Amore Definibile, Indefinibile: Indispensabile!

February 26, 2018 | Author: barra_marco | Category: Narcissism, Love, Sigmund Freud, Homo Sapiens, Metaphysics Of Mind
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L’intento di questo lavoro è quello di cercare di spiegare l’atteggiamento dell’amore di coppia, o meglio cercare di pro...

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“Amore: definibile, indefinibile? Indispensabile!”

Marco Barra Enrica Locati Spertino Giulia INDICE 1

Introduzione…………………………………………………………………pag.4 Cap 1: Definizione d’amore………………………………………..………..pag.6 Cap 2: Psicoanalisi e amore………………………………………………....pag.9 2.1 psicopatologia dell’amore…………………………………………...pag.14 Cap 3: L’amore nel ciclo di vita………………………………………...…pag. 16 3.1 quando nasce l’amore…………………………………………….…pag. 16 3.2 amore infantile……………………………………………………...pag. 19 3.3 amore nell’adolescenza……………………………………………..pag. 21 3.4 amore nell’anziano……………………………………………….…pag. 23 Cap 4: Dall’attaccamento nell’infanzia all’amore di coppia……………...pag. 26 4.1 la formazione della coppia………………………………………….pag. 32 4.2 compiti di sviluppo………………………………………………….pag. 38 Cap 5: I modelli di intervento su base psicoanalitica……………………...pag. 40 5.1 i diversi modelli…………………………………………………….pag. 43 5.2 esempi di terapie espressive in ambito familiare…………………...pag. 44 5.2.1 modello Object Relations Family Therapy di David e Jill S. Scharff......pag. 44 5.2.2

modello

di

S.

Ruszczynski……………………………………………………………… ….pag.46 5.2.3

Modello

di

Norsa-

Zavattini……………………………………………….. …………….pag. 48 5.3

modelli supportavi…………………………………………………………………… ………….pag. 52

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Conclusione………………………………………………………………………… ………………………..…pag. 56 Bibliografia…………………………………………………………………………… ………………………….pag. 58

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INTRODUZIONE L’intento di questo lavoro è quello di cercare di spiegare l’atteggiamento dell’amore di coppia, o meglio cercare di provare a dare una definizione, partendo dal punto di vista psicologico, di quello che l’amore verso il partner può rappresentare per una persona e come tale atteggiamento venga espresso. La difficoltà maggiore nel dare questa spiegazione riguarda probabilmente la varietà di modi nel provare, sentire, desiderare un amore: una per ogni singola persona che si cimenta nell’esperienza di questo particolare ed affascinante sentimento. Infatti, si parte dal presupposto che, salvo rarissime eccezioni, tutti gli esseri umani abbiano avuto, durante l’intero percorso della loro vita, un’esperienza d’amore: amore ricambiato, amore desiderato, amore non avuto, amore passionale o frustrante, amore rassicurante, tenero o sfuggente. L’incontro amoroso si presenta attraverso svariate modalità, proprio perché diverse sono le personalità umane che interagiscono, diverse sono le culture che si presentano sullo sfondo e diversi sono i valori presenti all’interno. Ogni esperienza d’amore è, quindi, un momento individuale, unico, personalizzato, appunto, poco definibile in natura rispetto alle sue origini, ai suoi significati ed alle sue conseguenze; la sua difficoltà e complessità nel’essere analizzato consiste proprio nel fatto che viene vissuto da ogni essere umano in maniera diversa. L’amore diventa, quindi, indispensabile nel momento in cui gli uomini vivono insieme ed è proprio questo che lo rende un argomento così tanto affascinante anche se rimane oggi una forza psichica sconosciuta, come il suo carattere e la sua origine.

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All’interno di questo lavoro si è provato ad aprire le porte dell’amore, a tentare di darne una definizione, analizzandolo in tutte le sue diverse forme, nei diversi periodi del ciclo di vita, di scoprirne le dinamiche anche nel caso di “amore disfunzionale”, analizzando (nel cap 5) le diverse terapie possibili per intervenire.

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CAP 1 DEFINIZIONE DELL'AMORE

Appare importante evidenziare differenti definizioni del termine “amore” prese a prestito da alcuni dizionari consultati. • Il dizionario della lingua italiano (Garzanti, 2004) con il termine amore intende: 1) sentimento affettivo vivo, trasporto dell'anima verso una persona o una cosa; profonda tenerezza, devozione; 2) sentimento di istinto naturale che lega due persone di sesso diverso; passione; 3) in senso spirituale, aspirazione dell'uomo al bene, a Dio; Dio stesso; impulso che spinge l'uomo verso la bellezza sensibile e da questa lo fa ascendere verso il mondo ideale, verso il bene assoluto, in riferimento al pensiero filosofico di Platone; 4) carità verso il prossimo, volontà di fare il bene a tutti, anche ai nemici; 5) desiderio di ottenere, di possedere una cosa; attaccamento ad una cosa; 6) ciò che è oggetto d'amore, predilezione. • Umberto Galimberti, nel suo dizionario di psicologia, definisce l'amore “il rapporto duale che ha alla base uno scambio emotivo di diversa intensità e durata, promosso dal bisogno fisiologico della soddisfazione sessuale e del bisogno psicologico dello scambio affettivo”. Ovidio invece parla dell'amore come un vero e proprio “comportamento sessuale”, in cui l'uomo conquista si il cuore della donna, ma per ottenere la sua intimità. Così come per Freud (1977) dove l'amore è puro desiderio dell'unione sessuale. Inoltre Ovidio ammette che l'amore non è sempre idillio, ma spesso è pena e sofferenza. Nel medioevo e nel romanticismo la ricerca avveniva sempre verso l'unità assoluta degli amanti, verso un'unione che generi un solo e perfetto essere; 6

mentre a cominciare dal IX secolo nella relazione amorosa si riacquista da parte di entrambi i membri della coppia, la propria individualizzazione, ottenendo l'autonomia e un ruolo preciso determinando la realizzazione della coppia attraverso un'opera attiva. L'amore, diviene, come sostiene Fromm in L'arte di amare, “un sentimento attivo, non passivo; è una conquista, non una resa […] amore è soprattutto dare e non ricevere”. Anche Jung intende l'amore, “nel senso della concupiscenzia, la più infallibile dimensione dinamica che porta l'inconscio alla luce” sempre Fromm afferma che : “l'amore è un potere attivo dell'uomo; un potere che annulla le pareti che lo separano dai suoi simili, che gli fa superare il senso dell'isolamento e di separazione, e tuttavia gli permette di essere se stesso e di conservare la propria integrità. Sembra un paradosso, ma nell'amore due esseri diventano uno, e tuttavia restano due”. Dunque, l'unione matura tra due persone avviene nel momento in cui si mantiene la propria integrità personale, la propria individualità; solo così è possibile dare all'altro e ricevere dall'altro. L'amore, come una “predisposizione o una tendenza del carattere che determina la relazione di una persona con il modello della sua totalità e non con un particolare oggetto d'amore”. Sempre Fromm sottolinea che l'amore vero può essere raggiunto solo attraverso l'ottenimento di determinate caratteristiche come: la premura, che indica un interesse attivo verso l'altra persona; la responsabilità, con la quale si permette di ottenere un soddisfacimento di tutti i bisogni espressi dall'amato; il rispetto, che consente di vedere l'altro come realmente è; infine la conoscenza, che permette l'espressione nella vera individualità della persona che si ha accanto. Attraverso questo percorso lungo e faticoso è possibile generare l'essenza dell'amore, unica ed inequivocabile, e proprio per merito di queste due persone, l'amato e l'amante, che ne consentono la sua realizzazione.

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Sternberg prova a dare una definizione dell'amore sempre considerando le continue evoluzioni e trasformazioni di questo “atteggiamento” dettate dal suo inevitabile rapporto con il mondo esterno e con un sociale che lo rappresenta, evidenziando tre componenti: 1. l'impegno; l'insieme di conoscenze, affetti e comportamenti che evidenziano la motivazione e la volontà dell'individuo a proseguire un determinato rapporto. 2. L'intimità; il processo che porta all'avvicinamento e all'esplorazione delle affinità e delle differenze tra due persone e che determina l'espressione delle emozioni, della confidenza, della fiducia e della complicità. 3. La coesione; il grado di condivisione e di vicinanza presenti all'interno del rapporto. Già agli albori della cultura occidentale Aristotele affermava che l'uomo è un animale sociale, ha bisogno delle interazioni sociali per poter esprimere se stesso a pieno; la vita di ciascun essere umano è legata alle altre persone e la qualità delle relazioni con gli altri diviene fulcro centrale per la qualità emotiva della vita. La società, dunque, diviene pregnante nella possibilità di generare l'amore visto come fonte di espressione della conoscenza di sé, non è più possibile cogliere i meccanismi psichici dell'amore scindendoli dal contesto ambientale in cui il singolo individuo è inserito ed immerso; da qui partono altri autori: Galimberti sostiene che l'amore inserito all'interno di uno spazio sociale determinato è l'unico spazio che può permettere all'uomo di esprimere veramente se stesso: “uomini e donne cercano nel tu il proprio io, e nella relazione non tanto il rapporto con l'altro, quanto la possibilità di realizzare il proprio sé profondo, che non trova più espressione in una società tecnicamente organizzata, che declina l'identità di ciascuno di noi nella sua idoneità e funzionalità del sistema di appartenenza”. E ancora “nella nostra epoca l'amore diventa 8

indispensabile per la propria realizzazione come mai lo era stato prima, e al tempo stesso impossibile perchè, nella relazione d'amore, ciò che si cerca non è l'altro, ma, attraverso l'altro, la realizzazione di sè”. L'esperienza d'amore è dunque, come evidenzia Carotenuto: “trasformatrice perchè ci rende completi, integri; è esperienza riparatrice, in grado di far fronte alle dolorose mutazioni subite nel corso della nostra vita affettiva”.

CAP 2 PSICOANALISI E AMORE

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Il primo a prendere in considerazione le forze psichiche che promuovono e ostacolano lo sviluppo della capacità di amare fu Freud, il quale si avvicinò al mistero dell’amore tramite la sessualità infantile. Egli delineò una teoria dell’amore adulto: l’amore è reso possibile, dopo la pubertà, dalla fusione di due correnti di libido. La prima, la corrente di tenerezza, risale all’infanzia e ai prototipi genitali, la seconda, la corrente sensuale, ha la sua origine nella pubertà. La mancata fusione delle due correnti in una sola esita nella nevrosi. Freud considera tutte le difficoltà dell’amore come derivanti da un arresto causato dal complesso edipico. La scoperta del narcisismo ha aperto il secondo periodo delle scoperte freudiane sull’amore. Le relazione umane sembrano rispondere a precise esigenze “narcisistiche” di mantenimento di un equilibrio interno . Al riguardo sono ravvisabili posizioni teoriche differenziate. Il concetto di narcisismo permette di distinguere due forme d’amore: un tipo di amore verso se stesso narcisistica) e quello che una persona nutre verso un uomo o una donna (anaclitica). Le due correnti sono indissolubilmente legate poichè amare l’altro ed essere da esso corrisposti determina un innalzamento dell’autostima di origine narcisistica. Grazie agli studi sul narcisismo Freud ha evidenziato l’aspetto dell’idealizzazione, intesa nel riconoscimento che l’oggetto viene trattato alla stregua dell’Io. Talora l’oggetto serve proprio a sostituire un non raggiunto ideale dell’Io: l’oggetto viene amato a causa delle perfezioni cui si è mirato per il proprio Io e che adesso, per via indiretta, ci si procura per soddisfare il proprio narcisismo (Freud Psicologia delle masse e analisi dell’Io 1921). L’idealizzazione è una componente essenziale della capacità di amare, chi è capace di idealizzare è capace di stabilire un transfert positivo.

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Ricapitolando, per Freud l’amore rompe la barriera tra il sè e l’oggetto, tra la libido narcisistica e la libido oggettuale; esso fa rivivere i sentimenti e gli stati arcaici dell’Io che erano attivi durante la fase simbiotica. Oltre al narcisismo inteso come amore per il Sè, esiste un’altra forma chiamata amore oggettuale narcisistico che è fondamentalmente uno pseudo-amore. Si tratta di un amore attribuito ad un oggetto che è unicamente un’estensione narcisistica del Sè; l’ammirazione dell’oggetto da parte degli altri diventa ammirazione per se stessi. Se le caratteristiche desiderate dell’oggetto svaniscono, anche l’amore finisce, perchè in realtà non era veramente presente. Un aspetto importante della scelta oggettuale è il fatto che l’individuo esamina gli oggetti con cui viene in contatto per valutarne le risposte inconsce complementari. Successivamente ogni membro della coppia cercherà di imporre una relazione di ruolo intrapsichica all’altro: ognuno assegna un ruolo a se stesso e un ruolo complementare all’altro. Nel corso di una relazione d’amore è possibile osservare in ognuno dei due partner la formazione di un aspetto del Sè complementare all’oggetto, cioè quell’aspetto della rappresentazione del Sè che si adatta con la rappresentazione dell’oggetto. E’ quest’aspetto del Sè che entra nel legame d’amore con l’altro; possiamo così parlare di un aspetto dell’oggetto complementare al Sè caratterizzato da una combinazione dinamica grazie alla quale alcuni aspetti della rappresentazione del Sè vengono reciprocamente situati nell’altro, per mezzo dei meccanismi di identificazione e proiezione. È possibile una distinzione fra la visione classica proposta da Freud a proposito della scelta del partner secondo una modalità narcisistica o di “rispecchiamento” (non riconoscere l’alterità dell’altro) e una modalità di scelta “per appoggio” che indicherebbe un uso più maturo e consapevole della distinzione sé-altro.

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Gli autori della scuola Kleiniana (relazione madre-bambino=prototipo delle relazioni successive) hanno ipotizzato che gli individui non solo hanno sempre bisogno di un contenitore per potergli affidare la propria “posizione respinta”, ma che sia anche necessario l’idoneità di tale contenitore ( che esso sia in grado di accogliere questa proiezione). Questi aspetti permettono la comprensione della necessità che anche gli adulti hanno di costruire relazioni che rispondano all’esigenza di continuità e stabilità (non disperdere parti di sé proiettate all’esterno / garanzia di un ritorno). Esiste effettivamente la possibilità di amare l’oggetto per le sue effettive qualità o è sempre presente una componente narcisistica? Siamo in grado di riconoscere le caratteristiche del partner operando una corretta individuazione dei nostri sentimenti (capacità di tracciare linee di differenziazione all’interno di sé e rispetto ai sentimenti degli altri)? 1)Le scelte non sono sempre e necessariamente narcisistiche o patologiche; un certo margine di momentanea confusione tra sé e l’oggetto deve essere considerato normale ed è alla base di fenomeni quali l’empatia o l’Identificazione per risonanza (Sandler, Joffe). 2)Comunque, i valori emozionali che costituiscono l’amore non sono attribuibili esclusivamente al proprio Sé od agli oggetti esterni, ma anche agli “oggetti interni”che possiamo amare quanto gli oggetti del mondo esterno o simultaneamente amarli ed odiarli in modo ambivalente. 3)Nell’analizzare le relazioni umane va anche considerato l’aspetto difensivo (l’altro può diventare il mezzo per negare la propria realtà psichica). Di conseguenza nell’analisi delle relazioni di coppia è indispensabile tener conto contemporaneamente di un punto di vista intrapsichico e di un’ottica interazionale. 12

In conclusione, ciò connota una descrizione di dinamiche psichiche complesse, in cui l’uso dell’oggetto reale è mediato, condizionato, indotto dall’esigenza di gestire l’angoscia, ma anche dall’esteriorizzazione di rappresentazioni interne di sé e dei propri oggetti, nonché dalla necessità di prevedere una coerenza del proprio Sé.

Secondo il parere di O. Kernberg (1995), per innamorarsi e restare innamorati devono essere portati a termine due compiti evolutivi: 1) la capacità di stabilire una relazione oggettuale totale, 2) la capacità di un pieno godimento sessuale nel contesto di una relazione oggettuale

totale,

comprendente

una

identificazione

sessuale

complementare. Il primo compito richiede il superamento della primitiva dissociazione delle rappresentazioni del Sè e dell’oggetto così che vengano instaurate l’identità dell’Io e la capacità di relazioni oggettuali totali, anzichè parziali. Il secondo compito richiede di aver superato con successo i conflitti edipici e i connessi divieti inconsci di una relazione sessuale completa. Sempre secondo il punto di vista di Kernberg, per aver normali relazioni d’amore occorre avere sviluppato: 1) la capacità di ampliare e approfondire l’esperienza del rapporto sessuale e dell’orgasmo con un erotismo sessuale derivato dall’integrazione dell’aggressività e della bisessualità,

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2) una relazione oggettuale profonda, che comprenda una trasmutazione delle pulsioni e dei conflitti pregenitali sotto forma di tenerezza, sollecitudine e gratitudine. 3)

La spersonificazione, l’astrazione e la maturazione del Super-io, così che la moralità infantile venga trasformata in valori etici adulti e in un senso di responsabilità e di impegno morale che rafforza la reciproca dedizione affettiva nei membri della coppia.

L’amore vero e proprio è invece, secondo l’autore Sternberg, una perfetta sintesi di tre fattori: emotivo (intimità), motivazionale (passione) e cognitivo (impegno). Dal modo di combinarsi delle tre nascono varie forme d’amore (es. simpatia, infatuazione, amore vuoto, ecc...). L’amore ha poi una sua dinamica che si sviluppa in alcune fasi: 1) incontro 2) attrazione 3) dipendenza 4) innamoramento 5) amore

2.1 PSICOPATOLOGIA DELL’AMORE Akhtar evidenzia cinque categorie dell’amore romantico:

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1)

Incapacità di innamorarsi: è secondo l’autore la più grave forma di psicopatologia della vita amorosa. Le persone che ne soffrono non sono in grado di provare un senso di intimità e fiducia profondo, non hanno una reale empatia, mancano di pensiero simbolico e non riescono ad idealizzare l’altro. A livello diagnostico questi individui spesso presentano tratti schizoidi, paranoidi o sadomasochistici, o rientrano fra i cosidetti narcisisti maligni. La relazione amorosa spesso è creata per gestire il terrore dell’abbandono; l’invidia verso l’oggetto che dà/riceve amore è tale che, per paura di distruggerlo, l’individuo si disattiva a livello affettivo e sessuale.

2)

Incapacità di rimanere innamorati: questi soggetti si innamorano continuamente, sono capaci di creare legami, di seguire il desiderio e conquistare l’oggetto d’amore, ma dopo poco il loro entusiasmo comincia a calare. Sentono che non gli basta più, e non trovando una causa interna cominciano a criticare il partner, fino ad arrivare alla conclusione della relazione. Sono stati rilevati quattro punti alla base di questo tipo di comportamento: A) il fallimento nell’individuazione dell’oggetto “trasformazionale”; B) l’ansia relativa alla fusione con l’oggetto; C) l’attivazione di una rabbia primitiva quando l’oggetto amato fallisce nell’accontentare

tutte

le

promesse

percepite

dall’individuo;

D)

l’acquisizione da parte dell’oggetto di caratteristiche incestuose (evento che può innescarsi nel momento della nascita del primo figlio). 3)

Innamorarsi della persona sbagliata: di solito di una persona inadeguata o irraggiungibile (es. perchè già sposata o troppo vecchia o consanguinea). Tutti questi esempi, inconsciamente, richiamano e si sostituiscono all’oggetto edipico, riattivando il conflitto e la scissione preedipica tra seno buono e seno cattivo.

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4)

Incapacità di disinnamorarsi e portare a termine una relazione: questa incapacità va letta come un rifiuto di accettare che l’altro non sia più innamorato e abbia posto fine alla relazione. In circostanza normali infatti, quando uno dei due partner della coppia non è più innamorato, anche l’innamoramento dell’altro tende a decrescere, proprio grazie al legame inscindibile tra amore anaclitico e narcisistico. Tuttavia, in soggetti con strutture nevrotiche o borderline, la tendenza è opposta: si assiste ad una intensificazione del desiderio verso chi non è più innamorato. Sembra che questa non accettazione della fine di un amore sia una difesa estrema nei confronti della rabbia enorme che l’abbandono e il rifiuto provocano. Le persone che restano innamorate per anni dopo che le relazioni sono finite soffrono di una mancanza di costanza oggettuale, delegano la loro autostima ad all’oggetto esterno, non tollerano le frustrazioni e le negano.

5)

Incapacità/impossibilità di sentirsi amati: anche la capacità di sentirsi amati ha dei prerequisiti strutturali fondamentali come la costanza del Sè e il raggiungimento del narcisismo secondario, la capacità di essere umili, di riconoscere il valore degli altri e quindi tollerare l’invidia ecc... Molti narcisisti, paranoidi magari sono amati, ma non possono sentirsi amati perchè nell’altro rischierebbero di vedere il riflesso di loro stessi. A volte l’incapacità di sentirsi amati è accompagnata da una atteggiamento di rifiuto o distruzione delle possibili relazioni che si creano: es. nel narcisismo maligno. Queste persone distruggono ogni tipo d’amore che viene loro fornito con un freddo atteggiamento di superiorità; disprezzano l’amore e idealizzano l’odio, identificandosi totalmente con gli aspetti aggressivo-distruttivi e gli oggetti interni cattivi. Tutto ciò è una difesa contro gli oggetti buoni, che premono per la dipendenza e l’attaccamento agli altri e alle relazioni.

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CAP 3 L’AMORE NEL CICLO DI VITA

3.1 QUANDO NASCE L'AMORE La caratteristica forse più evidente dell'amore è in relazione alla sua nascita, al suo avvento che si presenta come qualcosa di inevitabile ed improvviso, legato ad un attimo, ad uno sguardo, ad un momento particolare che molti definiscono “colpo di fulmine”, oppure ad una iniziale, anche se poco chiara, percezione dell'altro che risulterà significativa. Ma prima di capire cosa succede con l'avvento dell'amore è forse prioritario comprendere cosa precede il sorgere dell'amore, in altre parole: chi si innamora? Perchè ci si innamora? E soprattutto cosa vuol dire innamorarsi? La prima domanda permette di dare una risposta molto facile, poiché ogni persona, uomo o donna, può innamorarsi, può “cadere nell'amore”; la seconda e la terza domanda non consentono una risposta altrettanto facile, in quanto non esiste uno schema per così dire generale su come innamorarsi e, quindi, non è possibile definire quali emozioni e sentimenti si devono provare, in quale ordine e in quale intensità. Come una persona ama dipende dalla sua storia, dalle sue debolezze, dal suo equilibrio psicologico, ma anche dall'educazione che ha ricevuto, dall'ambiente che lo circonda, dalla cultura e probabilmente da quelli che sono i suoi bisogni d'amore in quel determinato momento della sua vita. L'amore non è innato e primario, è un esperienza che si acquista nella vita individuale successiva; non è un istinto, ma il prodotto dell'esperienza che l'individuo affronta a cominciare dal momento in cui ci si stacca o ci si differenzia dal gruppo sociale e si acquisisce coscienza della propria individualità come persona. 17

L'amore è, dunque, un qualcosa che nasce dentro di noi, si sviluppa in noi, ed è influenzato da tutti questi aspetti, non è certamente un impulso improvviso che scoppia e di cui non si ha il controllo come invece molti tendono a credere. Si dice che nel momento dell'innamoramento tutto si trasformi in un crescente di passioni primitive e pulsioni incontrollabili. Ma se così fosse potremmo pensare che l'amore sia qualcosa di meramente pericoloso, di cui preoccuparsi e da cui tenersi lontano, quasi come una malattia infettiva da evitare con molta cautela. Ritornando alla seconda domanda che ci siamo posti all'inizio del paragrafo, possiamo dire che ci si innamora per scoprire e provare questa forza? Probabilmente sì, questo potrebbe essere una delle tante motivazioni che portano una persona a provare e a desiderare amore. L'amore rende soddisfatti di se stessi, nel modo più completo ed eccitante, rende sicuri, ma soprattutto fa sentire importante e desiderabile una persona: tutte caratteristiche sicuramente importantissime per il benessere psicofisico di un essere umano. Ecco, quindi, perchè ci si innamora, perchè l'amore ci fa stare bene e ci fa sentire bene verso noi stessi e verso il mondo che ci circonda. Purtroppo non è sempre così, infatti come in tutti i normali cicli delle cose che per trovare la loro energia oscillano come un pendolo, così vale anche per l'amore. Si è detto che ci fa sentire belli, affascinati ed intelligenti.., e questo è vero, ma allo stesso tempo ci fa provare anche la paura di non poter più essere così tanto belli, affascinati, intelligenti. In altre parole, nel momento in cui si è raggiunto uno stato di benessere arriva la consapevolezza che questo stato possa essere nuovamente perduto e questo ci mette in allerta. Si comincia a pensare che l'altro, il partner, non possa più accontentarsi delle nostre caratteristiche e di quello che fino a quel momento siamo stati in grado di offrirgli. Subentra la paura di perdere tutto quello che si è riusciti a costruire e nasce una sensazione di disagio e scontento verso tutto e tutti; per poi ritrovare nuove conferme ed approvazioni nell'esperienza amorosa. Questo andamento ciclico perdura per tutta la durata dell'amore. Il concetto 18

riprende quello di giusta opposizione di anima/animus presente in ciascun individuo descritto nella psicologia junghiana: una correlazione perfetta tra coscienza della realtà interiore e di quella esterna. In questo modo animus e anima agiscono sulla psiche come forze aventi un potere autonomo, me determinano il completo sviluppo della personalità attraverso l'assimilazione nelle coscienza dell'animus e dell'anima, elementi maschili e femminili riconosciuti e differenziati. Come per l'amore si parla di un processo dinamico di unione e integrazione progressiva che non fa che portare alla sintesi di un lavoro evolutivo e trasformativo.

3.2 L’AMORE INFANTILE Le espressioni dell’amore iniziano sorprendente presto. Il più fondamentale linguaggio fisico dell’amore viene appreso fin dal quarto o quinto mese di vita. Ciò può essere illustrato dal confronto tra il comportamento motorio d’amore dei neonati e alcuni aspetti di tale comportamento negli adulti. L’elenco dei comportamenti manifesti attraverso i quali si riconoscono gli adulti nella fase di innamoramento è composto principalmente dai seguenti aspetti: guardarsi negli occhi a lungo senza parlare; mantenere una vicinanza molto stretta, con i corpi vicini e parti del corpo molto in contatto; alterazioni nelle espressioni vocali ecc... Nell’infanzia vediamo che la stessa serie di comportamenti vengono realizzati con la madre o con un’altra persona importante per il bambino. A partire dai due mesi e mezzo, quando cioè sono in grado di intraprendere uno sguardo fisso reciproco, i neonati (e le loro madri) possono passare anche più di un minuto incantati in un silenzioso sguardo reciproco. Anche il linguaggio occupa un proprio registro speciale: quando i genitori parlano ai bambini, o quando gli amanti si parlano l’un l’altro, violano le norme del linguaggio. 19

Enfatizzano la musicalità rispetto alle parole, contano su una più ampia gamma di vocalizzazioni non verbali, e alterano la pronuncia stabilita delle parole. Entra inoltre in gioco un distinto registro di diverse espressioni del volto. Gli amanti si muovono in sincronia l’un con l’altro secondo modelli coreografici fatti di avvicinamenti e allontanamenti; i genitori e i bambini eseguono insieme i movimenti sulla base dello stesso modello. I bambini sviluppano poi molto precocemente anche le azioni e i gesti che si osservano negli amanti, come abbracciare e baciare. Oltre a tutto ciò, anche la passione, intesa come flusso temporale di eccitazione, è presente (un giorno poi verrà riempita di contenuti sessuali e sensuali). L’inizio di questo tipo di linguaggio è molto precoce, può variare per tempo, intensità e frequenza a seconda della personalità e dell’educazione del bambino. Verso la fine del primo anno di vita i bambini sviluppano la capacità dell’intersoggettività: il bambino comprende l’esistenza di una sua identità psichica oltre che fisica, caratteristica importante dell’amore. Verso la fine del secondo anno di vita emerge poi una terza nuova capacità che può costituire una condizione e uno strumento per l’innamoramento: la partecipazione dei significati. Genitore e bambino devono negoziare i significati all’interno di uno spazio transazionale, così come gli amanti devono decifrare i significati e i comportamenti dei loro innamorati. Un’altra delle esperienze che caratterizzano l’amore è l’attenzione esclusiva per una particolare persona, esperienza anch’essa presente nell’infanzia. Durante il primo anno di vita i sentimenti di intimità, sicurezza e attaccamento vengono progressivamente indirizzati verso la figura della madre, verso la quale i bambini mostrano una forma di preoccupazione per la sua assenza. L’esperienza di innamoramento ha dunque una complessa storia evolutiva precoce. 20

3.3 L’AMORE DELL’ADOLESCENTE Il processo psicologico che sottende il raggiungimento di una sessualità adulta, genitale, è un periodo di elaborazione psichica molto delicato. Questo processo ha il suo esordio in pubertà e viene elaborato a vari livelli per tutta la durata dell’adolescenza trovando una sua sistematizzazione nel giovane adulto. I divieti e i tabù superegoici sono molto forti, i fantasmi punitivi inconsci scatenano forti angosce nell’adolescente, la sessualità è un campo di battaglia in vengono rievocati i fantasmi della prima infanzia. Il piacere è concepito in modo più completo, è spogliato dal narcisimo delle altre fasi ed è volto all’amore verso gli altri. Secondo Freud compito dell’adolescenza è il raggiungimento di una sessualità genitale attraverso l’abbandono dei primi oggetti d’amore infantile (i genitori interiorizzati): questo abbandono può avvenire solo attraverso una ripetizione delle dinamiche inconsce relative a queste prime relazioni. Tale ripetizione è fondamentale per la rielaborazione dei conflitti psichici e il conseguente rimodellamento dell’apparato psichico. Autori successivi hanno sottolineato come la riattivazione del complesso di Edipo in pubertà trascini con sè e riattivi fissazioni legate a tutti i precedenti stadi di sviluppo, sollecitando una riedizione di conflitti non solo relativi alla stadio fallico, bensì anche alle fasi pregenitali. Questa riattivazione produce un’estrema instabilità nel ragazzo/a: non viene coinvolta solo la sessualità, ma anche le identificazioni dell’Io, quindi la personalità, i divieti del Super-Io, le immagini ideali dell’Ideale dell’Io. L’adolescente infatti, nello stesso momento in cui riorganizza la propria vita affettiva, a causa dei continui tentativi di liberarsi dalla dipendenza dei genitori, ha difficoltà a comprendere e controllare le istanze sessuali e la realtà circostante. Egli perciò coltiva intensamente le 21

amicizie fino ad idealizzarle. Oltre a tutto ciò, l’adolescente deve fare i conti con la maturazione degli organi sessuali e quindi con una potenzialità di agire la spinta libidico incestuosa. Egli deve rigettare violentemente questo desiderio e allontanarsi dall’oggetto; questa violenza dei rigetti si può notare nella modificazione dei rapporti con i genitori. La libido viene deviata dalle figure parentali al gruppo dei pari: l’oggetto d’amore viene cercato fuori casa. L’amore, spesso confuso con l’innamoramento, in questo periodo riveste un significato particolare: è un valore assoluto ed è un cogliere nella persona amata soltanto qualità (di qui le continue delusioni). La fase più coinvolgente, e a volte stravolgente, dell’amore è proprio l’innamoramento ed è identificabile, per le sue caratteristiche, alla stessa adolescenza; è una trasgressione e una frattura con il passato, per chi è innamorato solo il presente è importante. Attraverso l’amore invece, un individuo, avendo riacquistato l’equilibrio psicologico ed avendo costruito nello stesso tempo la sintesi dei tre fattori, riesce a scorgere nella persona amata non solo qualità, ma anche difetti e ad accettarla per quello che è nella realtà. Già Freud aveva parlato dell’innamoramento come di un periodo in cui temporaneamente l’individuo in cui temporaneamente l’individuo va incontro a un fenomeno di scissione dell’Io che porterebbe l’innamorato a proiettare sull’altro aspetti di sé idealizzati (l’ideale dell’Io) sospendendo contemporaneamente uno spirito critico; egli ritiene che comunque, in seguito,il rapporto subirebbe una trasformazione ricomponendosi in una visione più integrata e funzionale (anche per la coppia) di sé separato dall’altro (esame di realtà). Al presupposto che la relazione con l’altro è parte integrante del senso di identità del singolo va aggiunto che la costruzione di una rappresentazione di sé, oltre

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che dell’altro e delle caratteristiche salienti della relazione, può avvenire solo attraverso l’esperienza dello sforzo di “aggiustamento reciproco”. La trasformazione di una fase di innamoramento in una fase di amore duraturo non sarebbe solo una un’esigenza sociale sociale o biologica (compiti evolutivi della coppia: procreazione e allevamento dei figli) ma può essere vista come una delle modalità possibili di garantire ai partner un miglior sfruttamento delle risorse affettive all’interno di scambi possano permettere l’uso dell’altro per le diverse necessità psicologiche di ciascuno. In tale ottica, la problematica dell’alterità va considerata anche dalla prospettiva della rappresentazione dell’altro come estraneo in relazione a tutti i momenti di non incontro, così come i momenti di intesa vanno letti come costruzione di un “Senso del Noi” espressione di un sentimento di reciprocità condivisa.

3.4 L’AMORE DELL’ANZIANO E’ probabile che la capacità di amare permanga, potenzialmente immutata, nell’essere umano fino al termine della vita ed che la natura dell’amore non cambi a seconda che ad amare sia un giovane o una persona anziana. L’anziano può essere più saggio, o avere un saldo sentimento della propria identità e del proprio valore, o anche aver fatto i conti con il proprio passato e avere accettato il proprio declino; ma l’amore, con la sua carica innovatrice, può infondere nuova linfa vitale ed una forza dirompente all’interno di un equilibrio dinamico. Tuttavia quest’aspetto può a volte non dimostrarsi così positivo, causando la rimessa in discussione di tutto l’equilibrio per spostarlo verso l’uno o l’altro polo: verso la rinuncia ed un definitivo annullamento di sè, o verso una esaltazione, talora irrealistica, della volontà di vita e di potenza.

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A differenza dell’amore di un bambino o di in adolescente, quello di una persona anziana non ha futuro cui rinviare la piena realizzazione dei suoi desideri; tuttavia l’imminenza della morte conferisce all’amore di questa fase del ciclo vitale il carattere di un’esperienza estrema. L’anziano da un lato si sente sessualmente inadeguato, non ha più nè salute nè bellezza, e spesso è ormai privo anche del prestigio sociale e del potere economico; dall’altro ha una lunga storia evolutiva alle spalle. L’anziano, sotto questo punto di vista, non sarà mai inferiore ai più giovani, e di questo egli ne ha una precisa consapevolezza, è forte di tutto ciò che ha appreso su di sè e sul mondo nel corso della vita. Può persino sentire che la sua capacità di amare non è meno intensa rispetto a quella di un giovane e che, anzi, egli potrebbe offrire alla sua amata assai più di quanto non potesse darle in passato o di quanto possano darle altri sessualmente più dotati di lui. Questo sentimento soggettivo di potenza spirituale, contrapposta all’impotenza e al decadimento fisico, può trovare riscontro obiettivo in un autentico carisma cui molte donne non sono affatto insensibili. In questa fase della vita concetti come “avanti” e “indietro” non assumono lo stesso significato che hanno nell’infanzia. L’annichilimento del sè, il dissolversi dell’identità evocano un’angoscia che non si riferisce tanto all’eventualità di un ritorno ad un remoto passato, quanto all’evento contenuto nel futuro prossimo. Passato e futuro coincidono in un punto, quello in cui il cerchio si chiude. In questa prospettiva il raggiungimento del piacere, in qualsiasi modo e costo, può rappresentare l’estremo baluardo contro l’angoscia di morte, l’ultima battaglia di Eros contro Thanatos.

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CAP 4 DALL'ATTACCAMENTO NELL'INFANZIA ALL'AMORE DI COPPIA

L'interesse per le relazioni di attaccamento negli adulti ha avuto inizio nella prima metà degli anni '70 grazie alle ricerche sul lutto condotte su individui adulti ( Bowlby, Parkes, Separation and loss within the family, 1970 ) e a quelle sulla separazione coniugale ( Weiss, The esperience of emotional and social isolation, 1973 ). In anni più recenti, questi studi sono stati ampliati fino ad includere i rapporti di coppia, a partire da un affermazione di Bowlby secondo la quale la formazione di un legame di attaccamento equivale all'innamoramento, 25

“molte della più intense emozioni umane sorgono durante la formazione, il mantenimento, la distruzione e il rinnovarsi di legami affettivi. […] a livello di esperienza soggettiva la formazione di un legame viene descritta come innamorarsi, mantenere un legame come amare qualcuno, e perdere il partner come soffrire per la perdita di qualcuno” (Bowlby J., Attaccamento e perdita, 1969). La teoria dell'attaccamento di Bowlby rivoluzionò il modo di concepire sia il legame che si stabilisce tra la madre e il bambino, sia il suo disgregarsi in situazioni di separazione, deprivazione e perdita. La più importante conclusione bowlbyniana fu che per crescere mentalmente sano il bambino deve vivere una relazione affettuosa, intima e continua con la madre in cui possa trovare sia soddisfazione che piacere; inoltre una particolare importanza viene attribuita al ruolo della rete sociale e delle condizioni economiche come fattori condizionanti lo sviluppo di un'adeguata relazione madre-bambino. Bowlby definisce il comportamento di attaccamento come il comportamento finalizzato ad assicurare la vicinanza ad una figura d'attaccamento con la funzione adattiva di proteggere il piccolo dal pericolo; sottolinea inoltre che l'attaccamento ha una motivazione propria e che non deriva assolutamente dai sistemi che favoriscono l'accoppiamento e la nutrizione. I bambini in grado di spostarsi autonomamente utilizzano la figura d'attaccamento come base sicura per l'esplorazione dell'ambiente e come riparo sicuro in cui tornare per rassicurarsi. La capacità che la figura d'attaccamento ha di svolgere questi ruoli dipende dalla qualità dell'interazione sociale, in particolar modo dalla sensibilità della figura d'attaccamento stessa ai segnali del bambino. Sia i sistemi di fuga che quelli di attaccamento sono sistemi comportamentali che hanno il fine di ridurre lo stato di disagio e di promuovere quello di benessere; la funzione generale di tali sistemi è di mantenere un organismo in una precisa relazione con il suo ambiente. Bowlby sostiene che gli esseri umani, anziché essere motivati dalla scomparsa di uno stimolo, come suggeriva Freud, tendono a mantenere un 26

equilibrio dinamico tra i comportamenti che preservano la condizione di familiarità, quelli che riducono lo stato di tensione e i comportamenti antitetici che hanno come fine l'esplorazione e la ricerca di informazioni. Lo stesso Bowlby commenta: “ quando l'interazione tra i due membri di una coppia funziona bene, ogni membro manifesta intenso piacere per la compagnia dell'altro, e specialmente per le manifestazioni di affetto dell'altro. Viceversa, quando l'interazione dà luogo ad un conflitto persistente, ogni parte tende a manifestare in qualunque occasione intensa angoscia o infelicità, specialmente quando l'altro è rifiutante. […] La vicinanza e lo scambio affettuoso sono valutati e sentiti come piacevoli da entrambi, mentre la distanza e le espressioni di rifiuto sono valutate e sentite come spiacevoli o dolorose da entrambi”. (Bowlby J., Attaccamento e perdita, 1969). Il rapporto di coppia rappresenta una delle espressioni più significative dell'attaccamento in età adulta; in effetti esistono differenze rilevanti tra l'attaccamento adulto e quello dei bambini. In primo luogo gli attaccamenti dei bambini sono tipicamente complementari; vale a dire che la figura di attaccamento offre cure ma non ne riceve, mentre il bambino ricerca ma non offre sicurezza. Al contrario, l'attaccamento adulto è tipicamente reciproco: entrambi i partner danno e ricevono protezione. Una seconda differenza consiste nel fatto che nell'età adulta la figura di attaccamento è un pari e spesso anche un partner sessuale. La forma più tipica di attaccamento adulto implica quindi l'integrazione di tre diversi sistemi comportamentali: l'attaccamento, il fornire e il ricevere cure, accoppiamento sessuale. Un ultimo punto di differenza consiste nel fatto che durante l'età adulta il sistema di esplorazione non viene controllato con facilità dal sistema di attaccamento, come avviene invece durante l'infanzia. Inoltre va sottolineata l'ipotesi di Bowlby sulle possibili differenze individuali nei confronti dell'attaccamento, queste vengono mantenute nel tempo attraverso 27

rappresentazioni mentali o modelli operativi interni di se stessi e della figura di attaccamento. Questi modelli consistono in sistemi organizzati di credenze e di aspettative, molti dei quali agiscono al di fuori del controllo cosciente, in grado di modellare la percezione sociale e permettono all'individuo di prevedere il comportamento del partner in una particolare relazione. I modelli operativi si possono definire sicuri quando un individuo prevede che il partner sarà disponibile e percepisce se stesso come meritevole ed efficace nelle situazioni che richiedono conforto o sostegno. Al contrario, gli individui con modelli operativi insicuri prevedono un rifiuto o risposte inconsistenti da parte di chi si prende cura di loro e possiedono un modello di sé caratterizzato da previsioni di scarsa efficacia e di basso merito. Una volta formati, i modelli operativi svolgono la funzione euristica di guidare le azioni e di programmare un comportamento adeguato ogni volta che viene attivato il sistema di attaccamento. Nei momenti in cui si verificano cambiamenti drastici, quali la formazione o la rottura di una relazione adulta di attaccamento, i modelli operativi interni devono modificarsi per incorporare nuove informazioni su sé e sull'altro. Bowlby descrisse questi processi di accomodamento parlando di revisione o di “aggiornamento” dei modelli operativi interni. Gli individui si differenziano rispetto alla misura in cui i loro modelli sono aperti alla revisione e all'aggiornamento. Quando gli individui acquisiscono nuove informazioni su sé e l'altro, i modelli rimangono sufficientemente accurati. Diversamente, quando le informazioni sui cambiamenti nelle circostanze o nelle figure di attaccamento vengono scartate o ignorate, i modelli diventano imprecisi. Solo i modelli che risultano sufficientemente accurati genereranno un comportamento adattivo nelle relazioni e consentiranno al partner di avere aspettative più aderenti alla realtà per ciascun comportamento dell'altro. Sulla base della teoria dell'attaccamento è stata svolta una ricerca (Hazan, Shaver, Romantic love conceptualized as an attachment process, 1987) che ha permesso di verificare l'ipotesi iniziale la 28

quale sosteneva che l'amore nell'età adulta fosse simile al sentimento provocato dal bambino per la madre, in particolare per quanto riguarda la ricerca e il mantenimento della vicinanza fisica, la fiducia nella disponibilità continua del partner, la richiesta di conforto rivolta al partner, così come il disagio provato a causa di separazioni o minacce alla stabilità della relazione; inoltre si è supposto che le differenze individuali nell'attaccamento adulto dovevano essere legate alle differenti modalità con cui i soggetti ricordavano le relazioni di attaccamento che avevano stabilito con i genitori durante l'infanzia. Quindi, per concludere, nella teoria dell'attaccamento compare l'idea che lo sviluppo sociale comporti la costruzione, la revisione, l'integrazione e l'astrazione di modelli mentali, in più è compatibile l'idea che si possono verificare cambiamenti grazie a nuove esperienze e informazioni, sebbene i cambiamenti diventino più difficili quando i modelli o gli schemi abituali vengano usati ripetutamente senza modificarsi. Al contrario la concezione freudiana ritiene che l'irrazionalità dell'amore adulto indichi una regressione all'infanzia o una fissazione a qualche stadio precedente di sviluppo psicosessuale. L'approccio all'amore di coppia basato sulla teoria dell'attaccamento prevede che l'amore sia un processo biologico oltre che sociale, radicato nel sistema nervoso e deputato allo svolgimento di una o più funzioni importanti. Si possono delineare alcuni principi funzionali delle relazioni di coppia, i quali evidenziati da Jurg Willi, si sono rilevati importanti ai fini del successo di una terapia di coppia. Si tratta del PRINCIPIO DI DELIMITAZIONE: una coppia che vuole funzionare bene deve chiaramente definirsi sia verso l'esterno che verso l'interno, inoltre deve trovare la sua posizione in un continuum tra la completa fusione e la

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delimitazione rigida. L'ambito compreso tra questi due estremi permette un funzionamento diadico normale. Un secondo principio riguarda il COMPORTAMENTO DI DIFESA PROGRESSIVO E REGRESSIVO: il rapporto intimo di coppia offre una vasta gamma di possibili comportamenti progressivi e regressivi, infatti tale rapporto si avvicina molto all'intimità genitore-bambino che caratterizza la prima infanzia. Nessun rapporto consente una soddisfazione così completa dei bisogni primari di totalità, appartenenza reciproca, sollecitudine, cura e attenzione, protezione, sicurezza e dipendenza. In un rapporto di coppia sano, i partner hanno il vantaggio di poter parzialmente progredire e regredire in una continua oscillazione, facendo riferimento ad un comportamento compensante del partner stesso. Il sapersi entrambi in funzione di aiuto aumenta il senso di sé, l'autostima. La sensazione di potersi sostenere a vicenda trasmette ai partner un alto grado di soddisfazione e conferisce una motivazione fondamentale alla formazione diadica. La possibilità di regressione periodica è un presupposto importante per la maturazione. Infine, il terzo principio riguarda L'EQUILIBRIO DEL SENSO DEL VALORE DI SE': in una relazione felice su entrambi i lati, i partner avvertono un senso reciproco di equivalenza; con ciò si intende non solo la parità dei diritti nella relazione diadica, bensì la parità del senso del valore di sé, dell'autostima che i partner avvertono. La donna può sentirsi assolutamente alla pari con l'uomo, anche se è solo il marito a fare una carriera professionale, a condizione che venga riconosciuta ad entrambi i lati la sua funzione personale determinante di guida e consigliera nell'ascesa del marito. L'amore di coppia può essere visto sotto diverse sfumature: • amore come fusione, in molti rapporti si possono verificare dei varie propri comportamenti di fusione tra i due partner, fino alla perdita della 30

propria personalità, alla sensazione di estraneità sia verso il proprio sé che verso l'ambiente esterno (spersonalizzazione, derealizzazione); •

amore come sollecitudine, cura e sostentamento reciproci, il rapporto può essenzialmente sorreggersi sulla rappresentazione che l'uno, in veste di “madre”, deve accudire l'altro, in quanto “bambino” bisognoso d'aiuto: i due partner sono legati dall'accordo tacito per cui l'uno dovrebbe manifestare una disponibilità inesauribile ad aiutare l'altro senza pretendere alcun contraccambio, mentre l'altro, bisognoso di aiuto, dovrebbe potersi risparmiare ogni ricorso alle proprie forze.

• Amore come conferma maschile, rivalità tra i partner della coppia per il cosiddetto”ruolo maschile”, alla cui base ricadono le norme e i valori socio-culturali presenti all'interno di una determinata società. Oggigiorno gli stereotipi dei ruoli in base al sesso sono meno marcati, anche se risulta ancora difficile preservare la regola dell'equivalenza.

4.1 LA FORMAZIONE DELLA COPPIA La coppia è un sistema “aperto”, diverso dalla somma delle caratteristiche degli individui che la compongono. Essa è composta da tre parti: Io, Tu, Noi. La vita della coppia è strutturata in tre parti: 1. Scelta del partner; 2. Innamoramento; 3. Matrimonio (o convivenza) La problematica dell’alterità va quindi considerata anche dalla prospettiva della rappresentazione dell’altro come estraneo in relazione a tutti i momenti di non incontro, così come i momenti di intesa vanno letti come costruzione di un “Senso del Noi” espressione di un sentimento di reciprocità condivisa. 31

La scelta del partner La scelta del partner è un processo interconnesso con la storia individuale e familiare dell’individuo. In rapporto al primo oggetto d’amore ed al modello genitoriale, essa viene effettuata per somiglianza (scelta complementare) o per differenza (scelta per contrasto). Se il complesso edipico è stato ben elaborato ciò aiuterà nella scelta; in caso contrario il partner scelto non sarà mai ritenuto all’altezza del proprio genitore (identificazione con la coppia genitoriale).

L’innamoramento L’innamoramento è il processo che consente la formazione, e in parte, il mantenimento

della

coppia

ed

è

caratterizzato

prevalentemente

dall’idealizzazione totale di sé e del partner. Ci si innamora sempre dell’immagine che l’altro ci rimanda di noi e dell’immagine che a lui rimandiamo, ad esempio, se la donna si sente amata si sente anche più bella (Cancrini e Harrison, 1991) In questa fase i partner sottoscrivono un primo contratto (Malagoli Togliatti et al., 2000), costituito da due parti, sul modello dell’iceberg: la parte emersa e la parte sommersa. La parte emersa ha la funzione di contenimento e forza unificante ed è costituita da norme esplicite ed accordi consapevoli. La parte sommersa, invece, è costituita da vincoli non consapevoli di natura affettivoemotiva e si struttura su una forte idealizzazione di se stessi e dell’altro. Il rapporto è caratterizzato dall’illusione e dalla passione sessuale, che sono funzionali al determinarsi, nel tempo, di una relazione sintonica, stabile e matura. 32

Se nella fase illusoria prevalgono i meccanismi proiettivi, questi possono dare origine ad un nucleo problematico di difficile soluzione nelle fasi successive del rapporto. Le coppie considerate sane permettono una progressiva accettazione dell’altro nella sua realtà, con un graduale disinvestimento illusionale e la formulazione di un secondo contratto funzionale: passaggio dal momento dell’innamoramento (“Tu sei perfetto/a per me”) all’amore (“Ti accetto per quello che sei, non per come ti vorrei”). Le coppie che non possono o non sanno affrontare questo cambiamento cercheranno di modificare il partner attraverso rivendicazioni atte a mantenere l’assetto del periodo illusorio. Potranno crearsi escalation simmetriche di conflitto distruttivo, quando non addirittura sintomi psichici. Se invece il contratto si può modificare, si passa dall’illusione alla disillusione, che consente di percepire l’altro come persona autonoma, da conoscere e da concepire al tempo stesso come oggetto e soggetto. Una coppia potrà raggiungere la fase della disillusione grazie alla propria base sicura, che dipende dalla qualità dei vissuti infantili degli individui e può preparare ad un’adeguata rielaborazione coniugale della relazione.

Il matrimonio La formazione dell’identità di coppia e la decisione di sposarsi sono funzionali quando seguono (non anticipano, né sono contemporanee a) la formazione dell’identità individuale e lo svincolo dalla famiglia di origine. Solo con questo presupposto è possibile passare dall’innamoramento all’amore.

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La trasformazione di una fase di innamoramento in una fase di amore duraturo non sarebbe solo un’esigenza sociale o biologica (compiti evolutivi della coppia: procreazione e allevamento dei figli), ma può essere vista come una delle modalità possibili di garantire ai partner un miglior sfruttamento delle risorse affettive all’interno di scambi che possano permettere l’uso dell’altro per le diverse necessità psicologiche di ciascuno. A questo proposito, Teruel ha sottolineato il tema del coniuge portatore che agisce da contenitore di un oggetto interno dell’altro che questi “non sa” o “non può” contenere. In tale prospettiva, le relazioni umane assumono sia una funzione di contenimento o di integrazione di aspetti di sé, sia un significato di scissione e di negazione di qualcosa di doloroso o disturbante; la relazione di coppia, perciò, può permettere di diminuire l’esteriorizzazione di aspetti scissi o, al contrario, può contribuire a mantenerla. Si potrebbe ipotizzare, quindi, che vi possa essere una compensazione positiva quando in una coppia l’impoverimento dell’Io dell’uno può essere coperto dall’altro che agisce quegli elementi scissi. Ne consegue un non riconoscimento dell’altro da sé posto nel coniuge e contemporaneamente la possibilità di assicurarsi il controllo su tali aspetti. In accordo con questo punto di vista, alcuni autori parlano del matrimonio come una sorta di relazione terapeutica naturale, intendendolo come il campo delle manifestazioni delle prime relazioni oggettuali irrisolte, dove si manifesta la necessità di trovare un contenitore idoneo a quei nuclei non risolti in ognuno di noi, quindi un uso dell’altro ai fini dell’autoregolazione interna. Secondo Sandler tale dinamica potrebbe essere estesa alle relazioni di coppia, nelle quali ogni membro può cercare di imporre, consciamente o inconsciamente, una relazione di ruolo intrapsichica al partner assegnando un 34

ruolo a sé e uno complementare all’altro. L’attualizzazione della relazione di ruolo può portare sia all’accettazione, sia al rifiuto del ruolo stesso (in entrambi i casi in modo sostanzialmente inconscio). In ognuno dei partner è possibile osservare la formazione di un aspetto del Sé complementare all’oggetto, ossia quell’aspetto della rappresentazione del Sé che si adatta con la rappresentazione dell’oggetto. Alla luce di queste considerazioni, si potrebbe presupporre che la vita di coppia oscilli tra un livello di complementarietà inconscia, caratterizzato da un’integrazione ottimale e da un arricchimento reciproco, e un livello di collusione, ossia di misconoscimento, evacuazione e controllo reciproco di aspetti aggressivi o di esasperata accentuazione di idealizzazioni. Tale punto di vista sulle dinamiche di coppia mette in luce il gioco delle identificazioni proiettive incrociate. L’attaccamento negli adulti (o in una coppia) sembra dipendere dal gioco della reciproca interazione tra i vari modelli operativi interni dei due partner. Le ricerche psicoanalitiche offrono molteplici contributi al riguardo in cui viene messo in evidenza come l’instaurare dentro di sé una coppia genitoriale buona, che fornirà il modello interno di una “relazione genitale” creativa e procreativa, non sia legato solo al timore di castrazione, ma anche all’amore e alle tendenze riparative che fanno desiderare di reintegrare i genitori. Perciò è di centrale importanza come è stato introiettato il legame di coppia, ossia le rappresentazioni presenti relative alla qualità della relazione parentale. La relazione di coppia può essere quindi intesa come quello spazio a due in cui viene dispiegata la coppia rappresentata (come modello operativo interno di coppia di cui ognuno è portatore e che segnala lo schema inconscio che orienta

35

le attese sull’essere insieme e a cui viene affidata una porzione rilevante della vita affettiva). Si potrebbe ipotizzare che un duraturo legame in una coppia adulta appartenga a un processo di “accomodamento”, iniziato nell’infanzia, della rappresentazione interna della coppia in un modo sempre meno irrealistico e sempre più in grado di cogliere differenziazioni. Risulta interessante precisare come il processo di svincolo progressivo dalla dipendenza idealizzata dalle figure genitoriali “reali” comporti non solo un reinvestimento verso altri modelli adulti, ma anche un parallelo reinvestimento delle rappresentazioni interne della coppia genitoriale interna e del Sé. Il modello interno della relazione della coppia parentale sarà facilitante o ostacolante la capacità di instaurare i rapporti futuri di coppia, affettivamente significativi e duraturi, nel senso che essi saranno usati per confermare o smentire le attese interne. Nonostante possano avvenire cambiamenti della rappresentazione della relazione della coppia parentale nella direzione di un maggior realismo, può permanere una discrepanza tra la relazione di coppia e le fantasie sulla coppia. Inoltre, sulla relazione di coppia possono essere “scaricate” molte delle “patologie della vita quotidiana” e non pochi aspetti patologici che una volta, all’interno del modello one-body psychology di Freud, erano letti in termini di problemi individuali. Nella lettura dei legami di coppia è necessario tener conto di varie dimensioni che non vanno tra loro confuse: 

Il tema dell’altro da me, le difficoltà di re introiezione: tema dell’ “uso dell’altro” o dell’altro come “estensione narcisistica del Sé” nei termini di 36

un affido di un aspetto complementare del soggetto, oppure di aspetti cattivi o idealizzati; 

Il tema del compagno d’interazione interno, rappresentazione della relazione con l’altro nei termini delle fantasie e attese connesse al “Senso del Noi”;



Il tema della coppia interna, la qualità della relazione affettiva del legame di coppia come insieme (derivante dall’interiorizzazione del legame della coppia parentale e delle fantasia su di esso).

Tali aspetti sono complementari e strettamente connessi tra loro, come diversi livelli dell’esperienza interna e delle aspettative di legame con gli altri. Sono, infatti, elementi dei modelli operativi interni di relazione di cui il soggetto è portatore.

4.2 Compiti di sviluppo Il singolo nella coppia, la coppia in sè e la famiglia devono affrontare, nel corso del loro ciclo di vita, eventi critici, che possono essere normativi (prevedibili) o paranormativi (non del tutto prevedibili, anche se frequenti). Questi eventi presentano dei compiti di sviluppo che comportano una riorganizzazione evolutiva oppure una destrutturazione del sistema, se non si è in grado di superare i compiti di sviluppo. In particolare, i compiti di sviluppo che deve affrontare la coppia, in questa fase di formazione, riguardano, in senso orizzontale, i processi di adattamento alla vita in comune e, in senso verticale, gli adempimenti nei confronti delle famiglie di origine, mantenendo un equilibrio tra nuova e precedente realtà. I processi di adattamento alla vita di coppia prevedono forme di negoziazione rispetto alle funzioni, ai ruoli, alle regole e agli spazi interni alla coppia. In tale 37

contesto, la coppia può trovare difficile la gestione dei conflitti, che possono essere costruttivi o distruttivi. Se si possiede una base sicura si può riproporre nella coppia la fiducia, che è stata data nella famiglia di origine. Una risoluzione dei conflitti si ha quando i partner riescono a metacomunicare; è, inoltre, molto importante l’ascolto dell’altro per mantenere coesa la coppia. La rinegoziazione dei rapporti con le famiglie d’origine comporta, in un certo senso, la fusione di due culture diverse in una sola. La coppia deve essere diversa da entrambe le famiglie d’origine ed essere consapevole di quali aspetti di esse valga la pena conservare. La potenzialità di un individuo di creare una nuova coppia è basata sullo svincolo dalla propria famiglia d’origine, evento per lo più interno e che consiste in una buona individuazione e separazione. Ciò genererà, anche nelle famiglie d’origine, la necessità di ridefinire nuove distanze per mantenere confini chiari e permeabili.

CAP 5 MODELLI DI INTERVENTO SU BASE PSICOANALITICA 38

In questo capitolo vogliamo presentare i modelli di intervento in ambito familiare che condividono una base psicoanalitica. Innanzitutto, è bene sottolineare come tutti questi modelli considerino l’individualità, la soggettività, le esperienze di vita del soggetto, l’individuo come persona intera, la conditio sine qua non per la comprensione dell’individuo stesso, anche all’interno della complessa struttura familiare. Nonostante la varietà dei modelli psicoanalitici proposti è possibile condividere l’idea che le diverse teorie siano accumunate da alcuni concetti fondamentali: l’esistenza dell’inconscio, il conflitto e le difese. Attualmente, rispetto alla tematica degli interventi in ambito familiare è possibile individuare due tipologie di lavori:

1. modelli di interpretazione e di intervento sul funzionamento di coppia, familiare, della relazione genitori-figli, che, però, sono utilizzati nell’ottica di

una

migliore

comprensione

delle

dinamiche

intrapsichiche

dell’individuo e quindi all’interno di un orientamento rivolto prettamente all’individualità;

2.

lavori che si rivolgono alla realtà dell’intervento, alla famiglia, alla coppia, alla relazione genitore-figlio, in cui si ipotizza che l’individuo abbia modalità specifiche di agire che influenzano la relazione con gli altri membri della famiglia, e a loro volta queste interazioni modifichino il funzionamento individuale. L’intervento, quindi, non si rivolge solo all’individuo, ma alla famiglia nel suo insieme, o a un suo sottosistema. 39

Uno dei soggetti fondamentali a cui può essere diretto l’intervento familiare è la relazione genitore-figlio. Le prime relazioni genitore-figlio sono state prese in considerazione già nella concettualizzazione freudiana del complesso edipico. Fin dalle prime evoluzioni, alcune correnti hanno iniziato in seguito a spostare l’attenzione da una visione dell’uomo che cerca una sua soddisfazione personale (secondo la tradizionale struttura mentale isolata) ad una visione in cui hanno un ruolo fondamentale le rappresentazioni interne e le aspettative relative al porsi in relazione con gli altri (Fairbairn, Klein, Bion, Winnicott e Bowlby). Si fa spazio, quindi, una visione in cui la mente si sviluppa in continui adattamenti, dell’individuo verso gli altri e degli altri verso l’individuo. L’individuo è continuamente chiamato a riposizionarsi in relazione agli altri di fronte a compiti evolutivi che cambiano nel corso del ciclo di vita: l’uomo diventa agente attivo in un sistema diadico di rappresentazioni e stati interni. Nonostante questo spostamento nell’interpretazione del funzionamento mentale verso l’importanza della relazione prevale, tuttavia, l’interesse per l’intervento individuale, fatta eccezione per due ambiti particolari: gli interventi della prima infanzia e il lavoro con la coppia genitoriale.

Un altro soggetto a cui può essere rivolto questo tipo di intervento è certamente la relazione di coppia. Il filone a cui maggiormente facciamo riferimento si è sviluppato e ha acquisito rilievo in Inghilterra verso gli anni Sessanta. In altri paesi europei e negli Stati 40

Uniti questo approccio è largamente impiegato e viene attualmente considerato una modalità valida di intervento. In Italia, di particolare rilievo il modello proposto da Norsa e Zavattini (1997). A Zavattini dobbiamo anche riconoscere il merito di cercare di diffondere in Italia l’importanza di una terapia della coppia su base psicoanalitica. In Inghilterra, la tradizione dalla terapia con la coppia coniugale è ormai consolidata. L’eredità proviene dai teorici delle relazioni oggettuali (Fairbairn, Klein) che hanno influenzato notevolmente tutti gli studi successivi delle relazioni di coppia. La teoria delle relazioni oggettuali viene ancora considerata la più utile per fornire la base per la comprensione del rapporto di coppia in ambito psicoanalitico, questo per due ragioni fondamentali: a) perché sembra più adatta all’ampliamento delle relazioni di coppia e/o familiari; b) per le tipologie di meccanismi di difesa che la teoria delle relazioni oggettuali privilegia: scissione, proiezione ed identificazione proiettiva. Tuttavia, è a Henry Dicks (1967) che si deve una concezione precisa della teoria e della tecnica nell’ambito dell’intervento con le coppie. L’Autore considera il matrimonio, o una relazione affettiva di lunga durata e significativa, come una sorta di relazione terapeutica naturale, da intendersi come campo di manifestazione delle relazioni oggettuali irrisolte. Questa posizione ha portato successivi autori a proporre un modello di funzionamento a base psicoanalitica sia della coppia che dell’intera famiglia.

5.1 I diversi modelli I modelli che presentiamo come esempi di intervento su base psicoanalitica con la coppia e con la famiglia quelli di Ruszczynski, come esponente della scuola 41

inglese, quello degli Scharff per gli Stati Uniti e quello di Zavattini e collaboratori per la realtà italiana. Tutti gli autori che si occupano di intervento familiare su base psicoanalitica evidenziano l’importanza di alcuni principi fondamentali: gli affetti, la riflessione e l’insight, la relazione terapeutica nei suoi aspetti transferali e controtransferali, visti come fattori curativi del trattamento e reinterpretati relativamente alla specificità del contesto familiare. Inoltre, come si verifica anche nel trattamento individuale, questi fattori possono assumere pesi diversi a seconda che ci si ponga maggiormente verso il polo espressivo o verso il polo supportivo. Tutti gli autori di stampo psicoanalitico ipotizzano che una componente della psicopatologia familiare sia da attribuire a bisogni inconsci e meccanismi di difesa, che influenzano la relazione attuale con gli altri membri della famiglia. Lo strumento principale utilizzato in terapia è il colloquio come nella seduta individuale, anche se l’unità è diadica o di sistema, a seconda che ci si rivolga alla coppia o alla famiglia. Il momento diagnostico è separato e precede la fase di trattamento. Le finalità del trattamento sono precisate alla fine del processo diagnostico; la conclusione del trattamento è stabilità in comunanza tra terapeuta e famiglia. Scopo del trattamento è accogliere la sofferenza all’interno della relazione, senza concentrare l’attenzione solo sull’aspetto sintomatico o solo sull’analisi del malfunzionamento delle dinamiche relazionali: si tiene, quindi, conto dell’influenza sia del singolo membro che delle relazioni, dei significati consci e inconsci e delle modalità relazionali utilizzate che si sono costituite all’interno della famiglia.

42

Nello specifico ci si propone di aiutare le famiglie a condividere ed esprimere emozioni e stati affettivi, a vivere, tollerare ed elaborare le situazioni conflittuali, a giungere ad un uso elastico e adattivo dei meccanismi difensivi. Si promuove lo sviluppo di una buona capacità di riflessione e di insight rispetto a come e perché certe cose succedano all’interno della famiglia e/o della coppia. La frequenza di solito è settimanale e la durata è quella classica di un colloquio individuale (45-50 minuti). Di solito si tratta di terapie a lungo termine, con durata non prefissabile a priori.

5.2

Esempi di modelli di terapie espressive in ambito familiare

5.2.1Modello Object Relations Family Therapy di David e Jill S. Scharff

Il concetto base, che guida la teorizzazione degli autori, è che gli individui nascono con una tendenza fondamentale alla relazione e che i meccanismi di proiezione, scissione, introiezione e identificazione proiettiva guidano non solo lo sviluppo individuale, ma anche le relazioni familiari e le difficoltà che insorgono in esse.

Secondo gli autori non è possibile riferirsi alla famiglia solo come ad un insieme di individui, essa è un insieme di relazioni unico per ciascuna famiglia. La famiglia è studiata nell’ottica del ciclo di vita, dalla costituzione della coppia alla famiglia con figli adulti.

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Secondo gli autori la capacità di instaurare relazioni intime e relazioni familiari d’affetto, si basa oltre che sulle relazioni oggettuali, anche sulla costituzione di uno spazio transizionale e una particolare modalità di holding (secondo la teorizzazione di Winnicott), derivanti dalla qualità delle prime interazioni con la figura materna, che influenzano profondamente la relazione di coppia adulta. Il punto di partenza è l’ipotesi che la relazione madre-bambino si sviluppi da una partnership fisica (la simbiosi intrauterina) ad una partnership mente-corpo (Winnicott, 1971). A partire da quest’ipotesi, gli Scharff introducono così tre fondamentali processi utili per la comprensione della dinamica familiare, che hanno origine nello spazio transizionale tra madre e bambino: •

Relazionarsi: madre e bambino partecipano ad un processo di comunicazione intima, di relazionarsi con e prendere dentro l’esperienza reciproca di mutua identificazione.



Holding centrato: insieme delle attività fisiche e psicologiche messe in atto dalla madre per l’instaurarsi della relazione (handling).



Holding contestuale: il fornire il contesto generale fisico e mentale affinché si verifichi la relazione, dove ha un ruolo fondamentale anche la figura paterna.

Gli autori evidenziano come raramente una famiglia si presenta come bisognosa di aiuto nella sua totalità, tuttavia si richiede per alcune sedute la presenza dell’intera famiglia, giustificando che essa costituisce il contesto relazionale del soggetto/i in trattamento (ovviamente senza obbligo di partecipazione). Nel processo diagnostico si tiene conto della fase evolutiva in cui si situa l’interazione familiare, si valutano le risorse e le debolezze della famiglia e la 44

sua capacità di affrontare la frustrazione e l’angoscia, nonché di lavorare attraverso l’utilizzazione del transfert e controtransfert. Lo scopo è espandere le capacità di mettere in atto la funzione di holding; si tenta di comprendere le relazioni oggettuali inconsce. Secondo gli Scharff la terapia familiare non deve avere un setting fisso ed autoritario. Generalmente, le sedie sono disposte circolarmente con al centro un tavolino per i bambini. Gli autori ritengono importante distinguere un transfert contestuale da un transfert focalizzato. Il transfert contestuale si rivolge al terapeuta come fornitore di un ambiente che sostiene (holding) le angosce dell’intera famiglia e precede il costituirsi del transfert focalizzato. Si tratta dello spazio che il terapeuta crea affinché la famiglia possa maturare e svilupparsi, acquisire una nuova forza psicologica.

5.2.2 Modello di S. Ruszczynski La dinamica centrale di tutte le relazioni di coppia è caratterizzata dalla costante tensione relativa al bisogno, da un lato, di un’individualità legittima, dall’altro, di una relazione intima. Tali esigenze si intrecciano continuamente e, a volte, possono entrare in conflitto. La capacità di separatezza e intimità viene interpretata dall’autore in termini kleiniani tenendo conto dell’angoscia e dei meccanismi di difesa, che modellano la natura delle relazioni oggettuali a livello conscio e inconscio. Ruszczynski sostiene come sia la preoccupazione per l’altro a determinare il desiderio di intimità, preoccupazione che deriverebbe proprio dalla posizione depressiva delineata da Melanie Klein. 45

Se un adeguato desiderio di intimità può essere ricondotto alla preoccupazione per l’altro, un bisogno eccessivo può denunciare una modalità intrusiva di controllo dell’altro, sotto il segno dell’identificazione proiettiva. L’intimità ricercata in questo tipo di coppie prevede una forte adesione dell’uno all’altro, altro che assume il ruolo di portatore di parti del Sé del partner, altro che diventa estensione narcisistica del primo. Per l’autore ogni relazione di coppia è il prodotto condiviso di identificazioni proiettive e introiettive; la coppia sana è quella che presenta flessibilità delle strutture difensive. Due sarebbero le tipologie di coppie. Nella prima rientrano quelle che manifestano uno stile schizo-paranoide, con angosce persecutorie, difese rigide, dove la capacità di pensare è limitata e sostituita dal ricorso all’azione. La seconda categoria, invece, è costituita da coppie con un tipo di relazione più evoluto, con uno stile depressivo, vi è una maggiore consapevolezza sia degli aspetti buoni sia degli aspetti cattivi dell’altro, sono presenti angosce di perdita o danneggiamento, difese più ossessive e capacità di ambivalenza e tolleranza. Secondo l’autore esistono alcune relazioni che possono beneficiare del modello da lui proposto, mentre per altre esso è inadeguato. Il trattamento è efficace quando nella coppia è presente un movimento verso la posizione depressiva, che permette un certo grado di tolleranza alla separatezza. In questo caso, l’interpretazione sarà centrata sull’interazione della coppia e, grazie ad un processo di autoconoscenza, i partner potranno essere aiutati a ridurre i meccanismi proiettivi, permettendo alla coppia di sviluppare le capacità di intimità più che di intrusività. Nel caso di un membro della coppia con diagnosi narcisistica o borderline è più idonea una psicoterapia individuale intensiva. 46

Il processo di intervento proposto prevede una prima fase di consultazione e in seguito la terapia, che utilizza come strumento il colloquio clinico, durante il quale si indagano soprattutto la natura dell’angoscia, i meccanismi di difesa, il tipo di relazione oggettuale. La cadenza delle sedute è settimanale, della durata di circa un’ora ciascuna, in genere la durata totale non supera i due anni. Compito fondamentale di questo modello terapeutico consiste nell’analisi e nell’interpretazione delle dinamiche inconsce per permettere l’insight e lo sviluppo di una maggiore conoscenza di sé all’interno della relazione di coppia.

5.2.3 Modello di Norsa-Zavattini Questo modello risulta, in Italia, il più elaborato ed appartiene a quel filone di interventi che ha iniziato a svilupparsi e ha acquisito sempre più importanza in Inghilterra verso gli anni Sessanta. I filoni teorici principali a cui fa riferimento questo modello sono: •

I meccanismi di difesa: uso del rapporto con l’altro in modo difensivo, con i meccanismi di proiezione e identificazione proiettiva. Partendo da Anna Freud con la nozione di esternalizzazione inizia a delinearsi, accanto ai meccanismi di difesa di livello intrapsichico, una modalità specifica di utilizzare il rapporto con l’altro in ottica difensiva. Ciò che avviene nel mondo interno, spesso, affinché possa essere accettato, ed eventualmente rielaborato, deve essere “trasformato in esterno” (Freud et al., 1965). Appare così il concetto di proiezione, così come più tardi la Klein (1954) rinominerà l’esternalizzazione, che consente di eliminare parti non riconoscibili del Sé ed attribuirle al mondo esterno. Secondo l’ottica classica (in particolare Fairbairn), in seguito al meccanismo difensivo di 47

scissione (che fa sì che l’individuo separi i propri oggetti interni in buoni e cattivi) i contenuti mentali inaccettabili vengono ricondotti all’altro. Un ulteriore meccanismo cardine del rapporto di coppia è l’identificazione proiettiva, termine coniato dalla Klein (1954), secondo cui il soggetto su cui vengono proiettati gli oggetti interni “cattivi” accoglie tali contenuti ed inizia a comportarsi conformemente alle aspettative del partner. Vengono a crearsi, quindi, interazioni dinamiche circolari in cui risulta sempre più difficile distinguere il mondo interno dell’uno da quello dell’altro.



Il tema dell’uso dell’altro: la capacità individuale di accettare la realtà psichica dell’Altro e contenerla. Gli autori sostengono che questo sia il concetto cardine della teoria di interventi di coppia. Partendo dalla concezione classica, in cui l’altro viene visto come l’oggetto della scarica libidica, si passa alla metafora contenuto/contenitore di Bion, ovvero la capacità individuale di accettare la realtà psichica dell’altro. Questa visione evolve con Teruel (1966) e la sua concettualizzazione del “coniuge portatore”: il partner assorbe e contiene i lati oscuri dell’altro. Tale concezione, ripresa da Dicks con il concetto di matrimonio come relazione terapeutica naturale, ovvero il campo delle prime relazioni oggettuali irrisolte, ha gettato le basi per tutti gli sviluppi successivi.



La coppia genitoriale interna: l’interiorizzazione del rapporto di coppia dei genitori, si tratta di costruzioni che contribuiscono all’emergere di aspettative nei confronti delle relazioni attuali e che determineranno la qualità delle stesse. La rappresentazione della coppia genitoriale interna è la risultante sia delle interazioni reali tra i genitori, che delle fantasie dell’individuo su di esse. Quanto più questi due aspetti saranno 48

incongruenti, tanto più sarà difficile per il soggetto crearsi aspettative realistiche nei confronti dei propri rapporti di coppia.



Teoria del modello: i meccanismi di difesa sono visti come consuete modalità di regolare le proprie emozioni. Gli autori sostengono che ognuno di noi ha meccanismi tipici per risolvere le proprie problematiche emotive attraverso il rapporto di coppia. Da un lato, alcuni tendono ad attribuire agli altri i lati oscuri di se stessi, dall’altro, viceversa, si accolgono le problematiche dell’altro. Secondo Norsa e Zavattini, però, è necessario sottolineare la dimensione intersoggettiva di tali difese, in particolare dell’identificazione proiettiva. In questo modello, infatti, si parla

di

“identificazioni

proiettive

incrociate”,

che

riguardano

vicendevolmente colui che attualizza il meccanismo difensivo e colui che lo accoglie. Inoltre, l’affido reciproco, ovvero la possibilità dei coniugi di usarsi a vicenda, immettendo nell’altro parti del Sé, se da un lato in alcune coppie può avere la funzione di riparare adeguatamente il proprio mondo interno, dall’altro diviene co-creare una relazione distorta, talvolta troppo compiacente. Tali configurazioni difensive si estrinsecano all’interno della relazione nel “tema dell’uso dell’altro”. Esiste infatti una sorta di “coinvolgimento” nella formazione della coppia che, a seconda delle circostanze e soprattutto della personalità dei partner, può consentire di progredire nei propri compiti evolutivi o comunque di autoregolarsi, anche se troppo spesso in maniera patologica. L’ingaggio di coppia ha, comunque, sempre una valenza difensiva, l’altro viene sempre usato per sfuggire dal proprio mondo interno, e, soprattutto, non è mai casuale. In sintesi, secondo gli autori le relazioni si dipanano lungo un continuum che

49

dalla polarità di complementarietà inconscia arriva alla polarità di collusione.

Norsa e Zavattini distinguono chiaramente la coppia sana e/o funzionante da quella patologica e/o disfunzionale proprio attraverso il “tema dell’uso dell’altro”, che se talvolta conduce a relazioni disfunzionali, spesso può favorire una relazione perfettamente soddisfacente. La situazione di patologia si delinea quando, a seguito della proiezione degli aspetti inaccettabili del Sé, al partner non è concessa la possibilità di reintroiettare i propri contenuti mentali. Ogni coppia sana presenta una sorta di sintonizzazione affettiva; una relazione di coppia può essere la sede di una rielaborazione inconsapevole del proprio vissuto interno, ma anche il luogo dove esteriorizzare dinamiche persecutorie senza poter fruire di introiezioni positive.

Il trattamento risulta utile quanto più la motivazione sottostante la richiesta di aiuto è profonda e implica la richiesta di decollusione e di reintegrazione degli aspetti scissi del Sé affidati all’altro.

5.2

Modelli supportavi

Gli interventi descritti finora possono essere definiti terapie espressive. In ambito familiare esistono anche modelli di intervento chiamati terapie supportive.

50

Le terapie espressive conducono il paziente ad una ristrutturazione della personalità e a una soluzione più adeguata dei conflitti, cambiando il mondo delle rappresentazioni oggettuali e del Sé operando nel “profondo”; le terapie supportive si propongono di accompagnare il soggetto in un percorso che sta compiendo. Gli interventi dello psicologo restano molto vicini alla consapevolezza e rinviano alla situazione attuale del soggetto, fornendo un supporto emotivo al paziente e viene anche rinforzata l’alleanza terapeutica. La differenziazione tra terapie espressive e terapie supportive implica specificità nell’uso dell’interpretazione, del transfert e del controtransfert (le terapie espressive richiedono al terapeuta un training psicoanalitico personale). L’intervento di sostegno viene applicato generalmente nell’ambito della terapia individuale, ma può essere facilmente esteso al campo familiare e a quello di coppia. Le terapie supportive su base psicoanalitica nell’ambito dell’intervento familiare condividono alcuni principi teorici e di teoria della tecnica delle terapie espressive: 1. Condividono l’ipotesi che la famiglia o i suoi sottoinsiemi costituiscono un oggetto di studio peculiare in cui la totalità è diversa dalla somma delle singole parti, quindi prendono in considerazione anche la singolarità di ogni membro. 2. Condividono i seguenti concetti di base della teoria psicoanalitica: • la persona è considerata nella sua interezza e non solo come espressione di un sintomo; • si ipotizza l’influenza di aspetti sia consci che inconsci sulla modalità di relazionarsi e di rappresentarsi le relazioni;

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• fanno riferimento alle relazioni iniziali genitori-bambino, al significato dell’adolescenza, alla transizione alla genitorialità come processo di sviluppo intrapsichico; • si ipotizza che le relazioni passate siano ancora presenti nel mondo interno dei singoli membri della famiglia; • si dà importanza al ruolo del padre.

1. Quanto alla teoria della tecnica, viene condivisa la centralità di alcuni principi psicoanalitici fondamentali: l’importanza data agli affetti, l’insight e la riflessione, la dinamica transfert-controtransfert come fattori terapeutici.

2. Lo scopo generale della terapia familiare è: • accogliere la sofferenza all’interno di un contesto relazionale, tenendo conto delle modalità relazionali all’interno della famiglia; • aiutare le famiglie a risolvere i problemi che le hanno portate al trattamento; • aiutare ciascuno a dare un nome ai sentimenti che prova, riconoscerli ed esserne consapevole; • aiutare a produrre connessioni tra pensieri ed emozioni; • accrescere la capacità di autoriflessione; • fornire alla famiglia l’opportunità di azioni concrete e comuni.

Le terapie supportive, nell’ambito dell’intervento familiare, si differenziano per alcuni aspetti: 52

• Nelle teorie supportive si tiene presente la realtà e il contesto ambientale in cui la famiglia è inserita. • L’attenzione è rivolta ad una diagnosi delle parti sane e funzionanti. • Viene data importanza all’hic et nunc. • Il terapeuta si avvicina alla famiglia con comprensione e empatia. • Il terapeuta enfatizza la possibilità di lavorare insieme con l’intera famiglia, un suo sottosistema e i diversi componenti • L’inconscio è molto presente, ma il terapeuta comunica esclusivamente quanto gli sembra possa comprendere a livello consapevole, non si lavora per una risoluzione dei conflitti inconsci. • Si tratta di un processo di autoconoscenza. • Una prima parte osservativa ha lo scopo di creare l’alleanza di carattere diagnostico in un clima di sperimentazione reciproca. • Viene data molta attenzione agli affetti consapevoli che vengono espressi nella relazione. • Verbalizzazioni e chiarificazioni sono la modalità di base nel lavoro con le famiglie. • Le interpretazioni sono usate solo in momenti di stallo. • Il terapeuta contiene la complessità delle relazioni e dei bisogni. • Il terapeuta presenta la strategia maggiormente adattiva, che comunque deve essere negoziata dalla famiglia o dalla coppia. • Il terapeuta incrementa le capacità di coping. • Il terapeuta è consapevole degli aspetti transferali o controtransferali, ma non sempre li interpreta con connessioni legate al passato dei soggetti. • Gli interventi del terapeuta aiutano la riflessione e non sostituiscono la famiglia. • Il terapeuta diventa un Io ausiliario per il funzionamento della famiglia. 53

• Si pone attenzione alla capacità della famiglia di accettare un intervento più supportivo che interpretativo.

CONCLUSIONE Per concludere non si può far altro che affermare che il nostro modo di amare non è eterno ed assoluto, ma cambia e cresce, come cambiamo, maturiamo e cresciamo noi. L’esperienza o la mancanza di esperienza può permettere ad un sentimento amoroso di essere completamente differenti dall’altro. A nessuno di noi è mai stato detto come amare, cosa fare per dimostrare all’altro il proprio amore. L’amore è un sentimento e come tale segue un inconscio, un nonconscio, in qualcosa che è dentro di noi ma è a noi sconosciuto. L’amore è energia, forza; tutto si può dire sull’amore tranne che sia qualcosa di passivo o di apatico, anche la fase terminale dell’amore o, per certi versi, anche l’assenza di amore è energia ed è un’attività. Il frutto di un amore, la nascita di un figlio, come anche del sodalizio dell’amore amore, come il matrimonio, comportano il più grande cambiamento e stravolgimento nella vita di una coppia. Come si sa i cambiamenti, anche i più belli ed entusiasmatici, portano una buona dose di stress, di energia pura che viene liberata e che smuovono la brutta staticità della vita e della sua routine. 54

Inoltre, l’amore non si consuma in un istante per poi terminare e ripresentarsi successivamente, l’amore dura nel tempo, è una continua energia fatta di alti e bassi, di momenti belli e di momenti brutti, ma sicuramente di attività mentale e fisica continua. E’ un magma fluido che continua la sua discesa nella bocca del vulcano, spesso non si vede perché la vitalità la si sente dentro, a livello emotivo, a livelli più profondi; altre volte si dimostra nella sua interezza attraverso una vera e propria esplosione, manifestazione di eventi e comportamenti. L’amore è anche tristezza, è anche non coinvolgimento, non condivisione. La conseguenza dell’amore non ricambiato è un sano e violento odio, l’oggetto d’amore viene odiato perché non accetta di essere amato da me. Tutto, quindi, viene accettato in una situazione amorosa, tanto affetto e desiderio, quanto odio e rassegnazione; ma l’unico sentimento che non è parte dell’amore e che è la conseguenza di un non amore assoluto è sicuramente l’indifferenza. Il “tu per me non esisti” non permette di creare nessun tipo di energia, non smuove nulla dentro il mondo interno di una persona. E’ uno stato di inconsapevolezza della presenza dell’altro che non permette nessun confronto o incontro con l’altro, lo stato apatico per l’altro.

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