Antiche Civilta' Ed Alieni

August 20, 2017 | Author: fricheldi | Category: Yeti, Earth, Homo Sapiens, Sun, Moon
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ANTICHE CIVILTA' ED ALIENI LIBRI RAMPA ESTRATTI TEMATICI LA CAVERNA SOTTO IL POTALA...

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ANTICHE CIVILTA' ED ALIENI LIBRI RAMPA ESTRATTI TEMATICI LA CAVERNA SOTTO IL POTALA

8-62 A grande profondità sotto il Potala c'erano dei passaggi sacri, che conducevano a un'immensa caverna contenente quello che sembrava un mare interno. Mi avevano detto che era ciò che rimaneva dall'epoca remotissima in cui il Tibet era un paese ameno vicino al mare. In quell'immensa caverna vidi strane vestigia, scheletri di creature fantastiche in cui a molti anni di distanza ravvisai mastodonti, dinosauri e altra fauna esotica. Poi in molti punti si scoprivano grandi lastre di cristallo naturale, nel quale era possibile vedere la macrocistide, diversi tipi di alghe e, di tanto in tanto, pesci perfettamente conservati e interamente sigillati nel cristallo trasparente. In realtà quegli oggetti venivano considerati sacri, come messaggi provenienti dal passato. 1-115 Prima di lasciare il Potala (la sede del Dalai Lama) scendemmo in una delle gallerie sotterranee. … Queste gallerie, mi venne spiegato, erano state aperte da un'eruzione vulcanica innumerevoli secoli prima. Alle pareti si scorgevano strani diagrammi e dipinti di scene del tutto ignote. Mi interessava assai più vedere il lago che, come mi era stato detto, si stendeva per chilometri e chilometri al termine di uno dei budelli. Finalmente entrammo in una galleria che divenne sempre e sempre più ampia finché, a un tratto, la volta scomparve, portandosi a un'altezza alla quale la luce delle torce non poteva giungere. Ancora un centinaio di metri e ci trovammo sull'orlo di un'acqua quale non avevo mai veduto. Era nera e immobile, oscura in modo da sembrare quasi invisibile, più simile a un pozzo senza fondo che a un lago. Non un'increspatura ne turbava la superficie, non un suono violava il silenzio. Anche la roccia sulla quale ci trovavamo era nera; riluceva alla luce delle torce, ma, un po' di lato, scorsi un luccicare anche sulla parete. Mi avvicinai e vidi che nella roccia si trovava un'ampia vena d'oro lunga forse quattro metri e mezzo o cinque metri; nel senso dell'altezza, mi arrivava dal collo alle ginocchia. In tempi remoti, l'enorme calore aveva fuso l'oro nella roccia, ed esso si era poi raffreddato formando grumi simili al grasso di candele dorate. Il lama Mingyar Dondup ruppe il silenzio: “Questo lago porta al fiume Tsang-po a sessantacinque chilometri di distanza. Molti anni fa, alcuni monaci avventurosi costruirono una zattera di legno e remi con i quali spingerla sull'acqua. Caricarono la zattera di torce e si allontanarono dalla riva. Per chilometri e chilometri remarono, esplorando il lago, poi vennero a trovarsi in uno spazio ancor più vasto dove non riuscivano a scorgere né le pareti, né la volta. Andarono alla deriva, mentre remavano adagio, non sapendo in quale direzione spingersi. … Improvvisamente la zattera sussultò, una folata di vento spense le torce, lasciandoli immersi nelle tenebre, ed essi si resero conto che la loro fragile imbarcazione era in preda ai demoni dell'acqua. La zattera piroettava su se stessa, dando loro il capogiro e stordendoli. … A un certo momento, furono scaraventati in acqua e affondarono. Alcuni di loro ebbero appena il tempo di riempirsi d'aria i polmoni. Gli altri non furono così fortunati. Poi una luce verdognola e incerta apparve e si fece più intensa. Furono sballottati e proiettati qua e là, e infine emersero nella vivida luce del sole. Due di loro riuscirono a raggiungere la riva, quasi annegati, coperti di lividi e sanguinanti. Degli altri tre non esisteva più traccia. Per ore e ore giacquero tra la vita e la morte. Infine, uno dei due ritrovò quel tanto di energia sufficiente a consentirgli di guardarsi intorno. E quel che vide per poco non lo fece nuovamente svenire. In lontananza si scorgeva il Potala. Tutto intorno erano verdi pascoli con Yak che brucavano l'erba. … Da quel giorno sono stati fatti ben pochi tentativi di esplorare il lago, ma si sa che esistono isolette, poco più in là della portata delle nostre torce. Una di esse è stata esplorata e tu vedrai in seguito ciò che

vi si è scoperto, al momento dell'iniziazione.” Risalimmo faticosamente le oblique gallerie, sostando di tanto in tanto per riprendere fiato e osservare alcuni dei disegni alle pareti. Non riuscivo a capirli, sembravano essere stati tracciati da giganti e raffiguravano apparati così strani da superare completamente le mie capacità di comprensione. 2-8 … vi sono documenti pittorici di cose che fluttuano nell'aria e di cose che vanno sotto terra. 1-244 Al centro della caverna si levava una lucente, nera casa... una casa che sembrava fatta d'ebano levigato. Strani simboli ne avvolgevano i lati, e diagrammi simili a quelli che avevo veduto sulle pareti della galleria del lago. Ci avvicinammo a questa casa e varcammo la soglia della larga, alta porta. All'interno si trovavano tre nere bare di pietra, scolpite e incise in modo curioso. Le bare non avevano coperchio. Sbirciai dentro e, scorgendone il contenuto, trattenni il fiato, sentendomi venir meno. “Figlio mio” esclamò l'abate che ci guidava “contemplale. Furono Dei nella nostra terra, ai tempi che precedettero le montagne. Si aggirarono per il nostro Paese quando i mari ne bagnavano le coste e quando nel firmamento si trovavano stelle diverse. Guardali, perché nessuno, tranne gli iniziati, li ha mai veduti.” … Tre figure d'oro giacevano dinanzi a noi, completamente nude. Due uomini e una donna. Ogni linea, ogni minimo segno di quei corpi erano fedelmente riprodotti dall'oro. Ma quali dimensioni! La donna aveva una statura di almeno tre metri, e la statura del più alto dei due uomini non era inferiore ai quattro metri e mezzo. Avevano la testa grande e alquanto conica alla sommità. Le mascelle erano strette, con una bocca piccola, dalle labbra sottili. Il naso era lungo e stretto, mentre gli occhi, non obliqui, erano profondamente infossati. Non li si sarebbe detti corpi imbalsamati... ma addormentati. … Vidi, da un lato, il coperchio di una bara: su di esso era incisa una carta dei cieli... ma che aspetto strano vi avevano le stelle! Gli studi astrologici mi avevano reso assai familiari i cieli notturni; la carta li raffigurava, però, in modo molto, molto diverso. L'abate più anziano si voltò verso di me e disse: “Stai per diventare un iniziato, stai per vedere il passato e conoscere il futuro. Lo sforzo sarà molto grande. Molti ne muoiono, e molti falliscono, ma nessuno esce vivo di qui, a meno che non superi la prova. Sei preparato e disposto ad affrontarla?” Risposi affermativamente. Mi condussero accanto a un lastrone di pietra che si trovava tra due bare. Eseguendo le loro istruzioni, vi sedetti nell'atteggiamento del loto, con le gambe incrociate, con la colonna vertebrale eretta, e il palmo delle mani rivolto verso l'alto. Quattro bastoncelli d'incenso furono accesi, uno per ciascuna bara e uno per la lastra di pietra sulla quale mi trovavo. Tutti gli abati presero una lampada e uscirono. Una volta chiusa la nera e massiccia porta, rimasi solo con i cadaveri che risalivano a remotissimi tempi. Il tempo passò, mentre meditavo. La lampada che avevo portato con me crepitò e si spense. Per alcuni attimi il lucignolo brillò incandescente, sentii l'odore della stoffa bruciata, poi anche questa sensazione si attenuò e scomparve. Mi distesi supino sul lastrone di pietra ed eseguii quegli speciali esercizi di respirazione che mi erano stati insegnati per anni. Il silenzio e l'oscurità erano ossessivi. Si trattava davvero del silenzio della tomba. Di colpo, il mio corpo divenne rigido, catalettico. Avevo le membra intorpidite e gelide come ghiaccio. Provai la sensazione di morire, di morire in quell'antica tomba a più di centoventi metri di profondità sotto la luce del sole. Ecco un violento e vibrante sussulto interiore, e l'impressione, ma senza alcun suono, di strani fruscii e crepitii, come di vecchio cuoio che venisse srotolato. A poco a poco nella tomba dilagò una pallida luce azzurrognola, simile al chiaro di luna su un alto passo di montagna. Sentii un dondolamento, un sollevarsi e un ricadere. Per un attimo potei immaginare di trovarmi una volta di più su un aquilone sobbalzante e sussultante all'estremità del cavo. Poi si insinuò in me la consapevolezza del fatto che stavo galleggiando al di sopra del mio corpo fisico. E con tale consapevolezza venne il movimento. Simile a uno sbuffo di fumo scivolai via, quasi fossi trasportato da un vento che non sentivo. Sopra di me scorsi un che di luminoso, come una coppa d'oro. Dal mio ventre pendeva una corda dal colore azzurro-argenteo. Pulsava di vita e splendeva di vitalità. Contemplai il mio corpo supino che ora riposava come un cadavere tra altri cadaveri. Piccole differenze tra il mio corpo e quelli delle figure gigantesche apparvero chiare lentamente. Mi

concentrai in tale osservazione. Pensai alla meschina superbia dell'attuale genere umano e mi domandai in qual modo i materialisti avrebbero potuto spiegare la presenza di quelle figure immense. Pensai... ma poi mi accorsi che qualcosa stava turbando i miei pensieri. Sembrava che non fossi più solo. Mi giungevano brandelli di conversazioni, frammenti di pensieri inespressi. Immagini frammentarie incominciarono a balenare nella mia visione mentale. In lontananza, qualcuno sembrava far suonare una grande campana dai rintocchi profondi. Rapidamente il suono si fece vicino, e ancor più vicino, finché parve esplodermi nel cranio, e io vidi goccioline di luce colorata e lampi di colori ignoti. Il mio corpo astrale veniva sbalestrato e sospinto come una foglia da un vento di tempesta. Strali veloci di dolore incandescente saettavano attraverso la mia coscienza. Mi sentivo solo, abbandonato, un reietto in un universo barcollante. Nere nebbie calarono su di me, e con esse una calma che non apparteneva a questo mondo. Lentamente, le tenebre assolute che mi avvolgevano sì allontanarono. Da qualche punto mi giunse il rombo del mare e il suono raschiante, frusciante dei ciottoli smossi dalle ondate. Sentivo l'odore dell'aria satura di salsedine e il forte aroma delle alghe marine. Era, quella, una scena familiare: pigramente mi voltai sul dorso nella sabbia riscaldata dal sole, e contemplai i palmizi. Ma una parte di me disse: non ho mai veduto il mare, non ho mai sentito parlare di palmizi! Da un vicino boschetto giunsero suoni di voci ridenti, voci che divennero più forti mentre un allegro gruppo di persone abbronzate dal sole appariva. Giganti! Tutti giganti. Abbassai gli occhi e vidi che io pure ero un "gigante". Alle percezioni astrali pervennero le impressioni: innumerevoli secoli prima la terra girava più vicina al Sole, nel senso opposto. I giorni erano più brevi e più caldi. Sorsero grandi civiltà e gli uomini ebbero conoscenze maggiori di quelle attuali. Poi, dagli spazi esterni si avvicinò un pianeta vagante, e colpì di striscio la Terra. La Terra venne proiettata piroettante fuori della sua orbita e nella direzione opposta. Venti formidabili si alzarono e percossero le acque che, sotto la spinta di forze gravitazionali diverse, si avventarono sulla terraferma, e vi furono diluvi, diluvi universali. Terremoti squassarono il mondo. Le terre affondarono sotto il livello dei mari, e altre ne emersero. Quel paese caldo e piacevole ch'era il Tibet cessò di essere una località di soggiorno marina e si innalzò di circa quattromila metri sul livello del mare. Dovunque apparvero montagne possenti che eruttavano lava fumante. Lontano, nella regione delle alte montagne, precipizi lacerarono la superficie e la flora e la fauna di un'epoca tramontata continuarono a esistere. Ma sono troppi gli eventi perché un libro possa contenerli, e una parte della mia "iniziazione astrale" è di gran lunga troppo sacra e privata per poter essere riferita. Qualche tempo dopo, sentii le visioni svanire e oscurarsi. A poco a poco la coscienza, astrale e fisica, mi abbandonò. In seguito, divenni sgradevolmente consapevole del fatto ch'ero gelido, gelido a furia di giacere su un lastrone di pietra, nelle fredde tenebre di un sepolcro. Filamenti di pensieri mi si agitavano nel cervello: “Sì, è tornato a noi. Veniamo!”. Minuti trascorsero, e un fioco bagliore si avvicinò. Lampade alimentate con burro di yak. I tre anziani abati. “Ti sei comportato bene, figlio mio. Per tre giorni sei rimasto disteso qui dentro. Ora hai veduto. Sei morto. E hai vissuto.” 2-126 Finalmente arrivammo a un'ultima stanza. …Aveva l'apparenza di un ripostiglio. … Era qui che il Dalai Lama conservava i numerosi doni che riceveva, quelli di cui Egli non si serviva immediatamente. … Il lama mi guardò e sorrise con benevolenza: "Lobsang, Lobsang, credi che perderei la mia strada?". Sorrise e si allontanò da me, dirigendosi verso un muro lontano. Si guardò attorno per un attimo e poi si mise a fare qualcosa. A quanto potevo vedere stava trafficando con una struttura sul muro, una sporgenza di stucco costruita da un operaio morto da molto tempo. Alla fine si udì un rimbombo di pietre che cadevano e mi girai allarmato, credendo che il soffitto stesse crollando o che il pavimento stesse sprofondando. La mia Guida rise: "Oh, no, Lobsang, siamo completamente al sicuro, completamente al sicuro. Ecco da dove continuiamo il nostro viaggio. E' da qui che entriamo in un altro mondo. Un mondo che pochi hanno veduto. Seguimi. … La sezione di muro era scivolata di lato rivelando un'apertura buia. Riuscivo a scorgere un sentiero polveroso, che dalla stanza si inoltrava nel

foro e scompariva in quelle tenebre infernali. … "Questo è un ingresso costruito da secoli. Il suo segreto è stato ben mantenuto. A meno di conoscerla, questa porta non si può aprire, e per quanto si cerchi dappertutto non c'è traccia di connessione o di incrinatura. Ma vieni, Lobsang, non mettiamoci a discutere sui metodi di costruzione. Stiamo perdendo tempo. Vedrai spesso questo posto. Detto questo si girò e fece strada nell'apertura, dentro il misterioso tunnel che proseguiva a perdita d'occhio. Lo seguii con molta apprensione. Mi fece passare avanti, poi si voltò e manipolò di nuovo qualche cosa. Di nuovo si udì il sinistro rimbombo, il cigolio e lo stridere di ingranaggi, poi un intero pannello di roccia viva scivolò davanti ai miei occhi sbigottiti e chiuse il foro. … Sembrò che avessimo percorso più di un miglio … Poi notai che il corridoio si stava facendo più ampio e più alto. Sembrava che stessimo camminando lungo l'estremità stretta di un imbuto, avvicinandoci a quella più larga. Voltammo per un corridoio e gridai dallo stupore. Vidi davanti a me una vasta caverna. Dal soffitto e dalle pareti provenivano innumerevoli punti luminosi che emanavano una luce dorata, riflessa dalle nostre lampade al burro. La caverna appariva immensa. La fioca illuminazione delle nostre lampade serviva soltanto ad accentuarne l'immensità e l'oscurità. La mia Guida si avvicinò a una fenditura a sinistra del sentiero e ne estrasse, facendo un rumore stridulo, una specie di grosso cilindro metallico. Sembrava arrivare a metà altezza di un uomo, ma nella parte più grossa era certamente largo quanto un uomo. Era rotondo e in cima aveva un congegno che non conoscevo. Sembrava una reticella bianca. Il Lama Mingyar Dondup maneggiò la cosa e poi ne toccò la parte superiore con la sua lampada al burro. Immediatamente si sviluppò una fiamma splendente color giallo chiaro, che mi permise di vedere con chiarezza. La luce emetteva un debole sibilo, come se venisse espulsa sotto pressione. Allora la mia Guida spense le nostre piccole lampade. "Con questa, Lobsang, avremo luce in abbondanza e la porteremo con noi. Voglio che tu impari un po' di storia a partire dagli eoni di molto tempo fa". Si incamminò in avanti, spingendo quella grande luce radiosa, quel barattolo di metallo fiammeggiante, su una cosa simile a uno slittino. Si spostava con facilità. Camminammo scendendo ancora una volta per il sentiero, sempre più verso il basso, tanto che pensai che dovevamo essere arrivati nelle viscere della terra. Finalmente si fermò. Davanti a me c'era un muro nero, ricoperto da un grande pannello d'oro, sul quale erano incisi centinaia, migliaia di disegni. Li guardai, poi guardai dall'altra parte e potei vedere il nero scintillio dell'acqua, come se davanti a me vi fosse un grande lago. "Lobsang, ascoltami con attenzione. Più tardi conoscerai tutto di questo. Voglio parlarti un po' dell'origine del Tibet, un'origine che tu nei prossimi anni sarai in grado di verificare da te quando parteciperai a una spedizione che sto progettando fin da ora", disse. ... Abbiamo dei documenti diligentemente nascosti e conservati che risalgono a epoche remotissime ... . Mi fece vedere le iscrizioni, indicando le varie figure e i vari simboli. Vidi disegni che raffiguravano persone, animali - animali che ora non conosciamo - e poi mi indicò una mappa del cielo, una mappa, però, che perfino io sapevo che non si riferiva alla nostra epoca, in quanto le stelle che riportava erano differenti e fuori posto. Il lama fece una pausa e si voltò verso di me: "Io lo comprendo, Lobsang, questo linguaggio mi è stato insegnato. Adesso lo leggerò per te, ti leggerò questa storia antichissima e poi nei prossimi giorni io e altri ti insegneremo questa lingua segreta, affinché tu possa venire qui a prendere i tuoi appunti, a documentarti e a trarre le tue conclusioni. Questo significherà studiare, studiare e studiare. Dovrai venire a esplorare queste caverne, perché ce ne sono molte e si estendono per miglia sotto di noi". Per un momento stette a osservare le iscrizioni. Poi mi lesse una parte del passato. La maggior parte di quanto egli disse allora, e la massima parte di quanto studiai più tardi, non può essere riferita semplicemente in un libro come questo. Il lettore medio non ci crederebbe, e anche se ci credesse e conoscesse alcuni segreti, allora farebbe probabilmente come altri hanno fatto in passato; potrebbe servirsi a proprio vantaggio dei meccanismi che io ho veduto, per ottenere il predominio sugli altri, per distruggere gli altri come le nazioni stanno ora minacciando di distruggersi reciprocamente con la bomba atomica. La bomba

atomica non è una scoperta nuova. Fu scoperta migliaia di anni fa e portò allora alla rovina la Terra, come succederà adesso, se l'uomo non viene fermato nella sua follia. In ogni religione del mondo, in ogni storia di ciascuna tribù e nazione, ricorre la storia del Diluvio Universale, di una catastrofe durante la quale interi popoli annegarono, durante la quale vi furono terre che sprofondarono e terre che emersero e il mondo fu in subbuglio. Questo ricorre nella storia degli Incas, degli Egiziani, dei Cristiani, di tutti. … Appena mi fui sistemato incominciò a parlare, ed ecco quanto mi disse. "Molto, molto tempo fa la Terra era un luogo molto diverso. Essa ruotava molto più vicino al sole e nella direzione opposta, mentre accanto a essa vi era un altro pianeta, un suo gemello. I giorni erano più brevi, sicché sembrava che l'uomo avesse una vita più lunga. Sembrava che l'uomo vivesse per centinaia d'anni. Il clima era più caldo, la flora tropicale e più rigogliosa. La fauna cresceva fino a dimensioni enormi e sotto molte e svariate forme. La forza di gravità era molto inferiore a quella attuale, a causa del diverso ritmo di rotazione della Terra, e l'uomo era forse due volte più grande di quanto sia ora, ma anche in questo caso era un pigmeo in confronto a un'altra razza che viveva con lui. Infatti sulla Terra vivevano gli appartenenti a un altro sistema, i quali erano degli esseri ultracerebrali. Essi vigilavano sulla Terra e insegnavano molte cose agli uomini. L'umanità era allora come una colonia, come una classe che viene istruita da un insegnante benevolo. Questi enormi giganti insegnarono molte cose all'uomo. Spesso salivano su uno strano velivolo di metallo luccicante e attraversavano il cielo da una parte all'altra. L'uomo, il povero uomo ignorante, ancora agli albori della ragione, non riusciva assolutamente a capire, in quanto il suo intelletto era appena superiore a quello delle scimmie. Per innumerevoli epoche l'esistenza sulla terra seguì un andamento tranquillo. La pace e l'armonia regnavano fra tutte le creature. Gli uomini potevano conversare tra di loro senza parlare, per telepatia. Ricorrevano alla parola soltanto per le conversazioni di carattere locale. Poi gli ultracerebrali, i quali erano molto più grandi dell'uomo litigarono. Emersero tra di loro forze dissidenti. Essi non riuscivano a mettersi d'accordo su determinate questioni, proprio come succede oggi tra le razze. Un gruppo se ne andò in un'altra parte del mondo e cercò di dettare legge. Ci fu la guerra. Alcuni superuomini si uccisero tra di loro e intrapresero guerre spietate, sterminandosi a vicenda in larga misura. L'uomo, pronto a imparare, apprese le arti della guerra; l'uomo imparò a uccidere. Sicché la Terra, che in precedenza era stata un luogo pacifico, divenne un centro di discordia. Per un certo periodo di tempo, per alcuni anni, i superuomini lavorarono in segreto, una metà di essi contro l'altra metà. Un giorno vi fu una terrificante esplosione e tutta la terra sembrò scuotersi e cambiare la direzione del suo corso. Fiamme rosseggianti attraversarono il cielo e la terra fu avviluppata dal fumo. Alla fine il frastuono si spense, ma dopo molti mesi comparvero nel cielo degli strani segni, che riempirono di terrore il popolo della Terra. Si stava avvicinando un pianeta che diventava rapidamente sempre più grande. Era evidente che sarebbe entrato in collisione con la Terra. Salirono grandi maree, che provocarono i venti, mentre i giorni e le notti si riempirono dell'urlo di una tempesta furiosa. Comparve un pianeta che occupò tutto il cielo e alla fine sembrò che dovesse precipitarsi a capofitto sulla Terra. Man mano che il pianeta si avvicinava sempre più, si sollevarono immense ondate di marea, che sommersero interi tratti di terraferma. I terremoti fecero tremare la superficie del globo e i continenti furono inghiottiti in un batter d'occhio. La razza dei superuomini dimenticò i suoi litigi; si affrettarono a salire sulle loro macchine luccicanti e si alzarono nel cielo, allontanandosi velocemente dalle difficoltà che tormentavano la Terra. Ma su quest'ultima i terremoti continuavano; le montagne si sollevarono, e insieme a loro si sollevò il fondo marino. Le terre sprofondavano e venivano sommerse dall'acqua; la gente di quell'epoca fuggiva terrorizzata, impazzita per la paura di quella che riteneva la fine del mondo, e per tutto il tempo i venti divennero più violenti, il frastuono e lo strepito più difficili da sopportare, frastuono e strepito che sembravano spezzare i nervi e portare gli uomini alla pazzia. Il pianeta invasore si avvicinò e ingrandì sempre più, finché alla fine si accostò nei limiti di una certa distanza e vi fu uno schianto spaventoso, da cui guizzò un'immensa scintilla

elettrica. I cieli ardevano di scariche continue, mentre si formarono delle nubi nere come la fuliggine che trasformarono i giorni in una notte ininterrotta di immenso terrore. Sembrava che anche il sole stesse immobile per l'orrore di fronte al flagello, poiché, stando ai documenti, per moltissimi giorni la rossa sfera solare rimase ferma, rossa come il sangue, emettendo grandi lingue di fuoco. Poi alla fine le nere nubi si chiusero e tutto fu avvolto dall'oscurità. I venti divennero freddi, poi caldi; migliaia di persone morirono per il cambiamento di temperatura, che mutava continuamente. Il Cibo degli Dei, che qualcuno ha chiamato manna, cadde dal cielo. Senza di esso gli abitanti e gli animali della Terra sarebbero morti di fame, a causa della distruzione dei raccolti, a causa della perdita di tutti gli altri viveri. Uomini e donne vagabondavano da un punto all'altro in cerca di riparo, in cerca di qualche luogo dove potessero far riposare i loro corpi stanchi e tormentati dall'uragano, torturati dalla fatica, pregando per avere tranquillità, sperando di salvarsi. Ma la Terra tremava e rabbrividiva, le piogge la inondavano e per tutto il tempo dallo spazio esterno vennero ondate d'acqua e scariche di elettricità. Con il passare del tempo, man mano che le pesanti nubi nere si allontanavano, si vide che il sole diventava sempre più piccolo. Sembrava che indietreggiasse e gli abitanti della Terra si lamentavano a gran voce per la paura. Credevano che il Dio Sole, Colui che dà la Vita, fuggisse da loro. Ma, cosa ancora più strana, adesso il sole si spostava attraverso il cielo da est a ovest, anziché da ovest verso est come avveniva prima. L'uomo aveva perduto ogni nozione del tempo. Con l'oscurarsi del sole non esisteva nessun metodo in base al quale se ne potesse misurare il passaggio; neanche gli uomini più saggi sapevano quanto tempo prima questi fatti avessero avuto luogo. Nel cielo fu scorta un'altra strana cosa; un mondo, un mondo piuttosto grande, giallo, biconvesso, che sembrava anch'esso sul punto di precipitare sulla Terra. Quello che, come ora sappiamo, era la Luna, sembrò a quell'epoca un avanzo proveniente dalla collisione dei due pianeti. Più tardi le razze dovevano scoprire una grande depressione sulla terra, in Siberia, dove può darsi che la superficie terrestre sia stata danneggiata dalla eccessiva vicinanza di un altro mondo, oppure che si tratti anche di un punto dal quale si era distaccata la Luna. Prima della collisione vi erano state città e alti edifici che contenevano la maggior parte della conoscenza della Razza Superiore. Erano stati abbattuti durante il trambusto ed erano ridotti a cumuli di macerie che celavano tutta quella conoscenza segreta. Gli stregoni delle tribù sapevano che dentro quei cumuli vi erano scatole contenenti esemplari e libri incisi su metallo. Sapevano che tutta la conoscenza del mondo giaceva dentro quei mucchi di rifiuti, sicché si misero al lavoro per scavare e scavare, per vedere ciò che si poteva salvare nei documenti, affinché potessero accrescere il loro potere servendosi della conoscenza della Razza Superiore. Attraverso gli anni successivi, i giorni si fecero sempre più lunghi finché non durarono quasi il doppio rispetto a quelli che precedettero il flagello, e poi la Terra si assestò nella sua nuova orbita, accompagnata dalla sua luna, la Luna che era il risultato di una collisione. Tutta la terra tremava e brontolava, le montagne si ergevano ed eruttavano fiamme, rocce e distruzione. Grandi fiumi di lava si precipitavano di sorpresa dai fianchi delle montagne e distruggendo tutto ciò che si trovava sul loro cammino, ma spesso inghiottendo monumenti e fonti di conoscenza, tanto che il duro metallo su cui molti documenti erano stati scritti non venne fuso dalla lava, bensì protetto da essa, conservato in una custodia di pietra, di pietra porosa che nel corso del tempo si erose , in maniera che i documenti che vi erano racchiusi vennero alla luce e caddero nelle mani di coloro che se ne sarebbero serviti. Ma questo non durò tuttavia per molto tempo. A poco a poco, man mano che la Terra si assestava meglio nella sua nuova orbita, il freddo penetrò in tutto il mondo, mentre gli animali morivano o si spostavano verso zone più calde. Il mammut e il brontosauro si estinsero poiché non riuscirono ad adattarsi alle nuove forme di vita. Il ghiaccio cadde dal cielo e i venti si fecero rigidi. C'erano ormai molte nuvole, mentre prima non ce n'era stata quasi nessuna. Il mondo era un luogo molto cambiato; i mari avevano le maree, mentre prima erano stati laghi tranquilli increspati al massimo da un venticello di passaggio. Adesso ondate enormi si alzavano fino al cielo e per molti anni le

maree furono immense e minacciarono di inghiottire la terraferma e di sommergere gli esseri umani. Anche il firmamento appariva diverso. Di notte si videro strane stelle al posto di quelle note e la Luna era molto vicina. Germogliarono nuove religioni poiché i sacerdoti di quell'epoca cercarono di mantenere il loro potere e di dare una spiegazione degli avvenimenti. Essi dimenticarono molte cose riguardo alla Razza Superiore, si preoccuparono soltanto del loro potere, della loro importanza. Tuttavia non potevano dire come ciò fosse capitato o accaduto. Essi lo attribuirono alla collera di Dio e insegnarono che ogni uomo era nato nel peccato. Con il trascorrere del tempo, mentre la Terra si sistemava nella sua nuova orbita e mentre le condizioni atmosferiche si facevano più serene, l'umanità diventava più piccola e più bassa. Passarono i secoli e le terre divennero più stabili. Comparvero molte razze quasi in via sperimentale, le quali lottarono, si indebolirono e scomparvero, per essere sostituite da altre. Alla fine si sviluppò un tipo più forte e la civiltà ricominciò, la civiltà che fin dal suo primo nascere portò un ricordo razziale di un terribile flagello, e alcuni tra i più illuminati fecero ricerche per scoprire ciò che era realmente accaduto. Ormai il vento e la pioggia avevano compiuto la loro opera. Dai frammenti di lava incominciarono ad affiorare gli antichi documenti e gli esseri umani di intelligenza superiore che adesso erano sulla terra furono capaci di raccoglierli e di sottoporli all'esame dei loro stregoni, i quali alla fine, dopo molti sforzi, riuscirono a decifrare alcuni degli scritti. Appena una minima parte dei documenti divenne leggibile e gli scienziati dell'epoca incominciarono a capirli, essi incominciarono a cercarne affannosamente altri, per mezzo dei quali ricomporre il quadro completo degli insegnamenti e colmare le lacune. Furono intraprese grandi opere di scavo e vennero alla luce molte cose interessanti. Allora la nuova civiltà effettivamente germogliò. Si costruirono città e centri abitati e la scienza incominciò la sua corsa precipitosa verso la distruzione. Si mette sempre in risalto la distruzione, purché le minoranze raggiungano il potere. Non si tenne assolutamente conto che l'uomo potesse vivere in pace e che la mancanza di pace aveva provocato le precedenti sventure. Per molti secoli la scienza esercitò il suo dominio. I sacerdoti si fecero passare per scienziati e misero fuori legge tutti quegli scienziati che non erano nello stesso tempo sacerdoti. Accrebbero il loro potere; adoravano la scienza, facevano tutto quello che potevano per tenere il potere nelle loro mani per schiacciare l'uomo comune e per impedirgli di pensare. Pretesero di essere essi stessi degli dei; nessuna opera poteva essere compiuta senza il benestare dei sacerdoti. I sacerdoti prendevano ciò che volevano: senza impedimenti, senza opposizione, mentre per tutto il tempo aumentarono il loro potere, finché sulla Terra essi non furono onnipotenti in senso assoluto, dimenticando che il potere assoluto corrompe gli esseri umani. Grandi velivoli senza ali attraversavano l'aria, l'attraversavano senza emettere alcun suono, oppure rimanevano sospesi immobili come neanche gli uccelli riuscivano a fare. Gli scienziati avevano scoperto il segreto di controllare la gravità e la forza antigravitazionale, nonché di sfruttarle a favore del loro potere. Immensi blocchi di pietra venivano manovrati e collocati dove si voleva da un solo uomo e per mezzo di un piccolissimo congegno, che si poteva tenere nel palmo della mano. Nessun lavoro era troppo gravoso, in quanto l'uomo si limitava ad azionare le sue macchine senza fare alcuno sforzo. Immense macchine sferragliavano su tutta la superficie della Terra, ma nulla si muoveva sulla superficie del mare tranne che per diporto, poiché viaggiare per mare era troppo lento tranne che per coloro che desiderassero godersi il vento e le onde. Ogni cosa viaggiava attraverso l'aria, oppure via terra per tragitti più brevi. La gente si trasferiva su diversi territori e fondava colonie. Ma ormai aveva perduto il suo potere telepatico, in seguito al flagello della collisione. Ormai non parlava più un linguaggio comune; i dialetti si fecero sempre più penetranti, finché alla fine non furono lingue completamente diverse e incomprensibili tra loro. La mancanza di comunicazione e l'insuccesso nel comprendersi reciprocamente, nel comprendere i rispettivi punti di vista, fecero sì che tra le razze sorgessero divergenze e incominciassero le guerre. Furono inventate armi terribili. Le lotte infuriarono ovunque. Uomini e donne rimanevano menomati, e i terribili raggi che venivano prodotti stavano

provocando molte mutazioni nella razza umana. Passarono gli anni, la lotta si fece più accanita e la carneficina più orrenda. Ovunque gli inventori, spronati dai loro sovrani, si sforzavano di creare armi più mortali. Gli scienziati lavoravano per escogitare dispositivi di offesa ancora più spaventosi. Furono allevati germi trasmettitori di malattie e lanciati tra i nemici da aeroplani che volavano ad alta quota. Le bombe abbattevano i sistemi di fognatura, sicché malattie e pestilenze infuriarono su tutta la Terra distruggendo esseri umani, animali e piante. Il mondo veniva spinto alla distruzione. In un remoto distretto, molto distante dal conflitto, un gruppo di sacerdoti lungimiranti, i quali non erano stati contaminati dalla sete di potere, presero delle sottili lastre d'oro e vi incisero la storia della loro epoca, vi incisero le mappe del firmamento e dei territori. Affidarono a esse i più riposti segreti della loro scienza e misero solennemente in guardia contro i pericoli che sarebbero capitati a coloro i quali avessero abusato di questa conoscenza. Trascorsero anni, durante i quali vennero preparate queste lastre, che poi, insieme a esemplari autentici delle armi, degli utensili, dei libri e di tutte le cose utili, furono occultate nella pietra e nascoste in diversi posti, affinché i loro successori conoscessero il passato e, come era auspicabile, se ne giovassero. Infatti quei sacerdoti erano a conoscenza dell'andamento dell'umanità; sapevano ciò che doveva accadere e quanto previsto si avverò. Una nuova arma fu fabbricata e sperimentata. Una nuvola fantastica salì vorticosamente nella stratosfera, mentre la Terra tremò, vacillò di nuovo e sembrò oscillare sul suo asse. Immensi muri d'acqua si sollevarono sulla terraferma e spazzarono via molte razze dell'uomo. Ancora una volta le montagne sprofondarono sotto i mari e altre ne emersero al loro posto. Alcuni uomini, donne e animali, i quali erano stati avvertiti da quei sacerdoti, si salvarono salendo a bordo di navi e mettendosi al riparo dai gas velenosi e dai germi che devastavano la Terra. Altri uomini e donne furono portati in alto nell'aria man mano che i territori sui quali abitavano si sollevavano; altri, non altrettanto fortunati, furono portati giù, forse al disotto dell'acqua o forse sprofondarono, man mano che le montagne si chiudevano sulle loro teste. Il Diluvio Universale, le fiamme e i raggi mortali uccisero milioni di individui, di persone; al mondo restavano ormai soltanto pochissimi individui, isolati gli uni dagli altri dal capriccio della catastrofe. Erano mezzo impazziti per via del disastro, usciti di senno per via del frastuono terrificante e della confusione. Per molti anni si nascosero nelle caverne e nelle fitte foreste. Dimenticarono tutti la cultura e tornarono allo stato selvaggio, come agli albori dell'umanità, coprendosi di pelli e dipingendosi con il succo delle bacche, portando in mano bastoni ornati di pietre silicee. Alla fine si formarono nuove tribù, che vagarono sulla nuova superficie del mondo. Alcune si insediarono in quello che ora è l'Egitto, altre in Cina, ma quelle che occupavano piacevoli località poco elevate sul mare, cosa che era stata molto favorita dalla razza superiore, si trovarono a molte migliaia di piedi di altezza, circondate dalle interminabili montagne e su un territorio che si raffreddava rapidamente. Nell'aria rigida e rarefatta morirono a migliaia. I sopravvissuti divennero i capostipiti del moderno e coraggioso tibetano, appartenente alla regione che oggi è il Tibet. Questo era stato il luogo in cui il gruppo di sacerdoti lungimiranti si era servito delle sue sottili lastre d'oro e vi aveva inciso tutti i suoi segreti. Queste lastre, insieme a tutti gli esemplari delle loro arti e mestieri, erano state nascoste in una profonda caverna nel cuore di una montagna, per diventare accessibili a una razza sacerdotale più recente. Altre vennero nascoste in una grande città che si trova adesso sull'Altopiano del Tibet. Tuttavia ogni cultura non si estinse del tutto, anche se il genere umano era tornato allo stato selvaggio, alle Epoche della Desolazione. Ma su tutta la superficie terrestre vi erano punti isolati in cui piccoli gruppi di uomini e donne lottavano per tenere viva la conoscenza, per mantenere accesa la fiamma vacillante dell'intelletto umano, un piccolo gruppo che continuava a battersi alla cieca nell'oscurità infernale dell'inciviltà. Per tutti i secoli che seguirono vi furono molte forme di religione, molti tentativi di scoprire la verità su quanto era accaduto, mentre dall'inizio alla fine la conoscenza rimase nascosta nelle profonde caverne del Tibet, incisa su lastre d'oro indistruttibili, stabili, incontaminate, che attendevano coloro che le avrebbero scoperte e

decifrate. A poco a poco l'uomo progredì nuovamente. Il buio dell'ignoranza cominciò a dissiparsi. La brutalità si tramutò in una forma di semiciviltà. Ci fu in effetti una specie di progresso. Si eressero di nuovo città e le macchine volarono nel cielo. Ancora una volta le montagne non furono un ostacolo, l'uomo percorreva tutto il mondo attraverso i mari e sulla terra. Come era già avvenuto, l'uomo, accrescendo la sua conoscenza e il suo potere, divenne arrogante e oppresse i popoli più deboli. Ci fu agitazione, odio, persecuzione e tradimento. Il popolo più forte opprimeva quello più debole. I popoli più deboli elaborarono macchine e vi furono guerre, ancora guerre che duravano anni. Mai si produssero tante armi nuove e più terribili. Ciascuna parte cercava di scoprire le armi più tremende di tutte, mentre in tutto quel tempo la conoscenza rimaneva nelle caverne del Tibet. Contemporaneamente sull'Altopiano del Tibet si trova una grande città desolata, incustodita, che contiene la conoscenza più preziosa del mondo, che attende coloro che vorranno entrare a vedere, che giace in attesa.

LA CITTA' TRA I GHIACCI

1-209 Continuammo ad arrancare nella nebbia gelida, umida e vischiosa, dirigendoci faticosamente, infelici, non sapevamo dove. Stringendoci addosso le vesti in cerca d'una illusione di calore. Con il fiato corto e il corpo percorso da brividi per il freddo intenso. Sempre e sempre più avanti. E poi ci fermammo di colpo, pietrificati dallo stupore e dallo spavento. La nebbia stava diventando calda, il suolo stava diventando ardente. Coloro che si trovavano dietro di noi non si erano ancora spinti così avanti; non vedevano nulla e vennero a urtarci contro. Riprendendoci alquanto dallo stupore nell'udire le risa del lama Mingyar Dondup, riprendemmo il cammino alla cieca, tastando con la mano colui che ci precedeva, mentre l'uomo in prima fila tastava il terreno dinanzi a sé, senza veder nulla, con il bastone. Sotto i nostri piedi, pietre minacciarono di farci inciampare e cadere, sassi rotolarono. Pietre? Sassi? Dove si trovava allora il ghiacciaio, dove si trovavano i ghiacci? Del tutto improvvisamente, la nebbia si diradò e ci trovammo al di là di essa. A uno a uno ci facemmo avanti barcollando e... be', mentre mi guardavo intorno, credetti di essere morto di freddo e di trovarmi nei Campi Celesti. Mi stropicciai gli occhi con le mani calde; mi pizzicai e sfregai le nocche contro una roccia per constatare se fossi carne o puro spirito. Ma poi tornai a guardarmi intorno; i miei otto compagni si trovavano intorno a me. Era mai possibile che fossimo stati trasportati tutti, e in modo così improvviso, nei Campi Celesti? E se così era, dove si trovava il decimo componente del gruppo, quello ch'era andato a sfracellarsi contro la parete rocciosa? Ed eravamo, poi, proprio tutti degni del paradiso che vedevo dinanzi a noi? Soltanto trenta battiti del cuore ci separavano dal momento in cui avevamo rabbrividito di freddo, dall'altro lato della cortina di nebbia. Ora ci trovavamo quasi al margine del collasso per la gran calura! L'aria tremolava, il terreno fumava. Una sorgente ribolliva fuori della terra, proprio ai nostri piedi, sospinta da getti di vapore. Intorno a noi si stendevano verdi prati, più verdi di quanti ne avessi mai veduti. Piante dalle larghe foglie crescevano alte, arrivando più in su delle nostre ginocchia. Lo stupore e la paura ci attanagliavano. … Ci guardammo intorno, troppo spaventati, quasi, per muoverci, e la mia guida parlò ancora: “Superiamo con un balzo questo ruscello, superiamolo con un balzo perché l'acqua è bollente. Pochi chilometri ancora e ci troveremo in un luogo davvero meraviglioso dove potremo riposarci”. Aveva ragione, come sempre. Cinque chilometri più avanti, circa, ci allungammo sul terreno rivestito di muschio completamente nudi, in quanto avevamo l'impressione di bollire. Lì crescevano alberi come non ne avevo mai veduti, e come probabilmente non ne vedrò mai più. Fiori dalle tinte assai vivide tappezzavano ogni cosa. Rampicanti allacciavano i tronchi d'albero e pendevano dai rami. A destra della piacevole radura nella quale stavamo riposando, vedevamo un laghetto e

le increspature e i cerchi sulla sua superficie denotavano la presenza di vita in quelle acque. Continuavamo a sentirci stregati, ed eravamo certi di essere stati uccisi dal calore, passando su un altro piano dell'esistenza. Oppure ci aveva uccisi il gelo? Non lo sapevamo! La vegetazione era lussureggiante; ora che ho viaggiato per il mondo, direi che si poteva considerarla tropicale. Vedevamo uccelli di una specie che ancor oggi non conosco. Il terreno era di natura vulcanica. Sorgenti calde sgorgavano dal suolo e si sentivano odori sulfurei. La mia guida ci disse che, a quanto egli sapeva, esistevano soltanto due luoghi come quelli nella regione delle alte montagne. Disse che il calore sotterraneo e le sorgenti calde scioglievano il ghiaccio e che le alte pareti rocciose della valle intrappolavano l'aria calda. La densa nebbia bianca attraverso la quale eravamo passati, segnava il punto d'incontro tra correnti calde e correnti fredde. Ci disse inoltre di aver veduto scheletri di animali giganteschi, scheletri che, in altri tempi, dovevano aver sostenuto il peso di esseri alti anche sei o nove metri. In seguito vidi io stesso queste ossa. In questo luogo, scorsi per la prima volta uno yeti. Mi trovavo chino, intento a raccogliere erbe medicinali, quando un non so che mi indusse ad alzare gli occhi. Ed ecco, a meno di dieci metri da me, la creatura della quale avevo sentito tanto parlare. I genitori nel Tibet minacciano spesso i bambini cattivi dicendo: “Comportati bene, altrimenti uno yeti ti porterà via!”. E ora pensai che uno yeti stava per portar via me. E la prospettiva non mi rese affatto felice. Ci fissammo a vicenda, paralizzati entrambi dallo spavento, per un periodo di tempo che parve un'eternità. Lo yeti mi stava additando con una mano, ed emetteva un curioso suono miagolante simile a quello di un gattino. Il cranio sembrava non avere lobi frontali, ma era inclinato all'indietro partendo quasi dalle foltissime sopracciglia. Il mento era molto sfuggente e i denti erano larghi e sporgenti. Ciononostante, la capacità cranica sembrava simile a quella dell'uomo moderno, a eccezione della fronte mancante. Mani e piedi erano grandi e i piedi erano volti in fuori. Le gambe erano arcuate e le braccia molto più lunghe del normale. Notai che la creatura si appoggiava, camminando, sul lato esterno dei piedi, come gli esseri umani. (Le scimmie e gli antropoidi non camminano appoggiandosi alla superfici e esterna dei piedi). Mentre guardavo e forse trasalivo di paura, o per qualche altra ragione, lo yetí strillò, si voltò e balzò via. Sembrava, spiccare balzi "su una sola gamba" e il risultato faceva pensare a passi giganteschi. Anche il mio impulso fu quello di fuggire, nella direzione opposta! … Qualche giorno dopo, vedemmo alcuni yeti in lontananza. Si affrettarono a nascondersi e noi ci guardammo bene dal provocarli. Il lama Mingyar Dondup ci disse che questi yeti erano esponenti primitivi della razza umana; avevano seguito un corso diverso dell'evoluzione e potevano sopravvivere solo nelle località più isolate. Molto spesso accadeva di sentir parlare di yeti che avevano abbandonato la regione delle alte montagne ed erano stati veduti correre a balzi in vicinanza delle regioni abitate. … Posso solo dire di aver veduto yeti adulti e yeti bambini. Ho veduto anche scheletri di yeti. Alcune persone hanno espresso dubbi sulla mie affermazioni concernenti gli yeti. A quanto pare sono stati scritti su di essi volumi basati su supposizioni, ma nessuno di questi autori ha veduto un solo yeti, come ammettono. Io li ho veduti. Alcuni anni fa Marconi venne deriso allorché affermò che avrebbe trasmesso un messaggio via radio attraverso l'Atlantico. I medici dell'Occidente asserirono solennemente che l'uomo non avrebbe potuto superare la velocità di ottanta chilometri all'ora, altrimenti la pressione dell'aria lo avrebbe ucciso. Vi sono state leggende su un pesce che veniva descritto come un "fossile vivente". Ora gli scienziati hanno veduto questi pesci, li hanno catturati, dissezionati. E se gli occidentali potessero fare a modo loro, i nostri poveri, antichi yeti verrebbero catturati, dissezionati e conservati nell'alcol. Noi riteniamo che gli yeti siano stati costretti a rifugiarsi sulle alte montagne, e che altrove, tranne rarissimi vagabondi, siano estinti. 1-214 Crescevano in questi luoghi erbe estremamente rare, e soltanto per esse avevamo compiuto il viaggio. Vi abbondavano anche frutti, frutti come non ne avevamo mai veduti. Li assaggiammo, li apprezzammo e ce ne saziammo... ma la penitenza fu dura. Durante la notte e per tutta la giornata successiva dovemmo darci un gran da fare a raccogliere erbe medicinali. I

nostri stomachi non erano abituati a quel cibo. Dopo di allora, non toccammo più i frutti! Ci caricammo fino al massimo limite di erbe e di piante e tornammo sui nostri passi attraverso la nebbia. Il freddo, dall'altro lato, era terribile. Probabilmente, provammo tutti l'impulso di tornare indietro e di stabilirci nella tiepida lussureggiante valle. 2-7 Partecipai inoltre a una memorabile spedizione nella zona più inaccessibile del Tibet, nel punto più elevato dell'Altopiano del Tibet. Qui noi della spedizione scoprimmo una valle profondamente isolata fra crepacci rocciosi, scaldata dal fuoco eterno della Terra, che faceva traboccare le acque bollenti e le riversava nel fiume. Scoprimmo anche una città maestosa, metà della quale era esposta all'aria calda della valle segreta e l'altra metà era immersa nella luminosità di un ghiacciaio. Il ghiaccio era talmente trasparente che l'altra parte della città era visibile come attraverso il più limpido specchio d'acqua. Il settore della città che si era disgelato era quasi intatto. Infatti il trascorrere degli anni non aveva danneggiato gli edifici. L'aria immobile, l'assenza del vento li avevano preservati dal guasto derivante dall'attrito. Camminammo lungo le strade, essendo le prime persone a percorrerle da migliaia e migliaia di anni. Vagammo senza meta tra le case che sembravano in attesa dei loro proprietari, finché guardando meglio non vedemmo strani scheletri pietrificati e ci rendemmo conto che si trattava di una città morta. Vi erano molti congegni fantastici che denotavano che un tempo questa valle nascosta era stata sede di una civiltà molto più grande di qualunque altra apparsa sulla faccia della Terra. Questo ci provò in maniera definitiva che in confronto alla gente di quell'epoca eravamo tuttora dei selvaggi. 2-150 La mia Guida, il Lama Mingyar Dondup, alcuni compagni e io, eravamo partiti dal Potala dai tetti d'oro, a Lhasa, alla ricerca di erbe rare. Per diverse settimane avevamo viaggiato salendo, sempre salendo, addentrandoci nel gelido Settentrione, nell'Altopiano del Tibet o Shamballah, come qualcuno lo chiama. ... Qui, a quasi 25.000 piedi (circa 7500m) sul livello del mare, il cielo era di color porpora vivace, in confronto al quale le rare chiazze di nuvole che lo attraversavano veloci erano incredibilmente bianche. … Seguitammo ad arrampicarci, mentre il terreno diventava sempre più impervio a ogni passo. I polmoni ci raschiavano in gola. … Alla fine arrivammo di nuovo a quella misteriosa fascia nebbiosa e la attraversammo, mentre il terreno sotto i nostri piedi diventava sempre più caldo e l'aria intorno a noi si faceva sempre più mite e confortante. A poco a poco emergemmo dalla nebbia nel paradiso lussureggiante di quell'incantevole santuario. Di fronte a noi stava di nuovo quella terra appartenente a un'epoca da tempo trascorsa. Quella notte ci riposammo nel tepore accogliente della Terra Segreta. Era meraviglioso dormire su un soffice letto di muschio e respirare il dolce profumo dei fiori. Qui in questa regione c'erano frutti che non avevamo mai assaggiato, frutti che gustammo e provammo ancora. Era splendido, inoltre, poter fare il bagno nell'acqua calda e stendersi comodamente su una sponda dorata. Il giorno seguente andammo avanti, salendo sempre più in alto, ma ormai non eravamo più preoccupati. Avanzammo attraverso gruppi di rododendri, passammo accanto ad alberi di noce e ad altri di cui ignoravamo il nome. ... Il giorno dopo riprendemmo la nostra marcia, ma avevamo percorso soltanto due o tre miglia quando all'improvviso, inaspettatamente, sbucammo in una radura aperta, un punto in cui gli alberi terminavano e davanti a noi .... Guardammo. La radura di fronte a noi era vasta. Di fronte a noi c'era una pianura che si estendeva da un lato all'altro per più di cinque miglia. Nella sua parte estrema c'era un'immensa lastra di ghiaccio che si protendeva verso l'alto, come un cristallo che toccava il cielo, come se in effetti fosse una finestra sul cielo, o una finestra sul passato. Infatti, al di là di questa lastra di ghiaccio, potevamo vedere, come attraverso un limpidissimo specchio d'acqua, una città, intatta, una strana città, di cui non avevamo mai visto l'uguale neanche nei libri illustrati che avevamo al Potala. Degli edifici sporgevano dal ghiacciaio. La maggior parte di essi era in buono stato di conservazione, in quanto il ghiaccio si era sciolto pian piano sotto l'azione dell'aria calda della valle segreta, in modo talmente lieve e graduale che neanche una pietra o una parte della struttura aveva subito danni. Infatti alcuni di essi erano perfettamente intatti, conservati per un numero imprecisato

di secoli dalla meravigliosa aria pura e asciutta del Tibet. In realtà alcuni di quegli edifici apparivano così nuovi da far supporre che fossero stati costruiti forse una settimana prima. La mia Guida, il Lama Mingyar Dondup, ruppe il nostro silenzio reverenziale, dicendo: "Fratelli, mezzo milione d'anni fa questa era la dimora degli Dei. Mezzo milione di anni fa questo era un piacevole luogo di soggiorno sul mare, dove vivevano scienziati appartenenti a una razza e a una specie diversa. Essi provenivano da un posto del tutto diverso, e un giorno vi racconterò la loro storia, ma con i loro esperimenti portarono il disastro sulla Terra e abbandonarono la scena del loro fallimento, lasciandosi dietro le spalle la gente comune del mondo. Provocarono la sventura con i loro esperimenti: il mare si sollevò e gelò, e qui davanti a noi vediamo una città conservata nel ghiaccio eterno fin da quell'epoca, una città che fu inondata, inondata e ghiacciata mentre la terra si sollevava e l'acqua si sollevava con essa". … Mossi da un comune impulso, ci alzammo in piedi e ci avviammo per esplorare gli edifici più vicini. Più ci avvicinavamo, più rimanevamo muti per la sorpresa. Era tutto molto, molto strano. Per un attimo non riuscimmo a capire la sensazione che provavamo. Immaginammo di essere diventati improvvisamente dei nani. Poi trovammo la soluzione. Gli edifici erano immensi, come se fossero stati costruiti da una razza alta il doppio di noi. Sì, era così. Quella gente, quei superuomini, erano alti due volte la gente comune del mondo. Entrammo in qualche edificio e ci guardammo in giro. In particolare uno sembrava una specie di laboratorio, poiché vi erano molti congegni strani, parecchi dei quali, inoltre, funzionavano ancora.

LA CAVERNA DEGLI ANTICHI

(Il Lama Mingyar Dondup parla di un’esperienza vissuta da giovane, sotto la guida del suo Maestro, e descrive una caverna, situata ad alta quota in una zona remota e difficilmente raggiungibile, il cui angusto ingresso era stato scoperto da una frana) 4-64 “Il Supremo (il Dalai Lama) mi ha dato il permesso di raccontarti della Caverna degli Antichi”, disse, aggiungendo subito dopo, “o piuttosto, il Supremo mi ha suggerito di parlartene”. … “Manderemo là una spedizione tra qualche giorno”. … “Ora siediti tranquillamente e ti parlerò della scoperta della Caverna degli Antichi”. … 4-66 “Feci un passo indietro per vedere se il mio Maestro fosse salito più in alto, .. ma non vidi niente. Pieno di paura guardai nella crepa. Era buia come una tomba. Centimetro dopo centimetro, penosamente piegato, vi penetrai. Dopo cinque metri mi trovai davanti a un angolo brusco, poi un altro e un altro ancora. Se non fossi stato paralizzato dalla paura avrei gridato per la sorpresa; qui c’era una luce, una dolce luce argentea, più forte della più chiara luce lunare. Una luce che non avevo mai visto prima. La caverna in cui mi trovavo ora era spaziosa, con un tetto che non riuscivo a scorgere nel buio sopra la mia testa. …La caverna assomigliava a un’ampia sala che si stendeva a perdita d’occhio come se la montagna fosse stata vuota internamente. La luce era dappertutto, veniva giù dall’alto da un certo numero di globi che sembravano sospesi nel buio della volta. Il posto era pieno zeppo di apparecchi strani, apparecchi che non avremmo potuto immaginare. Persino dall’alta volta pendevano apparecchi e meccanismi. Alcuni, notai con molto stupore, erano coperti da quello che sembrava vetro trasparentissimo. … A questo punto avevamo dimenticato il mio Maestro; quando apparve improvvisamente trasalimmo tutti per la paura! Sogghignò vedendo il nostro sguardo fisso e l’espressione sbigottita delle nostre facce. Adesso, notammo, non era più in preda a quella strana forza che lo aveva dominato. Insieme a lui girammo per la sala, osservando quelle strane macchine. Non riuscivamo a capire a cosa servissero. Per noi, erano soltanto un ammasso di metallo e di stoffa con forme strane ed esotiche. Il mio Maestro si

avvicinò a un pannello nero abbastanza grande inserito in una delle pareti della caverna. Mentre stava per toccarne la superficie, il pannello si aprì. Ormai eravamo quasi sul punto di credere che tutto il posto fosse incantato, oppure che fossimo caduti sotto una forza allucinante. Il mio Maestro, allarmato, balzò indietro. Il pannello nero si richiuse. Con grande coraggio, uno dei miei compagni allungò la mano e il pannello si aprì di nuovo. Una forza alla quale non potevamo opporre resistenza ci spinse in avanti. Lottando invano a ogni passo, fummo, in qualche modo, obbligati a passare attraverso la porta che si era aperta. Dentro tutto era nero, nero come il buio di una cella d’eremita. Ancora sotto la spinta irresistibile, vi penetrammo per qualche metro e poi ci sedemmo per terra. Per alcuni minuti rimanemmo seduti, tremando per la paura. Visto che non succedeva niente ritrovammo un po’ di calma, e poi sentimmo una serie di suoni secchi come se si battesse e fregasse metallo contro metallo. … Lentamente, quasi impercettibilmente, un bagliore vago si formò nell’oscurità davanti a noi. Dapprima era solo una traccia di luce azzurro-rosa, quasi come se uno spettro si stesse materializzando davanti ai nostri occhi. Quella luce vaga si estese, si fece più forte e ci permise di vedere i contorni delle macchine incredibili che riempivano quella grande sala e tutto il resto tranne il centro del pavimento sul quale eravamo seduti. La luce si raccolse su se stessa, vorticando, perdendo d’intensità, diventando più forte, e poi prese e mantenne una forma sferica. Ebbi la strana e inspiegabile sensazione che le macchine antichissime scricchiolassero ed entrassero in azione dopo un’eternità di riposo. Ci stringemmo insieme tutti e cinque, là sul pavimento, letteralmente incantati. Avvertii delle sollecitazioni nella mia mente, come se dei lama telepatici dementi stessero giocando, poi l’impressione mutò e si fece chiara come la parola. … Dentro quella sfera di luce scorgemmo delle immagini, … dapprima confuse ma subito dopo si fecero più chiare e ben presto non erano più immagini ma fatti che noi potevamo vedere. … Questo è quello che sentimmo e vedemmo e tu lo sentirai e vedrai tra poco. Migliaia e migliaia di anni fa esisteva una civiltà molto elevata in questo mondo. Gli uomini potevano volare nel cielo su apparecchi che sfidavano la forza di gravità; gli uomini sapevano costruire apparecchi per imprimere dei pensieri nella mente di altre persone - pensieri che si presentavano sotto forma di immagini. Avevano la bomba atomica e alla fine ne fecero scoppiare una che distrusse quasi tutto il mondo, dei continenti sprofondarono sotto le acque degli oceani e altri emersero. Il mondo fu decimato, e così, ora, tutte le religioni del mondo ci parlano del Diluvio Universale”. … “Che strano”, dissi, “che tra tutti i paesi del mondo queste macchine si trovino proprio nel nostro!”. “Oh! Ma ti sbagli!”, spiegò la mia Guida. “Esiste una camera simile in un certo posto in Egitto. Ve n’è un’altra con macchine identiche in un luogo che si chiama America Meridionale. Le ho viste, so dove sono. Queste camere segrete furono nascoste dalle antiche popolazioni affinché il loro contenuto fosse scoperto da una generazione più tarda, quando il momento fosse maturo. Questa frana improvvisa ha accidentalmente rivelato l’ingresso della camera nel Tibet, e una volta dentro, venimmo a conoscenza delle altre camere. … Presto sette di noi - e tu sei incluso - partiremo e ci recheremo ancora una volta a visitare la Caverna degli Antichi”. 4-69 Circa due settimane dopo la mia conversazione con il Lama Mingyar Dondup, fummo pronti per partire, pronti per la lunga, lunga scalata sulle montagne, attraverso le gole e i sentieri scoscesi poco noti. I Comunisti sono nel Tibet ora: per questa ragione la posizione della Caverna degli Antichi è deliberatamente tenuta nascosta, perché la Caverna esiste veramente, e il possesso degli oggetti che vi si trovano darebbe ai Comunisti la possibilità di conquistare il mondo. Tutto questo, tutto quello che sto scrivendo è vero, tranne il percorso preciso per raggiungere la Caverna. In un luogo segreto esiste un foglio sul quale è stata segnata la località precisa, con riferimenti e disegni in modo che - quando giungerà il momento - le forze della libertà possano ritrovarla. … 4-71 Così io, il più piccolo e il meno importante del gruppo, fui il primo a entrare nella Caverna degli Antichi. Vi penetrai, e strisciai attorno agli angoli. Dietro di me sentivo lo stropiccio e il

grattare degli uomini più robusti che cercavano di entrare. Improvvisamente fui inondato dalla luce, e per un momento fui quasi paralizzato dalla paura. Rimasi immobile accanto alla parete rocciosa, osservando la scena fantastica all’interno. La Caverna sembrava avere circa il doppio delle dimensioni della Grande Cattedrale di Lhasa. Contrariamente alla Cattedrale, avvolta sempre da un’oscurità che le lampade al burro tentavano invano di disperdere, qui vi era un chiarore più intenso di quello emanato dalla luna piena in una notte senza nuvole. No, era ancora più chiaro; la qualità della luce deve avermi dato l’impressione di luce lunare. Guardai in su verso i globi da cui proveniva l’illuminazione. I lama vennero tutti vicino a me e, come me, guardarono prima di tutto verso la sorgente di luce. La mia Guida disse: “I vecchi documenti indicano che la luce qui dentro era molto più intensa in origine; queste lampade si sono indebolite col passare di centinaia di secoli. Per lungo tempo rimanemmo in silenzio, come se avessimo avuto paura di svegliare coloro che avevano dormito per anni senza fine. Poi, spinti da un impulso comune, attraversammo il massiccio pavimento di pietra e andammo verso la prima macchina che stava, inattiva, davanti a noi. Ci riunimmo attorno a essa, temendo quasi di toccarla, ma curiosi di sapere cosa fosse. Era velata dall’età ma sembrava pronta per essere usata se avessimo saputo a cosa servisse e come farla funzionare. Altri apparecchi attirarono la nostra attenzione, anch’essi senza risultato. Quelle macchine erano di gran lunga troppo progredite per noi. Mi allontanai verso una piccola piattaforma quadrata, di circa un metro di lato, circondata da una ringhiera di protezione che poggiava per terra. Da una macchina vicina usciva una specie di lungo tubo metallico piegato, e la piattaforma era collegata all’altra estremità del tubo. Senza motivo, salii su quel quadrato recintato, chiedendomi cosa potesse essere. Immediatamente sentii una scossa che mi fece quasi morire: la piattaforma diede uno strappo e si alzò nell’aria. Fui talmente spaventato che mi aggrappai disperato alla ringhiera. Sotto di me, i sei lama guardarono in su, costernati. Il tubo si era svolto e portava velocemente la piattaforma verso una delle sfere di luce. Nella mia disperazione, guardai in giù. Ero già a circa nove metri dal suolo, e salivo ancora. Temevo che la sorgente di luce mi bruciasse, fulminandomi come una falena nella fiamma di una lampada al burro. Vi fu un rumore secco e la piattaforma si arrestò. A pochi centimetri dalla mia faccia, la luce splendeva. Timidamente allungai la mano e la sfera era fredda come il ghiaccio. Avevo ormai riacquistato la padronanza di me stesso e mi guardai attorno. Poi fui agghiacciato da un pensiero: come avrei fatto a scendere? Saltellai da un lato all’altro, cercando di scoprire una via d’uscita, ma sembrava che non ve ne fosse. Tentai di toccare il lungo tubo, sperando di poterlo usare per scivolare verso terra, ma era troppo distante. Proprio nel momento in cui stavo perdendo ogni speranza, vi fu un altro scatto e la piattaforma cominciò a scendere. Senza aspettare che toccasse il pavimento saltai giù. Volevo essere sicuro di non essere riportato su. Contro la parete opposta era appoggiata una grande statua, che mi faceva venire i brividi solo a guardarla. Rappresentava il corpo di un gatto rannicchiato ma con la testa e le spalle di donna. Gli occhi sembravano vivi; la faccia aveva un’espressione a metà beffarda e a metà interrogatoria che mi spaventava alquanto. Uno dei lama era inginocchiato per terra e guardava molto attentamente dei segni strani. “Guardate!”, chiamò, “questa scrittura ideografica mostra uomini e gatti che parlano, indica evidentemente un’anima che lascia il corpo e vaga per gli inferi”. Era preso da uno zelo scientifico, prestando tutta la sua attenzione alle immagini sul pavimento - “geroglifici” li chiamava - e aspettandosi che anche noi condividessimo il suo entusiasmo. Quel Lama era un uomo altamente preparato che imparava le lingue antiche senza alcuno sforzo. Gli altri stavano trafficando attorno agli strani apparecchi, nel tentativo di scoprire a cosa servissero. Un grido improvviso attirò la nostra attenzione causando un certo allarme. Il Lama alto e magro si trovava vicino alla parete opposta e sembrava che non riuscisse a staccare la faccia da una scatola di metallo opaco. … Poi quello alto e magro si spostò e un altro prese il suo posto. Da quello che potevo capire, vedevano delle macchine che si muovevano nella scatola. Finalmente la mia Guida ebbe pietà di me e mi alzò verso una cosa che fungeva apparentemente da ‘occhiale’. Quando mi alzò e

poggiai le mani su una maniglia, come mi fu detto di fare, vidi all’interno di quella scatola degli uomini, e le macchine che si trovavano nella Sala. Gli uomini facevano funzionare le macchine. Vidi che la piattaforma sulla quale ero salito fino alla sfera di luce poteva essere comandata e che era una specie di ‘scala’ mobile o piuttosto un apparecchio che avrebbe permesso di fare a meno di scale. La maggior parte delle macchine che si trovavano qui, notai, erano dei veri modelli funzionanti come ne avrei visto, negli anni a venire, nei Musei delle Scienze in tutto il Mondo. Ci spostammo verso il pannello di cui mi aveva parlato il Lama Mingyar Dondup in precedenza e che, al nostro avvicinarci, si aprì con un cigolio stridente, così forte nel silenzio di quel luogo da farci sobbalzare tutti dalla paura. All’interno vi era un’oscurità talmente profonda che sembrava di essere sommersi in nuvole di buio vorticanti. I nostri piedi erano guidati da solchi poco profondi nel pavimento. Avanzammo trascinando i piedi, e quando i solchi terminarono, ci sedemmo per terra. In quel momento, udimmo una serie di rumori secchi, come se del metallo fosse fregato contro dell’altro metallo, e quasi impercettibilmente la luce si fece avanti nel buio e lo spinse da parte. Ci guardammo intorno e vedemmo altre macchine, strane macchine. Qui vi erano delle statue e delle immagini scolpite sul metallo. Prima che potessimo vedere di più, la luce si raccolse, formando un globo ardente nel centro della Sala. Dei colori guizzarono senza una meta precisa, e dei fasci di luce che non avevano un significato evidente, vorticarono attorno al globo. Si formarono delle immagini, all’inizio indistinte, poi sempre più nitide e vere, con un effetto tridimensionale. Guardammo attentamente...Quello era il mondo di Tanto Tempo Fa. Quando il mondo era molto giovane. Dove adesso c’è il mare, allora esistevano le montagne, e i piacevoli luoghi di villeggiatura sul mare erano allora cime di montagne. La temperatura era più elevata e strane creature percorrevano la terra. Era un mondo di progresso scientifico. Strane macchine viaggiavano a pochi centimetri dalla superficie terrestre, o volavano nell’aria a un’altezza di chilometri. Templi grandissimi ergevano le loro guglie verso il cielo, come se sfidassero le nuvole. Gli Animali e gli Uomini comunicavano telepaticamente. Ma non vi era la felicità perfetta; i politicanti lottavano contro altri politicanti. Il mondo era un campo diviso in cui ogni parte desiderava possedere le terre dell’altra parte. Il sospetto e la paura erano le nuvole sotto le quali l’uomo comune viveva. I preti di entrambe le parti proclamavano di essere gli unici favoriti dagli dei. Nelle immagini davanti ai nostri occhi vedevamo dei preti che predicavano come oggigiorno - il proprio tipo brevettato di salvezza. A che prezzo! I preti di ogni setta insegnavano che era ‘compito divino’ uccidere il nemico. Quasi contemporaneamente predicavano che l’Umanità in tutto il mondo era legata da vincoli di fratellanza. L’illogicità di un fratello che uccideva l’altro non veniva loro in mente. Vedevamo grandi guerre che venivano combattute e la maggior parte dei morti e dei feriti erano civili. Le forze armate, protette dalle corazze, per lo più si salvavano. I vecchi, le donne e i bambini, coloro che non combattevano, erano quelli che soffrivano. Vedemmo rapidamente degli scienziati che lavoravano in laboratori per produrre armi ancora più mortali, per produrre proiettili più grandi e più efficaci da lanciare contro il nemico. Una sequela di immagini ci mostrò un gruppo di uomini presi dalla preoccupazione di disegnare ciò che chiamavano una ‘Capsula del Tempo’ (ciò che noi chiamiamo ‘La Caverna degli Antichi’), dove poter immagazzinare per le generazioni future dei modelli funzionanti delle loro macchine e un documento completo, pittorico, della loro cultura e della mancanza di essa. Macchinari immensi scavavano la roccia viva. Orde di uomini installavano i modelli e le macchine. Potemmo veder inserire al loro posto le sfere di luce fredda, con sostanze radioattive inerti che emettevano luce per milioni di anni. Inerti, in quanto non potevano danneggiare gli uomini, attive perché avrebbero prodotto la luce quasi fino alla fine dei tempi. Scoprimmo di riuscire a capire la lingua, poi ci fu mostrata la spiegazione: ricevevamo il messaggio telepaticamente. Camere simili a questa, o ‘Capsule del Tempo’ erano nascoste sotto le sabbie dell’Egitto, sotto una piramide nell’America Meridionale, e in un certo luogo della Siberia. Ogni luogo era segnato dal simbolo dell’epoca: la Sfinge. Osservammo grandi statue della

Sfinge, che non ebbe le sue origini in Egitto, e ci fu spiegata la sua forma. L’Uomo e gli Animali comunicavano e lavoravano insieme in quei tempi distanti. Il gatto era l’animale più perfetto in quanto a potere e intelligenza. L’Uomo stesso è un animale, così gli Antichi formarono una figura il cui grande corpo di gatto indicava il potere e la resistenza e su quel corpo misero il petto e la testa di una donna. La testa rappresentava l’intelligenza umana e la ragione, mentre il petto indicava che l’Uomo e gli Animali potevano trarre nutrimento spirituale e mentale l’uno dagli altri. Quel simbolo era diffuso allora come oggigiorno le Statue di Buddha o la Stella di Davide o il Crocefisso. Vedemmo oceani con grandi città galleggianti che si spostavano da paese a paese. Nel cielo volavano apparecchi ugualmente grandi che si muovevano in silenzio. Potevano rimanere stazionari e poi scattare e prendere una velocità fortissima. Sulla superficie, dei veicoli si spostavano a pochi centimetri da terra, retti da un sistema che non potevamo individuare. Dei ponti si stendevano sulle città, sostenendo su. cavi sottili quelle che sembravano essere strade. Mentre stavamo guardando, osservammo un lampo nel cielo, e uno dei ponti più grandi crollò in un rovinio di travi e di cavi. Un altro lampo, e l’intera città quasi si trasformò in gas incandescente. Sulle rovine era sospesa una nube rossa di aspetto maligno che aveva più o meno la forma di un fungo alto migliaia di metri. Le immagini svanirono e scorgemmo di nuovo il gruppo di uomini che aveva disegnato le ‘Capsule del Tempo’. Avevano deciso che era giunto il momento di sigillarle. Vedemmo le cerimonie, vedemmo inserire nella macchina le ‘memorie immagazzinate’. Udimmo il discorso di commiato che diceva a noi - “La Gente del Futuro, se ce ne sarà!”- che l’Umanità stava per distruggersi, molto probabilmente e "all’interno di questi muri sono depositate le testimonianze delle nostre conquiste e follie, perché ne possa usufruire una razza futura, se avrà l’intelligenza di scoprirle, e, una volta scoperte, se sarà capace di capirle”. La voce telepatica si spense, lo schermo si oscurò di nuovo. Rimanemmo seduti in silenzio, stupefatti da quello che avevamo visto. Più tardi, mentre eravamo ancora seduti, la luce tornò, e potemmo notare che veniva dalle pareti della stanza. Ci alzammo e ci guardammo attorno. Anche quella Sala era piena di macchine e vi erano pure molti modelli di città e di ponti, tutti fatti con una specie di pietra o di metallo che non riuscivamo a individuare. Alcuni degli oggetti esposti erano coperti da una sostanza trasparente che ci lasciava perplessi. Non si trattava di vetro; non sapevamo proprio cosa fosse, sapevamo solo che ci impediva veramente di toccare gli oggetti. Improvvisamente balzammo tutti; un occhio rosso minaccioso ci guardava, ammiccava. Ero pronto a scappare quando la mia Guida, il Lama Mingyar Dondup andò verso la macchina con l’occhio rosso. La osservò e toccò le maniglie. L’occhio rosso svanì. Al suo posto apparve, su un piccolo schermo, l’immagine di un’altra stanza collegata alla Sala Principale. Ai nostri cervelli giunse un messaggio: “Quando uscite, andate alla stanza (???), dove troverete il materiale necessario per sigillare tutte le aperture attraverso le quali siete entrati. Se non avete raggiunto lo stadio d’evoluzione per poter far funzionare le nostre apparecchiatura, sigillate questo posto e lasciatelo intatto per coloro che vi seguiranno”. In silenzio uscimmo dalla terza stanza, la cui porta si aprì quando ci avvicinammo. Conteneva molte scatole metalliche perfettamente sigillate e una macchina ‘immagine-pensiero’ che ci diede le indicazioni per aprire le scatole e sigillare l’ingresso della Caverna. Ci sedemmo in terra per discutere di ciò che avevamo visto e provato. “Meraviglioso! Meraviglioso!”, disse un lama. “Non ci vedo niente di meraviglioso”, dissi con impudenza. “Avremmo potuto vedere tutto ciò nel Documento dell’Akasha. Perché non possiamo guardare quelle immagini che rappresentano il corso del tempo per vedere cosa è successo dopo che questo posto fu sigillato?” Gli altri guardarono interrogativamente in direzione dell’anziano della spedizione. Il Lama Mingyar Dondup fece segno di sì con la testa e osservò: “A volte il nostro Lobsang ha dei barlumi d’intelligenza! Mettiamoci composti e vediamo cos’è successo, perché sono curioso quanto voi”. Formammo un cerchio col viso rivolto verso l’interno e le dita incrociate nel modo giusto. La mia Guida iniziò a respirare col ritmo necessario e noi la seguimmo. Lentamente perdemmo le nostre identità terrene e

fluttuammo nel Mare del Tempo. Tutto ciò che si sia mai verificato può essere visto da coloro che hanno la capacità di andare coscientemente nell’astrale e di tornarne - sempre coscientemente - con il sapere acquisito. Qualsiasi scena della storia, anche remotissima, può essere vista come se vi si partecipasse. Ricordai la prima volta che avevo conosciuto il ‘Documento dell’Akasha’. … "Con un po’ d’addestramento puoi ricordare tutto ciò che è successo nella tua vita, puoi, allenandoti, ricordare perfino la tua nascita. Puoi raggiungere quello che chiamiamo ‘ricordo totale’ e con questo tornare con la memoria a prima della nascita. Il Documento dell’Akasha è semplicemente la ‘memoria’ del mondo intero. Tutto ciò che è successo sulla Terra può essere ‘ricordato’ nello stesso modo in cui tu puoi ricordare gli avvenimenti passati della tua vita. … ”. Col nostro addestramento fu molto facile selezionare il punto in cui la Macchina si era spenta. Vedemmo gli uomini e le donne, senza dubbio i personaggi eminenti dell’epoca, sfilare fuori dalla Caverna. Delle macchine con delle braccia potenti fecero scivolare quella che sembrava mezza montagna davanti all’ingresso. Le crepe e i crepacci nei punti d’incontro furono sigillati con cura e il gruppo di persone e operai si allontanò. Anche le macchine si allontanarono e per un po’, alcuni mesi, la scena fu tranquilla. Vedemmo un alto prelato sui gradini di un’immensa Piramide che esortava i suoi fedeli alla guerra. Le immagini impresse sui Rotoli del Tempo si susseguirono, cambiarono, e potemmo vedere il campo nemico. Anche là i capi inveivano e farneticavano. Il tempo passava. Vedemmo strisce di vapore bianco nell’azzurro del cielo, e poi quel cielo divenne rosso. Tutto il mondo tremò e fu scosso. Perfino noi che osservavamo la scena provammo vertigine. L’oscurità della notte scese sulla Terra. Nuvole nere, attraversate da saette di fiamme rosse, rotolarono attorno al globo. Le città s’infiammarono e in un baleno erano sparite. Il mare furioso spazzò la terra. Un’onda gigantesca, più alta di quanto lo fosse stato l’edificio più alto, rombò attraverso la superficie terrestre, portando via con sé tutto quello che si trovava sulla sua strada e reggendo in alto, sulla cresta, i relitti di una civiltà morente. La Terra tremò e tuonò nella sua agonia, apparvero crepe smisurate che si richiusero come le fauci enormi di un gigante. Le montagne ondeggiavano come i rami di un salice in una tempesta, ondeggiavano e poi sparivano sotto le acque. Masse di terra si alzavano dai mari e diventavano montagne. L’intera superficie del mondo era in fase di mutamento, di moto continuo. Alcuni superstiti sparsi, dei milioni che avevano abitato la Terra, fuggivano urlando verso le montagne appena sorte. Altri, su imbarcazioni che erano in qualche modo riuscite a rimanere a galla dopo il sollevamento, raggiunsero le terre elevate e fuggirono verso qualsiasi nascondiglio potessero trovare. La Terra stessa si fermò, arrestò il suo moto di rotazione e poi riprese a ruotare nella direzione opposta. Le foreste avvamparono e gli alberi si trasformarono istantaneamente in cenere. La superficie terrestre era desolata, rovinata, carbonizzata, nera. Un gruppetto sparso di abitanti della Terra, impazziti per la catastrofe, nascosti in buche profonde o nelle gallerie di lava dei vulcani estinti, balbettavano accovacciati per il terrore. Dal cielo nero cadeva una sostanza biancastra, dolce, nutriente. Nel corso di secoli il mondo cambiò. ancora; i mari erano terra adesso, e le terre d’una volta erano mari. Una pianura bassa con le sue pareti rocciose crepate e spaccate, fu invasa dalle acque che formarono il Mare noto oggigiorno col nome di Mediterraneo. Un altro mare nelle vicinanze sparì in un’apertura del fondo marino e quando le acque furono sparite e il fondo si fu asciugato, apparve il Deserto del Sahara. Tribù selvagge vagavano per la superficie terrestre e, sedute accanto ai fuochi dei campi, raccontavano vecchie leggende, raccontavano del Diluvio, di Lemuria, dell’Atlantide. Parlavano anche del giorno in cui il Sole si era Fermato. La Caverna degli Antichi rimase sepolta nel fango di un mondo mezzo sommerso. Al sicuro dagli intrusi, stava ben sotto la superficie della Terra. Col tempo i torrenti veloci avrebbero portato via il fango, i detriti e avrebbero permesso alle rocce di innalzarsi nella luce del sole ancora una volta. Finalmente, riscaldata dal sole e raffreddata da una pioggia ghiacciata improvvisa, la parete rocciosa si sarebbe crepata con un rumore fragoroso, aprendo un passaggio per noi. … Ora dovevamo mangiare, dormire, e l’indomani ci saremmo di nuovo guardati in giro per imparare forse

qualcosa di nuovo. Poi, compiuta la missione, avremmo murato l’ingresso della Caverna come ci era stato detto. La Caverna avrebbe riposato in pace di nuovo fino a quando fossero ritornati degli uomini di buona volontà e di elevata intelligenza.

L'ALTRA CAVERNA TRA I MONTI (IL TEMPIO INTERNO)

(Lobsang Rampa ed il suo maestro Mingyar Dondup partono per portare aiuto ad un eremita che sta male. Affrontano un duro viaggio, durante il quale devono rimandare indietro i cavalli, poiché questi non riescono più ad avanzare, ed intraprendono poi una difficile scalata per raggiungere l'eremo, situato in vista della città di Lhasa, ma molto più in alto. Una volta raggiunta la destinazione e visitato l'eremita, i due si rifugiano in un tunnel per sfuggire ad una grande frana si sta abbattendo su quella parte di montagna, portandosi via l'eremita, l'eremo e persino la grande roccia su cui esso era stato costruito, facendo svenire e denudando Lobsang Rampa, imprigionando le gambe del suo maestro e chiudendo l'apertura da cui erano entrati. Seguendo le istruzioni del Lama Mingyar Dondup, il giovane Rampa trova, in un ripostiglio nascosto dietro una roccia girevole, candele, vesti ed un sbarra di acciaio, con la quale riesce a liberare il maestro, le cui gambe, pur non presentando rotture, sono profondamente lacerate, fino all'osso, dalle ginocchia in giù. Utilizzando i medicamenti che si erano portati dietro e gli stacci presenti sul posto, il giovane Lama-medico cura il ferito nei limiti del possibile, "incollandogli" i lembi di carne con un apposito unguento, solidificatosi il quale i brandelli di carne rimangono al loro posto, trattenuti anche dalle fasciature. A questo punto il giovane si muove per cercare un'uscita, ma viene richiamato dal maestro.) N.B.: Il termine "universo" viene utilizzato probabilmente come sinonimo di "galassia". 9-13 "Lobsang," disse il Lama sorridendo "questo posto lo conosco da cima a fondo. Esiste da circa un milione di anni e fu eretto dalla gente che per prima popolò questo nostro paese. Per una settimana o due saremo abbastanza al sicuro, purché nessuna roccia, spostandosi, abbia bloccato la strada … ". 9-14 Ancora una volta ci mettemmo in cammino, pesti e ammaccati e, dopo quello che sembrò un percorso interminabile, arrivammo fino a una pietra messa di traverso sul sentiero dove il tunnel finiva, o così credevo. "No, no, non finisce qui", disse il Lama. "Spingi quel lastrone alla base e fallo girare al centro. Poi, se si vuole passare dall'altra parte, basta chinarsi". Feci come mi era stato detto e con un orrendo stridore il lastrone si spostò fino a mettersi in posizione orizzontale, e vi rimase. Per sicurezza lo tenni fermo, mentre il Lama vi strisciava sotto faticosamente, poi lo rimisi a posto abbassandolo. L'oscurità era completa. … "Spegni la candela, Lobsang." disse il Lama Mingyar Dondup "Farò lo stesso con la mia e allora vedremo la luce del giorno. … Adesso basta aspettare qualche attimo … e avremo tutta la luce che vogliamo". … Avrei potuto definirlo un 'buio sonoro', in quanto sembrava di udire una fitta serie di rumori sordi, da cui però fui distolto dall'apparire di una luce simile a quella dell'aurora. Al di sopra di noi, su un lato di ciò che, a quanto pareva, era un ambiente chiuso, apparve una sfera lucente. Era rossa e sembrava fatta di metallo incandescente. Immediatamente il rosso passò al giallo fino a diventare bianco, il bianco azzurro della luce diurna. Ben presto ogni cosa fu resa visibile in tutta la sua cruda realtà. Restai lì a bocca aperta, al colmo della meraviglia di fronte a ciò che vedevo. La sala, se così si può dire, aveva un volume maggiore di quello del Potala, in altri termini avrebbe potuto contenere tutto il Potala. La luce era intensa e rimasi ammaliato dalle decorazioni che si vedevano sulle pareti, nonché dagli strani oggetti che erano sparpagliati sul pavimento, senza tuttavia impedire di

passare. "Un posto meraviglioso, Lobsang, non trovi? Fu creato tanti anni fa, più di quanti la mente umana possa concepire. Una volta era il quartier generale di una razza in grado di compiere viaggi spaziali e quasi tutto il resto. Dopo milioni di anni tutto questo ancora funziona, tutto è intatto. Alcuni di noi erano noti come i Guardiani del Tempio Interno. Questo è il Tempio Interno". Mossi qualche passo per esaminare la parete più vicina, che appariva coperta da una specie di scrittura, una scrittura che istintivamente supponevo non appartenesse a nessuna razza terrestre. Il Lama si inserì telepaticamente nei miei pensieri. "Sì," rispose "tutto questo fu costruito dalla razza dei Giardinieri, i quali trasportarono su questo mondo esseri umani e animali". Tacque e indicò una cabina collocata poco distante contro una parete. "Vuoi andare fino là a prendermi due bastoni che in cima ne hanno un altro messo di traverso?". Obbediente, mi avvicinai alla cabina che aveva indicato. Lo sportello si aprì subito e rimasi affascinato dal suo contenuto. Sembrava colma di oggetti d'uso medico. In un angolo c'erano molti di quei bastoni, forniti di una specie di appoggio a una estremità. Ne presi due e mi accorsi che erano in grado di sorreggere un uomo. A quell'epoca non sapevo che si trattava di stampelle, ma ne portai un paio al Lama, il quale se le mise immediatamente sotto le ascelle dalla parte più corta. A circa metà strada tra la parte superiore a quella inferiore sporgeva una specie di manico. Il Lama li impugnò ambedue. … Si allontanò da me e seguitò a curiosare nell'armadio. … Il Lama Mingyar Dondup non aveva perso tempo. Le sue gambe erano rivestite di lucido metallo e appariva in forma perfetta. "Lobsang, prima di guardarci intorno mangiamo qualcosa, perché qui ci staremo suppergiù una settimana. Mentre andavi a prendere queste cose" disse indicando le sacche e la spranga d'acciaio "mi sono messo in contatto telepatico con un amico del Potala, il quale mi ha detto che sta infuriando un vento fortissimo. Mi ha consigliato di rimanere dove siamo, finché il vento non si calmerà. I meteorologi hanno detto che la tempesta si scatenerà per circa una settimana. … Guarda, Lobsang, guarda questa bottiglia. E' il miglior brandy conservato esclusivamente a scopi terapeutici. Penso che possiamo ritenere che il nostro periodo di detenzione qui giustifichi un po' di brandy per dare gusto alla tsampa (cibo a base di orzo abbrustolito, alimento principe dei lama tibetani)". Presi la ciotola che mi porgeva e la fiutai con apprezzamento, ma nel contempo con esitazione… . Tirai su la tsampa non soltanto con le dita, ma aiutandomi anche con la palma della mano destra, e poi tutt'a un tratto - del tutto inaspettatamente - caddi all'indietro. Mi piace dire che mi addormentai per la stanchezza, ma il Lama affermò che ero ubriaco fradicio, quando più tardi lo riferì ridendo all'Abate. … quando mi svegliai quella meravigliosa luce dorata inondava ancora la sala. Guardai in su verso... beh, suppongo che fosse il soffitto, ma questo era talmente in alto che non avrei potuto dire dove fosse. … "E' luce solare, Lobsang, luce solare, e funziona ventiquattr'ore su ventiquattro. Non emana calore, ha esattamente la stessa temperatura dell'aria che ci circonda. Non pensi che è meglio avere una luce come questa anziché candele puzzolenti e fumose? …Sì, questo è il prodigio dei prodigi. Lo conosco da quando sono nato, ma nessuno sa come funziona. … La luce fredda è un'invenzione miracolosa. Questa qui fu inventata circa un milione di anni fa. Perfezionarono un metodo per accumulare la luce del sole e renderla disponibile anche nelle notti più buie. Non l'abbiamo né in città né nel tempio, semplicemente perché non sappiamo come si fa. Questo è l'unico posto che conosco dove esiste questo tipo di illuminazione". … "Come hanno fatto a costruire questa sala?" chiesi mentre giocherellavo con le dita sopra un'iscrizione della parete. Feci un balzo indietro per la paura, all'udire uno scatto inequivocabile, mentre un settore della parete scivolava indietro. "Lobsang! Lobsang! Hai fatto una scoperta. Nessuno di noi che è stato qui sapeva che ci fosse un'altra sala contigua a questa". Con cautela facemmo capolino dal vano della porta che si era aperta. Appena le nostre teste passarono lo stipite, si accese la luce. Notai che, mentre uscivamo della prima grande sala, in nostra assenza la luce si spegneva. … ci dirigemmo verso una grande e strana 'cosa' che si ergeva al centro del pavimento. Era una struttura formidabile. Un tempo era stata risplendente, ma adesso presentava una superficie vetrosa di un grigio smorto. Era alta

suppergiù quanto quattro o cinque uomini e somigliava a due piatti messi l'uno sopra all'altro. Le girammo intorno e sull'altro lato vedemmo una scala metallica che si allungava scendendo da una porta della macchina fino a terra. Corsi in avanti … e mi inerpicai avventatamente sulla scala, senza neanche accertarmi che fosse ben fissata. Lo era. Una volta ancora, appena ostruii con la testa il vano della porta, all'interno della macchina si accesero le luci. Il Lama Mingyar Dondup, per non essere da meno, salì anche lui. "Lobsang" disse, "questo è uno dei carri degli dei. Non li hai mai visti guizzare nel cielo?" "Sì, signore," risposi. "… Ma, naturalmente, non ne ho mai visto nessuno così da vicino". 9-19 Ci guardammo intorno. Sembrava che ci trovassimo in una specie di corridoio fiancheggiato su entrambi i lati da stipetti o armadi, o qualcosa di simile. Comunque, tanto per provare, tirai una maniglia e un grande cassetto scivolò fuori senza difficoltà, come fosse stato appena fabbricato. Dentro c'erano strani meccanismi di ogni sorta. Il Lama Mingyar Dondup, che stava guardando al di sopra della mia spalla, ne prese uno. "Debbono essere parti di ricambio. … Sono sicuro che questi stipetti contengono parti di ricambio quanto basta per far funzionare di nuovo questa cosa". Chiudemmo il cassetto e procedemmo. La luce si spostava davanti a noi e si attenuava man mano che passavamo, finché ben presto arrivammo in un locale spazioso. Appena entrammo, esso si rischiarò di una luce brillante, che ci fece restare senza fiato. Si capiva che si trattava della cabina di comando della cosa, ma ciò che ci aveva sbalordito era il fatto che c'erano degli uomini. Uno stava seduto in quella che nella mia immaginazione era la sedia del comandante e scrutava un misuratore inserito in un pannello che aveva di fronte. C'erano molti altri misuratori e ne dedussi che egli fosse proprio in procinto di decollare. "Ma come è possibile che costoro abbiano milioni di anni?" dissi "Questi uomini sembrano vivi, tranne che sono profondamente addormentati". A un tavolo, su cui erano distesi dei grandi diagrammi, era seduto un altro uomo, con i gomiti poggiati e la testa fra le mani. … Il Lama Mingyar Dondup afferrò una delle figure per la spalla. "Secondo me questi uomini si trovano in una condizione di morte apparente. Credo si possa riportarli in vita, ma non so come si fa, non so cosa accadrebbe se fossi capace di farlo. Come sai, Lobsang, in questa catena montuosa esistono altre caverne. Noi ne abbiamo visitata una contenente strani attrezzi, come le scale che a quanto pare funzionano automaticamente (vedere "LA CAVERNA DEGLI ANTICHI"). Ma tutto questo supera qualsiasi cosa io abbia visto finora. Dato che sono uno dei Lama più anziani responsabile della sua salvaguardia, posso dirti che questa cosa è la più meravigliosa di tutte. Mi chiedo se ci sono altri pulsanti da premere per aprire altre stanze. Prima di tutto, però, diamo una buona occhiata a questa. … "Esaminammo le altre figure, sette in tutto. Si aveva l'impressione che fossero tutti lì sul punto di decollare, quando era accaduto qualcosa di spaventoso. Sembrava come se ci fosse stato un terremoto che avesse fatto ruzzolare pesanti massi su quello che probabilmente era un tetto scorrevole. Il Lama si fermò e si avvicinò a un altro uomo, di fronte al quale stava un registro, una specie di taccuino. Evidentemente aveva annotato quanto stava succedendo, ma non potevamo leggere lo scritto, in quanto non avevamo nessuna chiave di lettura per ritenere se si trattasse di lettere, di segni particolari, o anche semplicemente di simboli tecnici. "In tutte le nostre ricerche," disse il Lama "non abbiamo trovato niente che ci aiuti a tradurre ... Un momento" prosegui con voce insolitamente agitata "quella cosa là, mi chiedo se è una macchina che registra parole. Certo, non credo che funzionerà dopo tutti questi anni, ma ci proveremo". Ci avvicinammo insieme allo strumento che aveva menzionato. Constatammo che era a forma di scatola, tagliata all'incirca a metà da una linea che le correva tutt'intorno. Tanto per provare, spingemmo in su la superficie al di sopra della linea e con nostra grande meraviglia la scatola si scoperchiò: dentro c'erano degli ingranaggi e un aggeggio che sembrava preposto al trasporto di un nastro metallico da una bobina all'altra. Il Lama Mingyar Dondup guardò attentamente i pulsanti disposti sul davanti. Tutt'a un tratto quasi restammo fulminati per la paura e fummo quasi sul punto di girarci e scappare, perché dalla parte superiore della scatola fuoriuscì una voce, una voce molto strana, del tutto diversa dalle

nostre. Sembrava una lezione tenuta da uno straniero, ma non sapevamo di quale argomento parlasse. Poi - altra sorpresa - dalla scatola uscirono dei rumori (li chiamerebbero musica, suppongo), che a noi però sembrarono tutte dissonanze. Allora la mia Guida premette un altro bottone e il rumore cessò. Eravamo entrambi piuttosto stremati per via di ciò che avevamo scoperto e per l'eccessiva agitazione. Perciò ci mettemmo a sedere su quelle che erano chiaramente delle sedie e fui preso dal panico, perché mi sembrò di sprofondare come se fossi seduto sull'aria. … Accanto alla cabina di comando c'era un cubicolo, dove appena egli entrò si accese la luce. "Credo che qui preparavano da mangiare, perché tutte queste manopole non sono qui per bellezza, bensì per uno scopo utile". Ne indicò una con su riprodotta una mano in posizione di Stop. Su un'altra era riprodotta una fiamma, sicché la premette. Sopra quell'arnese c'erano diversi vassoi di metallo. Ne tirammo giù uno. Ormai stavamo sentendo caldo. Il Lama spostò la mano qua e là. "Su, Lobsang, senti qui, c'è il calore per cucinare." disse alla fine. Poggiai la mano dove diceva lui, ma un tantino troppo vicino, e feci un salto indietro un po' allarmato. Ma la mia Guida si limitò a ridere e mise la tsampa semicongelata nel contenitore di metallo, che poi posò su certe sbarre sopra la fonte di calore che si trovava sotto di esse. Vi aggiunse dell'acqua e ben presto si vide del vapore formarsi nel piatto. Ciò fatto, spinse la manopola su cui era riprodotto il simbolo della mano e subito l'incandescenza si spense. Tolse il piatto dalla fonte di calore e, servendosi di un oggetto metallico con una estremità larga e concava, travasò la tsampa nelle nostre scodelle. … Accanto alla scatola che emanava calore vedemmo qualcosa che sembrava un grande catino, sopra il quale sporgevano due manici di metallo. Provai a girarne uno, nell'unico senso in cui andava, e nel catino sgorgò acqua fredda a fiotti. Mi affrettai a rimetterlo come prima, poi provai a girare l'altro, di colore rossiccio. Ne uscì dell'acqua veramente calda, tanto calda che mi scottai, non gravemente, ma abbastanza da farmi fare un salto. Girai il manico, riportandolo nella sua primitiva posizione. "Maestro," dissi "se questa acqua deve essere qui da uno di quei milioni di anni di cui parlavi, com'è che siamo in grado di berla? A quest'ora dovrebbe essere tutta evaporata o inacidita, ma la trovo molto gradevole". " … Secondo me quest'acqua proviene da un recipiente a tenuta d'aria, il che vuol dire che dovrebbe rimanere gustosa. Suppongo che questa nave sia venuta qui per fare rifornimento, forse anche qualche lavoro di riparazione, perché, data la pressione dell'acqua che è uscita, deve essercene una quantità veramente grande immagazzinata in qualche cisterna. In ogni modo, qui ne abbiamo a sufficienza per un mese". "Allora," dissi "se l'acqua si è mantenuta fresca, qui debbono esserci dei viveri che forse si sono mantenuti ugualmente freschi". Mi alzai dalla sedia con qualche difficoltà, perché sembrava volesse avvinghiarmi, ma poi poggiai le mani sui suoi lati - cioè sui braccioli - e immediatamente non solo mi liberai, ma fui spinto in su in posizione eretta. Riavutomi dallo stupore e dalla violenta emozione, seguitai a tastare le pareti del cucinino. Vidi un sacco di rientranze che sembravano prive di scopo. Infilai l'indice in una di esse e spinsi, ma non accadde nulla. Provai a spingere di sbieco, ma niente da fare, così non funzionava. Perciò scelsi un'altra rientranza, vi infilai il dito e un pannello scivolò di lato. Dentro quell'armadietto … c'erano molti vasetti che sembravano del tutto privi di commettiture. Avevano dei coperchi trasparenti, sicché era possibile vederne il contenuto. Si trattava evidentemente di un genere alimentare. Ma come poteva essersi conservato per un milione di anni e forse più? … Si vedevano disegnati cibi che non avevo mai visto e di cui non avevo mai udito parlare. Alcuni di essi erano chiusi in un recipiente trasparente, che, a quanto pareva, non c'era modo di aprire. Andavo dall'uno all'altro di tutti quegli armadietti, credenze o ripostigli, e ogni volta mi imbattevo in una nuova sorpresa. Più o meno sapevo come erano fatte le foglie di tè, ma in uno degli stipi c'erano barattoli trasparenti, nei quali potevo vederle. Le sorprese non erano finite. Alcuni di quei recipienti trasparenti contenevano quelli che evidentemente erano tagli di carne. Non ne avevo mai assaggiata e avrei voluto provarla per vedere o, meglio, per sentirne il sapore. Presto mi stancai di gingillarmi nella cucina e andai in cerca del Lama Mingyar Dondup. Guardava un libro e la sua espressione aggrondata rivelava uno stato di

intensa concentrazione. "Maestro," dissi "ho scoperto dove tenevano il cibo. Lo hanno messo in certe scatole attraverso le quali è possibile vederlo, ma non c'è modo di aprirle". Per un attimo mi fissò con sguardo assente, poi scoppiò in una risata. "Sì, certo, il modo in cui oggi si confezionano le sostanze non ha nulla a che fare con l'imballaggio di un milione di anni fa. Ho assaggiato carne di dinosauro, fresca come se appartenesse a un animale appena ucciso. Tra poco verrò con te e faremo delle indagini". Gironzolai nella cabina di comando, poi mi misi seduto a riflettere. Se quegli uomini avevano un milione di anni, perché non si erano sbriciolati in polvere? Evidentemente era assurdo affermare che avevano un milione di anni, quando erano del tutto integri, apparentemente pieni di vita e in attesa soltanto di essere risvegliati. Vidi che ciascuno di loro portava a tracolla una specie di borsa. La tolsi a uno dei 'corpi dormienti' e la aprii. Dentro c'erano strani pezzetti di filo metallico avvolti in bobine, nonché altri oggetti di vetro, ma di tutta la faccenda non ci capivo assolutamente niente. Conteneva anche una bottoniera, e io premetti il primo pulsante che mi capitò. Urlai dalla paura. Bruscamente il corpo al quale avevo tolto la borsa fece un balzo improvviso e si tramutò in polvere finissima, polvere di un milione di anni, o qualcosa di più. Il Lama Mingyar Dondup mi raggiunse dove io stavo impietrito dalla paura. Guardò la borsa e il mucchio di polvere. "Di queste caverne" disse poi "ne esistono molte. Alcune le ho visitate e abbiamo imparato a non premere mai nessun pulsante, finché non se ne conosce l'effetto, finché non si è trovata la soluzione in via di ipotesi. Questi uomini sapevano che stavano per essere sepolti vivi nel corso di uno spaventoso terremoto. Può darsi quindi che il medico di bordo si sia recato da ciascuno di loro e gli abbia messo a tracolla una dotazione d'emergenza. Gli uomini sono poi entrati in uno stato di morte apparente, di modo che non hanno saputo niente di quanto stava accadendo a loro e intorno a loro. Sono stati prossimi alla morte come nessuno potrebbe esserlo, senza morire effettivamente. Hanno ricevuto un'alimentazione adeguata per mantenere il corpo in funzione su scala minima. Ma quando hai toccato questo pulsante (che, come vedo, è un pulsante rosso), devi avere interrotto il flusso di energia vitale fornita al soggetto che si trova in stato di morte apparente. Non ricevendo più la dose di energia vitale, l'età deve essergli piombata addosso all'improvviso, riducendolo immediatamente in un mucchietto di polvere". Esaminammo gli altri uomini, giungendo alla conclusione che non potevamo fare niente per loro. In fin dei conti, eravamo intrappolati nella montagna e la nave con noi. Se quegli uomini si fossero svegliati, il mondo sarebbe stato in pericolo? Avrebbero rappresentato un pericolo per le lamaserie? Senza dubbio quegli uomini possedevano una conoscenza che a noi li faceva apparire simili a dei. Avevamo paura di venire dì nuovo ridotti in schiavitù, giacché la nostra razza serbava un ricordo vivissimo della schiavitù di un tempo lontano. … "Tu sei giovane, Lobsang," disse il Lama "e io sono vecchio. Ho visto molte cose e mi chiedo che cosa avresti fatto in un caso del genere. Questi uomini sono vivi, non ci sono dubbi al riguardo, ma se noi li riportiamo in piena vita che cosa accadrebbe se sono crudeli, se ci uccidono perché abbiamo lasciato morire uno di loro? Dobbiamo pensarci molto seriamente, non sappiamo leggere le iscrizioni... ." Si interruppe perché ero saltato in piedi, tutto eccitato. "Maestro, maestro" gridai "ho visto un libro che sembra una specie di dizionario di diverse lingue. Può darsi che ci aiuti". Senza attendere risposta, mi precipitai in una stanza accanto alla cucina, dove si trovava il libro, che sembrava come se fosse stato appena stampato. Lo afferrai a due mani, perché era pesante, e lo portai di corsa alla mia Guida. Il Lama lo prese e con malcelata impazienza ne aprì le pagine. Per un po' stette seduto completamente assorto nella lettura. … "Lobsang, … il libro è la chiave di tutto, è una storia veramente affascinante. Riesco a leggerlo, è scritto in quello che sembra il nostro linguaggio aulico. … Questa nave ha circa due milioni di anni. Funziona con energia ottenuta dalla luce, qualsiasi luce, delle stelle, del sole. Raccoglie energia da quelle fonti che si sono servite già di quell'energia e l'hanno trasmessa. "Questi uomini", proseguì riferendosi di nuovo al libro, "erano di una razza cattiva, erano servi dei Giardinieri del Mondo. Ma si tratta della solita storia, che riguarda uomini e donne. Gli uomini desiderano le donne

esattamente come le donne desiderano gli uomini. Ma l'equipaggio di questa nave era formato da uomini che avevano abbandonato la grande nave appoggio. Questa qui, veramente, è quella che loro definiscono scialuppa di salvataggio. Il cibo si potrebbe mangiare in piena sicurezza e gli uomini potrebbero venire svegliati. Ma a prescindere da quanto tempo si trovano qui, sono sempre dei malvagi perché hanno cercato di procurarsi donne che per loro sarebbero state troppo inferiori, ragion per cui il loro rapporto si sarebbe risolto in una sofferenza totale per le donne stesse. C'è da chiedersi se le loro borse di sopravvivenza funzioneranno, oppure se si sono disinserite automaticamente dalla nave che loro chiamano nave appoggio. Credo che dovremo fare qualche prova e leggere un po' di più, perché a me sembra chiaro che questi uomini, se si consente loro di vivere, posseggono una conoscenza tale che possono nuocerci. Non potremmo mai vincerli, perché ci trattano come bestie, come oggetti su cui eseguire esperimenti genetici. Hanno già arrecato danni a causa dei loro esperimenti sessuali con le nostre donne, ma tu sei ancora troppo giovane per conoscere ogni cosa a questo riguardo". Girovagai qua e là. … Durante il mio girovagare arrivai in una stanza tutta verde. C'era un tavolo dall'aspetto molto particolare, sovrastato da un'enorme lampada, e dappertutto si vedevano scatole di vetro. "Mah," pensai tra me "deve essere qui che rimettono in sesto i loro malati. Meglio andare a dirlo al Lama". Mi affrettai a riferire al Lama Mingyar Dondup che avevo scoperto una stanza molto strana, tutta dipinta di verde, in cui c'erano cose altrettanto strane, conservate in recipienti che sembravano fatti di vetro ma non era vetro. Lentamente si alzò in piedi e aiutandosi con le due stampelle si avviò verso la stanza che avevo scoperto. Appena entrai - ero io che facevo strada - si accesero le luci, luci proprio come la luce del giorno. Il Lama si fermò sulla soglia, con un'espressione di immensa soddisfazione sul viso. … Si aggirò per la stanza, osservando diverse cose, sollevandone altre e scrutando il contenuto di alcuni... non so come chiamarli. Alcuni oggetti conservati in cubi di vetro erano del tutto al di là della mia capacità di comprensione. Ma alla fine si sedette su una sedia bassa e si immerse nella lettura di un libro che aveva preso da uno scaffale. … "Vedi, Lobsang," disse poi "è una storia piuttosto lunga. … Questo mondo era pronto per essere colonizzato, sicché i nostri Signori - debbo chiamarli Signori perché erano i capi dei Giardinieri della Terra e di altri mondi - ordinarono che una determinata specie dovesse essere allevata sulla Terra e quella determinata specie eravamo noi. Su un pianeta lontanissimo, che si trova fuori del nostro universo, furono approntati dei pezzi anatomici e venne allestita una nave in grado di viaggiare a una velocità assolutamente incredibile. Noi, sotto forma di embrioni umani, fummo stipati nella nave. In un modo o nell'altro i Giardinieri, come venivano chiamati, li portarono su questo mondo e poi non sappiamo che cosa accadde tra il momento dell'arrivo degli embrioni e la comparsa delle prime creature che potevano essere definite umane. Ma durante la loro assenza dal loro mondo d'origine accaddero molte cose. Il vecchio sovrano, o 'Dio', era avanti con gli anni e certe persone male intenzionate che volevano impadronirsi del suo potere fecero di tutto per liberarsi di quel Dio e metterne un altro - il loro burattino personale - a governare al suo posto. La nave fece ritorno dalla Terra e trovò che la situazione era assai diversa. Constatarono di non essere i benvenuti e che il nuovo monarca voleva ucciderli per toglierli di mezzo. Invece i Giardinieri che erano appena tornati dalla Terra catturarono alcune donne della loro stessa taglia e decollarono di nuovo in direzione dell'universo terrestre (tu sai, Lobsang, che ci sono molti e svariati universi). Giunti nel mondo dove avevano allevato esseri umani, imposero la loro sovranità, fabbricarono diversi manufatti come le piramidi, con cui essi potevano tenere sotto controllo radio qualsiasi cosa si dirigesse verso la Terra. Gli esseri umani che loro avevano allevato li servivano come schiavi e si accollavano ogni fatica, mentre i Giardinieri si adagiavano comodamente nel lusso e ordinavano agli schiavi umani che cosa dovessero fare. Uomini e donne - forse dovremmo chiamarli superuomini e superdonne - si stancarono dei loro compagni e delle loro compagne, sicché nacquero molte relazioni che provocarono litigi e agitazioni a non finire. Ma poi dallo spazio esterno apparve un'astronave non individuata dalle sonde installate sulle piramidi. Era

enorme e quando atterrò ne uscirono persone che cominciarono a costruire abitazioni. Coloro che per primi erano sbarcati sulla Terra si adirarono per la comparsa di questi altri uomini e donne provenienti dallo spazio, sicché da uno scontro verbale si passò a uno scontro fisico. Lo stato di agitazione si protrasse per un certo periodo, durante il quale si fecero invenzioni diaboliche. Alla fine l'equipaggio della grande astronave non ne poté più e inviò molte astronavi che, a quanto pare, erano tenute in serbo per un intervento del genere e che bombardarono in modo spaventoso i luoghi dove vivevano gli altri spaziali. Le bombe erano una forma molto progredita di bomba atomica e dove caddero tutto morì a perdita d'occhio. Dalla terra salì un bagliore purpureo e gli uomini e le donne dello spazio che lo avevano provocato risalirono sulla loro gigantesca astronave e partirono. Per oltre cento anni nelle zone bombardate della Terra non ci fu quasi nessuna forma di vita, ma quando gli effetti delle radiazioni diminuirono, questa gente uscì furtivamente all'aperto piena di paura, tremando e chiedendosi che cosa avrebbe visto. Costituì degli insediamenti agricoli, usando aratri di legno e cose simili. … Noi siamo degli analfabeti, Lobsang. Su questa Terra c'era gente molto più intelligente, ci sono state diverse civiltà, come tu sai. Per esempio," aggiunse indicando lo scaffale "questo libro ci parla di metodi in campo medico e chirurgico appartenenti a un tipo di cui da noi non abbiamo mai sentito parlare, e sì che noi siamo stati i primi a essere insediati sulla Terra. … In questa particolare catena montuosa ci sono molte di queste caverne che un tempo comunicavano tra loro per mezzo di tunnel. Era possibile spostarsi da una caverna all'altra, avere sempre luce e aria fresca, a prescindere da dove ci trovassimo. Ma una volta la regione del Tibet era all'altezza del livello del mare, la gente viveva su un territorio pianeggiante leggermente collinoso e in quell'epoca remota disponeva di fonti di energia a noi del tutto ignote. … una volta questo mondo era coperto di nuvole. Il sole non si vedeva mai, non sapevamo nulla dell'esistenza delle stelle. Ma allora, a quei tempi, la gente viveva centinaia di anni, non era come adesso che si muore appena si è appresa qualche cosa. Adesso gli uomini muoiono uno dopo l'altro a causa sia delle dannose radiazioni solari, sia del fatto che lo strato nuvoloso di protezione si è dileguato. Poi i raggi pericolosi vennero a impregnare il mondo, recando con sé ogni sorta di malattie, ogni sorta di aberrazioni mentali. Il mondo fu in subbuglio, il mondo fremette sotto l'urto di quella terribile esplosione. Atlantide, che si trovava lontanissimo da qui sull'altro versante del mondo, sprofondò nell'oceano, mentre invece noi del Tibet, cioè, il nostro territorio, si sollevò a circa cinquemila metri sul livello del mare. La gente diventò cagionevole di salute e per lungo tempo morì per insufficienza di ossigeno a quell'altezza. Eravamo più vicini al cielo e dove eravamo noi le radiazioni erano più forti. … Una parte lontana della nostra terra rimase all'altezza del livello del mare e i suoi abitanti si diversificarono sempre più da noi, sino a diventare quasi di intelligenza ritardata. Non avevano templi, non adoravano gli dei e anche adesso vanno in giro su imbarcazioni fatte di pelle d'animale a caccia di foche, pesce e altre forme di vita. Ci sono animali immensi dotati di corna enormi sulla testa (i bisonti?) e quegli uomini ne uccisero molti e ne mangiarono la carne. In seguito apparvero altre razze che chiamarono eschimese questo popolo dell'estremo settentrione. Nella parte del Tibet in cui siamo noi rimasero i migliori, sacerdoti, maghi e medici di gran fama. Nella parte che venne recisa dal Tibet e affondò fino al livello del mare o, meglio, si arrestò all'altezza del livello del mare, restarono le persone intellettualmente inferiori, operai comuni, gente comune, taglialegna e portatori d'acqua. Essi si trovano pressoché nelle stesse condizioni da più di un milione di anni. Gradatamente sono usciti all'aperto e hanno cominciato a guadagnarsi la vita sulla superficie della Terra. Impiantarono piccole fattorie e nel giro di circa un secolo le cose sembrarono normalizzarsi e si sistemarono." … Gli tolsi via dalle gambe le fasciature ricavate dagli stracci e indietreggiai di fronte a ciò che vidi. Le gambe erano coperte di pus e la carne appariva in realtà molto infiammata. Inoltre, al di sotto del ginocchio erano molto gonfie. "Adesso" disse il Lama "tu dovrai seguire le mie istruzioni alla lettera. Prima di tutto dobbiamo avere qualcosa per disinfettarle. Per fortuna qui tutto è in buone condizioni. Su

quello scaffale" e lo indicò "troverai un barattolo di vetro con su scritto qualcosa. Secondo me è il terzo recipiente a partire da sinistra sul secondo ripiano verso il basso. Portalo qui e vedrò se è quello giusto". Docilmente, mi diressi verso gli scaffali e feci scorrere all'indietro uno sportello che sembrava fatto di vetro. … Feci scorrere lo sportello di vetro da un lato e guardai i flaconi. Sì, pensai, è proprio questo. E glielo portai. Lo guardò, lesse le istruzioni, poi disse: "Meglio se tu mi passi quel recipiente grande che sta rovesciato lì accanto. Innanzi tutto lavalo bene. Ricorda che d'acqua ne abbiamo in quantità illimitata, perciò risciacqualo e poi versacene un po', circa tre scodelle". Così feci, pulii sfregandolo ben bene il recipiente, che era già pulitissimo, ci misi a occhio tre scodelle d'acqua e glielo portai. Con mia grande meraviglia, fece qualcosa al flacone e il cappuccio venne via . … "Se in questo barattolo di vetro c'è qualcosa, allora deve esserci il mezzo per prenderlo e tirarlo fuori. Questo è semplicemente quello che si chiama un tappo. Questo tappo lo userò tenendolo sottosopra e allora diventerà un misurino. Vedi?" Guardai il tappo che aveva capovolto ed era proprio così. Potei rendermi conto che si trattava di un misuratore di un certo tipo, perché era graduato da cima a fondo. "Dobbiamo procurarci qualche fascia" proseguì. "Se apri quella credenza, ci troverai tanti pacchetti. Apri lo sportello, così posso darci un'occhiata". Stavolta lo sportello non era né di vetro né di legno, sembrava qualcosa di mezzo. Lo aprii e vidi allora che c'era una quantità di involti disposti sistematicamente. "Porta qui quello azzurro" disse il Lama. "A destra ce n'è uno bianco, porta anche quello". Mi guardò, diede un'occhiata alle mie mani e aggiunse: "Apri il rubinetto e lavati le mani. Vicino al rubinetto troverai una tavoletta fatta di una sostanza bianca. Bagnati le mani, bagna la tavoletta e spalmatela sulle mani, stando attento a pulirti le unghie". Feci quanto mi aveva detto e rimasi piuttosto colpito al vedere come la mia pelle appariva molto più chiara. … In quel momento le mie mani erano proprio color rosa e stavo per l'appunto per asciugarmele sulla veste, quando il Lama disse: "Fermo!" Indicò qualcosa che aveva estratto dall'involucro bianco. "Asciugati le mani con questo e dopo che te le sei asciugate non arrischiarti a toccare le tua veste sudicia e logora. Per fare questo lavoro devi avere le mani pulite". La faccenda mi interessava sul serio, perché aveva disteso sul pavimento un candido lenzuolo, su cui aveva disposto diversi oggetti: una bacinella, una specie di paletta e un altro aggeggio che non capii assolutamente che cosa fosse. E' molto difficile descriverlo perché non avevo mai visto niente del genere. Sembrava tuttavia un tubo di vetro, che aveva all'esterno delle marcature, a un'estremità del quale sembrava ci fosse un ago d'acciaio, mentre dalla parte opposta c'era una manopola. Nel tubo, che evidentemente era vuoto, c'era un liquido colorato che formava bollicine e frizzava. "Ora ascoltami attentamente." disse il Lama "Dovrai pulire la carne da cima a fondo fino all'osso. Qui adesso abbiamo la meraviglia delle meraviglie del progresso scientifico e ce ne serviremo in pieno. Prendi questa siringa e tira fuori l'estremità del tubo - aspetta, lo faccio io per te - e poi mi infili quell'ago nella gamba, proprio qui" e mi indicò un punto in particolare. "Renderà insensibile la gamba, altrimenti è probabile che perderci i sensi per il dolore lancinante che questo provocherà. Forza, diamoci da fare". … "Lobsang, hai fatto un ottimo lavoro. Non ho sentito neanche una fitta. Come lama medico avrai successo. … Ora" proseguì "abbiamo aspettato abbastanza. Questa gamba è piuttosto insensibile, così non reagirà al dolore. Voglio che tu prenda quel ferro chirurgico, tra parentesi è una pinza, e voglio che tu metta un po' di questo liquido in una bacinella e poi lo applichi su tutta la gamba, passandolo dall'alto in basso. Mi raccomando in giù, non in su. Puoi premere abbastanza forte e ti accorgerai che il pus viene via a grumi. Bene, quando ne avrai fatto un bel mucchio in terra, dovrai aiutarmi a cambiare posto". … Pulii a fondo una gamba, osso e carne compresi. "Questa è una polvere." disse poi il Lama. "Voglio che tu la metta nelle ferite, in modo da farla penetrare fino all'osso. Disinfetterà le ferite e impedirà al pus di riformarsi. Una volta fatto, dovrai fasciarmi le gambe con una benda che si trova nell'involto azzurro". … Sistemata una gamba, passai all'altra. "Faresti meglio a darmi uno stimolante, Lobsang" disse il Lama". si trova su quell'ultimo ripiano. Prendine soltanto una fiala. Una fiala è un piccolo recipiente che finisce

a punta. Stacca la punta e piantami la fiala nella carne, in un punto qualsiasi". Così feci. Poi pulii tutto il pus e la sporcizia. Alla fine mi addormentai dritto in piedi. 9-33 "Molte sono le cose che dovrai imparare, Lobsang. Sei ancora un po' giovane, ma il modo in cui siamo arrivati in questo posto, beh, questo te lo spiegherò. I Giardinieri della Terra avevano bisogno di luoghi segreti per poter venire su questo pianeta all'insaputa dei terrestri, così, quando questo era soltanto un basso cumulo di pietra che sporgeva al di sopra del terreno, loro penetrarono nella pietra viva, tagliandola per mezzo di ciò che più tardi sarà noto come torcia atomica. Essa fondeva la roccia e molta della superficie grigia che si vede all'esterno è vapore proveniente dalla roccia liquefatta. Poi, quando la caverna fu scavata fino a farle raggiungere la giusta dimensione, fu lasciata raffreddare e la sua superficie diventò perfettamente levigata come vetro. Aperta la caverna, che è ampia abbastanza da contenere l'intero Potala, fecero qualche sondaggio e poi perforarono dei tunnel proprio lungo questa catena rocciosa che a quell'epoca era pressoché coperta di terra. Era possibile percorrere circa duecentocinquanta miglia attraverso quelle gallerie, da una caverna all'altra. Allora ci fu quell'immensa esplosione che fece oscillare la Terra sul suo asse, alcune località sprofondarono, altre si sollevarono. Noi fummo fortunati perché la collinetta divenne una catena montuosa. Ho visto delle illustrazioni che ti mostrerò, ma naturalmente a causa dei movimenti impressi alla Terra alcuni tunnel furono spinti fuori allineamento e non si poté più percorrerli per tutta la loro lunghezza come in precedenza. Invece noi potemmo visitare forse due o tre caverne prima di uscire all'aperto sulla catena montuosa e camminare un po' fin dove sapevamo che il tunnel proseguiva. Come sai, per noi il tempo non ha nessuna importanza, così io sono uno di coloro che è stato in circa un centinaio di quei posti e ha visto tante, tante cose strane". … "Io so che cosa devo fare innanzi tutto" dissi tra me alzandomi in piedi. "Onorevole Lama, posso aiutarti nelle tue funzioni corporali?" "Grazie di cuore, Lobsang", rispose sorridendomi. "Ma già ho provveduto. Oltre quell'angolo laggiù c'è un posticino. Se ci vai, troverai che nel pavimento c'è un buco molto comodo. Mettiti sul buco e lascia che la Natura segua il suo corso!" Mi diressi verso il punto che mi aveva indicato, trovai il buco e me ne servii. Le superfici della stanza avevano la levigatezza del vetro, eccetto il pavimento, fatto con un materiale simile a una stuoia, così non c'era timore di scivolare. Espletate le mie funzioni, pensai di nuovo a mangiare. Entrai nella stanza che si trovava all'estremità opposta e mi lavai accuratamente le mani. … Mi lavai bene le mani e chiusi il rubinetto, al che sentii un getto d'aria calda provenire da un foro nella parete. Era a forma rettangolare e mi immaginai che se ci infilavo le mani si sarebbero asciugate rapidamente. Così feci e credo che quella sia stata la migliore lavata che mi fossi mai concesso. L'acqua dava una sensazione molto gradevole e mentre tenevo le mani in quella apertura il calore cessò. Credo che i progettisti avessero calcolato un certo lasso di tempo ritenuto giusto per asciugare le mani. Mi diressi allora verso l'armadio e lo aprii, restando sbigottito di fronte allo spiegamento di recipienti che conteneva. C'era ogni sorta di scatole, ciascuna contrassegnata da etichette talmente strane che non mi dicevano niente. Per esempio, un'etichetta mostrava una cosa rossa, dotata di artigli enormi, che sembrava un mostro feroce un po' simile, pensai, a un dermattero, altrimenti detto forbicina. C'erano poi altre figure che rappresentavano ragni ricoperti da una armatura rossa. Quei recipienti li lasciai perdere e invece ne scelsi qualcuno con su riprodotta quella che era evidentemente frutta di qualche specie, taluna rossa, altra verde, altra ancora gialla, ma tutta dall'aspetto allettante. Ne presi quanti più potevo portarne, finché in un angolo scorsi una specie di carrello. Vi misi tutta quella roba e lo spinsi fuori dirigendomi dal Lama Mingyar Dondup. Appena vide come me la cavavo, si mise a ridere di cuore. "Ti è piaciuto lavarti le mani?" disse "Ti è piaciuto il sistema per asciugarle? Pensa soltanto che sta qui da qualche milione di anni e ancora funziona. L'atomo che fornisce energia a tutte queste apparecchiature è praticamente indistruttibile. Purtroppo quando ce ne andremo tutto si fermerà, tutta l'energia verrà di nuovo immagazzinata in attesa di altri arrivi. Allora le luci si accenderanno di nuovo. A proposito, quella della luce è una faccenda che non capiresti,

perché dietro la superficie che sembra di vetro c'è una sostanza chimica che reagisce a un determinato impulso generando luce fredda. Ma vediamo che cosa hai portato". Gli porsi le cose che avevo scelto, una alla volta, e lui prese quattro barattoli di metallo. "Credo che per ora ci basteranno," disse "ma avremo bisogno di bere. Nella credenza che sta sopra il rubinetto troverai dei recipienti per l'acqua. Riempine un paio, e in fondo alla credenza ne troverai un altro che contiene delle palline. Portalo qui, con una di quelle palline l'acqua avrà un gusto diverso". Tornato in quella specie di cucina, trovai i recipienti che mi erano stati indicati, li riempii d'acqua e li portai al Lama. Feci di nuovo marcia indietro e presi un tubetto contenente delle strane compresse arancione. Uscii ancora una volta con il mio bottino e lo portai al Lama, il quale lo prese, armeggiò intorno al tappo e fece uscire una compressa che andò a finire dritta nel bicchiere d'acqua. Ripeté l'operazione e una seconda compressa saltò nell'altro bicchiere. Egli se ne portò uno alle labbra e bevve una abbondante sorsata. Lo imitai non troppo convinto e rimasi piacevolmente colpito da un sapore gradevole. "Mangiamo un po' prima di bere ancora", disse poi il Lama. Prese uno dei barattoli e infilò un dito in un anellino. Ci fu un sibilo d'aria. Dopo di che, appena il sibilo cessò, tirò ancora più forte e tutto il coperchio del barattolo venne via. Dentro c'era della frutta. L'annusò cautamente, poi ne estrasse un pezzo e se lo mise in bocca. "Sì, sì, si è mantenuta in modo perfetto, è assolutamente fresca. Ne aprirò uno per te, scegli quello che vuoi e dammelo". Guardai quella roba, fra cui c'era un frutto di colore scuro, così dissi che volevo quello. Tirò l'anellino e di nuovo si udì un sibilo d'aria. Tirò più forte e venne via tutta la parte superiore. Ma poi ci fu un problema. Quella roba là dentro era piccola e immersa in un liquido. "Dovremo comportarci in maniera più educata. Vai di là e in uno dei cassetti troverai dei pezzi di metallo, concavi a un'estremità e dotati di manico. Portane due, uno per te e uno per me. Tra parentesi, sono di metallo e di colore simile all'argento". Uscii di nuovo e di lì a poco tornai con quei due strani oggetti. "Maestro, là ci sono altri pezzi di metallo che hanno delle punte e altri ancora che da una parte somigliano al filo di un coltello". "Sì, certo, forchette e coltelli, li proveremo più tardi. Ma questi qui sono cucchiai. Affonda l'estremità del cucchiaio nel tuo barattolo, così puoi tirar fuori frutto e succo. Insomma, puoi mangiare e bere senza sporcarti tutto". … Ben presto il mio barattolo si vuotò. Il Lama Mingyar Dondup fu ancora più veloce. "Lobsang, meglio andarci piano, è un pezzo che siamo a digiuno. Non me la sento di camminare" proseguì "perciò ti consiglio di farti una passeggiata per andare a vedere le varie ripartizioni, perché abbiamo bisogno di conoscere tutto ciò che riusciamo a sapere". Con una certa tracotanza uscii dalla sala e mi resi conto che c'erano stanze dappertutto. Entrai in una di esse, le luci si accesero e un posto sembrava pieno di macchine che risplendevano come se fossero state installate soltanto quello stesso giorno. Vagai qua e là quasi timoroso di toccare qualcosa, ma poi del tutto casualmente mi imbattei in una macchina che stava già facendo vedere un'immagine. Erano indicati dei pulsanti da premere e l'immagine si mise in movimento. Si vedeva una specie di sedia e un uomo dall'aria strana che stava aiutando un altro uomo dall'aria ancora più strana a sedersi su quella sedia. Poi il primo afferrò due manici e vidi che girava il manico a destra e la sedia si sollevò di molti centimetri. Poi l'immagine mutò. Si vide la sedia mentre veniva spinta in avanti verso diverse macchine e vi si soffermava. Il messaggio era diretto a me. Mi voltai in fretta e furia e inciampai nella sedia a rotelle, finendo faccia a terra. Sentii il naso come se me lo avessero staccato e tutto bagnato. Mi si era ammaccato e sanguinava. Spinsi la sedia davanti a me e tornai di corsa dal Lama. … "Adesso mi occorre qualcosa per pulirmi il sangue dalla faccia". Mi avvicinai a una scatola e scartai uno dei rotoli azzurri. Conteneva proprio quella strana roba bianca simile a una manciata di cotone impacchettata. Dopo essermelo applicato alle narici per diversi minuti, l'emorragia si arrestò e gettai i tamponi insanguinati in un recipiente che per caso era vuoto. Qualcosa mi spinse a guardarci dentro. Rimasi di stucco constatando che era sparito tutto, non inghiottito dall'oscurità o roba del genere, bensì era proprio svanito nel nulla. Andai perciò dove avevo ammucchiato gli stracci sporchi di pus e, servendomi di un pezzo di metallo piatto

con un manico di legno, raccolsi quanto più potevo in una sola andata e lo gettai nel portarifiuti. Sparì tutto. Allora andai nel cantuccio lontano di cui avevamo necessariamente approfittato per rispondere ai richiami della natura, raschiai tutto ciò che c'era rimasto e lo gettai nel recipiente. Immediatamente ogni cosa scomparve e il recipiente apparve risplendente come se non fosse mai stato usato. "Lobsang, credo che quel recipiente dovrebbe adattarsi a quel buco di cui si siamo serviti. Vedi un po' se c'entra". Ve lo feci rotolare e, certo, vi andava a pennello. Così ve lo lasciai, affinché fosse pronto immediatamente per l'uso. "Maestro, Maestro" dissi tutto eccitato "se ti metti seduto su questa sedia posso portarti in giro a farti vedere cose assolutamente prodigiose". Il Lama si alzò in piedi con circospezione e io feci scivolare la sedia sotto di lui. Poi girai l'impugnatura come avevo visto fare nell'immagine in movimento e la sedia si sollevò in aria una trentina di centimetri, proprio l'altezza giusta per me, per tenerla per i manici e guidarla. Quindi, con il Lama seduto su quella che io chiamavo sedia a rotelle, ma che evidentemente dipendeva dalla levitazione e non dalle ruote, tornammo nella stanza dove erano installate le macchine. "Credo che questa fosse la loro stanza di ricreazione, Lobsang." disse il Lama "Tutte queste cose servono per giocare. Diamo un'occhiata a quella scatola che si trova vicino all'ingresso di questa stanza lì". Girai la sedia, la spinsi verso l'ingresso e la tirai su, accostandola alla macchina che mi aveva fornito le istruzioni su come usarla. Premetti di nuovo un pulsante e un'immagine si mise in movimento. Era incredibile. Si vedeva il Lama Mingyar Dondup nell'atto di mettersi seduto sulla sedia e io che lo portavo a spasso. E poi, mentre ci spostavamo nella stanza e il Lama stava dicendo qualcosa, finché ci voltavamo e tornavamo vicino a quella macchina. Vedevamo tutto ciò che era appena accaduto. Poi l'immagine mutò e mostrò svariate macchine, di cui spiegò natura e scopo. Quasi al centro della stanza ce n'era una. Se si premeva un pulsante, diversi piccoli oggetti colorati scivolavano in un vassoio. Ci avvicinammo alla macchina, il Lama premette il bottone indicato e alcune cose rotonde scesero rotolando, con rumore metallico, su un piano inclinato, andando a finire in una vaschetta. Le esaminammo, provai a romperle, poi di fianco alla macchina scorsi una specie di piattino sovrastato da una lama ricurva. Misi un po' di quei cosi tondi nel contenitore e abbassai una maniglia - tremando tutto di paura - per vedere cosa sarebbe successo. Presto vennero tagliati a metà e sembrava che dentro ci fosse un che di appiccicoso. Pensando sempre più o meno al mangiare, toccai l'interno di uno e lo misi sulla lingua. Che gioia! Era il sapore più meraviglioso che avessi mai gustato in vita mia. "Maestro," dissi "questo è qualcosa che devi assolutamente provare". Girai la sedia e lo portai vicino al pulsante. Lo premette di nuovo e uscì un'altra quantità di quei cosi. Ne presi uno e lo misi in bocca e fu come se mi ci fossi messo un sasso. Tuttavia, di lì a un attimo, l'involucro esterno del coso si ammorbidì e, seguitando a premere con la mascella, spezzai la superficie e sentii la più dolce delle dolcezze. A quanto pareva, c'erano diversi gusti. Ciascun colore corrispondeva a un determinato sapore. A dire il vero non avevo la più pallida idea di che si trattasse, ma il Lama si accorse della mia perplessità. "Tu sai, Lobsang, che io ho viaggiato molto. In una città dell'Occidente vidi una macchina come questa, contenente delle palline di zucchero candito identiche a queste. Ma in quella città dell'Occidente bisognava metterci dei soldi. Si infila una moneta in una fessura, di modo che di quelle palline ne rotolano fuori molte. C'erano altre macchine simili, che fornivano diverse cose. Ce n'era una che mi attirava in modo particolare perché conteneva una sostanza che chiamavano cioccolato. Ma non so come si scrive. Ah!" esclamò "Eccola, eccola lì quella parola scritta insieme ad altre sei. Secondo me sono scritte in lingue diverse. Ma vediamo se questa qui è quella giusta". Premette con decisione il pulsante, la macchina tossicchiò un po' e sul davanti si aprì uno sportello. Vedemmo che c'erano svariati tipi di cioccolata e di caramelle e ne mangiammo tanti che ci sentimmo veramente male. Credetti sul serio di essere sul punto di morire! Andai in quel posto dove venivano eliminati i rifiuti e rigettai tutto quello che avevo mangiato. Il Lama Mingyar Dondup, che avevo lasciato solo sulla sedia, mi chiamò perché andassi a prenderlo di gran

carriera, ma sul resto di quell'esperienza è meglio stendere un velo. Ripresici abbastanza, ne parlammo e giungemmo alla conclusione che era stata la nostra ingordigia a farci mangiare in quantità eccessiva un cibo a cui non eravamo abituati. Andammo in un'altra stanza, che doveva essere stata adibita a lavori di riparazione. C'era ogni sorta di macchine molto strane, ma fra le tante riconobbi un tornio. Il Dalai Lama ne aveva uno nel suo magazzino. Gli era stato mandato da una nazione amica, che desiderava esserlo ancora di più. Certo, nessuno sapeva usarlo, ma in tantissime occasioni mi ero intrufolato nella stanza e alla fine ero riuscito a capire di che si trattasse. Era un tornio a pedale. Stando seduti su una panca di legno, si usavano entrambi i piedi per spingere su e giù i pedali. Con ciò si faceva girare una ruota e se, per esempio, fra quelle parti su cui era scritto 'testa' e 'contropunta' si collocava un pezzo di legno, lo si poteva intagliare e fabbricare dei bastoni perfettamente dritti. Non riuscii ad afferrarne l'utilità, ma presi i nostri bastoni e li rifinii. Ci sentimmo molto meglio con quello che potevo definire soltanto un randello fatto a regola d'arte. Girovagando, scorgemmo qualcosa che sembrava un crogiolo. Aveva tutt'intorno cannelli ossidrici e apparati termici di ogni sorta, e ben presto ci mettemmo a fare esperimenti. Scoprimmo che potevamo saldare insieme dei metalli, sciogliendo un pezzo sopra l'altro e passammo molto tempo a fare diverse prove per migliorare le nostre capacità. "Diamo un'occhiata in qualche altro posto, Lobsang", disse alla fine il Lama. "Ce ne sono qui di cose meravigliose, no?" Girai di nuovo la manopola e la sedia si alzò di una sessantina di centimetri. La spinsi fuori dell'utensileria e la feci entrare in una stanza che si trovava molto lontano dalla parte opposta. Qui il mistero era autentico. C'erano dei tavoli, tavoli metallici, su cui stavano enormi ciotole. Non ci capivamo niente, ma poi, in un locale attiguo, scoprimmo un vano praticato nel pavimento. Impresse sulla parete, proprio al di sopra di esso, c'erano evidentemente le istruzioni per l'uso dell'impianto. Per fortuna c'erano anche delle illustrazioni sul modo di impiegarlo, così ci mettemmo a sedere sul bordo della piscina vuota e tolsi le bende che avvolgevano le gambe del Lama. Poi, standogli a fianco, lo aiutai ad alzarsi in piedi. Appena egli si portò al centro della vasca, questa cominciò a riempirsi di una soluzione fumante. "Lobsang, Lobsang, questo farà guarire le mie gambe. So leggere alcune parole scritte sulla parete e, se non so leggerle in una lingua, sono in grado di farlo in un'altra. Questo è un prodotto che rigenera carne e pelle". "Maestro," chiesi "Come può tutto questo guarire proprio le tue gambe e com'è che conosci tante lingue?". " E' molto semplice," rispose "studio questo tipo di cose da quando sono nato. Ho viaggiato in lungo e largo per tutto il mondo e ho appreso vari idiomi. Ti sarai accorto che ho sempre dei libri con me e che tutto il tempo che ho d'avanzo lo passo a leggere questi libri per apprenderne il contenuto. Ora questa lingua" proseguì indicando la scritta sulla parete "è quella che si chiama sumerica. Era la lingua principale di una delle Atlantidi". "Atlantidi?" pensai "Ma il posto non era Atlantide?" Glielo dissi e il Lama rise allegramente. "No, no, Lobsang, non esiste un posto come Atlantide. E' un termine generico per designare le tante regioni che sprofondarono sotto l'oceano e di cui si perdette ogni traccia". "Credevo" risposi "che Atlantide fosse un luogo dove possedevano una civiltà molto progredita, a un punto tale da farci apparire come rozzi e primitivi. Ma ora tu mi dici che non esisteva nessuna Atlantide in particolare". "Sull'argomento c'è tanta confusione" mi interruppe "e gli scienziati del mondo non vogliono credere alla verità. La verità è questa. Un tempo questo mondo aveva soltanto un'unica massa terrestre. Il resto era acqua e, alla fine, in seguito alle vibrazioni della terra, come per esempio i terremoti, la massa terrestre unica si frantumò in tante isole, le più grandi delle quali furono chiamate continenti. Gradatamente si separarono andando alla deriva, di modo che la popolazione della maggior parte di queste isole aveva dimenticato l'Idioma Antico e, come lingua ufficiale, usava il proprio dialetto locale. Anni fa l'espressione verbale, cioè la parola parlata, non esisteva, tutti comunicavano tramite telepatia. Ma in seguito gente malvagia si approfittò della possibilità di conoscere ciò che gli uni trasmettevano agli altri, ragion per cui nacque la consuetudine che nelle collettività i capi concepissero dei modi di esprimersi di cui si servivano quando non volevano ricorrere alla

telepatia, che chiunque poteva intercettare. Con il trascorrere del tempo, ci si servì sempre più del linguaggio e l'arte della telepatia andò perduta, tranne che per poche persone, come alcuni di noi nel Tibet. ... Lobsang, a quanto pare questa cosa opera miracoli per le mie gambe. Guardale e vedrai che stanno effettivamente guarendo". Le guardai, e ciò che vedevo aveva davvero del soprannaturale. La carne era stata tagliata proprio fino all'osso, tanto che avevo creduto che l'unica cosa da fare sarebbe stata amputargliele una volta tornati al Chakpori; ma adesso, in quella prodigiosa vasca rotonda, il tessuto muscolare gli si stava risanando. Mentre ero lì in osservazione, potevo veder crescere quello nuovo e rimarginarsi i tagli. "Sto pensando di uscire per un po' di qui" disse tutt'a un tratto il Lama. "Mi fa venire il prurito alle gambe, al punto che se ci rimango dovrò mettermi a ballare e tu ti faresti una risata. Perciò uscirò, ma non voglio nessun aiuto". Uscì dalla vasca con passo sicuro e nel far così tutto il liquido scomparve. Non c'era nessun foro, né tubo di scarico o cose del genere. Semplicemente sembrò che le pareti e il fondo lo assorbissero. "Vedi, Lobsang, ecco qui alcuni libri che contengono illustrazioni oltremodo affascinanti. Mostrano come si eseguono certe operazioni, mostrano come far funzionare quelle macchine là fuori. Dobbiamo darci da fare per cercare di capirlo. Se c'è la possibilità di ripristinare questa scienza antichissima, forse saremo in grado di giovare all'umanità". Sfogliai qualche libro. A me sembravano piuttosto raccapriccianti, con tutte quelle figure di gente a pancia aperta, di persone con le ferite più spaventose che si possano immaginare, ferite così brutte da essere inconcepibili. Decisi tuttavia che avrei tenuto duro e che avrei imparato tutto quello che potevo sul corpo umano. … Bene, esiste qualcosa come la morte apparente. In realtà queste persone, i Giardinieri della Terra, erano esposti alle malattie esattamente come noi, se non che non potevano curarsi e guarire servendosi delle sostanze rinvenibili allo stato grezzo su questa terra. Sicché quando qualcuno si ammalava sul serio e in un modo che non rientrava nell'esperienza che i Giardinieri avevano acquisito qui nel nostro mondo, il paziente veniva chiuso in una cassa di plastica dopo essere stato sottoposto al trattamento dì morte apparente. Ridotto in questo stato, il paziente era vivo, ma a un livello minimo. Non era possibile percepire i1 battito cardiaco né la respirazione, di sicuro. I1 soggetto poteva essere mantenuto in vita in quello stato per un periodo di cinque anni. Ogni anno una nave veniva a prendere quelle casse. I malati venivano curati presso speciali ospedali, nella Patria degli dei. Una volta rimessi in sesto, tornavano in buone condizioni, come nuovi". "Maestro, che ne dici di quegli altri corpi, appartenenti a uomini e donne, ciascuno dei quali giace in una bara di pietra? Sono certo che sono morti, ma sembrano vivi e in buona salute. Allora, che stanno a fare qui, perché sono qui?" "I Giardinieri della Terra sono persone che si danno molto da fare. I loro soprintendenti lo sono molto di più. Se volevano conoscere le effettive condizioni esistenti tra i terrestri, bastava che controllassero uno di questi corpi. La loro forma astrale penetrava in uno di questi corpi, che sono dei veri e propri contenitori, sai, e rendeva attivo il corpo stesso. E allora poteva essere un trentenne, o qualunque fosse l'età adatta, senza tutta la seccatura e la confusione di nascere e di vivere un'infanzia, e forse di intraprendere un'attività e prendere perfino moglie. Questo poteva provocare tantissime complicazioni. Ma questi corpi vengono mantenuti in buone condizioni e sempre pronti a ricevere 'un'anima' che di solito li mette in moto per un po' di tempo. Reagiscono a determinati stimoli e sono in grado di muoversi sotto un controllo perfetto, a piacimento del nuovo e temporaneo occupante del corpo-involucro. Ce ne sono molti di questi che noi definiamo soggetti che si reincarnano. Si trovano qui per tenere a freno gli esseri umani, nonché per cercare di prevenire e di mutare il corso delle tendenze violente di questa gente. … Tra qualche anno il Tibet sarà conquistato dai cinesi, i quali spoglieranno il Potala di tutte le cose che lo hanno reso famoso, si porteranno via le Figure Auree soltanto per fonderle e prendere l'oro che contengono. I libri sacri e i testi di cultura saranno portati a Pechino ed esaminati, perché i cinesi sanno che da noi hanno molto da imparare, perciò abbiamo predisposto dei nascondigli per gli oggetti più preziosi. Tu non avresti trovato questa caverna se non per puro caso. Quindi distruggeremo il fianco della

montagna in modo che la circostanza non abbia la minima probabilità di ripetersi. Inoltre, vedi, abbiamo tunnel di collegamento per oltre duecento miglia, che i cinesi non potrebbero percorrere sulle loro macchine a quattro ruote, e certamente neanche a piedi, mentre per noi si tratta di un tragitto di un paio di giorni. Tra qualche anno il Tibet sarà invaso ma non conquistato. I nostri uomini più sapienti saliranno sugli altipiani del Tibet e vivranno sottoterra, più o meno come la gente che è già fuggita vive nella parte cava di questo mondo…. Faremo quindi molto assegnamento su questi libri. Riportarli al Potala significherebbe semplicemente farli cadere nelle mani dei cinesi, il che sarebbe veramente un ben triste destino. Bene, credo sia ora di effettuare una ricerca sistematica in questa caverna in modo particolare, per tracciarne una mappa". "Non ce n'è bisogno, signore." risposi "Eccone una con i minimi dettagli". 9-44 Il Lama Mingyar Dondup appariva estremamente soddisfatto e lo fu ancora di più quando gli mostrai le carte relative a molte altre caverne. Avevo rovistato qua e là in uno scaffale, meravigliandomi di non vedere neanche un granello di polvere e la carta ... beh, la chiamavo carta, ma in effetti si trattava di un materiale simile alla carta, soltanto che era molto più sottile. La nostra carta era tutta roba fatta a mano, ricavata dal papiro. Tirai su quella pila di carte e mi resi conto che si trattava sempre di mappe e di grafici. Per prima cosa c'era una mappa su scala minima che raffigurava un'area di circa duecentocinquanta miglia. Il tunnel era messo in evidenza con certe interruzioni lungo il percorso per indicare dove non era più transitabile, ragion per cui si sarebbe dovuto uscire dal nostro tunnel e cercare l'ingresso di quello successivo. Quanto alla mappa, nulla da eccepire, ma quanti terremoti l'avevano resa inattedidibile? Quello era il problema. La mappa seguente era invece un grafico della caverna in cui in quel momento eravamo comodamente sistemati. Vi si vedevano tutte le stanze e rimasi meravigliato nel constatare quante erano. Inoltre armadi e locali erano tutti contrassegnati, ma naturalmente non sapevo leggere cosa c'era scritto. La stendemmo sul pavimento e ci sdraiammo sul ventre per esaminarla. … Era un libro voluminoso, tozzo e pesante, che sembrava fosse stato appena stampato. "E un dizionario, Lobsang, delle quattro lingue usate. Adesso siamo sulla buona strada". Posò anche quello sul pavimento. Dovevamo servirci del pavimento per allargare tutti i grafici, dato che il tavolo era troppo piccolo. Il Lama seguitò a far frusciare le pagine del dizionario, mentre scriveva appunti proprio sul grafico che rappresentava la caverna dove ci trovavamo. "Tanti secoli fa" disse poi "c'era una civiltà avanzatissima, molto più progredita di quella a cui il mondo è in seguito pervenuto. Ma purtroppo c'erano molti terremoti e maremoti, sicché alcune terre furono sommerse dalle onde e, secondo questo dizionario, Atlantide non è l'unico continente che è sprofondato. Ce n'era uno sul mare che chiamavano Atlantico e un altro più a sud nelle stesse acque. In questa regione c'erano molte vette elevate, vette che tuttora si protendono al di sopra del mare e vengono definite isole. Sulla mappa posso farti vedere proprio dove si trova". Frugò in mezzo alle carte e tirò fuori un grandissimo foglio a colori, su cui indicò i mari e le zone dove era stata Atlantide. "Atlantide," proseguì "la terra perduta. Questo in realtà significa la parola. Non è un nome come Tibet o India, è un termine generico per designare la terra perduta, la terra che sprofondò senza lasciare traccia". …"Ecco, Lobsang, ho trovato." disse finalmente alzandosi in piedi. "In quella stanza ci sono macchine prodigiose che ci fanno vedere il passato esattamente fino al presente e altre che ci fanno vedere un probabile futuro. … Esploriamo prima qualche altra stanza, perché dobbiamo passare un bel po' di tempo nella sala delle macchine che possono farci vedere ciò che accadde sin da quando su questo mondo apparvero i primi esseri umani. Gli abitanti di questo mondo hanno molte strane opinioni, ma noi conosciamo la verità perché siamo stati capaci di intercettare il Documento dell'Akasha e quello akashico delle Probabilità. In altri termini, possiamo predire con precisione ciò che accadrà al Tibet, alla Cina e all'India. Al contrario, per quanto riguarda le singole persone, il Documento delle Probabilità rimane molto nel vago e non va preso troppo sul serio". … "… Tutto appare nuovo, come appena fatto, e io non riesco proprio a capacitarmene". Il Lama mi

sorrise: "Ma un milione di anni fa", disse, "la scienza era molto superiore a quella di oggi. Gli uomini avevano un sistema in base al quale si poteva fermare lo stesso trascorrere del tempo. Il tempo è un concetto puramente arbitrario e viene usato soltanto su questo mondo. … Il tempo è un artificio a cui si ricorre per poter assumere impegni in un'attività commerciale o in questioni di tutti i giorni. Queste caverne sono isolate dal mondo, hanno intorno quello che posso soltanto definire uno schermo. Questo schermo le colloca in una dimensione diversa, la quarta dimensione, nella quale le cose non vanno in rovina. Prima di riprendere le nostre perlustrazioni, mangeremo qualcosa e il pranzo sarà a base di carne di un dinosauro ucciso dai cacciatori due o tre milioni di anni fa. Ti accorgerai che ha un sapore squisito". …Ciò detto, si alzò in piedi, entrò nella dispensa e ne uscì con un grosso recipiente, attorno al quale c'era uno spaventoso disegno. Rappresentava quello che ritenni fosse un dinosauro, su cui era tratteggiata in rosso una marcatura che mostrava quale parte dell'animale fosse contenuta nel barattolo. Il Lama armeggiò un po' e il barattolo si aprì. Potetti constatare che all'interno la carne era assolutamente fresca, al punto da far credere che l'animale fosse stato ucciso quel giorno stesso. La cuoceremo, perché la carne cotta è molto migliore di quella cruda, così farai bene a guardare quello che faccio". Trafficò con alcuni piatti di metallo, poi in uno di essi rovesciò il contenuto del barattolo e fece scivolare il tutto in quello che sembrava un armadietto di metallo. Chiuse lo sportello, girò alcune manopole e si accesero delle piccole luci. "Fra dieci minuti", disse, "sarà cotto a puntino, in quanto non è cotto sulla fiamma, bensì viene scaldato dall'interno verso l'esterno. E' un sistema a raggi che non ho la pretesa di capire. Ma adesso dobbiamo cercare qualche verdura che stia bene con la carne". … Affondò le mani in uno stipo e tirò fuori un barattolo di forma allungata. Lo mise sul piano di lavoro e ne esaminò attentamente l'etichetta. "Sì, questa è verdura. Dobbiamo metterla a cuocere nel forno per cinque minuti". In quell'istante si spense la luce. "Questo è il segnale." disse il Lama "Adesso dobbiamo metterci dentro questa verdura". Così dicendo, si avvicinò al forno, aprì lo sportello, infilandovi tutto il barattolo, e lo richiuse subito. Poi manovrò alcune manopole e si accese una luce diversa. "Lobsang, quando tutte queste luci si spegneranno il nostro pasto sarà pronto. Perciò adesso dobbiamo prendere i piatti e quegli altri terribili arnesi che hai visto, cioè coltelli affilati, oggetti metallici che da una parte finiscono con un incavo, quelle altre cose che hanno quattro o cinque punte e si chiamano forchette. Credo che questo pasto ti piacerà". Proprio nel momento che finiva di parlare, le piccole luci tremolarono, si abbassarono e si spensero. "Ecco qua, Lobsang. Ora possiamo sederci sul pavimento e farci un buon pranzo". Si mosse verso quello stipo caldo che chiamava forno e ne fece scorrere cautamente lo sportello. La fragranza era deliziosa e stetti a guardare con l'acquolina in bocca mentre toglieva i piatti di metallo dai ripiani. Scodellò una bella porzione di ogni cosa per me, ma non molto per sé. "Mangia, Lobsang, mangia. Devi tenerti in forza, lo sai". C'erano piatti, ortaggi di vario colore, nessuno dei quali avevo mai visto prima di allora, e poi il piatto più grande che conteneva un grosso pezzo di carne di dinosauro. Con circospezione presi la carne con le dita, finché il Lama mi disse di usare la forchetta e mi mostrò come dovevo fare. Tagliai allora un pezzo di carne, lo guardai, lo annusai e me lo misi in bocca. In un baleno mi precipitai in cucina verso l'acquaio e me ne liberai. Il Lama rideva fragorosamente. "Hai delle idee completamente sbagliate, Lobsang. Credi che io ti stia giocando un tiro, ma non è vero. In alcune parti della Siberia la popolazione locale ogni tanto scova un dinosauro (dovrebbe trattarsi di mammut) che è rimasto intrappolato nello strato di ghiaccio permanente e si è congelato a un punto tale di compattezza che può darsi ci vogliano tre o quattro giorni per scongelarlo. Mangiano carne di dinosauro con la massima soddisfazione". … Raschiai per bene gli ultimi avanzi di carne dal piatto e poi, guardando incerto le verdure, decisi di assaggiarne un po'. Con mio grande stupore, avevano effettivamente un ottimo sapore. Intendiamoci, mai prima di allora avevo assaggiato verdure; tutto quello che in precedenza avevo avuto da mangiare era stata la tsampa annaffiata con acqua. Così mi servii abbondantemente di tutto, finché intervenne il Lama. … "Devi tenere a mente che questo

mondo conta milioni di anni e ci hanno vissuto tanti e tanti tipi di umanità. Per esempio, un paio di milioni di anni fa sulla terra c'era una specie vivente nota come Homo Habilis. Fecero il loro ingresso nella nostra era, inventando i primi utensili di questo particolare ciclo. Vedi, noi apparteniamo alla specie dell'Homo Sapiens e discendiamo da quell'altra specie di Homo di cui ti ho appena parlato. … Immagina che siamo come le piante. Ma gli esseri umani di ogni tipo vengono messi alla prova e, se non ce la fanno a soddisfare i giardinieri, allora il loro destino sarà quello di subire catastrofi e disastri. Sopravverranno violente esplosioni e terremoti, ogni traccia di vita umana sarà seppellita, profondamente seppellita sotto terra, quindi comparirà una nuova razza di uomini. E così il ciclo continuerà. Come il coltivatore rivolta le piante con l'aratro, così i giardinieri del mondo provocarono disastri tali da annientare ogni traccia dei centri abitati. … Per esempio, sono esistite donne dalla pelle purpurea e con otto mammelle per lato, esattamente come le hanno le cagne gravide. Ammetto che avere dodici mammelle sarebbe piuttosto utile, ma la razza si estinse perché la faccenda era poco pratica. Se la donna aveva dato alla luce molti figli, i suoi seni diventavano talmente penduli che non era in grado di camminare senza inciamparci. Così la razza scomparve. Ci fu poi un'altra razza i cui uomini erano alti 120-130 centimetri, non di più, ed erano cavallerizzi nati, non come te che non sai sederti sul più mansueto dei pony che abbiamo. Quelli, invece, avevano gambe molto arcuate e non avevano bisogno di staffe o di sella, o roba del genere. La loro conformazione fisica naturale sembrava fatta apposta per cavalcare. Purtroppo a quell'epoca il cavallo non era stato 'inventato' ". … "Queste rocce che chiamiamo montagne" disse "hanno delle proprietà particolari. Sono in grado di assorbire la luce solare, di assorbirla continuamente, e poi, se si sa come fare, è possibile liberare la stessa luce solare a qualsiasi grado di intensità occorra. Mentre il sole risplende più o meno per tutto il tempo in cima alle montagne, noi seguitiamo ad accumulare luce solare per le ore in cui il sole ha compiuto il suo percorso e non è più in vista. … Dunque, dicevo, dobbiamo servirci della luce solare immagazzinata. Essa cade su una piastra di speciale fattura, poi una corrente d'aria fredda soffia sull'altro lato della piastra, quindi la luce si manifesta sotto forma di calore da una parte e di freddo dall'altra. Ne consegue che si formano delle goccioline d'acqua, nate dalla luce proveniente dal sole e dal freddo proveniente dalla terra. Quella sarà acqua assolutamente pura, che si chiama acqua distillata. Possiamo così raccoglierla in recipienti e avere acqua fresca da bere in abbondanza". … Con il trascorrere degli anni quest'acqua potrebbe contarne uno, due, tre milioni, ma dato che noi siamo arrivati qui, abbiamo spezzato il sigillo e abbiamo fatto funzionare tutto, in tal caso potrebbe essere stata questione di appena una o due ore prima. Vedi, esiste una cosa che è la morte apparente. Abbiamo sentito parlare molto del fatto che in altri paesi ci sono persone che sono entrate in trance catalettica per mesi. Attualmente c'è una donna che ha già oltrepassato il limite di un anno e mezzo; il suo stato di salute non appare affatto peggiorato, non sembra invecchiata, in altri termini è viva. Non è possibile sentirne il battito cardiaco, non è possibile coglierne l'alito su uno specchio. Allora che cos'è che la fa dormire e perché non le fa male? Ci sono tante cose da riscoprire, tutte cose che all'epoca in cui vennero i Giardinieri rientravano nella normalità. Tanto per farti un esempio, permettimi di mostrarti una stanza - guarda qui sul prospetto - in cui si conservano i corpi a uno stadio di vita in sospensione. Una volta all'anno, in quella stanza entravano due lama, estraevano i corpi dalle bare di pietra uno per uno e li esaminavano attentamente nell'eventualità che avessero contratto qualche malattia. Se tutto era a posto, li facevano camminare su e giù per far muovere di nuovo i loro muscoli. Poi, dopo averli nutriti un po', bisognava affrontare l'arduo compito di collocare il corpo astrale di un Giardiniere nel corpo tirato fuori da una bara di pietra. E un'esperienza singolarissima. Nella dimensione astrale, tu sei libero dì assumere qualsiasi taglia ti conviene di più. Può darsi che per qualche motivo tu voglia essere molto piccolo, oppure bello grande e grosso per qualche altra ragione. Bene, tu scegli il corpo che fa al caso tuo e poi ti ci sdrai accanto. I lama iniettano una sostanza nel corpo apparentemente morto, poi ti sollevano con delicatezza e ti ci adagiano

sopra a faccia in giù. Gradatamente, in un periodo di circa cinque minuti tu scompari, perdendo sempre più consistenza, poi tutt'a un tratto la figura che si trova nella bara di pietra con un sobbalzo si mette seduta dritta esclamando 'Dove sono? Come ho fatto ad arrivare qui?'. Tieni presente che per un po' conservano il ricordo dell'ultima persona che ha usato il corpo, ma nel giro di dodici ore il corpo che hai scelto appare del tutto normale ed è effettivamente capace di fare tutto ciò che potresti fare se tu fossi sulla terra nel tuo proprio corpo. Facciamo così perché a volte non possiamo permetterci il lusso di rischiare di danneggiare il corpo vero. Ciò che accade a queste parvenze di corpi non ha importanza. Essi debbono soltanto trovare qualcuno che sia nelle condizioni adatte per loro, poi potremmo mettere il corpo in una bara di pietra e lasciare che la forza vitale vada alla deriva verso un altro piano di esistenza. Sappi che nessuno ci è entrato mai per forza, ma sempre nel caso che ne sia pienamente consapevole e consenziente. Tra non molto tu vivrai in uno di questi corpi per la durata di un anno meno un giorno. Il giorno di meno ci vuole perché di solito i corpi stanno trecentosessantacinque giorni senza che capitino loro certi oscuri inconvenienti. Ragion per cui è meglio regolare la durata a un anno meno un giorno. Poi il corpo che tu ancora occupi entra nella bara di pietra, rabbrividendo per quanto è fredda, e gradualmente la tua forma astrale affiora dal corpo supplente ed entra in quello tuo, assumendone tutte le funzioni, tutti i pensieri e tutta la conoscenza. Alla quale, inoltre, si sovrappone ora tutta la conoscenza che tu hai acquisto durante gli ultimi trecentosessantaquattro giorni. Atlantide deteneva un posto di primo piano in questo settore. Disponevano di una quantità di questi corpi, che venivano adottati di continuo da qualche individuo di prim'ordine, desideroso di conseguire una determinata esperienza. Poi, una volta raggiunto lo scopo, tornavano a riprendersi il proprio corpo, lasciando il succedaneo a disposizione di qualcun altro. … Non possiamo rischiare che l'autentico personaggio importante subisca danni, non possiamo permettere che il suo corpo si guasti, perciò gliene forniamo un surrogato. Se a quest'ultimo capita di perdere un braccio o una gamba, è proprio un vero peccato, ma ciò non nuoce all'entità superiore che ospita. Lascia che te lo spieghi in questo modo. Nella testa abbiamo un cervello. Ora questo cervello è cieco, sordo e muto. Riesce soltanto a comportarsi in maniera animalesca e non possiede alcuna autentica cognizione delle sue sensazioni. Per fare un esempio, diciamo che l'entità superiore tal dei tali desidera sapere cosa si prova a essere bruciati. Bene, stando nel proprio corpo l'entità superiore non potrebbe sopportare le violente e rudi vibrazioni necessarie affinché si abbia la sensazione di bruciare, sensazione che invece può avere questo corpo di entità inferiore. Allora l'entità superiore entra nel corpo supplente, dopo di che, salve le necessarie condizioni, può darsi che essa riesca a conoscere che cosa si prova grazie all'esperienza fatta dal suo sostituto. Il corpo può vedere, il cervello no. Il corpo può ascoltare, il cervello no. Il corpo può provare amore, odio e ogni altra sorta di emozioni, ma l'entità superiore no, quindi la conoscenza deve ottenerla per procura. Non puoi far entrare l'entità nel corpo se lo scopo è disonesto. Per aver bisogno di subentrare in un corpo l'entità superiore deve avere un ottimo autentico motivo. Non lo si può fare né per interessi sessuali né per interessi economici, dato che essi non aiutano nessuno a progredire nel mondo. Di solito accade che i Giardinieri del Mondo abbiano un compito da svolgere, un compito difficile in quanto, essendo intelletti superiori, essi non hanno sensazioni, non possono vedere. Allora prendono accordi affinché un certo numero di essi (di intelletti superiori) subentrino in un corpo, scendano sulla terra e fingano di essere terrestri. Dico sempre che l'inconveniente più grosso è l'odore spaventoso che questi corpi emanano. Il loro odore è simile a quello della carne calda e putrefatta e, prima di poter superare la nausea provocata da un trasferimento del genere, può darsi che ci voglia mezza giornata. Quindi non c'è davvero modo che un'entità superiore, che abbia eventualmente fatto qualche errore, possa ingannare il corpo supplente. Esso può osservare ciò che fanno gli altri, si capisce, ma non si può fare niente che danneggi l'entità superiore. …Questi corpi supplenti hanno una specie di Corda d'Argento che conduce a una fonte di energia. Questa, a sua volta, tiene aperta la strada per il corpo che deve essere

occupato, come si sa nella maggior parte delle religioni che esistono al mondo. La Corda d'Argento è collegata sul piano metafisico a una fonte centrale e coloro che accudiscono a questi corpi possono valutarne lo stato di salute tramite appunto la Corda d'Argento e, di conseguenza, possono aumentare l'alimentazione o sospenderla a seconda dei casi". Scossi la testa, sconcertato. "Allora perché a certi la Corda d'Argento spunta sul capo, mentre ad altri esce dall'ombelico? Vuol dire che gli uni sono migliori degli altri? Vuol dire che se la corda esce dall'ombelico si tratta di gente non tanto evoluta?" "Niente affatto. Non ha nessunissima importanza da dove emerge la Corda d'Argento. Se tu appartenessi a un certo tipo, potrebbe darsi che la tua Corda d'Argento emerga, diciamo, dal tuo alluce per tutto il tempo che il contatto è stabilito, e questo è tutto ciò che importa. E finché il contatto è stabilito e tenuto sotto controllo, il corpo continua vivere in una condizione che definiamo statica. Ciò significa che tutto è immobile. Gli organi corporei funzionano al minimo e nell'arco di un anno un corpo consumerà meno di una ciotola di tsampa. Vedi, dobbiamo fare così, altrimenti dovremo girovagare per sempre lungo i tunnel di questa montagna, stando attenti che un corpo sia ben curato. Se poi facessimo venire qui gente incaricata di nutrire i corpi, allora ciò nuocerebbe effettivamente al corpo, poiché una persona potrebbe vivere in condizione statica per svariati milioni di anni, purché sia curata con il dovuto riguardo. E questo dovuto riguardo può passare, come in effetti passa, attraverso la Corda d'Argento". "Allora una grande Entità può scendere a dare un'occhiata, per vedere che specie di corpo occuperà l'essere superiore?" "No" disse il Lama "Se l'Entità che occuperà un corpo lo vedesse quando è vuoto, non si sognerebbe di entrare in una cosa dall'aspetto tanto disgustoso. Su, vieni con me, andiamo nella Sala delle Bare". … Ed ecco la porta, una grande porta, che sembrava fatta d'oro battuto. Al nostro approssimarsi una luce esterna prese a tremolare e poi si stabilizzò. E la porta si spalancò. Entrammo e per un attimo mi fermai prendendo nota di quello spettacolo piuttosto raccapricciante. Era un locale stupendamente arredato, pieno di pilastri e di sbarre. "Servono per appenderci i corpi che si sono destati da poco" disse il Lama "Il più delle volte quando si svegliano sono un po' storditi. E' piuttosto seccante che un corpo appena ridestatosi finisca faccia a terra e si sfiguri al punto che per un po' non è possibile impiegarlo. Scombussola tutti i piani che si sono fatti e può darsi che in seguito si debba prendere un corpo diverso e un'entità diversa, il che comporta molto lavoro supplementare. Nessuno di noi ne sarebbe contento. Ma vieni un momento qui e guarda questo corpo". Mi diressi con riluttanza verso il punto in cui il Lama mi faceva cenno di avvicinarmi. … Guardai nell'interno della bara di pietra. C'era un uomo nudo. Sul corpo aveva molti aghi, almeno così sembravano, da cui partivano dei fili sottili. Mentre lo osservavo, il corpo ogni tanto sussultava e sobbalzava, il che era uno spettacolo veramente spaventoso. In quel momento aprì gli occhi privi della vista e tornò a chiuderli. "Dobbiamo andarcene immediatamente." disse il Lama Mingyar Dondup. "Quest'uomo verrà occupato molto presto. La presenza di intrusi li mette tutti in agitazione". Si girò e uscì dalla stanza. Diedi un'ultima occhiata in giro e poi lo seguii malvolentieri. Le persone nelle bare di pietra, tanto uomini che donne, erano completamente nude e mi chiedevo che cosa avrebbe fatto una donna occupando uno dei quei corpi. "Lobsang," disse il Lama "ti leggo nel pensiero. Perché non si dovrebbe usare una donna per qualche scopo? Una donna ci vuole, in quanto ci sono posti dove gli uomini non sono ammessi, proprio come ce ne sono altri dove non sono ammesse le donne. Ma muoviamoci un po' più alla svelta, perché non dobbiamo far ritardare l'Entità superiore che è in attesa". … "Comunque, Maestro, non riesco a vederne il vantaggio. Voglio dire, si supporrebbe che l'Entità superiore entri in un corpo appena nato, anziché gingillarsi con cadaveri che rassomigliano a zombi". "… Prima che un bambino impari qualcosa ci vogliono molti anni, deve andare a scuola, deve ubbidire ai genitori, il che è una vera perdita di tempo. Trascorrono forse trenta o quaranta anni, mentre se il corpo può fare tutto questo e poi entrare in queste bare, allora la persona vale effettivamente molto di più, conosce tutte le condizioni di vita del posto dove è nata e non deve passare anni ad aspettare e apprendere, non sapendo neanche di che cosa occuparsi". …

"In ogni modo, poi, perché la durata della vita degli esseri umani è così tremendamente breve? A quel che si legge a proposito di qualcuno dei Sapienti, cioè di quelle persone che sono veramente sagge, sembra che siano vissuti cento, duecento o trecento anni, e ancora appaiono giovani". "Sta bene, Lobsang, tanto vale che te lo dica adesso. Io ho più di quattrocento anni e so dirti esattamente perché la vita degli uomini è così breve. Molti milioni di anni fa, quando il nostro globo era ai suoi primordi, gli si accostò un pianeta e mancò poco che collidessero. Tuttavia il nostro mondo si allontanò dalla sua orbita a causa degli impulsi antimagnetici provenienti dall'altro pianeta. Quest'ultimo però cozzò contro un pianeta più piccolo e lo ridusse in tanti pezzi, che attualmente formano la nota cintura degli asteroidi. Ce ne occuperemo dopo più a fondo. Per il momento, lasciami dire che quando questo mondo era in fase evolutiva, c'erano dappertutto immensi vulcani, che eruttavano lava e fumo. Il fumo saliva in alto e formava dense nubi tutto intorno alla terra. Questo mondo non era destinato affatto a essere un mondo assolato. Sappi che la luce solare è venefica, la luce solare emana raggi mortali che sono dannosissimi per un essere umano. Già, i raggi sono nocivi per tutte le creature. Ma la coltre di nubi trasformò il mondo in una serra, i raggi benefici potevano passare, quelli letali non venivano lasciati entrare, e la gente di solito viveva per centinaia di anni. Ma quando il pianeta solitario si avvicinò, tutte le nubi che proteggevano la terra furono spazzate via e, nel giro di un paio di generazioni, la durata della vita umana si ridusse a settant'anni. L'altro pianeta, quando entrò in collisione con quello più piccolo e lo distrusse, ne sparse i mari sopra questo mondo. Ora, noi abbiamo l'acqua di cui sono costituiti i nostri mari, ma il mare di quest'altro mondo era di tipo assai diverso, era un mare di petrolio. Se non ci fosse stata quella collisione, questo mondo non avrebbe prodotti derivati dal petrolio, il che sarebbe stata un'ottima cosa, perché al giorno d'oggi le droghe si ricavano dal petrolio e molte di esse sono veramente nocive. Ma è presente, quindi dobbiamo viverci insieme. In quei tempi lontani, tutti i mari erano inquinati da prodotti del petrolio, ma in seguito il petrolio sprofondò attraverso i mari e i fondi marini, accumulandosi in grandi bacini rocciosi. A loro volta questi bacini si erano creati grazie a influssi vulcanici al di sotto del fondo marino. Col passare del tempo il petrolio si esaurirà del tutto, perché quello attualmente disponibile è di un tipo dannoso per l'uomo, la sua combustione determina il formarsi di un gas letale. Quest'ultimo fa morire tanta gente e, per di più, fa sì che le donne in stato interessante diano alla luce bambini malaticci e addirittura, in taluni casi, dei mostri. Ben presto ne vedremo alcuni in altre camere che stiamo per visitare. Tutto questo lo potrai vedere nel terzo stadio dimensionale. Lo so che stai scoppiando dalla voglia di scoprire come si prendessero fotografie un miliardo di anni fa. La risposta è che nell'Universo esistono civiltà straordinarie, che a quei tempi possedevano un'attrezzatura fotografica in grado di penetrare la nebbia più densa o l'oscurità più fitta e, quindi, di scattare istantanee. Poi, dopo un certo periodo di tempo, vennero su questa terra dei superscienziati, i quali constatarono che le persone morivano, si potrebbe dire, come mosche. Difatti, se la gente può vivere soltanto fino all'età di settanta anni, la vita è davvero molto breve e non offre nessuna possibilità di apprendere quanto si dovrebbe. … Rimanendo qui sulla superficie della terra …noi ne conosciamo soltanto una metà. Questo mondo è cavo, come lo sono molti altri, come lo è la luna, e all'interno ci vivono degli esseri umani. Sappi che alcuni negano che la terra sia vuota, ma io lo so per esperienza personale, perché ci sono stato. Uno degli ostacoli maggiori è costituito dal fatto che gli scienziati negano l'esistenza di tutto ciò che ESSI non hanno scoperto. Dicono che all'interno della terra non può vivere nessuno, che non è possibile che una persona viva per centinaia di anni e che non è vero che l'eliminazione dello schermo protettivo delle nubi ha ridotto la durata della vita. Ma le cose stanno effettivamente così. Sappi che gli scienziati si basano sempre su testi che trasmettono dati già vecchi di un centinaio di anni nel momento in cui vengono appresi nelle scuole. Invece posti come questo - cioè come questa caverna dove ci troviamo - furono installati appositamente qui dagli uomini più saggi che siano vissuti. I Giardinieri della Terra potevano ammalarsi esattamente come gli esseri umani indigeni, a volte si rendeva necessario

un intervento operatorio, che non era possibile eseguire sulla Terra. Allora il malato veniva ridotto a uno stato di morte apparente e chiuso ermeticamente in un contenitore di plastica. Poi i medici delle caverne inviavano degli speciali messaggi eterici per chiedere l'intervento di un'astronave ospedale, che scendeva subito e si portava via i contenitori con le persone malate chiuse ermeticamente dentro. Esse potevano venire operate su nello spazio, oppure riportate nel loro mondo d'origine. Vedi, viaggiare a una velocità molto superiore a quella della luce è facile. … Tu sai, Lobsang, che la luce ha una velocità. Essa è costituita dalle vibrazioni che emanano da un oggetto e sbattono contro l'occhio umano, che a sua volta vede di che oggetto si tratta. Ma, sicuro al cento per cento, nel giro di pochi anni si viaggerà a velocità superiore di molte volte a quella della luce, come fanno i visitatori che vengono qui con le loro astronavi speciali. L'astronave che sta là fuori nell'altra camera, quella la stavano preparando per decollare quando la montagna si è messa a tremare e l'uscita si è chiusa ermeticamente. E naturalmente, appena ciò è accaduto, tutta l'aria contenuta nell'ambiente si è esaurita automaticamente e l'equipaggio è caduto in uno stato di morte apparente. Ma vi sono rimasti tanto a lungo che, se adesso provassimo a richiamarli in vita, probabilmente sarebbero completamente pazzi. Questo perché certe parti altamente sensibili dei loro cervelli sono state private dell'ossigeno e, mancando l'ossigeno, muoiono. La persona il cui cervello è morto in questo modo non merita di continuare a vivere, non è più un essere umano. …. Andiamo a vedere qualcuna delle altre stanze". 9-59 Percorremmo il corridoio che separava una stanza dall'altra all'esterno della sala principale, e ben presto arrivammo al cosiddetto reparto medico. Entrammo e le luci si accesero con la stessa intensità di prima. Il posto sembrava intatto, non c'era nessun segno della nostra precedente visita, nessun segno delle orme lasciate dai nostri piedi coperti di polvere. Sembrava come se il pavimento fosse stato appena lustrato, come se le apparecchiatura metalliche intorno alla piscina centrale fossero state appena lucidate. … Il Lama si sedette sul bordo piastrellato della piscina, tenendo le gambe penzoloni nella vasca, dove entrai per svolgergli le bende. A mano a mano che mettevo a nudo la carne mi veniva il voltastomaco. Le fasce a quel punto avevano un aspetto veramente schifoso. … Afferrai l'estremità della fasciatura e mi accorsi che non sarei stato capace di tirarla via, perché era piantata in un marciume assolutamente orrendo, appiccicoso e ricoperto di croste da cui mi scostai con ripugnanza. Ma il Lama allungò la mano per prendere l'ammasso di bende, diede un bello strattone e l'estremità venne via insieme ai legacci e a qualcosa che vi era attaccato. Senza battere ciglio, buttò le bende sul pavimento. "Bene," disse "adesso premerò questa valvola e così la piscina si riempirà. L'avevo chiusa prima perché, ovviamente, non era necessario che tu disfacessi le bende stando immerso nell'acqua fino alla vita. Esci dalla piscina e aprirò l'acqua al massimo". Uscii di lì arrampicandomi in fretta e gettai un'occhiata a quelle gambe orribili a vedersi. Se fossimo stati al Chakpori o in qualche posto del genere, credo che gliele avrebbero amputate ambedue. … Ma, mentre guardavo, strati di materia indefinibile, di una disgustosa sostanza gialla e verde, gli cadevano dalle gambe e galleggiavano sulla superficie della piscina. Il Lama si tirò un po' più fuori dell'acqua e poi apri ulteriormente la valvola, di modo che il livello salì e la sostanza galleggiante uscì fluttuando attraverso quello che suppongo fosse un dispositivo di troppo pieno. Consultò di nuovo il libro, poi si diede da fare con un gran numero di valvole (non saprei definirle in altro modo), variamente colorate. Vidi che l'acqua cambiava colore e avvertii nell'aria un forte odore di medicinale. Gli guardai di nuovo le gambe, che adesso apparivano rosee come quelle di un neonato. Poi sollevò un altro po' la veste e si calò ancora di più sul fondo inclinato, di modo che l'acqua gli arrivò alle cosce. Rimase lì in piedi. A volte stava fermo, a volte camminava lentamente in senso rotatorio, ma nel frattempo le gambe stavano guarendo. Da un rosa infiammato passarono a un colore sano, finché alla fine non restò traccia della crosta gialla, in senso assoluto. Era completamente sparita. Distolsi gli occhi dalle sue gambe per guardare le bende che gli avevo tolto. Ebbi una sensazione di formicolio al cuoio capelluto. Le bende erano sparite, non ce

n'era traccia o segno, erano semplicemente sparite, e ne fui talmente colpito e sorpreso che, senza volerlo, mi misi seduto dimenticando di essere nell'acqua, per giunta acqua medicamentosa. Quando ci si siede nella posizione del loto, se lo si fa nell'acqua, si dovrebbe tenere la bocca chiusa. Che sapore disgustoso! Eppure no, era gradevole. Mi accorsi che un dente, che mi aveva tormentato fin da quando, tempo addietro, ero caduto, smise di dolermi. Potevo sentirlo in bocca. Mi alzai di botto e sputai oltre il bordo della piscina. Sì, ecco là il dente, incrinato a metà. Adesso mi stava davanti. … Mentre guardavo il dente, mi si presentò una visione a dir poco soprannaturale. Il dente si stava spostando verso la parete più vicina e appena entrò in contatto con essa sparì. Rimasi fermo lì come uno sciocco, grondante acqua dalla testa rasata fino ai piedi nudi, cercando di fissare qualcosa che non c'era. Mi girai per chiedere al Lama se l'aveva visto. Stava in piedi sopra un certo punto del pavimento, dove il rivestimento era di diverso colore e da cui proveniva un confortevole getto d'aria calda. Ben presto fu asciutto. "Tocca a te, Lobsang" disse. … Lo raggiunsi per esaminargli le gambe più da vicino e proprio mentre le guardavo il colore rosa cominciò a scomparire. Ben presto riacquistarono il loro colorito naturale e non ci fu più traccia del fatto che appena un'ora prima la carne era quasi staccata dalle ossa. Eccole lì le sue gambe, perfettamente a posto come fossero nuove. E io che avevo creduto che gliele avrebbero amputate! …"Qui stiamo raccogliendo i frutti di una civiltà eccelsa, non quella delle varie Atlantidi, perché, come ti ho detto, Atlantide è soltanto un nome che indica il territorio scomparso. No, questi posti risalgono a epoche molto più antiche della stessa Atlantide, e grazie a un dispositivo automatico ogni sviluppo e ogni crescita si fermano finché un essere umano non capita entro un certo raggio d'azione. Perciò, se non ci venisse nessun altro, ogni cosa qui rimarrebbe esattamente come la vedi ora, inespugnabile e senza mostrare segni di corruzione o di dissoluzione. Ma se la gente venisse qui in massa e la usasse come abbiamo fatto noi, allora tutto questo peggiorerebbe e invecchierebbe. Per fortuna, ci troviamo in un luogo che è stato usato molto raramente, in realtà due volte soltanto da quando è stato creato". "Maestro, come fai a esserne sicuro?" Il Lama indicò qualcosa appeso al soffitto. "Ecco" disse "se qualcuno oltrepassa quel punto, il contatore lo registra. Adesso segna il numero tre, l'ultimo, che si riferisce a te e a me. Quando ce ne andremo, non prima di tre o quattro giorni, registrerà la durata della nostra permanenza per informarne coloro che verranno dopo e si chiederanno da chi siano stati preceduti. Ma sappi, Lobsang, che io sto cercando di farti capire che il grado di civiltà raggiunto all'epoca in cui questo posto venne allestito era il massimo che sia mai stato realizzato su questo mondo. Come sai, erano prima di tutto i Guardiani del Mondo, i Giardinieri del Mondo. La loro civiltà era tale che sapevano fondere la roccia, perfino la più dura, e levigarla come un vetro. Di solito si trattava di quella che noi definiamo fusione a freddo, vale a dire senza generare calore. In tal modo un insediamento poteva essere utilizzato immediatamente". "Io però non riesco davvero a capire perché gente appartenente a un così alto livello di civiltà scelga di vivere all'interno di catene montuose. Tu mi hai detto che questa qui si estende da un capo all'altro di tutto il mondo. Allora, per quale motivo dovrebbero nascondersi?" "La cosa migliore che possiamo fare è andare nella stanza dove si vede il passato, il presente e il futuro. Vi si conserva la conoscenza di tutto quanto è accaduto nel mondo. La storia che ti è stata insegnata non sempre è vera, in quanto la sua documentazione è stata manipolata affinché si adatti al sovrano o al dittatore momentaneamente detentori del potere. E' necessario conoscere qualcuno di questi popoli in quanto il loro regno è quello dell'Età dell'Oro. Ma se si tiene conto di come stanno effettivamente le cose, dell'effettivo Documento dell'Akasha, allora non è possibile commettere errori". "Hai detto Documento dell'Akasha, Maestro? Credevo che noi potessimo vederlo solo portandoci al livello astrale. Non sapevo che potevamo venire sulle montagne a vedere tutto ciò che è accaduto". "Ma certo, tu dimentichi che le cose si possono riprodurre. Noi abbiamo raggiunto un certo livello di civiltà, riteniamo di essere intelligenti in maniera sbalorditiva e ci chiediamo se qualcuno lo sarà mai di più. Ma vieni con me e ti farò vedere la

verità vera. … Mi affascinavano immensamente le porte, su ciascuna delle quali era impressa un'iscrizione. "Tutte queste stanze, Lobsang, sono adibite a diverse scienze, scienze di cui non si è mai udito ancora parlare su questo mondo, perché noi siamo come ciechi che tentano di farsi strada in una casa piena di corridoi. Ma io sono come uno che ci vede, perché so leggere queste iscrizioni e, come ti ho detto, di queste caverne ho già fatto conoscenza diretta". Alla fine arrivammo davanti a una parete apparentemente priva di aperture. C'era una porta a sinistra e un'altra a destra, ma il Lama Mingyar Dondup le ignorò. Si piazzò invece di fronte a quella parete cieca e proferì un suono molto particolare in tono autoritario. Immediatamente e silenziosamente la parete si divise e le due metà scomparvero ai lati del corridoio. All'interno si intravedeva appena una luce fioca, un barlume simile al chiarore stellare. Entrammo nella stanza ed essa sembrò grande quanto il mondo. Emettendo un rumore leggero come un sospiro, i due battenti scorrevoli della porta scivolarono da una parte all'altra del corridoio e stavolta ci trovammo oltre la parete apparentemente cieca. La luce migliorò un po', in modo che riuscimmo a vedere indistintamente un grande globo che fluttuava nello spazio. Era più piriforme che rotondo e da entrambe le sue estremità emanava lampi. "Quei lampi sono i campi magnetici del mondo. Fra poco imparerai tutto sull'argomento". Rimasi a bocca aperta. Attorno ai poli sembrava ci fossero scintillanti barriere di luce in continua trasformazione, che davano l'impressione di fluttuare e scorrere da una punta all'altra, lasciando però tutt'attorno all'equatore una zona molto vasta quasi priva di colore. Il Lama pronunciò alcune parole, in una lingua a me sconosciuta. Immediatamente si accese la fievole luce dell'alba, simile a quella che viene allo spuntare di un nuovo giorno, e mi sentii come chi si sia appena tirato su a sedere senza indugio, destato da un sogno. Ma, come presto mi resi conto, non si trattava di un sogno. "Ci metteremo seduti qui" disse il Maestro "perché questo è un quadro di comando per mezzo del quale si possono variare le età del mondo. In questo momento tu non sei nella terza dimensione, ricordatelo, qui ti trovi nella quarta dimensione. Poche persone sopravvivono a questo. Perciò se in un modo o nell'altro ti senti scombussolato o indisposto, dimmelo subito così posso rimetterti in sesto". Potei vedere vagamente il Lama tendere la mano destra e girare una manopola. Poi si rivolse di nuovo a me. "Lobsang, sei sicuro di sentirti bene? Nessun senso di nausea, nessuna voglia di vomitare?". "No, mi sento proprio bene, sono veramente incantato. Mi chiedo che cosa vedremo per la prima volta". "Bene, innanzitutto dovremo vedere la formazione del mondo e poi l'arrivo dei Giardinieri del Mondo. Verranno a dare un'occhiata in giro, osserveranno il posto e basta. Poi se ne andranno via per predisporre un programma e ancora più tardi li vedrai arrivare a bordo di un'enorme astronave, che in realtà non è altro che la Luna". D'un tratto tutto fu buio, sopravvennero le tenebre più fosche che avessi mai incontrato. … Poi mancò poco che cadessi dalla sedia, per poco non feci un salto dalla paura. Due pallidi puntini luminosi stavano arrivando insieme a velocità incredibile … entrarono in collisione e quindi lo schermo si riempì di luce. Potei vedere un turbinio policromo di gas e vapori, poi l'intero schermo, il globo intero invasero tutto. Potei vedere fiumi di fuoco scorrere giù da vulcani che eruttavano fiamme. L'atmosfera era alquanto pesante. Ero consapevole, ma in modo indistinto, che stavo guardando qualcosa e che in realtà non ero lì di persona. Perciò guardai sempre più incantato il mondo che si ritraeva un po' e i vulcani che rimpicciolivano, mentre i mari fumavano ancora per via della lava incandescente che vi si riversava. Non c'era altro che rocce e acqua. C'era soltanto un tratto di terra, non molto grande, ma appena una piccola massa compatta, che imprimeva al globo un caratteristico movimento eccentrico. Non seguiva una traiettoria circolare, bensì sembrava che ne seguisse una disegnata dalla mano esitante di un bambino. Gradatamente, mentre guardavo, il mondo divenne più tondo e più freddo. C'erano sempre e soltanto rocce e acqua, nonché terribili uragani che infuriavano su tutta la superficie. Il vento faceva cadere le vette delle montagne, che precipitavano lungo i loro fianchi e si polverizzavano. Col passare del tempo la terra copriva ormai parte del mondo, essendosi formata dall'accumularsi della polvere proveniente dalle montagne. La terraferma si sollevava

e tremava, in certi punti fuoriuscivano grandi getti di fumo e vapore e, mentre stavo a guardare, una parte della terraferma si staccò improvvisamente dalla massa continentale principale. Si spaccò e per alcuni secondi parve tenervisi stretta nella vana speranza di esservi ricongiunta. Potevo vedere gli animali sdrucciolare lungo argini in pendenza e andare a cadere nell'acqua fumante. Allora il frammento si incrinò sempre più, si spezzò del tutto e scomparve sotto le onde. In qualche modo mi resi conto di poter vedere contemporaneamente l'altro lato del mondo. Così, nel più totale sbalordimento, vidi la terra emergere dal mare. Si levò come fosse sollevata da una mano gigantesca, si innalzò, tremò per un attimo, poi con un fremito si fermò. Certo, questa regione era soltanto rocciosa, non c'era una pianta, non un filo d'erba, nulla che somigliasse a un arbusto. E in quel momento, mentre seguivo la scena, una montagna lì vicino venne improvvisamente avvolta dalle fiamme, fiamme rosseggianti, gialle e azzurre, e poi ci fu un getto di lava incandescente che scorreva come un fiume di acqua bollente. Ma appena entrava in contatto con l'acqua si gelatinizzava, si solidificava e ben presto la superficie della nuda roccia si ricoprì di una massa giallo-azzurra che si raffreddava rapidamente. Alzai gli occhi sorpreso, chiedendomi dove fosse andata la mia Guida. Era là, proprio alle mie spalle. "Molto interessante, eh, Lobsang?" disse "Dobbiamo vedere molto di più, così salteremo il punto in cui la terra bruna tremò e si agitò convulsamente sotto l'effetto del raffreddamento spaziale. Al nostro ritorno vedremo le prime specie vegetali". Mi appoggiai alla sedia, al colmo dello sbalordimento. Che stava succedendo in realtà? Mi sembrava di essere un dio che osservava la nascita del mondo. Mi sentivo 'strano', perché quel mondo che mi stava di fronte sembrava più grande di quello a me noto e io avevo l'impressione di possedere eccezionali poteri visivi. Ero in grado di vedere le fiamme che divoravano il centro del mondo, in modo che sarebbe diventato un mondo cavo, simile a una palla, e per tutto il tempo che stetti a guardare, sulla superficie terrestre caddero meteoriti, polvere cosmica e oggetti veramente insoliti. Davanti a me, proprio a portata di mano si sarebbe potuto dire, comparve una macchina. Non potevo assolutamente crederci perché la macchina si squarciò e ne caddero dei corpi, cadaveri e impianti. "In un'età futura qualcuno potrebbe imbattersi in questo relitto e chiedersi che cosa è successo, di che si è trattato" pensai tra me. "Sì, Lobsang, è stato già fatto. All'epoca attuale", disse la mia Guida. Il mondo seguitò a girare, adesso più in fretta perché le cose si stavano sviluppando più rapidamente. Il Lama Mingyar Dondup allungò la mano per toccare un altro interruttore … . Accese non so bene che cosa, la si sarebbe detta una fotografia, ma era a tre dimensioni e la si poteva guardare facilmente da ogni lato. Il Lama indicò il cielo purpureo. Ci fu un bagliore argenteo, un lungo tubo d'argento chiuso a entrambe le estremità stava scendendo lentamente. Alla fine uscì dalle nubi purpuree, indugiò a diversi metri da terra e poi, come se avesse preso all'improvviso una decisione importante, si posò delicatamente sulla superficie del mondo. Per qualche minuto rimase li immobile. Dava l'impressione di un animale diffidente, che si guardava intorno prima di abbandonare la sicurezza della sua copertura. Finalmente la creatura sembrò soddisfatta e una sezione di metallo cadde dal suo fianco e colpi il terreno con sordo fragore. Sull'apertura comparvero molti strani esseri che si guardarono intorno. Erano alti il doppio di un uomo e larghi in proporzione. A quanto pareva, indossavano una specie di indumento che li copriva da capo a piedi. La parte che copriva la testa era perfettamente trasparente, tanto che potevamo vedere i volti dall'espressione severa e dispotica di quelle persone. Sembrò che studiassero attentamente una carta, prendendo appunti. Infine decisero che tutto andava bene e così, uno alla volta ,scesero sul grande pezzo di metallo che era caduto sul terreno, rimanendo però ancora unito da un lato al corpo della nave. Quegli uomini erano coperti da una specie di guaina o abbigliamento protettivo. Uno di loro - secondo me si trattava di uomini, anche se non si poteva dirlo con sicurezza per via di tutto quel fumo e della difficoltà di vedere attraverso i loro copricapi trasparenti - scese dal grande pezzo di metallo e cadde a faccia avanti nel terreno sudicio. Non aveva neanche toccato terra che delle creature dall'aspetto disgustoso balzarono fuori dalla vegetazione e lo attaccarono. In men che non si dica i suoi

compagni estrassero una specie di arma dalle cinture che indossavano. Subito l'uomo venne tirato indietro sulla lastra di metallo. Si vedeva che il vestito che lo proteggeva era tutto strappato, a quanto pareva da animali, e macchiato di sangue. Due dei suoi compagni lo portarono a bordo della nave e dopo un po' uscirono di nuovo tenendo qualcosa nelle mani. Si fermarono in piedi sulla lastra di metallo, poi premettero un pulsante su uno strumento che portavano e da un beccuccio a punta scaturì una fiamma. Tutti gli insetti che erano sulla lastra furono bruciati dalla fiamma e spazzati via dalla lastra di metallo, che poi si chiuse rientrando nel corpo della nave. Gli uomini con il lanciafiamme si mossero guardinghi, rivolgendo il fuoco sul terreno e bruciandone una bella striscia di fianco alla nave. Poi spensero i loro apparecchi e raggiunsero di corsa gli altri che si erano addentrati in una foresta di felci. Queste felci erano grandi come alberi ed era facile seguire gli uomini che vi passavano in mezzo perché, a quanto pareva, erano muniti di una sorta di utensile per tagliare che facevano oscillare da una parte all'altra e recidevano le felci quasi a livello del terreno. Dovevo vedere in che consisteva quello che stavano facendo. Mi alzai dalla sedia e mi spostai un po' a sinistra. Lì avevo un migliore angolo visuale, perché adesso potevo vedere gli uomini che sembrava venissero verso di me. Due di loro, in testa a tutti, impugnavano una macchina che si muoveva silenziosamente e abbatteva tutte le felci che le si paravano davanti. Sembrava avesse una lama rotante. Ben presto gli uomini si aprirono un varco tra le felci e trovarono uno spazio aperto in cui si era raccolta una quantità di animali. Uomini e animali si fissarono. Uno degli uomini, volendo metterne alla prova l'aggressività, puntò nel mucchio un tubo di metallo e premette una levetta. Ne segui una terrificante esplosione e l'animale contro il quale l'arma era stata rivolta andò letteralmente in pezzi, fu semplicemente distrutto. … Ma gli altri animali non stettero ad aspettare e corsero via a precipizio. "Lobsang, è meglio che ci diamo da fare un po', dobbiamo occuparci di tante cose, quindi ci sposteremo velocemente di un migliaio di anni". Il Lama toccò uno di quegli interruttori e nel globo tutto girò vorticosamente come un mulinello, per poi riprendere il suo normale ritmo di rotazione. "Conviene più fermarci a quest'epoca, Lobsang. Faresti meglio a osservare con attenzione, così vedrai come furono costruite queste caverne. Guardammo con attenzione e scorgemmo una cresta collinosa molto bassa. A mano a mano che si avvicinava constatammo che si trattava di roccia, coperta da una sostanza verde simile a muschio, tranne il cocuzzolo che appariva perfettamente nudo. Da una parte vedemmo alcune strane case, dalla forma semisferica. Se tagliate una palla a metà e la poggiate a terra dalla parte tagliata, avrete un'idea dell'aspetto di quegli edifici. Stemmo a guardarli e vedemmo alcune persone che andavano e venivano. I loro vestiti erano fatti di un materiale che aderiva ai loro corpi al punto da eliminare ogni dubbio riguardo al sesso a cui appartenevano. Ma in quel momento si erano tolti il copricapo trasparente, parlavano tra di loro e sembrava che ci fosse in corso un grosso litigio. Uno degli uomini era, a quanto pareva, il capo. Bruscamente impartì degli ordini e da uno dei rifugi uscì una macchina che si diresse verso la catena rocciosa. Uno degli uomini si fece avanti e si sedette su un sedile metallico nella parte posteriore della macchina. Poi quest'ultima avanzò, emettendo 'qualcosa' dagli ugelli tutti disposti lungo la sua parte anteriore, sul davanti, sul fondo e sui fianchi. Mentre procedeva lentamente la roccia si fuse e parve ritirarsi in se stessa. La macchina emanava una luce intensa, sicché potevamo vedere che stava perforando una galleria proprio nella roccia viva. Seguitò ad avanzare, poi cominciò a girare intorno e in poche ore aveva scavato la grande caverna in cui eravamo inizialmente entrati. Era immensa e ci rendemmo conto che in realtà si trattava di una rimessa o di un hangar dove parcheggiare qualcuna delle loro macchine che erano sempre in volo. Tutto ci sembrava estremamente complesso. Perdemmo interamente la nozione del tempo, ci dimenticammo completamente di aver fame e sete. Poi, quando la grande sala fu terminata, la macchina seguì un percorso, che a quanto pare era stato segnato sul pavimento e che fu trasformato in uno dei corridoi. Continuò a procedere, uscendo dalla nostra vista, ma poi arrivarono altre macchine che scavarono nei corridoi stanze di varie dimensioni. Sembrava

che fondessero la roccia. Sembrava proprio che la fondessero e poi si allontanavano lasciando una superficie levigata come vetro. Non rimanevano né polvere né residui, soltanto quella superficie brillante. Mentre le macchine effettuavano il loro lavoro, squadre di uomini e di donne entrarono nelle stanze portando casse in quantità, ma proprio tante, e tutte sembravano galleggiare nell'aria. Non ci voleva certo nessuno sforzo per sollevarle. Tuttavia un sorvegliante si mise al centro di una stanza e indicò dove ciascuna cassa dovesse essere depositata. Completato il trasporto dei colli destinati a quella stanza, gli operai cominciarono ad aprirne qualcuno. C'erano strani congegni e oggetti curiosi di ogni sorta. Uno, lo riconobbi, era un microscopio. Ne avevo già visto uno molto rudimentale, donato tempo addietro al Dalai Lama dalla Germania. Ecco perché ne sapevo qualcosa. La nostra attenzione fu attirata da un principio di alterco. Sembrava che uomini e donne da una parte e dall'altra si fronteggiassero in due opposte fazioni. Ci furono molti strilli, un gran gesticolare e alla fine una parte dei contendenti salì su uno di quei veicoli che si muovevano nell'aria. Senza una parola di saluto, o che so io, entrarono e basta, lo sportello si chiuse e le macchine si librarono nel cielo. Alcuni giorni dopo - commisurati proporzionalmente alla velocità del globo che stavamo osservando - tornarono molte navi, che restarono sospese al di sopra dell'accampamento. Poi il fondo delle navi si aprì, lasciando cadere degli oggetti. Guardammo e riuscimmo a vedere delle persone scappare a gambe levate nel disperato tentativo di allontanarsi dal punto in cui quegli oggetti sarebbero caduti. Poi, mentre il primo oggetto colpiva il terreno, esplodendo con un violento lampo purpureo, si gettarono a terra. Ci vedevamo a stento, perché eravamo completamente abbagliati dal fulgore del lampo, ma in quel momento dalla foresta di felci partirono dardi sottili di viva luce. Si spostavano qua e là, poi uno di essi colpì una delle macchine sospese in aria, che immediatamente scomparve in un tempesta di fuoco. "Come vedi, Lobsang, perfino i Giardinieri della Terra avevano i loro problemi. Problemi rappresentati dal sesso, dato che c'erano troppi uomini e troppo poche donne, e quando gli uomini sono stati lontani dalle donne a lungo, ebbene, diventano concupiscenti e ricorrono ad atti di estrema violenza. E' inutile stare a guardare. Si tratta soltanto di un caso di omicidio e di stupro"…. Dopo aver mangiato e bevuto ed esserci un po' ristorati, tornammo nella stanza in cui era il globo che rappresentava il mondo. Il Lama Mingyar Dondup accese qualcosa e vedemmo di nuovo la terra. Stavolta c'erano degli individui alti circa centoventi centimetri e con le gambe molto arcuate. Avevano una specie di arma, consistente in un bastone a un'estremità del quale era legata una pietra affilata, che essi digrossavano sempre più a forza di scheggiarla, fino a farle ottenere un filo veramente tagliente. Molti uomini erano intenti a fabbricare queste armi, altri ne stavano fabbricando di tipo diverso. Sembrava che avessero una striscia di cuoio, in cui mettevano dei grossi sassi. Due uomini tiravano indietro il cappio di cuoio che era stato impregnato di acqua per renderlo elastico, poi lo lasciavano andare contemporaneamente. Il sasso volava in alto e andava a colpire il nemico. Noi, però, eravamo più interessati a vedere il mutamento delle civiltà, perciò il Lama Mingyar Dondup si diede di nuovo da fare con i dispositivi di regolazione e il globo si oscurò tutto. Sembrava che fossero trascorsi diversi minuti, prima che apparisse lentamente un chiarore graduale come l'alba, che poi diede luogo alla normale luce del giorno. Vedemmo una città grandissima, dominata da alte guglie e minareti. Da una torre all'altra si protendevano dei ponti dall'aspetto fragile. Mi meravigliai che potessero reggersi da soli, per non parlare di sostenere il traffico, ma poi mi accorsi che il traffico era esclusivamente aereo. Certo, alcune persone camminavano qua e là sui ponti e sui diversi livelli stradali. In quel momento udimmo tutt'a un tratto un rombo di tuono. Lì per lì non ci venne in mente che provenisse dal globo tridimensionale, ma guardando con attenzione vedemmo dei minuscoli puntini dirigersi verso la città. Poco prima di arrivarci, si misero a volteggiare sull'abitato, su cui lasciarono cadere degli oggetti che trasportavano. L'immensa città crollò. Le torri furono rase al suolo, i ponti si accartocciarono come pezzi di corda troppo pieni di nodi e attorcigliati per servire a qualcosa. Vedemmo dei corpi cadere dagli edifici più alti. Secondo noi doveva

trattarsi di cittadini di rango, dato il loro abbigliamento e la qualità dell'arredamento che precipitava insieme a loro. Continuammo a guardare la scena senza pronunciare parola. Vedemmo un altro gruppo di macchioline scure, provenienti dalla direzione opposta, attaccare gli invasori con inusitata ferocia. Sembrava che non si curassero affatto della propria vita, lanciavano oggetti contro i nemici e se non riuscivano a farli precipitare si tuffavano in picchiata contro di loro (direi che si trattava di grossi bombardieri). Venne il tramonto e la notte avvolse la scena. Le tenebre erano rischiarate dai violenti bagliori della città che bruciava. Dappertutto scoppiavano incendi, dall'altro lato del globo potevamo vedere che c'erano città in fiamme, e quando la luce di un alba precoce risplendette sulla scena, cui seguì immediatamente quella rosso-sangue del sole, vedemmo soltanto mucchi di macerie, soltanto una grande quantità di polvere e strutture metalliche deformate. "Passiamo ad altro, Lobsang" … Il globo che rappresentava il mondo seguitò a girare. Dalle tenebre alla luce, dalla luce alle tenebre, mi sono dimenticato di quante volte il globo girasse, oppure può darsi che neanche lo sapessi, ma alla fine il Lama tese la mano e il globo rallentò fino a riprendere il suo ritmo normale. Guardammo attentamente in ogni direzione e alla fine scorgemmo degli uomini che armeggiavano con dei pezzi di legno a forma di aratro. Alcuni cavalli trascinavano gli aratri attraverso il terreno e si videro edifici crollare l'uno dopo l'altro nel vero senso della parola nel solco scavato dall'aratro. Per giorni e giorni quegli uomini seguitarono il loro lavoro di aratura, finché in quella zona non rimase traccia del fatto che ci fosse mai stata una forma di civiltà. "…questo accadrà per sempre, finché alla fine delle truppe d'assalto stermineranno quasi ogni forma di vita esistente al mondo. Perciò mangiamo qualcosa e ritiriamoci per la notte". "La notte?" chiesi, guardandolo sorpreso "Ma come facciamo a sapere che ore sono?" Il Lama indicò un piccolo oggetto quadrato collocato a discreta distanza da terra, forse a un'altezza di oltre cinque metri. C'era una lancetta, un indice, su uno sfondo piastrellato, ripartito in zone di luce e d'ombra. In quel momento la lancetta indicava un punto situato tra la luce più intensa e il buio più fitto. "Eccoti accontentato Lobsang" disse il lama. E' quasi cominciato un nuovo giorno. Tuttavia abbiamo ancora molto tempo per riposare. Io mi metterò nella fontana della giovinezza, perché le gambe mi fanno proprio male. Secondo me, oltre alla carne lacerata, debbo essermi raschiato l'osso in modo assai grave". "Maestro" dissi "lascia che ci pensi io". Mi affrettai fino alla stanza della fontana e mi tirai su la veste. Cominciò a uscire acqua. Spostai la levetta che il Lama aveva chiamato rubinetto, in modo che l'acqua seguitò a scorrere anche dopo che ero uscito dalla vasca, poi ne girai un altro che, come mi aveva detto il Lama, versava una pasta medicata che si disciolse in acqua con moto vorticoso. Il Lama si sedette sul bordo della piscina e fece oscillare le gambe sopra e dentro l'acqua. "Ah!", disse, "così va meglio. Lobsang, questo mi dà molto sollievo. Presto le mie gambe saranno di nuovo perfettamente a posto. Sarà proprio un avvenimento di cui si parlerà con meraviglia". … Per ora smettiamo e andiamo a cercare da mangiare". Così dicendo uscì dalla piscina e io girai la grossa ruota che fece andare da qualche parte tutta l'acqua. Stetti a guardare finché la vasca si svuotò completamente, poi aprii il rubinetto quanto bastava per mandare via i pezzetti di tessuto cicatriziale. Ciò fatto, chiusi di nuovo i rubinetti e andai a cercare il Lama. … caddi all'indietro, di nuovo morto per il mondo, profondamente addormentato, mentre il mondo continuava a roteare. Mi tirai su di colpo a sedere in piena oscurità, chiedendomi dove mai fossi. Appena mi sollevai, la luce si accese gradatamente, non come succede con una candela, quando cioè un momento c'è buio e l'attimo dopo c'è un barlume di luce. Questa luce si accese come quella dell'alba, in modo da non sforzare gli occhi. Sentivo il Lama Mingyar Dondup muoversi in cucina. Mi chiamò. "Sto preparando la colazione per te, Lobsang." disse "Quando andrai nella parte occidentale del mondo, dovrai mangiare di questa roba, quindi tanto vale che cominci ad abituartici fin d'ora" e si mise a ridere tutto contento. … Era una specie di roba tra il marrone e il rossiccio, con in sovrappiù due uova, fritte credo che fossero, ma a quel tempo non avevo mai mangiato cibo fritto. … "Mi chiedo quanti anni hanno queste uova", proseguì il Lama pensieroso. Posò coltello e

forchetta e si avvicinò al contenitore in cui erano conservate le uova. "Lobsang, queste uova e questa pancetta hanno circa tre milioni di anni e hanno un sapore fresco come se le uova fossero state deposte soltanto ieri". 9-77 Quando arrivai alla porta, mancò poco che mi girassi e scappassi. C'erano molte persone, uomini e donne. Alcuni erano nudi. … "… Queste persone sono persone mantenute in vita e un tempo vivevano su diversi pianeti. Furono portate qui vive, affinché servissero da campione. Sappi che sono tuttora perfettamente vive! … Si tratta sempre di morte apparente. Si trovano in un bozzolo invisibile che impedisce alle cellule di funzionare. … Ci sono persone con la pelle di vario colore, bianco, marrone, castano e nero. Su alcuni mondi, poi, c'è gente dalla pelle azzurra e dalla pelle verde. Tutto dipende dal tipo di alimentazione a cui erano abituati loro, i loro genitori e i loro nonni. Tutto dipende da una secrezione corporea che è alla base del colorito. Ma vieni a esaminare questa gente!" … A titolo di prova toccai il braccio della donna che sembrava la più bella. Non era freddo come ghiaccio, emanava un certo calore, più o meno la mia temperatura … . 9-78 "Adesso debbo fare un completo resoconto scritto per esporre ciò che abbiamo fatto qui, come siamo entrati, senza contare che debbo escogitare il modo per uscirne!" "Maestro" dissi un po' irritato "ma che bisogno c'è di scrivere su quanto ci è capitato, dal momento che qui non ci viene mai nessuno?" "Ma qui ne viene di gente, Lobsang. Vengono qui. Gli ignoranti chiamano UFO i loro mezzi di trasporto. Vengono qui e occupano le stanze sopra a questa. Vengono semplicemente per ricevere messaggi e per riferire ciò che hanno scoperto. Vedi, questi sono i Giardinieri della Terra. Hanno un ampio bagaglio di conoscenza, ma col passare dei secoli sono in un certo qual modo peggiorati. Da principio erano persone veramente simili a dei, dotate di un potere pressoché illimitato. Ma in seguito il 'Capo Giardiniere' ne inviò alcuni sulla terra che era stata formata - tutto questo te l'ho già detto - e allora i Giardinieri, che viaggiavano a una velocità molte volte superiore a quella della luce, fecero ritorno alla loro base che si trova in un altro universo. Come spesso avviene sulla terra e, in verità, su tanti altri mondi, scoppiò una rivoluzione. A qualcuno non andava l'idea che questi sapienti, cioè i Giardinieri della Terra, si portassero via le donne a piacimento, specie quando le donne erano mogli di qualcun altro. Immancabilmente ci furono litigi e i Giardinieri si divisero in due partiti, che di solito io chiamo partito di destra e partito dei separatisti. Questi ultimi erano del parere che, in considerazione delle lunghe distanze che percorrevano e delle fatiche che affrontavano, avevano il diritto di concedersi degli svaghi sessuali. Bene, quando non riuscivano a trovare donne della loro razza disposte ad accompagnarli, venivano sulla Terra e sceglievano le donne più grandi che trovavano. I risultati non furono affatto piacevoli, perché gli uomini erano fisicamente troppo grossi per le donne. Nel gruppo venuto su questa terra ci furono divergenze d'opinioni e i suoi componenti si divisero in due parti, una delle quali andò a vivere in oriente e l'altra andò a vivere in occidente. Grazie al loro vasto sapere, costruirono armi nucleari, partendo dalla teoria di un esplosivo al neutrone e di un'arma al laser. Poi effettuarono una serie di incursioni nei reciproci territori, sempre con l'intenzione di rubare, forse sarebbe meglio dire rapire, le donne dei loro avversari. Le scorribande provocavano rappresaglie, le loro grandi navi si portavano rapidamente e continuamente da un capo all'altro del mondo e tornavano di nuovo al punto di partenza. Ciò che poi accadde fa semplicemente parte della storia. Il partito minore, quello dei giusti, preso dalla disperazione lasciò cadere una bomba nel luogo dove era stanziato il partito dei reprobi. Al giorno d'oggi quella regione viene messa in relazione con i Territori della Bibbia. Tutto fu distrutto. Un tempo il deserto che c'è attualmente era un mare splendido, la cui superficie era percorsa da molte imbarcazioni. Ma quando la bomba cadde, la regione si capovolse e tutta l'acqua si riversò nel Mediterraneo e sfociò nell'Atlantico, quella che vi rimase andò a formare il Nilo. Lobsang, noi possiamo vedere realmente tutto questo, perché qui abbiamo macchine che selezioneranno scene provenienti dal passato". "Scene provenienti dal passato, Maestro? Si vedrebbe quello che è accaduto un milione di anni fa? Non mi pare possibile" "Lobsang, tutto è vibrazione o,

se preferisci, per usare termini più scientifici, possiamo dire che ogni cosa ha la sua propria frequenza. Perciò, se riusciamo a trovare la frequenza di questi avvenimenti - e lo si può fare abbiamo effettivamente la possibilità di inseguirli, possiamo far vibrare a una frequenza più elevata i nostri strumenti, in modo da raggiungere rapidamente gli impulsi che furono inviati un milione di anni fa. Se poi riduciamo la frequenza delle nostre macchine, se sintonizziamo la nostra frequenza con quelle emesse originariamente dai sapienti molto tempo fa, allora possiamo vedere con precisione quello che accadde. E' troppo presto per parlarti di tutto questo, ma noi viaggiamo nella quarta dimensione affinché possiamo raggiungere una cosa nella terza dimensione. Poi, se ce ne stiamo tranquilli a sedere, possiamo davvero osservare tutto ciò che accadde e possiamo anche farci un bella risata a proposito di alcune cose scritte nei libri di storia, paragonando quei romanzi con quanto è realmente accaduto. I libri di storia sono un delitto, perché la storia stravolge gli avvenimenti, fa imboccare strade sbagliate. Sì, Lobsang, qui abbiamo la macchina, proprio nella stanza accanto, e possiamo vedere ciò che la gente chiama Diluvio. Possiamo vedere ciò che la gente chiama Atlantide. Ma, come ti ho detto, Atlantide è soltanto il termine che designa le regioni che affondarono. Sprofondarono fino a un certo punto nella zona della Turchia e altrettanto fece un certo continente vicino al Giappone. … Certo, molte di queste scene le abbiamo registrate, perché sintonizzarsi con gli avvenimenti stessi è molto complicato. Ma ci siamo sintonizzati con molta precisione e abbiamo una registrazione completa e precisa di quanto avvenne. Adesso" proseguì toccando alcune piccole bobine che erano disposte in file serrate contro una parete e scegliendone alla fine una, "questo fa al caso nostro, diamogli un'occhiata". Inserì la piccola bobina in una macchina e parve che il grande plastico raffigurante la Terra - doveva avere un diametro di circa otto metri - si animasse di nuovo. Al colmo della sorpresa, lo vidi girarsi e spostarsi lateralmente, per poi indietreggiare ancora un po' e fermarsi. Osservai la scena che si svolgeva su questo mondo e poi non la 'osservai' più, perché mi ci trovavo. Ebbi la netta sensazione di farne parte. Era un bel territorio, l'erba era la più verde che avessi mai visto e stavo in piedi sul limite di una spiaggia di sabbia argentea. C'era gente sdraiata, alcuni avevano costumi da bagno molto belli e provocanti, altri non indossavano niente. … Guardai attraverso il mare luminoso. Era azzurro, azzurro come il cielo. La giornata era calma. Alcune barchette a vela erano impegnate in una gara amichevole, per vedere quale di esse fosse la più veloce, quale la meglio governata. Poi, tutt'a un tratto, un rombo terrificante e la terra si capovolse. Dove stavamo noi la terra si inclinò e il mare si ritirò precipitosamente, finché davanti a noi tutto ciò che riuscimmo a scorgere era quello che era stato il fondo marino. Sì e no avevamo ripreso fiato, quando fummo colpiti da una sensazione molto strana. Ci rendemmo conto che stavamo sollevandoci con rapidità in aria, non solo noi ma anche il territorio circostante. Il piccolo rilievo di colline rocciose si alzò sempre più e si trasformò in magnifiche montagne, in una catena montuosa che si estendeva a perdita d'occhio, ovunque si girasse lo sguardo. Mi sembrava di stare proprio sull'orlo di un tratto di terra solida, ma appena, con circospezione e pieno di paura, scrutai in basso mi sentii rivoltare lo stomaco. Il territorio era a un'altezza tale che credetti di essere arrivato nei Campi Celesti. Non c'era anima viva, ero solo, spaventato, con la morte nel cuore. In trenta secondi circa il Tibet si era alzato fino a diecimila metri. Mi accorsi di ansimare. A quell'altezza l'aria era rarefatta e ogni respiro era un rantolo affannoso. All'improvviso, da una fenditura nella catena montuosa scaturì una massa d'acqua, spinta, a quanto pareva, da una altissima pressione. Per un po' si calmò, poi fluì scendendo giù da quelle giogaie, attraversando tutta la nuova regione che in precedenza costituiva il fondo del mare. Fu così che nacque il maestoso Brahmaputra, che attualmente sfocia nel golfo del Bengala. Ma quella che raggiunse il golfo del Bengala non era acqua gradevole e pura, era inquinata da cadaveri umani e di animali, da piante, da ogni cosa. Ciò che più importava, però, non era l'acqua. Al colmo del terrore, mi accorsi che venivo sollevato, che il terreno si alzava, che la montagna diventava sempre più alta e che io salivo di pari passo. Ben presto mi trovai in una valle desolata, contornata da montagne

imponenti, che si ergevano fino a un'altezza di circa diecimila metri. A proposito del globo, quel simulacro del mondo era una cosa assolutamente fantastica. Non ci si limitava ad assistere agli avvenimenti, gli avvenimenti venivano vissuti, venivano vissuti sul serio. …Ma quando la guardai davvero mi sembrò di cadere, mi sembrò di cadere fuori dalle nuvole, fuori dal cielo, giù, giù, finché atterrai con leggerezza come una foglia cadente. E allora vissi gli eventi reali di milioni di anni prima. Era il prodotto di una civiltà straordinaria, molto ma molto al di là della maestria degli artigiani o degli scienziati del giorno d'oggi. Non riesco a convincervi abbastanza che questo significava viverlo. Mi accorsi di poter camminare. Per esempio, c'era un'ombra oscura che mi interessava molto, volsi i miei passi verso di essa ed ebbi la sensazione di farlo effettivamente. E allora, forse per la prima volta, occhi umani si posarono sul piccolo monte su cui, nelle centinaia di secoli a venire, sarebbe stato eretto il Potala. 9-87 "Adesso dobbiamo ripassare un po' di storia, di storia vera, non le falsità che mettono nei libri, in cui la versione dei fatti va modificata per non urtare la suscettibilità di qualche potente". Mi condusse in quella che avevamo finito per chiamare 'Sala del Mondo' e ci mettemmo seduti nell'angolo dove era sistemato il cosiddetto 'quadro di comando'. Era davvero una cosa meravigliosa. Quell'imitazione del mondo appariva più grande della stanza che la conteneva, cosa impossibile come tutti sanno. Ma il Lama intuì i miei pensieri. "Certo" disse "quando entriamo qui subiamo l'influenza della quarta dimensione, e nella quarta dimensione si può avere un modello che è più grande della stanza che lo contiene se quella stessa stanza fosse tridimensionale. Ma non preoccupiamoci di quello, preoccupiamoci di questo. Ciò che stiamo vedendo in questo mondo è quanto realmente accadde negli anni passati, qualcosa che somiglia a un'eco. Se in una zona d'eco produci un forte rumore, riceverai di rimando lo stesso suono. Ebbene, per farla breve è proprio così. Naturalmente non è una spiegazione rigorosamente precisa perché io sto cercando di dirti in termini tridimensionali ciò che si trova nella quarta dimensione. Perciò, per quanto riguarda quello che vedrai dovrai fidarti dei tuoi sensi, e ciò che vedrai sarà davvero di una precisione assoluta". Si girò di nuovo e disse: "Abbiamo visto il mondo formarsi, lo abbiamo visto popolarsi con le primissime creature, cioè gli ominidi, perciò riprendiamolo alla fase successiva". La stanza si oscurò ed ebbi la sensazione di cadere. … La sensazione di cadere cessò e mi accorsi di trovarmi in un mondo spaventoso in modo traumatizzante. C'erano animali enormi di una bruttezza insuperata da qualsiasi cosa avessi già visto. Passarono grandi creature, che agitavano le ali nell'aria emettendo il più orrendo rumore, simile a quello del vecchio cuoio non ingrassato. Le ali riuscivano a mala pena a sostenere il corpo di quei mostri. Ma seguitavano a volare e ogni tanto uno di loro atterrava per raccogliere un po' di cibo sfuggito a qualche altro mostro volante. Ma una volta scesi, restavano giù, le loro ali non erano in grado di farli sollevare in aria ed erano privi di zampe con cui aiutarsi. Dalla palude alla mia sinistra si udirono provenire rumori indescrivibili. Erano orribili e per la paura fui assalito dalla nausea. Poi, proprio vicino a me, dal fango della palude emerse una testa minuscola in cima a un collo immenso, che doveva essere lungo circa sei metri. Prima che l'animale arrancasse a riva ci fu una grande agitazione sott'acqua. Aveva un corpo rotondo e una coda che si affusolava per controbilanciare la forma del collo e della testa. Ma mentre lo fissavo, temendo che potesse scorgermi, udii un fracasso orribile e schianti come se un'immensa creatura stesse scagliandosi attraverso la foresta, schiantando tronchi d'albero come noi spezziamo un filo di paglia. "Andiamo avanti di un secolo o due", disse il Lama, "e cerchiamo quando sono arrivati per la prima volta gli uomini". Mi sembrò di essermi assopito o quasi, perché, quando tornai a guardare il globo ... ma no, senza dubbio non era così, io ero SUL globo, ero NEL globo, ne facevo parte. Ma ad ogni modo, quando sollevai di nuovo lo sguardo vidi sfilare alcuni esseri dall'aspetto orribile, sei in tutto, dalle sopracciglia sporgenti, con un accenno di collo, ciascuno dei quali era armato di un grosso ramo d'albero, che a un'estremità si assottigliava a mo' di impugnatura e sull'altra presentava dei nodi o

escrescenze che lo rendevano più robusto di un comune pezzo di legno. Queste creature camminavano in fila. Una di esse, una donna, camminava e nutriva un piccolo al seno. Non facevano alcun rumore, sebbene si trovassero su terreno paludoso, non sguazzavano né schizzavano acqua, procedevano nel silenzio più assoluto. Li guardai finché uscirono dal mio campo visivo, poi ancora una volta ebbi l'impressione di essermi addormentato, perché quando alzai gli occhi vidi una città meravigliosa. Era fatta di pietre scintillanti, variamente colorate, c'erano ponti da una parte all'altra delle strade sorvolate da uccelli meccanici con a bordo dei passeggeri. Poi, di colpo, tutti si girarono a guardare verso il lontano orizzonte, al di sopra della catena montuosa. Di là si udì un vasto rombo di motori e ben presto apparve un intero stormo di quegli uccelli meccanici che girarono sopra la città. La gente scappava da tutte le parti. Alcuni si inginocchiavano a pregare, ma notai che i preti, lungi dal farlo, scappavano a gambe levate. Dopo qualche minuto di questo carosello, il fondo di quegli apparecchi meccanici si aprì lasciando cadere delle scatole di metallo. Gli uccelli meccanici chiusero gli sportelli che avevano nella pancia e si allontanarono a tutta velocità. La città si sollevò in aria e ricadde giù ridotta in polvere, poi udimmo l'esplosione e lo scotimento, dato che la vista è molto più veloce dell'udito. Si sentì gente gridare, presa in trappola sotto le travi o sepolta dalle macerie. Ancora una volta mi addormentai - è tutto quello che so dire al riguardo - perché non avevo nozione che ci fossero interruzioni tra quello che avevo visto e quello che stavo vedendo in quel momento. Era un'epoca più recente e potei vedere erigere una città, una grande città di incomparabile bellezza. Era arte autentica. Le guglie torreggiavano alte nel cielo, intrecci decorativi di metallo di delicata fattura collegavano un edificio all'altro. C'era tanta gente in giro, che andava qua e là per le sue faccende, faceva acquisti, vendeva, stava ferma agli angoli delle strade, parlava di questo e di quello. Poi sopraggiunse un fragore terrificante e un immenso stormo di quegli uccelli meccanici attraversò il cielo in formazione e tutti risero, applaudirono e fecero cenni di saluto. Gli uccelli meccanici proseguirono per la loro strada indisturbati. Superarono la catena montuosa e poi si udirono terribili esplosioni e rumori assordanti. Eravamo sicuri che i 'nostri' stessero ripagando il nemico per le devastazioni che aveva provocato. Senonché gli uccelli meccanici stavano tornando, cioè non tornavano, perché non erano i nostri, erano diversi, alcuni avevano sagome diverse, molti erano di colore diverso. Si portarono sopra la nostra città e fecero di nuovo cadere le loro bombe. La città fu spazzata da un uragano di fuoco, il fuoco ruggì e infuriò e ogni cosa nella città bruciò e crollò al suolo. I fragili trafori che ornavano i ponti si arroventarono, divennero incandescenti e poi si fusero al suolo. … Allora il mondo stesso vibrò e si fece buio. Mi trovai seduto su una sedia accanto al Lama Mingyar Dondup. Appariva più triste di chiunque avessi mai visto prima. "Lobsang, queste cose accadono su questo mondo da milioni di anni. Ci sono state persone in possesso di una cultura di grado elevato, ma per un motivo o per l'altro hanno litigato con gli altri e ciascun partito ha bombardato o cannoneggiato l'avversario, di modo che sono rimasti soltanto pochi esseri umani, che si sono nascosti nelle caverne e nel giro di qualche anno sono usciti per ricominciare da capo con una nuova civiltà. E questa civiltà a sua volta veniva distrutta e ogni vestigio veniva interrato profondamente nel suolo dai coltivatori che cercavano di coltivare i campi dilaniati dai combattimenti". … "Potrei farti vedere l'intera storia del mondo", disse poi, "ma per vederla ti ci vorrebbe tutta la vita. Perciò ti mostrerò soltanto alcune scene retrospettive, come si dice, e il resto te lo esporrò a voce. E' doloroso ammetterlo, ma svariate razze umane sono state messe alla prova su questo mondo come colonizzatori. C'è stata una razza tutta nera, sopravvenuta in seguito a un grande parapiglia. Due razze bianche avevano lottato per stabilire quale fosse la più potente e, naturalmente, fecero ricorso alla guerra. ... Ma i rappresentanti di questa razza nera gettarono il mondo in un orrendo caos, finché alla fine raggiunsero un altissimo livello di civiltà, molto superiore a quello nostro attuale. Ma poi due diverse razze di popolazione nera vennero a diverbio e si diedero a una affannosa ricerca per creare un'arma più potente di quella dei loro avversari. Ebbene, ci riuscirono, e in qualche

modo fu dato il segnale di lanciare questi ... questa specie di razzi, che provocarono guasti spaventosi su questo mondo. Molte persone vennero cancellate, eliminate esattamente come si sterminerebbe una colonia di feroci formiche. Ci sono sempre dei superstiti, perciò adesso abbiamo una razza bianca, una nera e una gialla. Un tempo ci fu una razza verde. Gli esseri umani di quei tempi vivevano centinaia di anni, perché le loro 'cellule della memoria' erano in grado di riprodurre con precisione le cellule morenti. E' soltanto da quando le cellule hanno perduto la loro capacità di riprodursi accuratamente che la durata della nostra esistenza si è tanto accorciata. Ma, durante uno dei conflitti, ci furono esplosioni terribili e la maggior parte della nube che proteggeva la terra fu soffiata via nello spazio e la luce del sole si riversò al suo posto emanando tutti i suoi raggi mortali. La vita umana, anziché avere una durata di sette-ottocento anni, si è ridotta a circa settant'anni. Il sole non è il gentile, benevolo dispensatore di luce, eccetera, eccetera. I suoi raggi fanno male alla gente. Puoi constatarlo da te che la pelle delle persone troppo esposte alla luce solare diventa scura. Ora, se facesse bene, non ci sarebbe la necessità naturale di ripararsi dalla luce. Ma i raggi, quelli ultravioletti e altri, colpirono gli esseri umani e li resero peggiori e le due fazioni dei Giardinieri della Terra divennero ancora più spietate. Un gruppo si comportava bene, voleva vedere la razza umana diventare prolifica e vivere felicemente. Al contrario, chi si esponeva troppo alla luce solare di solito era colpito da tubercolosi o da cancro. Tutte le aree del mondo, o meglio tutte le aree occupate dalla popolazione mondiale erano predisposte ai malanni, a diverse forme di affezioni cutanee, tanto ostinate che non c'era verso di guarirle. Dopotutto, questi raggi potevano penetrare mura di pietra di largo spessore ed era inutile che gli abitanti del mondo vivessero al chiuso, perché i raggi erano sempre in grado di raggiungerli. Secondo la tradizione, in quel tempo c'erano sulla terra i giganti. Sì, è vero. I giganti costituivano un gruppo di Giardinieri della Terra. Erano alti due o tre volte l'uomo medio, si muovevano con lentezza, quasi con apatia, e non amavano lavorare. Volevano fare ritorno al loro luogo d'origine, ma quando ci provarono si resero conto che da quelle parti c'erano stati disordini. Un gruppo di Giardinieri era formato da persone oneste e guidato da un bravo capo, ma l'altro era un partito di gente perversa, che si abbandonava ad atti di malvagità di ogni specie ed era insensibile ai richiami di coloro che volevano un mondo sereno, dove si potesse condurre un'esistenza più sana. Questi bravi Giardinieri si accorsero di quanto fosse inutile starsene nel loro luogo d'origine, così ancora una volta allestirono le loro navi, vi inserirono nuove barre combustibili e decollarono dirigendosi di nuovo verso la terra. Le loro navi erano in grado di viaggiare a una velocità superiore a quella della luce. Viaggiavano così velocemente che nessun essere umano poteva controllarle. Dovevano essere manovrate da una specie di computer dotato di uno speciale scudo per tenere lontani i meteoriti, o altri intralci. Le navi, prive di queste protezioni, sarebbero state crivellate dai meteoriti o dalla polvere cosmica, con il risultato naturalmente di perdere aria e di far morire tutti i membri dell'equipaggio. Infine tornarono sulla Terra e si resero conto che c'era una guerra in corso. La fazione contraria - il partito dei Giardinieri della Terra che si comportavano male - si era mescolata troppo liberamente con i terrestri, ai quali aveva insegnato molti dei suoi segreti. Sin da quell'epoca il mondo è andato progressivamente peggiorando e dovrà esserci una nuova guerra a livello planetario, durante la quale morirà gran parte della popolazione. Molti andranno a nascondersi nelle caverne o nei crepacci d'alta montagna. I loro Saggi li hanno istruiti in merito a tutto ciò che accadrà, e così si sono fatta l'opinione che non c'è nessun vantaggio a vivere una vita virtuosa quando c'è la prospettiva che nell'arco di pochi anni la terra stessa verrà distrutta. E attualmente ci stiamo avvicinando pericolosamente a quel momento". 9-94 Raggiungemmo la stanza … e ne varcammo la soglia. Subito si accese una debole luce e vedemmo l'aurora mutare in giorno. … "Diamo un'occhiata a casaccio", propose il Lama Mingyar Dondup. "… Ma a quei tempi gli animali, la prima forma sulla terra, erano veramente creature soprannaturali. Per esempio, probabilmente il brachiosauro era la più

strana che si sia mai vista. Ci sono stranezze di ogni tipo. Anche l'ultrasauro era un animale molto caratteristico. Aveva una pressione sanguigna molto alta, perché la sua testa poteva superare i venti metri di altezza e, per giunta, pesava un'ottantina di tonnellate, aveva due cervelli, l'uno collocato nella sua testa faceva muovere le mascelle e le zampe anteriori, l'altro nel suo didietro, cioè proprio dietro il bacino, faceva funzionare la coda e le zampe posteriori. 9-95 Si girò verso il quadro di comando ed esaminò un'intera colonna di cifre, quindi la luce che illuminava il salone (o stanza, se così volete chiamarla) si abbassò. Per alcuni secondi restammo al buio, poi sopravvenne una luminosità rossastra, singolarissima, in senso assoluto, e dai poli, sia dal polo nord che dal polo sud, si sprigionarono strisce mutevoli di luce. "Quella è l'aurora boreale, o aura del mondo. Possiamo vederla perché, sebbene ci sembri di stare sulla terra, noi siamo lontani da quella manifestazione, ecco perché la vediamo". La luce si fece più radiosa, diventò abbagliante, tanto abbagliante che dovevamo guardarla quasi a occhi chiusi. "Dov'è il Tibet?" chiesi "Ci stiamo sopra, Lobsang, ci stiamo sopra. Tutto quello che stai guardando laggiù in basso è ghiaccio". Stavo guardando quel ghiaccio, chiedendomi cosa potesse essere, perché c'era ghiaccio verde, c'era ghiaccio azzurro e c'era ghiaccio del tutto trasparente, trasparente come l'acqua chiara, la più chiara che ci sia. … Il Lama rise e tornò a girarsi verso la tastiera del quadro di comando. Il mondo si capovolse e tremolò velocemente. Un attimo dopo stava girando a una velocità tale che tutto era grigio, non c'era né oscurità né luminosità, soltanto quella sensazione di grigio, poi il mondo rallentò e ci rendemmo conto che stavamo guardando una grande città, una città fantastica. Era una città costruita poco prima dell'avvento dei Sumeri. Era stata eretta da una razza della cui esistenza attualmente non c'è testimonianza scritta, in proposito non c'è nulla nella storia. In realtà, nei testi ufficiali c'era soltanto un accenno molto vago ai Sumeri. Essi invece arrivarono come conquistatori, saccheggiarono la città, devastarono, violentarono e, dopo averla ridotta al punto da non lasciare più pietra su pietra, se ne andarono. Stando ai libri di storia, partirono diretti da qualche parte e non se n'è mai trovata traccia. E' naturale, perché se ne andarono dalla terra, a bordo di immense astronavi. Non riuscivo a capire perché quella gente dovesse essere tanto disumana da venire soltanto per distruggere una città, così, a quanto pareva per il solo gusto di farlo. Naturalmente fecero prigioniere moltissime donne e può darsi che questa sia stata una delle tante ragioni. … "Maestro, … che motivo ci sarebbe di lottare se si potesse conoscere tutto per mezzo di questi strumenti o macchine?" "No, Lobsang, ragazzo mio, le cose non stanno così, no. Se minimamente si pensasse che alcune persone ne sono al corrente, allora i finanzieri disonesti irromperebbero qui dentro con i loro scherani armati, si impadronirebbero di tutto e ucciderebbero tutti noi che ne siamo a conoscenza. Si servirebbero degli strumenti per dominare il mondo. Pensaci. Un capitalista privo di scrupoli che si mette a capo del mondo e tutti gli altri che diventano suoi schiavi". … Tanto per cominciare, di tutto questo abbiamo dei perfetti duplicati su nell'Artide, dove gli uomini riescono sì e no a spostarsi a causa del freddo. Ma all'interno delle catene montuose si sta al caldo, in pace e a proprio agio. … sono stati confezionati dei falsi libri, pronti a rimpiazzare quelli veri appena i cinesi inizieranno l'invasione. Sappi che la Profezia dice che il Tibet sopravviverà finché nel nostro paese non arriveranno le ruote. Il momento in cui arriveranno le ruote segnerà la fine del nostro paese. Perciò, non temere, tutti i nostri tesori, tutte le nostre grandi discipline scientifiche, che risalgono a milioni di anni fa, sono nascosti al sicuro. Conosco il posto, ci sono stato. E anche tu lo conoscerai, perché ti sarà mostrato. Io verrò ucciso durante la tua esistenza, prima che tu lasci il Tibet, e tu sarai uno dei pochissimi che sapranno far funzionare queste macchine e provvedere alla loro manutenzione. … imparerai che si riparano da sé. Dovrai fare soltanto qualche manovra e la macchina, anzi le altre macchine ripareranno quella difettosa. Vedi, queste macchine non ne avranno ancora per molto perché, tra molti anni, nel 1985, muteranno le circostanze e ci sarà una terza guerra mondiale che durerà a lungo (chiaramente la profezia si è rivelata errata). Inoltre, dopo il 2000 moltissime cose cambieranno, alcune in meglio, altre in peggio. Noi possiamo vedere

attraverso il Documento akashico delle Probabilità. Dunque tu lo sai che l'uomo non procede sui binari, che è tutt'altro che incapace di deviare da una determinata rotta. L'uomo è libero di scegliere entro certi limiti … . Tuttavia noi possiamo vedere con molta precisione ciò che accade a un paese. …" "Ma come è possibile captare suoni che appartengono a un passato lontano, suoni, immagini, e via dicendo? Quando una cosa è accaduta, non c'è più, è finita". "Non è esatto, Lobsang. La materia è indistruttibile. Le impressioni di ciò che diciamo o facciamo partono da noi e girano intorno all'universo, vi girano intorno a più riprese. Grazie a questa grande macchina, noi possiamo tornare indietro di circa due miliardi di anni. Pensa che a distanza di due miliardi di anni l'immagine è un po' confusa, ma ancora abbastanza luminosa per capire di che si tratta". 9-98 Purtroppo, il nostro limite più elevato sarà tremila anni (verso il futuro), oltre il quale non possiamo andare, le nostre immagini sono troppo vaghe e annebbiate per riuscire a decifrarle. … In pochi giorni su questa macchina tu vedrai un bel po' delle tappe migliori della tua carriera. Ma diamo un po' uno sguardo a qualche probabilità sintonizzandoci a caso sugli avvenimenti. Ecco qui, guarda, i fatti importanti accaduti in un posto chiamato Egitto". Il Lama regolò diversi controlli, vedemmo tutto buio e in alto, sui margine oscuro, comparvero dei triangolo neri. Non ci capivo niente, così il Lama spostò in avanti un dispositivo di regolazione e gradatamente il mondo si illuminò. "Guarda, questa è la costruzione delle piramidi." disse "Negli anni a venire la gente si chiederà in che modo questi grandi blocchi di pietra venivano spostati a piacere senza l'aiuto di macchinari di sorta. Vengono spostati mediante levitazione". "Sì", risposi. "Ho sentito parlare molto della levitazíone, ma non ho la più pallida idea di come funziona". "Dunque, vediamo. Il mondo ha una spinta magnetica. Se tu lanci in aria un oggetto, il magnetismo terrestre lo attira di nuovo in basso. Se cadi da un albero vieni giù e non vai più in su, perché il magnetismo terrestre è tale che devi cadere sulla terra. Invece noi abbiamo cose che sono antimagnetiche rispetto alla Terra. Dobbiamo tenerle in continuazione sotto attenta sorveglianza, perché una persona inesperta che si impossessa di una di esse potrebbe accorgersi di esser trascinata fuori dalla Terra. In tal caso si cade all'insù. Il modo di mantenere il controllo consiste nel disporre di due griglie, l'una sintonizzata sul magnetismo, l'altra invece contrapposta. Così come stanno le cose, quando le griglie si trovano in una certa posizione, le lastre fluttueranno, senza andare né in su né in giù. Se però spingi una leva che modifica il rapporto intercorrente tra le griglie, allora la leva spinta in una direzione rafforza il magnetismo terrestre, di modo che le lastre, o la macchina, scendono sulla terra. Se invece vogliamo sollevarci, allora spingiamo la leva in senso contrario, di modo che entra in funzione l'antimagnetismo e la Terra, anziché attrarre, respinge e quindi possiamo sollevarci in aria. E' quanto facevano gli dei, quando stavano creando il mondo quale è attualmente. Un solo uomo era in grado di sollevare quei blocchi pesanti centinaia di tonnellate e collocarli a posto senza sforzarsi. Poi, quando il blocco era esattamente nella posizione desiderata, la corrente magnetica veniva tolta e il blocco vi rimaneva fissato grazie alla forza di gravità terrestre. Ecco come furono costruite le piramidi, ecco come si costruirono tante cose strane e incomprensibili. Per esempio, da secoli abbiamo mappe della terra e siamo l'unico popolo ad averle, perché soltanto noi abbiamo questi dispositivi antigravitazionali che sono stati usati per fare con esattezza la carta del mondo. 9-196 Si girò, fece alcuni passi, si inchinò davanti a una porta e mise le mani in una certa posizione. Vidi una parte della parete scivolare lentamente di lato nel più assoluto silenzio, senza che la roccia stridesse, nel silenzio più completo, un silenzio tale da circondare tutta la faccenda di un alone di mistero. "Forza" disse il Lama dandomi un colpetto in mezzo alla schiena, questa è una cosa che devi vedere. Questa è Patra. Ecco come Patra ci apparirebbe. Naturalmente questo globo" e ne indicò uno tanto grande da riempire una vasta sala "serve soltanto a farci vedere ciò che avviene a Patra in qualsiasi momento". Mi mise la mano sulla spalla e in pochi passi ci avvicinammo a una parete su cui erano collocati altri strumenti e uno schermo molto grande, di cinque metri per cinque all'incirca. "Questo serve per fare qualsiasi indagine

particolareggiata." spiegò il Lama. Le luci della sala si abbassarono, mentre contemporaneamente si intensificò quella proveniente dal globo che egli aveva chiamato Patra. Era una specie di colore - come dire? - roseo dorato, che suscitava un meraviglioso senso di calore, unitamente all'impressione di essere veramente i benvenuti. Il Lama spinse di nuovo uno dei pulsanti e la caligine che era nel globo, o che lo avvolgeva, sparì come nebbia di montagna ai raggi del sole. Guardai con bramosa attenzione. Era effettivamente un mondo meraviglioso. Mi sembrava di stare in piedi su un muro di pietra, lambito dolcemente dalle onde. Poi, proprio alla mia destra, vidi arrivare una nave. Sapevo che era una nave, perché ne avevo visto alcune in fotografia. Ma questa nave arrivò e si ormeggiò al muro proprio di fronte a me. Ne scese una folla di gente che sembrava soddisfatta di se stessa. … "Questa è Patra. Qui puoi avere molti svaghi. Secondo me queste persone hanno pensato che sarebbe stato bello fare una gita tranquilla fino all'isola. Credo che vi siano andate a prendere il tè e poi sono tornate. Qui ci troviamo molto più in alto rispetto al mondo astrale. La gente può venirci soltanto se si tratta di persone, per così dire, di prim'ordine. Diventare degni di venire in questo posto spesso comporta terribili sofferenze, ma una volta che si è arrivati e ci si è resi conto della situazione, compresa la levatura degli abitanti, ci si convince allora che merita la sopportazione di ogni dolore. Qui possiamo viaggiare con il pensiero. Ci troviamo su questo pianeta e vogliamo vedere una certa persona. Ebbene, la pensiamo, la pensiamo con intensità, e se la persona in questione desidera incontrarci, tutt'a un tratto ci solleviamo da terra, ci libriamo nell'aria e raggiungiamo velocemente la nostra meta. Dovremmo arrivarci e trovare chi volevamo vedere, il quale ci aspetta sulla porta pronto ad accoglierci. … E' un posto dove si progredisce, dove possono venire soltanto i buoni. Possono venirci coloro che hanno compiuto sacrifici supremi, coloro che hanno fatto del loro meglio per aiutare i loro simili, uomini e donne. Di regola, dal corpo fisico dovremmo passare al corpo astrale. Non vedi che nessuno ha la Corda d'Argento? Non vedi che nessuno ha il capo circondato dal vapore della Ciotola d'Oro? Qui non ne hanno bisogno, perché tutti sono uguali. Qui abbiamo ogni sorta di anime elette. Socrate, Aristotele, Leonardo da Vinci, e altri come loro. Qui perdono tutte le colpe di minore importanza che avevano perché per stare sulla Terra dovevano conservarne una. Presentavano una vibrazione così elevata che, per l'appunto, non potevano restare sulla Terra senza avere una parvenza di colpa. Perciò Mendelsohn, o qualcun altro, prima che potesse scendere sulla terra, doveva avere una colpa innata per quell'unica particolare esistenza. Così quando morì e andò nel mondo astrale, allora la colpa si allontanò e altrettanto fece l'entità. Ho citato Mendelsohn, il musicista. Egli arriva sul piano astrale, dove c'è una specie di poliziotto che ritira la Corda d'Argento e la Ciotola d'Oro e lo spedisce direttamente a Patra. Su Patra incontra amici e conoscenti, che possono parlare del loro passato ed effettuare esperimenti che da lungo tempo desideravano fare. … su questo mondo non troverai molto da mangiare. Non ne hanno bisogno. Tutta la loro energia corporea e mentale la trovano grazie a un sistema di osmosi, vale a dire che assorbono l'energia emessa dalla luce di Patra. Naturalmente, se vogliono mangiare o bere, perché fa loro piacere, possono farlo senza problemi, tranne che non possono essere ingordi, né possono fare uso di quegli alcolici che guastano il cervello di un individuo. Simili bevande sono dannosissime, lo sai, e possono far ritardare lo sviluppo di una persona per molte vite. Adesso diamo un'occhiata fuggevole a tutto il posto. Qui il tempo non esiste, perciò è inutile che tu chieda a una persona quanto ha vissuto qui. Si limiterà a fissarti con sguardo assente e penserà che tu sei qualcuno non del tutto al corrente della situazione. La gente non si abitua mai a Patra, non se ne stanca mai, c'è sempre qualcosa di nuovo da fare, persone nuove da conoscere, ma è escluso che tu possa incontrare un nemico. Alziamoci in volo e andiamo laggiù su quel piccolo villaggio di pescatori. … Non catturano i pesci nel normale senso della parola, li catturano per vedere come possono essere perfezionati fornendoli di sensi di livello superiore. Sulla Terra, come sai, i pesci sono veramente stupidi e meritano di essere pescati. Qui invece vengono catturati nelle reti e tenuti in acqua, vengono trattati bene e non c'è rancore da parte loro. Si rendono

conto che noi ci diamo da fare a vantaggio di tutta la specie. Altrettanto dicasi per quanto riguarda gli animali; su questo mondo nessuno di loro teme l'uomo. Sono piuttosto degli amici. Ma facciamo una visita alla svelta in diversi posti, perché dobbiamo andarcene di qui e tornare al Potala". Di colpo mi sentii sollevato in aria e mi sembrò di perdere la vista. All'improvviso mi colse un violento mal di testa e, per essere proprio sinceri, credetti di morire. Il Lama mi agguantò e mi mise una mano sugli occhi. "Mi spiace, Lobsang. Mi sono scordato che tu non sei stato preparato alla vista nella quarta dimensione. Dovremo scendere di nuovo a terra per circa mezz'ora". Appena ebbe detto ciò, sentii che sprofondavo e poi ebbi la graditissima sensazione di poggiare i piedi su qualcosa di solido. "Questo è il mondo della quarta dimensione, che a volte presenta effetti della quinta dimensione. Se facciamo vedere Patra a una persona, allora questa persona deve avere una capacità visiva quadridimensionale, altrimenti la tensione sarebbe eccessiva". Il Lama mi fece sdraiare su un lettino e mi mise delle gocce negli occhi. Trascorsi molti minuti, mi mise degli occhiali di protezione, degli occhialoni che mi coprivano completamente gli occhi. "Oh, adesso riesco a vedere." esclamai "Che meraviglia". Prima le cose erano apparse belle, straordinariamente belle, ma adesso che potevo vedere a quattro dimensioni, ciò che vedevo era di una tale magnificenza che non la si può proprio descrivere in termini tridimensionali. Ma a forza di guardare in giro mi consumai quasi gli occhi e poi ci sollevammo di nuovo in aria. Decisamente prima di allora non avevo visto una bellezza del genere. Gli uomini erano di un fascino incomparabile, ma le donne, le donne erano talmente avvenenti che dentro mi sentii rimescolare in modo piuttosto insolito. … la bellezza in senso assoluto, e la serenità sono impossibili a descriversi in un linguaggio tridimensionale. E' come se un cieco dalla nascita cercasse di descrivere qualcosa che esiste sulla Terra. Come se la caverà con i colori? Se è nato cieco, cosa ne sa dei colori, di ciò che c'è da descrivere? Può dire qualcosa a proposito della forma e del peso, ma la vera bellezza dell'oggetto è assolutamente al di là della sua comprensione. Adesso io sono così, sono stato sottoposto a un trattamento per essere in grado di vedere a tre dimensioni, a quattro dimensioni e a cinque, sicché quando per me è arrivato il momento di lasciare questa terrà andrò dritto filato a Patra. … Alcuni grandi personaggi dell'antichità erano qui su questo mondo di Patra e si davano da fare per cercare di aiutare altri mondi, mondi bidimensionali e mondi tridimensionali. Molte delle cosiddette invenzioni fatte sulla Terra non appartengono a chi le rivendica. Costui o costei si sono limitati a cogliere l'idea da qualcosa che hanno visto nel mondo astrale. Poi, una volta tornati sulla terra, con una reminiscenza di qualcosa che si doveva inventare, si sono fatti un'idea di come farlo, hanno costruito qualsiasi cosa meritasse di essere costruita, poi l'hanno fatta brevettare a proprio nome. … "Andiamo dall'altra parte di Patra." disse il Lama Mingyar Dondup "E' il regno dei fiori e delle piante. In particolar modo gli alberi aspettano di vederti di nuovo". Non aveva neanche finito di parlare che arrivammo in un posto meraviglioso, in cui c'erano fiori e alberi incredibilmente belli. Non osavo muovermi per paura di calpestare i fiori. Il Lama mi guardò e comprese la mia situazione imbarazzante. "Oh, mi spiace, Lobsang." disse "Avrei dovuto dirtelo. Qui nel regno dei fiori devi sollevarti di una trentina di centimetri al di sopra del suolo. E' una qualità della quarta dimensione. Tu pensi che il suolo sia più alto di trenta centimetri. Allora, mentre cammini pensando che sia più alto di trenta centimetri, tu cammini effettivamente a trenta centimetri dal suolo dove vivono queste piante. Adesso non è necessario correre rischi. Invece visiteremo brevemente qualche altra parte di questo mondo. Per esempio, gli uomini macchine". Macchine dotate di anima, fiori dotati di anima, gatti dotati di anima. … Uscimmo dalla cosiddetta 'Stanza Quadridimensionale' e attraversammo l'immensa sala, alla volta di quella nota come la stanza del 'Mondo Terrestre'. C'era da percorrere circa mezzo chilometro, sicché quando la raggiungemmo avevamo i piedi indolenziti. Il Lama Mingyar Dondup entrò e si sedette sulla panca vicino al quadro di comando e io mi sedetti al suo fianco. Il Lama toccò un pulsante e la stanza si oscurò. Invece potevamo vedere il nostro mondo illuminato da una luce molto fioca. Distolsi lo sguardo, chiedendomi che ne fosse della luce. Poi guardai il

globo terrestre e subito caddi all'indietro dalla panca, battendo il capo sul duro pavimento. Mentre guardavo avevo visto uno spaventoso dinosauro con le fauci spalancate, che mi stava fissando a una distanza di un paio di metri. Un po' imbarazzato mi alzai, vergognandomi di avere avuto paura di una creatura morta da migliaia di anni. … Vidi una catena montuosa e ai piedi di una di quelle montagne c'era una grande orda di soldati. I civili al seguito delle truppe comprendevano molte donne. Sembra che a quei tempi la soldatesca non potesse fare a meno del conforto di un corpo femminile, sicché anche le donne andavano in guerra per soddisfare gli uomini dopo una vittoria. Se poi non c'era nessuna vittoria, le donne venivano catturate dal nemico e usate esattamente allo stesso scopo, come sarebbe accaduto se a vincere fossero state le loro schiere. La scena si era fatta convulsa. I soldati stavano girando disordinatamente intorno a tutto un branco di elefanti. Un uomo, in piedi sull'ampio dorso di uno di essi, discuteva con la folla sottostante. "Ve lo dico io, questi elefanti non attraverseranno le montagne dove c'è la neve. Sono avvezzi al caldo, non potranno sopravvivere al freddo. Per giunta, come trasporteremo tutte le tonnellate di cibo che accorrerebbero a queste bestie? Il mio parere è di togliere il carico dagli elefanti e di passarlo ai cavalli del posto. Questo è il solo modo per andare dall'altra parte". Il trambusto proseguì; erano come una combriccola di pescivendole, che discutevano e gesticolavano, ma l'uomo degli elefanti la spuntò. Gli animali furono alleggeriti del carico e vennero radunati tutti i cavalli della zona, nonostante le rimostranze dei coltivatori ai quali appartenevano. Naturalmente non capivo una parola di quanto dicevano, ma lo speciale apparecchio che il Lama mi aveva messo sul capo mi consentiva di capire tutto ciò che si stava dicendo, facendomelo entrare direttamente in testa e non tramite le orecchie. In tal modo ero in grado di osservare tutto nei minimi particolari. Alla fine l'immensa cavalcata fu pronta e anche le donne furono fatte salire in groppa. … Il corteo si mise in cammino, inerpicandosi sul sentiero di montagna. A mano a mano che progredivano nella salita, potemmo constatare che sarebbe stato assolutamente impossibile far salire gli elefanti su per la stretta pista rocciosa. Quando poi ci imbattemmo nella neve, neanche i cavalli se l'aspettavano, tanto che dovettero essere veramente tirati per la cavezza. Il Lama Mingyar Dondup saltò alcuni secoli e poi, quando fermò il movimento rotatorio, vedemmo che c'era una battaglia in corso. Non sapevamo di che si trattasse, ma sembrava abbastanza cruenta. Non bastava passare una persona a fil di spada, il vincitore di solito mozzava il capo alla vittima e le teste mozze venivano gettate in una grande catasta. Per un po' osservammo la scena, vedendo tutti quegli uomini che si ammazzavano tra di loro in mezzo a stendardi ondeggianti e a grida rauche, mentre, ai margini del campo di battaglia, le donne assistevano da tende di rozza fattura. A loro non importava molto quale fazione vincesse, perché sarebbero state usate allo stesso scopo. Tuttavia guardavano, credo, più o meno per pura curiosità, esattamente come facevamo noi. Un tocco alla manopola e il mondo girò più alla svelta. Di tanto in tanto il Lama lo fermava. A me sembrava quanto mai incredibile che ogni volta che lo faceva ci fosse una guerra in corso. Andammo avanti fino ad arrivare all'epoca dei Crociati, di cui il Lama mi aveva parlato. A quell'epoca era 'abitudine' dei nobili espatriare e fare la guerra contro i saraceni. Costoro, ancorché appartenenti a una razza mite e raffinata, erano risoluti a difendere la loro terra natia. Molte nobili dinastie inglesi si estinsero sul campo di battaglia. Poi, tutt'a un tratto, la battaglia cessò. Sembrava che entrambe le parti fossero vincenti e perdenti nello stesso tempo, giacché si mescolarono e poi, da ultimo, gli invasori - cioè i crociati - si spostarono su un lato del campo di battaglia, mentre i saraceni andarono sul lato opposto, dove anche per loro c'erano donne in attesa. I feriti e i moribondi venivano lasciati dove erano caduti, non essendoci altro da fare. Non c'erano medici quindi un uomo, se rimaneva gravemente ferito, spesso chiedeva ai suoi compagni di liberarlo dal dolore. Essi altro non facevano che mettergli in mano un pugnale e poi se ne andavano. Se il ferito voleva sul serio mettere fine ai suoi giorni bastava che si conficcasse il pugnale nel cuore. Alla fine vedemmo la guerra boera. Entrambi gli schieramenti erano assolutamente convinti della legittimità della loro causa. A quanto pareva i

boeri miravano a un bersaglio in particolare: non colpivano al cuore né allo stomaco, ma più in basso, in modo che l'avversario, qualora rimanesse ferito e fosse ciò nonostante in grado in qualche modo di tornare a casa, certamente non sarebbe stato più di nessuna utilità per sua moglie. Tutto ciò mi fu spiegato sottovoce. Il mondo seguitò a girare, poi sopravvenne una guerra disumana che sembrò travolgerlo in massima parte. C'era gente di ogni colore che combatteva con armi di ogni genere, compresi grandi cannoni montati su ruote, mentre in aria fluttuavano oggetti trattenuti da funi (adesso so che si chiamano palloni frenati). Arrivavano talmente in alto che un uomo, stando dentro una cesta o navicella, appesa al pallone, poteva scrutare sopra le linee nemiche, per cercare di prevederne le mosse o come dovessero essere attaccate. Poi arrivarono in volo alcune macchine rumorose, che fecero fuoco contro i palloni e li abbatterono in fiamme. Il suolo era tutto un pantano di sangue e di fango, ovunque erano sparse membra e parti umane. Alcuni cadaveri erano rimasti appesi al filo spinato e ogni tanto si udivano degli scoppi, grossi oggetti cadevano dall'alto e, quando colpivano il suolo, esplodevano con conseguenze nefaste sia per la campagna che per il nemico. Toccando un pulsante ci fu un cambiamento di scena. Ci si presentò il mare, su cui si potevano vedere dei puntini talmente lontani da sembrare effettivamente dei puntini. Invece il Lama Mingyar Dondup li mise più a fuoco e allora vedemmo che si trattava di immensi bastimenti di metallo, dotati di lunghi tubi di ferro che si muovevano avanti e indietro e vomitavano dei grandi missili. Prima di cadere su una nave nemica, i missili coprivano una distanza di una quarantina di chilometri. Una nave da guerra fu certamente colpita nel deposito munizioni, perché vedemmo il missile raggiungerla e poi fu come se esplodesse il mondo. Il bastimento si sollevò e si spaccò in mille pezzi. Frammenti di metallo volarono dappertutto, insieme a corpi umani smembrati. Con tutto quel sangue che veniva giù sembrava che su ogni cosa si posasse una nebbia rossa. Infine parve che si giungesse a una specie di accomodamento, perché i soldati cessarono di sparare gli uni contro gli altri. Dal nostro posto di osservazione vedemmo un soldato sollevare di nascosto l'arma e sparare al suo comandante! Il Lama Mingyar Dondup si affrettò a premere alcuni pulsanti e fummo riportati indietro nella zona che fu teatro delle guerre troiane. "Maestro," sussurrai "perché stiamo saltando da un'epoca all'altra, senza badare all'ordine di successione?" "Ma io ti sto facendo vedere tutto questo per un motivo preciso." Rispose "Stai a guardare". Un soldato troiano sollevò improvvisamente la sua lancia, che andò a conficcarsi diritta nel cuore del suo comandante. "Stavo per l'appunto mostrandoti che la natura umana non cambia. L'uomo seguita a comportarsi così. Per esempio, un soldato il quale sparerà al suo comandante, probabilmente in un'altra incarnazione finirà per compiere esattamente lo stesso gesto … ". … A un tratto il Lama disse: "Lobsang, ora getteremo un rapido sguardo al futuro". Il globo si oscurò, si illuminò e si oscurò di nuovo. Si susseguirono strane visioni. Si vide una grande nave di linea vasta quanto una città. Procedeva a vapore come una regina dei mari. Tutt'a un tratto si udì uno stridore da spezzare il cuore e la nave fu tagliata in due sotto la linea di galleggiamento dalla punta emergente di un gigantesco iceberg. La nave cominciò ad affondare lentamente. Sopravvenne un'ondata di panico, molte persone si arrampicarono sulle scialuppe di salvataggio, altre caddero in mare mentre la nave si inclinava. Su un ponte la banda musicale suonava per allontanare la paura e seguitò a suonare finché la nave affondò con un gorgoglio spaventoso. Grandi bolle d'aria salirono in superficie insieme a larghe chiazze d'olio. Poi, a poco a poco, vennero a galla anche oggetti alla rinfusa, il cadavere di un bimbo, una borsetta da donna in balia della corrente. "Questo, Lobsang, è un altro argomento fuori del suo ordine cronologico. Deve essere accaduto prima della guerra a cui hai assistito poc'anzi. Ma non importa, puoi dare una scorsa a un libro illustrato e forse trarne tanta conoscenza come se in quel libro tu leggessi tutto dalla a alla zeta. Sto cercando di ficcarti in testa certe cose". Spuntò l'alba. Il sole di primo mattino fece scintillare di rosso le cime degli iceberg, poi a mano a mano che si levava si estese in basso. La luce, espandendosi, perdette la sua tonalità rossa per trasformarsi in quella normale diurna. Il mare era disseminato da una grande quantità di

rottami assolutamente incredibile. Sedie a pezzi, frammenti vari e, naturalmente, gli inevitabili cadaveri, pallidi e cerei. C'erano uomini, ovvero le loro spoglie, in marsina. C'erano donne, o quelle che erano state delle donne, anch'esse in vestito da sera, che si sarebbe potuto però definire meglio 'svestito' da sera. Continuammo a stare in osservazione, ma non avvistammo navi di soccorso. "Lobsang," disse poi il Lama "ci sposteremo su qualche altra cosa. E' inutile che ci attardiamo qui, tanto non c'è nulla che possiamo fare". Tese la mano verso i pulsanti, in particolare verso una manopola che si trovava all'estremità di un'asticciola, e il globo girò più velocemente. Giorno, notte, notte, giorno, e così via, e alla fine ci fermammo. Ci trovavamo in un posto chiamato Inghilterra e la mia guida tradusse per me alcuni nomi. Piccadilly, statua di Eros, e ogni sorta di cose del genere e poi si fermò proprio di fronte a un venditore di giornali. Naturalmente eravamo perfettamente invisibili all'uomo, in quanto eravamo in un'altra zona del tempo. Ciò che guardavamo in quel momento doveva ancora succedere, perché stavamo vedendo di sfuggita il futuro. Eravamo agli inizi del secolo, ma assistevamo a qualcosa del 1939 o del 1940. Non riuscivo a distinguere del tutto i numeri, ma non ha importanza. Tuttavia in giro c'erano dei grandi manifesti. Il Lama me li lesse. Parlavano di un tale che si chiamava Neville Chamberlain e si recava a Berlino con l'ombrello. Poi ci infilammo in quello che il Lama chiamò un cinema, dove si proiettavano documentari e servizi d'attualità. Su uno schermo apparvero soldati dall'espressione torva, equipaggiati con elmetti d'acciaio e strumenti bellici. Marciavano in un modo molto strano. Il Lama spiegò che si trattava del "Passo dell'Oca, molto in voga nell'esercito tedesco". Poi il quadro cambiò per far vedere gente affamata in un'altra parte del mondo, gente che per l'appunto moriva di fame e di freddo. Uscimmo nelle strade e saltammo qualche giorno. Allora il Lama arrestò il movimento rotatorio affinché riprendessimo fiato. Andare in giro per il mondo passando velocemente da un'epoca all'altra era davvero un'esperienza del tutto gravosa e sfibrante, specie per me, un ragazzo che non era mai uscito dal suo paese e che mai prima d'allora aveva visto oggetti camminare sulle ruote. … "Dunque, Maestro, tu mi hai fatto vedere che cosa era la guerra, una guerra protrattasi per diversi anni. Adesso vorrei vedere ciò che è accaduto, come è andata a finire, e via dicendo". "Sta bene, allora," disse il Lama "Torneremo all'epoca immediatamente anteriore alla fine della guerra". Si girò allontanandosi da me e si mise a sfogliare un manuale. Poi regolò le manopole del quadro di comando e il simulacro del nostro mondo tornò di nuovo in vita inondato di luce. Si vide una campagna gravemente danneggiata e attraversata da rotaie, su cui correvano certe macchine che trasportavano merci o passeggeri. Nel caso specifico, ce ne erano alcune che sembravano scatole riccamente ornate e munite di ruote. Avevano i lati di cristallo ed erano tutte circondate di guardie armate. Poi si videro dei servitori, che tiravano fuori candide tovaglie con cui coprivano dei tavoli, mentre da diversi mobili venivano tolte le coperture contro la polvere. Ci fu allora un momento di calma. Ne approfittai per andare ad accertarmi se la mia 'natura' funzionasse a dovere. Al mio ritorno questione di un paio di minuti - vidi ciò che sembrava un gran concorso di folla, gente che secondo me era vestita in maniera stravagante, ma poi mi resi conto che si trattava di generali e di ammiragli. A quanto pareva, rappresentavano tutti i paesi in guerra. Un gruppo di persone non si unì agli altri. Alla fine vennero tutti sistemati a sedere attorno ai tavoli in quella che somigliava a una scatola e che doveva essere una specie di veicolo. Li guardai. Senza dubbio non avevo mai visto niente di simile. Tutti gli uomini più importanti avevano delle medaglie, addirittura dei medaglieri. Alcuni portavano dei nastri al collo, a cui erano appese altre medaglie. Mi accorsi subito che si trattava degli alti componenti di un governo, i quali cercavano di fare impressione sui loro interlocutori con il metallo di cui si ornavano il collo. Mi stupì davvero il fatto che gli uni riuscissero a percepire le parole degli altri, nonostante il fastidioso tintinnio della chincaglieria che avevano addosso. Ci fu un grande agitar di mani, i messaggeri erano occupati a portare appunti dall'uno all'altro, perfino in un altro settore dei veicoli. Certamente non avevo mai visto un treno prima di allora e, lì per lì, quanto avevo sott'occhio non mi diceva un gran che.

Alla fine produssero un documento che si passarono di mano in mano e ciascuno vi appose il suo nome. Era veramente sorprendente vedere i diversi tipi di firme, i diversi tipi di scrittura e, a dire il vero, per me era del tutto evidente che una fazione non era migliore dell'altra. "Tutto questo deve ancora succedere, Lobsang. Quella guerra terribile è durata diversi anni. Adesso costoro hanno proposto e dichiarato un armistizio, grazie al quale ognuno tornerà nel proprio paese e cercherà di ricostruire il suo sistema economico rovinato". Guardai fissamente la scena. Non c'era allegrezza, tutti avevano un'espressione torva, gli sguardi non esprimevano gioia per la cessazione delle ostilità, bensì erano colmi d'odio, di un odio mortale, al punto che potevo rendermi conto che una delle parti stava pensando: "Sta bene, stavolta hai vinto tu, ma la prossima vedremo". Il Lama Mingyar Dondup indugiò nella visualizzazione della stessa epoca. Vidi soldati, marinai e aviatori seguitare a lottare fino allo scoccare di una certa ora di un certo giorno. La guerra era ancora in corso, finché quel giorno e quell'ora - le undici arrivarono insieme, naturalmente, alla perdita di innumerevoli esistenze. Vedemmo un aeroplano dall'aspetto pacifico contrassegnato da cerchi rossi, bianchi e azzurri tornare alla sua base. Erano le undici e cinque. Quando, sbucando dalle nuvole, apparve un aereo da combattimento, che aveva invece un aspetto malevolo. Si tuffò rombando, si mise proprio alle calcagna dell'aereo rosso, bianco e azzurro, poi il pilota premette un pulsante di fronte a lui e dalle armi uscì un getto di qualcosa che appiccò il fuoco all'apparecchio che lo precedeva. Quest'ultimo precipitò in fiamme ed esplose. L'assassinio fu consumato. Si trattava di assassinio, perché la guerra era finita. Si videro grandi bastimenti solcare i mari, carichi di soldati che tornavano in patria. Erano sovraffollati al punto che alcuni uomini dovevano dormire in coperta, altri nelle scialuppe di salvataggio, ma le navi andavano tutte verso un paese molto vasto il cui indirizzo politico non capivo tanto bene. In un primo tempo aveva venduto armi a entrambe le parti belligeranti, poi, quando alla fine partecipò alla guerra, si batté contro le sue stesse armi. Pensai che quello doveva essere sicuramente il colmo della pazzia. Man mano che le grandi navi si avvicinavano al porto, sembrava che il posto impazzisse per l'eccitazione. Festoni di carta venivano scaraventati qua e là come bandiere al vento, si udivano i clacson delle automobili, le sirene delle navi, dappertutto bande musicali che eseguivano pezzi ciascuna per conto proprio. Il frastuono era indescrivibile. Più tardi vedemmo quello che sembrava essere uno dei capi delle forze vincitrici percorrere in automobile un'ampia strada fiancheggiata da immensi edifici, da tutti i piani dei quali venivano lanciati coriandoli di carta, stelle filanti e tutte cose di quel tipo. Diversa gente soffiava con forza in una specie di strumento che certamente non si poteva definire uno strumento musicale. A quanto pareva, si faceva una gran festa perché ormai si sarebbe ricavato un ingente profitto dalla vendita di armi già appartenenti al governo ad altri paesi, paesi più piccoli, che volevano entrare in guerra con qualche territorio confinante. Quella che si presentò su questo mondo era una scena veramente deprimente. I soldati, i marinai e gli aviatori erano tornati nei loro paesi d'origine da vincitori, almeno lo credevano, ma adesso che cosa avrebbero fatto per vivere? C'erano milioni di disoccupati. Non c'era denaro, molti di loro dovevano mettersi in coda e andare una volta al giorno alla cosiddetta 'mensa dei poveri', dove ricevevano una latta di broda schifosa, che portavano a casa per spartirla con i loro familiari. Le prospettive erano davvero fosche. In un paese sventurati cenciosi, non più in grado di tirare avanti, camminavano sui marciapiedi scrutando nei rigagnoli tra il marciapiede stesso e il pavimento stradale, in cerca di croste, di rifiuti, di cicche e di qualsiasi altra cosa. Poi si fermavano, si appoggiavano forse a uno dei pali che reggevano fili, cartelloni o fanali, e alla fine crollavano a terra e rotolavano nella cunetta, morti, morti di fame e di disperazione. Gli astanti, lungi dal mostrarsi addolorati, sembravano gioirne. Certo, essendo morta un altro po' di gente, ci sarebbe stato a disposizione un numero sufficiente di posti di lavoro. Invece non era così, il numero di quelle 'mense dei poveri' cresceva, parecchie persone in uniforme andavano in giro a raccogliere i morti, li caricavano su un carro per farli portar via e, secondo me, per farli seppellire o cremare. Osservammo parecchi particolari disseminati nell'arco di

anni, poi in un paese vedemmo che si stavano di nuovo preparando alla guerra. Era il paese che l'ultima volta aveva perduto. Fervevano grandi preparativi, c'erano movimenti giovanili, e così via. Si addestravano a volare fabbricando molti piccoli aerei sostenendo che sarebbero serviti per diporto. Vedemmo un ometto molto buffo, con un paio di baffetti e occhi smorti, sporgenti. Ogni qual volta appariva e cominciava a sbraitare, gli si raccoglieva intorno una folla. Cose analoghe accadevano in tutto il mondo e in molti casi le nazioni entravano in guerra. Alla fine scoppiò un conflitto tanto grande che ne fu coinvolta la maggior parte del mondo. … "Signore," dissi "come è possibile produrre immagini di una cosa che non è accaduta?" " … Cose simili accadono nella quarta dimensione, noi captiamo ciò che più o meno è un'eco. … Quando sarai più grande afferrerai il significato dei corsi cronologici, delle diverse dimensioni e cose del genere. … Lobsang, c'è un particolare a cui, a quanto pare, non hai fatto attenzione. Quanto stai vedendo ora, e di cui ora parli, non accadrà se non di qui a una cinquantina d'anni". "Quando me lo hai detto, Maestro, sono rimasto quasi stordito. Lì per lì sembrava tutto naturale, ma ... sì, adesso che ci penso, per alcune cose non abbiamo la scienza per fabbricarle. Deve trattarsi di qualcosa che appartiene al futuro". "Esatto." disse il Lama, accennando di sì col capo. "Nel 1930 o nel 1940, o nel periodo intermedio, comincerà la seconda guerra mondiale. La guerra infurierà in quasi tutto il globo terrestre. In alcuni paesi porterà la rovina totale, quelli che vinceranno la guerra perderanno la pace, quelli che la perderanno conquisteranno la pace. Non so dirti quando comincerà effettivamente la guerra. E' inutile saperlo, tanto non possiamo farci nulla. Tuttavia dovrebbe scoppiare all'incirca nel 1939 e mancano ancora un bel po' di anni. Dopo quella guerra, cioè dopo la seconda guerra mondiale, si continuerà con la guerriglia, ci saranno continui scioperi e i sindacati non cesseranno di accrescere il loro potere e di ottenere il controllo nei loro paesi. Mi dispiace dirti che verso il 1985 accadrà qualcosa di strano che farà da preludio alla terza guerra mondiale. Sarà una guerra tra popoli di ogni nazionalità e colore, una guerra che darà vita alla razza castana. Senza dubbio le violenze carnali sono azioni spaventose, ma almeno se un uomo nero violenta una donna bianca, si otterrà un altro colore ancora, il colore castano, la razza castana. Su questa terra dobbiamo avere un colore uniforme. è uno dei presupposti di primaria importanza per far sì che la pace duri molto a lungo. "Non siamo in grado di fornire date precise, il giorno, l'ora, il minuto e il secondo come pretendono alcuni idioti. Tuttavia si può dire che verso il 2000 ci sarà nell'universo un'attività intensa che si riverbererà su questo mondo. Dopo un periodo di lotta aspra e dura, la guerra si concluderà con l'aiuto di gente proveniente dallo spazio esterno, gente a cui non piace il comunismo nostrano. Ma adesso è ora di accertare se le mie gambe stanno bene abbastanza da consentirmi di camminare e di scendere il fianco della montagna, perché poi dobbiamo tornare al Potala". Esaminammo tutte le macchine di cui ci eravamo serviti, assicurandoci che fossero pulite, e le lasciammo nelle migliori condizioni per quanto era nelle nostre possibilità. Controllammo che tutti gli interruttori funzionassero a dovere, poi il Lama Mingyar Dondup e io indossammo vesti nuove, nuove tanto per dire, perché avevano oltre un milione di anni ed erano fatte di una stoffa meravigliosa. Se avessero potuto vederci mentre passavamo in attenta rassegna gli indumenti per trovare qualcosa che si confacesse in modo particolare a quel po' di vanità che ancora albergava in noi, ci avrebbero presi per due vecchie lavandaie. Alla fine fummo soddisfatti. Io ero vestito da monaco, Mingyar Dondup indossava una toga effettivamente d'alto rango, anche se, secondo me, aveva diritto ad averne una di grado molto superiore. Trovammo delle vesti grandi abbastanza da mettere sopra il nostro nuovo abbigliamento, perciò le indossammo per proteggere i nostri indumenti durante la discesa dalla montagna. "Maestro!" esclamai "Come farai a nascondere l'ingresso?" "Lobsang, non dubitare mai delle Potestà Eterne. Già è previsto che quando lasceremo questo luogo una barriera di solida roccia, di oltre un metro di spessore, scenderà per nascondere l'entrata e ne farà sparire ogni traccia dall'esterno. Sicché nel momento in cui ce ne andiamo, dobbiamo tenerci per mano e correre a precipizio, dobbiamo andarcene insieme quanto più velocemente possiamo per

metterci in salvo, prima che la grande roccia torni al suo posto e chiuda ermeticamente questi segreti per impedire che i cinesi li scoprano. Te l'ho detto, i cinesi conquisteranno questo paese e il Tibet non esisterà più. Ci sarà invece un Tibet segreto, costituito dai più saggi fra i saggi, i quali vivranno in caverne e tunnel come questi, uomini che insegneranno agli uomini e alle donne di una nuova generazione ciò che accadrà molto tempo dopo, ciò che riporterà la pace su questa terra". Percorremmo il passaggio e alla fine vedemmo la luce del giorno. Ci affrettammo a più non posso e schizzammo fuori all'aperto. Guardai in basso con affetto il Potala e il Chakpori, poi il percorso scosceso davanti a noi e mi chiesi sul serio se ce l'avremmo fatta. In quel momento si avvertì un terrificante scossone, come fosse la fine del mondo. La roccia che fungeva da porta era caduta e riuscivamo a mala pena a credere ai nostri occhi. Non c'era nessuna traccia di un'apertura, nessun indizio di un passaggio. Era come se questa avventura non fosse mai accaduta.

UNA ABDUCTION ANTE LITTERAM

(Chi parla è un vecchio eremita, a cui da giovane i cinesi strapparono gli occhi per fargli rivelare segreti che non conosceva; egli racconta al giovane Lobsang Rampa una esperienza traumatizzante, vissuta più di sessant'anni prima: una vera e propria "abduction" prolungata.) 7-11 "La prima cosa che ricordo era che giacevo su un soffice letto in modo assai confortevole. Ovviamente ero giovane allora, proprio come lo sei tu ora, e pensai di essere stato trasportato fino ai Campi Celesti. Ma non potevo vedere e sapevo che, se quella era l’altra parte della Vita, avrei avuto nuovamente la vista. Così me ne stavo lì a giacere in attesa. Dopo non molto, dei passi molto leggeri si avvicinarono e si fermarono vicino a me. Giacevo tranquillo, senza sapere cosa aspettarmi. 'Ah!', disse una voce che sembrava in qualche modo diversa dalle nostre voci. 'Ah! Così hai ripreso conoscenza. Ti senti bene?' 'Che stupida domanda, pensai, come posso sentirmi bene se sono mortalmente digiuno? Digiuno? Ma non sentivo più la fame. In verità mi sentivo bene, molto bene. Cautamente mossi le dita, sentii le braccia, e non erano più rigide. Mi ero rimpolpato ed ero di nuovo normale, eccetto che non avevo occhi. 'Sì, sì, mi sento davvero bene, grazie per avermelo chiesto', risposi. La Voce disse: 'Avremmo voluto ridarti la vista, ma gli occhi ti sono stati tolti e così non abbiamo potuto. Riposa un po’ e noi ti parleremo dettagliatamente'. Riposai; non avevo scelta. Subito caddi addormentato. Non so in alcun modo quanto a lungo dormii, ma mi svegliò un dolce concerto di campane, un concerto di campane più dolce e più allegro dei migliori gong, migliore delle più vecchie campane d’argento, più sonoro delle trombe del tempio. Mi misi a sedere e guardai intorno come se avessi potuto forzare la vista nelle mie orbite vuote. Un braccio gentile mi circondò le spalle e una voce disse: 'Alzati e vieni con me. Io ti condurrò'. … Fui condotto in quella che era evidentemente una larga stanza e in cui c’era un certo numero di persone; potevo sentire il mormorio del loro respiro e il fruscio dei loro abiti. La mia Guida disse: 'Siedi qui', e uno strano oggetto fu spinto sotto di me. Aspettandomi di sedere sul terreno come fanno tutte le persone ragionevoli, mi feci quasi rientrare il collo nella schiena. Lo palpai con cura … e sembrò soffice ma solido. Era sostenuto da quattro gambe e la parte posteriore era rialzata e mi reggeva la schiena. Dapprima la mia conclusione fu che mi ritenevano troppo debole per sedere senza sostegno, poi percepii segni di divertimento trattenuto: sembrava che quello fosse il modo di sedere di queste persone. Mi sentivo strano e del tutto insicuro seduto in quella maniera, e confesso francamente che mi aggrappavo con tutte le mie forze alla piattaforma imbottita'. 'Ti meravigli', mi disse la Voce. 'Ti chiedi chi siamo noi, come mai ti

senti così bene. Siedi più comodo, poiché abbiamo molto da dirti e molto da mostrarti'. 'Illustre', mi lagnai, 'io sono cieco, mi sono stati tolti gli occhi, eppure tu dici che hai molto da mostrarmi; come può essere questo?' 'Riposa tranquillo', disse la Voce, 'perché tutto ti diverrà chiaro col tempo e con la pazienza'. I polpacci cominciavano a dolermi a forza di ciondolare in quella strana posizione, così tirai su le gambe provando a sedere nella posizione del loto su quella piccola piattaforma di legno sostenuta dalle quattro gambe e con quello strano rialzamento nella parte posteriore. Così seduto mi sentii più a mio agio, anche se c’era certamente la paura che, non vedendo, potessi cadere chissà dove. 'Noi siamo i Giardinieri della Terra', disse la Voce. 'Viaggiamo negli universi mettendo persone e animali in mondi molto diversi. Voi abitanti della Terra avete le vostre leggende su di noi, vi riferite a noi come gli Dei del Cielo, parlate dei nostri Carri di Fuoco. Ora stiamo per darti le informazioni riguardo l’origine della Vita sulla Terra così che tu possa trasmettere la conoscenza a uno che verrà dopo e che andrà nel mondo a scrivere di queste cose, perché è tempo che la gente sappia la Verità sui suoi Dei prima che iniziamo il secondo stadio'. 'Ma c’è un errore', gridai con grande sgomento, 'io non sono che un povero monaco che è salito fino a questo alto luogo non so perché'. 'Noi, con la nostra scienza, ti abbiamo scelto', mormorò la Voce. 'Tu sei stato scelto per questo in virtù della tua memoria eccezionale, che renderemo ancora più forte. Noi sappiamo tutto di te ed è per questo che tu sei qui'. … 'Avevo paura, molta paura. Cosa sapevo di questi Giardinieri della Terra? Io non ero un giardiniere. Non conoscevo niente delle piante, come dell’universo. Non volevo assolutamente prendere parte a questo. Così pensando misi le gambe sull’orlo del sedile-piattaforma e mi alzai in piedi. Mani gentili ma molto ferme mi spinsero indietro così che mi trovai di nuovo seduto in quella stupida maniera con le gambe penzoloni e la schiena premuta contro qualcosa dietro di me. 'La pianta non detta legge al Giardiniere', mormorò una voce. 'Qui sei stato portato e qui imparerai'. 'Intorno a me, quando mi sedetti stupefatto e risentito, cominciò una discussione importante in una lingua sconosciuta. Voci. Voci. Alcune alte e sottili come se venissero dalla gola di nani, altre profonde, risonanti, sonore e simili al muggire dello yak nelle praterie, all’epoca dell’accoppiamento. In qualunque luogo fossero, pensai, erano di cattivo auspicio per me, soggetto riluttante, prigioniero involontario. …Il tumulto aumentò fino a un crescendo. Voci squillavano nei più alti registri, voci tuonavano come lo strepito di tori che combattevano. Io temevo qualche violenza, qualche colpo che mi avrebbe potuto raggiungere attraverso la mia eterna oscurità. Strinsi forte l’orlo del mio sedile, poi allentai precipitosamente la presa appena mi venne in mente che un colpo mi avrebbe potuto far cadere con poco danno se non mi aggrappavo; se invece avessi tenuto la presa l’urto sarebbe stato più grande. 'Non aver paura', disse la Voce ora familiare, 'questa è solo una Adunanza di Persone. Nessun danno te ne potrà venire. Stiamo solo discutendo del modo migliore per trasmetterti la dottrina'. 'Onorabile', replicai un po’ confuso, 'sono invero stupito nel trovare che tali Grandi si scambiano parole proprio come il più umile pastore di yak delle nostre colline!' Un riso soffocato e divertito salutò il mio commento. Il mio pubblico, così sembrava, non era mal disposto verso la mia franchezza, forse un po’ stolta. 'Ricorda sempre questo', riprese. 'Non importa quanto in alto uno vada: c’è sempre discussione, disaccordo. C’è sempre qualcuno che ha un’opinione diversa da quella degli altri. Allora deve discutere, argomentare e sostenere con forza la propria opinione, altrimenti diventa solo uno schiavo, un automa sempre pronto ad accettare i dettami dell’altro. La discussione libera è sempre ritenuta da un ascoltatore che non comprende come il preludio alla violenza fisica'. Mi batté affettuosamente la spalla in modo rassicurante e continuò: 'Qui abbiamo persone provenienti non solo da molte razze, ma anche da molti mondi. Alcuni vengono dal tuo stesso sistema solare, altri da galassie molto più in là. Alcuni, a te, sembrerebbero piccoli nani, mentre altri veri giganti, alti sei volte la statura del più piccolo'. Sentii i suoi passi allontanarsi mentre si muoveva per raggiungere il gruppo principale".

7-21 "La discussione andò avanti e - secondo me - assai animatamente, ma alla fine le chiacchiere della conversazione ebbero termine. Ci fu un gran calpestio di piedi, poi passi, piccoli passi leggeri come quelli di un uccello che saltelli intorno a un pezzettino di cibo. Passi pesanti, gravi come il passo massiccio di uno yak carico di peso. Passi che mi rendevano profondamente perplesso perché alcuni di essi non parevano prodotti dagli esseri umani quali li conoscevo. Ma i miei pensieri sul problema dei passi finirono presto. Una mano mi prese per il braccio e una voce disse: "Vieni con noi". Un'altra mano mi prese per l'altro braccio e fui condotto per un sentiero che ai miei piedi nudi sembrava di metallo. I ciechi sviluppano altri sensi; sentii che stavamo passando attraverso un qualche tipo di tubo metallico, sebbene non potessi immaginare come ciò potesse avvenire. Giungemmo presto in un'area più spaziosa, come potevo capire dal cambiamento dell'eco. Ci fu il rumore di qualcosa di metallico che scivolava di fronte a me, e uno degli uomini che mi stavano conducendo parlò con voce assai rispettosa a qualcuno, ovviamente molto superiore a lui. Non ho alcun modo di sapere cosa fu detto, perché fu detto in una lingua particolare, una lingua cinguettante e canora. In risposta a quello che era evidentemente un ordine, fui spinto avanti e l'oggetto metallico si chiuse con un rumore soffice e scivoloso dietro di me. Rimasi lì fermo in piedi, sentendo su di me lo sguardo penetrante di qualcuno. Ci fu un fruscio di tessuto e un cigolio che immaginai prodotto da un sedile simile a quello che mi aveva accolto. Poi una mano magra e ossuta prese la mia mano destra e mi condusse avanti. Puoi figurarti i miei sentimenti? Mi trovavo in un miracolo vivente, non sapevo cosa c'era davanti a me e dovevo fidarmi senza indugio di coloro che mi guidavano. Questa persona alla fine mi parlò nella mia propria lingua: 'Siedi qui', mi disse, spingendomi giù intanto gentilmente. Io ansimavo per l'orrore e la paura, mentre mi pareva di cadere in un letto di piume. Poi il sedile, o quello che mai fosse, mi avvolse in una maniera insolita. Ai lati erano dei sostegni, o bracci, probabilmente destinati a evitare di cadere se qualcuno si fosse addormentato per via di quella strana morbidezza. La persona che mi stava di fronte sembrava assai divertita alle mie reazioni; lo potevo constatare dal riso trattenuto, ma molte persone sembrano trarre un divertimento dalla condizione di coloro che non possono vedere. 'Ti senti strano e impaurito', disse la voce della persona davanti a me. Questa era decisamente un'affermazione incompleta! 'Non ti allarmare', continuò, 'perché nessuno ti farà del male. I nostri esami mostrano che tu hai una memoria eccezionale, così stai per ricevere delle informazioni - che non dimenticherai mai - e che passerai fra molto tempo a un altro, che verrà sulla tua via'. Tutto questo sembrava misterioso e assai pauroso a dispetto delle rassicurazioni. Io non dissi niente ma sedetti tranquillamente, aspettando i prossimi segnali, che sarebbero presto giunti. 'Stai per vedere', continuò la voce, 'tutto il passato, la nascita del tuo mondo, l'origine degli dei, e perché carri fiammeggianti attraversino il cielo con vostro grande turbamento'. 'Signore degno di rispetto!', esclamai, 'tu hai usato la parola vedere, ma mi sono stati tolti gli occhi, sono cieco, sono completamente privo di vista'. Ci fu un'esclamazione piena di borbottii indicativa di un senso di esasperazione, a cui seguì una replica un poco aspra: 'Noi conosciamo tutto di te, più di quanto tu possa mai sapere. Gli occhi ti sono stati tolti, ma il nervo ottico c'è ancora. Con la nostra scienza possiamo collegare il tuo nervo ottico e tu vedrai quello che noi vogliamo che tu veda'. 'Questo significa che io avrò di nuovo la vista in modo permanente?', domandai. 'No, non è così' fu la risposta. 'Ti stiamo usando per uno scopo. Darti la vista in modo permanente significherebbe liberarti da quei legami da cui la scienza del tuo mondo non è ancora in grado di liberarti, e questo non è permesso. Ora, basta parlare, convocherò i miei assistenti'. 'Subito ci fu un colpo leggero accompagnato dal rumore metallico. Seguì una conversazione; evidentemente erano entrate due persone. Sentii che il mio sedile veniva mosso e tentai di alzarmi in piedi. Con orrore mi accorsi di essere completamente bloccato. Non potevo muovermi, neppure con un dito. Pienamente cosciente fui trasportato su questo strano sedile che sembrava scivolare facilmente in ogni direzione. Fui trasportato per diversi corridoi dove gli echi mi davano molte strane impressioni. Alla fine il sedile fu girato

completamente e le mie narici contratte furono assalite da odori fortissimi. Ci fermammo a un ordine borbottato e delle mani mi afferrarono per le gambe e sotto le spalle. Fui facilmente sollevato in alto, poi da un lato, infine giù. Ero allarmato; terrorizzato sarebbe anzi la parola più corretta. Questo terrore aumentò quando mi fu posta una fascia stretta intorno al braccio destro proprio sopra il gomito. La pressione aumentò così che sembrava che il braccio stesse gonfiandosi. Poi venne una puntura nella mia caviglia destra e una sensazione straordinaria come se qualcosa stesse scivolando dentro di me. Fu dato un ulteriore comando e sentii alle tempie due dischi freddi come il ghiaccio. Ci fu un ronzio come di un'ape ronzante in distanza, e sentii che la mia coscienza stava venendo meno. Lampi luminosi fiammeggianti guizzarono davanti alla mia vista. Strisce di verde, rosso, viola, tutti i colori. Allora gridai; non avevo la vista, e dovevo essere perciò nella Terra dei Diavoli che stavano preparando tormenti per me. Un'acuta fitta di dolore - solo una puntura, in realtà, e il mio terrore si placò. Non avevo proprio più alcun timore. Una voce mi parlò nella mia lingua, dicendo: 'Non aver paura, non ti vogliamo fare del male. Ora stiamo facendo in modo che tu possa vedere. Quale colore vedi ora?' Così dimenticai la mia paura mentre dicevo quando vedevo il rosso, quando vedevo il verde, e tutti gli altri colori. Allora urlai per lo stupore: potevo vedere, ma quello che potevo vedere era così strano che riuscivo a fatica a capirne qualcosa. … Ma la mia vista non era localizzata nel mio corpo, e con la mia vista potevo vedere me stesso. Fu un'esperienza estremamente snervante, una esperienza che non vorrei mai ripetere. Ma lascia che cominci dall'inizio. Una delle voci mi aveva chiesto di dire quando vedevo rosso, di dire quando vedevo verde o altri colori, e poi ci fu questa terrificante esperienza, questo bianco, stupendo lampo, e mi accorsi che stavo fissando, perché questa è la sola parola che sembra appropriata, una scena interamente diversa da qualunque cosa conoscessi. Ero in una posizione inclinata, mezzo sdraiato, mezzo seduto, sostenuto su quella che sembrava una piattaforma metallica. Questa sembrava essere retta da un unico pilastro, e temetti per un momento che l'intero meccanismo sarebbe crollato, e io insieme. L'atmosfera generale era di una tale pulizia quale non avevo mai conosciuto. I muri, di un qualche materiale brillante, erano senza macchie, di una tinta verdastra, molto piacevole e conciliante. Intorno a questa strana stanza, che era davvero molto ampia, secondo le mie misure, c'erano massicci macchinari che non posso proprio spiegarti, perché non esistono parole atte a descriverti in alcun modo la loro stranezza. … C'era un uomo che stava vicino a una strana macchina. Giudicai che fosse circa il doppio dell'altezza dei nostri più alti guardiani. Direi che era alto circa più di quattro metri, e aveva la testa di forma straordinariamente conica, una testa che finiva quasi come la punta di un uovo. Sembrava vestito di una sorta di abito verdastro - avevano tutti un abito verde, in ogni caso - che dal collo scendeva giù fino alle caviglie e, cosa straordinaria, copriva le braccia fino ai polsi. Io ero terrorizzato, perché, guardando le mani, vidi che c'era sopra una sorta di pelle. Guardando dall'uno all'altro mi accorsi che tutti avevano questo strano rivestimento sulle mani, e mi chiesi quale potesse esserne il significato religioso, o magari pensavano che io fossi impuro e perciò capace di contagiarli in qualche modo? Il mio sguardo si allontanò da questo gigante; ce n'erano due che io giudicai dai loro lineamenti essere femmine. Una era molto scura e una era molto chiara. Una aveva i capelli in qualche modo annodati, mentre l'altra li aveva diritti e bianchi. … Le due donne mi stavano guardando, e poi una mosse la mano nella direzione in cui non avevo ancora guardato. Là vidi una cosa assai straordinaria, un nano, uno gnomo, un corpo molto molto piccolo, un corpo come quello di un bambino di cinque anni, pensai. Ma la testa, ah, la testa era immensa, una grande cupola di cranio, ma privo di capelli, non si poteva vedere una traccia di capelli. Il mento era piccolo, davvero molto piccolo, e la bocca non sembrava uguale alla nostra, ma assomigliava più a un orifizio triangolare. Il naso era minuto, non una protuberanza quanto una sorta di spigolo. Era ovviamente la persona più importante, perché gli altri guardavano nella sua direzione con estremo rispetto. Ma poi la donna mosse di nuovo la mano, e una voce proveniente da una persona che non avevo notato prima parlò nella

mia stessa lingua, dicendo: 'Guarda avanti, vedi te stesso?'. Dopo di ciò chi aveva parlato entrò nel mio campo visivo e sembrò essere del tutto normale, sembrò essere, beh, direi che dall'abbigliamento poteva essere un mercante, forse un mercante indiano, così tu puoi renderti conto che era normale. Camminò avanti e indicò una qualche sostanza molto brillante. Io la guardai, almeno supposi di farlo, ma la vista era al di fuori del mio corpo. Non avevo occhi, ma dove avevano messo la cosa che vedeva al posto mio? E poi vidi, su una piccola piattaforma attaccata a quello strano banco o sedile di metallo su cui ero reclinato, vidi la forma di una scatola. Ero sul punto di chiedermi come potevo vedere la cosa se era essa stessa quella con cui stavo vedendo, quando mi venne in mente che la cosa davanti a me, la cosa luminosa, era una qualche forma di riflettore; l'uomo dalle sembianze più normali mosse quel riflettore lievemente, spostandone l'angolazione e l'inclinazione, e allora gridai con orrore e costernazione perché vidi me stesso giacente sulla piattaforma. Avevo visto me stesso prima che i miei occhi mi fossero stati strappati. A volte, quando ero andato sull'orlo di uno specchio d'acqua e mi ero chinato per bere, mi ero visto riflesso nelle placide correnti, e così mi potevo riconoscere. Ma qui, in questa superficie riflettente, vidi una figura emaciata che pareva quasi sul punto di morte. C'era una fascia intorno a un braccio e una fascia intorno a una caviglia. Strani tubi andavano da quelle fasce in un punto che non vedevo. Ma un tubo mi usciva da una narice e arrivava a una specie di bottiglia trasparente, legata a una verga di metallo accanto a me. Ma la testa, la testa! Riesco a malapena a controllarmi e a stare calmo. Dalla testa, proprio sopra la fronte, sporgeva una certa quantità di pezzi di metallo da cui uscivano quelle che sembravano corde. Le corde erano collegate alla scatola che avevo visto sulla piccola piattaforma di metallo accanto a me. Immaginai che fosse un'estensione del mio nervo ottico che si congiungeva a quella scatola nera; guardai con crescente orrore e tentai di staccare quelle cose da me, ma mi resi conto che non mi potevo muovere, non mi potevo assolutamente muovere, neanche con un dito. Potevo soltanto giacere lì e osservare quella strana cosa che mi stava capitando. L'uomo dalle sembianze normali alzò la mano verso la scatola nera e, se fossi stato capace di muovermi, sarei arretrato in modo violento. Pensai che stesse cacciando le sue dita nella mia vista, l'illusione era perfetta, ma invece egli mosse un poco la scatola e io vidi altre cose. Potei vedere il retro della piattaforma su cui giacevo, potei vedere due altre persone lì. Apparivano del tutto normali; una era bianca, l'altra era gialla, gialla come un mongolo. Mi stavano semplicemente guardando, senza dare alcun segno visibile di notarmi. Sembravano piuttosto annoiate di tutta quella faccenda, e mi ricordo di aver pensato allora che, se fossero state al mio posto, non si sarebbero annoiate. La Voce parlò ancora e disse: 'Bene, questa, per un breve tempo, è la tua vista. Questi tubi ti nutriranno, ci sono altri tubi che funzioneranno da drenaggio e baderanno ad altre funzioni. Per ora tu non sarai in grado di muoverti, perché noi temiamo che, se ti permettiamo di muoverti, tu possa, in un momento di parossismo, farti male. Sei immobilizzato solo per tua protezione. Ma non temere, non ti accadrà alcun male. Quando avremo finito, tu sarai tornato in qualche altra parte del Tibet, migliorato di salute, e sarai normale, eccetto che ancora non avrai gli occhi. Ti renderai conto che non potrai andare in giro portandoti appresso questa scatola nera'. Sorrise lievemente nella mia direzione e uscì dal mio campo visivo. Alcune persone si muovevano lì in giro, verificando varie cose. C'era una certa quantità di strane cose circolari, come piccole finestre coperte di vetro finissimo. Ma dietro il vetro sembrava che non ci fosse nulla d'importante, eccetto una piccola freccia che si muoveva o indicava certi strani segni. Tutto ciò non aveva alcun significato per me e, a prima vista, era così completamente estraneo alla mia comprensione che non me ne curai, perché era al di là delle mie capacità intellettive. Il tempo passava, e io me ne stavo là disteso non rinvigorito né stanco, ma quasi in uno stato di stasi, piuttosto privo di sentimenti e sensazioni. Certamente non stavo soffrendo, certamente non ero più preoccupato, ora. Mi sembrava di sentire un sottile cambiamento nella chimica del mio corpo e poi, al margine della visione di questa scatola nera, vidi che una persona stava girando varie manopole che venivano da tanti tubi di

vetro, tutti collegati a una cornice di metallo. Come la persona girò queste manopole, le piccole cose dietro alle piccole finestre di vetro si mossero in diversi modi. L'uomo più piccolo, che avevo ritenuto un nano, ma che, come sembrava, era il comandante, disse qualcosa. E allora nel mio campo visivo entrò colui che mi parlava nella mia lingua, dicendomi che ora mi avrebbero fatto dormire per un certo tempo, così che mi sarei rinvigorito, e quando mi fossi ristorato e riposato mi avrebbero mostrato cos'era quello che mi dovevano mostrare. Aveva appena finito di parlare che persi di nuovo conoscenza, come se mi avessero spento. Più tardi mi accorsi che era proprio così, cioè che erano in grado con uno schiocco di dita d'indurre senza dolore e improvvisamente uno stato di incoscienza. Non ho alcun modo per stabilire quanto a lungo dormii, o rimasi privo di conoscenza; poteva essere un'ora, o anche un giorno. Mi risvegliai istantaneamente, così come mi ero addormentato: un istante ero privo di conoscenza, l'istante dopo ero completamente desto. Con mio profondo rimpianto la mia nuova vista non era in funzione. Ero cieco come prima. Strani suoni mi colpivano le orecchie, tintinnio di metalli urtati fra di loro, suono argentino di vetri, infine passi leggeri che si allontanavano. Ci fu poi il suono scivoloso e metallico, e tutto fu silenzioso per alcuni momenti. … Passi secchi, rapidi e scanditi, giunsero al mio udito, e due serie di passi erano accompagnate dal mormorio distante di voci. Il suono aumentò, fino a entrare nella mia stanza. Ancora il rumore metallico, e le due persone di sesso femminile, perché così pensai che fossero, vennero verso di me ancora parlando con quei loro toni alti e nervosi, ambedue parlando nello stesso tempo, o così mi sembrò. Si fermarono una alla mia destra e l'altra alla mia sinistra e poi, orrore degli orrori, mi portarono via bruscamente la sola cosa che mi copriva. Non c'era niente che potessi fare. Privo di forza e di possibilità di movimento ero costretto a giacere lì alla mercé di quelle due femmine. Nudo, nudo come il giorno in cui nacqui. Nudo davanti agli sguardi di queste donne sconosciute. Io, un monaco che non conosceva niente delle donne (lo confesso francamente ero terrorizzato da due donne). Ma il peggio doveva ancora venire … le giovani donne mi rotolarono su un lato e mi infilarono a forza un tubo in una parte del mio corpo non menzionabile. Un liquido entrò dentro di me e mi sembrò di bruciare. Poi, senza alcuna cerimonia fui sollevato e sotto le mie parti più basse fu posto un contenitore molto freddo. Per ritegno devo astenermi dal descrivere quello che accadde dopo di fronte a quelle donne. Ma quello era solamente l'inizio; esse lavarono il mio corpo nudo da cima a fondo mostrando un'estrema e impudica familiarità con le parti più intime del corpo maschile. Io sentivo sempre più caldo e intanto ero in preda alla massima vergogna e confusione. Bacchette appuntite di metallo furono infilate dentro di me e dalle narici furono strappati i tubi vecchi e introdotti in esse a forza e bruscamente dei nuovi. Poi fu disteso su di me un abito dal collo fino ai piedi. Ma non avevano ancora finito; il mio cranio fu dolorosamente lacerato e accaddero molte cose inesplicabili prima che mi fosse applicata una sostanza assai appiccicosa e irritante. In tutto questo tempo le giovani donne se ne stettero a ciarlare e a ridacchiare come se il diavolo avesse rubato loro il cervello. Dopo molto tempo venne di nuovo il suono di qualcosa di metallico che scorreva e si avvicinarono dei passi più pesanti, mentre il chiacchierio delle donne cessò. La Voce mi salutò nella mia lingua: 'Ed ora come stai?'. 'In modo terribile!', risposi con risentimento. 'Le tue donne mi hanno completamente denudato e hanno abusato del mio corpo in una maniera davvero troppo scandalosa'. Egli sembrò trarre un intenso divertimento dalle mie rimostranze. In effetti, a dire la verità, si contorse dalle risa, il che non contribuì certo a calmare i miei sentimenti. 'Dovevamo lavarti', disse, 'dovevamo lavare il tuo corpo dalle scorie e dovevamo nutrirti con lo stesso metodo. Poi i vari tubi e i contatti elettrici dovevano essere tolti e rimpiazzati con altri sterilizzati. L'incisione sul tuo cranio doveva essere controllata e poi medicata. Ci saranno soltanto delle cicatrici appena percettibili quando te ne andrai di qui'. … Guarda, … qui sulla sommità della mia testa ci sono cinque cicatrici. … i segni erano là, ciascuno della lunghezza di circa cinque centimetri, ciascuno mostrava ancora una leggera depressione bianca. … Ma quelle rassicurazioni non mi avevano tranquillizzato, al contrario domandai:

'Ma perché ho dovuto subire tali abusi da quelle donne? Non ci sono uomini, dal momento che questo trattamento è obbligatorio?' Il mio custode, perché così io lo consideravo, rise di nuovo e replicò: 'Non essere così scioccamente pudibondo. Il tuo corpo nudo, come tale, non significava niente per loro. Qui tutti andiamo nudi la maggior parte del tempo quando non siamo impegnati. Il corpo è il Tempio del Sé e perciò è puro. Quelli che sono pudibondi hanno pensieri impuri. Per quanto riguarda le donne che ti hanno accudito, quello era il loro impegno e il loro dovere, sono infermiere e sono state educate per questo lavoro'. 'Ma perché non mi posso muovere?' domandai, 'perché non mi è permesso di vedere? Questa è una TORTURA!' 'Non ti puoi muovere' disse 'perché potresti togliere gli elettrodi e farti male. Oppure potresti danneggiare la nostra attrezzatura. Non ti permettiamo di riabituarti troppo alla vista, perché quando te ne andrai sarai ancora una volta cieco e più usi la vista più dimentichi i tuoi sensi, sensi tattili che i ciechi sviluppano. Sarebbe una tortura se ti dessimo la vista fino al momento in cui partirai, perché allora saresti disperato. Tu sei qui non per il tuo piacere, ma per udire e vedere ed essere il depositario della conoscenza da trasmettere a un altro che verrà sulla tua strada e che riceverà da te quella conoscenza. Normalmente questa conoscenza verrebbe scritta, ma noi non intendiamo scatenare un'altra di quelle corse al 'Libro Santo' o ai 'Sacri Scritti'. Della conoscenza che tu assorbirai, e che poi trasmetterai, di questo SARA' scritto. Intanto ricorda che tu sei qui per il NOSTRO scopo, non per il tuo'. 7-41 "Io dissi: 'Ma come posso partecipare con interesse e in modo intelligente, se sono tenuto semplicemente prigioniero, prigioniero contro la mia volontà e perciò non in grado di collaborare, non avendo la più vaga idea di ciò che sta accadendo e in quale luogo? … L'uomo rimase chiaramente scosso e non poco impressionato dalla mia uscita. Sentivo che camminava nella stanza. Avanti, un rumore di passi quando si girava, indietro e avanti di nuovo. Improvvisamente si fermò vicino a me e disse: 'Consulterò il mio superiore'. Si allontanò rapidamente e prese in mano ovviamente un oggetto duro. Si produsse uno strano suono come huirr, huirr, huirr, e poi barr, barr, barr. Dall'oggetto giunse un suono secco e metallico e poi come scandito. Giudicai che si trattasse di parole. L'uomo che era stato con me parlava lentamente, emettendo lo stesso tipo di suoni particolari. Ci fu chiaramente una discussione che andò avanti per alcuni minuti. Suoni secchi provenivano dalla macchina, e dopo un poco l'uomo tornò da me. 'Prima ti mostrerò questa camera', disse. 'Ti dirò poi di noi, cosa siamo, cosa stiamo facendo, e cercherò di ottenere il tuo aiuto facendoti capire. Intanto, eccoti la vista'. 'Mi giunse la luce, mi giunse la vista, e anche una vista particolare: stavo guardando in su da sotto il mento dell'uomo, stavo guardando le sue narici. La vista dei peli dentro le narici mi divertì enormemente, per qualche ragione, e presi a ridere. L'uomo si piegò e uno dei suoi occhi riempì la mia visione. 'Oh!', esclamò, 'qualcuno ha capovolto la scatola'. Il mondo prese a girare vorticosamente intorno a me, mi venne agitazione di stomaco e un senso di nausea e di vertigine. 'Oh! Mi dispiace' disse l'uomo 'l'avrei dovuta spegnere prima di ruotarla. Non importa, ti sentirai meglio fra qualche momento. Sono cose che capitano!' Ora potevo vedere me stesso. Fu un'orribile esperienza vedere il mio corpo pallido ed esangue disteso e con tanti tubi e strumenti attaccati. Fu un vero colpo vedere me stesso e vedere che le mie palpebre erano perfettamente chiuse. Ero disteso su quella che sembrava una sottile lastra di metallo sostenuta da un solo pilastro. Attaccati alla base del pilastro erano una quantità di pedali, mentre vicino a me un bastone sosteneva bottiglie di vetro piene di liquidi colorati. Questi erano in qualche modo collegati a me. L'uomo disse: 'Sei su un tavolo operatorio. Con questi pedali' - li toccò - 'possiamo metterti nella direzione che vogliamo'. Con un piede ne premette uno e il tavolo prese a oscillare. Ne toccò un altro e il tavolo s'inclinò in modo tale che temevo di cadere. Un altro, e il tavolo si sollevò finché ne potei vedere il sotto. Fu un'esperienza estremamente inquietante che mi diede stranissime sensazioni allo stomaco. I muri erano ovviamente di metallo, di un piacevolissimo colore verde. Mai prima d'allora avevo visto un materiale così fine, levigato, senza alcuna imperfezione, e certamente era stata usata una qualche forma speciale di connessura, perché

non c'era alcun segno nemmeno laddove muri, pavimento e soffitto iniziavano o terminavano. I muri 'fluivano', si potrebbe dire, nel pavimento o nel soffitto. Nessun angolo, nessun margine acuto. Poi una sezione del muro scivolava da un lato con quel rombo metallico che avevo conosciuto. Una strana testa si spinse avanti, guardò brevemente intorno e poi si allontanò rapidamente. Il muro si chiuse. Sul muro davanti a me c'era una fila di piccole finestre, alcune delle quali della misura di un palmo. Dietro di esse stavano delle lancette che indicavano alcuni segni rossi o neri. Alcune finestre più grandi rettangolari attrassero il mio interesse; da esse emanava una luce azzurrina quasi magica. Strane macchie di luce si muovevano e danzavano in forme incomprensibili, mentre ancora a un'altra finestra una linea marrone-rossa ondeggiava in su e in giù in forme stranamente ritmiche, quasi come la danza di un serpente, pensai. L'uomo - lo chiamerò il mio custode - sorrise al mio interesse. 'Tutti questi strumenti indicano TE' disse, 'e qui sono indicate nove onde provenienti dal tuo cervello. Nove onde separate che indicano l'elettricità prodotta dal tuo cervello. Mostrano che tu sei una mente superiore, che hai veramente una notevole capacità di memorizzare, ed è per questo che sei adatto al compito'. Girando molto delicatamente la scatola della vista, la puntò verso un vaso di vetro assai strano che precedentemente era stato al di là del mio campo visivo. 'Questi', spiegò, 'ti nutrono continuamente attraverso le vene e portano via le scorie dal tuo sangue. Questi altri portano via altre scorie prodotte dal tuo corpo. Ora stiamo cercando di migliorare il tuo stato generale di salute in modo che tu sia pronto a sopportare l'innegabile turbamento che tutto quello che stiamo per mostrarti ti causerà. Ci sarà un turbamento perché nonostante tu ti consideri un sacerdote istruito, rispetto a noi sei il più infimo e ignorante selvaggio, e quello che da noi è usuale, a te sembrerà miracoloso oltre ogni credere, e una prima iniziazione alla nostra scienza è causa di gravi turbamenti. Pure ciò deve essere rischiato, e c'è un rischio anche se facciamo ogni tentativo per minimizzarlo'. Rise e disse: 'Nei riti del tuo tempio date molta importanza ai suoni del corpo, oh sì! So tutto dei vostri riti, ma hai mai sentito VERAMENTE i suoni del corpo? Ascolta!'. Girandosi, andò al muro e premette una bianca manopola lucente. Immediatamente, da una quantità di piccoli buchi giunsero rumori che io riconobbi come i suoni del corpo. Sorridendo girò un'altra manopola e i suoni aumentarono riempiendo tutta la stanza. Battito, battito, i suoni del cuore erano di tale volume che il vaso di vetro dietro di me tintinnò per simpatia. Un tocco ancora della manopola, e i suoni del cuore se ne andarono e arrivò il gorgoglio dei fluidi del corpo, ma così forte come fosse un ruscello di montagna che corre veloce nel suo letto di sassi, ansioso di giungere al mare lontano. Poi venne il rumore profondo dei gas, simile a una tempesta che si scagli impetuosamente su foglie e rami di alberi possenti. Tonfi e suoni sordi come se macigni venissero fatti cadere in un lago profondo. 'Il tuo corpo', disse. 'I suoni del tuo corpo. Noi conosciamo OGNI COSA del tuo corpo'. 'Ma tu, Indegno Custode', dissi, 'QUESTO non rappresenta nessuna meraviglia, nessun miracolo. Noi, poveri ignoranti selvaggi, qui nel Tibet, conosciamo bene tutto ciò. Anche noi possiamo ampliare i suoni, non in modo così forte d'accordo, ma possiamo ugualmente farlo. Possiamo anche liberare l'anima dal corpo, e possiamo addirittura riportarla indietro'. 'Davvero?'. Mi guardò con un'espressione canzonatoria sul viso e disse: 'Non ti spaventi facilmente, eh? Tu ci ritieni nemici, persone che ti tengono prigioniero, eh?'. 'Signore!', replicai, 'non mi avete mostrato alcun segno di amicizia ancora, non mi avete dato alcuna ragione per cui io debba fidarmi di voi e cooperare con voi. Mi tenete prigioniero e paralizzato come alcuni vincitori malvagi tengono i loro prigionieri. Ci sono alcuni fra voi che a me sembrano diavoli; noi abbiamo delle loro immagini e li consideriamo creature da incubo provenienti da qualche mondo diabolico. Eppure qui essi sono vostri compagni'. 'L'apparenza può essere fuorviante', replicò. 'Alcune di queste sono le persone più gentili. Altre, con il loro aspetto santo, potrebbero piegarsi a qualunque bassa azione la loro mente perversa possa concepire. Eppure tu, TU - come tutte le persone selvagge - sei portato fuori strada dalle apparenze esterne di una persona'. … Si voltò andando verso il muro, e, questa volta vidi quello che fece. Si fermò di fronte a un oggetto di

forma quadrata pieno di piccoli buchi e poi pigiò un punto nero. Una luce brillò sopra l'oggetto quadrato diventando una sorta di nebbiolina luminosa. Lì, con mio grande stupore, prese forma una faccia e una testa dai colori vivi. Il mio custode parlò lentamente in quella strana lingua bizzarra, e poi tacque. Col mio massimo stupore la testa ruotò nella mia direzione, e folte sopracciglia si sollevarono. Poi un piccolo sorriso severo apparve ai lati della bocca. Una frase concisa fu gridata rabbiosamente e la luce svanì. La nebbiolina cominciò a turbinare e sembrò essere assorbita dal muro. Il mio custode si girò verso di me con la soddisfazione dipinta sul volto. 'Bene, amico', disse, 'hai dimostrato di essere un carattere forte, un uomo molto solido con cui trattare. Ora mi è permesso mostrarti quello che nessun altro membro del tuo mondo ha mai visto'. 'Si volse di nuovo al muro e dette un colpo alla scatola nera. Si formò di nuovo la nebbiolina e questa volta apparve la testa di una giovane donna. Il mio custode le parlò, ovviamente dandole degli ordini. La donna annuì col capo, guardando con curiosità nella mia direzione, e poi svanì. 'Ora dovremo aspettare un po' di minuti', disse il mio custode. 'Sta per arrivarmi un congegno speciale e poi ti mostrerò dei luoghi del tuo mondo. Città del mondo. hai qualche desiderio del luogo che vorresti vedere?'. 'Non ho alcuna conoscenza del mondo', replicai, 'non ho mai viaggiato'. 'Sì, ma hai certamente sentito parlare di QUALCHE città', disse. 'Beh, sì', fu la mia risposta, 'ho sentito parlare di Kalimpong'. 'Kalimpong, eh? Un piccolo insediamento indiano di confine; non puoi pensare a qualche posto migliore? Che ne diresti di Berlino, Londra, Parigi, Il Cairo? Certamente vuoi vedere qualcosa di meglio di Kalimpong.' 'Ma Signore', replicai, 'non ho alcun interesse per i posti che hai menzionato. Questi nomi non mi dicono nulla eccetto che ne ho sentito parlare da alcuni mercanti, ma ciò non significa niente per me, né mi interessa. Nemmeno se vedessi riproduzioni di questi posti potrei dire se sono vere o no. Se questo vostro meraviglioso congegno può fare ciò che tu dici, allora mostrami Lhasa. Mostrami la Porta Occidentale, la Cattedrale, il Potala. Conosco questi luoghi e posso rendermi conto se il vostro congegno sia vero oppure qualche astuto trucco'. Mi guardò con un'espressione assai particolare sul viso; sembrava in uno stato di massimo stupore. Poi si riprese con un sussulto ed esclamò: 'Selvaggio illetterato che mi insegna il mestiere, eh? E l'amico ha pure ragione. C'è in questo nativo qualcosa di molto acuto dopo tutto. E' ovvio che debba avere una base di riferimento, altrimenti non può rimanere impressionato. Bene! Bene!'. 'Il pannello scorrevole fu spostato da un lato con un movimento assai brusco e apparvero quattro uomini che conducevano una cassa molto larga che sembrava galleggiare nell'aria. La cassa doveva essere stata di peso considerevole perché, sebbene sembrasse galleggiare leggera, ci volle molto sforzo perché iniziasse a muoversi, o a cambiare direzione, o a fermarsi. A poco a poco la cassa fu collegata nella stanza dove mi trovavo disteso. Per un certo tempo temetti che stessero per capovolgere il tavolo su cui giacevo, da quanto spingevano e tiravano. Un uomo andò a urtare contro la mia scatola della vista e i vortici che ne risultarono mi lasciarono per un certo tempo in preda alla nausea e alle vertigini. Ma alla fine, dopo molto discutere, la cassa fu posta contro un muro direttamente in linea con la mia vista. Tre degli uomini si ritirarono e chiusero il pannello dietro di sé. Il quarto uomo e il mio custode intrapresero un'animata discussione con un gran gesticolare di mani. Infine il mio custode si volse verso di me dicendo: 'Dice che non possiamo farti vedere Lhasa perché è troppo vicina, dobbiamo andare molto più lontano per poter mettere a fuoco'. 'Non dissi niente, non feci alcun segno, e dopo una breve attesa il mio custode disse: 'Vorresti vedere Berlino, Bombay, Calcutta?' La mia risposta fu: 'No, non voglio, sono troppo lontane per me!' Tornò indietro dall'altro uomo e seguì una discussione assai astiosa. Sembrava che l'altro volesse piangere; muoveva le mani sentendosi frustrato e in preda alla disperazione cadde in ginocchio davanti alla cassa. Il pannello frontale della cassa scivolò via e io vidi quella che sembrava essere solo una larga finestra, e niente più. Poi l'uomo si prese dalle tasche alcuni pezzi di metallo e andò lentamente dietro alla strana cassa quasi strisciando. Nella finestra si accesero strane luci, vortici di colori privi di significato. Il quadro cominciò a oscillare, ondeggiare e turbinare. Ci fu un istante in cui le ombre formatesi

POTEVANO essere state il Potala, ma potevano anche essere solo fumo. L'uomo strisciò via da dietro la cassa, mormorò qualcosa e corse fuori della stanza. Il mio custode, in tono assai dispiaciuto, disse: 'Siamo così vicini a Lhasa che non possiamo metterla a fuoco. … 7-47 " … lo guardai e pensai: che meraviglia può mai essere questa? L'uomo dice che mi può mostrare città dall'altra parte del mondo, ma non mi può mostrare il mio paese. Così gli dissi: 'Puoi mettere qualcosa di fronte alla scatola della vista così che io possa giudicare da me stesso questa faccenda della messa a fuoco?' Perfettamente d'accordo annuì col capo, e cercò qua e là per un momento quasi non sapendo bene cosa fare. Poi prese dal fondo del mio tavolo una striscia trasparente di qualcosa su cui c'erano strani segni, segni quali non avevo mai visto prima. Era inteso ovviamente che fosse scrittura, ma si girò verso quelle che sembravano alcune strisce e poi trovò qualcosa che parve soddisfarlo immensamente perché gli procurò un piacevole sorriso. Tenne la cosa dietro la schiena mentre si avvicinava alla mia scatola della vista. 'Bene amico!', esclamò, 'ora vediamo cosa possiamo fare per convincerti'. Fece scivolare qualcosa davanti alla mia scatola della vista, molto vicino, ma con mio stupore tutto ciò che potei vedere erano macchie, niente era chiaro. C'era una differenza, una parte era una macchia bianca, una parte era una macchia nera, ma non significava niente per me, assolutamente niente. Sorrise alla mia espressione, non potevo vederlo sorridere ma potevo sentirlo sorridere; quando si è ciechi si sviluppano altri sensi. … 'Ah', disse, 'te l'ho fatta capire finalmente, vero? Ora, guarda con attenzione. Dimmi quando puoi vedere cos'è questo'. Molto lentamente tirò indietro la striscia scura, e piano piano mi divenne chiaro, e vidi con considerevole stupore che si trattava della mia immagine. Confesso di non sapere come quella immagine potesse prodursi, ma effettivamente mostrava me stesso disteso sul tavolo in atto di guardare gli uomini che portavano dentro la cassa nera. … 'Bene', disse il mio custode, 'ovviamente hai afferrato il punto. Perché tu possa capire meglio rifacciamolo da capo'. … 'Ora' disse 'apprezzerai il nostro problema. Noi abbiamo una macchina o congegno, chiamalo come vuoi, che è un equivalente assai più grande di questa scatola che stiamo usando su di te, ma il principio sarebbe assolutamente al di là della tua comprensione. E' tale, tuttavia, che ci consente di vedere tutt'intorno questo mondo, ma non possiamo vedere niente che sia al di sotto della distanza di cinquanta miglia. Questa distanza è troppo piccola, proprio come quando ho messo questo a pochi centimetri dalla scatola della vista e tu non potevi vederlo. Ti farò vedere Kalimpong'. Con ciò si spostò e fece qualcosa ad alcune manopole che erano sul muro. Le luci nella camera si affievolirono, non erano spente, ma erano affievolite così che la luce era simile a quella che segue immediatamente il tramonto del sole al di là dell'Himalaya. … Il mio custode girò dietro la grande cassa e le sue mani mossero qualcosa che non potevo vedere. Immediatamente nella cassa presero a scintillare delle luci, e lentamente si andò formando una scena. Gli alti picchi dell'Himalaya e una carovana di mercanti su una pista che attraversava un piccolo ponte di legno, sotto cui un torrente dalle acque impetuose minacciava di inghiottirli qualora fossero scivolati. Raggiunsero l'altro lato e seguirono un sentiero attraverso una zona di pascolo selvatico. Per alcuni minuti li guardammo, e la visione fu quella che otterrebbe un uccello, una visione come se uno degli Dei del Cielo tenesse la scatola della vista e fluttuasse dolcemente sul terreno ancora arido. Il mio custode mosse di nuovo le mani e ci fu un offuscamento assoluto, qualcosa entrò nel mio campo visivo e se ne andò. Il mio custode mosse le mani nella direzione opposta, l'immagine si fermò; no, non era un'immagine, era la realtà, la verità. Stavamo guardando giù attraverso un buco nel cielo. Sotto vidi le case di Kalimpong, vidi le strade affollate di mercanti, vidi monasteri con lama dalla veste gialla e monaci dalla veste rossa. Era tutto molto strano. Avevo una qualche difficoltà nel localizzare i posti perché ero stato a Kalimpong solo una volta, e quando ero un ragazzino, e avevo visto Kalimpong dal livello dei piedi, dal livello di un bambino. Ora la stavo vedendo, beh, credo che la stessi vedendo dall'aria, come la vedono gli uccelli. Il mio custode mi stava guardando attentamente. Mosse certe cose e l'immagine o il paesaggio, o come si voglia chiamare quella cosa meravigliosa, prese a sfuocarsi velocemente e poi a

ristabilizzarsi. 'Qui', disse l'uomo, 'c'è il Gange che, come sai, è il Fiume Sacro dell'India'. Sapevo molto del Gange. … Qui davanti a me, senza ombra di dubbio, era il vero Fiume Gange. Poi, con mia grande sorpresa, mi resi conto che stavo udendo, così come potevo vedere. Potevo udire gli indù cantare, e poi ne vidi la ragione. Avevano un corpo disteso su una terrazza al bordo dell'acqua e lo stavano spruzzando con l'Acqua Sacra del Fiume Gange prima di trasportarlo sulle pire. Il fiume era pieno di folla, sembrava assolutamente incredibile che nel mondo ci potessero essere tante persone, per di più in un fiume. Le donne si stavano spogliando in maniera assolutamente priva di pudore sulle rive, e così facevano gli uomini. Mi sentii diventare tutto caldo a una simile visione, ma poi pensai ai loro Templi, i Templi a terrazze, le Grotte, le Colonnate, e guardai impressionato. Questa era davvero la realtà, e cominciai a sentirmi confuso. Il mio custode - perché, devo sempre ricordarmelo, era il mio custode - mosse qualcosa e l'immagine risultò confusa. Guardò attentamente dentro quella finestra e poi la confusione cessò con una sorta di sbalzo. 'Berlino', disse. Bene sapevo che Berlino era una città in qualche posto nel mondo occidentale, ma tutto ciò era così strano che veramente non mi diceva molto. Guardai in giù pensando che forse era il nuovo punto di vista che cambiava ogni cosa. Qui c'erano alti edifici assolutamente uniformi in misura e forma. Non avevo visto tanto vetro in tutta la mia vita, c'erano finestre di vetro ovunque. E poi, su quello che sembrava un piano stradale assai duro, c'erano due barre di metallo poste proprio nella strada. Erano lucenti e assolutamente uniformi quanto alla loro reciproca distanza. Non riuscivo proprio a capire. Dietro un angolo, ma entro il mio campo visivo, camminavano due cavalli, uno dietro l'altro e, non mi aspetto che tu mi creda, stavano trainando quella che sembrava una scatola di metallo su ruote. I cavalli camminavano entro le barre di metallo e le ruote della scatola di metallo giravano effettivamente lungo queste barre. La scatola aveva finestre, e guardando dentro potei vedere delle persone, delle persone dentro la scatola, delle persone che erano trainate. Proprio di fronte alla mia vista (stavo quasi per dire 'di fronte ai miei occhi' tanto ero abituato ora a quella scatola della vista) quella strana macchina si fermò. Le persone uscirono dalla scatola e altre vi salirono. Un uomo andò davanti, di fronte al primo cavallo, e lo incitò con un bastone. Poi rientrò nella scatola di metallo e ripartì, allora la scatola girò a sinistra, uscendo dalle due barre del tracciato principale per seguire su altre due barre un altro percorso. Ero così interessato e stupito che non potevo guardare niente altro, non avevo tempo per niente altro. Solo quella strana scatola di metallo a ruote che portava in giro le persone. Ma poi guardai ai lati della strada, dove erano delle persone. C'erano uomini con abiti notevolmente stretti. Avevano delle coperture sulle gambe che sembravano molto molto strette, e sottolineavano i contorni esatti delle gambe. E sulla testa di ciascun uomo si vedeva una strana cosa a forma di ciotola rovesciata, con un bordo stretto intorno. Li trovavo molto divertenti e assai bizzarri, ma poi guardai le donne. Non avevo mai visto niente di simile. Alcune di queste donne erano quasi scoperte sulla sommità del corpo, mentre la parte più bassa del corpo era completamente avvolta in quella che sembrava essere una tenda nera. Sembrava che non avessero gambe, non si potevano neanche vedere i loro piedi. Con una mano afferravano un lato di quella sorta di tenda nera, ovviamente nel tentativo di evitare che il fondo si trascinasse nella polvere. Guardai ancora un po', guardai gli edifici, e alcuni di questi erano veramente nobili edifici. Giù nella strada, una strada molto ampia, venne un corteo di uomini. Dal primo gruppo di uomini proveniva della musica. C'era tanto scintillio, e mi chiesi se gli strumenti che avevano fossero d'oro e d'argento, ma quando si avvicinarono potei vedere che gli strumenti erano di ottone e taluni di metallo semplice. Erano tutti uomini grandi con facce rosse, tutti vestiti con la stessa uniforme marziale. Scoppiai a ridere per il modo rigido e impettito con cui camminavano. Portavano in alto le ginocchia così che la coscia era quasi orizzontale. Il mio custode mi sorrise e disse: 'Sì, è davvero una marcia assai strana, ma quello è il passo dell'oca tedesco che l'esercito tedesco usa in occasione di cerimonie'. Il mio custode mosse di nuovo le mani, ancora una volta ci fu un offuscamento, ancora una volta le cose al di là della finestra della scatola si dissolsero in una nebbiolina, poi

si ebbe una visione stabile. 'Russia', disse il custode, 'la terra degli Zar. Mosca'. Guardai, e vidi tanta neve che ricopriva quella terra. Anche qui avevano degli strani veicoli, come non avevo mai immaginato. C'era un cavallo attaccato a quella che sembrava una larga piattaforma piena di sedili. La larga piattaforma era sollevata diversi centimetri da terra mediante oggetti che sembravano strisce piatte di metallo. Il cavallo trainava questa invenzione bizzarra, che muovendosi lasciava sulla neve una depressione. Tutti indossavano pellicce e dalla bocca e dalle narici usciva il respiro sotto forma di vapore gelato. Sembravano quasi azzurri per via del freddo. Mi misi poi a guardare alcuni edifici, pensando a quanto erano diversi da quelli che avevo visto prima. Erano strani, erano grandi muri che salivano, e i tetti erano a forma di bulbo, simili a cipolle rovesciate con le radici rivolte in alto, verso il cielo. 'Il Palazzo dello Zar', disse il mio custode. Poi fui attratto da uno scintillio di acqua, e pensai al nostro Fiume Felice che non avevo visto da tanto. 'Questo è il Fiume di Mosca', disse il mio custode. 'è davvero un fiume molto importante'. Su di esso navigavano strane imbarcazioni fatte di legno e dotate di grandi vele. C'era poco vento, e così le vele pendevano flaccide, e gli uomini avevano dei pali con le estremità piatte che muovevano in modo che queste estremità erano immerse nel fiume, e spingevano l'imbarcazione. Ma tutto questo... beh', non ne vedevo la ragione, così dissi all'uomo: 'Signore, ho visto indubbiamente delle meraviglie, certamente ricche d'interesse per molti, ma qual è il punto, cosa stai cercando di provarmi ?'. Un pensiero improvviso mi irruppe nella mente. Nelle ultime ore qualcosa stava fluttuando nel retro della mia mente, qualcosa che ora saltò nella mia coscienza con evidente chiarezza. 'Signore, custode!', esclamai, 'Chi sei tu? Sei Dio?' Mi guardò piuttosto pensoso come fosse perplesso per quella che era ovviamente una domanda inaspettata. Si toccò il mento e si arruffò i capelli, scrollando leggermente le spalle. Poi replicò: 'Tu non capiresti. Ci sono alcune cose che non possono essere comprese a meno che non si abbia raggiunto un certo stadio. ... Nella tua terminologia non ci sono parole né concetti capaci di spiegare la situazione. Prima che si possa trattare un argomento, il primo requisito è che entrambe le parti comprendano i medesimi termini, concordino su certi precetti. Per il momento posso solo dirti che sono uno che può essere simile ai lama medici dei tuo Chakpori. Mi sono assunto la responsabilità di prendermi cura del tuo corpo fisico e di prepararti affinché tu sia pronto a ricevere la conoscenza, quando lo riterrò opportuno. Finché non sarai pieno di questa conoscenza, qualunque discussione su chi o cosa io sono sarebbe inutile. Accetta, solo per il momento, che quello che stiamo facendo è per il bene degli altri e che, anche se sei profondamente irritato per quelle che consideri libertà che ci stiamo prendendo con te, tuttavia, quando conoscerai i nostri intenti, quando saprai quello che siamo e quello che tu e la tua gente siete, cambierai opinione'. Detto questo spense la mia vista e lo sentii lasciare la stanza. … In qualche modo, per qualche tempo mi abbandonai a un tranquillo sonno privo di sogni. Il mondo si stava spostando. Sembrava che ogni cosa stesse salendo e cadendo. Una forte sensazione di movimento e poi un CLANG metallico mi svegliarono bruscamente dal mio assopimento. Mi stavo muovendo, la tavola su cui ero disteso si stava muovendo. Venne poi il tintinnio di tutti gli oggetti di vetro anch'essi mossi. Come mi ricordai, tutte quelle cose erano state attaccate al tavolo. Ora ogni cosa era in movimento. Delle voci erano intorno a me. Voci alte, voci basse che discutevano su di me, temetti. Ma quali strane voci, così diverse da qualunque cosa avessi conosciuto. Ci fu un movimento della mia tavola, ma un movimento silenzioso. Nessuno spostamento, nessuno stridore, solo un fluttuare. … Il moto del tavolo cambiò direzione. Ovviamente venivo condotto per un corridoio. Presto entrammo in quella che era chiaramente una vasta sala. Gli echi davano una risonanza di grandi distanze. Infine il mio tavolo oscillò verso il basso procurandomi un senso di nausea, e mi trovai su quello che la mia esperienza mi diceva essere un pavimento di ROCCIA … . C'era un continuo chiacchiericcio, in una lingua a me del tutto sconosciuta. Quando il mio tavolo di metallo si posò sul pavimento di roccia, una mano mi toccò la spalla e la voce del mio custode disse: 'Ora ti daremo la vista, dovresti essere sufficientemente riposato per il momento'. Ci fu una

specie di cigolio e di suono metallico. Intorno a me presero a turbinare i colori, mentre le luci lampeggiarono, poi si affievolirono e infine si stabilizzarono in un ritmo regolare. Non un ritmo che comprendessi, non un modello che mi comunicasse qualcosa. Stavo lì disteso chiedendomi cosa fosse tutto ciò. Ci fu un silenzio di attesa. Potevo SENTIRE che delle persone mi guardavano. Poi una domanda breve, secca, gridata, mentre i passi del mio custode venivano rapidamente verso di me: 'Puoi vedere?', mi chiese. 'Vedo una forma curiosa', risposi, 'vedo qualcosa che non ha alcun significato per me, un ritmo di linee ondulate, di colori oscillanti e di luci lampeggianti. Questo è tutto ciò che vedo'. Mormorò qualcosa e corse via. Ci fu una conversazione a bassa voce e il suono di oggetti metallici che venivano toccati. Le luci presero a guizzare e i colori a brillare, e tutto cominciò a turbinare in una folle estasi di colori sconosciuti, e io vidi. C'era una vasta caverna alta circa sessanta metri o più. La sua altezza e la sua larghezza erano al di là delle mie possibilità di calcolo, perché svanivano nell'oscurità molto oltre il mio campo visivo. Il luogo era enorme e conteneva quello che potevo solo paragonare a un anfiteatro, i cui sedili erano occupati da come potrei chiamarle? - creature che avrebbero potuto solo venire da un catalogo di dei e diavoli. Per quanto strane fossero queste cose, tuttavia un oggetto ancora più strano pendeva sospeso nel centro dell'arena. Un globo che mi parve il mondo era appeso davanti a me, e ruotava lentamente mentre lontano brillava una luce come la luce del sole brilla su questa Terra. Ora ci fu un silenzio assoluto, e le strane creature mi guardavano. Io guardavo loro, sebbene mi sentissi piccolo e totalmente insignificante di fronte a quella enorme moltitudine. C'erano piccoli uomini e donne, perfettamente simili a dei in ogni dettaglio e aspetto, e che irradiavano un'aura di purezza e di calma. Ce n'erano altri simili anch'essi a uomini ma con una curiosa e quasi incredibile testa d'uccello completa di squame o penne (non riuscivo a distinguere), e con le mani che, sebbene di forma umana, avevano sempre incredibili squame e artigli. C'erano anche dei giganti, creature immense che in lontananza sembravano statue e superavano di gran lunga i compagni più piccoli. Questi erano innegabilmente umani, ma di tali dimensioni da superare ogni possibilità di comprensione. Uomini e donne, o maschio e femmina, e altri che potevano essere sia l'uno che l'altro, o nessuno dei due. Erano seduti e mi guardavano, mentre io mi sentivo sempre più a disagio sotto il loro sguardo fisso. Da una parte sedeva una creatura simile a un dio, dall'aspetto austero ed eretto. Abbigliato con colori vivi e fastosi sedeva maestoso e regale come un dio nel suo paradiso. Poi parlò, sempre in una lingua sconosciuta. Il mio custode corse verso di me e piegandosi disse: 'Ti metterò questi congegni nelle orecchie, e allora tu capirai ogni parola che venga detta qui. Non aver paura'. Afferrò il margine superiore del mio orecchio destro e lo tirò giù con una mano, con l'altra inserì un piccolo congegno nell'orifizio dell'orecchio. Poi si piegò dall'altra parte e fece lo stesso al mio orecchio sinistro. Girò una piccola manopola attaccata a una scatola dietro al mio collo e udii dei suoni. Mi sembrò di poter comprendere la strana lingua che poco prima era stata incomprensibile. Ma ora c'era tempo per meravigliarsi di questo miracolo, dovevo per forza ascoltare le voci intorno a me, voci che ora capivo. … Sì, ma la grandezza dei concetti era molto al di sopra della mia limitata immaginazione. Ero un povero prete proveniente da quella che era stata definita 'la terra dei selvaggi', e la mia comprensione non era sufficiente per rendermi capace di percepire il significato di quello che ora udivo e avevo pensato essere intelligibile. Il mio custode si rese conto che mi trovavo in difficoltà e si affrettò di nuovo verso di me. 'Cosa c'è?', bisbigliò. 'Sono troppo ignorante per comprendere il significato delle parole se non le più semplici', risposi a mia volta sussurrando. 'Le cose che ho ascoltato non hanno alcun significato per me; non riesco a comprendere pensieri tanto elevati'. Con un'espressione assai preoccupata andò esitando verso un grande ufficiale abbigliato con abiti fastosi - che stava vicino al Trono del Grande Capo. Seguì una conversazione bisbigliata, poi i due camminarono lentamente verso di me. Cercai di seguire la conversazione che si stava svolgendo su di me, ma senza successo. Il mio custode si piegò verso di me e sussurrò: 'Spiega all'Assistente la tua difficoltà'. 'Assistente?', gli dissi, 'non so

nemmeno cosa significhi questa parola'. Mai prima di allora mi ero sentito così inadeguato, così ignorante, così profondamente frustrato. Mai prima di allora mi ero sentito così fuori di posto. La persona dell'Assistente mi sorrise e disse: 'Capisci quello che ti sto dicendo?'. 'Certamente Signore', fu la mia risposta, 'ma sono assolutamente all'oscuro dell'intera questione del discorso del Grande Capo. Non riesco a COMPRENDERE l'argomento, i CONCETTI sono al di là di me'. Annuì col capo e replicò: 'Ovviamente è colpa del nostro traduttore automatico, infatti non è adatto al tuo metabolismo né al modello del tuo cervello. Non preoccuparti, il Medico-Generale, a cui credo ti riferisca come al tuo custode, si occuperà della faccenda e ti preparerà per la prossima seduta. … Colui che era stato definito Assistente raggiunse il Grande Capo e gli parlò tranquillamente. Tutto appariva privo di fretta, tranquillo. Il Grande Capo annuì, e l'Assistente chiamò con un cenno quello che era stato denominato Medico-Generale, cioè il mio custode. Questo si mosse e ci fu una discussione animata. Alla fine il mio custode portò la mano destra alla testa, nello strano gesto che avevo notato, si volse e camminò vivacemente verso di me, facendo allo stesso tempo dei gesti a qualcuno evidentemente al di fuori del mio campo visivo. Il discorso continuava. Non c'era stata alcuna interruzione. Un uomo molto grosso stava in piedi e io ebbi l'impressione che stesse discutendo di qualcosa che riguardava le provviste di cibo. Una strana donna si alzò in piedi fornendo una sorta di risposta. Sembrava una vibrata protesta contro qualcosa che l'uomo aveva detto. Poi con la faccia rossa - d'ira? - si sedette bruscamente. L'uomo continuò imperturbabile. Il mio custode mi raggiunse e mormorò: 'Mi hai disonorato, HO DETTO che tu eri un selvaggio ignorante', e mi strappò con malumore i congegni dalle orecchie. Con un rapido movimento della mano fece qualcosa che mi privò all'istante di nuovo della vista. Intanto nasceva in me la sensazione che il mio tavolo si stesse muovendo e fosse portato via dall'enorme caverna. Senza nessuna cura, il mio tavolo col suo equipaggiamento fu spinto lungo il corridoio, poi vennero dei suoni secchi e metallici, un improvviso cambiamento di direzione e una sensazione spiacevole di cadere. Con un rumore metallico il mio tavolo urtò il pavimento e io pensai di trovarmi di nuovo nella stanza metallica da cui venivo. Voci che discutevano, fruscio di abiti e il rumore di passi, poi il suono della porta metallica che scorreva su se stessa, e fui lasciato di nuovo solo con i miei pensieri. … La porta si aprì con stridore e un chiasso di chiacchiere e risatine riempì la stanza: di nuovo quelle femmine innominabili. Con grande slancio mi tolsero l'unico lenzuolo lasciandomi di nuovo nudo come un neonato. Senza cerimonie fui piegato su un lato, mentre sotto di me fu posto un lenzuolo freddo e umido, e poi violentemente ripiegato sull'altro lato. Ci fu un forte strattone quando l'estremità del lenzuolo fu tirata ulteriormente sotto di me: per un momento temetti di precipitare giù dal tavolo. Fui afferrato da mani femminili che mi stropicciarono energicamente con soluzioni forti e pungenti, e poi fui asciugato rudemente con quella che mi parve una vecchia tela di sacco. Le parti più intime del mio corpo furono stimolate ed eccitate e furono poi introdotti strani apparecchi. Il tempo procedeva lentamente; io ero stimolato quasi al di là di ogni sopportazione, ma non c'era niente che potessi fare, perché ero stato immobilizzato tenendo conto di qualunque eventualità. Improvvisamente iniziò un tale assalto su di me, che in un primo momento temetti di venire torturato. Le donne mi afferrarono le braccia e le gambe e cominciarono a girarle e a piegarle in tutte le direzioni. Mani forti lavoravano i muscoli del mio corpo come una vanga la terra e mi impastavano come fossi stato un pane. Le nocche premevano a tal punto i miei organi da lasciarmi senza fiato. Mi furono aperte con violenza le gambe e quelle donne che non cessavano un momento di chiacchierare distesero lunghe maniche di lana sui miei piedi, sulle gambe e su vicino ai femori. Fui sollevato dalla nuca così che ero piegato in avanti fino alla vita, e mi fu cacciata una qualche forma d'indumento intorno alla parte superiore del corpo, che risultò essere stretta e legata a livello del petto e dell'addome. Una strana schiuma dall'odore sgradevole venne a contatto con il mio cranio e immediatamente risuonò un vivace ronzio. La fonte del ronzio mi toccò procurandomi una sorta di scossa perfino nei denti, i pochi che mi erano rimasti dopo le

torture dei cinesi. Seguì una sensazione come di rasatura, che mi ricordò degli yak che venivano tosati, poi una ruvida asciugatura, così ruvida che mi parve di rimanere senza pelle, e un'altra forma di nebbiolina calò sulla mia testa ormai priva di alcuna difesa. La porta si aprì di nuovo stridendo e giunse il suono di voci maschili. Ne riconobbi una, quella del mio custode; costui venne vicino a me, e usando il mio linguaggio disse: 'Stiamo per mettere a nudo il tuo cervello, non c'è niente di cui preoccuparsi, stiamo per introdurre degli elettrodi nel tuo...'. Quelle parole non avevano alcun significato per me, eccetto che stavo per subire un altro brutto momento e che non potevo farci assolutamente niente. Strani odori invasero l'aria. Il chiacchierio delle donne si quietò. Ogni forma di conversazione cessò. Solo rumori di metallo contro metallo. Poi ci fu un gorgoglio di liquidi e sentii un'improvvisa acuta puntura nella parte superiore del braccio sinistro. Il mio naso fu afferrato violentemente e uno strano congegno tubolare mi fu conficcato su per le narici e giù per la gola. Intorno al cranio sentii una successione di acute punture che mi dettero subito un senso d'intorpidimento. Seguì un acuto uggiolio e una macchina orribile mi toccò il cranio circondandolo tutto. Stava segando la sommità della mia testa! Una terribile vibrazione, unita alla sensazione di venire frantumato e tritato, penetrò ogni atomo del mio essere; ebbi la sensazione che ogni osso in tutto il mio corpo stesse vibrando di protesta. Alla fine, come potei sentire bene, tutta la sommità della mia testa fu tagliata via, con l'eccezione di un piccolo lembo di carne che rimase sul mio cranio a mo' di cerniera. Mi trovavo in quel momento in uno stato di vero terrore, una strana forma di terrore, perché nonostante fossi terrorizzato, tuttavia decisi che la morte stessa non mi avrebbe fatto paura. Sensazioni incredibili ora mi assalivano. Senza nessuna ragione plausibile emisi improvvisamente una lunga esclamazione: 'Ahhhahhhahhh'. Poi le mie dita cominciarono a contrarsi violentemente, qualcosa di pungente nelle mie narici mi obbligava a starnutire con violenza, ma non potevo. Ma il peggio doveva ancora venire. Improvvisamente mi trovai davanti il mio nonno materno, abbigliato con l'uniforme di ufficiale del governo. Mi stava parlando con un sorriso gentile sul viso. Lo guardai, poi mi arrivò il colpo: io NON lo guardai, non avevo occhi! Quale magia era mai quella? Alla mia stupita esclamazione, durante la quale l'apparizione del mio nonno svanì, il mio custode mi si avvicinò. 'Cosa c'è?', chiese. Glielo dissi. 'Oh, non è NIENTE!', esclamò. 'Stiamo semplicemente stimolando certi centri del tuo cervello, in modo che tu possa comprendere più facilmente. Vediamo che hai possibilità, ma eri sprofondato nella pigrizia e nella superstizione e non permetti a te stesso di aprire la mente. Noi lo stiamo facendo per te'. Una donna avvitò i piccoli congegni negli orifizi delle mie orecchie e con la sua rudezza avrebbe benissimo potuto avvitare dei picchetti da tenda in un suolo duro. Ci fu uno scatto e potei udire la lingua straniera; la potevo anche COMPRENDERE. Parole come corteccia, midollo, psicosomatica, e altri termini mi erano ormai chiari nei loro significati e nelle loro implicazioni. Il mio quoziente d'intelligenza basilare era aumentato, e capivo ormai tutto. Ma era una dura prova; era estenuante. Sembrava che il tempo si fosse fermato, e che le persone si aggirassero senza fine. Il loro pigro chiacchierare era incessante, tutta la faccenda diventava tremendamente noiosa. … Di tanto in tanto alcune persone mi rivolgevano delle domande: Come stavo? Provavo dolore? Pensavo di vedere qualcosa? Quale colore mi pareva di vedere? Il mio custode stava nel frattempo vicino a me e mi diceva che erano stimolati vari centri e che avrei, durante il corso del trattamento, provato sensazioni capaci di spaventarmi. Spaventarmi? Avevo avuto paura per tutto il tempo, gli dissi. Rise di me e mi fece notare casualmente che come risultato del trattamento che stavo subendo avrei dovuto vivere come eremita solitario per il resto della lunga vita, a causa delle accresciute percezioni che avrei avuto. Mai nessuno sarebbe vissuto con me, disse, finché, quasi alla fine della mia vita, sarebbe venuto un giovane a ricevere tutta la conoscenza che avevo, per esporla poi a un mondo incredulo. Alla fine, dopo quella che mi sembrò un'eternità, mi fu rimesso a posto l'osso del cranio. Furono poste strane graffe metalliche per ricongiungere le due metà. Una striscia di stoffa fu avvolta ripetutamente intorno alla mia testa, e tutti se ne andarono, eccetto una donna che sedette vicino a me. Dal

fruscio della carta era evidente che stava leggendo invece di occuparsi dei suoi doveri. Mi giunse il tonfo sordo di un libro che cadeva e poi il ritmico russare della donna. Decisi che avrei dormito anch'io! 7-65 "Quando gli Uomini dell'Altro Mondo ebbero finito mi portarono qui. Essi stessi FECERO QUESTA CAVERNA APPOSITAMENTE PER ME! … Due uomini mi portarono qui … mi portarono su una piattaforma che volava nell'aria come vola un uccello. … QUELLA cosa con cui venni era silenziosa come un'ombra. Si sollevò nell'aria senza sforzo, non ci fu alcuna trazione né alcuna sensazione di velocità. I due uomini la fecero posare qui. … Perché? Bene, pensa ai vantaggi. E' distante poche centinaia di metri dalla via di comunicazione del commercio e così i mercanti vengono da me per ricevere consigli o benedizioni e mi pagano con orzo. E' vicino alle piste che conducono a due piccoli monasteri e a sette eremitaggi. Non posso morire d'inedia qui, e posso ricevere notizie. I lama vengono da me, poiché conoscono la mia missione e conoscono la TUA!". … "Ma in che modo è stata fatta questa caverna da due uomini, ci saranno voluti mesi!" … "Con la magia di quella che chiamano scienza atomica. … Un uomo sedeva sulla piattaforma volante e guardava in giro nel caso ci fossero stati degli spettatori. L'altro teneva in mano un piccolo congegno; ci fu un boato come di diavoli arrabbiati, e - così mi fu detto - tutta la roccia andò in frantumi lasciando queste due camere. Nella mia stanza più interna c'è un piccolissimo filo d'acqua, capace di riempire la mia ciotola due volte al giorno, quel che basta per le mie esigenze, senza che debba andare a prendere l'acqua al lago. Se non ho orzo - come è accaduto di quando in quando - mi nutro di un lichene che cresce nella parte più interna della caverna. Non è piacevole, ma mantiene in vita finché non ho di nuovo orzo". … Sì, la roccia appariva EFFETTIVAMENTE particolare, simile alle grotte dei vulcani estinti che (il giovane) aveva visto sugli altipiani di Chang Tang. La roccia appariva come se fosse stata sciolta, e poi raffreddata in una dura superficie vetrosa, senza scabrosità né protuberanze. La superficie sembrava trasparente e, attraverso la sua chiarezza, si potevano vedere le striature della roccia naturale dove qui e là luccicavano vene d'oro. In un punto … l'oro si era sciolto e aveva cominciato a colare giù per il muro come uno sciroppo denso, poi si era raffreddato ed era stato ricoperto dal vetro formato quando lo strato di biossido di silicio aveva smesso di cristallizzarsi durante quel raffreddamento. Così la caverna aveva muri di vetro naturale! … dopo essersi raschiato a lungo la gola, (il vecchio) cominciò: "La donna dormì, e anch'io dormii. Ma non dormii a lungo perché la donna russava orribilmente e la mia testa vibrava. Sembrava che attraverso il cervello la testa mi si stesse gonfiando e cercasse di spingere via la sommità del cranio. I vasi sanguigni del mio collo cominciarono a battere e io mi sentii sull'orlo di un collasso. Ci fu un cambiamento nel ritmo del russare, il rumore di un passo che avanzava lentamente e improvvisamente, con un forte sussulto, la donna balzò in piedi e si precipitò vicino a me. Poi vennero suoni tintinnanti e un ritmo differente dello scorrere dei fluidi dentro di me. Dopo pochi momenti le pulsazioni nel cervello cessarono, la pressione nel collo finì e i margini dell'osso tagliato smisero di vibrare e di tamburellare. La donna si affaccendava nel muovere cose, nel far battere vetri e metalli fra di loro. La sentii scricchiolare mentre si piegava a raccogliere il libro caduto. Si udì il cigolio di un mobile spostato sul pavimento e posto in una nuova posizione. Poi la donna si mosse verso il muro e io udii il leggero rumore della porta che veniva aperta e chiusa dietro di lei. Ci fu poi il rumore dei suoi passi che si allontanavano nel corridoio. Io stavo disteso lì, pensando a tutto quello che mi era successo. DOVEVO stare lì disteso, perché non potevo muovermi! Sicuramente mi avevano fatto qualcosa al cervello: ero più vigile e attento, e potevo pensare con maggiore chiarezza. In precedenza c'erano stati molti pensieri confusi che, non essendo capace di metterli a fuoco, avevo cacciato in qualche zona oscura della mia mente. Ora TUTTI i pensieri erano chiari come le acque di un ruscello di montagna. Mi ricordai il momento della mia nascita, il mio primo sguardo al mondo in cui poi sono stato precipitato, il viso di mia madre, il viso avvizzito della vecchia donna che l'aiutava a partorire. Più tardi mio padre che teneva in braccio me, il bambino appena nato, come se avesse paura di me, il primo

neonato che avesse visto. Mi ricordai la sua espressione allarmata e ansiosa alla vista di una faccia così rossa e rugosa. Poi mi vennero alla mente scene della mia prima infanzia. Era sempre stato desiderio dei miei genitori avere un figlio maschio, che sarebbe diventato un prete e avrebbe recato onore alla famiglia. La scuola, e tutto il nostro gruppo a sedere sul pavimento a esercitarci nella scrittura su lastre di ardesia. Il monaco insegnante che andava dall'uno all'altro dando elogi o rimproveri, e a me dicendo che, dato che avevo fatto bene, sarei rimasto più a lungo per imparare più dei miei compagni. La mia memoria era completa e totale. Potevo ricordare con facilità figure apparse in riviste portate dai mercanti indiani, e figure che non sapevo neanche di aver visto. Ma la memoria è uno strumento a doppio taglio; ricordai in ogni dettaglio le torture che avevo subito nelle mani dei cinesi. Poiché mi avevano visto portare delle carte dal Potala, i cinesi avevano presunto che ci fossero segreti di stato e così mi avevano preso e torturato per farmeli rivelare. Io, un semplice povero prete il cui maggior segreto era sapere quanto mangiavano i lama! La porta si aprì con un ronzio metallico. Immerso nei miei pensieri non avevo notato che dei passi si stavano avvicinando nel corridoio. Una voce chiese: 'Come stai ora?', e sentii vicino a me il mio custode. Mentre parlava si occupava dello strano apparecchio a cui ero collegato. 'Come stai ora?', chiese di nuovo. 'Bene', risposi, 'ma infelice per tutte le strane cose che mi sono accadute. Mi sento come uno yak malato nella piazza del mercato!' Si mise a ridere e si diresse verso un lato lontano della stanza. Potei udire il fruscio della carta, il suono inconfondibile di pagine girate. 'Signore', dissi, 'cos'è un Ammiraglio? Sono assai confuso. E cos'è un Assistente?' Il custode ripose un pesante libro, o almeno questo era il suono, e venne vicino a me. 'Sì', replicò, con una certa compassione nella voce, 'suppongo che dal tuo punto di vista ti ABBIAMO trattato piuttosto male'. Si mosse, e lo udii prendere uno di quei sedili di metallo che scricchiolò paurosamente sotto il suo peso. 'Un Ammiraglio', disse pensosamente 'Bene, è quasi una spiegazione e l'avrai più avanti, ma mitighiamo la tua curiosità immediata. Tu sei su una nave che viaggia attraverso lo spazio, il MARE dello spazio noi lo chiamiamo, perché alla velocità a cui viaggiamo la materia dello spazio sembra un mare di acqua. … la nostra nave è una di un gruppo. Questa è la più importante. Ciascuna nave - questa inclusa ha un capitano, ma un Ammiraglio è, per così dire, il capitano di tutti i capitani. Il termine che usiamo è Ammiraglio. Ora, in aggiunta ai nostri navigatori dello spazio, abbiamo soldati a bordo ed è uso avere un ufficiale-soldato assai prestigioso che ha il ruolo di assistente dell'Ammiraglio. Chiamiamo tale aiutante proprio 'Assistente'. Riferendoci ai tuoi termini, un abate ha un cappellano, uno che fa tutto il lavoro generale, mentre lascia le grandi decisioni al suo maestro'. Questo era abbastanza chiaro per me; stavo proprio meditando la questione, quando il mio custode si piegò e bisbigliò: 'E per favore, non chiamarmi il tuo CUSTODE. Io sono il medico capo di questa nave. Sempre nei tuoi termini di riferimento, io sono simile al lama capo dei medici di Chakpori. Chiamami Dottore, non Custode!' Mi divertì davvero sapere che anche uomini tanto grandi avevano i loro punti deboli. Un uomo come lui, angustiato che un selvaggio ignorante (come lui mi aveva chiamato) lo chiamasse 'Custode'. Decisi di farlo contento, e così replicai docilmente: 'Sì Dottore'. La mia ricompensa fu uno sguardo pieno di gratitudine e un cenno compiaciuto del capo. Per un po' di tempo rimase intento ad armeggiare con certi strumenti che sembravano collegati alla mia testa. Furono fatti diversi assestamenti, il flusso dei liquidi cambiò e mi applicarono dei congegni che mi lasciarono al cranio una sensazione di prurito e di ronzio. Dopo un certo tempo disse: 'Riposerai per tre giorni. Dopo questo tempo le ossa si saranno saldate e torneranno perfettamente a posto. Poi, ammesso che tu stia bene come noi speriamo, ti riporteremo alla Camera di Consiglio per mostrarti molte cose. Non so se l'Ammiraglio vorrà parlare con te, ma se lo vuole, non temere. Parla con lui proprio come parleresti con me. Come ripensandoci, aggiunse: 'O piuttosto più educatamente!' Mi dette un leggero colpo sulla spalla, e lasciò la stanza. Rimasi disteso lì, pensando al mio futuro. … Infine, esausto per tutti quegli eventi e quelle preoccupazioni, caddi in un sonno irregolare. … Dopo quello che sembrò un lungo

intervallo, durante il quale mi parve di librarmi fra il mondo della materia e quello dello spirito, fui bruscamente riportato in uno stato di rapida consapevolezza. Quelle terribili femmine erano di nuovo discese su di me come avvoltoi su un cadavere. Fui impiastricciato con lozioni e la mia pelle riluttante fu sfregata con unguenti puzzolenti, dalle mie narici e da altri luoghi furono strappati i tubi e sostituiti rudemente con altri. … Con l'allontanamento di quelle sgradevoli donne mi pervase un senso di pace, ma per breve tempo. Poi la porta si aprì di nuovo e il mio custode, no, devo ricordarmi di dire 'il dottore' entrò e chiuse la porta dietro di sé. 'Buongiorno, sei sveglio vedo' disse. 'Sì Signor Dottore' risposi piuttosto di cattivo umore 'non si può dormire, quando quelle donne chiacchierone si abbattono su di me come una peste!' Questo sembrò divertirlo enormemente. Intanto, forse perché stava cominciando a conoscermi meglio, mi trattava più come un essere umano, anche se un essere umano dotato di mezza intelligenza. 'Dobbiamo usare quelle infermiere' disse 'così che tu possa essere accudito, tenuto pulito e possa profumare dolcemente. Sei stato cosparso di polvere profumata, e preparato per un altro giorno di riposo'. … SAPEVO che una cosa mi tormentava assai. 'Signor Dottore' dissi 'mi hai detto che ero su una nave spaziale. E' giusto quello che ho capito?' 'Certamente.' rispose 'Sei a bordo della nave ammiraglia di questa flotta di controllo. Ora siamo posati su un piano montuoso nell'Altopiano del Tibet. Perché?' 'Signore' risposi 'quando ero in quella sala, davanti a tutte quelle strane persone, vidi che eravamo in una vasta cavità di PIETRA; come può essere su questa nave una cavità di PIETRA?' Rise come se avessi detto la cosa più divertente. Riprendendosi, disse tra risa soffocate: 'Sei attento e acuto, davvero, e hai ragione. Questo piano roccioso su cui è posata la nave era anticamente un vulcano. Ci sono passaggi profondi e cavità immense attraverso cui, in epoche lontanissime, fluì lava liquefatta, riversandosi all'esterno. Noi usiamo quei passaggi e abbiamo aumentato il volume di quelle cavità per i nostri scopi. Usiamo ampiamente questo luogo, navi diverse lo usano di tanto in tanto'. Portato dalla nave in una cavità di roccia! Questo spiegava la strana impressione che avevo ricevuto, l'impressione di lasciare un corridoio metallico per una cavità di roccia. 'Signor Dottore', esclamai, conosco i tunnel e le cavità di roccia; c'è una grande cavità nascosta nella Montagna del Potala, e ha anche un lago'. 'Sì' rispose 'le nostre fotografie geofisiche ce l'hanno mostrato, ma non sapevamo che anche voi tibetani l'aveste scoperto!' Riprese a muovere i congegni: ero ben consapevole che stesse operando dei cambiamenti nei fluidi che scorrevano attraverso i tubi nel mio corpo. Sentii chiaramente un'alterazione della temperatura corporea e, senza alcun intervento consapevole della mia volontà, il mio respiro divenne più lento e profondo; venivo manipolato come un burattino nella piazza del mercato. 'Signor Dottore!' dissi irritato 'le vostre navi spaziali ci sono note: noi le definiamo i Carri degli Dei. Perché non prendete contatto con i nostri capi? Perché non dichiarate apertamente la vostra presenza? Perché avete bisogno di rapire di nascosto uno come me?' Ci fu un profondo sospiro, seguito da una pausa, e infine il dottore rispose: 'Bene, dunque, voglio dire' balbettò 'se te ne dico la ragione, essa evocherà in te solo quelle osservazioni sarcastiche, che non servono a nessuno'. 'No Signor Dottore' risposi 'sono vostro prigioniero proprio come ero prigioniero dei cinesi: non posso permettermi di provocarvi. Sto tentando di comprendere le cose nel mio modo non civilizzato, che è anche il vostro desiderio'. Si mosse intorno lentamente ed era chiaro che stava decidendo cosa fosse meglio fare. Giunto finalmente a una decisione disse: 'Noi siamo i Giardinieri della Terra, e naturalmente di molti altri mondi abitati. Un giardiniere non discute della propria identità o dei propri piani con i suoi fiori. O, per portare il discorso su un altro livello, se un guardiano di yak ne trova uno che sembra più sveglio degli altri, il guardiano non va certo da quello ordinandogli: 'Portami dal tuo capo'. Né il guardiano discute con lo yak intelligente di argomenti che sono chiaramente al di là della capacità di comprensione dello yak. Non fa parte della nostra politica fraternizzare con i nativi dei mondi che sorvegliamo. Lo abbiamo fatto in eoni passati, ma è stato causa di disastri per tutti e ha fatto sorgere fantastiche leggende nel vostro mondo'. Io aspirai

rumorosamente col naso, pieno di rabbia e di sdegno. 'Prima dici che sono un selvaggio ignorante, e ora mi chiami, o mi assimili, a uno yak'. Poi mi lagnai: 'Allora, se sono così inferiore, PERCHE' MI TIENI PRIGIONIERO qui?'. La sua risposta fu tagliente: 'Perché stiamo facendo uso di te. Perché tu possiedi una memoria straordinaria che noi stiamo ulteriormente sviluppando. Perché stai per diventare depositario di conoscenza per uno che verrà da te quasi alla fine della tua vita. Ora dormi!' Udii, o sentii, uno scatto e poi l'onda nera dell'incoscienza mi avvolse profondamente". 7-75 "Le ore si trascinavano faticosamente senza fine. Giacevo in uno stato di torpore, d'intontimento privo di realtà e in cui erano mescolati passato, presente e futuro. … Di tanto in tanto venivano delle donne a farmi delle cose assai strane. I miei arti venivano piegati e flessi, la testa veniva ruotata e tutta l'anatomia del mio corpo veniva premuta, pizzicata, pigiata e impastata. Di tanto in tanto entravano gruppi di uomini e si mettevano intorno a me a discutere su di me. Non ero in grado di capirli, certamente, ma la conclusione era chiara. Poi mi iniettavano delle sostanze, ma io negavo loro la soddisfazione di vedermi sobbalzare per il dolore delle punture. Mi lasciavo trasportare, mi lasciavo galleggiare. Venne il momento in cui fui di nuovo cosciente. Ero rimasto assopito e in preda al sonno per non so quante ore. Sebbene mi accorgessi che la porta della stanza si apriva cigolando, non ne fui disturbato. Ero distaccato, con la sensazione di essere avvolto in morbide coperte di lana e incurante di tutto ciò che potesse succedere a chiunque, anche a me stesso. Improvvisamente mi giunse una serie di dolori acuti e lancinanti tutti intorno al mio cranio. Fui pungolato e incitato e una voce disse nella mia lingua: 'Ah, bene, facciamolo ritornare in vita!'. Un ronzio controllato, di cui fui cosciente soltanto quando cessò, terminò con un debole scatto. Immediatamente mi sentii sveglio e cosciente, vivo, e cercai di mettermi a sedere. Ma fui di nuovo frustrato, perché i miei sforzi più violenti non produssero alcun movimento in nessun arto. 'E' di nuovo con noi' disse una voce. 'Ehi! Ci puoi sentire?' domandò un'altra. 'Sì, vi sento' risposi 'ma com'è che parlate tibetano? Credevo che soltanto il Signor Dottore potesse comunicare con me'. Ci fu una risata controllata; 'TU stai usando il NOSTRO linguaggio' fu la risposta. 'Tu ora capirai ogni che cosa ti verrà detta'. Un'altra voce prese a dire, da una parte: 'Come lo chiami?' Uno che riconobbi essere il dottore rispose: 'Chiamarlo? Non abbiamo nome per lui, ho detto solo tu'. Seguì una discussione piuttosto animata, durante la quale furono suggeriti molti nomi. Alcuni di questi erano MOLTO ingiuriosi e indicavano che per quegli uomini io godevo di uno stato più basso di quello offerto agli yak, o agli avvoltoi che si nutrivano di morti. Quando i commenti diventarono troppo licenziosi il dottore dichiarò: 'Smettiamo, l'uomo è un monaco. Riferiamoci dunque a lui in questo modo e chiamiamolo Monaco'. Ci fu un momento di silenzio, seguito da rumori spontanei prodotti con le mani e che giustamente presi per applausi. 'Molto bene' disse una voce che non avevo udito in precedenza 'votato all'unanimità; di qui in poi egli porterà il nome di Monaco. Che così sia registrato'. Seguì una bizzarra discussione a cui non prestai alcun interesse, dato che quegli uomini stavano discutendo sulle virtù o mancanza di virtù di varie donne e valutando il grado di facilità con cui esse si comportavano. Alcune allusioni anatomiche erano completamente al di là della mia possibilità di comprensione, così non feci alcun tentativo di seguire il filo della discussione, ma mi contentai di visualizzare nella mente il loro probabile aspetto. Alcuni di essi erano piccoli e altri erano assai grossi. Ora, questa era una cosa molto strana, tale da confondermi enormemente perché, per quanto ne sapevo, non esistevano persone sulla Terra che possedevano fatture e sembianze quali questi uomini possedevano. Fui riportato bruscamente al presente da un rumore improvviso di passi strascicati e da quello che mi parve lo scorrere all'indietro di quegli strani sedili. Gli uomini si alzarono e uno dopo l'altro lasciarono la stanza. Alla fine ne rimase solo uno, il dottore. 'Più tardi' disse 'ti riporteremo alla Sala del Consiglio, quella dentro la montagna. Non essere nervoso, non c'è niente da temere, Monaco; ti parrà strano, ma non ti sarà fatto alcun male'. Così dicendo lasciò anch'egli la stanza, e io fui lasciato di nuovo solo con i miei pensieri. … Con quei pensieri persi ogni cognizione del

tempo, e fu una sorta di sollievo quando infine entrarono degli uomini nella mia stanza. Ora potevo capire ciò che veniva detto. Uno speciale congegno elevatore, qualcosa con lo strano nome di Antigravità, fu posto sul mio tavolo e 'acceso'. Il tavolo si sollevò nell'aria e gli uomini lo guidarono attraverso la porta e nel corridoio. Mi sembrò che, sebbene il tavolo ora non avesse alcun peso apparente, avesse ancora inerzia e velocità acquisita, sebbene ciò non significasse niente a me! Bisognava però badare che non si andasse a sbattere, e questo m'importava DAVVERO. Il tavolo, con tutta la sua apparecchiatura collegata, fu trainato e sospinto con cura lungo il corridoio di metallo con i suoi echi distorti, e fuori della nave spaziale. Giungemmo. di nuovo dentro la grande cavità di roccia e intorno a me c'erano i suoni di una grande adunata di gente, che mi ricordava il piazzale della Cattedrale di Lhasa in tempi più felici. Il mio tavolo fu spostato e infine, con una certa oscillazione, fu abbassato a pochi centimetri dal pavimento. Venne vicino a me una persona, che bisbigliò: 'Il MedicoGenerale sarà da te fra un momento'. … Passi familiari echeggiarono sul pavimento di roccia. 'Ah! Ti hanno. portato qui sano e salvo. Ti senti bene?' mi chiese il dottore. 'Signor Dottore' risposi 'mi sentirei molto meglio se mi permetteste di vedere'. 'Ma tu sei CIECO e devi abituarti alla cecità, perché dovrai vivere assai a lungo in questo stato'. 'Ma Signor Dottore' dissi con un tono decisamente esasperato 'COME posso imparare a memorizzare tutte queste meraviglie che hai promesso che AVREI VISTO, se non mi procuri quella vista artificiale?'. 'Lascia fare a noi' fu la risposta 'NOI porremo le domande e daremo gli ordini, TU farai solo ciò che ti verrà detto'. A quel punto sulla folla intorno a me scese una calma, non un silenzio, perché non ci può essere silenzio dove si radunano tante persone. Nella calma potei distinguere dei passi molto netti, che si fermarono bruscamente. 'Sedete!' comandò una voce concisa, militare. Seguì un fruscio rilassato, il fruscio di abiti rigidi, lo scricchiolio di cuoio, e il passo strascicato di molti piedi. Un rumore raschiato, come se uno di quegli strani sedili fosse stato spinto indietro, il rumore di un uomo che si sollevava in piedi. Un silenzio carico di tensione e di attesa pervase il luogo per un secondo o due e poi la voce parlò. 'Signore e signori' annunciò lentamente quella Voce profonda e matura 'il nostro Medico-Generale ritiene che questo nativo è ora sufficientemente ristabilito in salute, e indottrinato, così che può senza alcun rischio essere pronto per la Conoscenza del Passato. C'è un rischio, in ogni caso, ma dobbiamo affrontarlo. Se la creatura muore, allora dobbiamo iniziare di nuovo la noiosa ricerca di un altro. Questo nativo è in misere condizioni fisiche; speriamo dunque che la sua volontà sia forte e la sua tenuta alla vita salda'. Mi sentii rabbrividire a queste considerazioni sui MIEI sentimenti, ma la Voce andò avanti: 'Ci sono alcuni fra di noi che ritengono che dobbiamo usare soltanto Documenti scritti rivelati da qualche Messia o Santo, che abbiamo mandato su questo mondo a questo scopo, ma io dico che nel passato questi Documenti sono stati considerati in un modo superstizioso che ha annullato i loro benefici, perché sono stati assai spesso fraintesi e interpretati erroneamente. I nativi non hanno cercato il significato contenuto fra le righe ma ne hanno preso soltanto il valore di superficie e spesso interpretato falsamente il valore superficiale come tale. Questo ha spesso danneggiato il loro sviluppo e ha formato un sistema artificiale di casta sotto cui alcuni nativi affermano che ESSI sono stati scelti dagli Alti Poteri per insegnare e predicare quello che NON era scritto. I nativi non hanno alcun concetto reale di noi degli altri spazi. Le nostre navi di ricognizione, quando vengono viste, sono considerate oggetti celesti naturali, o pura allucinazione da parte di chi le ha avvistate e costui viene perciò deriso o la sua sanità mentale posta in questione. Credono che l'Uomo sia fatto a somiglianza di Dio e perciò che non ci sia vita più grande che l'Uomo. Hanno la ferma convinzione che questo piccolo mondo sia l'UNICA fonte di vita, non sapendo che i mondi abitati sono in numero maggiore di tutti i granelli di sabbia di questo mondo, e che il loro mondo è uno dei più piccoli e dei più insignificanti. Credono di essere LORO i Padroni della Creazione e che tutti gli animali del mondo siano loro preda. Eppure la lunghezza della loro vita non dura che un battito di ciglia. Paragonati a noi, sono come l'insetto che vive per un solo giorno e deve nascere, diventare adulto,

accoppiarsi, e accoppiarsi ancora, e morire nel giro di poche ore. La lunghezza media della nostra vita è di cinquemila anni, la loro di poche decine. E tutto questo, signore e signori, è il risultato delle loro particolari credenze e dei loro tragici concetti errati. Per questa ragione sono stati ignorati da noi nel passato, ma ora i nostri Saggi dicono che, nel giro di mezzo secolo, questi nativi scopriranno alcuni dei segreti dell'atomo. Può darsi che facciano saltare in aria il loro piccolo mondo, può darsi che pericolose radiazioni fuggano nello spazio e costituiscano una minaccia di inquinamento. Come molti di voi sanno, i Saggi hanno decretato che sia preso un nativo adatto - noi abbiamo preso questo - e che il suo cervello sia trattato in modo che possa ricordare tutto quello che stiamo per insegnargli. Egli sarà così condizionato in modo da rivelare questo SOLTANTO a uno che metteremo al tempo dovuto in questo mondo; avrà il compito di dire tutto, e quello di ascoltare i fatti, e non le fantasie, di altri mondi al di là di questo piccolo universo. Questo nativo, un maschio, è stato preparato in modo speciale e sarà il recipiente del messaggio che più tardi dovrà essere trasmesso a un altro. Lo sforzo sarà molto grande e può darsi che non ne sopravviva, così tutti noi mandiamogli col pensiero le nostre energie perché se la sua vita termina su questo tavolo, allora dobbiamo iniziare di nuovo la ricerca di un altro, e questo, come abbiamo sperimentato, è noioso. Un membro dell'equipaggio ha detto che dovremmo prendere un nativo di un paese più sviluppato, uno che apprezza la compagnia di persone di un certo livello, ma noi crediamo che questa sarebbe una mossa falsa: indottrinare tale nativo e lasciarlo libero fra i suoi compagni vorrebbe dire assicurare il suo immediato discredito fra gli altri, e danneggiare seriamente il nostro programma. A voi, a voi tutti che siete qui, è permesso di essere testimoni di questo richiamo del Passato. E' assai raro, infatti, perciò ricordate che siete stati particolarmente favoriti'. Questo Grande non aveva neppure finito di parlare che giunse uno stranissimo fruscio e cigolio, e poi una Voce, ma QUALE Voce! Una Voce dal suono disumano, né maschile né femminile. Udendola mi sentii rizzare i capelli e mi venne la pelle d'oca. 'Come Capo Biologo, responsabile né della marina né dell'esercito', gracchiò questa voce spiacevole, 'desidero registrare la mia disapprovazione per tali procedimenti. Il mio intero rapporto sarà inviato ai Quartieri Generali a tempo debito. Io ora domando di essere ascoltato qui'. Sembrò esserci una sorta di sussulto di rassegnazione da parte di tutta l'assemblea e, per un momento, ci fu molta agitazione, poi il primo che aveva parlato si alzò in piedi. 'Come Ammiraglio di questa flotta' notò seccamente 'sono responsabile di questa spedizione di controllo, indipendentemente da qualunque tipo di argomenti capziosi possano scaturire dal nostro malcontento Biologo Capo. Ascoltiamo tuttavia ancora una volta gli argomenti dell'opposizione. Puoi continuare, Biologo!'. Senza una parola di ringraziamento, senza l'usuale saluto formale, la voce strascicata e gracchiante continuò: 'Protesto per la perdita di tempo. Protesto che si debbano fare ulteriori tentativi su queste creature colpevoli. Nel passato, quando una di queste razze non era soddisfacente, veniva sterminata e il pianeta riseminato. Risparmiamo tempo e fatica e sterminiamoli prima che inquinino lo spazio'. L'Ammiraglio interruppe: 'E tu hai qualche specifico argomento da suggerire riguardo al PERCHE' siano colpevoli, Biologo?' 'Sì, naturalmente' rispose irato il Biologo 'Le femmine della specie sono colpevoli. Il loro meccanismo di fertilità è colpevole, la loro aura non è conforme a quella progettata. Ne abbiamo presa una recentemente da quella che risulta una delle migliori zone di questo mondo. Cominciò a gridare e a lottare quando le togliemmo gli abiti di cui era vestita. E quando le inserimmo una sonda nel corpo per esaminare le sue secrezioni, prima divenne isterica e poi svenne. In seguito, tornata cosciente, vide qualcuno dei miei assistenti e quella vista la privò della sua sanità, o di quel che di simile possedeva. Fummo costretti a distruggerla e tutti i nostri giorni di lavoro andarono perduti'... (Al giovane)alcune delle descrizioni risultavano FAMILIARI. Non era in grado di dire come, ma le parole dell'eremita evocarono strani rimescolamenti, come se ricordi dimenticati venissero risvegliati. Come se le parole dell'eremita fossero un vero catalizzatore. … "Io ero su quel tavolo, udivo e capivo ogni parola. Ogni paura, ogni incertezza mi avevano abbandonato.

Avrei mostrato a quella gente come un prete del Tibet può vivere, o morire. La mia naturale avventatezza mi costrinse a pronunciare a voce alta: 'Vedi, Signor Ammiraglio, il vostro Biologo è meno civilizzato di noi, perché NOI non uccidiamo nemmeno quelli che potrebbero definirsi animali inferiori. NOI siamo i civilizzati!'. Per un momento la totalità del Tempo si fermò. Anche il respiro di quelli intorno a me sembrò arrestarsi. Poi, con mio profondo stupore e sorpresa, venne un applauso spontaneo e neanche una risata. Le persone battevano le mani a significare la loro reciproca approvazione. Alcuni lanciarono grida di allegria, e un tecnico vicino a me si piegò e mormorò: 'Bene per te, Monaco. Ora non dire altro, non rischiare la tua fortuna!' L'Ammiraglio disse allora: 'Il Monaco nativo ha parlato. Egli ha dimostrato, con mia soddisfazione, di essere una creatura ragionevole e pienamente capace di completare il compito assegnatogli. Appoggio di tutto cuore le sue parole e le riporterò nel mio rapporto ai Saggi'. Il Biologo rispose seccamente: 'Mi allontanerò per non assistere all'esperimento'. Con questo la creatura, maschio, femmina o chissà che, si allontanò rumorosamente dalla sala di roccia. Ci fu un collettivo sospiro di sollievo; ovviamente il Capo Biologo non godeva di grande favore. Il mormorio cessò del tutto in risposta a un qualche segnale che non potei vedere. Seguì un leggero strascicare di piedi e un frusciare di carta. L'atmosfera di attesa si poteva quasi toccare con mano. 'Signore e signori', venne la voce dell'Ammiraglio 'ora che abbiamo preso atto di obiezioni e interruzioni, propongo di dire qualche parola a beneficio di quelli fra voi che sono nuovi su questa Stazione di Controllo. Alcuni di voi hanno udito delle voci, ma voci o chiacchiere non sono attendibili. Sto per dirvi quello che accadrà, di cosa si tratta, in modo che possiate apprezzare meglio gli eventi a cui presto parteciperete. Le persone di questo mondo stanno sviluppando una tecnologia che, se non viene controllata, può ben distruggerle. In questo processo contamineranno in tal modo lo spazio, che altri mondi neonati di questo gruppo potrebbero rimanerne contagiati. Noi dobbiamo impedirlo. Come voi sapete bene, questo mondo e altri di questo gruppo sono il vostro terreno di prova per differenti tipi di creature. Come con le piante, ciò che non è coltivato è erbaccia; nel mondo animale si possono avere purosangue o ronzini. Gli umani di questo mondo stanno diventando di quest'ultima categoria. Noi, che abbiamo seminato questo mondo con un ceppo umanoide, dobbiamo assicurarci che l'altro .nostro ceppo seminato in altri mondi non sia in pericolo. Abbiamo qui davanti a noi un nativo di questo mondo. Egli proviene da una suddivisione di un paese chiamato Tibet. E' una teocrazia, vale a dire è governato da un capo che dà più importanza all'aderenza a una religione che non alla politica. In questo paese non esiste aggressione, nessuno lotta per le terre di un altro. La vita animale non viene toccata se non dagli ordini più bassi che quasi sempre, senza eccezione, sono nativi di altri paesi. Sebbene la loro religione ci appaia fantastica, tuttavia la vivono completamente e non molestano gli altri né impongono agli altri i loro credi. Sono assolutamente pacifici e ci vuole una grande quantità di provocazione prima che reagiscano con la violenza. Per questo si è pensato che qui avremmo potuto trovare un nativo con una memoria straordinaria capace di essere ulteriormente ampliata. Un nativo in cui avremmo potuto imprimere la conoscenza che deve essere tramandata a un altro che metteremo in questo mondo. Alcuni di voi potrebbero domandarsi perché non prendere un nostro rappresentante diretto, ma non possiamo farlo con completa soddisfazione, perché porta a omissioni e aberrazioni. E' stato tentato diverse volte ma non è mai stato come noi desideravamo. Come vedrete più avanti, abbiamo tentato con discreto successo con un uomo che i terrestri chiamavano Mosè, ma anche con lui non è stato COMPLETO e hanno prevalso errori e false interpretazioni. Ora, a dispetto del nostro rispettato Capo Biologo, stiamo per provare questo sistema che è stato approntato dai Saggi. Proprio come la loro superba abilità scientifica, milioni di anni fa, ha messo a punto una velocità superiore a quella della luce, così i Saggi hanno perfezionato un metodo speciale: in questo sistema la persona che si trova nell'apparecchiatura speciale vedrà tutto quello che è successo nel passato. Nella misura in cui le sue impressioni glielo diranno, VIVRA' realmente tutte quelle esperienze; VEDRA' e UDRA' proprio come se stesse vivendo in

quei lontani giorni passati. SARÀ LI'! Una speciale estensione del suo cervello renderà capace ciascuno di noi di partecipare alle sue percezioni. Egli - voi - o dovrei dire noi cesseremo di esistere a tutti i riguardi in questo tempo e, per quanto concerne i nostri sentimenti, la nostra vista, il nostro udito e le nostre emozioni, saremo trasferiti in quelle età passate la cui vita reale e i cui avvenimenti saranno fonte di esperienza reale, proprio come qui e ora viviamo la nostra vita di bordo, o la vita a bordo di piccole navi di ricognizione, o la nostra attività in questo mondo, molto al di sotto della superficie dei nostri laboratori sotterranei. Io non pretendo di capire pienamente i principi implicati; alcuni di voi qui conoscono molto più di me l'argomento, ed è per questo che siete qui. Altri, che hanno compiti diversi, lo conosceranno meno di me ed è a questi che sto rivolgendo queste parole. Ricordiamo che anche noi abbiamo rispetto per la santità della vita. Alcuni di voi possono forse considerare questo nativo della Terra solo un animale di laboratorio, ma come egli stesso ha dimostrato, è ricco di sentimenti. Possiede intelligenza e - ricordatelo bene - per noi al presente egli è la creatura di maggior valore su questo mondo. Questa è la ragione per cui è qui. Alcuni hanno chiesto: "Ma come si può salvare il mondo imbottendo di conoscenza questa creatura?" La risposta è che ciò non accadrà'. L'Ammiraglio fece una pausa sapiente. Non potevo vederlo, naturalmente, ma presumevo che anche gli altri provassero la tensione che mi stava sopraffacendo. Poi continuò: 'Questo mondo è assai malato. Noi non sappiamo perché, e ne stiamo cercando le ragioni. Il nostro primo compito è renderci conto che esiste uno stato di malattia. Il secondo è convincere gli umani che sono malati. Il terzo è indurre in loro il desiderio di essere curati. Il quarto è scoprire precisamente la natura della malattia. Il quinto è scoprire un agente curativo e il sesto persuadere gli umani a fare ciò che renderà efficace la cura. La malattia è connessa con l'aura, tuttavia non siamo in grado di scoprirne la ragione. Un altro deve venire, non deve essere di questo mondo, perché può un uomo cieco vedere la malattia dei suoi compagni quando egli stesso è cieco?… Il nostro nativo, preparato da noi, quando avremo finito con lui, sarà portato in un luogo dove potrà vivere i giorni di una vita per lui molto lunga. Non potrà morire finché non avrà trasmesso la sua conoscenza. Per i suoi anni di cecità e di solitudine egli avrà pace interiore e la consapevolezza di fare molto per il suo mondo. Ma ora avremo una prova finale delle condizioni del nativo e poi cominceremo'. Ci fu a questo punto un considerevole trambusto, anche se ordinato. Sentivo le persone muoversi rapidamente. Il mio tavolo fu afferrato, sollevato e portato fuori. Ci fu il tintinnio ora familiare di vetri e metalli che si urtavano. Il Medico-Generale venne da me e mi bisbigliò: 'Come stai ora?' Io quasi non sapevo COME stavo o DOVE mi trovavo, così risposi semplicemente: 'Quello che ho udito non mi ha fatto sentire meglio. Ma sono sempre privo di vista. Come vivere queste meraviglie se non mi restituisci la vista?' 'Stai tranquillo' mormorò dolcemente 'andrà tutto bene. Tu vedrai nel miglior modo possibile al momento giusto'. Fece una breve pausa, mentre alcune persone gli rivolgevano la parola, poi continuò: 'Ecco cosa accadrà: sistemeremo sulla tua testa quello che ti sembrerà un cappello di rete metallica. Ti sembrerà freddo finché non ti ci abituerai, poi metteremo sui tuoi piedi degli oggetti che puoi interpretare come sandali di filo metallico. Abbiamo già posto dei fili metallici sulle tue braccia. Dapprima proverai un qualche formicolio strano e forse anche spiacevole, ma questo passerà subito e non avrai più alcun disturbo a livello fisico. Riposa, sicuro che prenderemo ogni cura possibile di te. Questo significa davvero tanto per noi tutti, perché tutti noi vogliamo che sia un grande successo. C'è troppo da perdere se risultasse un fallimento'. 'Sì' mormorai 'io sono qui per perdere più di tutti, sono qui per perdere la vita!' Il MedicoGenerale si alzò e se n'andò. 'Signore!' disse con un tono di voce molto ufficiale 'il nativo è stato esaminato e ora è pronto. Si richiede il permesso a procedere'. 'Permesso accordato', rispose la voce grave dell'Ammiraglio. 'Si proceda!' Ci fu uno scatto secco e fu bisbigliata un'esclamazione. Due mani mi afferrarono per il collo e mi sollevarono la testa. Altre mani mi misero sulla testa e poi sul viso quello che sembrava un sacchetto di morbido filo metallico e infine armeggiarono sotto il mio mento. Udii tre strani schiocchi e il sacchetto metallico mi fu

serrato intorno al collo. Le mani si allontanarono, mentre intanto altre mani erano ai miei piedi. Fu strofinata una qualche lozione untuosa e poi mi furono messi intorno ai piedi due sacchetti di metallo. Io non ero assolutamente abituato ad avere i piedi così costretti e questo era davvero assai spiacevole. Tuttavia non c'era niente che potessi fare. L'aria di attesa e di tensione stava crescendo. … Sì, l'aria di tensione nella cavità di roccia cresceva sempre più, e io ero il più teso. A ragione però, perché tutto il rischio gravava su di ME! 7-91 Alla fine, quando la tensione ebbe raggiunto un punto quasi insopportabile, l'Ammiraglio gridò un breve ordine. Ci fu un movimento di qualche tecnico vicino alla mia testa e uno scatto improvviso, e immediatamente provai tutte le pene dell'Inferno in tutto il mio corpo: mi sembrava di sudare e di essere sul punto di scoppiare. Lampi accecanti mi squarciarono il cervello, e le mie orbite prive di occhi sembrarono riempirsi di carboni infuocati. Seguì la sensazione terribile come di uno strappo, poi un colpo secco e doloroso, e io presi a ruotare e a turbinare attraverso (così mi sembrò) tutta l'eternità, accompagnato da strepiti, fracassi e rumori orrendi. Caddi sempre più in giù, ruotando e precipitando capovolto. Poi provai la sensazione di essere in un lungo tubo nero di stoffa di lana pressata, e alla sommità del tubo c'era una luce quasi abbagliante rosso sangue. Ora avevo cessato di ruotare, e cominciavo molto lentamente a salire verso la luce. Qualche volta scivolavo indietro, qualche volta mi fermavo, ma sempre una pressione terribile e inesorabile mi spingeva in su, dolorosamente, faticosamente, ma sempre in su. Infine raggiunsi la fonte della luce abbagliante rosso sangue e non potei andare oltre. Una pelle, una membrana o QUALCOSA mi ostruiva il passaggio; ancora e di nuovo fui forzato contro l'ostacolo, ma ancora e di nuovo mi fu impedito di procedere. Il dolore e il terrore aumentavano. Un'ondata violenta di dolore e una forza terribile dietro di me mi sbatterono ancora e di nuovo contro la barriera; ci fu un grido lacerante, e fui scagliato a grandissima velocità contro la barriera che si frantumava. A grande velocità andavo verso l'alto finché la mia coscienza si oscurò e rimasi esausto per la terribile paura. Seguì la sensazione misteriosa di cadere, cadere, mentre nel mio cervello una Voce risuonava: 'Alzati, alzati!'. Fui avvolto da una marea di nausea. Ma la Voce sempre piena di vigore mi esortava: 'Alzati, alzati!'. Alla fine, nella più tremenda disperazione, aprii di forza gli occhi e mi trovai vacillante in piedi. Ma no, no, non AVEVO più corpo; ero uno spirito ormai privo di corpo, libero di vagare ovunque in questo mondo. Questo mondo? Cosa era questo mondo? Guardai intorno a me e la stranezza della scena mi parve ancora più grande. I colori erano tutti sbagliati: l'erba era rossa e le rocce erano gialle; il cielo era di un colore verdastro e c'erano due soli! Uno era bianco-azzurro e l'altro arancione. Le ombre! Non v'è alcun modo per descrivere le ombre causate dai due soli. Ma ancor peggio, si vedevano le stelle nel cielo, alla luce del giorno. C'erano stelle di tutti i colori: rosse, azzurre, verdi, color ambra e perfino bianche. E neppure brillavano come facevano le stelle a cui ero abituato; qui il cielo era coperto di queste stelle come il terreno è coperto di sassi. Da lontano giungevano RUMORE, SUONI. Pur sforzando la mia immaginazione, non potrei chiamare musica quei suoni, tuttavia non avevo alcun dubbio che fosse musica. Giunse di nuovo la Voce, fredda ed implacabile: 'MUOVITI, DECIDI dove vuoi andare'. Così decisi di muovermi fluttuando verso il luogo da dove giungevano i suoni, e fui subito lì. Su un prato di erba rossa, circondato di alberi viola e arancione, danzava un gruppo di giovani. Alcuni erano vestiti con abiti dai colori impressionanti, altri non erano vestiti affatto. Questi tuttavia non suscitavano alcun commento. Un po' distanti, altri ancora sedevano per terra e suonavano strumenti la cui descrizione è al di là delle mie possibilità, così come i suoni che producevano, ancora più incredibili! Sembrava che tutte le note fossero sbagliate, e il ritmo non aveva alcun significato per me. 'Vai fra di loro' ordinò la Voce. Mi resi conto improvvisamente che stavo fluttuando sopra di loro, così indirizzai la mia volontà in uno spiazzo d'erba sgombro e mi pensai su di essa. Era calda al tatto e temetti di bruciarmi i piedi, ma poi mi ricordai che non li avevo e che ero solo un puro spirito. Mi fu presto chiaro, infatti, il mio nuovo stato: una giovane donna nuda che rincorreva per gioco un giovane uomo dagli abiti appariscenti corse proprio

attraverso di me, e nessuno di noi sentì alcunché. La giovane donna prese il suo uomo e, abbracciandolo, lo condusse via dietro gli alberi viola, luogo da cui giungevano molti urli e gridi di gioia. Coloro che suonavano gli strumenti musicali continuavano a usarli in quel modo incredibile e tutti sembravano essere estremamente contenti. Mi sollevai nell'aria quasi senza la mia volontà. Ero guidato, come è guidato un aquilone dal ragazzo che regge la corda. Mi sollevai sempre più in alto, finché potei vedere da lontano il luccichio dell'acqua; ma ERA acqua? Il colore era di lavanda pallida, con riflessi dorati sulla cresta delle onde. Decisi che l'esperimento mi aveva ucciso, che ero nel Limbo, nella Terra della Gente Dimenticata. NESSUN mondo poteva avere quei colori, quelle cose talmente strane. 'NO!' mormorò quella Voce inesorabile nel mio cervello' l'esperimento ha avuto successo. Ora ti sarà commentato tutto quello che succede, in modo da essere meglio informato. E' VITALE che tu comprenda tutto ciò che ti viene mostrato. Poni grande attenzione'. Porre grande attenzione! Potevo fare altrimenti, mi chiesi tristemente. Intanto continuavo a salire sempre più in alto. Da lontano giungeva lo scintillio di sprazzi di luce incandescenti su nel cielo. Strane Sagome paurose mi si paravano davanti, come Diavoli alle Porte dell'Inferno. Potei distinguere debolmente delle macchie luminose che si abbassavano e risalivano e saettavano da Sagoma a Sagoma. E tutt'intorno c'erano grandi strade che si irradiavano da quelle Sagome come i petali di un fiore s'irradiano dal suo centro. Tutto ciò era un mistero per me; non riuscivo a immaginare la natura di quello che vedevo e non potevo fare a meno di fluttuare stupito. Improvvisamente mi trovai di nuovo in movimento e con velocità sempre crescente. La mia altezza diminuì e discesi, del tutto involontariamente, a un punto in cui potevo discernere le singole case disseminate lungo ciascuna delle strade che si irradiavano da quelle Sagome. Mi sembrava che ciascuna casa fosse almeno della misura di quelle dei personaggi più nobili di Lhasa, contenuta quindi in una porzione di terreno piuttosto ampio. Strani oggetti di metallo si muovevano pesantemente attraverso i campi e facevano quelle cose che soltanto un contadino potrebbe descrivere. Ma poi, quando fui spinto molto più in basso, scoprii una zona assai larga che consisteva principalmente in acqua poco profonda dove erano delle panche perforate. Su queste erano posate delle piante meravigliose le cui radici sprofondavano nell'acqua. La bellezza e la misura di quelle piante erano incommensurabilmente maggiori di quelle che crescevano nel suolo. Io guardavo stupito quelle meraviglie. Di nuovo fui spinto in alto dove potevo vedere molto più avanti. Le Sagome che mi avevano così stupito da lontano erano ora molto più vicine, ma il mio cervello confuso non era capace di comprendere ciò che vedevo, era troppo stupendo, troppo incredibile. Ero un povero nativo del Tibet, solo un umile prete che non era mai stato tanto più lontano di Kalimpong, luogo dove avevo fatto una breve visita. Tuttavia, qui, davanti ai miei occhi stupefatti - AVEVO occhi? - appariva in lontananza una grande città, una città favolosa. Immense guglie si elevavano di quasi sessanta chilometri nell'aria. Ciascuna guglia, o torre, era circondata da una terrazza a spirale e da ciascuna di esse si irradiavano strade sottili e prive di sostegni che si congiungevano fino a formare una tela più intricata di quella tessuta dai ragni. Sopra e sotto si muovevano, in modo rapido e irregolare, uccelli meccanici carichi di persone, e ciascuno evitava gli altri con un'abilità che mi riempì della massima ammirazione. Un uccello meccanico, volando a gran velocità, venne su di me, e vidi un uomo che mi guardava, senza vedermi. Tutto il mio corpo si contrasse e si contorse di paura al pensiero della collisione incombente, tuttavia quello strano congegno volò via, attraversandomi senza che sentissi niente. Cosa ero io? Sì, ricordai, ora ero uno spirito privo di corpo, ma desideravo che qualcuno lo dicesse al mio cervello, perché provavo ogni emozione, e principalmente la paura, come un normale corpo completo. Indugiando fra quelle guglie, sospeso sulle strade, scoprii nuove meraviglie; certi piani alti avevano stupendi giardini pensili, luoghi incredibilmente piacevoli per quelli che erano ovviamente nobili. Ma i colori erano tutti sbagliati, così come le persone. Alcuni erano giganti smisurati mentre altri non lo erano affatto. Alcuni poi erano una strana mistura di umanoide e uccello, con un corpo simile all'uomo e la testa decisamente uguale a un uccello. Alcuni erano bianchi,

altri erano neri, alcuni erano rossi, mentre altri verdi. C'erano tutti i colori, non semplicemente sfumature o tinte, ma colori decisi, primari. Alcuni avevano quattro dita e un pollice per ogni mano, ma altri avevano nove dita e due pollici per ciascuna mano. Un gruppo aveva tre dita, corna che si sviluppavano dalle tempie e la coda! I miei nervi cedettero a quest'ultima vista e indirizzai la mia volontà in su - velocemente. Da questa mia nuova altezza la città copriva visibilmente un'area immensa, si stendeva a perdita d'occhio, ma da una parte, in lontananza, apparve uno spiazzo privo di edifici alti. Qui il traffico aereo era assai intenso. Puntini luminosi, perché così sembravano a distanza, solcavano l'aria a incredibile velocità sul piano orizzontale. Mi trovai trasportato verso quella zona. Come mi avvicinai, scoprii che l'intera area sembrava fatta di vetro, e sopra la sua superficie erano strani veicoli di metallo. Alcuni erano di forma sferica e sembravano, dalla loro direzione, viaggiare oltre i confini di questo mondo. Altri, come due ciotole di metallo attaccate per i bordi, apparivano anch'essi atti a viaggi fuori di questo mondo. Altri invece erano simili a giavellotti che venivano lanciati, e io osservai che questi, dopo essersi alzati ad una determinata altezza, assumevano la posizione orizzontale e viaggiavano verso un luogo sconosciuto sulla superficie. C'era un movimento stupendo e io a mala pena riuscivo a credere che tutte quelle persone potessero essere contenute in una città. Tutti gli abitanti del mondo erano radunati qui, pensai. Ma DOVE ero? mi chiesi sentendomi assalire dal panico. La Voce mi rispose dicendo: 'Devi renderti conto che la Terra è un piccolo luogo, la Terra è come uno dei più piccoli granelli di sabbia sulle rive del Fiume Felice. Gli altri mondi di questo Universo, in cui la tua Terra è posta, sono così numerosi e diversi come la sabbia, le pietre e le rocce che si trovano sulle rive del Fiume Felice. Ma questo è solo UN Universo. Ci sono universi innumerevoli proprio come ci sono fili d'erba innumerevoli. Il Tempo sulla Terra è solo un tremolio nella coscienza del tempo cosmico. Le distanze sulla Terra sono minime, sono insignificanti e inesistenti rispetto alle grandi distanze nello Spazio. Ora tu sei in un mondo di un Universo assai differente, un Universo così remoto dalla Terra che tu sai che sarebbe al di là della tua comprensione. Verrà il tempo in cui i più grandi scienziati del tuo mondo dovranno ammettere che ci sono altri mondi abitati, e che la Terra non è, come ora essi credono, il centro della creazione. Tu sei ora sul mondo principale di un gruppo di più di mille. Ciascuno di quei mondi è abitato, ciascuno di quei mondi deve obbedienza al Signore del mondo dove tu ora sei. Ciascun mondo si governa interamente in modo autonomo, sebbene tutti seguano una politica comune, una politica tesa a eliminare le maggiori ingiustizie sotto cui vivono le persone. Una politica dedita a migliorare le condizioni di tutti coloro che hanno la vita. Ciascun mondo è abitato da diversi tipi di persone: alcuni sono piccoli come hai visto, altri sono grossi, come pure hai visto. Alcuni, secondo il modello a cui sei abituato, sono grotteschi e fantastici, altri sono belli e angelici, si potrebbe dire. Non ci si dovrebbe mai lasciar ingannare dalle apparenze esterne, perché il fine è sempre il bene. Queste persone devono obbedienza al Signore del mondo su cui tu ora sei. Sarebbe uno sforzo inutile per le tue capacità intellettive cercare di darti dei nomi, perché questi non avrebbero alcun significato nella tua lingua, nella tua comprensione, e servirebbero solo a confonderti. Queste persone devono obbedienza, come ho detto, al Grande Signore di quel mondo, Uno che non ha mire territoriali, Uno il cui interesse fondamentale è la conservazione della pace, così che ogni Uomo, non importa di quale forma, misura o colore, possa vivere i suoi giorni dedicandosi a lui e possa consacrarsi al bene invece che alla distruzione che segue tutte le volte che una persona deve difendere se stessa. Qui non esiste nessun grande esercito, nessuna orda armata. Ci sono scienziati, mercanti e ovviamente preti, e ci sono anche esploratori, coloro, cioè, che vanno alla ricerca di mondi remoti per accrescere sempre più il numero di quelli che si possano unire a questa possente compagnia. Ma nessuno è invitato a unirsi: coloro che si uniscono a questa federazione lo fanno unicamente su loro richiesta, e soltanto quando hanno distrutto le loro armi. Il mondo su cui ora sei è il centro di questo Universo particolare. E' il centro di cultura, il centro di conoscenza, e non ve n'è uno più grande. E' stata

scoperta e sviluppata una forma speciale di movimento. Qui di nuovo spiegare tali metodi vorrebbe dire abusare dei cervelli dei più grandi scienziati della Terra, che non hanno ancora raggiunto lo stadio di pensiero in quarta e quinta dimensione, e tale discussione sarebbe inintelligibile per loro finché non si siano liberati di tutte quelle credenze che li hanno tanto a lungo tenuti prigionieri. Le scene che ora vedi appartengono al mondo principale come è oggi. Noi vogliamo che tu ne visiti la superficie per vedere la sua altissima civiltà, una civiltà così avanzata, così gloriosa che forse non riesci neanche a comprendere. I colori che tu vedi qui sono diversi da quelli a cui sei abituato sulla Terra, ma la Terra non è il centro della civiltà. I colori sono diversi su ciascun mondo e dipendono dalle circostanze e dalle esigenze di ciascuno di quei mondi. Tu guarderai questo mondo, e la mia voce ti accompagnerà, e quando avrai visto sufficientemente questo mondo, così che la sua grandezza ti sia evidente, viaggerai nel passato e vedrai come sono stati scoperti i mondi, come sono nati, e come cerchiamo di aiutare quelli che sono desiderosi di aiutare se stessi. Ricorda sempre questo: noi dello spazio non siamo perfetti, perché la perfezione non può esistere quando si è nello stato materiale dell'essere, in qualunque parte di qualunque universo, ma cerchiamo di fare il meglio che possiamo. Ci sono alcuni nel passato, e tu ne sarai d'accordo, che sono stati molto buoni, e alcuni, con nostro dispiacere, che sono stati molto cattivi. Ma noi non bramiamo il vostro mondo, la Terra, desideriamo invece che voi lo sviluppiate, che viviate lì, ma dobbiamo assicurarci che le attività dell'Uomo non inquinino lo Spazio e non mettano in pericolo le persone di altri mondi. Ma ora tu vedrai ancora di questo, che è il mondo principale'. Presi a riflettere su questi mondi, …a meditare profondamente sulla sostanza, al di là delle apparenze, perché mi sembrava che tutto questo parlare di amore fraterno fosse solo un inganno. Il mio caso stesso, pensai, è tale da mostrare la fallacia di questo argomento. Qui io sono, per mia stessa ammissione, un povero e ignorante nativo di un paese molto povero, arido e sottosviluppato e, assolutamente contro i miei desideri, sono stato catturato, operato e, per quanto possa rendermene conto, spinto fuori dal mio corpo. Qui ero dove? Il discorso di fare così tanto per il bene dell'umanità mi sembrava un po' falso. La Voce irruppe nei miei pensieri tormentati dicendo: 'Monaco, i tuoi pensieri sono resi sonori dai nostri strumenti, e i tuoi pensieri non sono pensieri corretti, poiché sono invero, fallaci. Noi siamo i Giardinieri, e un giardiniere deve togliere i rametti secchi e strappare le erbacce. Ma quando c'è un buon germoglio allora talvolta il giardiniere deve togliere il germoglio dalla pianta madre e innestarlo in un altro luogo, così che si possa sviluppare come una nuova specie, o addirittura svilupparsi di più della propria specie. Secondo i costumi a cui sei abituato, sei stato trattato piuttosto rozzamente. Secondo i nostri costumi, ti è stato accordato un onore speciale, riservato soltanto a pochissime persone delle specie del mondo, un onore unico'. La Voce esitò e poi continuò: 'La nostra storia risale a miliardi di anni del tempo terreno, miliardi e miliardi di anni, ma supponiamo che tutta la vita del pianeta che tu chiami Terra sia rappresentata dall'altezza del Potala; allora la vita dell'Uomo sulla Terra potrebbe essere paragonata allo spessore di uno strato di pittura sul soffitto di una stanza. Così puoi vedere che l'Uomo è così nuovo sulla Terra che nessun umano ha il diritto neanche di provare a giudicare ciò che facciamo. Più avanti i vostri stessi scienziati scopriranno che le loro stesse leggi di probabilità matematiche indicheranno chiaramente che è evidente l'esistenza di extraterrestri. Data l'evidenza reale degli extraterrestri essi devono guardare al di là della portata del loro stesso universo e in altri universi al di là di quello che contiene il tuo mondo. Ma questo non è né il tempo né il luogo per iniziare una discussione di questa natura. Accetta l'assicurazione che stai facendo un buon lavoro e che noi ne sappiamo di più su questo. Ti chiedi dove sei, e io ti dirò che il tuo spirito, privo di corpo solo temporaneamente, ha viaggiato al di là dei limiti del tuo stesso universo, ed è andato diritto nel centro di un altro universo, nella città centro del pianeta principale. Abbiamo molto da mostrarti e il tuo viaggio, le tue esperienze non sono che all'inizio. Renditi ben conto, tuttavia, che quello che stai vedendo è quel mondo come è ora, in questo momento, perché,

nello spirito, tempo e distanza non hanno alcun significato. Ora vogliamo che ti guardi intorno, in modo da familiarizzarti con quel mondo su cui ora dimori e in modo da dare credito più facilmente a ciò che ti diranno i tuoi sensi quando verremo a cose assai più importanti; ti manderemo presto infatti nel passato, nel passato mediante le Registrazioni Akashiche, dove vedrai la nascita del tuo pianeta Terra'. La Voce cessò. … Dunque …ti stavo dicendo che ero in uno stato di panico; sì ero proprio in uno stato di panico, e poi, mentre ero là sospeso sopra quella immensità, cominciai a calare e a passare vari livelli o ponti fra grandi torri, fino a posarmi su quello che sembrava un parco assai piacevole, sollevato su una piattaforma, o così a me sembrava. C'era l'erba rossa, e poi, con mio profondo stupore, trovai da una parte l'erba verde. In mezzo all'erba rossa c'era uno stagno che aveva acqua eliotropica. Intorno ai due stagni era riunito un incredibile assortimento di persone. Intanto stavo iniziando a distinguere in qualche modo coloro che erano nativi di questo mondo da coloro che erano visitatori da mondi lontani. C'era qualcosa di misterioso nell'atteggiamento e nel comportamento di quelli che erano nativi di qui: apparivano di una specie superiore, pienamente consapevoli di quello stato. Vicino alle pozze d'acqua erano alcuni che sembravano possedere una grande virilità mascolina, ed altri che erano invece estremamente femminili. Un terzo gruppo era composto da persone chiaramente ermafrodite. Mi interessò osservare che tutte le persone qui erano completamente nude, eccetto che le femmine avevano delle cose nei capelli. Non potevo distinguere cosa fossero, ma sembravano ornamenti di metallo. Diressi la mia volontà lontano da quel luogo, perché alcuni dei giochi di quelle persone nude non erano affatto di mio gradimento, essendo io cresciuto fin dalla mia prima infanzia in un monastero di lama, e dunque in un ambiente interamente maschile. Capivo solo indistintamente il significato di alcuni dei gesti in cui indulgevano le femmine. Diressi la mia volontà lontano e verso l'alto. Percorsi velocemente il resto della città e giunsi nei sobborghi dove le abitazioni erano rade. Ma tutti i campi e le piantagioni erano coltivati in modo meraviglioso e molti larghi terreni erano dedicati alla coltivazione idroponica. Ma questo sarebbe di scarso interesse per coloro che non studiano agronomia. Mi sollevai più in alto, cercando un qualche obiettivo su cui potermi dirigere, finché vidi un meraviglioso mare color zafferano. C'erano grosse rocce che frastagliavano la costa, alcune gialle, altre viola, rocce di tutti i colori e di tutte le tinte, ma il mare in sé era zafferano. Questo non lo potevo capire. Precedentemente l'acqua appariva di un colore diverso. Guardando in alto ne compresi la ragione: un sole era tramontato e ne stava sorgendo un altro, e con questo c'erano tre soli! E con la progressiva ascensione del terzo sole e la discesa dell'altro i colori stavano cambiando, anche l'aria appariva di una tinta differente. Il mio sguardo stupito si posò sull'erba che stava cambiando colore: da rossa diventò viola, da viola gialla, e anche il mare stesso cambiò colore. … E così, mentre contemplavo quella scena, mi accorsi che non procurava tanto sforzo alla mia capacità di comprensione. Supposi che evidentemente in quel pianeta i colori erano in continua trasformazione. Ma non volli andare sopra all'acqua, dato che non ne avevo mai vista tanta prima. Ne avevo un terrore istintivo e temevo che potesse succedermi qualche disgrazia, tipo cadervi dentro. Così diressi i miei pensieri verso l'interno; subito il mio spirito, libero dal corpo, cominciò a viaggiare per alcuni chilometri sulla costa frastagliata e su piccole aree agricole. Poi, con mio indicibile piacere, vidi che mi trovavo su un terreno che mi era in qualche modo familiare, mi ricordava la brughiera. Calai immediatamente giù e vidi le piccole piante che si intrecciavano fra di loro sulla superficie di quel mondo. Ora, con la differente luce, sembravano fiori dal colore viola, con gambi marroni, simili a erica. Ancora più avanti c'era una zona piena di quella che, sotto questa luce, sembrava ginestra, ginestra gialla, ma qui la pianta non aveva spine. Mi sollevai di qualche centinaio di metri e mi lasciai trasportare dolcemente su quella zona la cui vista era la più piacevole che avessi avuto su quello strano mondo. Per quelle persone, senza dubbio, quell'area era assai desolata: non c'era alcun segno di abitazione né di strade. In una piacevole valletta alberata trovai un piccolo lago e un piccolo corso d'acqua che scrosciava da un alto dirupo, gettandosi nel laghetto e

alimentandolo. Indugiai alquanto, osservando il cambiamento delle ombre, con le loro sfumature che penetravano attraverso i rami sopra la mia testa. Ma c'era questa urgenza pressante che mi spingeva a muovermi continuamente. Ebbi l'impressione che non mi trovavo lì per il mio divertimento … : ero lì perché altri potessero vedere attraverso di me. Fui di nuovo sollevato, lanciato in alto nell'aria, e spinto ad altissima velocità. Sotto di me vidi scorrere indistintamente la terra, un ampio fiume, un pezzo di terra e di nuovo il mare. Contro la mia volontà fui lanciato sopra il mare, fino a raggiungere un'altra terra, un altro paese. Qui le città erano più piccole ma ugualmente vaste. Abituato com'ero a grandi misure, esse apparivano piccole, ma molto molto più grandi di qualunque cosa avrei mai sperato di vedere sulla Terra che avevo ora lasciato. Il mio moto fu arrestato piuttosto bruscamente ed entrai in una ripida spirale che turbinava vorticosamente. E poi guardai giù: sotto di me era la più meravigliosa delle tenute, sembrava un castello antico nel mezzo di un bosco. Il castello era assolutamente intatto e io mi meravigliai per le torri di combattimento che sicuramente erano fuori posto in una civiltà come quella. Mentre stavo riflettendo su tale argomento la Voce irruppe: 'Questa è la casa del Signore. Questo è un luogo davvero antico, la costruzione più antica in questo mondo antico. Questo è un tempio a cui vengono tutti coloro che amano la pace: possono stare fuori delle mura e mandare col pensiero i loro ringraziamenti per la pace, la pace che circonda tutti coloro che vivono sotto la luce di questo impero. Una luce in cui non c'è alcuna oscurità, perché qui ci sono cinque soli e non esiste oscurità. Il nostro metabolismo è diverso da quello del tuo mondo. Noi non abbiamo bisogno delle ore di sonno per riposare. Siamo combinati in modo diverso'. 'Ero uno spirito disincarnato e discendevo a spirale verso i gran castello che ospitava il Signore di questo Mondo Supremo … Ero curioso e desideroso di vedere a che tipo di uomo andavano il rispetto e l'amore di alcuni dei mondi più potenti che esistevano. Ero avido di scoprire quale uomo - e donna - potevano sopravvivere attraverso i secoli. Il Signore e sua Moglie. Ma ciò non doveva essere. Fui tirato indietro così come un ragazzino può dare uno strattone alla corda del suo aquilone, e fui spinto via. 'Questo terreno è sacro' disse la Voce molto austeramente 'e non è per nativi ignoranti; tu sei destinato a vedere altre cose'. E avvenne così che io fossi trainato per molti chilometri, e poi girato e spinto verso una diversa direzione. Sotto di me le sembianze di quel mondo rimpicciolirono e le città divennero addirittura granelli di sabbia sulle rive di un fiume. Mi sollevai nell'aria e fuori dell'aria, mi muovevo dove non c'era aria. Giunse per caso, nel raggio della mia vista, una strana struttura di cui non avevo mai visto niente di simile e il cui scopo non riuscivo a comprendere. Qui, nel vuoto privo d'aria, dove non potevo esistere se non come spirito disincarnato, fluttuava una città di metallo, sospesa in aria in virtù di qualche metodo misterioso del tutto al di là della mia possibilità di discernimento. Come mi avvicinavo, i dettagli divennero più chiari e io mi resi conto che la città posava su una terra di metallo ed era ricoperta superiormente da un materiale che era più trasparente del vetro, ma che non era vetro. Sotto quello splendore trasparente potevo osservare le persone nelle strade della città, una città più grande della città di Lhasa. C'erano alcune strane protuberanze in alcuni degli edifici e fu su uno degli edifici più larghi che mi trovai diretto. 'Qui c'è un grande osservatorio.' disse la Voce nel mio cervello 'Un osservatorio da cui si è assistito alla nascita del tuo mondo, non con mezzi ottici ma con raggi speciali che sono al di là della tua comprensione. Entro alcuni anni le persone del tuo mondo scopriranno la scienza delle onde radio. Le onde radio, nel loro sviluppo più elevato, saranno come la potenza del cervello di un piccolo verme paragonata alla potenza del cervello dell'umano più intelligente. Quello che usiamo qui è molto molto al di là anche di questo. Qui si vedono i. segreti dell'universo, la superficie di mondi distanti, così come tu puoi vedere ora la superficie di questo Satellite. E nessuna distanza, nessuna materia, per quanto grande, può essere un ostacolo. Possiamo vedere dentro i templi, dentro i luoghi di divertimento e dentro le case'. Mi avvicinai ancora di più, temendo per la mia salvezza, mentre quella barriera luminosa mi appariva sempre più larga davanti. Temevo di sbattervi contro e di restar ferito,

ma poi, prima di cadere preda del panico, mi ricordai che ero solo uno degli spiriti, per cui anche i muri più solidi non erano che ombre da attraversare a piacere. Lentamente penetrai attraverso questa sostanza simile al vetro e giunsi sulla superficie di quel mondo che la Voce aveva definito 'Satellite'. Per un certo tempo mi lasciai trasportare qua e là, cercando di organizzare i pensieri che turbinavano dentro di me. … Mi mossi lateralmente e attraversai strani muri di una materia del tutto sconosciuta. Anche se ero uguale a uno spirito, tuttavia ci fu una leggera opposizione al mio passaggio perché provai una vibrazione in tutto il mio essere e, per un certo tempo, la sensazione di essere invischiato in un fango tenace. Con un curioso strattone, che sembrò lacerare tutto il mio essere, lasciai il muro che mi imprigionava. Nel fare questo ebbi la forte impressione della Voce che diceva: 'Ha attraversato! Per un momento ho pensato che non ce l'avrebbe fatta'. Ma ora ero al di là del muro e dentro un immenso spazio coperto, troppo vasto per essere definito col termine 'stanza'. Tutt'intorno erano macchinari e apparati del tutto fantastici, oggetti completamente al di fuori delle mie capacità intellettive. Tuttavia le cose di gran lunga più strane erano gli abitanti di quell'enorme luogo chiuso. Umanoidi piccolissimi erano indaffarati in cose che a mala pena capii essere strumenti, mentre giganti spostavano involti assai pesanti da una parte all'altra, facendo questo duro lavoro per quelli che erano troppo deboli. 'Qui' disse la Voce nel mio cervello 'abbiamo un sistema molto grande. Le persone piccole si occupano di questioni e regolazioni delicate; le persone grandi si occupano di cose più adatte alla loro misura e forza. Ora, vai avanti'. Quella Voce imponderabile mi spinse ancora una volta, così che incontrai e superai un'altra barriera, questa anche più dura da attraversare. 'Quel muro' mormorò la Voce 'è la Barriera della Morte. Nessuno può entrarvi o uscirvi mentre è ancora vivo. Questo è il luogo veramente segreto. Qui guardiamo tutti i mondi e scopriamo immediatamente qualunque preparativo di guerra. Guarda!'. Guardai intorno a me. Per alcuni momenti quello che avevo davanti a me non ebbe alcun significato. Poi ripresi il controllo sui miei sensi confusi e mi concentrai. I muri intorno a me erano divisi in rettangoli di circa due metri di lunghezza per circa un metro e mezzo di altezza. Ciascuno era un quadro vivente, sotto cui erano strani simboli, che presi per una scrittura. I quadri mi riempirono di stupore. Qui ce n'era uno in cui era dipinto un mondo come se fosse visto dallo spazio; era verdeazzurro, con strane macchie bianche. Con mia grande impressione mi resi conto che quello era il mio mondo, il mio in cui ero nato. Ma attirò immediatamente la mia attenzione un cambiamento nel quadro adiacente. Provai la sensazione inquietante di cadere mentre guardavo e vidi che stavo osservando un quadro del mio mondo come se stessi per cadere su di esso. Le nubi si sollevarono e io vidi tutta la sagoma dell'India e del Tibet. Nessuno mi aveva detto che era così, tuttavia lo sapevo per istinto. Il quadro divenne sempre più grande. Vidi Lhasa, vidi le regioni montuose e poi vidi il cratere vulcanico. 'Ma tu non sei qui per vedere questo!' esclamò la Voce. 'Guarda da un'altra parte!'. Mi guardai intorno e mi meravigliai di nuovo per quello che vedevo. Qui, su questo quadro, era l'interno di una camera di consiglio. Persone dall'aspetto molto importante stavano discutendo animatamente. Sentivo alzare le voci e vedevo alzare le mani; tutt'intorno venivano gettate carte con un impressionante disprezzo per il decoro. Su una predella sollevata un uomo, con una faccia viola, stava parlando freneticamente. Applausi e rimostranze salutavano circa in egual misura le sue parole. Tutto ciò mi ricordava una riunione dei Signori Abati! Mi girai intorno: ovunque erano questi quadri viventi, ovunque queste strane scene, alcune nei colori più improbabili. Il mio corpo si spostò verso un'altra stanza ancora. Qui c'erano quadri di oggetti strani di metallo, che si muovevano attraverso l'oscurità dello spazio. 'Oscurità' non è la parola da usare, perché lo spazio qui era screziato di punti luminosi di molti colori, molti dei quali precedentemente a me del tutto sconosciuti. 'Navi spaziali in transito.' disse la Voce 'Controlliamo attentamente le rotte del nostro traffico'. La faccia di un uomo balzò curiosamente in fuori su una porzione del muro. Prese a parlare, ma io non capii le sue parole. Faceva cenni col capo e con le mani come se stesse parlando a faccia a faccia con una

persona. Con un sorriso e un gesto di saluto la faccia svanì e la parete fu di nuovo levigata e grigia. L'uomo fu rimpiazzato immediatamente da una vista, come se fosse presa da un uccello in volo. Un panorama del Mondo che avevo appena lasciato, il Mondo che era il centro di questo vasto impero. Guardai in giù la grande città, vedendola, nel modo più realistico, con tutta la sua immensa estensione. Il quadro si muoveva rapidamente, così che mi trovai a guardare di nuovo quella zona in cui era la residenza del Signore di quella grande civiltà. Vidi le grandi mura e gli strani giardini esotici in cui era posta la costruzione. Vidi anche un bellissimo lago con un'isola al centro. Ma il quadro si muoveva spostandosi qua e là, sorvolando il panorama come fa un uccello in cerca di preda. Poi il quadro si fermò, divenendo più grande e localizzando l'immagine su un oggetto di metallo che stava descrivendo pigri cerchi e scendendo verso il terreno. L'immagine si dilatò in modo da mostrare soltanto l'oggetto di metallo. Apparve il viso di un uomo che stava parlando in risposta a domande sconosciute. Un saluto e il quadro restò vuoto. Mi mossi senza che lo volessi. La mia mente, diretta da altri, lasciò quella strana stanza per entrare in un'altra. Ancora più strana! Qui, davanti a nove di quegli schermi sedevano nove vecchi. Per un momento stetti a guardare con curioso stupore, poi cominciai a ridacchiare, quasi in modo isterico. C'erano qui nove vecchi, tutti con la barba, tutti molto simili d'aspetto, tutti dall'aria assai grave. Nel mio Povero cervello la Voce irata tuonò: SILENZIO, sacrilego. Questi sono i Saggi che controllano il Tuo destino. Silenzio, dico, e mostra rispetto'. Ma i vecchi Saggi non fecero alcun caso a questo, eppure erano consapevoli della mia presenza, perché su uno schermo c'era un'immagine di me sulla Terra, un'immagine di me circondato di fili metallici e di tubi. Tuttavia un altro schermo mi mostrava QUI! Un'esperienza veramente snervante. 'Questi' continuò la Voce con un tono assai uniforme 'sono i Saggi che hanno richiesto la tua presenza. Sono i nostri uomini più saggi, che per secoli si sono dedicati al bene degli altri. Lavorano sotto la direzione del Signore Stesso, che ha vissuto ancora più a lungo. Il nostro scopo è salvare il tuo mondo, salvarlo da ciò che minaccia di essere un suicidio. Salvarlo dal massimo inquinamento che segue una guerra nucleare - ma non ti preoccupare, questi sono termini che non hanno alcun significato per te, termini che fino ad ora non sono stati inventati sul tuo mondo. Il tuo mondo sta per subire un grande cambiamento: saranno scoperte nuove cose e inventate nuove armi. Gli uomini entreranno nello spazio entro i prossimi cento anni. Ecco qual è il nostro interesse'. Uno dei Saggi fece delle cose con le mani e i quadri cambiarono, un mondo dopo l'altro scorreva sugli schermi. Persone dopo persone facevano il loro breve debutto e svanivano per essere sostituite da altre. Strane bottiglie di vetro divennero luminose e delle linee ondulate si mossero sui loro fondi. Strane macchine producevano un gran fracasso ed emettevano strisce di carta che, arricciolandosi, cadevano in cestini posti vicino, strisce di carta coperte di simboli interessanti. Tutta la faccenda era così lontana dalla mia capacità di comprensione che anche ora, dopo tutti questi anni di riflessione, non riesco a distinguere il significato di tutto quello che ho visto. Ed anche i Vecchi Saggi prendevano appunti su fogli e parlavano in dischi che tenevano vicino alla bocca. E in risposta veniva una voce senza corpo, che parlava come parla un uomo, ma la cui fonte mi era del tutto sconosciuta. Alla fine, quando i miei sensi stavano vacillando, turbati da tali strani eventi, la Voce nel mio cervello disse: 'Di questo hai visto a sufficienza. Ora ti mostreremo il passato. Per prepararti ti dirò quello di cui farai esperienza, così non sarai spaventato'. SPAVENTATO? pensai fra me e me; se solo sapesse che io SONO ASSOLUTAMENTE TERRORIZZATO! 'Prima' riprese la Voce 'farai esperienza dell'oscurità e di un certo movimento rotatorio nel tempo. Poi vedrai quella che credi essere questa stanza: in effetti questa stanza sarà come era milioni di anni fa, secondo il TUO tempo, e non tanto tempo fa, secondo il nostro. Poi vedrai come è stato creato il tuo universo e come è nato il tuo mondo, come è stato popolato di creature che, fra le tante, chiamiamo Uomo'. La Voce svanì e, con essa, la mia coscienza. … Divenni consapevole di un vortice di nebbia grigia che si protendeva fin dentro il mio cervello. Barlumi intermittenti di QUALCOSA mi tormentavano,

aggiungendosi alla mia frustrazione generale. Poi, gradualmente, come una nebbiolina del mattino che si dissipi prima che il sole sorga, la mia consapevolezza, la mia lucidità, tornarono. Davanti a me il mondo divenne luminoso, no, non era il mondo, ma la stanza in cui fluttuavo tra pavimento e soffitto come una pigra voluta di fumo che si alza e si abbassa nell'aria tranquilla. Come le nuvole d'incenso che ondeggiano in un tempio, indugiavo in alto contemplando quello che mi stava davanti. Nove vecchi barbuti, austeri, intenti al loro Compito. ERANO gli stessi? No, non lo erano, la stanza era diversa. Gli schermi e gli strumenti erano diversi, e anche i quadri erano diversi. Per un certo tempo non fu detta alcuna parola, né fu data alcuna spiegazione di tutti questi portenti. Alla fine uno di quei vecchi si volse e girò una manopola; uno schermo si accese, mostrando delle stelle la cui configurazione non avevo mai visto prima. Lo schermo si espanse fino a riempire del tutto la mia visione, fino a sembrare una finestra sullo spazio. L'illusione era così grande che avevo la sensazione di ESSERE direttamente nello spazio anche senza una finestra. Guardai le stelle fredde e immobili, che brillavano di una luce così dura e scostante. 'Accelereremo il meccanismo un milione di volte', disse la Voce, altrimenti non ti renderai conto di niente, nel tempo di durata della tua vita'. Le stelle iniziarono a oscillare ritmicamente, fra di loro, intorno a un centro invisibile. Da un'estremità del quadro giunse a gran velocità una lunga cometa che, con la sua coda fiammeggiante, puntò in direzione di quel centro oscuro e invisibile. La cometa passò volando su quello schermo, riunendo dietro di sé altri mondi, e infine andò a cozzare contro quel mondo freddo e morto che era stato il centro di quella galassia. Altri mondi, attratti dalle loro orbite predestinate dall'aumento della forza gravitazionale, entrarono in rotta di collisione. Nell'istante in cui cometa e mondo morto entrarono in collisione l'intero universo sembrò incendiarsi. Vortici turbinosi di materia incandescente furono scagliati attraverso lo spazio; gas fiammeggianti contaminarono mondi vicini. Tutto l'universo, così come lo vedevo nello schermo davanti a me, divenne una massa di gas luminosi che fiammeggiavano impetuosamente. Lentamente l'intensa luminosità che riempiva l'intero spazio andò diminuendo e, alla fine, ci fu una massa centrale fiammeggiante, circondata da masse più piccole. Pezzi di materiale incandescente furono scagliati lontano, allorché la grande massa centrale vibrò e fu scossa dall'agonia della nuova conflagrazione. La Voce irruppe nei miei pensieri caotici: 'Stai vedendo in pochi minuti quello che ha impiegato milioni di anni per evolversi. Ora cambieremo il quadro'. Tutta la mia visione fu limitata alla dimensione dello schermo e quello che ora vedevo era il sistema stellare che si allontanava, così che mi sembrava di guardar da lontano. La brillantezza del sole centrale diminuì, pur rimanendo ancora eccessivamente intensa. Mondi vicini continuavano a essere infuocati, mentre giravano e ruotavano sulle loro nuove orbite. L'intero universo, alla velocità accelerata a cui mi era stato mostrato, sembrava muoversi al ritmo di un vortice o di un turbine, tanto da scuotere i miei sensi. Ora il quadro cambiò. Davanti a me stava un grande piano, punteggiato da immensi edifici, alcuni dei quali avevano strane protuberanze che scaturivano dalle loro cime. Tali protuberanze mi sembravano fatte di metallo, piegato in forme curiose; la ragione di ciò era assolutamente al di là delle mie capacità intellettive. Sciami di persone di forme e dimensioni visibilmente assai diverse convergevano verso un oggetto veramente straordinario, posto al centro del piano. Sembrava un tubo di metallo di dimensioni inimmaginabili. Le estremità del tubo erano più piccole della circonferenza principale, e un'estremità finiva a punta mentre l'altra con una sorta di rotondità. Dal corpo centrale si estendevano, intervallate, delle protuberanze e, guardando intensamente, potei distinguere che queste erano trasparenti. All'interno si muovevano dei piccoli punti, e la mia attenta osservazione mi portò a ritenere che fossero persone. Giudicai che l'intero edificio fosse di circa un chilometro e mezzo di lunghezza, o anche più. Il suo scopo mi era del tutto sconosciuto. Non potevo capire perché un edificio dovesse avere una tale forma eccezionale. Mentre guardavo con la massima attenzione, per non perdere niente, scivolò come galleggiando nello schermo un veicolo straordinario che trasportava dietro di sé molte piattaforme cariche di

scatoloni e balle sufficienti, così pensai futilmente, a rifornire tutti i mercati dell'India. Tuttavia - ma come poteva essere? - tutti stavano fluttuando nell'aria come i pesci fluttuano e si muovono nell'acqua. Lo strano oggetto si accostò al grande tubo, che era un edificio, e una dopo l'altra tutte le scatole e le balle vi furono fatte entrare, così che lo strano veicolo si allontanò con le piattaforme vuote. Il fiume di persone che erano nel tubo si assottigliò fino a diminuire del tutto. Furono azionate porte scorrevoli e il tubo fu chiuso. … Quel grande edificio tubolare lungo circa un chilometro e mezzo e largo circa trecento metri improvvisamente si SOLLEVÒ NELL'ARIA! Si sollevò circa all'altezza della nostra montagna più alta, indugiò per alcuni secondi e poi svanì! Un istante prima era lì, una scheggia d'argento appesa nel cielo e illuminata dalle luci colorate di due o tre soli. Poi, senza neanche un baleno, non c'era più. Guardai intorno a me, guardai gli schermi adiacenti e poi la rividi. Qui, su uno schermo assai vasto, lungo circa otto metri, le stelle si muovevano rapidamente tanto da sembrare strisce di luce colorata. Manifestamente immobile nel centro dello schermo stava l'edificio che aveva appena lasciato questo strano mondo. La velocità del movimento delle stelle aumentò fino a formare una macchia quasi ipnotica. A quel punto girai lo sguardo altrove. Una luce abbagliante attrasse la mia attenzione e guardai di nuovo lo schermo lungo. All'estremo limite apparve una luce che lasciava prevedere l'avvento di una luce più grande, proprio come il sole manda i suoi raggi sulla cresta delle montagne per avvisare del suo arrivo. La luce aumentò rapidamente, fino a diventare brillante in maniera intollerabile. Una mano si protese e girò una manopola. La luce fu ridotta, lasciando il quadro chiaro. Il grande tubo, mera macchiolina insignificante nell'immensità dello spazio, si avvicinò a quella zona luminosa, prese a girarle intorno, e poi io fui spostato a un altro schermo. Per un momento persi l'orientamento e stetti a guardare senza attenzione l'immagine che era davanti a me. Era l'immagine di una grande stanza in cui si trovavano uomini e donne vestiti di quella che ora sapevo essere la loro uniforme. Alcuni erano seduti davanti a leve e bottoni, altri stavano guardando gli schermi, proprio come stavo facendo io. Uno che era abbigliato più festosamente degli altri si muoveva intorno, con le mani chiuse dietro la schiena. Spesso si fermava dietro le spalle di un'altra persona per guardare alcune note scritte, studiare le linee contorte che apparivano dietro cerchi di vetro. Poi, con un cenno del capo, riprendeva il suo passo. Alla fine provai a fare lo stesso. Guardai in uno schermo come aveva fatto quello abbigliato in modo fastoso. Qui c'erano mondi fiammeggianti, il cui numero non ero in grado di contare, perché la luce mi abbagliava e il movimento inusuale mi disorientava. Per quanto potevo indovinare, solo indovinare, c'erano circa quindici corpi fiammeggianti che circondavano la grande massa centrale da cui erano nati. L'edificio a forma di tubo, che ora sapevo essere una nave spaziale, si fermò, e iniziò una grande attività. Dalla base della nave uscì un gran numero di piccole navi di forma circolare, che si sparpagliarono qua e là e, con la loro partenza, la vita di bordo della grande nave riprese il tenore di un'esistenza ben ordinata. Il tempo passò e piano piano tutti i piccoli dischi tornarono alla loro nave-madre e furono ripresi a bordo. Il tubo divenne di nuovo lentamente carico e corse a gran velocità, come un animale spaventato, attraverso il turbinare dei cieli. Al compimento del tempo, non potrei stabilirne la durata poiché tutto il viaggio si era svolto a velocità accelerata, il tubo metallico tornò alla sua base. Uomini e donne lo lasciarono ed entrarono in edifici lungo il suo perimetro. Davanti a me lo schermo divenne grigio. La stanza in ombra, con gli schermi sempre in movimento sui muri, mi affascinava oltre misura. Precedentemente ero stato troppo occupato a guardare uno o due schermi, ma ora che quelli erano chiusi e fermi davanti a me avevo tempo per guardare intorno. Qui c'erano uomini circa delle mie dimensioni, dimensioni implicite quando uso il termine 'umano'. Erano di tutti i colori, bianchi, neri, verdi, rossi, gialli e marroni. Forse un centinaio sedevano su sedili dalla strana forma, capaci di piegarsi e inclinarsi a ogni movimento. Sedevano in fila davanti a strumenti posti lungo tutto il muro. I Nove Vecchi Saggi sedevano a una tavola speciale nel centro della stanza. Spinto dalla curiosità mi guardai intorno, ma gli strumenti e le loro

applicazioni erano così lontani da qualunque cosa di cui avessi fatto precedentemente esperienza, che non ho la possibilità di descriverli in nessun modo. Tubi tremolanti che contenevano una luce verde spettrale, tubi vibranti di luce color ambra, muri che ERANO muri, sebbene irradiassero la stessa luce colorata come quella fuori all'aperto. Cerchi di vetro dietro cui si vedevano dei punti ondeggiare violentemente, oppure oggetti solidi come rocce; tutto QUESTO può Suggerirti qualcosa? Una sezione del muro si aprì improvvisamente, rivelando un'incredibile quantità di fili metallici e tubi. Piccoli ometti alti circa mezzo metro si arrampicavano su e giù per quei tubi, piccole persone ornate di cinture che contenevano attrezzi luminosi, che erano arnesi di un qualche tipo. Poi entrò un gigante portando una scatola grande e pesante. La tenne lì per alcuni momenti, mentre gli ometti bloccavano la scatola contro il retro del muro. Poi il muro si richiuse e gli ometti scomparvero, assieme al gigante. Ora c'era silenzio, salvo che per un rumore secco continuo e il fruscio del nastro che si muoveva ininterrottamente da un orifizio della macchina a un ricettacolo speciale. Sullo schermo era adesso inquadrata una cosa davvero assai strana. Dapprima credetti di vedere una roccia sbozzata grossolanamente in una forma umana, poi, con mio grande orrore, vidi che la Cosa si muoveva. La forma di un braccio primitivo si alzò e io vidi che reggeva un grande foglio di qualche materiale sconosciuto, su cui era incisa una qualche forma di scrittura. Ma non si può dire 'scrittura' e basta; era così ovviamente diversa da tutto ciò che è nel nostro mondo, che si dovrebbe inventare una qualche forma di linguaggio per poterla descrivere. Allontanai lo sguardo: tutto ciò era così al di sopra della mia comprensione da non suscitare più alcun interesse in me. Provavo soltanto orrore nel considerare quella parodia dell'umanità. Ma il mio sguardo meravigliato s'interruppe bruscamente. Ecco che apparvero degli Spiriti, Spiriti alati! Ne rimasi così affascinato che quasi andai a battere contro lo schermo nel tentativo di avvicinarmi per vederne di più. Era il quadro di un giardino meraviglioso in cui giocavano creature alate. Di forma umana, sia maschi che femmine eseguivano una sorta d'intricata danza aerea nel cielo dorato sopra il loro giardino. La Voce irruppe nei miei pensieri. 'Ah! Dunque sei affascinato, eh? Questi sono (un nome indecifrabile) e sono capaci di volare soltanto perché vivono in un mondo dove la forza di gravità è assai debole. Non possono lasciare il loro pianeta perché troppo fragili. Tuttavia posseggono un'intelligenza potente e insuperabile. Ma guarda ora in altri schermi. Presto vedrai di più della storia del tuo mondo'. Davanti a me vidi la scena cambiare. Sospettai che il cambiamento fosse deliberato, in modo che potessi vedere ciò che si desiderava che vedessi. Prima ci fu il viola profondo dello spazio, poi un mondo interamente azzurro si mosse da un margine fino ad occupare il centro delle schermo. L'immagine divenne sempre più larga, fino a riempire completamente la visione, sempre più larga e di nuovo ebbi l'orrenda impressione di cadere a testa in giù, fuori nello spazio. Esperienza veramente angosciante. Sotto di me balzavano e rotolavano onde azzurre. Il mondo girò. Acqua, acqua, ovunque acqua. Ma una macchiolina si proiettò sopra le onde eterne. Su tutto il mondo si elevava un altipiano della grandezza della Valle di Lhasa, su cui erano disseminati strani edifici. Figure umane si muovevano pesantemente sulla riva con i piedi nell'acqua. Altre figure sedevano su rocce lì vicino. Era tutto misterioso e niente aveva alcun senso per me. 'Il nostro vivaio' disse la Voce 'dove coltiviamo il seme di una nuova razza'. 7-117 "Mi lasciai per un po' trasportare, … come i pensieri di un uomo pigro, senza direzione, senza scopo. Vacillando mi spostavo da schermo a schermo, a seconda di quello che mi suggeriva la fantasia. Poi la Voce s'introdusse in me dicendo: 'Ti dobbiamo dire altro ancora'. Mentre la Voce parlava, mi accorsi di essere stato girato e diretto verso gli schermi che avevo studiato all'inizio. Ora erano di nuovo attivi. Su uno schermo era inquadrato l'universo, contenente quello che ora conosciamo come il Sistema Solare. La Voce riprese: 'Per secoli si è avuta estrema cura, nel caso ci fosse stato qualche rischio di radiazioni proveniente dal nuovo Sistema ora in formazione. Passarono milioni di anni, ma nella vita dell'universo un milione di anni non è che alcuni minuti nella durata della vita di un umano. Infine salpò un'altra

spedizione da qui, il centro del nostro impero; spedizione equipaggiata con i più moderni apparati, con cui determinare la pianificazione di nuovi mondi che dovremmo seminare'. La Voce cessò, e io ripresi a guardare negli schermi. Le stelle brillavano fredde e remote nelle incredibili distanze dello spazio. Dure e fragili, brillavano con più colori dell'arcobaleno. L'immagine si ingrandì sempre più, finché apparve un mondo che sembrava proprio una palla di nuvole. Nuvole vorticose si spostavano da un estremo all'altro, con la luce più impressionante. 'Non è possibile' disse la Voce 'fare una VERA analisi di un mondo lontano mediante sonde a distanza. Una volta noi credevamo altrimenti, ma l'esperienza ci ha mostrato il nostro errore. Ora, per milioni di anni, abbiamo mandato spedizioni. Guarda!'. L'universo venne spazzato via così come si può tirare una tenda da una parte. Vidi di nuovo un piano estendersi in quello che sembrava l'infinito. Le costruzioni erano diverse, ora erano lunghe e basse. Anche la grande nave che stava lì, pronta, era diversa. Quella nave sembrava composta di due piatti: il piatto inferiore era posto nel modo corretto e usuale, mentre quello superiore posava sopra quello inferiore, ma rovesciato. Brillava luminosa come la luna piena e la sua circonferenza era disseminata di buchi rotondi, coperti da vetri. Sul piano superiore posava una stanza trasparente, a forma di cupola assai vasta. La gigantesca circonferenza della nave rendeva relativamente piccolissimi i pesanti macchinari che la sostenevano alla base. Lì nei pressi indugiavano in gruppi uomini e donne, tutti vestiti con strane uniformi, tutti con una quantità di scatole posate ai loro piedi sul terreno. Il discorso sembrava essere allegro, l'umore buono. Individui abbigliati con maggiori ornamenti camminavano impettiti e inaccessibili avanti e indietro, come se stessero deliberando il destino di un mondo, cosa che forse stavano facendo. Un improvviso segnale li fece subito piegare, prendere i loro pacchetti e affrettarsi a piccoli passi sulla nave in attesa. Porte metalliche simili all'iride di un occhio si chiusero salde dietro di loro. Lentamente quell'immensa macchina di metallo si sollevò in aria di qualche centinaio di metri. Oscillò per un istante e poi svanì del tutto senza lasciare nessuna traccia a segnalare che fosse mai esistita. La Voce disse: 'Viaggia a una velocità impensabile, maggiore della velocità della luce, è un mondo autosufficiente, e quando qualcuno si trova su queste navi è DEL TUTTO insensibile a qualunque influenza esterna. Non vi è alcuna sensazione di velocità, nessuna sensazione di caduta, neanche nelle virate più brusche. 'Lo Spazio', continuò la Voce, NON è Vuoto come voi abitanti della terra credete. Lo Spazio è un'area di densità ridotta. C'è un'atmosfera di molecole di idrogeno. Le molecole separate possono essere distanti anche centinaia di chilometri, ma alla velocità generata dalle nostre navi quell'atmosfera sembra densa quasi come il mare. Si possono sentire le molecole che strusciano contro i lati della nave e dobbiamo prendere misure speciali, per ovviare al problema del riscaldamento causato dall'attrito molecolare. Ma guarda. Su uno schermo adiacente, la nave a forma di disco stava correndo all'impazzata, lasciando una scia di luce azzurrina dietro di sé. La velocità era così grande che man mano che il quadro si spostava per tenere inquadrata la nave, le stelle sembravano strisce continue di luce. La Voce mormorò: 'Tralasceremo le superflue sequenze del viaggio, per mantenerci sui punti che interessano veramente. Guarda l'altro schermo'. Così feci e vidi la nave che ora viaggiava molto più lentamente, e che ruotava intorno al sole, al NOSTRO sole. Ma un sole molto molto differente da quello che è ora. Era più grande, più luminoso e lunghe lingue di fuoco scaturivano dalla sua circonferenza. La nave ruotò intorno, prima a un mondo e poi a un altro. Alla fine si avvicinò a un mondo che in qualche modo sapevo essere la Terra. Completamente avvolta da nubi, essa girava sotto la nave, che dopo diverse orbite diminuì ancor più la sua velocità. Il quadro cambiò e mi fu mostrato l'interno. Un piccolo gruppo di uomini e donne stavano camminando in un lungo corridoio di metallo, alla cui estremità sbucarono in un ambiente cintato, che conteneva piccole copie della nave più grande. Uomini e donne salirono su una rampa ed entrarono in una di queste navi più piccole. Tutte le altre persone lasciarono quella zona. Dietro un muro trasparente un uomo guardava, le mani

sopra strani bottoni e lampi di luce di fronte a lui. Si diffuse una luce verde, e l'uomo pigiò più bottoni contemporaneamente. Una sezione del pavimento si ritirò e si aprì come si apre l'iride di un occhio. La piccola nave cadde attraverso l'apertura ed entrò nello spazio. Si allontanò lentamente come scivolando, finché la perdemmo di vista nelle nuvole che circondavano la Terra. Poi il quadro davanti a me mutò di nuovo e potei vedere come se fossi stato a bordo del naviglio stesso. Qui le nuvole turbinavano e ondeggiavano, simili dapprima a barriere impenetrabili, che si andavano via via sciogliendo appena venivano in contatto con la nave spaziale. Giù giù attraversammo chilometri di nuvole, finché fummo finalmente assorbiti da una giornata triste e cupa. Un mare grigio si gonfiava e agitava e in lontananza sembrava fondersi con le nuvole grigie, nuvole su cui erano riflesse rosse luci abbaglianti, provenienti da qualche fonte sconosciuta. La nave spaziale si alzò e si pose orizzontalmente fra le nuvole e il mare, sorvolando chilometri e chilometri infiniti di mare agitato. Sulla linea dell'orizzonte apparve una massa scura, interrotta da lingue intermittenti di fiamma. La nave avanzò. Proprio sotto di noi si vide confusamente una grande quantità di terra montuosa. Enormi vulcani ergevano le loro brutte teste in alto verso le nuvole, e da questi scaturivano tremende fiamme; lava fusa colava giù per i fianchi delle montagne per tuffarsi nel mare con un rimbombo sibilante. Anche se da lontano appariva grigia, da vicino risultava di colore rosso opaco. La nave continuò a viaggiare e circumnavigò il mondo per un gran numero di volte. Non c'era che un'immensa quantità di terra, circondata dal mare agitato che, più da vicino, sembrava emettere vapori. Alla fine la nave si alzò, entrò nello spazio e tornò alla nave madre. Lo schermo divenne bianco, quando la nave partì a gran velocità per tornare al mondo dell'Impero. La Voce, che ora mi ero abituato a sentir parlare nel mio cervello, commentò: 'NO! Non sto parlando semplicemente a TE, mi sto rivolgendo anche a coloro che partecipano a questa esperienza. Dal momento che tu sei tanto ricettivo, sei consapevole di tutti i miei commenti, che noi definiamo segnali acustici. Ma fai attenzione. Questo si applica anche a te. 'La Seconda Spedizione tornò a...' (ci fu un nome, ma non riesco proprio a pronunciarlo, così lo chiamerò 'il nostro impero'). 'Gli scienziati studiarono i rapporti presentati dall'equipaggio. Furono fatte valutazioni circa il probabile numero di secoli necessari prima che quel mondo fosse sufficientemente assestato, così da poter essere popolato di creature viventi. Biologi e genetisti lavorarono insieme, per formulare piani circa la formazione del miglior tipo di creature. Quando si tratta di popolare un nuovo mondo, e quando questo mondo è un prodotto di una Nova, prima di tutto c'è bisogno di animali pesanti e di fitto fogliame. Tutto il suolo è formato da rocce friabili, con cenere di lava e elementi residui. Tale suolo sosterrà soltanto piante che necessitino di nutrimento grossolano. Poi quelle piante tramontano e gli animali muoiono, estinguendosi anch'essi e mescolandosi alla roccia. Nel corso di millenni il suolo è formato. Come il suolo si trasforma sempre più rispetto alla roccia originaria, possono crescere tipi di piante più complessi. Col passare del tempo, su ciascun pianeta, il suolo è veramente composto delle cellule di animali e piante estinti ed escrementi dei primi durante eoni passati'. Ebbi l'impressione che il Proprietario della Voce facesse una pausa, per osservare il suo pubblico. Poi continuò: 'L'atmosfera di un nuovo pianeta non è assolutamente respirabile dagli umani. Le esalazioni delle eruzioni vulcaniche contengono zolfo e molti altri gas nocivi e letali. Una vegetazione idonea potrà superare questo inconveniente mediante l'assorbimento di tossine e la produzione di minerali non nocivi per il suolo. La vegetazione assorbirà i fumi velenosi e li trasformerà in ossigeno e azoto necessario agli umanoidi. Così gli scienziati di molti rami lavorarono insieme per secoli per preparare la razza base. I primi esemplari di questa razza furono posti poi su un mondo vicino, di condizioni simili (Marte?) così che potessero maturare, e in modo che noi potessimo assicurarci che fossero interamente soddisfatti. Se necessario potevano anche essere modificati. Così, per intere ere, il nuovo sistema planetario fu lasciato al corso della propria evoluzione, mentre vento e onde corrodevano gli acuti pinnacoli di roccia. Per milioni di anni le tempeste batterono contro quella terra rocciosa, e dagli alti picchi la roccia si frantumò, enormi massi caddero e

rotolarono, sbriciolandosi sotto l'impeto delle tempeste e rendendo il terreno sempre più friabile. Le onde gigantesche battevano con furia contro le coste, spezzando contrafforti, facendoli urtare insieme e riducendoli a particelle sempre più piccole. La lava che, bianca per l'elevata temperatura, scorreva dentro le acque, fumava e spumeggiava e si frantumava in milioni di particelle, destinate a divenire la sabbia del mare. Le onde riportavano indietro, con il loro moto, la sabbia sulla costa, e questa continua erosione consumò le montagne, la cui altezza risultò notevolmente diminuita. Passarono infiniti secoli di tempo terreno. Il sole ardente cominciò a brillare con minore intensità. Le lingue fiammeggianti non venivano più lanciate, per distruggere e incenerire corpi vicini. Ora il sole splendeva e bruciava del tutto regolarmente, e anche i mondi vicini si raffreddarono. Le loro orbite si stabilizzarono. Ogni tanto piccole quantità di roccia venivano in collisione con altre masse e il tutto precipitava nel sole, causando un aumento temporaneo della sua intensità di fuoco. Ma il Sistema si andava stabilizzando. Il mondo chiamato Terra era ormai quasi pronto a ricevere la sua prima vita. Alla base spaziale dell'Impero veniva preparata una grande nave per viaggiare sulla Terra e i membri di quella che sarebbe stata la Terza Spedizione venivano addestrati in ogni questione relativa al loro prossimo compito. Furono selezionati uomini e donne, in base alla loro compatibilità e all'assenza di nevrosi. Ciascuna nave spaziale è un mondo autosufficiente, in cui l'aria è fornita dalle piante e l'acqua è ottenuta da un'eccedenza di aria e di idrogeno, la cosa più economica di tutto l'universo. Furono caricati strumenti, provviste generali, e la nuova razza fu ibernata con cura, pronta a essere rianimata al momento opportuno. Dopo molto tempo, dato che non c'era fretta, la Terza Spedizione fu pronta. Guardai la nave scivolare attraverso l'universo principale, attraversarne un altro ancora ed entrare in quello che conteneva, nel margine estremo, la nuova Terra. C'erano molti mondi che ruotavano intorno al sole splendente; questi furono ignorati e tutta l'attenzione fu dedicata a un solo pianeta. La grande nave decelerò e si stabilizzò in un'orbita stazionaria relativamente a un punto sulla Terra. A bordo della nave fu approntato un piccolo velivolo, in cui entrarono sei uomini e sei donne, e di nuovo apparve un'apertura nel pavimento della nave madre, attraverso cui il velivolo di scorta si lasciò cadere. Di nuovo potei vedere sullo schermo quando esso penetrava le nuvole pesanti ed emergeva qualche chilometro sopra l'acqua. Muovendosi in senso orizzontale, giunse rapidamente nella zona in cui la roccia si proiettava sull'acqua. Le eruzioni vulcaniche, sebbene assai violente, erano tuttavia meno intense che in precedenza. La pioggia di detriti di roccia (meteoriti) era meno abbondante. Lentamente, molto lentamente la piccola nave spaziale si abbassò sempre di più. Occhi attenti scrutarono la superficie, per trovare il luogo più adatto per atterrare e infine, stabilito il posto, fu effettuato l'atterraggio. Qui, posando sulla dura superficie, l'equipaggio fece quelle che sembrarono le prove consuete. Soddisfatti, quattro membri dell'equipaggio indossarono strani indumenti che li ricoprivano dal collo ai piedi. Sulla testa ciascuna persona pose un globo rotondo e trasparente, collegato in qualche modo con il resto della tuta già indossata. Ciascuno prese una scatola ed entrò in una piccola stanza, la cui porta fu chiusa e serrata con attenzione dietro di loro. Una luce rossa, opposta a un'altra porta, si accese. La lancetta nera di un quadrante circolare prese a muoversi e, quando giunse a fermarsi su una 'O', la luce rossa divenne verde e la porta esterna si aprì. Una strana scala a pioli, quasi dotata di vita, risuonò sul pavimento e si abbassò sul terreno calando per alcuni metri. Un uomo discese con attenzione la scala a pioli e fece alcuni passi in giro, appena giunto sulla superficie. Estrasse dalla scatola un lungo bastone che ficcò nel terreno. Piegandosi esaminò minutamente i segni sulla superficie di quel bastone e, rialzandosi, fece cenno agli altri di raggiungerlo. La piccola compagnia si mosse in giro apparentemente a caso, facendo cose per me prive di significato. Se non avessi saputo che erano adulti intelligenti, avrei interpretato quelle stramberie come giochi di bambini. Alcuni raccolsero piccoli sassi e li misero in un sacco. Altri colpivano il terreno con martelli, o vi infilavano quelli che sembravano bastoni di metallo. Un'altra persona ancora, una donna come osservai, se ne andava sventolando piccole strisce di vetro appiccicoso e poi le

introduceva rapidamente in bottiglie. Tutte queste cose erano del tutto incomprensibili per me. Alla fine ritornarono alla loro nave ed entrarono nel primo compartimento. Rimasero lì fermi, come bestiame in un mercato, mentre su tutta la superficie di ciascuno di loro si potevano vedere brillare e guizzare luci dai forti colori. Infine si accese una luce verde, mentre le altre svanirono; le persone si tolsero quegli indumenti protettivi ed entrarono nel corpo principale. Presto ci fu un gran daffare. La donna con le strisce di vetro appiccicoso corse a mettere ciascuna di esse in un dispositivo metallico. Avvicinando il viso in modo da guardare attraverso due tubi, girò dei bottoni facendo intanto dei commenti con gli altri. L'uomo con i piccoli sassi li rovesciò in una macchina, che emise un gran sibilo e rigettò subito i sassi, ora ridotti in polvere sottile. Furono compiuti molti test, e furono tenute molte conversazioni all'interno della grande nave madre. Apparvero altre di queste navi, mentre la prima girò e tornò nella nave più grande. Quelle rimaste circondarono tutto il mondo e lanciarono oggetti che caddero sulla terra e altri oggetti di diverso tipo che caddero nel mare. Soddisfatte del loro lavoro, tutte le piccole navi si affiancarono fino a formare una linea, dopo di che si sollevarono e lasciarono l'atmosfera della Terra. Una dopo l'altra tutte le navi rientrarono nella nave madre e, quando fu rientrata anche l'ultima, la grande nave spaziale si staccò dall'orbita a gran velocità e prese a viaggiare negli altri mondi di quel sistema. Fu in questo modo che trascorsero innumerevoli anni del tempo della Terra. Nel tempo corrispondente a poche settimane del viaggio di una nave attraverso lo spazio, molti secoli passarono sulla Terra. I due tempi sono differenti in una maniera che è difficile comprendere, ma è così. Molti secoli passarono e, sulla Terra e sotto le acque, fiorì una vegetazione selvatica e robusta. Grandi felci si alzavano verso il cielo con foglie immense e dense, capaci di assorbire i gas velenosi e di restituire ossigeno di giorno e azoto di notte. Alla fine un'Arca dello Spazio discese attraverso le nuvole e atterrò su una spiaggia di sabbia. Furono aperti grandi boccaporti e dalla nave lunga chilometri uscirono pesanti creature da incubo, talmente massicce che la Terra tremò al loro passo. Orrende creature volavano rumorosamente nell'aria battendo le loro pesanti ali di cuoio. La grande Arca - la prima di molte che sarebbero venute nel volgere dei tempi - si sollevò nell'aria e scivolò via delicatamente sopra i mari. In alcune zone predeterminate l'Arca rimase sulla superficie dell'acqua lasciando cadere strane creature nelle profondità degli oceani. L'immensa nave si alzò infine e svanì nei recessi più remoti dello spazio. Sulla Terra creature incredibili vivevano e combattevano, nascevano e morivano. L'atmosfera cambiò. La vegetazione e le creature cambiarono, seguendo il corso dell'evoluzione. Passarono eoni, e dall'Osservatorio dei Saggi, a distanza di universi, veniva sorvegliata la nuova Terra. La Terra stava oscillando sulla sua orbita; si stava sviluppando un pericoloso grado di eccentricità. Dal cuore dell'Impero giunse una nave speciale. Gli scienziati decisero che una sola grande massa di terra non fosse sufficiente per prevenire il sollevarsi dei mari e il conseguente squilibrio del mondo. Dalla grande nave che si librava molti chilometri sulla superficie fu lanciato un sottile raggio di luce. Il continente della Terra ad esso esposto si frantumò e si spezzò in masse più piccole. Ci furono violenti terremoti e, quando il tempo fu maturo, le masse di terra si ritirarono formando una sorta di bastioni contro cui la forza del mare, ora diviso in MARI, batteva invano. La Terra si fissò in un'orbita stabile. Trascorsero milioni di anni, milioni di anni di tempo TERRENO. Di nuovo si mosse una spedizione dall'Impero. Questa volta portò i primi umanoidi sul mondo, strane creature viola: le donne con otto mammelle, e uomini e donne con la testa collocata direttamente sulle spalle, senza collo, così che per guardare di lato dovevano ruotare tutto il corpo. Le gambe erano corte e le braccia lunghe, che arrivavano sotto le ginocchia. Non conoscevano né fuoco né armi e tuttavia erano sempre in litigi. Vivevano in caverne e sotto i rami di alberi possenti. Per cibo avevano bacche, erbe e insetti, che brulicavano sulla terra. Ma coloro che controllavano la situazione non erano soddisfatti, perché queste erano creature prive d'intelligenza, incapaci di provvedere a se stesse e di mostrare alcun segno di evoluzione. Intanto le navi di quell'Impero

pattugliavano sempre l'universo che conteneva il sistema solare. Anche altri mondi si stavano sviluppando e quello di un altro pianeta stava procedendo assai più rapidamente della Terra. Fu staccata una nave di guardia e mandata sulla Terra. Qui furono catturati alcuni nativi viola ed esaminati, e fu deciso che l'intera razza doveva essere sterminata, proprio come un giardiniere estirpa le erbacce. Si produsse una pestilenza che uccise tutti gli umanoidi. La Voce irruppe dicendo: 'In anni futuri la gente della tua stessa Terra userà una pestilenza che ucciderà con agonia i conigli: NOI lo facciamo senza dolore'. Dai cieli giunse un'altra Arca che portò differenti animali e umanoidi assai diversi. Questi furono distribuiti per tutte le terre, e fu scelto un altro tipo e anche un altro colore, forse per soddisfare le condizioni di quell'area. La Terra continuava a estendersi senza ordine, quanto a fauna e flora. I vulcani eruttavano fiamme e fumo e la lava fusa colava lungo i lati della montagna. I mari si stavano raffreddando e la vita in essi andava mutando, per soddisfare le condizioni alterate. Ai due poli le acque erano fredde e il primo ghiaccio si stava formando sulla Terra. Passarono le Ere. L'atmosfera della Terra cambiò. La crescita di piante simili a felci giganti dette luogo alla formazione di veri e propri alberi. Le forme di vita divennero stabili e fiorì una grande civiltà. I Giardinieri della Terra volavano intorno al mondo per visitare una città dopo l'altra. Ma alcuni di essi divennero troppo familiari con i loro protetti umani, e con le donne. Un prete malvagio della razza umana persuase una bella donna a sedurre uno dei Giardinieri e a indurlo a tradire i segreti proibiti. La donna fu presto in possesso di certe armi, prima sconosciute dall'uomo. Nel giro di poche ore queste erano nelle mani del prete. Alcuni fraudolenti membri della casta sacerdotale costruirono armi atomiche, usando come modello quella rubata. Fu ordita una congiura, mentre alcuni Giardinieri erano invitati a un tempio per alcune celebrazioni e preghiere di ringraziamento. Qui, sul suolo sacro, i Giardinieri furono avvelenati e la loro attrezzatura rubata. Anche gli altri Giardinieri furono assaliti. Nella battaglia la pila atomica di un'astronave, che era atterrata nei pressi, fu fatta esplodere da un prete. Il mondo intero fu scosso. Il grande continente di Atlantide s'inabissò sotto le onde. In terre assai lontane tornadi squarciarono le montagne e spazzarono via gli umani. Grandi onde invasero le terre dai mari, e il mondo rimase quasi privo di vita umana, salvo per pochi, che riuscirono a ripararsi, pieni di terrore, in caverne nascoste. Per anni la Terra fu scossa e tremò sotto gli effetti della conflagrazione atomica. Per anni Nessun Giardiniere venne a ispezionare il mondo. Le radiazioni furono forti, e ciò che rimaneva della razza umana impaurita procreò prole diversa. La vita delle piante fu intaccata, e l'atmosfera si deteriorò. Il sole fu oscurato da rosse nuvole basse. Alla fine i Saggi decretarono che un'altra spedizione avrebbe viaggiato verso la Terra e portato una nuova razza al loro 'giardino' dissacrato. La grande Arca, piena di umani, animali e piante, salpò le immense distanze dello spazio." 7-129 "L'Arca apparve nello schermo davanti a me, enorme e ingombrante, un vascello che avrebbe inghiottito il Potala e l'intera città di Lhasa, compresi i Monasteri di Sera e di Drepung. Era così immensa che gli umani che ne uscivano a frotte sembravano piccoli come formiche che lavorano nella sabbia. Venivano sbarcati grandi animali e una folla di nuovi umani. Tutti apparivano intontiti e inebetiti, presumibilmente ridotti in quello stato perché non facessero resistenza. Uomini con strane cose sulle spalle volavano come uccelli, riunendo animali e uomini e pungolandoti con bastoni di metallo. La nave volò intorno al mondo, atterrando in molti punti, per lasciare animali di diverso tipo. Alcuni umani erano bianchi, altri erano neri e altri ancora gialli; umani bassi e umani alti; umani con capelli neri e altri i cui capelli erano bianchi. Animali con strisce, animali con lunghi colli, altri senza collo: non avevo mai saputo che potesse esistere una tale gamma di colori, misure e tipi differenti di creature viventi. Alcune delle creature erano così straordinariamente immense che per un certo tempo non riuscivo a comprendere come potessero muoversi e, tuttavia, nel mare apparivano agili come i pesci dei nostri laghi. Attraverso l'aria volavano continuamente piccole navi, con a bordo persone col compito di controllare i nuovi abitanti della Terra. Durante le loro incursioni disperdevano grandi mandrie, assicurandosi che animali e umani

fossero diffusi su tutto il globo. I secoli passarono e l'Uomo non era ancora in grado di accendere un fuoco né di ricavare dalle pietre strumenti grossolani. I Saggi tennero delle conferenze e decisero che la 'razza' doveva essere migliorata mediante l'introduzione di alcuni umanoidi più intelligenti, che sapevano come accendere fuochi e lavorare la selce. Così trascorsero altri secoli in cui i Giardinieri della Terra introdussero nuovi campioni virili per migliorare la razza umana. Gradatamente l'umanità progredì, passando dallo stadio della selce scheggiata a quello del fuoco. A poco a poco furono costruite case e formate città. I Giardinieri si muovevano sempre fra le creature umane, che li ritenevano dei sulla Terra. La Voce irruppe dicendo: 'Non ci sarebbe alcuno scopo utile nel seguire semplicemente le infinite peripezie che assillarono questa nuova colonia della Terra. Ti racconterò le caratteristiche salienti, per il bene della tua istruzione. Mentre parlo avremo davanti a noi dei quadri che scandiscono convenientemente il tempo, così che tu possa anche vedere ogni punto interessante. L'Impero era grande, ma giunse da un altro universo un popolo violento che tentò di strapparci i nostri possessi. Queste persone erano umanoidi e avevano sulla testa escrescenza cornee, che si ergevano a livello delle tempie. Inoltre avevano anche una coda. Erano di natura smisuratamente guerriera, la lotta era il loro sport e il loro lavoro. Si riversarono con nere navi in questo universo, rendendo deserti mondi che avevamo solo recentemente seminato. Nello spazio ebbero luogo battaglie da cataclisma. Mondi rimasero privi di vita, altri, in seguito a eruzioni, esplosero, riducendosi in fumo e fiamme, e i loro detriti si muovono disordinatamente nello spazio come ancor oggi la Cintura degli Asteroidi. Mondi precedentemente fertili ebbero distrutta la loro atmosfera e con essa tutto ciò che viveva lì. Un mondo colpì un altro mondo e lo gettò contro la Terra; questa fu a sua volta scossa e spinta in un'altra orbita che rese il giorno della Terra più lungo. Durante la collisione scariche elettriche giganti scoccarono dai due mondi. I cieli presero fuoco di nuovo, e molti degli umani della Terra perirono. Enormi inondazioni spazzarono la superficie del mondo e i pietosi Giardinieri si preoccuparono di andare con le loro Arche a recuperare a bordo umani e animali, in modo che fossero posti in salvo e trasportati in altre zone sicure. 'In anni futuri', disse la Voce, 'questo avrebbe dato origine a leggende inesatte in tutte le parti della Terra. Ma nello spazio la battaglia era vinta. Le forze dell'Impero sconfissero i malvagi invasori e ne catturarono molti. Il Principe degli Invasori, Satana, si salvò la vita dicendo che aveva molto da insegnare ai popoli dell'Impero e che, in tutti i tempi, avrebbe lavorato per il bene degli altri. Così fu risparmiata la vita a lui e ad alcuni dei suoi seguaci. Dopo un periodo di cattività si mostrò ansioso di cooperare per la ricostruzione del sistema solare che aveva profanato. Gli ammiragli e i generali dell'Impero, essendo uomini di buona volontà, non potevano immaginare inganno e tradimento in altri. Accettarono dunque l'offerta e stabilirono i compiti del Principe Satana e dei suoi ufficiali, sotto la supervisione di uomini dell'Impero. Sulla Terra i nativi erano impazziti per le esperienze subite ed erano stati decimati dalle inondazioni e dalle fiamme scaturite dalle nuvole. Altri ceppi furono portati da pianeti lontani, dove erano rimasti ancora esseri umani. Ora le terre erano differenti, e così i mari; a causa del cambiamento totale dell'orbita anche il clima era mutato. Ora c'era una fascia equatoriale calda e spesse formazioni di ghiaccio sulle aree polari. Grandi iceberg si staccarono dalla massa principale, prendendo a galleggiare nei mari, animali enormi morirono per il freddo improvviso, e foreste scomparvero, quando le loro condizioni vitali cambiarono così drasticamente. Intanto le condizioni si andarono lentamente stabilizzando e ancora una volta l'Uomo cominciò a costruire una forma di civiltà. Ma l'Uomo ora era eccessivamente bellicoso e perseguitava tutti coloro che erano più deboli, e i Giardinieri introducevano regolarmente nuovi elementi capaci di migliorare la razza di base. L'evoluzione dell'Uomo progredì, e si sviluppò lentamente un tipo migliore di creatura. Ma i Giardinieri non erano soddisfatti, e fu deciso che più Giardinieri vivessero sulla Terra, Giardinieri con le loro famiglie. Risultò vantaggioso che questi usassero cime di montagne e luoghi elevati come basi. Un uomo e una donna discesero su una terra orientale

con la loro nave spaziale e fecero la loro base sul picco di una bella montagna. Izanagi e Izanami divennero così i protettori della razza giapponese e' la Voce risuonò triste e irata nel medesimo tempo 'ancora una volta furono intrecciate false leggende; poiché questi due, lzanagi e Izanami, apparvero in direzione del sole, i nativi credettero che fossero dei e dee del sole venuti a vivere insieme a loro'. Sullo schermo avanti a me vidi il sole, rosso come il sangue, brillare e splendere nel cielo, e da quella direzione discendere una nave luminosa, colorata di rosso dal riflesso dei raggi del sole che tramontava. La nave discese ancora, si abbassò e poi fece alcuni giri pigramente. Infine, quando i raggi. rossi del sole al tramonto furono riflessi sulla cima della montagna ricoperta di neve, la nave discese su un alto pendio a lato della montagna. Gli ultimi raggi della luce del sole illuminarono l'uomo e la donna che discendevano dalla nave per guardare intorno a sé e poi rientrare. I nativi dalla pelle gialla si prostrarono davanti alla nave, intimiditi dalla grandezza della visione, attesero in deferente silenzio e poi si allontanarono nella notte. Il quadro cambiò e io vidi un'altra montagna in una terra lontana. Dove fosse, non so, ma dovevo presto esserne informato. Vennero dal cielo navi spaziali che fecero alcuni giri e poi scesero lentamente, in formazione regolare, finché anch'esse occuparono il pendio di una montagna. 'Gli Dei dell'Olimpo!' disse la Voce con un tono sarcastico 'I cosiddetti Dei, che portarono così tanto affanno e tribolazione a questo giovane mondo. Queste persone, col Principe Satana in mezzo a loro, vennero per stabilirsi sulla Terra, ma il centro dell'Impero era assai lontano. La noia e i suggerimenti di Satana condussero fuori strada questi giovani uomini e donne, a cui era stata assegnata questa Terra per mettere a frutto la loro esperienza. Zeus, Apollo, Teseo, Afrodite, le figlie di Cadmo e molti altri formavano questi equipaggi. Il messaggero Mercurio (Hermes) viaggiava da nave a nave per tutto il mondo, riferendo messaggi e scandali. Gli uomini vennero sommersi dal desiderio delle mogli degli altri e le donne si misero a sedurre gli uomini che desideravano. Per tutti i cieli del mondo avvennero pazzi inseguimenti con velocissime navicelle, quando una donna inseguiva un uomo o un marito inseguiva la moglie fuggita con l'amante. E i nativi del mondo, privi di cultura, osservando le stramberie sessuali di coloro che consideravano dei, pensarono che QUELLO fosse il modo in cui ESSI stessi dovessero vivere. Così iniziò un'epoca di dissolutezza in cui furono calpestate tutte le leggi della decenza. Vari nativi scaltri, più accorti della media, si dichiararono preti e pretesero di essere la Voce degli Dei. Gli Dei erano troppo occupati nelle loro orge, anche solo per accorgersene. Ma queste orge portarono ad altri eccessi, portarono ad assassinii così numerosi che alla fine queste notizie trapelarono nell'Impero. Ma i preti-nativi, coloro che pretendevano di essere i rappresentanti degli Dei, scrissero tutto quello che accadeva alterandolo, dicendo che i loro poteri potevano essere aumentati. Sempre è stato così nella storia del mondo, che alcuni nativi hanno scritto non quello che era accaduto, ma fatti capaci di accrescere il loro potere e prestigio. La maggior parte delle leggende non sono neanche un'approssimazione di ciò che realmente ebbe luogo'. Fui spostato davanti a un altro schermo. Qui era un altro gruppo di Giardinieri, o 'Dei'. Horus, Osiride, Anoubis, Iside, e molti altri. Anche qui accadevano orge, anche qui un vecchio luogotenente del Principe Satana era al lavoro per cercare di sabotare tutti gli sforzi atti a recare il bene a questo piccolo mondo. Anche qui c'erano gli inevitabili preti che scrivevano le loro leggende infinite e false. Ve n'erano alcuni che si erano insinuati nella fiducia degli Dei e avevano ottenuto così la conoscenza, normalmente proibita ai nativi. Questi nativi formarono una società segreta designata a sottrarre maggiore conoscenza proibita e a usurpare il potere dei Giardinieri. …'Avevamo molto daffare con certi nativi e dovemmo introdurre misure repressive. Alcuni dei preti nativi, avendo rubato attrezzature ai Giardinieri, non furono poi in grado di controllarle, facendo esplodere flagelli sulla Terra. Un gran numero di persone morirono, e anche i raccolti ne risentirono. Ma alcuni dei Giardinieri, sotto il controllo del Principe Satana, stabilirono una Capitale del Peccato nelle città di Sodoma e Gomorra, città in cui ogni forma di vizio, perversione o depravazione era considerata una virtù. Il Signore dell'Impero avvertì solennemente Satana di desistere e di

andarsene, ma egli se ne fece beffe. Alcuni dei migliori abitanti di Sodoma e Gomorra furono avvisati di andar via, e poi, a un tempo convenuto, una nave solitaria volò nell'aria e lasciò cadere un piccolo pacchetto. Le città si ridussero in fuoco e fumo. Grandi nuvole a forma di funghi salirono verso il cielo come durante un'apocalisse, e sulla terra non rimase niente se non devastazione, frantumi di pietre, rocce fuse e le incredibili rovine di abitazioni umane. Nella notte la zona risplendeva d'un bagliore sinistro e viola. Assai pochi sfuggirono all'olocausto. Seguendo questo avviso salutare, fu deciso di allontanare tutti i Giardinieri dalla faccia della Terra e di non avere più contatti con i nativi ma di trattarli da lontano come puri esemplari. Le pattuglie continuarono a entrare nell'atmosfera e il mondo, con i suoi nativi, continuò a essere sotto controllo. Ma non ci fu più alcun contatto ufficiale. Fu deciso invece di avere sulla Terra nativi educati in modo speciale e che potevano essere 'piantati' dove persone idonee potevano trovarli. L'uomo che più tardi fu noto come Mosè ne è un esempio. Una nativa idonea fu allontanata dalla Terra e impregnata col seme dotato di caratteristiche particolari. Il nascituro fu guidato telepaticamente e gli fu data grande conoscenza, per un nativo. Fu condizionato telepaticamente a non rivelarla fino a un tempo convenuto. Al tempo dovuto il bambino venne alla luce e fu arricchito di ulteriore educazione e condizionamento. Più tardi il bambino fu posto in un contenitore adatto e, col favore dell'oscurità, fu depositato in modo sicuro in un letto di giunchi dove sarebbe presto stato trovato. Via via che crebbe, fino alla maturità, ebbe frequenti contatti con noi. Quando era necessario una piccola nave soleva venire su una montagna, nascosta da nuvole naturali e da nuvole formate da noi stessi. Allora l'uomo Mosè saliva la montagna e veniva a bordo, tornando poi con un Bastone di Comando, o con le Tavole dei Comandamenti compilate in modo particolare e preparate per lui. Ma questo non era ancora sufficiente. Dovemmo procedere in modo simile in altre regioni. In quella terra che ora è conosciuta come India controllammo ed educammo in modo speciale il figlio maschio di un potentissimo Principe. Considerammo che il suo potere e il suo prestigio avrebbero indotto i nativi a seguirlo e ad aderire a una forma speciale di disciplina che avevamo formulato, atta ad elevare lo stato spirituale dei nativi. Gautama aveva le proprie idee, ovviamente, e noi, invece di trascurarle, gli permettemmo di produrre la sua forma di disciplina spirituale. Una volta ancora trovammo che i discepoli, o preti - generalmente per i loro vantaggi e guadagni - distorcevano gli insegnamenti nei loro scritti. Così è sempre stato sulla Terra; una cricca di persone, preti sedicenti, sogliono stampare scritture rielaborate per accrescere i loro poteri e la loro ricchezza. Ci furono altri che fondarono nuove branche di religione, come Maometto, Confucio, i nomi sono troppi da menzionare. Ma ciascuno di questi uomini era sotto il nostro controllo, o era educato da noi con l'intenzione basilare di stabilire il vero credo e di far sì che i capi di quella religione conducessero i loro seguaci verso uno stile di vita diretto al BENE. Il nostro intento fondamentale era che ciascun umano si comportasse con gli altri come lui stesso voleva che gli altri si comportassero con lui. Tentammo di stabilire uno stato di armonia universale, quale esisteva nel nostro Impero, ma questa nuova umanità non era a un livello tale, sufficiente per mettere da parte il proprio Sé e lavorare per il bene degli altri. I Saggi erano molto insoddisfatti del progresso e, come risultato delle loro elucubrazioni, fu proposto un nuovo schema. Uno dei Saggi aveva fatto notare che tutti quelli mandati sulla Terra fino ad allora erano stati posti nel livello socialmente ed economicamente più elevato di famiglia. Come affermò correttamente, molte delle classi più basse rifiutavano automaticamente le parole di una tale persona, proveniente da una classe più alta. Così iniziò la ricerca di una donna idonea a concepire un bambino. Una donna idonea proveniente da una famiglia idonea, di una classe inferiore e in un paese dove sembrava esserci attesa per la fioritura di una nuova religione o dottrina. Ricercatori assidui si dedicarono a questo compito, e fu presentato un gran numero di possibilità. Tre uomini e tre donne furono depositati segretamente sulla Terra al fine di perseguire le loro ricerche per selezionare la famiglia più adatta all'uopo. Il consenso generale favorì una giovane donna senza figli e sposata a un uomo

che praticava uno dei più antichi mestieri della Terra, il mestiere del falegname. I Saggi ritennero che la maggioranza delle persone fossero di questa classe sociale, e quindi più desiderose di seguire le parole di uno come loro. Così la donna fu visitata da uno di noi, ch'ella ritenne un angelo, e le fu annunciato che stava per ricevere un grande onore, che stava per concepire un figlio maschio, destinato a fondare una nuova religione. Quando il tempo fu maturo la donna rimase incinta, ma poi avvenne uno di quegli eventi così comuni in quella parte del mondo: la donna e suo marito dovettero fuggire dalla loro casa, per via della persecuzione di un re locale. Lentamente se n'andarono in una città del Medio Oriente e lì la donna trovò che il tempo era giunto per lei. Non c'era alcun luogo dove andare, eccetto la stalla di una locanda. Là nacque il bambino. Avevamo seguito la loro fuga, pronti a qualsiasi evenienza. Tre membri dell'equipaggio della nave di controllo discesero sulla superficie della Terra recandosi alla stalla. Con loro sgomento appresero che la loro nave era stata vista e descritta come una Stella a Oriente. Il neonato divenne bambino, e attraverso il continuo addestramento speciale che riceveva telepaticamente, mostrò grandi talenti. Da giovane soleva disputare con gli anziani e purtroppo provocò l'ostilità della casta sacerdotale locale. Nella prima maturità si allontanò da quelli che conosceva per viaggiare in molte terre del Medio e del Lontano Oriente. Noi lo dirigemmo nel Tibet, ed egli attraversò la catena di montagne e soggiornò per un certo tempo nella Cattedrale di Lhasa, dove ancor oggi sono conservate le impronte delle sue mani. Qui ricevette consigli e assistenza per la formulazione di una religione adatta alle genti dell'Occidente. Durante la sua permanenza a Lhasa passò attraverso uno speciale trattamento, per cui il corpo astrale dell'umano terrestre fu liberato e portato in un'altra esistenza. Al suo posto fu messo il corpo astrale di uno scelto da noi. Questi era una persona con un'esperienza assai grande a livello spirituale - l'esperienza più grande che si possa ottenere sotto qualunque condizione terrena. Questo sistema di trasmigrazione viene usato frequentemente da noi quando si tratta di razze arretrate. Alla fine tutto fu pronto ed egli intraprese il lungo viaggio di ritorno nella sua terra natale. Giunto là, si mise a cercare e a trovare con successo delle persone, alcune delle quali già conosciute, capaci di assisterlo nella diffusione della nuova religione. Sfortunatamente il primo occupante del corpo aveva provocato l'ostilità dei preti. Ora essi si ricordarono di quel fatto e organizzarono con cura un incidente, durante il quale l'uomo poté essere arrestato. Avendo poi controllo sul giudice che esaminava il caso, il risultato fu scontato. Considerammo possibile una liberazione, ma giungemmo alla conclusione che il risultato globale sarebbe stato negativo per la popolazione generale e per la nuova religione. La nuova forma di disciplina spirituale si diffuse ampiamente, ma una volta ancora ci furono quelli che la sovvertirono per i loro fini. Circa sessant'anni dopo che si fu affermata fu tenuto un grande concilio nella città mediorientale di Costantinopoli, dove si radunarono molti preti. Molti di loro erano uomini pervertiti, che avevano desideri sessuali depravati e che consideravano impura l'eterosessualità. Con il voto della maggioranza, i veri Insegnamenti furono alterati in modo che le donne furono fatte apparire impure. Essi inoltre insegnarono - in maniera del tutto erronea - che tutti i bambini nascevano nel peccato e decisero di pubblicare un libro riguardo gli eventi di sessant'anni prima. Furono prezzolati scrittori, incaricati di compilare libri sulla stessa linea, usando per quanto fosse possibile i racconti e le leggende che erano stati tramandati (con tutte le loro inesattezza) da persona a persona. Per molti anni varie commissioni stabilirono di stampare, cancellare e alterare i passaggi non graditi. Infine fu scritto un libro che NON insegnava il vero Credo, ma che era in effetti materiale atto ad accrescere il potere della casta sacerdotale. Attraverso i secoli seguenti i preti - che AVREBBERO DOVUTO seguire e aiutare lo sviluppo dell'Umanità - ostruirono invece attivamente tale sviluppo. Sono state propagate false leggende, sono stati distorti i fatti. Se le persone della Terra, e in particolare i preti malvagi, non cambiano i loro modi, noi, Popolo dell'Impero, saremo costretti a sostituire il loro mondo. Intanto, tranne che in casi eccezionali come questo, abbiamo ordine di non conversare con l'Uomo e di non fare nessuna proposta in

nessun tipo di governo sulla Terra'. La Voce cessò di parlare. Io fluttuavo come intorpidito davanti a quegli schermi che cambiavano continuamente, guardando le immagini che mostravano tutto quello che era successo in quei lontani giorni passati. Vidi anche molto del probabile futuro, perché il futuro può essere predetto assai accuratamente per un mondo o anche per un paese. Vidi la mia cara terra invasa dagli odiati cinesi. Vidi l'ascesa - e la caduta - di un malvagio regime politico che sembrava chiamarsi comunismo, ma questo non significò niente per me. Alla fine mi sentii assolutamente esausto. Sentii che perfino il mio corpo astrale stava avvizzendo sotto la continua tensione subita. Gli schermi, fino ad allora sempre pieni di colori vivi, divennero grigi. La mia visione si oscurò e io caddi in uno stato di incoscienza. Fui svegliato dal mio sonno, o dal mio stato d'incoscienza, da un terribile movimento traballante. Aprii gli occhi - ma non AVEVO OCCHI! Sebbene non potessi ancora muovermi, ero in qualche modo consapevole di trovarmi di nuovo nel mio corpo fisico. Il dondolio era determinato dal tavolo che mi sosteneva, mentre ero portato indietro lungo il corridoio della nave spaziale. Una voce priva di emozioni disse freddamente: 'E' sveglio'. Seguì una sorta di grugnito di riconoscimento e poi ci fu un nuovo silenzio, eccetto per il rumore dei passi strascicati e del metallo sfregato, come se a volte il mio tavolo battesse contro un muro. Giacevo da solo in quella stanza di metallo. Gli uomini avevano posato il mio tavolo e poi se n'erano andati in silenzio. Giacevo, ponderando le cose straordinarie che mi erano accadute e sentendomi tuttavia ancora un poco offeso. Quella costante diatriba sui preti: io ero un prete, ed essi erano contenti di far uso dei servizi che offrivo mio malgrado. Mentre mi riposavo rimuginando, udii il pannello di metallo scostarsi; un uomo entrò, richiudendo la porta dietro di sé. 'Bene Monaco' esclamò la voce del dottore 'ti sei comportato bene e noi siamo molto fieri di te. Mentre giacevi senza coscienza abbiamo esaminato di nuovo il tuo cervello e i nostri strumenti ci dicono che tu hai tutta la conoscenza ben impressa nelle cellule del tuo cervello. Sei stato fonte di grandi insegnamenti per i nostri giovani. Presto sarai liberato. Ne sei felice?' 'Felice, Signor Dottore?' chiesi 'Di cosa dovrei rallegrarmi. Mi avete catturato, tagliato la parte superiore della testa, avete forzatamente fatto uscire lo spirito dal mio corpo, mi insultate come membro della casta sacerdotale e ora - dopo avermi usato. state per scartarmi come un uomo si spoglia del suo corpo finito alla morte. Felice? E di cosa dovrei essere felice? Avete intenzione di restituirmi gli occhi? Avete intenzione di procurarmi da vivere? In che modo potrò sopravvivere altrimenti?' quasi RINGHIAI alla fine! 'Uno dei problemi principali del mondo, Monaco' mormorò il dottore 'è che la maggior parte delle vostre persone è negativa. Nessuno oserebbe dire che TU sei negativo. Tu dici in modo positivo quello che vuoi dire. Se le persone pensassero sempre POSITIVAMENTE non ci sarebbero problemi nel mondo, perché la condizione negativa viene naturalmente alle persone qui, sebbene tale condizione richieda più sforzi'. 'Ma Signor Dottore!' esclamai 'ho chiesto cosa avete intenzione di FARE per me. Come vivrò? Cosa FARO'? Devo solo custodire questa conoscenza finché arrivi qualcuno che dica di essere l'uomo e poi biascicare tutta la storia come una vecchia al mercato? E PERCHE' voi credete che io eseguirò questi compiti assegnatimi, vista l'opinione che avete dei preti?' 'Monaco!' disse il dottore 'ti metteremo in una comoda caverna, con un piacevole pavimento di pietra. Ci sarà un piccolo rigagnolo d'acqua capace di sopperire ai tuoi bisogni in quel senso. Per quanto riguarda il cibo, il tuo stato sacerdotale sarà una garanzia perché la gente ti PORTI il cibo. Di nuovo, ci sono preti e preti; i tuoi preti del Tibet sono fondamentalmente buoni e noi non abbiamo controversie 'Non hai osservato che abbiamo usato in precedenza i preti del Tibet? E tu chiedi di quello destinato a ricevere la tua conoscenza. Ricorda questo: tu SAPRAI quando la persona verrà. Dà a lui la tua conoscenza e a nessun altro'. Così giacevo lì, interamente nelle loro mani. Ma dopo molte ore il dottore entrò di nuovo nella mia stanza dicendo: 'Ora ti sarà restituito il movimento. Prima abbiamo una nuova tunica per te e anche una nuova ciotola'. Intorno a me si affaccendavano tante mani; strane cose furono estratte dal mio corpo. Mi fu tolto il lenzuolo e mi fu messa la nuova tunica... NUOVA, la prima tunica NUOVA che avessi mai avuto. Poi

tornai in possesso della capacità di movimento. Un assistente mi mise un braccio intorno alle spalle, aiutandomi a scendere dal tavolo. Per la prima volta, dopo un numero sconosciuto di giorni ,stavo in piedi. Quella notte riposai più contento, avvolto in una coperta, datami anche questa. E il mattino fui preso, come ti ho già detto, e portato nella caverna, dove ho vissuto in solitudine per più di sessant'anni. Ma ora, prima di riposare per la notte, prendiamo un po' di tè, perché il mio compito è ormai alla fine".

TRASMIGRAZIONE

8-51 Ricordo un monaco di una certa età - sarebbe più esatto dire un lama - che ci stava tenendo una lezione e poi andò avanti intrattenendoci sull'argomento della trasmigrazione. "Molto tempo fa" disse "in realtà molto prima che cominciasse la storia documentata, la terra era popolata da giganti. Erano i Giardinieri della Terra, coloro i quali vennero qui per controllare lo sviluppo della vita su questo pianeta, perché come sapete noi qui non rappresentiamo il primo ciclo dell'esistenza. Come i giardinieri che sgombrano un tratto di terreno, questi Giganti eliminarono dalla terra ogni forma di vita così che noi, che rappresentiamo la razza umana, fossimo lasciati qui ad arrangiarci per conto nostro, a evolverci per conto nostro. … La Razza dei Giganti" prosegui "non era molto adatta per vivere sulla Terra. Perciò, ricorrendo alla magia, rimpicciolì fino a eguagliare le dimensioni degli esseri umani, in modo da mescolarsi a loro senza farsi notare. Ma spesso era necessario far venire un nuovo Giardiniere anziano con incarichi speciali. Ci voleva troppo tempo per far nascere un bambino da una donna e aspettare poi che trascorressero gli anni della sua prima infanzia, della sua fanciullezza e della sua adolescenza. Così la scienza dei Giardinieri della Terra adottò un altro sistema. Facevano crescere determinati corpi e si accertavano che quei corpi fossero compatibili con lo spirito che più tardi vi si sarebbe insediato. … Tuttavia i Giardinieri della Terra consentirono che certi uomini e donne si accoppiassero, affinché ciascuno avesse un figlio e la crescita di quel figlio sarebbe stata sorvegliata con la massima attenzione forse per tutti i primi quindici, venti o trent'anni. Poi, quando giungeva il momento in cui un Giardiniere di elevata condizione doveva venire sulla Terra nel giro di poche ore, gli assistenti riducevano il corpo addestrato in una condizione di trance, di stasi o, se preferite, in uno stato di morte apparente. Gli assistenti del mondo astrale congiungevano il corpo vivente all'entità che desiderava venire sulla Terra; grazie al loro particolare sapere, staccavano la Corda d'Argento e al suo posto allacciavano quella dell'entità destinata a venire sulla Terra, cioè del Giardiniere della Terra. Perciò l'ospite diventava il veicolo del Giardiniere della Terra e il corpo astrale dell'ospite andava nel mondo astrale, esattamente come avviene quando muore una persona. In questo consiste la trasmigrazione, vale a dire il trasferimento di un'entità nel corpo di un'altra. Il corpo prescelto è definito ospite. Come tutta la storia ci dice, la trasmigrazione fu ampiamente messa in pratica in Egitto, dando luogo a quel trattamento noto come imbalsamazione, poiché a quei tempi in Egitto c'era un pari numero di corpi conservati in uno stato di morte apparente. Erano vivi ma immobili. Erano pronti per essere occupati da entità superiori, proprio come noi teniamo i cavalli a disposizione di un monaco o di un lama, nel caso debbano inforcare l'animale per recarsi da qualche parte. … Si fa tuttora. I corpi vengono ancora preparati, curati in modo particolare, affinché un'entità diversa possa occuparne uno nuovo, qualora sia necessario per il bene del mondo in generale". 8-131 Una volta per tutte vi dico che il viaggio astrale si potrebbe effettuare in quel modo. In passato è stato già compiuto, adesso lo sarà da parte di 'creature' (dico 'creature' in quanto non hanno aspetto umano), provenienti da una galassia del tutto diversa. In questo momento sono qui, sono arrivate mediante un viaggio astrale e alcune di loro occupano corpi umani come

fecero gli Antichi al tempo dei tempi. Gli esseri umani, solo che sapessero come farlo, potrebbero inviare viaggiatori astrali dovunque, superando i limiti temporali e spaziali. Il viaggio astrale può essere compiuto alla stessa velocità del pensiero e, se non sapete quanto veloce sia il pensiero, ve lo dirò io: per un viaggio astrale da qui a Marte ci vorrebbe un decimo di secondo. Ma in futuro gli esploratori potranno recarsi in un altro mondo servendosi del viaggio astrale e, una volta arrivati a destinazione, potranno, mediante la trasmigrazione, entrare nel corpo di un nativo di quel mondo così da acquisire un'esperienza di prima mano riguardo alla natura delle cose. Badate bene, questa non è fantascienza, è assolutamente la verità. Se può farlo altra gente di altri mondi, allora possono farlo anche i terrestri. Devo tuttavia ammettere con rincrescimento che, soltanto per il fatto di aver messo in dubbio la mia parola, non è stato possibile insegnare questo particolare aspetto della questione. 5-155 Io dico, in tutta serietà, che se la gente di questo mondo stesse soltanto ad ascoltare coloro che sono veramente in grado di mettere in atto la trasmigrazione, avremmo un'occasione fantastica per esplorare lo spazio. Pensate a tutti i mondi che esistono. Pensate alla possibilità di visitare un mondo nel giro di qualche secondo. Alcuni di quei mondi non possono essere visitati da esseri umani 'normali' in quanto può darsi che l'atmosfera, il clima e la gravità siano sfavorevoli. Ma una persona, se trasmigra, può subentrare nel corpo di qualsiasi nativo del pianeta, che poi esplorerà senza incontrare nessuna difficoltà. Gli esseri umani molto esperti nella scienza della trasmigrazione potrebbero entrare nei corpi di animali, in modo da poterli studiare con efficacia. Questo è stato già fatto, è stato già fatto frequentemente, tanto che, a causa di una memoria della razza, circolano certe false convinzioni, secondo cui gli esseri umani rinascono come animali. Non è vero, non è mai avvenuto. Gli animali non nascono come esseri umani e neppure sono inferiori agli esseri umani. Dato però che esiste nella razza un ricordo di Giardinieri della Terra subentrati nel corpo di certi animali, la conoscenza al riguardo è andata stravolgendosi. E' così che si degradano le buone religioni. 8- 154 Molti corpi, dotati delle vibrazioni adatte, furono usati dagli spiriti dei Giardinieri, i quali ebbero allora modo di confondersi con gli esseri umani e scoprire esattamente ciò che gli esseri umani pensavano realmente di loro e che cosa stavano macchinando. Anche i Giardinieri che si curavano di quella misteriosa civiltà detta dei Sumeri facevano venire i tutori sulla Terra per mezzo della trasmigrazione. Tutto sommato, ci voleva troppo tempo per fare attraversare il vuoto a grandi navi spaziali. Mediante la trasmigrazione era questione di secondi. Anche gli antichi Egizi furono in gran parte controllati e completamente istruiti da Entità superiori, che entravano in corpi affinati in modo particolare. Quando questi corpi non venivano effettivamente impiegati, venivano accuratamente puliti, impacchettati e messi da parte in casse di pietra. I nativi ignoranti, vedendo di sfuggita le cerimonie, ne dedussero che i Giardinieri conservavano i corpi e, quindi, dopo avere assistito a certi procedimenti, si precipitarono dai loro sacerdoti per riferire ciò che avevano visto. I sacerdoti pensarono allora di provarci anche loro. Perciò, quando moriva un personaggio di una certa importanza, lo avvolgevano in bende, lo coprivano di aromi e via dicendo, ma si resero conto che i corpi si decomponevano. Allora vennero alla conclusione che la decomposizione era causata dagli intestini, dal cuore, dal fegato e dai polmoni, ragion per cui tutte queste parti venivano asportate e chiuse in vasi separati. … Naturalmente alcune imbalsamazioni - così si chiamavano - venivano eseguite quando un uomo o una donna dello spazio, che si ammalavano, venivano ridotti in uno stato di morte apparente, in modo da poterli trasferire su una nave spaziale e portare altrove per curarli. Su questa Terra abbiamo avuto molti famosi personaggi di primo piano, che erano Entità trasmigrate in corpi terrestri: Abramo, Mosè, Gautama (il Buddha), Cristo e poi quel genio dei geni, noto a tutti, che fu Leonardo da Vinci.

ATLANTIDE

8-153 Atlantide era vera. Ai tempi di Atlantide c'era davvero una civiltà molto progredita. La gente "camminava con gli dei". I Giardinieri della Terra vigilavano sempre sui progressi di Atlantide. Ma coloro che sono vigilati diffidano dei guardiani. Ecco quindi spiegato perché i Giardinieri della Terra ricorsero al procedimento della trasmigrazione, in modo da poter esercitare una forma più sottile di sorveglianza. 8.56 Mi avvicinai e il lama tenne scostato il fogliame per darmi la possibilità di entrare. Si voltò e lo seguii, mentre mi guardavo intorno con una certa soggezione. A quanto pareva ci trovavamo in un tunnel molto largo, dove la luce proveniva da una fonte che non riuscivo a distinguere. Seguii il rumore dei suoi passi che si allontanavano, rimproverandomi per la mia lentezza. Sapevo benissimo che se andavo troppo piano in quella galleria di montagna avrei potuto perdermi. Per un po' seguitammo a camminare, procedendo a volte nel buio pesto, nel qual caso dovevo toccare leggermente con la mano la parete laterale. Non mi preoccupavo di imbattermi in buche o rocce basse, perché la mia Guida era molto più grande di me e, se c'era spazio per lui, a maggior ragione ce ne sarebbe stato anche per me. Dopo aver camminato per una trentina di minuti, a volte in ambienti dall'aria morta e soffocante, a volte investiti da una brezza tonificante, ci trovammo in quella che sembrava una zona illuminata. La mia Guida si fermò. Cosa che feci anch'io quando lo raggiunsi e diedi un'occhiata intorno. A quanto pareva ci trovavamo in un ampio locale, che secondo me era largo una ventina di metri, sulle pareti del quale c'erano strane sculture per me incomprensibili. Rappresentavano, sembrava, personaggi molto inconsueti, vestiti di abiti fuori del comune che li coprivano dalla testa ai piedi o, più precisamente, dal collo ai piedi, dato che sulla testa portavano un simbolo che somigliava a un globo trasparente. Guardando in su vidi che sopra di noi c'era un immenso cubo, in fondo al quale si intravedeva galleggiare una nube fioccosa. "Questa è una zona veramente strana, Lobsang" disse la mia Guida, interrompendo i miei pensieri "Migliaia e migliaia di anni fa c'era su questa Terra una potente civiltà. Era nota come l'epoca di Atlantide. Alcune persone del mondo occidentale, dove tu andrai tra qualche anno, ritengono che Atlantide appartenga alla leggenda, che sia un luogo di fantasia creato da qualche illustre narratore. Ebbene, mi dispiace doverti dire che molta gente crederà che le tue autentiche esperienze personali te le sei sognate, ma non darti mai pensiero se diffidano di te, non preoccuparti mai se non ti prestano fede, tu conosci la verità, tu vivrai la verità. In questa sala, poi, hai la prova che Atlantide è esistita". Andò avanti per primo, inoltrandosi ancora di più in quello strano tunnel. Per un po' camminammo in una oscurità nera come l'inchiostro, respirando a fatica per via dell'aria priva di ossigeno e viziata. Poi, di nuovo, si fece fresca, dato che da un punto imprecisato soffiava un piacevole venticello. L'atmosfera si rianimò e presto scorgemmo davanti a noi un barlume di luce. Riuscivo a vedere la sagoma voluminosa della mia Guida occupare il tunnel, stagliandosi contro la luce che mi stava di fronte. Allora, riempiti i polmoni di aria fresca, mi affrettai a raggiungerlo. Si fermò di nuovo in un vasto salone. Qui c'erano cose ancora più strane. Sembrava che qualcuno avesse intagliato nella roccia delle grandi mensole, sulle quali erano posati bizzarri manufatti, privi, secondo me, di qualsiasi significato. Li guardai e con delicatezza ne toccai qualcuno. Mi sembravano dei congegni meccanici. C'erano dei grandi dischi che presentavano delle scanalature. Alcuni parevano di pietra, del diametro di un paio di metri circa, con un rilievo ondulato sulla superficie e un foro al centro. Non capivo di che si trattasse, perciò smisi di pormi interrogativi inutili e osservai le pitture e gli intagli che ornavano le pareti. Erano raffigurazioni insolite di grandi gatti che camminavano su due zampe, di capanne costruite tra i rami degli alberi, al cui interno c'erano gatti acciambellati, di oggetti che sembravano fluttuare nell'aria e sotto, su quello che era evidentemente il suolo, di esseri umani che

guardavano in su, additandoli. Ogni cosa era talmente al di sopra delle mie capacità di comprensione da farmi venire il mal di testa. "Questi sono passaggi" disse la mia Guida "che portano fino ai punti estremi della Terra. La Terra ha una spina dorsale, Lobsang, esattamente come l'abbiamo noi, solo che quella della Terra è fatta di roccia. Nella nostra spina dorsale abbiamo un tunnel, che nel nostro caso contiene una sostanza liquida ed è attraversato dal nostro midollo spinale. Questa qui è la spina dorsale della terra e questa galleria venne scavata dagli uomini dell'epoca di Atlantide, quando l'uomo sapeva rendere fluida come acqua la roccia senza generare calore. "Guarda qui" disse voltandosi e picchiando su una parete. "Questa roccia è stata fusa fino a portarla a un grado di durezza quasi totale. Se prendi un grosso sasso e lo sbatti contro questa parete rocciosa, tu non faresti nessun danno, tranne al sasso, che può andare in pezzi. Ho viaggiato in lungo e in largo e so che questa spina dorsale fatta di roccia si estende dal polo Nord al polo Sud". Mi fece cenno che dovevamo sederci. Così facemmo, mettendoci a gambe incrociate sul pavimento proprio sotto l'apertura che saliva fino a raggiungere l'aria aperta e attraverso la quale potevamo vedere l'oscurità del cielo. "Lobsang" disse la mia Guida "su questa Terra esistono tante cose che la gente non capisce. Ne esistono anche al suo interno perché, contrariamente a quanto di solito si crede, la Terra è effettivamente cava ed è abitata da un'altra razza umana. Gli appartenenti a questa razza sono più evoluti di noi e qualche volta alcuni di loro salgono in superficie, servendosi di speciali veicoli". Si interruppe e indicò uno degli strani oggetti che si vedevano nei dipinti. "Questi veicoli" riprese poi a dire "escono dalla Terra e ne sorvolano qua e là la superficie per controllare ciò che l'umanità sta facendo e per accertarsi che la sua sicurezza non venga messa a repentaglio dalla follia di coloro che essi definiscono 'intrusi'. … Ma Lobsang, l'interno della Terra non è buio." disse "Hanno un sole un po' simile a quello che abbiamo noi, ma molto meno grande e più potente. Hanno molto di più di quanto abbiamo noi, sono molto più intelligenti. Ma nei prossimi giorni imparerai altre cose a proposito della popolazione che vive nel cuore della Terra. Vieni!" … Tenendo la torcia un po' in alto alla distanza di un braccio, mi chiamò al suo fianco. Così feci e lui mi indicò la parete di fronte a noi. Quella era la fine della galleria, costituita da una superficie levigatissima e impenetrabile, che rifrangeva allegramente la luce tremolante della fiamma. "Questo muro, Lobsang" disse la mia Guida "è duro come il diamante. Effettivamente anni fa venimmo qui, io e alcuni altri, portando con noi un diamante; cercammo di scalfire questa superficie, ma riuscimmo solo a danneggiare il diamante. Questo è un varco che conduce nel mondo interno. Secondo noi fu sigillato dai suoi abitanti allo scopo di salvaguardare la loro civiltà durante un grande diluvio che colpì questa Terra. Crediamo che, se questo varco venisse aperto, cioè se noi riuscissimo ad aprirlo, costoro uscirebbero in massa e ci annienterebbero per avere osato violare il loro isolamento. Noi lama d'alto rango abbiamo spesso visitato questo luogo, cercando di entrare in contatto telepatico con coloro che abitano sotto terra. Loro hanno ricevuto il nostro messaggio, ma non vogliono avere nulla a che fare con noi, ci dicono che siamo bellicosi, che siamo come ragazzini ignoranti che cercano di mandare all'aria il mondo, di guastare la pace, per via telepatica ci dicono che ci tengono sotto controllo e che se sarà necessario interverranno. Perciò qui non possiamo più andare avanti, questa è la fine, questo è il posto di blocco tra il mondo superiore e quello interno. Bene, torniamo nel salone". … Tornati nel salone, il lama indicò un'altra direzione. "Se avessimo la forza e il tempo" disse "seguendo quel tunnel potremmo arrivare esattamente al polo Sud. Una volta io e alcuni altri abbiamo camminato per chilometri, portando con noi abbondanti provviste e accampandoci di notte, o quando ritenevamo fosse notte. Per più di sei mesi abbiamo continuato a viaggiare. Qualche volta risalivamo per una galleria e scoprivamo di trovarci effettivamente in territorio estraneo, ma non osavamo rivelare la nostra presenza. I punti di accesso erano sempre mimetizzati con molta attenzione. … Quando ero apprendista come ora lo sei tu … anch'io ho conosciuto la Cerimonia della Morte Apparente. Mi fu mostrata la Registrazione Akashica, mi furono mostrate le cose che erano state e vidi che un tempo il

nostro Tibet era un luogo bello e ricco di acqua ,vicino a un mare splendente. Faceva caldo, forse anche troppo, c'era abbondanza di fogliame, di palme e di frutti di ogni genere che allora per me non significavano assolutamente niente. Ma grazie alla Registrazione Akashica appresi l'esistenza di una civiltà veramente portentosa, vidi nel cielo strani apparecchi, vidi persone con insolite teste a forma di cono, che passeggiavano, si divertivano, facevano all'amore, ma anche la guerra. Poi, come appresi dal Documento, tutto il paese fu investito dal terremoto e il cielo si oscurò, le nubi erano nere come la notte e accese di una luce tremolante nella loro parte inferiore. La terra rabbrividì e si spalancò. Sembrava che tutto andasse a fuoco. Allora il mare irruppe nella terra che si era appena aperta, esplosioni terrificanti si succedettero una dietro l'altra, sembrava che il sole fosse immobile e che la luna non sorgesse più. La gente veniva sommersa da ondate spaventose, veniva bruciata viva da fiamme che apparivano da non so dove, ma che guizzavano con un ingannevole colore violaceo e, appena entravano in contatto con le persone, la loro carne si staccava dalle ossa e gli scheletri cadevano a terra con uno scricchiolio. Giorno dopo giorno il subbuglio crebbe, sebbene si sarebbe detto che era impossibile che accadessero cose del genere. E poi ci fu un'esplosione devastante, irresistibile, e tutto piombò nell'oscurità, tutto era nero come la fuliggine che si forma quando troppe lampade a burro bruciano ma non vengono pulite. Dopo un lasso di tempo che non riuscii a calcolare … le tenebre si diradarono, l'oscurità si attenuò e, quando finalmente apparve la luce del giorno, non so quanto rimasi a guardare la scena al colmo del terrore. Mi accorsi allora che stavo fissando un paesaggio molto diverso. Il mare non c'era più, dall'oscurità era emersa una catena montuosa, che cingeva quella che in precedenza era stata la capitale di una civiltà avanzatissima. Mi guardai intorno pieno d'orrore, il mare era sparito; il mare, ebbene, non c'era più mare, c'erano invece montagne che si estendevano in catene a perdita d'occhio. Ormai potevo dire che ci trovavamo a migliaia di metri di altezza. Sebbene stessi guardando la Registrazione Akashica, percepivo ugualmente, riuscivo a percepire l'aria rarefatta, ma qui non c'era segno di vita, di nessun genere. Mentre guardavo, la scena svanì e mi ritrovai al punto da cui ero partito, ai livelli più bassi della montagna del Potala, dove avevo affrontato la Cerimonia della Morte Apparente e avevo appreso molte cose". 8-53 "Adesso i gatti" disse "sono piccoli esseri che non sanno esprimersi nel linguaggio umano, se non per via telepatica. Moltissimi anni fa, anteriormente a questo particolare Ciclo dell'Esistenza, i gatti popolavano la Terra. Erano più grandi, grandi quasi come i nostri cavalli, parlavano tra di loro, erano in grado di fare determinate cose con le loro zampe anteriori, che in seguito essi chiamarono mani. Si occupavano di orticoltura, essendo per lo più gatti vegetariani. Vivevano in mezzo alla vegetazione e le loro case erano situate sugli alberi grandi. Alcuni alberi erano molto diversi da quelli che noi conosciamo qui sulla Terra. Alcuni di essi, in realtà, presentavano delle grandi cavità, ampie come grotte, nelle quali i gatti trovavano rifugio. Stavano al caldo, erano protetti dall'entità vivente dell'albero e, tutto sommato, erano molto congeniali come comunità. Ma non è possibile che ogni specie sia perfetta, perché se non c 'è conoscenza, se non c'è l'insoddisfazione che serva da stimolo, allora la creatura che vive in tale stato di euforia si corrompe. … Così accadde … ai nostri fratelli Gatti e alle nostre sorelle Gatte. Erano troppo felici, troppo soddisfatti, non avevano nulla che stimolasse la loro ambizione, nulla che li spingesse verso obiettivi più alti. Non avevano altro pensiero tranne quello di essere felici. … Erano apatici e quindi fallirono. Per tale motivo i Giardinieri della Terra li estirparono come si fa con le erbacce e, per un certo periodo, la terra fu lasciata incolta. A un certo punto, nel corso del tempo, la Terra raggiunse uno stato tale di maturità che poteva essere di nuovo ripopolata con un altro tipo di entità. Ma quanto ai gatti, beh, la loro colpa era stata di non aver fatto niente, né in bene né in male. Erano esistiti e basta. E così furono fatti scendere al livello di piccole creature come quelle che vediamo qui, furono inviati a imparare la lezione, con l'intima consapevolezza che un tempo erano stati LORO la razza dominante, ed ecco perché sono poco espansivi e molto

cauti nel concedere la loro amicizia. Furono inviati con un incarico da svolgere, l'incarico di sorvegliare gli esseri umani e riferirne i successi o i fallimenti, di modo che al Ciclo successivo molte informazioni sarebbero state fornite dai gatti. I gatti possono andare ovunque, possono vedere tutto, udire tutto e, non essendo capaci di mentire, registrano ogni cosa esattamente come è accaduta".

CONTATTI ASTRALI

3-27 Si tratta di un'esperienza che ebbi alcuni anni fa, quando ero nel Tibet e studiavo presso la Lamaseria del Chakpori. … La mia guida, il Lama Mingyar Dondup, un suo collega, veramente un mio intimo amico di nome Jigme, e io, eravamo sul tetto del Chakpori, sulla Montagna di Ferro, a Lhasa, nel Tibet. Era una notte davvero gelida, con quasi quaranta gradi sotto zero. … Eravamo sul tetto per uno scopo particolare, come aveva precisato in modo energico il Lama Mingyar Dondup. In quel momento stava fra noi, in apparenza saldo come la stessa montagna, mentre indicava in alto una stella lontanissima, un mondo rosso all'aspetto: "Fratelli miei, quella è la stella Zhoro, un pianeta antichissimo, uno dei più antichi di questo particolare sistema. Adesso sta approssimandosi al termine della sua lunga durata". Si volse verso di noi, dando la schiena al vento tagliente, e disse: "Avete studiato molto in materia di viaggio astrale. Ora ci recheremo insieme in viaggio astrale su quel pianeta. Lasceremo qui i nostri corpi su questo tetto spazzato dal vento e saliremo al di là dell'atmosfera, al di là perfino del Tempo". Così dicendo fece strada attraverso il tetto, fin dove c'era un esiguo riparo offerto dalla sporgenza di una cupola. Ci avvolgemmo strettamente nelle nostre vesti e ci prendemmo per mano. … Sapevamo che stavolta non si trattava di un normale viaggio astrale, in quanto non capitava spesso che lasciassimo i nostri corpi esposti in quel modo all'inclemenza del tempo. Quando il corpo è in una condizione disagiata, l'io riesce a spostarsi più lontano e più velocemente, nonché a ricordare maggiori particolari. Ci si rilassa e si mette il corpo a suo agio soltanto per brevi viaggi attraverso il mondo. La mia Guida disse: "Ora allacciamo le nostre mani e proiettiamoci insieme al di là di questa Terra. Tenetevi vicino a me e stanotte andremo lontano e avremo esperienze eccezionali". Ci sdraiammo e ci mettemmo a respirare nel modo comunemente accettato, per liberarci ai fini del viaggio astrale. Ero conscio del vento che urlava attraverso le corde delle Bandiere della Preghiera, che sventolavano impazzite sulle nostre teste. Poi, tutto a un tratto, ci fu uno strattone e non avvertii più le punte penetranti del vento rigido. Mi trovai a galleggiare, come se fossi in una dimensione temporale diversa, al di sopra del mio corpo, e tutto fu calmo. Il Lama Mingyar Dondup stava già dritto nella sua forma astrale e, nel guardare in basso, vidi che anche il mio amico Jigme stava abbandonando il suo corpo. Ci mettemmo in piedi ambedue e stabilimmo un collegamento per unirci alla nostra guida, il Lama Mingyar Dondup. Questo collegamento, denominato ectoplasma, viene prodotto dal corpo astrale attraverso il pensiero. E' la materia da cui i medium traggono manifestazioni spiritiche. Completato il legame, ci librammo verso l'alto, su nel cielo notturno; io, sempre curioso, guardai in giù. Sotto di noi ondeggiavano le nostre Corde d'Argento, quelle corde senza fine che, nel corso dell'esistenza, tengono unito il corpo fisico a quello astrale. Continuammo a volare sempre più in alto. La Terra si allontanava. Potevamo vedere la corona del sole far capolino dall'altra parte dell'estremo rilievo della Terra, dove doveva trovarsi il mondo occidentale, quel mondo che avevamo visitato in lungo e in largo sotto forma astrale. Salimmo ancora e poi potemmo scorgere i contorni degli oceani e dei continenti, nella parte illuminata dal sole. Dal nostro punto d'osservazione il mondo somigliava ormai a una luna crescente, ma con l'Aurora Boreale che mandava fiamme da un polo all'altro. Seguitammo a spostarci, sempre più velocemente,

finché non superammo la velocità della luce, in quanto eravamo spiriti incorporei, librandoci sempre in avanti, avvicinandoci quasi alla velocità del pensiero. Nel guardare avanti vidi un pianeta enorme, minaccioso e rosso, proprio di fronte a me. Stavamo cadendo su di esso a una velocità che non è possibile valutare. Sebbene avessi molta esperienza in fatto di viaggi astrali, avvertii gli spasimi della paura. La forma astrale del Lama Mingyar Dondup sorrise telepaticamente e disse: "Lobsang, se dovessimo andare a sbattere contro quel pianeta, non farebbe male né a loro né a noi. Lo attraverseremmo da parte a parte, senza ostacoli". Finalmente ci trovammo a fluttuare sopra un mondo rosso e desolato: rocce rosse, sabbia rossa in un mare rosso, privo di onde. Mentre scendevamo verso la superficie di questo mondo, scorgemmo strane creature, simili a enormi granchi, che si spostavano pigramente lungo il bordo dell'acqua. Ci fermammo su quella spiaggia di rocce rosse e osservammo l'acqua, immobile, mortale, su cui c'era una schiuma rossa e puzzolente. Mentre guardavamo, la superficie torbida si increspò con riluttanza, si aggrinzì di nuovo e ne emerse uno strano essere assurdo, altrettanto rosso, con una pesante corazza e con articolazioni fuori del comune. Si lamentava come se fosse stanco e depresso e, raggiunta la sabbia rossa, si lasciò cadere sul ciglio del mare senza onde. Sulle nostre teste un sole rosso fiammeggiava cupo, gettando ombre spaventose di color rosso sangue, sgradevole e vistoso. Intorno a noi nulla si muoveva, non c'era segno di vita all'infuori delle strane creature munite di guscio, che giacevano mezze morte sul terreno. Sebbene fossi nel corpo astrale rabbrividii di inquietudine, mentre mi guardavo insistentemente in giro. Un mare rosso, sul quale galleggiava una spuma rossa, rocce rosse, sabbia rossa, esseri rossi dentro una conchiglia e soprattutto un sole rosso simile alle ultime scintille di un fuoco morente, un fuoco che tremolava nel nulla. Il Lama Mingyar Dondup disse: "Questo è un mondo in agonia. Qui non esiste più rotazione. Questo mondo galleggia abbandonato nel mare dello spazio, un satellite di un sole morente, che è sul punto di crollare e di diventare così una stella nana, senza vita, senza luce, una stella nana che alla fine entrerà in collisione con un'altra stella, dal che nascerà un altro mondo. Vi ho portato qui, perché su questo mondo c'è ancora vita di grado elevato, una vita che è qui allo scopo di fare ricerche e indagini su fenomeni di questa fatta. Guardatevi in giro". Si voltò e con la mano destra indicò un punto molto lontano, dove scorgemmo tre immense torri, che arrivavano fino al cielo d'un rosso intenso, proprio in cima alle quali tre luccicanti sfere di cristallo ardevano e pulsavano di una luce chiara e gialla, come se fossero vive. Mentre stavamo là stupiti, una delle luci cambiò, una delle sfere assunse un intenso colore blu elettrico. Il Lama Mingyar Dondup disse: "Venite, stanno dandoci il benvenuto. Scendiamo nel suolo, fin dove essi vivono in una camera sotterranea". Ci avviammo insieme verso la base di quella torre e poi, fermandoci sotto la struttura, vedemmo un ingresso, solidamente difeso da una porta fatta di un metallo insolito, che luccicava e spiccava come una cicatrice su quella terra rossa e brulla. Lo attraversammo, poiché metallo, rocce o qualsiasi cosa non costituiscono impedimento per i corpi astrali. Passammo dall'altra parte e percorremmo corridoi rossi di fredda roccia, finché alla fine non arrivammo in una vastissima sala, una sala accerchiata da diagrammi e mappe, nonché da inconsueti macchinari e strumenti. Nel centro c'era un lungo tavolo, al quale .erano seduti nove uomini molto anziani, tutti diversi l'uno dall'altro. Uno era alto e sottile, con la testa allungata, a forma di cono. Invece un altro era basso e dall'aspetto assai robusto. Ciascuno di quegli uomini era diverso. Capimmo che ogni uomo apparteneva a un pianeta diverso, a una razza diversa. Esseri umani? Molto probabilmente sarebbe stato meglio definirli umanoidi. Erano tutti esseri umani, ma qualcuno era più umano degli altri. Ci rendemmo conto che tutti e nove guardavano fissi nella nostra direzione. "Ah," disse uno telepaticamente "abbiamo visitatori che vengono da molto lontano. Vi abbiamo visto atterrare qui, alla nostra stazione di ricerca, quindi vi diamo il benvenuto". "Rispettabili Padri," disse il Lama Mingyar Dondup "vi ho portato due uomini che hanno appena conseguito lo stato lamaistico e che sono studenti coscienziosi nella ricerca della conoscenza". "Sono davvero i benvenuti," disse l'uomo alto, il

quale sembrava essere il capo del gruppo. "Faremo di tutto per aiutarli, come già ti abbiamo aiutato con gli altri in precedenza". Questa per me era una novità sul serio, perché non avevo alcuna idea che la mia guida effettuasse viaggi astrali di quella dimensione attraverso gli spazi celesti. L'uomo più basso mi stava osservando e sorrise, dicendo, nella lingua universale della telepatia: "Constato, giovanotto, che sei assai disorientato dalla diversità del nostro aspetto esteriore". "Rispettabile Padre," risposi, alquanto intimidito dalla disinvoltura con cui egli aveva indovinato i miei pensieri, pensieri che avevo cercato di nascondere con tutte le mie forze "A dire il vero, le cose stanno così. Rimango stupito di fronte alla disparità di dimensioni e di forma che c'è fra di voi, quindi ho pensato che non potevate essere tutti uomini provenienti dalla Terra". "La tua intuizione è stata giusta," disse l'uomo basso "Noi siamo tutti umani, ma, a causa dell'ambiente, abbiamo in un certo senso modificato le nostre sagome e la nostra struttura; tu però puoi renderti conto che lo stesso accade sul tuo pianeta, dove nel territorio del Tibet vi sono alcuni monaci che voi adibite al servizio di sorveglianza e che sono alti due metri. Invece in un'altra parte di quel mondo c'è gente alta non più della metà, che voi chiamate pigmei. Entrambi sono esseri umani; entrambi sono in grado di riprodursi, a prescindere da qualsiasi differenza di struttura, in quanto siamo tutti esseri umani fatti di molecole di carbonio. Qui, in questo Universo particolare, tutto dipende dalle molecole fondamentali di carbonio e di idrogeno, dato che questi due elementi sono i mattoni che compongono la struttura del vostro Universo. Noi, avendo viaggiato in altri Universi, molto al di là di questo settore particolare delle nostre nebulose, sappiamo che gli altri Universi impiegano materiali diversi. Alcuni usano il silicio, altri il gesso o altre cose, ma sono diversi dalla gente di questo Universo e ci rendiamo conto, con rincrescimento, che i nostri pensieri non sempre collimano con i loro". "Ho portato qui questi due giovani lama," disse il Lama Mingyar Dondup "affinché possano vedere le fasi della morte e della rovina in un pianeta che ha esaurito la sua atmosfera e nel quale l'ossigeno di quell'atmosfera si è combinato con i metalli, per bruciarli e per ridurre tutto a una polvere impalpabile". "Così stanno le cose." disse l'uomo alto "Vorremmo far presente a questi giovani che ogni cosa che nasce deve morire. Ogni cosa vive per lo spazio di tempo assegnatole e tale spazio di tempo è costituito da un numero di unità di vita. … Tutta l'esistenza quindi," proseguì "ha il medesimo spazio di tempo, ma alcune creature vivono secondo livelli che differiscono da quelli delle altre. Creature che vivono sulla Terra, come l'elefante, la tartaruga, la formica e il cane, vivono tutte lo stesso numero di pulsazioni cardiache, ma hanno tutte il cuore che batte a velocità diverse, quindi sembra che vivano o di più o di meno". … Per un po' conversammo telepaticamente, apprendendo molte cose inconsuete, apprendendo con la velocità del pensiero, come si fa nel mondo astrale. Poi, alla fine, il Lama Mingyar Dondup si levò in piedi e disse che era ora di partire.

CONSIDERAZIONI FINALI

1-136 Noi siamo fermamente convinti di rinascere più volte. Ma non soltanto su questa terra. Esistono milioni di mondi e noi sappiamo che, nella grande maggioranza, sono abitati. Gli esseri di quei mondi possono avere forme molto diverse da quelle a noi note, possono essere superiori agli umani. Noi, nel Tibet, non abbiamo mai accettato la tesi secondo la quale l'uomo sarebbe la suprema e più nobile forma dell'evoluzione. Riteniamo che altrove esistano forme di vita di gran lunga superiori, che non lanciano bombe atomiche. Nel Tibet ho letto notizie di strani veicoli nei cieli: "I carri degli Dei", così li chiamava la massima parte delle persone. Il lama Mingyar Dondup mi disse che un gruppo di lama si era posto in

comunicazione telepatica con questi "Dei", i quali affermarono che stavano sorvegliando la terra, proprio come gli uomini sorvegliano nei giardini zoologici belve pericolose. 4-171 “L’essere umano, Lobsang, si compiace al pensiero di essere l’unica creatura importante, come ben sai. Ma ci sono tantissime altre forme di vita oltre agli esseri umani. Sugli altri pianeti esistono forme di vita completamente sconosciute agli uomini, e l’uomo medio non riuscirebbe neanche a cercare di capire una tale forma di vita. Sulla nostra tastiera immaginaria, gli abitanti di un pianeta molto distante dal nostro Universo si troverebbero sull’estremità opposta in confronto agli esseri umani. E le persone sul piano astrale dell’esistenza, sarebbero molto più in su, perché uno spirito che può passare attraverso un muro è di natura così tenue che la sua velocità di vibrazione è altissima, anche se la sua composizione molecolare è bassa. … Vedi, uno spirito riesce a passare attraverso un muro di pietra perché un muro di pietra consiste di molecole che vibrano. Vi sono degli spazi tra molecola e molecola, e se abbiamo una creatura con delle molecole così piccole che riescono a stare negli spazi vuoti di un muro di pietra, allora quella creatura potrà attraversarlo senza nessuna difficoltà. …circolava una leggenda, secondo la quale un tempo il Tibet era stato in riva a un mare splendente, leggenda sostenuta dal frequente ritrovamento di conchiglie, di pesci ridotti allo stato fossile e di molti altri reperti che potevano venire solamente da un territorio più caldo situato un tempo presso il mare. Vi erano sepolti manufatti appartenenti a una razza da millenni scomparsa, utensili, sculture e gioielli

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