questione non è la mancanza di supporto. I punti critici sono l’inerzia e la tua reazione a essa. Per la maggior parte delle persone il processo di isolamento 41

e di emarginazione non avviene in una notte. Passano mesi e anni durante i quali la passività e la rassegnazione cominciano a prendere il sopravvento. Il periodo dell’avanzata mezza età (estesosi dai cinquantacinque a settant’anni, se non di più) ti dà il tempo di costruirti la tua terza età basandoti sulla prima metà della vita, non per gli anni del declino, ma per il rinnovamento dei valori che possono essere espressi in un’attività più saggia e appagante.

La morte è la prospettiva più spaventosa di tutte L’ultima frontiera che la coscienza deve conquistare è la morte. Anche se quasi tutti evitano di pensare alla morte, essa è inevitabile. Ma a un livello più profondo, morire sembrerebbe la consapevolezza. Dopotutto, la mente non muore quando muore il corpo? Che cosa comporta l’essere consapevoli della fase terminale di se stessi? La risposta, ovviamente, è sopravvivere dopo la morte. La grande promessa della vita dopo la morte è riassunta nelle allettanti parole di san Paolo: “Dov’è, o morte, la tua vittoria? Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?”.1 In quasi tutte le religioni del mondo echeggia la stessa promessa: la morte non ha affatto l’ultima parola. Tuttavia, le promesse per il futuro riescono a placare ben poco le paure che ci affliggono nel presente. Se hai paura di morire, probabilmente nascondi la tua ansia; puoi negarla o rifiutarti di riconoscere che è una questione importante per te. Non esiste alcun esame clinico che mostri come le cellule siano influenzate da un determinato tipo di paura, da quella della morte piuttosto che dei ragni. Ma se fai un passo indietro, vedrai che ciò che più di tutto influenza la tua vita è proprio il modo in cui percepisci la vita e la morte. Una volta che definisci il benessere in termini olistici, è innegabile che avere paura della morte porti ad avere delle conse1. Ndt: Per la traduzione della presente citazione, si è scelto di consultare La Sacra Bibbia, Edizione Ufficiale della C.E.I. Edizioni Paoline s.r.l., Cinisello Balsamo (Milano), 1987. Il passo in questione è 1 Corinzi 15: 55. 42

guenze quali: la sensazione di insicurezza e precarietà, la costante allerta nei confronti di potenziali minacce e la convinzione che la morte sia più potente della vita. Solo ribaltando queste conseguenze può esistere un senso di benessere profondo e duraturo. La soluzione: sperimenta il significato di trascendenza. “Trascendere” vuol dire superare l’ordinario stato di veglia. Lo fai già con la fantasia, con i sogni a occhi aperti, con le visioni del futuro, con l’immaginazione e con la curiosità per l’ignoto. Facendo un passo in avanti con la meditazione, la contemplazione e l’introspezione, puoi estendere la tua consapevolezza fino a raggiungere un’esperienza di pura coscienza. Una volta raggiunto questo stato, la paura della morte viene sostituita dalla consapevolezza dell’immortalità. Questo è ciò che intendeva san Paolo con “morte per la morte”.2 Non alimenti più le paure e non le fai più nascere. Al contrario, attivi il più profondo livello di coscienza e ne trai vita. La malattia e il dolore devono essere curati. Eppure, nella vita, il segreto del benessere sta nella capacità di un individuo di affrontare i problemi. Se non ne sei molto capace, diventi preda di ogni genere di incidenti, ostacoli e disastri. Se invece sei in grado di affrontare i problemi con efficacia, sviluppi un’immunità nei confronti delle disgrazie ed è stato dimostrato più volte che questa capacità di resistenza è presente nelle persone che arrivano alla terza età avanzata con un senso di appagamento. La capacità di tener testa alle difficoltà parte dalla mente. Il tuo stato di consapevolezza è la base di tutte le tue abitudini e attitudini mentali. Da lì sviluppi il comportamento di una vita. La coscienza ripiegata pone seri limiti al tuo comportamento: alla fine questo è il motivo per cui le persone si concedono attività che danneggiano la loro salute. Non riescono a vedere una via d’uscita perché sono intrappolate all’interno di una sfera molto limitata di possibilità. Nei capitoli seguenti avremo ancora molto 2. Ivi, op.cit 2 Corinzi 2:16. 43

da dire sulle capacità di affrontare i problemi. La maggior parte delle persone, purtroppo, non ha guardato se stessa in questi termini. Non ha trovato la causa principale della malattia e della sofferenza. Le normali raccomandazioni per migliorare lo stile di vita sono abbastanza valide, ma un maggiore livello di benessere attende le persone che attingono alla vera fonte dell’appagamento e della realizzazione.

44

Successo

S

i desidera così ardentemente avere successo tanto da dare per scontato che sia una cosa ben compresa. Certi vantaggi come l’essere nato ricco, l’aver frequentato la giusta università e l’aver stretto i giusti rapporti sociali e professionali, sono generalmente considerati come le chiavi del successo. Tuttavia, uno studio mina alla base questi fattori: essi non riescono a garantire il successo e alcune persone che il successo l’hanno raggiunto, sono riuscite ad arrivare in alto senza nessun vantaggio esterno. Quando viene loro chiesto come hanno raggiunto il successo, il principale fattore che i più grandi uomini d’affari indicano è la “fortuna”: si sono trovati nel posto giusto al momento giusto. Questo implica che, se vuoi avere successo, la migliore cosa da fare potrebbe essere quella di metterti nelle mani del caso. Per avere un approccio migliore al successo, dobbiamo innanzitutto chiederci cosa sia veramente. Una semplice definizione che dà un taglio alla confusione sorta intorno a questo termine è la seguente: “Il successo è il risultato di una serie di decisioni giuste.” Chi fa le scelte giuste nella vita raggiungerà un risultato migliore di chi fa le scelte sbagliate. Ciò è vero malgrado gli ostacoli e gli insuccessi incontrati lungo il percorso. Come ogni persona di successo afferma, la strada verso la realizzazione è stata segnata da insuccessi temporanei dai quali hanno attinto lezioni positive grazie alle quali sono riusciti ad andare avanti. Quindi che cosa caratterizza una buona decisione? Quali scelte assicurano un risultato positivo? Arriviamo ora al nocciolo della 45

questione perché non esiste alcuna formula per fare scelte giuste. La vita è dinamica e in costante divenire. Le tattiche che funzionavano l’anno scorso o la scorsa settimana, spesso non vanno più bene perché le circostanze sono cambiate. Entrano in gioco variabili nascoste. Nessuna formula vale per ciò che non si conosce e nonostante i nostri migliori sforzi nell’analizzare ciò che succede oggi, non c’è modo di negare il fatto che il domani sia un’incognita. Di per sé l’ignoto costituisce un mistero. I misteri ci divertono nei romanzi, ma nella vita reale causano un misto d’ansia, confusione e incertezza. Il modo in cui affronti l’ignoto determina quanto sei bravo a prendere le decisioni giuste. Le scelte sbagliate sono il risultato dell’applicazione del passato al presente, nel tentativo di ripetere qualcosa che una volta ha funzionato. Le decisioni peggiori si prendono quando applichi così rigorosamente il passato che perdi di vista tutto il resto. Analizziamo le decisioni sbagliate nello specifico. Notiamo che ogni fattore è radicato nella coscienza ripiegata. Per sua stessa natura, la coscienza ripiegata è rigida, sulla difensiva, poco lungimirante e dipendente dal passato. Il passato è noto e quando le persone non sono in grado di affrontare l’ignoto, non hanno altra scelta se non quella di ricordare il passato, usando vecchie decisioni e abitudini come guide, che però alla lunga si riveleranno ben poco attendibili. Per ogni fattore che ti trattiene, la soluzione è quella di estendere la coscienza lasciando alle spalle ogni limite per avere una visione più chiara del problema. Prima di leggere la lista che segue, prendi in considerazione una scelta sbagliata che hai fatto riguardo ai rapporti interpersonali, al lavoro, ai soldi o a qualsiasi altra area critica, e confrontala con gli aspetti della coscienza ripiegata applicati al processo decisionale.

46

R i p e n s a n d o a l l e s c e l t e s b a g l i at e … • Avevi una visione limitata del problema che stavi affrontando? • Hai agito d’impulso nonostante il buon senso? • Sotto sotto ti sei fatto prendere dal panico o dalla paura di fare la scelta sbagliata? • Quanti ostacoli imprevisti si sono presentati come fulmini a ciel sereno? • È subentrato l’ego, rendendoti vittima del finto orgoglio? • Non sei stato disposto ad accettare quanto la situazione fosse cambiata? • Ti sei concentrato troppo sulla sensazione di avere tutto sotto controllo? A un livello più profondo, ti sei sentito fuori controllo? • Hai ignorato le persone che cercavano di fermarti o di farti cambiare idea? • Hai trascurato un secondo fine nascosto come il desiderio di fallire per non dover assumere appieno le tue responsabilità? Questo test non ha lo scopo di scoraggiarti. Al contrario. Una volta che porti alla luce i lati negativi della coscienza ripiegata, sei in grado di cogliere con maggior evidenza i vantaggi della coscienza estesa. Consideriamo un fattore alla volta.

Prospettiva limitata Qualunque sia la situazione, non abbiamo mai abbastanza informazioni. Troppe variabili condizionano le scelte difficili. Dal momento che tutti noi prendiamo delle decisioni basandoci su una conoscenza comunque incompleta, siamo ostacolati da una pro47

spettiva limitata. Puoi superare questo genere di limiti fino a un certo punto, imparando quanto più possibile sulla situazione; questa è una cosa importante da fare, almeno per quanto riguarda le soluzioni razionali. Ma immagina di scegliere il tuo compagno di vita solo dopo aver conosciuto nel dettaglio la sua storia personale, senza tralasciare un solo giorno dalla sua nascita. Immagina di scegliere un lavoro solo dopo aver analizzato ogni decisione professionale presa dal tuo potenziale datore di lavoro. Più variabili cerchi di prendere in considerazione, più il quadro si carica di ambiguità. La soluzione: prendi in considerazione solo le informazio-

ni che riguardano il successo o il fallimento. Non esiste un modello razionale per farlo, ma a livello della pura consapevolezza tutte le variabili vengono calcolate contemporaneamente. Quando estendi la tua coscienza non devi valutare fattori alla rinfusa. Gli aspetti fondamentali per fare la scelta giusta emergono spontaneamente dalla fonte che è dentro di te e non nell’ambiente esterno.

Impulsività Agire d’impulso è una questione emotiva e la maggior parte delle decisioni sbagliate è caratterizzata dall’impulsività. Fin qui niente di nuovo (come recita un famoso detto: “Puntare, mirare, fuoco!”). Trasformare il processo decisionale in un processo razionale è l’obiettivo di molti ricercatori che vedono le emozioni e le inclinazioni personali come i nemici delle scelte fatte con cognizione di causa. Ma tutti questi sforzi hanno fallito perché le emozioni si insinuano in ogni decisione. Se sei di buon umore, corri il rischio di pagare troppo un oggetto, di comprarlo per capriccio, di essere troppo ottimista sul futuro e di non accorgerti degli aspetti negativi della tua situazione. La tradizionale risposta alle inclinazioni emotive è il controllo degli impulsi. Essere in grado di controllare i nostri impulsi è considerato un aspetto fondamentale dell’intelligenza emotiva. 48

Apparentemente esistono elementi per prevedere questo aspetto fin dalla più tenera età. In un esperimento, a un bambino viene detto che può ricevere un dolce subito o, se aspetta un quarto d’ora, può riceverne due. Solo una minima percentuale di bambini sceglie la seconda opzione, ma quelli che la scelgono avranno buone probabilità nella vita di controllare gli impulsi. Sono in grado di distinguere una gratificazione immediata da una rinviata e di scegliere quest’ultima. Il paradosso è che più sei capace di controllare gli impulsi, meno ti fiderai di una decisione impulsiva ed è stato dimostrato che le decisioni impulsive sono più giuste che sbagliate. Rimuginare troppo su una decisione tende a condurre alle scelte peggiori, non a quelle migliori. La soluzione: sappi quando scegliere subito e quando sce-

gliere dopo. Non esiste un modello prestabilito. Ci sono impulsi che portano a buoni risultati, altri alla delusione. A livello della pura consapevolezza, gli impulsi sono in linea con i risultati futuri, il che vuol dire che ciò che vuoi fare in questo preciso istante si rivelerà giusto in futuro. Grazie alla coscienza estesa, il giusto impulso si manifesta spontaneamente e se ciò non avviene, ti accorgi istintivamente che devi fermarti a riflettere.

Paura di sbagliare Chi è bravo a prendere le decisioni viene considerato coraggioso e impavido. Detto questo, la maggior parte di noi finge di esserlo cercando di apparire più fiduciosa e sicura di sé di quanto non sia veramente. I più grandi inganni della storia sono riusciti grazie all’esibizione di una totale sicurezza di sé. Ma in realtà, le decisioni più importanti vengono prese in preda al panico e all’ansia; un’occhiata alle fotografie di Lincoln durante la Guerra civile o di Winston Churchill durante il blitz della Seconda guerra mondiale mostra il loro stato di depressione, la loro preoccupazione e la loro sofferenza. 49

Se la paura è un fattore imprescindibile, il vero problema è come impedire che annulli del tutto la lucidità mentale. Chi è accecato dalla paura solitamente sente a livello emotivo di dover seguire un forte impulso; ha troppa paura per fare qualsiasi altra scelta. La più insidiosa è la paura nascosta perché potrebbe farti fare la stessa scelta sbagliata di una persona in preda all’ansia, mentendo a te stesso, illudendoti di non essere anche tu preda dell’ansia. Il paradosso in tutto questo è che scegliamo i leader che si comportano con più sicurezza, ma è quasi certo che quegli stessi leader prendano delle decisioni sbagliate proprio perché non conoscono se stessi. La soluzione: trova dentro di te il livello in cui non esi-

ste la paura. Questo livello si trova in profondità. In superficie la mente è indisciplinata e turbata dagli effetti dell’ansia. Uno strato più sotto, la voce della paura parla continuamente di rischi, insuccessi e scenari catastrofici. Allo strato ancora inferiore, altre voci perorano la causa della realtà sottolineando che la paura è convincente, ma non ha sempre ragione. Solo quando riesci a trascendere questo livello, raggiungi il tuo vero Io capace di analizzare la situazione senza paura. Questo perché la paura deriva dal passato e nasce dal ricordo del dolore. Il vero Io vive nel presente, quindi non ha nessun contatto con le vecchie ferite e offese. Nella sua lucidità, il vero Io riesce a vedere che i rischi e le situazioni negative esistono (non vengono né eliminate né negate) ma nel cogliere il lato negativo delle cose, non vi è alcuna traccia di paura.

Ostacoli imprevisti e contrattempi Nello stato della coscienza ripiegata, l’incertezza è il tuo nemico. Non sai esattamente come si comporteranno le altre persone e anche se hanno giurato e spergiurato di comportarsi in un certo modo, non possono saperlo con certezza. La società oscilla co50

stantemente tra cose che rimangono più o meno affidabili e altre che nessuno può prevedere. La cosiddetta “teoria del cigno nero” sostiene che la storia sia determinata più dagli eventi anomali e sorprendenti, che da quelli prevedibili. Sembra che gli individui pensino la stessa cosa delle loro vite; come accennavo prima, chi ha più successo deve la sua riuscita, a suo dire, alla fortuna. Ancora più comuni della fortuna sono la sfortuna o la totale mancanza di fortuna. La popolarità della Legge di Murphy è dovuta all’ineluttabilità degli ostacoli, nonostante non esista di fatto una legge naturale secondo cui se una cosa può andare storta, lo farà. Il cieco pessimismo è irrealistico tanto quanto il cieco ottimismo. Ma buona parte del successo riguarda la capacità di affrontare gli imprevisti. I matrimoni più riusciti non hanno niente a che vedere con la perfezione, ma con la capacità di far fronte alle situazioni. Ognuno ha il diritto di comportarsi in modo imprevedibile e quando ciò genera dei conflitti, pretendere che le altre persone tornino sui loro passi e si comportino in modo prevedibile, non funziona. Funziona ancora meno uscire di scena perché non si è in grado di incassare il colpo. La soluzione: rendi l’incertezza un tuo alleato, non un tuo nemico. Tutti i salti evolutivi dipendono dal tuo rapporto con l’ignoto. Una volta che consideri l’ignoto come fonte della creatività, non lo temi più. Accetti invece il fatto che la vita rinnovi se stessa in modi inaspettati. Ma questo atteggiamento non può essere applicato arbitrariamente. Gli ostacoli imprevisti riflettono una reale incapacità di vedere più a fondo le cose e ciò che non riesci a vedere non può aiutarti. È necessaria la coscienza estesa per aprire il canale alla creatività innata che esiste dentro di te.

51

Ego Se vuoi che gli altri ti seguano, fai sembrare te stesso più grande di quanto non sia. Più grande è il tuo ego, più la gente ti userà come ombrello. La natura umana sembra obbligare chi si sente già debole a cedere ancora più potere. Ma l’ego è responsabile delle cattive decisioni quasi quanto la paura. Mentre l’una sovrastima i pericoli, l’altro non riconosce che esistano. Sotto la spinta dell’ego, una persona deve recitare costantemente. Una cosa che l’ego è capace di fare è costruire un’immagine di te, e le immagini pretendono che tu metta in piedi uno spettacolo a cui le altre persone crederanno. Ma è estenuante dedicare così tanta energia a fingersi vincenti mentre si è costretti a spenderne ancora di più per tenere a bada le proprie insicurezze. Chiunque si sia avvicinato alle celebrità più famose del mondo, percepisce l’irrealtà che le circonda e senza la realtà non ci sono le basi per prendere delle buone decisioni. Ironicamente, le persone famose compiono scelte sbagliate perché tutte le persone intorno a loro accondiscendono a qualsiasi cosa. La libertà incondizionata è uno stato spirituale; quando l’ego finge di essere incondizionato, non è libero ma intrappolato in un’illusione. La soluzione: agisci a partire dal tuo vero Io, dove con

“Io” non s’intende più la persona. Piuttosto, l’ego del vero Io è semplicemente il fulcro della percezione: hai un’unica prospettiva ma non ci investi sopra. Quando la coscienza si estende, l’ego non muore ma cambia missione. Il suo vecchio compito consisteva nell’occuparsi del numero uno; quello nuovo invece richiede che si occupi dell’intera situazione. Non hai più un interesse personale nel mondo. L’obiettivo è fare del bene a sé senza fare del male agli altri. L’ideale sarebbe che ciò che tu desideri fosse un vantaggio per tutti. Questo ideale, comunque, è perseguito solo a livello della pura consapevolezza. A qualsiasi altro livello c’è il dualismo ed esso comporta uno scontro tra “me” e “te”, dal 52

momento che abbiamo interessi diversi. Nella coscienza estesa fai un passo in più verso la riunificazione del dualismo e quando ciò avviene, il conflitto tra le diverse personalità comincia a risolversi automaticamente.

Riluttanza a cambiare e a adattarsi Come abbiamo visto, l’adattamento appartiene per natura al corpo. Perché una cellula sopravviva, essa deve rispondere ai messaggi che le arrivano in questo preciso istante. Le nostre menti, comunque, non sono del tutto a loro agio in questo momento. Come un bruco che per metà sta su una foglia mentre con l’altra metà ne raggiunge una nuova, ci affidiamo al passato per guidare il presente. Questa tattica funziona in situazioni in cui devi ricordarti una capacità acquisita; sarebbe inutile, per esempio, decidere di dover imparare nuovamente ogni giorno a guidare la macchina. Le nozioni si accumulano; ti basi sul passato per sapere di più sul presente. Il problema nasce a livello psicologico. Il passato diventa il tuo nemico psicologico quando ti “insegna” che le vecchie ferite, le vecchie umiliazioni, i vecchi insuccessi e i vecchi ostacoli hanno un’eco nel presente. La maggior parte delle persone conosce l’importanza del sapersi adattare. Pochi di noi ammetterebbero pubblicamente di essere rigidi; a parole siamo flessibili. In ogni caso, ci ritroviamo a prendere delle decisioni basate sul passato, il che vuol dire che dietro a ogni mente aperta c’è una mente fermamente chiusa. Una mente chiusa non è come un pugno serrato che puoi aprire volontariamente. Qualcosa dentro ti ordina di restare chiuso. È difficile da capire se la cosa non ti riguarda in prima persona. Se non hai pregiudizi razziali, etnici o religiosi, fatichi a credere che il pregiudizio possa essere involontario. Si tratta sempre di una scelta. La stessa realtà è governata dal pregiudizio così che la semplice vista di una persona di una diversa razza, religione o 53

etnia è compromessa dai pregiudizi. Allo stesso modo, la fusione del passato e del presente nelle nostre menti avviene inconsciamente. In modo ancora più insidioso, una forma mentale rigida si comporta come un muro difensivo che trasforma le idee nuove in minacce solo per il fatto che sono nuove. Rinunciare ai tuoi vecchi atteggiamenti equivale a una sconfitta personale o a una consegna nelle mani del nemico. La soluzione: vivi a partire dal livello dell’Io che è sempre nel presente. Non puoi cancellare il passato. Ognuno si porta dietro il peso dei ricordi. Anche se potresti riuscire a cancellare le ferite e gli insuccessi del passato, non si tratterebbe di una amnesia selettiva. Perderesti anche gli aspetti positivi del passato, compresa la tua educazione emotiva, la tua crescita personale e le conoscenze accumulate nel tempo. I ricordi, sia nel bene che nel male, fanno parte del tuo Io. Fortunatamente, il tuo vero Io non deve sentirsi in colpa per le esperienze personali. Esiste in se stesso e per se stesso; è il veicolo della pura consapevolezza. Più la tua coscienza si estende, più il fardello del passato si alleggerisce. Vedrai spontaneamente che la tua attenzione si concentra sul presente dal quale emergono tutte le possibilità creative.

Perdita di controllo Il controllo è un tema spinoso. Alcune persone che psicologicamente rientrano nella categoria degli individui che amano avere il controllo sulle cose, non riescono a sentirsi a loro agio in presenza della minima traccia di caos o di imperfezione. Cercano persino di controllare gli altri e l’ambiente circostante. Un altro tipo di personalità ignora l’autocontrollo e crea un ambiente che quasi non ha limiti né strutture. Sono entrambi esempi di coscienza ripiegata, ciascuno a modo suo. I problemi insorgono quando il controllo viene meno o diventa troppo dominante. La maggior parte di noi non farebbe 54

mai una scelta che comportasse la perdita dell’autocontrollo. Per alcuni, questo significa buttarsi da un aeroplano con un paracadute, per altri investire soldi in un’iniziativa imprenditoriale rischiosa come i pozzi petroliferi. Il rischio e il controllo sono strettamente correlati. Cosa succede quando la tua tolleranza al rischio viene superata? Un rischio ragionevole si trasforma invece in una minaccia e le minacce ci fanno sentire privi di controllo. Più la tua coscienza è ripiegata, meno è affidabile la tua percezione del rischio. Per questo ti senti eccessivamente minacciato, anche da rischi minori, e finisci col prendere decisioni entro limiti ristretti. Paradossalmente, il momento in cui ti senti veramente paralizzato è il momento in cui hai buone probabilità di agire con imprudenza; prendi una decisione avventata, quasi sempre sbagliata, perché vuoi fuggire alla situazione di stress generata dalla sospensione del processo decisionale. La soluzione: sostituisci il rischio con la certezza. Non hai

ragione di preoccuparti di perdere il controllo se non sei minacciato. Una volta che sei sicuro di te, le minacce esterne non esistono più, perché la minaccia è come la paura e sapere chi sei è una condizione di sicurezza. Chi sei tu, è il vero Io. La coscienza estesa ti avvicina al vero Io; dunque, la paura diminuisce. Quando ciò accade, il problema del controllo si attenua e ti trovi in uno stato di maggiore libertà. Alla realtà è concesso di essere fuori dal tuo controllo, e a dire il vero lo è sempre stata, e farne parte ti mette a tuo agio.

Resistenza dalle altre persone Le decisioni sbagliate vengono prese quando non sai a chi dare ascolto. Le peggiori decisioni vengono prese quando non riesci neanche a capire di chi puoi fidarti. Ci saranno sempre voci contrastanti in una stanza; per dirla tutta, c’è da sospettare in caso di consenso unanime. Qualcuno non sta dicendo la verità. 55

Davanti a opinioni contrastanti, la maggior parte delle persone sceglie quelle che condivide. Se ripensi alle volte che hai chiesto un consiglio, probabilmente scoprirai che ciò che desideravi davvero era il permesso di agire come avevi già deciso di fare. Il tuo obiettivo non era ottenere il consiglio migliore; volevi sentirti a posto circa una scelta che aveva in sé elementi di dubbio, vergogna o colpa. La coscienza ripiegata ti sta isolando. Sei ancora più solo con i tuoi pensieri e le tue più intime convinzioni. Un effetto di questo isolamento è che gli altri sembrano essere lontani anni luce. Non riesci a raggiungerli; talvolta non riesci neanche a trovare un modo per comunicare con loro. L’esempio più comune è costituito dagli adolescenti che si isolano dai loro genitori nel momento in cui passano dalla dipendenza dei bambini all’indipendenza degli adulti. L’adolescenza è il limbo tra questi due stati, un limbo in cui nessuno sembra esserti vicino se non i tuoi coetanei. Ma l’isolamento che si vive in tarda età assomiglia a quello che vive un adolescente per via dell’atteggiamento condiviso del “nessuno mi capisce” (motivo per cui a volte gli anziani sono un rifugio per gli adolescenti). La soluzione: comprendi completamente te stesso. È

inutile cercare di farsi comprendere completamente dagli altri. Nessuno ha il tempo di capire da dove vieni se non in modo superficiale. E anche se trascorressi del tempo con la persona più empatica del mondo, ovvero qualcuno che volesse capirti fino in fondo, che cosa otterresti? Questa conoscerebbe a fondo una persona che è il risultato delle circostanze casuali del passato, un miscuglio confuso e di scarso valore di esperienze vissute. Capire veramente te stesso vuol dire conoscere il tuo vero Io. Grazie a una simile conoscenza, riesci ad avere totale fiducia in te stesso. Una volta che ce l’hai, le opinioni degli altri smettono di rappresentare una minaccia e avrai una guida interiore affidabile che ti permette di valutare oggettivamente, senza alcu56

na inclinazione personale, ciò che le voci contrastanti ti stanno suggerendo. E cosa ancora più importante, quelle voci saranno molto meno contrastanti. Il segreto di comportarsi secondo gli schemi della coscienza estesa sta nell’essere già allineati con la scelta giusta. Gli altri lo avvertono, il che li rende più disposti a collaborare.

Fini personali nascosti La maggior parte degli adulti ha abbastanza esperienza da capire se qualcuno ha degli obiettivi personali. Di solito gli obiettivi rientrano in categorie prevedibili. C’è chi prende e c’è chi dà. C’è chi è ambizioso e chi è timido, chi è egoista e chi è altruista. È fondamentale per la società che ognuno dichiari apertamente il proprio obiettivo, altrimenti il dubbio e il sospetto prendono il sopravvento. La collaborazione viene meno quando non ti fidi degli obiettivi degli altri. Fondamentalmente, i tuoi obiettivi riguardano ciò che vuoi e la realizzazione dei tuoi sogni. Il problema è che certi obiettivi sono nascosti, anche per la persona che li persegue. Siamo intrappolati tra il “Devo” e il “Non voglio”. Se devi piacere o essere accettato, potresti non renderti conto di quanto questo “Devo” ti influenzi, ma se per esempio ti venisse chiesto di licenziare un dipendente, di dire di no ai figli ormai adulti che ti chiedono dei soldi o di prendere una posizione impopolare in merito ai matrimoni tra individui dello stesso sesso, il tuo fine nascosto renderebbe difficile, o addirittura impossibile, eseguire queste azioni. Pensa a chi per abitudine è tirchio o avaro: nascosta in loro c’è la paura di restare senza qualcosa e dal momento che questa paura non viene affrontata, si manifesta. Questo senso di mancanza, che è psicologica e non materiale, non potrà essere colmata né da alcun tipo di accumulo, né dall’avarizia. Tutti i fini nascosti sono psicologici e qualsiasi essi siano, condurranno a decisioni sbagliate per via dello stato di ripiegamento dal quale derivano. 57

La soluzione: rinuncia ai tuoi fini personali. Questo im-

plica prima di tutto portarli alla luce. Poi devi sollevare le pietre per guardare cosa si nasconde sotto e c’è quasi sempre la paura. La paura è la forza più potente che fa ripiegare su se stessa la coscienza di ognuno di noi; ci impone di tirarci indietro, di erigere delle barriere e di difenderci. Ma se estendi la tua coscienza, rinunciare ai fini personali diventa ancora più facile. Fare luce è sempre meglio che combattere l’oscurità. Il vero Io è la fonte di luce e devi capire che il vero Io è sempre a tua disposizione. Niente è più vero dell’insegnamento di Gesù “Tu sei la luce del mondo”, eppure sembra più facile credere che la luce provenga da fuori. Per quanto sia difficile rivendicare la tua oscurità, è altrettanto difficile rivendicare la tua luce. Fortunatamente, la luce è eterna e anche se ti allontani, il tuo vero Io non smette mai di inviare i suoi messaggi. Il vero successo consiste nel vivere per sempre nella luce. Lì non esistono confini prefissati, paure o limitazioni. Come in tutte le cose, l’obiettivo della nostra vita è capire chi siamo. Una volta che hai capito chi sei, i conflitti che ostruiscono la strada per il successo svaniscono. La prossima volta che riesci in qualcosa, anche solo nel fare un sorriso a un bambino o nell’apprezzare la magia del sole che tramonta sul mare, ricordati che hai compiuto un passo in più verso la vera dimensione del successo, cioè verso la pura consapevolezza, che è la tua fonte e la fonte di ogni tuo momento di felicità.

58

L’ e s se n za Secondo i criteri di valutazione standard, il successo è imprevedibile. Molti fattori contribuiscono alla sua creazione e alcuni, come il tempismo e l’opportunità, sembrano essere casuali. Ma che cos’è il successo? Una serie di decisioni che portano a un risultato positivo. Se il processo decisionale può essere massimizzato, figuriamoci il successo. È probabile che le decisioni basate sulla coscienza ripiegata non funzionino bene a causa dei seguenti ostacoli: • prospettiva limitata; • impulsività; • paura di sbagliare; • ostacoli imprevisti e contrattempi; • ego; • riluttanza a cambiare e adattarsi; • perdita di controllo; • resistenza dalle altre persone; • fini personali nascosti. Con l’estensione della coscienza, ciascuno di questi ostacoli inizia a scomparire e le decisioni cominciano a essere supportate a un livello più profondo. Nella pura coscienza tutte le decisioni sono in linea con l’universo e con le leggi basilari che governano sia il mondo esteriore che quello interiore.

59

Crescita personale

A

vvicinarsi al tuo vero Io ha molti vantaggi pratici. Fin qui ci siamo concentrati sul lato pratico perché è fondamentale per la spiritualità risolvere i problemi reali che le persone si trovano ad affrontare. Ma se sei un genitore che cresce un bambino, sarebbe riduttivo pensare di insegnare a camminare, parlare e a leggere solo per funzioni pratiche. Non diciamo a un bambino: “Comincia a camminare. Potresti aver bisogno di correre per prendere l’autobus per andare al lavoro.” Il passaggio dalla prima infanzia alla seconda e quello dall’adolescenza all’età adulta, è importante già di per sé. La vita rivela tutta la sua ricchezza mano a mano che ci evolviamo. Il mondo interiore ed esteriore si fondono in un unico processo noto come “vita”. Tralasciando tutte le considerazioni pratiche, la spiritualità ha un valore di per sé. Quando sei da solo senza problemi o crisi da affrontare, la situazione non richiede una soluzione. Ma il tuo bisogno di spiritualità è più forte che mai. Quando prendi in considerazione cosa significhi il semplice fatto di esistere, si manifesta il tuo vero Io. Ti dice chi sei veramente e niente è più importante. È un’affermazione impegnativa, lo so bene. Chiunque può condurre una vita appagante ignorando la questione del “Chi sono?”. O, per essere più precisi, le persone rispondono a quella domanda identificandosi con il loro Io quotidiano. “Io sono” può essere seguito da un’infinità di parole che si riferiscono a un’esistenza ordinaria. Io sono il mio lavoro, le mie relazioni, la mia famiglia. Io sono il mio denaro e le mie proprietà, la mia posizione e la mia importanza. All’equazione puoi aggiungere 60

la razza, l’etnia, la politica e la religione. L’Io quotidiano è una valigia espandibile colma di ogni genere di pensieri, sensazioni, ricordi e sogni. Eppure, malgrado tutto, il vero Io non è stato toccato. Qualunque sia il suo nome, anima, essenza, o fonte, la tua identità più profonda non può rivelarsi senza crescita personale. La spiritualità è volontaria e nell’epoca moderna la stragrande maggioranza delle persone decide di rinunciarvi. Ora che abbiamo analizzato i motivi pratici per non rinunciare, è ora di vedere se vale la pena cercare il vero Io per il suo valore intrinseco, e non solo per ciò che può farci ottenere. I nobili ideali non sono ciò di cui abbiamo bisogno. Abbiamo bisogno di conoscere e sperimentare il nostro vero Io e di dire: “Scelgo te al posto del mio Io quotidiano.” Ciò implica un nuovo tipo di autostima e un tipo di amore superiore. La gioia di vivere e basta, se riesci a provarla, verrebbe scelta da chiunque al posto degli alti e bassi della vita ordinaria e dell’effimera felicità che è sempre accompagnata dalla tristezza, dall’ansia e dalla delusione. L’Io quotidiano è sopraffatto dalle esperienze. Arrivare a un livello più profondo richiede un processo che ti porta più in alto. Giorno dopo giorno devi orientarti verso la crescita nelle seguenti aree… In ca mmino verso il vero Io Maturità: diventare un adulto indipendente. Scopo: trovare un motivo per essere qui. Visione: adottare una visione del mondo a cui tenere fede. “Seconda attenzione”: vedere con gli occhi dell’anima. Trascendenza: superare la mente inquieta e i cinque sensi. Liberazione: liberarsi della “illusione della realtà”.

61

Il tuo successo in queste aree dipende da quanto realmente vuoi che si rivelino. La crescita personale implica le stesse qualità necessarie per imparare a suonare il pianoforte o per diventare un esperto di cucina francese: voglia, motivazione, pratica, costanza e disciplina. È la tua vita che vuoi trasformare. Per la generazione precedente era insolito sentire qualcuno parlare di crescita personale in questi termini. Come motto era in voga “Trova il tuo vero potenziale”, tanto quanto “Innalza la tua coscienza”. Possiamo dire che almeno uno dei due sia riuscito a mostrare alle persone come raggiungere l’obiettivo? Le migliaia di persone che speravano di trasformarsi sono riuscite a farlo? Purtroppo, spesso la risposta è no. Per ottenere successo devi sviluppare un tratto caratteriale che ti protegga dall’instabilità, dall’illusione, dall’indulgenza verso se stessi e dalla perdita di motivazione. Quel tratto è la sobrietà, una combinazione di serie intenzioni e realismo. È uno stato di coscienza estesa che deve essere coltivato. Se non segui questa strada, rimarrai in uno stato ripiegato noto come “esistenza quotidiana”. Permettimi allora di applicare la sobrietà ad ogni punto della lista precedente.

Maturità La maturità è uno stato psicologico e non fisico. Essa implica aspetti quali l’equilibrio emotivo, la fiducia in se stessi, la moderazione e la lungimiranza. Non ci si aspetta che i bambini posseggano queste caratteristiche. Gli adolescenti si muovono in modo casuale verso esse. Se non le raggiungi, puoi avere cinquant’anni e guardare ancora il mondo con la mente di un quindicenne. Le richieste della vita quotidiana tendono a contrastare la maturità. Ci sono moltissime distrazioni e pressioni che una persona può usare come scuse. Potresti anche obiettare che sia la società attuale a sminuire la maturità. I mass media creano l’illusione che essere giovane e 62

trendy sia molto più divertente. Al contrario, arrivare puntuali al lavoro e stare in ufficio oltre l’orario stabilito per terminare delle pratiche, sono cose mortalmente noiose. Ma in realtà le persone sono molto più stressate e ansiose in gioventù che non in qualsiasi altro periodo della loro vita. L’immaturità comincia con la leggerezza della gioventù, ma diminuisce nel corso degli anni perché rimanere immaturi vuol dire perdere la curva di apprendimento che ti permette di controllare la tua vita. Maturità non suona come una parola spirituale, ma si dissolve rapidamente in sogni leggeri, a meno che il cammino spirituale non si fondi su una psicologia adulta. Raggiungere la maturità vuol dire assumersi le proprie responsabilità ogni giorno, procurarsi ciò che serve per vivere senza dipendere dagli altri, difendere i valori morali e svolgere la propria parte nel mantenere unita la società a partire dal suo elemento fondamentale, la famiglia, trattare gli altri con rispetto e pretendere lo stesso in cambio, comportarsi correttamente e battersi per la giustizia in ogni situazione, imparare l’importanza di trattenersi e controllarsi.

Scopo Quasi nessuno ammetterebbe di condurre una vita senza scopo. Non facciamo un passo dopo l’altro a caso. Le nostre vite si sviluppano attorno a obiettivi di breve e lungo termine. Ciononostante, a un livello più profondo, tantissime persone si chiedono perché sono al mondo. Guardano con nostalgia i tempi andati in cui comportarsi da buon cristiano, obbedire alla legge di Dio, rispettare i dettami della classe sociale di appartenenza o difendere il proprio Paese, insieme ad altri mille obiettivi più semplici, era sufficiente a dare un senso alla vita. Sta a noi trovare il nostro scopo, a ciascuno di noi. Ma qui la nostalgia è fuori luogo. Da sempre, il vero scopo della vita va cercato attraverso una ricerca personale. 63

Propongo il vero Io come obiettivo a cui vale la pena dedicarsi. Altrimenti, puoi sempre trovare uno scopo semplicemente crescendo ed evolvendo. Volgendo lo sguardo a un orizzonte invisibile, il tuo obiettivo potrebbe essere tanto profondo quanto il raggiungimento dell’illuminazione. È giusto sospettare di chi ti dice quale dovrebbe essere lo scopo della tua vita. Al massimo potresti accettare di essere ispirato dagli altri, che è anche la sola cosa che possano fare. Il punto è rimanere consapevole del tuo obiettivo, qualsiasi esso sia. Ogni giorno la vita tende a offuscare lo scopo per cui siamo qui, sommergendolo di richieste banali e materiali. Lo scopo sopravvive solo se gli si presta la dovuta attenzione. Raggiungere il tuo scopo vuol dire fare ogni giorno almeno una cosa altruista, non incentrata su di sé. Leggere un passo di un testo sacro, una poesia, una prosa che sia fonte d’ispirazione e che ti sollevato edifichi, condividere i tuoi ideali con qualcuno con cui ti trovi in sintonia, senza alcun proselitismo, rivelare lo scopo per cui sei qui, cercare con modestia di essere una fonte d’ispirazione e non di persuadere con la forza, aiutare i tuoi figli a cercare il loro scopo, fare capire loro che è importante agire secondo i tuoi valori più alti, non abbassarsi al livello di quelli che ti criticano o ti contrastano.

Visione Quando ero ragazzo, imparai a memoria una citazione del poeta Robert Browning che, ai tempi dei nostri nonni, era conosciuto quasi da tutti: “Il traguardo di un uomo dovrebbe superare la sua portata, altrimenti a cosa serve il paradiso?”3. Il contesto religioso potrebbe anche essere venuto meno, ma è ancora necessario avere delle aspirazioni. Le nostre più grandi aspirazioni parlano al lato visionario del vero Io. Certo, ci sono aspirazioni pratiche che non sono visionarie, come aspirare a diventare socio di uno 3. Robert Browning, Andrea del Sarto, Pictor Ignotus, Fra Lippo Lippi, Marsilio, Venezia, 1998. 64

studio legale o guadagnare un miliardo di dollari. Le aspirazioni materiali occupano il primo posto nella mente delle persone ma realizzandole non raggiungiamo né il paradiso né un livello superiore. Resta grande il divario tra la vita quotidiana e l’anima. Il desiderio di qualcosa in più non viene soddisfatto. Una visione è più ampia di un obiettivo. Comprende una Weltanschauung, una visione del mondo, che implica l’azione, ovvero l’allontanamento da coloro che non condividono la tua stessa visione. Seguire la strada spirituale ti unisce a generazioni di altri visionari. In ogni caso, non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca: bisogna rinunciare alle richieste della vita materiale. Questo non vuol dire rinunciare a una vita agiata e al successo. Un tipo di visione concepisce un tale divario tra il mondo terreno e quello spirituale che il materialismo è considerato un nemico dell’anima. Per fortuna, esiste un’altra visione che parla di rinuncia non attraverso mezzi fisici, ma come nuovo orientamento. Investi i tuoi valori più elevati nella crescita spirituale mantenendo inalterata la tua vita quotidiana, anche partecipandovi pienamente. Questo è ciò che significa essere nel mondo ma non del mondo. Raggiungere la tua visione vuol dire considerare ogni giorno il significato più profondo degli eventi che accadono. Cosa sta cercando di dirti la tua anima? Mettere in discussione le proprie abitudini di consumo, attribuire al successo materiale il valore che gli spetta, ritagliarsi del tempo per stare con te stesso, mettere alla prova i tuoi valori affidandoti a Dio o all’universo affinché si prendano cura di te, apprezzare il presente, guardare le persone che ti stanno intorno come riflessi della tua realtà interiore, leggere approfonditamente i testi sacri e la letteratura che esprime la tua visione.

“Seconda attenzione” “Essere nel mondo ma non del mondo” deve essere un principio reale, non semplicemente un ideale. Siamo fagocitati dal mondo materiale e dalle sue richieste. Come possiamo attribuirgli il 65

giusto valore pur continuando a guadagnare denaro, a mettere su famiglia e a goderci qualche comodità? La risposta sta nel livello di attenzione. Le cose che consideri più importanti attirano la tua attenzione e, in sostanza, diventano il tuo mondo, la tua realtà. Per chi è fissato con la carriera, il lavoro diventa la sua realtà perché è ciò a cui dedica la massima attenzione. Nel Medioevo, Dio divenne reale per lo stesso motivo. Le persone non ne avevano necessariamente un’esperienza diretta, ma dedicavano diverse ore al giorno alla preghiera o alle opere di Dio. In termini spirituali questa concentrazione determinata può essere chiamata “prima attenzione”. Ma c’è un’altra sfumatura di coscienza, per così dire, nota come “seconda attenzione”. Con la seconda attenzione vedi attraverso gli occhi dell’anima. In poche parole… Prima attenzione: da questo livello di coscienza una per-

sona si concentra sugli eventi del mondo fisico, persegue desideri personali, accetta i valori sociali della famiglia, del lavoro e della religione, vede il mondo in termini lineari, agisce secondo il rapporto di causa-effetto e accetta i limiti del tempo e dello spazio. Seconda attenzione: da questo livello d’attenzione

una persona trascende il mondo fisico, segue l’istinto e l’intuito, ammette che l’anima sia la base dell’Io, cerca la sua origine nell’atemporalità, aspira agli stati più alti della coscienza e ripone la sua fiducia in forze invisibili che mettono in contatto l’individuo con il cosmo. La seconda attenzione viene a contatto con il vero Io e ti conduce all’essenza della realtà che non potrà mai essere distrutta né soppressa completamente. L’anima aspetta la sua risurrezione non attraverso una apocalittica fine del mondo, bensì attraverso il risveglio individuale. Raggiungere la seconda attenzione vuol dire ascoltare ogni giorno la parte più tranquilla di te, confidando che i suoi messaggi 66

siano veri, porre meno fiducia nel mondo fisico e più fiducia nel mondo interiore, imparare a trovare il proprio equilibrio, non prendere delle decisioni quando non si è in equilibrio, non confondere un’azione frenetica con i risultati perché essi provengono da un livello più profondo dell’essere, stringere un legame profondo con almeno un’altra persona, cercare una comunione silenziosa con te stesso e con l’ambiente circostante, trascorrere del tempo in mezzo alla natura assorbendone la bellezza, guardare oltre le maschere della personalità che le persone indossano in pubblico, esprimere la tua verità nel modo più semplice possibile.

Trascendenza Il verbo “trascendere” significa andare oltre, ma come fai a sapere se ci sei andato veramente? In una parabola di quando ero piccolo, un santo siede in una grotta fino al giorno in cui non raggiunge la meta agognata dell’illuminazione. Non vede l’ora di comunicare la bella notizia agli abitanti del villaggio nella valle sottostante. Per tutto il tragitto il santo è in uno stato di gioia assoluta. Sta attraversando la piazza del mercato in direzione del tempio, quando qualcuno lo urta accidentalmente nelle costole. “Fuori dai piedi!”, grida il santo su tutte le furie. Poi si ferma, riflette un attimo e si gira per tornare alla sua grotta. Questa potrebbe essere letta come una parabola sul falso orgoglio, ma anche sulla trascendenza. Se sei concentrato sul tuo vero Io, la confusione del mondo quotidiano non ti turba. Ti senti distaccato, ma non perché la cosa non ti interessa o perché ti sei deconcentrato. “Distacco spirituale” significa vedere il mondo da un luogo senza tempo che non si trova in una grotta, sul cucuzzolo di una montagna né in nessun’altra parte se non dentro di te. In pratica, “trascendere” significa trovare quel luogo, conoscerlo e farlo diventare la tua casa. I tradizionali metodi per trascendere portano alla seconda attenzione. Questi sono la meditazione, la contemplazione e l’in67

trospezione. Il tempo non ha reso questi metodi obsoleti, ma non si può negare che a causa di una vita moderna sempre più stressante e di un mondo sempre più rumoroso e frenetico, la gente ha sempre meno tempo per la meditazione. C’è chi non riesce nemmeno a ritagliarsi qualche minuto al giorno, dimenticando in fretta le buone intenzioni. Sarebbe preoccupante se la crescita personale non potesse essere raggiunta a causa di distrazioni esterne. Tuttavia, essa non può essere fermata, ma solo rimandata. Finché il vero Io è reale, ne saremo attratti perché nel profondo ognuno di noi serba un desiderio di realtà. Non vogliamo basare la nostra vita sull’illusione. Andare oltre, trascendere, dunque, non è una pratica spirituale organizzata; significa seguire la tua natura mentre cerchi maggiore felicità e realizzazione. Le pratiche spirituali non hanno altro valore se non quello di aiutarti a raggiungere il tuo obiettivo. Concordo pienamente con l’insegnamento secondo cui la vera meditazione avviene ventiquattro ore al giorno. È molto importante ritagliarsi del tempo per sedersi in silenzio e sperimentare uno stato interiore più profondo. Ma una volta che riapri gli occhi, riposato e più concentrato, quanto può farti bene ripiombare nello stress e tornare a essere sotto pressione? La questione chiave è come portare il silenzio interiore nel mondo reale e fare la differenza. Questa è la parte che richiede ventiquattro ore, perché diventare consapevole di chi sei veramente è un lavoro a tempo pieno. È anche un lavoro piacevole e il progetto più affascinante che potresti intraprendere per te stesso. Raggiungere la trascendenza significa trovare ogni giorno il tuo punto di equilibrio interiore, fare caso alle influenze esterne che pretendono la tua attenzione. Quando sei rapito da una forte emozione o da un impulso, prenditi un momento per ritornare al centro, dentro di te, quando è possibile, allontanati dalle situazioni stressanti, non rimanere invischiato in situazioni che ti mettono così a disagio da non riconoscerti, non cedere all’ansia degli altri, ricordati che sei ben più di un insieme di reazioni 68

all’ambiente in cui vivi, sei un’espressione del tuo vero Io, sempre. In ogni situazione in cui ti senti confuso, chiediti: “Qual è il mio ruolo qui?”. Finché non lo scopri, non agire e non prendere decisioni. Rilassati finché la realtà non comincia a manifestarsi un po’ di più.

Liberazione In ambito spirituale si dice che la creazione sia l’eterno gioco degli opposti: il bene contro il male, la luce contro il buio, l’ordine contro il caos. Ma il dramma di fondo ruota attorno al binomio illusione contro realtà. Nessuno si sveglia pensando che sarà la giornata giusta per vivere nell’illusione. Diamo per scontato che la nostra realtà personale sia vera ed è quindi sconcertante realizzare che tutto ciò che vediamo, sentiamo, tocchiamo, assaporiamo o annusiamo invece potrebbe essere un’illusione. La scienza moderna ha già fornito le basi per dissolvere il mondo fisico. Quando ci si addentra a livello subatomico, ogni oggetto solido svanisce in pacchetti invisibili di energia, e oltre quel livello anche l’energia collassa in un costrutto senza limiti di tempo o spazio: è la cosiddetta funzione d’onda. Se vuoi condurre una vita basata sulla realtà, che il mondo fisico sia un’illusione non può essere considerato solo un mero fatto curioso, facilmente trascurabile, mentre continui a svolgere le attività di tutti i giorni. Proprio come la materia svanisce quando vai abbastanza a fondo, così svaniscono il tempo e lo spazio. Essi nascono dal vuoto quantico, un vuoto che sembra non contenere nulla ma che in realtà, fin dai tempi del Big Bang, è l’origine di ogni evento e delle infinite possibilità che non si sono ancora presentate nel cosmo. Nelle tradizioni spirituali del mondo, lo stato di infinite possibilità non è una condizione lontana e inimmaginabile, bensì lo stato fondamentale dell’esistenza. Il vero Io ti libera perché ti allontana dalle restrizioni, fornendoti le basi di una realtà senza tempo e senza limiti, infinita nelle 69

sue possibilità. L’intera questione del binomio illusione contro realtà deve diventare personale se vuoi essere libero (tratteremo questo tema nel dettaglio nell’ultima parte del libro). Il primo passo è un momento di disillusione. Ti tiri indietro e ammetti di non sapere quale sia realmente lo scopo della tua esistenza. Arrendendoti a ciò che non conosci, permetti al sapere di fluire dentro di te. Ecco il vero significato della resa. Sei come un prigioniero che fissa le quattro anguste mura, illuminate da una piccola finestra in alto. Il prigioniero affronta la realtà se ammette di essere in prigione. E se non lo fa? Se pensa che la sua cella sia tutto il mondo? In questo caso la sua idea di libertà sarebbe folle. La stessa conclusione si applica a ciascuno di noi nelle nostre vite limitate, ma noi non ci consideriamo folli. Dopotutto, tutti quelli che conosciamo accettano di rimanere imprigionati come se fosse una cosa normale. Solo un piccolo gruppo bizzarro di santi, saggi e visionari invoca la libertà. Quando senti quel grido, significa che l’inizio della trasformazione è alle porte. La liberazione è reale perché ciò che è eterno è reale, più reale di ciò che i tuoi cinque sensi percepiscono. Raggiungere la liberazione significa ogni giorno guardare al di là della tua situazione limitata, prendere come tuo principio fondamentale il fatto che sei figlio dell’universo, soffermarti sui momenti in cui ti senti libero, euforico e senza limiti, dire a te stesso che hai raggiunto ciò che è reale, cercare l’amore perché ti spetta di diritto, così come la felicità e la creatività, dedicarti a esplorare l’ignoto, sapere che c’è qualcosa di infinitamente prezioso oltre la portata dei cinque sensi. Qualcuno potrebbe obiettare: “Come posso cambiare? È tutto così opprimente. C’è troppo da fare.” Sono d’accordo. Quando definisci i dettagli della crescita personale, il panorama appare vasto. Non è un caso che la tradizione indiana parli dell’illuminazione come se fosse un palazzo d’oro che racchiude la felicità e la libertà, e della distruzione della tua vecchia realtà come lo 70

smantellamento della tua capanna, che racchiude panico e angoscia, facendo crollare le sue pareti attorno a te. Per dirlo fuor di metafora, quando ti guardi intorno il mondo sembra reale. E lo è, ma è una realtà senza il vero Io. Quando giungi alla fine del viaggio, ti guardi intorno e ancora una volta il mondo sembra reale. Solo che questa volta sei completamente sveglio e dimori nel tuo vero Io. La vita tra questi due poli ti confonde. Ci sono giorni in cui riesci a coglierne il significato. Gli eventi si svolgono come se qualcuno vegliasse su di te (in effetti sei tu a farlo). Altri giorni, invece, la vita spirituale svanisce come un sogno e rimani bloccato, come tutti, lungo la stessa estenuante salita. Che cosa ti mantiene attivo? Pensa ai bambini e a come si sviluppano. Tra giorni più o meno positivi, tra sorrisi e lacrime, si manifesta una realtà nascosta. La superficie della vita non dice la verità sui sentieri neurali, sui geni e sugli ormoni che si combinano per generare una nuova persona con la materia informe che ci è stata data alla nascita. La natura tutela la nostra crescita. La crescita spirituale si libera da quel tipo di determinismo. Il destino non è più la biologia. Per evolvere devi compiere una scelta, ma anche quella è spontanea. Se l’evoluzione si sposterà dal corpo alla mente, allora la mente deve prendere parte alle decisioni che determinano il modo in cui ti evolvi. Nonostante gli alti e bassi della vita, il progetto evolutivo non è complesso. Tutto ciò che devi chiederti è: “Se scelgo X, farà bene o male alla mia evoluzione?”. Questa domanda potrebbe non piacerti. Molte volte un piacere immediato o una resa incondizionata a un impulso sono più allettanti. Anche la risposta potrebbe non piacerti. Di solito l’evoluzione è altruista, mentre invece siamo tutti condizionati a perseguire gli interessi personali, vuoi per avidità o per disperazione. Nessuno di questi ostacoli conta: né la resistenza, né la delusione, né la ricaduta nelle cattive abitudini. Finché riesci a porti la domanda: “Se scelgo X, farà bene o male alla mia evoluzione?”, fai un passo verso la libertà. Infatti i saggi dicevano che è impossibile 71

sbagliare. Chiederti semplicemente se stai evolvendo è di per sé evoluzione.

L’ e s se n za Il tuo vero Io è il tuo Io reale, ma come lo si può dimostrare? L’Io quotidiano è già immerso nell’esperienza. Arrivare a un livello più profondo richiede un processo. Giorno dopo giorno devi orientarti verso la crescita personale nelle seguenti aree: • maturità: diventare un adulto indipendente; • scopo: trovare un motivo per essere qui; • visione: adottare una visione del mondo in base alla quale vivere; • “seconda attenzione”: vedere con gli occhi dell’anima; • trascendenza: superare la mente inquieta e i cinque sensi; • liberazione: liberarsi dai confini e dai vincoli. Quando tutti questi aspetti del tuo vero Io cominciano a crescere, convergono in un unico obiettivo: abbattere “l’illusione della realtà” che ti impedisce di capire chi sei veramente. La fine dell’illusione della realtà segna lo stadio dell’evoluzione noto come “illuminazione”.

72

Capitolo tre

Caro Deepak, lettere personali

N

iente può sostituire il rapporto che si instaura con le persone alle prese con i problemi della vita reale. Questo libro è frutto di lettere inviatemi da tutto il mondo e in questo capitolo potrai trovarne una selezione. Tutte le persone che hanno scritto avevano dei problemi e la maggior parte non si sentiva in grado di risolverli. Lo scopo delle mie risposte è sempre stato quello di fornire nuove prospettive, partendo dal presupposto che il livello della risposta non è mai il livello del problema.

Sentirsi poco amabili “Ho fatto il possibile per cambiare la mia vita in meglio, ma continuo a fare pensieri negativi anche se di fatto le cose vanno bene. Sono persino arrivata a odiarmi e a pensare che l’amore che le persone mi dimostrano sia una finzione. Ho conquistato molto nella vita, ma questo comportamento si ripercuote sulle mie relazioni e sul modo in cui tratto 73

me stessa. Come posso cambiare?”. —— Evelyn, 43 anni, Toronto Quello di cui stai parlando è il condizionamento del passato e riguarda tutti. Puoi chiamare queste influenze del passato debiti emotivi o karma, ma comunque funzionano allo stesso modo. Una nuova esperienza entra nella mente, ma invece di essere valutata per quella che è, viene deviata su un sentiero già battuto. Ciò avviene così automaticamente che non abbiamo neanche il tempo di intervenire. Mettiamo che sia il condizionamento del passato a dirti che non sei amabile. Allora, quando qualcuno ti dice “Ti amo”, non reagisci a queste parole ma a un vecchio dubbio, a un’insicurezza, e alle esperienze negative in amore. Il nuovo viene annullato dal vecchio. Stando così le cose, come facciamo a sbarazzarci del condizionamento del passato? Spesso affronto il problema rifacendomi alla sensazione di “collosità”. Alcuni ricordi passati sono più appiccicosi di altri. Ci si incollano addosso e non riusciamo a staccarli. Cosa rende un’esperienza passata così appiccicosa? Se riusciamo a scomporla, forse sarà più facile gestirla affrontando tutti gli aspetti singolarmente. Concentriamoci sulla sensazione di non essere amabili. Questa sensazione solitamente presenta le seguenti caratteristiche che la rendono appiccicosa:

1. Qualcuno con una certa autorità, solitamente un genitore, ti ha detto che non eri amabile. Soluzione: renditi conto che questa persona non ha più autorità su di te e che non sei la bambina di un tempo. Chiediti se in realtà non fosse proprio questa persona a non essere amabile. Chiediti se persino davanti al bambino più amabile del mondo questa persona sarebbe stata capace di dare amore. Se l’informazione che hai preso per vera in realtà è inattendibile, perché accettarla? 74

2. Essere amata in passato ti faceva paura. Soluzione: trova modi sicuri per vincere la paura. Un

modo è aiutare un bambino bisognoso. Ti ritroverai amata in modo innocente e gratificante, il che dà molta sicurezza. Analizza che cosa ti fa più paura nell’essere amata. È il rifiuto? È la sensazione che il vero Io venga a trovarsi in una posizione di vulnerabilità e che venga ritenuto indegno? Non evitare queste domande, ma analizzale, prima da sola e poi con qualcuno di cui ti fidi.

3. L’amore sembra lontano e legato al passato. Soluzione: vai alla fonte del rimpianto. Il rimpianto è

un’arma a doppio taglio. Ha una sorta di lato nostalgico, una dolce melanconia che sembra protettiva, ma ha anche un aspetto controproducente che ti dice che non c’è niente di buono nell’aver amato e perso. L’esperienza è dolorosa e quando diventa una scusa per non amare più, il rimpianto diventa una maschera della paura. Analizza i tuoi rimpianti e lasciali andare.

4. L’amore è legato alle emozioni negative. Soluzione: renditi conto che l’emozione è in assoluto il collante più forte. Le cose in cui ci sentiamo più forti diventano ricordi indelebili. Il modo per staccarsi dai ricordi è lavorare con le emozioni. Le brutte sensazioni devono essere affrontate. Il trucco non è riviverle di nuovo. Per evitare che succeda, puoi rivolgerti a un buon terapista o a uno psicologo. Ma tieni presente che c’è una bella differenza tra una sensazione negativa che nascondi e una che ti abbandona. Permettiti di provare cosa significa veramente lasciare andare.

75

5. I ricordi sono diventati convinzioni. Soluzione: smettila di generalizzare. Tutti noi trasformia-

mo le esperienze peggiori in regole di vita, ma queste convinzioni sono false. Solo perché un bullo, a scuola, ha reso la tua vita infelice quando avevi dieci anni, non significa che il mondo debba prenderti di mira. La peggiore rottura in campo sentimentale non significa che tu non sia amabile. Analizza le tue convinzioni più negative e liberale dalle brutte esperienze del passato. Come fai notare tu stessa, la vita attuale ti sta andando bene; è il modo in cui la interpreti, basandoti su convinzioni difettose, che ti sta indebolendo.

6. I recinti elettrificati non possono essere toccati. Soluzione: quando un sentimento è così doloroso che non

osi neanche prenderlo in considerazione, esso funge da recinto elettrificato. Il solo pensiero di toccarlo, che è poi la vera soluzione a qualsiasi sentimento, diventa un deterrente. Scoprirai che è possibile toccare il recinto, ma devi farti coraggio. Se provi vergogna, se un genitore ti ha maltrattato o ha tradito la tua fiducia, allora l’amore diventa un recinto elettrificato. Quello che dovrebbe essere un sentimento gioioso si è fuso col dolore. Questi due sentimenti devono essere separati prima che tu riesca a toccare l’amore senza farti del male. Se sai di soffrire per queste ragioni, è bene che ti faccia aiutare da un professionista.

7. “Devo essere così.” Soluzione: la voce che ci dice che non possiamo cambiare è quella a cui credono moltissime persone. Esse scelgono l’inerzia, ma pensano di essere state obbligate a farlo. La risposta è rivendicare la tua libertà di scelta. Analizza le cose che semplicemente non possono essere modificate. Siediti e affrontale come se non fossero un tuo problema, ma quello di un amico. Scrivigli una lettera che contenga i migliori consigli che ti vengono in mente. 76

Digli che può cambiare, sempre, e poi fornisci indicazioni specifiche affinché questo cambiamento avvenga. Se non ti viene in mente niente, consulta un buon libro sul cambiamento e segui i suggerimenti che ti propone. Se affronti il condizionamento del passato seguendo queste fasi, è molto più facile liberarsene. Non è mai facile entrare in profondità dentro di sé, là dove i vecchi traumi e le ferite restano nascoste, ma se affronti la cosa con razionalità e pazienza, sarà possibile riportare la luce e scacciare l’oscurità.

Opere di bene, nessuna ricompensa “Sono una donna brillante e acculturata, con una carriera brillante nella raccolta fondi. Ho raccolto milioni di dollari per i funzionari eletti, per le associazioni educative e per le arti. Ciononostante, sono rimasta con un pugno di mosche in mano. Ho cinque anni di tasse arretrate, neanche un centesimo di risparmio e l’anno scorso mi hanno pignorato la casa. Cosa sta cercando di insegnarmi la mia ombra?”. —— Rachel, 41 anni, Fort Lauderdale, Florida Grazie per la domanda così onesta e ti faccio le mie congratulazioni per esserti accorta che la tua ombra, ovvero l’aspetto più oscuro dell’inconscio, sta cercando di dirti qualcosa. Non hai dato la colpa agli altri, né ti sei sentita vittima del destino o della sfortuna. (Certo, tutti questi elementi potrebbero essere presenti a un livello più profondo.) Come tu stessa hai affermato, aiutare gli altri ti viene naturale. Sei riuscita a dare loro maggiore benessere mentre tu te ne sei privata. Perché uno dovrebbe fare una cosa del genere se, per la maggior parte delle persone, la carità comincia da casa propria? Ci sono tante possibili risposte e vorrei che tu le esaminassi attentamente una per una per vedere se fanno al caso tuo. 77

• Pensi che l’abnegazione sia una forma di virtù. • Vorresti che le opere di bene fossero spontaneamente ricompensate perché dimostrano quanto sei buona. • Vedi il volontariato come una sorta di martirio e ciò ti affascina. • Per aiutare gli altri, hai evitato di pensare a te stessa. • Speravi che le tue opere di bene avrebbero risolto i problemi che non hai mai affrontato. • Sapevi che ti saresti messa nei guai, ma non hai voluto affrontare la realtà. • Ci sono stati degli imprevisti che non sei riuscita a controllare. A seconda di quale di queste affermazioni fa al caso tuo, il messaggio sarà differente. Posso tuttavia azzardare un’ipotesi generale, dicendo che l’ombra fa sempre la stessa cosa: ti tiene prigioniera nell’illusione. La lista che ti ho appena dato, in realtà è una lista di illusioni nebbiose. L’ombra ha depositato sulla soglia di casa ciò di cui avevi più paura. Scegliendo di non affrontarlo, ma di rimanere nella nebbia, avresti finito comunque con l’affrontarlo, sebbene probabilmente in un contesto di maggior disperazione. Solo quando diventi cosciente della tua situazione e affronti la realtà, ti vengono in aiuto gli aspetti più sani e più positivi della coscienza. Essi esistono, te lo assicuro, nonostante la brutta situazione in cui ti trovi. Qualsiasi cosa tu possa fare affinché affrontare la realtà diventi maggiormente auspicabile come stile di vita, piuttosto che continuare a illuderti, sarà un passo nella giusta direzione.

Perché sono qui? Che senso ha tutto questo? “Siamo nati con un compito spirituale o divino da portare a termine sulla Terra? E se è così, cosa succede se non lo 78

portiamo a termine? Qual è la differenza tra ‘dovere’, ‘scopo’ e ‘compito spirituale’? Si può perdere il contatto con il Divino? E in tal caso, è così per sempre o si ha un’altra chance in futuro? È normale che una persona abbia più di un sogno?”. —— Aphrodite, 49 anni, Dallas, Texas Non hai posto un’unica domanda ma un groviglio di domande il cui filo conduttore è l’insicurezza. Immagino che per te sia difficile trovare uno scopo e sentirti coinvolta. Scivoli con facilità nelle congetture e cogliendo così tanti aspetti in ogni domanda, l’urgenza di agire evapora. A mio avviso, dunque, la questione essenziale è capire se vuoi veramente una risposta. Girare in circolo su domande senza risposta ti fa sentire più felice? Per alcune persone è così. Preferiscono la fantasia, i sogni a occhi aperti e la passività, piuttosto che partecipare alla vita reale. Entrando nello specifico della tua domanda, alcuni maestri spirituali affermano che noi facciamo un patto con l’anima prima di incarnarci nuovamente, e il rispetto di questo patto diventa il fulcro della nostra esistenza. In che modo si può scoprire di cosa si tratti? Seguendo le proprie inclinazioni naturali. Ciò che per te è giusto non resterà nascosto se sei in pace con te stessa e disposta a seguire i tuoi desideri ovunque ti conducano. Ma molte persone trovano questo concetto vago e inattendibile. Accarezzano l’idea di avere uno scopo unico, a cui solo loro possono adempiere, ma poi si riducono a condurre una vita sicura, basata su norme convenzionali. Nessun potere superiore ti punirà per questo. Un patto con l’anima, ammesso che questo concetto sia valido, non è altro che un accordo con te stessa. Può esserci più di un sogno? Certamente. La vera domanda è se hai deluso te stessa. Il resto è davvero così importante? Se non sei delusa, allora sei sulla strada giusta. Se sei delusa, sei di fronte a una scelta. Puoi continuare a convivere con la tua delusione oppure puoi tornare sui tuoi passi e riprendere il desiderio del tuo cuore là dove l’hai abbandonato. 79

Io so quello che farei in una situazione del genere e penso che lo sappia anche tu.

Farsi carico di un peso notevole “Diciassette anni fa ho dato alla luce una splendida bambina con una malformazione congenita. Pensavo di avere superato la cosa e di aver fatto pace con me stessa, ma ho paura di aver solo seppellito il mio dolore. Mi preoccupava dover crescere tre bambini e tenere il passo con le visite mediche, gli psicologi e le faccende domestiche. Ora mi sembra che ogni tappa non raggiunta sia insopportabile. Non mi sono mai persa d’animo, ma ora non riesco a riprendermi. Sono sovrappeso, casa mia è un disastro e non vedo una via d’uscita.” —— Christa, 44 anni, Syracuse, New York Ci sono delle soluzioni per la tua situazione, ma devi prenderle sul serio e cominciare ad agire. Il principio base che ti offro dice che felicità si ottiene rendendo felice la tua giornata. È giusto pensare a tua figlia nel lungo termine, ma per te è diventata un’ossessione. Le situazioni difficili come quella che hai descritto devono essere sbrogliate subito. Ecco i passi da compiere per rendere le tue giornate sempre più felici. 1. Pulisci la casa e sistema il disordine esteriore. Non c’è motivo di deprimersi a causa del caos che hai davanti agli occhi. Se sei incline alla depressione, datti da fare con i lavori di casa. Devi muoverti fisicamente, in modo positivo. 2. Ritagliati un’ora al giorno per fare qualcosa che ti piace particolarmente. Non fare a meno di quest’ora. Non occuparla mangiando, cucinando o guardando la televisione. Ciò che desideri è una sensazione interiore di soddisfazione creativa. 80

3. Trascorri almeno un’ora al giorno, preferibilmente due, relazionandoti con altri genitori di bambini disabili. Cerca un gruppo di sostegno, una linea amica, una e-mail o un blog online. Le ricerche hanno dimostrato che le relazioni personali di questo tipo sono un fattore chiave nel raggiungimento della felicità. Io troverei il tempo per stare con gli amici e con la famiglia (anche questo, infatti, può aiutare) ma nel tuo caso è fondamentale ottenere l’empatia e l’appoggio di chi come te vive la stessa situazione. 4. Se la terapia fa peggiorare tua figlia, portala da qualcun altro. Un terapeuta esperto la può aiutare. Non fermarti al primo. Sii paziente ma persevera. 5. Siediti e analizza la tua disperazione. Non sto parlando dei motivi psicologici, quanto di quelli pratici. Sei disperata prima di tutto perché ti sembra che tua figlia sia condannata. Questa è una convinzione sbagliata e una proiezione, non è la realtà. Nessuno può prevedere il futuro. Se credi che tua figlia possa avere un bel futuro, vedrai che ci sarà l’opportunità per realizzarlo. Tuttavia, prima che ciò possa accadere, devi sederti ed elencare le dieci cose di tua figlia che ti fanno sentire disperata, seguite dalle mosse che effettivamente puoi intraprendere per evitare che accadano. Ti stai facendo carico di un peso che non deve essere necessariamente così ossessivo, oscuro e difficile. La chiave potrebbe essere trovare altri genitori che sono usciti dal loro momento buio e, così facendo, ne uscirai anche tu. Il tuo vecchio Io non è morto; è solo nascosto sotto una coltre di tristezza e disperazione che puoi tranquillamente spazzare via.

81

Chiedere di più dalla vita “Ho dedicato la vita intera a cercare il mio scopo per poi scoprire che, forse, non ne ho neanche uno. Me lo chiedo ancora più spesso da quando sono rimasta senza lavoro dopo molti anni di attività nella stessa azienda. Ogni vita ha uno scopo preciso? (Non preoccuparti, non mi aspetto che la tua risposta sia una grande rivelazione. Dopo tutto sei un umano).” —— Deborah, 61 anni, Pittsburgh, Pennsylvania Non so se questa sarà una rivelazione, ma il tuo scopo nella vita è quello di smettere di chiedere così poco. Lavorare per la stessa azienda ha smorzato il tuo entusiasmo e il tuo senso di aspettativa. Sono sicuro che una volta questi concetti ti appartenevano e possono essere rispolverati. Il segreto è dare una sbirciatina. Che cosa hai nascosto lì sotto? Mi riferisco a tutti quei minuscoli semi di sogni e desideri che hai messo via per un ipotetico giorno di pioggia. Scrivi queste parole col rossetto sul tuo specchio: “Quel giorno di pioggia è arrivato.” Sei in un momento della tua vita in cui realizzarti è la cosa più importante. Con venti o trent’anni ancora davanti, hai più del tempo necessario per far fiorire quei semi. Non posso dirti cosa siano, ma so che esistono.

Scegliere tra giusto e sbagliato “Chi decide se una cosa è morale o immorale? Ciò che io considero immorale potrebbe andare bene per qualcun altro.” —— Gurpreet, 26 anni, India Non è difficile accorgersi che la tua domanda è incompleta. Evidentemente stai vivendo un dilemma morale. Vuoi sapere se 82

la tua scelta è immorale e se potrebbe essere condannata dagli altri. Tuttavia, ti senti già così in colpa da non volerci dire quale sia realmente il problema. Proprio perché molte persone si trovano in situazioni analoghe, affronterò la questione relativa a come prendere decisioni morali. Mi sembra più pratico affrontare la questione cosmica di ciò che rende le cose morali (il bene) o immorali (il male). In un mondo dualistico ci viene spiegato che il gioco tra luce e ombra e tra bene e male affonda le sue radici nell’eternità. La creazione è basata su questo e noi siamo coinvolti nel gioco degli opposti. Se questa spiegazione, essenzialmente religiosa, ha una forte presa su di te, allora decidere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato diventa più facile. Puoi consultare il sistema religioso in cui credi e seguire i suoi precetti su come condurre una vita retta. Al contrario, potresti essere combattuto tra desiderio e coscienza. Vuoi fare qualcosa, ma provi senso di colpa o vergogna per ciò che desideri. Una persona sposata che ha la tentazione di tradire vive questo conflitto. La società sostiene che il desiderio o la tentazione siano negativi e dovrebbero essere respinti, mentre sostiene che la fedeltà coniugale sia positiva e dovrebbe essere onorata. Se ti interessa il giudizio della società e vuoi essere visto come una persona rispettabile, la scelta giusta da fare è evidente. La maggior parte della vita di tutti i giorni consiste nel bilanciare desiderio e coscienza, facendo la cosa giusta anche quando non ne hai voglia. La gente che vive felicemente all’interno del sistema sociale ha imparato a controllare i propri impulsi. La mia unica osservazione è che la scelta di essere rispettabile è essa stessa un desiderio, e quindi non si tratta di scegliere tra bene e male. Spesso la scelta è tra un impulso improvviso e un desiderio più maturo. La condanna del desiderio non rende una persona morale, le fa perdere semplicemente il contatto con il proprio desiderio. Infine, aggiungerei che con una maturità maggiore una persona può evolvere fino al punto in cui le decisioni su ciò che è giusto o sbagliato sono meno soggette al giudizio degli altri. Ti 83

accorgi che la tua guida interiore riesce a fare certe scelte senza temere la condanna sociale. Non sei più così legato a regole e dettami rigorosi. Un dottore che deve decidere se aiutare un paziente a morire per alleviare il dolore di una malattia fatale, prenderà la sua decisione basandosi su considerazioni molto personali. Non esistono risposte preconfezionate pronte per l’uso. La società rifiuta l’eccessiva libertà di scelta. Per qualcuno è facile giustificare le proprie cattive azioni dicendo: “Ciò che è immorale per gli altri è morale per me.” Questa è una giustificazione egoistica, non evoluzione superiore. Ma l’evoluzione superiore esiste e i testi sacri ci dicono che in una coscienza superiore l’unità prevale sulla dualità. In altre parole, invece di condannare il male, una persona ha compassione di chi sbaglia e concede il perdono. Spero che in qualche modo queste osservazioni ti siano d’aiuto.

Lezioni di baci “Ho comprato il quotidiano e ho trovato un articolo su diversi tipi di baci. Ho nascosto il giornale temendo che mia figlia adolescente potesse leggerlo. Ho fatto bene?”. —— Shipra, 46 anni, Dehradun, India Continua pure a combattere. Ma tieni presente questo: se nascondere ai giovani materiale non adatto a loro potesse aiutarli a seguire la strada giusta, le case editrici fallirebbero da un giorno all’altro e il mondo sarebbe comunque pieno di adolescenti che imparano a baciare. La natura umana è così.

Come essere responsabile della propria vita? “Ogni mattina mi sveglio e prometto a me stessa che inizierò a vivere appieno ogni giorno senza lasciarmi trattenere 84

dalle emozioni o dalle paure. Farò quello che ho sempre rimandato e parlerò di quell’argomento che mi sta tormentando, ma dopo essermi lavata e aver fatto colazione, mi perdo d’animo. Come posso essere responsabile della mia vita? Come posso evitare che la paura si prenda il meglio di me?”. —— Marissa, 19 anni, Botswana, Sudafrica Quando dici “essere responsabile” in realtà stai definendo l’ostacolo e non la soluzione. Ti stai ponendo in una situazione in cui occorrono impegno, volontà e forza d’animo per affrontare le sfide della vita. Finché affronti un ostacolo che ti intimidisce, è abbastanza naturale che seguirai la strada in cui trovi meno resistenza. Lo stesso atteggiamento porta, per esempio, milioni di persone a mangiare troppo, perché l’alternativa comporta troppi sforzi e problemi. “Rimandiamo a domani. Nel frattempo passami la torta al cioccolato”. La soluzione è continuare a facilitare il superamento della tua resistenza. Sarebbe l’ideale se riuscissi ad affrontare le sfide della vita, paure comprese, con entusiasmo e grinta. Non puoi raggiungere l’obiettivo da un giorno all’altro, ma nessuno te lo chiede. Fare un passo avanti ogni giorno è sufficiente, anzi, più che sufficiente dal momento che la maggior parte della resistenza che incontriamo dentro di noi deriva da vecchie abitudini usurate e dall’inerzia. Superare tutto questo vuol dire essere a metà dell’opera. Di seguito ecco i passi a cui ho pensato: 1. Analizza la tua tendenza a procrastinare. È un’abitudine radicata, ma perché ci sei ancora aggrappata? Perché credi che rimandare le cose spiacevoli sia di per sé una “soluzione”. È una soluzione poco convincente, sulla scia del detto “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”. Ma le cose che rimandiamo, in realtà, non sono lontane dal nostro cuore. In profondità non ci danno pace e ci impediscono di essere sereni. Siediti e assimila questo 85

concetto: la procrastinazione è una falsa amica. Ripensa a tutte le volte in cui hai affrontato un problema in passato e ti sei sentita soddisfatta di te stessa. Renditi conto che la procrastinazione non è mai una cosa positiva. È basata sulla pia illusione che in qualche modo il problema si risolva da solo. Credimi, qualsiasi risultato è meglio dell’attesa perché più aspetti, più la tua mente si inventerà scenari catastrofici. 2. Fai una lista delle cose da fare per vivere una buona giornata. Prima di tutto, di mattina, scrivi quello che mangerai, le commissioni che farai, le bollette che pagherai. Non estendere la lista a più di un giorno. Includi almeno una cosa che vuoi portare a termine e che hai sempre rimandato. Mano a mano che scrivi, controlla il tuo livello di benessere. Ogni voce della lista dovrebbe condurti al medesimo risultato: oggi ti sentirai bene. 3. Porta a termine la tua lista e mano a mano che porti a termine le cose segnate, spuntale. A quel punto osserva come ti senti. Se sei stanca, annoiata o in qualche modo a disagio, rivedi la tua lista. Il suo scopo è quello di aiutarti a costruire una nuova comfort zone, basata sulla soddisfazione e sul risultato. Puoi riuscirci solo se la tua vita diventa gestibile. Nessuno è felice quando la giornata è opprimente e stancante. Quando sei preda della procrastinazione, tutte le cose incompiute si accumulano fino a diventare realmente opprimenti, ma non riesci a uscire da questo circolo vizioso finché non cominci ad agire. Una volta che ti rendi conto di essere in grado di affrontare qualche sfida riuscendo a sentirti ugualmente soddisfatta (anche solo affrontarle, infatti, ti fa già sentire meglio), la vocina interiore che diceva “Rimandala, tanto un giorno in più non farà male a nessuno”, comincerà a perdere il suo potere persuasivo.

86

Blocco spirituale “Sto seguendo un percorso spirituale da vent’anni e ho studiato molti approcci diversi. Mi do da fare per spingere gli altri ad avere fiducia in questo processo, ma ora mi trovo in una situazione finanziaria difficile. So che a questo proposito c’è un lezione spirituale sulla fiducia che devo imparare. Ma mi sembra di essere bloccata e di non riuscire a venirne fuori.” —— Bernice, 63 anni, Raleigh-Durham, North Carolina Tanto per cominciare, qui non si tratta di ora o mai più. Facendo pressione su te stessa, stai chiudendo i canali di aiuto e di supporto. Non sarò tanto mistico qui. La spiritualità riguarda la coscienza e qualsiasi cosa estenda la coscienza serve ad aprire regni di esperienza più complessi. Allo stesso tempo, qualsiasi cosa chiuda la tua coscienza facendola ripiegare su se stessa per la paura, non può essere considerata spirituale. In altre parole, percepisco che vorresti amare e fidarti, ma allo stesso tempo un istinto potente ti porta a essere ansiosa e apprensiva. Questo è il falso specchio che descrivi nella tua lettera. Se mi è concesso, parlerei di “materialismo spirituale” perché penso che valga per molti di noi. Quando chiediamo a Dio o allo Spirito Santo di portarci del denaro, solitamente mascherato dietro al termine più raffinato di “ricchezza”, la spiritualità si abbassa al livello dei guadagni e delle spese. È a livello dell’ego che nasce l’insicurezza che ci porta a volerci proteggere attraverso il denaro, lo stato sociale, la proprietà e altre cose terrene. Certo, provvedere a te stessa è importante. Non è che Dio ti dà di più se mantieni certi standard, e meno se non lo fai. Non c’è alcun giudice sulle nuvole che vede tutto e che tiene il conto di chi è buono e chi cattivo. Pensare in questi termini è materialismo spirituale. Allora perché così tante persone finiscono col pensarla proprio così? I motivi non sono difficili da scoprire. Viviamo in una so87

cietà materiale e in America le cose sono particolarmente difficili perché le reti di protezione sono poche, a volte mancano addirittura. Il lato nascosto della prosperità e del successo è la paura che in caso di caduta, non ci sarebbe nessuno a salvarti. Per di più, ci hanno riempito la testa con promesse semplicistiche riguardo a Dio che salva i poveri e i deboli come in una missione di salvataggio universale. E anche se molte preghiere non vengono esaudite, le persone si aggrappano a pie illusioni. Come bambini, ai quali si racconta che Dio li protegge, non vedono alternativa se non quella di aggrapparsi a quelle convinzioni. Ecco perché, alla fine, la spiritualità è una strada da percorrere che conduce solo dentro di noi. Non porta allo sportello di un operatore presso il quale scambi la povertà con la ricchezza. So che questa è una secchiata d’acqua fredda, ma quando smetti di credere nelle illusioni, finalmente c’è spazio per la realtà. La realtà è molto più grande del denaro o di qualsiasi altra cosa materiale. Mano a mano che percorri la strada scopri il tuo vero Io e approfondisci il senso di questa scoperta, la pace e la sicurezza diventano tratti permanenti della tua identità. La paura ha mascherato il tuo vero Io. L’ego ti ha spinto a misurare i tuoi progressi dalle apparenze. Ma ciò che importa davvero è un processo che ti permetta di allontanarti dal materialismo spirituale riavvicinandoti contemporaneamente ai benefici del risveglio. Con la coscienza estesa ti accorgerai che la vita ha da offrire più di quanto tu abbia mai immaginato. Non posso prevedere se qualcuno diventerà ricco o povero. Ma fai bene a fidarti del processo della vita, a patto che non si trasformi in fatalismo. C’è un posto giusto e consono per te in questo mondo; lo scoprirai nel momento in cui la tua consapevolezza sarà abbastanza aperta da percepirlo.

88

Una madre prepotente “Sono figlia unica e ho dovuto portare mia madre a casa mia quando sei anni fa si è ammalata gravemente. Ora per fortuna sta molto meglio ma è ancora qui. Mia mamma è sempre stata pessimista circa me e le mie scelte di vita. Non abbiamo mai avuto un rapporto adulto fondato sul rispetto. Ero solita far fronte alla sua prepotenza, ma non è mai cambiato niente. Ora mi sono arresa per il quieto vivere. Può avermi amata quando ero bambina, ma non penso che mi ami adesso che sono adulta. Cosa posso fare?”. —— Terry, 40 anni, Charleston, Carolina del Sud Non pensare di essere l’unica ad avere questo problema; molte figlie adulte si trovano nella tua stessa situazione. In realtà hai due problemi da risolvere, non uno, e la prima cosa da fare è separarli: • problema numero uno: dipendenza psicologica da tua madre; • problema numero due: il narcisismo e l’egocentrismo di tua madre. Questi problemi sono legati l’uno all’altro, il che li rende ancora più difficili da affrontare, ma il secondo è il più facile. Tua madre è egoista ed egocentrica. Il fatto che si preoccupi per te è solo un riflesso di se stessa. La prima cosa a cui pensa è: “Che figura ci faccio in questa situazione?”. Che tu scelga un uomo, un lavoro o un paio di scarpe, lei non si preoccupa di come queste cose influiscano su di te. Si preoccupa della sua immagine e della sua egoistica sensazione di sé. Non puoi risolvere questo problema perché non spetta a te farlo. Finché continui ad arrenderti a tua madre, lei “risolve” il suo narcisismo tenendolo segreto e negando che sia un problema. Se fosse un po’ meno egoista, vedrebbe l’effetto negativo 89

che ha e si renderebbe conto di quello che provi. Ti ringrazierebbe per come ti prendi cura di lei e farebbe in fretta ad andarsene. Invece non fa niente di tutto questo. Quindi, in realtà, non devi tenere conto dei suoi sentimenti quando si tratta di aggiustare la tua vita. Il primo problema, la tua dipendenza o, per usare un termine più moderno la tua codipendenza, è più difficile. Una cosa è essere una mosca intrappolata in una ragnatela che lotta per liberarsi. Un’altra è essere un cane o un gatto che sostiene di essere intrappolato in una ragnatela. Essi possono liberarsi, se solo lo desiderano. Allora la domanda delle domande è: “Perché non vuoi liberarti di tua madre, dato che il sincero desiderio di essere libera ti porterebbe immediatamente ad agire?”. Quando hai un sassolino nella scarpa, non lo sopporti a meno che non ti piaccia sentire dolore o che non voglia soffrire come un martire. La dipendenza deriva dal bisogno d’affetto di un bambino. Un bambino sano cresce al di fuori della dipendenza e può affermare con cognizione di causa: “Sono amabile.” Un bambino dipendente dice: “Sono amabile solo se la mamma mi ama. Altrimenti no.” Finché la radice del problema non viene estirpata, la dipendenza si estenderà ad altre aree. L’approvazione, il successo, la sensazione di essere al sicuro, la soddisfazione personale e così via sono basati su ciò che gli altri dicono di te piuttosto che saldamente ancorati alla consapevolezza del tuo valore. Penso che leggere qualcosa sulla codipendenza ti aiuterebbe. Una volta che ti sembra di avere una visione realistica di te stessa, trova un gruppo che tratti i problemi di codipendenza. Avrai bisogno di un aiuto per liberartene. Tua madre è una personalità forte. Sa come tenerti in pugno. Ricordati che quando sarai libera, sarai in grado di amarla più sinceramente. Questo è meglio che sentirti intrappolata e fingere di amare il tuo persecutore.

90

Crescere un figlio tossicodipendente “Come devo affrontare emotivamente il fatto di avere un figlio adulto tossicodipendente? Quando fa uso di droghe o quando la sua vita è un totale disastro, non so come fare per evitare di pensarci ventiquattro ore al giorno, sette gironi su sette: sono circondata da tragici presentimenti. Posso affrontare tutto questo da un punto di vista spirituale? Come può un genitore liberarsi del dolore e dell’ansia che provo io?”. —— Bernadette, 61 anni, Milwaukee Ci vorrebbero giorni per scendere nei dettagli circa il rapporto genitore-figlio, ma tu fai delle domande su una questione che possiamo isolare: il senso di colpa, l’ansia e la frustrazione di non essere in grado di aiutare. In termini spirituali si parla di legame affettivo. Ti identifichi con qualcuno che è altro da te, perdendo di vista il limite tra te e tuo figlio. Questo legame ti rende ossessiva nei confronti della sua vita caotica e ti sembra che il suo dolore sia il tuo. Bada bene che non sto criticando l’empatia affettiva che lega una madre al proprio figlio. Puoi superare questo attaccamento morboso attraverso un processo che implica i seguenti passi: 1. Renditi conto che questo legame non è positivo. Non aiuta nessuno. Gli psicologi più competenti tendono a non instaurare legami, sono perfino distaccati. Questo conferisce loro chiarezza e obiettività. Consente alle loro capacità di essere impiegate nel migliore dei modi. 2. Renditi conto che questo legame ti sta facendo del male. Per quanto tu ti possa sentire vicina a tuo figlio, la vita che ti è più vicina è la tua. Sacrificarne una buona parte per soffrire è distruttivo. Devi darti l’importanza che meriti e volere per te una vita 91

bella. Forte di questa bellezza, sarai in grado di offrire più aiuto a chi ne ha bisogno, non meno. 3. Rifiuta la falsa speranza, la pia illusione e la costante ricomparsa di “soluzioni” che non funzionano mai e che tuo figlio rifiuta comunque. Se dice di no, comportati da adulta e accetta il fatto che no vuol dire no. 4. Cura le tue ferite. La maggior parte dei tossicodipendenti ha perso la capacità di preoccuparsi delle persone che ha intorno. Ha l’abitudine di ferire, rifiutare, tradire, tenere le cose nascoste e di essere sleale. È il loro disturbo a portarli a questo. Ma sono comportamenti negativi che ti fanno male. Non lasciare che il senso di colpa da genitore ti trasformi in un punching ball o in uno zerbino. Cura le tue ferite. 5. Dedicati al tuo rapporto più importante. Non menzioni tuo marito, ma se sei ancora sposata, colma il divario tra di voi. Questo non è un percorso da fare da sola. Renditi conto che tuo figlio non è la tua relazione primaria. Anche se è tutto ciò che hai, ciò non fa di lui il tuo rapporto principale, perché non si relaziona con te in nessun modo. Trova qualcuno con cui costruire un rapporto e che si preoccupi per te. Sicuramente tuo figlio non lo fa. 6. Trova un ideale da seguire. In questo momento il tuo ideale è un’illusione. Esso è basato sull’idea sbagliata che se trovassi la chiave giusta, risolveresti i problemi della vita di tuo figlio. Ti prego di notare che nessun genitore può risolvere i problemi nella vita di un figlio adulto, il che significa che non hai fallito. Tanto per cominciare, è impossibile fallire in qualcosa di impossibile. La mente detesta il vuoto e tu hai bisogno di un obiettivo importante nella vita per riempire lo spazio in cui ora risiedono ansia e senso di colpa. 92

Se segui seriamente questi consigli, farai un bel passo avanti nel rivendicare la tua vita dalle tendenze autodistruttive che derivano dall’essere parte dell’esistenza di un tossicodipendente. Non è mai troppo tardi per trovare te stessa.

Il problema è essere omosessuale? “Mi sono accorto all’età di sei anni di essere in qualche modo diverso dentro. Ora ne ho ventuno e ammetto che quel ‘qualcosa’ è parte di me. Con ‘qualcosa’ intendo un particolare interesse per le persone del mio stesso sesso (ho ricevuto un’educazione cristiana, dunque puoi immaginare il mio sconvolgimento interiore). Purtroppo, è da quando sono piccolo che cerco di uccidere questa parte di me. Mi è caduto il mondo addosso quando ho capito che non se ne sarebbe andata. Ora sono sicuro di essere stato programmato geneticamente per pensare e sentire in questo modo. Ho avuto la mia prima crisi depressiva sette anni fa. Attualmente sono in cura per prevenire una ricaduta. Che direzione dovrei seguire? In tutta sincerità detesto me stesso perché sono un ‘finocchio’.” —— Luke, 21 anni, Singapore Qui il problema principale non è l’orientamento sessuale ma il pregiudizio su se stessi. Mettiamo che invece di essere omosessuale, fossi stato calvo. Molti uomini sono coscienti di essere calvi e questo può essere il motivo per cui perdono la loro autostima e per cui non si sentono abbastanza mascolini. Sopportano male questa condizione e si sentono in difetto rispetto agli altri. Spero che tu riesca a vedere che non è la calvizie che genera un simile pregiudizio su se stessi, pregiudizio che può diventare ossessionante e opprimente. 93

Certo, a causa degli atteggiamenti sociali, accettare di essere omosessuale è più difficile che accettare di essere calvi. Non sei tu che ti detesti con tutto te stesso, ma hai assorbito passivamente gli atteggiamenti negativi delle altre persone. La religione è parte della società e quando viene tirata in ballo, si finisce col provare un altro strato di disapprovazione, forse la più forte di tutte, poiché per i fondamentalisti cristiani essere omosessuale vuol dire mettere in pericolo la propria anima. Al tuo posto, io farei una lista dei problemi che senti dentro di te, li metterei in ordine di gravità e poi, per ognuno, scriverei di un rimedio specifico. Per esempio:

1. Sensazione di solitudine e diversità Rimedio: frequenta altri omosessuali che hanno una buona autostima, iscriviti a un’associazione gay, stringi amicizia con un omosessuale e diventa amico di un eterosessuale che non abbia pregiudizi sull’omosessualità.

2. Pregiudizio e insicurezza Rimedio: trova un’attività in cui sei bravo, frequenta perso-

ne che apprezzano le tue qualità, trova un amico fidato con cui condividere i tuoi sentimenti e stringi amicizia con qualcuno che possa servirti da riferimento o mentore.

3. Senso di colpa religioso Rimedio: leggi un libro attuale sulla fede e sulla tolleranza

religiosa nei confronti degli omosessuali, e trova un amico gay che sia anche cristiano.

94

4. Insoddisfazione sessuale Rimedio: unisciti a un gruppo di omosessuali che affron-

tano altre tematiche oltre al sesso (escursionismo, film, balli e hobby), leggi di eroi e pionieri del movimento per la liberazione degli omosessuali, identificati con modelli forti che sono riusciti a combinare con successo sesso e amore. Ci sono molti altri argomenti che avrei potuto includere, ma il primo obiettivo è farti uscire da te stesso in modo da poter costruire delle convinzioni meno autodistruttive sull’essere gay; il secondo, è quello di usare i contatti esterni per costruire la percezione che hai di te stesso. Sei una persona unica con un unico valore al mondo. Non importa se i geni, l’educazione, la predisposizione o il tuo comportamento iniziale hanno contribuito alla tua identità omosessuale. Questa è la sfida principale della tua vita, è qui ed è ora. Molto dipende dall’affrontare la sfida a testa alta avendo in mente un risultato positivo. Confido che puoi farcela.

Un marito depresso “Mio marito entra in depressione ogni anno e di solito la cosa va avanti per due mesi. La scintilla che innesca la depressione è una riunione di famiglia o una festa con gli amici. Paragona sempre se stesso agli altri, sminuendosi (in generale ha poca autostima). Amo mio marito con tutto il cuore, ma quando è depresso comincia anche a bere. Le mie amiche mi dicono di lasciarlo, ma non sopporto il pensiero di vederlo lottare da solo. La parte più difficile è quando sta bene di nuovo perché si rifiuta di andare in terapia, di leggere libri sull’argomento o di meditare. Ma so che finita questa depressione, ce ne sarà un’altra, e poi un’altra e un’altra ancora. Cosa dovrei fare?”. —— Lisa, 38 anni, Amsterdam 95

La tua situazione è molto comune tra quelli che devono fare i conti con la depressione ciclica. Siamo propensi a pensare che la sindrome bipolare passi rapidamente da momenti di depressione totale a momenti di euforia ossessiva. Ma ci sono altri tipi di cicli, proprio come quello che tuo marito sta attraversando e in cui sta trascinando anche te. È frequente sentir dire dalle persone che soffrono di depressione ciclica: “Sto bene, non c’è niente che non va” quando si trovano nella parte alta del ciclo. Non vogliono neanche sentir parlare di cure o prevenzione. Quando poi sprofondano nella parte bassa del ciclo, molte persone tendono ad autocurarsi con l’alcool. Non sto dicendo questo solo per dire che il tuo problema rientra in una casistica standard. Anzi, forse un normale dottore e perfino uno psichiatra, possono non essere sufficienti. Essi considerano questa situazione così difficile da curare dal punto di vista terapeutico, che gli unici rimedi che propongono sono gli antidepressivi (che, purtroppo, il paziente getta via non appena sta di nuovo bene). Affrontiamo l’unico aspetto della situazione sul quale hai il controllo, ovvero il tuo coinvolgimento. Credere che stai aiutando tuo marito è solo un’illusione. Stai mantenendo lo status quo. Quindi spetta a te porti queste domande fondamentali: 1. È qualcosa a cui posso porre rimedio? 2. È qualcosa che devo sopportare? 3. È qualcosa da cui devo allontanarmi? A causa dell’amore e della lealtà nei confronti di tuo marito, sento che ti appoggi alla domanda numero due e che questa fedeltà ti ha reso codipendente dalla sua depressione. Non sto dicendo che incoraggi involontariamente il suo disturbo; piuttosto, che ti sei adattata alle sue necessità e che il tuo atteggia96

mento vi ha portati fino a questo punto. Ecco perché ti spaventa pensare alla prossima ricaduta e hai sempre più paura di quelle che verranno. È ora che anche lui si adatti alle tue esigenze. Invece di supplicarlo di accettare un aiuto quando non lo vuole, comincia a elencare le cose che veramente desideri e di cui hai bisogno. Per quanto possibile, lascia fuori la depressione da questa cosa. E se al posto della depressione tuo marito avesse una malattia cronica debilitante? Sarebbe ragionevole fare una delle seguenti affermazioni: • Non posso farcela da sola. • Anche il mio benessere è importante. • Sono molto comprensiva, ma non posso essere la tua costante ancora di salvezza. Devi badare a te stesso anche tu. • Voglio relazionarmi alla parte di te che non è malata. Per favore aiutami. • Non posso sopportare la tua negazione. Abbiamo un problema in comune. • Una volta che discutiamo a fondo del problema e cominciamo a vederlo oggettivamente, dobbiamo lavorare insieme come coppia per trovare una soluzione. Da quella soluzione dobbiamo trarre sollievo entrambi. Per il tuo bene, spero che tu possa iniziare a capire che ti sei adattata troppo. Non sono d’accordo con le amiche che ti dicono di lasciare tuo marito (anche se spero che, a parte questo problema, tu riesca a trovare del tempo per te, le tue amiche hanno ragione quando dicono che ti meriti una vita diversa). Voglio che rivendichi la tua vita con tuo marito, non senza di lui. Deve esserci un equilibrio e in questo momento l’ago della bilancia sembra pendere eccessivamente dalla sua parte. 97

Un vagabondo del Dharma4? “Il mio problema è un figlio di diciotto anni che non pensa di dover lavorare o di dover andare a scuola. Dice di volere solo esistere e sostiene che ‘meno fai, più ti viene fatto’. Io e mio marito come possiamo far capire a nostro figlio che deve fare qualcosa per sopravvivere, senza allo stesso tempo andare contro i suoi ideali spirituali?”. —— Kathy, 39 anni, Des Moines, Iowa Temo che il tuo dilemma porterà mesti sorrisi ai lettori. L’oggetto della tua domanda è un ragazzo viziato che tiene in pugno i suoi genitori. A diciotto anni i giovani sperimentano nuove identità per poi liberarsene in fretta. Soltanto il tempo e la maturità ci diranno che tipo di adulto diventerà tuo figlio e cosa ne sarà della sua vita. Sei in una situazione delicata perché non puoi continuare a coccolarlo come un bambino, ma non puoi neanche pretendere da lui un comportamento da adulto. Cerca comunque di seguire questa direzione. So che è difficile. Nella tua famiglia, gli idealisti siete voi genitori. Tuo figlio sta facendo il possibile per mantenersi dipendente. Quantomeno, dovresti informarlo sulle realtà della vita: andare a scuola o provvedere a se stesso. L’alternativa è continuare ad annaspare senza che nessuno sia felice della situazione.

Sovrappopolazione di anime “Mi sono sempre chiesta come si moltiplichino le anime. In effetti, se siamo reincarnati, da dove vengono le nuove anime e come fanno a essercene sei miliardi su questo Pianeta?”. —— Sally, 32 anni, Silver Spring, Maryland 4. Ndt: L’autore fa riferimento all’opera di Jack Kerouac, I vagabondi del Dharma, Mondadori, Milano, 1961. 98

Ti sorprenderà sapere con che frequenza viene fuori questa domanda, solitamente quasi a voler dire: “T’ho beccato!”. Gli scettici dicono: “Nel mondo c’è il doppio della gente rispetto a cinquant’anni fa. Se tutti hanno un’anima e le anime sono immortali, non possono esserci più anime di prima. Quindi, la reincarnazione non esiste.” Prendo atto che poni la questione in tono più amichevole, ecco quindi ciò che francamente penso io. Primo, con questa domanda non mettiamo in discussione la reincarnazione. Per quanto ne sappiamo, le anime potrebbero essere liberate in una sorta di ordine che gli esseri umani non riescono a comprendere. Forse ce n’è una quantità infinita in un dispenser infinito. La frequenza con cui le anime nascono non ci riguarda. Tutto ciò che sappiamo è che ognuno di noi è qui e fa del suo meglio per evolversi. Secondo, l’ego è abituato a pensare in termini di “Io” o di sé separato. Ma mettiamo da parte l’ego per un momento. L’anima è la tua coscienza più profonda, la sorgente della tua consapevolezza. Per me la coscienza è un singolare che non ha plurale. Un lingotto d’oro può diventare tanti gioielli d’oro, un fuoco genera tante fiamme, un oceano molte onde. Le anime sono un modello di movimento e di comportamento in una singola coscienza. Sia che la si chiami mente di Dio o ventre della creazione, quest’unica sorgente può dare vita a tante anime quante ne servono all’universo, proprio come l’oceano può avere più o meno onde senza esaurirsi. Essere pienamente cosciente è un duplice stato. Ti vedi come un individuo, ma appartieni anche a un’unità nota come “mente”.

Il blues della recessione “Questo è stato l’anno in cui mi è caduto il mondo addosso. Nel giro di pochi mesi io e mio marito ci siamo separati. Abbiamo dichiarato fallimento e abbiamo chiuso la nostra attività, un’enoteca con distilleria. Ora cerco di 99

andare avanti come genitore single che vive in una casa che sta per essere pignorata. Ho quasi cinquant’anni e ci sono dei momenti in cui mi sento completamente persa. Il più delle volte, comunque, cerco di essere ottimista nella speranza che questo mio nuovo viaggio sia un’occasione per trovare il vero scopo della mia vita. Non desidero altro se non assicurare un futuro felice e sicuro ai miei figli. La gente mi apprezza e risponde alla mia energia positiva. C’è sicuramente una porta aperta per me. La mia domanda è come fare per tenerla aperta.” —— Sara, 49 anni, British Columbia Posso assicurarti che la tua lettera ha suscitato un brivido in molti cuori. Con l’attuale recessione i lavoratori più anziani che pensavano di essere vicini al compimento della loro carriera, si sono invece trovati a raschiare il fondo del barile. Sono mal preparati alla perdita del posto di lavoro, della casa, dei risparmi e di tutte le reti protettive che ci procuriamo durante una vita di lavoro. Per aprire una nuova porta, penso che dovremmo fare ricorso alla massima secondo cui la natura detesta il vuoto. In questo istante, dentro di te, c’è uno spazio che racchiude tutte queste cose: rimpianto, delusione, nostalgia dei tempi migliori, speranza per il futuro e preoccupazione, autostima e dubbi. In altre parole, c’è un groviglio confuso di conflitti. Le energie oscure stanno emergendo per farti spaventare. L’instabilità della tua vita esteriore si riflette nell’instabilità interiore. Devi fare spazio alla chiarezza, all’ispirazione e a nuovi orizzonti. Possiedi già tutte le esperienze di vita che ti servono. Il problema è che dentro di te c’è una tale confusione che non è possibile alcuna chiarezza se non a sprazzi. Renditi conto che sei in un momento di crisi. Non puoi fare tutto da sola. Dove sono gli aiuti esterni, dov’è il tuo sostegno e, soprattutto, dov’è tuo marito? So che anche lui ha le sue preoccupazioni, ma è stato parte del tracollo che ha portato a questa crisi. Dovrebbe far parte del 100

percorso per superarla. Pretendere che tu da sola ti faccia carico di tutto il peso è imperdonabile. Temo che tu debba essere risoluta in questo momento. Vai da coloro che ti hanno aiutato in passato e fai loro sapere, senza mezzi termini, che in questo periodo di crisi hai bisogno di aiuto. Non fare l’eroina; non fare la martire; non cadere nel vittimismo e nell’illusione che ne deriva. Guarda te stessa come se fossi un’altra persona, una persona che conosci bene e che ha bisogno di un consiglio valido e sensato. Che cosa le diresti? Essere oggettivi aiuta a placare il vortice confuso di emozioni che sballotta da una parte all’altra, giorno dopo giorno. Hai un buon giudizio del tuo vero Io, traspare chiaramente da quel che scrivi. È il vero Io che aiuta le persone a superare le crisi. L’aiuto esterno viene dopo. Certo, la recessione e i colpi che il vero Io assesta nella vita delle persone buone e meritevoli sono reali. Ma la resistenza e la capacità di rispondere ai colpi sono qualità personali e si dimostrano decisive in casi come il tuo. Allineati con chi ha questo tipo di resistenza, così da rinforzare la tua. Trova un’altra quercia che superi la tempesta insieme a te. Chiunque sia in contatto con il suo vero Io risponderà sempre. Prima di preoccuparti di avere un atteggiamento positivo, fai qualche passo, seppur piccolo, per uscire dalla crisi. Una volta che sei veramente orientata in quella direzione, le porte che devono aprirsi lo faranno.

Posso raggiungere l’illuminazione? “Lo scopo dell’uomo è quello di cercare di raggiungere l’illuminazione? Quali sono gli ostacoli che si frappongono e come possono essere superati? Consiglio a tutte le persone intorno a me di essere positive, ma a volte sono io la prima a sentirmi disperata. Non riesco a uscire da questo vicolo cieco. Per favore aiutami.” —— Claudine, 41 anni, Sherman Oaks, California 101

Hai fatto due domande, ma vediamo se riusciamo a collegarle. Pensare positivo va benissimo ed è anche necessario per avere una visione fiduciosa della vita. Il tuo obiettivo è l’illuminazione e non c’è niente di più positivo. Ma anche se hai trovato il tuo obiettivo, non devi costringere te stessa a pensare sempre positivo. È un modo artificiale di approcciare la mente. A mio avviso se non la costringi, essa funziona con più naturalezza e meno stress. Ora che hai stabilito che l’illuminazione è il tuo obiettivo, come fai a raggiungerla? Prima di tutto non pensarla in termini di ostacoli. L’illuminazione è il frutto della crescita personale. Quando una rosa cresce nel tuo giardino, nell’attesa del giorno in cui sboccerà in una meravigliosa fioritura, essa non sta a pensare: “Quali sono gli ostacoli da superare prima di poter fiorire?”. Semplicemente cresce, prendendo il bene e il male così come vengono, con la certezza che un giorno il fiore comparirà. Le rose, però, fioriscono meglio con la terra fertile, con il giusto nutrimento e con amorevoli cure. Lo stesso vale per te. Solo due cose servono lungo il cammino spirituale: la visione dell’obiettivo e i mezzi per espandere la tua coscienza. Qualunque sia la tua illuminazione, e ogni tradizione la descrive in modo diverso, ogni passo verso di essa è un passo verso la consapevolezza di sé. Nel corso della storia, le tradizioni spirituali hanno sempre considerato la meditazione come l’unico e il più importante strumento per raggiungere la consapevolezza di sé. In ogni caso, anche se diventi più consapevole, non tutto ciò che ti si rivela è positivo. La vita è un dono complesso e ciascuno ha in sé la propria ombra. Non importa quanto siano difficili certi aspetti della tua vita, essi non devono costituire un ostacolo per lo spirito. Il tuo corpo può affrontare gli ostacoli e lo stesso vale per la tua psiche. Affrontali come meglio puoi; in altre parole, conduci una vita normale con il supporto della famiglia, degli amici e delle persone orientate alla vita spirituale. Ma lo spirito riguarda la consapevolezza e finché lo tieni a mente, avrai sempre la possibilità di espandere la tua coscienza. Potrebbe capitare durante la meditazione, oppure 102

con una nuova idea, o ancora sotto forma di guide e maestri che si manifestano per aiutarci. Lascia che il tuo Io superiore diventi la tua guida principale, e stai pur certa che l’intero percorso avviene a livello della coscienza.

Un figlio indisciplinato “Ho un figlio di ventidue anni che vive con me, studia per metà giornata e per l’altra lavora. Non si offre mai spontaneamente di aiutarmi nei lavori domestici, di cucinare qualcosa o di lavare i piatti. Viene e va con fare scontroso, senza dire buongiorno o buonasera. Nei miei confronti adotta un atteggiamento di superiorità, come se comandasse lui. Ma in ogni ritaglio di tempo si siede a giocare ai videogame. Sono divorziata e sono una mamma single. Come posso convincere mio figlio a essere più gentile con me? Francamente, se solo facesse finta, a questo punto mi basterebbe.” —— Audrey, 46 anni, Oak Park, Illinois Tuo figlio sta allungando quanto più possibile la sua adolescenza. I comportamenti che hai descritto, compresa l’aria di superiorità, la dipendenza dai videogiochi, l’abitudine di evitare i lavori domestici e la sua indifferenza nei tuoi confronti sono ben noti a qualsiasi genitore con un figlio sedicenne. Però non sono più giustificati in un ragazzo di ventidue anni. Oltretutto, la tua situazione è aggravata da due fattori. Temo che tuo figlio abbia imparato questa insensibilità dal padre. E tu stai sperimentando il lato negativo di essere una mamma single, che consiste nell’essere diventata troppo dipendente da tuo figlio per avere un riscontro emotivo, troppo disposta a permettergli di crogiolarsi nell’immaturità. Ne consegue che tu non fai il suo bene, e lui non fa il tuo. La vostra è una relazione reciprocamente svantaggiosa. In quanto adulta, sta a te affrontare la realtà per come si presenta. Costruisciti una 103

vita a prescindere da tuo figlio. Sforzati di farlo crescere. Smettila di dedicargli così tante attenzioni; smettila di scaricare su di lui il peso delle tue delusioni e delle tue aspettative irrealizzate. So che questa è una dose pesante di medicinali, ma alla fine ti guarirà. Per quanto riguarda tuo figlio, capisco la tua preoccupazione. Non è nella giusta condizione per crescere. È poco motivato per farlo e troppo immaturo per vedere la rovina che lo aspetta se si rifiuta di diventare adulto. Il tuo compito è quello di aiutarlo ad aprire gli occhi. Per prima cosa, ha bisogno che un uomo per cui nutre rispetto gli faccia un bel discorsetto. Quest’uomo deve metterlo di fronte alla dura verità. In secondo luogo, ha bisogno di un modello che rispecchi il tipo di persona che dovrebbe diventare da grande. Non posso dirti che tipo di persona vada bene per lui. Questo richiede qualche lucida riflessione da parte tua. All’età di ventidue anni, molti giovani adulti non riescono a individuare i loro punti di forza e le loro debolezze. Hanno bisogno di più esperienza e, forse, di un tutore. Senza dubbio questo vale per tuo figlio. Ma devi trovare un uomo la cui carriera e le cui scelte di vita faranno dire a tuo figlio: “Voglio diventare come lui. Posso farcela anch’io.” Senza una figura del genere nella sua vita, o nella vita di qualsiasi giovane adulto, non è possibile seguire una direzione e perseguire uno scopo.

Gioventù a un bivio “Quando nella vita si tratta di trovare una direzione, faccio fatica a fare delle scelte. Voglio dedicarmi a qualcosa che mi piaccia e che mi appassioni, ma non ho ancora capito cosa sia. Nel frattempo, non voglio sacrificare i miei ideali in nome del pragmatismo. La scuola e il lavoro mi sono sembrati inutili, così li ho abbandonati e ho passato un anno chiusa in casa a leggere testi spirituali e di psicologia nella speranza di poter trovare me stessa. 104

Ora mi sento molto più sicura a livello spirituale, ma nella vita pratica non ho concluso niente. Voglio sperare che tutto vada come dovrebbe. In ogni caso, ci sono delle volte in cui mi sento morta dentro. Non ho aspirazioni; non so neanche perché sono qui.” —— Annie, 24 anni, New Haven, Connecticut La tua lettera diventa sempre più negativa e culmina con un’affermazione allarmante: “mi sento morta dentro”. Ciò che inizia in un modo, nella fattispecie la lettera di una ragazza idealista che ha rimandato la sua crisi d’identità, finisce col sembrare una lettera di una persona profondamente depressa. L’unico modo per ottenere una risposta, allora, è guardarsi dentro e cercarla. Hai letto molti libri spirituali. I semi sono stati gettati. Ora è tempo di farne germogliare qualcuno. Per scoprire quali, eccoti cinque domande da porre a te stessa. Scrivile su un foglio e tienilo a portata di mano perché dovrai ripeterle ogni giorno finché non troverai le risposte. Prima elencherò le domande e poi ti svelerò un modo speciale per rispondere, perché il metodo è importante tanto quanto le risposte. 1. Sono depressa e stufa della vita? 2. Mi lascio andare alla deriva perché so che c’è qualcosa di perfetto che mi attende all’orizzonte? 3. La giornata di oggi sta andando come voglio io? 4. Quando mi guardo intorno, la mia vita mi dice chi sono? Cosa vedo nel riflesso del mondo esteriore? 5. Come sarò tra cinque anni? Queste sono le domande che si pongono i ragazzi durante le crisi di identità dei vent’anni. Vengono poste in momenti di confusione, perché la fase tardo adolescenziale non si è conclusa del 105

tutto e la fase adulta non è ancora cominciata. Le persone vivono le loro crisi di identità in modi molto diversi. Tendono a mettere in evidenza ciò che più temono e ciò che più sognano. C’è un tempo per l’amore, per gli ideali, per la carriera, per una maggiore sicurezza di sé e per l’entusiasmo di prendere il volo. Questo è l’ideale, ma di certo molte persone vivono altri aspetti della crisi d’identità: quel senso di indecisione che immobilizza, la perdita di sicurezza in se stessi, il terrore che i vecchi comportamenti che funzionavano durante l’adolescenza non siano più efficaci e una terrificante sensazione di vuoto. In questo istante sei bloccata nella parte negativa della ricerca della tua vera identità. Allora eliminiamo e permettiamo a quella positiva di iniziare a guidarti. Ed è qui che entrano in gioco le cinque domande. Tira fuori la tua lista al mattino. Leggi ogni domanda, poi chiudi gli occhi e aspetta una risposta. Non sforzarti; non aspettarti nulla. Se senti un brusio nella testa, respira e chiedi mentalmente che si interrompa un momento, in maniera da poter avere la mente sgombra. Qualsiasi sia la risposta che ricevi nei minuti seguenti, quella è la risposta di oggi. Passa alla domanda successiva. Una volta che hai le tue cinque risposte, vai avanti e goditi la giornata. Non pensare più alle domande. Non tornarci sopra. Per oggi hai fatto il tuo lavoro. Goditi il resto. Ripeti questa procedura ogni giorno. Un giorno, e nessuno può dire quando, una delle risposte ti sembrerà perfetta per te. Questo significa che il tuo vero Io ha dato la sua risposta. Non fare ancora i salti di gioia. Riproponi la domanda per altre due volte e guarda se ottieni la stessa risposta. Se è così, cancella la domanda dalla lista. Continua finché non hai cinque risposte valide e vere. Che cosa hai fatto? Hai raggiunto il luogo in cui dovevi essere. Dal momento che sei giovane, le tue risposte potrebbero cambiare l’anno prossimo, ma ciò che desideri sono le risposte per il presente. Ti serviranno per uscire dalla routine.

106

Una vana ricerca “Sono costantemente alla ricerca di ‘qualcosa’ e ho finito con l’essere esausta, persa e triste. Pensavo che sopravvivere al cancro mi avrebbe rimesso in pista e mi avrebbe fatto vivere in modo semplice. Per un po’ ci sono riuscita, ma ora mi ritrovo ancora a cercare e a sperare. Prego e parlo con Dio, gli angeli e le guide, ma penso di essere stata io ad aver inventato tutto o di aver solo fantasticato. In questo modo dove andrò a finire? So che c’è altro, ma che cos’è? Dov’è?”. —— Janet, 60 anni, Sacramento, California Forse dovremmo cominciare dalla tua età. A sessant’anni è naturale volere delle conferme nella vita. Dovresti essere capace di guardarti dentro per trovare un insieme di valori fondamentali in base a cui vivere. Qualunque cosa sia quel “qualcosa” che vuole svelarsi, lo fa sulla base dell’Io fondamentale che tu stessa hai stabilito. Nel tuo caso, esso sembra debole o assente, il che significa una di queste due cose: o hai rimandato il compito di creare un Io equilibrato e ricco di senso, oppure quell’Io è stato indebolito da un trauma, da una ferita o da una delusione. Non posso dirti quale delle due sia vera, forse in parte lo sono entrambe. In ogni caso, la strada da seguire è la stessa. Quel qualcosa in più che stai cercando sei tu. Non è una rivelazione da parte degli angeli né una manifestazione di Dio. Non voglio insinuare che non dovresti cercare una connessione con il sacro. Ma se trascorressi anni a cercare di abbattere un albero con un coltello da burro, alla fine non ti renderesti conto che hai cercato di farlo nel modo sbagliato? Nel tuo caso il motivo per cui l’ispirazione proveniente da molte fonti non ha attecchito è che non sei stata obiettiva circa ciò che significa seguire un percorso spirituale. Esso è il sentiero della realtà. Devi quindi diventare obiettiva in merito alla tua vita e cominciare 107

a svolgere il compito di trovare te stessa. La realtà che cerchi è vicina e reale come il tuo respiro. Non c’è bisogno di cercarla in cielo o nel vento.

L’emarginata “Sono nata con delle malformazioni fisiche e nel corso della mia vita ho subito trentasei interventi chirurgici. Quando ero piccola, in realtà non sapevo che ci fosse qualcosa che non andava. Ma alle elementari le cose si sono complicate. Gli altri bambini dicevano cose atroci: ‘Scarface, Frankenstein, avrai un ragazzo solo se ti metterà un sacco in testa.’ Mia mamma non si rendeva conto dei miei problemi. Il mio patrigno mi prendeva in braccio e diceva: ‘Visto che non sarai mai bella, almeno sii intelligente.’ Il problema era che anche se andavo bene a scuola, continuava a darmi della stupida. So di essere una persona intelligente, generosa, molto gentile e amabile. Ma quando entro in una stanza, vedo che le persone mi fissano sbigottite. Dire loro perché ho questo aspetto non è che la conferma di quanto mi vergogni di me stessa. È un circolo vizioso. Come ne esco? Sono stata in terapia e tuttora non riesco a superare la cosa.” —— Leonie, 39 anni, Baltimora, Maryland I tuoi problemi, per quanto dolorosi, possono essere risolti. Se il tuo psicologo non è riuscito a farti fare dei progressi, devi parlare con qualcuno in grado di aiutarti. Il problema principale è che stai portando nell’età adulta le forti convinzioni impresse dai tuoi genitori. Tua madre non è stata capace di vincere il suo senso di colpa per aver dato alla luce una figlia imperfetta e il tuo patrigno, invece di aiutarla a combattere queste sensazioni, ha contribuito a renderle ancora più forti. Prima che avessi una tua 108

personalità, quando cioè eri così piccola da non avere altra scelta se non quella di attribuire a tua madre la tua identità, sei stata condizionata nel modo sbagliato. Mi congratulo con te per esserti nuovamente impossessata della tua vita. Grazie alle avversità sei diventata una persona migliore di tutti quelli che in passato ti hanno tormentato, compresi coloro che ti hanno cresciuta. Basandoti sulla tua forza, la tua guarigione dipende dalla comprensione reale di quanto segue: • non era compito tuo rendere felice tua madre; • non è stata colpa tua se non è riuscita a perdonare se stessa; • non hai fallito come figlia perché non c’era modo di poter vincere. I tuoi genitori, semplicemente, erano quel che erano; • hai bisogno di una nuova coppia di genitori, ed essi esistono dentro di te. Questi genitori rappresentano la percezione del tuo valore; • c’è un modo per sbarazzarsi del dolore passato; • non c’è alcun pericolo nell’essere diversi. Non devi continuare a difendere il tuo diritto di esistere. A meno che non trovi uno psicologo che lavori espressamente su queste problematiche centrali, non ha senso rimuginare sul passato. Allo stesso tempo, prendi nota di questi punti e comincia a lavorare su te stessa. La guarigione è sempre a portata di mano. Hai fatto molta strada. Ora sei giunta al nocciolo della questione. Guarire può essere più difficile, tuttavia è stato fatto molte volte e se trovi la guida giusta, ce la farai anche tu.

109

Un capo antipatico “Otto mesi fa mi sono licenziata perché la mia capa era prepotente e irrispettosa nei miei confronti. Quando ho esposto il problema ai suoi superiori, non hanno fatto niente per risolvere la situazione. Ora ha dato delle cattive referenze sul mio conto ai nuovi potenziali datori di lavoro. Mi sembra di non riuscire a sbarazzarmi di lei. Come faccio ad andare avanti?”. —— Celine, 58 anni, Minneapolis, Minnesota C’è una risposta di breve termine e una di lungo termine al tuo dilemma. La risposta di breve termine è spiegare sinceramente il motivo dell’attrito ai tuoi potenziali nuovi datori di lavoro durante il colloquio. Sii affabile e matura, non incolpare la tua vecchia capa e non trovare delle scuse, vedrai che apprezzeranno la tua onestà. Se vuoi, puoi fornire altre referenze dal vecchio posto di lavoro, ma penso che nessuno si lascerà scappare una come te solo per una cattiva referenza. La risposta a lungo termine richiede un lavoro interiore su di te. Capisco che pensi di aver subito un torto e che ti senti ferita, ma anche offesa e colpevole forse, come se fossi stata tu a provocare il suo cattivo comportamento o come se fosse dipeso da te migliorarlo. Queste sensazioni sono le corde che ti legano alla tua vecchia capa. Devi parlarne con una persona matura che ti capirà e che ti guiderà con compassione. Cuocere nel tuo brodo e continuare a rivivere il passato nella speranza di sentirti meglio, non porterà alcun beneficio. Dentro hai delle ferite reali, anche se invisibili. Datti da fare per guarirle. Spero che questo possa aiutarti.

110

Desiderio di un altro bambino “Io e mio marito abbiamo una splendida bambina che ha appena compiuto quattro anni. Io voglio un altro figlio, ma mio marito no. Abbiamo litigato a lungo e adesso mio marito ha qualche problema durante il rapporto. Per me è solo un altro modo per evitare di esaudire il mio grande desiderio. Non posso credere che non provi quello che sento io.” —— Marianne, 36 anni, Denver, Colorado Devi smetterla di fare pressione su tuo marito e su te stessa. Lo stress gli sta prosciugando tutte le energie. Posso suggerire una specie di tregua? Siediti e scrivigli una lettera in cui elenchi tutti i motivi per cui desideri un altro bambino, spiegando ogni cosa nei minimi dettagli. Chiedigli di scriverti una lettera con i motivi per cui lui invece non lo vuole e di spiegarti tutti i suoi dubbi a riguardo. Dopo aver letto la lettera l’uno dell’altro in privato, mettetele da parte per quattro mesi. Non tirate fuori l’argomento. Lasciate che il tempo faccia il suo corso. Alla fine dei quattro mesi, riprendetele in mano. Leggi solo la tua e chiediti se è cambiato qualcosa nella tua posizione. Tuo marito dovrebbe fare lo stesso. Se nessuno dei due ha cambiato idea, mettetele via per altri quattro mesi. Ma se, come credo, una delle due posizioni è cambiata, parlatene. Se ancora non trovate un accordo, scrivete altre lettere. Penso che funzioni, a patto che promettiate di non tornare sull’argomento negli intervalli di quattro mesi.

Faida familiare “Mio marito e mio figlio maggiore hanno avuto un’animata discussione nel periodo di Natale e, nonostante mio marito gli abbia chiesto scusa e una seconda possibilità, mio 111

figlio e la sua fidanzata si rifiutano di avere a che fare con noi. Mio figlio dà la colpa a noi per tutte le cose negative della sua vita. Noi siamo distrutti ma è lui ora ad avere il controllo della situazione. Eravamo una famiglia unita prima che questo accadesse.” —— Carlene, 56 anni, New Hampshire Può una famiglia unita smembrarsi a causa di una discussione, per quanto animata possa essere? Qui c’è un vecchio rancore e si nasconde da un po’. I sentimenti di tuo figlio sono assolutamente giustificati per come la vede lui e assolutamente ingiustificati per come la vedete tu e tuo marito. Siete in una fase di stallo. Quando questo accade, la cosa migliore è allontanarsi. Che ci sia una terza parte in causa, la sua fidanzata, non fa che aumentare la distanza tra voi. Dal momento che hai cinquantasei anni, deduco che tuo figlio sia adulto ormai, anche se non si comporta come tale. È probabile che sia immaturo a livello emotivo, perché la sua irascibilità sembra adolescenziale da come la descrivi. Tuttavia, come dici tu, è lui ad avere il controllo della situazione. Si trova di fronte alla solita vecchia domanda: “Riuscirò mai a tornare a casa?”. La risposta è sì, ma c’è un tranello. Può tornare a casa dopo aver fatto pace con il suo passato. Vorrei poter avere notizie migliori per te, ma tuo figlio non ha trovato la pace. Non si rivolge a voi per un consiglio o per guarire. Vorrei che lo facesse. Ma per ora lasciagli mantenere le distanze. Non esercitare su di lui nessun tipo di pressione. Sii cortese e gentile al telefono quando chiama. Alla fine si ricorderà dei vostri aspetti positivi. Quando ciò avverrà, starà a lui fare il primo passo verso la riconciliazione.

Illuminato o felice? “Illuminazione e felicità sono la stessa cosa?” —— Dee, 52 anni, Boston 112

La semplicità e la franchezza della tua domanda mi fanno piacere. Ma sono un po’ alle strette perché non conosco il motivo per cui la poni. Se ti sembra che l’illuminazione sia un buon modo per essere felici, forse questa speranza è un’illusione. L’illuminazione significa il risveglio nella piena coscienza, uno stato in cui le preoccupazioni dell’ego non esistono più. È uno stato lontano ogni altra misura. Ma per raggiungere l’illuminazione, una persona deve percorrere il cammino spirituale e proprio questo viaggio aumenta la sua felicità perché conduce sempre più vicino al suo vero Io. Esso si trova al centro di quello che tu chiami “io”. Ma non viene oscurato dagli alti e bassi della vita di tutti i giorni. Il tuo vero Io non ha programmi. Si accontenta semplicemente di essere. Nell’essere c’è una gioia innocente e semplice. La proviamo tutti quando siamo in uno stato di piacevole serenità: è come fissare il cielo blu in un giorno di primavera, senza avere dentro la minima preoccupazione. Non tutti i cieli sono blu e non tutti i giorni saranno di primavera. Lungo il cammino spirituale, quindi, una persona impara a trovare questo tipo di felicità senza la necessità che all’esterno accadano cose piacevoli. Anzi, trovi la felicità nell’essere chi sei veramente. Questo non è mistico. I bambini piccoli sono felici di essere chi sono. Il trucco sta nel ritrovare quello stato una volta diventato adulto, e dopo che hai visto le luci e le ombre della vita. Ti invito a imboccare questo sentiero da solo. Come guida puoi riferirti a un libro che ho scritto di recente, Le sette chiavi della felicità. Un viaggio verso l’illuminazione e la gioia, che parla nel dettaglio del percorso che conduce alla felicità.

Quando diventa tradimento? “Sono sposata da sei anni e ho tre figli adolescenti. Mio marito mi ha tradita prima del matrimonio con la madre 113

del suo figlio più piccolo. Siccome questa donna è la madre di suo figlio, fa ancora parte della nostra vita. Ho scoperto recentemente che mio marito la chiama di nascosto. A suo dire non mi tradisce e devo superare la cosa. Ma io mi sento presa in giro. Dovrei lasciarlo? Ho motivo di sentirmi in questo modo? Sono confusa.” —— Sherry, 35 anni, Los Angeles Quasi tutti reagirebbero come te. Il tradimento, più che un’azione, è un atteggiamento. Per smettere di tradire, l’uomo (supponiamo per un momento di parlare dei mariti che tradiscono) deve prima cambiare atteggiamento. Solo allora ha senso cambiare comportamento. Se cambia solo il comportamento, il risultato sarà superficiale. Sua moglie sarà sempre nervosa e avrà paura di una ricaduta, proprio come nel tuo caso. Non dico che “chi tradisce una volta, tradisce sempre”, ma quel detto nasce da una brutta esperienza. Qui ci sono gli elementi che caratterizzano la psiche di un uomo che tradisce: • più donne ho, più mi sento affascinante; gli uomini non sono fatti per essere monogami; • andare a letto con altre donne è una boccata d’ossigeno nel mio matrimonio. È come una vacanza; • le altre donne non significano niente. Non capisco perché mia moglie si agiti tanto; un uomo vero riesce a soddisfare più di una donna; • faccio il possibile per passarla liscia; ho il diritto di essere me stesso e sono fatto così; è più facile correre da un’altra donna piuttosto che affrontare i problemi con mia moglie; in realtà è colpa di mia moglie. Lei non mi soddisfa; sono di mentalità aperta e non posso farci niente se le altre persone, mia moglie compresa, non lo sono.

114

Non sto dicendo che tuo marito ha tutti questi atteggiamenti, nessun uomo infedele li ha, ma la tua lettera ne indica qualcuno. Li ha fatti diventare parte di sé e della sua storia, e lui ci tiene molto. Riesci a fargli cambiare atteggiamento per l’amore che prova per te? No. Se ti amasse abbastanza da cambiare la sua storia, tanto per cominciare non ti tradirebbe. Non vorrei sembrarti pessimista. Abbi fiducia, ma riflettici a fondo. Se tuo marito ti dice la verità e non ti sta più tradendo, devi assumerti le tue responsabilità e fare i conti con la tua insicurezza. È inevitabile che avere un coniuge che tradisce ci faccia sentire meno desiderabili, importanti, protetti, supportati e amati. Devi usare questo stato di vulnerabilità per trovare queste cose dentro di te. Ma se intraprendi un simile viaggio con lo scopo di guarire, il primo passo è che tuo marito sia disposto a cambiare atteggiamento. Altrimenti, è come cercare di svuotare una vasca da bagno in cui lui continua a versare acqua.

Dolore prolungato “Il mio unico figlio è morto dieci anni fa in un incidente stradale in cui la macchina si è cappottata. Aveva ventitré anni ed era la mia stella luminosa. Lavoravamo entrambi nel pronto soccorso dell’ospedale locale. Io e suo padre abbiamo divorziato quando lui aveva tre anni. Solo ora comincio a riprendermi da questa perdita tremenda. Soffro di un disturbo post traumatico da stress e la mia spiritualità è stata scossa profondamente. Mi sento molto distante da tutto e da tutti, nonostante molte persone non se ne accorgano. Vivo in un posto meraviglioso sullo Yellowstone River e trovo un po’ di sollievo nel guardare la natura selvaggia lungo il fiume, in particolar modo d’inverno quando ci sono le aquile. Ma la mia sofferenza mentale non è finita e non so che fare.” —— Brenda, 63 anni, Montana 115

Il dolore è una condizione devastante in circostanze come la tua, e hai la mia più sincera solidarietà. Ma sarò anche realistico e questo richiede una certa schiettezza. Vivevi per tuo figlio, come succede a molte madri single. È diventato parte di te, e quando è morto una parte della tua identità se n’è andata con lui. Questo avviene nei rapporti stretti, in cui due persone ne creano una sola e in cui ognuna riempie i vuoti e le mancanze nella psiche dell’altra. Col tempo, un figlio di ventitré anni avrebbe trovato il modo per staccarsi da te e nonostante le difficoltà insite in questo processo, avresti continuato ad amarlo. Con la separazione improvvisa dovuta alla morte accidentale, ti è stato strappato via e il torpore, la confusione, l’alienazione, la depressione e le sensazioni da zombie che ora provi derivano dall’impossibilità di essere una persona completa senza i frammenti che ti sei lasciata alle spalle. Nel tuo caso la lettura di libri spirituali, sebbene ti abbia dato conforto, non ti ha portato nella giusta direzione; ti ha reso più introversa e solitaria. Sono contento che il balsamo della natura ti consoli, ma davanti a te c’è un grande progetto concreto: la ricostruzione del tuo Io senza i pezzi mancanti di tuo figlio. Eccone le tappe principali: 1. Scegli di essere una persona completa. 2. Comprendi che tuo figlio non può riempire i vuoti che una volta riempiva. 3. Considerati degna di essere felice e di meritarti un futuro ricco di sorprese. 4. Instaura delle relazioni con le persone che vogliono che tu sia completa e soddisfatta. 5. Chiedi alle persone più mature e appagate della tua vita di aiutarti e starti vicino. 6. Trova un mentore o un terapeuta che possa constatare realisticamente i tuoi progressi e i tuoi risultati. 116

7. Scendi a patti con i ricordi, la perdita, il dolore e le ferite. 8. Smettila una volta per tutte di fare la vittima. 9. Impara a rispettare il tuo dolore lasciando sempre più spazio all’amore. Prendi nota di queste nove tappe e prendile seriamente in considerazione. Aspettare passivamente che il tempo curi le tue ferite non funzionerà. Devi darti da fare per diventare obiettiva e realistica. Devi dedicarti completamente a rivendicare la tua vita. Se riesci a farlo, sarai un ricordo vivente di tuo figlio invece di esserne la lapide. Un ricordo vivente è una cosa di cui essere fieri.

Depressione o qualcosa di più? “Ho cercato di cambiare il mio modo di pensare per essere più positiva. I pensieri negativi ci sono, certo, ma voglio metterli da parte e non prestar loro la minima attenzione. La maggior parte delle volte sto bene, ma ci sono dei momenti di depressione. Non sono in cura e non ho nessuna intenzione di andarci. Qual è il primo passo da fare per cambiare questa situazione e cominciare a creare la mia realtà? So che posso farcela.” —— Jennifer, 47 anni, Virginia del Nord Ogni volta che qualcuno dice “Sono depresso” solitamente spiega il motivo, la tua lettera invece è piuttosto vaga. Affermi solo di lottare contro i pensieri negativi e vuoi essere sicura di poter ritornare a essere ottimista: questo implica uno stato di instabilità, di incertezza e di insicurezza. Perché temi di non stare bene? La risposta a questa domanda si trova dentro di te, quindi la prima cosa da fare è guardarti attentamente allo specchio per 117

trovare la causa plausibile della tua depressione, ogniqualvolta si manifesta. Per esempio: • sono bloccata in una brutta situazione; • sono in balia di un’altra persona; • non mi sento in grado di cambiare le situazioni negative; • mi sento una vittima; • sento che non ce la farò mai; • sono piena di difetti; • ho sbalzi d’umore da molto tempo ma non riesco a capire perché. Queste non sono risposte standard. Preferirei che non le applicassi subito su di te. Ma se qualcuna fa al caso tuo, ti indica la via d’uscita. Per esempio, le situazioni e le circostanze negative che ti fanno sentire in trappola possono essere cambiate. Se è necessario, devi allontanarti fin tanto che non approdi in qualche luogo più sicuro. Allo stesso modo, se qualcun altro sta controllando la tua vita, devi rivendicarla per te stessa. Se ti senti un disastro o senza speranza, devi affrontare questioni di autostima. Se il tuo umore diventa negativo senza nessun motivo, ti consiglio di rivolgerti a un medico. Dal momento che ti fa sentire vulnerabile e incapace, la depressione tende a offuscare la verità. La verità che devi intravedere è che esiste una via d’uscita. Non sono così sicuro che tu sia depressa. La mia sensazione è che tu ti senta insicura e controllata per motivi che non hai espresso. Forse la tua insicurezza è tale da non farti neanche affrontare il problema in una lettera?

118

Lo zerbino “Ho un’amica di vecchia data che è sempre nel bel mezzo di una crisi. Mi chiama per lamentarsi della sua solitudine e non riesce a trovare una sola cosa di cui essere contenta. È in terapia per disturbo bipolare e perché beve molto. Fuma, si lega a uomini sposati e rischia di perdere la casa per aver sperperato una sostanziosa eredità. Sono anni che la ascolto cercando di capirla e che mi preoccupo del suo benessere, ma recentemente mi è sembrato di incoraggiare senza volerlo questo suo atteggiamento. Le sue telefonate sono logoranti dal punto di vista emotivo, ma consigliarle di essere più positiva le causa risentimento. Cosa dovrei fare?”. —— Selma, 35 anni, Chicago I lettori staranno scuotendo la testa domandandosi perché vuoi essere uno zerbino che qualcun altro può calpestare. Hai perso anni e anni a dare retta ai tanti problemi che la tua amica si è autoinflitta, un ruolo ingrato come pochi altri. Hai permesso a te stessa di contare pochissimo mentre lei focalizza ogni conversazione su se stessa. Ora, per dirla tutta, stai cercando un modo per sentirti colpevole perché non fai abbastanza. Per favore, cerca di sviluppare quella qualità interiore nota come “forza”. Altrimenti, anche se ti allontani, finirai per diventare lo zerbino di qualcun altro. La prima cosa da fare è mettere dei limiti. La tua amica ti ha messo i piedi in testa perché glielo hai permesso tu e quando, con gentilezza e in modo poco convincente, tu ti sei difesa, lei si è offesa. Lasciala andare per la sua strada. Impara a capire quando dire no badando per prima cosa a come ti senti tu. Se qualcuno ne approfitta, non emergono mai sentimenti positivi. Fai caso a quando non ti fa sentire bene e stabilisci dei limiti come per esempio “Ho solo qualche minuto per parlare”. Quando poi ti accorgerai che i tuoi limiti vengono rispettati, scoprirai che per quanto aiutare gli altri ti faccia sentire bene, anche essere forti lo fa. 119

Andarsene o restare? “Ho sposato mio marito diciassette anni fa, anche se non ero innamorata. In quanto madre single, volevo che i miei bambini avessero una vera famiglia; mi sono detta che era la cosa giusta da fare. Ora che mia figlia è abbastanza grande da andarsene di casa e che anche mio figlio è sulla buona strada, mi sembra che il mondo mi stia crollando addosso. Quel che mi rimane è un matrimonio poco entusiasmante; non va così male da dovermene andare, ma neanche così bene da poter essere contenta di aver fatto la cosa giusta. Mi sembra di essermi sistemata, ma miseramente. Aiutami a capire se questa è solo una fase della menopausa o se è una protesta dell’anima.” —— May, 46 anni, Seattle Quando le persone tirano in ballo diversi problemi, una categoria spicca sulle altre. Qualunque sia la questione e qualunque sia il conflitto, a un certo livello le persone sanno già che cosa fare. Fondamentalmente stanno chiedendo l’autorizzazione a procedere. Tu rientri in questa categoria. Nessuno si pone delle domande trabocchetto come “Dovrei tornare a essere annoiato e infelice?” a meno che non sappia già la risposta. Per come la vedi tu, che cosa renderebbe il matrimonio così insopportabile da volerlo chiudere? Che tuo marito ti desse fuoco? C’è un aspetto toccante nella tua situazione, cioè il fatto che consideri più importante il dovere (inteso come cosa giusta da fare) della felicità. È un concetto obsoleto e a suo modo nobile. Ma con questo matrimonio hai finito per stringere un patto col diavolo, e viene da chiedersi perché tuo marito abbia voluto accanto una moglie che non lo amava. Penso sia chiaro che voi due non comunichiate sinceramente a livello intimo ed emozionale. Dunque, porre fine al matrimonio potrebbe essere la cosa più onesta che faresti dopo anni. Mi congratulo con te per aver aperto gli occhi. 120

Il problema della vita “L’espressione ‘possano tutte le creature essere felici’ mi disturba. Com’è possibile che tutte le creature siano felici allo stesso tempo? La vita di una creatura a volte comporta la morte di un’altra. Se ti guardi intorno, la vita si nutre di altra vita per sopravvivere. Anche i vegetariani, che non indossano alcun abbigliamento in pelle, devono rivendicare una parte della Terra come il loro proprio spazio e scacciare o uccidere gli insetti che avrebbero potuto vivere lì. Bisogna distinguere tra felicità fisica e spirituale per giustificare questo apparente paradosso?”. —— Lee Ann, 54 anni, El Paso, Texas Il mio primo impulso è quello di chiederti se sei una persona ansiosa. Non devi scoraggiarti ponendoti le domande fondamentali per le quali non esistono risposte. Quella frase esprime un sentimento affettuoso, un augurio, una benedizione. Le benedizioni non sono state inventate da filosofi con la laurea. Ma riflettendoci bene, mi rendo conto che la tua domanda è più indiretta. Non ti preoccupi del fatto che i vegetariani facciano del male alle carote che strappano dal terreno. Ti preoccupi dell’esistenza della crudeltà e del dolore insito in ogni vita. La questione della sofferenza non è risolta per te e ti ammiro per questo. Ma concentriamoci sulla tua sofferenza, piuttosto che sulle cose che affliggono la vita. Se vivi la tua esistenza come se fosse gravida di rischi, pericoli, ingiustizie, inumanità e così via, significa che sei una persona sensibile. Affidare a me il compito di fare chiarezza sulla questione della moralità non cancellerà quelle sensazioni. Che cosa può farlo? Prendere sul serio la tua empatia e fare una delle due cose: aiutare chi soffre e chi sta male, o cominciare a imboccare la strada della consapevolezza di sé. Ovviamente una scelta non esclude l’altra. 121

Una volta che cominci ad aiutare gli altri, penso che ti accorgerai che la sofferenza non uccide lo spirito umano. Siamo qui per fare domande e per desiderare. Affrontare la nostra natura in modo sano ci fa crescere. Altrimenti restiamo seduti con le mani in mano a preoccuparci, col risultato di preoccuparci ancora di più.

Sopportare un brontolone “Mano a mano che mio marito invecchia, diventa sempre più brontolone, al punto che non mi va più di farmi vedere in giro con lui. Ha da ridire anche sulle piccole cose e non sa fare a meno di riprendere sia me che gli altri a una distanza udibile. Al ristorante rimprovera aspramente il cameriere. Al telefono usa un linguaggio scurrile. Quanto a me, critica ogni minima cosa. Due anni fa gli ho scritto una lettera in cui gli dicevo che non avrei più tollerato il suo brutto carattere. Se non fosse cambiato, la nostra relazione sarebbe giunta al capolinea. Dopo la lettera le cose sono migliorate, per lo meno fino a sei mesi fa, quando si sono ripresentati il suo carattere irascibile e i suoi modi sgarbati. Che tu ci creda o no, amo ancora mio marito ma non mi piacciono i suoi modi. Che cosa dovrei fare?”. —— Elizabeth, 65 anni, Detroit Sento una voce dentro di me, e dentro la maggior parte dei lettori, che sussurra: “Molla questo figlio di buona donna.” Tuo marito è fossilizzato sulle sue abitudini nonostante i miglioramenti temporanei. Ma non riuscirai a lasciarlo finché non prenderai delle decisioni fondamentali. La prima è quella più importante: è una situazione che puoi risolvere? Se la risposta è sì, le seguenti affermazioni devono essere vere:

122

• tuo marito riconosce e ammette il problema; • gli dispiace di perdere le staffe; • chiede aiuto; • vuole renderti partecipe del processo di guarigione; • vedi dei segni di miglioramento quando agisci. Nel tuo caso, l’ultimo punto è motivo di speranza. Hai visto segni di miglioramento quando hai dato l’ultimatum a tuo marito. Ti ha preso sul serio, ma ora ci è ricascato. Riusciresti a convincerlo di nuovo? Gli ultimatum funzionano solo la prima volta, altrimenti si trasformano in vane minacce. Ho anche la sensazione che tu sia una persona accomodante. Può essere necessario l’aiuto di un professionista che solleciti la tua decisione. Solo con l’aiuto di uno psicoterapeuta o di un counselor che ti aiuti a renderti conto di quanto sia inutile cercare di risolvere la cosa, troverai la forza di liberarti senza senso di colpa o rimorso. Posso assicurarti che la vita di quest’uomo peggiorerà rapidamente senza te. Vorrei soffermarmi un attimo ancora sulla sua rabbia. Data la sua età, presumo che sia in pensione. Gli uomini che lasciano un lavoro che era tutto per loro, finiscono col sentirsi amareggiati e offesi, senza che ne abbiano colpa. È proprio questa amarezza interiore a generare gli scoppi d’ira. Tuo marito sta meglio quando fa sentire male gli altri. Il suo senso di vuoto è compensato dal fatto di mostrare agli altri il suo dolore. Ma dal momento che non lo vuole ammettere, mostra i suoi sentimenti nascosti sotto forma di rabbia. Se ti sembra che si tratti di un improvviso cambio di personalità, considera anche di consigliargli di fare delle analisi. Ci sono anche altri elementi che mi vengono in mente, come il suo bisogno di avere ragione. Questo è un sintomo dei problemi relativi al controllo. Forse nel suo lavoro ha goduto di una certa autorità e ha potuto dire agli altri come svolgere i loro compiti. 123

Forse è sempre stato un tipo perfettino o un eterno insoddisfatto. L’età può aver peggiorato queste sue tendenze. Questo accade perché spesso le persone anziane abbattono le proprie inibizioni sociali. Giustificano la loro villania dicendo: “Sono troppo vecchio per preoccuparmi di ciò che pensa la gente.” È triste ma abbastanza comune. Spero di averti dato abbastanza informazioni per compiere le scelte giuste, anche se non sono affatto facili. Non devi vivere con un brontolone insopportabile che non ammetterà mai di non essere l’unico a fare le cose nel modo giusto. Non restare bloccata nell’inerzia. Se guardi attentamente dentro di te troverai gli strumenti per fare anche le scelte più difficili.

Nervosismo d’amore “Vivo una relazione serena da sedici mesi e non sono mai stata così innamorata. Il mio uomo mi ama incondizionatamente e me lo dice in ogni occasione. Perché allora mi sento così insicura? Perché, tutto d’un tratto, ho il terrore di perderlo per qualcun’altra? Non voglio confondere questa sensazione con altre negative che non riesco a superare.” —— Laura, 43 anni, New Jersey Be’, l’amore è così. Suscita gioia e dolore allo stesso tempo e per la stessa ragione, perché porta alla luce i nostri aspetti più profondi. L’apertura mentale che l’amore porta con sé, se sei fortunata, non è solo un’apertura verso le cose migliori della vita. Ti senti come una bambina e questo comporta un senso di bisogno che ti rende vulnerabile. Mi sono soffermato anche sulle parole “amore incondizionato”. Nessuno che ti conosce soltanto da sedici mesi ti ama incondizionatamente. È una bella promessa e un obiettivo auspicabile, ma non è ancora così. Una parte di te lo sa. Non sei un’adolescen124

te e hai amato molte volte prima d’ora. Il mio consiglio, dunque, è quello di considerare i tuoi sentimenti come il normale risultato del turbamento dell’innamoramento e poi di andare avanti. Quando qualcuno mi chiede: “Come faccio a trovare la persona giusta per me?”, la mia risposta è: “Non cercare quella giusta. Sii tu quella giusta.” Lo stesso vale per te.

Vederla in questo modo “Quando mi guardo intorno mi accorgo che si soffre troppo a causa delle azioni cattive, delle catastrofi e della crisi economica. Il pericolo incombe su di noi o c’è un altro modo di vedere le cose?”. —— Len, 31 anni, Portland, Oregon Sono certo che tu sappia che c’è un altro modo di vedere le cose, quindi la vera domanda è come fare per adottarlo. Non puoi convincerti di vedere la luce del sole in un giorno di pioggia, sarebbe solo un’illusione. Molte persone, considerandosi realiste, pensano la stessa cosa del bene e del male. Non vogliono distogliere lo sguardo dagli aspetti negativi della vita perché il realismo ci impone di accettare sia l’amaro che il dolce. Ma chi dice che l’amaro è più reale del dolce? Se la tua visione della vita contiene amore e pace, se tu stesso hai rinunciato all’aggressività, se hai imboccato il cammino spirituale, ebbene, queste cose non significano che tu non sia realista. Significano che punti a una realtà superiore. Non mi riferisco a Dio, sebbene non escluda la religione. Stiamo parlando di potenziale nascosto. La natura umana è divisa; contiene luce e oscurità. Puoi scegliere di accettare l’oscurità e pentirtene, oppure scegliere di aumentare la luce finché l’oscurità non interrompa il suo dominio. Non puoi fare a meno di scegliere ed è una cosa del tutto personale. So che milioni di persone sono alienate e disilluse. Sie125

dono passivamente a guardare le ultime notizie sulla violenza e sulle catastrofi, sulla corruzione e sui crimini nel notiziario della sera. Ma il vecchio detto è vero: “Basta una candela per far sparire l’oscurità.” Se scegli di espandere la tua coscienza, avrai fatto il possibile per sconfiggere il lato oscuro della natura umana e per scoprire che si può trovare il modo per farlo e vivere veramente una realtà superiore.

Schema di un abuso “Sono divorziata da quasi cinque anni. Sono stata sposata per vent’anni ma il mio ex marito abusava di me a livello emotivo. La prima relazione che ho avuto dopo il divorzio è finita male per via dell’alcolismo del mio compagno. Ora ho paura di finire di nuovo in una relazione disastrosa. Come posso rompere lo schema e andare avanti?”. —— Rhonda, 46 anni, Grand Rapids, Michigan Il fatto di finire invischiati in relazioni violente implica due tendenze strettamente collegate. La prima quella di ignorare i segnali di pericolo. Le persone non sono libri chiusi o codici segreti, ma lanciano segnali. Si comportano in modo indicativo. Se non ignori i segnali di pericolo, non farai fatica a vedere chi è violento, tiranno, egoista, menefreghista, dominante, crudele e gravemente dipendente. Non sto dicendo che gli uomini che conosci si riveleranno subito candidamente per quello che sono. Di certo non lo fanno, nessuno lo fa. Nelle situazioni sociali tendiamo a mostrare i nostri lati migliori, soprattutto quando vogliamo conquistare qualcuno. La seconda tendenza è quella di non accorgersi dei segnali che indicano la persona giusta. Sembra abbastanza facile non accorgersi dei segnali di pericolo. Vuoi vedere il meglio negli altri. Pensi, giustamente, che il sospetto e la diffidenza non siano buoni 126

elementi da introdurre in una nuova relazione. Ma anche lasciarsi sfuggire ciò che c’è di positivo negli altri è deleterio. Dal momento che la maggior parte delle persone ha in mente un’immagine ben precisa della persona giusta, scarta gli altri sulla base di quell’immagine. Pensa agli uomini che hai respinto perché noiosi, non abbastanza belli, non abbastanza ricchi o brillanti e così via, quando in realtà la loro unica colpa era quella di non essere all’altezza dell’immagine artificiale che ti sei costruita. Ad aggravare la situazione c’è lo stato di dipendenza della società dalle qualità esteriori, che vengono considerate quelle più importanti. Dozzine di single di successo, avvenenti e affascinanti hanno preso parte a programmi televisivi studiati per trovare l’anima gemella. Quanti matrimoni felici ne sono nati? Uno o due al massimo, e anche quelli devono superare la prova del tempo. La chiave, allora, è come vincere queste due tendenze. Devi individuare in anticipo i segnali ma anche le virtù nascoste. La capacità di fare queste cose viene naturale, ma noi la ostacoliamo in molti modi. Hai accennato a un grande blocco costituito dalla paura derivante dai fallimenti e dalle ferite del passato. Come disse una volta Mark Twain, “un gatto che si siede una volta su una stufa accesa, non si siederà più né su una stufa accesa né su una stufa spenta”. Il che vuol dire che non puoi fidarti delle tue vecchie ferite. Devi imparare a essere aperta e ben disposta quando ti si presentano delle opportunità. Devi imparare a non fare caso a quella immagine radicata che ti impedisce di vedere le altre persone per quello che sono veramente, cioè una combinazione di aspetti positivi e negativi. Spesso tutto questo si riduce a una sorta di incertezza. Quando riesci a vedere gli aspetti positivi e negativi di un’altra persona, come reagisci? Se sei matura, accetti i lati positivi e tolleri quelli negativi, ma solo fino a un certo punto. L’incertezza non è certo la garanzia per una storia d’amore perfetta. È uno stato di tolleranza. Una volta che hai raggiunto questo stato, emerge qualcosa di nuovo. Non essendo più accecata dal sogno di un 127

amore perfetto, ti accorgi di essere meno critica; non giudichi più tanto gli altri; provi meno paura e sfiducia. A quel punto sarai in grado di fare la cosa più importante: saprai quello di cui hai bisogno e come ottenerlo. La maggior parte della gente ha le idee confuse su quello di cui ha bisogno veramente, perciò lo cerca nei posti sbagliati. Io direi che hai bisogno di sicurezza, protezione, rassicurazione, amore e attenzioni, in questo preciso ordine. Non possiamo non prendere in considerazione le relazioni traumatiche vissute in passato. A uno stadio più avanzato, quando ti sentirai sicura e protetta, potresti cercare l’amore, la compassione e la saggezza come assolute priorità. Una volta che hai identificato le tue esigenze, sii più realistica nel cercare un potenziale compagno cercando qualcuno che potrebbe soddisfarle. Esci, frequenta qualcuno per un po’ e metti alla prova le sue capacità. So quanto sia facile non sentirsi in grado di identificare le proprie esigenze. Impieghi tutte le tue energie per appagare qualcun altro. Inconsciamente ti preoccupi di essere abbastanza giovane, abbastanza carina e abbastanza brava. Ed è così che le relazioni sbagliate ti esplodono in faccia. Essendoti concentrata sui tuoi difetti, non hai verificato che l’altra persona corrispondesse veramente alle tue esigenze. Una volta che sposti l’attenzione su ciò che ti circonda, puoi cominciare a essere realistica sull’identità dell’altra persona e su quello che ha da offrire. Penso che questo sia il passo più importante e spero di averti fornito indizi sufficienti su cosa cercare in futuro, per fare in modo di non ripetere gli errori del passato.

Cavalletta spirituale “Non importa quanto lavori su un progetto, quanto aiuti gli altri, quanto mediti, contribuisca o cambi modo di pensare, ogni cosa nella mia vita rimane tale e quale. Non 128

cambia mai niente. Lavoro su di me sia fuori che dentro, ma la mia situazione non cambia. Cosa c’è che non va? Perché sono bloccato?”. —— Danny, 50 anni, Atene, Grecia Soffri di un grave caso di superficialità. Se ti chiedessi di preparare la cena, correresti in cucina, apriresti la credenza e cominceresti a lanciare cibo in giro per la stanza? Questo stai facendo con la tua vita. Sei come un uccello in preda al panico che vola da una cosa all’altra. Il tono della tua lettera è melodrammatico e rasenta il limite dell’isteria. Ho il sospetto che tu sia stanco ma affascinante, e che ti preoccupi e ti agiti tanto anche se poi alla fine te la cavi abbastanza bene. Il mio consiglio, dunque, è guardarti allo specchio e decidere quando vuoi fare sul serio. In quel momento giungeranno l’aiuto e il cambiamento di cui hai bisogno. Quello che stai vivendo ora è un cambiamento quasi costante che però ti sta facendo perdere tempo. Se esiste un potere superiore, di certo si prende cura anche delle cavallette spirituali.

Cosa significano i miei sogni? “A volte faccio sogni che non significano niente, ma spesso invece essi racchiudono dei messaggi. Questi sogni sembrano essere legati a ciò che accade nell’immediato futuro. Quando sogno di mio figlio maggiore, si tratta per lo più di un monito che lo riguarda, e in alcune circostanze è servito a salvarlo. A dicembre ho sognato che quattro persone morivano lo stesso giorno. Qualche giorno dopo, i notiziari riportavano la morte di quattro operai edili caduti da un edificio. Non direi che ho dei poteri, ma sotto sotto mi sembra che ci sia qualcosa. Mi sto inventando tutto o c’è una spiegazione?”. —— Carla, 35 anni, Tampa, Florida 129

Concordo sul fatto che ci sia qualcosa sotto, ma non è sempre facile attribuirgli un nome. È ancora più difficile che gli altri credano in un’esperienza che non hanno vissuto in prima persona. È risaputo che i sogni trasmettano dei messaggi. O almeno vengono considerati da sempre come elementi significativi e misteriosi. Attualmente, però, la tendenza si è invertita e i neuroscienziati preferiscono dire che i sogni rappresentano l’attività cerebrale casuale o alterata. Ma non è sufficiente forse che i tuoi sogni abbiano significato per te? Anch’io faccio sogni significativi. A volte stimolano la mia creatività. A volte rispecchiano il mio attuale stato emotivo o cose dal futuro incerto. Per natura i sogni sono personali e imprevedibili. I tuoi contengono l’elemento della premonizione. Vedi o percepisci gli eventi futuri, solitamente quelli negativi. Perché? Perché nonostante il timore di essere giudicata delirante o pazza, hai aperto un canale a una parte più sensibile della tua mente. Ti sei data il permesso di accedere al regno dell’intuizione e della percezione, o forse dovremmo chiamarla premonizione. Dovresti esserne contenta. Milioni di persone meno aperte di te hanno bloccato l’accesso alle parti più sensibili della mente e non possono attingere all’intuizione e alla percezione. Per quanto riguarda l’uso pratico dei sogni, molto dipende da ciò che pensi sia accettabile. Forse puoi aiutare più persone e non solo tuo figlio. Forse, invece, rimarrà un’esperienza privata. Non precluderti nessuna possibilità. Lascia che il tuo cuore ti guidi fino al passo successivo.

Un livello alla volta “Sono molti anni ormai che ho intrapreso un viaggio di guarigione che si sta facendo sempre più spirituale, instaurando una speciale armonia tra me e le cose che mi fanno sentire completa e a posto. Ma c’è una persona nella mia vita, il mio compagno, che continua a trattenermi nell’om130

bra del dubbio e della negatività. Sono molto confusa su come dovrei percepire la nostra relazione. Abbiamo due figlie. Non sento un legame intimo con quest’uomo, eppure continuo a stare con lui perché sento la responsabilità morale di farlo. Abbiamo due figlie piccole di cui dobbiamo tenere presente. Cerco di convincermi che posso raggiungere la pace interiore indipendentemente da lui. Lui pensa che rappresentiamo una famiglia normale (da fuori). È anche molto preoccupato per la sua immagine che, se ci separassimo, sarebbe compromessa. Dovrei continuare il mio viaggio personale e, al contempo, vivere una relazione che non mi appaga?”. —— Gloria, 31 anni, Ontario Il tuo dilemma presenta due livelli che hai sovrapposto generando confusione. Separiamoli e vediamo se riusciamo a fare chiarezza. Primo livello: vivi con un uomo con cui non hai un legame intimo e che non vuole che le cose cambino. Qui c’è in ballo l’autostima. Ti senti amabile e degna? Se così fosse, non vivresti con lui sulla base di un presupposto falso, fingendo di essere normale quando ogni fibra del tuo essere ti dice che la tua relazione in realtà è anomala. Tuttavia, questo non significa che devi piantarlo in asso domani. La tua priorità dovrebbe essere analizzarti, per scoprire perché non ti senti amabile né degna, perché ti vergogni e perché ti sembra di non meritare altro che questo tipo di maltrattamento. Non sto insinuando che tutte queste sensazioni ti riguardino, ma solo che devi andare a fondo circa le tue ragioni. I suoi motivi li conosciamo: vuole tenerti sotto controllo. Razionalmente, giustifichi il tuo essere in trappola tirando in ballo i principi morali e le tue figlie. Quanto è morale crescere dei bambini in un’atmosfera infelice? Penso che se guardassi un po’ più a fondo, capiresti che ciò che ti ha fatto restare sono state l’insicurezza e la paura. 131

Questi sono problemi personali seri, ma possono essere affrontati e, nel tuo caso, penso che tu debba farlo. Secondo livello: vuoi anche crescere spiritualmente. In questo preciso istante, la tua vita non ti sta trasmettendo un messaggio spirituale? Il messaggio è: “Non ti trovi nel luogo giusto a livello emotivo. Ti accontenti di troppo poco. La tua consapevolezza è dominata dalla resistenza.” Il tuo partner è un uomo adulto, per quanto egoista e limitato. Credigli sulla parola: non ha alcun interesse a unirsi a te nel tuo viaggio di crescita spirituale. Forse si sente minacciato; forse pensa che sia ridicolo; forse è solo annoiato. Ma di certo ti sei accorta che non ti appoggerà. Una volta eliminato questo sogno a occhi aperti, ti renderai conto che dietro all’illusione si nascondono dolore e rimpianto. Mi spiace molto per questo, ma a dire il vero il cammino spirituale sta tutto nell’affrontare la resistenza e nel trovare la forza dentro di sé. Altrimenti, l’intera impresa si traduce facilmente in un buco nell’acqua. Date le circostanze difficili in cui ti trovi, sono felice che almeno in parte ti senta sollevata dallo spirito. Ma il tuo spirito non vuole che resti intrappolata in questo modo. Non vuole che tu ti chiuda a riccio in una sorta di pace fittizia mentre tutto intorno a te non è altro che rifiuto e ostacolo. Il lato positivo delle riflessioni che sono state fatte è che la tua vita può essere molto meglio. Risolvi il primo livello di questo dilemma e il secondo comincerà a risolversi da solo.

Viaggio interiore “Come faccio a compiere un viaggio interiore?”. —— Marian, 48 anni, Atlanta Grazie per una domanda così preziosa. Quando sai esattamente cosa significa compiere un viaggio interiore, molti dubbi sulla 132

crescita personale svaniscono da soli. In realtà, tutti compiono viaggi interiori. Se qualcuno ti chiede come ti senti, cosa pensi o se ti sei ricordata di chiudere la porta di casa, automaticamente cerchi la risposta dentro di te. La tua attenzione non è più rivolta al mondo esteriore ma a quello interiore. Che cosa trovi quando compi un viaggio del genere? Un mondo ricco in cui scorrono pensieri, sentimenti, sensazioni, ricordi, speranze, desideri, sogni e paure. Nessuno è immune al fascino di questo mondo. Qui prendiamo coscienza di noi stessi e di tutto ciò che possiamo immaginare. Ma per ogni esperienza piacevole, ne esiste una dolorosa. Questo è il punto di partenza della crescita spirituale perché gli esseri umani, vedendo che il dolore affondava le sue radici all’interno, sotto forma di pensieri dolorosi, di ricordi, di inquietudini e di sensi di colpa, hanno voluto trovare una via d’uscita. È possibile compiere un viaggio interiore senza provare dolore? Anche quando sei felice e la tua giornata va a gonfie vele, non riesci a negare l’ombra delle cose negative che verranno. Quindi, non è a livello del pensiero che può essere trovata la soluzione per il dolore. Nessuno può controllare i pensieri dolorosi. Tuttavia, tutte le grandi guide spirituali ci hanno insegnato che c’è un altro livello della mente in cui domina il silenzio. Se riesci a percepirlo, la tua mente cambia. Invece di essere dominata dalla paura, dalla colpa e da altre forme di dolore interiore, essa è dominata da uno stato tranquillo e stabile. Questo stato genera un senso di benessere che ti fa sentire al sicuro. Se ti mantieni su questo sentiero e continui a percepire il silenzio interiore, regneranno pace, gioia e serenità. Questa è la rivelazione del vero Io. Il significato del “viaggio interiore” è tutto qui.

133

Maestri e guide “Se una persona non riesce a trovare lo scopo della sua vita, può qualcun altro farlo al posto suo (per esempio una guida spirituale)?”. —— Irene, 34 anni, Istanbul La tua domanda è nella testa di ogni cercatore, sia esso spirituale o alla ricerca di qualche altra cosa come l’amore o il successo. Per molte persone questo processo è facilitato dall’aiuto di un mentore. Non ho mai sentito nessuno dire: “Stai attento. Non lasciare che il tuo mentore ti trasformi in uno stupido discepolo.” Ma capita spesso di sentire questa frase quando si tratta di ricerca spirituale. Ti dico questo perché non so se vuoi veramente un maestro spirituale o, all’opposto, se hai paura di venire troppo influenzata da un mentore o da una guida. Lascia che ti dica che nessuno può privarti di ciò che non offri spontaneamente. C’è un’infinità di cosiddetti “maestri” che ambiscono a esercitare potere e controllo non solo in ambito spirituale, ma in ogni sfera della vita. Devi stare attenta a non permetterglielo. Il miglior modo per proteggersi è restare vigili. Sii consapevole di chi sei e di ciò che cerchi. Non sei qui per compiacere nessun maestro, mentore o guida. Sei qui per realizzare i tuoi obiettivi personali più profondi. Ora capisci perché la tua domanda non porta a una semplice risposta. Certo, una guida può indicarti la strada verso la piena coscienza di te e il tuo scopo nella vita. Ma, una guida non può compiere la ricerca al posto tuo. Quando sei al volante in giro per la città, i cartelli possono dirti dove portano le singole strade ma l’unica che può sterzare sei tu.

134

Da dove veniamo? “Sono confusa. Se veniamo tutti dalla stessa fonte, allora perché si parla di individualità? Io credo che proveniamo tutti da Dio. Siamo Dio nei panni di esseri umani. Ma non ho ancora capito come la vita individuale possa avere un senso, se siamo tutti fatti dello stesso spirito.” —— Helen, 31 anni, Terre Haute, Indiana Se mi è concesso, ti sei arenata su un dilemma molto astratto e questo contribuisce a farti sentire insicura. Scommetto che il tuo obiettivo non è trovare una risposta definitiva e assoluta. Se Dio in persona ti dicesse: “Io sono tutte le cose. L’intera creazione si esprime attraverso l’individualità, proprio come l’individualità è ed esprime intelligenza infinita”, ti sentiresti improvvisamente più sicura? Temo di no. La questione non è capire dove le persone attingano la propria individualità, ma come percepisci te stessa. Qualcosa riguardo a chi sei ti sta disturbando profondamente. Dal momento che la tua lettera non fornisce alcun indizio in merito all’origine della tua insicurezza, potrebbe essere nascosta da qualche parte. La maggior parte della gente si guarda allo specchio sapendo cosa non le piace di sé (non intendo solo fisicamente). Alla tua età, trentun anni, solitamente la lista dei difetti è lunga (generalmente è un’età in cui si hanno grandi pretese su di sé, e le grandi pretese portano alla delusione). Questo tipo di consapevolezza di sé non significa che sei inferiore. Significa che stai diventando matura e che ti vedi per quello che sei realmente. Poiché hai capito di non essere perfetta, puoi lasciarti alle spalle l’adolescenza e affrontare la realtà. Questa non è né una maledizione né un peso. Non è qualcosa da evitare. Anzi, affrontare finalmente la realtà è la grande avventura della vita. Al di là della maturità, ci sono orizzonti e sentieri che portano alla soluzione di molti misteri. Ti invito a percorrerli. Forse, 135

come dici tu, Dio ha creato tutti noi ma non è detto che ci abbia fatto con lo stampino, giusto?

Imparare a cambiare “Come si fa a cambiare? A cinquantanove anni, come si impara a pensarla in modo diverso, a vedere con altri occhi e a continuare a crescere con la semplicità dei giovani? Come faccio ogni giorno a mantenere vivi la curiosità e l’entusiasmo? Forse lungo il percorso mi sono persa qualche cosa.” —— Barbara, 59 anni, Eugene, Oregon Temo che il tuo principale ostacolo sia il sistema di convinzioni che hai ereditato dalle persone attorno a te. Secondo questo sistema di convinzioni, la gioventù è un periodo di cambiamenti e flessibilità. Siamo sicuri? In realtà, i giovani sono più insicuri di noi e meno abili nel fare scelte di vita mature. Sbagliano e sperimentano. Si preoccupano di trovare se stessi. Stando a un’altra convinzione dello stesso sistema, essere di mezza età vuol dire essere spacciati. Pensi che la parte migliore della vita sia già passata. Invece di pensare a un rinnovamento e a una nuova spensieratezza, ti preoccupi di non precipitare nella noia e nella mancanza di entusiasmo. In realtà, quando sei di mezza età sai chi sei. Hai un tuo Io. Sei arrivata. La risposta alla tua domanda, quindi, è che devi esaminare le tue convinzioni più radicate e i tuoi vecchi condizionamenti. Parla con chi non è appesantito da un sistema di convinzioni così limitante. Per farlo, ti servirà un po’ di coraggio. Ti senti al sicuro nel tuo guscio senza luce. Ma se ti guardi intorno, vedrai persone di mezza età entusiaste, realizzate, pronte a qualsiasi sfida e desiderose di vivere il loro domani. Unisciti a loro. Apri la mente a ciò che credono sulla vita. Il cambiamento giungerà di conseguenza. 136

Fedi diverse “Mi sono convertita al buddismo nel 1993, ma nella mia famiglia sono tutti cristiani e mi ricordano costantemente che quando morirò non sarò in cielo con loro. Di solito mi limito a sorridere e ad annuire perché non so cosa replicare. Pregano sempre per me. Che cosa posso fare per eliminare questo costante senso di colpa?”. —— Mira, 57 anni, Albany, New York Da quello che racconti, i membri della tua famiglia sono molto tradizionalisti e uniti tra loro. Sii felice per questo, se ti è possibile. Cercare di costruire legami così stretti è molto difficile per milioni di persone. Ma ogni aspetto positivo è legato ad altri che invece non lo sono. Nelle società tradizionali la religione è l’elemento che identifica: un membro di una famiglia, di una tribù, di un gruppo etnico, di una razza e di una cultura. Magari solo pochi tratti identificativi tra questi si adattano alla tua situazione, ma la tua lettera potrebbe provenire altrettanto facilmente da qualcuno la cui famiglia inorridisce al pensiero di un matrimonio con una persona con un diverso colore di pelle o di un diverso gruppo etnico. La tradizione spinge le persone a restare attaccate alla propria identità. Il cambiamento è visto con ostilità. A cinquantasette anni devi accettare il loro punto di vista e andare avanti. Sei troppo in là con gli anni per placare la tua famiglia. Uno si aspetterebbe queste preoccupazioni da una persona che ha la metà dei tuoi anni. A mio avviso, stai lanciando loro dei segnali confusi. Fai di tutto per indurre la tua famiglia a credere che sei ancora quella che eri, quella che loro accettavano completamente. Ma c’è una differenza lampante: ora sei buddista. Non puoi cambiare la loro resistenza, ma puoi smettere di fare buon viso a cattivo gioco. Mostra loro che sei felice e sicura di essere buddista. Metti in chiaro che le critiche non sono né giuste né 137

ben accette. La prossima volta che si comportano così, esci dalla stanza o dalla casa. Continua a farlo finché non capiscono che i principi in cui credi fermamente sono fuori discussione. Il resto di te lo possono accettare.

L’uomo del piano di sopra “Per parecchio tempo ho cercato di capire perché ci si riferisse a Dio usando il maschile. Sai dirmi come posso accettare questa discriminazione sessuale? Dovrei forse cercare con Dio un approccio più neutrale senza alcun riferimento di genere?”. —— Doria, 36 anni, Philadelphia Nella tradizione giudaico-cristiana il concetto di un Dio maschile è ben radicato. Questo porta milioni di persone a immaginare un patriarca con una lunga barba bianca seduto su un trono al di sopra delle nuvole. Non so se questo ti infastidisce, ti intimorisce, suscita in te un senso di ingiustizia o semplicemente ti sembra troppo restrittivo per una divinità universale onnicomprensiva. In oriente i fedeli tendono a vederlo in due modi, sia in maniera personale che in maniera universale. Le divinità personali sono venerate e pregate con varie icone e templi nella convinzione che avere un oggetto umanizzato da guardare e adorare sia prettamente umano. Allo stesso tempo, comunque, è dato per scontato che la vera natura della divinità sia infinita e sconfinata. Coesistono due versioni compatibili di Dio. Questo ti basta? Se la risposta è no, ti consiglio vivamente di usare questo dilemma come parte della tua crescita spirituale. Analizza a fondo le cose che davvero ti disturbano. Poni la domanda ad altre persone. Leggi e cresci. Vorrei metterti in guardia su un aspetto però: non permettere a questo o a qualsiasi altro argomento di diventare una spina nel fianco. Lungo il percorso spirituale ci sono 138

cose più importanti del non sapere se una lettera destinata a Dio debba essere indirizzata al Signore o alla Signora.

Una cercatrice solitaria “Ho cercato Dio per molti anni. Ho preso antidepressivi per gran parte della mia vita. In passato ho sentito la presenza di Dio e la sensazione è stata fantastica ma breve. Lavoro come infermiera in un ospizio e vedo che il concetto di Dio conforta i malati, eppure non riesco più a relazionarmi né con una coscienza superiore né con Dio. Credo molto di più nella scienza e nella probabilità che non ci sia una vita dopo la morte. È una sensazione che porta a sentirsi molto soli, ma allora perché pregare? Quando prego mi sembra di parlare solo con me stessa. Voglio trovare un altro concetto di Dio in cui sperare. Gli atei non hanno nulla in cui sperare. So che non esistono risposte giuste o sbagliate, ma forse c’è un altro modo di interpretare il senso della vita senza che ci sia per forza un ‘padre celeste’.” —— Cora, 52 anni, Taos, New Mexico Ho riportato per intero la tua lettera perché molti lettori si identificheranno con te e descriverebbero la loro situazione nei medesimi termini. È molto più facile uscire da una chiesa o da un tempio piuttosto che trovarne di nuovi in cui entrare. In realtà, comunque, non si tratta di una porta nuova. Si tratta solo di un viaggio. La religione tradizionale ha il vantaggio di essere pronta all’uso. Se preghi, segui i comandamenti, credi nella teologia e non ti allontani dal sentiero, non c’è alcun bisogno di inventartene uno tutto tuo. Ti sei spinta oltre i sentieri prestabiliti dalle religioni e, nonostante la solitudine, dovresti complimentarti con te stessa per dove 139

sei arrivata. Non sei né alla fine del percorso, né alla fine della fede. Questa è una stazione intermedia. Hai molti passi da compiere, una volta che scopri come farli. Poiché lavori con malati terminali, non puoi concederti il lusso di evitare le grandi questioni sulla vita e sulla morte, che la maggior parte di noi rimanda fino a che una crisi non ci scuote fuori dall’inerzia. Per te la morte non è un argomento inutile. Molti aspetti della tua vita dipendono dalla chiarezza del rapporto tra la vita e la morte. Invece di viverlo come un peso, potresti scegliere di viverlo come un vantaggio. Apprezza il fatto di essere motivata a scoprire chi sia veramente Dio. In ogni caso, penso che la cosa migliore che tu possa fare sia innanzitutto quella di porre rimedio alla tua sensazione di solitudine. Anche se non vivi in una grande città, sono sicuro che nei dintorni esistono dei gruppi spirituali in cui saresti la benvenuta proprio per quello che hai da offrire: sei una cercatrice inquieta che vuole nuove risposte. Così come loro. Trova chi la pensa come te, condividi la loro compagnia e il loro supporto. Sei un’aiutante nata. È giunta l’ora di aiutare te stessa rafforzando quel lato di te che vuole essere confortato e sentirsi parte di qualcosa. La parte che riguarda Dio verrà a tempo debito.

Sono responsabile della mia malattia? “Lo scorso febbraio, all’età di trentotto anni, mi hanno diagnosticato un tumore al seno. Da allora ho letto molto in merito al rapporto tra la mente e il corpo. Ora che ho finito la terapia, devo fare i conti con un dubbio tremendo: potrei essere stata io a provocarmi il cancro attraverso il mio modo di pensare prettamente negativo? Ho letto da qualche parte che il cancro al seno è il frutto della realizzazione dei bisogni degli altri a discapito dei propri. È vero? Se la penso in questo modo, mi sento in colpa.” —— Yasmin, 39 anni, Santa Monica, California 140

Uno degli aspetti frustranti della terapia incentrata sul rapporto tra mente e corpo è che molti pazienti, per non dire la maggior parte, si concentrano su questa domanda: “Come ho potuto farmi questo?”. Il senso di colpa sostituisce la cura. I dubbi assillanti frenano l’intenzione di guarire. Quando questa preoccupazione diventa un’ossessione, si mischia a molte altre ansie, prima fra tutte la paura che possa accadere di nuovo. Per questo motivo, ciò che nasce come un aiuto che ha lo scopo di indurre la mente a venire in soccorso del corpo, si stravolge ed essa diventa un luogo in cui regnano il terrore, la preoccupazione e la paura. Come uscire da questo circolo vizioso? Come ricorrere all’aiuto della mente senza suscitare dolore? In primo luogo, prendi atto che attribuendo la responsabilità alla mente ti sei cacciata in un bel ginepraio. Immagina che la tua mente sia un genitore. Avrebbe senso dire: “Ho bisogno del tuo amore in primo luogo perché mi hai ferito?”. No, perché una volta che confondi l’amore con il dolore e la colpa con la cura, i due poli si respingono. Ciò che provi e descrivi è un conflitto interiore. In secondo luogo, affronta questo conflitto. La questione non è: “Sono stata capace di farmi questo?”. La questione è: “Cosa posso fare per placare questa guerra interiore?”. Ti assicuro che nessuno studio sostiene l’esistenza di “personalità da cancro”. Nonostante il potenziale collegamento tra lo stato emotivo di una persona e la possibilità di essere soggetta alla malattia, si tratta di collegamenti molto, molto lontani dal condannare una persona al cancro. Neanche i legami genetici funzionano in modo così automatico. Di fatto, non è mai stato stabilito alcun rapporto diretto tra legami genetici e cancro al seno. In terzo luogo, una volta che hai affrontato il vero problema, considera gli aspetti positivi della terapia incentrata sul rapporto tra mente e corpo. È un campo vasto e, in generale, offre un percorso finalizzato al benessere. Questo è un elemento importante che tutti noi dovremmo introdurre nelle nostre vite. Analizza la 141

tua situazione e scegli tra queste, il più realisticamente possibile, due voci che potrebbero condurti al benessere: • meno stress esterno; • un gruppo di supporto composto di persone sopravvissute al cancro; • una cura contro l’ansia e la depressione; • una conoscenza più approfondita dei più recenti studi sul rapporto tra mente e corpo; • l’esplorazione e la crescita spirituale; • la rassicurazione di un medico; • una persona che ti aiuti a far fronte alle esigenze quotidiane; • condizioni di lavoro migliori; • una meditazione per placare la mente; • essere toccati e confortati fisicamente (massaggi, attività fisica ecc.); • la vicinanza emotiva di un partner; • la prevenzione e un cambiamento dello stile di vita. Il tuo nemico è l’isolamento e le sensazioni di solitudine e di vulnerabilità che ne conseguono. Questa lista di consigli serve per combattere l’isolamento e la vulnerabilità. Sta a te guardarti dentro per valutare le tue esigenze più immediate. La medicina moderna è impersonale, mi spiace dirlo. Il supporto della società tradizionale, per molti di noi non è che un ricordo del passato. Quindi, sta a ogni paziente costruire il proprio benessere. Ti invito a intraprendere questo viaggio. Il periodo oscuro che stai passando ora può essere risanato. 142

In pace ma infelice “Pace interiore e felicità sono la stessa cosa? Non posso dire di essere felice, ma non sono neanche più sicuro che questa sia la domanda giusta. Sento una pace interiore che sembra essere costante. Questa pace svanirebbe se mi trovassi senza casa o all’addiaccio? Svanirebbe se vincessi la lotteria? Forse devo trovare un modo per mantenere questa pace costante anche in circostanze estreme.” —— James, 48 anni, Cork, Irlanda Quella che provi non è pace. Sei in stallo e ciò che la maggior parte delle persone definirebbe depressione, tu la definisci pace. È triste da dire, ma milioni di persone sono contente di essere depresse perché è molto meglio che essere senza casa o malati. Tuttavia, anche se nascondersi nella propria tana dà una certa sicurezza, ciò non corrisponde alla pura felicità. In psicologia la felicità è diventata un argomento di studio e ho il sospetto anche tu ti ci sia imbattuto. Un ramo della cosiddetta “psicologia positiva” riprende la tua visione della felicità come qualcosa di temporaneo ed effimero. Le condizioni esterne contribuiscono a farci sentire felici o tristi. Lo stesso vale per la regolazione dei propri stati emotivi che per alcuni è programmata sul lato allegro delle cose, per altri su quello malinconico. Ma qualunque siano gli elementi che rendono felice o triste una persona, secondo i ricercatori il fattore determinante è la scelta personale. Questo significa che la tua pace è il risultato delle scelte fatte in passato. Siamo stati tutti condizionati a confondere le profonde convinzioni con la realtà, e le abitudini più tenaci con l’ineluttabilità. Ci sono altri tipi di scelte che portano a un nuovo livello di felicità, noto come “gioia o estasi”. Questa tipologia di felicità è permanente, profonda ed è parte del tuo vero Io. È l’unica felicità di cui nessuno può privarti. Una volta che hai esaminato le scelte 143

a tua disposizione, puoi decidere se accontentarti del tuo attuale stato di pace. Se decidi di avanzare, la strada è quella della coscienza estesa: ecco il segreto per poter provare allo stesso tempo felicità e pace.

Trovare il perdono “Come posso essere sicura di aver completamente perdonato il mio ex marito per i suoi maltrattamenti, la dipendenza dall’alcol e per avermi abbandonata? Davvero posso riuscirci senza contattarlo? Siamo stati insieme per vent’anni ma non gli ho più parlato dai tempi del nostro difficile divorzio quindici anni fa. Grazie al duro lavoro spirituale, ho imparato a fare tesoro di tutti i bei momenti passati insieme. Provo compassione per lui e per la sua infanzia violenta. Ma questo basta? Sono più soddisfatta e più sicura che mai, ma ho ancora molto da fare.” —— Ellen, 53 anni, Virginia Beach, Virginia Stai facendo una domanda la cui risposta potrebbe sembrare lampante. E se avessi scritto: “Come faccio a sapere se non mi fa più male il braccio?”. Quando il dolore è passato, è passato. Ma la mente non è così semplice per due ragioni ed entrambe possono andare bene nel tuo caso. In primo luogo, nella mente esistono diversi gradi di dolore. Quello che senti è un dolore residuo che si trova più in fondo di quanto tu non sia mai andata. Si trova nello stesso posto della tua identità. In questo luogo potresti non volere ricordare il passato o restare ancorata a esso, eppure una parte di te dice: “Devo rimanerci aggrappata.” È complicato gestire queste sensazioni perché in un certo senso è come districare una matassa di fili ingarbugliati, eliminandone alcuni e tenendone degli altri. È necessario un profondo esame 144

di coscienza e spesso anche una psicoterapia a lungo termine, senza alcuna garanzia di successo. Secondo la mia esperienza, il trauma più importante diventa una croce da portare. Mi spiace usare quest’espressione, ma tieni presente che anche i vecchi carichi possono essere alleggeriti. Il tuo fardello è stato alleggerito quindici anni fa e il processo di guarigione continuerà grazie al tuo livello di consapevolezza. In secondo luogo, la mente continua ad analizzarsi e a trovare dei difetti. È un gioco familiare in cui non hai possibilità di vincere. La lettera che mi hai scritto esprime la tua insicurezza, più che la rabbia persistente nei confronti di tuo marito. Per questo motivo scrivendogli tu speri, nella tua immaginazione, di ottenere la sua approvazione o le sue scuse. Toglitelo dalla testa, non accadrà mai. La tua insicurezza traspare anche quando osservi che non riuscire a trovare un compagno significa che hai lasciato qualcosa in sospeso. Se è così, allora quello che hai lasciato in sospeso è la ricerca del tuo percorso e la tua realizzazione senza un uomo. Uno dei principali motivi per cui sei rimasta sposata a un uomo alcolizzato che ha abusato di te, era che credevi disperatamente di avere bisogno di lui. Questo bisogno continua a persistere in un angolo remoto della tua mente e speri di poterlo trasferire su un altro uomo nella tua vita. Il consiglio migliore che ti posso dare è di lavorare di più sulla ricerca del tuo vero Io e meno sul perdono. Il perdono giungerà nel momento in cui essere te stessa basterà a soddisfarti.

Un’anima benedetta o Peter Pan? “Mi sono goduto la vita e, da quando ho ventidue anni, mi sento benedetto da un profondo legame con Dio. Ho scoperto di essere una creatura spirituale alle prese con un’esperienza umana. Ma la mia carriera professionale è stata altalenante. Ho sempre cambiato lavoro quando non 145

ero soddisfatto o quando mi si presentava l’occasione. Al momento sono disoccupato e sull’orlo della bancarotta. Ma nel profondo so che tutto volgerà alla perfezione e che sia io che i miei figli ci riprenderemo presto (sono divorziato da quindici anni). Ora, la mia domanda è: perché continuo ad attrarre la povertà quando ho sempre cercato di attrarre la ricchezza?”. —— Teddy, 53 anni, Toledo, Ohio Molti aspetti della tua storia non sono coerenti. Un rapporto con Dio implica la conoscenza di sé ma non ti è chiaro come sei arrivato al punto in cui sei oggi. Ti definisci benedetto, ma sembri piuttosto indifferente rispetto all’aver condotto una vita che molto probabilmente ha comportato parecchio stress per la tua famiglia. Ho l’impressione che il problema non sia il polo d’attrazione per la povertà o per la ricchezza. La mia esperienza mi insegna che sono due le tipologie di uomini che passano continuamente da un lavoro all’altro. La prima è costituita da uomini creativi, curiosi e attivi che amano le nuove sfide, detestano la routine e tengono gli occhi puntati sul prossimo obiettivo. La seconda tipologia è costituita da uomini irresponsabili, irrequieti e incapaci di crescere. Sono i cosiddetti eterni Peter Pan, figure affascinanti quando si è bambini, ma non altrettanto amabili in età adulta. A quale delle due tipologie appartieni? Una volta che hai esaminato accuratamente te stesso e che hai trovato la risposta, la tua situazione attuale si chiarirà. Se sei creativo e curioso, allora forse dovresti aprire un’attività tutta tua e trovare uno sbocco che non ti annoi dopo sei mesi o un anno. Se invece appartieni alla seconda tipologia, la situazione continuerà a essere difficile. Forse la cosa migliore che puoi fare è trovare un nuovo lavoro che finirai col cambiare. La cosa triste è che a cinquantatré anni il tempo ti sfugge tra le dita, così come la tua strategia di non trasformarti in una persona matura.

146

Capitolo quat tr o

Crearsi soluzioni su misura

L

a coscienza, per sua natura, porta a delle soluzioni. Una volta che lo sai, la tua vita sarà molto meno faticosa. Qualunque sia la situazione, se permetti alla tua coscienza di fare ciò che desidera per natura, scoprirai il modo più rapido e creativo per affrontare ogni sfida. Che cosa vuole fare, allora, la coscienza? Vuole esprimersi. È una risposta molto vaga, è come dire che una piantina vuole il sole o che un bambino vuole crescere. Negli esseri viventi l’espressione della propria personalità è sempre presente, ma per vedere cosa accade veramente, dobbiamo scendere nei particolari. In ogni momento una pianta esegue numerose funzioni a livello cellulare e nel cervello di un bambino si formano milioni di reti neurali. Quali sono questi particolari quando si parla di coscienza? La risposta può essere suddivisa in base alle qualità della coscienza. Hai appena letto dei problemi macchinosi per i quali le persone pretendono risposte personali. Dietro a queste difficoltà personali si nascondono altri aspetti relativi al funzionamento della vita, e dal momento che la vita è coscienza in atto, non c’è niente di più utile che fare un passo indietro per esaminare le qualità es147

senziali della tua coscienza. All’inizio la nostra analisi sarà un po’ approssimativa; poi, vedremo come applicare queste qualità alla situazione attuale. Una volta appurato che la coscienza sta cercando di esprimersi, è sufficiente permetterle di farlo. Non devi intervenire, pianificare, calcolare o manipolare la tua coscienza. Questa, a dire il vero, è la prima qualità della coscienza…

Qualità numero uno: la coscienza lavora in modo autonomo Ricordo che a un maestro spirituale è stato chiesto: “La crescita della coscienza è qualcosa che dipende da noi o è qualcosa che ci capita?”. Senza esitare, il maestro ha risposto: “Sembra dipendere da noi, ma in realtà è qualcosa che ci capita. La coscienza si rivela autonomamente. Non sei tu a guidarla. Si guida da sola.” Per comprendere l’importanza di questa affermazione, pensa alla coscienza come all’oceano. Gli oceani sono vasti ecosistemi che si autosostentano; possiedono tutto ciò di cui hanno bisogno al loro interno: acqua, sostanze chimiche, cibo, ossigeno e una varietà di esseri viventi. Ogni essere vivente conduce la propria esistenza. I coralli non pensano ai pesci e viceversa. L’equilibrio naturale è tale per cui ogni forma di vita marina mantiene in vita tutte le altre semplicemente esistendo e rispondendo alle proprie necessità. L’oceano è autosufficiente. Allo stesso modo, la coscienza ha tutti gli elementi di cui ha bisogno per regolare la tua vita, senza tralasciare niente. Le cellule sono alla sua portata così come i pensieri. Le sensazioni sono supervisionate dalla coscienza così come i riflessi muscolari. Questa prima qualità implica molte cose. Innanzitutto, non c’è bisogno che tu vada da nessuna parte per trovare una soluzione. Dal momento che la coscienza è onnicomprensiva, essa include ogni possibilità, il che vuol dire che la soluzione che stai cercando esiste già in potenza. Puoi fidarti della tua coscienza 148

senza per questo giungere all’egotismo o all’isolamento. Le risposte provenienti dagli altri, anche da fonti completamente inaspettate, sono altrettanto disponibili. Lavorando autonomamente, la coscienza vuole trovare la risposta esattamente quando la trovi tu. Sei connesso con il tutto.

Qualità numero due: la coscienza usa circuiti retroattivi intelligenti È facile vedere come la coscienza sia sempre in movimento, perché la mente è un flusso costante di pensieri e sensazioni. Essere vivi vuol dire essere dinamici. Questo dinamismo non è casuale. Per mantenerci in vita dobbiamo avere uno scopo. Un ghepardo che rincorre una gazzella non è diverso da un’ameba che si riproduce attraverso la divisione cellulare, o da un bambino che impara le prime lettere dell’alfabeto. La coscienza persegue un obiettivo. Ma gli obiettivi cambiano e spesso collidono. Un ghepardo deve anche dormire; un’ameba deve cercare la luce; un bambino deve giocare. Per bilanciare la miriade di funzioni che ti tiene in vita, la tua coscienza parla tra sé, osserva le azioni che vengono compiute e cambia rotta se necessario. Il termine tecnico per questo tipo di automonitoraggio è “circuito retroattivo”. Il classico esempio di circuito retroattivo è un termostato che rileva se la temperatura è troppo alta o troppo bassa, e la regola di conseguenza. In ogni caso, l’esempio non basta a descrivere un vero circuito retroattivo. Essi governano il tuo corpo e coordinano centinaia di funzioni; reagiscono ai cambiamenti che avvengono “qui dentro” e “là fuori”; sono automatici, ma prestano anche attenzione ai tuoi desideri e alle tue intenzioni; insomma, sono intelligenti. L’abilità della coscienza di monitorare con intelligenza il cervello, il corpo, le azioni, le reazioni, i pensieri, le sensazioni e le intenzioni è un miracolo di portata talmente vasta che nessuno riuscirà mai a comprenderlo fino in fondo. Eppure, ogni cosa che fai dipende da questa abilità. 149

Le soluzioni migliori approfittano quanto più possibile di questi circuiti intelligenti.

Qualità numero tre: la coscienza cerca l’equilibrio Anche se non scopriremo mai del tutto il mistero della coscienza, dobbiamo capire le sue basi, una delle quali è l’equilibrio. Dal momento che controlla se stessa, la coscienza fa in modo che nessun processo venga portato agli estremi senza essere ridimensionato. Nel corpo questo processo è conosciuto come omeostasi ed è un particolare tipo di equilibrio. A differenza di una bilancia meccanica in cui i due piatti salgono o scendono a seconda di quale sia il più pesante, il corpo mantiene un equilibrio dinamico, il che significa che anche quando tutto è in movimento, l’omeostasi rimane attiva. Immagina una giovane atleta che si allena per una gara e che non sa di essere incinta. Quando corre, i suoi polmoni, il suo battito cardiaco e la sua pressione sanguigna mantengono il giusto equilibrio di sostanze nutritive e ossigeno, un equilibrio molto diverso da quello di cui il corpo ha bisogno quando è a riposo. Allo stesso tempo, entrano automaticamente in gioco le variazioni ormonali associate alla gravidanza. Il cervello controlla sia la parte volontaria (la volontà di correre), sia quella involontaria (la volontà di formare un bambino). A un certo punto la donna si renderà conto di non sentirsi come al solito. I segni fisici della gravidanza giungeranno alla sua coscienza e lei prenderà nuove decisioni che porteranno a un nuovo tipo di equilibrio. La vita è molto più dinamica del semplice andare a correre o fare un bambino. L’omeostasi regola in ogni istante centinaia di funzioni. Ma in questo esempio vediamo i tre stati della coscienza: volontario, involontario e autocosciente. In altre parole, per essere in equilibrio fai quello che vuoi, lascia che i processi automatici avvengano quando è necessario e tienili sotto control150

lo. Una soluzione davvero efficace opera in tutti e tre gli stati e li mantiene in equilibrio.

Qualità numero quattro: la coscienza è infinitamente creativa Anche se abbiamo capito che la vita procede attraverso cicli retroattivi intelligenti, non abbiamo ancora scoperto il vero segreto. Non necessariamente i circuiti retroattivi evolvono. Forme di vita primitive come le alghe verde-blu e le amebe unicellulari hanno avuto un successo straordinario. Potrebbero sopravvivere all’infinito senza evolvere, come dimostra il fatto che crescono invariate da due miliardi di anni. Nella cellula non ci sono elementi visibili che facciano capire che stanno emergendo nuove forme di vita. Infatti, niente al momento del Big Bang lasciava intendere che sarebbero apparse le stelle e le galassie. Quel primo istante fu un vortice di materia surriscaldata nel suo stadio più primitivo, contenente particelle subatomiche in embrione. Il risultato della collisione tra materia e antimateria è stato l’annientamento di entrambe. L’universo avrebbe potuto, o meglio, avrebbe dovuto, tornare al vuoto da cui era nato. Ma così non è stato. La materia ha superato l’antimateria di circa un miliardesimo, e quel minuscolo squilibrio ha portato all’universo visibile che, undici miliardi di anni dopo, ha dato vita al DNA sul pianeta Terra. A livello della coscienza, sembra essersi messa al lavoro una sete infinita di creatività. Non dobbiamo smettere di ipotizzare che il cosmo sia vivo e che lo sia sempre stato. Secondo la mia esperienza personale, l’impulso della creatività è visibile in ogni ambito della vita. Fin dalla nascita il tuo corpo cresce e si sviluppa; mettendo a frutto il suo potenziale grezzo, hai padroneggiato tutta una serie di abilità come la lettura e la scrittura, e molte altre attività che soddisfano i tuoi desideri (la vela, il funambolismo o il violino); il tuo cervello si è confrontato con un unico flusso di dati provenienti dal mondo esterno che sfiora il miliardo di bit 151

all’ora e che passa attraverso i cinque sensi; ogni minuto è unico e non è mai uguale al flusso dell’attimo prima. In balia di questo flusso di nuove esperienze non hai altra scelta se non quella di essere creativo. Le tue cellule non immagazzinano la vita. È stato stimato che le cellule trattengono solo per pochi secondi o minuti le scorte di cibo e ossigeno, ecco perché il cervello può subire danni irreversibili se rimane dai sette ai dieci minuti senza apporto di ossigeno. L’adattamento a qualsiasi tipo di clima, di dieta, di altitudine, di umidità e di altre variabili ambientali richiede un’enorme creatività e non siamo ancora arrivati a quella che riteniamo essere normalmente la creatività, vale a dire il lavoro che facciamo, le arti e i mestieri a cui ci dedichiamo, le risposte che diamo ai nostri pensieri, sentimenti e desideri. Ma in tutta questa straordinaria complessità c’è un elemento ricorrente: la coscienza cerca di essere creativa il più possibile. Le soluzioni migliori consentono a questa fame interiore di essere saziata liberamente.

Qualità numero cinque: la coscienza include ogni cosa nel tutto Se ti guardi intorno, vedi nella natura un’infinita varietà di elementi. Per analizzare un cucchiaino di terra del tuo giardino, un biologo potrebbe metterci una vita intera e, anche in quel caso, dovrebbe fare affidamento su specialisti di insetti, di microrganismi e di chimica. Se una cosa contiene infinite parti, come si presenta il tutto? Non può che essere la somma delle sue parti, perché niente è più grande dell’infinito. L’universo non è altro che la somma dei suoi atomi, delle sue molecole, di stelle e galassie. Il corpo non è altro che l’insieme di miliardi di cellule. Ma la coscienza in qualche modo sfida questa logica. L’infinità della coscienza è maggiore dell’infinità delle sue parti. Ho tenuto per ultimo questo concetto perché è il più astratto; allo stesso tempo, è anche il più importante. Considera i pensieri 152

che hai in mente. Potrebbe essere inventata una macchina che spunta ogni pensiero proprio come un contatore segna l’entrata dei clienti in un negozio. Nel periodo di tempo tra la nascita e la morte spunterai un certo numero di pensieri, diciamo dieci milioni. Ma quanti pensieri si possono fare nel corso della vita? Quel numero è di molto superiore ai dieci milioni. Invece di pensare al blu, in ogni istante puoi pensare a qualsiasi altro colore. Questa mattina al mercato, invece di comprare una mela Pink Lady, avresti potuto comperare qualsiasi altro frutto o nessuno. In altre parole, il pensiero potenziale è infinito anche se i pensieri reali che affiorano alla mente sono limitati. Il potenziale infinito della coscienza costituisce la sua vera realtà. Quello che noi vediamo non è neanche la punta dell’iceberg perché gli iceberg sono oggetti solidi. La coscienza contiene ogni possibile impulso mentale, ogni possibile configurazione di eventi, ogni possibile risultato a cui gli eventi potrebbero condurre. A confronto, i cosmologi che sostengono la teoria secondo cui potrebbero esistere miliardi di altri universi in dimensioni che noi non possiamo né vedere né percepire (la cosiddetta “teoria del multiverso”), hanno considerato a malapena l’ampiezza della realtà. L’infinito ha più di una dimensione e la coscienza le comprende tutte. Facciamo un passo indietro rispetto a questo straordinario modo di vedere. In qualità di individuo, trovi conforto nel non affrontare l’infinito. Non vuoi che esistano innumerevoli varietà di mele all’interno di supermercati infiniti. (Il grande segreto commerciale di McDonald’s è che, fondamentalmente, vende solo un prodotto, un hamburger, al quale può essere fatta qualche aggiunta così da offrire l’illusione di poter scegliere. Questo segreto è stato così potente da segnare il suo successo a livello mondiale.) Per rimanere al sicuro, ci nascondiamo dall’infinito ma, nel farlo, ci nascondiamo anche dalla realtà. Esiste una “realtà illusoria” che nega la natura infinita della coscienza. Ognuno di noi vive nella sua bolla e si pone al centro del mondo: ecco che viene prodotta e custodita la realtà illusoria, istante dopo istante. 153

Se ti siedi in un ristorante e ti guardi intorno, è facile vedere come ogni persona si costruisca la propria realtà illusoria. C’è chi è introverso e chi estroverso. C’è chi è vittima e sta sulla difensiva e chi ha il controllo ed è espansivo. Ogni persona si pone dei limiti che derivano da semplici elementi di base come il successo e il fallimento, il senso di appartenenza o di estraneità, il ruolo di vittima o di martire, di capo o di portaborse, di leader o di sostenitore. Per trovare una soluzione efficace, devi smantellare la realtà illusoria che ti sei costruito a tua volta per poter giungere alla vera realtà, che poi è la coscienza. Le cinque qualità appena delineate ti offrono l’opportunità di diventare reale e questo basta a risolvere ogni problema. Le soluzioni sono sempre disponibili a livello della realtà; i problemi insorgono a livello dell’illusione. Infr angere l’illusione Ora abbiamo gli strumenti per qualsiasi soluzione spirituale: permetti alla tua coscienza interiore di esprimersi. La tecnica non potrebbe essere più semplice. Smettila di interferire con quello che vuole fare la tua coscienza superiore. Serve un cambio di prospettiva per cominciare a mettere in pratica questa strategia, perché siamo abituati a vivere le situazioni reagendo in modo condizionato. Chi conta sul controllo, cerca di controllare la situazione. Chi compete, cerca di vincere e di essere il numero uno. Chi non sopporta il confronto, si lascia andare e spera che le cose vadano per il verso giusto. Di primo acchito, può sembrare che quest’ultima opzione sia quella che sostengo anch’io. Devi forse farti da parte e lasciare che la coscienza faccia tutto ciò che vuole, come restare a guardare un seme crescere dopo averlo annaffiato? In un certo senso, sì. Ma c’è una bella differenza. Con la coscienza non puoi farti da parte. Devi lasciarla esprimere senza opporre resistenza, ma allo stesso tempo devi mostrare la tua totale partecipazione. Non c’è altra scelta, poiché anche le persone 154

più passive, più apatiche e più fredde del mondo hanno scelto di essere così: contribuiscono “attivamente” al loro non far nulla. Non sto consigliando di vivere passivamente. C’è molto da fare quando desideri che la soluzione provenga dal livello più profondo della coscienza. Come risvegliare la tua coscienza pr ofonda • Esamina le tue supposizioni e le tue convinzioni. • Rimuovi gli ostacoli che ti costruisci da solo. Smettila di opporre resistenza. • Sii obiettivo. • Assumiti la responsabilità dei tuoi sentimenti. Non dare colpe e non fare progetti. • Chiedi che le risposte giungano da ogni direzione. • Fidati, la soluzione è qui e aspetta solo di manifestarsi. • Diventa parte della scoperta. Usa la curiosità. Segui l’istinto e l’intuizione. • Sii disposto a girare pagina. I cambiamenti rapidi sono parte del processo di scoperta. • Accetta che ciascuno viva nella propria bolla di realtà. Diventa consapevole della realtà da cui provengono gli altri. • Affronta ogni giorno come se fosse un mondo nuovo perché lo è. Finché non segui questi principi, la possibilità di trovare nuove risposte è molto limitata perché rinforzi la realtà illusoria 155

quando invece devi infrangerla. Mantenere in piedi un’illusione richiede energia: devi vigilare costantemente per difendere i tuoi confini, censurare i messaggi che non ti convincono destinati alla coscienza per favorire quelli che corrispondono alla tua concezione di realtà. In breve, la realtà illusoria non è un costrutto che crea problemi. Non è neanche un costrutto che crea soluzioni. Se questa lista ti spaventa, ti mostro una semplice tecnica che con me funziona. Qualunque siano le circostanze, io non agisco finché non passo in rivista le cose radicate e inconsce che il mio impulso mi dice di fare. Le scelte non sono molte. Puoi scegliere tra una breve lista di opzioni base fondamentali. Reagisco emotivamente alle situazioni negative mostrandomi: • arrabbiato; • ansioso. Quando c’è bisogno di azione, di solito: • conduco; • mi faccio condurre. Se qualcuno fa qualcosa che non mi va, di solito: • ci discuto; • mi tiro indietro. Davanti a una grande sfida preferisco: • fare parte di un gruppo; • affrontarla da solo. Se guardo dall’alto nell’insieme, il mio atteggiamento è: • dipendente: lascio che siano gli altri a prendere decisioni importanti. Mi fa piacere che gli altri mi apprezzino. Rimando le decisioni ardue. Spesso non dico quello che sento né faccio quello che voglio veramente; 156

• dominante: sono molto pignolo. Mi faccio delle aspettative e mi aspetto che gli altri le soddisfino. Mi hanno dato del perfezionista. Per me è facile dire agli altri cosa fare. Trovo sempre delle giustificazioni per le mie decisioni sbagliate, ma porto rancore se lo fanno gli altri; • competitivo: sono sempre consapevole di chi vince e di chi perde. Faccio l’impossibile per essere il numero uno. Mi vedo come un leader e considero gli altri come miei seguaci. Mi piace mettermi in mostra e spesso sento di doverlo fare. Non ci metto molto a scavalcare gli altri, ma ho un disperato bisogno della loro approvazione. In ogni situazione ho ben presente come reagirò di riflesso e mi prendo un momento per smettere di fare ciò che mi viene automatico. Prendendo le distanze dalla situazione, spero che emerga una reazione diversa e più flessibile, o dentro di me o nell’ambiente circostante. Questo non vuol dire fare un torto a me stesso. Anzi, permetto alla coscienza estesa di avere un’opportunità. Se non lo faccio, le uniche reazioni possibili saranno sempre le solite: rabbia o ansia, condurre o essere condotto, vincere o perdere. La vita si rinnova sempre. Non puoi affrontarla con reazioni condizionate. Se la vita deve rinnovarsi, anche tu devi rinnovare le tue reazioni. I set te livelli dell’illusione Infrangendo la realtà illusoria, che è unica e solo tua, ottieni due risultati: primo, abbandoni la coscienza ripiegata abbracciando quella estesa; secondo, ti fondi nei circuiti retroattivi intelligenti, responsabili di ogni aspetto della vita. Naturalmente bisogna approfondire questo processo, perciò consentimi di delineare i sette livelli di problemi derivanti dalla coscienza ripiegata e le soluzioni che ti porteranno un po’ più vicino alla realtà. 157

Livello 1: problemi causati da paura, rabbia e altri impulsi negativi La prima reazione è la difesa. La rabbia e la paura sono primitive, non evolute. Quasi tutta la tua energia è finalizzata alla sopravvivenza. In questo livello vuoi attaccare e incolpare gli altri. Sei frustrato perché si sta verificando una determinata situazione. Tutto sembra essere fuori controllo e quando gli altri ti mettono ancora più sotto pressione o ti maltrattano esplicitamente, ti ripieghi su te stesso per la rabbia e l’ansia. Sei bloccato in questo livello se ti senti indifeso, vittima, ansioso, paralizzato, perso o se hai bisogno dell’aiuto di chi è più forte di te. La debolezza domina la tua reazione. La soluzione: percepisci la tua reazione negativa, ma non

cedere. Vai oltre la rabbia e la paura. Chiedi aiuto alle persone che non reagiscono a livelli così primitivi. Non prendere decisioni finché non senti di aver raggiunto nuovamente l’equilibrio e di non essere tornato lucido. La fretta è la tua nemica. Il controllo degli impulsi è il tuo alleato.

Livello 2: problemi causati dall’ego La prima reazione è l’egocentrismo. Sorgono pensieri di questo tipo: “Non dovrebbe succedere a me. Non me lo merito,” oppure “Nessuno fa quello che voglio.” A questo livello non hai paura; ti senti ostacolato nell’ottenere ciò che vuoi, solitamente perché l’ego di qualcun altro si oppone al tuo. Il compagno non concorda con il tuo modo di fare le cose; il capo non condivide le tue idee su come agire; vedi l’obiettivo ma non riesci a raggiungerlo nonostante la tua volontà di vincere e di realizzarti. Sei bloccato in questo livello se ti senti eccessivamente competitivo, testardo, motivato, contrastato, se ti senti un fallito o un perdente. I tuoi pensieri sono dominati dall’interrogativo: “E io?”. 158

La soluzione: comincia a condividere e a donare, soprat-

tutto te stesso. Permetti agli altri di essere al centro dell’attenzione insieme a te. Condividi i meriti del successo e assumiti la responsabilità delle sconfitte. Smettila di concentrarti sulle ricompense esteriori come il denaro o la reputazione. Fai in modo che gli altri si sentano come te. La percezione di ogni situazione come una vittoria o una sconfitta è la tua nemica. La realizzazione interiore è la tua alleata.

Livello 3: problemi causati dalla conformità La prima reazione è mostrarsi d’accordo per andare d’accordo. Vuoi relazionarti agli altri senza sollevare polveroni, ma questo condizionamento ti sta facendo sacrificare troppe cose. Ti sembra di aver sacrificato alcuni valori fondamentali come il rispetto di se stessi, l’onestà, la dignità e l’indipendenza. Sorgono pensieri di questo tipo: “Questo non sono io” oppure “Non concordo con quello che sostengono gli altri.” Finisci in circoli viziosi dove fai promesse che non puoi mantenere, fingi di essere più competente di quanto sei in realtà o addirittura fingi di essere quello che non sei per andare bene agli altri. Sei bloccato in questo livello se ti senti anonimo, disonesto con te stesso, passivo, intimidito, costretto, scombussolato o vuoto. Una monotona conformità domina i tuoi pensieri e forse anche l’impulso, non così segreto, di ribellarti. La soluzione: riprendi il potere a cui hai rinunciato. Di’

la verità quando serve. Fissa un limite oltre il quale i tuoi valori fondamentali non devono essere violati. Stai lontano dalle combriccole e dalle fazioni. Stai lontano dai pettegolezzi. Impara a mettere in discussione il sapere convenzionale e i punti di vista comuni. Dai priorità al rispetto di te stesso. Allinearti agli altri è il tuo nemico. Rivendicare la tua individualità è il tuo alleato.

159

Livello 4: problemi causati dal non essere compreso e apprezzato La prima reazione è quella di isolarti. Siccome non pensi che gli altri ti capiscano, ti chiudi a riccio sentendoti solo e non appoggiato dalle persone che ti stanno intorno. Diventa difficile sia amare che essere amato. Le relazioni personali si incrinano; hai poca capacità di legare. Ti chiedi perfino se la cosa ti importi davvero. Sei bloccato in questo livello se ti senti solo, abbandonato, non amato, non apprezzato, escluso, non ascoltato e alla deriva. I tuoi pensieri sono dominati da “A nessuno importa di me”. La soluzione: cerca la compagnia di persone mature in

grado di capirti. Esamina il modo in cui ti isoli nel silenzio, allontanandoti o comportandoti in modo passivo. Mostra che dai valore ai tuoi sentimenti esprimendoli con sincerità. Mostra la stessa comprensione che vorresti ricevere. Ogni maschera indossata, per quanto bella, è tua nemica. L’apertura del tuo mondo interiore è tua alleata.

Livello 5: problemi creati dall’essere unici La prima reazione è l’espressione illimitata della tua personalità. Vuoi dare il meglio di te e questo impulso ti ha condotto all’arte, alla scoperta, all’invenzione e ad altri sbocchi per la creatività. Quello che gli altri definiscono narcisismo, tu lo definisci ispirazione. Ti senti frustrato se la vita non ti concede qualcosa di nuovo ogni giorno; hai un disperato bisogno di essere apprezzato. Questo atteggiamento, che dovrebbe essere liberatorio, comporta dei problemi nell’accogliere le esigenze degli altri. L’autorità ti pesa e ti spinge a liberarti. Le regole ferree sono state create per gli altri, non per te. Sei bloccato in questo livello se senti che la tua creatività viene soffocata e ostacolata dalla stupidità o dal conformismo degli altri; se senti di dover rendere conto solo alla tua musa o se ti senti 160

autorizzato a essere te stesso, costi quel costi. L’imperativo: “Devo essere me stesso” domina i tuoi pensieri e ti senti giustificato dalla tua unicità. La soluzione: stringi dei legami con altre personalità crea-

tive. Permetti alle relazioni di ancorarti, in modo tale da essere più a contatto con la realtà. Fai tesoro della fantasia ma non restarne prigioniero. Condividi le tue doti insegnando e dedicandovi del tempo. Sii un mentore. Cerca l’ispirazione, ma anche l’umiltà, nelle menti più grandi. La vanità è tua nemica. Il costante rinnovamento dell’immaginazione è il tuo alleato.

Livello 6: problemi causati dall’essere idealista La prima reazione è l’idealismo. Possiedi una forte bussola morale. Pensando poco a te stesso, vuoi migliorare la condizione umana. Ma la tua nobile visione, che per alcuni è motivo di ispirazione, per altri è motivo di opposizione. Hanno l’impressione che tu li fraintenda, nonostante le tue intenzioni siano altre. Vorresti per tutti una vita migliore dove non esista l’ingiustizia e dove l’uguaglianza spirituale sia la norma. Sei andato al di là delle rigorose definizioni di giusto o sbagliato, per scoprire che tantissime persone le prendono alla lettera e non sono disposte a metterle in discussione. Sei bloccato in questo livello (peraltro molto elevato) se ti senti appesantito dal dolore della vita, deluso dall’umanità, sopraffatto dai problemi che vedi intorno a te e perplesso dalla mancanza di prospettive con cui ti confronti ogni giorno. L’imperativo: “Sono qui per portare la luce” domina i tuoi pensieri. La soluzione: prova a essere tollerante. Usa i principi morali per edificare gli altri invece di giudicarli. Non cercare di imitare modelli irraggiungibili, come i grandi saggi e i santi del passato. Ritagliati del tempo per divertimenti semplici come le 161

risate o la bellezza della natura. Essere amato per la tua perfezione è il tuo nemico. Essere amato come persona, per quanto fallibile, è il tuo alleato.

Livello 7: lo stato in cui non esistono problemi La prima reazione è l’apertura, l’accettazione e la pace. Non sei più tormentato da un’identità divisa. Per te la realtà non si presenta come lo scontro tra bene e male, luce e oscurità, te e gli altri. Esprimi la totalità della vita che è come un fiume che scorre liberamente. Permetti a quel fiume di fluire invece che aggrapparti agli argini. La vita si manifesta come è destino che sia, e come se ogni evento, per quanto piccolo, avesse un posto nel disegno divino. Hai raggiunto lo stato in cui non esistono problemi se ti senti creativo in modo spontaneo, completamente a tuo agio nel cosmo, eternamente in pace e in armonia con tutto il creato. “Sono tutto” domina i tuoi pensieri, anche se non hai ragione di pensarlo perché l’unità è diventata il tuo naturale modo d’essere. Alla ricerca del tuo vero Io Ogni bravo psicologo, o anche un appassionato di studi sulla natura umana, concorderebbe con la lista appena stilata. Penso che accetterebbero entrambi anche il fatto che la maggior parte dei problemi emerga ai livelli più bassi, dove dominano gli impulsi negativi e l’ego. Gran parte dell’umanità lotta per sopravvivere e quando vivere diventa più facile, si apre la porta al pensiero tipico dell’ego: “Tutto ruota intorno a me.” Questo rende ancora più difficile vedere come la spiritualità possa lasciare il segno e come possa essere una linea guida nella propria vita. Comunque, la spiritualità non agisce dal basso verso l’alto. Lottare per la sopravvivenza vuol dire lottare contro i limiti, cioè quegli stati in cui il tuo vero Io, o la tua anima, è mascherato e nascosto alla vista. 162

I grandi maestri spirituali ci hanno fatto allontanare dalla superficie della vita. Dobbiamo imparare a non credere alla maschera con cui si presenta la realtà. Fondamentalmente, ognuno crede alla propria illusione. Ciononostante, la vera realtà è comunque immune al dolore e alla lotta. Sia che ne siamo consapevoli o meno, siamo nel mondo ma non gli apparteniamo. In pratica, la spiritualità funziona dall’alto verso il basso. Il tuo vero Io è la tua fonte. Non puoi separartene, per cui puoi scegliere. O ti avvicini al vero Io, quindi al livello dell’anima, oppure te ne allontani. Una direzione è evolutiva; l’altra, nel migliore dei casi, è statica e spesso distruttiva. Per continuare a evolvere, è necessario riconoscere i segni dell’evoluzione. Essi indicano che ti stai avvicinando al tuo vero Io. Evolvere è un processo. Ha i suoi alti e bassi. Ci sono giorni in cui lo perdi di vista, altri in cui smetti di credere che lo stia facendo. Nessuno è immune al tortuoso sentiero spirituale. Ma i più grandi maestri del mondo hanno scoperto e vissuto il vero Io. Grazie a loro possiamo farci un’idea di cosa sia la pura coscienza, cioè la base del vero Io. Una volta che lo sai, è molto più facile misurare la tua evoluzione. Di seguito trovi i principali insegnamenti relativi al vero Io che verranno poi descritti nel dettaglio. Hanno tutti dei risvolti pratici. Muovendosi dall’alto verso il basso, il vero Io sta cercando di avvicinarsi ogni giorno di più. Quando sei il tuo vero Io… 1. La tua vita ha un unico scopo. 2. Quello scopo si rivela continuamente, diventando più ricco e più profondo. 3. È sufficiente che tu sia allineato al tuo scopo. 4. Mentre vivi e ti evolvi, la tua coscienza si estende senza limiti.

163

5. Grazie alla coscienza estesa, i desideri possono essere pienamente realizzati. 6. Le sfide si risolvono elevandosi a un livello superiore rispetto alla sfida stessa. 7. La tua vita è parte del destino dell’umanità: arrivare alla coscienza unitaria. Come puoi vedere, non ci sono riferimenti religiosi. Puoi riformulare ogni voce usando parole come “Dio”, “anima” o “spirito”, ma non è necessario. Invece di dire: “La mia vita ha un unico scopo”, potresti dire “Dio ha dato alla mia vita un unico scopo.” Il significato non cambia anche se si usano parole diverse. Lasciami approfondire ogni aspetto del vero Io con lo scopo di adattarli alla tua vita attuale.

1. La tua vita ha un unico scopo Ognuno persegue un obiettivo nella vita. La mente umana è orientata agli obiettivi e ogni giorno ci sono nuovi desideri da realizzare. Con una famiglia da costruire, le relazioni da coltivare, le cose da comprare e una carriera su cui concentrarsi, si fa fronte quasi automaticamente agli obiettivi di breve periodo (e quando qualcuno perde di vista lo scopo della propria vita, temiamo che cada in depressione). Non c’è alcun bisogno di parlare di spiritualità finché la domanda “La tua vita ha uno scopo?” non diventa “La vita ha uno scopo?”. La seconda domanda è molto più incerta. Apre un vuoto che deve essere colmato. Nelle tradizioni dei saggi di tutto il mondo si è sempre pensato che la vita avesse uno scopo, che può essere espresso in molti modi. Lo scopo della vita è: • scoprire chi sei veramente; • crescere ed evolversi; 164

• raggiungere livelli di coscienza superiori; • fare esperienza del divino; • raggiungere l’illuminazione. Se riesci a sentirti realizzato in uno qualsiasi di questi livelli, ti stai avvicinando alla tua visione e non stai semplicemente soddisfacendo le esigenze della vita quotidiana. Una visione più ampia colma il vuoto tra te e l’universo. Se la vita stessa ha uno scopo, la tua esistenza trova la sua collocazione all’interno dello schema cosmico. La minaccia che l’esistenza sia priva di significato, cosa che comporterebbe ansia, disperazione e un forte senso di solitudine, viene meno quando sei certo del tuo posto nel mondo.

2. Quello scopo si rivela continuamente, diventando più ricco e più profondo Questo principio riguarda la relazione tra presente e futuro. L’obiettivo della vita non può essere posticipato; a meno che non si manifesti ogni giorno, il futuro non sarà altro che una ripetizione dei soliti schemi e comportamenti. Gli psicologi osservano che la ragione per cui una persona vive la vecchiaia come un periodo ricco di soddisfazioni in cui si guarda indietro a una vita vissuta felicemente è che, nel corso degli anni, quella persona ha superato con successo molte sfide. A quelli che vivono la vecchiaia come un periodo vuoto o triste è successo il contrario: le relazioni non sono andate a buon fine, il lavoro non li ha soddisfatti e la famiglia si è disgregata. In altre parole, ogni giorno ha avuto conseguenze a lungo termine. Aiuta molto sapere che fai parte di uno schema più ampio. Questo, una volta, era un dono: nel Medioevo la gente viveva per la gloria di Dio o per ottenere la salvezza. Ogni giorno ti faceva avvicinare maggiormente al tuo obiettivo finale. La necessità di una visione non è venuta meno, ma non è più un dono se non per chi è profondamente credente. 165

Se lo scopo della vita non è un dono, allora che cos’è? È un processo. Scopri l’obiettivo dell’esistenza vivendola. Il presente è l’unico momento in cui puoi evolverti, fare esperienza del divino, espandere la tua coscienza o raggiungere l’illuminazione. Ma questo non può essere un viaggio improvvisato che confonde e fa uscire di strada. È facile che ciò accada quando c’è una crisi. Le perdite improvvise e le battute d’arresto scuotono chiunque; quelli che continuano ad avanzare sono rincuorati dalla consapevolezza che il loro cammino non può essere distrutto ma solo interrotto.

3. È sufficiente che tu sia allineato al tuo scopo Questo principio riguarda lo sforzo e la lotta, e dice che in ambito spirituale nessuno dei due è necessario. Lo scopo cosmico si rivela automaticamente non perché ci sia un disegno prestabilito, ma perché la creatività e l’intelligenza sono insite nella creazione. La natura non si trova al di fuori di noi, ma si muove in noi, intorno a noi e attraverso di noi. Se sei in armonia con il movimento della creazione, sperimenterai il flusso e l’agio. Se ti opponi, incontrerai ostacoli e resistenza. Per molti versi questo è il punto critico della vita di ognuno. Se ti avvicini alla spiritualità come un ideale piacevole da raggiungere, riponi la tua fiducia altrove. Per le persone dominate dall’ambizione, non c’è niente di più reale dell’avere successo. Per le persone dominate dall’ansia, non c’è niente di più reale delle minacce che tentano di tenere a bada. La tua vita attuale rivela in cosa riponi la tua fiducia. Potresti riporla nella famiglia, nello stato sociale, nel denaro, nei beni materiali, nella carriera: tutto è possibile. Nessuna di queste cose è negativa, in effetti nessuna è non-spirituale. Il problema è che questo tipo di fiducia è superficiale, agisce sulla superficie della vita senza il supporto dello spirito, di Dio, o dell’universo: scegli il termine con cui hai più familiarità. Questo significa che la spiritualità diventa pratica solo quando sposti la tua fiducia a un livello più profondo. La gente non ha 166

bisogno di più fede, ma di maggiori prove, giorno dopo giorno, che rivelino l’efficacia dell’affidarsi allo scopo profondo della vita. Ecco dove entra in gioco il processo. Ti sposti da un debole inizio in cui speri e ti auguri che Dio o l’universo ti siano d’aiuto. Raggiungi quindi la metà del viaggio quando sei fermamente convinto di essere aiutato. Infine, giungi nel luogo in cui sai di essere aiutato. Passi dalla speranza, alla convinzione, alla certezza. È la naturale evoluzione di ogni vita e il viaggio non dura anni e anni. Ogni giorno può portare alla realizzazione dei tuoi sogni e delle tue speranze, trasformandoli nella certezza di essere visto, compreso e supportato.

4. Mentre vivi e ti evolvi, la tua coscienza si estende senza limiti. Questo principio ti spiega da dove riceverai sostegno, vale a dire dalla tua coscienza. Affinché il processo di evoluzione continui, esso deve crescere interiormente. All’esterno, la vita comporta nuove sfide e ciò che le rende nuove è il fatto che le vecchie risposte non servono più a superarle. Le domande di oggi necessitano delle risposte di oggi. Questa oscillazione consente alla tua vita di elevarsi continuamente perché, a un livello più profondo, stai esortando le tue sfide a diventare sempre più difficili: maggiori sono i misteri, maggiori sono le rivelazioni. Nel Medioevo, Dio dimostrava in molti modi la sua soddisfazione e il suo disappunto. Ogni credente teneva monitorati i segni del favore divino. La malattia, la povertà e la disgrazia erano il segno che Dio aveva girato la testa dall’altra parte. Le ricchezze, la felicità e i giorni sereni indicavano che la luce di Dio brillava su di te. Ma dal momento che nessuna esistenza può essere o una cosa o l’altra, la divinità appariva incostante e inafferrabile. Esistono teorie di ogni sorta per tentare di spiegare come mai la vita sia una combinazione di gioie e dolori, ma in tutte manca una cosa: la piena certezza che, nell’universo, gli esseri umani siano i favoriti. 167

La spiritualità è più ampia di qualsiasi religione. Mentre una religione è alle prese con il peccato e un’altra con il karma, la saggezza superiore non guarda Dio o le forze esterne. Guarda all’interno, alla coscienza. Il fatto che le risposte siano intrinseche alla vita dà un’idea del perché Gesù abbia sottolineato l’importanza di vivere nel presente: “Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.”5 (Matteo 6:34.) Per far sì che i suoi discepoli non si soffermassero sulla parola “pena”, Gesù insegnò loro come affrontarla, come riportato nel Vangelo secondo Matteo 6:226: “Guardate gli uccelli del cielo; non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?”. Nel buddismo, lo stesso concetto viene espresso in modo più metafisico: ogni domanda ha la sua risposta. Applicato al nostro ambito, l’esistenza di un problema implica l’esistenza di una soluzione.

5. Grazie alla coscienza estesa, i desideri possono essere pienamente realizzati Questo principio ci dice che la spiritualità rende più soddisfatti, non meno. Il percorso si dispiega attraverso l’espansione della vita, che deve seguire all’estensione della coscienza. Le due cose vanno di pari passo. Vedi più di una possibilità; hai meno paura; quando agisci, le tue azioni vanno a buon fine e, di conseguenza, il successo porta altro successo. Tutto questo può suonare piuttosto estraneo al tradizionale credo religioso, per il quale la rinuncia e le tentazioni della carne suonano molto più familiari. Il conflitto tra vita terrena e vita spirituale è stato congenito per secoli. 5. Ndt: Per la traduzione della presente citazione, si è scelto di consultare La Sacra Bibbia, Edizione Ufficiale della C.E.I. Edizioni Paoline s.r.l., Cinisello Balsamo (Milano), 1987. 6. Ndt: Secondo La Sacra Bibbia, Edizione Ufficiale della C.E.I., il passo in questione non è Matteo 6:22, ma Matteo 6:26. 168

Tutto dipende dal modo in cui consideri i tuoi desideri. Se li consideri egoisti, sbagliati o peccaminosi, allora è naturale che anche Dio li disapprovi. Ciò che accade non è una punizione inflitta dalle mani di Dio; anzi, sei tu che interrompi i canali della realizzazione. I desideri disapprovati causano un conflitto interiore perché vuoi che si realizzino, ma allo stesso tempo non glielo permetti. Quando le persone dicono: “Devo combattere l’impulso”, esprimono proprio questo conflitto. L’idea che Dio, l’anima o l’universo appoggino questo conflitto interiore è un errore clamoroso. Il conflitto si sviluppa da solo. Finché lotti contro i tuoi desideri, ogni giorno comporta sperare di vincere questa lotta e rassegnarsi a perderla. Se invece la spiritualità punta alla realizzazione dei tuoi desideri, si aprono nuovi canali. C’è un’evidente relazione tra volere e ottenere. Mi rendo conto che molte persone obietteranno subito: “E i desideri negativi? Stai forse dicendo che non esistono?”. Tutti noi sappiamo che alcuni desideri, indipendentemente da come li chiamiamo, o vanno a finire bene o causano sconfitte e fallimenti. La moralità non va a finire fuori dalla finestra se segui i principi spirituali. Sviluppi una maggiore sensibilità nei confronti di ciò che è buono e di ciò che non lo è. Può essere definito “buono” tutto ciò che è in linea con il tuo scopo spirituale, quindi tutte quelle azioni tese a migliorare la tua vita. I tuoi desideri sono parte della tua evoluzione. Quando è così, e accade sempre più frequentemente mano a mano che il processo avviene, allora il desiderio diventa il percorso. Solo questo ha senso perché non puoi evolvere senza volerlo, e la tua volontà equivale al desiderio. Il sentiero che ha più successo nella vita viene percorso guidati dal desiderio.

169

6. Le sfide si risolvono elevandosi al livello superiore della sfida stessa Questo principio ci ricorda il punto chiave di questo libro: il livello del problema non è mai il livello della soluzione. Quando due contendenti litigano si rivolgono a un giudice, perché l’imparzialità e il distacco rappresentano un livello di coscienza superiore rispetto all’ostilità e al rifiuto di cambiare idea. Quando una donna è alle prese con l’immagine mentale del proprio corpo, dirle “Stai bene” o “Il tuo aspetto non è poi così importante”, non le sarà d’aiuto; la soluzione è che lei trovi modi migliori per sentirsi valorizzata. Quando ti valuti per la tua capacità di amare, di capire e di avere compassione, è molto più difficile essere ossessionati dall’immagine che vedi allo specchio. Spiritualmente esiste un livello che è il più alto di tutti. È il livello della trascendenza. Quando trascendi, sciogli i legami personali. Poiché non sei più intrappolato nelle vecchie abitudini e condizionamenti, chiedi alla tua coscienza superiore di entrare in azione per trovare una soluzione. Trascendere è molto più che lasciarsi andare. In termini pratici, entra in gioco una serie di altri fattori: prendi le distanze dal problema e ammetti che esista più di un modo per affrontarlo. Rinunci al tuo diritto di conoscere già la verità. Ti apri a nuove possibilità. Elimini la resistenza interiore che ti impedisce di trovare una risposta; questa resistenza può manifestarsi sotto forma di rabbia, risentimento, invidia, testardaggine o insicurezza. Infine, chiedi alla risposta di manifestarsi nel modo che preferisce, il che significa essere preparati alle variazioni e ai cambiamenti inattesi: il tuo acerrimo nemico può improvvisamente essere d’accordo con te o antichi rancori possono dissolversi. Ciò che rende possibile la trascendenza non è la fede cieca. Permetti a una visione del mondo di rivelarsi attraverso di te. Se ti sembra che i principi delineati in precedenza non siano veri, il tuo Io superiore non comparirà su un tappeto volante per risolvere i problemi. Ma se ti sei dedicato al processo della crescita 170

personale e dell’estensione della coscienza, allora i poteri che una volta erano nascosti o bloccati, emergeranno. Una nota citazione del grande scrittore tedesco Goethe recita: “Sii coraggioso e forze potenti verranno in tuo aiuto.” Il coraggio è la capacità di oltrepassare i limiti imposti dalla paura e dall’insicurezza. In altre parole, trascendi i tuoi stessi limiti. Non è necessaria una prova di coraggio. Come vedremo, risolvere i problemi elevandosi a un livello superiore del problema è uno dei modi più pratici e naturali per ottenere successo nelle situazioni difficili.

7. La tua vita fa parte del destino dell’umanità: arrivare alla coscienza unitaria Questo principio spiega l’armonia di fondo della vita. In superficie, prevalgono le differenze. Ognuno di noi è orgoglioso di essere unico e differente. Ma la causa della disarmonia può essere riconducibile allo stesso fattore. Se “loro” sono diversi da “noi”, viene automatico sentirsi estranei e persino ostili a “loro”. Le lotte e i conflitti violenti che sembrano non finire mai affondano le loro radici nelle differenze che portano a un odio insuperabile. Ma a un livello più profondo, la spiritualità sostiene che lo scontro tra gli opposti, quindi non solo tra “noi” e “loro”, ma anche tra il bene e il male, tra la luce e l’oscurità, tra il mio Dio e il tuo, possa essere superato. Trovare l’armonia che si nasconde dietro alle differenze è il principale obiettivo della spiritualità. Questo non è un progetto passivo, alimentato dalla curiosità. L’unità è lo stato più puro della coscienza. Come asseriva l’eminente fisico Erwin Schrödinger: “La coscienza è un singolare che non ha plurale.” C’è solo una coscienza che sia tu che io esprimiamo nello stesso modo. La fonte si trova dentro ognuno di noi e lo scopo di ogni vita, per quanto in superficie possa sembrare diverso da persona a persona, è quello di raggiungere la fonte. A quel punto, non esistono più divisioni, interiori o esteriori. Viene raggiunto lo stato di unità. 171

Mi rendo conto che questo può sembrare altamente improbabile. Se ti preoccupi del mutuo, del ragazzo che frequenta tua figlia adolescente e della minaccia del terrorismo nel mondo, la coscienza unitaria sembra non avere alcuna importanza. Ma niente potrebbe essere più rilevante perché ogni soluzione spirituale giunge a noi dal livello dell’unità. Le cose che definiamo ispirate, introspettive, creative, intuitive o rivelatrici sono messaggi provenienti dalla fonte. Nei secoli passati, il vocabolario della religione deteneva un monopolio virtuale sul modo di considerare la coscienza unitaria; senza Dio, l’anima o la grazia divina non c’era modo di comprenderla. Questo è il motivo per cui in questo libro ho preferito parlare di soluzioni pratiche. Rendere il tuo vero Io pertinente alla tua vita attuale è l’unico modo per dargli forma. Al di fuori del contesto religioso ogni esperienza accade nella coscienza. Se esiste una realtà al di là della mente umana, non lo sapremo mai perché niente è reale finché non entra a far parte della nostra coscienza. Se il divino esiste, ma non ha contatti con gli esseri umani, non ci sono le basi per il culto e per la fede. Anche se non viviamo più nel Medioevo, possiamo ancora fare esperienza del divino. Conoscere Dio non è come conoscere un’altra persona, per quanto possa essere importante e ispiratrice. Fare esperienza del divino vuol dire fare esperienza dell’intero dominio della coscienza superiore, che è infinito. Tutto questo è accessibile. Non sto chiedendo un atto di fede. Non c’è necessità di intraprendere un viaggio mistico. Basta solo aprirsi a una visione del mondo che inizia dal tuo vero Io, come risposta alle sfide della vita. Poiché tutti affrontano queste sfide, siamo ancora più incentivati a cercare di trovare soluzioni migliori. Se qualcuno, in una situazione particolare, domanda: “Che cos’è una soluzione spirituale?”, la migliore risposta è “Cercane una e lo scoprirai.” Quando i problemi più complessi trovano le risposte giuste, l’Io incontra se stesso. Questo libro è stato scritto con l’intento di rendere possibile questo incontro. 172

L’ e s se n za La coscienza è concepita per portare a delle soluzioni. Basta solo permetterle di rivelarsi con naturalezza e spontaneità. Il processo non è passivo. Devi partecipare sbloccando il flusso della tua coscienza. Il blocco principale è costituito dalla realtà illusoria che ti tiene prigioniero dei tuoi stessi limiti. Tutti noi crediamo nell’illusione che ci siamo creati. Siamo a disagio con l’infinito e con le sue infinite possibilità. Rinunciando alla realtà illusoria, estendi automaticamente la tua coscienza e la vita diventa molto meno faticosa. Il grande segreto che nasconde l’illusione è che siamo sempre connessi con il vero Io, che esiste a livello dell’anima. Il vero Io guida l’evoluzione personale. Invia messaggi attraverso l’intuizione, le sensazioni e l’immaginazione. Fa in modo di ottenere il miglior risultato possibile in ogni situazione. Più ti avvicini al vero Io, più puoi fare completo affidamento sulla coscienza.

173

Ringraziamenti

Ancor prima di cominciare a scrivere libri, avevo l’abitudine di leggere i ringraziamenti in quelli degli altri. Mi incuriosiva la rete di relazioni che invisibilmente tiene insieme un libro. Ora, con anni di scrittura alle spalle, capisco quanto siano importanti queste relazioni. E quindi i miei ringraziamenti vanno prima di tutto alla redazione e all’ufficio pubblicità che hanno seguito il percorso evolutivo di questo libro da una semplice idea alla realtà. Julia Pastore, Tina Constable e Tara Gilbride in cima alla lista. Un ringraziamento sentito va anche a Maya Mavjee e a Kira Walton. Giorno dopo giorno non avrei saputo come fare senza l’aiuto e l’affettuosa fedeltà di Carolyn, Felicia e Tori. Ultima della lista ma prima nel mio cuore è sempre la mia famiglia. Grazie a tutti.

174

l’autore

Deepak Chopra è l’autore di più di sessanta libri tradotti in più di ottantacinque lingue, compresi libri di narrativa e non, considerati best seller dal New York Times. www.DeepakChopra.com

175

E n t r a n e l l a M y L i f e C o mm u n i t y

Guarda subito le oltre 500 ore di video gratuiti su mylife.it/tv, la prima WebTV completamente dedicata alla crescita personale in Italia.

Unisciti ora al gruppo Facebook di My Life per essere aggiornato in tempo reale sulle novità, vedere le foto degli eventi, ricevere tanti omaggi (e-book e mp3) e dialogare con i tuoi autori preferiti. Diventa fan di www.facebook/edizionimylife

Segui tutte le nostre interviste con gli autori, le anteprime dei prodotti, gli approfondimenti sulle tematiche My Life, e tanto altro sul canale YouTube: http://www.youtube.com/mylifetvit

My Life è anche una community dove puoi condividere le tue passioni. Scrivi nel blog su www.mylife.it/blog Teniamo molto al tuo parere ;-)

My Life ti offre la esclusiva possibilità di vedere dal vivo in Italia i tuoi autori internazionali preferiti. Per informazioni chiedi a My Life: Tel. + 39 0541341038 E-mail: [email protected] www.mylife.it

Deepak Chopra

Spiritual Solutions



Volevo dare alle persone delle risposte che durassero a lungo, in modo tale che quando il brutto momento sarà passato e ci ritroveremo ad affrontare nuove sfide, avremo a disposizione soluzioni concrete a cui ricorrere. Io le chiamo soluzioni spirituali, ma il termine non ha assolutamente implicazioni religiose. Al contrario, mi riferisco a una spiritualità laica. Questo è l’unico modo in cui è possibile ricongiungerci con la nostra anima oggi, e riconoscere la nostra identità autentica. – Deepak Chopra Disponibile in

eBook

€ 18,00 100% prodotto in Italia



View more...

Comments

Copyright ©2017 KUPDF Inc.
SUPPORT KUPDF